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Nota storica sui rapporti fra autismo

e psicoanalisi...
Fra i primi ad individuare la sindrome autistica,
che prima veniva confusa nellambito del ritardo
mentale o comunque delle demenze precoci e
precocissime o addirittura della demenza, furono
degli psicoanalisti. Prima di Leo Kanner, Melanie
Klein descrive negli anni trenta del XX secolo un
caso che lei chiama di psicosi infantile e che oggi
verrebbe diagnosticato come artistico. Dopo di lei
e dopo Kanner, che dette il nome alla sindrome
negli anni quaranta, psicoanalisti come Margaret
Mahler in Inghilterra si occuparono di questi
bambini negli anni 60-80. con il loro stimolo un
crescente interesse veniva rivolto alle particolari
anomalie di comportamento, comunicazione e
sviluppo in generale dei bambini e delle persone
con autismo favorendo un aumento di conoscenze e
di interesse nel campo della psicologia dello
sviluppo e nella psichiatria dellinfanzia. Dagli anni
ottanta trovarono grande sviluppo le ricerche
sullattaccamento, linfant research sulle
interazioni precoci, le ricerche cognitiviste sulla
mente e le indagini mediche epidemiologiche,

genetiche, neuropsicologiche che hanno preso


grande campo attualmente.
La psicoanalisi stata accusata di colpevolizzare i
genitori, e in particolare le madri, attribuendo la
causa della sindrome ad un disturbo dei rapporti
primari con le figure genitoriali, ed stata
soggetta ad una forma di ostracismo, prima in
America e poi anche in Europa. Questo anche
nellambito di una progressiva maggiore diffusione
di teorie biologiche nelletiopatogenesi dei disturbi
mentali rispetto alle teorie psicogene e ambientali
che avevano dominato il campo in precedenza. In
realt la questione psicoanalisi e autismo sembra
diventato quasi un tab o un sacrilegio. Una
quantit di ricerche, almeno da Bowlby in poi, ha
mostrato come lambiente familiare influenzi
grandemente lo sviluppo e le caratteristiche dei
figli, malati e non, e come le dinamiche familiari e
le relazioni genitori figli possano essere soggette a
distorsioni e fonte di malesseri e gravi disagi
(terapia familiare). Atteggiamenti negativi e
dannosi dei genitori verso i figli sono purtroppo un
riscontro non infrequente, dalle situazioni di
abuso. Nel caso dell'autismo viene oggi vissuta in
modo estremamente conflittuale l'osservazione

del funzionamento delle dinamiche familiari, con


l'effetto talvolta di impedire interventi
potenzialmente utili, se non indispensabili.gli
psicoanalisti sono tuttora coinvolti nellintervento
nelle situazioni di autismo: non tanto e non solo per
intervento diretto col bambino, ma anche nellaiuto
alla famiglia a diminuire possibili aspetti
disfunzionanti, nel lavoro in collaborazione con
educatori, riabilitatori, insegnanti per
accompagnare bambino e famiglia nello sviluppo
possibile, in una situazione che resta tuttora poco
conosciuta in tanti aspetti.

Teorie sull'origine psicosociale


dell'autismo
Claire Synodinou afferma che: "Il bambino che
avrebbe dovuto specchiarsi, vedersi negli occhi
della madre non ha trovato altro che vuoto"; con il
termine madre l'autrice intende anche le altre
figure di riferimento come il padre o chi si occupa
del bambino. L'autrice sostiene anche che: "Il
comportamento di una famiglia non pi volontario
che l'essere portatori di una certa eredit
biologica". Bisogna infatti dire che questa ipotesi

