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I BUONI UOMINI TRA INQUISIZIONE E VANGELO:

LA CHIESA CATARA
DI BAGNOLO SAN VITO di Vittorio Sabbadini

LALBA DEL TERZO MILLENNIO


Il Cristianesimo, allalba del terzo millennio, la religione largamente dominante e tradizionale nel mondo occidentale. Si riscontra per, da parecchi anni, il frequente ricorso, specie tra i ceti medi e le giovani generazioni, alla scelta di nuove sette o chiese fondate da leaders religiosi, soprattutto negli USA e poi giunte da noi: Bambini di Dio, Testimoni di Geova, Scientologia o Dianetica, il Tempio del Sole, oppure mistici o guru orientali : Meditazione trascendentale creata dallind Maharishi, la setta degli Arancioni di Rajneesh, gli Hare Krishna, i Moonisti del profeta coreano Sun Myung Moon e centinaia di altre sette di guarigione o anche suicide, costituenti comunit esoteriche ed iniziatiche con spiccati caratteri di elitismo asociale. Sono forse le nuove eresie? C una diffusa corsa verso la nuova religione che risolver tutti i mali individuali, insegner la nuova verit, doner al seguace la piena autorealizzazione, salvandolo da ansie, da turbe psichiche, dal senso di frustrazione e di insignificanza in cui vive. Forse vuole essere una risposta ad uno stato di malessere generico e diffuso, causato dalla crisi esistenziale ; crisi che prodotta dagli squilibri del processo di trasformazione culturale che oggi travolge la sfera dei valori che prima tenevano in equilibrio i rapporti fra uomo e mondo. Oggi ci sono forti contraddizioni tra un progresso tecnicoscientifico avveniristico e una frustrante disattenzione, un vero abbandono nei confronti delluomo. E il disagio della civilt occidentale ovvero civilt industriale, aggravato dalle distorsioni di uno sviluppo che cresce continuamente in certe zone del pianeta a spese di altre zone umane e culturali. Come nel Medioevo. Ci sono nuovi nazionalismi, nuovi razzismi ed odi etnici e religiosi, come nel Medioevo, inoltre c squilibrio tra le richieste delluomo e le offerte deludenti della scienza e delle istituzioni. Nellera elettronica lUomo reclama il recupero di una dimensione religiosa, intesa come ricerca di una medicina pi affidabile, come rimedio al male sottile che ci insidia pi o meno tutti. Luomo ha sempre bisogno di un altro tempo oltre a quello in cui vive. La vita dura come un fiammifero: si accende, brucia ed finita. E evidente che si ha bisogno di consolarsi con un altro tempo. Ma per questo non c solo il tempo del cristianesimo, ci sono tutti tempi religiosi.

LALBA DEL PRIMO MILLENNIO


Lalba del primo millennio di Cristianesimo, ci mostra un uomo che viveva in un mondo proprio differente dal nostro.. e il cristianesimo occidentale assomigliava ad una citt assediata; a sud lespansione musulmana, a nord i Normanni, ad est laltro grande impero cristiano, Bisanzio. Questo uomo, aveva paura del Male, che identificava in una figura mostruosa e terribile, il Diavolo,

nella cui esistenza credeva come a quella di Dio, e aveva bisogno di consolarsi e credere in potenze superiori, come la Chiesa o lImperatore, che lo potessero salvare dalla fame, dalla malattia, dalla guerra, Salva me, Domine, a fame, a malo, a bello . Non sempre queste Istituzioni erano degne di fede e il loro comportamento era morale. Soprattutto la perdita di fiducia nella Chiesa, generava profonde crisi in quelle masse disperate, sfruttate e stremate dal punto di vista economico, dalle cattive stagioni, dal pagamento della decima e delle corves, di coltivazione, trasporti, fornitura di modesti prodotti dellindustria casalinga. E nella corruzione quasi generale, mancando il Pastore, si mettevano a seguire colui che in quel momento interpretava i loro desideri, la loro voglia di emancipazione e di libert. Chi nasceva nobile e ricco accedeva a tutti quei privilegi e immunit che rendeva la sua famiglia potente e da temere. Chi nasceva dal popolo e povero era destinato ad una vita di stenti, di fame e di fatica e di soprusi di ogni genere che lo portavano ad opporsi, a cercare di non pagare le decime, ad organizzarsi in forme di lavoro associato per sfuggire allesosit delle Corporazioni. E poich nella Chiesa non trovava sostegno, Essa esortava gli sventurati a sopportare con rassegnazione la propria disgrazia, perch manifestazione della volont di Dio, si rivolgeva ad una Chiesa parallela e segreta che conviveva con quella ufficiale, la Chiesa eretica. I suoi Pastori erano uomini e donne che vivevano di elemosina, senza domicilio fisso, che seguivano nudi il Cristo nudo cos come viveva la stragrande maggioranza della popolazione. La povert vergognosa poneva il problema della dignit umana, e i preti eretici compresero questo dramma e andarono verso il povero direttamente, considerandolo una persona, ma cos fece poi anche San Francesco. Quali furono le cause del diffondersi delleresia nelle societ occidentali? Presentiamo un breve excursus su queste cause che riguardano il campo delleconomia, delle crisi alimentari, delle lotte e sommosse allinterno delle citt settentrionali, della corruzione della Chiesa, che portarono leresia ad insediarsi e poi ad espandersi in tutta lEuropa, nei primi secoli dopo il mille.

ECONOMIA
NellVIII secolo lintera Europa avr forse ospitato 27 milioni di abitanti con 2,7 abitanti per Km quadrato. Agli inizi del XIV secolo gli abitanti erano circa 70 milioni e 7 abitanti per Km quadrato. DallVIII al XIV secolo gli abitanti in Europa erano triplicati. Dal 1050 al 1250 circa ci fu un intenso processo di popolamento che trasform il volto dellEuropa,..le foreste e i terreni incolti incessantemente ridotti dallaratro, radure aparte tra gli alberi o le macchie, villaggi interamente nuovi aggrappantisi al suolo vergine.Per mantenere questo crescente numero di persone ci pensarono i Monaci e i Coloni. Essi crearono nuovi campi e strade e mercati. Nel XIII secolo mangiare e bere abbondantemente un segno di credito e di ricchezza. Il pane non pi quella rara leccornia che era stata nel X secolo, quando anche i monaci non potevano permetterselo tutti i giorni. Adesso anche il povero pu aspirare al suo pezzo di pane. Lo stesso vale per il vino, di qualit discreta. Nei documenti mantovani viene sempre, nella investitura del feudo, nominato il terreno coltivato a vigneto, oltre a quello prativo e arativo. Pane e vino si sono diffusi perch le bonifiche e le distruzioni forestali hanno aumentato lo sfruttamento delle aree di coltura, incrementate dalle innovazioni tecniche del torchio e del mulino, dallincremento dei trasporti, frutto della costruzione di strade e di una fitta rete di mercati. NellXI e XII secolo in famiglie benestanti lalimentazione consiste in pappe e passati. La carne riservata agli aristocratici che cacciano la selvaggina. I contadini la mangiano poche volte allanno, soprattutto nel giorno della macellazione del maiale, e cos stato, per la nostra gente, fino a cinquantanni fa.

Altri giorni mangiavano prodotti del latte e vegetali; se la prevalenza dellalimentazione erano vegetali, bisognava mangiarne molti per saziarsi. Il ricco non si nutriva meglio del povero, ma di pi. A corte erano preferite le spezie e le salse e i vini pregiati.

LE CRISI ALIMENTARI
La crisi alimentare in Europa era stata resa palese nel 1095 da papa Urbano II nel Concilio di Clermont. La sovrapopolazione vive su di una terra che fornisce appena il sostentamento a coloro che la coltivano. La prima crociata dar il miraggio di un bottino. In quellanno la siccit dur da marzo a settembre e aveva portato carestia ed epidemia in tutto il Nord Europa. Nel 1099 si presentava una situazione catastrofica. Durante la semina, ci furono inondazioni che fecero ammalare il grano, e in primavera ci fu proliferazione di insetti. Tornavano i Crociati dallOriente, che aveva assorbito parte della massa dei bisognosi, e portarono con s la lebbra. Nel 1115, nel giorno dei funerali di Matilde di Canossa presso il monastero di San Benedetto di Polirone, i monaci sfamarono ben 4000 poveri. Nel 1122 nuovi segni di calamit in Portogallo che si propag nel 1124 in Germania sotto forma di carestia ed epidemia. Nel 1142-43 una nuova serie di calamit colp lEuropa. E si diffuse in Germania. Di questi anni la lettera, che riportiamo pi avanti, di Evervino di Steinfeld a San Bernardo sugli eretici di Colonia. Ci furono trombe daria, piogge abbondanti e clima freddo destate. Nel 1161-62 altra carestia in Francia, nei Paesi Bassi, in Germania, che si protrasse fino al 1166. Un numero incalcolabile di persone mor di fame. I monasteri non riuscivano pi a sfamare con le elemosine queste masse di affamati. Verso il 1186 la siccit aveva compromesso i raccolti della Pianura Padana e nel 1190 eccezionali piogge rovinarono i raccolti. Il prezzo del grano decuplic e sal di prezzo lorzo e il sale. La fame in quel tempo strem lEuropa. La carestia si protrasse fino al 1198, anno che vide inondazioni, intemperie e raccolti tardivi. Nel 1223 a Mantova ci fu un grande terremoto che distrusse un numero infinito di case, di torri e i monti crollarono, mentre nellanno 1259 in tutta la Lombardia ci fu una grande mortalit di persone e sempre nel mantovano, per tutto il mese di febbraio del 1274, ci fu un cos grande freddo e cadde tanta neve che quasi tutte le viti e i fichi morirono. Dopo pi di un secolo di fame, malattia e miseria la stragrande maggioranza della popolazione europea era povera. Il Povero veniva rappresentato nudo, era limmagine dellindigenza completa, la magrezza indicava la sua fame, le ulcere attestavano le deformazioni, il bastone indicava le sue deficienze fisiche, il cane accanto rappresentava lassenza di compagnia umana. Il povero era coperto di stracci, a mala pena protetto da ruvide pelli, la sua abitazione era costituita da una capanna, a stento aveva un pagliericcio per terra e come coperta un telo, una pentolaccia affumicata che serviva a preparare una pietanza raccolta qua e l. Andava sempre a piedi nudi. Inoltre lindebitamento rappresentava una piaga abituale delle societ rurali. Le pi fortunate ricorrevano al prestito per acquistare bestiame e attrezzi, e per costruire stalle e granai. Le pi numerose erano schiacciate da oneri familiari, e oberate da obblighi immutabili verso i loro signori e in periodi di carestia le conseguenze nefaste dellindebitamento toccavano il fondo. Da una parte gli obblighi al signore e le conseguenze dei debiti gi contratti, dallaltra laumento dei prezzi; i creditori erano inesorabili e la giustizia non consentiva dilazioni. Si doveva abbandonare la terra, avviarsi verso lignoto, si viveva al di fuori della legge e ai margini della criminalit, si rubava per vivere. Molti ridotti in condizioni di estrema indigenza presero a vivere contro ogni consuetudine, diventando ladroni e finendo impiccati. E chi il povero se non il contadino? Umiliato e disprezzato, vergognosamente, nei secoli dei secoli. Lidentificazione del contadino con il povero ormai un clich della letteratura. Braccia enormi, membra massicce, gli occhi distanti luno dallaltro di una spanna, spalle larghe, petto largo, capelli irsuti, pelle del volto nera come il carbone. Poteva rimanere molti mesi senza lavarsi, su di lui non cadeva acqua che quella piovana. Il povero dei santuari era repellente e maleodorante. Il povero era

rapinatore e ladro, e in una societ cortese, era senza coraggio, e come armi usava lastuzia e i colpi bassi; privo di istruzione, si diceva tale lasino tale il contadino. Gli eretici stavano accanto alle sofferenze di questa gente, condividevano le stesse privazioni e allincertezza del domani portavano parole di consolazione, di conforto e di speranza. Ma il Dio dei cristiani mand allora, San Francesco e San Domenico. Domenicani e Francescani alloggiavano senza domicilio fisso, anche in una capanna. Francesco aveva compreso che era necessario, prima di tutto, andare verso il povero direttamente, considerandolo una persona. Come avevano gi fatto i movimenti eretici, cos fecero gli Ordini mendicanti, ponendo i loro insediamenti ad una certa distanza dal centro urbano, in un sobborgo a mala pena urbanizzato. Cos cerc di fare Zambonino de Rufino, nel mantovano. In un documento del 23 maggio 1223, Zambonino, ricco proprietario terriero, presente il vescovo Enrico Delle Carceri ( 1192- 1227, veronese, principe dellimpero, podest di Mantova, quasi sempre assente), nel Capitolo del monastero di San Marco di Mantova, offriva tutti i suoi possedimenti siti in Camposomario, nel comune di Roncoferraro, per la fondazione di un monastero in luogo imprecisato. Questi signori mantovani tentavano la fondazione di monasteri in campagna; ci potrebbe corrispondere allidea della vita monacale antica, separata dal mondo; ma potrebbe corrispondere anche alla necessit di fissare nuove forze di lavoro nella campagna, abbandonata dai servi della gleba emancipati. A differenza dei Catari che vivevano con la povera gente, i frati di questi conventi vivevano ritirati dal mondo e rari erano i contatti fuori del monastero. Infatti in documenti del 24 marzo e 7 aprile 1250 riguardanti la fondazione di un monastero a Romanore, queste erano le disposizioni: dovevano vivere nel monastero, dotato di 100 biolche di terra, 15 religiosi, tre paia di buoi, 150 pecore e 20 agnelli, polli, galline e maiali a sufficienza, unasina e 5 servi. Si potevano risparmiare fino a 10 libbre e ci si poteva indebitare fino a 50 libbre. Tutta la propriet del monastero doveva essere circondata da un fossato largo 5 braccia e poi da una siepe o strada, in modo da conservare i monaci dallo strepitu saeculari ( dalle tentazioni del mondo). I monaci potevano passeggiare entro questo circuito mentre i conversi per tutto il fondo. Solo due procuratori potevano avere la licenza di uscire dal monastero, mentre gli altri lo potevano fare solo tre volte e per necessit. Nessuno poteva entrare nel monastero senza permesso. Le donne erano assolutamente escluse. Se questa era la loro Regola, erano religiosi che non potevano certo fare apostolato in mezzo alla gente delle citt, o delle campagne, dove la povert covava sotto il regno del denaro, n combattere gli eretici. Invece gli Ordini mendicanti si integrarono nel tessuto sociale urbano, andando a cercarvi i modelli della povert pi acuta per offrire ai pi diseredati il conforto di una reintegrazione. Cera un rovesciamento in confronto a quei monaci, individualmente poveri e collettivamente ricchi che fuggivano dalle citt, sentine di tutti i peccati, per darsi alla contemplazione e alla preghiera, mentre adesso i religiosi, individualmente e comunitariamente poveri, andavano in citt per incontrare ricchi e poveri, con una preferenza particolare per questi ultimi. Nel XIII secolo le citt furono colpite dalla carestia, dal rincaro della vita, dalle sommosse. Le citt dellItalia del nord verso il finire del XII e durante il XIII secolo, cominciarono una lotta lunga e sanguinosa tra borghesi, cittadini, e popolani, contro la classe aristocratica al potere. Brescia ( 1196), Piacenza, Milano, Cremona ( 1198), Reggio Emilia ( 1200), Vicenza (1206), Piacenza (1250), Parma (1255), Bologna (1256), Milano (1258), Siena (1262), Firenze (1266), Venezia (1268).

CORRUZIONE DELLA CHIESA


La corruzione profonda del clero verso la fine dellXI secolo fin per sollevare lopinione pubblica. Nella dottrina la chiesa manteneva un ideale di santit, nella pratica si smentiva. La corruzione del

clero non si distingueva per niente da quella che regnava in tutti gli strati della societ feudale e che favoriva lestremo imbarbarimento dei costumi. Ma i laici anche i pi viziosi, sentivano la contraddizione che esisteva tra la morale ufficialmente insegnata e la vita reale di coloro che linsegnavano.

Elezione di papa Benedetto IX


In Italia nel 1033, alla morte di papa Giovanni XIX, venne eletto papa Teofilatto dei conti di Tuscolo, col nome di Benedetto IX. Aveva dodici anni ! Dopo due anni fu costretto a lasciare Roma a causa della potente famiglia dei Crescenzi che voleva riprendere il potere nella capitale della cristianit. Ladolescente papa si rifugi in Toscana, presso Bonifacio di Canossa, ad attendere laiuto dellimperatore Corrado II. Il 1 maggio 1045 rinunci al soglio di Pietro. La tiara fu comprata da Gregorio VI, simoniaco. Si faceva mercato degli uffici ecclesiastici. Il clero era avido di ricchezze, di potenza, e di fasto. Il papa Gregorio VII ( Ildebrando Aldobrandeschi, 30 giugno 1073 - 25 maggio 1085) durante il suo pontificato combatt la corruzione della Chiesa. Tra i sostenitori della Riforma gregoriana, oltre alla contessa Matilde di Canossa, ci fu Giovanni, abate di Fcamp, ( 990- 1078). Leggiamo in una sua lettera lo sconforto e il dolore che prova nel constatare la dilagante corruzione dei prelati : Le chiese hanno perduto la loro gloria, ecco il mio dolore: le loro guide le pasce il vento! Ecco le pietre del santuario gettate a terra e disperse allangolo di ogni strada: come cambiato il loro colore splendido, come si annerita pi dei carboni la fulva bellezza delloro! Lo zaffiro abbandonato sotto la polvere, la gemma insozzata...Il clero ed il popolo, i sacerdoti ed i monaci, non hanno pi nulla che li distingua, nulla nelle loro azioni, nulla nel modo di vivere. Tutti hanno traviato, sono tutti divenuti inutili: pi nessuno fa il bene...Hanno lasciato la retta via per correre dietro allavarizia.....Si vede crescere una cupidigia feroce ed una ambizione astuta e hanno preso vigore a tal punto che, proprio in coloro che dovrebbero essere morti al mondo, in questi la gloria del mondo pi viva. Unattivit secolare pressoch enorme entrata nel monastero, ed il luogo sacro, che doveva essere un porto di salvezza per chi cercava rifugio, ora diventato senza dubbio un mare di perdizione.

