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RIFIUTI: ATO 2 FALLITO, EMERGENZA NEL PALERMITANO

DIPENDENTI A RISCHIO, 1 MILIARDO DI DEBITI VERSO LE


DISCARICHE
GIULIO AMBROSETTI 13 GENNAIO 2015

CRONACA La gestione commissariale dell'Ato Belice Palermo 2


scadr il 15 gennaio. Dal giorno dopo chi raccoglier la
spazzatura nei 17 Comuni interessati? Anche di questo si
parlato ieri in due riunioni convocate alla Regione. Nel
frattempo la discarica di Bellolampo accoglie i rifiuti di decine
di Comuni anche dell'Agrigentino
Tanto per cambiare, in buona parte dei paesi della provincia di
Palermo esplosalemergenza rifiuti. Il 23 dicembre scorso
fallito lAto rifiuti alto Belce Palermo 2, societ dambito che
vede insieme i Comuni di Monreale, San Cipirello, San Giuseppe
Jato, Camporeale, Bisacquino, Chiusa Sclafani, Giuliana, fino
a Contessa Entellina. Sono 17 Comuni per un totale di circa
120mila abitanti. Fino al 15 gennaio lAto andr avanti con il
commissario regionale, Maurizio Norrito (tutti gli Ato rifiuti
della Sicilia sono commissariati), e con la curatela
fallimentare. E dopo?
Il tema stato affrontato ieri nel corso di due riunioni
convocate a Palermo. La prima - di mattina - presso la sede
dellassessorato ai Rifiuti. La seconda, nel pomeriggio, presso
la Prefettura del capoluogo dellIsola. Va detto che questo
scenario di crisi stato ereditato dal nuovo assessore
regionale ai Rifiuti, Vania Contraffatto, che sta provando ad
affrontare una situazione difficilissima. Perch non facile
capire come affrontare il problema rifiuti in questi 17 Comuni
dal 16 gennaio in poi.
Non pu essere esclusa una soluzione legislativa, ovvero una
legge da parte del Parlamento siciliano. Ma, ovviamente, non si
tratterebbe di una soluzione a brevissimo periodo. Intanto c
da affrontare lemergenza, perch con il fallimento dellAto
Palermo 2 non si capisce chi dovr raccogliere limmondizia in
1

questi 17 paesi. E non si capisce che fine faranno i 277


dipendenti di questo Ato.
La situazione grave anche nei Comuni del Palermitano
dellAto Palermo 1(Carini, Capaci, Villagrazia di Carini,
Terrasini, Cinisi, Isola delle Femmine, fino a Partinico). Da
queste parti, in realt, lemergenza dura ormai da qualche
anno: nel senso che limmondizia rimane non raccolta per
settimane e settimane. Lo spettacolo fa una certa impressione,
perch nelle strade che collegano questi centri, spesso, le
montagne di rifiuti si susseguono per chilometri.
LAto Palermo 1 non fallito, ma la gestione sempre stata
sofferta. A Carini, dove in media vengono prodotte 100
tonnellate di spazzatura al giorno - si legge in un lancio
dellAnsa - c' una distesa di spazzatura lunga due chilometri.
Per arginare l'emergenza il Comune ha deciso di impegnare
20mila euro per potenziare le operazioni di raccolta. Sulla
vicenda intervenuto il sindaco di Carini che, sempre allAnsa,
ha detto: Stentiamo a raccogliere la spazzatura che si
accumulata durante le festivit. Oggi per strada ci sono 700
quintali di rifiuti non raccolti. Ho disposto un intervento
straordinario perch i mezzi dell'Ato Palermo non bastano.
Entro venerd la situazione dovrebbe rientrare.
Il problema rifiuti, in Sicilia, ha mille sfaccettature. C la crisi
degli Ato. Quello dellalto Belce Ambiente Palermo 2, come gi
accennato, fallito. Ma ce ne sono altri che non sono messi
meglio. Al 31 dicembre 2012 lindebitamento di tutti gli Ato
rifiuti della Sicilia verso il sistema delle discariche (e quindi
verso le discariche pubbliche e private) ammontava a circa un
miliardo e 400 milioni di euro. Oggi non si sa se
lindebitamento diminuito o cresciuto.
Si sa, invece, che, negli ultimi due anni, la Regione ha
anticipato ai Comuni una parte dei fondi per pagare il sistema
delle discariche. Ma adesso lassessorato regionale ai Rifiuti
avrebbe fornito i dati allassessorato allEconomia perchiedere
ai Comuni la restituzione delle somme anticipate. Un bel
problema per gli stessi Comuni coinvolti, che saranno costretti
ad aumentare le tariffe. Insomma, a pagare per la disastrosa
gestione dei rifiuti della Sicilia - imperniata ancora oggi sulle
discariche - saranno i cittadini.
2

Un altro problema riguarda le stesse discariche. Alcune sono


state chiuse dalla magistratura in seguito a indagini (Motta
SantAnastasia e Mazzarr SantAndrea). Durante le vacanze di
Natale un contestatissimo provvedimento amministrativo del
dirigente
generale
del
dipartimento
regionale
dei
Rifiuti,Domenico Armenio, invitava i cittadini di un bel gruppo
di Comuni della provincia di Palermo e Agrigento a tenersi in
casa limmondizia per mancanza di discariche.
Scelta, questa, che stata contestata dal presidente dellAnci
Sicilia, Leoluca Orlando, che anche sindaco di Palermo, che
ha parlato di una Regione che favorirebbe i privati. In effetti,
lo stesso Orlando qualche giorno prima, ha messo a
disposizione dei Comuni del Palermitano la discarica di
Bellolampo, che pubblica. Cos la Regione ha fatto
precipitosamente marcia indietro, ritirando il provvedimento
amministrativo che avrebbe obbligato i cittadini di tanti
Comuni del Palermitano e dellAgrigentino a teneri i rifiuti in
casa.
Il vero problema di tutta questa incredibile storia che in
Sicilia la raccolta differenziata dei rifiuti, oggi, sotto il 5-6
per cento. Era cresciuta dal 2001 al 2008, soprattutto in
provincia di Agrigento. Poi arrivato il governo LombardoPd. E sono tornate le discariche, in buona parte private.
http://meridionews.it/articolo/30831/rifiuti-ato-2-fallitoemergenza-nel-palermitano-dipendenti-a-rischio-1-miliardodi-debiti-verso-le-discariche/

http://isoladellefemminerifiutiamoirifiuti.blogspot.it/2015/01/rifiuti-ato-2fallito-emergenza-nel.html
DISCARICHE, SUL BUSINESS DEI RIFIUTI I NUMERI SMENTISCONO
CROCETTA
Mentre il governatore insiste sul commissariamento e pensa di
rivolgersi ad impianti esteri, c chi tira le somme delle
strutture gi esistenti nellIsola. Si scopre cos che la Sicilia
avrebbe ancora la possibilit di smaltire quasi 11 milioni di
tonnellate di rifiuti il tutto senza prevedere alcuna crescita
della raccolta differenziata
di Paolo Patania

Ma c veramente, in Sicilia, lemergenza rifiuti paventata dal


presidente della regione siciliana, Rosario Crocetta? cos necessario
un commissario per gestire questo settore? A smentire il governatore
dellIsola Aurelio Angelini, docente di Sociologia dellambiente
allUniversit di Palermo, considerato uno dei massimi esperti in Sicilia
in materia GESTIONE e trattamento dei rifiuti. In Sicilia scrive
Angelini in un post su Facebook non serve ALCUN
commissariamento. Bisogna utilizzare al meglio tutte le discariche
in esercizio, con una regolamentazione regionale, trattandosi di
un SERVIZIO di pubblica utilit. Autorizzando le discariche che sono
in attesa di approvazione. Il governo regionale, se proprio non intende
cambiare rotta, rimettendo il sistema dei rifiuti della nostra Isola sulle
gambe della legislazione europea e nazionale, deve deliberare un agile
e limitato Piano stralcio per le discariche, come prevede la legge
regionale n.9 del 2010, per NUOVE e contingentate volumetrie e solo
per alcuni territori particolarmente scoperti, al fine di evitare
leccessiva movimentazione dei rifiuti. Il governo deve inoltre
obbligare i gestori delle discariche a selezionare i rifiuti
in INGRESSO , come stabilito dal decreto legislativo n.36 del 2003.
La Sicilia, DATI alla mano, produce, in media, 2 milioni e mezzo di
tonnellate di rifiuti allanno. Angelini riporta i dati di tutte le discariche
presenti nellIsola. C la discarica di Mazzarr SantAndrea, in
provincia di Messina, che stata chiusa e fa venire meno la possibilit
di sotterrare circa 200 mila tonnellate di rifiuti. Poi la discarica
Siculiana, in provincia di Agrigento, per ora chiusa, ma che dovrebbe
riaprire i battenti a gennaio. Quindi, la discarica Oikos di Misterbianco,
che stata riaperta dal governo regionale (ma potrebbe CHIUDERE ).
A queste tre si aggiungono le discariche di Sciacca, Gela, Serradifalco,
Motta SantAnastasia, Catania, Enna, SantAgata di Militello, Palermo,
Partinico, Castellana Sicula, Ragusa, Augusta, Campobello di Mazara,
Trapani e Alcamo. Sulla base delle discariche in funzione, la nostra
Isola, per il prossimo anno, pu contare su una capacit di
abbancamento (smaltimento dei rifiuti in discarica) di 17 milioni di
tonnellate di rifiuti. Da questi 17 milioni bisogna sottrarre i
rifiuti PRODOTTI tra il 2011 e il 2014, ovvero circa 9 milioni di
tonnellate di rifiuti.
Questi 9 milioni di tonnellate di rifiuti, grazie al post-trattamento in
ingresso in discarica, secondo quanto stabilito dalla legge, si
dovrebbero ridurre a 6 milioni di tonnellate circa. Utilizzando questo
dato, la Sicilia avrebbe a DISPOSIZIONE discariche per abbancare
quasi 11 milioni di tonnellate di rifiuti. Il tutto senza prevedere alcuna
4

crescita della raccolta differenziata (siamo a meno del 10%


dovremmo stare gi al 65%). Anche volendo essere pessimisti, e
cio considerando che i 9 milioni di rifiuti PRODOTTI in Sicilia tra il
2011 e il 2014 potrebbero non essere stati trattati nelle
discariche, ci sarebbe sempre una possibilit di smaltire nelle
discariche 8 milioni di tonnellate di rifiuti, PARI a quattro anni di
autonomia. Tutto questo considerando, sempre pessimisticamente,
uno zero per cento di raccolta differenziata (che in Sicilia, anche se
bassa, c: come gi accennato, inferiore al 10%, ma c).
Non solo. Ci sono altre discariche che potrebbero essere
autorizzate. Una a Pagliara, in provincia di Messina; una seconda a
Enna; una terza ad Augusta, una quarta a Noto; una quinta a Vittoria,
una sesta a Solarino, una settima ancora ad Augusta.
Ovviamente, stiamo parlando di una Sicilia che, fino ad oggi, ha
pensato
alla GESTIONE dei
rifiuti
come
a
un grande
business imperniato sulle discariche, gestite, in alcuni importanti
casi, da PRIVATI . Il tutto sulla pelle dellambiente e della salute dei
cittadini. E anche penalizzando economicamente gli stessi siciliani.
Basti pensare che lindebitamento degli Ato rifiuti (che sono societ
dambito tra Comuni, oggi in liquidazione) nei confronti del sistema
delle discariche di circa un miliardo e mezzo di euro. Debiti, in
buona parte verso i titolari delle discariche private, che tra qualche
anno i cittadini siciliani pagheranno con un aumento delle bollette.
Il presidente della Regione, Crocetta, non esclude che, per due o tre
mesi, i rifiuti prodotti in Sicilia possano essere portati allestero. Ma
se i DATI forniti dal professore Angelini sono esatti, che bisogno c
di portarli allestero? Il governatore si dice scandalizzato che in Sicilia
la raccolta differenziata sia ferma al 10% (in realt sotto il 10%).
Ma Crocetta non si insediato a Palazzo dOrleans due giorni fa, ma
due anni fa. E dov stato in questi due anni? Quindi, parlando degli
inceneritori di rifiuti, ricorda che i quattro previsti dal governo
regionale di Tot Cuffaro erano impianti troppo GRANDI e
desueti. Ma poi apre alla realizzazione di piccoli inceneritori non
inquinanti. Peccato che gli inceneritori di rifiuti non inquinanti non
esistono. Da qui la DOMANDA : il presidente della Regione vorrebbe il
commissariamento per promuovere la raccolta differenziata o per
realizzare inceneritori di rifiuti?
http://www.loraquotidiano.it/2014/12/27/discariche-sul-business-dei-rifiuti-i-numeri-smentiscono-crocetta_18759/

Mazzarr, rifiuti e discariche-caos:


la Contrafatto non vuole lemergenza
Il neo assessore non gradisce lipotesi gi ventilata da Crocetta di commissariare gli interventi di salvaguardia
ambientale. E ha dalla sua parte il leader dei renziani siciliani, Davide Faraone. Il prefetto di Messina, intanto,
stato delegato ad esercitare i poteri di accesso per vigilare su eventuali infiltrazioni mafiose
di Paolo Patania
20 dicembre 2014

Avranno parlato anche della discarica di Mazzarr SantAndrea? Nel comunicato


ufficiale diramato dalla giunta regionale di Rosario Crocetta, che ieri pomeriggio si
riunita in seduta straordinaria a Barcellona Pozzo di Gotto, la questione rifiuti viene
sfiorata, ma non c alcun accenno preciso alla discarica chiusa che, nel Messinese,
oggetto di aspre polemiche tra alcuni amministratori comunali. Nel comunicato si parla di
un patto di intenti siglato tra la Regione siciliana e il comune di Barcellona Pozzo di
Gotto. Il Patto fa riferimento a vari aspetti: Il rilancio della Zona franca urbana,
lattivit di prevenzione e di risanamento contro il dissesto idrogeologico, il sistema
sanitario, incluso quello socio-assistenziale, il sistema scolastico, quello infrastrutturale (di
riqualificazione delle periferie urbane, anche per il contrasto alla criminalit organizzata,
nonch interventi di recupero del centro storico) e di rilancio delle attivit
produttive nel quadro delle vocazioni naturali del territorio (turismo, agricoltura,
artigianato).
Quindi il breve passaggio sui rifiuti: Questione rilevante che dovr essere
affrontata superando lemergenza, inserendo elementi di nuova programmazione. Il
riferimento al superamento dellemergenza potrebbe essere un passaggio importante. Il
presidente Crocetta, noto, ha chiesto al governo Renzi di essere nominato commissario
per lemergenza rifiuti in Sicilia. Ma il nuovo assessore ai Rifiuti, Vania Contrafatto che
avrebbe gi iniziato a tirare fuori gli artigli avrebbe bloccato il governatore, spalleggiata,
peraltro, dal leader dei renziani siciliani, Davide Faraone.
Il segnale politico importante: la questione dei rifiuti verr gestita dallassessore
Contrafatto e non dal presidente Crocetta e dal suo cerchio magico. E, con molta
probabilit, senza bisogno di ricorrere al commissariamento. Sotto questo profilo, le due
parole pronunciate da Crocetta superando lemergenza potrebbero stare a significare
la vittoria su tutta la linea dellassessore Contrafatto.
Intanto con decreto del ministro dellInterno, sottoscritto gioved, il prefetto di Messina
stato delegato ad esercitare i poteri di accesso nel Comune di Mazzarr SantAndrea per
accertare eventuali tentativi di infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso allinterno
dellapparato politico e amministrativo dellEnte. Il rappresentante del governo ha
immediatamente nominato la Commissione dindagine, composta dal dirigente dellArea
II della Prefettura, Carmelo Musolino, dal dirigente del Commissariato di Polizia di
Barcellona Pozzo di Gotto, Mario Ceraolo, dal comandante del reparto operativo del
Comando provinciale dei carabinieri di Messina, tenente colonnello Nicola Roberto Lerario,
e dal comandante del Gico del nucleo Polizia tributaria della Guardia di finanza, tenente
colonnello Jonathan Pace. Sullesito dellattivit ispettiva scritto dovr essere
fatta una relazione al prefetto entro tre mesi.
6

Di fatto, il comune di Mazzarr SantAndrea dove ha sede la megadiscarica chiusa


finito sotto il controllo del governo nazionale. Il resto del comunicato della giunta regionale
affronta altre questioni. In merito alla iniziativa sullaeroporto del Mela si legge sempre
nel comunicato si aprir un tavolo di confronto. Su tutte le questioni viene costituito
un tavolo congiunto tra governo regionale (interassessoriale) e Comune. Molto
soddisfatta per lattenzione ricevuta da parte della Regione, il sindaco di Barcellona, Maria
Teresa Collica. Il presidente Crocetta ha dichiarato di apprezzare molto lazione di
profondo cambiamento che lattuale amministrazione barcellonese sta attuando.
http://www.loraquotidiano.it/2014/12/20/mazzarra-rifiuti-e-discariche-caos-la-contrafatto-nonvuole-lemergenza_18080/
MAZZARR, DISCARICA INQUINANTE: DUE BUROCRATI REGIONALI INDAGATI
PER FALSO IDEOLOGICO

Nel
mirino
della
procura
di
Barcellona
Pozzo
di
Gotto Gianfranco Cannova, gi in cella per l'indagine su rifiuti e
tangenti,
e Vincenzo
Sansone.
Nel
2009
rilasciarono
un'autorizzazione alla societ TirrenoAmbiente che gestiva il
sito. Sotto inchiesta anche Armando Cappadonia, funzionario
dell'Arpa
di MANUELA MODICA

Cinque avvisi di garanzia per reato ambientale e falso ideologico. Si


estende l'inchiesta della procura di Barcellona Pozzo di Gotto sulla
discarica di Mazzarr Sant'Andrea. Altre cinque persone risultano
adesso indagate: tra loro, due funzionari dell'assessorato regionale
al Territorio e un funzionario dell'Arpa, agenzia regionale per
l'ambiente, per i quali viene ipotizzato il reato di falso ideologico
commesso da pubblico ufficiale.
Si tratta di Gianfranco Cannova, gi detenuto al Pagliarelli di
Palermo perch accusato di aver incassato tangenti per favorire
alcuni imprenditori nel settore delle discariche, e Vincenzo
Sansone, dirigente generale del dipartimento regionale tecnico. A
entrambi viene contestata un'autorizzazione rilasciata alla societ
che gestisce la discarica, la TirrenoAmbiente Spa, nel febbraio del
2009. Armando Cappadonia, funzionario dell'Arpa, invece
indagato per un'autorizzazione rilasciata nel 2006.
Dopo la richiesta di sequestro, firmata lo scorso 3 novembre e nella
quale risultavano indagati gli ex amministratori di TirrenoAmbiente
Antonio Crisafulli, Giuseppe Antonioli (gi con divieto di dimora in Sicilia a seguito di un'indagine per corruzione
di un dirigente regionale) e Pino Innocenti, il prossimo 16 dicembre la procura avvier una verifica, non ripetibile
in dibattimento, per accertare la presenza di eventuale inquinamento nel sito della discarica.
Le indagini si estendono anche a Sebastiano Giamb, ex sindaco di Mazzarr Sant'Andrea, gi presidente del Cda
di TirrenoAmbiente, oggi agli arresti domiciliari dopo la condanna in primo grado nell'ambito dell'operazione
Vivavio della Dda di Messina, per concorso esterno in associazione mafiosa, e Francesco Cannone, anche lui ex
presidente del Cda della stessa societ. Per loro la procura ipotizza il reato ambientale.
Si attende adesso la verifica disposta dalla procura per il prossimo 16 dicembre: a eseguirla sar
l'ingegnere Francesco Melidoro, lo stesso che nel rapporto del 17 settembre aveva rilevato: "Le acque sotterranee
della discarica presentano notevoli indici di inquinamento, sulle pareti della discarica esistono situazioni di
criticit correlate con fuoriuscita di percolato tali da generare locali profonde incisioni... e le condizioni precarie di
equilibrio del corpo della discarica... potrebbero portare fenomeni gravitativi o franosi di rilevante pericolo per

l'ambiente e per l'incolumit delle persone, i quali potrebbero manifestarsi in un breve medio periodo di tempo, in
occasione soprattutto di intense precipitazioni atmosferiche".

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/12/09/news/mazzarr_discarica_inquinante_due_bu
rocrati_regionali_indagati_per_falso_ideologico-102508090/

CANNOVA SANSONE ZUCCARELLO TIRRENO AMBIENTE OIKOS


SICULIANA RELAZIONE COMMISSIONE DISCARICA OIKOS 2014 D.A.
54/14 D.A. 102/14
https://www.scribd.com/doc/246744879/CANNOVA-SANSONE-ZUCCARELLO-TIRRENOAMBIENTE-OIKOS-SICULIANA-relazione-commissione-discarica-oikos-2014-pdf

MAZZARR: ALTRI CINQUE INDAGATI PER LA DISCARICA


SOTTO SEQUESTRO
Si allarga linchiesta della procura di Barcellona. Ora linchiesta
coinvolge altre cinque persone: tra questi, due funzionari
dellassessorato regionale al Territorio e un funzionario dellArpa. Le
ipotesi: reato ambientale e falso ideologico
di Redazione
Cinque avvisi di garanzia per reato ambientale e falso ideologico.
Linchiesta della procura di Barcellona Pozzo di Gotto sulla discarica di
Mazzarr SantAndre si allarga e coinvolge altre cinque persone: due
funzionari dellassessorato regionale al Territorio e un funzionario
dellArpa, agenzia regionale per lambiente, per i quali viene ipotizzato
il reato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. I nuovi
indagati sono Gianfranco Cannova, gi detenuto nel carcere di
Pagliarelli di Palermo perch accusato di aver incassato tangenti per
favorire alcuni imprenditori nel settore delle discariche, e Vincenzo
Sansone, dirigente generale del dipartimento regionale tecnico. Sono
accusati entrambi di aver rilasciato nel febbraio del 2009
unautorizzazione
alla
societ
che
gestisce
la
discarica,
la TirrenoAmbiente
Spa. Il
terzo
indagato
Armando
Cappadonia, funzionario dellArpa, per unautorizzazione rilasciata
nel 2006. Gli ultimi due coinvolti nellindagine sono Sebastiano
Giamb, ex sindaco di Mazzarr SantAndrea, gi presidente del Cda
di TirrenoAmbiente, oggi agli arresti domiciliari dopo la condanna in
primo grado nellambito delloperazione Vivavio della Dda di Messina,
per concorso esterno in associazione mafiosa, e Francesco
Cannone, anche lui ex presidente del Cda della stessa societ. Per
loro la procura ipotizza il reato ambientale.

I cinque si aggiungono ai primi tre nomi iscritti nel registro degli


indagati subito dopo la richiesta di sequestro della discarica, firmata lo
scorso 3 novembre: gli ex amministratori diTirrenoAmbiente
Antonio Crisafulli, Giuseppe Antonioli (gi con divieto di dimora in
Sicilia a seguito di unindagine per corruzione di un dirigente
regionale) e Pino Innocenti.
Si attende adesso la verifica dei livelli di inquinamento disposta
dalla procura di Barcellona per il prossimo 16 dicembre: lesperto
incaricato per i rilievi lingegnere Francesco Melidoro, lo stesso
che nel rapporto del 17 settembre aveva rilevato: Le acque
sotterranee della discarica presentano notevoli indici di inquinamento,
sulle pareti della discarica esistono situazioni di criticit correlate con
fuoriuscita di percolato tali da generare locali profonde incisioni e le
condizioni precarie di equilibrio del corpo della discarica potrebbero
portare fenomeni gravitativi o franosi di rilevante pericolo per
lambiente e per lincolumit delle persone, i quali potrebbero
manifestarsi in un breve medio periodo di tempo, in occasione
soprattutto di intense precipitazioni atmosferiche.
http://www.loraquotidiano.it/2014/12/10/mazzarra-altri-cinqueindagati-per-la-discarica-sotto-sequestro_16383/

SICILIA, EMERGENZA RIFIUTI. NESSUNA


SOLUZIONE A BREVE TERMINE PER CROCETTA
Rischia di diventare una bomba ecologica lemergenza rifiuti, rifiuti,
lennesima, in Sicilia, che si aperta con lo stallo della discarica di
Siculiana. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha
dichiarato per un mese lo stato di emergenza, ma non ha
soluzioni a breve termine:
Nei prossimi 2-3 anni non c alternativa al conferimento
dellimmondizia nelle discariche. Sin da subito lavoreremo ad un
nuovo piano regionale dei rifiuti: serve per del tempo per uscire da
9

questa situazione, ecco perch ho chiesto al Consiglio dei ministri lo


stato demergenza. Crocetta si augura che al pi presto riapra
limpianto di Siculiana e che la magistratura autorizzi interventi anche
su Mazzar SantAndrea, per avere un po di respiro.
Il piano demergenza della Regione, varato da Crocetta con
unordinanza, prevede il conferimento dellimmondizia destinata a
Siculiana e Mazzar nelle varie discariche oggi disponibili in Sicilia, tra
cui quella di Trapani.
Il tutto per un massimo di 30 giorni, altrimenti il sistema va in
tilt. Le discariche adesso attive hanno infatti una capacit limitata:
sovraccaricarle significherebbe quindi provocare emergenze a catena.
Dice Crocetta: Il commissariamento lunica strada per affrontare
lemergenza. Se la discarica di Bellolampo, a Palermo, in funzione lo
si deve al lavoro svolto dallallora commissario Marco Lupo. Avevamo
chiesto una proroga per continuare a recuperare gli errori del passato,
ma ci sono state pressioni da parte di alcune forze politiche come il
Movimento Cinque Stelle. Ora c la necessit di poteri speciali, in
modo da velocizzare ad esempio le gare dappalto per la realizzazione
delle nuove piattaforme pubbliche. Ne sono previste 4, che
sorgeranno a Gela, Enna, Messina e Palermo. Vanno fatte al pi
presto -aggiunge Crocetta ma sappiamo gi che non basteranno per
risolvere in modo strutturale la questione rifiuti. In passato si
puntato tutto, soprattutto nella Sicilia orientale, su poche discariche
private. Il modello dei mega-impianti, come Mazzar e Motta
SantAnastasia, totalmente sbagliato. Bisogna pensare ad un piano
diverso da quello precedente, che tra laltro si basava su una
percentuale di raccolta differenziata mai realizzata.
Attualmente la raccolta dei rifiuti ferma al 13%. Una strategia
potrebbe essere quella di diffondere le compostiere domestiche. Se
almeno il 30% dei siciliani riuscisse a dotarsi di questi apparecchi, si
diminuirebbe lumido da portare in discarica. I cittadini avrebbero pure
uno sconto sulla tassa dellimmondizia. Serve uno sforzo collettivo: i
siciliani devono rivedere i loro comportamenti, dice il governatore.
Ma dalla politica che viene il cattivo esempio: i quattro impianti di
compostaggio in Sicilia, costati oltre 13 milioni di euro, non
sono mai entrati in funzione.
Nel 2007 lUnione Europea aveva individuato in Sicilia 90 discariche
non in regola da bonificare. Nel 2001 erano 170. Adesso ne sono
rimaste 15, tutte chiuse, ma, appunto, da bonificare. Lo Stato ha gi
messo sul piatto due milioni di euro. In caso di inattivit la Regione
10

potrebbe essere chiamata a pagare parte della multa che lUnione


Europea far allItalia.
I lavori di bonifica servono a impermeabilizzare il terreno, evitare il
contatto con le falde acquifere, e includono la messa in sicurezza.
Per il resto, la Sicilia pu contare su 12 impianti in regola. Ma,
non essendoci termovalorizzatori ed essendo minima la
raccolta differenziata, ben tre discariche, tra cui Siculiana,
sono piene.Nasceranno presto altre quattro discariche, ma ancora
bisogna fare lappalto.
Quindi, cessata lemergenza, per evitare la bomba ecologica
attualmente Crocetta ha una sola soluzione: conferire i rifiuti nelle
altre Regioni.
La discarica di Siculiana piena. Emergenza rifiuti in 80

Sicilia, denuncia della Cisl: sistema rifiuti al collasso

Siculiana, la discarica da oggi ferma. Allarme rifiuti in

Sicilia, rifiuti: un sistema al collasso

Rifiuti, Catanzaro: Via libera allo smaltimento a


http://ilmattinodisicilia.it/sicilia-emergenza-rifiuti-nessuna-soluzione-breve-termine-percrocetta/

Mazzarr, rifiuti e discariche-caos:


la Contrafatto non vuole lemergenza
Il neo assessore non gradisce lipotesi gi ventilata da Crocetta
di commissariare gli interventi di salvaguardia ambientale. E
ha dalla sua parte il leader dei renziani siciliani, Davide
Faraone. Il prefetto di Messina, intanto, stato delegato ad
esercitare i poteri di accesso per vigilare su eventuali
infiltrazioni mafiose
di Paolo Patania 20 DICEMBRE 2014

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Avranno parlato anche della discarica di Mazzarr SantAndrea?


Nel comunicato ufficiale diramato dalla giunta regionale di
Rosario Crocetta, che ieri pomeriggio si riunita in seduta
straordinaria a Barcellona Pozzo di Gotto, la questione rifiuti viene
sfiorata, ma non c alcun accenno preciso alla discarica chiusa che,
nel Messinese, oggetto di aspre polemiche tra alcuni amministratori
comunali. Nel comunicato si parla di un patto di intenti siglato tra la
Regione siciliana e il comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Il Patto fa
riferimento a vari aspetti: Il rilancio della Zona franca urbana,
lattivit di prevenzione e di risanamento contro il dissesto
idrogeologico, il sistema sanitario, incluso quello socio-assistenziale, il
sistema scolastico, quello infrastrutturale (di riqualificazione delle
periferie urbane, anche per il contrasto alla criminalit organizzata,
nonch interventi di recupero del centro storico) e di rilancio delle
attivit produttive nel quadro delle vocazioni naturali del territorio
(turismo, agricoltura, artigianato).
Quindi il breve passaggio sui rifiuti: Questione rilevante che dovr
essere affrontata superando lemergenza, inserendo elementi di
nuova
programmazione.
Il
riferimento
al
superamento
dellemergenza potrebbe essere un passaggio importante. Il
presidente Crocetta, noto, ha chiesto al governo Renzi di essere
nominato commissario per lemergenza rifiuti in Sicilia. Ma il nuovo
assessore ai Rifiuti, Vania Contrafatto che avrebbe gi iniziato a
12

tirare fuori gli artigli avrebbe bloccato il governatore, spalleggiata,


peraltro, dal leader dei renziani siciliani, Davide Faraone.
Il segnale politico importante: la questione dei rifiuti verr gestita
dallassessore Contrafatto e non dal presidente Crocetta e dal suo
cerchio magico. E, con molta probabilit, senza bisogno di
ricorrere al commissariamento. Sotto questo profilo, le due parole
pronunciate da Crocetta superando lemergenza potrebbero
stare a significare la vittoria su tutta la linea dellassessore
Contrafatto.
Intanto con decreto del ministro dellInterno, sottoscritto gioved, il
prefetto di Messina stato delegato ad esercitare i poteri di accesso
nel Comune di Mazzarr SantAndrea per accertare eventuali tentativi
di infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso allinterno
dellapparato politico e amministrativo dellEnte. Il rappresentante del
governo ha immediatamente nominato la Commissione dindagine,
composta dal dirigente dellArea II della Prefettura, Carmelo Musolino,
dal dirigente del Commissariato di Polizia di Barcellona Pozzo di Gotto,
Mario Ceraolo, dal comandante del reparto operativo del Comando
provinciale dei carabinieri di Messina, tenente colonnello Nicola
Roberto Lerario, e dal comandante del Gico del nucleo Polizia
tributaria della Guardia di finanza, tenente colonnello Jonathan Pace.
Sullesito dellattivit ispettiva scritto dovr essere fatta una
relazione al prefetto entro tre mesi.
Di fatto, il comune di Mazzarr SantAndrea dove ha sede la
megadiscarica chiusa finito sotto il controllo del governo
nazionale. Il resto del comunicato della giunta regionale affronta altre
questioni. In merito alla iniziativa sullaeroporto del Mela si legge
sempre nel comunicato si aprir un tavolo di confronto. Su tutte
le questioni viene costituito un tavolo congiunto tra governo regionale
(interassessoriale) e Comune. Molto soddisfatta per lattenzione
ricevuta da parte della Regione, il sindaco di Barcellona, Maria Teresa
Collica. Il presidente Crocetta ha dichiarato di apprezzare molto
lazione di profondo cambiamento che lattuale amministrazione
barcellonese sta attuando.
http://www.loraquotidiano.it/2014/12/20/mazzarra-rifiuti-ediscariche-caos-la-contrafatto-non-vuole-lemergenza_18080/

MAZZAR SANTANDREA, SEQUESTRATA LA DISCARICA PER RIFIUTI GESTITA


DALLA TIRRENO AMBIENTE S.P.A.
13

E avvenuto alle 11,30 di questa mattina a Mazzarr SantAndrea. I


Carabinieri della Compagnia di Barcellona P. G. al Nucleo Operativo
Ecologico di Catania hanno dato esecuzione al decreto di sequestro
emesso dal G.I.P. del Tribunale di Barcellona P. G., su richiesta della
locale Procura della Repubblica, della discarica per rifiuti non
pericolosi gestita dalla Tirrenoambiente S.P.A. situata in contrada
Zuppa.
Il provvedimento stato adottato nellambito delle indagini avviate dalla
Procura della Repubblica diBarcellona P. G. a seguito della relazione elaborata
dalla Commissione ispettiva per la verifica degli atti relativi alle discariche
private in esercizio per rifiuti non pericolosi site nel territorio siciliano istituita
con D.A. n. 54 del 17/01/2014. Lo sviluppo delle indagini delegate ai
Carabinieri, con lausilio di tecnici del settore, hanno permesso di accertare la
realizzazione di lavori di sbancamento propedeutici ad un ulteriore
ampliamento della discarica in totale assenza di autorizzazioni edilizie.
E stato anche accertato che labbancamento di rifiuti in discarica violava le
prescrizioni contenute e richiamate nei provvedimenti autorizzativi, condotta
che integra il reato previsto dallart. 256 c. 3-4 del decreto legislativo n. 152
del 2006. Nello specifico, sono stati conferiti in discarica oltre 1 milione
di mc. di rifiuti ulteriori rispetto ai rifiuti abbancabili. La illegittima
coltivazione avvenuta in sopraelevazione, comportando concreto
rischio di fenomeni franosi con rilevante pericolo per lambiente e per
la incolumit delle persone. Sulle pareti della discarica sono state
rilevate situazioni di criticit, con fuoriuscita di percolato. E stato
anche accertato che le acque sotterranee della discarica presentano
notevoli indici di inquinamento. Per i reati ravvisati rispetto ai fatti di cui
sopra, sono stati notificati ai tre indagati, C. A. di anni 53, A. G. di anni
53 e I. G. di anni 61, altrettanti avvisi di garanzia.
La discarica di Mazzarr SantAndrea (ME) da diverso tempo al centro delle
cronache anche a seguito della condanna ad 8 anni di reclusione per concorso
esterno in associazione mafiosa dellex Presidente del Consiglio di
Amministrazione, Sebastiano Giamb, per fatti attinenti la carica ricoperta.
Di recente la discarica stata oggetto dei lavori della Commissione
Parlamentare Antimafia nellultima visita effettuata a Messina e Barcellona P. G
http://www.24live.it/87045-mazzara-santandrea-sequestrata-la-discarica-per-rifiuti-gestitadalla-tirreno-ambiente-s-p-a

Carmelo Catania - settembre 2014

Una svolta sulla discarica dei veleni?


La commissione istituita dallex assessore Marino per verificare le condizioni degli impianti privati
ha sollevato pesanti dubbi sul sito di propriet della Tirrenoambiente. Diverse le irregolarit
riscontrate.
Quella della discarica di contrada Zupp, una delle tre pi grandi discariche private siciliane, una
storia lunga pi di dieci anni e pi volte al centro di inchieste tra commistioni politico-affaristicomafiose. Unenorme collina dargilla e spazzatura posta a cavallo tra i comuni di Mazzarr

14

SantAndrea e Furnari, in cui ogni giorno arrivano oltre 700 tonnellate di rifiuti prodotti da Messina
e altre provincie.
Raccolte, triturate, trasportate e interrate dagli operai della Tirrenoambiente Spa, lazienda guidata
da Giuseppe Antonioli che incamera circa 70.000 euro al giorno (in media ogni tonnellata viene
pagata 100 euro), una miniera doro per i gestori.
Nonostante la Regione abbia approvato da tempo un deliberato che impone una distanza minima
di 5 chilometri tra le discariche e i centri abitati, linvaso sorge ad appena 400 metri dal centro
abitato di Furnari, abitato da oltre 3 mila persone, appestando laria con miasmi e un fetore
insopportabile, tanto da non poter aprire le finestre nemmeno destate.
Potrebbe finalmente prospettarsi una svolta nella questione dellimpianto della Tirrenoambiente.
La commissione ispettiva
Tutto comincia con la revisione, da parte dellassessorato regionale allEnergia, guidato ancora da
Nicol Marino, delle autorizzazioni concesse agli operatori proprietari degli impianti privati nella
regione.
Per limpianto di contrada Zupp, entrato in funzione nel 2003, stato proposto lavvio del
procedimento di diniego dellistanza di rinnovo. Nella comunicazione inviata anche allazienda
partecipata dal comune di Mazzarr SantAndrea, il dirigente regionale Marco Lupo ricorda che il 17
gennaio 2014 stata costituita una commissione ispettiva per la verifica degli atti relativi alle
discariche private in esercizio per rifiuti non pericolosi site nel territorio siciliano.
Commissione che ha sollevato pesanti dubbi sul sito di Mazzarr.
Le irregolarit individuate dal pool investigativo, raccolte in una relazione conclusiva di 170 pagine
depositata lo scorso giugno, nel sito messinese riguardano la tutela dellambiente e della salute e
danno ragione ai cittadini di Furnari che da tempo lamentano una serie di violazioni dal punto di
vista ambientale.
Paure che sembrano avere finalmente un riscontro ufficiale.
Carenze e violazioni
Il documento mette in rilievo alcuni punti: lassenza delle prescrizioni del sindaco, la mancata
applicazione del principio di unica Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per uno o pi impianti
localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore. E poi le difformit. Quella nel
rispetto del programma di riduzione dei rifiuti biodegradabili, la presenza di rifiuti non ammessi
(come liquidi e pneumatici), la mancanza dellobbligo di trattamento dei rifiuti, dei piani di gestione
operativa e post operativa, sorveglianza e controllo e ripristino ambientale. E ancora violazioni
volumetriche, la mancanza di coerenza con il piano regionale di gestione dei rifiuti.
Inoltre, il decreto Aia rilasciato non possiede le caratteristiche di conformit legislativa pi volte
richiamata n conseguenzialmente permette leffettuazione di controlli efficaci sulle attivit di
gestione rifiuti autorizzate. Secondo le accuse della Regione, le attivit di gestione dei rifiuti
sono state svolte in difformit ad alcune condizioni imposte nel decreto Aia, nonch in difformit al
decreto legislativo 36/03 e decreto legislativo 59/05, che normano rispettivamente la gestione
delle discariche e la riduzione dellinquinamento.
E ancora la legittimit dellatto palesemente inficiata dallassenza agli atti del preventivo
giudizio di compatibilit ambientale positivo (Via), non sono conformi limpermeabilizzazione, e
manca lindicazione della capacit totale dellimpianto. Non solo, il progetto della barriera di
confinamento realizzata al di sotto del corpo rifiuti non stato trasmesso: ci non rende possibile
attestare se la base dellampliamento non si attesti su aree gi coltivate.
Gli ispettori inoltre fanno notare come alcune aree intermedie fra la nuova e la vecchia discarica
storica siano oggetto di coltivazione ed abbancamento. Le immagini tratte da Google Earth
sembrerebbero confermare lavvenuto sbancamento in tempi non definiti.

15

Infine, non risulta che il piano finanziario sia stato mai trasmesso ed approvato, cos come le
garanzie finanziarie. Alla commissione, inoltre, non chiaro se la polizza assicurativa sia
scaduta a maggio del 2012 e soprattutto se sia stata adeguata dopo lampliamento.
Decisione rinviata a settembre
Tirrenoambiente, che ha annunciato la chiusura del sito per il prossimo 31 agosto per esaurimento
della capienza, avrebbe stilato un documento con le contro deduzioni.
Il prossimo 2 settembre a Palermo stata convocata una conferenza dei servizi alla quale stato
invitato anche il comune di Furnari, che ottiene finalmente il riconoscimento delle proprie ragioni.
Un appuntamento che potrebbe essere fondamentale: se le criticit riscontrate non dovessero
essere risolte, la Regione esprimer parere negativo al rinnovo delle autorizzazioni.
Ma i passi successivi sono messi in dubbio dallavvicendamento di Marino con Salvatore Calleri,
considerato vicino agli ambienti di Confindustria.
Il modello Marino prevedeva di togliere il monopolio delle discariche ai privati e fare i controlli sui
prezzi di conferimento in discarica.
Ed proprio sui rifiuti che nei mesi scorsi lex assessore si scontrato con Giuseppe Catanzaro,
che di Confindustria vicepresidente, lanciando pesanti accuse sui presunti intrecci con Cosa
nostra scatenando una reazione fatta di querele e richieste di risarcimento milionarie.
I timori degli abitanti di Furnari risiedono tutti in questo legame tra il leader toscano del Megafono
e Confindustria. Associazione legata a doppio filo con il nome del gruppo Catanzaro.
Come agir la Regione, alla luce di quanto evidenziato dalla commissione ispettiva?
Calleri bloccher liter o come sperano i cittadini agir in continuit amministrativa?
Mazzette alla Regione
Negli stessi giorni in cui allassessorato si avviava liter del procedimento di diniego delle
autorizzazioni, la procura di Palermo portava a termine loperazione Terra Mia, ordinando
larresto proprio dellamministratore delegato di Tirrenoambiente, Giuseppe Antonioli, insieme ad
altri tre imprenditori della munnizza (Domenico Proto della Oikos di Misterbianco, Calogero e
Nicol Sodano, titolari della discarica Soambiente di Agrigento e del funzionario dellassessorato
regionale al Territorio e ambiente, Gianfranco Cannova, figura chiave di un sistema di corruzione
messo in atto per raggirare il sistema di autorizzazioni allo smaltimento dei rifiuti.
Gravi i danni ambientali
Secondo gli investigatori il quadro di corruzione emerso molto grave, in quanto ha messo a
repentaglio la salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni ambientali.
Nel corso delle indagini, polizia e Noe dei carabinieri, hanno constatato che questo settore
amministrativo caratterizzato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso
apparato burocratico che ha consentito al funzionario infedele, pur non rivestendo un ruolo
apicale, di giostrare nella gestione delle procedure connesse al rilascio dei provvedimenti,
agevolando gli imprenditori e preservandoli dallordinaria attivit di controllo e monitoraggio della
pubblica amministrazione consentendo loro in questo modo di superare indenni tutti i controlli.
Cannova, secondo laccusa, gestiva il suo ufficio come un feudo, ricevendo regalie e ingenti somme
di denaro dai diversi imprenditori che attendevano dal suo ufficio le autorizzazioni amministrative
per lesercizio delle discariche e che si vedevano garantire una corsia preferenziale per le loro
pratiche. Il funzionario, inoltre, avvertiva in anticipo le imprese dei controlli o le informava del
risultato di riunioni in assessorato.
QuellAudi sospetta
Nei confronti del dipendente regionale lex assessore regionale al Territorio Mariella Lo Bello aveva
presentato lo scorso marzo un esposto. Il funzionario: aveva predisposto un atto che bloccava
lautorizzazione a una discarica di Gela. A quel punto lassessore Lo Bello, insospettita dallo
strano comportamento, avvia una serie di verifiche e salta fuori la storia di una conferenza dei
servizi convocata nel settembre 2008 e presieduta dallo stesso Cannova che aveva rilasciato

16

lAutorizzazione integrata ambientale per lampliamento della discarica di Mazzarr SantAndrea,


omettendo la vicinanza al centro abitato di Furnari.
Nellottobre del 2008 il funzionario acquista unAudi A6 in Lombardia, in una concessionaria che
faceva riferimento allamministratore delegato della societ alla quale era stata rilasciata
lautorizzazione. Abbiamo cos trasferito il funzionario e presentato una denuncia sospettando un
giro di tangenti per oliare alcune pratiche piuttosto che altre, il tutto in un assessorato noto per le
sue lentezze e le improvvise accelerazioni, commentava la Lo Bello.
http://www.isiciliani.it/una-svolta-sulla-discarica-dei-veleni/#.VIhpstKG_wg

LA DENUNCIA DEL M5S "IRREGOLARIT A


BELLOLAMPO VIOLATE LE DIRETTIVE UE"
A firmarla 5 parlamentari siciliani alla Camera (Claudia Mannino, Loredana Lupo, Chiara Di
Benedetto, Riccardo Nuti e Giulia Di Vita), tre allArs (Giorgio Ciaccio, Claudia La Rocca e Giampiero
Trizzino) e il parlamentare europeo Ignazio Corrao.

PALERMO

Rifiuti

smaltiti

irregolarmente

nella

discarica

di

Bellolampo a Palermo. La denuncia del Movimento 5 stelle da ieri sui


tavoli della commissione europea. A firmarla 5 parlamentari siciliani alla
Camera (Claudia Mannino, Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto, Riccardo Nuti
e Giulia Di Vita), tre allArs (Giorgio Ciaccio, Claudia La Rocca e Giampiero
Trizzino) e il parlamentare europeo Ignazio Corrao. Nellimpianto palermitano
17

si continuano infatti a smaltire rifiuti tritovagliati in palese violazione delle


direttive europee.

La denuncia si fa forte della sentenza della Corte di Giustizia europea del 15


ottobre 2014 (causa c-323/13) che, tra le altre cose, ha stabilito che la mera
compressione e/o triturazione dei rifiuti indifferenziati destinati a essere
collocati in discarica non risponde ai requisiti posti dalla direttiva 1999/31.

La Corte di Giustizia europea commenta Claudia Mannino,


componente della commissione Ambiente della Camera - ha
fatto finalmente chiarezza sul tipo di materiale che pu essere
conferito in discarica.
Proprio per questo come Movimento 5 Stelle abbiamo inviato una
denuncia alla Commissione europea in merito allo smaltimento dei
rifiuti a Bellolampo.
Infatti nella discarica di Palermo si continua a conferire spazzatura al
massimo tritovagliata, in palese violazione della direttiva discariche. Il
principio della preminenza del diritto comunitario su quello interno,
rende del tutto inutile lemanazione da parte del sindaco Leoluca
Orlando di ordinanze contingibili ed urgenti (ex art. 191 del D.Lgs
152/2006), promulgate al fine di autorizzare lo smaltimento di rifiuti
trattati a mezzo di trituratori muniti di deferrizzatore magnetico.
Quindi, checch ne dica Orlando, questo metodo di smaltimento non
deve essere pi consentito. In pi alla Commissione europea stata
fornita una voluminosa documentazione che, oltre ogni ragionevole
dubbio, dimostra come a Bellolampo continui la decennale emergenza
percolato.
La presenza di questo liquido, cos altamente inquinante, da una parte
dimostra lelevatissima putrescibilit dei rifiuti conferiti nellinvaso e
dallaltra comprova linefficacia delle politiche messe in campo dai vari
attori istituzionali competenti.
Il Movimento 5 stelle auspica che, cos come avvenuto per le
discariche della provincia di Roma e di Latina, la Commissione
18

europea voglia velocemente intervenire anche sugli invasi siciliani, a


partire proprio da Bellolampo.
La denuncia del Movimento arriva allindomani della condanna allItalia
a pesantissime sanzioni economiche da parte della Corte di Giustizia
europea per il mancato rispetto delle norme in materia di gestione
delle discariche.
una vergogna commenta Claudia Mannino - perch i
cittadini pagano le tasse sui rifiuti e ora pagano nuovamente.
Noi abbiamo chiesto al governo con numerosi atti ispettivi e di
indirizzo di occuparsi della questione e ora pagheremo tutti
linettitudine del ministro dellAmbiente Galletti e di questo
governo.
Sono oltre duecento le discariche illegali. veramente assurdo che un
Paese non sappia come gestire i propri rifiuti e dilapidi le sue risorse in
multe piuttosto che in bonifiche. E, alle parole di Galletti, che
sostiene che la condanna dovuta a vecchie questioni, ora risolte la
deputata risponde:
Il ministro vaneggia: 30 discariche ad esempio si trovano in Abruzzo
dove risultano contaminate anche le falde acquifere. Invece di negare
il problema, ci interpelli: noi abbiamo una visione completa della
situazione e le soluzioni per affrontare finalmente e risolutivamente
questo disastro.
In Sicilia sono 24 le discariche finite nellelenco che ha dato il via alla
procedura di infrazione: tre a Messina (Mistretta, San Flippo del Mela,
Torregrotta, questultima con rifiuti pericolosi), una a Trapani
(Favignana), tre ad Agrigento (Cammarata, Racalmuto, Siculiana), tre
ad Enna, (2 a Leonforte e una a Pietraperzia) 6 a Palermo (Castellana
Sicula, Monreale, Casteldaccia,2 a Cerda, Contessa Entellina), 5 a
Siracusa (4 ad Augusta, una Priolo Gargallo con rifiuti pericolosi), 3 a
Catania (due a Caltagirone, una a Patern).
http://livesicilia.it/2014/12/03/irregolarita-a-bellolampo-violate-ledirettive-ue_572235/
Rifiuti: M5S, a Bellolampo smaltimento irregolare (2)
(AdnKronos) - I grillini hanno anche fornito alla Commissione europea una voluminosa documentazione
"che dimostra come a Bellolampo continui la decennale emergenza percolato". "La presenza di questo
liquido, cos altamente inquinante - sottolineano - da una parte dimostra lelevatissima putrescibilit dei
rifiuti conferiti nellinvaso e dallaltra comprova linefficacia delle politiche messe in campo dai vari attori
istituzionali competenti".

