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N O R M A I T A L I A N A CEI

Norma Italiana

CEI 22-2
Data Pubblicazione Edizione
1998-04 Prima
Classificazione Fascicolo
22-2 3807 R
Titolo
Convertitori elettronici di potenza a semiconduttori
per applicazioni industriali e di trazione

Title
Power semiconductor convertors for industrial applications and electric traction

TECNICHE DI CONTROLLO E DI MISURA DEI PROCESSI

NORMA TECNICA

COMITATO
ELETTROTECNICO CNR CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE • AEI ASSOCIAZIONE ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA
ITALIANO
SOMMARIO
Questa Norma, elaborata in collaborazione con l’Unifer, si applica ai convertitori elettronici di potenza a
semiconduttori e cioè a tutti i convertitori che, utilizzando dispositivi a valvola a semiconduttore, alimen-
tano il circuito principale di una qualsiasi applicazione industriale, o di trazione, o di telecomunicazione,
o di laboratorio, o di computer, ad esclusione dei convertitori per gli strumenti di misura e di quelli per i
circuiti di comando, controllo e regolazione da considerarsi al servizio di circuiti principali. S’intendono
quindi esclusi i transistori e i gruppi relativi.
La presente Norma costituisce la ristampa senza modifiche, secondo il nuovo progetto di veste editoriale,
della Norma pari numero ed edizione (Fascicolo 494).

DESCRITTORI
convertitori; convertitori di potenza; semiconduttori; applicazioni industriali; trazione elettrica;

COLLEGAMENTI/RELAZIONI TRA DOCUMENTI


Nazionali

Europei

Internazionali

Legislativi

INFORMAZIONI EDITORIALI
Norma Italiana CEI 22-2 Pubblicazione Norma Tecnica Carattere Doc.

Stato Edizione In vigore Data validità 1979-4-1 Ambito validità Nazionale


Varianti Nessuna
Ed. Prec. Fasc. Nessuna

Comitato Tecnico 22-Elettronica di potenza


Approvata dal Presidente del CEI in Data 1979-1-12
in Data

Sottoposta a inchiesta pubblica come Progetto C.039 Chiusa in data 1977-9-30

Gruppo Abb. 9 Sezioni Abb. C


ICS

CDU

© CEI - Milano 1998. Riproduzione vietata.


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente Documento può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi senza il consenso scritto del CEI.
Le Norme CEI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edizioni sia di varianti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ultima edizione o variante.
INDICE GENERALE
Rif. Argomento Pag.

CAPITOLO
1 OGGETTO E SCOPO 1

CAPITOLO
2 DEFINIZIONI GENERALI 1

SEZIONE
1 CIRCUITI 1

SEZIONE
2 COMPONENTI CONCRETI 3

CAPITOLO
3 GRANDEZZE ELETTRICHE 9

SEZIONE
1 DIODI RADDRIZZATORI - TERMINI E DEFINIZIONI 9

SEZIONE
2 TIRISTORI - TERMINI E DEFINIZIONI 11

CAPITOLO
4 VALORI NOMINALI E VALORI CARATTERISTICI 15

SEZIONE
1 GENERALITÀ 15

SEZIONE
2 COMPORTAMENTO TERMICO 16

SEZIONE
3 VALORI LIMITE ELETTRICI PER I DIODI 17

SEZIONE
4 CARATTERISTICHE ELETTRICHE DEI DIODI 18

SEZIONE
5 VALORI LIMITE ELETTRICI PER I TIRISTORI 19

SEZIONE
6 CARATTERISTICHE ELETTRICHE DEI TIRISTORI 21

CAPITOLO
5 MISURE E PROVE 23

SEZIONE
1 GENERALITÀ 23

SEZIONE
2 PROVA D’ISOLAMENTO PER LE COLONNE, I COMPLESSI E I GRUPPI 27

SEZIONE
3 MISURE E PROVE SUI DIODI 29

SEZIONE
4 MISURE E PROVE SUI TIRISTORI 42

SEZIONE
5 MISURE E PROVE SUI GRUPPI CONVERTITORI E RELATIVI COMPLESSI 71

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1 OGGETTO E SCOPO
CAPITOLO

1.1.01 Oggetto
Le presenti Norme si applicano ai convertitori elettronici di potenza a semicon-
duttori e cioè a tutti i convertitori che, utilizzando dispositivi a valvola a semicon-
duttore, alimentano il circuito principale di una qualsiasi applicazione industriale,
o di trazione, o di telecomunicazione, o di laboratorio, o di computer, ad esclu-
sione dei convertitori per gli strumenti di misura e di quelli per i circuiti di co-
mando, controllo e regolazione da considerarsi al servizio di circuiti principali.
S’intendono quindi esclusi i transistori e i gruppi relativi.

1.1.02 Scopo
Lo scopo delle presenti Norme è quello di dare prescrizioni per l’offerta, l’ordina-
zione e il collaudo dei convertitori e dei dispositivi di cui in 1.1.01.
Nota Abbreviazioni. I termini relativi alla materia oggetto delle presenti Norme sono spesso necessa-
riamente composti di più parole. Nell’uso si tende ad abbreviarli e in quanto segue tale possibi-
lità è indicata mettendo fra parentesi le parole che si possono sottintendere quando il significa-
to completo risulti chiaro dal contesto.

2 DEFINIZIONI GENERALI
CAPITOLO

1 CIRCUITI
S E Z I O N E

2.1.01 (Elemento a) valvola o elemento (di circuito convertitore)


ingl. (circuit) valve o (convertor circuit) element
Porzione di circuito avente la proprietà di condurre in modo bistabile la corrente
in un sol verso (senso diretto). La valvola può essere comandata o non comanda-
ta, a seconda che l’inizio della conduzione possa essere o non essere interdetto a
volontà.
Nota Il suddetto termine e tutti quelli di questa sezione (termini astratti) si riferiscono alle sole pro-
prietà elettriche e sono destinati, insieme ai simboli relativi, principalmente allo studio dei cir-
cuiti. In concreto quindi ogni valvola potrà essere costituita da uno o più dispositivi capaci di
condurre la corrente in un sol verso - per esempio diodi raddrizzatori e/o tiristori triodo a bloc-
co inverso (2.2.18 e 2.2.19) collegati fra loro in serie e/o in parallelo, risultando la valvola sem-
pre con due soli terminali verso l’esterno. Sempre considerando lo studio dei circuiti un dispo-
sitivo o un insieme di dispositivi a valvola comandati (2.2.01) bidirezionali (triac) può essere
schematizzato con due elementi a valvola uguali in antiparallelo e così pure un tiristore o un
insieme di tiristori triodi a conduzione inversa (Norme CEI 47-2, 1975: Generalità, terminolo-
gia e simboli letterali per i dispositivi a semiconduttore) può essere schematizzato con un ele-
mento a valvola non comandato in antiparallelo con un elemento a valvola comandato. Non
sono invece schematizzabili con elementi a valvola i tiristori diodo di qualunque tipo (Norme
CEI 47-2), per i quali occorre quindi ricorrere al simbolo del relativo dispositivo concreto. Inol-
tre col termine e il simbolo della valvola non possono, in generale, essere studiati circuiti conte-
nenti elementi comandabili che non abbiano una caratteristica bistabile, come per esempio i
transistori.

2.1.02 Senso diretto


Senso di circolazione della corrente principale continua (corrente principale di-
retta) per il quale una valvola presenta la più bassa resistenza, sempreché, nel
caso delle valvole comandate, si agisca sull’organo di comando in modo da per-
mettere il passaggio della corrente diretta.

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2.1.03 Senso inverso
Senso di circolazione della corrente principale continua (corrente principale in-
versa) che passa per i terminali principali di una valvola e per il quale una valvo-
la presenta la più alta resistenza.
Nota Le suddette due ultime definizioni sono applicabili anche ai dispositivi concreti di cui alla
Sezione seguente, cioè diodi (2.2.18) e tiristori a triodo a blocco inverso (2.2.19), come detto
esplicitamente per i primi e implicitamente per i secondi nelle Norme CEI 47-2. Le definizioni
stesse non valgono invece per i tiristori a triodo a conduzione inversa, per quelli bidirezionali,
come pure non valgono per i tiristori a diodo di qualunque tipo (Norme CEI 47-2), tipi tutti
non considerati nelle presenti Norme.

2.1.04 Schema (di principio) del convertitore


Schema dei circuiti formati da elementi a valvola interessati nel trasferimento del-
la potenza da un lato all’altro del convertitore.

2.1.05 Ramo (a valvola)


Porzione di circuito a proprietà valvolari unidirezionali, limitata da due terminali
principali a corrente continua o a corrente alternata.
Nota Quando nella schematizzazione del circuito il numero delle valvole è ridotto al minimo indi-
spensabile e del ramo non fanno parte ausiliari come resistori, scaricatori, ecc., i termini ramo
e valvola si equivalgono.

2.1.06 Ramo principale


Ramo interessato nel trasferimento della potenza da un lato all’altro del converti-
tore.
Nota Dello schema di principio del convertitore, per definizione, fanno parte soltanto rami principa-
li, detti perciò anche rami del convertitore.

2.1.07 Paia di rami


Due rami principali collegati in serie con lo stesso senso di conduzione.

2.1.08 Paia di rami in antiparallelo


Due rami principali collegati in parallelo, con sensi di conduzione opposti.

2.1.09 Ramo ausiliario


Qualunque altro ramo che non sia principale.

2.1.10 Ramo di passaggio (ingl. by-pass arm)


Ramo ausiliario che costituisce un altro passaggio per la corrente con lo scopo di
escludere qualche parte del convertitore.
Nota In generale è costituito da una valvola comandata e in taluni casi può essere sostituito da un
interruttore.

2.1.11 Ramo di ricircolo (ingl. freewheeling arm)


Ramo ausiliario che costituisce un altro passaggio per la corrente del carico o del-
la sorgente negli intervalli in cui i rami principali non conducono e ciò senza che
vi sia scambio di potenza tra la sorgente e il carico.
Nota Un esempio tipico si ha nei raddrizzatori dove può essere impiegata una valvola non coman-
data introdotta per procurare un passaggio alla corrente mantenuta dall’induttanza del cir-
cuito a corrente continua in modo che non attraversi le valvole principali e l’avvolgimento lato
valvole del trasformatore del gruppo raddrizzatore (2.2.29, 2.2.34).

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2.1.12 Ramo di spegnimento (ingl. turn-off arm)
Ramo ausiliario destinato a rilevare temporaneamente la corrente di un ramo
principale che conduce, allo scopo d’interromperne la conduzione.

2.1.13 Ramo di ricupero (ingl. regenerative arm)


Ramo ausiliario destinato a trasferire parte della potenza del carico alla sorgente.

2 COMPONENTI CONCRETI
S E Z I O N E

2.2.01 Dispositivo a valvola elettronica (abbreviabile in: dispositivo a valvola, oppure


dispositivo, oppure valvola elettronica, oppure valvola)
Unità fisica concreta comprendente una o più parti aventi la proprietà di un ele-
mento a valvola, comandabile o non comandabile.

2.2.02 Valvola (elettronica)


Insieme funzionale, comprendente uno o più dispositivi a valvola, eventualmente
con ausiliari, e facente capo a due terminali principali.

2.2.03 Valvola (elettronica) unidirezionale


Valvola avente la proprietà di condurre la corrente in un sol verso.

2.2.04 Valvola (elettronica) bidirezionale


Valvola avente la proprietà di condurre la corrente sia in un verso sia nell’altro.
Nota In generale, se non altrimenti specificato, con valvola s’intende valvola unidirezionale.

2.2.05 Semiconduttore
Materiale la cui resistività è normalmente compresa fra quella dei metalli e quella
degli isolanti ed in cui la concentrazione di portatori di cariche cresce con la tem-
peratura entro un certo intervallo di temperatura.
Nota Il semiconduttore può essere costituito da un insieme di cristalli (policristallino) o da un unico
cristallo (monocristallino). I semiconduttori usuali del primo tipo sono quelli a cristalli di ossi-
do di rame o di selenio; quelli del secondo tipo sono a un cristallo di germanio o di silicio.

2.2.06 Semiconduttore estrinseco


Semiconduttore in cui la concentrazione dei portatori di carica dipende da impu-
rità o da altre imperfezioni.
Nota È definita imperfezione ogni deviazione dalla struttura di un cristallo ideale.

2.2.07 Semiconduttore tipo N


Semiconduttore estrinseco nel quale la densità degli elettroni di conduzione è su-
periore alla densità delle lacune mobili.

2.2.08 Semiconduttore tipo P


Semiconduttore estrinseco nel quale la densità delle lacune mobili è superiore
alla densità degli elettroni di conduzione.

2.2.09 Giunzione
Regione di transizione tra regioni semiconduttrici di proprietà elettriche differenti
e che ha la proprietà di una conducibilità asimmetrica.

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2.2.10 Dispositivo, o cella, a valvola a semiconduttore (abbreviabile in: dispositivo (a
semiconduttore); oppure cella (a semiconduttore); oppure valvola (a semiconduttore))
Dispositivo a valvola elettronica, le cui caratteristiche essenziali sono dovute a un
flusso di portatori di cariche entro un semiconduttore.
Nota Il semiconduttore delle celle non comandate può essere monocristallino o policristallino. In
quest’ultimo caso le celle vengono anche dette piastre a semiconduttore o piastre raddrizzatrici
abbreviabili in piastre.

2.2.11 Terminale (di un dispositivo a semiconduttore)


Punto di connessione specificato accessibile dall’esterno.

2.2.12 Elettrodo (di un dispositivo a semiconduttore)


Parte che assicura il contatto elettrico tra una regione specificata di un dispositivo
a semiconduttore e il corrispondente terminale.

2.2.13 Terminali principali


I due terminali di un dispositivo a semiconduttore attraverso i quali passa la cor-
rente principale.
Nota Per le celle non comandate l’indicazione principale è superflua.

2.2.14 Terminale anodico


Terminale principale attraverso il quale entra la corrente diretta (2.1.02) prove-
niente dal circuito esterno.

2.2.15 Terminale catodico


Terminale principale attraverso il quale esce la corrente diretta (2.1.02) che va
verso il circuito esterno.

2.2.16 Terminale di comando (ingl. gate terminal)


Terminale attraverso il quale, nel caso di dispositivi comandati, passa la corrente
di comando.

2.2.17 Diodo a semiconduttore


Dispositivo a semiconduttore a due terminali avente una caratteristica tensio-
ne-corrente asimmetrica (3.1.03).
Nota Salvo indicazione contraria, questo termine si applica normalmente a un dispositivo la cui ca-
ratteristica tensione-corrente è quella di una singola giunzione PN.

2.2.18 Diodo raddrizzatore o diodo di potenza (a semiconduttore)


Diodo a semiconduttore destinato a gruppi raddrizzatori (2.2.34) completo di or-
gani di raffreddamento e di montaggio che ne facciano parte integrante.

2.2.19 Tiristore (a triodo a blocco inverso)


Dispositivo a semiconduttore monocristallino comandato, avente una caratteristi-
ca bistabile nel senso diretto e normalmente tre giunzioni PN e un terminale di
comando, applicando al quale un segnale elettrico appropriato, si provoca il pas-
saggio dallo stato di non conduzione a quello di conduzione e ciò nel primo
quadrante della caratteristica corrente-tensione dell’anodo rispetto al catodo
(3.2.03). Esso s’intende completo di organi di raffreddamento e di montaggio,
che ne facciano parte integrante.
Nota I tiristori destinati ai gruppi convertitori possono essere contraddistinti col termine tiristori di
potenza.

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2.2.20 Tiristore P
Tiristore in cui il terminale di comando è collegato alla regione P più vicina al
catodo e che normalmente viene commutato verso lo stato di conduzione appli-
cando al terminale di comando un segnale positivo rispetto al terminale catodico.

2.2.21 Tiristore N
Tiristore in cui il terminale di comando è collegato alla regione N più vicina
all’anodo e che normalmente viene commutato verso lo stato di conduzione ap-
plicando al terminale di comando un segnale negativo rispetto al terminale ano-
dico.

2.2.22 Colonna (di diodi e/o di tiristori)


Insieme unitario di uno o più diodi e/o tiristori completi degli eventuali organi di
raffreddamento, di sostegno e di montaggio, connessioni elettriche e componenti
ausiliari, esclusi i circuiti relativi agli eventuali terminali di comando.

2.2.23 Complesso (di dispositivi a valvola)


Combinazione elettrica e meccanica di dispositivi a valvola, completa delle sue
connessioni elettriche, sostegni e strutture meccaniche di contenimento ed even-
tualmente degli organi di raffreddamento, dei circuiti relativi agli eventuali termi-
nali di comando (circuiti sfasatori compresi) e protezioni specifiche, come fusibili
e/o cortocircuitatori, ma senza il trasformatore del convertitore.
Nota In particolare fanno oggetto delle presenti Norme i complessi di diodi e/o di tiristori.

2.2.24 Ramo (di un complesso di dispositivi a valvola)


Porzione del complesso limitata da due terminali ed equivalente, nello schema
elettrico di principio del circuito, ad un ramo a valvola (2.1.05).

2.2.25 Scarica diretta (ingl. forward break-through)


Guasto che priva temporaneamente un dispositivo o un ramo di un complesso di
dispositivi della proprietà di bloccare la tensione applicata in senso diretto.

2.2.26 Scarica inversa (ingl. back-fire)


Guasto che priva temporaneamente un dispositivo o un ramo di un complesso di
dispositivi della proprietà di bloccare la tensione applicata in senso inverso.

2.2.27 Rottura diretta (ingl. forward breakdown)


Guasto che priva permanentemente un dispositivo o un ramo di un complesso di
dispositivi della proprietà di bloccare la tensione in senso diretto.

2.2.28 Rottura inversa (ingl. reverse breakdown)


Guasto che priva permanentemente un dispositivo o un ramo di un complesso di
dispositivi della proprietà di bloccare la tensione in senso inverso.

2.2.29 Trasformatore (del convertitore)


Trasformatore attraverso il quale l’energia è trasmessa dal sistema a corrente al-
ternata ad uno o a più complessi, o viceversa.

2.2.30 Avvolgimento lato linea


Avvolgimento del trasformatore connesso col sistema a corrente alternata lato li-
nea.

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2.2.31 Avvolgimento lato valvole
Avvolgimento del trasformatore connesso coi terminali lato corrente alternata di
uno o più complessi (2.2.23).

2.2.32 Gruppo convertitore elettronico di potenza (abbreviabile in: gruppo convertitore


elettronico, o gruppo convertitore, oppure convertitore elettronico, oppure
convertitore)
Unità operativa per la conversione elettronica della potenza, comprendente tra-
sformatori (2.2.29), complessi (2.2.23), interruttori, altri organi di protezione es-
senziali e gli eventuali ausiliari, compresi i filtri.

2.2.33 Convertitore a semiconduttori


Convertitore come definito in 2.2.32, in cui le valvole sono del tipo a semicon-
duttore.

2.2.34 (Gruppo) raddrizzatore


Convertitore elettronico per la conversione della corrente alternata in corrente
continua.

2.2.35 (Gruppo) invertitore


Convertitore elettronico per la conversione della corrente continua in corrente al-
ternata.

2.2.36 (Gruppo) convertitore (elettronico) di frequenza


Convertitore elettronico per la conversione di una frequenza in un’altra.

2.2.37 Convertitore (elettronico) di frequenza indiretto


Convertitore in cui la conversione di frequenza si effettua passando attraverso
uno stadio intermedio (in generale a corrente continua).

2.2.38 Cicloconvertitore
Convertitore elettronico di frequenza diretto che consente di passare ad una ten-
sione di frequenza più bassa costituita da porzioni delle onde della tensione di
partenza.

2.2.39 Convertitore (elettronico) di corrente continua indiretto


Convertitore in cui il passaggio da un valore di tensione continua ad un altro,
pure in continua, si effettua attraverso uno stadio intermedio (in generale in cor-
rente alternata).

2.2.40 Convertitore (elettronico) di corrente continua diretto


Convertitore in cui il passaggio da un valore di tensione continua ad un altro,
pure in continua, si effettua senza passare attraverso stadi intermedi.
Nota Tale passaggio si ottiene, in generale, rendendo intermittente la corrente sul lato a tensione più
alta (frazionamento), da cui anche il nome di frazionatori per questi convertitori. I particolari
circuiti che operano le interruzioni (circuiti di interruzione o di spegnimento) si chiamano in
inglese chopping-part, per cui questi convertitori sono conosciuti come convertitori a chopper o
più semplicemente, per quanto meno propriamente come chopper (Pubblicazione IEC 146-3).

2.2.41 Sezione di un convertitore


Parte di un convertitore nella quale la corrente, vista dai terminali lato corrente
continua, può andare in un sol verso.

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2.2.42 Convertitore semplice
Convertitore costituito da una sola sezione per cui può dare o ricevere potenza
dal circuito a corrente continua senza che in esso la corrente continua cambi ver-
so.

2.2.43 Convertitore doppio


Convertitore costituito da due sezioni per cui può dare o ricevere potenza dal cir-
cuito a corrente continua cambiando in esso il verso della corrente continua.

2.2.44 Dissipatore
Elemento buon conduttore di calore, in intimo contatto con l’involucro del di-
spositivo, in modo tale da migliorarne lo smaltimento del calore.

2.2.45 Fluido refrigerante


Fluido che lambisce il dissipatore e/o l’involucro del dispositivo per asportarne il
calore.

2.2.46 Raffreddamento naturale ad aria


Raffreddamento ottenuto per convezione naturale dell’aria ambiente.

2.2.47 Raffreddamento naturale ad aria attraverso immersione


Raffreddamento per convezione naturale di un fluido contenuto in una cassa, a
sua volta raffreddata dall’esterno per convezione naturale dell’aria ambiente.

2.2.48 Raffreddamento a ventilazione forzata


Raffreddamento ottenuto con meccanismi che producono una corrente d’aria,
per es. ventilatori; l’aria è prelevata nelle immediate vicinanze del dispositivo da
raffreddare o da un’altra posizione in cui la temperatura dell’aria è diversa da
quella ambiente.

2.2.49 Raffreddamento a ventilazione forzata attraverso immersione


Raffreddamento per convezione naturale in un fluido contenuto in una cassa, a
sua volta raffreddata dall’esterno con ventilazione forzata.

2.2.50 Raffreddamento con un fluido raffreddato ad aria


Raffreddamento con un fluido a circolazione naturale o forzata, a sua volta raf-
freddato ad aria per convezione o con ventilazione forzata.

