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“Mt. 5, 37: a a cid che Ma il é in vostro pia parlare vien dal sia maligno. Aivelarione « Ralisione Attuasione « Informarione Anno XV - n. 12 Ubi Veritas et lustitia, 1bi Caritas Ovinticinale Cattlen = ANTIMODERNISTA Direttre: Sac, Emmanuel de Taveou 30 Giugno 1989 TRON VOI FERC GM ERA OETTO WA PONT MENTE A GO CHE OETTO a) Il linguaggio onesto della Tradizione e gli equivoci del Concilio I seguente articolo del padre Calmel O. P. dal titolo originario “Les defi nitions dogmatiques et Vordonnance ri twelle” illumina, con ta consueta dot- trina permeata di profonda pieté, al- cuni equivoci di fondo del Concilio Riteniamo utile offrirne una nostra tra- duzione da “Bréve Apologie pour 'E- lise de toujours” (ed. Difralive, 22 rue d'Orléans 78580 Maule, Francia) Il linguaggio onesto della Tra- dizione I primi venti Coneili con le loro definizioni, protette dai relativi ana temi, hanno esplicitato, senza modi- ficarlo, il dato della Rivelazione. Que ste esplicitazioni coneernenti il miste ro dell'unico Dio in tre Persone, Un camazione. la Vergine Maria. il pec cato originale, insomma questi svilup pidella nostra Fede sono rigorosamen fe omogenei alla Parola di Dio. Nicea 0 Efeso, Calcedonia 0 Orange (I) dicono Ja stessa cosa che dicono i quattro Evangeli, gli Atti degli Apostoli, le Epistole eT Apocalisse. Questi Concil la dicono di fronte a nuovi ervori servendosi di termini nuovi. che, senza fare il minimo torto al inguaggio delle Sacre Seritture. hanno il pregio di cir coseriveme i contenuto con la mas sima precisione ed onesta. I venti pri mi Concili non rischiano d'ingannare perehé usano il mezzo per non ingan- nare, che & quello di definire a verita Inoltre questi Concili,non contents di definire, spinti come da un eccesso di franchezza, mentre formulano la proposizione di fede si prendono la pena di esprimere con esattezza anche la’ proposizione opposta, per poterla meglio condannare con’ un solenne anatema, Si vedano, ad_esempio, i celebri testi di Trento sul’ Eucarestia. la S. Messa, il Sacerdozio, Sarebbe veramente difficile sbarrare con pit cura la via ad ogni equivoco, ad ogni ambiguita. E questo un linguaggio o: nesto: si sino no. Esemplificazioni «Se qualcuno dice che il Corpo ¢ il Sangue di Nostro Signore Gesii Cristo rnon sono nel mirabile sacramento dell’ Eucarestia dopo la consacrazione, ma che vi sono solo quando se ne use. ‘mentre sono ricevuti, ma non prima né dopo ovvero che nelle ostie 0 particole consacrate che si conservano 0 restano dopo la comunione non permane il vero Corpo del Signore, sia scomunicato» «Se qualeuno dice che nel santo sa- eramento dell’Eucarestia non si deve adorare il Cristo, Figlio unigenito di Dio, con un culto anche esterno di latria, ¢ che, di conseguenza, non lo si deve venerare con una particolare so- lennité né portarlo in processione se- condo il lodevole ed universale costume della santa Chiesa oppure che non deve essere esposto pubblicamente all'ado- razione del popolo e che coloro che lo ‘adorano sono degli idolatri, sia scomu: nicato» (2) «Se qualeuno dice che nella Messa non si offre a Dio un Sacrificio vero e proprioo che questa offerta consiste solo nel fatto che Cristo ci é dato in cibo sia scomunicato». «Se qualcuno dice che con le parole: “Fate questo in memoria dime” |Le. 22, 19; 1 Cor. 11, 24] Cristo rnon ha costituito gli Apostoli sacerdoti ‘avvero che non ha ordinato che essi ed altri sacerdoti offrano il suo Corpo e il suo Sangue sia scomunicato». «Se qual- cuno dice che il Sacrificio della Messa é solo un saerificio di lode e di ringra- ziamento 0 la_semplice commemora- zione del Sacrificio della Croce, ma non tun sacrificio propiziatorio; oppure che giovi solo a chi lo riceve e non deve essere offerto per i vivie peri defunti, per i peccati, le pone, le soddisfazioni o le Altre necessita sia scomunicato» (3). «Se qualeuno dice che Uordine 0 or- dinazione sacra non é un vero e proprio sacramento istituito da Cristo Signore ‘vvero che é un'invenzione umana, e- scogitata da uomini inesperti di cose ecclesiastiche oppure che é soltanto un rito per designare i ministri della parola di Dio ¢ dei Sacramenti, sia scomu- nnicato» (4). Il linguaggio del Vaticano IT Dopo di che c’é solo da aprire il Vaticano II per constatare che i Padri hanno decisamente rotto con questa ‘Tradizione dal linguaggio netto e sen- za equivoci. Non ignaro i pochi testi vigorosamente formali, come la nota praevia, che rimette in ordine certi sviluppi deboli e perniciosi della Lu- men Gentium sui poteri episcopali Resta nondimeno anzitutto il fatto che Ia stessa lodevole nota praevia non si da come definizione di fede e non comporta nessun anatema e poi ed anzitutto che abitualmente il modo di esprimersi proprio del Vaticano II ® impreciso, verboso ed anche sfuggen te. Qual 2, ad esempio, dopo il XXI Coneilio, la dottrina politica e sociale della Chiesa cattoliea? Tanto il Sillabo ele Encicliche da Leone XIII a Pio XII ce la espongono chiaramente, tanto la 2 sisi nono 30 giugno 1989 Gaudium et Spes e la Dignitatis Hu- ‘manae ci lasciano ‘nel vago e nell” incertezza. Testi di compromesso Perché meravigliarcene d’altron- de? Si sa da un pezzo che sono testi di compromesso, Si sa anche che una frazione modernista avrebbe voluto imporre una dottrina eretica. Impedita di raggiungere questo scopo, @ riuscita tuttavia a far approvare dei testi in formali. Questi testi presentano per il modernism il doppio vantaggio dinon poter essere accusati di affermazioni apertamente eretiche e nondimeno di poter essere interpretati in un senso opposto alla Fede. Ci attarderemo noi a combattere direttamente questi testi? Vi abbiamo pensato. Ma la difficolta @ che tali testi non offrono appigli all’argomentazio- ne: sono troppo vaghi. Mentre vi sfor- zate dimettere alle strette una formula che vi sembrava inquietante, ecco che nella stessa pagina ne trovate un'altra affatto irreprensibile. Mentre cercate dipuntellare la vostra predicazione oil vostro insegnamento con un testo con- ciliare solido, impossibile da distor- cere, adatto a trasmettere al vostro uditorio il contenuto tradizionale della fede e della morale, vi accorgete ben presto che il testo da voi scelto, ad esempio sulla liturgia o sul dovere delle societa verso la vera Religione, @ insidiosamente indebolito da un se- condo testo, che, in realta, svigorisce il primo mentre aveva l'aria di comple- tarlo, I decreti si succedono alle co- stituzioni senza offrire alla mente, sal- vo eccezioni rarissime, una presa