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DISAPPARTENENZE

Figure del distacco e altre solitudini


nelle letterature dell’Europa Centro-Orientale

a cura di
Ljiljana Banjanin, Krystyna Jaworska,
Massimo Maurizio

testi di
Alessandro Amenta Massimo Maurizio
Natka Badurina Roberto Merlo
Ljiljana Banjanin Claudia Olivieri
Giulia Baselica Laura Piccolo
Etami Borjan Donatella Possamai
Duccio Colombo Dario Prola
Guido Franzinetti Svetlana Šeatović
Andrea Gullotta Dimitrijević
Krystyna Jaworska Roberta Sala
Aleksandar Jerkov Sylwia Szarejko
Persida Lazarević
Di Giacomo

Stilo Editrice
Universitaria SOMMARIO
Collana di scienze filologiche, artistiche e umane
Presentazione 7
Comitato scientifico internazionale The defeat of eastern european emigrés after 1989
di Guido Franzinetti 11
Mariella Basile (Univ. degli Studi di Bari)
Che cosa è rimasto della solitudine
Marco Caratozzolo (Univ. degli Studi di Bari)
di Aleksandar Jerkov. Trad.it. di Olja Perišić Arsić 19
Yannick Gouchan (Univ. di Aix-Marseille, Francia)
Domenico Lassandro (Univ. degli Studi di Bari) Intelligencija 2.0. Il web e la Tvorčeskaja intelligencija
Ferdinando Pappalardo (Univ. degli Studi di Bari) di Andrea Gullotta 35
Domenico Ribatti (Univ. degli Studi di Bari) Il dolore degli altri: dal distacco alla partecipazione
Ludmila Sproge (Univ. di Riga, Lettonia) (Igor Štiks, Mentre Alma dorme)
di Natka Badurina 63
«Non solo lei, Stirlitz, soffre di nostalgia». La nostalgia
dell’est dell’agente infiltrato e la nostalgia dell’ovest
del lettore nel romanzo di spionaggio di Julian Semenov
di Duccio Colombo 85
La visione di sé nella poesia russa contemporanea:
‘liquefazione’ e annullamento
di Massimo Maurizio 107
Lola Montez
Donna fatale e figura indomita nella letteratura serba
di Ljiljana Banjanin 127
Il presente volume è stato realizzato grazie ai contributi per la
ricerca (progetto 2014, ex 60%) assegnati dal Dipartimento di La straniera di Maria Kuncewiczowa
Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università e altre madri aliene

di Torino. di Krystyna Jaworska 149


Una letteratura fluida in una vita fluida?
di Donatella Possamai 175
Le isole dei solitari, ovvero gli immigrati polacchi
nell’Arcipelago britannico in alcune opere della
letteratura polacca contemporanea
ISBN 978-88-6479-165-4 di Sylwia Szarejko 189
© Stilo Editrice
www.stiloeditrice.it Una feroce tenerezza
Figure della ‘disappartenenza’ nella poesia
di Marta Petreu
Stampato nel mese di ?? 2016
presso ?? di Roberto Merlo 209
La solitudine nei racconti solari Presentazione
di Ivo Andrić
di Svetlana Šeatović Dimitrijević Questo volume raccoglie i risultati del convegno, a cui hanno
Trad.it. di Olja Perišić Arsić 243 partecipato specialisti italiani e stranieri, tenuto il 5 e 6 mar-
Il signore delle solitudini. zo 2015 presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Stra-
I dispacci di Borislav Pekić niere e Culture Moderne dell’Università di Torino e promosso
di Persida Lazarević Di Giacomo 267 dal gruppo di ricerca composto da Ljliana Banjanin, Krystyna
Gente ruthenus, natione polonus. Jaworska, Massimo Maurizio e Roberto Merlo. L’obiettivo era
La poesia di confine di Eugeniusz Tkaczyszyn-dycki di individuare personaggi, eroi, autori, filoni letterari e non solo,
di Alessandro Amenta 283 in opposizione ai modelli egemonici della cultura di apparte-
Forme di disappartenenza nella letteratura russa nenza, ma che rimanessero inseriti, spesso loro malgrado, in
post-sovietica: quel contesto. Le aree su cui si è focalizzata l’analisi sono quelle
Petrovič o un ‘eroe’ del nostro tempo di riferimento per il nostro gruppo di ricerca: serba e croata,
di Laura Piccolo 303 romena, polacca, russa.
Bóg zapłacz! di Włodzimierz Kowalewski: Il titolo Disappartenenze. Figure del distacco e altre solitudini
variazioni sul modello distopico nelle letterature dell’Europa Centro-Orientale evidenzia la pro-
di Dario Prola 331 blematicità delle questioni trattate nel convegno, prima di tutto
Il Sogno della ragione nella Storia: quelle identitarie. Il prefisso ‘dis-’ è stato introdotto per accen-
Rommat
la visione controfattuale nel romanzo tuare la peculiare ambiguità di una relazione che è al tempo
di Vjačeslav P’ecuch stesso di appartenenza e distacco. Tale relazione si riscontra in
di Giulia Baselica 349 ognuno dei contributi presentati e viene declinata alla luce degli
Distacco e (dis)appartenenza interessi specifici dei vari autori, permettendo in questo modo
nel teatro russo contemporaneo. di mostrare l’estensione del fenomeno, così come filtrato nelle
A proposito di Čechov letterature e nelle arti.
di Claudia Olivieri 369 Sebbene si tratti di una questione attuale per molte epoche
Rinuncia verbale come muta dilatazione storiche e per molte culture, come bene illustrato da diversi
dello spazio visivo. contributi di questo volume, per le aree geografiche prese in
Le sequenze fotografiche di «M.A.N.I.» esame questo fenomeno acquista particolare rilevanza dopo il
di Roberta Sala 393 crollo dell’impero sovietico e dell’ideologia che lo giustificava.
La terra di nessuno: identità e memoria Questo evento ha modificato non soltanto gli equilibri geo-
nel cinema post-jugoslavo politici mondiali, ma anche i riferimenti culturali e ideali, ap-
di Etami Borjan 409 profondendo la crisi del soggetto caratteristica della letteratura
novecentesca e dispiegando nuovi possibili scenari. Da diverse
indagini risulta quanto la lettura della società contemporanea
come liquida, propugnata da Zygmunt Bauman, risulti partico-
larmente efficace e condivisibile per descrivere una serie di to-

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presentazione presentazione

poi, fenomeni e processi ancora in atto in aree geografiche molto ineluttabilità fisiologica, quanto alla dimensione metafisica. La
diverse. Questa fluidità è paradigmatica dei territori dell’Europa disappartenenza quindi può essere vista anche come solitudine
Centro-orientale dell’ultimo decennio del XX secolo, quando la dal Sé, appartenenza disfunzionale nella sfera più intima della
rapida transizione da un sistema a un altro ha prodotto uno spo- persona, nei rapporti con il proprio corpo che invecchia e che
stamento del baricentro assiologico, modificando radicalmente soffre, i quali si riflettono anche nelle relazioni con gli altri e
le condizioni in cui operavano scrittori e artisti e in alcuni casi l’Altro. Nuovamente, emblematica di tale condizione è la pro-
trasformando soggetti ed esistenze prima marginali in superflue. spettiva del femminile e la sua proiezione nella scrittura. Questo
Della crisi del ruolo dell’intellettuale è emblematico il caso degli senso della disappartenenza è anche quello dell’identità multi-
autori underground. pla, che rifiuta di farsi incasellare in facili definizioni di genere,
La mancanza di punti fermi porta da un lato alla ricerca e nazione o fede.
all’elaborazione di strategie semiotiche inedite, dall’altro alla ri- Dal momento che il convegno si è rivelato stimolante occa-
visitazione di un passato prossimo eppure già mitizzato, talvolta sione di confronto, fecondo di dialogo, proprio per l’ampia
presentato con venature nostalgiche, talvolta con uno sguardo disponibilità teorica dei partecipanti e la varietà di prospettive
grottesco e distopico. Questo atteggiamento non informa sol- affrontate, l’ordine con cui i testi sono presentati nel volume
tanto la letteratura degli ultimi tre decenni, ma è rintracciabi- rispecchia quello delle sessioni del convegno.
le in alcune opere della produzione di massa del periodo pre- I curatori esprimono un particolare ringraziamento al Dipar-
cedente; è sintomatico che spesso proprio i generi intermedi, timento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne
non immediatamente ascrivibili alla sfera intellettuale (o ‘alta’), dell’Università di Torino e all’Associazione Italiana degli Slavisti
riescano a esprimere il sentimento di estraneità-distacco nella per il patrocinio e il contributo concessi, nonché ai Colleghi per
maniera più efficace. È altrettanto sintomatico che le culture aver accettato il nostro invito.
prese in esame, per lungo tempo soggette a un controllo più o
meno rigido, abbiano veicolato la tendenza degli autori a sfrut- I Curatori
tare i punti ciechi della censura, delegando però le passioni e le
frustrazioni ad alter ego, che di volta in volta giocano un ruolo
fondamentale per la decodifica del senso dell’opera nel contesto
in cui si inserisce.
Un nucleo importante è rappresentato dalle tematiche con-
nesse alla dislocazione geografica, intesa come attraversamento
di territori, come dissidio (che può sfociare in scontro) etnico in
territori contesi oppure come processo migratorio volontario,
ma non per questo meno doloroso. La lettura e l’interpretazione
di questo topos è condotta in alcuni casi alla luce della propria
esperienza personale e soggettiva, in altri filtrata dalle moderne
teorie sulla medializzazione del trauma.
Un’altra declinazione della tematica del convegno è la con-
dizione di conflitto del soggetto, tanto rispetto alla propria

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Bibliografia e Sitografia Una feroce tenerezza


