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‘Mt. 5, 37: a a cid che Ma it ein vostro pit parlare -vien dal sa Ubi Veritas et lustitia, ibi Caritas oan Mivlatane © Ragone Altussone «Information» Disamina - Responsbith Anno XV- n. 21 ‘indicinale Cattolica « ANTIMODERNISTA « 15 Dicembre 1989 GOULABORATIONE APEATS & TUTTE LE “PENNE PERO) NOW VOIER SAPERE GH URS BETO MA POM MENTE AED GH DETTO™ Tot L’aggiornamento conciliare alla negazione del soprannaturale Un’intervista al nuovo Pastore di Concordia-Pordenone Nella Diocesi di Concordia-Porde. none a mons. Abramo Freschi, vecchia conoscenza dissi sino no, & subentrato mons. Sennen Corra, gia Vescovo di Chioggia. Ne dava notizia Il Gazeettino di Pordenone 21 luglio 1989, che in prima Pagina pubblicava anche un'interviste al nuovo Vescovo sotto il titolo «E un pastore teologo / “Vengo con trepida- «Vengo a mettermi — cosi V'inter- vistato — al servizio del popolo cristia no per promuovere la fede, la vita spirituale, per aiutare la gente a incon- trare Cristo, certo che chi segue Cristo = come dice il documento conciliare Gaudium et Spes — uomo perfetto di venta lui pure pitt uomo», Se il buon giorno si vede dal matti- ho chi deve «trepidare» non @ mons. Corra, ma i buoni cattolici di Con cordia-Pordenone, dato che il «pasto. re teologo», toccato loro in sorte, o non conosce la teologia cattolica o, com’ pitt probabile, ha affossata nella «svol- ta antropologica», Non «pid uomini», ma figli di Dio Cristo Signore non ? venuto perché Vuomo, seguendo Lui, «uomo perfet- to», diventi «pit: womo», ma affinché, seguendo Lui, Uomo- Bio, diventi fi. lio di Dio, partecipe della natura divina (Pt. 1, 3-4). El'insegnamento della Sacra Scrit- tura: «Guardate di quale amore ci ha amati il Padre |concedendocil di poter- ci chiamare ed essere realmente fighi di Dio [..| Carissimi, noi siamo ora figliuoli di Dio» (Gv. 1, 2; cfr. 9) A tutti quelli che L’hanno accolto, 4 quelli che credono nel Suo nome ha dato il potere di diventare figlivoli di Dio, iquali non da sangue né da volonté diuomo, ma da Dio sono nati» (Ge. 1, 12; eff. 3, 6: «Cid che é generato dalla carne @ carne-e cid che nasce dallo Spirito @ spiriton). «Quando verine la piénezza dei tem- Bi Dio,mandé suo igh, nata di donna, nnato sotto la Legge... per far si che noi ricevessimo l'adozione di fighi E oiché siete fight. mand@ Iddio lo Spi- rito del Figliosuonei vostricuoriilquale. grida: “Abba”, Padre. Sicché tu non sei pid servo, ma figlio...» (Gal. 4, 5). 1 Padri della Chiesa, testimoni del- la Tradizione divino-apostolica, non esitano a parlare di «divinizzazionen dell'uomo: «fl Verbo si é fatto womo perchénoi diventassimo Dio» (Atanasio Or. de incarn. Verbi 54). La Chiesa, nel suo magistero espli- cito ed implicito, solenne ed ordinario, ha trasmesso, custodito e spiegato questa verita divinamente rivelata. Il Concilio di Trento definisce la giustifi cazione il «trasferimento da quello sta to di peccato, in cui !' womo nasce figlio del primo Adamo, allo stato di grazia e di adozione dei figli di Dio per opera del secondo Adamo, Gesti Cristo nostro Salvatore» (D. 796), E il rito romano tradizionale della Santa Mesa all Offertorio prega cosi «Concedici di diventare, mediante il mistero di quest'acqua e di questo vino, consorti della divinitadi Colui che si @ degnato farsi partecipe della nostra umaniti L’eliminazione del soprannatu- rale Mons. Sennen Corrs, invece, viene ‘ dirci semplicemente che Puomo, se- guendo Cristo diventa «pitt uomo» e fa punto. Indubbiamente, poiché la gra- tiaesercitaun'azione medicinale, oltre che elevante, sullanatura umana deca- duta, 'uomo, seguendo Cristo, diventa anche pitt uomo, ¢ i Santi stanno a dimostrarlo. Questo, perd, & solo un effetio secondario ¢ subordinato della sequela di Cristo, Fare, come mans, Corra ne fa, ilfine della fede; della vita spirituale, ‘della sequela di Cristo cadere in quel naturalismo che «ende ad umanizzare il divino, quando non lo elimina ¢ a naturalizzare il sopranna- turale, quando non lo nega (cfr. razionalismo in Parente-Piolanti rofalo Dizionario di teologia dommati- cq). Inaltriterminié annullare la Sacra Seritt(ra, la Tradizione, il Magistero della Chiesa e mutilare la teologia dell intero trattato sulla Grazia. Il che chiaramente non @ lecito a nessuno, si pure in nome di quel superdogma che si vorrebbe fosse il Vaticano IL Il naturalismo: tradimento di Dio e dell’uomo «Chi nega il soprannaturale del Cri- stianesimo, cio’ loperazione di Dio nell’ anima mediante la grazia, e il fine soprannaturale dell'uomo, quando