19

La denuncia del Movimento 5 Stelle arriva allindomani della condanna allItalia a pesantissime sanzioni
economiche da parte della Corte di Giustizia europea per il mancato rispetto delle norme in materia di
gestione delle discariche.
In Sicilia sono 24 le discariche finite nellelenco che ha dato il via alla procedura di infrazione: 3 a Messina
(Mistretta, San Flippo del Mela, Torregrotta, questultima con rifiuti pericolosi), una a Trapani (Favignana),
3 ad Agrigento (Cammarata, Racalmuto, Siculiana), 3 ad Enna, (due a Leonforte e una a Pietraperzia), 6 a
Palermo (Castellana Sicula, Monreale, Casteldaccia, due a Cerda, Contessa Entellina), 5 a Siracusa (4 ad
Augusta, una Priolo Gargallo con rifiuti pericolosi) e 3 a Catania (due a Caltagirone, una a Patern).

http://www.liberoquotidiano.it/news/cronaca/11728963/Rifiuti--M5S--aBellolampo.html

Ato con i conti in rosso e tonnellate di spazzatura restano


in strada
di Ignazio Marchese 03 Dicembre 2014

La provincia assediata dallimmondizia: Unemergenza che si ripete. Palermo apre Bellolampo a


quattro comuni particolarmente in difficolt

PALERMO. Oltre 400 tonnellate di spazzatura per strada nei soli comuni
dellAto Palermo 1, quello che va da Isola delle Femmine a Balestrate (Partinico
e Terrasini escluse).
E poi altri enormi cumuli da Villabate a Bagheria. Lemergenza rifiuti,
lennesima, esplode a ridosso delle festivit natalizie. Una situazione che inizia a
preoccupare i residenti che devono di nuovo fare i conti con le gimcane tra le
montagne di immondizia nei pressi dei cassonetti e i roghi che anche la scorsa
notte hanno illuminato i comuni di Carini e Bagheria.
Abbiamo avuto la spazzatura, montagne di spazzatura in estate qui a
Isola delle Femmine racconta un commerciante . Adesso a ridosso delle
festivit di nuovo. davvero incredibile come amiamo farci del male.
Possibile che non si riesca a mettere al centro dellagenda politica del
governo regionale la questione dei rifiuti che interessa tutti noi e invece si
va di emergenza in emergenza. Di rifiuti bruciati in rifiuti bruciati.
20

Nella zona occidentale della provincia a parte le isole felici di Partinico e


Terrasini che scaricano a Trapani e Campobello di Mazara,nel resto dei
comuni lemergenza si vede tutta. Basta fare un giro a Isola delle Femmine,
Capaci, Carini per assistere a scene viste e riviste in questi anni di
gestione targata Ato.
http://gds.it/2014/12/03/ato-con-i-conti-in-rosso-e-tonnellate-di-spazzatura-restanoin-strada_272966/

Sicilia, emergenza rifiuti. Corsa


contro il tempo a Trapani per
Borranea
La chiusura temporanea della discarica di Siculiana alza il velo, ancora una
volta, sulla folle situazione della gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia, tra
costi astronomici, pessima organizzazione, intrecci tra cattiva politica e
mafia, nessuna capacit di portare a livelli accettabili la raccolta
differenziata dei rifiuti. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha
emanato un'ordinanza che, per l'ennesima volta, d il via al piano di
emergenza in tutta l'isola. Ma ha chiaro in mente che non basta, e vuole che da Roma il governo apra un tavolo
tecnico. Crocetta smentisce l'ipotesi che i rifiuti siciliani vadano in altre Regioni. Non abbiamo alcuna intenzione di
trasportare i nostri rifiuti in altre regioni, poich ogni Regione - dice - ha il dovere di smaltire i propri. E noi non ci sottrarremo
alle

nostre

responsabilit.

Chieder

il

commissariamento

per

la

gestione

dell'emergenza.

La situazione resta drammatica nei Comuni, anche della provincia di Trapani (tra cui Marsala) che non possono conferire nella
discarica di Siculiana (Agrigento) perch i cancelli sono ormai sbarrati ma presto, si augura il presidente della Regione che ha
chiesto il "mutuo soccorso" ad altre discariche, si dovrebbe tornare ad una normalit. Crocetta punta all'utilizzo a tappeto di
altre discariche, magari in disuso, che possono essere utilizzate facendo dei piccolissimi interventi. Il governatore
sottolinea inoltre che sono in corso le gare per cinque impianti in Sicilia i cui lavori potrebbero essere imminenti, ma tali
interventi non possono rappresentare la soluzione definitiva. Sono state determinate dalla scelta, compiuta in passato dai
governi precedenti, di autorizzare solo discariche private senza pensare a investimenti pubblici - ha aggiunto Crocetta -.

Si pensato a creare mega-discariche di eccessivo impatto e non a piccoli interventi che avrebbero consentito ai
singoli Comuni o a consorzi di Comuni di potere gestire i propri rifiuti. impensabile che Catania, Messina e la parte
orientale della provincia di Palermo debbano dipendere da tre impianti.

Uno degli interventi che il governo Crocetta sottoporr a Roma per incrementare il livello di raccolta differenziata quello delle
compostiere:

Potremo ridurre del 50% la produzione di umido. Stiamo ragionando su questo progetto come su altre iniziative, ma
abbiamo bisogno di strumenti legislativi eccezionali per accelerare sul nuovo piano dei rifiuti. Critico il presidente regionale di
Legambiente Mimmo Fontana: Nulla di nuovo e che non si potesse attendere. La ricetta a cui si pensa sempre la stessa:
l'inutile e dannosa dichiarazione dell'emergenza. Crocetta provi a fare qualcosa di nuovo rispetto a quanto fatto da Cuffaro,
Lombardo e dal suo stesso governo nel 2013. Se oggi ci troviamo in mezzo a un disastro, vuol dire che anche l'emergenza

21

fortemente voluta dall'ex assessore Marino poco pi di un anno addietro non servita a molto. Il vero problema l'assenza di
una strategia complessiva, l'incapacit di copiare modestamente le migliori esperienze.
Per i Comuni della provincia di Trapani la soluzione adottata stata quella di far conferire i rifiuti alla discarica di
Borranea, gestita dal Comune di Trapani.

La cosa ha mandato su tutte le furie il Sindaco di Trapani, che ha presentato un ricorso al Tar. Tra l'altro a Borranea ci sono in
corso dei lavori per la creazione di un nuovo invaso, e adesso la corsa per finire i lavori prima che le vasche si riempiano.

L'azienda che gestisce la discarica la muncipalizzata Trapani Servizi: "Dovevamo completare i lavori del nuovo invaso
secondo le stime - dice l'amministratore Carta - adesso cambiato tutto". L'arrivo dei rifiuti degli altri Comuni potrebbe quindi
portare in emergenza anche l'unico modello che funziona in Sicilia Occidentale. Il decreto che ordina il conferimento dei rif iuti a
Trapani prevede una durata dell'emergenza di dieci giorni, ma difficile pensare che in dieci giorni tutto venga risolto...
http://www.tp24.it/2014/12/02/rifiuti/allarme-rifiuti-siciilia/87761

PER SOSTITUIRE SICULIANA 7 DISCARICHE L'ORDINANZA ANTIEMERGENZA RIFIUTI


Venerd 28 Novembre 2014 - 18:44 di Claudio Reale

La decisione di Crocetta: l'immondizia che fino a ieri veniva


portata nella struttura del Gruppo Catanzaro andr a Gela,
Palermo, Trapani, Misterbianco, Lentini, Castellana e Sciacca.
Si comincia domani. Ma scattano le prime interruzioni della
raccolta. La nota del presidente: "Chieder lo stato di
emergenza".
PALERMO L'ordinanza stata firmata pochi minuti fa dal
presidente
della
Regione
Rosario
Crocetta. Dispone
il
trasferimento a Gela, Bellolampo, Trapani, Sciacca, Castellana Sicula,
Lentini e Misterbianco dei rifiuti che fino a ieri sono stati portati nella
discarica di Siculiana: prende forma cos il piano della Regione per
fare fronte al rischio emergenza rifiuti in 83 comuni delle province di
Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Palermo nato dall'annuncio,
arrivato sabato scorso, del riempimento della discarica gestita dal
gruppo Catanzaro. Gi stamattina si sono verificate le prime
interruzioni dei servizi.
A rischio c'era la raccolta rifiuti in 83 comuni. Si tratta diversi
centri dell'Agrigentino, fra i quali il capoluogo, e di numerosi paesi
nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta, compresa la stessa
22

citt di Caltanissetta. Dopo la chiusura temporanea di altri impianti


della Sicilia occidentale, infatti, molti comuni erano confluiti sulla
struttura di Siculiana e nell'impianto gemello di Montallegro, dove
sono gi partiti i lavori che dovrebbero portare all'inizio dell'anno
prossimo al ritorno alla normalit. Lavori di ampliamento che venerd
scorso i tecnici del Libero consorzio di Agrigento e dell'Arpa hanno
definito in fase avanzata.
Fino ad allora, si proceder con la distribuzione. A essere
interessate sono la discarica Rap di Bellolampo, quella gestita dalla
Oikos a Misterbianco, quella della Trapani Servizi nella citt del sale,
l'impianto controllato dalla Sogeir a Sciacca, quello della Ambiente Cl2
a Gela, la struttura gestita dalla Sicula Trasporti a Lentini e quella
della Alte Madonie Ambiente a Castellana Sicula. Lentini e
Misterbianco, come anticipato nei giorni scorsi da LiveSicilia,
riceveranno anche i rifiuti della Sicilia orientale, messi in difficolt dal
sequestro della discarica di Mazzarr Sant'Andrea. La decisione
annuncia il direttore del dipartimento Rifiuti Domenico Armenio sar
in vigore da domani e dovrebbe permettere di limitare i disservizi
nella raccolta. Anche se alla Regione non escludono brevi interruzioni
del servizio. Che si sono gi manifestate: a Carini, in provincia di
Palermo, ad esempio, il sindaco Giuseppe Agrusa ha vietato a tutti i
residenti di conferire la spazzatura nei cassonetti. Da domani, per, il
problema dovrebbe essere risolto. O almeno dovrebbe iniziare a
risolversi. In attesa che Siculiana riapra.
LA NOTA DI CROCETTA
" Con un'ordinanza predisposta dal direttore generale Acqua e rifiuti,
ing. Armenio, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha
disposto il piano straordinario di emergenza rifiuti dopo i
provvedimenti che hanno interessato la discarica Oikos di Motta Santa
Anastasia e Tirreno Ambiente di Mazzar e la chiusura della
Catanzaro di Siculiana. Il piano prevede l'utilizzo per 30 giorni di tutte
le discariche disponibili attualmente in Sicilia, conferendo quantitativi
sopportabili. 'Si tratta di un vero piano di solidariet dice Crocetta attraverso il quale si vuole evitare un disastro ambientale nelle citt
siciliane. Nei prossimi giorni il governo regionale intende approntare
un piano pi dettagliato per un uso ottimale di tutte le discariche e
l'eventuale messa in esercizio di discariche gi esistenti che
potrebbero essere riavviate con piccoli interventi'. Il presidente della
23

Regione intenzionato a chiedere la dichiarazione di stato di


emergenza alla presidenza del Consiglio per potere compiere in modo
veloce tutti gli atti necessari alla realizzazione di un piano di
investimenti che riorganizzi l'intero settore. Per il presidente "
indispensabile accelerare l'incremento della differenziata e l'apertura
di discariche pubbliche in alternativa a quelle private". In particolare
viene sottolineato il fatto che tutta la provincia di Catania, Messina e
la parte orientale della provincia di Palermo, per anni sono dipese in
modo prevalente da due sole discariche, Oikos e Tirreno Ambiente,
entrambe private. I provvedimenti della magistratura hanno posto
drasticamente questioni temporanee al possibile utilizzo delle
medesime.
LA

NOTA

DI

ORLANDO

"A causa della gravissima emergenza rifiuti nell'area metropolitana dice in una nota il sindaco di Palermo e presidente Anci Sicilia, Leoluca
Orlando - con il Presidente della Azienda Comunale Rap ho offerto la
disponibilit per il conferimento dei rifiuti dei Comuni a Bellolampo,
discarica pubblica messa in regola in questi ultimi due anni con risorse
nazionali ottenute e rese disponibili dal Comune di Palermo. E' entrato
in crisi l'assurdo e costosissimo conferimento in discariche private, che
il Comune di Palermo e l'Anci Sicilia hanno sempre e con forza
denunciato. E'evidentemente necessario adesso effettuare ogni
accertamento e monitoraggio tecnico, ma anche necessario che la
Regione si doti (unica regione italiana ancora priva di tale strumento
previsto dalle norme europee e nazionali) di un Piano regionale dei
rifiuti e realizzi finalmente un piano di impiantistica pubblica che
sottragga la Sicilia a speculazioni di ogni genere e a gravi condizioni
igienico-sanitarie. E' ora di finirla con insopportabili sprechi, utili
soltanto a perpetuare disservizi e arricchimenti indebiti".
http://livesicilia.it/2014/11/28/sette-discariche-per-sostituiresiculiana-ecco-lordinanza-anti-emergenza-rifiuti_570496/

RIFIUTI, CROCETTA PRONTO A CHIEDERE IL COMMISSARIAMENTO:


"NON NE PORTEREMO IN ALTRE REGIONI"
"Non abbiamo alcuna intenzione di trasportare i nostri rifiuti in altre
regioni, poich ogni Regione ha il dovere di smaltire i propri. E noi non
ci sottrarremo alle nostre responsabilit. Ritengo per che si debba
aprire subito un tavolo a Roma per affrontare la questione ed evitare
24

che la Sicilia diventi un nuovo 'caso Campania', per intervenire


quando la spazzature avr gi invaso le strade: chieder quindi il
commissariamento per la gestione dell'emergenza". Lo dice il
presidente della Regione Rosario Crocetta, che ieri ha firmato
un'ordinanza"per tamponare la situazione che si creata in seguito
alla vicenda giudiziaria della discarica di Mazzar Sant'Andrea e alla
chiusura di quella di Siculiana per effetto dell'incremento dei
conferimenti".
"In 24 ore ho annullato l'emergenza, assumendomi una responsabilit
enorme e tamponando una situazione che poteva diventare
drammatica", aggiunge il governatore. "L'attuale piano distribuisce in
modo equo i rifiuti in base alle disponibilit esistenti - spiega - ma
opereremo in questo modo solo per un mese. Nel frattempo occorre
mettere in campo, immediatamente, misure alternative che
consentano la riapertura delle discariche di Mazzar Sant'Andrea e di
Siculiana". Non solo, Crocetta punta "all'utilizzo a tappeto di altre
discariche, magari in disuso, che possono essere utilizzate facendo dei
piccolissimi interventi". Il governatore sottolinea che "sono in corso le
gare per cinque impianti in Sicilia, in cui lavori potrebbero essere
imminenti, ma tali interventi non possono rappresentare la soluzione
definitiva". "Le criticit attuali - evidenzia - sono state determinate
dalla scelta, compiuta in passato dai governi precedenti, di autorizzare
solo discariche private senza pensare a investimenti pubblici. Si
pensato a creare mega-discariche di eccessivo impatto e non a piccoli
interventi che avrebbero consentito ai singoli comuni o a consorzi di
comuni di potere gestire i propri rifiuti. Questo sistema va rivisto
profondamente: impensabile che Catania, Messina e la parte
orientale della provincia di Palermo debbano dipendere da tre
impianti".
Per Crocetta "occorre che tutti abbiano la consapevolezza che il piano
rifiuti precedente era velleitario e insufficiente, basandosi, solo
teoricamente, su una percentuale di raccolta differenziata mai
realizzata anche perch non veniva indicati gli strumenti idonei per
raggiungere quegli obiettivi, col risultato che il sistema pubblico non si
attrezzato in modo sufficiente". "Il caso Mazzara Sant'Andrea
emblematico - sostiene il governatore - Il sistema dei rifiuti va in tilt
proprio perch basato sul monopolio dello smaltimento".
Il
Commissario straordinario del Comune di Agrigento, con propria
ordinanza, ha disposto la revoca del precedente analogo atto con il
quale mercoledi' scorso era stato disposto il divieto di conferimento
dei rifiuti solidi urbani nei contenitori stradali di tutto il territorio
25

comunale,

dal

27

novembre

lunedi'

prossimo.

Il provvedimento di oggi fa seguito al decreto del Dirigente generale


del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti del 28 novembre,
con il quale il comune di Agrigento, oltre a quelli di Aragona,
Cammarata, Castrofilippo, Casteltermini, Comitini, Favara, Grotte,
Joppolo Giancaxio, Lampedusa e Linosa, Porto Empedocle, Racalmuto,
Raffadali, San Giovanni Gemini, Sant'Elisabetta e Sant'Angelo Muxaro,
sono stati autorizzati a conferire i rifiuti solidi urbani ed assimilati non
pericolosi, prodotti nei rispettivi territori, presso l'impianto di discarica
della "Sicula Trasporti", in contrada Grotte San Giorgio nel comune di
Catania, premio trattamento da effettuarsi nell'impianto di contrada
Coda
di
volpe
nello
stesso
comune.
L'autorizzazione ha validita' pari a quella prevista nell'ordinanza del
Presidente della Regione, emanata nella stessa giornata di ieri, che
dispone l'incremento della tritovagliatura e del conferimento
giornaliero presso la citata discarica di 750 tonnellate al giorno per 30
giorni. Nel comune di Agrigento gia' oggi stesso si e' avviata la
raccolta dei rifiuti che proseguira' anche nella giornata festiva di
domani.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/29/news/rifiuti_crocett
a_pronto_a_chiedere_il_commissariamento_non_ne_porteremo_in_alt
re_regioni-101714329/

Emergenza rifiuti in Sicilia: dal sindaco di Palermo lok per il


conferimento ai comuni in difficolt

A causa della gravissima emergenza


rifiuti nellarea metropolitana, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il
Presidente della Azienda Comunale Rap, Sergio Marino, hanno offerto la
disponibilit ad accettare il conferimento a Bellolampo dei rifiuti di quei
Comuni che sono gi in emergenza. Ci possibile perch la discarica
26

pubblica stata messa in regola nel corso degli ultimi due anni, con
risorse nazionali ottenute e rese disponibili dal Comune di Palermo.
Oggi afferma il Sindaco di Palermo e Presidente di Anci Sicilia Leoluca
Orlando entrato in crisi lassurdo e costosissimo sistema regionale,
basato sul conferimento in discariche private, che il Comune di Palermo e
lAnci Sicilia hanno sempre e con forza.denunciato. E evidentemente
necessario adesso effettuare ogni accertamento e monitoraggio tecnico
ma anche necessario che la Regione si doti di un Piano regionale rifiuti e
realizzi finalmente un Piano di Impiantistica pubblica che sottragga la
Sicilia a speculazioni di ogni genere e a gravi condizioni igienico sanitarie
per altro allineandosi cosi alla normativa nazionale ed europea, unica
regione a non aver ancora adempiuto. E ora di finirla conclude
Orlando con insopportabili sprechi utili soltanto a perpetuare disservizi e
arricchimenti indebiti.
http://www.strettoweb.com/2014/11/emergenza-rifiuti-in-sicilia-dal-sindacodi-palermo-lok-per-il-conferimento-ai-comuni-in-difficolta/218882/

La protesta dei Sindaci trapanesi per Siculiana chiusa: "I


rifiuti? Alla Regione"
Non si fatta attendere la reazione dei Sindaci della provincia di Trapani di fronte alla
chiusura della discarica di Siculiana, quella dove conferiscono oltre 80 Comuni delle
province di Trapani e Palermo. I sindaci dei comuni che fanno parte del Srr Trapani
Nord hanno inviato un durissimo documento contro la Regione. Tutti tranne
Trapani, che ha una sua discarica. Nel corso della riunione che si tenuta ad Erice i
sindaci hanno sottolineato gli enormi disagi sul piano igienico e sanitario dei territorio.
Avevano chiesto di poter conferire i rifiuti presso la discarica comunale di Trapani, richiesta
che stata negata. Per questo stante la mancanza di ogni risposta del Governo volta a
trovare una soluzione al gravissimo problema, porteranno simbolicamente i rifiuti
accumulati sui mezzi presso i palazzi dello Governo della Regione per sensibilizzare le
autorit ad addivenire ad una immediata risoluzione del problema. Il documento
firmato dai sindaci di Alcamo Sebastiano Bonventre, Buseto Luca Gervasi, Calatafimi Vito
Sciortino, Castellammare Nicola Coppola, Custonaci Giuseppe Bica, Erice Giacomo
Tranchida, Favignana Giuseppe Pagoto, Paceco Biagio Martorana, Pantelleria Salvatore
Gabriele, San Vito Matteo Rizzo, Valderice Girolamo Spezia e dal dirigente del Comune di
Marsala Francesco Patti.
27

Quello che si paventa lo spettro di una nuova emergenza rifiuti. Molti sindaci
dell'agrigentino hanno gi emanato un'ordinanza di divieto per i cittadini di esporre rifiuti.
Ma la situazione non sostenibile. Sembra tutto pronto per iniziative di protesta
clamorose, come quelle che sarebbero in cantiere da parte dei sindaci del Trapanese, che,
pare, esasperati per la mancanza di risposte da parte della Regione potrebbero "marciare"
su Palermo con gli autocompattatori. Anche il sindaco di Porto Empedocle e deputato
regionale dell'Udc Lillo Firetto ha presentato un'interrogazione urgente al presidente della
Regione Siciliana e all'assessore Regionale all'Energia per sapere se sia ammissibile
scaricare sui cittadini e sulle famiglie il rischio sanitario derivante dal mancato deposito dei
rifiuti domestici nei cassonetti senza un termine di durata o se invece il Governo Regionale
non debba adoperarsi con ogni mezzo per trovare una soluzione, immediata ancorch
temporanea, e quali provvedimenti urgenti intendano adottare per rimuovere tali
condizioni di rischio. E' evidente - aggiunge Firetto - che senza provvedimenti di ampio
respiro anche in caso di ampliamento dell'impianto di Siculiana, la provincia di Agrigento si
troverebbe nuovamente entro breve in una nuova emergenza rifiuti a causa di spazzatura
proveniente da altri territori.
Nessuna notizia, al momento, sulle possibili soluzioni alternative da seguire per superare la
fase pi critica, anche se in molti "sussurrano" che i rifiuti potrebbero essere alla fine
conferiti presso la discarica di contrada "Timpazzo" di Gela. Il tutto, tra l'altro, dovrebbe
avvenire solo per un tempo limitato.
La Catanzaro avrebbe infatti gi avviato gli interventi necessari per il
completamento di un primo lotto della nuova vasca, la quale ha una capienza
complessiva di oltre un milione e mezzo di metri cubi. I lavori potrebbero durare un
paio di mesi, con la Regione che avrebbe gi fatto "pressing" sul privato perch acceleri
ove possibile gli iter necessari e riapra al conferimento. Si tratterebbe per solo di una
"boccata d'ossigeno" che non cambierebbe poi di tanto l'attuale situazione di assoluta
precariet vissuta dalla regione sul fronte della gestione dei rifiuti.
Nel frattempo stata individuata la soluzione di Trapani. La citt ha una sua discarica e la
Regione ha deciso che i rifiuti andranno l. La cosa ha scatenato le ire del Sindaco di
Trapani, Vito Damiano, che ha annunciato ricorso al Tar: "Oggi, purtroppo, Trapani Servizi
28

e Comune, che si erano opposti al ricevimento dei rifiuti provenienti da altri Comuni
siciliani in emergenza igienico-sanitaria, sono stati destinatari di provvedimenti dimperio
da parte dellAssessorato regionale Acque e Rifiuti che obbligano la Societ Trapani
Servizi

mettere

disposizione

la

discarica

Cuddia

di

Borranea.

E la conseguenza di una politica regionale miope e dissennata- ha lamentato il Sindacoche penalizza le realt virtuose trovando sempre soluzioni facili che alla fine premiano e
vanno a vantaggio di chi virtuoso non stato. Ho rappresentato alla Regione che i
conferimenti indiscriminati e continui presso la nostra discarica comporteranno il suo
prematuro esaurimento per cui prevedibile che entro il prossimo mese di febbraio
saremo costretti a dover far ricorso ad altre discariche, prevedibilmente fuori dellIsola,
con aumento esponenziale dei costi per il trasporto. Voglio augurarmi che la Regione
recepisca listanza in modo da non provocare nel nostro territorio quella situazione di
emergenza rifiuti che potrebbe determinare conseguenze disastrose anche alleconomia
del territorio. Ad ogni buon fine, nei prossimi giorni sar presentato al TAR di Palermo un
ricorso contro il provvedimento adottato dalla Regione con il quale si richiede anche la
sospensione della sua efficacia.
Gi da oggi, dunque, i comuni facenti parte della srr Trapani Nord potranno
conferire i rifiuti nella discarica di Borranea.
Il deputato regionale Paolo Ruggirello ha seguito insieme ai Sindaci dei comuni
interressati, l'iter amministrativo del decreto, restando in contatto con l'ingegnere
Armenio, dirigente del dipartimento regionale acqua e rifiuti, che ha firmato il decreto con
il quale si autorizzano i dodici comuni facenti parte dell'ex Ato a scaricare i rifiuti per una
portata di circa duecento tonnellate al giorno, fino al prossimo 10 dicembre.
Tradotto in introito questi numeri consentiranno alla Trapani Servizi di incassare una
somma di circa 300 mila euro La questione, che interessa tutto il territorio provinciale,
non poteva essere risolta a vantaggio di alcuni e a scapito di altri comuni. - afferma
Ruggirello Con un' analisi mirata sui numeri e con la collaborazione dell'ufficio del
dipartimento regionale stato possibile individuare una strategia che consentir al comune
di Trapani di cogliere opportunit da un'emergenza.
La capienza residua della vasca di 15.000 metriquadri, di cui 3.000 andrebbero ad essere
29

occupati dai rifiuti provenienti dal nuovo conferimento. I restanti 12.000 metriquadri
basterebbero per i prossimi 4 mesi.
Ruggirello coglie l'occasione per volgere l'invito al Sindaco, affinch si attivi per l'avvio
della raccolta differenziata a Trapani che garantirebbe un ulteriore recupero di spazio per i
rifiuti raccolti a Borranea.
http://www.tp24.it/2014/11/29/rifiuti/la-protesta-dei-sindaci-trapanesi-per-siculiana-chiusa-i-rifiuti-allaregione/87724

Catania - Discariche, ora di smetterla. Riunione decisiva il 3 dicembre


di Redazione

Residenti in allarme per le esalazioni maleodoranti che si


propagano nellintera area circostante. Valanghe dInverno,
sito chiuso ma in emergenza i rifiuti arrivano ancora
CATANIA - Una discarica, quella di contrada Tirit tra Motta S.
Anastasia e Misterbianco, cresciuta tra le anomalie in corso di
accertamento e che per questo attende di conoscere i tempi e le
modalit del piano di chiusura, ma che nel frattempo viene invitata a
ospitare i rifiuti di oltre 100 comuni in pi. quello che accade nella
Sicilia del presidente Crocetta. E allorizzonte non si vedono ancora vie
duscita percorribili.
Eppure lestate scorsa la sensazione era di essere arrivati a un punto
di svolta decisivo. In quelloccasione avevamo parlato infatti, per la
discarica in questione, di termine dellattivit in tempi rapidi. Questo
perch, dopo larresto di Mimmo Proto, titolare dellOikos - lazienda
che gestisce il sito - nellambito dellinchiesta Terra mia che ha visto
scattare le manette per altri tre imprenditori siciliani legati al mondo
della gestione dei rifiuti, la Regione aveva imposto la chiusura del sito,
compreso il nuovo ampliamento di Valanghe dInverno. Si dava tempo
alla ditta fino al 31 agosto per consegnare un piano di bonifica.
La vicenda sembrava cos conclusa. I Comitati, che da anni si battono
per la salvaguardia del loro territorio, avevano finalmente potuto
tirare un sospiro di sollievo. Qualcuno aveva parlato di vittoria. Ma
non era cos semplice. Gi qualche mese fa gli osservatori pi attenti
facevano notare un problema non irrilevante; se la Regione aveva
dato un termine fisso allOikos per la consegna del pano di chiusura,
non ne aveva imposto alcuno a se stessa per decidere se approvarlo o
30

meno. Perch in una Regione senza un Piano dei rifiuti serio ed


efficiente le discariche sono un elemento importante, almeno finch
non si attivano altre strutture che puntino al riciclaggio e alla
produzione di energia dai rifiuti.
Non ha destato quindi grande sorpresa lordinanza emessa a fine
settembre dal presidente Rosario Crocetta con cui veniva prorogata
lautorizzazione, per tutti i Comuni, a conferire a Valanghe dInverno,
almeno fino al 15 gennaio del 2015. Del resto siamo in emergenza. E
lo siamo da sempre.
Ed ecco arrivare laltra tegola. Dopo il sequestro da parte dei
Carabinieri del sito di Mazzarr SantAndrea, su disposizione del Gip
del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e su richiesta della Procura
barcellonese, i rifiuti degli oltre 100 comuni esuli del sito messinese
sono stati invitati a conferire proprio nella morente Valanghe
dInverno. Cos la discarica che doveva essere chiusa adesso ospita i
rifiuti di tutta la Sicilia orientale. Evidentemente lassenza di tutte le
autorizzazioni richieste dalla normativa regionale ed europea e
linchiesta della magistratura per corruzione, nellambito delliter di
rilascio dellautorizzazione integrata ambientale, sembrano essere
state, in questo senso, ritenute poco rilevanti.
Si attende adesso la nuova conferenza dei servizi, che si terr il 3
dicembre a Palermo, per capire quale sar il futuro dei rifiuti siciliani
nei prossimi anni. Nel frattempo i due Comitati contro la discarica
hanno ripreso la loro attivit di protesta. Sabato 15 novembre qualche
centinaio di cittadini hanno bloccato gli ingressi al sito, rallentando la
circolazione delle auto e tenendo i camion dei rifiuti fermi fino alle 15.
Unennesima, disperata, richiesta di ascolto.
Articolo pubblicato il 28 novembre 2014
http://www.qds.it/17958-catania-discariche-e-ora-di-smetterla-riunione-decisiva-il-3-dicembre.htm

DISCARICHE A TEMPO DETERMINATO, PER LA SICILIA LALTERNATIVA


ENERGIA
di Rosario Battiato
Il rapporto sul waste management di Althesys: altri due anni prima
dello stop allabbancamento dei rifiuti. Alcuni paesi europei hanno
addirittura eliminato il ricorso allinterramento
31

PALERMO Lo spazio limitato, i rifiuti no. La capacit di abbancamento delle


discariche nazionali potrebbe esaurirsi nel giro dei prossimi due anni, soprattutto
in quelle regioni che le utilizzano come riferimento principale del proprio sistema
di gestione. Il quadro completo contenuto nel Was annual report sul 'waste
manegement', messo a punto dal think tank italiano sull'industria del waste
management di cui fa parte anche Althesys (la societ di consulenza strategica
ambientale), che rilancia le ben note preoccupazioni sul futuro della gestione dei
rifiuti.
La situazione siciliana, tra le peggiori in Europa, si pu considerare al centro del
rischio.
NellIsola ci sono ben tredici siti (dieci pubblici e tre privati) che si spartiscono
qualcosa come 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (dati Ispra 2013), pari al
93% dei rifiuti prodotti (in Italia la media del 37%). Due impianti, inoltre,
attraversano una situazione particolarmente critica: la discarica di Valanghe
dInverno della Oikos, in provincia di Catania, in fase di chiusura dopo la
negazione del rinnovo dellautorizzazione integrata ambientale della scorsa
estate, e la discarica di Mazzar SantAndrea, in provincia di Messina, stata
sequestrata allinizio di questo mese dopo il provvedimento del Tribunale di
Barcellona Pozzo di Gotto. Ci sono circa 170 comuni che conferivano, o
conferiscono, rifiuti in queste due discariche. Un esempio dell'inaffidabilit di un
sistema che non offre alternative praticabili e che, nel giro di qualche mese,
potrebbe rapidamente portare a un'emergenza senza precedenti.
Diversi Paesi europei hanno abolito del tutto, o quasi, le discariche, come la
Svizzera. In Sicilia, invece, la scusa dell'emergenza perenne continua a
determinarne la presenza o la richiesta di nuove. La Regione ha avviato dei
bandi di gara europei da 70 milioni di euro per tre nuove piattaforme integrate
di smaltimento di rifiuti, ma non ha ancora previsto una strategia complessiva
per venire fuori dalla crisi proprio per il ritardo nell'aggiornamento del Piano
Rifiuti.
Il commento che si legge nel rapporto di Althesys chiaro: dai piani regionali
emerge la tendenza a continuare a puntare sulle discariche oppure a non
prevedere soluzioni per lo smaltimento. E resta ancora sospesa la questione
degli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto, che sono una realt avviata
soltanto in alcune zone d'Italia. Lo Sblocca Italia, recente convertito in legge,
dovrebbe sopperire a questa grave falla nazionale, anche perch la ricetta gi
indicata dall'Europa e prevede da un lato l'aumento delle percentuali di raccolta
differenziata e il recupero dei materiali e dall'altro la termovalorizzazione dei
32

rifiuti indifferenziati. La distanza che ci separa dalle migliori esperienze europee


risiede proprio nel minore ricorso alla valorizzazione con recupero termico ed
elettrico. E non solo. Le direttive europee in materia di rifiuti fissano anche
precisi obiettivi da raggiungere della quota di riciclo: il 50% nel 2020 e il 70%
nel 2030. Poi, la prevenzione con l'introduzione di un obiettivo di riduzione dei
rifiuti alimentari del 30% entro il 2025.
Per la Sicilia resta un problema di difficile risoluzione, che abbraccia anche il
sistema infrastrutturale sul quale pesano, tanto per cambiare, diverse
incompiute. Secondo un recente report della Cisl ci sarebbero ben 8 impianti
finanziati e mai attivati per un totale di 100 milioni di euro.
Articolo pubblicato il 20 novembre 2014

http://www.qds.it/17874-discariche-a-tempo-determinato-per-la-sicilia-l-alternativa-eenergia.htm
Sblocca Italia: la legge di conversione Legge 11.11.2014 n 164 , G.U. 11.11.2014
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.
133, recante misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere
pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza
del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive. (14G00176)
(GU n. 262 del 11-11-2014 - Suppl. Ordinario n. 85)
L'articolo 35 e' sostituito dal seguente:
Art. 35. - (Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di
un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per
conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure
urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il
recupero dei beni in polietilene).
1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei
ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita'
complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti
di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con
l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti
di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati
da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con
finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del
33

territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta


differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione
regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e
insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un
sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati,
garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di
superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata
attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di
rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua
la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il
fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei
rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni;
sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale
copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove
tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della
capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il
recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di
compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da
realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come
previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita'
ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto
delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto
legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le
autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni
integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di
impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico
termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria
come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati
conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico
di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
34

5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di


conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita'
competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la
loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne
ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso
le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non
sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in
impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque
essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel
territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e,
solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti
urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via
complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel
pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis,
comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e
delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che
l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di
forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il
rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate
ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani
localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre
regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un
contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20
euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di
provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura
del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla
prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della
raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al
contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e'
corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel
territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota
incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di
provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono
essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita'
degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I
35

termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di


valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata
ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.
9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si
applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno
2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013,
n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n.
125, dopo le parole: "il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare" sono inserite le seguenti: ", anche avvalendosi
della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure,
previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,".
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e
successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
"3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il
Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel
rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove
sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da
calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di
protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225".
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "In ogni caso,
del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un
rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente
rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive
interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo
economico";
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Il contributo
percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in
relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla
durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al
presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al
comma 10, lettera b)".
36

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo


234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal
presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234,
commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi
importi.
http://www.altalex.com/index.php?idnot=69478
ARTICOLO 8 DELLA LEGGE 5 GIUGNO 2003, N. 131
(Attuazione dellarticolo 120 della Costituzione sul potere sostitutivo)
1. Nei casi e per le finalit previsti dallarticolo 120, secondo
comma, della Costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro competente per materia, anche su iniziativa
delle Regioni o degli enti locali, assegna allente interessato un
congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti o necessari;
decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri, sentito
lorgano interessato, su proposta del Ministro competente o del
Presidente del Consiglio dei ministri, adotta i provvedimenti necessari,
anche normativi, ovvero nomina un apposito commissario. Alla
riunione del Consiglio dei ministri partecipa il Presidente della Giunta
regionale della Regione interessata al provvedimento.
2. Qualora lesercizio del potere sostitutivo si renda necessario al
fine di porre rimedio alla violazione della normativa comunitaria, gli
atti ed i provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati su proposta
del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche
comunitarie e del Ministro competente per materia. Larticolo 11 della
legge 9 marzo 1989, n. 86, abrogato.
3. Fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale,
qualora lesercizio dei poteri sostitutivi riguardi Comuni, Province o
Citt metropolitane, la nomina del commissario deve tenere conto dei
princpi di sussidiariet e di leale collaborazione. Il commissario
provvede, sentito il Consiglio delle autonomie locali qualora tale
organo sia stato istituito.
4. Nei casi di assoluta urgenza, qualora lintervento sostitutivo non
sia procrastinabile senza mettere in pericolo le finalit tutelate
dallarticolo 120 della Costituzione, il Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro competente, anche su iniziativa delle Regioni o
degli enti locali, adotta i provvedimenti necessari, che sono
immediatamente comunicati alla Conferenza Stato-Regioni o alla
37

Conferenza Stato-Citt e autonomie locali, allargata ai rappresentanti


delle Comunit montane, che possono chiederne il riesame.
5. I provvedimenti sostitutivi devono essere proporzionati alle
finalit perseguite.
6. Il Governo pu promuovere la stipula di intese in sede di
Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata, dirette a favorire
larmonizzazione delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di
posizioni unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso
esclusa lapplicazione dei commi 3 e 4 dellarticolo 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
Nelle materie di cui allarticolo 117, terzo e quarto comma, della
Costituzione non possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui allarticolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e
allarticolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
http://www.camera.it/parlam/leggi/03131l.htm
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152
"Norme in materia ambientale"

ART. 191
(ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi)
1. Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di tutela
ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, con particolare
riferimento alle disposizioni sul potere di ordinanza di cui all'articolo 5
della legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del servizio nazionale
della protezione civile, qualora si verifichino situazioni di eccezionale
ed urgente necessit di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, e
non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta
regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono
emettere, nell'ambito delle rispettive competenze, ordinanze
contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali
forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti,
garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente.
Dette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei
Ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al
Ministro della salute, al Ministro delle attivit produttive, al Presidente
della regione e all'autorit d'ambito di cui all'articolo 201 entro tre
giorni dall'emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a
sei mesi.
38

2. Entro centoventi giorni dall'adozione delle ordinanze di cui al


comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le
iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo,
il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso del
termine e di accertata inattivit, il Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere
entro un congruo termine e, in caso di protrazione dell'inerzia, pu
adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.
3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende
derogare e sono adottate su parere degli organi tecnici o tecnicosanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle
conseguenze ambientali.
4. Le ordinanze di cui al comma 1 non possono essere reiterate per
pi di due volte. Qualora ricorrano comprovate necessit, il Presidente
della regione d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio pu adottare, dettando specifiche prescrizioni, le ordinanze
di cui al comma 1 anche oltre i predetti termini.
5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso
temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono
comunicate dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio alla
Commissione dell'Unione europea.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
C.5/03513 nel campo della gestione dei rifiuti, l'Italia, al pari
degli altri Stati membri, tenuta a dare attuazione alle
disposizioni contenute nelle seguenti direttive dell'Unione
europea che...

Interrogazione
a
risposta
immediata
in
03513presentato da MANNINO Claudia testo
settembre 2014, seduta n. 287
MANNINO, BUSTO,
TERZONI e ZOLEZZI.

DAGA,

DE

ROSA,

commissione
di Mercoled

MICILLO,

510

SEGONI,

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del


mare.
Per sapere premesso che:
39

nel campo della gestione dei rifiuti, l'Italia, al pari degli altri Stati
membri, tenuta a dare attuazione alle disposizioni contenute nelle
seguenti direttive dell'Unione europea che regolano alcune parti della
materia: la n. 75/442/CEE e successive modifiche, la n. 91/689/CE
relativa alla gestione controllata dei rifiuti pericolosi, e la n.
1999/31/CE concernente la gestione delle discariche;
il Corpo forestale dello Stato, negli anni, ha condotto tre censimenti
delle discariche abusive. Il primo stato effettuato nel 1986, e ha
riguardato 6.890 comuni italiani, evidenziando l'esistenza di 5.978
discariche abusive. Il secondo stato redatto nel 1996, ha riguardato
6.802 comuni ed ha evidenziato l'esistenza di 5.422 discariche
abusive. Il terzo, pubblicato il 22 ottobre del 2002 a seguito della
riforma della regolamentazione in materia di gestione dei rifiuti
(decreto legislativo n. 22 del 1997) ha identificato 4.866 discariche
abusive, per una superficie totale di 19.017.157 metri quadrati, ed ha
inoltre evidenziato l'esistenza di 1.765 discariche che non risultavano
nei censimenti precedenti. L'ultimo rapporto del Corpo forestale dello
Stato, inoltre, ha chiarito come 1.654 discariche abusive erano ancora
in attivit, e 3.212 sembravano essere invece non essere pi utilizzate.
Pur tuttavia, come sottolinea il suindicato studio, l'impatto ambientale
delle discariche abusive non pi utilizzate ugualmente significativo,
spesso perfino pi impattante, di quello delle discariche in attivit.
Secondo tale rapporto, i risultati erano sicuramente sottostimati in
quanto le competenze del Corpo forestale dello Stato coprono
essenzialmente il territorio extra urbano, il che esclude le numerose
discariche abusive localizzate in aree urbane; v da segnalare, infine,
come 705 discariche riguardano rifiuti pericolosi;
la Commissione europea venuta a conoscenza in particolare
attraverso il 3o censimento delle discariche abusive, tramite reclami,
interrogazioni di parlamentari europei ed articoli di stampa del
funzionamento di un vasto numero di discariche abusive ed
incontrollate in Italia. Motivi per cui la stessa Commissione, in data 11
luglio 2003, ha inviato all'Italia una costituzione di messa in mora,
aprendo cos una procedura di infrazione (2003-2077) contro il nostro
Paese per la cattiva applicazione degli articoli 4, 8 e 9 della direttiva
75/442/CEE, modificata dalla direttiva 91/156/CEE, dell'articolo 2,
paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE e dell'articolo 14, lettere a)c), della direttiva 1999/31/CE;
ad esito del ricorso proposto dalla Commissione Europea, la Corte di
giustizia delle Comunit europee (causa C-135/05), il 26 aprile 2007,
ha condannato la Repubblica italiana per non aver adottato tutti i
provvedimenti necessari ad adempiere agli obblighi ad essa
incombenti: per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza
pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi
che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e per vietare
40

l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti;


affinch ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato
o pubblico, o ad un'impresa che effettua le operazioni di smaltimento o
di recupero, oppure provveda egli stesso al recupero o allo
smaltimento conformandosi alle disposizioni della direttiva in materia
di rifiuti; affinch tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano
operazioni di smaltimento
siano
soggetti ad
autorizzazione
dell'autorit competente; affinch in ogni luogo in cui siano depositati
(messi in discarica) rifiuti pericolosi, questi ultimi siano catalogati e
identificati; affinch, in relazione alle discariche che hanno ottenuto
un'autorizzazione o erano gi in funzione alla data del 16 luglio 2001,
il gestore della discarica elabori e presenti per l'approvazione
dell'autorit competente, entro il 16 luglio
2002, un piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni
relative alle condizioni per l'autorizzazione e le misure correttive che ritenga
eventualmente necessarie; affinch, in seguito alla presentazione del piano di
riassetto, le autorit competenti adottino una decisione definitiva sull'eventuale
proseguimento delle operazioni, facendo chiudere al pi presto le discariche
che non ottengano l'autorizzazione a continuare a funzionare, o autorizzando i
necessari lavori e stabilendo un periodo di transizione per l'attuazione del
piano;
il 16 aprile 2013, la Commissione europea ha presentato un nuovo
ricorso contro l'Italia (causa C-196/13) per non aver adottato tutte le
misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia
delle Comunit europee del 26 aprile 2007, nella causa C-135/05. La
Commissione ha chiesto alla Corte di ordinare alla Repubblica italiana
di: a) versare alla Commissione una penalit giornaliera pari a euro
256.819,2 per il ritardo nell'esecuzione della sentenza nella causa C135/05 dal giorno in cui sar pronunciata la sentenza nella presente
causa fino al giorno in cui sar stata eseguita la sentenza nella causa
C-135/05; b) versare alla Commissione una somma forfettaria il cui
importo risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a
euro 28.089,6 per il numero di giorni di persistenza dell'infrazione dal
giorno della pronunzia della sentenza nella causa C-135/05 alla data
alla quale sar pronunziata la sentenza nella presente causa;
il 3 giugno del 2014, si svolta la prima udienza della Corte di
giustizia dell'Unione europea in merito alla causa C-196/13 per la
pronuncia sulle discariche abusive;
nel corso della seconda udienza, tenutasi lo scorso 4 settembre,
l'avvocato generale della Corte, Juliane Kokott richiamando la
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) del 26 aprile 2007 con
la quale la Corte ha condannato il nostro Paese per violazioni delle
direttive in materia di trattamento dei rifiuti ha individuato tre tipi di
violazioni:

41

a) l'utilizzazione di discariche illegali di rifiuti, in parte con


l'abbandono di rifiuti pericolosi;
b) la mancata bonifica delle discariche illegali di rifiuti chiuse,
contenenti in parte rifiuti pericolosi;
c) la mancanza di una nuova autorizzazione per le discariche di rifiuti
rimaste in funzione ai sensi della direttiva discariche;
in merito alla prima violazione contestata (l'utilizzazione delle
discariche illegali) l'Avvocato Generale ha precisato quanto segue:
1) in base agli elementi acquisiti dalla Corte, non escluso il fatto che
le discariche fossero ancora utilizzate, al momento della pronuncia
della prima sentenza;
2) l'Italia si rifiuta espressamente di presentare osservazioni sul
grado di esecuzione della stessa sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250) alla data indicata;
3) l'Italia ha anche omesso di contestare l'utilizzazione delle
discariche alla scadenza del termine, e per quanto concerne le
discariche Matera/Altamura Sgarrone e Reggio Calabria/Malderiti,
fondata l'accusa della Commissione, secondo la quale le stesse
discariche illegali erano ancora utilizzate alla scadenza del termine
impartito dalla Commissione;
per quanto concerne la seconda violazione (la mancata bonifica delle
discariche illegali), l'Avvocato Generale ha precisato quanto segue:

1) la condanna dell'Italia per violazione dell'articolo 4, paragrafo 1, e


dell'articolo 8 della vecchia direttiva in materia di rifiuti con la
richiamata sentenza del 2007 fa sorgere l'obbligo a carico dell'Italia
di verificare la necessit di bonificare le discariche illegali di rifiuti e di
realizzare le necessarie operazioni di bonifica;
2) la condanna per violazione dell'articolo 2, paragrafo 1, della
direttiva relativa ai rifiuti pericolosi con la richiamata sentenza del
2007 impone all'Italia degli obblighi aggiuntivi connessi alla
presenza nei siti da bonificare degli stessi rifiuti pericolosi;
3) nella facolt della Commissione chiedere alla Corte di Giustizia di
condannare uno Stato membro a causa di una generale prassi
amministrativa che provoca una violazione ripetuta e prolungata del
diritto dell'Unione, e che la stessa Corte con la richiamata sentenza
del 2007 ha dichiarato espressamente, al punto 45, che l'Italia era
venuta meno, in modo generale e persistente, agli obblighi ad essa
incombenti ai sensi della normativa in materia di rifiuti, portando a
sostegno di questa condanna, a titolo esemplificativo, la situazione
riscontrata in determinate regioni;
per quanto concerne la terza violazione, l'Avvocato Generale ha
evidenziato che sulle nuove autorizzazioni delle discariche rimaste in
funzione ai sensi della direttiva 31/1999/CE, secondo i dati forniti
42

dalla Commissione che non sono stati contestati dall'Italia alla


scadenza del termine di cui al parere motivato ne erano interessate
almeno 93 discariche. Si trattava di 69 discariche, site in nove regioni,
che l'Italia ha indicato alla Commissione nella risposta al parere
motivato e di altre 24, nella regione Puglia, su cui l'Italia ha fornito
indicazioni solo in seguito;
ad esito della disamina degli elementi a disposizione relativamente
alla causa C-196/13 lo stesso Avvocato Generale ha proposto alla
Corte di condannare la Repubblica Italiana a:
a) versare alla Commissione europea, sul conto Risorse proprie
dell'Unione europea, una penalit giornaliera di euro 158.200 fino
alla
piena
esecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Detto importo di base deve essere ridotto
rispettivamente di euro 2.100, qualora l'Italia dimostri alla
Commissione la bonifica di una discarica illegale chiusa contenente
rifiuti pericolosi, di euro 700, ove sia provata la bonifica di un'altra
discarica, e di euro 1.400, ove sia certificata la nuova autorizzazione
di una discarica rimasta in funzione ai sensi della direttiva
1999/31/CE;
b) versare alla Commissione europea, sul conto Risorse proprie
dell'Unione europea, una somma forfettaria di euro 60 milioni;
con riferimento alla procedura dinanzi alla Corte di Giustizia, stata
presentata un'interrogazione a risposta immediata in Commissione
(Atto Camera n. 5-03316), alla quale il Sottosegretario di Stato
Ambiente e Tutela del territorio e del mare ha risposto lo scorso 24
luglio 2014, riferendo che, per far fronte all'infrazione comunitaria
2003/2007, con la legge di stabilit 2014 (articolo 1, comma 113),
stato istituito, per gli anni 2014 e 2015 un fondo di 30 milioni di euro
per la realizzazione di un piano straordinario di bonifica di 43
discariche
da adottare con un decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, allora in corso di predisposizione ma che le
risorse stanziate non erano sufficienti e che, quindi, lo stesso decreto
avrebbe dovuto selezionare gli interventi ritenuti prioritari;
la probabile condanna con la conseguente applicazione di sanzione
pecuniarie all'Italia durante lo stesso semestre di presidenza del
Consiglio dell'Unione Europea costituisce l'inevitabile conseguenza di
una perdurante incapacit dello Stato italiano, e alle amministrazioni a
diverso livello e titolo coinvolte, di assicurare il pieno rispetto delle
disposizioni comunitarie in materia di gestione dei rifiuti;
43

tutto ci, vista la rilevanza delle sanzioni pecuniarie destinate ad


aumentare nel tempo, rende necessaria la predisposizione di un
apposito piano di azione che individui un serrato crono programma
delle attivit e delle iniziative necessarie a dare piena esecuzione alla
sentenza della Corte di Giustizia europea del 26 aprile 2007
: con quali modalit e tempistica intenda procedere alla rimozione
delle situazioni alla base della imminente nuova condanna da parte
della Corte di Giustizia dell'Unione europea, a partire dall'immediato
reperimento di tutte le risorse necessarie a finanziare integralmente il
piano straordinario di bonifica richiamato nelle premesse, dalla
tempestiva bonifica delle discariche illegali chiuse e alla chiusura e alla
successiva bonifica di quelle ancora utilizzate oggetto del ricorso della
Commissione Europea. (5-03513)
http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/63086

SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)


2 dicembre 2014 (*)
Inadempimento di uno Stato Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e
1999/31/CE Gestione dei rifiuti Sentenza della Corte che constata
un inadempimento Omessa esecuzione Articolo 260, paragrafo 2,
TFUE Sanzioni pecuniarie Penalit Somma forfettaria
Nella causa C-196/13,
avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dellarticolo
260, paragrafo 2, TFUE proposto il 16 aprile 2013,
Commissione europea, rappresentata da D. Recchia, A. Alcover San
Pedro ed E. Sanfrutos Cano, in qualit di agenti, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualit di
agente, assistita da G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio
eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Grande Sezione),
composta da V. Skouris, presidente, K. Lenaerts, vicepresidente,
A. Tizzano, R. Silva de Lapuerta, T. von Danwitz, A. Caoimh
(relatore), C. Vajda e S. Rodin, presidenti di sezione, A. Borg Barthet,
J. Malenovsk, E. Levits, E. Jarainas, C.G. Fernlund, J.L. da Cruz
Vilaa e F. Biltgen, giudici,
avvocato generale: J. Kokott
44

cancelliere: L. Hewlett, amministratore principale


vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 3
giugno 2014,
sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del
4 settembre 2014,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte
voglia:
dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie a
dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C-135/05,
EU:C:2007:250), con la quale la Corte ha dichiarato che la Repubblica
italiana era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi
degli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15
luglio 1975, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), come modificata
dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del 18 marzo 1991 (GU L 78,
pag. 32; in prosieguo: la direttiva 75/442), dellarticolo 2,
paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre
1991, relativa ai rifiuti pericolosi (GU L 377, pag. 20), nonch
dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31/CE del
Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (GU
L 182, pag. 1), la Repubblica italiana venuta meno agli obblighi che
le incombono in forza dellarticolo 260, paragrafo l, TFUE;
condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una
penalit pari a EUR 256 819,20 per ogni giorno di ritardo
nellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), a
partire dal giorno di pronuncia della presente sentenza;
condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una
somma forfettaria il cui ammontare risulta dalla moltiplicazione di un
importo giornaliero pari a EUR 28 089,60 per il numero di giorni di
persistenza dellinadempimento dalla data di pronunzia della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) a quella della presente
sentenza, nonch
condannare la Repubblica italiana alle spese.
Il contesto normativo
La direttiva 75/442
Ai sensi dellarticolo 4 della direttiva 75/442:
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i
rifiuti siano ricuperati o smaltiti senza pericolo per la salute delluomo
e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio allambiente (...).
(...)