2.2.51 Raffreddamento ad acqua (corrente)


Raffreddamento ottenuto con acqua prelevata da una sorgente esterna e non rici-
clata.

2.2.52 Raffreddamento con un fluido raffreddato ad acqua


Raffreddamento con un fluido a circolazione naturale o forzata, a sua volta raf-
freddato con acqua prelevata da una sorgente esterna e non riciclata.

2.2.53 Temperatura del fluido refrigerante


Temperatura del fluido refrigerante in un punto specificato all’ingresso del refri-
gerante.

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2.2.54 Temperatura dell’involucro
Temperatura misurata in un punto specificato dell’involucro del dispositivo, detto
punto di riferimento.

2.2.55 Temperatura di magazzinaggio


Temperatura dell’ambiente alla quale il dispositivo è conservato senza che sia ap-
plicata tensione.

2.2.56 Temperatura ambiente, per colonne a raffreddamento naturale


Temperatura dell’aria ambiente a circa 50 mm al disotto dei dissipatori, in posi-
zione riparata da radiazioni di calore, con le celle attraversate da una corrente
specificata, e, se la colonna è racchiusa in un condotto, a una distanza sensibil-
mente maggiore di 50 mm dalle pareti del condotto stesso.

2.2.57 Temperatura dell’aria di raffreddamento, per colonne con raffreddamento a


ventilazione forzata
Temperatura dell’aria di raffreddamento misurata circa 50 mm prima dei dissipa-
tori.

2.2.58 Temperatura ambiente per complessi


Temperatura dell’aria ambiente alla distanza di circa 300 mm dal complesso e a
circa metà altezza di esso, in posizione riparata dall’aria di ventilazione e da ra-
diazioni di calore.

2.2.59 Temperatura virtuale di giunzione (qj)


Temperatura convenzionale all’interno del materiale semiconduttore di un di-
spositivo, basata su una rappresentazione semplificata del comportamento termi-
co ed elettrico del dispositivo stesso.
Nota La temperatura virtuale di giunzione si ottiene dal valore della potenza dissipata conoscendo
la resistenza o la impedenza termica transitoria (2.2.60; 2.2.61) tra la giunzione e il punto di
riferimento (2.2.54), e misurando la temperatura nel punto suddetto, nelle condizioni di fun-
zionamento specificate.
La temperatura virtuale di giunzione non è necessariamente la massima temperatura del di-
spositivo.
La potenza dissipata può essere calcolata attraverso una relazione specificata, funzione della
temperatura virtuale della giunzione e della resistenza o della impedenza termica transitoria,
corrispondente ad un dato funzionamento.

2.2.60 Resistenza termica (Rth)


Rapporto tra la differenza di temperatura fra due punti o regioni, specificati, e il
flusso di calore fra questi due punti o regioni, in condizioni di equilibrio termico.
Nota In molti casi come flusso del calore può essere assunta la potenza dissipata.

2.2.61 Impedenza termica transitoria (Z(th)t)


Rapporto tra:
n la variazione della differenza di temperatura, raggiunta alla fine di un certo
intervallo di tempo, fra la temperatura virtuale di giunzione e quella di un
punto di riferimento specificato (2.2.54);
n la corrispondente variazione a gradino, che inizia assieme all’inizio del sud-
detto intervallo di tempo, della potenza dissipata, e a cui si deve la variazione
di temperatura.

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Immediatamente prima del suddetto intervallo di tempo la distribuzione della
temperatura nel dispositivo deve essere costante in funzione del tempo.
Nota L’impedenza termica transitoria è data in funzione della durata dell’intervallo di tempo.

3 GRANDEZZE ELETTRICHE
CAPITOLO

1 DIODI RADDRIZZATORI - TERMINI E DEFINIZIONI


S E Z I O N E

3.1.01 Corrente (nel diodo)


Corrente che passa nei due terminali del diodo.

3.1.02 Tensione (del diodo)


Tensione fra i due terminali del diodo.

3.1.03 Caratteristica del diodo


Funzione, in generale rappresentata graficamente, che lega la tensione alla cor-
rente e che comprende due rami: uno, detto caratteristica diretta, nel primo
quadrante; l’altro, detto caratteristica inversa, nel terzo quadrante.

3.1.04 Corrente diretta IF


Corrente che attraversa il diodo nel senso diretto (2.1.02).

3.1.05 Corrente (diretta) media IF(AV)


Valore medio della corrente diretta calcolato su un intero periodo.

3.1.06 Corrente (diretta) di sovraccarico IF(OV)


Corrente diretta che, se applicata permanentemente, provocherebbe il supera-
mento della massima temperatura virtuale ammessa per la giunzione, ma che li-
mitata ad un certo tempo (tempo di sovraccarico) non provoca il suddetto supe-
ramento.

3.1.07 Corrente (diretta) ripetitiva di picco IFRM


Il più elevato valore istantaneo della corrente diretta, incluse tutte le correnti
transitorie ripetitive.

3.1.08 Corrente (diretta) di sovraccarico accidentale IFSM


Corrente diretta che provoca il superamento della massima temperatura virtuale
di giunzione ammessa, ma per la quale si prevede che l’applicazione avvenga
raramente durante la vita del dispositivo e che sia conseguenza di condizioni
anormali (per es. guasti).

3.1.09 Corrente inversa IR


Corrente che attraversa il diodo nel senso inverso (2.1.03).

3.1.10 Stato di blocco inverso


Stato corrispondente al ramo della caratteristica inversa fra l’origine e la corrente
per la quale si ha la rottura inversa (2.2.28).

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3.1.11 Corrente inversa di ripristino
Componente transitoria della corrente inversa, relativa al passaggio dallo stato di
conduzione a quello di blocco inverso.

3.1.12 Carica inversa di ripristino


Quantità di elettricità totale residua nel diodo durante la commutazione da una
condizione specificata di corrente diretta a una condizione pure specificata di
blocco inverso.
Nota La carica inversa di ripristino è definita da òidt corrispondente alla corrente inversa di
ripristino.

3.1.13 Tensione diretta o caduta diretta UF


Tensione ai terminali risultante dalla circolazione della corrente diretta.

3.1.14 Tensione (o caduta) di soglia U(TO)


Valore della tensione risultante dall’intersezione dell’asse delle tensioni con la ret-
ta che più si approssima, nel campo di funzionamento, alla caratteristica diretta.

3.1.15 Resistenza differenziale diretta rF


Valore della resistenza calcolato in base alla pendenza della retta usata per deter-
minare la tensione di soglia.

3.1.16 Tensione inversa UR


Tensione fra i terminali, applicata in senso tale da far circolare una corrente in-
versa.

3.1.17 Tensione inversa di lavoro di cresta URWM


Il più elevato valore istantaneo della tensione inversa, escludendo tutte le tensio-
ni transitorie ripetitive e non ripetitive.

3.1.18 Tensione inversa ripetitiva di picco URRM


Il più elevato valore istantaneo della tensione inversa, escludendo tutte le tensio-
ni transitorie non ripetitive.
Nota La tensione inversa ripetitiva è generalmente una funzione del circuito e aumenta il valore
della potenza dissipata nel diodo.

3.1.19 Tensione inversa non ripetitiva di picco URSM


Il più elevato valore istantaneo di ogni tensione inversa transitoria non ripetitiva.
Nota La tensione inversa non ripetitiva è in generale dovuta a cause esterne e si ammette che i suoi
effetti siano completamente scomparsi prima che arrivi un’altra tensione transitoria.

3.1.20 Perdite dirette PF


Potenza dissipata risultante dalla circolazione di corrente diretta.
Nota Le perdite PF sono il valore medio calcolato su un periodo completo T, del prodotto della tensio-
ne diretta istantanea uF per la corrente diretta istantanea iF, integrato sul periodo stesso T, e
sono espresse dalla formula:

T
1
P F = ---
T
òo uF iF dt

NORMA TECNICA
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3.1.21 Perdite inverse PR
Perdite risultanti dalla circolazione della corrente inversa.
Nota Le perdite inverse hanno un’espressione matematica analoga a quella delle perdite dirette.

3.1.22 Potenza dissipata inversa ripetitiva PRR (per diodi a valanga)


Potenza dissipata nel diodo durante il funzionamento ripetitivo in senso inverso.

3.1.23 Energia dissipata inversa non ripetitiva o accidentale PRS (per diodi a valanga)
Energia dissipata nel diodo in conseguenza delle tensioni transitorie non ripeti-
tive in senso inverso.

2 TIRISTORI - TERMINI E DEFINIZIONI


S E Z I O N E

Questa sezione riguarda i tiristori a triodo con blocco inverso e può valere per gli
altri tipi di tiristori, in quanto applicabile.

3.2.01 Corrente principale


Corrente che passa nei terminali principali.
Nota Si usa anche chiamarla corrente nel tiristore ed è abbreviabile in corrente.

3.2.02 Tensione principale


Tensione (differenza di potenziale) fra i terminali principali (2.2.13).
Nota La tensione principale è chiamata positiva, quando il potenziale dell’anodo è più alto di quello
del catodo; è chiamata negativa nel caso contrario (2.2.14; 2.2.15).
Si usa anche chiamarla tensione ai capi del tiristore ed è abbreviabile in tensione.

3.2.03 Caratteristica (principale) (tensione-corrente)


Funzione, in generale rappresentata graficamente, che lega la tensione principale
alla corrente principale (eventualmente, quando è il caso, con la corrente di co-
mando come parametro) e che comprende due rami: uno, detto caratteristica di-
retta, nel primo quadrante; l’altro, detto caratteristica inversa, nel terzo
quadrante.

3.2.04 Stato di conduzione


Stato corrispondente al ramo della caratteristica principale diretta comprendente
basse resistenze e basse tensioni principali (primo quadrante).

3.2.05 Corrente in (stato di) conduzione IT


Corrente principale che attraversa il tiristore in stato di conduzione.

3.2.06 Corrente (in conduzione) media IT(AV)


Valor medio della corrente in conduzione, calcolato su un intero periodo.

3.2.07 Corrente (in conduzione) di sovraccarico IT(OV)


Corrente in conduzione che, se applicata permanentemente, provocherebbe il
superamento della massima temperatura virtuale ammessa per la giunzione, ma
che, limitata ad un certo tempo (tempo di sovraccarico), non provoca il suddetto
superamento.

NORMA TECNICA
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3.2.08 Corrente (in conduzione) ripetitiva di picco ITRM
Il più elevato valore istantaneo della corrente in conduzione, incluse tutte le cor-
renti transitorie ripetitive.

3.2.09 Corrente (in conduzione) di sovraccarico accidentale ITSM


Corrente in conduzione che provoca il superamento della massima temperatura
virtuale di giunzione ammessa, ma per la quale si prevede che l’applicazione
avvenga raramente durante la vita del dispositivo e che sia conseguenza di con-
dizioni anormali (per es. guasti).

3.2.10 Velocità di salita della corrente in conduzione diT/dt


Velocità di salita della corrente in conduzione, in condizioni specificate.

3.2.11 Corrente di mantenimento IH (ingl. holding current)


Il più basso valore della corrente in conduzione capace di mantenere il tiristore
nello stato di conduzione.

3.2.12 Corrente di aggancio (ingl. latching current) IHS


Corrente di mantenimento al momento che cessa un guizzo di corrente di co-
mando di corta durata.

3.2.13 Tensione (o caduta) in (stato di) conduzione UT


Tensione principale quando il tiristore è in conduzione.

3.2.14 Tensione (o caduta) di soglia U(TO)


Valore della tensione risultante dall’intersezione dell’asse delle tensioni con la ret-
ta che più si approssima, nel campo di funzionamento, al ramo della caratteristi-
ca corrispondente allo stato di conduzione.

3.2.15 Resistenza differenziale in conduzione rT


Valore della resistenza calcolato in base alla pendenza della retta usata per deter-
minare la caduta di soglia.

3.2.16 Perdite in conduzione PT


Potenza dissipata risultante dalla circolazione della corrente in conduzione.
Nota Le perdite PT sono il valore medio, calcolato su un periodo completo T, del prodotto della ten-
sione in conduzione istantanea uT per la corrente in conduzione istantanea iT, integrato sul
periodo stesso T, e sono espresse dalla formula:

T
1
P T = ---
T
òo uT iT dt

3.2.17 Stato di blocco


Stato corrispondente al ramo della caratteristica principale diretta fra l’origine e
un punto di discontinuità (ingl. breakover point), cioè un punto in cui la resi-
stenza differenziale è zero e la tensione principale raggiunge un valore massimo.

3.2.18 Corrente in (stato di) blocco ID


Corrente principale quando il tiristore è nello stato di blocco.

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3.2.19 Tensione in (stato di) blocco UD
Tensione principale quando il tiristore è in stato di blocco.

3.2.20 Tensione in (stato di) blocco di lavoro di cresta UDWM


Il più elevato valore istantaneo della tensione in blocco, escludendo tutte le ten-
sioni transitorie ripetitive e non ripetitive.

3.2.21 Tensione in (stato di) blocco ripetitiva di picco UDRM


Il più elevato valore istantaneo della tensione in blocco, escludendo tutte le ten-
sioni transitorie non ripetitive.
Nota La tensione in blocco ripetitiva è, in generale, una funzione del circuito e aumenta il valore
della potenza dissipata nel tiristore.

3.2.22 Tensione in (stato di) blocco non ripetitiva di picco UDSM


Il più elevato valore istantaneo di ogni tensione in blocco transitoria, non ripetiti-
va.
Nota La tensione in blocco non ripetitiva è, in generale, dovuta a cause esterne e si ammette che i
suoi effetti siano completamente scomparsi prima che arrivi un’altra tensione transitoria.

3.2.23 Velocità di salita della tensione in (stato di) blocco duD /dt
Velocità di salita della tensione in blocco, in condizioni specificate.

3.2.24 Tensione di discontinuità (ingl. breakover voltage) U(BO)


Tensione principale in corrispondenza del punto di discontinuità (3.2.17).

3.2.25 Stato di blocco (in senso) inverso


Condizione di un tiristore che blocca in senso inverso, corrispondente al ramo
della caratteristica principale inversa, per correnti inverse minori della corrente
corrispondente alla tensione inversa di rottura (ingl. breakdown voltage) (2.2.28).

3.2.26 Corrente inversa IR


Corrente principale quando il tiristore è in stato di blocco inverso.

3.2.27 Corrente inversa di ripristino


Componente transitoria della corrente inversa, relativa al passaggio dallo stato di
conduzione a quello di blocco inverso.

3.2.28 Carica inversa di ripristino


Quantità di elettricità totale residua nel tiristore durante la commutazione da una
condizione specificata di corrente in conduzione ad una condizione pure specifi-
cata di blocco inverso.
Nota La carica inversa di ripristino è definita da òidt corrispondente alla corrente inversa di
ripristino.

3.2.29 Tensione inversa UR


Tensione principale quando il tiristore è in blocco inverso.

3.2.30 Tensione inversa di lavoro di cresta URWM


Il più elevato valore istantaneo della tensione inversa, escludendo tutte le tensio-
ni transitorie ripetitive e non ripetitive.

NORMA TECNICA
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3.2.31 Tensione inversa ripetitiva di picco URRM
Il più elevato valore istantaneo della tensione inversa, escludendo tutte le tensio-
ni transitorie non ripetitive.
Nota La tensione inversa ripetitiva è, generalmente, una funzione del circuito e aumento il valore
della potenza dissipata nel tiristore.

3.2.32 Tensione inversa non ripetitiva di picco URSM


Il più elevato valore istantaneo di ogni tensione inversa transitoria non ripetitiva.
Nota La tensione inversa non ripetitiva è, in generale, dovuta a cause esterne e si ammette che i suoi
effetti siano completamente scomparsi prima che arrivi un’altra tensione transitoria.

3.2.33 Perdite inverse PR


Perdite risultanti dalla circolazione della corrente inversa.
Nota Le perdite inverse hanno una espressione matematica analoga a quella delle perdite in con-
duzione.

3.2.34 Corrente di comando (ingl. gate current) IG


Corrente che circola nel terminale di comando.

3.2.35 Corrente di comando diretta IGF


Corrente di comando corrispondente alla tensione di comando diretta.

3.2.36 Corrente di comando diretta di picco IGFM


Il più elevato valore istantaneo della corrente di comando diretta, comprese tutte
le correnti transitorie.

3.2.37 Corrente di comando inversa IGR


Corrente di comando corrispondente alla tensione di comando inversa.

3.2.38 Corrente (di comando) d’innesco IGT


Il più basso valore della corrente di comando necessario per far passare un tiri-
store dallo stato di blocco allo stato di conduzione.

3.2.39 Corrente (di comando) di non innesco IGD


Il più elevato valore istantaneo della corrente di comando che non provoca la
commutazione del tiristore dallo stato di blocco allo stato di conduzione.

3.2.40 Tensione di comando UG


Tensione fra il terminale di comando e un terminale principale specificato.

3.2.41 Tensione di comando diretta UGF


Per i tiristori N: Tensione negativa fra il terminale di comando e l’anodo.
Per i tiristori P: Tensione positiva fra il terminale di comando e il catodo.

3.2.42 Tensione di comando diretta di picco UGFM


Il più elevato valore istantaneo della tensione di comando diretta, incluse tutte le
tensioni transitorie.

3.2.43 Tensione di comando inversa UGR


Per i tiristori N: Tensione positiva fra il terminale di comando e l’anodo.
Per i tiristori P: Tensione negativa fra il terminale di comando e il catodo.

NORMA TECNICA
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3.2.44 Tensione di comando inversa di picco UGRM
Il più elevato valore istantaneo della tensione di comando inversa, comprese tut-
te le tensioni transitorie.

3.2.45 Tensione di (comando) d’innesco UGT


Tensione necessaria per provocare la corrente d’innesco.

3.2.46 Tensione (di comando) di non innesco UGD


Il più elevato valore della tensione di comando che non provoca la commuta-
zione del tiristore dallo stato di blocco allo stato di conduzione.

3.2.47 Tempo di ripristino o di disinnesco a circuito commutato tq


Intervallo di tempo compreso fra l’istante in cui la corrente principale è diminuita
fino a zero dopo la commutazione esterna dei circuiti principali e l’istante in cui il ti-
ristore può sopportare la tensione principale specificata, senza tornare in condu-
zione.

3.2.48 Tempo di innesco (per azione sul terminale di comando) (ingl. turn-on time) tgt
Intervallo di tempo durante il quale il tiristore commuta dallo stato di blocco allo
stato di conduzione per effetto dell’applicazione di un impulso d’innesco sul ter-
minale di comando.
Nota L’intervallo di tempo è, in generale, preso tra un punto specificato all’inizio dell’impulso di co-
mando e l’istante in cui la tensione principale è caduta dal valore iniziale ad un valore speci-
ficato. Il tempo di innesco tgt è perciò la somma del tempo di ritardo td e del tempo di salita tr, di
cui ai seguenti due articoli (vedi anche Fig. 32b).

3.2.49 Tempo di ritardo (dopo l’impulso al terminale di comando) (ingl. gate controlled
delay time) td
Intervallo di tempo fra un istante specificato all’inizio dell’impulso di comando e
l’istante in cui la tensione principale è caduta ad un valore specificato, vicino al
suo valore iniziale, durante la commutazione del tiristore dallo stato di blocco
allo stato di conduzione, in seguito all’impulso di comando suddetto.

3.2.50 Tempo di salita (dopo l’impulso al terminale di comando) (ingl. gate controlled
rise time) tr
Intervallo di tempo fra l’istante in cui la tensione principale è caduta ad un valore
specificato, vicino al suo valore iniziale, e l’istante in cui raggiunge un valore
specificato più basso, durante la commutazione del tiristore dallo stato di blocco
allo stato di conduzione, in seguito a un impulso di comando.

4 VALORI NOMINALI E VALORI CARATTERISTICI


CAPITOLO

1 GENERALITÀ
S E Z I O N E

4.1.01 Generalità
Nel presente capitolo è precisato in quali termini devono essere dati dal forni-
tore, su richiesta del committente, i valori nominali e i valori caratteristici dei di-
spositivi e delle colonne, da utilizzare nei convertitori di potenza, in relazione
alla loro capacità di assorbimento del carico.

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A condizione che siano compatibili fra di loro, si deve intendere che tutti i valori
nominali siano applicati simultaneamente.

4.1.02 Indicazione di massimo e di minimo


n Per i valori (nominali) limite, l’indicazione massimo va intesa nel senso che
per nessun dispositivo, fornito sciolto o in una colonna, l’utilizzatore può su-
perare il valore specificato e, analogamente, non può stare al di sotto di quel-
lo specificato come minimo.
n Per i valori caratteristici, l’indicazione massimo va intesa nel senso che il for-
nitore non può consegnare alcun dispositivo, sciolto o in una colonna, il cui
valore caratteristico superi quello specificato e, analogamente, non può con-
segnare alcun dispositivo il cui valore caratteristico abbia un valore minore di
quello specificato come minimo.
Nota Quando si voglia indicare che un simbolo letterale indica un valore nominale o un valore in
corrispondenza a un valore nominale, vi si aggiunge il pedice N.

2 COMPORTAMENTO TERMICO
S E Z I O N E

4.2.01 Temperature limite


Per tutti i dispositivi devono essere specificate le seguenti temperature limite:
a) temperatura del punto di riferimento (2.2.54) alle condizioni di carico conti-
nuativo specificate (massima);
b) temperatura virtuale di giunzione (massima);
c) limiti della temperatura di magazzinaggio (massima e minima).

4.2.02 Valori ambientali e valori caratteristici termici massimi


Per i dispositivi forniti completi di dissipatore (2.2.44), incorporato nel dispositi-
vo o aggiunto, il fornitore deve specificare i seguenti valori ambientali:
a) modo di raffreddamento (per es., raffreddamento naturale in aria, ad aria
forzata, a convenzione naturale d’olio, ecc.);
b) temperatura dell’aria di raffreddamento e altitudine, nel caso di raffreddamen-
to naturale;
c) altitudine, temperatura dell’aria di raffreddamento, sua velocità media o sua
portata, riferite a una sezione specificata in corrispondenza del dissipatore,
nel caso di raffreddamento ad aria forzata;
d) tipo del fluido, sua temperatura, sua velocità media o sua portata, nel caso di
raffreddamento per mezzo di un fluido diverso dall’aria.
Il fornitore deve inoltre specificare i seguenti valori caratteristici termici massimi:
e) resistenza termica fra giunzione e mezzo di raffreddamento (massima);
f) impedenza termica transitoria fra giunzione e mezzo di raffreddamento (mas-
sima).

