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La Psico-Oncologia

Il grave impatto che la malattia cancro ha sull’equilibrio psicologico dell’individuo è


ormai ampiamente riconosciuto e documentato in letteratura. Nonostante i numerosi
progressi scientifici della medicina il cancro rappresenta ancor oggi una delle malattie
a più ampia diffusione e una delle principali cause di morte in ogni parte del mondo.
Nell’immaginario individuale e collettivo tale patologia si associa da sempre ad una
miriade di vissuti e significati condivisi di stigma sociale, di sofferenza fisica e psichica,
di morte ineluttabile, talora accompagnati da colpa e vergogna.

È quanto Fornari (1984) identifica nel antinomìa amico-nemico, dove il "nemico"


riesce a modificare e ad incidere sugli affetti attraverso impronte inalterabili che
permeano le emozioni, i pensieri ed i comportamenti della persona colpita, sia nella
sua dimensione individuale che relazionale. La prospettiva psico-sociale in oncologia si
sviluppa soprattutto a partire dagli anni ‘50, quando negli Stati uniti si costituiscono le
prime associazioni di pazienti laringectomizzati, colostomizzati e di donne operate al
seno. Solo nel corso dell’ultimo ventennio, tuttavia, la psico-oncologia prende corpo
come ambito di studio a sé connettendosi da un lato alla psicologia e alla psichiatria,
dall’altro all’oncologia analizzando due significative dimensioni legate al cancro:
l’impatto psicologico e sociale della malattia sul paziente, la famiglia e l’équipe curante
(Area Psicosociale) il ruolo di fattori psicologici e comportamentali nella prevenzione,
diagnosi e cura delle neoplasie (Area Psicobiologica).

La specificità della psico-oncolgoica consiste nella comprensione delle malattie


neoplastiche, come epifenomeno di processi somato-psichici e interpersonale (Grassi e
Morasso, 1998). Nel 1998 in Italia la Società Italiana di Psiconcologia (SIPO) pubblica le
linee-guida "Standard, opzioni e raccomandazioni per una buona pratica in
psiconcologia.
La diagnosi neoplastica si configura come una vera e propria patologia di crisi che
espone l’essere umano a drastici cambiamenti nello stile di vita personale e relazionale
e, soprattutto, nella propria identità.
Comprendere qual’è l’impatto della malattia e le conseguenze delle terapie
sull’esistenza è un punto fondamentale per fornire ai pazienti la necessaria assistenza.
La reazione del paziente alla malattia cancro è indubbiamente da considerarsi una
riposta allo shock traumatico legato al significato di minaccia all’esistenza fisica della
malattia stessa.

Vari autori in base a studi condotti sul paziente oncologico hanno evidenziato alcune
fasi principali che il paziente attraversa durante la malattia (Bahanson, 1964; Schag,
1983; Pancheri, 1984; Fornari, 1985; Burgess, 1988; Greer 1989; Costantini, 1990).
Al momento della comunicazione della diagnosi, il paziente vive una fase di shock
emotivo e di confusione cui fanno seguito sentimenti di paura, confusione, angoscia,
rabbia, colpa, vergogna, tristezza, tendenza all’isolamento e depressione.
Di fatto tali reazioni sono una risposta ai molti problemi suscitati dalla malattia che
agisce sugli aspetti piu profondi del se: il se corporeo (le implicazioni della mutilazione
chirurgica e dei trattamenti sulla propria femminilita, sulla sessualita e sulla
maternita) il se psichico (l’identita personale) il se sociale (il proprio ruolo all’interno
della famiglia e delle relazioni interpersonali.

Quando inizia a sottoporsi ai trattamenti terapeutici (chirurgia, chemioterapia,


radioterapia), il paziente puo gradualmente iniziare a prendere contatto con la realta
e provare a reagire a questa.
Nella fase di reazione le risposte psicologiche piu frequenti sono ansia e paura,
angoscia, senso di abbandono, rabbia, evocate dal senso di vulnerabilità e dalla
perdita di controllo sulla propria vita “Perché tutto questo e perché proprio a me!?”