suf. ficiente. Un'obiezione Ci si obietta che, per la pastorale e per ricondurre all’ovile gli sviati, il metodo delle definizioni e delle con danne non 2 buono. Benissimo. Ma ne esiste un altro che sia leale? Sen: definizioni, si condurranno gli erranti solo al vago ¢ al pressappoco. Ed io non vedo come si possa pretendere cosi di «fare della pastoralen, di cer- care il bene delle anime, la verita perla mente, la conversione per il cuore. Certo, ogniqualvolta avrd a che fare con un «fratello separaton, spie- gherd quanto meglio possibile il conte: nuto della fede; cercher® di seoprire il sistema migliore di approccio in modo di andargli incontro esattamente li dove nascono le sue difficolta. La spie- gazione, perd, sara guidata e conte nuta dalla definizione. Per spiegare il dato rivelato non mi servird necessa riamente dello stile impersonale ed astratto, che & proprio delle definizio- ni; mi sforzerd di adattarmi al mio interlocutore, ms staré anche attentoa che l'adattamento non si ripercuota sulla definizione per toglierle il benché minimo della sua incisivita. Piegare, poco che sia, sotto il pretesto dell’ adattamento pastorale, la formula dom- matica che si cerca di spiegare, significa allontanare proprio da cid verso cui ci si sforza di condurre. Immaginiamo che abbiate un in- contro con un protestante, il quale cerca luce sul mistero del sacerdozio. Comincerete col sottolineare la posi- zione cattolica ricordando gli enunciati del Concilio di Trento; poi passerete certamente all'esame dei testi della Scrittura relativial sacerdozio; potrete continuare dicendo al vostro interlo- cutore che siete d'accordo con lui sull'esistenza diun sacerdozio comune a tuttii battezzati: uomini, donne, fino ai poveri esseri privi dell'uso della ragione, ma rinati in Cristo; converrete anche, probabilmente, sulle deplore- voli prassi di alcune eelebrazioni | turgiche, che trascurano tranquilla- ‘mente l'assemblea e sembrano miseo- noscere il sacerdozio comune dei eri- stiani: richiamerete anche le circo- stanze attenuanti, facendo osservare cche non ci sono riti, anche ordinati con molta saggezza e'tenendo conto di tutto e di tutti, che si siano perpetuati per duemila anni preservandosi da qualsiasi sbavatura o negligenza. Fi- nalmente, perd, al termine di ogni ricerca, confronto, spiegazione ed e- segesi, voi sarete ben costretti, se non volete ingannare il vostro protestante, atornare al punto di partenza, cio’ alla famosa definizione dalla quale eravate partiti e che non ce mezzo di eliminare o di flettere: «Se qualeuno dice che nel Nuovo Testamento non c’é un sacer- dozio visibile ed esteriore ovvero che non €° il potere di consacrare, di offi il vero Corpo e il vero Sangue del Signore € di rimettere o ritenere i peceati, ma soltanto I'ufficio e il semplice ministero di predicare il Vangelo oppure che co loro che non predicano non sono pitt sacerdoti sia scomunicato». «Se qual- uno dice che Vordine 0 ordinazione sacra noné un vero e proprio sacra- mento istituito da Cristo Signore ovvero che & un'invenzione umana, escogitata da uomini inesperti di cose ecclesiasti- che oppure che é soltanto un rito per designare iministri della parola di Dioe dei Sacramenti, sia scomunicato». (4). «Se qualeuno dice che 16 Spirito Santo non é dato con Vordine sacro e Non é mai giustificato per un cristiano ritirarsi dall’o- perare il bene. Padre Pio Capp. che percié invano i Vescovi dicono: “Ricevilo Spirito Santo” oppure che con Vordinazione non s imprime il carattere e che colui che una volta fu sacerdote pud ritornare laico sia scomunicato» 6). Una pastorale degna di questo nome Solo il sacerdozio del prete ha un potere, che, per essere sbalorditivo, rnon & per questo meno reale ed estre: mamente definito: offrire il Santo Sa- crificio mediante la transustanziazione separata del pane e del vino. Il sa cerdozio dei semplici battezzati non ha nulla a che vedere neppure da lontano con questo potere. E tutt’altra cosa e riguarda un'altra sfera. In definitiva cid deriva dal fatto che, essendo la Chiesa per istituzione divina gerar- chica, alcuni det suoi membri, e non tutti indistintamente, godono’ di de- terminati poteri. Inoltre, e sempre per divina istituzione, questi poteri sono conferiti a titolo personale e non de- Tegati ad un collegio a maggioranza di suffragi, dietro consultazione demo- cratica del popolo di Dio. Benevolenza, pazienza, compren- sione, agiita di spirito per ascoltare e spiegarsi, ma al tempo stesso ed an- zitutto rigore inflessibile nel proporre le definizioni della Fede: tale fu in ogni tempo e fin dalle origini la duplice legge della pastorale cattolica. noi non abbiamo nessun desiderio di al- terarla, anche se 'ultimo Concilio ha preteso di fare di meglio, La nostra pastorale, percid, continuera ad ap- oggiarsi sui Concili precedenti che, avendo deliberatamente scelto di defi- nire, cio’ di separare il vero dal falso, hanno impugnato unico mezzo per condurre le pecore ai pascoli salutari, compiendo con cid un'opera pastorale degna di questo nome. ‘Noi desideriamo, certamente, il ri- protestanti all’integrita e Che questo ritorno, perd, si compia onorevolmente, che non si fondi su degli equivoci. Che i protestant, percid, siano subito avver- titi, tra molte altre cose che la Chiesa giudica la loro Cena una corruzione delVistituzione evangelicae che pereid chiede loro di rinunciarvi. Cosi, sem- pre per desiderio di onesta, diremo ai musulmani che la Chiesa di Gest Cri- sto ha come solo vero Dio, non il loro Dio, ma il Suo e nostro Dio: non il Di che esclude dal suo mistero la Trinita delle persone e I'Incarnazione del Fi glio, non il Dio di Caifa e dell’enigma- tico fondatore del!'Islam: (1), mail Dio i Abramo e di Gesti Cristo. Abramo, infatti, senza conoscere la Trinita delle persone, aveva adorato la loro unita con tanta sottomissione ed amore ch’ 30 giugno 1989 sisi nono era disposto a ricevere la piena Rive- lazione su Jahveh ovvero a credere implicitamente nella Santissima Trini 18, Ricordiamoci, infatti, delle grandi parole di Gest, il Verbo Incarnato: «Abramo, vostro padre, ha trasalito di sioia al pensiero di vedere il mio giorno; Tha vistoe se n'érallegrato» (Gu. 8,56). ‘Tre libri inseparabil 1 Vangelo tende sempre alla mas sima chiarezza. Se il Vangelo & infi nitamente misterioso, nondimeno esso esige che ci formiamo un‘idea precisa dei suoi misteri. Ogni versetto & un invito ad aprircialla divina chiarezza, a prendere coscienza con la massima precisione possibile della. ineffabile Rivelazione: «Sic Deus dilexit mun- dum... Dio