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Che cos' l'empatia

di Anna Bosetti

Nel testo di Albiero e Matricardi, qui precisamente riassunto, si approfondisce il
fenomeno multidimensionale dell'empatia, esperienza di
partecipazione/condivisione delle emozioni vissute dallaltro secondo molti
autori, capacit di comprendere il punto di vista dellaltro secondo altri.
Vengono esposti i principali modelli degli autori che si sono occupati di studiare
il fenomeno, si specificano le sindromi che possono compromettere la capacit
empatica, si evidenziano gli strumenti per studiarla.

Universit: Universit degli Studi di Milano - Bicocca
Facolt: Scienze dell'Educazione
Corso: Scienze dell'Educazione
Esame: Psicologia dello sviluppo
Docente: Ilaria Grazzani Gavazzi
Titolo del libro: Che cos' l'empatia
Autore del libro: Albiero P., Matricardi G.
Editore: Carrocci
Anno pubblicazione: 2006
1. Lempatia tra cognizione e affettivit

In psicologia lo studio dellempatia stato caratterizzato da due differenti modi di concettualizzarla: Luno
che la considera unesperienza di partecipazione/condivisione delle emozioni vissute dallaltro
(attribuendole, dunque, una natura primariamente affettiva); laltro che la identifica con la capacit di
comprendere il punto di vista dellaltro (attribuendole una natura innanzitutto cognitiva).
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2. Lempatia come comprensione e condivisione

A partire dagli anni ottanta, lempatia stata considerata unesperienza primariamente affettiva, in cui,
tuttavia, i processi cognitivi giocano un ruolo altrettanto importante. La persona empatica non solo
comprende, ma anche condivide e partecipa allo stato emotivo dellaltro. Va comunque precisato che alcuni
autori, anche ai giorni nostri, distinguono e scindono chiaramente le due dimensioni che definiscono i
processi empatici.
Feshbach la prima autrice nellambito della letteratura psicologica che considera lempatia come un
concetto multicomponenziale. Secondo questa studiosa empatizzare con qualcuno significa provare
esattamente lemozione sperimentata da chi stiamo osservando.
Si tratta di unesatta concordanza affettiva, in cui, tuttavia, vi piena consapevolezza che lemozione
condivisa deriva dallemozione dellaltro (condivisione vicaria). In questottica, la componente affettiva e
quella cognitiva svolgono unazione integrata per generare una risposta empatica.
Secondo Hoffman, con tutta probabilit lo studioso pi autorevole dellargomento, lempatia pu essere
definita in termini funzionali (cio orientati a esplicitare i processi sottostanti alle reazioni empatiche) come
la scintilla che fa scaturire la preoccupazione umana per gli altri, mentre in termini fenomenologici (cio
volti a descrivere un fenomeno nel suo manifestarsi) consiste in una risposta affettiva pi appropriata alla
situazione di un altro che alla propria.
Secondo Hoffman per poter parlare di empatia non indispensabile riuscire a mettersi nei panni dellaltro,
dal momento che una partecipazione/condivisione pu avvenire attraverso diversi processi, il cui
fondamento lo sviluppo progressivo della capacit di differenziare il s dallaltro, cos da comprendere
sempre pi chiaramente che la causa del proprio vissuto consiste nellemozione dellaltro. Nel modello di
Hoffman, si pu essere empatici fin dalle primissime fasi della nostra vita.
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3. Lempatia tra fattori individuali e interpersonali

Davis descrive lempatia come una serie di fattori che entrano in gioco ogniqualvolta si assiste
allesperienza emotiva di qualcuno. Anche Davis propone un approccio integrato che identifica il ruolo
congiunto di cognizione e affetti. La novit dellapproccio proposto da Davis consiste nel sottolineare
fortemente come gli elementi cognitivi e quelli affettivi presenti nellempatia concorrano congiuntamente a
definire la natura multidimensionale dei processi empatici. Per introdurre i punti chiave dellapproccio
integrato, Davis parte dalla definizione dell episodio prototipico empatico, costituito da tre vertici: il
soggetto che osserva; il soggetto osservato mentre sperimenta una situazione emotiva; la risposta
dellosservatore.
Le componenti cognitive e affettive dellempatia che caratterizzano le risposte empatiche dellosservatore,
secondo Davis sono quattro: le prime due concernono le abilit cognitive e sono labilit di adottare il punto
di vista di unaltra persona e la tendenza a immaginarsi in situazioni fittizie. Le altre due componenti si
riferiscono alla reazione emotiva del soggetto, che pu essere orientata verso la condivisione dellesperienza
emotiva dellaltro (considerazione empatica) oppure diretta verso la comprensione dei propri stati di ansia e
di preoccupazione in situazioni relazionali (disagio personale).
Vreeke e Van der Mark propongono una definizione di empatia che interessa anche il contesto comunicativo
in cui la risposta empatica si origina e si evolve. In questottica, lempatia identificabile come una risposta
comportamentale ed emotiva a una specifica domanda dellaltro; empatizzare con qualcuno significa capire
qual il bisogno che laltro esprime e rispondervi in modo adeguato.
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4. Lempatia culturale ed etnoculturale

Di recente lo sforzo di molti studiosi si rivolto allo studio delle forme che lempatia pu assumere in
contesti specifici, come ad esempio la scuola, e delle relazioni che si instaurano in specifici contesti
lavorativi e organizzativi, culturali ed etnici. Tutto ci ha portato allindividuazione di particolari forme,
come lempatia culturale e lempatia etnoculturale. Il termine empatia culturale consiste nella capacit di
provare un interesse nei confronti delle altre persone e di avere unaccurata percezione dei loro pensieri,
sentimenti, comportamenti ed esperienze. Lempatia culturale ha dunque a che fare con la disponibilit ad
accettare modi di fare e abitudini tipiche di un contesto culturale diverso dal proprio.
Negli ultimi anni gli studiosi hanno anche cercato di comprendere che forma assuma lempatia se rivolta a
persone che non solo appartengono a gruppi culturali, ma anche a etnie diverse dalla propria. Questa
tipologia di responsivit prende il nome di empatia etnoculturale. Oltre alle tradizionali componenti
affettive e cognitive, nellempatia etnoculturale riveste grande importanza la componente comunicativa, vale
a dire la capacit di comunicare agli altri i propri sentimenti e pensieri di comprensione della condizione che
vivono le persone appartenenti ad altre etnie e la capacit di accettare le differenze culturali.
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5. Empatia e role taking

Il role taking la capacit di mettersi nei panni dellaltro, assumendone il ruolo anche se diverso dal nostro,
senza che questo processo elimini la consapevolezza del nostro punto di vista. C un generale accordo tra
gli autori nel riconoscere allinterno del role taking tre dimensioni: una emozionale, una percettiva e una
cognitiva. Il role taking emozionale consiste nella capacit di riconoscere le emozioni dellaltro e di
rispondere affettivamente in modo appropriato. Questa componente coincide, dunque, con una sorta di
preoccupazione empatica. Il role taking cognitivo un processo attraverso il quale un individuo abbandona
il proprio punto di vista e prova a comprendere gli stati interni e i pensieri di unaltra persona mettendosi
cognitivamente nella situazione dellaltro. Il role taking percettivo riguarda labilit di capire come un
oggetto, o un insieme di oggetti, visto da un altro che non occupa la nostra stessa posizione nello spazio.
Tale definizione coincide con quella che da molti autori definita capacit di perspective taking.
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6. Empatia, simpatia, disagio personale e contagio emotivo