IV Concilio Laterano
Il papa Innocenzo III ( Lotario Conti, 22 febbraio 1198- 16 luglio 1216) nel IV Concilio Laterano, tenuto dall11 al 30 novembre 1215, si scagli contro la corruzione con queste parole : ..Percuotete.. senza distinzione di fratello o damico ma percuotete in modo da sanare; uccidete in modo da rendere la vita. E cominciate dal mio santuario; poich tempo, come dice lApostolo, che il giudizio cominci dalla casa di Dio. Infatti tutto ci che corrotto nel popolo viene principalmente dal clero. Il prete che pecca fa peccare il popolo; quando i laici vedono che i preti si abbandonano agli eccessi, essi vi si precipitano sul loro esempio. Ripresi, dicono per scusarsi: il figlio fa quanto vede fare dal padre e al discepolo basta essere come il suo maestro. Di l vengono i mali nel popolo cristiano. Muore la fede, sfigurata la religione, confusa la libert, calpestata la giustizia, pullulano gli eretici, insolenti diventano gli scismatici, crudeli e perfidi prevalgono i figli di Agar.

Politica finanziaria della Santa Sede


..Una crisi molto grave per le sue conseguenze ebbe quale punto di partenza la politica finanziaria della Santa Sede. Si trattava di trarre importanti risorse finanziarie dalla Cristianit, o con le tassazioni sulle chiese, o riservando le cariche ecclesiastiche ala Santa Sede, che percepiva delle imposizioni in occasione delle collazioni..Innocenzo IV ( 1243-1254) fu il principale artefice di tale

sistema.. In linea generale si pu affermare che in tutta la Cristianit la fiscalit pontificia divenne per molte anime una causa di scandalo. Monastero di San Benedetto in Polirone. ..Ora non pi astinenze dalla carne, dal vino e dai servi; non pi il lavoro fine a se stesso, mezzo di mortificazione, di raccoglimento e di onesto vivere. Onde sinfiltra presto nellanima de monaci anche il veleno di basse passioni, e il desiderio di quei piaceri mondani che dovevano essere obliati oltre la soglia del chiostro. Resi infine quasi vergognosi della virt e spregiatori dogni studio, se ne vivono nellozio infingardo dal quale non si rimuovono che per darsi a biasimevoli pratiche e a turpi sollazzi.

LERESIA CATARA
Allalba dellanno mille le eresie che erano nate in X secoli di Cristianesimo furono moltissime. Leresia che si diffuse in Europa dallXI al XIV secolo e che ebbe un grande seguito di fedeli, fu quella Catara. Il catarismo fu una eresia che nei suoi molteplici volti, ha tentato di offrire alle nuove masse dellEuropa dopo il Mille, una fede di consolazione esistenziale. Nel Medioevo anche il territorio mantovano fu partecipe dei fenomeni ereticali. Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova, fu una sede vescovile catara ad iniziare dallanno 1180. Questa stta era detta Bagnolense. I fenomeni ereticali non sono atteggiamenti aberranti di sconsiderati o ribelli ma espressione essi pure di una fede vissuta con intensit profonda ed intima.

LE ORIGINI
La religione dei Catari o dei Puri proveniva dallOriente. Erano detti Manichei, ma tutte le eresie dellXI secolo comparse in Europa Occidentale sono state dette manichee; era un modo di dire eretico . Ma quale la definizione di eresia? Uno dei pi grandi maestri della filosofia e teologia scolastica, Pietro Lombardo, morto nel 1160, suggerisce alcuni pensieri che possono essere cos tradotti in contenuti moderni: Eresia una ostinata capacit di pensare e di agire in modo diverso dagli altri normali cittadini. Essa non consiste in testi sacri, ma nel senso che la mente d a quanto legge. E trionfo di una mentalit indipendente, esaltazione di una intellettualit individuale che sa opporsi alla fede comune, alla ideologa dominante, ai valori etici della prassi generale. Eresia, che azione di libera scelta, viene da parole concatenate non nellordine voluto da chi controlla la societ, disordine rispetto allordine costituito. Eresia quindi sovversione, eversione e allora leretico sottoposto dalle autorit alla morte civile, al bando dalla societ, alla privazione di tutti i beni, alla distruzione della propria casa, ad essere bruciato vivo. Il papa si arroga il diritto di essere il guardiano della salute morale pubblica in tutta lEuropa cristiana e si considera Signore che non solo ha il potere di aprire o chiudere le porte del cielo a chiunque, ma ha anche la facolt, almeno in teoria, di destituire imperatori, re, principi nel caso che disubbidiscano, sempre secondo il suo parere, alla legge di Cristo. Ora questa immensa potenza ha paura della libera parola amministrata dai predicatori eretici, della lettura nelle famiglie di testi della Sacra Srittura, tradotti nella lingua parlata del popolo.

IL BOGOMILISMO
La Grande Bulgaria, negli anni tra il 927 e il 969, era governata dallo zar Pietro. Il popolo era grandemente oppresso e ci furono rivolte di contadini. Erano masse affamate, costrette a vivere in condizioni di grande sofferenza. Portavoce di questa protesta fu un prete, Bogomil. Bog in slavo vuol dire Dio e Mil equivale ad amato, perci Amato da Dio. Il prete Cosma scrisse tra il

969 e il 972 un Trattato contro i Bogomili. La loro zona di predicazione fu la Bulgaria Orientale e la Macedonia. Bogomil elabor una nuova dottrina secondo la quale Dio era signore del solo mondo spirituale e invisibile, mentre tutto il mondo materiale, con la sua cattiveria e malvagit, era il dominio di Satana, Principe del Male. Secondo lantico testo bogomilo Le argomentazioni di Giovanni, Satana era stato in principio, un Angelo. Egli stava nelle virt dei cieli e presso il trono del Padre invisibile ordinatore di tutte le cose. Discendeva dai cieli fino allInferno ed ascendeva fino al trono di Dio, invisibile Padre, e custodiva quelle glorie che erano sopra tutti i cieli. E pens di voler porre il suo trono al di sopra delle nubi e di essere simile allAltissimo. Satana corruppe gli Angeli che erano a guardia delle realt materiali, laria, lacqua, la terra e il fuoco. Dio, adirato, lo pun. Gli sottrasse lamministrazione dei cieli. Satana chiese a Dio ed ottenne per sette giorni di fare quello che volesse. Satana mise in ordine il mondo materiale e poi cre luomo. Da ultimo Satana pens di far luomo per averlo suo servo, e prese del limo della terra e fece luomo simile a s ed ordin allAngelo del secondo cielo di entrare nel corpo di fango. Poi prese il fango e fece un altro corpo, in forma di donna ed ordin allAngelo del primo cielo di entrarvi. E gli Angeli piansero molto

vedendosi imprigionati dentro una forma mortale, nella diversit dei loro sessi. Adamo ed Eva imparano latto sessuale per mezzo del Serpente e cos generarono altri uomini figli del Serpente e del Diavolo, perpetuando cos di secolo in secolo, il regno di Satana. Luomo era frutto di un disegno diabolico e non divino. Allora Dio mand in questo mondo diabolico un Angelo, che aveva aspetto umano, Maria. Costei accolse in s il Cristo, dando limpressione di una nascita reale. Cristo sulla terra insegn il suo Battesimo nello Spirito Santo. Quello del Battista era diabolico, perch si serviva dellacqua, elemento materiale. I miracoli erano apparenze e la croce era odiata e disprezzata e non da adorare, perch l, gli Ebrei, avevano ucciso il figlio di Dio. I Bogomili nelle loro case dovevano recitare il Pater Noster quattro volte al d e quattro volte la notte; era lunica preghiera ammessa perch insegnata da Cristo stesso. I fedeli dovevano confessare pubblicamente i loro peccati e veniva loro posto sul capo il Vangelo, mentre i presenti invocavano lo Spirito Santo e recitavano il Pater. I fedeli destinati al sacerdozio venivano addottrinati e sottoposti ad ulteriori prove di vera fede. Poi durante lordinazione, i presenti sputavano sul neofita a simboleggiare il disprezzo per il vecchio uomo e lodio per il demone che ci dimorava. Tutti poi mettevano la mano sul suo capo, attuando cos il Battesimo spirituale. Disprezzavano gli altri cristiani, il cui clero teneva una cattiva condotta. Sul piano sociale erano dei ribelli allordine costituito. Insegnano ai loro aderenti a non sottomettersi alle autorit, oltraggiano i ricchi, odiano gli imperatori, insultano i signori, ritengono che Dio rifiuti coloro che lavorano per limperatore e raccomandano ad ogni servo di non lavorare per il suo padrone. Nel 1199 il Bogomilismo divenne religione di Stato in Serbia, Bosnia e Dalmazia, per scomparire verso la fine del XV secolo, in seguito alla conquista turca. Ci fu allora un passaggio in massa della nobilt bosniaca alla fede musulmana. I Bogomili erano chiamati anche Fundaiti, cio portatori di bisaccia, vagabondi. Questi vagabondi, e anche le loro idee, verso lXI secolo arrivarono in Europa Occidentale, contribuendo in modo determinante alla nascita del Catarismo.

BOGOMILI
Eretici che principiarono verso la fine del sec. XI e nel principio del XII e seguitavano gli errori di un certo medico, il quale copertosi con un abito da monaco girava il mondo per insegnare li suoi errori. Dopo aver fatto questo mestiere per pi di 50 anni fu preso finalmente in Costantinopoli dove limperatore Alessio Comneno il Vecchio lo fece bruciare verso il 1118. Cesario di Heisterbach nel suo quinto libro cap. 2 dice che i Bogomili, discepoli di questo Basilio ammettevano i due principi, tutte laltre bestemmie dei manichei e che bestemmiavano il corpo e il sangue di Nostro Signor Ges Cristo, che dice di sapere benissimo, non gi per averla udita dire ma per aver conversato sovente con loro nella cattedrale di Metz. Avaria Comnena nel suo primo libro racconta che i Bogomili riducevano il mistero dellincarnazione di Cristo ad un fantasma, che insegnavano delle impurit che il rossore non le permetteva di raccontare.....

DIFFUSIONE DEL CATARISMO


IN FRANCIA: ..Queste eresie non hanno un contenuto teologico, ma morale, prendono le mosse non dalla filosofia speculativa, ma dal Vangelo; sono formulate non da teologi o filosofi, ma da laici, di poche lettere o analfabeti ( idiotae et sine litteris ). Leotardo, contadino analfabeta, nellanno 1004, abitante nel villaggio di Vertus, nella Champagne, fu punto da uno sciame dapi quando era nei campi. Fuori di s per il dolore si precipit a casa e prese la moglie a pugni e calci e la scacci; corse in chiesa e spezz limmagine del Cristo e il

crocifisso. Tutti lo consideravano pazzo per il dolore. Invece Leotardo si mise a dire che le api lo avevano illuminato, le api nel medioevo erano il simbolo della sapienza, e che le sue azioni corrispondevano alla norma evangelica. Leotardo fu presto seguito da numerosi seguaci, lieti di seguire il Cristo nello spirito del Vangelo. Ma il vescovo della diocesi lo chiam e il contadino non fu in grado di giustificarsi. Fu dichiarato pazzo e fu abbandonato dai suoi seguaci. Leotardo, trovatosi solo, si gett in un pozzo. Questa la prima apparizione in occidente di una setta eretica. C un improvviso entusiasmo che scatena comportamenti insensati, fa presa sulle anime semplici che cercano un modello vivente a cui ispirarsi. Poi tutto svanisce appena viene contrapposto un esempio convincente, fondato su argomentazioni razionali. Sorsero eresie anche di tipo diverso, ad opera di chierici e nobili. Essi conducevano vita in comune in piccoli gruppi e facevano proselitismo con molta prudenza. Restavano per decenni indisturbati, ma quando venivano scoperti affrontavano la morte con letizia. A Orleans nel 1022 avvenne un processo per crimine di eresia. Furono condannati due preti e undici partigiani al rogo, con laccusa di manicheismo. La regina Costanza, moglie di Roberto di Francia e figlia del conte di Tolosa, Guillaume Taillefer III, confess di essere una credente di quelleresia . IN ITALIA Gerardo di Monforte ( Piemonte ) Nellanno 1028 venne scoperto un gruppo di eretici a Monforte. Larcivescovo di Milano, Ariberto, fece condurre da Monforte, leretico Gerardo, per essere interrogato sui contenuti delleresia in cui tanto credeva : Gerardo : ...Rendo immense grazie a Dio Padre Onnipotente, al Figlio e allo Spirito Santo, perch voi tanto diligentemente procurate dinterrogarmi, e colui che dallinizio vi conobbe nei lombi di Adamo, conceda che per lui viviate e per lui moriate, e che regnando con lui nei secoli dei secoli siate nella gloria. Vi far sapere, qualunque sia lanimo con cui me lo chiediate, la mia vita e la fede dei miei fratelli. Lodiamo soprattutto la verginit; chi, invece, lha persa, pu osservare la castit perpetua, col permesso del nostro superiore. Nessuno di noi ha rapporti intimi con la propria moglie, ma se la tiene amorosamente come madre o sorella. Non ci nutriamo mai di carne; preghiamo senza interruzione e digiuniamo continuamente; i nostri superiori, a turno, pregano sempre, giorno e notte, affinch non passi ora senza orazioni. Abbiamo ogni nostra propriet in comune. Nessuno di noi finisce la vita senza tormenti, onde possiamo sfuggire i tormenti eterni. Crediamo e confessiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Crediamo di poter essere legati o sciolti da coloro che hanno la potest di legare e di sciogliere. Ci atteniamo al Vecchio Testamento e al Nuovo e ai Sacri Canoni, che leggiamo ogni giorno... Tutte queste cose diceva Gerardo, che a tutti i presenti apparivano grandi e terribili... Ariberto: Perch vi sposate se poi non procreate figli? Gerardo: Se tutto il genere umano si congiungesse in modo da non sentire la corruzione, esso si riprodurrebbe senza coito, come le api. Ariberto: A chi spetta lassoluzione dei vostri peccati? Agli apostoli, al vescovo o al sacerdote? Gerardo: Abbiamo un papa, non quello romano, che ogni giorno visita i nostri fratelli dispersi per il mondo, e quando Dio ce lo concede, allora con somma devozione ci donata lassoluzione dei nostri peccati. Ariberto: La vostra vita in che modo finisce nei tormenti?

Gerardo: Se noi moriamo per le torture inflitte da uomini malvagi, siamo felici; se poi talvolta la morte viene secondo natura, chi ci vicino, prima di esalare lanima, in qualche modo ci uccide... Ed il vescovo Ariberto mand moltissimi soldati a Monforte e li cattur tutti, prese anche la contessa di quel castello, che credeva in questa eresia. Condotti a Milano, per molti giorni per mezzo dei suoi sacerdoti, Ariberto si adoper per reintegrarli nella fede cattolica. Si doleva moltissimo, temendo che le genti dItalia fossero contaminate da questa eresia. Fu acceso un rogo straordinario e di fronte agli eretici fu alzata la croce del Signore. Ariberto fece questa legge: che fossero salvi tutti quegli eretici che, deposta ogni perfidia, avessero adorato la croce e confessata la fede che professa tutto il mondo, altrimenti fossero bruciati vivi dalle fiamme. E ci fu fatto. Alcuni eretici venuti alla croce del Signore e confessata la fede cattolica, furono salvati; e gli altri, con le mani messe davanti al volto, si gettarono nelle fiamme e miseramente morirono ridotti in misere ceneri.

IN GERMANIA Colonia, anno 1143. Nellanno 1143, Evervino di Steinfeld, premonstratense, scrive a Bernardo di Chiaravalle per informarlo di fatti eccezionali accaduti nella citt di Colonia e gli chiede consiglio su come comportarsi nei riguardi degli eretici scoperti. Questa la loro eresia. Essi dicono che la chiesa soltanto presso loro, al punto che essi seguono con coerenza le orme del Cristo e rimangono i veri imitatori della vita apostolica, perch non cercano le cose che sono del mondo, non possedendo case, ne campi, n propriet: cos come Cristo non fu padrone di niente, neanche ai suoi discepoli concesso di averne. Voi invece - ci dicono - aggiungete casa a casa e campo a campo e cercate le cose che sono di questo mondo, cos che anche coloro che sono ritenuti tra voi i pi perfetti, come i monaci e i canonici regolari, bench non posseggano queste cose in proprio ma in comune, tuttavia possiedono tutte queste cose. Di se stessi dicono noi poveri del Cristo, senza una sede stabile, fuggenti di citt in citt, come agnelli in mezzo ai lupi, sopportiamo la persecuzione come gli apostoli e i martiri: conducendo una vita santa e durissima nel digiuno e nella astinenza, perseverando giorno e notte in preghiera e lavori, e da questi ricerchiamo unicamente il necessario per vivere. Noi sopportiamo ci poich non siamo del mondo: voi invece che amate il mondo, avete pace con il mondo, perch siete del mondo. Pseudo apostoli, adulteratori della parola di Cristo, che hanno ricercato i propri interessi, hanno fatto uscire dalla retta via voi e i vostri padri. Noi e i nostri padri, generati apostoli, siamo rimasti nella grazia del Cristo e vi resteremo fino alla fine dei secoli. Per fare una distinzione tra noi e voi, il Cristo disse: Dai loro frutti li riconoscerete. I nostri frutti consistono nel seguire le vestigia del Cristo. Nei loro cibi vietano ogni genere di latte... e di tutto ci che generato dal coito... Non si curano del nostro battesimo, condannano le nozze... Negano che sullaltare ci sia il corpo di Cristo, non hanno fede nel battesimo dei bambini... non confidano nei suffragi dei santi: aggiungono che i digiuni e le altre penitenze che sono fatte in remissione dei peccati non siano necessarie ai giusti e neanche ai peccatori perch in qualunque momento il peccatore si pentir, gli saranno rimessi tutti i peccati... Non credono nel purgatorio dopo la morte... E pure disprezzano le preghiere dei fedeli o i sacrifici per i defunti. Conoscerai anche, o mio signore, che quelli che sono tornati alla chiesa, ci dissero che gli eretici sono una grandissima moltitudine sparsa in quasi ogni parte della terra e che tra loro vi sono parecchi dei nostri chierici e monaci... Sta bene in Dio.