ha tanto amato il mondo da dargliil suo unico Figlio» (Gu. 3, 16). Per essere inteso cos com’, il Vangelo non pud fare a meno delle definizioni conciliari solenni e queste definizioni a loro volta si radicano nel Vangelo, fioriscono sulla lettera della Sacra Scrittura. Queste definizioni in dubbiamente non sono sempre il frutto di glosse esegetiche: @ la meditazione assidua delle Sacre Scritture da parte della Chiesa, contemplativa e teologa, che ha fatto nascere le definizioni dogmatiche e poiché queste sono de- stinate alla salvezza di tutti, la Chiesa le ha formulate in due lingue parti- colarmente atte a trasmettere 'uni- versale, le lingue del logos per ec cellenza: il greco e il latino. Se tante spiegazioni del Vangelo, se la maggior parte delle omelie do- menicali oggi sono di una poverta affliggente, se trasudano di sentimen- talismo pill o meno torbido o si sviano in divagazioni politiche, infantili eri voluzionarie al tempo stesso, cid & dovuto in gran parte al fatto che i predicatori hanno dimenticato, nel ri- flettere sul sacro testo, tanto le de- finizioni dommatiche quanto le sem- plici risposte del catechismo. La loro riflessione non @ stata condotta nella fede oppure lo 2 stata debolmente, senza prendere il mezzo conveniente € cio® senza ricorrere alle definizioni dommatiche. Il rimedio alla poverta cosi penosa dei sedicenti predicatori biblici non @ di abbandonare il com- mento del Vangelo per il commento del solo catechismo o delle sole defini- zioni, ma piuttosto di aver presenti allo, spirito, allorquando si fa una lettura commentata del Vangelo, tanto le ri- sposte del catechismo quanto i grandi testi conciliari. Abbiamo, infatti, nella Chiesa cattolica tre libri, tre libri es senziali, benché non siano sullo stesso piano: la Bibbia, il Messale e il Ca- techismo. E non, e giammai, la sola Bibbia; ma la Bibbia con il Messale (6) e il Catechismo. Ai quali ciascuno ag- giungera, nella misura delle sue capa- cita, alcuni autori spirituali, forse al- cuni estratti dei Padri della Chie: VEnchiridion Symbolorum et Définition num e la Summa Theologica (7). Mlusoria antinomia Lo studio della Bibbia, particolar- mente del Nuovo Testamento, ciinvita incessantemente, per comprendere il testo nella sua profondita, a riferirci alle definizioni dommaticke o, pii'sem- plicemente, alle risposte del catechi- smo. Rileggiamo, ad esempio, in San Luca il racconto’ dell’ Annunciazione, Vediamo entrare I’ Arcangelo Gabriele ¢ lo sentiamo salutare Maria qpiena di grazia». Siamo colpiti dalla grande domande: — Come accadré questo se non conosco uomo? Pit! ancora siamo meravigliati dalla risposta: «Lo Spirito Santo scenderd in te e la potenza dell’ Altissimo ti coprird della sua ombra. Percié il Santo che nasceré: da te sard chiamato Figlio di Dio... Ebene, quando avremo terminato dileggere i capitolo e saremo tutti penetrati dall’ incanto della sua celeste bellezza, & improbabile che andremo a tuffarci, subito e senza riprendere fiato, nella raccolta del Denzinger per cerearvi gli anatemi del Concilio di Efeso. Ogni cosa a suo tempo, e noi vogliamo in un primo tempo, senza fretta né discorsi, lasciarci impregnare dalla parola di Dio nella sua semplicita, cosi come il Vangelo la riferisce. Questo, perd, non i impedira di riportarci in un secondo tempo ai Concili — anteriori al Vati- cano II — per studiare, secondo le nostre capacita, le spiegazioni e pre- cisazioni, che ci fornisce il Magistero solenne divinamente assistito. Cosi pe netreremo pita fondo e con sicurezza nel testo della Sacra Scrittura. Ve- dremo in particolare che se le formule di Efeso su Maria Theotocos (Madre di Dio} eludono la questione, allora anche ilrracconto di San Luce elude la reat. Questo racconto si ridurrebbe, insom- ma, ad una costruzione armoniosa, ma ‘yuota, ad un messaggio seducente, ma irreale, mentre @ il racconto storico e veridico dell'Incarnazione del Verbo di Dio, il messaggio della Salvezza per opera di Gest Cristo, divenuto uomo grazie al Fiat di Maria sempre vergine. Miusoria antinomia, che ci rintrona le orecchie, & quella che oppone tra loro il dogma definito e il Vangelo. Invece, Puno richiama T'altro. Che ei sia dunque un andirivieni frequente dalla lettera della Scrittura alle for- mule dei Concili e del Catechismo viceversa. Passiamo dalla lettera dell’ Antico 0 del Nuovo Testamento alle definizioni conciliari o pontificie per ‘meglio coglierne il contenuto esatto, il vero significato del testo sacro; poi ritorniamo dai Concili e dal Catechi- smo al semplice testo scritturale per non perdere mai di vista il dato vivo, conereto, soprannaturalmente ine: ribile, del quale le formulazioni det ‘magistero ecclesiastico esprimono, con tutta la precisione necessaria, la pro- fondita e il mistero. Poiché crediamo che il contenuto del Vangelo @ tutto cid che vi & di pit chiaro, poiché vogliamo annunziarlo in tutta la sua verita, com’é dovere di pastori degni di questo nome, noi i sacri dalle lezioni catechetiche, le me- ditazioni sul Vangelo dalle riflessioni sugli anatemi. Ordinamento rituale: Cambiamenti rigorosamente li- mitati Delsegno sacramentale istituito da Cristo come dell'ordinamento rituale, che mette in luce quel segno e lo cir- conda di onore, @ depositaria la Chie- sa. Questa 8 custode del segno sacra- mentale per serbarlo intatto ed im- mutabile, perché esso appartiene al Signore Gest: ¢ Lui che lo ha stabilito una volta per sempre, durante i giorni della sua vita terrena; ed ® ancora Lui che, ogni giorno, nella gloria celeste, gli conferisce efficacia La Chiesa, inoltre, ® custode dell’ ordinamento rituale per fissarlo, assi- stita dallo Spirito Santo, e per difen- derlo una volta fissato. I cambiamenti che spetta a lei di introdurvi in certe ‘occasioni, secondo le epoche e le pro- vince, le Diocesi e gli ordini religio sono limitati dalla necessita di man- tenere valido il rito sacramentale e di celebrarlo con la pitt grande devozio- ne. Il che significa che i possibili cam- biamenti sono contenuti in imiti molto ristretti Cambiamenti inammissibili D'altronde, in molti casi, sembra cche questi cambiamenti consistononel risalire la china dellaroutine, nel ripuli- re le cerimonie da un imbrattamento pressoché inevitabile, nel metter fine alle conseguenze sia della tiepidezza, sia degli arbitri individual, giunt fino a prendere la consistenza di rubriche. Cambiamenti di tal fatta, lungi dall'in- debolire la tradizione, ridanno libero ‘corso alla sua vita profonda, le no ritrovare la purezza delle sue sorgenti, pur serbando intatti i su