Sei sulla pagina 1di 10

TECNICHE DI COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

LE COMPONENTI DELLA COMUNICAZIONE


- Componente non verbale: circa 55% della comunicazione
- Componente para-verbale: circa 38% della comunicazione *
- (di conseguenza) Componente verbale/linguistica: circa 7% della comunicazione, cio la minor
parte di essa.
La comunicazione avviene usando simultaneamente i due sistemi comunicativi, quello verbale e
quello non verbale.
Ad esempio, mentre si parla molto frequente gesticolare. Parlando si utilizza il canale verbale,
ma allo stesso tempo, quindi in modo simultaneo, si usa il carattere non verbale gesticolando.
* Il canale para-verbale corrisponde alle emissioni di suono non articolate in parole o frasi. Es.
uno sbuffo. Sono i "versi" che emettiamo spontaneamente mentre comunichiamo. A volte li
emettiamo in maniera intenzionale, altre volte no, ad esempio mentre russiamo.
Non si possono attribuire significati scontati ai segnali para-verbali.
NON SI PUO' NON COMUNICARE. Ogni segnale ha una valenza comunicativa (compreso il
silenzio). ATTENZIONE: comunicativo NON sinonimo di intenzionale!

CANALI DELLA COMUNICAZIONE


- Linguistico: parole, frasi, stilemi (elemento linguistico che distingue la particolare scrittura di un
autore), gergo (forma di linguaggio propria di certi gruppi sociali);
- Vocale/intonazionale: timbro della voce, cadenza (modulazione della voce), prosodia (parte
della linguistica che studia il ritmo e l'intonazione del linguaggio parlato), ritmo;
- Cinesico/mimico-gestuale: espressioni facciali, gesti delle mani, movimenti del corpo;
- Para-linguistico: colpi di tosse, *hum*;
- Prossemica: uso dello spazio interpersonale, la bolla soggettiva. La prossemica la scienza
che studia lo spazio o le distanze come fatto comunicativo, cio sul piano psicologico, dei possibili
significati delle distanze materiali che l'uomo tende a interporre tra se e gli altri.
- Contatto corporeo: es. rituali di saluto.

CODIFICA E DECODIFICA DEI SEGNALI


Codifica e decodifica sono processi speculari e simultanei.
- Codifica Emissione: io codifico quando emetto un segnale.
- DecodificaLettura e interpretazione: decodifica chi percepisce e interpreta un segnale.
Questi due processi sono circolari, non sequenziali: mentre emetto dei gesti sto gi
decodificando gesti di altre persone.
Quindi, codifica e decodifica sono processi simultanei e speculari, circolari e non sequenziali.
La decodifica pu non essere adeguata. I segnali possono venire equivocati, ad esempio se
interpreto una cosa in modo sbagliato.

COMUNICAZIONE NON VERBALE (CNV)


Gli aspetti non verbali integrano, ampliano, e a volte sostituiscono il contenuto verbale di una
comunicazione; trasmettono informazioni sulla qualit della relazione.
Gli aspetti non verbali sono un complesso sistema di comunicazione sociale.
Il sistema di comunicazione sociale subisce delle influenze. Prima di tutto influenzato da fattori
culturali (dialetti). Tutto ci che possiamo osservare nei meccanismi della CNV frutto della storia
evolutiva della specie umana, dei meccanismi di adattamento alla propria nicchia ecologica, che
per gli esseri umani anche il gruppo sociale.
I segnali non verbali possono essere:
- volontari: diretti a uno scopo. Es. un dito davanti alla bocca per chiedere silenzio.
- involontari: non diretti a uno scopo. Es. rossore, sudorazione.