Filipiak, I. (1992), Śmierć i spirala, A, Wrocław. Figure della ‘disappartenenza’
Gretkowska, M. (1995), My zdies’ emigranty, W.A.B, Łódź. nella poesia di
Grzybowski, P. P. (2008), Tożsamość tułacza – dylematy identyfikacyjne Marta Petreu
współczesnych emigrantów, in Lewowicki, T., Grabowska, B., Różańska,
A. (a. c. di), Socjalizacja i kształtowanie się tożsamości – problemy i Roberto Merlo
sugestie rozwiązań, Toruń, Wydawnictwo: Adam Marszałek, pp. 68-81.
Modzelewska, A. (2014), Wpływ Ryszarda Kapuścińskiego i Hanny
Krall na twórczość reporterską Wojciecha Tochmana, in „Naukowy
Przegląd Dziennikarski”, 1, pp. 29-42.
Okólski, M. (1994), Migracje zagraniczne w Polsce w latach 1980-
1989. Zarys problematyki badawczej, in „Studia Demograficzne”, 3, Abstract
Warszawa, pp. 3-59.
Piątkowska W. (a.c. di) (2007), My, emigranci. Wspomnienia This paper aims to provide an angle of analysis on the work
współczesnych Polaków z życia na obczyźnie, Wydawnictwo
of Romanian poet Marta Petreu, with a particular regard to
Uniwersytetu Opolskiego, Opole.
author’s relationship with God, as seen within the frame of a
Redliński, E. (1994), Szczuropolacy, BGW, Warszawa.
‘poetics of disbelonging’. The paper’s focus is on the fact that
Wieruszewska, M. (a. c. di) (2007), Tu i tam. Migracje z polskich wsi
such disbelonging appears in the poems analyzed rather as
za granicę, IRWIR PAN, Warszawa.
Winnicka, E. (2014), Angole, Wydawnictwo Czarne, Wołowiec. misbelonging than unbelonging, and is such interpreted not as
Winnicka, E. (2012), Londyńczycy, Agora SA, Warszawa. a refuse, but as a problematic and rebellious acceptance of God.
The author’s attitude towards God has its roots in her personal
www.bankier.pl dystheism born out of an unusual lucidity. The paper argues
www.culture.pl that such dystheism, in turn, results in a literary ‘agonistic
www.politykainsight.pl misotheism’ as defined in the work of B. Schweize.
www.rynekpracy.org
www.tygodnikprzeglad.pl
www.wp.pl
Keywords
Biografia
sylwia szarejko PhD, student at the University of Bialystok. She is Marta Petreu, Romania Contemporary Literature, Religious
preparing a doctoral thesis about the motif of islands in the migration Poetry, Dystheism, Misotheism
processes in the Department of Theory and Anthropology of
Literature. In 2013 she received a master’s degree in Polish philology
at University of Bialystok and in 2014 defended bachelor’s degree in
Italian philology at University of Social Sciences and Humanities in
Warsaw. She is interested in reportage literature and emigration issues.
e-mail sylwiaszarejko@gmail.com

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All gods who receive homage are cruel. All gods dispense e nonostante tutto: essa è quindi ‘malappartenenza’, affermazione
suffering without reason. Otherwise they would not be ‘agonistica’ di un appartenere critico, disfunzionale e sofferto; è
worshipped. Through indiscriminate suffering men know partecipazione e accettazione, ancorché difficoltosa e malagevole,
fear and fear is the most divine emotion. It is the stones ‘eresia’, e in ultima istanza figura di presenza e di partecipazione.
for altars and the beginning of wisdom. Half gods are Tale distinzione e in particolare il concetto di ‘disappartenen-
worshipped in wine and flowers. Real gods require blood. za’ come ‘malappartenenza’ sono la chiave dell’interpretazione
Zora Neale Hurston, che, in quanto segue, mi propongo di dare della poetica di Mar-
Their Eyes Were Watching God (1937) ta Petreu, soprattutto in relazione alla questione del travagliato
e ubiquo rapporto con Dio.
1. Nella trama complessa e istoriata dell’‘appartenere’ nella ‘li-
quida’ società contemporanea si legge con sempre maggiore chia-
Se egli rimane inattivo, chi può condannarlo?
rezza – se non semplicità – la filigrana di un ‘voler appartenere’
Se nasconde il suo volto, chi può vederlo?
travagliato, diverso e contrario, che risponde alla questione cen-
trale dell’‘appartenenza’ ora attualizzando la certezza di vecchi e Giobbe 34:29
rassicuranti confini (fenomeno di cui qui non ci occuperemo), ora
con una negazione ‘assoluta’, ora con un’affermazione ‘agonisti-
ca’. Tali ultimi due atteggiamenti possono essere utilmente riuniti 2. Nel panorama della cultura romena attuale, Marta Petreu (n.
nella nozione di ‘disappartenenza’, concetto che, nelle possibili 1955, nata Rodica Marta Crişan) è certamente una figura di pri-
interpretazioni morfologiche (e quindi semantiche) del termine mo piano. Personalità culturale organica e complessa – docente
che lo designa1, si mostra particolarmente atto a illustrare entram- e studiosa di filosofia romena, redattore di un importante mensi-
be queste modalità di ‘voler appartenere’ in relazione alla nega- le culturale, recentemente anche romanziera, con il durissimo e
zione, incondizionata o condizionale, che le contraddistingue. potente Acasă, pe Cîmpia Armaghedonului (A casa, sulla Pianura
Da un lato, compresa come derivata con il prefisso dis-1 di origi- dell’Armageddon, 2011) – M.P. è e resta in primo luogo, intima-
ne latina (< dĭs-), con valore oppositivo‑separativo (es. disinteresse, mente ed essenzialmente, poeta, una delle più intense e autentiche
disgiungere), tale ‘dis1appartenenza’ indica un ‘non voler apparte- voci poetiche romene degli ultimi decenni2. L’impressione che si
nere’ incondizionato, un rifiuto integrale di continuare ad apparte-
nere, di essere etichettati, incasellati, categorizzati, inclusi o esclusi:
2. Membro del gruppo clujano Echinox, esordisce nell’ambito della
essa è dunque ‘inappartenenza’, negazione ‘assoluta’ dell’apparte-
‘generazione ’80’ con il volume Aduceți verbele (Portate i verbi, 1981),
nere; è isolamento e rifiuto, ‘apostasia’, e infine figura di assenza e di distinto con il Premio dell’Unione degli Scrittori di Romania, seguito
separazione. Dall’altro lato, intesa come formata con il prefisso dis‑2 da altre quattro raccolte: Dimineața tinerelor doamne (La mattina
di origine greca (< dys-), con valore teratomorfico e malformativo delle giovani signore, 1983), Loc psihic (Luogo psichico, 1991), Poeme
(es. distrofia, distopia), la ‘dis2appartenenza’ designa invece un ‘voler nerușinate (Poemi svergognati, 1993) e Cartea mîniei (Il libro dell’ira,
appartenere non’ in maniera quiescente e acritica, un’accettazione 1997), e due antologie: Apocalipsa după Marta (L’Apocalisse secondo
Marta, 1999), antologia d’autore a tematica prevalentemente ‘religiosa’ che
protestataria, rivoltosa, ribelle dell’appartenere ancora, malgrado contiene quasi integralmente PN e CM più alcune poesie di LP e DTD e
vari inediti, e Falanga (La falange, 2001), con alcuni inediti. Seguono una
1. Per le analisi di natura linguistica faccio riferimento a De Mauro (2000). nuova raccolta Scara lui Iacob (La scala di Giacobbe, 2006), un’edizione