stata spesso usata in modo colpevolizzante verso i


genitori, Sostenitori di teorie dello stesso genere
sono molti autori i cui scritti sono dei classici della
psicologia dell'et evolutiva o della psicanalisi. La
Mahler sostiene che: "Alcuni bambini, come
conseguenza soprattutto di proprie caratteristiche
costituzionali pongono richieste molto grandi alla
capacit di adattamento della madre, che non
essendo sempre in grado di rispondere
adeguatamente, condiziona l'apparire di meccanismi
di difesa che bloccano la crescita del bambino e lo
fanno regredire all'interno delle barriere
dell'autismo.Esiste una forma di autismo chiamato
secondario incapsulato" determinato da esperienze
troppo precoci e traumatizzanti di separazione
dalla figura di attaccamento, solitamente la madre.
Winnicott, che elabor le sue teorie come
conseguenza del proprio lavoro clinico di analista,
parla di "madre-sufficientemente-buona" come di
quella madre capace di mantenere nel bambino
molto piccolo quell'illusione di onnipotenza che
base per la costruzione di una fiducia nel mondo e
di una differenziazione tra s e il mondo. La
"madre-non-buona" quella invece che delude il
bambino perch non risponde in modo adeguato alle

sue richieste e ai suoi bisogni, quindi sia una madre


iperprotettiva che una madre non disponibile e
assente. Questa madre causa l'insorgenza nel
bambino di un "falso s" che nasce come difesa del
"vero s" ma che col tempo si sostituisce ad esso.
Questa dinamica alla base della patologia
autistica.

Nella relazione il transfert o la pertinenza


Nell'approccio clinico prima o poi si incontra la
parola transfert, che deriva dalla parola
trasferire: capacit, quindi, di permettere uno
scambio, un trasferimento reciproco di
informazioni, per con l'aggiunta di un valore
emotivo che ha preso il sopravvento.
un termine ampiamente usato nel rapporto di
psicoterapia.
Il termine transfert pu essere utilizzato nella
dimensione del rapporto psicoterapeutico.
Psicoanalisi e terapia delle psicosi
infantili
Il problema posto dalla psicoterapia delle psicosi
infantili ha suscitato l'interesse degli

autori psicoanalitici, ben prima della descrizione, da


parte di Kanner dell'autismo infantile.
Gi nel 1930, infatti M. Klein scriveva che uno dei
compiti principali dell'analisi infantile
doveva essere anche quello di studiare e curare le
psicosi dell'infanzia.
La Mahler, partendo dalle sua distinzione tra
psicosi autistiche primarie e psicosi
simbiotiche individua alcuni princpi nella cura
analitica dei bambini psicotici.
Il primo obiettivo terapeutico sar secondo la
Mahler quello di coinvolgere il bambino in
una "esperienza simbiotica correttiva" che
consenta al bambino,nel corso di un periodo di
tempo piuttosto lungo, di pervenire ad un livello pi
alto di rapporto con l'oggetto, rivivendo anche le
precedenti fasi dello sviluppo.
Secondo la Mahler, per il bambino autistico pi
adatta la terapia individuale, necessaria per farlo
uscire dal suo isolamento. Certi interventi
pedagogici non potranno essere
proficui fino a quando il bambino non avr
cominciato a sviluppare un qualche tipo di rapporto
simbiotico. Ci non vale per il bambino
primariamente simbiotico che sar in

grado di trarre profitto dagli interventi educativi


non appena saranno scomparse le sue
tipiche reazioni di panico e sar pronto per
instaurare rapporti diversificati che
sostituiscono lo stato di fusione con la madre.
Partendo dalle profonde reazioni di panico che
spesso i bambini autistici hanno di fronte al
tentativo di rompere il loro isolamento, la Mahler
suggerisce di cercare di trarre fuori
dall'isolamento il bambino con l'aiuto della musica,
usando stimolazioni piacevoli dei suoi organi
sensoriali, utilizzando oggetti inanimati; non usando,
quindi l'approccio diretto
soprattutto quello corporeo.
La Mahler ha proposto, in particolare per le psicosi
simbiotiche, un metodo terapeutico
che vede la presenza della madre accanto al
bambino e al terapeuta. Questi sono
impegnati in sedute della durata di 2 o 3 ore
durante le quali la madre e il terapeuta
operano congiuntamente per la riabilitazione del
bambino. Il coinvolgimento della madre
una delle differenze sostanziali tra il modello
terapeutico della Mahler e quello di un altro