45

a)

Gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie per vietare


labbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti.
Larticolo 8 della medesima direttiva imponeva agli Stati membri di
adottare le disposizioni necessarie affinch ogni detentore di rifiuti li
consegnasse ad un raccoglitore privato o pubblico, o ad unimpresa
che effettuasse le operazioni previste negli allegati II A o II B di tale
direttiva, oppure provvedesse egli stesso al recupero o allo
smaltimento, conformandosi alle disposizioni della medesima direttiva.
Larticolo 9, paragrafo 1, della direttiva 75/442 disponeva che, ai
fini dellapplicazione, in particolare, dellarticolo 4 della stessa
direttiva, tutti gli stabilimenti o le imprese che effettuavano operazioni
di smaltimento di rifiuti dovessero ottenere unautorizzazione
dallautorit competente incaricata di attuare le disposizioni di tale
direttiva. Larticolo 9, paragrafo 2, della medesima direttiva precisava
che dette autorizzazioni potevano essere concesse per un periodo
determinato, essere rinnovate, essere accompagnate da condizioni e
da obblighi oppure essere rifiutate, segnatamente qualora il metodo di
smaltimento previsto non fosse stato accettabile sotto il profilo della
protezione dellambiente.
La direttiva 75/442 stata abrogata e sostituita dalla direttiva
2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006,
relativa ai rifiuti (GU L 114, pag. 9), che stata a sua volta abrogata
e sostituita dalla direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga
alcune direttive (GU L 312, pag. 3). Gli articoli 4, 8 e 9 della direttiva
75/442 sono riprodotti, in sostanza, negli articoli 13, 15, 23 e 36,
paragrafo 1, della direttiva 2008/98.
La direttiva 91/689
Larticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689 cos disponeva:
Gli Stati membri prendono le misure necessarie per esigere che in
ogni luogo in cui siano depositati (messi in discarica) rifiuti pericolosi,
questi ultimi siano catalogati e identificati.
La suddetta direttiva stata abrogata dalla direttiva 2008/98.
Larticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689 ripreso, in sostanza,
dallarticolo 35, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2008/98.
La direttiva 1999/31
Ai sensi dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31:
Gli Stati membri adottano misure affinch le discariche che abbiano
ottenuto unautorizzazione o siano gi in funzione al momento del
recepimento della presente direttiva possano rimanere in funzione
soltanto se (...)
entro un anno dalla data prevista nellarticolo 18, paragrafo 1 [vale
a dire, entro il 16 luglio 2002], il gestore della discarica elabora e
46

presenta allapprovazione dellautorit competente un piano di


riassetto della discarica comprendente le informazioni menzionate
nellarticolo 8 e le misure correttive che ritenga eventualmente
necessarie al fine di soddisfare i requisiti previsti dalla presente
direttiva, fatti salvi i requisiti di cui allallegato I, punto 1;
b)
in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorit
competenti
adottano
una
decisione
definitiva
sulleventuale
proseguimento delle operazioni in base a detto piano e alla presente
direttiva. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per far
chiudere al pi presto, a norma dellarticolo 7, lettera g), e
dellarticolo 13, le discariche che, in forza dellarticolo 8, non
ottengono lautorizzazione a continuare a funzionare;
c)
sulla base del piano approvato, le autorit competenti autorizzano i
necessari lavori e stabiliscono un periodo di transizione per
lattuazione del piano. Tutte le discariche preesistenti devono
conformarsi ai requisiti previsti dalla presente direttiva, fatti salvi i
requisiti di cui allallegato I, punto 1, entro otto anni dalla data
prevista nellarticolo 18, paragrafo 1 [vale a dire, entro il 16 luglio
2009].
9
In forza dellarticolo 18, paragrafo 1, della suddetta direttiva, gli
Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative necessarie per conformarsi alla stessa entro il 16 luglio
2011, vale a dire entro due anni dalla sua entrata in vigore, e ne
informano immediatamente la Commissione.
La sentenza Commissione/Italia
10
Nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), emessa il 26
aprile 2007, la Corte ha accolto il ricorso per inadempimento
presentato dalla Commissione ai sensi dellarticolo 226 CE dopo aver
constatato che la Repubblica italiana era venuta meno, in modo
generale e persistente, agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti ad
essa incombenti ai sensi delle disposizioni degli articoli 4, 8 e 9 della
direttiva 75/442, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689
nonch dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31, in
quanto non aveva adottato tutti i provvedimenti necessari
allattuazione delle suddette disposizioni.
Il procedimento precontenzioso
11
In
sede
di
controllo
dellottemperanza
alla
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Commissione, con lettera
dell8 maggio 2007, ha chiesto alle autorit italiane di indicare i
provvedimenti da esse adottati ai fini dellesecuzione di detta
sentenza. L11 giugno 2007, a Bruxelles, si tenuta tra i servizi della
Commissione e le autorit italiane una riunione in cui queste ultime si

47

12

13

14

15

16

sono impegnate a fornire alla Commissione lelenco aggiornato delle


misure necessarie a dare esecuzione alla suddetta sentenza.
Con lettere del 10 luglio 2007, del 26 settembre 2007, del 31
ottobre 2007 e del 26 novembre 2007, le autorit italiane hanno in
particolare presentato il sistema legislativo nazionale repressivo in
materia di gestione dei rifiuti e alcune iniziative relative a tale
gestione, nonch una sintesi, Regione per Regione, della situazione
dei siti identificati nel rapporto del Corpo Forestale dello Stato (in
prosieguo: il CFS) del 2002.
Ritenendo che la Repubblica italiana le avesse comunicato in modo
incompleto i provvedimenti adottati ai fini dellesecuzione della
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), in data 1 febbraio
2008 la Commissione ha indirizzato a questultima una diffida con cui
lha invitata a presentare le sue osservazioni in merito nel termine di
due mesi. Tra il 10 aprile e il 26 maggio 2008 detto Stato membro ha
trasmesso alla Commissione, a pi riprese, nuovi dati relativi a
ciascuna delle Regioni italiane e alle Province autonome di Trento e di
Bolzano, nonch informazioni sul nuovo sistema nazionale di
monitoraggio del territorio.
Nel corso di una riunione tenutasi a Bruxelles il 24 settembre 2008,
e in una lettera del 12 novembre 2008, la Commissione ha criticato il
contenuto delle informazioni trasmesse dalla Repubblica italiana. Dopo
aver esaminato i vari documenti che le sono stati in seguito trasmessi
da detto Stato membro, il 26 giugno 2009 la Commissione gli ha
indirizzato, ai sensi dellarticolo 228, paragrafo 2, CE, un parere
motivato nel quale ha concluso che persisteva linadempimento
generale gi accertato dalla Corte nella sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250).
Su richiesta della Repubblica italiana, il termine impartitole dalla
Commissione per rispondere al predetto parere motivato stato
prorogato fino al 30 settembre 2009. La risposta dello Stato membro
pervenuta alla Commissione il 1 ottobre 2009. Successivamente a
questa risposta, lo Stato membro le ha trasmesso, fra il 13 ottobre
2009 e il 19 febbraio 2013, ulteriori documenti aggiornati relativi
allesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
In primo luogo, alla luce degli elementi trasmessi dalla Repubblica
italiana, la Commissione ha ritenuto che detto Stato membro non
avesse ancora adottato tutti i provvedimenti necessari per dare
esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), in
quanto sul territorio di 18 delle 20 Regioni italiane esistono 218
discariche non conformi agli articoli 4 e 8 della direttiva 75/445. In
secondo luogo, dallesistenza di tali 218 discariche abusive la
Commissione ha desunto che inevitabilmente esistevano discariche in
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esercizio prive di autorizzazione, in violazione dellarticolo 9 della


stessa direttiva. In terzo luogo, la Commissione ha osservato che 16
di tali 218 discariche non conformi contenevano rifiuti pericolosi senza
che fossero rispettate le prescrizioni di cui allarticolo 2, paragrafo 1,
della direttiva 91/689. In ultimo luogo, la Commissione ha ritenuto
che la Repubblica italiana non avesse fornito, relativamente a 5
discariche esistenti alla data del 16 luglio 2001, la prova che queste
fossero state oggetto di un piano di riassetto oppure di un
provvedimento definitivo di chiusura ai sensi dellarticolo 14 della
direttiva 1999/31.
Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse adottato, entro il
termine impartito nel parere motivato, come prorogato dalla
Commissione, tutti i provvedimenti necessari per dare esecuzione alla
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), il 16 aprile 2013 la
Commissione ha proposto il presente ricorso.
Gli sviluppi sopravvenuti nel corso della presente causa
Con nota del 10 aprile 2014, la Corte ha chiesto alla Repubblica
italiana e alla Commissione di fornire, entro il 16 maggio 2014,
informazioni
aggiornate
sullesecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Dovevano altres essere
specificate le nuove discariche censite dopo il 2002 menzionate dalle
parti nelle rispettive memorie.
Nella sua risposta, la Repubblica italiana ha esposto una sintesi
aggiornata degli interventi effettuati nelle 218 discariche indicate dalla
Commissione nel suo ricorso. Detto Stato membro ha inoltre fornito
una lista di 71 nuove discariche oggetto, a suo avviso, bench non
identificate nel rapporto del CFS del 2002, delle censure della
Commissione.
Dal canto suo, la Commissione, nella risposta alla domanda di
informazioni della Corte e in sede di udienza, ha affermato anzitutto
che, secondo i dati pi recenti a sua disposizione, 198 discariche non
sono ancora conformi allarticolo 4 della direttiva 75/442 e che, di
esse, due non sono conformi neppure agli articoli 8 e 9 di tale
direttiva e quattordici non sono conformi neppure allarticolo 2,
paragrafo 1, della direttiva 91/689. Inoltre, dalle informazioni
scambiate nel corso di una riunione tenutasi il 23 maggio 2014 tra le
autorit italiane e la Commissione, risulta che due discariche non sono
ancora conformi allarticolo 14 della direttiva 1999/31. Infine, nessuna
delle nuove discariche censite dalle autorit italiane sarebbe oggetto
del presente ricorso.
Sulla ricevibilit del ricorso
Argomenti delle parti

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La Repubblica italiana contesta la ricevibilit del presente ricorso, in


primo luogo, sostenendo che le fonti di informazione sulle quali la
Commissione si basata in particolare, i rapporti del CFS e le
dichiarazioni fatte dallo stesso Stato membro nel corso di incontri
informali con la Commissione non possono fondare un ricorso ai
sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, in quanto le sanzioni
pecuniarie che possono essere pronunciate nellambito di un simile
procedimento si rapportano a inadempimenti propri a ciascuna
discarica abusiva.
In secondo luogo, lo Stato membro contesta alla Commissione di
avere ampliato la portata del presente ricorso quando ha considerato,
nella valutazione dei provvedimenti che dovevano essere adottati
dalle autorit italiane ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE,
nuovi siti non indicati nel rapporto del CFS.
In terzo luogo, con una nota del 14 giugno 2011 indirizzata alla
Repubblica italiana, la Commissione avrebbe riassunto loggetto della
controversia in modo diverso da quello utilizzato per la redazione del
parere motivato, sicch avrebbe dovuto emettere un nuovo parere
motivato.
In quarto luogo, la Repubblica italiana fa valere che la sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) non fa alcun riferimento a
carenze nella legislazione italiana e che la Commissione non ha
identificato le disposizioni specifiche di tale ordinamento a suo avviso
inadeguate. In mancanza di tali indicazioni, la Repubblica italiana
sarebbe impossibilitata a difendersi e il ricorso sarebbe irricevibile. In
ogni caso, lapplicazione della normativa nazionale di cui trattasi
sarebbe ostacolata dalla complessit della situazione da risanare.
In quinto luogo, la Repubblica italiana afferma di aver sempre
dimostrato la pi grande diligenza nel rimediare allinadempimento
accertato
dalla
Corte
nella
sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Lo Stato membro ha quindi chiesto di respingere il
presente ricorso.
Dal canto suo, la Commissione rammenta, in primo luogo, che la
Corte ha gi dichiarato, nella sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), che il rapporto del CFS poteva essere considerato
una valida fonte di informazioni per lavvio di una procedura di
infrazione e che le discussioni a tal riguardo, nel corso delle riunioni
tra la Commissione e le autorit italiane, sono state condotte sulla
base di tale documento.
In secondo luogo, la Commissione sostiene che del tutto legittimo
tenere conto, nella fase dellesecuzione della sentenza, di ulteriori siti
non conformi di cui le amministrazioni competenti avessero
conoscenza,
in
quanto
essi
fanno
necessariamente
parte
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dellinadempimento generale e persistente constatato nella sentenza


Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
In terzo luogo, la nota del 14 giugno 2011 presenterebbe
semplicemente
la
situazione
creatasi
successivamente
alla
trasmissione del parere motivato. Non sarebbe dunque stato
necessario inviare alla Repubblica italiana un nuovo parere motivato.
In quarto luogo, sarebbe di importanza fondamentale che la
Repubblica italiana disponesse di una legislazione adeguata a una
corretta gestione dei rifiuti. A tal riguardo, le stesse autorit italiane
avrebbero osservato che una modifica legislativa avrebbe consentito
di
dare
esecuzione
alla
sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250).
In quinto luogo, la Commissione fa valere che le autorit italiane
hanno iniziato a trasmetterle informazioni coerenti e credibili solo in
seguito allinvio del parere motivato.
Giudizio della Corte
Dato che non attiene alla ricevibilit del ricorso della Commissione,
occorre respingere largomento della Repubblica italiana relativo al
valore probatorio degli elementi sui quali la Commissione si fondata
nella presente causa, segnatamente il rapporto del CFS e le
dichiarazioni del medesimo Stato membro.
Per quanto riguarda leccezione di irricevibilit sollevata dalla
Repubblica italiana vertente sullindicazione di nuove discariche non
conformi nel ricorso della Commissione, si deve rilevare che il
procedimento di cui allarticolo 260, paragrafo 2, TFUE devessere
considerato come uno speciale procedimento giudiziario di esecuzione
delle sentenze della Corte, in altri termini come un mezzo di
esecuzione. Di conseguenza, nellambito di un tale procedimento
possono essere trattati solo gli inadempimenti agli obblighi incombenti
allo Stato membro in forza dei Trattati che la Corte, sulla base
dellarticolo 258 TFUE, abbia giudicato fondati (v. sentenza
Commissione/Germania, C-95/12, EU:C:2013:676, punto 23).
Tuttavia, nel caso di specie, va ricordato che, nella sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Corte ha constatato un
inadempimento di carattere generale e persistente fondandosi non
soltanto sul rapporto del CFS del 2002, ma anche su altri elementi
dinformazione, quali relazioni di commissioni parlamentari nazionali
dinchiesta o documenti ufficiali provenienti, in particolare, da
amministrazioni regionali. Pertanto, nella misura in cui la Repubblica
italiana si limita a contestare alla Commissione di avere considerato,
nellambito della presente causa, discariche che non figuravano nel
rapporto del CFS, il suddetto argomento deve essere respinto, poich
tali siti vanno considerati necessariamente parte dellinadempimento
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generale e persistente constatato in occasione del primo ricorso ai


sensi dellarticolo 226 CE (divenuto articolo 258 TFUE) (v., per
analogia, nellambito di un ricorso ai sensi dellarticolo 226 CE,
sentenza Commissione/Irlanda, C-494/01, EU:C:2005:250, punti da
37 a 39).
In merito alla conclusione che la Repubblica italiana trae dalla nota
del 14 giugno 2011, secondo cui la Commissione avrebbe ampliato
loggetto della controversia rispetto al parere motivato, costante in
giurisprudenza che, essendo la Commissione tenuta a precisare, nel
parere motivato emesso in applicazione dellarticolo 228, paragrafo 2,
CE, i punti sui quali lo Stato membro interessato non si conformato
alla sentenza della Corte che dichiara linadempimento, loggetto della
controversia non pu essere esteso ad obblighi non previsti nel parere
motivato, salvo incorrere nella violazione delle forme sostanziali che
garantiscono
la
regolarit
del
procedimento
(v.
sentenza
Commissione/Portogallo, C-457/07, EU:C:2009:531, punto 60).
Ora, nel caso di specie, come evidenziato dallavvocato generale al
paragrafo 35 delle conclusioni, si deve constatare che la Repubblica
italiana non motiva in quale misura gli obblighi oggetto del parere
motivato emesso nel contesto della presente causa siano stati
modificati dalla suddetta nota. Leccezione dirricevibilit relativa alla
medesima nota deve pertanto essere respinta.
Inoltre, quando afferma che la Repubblica italiana obbligata a
modificare la sua legislazione per poter dare esecuzione della
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Commissione non
invoca un obbligo la cui violazione non stata constatata dalla Corte
in tale sentenza, ma si limita ad indicare, al fine di dimostrare
linadempimento addebitato, la natura delle misure che, a suo avviso,
detto Stato membro deve adottare per conformarsi a detta sentenza.
Per quanto concerne largomento secondo cui la Repubblica italiana
ha cooperato con la Commissione nel corso di tutto il procedimento,
sufficiente constatare che tale circostanza, semprech vera, pu
essere certo presa in considerazione in sede di determinazione di
sanzioni pecuniarie, ma non atta a incidere sulla ricevibilit del
ricorso.
Dallinsieme delle considerazioni che precedono risulta che il ricorso
ricevibile.
Sullinadempimento
Argomenti delle parti
La Commissione ritiene, alla luce delle informazioni trasmesse dalle
autorit italiane nella loro risposta del 1 ottobre 2009 e di quelle,
complementari, fornite in una nota del 30 ottobre 2009, che, allo
scadere della proroga del termine impartito nel parere motivato,
52

sullintero territorio della Repubblica italiana, ad eccezione della


Regione Valle dAosta, risultavano tra le 368 e le 422 discariche non
conformi agli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442. Di esse, un
numero fra 15 e 23 contenenti rifiuti pericolosi non sarebbe stato
conforme neppure allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689. La
Commissione spiega che, in base a tali informazioni, i lavori di bonifica
o di ripristino erano, a seconda dei siti, o non ultimati o soltanto
programmati oppure ancora da prevedere. Altri siti sarebbero risultati
sotto sequestro.
40
La Commissione sostiene che la Repubblica italiana avrebbe dovuto
mettere in atto misure strutturali di carattere generale e durevole al
fine di porre rimedio allinadempimento generale e persistente
constatato
dalla
Corte
nella
sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Laccertamento di un inadempimento di questo tipo
testimonierebbe che il sistema repressivo previsto dalla normativa
nazionale era inadeguato e avrebbe, del resto, indotto le autorit
italiane a prevederne una riforma onde dare esecuzione a tale
sentenza.
41
Durante ludienza, la Commissione ha precisato che il disaccordo
tra le parti riguarda gli obblighi derivanti dallarticolo 4 della direttiva
75/442 e non gi il numero di discariche abusive. Ai sensi di detto
articolo 4, primo comma, la Repubblica italiana sarebbe tenuta non
soltanto ad asportare i rifiuti e a non utilizzare pi come discariche i
siti interessati, ma altres a valutare per ciascun sito se occorrano
misure di recupero. Cos, se vero che larticolo 4 di tale direttiva, al
suo secondo comma, impone agli Stati membri di adottare le misure
necessarie per vietare labbandono, lo scarico e lo smaltimento
incontrollato dei rifiuti, siffatte misure non sarebbero sufficienti a
garantire il rispetto degli obblighi derivanti dal suo primo comma.
Orbene, secondo le informazioni disponibili alla data delludienza, le
operazioni di bonifica e/o di ripristino di tali siti, ubicati in quasi tutte
le Regioni italiane, sarebbero ancora in corso.
42
Riguardo allarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31,
la Commissione sostiene che, allo scadere della proroga del termine
impartito nel parere motivato, almeno 93 delle discariche esistenti alla
data del 16 luglio 2001, situate in oltre dieci Regioni, non
rispondevano alle prescrizioni dettate dal medesimo articolo. Secondo
la risposta delle autorit italiane al parere motivato, per taluni siti non
sarebbe stato presentato n approvato alcun piano di riassetto e non
sarebbe stata adottata alcuna decisione definitiva in ordine alla loro
chiusura o alla loro destinazione ad altro uso. Per altri siti, i dati forniti
sarebbero stati incompleti o poco chiari, tant che, per esempio, per
alcune discariche non poteva ritenersi provata la chiusura o la
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destinazione ad altro uso allo scadere del termine fissato nel parere
motivato. Per altri siti ancora, non sarebbe stata trasmessa alcuna
informazione.
La Repubblica italiana sostiene, per contro, di aver adottato tutte le
misure
necessarie
ai
fini
dellesecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
Innanzitutto, essa fa valere che le autorit nazionali hanno messo
in sicurezza tutte le discariche e che larticolo 4 della direttiva 75/442
non impone obblighi di ripristino o di bonifica dei siti. Non
sussisterebbe, poi, alcuna violazione degli articoli 8 e 9 della direttiva
75/442, giacch tutte le 218 discariche qualificate, nel ricorso, come
non conformi alla data in cui stata adita la Corte erano inattive alla
data della scadenza del termine previsto nel parere motivato. Inoltre,
la maggior parte di tali siti sarebbe bonificata o in corso di
riassegnazione agli utilizzi fondiari tradizionali. Infine, dato che le
discariche designate dalla Commissione come non rispondenti alle
prescrizioni dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31
erano chiuse, tale disposizione non sarebbe pi applicabile nei loro
confronti.
Giudizio della Corte
In via preliminare, si deve ricordare che, poich il Trattato FUE ha
abrogato, nellambito della procedura per inadempimento ai sensi
dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, la fase relativa alla formulazione
di un parere motivato, la data di riferimento per verificare la
sussistenza di un inadempimento ai sensi dellarticolo 260, paragrafo
1, TFUE quella della scadenza del termine stabilito nella diffida
redatta
in
forza
di
tale
disposizione
(v.
sentenza
Commissione/Spagna, C-184/11, EU:C:2014:316, punto 35 e la
giurisprudenza ivi citata).
Tuttavia, qualora la procedura per inadempimento sia stata avviata
in base allarticolo 228, paragrafo 2, CE e un parere motivato sia stato
emesso prima della data di entrata in vigore del Trattato di Lisbona,
ossia il 1 dicembre 2009, la data di riferimento per valutare
lesistenza di un inadempimento quella della scadenza del termine
stabilito in detto parere motivato (v. sentenza Commissione/Spagna,
EU:C:2014:316, punto 36 e la giurisprudenza ivi citata).
Nel presente caso, dato che la Commissione ha emesso il parere
motivato il 26 giugno 2009 sulla base dellarticolo 228, paragrafo 2,
CE, la
data di riferimento
per
valutare la
sussistenza
dellinadempimento quella della scadenza, dopo la proroga
accordata dalla Commissione, del termine fissato in detto parere
motivato, vale a dire il 30 settembre 2009.

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Inoltre, secondo la giurisprudenza della Corte, spetta alla


Commissione, nellambito di un simile procedimento, fornire alla Corte
gli elementi necessari a stabilire il livello di esecuzione da parte di uno
Stato membro di una sentenza di condanna per inadempimento.
Qualora la Commissione abbia fornito sufficienti elementi da cui risulti
la persistenza dellinadempimento, spetta allo Stato membro
interessato contestare in modo concreto e particolareggiato i dati
prodotti e le conseguenze che ne derivano (v. sentenza
Commissione/Italia, C-119/04, EU:C:2006:489, punto 41 e la
giurisprudenza ivi citata).
49
In primo luogo, per quanto riguarda le censure della Commissione
vertenti sullinosservanza delle disposizioni della direttiva 75/442,
occorre esaminare in successione gli argomenti relativi agli articoli 4,
8 e 9 di tale direttiva.
50
Anzitutto, per quanto concerne la censura vertente sulla violazione
dellarticolo 4 della direttiva 75/442, la Commissione sostiene che il
rispetto di tale articolo esige non soltanto di chiudere o di mettere in
sicurezza le discariche, ma anche di bonificare le vecchie discariche
abusive.
51
In proposito, la Corte ha ricordato, al punto 37 della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), che, anche se larticolo 4, primo
comma, della direttiva 75/442 non precisa il contenuto concreto delle
misure necessarie ad assicurare che i rifiuti siano ricuperati o smaltiti
senza pericolo per la salute delluomo e senza usare procedimenti o
metodi che potrebbero recare pregiudizio allambiente, tale
disposizione vincola nondimeno gli Stati membri circa lobiettivo da
raggiungere, pur lasciando agli stessi un margine discrezionale nella
valutazione della necessit di tali misure (v. anche, in tal senso,
sentenze
Commissione/Irlanda,
EU:C:2005:250,
punto
168;
Commissione/Portogallo, C-37/09, EU:C:2010:331, punto 35, e
Commissione/Grecia, C-600/12, EU:C:2014:2086, punto 51). Non
quindi possibile, in via di principio, dedurre direttamente dalla
mancata conformit di una situazione di fatto agli obiettivi fissati
allarticolo 4, primo comma, di tale direttiva che lo Stato membro
interessato sia necessariamente venuto meno agli obblighi imposti da
questultima. Tuttavia, la Corte ha gi constatato che un degrado
rilevante dellambiente per un periodo prolungato, in assenza di
interventi delle autorit competenti, rivela, in linea di massima, che lo
Stato membro ha abusato del margine discrezionale che questa
disposizione gli conferisce (v. anche in tal senso, in particolare,
sentenze
Commissione/Irlanda,
EU:C:2005:250,
punto
169;
Commissione/Portogallo,
EU:C:2010:331,
punto
36,
e
Commissione/Grecia, EU:C:2014:2086, punto 52).
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A tal riguardo, la Corte ha avuto loccasione di giudicare, da un


lato, che un degrado dellambiente intrinseco alla presenza di rifiuti
in una discarica, a prescindere dalla natura dei rifiuti di cui trattasi, e,
dallaltro, che la mera chiusura di una discarica o la copertura dei
rifiuti con terra o detriti non sufficiente per adempiere agli obblighi
derivanti in particolare dallarticolo 4 della direttiva 75/442 (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Portogallo, EU:C:2010:331, punto 37).
In tale contesto, si deve respingere largomento della Repubblica
italiana secondo cui i provvedimenti di chiusura e di messa in
sicurezza delle discariche indicate dalla Commissione nellambito del
presente ricorso, sempre che siano stati effettivamente emessi,
sarebbero sufficienti per conformarsi a quanto prescritto dallarticolo 4
della direttiva 75/442. Al contrario, come giustamente sostiene la
Commissione e come osserva lavvocato generale ai paragrafi 65 e 66
delle conclusioni, ai sensi di detto articolo 4 uno Stato membro
altres obbligato a verificare se sia necessario bonificare le vecchie
discariche abusive e, alloccorrenza, a bonificarle.
Occorre aggiungere che i sopralluoghi e le ispezioni delle discariche
abusive effettuati dalle autorit italiane e i conseguenti rapporti
attestano la piena consapevolezza da parte della Repubblica italiana
della minaccia che detti rifiuti costituiscono per la salute delluomo e
per lambiente. Analogamente, come osserva lavvocato generale al
paragrafo 67 delle conclusioni, la Repubblica italiana ha fornito, nel
corso della presente causa, informazioni sulla bonifica di discariche.
Detto Stato membro non pu dunque affermare di non essere stato al
corrente
che
la
completa
esecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) comportasse altres ladozione di
misure relative alla bonifica delle discariche in questione.
Nel caso di specie pacifico che, in certi siti, lavori di bonifica
erano ancora in corso o non erano stati iniziati alla scadenza della
proroga del termine impartito nel parere motivato. Per altri siti, la
Repubblica italiana non fornisce alcuna indicazione utile a determinare
la data in cui le operazioni di bonifica sarebbero state eventualmente
attuate. In tale contesto, necessario constatare che i lavori di
bonifica richiesti per i siti indicati dalla Commissione non erano
conclusi allo scadere della proroga del termine fissato nel parare
motivato.
Per le suddette ragioni, la censura della Commissione basata sulla
persistente violazione dellarticolo 4 della direttiva 75/442 fondata.
Poi, per quanto concerne la censura relativa alla violazione
dellarticolo 8 della direttiva 75/442, si deve ricordare che, ai sensi di
detto articolo, che garantisce segnatamente lattuazione del principio
dellazione preventiva, gli Stati membri sono tenuti ad accertarsi che il
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detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico, o


ad unimpresa che effettua le operazioni di smaltimento o di recupero
di rifiuti, oppure che provveda egli stesso al recupero o allo
smaltimento, conformandosi alle disposizioni della direttiva (v.
sentenza Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250, punto 179 e la
giurisprudenza ivi citata).
La Corte ha del resto statuito che tale obbligo non soddisfatto
quando lo Stato membro si limiti a ordinare il sequestro della discarica
abusiva e ad avviare un procedimento penale contro il gestore di tale
discarica (v., in particolare, sentenze Commissione/Irlanda,
EU:C:2005:250, punto 182 e la giurisprudenza ivi citata, nonch
Commissione/Portogallo, EU:C:2010:331, punto 55).
Nella presente controversia, la Repubblica italiana non sostiene
affatto che, in assenza di recupero o di smaltimento dei rifiuti di cui
trattasi da parte del loro detentore, tali rifiuti siano stati consegnati a
un raccoglitore privato o pubblico o ad unimpresa che effettua queste
operazioni. Detto Stato membro si limita a far valere che le discariche
in questione erano chiuse alla data di scadenza della proroga del
termine impartito nel parere motivato e che le sanzioni penali previste
in materia dal diritto italiano sono adeguate.
Ne consegue che, allo scadere di detta proroga, la Repubblica
italiana continuava a non soddisfare lobbligo specifico ad essa
incombente ai sensi dellarticolo 8 della direttiva 75/442 e che la
censura della Commissione relativa alla violazione di tale articolo deve
essere accolta.
Infine, per quanto concerne la censura relativa alla violazione
dellarticolo 9 della direttiva 75/442, per prima cosa va ricordato che
questo articolo impone agli Stati membri taluni obblighi di risultato
formulati in modo chiaro e inequivocabile, in forza dei quali le imprese
o gli stabilimenti che svolgono operazioni di smaltimento di rifiuti sul
territorio di tali Stati devono essere titolari di unautorizzazione.
Spetta dunque agli Stati membri assicurarsi che il regime
dautorizzazione posto in essere sia effettivamente applicato e
rispettato, segnatamente effettuando controlli adeguati a tal fine e
garantendo la cessazione delle operazioni svolte senza autorizzazione,
nonch leffettiva applicazione di sanzioni alle stesse (v., in tal senso,
sentenza Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250, punti 116 e 117).
Si deve inoltre rilevare che il regime di autorizzazione di cui
allarticolo 9 della suddetta direttiva volto, come si evince dalla sua
stessa formulazione, a consentire la corretta applicazione dellarticolo
4 della medesima direttiva, in particolare garantendo che le operazioni
di smaltimento effettuate a seguito dellottenimento di tali
autorizzazioni rispondano alle diverse prescrizioni di questultimo
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articolo
(v.,
in
tal
senso,
sentenza
Commissione/Irlanda,
EU:C:2005:250, punti 118 e 131).
Di conseguenza, la mera chiusura di una discarica non sufficiente
per conformarsi allobbligo derivante dallarticolo 9 della direttiva
75/442, cos come non lo per gli obblighi derivanti dagli articoli 4 e 8
della medesima direttiva.
Nella presente controversia, la Repubblica italiana si limita ad
affermare, anche con riferimento alla violazione dellarticolo 9 della
direttiva 75/442 ad essa addebitata, che tutte le discariche indicate
dalla Commissione risultavano chiuse alla scadenza del termine
impartito. Inoltre, lo Stato membro riconosce nei suoi scritti difensivi
che i gestori di alcune di queste discariche non hanno mai disposto di
unautorizzazione ai sensi di detto articolo. Ne deriva che, alla data in
cui scaduta la proroga del termine impartito nel parere motivato, la
Repubblica italiana continuava a non adempiere al suo obbligo
derivante dal precitato articolo, sicch la censura della Commissione
riguardante tale articolo deve essere accolta.
In secondo luogo, relativamente alla censura vertente sulla
violazione dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689, gli Stati
membri devono, ai sensi di questa disposizione, adottare i
provvedimenti necessari ad imporre che, in ogni luogo dove siano
depositati, i rifiuti pericolosi siano catalogati e identificati.
Dalla formulazione stessa del predetto articolo si evince che gli
Stati membri hanno lobbligo di catalogare e di identificare in modo
sistematico ciascuno dei rifiuti pericolosi depositati nel loro territorio,
in tal modo assicurando, conformemente allobiettivo enunciato al
sesto considerando della direttiva in parola, che lo smaltimento ed il
recupero dei rifiuti pericolosi siano oggetto di una sorveglianza la pi
completa possibile (sentenza Commissione/Grecia, C-163/03,
EU:C:2005:226, punto 63).
Nel caso di specie, sufficiente constatare che la Repubblica
italiana non ha sostenuto, e tantomeno dimostrato, di aver
provveduto, entro lo scadere della proroga del termine impartito nel
parere motivato, ad una catalogazione e identificazione esaustiva di
ciascuno dei rifiuti pericolosi depositati nelle discariche indicate dalla
Commissione, ai sensi dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva
91/689. Di conseguenza, a tale data, la Repubblica italiana continuava
a non assicurare il rispetto dellobbligo derivante da detta
disposizione.
In terzo luogo, per quanto riguarda la censura relativa alla
violazione dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31, si
deve ricordare che, quando autorizza lutilizzo di una discarica senza
che un piano di riassetto sia stato previamente sottoposto
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allapprovazione delle autorit competenti ed approvato, uno Stato


membro viola gli obblighi ad esso incombenti ai sensi di tale
disposizione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Slovacchia,
C-331/11, EU:C:2013:271, punti da 34 a 39).
Nel caso di specie, si deve ricordare che la Repubblica italiana non
sostiene affatto che, per i siti di cui trattasi, siano stati depositati
presso lautorit competente piani di riassetto ai sensi dellarticolo 14
della direttiva 1999/31. Lo Stato membro si limita a far valere che
tutte le discariche indicate con riferimento alla violazione di detto
articolo erano chiuse alla scadenza del termine impartito nel parere
motivato. Orbene, come risulta dalle memorie del suddetto Stato
membro, alcune delle suddette discariche sono state aperte senza
autorizzazione e per tali siti non stato adottato alcun provvedimento
formale di chiusura. Occorre pertanto constatare che, a quella data, la
Repubblica italiana continuava a non adempiere anche agli obblighi
risultanti dallarticolo 14, lettere da a) a c), della medesima direttiva.
In considerazione di tutto quanto precede, si deve constatare che,
non avendo adottato, entro il termine impartito nel parere motivato,
come prorogato dalla Commissione, tutte le misure necessarie a dare
esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la
Repubblica italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in
forza dellarticolo 260, paragrafo l, TFUE.
Sulle sanzioni pecuniarie
Argomenti delle parti
La Commissione chiede la condanna al versamento sia di una
penalit che di una somma forfettaria, con la motivazione che la mera
irrogazione di una penalit ex articolo 260 TFUE non sarebbe
sufficiente
ad
incitare
gli
Stati
membri
ad
ottemperare
tempestivamente ai loro obblighi in seguito alla constatazione di
inadempimenti ai sensi dellarticolo 258 TFUE.
Per quanto riguarda limporto della penalit e della somma
forfettaria suddette, la Commissione si basa sulla sua comunicazione
del 13 dicembre 2005, intitolata Applicazione dellarticolo
[260 TFUE] [SEC(2005) 1658], come aggiornata dalla sua altra
comunicazione [C(2012) 6106 final], del 31 agosto 2012, intitolata
Aggiornamento dei dati utilizzati per il calcolo delle somme forfettarie
e delle penalit che saranno proposte alla Corte di giustizia dalla
Commissione nellambito di procedure di infrazione.
Nella fattispecie, la Commissione osserva che una penalit
giornaliera di EUR 256 819,20 adeguata alle circostanze. Detto
importo sarebbe ottenuto moltiplicando un importo forfettario di base,
pari a EUR 640 al giorno, per un coefficiente di gravit, fissato a 8 su
una scala che va da 1 a 20, per un coefficiente di durata, pari a 3, su
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una scala che va da 1 a 3, e per un fattore fisso, detto fattore n,


pari a 16,72, che rappresenta la capacit di pagamento della
Repubblica italiana e il numero di voti di cui essa dispone in seno al
Consiglio dellUnione europea.
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, la Commissione
ricorda, in primo luogo, limportanza delle disposizioni in questione,
che rappresentano uno strumento fondamentale ai fini della tutela
della salute delluomo e dellambiente. Alla luce della particolare
importanza dellarticolo 4 della direttiva 75/442 (Commissione/Grecia,
C-387/97, EU:C:2000:356), il fatto che alcuni siti siano gi conformi
agli articoli 8 e 9 della medesima direttiva potrebbe avere soltanto
unincidenza ridotta sulla sanzione che la Corte dovrebbe infliggere.
Occorrerebbe altres ricordare che la Corte ha dichiarato, nella
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), che la Repubblica
italiana non aveva adempiuto ai suoi obblighi in modo generale e
persistente.
In secondo luogo, la Commissione mette in evidenza gli effetti
dellinfrazione sugli interessi pubblici e privati, in particolare gli odori
nauseabondi e il rumore che accompagnano il deposito dei rifiuti,
linquinamento dellambiente circostante, i rischi di ripercussioni di
tale inquinamento sulla salute umana e lalterazione dei paesaggi
naturali.
In terzo luogo, la Commissione fa valere che la giurisprudenza della
Corte in materia di eliminazione dei rifiuti costante e che, pertanto,
le disposizioni violate hanno una portata chiara ed univoca.
In quarto luogo, sebbene la situazione sia notevolmente migliorata
dopo lavvio della procedura, quando erano state censite 5 301
discariche abusive, si dovrebbe tenere conto del fatto che la
Repubblica italiana stata oggetto di altre procedure dinfrazione
relative sia alla gestione dei rifiuti che ad altri settori, alcune delle
quali si sono concluse con la pronuncia di sentenze che constatano un
inadempimento.
Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Commissione
ricorda che tra il 26 aprile 2007, data di pronuncia della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), e il 24 ottobre 2012, data della
decisione della Commissione di adire la Corte con il presente ricorso,
trascorso un periodo di 65 mesi.
La Commissione propone che limporto della penalit decresca in
funzione dei progressi realizzati dalla Repubblica italiana al fine di
dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Il
metodo di calcolo di detta penalit consisterebbe nel contare le
discariche abusive esistenti, computando due volte quelle contenenti
rifiuti pericolosi, e dividere poi limporto della penalit per il numero in
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tal modo ottenuto. Limporto della penalit diminuirebbe, cos, in


funzione di ciascuna discarica messa a norma. Stante levoluzione
costante della situazione delle discariche abusive in Italia, la
Commissione propone di calcolare la penalit su base semestrale.
Inoltre, in risposta a un quesito posto dalla Corte durante ludienza
in merito allefficacia di una penalit di tipo decrescente a fronte di
una notevole divergenza di posizione fra le parti, la Commissione ha
fatto valere che il suo disaccordo con la Repubblica italiana verte
sullaccertamento delle misure che detto Stato membro tenuto ad
adottare al fine di conformarsi allarticolo 4 della direttiva 75/442. Ci
posto, la Commissione convinta che, qualora la Corte confermasse
linterpretazione proposta dalla Commissione relativamente a tale
articolo 4, la Repubblica italiana rispetterebbe siffatta sentenza e
continuerebbe a fornire alla Commissione informazioni riguardanti le
misure adottate per ciascuna discarica.
Per quanto concerne limporto della somma forfettaria, la
Commissione propone di stabilirlo applicando un metodo consistente
nel moltiplicare un importo di base fissato in EUR 210 al giorno, in un
primo momento, per un coefficiente di gravit e per un fattore n, i
cui valori, rispettivamente di 8 e di 16,72, sono identici a quelli
proposti per il calcolo dellammenda, e, in un secondo momento, per il
numero di giorni in cui linadempimento perdurato. In tal modo,
limporto della somma forfettaria dovrebbe essere pari al risultato
della moltiplicazione di EUR 28 089,60 per il numero di giorni trascorsi
fra la data di pronuncia della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250) e quella della presente sentenza.
Dal canto suo, la Repubblica italiana rileva che lapplicazione di
sanzioni pecuniarie ridurrebbe le risorse destinate dalle Regioni e dagli
enti locali alla loro gestione ambientale.
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, la Repubblica italiana
sostiene che la rilevanza dellinadempimento ad essa addebitato
trascurabile rispetto a quella dellinadempimento che ha dato luogo
alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Inoltre, le
autorit nazionali non sarebbero responsabili dellinadempimento
contestato, che risulterebbe da una situazione di fatto determinata da
condotte pregresse, con conseguente dilatazione del tempo necessario
alla messa a norma delle discariche interessate.
Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Repubblica italiana
sottolinea che tutte le discariche delle quali le viene addebitato uno
sfruttamento illecito sono inattive da molto tempo.
Nel corso delludienza, la Repubblica italiana ha affermato di non
avere intenzione di presentare osservazioni sulla proposta della

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Commissione di infliggere una penalit di tipo decrescente, poich


contesta la sussistenza stessa dellinadempimento addebitatole.
Giudizio della Corte
Osservazioni preliminari
Occorre ricordare che spetta alla Corte, in ciascuna causa e in
funzione delle circostanze del caso di cui investita nonch del livello
di persuasione e di dissuasione che le appare necessario, stabilire le
sanzioni pecuniarie adeguate, in particolare per prevenire la
reiterazione di analoghe infrazioni al diritto dellUnione (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 58 e la
giurisprudenza ivi citata).
Sulla penalit
La Corte, avendo constatato che la Repubblica italiana non si
conformata,
entro
il
termine
impartito,
alla
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), pu infliggere a tale Stato
membro il pagamento di una penalit qualora linadempimento perduri
fino allesame dei fatti da parte della Corte medesima (v., in tal senso,
sentenza Commissione/Spagna, C-610/10, EU:C:2012:781, punto 96
e la giurisprudenza ivi citata).
Al fine di stabilire se linadempimento addebitato alla Repubblica
italiana sia perdurato fino a tale esame, occorre valutare le misure
che, secondo lo Stato membro, sono state adottate successivamente
allo scadere della proroga del termine fissato nel parere motivato.
Nel corso delludienza, la Commissione ha spiegato che 200
discariche, ubicate in 18 delle 20 Regioni italiane, permangono non
conformi alle disposizioni applicabili. In particolare, a suo avviso, 198
discariche non sono ancora adeguate allarticolo 4 della direttiva
75/442, e, fra queste, due non sono conformi neppure agli articoli 8 e
9 di tale direttiva e quattordici, contenenti rifiuti pericolosi, non sono
conformi neppure allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689.
Per il resto, resterebbero solo due discariche per le quali non sono
stati adottati un piano di riassetto o provvedimenti di chiusura
definitiva, in violazione dellarticolo 14, lettere da a) a c), della
direttiva 1999/31. Dal canto suo, la Repubblica italiana ha continuato
a negare di avere comunque sia violato le predette disposizioni,
riprendendo, in sostanza, argomenti esposti nel controricorso e nella
controreplica, in particolare quello secondo cui larticolo 4 della
direttiva 75/442 non impone alcun obbligo di bonifica delle discariche
abusive e quello secondo cui tutte le discariche citate dalla
Commissione sono inattive da tempo. Lo Stato membro ha inoltre
affermato di non essere riuscito a identificare una delle due discariche
citate con riferimento agli articoli 8 e 9 della direttiva 75/442, ossia
quella di Altamura-Sgarrone, situata nella localit di Matera
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(Basilicata), in conseguenza del fatto che tale discarica era stata male
identificata dal CFS.
A tal riguardo, si deve anzitutto ricordare che, come rilevato ai
punti da 50 a 63 della presente sentenza, e contrariamente a quanto
sostenuto dalla Repubblica italiana, per ottemperare agli obblighi
derivanti dagli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442 non sufficiente
chiudere tutte le discariche interessate. Per quanto riguarda, pi in
particolare, la discarica di Altamura-Sgarrone, si deve notare che, nei
documenti allegati al controricorso, la Repubblica italiana ha fornito
informazioni su talune misure di bonifica previste per detta discarica.
Soltanto al momento della controreplica lo Stato membro ha fatto
riferimento a una confusione tra la suddetta discarica e unaltra
discarica, aggiungendo peraltro che il comune di Altamura non si trova
nella Regione Basilicata, ma nella Regione Puglia. Orbene, siffatte
dichiarazioni della Repubblica italiana, quandanche rispondano al
vero, non sono atte a rimettere in discussione la persistenza
dellinadempimento, dato che questultimo non consiste nellesistenza
di un numero determinato di discariche non bonificate, bens nel
mancato rispetto, generale e persistente, degli obblighi derivanti dalle
disposizioni test menzionate. Le circostanze oggetto della discussione
tra le parti dinanzi alla Corte circa tale punto, di natura puramente
fattuale, non permettono di concludere che sia stato posto termine
allinadempimento contestato.
La Commissione ha poi affermato, tanto nella sua risposta scritta ai
quesiti posti dalla Corte quanto nel corso delludienza, che la
Repubblica italiana continua a non catalogare e identificare i rifiuti
pericolosi presenti in quattordici discariche. In assenza, nel fascicolo di
causa, di qualsiasi elemento che consenta di concludere nel senso
della tenuta di un siffatto catalogo, si deve constatare che il suddetto
Stato membro continua, per quanto concerne tali discariche, a violare
anche lobbligo derivante dallarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva
91/689.
Infine, quanto alle due discariche di cui dedotta la perdurante non
conformit allarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31,
sufficiente rilevare che la Repubblica italiana non ha dimostrato,
riguardo alle medesime, la presentazione o lapprovazione di piani di
riassetto oppure di decisioni definitive di chiusura.
In considerazione di quanto precede, si deve constatare che
numerose discariche ubicate nella quasi totalit delle Regioni italiane
non sono ancora state adeguate alle disposizioni in questione e che,
pertanto, linadempimento addebitato alla Repubblica italiana perdura
al momento dellesame dei fatti di causa da parte della Corte.