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ha navigando l’arcipelago degli oltre trecento testi dell’integra- una certa dose di versatilità nell’opzione per contenuti variati,
le poetica Apocalipsa după Marta (Petreu 2011b), completata da nel caso della poesia è la coerenza (s.n.) tematica e di immagina-
Asta nu este viaţa mea (Petreu 2014a, di seguito abbreviato anevm rio la reale marca della maturità artistica (ibid.). Un altro grande
nell’indicazione della fonte dei testi poetici), è quella di un co- ‘ossessivo’ della poesia romena, M. Sorescu, affermava a propo-
smo altamente strutturato ed estremamente coerente e coeso, che sito di Rilke che «un grande autore si riconosce dalla ripetizione
vibra degli accenti di una voce lirica intensa e orgogliosamente all’infinito di certi pensieri» (Rilke şi lirica obsesivă [Rilke e la
individuale la quale, pur nelle modulazioni d’inflessione e nei mu- lirica ossessiva], Sorescu 1969/2005: 104), e altrove che
tamenti retorico-stilistici naturali in un percorso creativo di oltre
tre decenni, echeggia unitaria, compatta, possente, ossessiva. L’o- la poesia si fa con le ossessioni, volente o nolente, e l’artista
pera di M.P. – e non solo quella poetica, di cui mi occupo qui – è, si sente a suo agio con i suoi cliché (fotografici), che l’hanno
come quella di altri grandi creatori, da Kafka a Bacovia, da Ibsen colto con esattezza […] Ma anche in questo sta il fascino, e un
a Cărtărescu, espressione di un sentire e/o un pensare dominato occhio attento non si lascerà ingannare dalle sole apparenze
da idee fisse e immagini ricorrenti, da ossessioni derivanti da una e saprà leggere nelle nuove rughe comparse da ieri a oggi
visione del mondo profondamente interiorizzata. agli angoli degli occhi, là nell’immagine, i mutamenti e le
Non si può negare che abbia ragione M. Ursa (2011) quando innovazioni (Sorescu 1985/2005: 817).
afferma che Apocalipsa după Marta del 2011 «presenta una coe-
renza di contenuto molto maggiore di quanto non si dia normal- Allo stesso modo, le ‘istantanee poetiche’ di M.P. catturano una
mente nelle antologie d’autore»3, e siamo d’accordo con la stes- fisionomia ben riconoscibile, cui ogni iterazione conferisce un ul-
sa critica quando afferma che se la maturità artistica e il grado teriore tocco, precisa un dettaglio, sottolinea un’ombra, aggiunge
di riuscita estetica dei romanzieri e dei prosatori in generale si una (per dirla con Sorescu) ‘ruga’ d’espressione, sfuma e definisce
misura (anche) con la capacità di esplorare in maniera convin- ma non modifica in essenza. La poesia di M.P. è un autoritratto in
cente un vasto numero di ambiti tematici e di immaginario, con bianco ghiaccio, nero fuliggine e rosso sangue, l’immagine feroce
di un corpo nudo e offeso, dilaniato, dissezionato ed esibito con
integrale dell’opera poetica, Apocalipsa după Marta (2011) – pubblicata impudica ebbrezza sul tavolo operatorio di una poesia tagliente,
nel quadro di una ‘serie d’autore’ iniziata dalla prestigiosa casa editrice lucida, impietosa, è la raffigurazione dell’agonia e della rabbia di
Polirom di Iaşi, che sotto il titolo dell’antologia d’autore del ’99 raccoglie
un’anima ferita e fieramente esposta, moltiplicata fino al parossi-
tutti i precedenti volumi, compresi gli inediti delle antologie precedenti
– e una nuova raccolta, Asta nu este viaţa mea (Questa non è la mia vita, smo da innumerevoli specchi di parole.
2014). Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue: ricordiamo qui Il nucleo della poesia e della poetica di M.P. è un’interiorità
le traduzioni di M. Cugno in E. Bettini (a cura di), Approdi. Antologia di ‘ossimorica’ e combattuta, l’alchemica coincidentia oppositorum
poesia mediterranea, Marzorati, Settimo Milanese (MI) 1996 e Si scrive. che riunisce in sé, inestricabilmente ‘con-fusi’ ma mai realmente
Rivista di letteratura, numero unico, 1997 (sezione Percorsi letterari europei,
rappacificati, cuore e cervello, aspirazione e realtà, amore e odio,
coord. B. Töttössy), e soprattutto in La poesia romena del Novecento,
studio introduttivo, antologia, traduzione e note di M. Cugno, Edizioni attrazione e repulsione, affermazione e negazione, accettazione e
dell’Orso, Alessandria 1996; 20092. rifiuto, desiderio e distacco, in perenne pendolare tra immanenza
3. Per ragioni di spazio, riporto i testi in prosa in romeno nella mia
e trascendenza, tra Uomo e Dio. E proprio nella sofferta ambiva-
traduzione italiana e quelli in altre lingue in originale, ad eccezione della lenza «ondulatoria» (Petreu 2003) di un’adesione che ingloba il
Bibbia che cito nella versione della cei del 2008. rigetto, in tale rabbiosa unione di amore e d’odio, nella centralità

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dell’espressione di una simile ‘appartenenza’ disfunzionale, mi pare È una terra desolata, priva di promessa e perdono, gelida oscura
risieda una delle chiavi di lettura dell’innegabile impatto di quella dolorosa, che non appartiene più a Dio (Ţara nu ştiu cui [La terra
che interpreto come un’autentica poetica della ‘malappartenenza’. di non so chi], anevm, 104), che l’ha dimenticata e negletta. È un
«Giardino» crepuscolare, cruento, frigido (În grădina de toamnă
[Nel giardino d’autunno], În amintirea imaginară [Nel ricordo
immaginario], 270) perduto alla grazia divina del Creatore della
Why art thou silent and invisible,
Genesi, un paesaggio convertito in una desolazione di polvere,
Father of Jealousy?
Why dost thou hide thyself in clouds macerie, cenere, tenebra e, sopra ogni cosa, «fuliggine» (Într-un
From every searching eye? măreţ răsărit de funingine [In una gloriosa alba di fuliggine], 183,
Cîmp pentru marile manevre [Campo per le grandi manovre],
William Blake, To Nobodaddy (ca. 1793) 196, Petru [Pietro], 216, Sînt aici [Sono qui], 217, Cîndva demult
[Una volta molto tempo fa], 222, Despre condiţia realităţii [Sulla
2.1. Nel cosmo letterario di M.P., tra e dietro il vorticare tenebro- condizione della realtà], 271, Dare de seamă despre morile nopţii
so di motivi ricorrenti come l’angelo, la notte, la caccia, la neve, la [Resoconto sui mulini della notte], 272, Mesagerii [I messaggeri],
fuliggine, il cervello, il sangue, il pascolo, la paura o il maquillage, 274, Vîrsta adultă [L’età adulta], 306, Ziua de mîine [Il giorno
si scorge con chiarezza come la materia rovente della poesia si di domani], 372), soffocante, tenebroso, onnipresente nerofumo,
coaguli, densa e pastosa, intorno a nuclei tematici dall’immensa residuo della combustione di un mondo morto e di morte, che si
forza gravitazionale: la creazione (la poesia), la fragilità del corpo, consuma in «fuochi piccoli e domestici» (Gong pentru masa de
la sofferenza e la morte, l’eros e, sopra tutto, il problema del male. seară [Gong per il pasto serale], 168), incapaci di dare vita a que-
Al cuore della poetica petreuana della ‘malappartenenza’ si trova sto inferno «nero spoglio intollerabile» di «sterile quiete» (Locul
infatti la flagrante incongruenza – che nessuna risposta teologica [Il luogo], 289), in cui l’unica «messe» è un dolore senza scopo:
canonica è in grado di mitigare – tra la presenza innegabile e ine-
ludibile del male nel mondo e l’assenza di azione in esso da parte nu eşti nu veghezi nu ne veghezi
di un Dio presuppostamente onnipotente e benevolo, la cocente în cinstea nimănui
impossibilità di riconciliare l’esperienza della sofferenza fisica e ne naştem şi murim
psichica, il dolore materiale del corpo e lo spasimo intangibile nimeni veghează asupra noastră
dello spirito, con il dogma della natura misericordiosa e amore- în cinstea nimănui iubim
vole di Dio. In opposizione a un ‘aldilà’ (Dincolo) nebuloso, va- (Secerişul, 379)5
gheggiato e temuto, la certezza di M.P. è un ‘qui’ (Aici) assurdo
dove la morte e il male «fanno i saltimbanchi», «le malattie come Quello di M.P. è un mondo in «fuga verso il rosso» (Fuga spre
cagnetti allegre saltano in branco» e «il dolore / la solitudine / la roşu a patriei [La fuga verso il rosso della patria], 137), smarrito
disperazione più profonda / rodono il fondamento del desiderio in una caduta senza fine («Trăim căderea. Nu sfîrşitul» [Vivia-
di essere» (Psalm [Salmo], 327)4. mo la caduta. Non la fine], Laborator de noapte [Laboratorio

4. Dei testi poetici indico titolo e pagina della fonte da cui cito, che ove 5. «Non ci sei non vegli non ci vegli / in onore di nessuno / nasciamo e
non diversamente indicato è l’integrale Apocalipsa după Marta (Petreu moriamo / nessuno veglia su di noi / in onore di nessuno amiamo» (La
2011b). Tutte le traduzioni sono mie. mietura).

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notturno], 139), stretto nella morsa di un’Apocalisse frigida, da cui si enuclea chirurgicamente un «lei» (ea) spietatamente
tenebrosa, infinita, prometeicamente prigioniero della propria anatomizzato (Simfonia a şasea. După Ceaikovski [Sinfonia n.
inesorabile ed eterna consunzione. È un universo privo di senso 6. Da Čajkovskij], 249, Ceasul rău [La malora], 311, Pămîntul
e di scopo, un ‘caosmo’ (haosmos) – per usare l’ossimoro joycia- acesta [Questa terra], 391, Viaţa ei – nu tocmai reală [La sua
no sotto il cui segno un’altra grande poetessa della generazione vita – non proprio reale], 409, Zborul [Il volo], 410-1, Descriere
di M.P., Magda Cîrneci, cui la nostra autrice è stata spesso ac- [Descrizione], 426, Vindecarea [La guarigione], 427-8, Pragul
costata, colloca il proprio grido di autentica e profonda dispe- [La soglia], 429, Înaintarea [L’avanzata], 432, Ţara singurătăţii
razione –, un tragico bordello su cui regnano l’«infallibile sgual- [La terra della solitudine], 453-4, Ceremonii de seară [Cerimo-
drina» la morte – «puttana di Dio» (Iona, 214, Viaţamoartea, nie serali], 455, Acasă [A casa], 456-7, Legea eternă [La legge
383) – e la sua lubrica corte di mali minuti e infiniti, malattie, eterna], 458-9, De departe [Da lontano], 463-4), in cui – come il
incubi, follia, in cui la parola divina del paradiso, della redenzio- padre Augustin nel «lui» (el) di Dio, cfr. infra – si intravede, qui
ne, della vita eterna è un fantomatico cencio e l’unica reale pro- e là, la presenza della madre, Maria.
messa è l’annullamento (Dar nostalgia [Ma la nostalgia], 227). È nel vissuto feroce del corpo fragile, friabile, deperibile, che
In questo mondo di meschina e brulicante agonia la gesta- si mostra al suo stesso sguardo come un involucro estraneo («Mă
zione è preliminare al disastro (Serbări de noapte [Celebrazio- privesc cu îndoială pe mine» [Osservo titubante me stessa], Pie-
ni notturne], 85) e l’uomo misera «preda» (Cina [La cena], lea de care mă sprijin [La pelle alla quale mi sorreggo], 378) che
Vînătoarea pe zăpadă [Caccia sulla neve], 258-9, Psalm [Salmo], la ‘malappartenenza’ a questa trascendenza «spietata capriccio-
256), metafisico olocausto al capriccio di Dio e fisica vittima del sa crudele gelosa», persino «malvagia» (Munci şi zile [Opere e
tempo e del suo scorrere, «l’omicidio perfetto» (Pot să ascult giorni], 362) trova rispondenza nell’immanente. Un corpo di
[Posso ascoltare], 404). E se il luogo della ‘lotta con Dio’ è l’a- carne, sangue, nervi, membrane, il corpo del Sé e dell’Altro, im-
nima, il «cuore» spasimante lacerato dalla solitudine in terra e magine del senescente e putrido corpo divino e come questo
in cielo, il terreno della battaglia con il suo «cane da caccia» oggetto di desiderio e repulsione. Un corpo reale e simbolico,
il tempo è il «corpo», la fragile carne, consunta dall’invecchia- ‘incarnazione’ di un insanabile conflitto metafisico, un corpo
mento (Istorii pentru duminică [Storie per la domenica], 99), cannibale (Locul [Il luogo], 289), un corpo‑cadavere (Carcasa
rosa dalla malattia (Solstiţiu de iarnă [Solstizio d’inverno], 138), [La carcassa], 276), un corpo‑feretro: «Îmi sînt mormîntul îmi
lacerata da bisturi e violata da sonde in immagini troppo nume- sînt sicriul de carne aţoasă / dură ca fagul» (Sono la mia tomba
rose per poterle qui ricordare, votata alla disperazione e all’alie- sono la mia bara di carne fibrosa / dura come il faggio) (Pot să
nazione: «Eu sînt străin. Străinul ce-şi scoate / ca pe-un cîine în ascult [Posso ascoltare], 404).
lesă / corpul viu la plimbare» (Io sono straniero. Lo straniero
che porta / Come un cane al guinzaglio / Il proprio corpo vivo
a passeggio) (Mesagerii [I messaggeri], 274). Nella ‘luce’ incle-
mente della lucidità petreuana (cfr. infra) non solo il proprio
corpo, trafitto dal malheur – per usare un’immagine di S. Weil
(2008: 188) – «come una farfalla che venga appuntata viva in un
album», viene sondato e dissezionato con bruciante freddezza
in membra, organi, linfe, tessuti, ma anche l’«io» stesso (eu),

