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Copertina

Introduzione
Questo ebook stato realizzato all'interno del corso MOOC "Editoria elettronica: ebook per la scuola italiana" organizzato dal Laboratorio HOCLab del Politecnico di Milano. Pensato per un utilizzo con alunni della secondaria di I grado.

Gli stati della materia e i cambiamenti di stato in breve Mappa concettuale

Fonte: http://www.oilproject.org/lezione/materia-passaggio-fase-solidiliquidi-gassoso-liquefazione-fusione-sublimazione-5039.html Come lesperienza di tutti i giorni ci insegna, gli oggetti sono in grado di interagire diversamente con noi. Con le nostre sole mani siamo in grado di spostare una cubetto di ghiaccio dal freezer al bicchiere, ma altrettanto facilmente non possiamo far lo stesso con lacqua del rubinetto che sfugge in fretta dalle nostre dita. Il vapore che esce da una tazza bollente di the, invece, diventa impossibile da toccare, per quanto se ne possa cogliere il calore. Questi semplici esempi elencati sono i tre principali stati fisici nei quali la materia, in questo caso lacqua, pu trovarsi: lo stato solido, lo stato liquido e lo stato aeriforme. Il termine stato spesso sostituito con fase. Una delle caratteristiche che contraddistingue i tre stati linterazione fra le molecoleche costituiscono una sostanza. Se essa forte la sostanza sar solida, se debole un liquido. Se invece le molecole sono abbastanza lontane luna allaltra, la materia sar aeriforme (nel linguaggio comune pu essere anche definita gassosa). Per questo motivo generalmente i solidi hanno una

densit maggiore dei liquidi e dei gas. Dallinterazione intermolecolare derivano altre propriet come la capacit dei liquidi e dei gas di assumere la forma del recipiente in cui si trovano. I solidi e liquidi, inoltre, mantengono il proprio volume e sono incomprimibili, a pressioni non particolamente alte. I gas invece possono essere compressi o espansi modulando la pressione, come fanno i pistoni nel motore a scoppio, o la temperatura nel pallone della mongolfiera. Questi due parametri possono permettere alla materia di cambiare le proprie caratteristiche, compiendo un passaggio di stato. I cambiamenti di fase assumono nomi diversi a seconda dello stato di partenza e dello stato di arrivo. Fusione: solido liquido Solidificazione: liquido solido Evaporazione: liquido gas Condensazione o liquefazione: gas liquido Sublimazione: solido gas Brinamento: gas solido

Schematizzazione dei passaggi di stato Per ogni sostanza questi passaggi avvengono a pressioni e temperature particolari, caratteristiche che sono intrinseche alla sostanza stessa. Lanidride carbonica a temperatura ambiente e a pressione atmosferica pu trovarsi soltanto come gas o come solido. Il ghiaccio secco ha il vantaggio di sublimare senza lasciare traccia di s, poich non passa attraverso lo stato liquido. Gas come lazoto o lidrogeno invece necessitano pressioni molto alte per essere solo liquefatti, e spesso questa procedura ha costi molto elevati. Ghiaccio secco in sublimazione. Credits: Wikimedia Commons ElfQrin, Christopher.

Gli stati della materia tra passato e presente

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_della_materia Con stato della materia (o stato di aggregazione) si intende una classificazione convenzionale degli stati che pu assumere la materia a seconda delle propriet meccaniche che manifesta in corrispondenza di tali stati. I tre stati classici La distinzione tra gli stati della materia viene storicamente fatta basandosi sulle seguenti differenze qualitative: un materiale allo stato solido ha un volume e una forma propria; un materiale allo stato liquido ha un volume proprio, ma acquisisce la forma del recipiente che lo contiene; un materiale allo stato aeriforme non ha n volume n forma propria, ma si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile.

