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«Nuova Corrente» 1954-1965: realismo e avanguardia

1. Nella sua Storia dell’informazione letteraria dalla terza pagina a internet 1925-2009 Gian Carlo
Ferretti dedica a «Nuova Corrente» otto righe:
Va ricordata infine “Nuova Corrente” nata nel 1954 a Genova come “rivista trimestrale di letteratura” diretta da Mario
Boselli, che dopo una prima fase di riflessioni teorico-critiche sul realismo e sul rapporto tra antropologia e espressività,
manifesta negli anni sessanta un crescente interesse per la nuova avanguardia (una testata che continua tuttora). 1

Nata in concomitanza – con lieve precedenza – con alcune delle pubblicazioni più rilevanti nel
periodical field italiano,2 NC è coinvolta nell’elaborazione «di una nuova cultura» letteraria con cui
sostituire quella «dell’engagement neorealistico».3
Nella lunga vita di NC varie sono le fasi di svolta. A un percorso a tappe – data l’eccezionale
longevità della rivista – già pienamente storicizzabile, Mario Boselli (1912-1999) 4, da sempre
direttore e fondatore della rivista, faceva cenno a posteriori in più d’una occasione: «in questo
lungo tragitto i mutamenti (e i “superamenti”) non potevano e non possono che essere numerosi e
sintomatici, per cui si sono registrati taluni cambiamenti redazionali». 5 Se un elemento di
discontinuità è dettato dalla riorganizzazione della formazione culturale 6 di NC, dovuta a fattori
contingenti oltre che a divergenze ideologiche, altro elemento di discontinuità sarà la mutata
situazione storica. Boselli, nel 1969, individuava tre fasi di vita di NC:

Primo: tentativo di rottura nei riguardi del Neorealismo che non voleva pertanto significare rifiuto di questa
corrente letteraria, ma soltanto critica dal punto di vista ideologico culturale e formale (posizione
antiermetica e rappresentazione della realtà non più intesa in senso naturalistico). Secondo: necessità di un
rinnovamento delle estetiche perciò della critica letteraria e artistica [...]; ricerche di estetica semiologica che
considera l'arte non già come un’essenza, ma come un linguaggio sui generis nel senso che possiede le sue
regole e la sua logica [...]. Terzo: allargamento di interessi verso le diverse correnti metodologiche
contemporanee sia linguistiche che antropologiche. 7

In questa periodizzazione, la terza fase di NC decreta il superamento della natura esclusivamente


letteraria della rivista. Nel n. 37 (1966), compare il seguente editoriale:

1
G. C. Ferretti, S. Guerriero, Storia dell’informazione letteraria dalla terza pagina a internet: 1925-2009,
Feltrinelli, Milano 2010, p. 146. Scarna è la bibliografia secondaria su «Nuova Corrente»: fondamentale è il numero
monografico su Mario Boselli e “Nuova Corrente”, a cura di Stefano Verdino (attuale direttore della rivista), in «La
Riviera Ligure», XII, 33/34, ottobre 2000-aprile 2001, che contiene materiali inediti e bibliografici, documenti di
redazione, e un importante saggio sulla rivista di S. Verdino, Breve storia di una rivista (pp. 52-62). Si veda inoltre
il paragrafo su NC in S. Verdino, Il secondo Novecento (§ 2: ‘Riviste’), in La letteratura ligure. Il Novecento, Costa
& Nolan, Genova 1988, Vol. II, pp. 331-335. Per le le citazioni dalla rivista si impiegherà l’abbreviazione NC, in
parentesi, seguita dal numero del fascicolo, anno e pagina.
2
Nel giro di pochi anni, vedranno la luce «Nuovi argomenti» (1953), «il caffè» (1953), «L’esperienza poetica»
(1953), «Officina» (1955), «il verri» (1956). Sul concetto di periodical field, e sui periodical studies, ci si è avvalsi
di The Oxford Critical and Cultural History of Modernist Magazines. Volume I: Britain and Ireland 1880-1955, a
cura di P. Brooker, A. Thacker, Oxford University Press, Oxford 2009; R. Scholes, C. Wulfmann, Modernism in the
magazines. An introduction, Yale University Press, Yale 2010; The Oxford Critical and Cultural History of
Modernist Magazines. Volume III: Europe 1880-1940, a cura di P. Brooker, S. Bru, A. Thacker, Ch. Weikop, Oxford
University Press, Oxford 2013; La rete dei modernismi europei. Riviste letterarie e canone, a cura di R.
Donnarumma e S. Grazzini, Morlacchi, Perugia 2016.
3
F. Rossin, Un modello, Allegato alla ristampa anastatica della rivista «Officina» [1-12; N.S. 1-2] Bologna, 1955-
1959, Presentazione di R. Roversi, Pendragon, Bologna 2004, p. 3.
4
Per la Biografia di Boselli, si veda quella curata da S. Verdino sul già citato numero di «La Riviera Ligure», p. 42.
5
M. Boselli, L’archivio di “Nuova Corrente”, in Archivi letterari in Liguria fra ’800 e ’900. Atti del convegno di
studi Genova 25-26 Novembre 1988, a cura di P. Boero e S. Verdino, Erga, Genova 1991, p. 112.
6
Desumo il concetto di «formazione culturale» da P. Brooker, A. Thacker, General Introduction, in The Oxford
Critical and Cultural History of Modernist Magazines. Volume I: Britain and Ireland 1880-1955, cit., pp. 16-20.
Ma si veda anche D. Peters Corbett, A. Thacker, Raymond Williams and Cultural Formations: Movements and
Magazines, in «Prose Studies», II, 16, 1993, pp. 84–106.
7
M. Boselli, Intervista, in Genova. Libro bianco, Sagep, Genova 1969, p. 61.
Con questo fascicolo «Nuova Corrente» entra nel suo tredicesimo anno e si presenta in veste tipografica più
rigorosa e con la fiducia non infondata di una maggiore puntualità.
Il notevole ampliamento del comitato redazionale e la rinuncia al sottotitolo «rivista di letteratura» non
indicano un mutamento di indirizzo, bensì un più deciso impegno di ricerca interdisciplinare col proposito di
estendere a vari campi, nonché ai loro rapporti, tecniche tutt'ora in sviluppo nello studio del linguaggio e
della comunicazione e nella metodologia artistica e letteraria. Eliminata ogni altra distinzione, i fascicoli si
articoleranno in tre parti : «saggi», «testi», «note e discussioni». (NC 37 [1966], p. V)

Questo implicito programma di lavoro, marcato dall’interdisciplinarità, delimita un periodo