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In tale contesto, la Corte osserva che la condanna della Repubblica


italiana al versamento di una penale costituisce un mezzo finanziario
adeguato a sollecitare questultima alladozione delle misure
necessarie per porre fine allinadempimento constatato e per garantire
la
completa
esecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250).
95
Per quanto riguarda limporto e la forma di tale penalit, per
costante giurisprudenza spetta alla Corte, nellesercizio del suo potere
discrezionale, fissare la penalit in modo tale che essa sia, da un lato,
adeguata alle circostanze e, dallaltro, commisurata allinadempimento
accertato nonch alla capacit di pagamento dello Stato membro
interessato (v., in tal senso, sentenza Commissione/Lussemburgo,
C-576/11, EU:C:2013:773, punto 46 e la giurisprudenza ivi citata). Le
proposte della Commissione relative alla penalit non possono
vincolare la Corte e costituiscono soltanto un utile punto di
riferimento. Analogamente, orientamenti come quelli contenuti nelle
comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma
contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilit e la certezza
del diritto nellazione condotta dalla stessa Commissione quando
formula proposte alla Corte (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 116 e la giurisprudenza
ivi citata). Infatti, nellambito di un procedimento fondato sullarticolo
260, paragrafo 2, TFUE, relativo a un inadempimento di uno Stato
membro che persista nonostante sia gi stato constatato in una prima
sentenza emessa ai sensi dellarticolo 226 CE o dellarticolo 258 TFUE,
la Corte deve restare libera di fissare la penalit nellimporto e nella
forma da essa ritenuti adeguati ad incitare tale Stato membro a porre
fine allinadempimento degli obblighi derivanti da tale prima sentenza
della Corte.
96
La Corte ha gi dichiarato che una simile sanzione deve essere
decisa in funzione del grado di persuasione necessario affinch lo
Stato membro inadempiente dia esecuzione ad una sentenza di
condanna per inadempimento e modifichi il suo comportamento in
modo da porre fine allinadempimento addebitatogli (sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 117 e la giurisprudenza
ivi citata).
97
Pertanto, nellambito della valutazione della Corte, i criteri da
prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva della
penalit ai fini dellapplicazione uniforme ed efficace del diritto
dellUnione sono costituiti, in linea di principio, dalla durata
dellinadempimento, dal suo grado di gravit e dalla capacit
finanziaria dello Stato membro di cui trattasi. Per lapplicazione di tali
criteri, la Corte deve tener conto, in particolare, delle conseguenze
64

dellomessa esecuzione sugli interessi pubblici e privati nonch


dellurgenza di indurre lo Stato membro interessato a conformarsi ai
suoi obblighi (sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto
119 e la giurisprudenza ivi citata).
98
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, si deve rilevare che
lobbligo di smaltire i rifiuti senza mettere in pericolo la salute
delluomo e senza arrecare danni allambiente fa parte degli obiettivi
stessi della politica dellUnione europea nel settore ambientale, come
emerge dallarticolo 191 TFUE. In particolare, linosservanza degli
obblighi risultanti dallarticolo 4 della direttiva 75/442 rischia, per la
natura stessa di tali obblighi, di mettere direttamente in pericolo la
salute delluomo e di arrecare danni allambiente; pertanto, devessere
considerata particolarmente grave (v. in tal senso, in particolare,
sentenza Commissione/Grecia, EU:C:2000:356, punto 94).
99
Anche linadempimento dellobbligo, sancito allarticolo 2, paragrafo
1, della direttiva 91/486, di prevedere che, in ogni discarica, i rifiuti
pericolosi siano catalogati e identificati, deve essere considerato
grave, dato che il rispetto di tale obbligo costituisce un requisito
necessario per realizzare pienamente gli obiettivi perseguiti
dallarticolo 4 della direttiva 75/442 (v., per analogia, sentenza
Commissione/Grecia, EU:C:2000:356, punto 95); ci tanto pi che,
come osservato dalla Commissione, siffatti rifiuti comportano, per la
loro natura, un rischio pi elevato per la salute delluomo e per
lambiente.
100 Inoltre, come sottolinea la Commissione, il fatto che la presente
controversia riguardi la mancata esecuzione di una sentenza avente
ad oggetto una prassi generale e persistente tende ad acuire la
gravit dellinadempimento in questione.
101 Bench dopo la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) la
Repubblica italiana abbia compiuto, come da essa affermato, progressi
significativi nel ridurre il numero di discariche non conformi alle
disposizioni applicabili, tuttavia, come sostenuto dalla Commissione, i
progressi constatati dopo la scadenza della proroga del termine
impartito nel parere motivato sono stati compiuti con una grande
lentezza e si registra ancora un numero importante di discariche
abusive in quasi tutte le Regioni italiane.
102 Quanto alla durata dellinfrazione, essa devessere valutata tenendo
conto del momento in cui la Corte esamina i fatti, e non di quello in
cui
questultima

adita
dalla
Commissione
(sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 120 e la giurisprudenza
ivi citata).
103 Nel caso di specie, come si evince dai punti da 90 a 93 della
presente sentenza, la Repubblica italiana non stata in grado di
65

dimostrare
che
linadempimento
constatato
nella
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) sia effettivamente cessato. Si
deve quindi considerare che siffatto inadempimento perdura da oltre
sette anni, un periodo di durata notevole.
104 Per quanto attiene alla capacit di pagamento della Repubblica
italiana, la Corte ha gi dichiarato che si deve tenere conto della
recente evoluzione del prodotto interno lordo di uno Stato membro,
quale risulta alla data di esame dei fatti da parte della Corte (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Irlanda, C-279/11, EU:C:2012:834,
punto 78).
105 Al fine di stabilire la forma della penalit imposta ai sensi
dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, la Corte tenuta a prendere in
considerazione
vari
fattori
connessi
tanto
alla
natura
dellinadempimento di cui trattasi, quanto alle circostanze della
controversia in oggetto. Come sottolineato al punto 95 della presente
sentenza, la forma della penalit, cos come limporto delle sanzioni
pecuniarie, rientra nel libero apprezzamento della Corte, che non in
alcun modo vincolata dalle proposte della Commissione a tal
proposito.
106 Per quanto concerne la proposta della Commissione di imporre una
penalit di tipo decrescente, si deve rilevare che, sebbene, per
garantire la piena esecuzione della sentenza della Corte, la penalit
debba essere pretesa nella sua interezza fino al momento in cui lo
Stato membro non abbia adottato tutte le misure necessarie per porre
fine allinadempimento accertato, tuttavia, in certi casi specifici, pu
essere prevista una sanzione che tenga conto dei progressi
eventualmente realizzati dallo Stato membro nellesecuzione dei suoi
obblighi (v., in tal senso, sentenze Commissione/Spagna, C-278/01,
EU:C:2003:635, punti da 43 a 51; Commissione/Italia, C-496/09,
EU:C:2011:740, punti da 47 a 55, e Commissione/Belgio, C-533/11,
EU:C:2013:659, punti 73 e 74).
107 Nelle circostanze del caso di specie e considerate, in particolare, le
informazioni fornite alla Corte dalla Repubblica italiana e dalla
Commissione, la Corte dichiara che si deve fissare una penalit
decrescente. quindi necessario stabilire il metodo di calcolo di tale
penalit nonch la periodicit della stessa.
108 In merito a questultimo aspetto, in linea con la proposta della
Commissione, occorre determinare la penalit decrescente su base
semestrale, al fine di consentire a detta istituzione di valutare lo stato
di avanzamento dei provvedimenti di esecuzione della sentenza
Commissione/Italia
(EU:C:2007:250),
in
considerazione
della
situazione che emerge al termine del periodo in questione (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 54).
66

109

Inoltre, come proposto dalla Commissione, si deve imporre il


pagamento di una penalit il cui importo sia ridotto progressivamente
in ragione del numero di siti messi a norma conformemente alla
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), computando due volte
le discariche contenenti rifiuti pericolosi (v., per analogia, sentenze
Commissione/Spagna,
EU:C:2003:635,
punto
50,
e
Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 52).
110 In considerazione di quanto precede, la Corte giudica opportuno,
nellesercizio del suo potere discrezionale, fissare una penalit
semestrale di EUR 42 800 000, dalla quale sar detratto un importo
proporzionale al numero di discariche messe a norma conformemente
alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) al termine del
semestre considerato, contando due volte le discariche contenenti
rifiuti pericolosi.
111 Ai fini del calcolo della riduzione della penalit esigibile a titolo di
ciascun semestre scaduto a partire dalla data di pronuncia della
presente sentenza, la Commissione obbligata a tenere conto
soltanto delle prove delladozione delle misure necessarie
allesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250)
che le saranno state trasmesse prima della fine del semestre
considerato.
112 Avuto riguardo allinsieme delle considerazioni che precedono, si
deve condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione,
sul conto Risorse proprie dellUnione europea, a partire dalla data di
pronuncia della presente sentenza e fino allesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), una penalit semestrale
calcolata, per il primo semestre successivo alla presente sentenza, alla
fine di questultimo, a partire da un importo iniziale fissato in
EUR 42 800 000, dal quale saranno detratti EUR 400 000 per ciascuna
discarica contenente rifiuti pericolosi messa a norma conformemente a
detta sentenza ed EUR 200 000 per ogni altra discarica messa a
norma conformemente a detta sentenza. Per tutti i semestri
successivi, la penalit dovuta per ciascun semestre sar calcolata, alla
fine dello stesso, a partire dallimporto della penalit stabilita per il
semestre precedente, applicando le predette detrazioni per le
discariche oggetto dellinadempimento constatato messe a norma nel
corso del semestre.
Sulla somma forfettaria
113 Occorre preliminarmente ricordare che, nellesercizio del potere
discrezionale attribuitole nel settore considerato, la Corte legittimata
ad imporre, cumulativamente, una penalit ed una somma forfettaria
(sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 140 e la
giurisprudenza ivi citata).
67

114

La condanna al pagamento di una somma forfettaria e la


determinazione dellimporto eventuale di detta somma devono restare
correlati, in ciascun caso di specie, al complesso degli elementi
rilevanti relativi tanto alle caratteristiche dellinadempimento accertato
quanto al comportamento specifico dello Stato membro interessato
dal procedimento avviato in base allarticolo 260 TFUE. A questo
proposito, questultimo attribuisce alla Corte un ampio potere
discrezionale nel decidere in merito allirrogazione o meno di una
siffatta sanzione e nel determinarne eventualmente limporto (v.
sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 60 e la
giurisprudenza ivi citata).
115 Nella presente controversia, si deve tenere conto del complesso
degli elementi di fatto e di diritto che sono sfociati nellinadempimento
constatato, in particolare del numero elevato di discariche non ancora
conformi al diritto dellUnione. Inoltre, come rilevato dallavvocato
generale al paragrafo 188 delle sue conclusioni, oltre alla presente
causa, conseguente alla omessa esecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Corte stata investita di
oltre 20 cause in materia di rifiuti, le quali si sono concluse con una
dichiarazione di inadempimento del medesimo Stato membro agli
obblighi ad esso incombenti ai sensi del diritto dellUnione.
116 Orbene, una simile reiterazione di infrazioni da parte di uno Stato
membro, in un settore specifico di azione dellUnione, indice del
fatto che la prevenzione effettiva della futura reiterazione di analoghe
infrazioni al diritto dellUnione richiede ladozione di una misura
dissuasiva, quale la condanna al pagamento di una somma forfettaria
(v. sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 78 e la
giurisprudenza ivi citata).
117 Spetta dunque alla Corte, nellesercizio del suo potere
discrezionale, fissare limporto di tale somma forfettaria in modo che
essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dallaltra,
commisurata allinfrazione commessa (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Grecia, C-369/07, EU:C:2009:428, punto 146)
118 Tra i fattori rilevanti a tal fine si annoverano in particolare elementi
quali la gravit dellinfrazione constatata e la sua durata dopo la
pronuncia della sentenza che lha constatata (v., in tal senso,
sentenza Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 94), nonch la
capacit di pagamento dello Stato membro interessato (v. sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 80).
119 Per quanto concerne i suddetti fattori, le circostanze che devono
essere prese in considerazione risultano segnatamente dai rilievi
esposti ai punti da 98 a 104 della presente sentenza. A tal riguardo,
va ricordato, in particolare, che si tratta di uninfrazione di carattere
68

generale e persistente, che le discariche interessate si trovano nella


quasi totalit delle Regioni italiane e che alcune di tali discariche
contengono rifiuti pericolosi che presentano un rischio elevato per la
salute umana e per lambiente.
120 In considerazione di quanto precede, la Corte ritiene equo, per le
circostanze di specie, fissare una somma forfettaria pari a EUR 40
milioni a carico della Repubblica italiana.
121 Di conseguenza, si deve condannare la Repubblica italiana a
versare alla Commissione, sul conto Risorse proprie dellUnione
europea, una somma forfettaria pari a EUR 40 milioni.
Sulle spese
122 Ai sensi dellarticolo 138, paragrafo 1, del regolamento di
procedura, la parte soccombente condannata alle spese se ne
stata fatta domanda. Poich la Commissione ha chiesto la condanna
della Repubblica italiana ed stato accertato linadempimento,
questultima devessere condannata alle spese.
Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
1)

La Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure


necessarie
a
dare
esecuzione
alla
sentenza
Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250), venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dellarticolo
260, paragrafo l, TFUE.
2)
La Repubblica italiana condannata a versare alla
Commissione europea, sul conto Risorse proprie dellUnione
europea, a partire dal giorno di pronuncia della presente
sentenza
e
fino
allesecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), una penalit semestrale
calcolata, per il primo semestre successivo alla presente
sentenza, alla fine di questultimo, a partire da un importo
iniziale fissato in EUR 42 800 000, dal quale saranno detratti
EUR 400 000 per ciascuna discarica contenente rifiuti
pericolosi messa a norma conformemente a detta sentenza ed
EUR 200 000 per ogni altra discarica messa a norma
conformemente a detta sentenza. Per tutti i semestri
successivi, la penalit dovuta per ciascun semestre sar
calcolata, alla fine dello stesso, a partire dallimporto della
penalit stabilita per il semestre precedente, applicando le
predette
detrazioni
per
le
discariche
oggetto
dellinadempimento constatato messe a norma nel corso del
semestre.
3)
La Repubblica italiana condannata a versare alla
Commissione europea, sul conto Risorse proprie dellUnione
europea, la somma forfettaria di EUR 40 milioni.
69

4)

La Repubblica italiana condannata alle spese.


http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=160245&pageIndex=0
&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=40280
Corte Ue condanna Italia su Malagrotta e altre 6 discariche Lazio
Corte di Giustizia UE , sez. VI, sentenza 15.10.2014 n C-323/13

Sull'inadempimento della Repubblica italiana agli obblighi ad


essa incombenti in forza della direttiva 2008/98 per non aver
creato una rete adeguata e integrata di impianti di
smaltimento e di trattamento dei rifiuti.
La Repubblica italiana,
- non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare
che una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del
SubATO di Roma, ad esclusione di quella di Cecchina, ed in
quelle del SubATO di Latina non venga sottoposta ad un
trattamento che comprenda un'adeguata selezione delle
diverse frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della loro
frazione organica, venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza del combinato disposto degli articoli 1,
paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31/CE del
Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti,
nonch degli articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008,
relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive,
- e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata
ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto
delle migliori tecniche disponibili, venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell'articolo 16, paragrafo 1, della
direttiva 2008/98.
SENTENZA DELLA CORTE
(Sesta Sezione)
15 ottobre 2014 (*)
Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttive 1999/31/CE e
2008/98/CE Piano di gestione Rete adeguata e integrata di
impianti di smaltimento Obbligo di istituire un trattamento dei rifiuti
che assicuri il miglior risultato per la salute umana e la protezione
dellambiente
Nella causa C-323/13,
70

avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dellarticolo


258 TFUE, proposto il 13 giugno 2013,
Commissione europea, rappresentata da L. Pignataro-Nolin, E.
Sanfrutos Cano e A. Alcover San Pedro, in qualit di agenti, con
domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualit di agente,
assistita da G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Sesta Sezione),
composta da A. Borg Barthet, facente funzione di presidente della
Sesta Sezione, E. Levits e F. Biltgen (relatore), giudici,
avvocato generale: N. Jskinen
cancelliere: L. Carrasco Marco, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 19
giugno 2014,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di
giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di
dichiarare che la Repubblica italiana:

non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare che


una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del SubATO di
Roma ed in quelle del SubATO di Latina non venga sottoposta ad un
trattamento che comprenda unadeguata selezione delle diverse
frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della loro frazione organica,

e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed


adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti, tenendo conto delle
migliori tecniche disponibili,
71

venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza, da un lato,


del combinato disposto degli articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a),
della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa
alle discariche di rifiuti (GU L 182, pag. 1), nonch degli articoli 4 e 13
della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU
L 312, pag. 3), e, dallaltro lato, dellarticolo 16, paragrafo 1, di tale
ultima direttiva.
Contesto normativo
2
Il considerando 6 della direttiva 1999/31 enuncia quanto
segue:
considerando che linterramento, analogamente a qualsiasi altro
trattamento di rifiuti, andrebbe controllato e gestito in modo adeguato
per prevenire o ridurre i potenziali effetti negativi sullambiente
nonch i rischi per la salute umana.
3

Il considerando 33 di tale direttiva cos recita:

considerando che ladattamento degli allegati della presente direttiva


al progresso scientifico e tecnico e la normalizzazione dei metodi di
controllo, di campionamento e di analisi dovranno essere realizzati
utilizzando la medesima procedura di comitato.
4

Ai sensi dellarticolo 1, paragrafo 1, di detta direttiva:

() scopo della presente direttiva di prevedere, mediante rigidi


requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche, misure,
procedure e orientamenti volti a prevenire o a ridurre il pi possibile le
ripercussioni negative sullambiente, in particolare linquinamento
delle acque superficiali, delle acque freatiche, del suolo e
dellatmosfera, e sullambiente globale, compreso leffetto serra,
nonch i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti,
durante lintero ciclo di vita della discarica.
5
Larticolo 2, lettera h), della direttiva 1999/31 definisce il
trattamento dei rifiuti come i processi fisici, termici, chimici, o
biologici, inclusa la cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti
allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il
trasporto o favorirne il recupero.
72

6
Larticolo 6 di tale direttiva, intitolato Rifiuti ammissibili nelle
varie categorie di discariche, cos dispone:
Gli Stati membri provvedono affinch:
a)
solo i rifiuti trattati vengano collocati a discarica. Tale
disposizione pu applicarsi ai rifiuti inerti il cui trattamento non
tecnicamente possibile o a qualsiasi altro rifiuto il cui trattamento non
contribuisca agli obiettivi di cui allarticolo 1 della presente direttiva,
riducendo la quantit dei rifiuti o i rischi per la salute umana o
lambiente;
().
7

Il considerando 6 della direttiva n. 2008/98 cos formulato:

Lobiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti dovrebbe


essere di ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione
e della gestione dei rifiuti per la salute umana e lambiente. La politica
in materia di rifiuti dovrebbe altres puntare a ridurre luso di risorse e
promuovere lapplicazione pratica della gerarchia dei rifiuti.
8
Ai sensi dellarticolo 1 della direttiva 2008/98, essa stabilisce
misure volte a proteggere lambiente e la salute umana prevenendo o
riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei
rifiuti, riducendo gli impatti complessivi delluso delle risorse e
migliorandone lefficacia.
9

Larticolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:

1.
La seguente gerarchia dei rifiuti si applica quale ordine di
priorit della normativa e della politica in materia di prevenzione e
gestione dei rifiuti:
a)

prevenzione;

b)

preparazione per il riutilizzo;

c)

riciclaggio;

d)

recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e

e)

smaltimento.
73

2.
Nellapplicare la gerarchia dei rifiuti di cui al paragrafo 1, gli
Stati membri adottano misure volte a incoraggiare le opzioni che
danno il miglior risultato ambientale complessivo. A tal fine pu
essere necessario che flussi di rifiuti specifici si discostino dalla
gerarchia laddove ci sia giustificato dallimpostazione in termini di
ciclo di vita in relazione agli impatti complessivi della produzione e
della gestione di tali rifiuti.
().
10

Larticolo 13 di detta direttiva formulato nel modo seguente:

Gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire che la


gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana,
senza recare pregiudizio allambiente e, in particolare:
a)
senza creare rischi per lacqua, laria, il suolo, la flora o la
fauna;
b)

senza causare inconvenienti da rumori od odori e

c)

senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse.

11

Larticolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98 cos dispone:

Gli Stati membri adottano, di concerto con altri Stati membri qualora
ci risulti necessario od opportuno, le misure appropriate per la
creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento
dei rifiuti e di impianti per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati
provenienti dalla raccolta domestica, inclusi i casi in cui detta raccolta
comprenda tali rifiuti provenienti da altri produttori, tenendo conto
delle migliori tecniche disponibili.
Procedimento precontenzioso
12
Il 26 ottobre 2009, la Commissione ha avviato unindagine EU
Pilot sulla violazione dellobbligo di trattamento dei rifiuti previsto
allarticolo 6, lettera a), della direttiva 1999/31, riguardante la
discarica di Malagrotta, nella Regione Lazio.
13
Con lettere del 4 e del 9 dicembre 2009, le autorit italiane
hanno riconosciuto che il Ministero dellAmbiente aveva autorizzato la
Regione Lazio a collocare, fino al 31 dicembre 2009, rifiuti tal quali
in detta discarica. Il 2 marzo 2011, le stesse autorit hanno informato
74

la Commissione che tutti i rifiuti conferiti in discarica a Malagrotta


dovevano essere considerati come rifiuti trattati ai sensi dellarticolo
2, lettera h), di tale direttiva.
14
In data 17 giugno 2011, la Commissione ha inviato una lettera
di diffida alla Repubblica italiana per violazione dellarticolo 6, lettera
a), di detta direttiva, nonch degli articoli 4 e 13 della direttiva
2008/98, violazione constatata in diverse discariche della Regione
Lazio. In tale lettera, stato precisato che da una lettura combinata di
tali disposizioni deriva che il trattamento ai sensi della direttiva
1999/31 deve avere leffetto di evitare o ridurre il pi possibile le
ripercussioni negative sullambiente nonch i rischi per la salute.
Pertanto, la mera triturazione e/o compressione dei rifiuti
indifferenziati, che non includa unadeguata selezione delle diverse
frazioni dei rifiuti nonch una qualche forma di stabilizzazione delle
stesse frazioni, non risponderebbe agli obiettivi menzionati. Tale
istituzione ha inoltre contestato alla Repubblica italiana di aver violato
larticolo 16 della direttiva 2008/98 in ragione del deficit di capacit di
trattamento meccanico-biologico (in prosieguo: il TMB) che
risulterebbe dal piano regionale di gestione dei rifiuti, tanto nel
SubATO (sub-ambito territoriale ottimale) di Roma, in cui si trova la
discarica di Malagrotta, quanto nel SubATO di Latina ed in quello di
Rieti.
15
Il 12 agosto 2011, le autorit italiane hanno risposto che il
deficit di capacit di TMB nel SubATO di Rieti era compensato
dalleccedenza di capacit di un altro SubATO. Riguardo ai SubATO di
Latina e di Roma, esse hanno fatto notare che i deficit di capacit di
TMB erano stati ridotti dallanno 2011 e che, in futuro, sarebbero stati
colmati grazie alla realizzazione di impianti di TMB.
16
Non soddisfatta di tale risposta, la Commissione, con lettera del
1 giugno 2012, ha inviato un parere motivato alla Repubblica
italiana, invitando questultima a conformarvisi entro due mesi dalla
ricezione.
17
Con lettere del 3 e del 6 agosto 2012, la Repubblica italiana ha
riconosciuto lesistenza di un deficit di capacit di TMB per i SubATO di
Latina e di Roma. Per quanto riguarda quello del SubATO di Latina,
essa ha indicato che esisteva un possibilit di compensarlo utilizzando
la capacit residua di TMB di un SubATO vicino. Riguardo al SubATO di
Roma, la Repubblica italiana ha affermato che vi sarebbe stata una
riduzione di detto deficit di pi della met entro lanno 2014. Ha
inoltre sottolineato che era stato sottoscritto un protocollo dintesa
75

relativo alla chiusura della discarica di Malagrotta ed alla promozione


della raccolta differenziata dei rifiuti urbani di Roma.
18
Il 10 gennaio 2013, la Repubblica italiana ha informato la
Commissione delladozione di misure supplementari, tendenti alla
riduzione dei deficit di capacit di TMB, tra cui la costruzione di una
discarica temporanea per lo stoccaggio di rifiuti trattati in una localit
del comune di Roma e ladozione di un cronoprogramma preciso delle
sfide che le autorit competenti e le imprese titolari degli impianti
dovevano affrontare.
19
Il 19 marzo 2013, tale Stato membro ha avvisato la
Commissione delle difficolt incontrate nellattuazione delle diverse
misure menzionate, pur affermando che queste erano in corso di
realizzazione.
20
La Commissione, ritenendo la situazione ancora insoddisfacente
sotto il profilo della normativa dellUnione in materia di rifiuti, ha
deciso di proporre il presente ricorso.
Sul ricorso
Sulla prima censura, relativa alla violazione degli articoli 1 e 6, lettera
a), della direttiva 1999/31, nonch degli articoli 4 e 13 della direttiva
2008/98
Argomenti delle parti
21
In primo luogo, riguardo agli obblighi derivanti dalle
disposizioni sopra menzionate, la Commissione sostiene che, per
essere conforme alle direttive 1999/31 e 2008/98, il trattamento dei
rifiuti destinati alle discariche, oltre a modificare le caratteristiche dei
rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di
facilitarne il trasporto o il recupero, deve altres avere leffetto di
evitare o ridurre il pi possibile i rischi per la salute umana e le
ripercussioni negative sullambiente. Pertanto, nella misura in cui
esiste un trattamento che permette di raggiungere un miglior risultato
complessivo per la protezione della salute umana e dellambiente, in
particolare permettendo una stabilizzazione delle frazioni organiche
dei rifiuti, gli Stati membri sarebbero tenuti ad adottare tale
trattamento.
22
Secondo la Commissione, la nozione di trattamento deve
essere letta alla luce dellobiettivo della prevenzione e della riduzione
76

delle ripercussioni negative sullambiente e sulla salute umana,


enunciato sia allarticolo 1 della direttiva 1999/31, sia agli articoli 1 e
4 della direttiva 2008/98. Inoltre, dallarticolo 4, paragrafo 2, di tale
ultima direttiva risulterebbe che gli Stati membri adottano,
nellapplicazione della gerarchia dei rifiuti, misure volte ad
incoraggiare le soluzioni che diano il miglior risultato ambientale. La
Commissione si basa altres sullarticolo 13 di detta direttiva, a norma
del quale gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire
che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza mettere in pericolo la
salute umana n recare pregiudizio allambiente. A tale proposito,
essa ricorda che, nella sua sentenza Commissione/Italia (C-297/08,
EU:C:2010:115), la Corte ha dichiarato che la constatazione della
violazione di tale articolo, relativamente ad operazioni di recupero e
smaltimento dei rifiuti, non pu essere subordinata alleffettiva
esistenza di problemi sanitari.
23
Da ci deriverebbe, secondo la Commissione, che un
trattamento consistente nella mera compressione e/o triturazione di
rifiuti indifferenziati destinati a discarica, senza che sia inclusa
unadeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche
forma di stabilizzazione, non tale da evitare o ridurre il pi possibile
le ripercussioni negative ed i rischi per la salute umana.
24
La Repubblica italiana, pur non contestando la lettura dei dati
testuali in questione fornita dalla Commissione, rileva tuttavia che tale
istituzione lha resa nota soltanto con la lettera di costituzione in
mora, del mese di giugno 2011. Orbene, la Commissione ne avrebbe
avuto conoscenza gi dal mese di dicembre 2009 e sapeva che, per la
Repubblica italiana, il compattamento e la triturazione dei rifiuti
costituivano un trattamento adeguato. In tale contesto, sarebbe
contrario allo spirito del Trattato FUE perseguire linadempimento di
tale Stato membro, considerato che linterpretazione della
Commissione tardiva e che ladeguamento ai requisiti che ne
derivano subordinato a riforme profonde.
25
In ogni caso, il termine concesso ad uno Stato membro per
conformarsi alle disposizioni del diritto dellUnione non dovrebbe
essere inferiore al ritardo con cui la Commissione ha comunicato a
tale Stato il modo in cui occorreva intendere tali disposizioni. In
risposta allargomento dedotto dalla Commissione secondo cui la
lettura da essa fornita delle disposizioni in questione sarebbe nota sin
dal procedimento EU Pilot svoltosi nel corso dellanno 2009, la
Repubblica italiana rileva che linterpretazione proposta dalla
Commissione non assume rango di diritto vivente finch la Corte non
77

si sia pronunciata al riguardo. Del resto, sino a quando la Corte non


abbia esercitato il proprio potere interpretativo, non sarebbe
giustificato
promuovere,
a
titolo
preventivo,
unazione
di
inadempimento nei confronti di uno Stato membro.
26
Per
quanto
riguarda,
in
secondo
luogo,
la
prova
dellinadempimento di cui alla prima censura, la Commissione sostiene
che i rifiuti collocati a discarica nei SubATO di Roma e di Latina non
sono sottoposti ad un trattamento adeguato ai sensi degli articoli 1,
paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31, nonch 4 e 13
della direttiva 2008/98. Infatti, il deficit di capacit di TMB della
Regione Lazio proverebbe che i rifiuti vengono collocati a discarica
senza trattamento preventivo. Secondo tale istituzione, lesistenza di
uninsufficienza di capacit degli impianti di TMB dei SubATO di Roma
e di Latina pu essere dedotta dallo scenario di controllo previsto dal
piano di gestione regionale. Del resto, nel corso del procedimento
precontenzioso, le autorit italiane avrebbero riconosciuto tale deficit,
affermando che esso sarebbe stato colmato a partire dallanno 2014.
27
A fronte degli argomenti dedotti dalla Repubblica italiana nel
corso della fase scritta del procedimento, la Commissione ha
rinunciato a richiedere la constatazione di inadempimento
relativamente alla discarica di Albano Laziale a Cecchina, ma ha
mantenuto le proprie conclusioni nei confronti delle altre cinque
discariche del SubATO di Roma (Malagrotta, Colle Fagiolara, Cupinoro,
Montecelio-Inviolata e Fosso Crepacuore) e delle due discariche del
SubATO di Latina ubicate a Borgo Montello.
28
In occasione delludienza di discussione, ed in risposta ad un
quesito posto dalla Corte, la Repubblica italiana ha riconosciuto che
non poteva confutarsi che, alla scadenza del termine stabilito nel
parere motivato, i fatti materiali contestati dalla Commissione
risultavano accertati. Secondo tale Stato membro, linadempimento
sarebbe dovuto, da una parte, alla circostanza che le autorit
nazionali competenti non sono state in grado di adattare abbastanza
velocemente la regolamentazione nazionale per conformarsi
allinterpretazione delle direttive 1999/31 e 2008/98 proposta dalla
Commissione e, daltra parte, ai comportamenti fraudolenti di alcuni
gestori delle discariche, nel frattempo perseguiti e condannati
penalmente. Peraltro, fin dallintroduzione del presente ricorso, la
Repubblica italiana avrebbe tentato con ogni mezzo di porre, quanto
prima, un termine allinadempimento contestato. Del resto,
lintroduzione di tale ricorso costituirebbe un processo alle intenzioni
da parte della Commissione, essendo questultima informata del fatto
78

che sono state adottate nuove disposizioni nazionali e che la


situazione riguardante il trattamento dei rifiuti, oggetto del presente
ricorso, sarebbe nettamente migliorata.
Giudizio della Corte
29
In primo luogo, riguardo agli obblighi derivanti dagli articoli 1,
paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31 nonch dagli
articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98, occorre rilevare che dalla
seconda di tali disposizioni discende che gli Stati membri hanno
lobbligo, per quanto riguarda i rifiuti da sottoporre a trattamento, di
prendere le misure necessarie affinch solo i rifiuti gi trattati
vengano collocati a discarica.
30
Ai sensi dellarticolo 2, lettera h), della direttiva 1999/31, la
nozione di trattamento comprende i processi fisici, termici, chimici o
biologici, inclusa la cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti
allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa, di facilitarne il
trasporto o favorirne il recupero.
31
Dalla lettura combinata degli articoli 2, lettera h), e 6, lettera
a), della direttiva 1999/31 risulta che gli Stati membri hanno lobbligo
di adottare le misure necessarie affinch siano sottoposti a
trattamento tutti i rifiuti che vi si prestano, e non siano pertanto
collocati tali e quali a discarica i rifiuti idonei a costituire oggetto di
tale trattamento.
32
Si deve tuttavia aggiungere che, ai sensi del suo articolo 1,
paragrafo 1, tale direttiva mira, mediante rigidi requisiti tecnici ed
operativi applicabili ai rifiuti ed alle discariche, a prevedere in
particolare misure volte a prevenire o a ridurre il pi possibile le
ripercussioni negative sullambiente delle discariche di rifiuti ed i rischi
che ne derivano per la salute umana, durante lintero ciclo di vita della
discarica.
33
In considerazione dellobiettivo cos definito dalla direttiva
citata, non si pu pertanto validamente sostenere che, in vista della
trasposizione e dellapplicazione conformi della direttiva 1999/31, gli
Stati membri possano limitarsi ad optare per un qualsiasi trattamento
dei rifiuti e non abbiano lobbligo di ricercare e di mettere in atto il
trattamento pi adatto, compresa la stabilizzazione della frazione
organica di tali rifiuti, al fine di ridurre il pi possibile le ripercussioni
negative dei rifiuti sullambiente e, pertanto, sulla salute umana.
79

34
Tale interpretazione risulta corroborata, da una parte, dal
considerando 6 di detta direttiva, secondo il quale linterramento deve
essere controllato e gestito in modo adeguato per prevenire e ridurre i
potenziali effetti negativi che esso pu avere sullambiente, nonch i
rischi per la salute umana.
35
Daltra parte, essa trova conferma nella circostanza che tanto il
considerando 33 della direttiva 1999/31 quanto larticolo 16 di
questultima dispongono che i criteri ed i requisiti contenuti negli
allegati di tale direttiva devono essere costantemente adeguati al
progresso scientifico e tecnico.
36
Riguardo agli obblighi derivanti dallarticolo 4 della direttiva
2008/98, sufficiente rilevare che, come emerge chiaramente dal
paragrafo 2 di tale articolo, gli Stati membri devono, nellapplicare la
gerarchia dei rifiuti prevista da tale direttiva, adottare misure
appropriate per incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato
ambientale complessivo.
37
La stessa constatazione vale in merito allarticolo 13 della citata
direttiva, che dispone che gli Stati membri devono prendere le misure
necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza
danneggiare la salute umana n recare pregiudizio allambiente.
Orbene, una tale esigenza, letta alla luce del considerando 6 della
stessa direttiva, secondo il quale lobiettivo di qualsiasi politica in
materia di rifiuti deve essere quello di ridurre al minimo le
conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per
la salute umana e per lambiente, implica necessariamente lobbligo
per gli Stati membri di assicurarsi che i trattamenti a cui sono
sottoposti i rifiuti permettano di ridurne il pi possibile le ripercussioni
negative sullambiente e sulla salute umana.
38
Alla luce di tali considerazioni, deve concludersi che gli articoli
1, paragrafo 1, 2, lettera h), e 6, lettera a), della direttiva 1999/31
nonch 4 e 13 della direttiva 2008/98 devono essere intesi nel senso
che obbligano gli Stati membri ad adottare le misure necessarie
affinch i rifiuti collocati a discarica che vi si prestano siano sottoposti
ad un trattamento idoneo a ridurre il pi possibile le ripercussioni
negative di tali rifiuti sullambiente e sulla salute umana.
39
Per quanto riguarda, in secondo luogo, la fondatezza
dellinadempimento contestato alla Repubblica italiana, occorre
rilevare che questultima, da una parte, non contesta che la mera
compressione e/o triturazione dei rifiuti indifferenziati destinati a
80

essere collocati a discarica non risponda ai requisiti posti dalla


direttiva 1999/31 e che essa riconosce la materialit dei fatti che le
vengono contestati dalla Commissione. Daltra parte, essa sostiene di
essersi adoperata per rimediare a tale situazione e che, dopo
lintroduzione del presente ricorso, nuove misure sono state adottate
al fine di porre termine allinadempimento.
40
A tale riguardo, occorre innanzitutto ricordare che, secondo una
costante giurisprudenza della Corte, lesistenza di un inadempimento
deve essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro in
questione quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel
parere motivato e non possono essere prese in considerazione dalla
Corte le modifiche successivamente intervenute (v., in particolare,
sentenze Commissione/Spagna, C-168/03, EU:C:2004:525, punto 24;
Commissione/Lussemburgo, C-23/05, EU:C:2005:660, punto 9, e
Commissione/Italia, EU:C:2010:115, punto 79).
41
Inoltre, uno Stato membro non pu eccepire disposizioni, prassi
o situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per giustificare
linosservanza degli obblighi e dei termini previsti da una direttiva (v.,
in
particolare,
sentenze
Commissione/Spagna,
C-483/10,
EU:C:2013:114, punto 51, e Commissione/Cipro, C-412/12,
EU:C:2013:506, punto 15).
42
Del resto, come risulta dalla giurisprudenza della Corte,
lesistenza di organizzazioni criminali o di persone connotate come
operanti al limite della legalit che sarebbero attive nel settore della
gestione dei rifiuti non pu giustificare la violazione, da parte di uno
Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza di una
direttiva
(v.,
in
tal
senso,
sentenza
Commissione/Italia,
EU:C:2010:115, punto 84).
43
Infine, riguardo alladdebito rivolto dalla Repubblica italiana alla
Commissione, consistente nel sostenere che il presente ricorso non
costituisce altro che un processo alle intenzioni in quanto tale Stato
membro avrebbe adottato le misure necessarie per porre fine
allinadempimento invocato, occorre ricordare che spetta alla
Commissione, nellambito dellassolvimento della missione affidatale
dallarticolo 258 TFUE, vigilare sullapplicazione delle disposizioni del
Trattato e verificare se gli Stati membri abbiano agito in conformit a
tali disposizioni. Se considera che uno Stato membro abbia disatteso
queste ultime, le spetta valutare lopportunit di agire contro tale
Stato, determinare le disposizioni che esso avrebbe violato e scegliere
il momento in cui essa inizier il procedimento per inadempimento nei
81

confronti di detto Stato. Quando la Commissione procede da sola a


valutare se sia opportuno proporre e mantenere un ricorso per
inadempimento, la Corte tenuta ad accertare se linadempimento
contestato sussista o no, senza che le spetti pronunciarsi sullesercizio
del potere discrezionale della Commissione (v., in tal senso, sentenze
Commissione/Lussemburgo, C-33/04, EU:C:2005:750, punti 66 e 67,
nonch Commissione/Italia, EU:C:2010:115, punto 87).
44
Pertanto, la prima censura della Commissione deve essere
considerata fondata.
45
Tenuto conto di quanto precede, occorre quindi constatare che
la Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie
per evitare che una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del
SubATO di Roma, ad esclusione di quella di Cecchina, ed in quelle del
SubATO di Latina non venga sottoposta ad un trattamento che
comprenda unadeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la
stabilizzazione della loro frazione organica, venuta meno agli
obblighi ad essa incombenti in forza del combinato disposto degli
articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31, nonch
degli articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98.
Sulla seconda censura, relativa alla violazione dellarticolo 16,
paragrafo 1, della direttiva 2008/98
Argomenti delle parti
46
Secondo la Commissione, emerge dal piano di gestione dei
rifiuti, nonch dalle diverse ordinanze del presidente della Regione
Lazio e del commissario delegato al superamento dellemergenza
ambientale nella provincia di Roma, che in tale regione esiste un
deficit di capacit di TMB. Si dovrebbe pertanto concludere che la
Repubblica italiana venuta meno al suo obbligo, derivante
dallarticolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98, di creare una
rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento e di recupero dei
rifiuti urbani non differenziati, tenendo conto delle migliori tecniche
disponibili. Del resto, le autorit italiane avrebbero espressamente
riconosciuto, in una nota del 26 luglio 2012, che una tale rete non era
stata creata.
47
In merito agli argomenti dedotti dalla Repubblica italiana per
contestare linadempimento addebitatole, la Commissione rileva che le
misure menzionate al riguardo sono tutte posteriori alla scadenza del
termine stabilito nel parere motivato e che gli argomenti e le cifre
82

dedotti sarebbero smentiti sia dai fatti che dal decreto del Ministero
dellAmbiente intitolato Proroga al Dott. Goffredo Sottile dellincarico
di Commissario per fronteggiare la situazione di grave criticit nella
gestione dei rifiuti urbani nella provincia di Roma, del 27 giugno
2013 (GURI n. 196, del 22 agosto 2013, pag. 11), e dal decreto
ministeriale del 30 settembre 2013 (GURI n. 235, del 7 ottobre 2013,
pag. 3).
48
La Commissione precisa inoltre che laffermazione della
Repubblica italiana secondo cui lutilizzo di altri impianti designati con
decreto ministeriale del 3 gennaio 2013 (GURI n. 5, del 7 gennaio
2013, pag. 50) renderebbe lintero bacino regionale del Lazio
autonomo in materia di trattamento dei rifiuti contraddetta, da un
lato, dalla dichiarazione di tale Stato membro secondo cui sarebbero
stati formalizzati accordi nel 2013 per portare i rifiuti fuori da tale
regione e, daltro lato, dagli articoli di stampa relativi a tali accordi.
49
La Repubblica italiana, pur avendo contestato, in sede di
controricorso e di controreplica, lallegazione della Commissione
secondo cui detta regione non sarebbe autosufficiente nel trattamento
dei rifiuti destinati a essere collocati a discarica, ha riconosciuto,
alludienza di discussione, ed in risposta ad un quesito posto dalla
Corte, che alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato,
nella Regione Lazio, la rete di impianti di smaltimento e di recupero
dei rifiuti urbani non differenziati non era in realt conforme
allarticolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98.
Giudizio della Corte
50
In merito alla seconda censura, occorre ricordare che, come
emerge dal punto 41 della presente sentenza e dalla giurisprudenza
della Corte ivi citata, lesistenza di un inadempimento deve essere
valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si
presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, e
non possono essere prese in considerazione dalla Corte le modifiche
successivamente intervenute.
51
Dato che, nel caso di specie, incontestato che, alla scadenza
del termine stabilito nel parere motivato, la situazione nella Regione
Lazio non era conforme alle prescrizioni di cui allarticolo 16, paragrafo
1, della direttiva 2008/98, deve necessariamente concludersi che
anche la seconda censura fondata.