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disappartenenze disappartenenze

L’humanité, pendant des centaines de siècles, do], 349, Ţara zăpezii [La terra delle nevi], 408, Întoarcerea lui
dévorera ses générations ; elle s’épuisera dans le sang Dumnezeu înspre om [Il rivolgersi di Dio verso l’uomo], anevm,
et la fange, sans que le dieu qu’elle adore vienne une 117), il Dio dell’uomo Augustin, con cui spesso – senza scomo-
seule fois illuminer sa raison et abréger son épreuve. dare Freud – si identifica e si confonde, il Dio ‘patriarcale’ geloso
Où est ici l’action divine ? Où est la providence ? (Miezul nopţii [Il cuore della notte], 401), autoritario e temibile,
Pierre-Joseph Proudhon, Système des contradictions di quel Libro «che oggi nessuno più legge / che mio padre Augu-
économiques ou Philosophie de la misère, I (1846) stin leggeva / e mi ha lasciato / insieme alla paura di vita e alla no-
stalgia di morte / proprio a me / come eredità» (Povestea cea nouă
[Il racconto nuovo], 419). «Senza misericordia», «apocalittico»,
2.2. Tale Peisaj-sentiment [Paesaggio-sentimento] «Nero. Vuoto.
«artefice e annientatore», incapace di redenzione e promesse (Cu
Desolato» (288) è origine e risultato – come una profezia che si
ochii închişi [A occhi chiusi], anevm, 73), il Dio-Padre spietato di
autoavvera, in cui la predizione produce l’evento e l’evento confer-
M.P. è un Padrone egocentrico e sanguinario, che pretende lodi e
ma la predizione – di una cosmologia ‘disteista’ (cfr. infra) al centro
sacrifici ma non può o non vuole dare nulla in cambio; è il Signore
della quale troneggia un Dio impietrito e indifferente. Taciturno e
del macello, l’Accalappiacani alla posta:
severo, sordomuto, miseramente incapace o colpevolmente inat-
tivo, il Dio di M.P. è anzitutto Dominus, non amorevole padre di Eu Marta cîinele lui pe pămînt:
famiglia bensì autoritario padrone di schiavi. È un Dio, al meglio, l-am periat. L-am atins. I-am vorbit.
assente e obliatore, un deus colpevolmente otiosus o absconditus Am făcut tot ceea ce era de făcut. Acum depun mărturie:
(come in Isaia 45:15, ma non come questo salvatore); al peggio,
crudele e capriccioso, un Dio veterotestamentario spesso non di- în abatorul acesta perpetuu
stante dall’empio Demiurgo con cui lo identificano i testi gnostici de vietăţi lucide şi vorbitoare
o persino dal Diavolo, con cui lo dicono ‘fratello’ alcune varianti el Stăpînul pofteşte tainul de osanale porţia caldă
della cosmologia popolare romena (Brill 2005: 83, n. 10001): de tămîie: spuma de sînge
El însuşi – Forma perfectă a existării – e ca hingherul la
Ai îmbătrînit preaînalte: pîndă
prin cerul tău ca printr-un ciorap găurit
El Stăpînul e Măcelarul
îţi văd călcîiele
cerul tău e Hingherul
prin care se întrezăreşte copita (Apocalipsa după Marta, 282)7
(Apele, 202)6

Esso è innanzitutto «Padre» (Tată), Dio aspro e roccioso «del 7. «Io Marta il suo cane sulla terra: / l’ho spazzolato. L’ho toccato. Gli ho
padre» e «dei padri» (Să vorbească dormind [Che parli dormen- parlato / Ho fatto tutto ciò che c’era da fare. Ora rendo testimonianza: //
in questo perpetuo macello / di creature lucide e parlanti // lui il Padrone
smania per la razione di osanna la porzione calda / d’incenso: schiuma di
6. «Sei invecchiato o altissimo: / attraverso il tuo cielo come da una calza sangue / lui stesso – Forma perfetta dell’esistere – è come l’accalappiacani
bucata / ti vedo i calcagni / il tuo cielo / attraverso cui si intravede lo zoc- / in agguato // Lui il Padrone è il Macellaio // è l’Accalappiacani» (L’Apo-
colo» (Le acque). calisse secondo Marta).

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È il «boia» indifferente della carneficina senza scampo che Dumnezeul tău căruia în copilărie noi ne rugam amîndoi cu
è l’esistenza umana (Coborîrea îngerilor [La discesa degli an- ochii închişi
geli], 384), il Burattinaio che si sollazza incurante con i destini în fiecare seară
degli uomini (Miezul nopţii [Il cuore della notte], 400). È un stînd în picioare cu mîinile împreunate
Padre cannibale, «carnivoro» (Teofania de primăvară [Teofa- în faţa mesei puse pentru cină – mămăligă fierbinte cu
nia primaverile], 160, Ademenirea [L’adescamento], 243), che brînză
come Crono si nutre della carne e del sangue dei propri figli, Şii ceream amîndoi într­un singur glas
tot ce nu ne­a dat niciodată
un «gigantesco cadavere rigonfio» e caparbiamente inerte nel-
nici ţie
la sua sazietà (Psalm [Salmo], 327). Un Dio bizzoso che dopo
nici mie
aver creato con la Parola «blaterando per sette giorni» resta
nici alor noştri:
ora imperdonabilmente sordo e muto alle istanze delle sue un strop de milă cerească
proprie creature: nu multă – numai cît s­o scoatem la capăt
Acum nu-mi răspunde. Ce este muţenia lui
de care eu şi trează şi-n somn mă izbesc ca de zid Niciodată. Nici măcar un strop
Surdomutule! i-am scuipat în faţă-ntr-o zi (Cu ochii închişi, anevm, 73)10
cînd eu eram la capătul răbdării
Surdomutule! Ai multe să-ţi uit. E ziua mîniei
(Să vorbească dormind, 349)8 Not God but a swastika
So black no sky could squeak through.
Un Dio incostante, che si nega tanto all’interrogazione inqui- Every woman adores a Fascist,
sitiva quanto alla devota implorazione: The boot in the face, the brute
Brute heart of a brute like you.
Doamne. Îţi cer socoteală pentru acest destin de pămînt: Sylvia Plath, Daddy (1962)
şi­mi răspunde un scîrţîit ruginit
un plămîn de metal
altceva nimic altceva nimic
2.3. Davanti a un cielo muto e opaco, egoista e impietoso, dove
(Ţara nu ştiu cui, anevm, 104)9
si può cercare questo Dio assente e nascosto, se non nella sua
creazione? Laddove «Un grande amore per la vita può fare le

8. «Adesso non mi risponde. Cos’è il suo mutismo / contro cui io sia sve-
10. «Il tuo Dio che quanto ero piccola pregavamo tutti e due con gli occhi
glia che in sonno urto come contro un muro / Sordomuto! gli ho vomitato
chiusi / ogni sera / stando in piedi con le mani giunte / di fronte al tavolo
in faccia un giorno / quando ero allo stremo della pazienza / Sordomuto!
apparecchiato per cena – polenta bollente e formaggio / E gli chiedevamo
Ne hai da farti perdonare. È il giorno dell’ira» (Che parli nel sonno).
tutti e due con una sola voce / tutto ciò che non ci ha mai dato / né a te
9. «O Signore. Ti chiedo conto per questo destino di terra: / e mi risponde / né a me / né ai nostri: / una goccia di pietà celeste / non tanta – quanto
un cigolio arrugginito / un polmone di metallo / null’altro null’altro» (La basta per arrivare fino in fondo // Mai. Neppure una goccia» (Con gli
terra di non so chi). occhi chiusi).