La risposta simpatetica (o simpatica): con il termine simpatia si identifica una modalit di risposta
affettiva orientata al vissuto dellaltro che si esplicita nel provare dispiacere, preoccupazione, interesse per
qualcuno e si traduce nellurgenza di agire in qualche modo per intervenire a favore o sostenere la persona
per cui si prova simpatia. Diversamente dallempatia, che potremmo descrivere un sentire come qualcun
altro, la simpatia meglio resa dallespressione sentire per qualcun altro. La risposta simpatetica differisce
dallempatia perch lemozione sperimentata dallosservatore non necessariamente simile a quella provata
dallaltro.
La risposta di disagio personale (personal distress): Batson (1991) ha definito il personal distress,
identificandolo precisamente con lesperienza di uno stato emotivo negativo (ansia o preoccupazione) e che
porta a una reazione o a preoccupazione orientata su di s, egoistica. Hoffman chiama il disagio personale
overarousal empatico e lo descrive come un sentimento involontario che occorre quando il sentimento
condiviso dallosservatore diventa cos carico di dolore e intollerabile che si trasforma in disagio personale,
che porta lindividuo ad allontanarsi dalla situazione. Fin qui, la definizione molto simile a quella di
Batson. I due autori constatano che, di fatto, quando losservatore ha un forte legame con la persona che in
quel momento la fonte del suo disagio, o quando egli ha un ruolo che lo responsabilizza a intervenire in
qualche modo, ai vissuto di disagio possono far seguito dei comportamenti di aiuto. Ci che differenzia le
posizioni di Hoffman e Batson sono le motivazioni che i due ipotizzano sottostare a questi comportamenti di
aiuto. Batson, ritiene che il fatto di provare personal distress sia riconducibile esclusivamente a motivazioni
di tipo egoistico.
Per cui egli attribuisce il comportamento di aiuto al fatto che il ruolo o il sentimento che lega le due persone
rappresenta un vincolo che rende impossibile la fuga e, quindi, il modo pi rapido di smorzare il proprio
disagio diventa quello di prestare aiuto allaltro. Hoffman, daltro canto, sembra affermare che loverarousal
empatico, sebbene motivi anche comportamenti di tipo egoistico, a volte pu avere motivazioni altruistiche
ed essere orientato verso laltro. In questultimo caso lo spettatore, in virt del ruolo che riveste e del legame
affettivo con la persona in stato di bisogno, sarebbe spinto a spostare il proprio focus sulla sofferenza della
vittima e per questo cercherebbe di aiutarla. La risposta di disagio personale simile allempatia, ma
differisce da questa perch lemozione sperimentata dallosservatore non necessariamente in sintonia con
quella provata dallosservato.
Hoffman si riferisce allempatia con il termine di arousal empatico e definisce il disagio personale come un
overarousal empatico. Da questo punto di vista, sembrerebbe che il disagio personale differisca dallempatia
per un eccesso di attivazione. Si potrebbe perci immaginare che unesperienza di condivisione
particolarmente intensa provochi un vissuto talmente forte da risultare difficile da gestire e, quindi, da
suscitare il disagio personale.
Il contagio emotivo: la prima forma di condivisione affettiva che i bambini manifestano gi nelle prime ore
di vita. Infatti, come sostiene Hoffman, nei primi mesi dopo la nascita i bambini non sono ancora in grado di
distinguere s dallaltro e quindi, nel momento in cui percepiscono lemozione di qualcuno, non sono in
grado di capire che lemozione ha una causa esterna (laltro soffre) e le attribuiscono una causa interna (io
soffro).
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7. Neuroni specchio ed empatia

Alcuni neuroscienziati hanno indagato i substrati neurali delle funzioni psichiche negli uomini.
Il team di ricercatori individu nel cervello una particolare classe di neuroni premotori, che si attivano non
solo quando si esegue una specifica azione (come ad esempio afferrare un oggetto), ma anche quando si
osserva un altro individuo (conspecifico o umano) compiere quella stessa azione. Gli autori hanno battezzato
questo tipo di neuroni i neuroni specchio. Il nucleo centrale di questa scoperta starebbe nel fatto che, nel
momento in cui si testimoni di unazione, si mette in moto quello stesso sistema neurale che si attiva
mentre la si esegue; losservatore, quindi, comprenderebbe le azioni degli altri perch le mima dentro di s
e, automaticamente, ne fa esperienza.

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8. Norma Feshbach: il primo modello multidimensionale di empatia

Il grande merito di questa autrice consiste nellaver sviluppato, per la prima volta nella letteratura
psicologica, un modello che, superando la visione dellempatia come unabilit monolitica, le attribuisce un
carattere multidimensionale. Processi cognitivi e affettivi si integrano.
Feshbach elabora il primo strumento per rilevare la responsivit empatica, il FASTE (Feshbach Affective
Situation Test for Empathy).
Il modello multidimensionale di empatia
Lautrice, nelle sue ricerche, ha dedicato una particolare attenzione a tre aspetti: a) i risvolti sociali
dellempatia, osservando se essa fosse in grado di migliorare i rapporti interpersonali, inibendo
laggressivit e pro- muovendo il comportamento prosociale; b) gli sforzi per misurare lempatia; e) il
tentativo di elaborare programmi specifici per incrementare le capacit empatiche.
Feshbach sostiene che lempatia coniughi al suo interno elementi cognitivi e affettivi e sia costituita da tre
componenti.
Queste componenti coincidono con altrettante abilit che, svolgendo unazione integrata, possono generare
comportamenti empatici. Esse possono essere cos definite e riassunte:
la capacit di decodificare gli stati emotivi vissuti da altre persone;
la capacit di assumere il ruolo e la prospettiva di un altro;
la capacit di rispondere affettivamente alle emozioni provate da un altra persona.
Le prime due componenti sono abilit cognitive, mentre la terza inserisce lempatia in una dimensione
affettiva ed emotiva.
Solo e soltanto se si prova dentro di s lemozione che laltro vive, si pu parlare compiutamente di
esperienza empatica.
Adottando il quadro di riferimento piagetiano, che ha influenzato il modello di Feshbach, labilit di
decentramento avviene con il passaggio allo stadio operatorio concreto, attorno ai 6 anni. dunque a tale et
che si verifica la responsivit empatica. Nel corso dello sviluppo, con il progredire delle capacit cognitive,
essa diventa sempre pi frequente e accurata.