pu- re ammette l'eccellenza della religione, ne leva di mezzo l’essenza per farne un mezzo del mondo» scrive Romano Amerio in Jota Unum (cap. XXII Civilta e Cristianesimo seconda- rio §220). Ed infatti mons. Corra, dopo la sua naturalistica premessa, cosi continua: «fi messaggio cristiano é incarnato in situazioni umane nelle quali va promossa la giustizia, soprat- tutto nelle situazioni di emarginazione, di sofferenza, di povertd. La promozio- ne del Regno di Dio ha anche come ‘conseguenza la crescita qualitativa dell'uomno>. Ora che il cristiano debba pers: nalmente praticare la virti della giu- stizia, anche nel campo economico, @ fuori di dubbio; che debba promuo- vere anche una migliore giustizia so- ciale, se investito di cariche pubbliche, 2 innegabile, ma non si pud ridurre if messaggio cristiano alla promozione della giustizia e magari di un ordine le affatto nuovo, ‘erto, «la promozione del Regno di Dio ha anche come conseguenza la crescita qualitativa delt'uomo», ma ap- punto «anche» e come «conseguenza». Pertanto, chi, come mons. Corra, parla del perfezionamento naturale dell'uo- mo e tace del suo perfezionamento soprannaturale tradisce al tempo stes- 80 Dio e I'uomo. Tradisce Dio, perché, come scrive R. Amerio, fa della reli tione «un mezzo del mondo», subor nando il Cielo alla terra; tradisce l'uo- mo, perché, quando non si promuove il Regno di Dio, che,al contrario, & su- bordinazione del Cielo alla terra, pro- metterne la «conseguenza», che & la «crescita qualitativa dell'uomo», & un vero e proprio inganno, oltre che un istogliere 'uomo dal suo ultimo fine, che 2 soprannaturale e nel quale sta tutta la salvezza dell'uomo. L’analfabetismo del sopranna- turale E perché sia chiaro il danno che i Vescovi conciliarmente «aggiomati tipo mons. Corra, stanno arrecando alla Chiesa e alle anime, con la loro resa al naturalismo, riporteremo qui un passo, non dalla Summa Theologica né da un trattato De Gratia, ma da Il Sillabario del Cristianesimo (ed. Vita e Pensiero Milano) che mons. Francesco Olgiati scrisse prima del Concilio, quan- do la Chiesa reagiva a quell’«analf betismo del soprannaturale» da cui ‘oggi appaiono affetti perfino i Pastori «Oggi — scriveva mons. Olgiati — le Epistole di San Paolo non si leggono se non da pochi, e pochissimi fra ipocki lettori le comprendono, perché manca loro questa chive necessaria per capir- ne il senso: la distinzione, cio’, fra Yordine soprannaturale e l'ordine naturale, il concetto della graziae dell’adozione divina /..). Nei primi Ssecoli della Chiesa non era cosi. Le opere immortali dei Padri greci ¢ latini i attestano che il soprannaturale for- mava loggetto precipuo dei discorsi, delle omelie, delia catechesi. Sant'Ago- stino non temeva di diffondersi su que- sto argomento con gli umili pescatori d'lppona. I grande Dottore del De civitate Dei insegnava: “Nl Figlio di Dio, il suo unico Figlio secondo la natura, sisi nono ‘per una meravigliosa condiscendenza é divenuto figlio dell'uomo, affinché noi, che siamo figli dell'womo per natura nostra, diventassimo figli di Dio per la sua grazia”. E cosi San Massimo, San Giovanni Damasceno, San Gregorio Nisseno cantavano “i ‘il mistero della nostra elevazione soprannaturale”, per cui Dio “ha voluto deificarci”, assimi- landoci a Lui mediante la grazia [J “L'uomo, soggiungeva San Gregorio di ‘Nissa, l'uomo che per sua natura non é che cenere, paglia e vanité, ¢ stato da Dio elevato dallo stato di creatura alla condizione di figlio": e divenendo figli di Dio, noi “siamo grandi della grandezza dinostro Padre”. Nell’Oriente enell’Oc- cidente non risonavano che queste voci; efula nuova coscienzad essere divenuti figli di Dio, fu Vannuncio buono della nostra divinizeazione, che ha creato la nuova civiltd, non pid umana sol- tanto, ma cristiana Era cost vivo ¢ ‘profondo il senso del dono divino, della grazia, che essa non restava una no- zione astratta, ma implicava un mu- tamento radicale di vita. La catechesi, nei secoli delle catacombe, in prepara zione del battesimo santo infondeva questa idea-forza, edi futuri battezzan- di cominciavano a vivere, non pitk come bruti o come uomini, ma come esigeva la nuova vocazione alla quale eran chiamati: la vocazione di uomini divi- nizeati, di figli del Signore. [J I “dono” di Dio Quando parlano della grazia, i Pa- plano ms Yet, (1 ite gig, press: rete Tualla desta ci Via Apps Nuova a ete te (00) 963 568 Drettore: Soc Emmanusl de Tavens Dicettore Rssponsable” Moria Caso ‘Quota nfesione al « Cente post 226008 iteaato 2 Aut Tib, Roma 1s709 / 512.1974 Si