chimenti nel corso dei secoli. Cambia- menti siffatti, per realizzarsi in rhodo - i essere decisi con moderazione e provocati dal fervo- re di un certo numero di fedelire di 4 sacerdoti. Nella Messa, il Credo di Nicea non 2 mutato secondo i tempi e i luoghi, perché definisce la fede cattolica che & identica per tutti e in tutte le epoche. Neppure la formula della consacrazio- ne & mutata, poicha & costitutiva del Sacrificio sacramentale, istituito una volta per sempre dal Signore. Anche il Canone ® troppo legato all’immutabile Consacrazione, ® garantito da una tra- dizione troppo venerabile, per pensare pnza.un‘omibile empieta disottoporlo ‘a mutamenti, Stessa osservazione per VOffertorio, che, senza essere defini- zione dommatica o segno sacramen- tale, 8 tuttavia intimamente legato alla consacrazione, della quale evidenzia i significato sacrificale. Quanto alle al- tre parti della Messa, supponendo che dei cambiamenti siano auspicabili,es- si potrebbero essere soltanto eccezio- nali e il Papa avrebbe V'autorit’ di permetterli solo per ragioni gr tutto giuste e sante. Giammai dirlo — per guadagnarsi il protestanti, ancor meno per mettere insieme, come ha osato fare Paolo VI, ‘una messa polivalente che sarebbe dai protestanti accettabile. | sisi_nono~ La tunica inconsutile Diviserunt sii vestimenta mea (Gu. 19, 24), Sono ormai i sacerdoti di Gest Cristo, non i soldati di Pilato, che si dividono le vesti del Re crocifisso. Demolendo l'unita e la stabilita dei riti ricevuti dalle Tradizione, manipolan- doli secondo i loro capricci e le loro fantasie, isacerdoti del Signore metto- no in pericolo l'istituzione sacramen- tale indivisibile ed universale, tranne che con le loro sacrileghe trasforma- zioni non ne abbiano gia distrutto gli effetti, per quanto @ in loro potere. ‘Tuttavia la tunica di Gesi, che era tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo, non fu divisa; fu tirata a sorte, ma restd indivisa ed integra. Questa tunica, che qualche pio autore ci rferi sce tessuta dalle mani della Madonna, 2 immagine fedele della veste son: tuosa dei riti sacri, che la Tradizione della Chiesa, fin dalle origini, ha tessu- to intorno ai Sacramenti, particolar- mente intorno al Corpo Eucaristico di Ges. La Chiesa ha tagliato ed esat- tamente adattato queste vesti gloriose non senza una speciale intercessione della Vergine Maria, Madre e Media CONTRIBUTO 30 giugno 1989 trice. E la stessa intercessione della Vergine Immacolata otterra alle Chie- sa di preservare queste vesti nella loro integrita e nobilta. Cattivi prelati po- tranno anche minacciare e perseguita- re coloro che conservano ilrito pernon distruggere il sacramento; essi non im- pediranno alla Chiesa cattolica di su- scitare fino alla fine laici, preti, Vesco- vi, Papi per preservare, in virti della fede nei Sacramenti, l'unita e la sta- bilita dell’ordinamentorituale, conser. vando cosi integra ¢ indivisa la veste inconsutile. TH) Sinodo provincaletemuto el 529 soto la peesidensa oh San Ceaato, ma le cui decisions {orono riprse dal Coneilo ecumenic ai Trento, (2) Trento: Canon rl Santissimo Sacramento el! Bucarestia [De 8863887) (9) Trento: Canont sel Santissimo Saerifiio ella Mensa [Dz, 948, 949, 950), (4) Trento: Canoni sul Secramento dell Ordine (e963 18) Trento: Canon sul Sacramento del Ordine (Dz. 961-963-964) 6) Mesale fino «Pio XI inlaso wd anche « rigere fino alla mort di Giovanot XSI 1G) Un certo numero diarticli della Summa di ‘Tommao,talvlta unlintere question, tanto nella Prima Pars che nella Secunda e soprattutto Feta Par sono accessible ctistan com ana buona formasione drtrinae. PER LA CANONIZZAZIONE Il filomodernista Anni fa, Paolo V1, partecipando al Congresso Eucaristico di Pisa, vi ce- lebrava la Santa Messa, durante la quale si permetteva una variante di suo genio: dopo aver pronunciata la formula consacratoria: «Hoc est enim corpus meum» soggiungeva molto di- stintamente l'espressione: «E qui». Se in tal modo avesse inteso tradurre in italiano la formula latina, avrebbe cer- tamente commesso un grave errore teologico. Che cosa di fatto abbia egli inteso esattamente nessuno lo se. Tra coloro che lo udirono ci fu chi ne restd meravigliato, insospettito. Era noto, infatti, da tempo il suo filomodernismo: gia mentre frequen- tava da esternoii seminario di Brescia, dedicandosi pit. alla letteratura che alla filosofia tomistica ed alla teologi cattolica, intesseva scambi culturali ‘c6n personaggi notoriamente moder- nisti; e poi, da sacerdote, diveniva assiduo frequentatore del salotto mil nese del conte Tommaso Gallarati Scotti, luogo d’incontro degli espo- nenti del modernismo nostrano ed es0- -DI PAOLO VI tico. Ben presto a Roma, degli eccle- siastici avveduti, tra iqualiil Cardinale Marchetti Selvaggiani, Vicario di Ro- ma, presero a ritenerlo persona da sorvegliare in ogni atteggiamento, sia pratico che dottrinale: persona ‘alla quale non era far torto attribuire in tenzioni inquietanti (cfr. lettera di Montini al suo Vescovo in data 19 marzo 1933 in Fappani-Molinari: Mon- tini giovane), Di fatto, appena ne ebbe il potere, vanificd il giuramento antimodernisti co, spada di Damocle che troppo a lungo aveva visto pendere sul suo capo; smantelld il baluardo entimo- demistico del Santo Offizio; attraver- 30 la Radio Vaticana (4 ¢ 6 settembre 1977) e L’Osservatore Romano (8 set- tembre 1977) non esitd a denigrare il grande condottiero della guerra anti modernistica, San Pio X; obliando il ‘attolicesimo, promosse 'ecumenismo modernistico, utopico ed eretico; ri- mise in cattedra all'Istituto Biblico dei professor gid espulsi dietro condanna del Santo Offizio (cfr. sisi nono. XIn, 14 p. 2); fu dalla parte di pseudoteologi deleteri, quali Schillebeeckx, Chenu, Congar, Rahner, King. Si, anche dalla parte di Hans Kiing, che potra dichia- rare di aver sentito sopra di sé la mano protettrice di Paolo VI Mano tesa al comunismo e alla massoneria E notoria la causa che indusse Pio XMadallontanare dal Vaticano’allora monsignor Montini, inviandolo a Mi- Jano come Arcivescovo, ma negandogli il cardinalato, nonostante tale onorifi- cenza fosse legata a tale sede: Montini era entrato, alle spalle di Pio XII, in trattative con il governo di Mosca (cfr. sisinono a, XIn.7p.5 ea. Xn.11 pp. 1 ss.), Da Pontefice, durante il Concilio Vaticano Secondo, fu sordo alle ri: petute istanze di centinaia di Padri conciliari, che esigevano un documen- to contro il peggior nemico della eri- stianita e dell'uman genere, il comuni- ‘smo; e, servendosi di monsignor Glo- rieux, impedi ai documenti