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veci della fede / un grande amore per la vita prende il posto di e non mi riconosco in essa], Pînă cînd [Fino a quando], 374),
Dio» (Dare de seamă despre morile nopţii [Resoconto sui mulini il balsamo per le ferite dell’abbandono e della solitudine, una
della notte], 272), sul seggio vuoto di questo Dio e Padre si può difesa contro gli incubi (Arta îndrăgostirii [L’arte dell’innamora-
«intronare» (Prefaţă [Prefazione], 9) il suo «inviato sulla terra» mento], 241) e la paura, «meretrice dalle sette teste» (Ca o sabie
(Vîrsta adultă [L’età adulta], 306), l’Uomo (bărbat), il maschio [Come una spada], 184). In un mondo in cui il Padre è come
oggetto d’amore e di desiderio. Presenza precoce e dilagante, assente, l’Uomo è l’unica realtà («Tu eşti incert. Bărbaţii – vii şi
ossessiva fin dai primi volumi, l’Uomo, eventuale Sposo e po- reali» [Tu sei incerto. Gli uomini – vivi e reali], Miezul nopţii
tenziale sostituto di questo ambivalente Padre, si dimostra spes- [Il cuore della notte], 401) e l’unico compagno di fronte alla
so distante quanto quest’ultimo (Vine o primăvară [Arriva una sofferenza: «noi doi un bărbat o femeie cu glesnele neprotejate
primavera], anevm, 19) e come questi crudele, predace «Mae- / înaintînd mînă în mînă / prin cleiul de sînge ca prin iarba ce
stro di caccia» (Teze neterminate despre Marta [Tesi incompiu- creşte» [noi due un uomo e una donna con le caviglie indife-
te su Marta], 42-4), metodico torturatore (Biografii de toamnă se / che avanzano mano nella mano / nella melma di sangue
[Biografie autunnali], 166-7). Nella esemplare Mutul [Il muto] come nell’erba che cresce] (În grădina de toamnă [Nel giardi-
(465), che chiude l’integrale del 2011, come ha notato anche no d’autunno], 262), la metà smarrita e agognata di un’edenica
M. Ursa (2011), «l’amato si dissolve nell’identità di Dio stesso, pienezza («Carnea mea tristă umană / te aşteaptă de la facerea
senza che questo comporti alcuna salvezza o garanzia di compi- lumii» [La mia carne triste umana / Ti attende dalla creazione
mento». del mondo], Aleasa [L’eletta], 417). După cădere (Dopo la cadu-
Nella poesia di M.P. il Padre ultraterreno e quello terre- ta, 366-367), nella sua organica sensualità, esprime con grande
no si confondono e l’Uomo si presenta come incarnazione e intensità l’agognante aspirazione, attraverso l’amore e l’unione,
proiezione di questo Padre ambivalente, in un triangolo di cor- alla completezza, all’integrità e al senso in un mondo che se ne
rispondenze i cui vertici si smussano progressivamente fino a mostra privo:
farsi circolarità, ove le identità di Dio, del Padre e dell’Uomo si
contaminano e si sovrappongono fino all’identificazione, dan- Eu îţi dau tîrcoale eu te adulmec
do origine a quello che potremmo chiamare un ‘patriarchetipo’ ca pe un cîmp proaspăt cosit
caratteristicamente petreuano, il cui centro di gravità non è lon- Da. Te recunosc: eşti bărbat
tano dal «padre totemico» (tatăl totemic) divorante e divorato deci amintirea mea de dinaintea căderii
Eşti pur şi simplu originea
di Teofania de primăvară (Teofania primaverile, 160) e Prînzul
coastele tale arcuite sînt matricea frumoasă caldă
totemic (Pranzo totemico, 342).
sînt spaţiul meu natal
Ma laddove Dio troneggia nella sua gelosa unicità, l’Uomo
Oho! încă înainte de a fi fost făcută
terreno prolifera e si moltiplica «innumerevole» (Dimineaţa [Il ţi-am ascultat izvorul sîngelui susurul singurătăţii
mattino], 53, Falanga [La falange], 321). Nel suo ‘caosmo’ in eu am trăit mirarea cu care cutreierai grădina
caduta libera verso il nulla, Marta ricerca freneticamente nell’a- Le recunosc mi le-amintesc
more terreno un’‘appartenenza’ che sani l’alienazione («Creaţia îmi amintesc bezna de catifea a cărnii tale
/ În ea eu nu sînt niciodată acasă / […] / îmi trăiesc singura mea Te-adulmec acum
viaţă cea de om / şi nu mă recunosc în ea» [la Creazione / In essa şi-mi amintesc unitatea
io non sono mai a casa / […] / vivo la mia unica vita d’uomo / […]

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la cacciatrice, «come una parte malata del corpo» (Ultima scri-


Eşti bărbat soare căre dragostea unui bărbat [Ultima lettera all’amore di un
fii deci iarăşi adăpostul meu uomo], 106). Il cannibalismo tra vittime produce inconsistenti
fii mierea neagră a dorinţei «euforie chimiche. Sentimenti sommari. / Endorfine» (Artemis
fii buruiana cea rea şi lăptoasă a dragostei [Artemide], 90), troppo effimeri e grossolani per poter appaga-
şi împlinirea re la brama profonda, il desiderio inestinguibile di redenzione.
acum Le ferite restano spalancate, la fame insaziata, e nella sua ince-
după cădere11 stuosa e voluttuosa ‘autofagia’, di preda in preda, la cacciatrice
resta in essenza Neschimbată [Immutata] (225): «Mi s-a spus că
Il «dolore fantasma» di una perduta completezza, il miraggio ai rămas neschimbată / după nouă ani neschimbată – îmi scrie /
di una perfezione assente e il vuoto fin troppo presente della un fost iubit // Chiar aşa. Chiar aşa dragostea mea trecută chiar
solitudine sono i cani da caccia che azzannano i talloni della aşa» (Mi hanno detto che sei rimasta immutata / Dopo nove
«preda» Marta, che si lancia con brama famelica di baccante anni immutata – mi scrive / Un ex innamorato / Proprio così.
sulle tracce del proprio «gemello di incesto» (Vine ea [Arriva Proprio così amore mio passato proprio così).
lei], 359), «quell’uomo / che esiste oho di certo esiste / e che
mi manca dalla creazione del mondo» (Mutul [Il muto], 466).
È l’amore disperato e divorante dell’anima deserta e del corpo
But thou who art the God and Lord – O thou
riarso, che amano «in conformità con la solitudine» (Dimineaţa
Who fillest with thy soul this world of woe,
tinerelor doamne [Il mattino delle giovani signore], 159), con To whom all things of Earth and Heaven do bow
insaziabile voracità (Viaţamoartea [Vitamorte], 383). Marta cac- In fear and worship – all-prevailing foe!
ciatrice azzanna con voluttà la «carne succosa del simile» (De- I curse thee! Let a sufferer’s curse
scrierea autorului [La descrizione dell’autore], 94), ma le spoglie Clasp thee, his torturer, like remorse!
delle tenere vittime hanno un sapore amaro (Artemis [Artemi-
Percy B. Shelley,
de], 90) troppo simile al gusto della propria carne (Aidoma mie
Queen Mab: A Philosophical Poem (1812-13)
[Identico a me], 185), troppo terreno. L’amore e la carne di
questi «commilitoni imperfetti» (Biografie-robot [Identikit bio-
grafico], 113) si rivelano affetti dai medesimi mali che affliggono
3. La fede in un simile Dio-Patriarca distante e capriccioso appa-
11. «Io ti giro intorno io ti fiuto / come un campo mietuto di fresco / Sì. re, per una coscienza lucida, inquisitiva, per un intelletto affilato
Ti riconosco: sei uomo / quindi il mio ricordo di prima della caduta / Sei e pervicace come M.P. (cfr. infra), un’eredità analoga a un vestigio
semplicemente l’origine / le tue costole arcuate sono la matrice bella, calda filogenetico per il corpo, l’appendice o il coccige. E come simili
/ sono il mio spazio natale / Oho! ancora prima di essere plasmata / ho ‘memorie anatomiche’ silenziose e incospicue fanno parte del cor-
ascoltato la fonte del tuo sangue il sussurro della tua solitudine / io ho vis- po, anche questa ‘memoria spirituale’ appartiene organicamente
suto la meraviglia con cui esploravi il giardino / Li riconosco me li ricordo
/ ricordo la tenebra di velluto della tua carne / Ti fiuto ora / e mi ricordo
e inalienabilmente all’anima, e al pari di esse può dare origine a
l’unità / […] // Sei uomo / sii dunque il mio rifugio / sii il nero miele del
desiderio / sii l’erba cattiva e lattiginosa dell’amore / e il compimento / ora
/ dopo la caduta».