Il contributo dellautrice tuttavia eccessivamente restrittivo nella definizione, poich esclude tutte le
risposte affettive vicine non identiche a quelle osservate; per certi versi risulta semplicistico, poich tratta le
capacit cognitive coinvolte nellempatia come costrutti monodimensionali, mentre la letteratura ha
dimostrato il loro carattere multidimensionale.
Inoltre, il modello non spiega forme di condivisione affettiva rudimentali che compaiono nei primi anni di
vita e che coinvolgono processi cognitivi pi semplici.
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9. La teoria di Martin Hoffman: lempatia e lo sviluppo morale
La teoria di Martin Hoffman: lempatia e lo sviluppo morale

Il modello elaborato da Hoffman fornisce una descrizione dello sviluppo dellempatia pi articolata e
complessa di quella di Feshbach. Hoffman, infatti, estende la definizione di empatia a una serie pi ampia di
reazioni affettive coerenti con il sentimento provato dallaltro e colloca le prime manifestazioni di empatia
nei primissimi giorni di vita. Egli, inoltre, non considera pi lempatia come unitaria, ma larticola in
diverse forme che, man mano che procede lo sviluppo, diventano pi mature e sofisticate.
Un modello a tre componenti: affettiva, cognitiva e motivazionale
Secondo Hoffman lempatia si manifesta fin dai primi giorni di vita. Questa considerazione riflette la
maggiore autonomia e rilevanza attribuita alla dimensione emotiva dellempatia, ridimensionando il peso
dato da Feshbach alle abilit cognitive. Nelle primissime manifestazioni empatiche, infatti, la dimensione
affettiva ad avere il ruolo di maggior rilevanza, mentre la dimensione cognitiva pressoch assente.
Procedendo nello sviluppo, la componente cognitiva acquisir unimportanza crescente e si compenetrer
sempre di pi con quella affettiva, permettendo lo sviluppo di forme pi evolute di empatia.
Oltre alla componente cognitiva e a quella affettiva, secondo Hoffman interviene nellesperienza empatica
un terzo fattore: la componente motivazionale. Lesperienza di empatizzare con una persona che sta
soffrendo, infatti, rappresenterebbe una motivazione per mettere in atto comportamenti di aiuto. Leffetto
motivante dipende dal fatto che condividere lemozione dellaltro, soccorrendolo, fa provare a chi aiuta uno
stato di benessere; viceversa, la scelta di non confortare laltro porterebbe con s un senso di colpa.
Lo sviluppo della responsivit empatica
Hoffman definisce cinque ipotetiche forme o manifestazioni del sentimento empatico:
distress empatico globale: nei primi mesi di vita i neonati non sono in grado di percepire se stessi e gli altri
come entit distinte. Quando i neonati percepiscono la sofferenza di qualcuno, ne fanno propria lemozione,
vivendola come se quello stato emotivo non avesse una causa esterna (quel bambino triste), ma interna (io
sono triste). Al suo primo apparire, quindi, lempatia si connota come una reazione affettiva, automatica e
involontaria, che in molti autori prende il nome di contagio emotivo;
distress empatico egocentrico: intorno al primo anno di vita, con lacquisizione della permanenza
delloggetto, i bambini cominciano a percepire una distinzione tra s e laltro, anche se non sono ancora in
grado di distinguere tra i propri stati interni e quelli altrui. In questa fase i bambini mimano le emozioni
provate dallaltro, spesso lo guardano silenziosamente, talvolta mettono in atto comportamenti che
potrebbero apparire tentativi di aiuto, ma che di fatto sono finalizzati ad attenuare il proprio stato di
angoscia.
distress empatico quasi-egocentrico: tra il primo e il secondo anno, nei bambini si fa pi chiara la
distinzione tra i propri stati interni e quelli degli altri. Iniziano cos a mettere in atto comportamenti tesi a
confortare laltro (abbracciandolo, accarezzandolo), ma legocentrismo permane nella scelta di utilizzare,
per dare conforto, gli oggetti che sono significativi per se stessi. Ad esempio, un bambino che vede un altro
piangere, potrebbe offrirgli il proprio orsetto;
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vera empatia per lo stato danimo di un altra persona: la Consapevolezza che gli altri hanno stati interni
(pensieri, sentimenti) diversi dai propri emerge intorno ai 2 anni. Acquisita questa capacit, lo stesso
bambino che, pochi mesi prima, per confortare un compagno triste gli avrebbe portato il proprio orsetto,
adesso andrebbe a cercare quello del compagno. Il bambino riesce, ora, a empatizzare con i sentimenti e i
desideri dellaltro in modo pi profondo e il suo aiuto risulter pi efficace. Verso i 6 anni si sviluppa una
maggiore competenza linguistica, che consente ai bambini di interagire pi appropriatamente con significati
simbolici e si consolida la capacit di decentramento, che rende i bambini pi abili nellassumere il ruolo
dellaltro;
distress empatico oltre la situazione: a partire dai 9 anni, i bambini, avendo sviluppato un senso di s
stabile e coerente, realizzano sempre pi compiutamente che anche gli altri individui hanno una propria
identit e che questultima influenza i loro comportamenti nelle diverse situazioni. Da questo momento in
poi la conoscenza della vita degli altri e delle loro esperienze passate inizia a influenzare le risposte
empatiche. Lempatia, nella sua forma pi matura, si caratterizza, quindi, come una risposta a un insieme (li
stimoli comprendenti il comportamento, lespressivit e tutto ci che si conosce dellaltro. Lacquisizione di
questa funzione, dato lalto livello di complessit dei meccanismi cognitivi implicati, ha unevoluzione
graduale che trova, in buona parte delle persone, pieno compimento intorno ai 13 anni.
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10. Il modello multidimensionale dell'empatia di Janet Strayer

Da un punto di vista teorico, quello di Hoffman senza dubbio il modello pi esaustivo che ha trattato lo
sviluppo dellempatia. Un limite che si pu imputare al suo autore quello di essersi frequentemente
limitato a una riflessione su dati empirici provenienti da altri ricercatori, senza avere sistematicamente
sottoposto a verifica le proprie assunzioni teoriche attraverso esperimenti appositamente ideati. Gli studi di
Strayer prendono spunto dal modello di Hoffman, ma, a differenza di questultimo, la sua produzione
sullargomento basata su numerose e accurate ricerche empiriche.
Nellempatia, secondo Strayer, durante lo sviluppo le componenti cognitive si integrano progressivamente
con quelle affettive, organizzandole e permettendo linstaurarsi di forme via via pi mature. Nella visione
dellautrice la condivisione emotiva basilare per lo sviluppo dellempatia ed sperimentata anche dai
bambini molto piccoli, nella forma del contagio emotivo. Tuttavia, secondo Strayer, il contagio emotivo
una forma di partecipazione emotiva automatica e involontaria. Per vivere unesperienza autenticamente
empatica necessario che intervengano forme di mediazione cognitiva. Alla luce di queste considerazioni,
Strayer si disinteressa delle manifestazioni di condivisione affettiva vicaria che caratterizzano i primi anni di
vita e individua due forme di empatia vera e propria: luna per condivisione parallela e laltra per
condivisione partecipatoria. Il processo di sviluppo che fa evolvere il bambino dalla prima forma alla
seconda prende avvio in et prescolare e trova completamento nella prima adolescenza, procedendo con una
progressiva focalizzazione sul vissuto dellaltro.
Lempatia per condivisione parallela mediata da processi cognitivi poco sofisticati (associazione diretta,
condizionamento classico).
In questa forma di empatia, losservatore focalizza lattenzione sullevento che sta interessando laltro e
richiama alla mente una propria esperienza simile, rivivendo lemozione che aveva provato in quella
circostanza. Lempatia per condivisione partecipatoria la forma di empatia pi evoluta, mediata da
meccanismi cognitivi complessi (role taking e perspective taking) ed basata sulla rappresentazione del
vissuto dellaltro. I bambini, tra i 7 e i 12 anni, acquisiscono in modo progressivamente pi completo la
capacit di condividere lemozione vissuta dallaltro, mettendosi nei suoi panni. In questo modo focalizzano
la propria attenzione sul vissuto interno di chi osservano, comprendendo che laltro, avendo una propria
identit, pu sperimentare emozioni diverse da quelle che essi sperimenterebbero nelle stesse circostanze.
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11. I modello di empatia di Davis