concluso e omogeneo della vita di NC.
All’interno del segmento cronologico 1954-1965, Boselli distingueva due fasi: una di revisione
critica del neorealismo; e una di revisione delle categorie critiche stesse impiegate dalla rivista. Per
comprendere questo passaggio sarà opportuno ripercorrere la storia della rivista, che oscilla tra
volontà estetica anticipatoria, e terrore di arrivare in ritardo: estremi dialettici di un ricatto cui
soggiacevano in fin dei conti tutte le formazioni culturali dell’epoca, finendo con l’accentuare il
carattere militante della rivista di letteratura, normalmente più istituzionale. 8 È in particolare infatti
il saggio critico più del testo creativo a diventare un dispositivo di giustificazione militante di un
programma letterario, ciò che crea spazio anche per l’affermazione nel campo letterario 9 di NC: i
cui redattori storici sono privi di una produzione creativa. È forse questo il limite che non ha
consentito a quel luogo di elaborazione ideologica che fu NC di occupare uno spazio nella storia
letteraria di rilievo pari a quello di «Officina» e «il verri».
Il decennio 1954-1965 resta per certi versi riconducibile a una fase tarda del modernismo. 10 Del
modernismo, NC ripresenta alcuni elementi tipici: forte investimento ideologico sugli aspetti
formali dell’opera letteraria; tensione verso il nuovo; dialettica tra correnti artistiche sperimentali e
formazioni d’avanguardia.11 La neoavanguardia, dotandosi di uno schieramento militante, in specie
con il Gruppo 63, sembrerà di colpo consegnare il programma di NC di riforma/restaurazione del
realismo a un passato irrecuperabile, determinando, nel giro di due anni, una risistemazione
addirittura redazionale: mentre ciò che fino a pochi anni prima veniva visto come arcadico
epigonismo, si ribalta improvvisamente nel centro dell’attualità.
Dal punto di vista storico, il periodo 1954-1965 si presenta come un’epoca unitaria, tesa tra la morte
di Stalin, i fatti d’Ungheria, a soli due anni dalla fondazione di NC, e il ’68, quasi presagito, con tre
anni di anticipo, dall’apertura interdisciplinare della rivista, implicita dichiarazione
dell’insufficienza della dimensione della letterarietà. In realtà, dei fatti d’Ungheria resta all’interno
di NC solo una flebile traccia: la politica risulta rimossa dagli spazi discorsivi di NC, il cui
attivismo militante vuole mantenersi a un livello prepolitico.12 La genesi della rivista, tuttavia, non è
8
NC può essere inquadrata, come da sottotitolo, nel genere della «literary review». Per comprendere che sia una
literary review, da alcuni considerata una sorta di prolungamento del little magazine, si veda J. Harding, ‘The idea
of a literary review’. T. S. Eliot and The Criterion, in The Oxford Critical and Cultural History of Modernist
Magazines, cit., pp. 346-363.
9
L’espressione «campo letterario», com’è noto, proviene da P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del
campo letterario [1992], trad. di A. Boschetti e E. Bottaro, il Saggiatore, Milano 2005.
10
L’usuale periodizzazione del modernismo normalmente si spinge fino all’inizio degli anni Cinquanta (cfr. P.
Brooker, A. Thacker, General Introduction, cit., pp. 23-26). Poiché l’uso invalso del termine post-moderno
individua nella vulgata fenomeni relativi agli anni Ottanta, e d’accordo con Rosalind Krauss si può considerare in
primo luogo il post-moderno come l’epoca della fine dell’avanguardia (cfr. R. E. Krauss, L’originalità
dell’avanguardia e altri miti modernisti, a cura di E. Grazioli, Fazi, Roma 2007, pp. 163-183), il decennio 1954-
1965, che ancora ingloba in sé elementi tipici del modernismo (e del suo contraltare, l’avanguardia) tra cui in
particolare gli ideologemi del nuovo e quello dell’originalità, può essere considerato una fase ultima e attardata del
modernismo.
11
Utile per riepilogare i caratteri del canone estetico modernista italiano è R. Donnarumma, «Solaria» e il canone
della narrativa modernista, in La rete dei modernismi europei, cit., pp. 161-179.
12
Uno dei rari casi in cui un editoriale (La cultura senza potere) fa dichiarazione esplicite di carattere politico è in NC
19 (1960), pp. 8-9: «Noi che siamo per le vie del socialismo e che, a differenza di Piovene e altri, non abbiamo
nulla da farci perdonare in proposito..., consideriamo equivoco il termine anticomunismo, in quanto può
contrabbandare il famigerato con noi o contro di noi». Interessanti e acute anche alcune prese di posizione su destra
e sinistra poetica, leggibili a firma di Boselli in NC 22 (1961), pp. 68-70; 24 (1961), p. 100.
priva di relazione con la congiuntura storico-politica: la letteratura è uno strumento di analisi della
realtà i cui dati possono concorrere a una più chiara definizione di scelte politiche progressive.
Secondo Boselli, la fondazione della rivista era avvenuta in «un momento storicamente importante
anche dal punto di vista politico, poiché coincideva col venir meno delle illusioni sorte con la
Resistenza e subito dopo la Liberazione»;13 né si tarderà a cogliere tra i due fatti un nesso causale. A
fine 1965, invece, si afferma la sensazione che la letteratura non sia più sufficiente al progetto di
NC di ridefinizione integrale della realtà.

2. NC nasce nel 1954 come pubblicazione trimestrale e lo resterà fino al 1965. Viene stampata a
Genova dalla Tipografia Opera Pompei, dapprima, e poi, a partire dal n. 28-29 (1963), da Lucio
Landi editore, in Firenze. Il formato è in ottavo (21,5x15,5 cm.); la copertina di un vistoso colore
giallo senape, su cui campeggiano titolo, in maiuscolo, numero, e, in minuscolo, il sottotitolo:
«rivista di letteratura» (lievemente diversi la grafica e il formato dei primissimi numeri). Scelte che
tradiscono un’impostazione a metà tra sobrietà funzionale 14 e ansia di istituzionalizzazione (come il
sottotitolo sembra evidenziare). Assieme al direttore Mario Boselli, fanno parte del primitivo
comitato di redazione Mario Cartasegna, giornalista e narratore, 15 che abbandonerà dopo il settimo
numero, e Giovanni Sechi (1914-1979), industriale e umanista. Grazie a quest’ultimo la rivista
godrà di una certa salute economica.
Viene immessa sul mercato al prezzo di 350 lire.16 Nel 1959, il prezzo è di L. 500 per un fascicolo,
mentre l’abbonamento ammonta a L. 1200; la rivista si vende in 47 librerie in tutta Italia, da
Agrigento a Trieste.
Nel 1960, NC tira cinquecento copie, conta su circa 250 abbonati, solo 15 dei quali risiedono a
Genova.17 La sensazione è quindi di una crescente diffusione, che corrisponderà evidentemente
anche a maggiori spazi di mercato per le riviste letterarie.
Tra il 1954 e il 1965, alla guida di NC si susseguono svariate redazioni, sempre con Boselli
direttore:
1. Mario Cartasegna, Giovanni Sechi (NC 1-2).
2. Cartasegna, Alfredo Rizzardi, Leonardo Sciascia, Sechi (NC 3-7: il 5/6 è doppio).
3. Rizzardi, Sciascia, Sechi (NC 8).
4. Alberto Asor Rosa, Piero Raffa, Rizzardi, Sciascia, Sechi (NC 9/10: è un numero doppio) .
5. Asor Rosa, Raffa, Sechi (NC 11-12).
6. Raffa, Sechi (NC 13-28/29: quest’ultimo è un numero doppio).
7. Elio Pagliarani, Raffa, Sechi (NC 30-36).