relativi a tale richiesta di giungere alla commis- sione conciliare cui erano destinati. Sempre in omaggio al governo di Mo- 30 giugno 1989 sea. costrinse il cardinal Mindszenty a laseinre | Ungheria per Roma, © poco dopo lo esunerava bruscanente e sen- 7a adduye motivo phiusibile di sorte da ogni inearico clr, Memorie) Mindseenty i, indubbiamente si illuse di po: ter intessere rapporti di buon vicinato con Mosea; ma anche rapporti di con- vivenza pacifica, se non subito anche i collaborazione, con la massoneria. Si pensi all'omaggio da lui reso all’ Associazione delle Nazioni... Unite nel- ideale massonico, e al culto che, serio e convinto, rese nel Pantheon dell" ONU a non si sa quale Vanita. Gia prima aveva affidato al Bugnini l'ese- cuzione della rivoluzione liturgica; Bu: sgnini, che Giovanni XXIII aveva allon. tanato dall'ateneo pontificio in eui in. segnava; Bugnini, allontanato poi da Roma dallo stesso Paolo VI, perché si disse — la sua appartenenza alla ‘massoneria era ormai divenuta troppo notoria, L’utopia ecumenica Liutopia ecumenica suggeri le pa. role e diresse le azioni di Paolo VI: «Noi — diceva ai pellegrini il 18 gen- naio 1978 — ci siamo assuefatti a una Paradossale situazione, quella di cre- derei cristiani autentici anche se te divisioni fra quanti si dicono cristiani sono in atto». Di conseguenza neppure i Santi da lui canonizzati sarebbero stati autentici cristiani! L’utopia ecu- menica, miope, monocola, lo indusse a sostituire la santa Messa con un surro. gato tollerabile da certi protestanti, seandaloso per i greco-scismatici, cau sa di scisma tra gli stessi cattolici; poiché il sigillo dell unita eattolica é la santissima Eucarestia, caratterizzata come cattolica da un’ sacerdote che agisce «in persona Christi»; dalla pre- senza reale del Verbo incarnato, dovu- ta all’efficacia delle formule consacra: torie; «et quidem» presente realmente come sacerdote e vittima nell’atto sa. erificale che la morte sopraygiunta sigilld per l'eternita nella perfezione «consummata» allorquando in croce «inclinato eapite, tradidit spiritum». Ebbene, come sono manifestati dal Novus Ordo Missae di Paolo VI questi tre caratteri, senza dei quali non pud sussistere un’ Bucarestia cattolica? Di fatto al sacerdote che agisce «in per- sona Christi» sovrappone un presiden te dell'assemblea; dopo il «acconto della Cena» vuole che l'assemblea di- chiari di attendere la «Sua venuta». il che @ negazione della Presenza Reale; e al sacrificio della Croce sovrappone un'insipida cenetta simbolico-comme. ‘morativa non si sa bene di che cosa, Il cardinale Benelli ebbe a dichiarare fuori dei denti al presidente della con- _Sisi_no no federazione internazionale «Una Vo- ce» che la Messe tradizionale era in- compossibile con la huova ecclesiolo- gia, scaturita dal Concilio Vat Secondo, Disse senza mezzi termini la verita, un'orripilante verita, poiché non pu cambiare I'ecclesiologia senza che cambi il suo oggetto specifico: Ia Chie- sa di-Nostro Signore Gest Cristo, cui Paolo VI sostitui imperterrito la sua chiesa ecumenica, nuova di zec percid necessariamente scismatica ri- spetto alla Chiesa fondata dal Signore. «Esperto in umanita» Liillusione ecumenica e 'esaltazio- ne modernistics pud avergli impedito di avvertire appieno — speriamo! — Yenormita del sacrilegio che perpet va. Ma proprio del modernista, come precisd San Pio X, marciare imper- territo verso la proprie meta utopica, con i paraocchi che si mettono ai siumenti: calpestando senza batter ci- slio i pid preziosi tesori della santa Tradizione cattolica, derubandone i fedeli e offendendoli nei loro pitt sa- crosanti sentimenti, indifferente alle loro proteste, impassibile alle loro sup- pliche, alle loro lacrime. Esperto in umanit8? 0 non piuttosto patologica- mente persuaso di poterla distrarre con due focherelli d’artificio e abbin- dolare con quattro sofismi? Esperto in umanita? Illusione o menzogna? poiché fu profondamente convinto che l'umanita intera, dal p mo all'ultimo uomo, era turlupinabile; fu profondamente persuaso di posse- dere arte diturlupinare chiunque. Da qui la sua doppiezza, tanto che si poté affermare che le sue commosse esorta- ion, i suoi eloquenti discorsi, il suo stesso testamento «furent comme I'é- eran qui cachait la réalité des faits et @tait destiné & endormir les braves gens»: furono come lo schermo che celava la realta dei fatti ed era destinato ad ingannare i semplici (ntroibo ott. 1978). Dichiarando che «anche noi [Chi sa cattolica] abbiamo il culto dell uo- mo» (dicembre 1965), wanche noi sia- mo una democrazia nella quale itpotere scaturisce dalla comunita» (gennaio 1971), dichiarava due formidabili er- rori teologici. E comunque la sua fede democratica non gli impedi di agire dispoticamente con mano diferro con- tro chiunque si fosse reso conto della vera meta da lui perseguita; e il suo calto dell'uomo non gli imped di sba- razzarsi dei cardinali «indigesti» sotto Vincredibile pretesto della loro avan- zata eta. Non era egli stesso forse pitt vecchio di aleuni diloro? Che importa? Lui, nessuno avrebbe potuto rimuo- verlo! Certo tenne in ben poco conto gli ammaestramenti dei Classici: «Nec tar- da senectus debilitat vires animin (Vir- silo). «..Senibus labores corporis ‘nuendi, exsercitationes animi etiam au- gendae videntur» (Cicerone). Certo, tenne in poco conto la Sacra Sorittur «Coram cano capite consurge et honora ersonam senis» (Lev. 19, 32). «Quam speciosum canitie iudicium et presby- teris cognoscere consilium! Quam spe- ciosa veteranis sapientia et gloriosis ny tellectus et consilium» (Eceli.25,6 €7). Contro la Tradizione Certamente tenne ancora in minor contoil giuramento che il Liberdiurnus romanorum Pontificum prescrive al Pa- pa il giomo della sua incoronazione: «(Prometto) di non diminuire 0 cam- biare alewnché di quanto trovai conser- vato dai miei probatissimi antecesson, ¢ dinon introdurre novité di sorta; ma di conservare e di venerare fervorosamen- ‘e, come vero loro discepolo e successo- re, con tutte le mie forze e con ogni impegno, quanto mi fu da loro tra- ‘mandato. (Prometto) di emendare tutto cid che avesse a risultare in contrad- dizione con la diseiplina canonica, e di custodire i Sacri Canoni ele Costituzio ni Apostoliche dei nostri Pontefici, quali ‘comandamenti divini e celesti, consa- pevole come sono che dovri rendere stretta ragione al Giudizio Divino di tutto quello che io ora professo: io che occupo il Tuo posto per divina degna- zione, e fungo come Tuo Vicario, assi- stito dalla Tua intercessione. Se presu- ‘messi di agire