Il modello di Davis ricco di interazioni complesse, che evidenziano la valenza relazionale del
comportamento empatico. Lautore definisce lempatia come una serie di costrutti fortemente interrelati tra
loro, che entrano in gioco ogniqualvolta si assiste allesperienza emotiva di qualcuno, e che comprende una
serie di variabili sociali molto ampia.
- Processi non cognitivi
Nelle prime fasi dello sviluppo lempatia mediata da processi che Davis definisce non cognitivi poich
automatici e involontari: la reazione circolare primaria e limitazione motoria. Per reazione circolare
primaria si intende una tendenza imitativa innata, che si esprime nella tendenza del neonato a piangere
quando sente il pianto di un altro bambino. Per imitazione motoria si intende un processo involontario di
risposta alle emozioni altrui che induce losservatore ad assumere spontaneamente la postura e lespressione
facciale di unaltra persona.
- Processi cognitivi semplici
I processi cognitivi semplici implicano lesistenza di una mediazione cognitiva, anche se non
particolarmente sofisticata. Compaiono a partire dal primo anno di vita e si sviluppano progressivamente
nellet prescolare. Davis individua tre tipi di processi cognitivi semplici: il condizionamento classico,
lassociazione diretta e letichettamento.
Il condizionamento classico, come in Hoffman, il processo di apprendimento che rende lo stimolo neutro
capace da solo di provocare la risposta. Rispetto allempatia, questo processo si verifica quando una persona
osserva lespressione dellemozione di un altro mentre anche lui prova la stessa emozione. Lesempio
classico quello del bambino che triste mentre la mamma ha unespressione triste.
Per associazione diretta sintende lassociazione tra gli stimoli espressivi osservati e quelli che si ricorda
caratterizzavano una situazione simile vissuta in passato, rivivendo anche lemozione provata in quella
circostanza.
Il processo di etichettamento si verifica nel momento in cui un soggetto viene esposto direttamente a un
particolare stimolo; questultimo risulta cos rilevante per il soggetto che in futuro baster da solo a evocare
lemozione collegata a quella situazione.
- Processi cognitivi avanzati
I processi cognitivi avanzati sono i pi sofisticati e si sviluppano nellarco di tempo che inizia con let
scolare e arriva fino alla preadolescenza. Questi sono; lassociazione mediata dal linguaggio e il role taking.
Nellassociazione mediata dal linguaggio non necessaria lesposizione diretta alla situazione dellaltro:
sufficiente la descrizione verbale. Lassociazione diretta mediata dal linguaggio differisce
dalletichettamento perch nel primo caso la similitudine tra lesperienza che laltro vive e la nostra
esperienza che evoca il vissuto emotivo, nel secondo un termine particolarmente significativo per noi.
Il secondo processo avanzato il role taking.
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12. Bischof-Khler: lempatia nei primi due anni di vita

Bischof-Kohler ritiene che lempatia sia definibile come lesperienza attraverso cui si comprende lo stato
emotivo di un altro condividendone lemozione, ma restando consapevoli che tale emozione, pur condivisa,
appartiene allaltro.
Lo sviluppo della responsivit empatica
Bischof-Kohler traccia le tappe fondamentali dello sviluppo dellempatia, che evolve parallelamente al
sistema cognitivo e si attiva in risposta a stimoli espressivi e situazionali. Le forme embrionali di empatia.
Nei primi due anni di vita, Bischof Kohler ritiene che non si possa parlare compiutamente di empatia. Se i
neonati percepiscono la sofferenza dellaltro, e la condividono in modo involontario, ci accade perch, in
questa fase evolutiva, i bimbi non hanno la capacit di differenziare s e laltro.
Lempatia indotta da stimoli espressivi. intorno ai 2 anni e mezzo, si sviluppa un concetto di s riflessivo,
cio i bambini riconoscono se stessi come diversi dagli altri a livello fisico e psicologico e sono quindi
capaci di oggettivare il s. Lapparire di questa abilit favorisce lemergere di uno dei prerequisiti
dellempatia vera e propria, cio la capacit di riconoscere le emozioni altrui. Grazie a questa acquisizione,
la componente affettiva si arricchisce di quella sociocognitiva, che consente di condividere lemozione
dellosservato, restando consapevoli che lemozione condivisa proviene dallaltro.
L empatia indotta da stimoli situazionali. Perch si sviluppi pienamente la capacit di oggettivazione del s,
il bambino deve acquisire la padronanza di una categoria percettiva, definita identificazione sincronica. La
capacit di identificazione sincronica permette al bambino di creare un nesso tra un oggetto reale e la sua
immagine mentale. grazie allidentificazione sincronica che i bambini possono: riconoscere se stessi allo
specchio, riconoscere altri nelle foto, etichettare le emozioni. Questo meccanismo fondamentale nello
sviluppo dellempatia indotta da stimoli situazionali.
Infatti, nella relazione empatica, losservatore percepisce che i fatti che accadono allaltro possono
rappresentare eventi che sono accaduti, accadono o potrebbero accadere a lui; per cui, la situazione che
laltro vive sar percepita come se la si vivesse in prima persona. Questa peculiare capacit prende il nome
di induzione di prospettiva, una sorta di precursore involontario della pi matura capacit di perspective
taking.

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13. Empatia tra fattori di personalit e relazionali

I fattori di personalit sono considerati da Vreeke e Van der Mark quelle caratteristiche interne che restano
stabili nei diversi contesti. Linfluenza dei tratti di personalit sar diversa a seconda che si interagisca con
qualcuno che non si conosce o con qualcuno che si conosce.
I fattori relazionali dipendono dalle esperienze relazionali che abbiamo vissuto. Tra i fattori relazionali, un
peso notevole svolto dalla relazione genitore-bambino. In particolare, se i genitori sono stati a loro volta
empatici con i figli e se, nella loro educazione e nel loro modo di prendersi cura dei bambini, hanno dato
importanza al comportamento che si ha verso qualcuno in difficolt, allora i bambini percepiranno il legame
con i genitori come sicuro, si apriranno con fiducia al mondo e saranno pi empatici con gli altri.
Nel momento in cui si percepisce lo stato emotivo di un altro, ad esempio la tristezza, i comportamenti
possibili sono aiutarlo o mettere in atto strategie di evitamento. La scelta di propendere per un
comportamento o per laltro mediata, secondo gli autori, dallintervento di due sistemi di controllo: quello
di giudizio e quello di regolazione delle emozioni.
Il sistema di giudizio fa s che ci si possa interrogare e, quindi trovare delle risposte, circa il proprio
personale ruolo e le proprie responsabilit nelle diverse situazioni sociali. Il sistema di regolazione delle
emozioni serve a guidare la capacit di controllare le proprie emozioni. Nella risposta empatica, il fatto di
osservare le emozioni in un altro fa s che noi viviamo la stessa emozione che laltro vive e, in alcuni casi,
pu capitare di non essere in grado di gestirla. Solo se riusciamo a gestire il nostro vissuto emotivo saremo
in grado di aiutare laltro in difficolt.

