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5.

PRAGMATICA
LA LINGUISTICA
TEDESCA
Claudio Di Meola


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5.1. IL CONTESTO SITUAZIONALE

La pragmatica si occupa dei rapporti tra le espressioni linguistiche


(enunciati) e i contesti situazionali in cui esse si collocano.

FATTORI DELLA SITUAZIONE COMUNICATIVA


• Parlante: caratterizzato per età, sesso, professione, ecc.

• Ascoltatore: caratterizzato per età, sesso, professione, ecc.; si distingue in


ascoltatore-destinatario (persona a cui è rivolto l’enunciato) e ascoltatore-
spettatore (persona che assiste alla comunicazione).

• Tempo di enunciazione: es. enunciato espresso nel proprio turno di parola o


come intromissione indebita; un enunciato ha valore diverso se espresso prima
o dopo un determinato momento.

• Luogo di enunciazione: un enunciato ha valore diverso se prodotto in un


contesto pubblico o privato.

Tempo e luogo di enunciazione corrispondono a tempo e luogo di ricezione solo


nella conversazione faccia a faccia.

• Spazio di percezione: è importante quando le collocazioni di parlante e


ascoltatore non coincidono, es. destra - sinistra.

• Conoscenze pregresse: il parlante può dare per scontato solo ciò che
l’ascoltatore sa già.

• Rapporto tra parlante e ascoltatore: piano permanente (i ruoli sociali


possono essere paritetici o asimmetrico-gerarchici); piano temporaneo
(un enunciato è collegato a una conversazione avuta in precedenza).

• Intenzione del parlante: il parlante ha vari obiettivi, es. convincere,


offendere, divertire, ecc. Ma all’intenzione non sempre corrisponde l’effetto
desiderato.


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5.2. GLI ATTI LINGUISTICI:
CARATTERISTICHE E TIPOLOGIA
John L. Austin e John R. Searle: teoria degli atti linguistici, secondo cui il parlare
è un’azione, quindi parlare è agire.

Atti linguistici: esortazione, promessa, minaccia, permesso, scusa, ecc.

PRINCIPALI INDICATORI DI UN ATTO LINGUISTICO:

• Verbi performativi: esplicitano l’atto linguistico che si sta compiendo e sono


usati nella prima persona singolare presente dell’indicativo.

• Tipo di frase: dichiarativa, interrogativa, imperativa, ottativa. Uno stesso tipo


di frase può essere utilizzato per atti linguistici diversi.

• Avverbi e verbi che esprimono un coinvolgimento emotivo del


parlante: es. hoffentlich, ich hoffe, leider, es tut mir Leid.

• Particelle modali: es. bloß, bitte.

Gli atti linguistici devono soddisfare alcune precondizioni per essere accettati,
altrimenti possono essere contestati dall’ascoltatore.


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LE CINQUE CLASSI DI ATTI LINGUISTICI

1. Atti assertivi: il parlante si impegna circa la verità di una determinata


proposizione. Esprimono una convinzione del parlante e sono codificati da
verbi performativi come feststellen, behaupten, begründen, interpretieren, zitieren,
bekräftigen, bezweifeln, andeuten, annehmen, voraussagen, ecc.

2. Atti direttivi: il parlante intende portare l’ascoltatore a compiere un’azione


futura. Esprimono un desiderio del parlante e l’aspettativa di vederlo
realizzato. Si utilizzano verbi come befehlen, anordnen, vorschreiben, beauftragen,
auffordern, verbieten, raten, warnen, bitten, appellieren, ecc.

3. Atti commissivi: il parlante stesso si impegna a compiere un’azione futura.


Esprimono un’intenzione. Si utilizzano verbi come versprechen, geloben, sich
verpflichten, einwilligen, vereinbaren, anbieten, beteuern, garantieren, wetten, drohen,
ecc.

4. Atti espressivi: manifestano uno stato psichico del parlante. I verbi


utilizzati sono danken, entschuldigen, gratulieren, kondolieren, willkommen heißen,
loben, trösten, protestieren, beschimpfen, verspotten, ecc.

5. Atti declarativi: vengono attuati in una determinata istituzione sociale,


come la chiesa, il parlamento, il governo o l’amministrazione pubblica. I verbi
utilizzati sono: exkommunizieren, taufen, ernennen, ermächtigen, bekannt geben,
bescheinigen, ratifizieren, Krieg erklären, freisprechen, begnadigen, enterben, ecc.

CLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI LINGUISTICI SECONDO IL


CRITERIO DEL RAPPORTO TRA ATTO LINGUISTICO E
REALTÀ EXTRALINGUISTICA

• L’atto linguistico è tratto da una realtà esterna indipendente: atti assertivi e


espressivi. L’atto non influisce sulla realtà.

• L’atto linguistico costituisce una determinata realtà: atti direttivi,


commissivi e declarativi. L’atto condiziona la realtà esterna.


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5.3. ATTI LINGUISTICI DIRETTI E INDIRETTI
Un enunciato, preso alla lettera, corrisponde a un determinato atto linguistico,
ma viene interpretato dall’ascoltatore come un atto linguistico di un altro tipo.

Si utilizzano atti linguistici indiretti per due motivi: per una forma di
cortesia e per il timore di ricevere una risposta indesiderata.

Esistono molteplici forme per graduare gli atti linguistici, diretti e indiretti.
Prendendo come esempio l’esortazione, si distinguono quattro prospettive con
forza esortativa decrescente.

• Prospettiva del tu: è la più diretta; si può utilizzare l’imperativo, che a sua volta
può essere rafforzato con il pronome personale du, oppure utilizzando un
dativo etico che esprime il coinvolgimento del parlante. Con l’imperativo si
possono utilizzare particelle con funzione rafforzativa (gefälligst, bloß, ecc.) o
attenuativa (mal, halt, schon, ecc.). Una forma meno diretta è data dalla frase
dichiarativa e da quella interrogativa.

• Prospettiva del noi: è come se fosse un richiamo a un’azione congiunta, da


compiere da entrambi i partecipanti alla comunicazione. Si realizza attraverso
una frase dichiarativa semplice, una frase dichiarativa con richiesta di conferma,
oppure una frase interrogativa.

• Prospettiva dell’io: non contiene più alcun esplicito riferimento all’ascoltatore.


Il parlante suggerisce all’ascoltatore ciò che egli farebbe al suo posto, oppure
constata la soddisfazione di un proprio bisogno, sottintendendo che sia proprio
l’ascoltatore la persona che vi provvederà.

• Prospettiva impersonale: non menziona alcuno dei partecipanti alla


comunicazione. Si può utilizzare una costruzione passiva, lasciando
all’interlocutore la conclusione che dovrebbe essere proprio lui a compiere
l’azione, oppure la constatazione neutrale, causando però incertezza
all’ascoltatore.


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5.4. MASSIME CONVERSAZIONALI E
IMPLICATURE CONVERSAZIONALI
Secondo Paul Grice, premessa di ogni comunicazione è il principio di
cooperazione tra gli interlocutori.

LE QUATTRO MASSIME CONVERSAZIONALI



(Paul Grice)

1. Massima di quantità: Dà un contributo che sia informativo nella misura


richiesta dagli scopi della conversazione!

2. Massima di qualità: Tenta di dare un contributo vero, cioè di non dire cose
che ritieni false o per le quali non hai prove adeguate!

3. Massima di rilevanza: Sii pertinente!

4. Massima di modo: Sii perspicuo, cioè evita di essere oscuro, ambiguo,


prolisso o confuso!

Queste massime sono norme improntate a una comunicazione efficiente. 


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Le implicature conversazionali sono le conclusioni logiche che
l’ascoltatore trae dall’enunciato.

Q u o t i d i a n a m e n te v e n g o n o e f f e t t u a te v i o l a z i o n i d e l l e m a s s i m e
conversazionali. L’ascoltatore è in grado di interpretare lo stesso questi
enunciati poiché continua a credere nello spirito di cooperazione da parte del
parlante.

• Violazione della massima di quantità: l’interlocutore è troppo avaro di


informazioni.

• Violazione della massima di qualità: l’interlocutore dice l’esatto contrario di


ciò che pensa realmente.

• Violazione della massima di rilevanza: l’interlocutore cambia repentinamente


discorso.

• Violazione della massima di modo: un enunciato è appositamente e


manifestamente oscuro, ambiguo, prolisso o confuso per evitare di
rispondere a una domanda pressante.

LE TRE CARATTERISTICHE DELLE IMPLICATURE


CONVERSAZIONALI

• Calcolabilità: sono ricostruibili basandosi sul significato letterale


dell’enunciato, sul principio di cooperazione, sulle massime conversazionali, sul
contesto specifico.