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conflitti. Se da un lato il ‘vestigio psichico’12 dell’«antichissima stico, bensì a un’adesione problematica, un credo eterodosso,
usanza» del/i padre/i secerne acquiescenza e rassegnazione, eretico, per nulla disposto a tacere le mancanze, le assenze,
dall’altro – e più spesso – l’incongruenza tra i postulati di tale le ingiustizie di Dio. Assalita e attaccata da un Dio crudele
‘atavismo’ e l’esperienza empirica di un’esistenza immersa, som- o negletta e trascurata da un Dio indifferente, M.P. non ab-
mersa e travolta dalla sofferenza, produce dubbio e perplessità, bandona, ma si ribella, non fugge in ritirata, ma avanza al
quindi rabbia e rivolta: contrattacco, accusatrice, lanciando invocazioni e invettive,
preghiere-maledizioni.
O rînduială străveche lucrează pe tăcute în mine La religiosità di M.P. si mostra in tutta la sua rabbiosa rivolta
şi mă face să accept come un teismo (in)sofferente, incapace, di fronte all’evidenza
că lumea e teatrul tău de păpuşi del male, di aderire alla visione di Dio come sommum bonum,
şi că jocul ăsta e făcut să te distreze pe tine ma anche di liberarsi completamente del bisogno di Dio, di
Uneori mă revolt. Ridic pumnul şi vocea portare realmente alle estreme conseguenze la sua ‘disapparte-
Eu te blestem nenza’, il suo «orgoglio di essere sufficiente a me stessa» (Cîn-
(Miezul nopţii, 401)13 tarea cîntărilor [Il cantico dei cantici], 296), facendosi aposta-
ta e ‘inappartenente’. In un cosmo ostile dominato dall’ombra
Nell’impossibilità di far propria l’ortodossia di una fede su- di un Dominus incurante e insensibile, «io» è attratto e nella
pina, cui non è consentito mettere in questione il pensiero e le stessa misura respinto da «Dio», a un tempo amante e avversa-
azioni di Dio, l’evidenza dell’‘incapacità’ o dell’‘involontà’ di rio (Întîlnirea [L’incontro], 387). Marta ama con rabbia questo
Dio non produce in M.P. una complementare ‘inappartenen- Dio carico di colpe e incapace di amare: «El ştie. El tace. El nu
za’, non conduce né al distacco totale e negatore dell’ateismo mă iubeşte / Nici eu nu sînt unită cu el prin iubire / ci printr-o
e dell’antiteismo né a quello parziale e dubitante dell’agno- furie pură în clocot» (Lui sa. Lui tace. Lui non mi ama / Nep-
pure io sono unita a lui dall’amore / ma da una furia pura in
12. Devo il paragone dell’«antichissima usanza» petreuana con le vestigia ebollizione, Circuitul apei în natură [Il circuito dell’acqua in
filogenetiche alla lettura delle slide del seminario sulle Configurazioni natura], 438).
Psichiche Vestigiali nella specie Homo sapiens (Vestigial Behaviour È questo un teismo ‘disappartenente’ ed eterodosso che ben
Patterns) tenuto il 6 novembre 2015 da Paolo Rognini dell’Università si riconosce nella definizione di ‘disteismo’ data da S.D. Pod-
di Pisa presso il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche e more (2013: 42): «the notion that God may not be perfectly
della Formazione dell’Università di Palermo, reperibili sul sito del prof.
Maurizio Cardaci di questa stessa Università: http://mcardax.weebly.
good, even the possibility that God may be, at least capable
com/uploads/2/4/6/2/24623449/configurazioni_psichiche_vestigiali_p. of, evil». Alla serena accettazione di un ‘euteismo’ (la fede in
rognini_.pdf [accesso in data 05/01/2015]; segnalo che un intervento di un Dio completamente buono) che non si pone e soprattut-
Rognini dal medesimo titolo è stato programmato il 17 febbraio 2015 to non pone domande, M.P. oppone un disteismo agguerrito
presso la Libreria Belforte di Livorno dal locale Circolo UAAR (Unione ed esigente, che reclama l’attenzione del Dio noncurante, la
degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) nel quadro del Darwin Day 2015.
risposta del Padre-padrone taciturno, affinché risponda alle
13. «Un’antichissima usanza opera silenziosamente in me / e mi fa accet- interpellanze della figlia-serva. Orgoliosa e ribelle, la «schia-
tare / che il mondo è il tuo teatro dei burattini / e che questo gioco è fatto va» Marta si erge innanzi al proprio Dominus «sordomuto»
per svagare te / A volte mi ribello. Alzo il pugno e la voce / Io ti maledico»
per contestarne l’autorità e il diritto, muovendogli accuse di
(Il cuore della notte).

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negligenza grave, condotta disonorevole e comportamento Sîntem amîndoi prizonieri Preaînalte


criminoso, andando nella direzione suggerita assai prima da Nu-ncăpem unul de altul
un’altra donna. Le vicende narrate nel Libro di Giobbe sono ca doi răstigniţi cu aceleaşi piroane pe o singură cruce
il più celebre esempio del tema della «prova di Dio» (Nemo ca doi gemeni într-un uter prea strîmt
2009: 120) nella cultura giudeo-cristiana, e sono tradizional- Da. Locuim împreună în aceeaşi cămaşă de forţă
mente intese illustrare come l’uomo debba perseverare nella ne frecăm aşadar unul de altul în aceeaşi cătuşă
sua devozione all’Onnipotente anche di fronte alla sofferenza
apparentemente ingiustificata, e accettare quindi mitemente la Suferim amîndoi şi-amîndoi de vii putrezim
volontà di Dio, i cui pensieri e azioni sono imperscrutabili e al (Cuplul, 334)14
di fuori della comprensione umana. Quello di Giobbe è cer-
to un archetipo culturale fortemente presente nella filigrana
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
della poetica petreuana, intrisa e intessuta di religiosità bibli-
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
ca; tuttavia, più che a quello di Giobbe sofferente che prega
Catullo, Carme LXXX
di morire – o persino di Giacobbe in lotta con l’angelo, altro
exemplum fondante della poetica dell’autrice – l’atteggiamen-
to di M.P. è assimilabile a quello ‘invocato’ dalla moglie di
Giobbe: «Allora sua moglie disse: ‘Rimani ancora saldo nella 4. La virulenza e il tono travagliato, combattuto tra amore e
tua integrità? Maledici Dio e muori!’» (Giobbe 2:9). Di fronte odio, del disteismo petreuano mi pare ne consentano a buon
al «capriccio» divino, al male immotivato, ingiustificato e indi- diritto la collocazione nell’ambito di quello che B. Schweize
scriminato che colpisce Giobbe, questa donna innominata non ha chiamato «misoteismo agonistico». Formazione trasparente
nega Dio, ma denuncia tanto l’iniquità del Padrone quanto composta con il prefissoide di circolazione internazionale miso1-
l’accettazione del servo. ‘odio, avversione’, il termine misoteismo15 indica, nelle inten-
Al pari di questa ribelle e scontenta figlia di Israele, Marta zioni e nella pratica dell’autore, un atteggiamento di ‘ostilità’
crede. E maledice. Perché ‘appartiene’ a Dio e proprio in verso Dio che copre un’ampia gamma di sentimenti negativi che
virtù di questa ‘appartenenza’, disattesa e inascoltata, nega, vanno dall’insofferenza all’avversione all’odio vero e proprio.
respinge, odia ed esecra. Un’immagine pregnante della ‘ma-
lappartenenza’ petreuana, di quella tossica bramosia che al- 14. «Siamo entrambi prigionieri o Altissimo / E insieme non ci stiamo /
come due crocifissi con gli stessi chiodi su un’unica croce / come due ge-
trove è splendidamente definita «il nero miele del desiderio» melli in un utero troppo stretto / Sì. Abitiamo insieme nella stessa camicia
(«mierea neagră a dorinţei», După cădere, 367), è la tenera di forza / ci sfreghiamo uno contro l’altro nella stessa manetta // Soffriamo
e feroce professione di Cuplul (La coppia), in cui l’io, tra entrambi ed entrambi imputridiamo da vivi» (La coppia).
repulsione e pietà, si dichiara una scheggia d’obice confitta 15. In italiano il termine pare ancora poco diffuso, e qui è ripreso
nella carne purulenta di Dio, prigionieri entrambi di un iden- direttamente dallo studio di B. Schweize; in inglese è attestato nell’edizione
tico fallimento esistenziale: del 1913 del Dictionary of the English Language di Noah Webster, ove è
definito «Hatred of God» e attribuito a Thomas de Quincey, che nei suoi
Theological Essays and Other Papers, vol. I (1860) lo usa in riferimento
al desiderio di rivalsa degli adoratori nei confronti di certe divinità
particolarmente efferate di alcune religioni politeiste (Schweize 2011: 225).

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In tale contesto, l’atteggiamento misoteista che egli caratteriz- che l’esistenza, nella sua incomprensibile e inspiegabile con-
za come «agonistico» è proprio degli individui che, come la fusione, non lascia intravadere alcun disegno divino. In tale
scrittrice afroamericana Zora Neale Hurston, l’americano Mark orizzonte si colloca perfettamente anche il percorso di M.P.,
Twain, la britannica Rebecca West o il premio Nobel americano cresciuta in una famiglia estremamente religiosa, confrontatasi
di origine ebraica Elie Wiesel, danno voce tramite la letteratura negli anni della ragione con i drammi quotidiani del folle e an-
a quello che possiamo intepretare come un travagliato ‘distei- nichilente totalitarismo romeno e della feroce transizione che
smo’, nel senso sopra definito16: è seguita al suo crollo, con una società e una cultura ancora
fortemente patriarcali e fallocentriche, con la tragedia intima
They are struggling with the understanding that God is del corpo ferito, senza ostentare né rinnegare una prospettiva
not entirely competent and good, while resenting the need naturalmente femminile.
to praise and worship him. These misotheists wish that Eredi di Giobbe nella sofferenza, partecipi della medesima
they were wrong in their negative assessment of the deity Anfechtung (‘prova’), i ‘misoteisti agonistici’ ne rifiutano tut-
and would prefer God to be benevolent and caring after tavia la Gelassenheit (‘abbandono’), la mite accettazione, per-
all. At the same time, they are racked by grave doubts, petuandone invece la protesta («Mi uccida pure, io non aspet-
and they keep up a constant quarrel with God. I call terò, / ma la mia condotta davanti a lui difenderò!»; Giobbe
this attitude “agonistic misotheism” because this stance 13:15), la «critica di Dio» (Gotteskritik) di cui parla C.G. Jung
is characterized by an ongoing internal struggle and by nella sua Risposta a Giobbe (Antwort auf Hiob, 1952). Quando
the agony over one’s negative relationship with God […] in modo vocale e aggressivo, quando con toni più quieti e mo-
(Schweize 2011: 17). derati, essi sono in perenne disputa con Dio, nel tentativo di
strapparlo all’assenza e al silenzio, di ottenerne un segno, una
Combattuti tra speranza e disperazione, i ‘misoteisti agoni- risposta, una giustificazione, un senso.
stici’ – tra le cui fila mi pare opportuno collocare la ‘malap- Allo stesso modo, in un ‘caosmo’ in cui l’incertezza della
partenente’ M.P. – soffrono della propria incapacità di cre- presenza di Dio, di un Dio amorevole, è aggravata dalla certez-
dere in maniera eterodossa in un Dio perfettamente buono. za della presenza del dolore e dell’incombere del nulla (Miezul
Essenzialmente devoti, essi non sono in grado di venire a patti nopţii [Il cuore della notte], 401), Marta non nega Dio, anzi,
con la cocente delusione rispetto alle ‘prestazioni’ di Dio e vi si aggrappa con furia disperata, cercando di strapparlo al
alla condizione complessiva del mondo e dell’essere umano. silenzio dei cieli muti e indifferenti, afferrandolo per i calcagni
La loro accusa nasce dall’esperienza personale, da una certa (Apele [Le acque], 202), per gli stivali, per i piedi maleodo-
lettura della Storia collettiva (guerre, genocidi, epidemie, care- ranti, e «rendere testimonianza» della sua crudeltà (Apocalipsa
stie ecc.) e della storia individuale (sofferenza, malattia, odio, după Marta [L’Apocalisse secondo Marta], 380).
perdita ecc.), in parte anche dai dati di un particolare vissuto Marta lo adesca, lo blandisce, lo chiama a giudizio per insul-
identitario (etnico, razziale, di genere ecc.), il cui bilancio è tarlo, per gridargli in volto – con una «rabbia salmodica» non
sfuggita alla critica (Ursa 2011) – tutta la sua avversione, e nello
16. Nella relazione tra uomo e Dio, possiamo quindi considerare il ‘disteismo’ stesso tempo tutto il suo bisogno:
una concezione del ‘soggetto’-uomo sulla natura dell’‘oggetto’‑Dio e il
‘misoteismo’ uno dei possibili atteggiamenti del ‘soggetto’-uomo derivanti
da tale concezione.