Come in altri modelli multidimensionali, anche in quello di Vreeke e Van der Mark, le componenti affettive
e cognitive si integrano, dando luogo a risposte empatiche sempre pi mature. In particolare, gli autori
sostengono che gli stadi di sviluppo dellempatia partano dal contagio emotivo, passino per lemozionalit
parallela e arrivino infine allemozionalit reattiva. Solo questultima forma di empatia considerata dagli
autori compiutamente una forma di empatia, poich si inserisce nel contesto dialogico della comunicazione.
Vreeke e Van der Mark, infatti, inseriscono lempatia in una dimensione comunicativa e considerano la
risposta empatica come la reazione al bisogno particolare che laltro esprime. Lempatia con emozionalit
reattiva motiva il comportamento prosociale, perch porta a capire il punto di vista dellaltro, a condividere
la sua sofferenza, a preoccuparsi per lui e, quindi, a cercare di offrirgli conforto, interpretando la sua
sofferenza come una richiesta daiuto.
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14. Il ruolo del contesto comunicativo sulle risposte empatiche

Il contesto comunicativo interviene nella regolazione del mantenimento o del cambiamento delle risposte
empatiche. Infatti, un individuo che empatizza con un altro modificher le sue reazioni future se quello che
laltro prova non congruente rispetto a quanto si sarebbe aspettato provasse.
Che cosa succede quando si empatizza con qualcuno?
Quando empatizziamo con qualcuno, ci mettiamo in gioco con la nostra personalit (fattori di personalit) e
le nostre esperienze passate (fattori relazionali) e cerchiamo di capire qual il bisogno che laltro, vivendo
quella particolare emozione, ci vuole comunicare. A questo punto ci chiediamo se nostro compito aiutarlo
(sistema di giudizio) e se emotivamente riusciremmo a farlo (sistema di controllo delle emozioni).
Se a queste domande rispondiamo di no, evitiamo la situazione; se rispondiamo di s, empatizziamo con
laltro e cerchiamo di rispondete al bisogno che abbiamo intuito in lui. Ma quella che abbiamo di fronte
una persona con le sue caratteristiche particolari, con le sue esperienze, che pu reagire al nostro tentativo di
aiuto in modo diverso da quello che ci aspettiamo. Quindi, ci troviamo nuovamente di fronte a un bivio:
rispondiamo adeguatamente alla domanda dellaltro e quindi il nostro aiuto efficace, oppure non ci
riusciamo e il nostro aiuto non efficace. Se riusciamo a confortare con successo laltro, in situazioni future
ripeteremo questo comportamento. In caso contrario, cercheremo di fare tesoro dellesperienza e, in futuro,
modificheremo la nostra risposta empatica (contesto comunicativo).
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15. I bambini con sindrome di Down e lempatia

A 3 anni i bambini con sindrome di Down sono in grado di identificare correttamente e di etichettare alcune
emozioni fondamentali (gioia, tristezza, rabbia) e la loro prestazione del tutto paragonabile a quella di
bambini con sviluppo normale della stessa et. Il divario, per, si acuisce se il confronto viene ripetuto
quando i bambini hanno 4 anni. Lo sviluppo cognitivo, che nei primi anni di vita segue landamento
normale, rallenta con lavanzare dellet; tra i 7 e i 12 anni i bambini raggiungono una stasi.
I bambini con sindrome di Down risultano decisamente meno empatici rispetto ai bambini con sviluppo
normale. Questa discrepanza nella prestazione motivata dal fatto che immaginare se stessi in situazioni
ipotetiche richiede limpiego di processi cognitivi troppo complessi per i bambini con sindrome di Down.
Tuttavia, questi bambini manifestano un forte interesse alla relazione con laltro, sono attenti al suo vissuto
emotivo e cercano di confortarlo se lo vedono in difficolt.

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16. I bambini autistici e lempatia

La difficolt principale dei bambini autistici sta nella compromissione grave e perdurante dellinterazione
sociale. In termini pi concreti, questi bambini manifestano anomalie in diversi comportamenti non verbali
che regolano la comunicazione con gli altri (ad esempio evitano lo sguardo diretto, sono poco espressivi nel
volto, rigidi nelle posture ecc.).
A questa grossa difficolt relazionale spesso si aggiungono disturbi del linguaggio e modalit di
comportamento ripetitive e stereotipate.
I bambini con sindrome autistica faticano enormemente a riconoscere e condividere le emozioni di chi gli
sta accanto e non riescono a capire chiaramente il significato dei termini affettivi.
Il disagio che i bambini con autismo provano quando devono interagire con gli altri si ripercuote nella loro
prestazione in situazioni in cui si chiede loro di empatizzare in situazioni vicine allesperienza reale.
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17. Lempatia e i problemi legati alla sua misurazione

Lo sforzo di misurare lempatia ha avuto un considerevole incremento grazie agli studi condotti nellambito
della psicologia dello sviluppo. A partire dalla misura elaborata da Feshbach, il FASTE, sono stati
successivamente proposti numerosi indici per rilevare lempatia. Ciascuno strumento o procedura pone
lenfasi su aspetti diversi del sentire empatico.


Indici per misurare l'empatia che si basano sui resoconti verbali

Questa famiglia di indici e strumenti stata cronologicamente la prima a essere ideata e messa a punto. E, a
tuttoggi, continua a essere quella pi frequentemente impiegata. Essa si basa sullimpiego di strumenti quali
le storie figurate, le interviste e i questionari. Tutti questi indici, pur con sostanziali differenze, si basano sui
resoconti verbali che i soggetti forniscono quando vengono posti di fronte a determinare situazioni stimolo.
Gli stimoli possono essere costituiti da vignette, diapositive, oppure domande scritte nei questionari.
Attraverso le risposte che i soggetti forniscono a tali stimoli, possibile cercare di comprendere e
classificare il modo in cui si originano e si esperiscono le esperienze empatiche, nonch misurare il livello
con cui tale capacit si manifesta.