diversamente o di per- ‘mettere ad altridi farlo, Tunon mi sarai ropizio in quel tremendo giorno del Divino Giudizio. Percié sottoponiamo al its severo anatema della interdizione ‘chiungue, noi compresi, abbia la pre sunaione di introdurre una qualsivo- 4lia novita in opposizione a quella Tra- dizione evangelica o alla integrta della Fede e Religione cristiana, oppure tenti di cambiare alcunché, accogliendo il contrario, o si accordi con i presuntuosi che con ardire sacrilego osassero farlo. Una delle pi gravi infrazioni ditale giuramento fu commessa da Paolo VI quando approvd la Dignitatis huma- nae, dichiarazione del Concilio Vati- cano Secondo sulla liberta religiosa, concedente a qualsivoglia errore i di- ritti appartenenti in esclusiva alla veri- ta, ed eminentemente alla divina Rive lazione. La Dignitatis humanae nasce- va cante litteram» condannata formal- mente e infallibilmente come contraria dottrina cattolica Nell'enciclica Quanta cura, infatti, Pio IX aveva dichiarato tale liberta religiosa «liberta di dannarsi... contra- ria alla dotirina contenuta nella sacra Serittura e nei santi Padri della Chie- sa», sintesi di vari errori che «in forza della nostra autorité apostolica ripro- viamo, proscriviamo, condanniamo ed esigiamo e comandiamo che da tutti i figlidelta Chiesa cattolica siano ritenuti per riprovati, proscritti e condannatin, Ciononostante Paolo VI avallava la Dignitatis humanae in questi termini «Tutte € singole le cose, stabilite in questa Dichiarazione, sono piaciute ai Padri del Sacro Coneilio. E Noi, in virti della potesta Apostolica conferitaCi da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nnello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e stabiliamo; e quanto é aa nono stato cost sinodalmente stabilito, co- ‘mandiamo che sia promulgato a gloria di Dio, Roma, presso S. Pietro, 7 di- cembre 1965. To Paolo, Vescovo della Chiesa Cattolica». Contro tale enor- mit& insorsero numerose voci di pro- testa. Tale enormita divenne norma della neo-chiesa conciliare, che ritenne controproducente ogni dicastero «de propaganda fide». ‘Alcuni dei pitt agguerriti critiei di Paolo VI aserivono a suo merito la 30 giugno 1989 Professione di Fede da lui compiuta solennissimamente il 30 giugno 1968, a chiusura dell’ «Anno della Feden: con tale atto Paolo VIli avrebbe tranquil lizzati a riguardo dell’integrita e orto- dossia della sua fede. Di fatto mentre ostentava di professarla, la rinnegava. Gi prima, a riguardo di un oggetto di molto minore importanza, del latino li- turgico, aveva agito analogamente: lo uuccideva nell'atto stesso in cui elo- quentissimamente lo elogiava. FERRARA, GENOVA E UDINE: APOSTOLI SENZA MANDATO Apostoli dell’obiezione di coscienza Nel febbraio u. s. la Caritas dio- cesana ha inviato ai Presidi delle Scuo- Te Medie superiori di Ferrara la se- guente circolare: «Chier.mo Sig. Preside, gli scorsi anni stata offerta la pos- sibilita di parlare ai giovani delle classi V dell’Obiezione di Coscienza, del Servizio Civile in alternativa al servizio militare ¢ dell’Anno di Volontariato Sociale per le ragazze e gli esonerati dalla leva Il Signor Prowveditore & d’accordo sull'iniziativa, e rimette ai Signori Pre- sidi la facolt® di concedere il perm so. Lincontro verrebbe effettuato m ora di religione da un obiettore di coscienza in servizio civile presso Ja Caritas, da una ragazza del Vo lontariato Sociale e da un sacerdote. Per informazioni pid dettagliate e per lorganizzazione dellincontro con gli studenti 2 possibile rivolgersi a [don] Paolo Foschini, c/o Istituto “S. Vincenzo”, tel. 48398, h. 9-12; [don] Sandro Zaniboni, c/o Convento “'S. Maurelio”, tel. 35068, h. 12-13. Nella speranza che la 8. V., sen: sibile ai problemi degli emarginati e di tutti coloro che necessitano di servizi ed assistenza, accolga la proposta rin grazio e porgo cordiali salut : I Direttore Don Silvio Padovanin. wie Si tratta chiaramente di un giro di propaganda a cura della Caritas in favore dell’obiezione di coscienza Sempre in diocesi di Ferrara opera un Comitato promotore della campagna nazionale per una nuova legge in fa- vore dell’obiezione di coscienza al ser- vizio militare, tra i cui punti «fonda- mentali e irri nunciabilin c' il «rico- noscimento del diritto soggettivo all obiezione di coscienza sulla base del diritto alla liberté di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla dichiara- zione universale dei diriti dell'uomo {di ispirazione massonical» Tl Comitato Promotore di Ferrara hala sua sede ospitale nella Parrocchia di Santa Francesca Romana. Dal volantino cura del suddetto comitato apprendiamo che promotore della campagna nazionale per la nuova, legge in favore dell’obiezione di co scienza @ un sacerdote, certo padre ‘Angelo Cavagna, direttore del G. A. V. C.L aun'assoeiazione di obieitor di co scienza di Bologna da tempo impegnata sui temi della Pace». E scorrendo |’ elenco delle iniziative programmate a sostegno di detta campagna, ci im bettiamo nel nome di un altro sacer- dote: don Vinicio Albanesi ‘Nelmese di gennaio, in Genova, sui muri di molte chiese, ivi compresa la cattedrale, faceva la sua comparsa uri manifesto verde di sostegno alla nuova legge sull’obiezione di coscienza, fisso a cura di un comitato di obiettori, tra i quali quelli in servizio presso la solita Caritas. Il manifesto — incre~ dibile, ma vero — portava in alto la dicitura Avuiso sacro (cfr. Il settima- nnale cattolico 16 febbraio u. 8.) Tn Udine, infine, si & rinnovato nel Duomo il bivacco degli obiettori per «sensibilizzare i fedeli sui problemi del disarmo e del pacifismo in genere. Ma senza mandato Un’istituzione come la Caritas di cesana e dei sacerdoti dinanzi all’ ‘opinione publica inevitabilmente rap- presentano la Chiesa. Chi, perd, si desse le briga di esaminare donde traggano il loro mandato questi apo- stoli dell’obiezione di coscienza, non tarderebbe a scoprire che si tratta di apostoli senza mandato. Lobiezione di coscienza al servizio militare, infatti, in quanto implica una condanna assoluta dell'uso delle armi, ® in contrasto con la Tradizione catto- lica. La Sacra Scrittura, Vecchio e Nuo- vo Testamento, non ‘condanna l'uso delle armi. Nel Vecchio Testamento, ‘anzi, sono lodate delle imprese belli- che, come quelle dei fratelli Maccabei. Nel Nuovo Testamento San Giovanni Battista non chiede di abbandonare il mestiere delle armi ai militari, che si recano da lui per il battesimo di peni- tenza, né lo richiede Nostro Signore Gesit Cristo al centurione romano, del quale loda la fede ‘Analoga