• Variabilità: uno stesso enunciato può dar luogo a un’ implicatura


conversazionale in un determinato contesto, ma non in un altro. La presenza di
un’ implicatura dipende dal contesto situazionale.

• Cancellabilità: un’ implicatura può essere negata esplicitamente nello stesso


contesto d’uso senza che ciò comporti una una contraddizione logica.


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5.5. LE PRESUPPOSIZIONI
La presupposizione è l’imprescindibile premessa dell’enunciato, è ciò che
viene dato per scontato.

Una caratteristica è la costanza sotto negazione: negando l’enunciato, la


presupposizione rimane inalterata.
La presupposizione rimane inoltre inalterata se la frase dichiarativa viene
trasformata in interrogativa, imperativa o ottativa.

TIPI DI PRESUPPOSIZIONI
• Presupposizioni esistenziali: sono segnalate da nomi propri, articoli,
quantificatori, presupponendo che esista una determinata entità.

• Presupposizioni fattuali: codificano un atteggiamento intellettivo o


emotivo da parte del parlante riguardo a un fatto pregresso. Verbi: wissen,
bemerken, erkennen, einsehen, vergessen, bedauern, bereuen, stolz sein, sich freuen.

• Presupposizioni non fattuali: si dà per scontato che un determinato fatto


non sia vero o non si sia verificato. Verbi: vorgeben, träumen, vorschweben,
vorstellen.

• Presupposizioni lessicali: sono connesse al significato letterale di


espressioni indicanti cambiamenti di stato, diverse fasi di uno stesso
processo o azione, oppure la ripetizione di un evento.

• Presupposizioni strutturali: sono legate a una determinata costruzione


sintattica, es. le interrogative parziali, riferendosi a una singola informazione
della frase, ne presuppongono tutte le restanti.

• Presupposizioni controfattuali: si trovano nel periodo ipotetico irreale e


costituiscono l’esatto contrario del contenuto della subordinata condizionale.

Esistono forme convenzionalizzate di enunciati in cui si dà per scontato qualcosa


che in realtà non lo è.


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5.6. LA DEISSI
I deittici sono gli elementi di una lingua che servono a mettere in rapporto
l’enunciato con il contesto situazionale. Stabiliscono le coordinate spazio-
temporali dell’enunciato e contribuiscono a individuare i partecipanti alla
comunicazione.

Se l’ascoltatore ignora il contesto situazionale, i deittici risultano impossibili da


interpretare.

L’ origo è il punto di riferimento del sistema deittico. Esso di regola coincide


con la posizione del parlante al momento dell’enunciazione. 


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PRINCIPALI TIPI DI DEITTICI

• Deittici spaziali: tre tipi

1. Deittici posizionali distanziali: indicano la localizzazione di un oggetto


rispetto alla origo in termini di distanza. Avverbi: hier, da, dort; pronomi
dimostrativi: dieser, jener.

2. Deittici posizionali prospettici: indicano la prospettiva che assume il


parlante nell’ osservare l’oggetto. Es. rechts, links; preposizioni: vor-hinter, 

über-unter; avverbi: vorne-hinten, oben-unten.

Possono avere due interpretazioni diverse: una estrinseca (dal punto di vista
variabile del parlante) e una intrinseca (partendo dalle caratteristiche
dimensionali dell’oggetto localizzante).

3. Deittici direzionali: avverbi direzionali hin e her (hin indica un movimento che
si allontana dalla origo, her, un movimento che si avvicina); verbi di
movimento: kommen e gehen.

In alcuni casi, la origo non coincide con la collocazione del parlante. Questi
effettua uno spostamento nello spazio mentale per identificarsi con un luogo
diverso da quello di enunciazione. In un racconto che non coinvolge i
partecipanti alla comunicazione, il parlante sceglie un punto di vista che
corrisponde al luogo dove accade l’evento.

• Deittici temporali: avverbi: heute, gestern, morgen; tempi verbali.

• Deittici personali: riguardano l’ identità dei partecipanti alla


comunicazione. Si tratta dei pronomi personali. (Wir: inclusivo o esclusivo a
seconda che comprenda o meno l’interlocutore; du/Sie e ihr/Sie: deittici sociali
poiché sono indicativi dei rapporti interpersonali fra gli interlocutori.)