83

52
Si deve pertanto constatare che la Repubblica italiana, non
avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed adeguata di
impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche
disponibili, venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dellarticolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98.
Sulle spese
53
Ai sensi dellarticolo 138, paragrafo 1, del regolamento di
procedura della Corte, la parte soccombente condannata alle spese
se ne stata fatta domanda. Poich la Commissione ha chiesto la
condanna
della
Repubblica
italiana,
questultima,
rimasta
soccombente, devessere condannata alle spese.
Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) dichiara e statuisce:
1)

La Repubblica italiana,

non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare che


una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del SubATO di
Roma, ad esclusione di quella di Cecchina, ed in quelle del SubATO di
Latina non venga sottoposta ad un trattamento che comprenda
unadeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la
stabilizzazione della loro frazione organica, venuta meno agli
obblighi ad essa incombenti in forza del combinato disposto degli
articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31/CE del
Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti, nonch
degli articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga
alcune direttive,

e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed


adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori
tecniche disponibili, venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in
forza dellarticolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98.
2)

La Repubblica italiana condannata alle spese.

http://www.dirittodeiservizipubblici.it/sentenze/sentenza.asp?sezione
=dettsentenza&id=4855
Legislatura 17 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 307 del
09/09/2014
84

CAMPANELLA, BOCCHINO, ORELLANA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio


e del mare e dell'interno - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
l'Autorit garante della concorrenza e del mercato, con provvedimento n. 25057 del 1
agosto 2014, ha avviato un'indagine conoscitiva sul mercato della gestione dei rifiuti solidi
urbani, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, ed ai sensi
dell'art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1998, n. 217, motivato da
una serie di importanti ed allarmanti considerazioni;
nel provvedimento si legge che: Al riguardo, l'analisi preliminare degli assetti istituzionali
e di mercato nel settore sembra suggerire la presenza di diverse criticit concorrenziali.
Innanzitutto, si osserva l'esistenza di un ricorso significativo all'affidamento diretto anche
in assenza dei requisiti in-house e una durata degli affidamenti nella maggior parte dei
casi superiore a quella che sembra necessaria per recuperare gli investimenti, tali da
scoraggiare lo sviluppo della concorrenza tra operatori e favorire il consolidamento delle
posizioni di mercato dei gestori incumbent;
tra societ partecipate in liquidazione, indagini penali, arresti per legami con la mafia e
continue emergenze, in Sicilia il problema dello smaltimento dei rifiuti e della gestione
delle discariche oggi una vera e propria piaga sociale da cui i rappresentanti istituzionali
regionali non riescono ad uscire;
in un articolo di "la Repubblica" nell'edizione di Palermo del 23 luglio 2014 dal titolo: "Il
business dei rifiuti in mano ai privati, ecco i big e i loro sponsor", si evidenzia come La
Sicilia in mano ai padroni dei rifiuti e rischia di ritrovarsi in un'emergenza sanitaria senza
precedenti se chiuderanno soltanto alcuni dei siti amministrati dagli imprenditori finiti agli
arresti. Una situazione paradossale, frutto di scelte politiche e di un monopolio difeso con
le unghie e con i denti dai proprietari dei principali impianti dell'Isola, spesso con l'aiuto
dello sponsor politico giusto. A pagare, i cittadini di una regione che non ha praticamente
livelli di differenziata accettabili, meno del 10 per cento, e si trova oggi con appena cinque
grandi discariche in funzione e autocompattatori che viaggiano da una parte all'altra
dell'Isola;
dallo stesso articolo si apprende che il 18 luglio 2014 veniva tratto in arresto l'imprenditore
Domenico Proto, titolare della discarica "Oikos" di Motta Sant'Anastasia (Catania), durante
l'operazione "Terra mia" condotta dalla Polizia di Palermo nell'ambito dell'inchiesta sullo
smaltimento dei rifiuti;
alla discarica Oikos, gestita dalla famiglia di Domenico Proto che, come scrivono i pubblici
ministeri nell'ordinanza di arresto, ottiene dal Governo Lombardo autorizzazioni ad
ampliamenti nelle discariche di Motta Sant'Anastasia per 2,5 milioni di metri cubi, andava
una grossa fetta dei volumi di abbancamento di rifiuti prodotti in Sicilia;
secondo quanto sostenuto dal dottor Aurelio Angelini, consulente nominato dall'ex
assessore regionale Marino, la gestione delle discariche dell'isola ai privati il frutto di una
scelta precisa del Governo Lombardo, che negli stessi anni negava ai Comuni l'apertura di
piccole discariche lasciando il monopolio ai privati;
a Siculiana (Agrigento) presente una tra le pi grandi discariche della Sicilia di propriet
di Giuseppe Catanzaro, numero due di Confindustria Sicilia, l'associazione che dal 2009
esprime un assessore, sia nel Governo Lombardo con Marco Venturi, sia in quello Crocetta
con Linda Vancheri come assessori per le attivit produttive;
la discarica da diversi anni svolge un'azione di mutuo soccorso in occasione di crisi
ambientali con funzioni di impianto connesso e correlato ad una funzione su scala
regionale ed oggi adibita come discarica di riferimento a plurimi ambiti territoriali ottimali
dell'isola;
85

considerato che:
con decreto della Regione Siciliana n. 1362 del 23 dicembre 2009 veniva rilasciata
autorizzazione integrata ambientale (AIA) alla ditta Catanzaro costruzioni s.r.l. per la
realizzazione di una vasca di discarica denominata "V4" in contrada Materano di Siculiana,
ricadente nel territorio dell'ambito territoriale ottimale Agrigento 2 (ATO AG2), con una
capacit di abbancamento pari a 2.937.379 metri cubi, in difformit a quanto stabilito
dall'art. 199, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che
stabilisce l'obbligo di assicurare la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno degli
ambiti territoriali ottimali;
l'AIA per la vasca V4 veniva rilasciata nonostante il Comune di Montallegro (Agrigento)
avesse espresso parere contrario a causa del sovradimensionamento della discarica e dei
conseguenti effetti ambientali e sanitari, per le conseguenze economiche per il proprio
territorio e per l'impatto veicolare;
inoltre, tale autorizzazione veniva rilasciata sebbene fosse ancora operativa la vasca di
discarica V3, anch'essa gestita nello stesso sito dalla Catanzaro costruzioni, che nella
relazione progettuale dichiarava una capacit residua della vasca di discarica V3 di
560.000 metri cubi, corrispondente grossomodo al fabbisogno dell'ATO AG2, non tenendo
conto dell'ulteriore riduzione che si sarebbe ottenuto con il raggiungimento degli obiettivi
di raccolta differenziata e le relative operazioni di trattamento e vagliatura;
la stessa autorizzazione era rilasciata senza esaminare l'opzione "zero", in base a quanto
previsto dall'art. 14-bis, comma 3, legge 7 agosto 1990, n. 241, che prevede "la
necessaria ponderazione delle principali alternative ai fini della valutazione di impatto
ambientale", che costituisce parte integrante della procedura di VIA, e che esamina le
principali alternative, compresa l'alternativa "zero", soprattutto in presenza delle
volumetrie disponibili nella vasca di discarica V3;
in pi, essa era stata concessa in assenza di uno studio di impatto ambientale sull'effetto
cumulo degli inquinanti provenienti dalle varie sorgenti di impatto, in considerazione del
fatto che la vasca V4 stata realizzata accanto alle discariche VE - V1 - V2 - V3 utilizzate
e/o utilizzabili per complessivi 1.874.000 metri cubi;
ancora, era stata concessa al di fuori delle previsioni del piano regionale, visto che l'art. 9,
comma 1, lettera e), del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 stabilisce la necessit
di una specifica previsione del piano regionale per la realizzazione di nuove discariche: lo
stesso art. 9 stabilisce che l'autorizzazione all'esercizio della discarica pu essere rilasciata
solo dopo l'accettazione da parte della Regione delle garanzie finanziarie, e tale obbligo
non stato indicato nel decreto autorizzativo e neppure posto quale subordinata per
validare l'idoneit del soggetto richiedente, in quanto la fideiussione deve precedere la
verifica delle garanzie di cui all'art. 14 dello stesso decreto legislativo, non potendo
costituire una mera prescrizione successiva all'approvazione del progetto, in virt
dell'adeguata reputazione finanziaria del proponente e del fatto che le garanzie sono parte
integrante del piano di adeguamento, in quanto le garanzie hanno la funzione di
assicurare che le discariche, nel periodo di gestione operativa, nella fase di chiusura e
durante il periodo di gestione postoperativa, mantengano i requisiti minimi di sicurezza
ambientale previsti dalla legge;
infine, l'autorizzazione veniva rilasciata in assenza della valutazione impiantistica per le
operazioni di pretrattamento, in relazione alle nuove capacit di abbancamento e agli
obiettivi previsti dal decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di riduzione dei rifiuti
urbani biodegradabili,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
86

se non intendano avviare, per quanto di loro competenza, un'indagine amministrativa sul
funzionamento degli uffici e sulle procedure seguite per il rilascio delle A.I.A. e delle V.I.A
per la realizzazione della discarica V4 di propriet della Catanzaro S.r.l., verificando se il
sovradimensionamento e le attivit di abbancamento rispettino le norme ed i criteri di
concorrenza tra operatori;
se non ritengano che gli affidamenti diretti alla discarica di Siculiana, da parte di enti locali
in stato di emergenza e al di fuori dell'ATO AG2, siano frutto di una posizione di vantaggio
o privilegio, tale da ostacolare l'affermazione delle discariche concorrenti, o limitare in
qualche modo il servizio di raccolta differenziata ed il funzionamento degli impianti
collegati;
se siano a conoscenza dei dati emersi dall'indagine conoscitiva riguardante il settore della
gestione dei rifiuti solidi urbani avviata dall'Autorit garante della concorrenza e del
mercato e le quali azioni nell'ambito delle proprie competenze intendano portare avanti
per porre fine a "monopoli naturali" da parte dei proprietari di discariche presenti su tutto
il territorio nazionale, che di fatto rendono di difficile gestione lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani attraverso il sistema di raccolta differenziata.
(4-02656)
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=00801193&part=d
oc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no&stampa=si&toc=no

87

88

LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI A MESSINA? BISOGNA DARE UN PO' DI GAS


BEFFARDO DESTINO PER I MAZZARROTI: PROPRIO A LORO TOCCA
RIMBOCCARSI LE MANICHE

89

(21/01/2009) - Le tracce della battaglia per la gestione della discarica di Mazzarr


Sant'Andrea (Messina) sono state cancellate se oggi la politica dello Stretto fa il tifo per
rimetterci piede, nonostante nessuno abbia verificato lo stato del suolo: a chi di dovere
delle istituzioni, avete forse effettuato il carotaggio di Mazzarr? Avete controllato che
nessun veleno - magari proveniente dalla Campania o dalla Calabria - stato nascosto nel
sottosuolo, grazie alle coperture mafiose e paramassoniche? A noi non risulta, ma siamo
sempre pronti a darne notizia, ove tutto fosse a norma. Comunque giusto far presente
che qualcosa si sta muovendo tra le coppole barcellonesi che di fatto controllano ancora la
discarica nonostante l'inchiesta coraggiosa del Ros dei carabinieri. Ma un segno
indelebile, che dopo quasi un anno ancora brucia nell'animo dei boss della New Barcellona
Pozzo di Gotto e nel corpo politicamente pi avvertito della societ pensante del Longano.
Gli incidenti istituzionali causati dal controllo dello smaltimento della spazzatura non ha
placato la sete di potere degli ex assassini divenuti oggi rispettabili uomini d'affari che
trattano cose di competenza politico - istituzionale, come se fossero al mercato, o meglio
al centro commerciale di riferimento. Procuratore Guido Lo Forte, Mazzarr Sant'Andrea
davvero stata liberata dalla cappa mafiosa? Perch il sindaco di Messina, Buzzanca non
esce una volta per tutte allo scoperto e spiega alla comunit dove intende depositare la
spazzatura raccolta in citt? E lo stesso dovrebbe chiarirlo il Presidente della Provincia,
Ricevuto. Ma tranne freddi comunicati di circostanza, tutto tace per quieto vivere. Che
cosa dovremo attenderci? Una nuova guerra mafiosa - istituzionale o i boss d'affari
vincenti chiuderanno i conti in maniera amichevole con chi non d'accordo con loro?
Questo l'interrogativo da porsi visto che il dato investigativo emerso inquietante. Non
dimentichiamoci gli interessi della cosca dei mazzarroti nel settore del movimento terra
allinterno dellallora costruenda discarica di Mazzarr SantAndrea nellautunno del 2003.
Nellindagine SCIPIONE, era stato riferito in relazione alle seguenti risultanze:
dal 21/08/2001 al 20/11/2002 stata operativa la discarica di Mazzarr SantAndrea,
vecchio sito.
questo sito dal 21/08/2001 al 10/09/2002 stato gestito dallATI CAVAGLIASANGERMANO mentre dal 10/09/2002 al 20/11/2002 stato gestito dalla TIRRENO
AMBIENTE SpA;
dal 20/11/2002 al 31/10/2003 stata operativa la discarica di Tripi la cui gestione stata
della TIRRENO AMBIENTE SpA;
dall01/11/2003 al 10/12/2003 stata operativa la discarica del vecchio sito di Mazzarr
SantAndrea, gestita dalla TIRRENO AMBIENTE SpA;
dal 10.12.2003 ad oggi opera la discarica di Mazzarr SantAndrea nel nuovo sito;
fino al dicembre del 2002 BISOGNANO Carmelo, attraverso la ditta individuale TRUSCELLO
Teresa (dal nome della ex convivente del BISOGNANO) aveva operato allinterno del primo
sito della discarica di Mazzarr SantAndrea. Allepoca il sito in questione era gestito
dallimpresa CAVAGLI - SANGERMANO e il BISOGNANO vi lavorava nel settore del
movimento e trasporto terra con lincarico di coprire i vari strati di rifiuti col interrati;
alla fine del 2002, la societ TIRRENO AMBIENTE SpA, subentrata gi in precedenza alla
CAVAGLI - SANGERMANO, nella gestione della discarica di Mazzarr SantAndrea, aveva
rilevato anche la gestione di quella di Tripi, in precedenza amministrata dalla MESSINA
90

AMBIENTE SpA. A Tripi la TIRRENO AMBIENTE SpA aveva trovato limpresa di trasporto e
movimento terra riconducibile a ROTELLA Michele, che si occupava di coprire i vari strati di
rifiuti col interrati;
la TIRRENO AMBIENTE SpA era rimasta talmente ben impressionata dalla seriet
professionale del ROTELLA, al punto che al principio del 2003, aveva stipulato con
questultimo un contratto per la realizzazione dei lavori di trasporto ed interramento dei
vari strati di rifiuti, anche nella discarica di Mazzarr SantAndrea;
in tale senso al principio del 2003 la TIRRENO AMBIENTE SpA aveva stipulato ordini di
lavoro con il ROTELLA, il quale di fatto andava a sostituire limpresa TRUSCELLO del
BISOGNANO Carmelo nellindotto costituito nella fornitura di terra;
nello stesso periodo, sempre al principio del 2003, su segnalazione dei vertici piemontesi
della TIRRENO AMBIENTE SpA, questultima societ aveva assunto il marchigiano MARTI
Enzo, quale responsabile della discarica;
nellagosto-settembre 2003 il territorio di Mazzarr SantAndrea e Tripi era stato teatro di
una serie di gravi danneggiamenti che avevano colpito precisamente:
i mezzi dellimprenditore, pregiudicato MUNAFO Aldo Nicola, dati alle fiamme il
16/agosto/2003;
un mezzo della TIRRENO AMBIENTE SpA custodito presso il sito della discarica di Tripi
dato alle fiamme il 22/agosto/2003;
due mezzi dopera di propriet dellimprenditore ROTELLA Michele, rubati e
successivamente ritrovati in provincia di Catania (il 29/agosto/2003);
il fuoristrada Toyota RAV 4 in uso a MARTI Enzo, dato alle fiamme (01/settembre/2003);
il compattatore Caterpillar, gi della CAVAGLI - SANGERMANO srl, ma affidato alla
TIRRENO AMBIENTE SpA., dato alle fiamme il 03/settembre/2003;
poco tempo dopo il verificarsi di questi danneggiamenti i vertici della TIRRENO AMBIENTE
SpA ebbero modo di constatare che il responsabile di discarica MARTI Enzo, aveva preso a
frequentarsi con il pregiudicato di Mazzarr SantAndrea ROTTINO Antonino, che gli stessi
dirigenti sapevano essere lalter ego del BISOGNANO Carmelo;
tale neonata amicizia era culminata con limpegno assunto dal MARTI a far ricoverare
Stefano ROTTINO, fratello di Antonino, in una clinica marchigiana, per farlo
disintossicare;
nel mese di ottobre 2003 a circa un mese dai danneggiamenti dellestate, e quindi in
coincidenza con la nuova amicizia sorta tra il MARTI ed il ROTTINO, dalle numerose
telefonate intercettate sullutenza del BISOGNANO, si aveva avuto contezza che
questultimo, con limpresa TRUSCELLO, aveva iniziato a lavorare nella discarica di
Mazzarr SantAndrea. Tale circostanza veniva per smentita, in sede di SI dai vertici della
TIRRENO AMBIENTE SpA;
91

nel 2004, divenuta ormai imbarazzante lamicizia tra il MARTI e ROTTINO Antonino,
nonch asseritamene a causa dellaumento degli impegni di lavoro della TIRRENO
AMBIENTE SpA, i dirigenti societari avevano deciso di affiancare al MARTI, il piemontese
Roberto CARENZO, per svolgere, tra gli altri, limpegno di responsabile di discarica. Erano
nati evidentemente dissidi tra i due, culminati con il danneggiamento, a mezzo incendio,
dellauto del CARENZO;
nel 2005, di fronte a tale stato di cose, la TIRRENO AMBIENTE SpA aveva licenziato
MARTI Enzo, il quale era stato definitivamente sostituito da Roberto CARENZO.
A seguito dellaggiudicazione della gara di gestione della vecchia discarica comunale, a far
data dal 21.08.2001 al 9.9.2002, lATI CAVAGLI - SAN GERMANO ha affidato alle
seguenti imprese i lavori di movimento terra:
SOTTILE COSTRUZIONI sas di SOTTILE Nicola, opere di movimento terra da effettuare
allinterno della stessa discarica;
Impresa TRUSCELLO Teresa, fornitura del terreno da prelevare allesterno per la copertura
dei rifiuti.
Con il subentro della TIRRENO AMBIENTE allATI CAVAGLI -SAN GERMANO, avvenuto il
10.09.2002, limpresa TRUSCELLO Teresa ha continuato a fornire il terreno utilizzato per la
copertura dei rifiuti, sino ai primi mesi del 2004, operando solo ed esclusivamente nel
vecchio sito di Mazzarr SantAndrea.
Sebbene presso la Societ TIRRENO AMBIENTE non venivano acquisiti ordini di servizio
e/o contratti relativi a rapporti di lavoro intrattenuti nellanno 2002 con limpresa
TRUSCELLO Teresa, i vertici della TIRRENO AMBIENTE, lamministratore delegato
INNOCENTI Giuseppino e il Presidente del Consiglio di Amministrazione GIAMBO
Sebastiano, riferivano informalmente che limpresa TRUSCELLO anche nellanno 2002
aveva lavorato nel vecchio sito di Mazzarr SantAndrea a seguito di contratto stipulato
con la Societ SANGERMANO, fornendo, attraverso la medesima societ, copia della
relativa documentazione.
Particolare interesse investigativo destava lunica fattura fornita, la n. 28 del 02.07.2002
emessa dallImpresa Costruzioni e Movimento Terra di TRUSCELLO Teresa alla Societ
SANGERMANO Srl con la quale richiedeva il pagamento della somma di 251.160,16,
comprensiva dIVA, relativa alla fornitura di materiale inerte arido (terra).
Per detta richiesta di pagamento avvenivano una serie di comunicazioni tra limpresa
TRUSCELLO e limpresa SANGERMANO. In particolare, limpresa TRUSCELLO Teresa, in
data 04.11.2002 e 10.12.2002 sollecitava attraverso comunicazioni scritte il pagamento
della fattura n. 28 in considerazione che il termine di pagamento era scaduto da oltre 60
giorni. A detta richiesta, in data 27 novembre, replicava la SANGERMANO srl, al tempo
rappresentata dal gi citato INNOCENTI Giuseppino, la quale con comunicazione avente
prot. 02SGE0646GI/SF restituiva allimpresa TRUSCELLO Teresa la fattura in argomento
sostenendo che i quantitativi realmente forniti non corrispondevano a quelli riportati nel
computo generale della fattura stessa, richiedendo pertanto di rimettere nuova fattura per
92

la somma definitiva di 110.000,00 comprensiva dIVA. Il successivo 18.12.2007 limpresa


TRUSCELLO emetteva nuova fattura avente n. 47/02 per limporto richiesto.
La circostanza test esposta consente di comprendere preliminarmente lelevato indotto
che laffare discarica rappresentava per le piccole imprese locali, nonch i preliminari
tentativi, con palese mala fede, posti in essere in questo caso da BISOGNANO Carmelo di
lucrare nellambito di tale indotto.
A questo punto doveroso riferire in ordine a pregresse risultanze investigative
dellindagine OMEGA riferite alla figura dellimprenditore ROTELLA Michele, inteso il
Barone, colui il quale tanta parte aveva ottenuto dalla TIRRENO AMBIENTE SpA nelle
forniture di terreno nellindotto della discarica. Da tali risultanze pregresse, emergevano
elementi che inducevano a ritenere lo stesso ROTELLA inserito nella cordata dimprese
riconducibile al noto DI SALVO Salvatore inteso Sam lamericano. Nellanno 2001,
periodo nel quale venivano condotte queste indagini il DI SALVO e BISOGNANO Carmelo,
entrambi elementi di spicco della famiglia mafiosa barcellonese, erano alleati tra loro e
talvolta, nelle intercettazioni realizzate in quel contesto, il ROTELLA era stato indicato
come un imprenditore connesso al BISOGNANO ed in quanto tale, servente alle turbative
dincanti pubblici poste in essere dallalleato di questo. Precisamente a pagg. 309-310
dellinformativa denominata ALETHEIA, vol 1 dellindagine OMEGA viene spiegato, tra
le altre cose, che alcuni imprenditori sostengono lattivit dellassociazione, consegnando
le loro offerte (in materia di appalti, ndr) secondo le indicazioni ricevute direttamente dal
DI SALVO o attraverso i suoi emissari. Questi ultimi si identificano in FORMICA Salvatore
Arturo di Milazzo, ROTELLA Michele, MILONE Antonino, tale PAGANO di Milazzo, SINDONI
Pancrazio di San Filippo del Mela, CALIRI Andrea e ARAGONA Andrea.
Salvatore Arturo di Milazzo, ROTELLA Michele, MILONE Antonino, tale PAGANO di Milazzo,
SINDONI Pancrazio di San Filippo del Mela, CALIRI Andrea e ARAGONA Andrea.
Da tali evidenze risultava chiaro che ROTELLA Michele, inteso il Barone, gi in contatto
con BISOGNANO Carmelo, era in realt connesso al pi potente mentore di questultimo,
Salvatore DI SALVO, e pertanto espressione imprenditoriale della famiglia barcellonese.
Tuttavia, i riscontri investigativi svolti dal Ros avevano incontrato tutta una serie di
reticenze da parte dei vertici e dei dipendenti della TIRRENO AMBIENTE SpA, finalizzate a
nascondere proprio la presenza di BISOGNANO Carmelo nei lavori allinterno della discarica
di Mazzarr SantAndrea, nei tempi successivi, ai gravi episodi delittuosi che avevano avuto
luogo nellestate del 2003.
In tale quadro per, decisamente interessante, sotto il profilo investigativo, era risultata la
figura di MARTI Enzo, il responsabile di discarica che, a quasi due anni dal controverso e
sofferto licenziamento, ancora sinteressava di quanto accadeva nellarea di Mazzarr
SantAndrea e dove evidentemente manteneva solidi rapporti di amicizia.
Beffardo destino per i mazzarroti. Proprio loro, quelli che non hanno mai amato la
Barcellona paramassonica conquistare nuovi territori nelle telecomunicazioni, nell'energia,
nella finanza, proprio a loro tocca rimboccarsi le maniche, infilare le braccia nel motore
imballato della spazzatura di Mazzarr Sant'Andrea e cercare di farla ripartire.
http://www.imgpress.it/stampanotizia.asp?idnotizia=39332
93

Rifiuti, Corte giustizia Ue condanna Italia: multa 42,8 milioni ogni 6 mesi. Galletti: "Non
pagheremo un euro"

Il nostro Paese non ha rispettato gli obblighi imposti dalla sentenza del 2007. Inflitta
anche una pena pecuniaria forfetaria record di 40 milioni. Ancora tante le discariche
abusive presenti in tutte le regioni. Ministro: "Multa riferita al passato, ora discariche in
sicurezza"
BRUXELLES - L'Italia non ha rispettato la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea
del2007 che ha constatato l'inadempimento alle direttive sui rifiuti. Per questo il nostro Paese
stato condannato a pesanti sanzioni pecuniarie che prevedono il versamento di 40 milioni ogni sei
mesi fino all'esecuzione della sentenza. Galletti: "Non pagheremo un euro". "La sentenza della
Corte di giustizia Europea sanziona una situazione che risale a sette anni fa. In questo tempo l'Italia
si sostanzialmente messa in regola", spiega il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.
"Siamo passati - spiega il ministro - da 4.866 discariche abusive contestate a 218nell'aprile 2013.
Una cifra che a oggi si ulteriormente ridotta a 45 discariche. Con la legge di Stabilit 2014 sono
stati stanziati 60milioni di euro per un programma straordinario che consentir di bonificare 30 delle
45 discariche rimaste, anche attraverso gli accordi di programma sottoscritti in questi giorni con le
regioni Abruzzo, Veneto, Puglia e Sicilia. Le restanti 15 discariche abusive saranno bonificate con un
ulteriore impegno di 60 milioni di euro". Galletti ha assicurato che "andremo in Europa con la
forza delle cose fatte, lavorando in stretta collaborazione con le istituzioni Ue, per non pagare
nemmeno un euro di quella multa figlia di un vecchio e pericoloso modo di gestire i rifiuti con cui
vogliamo una volta per tutte chiudere i conti". Le sentenze. Con una prima sentenza, nel 2007, la
Corte ha dichiarato che l'Italia era venuta meno, in modo generale e persistente, agli obblighi
stabiliti dalle direttive relative ai rifiuti, ai rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti. Nel 2013, la
Commissione ha ritenuto che l'Italia non avesse ancora adottato tutte le misure necessarie per dare
esecuzione alla sentenza del 2007. In particolare, 218 discariche situate in 18 delle 20 regioni italiane
non erano conformi alla direttiva "rifiuti"; inoltre, 16 discariche su 218 contenevano rifiuti pericolosi
in violazione della direttiva "rifiuti pericolosi"; infine, l'Italia non aveva dimostrato che 5 discariche
fossero state oggetto di riassetto o di chiusura ai sensi della direttiva "discariche di rifiuti". La
Corte ricorda innanzitutto che la mera chiusura di una discarica o la copertura dei rifiuti con terra e
detriti non sufficiente per adempiere agli obblighi derivanti dalla direttiva "rifiuti". Pertanto, i
provvedimenti di chiusura e di messa in sicurezza delle discariche non sono sufficienti per
conformarsi alla direttiva. L'Italia non si assicurata che il regime di autorizzazione istituito fosse
effettivamente applicato e rispettato. Le sanzioni. La Corte trae la conclusione che l'Italia non ha
adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza del 2007 e che venuta meno agli
obblighi. Di conseguenza, la Corte condanna l'Italia a pagare una somma forfetaria di 40 milioni. La
Corte rileva poi che l'inadempimento perdura da oltre sette anni e che, dopo la scadenza del termine
impartito, le operazioni sono state compiute con grande lentezza; un numero importante di
discariche abusive si registra ancora in quasi tutte le regioni italiane. La Corte condanna quindi
l'Italia a versare una penalit semestrale a partire da oggi e fino all'esecuzione della sentenza del
2007. La penalit sar calcolata, per quanto riguarda il primo semestre, a partire da un importo
iniziale di 42.800.000 euro. Da tale importo saranno detratti 400mila euro per ciascuna discarica
contenente rifiuti pericolosi messa a norma e 200mila euro per ogni altra discarica messa a norma.
Per ogni semestre successivo, la penalit sar calcolata a partire dall'importo stabilito per il semestre
precedente detraendo i predetti importi in ragione delle discariche messe a norma in corso di
semestre. Multa record. La maximulta forfetaria di 40 milioni di euro, spiega un documento della
corte Ue, la sanzione pecuniaria pi pesante mai inflitta dalla Corte europea da quando i Trattati le
danno il diritto di imporre multe agli stati, e cio dal 1992. Fino a oggi la multa forfetaria pi
eleveta era stata inflitta dalla Corte sempre all'Italia nel 2011 per aiuti di Stato illegali nella forma di
sgravi fiscali per contratti di formazione lavoro. In quel caso la multa forfetaria era stata di 30
milioni e ha rappresentato il record fino ad ora. In totale la Corte ha inflitto finora una decina di
94

multe, due delle quali all'Italia. Le altre hanno colpito Francia, Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda.
La Grecia il paese che ne ha ricevute di pi.
http://www.notiziarioitaliano.it/Rifiuti__Corte_Ue_condanna_l_Italia_42_8_milioni_di_multa_ogni_6_mesi.5b
9d5bc86.a.html

Rifiuti Zero, benessere per lambiente e la societ


I rifiuti di tutti i comuni della Provincia di Messina, circa 700 tonnellate al giorno, vengono
attualmente smaltiti presso una sola discarica che si trova in un comune della costa
tirrenica, Mazzarr SantAndrea. La suddetta discarica stata realizzata in un sito che poco
si adattava alle circostanze.
Linvaso di contrada Zupp infatti a meno di cento metri da un torrente, il torrente
Mazzarr, e alle spalle (a poche centinaia di metri) ha il centro abitato di Furnari, la cui
popolazione da anni lamenta la presenza e la cattiva gestione della discarica nonch
lemissione di forti sostanze odorigene da essa promananti in condizioni di vento
provenienti da determinate direzioni.
Ci non ha tuttavia impedito alla Tirrenoambiente, societ a capitale misto pubblicoprivato (il suo capitale sociale detenuto per il 45 per cento dal comune di Mazzarr
SantAndrea e per il 49 per cento da soggetti privati: le quote maggiori sono detenute
dalla Ederambiente, 21 per cento, dalla Secit e dalla Gesenu, entrambe con il 10 per
cento. Le altre quote private sono detenute dalla Ecodeco, San Germano, Cornacchini,
Themis e Bioener), di ottenere ben due autorizzazioni allampliamento dellimpianto
rilasciate dalla Regione Siciliana nel 2007 (D.D.S. n. 200 del 2 marzo 2007, per una
volumetria pari a 1.480.000 metri cubi) e nel 2009 (D.R.S. n. 393 del 22 maggio 2009, per
una volumetria pari a 1.720.000 metri cubi) fino a raggiungere una capacit
dabbancamento di 3.200.000 metri cubi.
inoltre attualmente pendente presso lAssessorato Regionale Territorio e Ambiente una
procedura di V.I.A. ex art.23 del D.lgs 152/2006 coordinata con la procedura
A.I.A. art.l0del D.lgs 152/2006 per il progetto di completamento di un impianto di
percolato presso la su citata discarica di Mazzar SantAndrea.
Si tratta di una discarica molto grande (la seconda per volumetria autorizzata della Sicilia),
realizzata in regime emergenziale nel 2001 e che, non essendo dotata di idoneo impianto
di biostabilizzazione, dal primo luglio 2009, ha operato attraverso lapplicazione di una
circolare del Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare (n. 14963 del
30 giugno 2009), che riteneva lesistenza di un impianto di tritovagliatura dei rifiuti con
recupero a valle dei materiali ferrosi condizione sufficiente per continuare ad operare,
quindi non a interrompere il proprio funzionamento, nonostante il disposto in normative
vigenti (d.lgs. n. 36/2003 in attuazione della direttiva europea 1999/31/CE), come
soluzione transitoria.
In seguito alle nuove normative emesse dal Ministero dellAmbiente in materia di
trattamento dei rifiuti prima del conferimento in discarica, la circolare del 6 agosto 2013,
stata disposta la scadenza del regime transitorio, che dal 2009 consentiva lapplicazione
della tritovagliatura, cos da selezionare i rifiuti conferiti dai Comuni attraverso un pre95

trattamento. Il Ministero ha, quindi, disposto che per il rispetto dei requisiti imposti dalla
Comunit Europea per il conferimento in discarica dei soli rifiuti pu essere applicato solo il
trattamento della bioessiccazione o la cosiddetta digestione anaerobica.
La discarica di Mazzarr SantAndrea in questo momento non sarebbe in regola con questi
parametri, potrebbe diventarlo con lattivazione dellimpianto di biostabilizzazione, che
stato realizzato solo nella parte edilizia, ma il Tar di Catania il 7 dicembre 2012 (N.
02888/2012 e N. 02882/2012) ha annullato i due decreti autorizzativi emessi dalla Regione
Siciliana nel maggio del 2009, con i quali si consentiva alla societ Tirrenoambiente
lampliamento della discarica di Mazzarr SantAndrea (D.R.S. 393) e la contestuale
realizzazione dellimpianto di biostabilizzazione (D.R.S. 391 del 21 maggio 2009).
Per i giudici amministrativi Non stato valutato, secondo le previsione di legge, limpatto
sulle popolazioni vicine dei cattivi odori. Non si considerato che a pochi passi dalla
discarica di Mazzar esiste labitato di Furnari. Si autorizzato il conferimento di amianto,
senza valutare se le polveri o le fibre del minerale potessero giungere sino agli abitati
vicini, hanno, in estrema sintesi, scritto i magistrati, parlando in senso tecnico giuridico di
carente istruttoria.
Se la decisione del Tar verr riconfermata dal Cga dove, in base alle notizie in possesso,
sono ancora pendenti i ricorsi presentati da Tirrenoambiente e dalla Regione Sicilia, la
discarica non sarebbe pi legittimata ad operare. La decisione dei magistrati amministrativi
arrivata mentre sulla gestione della discarica di Mazzar ad opera di Tirrenoambiente
sono in corso delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Barcellona, una a
carico dellamministratore delegato di Tirrenoambiente Pino Innocenti e dellex presidente
del Cda Nello Giamb per avere omesso di predisporre strumenti idonei alla captazione del
biogas, le cui esalazioni hanno arrecato danni e molestie alla popolazione di Furnari (art.
674 c.p.), un altra inchiesta, per il reato di cui allart. 256 del Codice dellAmbiente
(d.lgs.152/2006), condotta dal Nucleo ecologico dei carabinieri (Noe) riguarda leffettivo
utilizzo dellimpianto di triturazione, imposto nel 2009 dalla richiamata circolare dellallora
ministro Prestigiacomo come alternativa allimpianto di biostabilizzazione per evitare la
chiusura della discarica.
Al centro delle inchieste penali sono finite anche le strane modalit attraverso cui la
societ ha ottenuto le autorizzazioni a costruire limpianto di produzione di energia
elettrica dalla combustione di biogas e limpianto fotovoltaico. Secondo i magistrati della
Procura di Barcellona, infatti, entrambe le autorizzazioni sono state ottenute violando la
legge. Per questo il sostituto Giorgio Nicola ha chiesto ed ottenuto il sequestro (28 aprile
2012) dellimpianto dellimpresa Osmon S.p.a., sito allinterno della discarica. Lirregolarit
delle procedure con cui stata costruito limpianto fotovoltaico, sito in localit Castellacci
nel Comune di Mazzarr santAndrea), invece, sono state messe in evidenza
dallinformativa Torrente (procedimento penale n.7497/08) dei carabinieri del Ros.
Questa situazione si inserisce in un contesto altrettanto allarmante emerso nel
procedimento penale Vivaio (procedimento penale n. 1541/07). Linchiesta ha coinvolto i
vertici della Tirrenoambiente e il 28 marzo 2012 nella sentenza di primo grado stato
messo in evidenza come la discarica di Mazzar abbia costituito un business per la mafia
locale grazie allaiuto dei vertici di Tirrenoambiente: per concorso esterno in associazione
mafiosa a 14 anni di carcere stato condannato Nello Giamb, ex sindaco di Mazzar, ex
96

presidente della societ mista che per anni ha condiviso tutte le scelte aziendali con
Innocenti; 16 anni di galera sono stati inflitti a Michele Rotella, imprenditore che a
Tirrenoambiente ha venduto i terreni (acquisiti secondo quanto accertato nel
dibattimento con una coartazione dei proprietari, proprio per consentirne lampliamento
e quindi un suo funzionamento pi articolato, tale da permettere alla stessa societ di
ricevere i rifiuti di quattro dei cinque ATO presenti nel territorio.) su cui sorta la discarica
e ha effettuato la gran parte dei lavori di movimento terra; 6 anni di reclusione li ha presi
Enzo Marti ex direttore tecnico della discarica.
http://lacollinadellamunnizza.wordpress.com/presentazioni-convegni-manifestazioni/rifiutizero-benessere-per-lambiente-e-la-societa/
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
2 dicembre 2014 (*)
Inadempimento di uno Stato Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE Gestione
dei rifiuti Sentenza della Corte che constata un inadempimento Omessa esecuzione
Articolo 260, paragrafo 2, TFUE Sanzioni pecuniarie Penalit Somma forfettaria
Nella causa C-196/13,
avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE
proposto il 16 aprile 2013,
Commissione europea, rappresentata da D. Recchia, A. Alcover San Pedro ed E. Sanfrutos Cano, in
qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualit di agente, assistita da G. Fiengo,
avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Grande Sezione),
composta da V. Skouris, presidente, K. Lenaerts, vicepresidente, A. Tizzano, R. Silva de Lapuerta,
T. von Danwitz, A. Caoimh (relatore), C. Vajda e S. Rodin, presidenti di sezione, A. Borg
Barthet, J. Malenovsk, E. Levits, E. Jarainas, C.G. Fernlund, J.L. da Cruz Vilaa e F. Biltgen,
giudici,
avvocato generale: J. Kokott
cancelliere: L. Hewlett, amministratore principale
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 3 giugno 2014,
sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 4 settembre 2014,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte voglia:

dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza
Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250), con la quale la Corte ha dichiarato che la
Repubblica italiana era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli articoli 4, 8 e 9
della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39),
come modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del 18 marzo 1991 (GU L 78, pag. 32; in
prosieguo: la direttiva 75/442), dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE del
Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi (GU L 377, pag. 20), nonch
dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999,
relativa alle discariche di rifiuti (GU L 182, pag. 1), la Repubblica italiana venuta meno agli
obblighi che le incombono in forza dellarticolo 260, paragrafo l, TFUE;

97


condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una penalit pari a
EUR 256 819,20 per ogni giorno di ritardo nellesecuzione della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), a partire dal giorno di pronuncia della presente sentenza;

condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una somma forfettaria il cui
ammontare risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a EUR 28 089,60 per il
numero di giorni di persistenza dellinadempimento dalla data di pronunzia della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) a quella della presente sentenza, nonch

condannare la Repubblica italiana alle spese.


Il contesto normativo
La direttiva 75/442
2
Ai sensi dellarticolo 4 della direttiva 75/442:
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano ricuperati o smaltiti
senza pericolo per la salute delluomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio allambiente (...).
(...)
Gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie per vietare labbandono, lo scarico e lo
smaltimento incontrollato dei rifiuti.
3
Larticolo 8 della medesima direttiva imponeva agli Stati membri di adottare le disposizioni
necessarie affinch ogni detentore di rifiuti li consegnasse ad un raccoglitore privato o pubblico, o
ad unimpresa che effettuasse le operazioni previste negli allegati II A o II B di tale direttiva,
oppure provvedesse egli stesso al recupero o allo smaltimento, conformandosi alle disposizioni
della medesima direttiva.
4
Larticolo 9, paragrafo 1, della direttiva 75/442 disponeva che, ai fini dellapplicazione, in
particolare, dellarticolo 4 della stessa direttiva, tutti gli stabilimenti o le imprese che effettuavano
operazioni di smaltimento di rifiuti dovessero ottenere unautorizzazione dallautorit competente
incaricata di attuare le disposizioni di tale direttiva. Larticolo 9, paragrafo 2, della medesima
direttiva precisava che dette autorizzazioni potevano essere concesse per un periodo determinato,
essere rinnovate, essere accompagnate da condizioni e da obblighi oppure essere rifiutate,
segnatamente qualora il metodo di smaltimento previsto non fosse stato accettabile sotto il profilo
della protezione dellambiente.
5
La direttiva 75/442 stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2006/12/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (GU L 114, pag. 9), che stata a sua
volta abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19
novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312, pag. 3). Gli articoli 4, 8
e 9 della direttiva 75/442 sono riprodotti, in sostanza, negli articoli 13, 15, 23 e 36, paragrafo 1,
della direttiva 2008/98.
La direttiva 91/689
6
Larticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689 cos disponeva:
Gli Stati membri prendono le misure necessarie per esigere che in ogni luogo in cui siano
depositati (messi in discarica) rifiuti pericolosi, questi ultimi siano catalogati e identificati.
7
La suddetta direttiva stata abrogata dalla direttiva 2008/98. Larticolo 2, paragrafo 1, della
direttiva 91/689 ripreso, in sostanza, dallarticolo 35, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2008/98.
La direttiva 1999/31
8
Ai sensi dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31:
Gli Stati membri adottano misure affinch le discariche che abbiano ottenuto unautorizzazione o
siano gi in funzione al momento del recepimento della presente direttiva possano rimanere in
funzione soltanto se (...)
a) entro un anno dalla data prevista nellarticolo 18, paragrafo 1 [vale a dire, entro il 16 luglio
2002], il gestore della discarica elabora e presenta allapprovazione dellautorit competente un
piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni menzionate nellarticolo 8 e le
misure correttive che ritenga eventualmente necessarie al fine di soddisfare i requisiti previsti dalla
presente direttiva, fatti salvi i requisiti di cui allallegato I, punto 1;
98

b) in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorit competenti adottano una
decisione definitiva sulleventuale proseguimento delle operazioni in base a detto piano e alla
presente direttiva. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per far chiudere al pi presto, a
norma dellarticolo 7, lettera g), e dellarticolo 13, le discariche che, in forza dellarticolo 8, non
ottengono lautorizzazione a continuare a funzionare;
c) sulla base del piano approvato, le autorit competenti autorizzano i necessari lavori e
stabiliscono un periodo di transizione per lattuazione del piano. Tutte le discariche preesistenti
devono conformarsi ai requisiti previsti dalla presente direttiva, fatti salvi i requisiti di cui
allallegato I, punto 1, entro otto anni dalla data prevista nellarticolo 18, paragrafo 1 [vale a dire,
entro il 16 luglio 2009].
9
In forza dellarticolo 18, paragrafo 1, della suddetta direttiva, gli Stati membri adottano le
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla stessa entro
il 16 luglio 2011, vale a dire entro due anni dalla sua entrata in vigore, e ne informano
immediatamente la Commissione.
La sentenza Commissione/Italia
10
Nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), emessa il 26 aprile 2007, la Corte ha
accolto il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione ai sensi dellarticolo 226 CE
dopo aver constatato che la Repubblica italiana era venuta meno, in modo generale e persistente,
agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti ad essa incombenti ai sensi delle disposizioni degli
articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689 nonch
dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31, in quanto non aveva adottato tutti i
provvedimenti necessari allattuazione delle suddette disposizioni.
Il procedimento precontenzioso
11
In sede di controllo dellottemperanza alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la
Commissione, con lettera dell8 maggio 2007, ha chiesto alle autorit italiane di indicare i
provvedimenti da esse adottati ai fini dellesecuzione di detta sentenza. L11 giugno 2007, a
Bruxelles, si tenuta tra i servizi della Commissione e le autorit italiane una riunione in cui queste
ultime si sono impegnate a fornire alla Commissione lelenco aggiornato delle misure necessarie a
dare esecuzione alla suddetta sentenza.
12
Con lettere del 10 luglio 2007, del 26 settembre 2007, del 31 ottobre 2007 e del 26 novembre
2007, le autorit italiane hanno in particolare presentato il sistema legislativo nazionale repressivo
in materia di gestione dei rifiuti e alcune iniziative relative a tale gestione, nonch una sintesi,
Regione per Regione, della situazione dei siti identificati nel rapporto del Corpo Forestale dello
Stato (in prosieguo: il CFS) del 2002.
13
Ritenendo che la Repubblica italiana le avesse comunicato in modo incompleto i
provvedimenti adottati ai fini dellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250),
in data 1 febbraio 2008 la Commissione ha indirizzato a questultima una diffida con cui lha
invitata a presentare le sue osservazioni in merito nel termine di due mesi. Tra il 10 aprile e il 26
maggio 2008 detto Stato membro ha trasmesso alla Commissione, a pi riprese, nuovi dati relativi a
ciascuna delle Regioni italiane e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, nonch
informazioni sul nuovo sistema nazionale di monitoraggio del territorio.
14
Nel corso di una riunione tenutasi a Bruxelles il 24 settembre 2008, e in una lettera del 12
novembre 2008, la Commissione ha criticato il contenuto delle informazioni trasmesse dalla
Repubblica italiana. Dopo aver esaminato i vari documenti che le sono stati in seguito trasmessi da
detto Stato membro, il 26 giugno 2009 la Commissione gli ha indirizzato, ai sensi dellarticolo 228,
paragrafo 2, CE, un parere motivato nel quale ha concluso che persisteva linadempimento generale
gi accertato dalla Corte nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
15
Su richiesta della Repubblica italiana, il termine impartitole dalla Commissione per
rispondere al predetto parere motivato stato prorogato fino al 30 settembre 2009. La risposta dello
Stato membro pervenuta alla Commissione il 1 ottobre 2009. Successivamente a questa risposta,
lo Stato membro le ha trasmesso, fra il 13 ottobre 2009 e il 19 febbraio 2013, ulteriori documenti
aggiornati relativi allesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
99

16
In primo luogo, alla luce degli elementi trasmessi dalla Repubblica italiana, la Commissione
ha ritenuto che detto Stato membro non avesse ancora adottato tutti i provvedimenti necessari per
dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), in quanto sul territorio di 18
delle 20 Regioni italiane esistono 218 discariche non conformi agli articoli 4 e 8 della direttiva
75/445. In secondo luogo, dallesistenza di tali 218 discariche abusive la Commissione ha desunto
che inevitabilmente esistevano discariche in esercizio prive di autorizzazione, in violazione
dellarticolo 9 della stessa direttiva. In terzo luogo, la Commissione ha osservato che 16 di tali 218
discariche non conformi contenevano rifiuti pericolosi senza che fossero rispettate le prescrizioni di
cui allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689. In ultimo luogo, la Commissione ha ritenuto
che la Repubblica italiana non avesse fornito, relativamente a 5 discariche esistenti alla data del 16
luglio 2001, la prova che queste fossero state oggetto di un piano di riassetto oppure di un
provvedimento definitivo di chiusura ai sensi dellarticolo 14 della direttiva 1999/31.
17
Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse adottato, entro il termine impartito nel parere
motivato, come prorogato dalla Commissione, tutti i provvedimenti necessari per dare esecuzione
alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), il 16 aprile 2013 la Commissione ha proposto il
presente ricorso.
Gli sviluppi sopravvenuti nel corso della presente causa
18
Con nota del 10 aprile 2014, la Corte ha chiesto alla Repubblica italiana e alla Commissione
di fornire, entro il 16 maggio 2014, informazioni aggiornate sullesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Dovevano altres essere specificate le nuove discariche
censite dopo il 2002 menzionate dalle parti nelle rispettive memorie.
19
Nella sua risposta, la Repubblica italiana ha esposto una sintesi aggiornata degli interventi
effettuati nelle 218 discariche indicate dalla Commissione nel suo ricorso. Detto Stato membro ha
inoltre fornito una lista di 71 nuove discariche oggetto, a suo avviso, bench non identificate nel
rapporto del CFS del 2002, delle censure della Commissione.
20
Dal canto suo, la Commissione, nella risposta alla domanda di informazioni della Corte e in
sede di udienza, ha affermato anzitutto che, secondo i dati pi recenti a sua disposizione, 198
discariche non sono ancora conformi allarticolo 4 della direttiva 75/442 e che, di esse, due non
sono conformi neppure agli articoli 8 e 9 di tale direttiva e quattordici non sono conformi neppure
allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689. Inoltre, dalle informazioni scambiate nel corso di
una riunione tenutasi il 23 maggio 2014 tra le autorit italiane e la Commissione, risulta che due
discariche non sono ancora conformi allarticolo 14 della direttiva 1999/31. Infine, nessuna delle
nuove discariche censite dalle autorit italiane sarebbe oggetto del presente ricorso.
Sulla ricevibilit del ricorso
Argomenti delle parti
21
La Repubblica italiana contesta la ricevibilit del presente ricorso, in primo luogo, sostenendo
che le fonti di informazione sulle quali la Commissione si basata in particolare, i rapporti del
CFS e le dichiarazioni fatte dallo stesso Stato membro nel corso di incontri informali con la
Commissione non possono fondare un ricorso ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, in
quanto le sanzioni pecuniarie che possono essere pronunciate nellambito di un simile procedimento
si rapportano a inadempimenti propri a ciascuna discarica abusiva.
22
In secondo luogo, lo Stato membro contesta alla Commissione di avere ampliato la portata
del presente ricorso quando ha considerato, nella valutazione dei provvedimenti che dovevano
essere adottati dalle autorit italiane ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, nuovi siti non
indicati nel rapporto del CFS.
23
In terzo luogo, con una nota del 14 giugno 2011 indirizzata alla Repubblica italiana, la
Commissione avrebbe riassunto loggetto della controversia in modo diverso da quello utilizzato
per la redazione del parere motivato, sicch avrebbe dovuto emettere un nuovo parere motivato.
24
In quarto luogo, la Repubblica italiana fa valere che la sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250) non fa alcun riferimento a carenze nella legislazione italiana e che la
Commissione non ha identificato le disposizioni specifiche di tale ordinamento a suo avviso
inadeguate. In mancanza di tali indicazioni, la Repubblica italiana sarebbe impossibilitata a
100

difendersi e il ricorso sarebbe irricevibile. In ogni caso, lapplicazione della normativa nazionale di
cui trattasi sarebbe ostacolata dalla complessit della situazione da risanare.
25
In quinto luogo, la Repubblica italiana afferma di aver sempre dimostrato la pi grande
diligenza nel rimediare allinadempimento accertato dalla Corte nella sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Lo Stato membro ha quindi chiesto di respingere il presente ricorso.
26
Dal canto suo, la Commissione rammenta, in primo luogo, che la Corte ha gi dichiarato,
nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), che il rapporto del CFS poteva essere
considerato una valida fonte di informazioni per lavvio di una procedura di infrazione e che le
discussioni a tal riguardo, nel corso delle riunioni tra la Commissione e le autorit italiane, sono
state condotte sulla base di tale documento.
27
In secondo luogo, la Commissione sostiene che del tutto legittimo tenere conto, nella fase
dellesecuzione della sentenza, di ulteriori siti non conformi di cui le amministrazioni competenti
avessero conoscenza, in quanto essi fanno necessariamente parte dellinadempimento generale e
persistente constatato nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
28
In terzo luogo, la nota del 14 giugno 2011 presenterebbe semplicemente la situazione creatasi
successivamente alla trasmissione del parere motivato. Non sarebbe dunque stato necessario inviare
alla Repubblica italiana un nuovo parere motivato.
29
In quarto luogo, sarebbe di importanza fondamentale che la Repubblica italiana disponesse di
una legislazione adeguata a una corretta gestione dei rifiuti. A tal riguardo, le stesse autorit italiane
avrebbero osservato che una modifica legislativa avrebbe consentito di dare esecuzione alla
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
30
In quinto luogo, la Commissione fa valere che le autorit italiane hanno iniziato a trasmetterle
informazioni coerenti e credibili solo in seguito allinvio del parere motivato.
Giudizio della Corte
31
Dato che non attiene alla ricevibilit del ricorso della Commissione, occorre respingere
largomento della Repubblica italiana relativo al valore probatorio degli elementi sui quali la
Commissione si fondata nella presente causa, segnatamente il rapporto del CFS e le dichiarazioni
del medesimo Stato membro.
32
Per quanto riguarda leccezione di irricevibilit sollevata dalla Repubblica italiana vertente
sullindicazione di nuove discariche non conformi nel ricorso della Commissione, si deve rilevare
che il procedimento di cui allarticolo 260, paragrafo 2, TFUE devessere considerato come uno
speciale procedimento giudiziario di esecuzione delle sentenze della Corte, in altri termini come un
mezzo di esecuzione. Di conseguenza, nellambito di un tale procedimento possono essere trattati
solo gli inadempimenti agli obblighi incombenti allo Stato membro in forza dei Trattati che la
Corte, sulla base dellarticolo 258 TFUE, abbia giudicato fondati (v. sentenza
Commissione/Germania, C-95/12, EU:C:2013:676, punto 23).
33
Tuttavia, nel caso di specie, va ricordato che, nella sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), la Corte ha constatato un inadempimento di carattere generale e persistente
fondandosi non soltanto sul rapporto del CFS del 2002, ma anche su altri elementi dinformazione,
quali relazioni di commissioni parlamentari nazionali dinchiesta o documenti ufficiali provenienti,
in particolare, da amministrazioni regionali. Pertanto, nella misura in cui la Repubblica italiana si
limita a contestare alla Commissione di avere considerato, nellambito della presente causa,
discariche che non figuravano nel rapporto del CFS, il suddetto argomento deve essere respinto,
poich tali siti vanno considerati necessariamente parte dellinadempimento generale e persistente
constatato in occasione del primo ricorso ai sensi dellarticolo 226 CE (divenuto articolo
258 TFUE) (v., per analogia, nellambito di un ricorso ai sensi dellarticolo 226 CE, sentenza
Commissione/Irlanda, C-494/01, EU:C:2005:250, punti da 37 a 39).
34
In merito alla conclusione che la Repubblica italiana trae dalla nota del 14 giugno 2011,
secondo cui la Commissione avrebbe ampliato loggetto della controversia rispetto al parere
motivato, costante in giurisprudenza che, essendo la Commissione tenuta a precisare, nel parere
motivato emesso in applicazione dellarticolo 228, paragrafo 2, CE, i punti sui quali lo Stato
membro interessato non si conformato alla sentenza della Corte che dichiara linadempimento,
101