testimonianza offre la Tra- dizione orale. IPadri della Chiesa, ilcui consenso moralmente unanime ® ir refragabile testimonianza della Tra- dizione divino-apostolica, non vedono nessuna incompatibilita trail mestiere delle armie la professione di fede cristiana. Lattanzio e, in misura mi nore, Origene e Tertulliano, ai quali fanno appello i fautori dell’obiezione di coscienza, appaiono affatto isolati rispetto alla Tradizione concordemen te orientata in senso opposto. Se tal- volta, qualche Padre consiglia 'abban dono del servizio militare non & mai per la sua inconciliabilita con la Fede cristiana, ma per motivi accidentali e cio’ per i pericoli morali e religiosi a cui il servizio militare nelle armate pagane poteva esporre. La dotrina attestata dalle due fonti della Divina Rivelazione: Sacra Secrit- tura e Tradizione orale, trova piena 30 giugno 1989 conferma nell'atteggiamento assunto dai primi cristiani nei confronti del servizio militare. La storia attesta che i cristiani prestarono servizio militare nelle armate degli imperatori pagani, ‘senza ritenerlo in contrasto con la loro professione di fede, finché non si tentd di imporre loro i culto idolatrico. Iso- lati casi di obiezione di coscienza tra i cristiani, come quello di Massimiliano di Tebessa, non ebberol'approvazione della Chiesa, La dottrina cattolica sulla guerra Sul fondamento del dato rivelato la riflessione teologica é venuta svolgen- do la dottrina cattolica sulla guerra, La prima formulazione risale a Sant’ Ago- stino: ci sono guerre giuste ed ingiuste; le guerre ingiuste, mosse per avidita di conquista e di dominio, sono un bri- gantaggio in grande e un grande latro- Cinio; le guerre giuste, che tendono a riparare le ingiustizie e a ristabilire Yordine della pace, sono legittime. Tuttavia, poiché la guerra di per sé arreca gravissimi mali, si deve ricor rere ad essa soltanto in casi di grave necesita. Da questo nucleo fondamentale S, ‘Tommaso e i teologi del XIV secolo, segnatamente il de Vitoria e il Suarez, hanno svolto una dottrina organica sulla guerra, rimasta poi pressoché immutata Nulla di mutato neppure col «superdogma» L’apostolato dell'obiezione di co- scienza, svolto con tanto zelo dagli ecclesiastici «aggiornati», non trova fondamento neppure nel «super- dogma» del Vaticano IL. La costituzione conciliare Gau- dium et Spes al n, 79 dice: «Finché non sia costituita un’auto- rita internazionale competente munita di congrue forze per costringere i tra- sgressori, non si potrd negare ai governi il diritto di legittima difesa». 1 che significa che, finché un ordine inter- nazionale, effettivamente capace di garantire il rispetto dei diritti di tutti, non sara realta (il che & un'utopia), 1 governi continueranno ad avere il do- vere di prowvedere alla sicurezza della Nazione mantenendo eserciti perma- nenti e il cittadino, dal canto suo, con- tinueré ad avere il dovere di prestare il servizio militare richiesto nell’interes- se del bene comune, Tl metodo della guerra totale, che coinvolge tutta la nazione, e i nuovi mezzi di offesa, di cui oggi si dispone, non comportano una sostanziale re- visione della dottrina cattolica sulla guerra e quindi sul servizio militare. sisi ho no L'aggravarsi dei mali causati dalla guerra, infatti, non toglie allo Stato ingiustamente aggredito il diritto na- turale alla legittima difesa (vim vi repellere omnia iura permittunt: tutte le legislazioni permettono di respin- gere la forza con la forza) né possono annullare l'esigenza naturale che re- clama che lingiustizia sia punita e il iritto sia tutelato. Uno scivolone nel protestante- simo Liazione dei moderni apostoli dell” obiezione di coscienza, dunque, ® in conflitto con la dottrina cattolice, del- Ja quale fu sempre gloria l'essersi tenuta lontano dagli eccessi tanto del militarismo che del pacifismo utopi- sta, Liobiezione di coscienza, che gid nei primi secoli della Chiesa trovd il suo terreno propizio nell’eresia, ® un frutto bacato della riforma protestan- te © precisamente del suo soggetti- vismo individualista, che pretende di elevare la convinzione personale, af- fatto soggettiva, a norma di vita mo rale e persino sociale; il che & chia- ramente la via pik spedita per dis- solvere 'umana convivenza nell'anar chia, dovendo la vita sociale fondars su un diritto certo, e quindi oggettivo, naturale o positivo, Anche la novita posteonciliare dell” obiezione di coscienza, dunque, & uno dei tanti scivoloni dei cattolici «mo- derni» nel protestantesimo. Seivoloni chiaramente programmati dal moder- nismo. Non bisogna dimenticare, in- fatti, che la sessantacinquesima pro- posizione modernista condannata da San Pio X col decreto Lamentabili, dice che «il cattolicesimo odierno non potré accordarsi con la vera scienza se non si trasforma in un cristianesimo ‘adogmatico, cio’ in un protestante- simo latitudinario e liberale». Responsabilita A questo punto, qualeuno potreb- be domandare: — Ma questi ecclesia- stici, che ingannano, disorientano e spesso urtano i fedeli di buon senso, sono forse dei cani smarriti senza col- lare? Non hanno cio un Vescovo che li richiami al loro dovere? Rispondiamo: — Si, ce lihanno, ma purtroppo sono conniventi, come sta a dimostrare il fatto che gli apostoli dell’obiezione di coscienza_possono ere i loro «presidi pubblici» di pro- paganda pacifista sul sagrato della cattedrale di Ferrara, bivaccare nel Duomo di Udine e a Genova affiggere sui muri delle chiese, ivi compresa la Cattedrale, «Avvisi sacri» che di sacro non hanno un bel nulla. e rum). MASSIMILIANO obiettore di coscienza, SANTO A META «Caro direttore, Le inviamo questo scritto.per chia- rire ai lettori come la Chiesa, fin dai primi secoli, abbia compreso ¢ risolto quel “problema complesso della con- ciliabilita del Cristianesimo con la real- ta degli eserciti" (e le conseguenti im- plicazioni), cui troppo spesso, senza fondamento, fanno riferimento gli o- biettori di coscienza al servizio militare, @ sostegno delle loro tesin. Lettera firmata see Massimiliano nacque nel 273 dopo Cristo a Tebessa, una grande e bella citta posta fra I'Algeria e la Tunisia, allora in gran parte cristiana, Fu un «santo» unico nel suo genere, perché santo solo a meta... I! padre, Fabio Vittore, era un veterano, cio® ‘un sol- dato di carriera a riposo. Come ri- compensa per il suo fedele servizio aveva ricevuto un discreto numero di campi gratis; in cambio, pero, il figlio doveva impugnare la spada del padre e continuame la carriera. Ma quando venine il momento di arruolarsi, nono- stante le persuasioni, le insistenze