4.2.03 Dispositivi senza dissipatore


Per i dispositivi forniti senza dissipatore, al quale perciò deve provvedere il com-
mittente (per es., corpi alettati o cavi ai quali i dispositivi sono fissati), spetta ad
esso assicurarsi che le temperature limite specificate per i dispositivi non siano
superate.

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Il fornitore deve tuttavia specificare i seguenti valori caratteristici massimi:
a) resistenza termica fra giunzione e punto di riferimento (2.2.54) (massima);
b) resistenza termica fra punto di riferimento e radiatore, con l’indicazione del
modo di contatto e di fissaggio (massima);
c) impedenza termica transitoria fra giunzione e punto di riferimento (massima).

3 VALORI LIMITE ELETTRICI PER I DIODI


S E Z I O N E

4.3.01 Generalità
Salvo indicazione diversa, tutti i valori limite indicati nella presente sezione van-
no intesi riferiti alla temperatura di giunzione massima nominale limite (4.2.01).
Per determinare questa temperatura si deve tenere conto di tutte le perdite nel
diodo. Si devono dare la frequenza massima e/o minima e altre indicazioni co-
me, per es., durata ammissibile, frequenza di ripetizione, ecc., applicabili al valo-
re considerato. Tutti i valori limite indicati nella presente sezione sono valori limi-
te massimi. L’attributo massimo o minimo, può essere omesso quando risulti dal
contesto.

4.3.02 Tensione inversa ripetitiva di picco (massima) (3.1.18)

4.3.03 Tensione inversa non ripetitiva di picco (massima) (3.1.19)

4.3.04 Corrente (diretta) media (massima)


Valore medio della corrente diretta, che il diodo è capace di sopportare in modo
permanente in un collegamento che dia un angolo di conduzione di 180° su cari-
co resistivo. Devono inoltre essere dati i valori di corrente per condizioni uguali a
quelle suddette, ma relative ad angoli di conduzione di 60° o 120° su carico resis-
tivo e induttivo, oppure informazioni equivalenti ricavabili con fattori di conver-
sione.
Detti valori devono essere dati nelle condizioni di raffreddamento specificate in
4.2.02 per i diodi forniti con dissipatore, oppure nelle condizioni specificate in
4.2.03 per i diodi forniti senza dissipatore.
Nel caso di colonne (2.2.22) che formino un complesso completo (2.2.23) per
corrente diretta media va intesa la corrente raddrizzata totale fornita dal comples-
so su carico resistivo.

4.3.05 Corrente (diretta) di sovraccarico (massima)


Le eventuali informazioni sulla corrente diretta di sovraccarico, devono essere
fornite indicando la massima temperatura virtuale di giunzione e la massima im-
pedenza termica transitoria.
Inoltre i valori nominali relativi alle correnti di sovraccarico possono essere dati
con diagrammi.

4.3.06 Corrente (diretta) di sovraccarico accidentale (massima)


Devono essere date informazioni sui seguenti due campi dei tempi:
a) per tempi minori di mezzo periodo (a 50 Hz o 60 Hz) fino a circa 1 ms devono
essere dati i valori ammissibili di òi2 dt per mezzo di diagrammi o con valori sin-
goli, escludendo la susseguente immediata applicazione della tensione inversa;
b) per tempi superiori a mezzo periodo (a 50 Hz o 60 Hz) fino ad almeno 10 pe-
riodi devono essere dati i valori della corrente in funzione del tempo. Devo-

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no essere specificate la frequenza, la durata della conduzione, la forma della
corrente, la tensione inversa e la velocità di salita di quest’ultima, dopo e du-
rante il sovraccarico.
In entrambi i casi a) e b), salvo indicazione diversa, la temperatura virtuale di
giunzione all’inizio del sovraccarico deve essere quella limite (4.2.01).

4.3.07 Potenza inversa ripetitiva (massima) (solo per diodi a valanga)


I valori limite devono essere dati per:
a) potenza inversa media calcolata su un periodo;
b) potenza inversa di picco.
In entrambi i casi a) e b) la potenza diretta è assunta uguale a zero.
Quando la potenza diretta e quella inversa dovessero essere considerate con-
comitanti, bisogna chiedere informazioni al fornitore.
Deve essere specificata la temperatura virtuale di giunzione.

4.3.08 Energia dissipata inversa non ripetitiva o accidentale (massima) (solo per diodi
a valanga)
I valori limite devono essere dati per la durata della punta e per la temperatura
virtuale di giunzione specificate.
Le perdite di energia in senso diretto sono assunte uguali a zero. Quando le per-
dite di energia dirette e quelle inverse dovessero essere considerate concomitan-
ti, bisogna chiedere informazioni al fornitore.

4 CARATTERISTICHE ELETTRICHE DEI DIODI


S E Z I O N E

4.4.01 Generalità
Tutti i valori indicati nella presente sezione sono valori massimi nel senso che
nessun diodo, fornito sciolto o in una colonna, deve presentare valori maggiori
di quelli dichiarati. L’attributo massimo può essere omesso quando risulti dal
contesto.

4.4.02 Caratteristica diretta (massima)


Valore della tensione diretta istantanea in funzione della corrente diretta istanta-
nea sia a 25 °C sia alla temperatura virtuale di giunzione limite (4.2.01).

4.4.03 Valore di cresta della corrente inversa (massimo)


Il più elevato valore istantaneo della corrente inversa in corrispondenza della
tensione inversa ripetitiva di picco limite (4.3.02) e per l’intero campo di lavoro
della temperatura virtuale di giunzione.

4.4.04 Carica (inversa) di ripristino (massima)


Valore della carica in corrispondenza dei valori di ampiezza e velocità di discesa
della corrente diretta, di tensione inversa e di temperatura virtuale di giunzione
specificati.

4.4.05 Perdite totali (massime)


Curva che dà le perdite totali in funzione della corrente diretta media, nelle con-
dizioni di circuito indicate in 4.3.04 e per metà valore della tensione inversa ri-
petitiva di picco limite (4.3.02).

NORMA TECNICA
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4.4.06 Tensione di soglia (massima)
Per ricavare la caratteristica diretta approssimata e la relativa tensione di soglia
(3.1.14) è raccomandato il seguente procedimento: si traccia la caratteristica della
caduta nel diodo in funzione dei valori di cresta delle correnti come specificate in
4.3.04. La caratteristica approssimata è data dall’asse delle tensioni fino all’incon-
tro con la retta che unisce i due punti della caratteristica corrispondenti alle cor-
renti di cresta uguali rispettivamente a 0,5 e 1,5 il valore limite della corrente di-
retta media (4.3.04) e successivamente da detta retta.

4.4.07 Resistenza differenziale diretta (massima)


Si ricava dalla retta di cui in 4.4.06.

5 VALORI LIMITE ELETTRICI PER I TIRISTORI


S E Z I O N E

4.5.01 Generalità
Salvo indicazione diversa, tutti i valori limite indicati nella presente sezione s’in-
tendono riferiti alla temperatura di giunzione massima nominale limite (4.2.01).
Per determinare questa temperatura si deve tener conto di tutte le perdite nel ti-
ristore.
Devono essere date la frequenza massima e/o minima e altre indicazioni come,
per es., durata ammissibile, frequenza di ripetizione, ecc., applicabili al valore
considerato. Tutti i valori limite indicati nella presente sezione sono valori limite
massimi che il tiristore può sopportare.
L’attributo massimo può essere omesso quando risulti dal contesto.

4.5.02 Tensione inversa ripetitiva di picco (massima) (3.2.31)

4.5.03 Tensione inversa non ripetitiva di picco (massima) (3.2.32)

4.5.04 Tensione in blocco ripetitiva di picco (massima) (3.2.21)


Devono essere specificate le condizioni del circuito che alimenta il terminale di
comando e la velocità di salita della tensione in blocco.

4.5.05 Tensione in blocco non ripetitiva di picco (massima) (3.2.22)


Devono essere specificate le condizioni del circuito che alimenta il terminale di
comando e la velocità di salita della tensione in blocco.

4.5.06 Tensione in blocco continua (massima)


Deve essere data per le condizioni del circuito di comando specificate.

4.5.07 Corrente media in conduzione (massima)


Valore medio della corrente in conduzione che il tiristore è capace di sopportare
in modo permanente in un collegamento che dia un angolo di conduzione di
180° su carico resistivo. Devono inoltre essere dati i valori di corrente per condi-
zioni uguali a quelle suddette, ma relativi ad angoli di conduzione di 60° e 120°
su carico resistivo e induttivo, oppure informazioni equivalenti ricavabili con fat-
tori di conversione.
Detti valori devono essere dati nelle condizioni di raffreddamento specificate in
4.2.02 per i tiristori forniti con dissipatore, oppure nelle condizioni di raffredda-
mento specificate in 4.2.03 per i tiristori forniti senza dissipatore.

NORMA TECNICA
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Nel caso di colonne (2.2.22) che formino un complesso completo (2.2.23) per
corrente in conduzione media s’intende la corrente raddrizzata totale fornita dal
complesso su carico resistivo e, salvo indicazione diversa, senza riduzione della
tensione con la regolazione di fase.

4.5.08 Corrente (in conduzione) di sovraccarico (massima)


Se sono date informazioni sulla corrente in conduzione di sovraccarico, devono
essere date anche la massima temperatura virtuale di giunzione e la massima im-
pedenza termica transitoria.
Inoltre i valori nominali relativi alle correnti di sovraccarico possono essere dati
con diagrammi.

4.5.09 Corrente (in conduzione) di sovraccarico accidentale (massima)


Devono essere date informazioni sui due seguenti campi dei tempi:
a) per tempi minori di mezzo periodo (a 50 Hz o 60 Hz) fino a circa 1 ms devo-
no essere dati i valori ammissibili di òi2 dt per mezzo di diagrammi o con va-
lori singoli, escludendo la susseguente immediata applicazione della tensione
inversa o della tensione in blocco;
b) per tempi superiori a mezzo periodo (a 50 Hz o 60 Hz) fino ad almeno 10 pe-
riodi devono essere dati valori della corrente in conduzione in funzione del
tempo. Devono essere specificate la frequenza, la durata della conduzione, la
forma della corrente, la tensione inversa, la tensione in blocco e la velocità di
salita delle tensioni stesse durante e dopo il sovraccarico. È ammesso che il
terminale di comando perda temporaneamente la sua funzione, a meno che
non sia esplicitamente specificato diversamente.
In entrambi i casi a) e b), salvo indicazione diversa, la temperatura virtuale di
giunzione all’inizio del sovraccarico deve essere quella limite (4.2.01).

4.5.10 Velocità critica di salita della corrente in conduzione (massima) diT/dt


Valore della velocità di salita della corrente in conduzione che non provochi ef-
fetti dannosi.
Devono essere specificati la forma e il valore di cresta della corrente in condu-
zione utilizzata, nonché la frequenza di ripetizione, la temperatura virtuale della
giunzione o quella del punto di riferimento (2.2.54), la tensione in blocco prima
della chiusura del circuito.
Le condizioni relative al circuito di comando devono essere date fornendo il va-
lore e la forma della tensione e l’impedenza della sorgente che l’alimenta. È
escluso che circuiti RC scarichino fra i terminali principali.
Nota Se si richiedono valori limite con la presenza di una rete RC, si devono specificare l’ampiez-
za e la durata della punta di corrente che ne derivano, oppure le costanti della rete utilizzata.

4.5.11 Tensione (diretta) di comando di picco (massima) (4.6.16)

4.5.12 Tensione inversa di comando di picco (massima)

4.5.13 Corrente (diretta) di comando di picco (massima) (4.6.16)

4.5.14 Perdite di comando in un periodo, valor medio (massime)

4.5.15 Perdite di comando di picco (massime) (4.6.16)

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6 CARATTERISTICHE ELETTRICHE DEI TIRISTORI
S E Z I O N E

4.6.01 Generalità
Tutti i valori indicati nella presente sezione sono valori massimi nel senso che
nessun tiristore, fornito sciolto o in una colonna, deve presentare valori maggiori
di quelli dichiarati, ad eccezione di quanto specificato in 4.6.09, 4.6.15 e 4.6.16.
L’attributo massimo o minimo può essere omesso quando risulti dal contesto.

4.6.02 Caratteristica in conduzione (massima)


Tensione in conduzione istantanea in funzione della corrente in conduzione
istantanea sia a 25 °C sia alla temperatura virtuale di giunzione limite (4.2.01).

4.6.03 Corrente inversa (di picco) (massima)


Il più elevato valore istantaneo in corrispondenza della tensione inversa ripetitiva
di picco limite (4.5.02) e nell’intero campo previsto per la temperatura virtuale di
giunzione.

4.6.04 Carica (inversa) di ripristino (massima)


Valore della carica in corrispondenza di valori di ampiezza e velocità di discesa
della corrente in conduzione di tensione inversa e di temperatura virtuale di
giunzione specificati.

4.6.05 Corrente in blocco (massima)


Il più elevato valore in corrispondenza di una tensione in blocco ripetitiva di pic-
co (4.5.04) e nell’intero campo previsto per la temperatura virtuale di giunzione.

4.6.06 Corrente di mantenimento (massima)


Valore a 25 °C e in corrispondenza della temperatura virtuale di giunzione limite
(4.2.01).

4.6.07 Corrente di aggancio (massima)


Valore a 25 °C e in corrispondenza della temperatura virtuale di giunzione limite
(4.2.01).
Deve essere specificata la forma dell’impulso di corrente di comando.

4.6.08 Tempo di ripristino (o di disinnesco) per commutazione (massimo) tq


Devono essere specificate le seguenti condizioni:
n forma dell’onda della corrente in conduzione dalla quale si parte;
n velocità di diminuzione della corrente in conduzione (di/dt);
n temperatura virtuale di giunzione o del punto di riferimento;
n valore e forma dell’onda della tensione inversa;
n valore di picco e velocità di salita della tensione in blocco (vedi anche
Fig. 24b);
n valore e forma della tensione o impedenza della sorgente che alimenta il cir-
cuito di comando.
Nota La forma dell’onda della corrente in conduzione deve essere preferibilmente rettangolare e la
durata deve essere sufficiente per raggiungere l’equilibrio dei portatori di carica. L’ampiezza
deve essere preferibilmente uguale a tre volte il valore limite della corrente in conduzione me-
dia. La forma dell’onda della tensione inversa deve essere preferibilmente triangolare con
un’ampiezza di almeno 2/3 del valore limite della tensione inversa ripetitiva di picco (4.5.02)

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oppure rettangolare con un’ampiezza al massimo di 100 V.
Il valore di picco della tensione in blocco deve essere almeno 2/3 del valore limite ripetitivo di
picco.

4.6.09 Velocità critica di salita della tensione in blocco (minima)


Il più basso valore della velocità di salita della tensione in blocco che provoca la
commutazione dallo stato di blocco allo stato di conduzione.
Deve essere specificata la temperatura virtuale di giunzione e il circuito d’in-
nesco.
La tensione in blocco deve crescere linearmente da zero a 2/3 del suo valore li-
mite ripetitivo di picco (4.5.04) e ad una frequenza di ripetizione di 50 Hz o
60 Hz.
Nota Si deve tener presente che, cambiando le condizioni, si possono avere valori della grandezza in
esame più piccoli e per questi casi deve essere interpellato il fornitore.

4.6.10 Tensione d’innesco (all’elettrodo di comando) (massima) (4.6.16)


Valore a 25 °C e ad una debole tensione in blocco, da specificare.
Deve essere specificata la dipendenza dalla temperatura.

4.6.11 Corrente d’innesco (nell’elettrodo di comando) (massima) (4.6.16)


Valore a 25 °C e ad una debole tensione in blocco, da specificare.
Deve essere specificata la dipendenza dalla temperatura.

4.6.12 Tensione di non-innesco (all’elettrodo di comando) (massima) (4.6.16)


Valore alla temperatura virtuale di giunzione limite (3.2.01) e alla tensione in
blocco ripetitiva di picco limite.

4.6.13 Corrente di non-innesco (nell’elettrodo di comando) (massima) (4.6.16)


Valore alla temperatura virtuale di giunzione limite (3.2.01) e alla tensione in
blocco ripetitiva di picco limite.

4.6.14 Corrente inversa di comando di picco (massima)


Il più elevato valore istantaneo alla tensione inversa d’innesco di picco alla tem-
peratura virtuale di giunzione limite (4.2.01).

4.6.15 Tempo d’innesco (per azione sul terminale di comando) (massimo e minimo)
Valore alla velocità di salita della corrente in conduzione e forma dell’impulso
della corrente al terminale di comando, specificate.
Nota In generale si dà un intervallo di tempo entro il quale l’innesco avviene con sicurezza.

4.6.16 Curve caratteristiche del circuito di comando (massime e minime)


I valori limite e le caratteristiche relative al terminale di comando devono essere
dati preferibilmente con curve.
Nota L’area che rappresenta innesco possibile (innesco incerto) (Fig. 1) può avere un limite superio-
re dato dalle rette corrente e tensione d’innesco (4.6.10; 4.6.11), o una sola linea che rappre-
senti una caratteristica appropriata dell’alimentatore del terminale di comando.

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Fig. 1

5 MISURE E PROVE
CAPITOLO

1 GENERALITÀ
S E Z I O N E

5.1.01 Classificazione delle misure e delle prove


Le misure e le prove vengono divise in tre categorie:
n di tipo,
n di selezione,
n speciali.
Nota Come in generale, così anche per i dispositivi, le colonne, i complessi e i gruppi di cui alle pre-
senti norme, le misure sono intese alla determinazione dei valori caratteristici, mentre le prove
sono intese alla verifica dei valori nominali.
Per brevità talvolta nel termine prove si intende comprendere anche le misure.

5.1.02 Prove di tipo


Hanno lo scopo di verificare se un dato modello di convertitore, o parte di esso,
soddisfi alle condizioni specificate nelle presenti Norme o convenuto fra forni-
tore e committente.
Esse sono da eseguire su uno o più campioni rappresentativi di un dato converti-
tore, o di parti di convertitori, fra loro uguali. Salvo indicazioni diverse nella ordi-
nazione, esse sono quelle elencate in 5.3.01, 5.4.01 e 5.5.01.
Se specificato nell’ordinazione, alcune di queste prove possono essere ripetute di
tempo in tempo su campioni presi dalla produzione o di fornitura corrente, in
modo da confermare che la qualità del prodotto rimane conforme a quanto stabi-
lito nell’ordinazione.

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Sempre se specificato nell’ordinazione, alle prove di tipo si possono sostituire
certificati di prova relativi a precedenti forniture uguali o analoghe.

5.1.03 Prove di selezione


Sono effettuate per accertarsi che le proprietà del prodotto corrispondano a quel-
le rilevate nelle prove di tipo. Devono essere eseguite su tutti i convertitori e su
tutte le parti di essi facenti parte della fornitura.
Salvo indicazioni diverse nella ordinazione, le prove di selezione da eseguire
sono quelle elencate in 5.3.01, 5.4.01 e 5.5.01.

5.1.04 Prove speciali


Sono prove che corrispondono a particolari esigenze e non classificabili né nella
categoria delle prove di selezione né in quella delle prove di tipo. Esse possono
implicare modifiche di progetto (od anche il danneggiamento del campione) e
perciò vengono eseguite soltanto su esplicito preventivo accordo in sede di ordi-
nazione fra fornitore e committente.
I risultati delle prove speciali non possono essere invocati per rifiutare la fornitu-
ra o reclamare penalità.

5.1.05 Prove particolari


Per tener conto d’impieghi particolari a cui il gruppo è destinato e/o di condizio-
ni di servizio insolite, in aggiunta o in sostituzione alle prove elencate in 5.3.01,
5.4.01, 5.5.01, possono essere eseguite altre prove di tipo o di selezione da con-
cordare fra committente e fornitore in sede di ordinazione.
Esempi di prove per impieghi particolari:
n verifica di alcuni punti della caratteristica esterna del gruppo;
n prova dei cicli di carico;
n prova di cortocircuito esterno;
n prova della ripartizione di corrente fra i rami del complesso;
n prova d’isolamento diversa da quella specificata alla sezione 2;
n prova a vuoto con tensione maggiore di quella nominale;
n prova di rumorosità.
Esempi di condizioni di servizio insolite:
n sollecitazioni meccaniche insolite (urto, vibrazioni);
n acqua di raffreddamento che possa causare corrosione od ostruzione, ad es.
acqua marina o acqua dura;
n presenza di particelle estranee nell’aria ambiente, come, per es. impurità o
polvere anormale;
n aria salina, come per es. quella in vicinanza del mare, gocciolamento o espo-
sizione a gas corrosivi;
n valori elevati di umidità relativa e/o di temperatura, come ad es. nei climi
tropicali o subtropicali;
n esposizione a vapori d’acqua o d’olio;
n esposizione a miscele esplosive di polvere o gas;
n esposizione alle radiazioni radioattive;
n variazioni di temperatura superiori a 5 °C/h e variazioni di umidità superiori
al 5%/h;
n altitudine superiore a 1000 m sul livello del mare;
n sovrapposizione di tensioni ad alta frequenza di valore eccezionale;

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n funzionamento a temperatura ambiente inferiore a +5 °C con raffreddamento
ad acqua;
n funzionamento a temperatura ambiente inferiore a -5 °C con raffreddamento
ad olio.

5.1.06 Prove di durata


Se non altrimenti convenuto in sede d’ordinazione, le prove di durata previste in
questo capitolo sono prove non distruttive. Esse, in generale, rientrano fra le pro-
ve di tipo, ma possono far parte anche di quelle di selezioni o speciali.
Il dispositivo, o la colonna, o il complesso deve operare per il tempo e nelle con-
dizioni specificate.
Nel corso delle prove la temperatura ambiente o quella altrimenti specificata per
ogni dispositivo non deve scendere di oltre 5 °C rispetto al valore stabilito.
Durante la prova la tensione ai terminali e la corrente, oppure la potenza, per
ogni dispositivo, non devono cadere più del 10% rispetto al valore scelto.

5.1.07 Località di esecuzione delle prove


Salvo accordi contrari, le prove vengono eseguite presso il fornitore, se è attrez-
zato a questo scopo; altrimenti presso un istituto di prove specializzato o presso
il committente.

5.1.08 Programma delle prove


Il programma delle prove deve essere precisato nell’ordinazione in base a quanto
specificato nel presente capitolo, nelle cui Sezioni 3, 4 e 5 sono indicate le prove
di tipo e di selezione da considerare usuali.
È consigliabile limitare le prove costose allo stretto indispensabile. A questo sco-
po le presenti Norme consentono di effettuare prove in fabbrica separatamente
sui trasformatori (Norme CEI 14-4 e 22-1) e sui complessi (2.2.23), oppure sul
convertitore completo, in particolare se questo è di limitata potenza (Sezione 5).
Altre prove, come quelle su gruppi completi di notevole potenza oppure quelle
in opera, possono essere effettuate solamente se specificato nell’ordinazione.