FUNZIONI DELLA CNV


1) La CNV serve per ESPRIMERE EMOZIONI.
Ci sono segnali non verbali intenzionali e altri no (volontari/involontari). Alcuni segnali o alcune
emozioni possono essere controllate mentre altre no.
I segnali non verbali possiedono maggiore efficacia comunicativa e veridicit rispetto
al linguaggio verbale, sia per la loro visibilit sia per il minor controllo che possibile
esercitare su di essi.
Lo stato emotivo viene rivelato in modo pi esplicito da alcuni canali:
- Il volto (espressioni facciali e sguardo) la parte che comunica il maggior numero di
informazioni; il canale pi controllato. Il volto indica il tipo di emozione provata.
- Il corpo (postura, gesti, movimenti) e il tono della voce sono canali meno controllabili e
forniscono informazioni sull'intensit delle emozioni.
Le emozioni si esprimono attraverso tre componenti:
- Stato fisiologico, sul quale abbiamo un controllo basso (esempi di segnali fisiologici sono
la temperatura, la sudorazione, la respirazione, il tremore...)
- Esperienza soggettiva
- Segnali NC
2) COMUNICARE GLI ATTEGGIAMENTI INTERPERSONALI.
Alcuni atteggiamenti sono occasionali e altri sono stabili (fanno parte della personalit della
persona in questione).
- La comunicazione non verbale pu essere un mezzo per segnalare mutamenti di qualit nello
svolgimento delle relazioni interpersonali (dominanza o sottomissione, amicizia o ostilit)
- Gli atteggiamenti sono sempre orientati a un "altro". Possono essere spontanei o
controllati intenzionalmente per mantenere la relazione.
3) PRESENTAZIONE DI SE' STESSI.
4) SOSTENERE, MODIFICARE, COMPLETARE E SOSTITUIRE IL DISCORSO.

Le emozioni
Emozioni sentimenti sensazioni.
Sensazioni: ci che avvertiamo attraverso i sensi.
Una sensazione la decodifica di pattern/schemi/modelli non verbali che rimangono sotto la
soglia di consapevolezza.
Es. Ho avuto la sensazione che non stesse dicendo la verit --> Hai
decodificato alcuni segnali dell'altro in un certo modo.
Sentimento: insieme di elementi cognitivi ed elementi emotivi. In un sentimento ci sono
sensazioni, emozioni e processi cognitivi.
EMOZIONI: sono un costrutto psicologico con determinate parti e caratteristiche. Le emozioni
hanno una parte cognitiva e una a parte di attivazione psicologica.
- Componente cognitiva, finalizzata alla valutazione della situazione-stimolo che
provoca l'emozione.
- Componente di attivazione fisiologica, determinata dall'intervento del sistema
neurovegetativo.
- Componente espressivo-motoria: c' una modifica corporale quando provo un
emozione.
- Componente soggettiva: non tutti noi, di fronte allo stesso stimolo, abbiamo le stesse
emozioni e stessi comportamenti.
Queste componenti interagiscono in modo simultaneo. Tutte le componenti sono in
interazione tra loro.

TEORIE SULLE EMOZIONI


Tante teorie si sono susseguite nel corso del tempo per capire e chiarire aspetti diversi
del costrutto delle emozioni.
1) TEORIE EVOLUZIONISTE: queste teorie considerano le 5 emozioni fondamentali come
risposte determinate da fattori biologici e da disposizioni innate a emettere il segnale e
decodificare il segnale, senza che ci sia intervento dei processi cognitivi. Ci sono 5 emozioni
fondamentali che proviamo da quando siamo nati. E' lo stimolo che produce in me una risposta
emotiva.
2) TEORIE COGNITIVE: si distaccano molto dalle teorie evoluzioniste. Sostengono che sono le
elaborazioni cognitive hanno un ruolo fondamentale nel costruire l'emozione che
sentiamo. Non tanto lo stimolo che produce in me una risposta emotiva, ma sono i
processi cognitivi che svolgono un ruolo essenziale nei processi emotivi. Ci sono dei
meccanismi cognitivi innati che determinano la lettura degli eventi in un certo modo, e da questa
lettura deriva l'emozione.
3) TEORIE INTERPRETATIVE: sostengono che vero che c' un attivazione dell'organismo che
pu essere ascrivibile alle caratteristiche biologiche del nostro organismo (come nelle teorie
evoluzioniste). In ogni emozione si possono riscontrare un attivazione dell'organismo (arousal) e
un interpretazione cognitiva (valutazione cognitiva+arousal presenti contemporaneamente).
Quest'ultima definisce la qualit dell'esperienza emotiva attraverso processi di etichettamento,
attribuzioni causali, giudizi.
4) TEORIE DELLE VALUTAZIONI COGNITIVE: queste teorie dicono che prima di tutto ho una
valutazione dello stimolo alla quale consegue una valutazione cognitiva. Ogni emozione equivale
a una precisa valutazione cognitiva della situazione e determinano il comportamento
emotivo (valutazioni non solo soggettive, ma anche dei micro e macro

contesti sociali nei quali si vive).