Colonia, anno 1163. Nellanno 1163 gli eretici furono condotti fuori della citt di Colonia e posti insieme sul rogo, accanto al cimitero degli ebrei... vi era tra loro una fanciulla, bella di aspetto, ma eretica, sottratta al rogo grazie allintercessione di alcuni uomini i quali promisero che o sarebbe stata riconsegnata al marito, oppure, se questa eventualit fosse sembrata pi opportuna, sarebbe stata collocata in un monastero. Ella si disse daccordo, ma solo a parole: infatti, ...sfugg dalle loro mani e coperto il volto con la veste, si gett nelle fiamme. I CATARI La parola cataro appare per la prima volta tra il 1152 e il 1156 nei Sermones contra Catharos ( Sermoni contro i Catari ) di Ecberto di Schonau. Egli dice : Cathari, id est puri ( I Catari, cio i Puri ). Alano di Lilla d una etimologa denigratoria : Catharus da Catus, gatto, perch nei loro riti segreti baciano il sedere di un gatto. I Catari invece erano soliti chiamarsi Christiani o Boni Christiani o anche Buoni Uomini. Due scritti eresiologici del XIII secolo ci parlano delle origini del movimento cataro in Italia, lAnonimo De heresi Catharorum ( Sulleresia dei Catari), scritto verso il 1210 e il Tractatus de hereticis ( Trattato sugli eretici) di Anselmo dAlessandria, scritto verso il 1270. Anselmo dice che alcuni Francesi giunti a Costantinopoli per conquistarla, verso il 1147, al tempo della seconda crociata, si sarebbero convertiti ad una eresia, formando una comunit con a capo un vescovo dei Latini. Era un ramo del Bogomilismo importato a Costantinopoli dellordine di Bulgaria. I Francesi tornati a casa, si misero a predicare e a moltiplicarsi; fu nominato il vescovo di Francia e, poich erano stati convertiti a Costantinopoli dai Bulgari, in tutta la Francia gli eretici furono detti Bulgari. I Catari hanno avuto origine in Bulgaria, che prima si chiamava Mesia. Pertanto Bulgari o Burgari e in gallico Boulgres, sordido e disonesto nome che ancora persevera in Francia. Leresia si diffuse tra gli Occitani. Furono creati quattro vescovi, di Carcassonne, di Albi, di Tolosa e di Agen. I L DOGMA I Catari erano dualisti. Sostenevano che il Dio buono non onnipotente, il Male conduce una grande guerra per contendergli la vittoria. Il mondo materiale non stato creato da Dio, interamente opera di Satana. Il mondo diabolico, manifestazione del Male. Luomo era considerato pure lui di origine diabolica, in quanto creatura di carne. Il Diavolo era per incapace di creare la vita. Chiese a Dio di aiutarlo e di infondere unanima nel corpo umano fatto di creta. Dio, per bont, immise una particella di Spirito nel corpo umano. Con vari inganni Satana riusc a tenerla prigioniera. Adamo ed Eva furono spinti dal Demonio a quellunione carnale che avrebbe sancito la loro immersione nella materia. Lo Spirito soffiato da Dio nel corpo, con la procreazione, si moltiplica e si suddivide allinfinito. Il mondo materiale, per i Catari, il livello pi basso della realt, pi irrimediabilmente lontano da Dio. Il Demonio il Dio dellAntico Testamento, Sabaoth, rozzo imitatore del Dio Buono, incapace di creare ma grande seduttore di anime, che porta prigioniere sulla Terra. Le introduce nella Materia che loro estranea, e vivono in unimmensa sofferenza perch separate dal Dio Buono col quale vivevano in beatitudine e a cui anelano di ritornare. Cerano delle stte catare che credevano nella trasmigrazione di queste anime da un corpo allaltro, in continue successioni di nascite e di morte. Ci si ricollegava alla dottrina induista del Karma o reincarnazione. Altre stte credevano che ogni nuova nascita facesse scendere dal cielo uno di quegli Angeli sedotti da Sabaoth, per entrare nel carcere del corpo; di qui lorrore dei Catari per la procreazione. Ammettevano la ricompensa postuma per chi avesse condotto una vita onesta. Costui si sarebbe reincarnato in un corpo pi favorevole al suo progresso spirituale. Chi trascorreva la sua vita nel crimine, si sarebbe reincarnato in un animale. Nessuna anima comunque avrebbe potuto ritornare al Dio Buono senza la discesa sulla Terra del Messia. Il Dio Buono gioia e purezza. Egli

sa che delle anime celesti si sono separate da lui e vorrebbe ricondurle in cielo. Ma Dio non pu avere nessun contatto con la Materia creata dal Principe del Male. A Dio serviva un Messia, un Mediatore, ed invi Ges, che secondo i Catari, fu il pi perfetto degli Angeli o il secondo figlio, essendo Satana il primo. Ges scese nel mondo impuro della Materia, per piet, verso quelle anime cui doveva insegnare il cammino del ritorno in cielo. Ma Ges non aveva corpo, ma solo lapparenza, non si incarn ma si vel, egli fu una visione. I nemici di Dio credettero che Ges avesse sofferto e fosse morto sulla croce, ma il suo corpo non era fatto di materia e dunque non poteva soffrire n morire n risuscitare. Aveva insegnato agli Apostoli la via della salvezza ed era risalito in cielo. La Chiesa che aveva lasciato in Terra possedeva lo Spirito Santo consolatore delle anime esiliate. Ma il Demonio era riuscito a distruggere e sostituire la chiesa di Cristo con unaltra falsa chiesa che aveva preso il nome di cristiana. La autentica chiesa cristiana , quella che possedeva lo Spirito Santo, era quella catara. La chiesa di Roma era la Bestia, la prostituta di Babilonia e chiunque le obbedisse non era salvo. La chiesa di Satana faceva credere agli uomini che dei gesti meccanici potessero condurre alla salvezza. Lacqua del battesimo e il pane dellostia fatti di materia impura non potevano possedere lo Spirito Santo. La Croce non poteva essere venerata ma anzi odiata, perch strumento di umiliazione del Cristo. Inoltre la Chiesa cattolica considerava sacre le immagini e le reliquie, frammenti dossa in decomposizione o pezzi di legno o di stoffa che abili truffatori facevano passare per resti di corpi di santi uomini. Chi si inchinava di fronte a tali oggetti per adorarli, diventava un idolatra. La Vergine non fu la madre di Ges perch non avendo mai avuto un corpo non poteva nascere; ella fu un Angelo che aveva assunto le fattezze di una donna. La Vergine era un simbolo e cio la Chiesa che accoglie la parola di Dio. Il dualismo cataro aveva due modi di interpretare la creazione del mondo e il peccato originale : cera un dualismo assoluto e un dualismo mitigato. DUALISMO ASSOLUTO: il Dio buono ha creato solo esseri spirituali, invisibili e puri, mentre il Dio malvagio ha creato la materia e il mondo visibile, causa del male fisico e morale. Il Dio malvagio si introdotto nel mondo celeste e ha sedotto queste anime e le ha portate con s sulla terra. Per trattenerle si stabilito nei corpi e le ha incatenate alla sensualit. Il Dio buono ha acconsentito a ci, alla carcerazione, perch le anime colpevoli fossero punite del loro errore. La terra dunque un luogo di penitenza. Le anime, in virt della loro originale natura, devono tornare al cielo, ma esse si attardano nei loro peccati e anche nel periodo di purificazione che devono subire. E per abbreviare questo periodo che il Dio buono invi sulla terra suo figlio Ges, la sua creatura pi perfetta. La forma corporea sotto la quale apparve agli uomini non fu reale, perch lui non voleva aver nulla in comune con lopera del principe malvagio. Anche gli atti compiuti non furono che apparenze, solo la rappresentazione simbolica della realt. Per ottenere la liberazione dell anima occorreva affiliarsi alla chiesa dei Catari cio dei puri o purificatori. Alla morte le anime non purificate entravano in altri corpi e continuavano questa migrazione prolungata fino a che non fossero entrate nella comunione dei puri. Era un dualismo radicale che non ammetteva nessun incontro tra il Dio del Bene e il Dio del Male. DUALISMO MITIGATO: riportava la totalit degli esseri a un solo Dio loro creatore unico, spiegava in maniera mitologica la coesistenza del Bene e del Male. Originariamente Dio aveva due figli, Satanael e Ges; il primo, che era il primogenito, era stato investito del governo del cielo e del potere creatore. Lorgoglio lo rovin, aspirava a detronizzare il padre e associ altri Spiriti alla rivolta. Satanael fu cacciato dal cielo, egli cre luomo e la donna, la sedusse e divent padre di Caino e Abele. Dio, per piet, aveva dato unanima alla creatura umana e non permise che il potere di Satanael restasse illimitato. Gli tolse la facolt creatrice ma gli lasci il governo della Terra, con la speranza che gli uomini, grazie al principio divino costitutivo delle loro anime, sarebbero sfuggite al potere satanico. E poich ci tardava troppo, invi il suo secondo figlio, Ges, sotto lapparenza dun corpo umano. E sotto questa forma che risuscit subito la persona di Maria, dopo essere penetrato nel suo orecchio sotto forma di un raggio di luce, fatto tollerato dalla Chiesa romana e

frequente nelle antiche pitture, in quanto la luce rappresentava la Concezione. Comp la sua opera redentrice trionfando su Satanael, che perse il governo del mondo, ma conserv il potere di nuocere. Secondo questo sistema, si ammette che c sempre qualche relazione tra Satanael e Dio; questo punto di vista mitigato si apriva alla speranza del ritorno di tutti gli esseri spirituali, di Satanael stesso, nel vasto seno del padre di tutti. I due sistemi rifiutavano lAntico Testamento, che cosideravano dettato dal genio del Male, Jehovah non era che una finzione di questo Dio malvagio, e la legge ebraica era il mezzo fallace di eternare il suo potere. Credevano di trovare nei profeti e nei salmi delle ispirazioni del Dio di bont che voleva preparare la redenzione. Riconoscevano lautorit del Nuovo Testamento, ma il libro preferito il quarto Vangelo. Onoravano un vangelo apocrifo attribuito allapostolo Giovanni e che doveva essere venuto dallOriente, come pure una Apocalisse, anchessa orientale, intitolata Visione dIsaia. Il peccato consisteva prima di tutto nellamore delle creature materiali; la creazione visibile era opera del principe del male. Dunque tutta inclinazione sensuale, tutta bramosia di beni materiali; era condannato il possesso della ricchezza, la menzogna interessata, a meno che non si trattasse di sfuggire alla persecuzione, ingannando il grande ingannatore infernale, la guerra; era proibita luccisione degli animali eccetto i rettili, il consumo di latte e carne erano interdetti. Gli animali erano o potevano essere delle persone un tempo umane che non avevano finito la loro metempsicosi; era lecito nutrirsi di pesce. Tutti gli esseri nati da copulazione carnale avevano una origine impura. Anche il matrimonio era considerato illecito. Serviva solo ad aumentare il numero degli schiavi di Satana. La santit catara era possibile solo col celibato e si vedevano degli sposi separarsi di comune accordo per votarsi interamente alla purificazione delle loro anime. GLI ORDINI CATARI Presso i Catari quattro erano gli Ordini o gradi. Il primo si chiamava Vescovo, il secondo Figlio maggiore, il terzo Figlio minore, il quarto Diacono e poi cerano i credenti. Si sostituivano in caso di morte o assenza. Alla morte del vescovo, il figlio minore ordinava vescovo il figlio maggiore il quale ordinava il figlio minore in maggiore. Importante era limposizione delle mani che dava linvestitura o il consolamentum ai moribondi; con questo atto il vescovo conferiva la grazia e infondeva lo Spirito Santo, che per perdeva se avesse peccato con una donna. Questaccusa fu usata spesso dai rappresentanti ufficiali delle diverse dottrine catare per annullare lautorit spirituale di un vescovo. FESTIVITA CATARE I Catari non avevano nessuna festivit. Anselmo dAlessandria dice che i Bagnolesi non riconoscevano alcuna domenica n celebravano ricorrenze di nessun santo. Durante lanno avevano tre quaresime: dalla festa di San Brizio, 13 novembre, fino a Natale; dalla prima domenica di quadragesima fino alla Pasqua; dalla festa di Pentecoste fino alla ricorrenza degli Apostoli Pietro e Paolo, questultima detta settimana santa. CERIMONIA DEL CONSOLAMENTUM E battesimo, cresima, sacerdozio ed estrema unzione. Il fedele doveva fare un lungo periodo di iniziazione. Restava uno o due anni in una casa di Perfetti e doveva dare prova della vocazione. Se giudicato degno, veniva presentato alla comunit. Si preparava alla consacrazione con digiuni, veglie e tante preghiere. Il giorno della cerimonia veniva introdotto nella sala comune. Poteva essere una casa privata ; in citt cerano molte case consacrate al culto, allinsegnamento e alla cura dei malati, perch i Perfetti lasciavano tutto alla chiesa. Le pareti erano dipinte a calce, spoglie, qualche banco, un tavolo con tovaglia bianca e sopra il Vangelo. Su un altro tavolo, una brocca e una bacinella per la lavanda delle mani. Molti i ceri accesi, perch rappresentavano le fiamme dello Spirito Santo, disceso sugli Apostoli nella Pentecoste. Il fedele era condotto ai ministri del culto, vestito con una lunga tonaca nera, simbolo del distacco dal mondo. Il Perfetto e due assistenti si

lavavano le mani per poter toccare il testo sacro. Iniziava la cerimonia. Lofficiante spiegava al neofita i doni della religione e gli obblighi ai quali si sottometteva. Poi recitava il Pater commentandone ogni frase, e si ripeteva insieme, Padre Santo, Dio giusto dei buoni spiriti, tu che mai ti inganni, n menti o dubiti, nel timore di provare la morte nel mondo del dio straniero, poich noi non siamo del mondo n il mondo nostro, donaci di conoscere quel che tu conosci e di amare quel che tu ami... futuro Perfetto doveva abiurare la fede cattolica, e prosternandosi tre volte chiedeva di essere accolto nella nuova chiesa. Doveva darsi a Dio e al Vangelo. Prometteva di non mangiare carne, uova e altri alimenti di origine animale, di astenersi da ogni commercio carnale, di non mentire n giurare, di non rinunciare alla fede per paura della morte. Confessava pubblicamente i suoi peccati e ne chiedeva perdono. Ricevuta lassoluzione, rinnovava limpegno ed era pronto a ricevere lo Spirito. Il Perfetto poneva sul capo il Vangelo e insieme ai suoi assistenti imponeva le mani su di lui pregando Dio di inviargli lo Spirito Santo. In quel momento il neofita si trasformava in una creatura nuova, egli nasceva allo Spirito. I presenti recitavano il Pater noster ad alta voce, lofficiante leggeva i primi 17 versetti del Vangelo di Giovanni : In pricipio era il Verbo..., poi recitava ancora il Pater. Il nuovo eletto riceveva il bacio della pace dallofficiante e poi dai suoi assistenti. Egli a sua volta dava il bacio al pi vicino dei fedeli che assistevano alla cerimonia e questo bacio si trasmetteva tra tutti i presenti, se era una donna, lofficiante toccava una spalla della nuova Perfetta con il Vangelo e il gomito con il gomito. Dora in avanti il nuovoconsolato avrebbe portato labito nero dei fratelli che non avrebbe pi dismesso. Poi con le persecuzioni, gli uomini tenevano intorno al collo un cordone, le donne lo tenevano alla cintola, sotto gli abiti. Petrus Vallecernensis nella sua Historia Albigensium ( Storia degli Albigesi) ci tramanda il rito dei Catari di Gallia. Cos lo descrive. Nella cerimonia sacrilega il vescovo diceva: Amico, se vuoi essere dei nostri, necessario che tu rinunci a tutta la fede che tieni nella chiesa di Roma. Rispondeva : Rinuncio. Dunque ricevi lo Spirito Santo dai buoni uomini. Allora gli soffiava sette volte in bocca, poi gli diceva: Rinunci alla Croce che il sacerdote ti fece sul petto, nel battesimo, sulle spalle, sulla testa con lolio?. Rispondeva: Rinuncio. Credi che quellacqua sia stata necessaria alla tua salvezza?. Non credo!. Rinunci allora a quello che il sacerdote ti ha dato con il Battesimo?. Rispondeva: Rinuncio. Allora tutti imponevano le mani, lo abbracciavano, gli mettevano addosso una veste nera e da quel momento era uno di loro. Il nuovo consolato lasciava tutti i suoi beni alla comunit e si dava alla vita errante, alla preghiera, alla predicazione, alle opere di carit. Il vescovo locale assegnava al nuovo Perfetto un compagno, scelto tra gli altri Perfetti, il socius o socia se donna. Vestiti di nero, coi capelli lunghi, con la carnagione pallida, pieni di austerit dei costumi, andavano nel mondo pronti a morire con gioia per la loro fede, e si guadagnarono una diffusa fama di bont. COMPOSIZIONE SOCIALE DEGLI AMBIENTI CATARI Tra i credenti e i perfetti non si trova nessun contadino. Tra i lavoratori della citt si trovano sarti, fabbri, conciatori, fabbricanti di borse, mugnai, tavernieri, osti, conciatori, pellicciai, carrettieri, venditori ambulanti. Sono in genere artigiani che hanno una bottega, pochi i lavoratori salariati. Numerosi sono i Catari che appartengono allalta borghesia cittadina: propietari di beni immobili in campagna, di terreni e immobili in citt, mercanti, imprenditori e banchieri. Molte erano le accuse agli Inquisitori di perseguire gli eretici al fine di confiscarne i beni, di cui 2/3 andavano alla Chiesa e 1/3 al Comune. Spesso le case e i castelli dove si rifugiavano i Catari appartenevano ai patrizi e al ceto gentilizio feudale della citt. IL PERFETTO ..Andavano i Perfetti per villaggi e campagne nelle citt e nei mercati fra accattoni, mercanti, operai e contadini, si insinuavano nelle case, senza che da nessun segno esteriore trasparisse esser essi agnelli e colombe nellaspetto, nel tono della voce, nelle parole, ma volpi nel cuore a detta dei cattolici. Attaccavano discorso con uomini semplici e con donne; e dapprima parlavano loro di Dio,

