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Novella
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ento.
La novella una narrazione in prosa breve e semplice (di modesto respiro), pi brev
e di un racconto, nella quale c' un'unica vicenda semplice e in s conclusa, colta
nei suoi momenti essenziali, i cui personaggi si possono facilmente ritrovare ne
lla vita quotidiana. Essa nasce, non si sa con precisione dove e quando, nel con
testo della letteratura orale. Secondo la teoria orientalista sarebbe sorta in O
riente per poi diffondersi in Occidente verso il XII secolo. La novella non un g
enere letterario indipendente, poich inglobata all'interno di altri generi.
Tracce di novella sono presenti nelle letterature dell' antico Egitto e della Me
sopotamia (Sumeri, Babilonesi). Il genere presente nelle letterature orientali i
n particolare in quella indiana dove vi sono varie raccolte, tra cui la celebre
Pacatantra. In India nasce anche la struttura delle novelle precedute da una corn
ice, struttura che poi avr diffusione anche in Occidente con il Decameron.[1] La
novella ebbe scarsa autonomia nelle letterature greca e latina. Si ricordano gli
arguti e burleschi Racconti sibaritici [2] e la Fabula Milesia.
Nella letteratura orientale celeberrima la raccolta Le mille e una notte.
Alla base della struttura che la novella assumer poi nel Medioevo troviamo l'exem
plum, un genere che si potrebbe definire una forma semplice di novella ma che po
ssiamo descrivere anche come a met strada tra la fiaba e la parabola. Anche l'exe
mplum inglobato in altri generi, come la vita dei Santi perch era usato molto spe
sso dai predicatori con finalit educative e morali. I predicatori se ne servivano
allora per ricondurre sulla giusta strada coloro che avevano commesso qualche p

eccato. Nel Medioevo il fabliau un altro antecedente della novella.


La novella sorge pi tardi, in et medievale, nell'ambito di culture molto diverse t
ra loro.

Indice [nascondi]
1 La novella in Italia nel Duecento 1.1 Il Novellino
2 La novella in Italia nel Trecento
3 La novella nel Quattrocento
4 La novella nel Cinquecento
5 La novella nel Seicento
6 La novella nel Settecento
7 La novella nell'Ottocento
8 La novella del Novecento
9 Note
10 Voci correlate
11 Bibliografia
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
La novella in Italia nel Duecento[modifica | modifica wikitesto]
La novellistica ha, nel Duecento italiano, un carattere di freschezza e original
it che si esprime in alcuni validi testi come il Libro de' sette savi opera di tr
aduzione dal francese di una trama che in seguito si diffusa in tutte le lettera
ture, i Conti di antichi cavalieri, anch'essi derivati dal francese, un poema fo
rmato di varie storie cavalleresche e, soprattutto, il Novellino, chiamato anche
Le cento novelle antiche o Libro del bel parlare, che trova nella borghesia com
unale che stava affermandosi in quel periodo, con i suoi ideali di gentilezza, d
i cortesia, di sottile intelligenza e del bel parlare, la sua migliore celebrazi
one.
Il Novellino[modifica | modifica wikitesto]
Il "Novellino" medievale, da non confondere con l'opera omonima del 1476 (appunt
o, Il Novellino) di Masuccio Salernitano, passato all'indice dei libri proibiti,
senza dubbio una delle pi notevoli opere in prosa del secolo. Della sua storia e
sterna, poco di sicuro si pu affermare ancora oggi malgrado i numerosi studi fatt
i su di essa.
L'opera dovette essere composta non prima del 1281 e non dopo il 1300 e si discu
te se da uno o pi autori; certamente il compilatore fu unico e a lui, quasi sicur
amente, si deve il Proemio dove i contenuti dell'opera e i suoi scopi sono indic
ati con sufficiente chiarezza e sintesi: sebbene la fonte fosse quasi certamente
di area toscana, alcuni non escludono che le sue origini siano venete.