loggetto della controversia non pu essere esteso ad obblighi non previsti nel parere motivato,
salvo incorrere nella violazione delle forme sostanziali che garantiscono la regolarit del
procedimento (v. sentenza Commissione/Portogallo, C-457/07, EU:C:2009:531, punto 60).
35
Ora, nel caso di specie, come evidenziato dallavvocato generale al paragrafo 35 delle
conclusioni, si deve constatare che la Repubblica italiana non motiva in quale misura gli obblighi
oggetto del parere motivato emesso nel contesto della presente causa siano stati modificati dalla
suddetta nota. Leccezione dirricevibilit relativa alla medesima nota deve pertanto essere respinta.
36
Inoltre, quando afferma che la Repubblica italiana obbligata a modificare la sua legislazione
per poter dare esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Commissione non
invoca un obbligo la cui violazione non stata constatata dalla Corte in tale sentenza, ma si limita
ad indicare, al fine di dimostrare linadempimento addebitato, la natura delle misure che, a suo
avviso, detto Stato membro deve adottare per conformarsi a detta sentenza.
37
Per quanto concerne largomento secondo cui la Repubblica italiana ha cooperato con la
Commissione nel corso di tutto il procedimento, sufficiente constatare che tale circostanza,
semprech vera, pu essere certo presa in considerazione in sede di determinazione di sanzioni
pecuniarie, ma non atta a incidere sulla ricevibilit del ricorso.
38
Dallinsieme delle considerazioni che precedono risulta che il ricorso ricevibile.
Sullinadempimento
Argomenti delle parti
39
La Commissione ritiene, alla luce delle informazioni trasmesse dalle autorit italiane nella
loro risposta del 1 ottobre 2009 e di quelle, complementari, fornite in una nota del 30 ottobre 2009,
che, allo scadere della proroga del termine impartito nel parere motivato, sullintero territorio della
Repubblica italiana, ad eccezione della Regione Valle dAosta, risultavano tra le 368 e le 422
discariche non conformi agli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442. Di esse, un numero fra 15 e 23
contenenti rifiuti pericolosi non sarebbe stato conforme neppure allarticolo 2, paragrafo 1, della
direttiva 91/689. La Commissione spiega che, in base a tali informazioni, i lavori di bonifica o di
ripristino erano, a seconda dei siti, o non ultimati o soltanto programmati oppure ancora da
prevedere. Altri siti sarebbero risultati sotto sequestro.
40
La Commissione sostiene che la Repubblica italiana avrebbe dovuto mettere in atto misure
strutturali di carattere generale e durevole al fine di porre rimedio allinadempimento generale e
persistente constatato dalla Corte nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
Laccertamento di un inadempimento di questo tipo testimonierebbe che il sistema repressivo
previsto dalla normativa nazionale era inadeguato e avrebbe, del resto, indotto le autorit italiane a
prevederne una riforma onde dare esecuzione a tale sentenza.
41
Durante ludienza, la Commissione ha precisato che il disaccordo tra le parti riguarda gli
obblighi derivanti dallarticolo 4 della direttiva 75/442 e non gi il numero di discariche abusive. Ai
sensi di detto articolo 4, primo comma, la Repubblica italiana sarebbe tenuta non soltanto ad
asportare i rifiuti e a non utilizzare pi come discariche i siti interessati, ma altres a valutare per
ciascun sito se occorrano misure di recupero. Cos, se vero che larticolo 4 di tale direttiva, al suo
secondo comma, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per vietare labbandono,
lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti, siffatte misure non sarebbero sufficienti a
garantire il rispetto degli obblighi derivanti dal suo primo comma. Orbene, secondo le informazioni
disponibili alla data delludienza, le operazioni di bonifica e/o di ripristino di tali siti, ubicati in
quasi tutte le Regioni italiane, sarebbero ancora in corso.
42
Riguardo allarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31, la Commissione sostiene
che, allo scadere della proroga del termine impartito nel parere motivato, almeno 93 delle discariche
esistenti alla data del 16 luglio 2001, situate in oltre dieci Regioni, non rispondevano alle
prescrizioni dettate dal medesimo articolo. Secondo la risposta delle autorit italiane al parere
motivato, per taluni siti non sarebbe stato presentato n approvato alcun piano di riassetto e non
sarebbe stata adottata alcuna decisione definitiva in ordine alla loro chiusura o alla loro destinazione
ad altro uso. Per altri siti, i dati forniti sarebbero stati incompleti o poco chiari, tant che, per
esempio, per alcune discariche non poteva ritenersi provata la chiusura o la destinazione ad altro
102

uso allo scadere del termine fissato nel parere motivato. Per altri siti ancora, non sarebbe stata
trasmessa alcuna informazione.
43
La Repubblica italiana sostiene, per contro, di aver adottato tutte le misure necessarie ai fini
dellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
44
Innanzitutto, essa fa valere che le autorit nazionali hanno messo in sicurezza tutte le
discariche e che larticolo 4 della direttiva 75/442 non impone obblighi di ripristino o di bonifica dei
siti. Non sussisterebbe, poi, alcuna violazione degli articoli 8 e 9 della direttiva 75/442, giacch
tutte le 218 discariche qualificate, nel ricorso, come non conformi alla data in cui stata adita la
Corte erano inattive alla data della scadenza del termine previsto nel parere motivato. Inoltre, la
maggior parte di tali siti sarebbe bonificata o in corso di riassegnazione agli utilizzi fondiari
tradizionali. Infine, dato che le discariche designate dalla Commissione come non rispondenti alle
prescrizioni dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31 erano chiuse, tale disposizione
non sarebbe pi applicabile nei loro confronti.
Giudizio della Corte
45
In via preliminare, si deve ricordare che, poich il Trattato FUE ha abrogato, nellambito
della procedura per inadempimento ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, la fase relativa
alla formulazione di un parere motivato, la data di riferimento per verificare la sussistenza di un
inadempimento ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE quella della scadenza del termine
stabilito nella diffida redatta in forza di tale disposizione (v. sentenza Commissione/Spagna,
C-184/11, EU:C:2014:316, punto 35 e la giurisprudenza ivi citata).
46
Tuttavia, qualora la procedura per inadempimento sia stata avviata in base allarticolo 228,
paragrafo 2, CE e un parere motivato sia stato emesso prima della data di entrata in vigore del
Trattato di Lisbona, ossia il 1 dicembre 2009, la data di riferimento per valutare lesistenza di un
inadempimento quella della scadenza del termine stabilito in detto parere motivato (v. sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 36 e la giurisprudenza ivi citata).
47
Nel presente caso, dato che la Commissione ha emesso il parere motivato il 26 giugno 2009
sulla base dellarticolo 228, paragrafo 2, CE, la data di riferimento per valutare la sussistenza
dellinadempimento quella della scadenza, dopo la proroga accordata dalla Commissione, del
termine fissato in detto parere motivato, vale a dire il 30 settembre 2009.
48
Inoltre, secondo la giurisprudenza della Corte, spetta alla Commissione, nellambito di un
simile procedimento, fornire alla Corte gli elementi necessari a stabilire il livello di esecuzione da
parte di uno Stato membro di una sentenza di condanna per inadempimento. Qualora la
Commissione abbia fornito sufficienti elementi da cui risulti la persistenza dellinadempimento,
spetta allo Stato membro interessato contestare in modo concreto e particolareggiato i dati prodotti e
le conseguenze che ne derivano (v. sentenza Commissione/Italia, C-119/04, EU:C:2006:489, punto
41 e la giurisprudenza ivi citata).
49
In primo luogo, per quanto riguarda le censure della Commissione vertenti sullinosservanza
delle disposizioni della direttiva 75/442, occorre esaminare in successione gli argomenti relativi agli
articoli 4, 8 e 9 di tale direttiva.
50
Anzitutto, per quanto concerne la censura vertente sulla violazione dellarticolo 4 della
direttiva 75/442, la Commissione sostiene che il rispetto di tale articolo esige non soltanto di
chiudere o di mettere in sicurezza le discariche, ma anche di bonificare le vecchie discariche
abusive.
51
In proposito, la Corte ha ricordato, al punto 37 della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), che, anche se larticolo 4, primo comma, della direttiva 75/442 non precisa il
contenuto concreto delle misure necessarie ad assicurare che i rifiuti siano ricuperati o smaltiti
senza pericolo per la salute delluomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio allambiente, tale disposizione vincola nondimeno gli Stati membri circa lobiettivo da
raggiungere, pur lasciando agli stessi un margine discrezionale nella valutazione della necessit di
tali misure (v. anche, in tal senso, sentenze Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250, punto 168;
Commissione/Portogallo, C-37/09, EU:C:2010:331, punto 35, e Commissione/Grecia, C-600/12,
EU:C:2014:2086, punto 51). Non quindi possibile, in via di principio, dedurre direttamente dalla
103

mancata conformit di una situazione di fatto agli obiettivi fissati allarticolo 4, primo comma, di
tale direttiva che lo Stato membro interessato sia necessariamente venuto meno agli obblighi
imposti da questultima. Tuttavia, la Corte ha gi constatato che un degrado rilevante dellambiente
per un periodo prolungato, in assenza di interventi delle autorit competenti, rivela, in linea di
massima, che lo Stato membro ha abusato del margine discrezionale che questa disposizione gli
conferisce (v. anche in tal senso, in particolare, sentenze Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250,
punto 169; Commissione/Portogallo, EU:C:2010:331, punto 36, e Commissione/Grecia,
EU:C:2014:2086, punto 52).
52
A tal riguardo, la Corte ha avuto loccasione di giudicare, da un lato, che un degrado
dellambiente intrinseco alla presenza di rifiuti in una discarica, a prescindere dalla natura dei
rifiuti di cui trattasi, e, dallaltro, che la mera chiusura di una discarica o la copertura dei rifiuti con
terra o detriti non sufficiente per adempiere agli obblighi derivanti in particolare dallarticolo 4
della direttiva 75/442 (v., in tal senso, sentenza Commissione/Portogallo, EU:C:2010:331, punto
37).
53
In tale contesto, si deve respingere largomento della Repubblica italiana secondo cui i
provvedimenti di chiusura e di messa in sicurezza delle discariche indicate dalla Commissione
nellambito del presente ricorso, sempre che siano stati effettivamente emessi, sarebbero sufficienti
per conformarsi a quanto prescritto dallarticolo 4 della direttiva 75/442. Al contrario, come
giustamente sostiene la Commissione e come osserva lavvocato generale ai paragrafi 65 e 66 delle
conclusioni, ai sensi di detto articolo 4 uno Stato membro altres obbligato a verificare se sia
necessario bonificare le vecchie discariche abusive e, alloccorrenza, a bonificarle.
54
Occorre aggiungere che i sopralluoghi e le ispezioni delle discariche abusive effettuati dalle
autorit italiane e i conseguenti rapporti attestano la piena consapevolezza da parte della Repubblica
italiana della minaccia che detti rifiuti costituiscono per la salute delluomo e per lambiente.
Analogamente, come osserva lavvocato generale al paragrafo 67 delle conclusioni, la Repubblica
italiana ha fornito, nel corso della presente causa, informazioni sulla bonifica di discariche. Detto
Stato membro non pu dunque affermare di non essere stato al corrente che la completa esecuzione
della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) comportasse altres ladozione di misure
relative alla bonifica delle discariche in questione.
55
Nel caso di specie pacifico che, in certi siti, lavori di bonifica erano ancora in corso o non
erano stati iniziati alla scadenza della proroga del termine impartito nel parere motivato. Per altri
siti, la Repubblica italiana non fornisce alcuna indicazione utile a determinare la data in cui le
operazioni di bonifica sarebbero state eventualmente attuate. In tale contesto, necessario
constatare che i lavori di bonifica richiesti per i siti indicati dalla Commissione non erano conclusi
allo scadere della proroga del termine fissato nel parare motivato.
56
Per le suddette ragioni, la censura della Commissione basata sulla persistente violazione
dellarticolo 4 della direttiva 75/442 fondata.
57
Poi, per quanto concerne la censura relativa alla violazione dellarticolo 8 della direttiva
75/442, si deve ricordare che, ai sensi di detto articolo, che garantisce segnatamente lattuazione del
principio dellazione preventiva, gli Stati membri sono tenuti ad accertarsi che il detentore di rifiuti
li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico, o ad unimpresa che effettua le operazioni di
smaltimento o di recupero di rifiuti, oppure che provveda egli stesso al recupero o allo smaltimento,
conformandosi alle disposizioni della direttiva (v. sentenza Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250,
punto 179 e la giurisprudenza ivi citata).
58
La Corte ha del resto statuito che tale obbligo non soddisfatto quando lo Stato membro si
limiti a ordinare il sequestro della discarica abusiva e ad avviare un procedimento penale contro il
gestore di tale discarica (v., in particolare, sentenze Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250, punto
182 e la giurisprudenza ivi citata, nonch Commissione/Portogallo, EU:C:2010:331, punto 55).
59
Nella presente controversia, la Repubblica italiana non sostiene affatto che, in assenza di
recupero o di smaltimento dei rifiuti di cui trattasi da parte del loro detentore, tali rifiuti siano stati
consegnati a un raccoglitore privato o pubblico o ad unimpresa che effettua queste operazioni.
Detto Stato membro si limita a far valere che le discariche in questione erano chiuse alla data di
104

scadenza della proroga del termine impartito nel parere motivato e che le sanzioni penali previste in
materia dal diritto italiano sono adeguate.
60
Ne consegue che, allo scadere di detta proroga, la Repubblica italiana continuava a non
soddisfare lobbligo specifico ad essa incombente ai sensi dellarticolo 8 della direttiva 75/442 e che
la censura della Commissione relativa alla violazione di tale articolo deve essere accolta.
61
Infine, per quanto concerne la censura relativa alla violazione dellarticolo 9 della direttiva
75/442, per prima cosa va ricordato che questo articolo impone agli Stati membri taluni obblighi di
risultato formulati in modo chiaro e inequivocabile, in forza dei quali le imprese o gli stabilimenti
che svolgono operazioni di smaltimento di rifiuti sul territorio di tali Stati devono essere titolari di
unautorizzazione. Spetta dunque agli Stati membri assicurarsi che il regime dautorizzazione posto
in essere sia effettivamente applicato e rispettato, segnatamente effettuando controlli adeguati a tal
fine e garantendo la cessazione delle operazioni svolte senza autorizzazione, nonch leffettiva
applicazione di sanzioni alle stesse (v., in tal senso, sentenza Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250,
punti 116 e 117).
62
Si deve inoltre rilevare che il regime di autorizzazione di cui allarticolo 9 della suddetta
direttiva volto, come si evince dalla sua stessa formulazione, a consentire la corretta applicazione
dellarticolo 4 della medesima direttiva, in particolare garantendo che le operazioni di smaltimento
effettuate a seguito dellottenimento di tali autorizzazioni rispondano alle diverse prescrizioni di
questultimo articolo (v., in tal senso, sentenza Commissione/Irlanda, EU:C:2005:250, punti 118 e
131).
63
Di conseguenza, la mera chiusura di una discarica non sufficiente per conformarsi
allobbligo derivante dallarticolo 9 della direttiva 75/442, cos come non lo per gli obblighi
derivanti dagli articoli 4 e 8 della medesima direttiva.
64
Nella presente controversia, la Repubblica italiana si limita ad affermare, anche con
riferimento alla violazione dellarticolo 9 della direttiva 75/442 ad essa addebitata, che tutte le
discariche indicate dalla Commissione risultavano chiuse alla scadenza del termine impartito.
Inoltre, lo Stato membro riconosce nei suoi scritti difensivi che i gestori di alcune di queste
discariche non hanno mai disposto di unautorizzazione ai sensi di detto articolo. Ne deriva che, alla
data in cui scaduta la proroga del termine impartito nel parere motivato, la Repubblica italiana
continuava a non adempiere al suo obbligo derivante dal precitato articolo, sicch la censura della
Commissione riguardante tale articolo deve essere accolta.
65
In secondo luogo, relativamente alla censura vertente sulla violazione dellarticolo 2,
paragrafo 1, della direttiva 91/689, gli Stati membri devono, ai sensi di questa disposizione, adottare
i provvedimenti necessari ad imporre che, in ogni luogo dove siano depositati, i rifiuti pericolosi
siano catalogati e identificati.
66
Dalla formulazione stessa del predetto articolo si evince che gli Stati membri hanno lobbligo
di catalogare e di identificare in modo sistematico ciascuno dei rifiuti pericolosi depositati nel loro
territorio, in tal modo assicurando, conformemente allobiettivo enunciato al sesto considerando
della direttiva in parola, che lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti pericolosi siano oggetto di una
sorveglianza la pi completa possibile (sentenza Commissione/Grecia, C-163/03, EU:C:2005:226,
punto 63).
67
Nel caso di specie, sufficiente constatare che la Repubblica italiana non ha sostenuto, e
tantomeno dimostrato, di aver provveduto, entro lo scadere della proroga del termine impartito nel
parere motivato, ad una catalogazione e identificazione esaustiva di ciascuno dei rifiuti pericolosi
depositati nelle discariche indicate dalla Commissione, ai sensi dellarticolo 2, paragrafo 1, della
direttiva 91/689. Di conseguenza, a tale data, la Repubblica italiana continuava a non assicurare il
rispetto dellobbligo derivante da detta disposizione.
68
In terzo luogo, per quanto riguarda la censura relativa alla violazione dellarticolo 14, lettere
da a) a c), della direttiva 1999/31, si deve ricordare che, quando autorizza lutilizzo di una discarica
senza che un piano di riassetto sia stato previamente sottoposto allapprovazione delle autorit
competenti ed approvato, uno Stato membro viola gli obblighi ad esso incombenti ai sensi di tale
105

disposizione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Slovacchia, C-331/11, EU:C:2013:271, punti


da 34 a 39).
69
Nel caso di specie, si deve ricordare che la Repubblica italiana non sostiene affatto che, per i
siti di cui trattasi, siano stati depositati presso lautorit competente piani di riassetto ai sensi
dellarticolo 14 della direttiva 1999/31. Lo Stato membro si limita a far valere che tutte le discariche
indicate con riferimento alla violazione di detto articolo erano chiuse alla scadenza del termine
impartito nel parere motivato. Orbene, come risulta dalle memorie del suddetto Stato membro,
alcune delle suddette discariche sono state aperte senza autorizzazione e per tali siti non stato
adottato alcun provvedimento formale di chiusura. Occorre pertanto constatare che, a quella data, la
Repubblica italiana continuava a non adempiere anche agli obblighi risultanti dallarticolo 14,
lettere da a) a c), della medesima direttiva.
70
In considerazione di tutto quanto precede, si deve constatare che, non avendo adottato, entro
il termine impartito nel parere motivato, come prorogato dalla Commissione, tutte le misure
necessarie a dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Repubblica
italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dellarticolo 260, paragrafo l,
TFUE.
Sulle sanzioni pecuniarie
Argomenti delle parti
71
La Commissione chiede la condanna al versamento sia di una penalit che di una somma
forfettaria, con la motivazione che la mera irrogazione di una penalit ex articolo 260 TFUE non
sarebbe sufficiente ad incitare gli Stati membri ad ottemperare tempestivamente ai loro obblighi in
seguito alla constatazione di inadempimenti ai sensi dellarticolo 258 TFUE.
72
Per quanto riguarda limporto della penalit e della somma forfettaria suddette, la
Commissione si basa sulla sua comunicazione del 13 dicembre 2005, intitolata Applicazione
dellarticolo [260 TFUE] [SEC(2005) 1658], come aggiornata dalla sua altra comunicazione
[C(2012) 6106 final], del 31 agosto 2012, intitolata Aggiornamento dei dati utilizzati per il calcolo
delle somme forfettarie e delle penalit che saranno proposte alla Corte di giustizia dalla
Commissione nellambito di procedure di infrazione.
73
Nella fattispecie, la Commissione osserva che una penalit giornaliera di EUR 256 819,20
adeguata alle circostanze. Detto importo sarebbe ottenuto moltiplicando un importo forfettario di
base, pari a EUR 640 al giorno, per un coefficiente di gravit, fissato a 8 su una scala che va da 1 a
20, per un coefficiente di durata, pari a 3, su una scala che va da 1 a 3, e per un fattore fisso, detto
fattore n, pari a 16,72, che rappresenta la capacit di pagamento della Repubblica italiana e il
numero di voti di cui essa dispone in seno al Consiglio dellUnione europea.
74
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, la Commissione ricorda, in primo luogo,
limportanza delle disposizioni in questione, che rappresentano uno strumento fondamentale ai fini
della tutela della salute delluomo e dellambiente. Alla luce della particolare importanza
dellarticolo 4 della direttiva 75/442 (Commissione/Grecia, C-387/97, EU:C:2000:356), il fatto che
alcuni siti siano gi conformi agli articoli 8 e 9 della medesima direttiva potrebbe avere soltanto
unincidenza ridotta sulla sanzione che la Corte dovrebbe infliggere. Occorrerebbe altres ricordare
che la Corte ha dichiarato, nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), che la Repubblica
italiana non aveva adempiuto ai suoi obblighi in modo generale e persistente.
75
In secondo luogo, la Commissione mette in evidenza gli effetti dellinfrazione sugli interessi
pubblici e privati, in particolare gli odori nauseabondi e il rumore che accompagnano il deposito dei
rifiuti, linquinamento dellambiente circostante, i rischi di ripercussioni di tale inquinamento sulla
salute umana e lalterazione dei paesaggi naturali.
76
In terzo luogo, la Commissione fa valere che la giurisprudenza della Corte in materia di
eliminazione dei rifiuti costante e che, pertanto, le disposizioni violate hanno una portata chiara ed
univoca.
77
In quarto luogo, sebbene la situazione sia notevolmente migliorata dopo lavvio della
procedura, quando erano state censite 5 301 discariche abusive, si dovrebbe tenere conto del fatto
che la Repubblica italiana stata oggetto di altre procedure dinfrazione relative sia alla gestione
106

dei rifiuti che ad altri settori, alcune delle quali si sono concluse con la pronuncia di sentenze che
constatano un inadempimento.
78
Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Commissione ricorda che tra il 26 aprile
2007, data di pronuncia della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), e il 24 ottobre 2012,
data della decisione della Commissione di adire la Corte con il presente ricorso, trascorso un
periodo di 65 mesi.
79
La Commissione propone che limporto della penalit decresca in funzione dei progressi
realizzati dalla Repubblica italiana al fine di dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Il metodo di calcolo di detta penalit consisterebbe nel contare le discariche
abusive esistenti, computando due volte quelle contenenti rifiuti pericolosi, e dividere poi limporto
della penalit per il numero in tal modo ottenuto. Limporto della penalit diminuirebbe, cos, in
funzione di ciascuna discarica messa a norma. Stante levoluzione costante della situazione delle
discariche abusive in Italia, la Commissione propone di calcolare la penalit su base semestrale.
80
Inoltre, in risposta a un quesito posto dalla Corte durante ludienza in merito allefficacia di
una penalit di tipo decrescente a fronte di una notevole divergenza di posizione fra le parti, la
Commissione ha fatto valere che il suo disaccordo con la Repubblica italiana verte
sullaccertamento delle misure che detto Stato membro tenuto ad adottare al fine di conformarsi
allarticolo 4 della direttiva 75/442. Ci posto, la Commissione convinta che, qualora la Corte
confermasse linterpretazione proposta dalla Commissione relativamente a tale articolo 4, la
Repubblica italiana rispetterebbe siffatta sentenza e continuerebbe a fornire alla Commissione
informazioni riguardanti le misure adottate per ciascuna discarica.
81
Per quanto concerne limporto della somma forfettaria, la Commissione propone di stabilirlo
applicando un metodo consistente nel moltiplicare un importo di base fissato in EUR 210 al giorno,
in un primo momento, per un coefficiente di gravit e per un fattore n, i cui valori,
rispettivamente di 8 e di 16,72, sono identici a quelli proposti per il calcolo dellammenda, e, in un
secondo momento, per il numero di giorni in cui linadempimento perdurato. In tal modo,
limporto della somma forfettaria dovrebbe essere pari al risultato della moltiplicazione di
EUR 28 089,60 per il numero di giorni trascorsi fra la data di pronuncia della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) e quella della presente sentenza.
82
Dal canto suo, la Repubblica italiana rileva che lapplicazione di sanzioni pecuniarie
ridurrebbe le risorse destinate dalle Regioni e dagli enti locali alla loro gestione ambientale.
83
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, la Repubblica italiana sostiene che la rilevanza
dellinadempimento ad essa addebitato trascurabile rispetto a quella dellinadempimento che ha
dato luogo alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Inoltre, le autorit nazionali non
sarebbero responsabili dellinadempimento contestato, che risulterebbe da una situazione di fatto
determinata da condotte pregresse, con conseguente dilatazione del tempo necessario alla messa a
norma delle discariche interessate.
84
Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Repubblica italiana sottolinea che tutte le
discariche delle quali le viene addebitato uno sfruttamento illecito sono inattive da molto tempo.
85
Nel corso delludienza, la Repubblica italiana ha affermato di non avere intenzione di
presentare osservazioni sulla proposta della Commissione di infliggere una penalit di tipo
decrescente, poich contesta la sussistenza stessa dellinadempimento addebitatole.
Giudizio della Corte
Osservazioni preliminari
86
Occorre ricordare che spetta alla Corte, in ciascuna causa e in funzione delle circostanze del
caso di cui investita nonch del livello di persuasione e di dissuasione che le appare necessario,
stabilire le sanzioni pecuniarie adeguate, in particolare per prevenire la reiterazione di analoghe
infrazioni al diritto dellUnione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316,
punto 58 e la giurisprudenza ivi citata).
Sulla penalit
87
La Corte, avendo constatato che la Repubblica italiana non si conformata, entro il termine
impartito, alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), pu infliggere a tale Stato membro il
107

pagamento di una penalit qualora linadempimento perduri fino allesame dei fatti da parte della
Corte medesima (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna, C-610/10, EU:C:2012:781, punto
96 e la giurisprudenza ivi citata).
88
Al fine di stabilire se linadempimento addebitato alla Repubblica italiana sia perdurato fino a
tale esame, occorre valutare le misure che, secondo lo Stato membro, sono state adottate
successivamente allo scadere della proroga del termine fissato nel parere motivato.
89
Nel corso delludienza, la Commissione ha spiegato che 200 discariche, ubicate in 18 delle 20
Regioni italiane, permangono non conformi alle disposizioni applicabili. In particolare, a suo
avviso, 198 discariche non sono ancora adeguate allarticolo 4 della direttiva 75/442, e, fra queste,
due non sono conformi neppure agli articoli 8 e 9 di tale direttiva e quattordici, contenenti rifiuti
pericolosi, non sono conformi neppure allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689. Per il resto,
resterebbero solo due discariche per le quali non sono stati adottati un piano di riassetto o
provvedimenti di chiusura definitiva, in violazione dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva
1999/31. Dal canto suo, la Repubblica italiana ha continuato a negare di avere comunque sia violato
le predette disposizioni, riprendendo, in sostanza, argomenti esposti nel controricorso e nella
controreplica, in particolare quello secondo cui larticolo 4 della direttiva 75/442 non impone alcun
obbligo di bonifica delle discariche abusive e quello secondo cui tutte le discariche citate dalla
Commissione sono inattive da tempo. Lo Stato membro ha inoltre affermato di non essere riuscito a
identificare una delle due discariche citate con riferimento agli articoli 8 e 9 della direttiva 75/442,
ossia quella di Altamura-Sgarrone, situata nella localit di Matera (Basilicata), in conseguenza del
fatto che tale discarica era stata male identificata dal CFS.
90
A tal riguardo, si deve anzitutto ricordare che, come rilevato ai punti da 50 a 63 della presente
sentenza, e contrariamente a quanto sostenuto dalla Repubblica italiana, per ottemperare agli
obblighi derivanti dagli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442 non sufficiente chiudere tutte le
discariche interessate. Per quanto riguarda, pi in particolare, la discarica di Altamura-Sgarrone, si
deve notare che, nei documenti allegati al controricorso, la Repubblica italiana ha fornito
informazioni su talune misure di bonifica previste per detta discarica. Soltanto al momento della
controreplica lo Stato membro ha fatto riferimento a una confusione tra la suddetta discarica e
unaltra discarica, aggiungendo peraltro che il comune di Altamura non si trova nella Regione
Basilicata, ma nella Regione Puglia. Orbene, siffatte dichiarazioni della Repubblica italiana,
quandanche rispondano al vero, non sono atte a rimettere in discussione la persistenza
dellinadempimento, dato che questultimo non consiste nellesistenza di un numero determinato di
discariche non bonificate, bens nel mancato rispetto, generale e persistente, degli obblighi derivanti
dalle disposizioni test menzionate. Le circostanze oggetto della discussione tra le parti dinanzi alla
Corte circa tale punto, di natura puramente fattuale, non permettono di concludere che sia stato
posto termine allinadempimento contestato.
91
La Commissione ha poi affermato, tanto nella sua risposta scritta ai quesiti posti dalla Corte
quanto nel corso delludienza, che la Repubblica italiana continua a non catalogare e identificare i
rifiuti pericolosi presenti in quattordici discariche. In assenza, nel fascicolo di causa, di qualsiasi
elemento che consenta di concludere nel senso della tenuta di un siffatto catalogo, si deve constatare
che il suddetto Stato membro continua, per quanto concerne tali discariche, a violare anche
lobbligo derivante dallarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689.
92
Infine, quanto alle due discariche di cui dedotta la perdurante non conformit allarticolo
14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31, sufficiente rilevare che la Repubblica italiana non ha
dimostrato, riguardo alle medesime, la presentazione o lapprovazione di piani di riassetto oppure di
decisioni definitive di chiusura.
93
In considerazione di quanto precede, si deve constatare che numerose discariche ubicate nella
quasi totalit delle Regioni italiane non sono ancora state adeguate alle disposizioni in questione e
che, pertanto, linadempimento addebitato alla Repubblica italiana perdura al momento dellesame
dei fatti di causa da parte della Corte.
94
In tale contesto, la Corte osserva che la condanna della Repubblica italiana al versamento di
una penale costituisce un mezzo finanziario adeguato a sollecitare questultima alladozione delle
108

misure necessarie per porre fine allinadempimento constatato e per garantire la completa
esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
95
Per quanto riguarda limporto e la forma di tale penalit, per costante giurisprudenza spetta
alla Corte, nellesercizio del suo potere discrezionale, fissare la penalit in modo tale che essa sia,
da un lato, adeguata alle circostanze e, dallaltro, commisurata allinadempimento accertato nonch
alla capacit di pagamento dello Stato membro interessato (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Lussemburgo, C-576/11, EU:C:2013:773, punto 46 e la giurisprudenza ivi citata). Le
proposte della Commissione relative alla penalit non possono vincolare la Corte e costituiscono
soltanto un utile punto di riferimento. Analogamente, orientamenti come quelli contenuti nelle
comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono a garantire la
trasparenza, la prevedibilit e la certezza del diritto nellazione condotta dalla stessa Commissione
quando formula proposte alla Corte (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna,
EU:C:2012:781, punto 116 e la giurisprudenza ivi citata). Infatti, nellambito di un procedimento
fondato sullarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, relativo a un inadempimento di uno Stato membro
che persista nonostante sia gi stato constatato in una prima sentenza emessa ai sensi dellarticolo
226 CE o dellarticolo 258 TFUE, la Corte deve restare libera di fissare la penalit nellimporto e
nella forma da essa ritenuti adeguati ad incitare tale Stato membro a porre fine allinadempimento
degli obblighi derivanti da tale prima sentenza della Corte.
96
La Corte ha gi dichiarato che una simile sanzione deve essere decisa in funzione del grado di
persuasione necessario affinch lo Stato membro inadempiente dia esecuzione ad una sentenza di
condanna per inadempimento e modifichi il suo comportamento in modo da porre fine
allinadempimento addebitatogli (sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 117 e la
giurisprudenza ivi citata).
97
Pertanto, nellambito della valutazione della Corte, i criteri da prendere in considerazione per
garantire la natura coercitiva della penalit ai fini dellapplicazione uniforme ed efficace del diritto
dellUnione sono costituiti, in linea di principio, dalla durata dellinadempimento, dal suo grado di
gravit e dalla capacit finanziaria dello Stato membro di cui trattasi. Per lapplicazione di tali
criteri, la Corte deve tener conto, in particolare, delle conseguenze dellomessa esecuzione sugli
interessi pubblici e privati nonch dellurgenza di indurre lo Stato membro interessato a
conformarsi ai suoi obblighi (sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 119 e la
giurisprudenza ivi citata).
98
Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, si deve rilevare che lobbligo di smaltire i
rifiuti senza mettere in pericolo la salute delluomo e senza arrecare danni allambiente fa parte
degli obiettivi stessi della politica dellUnione europea nel settore ambientale, come emerge
dallarticolo 191 TFUE. In particolare, linosservanza degli obblighi risultanti dallarticolo 4 della
direttiva 75/442 rischia, per la natura stessa di tali obblighi, di mettere direttamente in pericolo la
salute delluomo e di arrecare danni allambiente; pertanto, devessere considerata particolarmente
grave (v. in tal senso, in particolare, sentenza Commissione/Grecia, EU:C:2000:356, punto 94).
99
Anche linadempimento dellobbligo, sancito allarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva
91/486, di prevedere che, in ogni discarica, i rifiuti pericolosi siano catalogati e identificati, deve
essere considerato grave, dato che il rispetto di tale obbligo costituisce un requisito necessario per
realizzare pienamente gli obiettivi perseguiti dallarticolo 4 della direttiva 75/442 (v., per analogia,
sentenza Commissione/Grecia, EU:C:2000:356, punto 95); ci tanto pi che, come osservato dalla
Commissione, siffatti rifiuti comportano, per la loro natura, un rischio pi elevato per la salute
delluomo e per lambiente.
100 Inoltre, come sottolinea la Commissione, il fatto che la presente controversia riguardi la
mancata esecuzione di una sentenza avente ad oggetto una prassi generale e persistente tende ad
acuire la gravit dellinadempimento in questione.
101 Bench dopo la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) la Repubblica italiana abbia
compiuto, come da essa affermato, progressi significativi nel ridurre il numero di discariche non
conformi alle disposizioni applicabili, tuttavia, come sostenuto dalla Commissione, i progressi
constatati dopo la scadenza della proroga del termine impartito nel parere motivato sono stati
109

compiuti con una grande lentezza e si registra ancora un numero importante di discariche abusive in
quasi tutte le Regioni italiane.
102 Quanto alla durata dellinfrazione, essa devessere valutata tenendo conto del momento in cui
la Corte esamina i fatti, e non di quello in cui questultima adita dalla Commissione (sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 120 e la giurisprudenza ivi citata).
103 Nel caso di specie, come si evince dai punti da 90 a 93 della presente sentenza, la Repubblica
italiana non stata in grado di dimostrare che linadempimento constatato nella sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) sia effettivamente cessato. Si deve quindi considerare che
siffatto inadempimento perdura da oltre sette anni, un periodo di durata notevole.
104 Per quanto attiene alla capacit di pagamento della Repubblica italiana, la Corte ha gi
dichiarato che si deve tenere conto della recente evoluzione del prodotto interno lordo di uno Stato
membro, quale risulta alla data di esame dei fatti da parte della Corte (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Irlanda, C-279/11, EU:C:2012:834, punto 78).
105 Al fine di stabilire la forma della penalit imposta ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2,
TFUE, la Corte tenuta a prendere in considerazione vari fattori connessi tanto alla natura
dellinadempimento di cui trattasi, quanto alle circostanze della controversia in oggetto. Come
sottolineato al punto 95 della presente sentenza, la forma della penalit, cos come limporto delle
sanzioni pecuniarie, rientra nel libero apprezzamento della Corte, che non in alcun modo vincolata
dalle proposte della Commissione a tal proposito.
106 Per quanto concerne la proposta della Commissione di imporre una penalit di tipo
decrescente, si deve rilevare che, sebbene, per garantire la piena esecuzione della sentenza della
Corte, la penalit debba essere pretesa nella sua interezza fino al momento in cui lo Stato membro
non abbia adottato tutte le misure necessarie per porre fine allinadempimento accertato, tuttavia, in
certi casi specifici, pu essere prevista una sanzione che tenga conto dei progressi eventualmente
realizzati dallo Stato membro nellesecuzione dei suoi obblighi (v., in tal senso, sentenze
Commissione/Spagna, C-278/01, EU:C:2003:635, punti da 43 a 51; Commissione/Italia, C-496/09,
EU:C:2011:740, punti da 47 a 55, e Commissione/Belgio, C-533/11, EU:C:2013:659, punti 73 e
74).
107 Nelle circostanze del caso di specie e considerate, in particolare, le informazioni fornite alla
Corte dalla Repubblica italiana e dalla Commissione, la Corte dichiara che si deve fissare una
penalit decrescente. quindi necessario stabilire il metodo di calcolo di tale penalit nonch la
periodicit della stessa.
108 In merito a questultimo aspetto, in linea con la proposta della Commissione, occorre
determinare la penalit decrescente su base semestrale, al fine di consentire a detta istituzione di
valutare lo stato di avanzamento dei provvedimenti di esecuzione della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), in considerazione della situazione che emerge al termine del periodo in questione
(v., in tal senso, sentenza Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 54).
109 Inoltre, come proposto dalla Commissione, si deve imporre il pagamento di una penalit il cui
importo sia ridotto progressivamente in ragione del numero di siti messi a norma conformemente
alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), computando due volte le discariche contenenti
rifiuti pericolosi (v., per analogia, sentenze Commissione/Spagna, EU:C:2003:635, punto 50, e
Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 52).
110 In considerazione di quanto precede, la Corte giudica opportuno, nellesercizio del suo potere
discrezionale, fissare una penalit semestrale di EUR 42 800 000, dalla quale sar detratto un
importo proporzionale al numero di discariche messe a norma conformemente alla sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) al termine del semestre considerato, contando due volte le
discariche contenenti rifiuti pericolosi.
111 Ai fini del calcolo della riduzione della penalit esigibile a titolo di ciascun semestre scaduto
a partire dalla data di pronuncia della presente sentenza, la Commissione obbligata a tenere conto
soltanto delle prove delladozione delle misure necessarie allesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) che le saranno state trasmesse prima della fine del semestre
considerato.
110

112 Avuto riguardo allinsieme delle considerazioni che precedono, si deve condannare la
Repubblica italiana a versare alla Commissione, sul conto Risorse proprie dellUnione europea, a
partire dalla data di pronuncia della presente sentenza e fino allesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), una penalit semestrale calcolata, per il primo semestre
successivo alla presente sentenza, alla fine di questultimo, a partire da un importo iniziale fissato in
EUR 42 800 000, dal quale saranno detratti EUR 400 000 per ciascuna discarica contenente rifiuti
pericolosi messa a norma conformemente a detta sentenza ed EUR 200 000 per ogni altra discarica
messa a norma conformemente a detta sentenza. Per tutti i semestri successivi, la penalit dovuta
per ciascun semestre sar calcolata, alla fine dello stesso, a partire dallimporto della penalit
stabilita per il semestre precedente, applicando le predette detrazioni per le discariche oggetto
dellinadempimento constatato messe a norma nel corso del semestre.
Sulla somma forfettaria
113 Occorre preliminarmente ricordare che, nellesercizio del potere discrezionale attribuitole nel
settore considerato, la Corte legittimata ad imporre, cumulativamente, una penalit ed una somma
forfettaria (sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2012:781, punto 140 e la giurisprudenza ivi
citata).
114 La condanna al pagamento di una somma forfettaria e la determinazione dellimporto
eventuale di detta somma devono restare correlati, in ciascun caso di specie, al complesso degli
elementi rilevanti relativi tanto alle caratteristiche dellinadempimento accertato quanto al
comportamento specifico dello Stato membro interessato dal procedimento avviato in base
allarticolo 260 TFUE. A questo proposito, questultimo attribuisce alla Corte un ampio potere
discrezionale nel decidere in merito allirrogazione o meno di una siffatta sanzione e nel
determinarne eventualmente limporto (v. sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto
60 e la giurisprudenza ivi citata).
115 Nella presente controversia, si deve tenere conto del complesso degli elementi di fatto e di
diritto che sono sfociati nellinadempimento constatato, in particolare del numero elevato di
discariche non ancora conformi al diritto dellUnione. Inoltre, come rilevato dallavvocato generale
al paragrafo 188 delle sue conclusioni, oltre alla presente causa, conseguente alla omessa
esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), la Corte stata investita di oltre 20
cause in materia di rifiuti, le quali si sono concluse con una dichiarazione di inadempimento del
medesimo Stato membro agli obblighi ad esso incombenti ai sensi del diritto dellUnione.
116 Orbene, una simile reiterazione di infrazioni da parte di uno Stato membro, in un settore
specifico di azione dellUnione, indice del fatto che la prevenzione effettiva della futura
reiterazione di analoghe infrazioni al diritto dellUnione richiede ladozione di una misura
dissuasiva, quale la condanna al pagamento di una somma forfettaria (v. sentenza
Commissione/Spagna, EU:C:2014:316, punto 78 e la giurisprudenza ivi citata).
117 Spetta dunque alla Corte, nellesercizio del suo potere discrezionale, fissare limporto di tale
somma forfettaria in modo che essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dallaltra,
commisurata allinfrazione commessa (v., in tal senso, sentenza Commissione/Grecia, C-369/07,
EU:C:2009:428, punto 146)
118 Tra i fattori rilevanti a tal fine si annoverano in particolare elementi quali la gravit
dellinfrazione constatata e la sua durata dopo la pronuncia della sentenza che lha constatata (v., in
tal senso, sentenza Commissione/Italia, EU:C:2011:740, punto 94), nonch la capacit di
pagamento dello Stato membro interessato (v. sentenza Commissione/Spagna, EU:C:2014:316,
punto 80).
119 Per quanto concerne i suddetti fattori, le circostanze che devono essere prese in
considerazione risultano segnatamente dai rilievi esposti ai punti da 98 a 104 della presente
sentenza. A tal riguardo, va ricordato, in particolare, che si tratta di uninfrazione di carattere
generale e persistente, che le discariche interessate si trovano nella quasi totalit delle Regioni
italiane e che alcune di tali discariche contengono rifiuti pericolosi che presentano un rischio
elevato per la salute umana e per lambiente.
111

120 In considerazione di quanto precede, la Corte ritiene equo, per le circostanze di specie, fissare
una somma forfettaria pari a EUR 40 milioni a carico della Repubblica italiana.
121 Di conseguenza, si deve condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione, sul
conto Risorse proprie dellUnione europea, una somma forfettaria pari a EUR 40 milioni.
Sulle spese
122 Ai sensi dellarticolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente
condannata alle spese se ne stata fatta domanda. Poich la Commissione ha chiesto la condanna
della Repubblica italiana ed stato accertato linadempimento, questultima devessere condannata
alle spese.
Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
1)
La Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla
sentenza Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250), venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza dellarticolo 260, paragrafo l, TFUE.
2)
La Repubblica italiana condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, a partire dal giorno di pronuncia della presente sentenza e fino
allesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), una penalit semestrale
calcolata, per il primo semestre successivo alla presente sentenza, alla fine di questultimo, a partire
da un importo iniziale fissato in EUR 42 800 000, dal quale saranno detratti EUR 400 000 per
ciascuna discarica contenente rifiuti pericolosi messa a norma conformemente a detta sentenza ed
EUR 200 000 per ogni altra discarica messa a norma conformemente a detta sentenza. Per tutti i
semestri successivi, la penalit dovuta per ciascun semestre sar calcolata, alla fine dello stesso, a
partire dallimporto della penalit stabilita per il semestre precedente, applicando le predette
detrazioni per le discariche oggetto dellinadempimento constatato messe a norma nel corso del
semestre.
3)
La Repubblica italiana condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, la somma forfettaria di EUR 40 milioni.
4)
La Repubblica italiana condannata alle spese.
Firme
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30ddf1a0889214414fadba0
1e8e1b8beeddc.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxuPah10?text=&docid=160245&pageIndex=0&doclang
=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=143764
CONCLUSIONI DELLAVVOCATO GENERALE
JULIANE KOKOTT
presentate il 4 settembre 2014 (1)
Causa C-196/13
Commissione europea
contro
Repubblica italiana
e
Causa C-378/13
Commissione europea
contro
Repubblica ellenica
Inadempimento di uno Stato membro Articolo 260 TFUE Omessa esecuzione di sentenze della
Corte di giustizia Sentenze Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250) e
Commissione/Grecia (C-502/03, EU:C:2005:592) Normativa in materia di rifiuti Discariche
illegali Chiusura Bonifica Nuova autorizzazione ai sensi della direttiva 99/31/CE Sanzioni
pecuniarie Imposizione di una penalit e di una somma forfettaria Riduzione della penalit in
caso di esecuzione parziale
Indice
112

I Introduzione
II Contesto normativo
A La vecchia direttiva in materia di rifiuti
B La direttiva relativa ai rifiuti pericolosi
C La nuova direttiva in materia di rifiuti
D La direttiva discariche
III Antefatti delle due cause
A Sulla causa Commissione/Italia (C-196/13)
B Sulla causa Commissione/Grecia (C-378/13)
IV Conclusioni delle parti
V Valutazione giuridica
A Considerazioni preliminari
1. Sulla persistenza dellobbligo di esecuzione
2. Sulla data di riferimento per la valutazione dellesecuzione
B Sul procedimento contro lItalia
1. Sulla ricevibilit
2. Sullesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250)
a) Sullutilizzazione di discariche illegali
i) Sul numero delle discariche ancora utilizzate
ii) Sullintroduzione di norme e controlli aggiuntivi
b) Sulla bonifica delle discariche illegali
i) Sullobbligo di bonifica in generale
ii) Sullarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi
iii) Sulle discariche interessate
c) Sulla nuova autorizzazione delle discariche rimaste in funzione ai sensi della direttiva discariche
d) Conclusione intermedia
C Sul procedimento contro la Grecia
D Sulle sanzioni pecuniarie
1. Sulla penalit
a) Sulla causa C-196/13, Commissione/Italia
i) Sulla persistenza delle violazioni
Sui casi non controversi
Sui due casi controversi
Conclusione parziale
ii) Sulla forma della penalit fissa o decrescente?
iii) Sullimporto di base
b) Sulla causa C-378/13, Commissione/Grecia
i) Sullimporto di base della penalit
ii) Sul riconoscimento della chiusura di discariche
iii) Conclusione parziale
2. Sulla somma forfettaria
a) Sulla causa C-196/13, Commissione/Italia
b) Sulla causa C-378/13, Commissione/Grecia
VI Spese
VII Conclusione

113

I Introduzione
1.
Lapplicazione della normativa dellUnione in materia di rifiuti pone a volte problemi. Su
problemi del genere vertono le presenti cause. La Commissione, infatti, visto il loro numero di
discariche illegali di rifiuti, ha avviato procedimenti di infrazione contro la Grecia e lItalia, che
hanno portato alle sentenze Commissione/Grecia (C-502/03, EU:C:2005:592) e Commissione/Italia
(C-135/05, EU:C:2007:250). Ora essa si rivolge nuovamente alla Corte, in quanto a suo avviso ad
entrambe le sentenze non stata data piena esecuzione. Dato che le due cause sollevano in parte le
stesse questioni, le tratter congiuntamente nelle presenti conclusioni.
2.
Le cause riguardano lutilizzazione di discariche illegali nonch la mancata bonifica di
discariche illegali chiuse. Nel procedimento relativo allItalia si aggiunge che alcune discariche
contengono rifiuti pericolosi non identificati n catalogati e che per talune discariche manca una
nuova autorizzazione ai sensi della direttiva discariche (2).
3.
Un primo problema risiede nella normativa applicabile: le due sentenze del 2005 e del 2007
possono e devono essere ancora eseguite, sebbene sia mutata nel frattempo la situazione di diritto?
4.
Le infrazioni constatate riguardano, infatti, la vecchia direttiva in materia di rifiuti (3), nel
caso dellItalia anche la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi (4) e la direttiva discariche. La vecchia
direttiva in materia di rifiuti stata per, medio tempore, abrogata e sostituita da una versione
consolidata senza modifiche di contenuto (5). LUnione ha adottato in seguito la nuova direttiva in
materia di rifiuti (6), che ha abrogato e sostituito la direttiva codificata in materia di rifiuti nonch la
direttiva relativa ai rifiuti pericolosi. Pertanto si deve analizzare in quale misura sia necessario,
ancora oggi, adottare provvedimenti in ordine alle originarie infrazioni.
5.
Nello specifico, il procedimento relativo allItalia solleva altres la questione delloggetto
della prima sentenza e, conseguentemente, della portata dellobbligo di esecuzione. La Corte ha
dichiarato, infatti, una violazione generale e persistente (7), senza indicare nel dettaglio quali casi
costituissero oggetto della condanna. pertanto opportuno chiarire se e in che modo debba essere
eseguita una siffatta sentenza ai sensi dellarticolo 260 TFUE.
6.
Ulteriori questioni sono connesse con leventuale imposizione di una penalit e/o di una
somma forfettaria. Dato che entrambi i procedimenti contemplano un elevato numero di casi
specifici, occorre esaminare come tener conto di detti casi nella commisurazione della penalit e
quali effetti discendano, per quanto riguarda limporto della stessa, dalleventuale esecuzione delle
sentenze in relazione a parte di essi. In concreto, si tratta di stabilire se debba essere imposta una
penalit decrescente, il cui importo periodico si riduca proporzionalmente agli ulteriori progressi
realizzati nellesecuzione delle sentenze.
II Contesto normativo
A La vecchia direttiva in materia di rifiuti
7.
Larticolo 4 della vecchia direttiva in materia di rifiuti prescrive, ai fini della protezione della
salute e dellambiente nel trattamento dei rifiuti nonch della prevenzione dellabbandono illegale
di rifiuti, quanto segue:
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o
smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero
recare pregiudizio allambiente (...)
()
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per vietare labbandono, lo scarico e lo smaltimento
incontrollato dei rifiuti.
8.
Larticolo 8 della vecchia direttiva in materia di rifiuti impone agli Stati membri di adottare
le disposizioni necessarie affinch ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o
pubblico, o ad unimpresa che effettua le operazioni previste nellallegato II A o II B di tale
direttiva, oppure provveda egli stesso al recupero o allo smaltimento, conformandosi alle
disposizioni della direttiva.
9.
Larticolo 9, paragrafo 1, della vecchia direttiva in materia di rifiuti dispone che, inter alia, ai
fini dellapplicazione dellarticolo 4 della direttiva, tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano
114

operazioni di smaltimento di rifiuti debbono ottenere lautorizzazione dellautorit competente


incaricata di attuare le disposizioni della direttiva.
B La direttiva relativa ai rifiuti pericolosi
10.
Larticolo 2 della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi prevede obblighi fondamentali in
ordine allo smaltimento di detti rifiuti:
1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie per esigere che in ogni luogo in cui siano
depositati (messi in discarica) rifiuti pericolosi, questi ultimi siano catalogati e identificati.
().
C La nuova direttiva in materia di rifiuti
11.
La direttiva in materia di rifiuti e la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi sono state abrogate
dallarticolo 41 della nuova direttiva in materia di rifiuti con effetto al 12 dicembre 2010. Tale
articolo dispone quanto segue:
I riferimenti alle direttive abrogate si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la
tavola di concordanza di cui allallegato V.
12.
Gli articoli 4, 8 e 9 della vecchia direttiva in materia di rifiuti sono stati sostituiti senza
modifiche sostanziali dagli articoli 13, 36, paragrafo 1, e 15, paragrafo 1, nonch dallarticolo 23,
paragrafi 1 e 2, della nuova direttiva in materia di rifiuti.
13.
Lequivalente funzionale dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti
pericolosi larticolo 35, paragrafi 1 e 2, della nuova direttiva in materia di rifiuti:
1.
Gli enti o le imprese di cui allarticolo 23, paragrafo 1 [enti o imprese che intendono
effettuare il trattamento dei rifiuti], i produttori di rifiuti pericolosi e gli enti o le imprese che
raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale, o che operano in qualit di
commercianti e intermediari di rifiuti pericolosi, tengono un registro cronologico in cui sono
indicati la quantit, la natura e lorigine dei rifiuti, nonch, se opportuno, la destinazione, la
frequenza di raccolta, il mezzo di trasporto e il metodo di trattamento previsti per i rifiuti e
forniscono, su richiesta, tali informazioni alle autorit competenti.
2.
Per i rifiuti pericolosi i registri sono conservati per un periodo minimo di tre anni, salvo il caso
degli enti e delle imprese che trasportano rifiuti pericolosi, che devono conservare tali registri per
almeno dodici mesi.
I documenti che comprovano lesecuzione delle operazioni di gestione sono forniti su richiesta delle
autorit competenti o dei precedenti detentori.
D La direttiva discariche
14.
Larticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva discariche disciplina il transito delle discariche
preesistenti nel quadro normativo della direttiva:
Gli Stati membri adottano misure affinch le discariche che abbiano ottenuto unautorizzazione o
siano gi in funzione al momento del recepimento della presente direttiva possano rimanere in
funzione soltanto se i provvedimenti in appresso sono adottati (...):
a)
entro un anno dalla data prevista nellarticolo 18, paragrafo 1 [vale a dire entro il 16 luglio
2002], il gestore della discarica elabora e presenta allapprovazione dellautorit competente un
piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni menzionate nellarticolo 8 e le
misure correttive che ritenga eventualmente necessarie al fine di soddisfare i requisiti previsti dalla
presente direttiva, fatti salvi i requisiti di cui allallegato I, punto 1;
b) in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorit competenti adottano una
decisione definitiva sulleventuale proseguimento delle operazioni in base a detto piano e alla
presente direttiva. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per far chiudere al pi presto, a
norma dellarticolo 7, lettera g), e dellarticolo 13, le discariche che, in forza dellarticolo 8, non
ottengono lautorizzazione a continuare a funzionare;
c) sulla base del piano approvato, le autorit competenti autorizzano i necessari lavori e
stabiliscono un periodo di transizione per lattuazione del piano. Tutte le discariche preesistenti
devono conformarsi ai requisiti previsti dalla presente direttiva, fatti salvi i requisiti di cui
allallegato I, punto 1, entro otto anni dalla data prevista nellarticolo 18, paragrafo 1.
115

