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Salve - Palazzo Ramirez Presentazione del romanzo ISABELLA DI ROCAVECCHIA Autore: Franco Candido Lupo Editore

A Salve, venerd 11giugno, nella suggestiva cornice culturale della sala convegni di palazzo Ramirez, stato presentato il romanzo storico di Franco Candido ISABELLA DI ROCAVECCHIA Lupo editore. Alla presentazione del libro sono intervenuti, oltre allautore, il regista Francesco Montinaro, lautore della prefazione del romanzo prof. Mino Lezzi e il prof. Renato Lecci che ha presentato una dettagliata relazione critica del testo. I lavori sono stati aperti dal Prof. Carmelo Anastasio, presidente dellassociazione culturale OFFICINA AD ALTIORAche ha organizzato la manifestazione. Francesco Montinaro, con sicura professionalit, ha introdotto il tema del romanzo leggendo a pi riprese alcuni brani fra i pi intensi e ricchi di pathos, con voce calda e passionale, coinvolgendo emotivamente tutti i presenti. Quindi, il prof. Mino Lezzi ha delineato le caratteristiche del romanzo storico nel quale sinquadra il lavoro di Franco Candido sottolineando come la storia damore di Isabella ed Elkamil, principe ottomano, figlio di MaomettoII, narrata nel libro, s una storia inventata, ma che viene resa verosimile dalla cornice della verit storica di Rocavecchia, allora importante centro salentino, attaccata e distrutta veramente dagli stessi turchi che assediarono e trucidarono nel luglio del 1480 gli abitanti di Otranto. E una storia che avr un epilogo triste e doloroso, ma che se fosse stata vera e avesse avuto un epilogo diverso, probabilmente non avremmo registrato lostilit dellimpero della Sacra Porta e non avremmo avuto la distruzione di Rocavecchia e il martirio di Otranto. Ma la Storia non si fa n con i se, n con i ma! Lintervento dello scrivente ha riguardato in particolare lanalisi del testo relativamente alla struttura, al sistema dei personaggi dei quali sono stati evidenziati il carattere e la psicologia e alla lingua e allo stile. Per questultimo aspetto, ho voluto sottolineare come ISABELLA DI ROCAVECCHIA sia un romanzo avvincente ed appassionante non solo per la trama volutamente manipolata dallautore per meglio interessare il lettore, ma anche per la scrittura piana e scorrevole, ottenuta mediante luso prevalente di una struttura sintattica del periodo che predilige la coordinazione e la frase breve, vivacizzata da unaggettivazione ricca ed appropriata. Inoltre, rattandosi di un romanzo dazione, lautore ha saputo ricorrere opportunamente alluso della frase nominale o verbale, per rendere il ritmo della narrazione pi dinamico e concitato, specie nei momenti di maggiore tensione della narrazione stessa. E da sottolineare, altres, che nel romanzo non mancano pagine in cui il linguaggio raggiunge momenti di vero lirismo grazie alluso degli artifici retorici propri della poesia (metafora, sinestesia, metonimia ecc.), che troviamo in particolare nei momenti dellimmersione riflessiva del personaggio e del monologo interiore. Franco Candido alla sua prima esperienza come autore di romanzi, ma egli anche autore di poesie in vernacolo e di originali canzoni popolari e pizzichesalentine,come riportato nel pieghevole interno della copertina del libro. In quanto autore di un Romanzo storico, lo scrittore si colloca nella lunga schiera di quegli scrittori convinti che la Storia sia principalmente quella dei popoli e non solo dei grandi personaggi. Inoltre il romanzo sinscrive nel novero della produzione letteraria che mira a ricercare lidentit storica di una citt e di una comunit che, seppure emarginata dalla grande Storia, tuttavia ha svolto un ruolo e nemmeno marginale di quella stessa Storia. Infatti, gli studi e le ricerche archeologiche della citt di Rocavecchia hanno riconosciuto che il piccolo centro salentino ha svolto in epoche diverse, di cui sono state trovate tracce numerose, un importante ruolo di collegamento fra le sponde orientali del Mediterraneo e quelle della penisola italiana, fulcro della civilt delloccidente europeo. E limportanza del ruolo viene testimoniato non soltanto dalle tracce di iscrizioni e reperti archeologici di cui si detto ma anche per il fatto che la citt fu pi volte incendiata, distrutta e ricostruita, fino alla completa distruzione e abbandono nel 500 per volere di Carlo V, al fine di impedire lapprodo dei pirati saraceni dediti a frequenti saccheggi del territorio e delle laboriose comunit salentine. Quella di Salve insomma stata una serata importante non solo per lopportunit di vivere un momento culturale significativo, ma anche per aver rilevato ancora una volta, se pure ce ne fosse stato bisogno, un dato essenziale: che la storia di Rocavecchia una storia condivisa, perch s la storia di Melendugno, di Borgagne e degli altri paesi rocani, ma anche, in parte, la Storia di Salve, e forse di tutto il Salento. Prof. Renato Lecci