Vi si legge:
"... e acci che li nobili e gentili sono nel parlare e ne l'opere quasi com'uno s
pecchio appo i minori, acci che il loro parlare pi gradito, per ch'esce di pi delica
to stormento, facciamo qui memoria d'alquanti fiori di parlare, di belle cortesi
e e di belli riposi e di belle valentie, di belli donari e di belli amori, secon
do che per lo tempo passato hanno fatto gi molti. E chi avr cuore nobile e intelli
genzia sottile s li potr simigliare per lo tempo che verr per innanzi, e argomentar
e e dire e raccontare in quelle parti dove avranno luogo, a prode e a piacere di
coloro che non sanno e disiderano di sapere...".
La brevit quasi schematica del maggior numero dei racconti del "Novellino" (cento

in tutto) parsa per lungo tempo dovuta all'immaturit e semplicit dello scrittore,
ma un pi accurato studio dell'opera ha rivelato che esso non pu essere inteso nel
la sua realt se non inquadrandolo sullo sfondo della civilt culturale medievale.
La brevit e la schematicit del Novellino sono volute dal suo autore, e sono dovute
a precisi intenti stilistici e morali.
Gli aneddoti e le brevi narrazioni erano collocati infatti nel Medioevo nei trat
tati morali come esempi di verit o riprove degli insegnamenti e delle esortazioni
, e perci erano tanto pi efficaci quanto pi brevi e calzanti.
Il Novellino trasporta nel volgare, con esperta disciplina retorica e stilistica
, proprio gli esempi delle scritture medievali, pertanto il suo pregio sta propr
io nella sua rapidit ed essenzialit.
Il Novellino perci non da considerarsi l'inizio ingenuo ed elementare della novel
listica italiana, ma un documento in volgare della matura civilt letteraria del M
edioevo latino.
Pertanto non si dovrebbe guardare questa opera tenendo l'occhio al Decameron, ma
allo sfondo di cultura al quale si collega, e se da esso si vuole guardare al D
ecameron, si pu farlo solamente per rendersi conto di quale rivoluzione abbia ope
rato nell'ambito letterario l'opera di Giovanni Boccaccio.
Il Novellino ha pertanto singolari pregi di vivacit, di disegno essenziale e anch
e di felice rilievo. Sono narrazioni brevi, ma proporzionate e armoniche, ravviv
ate da un gusto narrativo che va dal tragico al fiabesco, dal comico al drammati
co, il tutto scritto in una lingua toscana viva e schietta.
La novella in Italia nel Trecento[modifica | modifica wikitesto]
Se nel Duecento la novella aveva mirato sia ad educare che a dilettare, nel Trec
ento queste finalit prendono vie diverse: da una parte novelle di pura ispirazion
e morale e religiosa, dall'altra novelle che intendono essenzialmente dilettare.
Di ispirazione religiosa e morale sono le novelle di Jacopo Passavanti, frate do
menicano, che incluse nel suo libro di prediche intitolato Lo specchio di vera p
enitenza. Si tratta di racconti di grande rilievo drammatico, in cui si avverte
sempre la presenza dell'al di l come conseguenza della condotta dell'uomo sulla t
erra.
Anche I Fioretti di San Francesco, aneddoti sulla vita del Santo raccolti da un
ignoto frate francescano, sono pervasi di profondo spirito religioso: non cupo c
ome nei racconti del Passavanti, ma gioioso, sereno, tipicamente francescano.
Scritte invece per dilettare ed indifferenti ad ogni pretesa morale sono le nove
lle di Giovanni Boccaccio, novelle tra le pi belle non solo di questo secolo, ma
di tutta la letteratura italiana.
Sono cento e sono tenute insieme da un racconto cornice che il seguente: nella p
este del 1348 dieci giovani fiorentini, tre uomini e sette donne, per evitare il
contagio si rifugiano nel contado e qui, per trascorrere lietamente il tempo, r
accontano per dieci giorni una novella ciascuno, per questo il titolo dell'opera
Decameron, che, secondo l'etimologia greca, significa, dieci giornate.