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18. Le storie figurate per valutare l'empatia

Lo studio di Feshbach elabora per la prima volta una misura in forma di storie figurate, il FASTE, per
valutare lempatia espressa verbalmente dai bambini. Proprio perch la prova richiede determinate capacit
linguistiche, stata pensata e utilizzata con bambini a partire dai 6-7 anni. Il FASTE consiste in brevi storie,
presentate in sequenza. Il protagonista delle storie un bambino/a coinvolto/a in situazioni emotivamente
rilevanti. Al termine di ogni storia condotta unintervista, durante la quale vengono rivolte due domande al
bambino: 1. Cosa provi?; 2. Cosa prova il protagonista della storia?. Nel FASTE lempatia rilevata
come unesatta corrispondenza affettiva tra due stati emotivi. Il successo del FASTE va ascritto ai numerosi
vantaggi che esso presenta: un chiaro modello teorico di riferimento; una facile maneggevolezza e
applicabilit; consente la valutazione delle esperienze e dei vissuti interni dei soggetti; permette, infine,
unanalisi della conoscenza e della consapevolezza che i bambini hanno del fenomeno.
Tuttavia, allinizio degli anni ottanta, la misura dellempatia basata sullesclusivo impiego di storie figurate
stata messa in discussione attraverso unarticolata serie di critiche, elaborate per primo da Hoffman e
riprese in seguito da numerosi studiosi. Esse possono essere riassunte come segue:
passare velocemente da storia a storia e, dunque, da unemozione allaltra pone dei problemi tuttaltro che
trascurabili, dal momento che gli stati emotivi e i vissuti interni non sono cos agilmente manipolabili;
le storie figurate valutano la responsivit empatica anche in base alla capacit di sapere correttamente
etichettare le varie categorie emotive: il rischio quello di confondere competenze linguistiche con abilit
empatiche;
non detto che il bambino riesca a verbalizzare i suoi pensieri o che lo voglia fare;
uno stesso evento in grado di sollecitare pi emozioni concomitanti e emozioni diverse. Per tale ragione,
alcune storie possono essere rappresentative di pi di unemozione, mentre spesso una sola quella
considerata corretta per ciascuna storia;
operazionalizzare lempatia come unesatta corrispondenza affettiva eccessivamente riduttivo. Per
Hoffman tale modo di misurare lempatia riflette, in termini teorici, unattenzione predominante verso le
componenti cognitive, a discapito di quelle affettive.
Tutto ci ha portato di recente a cercare, allinterno di tali tipi di misura, di operazionalizzare lempatia in
una maniera che rendesse maggior conto della complessit del fenomeno in questione.
Strayer ha introdotto una procedura multidimensionale di assegnazione dei punteggi, lEmpathy Continuum
Scoring System (ECSS), che rileva sia la componente affettiva sia quella cognitiva dei processi empatici.
Esso si basa sulla distinzione tra empatia generica ed empatia specifica. Nellempatia generica vi una
congruenza generica tra le emozioni provate dal soggetto e quelle attribuite al soggetto osservato.
Nellempatia specifica, al contrario, vi una corrispondenza esatta tra le due emozioni.
Strayer ritiene che per valutare lempatia sia necessario prendere in considerazione anche lintensit con cui
un soggetto esperisce un sentimento, confrontando lintensit del sentimento empatico con quella
dellemozione osservata nellaltro.
La dimensione affettiva valutata confrontando la corrispondenza affettiva tra lemozione osservata nel
personaggio stimolo e quella provata dal soggetto.
Il punteggio finale (EC score) dato dallintersezione dei punteggi assegnati alle due dimensioni, quella
emotiva e quella cognitiva.
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19. I questionari per valutare l'empatia

Nellambito degli studi sullempatia basati sui resoconti verbali, al fianco delle storie figurate, si diffuso
limpiego di questionari appositamente creati per rendere conto delle caratteristiche del sentire empatico in
particolare nei soggetti preadolescenti adolescenti e adulti.
Alcuni questionari presentano tra loro sostanziali differenze. Ciascuno di essi, infatti, riflette un diverso
modello teorico sottostante e, pertanto sonda aspetti differenti del comportamento e del sentire empatico.
I questionari rilevano unempatia in termini di tratto piuttosto che di stato. Chiedono, cio, di descrivere
quanto frequentemente e in quali condizioni capita di vivere una certa esperienza di condivisione emotiva
e/o cognitiva e in tal modo descrivono una sorta di stile comportamentale-relazionale che caratterizza
stabilmente lindividuo.
Rispetto alle storie figurate, i questionari risultano di pi facile somministrazione e valutazione.
Lo strumento da molti lustri pi utilizzato per la rilevazione del sentire vicario lindice di reattivit
interpersonale di Davis.
Se limpiego di questionari per la misura dellempatia intesa in senso generale vanta una lunga e
consolidata tradizione di ricerca, in anni recenti sono state elaborate scale in grado di rilevare alcuni
specifici tipi di empatia: lempatia culturale ed etnoculturale. Per misurare lempatia culturale, ad esempio,
possibile utilizzare il questionario di personalit MPQ Multicultural Personality Questionnaire.
Lo strumento prevede unapposita sottoscala empatia culturale per la misura della capacit di creare
relazioni interpersonali favorevoli.
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20. La SEE: una scala per la misura dellempatia etnoculturale

Wang e collaboratori hanno creato un questionario di autovalutazione per misurare lempatia etnoculturale,
la Scala di empatia etnoculturale. Con la locuzione empatia etnoculturale si fa genericamente riferimento
allempatia che si pu provare nei confronti di persone appartenenti a etnie diverse dalla propria.
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21. Gli indici somatici per valutare l'empatia

In questa seconda tipologia di procedure e di strumenti, lempatia viene misurata osservando la frequenza e
la durata di comparsa di alcuni indici o indicatori somatici. Il termine, coniato da Hoffman, si riferisce al
fatto che la misura dellempatia prende in considerazione unampia gamma di espressioni comportamentali
esplicitate attraverso il corpo. Esse sono: i comportamenti, le posture, gli sguardi e le espressioni facciali, i
vocalizzi. Gli indici somatici non sono influenzati dal modo in cui il bambino pensa di essere o vuole
presentarsi agli altri (come avviene per gli indici verbali), ma riflettono il modo in cui egli si comporta
realmente nel corso delle sue interazioni. Questo particolarmente vero nella prima e seconda infanzia. A
partire dalla fanciullezza, infatti, i bambini diventano sempre pi in grado di inibire, nascondere e simulare
intenzionalmente e sistematicamente la manifestazione di comportamenti spontanei.