Il numero 37 (1966) vede un nuovo cambio di editore (la Tipografia Artigiana di Capriate D’Adda),
e una inedita struttura redazionale: un comitato di redazione (composto da Giuseppe Bartolucci,
Mario Boselli, Niccolò Castiglioni, Nino Majellaro, Eugenio Miccini, Michele Pacifico, Elio
Pagliarani, Lamberto Pignotti, Ferruccio Rossi-Landi, Giuliano Scabia, Paolo Scheggi, Giovanni
Sechi e Adriano Spatola) e un terzetto di redattori composto da Boselli, Rossi-Landi e Sechi. Boselli
non è più direttore: questa fase della rivista ha dimensione maggiormente collettiva.
La redazione di NC si fa più stabile dal n. 13 del 1959 fino al 1965 (l’inserimento in redazione di
Pagliarani18 nel 1963 dimostra l’impossibilità di ignorare l’esperienza dei novissimi). La formazione
più longeva vede Boselli come direttore e Piero Raffa e Giovanni Sechi come redattori. La sede
13
M. Boselli, [Per Giovanni Sechi], in NC 81 (1980), p. 5.
14
Una segnalazione chiede a gran voce una revisione dell’impianto tipografico di NC (cfr. DUSE, Vetrina dei
periodici. “Nuova Corrente”, in «l’Unità», 8 luglio 1954, p. 3).
15
Oltre a questi, tra i fondatori della rivista è Mario Cartasegna; appunto redattore di «Il Belli», e forse primo del
gruppo a entrare in contatto con Pasolini; ma la cui permanenza nella redazione sarà estremamente breve.
16
All’epoca un quotidiano costava 25 lire; un chilo di pane 133 lire; un chilo di coniglio 300 lire; un televisore sulle
160000 lire (erano circa 15000, in Italia, alla fine del 1953); una lambretta circa 150000; la retribuzione di un
operaio si aggirava tra le 500 e le 1000 lire (cfr I. Montanelli, M. Cervi, L’Italia del miracolo. 14 luglio 1948-19
agosto 1954, Rizzoli, Milano 2012, pp. 201-202).
17
E. Baiardo, L’identità nascosta. Genova nella cultura del Secondo Novecento, Erga, Genova 1999, p. 77.
18
Sull’incontro tra Pagliarani, Sechi e Boselli, si lega E. Pagliarani, Memoria, in NC 131 (2003), pp. 71-72.
della redazione è divisa tra Genova e Milano19. I tre tentano di elaborare una linea comune. Boselli e
Sechi, ex-partigiani, di orientamento socialista, partiti da Anceschi, si avvalgono di rado di concetti
tolti dall’estetica marxista (da Gramsci ereditano l’idea dell’autonomia della sfera estetica dalla
politica); l’interesse per un realismo critico – à la Lukács – si integrerà ben presto con categorie
desunte dalla semiotica, per entrambi, soprattutto su impulso di Raffa.20
Quest’ultimo, intellettuale di area lombarda, coinvolto da Sechi, è bancario: interessato all’arte
figurativa, è il principale tra i fautori di un’apertura della rivista a nuove metodologie e
all’avanguardia letteraria. Così, a dare vita a NC furono, per un periodo non breve, tre intellettuali
che si occupavano, per lavoro, di tutt’altro che di letteratura.
Prima di questa compagine, si susseguono svariate redazioni, che non elaborano una linea editoriale
duratura. Partecipano personaggi come Alfredo Rizzardi, anglista emiliano, vicino all’area di
Anceschi, Alberto Asor Rosa, conosciuto da Sechi nel 1953 e quasi subito attratto all’alveo di NC,
e, inizialmente, Leonardo Sciascia, con cui Boselli è in contatto epistolare dal 1952 e che gli frutterà
la partecipazione a un convegno palermitano del 1953.21
Questa serie di relazioni evoca il problema dei rapporti tra NC e le altre riviste del periodical field:

Va da sé che in questi anni le cosiddette carte, la corrispondenza, si sono accumulate, arricchendosi fino a
costituire un vero e proprio archivio di notevole importanza [...].
Per esempio, i rapporti tra "Nuova Corrente" e le più importanti riviste della seconda metà del Novecento
("Officina" di Pasolini e Fortini, "La Chimera" di Luzi e Betocchi, "Rendiconti" di Roversi, "Galleria" di
Sciascia, "L'Esperienza poetica" di Bodini ecc.) hanno dato luogo ad una intensa rete di incontri epistolari e
collaborazioni di molteplice impostazione teorica e creativa, di cui si conservano gli atti. 22

Una rete di rapporti che si riflette anche nella serie di polemiche che i redattori delle riviste avviano
pubblicamente. La polemica è lo strumento demandato a fissare, e contrario, una linea
programmatica, ma serve anche a acquisire maggiore visibilità all’interno del campo letterario. Più
ancora che la volontà di sconfessione delle posizioni altrui, la polemica ha la funzione di far
emergere e chiarire – spesso agli stessi polemizzatori – le proprie posizioni, e di stabilire dei
rapporti interdiscorsivi e intertestuali espliciti.
Il rapporto di NC con «Officina», sulle pagine di quest’ultima, si traduce in un testo di segnalazione
redatto da Gianni Scalìa, che rileva come, a dispetto del lavoro utile e importante, risalti in NC, nei
«saggi più ideologici», a firma di Sechi e Boselli, «una incertezza terminologica che poi diventa
incertezza sulle stesse operazioni storiografiche». Se quindi, per «Officina», la difesa del realismo,
la polemica anti-idealistica e antiermetica, e il disagio dei miti “lirici” e il recupero dell’oggettività
della poesia sono indubbiamente aspetti consentanei, la modalità con cui NC li elabora
ideologicamente finisce per rischiare di produrre «una nuova forma di ontologia», lontana dalla
consapevolezza che «l’oggettività è vita reale e storica, non il dato della fantasia o di una nostra
memoria». Insomma, si tratta di uno «scarto tra teoria e pratica». 23 A seguito di questo giudizio
severo, Scalìa comincerà a collaborare con NC.
Bàrberi Squarotti recensisce le prime annate di NC su «il verri», 1, 1958; alla recensione segue una
replica di NC a firma di Sechi. Il quale si riconosce nella rivendicazione di una «poetica realista
indipendente dalle strutture marxiste», «dalla estetica neoilluminista», dal tentativo di «traduzione
filologica» della realtà di marca pasoliniana, ma sottolinea come per NC, a contare sono
l’elaborazione di nuovi metodi di lavoro e lo sforzo dei poeti «per uscire dalle consuetudini delle
poetiche soggettivistiche».24 La condanna del soggettivismo non dà luogo però a una precisa
grammatica del fare artistico. L’estetica di NC emerge più per schemata che per exempla; e se in
19
Cfr. E. Baiardo, L’identità nascosta, cit., p. 77.
20
Nella scheda a cura di A. Oggero «Nuova Corrente» comparsa su Genova. Libro bianco, cit., p. 60, si legge:
«Nell’aprile del ‘58, con la partecipazione redazionale di Piero Raffa, la rivista allargò i suoi interessi verso studi di
estetica semiotica, aprendo successivamente [...] un discorso di avanguardia semantica».
21
Cfr. M. Boselli, Per Sciascia, in NC 104 (1989), p. 207.
22
M. Boselli, L’archivio di “Nuova Corrente”, cit., p. 112.
23
G. Scalìa, [Scheda su NC], in «Officina» I, 2, Luglio 1955, pp. 78-79.
24
G. S.[echi], Han fretta di voltare pagina, in NC 12 (1958), pp. 144-145.
effetti nella storia letteraria il suo ruolo appare marginale, lo si dovrà non solo alla posizione
decentrata di Genova25 e alle figure appartate seppur rabdomantiche dei redattori, ma anche alla
mancanza di una sperimentazione estetica interna alla redazione (almeno fino all’arrivo di
Pagliarani).
L’assenza di una autonoma officina artigiana risalterà particolarmente nel numero monografico, sul
realismo, (NC 16 [1959]), recensito tuttavia positivamente, assieme a «il Menabò» e «il verri», su
«aut aut». La segnalazione si chiude con queste parole: «ci preme sottolineare la positività per noi
dell’impostazione, e cioè […] il proposito di riprendere il discorso sul realismo proprio nel
momento in cui esso può apparire ormai superato»: infatti, «con l’insorgere di più sottili
problematiche, di una più attenta coscienza stilistica, persino con il formarsi di nuove avanguardie,
la nozione di realismo è diventata sufficientemente complessa, duttile e dialettica per consentire
finalmente nel proprio ambito efficaci aperture critiche e nuovi validi risultati creativi». 26 La
menzione delle nuove avanguardie tocca un punto nodale del ruolo e della funzione di NC
all’interno del periodical field.
Come NC è oggetto di segnalazioni su altre riviste del campo, così mette in risalto il lavoro delle
altre riviste con interventi critici, sia centrati su singoli articoli e numeri, sia su intere annate, con
rubriche periodicamente aggiornate. La rassegna più sintomatica è dedicata al primo numero di «il
verri».27 Se il sottotitolo di «il verri» («rivista di letteratura») è identico a quello di NC, la lieve
revisione che Boselli ne opera riportandolo («è quel che si dice una “rivista antologica di
letteratura”») è funzionale all’affermazione della tesi principale dell’articolo: negli ultimi anni,
secondo Boselli, il discorso di Anceschi sarebbe andato convergendo verso una direzione dettata, in
buona parte, anche dalla stessa «Officina», e da NC. Una simile tesi rivela sottotraccia una rete di
rapporti ideologici e personali: le posizioni assunte nel dibattito letterario sono sovradeterminate
dalla necessità di occupare lo stesso spazio nel campo letterario, sganciandosi da una soggezione
intellettuale.
NC dedica una recensione anche a «il Menabò»: la rivista, salutata con estremo favore, diventa
ulteriore occasione per condannare il nodo inestricabile dell’avanguardia con il decadentismo.28