La caratteristica dell'opera risiede innanzi tutto nell'utilizzo da parte di Boc
caccio della cornice, espediente di cui l'autore si serve per indicare i temi de
lle giornate e dare giudizi al riguardo delle novelle. Queste vengono pertanto a
d inserirsi in questo complesso apparato narrativo proveniente dalla tradizione
indiana che nel XIII secolo trova nella toscana fiorentina il centro narrativo p

i prolifico della storia. Inoltre da sottolineare l'interesse boccacciano per il


mondo femminile, al quale per l'appunto viene destinato il libro nell'intento di
distrarle dai mali d'amore. Argomento delle novelle sono la gaia vita cortese,
l'esuberanza esplosiva dell'amore in tutti i suoi infiniti atteggiamenti, l'astu
zia sottile che pone in ridicolo i creduloni. Un mondo, insomma, in cui l'intell
igenza e la bellezza dominano incontrastate e non conoscono remore morali. In qu
esto mondo vivono mille personaggi, uomini e donne, giovani e vecchi, buoni e ca
ttivi, furbi e sciocchi, onesti e furfanti, nobili e sguatteri, tutti cos vivamen
te rappresentati, che una volta incontrati non si dimenticano pi. Ed proprio in q
uesta grande abilit di delineare caratteri, oltre che in quella di tessere trame,
la grande arte di Boccaccio.
Boccaccio ebbe nel suo secolo diversi imitatori. Tra questi il migliore fu Franc
o Sacchetti che scrisse il Trecentonovelle, ideato intorno al 1385, ma realizzat
o in parte tra il 1392 e 1396, senza un piano e un ordinamento. Si tratta appunt
o di trecento novelle che si rifanno ad alcuni temi boccacceschi, per lo pi brevi
e piene di brio, ma lontane dalla grande arte di Boccaccio.
L opera esordisce con un proemio nel quale l'autore dichiara i suoi intenti: secon
do il modello del Boccaccio, il Sacchetti raccoglie tutte le novelle dalle antic
he alle moderne, oltre ad alcune in cui egli stesso fu protagonista. Il testo, c
he costruito sul tipo dell'exemplum, si rif al Decameron ma anche alla tradizione
orale del popolo, ed scritto in una lingua che risente di dialettismi, parole d
el gergo, modi della lingua parlata e con notevoli libert di carattere sintattico
. Si ricava pertanto dall'opera la predisposizione all'autobiografia e un marcat
o senso moralistico, che viene spiegato dall'autore stesso quando dichiara di vo
ler prendere a modello Dante che quando avea a trattare di virt e lode altrui, par
lava egli, e quando avea a dire vizi e biasimare altrui, lo facea dire agli spir
iti . Vi da dire, che per quanto il Sacchetti riprenda pi o meno apertamente i mot
ivi boccacceschi, il suo stile si stacca notevolmente dall'arte del narrare tipi
co di quest'ultimo, fino a dar vita ad un opera per molti versi completamente diff
erente dal Decameron. Le novelle infatti non sono incluse in una cornice narrativ
a , ma si dipanano liberamente senza seguire alcun progetto unitario di contenuto.
Sacchetti si rif piuttosto alla tradizione dugentesca della raccolta disorganica
di tipo arcaico, mostrando uno spiccato gusto per la narrazione aneddotica, com
ica e realistica. La grande innovazione di Sacchetti sta nel suo proporsi come n
arratore delle proprie novelle, assottigliando la distanza fino allora esistente
tra narratore e destinatario. Entrambe le raccolte, seppur con fortune diverse,
costituiscono una fonte storica decisamente interessante per analizzare gli usi
e i costumi del Trecento.
La novella nel Quattrocento[modifica | modifica wikitesto]
La novellistica quattrocentesca, come accade per molti aspetti della cultura del
XV secolo, in parte connotata da una ripresa del volgare in chiave umanistica.