• Deittici testuali: sono utilizzati per evidenziare la strutturazione e l’


organizzazione del testo, per indicare elementi testuali precedenti o
seguenti il punto attuale del discorso. Si tratta di una forma di deissi derivata
in quanto si usano deittici spaziali e temporali.


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5.7. L’ANALISI CONVERSAZIONALE
L’ analisi conversazionale descrive il funzionamento della comunicazione
faccia a faccia.

Gli atti linguistici sono le unità minime della conversazione.

L’ ascoltatore non si limita a ricostruire l’intenzione comunicativa del parlante,


ma svolge un ruolo attivo in quanto emette numerosi segnali - verbali e non -
che guidano l’esposizione del parlante, attraverso indicazioni di avvenuta o
mancata comprensione.

I fattori prosodici sono molto importanti nella conversazione orale; essi sono:
l’accento frasale, l’intonazione, la velocità di locuzione, il volume di voce,
le pause e il tono di voce.

L’ unità fondamentale della conversazione è il turno dei partecipanti alla


comunicazione. Ogni enunciato è composto da unità più piccole, alla fine delle
quali vi è un potenziale punto di transizione. In tedesco, avviene tipicamente
con la rechte Satzklammer.

Le regole della turnazione fanno parte del bagaglio di conoscenze implicite


posseduto da ogni parlante. Ci lamenteremmo se l’interlocutore non ci lasciasse
mai prendere la parola, oppure se ci interrompesse in continuazione.

Fenomeni di riparazione: il parlante modifica la sua produzione in corso


d’opera. La riparazione è in genere spontanea. Le autocorrezioni nascono dal
bisogno di mostrare cortesia nei confronti dell’interlocutore.


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INDICATORI DI RIPARAZIONE: äh, ähm, oder, also, beziehungsweise, ich
glaube, interruzioni a metà costruzione, rallentamenti e pause; hm?, bitte?, altre
espressioni interrogative o ripetizione della parte dell’enunciato considerata
“difettosa”.

Nella conversazione orale (a differenza del testo scritto) si trovano


caratteristiche inerenti all’inizio della frase (elementi preposti al Vorfeld),
alla fine della frase (il Nachfeld), , nonché ad alcune “irregolarità
strutturali”.

• Vor-Vorfeld: elementi che possiedono un notevole grado di autonomia e


sono debolmente collegati al resto della frase (hm, na, eh, Sie, Sie da, du, du Idiot,
Peter, ecc.). Qualsiasi tipo di costituente può essere spostato nel Vor-Vorfeld,
dandogli una posizione di particolare rilievo.

• Nachfeld: qualsiasi tipo di costituente può essere spostato nel Nachfeld e


fungere da aggiunta chiarificante e precisante. Rispetto alla parte
precedente della frase, vi è una pausa che spezza l’integrazione intonatoria.
(Particelle interrogative: ne, nicht, nicht wahr, oder, gell, ecc. sollecitano una
conferma di avvenuta comprensione da parte dell’ascoltatore.)

• Irregolarità strutturali: ellissi e anacoluto.

- Ellissi: una costruzione ellittica manca di uno o più elementi fondamentali,


che devono essere ricostruiti dall’ascoltatore a partire dalla struttura sintattica
stessa (ellissi sintattica) o dal contesto situazionale (ellissi contestuale).
Nella prima si verifica la soppressione di elementi del Vorfeld, come pronomi e
avverbi; la seconda non è interpretabile senza conoscere la specifica situazione
d’uso. Le ellissi sono una conseguenza della massima di quantità che impone
un’economia del discorso.

- Anacoluto: è una frattura nella costruzione sintattica. A volte, il parlante


interrompe una frase a metà e l’ascoltatore deve “indovinare” la parte
mancante. In altri casi il parlante continua dopo la frattura, cambiando
deliberatamente la costruzione (fenomeno di riparazione). Altre volte appare
una frattura senza pausa, dovuta alla contaminazione di due costruzioni
sintattiche diverse.


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5. PRAGMATICA 1
5.1. IL CONTESTO SITUAZIONALE 2
5.2. GLI ATTI LINGUISTICI: CARATTERISTICHE E TIPOLOGIA 3
5.3. ATTI LINGUISTICI DIRETTI E INDIRETTI 5
5.4. MASSIME CONVERSAZIONALI E IMPLICATURE
CONVERSAZIONALI 6
5.5. LE PRESUPPOSIZIONI 8
5.6. LA DEISSI 9
5.7. L’ANALISI CONVERSAZIONALE 11

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