Al termine dei trattamenti, al paziente rimane il gravoso compito di comprendere


quanto successo e imparare a convivere con la sua nuova condizione; e la fase di
elaborazione ed integrazione dell’evento malattia nella propria storia personale,
momento in cui e necessario comprendere e assimilare il cambiamento prodotto.
Messo a confronto con questa realta angosciante, il paziente per proteggersi reagisce
mettendo in atto meccanismi di difesa che gli consentono un adattamento alla malattia.
Tali meccanismi possono favorire l’utilizzo da parte del paziente di strategie emotive,
cognitive e comportamentali (coping) per fronteggiare in modo adattivo il percorso
diagnostico, di cura e le loro conseguenze emozionali (Stone e Neale, 1984).

Una modalità disadattiva di coping diversamente comporterebbe un considerevole


carico in termini psicosociali con conseguenti ripercussioni negative sulla funzione
immunitaria, nella fattispecie sull’immunità cellulo-mediata (Neisese e coll., 1995)
Il concetto di coping risulta di fondamentale rilevanza in oncologica in quanto
rappresenta un importante parametro in grado di esplicitare una notevole influenza
sulle differenti modalità di reazione psicologica e di adattamento psicosociale alla
malattia, sulle complicanze psicopatologiche, sulla qualità di vita successiva alla
diagnosi di neoplasia (Biondi e coll.,1995).

Ne consegue che, se le strategie individuali messe in atto per affrontare la malattia


sono funzionali ed efficaci allora l’adattamento può trasformarsi in un momento di
crescita personale e la malattia può comportare una ridefinizione della situazione
personale del paziente; al contrario se lo stress sperimentato dal paziente è eccessivo
possono insorgere reazioni psicopatologiche (Costantini A., e Pallotta,1992).
Il cancro, piu di ogni altra malattia, esige dal paziente uno sforzo continuo e ripetuto di
adattamento.

Risulta, quindi, fondamentale da parte del medico riconoscere la malattia oncologica,


non solo accompagnata da un disagio di tipo fisico, associato ai trattamenti, ma
soprattutto accompagnata da uno stato di dolore psicologico generato dalla
situazione traumatizzante della malattia.
E’ ormai dimostrato da innumerevoli studi che migliorare la comunicazione tra medici
e pazienti ha un impatto favorevole sulla soddisfazione del paziente circa la visita, il
trattamento e la relazione stessa con il medico (Bredart et al. 2005, McDonagh et al.
2004, Eide et al. 2003). Tutti questi studi dimostrano che molti otucome relativi al
paziente (ansia, qualita di vita, cure mediche) o relativi al medico (comportamenti
comunicativi e atteggiamenti) sono fortemente connessi alle caratteristiche della
comunicazione tra loro. La comunicazione medico-paziente non e un "atto unico"
informativo ma e un processo nel quale le dinamiche emotive indotte dalla malattia
possono condizionarla.

L’utilizzo di tecniche di comunicazione efficaci nella relazione medico-paziente


rappresenta uno strumento fondamentale per effettuare una valutazione completa ed
accurata dei sintomi, per trasmettere al paziente informazioni cliniche chiare e
personalizzate e per supportarlo emotivamente in modo appropriato.

Pertanto in riferimento al modello “medicina centrata sul paziente” (Moja e Vegni


2000) diventa centrale nell’incontro medico-paziente il concetto di agenda del
paziente, ovvero l’insieme di idee, sentimenti, aspettative che il paziente porta con se.
Solo comprendendo l’agenda del paziente, il suo modello implicito di malattia, la sua
rappresentazione mentale di malattia ed evitando di lasciarsi guidare dai pregiudizi si
possono comprendere i timori dei pazienti, le loro idee.

Il medico, quindi, oltre alla competenza tecnica, deve acquisire competenze


psicologiche indispensabili per la comprensione di alcuni caratteristici meccanismi di
difesa propri e dell'ammalato, allo scopo di cogliere i bisogni informativi ed emotivi di
quest'ultimo per rispondere adeguatamente ad essi. Divere ricerche hanno evidenziato
come il coinvolgimento del paziente nella decisone medica ha benefici psicologici, fisici
e in generale sulla salute dell’Individuo (Ford, Shofield e Hope, 2002). Si comprende
l’importanza dell’approccio personalizzato volto ad aumentare l’empowermnet del
paziente al fine di educare il paziente a sviluppare la conoscenza, le capacita, le
attitudini ed il grado di consapevolezza necessari ad assumere decisioni che
riguardano la propria salute (Feste, Anderson 1995).
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