15.
Ai sensi dellarticolo 18, paragrafo 1, della direttiva discariche, gli Stati membri adottano le
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi a tale direttiva
entro due anni dalla sua entrata in vigore (vale a dire, entro il 16 luglio 2001) e ne informano
immediatamente la Commissione.
III Antefatti delle due cause
16.
Le presenti conclusioni vertono su due procedimenti ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2,
TFUE contro Italia e Grecia relativamente allesecuzione di due sentenze precedenti, riguardanti la
violazione della normativa dellUnione in materia di rifiuti sulla base dellarticolo 258 TFUE.
A Sulla causa Commissione/Italia (C-196/13)
17.
Nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), il 26 aprile 2007, la Corte ha dichiarato
che, non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari

per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e
senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio allambiente e per vietare
labbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti;

affinch ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico, o ad


unimpresa che effettua le operazioni di smaltimento o di recupero, oppure provveda egli stesso al
recupero o allo smaltimento conformandosi alle disposizioni della direttiva in materia di rifiuti,

affinch tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano operazioni di smaltimento siano
soggetti ad autorizzazione dellautorit competente;

affinch in ogni luogo in cui siano depositati (messi in discarica) rifiuti pericolosi, questi
ultimi siano catalogati e identificati, e

affinch, in relazione alle discariche che hanno ottenuto unautorizzazione o erano gi in


funzione alla data del 16 luglio 2001, il gestore della discarica elabori e presenti per lapprovazione
dellautorit competente, entro il 16 luglio 2002, un piano di riassetto della discarica comprendente
le informazioni relative alle condizioni per lautorizzazione e le misure correttive che ritenga
eventualmente necessarie; e affinch, in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorit
competenti adottino una decisione definitiva sulleventuale proseguimento delle operazioni, facendo
chiudere al pi presto le discariche che non ottengano lautorizzazione a continuare a funzionare, o
autorizzando i necessari lavori e stabilendo un periodo di transizione per lattuazione del piano,
la Repubblica italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli articoli 4, 8 e 9
della vecchia direttiva in materia di rifiuti, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai
rifiuti pericolosi e dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva discariche.
18.
Dopo i primi contatti, il 1 febbraio 2008, la Commissione invitava lItalia a presentare le
proprie osservazioni in merito allesecuzione della sentenza. A seguito di un ulteriore scambio di
corrispondenza, il 26 giugno 2009, la Commissione trasmetteva allItalia un parere motivato. Il
termine per lesecuzione della sentenza ivi impartito era stato prorogato dalla Commissione fino al
30 settembre 2009. Ne sono seguite comunicazioni da parte dellItalia che non hanno per
soddisfatto la Commissione. Pertanto questultima, il 16 aprile 2013, proponeva un ricorso nella
causa C-196/13.
B Sulla causa Commissione/Grecia (C-378/13)
19.
Il 6 ottobre 2005, nella sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592), la Corte dichiarava
che la Repubblica ellenica era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della direttiva
in materia di rifiuti non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per assicurare il rispetto
degli articoli 4, 8 e 9 di tale direttiva.
20.
La Commissione e la Grecia hanno avuto un intenso flusso di comunicazioni aventi ad
oggetto lesecuzione di detta sentenza. Il 29 ottobre 2010, la Commissione trasmetteva un ulteriore
invito a presentare osservazioni, nel quale stabiliva un ultimo periodo di due mesi per lesecuzione
della sentenza. Dato che anche le susseguenti informazioni fornite dalla Grecia non soddisfacevano
la Commissione, in data 2 luglio 2013, questultima proponeva ricorso nella causa C-378/13.
IV Conclusioni delle parti
21.
Nella causa C-196/13, la Commissione conclude che la Corte voglia:
116

1) dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), nella quale stato dichiarato che essa era venuta meno agli
obblighi che le derivavano dagli articoli 4, 8 e 9 della direttiva in materia di rifiuti, dellarticolo 2,
paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi e dellarticolo 14, lettere da a) a c), della
direttiva discariche, la Repubblica italiana venuta meno agli obblighi che le incombono in virt
dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE;
2) ordinare alla Repubblica italiana di versare alla Commissione una penalit giornaliera pari a
EUR 256 819, 20 per il ritardo nellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250)
dal giorno in cui sar pronunciata la sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sar stata
eseguita la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250);
3) ordinare alla Repubblica italiana di versare alla Commissione una somma forfettaria il cui
importo risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a EUR 28 089, 60 per il numero
di giorni di persistenza dellinfrazione dal giorno della pronuncia della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250) alla data alla quale sar pronunziata la sentenza nella presente causa;
4) condannare la Repubblica italiana alle spese.
22.
La Repubblica italiana chiede alla Corte di voler dichiarare che il ricorso irricevibile,
illogico, in ogni caso infondato, nonch di statuire conseguentemente sulle spese.
23.
Nella causa C-378/13, la Commissione conclude che la Corte voglia:
1) dichiarare che la Repubblica ellenica, non avendo adottato i provvedimenti necessari per dare
esecuzione alla sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592), non ha adempiuto gli obblighi ad
essa incombenti in forza dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE;
2) condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione una penalit indicata
nellimporto di EUR 71 193,60 per ogni giorno di ritardo nellesecuzione della sentenza
Commissione/Grecia (EU:C:2005:592), a decorrere dal giorno in cui sar emessa la sentenza nella
presente causa fino al giorno dellesecuzione della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592);
3) condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione un importo forfettario
giornaliero di EUR 7 786,80, a decorrere dal giorno della pronuncia della sentenza
Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) fino al giorno della pronuncia della sentenza nella presente
causa oppure fino al giorno dellesecuzione della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592),
qualora si verificasse ad una data anteriore;
4) condannare la Repubblica ellenica alle spese.
24.
La Repubblica ellenica conclude che la Corte voglia:
1) respingere in toto il ricorso della Commissione;
2) in via subordinata, respingere le richieste di irrogazione di una penalit giornaliera e di un
importo forfettario;
3) in via ulteriormente subordinata, limitare al minimo possibile la penalit giornaliera proposta
dalla Commissione, tenendo conto dellesecuzione della sentenza Commissione/Grecia
(EU:C:2005:592), e contenere limporto forfettario nel minimo previsto per la Grecia, vale a dire
EUR 2 181 000;
4) condannare la Commissione alle spese.
25.
Le parti hanno svolto le proprie difese scritte nonch, il 3 giugno 2014, le proprie difese
orali.
V Valutazione giuridica
26.
Prima di esaminare se lItalia (a tal riguardo, v. sub B) e la Grecia (a tal riguardo, v. sub C)
abbiano eseguito le due sentenze, presenter anzitutto alcune considerazioni preliminari rilevanti
per entrambe le cause (a tal riguardo, v. sub A). Infine, mi occuper delle sanzioni pecuniarie (a tal
riguardo, v. sub D).
A Considerazioni preliminari
27.
Anzitutto, occorre individuare un criterio in base al quale stabilire in che misura le sentenze
controverse debbano continuare ad essere eseguite (a tal riguardo, v. sub 1) e quindi precisare come
venga determinata la data di riferimento per il soddisfacimento dellobbligo di esecuzione (a tal
riguardo, v. sub 2).
117

1.
Sulla persistenza dellobbligo di esecuzione
28.
Va chiarito anzitutto in quale misura debbano continuare ad essere eseguite le due sentenze.
Mentre le disposizioni della direttiva discariche qui rilevanti sono ancora in vigore, la vecchia
direttiva in materia di rifiuti e la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi sono state ormai abrogate e
sostituite dalla nuova direttiva in materia di rifiuti.
29.
Lobbligo di eseguire le sentenze non pu per avere una portata pi estesa di quella degli
obblighi la cui violazione sia stata dichiarata dalla Corte. In caso contrario, lobbligo di eseguire
una sentenza potrebbe, in determinate circostanze, addirittura rendere necessaria unulteriore
violazione del diritto dellUnione. Esemplificative sono le due sentenze Commissione/Svezia (8)
sulla conservazione di dati. Una volta dichiarata la direttiva 2006/24 (9) invalida (10), proseguire
nella loro esecuzione potrebbe comportare la violazione dellarticolo 15 della direttiva 2002/58 (11)
nonch degli articoli 8 e 9 della Carta dei diritti fondamentali dellUnione.
30.
In un procedimento ai sensi dellarticolo 258 TFUE, la Commissione per legittimata,
secondo costante giurisprudenza, a far dichiarare un inadempimento degli obblighi che trovano la
loro origine nella versione iniziale di un atto dellUnione, successivamente modificato o abrogato,
che siano stati confermati da nuove disposizioni (12). Tale soluzione ragionevole, in quanto,
normalmente, si deve presumere che il legislatore dellUnione, redigendo una nuova versione di una
determinata direttiva, non intende rendere pi gravosa lesecuzione degli obblighi rimasti invariati.
Modifiche meramente formali del diritto dellUnione non pregiudicano, infatti, le finalit concrete
delle direttive interessate, vincolanti per gli Stati membri ai sensi dellarticolo 288, terzo comma,
TFUE. Ci vale a maggior ragione nel caso in cui il legislatore dellUnione inserisca nel nuovo atto
giuridico disposizioni secondo le quali i riferimenti alla direttiva abrogata devono intendersi fatti a
quella nuova e addirittura aggiunga tavole di concordanza. quanto si verificato con le nuove
direttive in materia di rifiuti (13).
31.
La Corte ha gi dichiarato che labrogazione della vecchia direttiva in materia di rifiuti da
parte della direttiva codificata in materia di rifiuti, durante la fase precontenziosa di un ricorso
proposto ai sensi dellarticolo 258 TFUE, non aveva alcun effetto sul procedimento dinfrazione in
corso. Infatti, la direttiva pi recente, che ha codificato la direttiva in materia di rifiuti a fini di
razionalit e chiarezza, riproduce le pertinenti disposizioni della precedente direttiva (14).
32.
Inoltre, la Corte ha gi basato implicitamente su detta considerazione una propria sentenza
pronunciata ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE. Infatti, il procedimento avente ad oggetto
le fosse settiche irlandesi (15) verteva, del pari, sullapplicazione degli articoli 4 e 8 della vecchia
direttiva in materia di rifiuti, che, gi alla data della prima sentenza, era stata sostituita dalla
direttiva codificata in materia di rifiuti. E ancor prima della proposizione del ricorso ai sensi
dellarticolo 260 TFUE, la nuova direttiva in materia di rifiuti era entrata in vigore al posto della
direttiva consolidata in materia di rifiuti. Ci nonostante, la Corte senza ulteriore discussione della
normativa applicabile condannava al pagamento di una penalit e di una somma forfettaria.
33.
Dunque, anche nelle presenti cause, i precedenti obblighi stabiliti dalla normativa in materia
di rifiuti possono continuare a essere eseguiti, nei limiti in cui vengano riprodotti nelle disposizioni
in vigore. Ci costituir di volta in volta oggetto di dettagliata analisi.
2.
Sulla data di riferimento per la valutazione dellesecuzione
34.
Nel verificare se una sentenza sia stata eseguita, occorre utilizzare come data di riferimento
per accertare un inadempimento ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE quella della scadenza
del termine impartito nellinvito a presentare osservazioni emesso in forza di tale disposizione (16).
Tuttavia, quando la procedura per inadempimento stata avviata in base allex articolo 228,
paragrafo 2, CE e un parere motivato stato emesso prima della data di entrata in vigore del
Trattato di Lisbona, ossia del 1 dicembre 2009, la data di riferimento per accertare un
inadempimento quella della scadenza del termine stabilito nel parere motivato (17).
B Sul procedimento contro lItalia
1.
Sulla ricevibilit
35.
LItalia eccepisce che il ricorso sia irricevibile, in quanto la Commissione non avrebbe
fornito alcuna integrazione al parere motivato. In realt, una tale integrazione sarebbe stata
118

necessaria solo nel caso in cui la Commissione avesse ampliato il procedimento rispetto al parere
motivato (18), mentre un siffatto ampliamento non risulta. Siccome il ricorso conforme al parere
emesso, questultimo non aveva bisogno, al contrario, di alcun supplemento. Questo primo
argomento presentato dallItalia va pertanto respinto.
36.
LItalia adduce poi che una lettera del direttore generale della direzione generale
Ambiente avrebbe giustificato un legittimo affidamento in una diversa delimitazione delloggetto
del procedimento.
37.
Una violazione del principio del legittimo affidamento presuppone che lamministrazione
abbia fornito precise assicurazioni (19). Costituiscono un esempio di assicurazioni idonee a far
nascere fondate aspettative informazioni precise, incondizionate e concordanti che promanano da
fonti autorizzate e affidabili (20).
38.
LItalia non ha per esposto quali precise assicurazioni si possano dedurre da detta lettera. Di
conseguenza, anche tale argomento deve essere respinto.
2.
Sullesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250)
39.
Nei confronti dellItalia, la Commissione emetteva un parere motivato per mancata
esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Essa prorogava il termine ivi
impartito fino al 30 settembre 2009. Pertanto, occorre verificare anzitutto se, a tale data, lItalia
avesse adottato le misure necessarie per conformarsi alla sentenza.
40.
In detta sentenza, la Corte dichiarava la violazione degli articoli 4, 8 e 9 della vecchia
direttiva in materia di rifiuti, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi e
dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva discariche.
41.
Alla scadenza del termine impartito dal parere motivato e in seguito prorogato, vale a dire al
30 settembre 2009, la vecchia direttiva in materia di rifiuti era stata sostituita dalla direttiva
consolidata in materia di rifiuti, ma il termine per la trasposizione della nuova direttiva in materia di
rifiuti non era ancora scaduto. Dato che la direttiva consolidata non conteneva alcuna modifica
sostanziale, in data 30 settembre 2009 lItalia aveva ancora lobbligo di eseguire la sentenza.
42.
Ai fini dellidentificazione degli obblighi di esecuzione, il dispositivo della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) riveste unutilit molto circoscritta, in quanto esso si limita a
riprodurre il testo delle disposizioni violate. Tuttavia, esso deve essere interpretato alla luce della
motivazione della decisione (21). In base ad essa si possono individuare tre tipi di violazioni, vale a
dire:

lutilizzazione di discariche illegali di rifiuti, in parte con labbandono di rifiuti pericolosi;

la mancata bonifica delle discariche illegali di rifiuti chiuse, contenenti in parte rifiuti
pericolosi;

la mancanza di una nuova autorizzazione ai sensi della direttiva discariche per le discariche di
rifiuti rimaste in funzione.
a) Sullutilizzazione di discariche illegali
43.
La Commissione censura lutilizzazione di discariche illegali e sostiene che lItalia dovrebbe
introdurre norme e controlli aggiuntivi per prevenire in futuro infrazioni siffatte.
44.
La violazione degli articoli 4 e 9 della vecchia direttiva in materia di rifiuti, nonch
dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi, commessa attraverso
lutilizzazione di discariche di rifiuti che non soddisfacevano i requisiti di tali disposizioni, stata
dichiarata dalla Corte nei punti 39, 42 e 43 della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). La
Corte constatava che sul territorio italiano esisteva un considerevole numero di discariche in cui i
gestori non avevano garantito il riciclaggio o lo smaltimento dei rifiuti in modo tale da non mettere
in pericolo la salute delluomo e da non utilizzare procedimenti o metodi che potessero recare
pregiudizio allambiente, nonch un considerevole numero di siti di smaltimento incontrollato di
rifiuti (22). Inoltre, numerose discariche erano in funzione senza aver ottenuto lautorizzazione delle
autorit competenti (23). Infine, la Corte constatava che in Italia erano presenti almeno 700
discariche abusive contenenti rifiuti pericolosi, non sottoposti quindi ad alcuna misura di
controllo (24).
i) Sul numero delle discariche ancora utilizzate
119

45.
La Commissione, per quanto avesse dedotto, in prima battuta, che, alla scadenza del termine
da essa impartito, sarebbero esistite almeno 422 discariche illegali, tuttavia, sulla base dei dati
forniti nel controricorso, limitava tale censura, nella replica, a 37 discariche la cui chiusura prima
della scadenza del termine non sarebbe stata dimostrata. Sulla scorta dei dati esposti nella
controreplica, essa insisteva nel contestare, alla fine, solo lutilizzazione di due discariche illegali.
46.
Si tratta di una discarica selvaggia, Matera/Altamura Sgarrone al confine tra Puglia e
Basilicata, e di unex discarica comunale, Reggio Calabria/Malderiti in Calabria.
47.
Nel controricorso (25) lItalia aveva, in effetti, continuato a menzionare nei propri elenchi
dette discariche senza indicarne la data di chiusura e aveva addirittura segnalato, in quella sede, la
programmazione di misure di bonifica. Tuttavia, nella controreplica (26), lItalia esponeva che
nellarea della presunta discarica Matera/Altamura Sgarrone, alla luce di pi recenti analisi condotte
in situ, non sarebbe stata constatata alcuna ex discarica. E nel caso della presunta discarica Reggio
Calabria/Malderiti, lItalia riferiva che in passato vi erano stati abbandonati effettivamente rifiuti,
che per gi da molto tempo erano stati rimossi.
48.
Ai fini della verifica della questione se, alla scadenza del termine impartito dalla
Commissione, fossero ancora effettivamente utilizzate discariche illegali, detto argomento appare
tuttavia irrilevante. In primo luogo, i nuovi elementi non escludono il fatto che le discariche fossero
ancora utilizzate in quel momento. In secondo luogo, lItalia rifiuta espressamente di presentare
osservazioni sul grado di esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) alla data
indicata (27). Conseguentemente, lItalia ha anche omesso di contestare lutilizzazione di dette
discariche alla scadenza del termine.
49.
Per quanto concerne le discariche Matera/Altamura Sgarrone e Reggio Calabria/Malderiti,
dunque fondata la censura dellulteriore utilizzazione di discariche illegali alla scadenza del termine
impartito dalla Commissione.
ii) Sullintroduzione di norme e controlli aggiuntivi
50.
La Commissione censura peraltro, a tal riguardo, anche il fatto che lItalia non avrebbe
adeguatamente potenziato le sue norme volte a prevenire abbandoni illegali di rifiuti n il suo
sistema di sorveglianza riguardo ai rifiuti, sebbene le autorit italiane avessero intanto annunciato
riforme in materia finalizzate allesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
51.
Per quanto attiene a tale censura, effettivamente la sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250) ha dichiarato una violazione generale e persistente delle disposizioni della
normativa in materia di rifiuti (28). Sarebbe logico far fronte a una siffatta violazione con
provvedimenti legislativi generali o di tipo sistematico, i quali potrebbero contribuire a prevenire, in
futuro, il sorgere di nuove discariche illegali.
52.
Tuttavia, la Corte non ha dichiarato che la violazione rendeva necessaria ladozione di simili
provvedimenti. Neppure la Commissione espone elementi in merito.
53.
Il fatto che le autorit italiane possano aver provvisoriamente sostenuto la necessit di
ulteriori norme e di misure di controllo sistematiche non di per s sufficiente a dimostrare che
siffatti provvedimenti siano necessari allesecuzione della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Tanto pi che, come lItalia espone nel presente procedimento, tali programmi
non avrebbero avuto la finalit di soddisfare lobbligo di esecuzione.
54.
Piuttosto, non si pu escludere che come dedotto del pari dallItalia gi la semplice
applicazione conforme delle norme vigenti sia sufficiente per prevenire, in futuro, labbandono di
rifiuti in un gran numero di discariche illegali. In tal senso depone anche il fatto che nella presente
causa non stato dedotto il sorgere, medio tempore, di nuove discariche illegali.
55.
Per contro, specifici casi isolati determinati ad esempio da attivit criminose non
potrebbero essere evitati con certezza neanche con limpiego di norme rigorose e sofisticati sistemi
di sorveglianza. Tali casi sarebbero qualitativamente diversi dalla violazione generale e persistente
constatata nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).
56.
Pertanto, tale parte del ricorso devessere respinta.
b) Sulla bonifica delle discariche illegali
120

57.
La seconda violazione fatta valere dalla Commissione la mancata bonifica delle discariche
illegali di rifiuti chiuse, contenenti in parte rifiuti pericolosi. La Commissione sostiene che, alla
scadenza del termine da essa impartito, ancora 422 discariche avrebbero avuto bisogno di bonifica.
58.
Tale censura solleva questioni complicate. Anzitutto occorre chiarire se la sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) fondi un obbligo di bonifica delle discariche illegali chiuse (a
tal riguardo, v. sub i) e quale importanza rivesta, in tale contesto, la direttiva relativa ai rifiuti
pericolosi (a tal riguardo, v. sub ii). Infine, occorre stabilire a quali discariche si riferisca lobbligo
di esecuzione della sentenza (a tal riguardo, v. sub iii).
i) Sullobbligo di bonifica in generale
59.
LItalia eccepisce che la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) non richiede affatto
la bonifica delle discariche illegali chiuse.
60.
Va dato atto al riguardo che la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) non dichiara
espressamente, n nel dispositivo n nella motivazione, che la mancata bonifica delle discariche
illegali costituisca parte delle infrazioni accertate. Tuttavia, la sentenza attesta che la Commissione
ha censurato, nella sua argomentazione, anche la perdurante mancata bonifica delle discariche
abusive (29) e la Corte, lungi dal respingere tale argomento, ha accolto in toto il ricorso della
Commissione.
61.
Inoltre, secondo il punto 41 della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), quanto alla
censura relativa alla violazione dellarticolo 8 della direttiva in materia di rifiuti, stato accertato
che le autorit italiane non avevano garantito che i detentori di rifiuti procedessero essi stessi allo
smaltimento o al recupero dei rifiuti o li consegnassero ad un raccoglitore o ad unimpresa
incaricata di effettuare tali operazioni, conformemente alle disposizioni della direttiva. Dalla
documentazione prodotta (30) risulta che la Corte fonda tale accertamento sul fatto che determinate
discariche nelle Regioni Umbria e Puglia non erano ancora state bonificate.
62.
La Corte ha gi dichiarato che larticolo 8 della vecchia direttiva in materia di rifiuti
contempla un siffatto obbligo di bonifica delle discariche abusive. Infatti, il gestore di una discarica
abusiva diviene, nel ricevervi rifiuti, detentore di questi rifiuti e la summenzionata disposizione
impone allo Stato membro lobbligo di adottare nei confronti del medesimo le misure necessarie
affinch questi rifiuti siano consegnati ad un raccoglitore privato o pubblico o ad unimpresa di
smaltimento, salvo che tale gestore provveda egli stesso al loro recupero o smaltimento (31).
63.
Ne consegue che laccertata violazione dellarticolo 8 della vecchia direttiva in materia di
rifiuti consiste quanto meno nel non aver ancora bonificato le discariche abusive.
64.
Sebbene la Commissione esponga che una violazione dellarticolo 8 della vecchia direttiva in
materia di rifiuti sussiste solo in relazione alle due discariche la cui chiusura controversa (32),
tuttavia, qualora si consideri la sua complessiva argomentazione, appare chiaro che essa non ha
rinunciato a contestare la violazione dellarticolo 8 compiuta attraverso la persistente mancata
bonifica delle discariche illegali. Infatti, la Commissione continua a chiedere in modo espresso e,
per lItalia, inequivocabile di compiere detta bonifica. Il riconoscimento dellesecuzione della
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) riguardo agli articoli 8 e 9 concerne quindi soltanto
la violazione di dette disposizioni consistente nel non aver sufficientemente impedito le discariche
illegali ovvero la loro utilizzazione.
65.
Inoltre, lobbligo di bonifica delle discariche illegali si basa, secondo alcune sentenze
disponibili solo in francese e nella lingua del procedimento, anche sullarticolo 4, paragrafo 1, della
vecchia direttiva in materia di rifiuti, la cui violazione viene ugualmente censurata dalla
Commissione. La Corte lo ha dichiarato anzitutto per casi in cui era accertato che i rifiuti
abbandonati illegalmente arrecavano pregiudizio allambiente (33), ci che appunto occorre
prevenire ai sensi dellarticolo 4, paragrafo 1. In seguito, la Corte si fondata sulla considerazione
che gi il deposito di rifiuti in una discarica (illegale) recava pregiudizio allambiente (34). Pertanto
del tutto logico che la chiusura delle discariche illegali oppure la copertura dei rifiuti abbandonati
illegalmente con terra e detriti non siano sufficienti a soddisfare i requisiti dellarticolo 4, paragrafo
1 (35). Come afferma giustamente la Commissione, si deve piuttosto quantomeno verificare se una
121

discarica illegale chiusa arrechi pregiudizio allambiente o alla salute. In caso affermativo, essa
deve essere bonificata.
66.
Pertanto si deve concludere che la violazione dellarticolo 4, paragrafo 1, e dellarticolo 8
della vecchia direttiva in materia di rifiuti, dichiarata nella sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), fa sorgere lobbligo di verificare la necessit di bonifica delle discariche illegali
di rifiuti ed eventualmente di bonificarle.
67.
Tale conclusione in linea con il fatto che lItalia, gi nella causa C-135/05, ma anche nella
presente, ha continuato a fornire informazioni sulla bonifica delle discariche di rifiuti. Detto Stato
membro non pu pertanto affermare di non essere stato al corrente che la presente causa vertesse
anche sulla bonifica delle discariche.
ii) Sullarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi
68.
La dichiarazione della violazione dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti
pericolosi di cui alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) aggiunge allobbligo di
bonifica specifici obblighi con riguardo ai rifiuti pericolosi.
69.
A tal proposito occorre anzitutto ricordare che gli obblighi fondamentali in materia di rifiuti
stabiliti dalla direttiva in materia di rifiuti incluso lobbligo di bonifica non sono ridefiniti dalla
direttiva relativa ai rifiuti pericolosi, ma, in forza dellarticolo 1, paragrafo 2, di questultima,
trovano applicazione altres per i rifiuti pericolosi. Di conseguenza, anche le discariche illegali
contenenti rifiuti pericolosi devono essere bonificate conformemente alla direttiva in materia di
rifiuti.
70.
La direttiva relativa ai rifiuti pericolosi pu, per, far sorgere obblighi pi estesi. Larticolo
2, paragrafo 1, impone, infatti, che i rifiuti pericolosi siano catalogati e identificati.
71.
Qualora siano state omesse, lidentificazione e la catalogazione di rifiuti pericolosi
abbandonati illegalmente devono essere eseguite successivamente nellambito della bonifica. Di
norma, lidentificazione anzi un presupposto della bonifica vera e propria, al fine di ottenere
indicazioni affidabili sul modo in cui procedere alla bonifica e di evitare che sorgano, allatto stesso
della bonifica, ulteriori pericoli per lambiente e la salute umana.
iii) Sulle discariche interessate
72.
Le parti sono in disaccordo pure su quali siano le discariche soggette allobbligo di bonifica.
Il punto , fondamentalmente, se la sentenza abbia descritto la portata dellinfrazione in modo
sufficientemente preciso da consentire lesecuzione ai sensi dellarticolo 260 TFUE. Infatti, la
sentenza non riporta, n nel dispositivo n nella motivazione, un elenco delle discariche da
bonificare.
73.
A rigore un siffatto elenco si potrebbe ricostruire dagli atti della causa C-135/05. A tal
proposito, sarebbero rilevanti le discariche menzionate in modo diretto o indiretto dalla
Commissione. Per la maggior parte delle regioni la base di detta ricostruzione sarebbe rappresentata
dal rapporto del Corpo forestale dello Stato italiano del 22 ottobre 2002, sul quale la Commissione
ha fondato il suo ricorso. Tale rapporto contabilizzava le discariche illegali nei territori boschivi e
montagnosi delle regioni a statuto ordinario in Italia (vale a dire, tutte le regioni italiane, eccetto il
Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige e la Valle dAosta).
74.
Tuttavia, con ogni probabilit un elenco cos ricostruito non comprenderebbe tutte le
discariche di cui la Commissione chiede la bonifica nella presente causa. Infatti, lItalia,
rispondendo ad un quesito della Corte, ha elencato 71 discariche segnalate dalla Commissione che
non sarebbero state oggetto del procedimento nella causa C-135/05.
75.
La Commissione non sostiene di aver indicato tali discariche nel procedimento della causa
C-135/05. Essa si esprime unicamente sulle due discariche di cui controversa lesistenza (36).
Eppure emerge inequivocabilmente dalla sua argomentazione che la Commissione insiste nel
considerare da bonificare anche le altre 69 discariche. 44 di tali discariche si trovano nelle regioni in
cui il Corpo forestale ha svolto le sue ricerche, le restanti 25 in regioni rispetto alle quali il Corpo
forestale non ha competenza, la maggior parte in Sicilia e Sardegna. dubbio pertanto che in
particolare le discariche da ultimo citate siano state menzionate dalla Commissione del
procedimento della causa C-135/05.
122

76.
Tuttavia, le statuizioni della Corte nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) non
mirano a stabilire se e come determinate discariche siano state menzionate nel procedimento. Nella
causa C-135/05, infatti, lItalia aveva gi lamentato, senza successo, la genericit e
lindeterminatezza dellinadempimento addebitato dalla Commissione. La Corte sottolineava per
che la Commissione poteva censurare una generale prassi amministrativa che provocava una
violazione ripetuta e prolungata del diritto dellUnione (37). Coerentemente, la Corte dichiarava
espressamente, al punto 45 di quella sentenza, che lItalia era venuta meno, in modo generale e
persistente, agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della normativa in materia di rifiuti. La Corte
motivava i diversi inadempimenti non facendo ricorso ad unanalisi approfondita dei casi esposti,
ma limitandosi a rinviare esemplificativamente alla situazione riscontrata in determinate
regioni (38).
77.
Quindi, la dichiarazione della violazione del diritto dellUnione di cui alla sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250), in particolare degli articoli 4 e 8 della direttiva in materia di
rifiuti, nonch dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi, va al di l dei
casi particolari denunciati alla Corte (39). La statuizione piuttosto da intendere nel senso che da
diverso tempo lItalia non ha adottato sul suo intero territorio i provvedimenti necessari a bonificare
le discariche illegali, vale a dire a rimuovere regolarmente i rifiuti abbandonati illegalmente come
prescritto dalle menzionate disposizioni. Il fatto , in nuce, che lItalia non si sufficientemente
impegnata per impedire lutilizzazione di discariche illegali.
78.
Resta per dubbio fino a che punto una siffatta dichiarazione di una violazione generale e
persistente, non limitata ai singoli casi denunciati (esemplificativamente) alla Corte, imponga ad
uno Stato membro, ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE, di adottare provvedimenti che
possano essere eseguiti ai sensi dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE.
79.
Qualora lapplicazione dellarticolo 260 TFUE richiedesse lo stesso livello di determinatezza
di un titolo esecutivo, allora, riguardo alla bonifica delle discariche, lesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) sarebbe certamente esclusa. Per quanto attiene ai titoli che
comportano un obbligo pecuniario ai sensi degli articoli 192 e 187 del Trattato CEE (dopo la
modifica, divenuti articoli 280 TFUE e 299 TFUE), la Corte, nonostante fosse possibile una
conversione, ha comunque escluso che essi venissero espressi nelle unit di conto europee, allora
ancora esistenti, in quanto potevano essere liquidati solo in moneta nazionale (40). Siccome n la
sentenza n il fascicolo del procedimento della causa C-135/05 indicano in modo chiaro quali
discariche in concreto debbano essere bonificate, sembrerebbe doversi escludere lobbligo di
procedere allesecuzione.
80.
per altrettanto vero che non si possono porre analoghe condizioni per larticolo
260 TFUE (41). Ci risulta gi dal fatto che le sentenze da eseguire ai sensi dellarticolo 258 TFUE
hanno un carattere meramente dichiarativo. Pertanto, a prescindere dalla decisione sulle spese, esse
non indicano affatto i provvedimenti concreti che uno Stato membro tenuto ad adottare per porre
fine alla violazione accertata del diritto dellUnione. Anzi, tali sentenze lasciano agli Stati membri,
di regola, notevoli margini operativi nella loro esecuzione.
81.
Pertanto, un criterio di riferimento dovrebbe essere costituito, piuttosto, dal principio
dellequo processo di cui devono poter beneficiare tutte le parti di una controversia della quale sia
investito il giudice dellUnione, indipendentemente dal loro status giuridico (42). Per soddisfare le
condizioni di tale principio, occorre che le parti conoscano e possano discutere in contraddittorio gli
elementi di fatto e di diritto decisivi per lesito del procedimento (43). Per questo necessario che
qualsivoglia decisione giudiziaria sia motivata, cos che il condannato possa comprendere le ragioni
della condanna (44). Tuttavia, la portata dellobbligo di motivazione pu variare a seconda della
natura della decisione giudiziaria di cui trattasi e devessere analizzata in relazione al procedimento
considerato nel suo complesso e sulla base dellinsieme delle circostanze pertinenti, tenendo conto
delle garanzie procedurali da cui tale decisione contornata (45).
82.
In parte, i requisiti della motivazione sono collegati alla possibilit di un ricorso in
impugnazione, possibilit che non rileva nel procedimento per inadempimento (46). Eppure, anche
in detto procedimento, la sentenza deve essere quantomeno sufficientemente chiara, affinch lo
123

Stato membro interessato possa individuare le infrazioni da rimuovere. Esso deve altres essere in
condizione di svolgere difese nei confronti della Commissione in merito allesecuzione che abbia
intrapreso.
83.
I requisiti di determinatezza delle statuizioni non possono per comportare che la
dichiarazione di una prassi generale e persistente non richieda alcuna attivit esecutiva. In caso
contrario, siffatte statuizioni, la cui possibilit riconosciuta costantemente dalla giurisprudenza
della Corte (47), sarebbero private delleffetto utile. Esse conserverebbero soltanto un carattere
meramente dichiarativo.
84.
La necessit di siffatte statuizioni piuttosto astratte senza specifica indicazione di tutti i
singoli casi in questione deriva, del resto, dal comportamento dello Stato membro interessato.
Infatti, questultimo anzitutto tollera una violazione generale e persistente del diritto dellUnione e
poi non informa pienamente ed esaurientemente la Commissione, nella fase precontenziosa del
primo ricorso per inadempimento, della portata della sua infrazione, violando il proprio dovere di
leale cooperazione. Pretendere nondimeno dalla Commissione di indicare precisamente, pur non
disponendo di propri specifici poteri di indagine, la violazione di diritto dellUnione, perch pi
tardi cessi, consentirebbe allo Stato membro di trarre ulteriori vantaggi dalla sua stessa violazione.
85.
Infine, la Corte ha gi applicato in almeno un caso simile lallora vigente articolo 228 CE
(dopo la modifica, divenuto articolo 260 TFUE). La condanna della Francia a causa
dellinsufficiente controllo sulle attivit di pesca riguardava, infatti, un deficit persistente e
strutturale nellapplicazione del diritto dellUnione (48), la cui eliminazione non era stata del pari
stabilita in concreto.
86.
Deve pertanto essere sufficiente il fatto che lo Stato membro sia in grado di individuare sulla
base della sentenza alloccorrenza, secondo uninterpretazione della stessa ai sensi dellarticolo 43
dello Statuto i provvedimenti necessari allesecuzione.
87.
La sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) soddisfa detti requisiti in riferimento
allobbligo di bonifica delle discariche. Come stato illustrato in precedenza (49), lItalia, in quanto
Stato membro parte del procedimento, poteva desumere dalla sentenza e dagli atti di causa che la
bonifica delle discariche illegali chiuse era compresa. Tali discariche dovevano per forza di cose
essere quelle la cui utilizzazione non era stata precedentemente impedita dallItalia, secondo una
prassi generale e persistente, in violazione degli articoli 4, 8 e 9 della vecchia direttiva in materia di
rifiuti nonch, in parte, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi. La
necessit di bonificare tali discariche la conseguenza di detta utilizzazione (50).
88.
LItalia sempre stata al corrente della portata di tale obbligo. Gi nel procedimento della
causa C-135/05, e quindi nella fase precontenziosa della presente causa, detto Stato membro ha
perci identificato le discariche chiuse ancora da bonificare.
89.
In particolare, dalle comunicazioni trasmesse dallItalia alla Commissione risulta che, alla
scadenza del termine di cui al parere motivato, il 30 settembre 2009, non erano ancora state
bonificate tra le 368 (51) e le 422 (52) discariche illegali. Almeno 15 (53), forse anche 23 (54), di
tali discariche contenevano, secondo i dati forniti dallItalia nel procedimento precontenzioso, rifiuti
pericolosi. Dunque, a detta data, la sentenza non era ancora stata eseguita nella parte relativa alla
bonifica delle discariche. Ci basta a giustificare una nuova condanna ai sensi dellarticolo 260,
paragrafo 2, TFUE.
c) Sulla nuova autorizzazione delle discariche rimaste in funzione ai sensi della direttiva
discariche
90.
La sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) dichiarava inoltre che era stato violato
larticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva discariche. Tale disposizione disciplina le condizioni
alle quali le discariche che abbiano ottenuto unautorizzazione o siano gi in funzione alla scadenza
del termine di recepimento di detta direttiva, vale a dire al 16 luglio 2001, possono continuare a
funzionare.
91.
Ai sensi dellarticolo 14, lettera a), della direttiva discariche, il gestore della discarica deve
elaborare e presentare allapprovazione dellautorit competente un piano di riassetto della discarica
entro il 16 luglio 2002. La lettera b) prevede che, in seguito alla presentazione di detto piano,
124

lautorit decida sul mantenimento in funzione o sulla chiusura della discarica. In forza della lettera
c), in caso di mantenimento in funzione, lautorit deve autorizzare i necessari lavori di riassetto e
stabilire un periodo di transizione fino al 16 luglio 2009.
92.
Secondo i dati forniti dalla Commissione, che non sono stati contestati, alla scadenza del
termine di cui al parere motivato ne erano interessate almeno 93 discariche. Si trattava di 69
discariche, site in nove Regioni, che lItalia ha indicato alla Commissione nella risposta al parere
motivato e di altre 24, nella Regione Puglia, su cui lItalia ha fornito indicazioni solo in seguito.
Anche a tal riguardo, di conseguenza, la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) non era
stata ancora eseguita alla scadenza del termine.
d) Conclusione intermedia
93.
La Repubblica italiana quindi venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli
articoli 4, 8 e 9 della direttiva rifiuti, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti
pericolosi e dellarticolo 14 della direttiva discariche, nonch dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE,
non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per lesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) alla data del 30 settembre 2009, allorch scaduto il termine
impartito dalla Commissione europea nel parere motivato.
C Sul procedimento contro la Grecia
94.
Loggetto del procedimento contro la Grecia pi limitato di quello del procedimento contro
lItalia. Nella sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) la Corte ha dichiarato
esclusivamente la violazione degli articoli 4, 8 e 9 della vecchia direttiva in materia di rifiuti.
95.
Le parti sono daccordo sul fatto che tale violazione concerna sia lutilizzazione di discariche
illegali sia la loro bonifica.
96.
La data di riferimento si deduce dallinvito integrativo a presentare osservazioni del 29
ottobre 2010, nel quale la Commissione fissava il termine del 29 dicembre 2010.
97.
Dato che il termine di trasposizione della nuova direttiva in materia di rifiuti scaduto il 12
dicembre 2010, ai fini della persistenza dellobbligo di eseguire la sentenza Commissione/Grecia
(EU:C:2005:592) occorre accertare se la nuova direttiva riproduca gli articoli 4, 8 e 9 della vecchia
direttiva in materia di rifiuti.
98.
Ci accade, in linea di principio, con gli articoli 13, 36, paragrafo 1, 15, paragrafo 1, nonch
23 della nuova direttiva in materia di rifiuti, che contengono unicamente modifiche non sostanziali.
99.
In linea di massima, lobbligo di bonifica non messo in dubbio dallarticolo 2, paragrafo 1,
lettera b), della nuova direttiva in materia di rifiuti. Tale disposizione ha integrato la normativa in
materia di rifiuti nel senso che la direttiva in materia di rifiuti non applicabile al terreno (in situ),
incluso il suolo contaminato non escavato. I rifiuti abbandonati illegalmente non costituiscono per
terreno n si trovano in situ, vale a dire nella loro condizione originaria (55). Altrimenti
labbandono illegale di rifiuti spianerebbe la strada allelusione della normativa in materia di rifiuti.
La rimozione di tali rifiuti pu pertanto continuare ad essere imposta conformemente a detta
normativa.
100. Ne consegue che la sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) doveva essere ancora
eseguita alla scadenza del termine impartito dalla Commissione.
101. Dagli argomenti delle parti non risulta chiaro il livello di esecuzione della sentenza
Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) alla data del 29 dicembre 2010. In ogni caso, sei mesi pi
tardi la Grecia comunicava che sarebbero state in uso ancora 82 discariche illegali e che avrebbero
dovuto essere bonificate ancora 596 discariche illegali chiuse.
102. Pertanto, la Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli
articoli 4, 8 e 9 della direttiva in materia di rifiuti, nonch dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE, non
avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per lesecuzione della sentenza Commissione/Grecia
alla data del 29 dicembre 2010 (EU:C:2005:592), allorch scaduto il termine impartito dalla
Commissione europea nellinvito integrativo a presentare osservazioni.
D Sulle sanzioni pecuniarie
103. Spetta alla Corte, in ciascuna causa e in relazione alle circostanze del caso di cui investita
nonch al grado di persuasione e di dissuasione che le sembra necessario, determinare le sanzioni
125

pecuniarie adeguate per garantire lesecuzione pi rapida possibile della sentenza che ha
precedentemente constatato un inadempimento e prevenire il ripetersi di infrazioni analoghe al
diritto dellUnione (56).
104. A tal fine, le proposte della Commissione non possono vincolare la Corte, ma costituiscono
soltanto un utile punto di riferimento. Del pari, orientamenti come quelli contenuti nelle
comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono a garantire la
trasparenza, la prevedibilit e la certezza del diritto con riferimento allazione condotta dalla stessa
Commissione (57).
1.
Sulla penalit
105. Limposizione di una penalit in forza dellarticolo 260 TFUE si giustifica, in linea di
principio, soltanto se perdura linadempimento relativo alla mancata esecuzione di una precedente
sentenza della Corte (58).
106. Pertanto, quanto finora affermato in ordine allinsufficiente esecuzione delle sentenze alla
scadenza del termine impartito dalla Commissione non giustifica ancora alcuna penalit. Va
piuttosto ulteriormente verificato se alla data della decisione della Corte le sentenze richiedano
ancora di essere eseguite.
107. Anche a tal riguardo, il perdurare dellinadempimento presuppone che le disposizioni violate,
nonostante le modifiche della normativa in materia di rifiuti medio tempore intervenute, siano
sostanzialmente ancora eseguibili alla data della decisione della Corte.
108. Per quanto attiene al procedimento contro la Grecia nulla cambia, giacch al momento della
suddetta verifica dellesecuzione della sentenza alla scadenza del termine impartito dalla
Commissione era gi applicabile la nuova direttiva in materia di rifiuti (59).
109. Nel pi ampio procedimento contro lItalia, occorreva invece tener conto soltanto della
direttiva consolidata in materia di rifiuti (60). Da quanto affermato in merito al procedimento contro
la Grecia consegue per che la nuova direttiva in materia di rifiuti non mette in dubbio lobbligo di
bonifica stabilito dalla vecchia direttiva in materia di rifiuti. Inoltre, larticolo 35 della nuova
direttiva in materia di rifiuti riproduce lobbligo sancito dallarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva
relativa ai rifiuti pericolosi, disponendo che gli stabilimenti e le imprese di cui allarticolo 23, vale a
dire, inter alia, i gestori di discariche di rifiuti, tengano un registro cronologico in cui sono indicati
la quantit, la natura e lorigine dei rifiuti. Pertanto, anche tale obbligo pu essere ancora eseguito.
a) Sulla causa C-196/13, Commissione/Italia
110. Al fine di pronunciarsi sullimposizione di una penalit contro lItalia, occorre anzitutto
esaminare in quale misura perdurino le infrazioni alla scadenza del termine impartito dalla
Commissione. Dopodich necessario stabilire la forma che tale penalit deve assumere, in
particolare se sia imposta a titolo di somma invariabile oppure in misura decrescente in relazione
allesecuzione, nonch il suo importo di base e le condizioni per la sua cessazione.
i) Sulla persistenza delle violazioni
111. In larghissima parte, la persistenza delle violazioni alla data delludienza era, in effetti,
pacifica, ma due casi, rispetto ai quali lItalia fornisce nuove informazioni nella controreplica,
necessitano di ulteriore approfondimento.

Sui casi non controversi


112. Per quanto lItalia abbia realizzato ulteriori progressi rispetto alla scadenza del termine di cui
al parere motivato, nondimeno devono essere ancora bonificate, in base a dati concordanti, 196
discariche, vale a dire le 218 menzionate nel ricorso meno le 20 la cui bonifica intervenuta medio
tempore stata riconosciuta dalla Commissione (61) e le due sulle quali occorre subito soffermarsi.
Secondo i dati non contestati forniti dalla Commissione, 13 di dette 196 discariche contengono
rifiuti pericolosi (62). Alludienza si inoltre ammesso che frattanto erano soltanto due discariche
ad aver ancora bisogno di una nuova autorizzazione ai sensi della direttiva discariche.