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22. Lempatia come tratto

La capacit empatica evolve seguendo un percorso che procede allinterno di un contesto sociale, culturale,
affettivo, che diverso per ognuno. Come conseguenza di questintreccio complesso tra individuo e
contesto, prende forma una capacit di risposta empatica che pu differire da soggetto a soggetto e che si
individua come una disposizione soggettiva a condividere le emozioni altrui nelle varie situazioni della vita
di ogni giorno; in altre parole, quella che gli studiosi hanno definito empatia di tratto.
Tuttavia, nei comportamenti empatici di ogni persona ci sono delle variazioni che dipendono strettamente
dalle caratteristiche di una specifica situazione. In questo caso ci si riferisce a unempatia di stato.
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23. Empatia e concetto di s

Il concetto di s si pu definire come la rappresentazione che un individuo ha di se stesso.
Il concetto di s si sviluppa in modo sostanzialmente relazionale, come conseguenza di un continuo processo
di interazione tra lindividuo, il suo ambiente e le persone che ne fanno parte. Lindividuo agisce
sullambiente e lambiente a sua volta reagisce influenzando lindividuo.
Lo sviluppo di un concetto di s positivo facilitato dal fatto di vivere in un contesto che, anche al di l
della relazione con il caregiver, sia caratterizzato da empatia, accettazione e supporto. A questo punto resta
da chiarire se il fatto di avere un concetto di s positivo possa, a sua volta, facilitare la messa in atto di
comportamenti empatici.
Alcuni studi sembrerebbero dimostrare che lo sviluppo di un buon concetto di s pu incentivare i bambini a
essere pi empatici. La ragione ditale propensione si pu rintracciare, secondo gli autori, nel fatto che
lavere un buon concetto di s fa s che i bambini si sentano meno minacciati dagli stati danimo dei
compagni e pi capaci di alleviare il loro disagio.
Essere empatici con gli altri, se da un lato consente di avere una vita relazionale ricca e soddisfacente,
dallaltro significa essere continuamente esposti a vissuti emotivi intensi e questo continuo coinvolgimento
emozionale si pu tradurre, a lungo andare, in una sorta di instabilit emotiva, di ansiet, di insicurezza.
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24. Empatia e aggressivit

In questa sezione la nostra attenzione si focalizzer sul modello descritto da Bjorkqvist, Lagerspetz e
Kaukiainen che, tra le altre cose, ha la peculiarit di considerare le varie forme di aggressivit
contestualizzandole in unottica evolutiva. Gli autori individuano tre fondamentali forme di aggressivit:
laggressivit fisica diretta la prima forma a comparire nellinfanzia, poich lunica possibile quando le
competenze verbali sono insufficienti per esprimere i propri stati danimo. Le manifestazioni
dellaggressivit fisica di tipo diretto sono evidenti e facilmente leggibili: picchiare o spintonare qualcuno,
lanciargli contro degli oggetti, fare intenzionalmente un fallo in una partita di calcio ecc.;
laggressivit verbale diretta si aggiunge a quella fisica dal momento in cui i bambini acquisiscono una
buona padronanza del linguaggio, come quando ci si rivolge a qualcun altro attribuendogli nomignoli
sgradevoli, insultandolo, ridicolizzandolo ecc.;
laggressivit indiretta compare con lacquisizione di abilit sociali sofisticate (social skills), che
permettono ai bambini di manipolare le proprie reti sociali per danneggiare la persona oggetto della propria
aggressivit. Sono ascrivibili allaggressivit indiretta comportamenti come: fare amicizia con una persona
per infastidirne unaltra, consigliare a qualcuno di evitare una particolare persona, spettegolare o diffondere
voci negative sul conto di qualcuno.
Laggressivit dei maschi e delle femmine non quantitativamente diversa, bens viene espressa attraverso
modalit differenti.
Pi precisamente sarebbero discriminanti:
la forza fisica: i maschi sono strutturalmente pi forti delle femmine. Di conseguenza, per loro, mettere in
atto forme di aggressione fisica diretta pi efficace e meno rischioso di quanto lo sia per le femmine;
il livello di sviluppo cognitivo: intorno ai 10-11 anni, si sviluppano le abilit metacognitive che consentono
di avere non solo unidea della prospettiva dellaltro, ma anche della metaconoscenza che si ha dellaltro e
che laltro ha di noi e che sono necessarie alla messa in atto di forme di aggressione indiretta. Le femmine
apprendono pi celermente dei coetanei maschi tali abilit metacognitive;
la struttura dei gruppi di amici: mentre i maschi socializzano preferibilmente in gruppi numerosi di amici
in cui i legami interindividuali non sono molto stretti, le femmine prediligono gruppi di amicizie pi
esclusivi, a volte limitati a unamica del cuore. Questo modo di vivere le amicizie diventa un terreno
fertile per far attecchire strategie aggressive manipolative che coinvolgono le proprie reti sociali.
Lempatia modera laggressivit?
Gli studiosi condividono un sostanziale accordo nel ritenete che lempatia, a partite dalla fanciullezza, sia in
grado di inibire le condotte aggressive fisiche e verbali, i comportamenti antisociali e criminali
Il ruolo della componente cognitiva: Labilit di adottare la prospettiva di unaltra persona, soprattutto in
situazioni conflittuali, permette al soggetto di avere maggiore comprensione e tolleranza della posizione
altrui, rendendo di fatto meno probabile la messa in atto di un comportamento aggressivo.
Il ruolo della componente affettiva: Rendersi conto che laltro sta soffrendo e condividere questo
sentimento non solo inibisce il perseverare nellaggressione verbale, ma pu indurre a modulare la propria
condotta anche in situazioni future.
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25. Definizione di bullismo

Il bullismo una particolare manifestazione di aggressivit, perpetrata da uno o pi individui (bulli o bulle)
ai danni di uno o pi individui (vittime). Un bullo pu aggredire la vittima in modo diretto (picchiandola o
insultandola) o in modo indiretto (escludendola, diffondendo calunnie sul suo conto).
Bullismo ed empatia
I bulli sono bambini con capacit empatiche pi scarse rispetto ai compagni meno aggressivi. Dunque, nel
momento in cui vedono la loro vittima terrorizzata e sofferente, essi non ne condividono il dolore.
Di conseguenza i comportamenti di offesa che i bulli mettono in atto non hanno in loro una risonanza
affettiva che potrebbe smorzarne la condotta aggressiva. Emerge come lempatia sia una capacit centrale
nel modulare comportamenti e ruoli in fenomeni di bullismo. Queste considerazioni sono rilevanti da un
punto di vista applicativo e diventano un ulteriore stimolo per promuovere programmi di educazione
affettiva che dedichino una particolare attenzione allo sviluppo della capacit empatica.
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26. Empatia e comportamento prosociale

Tra i comportamenti di aiuto, particolare interesse hanno suscitato i comportamenti prosociali e i
comportamenti altruistici. Prosocialit e altruismo fanno riferimento a concetti differenti. I comportamenti
prosociali comprendono tutte quelle azioni volte a produrre, mantenere e accrescere il benessere delle altre
persone. Sono, dunque, comprese in questo insieme tutte le azioni sociali positive, considerate a prescindere
dalla motivazione che le ha generate e che pu essere quella di aiutare laltro, ma anche di ottenere benefici
personali o vantaggi secondari. I comportamenti altruistici identificano, invece, quella gamma di azioni
volte ad aiutare gli altri, che si mettono in atto a prescindere da benefici attesi (riconoscimenti sociali,
evitamento dei sensi di colpa) e dal fatto che possono comportare un elevato costo individuale. Le prime
manifestazioni di comportamento prosociale compaiono in fasi molto precoci dello sviluppo. Con
lacquisizione di un s distinto dagli altri e di meccanismi cognitivi pi sofisticati, vengono
progressivamente raggiunti livelli di empatia pi maturi e le proposte di aiuto si fanno pi raffinate e
appropriate allo specifico vissuto di quella particolare persona, in quella specifica situazione.
Lempatia motiva il comportamento prosociale?
Vi un sostanziale accordo tra gli studiosi nel considerare lempatia una molla importante per mettere in
atto comportamenti prosociali e altruistici.
Il principale meccanismo di motivazione dei comportamenti prosociali ha a che fare con le componenti
emotive dellempatia e pu verificarsi attraverso due modalit differenti. Entrambe sono caratterizzate da
una reazione emotiva originata dal disagio e dalla sofferenza altrui. La prima reazione, di disagio personale
(personal distress), sarebbe caratterizzata da una motivazione egoistica: osservare la sofferenza dellaltro
determinerebbe nellosservatore un forte stato dansia e di tensione. La seconda, la considerazione empatica
(empathic concern), avrebbe invece una motivazione altruistica.
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27. Empatia etnoculturale e pregiudizio