delle virt, della vita e della salvazione dellanima; poi si indugiavano molto sui vizi del clero, sulle loro ricchezze, sul giogo che facevan pesare sul popolo. Toccavano di qualche parte del culto che ingenerava abusi, come la venerazione delle immagini, o che ripugnava al senso comune, come la transustanziazione. Infine entravan di proposito nella parte metafisica e teologica della religione, demolendo i dogmi cattolici e insinuando credenze proprie; dimostrando che la loro chiesa era la vera, non quella di Roma. Se un cataro parlava con un povero diavolo maledicente la sua povert, cominciava a compassionarlo e incolpava poi i cristiani ricchi, i prelati, i chierici che avrebbero dovuto seguir vita apostolica e sollevare gli umili, perch nessuno fosse nella miseria, come nessuno vi era nella chiesa primitiva.....Aggiungeva che i prelati e i chierici erano fuori della fede e perseguitavano i giusti, come i sacerdoti giudei, gli Apostoli. Il cataro rilevava la corruttela ecclesiatica, il ricordo di una chiesa migliore, la scostumatezza dei chierici, lopulenza del clero, la negazione della chiesa cattolica e dei dogmi. I Catari trascinavano cos verso la loro dottrina quanti gi fermentavano di mali umori contro i chierici, e si mettevano senza condizioni dalla parte del bene ultramondano cercando di allontanarsi il pi possibile dalle cose terrene. Efficace fu lesempio fornito dalla condotta di vita ascetica praticata dai suoi perfetti e grazie alla quale venivano guadagnati sempre nuovi seguaci. Il Perfetto era lanima vivente della Chiesa catara. Erano puri di costumi e obbligarono la Chiesa cattolica a combatterli con le loro stesse armi, a predicare a piedi nudi e a vivere di elemosine. Il popolo li soprannominava Buoni uomini, si trattava proprio di uomini buoni. Andavano a due a due a visitare castelli e villaggi in umilt ed austerit e suscitavano ovunque venerazione. Erano ascoltati per la dolcezza e seriet dei loro discorsi, pregavano e parlavano sempre di Dio. Il prete Cosma, nel suo Trattato, dice : Non alzano mai la voce, non dicono mai cose sconvenienti, aprono la bocca solo per pronunciare parole pie e sempre pregano pubblicamente... I Perfetti erano stimati per le loro opere di carit. Vivevano in povert, ma usavano le elemosine dei fedeli per darle ai bisognosi. E il popolo che ama la bont e la compassione sincera, correva da loro che con lesempio conquistavano i cuori. Osservavano tre Quaresime allanno, durante le quali digiunavano tre giorni la settimana a pane e acqua, erano emaciati, pallidi, segnati dalle privazioni. MODALITA DI DIFFUSIONE DEL CATARISMO Raniero Sacconi, che fu per diciassette anni vescovo cataro e poi abiur, cos descrive la modalit di diffusione del catarismo tra la gente ad opera degli eretici: Gli eretici accortamente si studiano come potersi introdurre nella familiarit dei nobili e gran signori, e il tentano i (Continuo da I Catari) NASCITA DELLINQUISIZIONE Il papa Lucio III ( Ubaldo Allucingoli, 6 settembre 1181- 25 settembre 1185) nel Concilio di Verona dellanno 1184, presente limperatore Federico Barbarossa, condann gli eretici, che erano molto numerosi nel veronese e, in generale, nellItalia del Nord. In questo Concilio si stabilirono le prime linee della inquisizione sulla eretica pravit. Decret che qualsiasi persona si esprimesse o anche pensasse in modo contrario alla dottrina cattolica, sarebbe stata scomunicata dalla Chiesa e debitamente punita dalle autorit secolari. I vescovi avevano ordine di cercare, dal latino inquirere, gli eretici. Fu linizio di quella che venne chiamata Inquisizione episcopale, cio posta sotto lautorit dei vescovi cattolici. Ma i vescovi non erano troppo zelanti nello scoprire i dissidenti. Quindi successivamente diversi papi inviarono legati pontifici che, con laiuto di monaci cistercensi, furono autorizzati ad effettuare proprie indagini nellambito delleresia. Cos per qualche tempo ci furono due Inquisizioni parallele, dette Inquisizione episcopale ( del Vescovo) e Inquisizione dei legati ( ambasciatori del Papa), questultima pi severa della prima. Per papa Innocenzo III non fu sufficiente neppure questa Inquisizione pi rigorosa. Nel 1209 indisse una crociata contro gli eretici della Francia meridionale. Si trattava dei Catari e dato che erano

particolarmente numerosi nella citt di Albi, la crociata fu detta degli Albigesi. La guerra santa contro gli Albigesi fin nel 1229. Le cronache parlano di distruzioni, massacri, roghi e pi di cinquecentomila morti. Una delle pi fiorenti civilt dellOccidente cristiano fu completamente distrutta. Le armate del Nord della Francia, sotto la guida del re Luigi IX, conquistarono le fiorenti e ricche campagne del Sud ed estesero fino al Mediterraneo il regno di Francia. Il papa Gregorio IX (Ugolino Conti, 21 marzo 1227- 22 agosto 1241) dette nuovo impulso allInquisizione. Stabil che in ogni parrocchia ci fossero degli inquisitori permanenti, incluso un sacerdote. Nel 1231 emise una legge in virt della quale gli eretici impenitenti sarebbero stati condannati al rogo e i penitenti al carcere perpetuo. Nel 1233, Gregorio IX, esoner i vescovi dalla responsabilit di cercare gli eretici. Il papa istitu linquisizione monastica. E nel 1233 che nasce lInquisizione domenicana, che ebbe la sua sede principale a Bologna. Gli Inquisitori quindi erano scelti tra i nuovi Ordini monastici dei Domenicani e dei Francescani. Infatti, dopo la guerra contro gli Albigesi, il papa Innocenzo III e San Domenico, erano consapevoli che, nonostante le stragi degli eretici albigesi, ne sarebbero rimasti sempre un gran numero e che probabilmente sarebbero nate nuove eresie. Pertanto doveva esserci un tribunale formato da gente unicamente dedita alla ricerca degli eretici e che dovevano avere il solo fine di procurare loro la punizione. Bisognava che fossero alle dirette dipendenze della Curia romana, soprattutto gente che ben conoscesse la legge e che facesse solo il mestiere di inquisitore. Dovevano perquisire gli eretici, non dovevano avere nessuna parentela o relazione o legame con nessuno al fine di non avere alcun riguardo per nessuno. Dovevano essere duri, spietati, inflessibili, senza compassione e piet perch bisognava istituire un tribunale cos rigoroso e severo come mai si era sentito parlare. Dovevano essere zelanti per la religione e interessati enormemente alla rovina degli eretici. Secondo Innocenzo III i vescovi e i loro ufficiali non erano molto solleciti contro gli eretici. Ecco perch si rivolse allordine di San Domenico e di San Francesco, da poco istituiti, per queste qualit: avevano per la Curia romana un sommo rispetto, erano amanti della solitudine e vivevano ritirati dal mondo. La povert dei loro abiti, dei loro monasteri, soprattutto la mendicit e la umiliazione pubblica alla quale erano obbligati, la rinuncia generale che facevano alla loro famiglia, lausterit della Regola, listruzione nella Scolastica e nella conoscenza del nuovo Diritto Canonico, dava loro la competenza per assumere la carica di Inquisitore. Avevano in pi un interesse particolare alla rovina degli eretici, predicavano senza posa contro di loro, non risparmiavano nulla per screditarli nella considerazione della gente. Allinizio gli inquisitori lavorarono per convertire gli eretici, attraverso la predicazione e linsegnamento, a esortare i Principi e i Magistrati a punire con il supplizio coloro che si ostinavano nel loro errore, a informarsi del numero e della qualit degli eretici, dello zelo dei Principi e dei Magistrati cattolici nel perseguirli, della cura e diligenza dei vescovi, e dei loro ufficiali a fare le perquisizioni. Essi inviavano queste informazioni a Roma direttamente al giudizio del Papa. E da queste informazioni, da queste ricerche che il nome di inquisitore ha preso la sua origine. Poi si aument la loro autorit accordando il potere di dare lindulgenza, di bandire e comandare delle crociate, di infervorare il popolo e i Principi per condurli allestirpazione degli eretici. Si ag in questo modo per circa 50 anni, fin verso il 1250. Nel 1244 Federico II aument di molto la loro autorit con quattro Editti emanati a Pavia. Teneva direttamente sotto la sua protezione gli inquisitori, attribuiva agli ecclesiastici la conoscenza del crimine deresia, lasciando ai giudici secolari lincarico di fare il processo agli eretici, dopo che erano stati giudicati eretici dagli ecclesiastici. Ordinavano la pena del fuoco per gli eretici ostinati e la prigione a vita per quelli che si pentivano. Le leggi di Federico II ( Roma 1220, Catania 1224, Cremona 1232) cos favorevoli agli inquisitori e cos contraria agli eretici, fu di pochissimo effeto per parecchi anni. Innocenzo III fu tutore di Federico II, poi Onorio III, poi Gregorio IX che lo scomunic e fece sollevare contro di lui tutta la Lombardia e una parte della Germania e band una crociata come si sarebbe potuto fare contro un Principe infedele o eretico. Ma Federico vinse i suoi nemici. Gregorio IX mor, Celestino IV visse cos poco che non ebbe tempo di riprendere la contesa. Il soglio di Pietro rest vacante per due anni, poi fu eletto il cardinale Sinibaldo col nome di Innocenzo IV. La lotta riprese, nessuno dei due, Papato e Impero,

erano disponibili a cedere una parte della loro autorit. Il papa si ritir, pressato dalla potenza di Federico II, a Lione, e convoc un Concilio per trattare la scomunica e la deposizione dellimperatore. Federico cerc laccordo, avrebbe fatto la promessa crociata in Terrasanta, ma fu scomunicato lo stesso. Una parte della Germania si sollev, con a capo Enrico Landgravio di Turingia. Ma Corrado, figlio di Federico II, lo sconfisse e uccise. Il successore Guglielmo dOlanda fu incessantemente combattuto da Corrado, ma la morte di Federico II, nel 1250, fece abbandonare a Corrado la Germania, per tornare nel regno di Napoli e di Sicilia. Alla sua morte segu un interregno di circa 20 anni. Seguirono delle sanguinose guerre civili. Intanto che il papa e limperatore si facevano la guerra, gli eretici ne approfittarono. I progressi che fecero in poco tempo, sorpresero il papa Innocenzo IV, che era il pi interessato di tutti al problema. Istitu allora, riprendendo il disegno dellinquisizione, un tribunale perpetuo e indipendente, per combattere unicamente il crimine deresia. Durante linterregno il papa pretese tutti i diritti che aveva limperatore, la cui mancanza lo metteva in grado di agire in Lombardia, era larbitro assoluto di tutti gli affari dItalia. Innocenzo IV era molto abile e approfitt di una simile situazione. I domenicani e i francescani si rivelarono servizievoli, coraggiosi. Ma i vescovi si opposero allinquisizione perch la cattura degli eretici apparteneva loro di diritto, solamente loro erano i giudici degli eretici, non potevano esserlo dei monaci di fresca nascita, che non possedevano la loro autorit n i mezzi di farla valere; facevano presente che era stato loro fatto torto quando i monaci erano stati sottratti alla loro giurisdizione, alla quale tutti i Canoni della Chiesa li sottometteva, senza renderli giudici del loro gregge, inoltre non avevano intenzione di consentire listituzione di questo tipo di tribunale, ricordando che il rispetto per la Santa Sede era grande ma non inferiore al rispetto che spettava anche al vescovo, dato che il principale interesse del papa doveva consistere nella stretta unione con gli altri vescovi. Laltro ostacolo era che linquisizione, cos come era stata progettata, si scontrava con lautorit dei giudici laici, incaricati di fare il processo agli eretici, autorit che era stata loro confermata dalle ultime Ordinanze di Federico II. Limperatore aveva aumentato il potere degli inquisitori, ma aveva ordinato che i Magistrati procedessero alla condanna e allesecuzione degli eretici, sulla base del rapporto degli inquisitori. I Principi dovevano mantenere ai loro Magistrati lautorit conferita loro dallimperatore e non potevano accettare che lautorit sovrana di dare la vita o la morte passasse agli inquisitori. Il Papa trov due espedienti. I vescovi saranno giudici degli eretici congiuntamente con gli inquisitori, e il processo sarebbe stato nullo senza la loro partecipazione; i vescovi potevano assistere al giudizio tutte le volte che lo avessero voluto, ma lautorit sarebbe stata tutta nelle mani degli inquisitori. I vescovi si contentassero del nome di giudici. In seguito i vescovi abbandonarono la giurisdizione agli inquisitori cos che poterono agire in tutta libert, con dipendenza assoluta dalla Curia di Roma. I Principi e i Magistrati da cui dipendevano non si opposero al papa, che era il padrone assoluto dellItalia. Si lasci ai Magistrati il diritto di scegliere gli Ufficiali subalterni degli inquisitori, che dovevano servirsi soltanto di loro, potevano dare un giudice aggiunto agli inquisitori, quando andavano a fare visita nei luoghi della giurisdizione dei Magistrati, e potevano attribuire alle finanze pubbliche un terzo delle confische dei condannati. Altra difficolt era di trovare i mezzi per sopperire alle spese degli inquisitori e degli Ufficiali subalterni, alla guardia della prigione, agli alimenti dei prigionieri, allesecuzione delle sentenze e a tutto ci che era necessario allonore dellinquisizione, per servire ai fini che si erano proposti e ai risultati che si intendeva raggiungere. Le comunit dovevano sopperire agli inquisitori e pagare a costoro tutte le spese, in cambio si sarebbe loro lasciata una parte delle ammende e delle confische. I Domenicani furono inviati nelle province per applicare i nuovi statuti e per dare lincarico agli inquisitori nella Lombardia, in Romagna e nella Marca di Ancona. Gli statuti furono accolti passivamente. Il papa approfitt di questa congiuntura e indirizz una bolla ai Magistrati, ai Rettori e alle Comunit delle citt dove linquisizione era stata istituita. La Bolla si componeva di 31 Capitoli che erano dei regolamenti per

il funzionamento dellinquisizione. Il papa ci aggiungeva due ordini: Senza alcun indugio i Regolamenti sarebbero stati registrati in tutte le cancellerie pubbliche, per essere osservati, ci potevano essere delle opposizioni, ma solo il papa ne avrebbe giudicato la validit; inoltre dava il potere agli inquisitori dinterdire i luoghi e di scomunicare le persone che si rifiutavano di conformarsi a questi Regolamenti. Il papa aveva molta autorit ma solamente in quelle tre province, perch non avevano un sovrano allinfuori di lui, o che essendo dei feudi dellimpero, linterregno gli faceva prendere il posto del feudatario e le citt di quelle province erano indipendenti le une dalle altre e si governavano con leggi particolari ed erano talmente deboli da non poter resistere alla potenza del papa dallora. Il papa successore Alessandro IV ( 1259) sette anni dopo, fu obbligato a rivedere la Bolla. Sei anni dopo Clemente IV anchegli dovette rinnovare ( 1265). Le opposizioni erano fondate sulla eccessiva severit degli inquisitori che era insopportabile Le lagnanze erano accompagnate da una dichiarazione precisa delle citt e delle comunit di non voler pi pagare le spese per il mantenimento dellinquisizione, dei suoi Ufficiali e per altre spese senza le quali questo tribunale non poteva essere mantenuto. Erano proteste fondate sullimpotenza di fornire parecchie contribuzioni e si aggiungevano a ci le spese che le Comunit erano state obbligate a sostenere per le lotte della Santa Sede contro gli imperatori. Queste guerre avevano esaurito il tesoro pubblico e per mantenere i nuovi venuti erano necessarie nuove tasse, e cera il rischio di far rivoltare le genti contro gli inquisitori, o forse anche contro i loro Magistrati. I papi intervennero dichiarando che in avvenire i luoghi dove linquisizione sarebbe stata ricevuta, non avrebbero pi dovuto sopperire al sostentamento e le esazioni degli inquisitori sarebbero cessate. Fu dato ai vescovi un po pi di potere nelle procedure dellinquisizione. La curia romana ebbe due vantaggi da questa condiscendenza e cio gli inquisitori non dipendendo pi dal popolo per la loro sussistenza, furono pi amati e inoltre linquisizione fu accolta in Lombardia senza opposizione e cos pure nella Romagna, nella Marca dAncona, in Toscana, nello Stato di Genova e generalmente in tutta Italia, tranne il regno di Napoli e lo Stato di Venezia. Il regno di Napoli dipendeva dal re di Spagna e linquisizione spagnola pure. Qualche volta gli inquisitori romani sono stati inviati a Napoli per giudicare del crimine deresia, ma sono casi rari, questi commissari non potevano fare alcuna procedura senza aver ottenuto il permesso del Vicer. Linquisizione in Germania non si stabil, perch la gente si oppose con una fermezza che obblig la curia ad abbandonare limpresa.