5.1.09 Certificato di prova


Se il committente desidera assistere alle prove in fabbrica, come pure se il forni-
tore deve fornire i certificati delle prove di tipo o di selezione, ciò deve essere
specificato nell’ordinazione con l’indicazione delle prove alle quali si applicano
le clausole stesse.

5.1.10 Frequenza
Salvo accordi diversi, stabiliti tra committente e fornitore in sede di ordinazione,
le tensioni d’alimentazione a corrente alternata e la tensione di prova devono
avere una frequenza di 50 Hz o 60 Hz per le prove dei dispositivi, e la frequenza
nominale per i complessi e i gruppi; per le prove di tensione (Sezione 2) eseguite
su questi ultimi può essere impiegata la frequenza di 50 Hz o 60 Hz o un’altra
non maggiore di 100 Hz.

5.1.11 Sorgenti di tensione


In pratica, nelle prove, si impiegano sorgenti di tensione variabili per comodità
di messa a punto e ciò specialmente nel caso di piccole correnti, come avviene
per le prove dei dispositivi, ma nella descrizione delle prove si sono indicate le
sorgenti come variabili soltanto in quei casi in cui la variazione è necessaria nel

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corso della prova. Così pure non si è specificato quando conviene usare tra-
sformatori come alimentatori, rientrando questo negli artifici usualmente impie-
gati.

5.1.12 Prove sui dispositivi


Le misure e le prove possono aver luogo, o per una fornitura di dispositivi sciolti,
o prima che essi siano montati in una colonna o in un complesso (2.2.22; 2.2.23).
Salvo indicazione contraria nell’ordinazione non si ripeteranno le prove sui sin-
goli dispositivi una volta montati in una colonna o in un complesso.
Sulle colonne si possono fare tutte le prove che si fanno sui singoli dispositivi.
Le prove di tipo, alle quali devono essere sottoposti i dispositivi, sono quelle indi-
cate in 5.3.01 e 5.4.01. Esse devono essere eseguite entro l’ambito delle condizio-
ni limitative specificate, prese come base dal fornitore nel fissare i valori nominali
e le caratteristiche. Dopo ogni prova di tipo il dispositivo deve soddisfare ai re-
quisiti imposti dalle prove di selezione richieste.
Le prove di selezione sono quelle indicate pure in 5.3.01 e 5.4.01; esse si devono
considerare come il minimo richiesto, dato che, in generale, il fornitore sot-
topone tutta la produzione almeno alle prove su indicate.
Se specificato nell’ordinazione, le suddette prove possono essere eseguite non
sull’intera fornitura, ma secondo procedimenti statistici (prove di accettazione),
prevedendo, come è in generale, che il fornitore sottoponga tutti i dispositivi alle
stesse prove.
Nota La misura della temperatura nel dispositivo da provare riveste particolare importanza. Si deve
perciò specificare a quale temperatura ci si riferisce. In generale essa è quella virtuale di giun-
zione, ma può anche essere quella di un punto di riferimento sull’involucro (2.2.54) o, più
raramente, la temperatura ambiente per i dispositivi a raffreddamento naturale ad aria
(2.2.46). Nel caso dei tiristori, i relativi circuiti di prova sono previsti per tiristori tipo P; ma con
opportune modifiche possono essere impiegati anche per provare tiristori tipo N. Nelle misure in
corrente alternata si possono inserire diodi ausiliari nei circuiti di alimentazione per proteg-
gere gli amplificatori dell’oscilloscopio dalle semionde di tensione non desiderate. Quando si
debbano misurare correnti inverse o correnti in blocco di limitato valore, può essere necessario
prendere alcune precauzioni per evitare interferenze, quale per es. l’impiego di un trasforma-
tore schermato e una adatta messa a terra. Si deve inoltre cercare di ridurre il più possibile le
induttanze parassite, specialmente nel caso dei dispositivi a corrente elevata.

5.1.13 Marcatura dei dispositivi


Ciascun dispositivo o colonna di dispositivi che costituiscono un insieme smon-
tabile e sostituibile, ma non a sua volta scomponibile, deve portare in modo chia-
ro e indelebile le seguenti indicazioni:
n nome o marchio d’identificazione del costruttore;
n tipo secondo il costruttore o il fornitore;
n marcatura per l’individuazione del terminale anodico e catodico, nonché di
quello di comando, se si tratta di un tiristore.
Ogni complesso o colonna destinata ad un predeterminato complesso deve inol-
tre portare chiari contrassegni di fase dei terminali a corrente alternata ed una
opportuna marcatura di quelli a corrente continua. Se per questi ultimi sono im-
piegati i segni + e -, oppure le parole positivo e negativo, queste indicazioni de-
vono corrispondere al funzionamento da raddrizzatore.

5.1.14 Prove sui complessi o i gruppi


I dispositivi a semiconduttore o le colonne, nonché i trasformatori, i complessi e gli
altri componenti, devono essere sottoposti alle prove di selezione prima di costi-
tuire il gruppo (5.1.03; 5.1.12). Salvo disposizioni diverse concordate tra commit-
tente e fornitore all’ordinazione, tutti i gruppi devono essere sottoposti alle prove

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di selezione prima della spedizione. Le prove devono essere eseguite in modo che
il funzionamento elettrico sia equivalente a quello che si ha in servizio.
Se questo non è realizzabile, i complessi o i gruppi devono essere provati rispet-
tivamente in condizioni che comunque consentano di verificare le prestazioni
richieste.
Nelle prove di gruppi, quando è conveniente, si possono provare separatamente
i complessi e gli altri componenti. Se provati separatamente, le colonne i com-
plessi devono essere alimentati da un trasformatore avente una connessione
equivalente a quella specificata nella ordinazione.

2 PROVA D’ISOLAMENTO PER LE COLONNE, I COMPLESSI E I GRUPPI


S E Z I O N E

5.2.01 Generalità
La prova d’isolamento ha lo scopo di verificare l’efficienza dell’isolamento di una
unità completamente montata (colonna, complesso, gruppo) verso una parte
specificata (in generale verso terra, o verso il contenitore, o verso una intelaiatura
o collegamenti metallici), che nel seguito verrà indicata come massa.
Prima di applicare la tensione di prova si devono collegare tra loro i terminali
principali dell’unità e i terminali di tutti i dispositivi a semiconduttore (anodo,
catodo, terminali di comando) in modo da essere sicuri che la tensione di prova
non sia applicata tra i terminali stessi. Se esistono dispositivi collegati fra loro in
serie, con terminali non accessibili, i collegamenti sopra detti devono essere limi-
tati ai terminali accessibili.
Se esistono apparecchiature ausiliarie (motori, ventilatori, apparecchiature di co-
mando, ecc.) non metallicamente connesse con i circuiti principali, durante le
prove d’isolamento di cui ai punti a) e b) di 5.2.03 i loro morsetti devono essere
messi a massa.
La tensione di prova, alla frequenza di 50 Hz o 60 Hz o altra non maggiore di
100 Hz, deve essere applicata a partire da un valore non maggiore del 50% di
quello finale ed essere aumentata o in maniera continua o a gradini inferiori o
uguali al 5% del valore finale, fino a raggiungere quest’ultimo in non meno di 10 s.
L’unità di prova deve sopportare la tensione di prova per 1 min. La prova ha esi-
to negativo se dà luogo ad una perforazione o ad una scarica.
La prova deve essere eseguita alla temperatura ambiente. In casi particolari di
ambiente o di applicazione o quando sono previste forti sovratensioni, il valore
della tensione di prova può essere aumentato rispetto a quello in seguito specifi-
cato e le modalità di applicazione possono essere variate d’accordo fra fornitore
e committente in sede di ordinazione.

5.2.02 Prova d’isolamento per le colonne


Per le colonne, quando sono munite di collegamenti meccanici di fissaggio dai
quali i dispositivi sono isolati, l’isolamento stesso deve essere provato tra i termi-
nali cortocircuitati e le parti metalliche dei collegamenti meccanici di fissaggio.

5.2.03 Prova d’isolamento per i gruppi convertitori e i complessi


Prima di eseguire la prova, si deve provvedere a chiudere e a cortocircuitare gli
apparecchi di interruzione e di controllo dei circuiti principali.
Se esistono apparecchiature ausiliarie non metallicamente connesse con i circuiti
principali, durante le prove di tensione, di cui ai seguenti punti a) e b), i morsetti
di tali ausiliari devono essere collegati alla massa.

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Tali ausiliari sono ad es. i motori, i ventilatori, le apparecchiature di comando,
che in generale lavorano con tensioni minori di quelle dei circuiti principali.
Se l’unità in prova è ubicata in un contenitore isolante, al quale è affidato l’isola-
mento dell’unità, il contenitore deve essere coperto con un foglio metallico, il qua-
le verrà considerato come la parte rispetto alla quale viene effettuata la prova (mas-
sa). Se le dimensioni del contenitore non consentono la copertura totale con il
foglio metallico, si può ricorrere ad una copertura parziale limitata ai punti più pe-
ricolosi.
Se alcuni componenti, come i filtri contro i disturbi radio, non consentono l’ap-
plicazione della tensione alternata di prova e non possono essere scollegati, si
può utilizzare una tensione continua avente il valore di cresta della tensione al-
ternata prescritta.
Per i gruppi convertitori composti da parti da installare separatamente, queste de-
vono essere provate a parte (eventualmente prima della consegna) secondo le
norme relative indicate ai punti a), b) e c). In tal caso il convertitore completo
deve essere verificato solamente per quanto riguarda l’isolamento verso massa
delle connessioni, tenendo conto delle loro funzioni per l’esecuzione delle prove
di cui in a), b) e c).
Devono essere eseguite le prove qui sotto indicate:
a) Prova d’isolamento dei componenti collegati metallicamente al complesso. - La
tensione di prova deve essere applicata tra tutti i terminali di tutti i compo-
nenti metallicamente connessi con i terminali principali del complesso, colle-
gati tra loro, e la massa. Alla massa devono essere collegati i terminali che
non risultano metallicamente connessi coi terminali principali del complesso,
e quindi in particolare tutti quelli lato linea a corrente alternata se il converti-
tore è contenuto in un unico contenitore, nel quale sia anche compreso il
trasformatore con avvolgimenti separati.
b) Prova d’isolamento dei componenti collegati metallicamente al lato linea di
un trasformatore con avvolgimenti separati. - La tensione di prova deve esse-
re applicata tra tutti i morsetti lato linea, collegati fra loro, e la massa, mentre
i morsetti di tutti gli altri componenti, non connessi con la linea e compresi
nello stesso contenitore, devono essere collegati fra loro e alla massa.
c) Prova dell’isolamento proprio degli ausiliari di cui in 5.2.01 i cui morsetti non
siano in collegamento metallico con il lato linea o con il complesso. - La ten-
sione di prova deve essere applicata tra i morsetti delle apparecchiature ausi-
liarie, collegati tra loro e la massa, alla quale devono essere connessi tutti gli
altri morsetti del convertitore.
Nota Con la prova a) viene provato l’isolamento del complesso verso massa e verso le apparecchiature
ausiliarie, di cui in 5.2.01, oltre eventualmente l’isolamento fra il complesso e la linea.
Con la prova b) l’isolamento degli stessi ausiliari viene provato rispetto alla linea e viene ancora
provato quello fra complesso e linea. Le due prove si riducono ad una sola, se i morsetti del com-
plesso sono metallicamente connessi con il lato linea.
Con la prova c) viene provato l’isolamento rispetto alla massa delle apparecchiature ausiliarie per
la tensione di funzionamento degli ausiliari stessi, tensione che in generale è più bassa di quella
del convertitore. Se più apparecchiature ausiliarie devono essere provate insieme, i loro morsetti
possono essere tutti collegati fra di loro, se la tensione di prova è uguale per tutte; diversamente,
ogni apparecchiatura deve essere provata singolarmente collegando fra loro i suoi morsetti.

5.2.04 Tensione di prova


a) Per la prova di cui in 5.2.03 a) la tensione di prova, salvo diverso accordo tra
fornitore e committente all’ordinazione, deve avere un valore efficace uguale
a: 2 Um + 1000 V ed in ogni caso non deve essere minore di 2000 V, essendo
Um il maggiore dei valori di cresta della tensione elettrodica (tensione alterna-
ta applicata al complesso di valvole presa tra la coppia di terminali che dà il

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maggior valore possibile di tensione, esclusi i transitori). Se il rapporto Um/ 2
non supera 90 V, la tensione di prova può essere ridotta a 1000 V. Per le co-
lonne singole (5.2.02) deve essere impiegata la tensione determinata, come
sopra detto, per il complesso di cui devono far parte. Se questo complesso
non è stabilito e la prova è richiesta, la tensione di prova deve essere oggetto
di accordi tra fornitore e committente;
b) per la prova di cui in 5.2.03 b), la tensione di prova, salvo diverso accordo
tra fornitore e committente all’ordinazione, è quella indicata nella Norma
CEI 14-4 per la prova ripetitiva relativa al trasformatore del convertitore;
c) per la prova di cui in 5.2.03 c), la tensione di prova, salvo diverso accordo tra
fornitore e committente all’atto dell’ordinazione, è quella per la prova ripetiti-
va relativa a ciascuna apparecchiatura ausiliaria, indicata nelle rispettive Nor-
me CEI in relazione alla tensione propria di funzionamento;
d) per altri elementi considerati in particolari Norme CEI la tensione di prova è
quella in esse specificata. Nel caso di convertitori collegati in serie o simili,
per i quali le tensioni verso terra possono risultare la somma di più tensioni
parziali, si deve tenerne conto nello stabilire la tensione di prova.

3 MISURE E PROVE SUI DIODI


S E Z I O N E

5.3.01 Elenco riassuntivo delle misure e prove sui diodi

Prove di
Articolo
tipo selezione
a) Misure
n Misura della tensione diretta e/o
della caratteristica diretta * * (1) 5.3.02
n Misura della caratteristica inversa * * (1) 5.3.03
n Misura della corrente inversa * 5.3.04
n Misura della carica inversa di
ripristino * 5.3.05
n Misura della resistenza termica * 5.3.06
n Misura della impedenza termica
transitoria * 5.3.07
b) Prove
n Prova d’isolamento (soltanto per
le colonne) * * 5.2.02
n Prova della corrente di sovracca-
rico accidentale * * 5.3.08
n Prova della tensione inversa * * 5.3.09
c) Prove di durata
n Prova di carico o prova di durata
di vita in regime continuativo * 5.3.10
n Prova di durata ai cicli termici * 5.3.11
n Prova di riscaldamento (soltanto
per le colonne) * * 5.3.12
n Prove meccaniche e di corro-
sione * 5.3.13
(1) Il rilievo della caratteristica come prova di selezione verrà eseguito solo se richiesto, mentre dovrà essere sem-
pre eseguita la misura della tensione diretta di cui in 5.3.02.

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5.3.02 Misura della tensione diretta e/o della caratteristica diretta (Figg. 2; 3a; 3b)
I Metodo (in corrente alternata) (Fig. 2) - Da usare preferibilmente per le prove
di tipo.
Dati da specificare:
n valore della tensione alternata da impiegare;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D,
come specificato dal fornitore (nota al 5.1.12).

Fig. 2

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata
R1 derivatore non induttivo
R2 resistore di carico
D1 diodo per la soppressione della semionda inversa in D
O oscilloscopio

Modalità della misura. - La misura deve essere eseguita con un circuito che dia la
corrente diretta che compete a un collegamento semplice monofase con carico resi-
stivo.

II Metodo (impulsivo) (Figg. 3a; 3b). - Da usare preferibilmente per le prove di


selezione. Esso consente una misura della tensione diretta in condizioni di riscal-
damento interno trascurabile e quindi anche a livelli di corrente che danneg-
gerebbero il diodo qualora fossero mantenuti permanentemente.

Fig. 3 a

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
R1 resistore per la carica di C1
R2 derivatore non induttivo

NORMA TECNICA
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D1 diodo per la carica di C1
D2 diodo di ricircolazione dell’energia reattiva immagazzinata in L1
T1 tiristore per l’applicazione dell’impulso di corrente in D
C1 condensatore sorgente dell’impulso di corrente
O oscilloscopio o voltmetro e milliampermetro di cresta
L1 induttore
uF tensione diretta ai capi di D
iF corrente diretta in D

Fig. 3 b

uF tensione diretta ai capi di D


UF valore di uF dopo il transitorio iniziale

Dati da specificare oltre a quelli per il I metodo:


n forma e frequenza di ripetizione dell’impulso di corrente.

Modalità della misura. - Dopo che C1 nella semionda positiva si è caricato al va-
lore di cresta di G1, nella successiva semionda negativa si innesca T1. In tal modo
C1 si scarica attraverso L1, D e R2.
La prova viene condotta misurando il valore di cresta dell’impulso di tensione così
generato in corrispondenza della cresta dell’impulso di corrente. La durata dell’im-
pulso della corrente di prova deve essere tale da garantire che D abbia raggiunto
la condizione di regime. In generale una durata dell’impulso di 3 ms ¸ 4 ms è
sufficiente.
L’insieme degli impulsi di corrente, tenuto anche conto della loro frequenza di
ripetizione, deve essere tale che il riscaldamento interno di D possa essere ritenu-
to trascurabile.
La corrente di prova può venire rilevata per mezzo di un resistore non induttivo
R2 di basso valore.

5.3.03 Misura della caratteristica inversa (Fig. 4)

Fig. 4

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile

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R1 derivatore non induttivo
R2 resistore di protezione
D1 diodo per l’applicazione della semionda di tensione inversa in D
D2 diodo per la soppressione della semionda di corrente diretta in D
O oscilloscopio

Dati da specificare:
n semionda di tensione inversa da applicare, il cui valore di cresta deve essere
uguale a quello della tensione inversa ripetitiva nominale di D (URRMN - 4.3.02);
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D,
le due ultime intendendosi opportunamente elevate (nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - La misura deve essere effettuata con un circuito che sia
in grado di applicare la tensione inversa che compete a un collegamento mono-
fase, a vuoto. Ogni punto della caratteristica deve essere rilevato in corrispon-
denza del valore di cresta della tensione inversa applicata.

5.3.04 Misura della corrente inversa (Figg. 5 e 6)


Dati da specificare:
n semionda della tensione inversa da applicare, il cui valore di cresta deve essere
uguale a quello della tensione inversa ripetitiva nominale di D (URRMN - 4.3.02);
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D,
le ultime due intendendosi uguali alle nominali limite (4.2.01; nota al 5.1.12).

Modalità di misura
I Metodo (Fig. 5).

Fig. 5

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
D1 diodo per l’applicazione della semionda di corrente inversa in D
R1 resistore di limitazione
mA milliampermetro di cresta o oscilloscopio
V voltmetro di cresta o oscilloscopio

La corrente diretta in D viene bloccata da D1. La coppia D1 R1 deve essere scelta


in modo che la corrente diretta che passa in D sia molto piccola rispetto a quella
che si ha contemporaneamente in R1.

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II Metodo (Fig. 6).

Fig. 6

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
D1 diodo per l’applicazione della semionda di corrente inversa in D
D2 diodo per la soppressione della semionda di tensione diretta su D
D3 diodo per il blocco della corrente diretta in D
V voltmetro di cresta o oscilloscopio
mA milliampermetro di cresta o oscilloscopio
La corrente diretta in D viene bloccata dal diodo D1. I diodi D2 e D3 consentono
di far passare in D2, anziché in D, la corrente inversa in D1.

5.3.05 Misura della carica inversa di ripristino (Figg. 7a; 7b)

Fig. 7 a

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
R1 resistore di carica di C1
R2 derivatore non induttivo
D1 diodo per la carica di C1
D2 diodo per la circolazione della corrente inversa in D
T1 tiristore per l’applicazione dell’impulso di corrente in D
C1 condensatore sorgente dell’impulso di corrente
L1 induttore
O oscilloscopio

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Fig. 7 b

iF corrente diretta in D
IFM valore di cresta di iF
ir corrente inversa in D
IRM valore di cresta di ir
Qs carica di ripristino
trr tempo di ripristino per commutazione

Dati da specificare:
n valore di cresta della corrente diretta (IFM);
n velocità di discesa della corrente diretta (di/dt) nel tratto fra 50% IFM e O;
n tempo fra l’inizio e la fine della semionda positiva di iF;
n frequenza di ripetizione, cioè il rapporto d’intermittenza (rapporto fra il tem-
po di conduzione e il tempo totale) che deve essere di circa l’1%;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D
(nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - Si porta D alla temperatura voluta. Dopo che C1 nella
semionda positiva si è caricato al valore di cresta di G1, nella successiva semion-
da negativa si innesca T1. In tal modo C1 si scarica attraverso L1, D, R2, T1.
La forma della corrente che risulta è praticamente esente dall’influenza di resi-
stenze, essendo quella di R2 molto piccola. La corrente di prova dipende quindi
soltanto dai valori di L1 e C1.
Nota Questa prova consente di misurare, oltre alla carica inversa di ripristino, anche la corrente in-
versa di ripristino e il tempo di ripristino per commutazione.

5.3.06 Misura della resistenza termica (Figg. 8 e 9)


Dati da specificare:
n valore limite massimo della corrente diretta (IFN - 4.3.04);
n punto di riferimento (2.2.54) per la misura della temperatura dell’involucro
di D.

Modalità della misura. - Essendo necessaria la misura della temperatura virtuale


di giunzione, essa è effettuata indirettamente misurando una grandezza elettrica
che dipende dalla temperatura in questione. In generale viene utilizzata la caduta
di tensione, ai capi del diodo da provare, al passaggio di una corrente di riferi-
mento che, di massima, si fa eguale a una piccola percentuale del valore limite
massimo della corrente media diretta (IFN) (Fig. 8).