Solido Nello stato solido i costituenti della materia sono legati da forze molto intense che consentono soltanto moti di vibrazione, nella maggior parte dei casi le molecole si distribuiscono secondo un reticolo cristallino o in maniera amorfa. L'unico modo per variare la forma di un solido consiste nell'applicazione di forze abbastanza intense da spezzare i legami, causando per la rottura o il taglio del corpo. Liquido Nello stato liquido le forze agenti tra i costituenti sono meno intense ed essi sono liberi di scorrere gli uni sugli altri. Un liquido va incontro a variazioni di volume molto meno marcate rispetto ai gas e tende ad assumere la forma del recipiente nel

quale contenuto. Aeriforme Nello stato aeriforme le interazioni sono estremamente deboli ed ai costituenti consentito muoversi indipendentemente, non hanno dunque forma propria e tendono ad espandersi ed occupare tutto il volume disponibile, risultando comprimibili. Particolari aeriformi sono i gas, i vapori e i fluidi supercritici.
Altri stati

Nella scienza moderna in realt questa semplice classificazione risulta inadeguata a descrivere esaustivamente le numerose possibilit che ha la materia di organizzarsi. Il plasma stato probabilmente il primo nuovo stato della materia ad essere aggiunto a questa catalogazione,ma ce ne sono molti altri, i quali compaiono in condizioni particolari di temperatura e pressione come i vari tipi di ghiaccio (denominati ghiaccio I, ghiaccio II, ghiaccio III e cos via fino

al ghiaccio XII) e lo stato superfluido che l'elio raggiunge a bassissime temperature. Altri stati della materia di moderna concezione sono lo stato supercritico, supersolido,colloidale, neutronio, materia fortemente simmetrica, materia fortemente asimmetrica, materia strana, condensato chirale, materia degenere, plasma di quark e gluoni, condensato di Bose-Einstein e lo stato di cristallo liquido. Luigi Rolla, Chimica e mineralogia. Per le Scuole superiori, 29 ed., Dante Alighieri, 1987.

Le trasformazioni da uno stato di aggregazione ad un altro: i passaggi di stato

Fonte: http://giuseppemerlino.wordpress.com/2011/09/09/stati-diaggregazione-della-materia-e-passaggi-di-stato/ Lo stato di aggregazione di una sostanza dipende da due fattori: la

temperatura e la pressione. Consideriamo ad esempio una sostanza solida che si trovi a pressione costante, per esempio alla pressione di una atmosfera, che si registra abitualmente al livello del mare. Se aumentiamo la temperatura, aumenta lo stato di agitazione delle particelle e, ad un certo punto, si rompono i legami che le tengono insieme, per cui la sostanza passa allo stato liquido. Se continuiamo a riscaldare, lagitazione delle particelle del liquido diventa tale che vengono vinte anche le deboli forze che ancora le tengono insieme, per cui la sostanza passa allo stato aeriforme. Per esempio, se riscaldiamo un pezzo di ferro, osserviamo che, quando la temperatura raggiunge i 1535 gradi centigradi, questo diventa liquido e se continuiamo a riscaldare, alla temperatura di 2750 gradi centigradi, questo passa allo stato aeriforme. Analogamente, lacqua solida (ghiaccio) diventa liquida a 0 gradi centigradi e vapore acqueo a 100 gradi centigradi, sempre alla pressione di una atmosfera. Il processo contrario avviene se raffreddiamo una sostanza, per esempio un