Sui due casi controversi


113. I casi della discarica selvaggia di Matera/Altamura Sgarrone, al confine tra Puglia e
Basilicata, e dellex discarica comunale sita in Reggio Calabria/Malderiti, in Calabria, necessitano
per di ulteriore approfondimento.
126

114. Come si gi rilevato (63), in effetti, lItalia aveva inserito, nel controricorso (64), dette
discariche nei suoi elenchi, senza indicazione di una data di chiusura, e aveva segnalato anche
provvedimenti programmati di bonifica. Nella controreplica (65), per, lItalia esponeva che a
Matera/Altamura Sgarrone, alla luce di pi recenti analisi condotte in situ, non si troverebbe alcuna
ex discarica, mentre, nel caso della presunta discarica di Reggio Calabria/Malderiti, lItalia riferiva
che in passato vi erano stati effettivamente abbandonati rifiuti, che per gi da molto tempo erano
stati rimossi.
Sullulteriore utilizzazione delle discariche illegali
115. Mentre la Commissione contesta allItalia che sarebbero ancora in funzione discariche illegali
nei due siti summenzionati, lItalia riportava gi nel controricorso che, in quel
momento, nessuna delle discariche illegali di cui trattasi nella presente causa fosse ancora utilizzata.
116. Pertanto, la Commissione deve dimostrare lutilizzazione di dette discariche. Essa fa leva sul
fatto che lItalia non ha comunicato alcuna data di chiusura.
117. La mancata indicazione di una data di chiusura non prova per che, in entrambi i siti, siano
ancora effettivamente in funzione discariche illegali.
118. Dato che la Commissione non fornisce alcun altro elemento di prova dellutilizzazione di
discariche illegali a Matera/Altamura Sgarrone e a Reggio Calabria/Malderiti, il ricorso devessere
respinto in tale parte.
Sulla necessit di bonificare le due discariche
119. In ogni caso, la controversia relativa ai due casi verte anche sullobbligo di bonifica delle
discariche.
120. Nel controricorso e nella fase precontenziosa, lItalia ammetteva che le ex discariche illegali di
Matera/Altamura Sgarrone e di Reggio Calabria/Malderiti fossero da bonificare. Il nuovo
argomento dedotto dallItalia mira invece ad affermare che le due summenzionate farebbero parte
erroneamente dellelenco delle ex discariche illegali da bonificare. Si tratta dunque di una modifica
della linea difensiva.
121. Ai sensi dellarticolo 127, paragrafo 1, del regolamento di procedura, vietata la deduzione di
motivi nuovi in corso di causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi
durante il procedimento.
122. LItalia si fonda su tali elementi di fatto; infatti, la consapevolezza che entrambe le discariche
erano state inserite erroneamente nellelenco delle discariche da bonificare si basa su controlli svolti
in situ, compiuti dopo il controricorso (66).
123. In tali nuove acquisizioni si manifesta, invero, il ritardo dellItalia nel fare piena luce sulla
situazione in tempo utile, la qual cosa invece imposta, in particolare, dallobbligo di leale
collaborazione con la Commissione. Tuttavia, larticolo 127, paragrafo 1, del regolamento di
procedura non esclude una modifica degli argomenti defensionali per la semplice circostanza che i
nuovi elementi di fatto avrebbero dovuto essere conosciuti gi in precedenza.
124. Tale generosit nellaccogliere nuovi argomenti , quantomeno nel presente caso, anche
ragionevole. Qualora la Corte condannasse lItalia per tali due casi, non tenendo conto del nuovo
argomento, lesecuzione della sentenza si rivelerebbe al riguardo praticamente molto difficile. In
che modo lItalia dovrebbe dimostrare che dette presunte discariche siano state bonificate se esse
effettivamente non esistono (pi)?
125. Ne consegue che tale nuovo argomento ricevibile.
126. Nella controreplica si fa riferimento a nuove prove o almeno ad unofferta di prova
supplementare , precisamente ai risultati dei pi recenti controlli compiuti in situ. Ai sensi
dellarticolo 128, paragrafo 1, del regolamento di procedura, in tale fase possono essere ancora
presentate nuove prove o offerte di prova in caso di ritardo giustificato. Anche tale condizione
soddisfatta, in quanto la ragione del ritardo risiede nel fatto che tali informazioni sono state
acquisite solo a seguito di pi recenti controlli.
127. Tale argomentazione ha forse sorpreso la Commissione, ma questultima avrebbe potuto
chiedere alla Corte la concessione di un congruo periodo di tempo per svolgere proprie ricerche.
128. Il nuovo argomento presentato dallItalia sostanzialmente anche fondato.
127

129. vero che largomentazione svolta dallItalia appare ictu oculi poco persuasiva a causa della
contraddizione, sottolineata dalla Commissione, rispetto al precedente argomento, in particolare alla
luce dei previsti provvedimenti di bonifica. Ci si aspetterebbe, infatti, che i provvedimenti di
bonifica siano programmati solo quando esistano effettivamente discariche da bonificare.
130. Daltra parte, non si comprende perch lItalia dovrebbe consapevolmente fornire alla Corte e
alla Commissione, in tale fase del procedimento, informazioni false su due dei quasi 200 casi
specifici, informazioni che potrebbero essere presumibilmente confutate in maniera relativamente
agevole. Con una spesa molto contenuta si potrebbero, ad esempio, utilizzare foto satellitari
dellarea in questione e perfino una visita dei luoghi non comporterebbe oneri eccessivi. La
Commissione non si per sforzata di fornire una prova siffatta, al fine di controbattere il nuovo
argomento dedotto dallItalia.
131. Inoltre, non pare da escludere che uno Stato membro, tenuto a far fronte a violazioni della
normativa dellUnione in materia di rifiuti in relazione a diverse centinaia di discariche illegali,
registri erroneamente un certo numero di casi e scopra lerrore piuttosto tardi. Nella fase
precontenziosa, in particolare in relazione alla risposta al parere motivato, la Commissione
accettava la comunicazione di siffatte registrazioni erronee e la loro cancellazione dagli elenchi.
132. Pertanto, il riferimento della Commissione alla contraddizione rispetto alle precedenti
comunicazioni non sufficiente a inficiare largomento dedotto dallItalia.
133. Dato che, nellambito di un procedimento per inadempimento, la Commissione ha lobbligo di
dimostrare lesistenza dellinadempimento contestato (67) ed essa non deduce alcun ulteriore
argomento al riguardo, non si pu dichiarare che a Matera/Altamura Sgarrone e a Reggio
Calabria/Malderiti esistano ex discariche illegali da bonificare.
134. Pertanto, anche in tale punto, il ricorso della Commissione nella causa C-196/13 devessere
respinto.

Conclusione parziale
135. Siccome, per, a prescindere dai due casi anzidetti, alla sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), alla data delludienza, non ancora stata data piena esecuzione in parti
sostanziali, la condanna della Repubblica italiana al pagamento di una penale costituisce, in linea di
principio, un mezzo finanziario appropriato per incitare questultima ad adottare i provvedimenti
necessari per mettere fine allinadempimento constatato e per garantire la completa esecuzione della
sentenza (68).
ii) Sulla forma della penalit fissa o decrescente?
136. Per quanto attiene alla forma della penalit, si pone la questione se debba essere applicata una
penalit periodica nella forma di una somma fissa da versare, da parte della Repubblica italiana,
fino alla piena esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Lalternativa la
somma decrescente proposta dalla Commissione, che si riduce a misura dellavanzamento
nellesecuzione della sentenza.
137. A favore di una somma fissa depone il fatto che la Corte, nella sentenza da eseguire, non ha
individuato un fascio di singole infrazioni, ma uninfrazione generale e persistente. Ad ununica
violazione dovrebbe corrispondere ununica penalit costante.
138. Va osservato, tuttavia, che detta infrazione articolata in diverse situazioni specifiche che
richiedono, di volta in volta, provvedimenti ad hoc al fine di eseguire la sentenza. Una
differenziazione approssimativa risulta gi dal fatto che la violazione degli articoli 4 e 8 della
direttiva in materia di rifiuti e dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi
determina lobbligo di bonificare le discariche illegali chiuse, mentre la violazione dellarticolo 14
della direttiva discariche impone una nuova autorizzazione ai sensi di detta direttiva delle discariche
rimaste in funzione. In relazione ai due aspetti, ogni singola discarica in questione necessita di
provvedimenti ad hoc. Gi tale conformazione dellobbligo di esecuzione depone per lirrogazione
di una somma decrescente a misura dellavanzamento nellesecuzione (69).
139. Ancora pi importante , tuttavia, che solo questultimo modus procedendi pu assicurare che
la penalit corrisponda alla non ancora piena esecuzione della sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250). Infatti, una somma costante, corrispondente, al momento della fissazione del suo
128

importo, allo stato dellesecuzione, non sarebbe pi adeguata, a seguito degli ulteriori progressi
realizzati dallItalia nellesecuzione, alle particolari circostanze del caso e risulterebbe pertanto non
commisurata allinadempimento accertato (70). Ai sensi del principio di proporzionalit, che fa
parte dei principi generali del diritto dellUnione, gli atti delle istituzioni dellUnione inclusi
quelli della Corte non possono superare i limiti di ci che idoneo e necessario per il
conseguimento degli scopi legittimi perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che,
qualora sia possibile una scelta tra pi misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno restrittiva
e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (71).
140. Per tale motivo, la Corte ha gi imposto penalit decrescenti in tre sentenze concernenti
infrazioni strutturate in modo simile. Detti casi riguardavano la qualit di un elevato numero di
acque di balneazione (72), il recupero di un gran numero di aiuti (73) e lallacciamento dei residenti
a impianti di depurazione delle acque (74).
141. Nel pi recente procedimento di tal genere, per, nonostante la sussistenza di uninfrazione
strutturata in modo simile, relativa alla costruzione di pi impianti di depurazione, e una conforme
richiesta della Commissione (75), la Corte ha imposto una penalit fissa (76).
142. Detto caso non denota, tuttavia, una svolta fondamentale dalla prassi di fissare una penalit
decrescente in determinate circostanze, e ci gi in quanto la Corte non fornisce alcuna motivazione
per lo scostamento dalla precedente giurisprudenza, motivazione che sarebbe stata doverosa non
solo in ragione della proposta della Commissione, ma anche perch la stessa Corte, solo un mese
prima, aveva imposto ancora una penalit decrescente (77). Lultima sentenza pu dunque basarsi
tuttal pi su una valutazione non esplicitata delle particolari circostanze di specie.
143. Nel presente caso, invece, non emergono circostanze che renderebbero necessaria
limposizione di una penalit fissa che non decresca, conformemente al principio di proporzionalit,
secondo lulteriore avanzamento nellesecuzione della sentenza.
144. In particolare, i possibili difetti di cooperazione dellItalia con la Commissione non forniscono
alcuna ragione per imporre la penalit nella forma di una somma invariabile. Vero che le
informazioni trasmesse dallItalia sono state in parte incomplete o contraddittorie, tuttavia, di
norma, la Corte prende in considerazione siffatte violazioni dellobbligo di leale cooperazione nel
calcolo dellimporto forfettario, facendo riferimento al comportamento dello Stato membro
interessato (78).
145. Al contrario, lassenza di cooperazione nella fase dellapplicazione della penalit si
ritorcerebbe automaticamente contro lo Stato membro. La bonifica o la nuova autorizzazione di una
discarica, infatti, possono essere riconosciute solo dopo che lo Stato membro abbia trasmesso tutte
le informazioni necessarie per una valutazione di detto argomento (79). Qualora esso trasmetta
informazioni incomplete e/o in ritardo, la penalit perdura, conseguentemente, pi a lungo del
necessario.
146. La penalit dovrebbe dunque essere imposta in forma decrescente.
147. Come propone la Commissione, la diminuzione dovrebbe tener conto della diversa qualit
delle singole infrazioni parziali, vale a dire, in particolare, dei rischi per lambiente. Il rischio
connesso alle discariche illegali chiuse da bonificare prive di rifiuti pericolosi , per esempio, molto
basso. Esse dovrebbero essere prese in considerazione con un fattore pari a 1. Le due discariche da
autorizzare nuovamente comportano rischi pi elevati, in quanto si tratta di impianti pi grandi che
continuano a funzionare, sebbene il rispetto in toto della direttiva discariche sia quantomeno poco
chiaro. Esse dovrebbero essere prese in considerazione con un fattore pari a 2. Le pi rischiose sono
le 13 discariche illegali chiuse da bonificare che contengono rifiuti pericolosi, poich da tali rifiuti
derivano pericoli particolarmente gravi per lambiente. A tali discariche dovrebbe essere applicato
un fattore pari a 3. Se si moltiplica il numero delle discariche rispettivamente interessate per i
corrispondenti fattori e si sommano i risultati, si ottiene un totale di 226.
iii) Sullimporto di base
148. Nellesercizio del suo potere discrezionale spetta alla Corte fissare la penalit in modo tale che
essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dallaltra, commisurata allinadempimento
accertato nonch alla capacit finanziaria dello Stato membro interessato. Nellambito della
129

valutazione della Corte, i criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura
coercitiva della penalit ai fini dellapplicazione uniforme ed effettiva del diritto dellUnione sono
costituiti, in linea di principio, dalla durata dellinfrazione, dal suo grado di gravit e dalla capacit
finanziaria dello Stato membro per cui causa. Per lapplicazione di tali criteri, la Corte deve tener
conto, in particolare, delle conseguenze dellomessa esecuzione sugli interessi privati e pubblici e
dellurgenza di indurre lo Stato membro interessato a conformarsi ai suoi obblighi (80).
149. Secondo la Commissione, limporto della penalit giornaliera dovrebbe essere calcolato
moltiplicando limporto forfettario di base della penalit, uguale per tutti gli Stati membri e pari a
EUR 640 al giorno, moltiplicato per un coefficiente di gravit dellinfrazione, fissato a 8 (su una
scala da 1 a 20), per un coefficiente di durata, pari a 3 nella specie (su una scala da 1 a 3), nonch
per un fattore n, che rappresenta la capacit di pagamento dellItalia, pari a 16,72. Limporto
ottenuto in applicazione di tale metodo di EUR 256 819,20 al giorno.
150. Per quanto tale proposta costituisca un buon punto di partenza, necessario esaminarla in
maniera pi precisa.
151. Anzitutto, per quanto attiene al calcolo della penalit, dovrebbero essere applicati i dati
aggiornati, elaborati dalla Commissione nella sua comunicazione del 21 novembre 2013 (81).
Infatti, occorre tener conto della capacit finanziaria dello Stato membro, vale a dire del pi recente
andamento dellinflazione e del PIL, come si presenta con riferimento agli ultimi dati economici
sottoposti alla valutazione della Corte (82). Ne risultano un importo di base di EUR 650 e un fattore
n di capacit di pagamento pari a 16,57.
152. Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, secondo costante giurisprudenza, spetta alla
Corte valutarla tenendo conto del momento in cui essa esamina i fatti e non di quello in cui adita
dalla Commissione (83).
153. Poich la Repubblica italiana ha ammesso, in effetti, di non avere posto fine
allinadempimento dellobbligo di dare esecuzione alla citata sentenza Commissione/Italia
(EU:C:2007:250), come rilevato al paragrafo 112 delle presenti conclusioni, tale inadempimento
dura da pi di sette anni. In materia di recupero di aiuti, la Corte ha considerato un tale lasso di
tempo del tutto considerevole (84).
154. Inoltre, la sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) ha dichiarato una violazione generale
e persistente degli obblighi incombenti in forza della normativa in materia di rifiuti, in vigore, in
parte, gi dalla scadenza del termine di trasposizione della prima direttiva in materia di rifiuti, cio
dal 1977, e, nel caso della direttiva discariche, almeno dal 2002. Dovrebbe dunque essere preso in
considerazione anche il fatto che, nel caso di specie, si tratta di uninfrazione che ha avuto una
durata straordinariamente lunga (85).
155. Daltra parte, va riconosciuto che in special modo la bonifica di discariche illegali chiuse pu
essere molto onerosa ed giustificato, in linea di principio, stabilire priorit a tal riguardo al fine di
intervenire anzitutto sui rischi per lambiente pi gravi.
156. Dunque, pur essendo opportuno che la Commissione proponga il pi alto coefficiente di durata
possibile in base al suo sistema, vale a dire 3, non necessario andare oltre e scegliere un
coefficiente ancora pi elevato (86).
157. La valutazione della gravit dellinfrazione costituisce, infine, la sfida pi difficile.
158. A tal proposito, emerge dalla giurisprudenza che la mancata esecuzione di una sentenza
particolarmente grave se essa pu arrecare danni allambiente, la cui conservazione fa appunto parte
degli obiettivi della politica dellUnione, come risulta dallarticolo 191 TFUE (87). La Corte ha
inoltre gi rilevato che la lunga durata di uninfrazione della normativa in materia di rifiuti
conferisce ulteriore gravit allinadempimento (88), sebbene tale circostanza costituisca un
elemento della ponderazione del coefficiente di durata e dunque sarebbe presa in considerazione
due volte.
159. Inoltre, non si tratta di casi specifici isolati, ma di una prassi generale. Qualora la Commissione
avesse portato alla cognizione della Corte tutti i casi uno alla volta, sarebbe stato ragionevole
proporre, per ciascuna delle discariche da bonificare o da autorizzare nuovamente, un coefficiente
di gravit almeno pari a 1, il che avrebbe determinato un totale di almeno 198. Gi nei primi
130

procedimenti concernenti lapplicazione di una penalit, la Commissione ha proposto, per il


funzionamento di una sola discarica illegale in cui erano stati abbandonati anche rifiuti pericolosi,
un coefficiente di gravit pari addirittura a 6 (89).
160. Nellesecuzione di una sentenza concernente una prassi generale che coinvolge centinaia di
singoli casi, proporre lapplicazione di un coefficiente di gravit pari a 8, invece di 198 o anche pi,
corrisponde pertanto a uno sconto sulla quantit (90), della cui legittimit si potrebbe dubitare.
Daltronde, lo scopo della penalit non risiede nel compensare un danno oppure in una sanzione
proporzionata (91). Piuttosto, si mira a promuovere lesecuzione della prima sentenza e a prevenire
nuove infrazioni. Di conseguenza, pu essere giustificato aumentare il coefficiente di gravit in
maniera lineare senza corrispondenza col numero dei casi in questione.
161. Ad ogni modo, va considerato a favore dellItalia che la presente causa contrariamente a
quanto sostenuto dalla Commissione nel ricorso non riguarda pi il funzionamento di discariche
illegali di rifiuti, ma solo la loro bonifica, nonch la nuova autorizzazione ai sensi della direttiva
discariche di discariche ancora in funzione. In entrambi gli ambiti vanno registrati significativi
progressi rispetto alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), alla scadenza del termine di
cui al parere motivato e alla presentazione del ricorso. Se ne deve concludere che non
indispensabile aumentare la pressione sullItalia attraverso la penalit.
162. Per quanto precede, ritengo doveroso ridurre il coefficiente di gravit pari a 8, proposto dalla
Commissione, segnatamente a 5.
163. Qualora limporto di base di EUR 650 sia moltiplicato per un fattore n 16,57 della capacit
di pagamento, per un coefficiente di gravit pari a 5 e per un coefficiente di durata pari a 3, la
penalit giornaliera pari a EUR 161 557,50.
164. Al fine di agevolare la progressiva riduzione della penalit in considerazione del peso delle
singole infrazioni parziali, propongo di arrotondare detto importo a EUR 158 200. Tale importo
divisibile per la somma ponderata delle singole infrazioni, vale a dire 226 (92). Non appena sia
bonificata una discarica illegale chiusa contenente rifiuti pericolosi, tale importo pu essere ridotto
di EUR 2 100, a conclusione della bonifica di ogni altra discarica di EUR 700 e, a seguito della
nuova autorizzazione di una discarica rimasta in funzione, di EUR 1 400. Dopo aver posto fine del
tutto alle infrazioni parziali della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), oggetto della
presente causa, non si dovrebbe versare pi alcuna penalit.
165. LItalia, qualora ponga fine ad ulteriori infrazioni parziali fino alla pronuncia della sentenza,
dovrebbe senza indugio presentarne la prova alla Commissione. Di conseguenza, si ridurrebbe
immediatamente la penalit in base ai summenzionati criteri.
166. LItalia devessere dunque condannata a versare alla Commissione, sul conto Risorse proprie
dellUnione europea, una penalit giornaliera di EUR 158 200 fino alla piena esecuzione della
sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Detto importo di base deve essere ridotto
rispettivamente di EUR 2 100, qualora lItalia dimostri alla Commissione la bonifica di una
discarica illegale chiusa contenente rifiuti pericolosi, di EUR 700, ove sia provata la bonifica di
unaltra discarica, e di EUR 1 400, ove sia certificata la nuova autorizzazione ai sensi della direttiva
discariche di una discarica rimasta in funzione.
b) Sulla causa C-378/13, Commissione/Grecia
167. Sebbene fino alludienza la Grecia abbia realizzato ulteriori progressi rispetto alla scadenza del
termine di cui allinvito integrativo a presentare osservazioni, nondimeno continuano ad essere
utilizzate ancora 70 discariche illegali e altre 223 discariche illegali chiuse devono essere bonificate.
168. Ne consegue che la condanna della Repubblica ellenica al versamento di una penale costituisce
un mezzo finanziario appropriato per incitare questultima ad adottare i provvedimenti necessari a
mettere fine allinadempimento constatato e a garantire la completa esecuzione della sentenza
Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) (93).
169. Come nel caso dellItalia, opportuno anzitutto stabilire un importo di base e ridurlo a seconda
dellulteriore esecuzione della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) (a tal riguardo, v.
sub i). Tuttavia, il riconoscimento della piena esecuzione per quanto concerne la chiusura di
discariche illegali solleva particolari problemi (a tal riguardo, v. sub ii).
131

i) Sullimporto di base della penalit


170. Secondo la Commissione, limporto della penalit giornaliera dovrebbe essere calcolato
moltiplicando limporto forfettario di base della penalit da essa proposto, uguale per tutti gli Stati
membri e pari a EUR 640 al giorno, moltiplicato per un coefficiente di gravit dellinfrazione
fissato a 9 (su una scala da 1 a 20), per un coefficiente di durata, pari a 3 nella specie (su una scala
da 1 a 3), nonch per un fattore n, che rappresenta la capacit di pagamento della Grecia, pari a
4,12. Limporto ottenuto in applicazione di tale metodo pari a EUR 71 193,60 al giorno.
171. Anche per quanto riguarda la Grecia, per, nel calcolo della penalit dovrebbero essere
applicati i dati aggiornati, elaborati dalla Commissione nella sua comunicazione (94) del 21
novembre 2013 (95). Ne risultano un importo di base di EUR 650 e, in ragione della perdurante
crisi economica in Grecia, un fattore n di capacit di pagamento, trascurabilmente inferiore, pari
a 3,87.
172. Per quanto attiene al coefficiente di durata, sebbene la condanna della Grecia risalga a due anni
pi addietro della condanna dellItalia, va considerato a favore della Grecia il fatto che per essa gli
obblighi derivanti dalla normativa dellUnione in materia di rifiuti sono divenuti vincolanti non gi
nel 1977, ma solo alla data delladesione, il 1 gennaio 1981. Pertanto, opportuno prendere in
considerazione, anche nel caso della Grecia, il coefficiente di durata proposto pari a 3.
173. Linfrazione dichiarata nella sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592) ha unampiezza
giuridicamente inferiore rispetto a quella addebitata allItalia. La Corte non ha rilevato n una
violazione della direttiva relativa ai rifiuti pericolosi n una violazione della direttiva discariche.
Tuttavia, in Grecia, diversamente che in Italia, continuano ad essere utilizzate discariche illegali,
dunque si provocano verosimilmente ulteriori e nuovi danni allambiente e pericoli per la salute.
Inoltre, in Grecia sono ancora circa 300 le discariche da bonificare, dunque quasi il 50% in pi
rispetto allItalia, per quanto la Grecia, tra i due Stati membri, sia quello significativamente pi
piccolo. Il coefficiente di gravit proposto dalla Commissione dovrebbe essere dunque abbassato,
ma solo a 7,5.
174. Qualora limporto di base di EUR 650 sia moltiplicato per un fattore n della capacit di
pagamento pari a 3,87, per un coefficiente di gravit pari a 7,5 e per un coefficiente di durata pari a
3, la penalit giornaliera di EUR 56 598,75.
175. Per quanto attiene alla riduzione della penalit, dovrebbe essere applicato un fattore pari a 1
rispettivamente per ciascuna bonifica e ciascuna chiusura. La somma di tali fattori pari a 363 per
le 223 discariche chiuse da bonificare e le 70 discariche che devono essere chiuse e bonificate.
quindi opportuno, per motivi di semplicit, arrotondare la penalit giornaliera a EUR 54 450 e
ridurla di volta in volta di EUR 150 ove sia provata la chiusura o la bonifica di una discarica
illegale.
ii) Sul riconoscimento della chiusura di discariche
176. Come sottolineato giustamente dalla Commissione, nella chiusura di discariche illegali sussiste
per il rischio che esse vengano sostituite da nuovi depositi incontrollati. Detto rischio deve essere
preso in considerazione adeguatamente nel momento della riduzione della penalit.
177. La modalit di calcolo della misura della penalit sulla base del numero di discariche illegali,
proposta dalla Commissione nella fase scritta del procedimento, vale a dire sulla base delle
discariche illegali notoriamente ancora in funzione e di quelle sostitutive delle discariche chiuse,
appare per difficile da realizzare in concreto. Si potrebbe prevedere loccultamento di discariche
illegali sostitutive. Sulle isole greche sussisterebbe addirittura il rischio che i rifiuti siano riversati in
mare senza controllo e senza scoprirlo in tempo.
178. Dunque pi efficace la proposta, formulata dalla Commissione alludienza, di accettare la
chiusura di una discarica solo se siano contestualmente provate lesistenza e anche lutilizzazione di
sufficienti capacit di recupero o di smaltimento legale dei rifiuti. In assenza di siffatte capacit, i
rifiuti prodotti, infatti, non possono che essere abbandonati illegalmente.
iii) Conclusione parziale
179. Pertanto, la Repubblica ellenica devessere condannata a versare alla Commissione, sul conto
Risorse proprie dellUnione europea, una penalit giornaliera di EUR 54 450 fino alla piena
132

esecuzione della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592). Detto importo di base deve


essere ridotto di volta in volta di EUR 150, qualora la Grecia dimostri alla Commissione la chiusura
di una discarica illegale, insieme con lallestimento e lutilizzazione di capacit sufficienti per il
recupero o lo smaltimento legale dei rifiuti, oppure la bonifica di una discarica illegale chiusa.
2.
Sulla somma forfettaria
180. Secondo giurisprudenza consolidata, oltre alla penalit, pu essere imposta anche una somma
forfettaria (96). Essa deve, in ogni caso di specie, rimanere lespressione dellinsieme degli elementi
pertinenti che si riferiscono sia alle caratteristiche dellinadempimento constatato che al
comportamento proprio dello Stato membro interessato dal procedimento iniziato sul fondamento
dellarticolo 260 TFUE (97). A tal proposito, detta disposizione investe la Corte di un ampio potere
discrezionale al fine di decidere se imporre o meno una siffatta sanzione (98).
181. Ai fini del calcolo della somma forfettaria, la Commissione propone di applicare un metodo
consistente nel moltiplicare la somma forfettaria fissa di EUR 210 al giorno per un coefficiente di
gravit e per un fattore n, che corrisponderebbero ai valori proposti per il calcolo della penalit,
nonch per il numero di giorni trascorsi dalla prima sentenza.
a) Sulla causa C-196/13, Commissione/Italia
182. Se si aggiornassero tali dati secondo la mia proposta sulla penalit da imporre allItalia,
utilizzando limporto di base di EUR 220, come aumentato secondo lultima comunicazione della
Commissione, il fattore n della capacit di pagamento pari a 16,57 e il coefficiente di gravit di 5,
si arriverebbe ad un importo di base di EUR 18 227. Al momento della lettura delle presenti
conclusioni, 2 687 giorni dopo la pronuncia della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), ne
risulta una somma forfettaria di EUR 48 975 949. Qualora la sentenza sia pronunciata ad esempio
da qui a quattro mesi, sarebbe conseguentemente ammissibile limposizione di una somma
forfettaria di EUR 51 163 189.
183. Ci si chiede se tale somma sia adeguata.
184. In aggiunta alle riflessioni da me formulate sulla penalit, a proposito della fissazione della
somma forfettaria occorre, secondo la giurisprudenza, prendere in considerazione il
comportamento dello Stato membro interessato (99).
185. Se con tale termine sintende anche la consapevolezza dello Stato membro di essere
responsabile di una violazione del diritto dellUnione, si potrebbe opporre allItalia la critica da essa
stessa rivolta alla sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Detta critica si riferisce, in
particolare, alle prove utilizzate e allasserita mancanza di precisione delle dichiarazioni della Corte.
186. Tale argomento , in ogni caso, la conseguenza logica dellinterpretazione giuridica fornita
dallItalia. Il principio della tutela giudiziaria effettiva, di cui beneficiano anche gli Stati membri,
vieta di aggravare le sanzioni per il solo fatto che uno Stato membro difenda la sua interpretazione,
ancorch la Corte non la condivida. Le cose stanno diversamente laddove uno Stato membro ricorra
a posizioni palesemente distorte e miri esclusivamente a ostacolare il procedimento. Le opinioni
giuridiche dellItalia sono per sostenibili, in particolare perch la sentenza da eseguire necessita, in
taluni punti, di interpretazione.
187. Di contro, occorre prendere in considerazione, in ogni caso, i difetti di cooperazione con la
Commissione e con la Corte (100). Ebbene, di particolare rilievo il fatto che lItalia abbia cercato
di comunicare informazioni complete solo nella risposta al parere motivato. Non era quindi
sorprendente che tali informazioni fossero in parte erronee e, pertanto, richiedessero frequenti
correzioni e aggiunte, addirittura nel procedimento dinanzi alla Corte (101).
188. Inoltre, la Corte ha rilevato, a tal riguardo, che la ripetizione di comportamenti illeciti da parte
di uno Stato membro, in un settore specifico, pu costituire un indice del fatto che la prevenzione
effettiva della futura reiterazione di infrazioni analoghe al diritto dellUnione richiede ladozione di
una misura dissuasiva, quale limposizione di una somma forfettaria (102). Ebbene, la Corte ha gi
condannato lItalia in pi di 20 procedimenti per violazioni della normativa in materia di
rifiuti (103).
189. Ritengo quindi opportuno aumentare, nel presente caso, la somma forfettaria di circa EUR 9
milioni a EUR 60 milioni.
133

b) Sulla causa C-378/13, Commissione/Grecia


190. Per quanto riguarda la Grecia, limporto di base di EUR 220 va moltiplicato per un fattore n
della capacit di pagamento pari a 3,87 e un coefficiente di gravit pari a 7,5. Ci comporta un
importo giornaliero di EUR 6 385,50. Se lo si moltiplica per i 3 258 giorni decorrenti dalla
pronuncia della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592), risulta, alla data di lettura delle
presenti conclusioni, una somma forfettaria di EUR 20 803 959. Nel caso in cui la sentenza fosse
pronunciata tra quattro mesi, tale somma arriverebbe a EUR 21 570 219.
191. Il comportamento della Grecia non si pu criticare per quanto riguarda la cooperazione con la
Commissione. Si deve tuttavia tener conto del fatto che anche la Grecia stata gi condannata pi
volte per questioni legate alla normativa in materia di rifiuti. Va sottolineata, in particolare, la prima
imposizione di una penalit per la discarica illegale Kouroupitos a Creta (104).
192. Pertanto propongo di imporre alla Grecia una somma forfettaria di EUR 22 milioni.
VI Spese
193. Ai sensi dellarticolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente
condannata alle spese se ne stata fatta domanda.
194. Nella causa C-196/13, la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica italiana e
lItalia rimasta prevalentemente soccombente. Nella parte in cui risultata vittoriosa, essa non ha
trasmesso nella fase precontenziosa tutte le informazioni utili. Occorre dunque condannarla in toto
alle spese del presente giudizio (105).
195. La condanna della Grecia alle spese nella causa C-378/13 consegue alla completa
soccombenza di tale Stato membro.
VII Conclusione
196. Per quanto precede, propongo alla Corte di decidere, nella causa C-196/13,
Commissione/Italia, come segue:
1)
La Repubblica italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli articoli
4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, nella versione modificata dalla direttiva
91/156/CEE, dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE, relativa ai rifiuti pericolosi, e
dellarticolo 14 della direttiva 1999/31/CE, relativa alle discariche di rifiuti, nonch dellarticolo
260, paragrafo 1, TFUE, non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per lesecuzione della
sentenza Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250) alla data del 30 settembre 2009, allorch
scaduto il termine impartito dalla Commissione europea nel parere motivato.
2)
La Repubblica italiana condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, una penalit giornaliera di EUR 158 200 fino alla piena esecuzione
della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250). Detto importo di base deve essere ridotto
rispettivamente di EUR 2 100, qualora lItalia dimostri alla Commissione la bonifica di una
discarica illegale chiusa contenente rifiuti pericolosi, di EUR 700, ove sia provata la bonifica di
unaltra discarica, e di EUR 1 400, ove sia certificata la nuova autorizzazione ai sensi della direttiva
1999/31/CE di una discarica rimasta in funzione.
3)
La Repubblica italiana condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, una somma forfettaria di EUR 60 milioni.
4)
Il ricorso respinto quanto al resto.
5)
La Repubblica italiana condannata alle spese del procedimento.
197. Nella causa C-378/13, Commissione/Grecia, la Corte dovrebbe pronunciarsi come segue:
1)
La Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli articoli
4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, nella versione modificata dalla direttiva
91/156/CEE, nonch dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE, non avendo adottato tutti i
provvedimenti necessari per lesecuzione della sentenza Commissione/Grecia (C-502/03,
EU:C:2005:592) alla data del 29 dicembre 2010, allorch scaduto il termine impartito dalla
Commissione europea nellinvito integrativo a presentare osservazioni.
2)
La Repubblica ellenica condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, una penalit giornaliera di EUR 54 450 fino alla piena esecuzione
della sentenza Commissione/Grecia (EU:C:2005:592). Detto importo di base deve essere ridotto di
134

volta in volta di EUR 150, qualora la Grecia dimostri alla Commissione la chiusura di una discarica
illegale, insieme con lallestimento e lutilizzazione di capacit sufficienti per il recupero o lo
smaltimento legale dei rifiuti, oppure la bonifica di una discarica illegale chiusa.
3)
La Repubblica ellenica condannata a versare alla Commissione europea, sul conto Risorse
proprie dellUnione europea, una somma forfettaria di EUR 22 milioni.
4)
La Repubblica ellenica condannata alle spese del procedimento.
1

Lingua originale: il tedesco.

2
Direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (GU
L 182, pag. 1), nella versione del regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 settembre 2003 (GU L 284, pag. 1).
3
Nei primi procedimenti, direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai
rifiuti (GU L 194, pag. 39), nella versione modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del
18 marzo 1991 (GU L 78, pag. 32).
4
Direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi (GU
L 377, pag. 20).
5
Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai
rifiuti (GU L 114, pag. 9).
6
Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008,
relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312, pag. 3).
7

Sentenza Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250, punto 45).

C-185/09, EU:C:2010:59, e C-270/11, EU:C:2013:339.

9
Direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006,
riguardante la conservazione di dati generati o trattati nellambito della fornitura di servizi di
comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che
modifica la direttiva 2002/58/CE (GU L 105, pag. 54).
10

Sentenza Digital Rights Ireland (C-293/12 e C-594/12, EU:C:2014:238).

11
Direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa
al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni
elettroniche (GU L 201, pag. 37), come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009 (GU L 337, pag. 11).
12
Sentenze Commissione/Italia (C-365/97, EU:C:1999:544, punto 36, concernente la
normativa in materia di rifiuti); Commissione/Francia (C-492/08, EU:C:2010:348, punto 31) e
Commissione/Polonia (C-281/11, EU:C:2013:855, punto 37).
13
V. articolo 20 della direttiva consolidata in materia di rifiuti e articolo 41 della nuova
direttiva in materia di rifiuti.
14

Sentenza Commissione/Grecia (C-286/08, EU:C:2009:543, punto 8).

15

Sentenza Commissione/Irlanda (C-374/11, EU:C:2012:827).


135

16
Sentenze
Commissione/Spagna
(C-610/10,
EU:C:2012:781,
Commissione/Repubblica ceca (C-241/11, EU:C:2013:423, punto 23).
17

punto

67)

Sentenza Commissione/Spagna (C-184/11, EU:C:2014:316, punto 36).

18
V. sentenze Commissione/Germania (C-191/95, EU:C:1998:441, punto 55),
Commissione/Spagna (C-186/06, EU:C:2007:813, punto 15) e Commissione/Regno Unito
(C-530/11, EU:C:2014:67, punto 39).
19
Sentenze Belgio e Forum 187/Commissione (C-182/03 e C-217/03, EU:C:2006:416, punto
147), Masdar (UK)/Commissione (C-47/07 P, EU:C:2008:726, punto 81) e Kahla Thringen
Porzellan GmbH/Commissione (C-537/08 P, EU:C:2010:769, punto 63).
20
Sentenze Kahla Thringen Porzellan GmbH/Commissione (C-537/08 P, EU:C:2010:769,
punto 63) e AJD Tuna (C-221/09, EU:C:2011:153, punto 72).
21
Sentenze Bosch (135/77, EU:C:1978:75, punto 4), Commissione/Lussemburgo (C-526/08,
EU:C:2010:379, punto 29) e Commissione/Germania (C-95/12, EU:C:2013:676, punto 40).
22

Punto 39.

23

Punto 42.

24

Punto 43.

25

Allegato 2 del controricorso, punti 34 e 74.

26

Punto 14.

27

Punto 8 del controricorso.

28

Punto 45.

29

In particolare, punti 10 e 12.

30

Pagg. da 412 a 422 degli allegati della controreplica dellItalia nella causa C-135/05.

31
Sentenze Commissione/Italia (C-365/97, EU:C:1999:544, punto 108), Commissione/Italia
(C-383/02, EU:C:2004:501, punti 40, 42 e 44), Commissione/Italia (C-447/03, EU:C:2004:751,
punti 27, 28 e 30), Commissione/Irlanda (C-494/01, EU:C:2005:250, punto 181) e
Commissione/Portogallo (C-37/09, EU:C:2010:331, punti 54 e 55).
32

V. supra, paragrafi da 46 a 49 delle presenti conclusioni.

33
Sentenze Commissione/Italia (C-383/02, EU:C:2004:501, punti 32 e 36), nonch
Commissione/Italia (C-447/03, EU:C:2004:751, punti da 19 a 24).
34
Sentenze
Commissione/Spagna
(C-361/05,
EU:C:2007:298,
Commissione/Portogallo (C-37/09, EU:C:2010:331, punto 37).

punto

20)

136

35
Sentenza Commissione/Spagna (C-361/05, EU:C:2007:298, punti 24 e 26), precisata nella
sentenza Commissione/Portogallo (C-37/09, EU:C:2010:331, punto 37).
36

V. supra, paragrafo 46 delle presenti conclusioni.

37

Punti da 18 a 22 della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250).

38

Punti 32 nonch da 39 a 44.

39

V. sentenza Commissione/Germania (C-160/08, EU:C:2010:230, punto 110).

40
Sentenza Socit anonyme Gnrale sucrire/Commissione (41/73, 43/73 e 44/73,
EU:C:1977:41, punti 14 e 15).
41

V. sentenza Commissione/Francia (C-304/02, EU:C:2005:444, in particolare punto 91).

42

V., in tal senso, sentenza Commissione/Irlanda e a. (C-89/08 P, EU:C:2009:742, punto 53).

43

Sentenza Commissione/Irlanda e a. (C-89/08 P, EU:C:2009:742, punto 56).

44

Sentenza Trade Agency (C-619/10, EU:C:2012:531, punto 53).

45

Sentenza Trade Agency (C-619/10, EU:C:2012:531, punto 60).

46

Indicativa la sentenza Trade Agency (C-619/10, EU:C:2012:531, punti 53 e 60).

47
V., ad esempio, sentenze Commissione/Francia (21/84, EU:C:1985:184, punto 13),
Commissione/Germania (C-387/99, EU:C:2004:235, punto 42), Commissione/Irlanda (C-494/01,
EU:C:2005:250, punto 28) e Commissione/Germania (C-160/08, EU:C:2010:230, punto 106).
48

Sentenza Commissione/Francia (C-304/02, EU:C:2005:444, in particolare punti 52 e 60).

49

V. supra, paragrafi 76 e 77 delle presenti conclusioni.

50
Non deve essere deciso se la Commissione possa addirittura nella presente sede indicare
ancora altre discariche oppure avviare in futuro nuovamente un procedimento ai sensi dellarticolo
260 TFUE a causa di discariche illegali finora sconosciute. In ogni caso, siffatte ulteriori discariche
potrebbero eventualmente rientrare nella sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) ove
derivino dalla prassi generale e perdurante, dichiarata in detta sentenza, di utilizzare discariche
illegali. Nuovi casi specifici isolati, manifestatisi a dispetto dellattuazione in linea di principio
adeguata della normativa in materia di rifiuti e dellesistenza di sufficienti infrastrutture, possono
invece verificarsi ovunque e non sarebbero espressione della violazione generale e persistente del
diritto dellUnione messa in luce dalla sentenza.
51

Comunicazione del 30 ottobre 2009.

52

Comunicazione del 1 ottobre 2009.

53

Comunicazione del 1 ottobre 2009.

54

Comunicazione del 30 ottobre 2009.


137

55
V. ordinanza del Verwaltungsgericht Aachen del 16 luglio 2009 (9 L 153/09, Juris, punti da
17 a 21).
56

Sentenza Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punto 36).

57
Sentenze Commissione/Portogallo (C-70/06, EU:C:2008:3, punto 34), Commissione/Grecia
(C-369/07, EU:C:2009:428, punto 112), Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punto 37)
e Commissione/Belgio (C-533/11, EU:C:2013:659, punto 64).
58
Sentenze
Commissione/Francia
(C-121/07,
EU:C:2008:695,
punto
27),
Commissione/Grecia (C-369/07, EU:C:2009:428, punto 59), Commissione/Italia (C-496/09,
EU:C:2011:740, punto 42), Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 96) e
Commissione/Lussemburgo (C-576/11, EU:C:2013:773, punto 43).
59

V. supra, paragrafi 97 e segg. delle presenti conclusioni.

60

V. supra, paragrafo 41 delle presenti conclusioni.

61

Punto 8 della risposta della Commissione, del 13 maggio 2014, al quesito posto dalla Corte.

62
Calabria: Firmo/Sciolle; Emilia Romagna: S. Giovanni in Persiceto/V. Samoggia 26 (sito
Razzaboni); Lazio: Riano/Piana Perina; Liguria: Careare/Premara Paleta, La Spezia/Pitelli
discarica Ruffino Pitelli, La Spezia/Pitelli IPODEC, nonch Lerici/Pertusola; Lombardia:
Mantova/Valdaro; Zanica/Ex cava Cuter; Marche: Ascoli Piceno/SGL Carbon; Piemonte:
Serravalle Scrivia/La Luminosa; Umbria: Gualdo Tadino/Vigna Vecchia; Sicilia: Priolo
Gargallo/Penisola Magnisi.
63

V. supra, paragrafi da 46 a 49 delle presenti conclusioni.

64

Allegato 2 del controricorso, punti 34 e 74.

65

Punto 14.

66
Sotto tale profilo detto argomento a difesa si distingue da quello respinto nella sentenza
Commissione/Malta (C-351/09, EU:C:2010:815, punti 23 e 24), preesistente alla presentazione del
controricorso.
67

Sentenza Commissione/Italia (C-179/06, EU:C:2007:578, punto 37).

68
V.
sentenze
Commissione/Italia
(C-496/09,
EU:C:2011:740,
punto
45),
Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 114) e Commissione/Lussemburgo
(C-576/11, EU:C:2013:773, punto 45).
69
V. sentenze Commissione/Spagna (C-278/01, EU:C:2003:635, punto 50),
Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, in particolare punto 51) e Commissione/Belgio
(C-533/11, EU:C:2013:659, punto 73), nonch gi le conclusioni dellavvocato generale RuizJarabo Colomer nella causa Commissione/Grecia (C-387/97, EU:C:1999:455, paragrafo 104).
70
V. sentenze Commissione/Spagna (C-278/01, EU:C:2003:635, punti 48 e 49) e
Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punto 49).

138

71
Sentenze Jippes e a. (C-189/01, EU:C:2001:420, punto 81), S.P.C.M. e a. (C-558/07,
EU:C:2009:430, punto 41) nonch Afton Chemical (C-343/09, EU:C:2010:419, punto 45).
72

Sentenza Commissione/Spagna (C-278/01, EU:C:2003:635).

73

Sentenza Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740).

74

Sentenza Commissione/Belgio (C-533/11, EU:C:2013:659).

75
Sentenza Commissione/Lussemburgo (C-576/11, EU:C:2013:773, punti da 48 a 50). Per
contro, nellancor pi recente sentenza Commissione/Portogallo (C-76/13, EU:C:2014:2029, punto
74), la respinta domanda dello Stato membro interessato riguardava una violazione non facilmente
suddivisibile.
76

Sentenza Commissione/Lussemburgo (C-576/11, EU:C:2013:773, punto 54).

77

Sentenza Commissione/Belgio (C-533/11, EU:C:2013:659).

78
Sentenze
Commissione/Francia
(C-121/07,
EU:C:2008:695,
punto
62),
Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 141) e Commissione/Lussemburgo
(C-576/11, EU:C:2013:773, punto 58).
79

V., in tal senso, sentenza Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punti da 50 a 55).

80
Sentenze Commissione/Grecia (C-369/07, EU:C:2009:428, punti 114 e 115),
Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punti 56 e 57), Commissione/Spagna (C-610/10,
EU:C:2012:781, punti 118 e 119) e Commissione/Lussemburgo (C-576/11, EU:C:2013:773, punti
46 e 47).
81
C(2013) 8101
http://ec.europa.eu/eu_law/docs/docs_infringements/c_2013_8101_it.pdf.

final,

82
V.
sentenze
Commissione/Grecia
(C-407/09,
EU:C:2011:196,
punto
42),
Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 131) e Commissione/Irlanda (C-279/11,
EU:C:2012:834, punto 78).
83
Sentenze Commissione/Grecia (C-369/07, EU:C:2009:428, punto 116), Commissione/Italia
(C-496/09, EU:C:2011:740, punto 58) e Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto
120).
84

Sentenza Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punto 59).

85
V. sentenze Commissione/Spagna (C-610/10,
Commissione/Irlanda (C-374/11, EU:C:2012:827, punto 38).
86
71).

EU:C:2012:781,

punto

122)

V., su detta possibilit, sentenza Commissione/Francia (C-177/04, EU:C:2006:173, punto

87
Sentenze
Commissione/Grecia
(C-387/97,
EU:C:2000:356,
punto
94),
Commissione/Francia (C-121/07, EU:C:2008:695, punto 77), Commissione/Irlanda (C-279/11,
EU:C:2012:834, punto 72) e Commissione/Belgio (C-533/11, EU:C:2013:659, punto 56).
139

88

Sentenza Commissione/Irlanda (C-374/11, EU:C:2012:827, punto 38).

89
Conclusioni dellavvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer nella causa Commissione/Grecia
(C-387/97, EU:C:1999:455, paragrafo 101).
90
Invece di una penalit giornaliera di EUR 256 819,20, quale proposta dalla Commissione,
con un coefficiente di gravit pari a 198 si arriverebbe a una somma giornaliera di
EUR 6 356 275,20.
91

V. sentenza Commissione/Francia (C-304/02, EU:C:2005:444, in particolare punto 91).

92

V. supra, paragrafo 147 delle presenti conclusioni.

93
V.
sentenze
Commissione/Italia
(C-496/09,
EU:C:2011:740,
punto
45),
Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 114) e Commissione/Lussemburgo
(C-576/11, EU:C:2013:773, punto 45).
94
C(2013) 8101
http://ec.europa.eu/eu_law/docs/docs_infringements/c_2013_8101_it.pdf.
95

final,

V. supra, paragrafo 151 delle presenti conclusioni.

96
Sentenze Commissione/Francia (C-304/02, EU:C:2005:444, punti da 80 a 86),
Commissione/Grecia (C-369/07, EU:C:2009:428, punto 143) e Commissione/Spagna (C-610/10,
EU:C:2012:781, punto 140).
97
Sentenze
Commissione/Francia
(C-121/07,
EU:C:2008:695,
punto
62),
Commissione/Spagna (C-610/10, EU:C:2012:781, punto 141) e Commissione/Lussemburgo
(C-576/11, EU:C:2013:773, punto 58).
98
Sentenze
Commissione/Spagna
(C-610/10,
EU:C:2012:781,
punto
141),
Commissione/Irlanda (C-374/11, EU:C:2012:827, punto 47) e Commissione/Svezia (C-270/11,
EU:C:2013:339, punto 40).
99

V. le citazioni alla nota 97.

100

Sentenza Commissione/Grecia (C-407/09, EU:C:2011:196, punto 33).

101

V. supra, paragrafo 47 delle presenti conclusioni.

102 Sentenze
Commissione/Francia
(C-121/07,
EU:C:2008:695,
punto
69),
Commissione/Italia (C-496/09, EU:C:2011:740, punto 90), Commissione/Irlanda (C-279/11,
EU:C:2012:834, punto 70) e Commissione/Spagna (C-184/11, EU:C:2014:316, punto 78).
103
La prima sentenza Commissione/Italia (da 30/81 a 34/81, EU:C:1981:317) riguardava la
mancata trasposizione di diverse direttive in materia di rifiuti, mentre lultima sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) concerne rilevanti carenze nella gestione dei rifiuti
in Campania.
104

Sentenza Commissione/Grecia (C-387/97, EU:C:2000:356).

140

105 V. sentenze Commissione/Lussemburgo (C-32/05, EU:C:2006:749, punto 87) e


Commissione/Spagna (C-151/12, EU:C:2013:690, punto 57).
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30ddf1a0889214414fadba0
1e8e1b8beeddc.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxuPah10?text=&docid=157361&pageIndex=0&doclang
=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=143764
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE
http://isoladellefemminerifiutiamoirifiuti.blogspot.it/2014/11/per-sostituire-siculiana-7discariche.html

141