Vedono cos la luce il Paradiso degli Alberti di Giovanni Gherardi da Prato (13671442) e Le Porrettane del bolognese Giovanni Sabbadino degli Arienti.
In questo periodo per il fenomeno pi importante nell'ambito del genere rappresenta
to dall'affermazione della novella spicciolata, cio trasmessa come testo singolo
avulso da qualsiasi struttura organica o 'incorniciata' di ascendenza decameroni
ana. Fra le spicciolate si distinguono la Historia de duobus amantibus (rielabor
ata da Enea Silvio Piccolomini in forma di epistola umanistica) e soprattutto la
Novella del Grasso legnaiuolo (la cui versione pi elaborata quella pervenutaci s
otto il nome dell'astrologo Antonio Tucci Manetti), in cui si racconta con doviz
ia di particolari la beffa ordita da Filippo Brunelleschi (con la complicit di Do
natello) ai danni di un ingenuo ebanista.
Sono da ricordare anche la novella del Bianco Alfani e la novella di Lisetta Lev
aldini, abbinate in quattro manoscritti.

Il clima culturale dell'umanesimo, volto all'esaltazione dei valori individualis


tici dell'ingegno e dello spirito critico, recupera da Boccaccio soprattutto il
tema del motto e della facezia, cio di un parlare pronto e scaltrito grazie al qu
ale il personaggio manipola a suo vantaggio una situazione problematica. Vanno r
icondotte a questo filone la raccolta Motti e facezie del Piovano Arlotto, compi
lazione anonima di 218 aneddoti conclusi da un motto arguto, ma anche il Liber f
acetiarum di Poggio Bracciolini, gli Apologhi di Leon Battista Alberti e i Detti
piacevoli di Poliziano.
Un posto a s, nel panorama della novellistica quattrocentesca, spetta infine a Ma
succio Salernitano, autore del Novellino. In questa raccolta (costituita da 50 t
esti suddivisi in cinque decadi tematiche) una notevole inventivit narrativa e li
nguistica perviene a esiti ambigui, ora di pura e cruda comicit, ora di cupezza g
rottesca, assai distanti dall'equilibrio del modello decameroniano - rispetto al
quale si rafforza notevolmente lo spunto misogino. L'opera venne messa quasi su
bito all'Indice per la frequenza del tema osceno e anticlericale.
La novella nel Cinquecento[modifica | modifica wikitesto]
La novella del Cinquecento boccaccesca: boccacceschi sono i temi, boccacceschi i
personaggi. Solo che quella che era stata licenza in Boccaccio, diventa ora, mo
lto spesso, oscenit.
La ragione sta nel fatto che la novella in questo secolo, pi che proporsi un inte
nto letterario, persegue un intento di intrattenimento e divertimento, divertime
nto di una societ sensuale, tutta intrisa di terrenit, disinteressata ai grandi te
mi della morale, della fede, della politica.
Il modello pi vicino al Boccaccio fu Matteo Bandello, autore di poco pi che duecen
to novelle. Non senza ragione Bandello chiamava "casi" le sue novelle. In esse,
infatti, il caso e non il personaggio (come era stato invece in Boccaccio) il ve
ro protagonista.
Novelle tra le pi vivaci e interessanti del secolo le compose Anton Francesco Don
i, un letterato che scrisse e si interess di tutto.
Anche le novelle di Giovanni Francesco Straparola, riunite nelle Piacevoli notti
, si fanno leggere con piacere per il modo sciolto e garbato con cui l'autore ra
cconta le sue storie, alcune delle quali di argomento fiabesco.
Altri autori di novelle furono il Agnolo Firenzuola ed il Lasca e lo stesso Nicc
ol Machiavelli, che fu il pi pensoso e serio scrittore del secolo. Sua infatti la
novella Belfagor arcidiavolo.