5) TEORIA DELLA RAPPRESENTAZIONE COGNITIVA (categoriale o schematica): molte delle
emozioni che noi proviamo risentono dei prototipi o script che abbiamo introiettato come
personali. Uno script uno schema cognitivo o modello mentale.
Script = schema mentale. Le esperienze emotive vengono concettualizzate nella mente
degli individui in forma di prototipi o script. Le mie emozioni quindi, secondo questa teoria,
derivano anche da prototipi e script che mi sono stati tramandati dalla mia societ. I
prototipi e script sono anche ci che mi permettono di decodificare la realt.

ORIGINE DELLE EMOZIONI


- DARWIN: nel 1872 scrive il primo trattato sulla manifestazione delle emozioni e sulla loro origine.
Darwin si chiede da dove vengono le emozioni e d come risposta l'innatismo. Le emozioni
hanno origine in una programmazione neuro-psicologica che viene trasmessa alle generazioni
successive. Le espressioni delle emozioni fondamentali sono innate e subiscono poi
gradualmente un'evoluzione come conseguenza dell'adattamento all'ambiente.
- EIBL-EIBESFELDT: egli sostiene l'ipotesi di Darwin con studi condotti su bambini nati ciechi e
sordi. Questi neonati emettono le stesse emozioni di altri neonati che hanno piene capacit
sensoriali. Hanno le stesse espressioni fondamentali degli altri bambini, anche se non possono
apprendere per imitazione, perci anche egli sostiene che le emozioni sono innate.
Altri studiosi invece sostengono che l'espressioni delle emozioni risulta essere
appresa.
- Teoria neuro-culturale di EKMAN (1972-82): supera questa contraddizione. All'origine
dell'espressione delle emozioni e dell'esperienza emozionale vi un certo numero di programmi
neuro-fisiologici innati che determinano l'universalit. Ekman dice che noi nasciamo con
programmi neuro-fisiologici innati; su questi programmi neuro-fisiologici interviene per la
cultura di appartenenza. Si manifesta quindi l'influenza della cultura di appartenenza.
- ARGYLE: sostiene che a ogni emozione si associano diversi linguaggio non verbali. Ogni
emozione ha alcuni segnali preferenziali.
Ognuno stato educato in modo diverso su come manifestare e controllare le proprie emozioni,
ognuno ha diversi modi di sentire le emozioni nel corpo (esperienza soggettiva).

5 osservazioni/assiomi che regolano la comunicazione (Watzlawick)


*Watzawick fu uno dei maggiori esponenti della scuola di Palo Alto (California).
1) Non si pu non comunicare. Qualsiasi comportamento comunicazione. Anche i
segnali non verbali sono comunicazione, compreso il silenzio. Non si pu quindi neanche non
rispondere.
2) Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, contemporaneamente
presenti. Il contenuto dice che cosa stai comunicando; la relazione dice che tipo di relazione vuoi
instaurare con la persona a cui la rivolgi. Ad esempio, la frase "Chiudi la porta" esprime un
contenuto (la richiesta di chiudere la porta) e potrebbe essere detta con tono pacato o aggressiv,
stabilendo due tipi di relazioni diverse con l'interlocutore. A volte interessa di pi lo scambio di
contenuto e a volte quello di relazione. Il livello di relazione meta-comunicativo. La
comunicazione non verbale viene usata per meta-comunicare.