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Nu te iubesc. Nu. Cu mîinile vîrîte pînă la coate nel senso etimologico di ‘negazione della sacralità’, le quali,
în buzunare innanzi alla sordità o al mutismo di Dio, si ritorcono sulla sua
fluier stessa creatura: «Eu vă dau eu mă dezbrac eu mă hulesc» (Io
îţi fluier în faţă: nu te iubesc vi do io mi spoglio io mi esecro, Loc psihic II [Luogo psichico
tu carnasierule ispită cauză ultimă a nesomnului II], 173), «Deschide-ţi Doamne gura ta ce pute / Măcar în
Cu mîinile în buzunare hulesc felul ăsta-mi vei răspunde / deschide gura ta şi mă blestemă»
te hulesc (Spalanca O Signore la tua bocca fetida / Almeno in questo
Mint că nu am nevoie de tine modo mi risponderai / Apri la tua bocca e maledicimi, Ziua
(Ademenirea, 243)17 mîniei [Il giorno dell’ira], 350). Simili ‘anatemi’, scagliati e
invocati, sono una duplice risposta al silenzio di Dio davanti
Nella tragicità dell’esistenza umana, collettiva e individuale, all’invocazione del salmista «Dio mio, Dio mio, perché mi hai
nell’orrore e nella sofferenza, Marta ama e odia Dio e – catul- abbandonato?» (Salmi 22:2-3), ripresa da Gesù sul Golgota
lianamente – soffre di tale impossibilità, moltiplicando la rabbia (Matteo 27:46, Marco 15:34).
con il bisogno e sommando dolore a dolore con una «tenerezza L’alimento della costante, bruciante ‘lotta con Dio’ dei ‘mi-
da macellaio»: soteisti agonistici’ cui ho allineato M.P. è una fede ostinata,
tanto che la loro persistente provocazione – suggerisce acu-
Nu există somn: doar această limpezime tăioasă tamente B. Schweize (2011: 17) – «could be seen as a form of
(faţă în faţă stăm – eu şi nimicul) prayer: they believe enough to keep trying». La maledizione e
doar această tandreţe de măcelar: sîngele meu îndrăgostit l’esecrazione petreuane altro non sono, in fondo, che il riflesso
ţîşnind prin pori ca şampania del lato oscuro di Dio, l’eco distonica della lode e della bene-
(Psalm, 256)18 dizione, nutrite di assenza anziché di presenza.
L’invettiva petreuana, quando fiera protesta quando ama-
I ‘salmi’ eretici di Marta ardono della furia di una devozio- reggiata lamentazione, è una ‘preghiera eretica’, espressione a
ne disattesa e negletta, sono il lamento della figlia percossa e un tempo di dubbio e disperazione e testimonianza di amore
della sposa delusa. Sono la voce furibonda di un amore di- calpestato, di una travagliata lotta con il vuoto e l’oscurità di
menticato e caparbio, che nel silenzio di un Verbo incapace Dio nella speranza e nel desiderio di pienezza e di luce, della
di tenerezza si rivolge alla «maledizione» (blestem) (Miezul teofania di un Dio d’amore che tarda eternamente a manife-
nopţii [Il cuore della notte], 401) e all’«esecrazione» (hulă) starsi: «Nimeni nu răscumpără amănuntele vieţii mele: / cea
(Ademenirea [L’adescamento], 243, Legea [La legge], 376), mai frumoasă dovadă a existenţei tale – / mă-ncepe moartea
la amiază» (Nessuno riscatta i dettagli della mia vita: / la più
17. «Non ti amo. No. Con le mani ficcate fino ai gomiti / in tasca / fischio bella prova della tua esistenza – / Mi comincia la morta a mez-
/ ti fischio in faccia: non ti amo / tu carnivoro tentazione causa ultima zogiorno, Teofania [Teofania], 128).
dell’insonnia / Con le mani in tasca esecro / ti esecro / Mento che non ho
È da tale irriconciliabile abbandono che emerge il ‘disteismo’
bisogno di te» (L’adescamento).
eterodosso di M.P., ed è tale agognare insanabile che lo indirizza
18. «Non esiste sonno: solo questa limpidezza affilata / (faccia a faccia verso il ‘misoteismo agonistico’ e la rivolta ‘prometeica’, che è
stiamo – io e il nulla) / Solo questa tenerezza da macellaio: il mio sangue
desiderio di senso in un mondo insensato. Il Vangelo apocrifo
innamorato / che sprizza dai pori come champagne» (Salmo).

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di Marta ha al suo cuore questo desiderio, che trova espressione Aici luciditatea formulează ultima concluzie
negli interrogativi imploranti e imperiosi a un tempo – «Unde ce se întoarce (deopotrivă) contra lumii şi a ei: nu există sens
eşti Domine?» (Dove sei, Domine?, În amintirea imaginară [Nel (Locul, 289)19
ricordo immaginario], 270), «Ce eşti tu, Domine?» (Cosa sei
tu, Domine?, Apocalipsa după Marta [L’Apocalisse secondo Incapace di affidarsi alla serena e quieta devozione della «gras-
Marta], 282) – con cui l’evangelista eretica e ‘disappartenente’, sa mercantessa sul quintale» ironicamente invocata dal Diavolo
con il suo corteggio di angeli-carnivori (Ceasul rău [La malora], come panacea alle sofferenze dell’esistenza terrena nel suo dialo-
311), angeli-vermi (Semnul [Il segno], 347), angeli-cani bastardi go con Ivan Karamazov, ma invece come quest’ultimo travagliata
(Coborîrea îngerilor [La discesa degli angeli], 384), tenta di scal- e inquisitiva, in M.P. la dimensione tragica dell’esistenza – come
fire l’assenza di cui pare essersi ammantato Dio (Nu-i nimeni ha osservato Şt. Borbély (2007a: 45) – «è un tragico della lucidità
[Non c’è nessuno], 344). ipertrofica, un complesso della cerebralità». È «Sub lumina fără
La religiosità petreuana si dipana e si dibatte quasi con voluttà milă a minţii» (Sotto la luce spietata della mente, Peisaj-sentiment
in un universo in cui l’Apocalisse non è evento bensì condizio- [Paesaggio-sentimento], 288), infatti, che l’esistenza si rivela
ne, un infernale «paradiso di negazioni» (Valul [L’onda], 203), come «vitamorte» (viaţamoarte), esponendosi oscena in tutta la
avanzando a tentoni in una fuligginosa noche oscura del alma sua crudele indecenza, e l’immagine di Dio appare minuscola e
(per riprendere l’intensa immagine di Giovanni della Croce). ridicola – «clovn mărunţel al nimicului al căderii» (pagliaccio mi-
Anche in M.P. si manifesta il divorzio della mente e del cuore nuto del nulla della caduta, ivi) – nella sua impotenza, nella sua
(Caligramă [Calligramma], anevm, 60), l’antica disputa dell’ani- incompetenza o addirittura nella sua perversità.
ma con il corpo, il cui risultato non è l’abbandono totale in Dio, È questa medesima «spietata» lucidità che interdice il salvifi-
l’unione completa con il divino, bensì l’intransigente sconfes- co abbandono mistico, la rasserenante accettazione giobbiana,
sione di ogni miraggio («Apoi creierul meu mi-a obligat trupul e vi oppone un caparbio e sconsolato rifiuto di ogni facile (e
să nu mai viseze / Retez capul oricărei iluzii oricărei fantasme / fallace) conforto: «pe mine nu mă poţi îmbuna pe mine nu /
cum tăia tata iarba cu coasa» [Poi il mio cervello ha obbligato Nu mă mai pot ruga te resping te refuz nu mă atinge» (a me
il mio corpo a non sognare più / Taglio la testa a ogni illusione non mi puoi rabbonire a me no / Non posso più pregare ti
ogni fantasma / come tagliava papà l’erba con la falce], Cîntarea respingo ti rifiuto non mi toccare, Nu-i nimeni [Non c’è nes-
cîntărilor [Il cantico dei cantici], anevm, 296), la «limpidezza suno], 344).
affilata» (Psalm [Salmo], 256) di una lucidità atroce, annichi- Il ‘no’ petreuano è il rifiuto della coscienza vigile che, impos-
lente, insonne, che smaschera l’illusione e, con essa, ogni fallace sibilitata a estinguere la «luce della mente» per abbandonarsi al
speranza: sonno della razionalità, è preda di un’‘insonnia’ della coscienza e
dello spirito – onnipresente nella lirica di M.P. (Nota înaltă [Nota
alta], 220, Capul Sfîntului Ioan [La testa di San Giovanni], 245,
Aici nu există verdeaţă şi bucurie
aicea se destramă mirajul iluziile Nocturnă de toamnă [Notturna autunnale], 246, Psalm [Salmo],
raţiunea şi inima se contopesc devin identice
devin neputincioase 19. «Qui non esiste verde né gioia / Qui si dissolvono il miraggio le illusio-
ni / la ragione e il cuore si fondono divengono identiche / divengono im-
[…]
potenti / […] / Qui la lucidità formula l’ultima conclusione / che si ritorce
(ad un tempo) contro il mondo e contro di sé: non esiste senso» (Il luogo).