3. Il ruolo di NC è di tentare di guidare una sorta di riformismo simbolico-estetico: ma questa


intenzione si scontra con l’incertezza sulle vie da assumere. L’uscita dal modernismo è ancora una
missione impossibile; e sarà per questo che, nel tentativo di elaborare quel nuovo che in realtà
riproduce schemi modernisti ben assimilati su un ventaglio ristretto di variazioni, ci si rivolge alla
rivista come strumento principe per dare forma al dibattito letterario. Tutto ciò emerge anche a una
prima occhiata alle partizioni interne della rivista e alla scansione dei contenuti nel tempo e nelle
varie redazioni.
L’organizzazione testuale in sezioni adottata con certa elasticità fin dal primo numero è soggetta a
ricorrenti modificazioni, segno di insoddisfazione. Dopo una prima sezione miscellanea (con saggi
e racconti), il primo numero presenta una sezione di Cronache (con tanto di resoconto, a opera di
Antonino Cremona, del convegno palermitano organizzato da Sciascia), un Dizionario (di termini à
l’ordre du jour: momento militante), i Documenti (una testimonianza di carattere meridionalistico
certo legata al rapporto con Sciascia), e infine una serie di Recensioni (una delle quali a firma
Caproni). Il secondo numero modifica parzialmente la struttura: il Dizionario si amplia; la rubrica
Recensioni muta il nome in Note critiche; si aggiunge in chiusa un Panorama con segnalazioni

25
In una lettera che Italo Calvino invia a Giuseppe Sertoli, allora redattore di «Nuova Corrente», il 26 novembre
1979, alla morte di Sechi, si legge: «Sechi e Boselli fondarono “Nuova Corrente” e Genova – da tanto tempo
appartata – entrò con serietà e rigore nel dibattito culturale italiano» (I. Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di L.
Baranelli, Mondadori, Milano 2000, p. 1408). Il carattere appartato della città di Genova negli anni cinquanta è
sottolineato anche da E. Baiardo, L’identità nascosta, cit., passim.
26
G. R., Segnalazioni, in «aut aut», maggio 1960, pp. 199-200.
27
M. Boselli, Le riviste: “Il Verri” n. 1, in NC 8 (1957), pp. 90-92.
28
Si legge, a firma di M. Boselli, in NC 17 (1960), p. 73. Va sottolineato il rapporto letterario e personale che
intercorre tra Calvino e Boselli, su cui parole importanti ha scritto S. Verdino, Breve storia di una rivista, cit., pp.
52-53.
editoriali. Dal numero 3, la prima sezione, miscellanea e priva di titolo, non accoglie più testi
creativi, che vengono spostati invece nelle sezioni successive. Con lievi variazioni la struttura si
mantiene uguale fino, giocoforza, al primo dei numeri monografici di NC: quello doppio (5/6)
dedicato a Pound. Il numero 7 abolisce ogni divisione in sezioni, che tornano nel numero doppio
11-12, così suddivise: Il metodo e i fatti, Parola e storia, I testi, e Discussioni. La struttura più
snella accentua il carattere militante della rivista (che emerge in particolare nelle Discussioni), che
ben si presta ora al piglio combattivo di Raffa. Inoltre, al posto del vecchio Dizionario, c’è un più
efficace Corridoio, rassegna di interventi polemici e spigolature dal forte carattere militante, e una
rubrica di Arti figurative, quasi sempre dovuta a Piero Raffa: primo segno di apertura a una
maggiore ricerca interdisciplinare. La variabilità della struttura formale rifletterà in ogni caso la
necessità di superare difficoltà materiali oltre che ideologiche: distribuire i carichi di lavoro, coprire
aree di studio finora intatte, rispondere alle sollecitazioni della cultura di rivista dell’epoca
mantenendosi al passo con i tempi (come accadrà per esempio, con il dibattito sulla letteratura
industriale).
Varia e composita è la geografia di provenienza dei collaboratori. Compaiono testi creativi di: (in
ordine cronologico) Rocco Scotellaro, Cesare Vivaldi e Vittorio Bodini, Sciascia e Pasolini, Alfredo
Giuliani, Roversi e Bonaviri, Leonetti e Firpo; Diacono, Samonà e Siciliano, Calvino e Vespignani;
Nino Majellaro e Lamberto Pignotti; Elio Pagliarani; Vittorio Sereni, Franco Cacciatore, Piera
Oppezzo, Antonio Debenedetti, Sergio Salvi; Carlos Barral; Arpino, Giuseppe Guglielmi, Majorino;
Giuseppe Guglielmi, Oreste Del Buono, Spatola, Miguel Hernández; Fortini, Pignotti; Corrado
Costa; Gilberto Finzi e Giuliano Scabia; Eugenio Miccini; Roberto Di Marco, Gaetano Testa. La
sequenza mostra già a semplice colpo d’occhio una crescente intersezione tra il discorso estetico di
NC con quello formulato dagli scrittori vicini al Gruppo 63.
Quanto ai saggi critici (a parte quelli di Sechi, Raffa e Boselli), gli autori vanno da Rosario Assunto
a Luciano Anceschi, da Sciascia a Bodini, a Gianni Scalìa, a Franco Fortini, da Montale a
Manganelli, a Gian Franco Venè, da Enzo Siciliano a Sergio Pautasso, a Alfredo Rizzardi, a Vito
Amoruso; inoltre figurano Raffaele Crovi; Alberto Asor Rosa; Leonetti; Domenico Tarizzo,
Lamberto Pignotti; Vico Faggi; Corrado Maltese, Giorgio Bàrberi Squarotti; Giorgio Luti e Paolo
Chiarini; Ferruccio Rossi-Landi; Giuseppe Bartolucci: letterati di professione e accademici di
svariata provenienza e orientamento ideologico. È ridotto il peso dei contributori genovesi, mentre
il forte carattere militante della rivista privilegia interessi in continua evoluzione. Lo dimostra la
serie dei numeri monografici, quattro nel segmento cronologico preso in considerazione, dedicati a
Ezra Pound (5/6 [1956]); al realismo (16 [1959]); a Brecht (26 [1962]); all’estetica semantica
(28/29 [1963]). La presenza di redattori di difforme estrazione geografica, sociale, culturale, ha
potuto condizionare i temi del dibattito presente nella rivista (si pensi all’interesse per il
meridionalismo caratteristico della fase Sciascia); ma sono Boselli e Sechi a tenere saldo il timone,
veleggiando da una prima fase legata all’oggetto, a una seconda contrassegnata dall’idea di realismo
critico (con Lukács indubbiamente sottotraccia), a una terza caratterizzata dall’esplorazione di
nuove configurazioni formali e di contenuto desunte dal modernismo e legate a un’idea di
espressione sempre più rarefatta della soggettività testuale. Trait d’union di questi tre momenti della
prima stagione di NC è il rapporto tra letteratura e realtà.
Tutta la storia di NC è desumibile dal testo programmatico con cui si apre il primo numero, Parola-
oggetto,29 in cui spicca il ridimensionamento – non il rifiuto – di ermetismo e neorealismo; e una
linea fenomenologico-oggettuale da cui scaturisce il tentativo di rivisitare il concetto di correlativo
oggettivo (adattandone l’uso anche alla narrativa). Al centro di tutto, «lo scolorirsi del rapporto
letteratura-vita, letteratura-mondo delle cose e dei fatti sociali e morali, letteratura-storia» (p. 2). La
conclusione del saggio è che «l’arte si rivela forma autonoma di conoscenza fornita di caratteri –
che si possono pur sempre dire lirici – che la distinguono dalla filosofia e dalla scienza» (p. 9).
Viene affermata la dimensione gnoseologica dell’esperienza estetica (ma questa dimensione
incrocia elementi etici): tuttavia, in letteratura «l’incontro con l’oggetto» deve avvenire «dopo il
lavoro di scavo per ripudiare e sgombrare, senza soluzioni di continuità, tutto il superato che il
29
M. Boselli, Parola-oggetto (appunti per una indagine), in NC 1, 1954, pp. 1-9.
tempo ha adagiato e abbandonato in noi». Ricerca del nuovo; rifiuto dello spontaneismo estetico;
sovrapposizione del dato esperienziale e fenomenologico con quello storico, nella parola lirica;
sottolineatura dell’importanza dell’elaborazione di una poetica cosciente: la consonanza di idee con
Anceschi è evidente.30
Anche Sechi, nel secondo numero, tocca la questione dell’oggetto:

per riesprimere l’oggetto, non come pura fisicità, ma come entità fenomenica, fisica e sentimentale ad un
tempo, sarà necessario restituire al linguaggio, inteso come mobilità strumentale, quella facoltà di aderenza
formativa che, man mano, era venuto perdendo attraverso il postromanticismo e il decadentismo
contemporaneo. Il fatto artistico implica, come abbiamo già detto, una scelta di elementi della realtà e la
contemporanea elezione di un limite entro il quale articolarne dialetticamente l'esistenza, in modo appunto
che ciascun elemento non venga rappresentato con le radici tagliate, poiché in questo caso perderà, insieme
alla sua vitalità, anche la sua funzione estetica. 31

La posizione di Sechi è consonante con quella di Boselli; si aggiunge la ferma condanna del
decadentismo, assunto in qualità di categoria estetica trans-storica. La bibliografia in calce al saggio
delimita l’orizzonte culturale entro cui la rivista si muove: Antonio Banfi, Luciano Anceschi,
Lukács.32 Meno scontata la presenza di Cesare Brandi, La fine dell’avanguardia e l’arte d’oggi
(Edizioni della meridiana, Roma 1952), con il suo netto distacco dall’arte astratta e più in generale
dal fenomeno avanguardistico, visto come epigonico: è probabile che proprio da questo libro venga
desunta la formula di condanna dell’avanguardismo che attraversa in limine tutti i numeri della
rivista fino all’inizio degli anni Sessanta. Conforme alla visione di questo libro è anche la
definizione dei confini del fenomeno avanguardistico: con la menzione – seppur tra mille distinguo
– di nomi come quelli di Joyce, Kafka, Miller e persino Eliot; di modo tale che la delimitazione tra
avanguardia e modernismo resta parecchio sfumata.33
Sullo stesso numero, Boselli polemizza inaspettatamente con Anceschi: «Basta un nonnulla per
trasformare questo espertissimo linguaggio in una astrazione (se già astrazione non è); talmente è
costruito re absente».34 Il lessico critico di Anceschi gli viene ritorto contro: e si direbbe un caso di
fuoco amico.
Ma oltre alla polemica con Anceschi, il numero 2 di NC presenta una polemica con Mario Luzi e
più in generale il milieu di «La Chimera». La risposta esibisce un concetto di realismo attribuito a
un militante noi collettivo:

Il realismo è il metodo di una condizione non solo per far poesia ma per far storia […]. Perché realismo – di
cui oggi esiste veramente una diffusa sete (e che non è sintomo di malattia ma di salute) – significa
umanesimo che non spiega la realtà con la realtà stessa, ma sa che in realtà è verità procedono di pari passo,
giustificandosi e misurandosi a vicenda punto reale vero sono due concetti diversi ma inseparabili. Che cosa
sarebbero la realtà senza la verità e la verità senza la realtà se non pure astrazioni? 35

Sete di realismo e paura dell’astrazione, vista come correlativo formale dell’alienazione, sono
l’oggetto privilegiato del Kulturkampf della rivista.
Il tema del realismo, però, da subito si interseca con quello dell’avanguardia: e l’ossessione del
confronto con l’avanguardia tradisce un misto di repulsione/attrazione. Lo sfondo storico su cui
situare la questione del realismo sarebbe quello di una dialettica tra avanguardia e decadenza.
30
«Il pensiero di Boselli si muoveva allora non lontano da Anceschi» (S. Verdino, Breve storia di una rivista, cit., p.
53).
31
G. Sechi, Forma «attuale» della realtà, in NC 2, 1954, p. 93.
32
Sechi include in bibliografia: L. Anceschi, Autonomia ed eteronomia dell’arte, Sansoni, Firenze 1936; A. Banfi, La
concezione goethiana della realtà e dell’arte, in «Rassegna d’Italia», 11-12, 1949, p. 1149; e G. Lukács, Saggi sul
realismo, Einaudi, Torino 1950, e Il marxismo e la critica letteraria, Einaudi, Torino 1953.
33
Le pagine dedicate da Brandi alla letteratura si leggono in C. Brandi, La fine dell’Avanguardia, a cura e con un
saggio introduttivo di P. D’Angelo, Quodlibet, Pesaro 2008, pp. 50-58.
34
M. Boselli, “Lirica del Novecento”, in NC, 2, 1954, pp. 139-140. La polemica, garbata, sarà valsa anche a
stimolare Anceschi a fornire un contributo per NC.
35
Si tratta di uno scritto redazionale (forse di Sechi) che compare nella rubrica Panorama, NC 2 (1954), pp. 159.
Secondo Sechi avanguardia e decadenza sono due fenomeni speculari, che tendono a risolversi
l’uno nell’altro: «ogni movimento di avanguardia continua a portare in sé gli aspetti della
decadenza, […] senza mai riuscire a liberarsene completamente». 36 Sechi designa come decadenza,
qualcosa di molto vicino all’idea odierna di modernismo. Il legame tra modernità/modernismo e
avanguardia viene dichiarato ad apertura di pagina da numerosi studiosi; Calinescu ad esempio
scrive:
Modernity has opened the path to the rebellious avant-gardes. At the same time, modernity turns against itself and, by
regarding itself as decadence, dramatizes its own deep sense of crisis. The apparently contradictory notions of avant-
garde and decadence become almost synonymous and, under certain circumstances, can even be used interchangeably. 37

Il realismo, per Sechi e NC, diventa una sorta di contravveleno all’oscillazione radicale tra i due
termini di avanguardia e decadenza: e l’opposizione all’avanguardia va letta come opposizione a un
fenomeno sentito come pericoloso in quanto, seppure interno al modernismo, potrebbe decretarne la
conclusione. Quella di NC è una battaglia per non uscire dal modernismo, valorizzandone in
particolare le virtualità positive connesse al realismo.
Il più rappresentativo dei numeri di NC è il 16 (1959), monografico sul realismo. Si tratta di un
numero apparso dopo la nascita di «il verri», e con «Officina» ancora in attività: sotto la pressione
di tutti gli interlocutori del campo letterario più vicini a NC. L’editoriale di apertura afferma:

Riproporre oggi il discorso sul realismo potrebbe sembrare un anacronismo, se si pensa alla situazione
presente, dove da una parte nessuna persona libera da interessi di fazione osa più contestare gli errori
commessi dal Neorealismo e dall'altra si assiste al ritorno delle avanguardie quasi sempre in veste
“disimpegnata” sotto varie forme. (NC 16 [1959], p. I)