La novella nel Seicento[modifica | modifica wikitesto]
Nel Seicento ebbe poca valenza letteraria, investita anch'essa dalla decadenza d
i questo secolo.
Uno scrittore di racconti ci fu (e anche valido): il napoletano Giambattista Bas
ile, autore de Lo cunto de li cunti. Ma i suoi racconti sono da considerarsi pi s
imili alle fiabe che alle novelle.
Autore di un libro di novelle e facezie, alcune piacevoli e vivaci, fu Giovanni
Sagredo autore de L'Arcadia in Brenta e Lorenzo Magalotti che, pur essendo sopra
ttutto uno scienziato, seppe raccontare alcune novelle con una prosa spigliata e
moderna.
La novella nel Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Sembra che il Settecento, pur avendo tante cose da dire in campo di rinnovamento
dei costumi, della politica, della giustizia, dell'economia, della letteratura
e della lingua, non abbia trovato il tempo di scrivere novelle. Poche, infatti,
ne furono scritte, ed anche queste poche, mosse pi da un interesse pedagogico che
dal disinteressato gusto del raccontare.
Un'eccezione possono essere considerate le novelle di Gaspare Gozzi, arguto rifo
rmatore, scritte in una lingua semplice e priva di artifici e di piacevole lettu
ra.
Pi studiata, invece, perch modellata su quella di Giovanni Boccaccio, la lingua co
n cui Antonio Cesari scrisse le sue novelle, che certamente non sono dei capolav
ori di fantasia.
La novella nell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]
L'Ottocento fu un secolo fondamentalmente romantico nella prima parte, verista n
ella seconda e la novella ne segu le correnti.
Il romantico Giuseppe Giusti, poeta di satire politiche, ma anche autore di bell
e pagine di prosa, scrisse alcune novelle argute e briose.
Agli ideali romantici s'ispir anche Edmondo De Amicis, autore del popolarissimo l
ibro Cuore, scritto per i ragazzi, fatto di novelle, forse un po' patetiche, ma
di piacevole lettura.
Scrittore per ragazzi fu anche Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di Collod
i, autore di Pinocchio ma anche di fiabe e novelle.
Esiti pi ricchi e vitali ebbe la novella verista.
Il catanese Giovanni Verga, che del verismo fu il pi illustre rappresentante, scr
isse bellissime novelle, le pi famose raccolte sono Novelle rusticane e Vita dei
campi.
In queste novelle, come nel suo pi famoso romanzo, I Malavoglia, egli s'ispir agli
stenti, alle fatiche, al duro destino della povera gente della sua Sicilia e lo
fece con una prosa che sarebbe dovuta essere oggettiva ed impersonale ed invece
personalissima e ricca di tanta umana empatia.
Alla gente semplice di campagna toscana s'ispir, invece, Renato Fucini, che fu un
fecondo autore di novelle, raccolte nei volumi Le veglie di Neri, Nella campagn
a toscana, All'aria aperta.
Grazia Deledda, anche se vissuta tra Ottocento e Novecento, fu assai vicina all'
arte del Verga e alla poetica verista. Il mondo rude e primitivo della sua Sarde
gna scenario di buona parte dei suoi romanzi e delle sue novelle.
Gabriele D'Annunzio, anche lui vissuto tra Ottocento e Novecento, fu poeta, roma
nziere, drammaturgo ed anche autore di novelle. E fu proprio con le novelle che
comp le prime esperienze letterarie, che nonostante fossero ancora legate all'art
e verista, intravedevano numerose direzioni di innovamento, segnando la fine del
la narrazione del "dato umano" tipica del verismo ed inaugurando una scrittura c
he poco dopo dar i suoi miglior frutti nel versante del decadentismo europeo. Nel
le sue raccolte Terra vergine e Le novelle della Pescara, l'ambiente sempre la s
ua aspra terra d'Abruzzo, altera, pagana e selvaggia.