Il fenomeno dellimmigrazione ha portato con s ripercussioni non solo nella realt politica ed economica,
ma ha assunto anche una forte rilevanza psicosociale.
La diffusione di pregiudizi negativi pu diventare un vero e proprio problema sociale, cos come accade per
i pregiudizi nei confronti di etnie diverse dalla propria.
Il pregiudizio interetnico
Negli ultimi anni alle pi tradizionali forme di pregiudizio diretto si sono affiancate forme di pregiudizio che
si esprimono in modo pi sottile.
La prima forma di pregiudizio viene definita pregiudizio manifesto, plateale e diretta e caratterizza chi si
definisce apertamente contrario allintegrazione razziale. Si esplicita nel rifiuto di qualsiasi relazione con
persone appartenenti a etnie o razze diverse dalla propria.
La seconda forma di pregiudizio definita pregiudizio latente. Questa forma si esplicita attraverso modalit
comunicative socialmente accettate nelle societ occidentali come: la difesa dei valori tradizionali della
propria etnia, unaccentuazione delle differenze tra la propria e altre culture, il rifiuto delle emozioni
positive nei confronti dellout-group.
La diffusione di pregiudizi interrazziali accresce la distanza tra etnie diverse che pur convivono nella stessa
nazione, ostacolandone lintegrazione e la valorizzazione delle rispettive differenze.
Leffetto dellempatia sul pregiudizio sarebbe mediato dal percepirsi meno distanti e diversi dallaltro, che
cessa pertanto di essere visto come una minaccia.
Lempatia etnoculturale si pu definire come lempatia che si sperimenta nei confronti di persone con
retroterra culturali o etnie diverse dalla propria.
Le persone che provano empatia etnoculturale verso individui di altri gruppi o nazioni condividono i loro
stati danimo di frustrazione o rabbia quando vengono discriminati, si sforzano di comprendere i disagi
dellessere straniero in un paese in cui ci si cerca di inserire, provando ad accogliere le tradizioni culturali di
cui le persone di etnie diverse si fanno portavoce.
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28. Stili parentali ed empatia

Hoffman sostiene che essere genitori empatici, ad esempio esprimendo solidariet per gli altri e rilevando le
somiglianze con persone con retroterra culturali diversi dal proprio, pu incentivare i propri figli a fare lo
stesso nella loro vita di tutti i giorni.
Lo stile educativo che, secondo Hoffman, pi adatto a sviluppare le capacit empatiche dei figli quello
induttivo, in cui i genitori fanno attenzione alla sofferenza altrui e fanno comprendere chiaramente ai
bambini quali loro azioni cagionano danni ad altri. Uno stile educativo autorevole positivamente correlato
con elevate capacit empatiche, e un concetto di s positivo dei figli. I genitori autorevoli sono caldi e
disponibili ma fermi, e sono coinvolti nella vita dei figli (sanno dove i figli sono, conoscono i loro amici),
non perch sono intrusivi, ma perch si curano di loro.
Empatia e legame di attaccamento
Uno dei primi fattori che stato individuato in letteratura come importante nello sviluppo dellempatia la
relazione che si instaura tra genitore e bambino. Secondo la teoria dellattaccamento i bambini manifestano
la tendenza innata a stringere legami privilegiati con le proprie figure di attaccamento, cio le persone che si
prendono cura di loro (i caregivers).
Coloro che in questa esperienza sono stati accuditi da una persona che si dimostrata responsiva rispetto ai
loro primi bisogni e che li ha supportati quando erano in difficolt interiorizzeranno questa modalit
relazionale e, nei rapporti futuri, aiuteranno chi si trova in difficolt cercando di cogliere e rispondere ai suoi
bisogni.
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29. Lempatia e la scuola

Gli educatori empatici cercano di proporsi come modello morale, sforzandosi di considerare ciascun allievo
come un individuo unico, tenendo in gran conto le altre persone e facendo in modo che anche i propri
studenti lo facciano.
Nonostante a breve termine cercare di essere un insegnante empatico sia una scelta faticosa, alla lunga paga
sia in termini di rendimento scolastico sia in termini di sviluppo individuale, e gioca un ruolo fondamentale
nella modulazione di condotte sociali aggressive. Un insegnante che quotidianamente si comporta in modo
empatico diventa un modello per i suoi studenti, che tenderanno ad assimilare i comportamenti che
osservano in lui e ad estenderli alle relazioni con gli altri compagni.
Educare allempatia pu aiutare a rendere la vita di gruppo e relazionale pi armoniosa, smorzando le
condotte aggressive e promuovendo quelle di aiuto.
La scelta di affiancare ai pi consueti curricula scolastici dei corsi di educazione allempatia pu
rappresentare un valido aiuto per rendere pi spontaneo il processo di integrazione e di reciproca
valorizzazione e vivere una vita di gruppo pi armoniosa.
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Indice
1. Lempatia tra cognizione e affettivit 1
2. Lempatia come comprensione e condivisione 2
3. Lempatia tra fattori individuali e interpersonali 3
4. Lempatia culturale ed etnoculturale 4
5. Empatia e role taking 5
6. Empatia, simpatia, disagio personale e contagio emotivo 6
7. Neuroni specchio ed empatia 7
8. Norma Feshbach: il primo modello multidimensionale di empatia 8
9. La teoria di Martin Hoffman: lempatia e lo sviluppo morale 9
10. Il modello multidimensionale dell'empatia di Janet Strayer 11
11. I modello di empatia di Davis 12
12. Bischof-Khler: lempatia nei primi due anni di vita 13
13. Empatia tra fattori di personalit e relazionali 14
14. Il ruolo del contesto comunicativo sulle risposte empatiche 15
15. I bambini con sindrome di Down e lempatia 16
16. I bambini autistici e lempatia 17
17. Lempatia e i problemi legati alla sua misurazione 18
18. Le storie figurate per valutare l'empatia 19
19. I questionari per valutare l'empatia 20
20. La SEE: una scala per la misura dellempatia etnoculturale 21
21. Gli indici somatici per valutare l'empatia 22
22. Lempatia come tratto 23
23. Empatia e concetto di s 24
24. Empatia e aggressivit 25
25. Definizione di bullismo 26
26. Empatia e comportamento prosociale 27
27. Empatia etnoculturale e pregiudizio 28
28. Stili parentali ed empatia 29
29. Lempatia e la scuola 30