LA CRUDELTA La societ medievale aveva un rapporto quasi giornaliero con atti di crudelt e ferocia. La gente andava numerosa ad assistere in piazza allo spettacolo di una o pi escuzioni a morte. Pi le esecuzioni erano efferate, pi era indice, per il signore feudale, di potenza e autorit, sia che fosse laico o ecclesiatico, Imperatore o Papa. Vogliamo riportare alcune cronache del XIII secolo per mostrare quanto nella mentalit di quel tempo lidea di tortura, carcere, condanna a morte tramite supplizio di un condannato, fosse legata, appunto, al modo di far intendere ai sudditi, i concetti di autorit, potenza, terrore, ubbidienza. Un personaggio crudele fu Ezzelino da Romano, signore della Marca trevigiana. Seguiamo le cronache per farci unidea della crudelt del tempo, non dissimile dai recenti campi di concentramento. Nel mese di luglio dellanno 1252 a Padova, per far piacere ad Ezzelino, furono escogitati diversi generi di tormenti in modo da aggiungere dolore al dolore. I poveretti, dopo lungo carcere, se non morivano, erano portati nella piazza della citt e l crudelmente detroncati. I figli dei nobili e dei magnati venivano prima accecati e poi messi in carcere, indi venivano loro tagliati i genitali. Nel carcere di Cittadella di Padova le pene erano intollerabili, e furono raccontate da chi miracolosamente scamp. Quivi pianti e stridor di denti, quivi dolore e ululati, qui continue tenebre,

vermi, fetore e angustie, sete e fame, freddo, gemiti e sospiri inauditi; alcuni morivano di fame e altri di sete, altri ancora mangiavano parti del corpo essiccato del familiare o dellamico. A Verona, nel 1253, fu fatta in un sol giorno una orribile strage. Furono uccisi nella piazza parecchi nobili, alcuni corpi furono trainati per la citt e crudelmente squartati, altri corpi furono trasportati a Padova e in piazza furono tagliati a pezzi e poi bruciati. Sempre nello stesso anno a Verona molti prigionieri furono decapitati, altri lacerati, trascinati per terra, altri bruciati, accecati, castrati. Anche a Padova il 17 settembre 1253 molti milites, borghesi e popolani furono crudelmente lacerati con la frusta, fatti a pezzi e poi bruciati. Nel 1255 per molte contrade di Padova molti fanciulli furono accecati e dopo quindici giorni vennero castrati in carcere e furono in numero di trentacinque La dottrina catara intendeva il dolore come sofferenza, martirio, violenza contro la vita fisica, era ci che dava valore e significato alla morte, il dolore era mezzo di redenzione, strumento di salvezza, lo scopo della vita doveva essere la continua preparazione alla morte, che non era temuta n odiata dal cataro, ma ardentemente desiderata , come il termine del doloroso pellegrinaggio. Improvvisamente, sorse un altro movimento religioso, che trovava nel darsi dolore un senso di espiazione e quindi di purezza, i Flagellanti. Il 30 novembre 1260, Asquino, decano di Aquileia, venne a Cividale ( del Friuli) con dei penitenti nudi che si sferzavano, e gli abitanti, circa 500, cominciarono pure a verberarsi, e cos fu per tutto il Friuli, nei castelli, nei paesi e fu fatto per venti giorni. Linizio della flagellazione ha avuto inizio a Perugia. E tanto di giorno quanto di notte, sia dentro le chiese che fuori, velati il capo e la persona per non essere riconosciuti, scoperti il dorso e le spalle fino alla cintola, si flagellavano a sangue, gemendo, e avanzavano pregando il Signore. Le donne sposate si riunivano nelle chiese, la sera, e facevano lo stesso, e alcune si flagellavano di nascosto in casa propria.uivi dolore e ululati, qui qu Sarebbe interessante capire dalla scienza psichiatrica questo fenomeno di pazzia collettiva e contagiosa che percorse lItalia del nord. Presentiamo ora alcuni documenti relativi alla tortura inflitta dallInquisizione nelle carceri, agli eretici catturati. Si trattava di un manuale ad uso degli Inquisitori, che potevano scegliere vari tipi di tortura per il condannato, e poich alla seduta assisteva un segretario, aveva gi la traccia per fare il verbale: Modo di battere con la bacchetta i fanciulli, che per trapassino il nono anno della loro et. Allora i Signori, visto ecc., per ottenere la verit dal Costituto, non potendosi da lui aver in altro modo e daltronde non essendo assolutamente in grado il Costituto, per la sua giovane et, di sopportare il torcimento di membra, decretarono che fosse battuto con la bacchetta... Pertanto ordinarono che il Costituto fosse condotto nel luogo dei tormenti, l fosse spogliato e gli fossero legate le mani alla corda davanti al viso, per essere colpito con la bacchetta. Vi fu condotto e spogliato.. fu pi volte benevolmente ammonito dai Signori a dire la verit... Allora i Signori, poich il Costituto persisteva nella sua ostinazione, ordinarono che fosse picchiato con la bacchetta dallinserviente. Essendo colpito, incominci a gridare: Ohim ecc. Interrogato ecc., rispose ecc. E pi volte ammonito ecc., rispose ecc. Allora i Signori, poich il Costituto, dopo tante e tante battute, non voleva dir nulla e poich non si poteva ottenere da lui niente altro, ordinarono che fosse sciolto, rivestito e condotto alla sua cella, dopo che era stato cos, nel tormento, per la durata di ecc. Modo di dare il tormento del fuoco

Allora i Signori, visto ecc., poich il Costituto non poteva essere sottoposto al tormento della fune, per il fatto che chiaramente era privo di un braccio, o aveva un braccio rotto ecc., decretarono che fosse sottoposto al tormento del fuoco; facendo istanza in tal senso ecc. E pertanto ordinarono che l il Costituto fosse condotto al luogo dei tormenti e sottoposto alla tortura del fuoco e da esso tormentato. Condotto dunque alla tortura del fuoco, pi volte fu ammonito dai Signori, con benignit, di dire liberamente la verit: senza aspettare di essere afflitto da quel tormento gi detto! Rispose ecc. Allora i Signori, vedendo che quello non voleva dire la verit, ordinarono che fosse sottoposto al tormento del fuoco. Allora, sottoposto al tormento, egli, con i piedi nudi spalmati di lardo di maiale e tenuti fermi in ceppi vicino a un bel fuocherello ardente, dopo esserci stato per lo spazio di tempo ecc., allinizio rest zitto sotto quella tortura, poi cominci a gridare ad alta voce: Ohim ecc. E vedendo che sentiva un gran male, i Signori ordinarono che fosse messa una tavola davanti ai piedi del Costituto, con lintenzione ecc. La tavola fu messa. Il Costituto fu interrogato dai Signori. Chiestogli di dire la verit circa ecc., rispose ecc. La tavola fu tolta. Il Costituto allora incominci a gridare a gran voce dicendo ecc. Allora i Signori ordinarono che fosse di nuovo messa la tavola davanti ai piedi, con lintenzione per ecc. Allora i Signori vedendo che persisteva nella negativa e non voleva dire altro, ordinarono che fosse tolto da quel tormento e ricondotto alla sua cella, dopo che era stato sottoposto a tortura.. Modo di dare il tormento della stanghetta ...E pertanto i Signori ordinarono che fosse condotto al luogo della tortura.. e fatto prostrare a terra, gli si denud il tallone del piede destro e lo si strinse tra due tasselli di ferro concavi. Quando linserviente li compresse con la stanghetta, il Costituto cominci a gridare ecc.... Interrogato se abbia bestemmiato ecc.. E poi, non confessando il reo, si terminer lesamina in questo modo: E dopo essere stato sotto questo tormento per la durata di ecc., i Signori ordinarono che il Costituto fosse liberato e rimandato alla sua cella. LEGGI CONTRO GLI ERETICI Ma nel secolo XIII per le citt della Lombardia sommamente crebbe il veleno dei Patarini o sieno Manichei, di modo che contra dessi il vescovo di Ferrara implor il braccio di Ottone IV Augusto. Il suo decreto... fu esso fatto in Ferrara il 25 marzo 1210 dove egli sottopone al bando imperiale tutti gli eretici dimoranti in Ferrara, Patarini o Catari o in qualunque altro nome si chiamino... In tante altre citt i Catari avevano diffuso il loro veleno, a Mantova, Verona, Bergamo, Vicenza ed aveva infettata la terra di Sirmione e questa mala pianta avea stese le radici per la Romagna e sera particolarmente assodata in Rimini. La legge contro gli eretici promulgata a Roma da Federico II, il 14 marzo 1220, non ebbe pratica applicazione. Federico II ( con questa legge ) comand che gli eretici fossero banditi da ogni citt e paese e condannati ad infamia perpetua. La legge imperiale fu obbedita anche dai Comuni, onde dagli Statuti bresciani, al libro II, rubrica IX, venne prescritto di espellere i Catari e tutti gli altri eretici ; ed in Pisa si elessero ufficiali incaricati di inquisire gli eretici , e furono stabilite pene gravissime che dovevano a questi applicarsi. E quindi probabile che si fosse operato ugualmente anche a Mantova perch allora qui pure cerano eretici. Onorio III, ( Cencio Savelli, papa dal 24 luglio 1216 al 18 marzo 1226) succeduto ad Innocenzo III, ( Lotario Conti, papa dal 22 febbraio 1198 al 16 luglio 1216) preparava la quinta crociata. Federico II si era impegnato a parteciparvi, e in cambio venne nominato imperatore. Avrebbe dovuto pacificare la Lombardia e il Veneto, regioni infestate dagli eretici. Il papa mand in queste regioni San Domenico e il cardinale Ugolino Conti che il 21 marzo 1227 sar eletto papa con il nome di Gregorio IX. Dal 18 al 21 luglio dellanno 1221 il cardinale Ugolino fu a Mantova. Il podest era Salinguerra Torelli di Ferrara, ghibellino e nemico degli Estensi.

Il 21 luglio il podest ordin a tutti gli eretici di uscire dalla citt di Mantova entro otto giorni. Secondo la legge ci si poteva impadronire poi dei loro beni e distruggere le case. Ma il bando si rivel inutile in quanto il 3 settembre veniva ripetuto con multa di cento lire imperiali per i trasgressori. Le leggi contro gli eretici fallirono perch i ghibellini erano tiepidi verso gli eretici, prima di tutti lo stesso imperatore Federico II. Ai mantovani inoltre non piaceva unalleanza tra papa e imperatore in quanto erano molto gelosi della loro autonomia. Mantova stava vivendo un periodo di sviluppo economico e sociale; si stava consolidando un nuovo ceto di lavoratori e di artigiani che con simpatia guardava agli eretici. GUIDOTTO DA CORREGGIO VESCOVO DI MANTOVA Nellanno 1231 venne nominato vescovo di Mantova Guidotto da Correggio, canonico di Bologna, e nello stesso anno il papa Gregorio IX eman gli Statuti della Santa Sede contro gli eretici. Imponeva ai vescovi di inserirli nelle leggi comunali. Cominci la caccia agli eretici nel mantovano. Guidotto si far aiutare dai domenicani di Bologna nella persona di Moneta da Cremona. Questi dopo aver studiato alluniversit di Bologna, entr nellordine dei Predicatori nel giorno di Santo Stefano dellanno 1218. Nel suo letto aveva dormito San Domenico quando mor a Bologna il 6 agosto 1221. Fu coadiutore di Rolando da Cremona nella fondazione del convento cremonese nellanno 1228. Rolando fu a Parigi dal 1228 fin sul finire del 1230. Nel 1231 era a Tolosa a predicare. Un giorno questo nostro fratello, predicando, disse nel suo sermone, che gli eretici vivevano in citt, facevano i loro concili e seminavano leresia. Udendo ci, i cittadini furono molto turbati e scossi. Allora i consoli della citt chiamarono il priore in municipio riferendogli ci che aveva detto il frate e ordinarono che non predicasse pi quelle cose o avrebbe avuto grandi mali, se avesse detto che gli eretici abitavano nella loro citt, in quanto era certo che nessun cittadino era eretico. I frati furono cos minacciati. Allora Maestro Rolando avendo udito ci dal priore, disse : Allora necessario che noi pi e pi predichiamo contro gli eretici e i loro credenti. E cos fece. Tempo prima era morto nel borgo un tal Giovanni Pietro Donato di San Saturnino, canonico, sepolto nel chiostro, che prima era stato eretico, senza che i canonici lo sapessero. Ud ci Maestro Rolando e venne col con i frati e i chierici. Lo fecero tirar fuori dalla tomba e fu poi bruciato. Nello stesso tempo mor nel borgo un certo eretico di nome Galvano Magno, archimandrita dei Valdesi. Ci non fu nascosto al maestro Rolando, che lo rifer pubblicamente nel sermone. E convocati i frati, il clero e qualche popolano, andarono alla casa dove leretico era morto e la distrussero dalle fondamenta e fecero di quel luogo un letamaio; poi disseppellirono il detto Galvano dal cimitero di Villanova, dove era stato sepolto, e trassero il suo corpo per la citt con grande processione, e lo bruciarono in un luogo fuori della citt. Ci a lode di Nostro Signore Ges Cristo fu fatto e in onore della chiesa cattolica romana, nostra madre. Era lanno 1231. Nellanno 1233 giunsero a Mantova i frati Predicatori da Bologna con frate Moneta. Agli stessi fu concessa la chiesa di Santa Lucia, il giorno di domenica 31 luglio, su richiesta di frate Moneta priore dei frati Predicatori. Circa lanno 1241 era intento a comporre Adversus Catharos et Valdenses ( Contro i Catari e i Valdesi). Sempre nellanno 1233 Moneta teste, presso la cappella del Comune di Mantova, nella nomina di Pietro a rettore del monastero di Santa Maria del Gradaro. Poi il 18 novembre 1240 ancora teste e cos pure l11 febbraio 1241 e il 16 maggio 1242 , in praesentia fratris Monetae de Cremona O. P.. Ma qualche anno prima, il 6 luglio 1231, presente a Mantova nel vescovado, come teste, frate Bonaventura dellOrdine dei Predicatori, al processo contro limputato di eresia, Uberto di Solferino; inoltre il 9 dicembre 1231 frate Rodolfo Confalonieri da Medole, dei padri predicatori, confuta nelle mani di Guidotto, vescovo di Mantova, un feudo vescovile e il 27 agosto e il 6 settembre 1232, magistro Jacobo de Placentia dellOrdine dei Minori, figura come teste presso il vescovado di Mantova. La presenza a Mantova degli Ordini Mendicanti c dunque dal 1231 e scoprono subito degli eretici, ma le sentenze sono miti. Istituiscono quasi subito, data la presenza di un cacciatore di

Catari nella persona di Zaffardo degli Adelardi, ( Cfr. docc. in appendice) unorganizzazione di inquisizione vescovile. Quando Moneta arriva a Mantova, la macchina inquisitoriale gi ben avviata. ERETICI A MANTOVA NEL SECOLO XIII Uberto di Solferino Il giorno 6 luglio 1231, alla presenza del signor Giovanni di Gonzaga, preposito mantovano, di mastro Bernardo parmense, del signor Filippo di Saviola, canonico mantovano, del signor Ugone, cappellano del vescovo Guidotto, per grazia di Dio, eletto di Mantova, di frate Bonaventura dellOrdine dei Predicatori e di altri. Nel palazzo del Vescovado di Mantova. Quivi Uberto del fu Gualtirolo di Solferino, alla presenza del vescovo, essendo infamato di eresia, giur di stare ai mandati della Chiesa e di osservarne tutti i precetti e specialmente di non uscire dalla citt e diocesi di Mantova. Se qualche volta sar trovato colpevole o sospettato di aver agito contro la fede o articoli di fede, giur di stare alla volont del vescovo e pagare la pena che avr voluto da lui esigere. Nello stesso giorno e palazzo, alla presenza del signor Ugone, cappellano del vescovo, del giudice Bonamente, del notaio Zanino de Persellanis e di altri testi. Il vescovo ordin ad Uberto, sotto giuramento, che tutte le volte che gli sar chiesto dal vescovo o dai suoi nunzi per il fatto di eresia di cui era stato infamato, si presenter a lui per rispettare del tutto i suoi precetti. Il vescovo inoltre ordin ad Uberto che dora in poi osservi e debba osservare la fede cattolica che segue la Chiesa romana e che non abbia nessun rapporto o amicizia con gli eretici e che non dar od offrir loro n consiglio o aiuto tramite s o altri sia in pubblico che in privato, e se contro questi ordini sar stato trovato ad agire, dovr pagare una pena di 200 soldi di Mantova, che promise di consegnare al vescovo insieme con il pegno dei suoi beni. E promise al vescovo, per contratto, di prestare attenzione ed osservare tutti questi mandati; come fideiussori di questa promessa, si presentarono Bellebono, che abita a Portanova, il notaio Milleto, che abita in contrada San Giacomo, e Bonaventurino de Adelardi, promettendo al vescovo, per contratto, di aver cura che Uberto osservi tutti i mandati e se non li osserver e rispetter, promisero di pagare la pena al vescovo, cos che luno e laltro siano tenuti in solido a pagare per le cose suddette e specialmente la pena. Donna Bona di Dalmazia Il giorno 23 gennaio 1232, nel vescovado di Mantova, alla presenza di Ugone, cappellano del vescovo, di Guglielmo Visdomini, di Alberto Flacazovi, testi. Quivi il signor Giacomino di Boccamaggiore promise al signor Guidotto, per grazia di Dio vescovo di Mantova, di consegnargli entro il terzo giorno dalla richiesta, donna Bona, che fu di Dalmazia, ed infamata di eresia e si trovava a Mantova ammalata, sotto pena di 500 lire di Mantova. Leretica era stata catturata da Zaffardo de Adelardi, cacciatore di Catari. Il quale, in quello stesso giorno, alla presenza di Alioto de Olivis e Giacomo de Sighizis e di suo figlio Venerio, consegn a Giacomino leretica. La donna si trovava nella torre dei signori Adelardi e di essa si fece la consegna. Presbitero Alberto di San Michele di Campitello Il giorno 11 ottobre 1232, alla presenza dei signori, presbitero Jacobo e Filippo di Saviola, canonici mantovani, Maestro Girardo e altri testi. Nel palazzo del vescovado di Mantova. Quivi il presbitero Alberto, della chiesa di San Michele di Campitello, giur di stare ai mandati di Guidotto, per grazia di Dio vescovo di Mantova, e di ubbidirgli, soprattutto perch fu presente alla sepoltura di un tal signor Alberto di Belforte, che fu usuraio e difensore e fautore di eretici e che non era del vescovado di Mantova, come il suddetto signor vescovo asseriva. Poi il signor vescovo ordin al presbitero Al(berto), sotto il vincolo del giuramento, che entro otto giorni gli presenter due fideiussori.