Il numero è costruito come un laboratorio in cui ogni configurazione ideologica viene sottoposta a
revisione serrata da gruppi di critici. Scalìa si occupa di Realismo e critica letteraria; i discussants
sono Fortini, Giuliani, Romanò e Sergio Salvi; Boselli pubblica, sulla narrativa, Dopo il “Metello”;
a discuterlo ci sono Amoruso, Bàrberi Squarotti, Bartolucci, Faggi e Spagnoletti; Sechi si occupa di
poesia con Realtà e tradizione formale nella poesia del dopoguerra; gli rispondono Pagliarani,
Pautasso, Pignotti, Roversi e Siciliano; Franco Francese si occupa di Avanguardia e realismo in
ambito artistico, con le repliche di Còsoli, Maltese e Raffa stesso. Quest’ultimo pubblica uno dei
rari testi sul cinema, dal titolo Aspettando l’Ossessione; rispondono Ettore Capriolo, Gian Piero
dell’Acqua e Giuseppe Ferrara. L’organizzazione tipografica distingue il saggio, in tondo, dalle
repliche, in corsivo.
La rassegna di narrativa di Boselli si conclude con le seguenti parole:

In conclusione, è soprattutto a narratori come Cassola, Calvino, Pasolini e, in parte, Bassani, che sono
affidate le sorti del realismo nella nostra attuale narrativa. La rappresentazione della realtà oggettive come
staccata dal sentimento del narratore (ma che è indice di ricerca del umano nella sua totalità) e quella in un
unico discorso del infinita varietà e ambiguità del reale, lo sperimentalismo linguistico e filologico (risolto
nella spietata scoperta e analisi dei contenuti e dei loro significati), l'intimismo reso oggettivo dalla eticità dei
fatti e dei personaggi, restano le correnti più importanti della narrativa italiana di questi anni, perché ad esse,
appunto, che sono legate, più o meno, le possibilità presenti e future del realismo, e tenendo conto delle
indicazioni che si esprimono nelle opere dei più giovani. 38

Questa visione del realismo narrativo discende da un compromesso tra attenzione ai contenuti
fenomenologico-esperienziali (specie quando si intersecano con la dimensione sociale) e
costruzione linguistico-stilistica. Indubbiamente, la scelta degli autori depositari e custodi delle
possibilità del realismo, si rivela parzialmente refrattaria a uno sperimentalismo stilistico di tipo
espressionista, presente in autori pur segnalati come Mastronardi e Testori.
36
G. Sechi, “Decadenza” ed “Avanguardia” in Ezra Pound, in NC 5/6 (1956), pp. 184-196 (p. 185).
37
M. Calinescu, Introduction, in Five Faces of Modernity: Modernism, Avant-Garde, Decadence, Kitsch,
Postmodernism, Duke University Press, Durham 1987, p. 5.
38
M. Boselli, Dopo il “Metello”, in NC 16 (1959), p. 66.
Quanto a Sechi, che si occupa di poesia e realismo, il panorama, che si apre su Pavese e passa per
una sequenza di autori eterogenei, ravvisa il pericolo dell’ermetismo anche in poeti come Pasolini;
il giudizio più sintomatico è formulato nei confronti di Sanguineti, di fronte alle cui ultime prove
Sechi intravede il pericolo «di un nuovo ozio intellettuale». 39 In ballo c’è ancora la condanna
dell’avanguardismo. Ma l’esame di quali siano in NC i testi considerati di avanguardia prima del
1963 dà risultati parzialmente divergenti dalle nostre attese.
L’importanza di questo numero di NC è duplice: Boselli e Sechi, questi menscevichi di poco prima
della rivoluzione, stabiliscono un canone della rivista per la narrativa e per la poesia; e realizzano
una continua interlocuzione con formazioni culturali di milieu limitrofi a quelli di NC, in modo da
stabilire alleanze e suscitare prese di posizione, con il fine di ridimensionare ruolo e funzione
dell’avanguardia.
Per tutti gli anni Cinquanta, il discorso sull’avanguardia letteraria è presente nel dibattito culturale
nazionale, in assenza di strutture e movimenti letterari di avanguardia organizzati. Discorso senza
soggetto – e talora pure sans phrase –, quasi sempre formulato a posteriori, riceverà un’imprevista
forma di significazione retrospettiva dalla nascita di movimenti come il Gruppo 63. Dopo la fase
della condanna, NC mostrerà allora un più moderato atteggiamento di accettazione mediata.40
Anche perché la questione avanguardistica – che attraversa la cultura prima come discorso e solo
poi come organizzazione fatta di movimenti e formazioni culturali – tende a mostrare i limiti
concettuali di uno dei più grandi (e continuamente rimossi) problemi della cultura del dopoguerra:
quello dell’autonomia dell’estetico dal politico.

4. Una verifica di quanto detto la forniscono i cospicui materiali d’archivio – solo in minima parte
già editi – presenti nel fondo Boselli custodito presso la Fondazione Novaro di Genova, in cui è
raccolta la sua corrispondenza.
Boselli, in un suo scritto dedicato all’archivio di NC, auspicava che si tentasse di ricostruire la storia
di NC attraverso le carte:

Un lavoro fecondo di risultati sarebbe quello di studiare il materiale inedito gelosamente conservato,
percorrerlo analiticamente dalla nascita ad oggi per scoprire il filo rosso conduttore; il filo che collega – o
disintegra — l'evoluzione delle intelligenze che si sono applicate e si applicano trovando nella rivista lo
strumento adatto alle loro ricerche di un sapere che, per quanto riguarda “Nuova Corrente”, filtra il letterario
nel filosofico e viceversa preoccupandosi delle loro metafore, in una osmosi che non cessa. 41

Vale la pena di percorrere il breve segmento relativo alla genesi della rivista, avvalendosi dei
materiali d’archivio.
Il 15 novembre 1952 Boselli pubblica infatti su «Il lavoro nuovo» una recensione a Linea
Lombarda, e Anceschi il 25 novembre scrive per ringraziare, avvertendo che è solito passare una
parte dell’estate a Rapallo, come a sollecitare un incontro. Boselli, il 12 novembre 1953, scrive ad
Anceschi:42

Chiarissimo professore,
mi attendevo di incontrarla qui a Palermo, in occasione del noto congresso. Purtroppo non è stato possibile.
E allora le scrivo quanto avrei voluto esporre a voce.
39
G. Sechi, Realtà e tradizione formale nella poesia del dopoguerra, in NC 16 (1959), p. 92. Il canone di Sechi che
parte dai nomi di Ungaretti, Montale, Saba, Caproni, Sereni, e, nelle generazioni più vicine, di Pasolini, Fortini,
Zagarrio, Leonetti, Pignotti, Nelo Risi, Pagliarani, Giuseppe Guglielmi. Di Sanguineti NC tornerà a occuparsi in
modo pienamente consentaneo con M. Boselli, Il linguaggio del Capriccio, in NC 35 (1965), pp. 35-50.
40
Nella citata Intervista inclusa in Genova. Libro bianco, cit., p. 61, Boselli afferma: «“Nuova Corrente” è per
un'avanguardia semantica, cioè significativa. Se l'estrema avanguardia mira a distruggere ogni significato senza
proporne di nuovi, la rivista invece orientata su un tipo di avanguardia che sia critica integrale della lingua ad ogni
livello».
41
M. Boselli, L’archivio di “Nuova Corrente”, cit., p. 112.
42
Il carteggio tra Anceschi e Boselli è apparso a cura di M. Boselli, con il titolo Dal carteggio tra Luciano Anceschi e
Mario Boselli, in «Nuova Corrente», 116 (1995), pp. 207-222. Le successive citazioni delle loro lettere verranno
unicamente indicate con il numero di pagina tra parentesi.
A Rapallo, Quando ebbi la fortuna di parlarle, le accennai alla possibilità di una “rivista” a Genova. A cura
del dottor Umberto Silva (che Ella credo conosca) e con la mia partecipazione uscirà a gennaio - e mi sembra
un miracolo - la “Rivista Critica di Letteratura”. Finanziariamente ha le basi solide. Collaborazioni retribuite
ad invito. (pp. 210-211)