e le minacce del console Dione, Massimi- liano rifiutd di indossare la divisa mili- tare, La cosa era pericolosissima, tanto pili che egli adduceva come giustif cazione la sua qualita di cristiano che, secondo lui, era in contrasto con la carriera militare. «Lo stesso giudice, Dione, gli fece presente V'inconsistenza della ‘sua pregiudiziale, contraddetta dall'esempio degli altri cristiani» (M. Sordi, Il Cristianesimo e Roma, Cap: pelli, Bologna 1965, p. 483) Massimiliano fu giudicato da un tribunale militare, condannato amorte € decapitato il 12 marzo del 295, a 21 anni appena compiuti. La sua buona fede e la sua convinzione di essere nel giusto sirilevano dalla serenita con cui accolse la sentenza esclamando: — Deo gratias! La gente di Tebessa lo proclamd «santo», ma la Chiesa non accettd questa beatificazione, perché non volle approvare il suo rifiuto di obbedire all’autorita civile ¢ militare del suo tempo (v. Bibliotheca Sancto- Da notare che il rifiuto di obbe- dienza proveniva da un'errata inter- pretazione del Vangelo, propria degli ambienti eretico-montanisti africani e suscité delle critiche nei cristiani stes- ee 8 si, iquali non approvavano il suo gesto di sfida» (Moreschini Cristianesimo e Impero., Sansoni, Firenze 1973, p. 48). «Altri soldati della IIT Augusta PER Chi di noi oserebbe dissigill libro sacerdotale, suggellato dai con fessori e consacrato da tanti marti i stessi che, costretti dalla lenza, l'avevano violato, in seguito ri gettarono T'inganno e tornarono all’ antica fede. Quelli che non ardirono violarlo, divennero confessori e marti- ri, Come potremmo rinnegare la loro fede, se ne celebriamo la vittoria? A costoro, vada, o venerabile Am- brogio, la nostra lode, il nostro en- comio, la nostra ammirazione! Infatti, chi sarebbe cosi stolto che, non potendoli eguagliare, non desideri almeno imitare questi uomini che nes- suna violenza riusci a distogliere dalla fede dei Padri? ‘Minacce, lusinghe, speranza di vi- ta, timore di morte, guardie, corte, imperatore, autorita’ non valsero al cunché: uomini e demoni furono im- potenti su di loro. Tl tenace attaccamento alla fede antica li rese degni agli occhi del Si- gnore, di una grande ricompensa. Per loro mezzo, infatti, egli vollerialzare le Chiese prostrate, ridare nuova vita alle comunita cristiane ennientate, resti- tuire ai sacerdoti le corone cadute. Con le lacrime dei vescovi rimasti fedeli Dio ha, come da fonte celeste, cancellato non le formule mater la macchia morale dell’empieta novel- la, Per loro mezzo, infine, ha ricondot- to il mondo intero, ancora scosso dalla violenta e repentina tempesta dell’ eresia, dalla nuova perfidia all’antica fede della Chiesa universale e non la credenza di una frazione qualunque. SOLIDARIETA’ ORANTE Perseveriamo nel dedicare il Rosario del Venerdi a quest'uni- a intenzione : che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguen- del- ze delle colpe degli uomi la Chiesa. ~Sisi_no no assistettero all’episodio e non condivi sero affatto il ce “portamento del loro commilitone» (arta Sordi Il Cristia: nesimo e Roma, Cappelli, Bologna UN’OPERA 30 giugno 1989 1965, p. 482). Cosi Massimiliano fu santo solo a meti e il suo culto si ferm® a Tebessa. a TEMPI DI CRISI Né sarebbe stato mai possibile che ‘uomini si grandi si prodigassero in uno sforzo sovrumano per sostenere le con- getture erronee e contraddittorie di ‘uno o due individui, o che si impegnas- sero a fondo in favore della sconsi- derata opinione di una piccola pro- vineia, E nei decreti e nelle definizioni di tutti i vescovi della Santa Chiesa, eredi della verita apostolica e cattolica, che essi hanno creduto, preferendo espor- alla morte piuttosto che ntica fede universale. Essi hanno cosi meritato di perve- nirea una gloria tanto grande da essere ritenuti non solo dei confessori, ma, a buon diritto, i principi di essi n. 6 L’esempio di papa Stefano L’esempio veramente grande e di- vino di questi Beati deve essere in- cessantemente meditato da ogni vero cattolico. Essi, irraggiando @ guisa di can- delabro settuplo la luce settenaria del lo Spirito Santo, hanno mostrato ai posteri in maniera chiarissima come in futuro, dinanzi a ogni iattanza parolaia dellerrore, si possa annientare Vau- dacia di empie innovazioni con l'auto- rita dell'antichita consacrata Un tal modo di agire, del resto, non 2 una novita nella Chiesa; sempre, infatti, in essa si osservo che quanto pitt cresceva nel fervore tanto pit! pron- tamente si opponeva alle nuove tro- vate. Di tali_esempi ve n’@ una gran ‘Sped_ Abb, Post, Gril 70% CRIEATTENZIONE DEG UFFIC! POSTAL e880 31 marcato reapio oe reapinto TINVIARE ALLUFFIGIO. POSTALE footer VELLETR! Tosse a carice di ai no no Associato alUnione Stones Perodics Halions ‘Terza puntata quantita, ma, per non dilungarmi trop- po, ne sceglier® uno solo, attissimo al nostro scopo, prendendolo dalla storia della Sede Apostolica. Tutti potranno vedere in maniera pit chiara della stessa luce con quanta forza, diligen- za e zelo i venerabili successori dei santi Apostoli abbiano sempre difeso Vintegrita della dottrina ricevuta una volta per sempre. Era accaduto che il vescovo di Cartagine Agrippino, di pia memoria, aveva avuto per primo lidea di far ribattezzare gli eretici, ¢ cid contro la Serittura, contro la norma della Chiesa tuniversale, contro 'opinione dei suoi colleghi, contro i costumi e le usanze dei Padri Questa presunzione fu causa di sgrandi mali, perché non solo forni a tutti gli eretici un esempio di sacri legio, ma divenne anche occasione di errore per diversi cattolici Poiché da ogni parte si protestava contro la novita, € per ogni dove i vescovi tuttila contrastavano ciascuno secondo il suo zelo, papa Stefano di santa memoria, vescovo della Sede Apostolica, si associd con maggior for- za di tutti all'opposizione dei suoi colleghi; perché egli pensava, giusta- mente, a parer mio, che doveva sor- passare tutti gli altri nella devozione della fede, quanto li superava per Yautorita della sua sede. Scrisse allora un'epistola in Africa e decretd in questi termini: «Nessuna novita, solo cid che @ stato traman- dato», (continua) no deal azaocist a igh Stud Antmosorist ‘Sin Po X Via della Consulta "1/8 - 1 giana ‘ied Homa - Yet 10) Weate 1 tuned je: Via Madonna degli Angeli desea Vie Appia Nuova al Viens) 93 85.58 tore: Sac. Emmanuel da Taveau DBirettore Responsable: Mora. Caso ‘vata de Cento ‘minima t 2000 anrue Tanche in tancoboll) oto’ e Win Aeros: sopangare.spese post Cont cor, posts. 60226008 infestto 3 Aut Trib Roma 15708 ‘Stargate ih rept