Il giorno 16 ottobre 1232, alla presenza dei signori, presbitero Jacobo, canonico mantovano, presbitero Girardo, presbitero de Arzagho, Giovanni Bono notaio de Righizo e altri testi. Nel palazzo del vescovado di Mantova. Quivi avendo il presbitero Alberto della chiesa di San Michele di Campitello, giurato di stare ai mandati del signor Guidotto, per grazia di Dio vescovo di Mantova, e di ubbidirgli soprattutto perch era intervenuto alla sepoltura di un tal signor Alberto di Belforte, che fu usuraio e difensore e fautore di eretici e che non era del vescovado di Mantova come asseriva il signor vescovo, e che per ci era tenuto a dargli due buoni fideiussori nei termini che gli erano stati fissati, come appare in un pubblico strumento compilato dal sottoscritto notaio. Oddolino campsore e Martino Ravacollo di San Michele rinunciando ad ogni loro diritto e aiuto episcopale del signor Adriano, e a qualsiasi altra cosa, sentendosi obbligati a pagare in solido, promisero al signor vescovo che lo esigeva, che avrebbero agito e avuto cura che il presbitero Alberto avrebbe osservato tutte le cose suddette. Diversamente per s promisero di stare attenti ( che ci avvenisse) sotto pena di 25 soldi di Mantova e sotto pena del doppio e di dare con diritto di pegno tutti i loro beni al vescovo, e poi il vescovo predetto ordin al presbitero Alberto affich esibisse da qui a 15 giorni, nelle mani del suo camerario, un pegno di 15 soldi di Mantova e se non avesse ubbidito, comand che pagassero i suoi fideiussori. Welfo de Pizo Il giorno 15 dicembre 1232, alla presenza dei signori Compagnono e Corradino de Grossolanis, canonici mantovani, di Pizo e Ugone de Pizo, testi. Nella chiesa di SantAndrea di Mantova, il signor Azzo de Buffis, canonico mantovano, in nome del vescovo Guidotto, alla presenza di un notaio e altri testi, denuncia al signor Welfo de Pizo di giurare i mandati della chiesa e del vescovo, dichiarando di essere fautore di eretici e che al signor Mantovano, figlio suo, morto di spada, perch era fama che fosse fautore di eretici, il vescovo voleva negare la sepoltura ecclesiastica. Perci il signor Welfo giur di obbedire ai mandati della chiesa e del vescovo, che non difender pi, n favorir n ospiter nelle proprie case gli eretici, n dar loro consiglio, aiuto o favore sotto pena di 100 lire di Mantova. PRETI CON DONNE A MANTOVA Il vescovo Guidotto cerc di porre ordine nelle pievi. Molti erano i preti che avevano una situazione finanziaria difficile e tenevano delle donne presso di s. A capo della chiesa di San Celestino di Roncorlando ( Pegognaga ) cera il presbitero Manfredo coadiuvato dal chierico Girardo. Il 25 maggio 1232 furono convocati nel palazzo del vescovado di Mantova, per essere interrogati sulla situazione patrimoniale e morale della suddetta chiesa. Manfredo illustr la situazione debitoria e creditizia della chiesa. Poi gli fu chiesto se avesse una moglie o unamante o se era infamato deresia. Rispose che prima di essere chierico aveva una moglie legittima e da lei aveva avuto tre figli tuttora viventi, due dei quali sono presso la sua chiesa per servizio e il terzo figlio lavora su alcune terre della chiesa al fitto di un terzo. Tocc poi al chierico Gerardo. Questi disse di essere figlio di un presbitero di nome Rainerio e per tutto il tempo in cui il padre rimase in vita, stette presso la chiesa di Santa Maria della stessa zona; tenne sua madre per trentanni presso la chiesa, anche le sue amiche e consanguinee, spesso, ma non continuamente. (.. et suas amicas et consanguineas sepe sed non continue). Poi Gerardo raccont di tenere una donna nella casa di suo padre e da quella ha avuto cinque figli, dei quali quattro sono ancora vivi; il chierico giur di averla sempre tenuta e mantenuta e che era moglie di un tale di nome Ubertino de Rainerio. Disse che Pietro Cuco, suo cognato, era da due anni che tagliava tutti gli alberi di propriet della chiesa, del valore di 40 soldi imperiali e pi, e crede che questi soldi non siano stati spesi per lutilit della chiesa. Inoltre Pietro lavorava cinque biolche di terra della chiesa, i prodotti per se li portava a casa e alla chiesa non dava niente.

Il presbitero Mantuano della chiesa di San Damiano di Mantova, fu interrogato l8 agosto 1232 nel palazzo del vescovado di Mantova, e si affrett a dire che aveva una donna presso di s, ma era una consanguinea, che abitava in una sua casa, e pagava l affitto, e la teneva presso di s come donna di servizio. Il vescovo non gli crede e gli ordina di dare gli otto giorni a quella donna, ...et dedit ei licentiam usque ad octo dies, ( di licenziarla entro otto giorni). A capo della pieve di Barbasso cera larchipresbitero Martino coadiuvato dai chierici Aliprandino e Ziliano. Dallindagine, iniziata nel 1232, il 26 agosto, per riformare in meglio la pieve, questa risult piena di debiti; inoltre Martino ammise che Ziliano era suo figlio, che aveva sistemato presso la pieve di Barbassolo come chierico. Martino raccont al vescovo che il chierico Ventura di Villimpenta era un simoniaco in quanto gli aveva offerto del denaro per la sua nomina a chierico, denaro che non aveva preso, ma che prese Bellino, che era chierico di quella chiesa. Il vescovo chiese poi se Aliprandino avesse unamante. Disse che laveva e la teneva presso di s; era la moglie di un tal Peregrino di Roncoferraro e si congiungeva con lei tutte le volte che ne aveva voglia, e di ci era pubblica fama. (tenet uxorem Peregrini de Roncoferario et comiscetur cum ea quacumque vult). E ud Aliprandino dire che avrebbe abbandonato la pieve piuttosto che lasciare quella sua amante, di nome Adimplebe. (...audivit etiam ab illo Aliprandino dicente prius dimitteret plebem quam illam suam amaxiam...vocatam Adimpleben). Anche Ziliano, chierico, ha qualche giovincella che ha conosciuto carnalmente in zona di Barbasso, e dopo si rivolto a qualcunaltra che ora ingravidata, ed pubblica notizia. (...et est pregnans de ipso sic publica fama est) e pure il chierico Ventura di Villimpenta tiene presso di s unamante; entrambi i preti hanno dei figli, e ci di pubblico dominio, (..habent et tenent amaxias publice et ex eis habent filios..). Alla fine dellinchiesta, il 30 agosto, alla presenza dei testi, signor Mantovano giudice de Gaimario, Alberto Flacazovi e Bellardino, il vescovo Guidotto depose e sospese da ogni ufficio e beneficio larchipresbitero Martino e Aliprandino e Ziliano chierici della pieve di Barbasso. Leresia si alimentava anche a causa di questi comportamenti laici da parte di ecclesiastici, rappresentanti della chiesa cattolica. Alcune considerazioni Uberto era figlio di Gualtirolo di Solferino e aveva possedimenti e case a Castel San Pietro e a Miliario, distante appunto un miglio da Castel San Pietro, paesi non pi esistenti, allora situati tra Quistello e Revere. Il giorno 28 novembre dellanno 1217, il padre Gualtirolo faceva parte dei numerosi membri del Consiglio generale del Comune di Mantova. Alla presenza del podest di Mantova, Bonifacio conte di San Martino, giur i patti con i quali i mantovani si impegnavano a sostenere, anche con aiuti militari, gli eredi di Azzo dEste e la loro parte. L 8 dicembre 1229 il vescovo di Mantova, Pellizario, investe del suo retto feudo il signor Manuel de Grosolanis di due biolche di terra in Castel San Pietro, mentre, fuori dal castello, viene investito di un casamento che per due lati confina con le propriet di Gualtirolo. Nel 1230 Gualtirolo viene investito del suo retto feudo dal vescovo Pellizario, al quale fa giuramento di fedelt. Il figlio Uberto, che aveva come fratello Lanfranchino, il 3 dicembre 1231, viene investito del suo retto feudo dal vescovo Guidotto da Correggio e per conto anche delle sorelle Prata e Ghisilina, che sono per assenti. Egli inoltre era un miles, un militare, De castro Sancti Petri, Tedoldus Albionus pro vicinis et dominus Ubertus de Sulfrino pro militibus.). Era la classe sociale dei pi agiati, insieme con il clero, i giudici, avvocati e procuratori. Questi milites erano stati i fondatori dei comuni cittadini, sorti e moltiplicatisi intorno allanno 1100 e ne avevano costituito la classe dirigente nel corso del secolo seguente. Il 12 novembre 1232 il vescovo Guidotto fa una permuta di 15 biolche di terra aratoria e vigneto, con il notaio Alberto Gambarense. Queste terre si trovano distribuite in parecchi luoghi, in territorio di Nuvolato, che un tempo era stato propriet di Governolo. La propriet frazionata in cinque pezze di terra, di cui la seconda giace vicino a Ronco

Budelli ( roncare = disboscare) ed ha come confinante da un lato la propriet del signor Gambarino de Bagnolo. La terza pezza giace a Frassineta ed ha come confinante Zaffardo de Adelardis. E un cacciatore di Catari , ( vedi doc. ) che ha gi catturato leretica donna Bona, e Uberto gi stato inquisito per eresia, denunciato forse dal suo nobile compaesano Zaffardo? Il notaio d in permuta al vescovo 10 biolche di terra giacenti in territorio di Castel San Pietro, divise in cinque pezze. La terza pezza giace in Miliario e da due lati ha come confinante Bonaventurino de Adelardi, che aveva fatto da fideiussore nel processo per eresia ad Uberto. La quarta pezza giace nel detto Miliario e da un lato confinante con la terra di Uberto de Solferino. Dunque i De Solferino erano grandi proprietari di nobilt terriera, in buoni rapporti con il Comune e con il vescovo, abitanti a sud di Mantova, ma infettati di eretica pravit. Consideriamo il valore della pena pecuniaria a cui saranno o sono stati condannati a pagare gli eretici mantovani, se non rispetteranno i mandati del vescovo. Uberto di Solferino avrebbe dovuto pagare, non rispettando i mandati della chiesa, 200 soldi di Mantova. Per questo ha due fideiussori. Non li pagher. Non doveva uscire da Mantova e dal suo distretto, cos leresia diventava una questione interna del vescovado mantovano, come una malattia infettiva che qui era nata e qui si doveva risolvere. Il processo lo subisce il 16 luglio 1231 e il 3 dicembre 1231 abbiamo visto che viene investito di un feudo vescovile. Leretico era rientrato nel seno della Chiesa. Il presbitero Alberto di San Michele di Campitello doveva pagare entro otto giorni, 15 soldi di Mantova , altrimenti avrebbero dovuto pagarli i suoi due fideiussori. E una cifra modesta in confronto alle altre. Nel documento, per ben due volte viene verbalizzato che leretico Alberto non era del vescovado di Mantova. A dirlo era il vescovo in persona, e ci teneva a farlo sapere, forse allInquisizione, che la sua diocesi era immune dal contagio delleretica pravit, infatti gli eretici venivano da fuori della diocesi mantovana. Donna Bona, anche lei esterna alla diocesi mantovana, era di Dalmazia, regione che, come sopra si detto, sappiamo essere stata di religione bogomila dal 1199 fin verso la fine del XV secolo, religione che scomparir per larrivo dei Turchi. Il documento dice che leretica fu di Dalmazia e ci d la certezza che i Catari mantovani erano in rapporti con il bogomilismo slavo. Inoltre il verbo fu , passato remoto, indica che Bona era da molti anni ormai che viveva a Mantova, e che dei testimoni oculari dovevano averla denunciata al Cacciacataro. In una citt come la Mantova del XIII secolo, gli abitanti non dovevano essere numerosi, ma che tra tutti gli abitanti venga notata proprio questa donna e indicata come eretica, senza dubbio, voleva dire che era una donna che doveva girare spesso in mezzo alla gente di citt, e doveva essere quindi generalmente conosciuta, inoltre la sua parlata attestava dallinflessione che era una straniera. Non sappiamo se donna Bona fosse un vescovo bogomilo, ma certo era persona importante perch il nome preceduto dallappellativo donna, cio signora di rango superiore, non c ancilla, domicella, femina, serva, ecc.. Il vescovo Guidotto dovr pagare per la consegna un prezzo molto alto, 500 soldi di Mantova, addirittura il 150% pi di quello che Gualtirolo doveva pagare allo stesso vescovo, il 500% pi di Welfo de Pizo e il 3333% pi del presbitero Alberto. Questi confronti attestano che donna Bona doveva essere un personaggio importante allinterno del movimento ereticale e il vescovo ne doveva essere a conoscenza, per pagare una somma cos alta. Welfo de Pizo, se non rispetter i mandati della chiesa, sar condannato a pagare 100 lire di Mantova; non ha fideiussori. Ha in casa un figlio morto, Mantovano. E stato ucciso con un colpo di spada perch era noto a tutti che era stato eretico e aiutava e proteggeva gli eretici. Per ottenere che il figlio, potesse avere una sepoltura ecclesiastica, e quindi il perdono, il padre giura di ubbidire ai mandati del vescovo. Questo atto di sottomissione seguito dallassoluzione per eretica pravit, era importante perch in questo modo la famiglia conservava i beni e le proriet immobiliari,

altrimenti passavano di propriet alla chiesa e al comune. La famiglia De Pizo abitava nel quartiere di San Leonardo, il pi adiacente alla citt vecchia, con la rispettiva chiesa e quella di San Giovanni, dove abitavano anche i Desenzani, le famiglie dei consiglieri Aldrevandus de Puteo Baroncio, Albertus e Bonellus de Grosa. Seguiamo il Carreri:.. non so poi che pensare dei Pizo che danno il nome a Torricella del Pizzo e che son ricordati ancora al tempo di Luigi Gonzaga sia di Mantova che del contado di Casalmaggiore e Piadena. Ma saranno del gran ceppo, Lanfranco e Manfredo de Piis che promettono ad Enrico Lamberti certi danari secondo il rogito di Bonromeo,notaio di Mantova, il 3 maggio 1249. Ma il Torelli invita ad evitare confusione tra i De Pizo e i Pico dei figli di Manfredi, signori di Mirandola che hanno possedimenti nelloltre Po. In un documento del 4 giugno 1193 si trova un Manfredus Pizo dei figli di Manfredi, in lite con i De Bagnolo e i Gonzaga. Pi tardi Roberto de Pizo e Prendipars suo nipote, de filiis Manfredi, l8 luglio 1245, avevano tenuto a feudo terre vescovili nellisola di Revere. Dopo lassassinio del vescovo Guidotto, Welfo de Pizo, fu uno dei consoli che formarono il governo provvisorio della citt, insieme con Zanechino de Riva, Ubaldo di Ripalta e Pagano di Saviola. Un Welfo de Pizo, insieme con il fratello Ugolino saranno giustiziati a Mantova, verso la fine di ottobre del 1277, per aver partecipato allassassinio di Mastino della Scala. Facciamo un confronto dei documenti. Guidotto nellinquisizione sulla pieve di Barbasso, scopre che il presbitero e i chierici avevano debiti, mogli e figli; in cinque giorni di indagini, dal 26 al 30 agosto, licenzia tutti. Il vescovo, invece, nei confronti del presbitero Alberto, sacrilego perch ha partecipato alla sepoltura di un eretico, in cinque giorni di indagini, dall 11 al 16 ottobre, lo condanna al pagamento di una piccola multa e non lo depone. Emerge dai documenti un vescovo tiepido nei confronti di un suo prete, visto presente alla sepoltura di un eretico, in quanto le Costituzioni papali colpivano di scomunica chi avesse seppellito un eretico, mentre inflessibile con i preti della pieve di Barbasso, per il fatto di essere un po spendaccioni e libertini, ma per quel tempo, erano comportamenti non molto dissimili da quelli praticati da parecchi preti cattolici in tutti i paesi europei. Perch questo diverso modo di giudicare i suoi preti ? Forse perch, a mio parere, Guidotto sapeva che i preti in odore di eresia erano quelli che si potevano recuperare in quanto desiderosi di condurre una vita cristiana al servizio della chiesa; molti erano stati ( ad esempio Bonaccorso) e saranno ( ad esempio Raniero Sacconi) gli eretici che si convertiranno al cattolicesimo e entreranno a far parte degli Ordini mendicanti, e conoscendo i nomi degli affiliati, li denunceranno allInquisizione, affrettando in tal modo la fine delleresia. Mentre i preti immersi nel mondo, si erano dati a vivere da laici ed erano ormai inutili alla causa della chiesa. Per quanto riguarda gli usurai, fin dallanno 1179, la Chiesa aveva proibito ufficialmente ai Cristiani lusura. Nellanno 1233 Guidotto eletto podest. E lanno della cosiddetta Pace di Paquara, paese sullAdige, vicino a Verona. Lispiratore fu un frate domenicano, fra Giovanni da Vicenza. Fr Giovanni da Vicenza, preceduto dalla fama di apostolo della pace, fu accolto con entusiasmo in tutte le citt della Marca e dovunque predic la pace. Comparve a Verona alla met di luglio del 1233, provenendo da Mantova. Gregorio IX gli aveva affidata una missione pacificatrice. Verso la primavera del 1233, si diffuse da citt a citt una parola di pace, predicatori popolari, frati dei nuovi ordini religiosi, consigliavano alle arrabbiate fazioni di deporre le armi. Quellanno, in conseguenza di ci, fu detto del grande Alleluia, perch lalleluia pasquale riusciva pi gradito del solito, come annuncio di concordia fra le fazioni politiche. Quando fra Giovanni entr a Verona, il popolo si mosse ad incontrarlo. Gi un decennio prima era venuto San Francesco, ma non lasci nella storia locale una traccia profonda. Fra Giovanni predic sulla piazza del mercato. Ezzelino, il podest Guizzardo da Redaldesco e quindici cavalieri della parte dei Monticoli e dei Quattroventi giurarono la pace con il conte di San Bonifacio, promettendo obbedienza alla chiesa. In seguito a questo le citt di Ferrara, Padova, Treviso, Mantova e Brescia restituirono il Carroccio veronese che avevano