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Fig. 8

UD tensione diretta
qj temperatura virtuale di giunzione

Fig. 9

G1 sorgente di tensione continua o alternata di frequenza sufficientemente


alta per il riscaldamento di D
G2 sorgente di tensione continua per la misura indiretta di qj
D diodo in prova
S1 S2 interruttori
R1 R2 resistori di protezione e di regolazione
O oscilloscopio
Si fa assorbire al dispositivo in prova la potenza P1 e si misura la temperatura q1
del punto di riferimento. Si interrompe il flusso della potenza P1 e immediata-
mente dopo si misura la temperatura virtuale di giunzione in base ad una corren-
te di riferimento prefissata.
Si fa poi assorbire la potenza P2 < P1 e si riscalda esternamente il dispositivo in
modo da raggiungere lo stesso valore della temperatura virtuale di giunzione mi-
surata in precedenza. A questo punto si misura la q2 del punto di riferimento. La
resistenza termica risulta:

q2 Ð q1
R th = ---------------------
P1 Ð P2

Osservazioni.
n La potenza applicata può essere data sia da una corrente continua sia da una
corrente a frequenza sufficientemente alta affinché la fluttuazione della tem-
peratura virtuale di giunzione sia trascurabile.

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n Per il passaggio dalle misure di tensione a quelle di temperatura di giunzione
conviene preparare una curva di conversione ottenuta variando dall’esterno
la temperatura del dispositivo da provare, per es. in un bagno d’olio, e rile-
vando man mano le cadute ai capi del dispositivo stesso provocate dalla cor-
rente di riferimento (Fig. 8).
n La misura della caduta di tensione provocata dal passaggio della corrente di
riferimento deve essere eseguita ad un tempo successivo all’interruzione della
potenza, tale che i transitori non termici siano praticamente esauriti, ma abba-
stanza rapidamente affinché la variazione di temperatura di giunzione sia
trascurabile.

5.3.07 Misura dell’impedenza termica transitoria (Figg. 8; 9; 10)

Fig. 10

UD tensione diretta del diodo in prova


UDO valore di UD da assumere per la misura indiretta di qj
to istante corrispondente all’inizio dell’interruzione della corrente di riscalda-
mento
t1 istante nel quale si ha l’equilibrio delle cariche nella giunzione di D

Dati da specificare:
n valore limite massimo della corrente diretta (IFN - 4.3.04);
n punto di riferimento per la misura della temperatura sull’involucro.

Modalità della misura. - Chiuso l’interruttore S1, si aspetta che D abbia raggiunto
la temperatura d’equilibrio e si misura la potenza dissipata P. Aprendo S1, s’inter-
rompe la corrente di riscaldamento e subito dopo si chiude S2 e si rileva la cadu-
ta di tensione in D dovuta alla corrente di misura fornita da G2, mettendola in
diagramma in funzione del tempo come indicato nella Fig. 10. Questa curva vie-
ne convertita in quella della temperatura di giunzione in funzione del tempo at-
traverso una curva di taratura del tipo di quella indicata dalla Fig. 8, descritta in
5.3.06.
Contemporaneamente vengono rilevate e messe in diagramma le temperature del
punto di riferimento, in funzione del tempo.
Ai vari istanti l’impedenza termica transitoria Z(th)t [t ] al tempo t, dopo l’interru-
zione della corrente di riscaldamento, è data dalla seguente formula:

( qjo Ð q o ) Ð ( qjt Ð q t )
Z ( th )t [ t ] = -----------------------------------------------------------
P

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dove: qjo temperatura virtuale di giunzione al momento dell’interruzione
della potenza P
qjt temperatura virtuale di giunzione dopo il tempo t, espresso in se-
condi, dall’interruzione della potenza P
qo temperatura del punto di riferimento al momento dell’interruzione
della potenza P
qt temperatura del punto di riferimento dopo il tempo t, espresso in
secondi, dall’interruzione della potenza P.

Osservazioni. - Per rilevare e mettere in diagramma le temperature del punto di


riferimento può essere utilizzato un dispositivo a termistore o a termocoppia,
dato che i cambiamenti sono relativamente piccoli e lenti.
Il rilevamento della curva avente l’andamento indicato nella Fig. 10 può essere
eseguito fotografando la traccia dell’oscilloscopio inserito in un circuito come
quello indicato nella Fig. 9. La misura può essere ripetuta con diverse velocità di
spazzolamento dell’oscilloscopio, in modo da avere una buona sensibilità sull’in-
tero campo di tempo.
Una causa d’incertezza insita in questo metodo di misura viene da un eccesso di
portatori di cariche presenti dopo l’interruzione della corrente di riscaldamento,
che danno luogo a variazioni di tensione non legate alla temperatura. Occorre
quindi estrapolare la curva della caduta di tensione in funzione del tempo, par-
tendo dall’istante t1 nel quale si sa che c’è l’equilibrio delle cariche fino all’istante
t0, come indicato in Fig. 10.
L’istante t1 può essere stimato in base a osservazioni sulla durata della vita dei
portatori, oppure effettuando le misure a diversi livelli di potenza e scegliendo
l’istante corrispondente al più breve tempo, oltre il quale la temperatura virtuale
della giunzione diventa una funzione lineare della potenza dissipata (resistenza
termica costante). La parte tratteggiata della curva della caduta di tensione in fun-
zione del tempo indica l’estrapolazione dal punto di cui sopra fino a quello indi-
cato con UD0.
Un’altra causa di disturbo, non dovuta a transitori termici, è la brusca variazione
del campo magnetico concatenato con l’elemento in prova quando s’interrompe
la corrente di riscaldamento. Anche in questo caso si hanno tensioni che non
dipendono dalla temperatura e che assumono particolare importanza nei dispo-
sitivi percorsi da correnti di 10 o più ampere e aventi contenitori di materiale
magnetico concatenati con la corrente principale. A causa di questo fenomeno
sono stati osservati tempi di smorzamento dell’ordine di 0,5 ms ¸ 1 ms.

5.3.08 Prova della corrente di sovraccarico accidentale (IFSM) (Figg. 11a; 11b)

Fig. 11 a

D diodo in prova
R1 resistore di carico

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R2 resistore di protezione
T1 tiristore per il passaggio della corrente diretta in D
T2 tiristore per l’applicazione della tensione inversa su D
G1 sorgente di tensione per fornire le semionde di corrente a 50 Hz o 60 Hz,
specificate (iF)
G2 sorgente di tensione per fornire le semionde di tensione inversa a 50 Hz
o 60 Hz, specificate (uR)
A ampermetro di cresta
V voltmetro di cresta

Fig. 11 b

iF corrente diretta in D
IFSM valore massimo di iF
uR tensione inversa ai capi del diodo D

Dati da specificare:
n valore di cresta della semionda della corrente di prova (IFSM);
n semionda della tensione inversa da applicare, il cui valore di cresta deve essere
uguale a quello della tensione inversa ripetitiva nominale di D (URRMN - 4.3.02);
n numero delle semionde della corrente di prova;
n numero delle semionde di tensione inversa prima e dopo le semionde della
corrente di prova;
n grandezze e differenze fra i loro valori misurati prima e dopo la prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D
(nota al 5.1.12).

Modalità della prova. - Si sottopone l’elemento in prova ad un numero specifica-


to di semionde sinusoidali di corrente a 50 Hz o 60 Hz, applicando inoltre, fra le
semionde di corrente, semionde sinusoidali di tensione inversa a 50 Hz o 60 Hz.
Semionde di tensione inversa possono anche essere applicate, per un tempo
specificato, prima e dopo la successione di semionde di corrente previste, con-
trollandone il valore con gli strumenti A e V.
T1 viene innescato esattamente all’inizio di una semionda positiva fornita da G1.
T2 viene innescato dopo l’inizio della semionda negativa successiva, ma con un
piccolo ritardo in modo da avere la sicurezza che T1 sia già bloccato quando
compare la tensione inversa.
La conferma che D ha sopportato la corrente di sovraccarico prevista si ha se le
differenze fra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova,
sono contenute entro i limiti specificati.

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5.3.09 Prova della tensione inversa (Fig. 12)

Fig. 12

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
R1 resistore di carico
T1 tiristore per l’applicazione della semionda di tensione inversa
V voltmetro

Dati da specificare:
n semionda della tensione inversa da applicare il cui valore di cresta deve essere
uguale a quello della tensione inversa non ripetitiva nominale di D (URSMN - 4.3.03);
n grandezze e differenze fra i loro valori misurati prima e dopo la prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D,
queste due ultime intendendosi uguali alle nominali limiti (4.2.01; nota 5.1.12).

Modalità della prova. - D viene sottoposto ad una sola semionda di tensione inver-
sa portando in conduzione T1 con un solo segnale all’inizio di una semionda di G1.
La conferma che D ha sopportato la tensione di prova si ha se le differenze fra i
valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova, sono conte-
nute entro i limiti specificati.

5.3.10 Prova di carico o prova di durata di vita in regime continuativo (Figg. 13a; 13b)
(Prova della corrente diretta media (4.3.04) e della tensione inversa ripetitiva di
picco (4.3.02)).

Fig. 13 a

D diodo in prova
G1 sorgente di tensione alternata, a 50 Hz o 60 Hz, per il passaggio delle se-
mionde della corrente di prova IF(AV)

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G2 sorgente di tensione alternata, a 50 Hz o 60 Hz, sincrone con G1, di valore
opportunamente elevato per fornire le semionde di tensione alternata in-
versa UR
R1 resistore di regolazione e protezione
R2 resistore di protezione
T1 tiristore per il passaggio delle semionde positive di corrente
T2 tiristore per l’applicazione delle semionde negative di tensione
A ampermetro
V voltmetro

Dati da specificare:
n valore medio (IF(AV)N) della corrente di prova (4.3.04);
n semionda sinusoidale a 50 e 60 Hz della tensione inversa, il cui valore di cre-
sta deve essere uguale a quello della tensione inversa ripetitiva nominale di
D (URRMN - 4.3.02);
n durata della prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di D
(nota al 5.1.12).

Fig. 13 b

iF corrente diretta
IF(AV) corrente diretta media
uR tensione inversa applicata ai morsetti di D
URM valore di cresta di uR

Modalità della prova. - Leggendo sugli strumenti A e V, si portano rispettiva-


mente IF(AV) e URM al valore specificato; in particolare per IF(AV) il valore esatto si
ottiene agendo su R1. L’andamento delle semionde di tensione e di corrente è in-
dicato dalla Fig. 13b, dalla quale risulta che, nei semiperiodi in cui non passa la
corrente diretta, D è sottoposto a delle semionde di tensione inversa. A questo
scopo T1 viene innescato esattamente all’inizio di una semionda della tensione al-
ternata fornita da G1; T2 viene innescato dopo l’inizio della semionda successiva,
con un piccolo ritardo, in modo da avere la sicurezza che T1 sia già bloccato
quando compare la tensione inversa.
Si deve controllare che in nessun diodo in prova si siano verificate rotture inverse
(2.2.28).

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5.3.11 Prova di durata ai cicli termici (Figg. 14a; 14b)

Fig. 14 a

D diodo in prova
R1 resistore di regolazione
S interruttore
A ampermetro
G1 sorgente di tensione continua o alternata

Fig. 14 b

qj temperatura virtuale di giunzione

Dati da specificare:
n temperatura massima del ciclo, uguale al valore nominale limite della tempe-
ratura virtuale di giunzione di D (qj max - 4.2.01);
n temperatura virtuale di giunzione minima del ciclo, non maggiore di 50 °C;
n corrente diretta di riscaldamento in D, avente un valore non minore di quello
nominale limite (IF(AV)N - 4.3.04);
n tempo di riscaldamento (non maggiore di 6 min);
n tempo di raffreddamento (non maggiore di 8 min);
n numero dei cicli in condizione di regime;
n sistema di raffreddamento del diodo in prova;
n grandezze e differenze tra i loro valori misurati prima e dopo la prova.

Modalità della prova. - Chiudendo e aprendo S, D viene alternativamente riscal-


dato (con la corrente specificata) e raffreddato (per i tempi specificati); si deve
curare che la temperatura, dopo la prima fase transitoria, vari fra i limiti specifi-
cati per il numero di cicli previsto.
La conferma che D ha sopportato con esito favorevole la prova si ha se le diffe-
renze fra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova,
sono contenuti entro i limiti specificati.

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5.3.12 Prova di riscaldamento (soltanto per le colonne)
Ciascuna colonna deve essere provata nelle condizioni nominali di raffreddamento
(Sez. 2 del IV Capitolo) con una corrente di prova tale che le perdite ottenute siano
uguali a quelle che si hanno nella colonna, come facente parte del complesso, quan-
do quest’ultimo eroghi in servizio la corrente raddrizzata continuativa nominale.
Quando non è definito il complesso al quale la colonna è destinata e manchino
altre indicazioni, si deve intendere che la corrente di riferimento è quella conti-
nuativa nominale garantita per la colonna con un angolo di conduzione di 180°.
Per la prova il riscaldamento definito sopra può essere raggiunto facendo circola-
re nella colonna una corrente alternata, oppure continua, a bassa tensione di op-
portuno valore.
Se è previsto che la colonna funzioni ad altitudini superiori ai 1000 m, le perdite
durante la prova effettuata al di sotto dei 1000 m devono essere aumentate
dell’1% ogni 100 m al di sopra di 1000 m, nel caso di raffreddamento naturale in
aria, e dell’1,5% nel caso di raffreddamento con ventilazione forzata; ciò si può
ottenere aumentando opportunamente la corrente di prova.
La temperatura del punto di misura prescritto non deve superare quella limite
specificata (4.2.01).

5.3.13 Prove meccaniche e di corrosione


Per le eventuali prove meccaniche e/o di corrosione devono intercorrere accordi
fra il fornitore e il committente.

4 MISURE E PROVE SUI TIRISTORI


S E Z I O N E

5.4.01 Elenco riassuntivo delle misure e prove sui tiristori

Prove di
Articolo
tipo selezione
a) Misure
n Misura della tensione e/o della
caratteristica in conduzione * * (1) 5.4.02
n Misura della caratteristica inversa
e della caratteristica in stato di
blocco * * (1) 5.4.03
n Misura della corrente inversa e
della corrente in stato di blocco * 5.4.04
n Misura della pendenza critica
della tensione in blocco (dv/dt) * * (2) 5.4.05
n Misura della corrente di manteni-
mento * 5.4.06
n Misura della corrente di aggancio * * (2) 5.4.07
n Misura del tempo di ripristino
per commutazione (tq) * * (2) 5.4.08
n Misura della resistenza termica * 5.4.09
n Misura dell’impedenza termica
transitoria * 5.4.10
n Misura della carica inversa di
ripristino * 5.4.11
n Misura della corrente e della ten-
sione d’innesco comandato * * 5.4.12
n Misura della corrente e della ten-
sione di non innesco * 5.4.13

(segue)

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Prove di
Articolo
tipo selezione
n Misura del tempo d’innesco co-
mandato * 5.4.14
b) Prove
n Prova d’isolamento (soltanto per
le colonne) * * 5.2.02
n Prova della velocità critica della
corrente in conduzione all’in-
nesco (di/dt) * 5.4.15
n Prova della tensione in stato di
blocco e della tensione inversa * * 5.4.16
n Prova della corrente in condu-
zione di sovraccarico accidentale * * 5.4.17
c) Prove di durata
n Prova di carico o prova di durata
di vita in regime continuativo * 5.4.18
n Prova di durata ai cicli termici * 5.4.19
n Prova di riscaldamento (soltanto
per le colonne) * 5.4.20
n Prove meccaniche e di corro-
sione * 5.4.21
(1) Il rilievo della caratteristica come prova di selezione sarà eseguito solo se richiesto, mentre dovrà essere sem-
pre eseguita la misura della tensione diretta, di cui in 5.4.02.
(2) Prova di selezione solo per tiristori con valori massimi e minimi specificati.

5.4.02 Misura della tensione in conduzione e/o della caratteristica in conduzione


(Figg. 15; 16)
I Metodo in corrente alternata (Fig. 15). - Da usare preferibilmente per le prove
di tipo.

Dati da specificare:
n valore della tensione alternata da impiegare;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T,
come specificato dal fornitore (nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - La misura deve essere eseguita con un circuito che dia la
corrente in conduzione che compete ad un collegamento semplice monofase con
carico resistivo.
La corrente d’innesco sarà la massima corrente d’innesco alla temperatura indi-
cata.

NORMA TECNICA
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Fig. 15

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
G2 sorgente degli impulsi di accensione
R1 derivatore non induttivo
R2 resistore di carico
D1 diodo per la soppressione della semionda inversa su T
A ampermetro
O oscilloscopio

II Metodo (impulsivo) (Fig. 16). - Da usare preferibilmente per le prove di sele-


zione. Esso consente una misura della tensione in conduzione in condizioni di
riscaldamento interno trascurabili e quindi anche a livelli di corrente che danneg-
gerebbero il tiristore qualora fossero mantenuti permanentemente.

Fig. 16

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
G2 sorgente degli impulsi di accensione
R1 resistore di carica di C1
R2 derivatore non induttivo
D1 diodo per la carica di C1
D2 diodo di ricircolazione dell’energia reattiva immagazzinata in L1
C1 condensatore sorgente dell’impulso di corrente

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L1 induttore
O oscilloscopio o voltmetro e milliampermetro di cresta
uF tensione in conduzione ai capi di T
iF corrente in conduzione in T

Dati da specificare oltre quelli per il I metodo:


n forma e frequenza di ripetizione dell’impulso di corrente.

Modalità della misura. - Dopo che C1 si è caricato, nella semionda positiva, al


valore di cresta di G1 si innesca T nella successiva semionda negativa.
In tal modo C1 si scarica attraverso L1, T e R2.
La prova viene condotta misurando il valore di cresta dell’impulso di tensione così
generato in corrispondenza della cresta dell’impulso di corrente. La durata dell’im-
pulso della corrente di prova deve essere tale da garantire che T abbia raggiunto
la condizione di regime. In generale una durata dell’impulso di 3 ms ¸ 4 ms è
sufficiente.
L’insieme degli impulsi di corrente, tenuto anche conto della loro frequenza di
ripetizione, deve essere tale che il riscaldamento interno di T possa essere ritenu-
to trascurabile.
La corrente di prova può venire rilevata per mezzo di un resistore non induttivo
R2 di basso valore.

5.4.03 Misura della caratteristica inversa e della caratteristica in stato di blocco


(Fig. 17)

Fig. 17

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
G2 sorgente di tensione per la polarizzazione del terminale di comando di T
D1 D2 diodi per l’applicazione della semionda di tensione diretta su T
R1 derivatore non induttivo
R2 resistore di protezione
O oscilloscopio

Dati da specificare:
n semionda della tensione in blocco e di quella inversa da applicare, i cui valori
di cresta devono essere uguali rispettivamente a quello della tensione in bloc-
co ripetitiva nominale (UDRMN - 4.5.04) e a quello della tensione inversa ripe-
titiva nominale di T (URRMN - 4.5.02);

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n condizioni di polarizzazione e impedenza del circuito di innesco;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T,
queste due ultime intendendosi opportunamente elevate (nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - La misura deve essere effettuata con un circuito che sia
in grado di applicare una tensione in stato di blocco ed una tensione inversa, che
competono a un collegamento monofase a vuoto. Ogni punto della caratteristica
deve essere rilevato in corrispondenza dei valori di cresta della tensione inversa
o della tensione in blocco applicata.
Il circuito deve essere provvisto di una accurata schermatura.
La Fig. 17 si riferisce alla misura della caratteristica diretta, ma lo stesso circuito
può essere usato per la misura della caratteristica inversa, invertendo l’inserzione
di T e quella di G2.

5.4.04 Misura della corrente inversa e della corrente in stato di blocco (Fig. 18)

Fig. 18

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione continua regolabile
G2 sorgente di tensione per la polarizzazione dell’elettrodo di comando di T
R1 resistore di carico
A ampermetro
V voltmetro

Dati da specificare:
n tensione in blocco e tensione inversa da applicare, i cui valori devono essere
uguali rispettivamente a quello di picco della tensione in blocco ripetitiva
nominale (UDRMN - 4.5.04) o a quello di picco della tensione inversa ripetitiva
nominale di T (URRMN - 4.5.02);
n condizioni di polarizzazione e impedenza del circuito d’innesco;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T,
le due ultime intendendosi uguali alle nominali limite (4.2.01; nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - Il valore del resistore di carico deve essere abbastanza
elevato in modo da proteggere lo strumento per la misura della corrente e l’ele-
mento in prova nel caso che questo ultimo passi improvvisamente allo stato di
conduzione.
La Fig. 18 si riferisce alla misura della corrente in blocco, ma lo stesso circuito
può essere usato per la misura della corrente inversa, invertendo l’inserzione di T
e quella di G2.

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5.4.05 Misura della pendenza critica della tensione in blocco (dv/dt) (Figg. 19a; 19b)

Fig. 19 a

T tiristore in prova
G1 alimentazione a corrente continua di valore costante
G2 alimentazione a tensione continua di valore costante
D1 diodo sfioratore
R1 C 1 resistore e condensatore per la formazione del gradiente di tensione
R2 resistore di protezione
P circuito di polarizzazione dell’elettrodo di comando di T
O oscilloscopio
A ampermetro
V voltmetro
u tensione all’oscilloscopio
S interruttore

Fig. 19 b

Dati da specificare:
n tensione in stato di blocco;
n condizioni di polarizzazione e d’impedenza del circuito d’innesco;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
(nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - La misura è eseguita applicando la tensione in stato di


blocco, partendo dallo stato di riposo del tiristore. La pendenza della tensione in
blocco viene aumentata finché il tiristore entra in conduzione. Il valore della pen-
denza per la quale il tiristore entra in conduzione è il valore critico.

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La tensione utilizzata per la misura deve avere un andamento lineare rispetto al
tempo, di ampiezza e pendenza specificate.
La sorgente a tensione costante G2 è regolata per il valore specificato della ten-
sione in blocco.
Con S in posizione 2 il condensatore è caricato e la tensione in blocco sale con
pendenza dipendente dal valore di C e della corrente erogata. La pendenza me-
dia nel tratto di oscillogramma compreso tra il 10% ed il 90% della tensione appli-
cata non deve differire di oltre il 10% da quella del tratto compreso tra il 25% ed il
75%. La durata dell’impulso dovrà essere almeno 5 volte il tempo totale di salita.
R2 è un resistore limitatore di corrente.
R1 deve essere di valore abbastanza piccolo per assicurare la scarica completa di
C quando S è in posizione 1. Tuttavia la corrente che percorre R1 deve essere
trascurabile rispetto alla corrente di carica di C.

5.4.06 Misura della corrente di mantenimento (Fig. 20)

Fig. 20

T tiristore in prova
G1 G2 sorgenti di tensione continua regolabili
R1 R3 resistori di protezione
R2 resistore variabile di regolazione
R4 resistore di fuga (facoltativo, da specificare se usato)
V voltmetro
A ampermetro
S interruttore

Dati da specificare:
n tensione in stato di blocco;
n resistenza di fuga R4 (se richiesta);
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T,
come specificate dal fornitore (nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - Con S aperto e con G1 e G2 a zero si porta T alla tempe-
ratura specificata; indi si porta al valore specificato la tensione di G1.
Si porta R2 a zero, avendo scelto il valore di R1 in modo tale che la corrente che
percorrerà T, quando sarà entrato in conduzione, sia sufficiente a mantenerlo in
tale stato in assenza di corrente di innesco, senza tuttavia riscaldarlo in modo ap-
prezzabile.