3) Concetto di punteggiatura: quando osserviamo due persone interagire, abbiamo la


sensazione di un flusso di scambi di interazioni. All'interno di questo flusso di comunicazioni
verbali e non verbali, ciascuno degli interagenti stabilisce cause e effetti. Le due persone che
stanno comunicando danno cause diverse per lo stesso evento. Il terzo assioma spiega che il
modo di interpretare una comunicazione dipende da come viene punteggiata la sequenza
della comunicazioni fatte. Ad esempio, di fronte a un uomo che si chiude in se stesso e alla
moglie che lo brontola, il primo potrebbe dire che si chiude perch la moglie lo brontola, e la
seconda potrebbe ribattere che lei lo brontola perch lui si chiude. A seconda della
"punteggiatura" usata cambia il significato dato alle comunicazioni e alla relazione.
4) Le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (immagini, segni) e
digitali/numeriche (parole).
- La comunicazione analogica si basa sulla somiglianza (analogia) tra la comunicazione e
l'oggetto della comunicazione. Rientra in essa tutta la comunicazione non verbale e l'uso delle
immagini.
- La comunicazione numerica o digitale riguarda invece l'uso delle parole, e in generale di segni
usati convenzionalmente per designare qualcosa.
5) Gli scambi di comunicazione possono essere simmetrici o complementari:
- Simmetria di relazione: rapporti basati sull'uguaglianza (gli interlocutori sono sullo stesso piano).
Nessuno dei due sembra voler prevalere o essere subordinato all'altro (es. amici, colleghi).
- Complementarit o asimmetria: rapporti basati sulla differenza. Uno dei due interlocutori si
trova in una posizione superiore (one-up) e l'altro subordinata (one-down). Es. dipendenti e
superiori, madre figlio.

Come si struttura l'esperienza: il ciclo del contatto in Gestalt


Il processo di contatto, attraverso il quale facciamo passare qualcosa attraverso i confini dellio,
in un movimento che di volta dal fuori al dentro e dal dentro al fuori, alla base della nostra vita
e ovviamente richiede energia. Il contatto dato dalla capacit di rispondere in modo creativo e
flessibile, con persistenza e chiarezza, allinterno di un ambiente che suscita interesse e
corrisponde ai nostri bisogni.
Quando una situazione di contatto chiusa siamo aperti per quella successiva, che si presenta
come una nuova figura che emerge dallo sfondo; chiudere le situazioni, completandole in modo
soddisfacente, sano, mentre la nevrosi il frutto del protrarsi di situazioni o Gestalt incompiute.
Per ciclo del contatto si intende quellinsieme di azioni che permettono il sano flusso
ininterrotto dellesperienza, dallemergenza di un bisogno al suo soddisfacimento: ovvero
lattivit del s in quanto processo temporale che si evolve nel tempo attraverso vari stadi.
Il ciclo del contatto
Tali stadi nel ciclo del contatto comprendono:
1) Sensazione: un impulso o bisogno che comincia ad emergere come figura dallo sfondo e
segnano l'avvio del pre-contatto. E' lo stadio in cui la mera informazioni propriocettiva viene
registrata (per esempio, avere la bocca un p secca) ma senza esserne ancora consapevoli;
2) Presa di coscienza/consapevolezza: fase in cui ci rendiamo conto del bisogno emerso.
Secondo il nostro esempio, realizziamo di avere sete.
3) Energizzazione: fase in cui la consapevolezza del bisogno e l'eccitazione che ne consegue
comporta una messa in movimento delle risorse: pensiamo che per soddisfare la sete potremmo
bere.

4) Azione: fase in cui avviene la scelta e l'attuazione dell'azione adeguata al soddisfacimento del
bisogno: andiamo a prendere un bicchiere d'acqua.
5) Contatto finale: momento del soddisfacimento vero e proprio: beviamo.
6) Soddisfazione: fase di post-contatto. Sentiamo di non avere pi sete.
7) Ritiro: fase di riposo che segna il passaggio sullo sfondo della figura precedente (avere sete),
permettendo all'organismo di aprirsi alla possibilit di far emergere una nuova figura: non avendo
pi sete, la sete tornata sullo sfondo e non ci pensiamo pi.