conquistato in guerra. Come questo fu condotto in citt, il frate ascese sopra di esso, e sulla piazza del foro, ( che lodierna Piazza Erbe) assunse il nome di duca e di rettore di Verona, per volont del popolo veronese. Un mese dopo circa, avvenne il grande convegno di Paquara, localit accanto allAdige, vicino alla citt, fra Tomba e San Giovanni Lupatoto. Col, add 28 agosto 1233 ebbe luogo lassemblea della citt e dei principi, una festa della pace. Erano convenuti prelati di alta posizione sociale, come Bertoldo patriarca di Aquileia, i vescovi di Verona, Brescia, Mantova, Bologna, Modena, Reggio, Treviso, Vicenza e Padova. Poi i principi laici: Azzone dEste, Ezzelino e Alberico da Romano, i signori Da Camino. SullAdige si gettarono due ponti, per dare allimmensa folla lo spazio da distendersi. Cerano le milizie di Mantova, Brescia, Verona, Vicenza, Padova e Treviso coi loro Carrocci. Cavalieri e popolani vennero dalle citt e dai villaggi. Un cronista dice che fossero col quattrocentomila persone. Cittadini guelfi, cavalieri ghibellini, che si erano combattuti fino a qualche giorno prima, qui si scambiavano segni di pace. Fra Giovanni predic e comand la pace a tutti i Lombardi, anzi a tutti gli abitanti dItalia. Ma tra il momento della sua elevazione al potere e il convegno di Paquara, fra Giovanni si preoccup degli eretici che serpeggiavano in Verona, come nel maggior numero delle citt confinanti. Add 21 luglio 1233, fra Giovanni fece morire sul rogo 60 Patarini, uomini e donne, appartenenti alla clase pi elevata della cittadinanza. La fortuna di fra Giovanni non dur. Dopo Paquara, si rec a Vicenza, ma vi incontr forte opposizione. Ritorn a Verona, dove lo si trova nel settembre, col titolo di duca e rettore. Federico II si lament di quanto era avvenuto. Il papa scrisse al frate per confortarlo paternamente. Fin per abbandonare Verona e si rec a Bologna. Ormai la sua opera pacificatrice era finita, in poche settimane non ne restava che il ricordo . Il frate francescano Salimbene degli Adami, nel 1283, nella sua Cronaca, ricorda degli entusiasmi suscitati dal predicatore Giovanni da Vicenza nellanno 1233, ma lo prende in giro. ..Fra Giovanni era giunto a tal mattezza e follia per gli onori che gli tributarono e per via che aveva la grazia del predicare, da pensarsi di poter compiere miracoli veri, anche senza Dio. Un giorno che era venuto in una casa di Minori e il barbiere gli aveva rasa la barba, lebbe assai a male perch i frati non gli aveano ricolto i peli de la sua barba, da servare come reliquia. Questo lelenco dei podest di Mantova dal 1230 al 1234. Anno 1230- 31 Podest Loderengo II. A Verona Rizzardo di San Bonifacio, amico di Mantova, fu preso dal partito dei Montecchi. Anno 1232 Podest conte Balbino di Casaloldo. Entra in citt il vescovo Guidotto. Costruzione del castello di Serravalle Po, per tenere a bada il castello di Ostiglia costruito da Verona nel 1151. Anno 1233 Podest il vescovo Guidotto. Fra Giovanni da Vicenza e la pace di Paquara. Anno 1234 Podest Aimerico di Arpinello da Bologna. I conti di Casaloldo fanno pace con i Calarosi. ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE Il 14 maggio 1235 la potente famiglia eretica mantovana degli Avvocati, con pi di 40 colpi di spada uccise il vescovo Guidotto e poi gli furono tagliate le mani. Sulluscita della sala Capitolare di SantAndrea contemplo la faccia squarciata di Guidotto e le mani lacere e sanguinanti.. Seguiamo le cronache del tempo: Anno 1235 E podest di Mantova, Giacomo di Melato, da Milano. Luned 14 maggio, il vescovo Guidotto viene ucciso dagli Avvocati nel monastero di SantAndrea. Nel quartiere di Santo Stefano cerano il

monastero e la chiesa di SantAndrea. La famiglia Avvocati era di SantAndrea, Oltikerius e Ugucionus de Bosone sono fra i Consiglieri del 1164. Nella piazza di Santo Stefano erano le case della famiglia del consigliere Ravasius. Si pu credere che le case degli Avvocati fossero sul fianco della piazza di SantAndrea, ove poi sorse il campanile. Gli Avvocati furono espulsi da Mantova e le loro case distrutte. Il papa Gregorio IX, il 5 giugno invi una lettera al popolo mantovano. Egli parl di crimine imparentato con leresia, fatto da uomini infetti di eretica lordura, aggiungendo che il vescovo aveva tagliato le cose che nuoccono. Dopo luccisione del vescovo ci fu una violenta reazione dopo la fuga degli autori dellatto criminoso; cacciata del podest, creazione di un governo cittadino demergenza, formato dai consoli, li ricordiamo, Giovanni Enrico da Riva, Ubaldo da Rivalta, Pagano di Saviola e Guelfo de Pizo, che abbiamo gi trovato implicato in fatti deresia. Otto grandi famiglie furono costrette a lasciare la citt: Angeli, Avvocati, Poltroni, Calarosi, Desenzani, Visconti, Visdomini, Ravasi. Guidotto nella sua azione di governo spirituale e temporale della comunit mantovana, aveva voluto restaurare la propriet vescovile, scomunicare i notai se avessero redatto documenti di investitura di vassalli senza il suo consenso, difendere i diritti giurisdizionali nel contado, introdurre i Predicatori in citt, inquisire gli eretici, sostenere la politica di Gregorio IX, fare il podest e avere lidea di una Chiesa superiore a qualsiasi potere. Per ottenere tutto ci, si era appoggiato ai vassalli e alla oligarchia cittadina. Ma i vassalli erano decisi ad affermare la loro autonomia dal Papato e dallImpero. In quel tempo i vassalli allodiavano le terre, liberavano i rustici, volevano conservare il controllo delle propriet vescovili insieme con la curia dei Pari e il Capitolo della Cattedrale. Guidotto aveva messo in pericolo la loro autonomia e allora lo assassinarono. Ma luccisione di un vescovo- podest un fatto che sconvolge la comunit mantovana, pur sempre nella sua maggioranza di religione cristiana e legata affettivamente e devotamente al suo Pastore. Ci fu uninsurrezione di popolo che saccheggi il monastero di SantAndrea . I cospiratori, nel loro piano, dovevano essersi preparata una via di fuga e chi poteva essere il loro ispiratore-protettore? A mio parere, la pista dei Catari non era quella giusta; lassassinio del vescovo fu preso come pretesto dal papa Gregorio IX per incolpare gli eretici, che erano da estirpare, e aizzare la collera del popolo contro di loro. Cos come sempre successo nel corso della storia, chi detiene il potere, incolpa a torto o a ragione, di un fatto riprovevole, la parte avversa, per distruggerla. Fanno testo le persecuzioni contro gli Ebrei o gli Zingari, soprattutto in presenza di gravi crisi economiche. Invece da seguire, secondo me, era la pista che portava ad Ezzelino da Romano, signore della marca Trevigiana e ormai prossimo signore di Verona. Era un feroce avversario del papa e contrario alle pratiche religiose, puntava ad impadronirsi di Mantova. Ucciso il vescovo, significava aprire la strada ad una signoria amica e laica, quindi controllabile. Unipotesi questa che viene da una traccia corposa, gli assassini di Guidotto, Uguccione dAltafoglia Avvocati e i complici, trovarono subito rifugio e asilo proprio presso Ezzelino. Lassassinio del vescovo Guidotto cos raccontato nei versi dellAliprandina, osia Cronica della citt di Mantova di Buonamente Aliprando, cittadino mantovano. ..Mil ducent trenta quattro in veritade gli Agnelli, che parte lor si tena degli Avocati, che fur bandeggiade, e i conti Casalod pace faca. Con Calarosi era grande affare in piazza di Brolet la concluda. Mille ducent trenta cinqua non fallare

de lo mese di maggio al vero dire, un grandissimo mal fu fatto fare. Lo vescovo Guidot senza fallire fu morto in SantAndrea monastero da gli Avocati, chavean gran patire Funne fatto grande processo e fero, si che di Mantova furon cacciati con suo gran danno e non punto leggiero. Le case per terra furon gittati; ancora a li seguaci, che li ava. Tutti di Mantoa furon ribellati. Li seguaci Poltroni si dica Desenzani, Ravasi e Calaroso, Visconti e Visdomini in compagnia... Le nobili famiglie mantovane, rappresentate da 89 persone, erano state chiamate in palazzo vescovile da Guidotto, il 22 giugno 1231, per ricevere il giuramento di fedelt in quanto suoi vassalli, indi li investe dei loro feudi, facendo loro promettere di stare contro gli eretici. Tra i presenti un Alario de Bagnolo. Le pi potenti famiglie mantovane, quattro anni dopo, lo uccideranno. LEGGI CONTRO GLI ERETICI : MANTOVA Alla fine del XII secolo in Italia, la lotta dei Comuni contro Federico Barbarossa, con lappoggio del papa, aveva esautorato ogni autorit cittadina. Il vescovo non aveva in mano il governo della citt, il Comune era geloso contro ogni intervento che ne minacciasse lautonomia. La conseguenza fu che la lotta contro leresia, per lungo tempo, nelle citt comunali italiane, fu affidata al vescovo, la scoperta delleretico e la sua colpevolezza, mentre al Comune era affidata la sua punizione. Il vescovo per, non aveva nessun potere per imporre allautorit politica cittadina anche solo larresto o la messa al bando delleretico. Leresia in Italia ha goduto a lungo di una tranquillit quasi assoluta, fino alla decretale di Innocenzo III del 25 marzo 1198: era cominciata la caccia alleretico. Qualche anno dopo la morte di Guidotto, il rispetto delle leggi contro gli eretici, nel comune di Mantova, non doveva essere molto rigido. Infatti il vecovo di Mantova Giacomo della Porta, ( 12371252) di CastellArquato, ex canonico della Cattedrale di Piacenza, in una investitura del 6 aprile 1239, faceva obbligo, con giuramento, al vassallo Nicol de Bagnolo, di prestargli ogni appoggio per cacciare da Mantova e dal suo distretto i Catari. In una investitura del vescovo di Mantova, Martino, del 16.1.1266, faceva obbligo con giuramento al vassallo dellepiscopato di prestare al vescovo ogni appoggio per cacciare da Mantova la setta dei Cattaros, il che mostra come il Comune di Mantova non fosse troppo rigido osservatore delle costituzioni papali. Tali leggi non si trovano negli statuti bonacolsiani.

Nel 1252 il papa Innocenzo IV ( Sinibaldo Fieschi, 28 giugno 1243- 7 dicembre 1254) elesse Martino di Parma vescovo ( 1252- 1268 ) di Mantova. Aveva lincarico preciso di procurare alla chiesa lintegrit del potere spirituale e temporale e di difenderla dai morsi di lupi rapaci. Il vescovo impose le Costituzioni di papa Innocenzo III e successori, al Comune. Dopo aver convocato il Consiglio cittadino, i capi dei partiti, delle societ e dei vessilliferi, le leggi contro gli eretici furono lette nella camera del Consiglio, alla presenza del vescovo e del podest di Mantova, Tomaso de Pocelengo e furono riconosciute per leggi e statuto del Comune e da essere osservate in perpetuo. Il che prova come il partito guelfo e la chiesa preponderassero nel Comune di Mantova. Constitutiones domini Pape contra hereticos Costituzioni del papa contro gli eretici Il giorno di mercoled 17 novembre 1252, indizione X. La legge composta di 69 rubriche e comprende le leggi di Papa Innocenzo III e successori, inoltre le leggi dellimperatore Federico II contro gli eretici. Erano leggi molto severe nei confronti degli eretici e dei loro fautori che, una volta scoperti, erano esclusi completamente dalla vita civile. La legge prescriveva contro gli eretici: Che sia tolto loro ogni diritto di difesa e di appello; Che siano privati della facolt di fare testamento; Che i loro figli non possano adire alla eredit paterna, salvo il caso in cui questi promettano di non seguire la pravit del padre; Che siano distrutte le loro case e confiscati i beni, i quali debbano per una parte pervenire al Comune, per unaltra agli Ufficiali ( dellinquisizione ) e per una terza al Diocesano da adoperarsi a favore dellestirpazione delleresia; Che siano privati dei diritti civili, inquisiti, banditi e scomunicati tutti quelli che loro daranno aiuto. Incaricati di eseguire le sentenze del Tribunale dellInquisizione era il Podest, come imponeva la Rubrica 57 : Quod Potestas procedat contra hereticos secundum leges Federici Imperatoris, Padue promulgatas. ( Il Podest proceda contro gli eretici secondo le leggi dellimperatore Federico ( II ), promulgate a Padova ). Cosa doveva fare degli eretici condannati, il Podest ? Secondo la rubrica 19, ... ut vivi inspectu hominum comburantur flamarum.. ( affinch siano bruciati vivi alla presenza del popolo). Queste le stte eretiche : Cataros, Patarenos, Seperovistos, Liconistas, Arnaldistas, Circumcisos, Pasaginos, Josephinos, Gargantenses, Astanenses, Franciscos, BAGNOLES comites Valdenses, Roncarolos, Cominelos, Varinos et Ortolanos cum illis de Aquanigra et omnes Hereticos utriusque sexus quocumque nomine censeantur, perpetue damnamus infamia. ( Condanniamo per sempre allinfamia tutti gli eretici di entrambi i sessi e con qualunque nome siano chiamati.) Fu in seguito alla promulgazione di questo Statuto che si scompaginarono le varie stte che eransi formate nel mantovano e che Martino di Campitello, della stta di Bagnolo, nel 1265, fu arso vivo come eretico. E in questo periodo che ci fu una fuga in massa di eretici verso Bologna e Sirmione. In una investitura del 16.1.1266, il vescovo di Mantova, Martino, faceva obbligo con giuramento al vassallo dellepiscopato di prestargli ogni appoggio per cacciare da Mantova la setta dei Cattaros, il che mostra come il Comune di Mantova non fosse troppo rigido osservatore delle costituzioni papali. Tali leggi non si trovano negli statuti bonacolsiani.

CARLO DANGIO

La situazione in Francia . La crociata contro gli Albigesi iniziata nel 1208 termin nel 1229 con il trattato di MeauxParigi. Il re Luigi IX divent padrone di tutta la Francia meridionale, con le armi, ma per questo non era ben accetto da quelle popolazioni. Per pacificare quelle terre ricorse ad una accorta politica matrimoniale. Giovanna, figlia dellultimo re di Provenza, Raimondo VII di Tolosa, and sposa al fratello di Luigi IX, Alfonso di Poitiers, nel 1237. Raimondo VII mor nel 1249 e il principe francese divent conte di Tolosa. Carlo dAngi, altro fratello del re, spos Beatrice, figlia di Raimondo Berengario, conte di Provenza. Il re Luigi IX era diventato parente e padrone di tutta la nobilt della Provenza. In Italia, fino al 1250, con limperatore Federico II, la Chiesa aveva usato estrema prudenza contro gli eretici. Infatti aveva demandato ai vescovi o agli inquisitori o alle autorit laiche la possibilit dazione contro gli eretici. Anche Corrado IV fu amico e fautore di eretici. Quando Manfredi, nel 1258, si fece eleggere re di Sicilia, a lui si oppose il Papato che chiese lintervento militare di Carlo dAngi. Nel 1266, a Benevento, lAngioino uccise Manfredi e nel 1268, a Tagliacozzo, sconfisse e poi uccise Corradino. Divenuto padrone dellItalia meridionale Carlo cambi la classe dirigente e i preti locali con personale francese di sua fiducia. Aveva lappoggio sicuro del papato. IN ITALIA Nel corso del XIII secolo in Italia mutarono le condizioni sociali. Ci fu un risveglio economico e i mercanti italiani sciamavano in tutta Europa; portavano lane grezze, prestavano denaro e degli italiani diventarono consiglieri del re di Francia. Quando lattivit economica si sviluppa, il benessere, dai pi ricchi finisce col raggiungere anche le classi pi modeste. Le citt si ingrandirono e si abbellirono. Miglior il tenore di vita. Si affin la cultura e si diffuse la gioia di vivere. Di fronte a queste mutate condizioni economiche e sociali, la fede catara, che offriva al fedele un mondo maligno pieno di sofferenza e dolore , era sempre meno seguita. Il sistema guelfo-angioino aveva accelerato la fine della casa sveva nella penisola. I ghibellini uscivano sconfitti insieme con limpero e in Italia cambi il padrone. Ora a comandare in Italia erano le truppe francesi, alleate del Papa. Queste mutate condizioni politiche portarono ad un cambiamento di indirizzo anche nel mantovano e nel veronese, sotto il governo di Pinamonte Bonacolsi e Mastino della Scala. Queste regioni erano sempre state piene di eretici e, per ingraziarsi i nuovi padroni, gli Angioini e di riflesso anche il papa Giovanni XXI, Pinamonte e Mastino pensarono di compiere unimpresa tale da dimostrare al re Carlo DAngi e al papa la loro fede nella religione cattolica, e quindi di avere da loro un appoggio nel mantenimento del potere locale. Sullaltare della politica e del tornaconto personale sacrificarono lintera comunit catara bagnolese che si era trasferita a Sirmione, sul lago di Garda. SIRMIONE La Cattura. Anno 1276. Il 10 gennaio muore Gregorio X ad Arezzo. Il 21 marzo eletto papa Innocenzo V. Nel mese di aprile Veronesi e Mantovani giurarono i mandati di Rodolfo, re dei Romani, alla presenza di numerose persone di entrambe le citt. L 18 agosto 1276. Muore Innocenzo V. Item eodem anno de mense novembris, die jovis XII, eiusdem mensis, episcopus veronensis, una cum dominis Pinamonte de Bonaconsis, Alberto de la Scala et fratre Philippo executore hereticorum, iverunt Sermionum, quod steterat domus ipsorum longissimo tempore, situm in lacu Gardensi, et ceperunt CLXVI inter hereticos et hereticas, et conducti fuerunt Veronam de voluntate et beneplacito domini Mastini, qui tunc erat dominus Veronae.