Boselli si spinge addirittura a chiedere un articolo: «Oso pertanto chiederle di voler attuare la sua
promessa: mi occorre un panorama storico della poesia italiana dal 1938 al 1953, che fissi
cronologicamente, nomi e relative correnti poetiche». La risposta di Anceschi, il 15 novembre 1953,
non è affermativa:

Mio caro Boselli,


La ringrazio della Sua lettera, e dell'invito, puntualissimo. L'idea ottima, ed io sono molto grato di aver
pensato a me. La proposta mi tenta moltissimo. E, tuttavia, io non oso impegnarmi. Il tempo è così poco…
Intanto, Lei vedrà il mio panorama del cinquantennio in Lirica del novecento, antologia pubblicata presso
Vallecchi; quel che lei mi propone sarebbe una integrazione conveniente al discorso generale. Intanto, lei mi
sarà, per favore, più preciso: quale sarà l'indirizzo della rivista? quali i collaboratori stabili? Lei sa che io
preferisco collaborare a riviste nuove e vive piuttosto che a quelle già consolidate ecc. (pp. 211-212)

Di fronte al diniego di Anceschi, Boselli replica: «Allo scopo di precisarLe l'indirizzo della rivista
(che dovrà essere NUOVA e VIVA) mi pare necessario parlare con lei a viva voce». Una lettera del
26 novembre 1953 di Anceschi conferma un imminente incontro tra questi e Boselli, accompagnato
da Umberto Silva, in qualità di editore; nella lettera successiva Anceschi scrive il 25 febbraio 1954:
«Caro Boselli, / nessuna notizia da Lei. Che succede? Che ne è della rivista che lei si proponeva di
ordinare con Silva?». La risposta, del 2 marzo 1954, è la seguente:

Carissimo professore,
le cause che hanno ritardato all'uscita di «Nuova Corrente» sono, purtroppo, dolorose. Il padre di Silva è
stato colpito da un terribile male allo stomaco. [...]
Questo fatto dolorosissimo ha determinato una stasi nell'elaborazione della rivista. Ad un certo momento
perfino ho avuto timore che tutto fosse andato a monte e avevo tentato di correre ai ripari cercando presso
amici - specie in Sechi - l’indispensabile appoggio finanziario. [...]
Il materiale è quasi tutto pronto. Io ho scritto l'editoriale. Silva l'ha letto e riletto e si è dichiarato pienamente
d'accordo [...]. Il nucleo centrale gira intorno alla questione parola-oggetto e alla loro immediata coincidenza.
(p. 214)

La lettera successiva di Anceschi cita Giovanni Sechi: «Sechi, che spero vedere a Bologna, mi dice
che Nuova Corrente uscirà a giorni, al più tardi in aprile» (p. 215). Rispetto al primitivo «Rivista
critica di letteratura», in queste lettere si registra la prima occorrenza del titolo poi effettivamente
adottato: «Nuova Corrente». Quest’ultimo viene suggerito e individuato da Anceschi stesso, 43 ed è
facile intuire l’intersezione tra l’indirizzo nuovo e vivo che Boselli sulla scorta di Anceschi vorrebbe
dare alla rivista, e la presenza di Umberto Silva, vecchio sodale di Anceschi nella rivista
«Corrente».
Le lettere inedite di Giovanni Sechi custodite presso il fondo Boselli 44 consentono di ricostruire altri
segmenti della vicenda. Sechi partecipa da subito a tutte le fasi di ideazione di NC:
43
Cfr. S. Verdino, Breve storia di una rivista, cit., pp. 53-54.
44
Il Fondo Mario Boselli degli Archivi della Fondazione Novaro, comprende le seguenti articolazioni:
CORRISPONDENZA (Lettere a M. B, Lettere di M. B.); CORRISPONDENZA PRIVATA (Lettere a M. B.; Lettere di M. B.
allo zio); RASSEGNA STAMPA (Articoli di e su M.B.); SCRITTI (Appunti, Diari, Quaderni); POESIE; VARIE. Esiste poi
la SEZIONE NUOVA CORRENTE, articolato nelle seguenti sottosezioni: RASSEGNA STAMPA (contiene tuttavia materiali
dattiloscritti tra cui la Storia di NUOVA CORRENTE, una serie di fogli dattiloscritti adespoti in cui Boselli
ripercorre, in plurime redazioni, la storia di NC dalle origini, confermando la genesi del nome); CORRISPONDENZA
(Corrispondenza tra i redattori; Documenti di redazione 1954-1978; Documenti di redazione 1979-1994);
COLLABORAZIONI (Articoli riguardanti i collaboratori di NC; Articoli vari e poesie ricevuti per NC). Le lettere a
Boselli sono racchiuse in ordine cronologico in fascicoli cartacei contrassegnati dai nomi dei corrispondenti, riposti
in raccoglitori di cartone recanti il nome della sezione del fondo. Si omette, dato il carattere di ricostruzione storica
e non filologica delle vicende di NC, una descrizione più accurata delle carte.
A Natale vedrò a Roma Raffaello Prati e, se sei d'accordo, vorrei proporgli la collaborazione per la parte
tedesca: su quel campo rappresenta un’autorità indiscutibile. Che ne dici? Uno straccetto di poesia, con le
dovute cautele, potrebbe anche chiedersi a Montale, almeno per il primo o il secondo numero. Certo, quello
che è indispensabile è l'adesione di Anceschi e, possibilmente, di Contini, secondo me i migliori critici nostri.
[29/10/1953]

È Sechi stesso, presente all’incontro tra Silva, Boselli e Anceschi, a proporre il coinvolgimento di
Anceschi. In una lettera del 29 novembre 1953: «Carissimo Boselli, / L'incontro di ieri sera con
Anceschi mi sembra sia stato utilissimo sotto parecchi aspetti». A conclusione lettera Sechi scrive:
«A proposito del titolo della rivista proporrei con molto calore: DOMANI, che potrà portare con sè
qualche ambizione ma nessuna retorica». Se il 28 novembre, quindi, Sechi, Boselli e Silva
incontrano Anceschi, e da quella riunione sortisce il nome della rivista, il titolo non doveva aver
persuaso l’industriale. Addirittura, in una lettera di Sechi a Boselli del 15/04/1954 (a titolo quindi
già deciso), si legge: «Ti mando Lit. 50.000, in conto di quanto sarà necessario per l'uscita del
primo numero di ‘Parola-Oggetto’. Oggi malgrado la mancanza di qualsiasi stampato di
presentazione ho raccolto il primo abbonamento». Sechi pare proporre un ulteriore titolo
alternativo, coincidente con quello dell’editoriale. Di questo dissenso sul titolo reca memoria anche
una testimonianza di Anceschi per Sechi:

Conobbi Sechi intorno al tempo della fondazione di “Nuova Corrente” e ricordo come presenti le lunghe
discussioni per l’indirizzo (e anche per il titolo!) della rivista. Dopo un tempo di discorsi molto chiari, non ci
trovammo d'accordo, se non sul nome – e ognuno andò per la sua strada come accade quando non si fanno
tanti calcoli e dosate diplomazie. Le strade furono davvero diverse, come diversa fu la figura del Verri nei
suoi vari sviluppi e di Nuova Corrente nei suoi.45

Improntati a notevole stima, i rapporti di Sechi con Anceschi deviarono verso una difesa ad ogni
costo dell’autonomia intellettuale della redazione da possibili ingerenze di Anceschi stesso. Il punto
culminante di questa difesa si legge nella lettera del 20/3/1955:

Carissimo Boselli,
ho ripensato tutto il giorno a quanto accaduto in questi ultimi tempi circa N.C., mettendo assieme pezzo per
pezzo i fatti, allusioni, incontri, umori, etc. Sono venuto nella chiara conclusione che la cosiddetta manovra
da parte di Anceschi c'è stata, soprattutto dopo che il proposito di fare una rivista di poesia a Bologna tra
Pasolini, Roversi, Leonetti, Rizzardi e Guglielmi è tramontata, per ragioni di incompatibilità tra il Guglielmi
e il Pasolini prima, e il Rizzardi e il Guglielmi dopo; tanto è vero che quando era in atto tale proposito il
Rizzardi aveva disdetto il primitivo impegno. Da parte di Anceschi c'è il desiderio latente insoddisfatto di
non avere una rivista o più riviste che affianchino le sue iniziative (Oggetto e Simbolo) e le sue idee; e visto
che è venuta a cadere l'iniziativa di Bologna vorrebbe che questa funzione caudataria fosse svolta da N. C.
immettendo nella redazione prima il Rizzardi (che tra l'altro non la pensa esattamente come lui) e poi
Guglielmi, sul quale si fa molte illusioni, essendo costui un temperamento fortissimo, indisciplinato,
egolatrico; e poi in un secondo tempo qualche altro suo pupillo. E, togliendo lentamente a te e a me qualsiasi
autorità snaturando così completamente i nostri propositi. Passare all'editore Conti la stampa della rivista è
così utile soltanto da un punto di vista esclusivamente economico, dato che il Conti la stamperebbe a puro
prezzo di costo, ma porrebbe la rivista praticamente nelle mani di un supervisore che in questo caso sarebbe
Anceschi.46

Se queste lettere mostrano la difesa da presunte ingerenze di Anceschi, una lettera del 15/09/1957
mostra un Sechi alla ricerca di nuovi compagni di viaggio: «A Bologna una quindicina di giorni fa
ho visto e passato qualche ora col Roversi. Abbiamo parlato delle cose che sono di interesse
comune e mi sono accorto che “Officina” e “Nuova Corrente” possono fare una parte del cammino
45
L. Anceschi, [Testimonianza], in NC 81 (1980), p. 13.
46
Il tentativo fallito di Anceschi di partecipare alla fondazione di una rivista bolognese con Pasolini, Roversi e
Giuseppe Guglielmi è confermato da G. C. Ferretti, «Officina». Cultura, letteratura e politica negli anni cinquanta,
Einaudi, Torino 1975, p. 111.
insieme. Certamente esiste una innegabile, per quanto parziale, identità ideologica». La concezione
del lavoro culturale di Sechi vede nelle riviste una sorta di organo collettivo di elaborazione
ideologica:

Mi sono in sostanza accorto di questo: che vi sono almeno due o tre riviste che hanno un carattere molto più
reciso della nostra (ci metto: «aut aut», «Società» (con riserve dovute allo stesso indirizzo) «Nuovi
argomenti» (con qualche riserva), «Officina» (faccio mie le riserve fatte da Vittorini), «Belfagor» «Critique»
e forse perfino «La parrucca» (dissento dalla linea ma non dal rigore con la quale è seguita). [03/11/1955]

A ridosso del numero monografico sul realismo, Sechi lascia trasparire la sensazione di una mutata
situazione e la necessità di dotarsi di strumenti di elaborazione più efficaci:

Su NC abbiamo parlato, sin dal primo numero, di realismo, e spesso con un certo vigore. Si può dire che il
chiarire questo concetto in letteratura sia stata la nostra nota di fondo. Ma da parecchio tempo ho il forte
sospetto che quella nozione, almeno come da noi inizialmente prospettata, non abbia trovato nel campo
creativo validi esemplari su cui poggiare un discorso che dovrebbe proseguire approfondendosi. I poeti e i
narratori che in quel primo tempo sembrano dare ragione al nostro argomentare si sono in parte dileguati o
stanno più o meno rapidamente cambiando strada. [01/04/1959]

Più oltre:

Pasolini, Sanguineti, Pagliarani, Cacciatore etc. etc. – dico i primi nomi che mi vengono in mente - non
hanno molto da spartire con gli ermetici. Si tratta di un discorso completamente diverso, di fronte al quale la
probabilità di un Luzi o di un Sereni sembrano improvvisamente cose vecchie, dolci reminiscenze di un
tempo passato.

Difficilmente la storia letteraria potrebbe mostrarsi nel momento di una rottura epistemologica –
tanto improvvisa da lasciate disorientati gli stessi attori – in modo più evidente rispetto a quanto
accade in questo passaggio. Più oltre:

Mi sembra quindi evidente, per chiari segni, che il superamento della estrema corrente decadentistica che
siamo soliti chiamare avanguardia sia ancora un sogno e che gli artisti più rappresentativi della nostra epoca
(non parlo soltanto dell'Italia, né solamente della letteratura, beninteso) navighino in pieno mare
avanguardistico, e che un’aspirazione al realismo, se mai ci fu, stia nuovamente svanendo dalle coscienze.

Nemica della realtà e arcadia celibe: fino alla fine degli anni cinquanta, la posizione di Sechi e più
in generale di «Nuova Corrente» nei confronti del problema dell’avanguardia letteraria si rivela
ancora debitrice, tanti anni dopo, di Cesare Brandi e quindi più simile a quella di «Officina» 47 e di
Pasolini che non a quella di Anceschi; tant’è vero che Pasolini stesso, in svariate lettere a Boselli,
non manca di sottolineare la comunanza ideologica:

Ti mando ora quel gruppetto di vecchi versi di cui ti parlavo: se sono un po’ troppi, non farti scrupolo a
stamparli fitti, purché la stampa sia fedele alla strana configurazione metrica che ho dato loro nel
dattiloscritto. Ci sentirei una certa aria sperimentale, e infatti non oli annovero tra le mie cose definitive: e
del resto credo che solo una rivista come la vostra abbia il “tono” per poterli stampare. 48

A seguito della recensione di Mario Boselli a Ragazzi di vita (apparsa su «Il Lavoro Nuovo», 29
giugno 1955) il 4 luglio 1955, Pasolini scrive addirittura a Boselli: «noi combattiamo in uno stesso
campo ideologico e critico, la nostra connivenza è di carattere cameratesco».49
47
Il saggio di Brandi rivestiva una certa importanza anche per Pasolini, se è vero che lui stesso ne riprenderà il titolo
su «Nuovi Argomenti», luglio-dicembre 1966. Pasolini conosce personalmente Brandi (grazie a Contini) fin dal
1950 (cfr. P. P. Pasolini, Lettere 1940-1954, con una cronologia della vita e delle opere, a cura di N. Naldini,
Einaudi, Torino 1986, pp. 423-428).
48
P. P. Pasolini, Lettere 1955-1975, con una cronologia della vita e delle opere, a cura di N. Naldini, Einaudi, Torino
1986, p. 11.
49
Ivi, p. 83.
Quanto prima di Bourdieu, Pasolini rappresenta le relazioni letterarie (tra riviste, per giunta)
attraverso la metafora del campo. E su questo vale la pena di chiudere: ricordando che valori e
concetti che qui appaiono nella loro tensione evolutiva, si situavano, in sincronia, in una dimensione
topologica; obbligando a posizionamenti rispetto agli altri attori del campo, magari semplicemente
per occupare spazi lasciati vuoti. La battaglia ideologica del periodical field tardo-modernista viene
combattuta non per anticipare dei valori emergenti nel dibattito, ma affermare dei valori marginali o
difendere quelli centrali: sicché l’individuazione di direzioni teleologiche, a uno sguardo più ampio,
non fa che insegnarci che la teleologia è per definizione sempre post rem, mai in re.