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Si chiude S e si aumenta la tensione di G2 fino a che T si innesca. Si apre S, si au-
menta il valore di R2 finché T va in blocco. Il valore della corrente, letto immedia-
tamente prima che T vada in blocco, è la corrente di mantenimento.
Nota Per assicurare che la corrente in conduzione venga diminuita gradualmente e senza interru-
zioni si potrà sostituire ad R2 un transistore con un circuito RC collegato alla base.

5.4.07 Misura della corrente di aggancio (Figg. 21; 22; 23a; 23b)
Dati da specificare:
n tensione in stato di blocco;
n polarizzazione del comando (valore della resistenza tra il terminale di coman-
do o catodo);
n impulso di comando (ampiezza della tensione e resistenza equivalente
dell’alimentatore, nonché tempo di salita, tempo di discesa, durata e frequen-
za di ripetizione del guizzo di corrente);
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
(nota al 5.1.12).

I Metodo (Fig. 21).

Modalità della misura. - Con S aperto e G1 e G2 a zero, si porta T alla temperatu-


ra specificata; indi si porta al valore specificato la tensione di G1.
Si chiude S e si porta G2 ad una tensione per cui T sia sicuramente innescato.
Si regola R2 ad un valore sufficientemente grande perché T non conduca con S
aperto. Si riduce mano a mano il valore di R2, manovrando ogni volta S finché il
tiristore rimane in conduzione con S aperto.
Il minimo valore della corrente per cui ciò si verifica è la corrente di aggancio.
Nota Per ridurre il numero dei tentativi si può anche porre in serie ad A un derivatore non induttivo
sul quale sia inserito un oscilloscopio.

Fig. 21

T tiristore in prova
G1 G2 sorgenti di tensione continua
R1 R3 resistori di protezione
R2 resistore variabile di regolazione
R4 resistore di fuga (facoltativo, da specificare se usato)
V voltmetro
A ampermetro
S interruttore

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II Metodo (Figg. 22; 23a; 23b).

Fig. 22

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione continua
G2 sorgente degli impulsi di comando
R1 resistore di protezione
R2 resistore variabile di regolazione
R3 resistore di fuga (facoltativo, da specificare se usato)
R4 derivatore non induttivo
L induttanza propria dei collegamenti
O oscilloscopio
S interruttore

Fig. 23 a

iT corrente in T
t1G durata dell’impulso di comando

Fig. 23 b

iT corrente in T
t1G durata dell’impulso di comando

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Modalità della misura. - Con i valori alti di R2 la corrente principale iT si abbassa
ogni volta che cessa l’impulso di comando (Fig. 23a).
Riducendo il valore di R2 si arriva ad una corrente che non cade alla fine dell’im-
pulso (Fig. 23b). La corrente al punto di transizione tra i due comportamenti è la
corrente di aggancio. A questo punto si può affinare la misura manovrando S e
modificando leggermente il valore di R2, se necessario.

5.4.08 Misura del tempo di ripristino per commutazione


(tq) (Figg. 24a; 24b; 25a; 25b)
Dati da specificare:
n corrente in conduzione (in generale uguale al valore nominale limite)
(IT(VA)N - 4.5.07);
n gradiente della corrente nel passaggio dallo stato di conduzione allo strato di
blocco inverso (diT/dt);
n tensione in blocco;
n gradiente della tensione nel passaggio dallo stato di blocco inverso allo stato
di blocco;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
(nota al 5.1.12).

I Metodo. - Da usare per la prova di tipo.

Modalità della misura (Figg. 24a; 24b). - Agendo su G1 e R1 e con T1 e T2 non in-
nescati si fa passare in T, mantenuto alla temperatura specificata, la corrente in
conduzione prevista, chiudendo S.

Fig. 24 a

G1 sorgente di tensione continua regolabile per la corrente in conduzione


G2 sorgente di corrente continua costante per ottenere ai capi di T il gradiente
di tensione specificato
G3 sorgente di tensione continua costante per limitare la tensione uD al valore
specificato

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G4 sorgente di tensione continua regolabile per il blocco inverso di T
G5 sorgente per l’alimentazione del terminale di comando di T
T tiristore in prova
C1 condensatore caricato da G2 per ottenere ai capi di T il gradiente di tensio-
ne duD/dt specificato
C2 condensatore per ottenere il gradiente di corrente diT/dt voluto
C3 condensatore per mantenere praticamente costante la corrente in condu-
zione
D1 diodo di blocco di G2 verso G4
D2 diodo di ricircolo
D3 diodo di blocco
R1 resistore di protezione e regolazione della corrente in conduzione
R2 resistore di protezione e smorzamento
R3 derivatore non induttivo
R4 resistore di scarica di C1
L1 reattore per ottenere la di/dt voluta
S interruttore
T1 tiristore per l’applicazione della tensione inversa
T2 tiristore per l’applicazione della tensione in blocco
O oscilloscopio

Fig. 24 b

up tensione principale
uD tensione in stato di blocco
ip corrente principale
iT corrente in stato di conduzione
tq tempo di ripristino in blocco a circuito commutato

La corrente deve essere praticamente costante ed a questo scopo la costante di


tempo R1 C3 deve essere sufficientemente grande.

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Indi si apre S e si innesca T1 applicando così la tensione inversa fornita da G4.
Dopo un intervallo breve, ma certamente sufficiente a non permettere che T rien-
tri in conduzione, si applica la tensione in blocco innescando T2.
L’intervallo di attesa viene mano a mano ridotto finché alla applicazione della
tensione in blocco si verifica l’innesco di T.
Il tempo indicato con tq nella Fig. 24b, corrispondente all’istante immediatamente
precedente all’innesco, è il tempo di ripristino a circuito commutato.
Il gradiente diT/dt voluto è ottenuto proporzionando opportunamente L1 e C2.
D2 impedisce una punta di tensione quanto T blocca la tensione inversa.
La sorgente G2 a corrente costante carica C1 creando ai capi di T (dopo il ripristi-
no di D1) il gradiente duD/dt specificato.
Affinché la tensione inversa compaia ai capi di T, occorre che il tempo di ripristino
di D1 sia superiore a quello inverso di T e inferiore al tempo di ripristino tq di T.
R4 provvede a scaricare C1 e la sua resistenza deve essere sufficientemente eleva-
ta da non consentire il passaggio di una corrente maggiore di quella di manteni-
mento di T2. Fra una inserzione di prova e l’altra deve passare un tempo suffi-
ciente perché la corrente in conduzione stabilisca l’equilibrio dei portatori.
Oscillazioni indesiderate nel riapplicare la tensione in blocco possono essere
ridotte al minimo con i consueti provvedimenti, compreso l’uso di adatte resi-
stenze di smorzamento.

II Metodo. - Da usare per le prove di selezione.

Modalità della misura (Figg. 25a; 25b). - Dopo aver portato T alla temperatura
voluta, agendo su G1 e R1 e con T1 e T2 non innescati, si innesca T facendovi pas-
sare la corrente in conduzione prevista, che attraversa anche L1, R1, D1.

Fig. 25 a

G1 sorgente di tensione alternata per la corrente in conduzione


G2 sorgente in tensione alternata per la tensione inversa
T tiristore in prova
C condensatore dal cui valore dipende tq
L1 induttanza limitatrice e livellatrice della corrente di prova
L2 induttanza per ottenere il gradiente di corrente diT/dt voluto
D1 diodo di blocco della semionda negativa di G1 e della carica di C4
D2 diodo di passaggio

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D3 diodo di blocco delle semionde negative di G2
D4 diodo per l’applicazione della tensione in blocco
R1 resistore di regolazione e protezione
R2 resistore per l’applicazione della tensione in blocco
T1 tiristore per l’applicazione della tensione inversa e in blocco
T2 tiristore di cortocircuito per interrompere la carica di C quando la tensione
in blocco ha raggiunto il valore prefissato
up tensione principale
O oscilloscopio

Fig. 25 b

up tensione principale di T
up2 tensione principale di T2
uc tensione ai capi di C
ip corrente principale in T
iD1 corrente in D1
t1 inizio della corrente in conduzione
t2 istante di innesco di T1
t3 istante in cui la tensione in blocco ha raggiunto il valor massimo
tq tempo di ripristino in blocco per commutazione
tuR tempo di tensione inversa

Al tempo t2 s’innesca T1, per cui la corrente viene deviata nel ramo D2 C L2 T1,
abbandonando T, ai cui capi compare una tensione inversa dovuta alla carica
precedentemente accumulata da C; tale tensione successivamente si annulla e
poi diventa positiva per effetto della corrente proveniente da G1, che è mantenu-
ta praticamente costante da L1.

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Quando la suddetta tensione positiva ha raggiunto il valore prefissato, viene in-
nescato T2, per cui la carica di C è interrotta e la tensione in blocco, applicata at-
traverso R2 e D4, resta praticamente costante.
La prova è superata se ai capi di T riappare la tensione in blocco.
Nota Se è così convenuto, si può ricavare tq misurando la durata della tensione inversa tuR e aggiun-
gendovi il tempo tq - tuR, cioè il tempo compreso fra l’istante in cui s’annulla la corrente princi-
pale e quello in cui ricompare la tensione principale, dedotto dalle informazioni del fornitore.

5.4.09 Misura della resistenza termica (Figg. 26; 27)

Fig. 26

UT tensione in conduzione
qj temperatura virtuale di giunzione
A curva di taratura eseguita con corrente sufficiente
B curva di taratura eseguita con corrente insufficiente

Fig. 27

G1 sorgente di tensione continua o alternata di frequenza sufficientemente


alta per il riscaldamento di T
G2 sorgente di tensione continua per la misura indiretta di qj
G3 sorgente continua per l’alimentazione del terminale di comando
T tiristore in prova
S1 S2 interruttori
R1 R2 resistori di protezione e regolazione
O oscilloscopio

Dati da specificare:
n valore limite massimo della corrente in conduzione (ITN - 4.5.07);
n punto di riferimento per la misura della temperatura sull’involucro di T.

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Modalità della misura. - Essendo necessaria la misura della temperatura virtuale
di giunzione, questa è effettuata indirettamente misurando una grandezza elettri-
ca che dipende dalla temperatura in questione.
In generale viene utilizzata la caduta di tensione che si presenta ai capi del tiris-
tore da provare al passaggio di una corrente di riferimento, che di massima si fa
eguale a una piccola percentuale del valore limite massimo della corrente media
di conduzione (Fig. 26).
Si fa assorbire al dispositivo in prova la potenza P1 e si misura la temperatura q1
del punto di riferimento. Si interrompe il flusso della potenza P1 e immediata-
mente dopo si misura la temperatura virtuale di giunzione in base ad una corren-
te di riferimento prefissata.
Si fa poi assorbire la potenza P2 < P1 e si riscalda esternamente l’elemento in pro-
va in modo da raggiungere lo stesso valore della temperatura virtuale di giun-
zione misurato in precedenza. A questo punto si misura la temperatura q2 del
punto di riferimento.
La resistenza termica Rth risulta:

q2 Ð q1
R t h = ---------------------
P1 Ð P2

Osservazioni.
n La potenza applicata può essere data sia da una corrente continua sia da una
corrente a frequenza sufficientemente alta perché la fluttuazione della tem-
peratura virtuale di giunzione sia trascurabile.
n Per il passaggio dalle misure di tensione a quelle di temperatura di giunzione
conviene preparare una curva di conversione, ottenuta variando dall’esterno
la temperatura del dispositivo da provare, per esempio in un bagno d’olio, e
rilevando man mano le cadute ai capi del dispositivo stesso provocate dalla
corrente di riferimento (Fig. 26). Discontinuità, come quella indicata nella cur-
va B di questa figura, dipendenti da una conduzione parziale del tiristore,
possono essere evitate ricorrendo ad una corrente di riferimento più alta,
come risulta dalla curva A.
n La misura della caduta di tensione provocata dal passaggio della corrente di
riferimento deve essere eseguita ad un tempo successivo all’interruzione della
potenza, tale che i transitori non termici siano praticamente esauriti, ma abba-
stanza rapidamente affinché la variazione della temperatura di giunzione sia
trascurabile.

5.4.10 Misura dell’impedenza termica transitoria (Figg. 26; 27; 28)


Dati da specificare:
n valore limite massimo della corrente in conduzione (ITM - 4.5.07);
n il punto di riferimento per la misura della temperatura sull’involucro di T.

Modalità della misura. - Chiuso l’interruttore S1 e innescato T, si aspetta che que-


sta abbia raggiunto la temperatura d’equilibrio e si misura la potenza dissipata P.
Aprendo S1 s’interrompe la corrente di riscaldamento e subito dopo si chiude S2
e si rileva la caduta di tensione in T dovuta alla corrente di misura fornita da G2,
mettendola in diagramma in funzione del tempo come indicato nella Fig. 28.

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Fig. 28

UT tensione in conduzione del tiristore in prova


UT0 valore di UT da assumere per la misura indiretta di qj
t0 istante corrispondente all’inizio dell’interruttore della corrente di riscalda-
mento
t1 istante nel quale si ha l’equilibrio delle cariche nella giunzione di T

Questa curva viene convertita in quella della temperatura di giunzione in funzio-


ne del tempo attraverso una curva di taratura del tipo indicato nella Fig. 26, de-
scritta in 5.4.09.
Contemporaneamente vengono rilevate e messe in diagramma le temperature del
punto di riferimento in funzione del tempo.
Ai vari istanti l’impedenza termica transitoria Z(th)t [t] al tempo t dopo l’interru-
zione della corrente di riscaldamento è data dalla seguente formula:

( q j0 Ð q 0 ) Ð ( q jt Ð q t )
Z ( th )t [ t ] = -----------------------------------------------------------------
P

dove: qj0 temperatura virtuale di giunzione al momento dell’interruzione


della potenza P
qjt temperatura virtuale di giunzione dopo il tempo t, espresso in se-
condi, dall’interruzione della potenza P
q0 temperatura del punto di riferimento al momento dell’interruzione
della potenza P
qt temperatura del punto di riferimento dopo il tempo t, espresso in
secondi, dall’interruzione della potenza P.

Osservazioni. - Per rilevare e mettere in diagramma le temperature del punto di


riferimento può essere utilizzato un dispositivo a termistore o a termocoppia,
dato che i cambiamenti sono relativamente piccoli e lenti.
Il rilevamento della curva avente l’andamento indicato in Fig. 28 può essere ese-
guito fotografando la traccia dell’oscilloscopio inserito in un circuito come quello
indicato in Fig. 27. La misura può essere ripetuta con diverse velocità di spazzola-
mento dell’oscilloscopio, in modo da avere una buona sensibilità sull’intero cam-
po di tempo.
Una causa d’incertezza insita in questo metodo di misura viene da un eccesso di
portatori di cariche presenti dopo l’interruzione della corrente di riscaldamento,
che danno luogo a variazioni di tensione non legate alla temperatura. Occorre

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quindi estrapolare la curva della caduta di tensione in funzione del tempo, par-
tendo dall’istante t1 nel quale si sa che vi è equilibrio delle cariche fino al tempo
t0 come indicato in Fig. 28.
L’istante t1 può essere stimato in base ad osservazioni sulla durata della vita dei
portatori, oppure effettuando le misure a diversi livelli di potenza e scegliendo
l’istante corrispondente al più breve tempo, oltre il quale la temperatura virtuale
della giunzione diventa una funzione lineare della potenza dissipata (impedenza
termica costante). La parte tratteggiata della curva della caduta di tensione in fun-
zione del tempo indica l’estrapolazione dal punto di cui sopra fino a quello indi-
cato con UT0.
Un’altra causa di disturbo, non dovuta a transitori termici, è la brusca variazione
del campo magnetico concatenato con l’elemento in prova quando si interrompe
la corrente di riscaldamento. Anche in questo caso si hanno tensioni che non
dipendono dalla temperatura e che assumono particolare importanza nei tiristori
percorsi da correnti dell’ordine di 10 o più ampere e aventi contenitori di mate-
riale magnetico concatenati con la corrente principale. A causa di tale fenomeno
sono stati osservati i tempi di smorzamento dell’ordine di 0,5 ms ¸ 1 ms.

5.4.11 Misura della carica inversa di ripristino (Figg. 29a; 29b)


Dati da specificare:
n valore massimo della corrente in conduzione ITM;
n pendenza della corrente in conduzione (diT/dt) nel tratto fra 50% ITM e O ;
n tempo fra l’inizio e la fine della semionda positiva di iT;
n frequenza di ripetizione. Il rapporto d’intermittenza (rapporto tra il tempo di
conduzione e il tempo totale) deve essere di circa l’1%;
n temperatura ambiente, o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
(nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - Dopo aver portato T alla temperatura voluta, lo si inne-
sca chiudendo S. La corrente principale è limitata ad un valore molto basso dal
resistore R2. Innescando quindi T1 durante la semionda negativa di G1 si scarica
C1 (caricato in precedenza dalle semionde positive di G1).

Fig. 29 a

G1 sorgente di tensione alternata regolabile


G2 sorgente di tensione continua (in generale batteria)
T tiristore in prova
C1 condensatore variabile
L1 induttore variabile
R1 resistore di protezione
R2 resistore di protezione

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R3 resistore di polarizzazione dell’elettrodo di comando
R4 derivatore non induttivo
D1 D2 diodi di raddrizzamento e di blocco
D3 diodo per la circolazione della corrente inversa di T
T1 tiristore di comando
S interruttore
O oscilloscopio

Fig. 29 b

iT corrente in conduzione di prova


iR corrente inversa di prova
ITM valore di cresta della iT
IRM valore di cresta della iR
trr tempo di ripristino per commutazione
La scarica attraverso T ed L1 avviene con una forma di corrente praticamente
esente dall’influenza di resistenze, per cui, variando i valori di C1 e L1, si può ot-
tenere la corrente di prova con le caratteristiche volute.
Nota Questa prova consente di misurare, oltre alla carica inversa di ripristino, anche la corrente in-
versa di ripristino e il tempo di ripristino per commutazione.

5.4.12 Misura della corrente e della tensione d’innesco comandato (IGT, UGT) (Figg. 30a;
30b; 31)
I Metodo. - Da usare per la prova di tipo (Figg. 30a; 30b).

Fig. 30 a

G1 sorgente di tensione alternata sinusoidale regolabile per fornire gli im-


pulsi di corrente in conduzione
G2 sorgente di tensione alternata sinusoidale regolabile per fornire gli im-
pulsi di comando al tiristore T
T tiristore in prova

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B batteria
D1 D2 D3 diodi di raddrizzamento e di blocco
R1 R2 R3 resistori limitatori
R4 derivatore non induttivo
O oscilloscopio
uG tensione di comando
iG corrente di comando
V voltmetro

Fig. 30 b

iG corrente di comando
IGT corrente d’innesco per la prova 5.4.12 e corrente di non innesco per la
prova 5.4.13
uG tensione di comando
UGT tensione d’innesco per la prova 5.4.12 e tensione di non innesco per la
prova 5.4.13

Dati da specificare:
n valore della tensione fornita da G1;
n valore della tensione (in fase con la G1) fornita da G2;
n valore della tensione della batteria B (£ 2,5 V);
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
come specificate dal fornitore (nota al 5.1.12).

Modalità della misura. - Si applica a T la tensione positiva pulsante spianata che


risulta dall’effetto combinato di G1; R1; D1 e B (avente approssimativamente
l’ampiezza di quella di B) e, sincronizzata con questa, si applica al circuito di co-
mando una semionda sinusoidale di ampiezza sufficiente ad innescare T.
Sull’oscilloscopio apparirà la traccia della curva corrente-tensione, relativa al ter-
minale di comando, che presenterà un punto di discontinuità (Fig. 30b). La cor-
rente e la tensione in questo punto sono rispettivamente la corrente e la tensione
d’innesco comandato.
Conviene tenere la tensione anodica bassa per mettersi nelle condizioni meno fa-
vorevoli per l’innesco, che è critico con basse correnti di comando e basse ten-
sioni anodiche; per questo si consigliano tensioni al terminale di comando di
2,5 V o meno. La tensione fornita da G1 deve avere un valore sufficientemente
alto perché quella risultante dall’azione di G1 e B raggiunga rapidamente il valore
di cresta costante e cioè prima che T s’inneschi.

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II Metodo. - Da usare per le prove di selezione (Fig. 31).
Fig. 31

G1 Sorgente di tensione continua preferibilmente regolabile per fornire la cor-


rente in conduzione
G2 sorgente di tensione continua regolabile per l’alimentazione del terminale
di comando di T
T tiristore in prova
R1 resistore limitatore
R2 resistore di polarizzazione eventuale, se specificato dal costruttore
V1 V2 voltmetri
A1 A2 ampermetri
Dati da specificare:
n valore della tensione di G1 (£ 2,5 V);
n valore eventuale di R2;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
come specificate dal fornitore (nota al 5.1.12).
Modalità della misura. - Con G1 e G2 a zero si porta T alla temperatura voluta. Si
porta la tensione di G1 al valore prefissato. Si aumenta gradatamente la tensione
di G2 finché T, innescandosi, fa passare la corrente in conduzione e la tensione
indicata da V1 decresce con un salto.
La corrente e la tensione di innesco sono quelle lette in questo istante, rispettiva-
mente su A2 e V2.
Nota Per ottenere, dalla corrente indicata in A2, quella d’innesco, occorre togliere quella assorbita
da V2 ed eventualmente da R2.
Se non esiste R2, si può effettuare la misura in due tempi: prima con entrambi gli strumenti per
avere la misura di uGT (data da V2) e successivamente staccando V2 per avere la misura di IGT
(data da A2).
L’aumento della tensione data da G2 deve essere sufficientemente lento per evitare errori dovuti
allo smorzamento degli strumenti all’atto dell’innesco di T.

5.4.13 Misura della corrente e della tensione di non innesco (Figg. 30a; 30b)
Dati da specificare:
n valore di cresta della tensione di G1, che deve essere uguale a quello della
tensione in blocco ripetitiva nominale (UDRMN - 4.5.04);
n valore eventuale di R2;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
come specificata dal fornitore (nota al 5.1.12).
Modalità della misura. - Salvo la differenza nel valore della tensione G1 sopra in-
dicata, la misura si esegue secondo il I Metodo descritto in 5.4.12. La corrente e
la tensione immediatamente precedenti il punto di discontinuità che compare
nella traccia dell’oscilloscopio come quella di Fig. 30b sono rispettivamente la
corrente e la tensione di non innesco comandato.