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256, Vînătoare pe zăpadă [Caccia sulla neve], 258, Ziua a şaptea razione, in un camusiano nichilismo omicida? In parte sì, ed
[Il settimo giorno], 260, Cronică [Cronaca], 269, Despre condiţia è proprio questo desolante bagliore di braci e carbone che le
realităţii [Sulla condizione della realtà], 271, Dare de seamă de- conferisce potenza e incanto. Ma la morte, da prigione, si fa
spre morile nopţii [Resoconto sui mulini della notte], 272, Mesa- «cuore di riserva» (Toamnă [Autunno], 49), temuta e agogna-
gerii [I messaggeri], 274, Locul [Il luogo], 290, Din pudoare [Per ta liberazione (De departe [Da lontano], 464, Rugăciunea de
pudore], 298, Aici [Qui], 314, Seara de porţelan [Sera di porcella- dimineaţă [Preghiera del mattino], 381-2). In parte no, poiché
na], 369, Ţara nu ştiu cui [La terra di non so chi], anevm, 105) –, è proprio in questa discesa verso il centro del nulla che si sco-
che fiacca il corpo e logora l’anima. Atterrito tanto dalle visioni pre una luce – uno scintillio nero d’ossidiana, ma ugualmente
inclementi dell’«estasi nera» (Dare de seamă despre morile nopţii lucente.
[Resoconto sui mulini della notte], 272) dell’insonne lucidità Il compenso di questa sofferta lotta con Dio e con l’Uomo
quanto dalla mendace illusione dei sogni ingannevoli (Nocturnă non è un’impossibile vittoria, né l’esangue e spenta equidistanza
de toamnă [Notturna autunnale], 246, Din pudoare [Per pudore], dall’amore (divino o terreno) e la squisita solitudine di alcuni
298), l’io petreuano non trova sollievo e perdono neppure nella testi (Va fi bine [Andrà bene], anevm, 118, Gunoiul [Il sudi-
notte, che priva della benedizione del sonno (del corpo e dell’a- ciume], 122; Vindecarea [La guarigione], 427-8, Ziua a noua [Il
nima) non è, come la Notte michelangiolesca, un «dolce tempo, nono giorno], 439-40, Ţara singurătăţii [La terra della solitudi-
benché nero» bensì il volto più oscuro del terrore e della dispe- ne], 453-4); altro è il frutto di questo amplesso feroce di corpi e
razione, non «buon rimedio» ma aspra e divorante lotta (Lupta di cuori: recandoli in sé «incrostati come l’anello di un albero»
cu îngerul [La lotta con l’angelo], 195, Cîntec de leagăn [Ninna (Hei tu [Ehi tu], anevm, 8), schierati e armati come un esercito,
nanna], 348, Psalm [Salmo], 256). M.P. trasmuta il suo Dio e i suoi Uomini indifferenti, violenti,
teneri, intimoriti, amati, dimenticati in poesia, come nell’intensa
Falanga ([La falange], 322), che l’autrice stessa ha definito «una
Te urăsc... Te urăsc... Te urăsc... Nu, nu-mi spune că timpul
compiuta arte poetica» (Petreu 2002):
vindecă totul... Nu cred că timpul poate vindeca totul. Timpul
nu poate vindeca decît rănile vindecabile. Asta e tot. Timpul nu Oho. Iubitul meu. Cerneala cu care scriu neruşinat poeme
poate face decît ceea ce poate face, şi nimic mai mult.
Nu, Tatăl nostru, tu nu ne poţi apăra de cel rău. Iubitul meu. Tu. Odiseu de-o vară
Matei Vişniec, Despre sexul femeii -
cîmp de luptă în războiul din Bosnia (1998)20 Da. Scriu poeme fără de ruşine
călcînd desculţă pajiştea de cioburi
cum aş călca-n picioare carnea voastră
senină
5. Si ripiega tuttavia la ‘malappartenenza’ petreuana masochi- calc desculţă prin mlaştina cu săbii
sticamente su se stessa in una spirale di nera e sterile dispe- de parcă m-aţi purta-n triumf pe scuturi
Voi. Mercenari semeţi plătiţi cu versuri
20. «Ti odio… ti odio… ti odio… / No, non dire che il tempo guarisce soldaţi ai mei. Trufaşa mea falangă
tutto… Non credo che il tempo possa guarire tutto. Il tempo può guarire
solo le ferite guaribili. E basta. Il tempo può fare solo quello che può fare,
e nulla di più. / No, Padre nostro, tu non ci puoi difendere dal male».

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Da. Scriu cu sînge. Cu sînge al meu. şi cu cerneala Sînt muritoare


ce curge lent – în loc de spermă – din trupurile voastre
noduroase iar dacă sînt aici şi acum o muritoare de rînd
Soldaţi ai mei pe care-i duc Dincolo 21 cine
cu ce drept
L’oggetto del desiderio ardente si stempera in inchiostro e si îmi corupe puritatea naturii
distilla in parole, e questo è il vero bagaglio che Marta porta şi-mi bagă în cap
musca acestui gînd fără ruşine:
con sé nel desolato cammino attraverso e verso il nero e gelido
ceva din mine ceva din tine dragostea mea bărbatul meu
nulla, un ‘verbo’ che continua a perdurare quando il pensiero e
prost şi tăcut
l’esperienza individuale sono svaniti («Un poem despre moarte
ceva din noi nu va muri nu va muri nu va muri
/ e mai real decît moartea» [Un poema sulla morte / è più reale (Ceva din noi, 380)22
della morte], Aduceţi verbele [Portate di verbi], 15). Questo è
il dono di sé del poeta ai suoi simili (poiché «Un poet este un
releu prin care specia îşi transmite ei înseşi mesaje» [Un poeta è
il relè attraverso cui la specie trasmette messaggi a se stessa]; Pe-
treu 2014b: 322) che è – forse – l’unico modo in cui è possibile
sopravvivere alla morte:

Ceva din noi va trăi


după ce vom muri ceva din noi va trăi –
îmi trece prin cap
şi o disperare o disperare o disperare
neagră cum cerneala neagră cu care îţi scriu
scrisori tot mai scurte tot mai rare
mă cuprinde şi mă trage în jos
înspre pivniţele ude înspre cavernele mele

21. «Oho. Il mio amato. L’inchiostro con cui scrivo spudoratamente 22. «Qualcosa di noi vivrà / Dopo che moriremo qualcosa / di noi vivrà – /
poemi // Il mio amato. Tu. Odisseo di un’estate // Sì. Scrivo poemi mi passa per la testa / e una disperazione una disperazione una disperazio-
senza vergogna / camminando a piedi nudi sul prato di cocci / come se ne / nera come l’inchiostro nero con cui ti scrivo / lettere sempre più brevi
schiacciassi sotto i piedi la vostra carne / serena / cammino a piedi nudi sempre più rare / mi afferra e mi trascina verso il basso / verso le cantine
per la palude di spade / come se mi portaste in trionfo sugli scudi / Voi. madide verso le mie caverne // Sono mortale // e se sono qui e ora una
Mercenari alteri pagati con versi / Miei soldati. La mia falange superba // comune mortale / chi / con che diritto / corrompe la purezza della mia
Sì. Scrivo col sangue. Con il mio sangue. e con l’inchiostro / che scorre natura / e mi mette in testa / la mosca di questo pensiero senza vergogna: /
lento – invece dello sperma – dai vostri corpi nodosi // Miei soldati che qualcosa di me qualcosa di te mio amore mio uomo / sciocco e taciturno /
porto Aldilà». qualcosa di noi non morirà non morirà non morirà» (Qualcosa di noi).

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disappartenenze

Biografia La solitudine nei racconti solari


di Ivo Andrić
roberto merlo is Associate Professor of Romanian Language and
Literature at the Department of Foreign Languages and Literatures
and Modern Cultures, University of Turin. His main research Svetlana Šeatović Dimitrijević
interests are modern and contemporary Romanian Literature and
Romanian Historical Linguistics. He is the author of the book Il
mito dacico nella letteratura romena dell’Ottocento (2011).

e-mail roberto.merlo@unito.it
Abstract

This paper presents an analysis of the short stories Letovanje na


jugu (Holidays in the south), Žena na kamenu (The woman on the
stone), Jelena, žena koje nema (Jelena, the woman who doesn’t
exist) written by Ivo Andrić after the Second World War, as well
as of his essay Leteći nad morem (Flying over the sea). These texts
will be examined in the light of the examples of solitude, which,
severally, contemplate a moment in the life of a single individual
(Marta, Jelena), lead to infinity (Professor Norges) in the light of
the sea (Marta, professor Norges), or, in a specific setting, become
a universal being (Jelena). The phenomenon of solitude in
Andrić’s stories is presented using an interdisciplinary approach,
specifically, biographical (Đukić Perišić, Novak Bajcar), poetic
(Užarević, Stojanović), philosophical (Camus, Epstein, Kristeva)
and psychological (Powys).

Keywords

Solitude, Melancholy, Sea, Dry Land, Light, Body

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