Un posto a parte spetta a Ugo Tarchetti, che, pur essendo vissuto a met dell'Otto
cento, sembra preludere con la sua narrativa a temi e gusti che torneranno nel s

ecolo seguente. I suoi Racconti, infatti, ispirati da una pura acrobazia intelle
ttuale, si muovono ai confini dell'assurdo.
La novella del Novecento[modifica | modifica wikitesto]
Nel Novecento la novella presenta una variet infinita di aspetti. Innanzi tutto i
suoi confini geografici e storici diventano meno precisi, perch non facile disti
nguerla dalla pagina di memoria, dall'appunto di viaggio, dalle riflessioni su t
ema, dal documento socio-ambientale, dalla satira di costume e spesso si fa conf
luire in quel genere letterario che viene definito del racconto breve.
La novella del Novecento non sempre trama, ma molto spesso memoria, riflessione,
intimismo, documento, satira, partecipazione sociale, ricerca della bella pagin
a.
Agli inizi del secolo, Alfredo Panzini, autore di romanzi e di novelle, appare c
ome un narratore un po' antiquato, ma dalla prosa nitida ed elegante con venatur
e di satira e di costume.
Nella prima met del Novecento, Luigi Pirandello l'autore pi noto anche al di l dei
confini d'Italia. Pi famoso come autore di commedie, scrisse anche romanzi e nove
lle, Novelle per un anno. A base delle sue opere l'indagine sui recessi pi mister
iosi della coscienza, sull'essenza stessa dell'io.
Massimo Bontempelli, anche lui drammaturgo e narratore ebbe il pregio di raccont
are storie irreali ed impensabili con lucida e realistica chiarezza.
Narratore elegante, ma per certi versi legato agli interessi del verismo Corrado
Alvaro, che con la sua narrativa, fatta di romanzi e novelle, si ispira spesso
alla vita problematica della gente del meridione d'Italia.
Per buona parte del secolo Alberto Moravia autore di romanzi e novelle, I raccon
ti romani, ha rappresentato un importante punto di riferimento nella narrativa i
taliana. Con una prosa precisa, aderente alle cose, realistica. Moravia ha espre
sso un ricco quadro di costume, borghese e popolare, rappresentato con oggettivi
t e senza alcuna pretesa morale.
Contemporaneamente Dino Buzzati, autore di romanzi e novelle fa argomento della
sua narrativa le ansie, le paure, le angosce, gli incubi che vivono nel fondo de
lla coscienza dell'uomo, creando situazioni di surrealistica potenza.
Una trascrizione surrealistica della vita contemporanea ispira anche le novelle
di Achille Campanile ed Ennio Flaiano.
Il mondo della memoria e delle esperienze di vita invece il motivo ispiratore fo
ndamentale delle novelle di Michele Saponaro, Natalia Ginzburg, Giorgio Saviane,
Vittorio Gassman.
Alla rievocazione d'ambiente, condotta in chiave tra ironica e sentimentale si r
ifanno le novelle di Giuseppe Marotta, Luca Goldoni, Ugo Gregoretti, Luciano De
Crescenzo, Gianni Rodari, Massimo Grillandi e di tanti altri scrittori, noti e m
eno noti, che vanno ad arricchire questo genere letterario ancora oggi, e forse
pi che mai, attuale pur con le sue mille sfaccettature.
Importante anche la novellistica femminile: tra le autrici pi importanti e di suc
cesso del Novecento, va ricordata Ada Negri, che con Le solitarie apre alla prob
lematica della condizione femminile, attraverso un insistito autobiografismo.
Note[modifica | modifica wikitesto]
1.^ " Panciatantra " : padre di tutte le novelle

2.^ http://www.treccani.it/vocabolario/sibaritico/
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
Facezia
Giovanni Verga
Giovanni Boccaccio
Franco Sacchetti
Gabriele D'Annunzio
Decamerone
Il Trecentonovelle
Racconto
Metanovella
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
Eleazar Meletinskij, Poetica storica della novella, Macerata, EUM, 2014.
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La novella di Lisetta Levaldini
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