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5.4.14 Misura del tempo d’innesco comandato (Figg. 32a; 32b)
Dati da specificare:
n valore della tensione in blocco UD;
n valore e forma della corrente in conduzione IT;
n valore e forma della corrente di comando IG (il tempo di salita di IG non deve
essere superiore al 10% di td e la durata di IG deve essere sufficientemente
grande, proporzionandola in base a quella specificata per tgt - 3.2.48);
n rapporto L/R2 intendendosi compresa in L anche l’induttanza parassita dei
conduttori;
n la temperatura virtuale di giunzione, che deve essere di 25 °C.

Fig. 32 a

G1 sorgente di tensione alternata per fornire la tensione e la corrente principali


G2 sorgente per fornire gli impulsi di comando
T tiristore in prova
D diodo di raddrizzamento
C condensatore per fornire la tensione principale UD, filtrata
L induttanza per limitare la pendenza della corrente in conduzione
R 1 R2 R3 resistori limitatori
UD tensione in blocco
UG tensione di comando
O oscilloscopio a due tracce

Fig. 32 b

uD tensione in blocco
uG tensione di comando
td tempo di ritardo
tgt tempo d’innesco comandato
tr tempo di salita

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Modalità della misura. - Si porta T alla temperatura voluta e si inserisce G1 che
carica C.
Alla semionda successiva si innesca T con G2, che deve essere sincronizzato in modo
che dia gli impulsi di accensione in corrispondenza alle semionde negative di G1.
Il tempo di ritardo td ed il tempo di salita tr sono rilevati con l’oscilloscopio come
indicato nella Fig. 32b.
Il valore specificato di IT si ottiene con l’opportuno dimensionamento di R2. Il
prodotto R2 C deve essere uguale o maggiore di 10 volte il tempo di salita previ-
sto, ma abbastanza piccolo da permettere la scarica completa di C prima che ar-
rivi l’altra semionda di carica.

5.4.15 Prova della velocità critica della corrente in conduzione all’innesco (di/dt)
(Figg. 33; 34)

Fig. 33

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
G2 sorgente degli impulsi di comando
R1 resistore di smorzamento del circuito di scarica
R2 resistore di carica di C1
R3 derivatore non induttivo
R4 C 1 resistore e condensatore per simulare le caratteristiche del circuito d’impie-
go (eventuali, da specificare se usati)
C condensatore sorgente dell’impulso di corrente
L induttore del circuito di scarica
D1 diodo di carica
D2 diodo di protezione da impiegarsi con alti valori di ITM
V voltmetro per la misura della tensione di alimentazione
iT corrente di prova
O oscilloscopio

Fig. 34

t1 tempo per raggiungere la corrente 0,5 ITM


ITM valore di cresta dell’impulso di corrente
iT corrente di prova

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Dati da specificare:
n velocità critica della corrente in conduzione all’innesco (di/dt);
n valore di cresta della corrente in conduzione ITM;
n valore della tensione in blocco di partenza, che deve essere uguale a quello
della tensione in blocco ripetitiva nominale di picco (UDRMN - 4.5.04);
n frequenza di ripetizione o numero degli impulsi (se richiesto);
n impulso di comando (ampiezza della tensione e resistenza equivalente
dell’alimentatore, nonché ampiezza, tempo di salita, tempo di discesa, durata
e frequenza di ripetizione degli impulsi della corrente di comando);
n grandezze e differenze tra i loro valori misurati prima e dopo la prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T
(nota al 5.1.12).

Modalità della prova. - Con le notazioni delle Figg. 33 e 34, le varie grandezze
sono legate, in prima approssimazione, dalle seguenti relazioni:
C = 5,6 ITM t1/UDRM
L = 1,68 UDRM t1/ITM
R1 = 0,54 UDRM/ITM
di/dt = 0,5 ITM/t1
onda sinusoidale smorzata.
Quando vengono impiegati anche R4 e C1, il valore di di/dt s’intende dato esclu-
dendo il picco iniziale della corrente in chiusura originato dalla scarica di C1.
In questo caso deve però essere specificata anche la corrente transitoria dovuta
alla presenza di R4 e C1.
Prima di iniziare la prova si ritoccano i valori di L o C in modo da portare esatta-
mente ai valori specificati le letture effettuate con l’oscilloscopio rispettivamente
del valore massimo e del gradiente della corrente in conduzione.
Con G1 a zero e C completamente scarico, si porta T alla temperatura specificata.
Si aumenta la tensione di G1 in modo che ai capi di C si abbia un valore massimo
uguale a UDRMN come si potrà rilevare da V.
Innescando T, C si scarica attraverso L e R1, provocando il picco di prova.
Deve essere presa cura che la frequenza di ripetizione degli impulsi di comando
(che è la stessa di quella dell’impulso della corrente principale) sia quella specifi-
cata, e che questo impulso di comando avvenga durante il semiperiodo negativo
della tensione di alimentazione.
T si blocca naturalmente ogni volta che la corrente principale si annulla. La con-
ferma che T ha sopportato il gradiente di corrente specificato, si ha se le differen-
ze tra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova, sono
contenute entro i limiti specificati.
Per tiristori di grande potenza, dove sono richiesti elevati valori di ITM e di di/dt,
si riduce a zero R1, limitando la resistenza del circuito a quella propria e allora le
relazioni (approssimate) di cui sopra diventano:
C = 1,9 ITM t1/UDRM
L = 1,9 UDRM t1/ITM
R1 = 0
di/dt = 0,5 ITM/t1
onda sinusoidale pura.

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D2 protegge T da eventuali punte di tensione inversa, che possono manifestarsi
per fenomeni di risonanza e ciò specialmente con valori di R1 molto bassi o nulli
e conseguenti bassi smorzamenti.

5.4.16 Prova della tensione in stato di blocco e della tensione inversa (Fig. 35)

Fig. 35

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata regolabile
G2 sorgente di tensione per la polarizzazione del terminale di comando di T
T1 tiristore per l’applicazione della semionda di tensione diretta
R1 resistore di carico
R2 derivatore non induttivo
V voltmetro
up tensione principale
ip corrente principale
O oscilloscopio o voltmetro di cresta

Dati da specificare:
n semionda della tensione in blocco e di quella inversa da applicare, i cui valori
di cresta devono essere uguali rispettivamente a quello della tensione in bloc-
co non ripetitiva nominale (UDSMN - 4.5.05) e a quello della tensione inversa
non ripetitiva nominale di T (URSMN - 4.5.03);
n condizioni di polarizzazione e d’impedenza del circuito di innesco;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione di T,
le due ultime intendendosi uguali alle nominali limiti (4.2.01; nota al 5.1.12).

Modalità della prova. - T1 è innescato da un solo impulso all’inizio del semipe-


riodo della tensione di alimentazione fornita da G1.
Si deve aver cura che la velocità di salita della tensione in blocco (3.2.25) sia in-
feriore a quella critica (4.6.09) e che vengano evitate sovratensioni transitorie.
L’impedenza dell’alimentazione non deve essere eccessiva.
Il valore della tensione di cresta si può misurare, sia con un voltmetro di cresta V,
sia con un oscilloscopio.
La Fig. 35 si riferisce alla prova della tensione in blocco, ma lo stesso circuito può
essere usato per la prova della tensione inversa, invertendo l’inserzione di T e
quella di G2.
La conferma che T ha sopportato la tensione di prova prevista si ha se le diffe-
renze fra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova,
sono contenute entro i limiti specificati.

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5.4.17 Prova della corrente in conduzione di sovraccarico accidentale ITSM (Figg. 36a;
36b)

Fig. 36 a

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione alternata per fornire le semionde di corrente in con-
duzione specificate, da 50 Hz o 60 Hz (ITS)
G2 sorgente di tensione alternata per fornire le semionde di tensione inversa
specificate (UR) sincrone con quelle fornite da G1
T1 tiristore per il passaggio della corrente in conduzione in T
T2 tiristore per l’applicazione della tensione inversa su T
D1 diodo per il passaggio della semionda negativa di corrente
R1 resistore di regolazione delle semionde di corrente
R2 resistenza di protezione
A ampermetro di valor massimo
V voltmetro di valor massimo

Fig. 36 b

iT corrente in conduzione
ITSM valore di cresta di iT
uR tensione inversa

Dati da specificare:
n semionde della corrente in conduzione, a 50 Hz o 60 Hz, da applicare (ITS);
n semionde della tensione inversa, da 50 Hz o 60 Hz, da applicare (UR);
n impedenza massima della sorgente di tensione inversa;
n numero delle semionde di corrente e di tensione, a 50 Hz o 60 Hz, per ogni
transitorio, numero dei transitori e loro frequenza di ripetizione;
n grandezze e differenze tra i loro valori misurati prima e dopo la prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione (nota
al 5.1.12).

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Modalità della prova. - Con la tensione fornita da G1 si porta T alla temperatura
specificata. Leggendo sugli strumenti A e V si porta al loro valore specificato ri-
spettivamente iT e uR.
A questo scopo, per iT, il valore specificato è ottenuto agendo su R1.
Si applicano le semionde positive e negative previste. Per le prime, serve T1, che
deve essere innescato in sincronia con T. Per le seconde, serve T2, che viene in-
nescato con un piccolo ritardo rispetto all’inizio del relativo semiperiodo negati-
vo in modo da applicare una semionda di tensione inversa a T quando T1 sia già
bloccato.
La conferma che T ha sopportato la corrente di sovraccarico prevista si ha se le
differenze tra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova,
sono contenute entro i limiti specificati.

5.4.18 Prova di carico o prova di durata di vita in regime continuativo (Figg. 37a; 37b;
37c)
Prove della corrente media di conduzione (4.5.07), della tensione inversa ripetiti-
va di picco (4.5.02) e della tensione in blocco ripetitiva di picco (4.5.04).

Dati da specificare:
n valore medio (IF(AV)N) della corrente di prova (4.5.07);
n semionda sinusoidale, a 50 Hz o 60 Hz, della tensione in blocco e di quella
inversa da applicare (UAB), i cui valori di cresta devono essere uguali rispetti-
vamente a quello della tensione in blocco ripetitiva nominale (UDRMN - 4.5.04)
e a quello della tensione inversa ripetitiva nominale di T (URRMN - 4.5.02);
n durata della prova;
n temperatura ambiente o del punto di riferimento o virtuale di giunzione dei
tiristori in prova (nota al 5.1.12).

Modalità della prova. - Leggendo gli strumenti A e V si portano ai valori specifi-


cati rispettivamente IT(AV)N; UDRMN e URRMN, applicando le semionde di corrente
di tensione positiva e negativa previste, susseguentesi come indicato nella
Fig. 37c. Nel contempo si controlla che i dispositivi di raffreddamento mantenga-
no i tiristori in prova alla temperatura prescritta. Si deve controllare che in nessun
tiristore in prova si siano verificate rotture inverse o dirette (2.2.27; 2.2.28).

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Fig. 37 a

T’ T’’ gruppi di tiristori in prova collegati opportunamente in serie e parallelo


T1 tiristore per l’applicazione delle semionde della tensione inversa a T’
G1 sorgente di tensione alternata regolabile a 50 Hz o 60 Hz
Tr trasformatore per il comando di T1
D1 diodo per il passaggio delle semionde di corrente di carico
D2 diodo per l’applicazione delle semionde di tensione in blocco a T’
V voltmetro
R1 derivatore non induttivo
R2 R3 resistori di carico
A ampermetro a valor medio
IT(AV)N valor medio della corrente iT uguale al valore limite (4.5.07)

Se UDRMN è diverso da URRMN, l’alimentazione del ponte T2 deve essere oppor-


tunamente modificata, ad esempio sostituendo D3 con due tiristori comandati
alternativamente e in modo sincrono con T2, alimentati a tensioni diverse. Le sor-
genti G1, Tr e G3 devono essere tra loro in fase.

Fig. 37 b

D3 diodo di raddrizzamento
G3 sorgente a tensione alternata regolabile a 50 Hz o 60 Hz per le tensioni
UDR e URR; (uAB)
C0 dispositivo di comando
T2 ponte di inversione della tensione di prova uAB a tiristori
CD arrivo degli impulsi per il dispositivo di comando

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Fig. 37 c

iT corrente in conduzione
uAB tensione tra i morsetti A e B delle Figg. 37a e 37b, alternativamente inversa
e in blocco per i due gruppi T’ e T’’

5.4.19 Prova di durata ai cicli termici (Figg. 38a; 38b)

Fig. 38 a

T tiristore in prova
G1 sorgente di tensione continua regolabile
G2 sorgente di tensione continua
R1 resistore di carico
R2 resistore di protezione
S interruttore
A ampermetro

Fig. 38 b

qj temperatura virtuale di giunzione

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Dati da specificare:
n temperatura massima del ciclo, uguale al valore nominale limite della tempe-
ratura virtuale di giunzione di T (qj max - 4.2.01);
n temperatura virtuale di giunzione minima del ciclo, non maggiore di 50 °C;
n tempo di riscaldamento (non maggiore di 6 min);
n tempo di raffreddamento (non maggiore di 8 min);
n corrente in conduzione di riscaldamento in T, avente un valore non minore di
quello nominale limite (IT(AV)N - 4.5.07);
n sistema di raffreddamento di T;
n numero dei cicli in condizione di regime;
n grandezze e differenze fra i loro valori misurati prima e dopo la prova.

Modalità della prova. - Chiudendo e aprendo S, T viene alternativamente riscal-


dato (con la corrente specificata) e raffreddato per i tempi specificati, avendo
preso cura che la temperatura dopo la prima fase transitoria vari entro i limiti
specificati per il numero di cicli previsto.
La conferma che T ha sopportato con esito favorevole la prova si ha se le diffe-
renze fra i valori delle grandezze specificate, misurati prima e dopo la prova,
sono contenute entro i limiti specificati.

5.4.20 Prova di riscaldamento (soltanto per le colonne)


La colonna deve essere provata nelle condizioni nominali di raffreddamento
(Cap. IV - Sez. 2) con una corrente di prova tale che le perdite ottenute siano
uguali a quelle che si hanno nella colonna come facente parte del complesso,
quando questo ultimo eroghi in servizio la corrente raddrizzata continuativa
nominale.
Quando non è definito il complesso al quale la colonna è destinata e manchino
altre indicazioni, s’intende che la corrente di riferimento è quella continuativa
nominale garantita per la colonna con un angolo di conduzione di 180°.
Per la prova il riscaldamento definito sopra può essere ottenuto facendo circolare
nella colonna una corrente alternata, oppure continua, a bassa tensione, di op-
portuno valore.
Se è previsto che la colonna funzioni ad altitudini maggiori di 1000 m, le perdite
durante la prova, effettuate al di sotto dei 1000 m, devono essere aumentate
dell’1% ogni 100 m al di sopra di 1000 m, nel caso di raffreddamento naturale in
aria, e dell’1,5%, nel caso di raffreddamento con ventilazione forzata; ciò si può
ottenere aumentando opportunamente la corrente di prova.
La temperatura nel punto di misura prescritto non deve superare quella limite
specificata (4.2.01).

5.4.21 Prove meccaniche e di corrosione


Per le eventuali prove meccaniche e/o di corrosione devono intercorrere accordi
fra il fornitore e il committente.

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5 MISURE E PROVE SUI GRUPPI CONVERTITORI E RELATIVI COMPLESSI
S E Z I O N E

5.5.01 Elenco riassuntivo delle misure e prove sui gruppi convertitori e relativi
complessi

Prove di
Articolo
tipo selezione
a) Misure
Misura delle perdite:
n per gruppi raddrizzatori senza
comando di fase (diodi) con
PN > 300 kW e con IdN > 5000 A (1) * 5.5.02
n per gruppi con comando di fase
(tiristori) con PN > 300 kW e con
IdN > 5000 A (1) * 5.5.03
n per gruppi con PN £ 300 kW e
con IdN £ 5000 A (1) * 5.5.04
Misura dell’aumento di temperatura * 5.5.05
Misura del fattore di potenza (solo
per gruppi con PN £ 300 kW e
IdN £ 5000 A (1) * 5.5.06
Misura della caduta di tensione del
gruppo (solo per gruppi con
PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A (1) * 5.5.07
b) Prove
Prova d’isolamento * * 5.2.03
Prova a carico ridotto (2) * * 5.5.08
Prova della corrente nominale (2) * 5.5.09
Prova di carico * (3) 5.5.10
Controllo dei dispositivi ausiliari * (2) * 5.5.11
Controllo delle proprietà dei disposi-
tivi d’innesco (4) * * 5.5.12
Controllo del coordinamento degli
apparecchi di protezione * * 5.5.13
Controllo delle proprietà del sistema
di stabilizzazione incorporato * * 5.5.14
Prove particolari * (3) * 5.5.15
(1) PN Potenza nominale lato corrente raddrizzata del gruppo.
IdN Corrente raddrizzata nominale erogata dal gruppo.
(2) Da non eseguire per i gruppi con PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A.
(3) Solo se richiesto e concordato in sede d’ordinazione.
(4) Solo per i convertitori a tiristori.

5.5.02 Determinazione delle perdite nei complessi senza comando di fase (diodi)
(2.2.23)
5.5.02.1 Generalità
Per i complessi di diodi le perdite possono essere determinate sia indirettamente,
per mezzo di calcoli basati su alcune misure ovvero su caratteristiche verificabili,
sia mediante la misura diretta delle perdite stesse.
Quando è prescritta la misura diretta delle perdite, questa deve essere basata sul-
le seguenti ipotesi e condizioni:
a) in servizio nei dispositivi le perdite dovute alla corrente e alla tensione inver-
sa siano trascurabili, come è in generale. Se impiegando diodi a valanga con-
trollata le perdite inverse fossero apprezzabili, esse devono essere prese in
considerazione;
b) la caduta di tensione diretta nelle celle sia rappresentata da un termine co-
stante più uno variabile direttamente proporzionale alla corrente;

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c) le perdite in servizio dovute alla corrente diretta siano uguali a quelle che si
avrebbero con la corrente raddrizzata voluta, ma con forme d’onda rettango-
lari nei rami del complesso;
d) le induttanze saturabili o non saturabili facenti parte del gruppo ed attraver-
sate dalle correnti di fase lato celle o dalle correnti dei rami del complesso
devono essere comprese nel circuito oggetto della misura. La polarizzazione
delle induttanze saturabili deve essere regolata al valore che verrà richiesto
nel normale funzionamento per fornire la tensione e la corrente continua
nominali con la tensione nominale lato linea a corrente alternata.
Salvo accordi diversi fra committente e fornitore, le prove devono essere eseguite
alla normale temperatura ambiente del locale di prova.
La misura delle perdite nel senso diretto deve essere eseguita quando tutte le
parti del complesso hanno raggiunto la temperatura di regime fornendo la cor-
rente nominale.
Nel caso in cui nella misura delle perdite P è compresa la perdita del trasforma-
tore del gruppo, le perdite a carico devono essere corrette, riportandosi a una
temperatura di riferimento uguale a quella corrispondente al limite di riscalda-
mento specificato, aumentata di 20 °C (classi di isolamento A e B), aumentando il
valore di P di 0,12% per ogni °C di cui la temperatura del trasformatore è inferio-
re al valore di riferimento.
A tale scopo si prende come temperatura del trasformatore quella media
dell’olio, se il trasformatore è immerso in olio, o quella media degli avvolgimenti,
se il trasformatore è raffreddato in aria.
In tutti i casi le perdite in servizio dovute alle resistenze di ripartizione della ten-
sione, ai circuiti di smorzamento e ai limitatori di sovratensione, se esistono, de-
vono essere calcolate e aggiunte.
A seconda del montaggio utilizzato, la prova deve essere eseguita secondo quan-
to previsto in 5.5.02.3, 5.5.02.4 e 5.5.02.5.

5.5.02.2 Metodo del cortocircuito nel caso generale


I morsetti lato corrente continua della colonna o del complesso devono essere
cortocircuitati ed i morsetti lato corrente alternata devono essere alimentati tra-
mite una reattanza sufficiente a che la corrente di alimentazione sia praticamente
sinusoidale, alla frequenza nominale ed a una tensione di valore tale da far circo-
lare la corrente desiderata.
La potenza d’ingresso deve essere misurata ai morsetti lato corrente alternata del-
la colonna o del complesso.
I wattmetri impiegati devono essere adatti per misure in bassa tensione e ci si
deve accertare che l’effetto dei campi magnetici parassiti sia reso trascurabile.
Devono essere eseguite due prove consecutive di cortocircuito, una alla corrente
continua nominale IdN l’altra alla corrente kIdN, dove:

fattore di forma della corrente in un ramo in servizio effettivo


( trascurando l ¢ angolo di sovrapposizione )
k = --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
fattore di forma della corrente nello stesso ramo durante la prova

Dopo aver raggiunto una temperatura costante si esegue una prima misura delle
perdite P2 con la corrente kIdN; viene poi eseguita, il più rapidamente possibile
e dopo aver ridotto il valore della corrente a IdN, una seconda misura della per-
dita P1.

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Le perdite P corrispondenti alla corrente continua nominale in servizio normale si
calcolano con la formula

k+1
P = ------------ P 2 Ð kP 1
k

Se le perdite nei collegamenti del cortocircuito lato corrente continua e nei deri-
vatori sono apprezzabili, devono essere misurate e sottratte da P1 e P2.

5.5.02.3 Schema monofase


Le perdite di potenza possono essere determinate, a scelta del fornitore, sia me-
diante misure dirette delle potenze d’ingresso e d’uscita a carico nominale, sia
mediante calcolo.

5.5.02.4 Schemi polifasi a doppia via


Possono essere utilizzati i metodi A1, B e C.
Metodo A1 - Consiste nella prova di cortocircuito, realizzata secondo lo schema di
Fig. 39.
Le due misure P2 e P1 devono essere eseguite rispettivamente alle correnti 1,1 IdN
e IdN. La perdita del complesso raddrizzatore in servizio alla corrente continua
nominale sarà allora uguale a:

P = 1, 91 P 2 Ð 1, 1 P 1

Questa relazione si basa sull’ipotesi che le forme d’onda durante la prova siano
perfettamente sinusoidali con un fattore di forma uguale a 1,11. Se non si otten-
gono correnti sinusoidali, i coefficienti di IdN, P2 e P1 devono essere determinati
col metodo indicato in 5.5.02.2.