Nello stesso anno, ( 1276 ) nel mese di novembre, gioved 12, il vescovo di Verona, (frate Timidio), insieme con Pinamonte Bonacolsi, Alberto della Scala e frate Filippo Bonacolsi, giustiziere di eretici, andarono a Sirmione, che era stata residenza eretica per lunghissimo tempo, situato sul lago di Garda, e catturarono 166 tra eretici ed eretiche, e furono portati a Verona per volont e beneplacito del signor Mastino, che allora era signore di Verona. Anno 1277, marted 26 ottobre. Mastino della Scala, che era stato signore di Verona per lungo tempo, fu ucciso da quelli di Pigocio, davanti al palazzo nuovo del comune di Verona e vicino alla sua casa, e con quelli di Pigocio cera il signor Isnardo de Scaramellis che ordin ci, e in occasione di detta morte, furono presi i signori Gilberto de Becchariis e Isnardo predetto; il mercoled seguente, di mattina, furono uccisi nella piazza del mercato; poi in occasione di detta morte, furono catturati i signori Bonmassario e Nigrello de Blanchanis, Scaramella de Scaramellis e Danexio suo nipote e parecchi altri della famiglia De Scaramellis e Scaleta de Scalis e molti altri; e tutti furono uccisi dal comune di Verona. E il signor Antonio de Nogarolis fu ucciso con lo stesso signor Mastino e nella predetta occasione fu catturato a Mantova il signor Niccol de Arlotis, il signor Ugolino de Pizo e suo fratello Guelfo e tutti e tre furono decapitati a Mantova e molti altri degli Arlotti furono uccisi nelle carceri del comune di Mantova. Il signor Giovanni de Bonacolsi era podest di Verona e il signor Alberto della Scala era podest di Mantova. Dal processo ad Armanno Pongilupo ..Il signor Nicola, figlio di Asiati di Brescia, il 26 aprile 1285, giur che sono 8 anni circa che era ufficiale inquisitore, cazzagazaro, (Cacciatore di Catari ) per la chiesa di Verona. Ed essendo stati catturati molti eretici in Sirmione.... Tra il 1276 e il 1279 Brescia perdette molti castelli, come Manerbe e Bedizzole, per mano di Verona, Alberto della Scala e di Mantova, Pinamonte Bonacolsi, divenuto signore della citt approfittando, come dice Dante (Inf. XXVI, v. 95) della matta di Casaloldi, cio della storditezza di Alberto di Casaloldo, precedente signore. Verso la fine di questo conflitto, Brescia si alle con Cremona, Parma, Ferrara e Gherardo da Camino contro Alberto della Scala. In questo periodo vi fu un inasprimento della guerra contro gli eretici, che si identificavano spesso con i ghibellini o comunque con gli avversari della pars ecclesiae. Tra gli eretici figurano due bresciani, un Lanfranco da Brescia, investito di unalta dignit nella gerarchia ereticalee un Giovanni di Manerbe. Lazione antiereticale fu condotta inflessibilmente, e culmin in una retata di 168 catari perfetti, catturati a Sirmione dalla milizia di Alberto della Scala, dei quali 70 furono mandati al rogo ( Verona, 1278, febbraio) e gli altri salvati per intercessione di papa Giovanni XXI. A Sirmione, sulle rive del Garda, gli inquisitori lombardi e veneti fecero, nel 1277, (ma lanno 1276) una retata di 168 perfetti catari, uomini e donne, e misero in istato di accusa tutti gli abitanti. Settanta perfetti furono bruciati e gli altri favoreggiatori si salvarono solo perch invocarono clemenza dai giudici, e Giovanni XXI ( Pietro di Giuliano o Ispano, 20 settembre 1276- 20 maggio 1277) intercesse per essi, purch giurassero guerra ai nemici della fede.

IL ROGO Anno 1278, add 13 febbraio, domenica. Il papa Niccol III, (Giovanni Gaetano Orsini, 26 dicembre 1277- 22 agosto 1280). Nellarena di Verona furono bruciati circa 200 Patarini di quelli che furono presi in Sirmione e frate Filippo, figlio del signor Pinamonte, era lesecutore

Et suo tempore de mense novembris captum fuit Sermionum, sive reditum fuit ecclexie. Et capti fuerunt circha 150 patarinis contra fidem inter masculos et feminas; qui omnes ducti fuerunt Veronam, et pro maiori parte combusti . In quel tempo fu preso Sirmione, ossia fu restituito alla chiesa. E furono catturati circa 150 Patarini tra maschi e femmine, che erano contro la fede cattolica; tutti furono condotti a Verona, e la maggior parte bruciati. Nel 1273 viene citato Sirmione come nido di Patarini; anzi, col risiedeva il loro vescovo Lorenzo. In quellanno si occup degli eretici di Lazise, frate Timidio, allora inquisitore.... Nel 1275 fu fatto vescovo di Verona il suddetto fr Timidio. Costui, con linquisitore Filippo Bonacolsi, il padre di lui Pinamonte, ( quegli che fu capitano del popolo di Mantova), e Alberto della Scala, mossero, con una schiera di armati, contro Sirmione e presero questo borgo add 12 novembre 1276. Vi catturarono 166 tra eretici ed eretiche e condussero a Verona i prigionieri, ponendoli in bala di Mastino. Questi li tenne in carcere e nullaltro fece contro di essi, ma , dopo la sua morte, successogli nel capitanato, il fratello Alberto, la maggior parte di quei prigioni fu condannata al rogo. Il loro supplizio fu eseguito nellanfiteatro add 13 febbraio 1278. Nicol III lod pi tardi Albertro della Scala e quegli altri di sua famiglia che avevano avuto parte al fatto di Sirmione e, quasi in ricompensa, don loro il castello di Illasi Filippo Bonacolsi figlio di Pinamonte, signore di Mantova, entra nellOrdine francescano e viene nominato dal papa Nicol IV, inquisitore della Marca Trevigiana. Indi il papa d mano libera a Filippo di Mantova inquisitore, sugli eretici di Sirmione, dei quali ne brucia 70. Nel 1277, su beneplacito del papa, Filippo assolve la citt di Verona dalla censura per aver dato aiuto, consiglio e favore a Corradino. Per i veronesi dovevano versare lire 4000 per fabbricare un monastero ai frati minori nella terra di Sirmione. Nicol III nel 1280 lo nomina nellarcivescovado di Ragusa, ma vi rinuncia. Nicol IV lo manda vescovo a Trento, ma poi costretto allesilio per Francoforte e Roma. Torna a Mantova nel 1303 e nello stesso anno, il 18 dicembre, muore. FINE DEI CATARI Perch si spento il catarismo? Nei secoli dallXI al XIII il Catarismo si inserito in un tessuto sociale disposto ad accoglierlo, ma imitando nudi il Cristo nudo, rimasto fermo nel suo evangelismo coincidente con apoliticit e sofferenza, persecuzione e dolore. Nella Francia meridionale si era legato alla nobilt locale che lappoggi per antipatia alla chiesa. In Italia si affiancarono ai ghibellini e ai nobili, ma erano forze gi in crisi. Travolta la nobilt del Sud francese dalle armate del Nord, i Catari si trovarono soli. Furono perseguitati dalla nobilt francese vincente perch ritenuti la punta di diamante del patriottismo meridionale. Furono alla merc dellinquisizione perch ritenuti i pi pericolosi nemici della fede. In Italia, morti Federico II nel 1250 ed Ezzelino da Romano nel 1260, i Catari videro il crollo del ghibellinismo. Fu instaurata la politica guelfa e angioina che diede mano libera allinquisizione. Le forze economiche avevano prodotto una societ ricca e prospera, e dato alle masse un nuovo sentimento di intendere la vita non come condanna, ma come speranza per il futuro. I Catari credevano nel fatalismo, negavano il riprodursi della vita, non si sono rinnovati e sono stati travolti. Nei primi decenni del trecento in Italia il catarismo muore. Restano, come dopo un grande incendio, le faville, oggetto dellinteresse dello storico, per quel che pi il suo amore del passato, ma non forze della storia. Il perdurare dellinteressamento degli storici per i movimenti ereticali del medioevo pu portare ad esagerarne sistematicamente limportanza effettiva nellevoluzione dei valori religiosi medievali; la coscienza moderna indipendente valuta in essi una anticipazione di posizione e di soluzioni personali, sociali, politiche circa il problema sempre vivo dei rapporti dellindividuo e dello Stato con la religione e lautorit ecclesiastica; ci contribuisce piuttosto ad estenderne la notoriet anzich a determinare e a definire linflusso reale nei quadri del loro tempo.

Il catarismo stato inutile e la sua presenza senza effettivo significato storico ? Abbiamo visto nellXI secolo linquietudine religiosa delle masse, che erano alla ricerca di una fede, e lavevano trovata nel catarismo, che nei secoli XII e XIII ha esercitato un peso religioso eccezionale, impegnando la Chiesa in uno sforzo dal quale usc rinnovata. Dalle critiche delleresia catara fu costretta ad aprire le diocesi, mondi chiusi, a nuove forze rappresentate dagli Ordini Mendicanti, che furono presenti nei luoghi delleresia per combatterla con le sue stesse armi, il digiuno, la preghiera, laiuto ai poveri, la costruzione di ospedali. La Chiesa fu costretta a ripensare al suo complesso dottrinale, alla sua liturga. Consider con occhi diversi i laici come comunit cristiana. La Chiesa fu obbligata ad un esame di se stessa, a migliorarsi, a riformarsi senza tregua per due secoli. Storia conclusa dunque quella dei Catari, se ci limitiamo alla constatazione che questi non esistono pi; ma perenne, se pensiamo che le forze che essi hanno suscitato, gli ideali che hanno risvegliato, per il loro sacrificio, per la loro decisione e la loro fede, sono entrati nel circolo eterno della storia.

APPENDICE UBERTUS DE SULFRINO Die sexto intrante Iulio, presens domino Iohanne de Gonzagha preposito Mantuae, Angeli, Avvocati, Poltroni, Calarosi, Desenzani, Visconti, Visdomini, Ravasi. magistro Bernardo parmense,\\ domino Phy(lippo) de Saviola, canonico Mantuae, domino Hugone cappellano domini Guidocti, dei gratia Mantuae electi, Bonaventura fratre\\ de Ordinis Predicatorum et aliis. In pallatio episcopatus Mantuae, Ibique Ubertus quondam Gualtiroli de Sulfrino,\\ ante presentiam domini Electi predicti cum esset de heresi infamatus iuravit stare super facto heresis mandatis ecclesie\\ et ipsius et omnia precepta que propter hoc sibi faceret observare, et spetialiter exire civitatem et diocesim mantuanam. Si\\ aliquando contra fidem vel articulos fidei inventus fuerit culpabilis vel suspectus, iuravit ad voluntatem predicti domini electi, sub pena quam ab eo exigere voluerit. Item eodem die et eodem pallatio, presens domino Hugone cappellano dicti domini electi, domino Bonamente iudice\\ , Zanino notario de Persellanis, et aliis. Idem dominus electus precepit sub debito iuramenti prefato\\ Uberto ut quociens fuerit per se vel per suos nuntios requisitus pro facto heresis de qua fuerat infamatus se \\ ante suam presentiam presentaverit, eius precepta in omnibus servaturus. Itemque dominus precepit eidem Uberto quod de cetero fidem\\ catholicam quam tenet ecclesiam romanam et observat debeat observare, et quod de cetero cum hereticis participationem\\ seu familiaritatem non habeat nec consilium vel auxilium per se vel per alium plubice (sic) vel privatim\\ dabit vel prestabit hereticis et si contra predicta vel in aliquo predictorum inventus fuerit facere per\\ se vel per alium publice vel privatim, penam CC librae imperialium solvere ac dare promisit predicto domino\\ electo, et obligatione bonorum suorum. Que omnia promisit per stipulationem dicto domino electo at\\tendere et observare. Cuius promissionis dominus Bellebonus qui stat de Portanova, Milletus\\ notarius qui stat in contrata Sancti Jacobi, et dominus Bonaventurinus de Adelardis extiterunt fi\\deiussores, pro dicto Uberto, promittentes per stipulationem dicto domino electo\\ facere et curare quod ipse Ubertus attendet omnia predicta, et si non attenderit\\ vel observaverit promiserunt dicti fideiussores predictam penam dare et solvere\\ domino electo prefato ita quod uterque ipsorum in solidum teneantur de omnibus predictis et spetialiter de ipsa pena. DONNA BONA Eo die, loco et mense ( VIIII exeunte Januario) et testibus ( domino Hugone cappellano domini episcopi, Guielmino de Vicedominis, Alberto Flacazovo). Ibique dominus Jacominus de Buccamaiore promisit\\ per stipulatione domino Guidocto, dei gratia episcopo Mantuae, dare et assignare ei infra tertium diem postquam\\ ab eo peteret donnam Bonam, que fuit de Dalmacia, et

est de heresi infamata, que infirmabatur\\ Mantuae, et si hoc non attendet, promisit ei dare nomine pene, quingentas libras Mantuae,\\ penas non attenderet?, quam precepit aasignari et dari sibi domino Jacomino\\ a Zaffardo de Adelardis, cazacatharo. Qui? Zaffardus eo die presentibus Alioto\\ de Olivis et Jacobo de Sighizis et Venerio suo filio, dictam donnam Bonam dicto\\ domino Jacomino dedit et assignavit in suis manibus custodiendam, que erat tunc in turre\\ dominorum Adelardorum, et hoc dessignatio ibi facta fuit. ALBERTO DI BELFORTE Die XI intrante octubre, presentia dominis presbitero Jacobo et Filipo de Saviola canonicis Mantuae, magistro Girardo et aliis testibus rogatis.\\ In pallatio episcopatus Mantuae. Ibique presbiter Albertus ecclesie Sancti Michaelis de Campitello, iuravit stare mandatis domini Guidocti\\ dei gratia Mantuae episcopi et parere pro eo presertim quod interfuit sepulture vel sepelitioni quondam domini Alberti de Belforto\\ qui fuit usurarius et hereticorum defensor et fauctor et quia non erat de episcopatu Mantuae, veluti prefatus dominus episcopus\\ asserebat. Posta vero ipse idem dominus episcopus, precepit eidem presbitero, Al(berto), sub vinculo iuramentj illius, ut usque ad octo\\ dies det ei duos fideiussores qui sint admittendi tamquam boni. Die XVI intrante octubre, presentia dominis presbitero Jacobo canonico Mantuae, presbitero Grandeo presbitero de Arzagho\\ Johanne Bono notario de Righizo et aliis. In pallatio episcopatus Mantuae. Ibique cum presbiter Albertus ecclesie Sancti Michaelis de Campitello\\ iurasset stare mandatis domini Guidocti, dei gratia Mantuae episcopi, et parere pro eo presertim quod interfuit sepultura vel vel sepelitioni\\ quondam domini Alberti de Belforto qui fuit usurarius et hereticorum defensor et fauctor et quia non erat de episcopatu Mantuae,\\ veluti prefatus dominus episcopus asserebat, et quod per hoc duos bonos fideiussores dare tenebatur eidem in dicto termino sibi dato \\ quod apparet per publicum instrumentum a me notario infrascripto confectum. Oddolinus campsore et Martinus Ravacollus de Sancto\\ Michaele renuntiando omni suo iure et auxilio episcopale domini Adriani et quilibet se principaliter et in solidum obligando\\ promiserunt dicto domino episcopo stipulanti se facturos et curaturos quod predictus presbiter attendet omnia\\ supradicta, alioquin per se et de suo attendere promiserunt, sub pena XXV soldos Mantuae et pena iterum attendere et omnia sua bona in super? iure pignora, obligando eidem , postea ibidem dictus dominus episcopus\\ precepit presbitero Alberto predicto ut hinc ad XV dies in manibus camerarii exhibeat unum\\ pignus XV soldos Mantuae et si non attenderet, precepit dictis suis fideiussoribus ut attendent.

WELFO DE PIZO Die XV intrante decembre,presentia dominis Compagnono presbitero et Conradino de Grosolanis, canonicis mantuanis, Pizo et Hugone de Pizo, testibus rogatis. In ecclesie Sancti\\ Andree de Mantua. Ibique dominus Azo de Buffis, canonicus mantuanus, vice ac nomine domini Guidocti, dei gratia episcopi mantuani, et de suo mandato \\dixit et denuntiavit domino Welfo de Pizo ut iuraret mandatis ecclesie et ipsius domini episcopi, cum dicatur ipsum esse factorem et defensorem here\\ticorum, et domino eius filio Mantuano, tunc gladio interfecto, per hoc videlicet que ut fama est huiusmodi fauctor erat\\ atque defensor iamdictus dominus episcopus vellet sepolturam ecclesiasticam denegare. Quare dominus Guelfus iamdictus ad\\ denuntiationem dicti domini Azonis respondens, iuravit mandatis ecclesie parere ac predicti domini episcopi in hac parte spetialiter quod\\ hereticos non defendet nec fovebit neque tenebit in domibus propriis nec eis dabit consilium auxilium vel favorem, sub pena\\ C libras Mantuae. Qua soluta cum expensis in ipsa petenda et exigenda factis contractus iste nichilominus in sua firmitate perduret\\ et totiens comittatur et peti et exigi possit, quotiens pactum fiunt contra predicta vel etiam aliquid de predictis. NICHOLAUS DE BAGNOLO

Die mercurii sexto intrante aprili ( anno 1239). In quodam pallatio episcopatus Mantuae in presentia domini, don Rainaldi presbiteri monasterii Sancti Andree et domini Uberti clerici ecclesie Sancti Michaelis de Parma et Alberti \\ Flacazoui atque Philippis Porcharii servientis domini episcopi Mantuae testium. Ibi dominus Jacobus miseratione dominum episcopus Mantuae, vice et nomine episcopatus Mantuae inuestiuit dominum Nicholaum de Bagnolo de suo recto feudo\\ eo salvo et expensum dicto quod nominatus dominus episcopus per hanc inuestituram non dat nec concedit ei aliquid jus neque racionem in eo quod ultra suum rectum feudum in aliquo occupasset vel inuasisset ex bonis\\ episcopatus Mantuae pro quo quidem feudo dictus dominus Nicholaus continuo iuravit fidelitatem predicto domino episcopo et episcopatui Mantuae contra omnes personas salua fidelitate priorum antecessorum siquos habet predictum quod in omnibus continetur in capitulo\\ fidei addens in suo sacramento quod dabit operam et uirtutem ipsi domino episcopo et eius nuntiis pro posse expelendi Catharos de Mantua et eius districtu.

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