Il ciclo del contatto in Gestalt un processo unitario, qualcosa che trova un inizio e una fine. Dove
il ciclo si chiude, il soggetto disponibile per un'azione successiva.
Nella nostra vita raramente le cose procedono in modo cos lineare come descritto nel ciclo di
Gestalt. Per quasi tutti noi i cicli non si completano (e si parla di Gestalt interrotte o aperte).
Cos' la normalit?
Il concetto di normalit un concetto labile e offuscato. Non un concetto definito e determinato.
Generalmente si dice di persone che non hanno disturbi psicologici che sono "persone normali".

LA RUOTA DELLA PATOLOGIA (Serge Ginger)


S. Ginger nel 1994 parla di individuo sano:
La normalit (l'uomo "sano") non passer per l'assenza di tutti i tratti (personalit "povera"), ma
per una presenza relativamente equilibrata di ognuno di questi. Un uomo "normale" potr
manifestare alle volte dei tratti leggeri di:
- Paranoia: il tratto che permette ad una persona di affermarsi, di difendere i propri principi e le
proprie idee, di essere vigilanti, sensibili (ma non iper-suscettibili > essere iper-sensibili
disfunzionale. Quindi questo tratto giusto e necessario finch non diventa disfunzionale).
- Ossessivit: il tratto dell'ossessivit utile nella sua valenza positiva, per questo lo abbiamo. Ci
permette di essere
organizzati e precisi, attenti ai tempi e allo spazio, ci consente di essere affidabili, e svolgere
in maniera efficiente qualsiasi tipo di lavoro. (Questo tratto viene pi frequentemente usato e
sfruttato in professioni come quelle dell'artigiano o del tecnico, dove la precisione
necessaria). Ad un certo punto questo tratto si distacca da questa valenza positiva e inizia a
diventare un tratto disfunzionale.
- Isteria: essere aperto all'ambiente e agli altri, essere simpatici, capaci di ascolto, emotivi (es.
commerciante o commediante).
- Masochismo: essere capaci di dedizione, a volte di sacrificio per il bene di un altro o per il
bene della collettivit, capacit di rimandare alcuni piaceri a pi tardi, posticipare l'appagamento
del piacere. Eccesso del sacrificio, eccesso della dedizione ai figli, eccesso di tutto quello che
essere per l'altro. un tratto tipico della nostra societ, ci viene insegnato a comportarci in questo
modo da quando siamo bambini. Es. Lavoratore sociale o il "santo".
- Dominazione "sadica": avere una personalit affermativa, capacit di prendere iniziative,
assumersi responsabilit, stabilire i limiti di un'interazione. Capacit di star dentro i propri
confini. Questa la parte sana della nostra parte sadica. Es. lo chef, il manager, l'organizzatore di
eventi. Quando questo tratto usato per opprimere l'altro vuol dire usare questo tratto in modo
disfunzionale.
- Depressione: non rifugiarsi in un "ottimismo beato", essere "realista" (es. Il filosofo
esistenzialista).

- Maniacalit: (nel senso psichiatrico) essere iperattivo, sempre all'erta (es. l'imprenditore, il
deputato).
- Schizoide: stare in solitudine, essere capace di introspezione (es. Il ricercatore o il "saggio")
- Borderline: caratterizzato da una presenza eccessiva di pi tratti differenti, con un passaggio
improvviso da uno stato all'altro: di volta in volta isterico, depresso o paranoico,... Limite tra la
manifestazione sana di un tratto e la manifestazione disfunzionale di un tratto.
Manifestazione improvvisa, passaggio molto rapido da un tratto ad un altro.