Fig. 39

A1 ampermetro in corrente alternata per la misura dei valori efficaci


A2 ampermetro in corrente continua per la misura dei valori medi
V voltmetro in corrente alternata per la misura dei valori efficaci
W wattmetro
Se l’apparecchiatura di prova non permette di regolare le correnti ai valori esatti
sopra indicati, le misure devono essere eseguite con valori di corrente legger-

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mente superiori e inferiori ai valori specificati. La potenza assorbita alla corrente
specificata verrà allora ricavata interpolando le letture del wattmetro per questi
due valori.

Metodo B - Nel caso di gruppi raddrizzatori monoblocco (aventi il trasformatore


incorporato) e quando è più conveniente misurare le perdite totali del gruppo,
può essere utilizzato lo stesso metodo A1 disponendo però i wattmetri sul lato li-
nea (2.2.30) del trasformatore.
Si farà raggiungere al trasformatore la temperatura di regime corrispondente a P2
e si correggeranno le perdite nel rame del trasformatore riportandole alla tempe-
ratura nominale, aumentata di 20 °C.
Le misure fatte nel corso della prova eseguita con questo metodo possono essere
utilizzate come prove di riscaldamento del trasformatore.

Metodo C - Si esegue come il metodo B, con la sola differenza che al posto del
trasformatore proprio del gruppo è utilizzato un trasformatore di prova, le cui
perdite sono note. Le perdite del complesso sono uguali a quelle P del gruppo,
meno le perdite del trasformatore di prova.
Se sono richieste separatamente le perdite del trasformatore e del complesso, si
può dapprima determinare le perdite del trasformatore proprio del gruppo e suc-
cessivamente utilizzarlo come trasformatore di prova.

5.5.02.5 Schemi polifasi a una via


Possono essere utilizzati i metodi A2 (A1 modificato), B, C, D e E.
Le modalità per le prove B e C sono fornite in 5.5.02.4.

Metodo A2 - È analogo al metodo A1 con un trasformatore di corrente inserito in


ciascuno dei rami di un solo gruppo commutante.
Ciascun trasformatore di corrente avrà sul secondario un diodo di blocco in serie
e una resistenza in parallelo, oltre agli strumenti di misura, come risulta dallo
schema relativo al seguente metodo D, Fig. 40.

Fig. 40

R colonna o complesso in prova, avente n rami (nella figura sono rappresen-


tati il primo, il secondo e l’ultimo)
T trasformatore del raddrizzatore, che può essere sia il trasformatore da
fornire con il gruppo, sia un trasformatore di prova equivalente a bassa
tensione

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t trasformatore di corrente avente rapporto a tra la corrente primaria e la
corrente secondaria. Quando il secondario è alimentato con una tensione
sinusoidale pari a 10 UF (che deve essere inferiore alla tensione per la qua-
le la corrente magnetizzante comincia a crescere) con il primario aperto, la
corrente magnetizzante IM non deve superare il valore 0,02 Ip/a essendo Ip
il valore medio della corrente primaria nella prova di misura delle perdite
D diodo, montato con una polarità tale che la componente continua delle
correnti primaria e secondaria del trasformatore di corrente siano in oppo-
sizione. La corrente inversa per una tensione inversa pari a 15 UF deve es-
sere trascurabile, essendo UF la caduta di tensione diretta in D, uguale a
circa 0,5 V ¸ 1 V
W wattmetro a bassa tensione (resistenza della bobina di corrente < r/1000)
A1 ampermetro in corrente alternata per la misura dei valori efficaci
A2 A3 ampermetri in corrente continua per la misura dei valori medi
r resistore di valore ohmico uguale a circa 10 UF/IM
I1 valore efficace della corrente, misurata da A1
I2 valore medio della corrente, misurata da A2
I3 corrente continua della colonna o del complesso, misurata da A3
IM corrente magnetizzante del secondario di t (valore di cresta)
p potenza in watt, misurata da W

Devono essere utilizzati ampermetri in corrente continua e in corrente alternata


come nel metodo D.
Le misure possono essere eseguite separatamente per ciascun gruppo commu-
tante ed addizionate per ottenere le perdite totali. In questo caso deve essere li-
mitata la circolazione del fluido refrigerante onde ottenere approssimativamente
le stesse temperature interne del funzionamento normale.
Nota Per «gruppo commutante» s’intende un gruppo di rami, di un complesso, che commutano cicli-
camente e indipendentemente dagli altri rami (cioè i circuiti sono indipendenti o le commu-
tazioni non sono simultanee o entrambe le cose).

Metodo D - Consiste nella prova di cortocircuito, realizzata secondo lo schema di


Fig. 40.
Per controllare le misure di corrente nel ramo si dovrà verificare la relazione
esistente tra la lettura degli ampermetri A2 e A3.
Nota Se la corrente nominale di R è sufficientemente piccola, si può eliminare t, D e r e collegare A1,
A2 e W direttamente nel ramo in modo da misurarvi direttamente la corrente.
Le misure devono essere eseguite per correnti medie nel ramo pari a:

I 2 = I dN ¤ n e I 2 = kI dN ¤ n

dove: n = numero dei rami della colonna o del complesso;


k = 3 /f per uno schema polifase con angolo di conduzione di 120°;
k = 6 /f per uno schema polifase con angolo di conduzione di 60°;
f = I1/I2 fattore di forma della corrente misurata con gli ampermetri
A1 e A2 in un ramo nella prova con corrente I2 = IdN/n.

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Se si indicano con P1 e P2 le potenze misurate dal wattmetro W, rispettivamente
alla corrente media del ramo I2 = IdN/n e I2 = kIdN/n, le perdite nella colonna o
nel complesso per la corrente nominale IdN sono:

P = n a æ ------------ P 2 Ð kP 1ö
k+1
è k ø

dove a è il rapporto tra la corrente primaria e quella secondaria del trasforma-


tore t.
Se il fornitore certifica che i rami della colonna o del complesso sono sostanzial-
mente identici, la prova può essere eseguita solo su due rami, di cui uno ubicato
nel mezzo del complesso e l’altro vicino ad una parte esterna, purché non sfasati
di 180° elettrici e non situati dallo stesso lato del trasformatore interfasico, se esi-
ste. In tal caso si dovrà prendere la media tra le due misure.
Tutte le altre perdite nel complesso, che non siano comprese nelle suddette mi-
sure, devono essere misurate separatamente o calcolate ed aggiunte a P.
Se l’apparecchiatura di prova non permette di regolare le correnti ai valori esatti
sopra indicati, le misure devono essere eseguite con valori di corrente legger-
mente superiori e inferiori ai valori specificati e la potenza assorbita alla corrente
specificata verrà ricavata interpolando le letture del wattmetro per questi due va-
lori.
Nota Nel caso di complessi per correnti molto elevate la connessione indicata con zy nella Fig. 40 è
sede di cadute ohmiche sensibili, per cui, se il punto O di connessione della bobina voltmetrica
del wattmetro è lontano del punto y, fine del ramo dove è inserita la bobina ampermetrica, il
wattmetro si trova ad avere nella bobina voltmetrica una tensione che non corrisponde alla
corrente della bobina ampermetrica.
Gli errori che con i metodi A2, e D ne derivano possono essere molto elevati, per cui occorre col-
legare il filo voltmetrico del wattmetro al punto di unione del ramo con la sbarra collettrice z y,
in modo da misurare solo la potenza relativa al ramo stesso.
Le perdite nella sbarra collettrice possono essere rilevate separatamente con uno dei seguenti
metodi:
a) mediante calcolo;
b) con misure separate.
Un procedimento soddisfacente è di misurare la caduta media (in millivolt) lungo ogni sezione
della sbarra collettrice in una prova di cortocircuito alla corrente nominale.
La perdita ohmica in ogni sezione è data in watt da:
2
U×I×f

dove: U caduta media nella sezione, in millivolt;


I corrente media nella sezione, in kiloampere;
f fattore di forma effettivo in servizio nella sezione.

Metodo E - Se un complesso può essere completato da un altro identico per for-


mare un collegamento a due vie, la misura delle perdite può essere eseguita se-
condo il metodo descritto in 5.5.02.4.
In tal caso occorre porre particolare attenzione per evitare variazioni importanti
delle perdite nelle connessioni.

5.5.03 Determinazione delle perdite nei complessi con comando di fase (tiristori)

5.5.03.1 Generalità
Per i complessi di tiristori le perdite possono essere determinate, sia indiretta-
mente per mezzo di calcoli basati su alcune misure ovvero su caratteristiche veri-
ficabili, sia mediante la misura diretta delle perdite stesse.

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In quanto segue la misura delle perdite è prevista facendo funzionare il converti-
tore da raddrizzatore, sistema questo da impiegare tutte le volte che è possibile.
Per la prova si può utilizzare, a scelta del fornitore, sia il trasformatore del grup-
po, sia un trasformatore di prova.
Nel primo caso si misurano le perdite del gruppo completo e le perdite totali del
gruppo convertitore risultano dalla somma delle perdite misurate nel corso di
due prove: quella a piccolo carico e quella in cortocircuito, di cui in 5.5.03.2 e
5.5.03.3.
Nel secondo caso si misurano soltanto le perdite del complesso a tiristori, com-
prese quelle dovute ai dispositivi di comando d’innesco, mentre le perdite nel
trasformatore del gruppo si misurano a parte.
Il trasformatore deve essere tale da dare luogo allo stesso numero di commuta-
zioni non simultanee, nel periodo della tensione d’alimentazione, e avere lo stes-
so indice di commutazione del trasformatore del gruppo.
Nota Per indice di commutazione s’intende il numero di commutazioni in un periodo della tensio-
ne alternata d’alimentazione, in ogni gruppo commutante (Nota al 5.5.02.5).

5.5.03.2 Misura delle perdite a piccolo carico


Il convertitore, funzionando da raddrizzatore, dovrà essere collegato dal lato cor-
rente alternata ad una linea avente la tensione nominale e dal lato corrente conti-
nua ad un carico resistivo.
La prova deve essere eseguita alla tensione continua (ottenuta per regolazione di
fase) alla quale deve essere misurato il rendimento e ad una corrente non inferio-
re a quella necessaria per evitare la brusca risalita della tensione ai piccoli carichi.
Deve essere misurata la potenza d’ingresso lato corrente alternata, compresa
quella relativa al dispositivo di comando o agli ausiliari, le cui perdite, che non
siano influenzate sensibilmente dal carico del convertitore, devono essere con-
siderate nel calcolo del rendimento.
Va inoltre misurata mediante un wattmetro la potenza di uscita.
Le perdite a piccolo carico saranno uguali alla potenza d’ingresso diminuita della
potenza d’uscita così misurata. Le perdite a vuoto sono uguali alle perdite misu-
rate a piccolo carico, diminuite delle perdite del convertitore derivanti dalla cor-
rente di carico, calcolate in base alla tensione di soglia e alle misure della corren-
te e delle resistenze del circuito (Si trascurano le perdite parassite addizionali.)

5.5.04.3 Misura delle perdite in cortocircuito


Il convertitore, funzionando da raddrizzatore, deve essere collegato in cortocir-
cuito, eventualmente, se necessario, attraverso una induttanza di valore tale che
le armoniche della corrente raddrizzata siano pressoché le stesse di quelle pre-
viste nelle condizioni di carico per le quali deve essere determinato il rendimen-
to. L’aggiunta di una piccola resistenza può essere necessaria per ottenere una
tensione sufficiente a consentire l’innesco dei tiristori.
La prova deve essere eseguita alla corrente continua per cui deve essere determi-
nato il rendimento e con una combinazione di tensione alternata di alimenta-
zione e di regolazione di fase che assicuri, nel corso della prova, lo stesso angolo
di sovrapposizione previsto nelle condizioni di carico per le quali si determina il
rendimento.
Nel corso della prova il dispositivo di comando e gli ausiliari devono essere ali-
mentati a parte, alla tensione nominale, e le loro perdite non devono essere com-
prese nelle perdite in cortocircuito.

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Le perdite in cortocircuito del convertitore sono uguali alla potenza fornita
dall’alimentazione in corrente alternata, depurate delle perdite nel ferro del tra-
sformatore, se esiste, e delle perdite nel collegamento di cortocircuito lato cor-
rente continua, queste ultime calcolate attraverso la misura dei valori medi della
corrente e della tensione continua.
Se esiste un accordo tra fornitore e committente o se il convertitore non è pre-
visto per poter funzionare nelle condizioni sopra descritte, la misura delle perdite
in cortocircuito deve essere eseguita con angolo di ritardo nullo, secondo i meto-
di descritti in 5.5.02.

5.5.04 Misura delle perdite per piccoli convertitori


Per gruppi convertitori con PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A (nota a 5.5.01) di tipo
monoblocco (cioè aventi in essi incorporato il trasformatore) il rendimento, se
richiesto, deve essere determinato misurando la potenza di entrata e quella di
uscita alle condizioni di carico per le quali viene specificato il rendimento, sem-
preché non sia stato scelto il metodo basato sulla misura delle perdite.
Quando è prescritto di specificare il fattore di conversione, esso deve essere de-
terminato misurando la potenza di entrata in corrente alternata e quella di uscita
in corrente continua.

5.5.05 Misura dell’aumento di temperatura


L’aumento della temperatura nei dispositivi a semiconduttore deve essere deter-
minato nelle condizioni stabilite per la prova della corrente nominale (5.5.09) du-
rante il corso di questa o durante il corso della prova di carico (5.5.10) (sempre
nelle condizioni relative alla corrente nominale e nelle condizioni di raffredda-
mento nominale meno favorevoli).
La prova di carico si può anche considerare sostitutiva di quella dell’aumento
della temperatura.
Per i gruppi con PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A (nota a 5.5.01) la misura deve essere
eseguita durante la suddetta prova di carico (5.5.10), se eseguita, o durante una
prova di cortocircuito (5.5.02.2; 5.5.03.3).
L’aumento di temperatura deve essere misurato in un punto specificato e il risul-
tato serve a verificare che il dimensionamento del sistema di raffreddamento è
corretto.
La misura deve essere eseguita per diversi dispositivi scegliendo quelli che
lavorano alle maggiori temperature.
Nota Quanto sopra presuppone che le perdite dovute alle correnti di fuga nei semiconduttori siano
trascurabili.

5.5.06 Misura del fattore di potenza


Per i convertitori con un indice di pulsazione (numero delle commutazioni non
simultanee nel periodo della tensione alternata) uguale o maggiore di 6, il fattore
di potenza totale ha scarso interesse pratico. Il valore che ha interesse è invece il
fattore di sfasamento (cos j).
Per questa ragione, quando è richiesta una garanzia a questo riguardo, ci si riferi-
sce al cos j e a tensioni alternate lato rete sinusoidali simmetriche.
Per i convertitori con PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A in generale non si esegue que-
sta misura. Se essa è richiesta, il fattore di potenza sarà determinato come quello
della fondamentale (cos j) e sarà misurato col sistema convenzionale usando un
misuratore di cos j o sarà calcolato attraverso le misure d’impedenza.

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Per i convertitori di potenza maggiore della suddetta, il metodo per determinare
il fattore di sfasamento (cos j) deve essere specificato.

5.5.07 Misura della caduta di tensione del gruppo (solo per gruppi monoblocco con
PN £ 300 kW e IdN £ 5000 A)
La caduta è espressa in volt.
La misura deve essere eseguita alimentando il convertitore con la tensione nomi-
nale, fissando ad un valore specificato la corrente di comando dei tiristori, l’ango-
lo di ritardo di fase, ecc. e misurando poi la tensione e la corrente continua per
diversi valori di quest’ultima.

5.5.08 Prova a carico ridotto


La prova ha lo scopo di verificare che il gruppo sia montato correttamente e che
le caratteristiche della regolazione elettronica siano conformi a quanto previsto.
Il gruppo deve essere collegato ad una linea a corrente alternata avente una ten-
sione uguale alla tensione nominale, maggiorata in modo da tener conto delle
variazioni di tensione specificate.
Durante la prova si deve misurare la tensione e la corrente alternata nonché la
tensione e la corrente continua. Inoltre si deve controllare il corretto funziona-
mento dei sistemi di regolazione e di stabilizzazione (se esistono), facendo va-
riare la tensione di uscita in tutta la gamma prevista per il convertitore.
Nel corso delle prove si dovrà controllare il funzionamento dei circuiti d’innesco,
se esistono, e quello degli ausiliari.
Se i rami del complesso contengono dispositivi a semiconduttore collegati in
serie, si dovrà anche controllare se la ripartizione della tensione fra di essi è
corretta.

5.5.09 Prova della corrente nominale


La prova ha lo scopo di verificare che il gruppo funzioni regolarmente alla cor-
rente nominale.
I terminali lato corrente continua dovranno essere cortocircuitati e si dovrà appli-
care ai terminali lato corrente alternata una tensione alternata di valore sufficien-
te per provocare il passaggio, nei terminali lato corrente continua, di una corren-
te almeno uguale alla corrente continua nominale.
Nel corso della prova si dovrà alimentare separatamente, alla loro tensione no-
minale, sia il circuito di comando, se esiste, sia gli ausiliari.
Mediante opportuno coordinamento tra il sistema di regolazione, se esiste, ed il
valore della tensione alternata di alimentazione, si fa passare la corrente nomina-
le nel terminale lato corrente continua, e si controlla se il funzionamento è rego-
lare.
Qualora i rami fossero costituiti da dispositivi montati in parallelo, si dovrà verifi-
care la corretta ripartizione della corrente. Tale verifica può essere eseguita sia
misurando le correnti, sia le cadute di tensione (ad esempio, ai capi dei fusibili),
sia misurando la temperatura dei dispositivi a semiconduttore nel loro punto di
riferimento.
Se fosse più pratico la prova può essere sostituita da una prova a pieno carico
con alimentazione in corrente alternata a tensione nominale (5.5.10).

5.5.10 Prova di carico


La prova di carico differisce dalla prova della corrente nominale (5.5.09) perché è
eseguita partendo dalla tensione alternata nominale d’alimentazione del converti-

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tore e quindi praticamente entra in considerazione soltanto per i convertitori con
regolazione di fase (con tiristori). In ogni caso essa deve essere effettuata solo
nel caso di accordo speciale in fase d’ordinazione e può sostituire la prova
dell’aumento di temperatura.
La prova deve essere effettuata come la prova di cui in 5.5.09. Se necessario, si
cortocircuiteranno i terminali lato corrente continua attraverso una induttanza.
Il coordinamento della regolazione di fase, della tensione alternata applicata e
dell’induttanza, se esiste, deve essere tale che la componente alternata sovrap-
posta a quella continua dia una corrente raddrizzata corrispondente, il più possi-
bile, a quella prevista in servizio. Tale corrente raddrizzata avrà valori e durate
quali risultano dalle sequenze di carico specificate.
Tutte le condizioni di funzionamento che possono influenzare il risultato della
prova, comprese le condizioni di raffreddamento e l’altitudine, devono essere
identiche o equivalenti a quelle specificate per la corrente nominale.
Si deve rilevare l’aumento di temperatura dei dispositivi a semiconduttore nei
loro punti di riferimento. Basandosi su queste misure si deve calcolare l’aumento
della temperatura virtuale di giunzione per verificare se il complesso è capace di
sopportare il carico specificato senza superare la massima temperatura virtuale di
giunzione.

5.5.11 Controllo dei dispositivi ausiliari


Deve essere controllato il funzionamento dei dispositivi ausiliari come contattori,
pompe, ventilatori, ecc. Se più pratico, tale controllo può essere effettuato nel
caso della prova a carico ridotto (5.5.08).

5.5.12 Controllo delle proprietà del dispositivo di comando d’innesco (solo per gruppi
a tiristori)
Non è possibile controllare le proprietà dei dispositivi d’innesco in tutte le possi-
bili condizioni di carico. Si raccomanda tuttavia di controllarle nelle condizioni di
carico reali per quanto è possibile. Se non è possibile farlo presso il costruttore,
si può fare in opera, previo accordo con il committente.
Quando si può, il controllo può essere limitato alle condizioni di carico specifi-
cate in 5.5.08 e 5.5.09.
In tutti i casi devono essere controllate le proprietà statiche e dinamiche dei sud-
detti dispositivi, per cui si deve anche controllare che questi dispositivi funzioni-
no in maniera soddisfacente per tutti i valori della tensione alternata di alimen-
tazione compresi nella gamma di variazione di tensione per le quali il gruppo è
previsto.
A causa della grande varietà dei dispositivi di comando, non si può stabilire una
procedura semplice per controllare le loro proprietà statiche. Le proprietà di-
namiche possono essere controllate con prove analoghe.

5.5.13 Controllo del coordinamento degli apparecchi di protezione


Deve essere effettuato, se possibile, senza affaticare i componenti del gruppo
con correnti superiori a quelle nominali di sovraccarico.
A causa delle grandi varietà degli apparecchi di protezione e delle loro combina-
zioni, non è possibile fissare regole generali per controllare il loro coordinamen-
to. Tuttavia, se è previsto un sistema di regolazione e comando per assicurare la
protezione del convertitore contro le correnti di sovraccarico, si dovrà controllare
che esso sia efficiente.

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Se si giudica necessario effettuare prove di tipo per verificare l’efficienza della
protezione offerta dai fusibili, ciò dovrà essere stabilito, tra committente e forni-
tore, con un accordo preventivo nel quale dovranno essere specificate le condi-
zioni di prova.
Gli apparecchi di protezione devono essere controllati con prove di selezione.
Ciò tuttavia non significa che deve essere così controllato il funzionamento di
elementi come i fusibili, perché ciò implicherebbe la loro distruzione.

5.5.14 Controllo delle proprietà del sistema di stabilizzazione incorporato


Per i gruppi che prevedono un sistema di stabilizzazione di una grandezza di
uscita (ad esempio tensione continua) incorporato, si deve verificare se le carat-
teristiche statiche e dinamiche sono quelle previste nell’ordinazione.

5.5.15 Prove particolari


Se il gruppo è destinato a lavorare in condizioni di servizio insolite specificate, si
dovrà controllare con prove particolari (5.1.05), che esso è adatto allo scopo,
sempreché, naturalmente, ciò sia stato convenuto tra committente e fornitore in
sede d’ordinazione.
La prova di un gruppo completo può avere un costo eccessivo; pertanto può
bastare una prova parziale (prova di alcuni componenti critici).

Fine Documento

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e beneficia del riconoscimento di cui alla legge 1º Marzo 1968, n. 186.
Editore CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, Milano - Stampa in proprio
Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 4093 del 24 luglio 1956
Responsabile: Ing. E. Camagni

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