F.Perls
Perls ha una visione positiva della "natura umana", che definisce originariamente buona,
tendente a realizzarsi ed a definirsi creativamente.
Se consideriamo la variet degli individui, vediamo individui sani, anche se a volte tutti
manifestiamo delle eccedenze dei tratti sopra descritti.
Se incontriamo un ambiente favorevole, la nostra tendenza allo sviluppo normale dei tratti
favorito. Cominciamo invece a sviluppare uno o pi di questi tratti in eccedenza per
adattarci all'ambiente quando sfavorevole.
La natura umana c' gi, non creata dalla storia e quindi va solo lasciata essere.
F. Perls
E' il nucleo primordiale positivo che deve essere riportato alla luce.
Se all'essere umano impedito (o egli stesso si impedisce) di seguire la propria natura,
sperimenter disagio e malessere, e la natura user tutte le occasioni favorevoli per emergere e
tornare a completare il suo sviluppo: sono le Gestalt irrisolte (o aperte) che tornano a "bussare"
per arrivare alla chiusura soddisfacente che non si potuta realizzare.
Se i meccanismi di urgenza e di supporto temporaneo, utili alla sopravvivenza in un ambiente
sfavorevole, non esauriscono la loro funzione nel tempo necessario, ma continuano ad essere
usati anche in casi di non emergenza, finiscono per diventare naturali, come connaturati.
Sono i comportamenti appresi che strutturano il processo che porta alla nevrosi.
La malattia vista prevalentemente come un incidente di percorso dovuto all'incontro
dell'individuo con un ambiente non favorevole e come la risposta migliore e pi creativa (quindi
di adattamento creativo anche questa) che l'organismo possa dare per salvarsi la pelle in un dato
momento.
La nevrosi stata definita da Perls come personalit velenosa, fuga dal dolore, difetto della
consapevolezza, ma soprattutto stata vista come difetto della crescita e di disturbo dello
sviluppo.
Hollms, stili e attaccamento: libro consigliato.

Eric Berne (1959) Analisi transazionale


Il fondatore dell'analisi transazionale Eric Berne.
La teoria di Berne parte dalla considerazione che dentro ognuno di noi ci siano 6
personaggi in cerca di autore.

La nostra identit, quella che affiora nelle relazioni e interazioni quotidiane, solo la punta di un
iceberg. Berne riprende questa figura dell'iceberg dalla psicoanalisi di Freud. Quello che noi
manifestiamo circa 1/7 di quello che siamo. La punta dell'iceberg soltanto 1/7 di quello che
siamo, quindi una parte minoritaria rispetto a quello che siamo. Ci che giace sotto la linea di
galleggiamento celata non solo agli altri, ma spesso anche a noi stessi.
Nelle profondit marine della nostra identit c' tutto quello che intimo e privato.
Questa zona (in profondit) la nostra zona di comfort, ci racchiudiamo dentro di essa e ci
sentiamo sicuri li dentro.
Dalla nascita in avanti facciamo certe esperienze che ci strutturano in un certo modo. Sulle
esperienze costruiamo delle abitudini nel modo in cui ci poniamo gli uni agli altri. Sulle abitudini
costruiamo poi le certezze, che per solo illusorie.
Esperienzeabitudinicertezze (illusorie)
Riassumendo...
Ciascuno di noi possiede un'identit, che rappresenta la punta di un iceberg che
nasconde nelle profondit marine la personalit privata e i bisogni intimi.
L'identit ci consente di muoverci da esperti nel mondo quotidiano, di sentirci sicuri
nella
nostra zona di comfort, costruita sulle nostre certezze e abitudini e esperienze.

I sei personaggi in cerca d'autore


Tutti noi abbiamo il senso di avere una certa identit, di essere individui unitari, ma non
cos. Abbiamo parti diverse che compongono la nostra identit personale (= i 6 personaggi in
cerca d'autore).
Secondo l analisi transazionale quindi ogni individuo dotato di sei
personalit, ciascuna delle quali ha un proprio modo di comunicare.
Ma quanti di noi sanno di avere all 'interno di se "sei personaggi in cerca di autore"? E
quanti considerano il fatto che questi sei personaggi si trovano anche dentro il capo, il
collega, il cliente, il marito/moglie o l amico?
Secondo l'AT ciascun individuo possiede ben sei personalit, ciascuna delle quali
possiede modalit di comunicazione, punti di vista e atteggiamenti differenti.
Il termine tecnico che viene usato in AT per parlare di queste sei personalit, che ruotano e vanno
in conflitto continuamente al nostro interno, "stati dell'io".
(Spesso sono i conflitti interni a causare i conflitti esterni).
L'AT sostiene che abbiamo tre stati dell'io primari:

- Stato dell'io genitore


- Stato dell'io adulto
- Stato dell'io bambino

Ad un secondo livello di analisi i vari stati si dividono in altri due stati. Ognuno di questi stati dell'io
pu avere uno stato positivo e uno negativo.
Gli stati dell'io vengono costruiti a partire dalla nascita entro i tre anni di vita (sulla base
delle esperienze che poi diventano abitudini che poi diventano certezze).
Possiamo distinguere due livelli di analisi degli stati dell'io:
- Analisi strutturale, che non ci compete:

- Analisi funzionale: dove si addentra chi interessato alla comunicazione. Noi ci


occupiamo solo di questa. Nell'analisi funzionale troviamo i tre stati dell'io, con le rispettive
partizioni.
* Stato

dell'io genitore

la parte della nostra identit che si sviluppo fin dalle primissime esperienze con le
figure genitoriali.
Nell'interazione con i genitori si imparano determinati comportamenti.
Lo stato dell'io genitore distinto in:

1) Genitore affettivo: pu essere positivo o negativo.


GA+: conforta, rassicura, incoraggia, si prende cura, risponde alle necessit, sostiene ed
protettivo.
GA- : genitore troppo rassicurante che blocca il coraggio e la crescita del bambino. Chi viene
troppo in aiuto del figlio non gli fa sperimentare la soddisfazione di fare e anche la delusione per
avere fatto e sbagliato. Anche in questo caso, come in quello positivo, il GA- esprime un suo
bisogno di affermazione.

2) Genitore normativo: pu essere positivo e negativo.


GN+: senza regole l'essere umano vive in uno stato di angoscia. Sono state fatte delle
osservazioni sui bimbi a cui i genitori non avevano dato regole. Viene mostrato come in questo
caso sono i bimbi stessi a darsele, ancora pi dure di quelle che avrebbero potuto ricevere. La
regola ha funzione rassicurante e protettiva, la critica serve a migliorare.
GN-: rappresenta e si manifesta attraverso l'espressine delle regole fini a se stesse, che
non hanno funzione per il bambino ma solo per l'adulto che si sente dotato di potere.

*Stato dell'io bambino


1) Bambino adattato: pu essere e positivo o negativo.
BA+: si adegua all'ambiente e alle persone che lo circondano. Cerco di guadagnare
riconoscimenti attraverso la conformit, con inibizione, facendo piacere agli adulti.
Capisce quali sono le regole sociali e le mette in pratica per il suo buon vivere. la parte
di noi che ha imparato a introiettare le norme sociali.

BA-: impara ad addomesticare i suoi bisogni, a reprimere il suo bisogno di coccole o di


piacere o di dolore, a trattenersi emotivamente. Gradatamente perde la sua spontaneit
(perde l'empatia) compiacendo gli adulti che in fondo sono la sua fonte di
sopravvivenza.
Il troppo adattamento sfocia nella ribellione del cosiddetto bambino ribelle.
Bambino ribelle: lo scatto emotivo che pu avere un bambino adattato. Si esplicita
con la negazione di una relazione, a volte anche autolesionista. Per esempio dicendo
di no a qualcosa che piace.
2) Bambino libero
BL+ : quello che esprime gioia se sente gioia, rabbia se la sente. l'aspetto naturale, senza
imposizioni e adattamenti ambientali. quello pi autentico dentro di noi. Manifestiamo
spontaneamente le nostre emozioni. Non mantiene rancori, aperto e curioso e vive la sua
avventura nei confronti della vita. l'aspetto spontaneo della personalit. Il bambino libero elabora
sue strategie personali di risoluzione di situazioni che gli succedono.
BL- : La parte negativa del piccolo professore che pu diventare manipolativo e
capriccioso.

* Stato dell'io adulto


Nell'analisi transazionale rappresenta la parte della personalit che:

- capace di analizzare l ambiente e le situazioni;


- Prende le decisioni dopo aver valutato le alternative;
- Utilizza la logica e la fantasia;
- Scambia le informazioni;
- Si basa sui fatti e non sulle opinioni;
- Effettua analisi e sintesi;
- Fornisce le motivazioni delle sue affermazioni;
- Pone molte domande (per quale motivo? Dove?): parte investigativa di noi.
- Chiede chiarimenti (spiegami meglio.. Aiutami a capire..)
- Trasforma le emozioni in linguaggio;
- Media tra gli altri stati dell'io con consapevolezza.