aeriforme, sempre a pressione costante: rallenta il moto disordinato delle particelle; queste si avvicinano tra loro finch le reciproche forze attrattive cominciano a tenerle insieme dando origine al liquido. Se si continua nel raffreddamento, le particelle rimangono poi impacchettate, formando un solido. Lo stesso accade se, stavolta a temperatura costante, si aumenta la pressione di un aeriforme, in quanto le particelle vengono costrette a stare sempre pi vicine, man mano che si aumenta la pressione. Si noti per che, per gli aeriformi, esiste una temperatura critica, al di sopra della quale un gas non pu diventare liquido, neanche se sottoposto a pressioni elevatissime. Il contrario avviene se si diminuisce la pressione, a temperatura costante. A ci dovuto il fatto che, in montagna, dove la pressione atmosferica pi bassa, lacqua bolle prima, a temperatura pi bassa. Le trasformazioni da uno stato di aggregazione ad un altro si chiamano passaggi di stato. Essi hanno un nome ben definito: FUSIONE: passaggio dallo stato solido a quello liquido. EVAPORAZIONE: passaggio dallo stato liquido a quello aeriforme. CONDENSAZIONE: passaggio dallo stato aeriforme a quello liquido. SOLIDIFICAZIONE: passaggio dallo stato liquido a quello solido.

SUBLIMAZIONE: passaggio diretto dallo stato solido a quello aeriforme. BRINAMENTO: passaggio diretto dallo stato aeriforme a quello solido.

Si noti che levaporazione di un liquido avviene, in minima parte, a qualsiasi temperatura, in quanto, in superfice, vi sempre qualche particella che ha energia sufficiente per poter sfuggire allattrazione delle altre particelle. Diversa cosa invece il fenomeno dellebollizione che interessa tutto il volume del liquido. Durante tutta lebollizione, la temperatura del liquido resta costante, in quanto il calore fornito va ad indebolire i legami fra le particelle. Dopo un ragionevole tempo, tutto il liquido sar passato allo stato aeriforme.

Vero o falso?
Dopo aver studiato il testo sugli stati della materia e i cambiamenti di stato metti la crocetta su V o F. Leggi e completa: V 1. 2. 3. 4. 5. La sublimazione il passaggio da liquido ad aeriforme. I passaggi di stato sono determinati da temperatura e pressione. I liquidi sono incomprimibili. I solidi hanno forma e volume propri. Nella scienza moderna ci sono altri stati di aggregazione oltre a solidi, liquidi e aeriformi. I liquidi hanno forma propria mentre F

6.

7. 8. Conferma

I liquidi hanno forma propria mentre il volume cambia a seconda del contenitore. La fusione il passaggio da solido a liquido. L'ebollizione e l'evaporazione sono i passaggi da solido ad aeriforme.

Solidi particolari in natura 1: gli iceberg


In natura troviamo l'acqua allo stato solido sotto forma di ghiaccio. Gli esempi pi imponenti sono costituiti dagli iceberg. Vediamone le caratteristiche: Fonte: http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo5d_04/Antartide/iceberg.htm

DEFINIZIONE DI ICEBERG: termine inglese di origine olandese (ijsberg, ovvero montagna di ghiaccio) che indica un blocco di ghiaccio staccatosi dai ghiacciai polari terrestri affacciati sui mari artici (Groenlandia, Spitzbergen) e antartici: galleggiando nell'acqua (emerge per circa un uno della sua grandezza totale) viene spinto verso le medie latitudini dai venti e dalle correnti. Le correnti calde ne sciolgono la parte

sommersa, per cui l'equilibrio risulta instabile e bastano urti minimi (in rapporto alle dimensioni) perch un iceberg si capovolga. Inoltre gli iceberg costituiscono un grave pericolo per la navigazione. LA FORMAZIONE

iceberg tipo 1

iceberg tipo 2

La formazione di iceberg in Antartide e nei mari che circondano il Polo Nord, un evento assai comune; di eccezionale possono esserci, a volte, le dimensioni delle masse di ghiaccio che si staccano, che possono essere di parecchie migliaia di km. Gli iceberg si formano in due condizioni: 1) quando ghiacciai terrestri scendono fino al mare, la parte finale della lingua di ghiaccio, a contatto con lacqua marina, inizia a galleggiare, per un fenomeno detto calving: il ghiaccio, infatti, pi leggero dellacqua. Questo provoca la formazione di fratture

nella massa di ghiaccio e il conseguente distacco di porzioni pi o meno grandi. La forma di questo tipo di iceberg in genere irregolare, con una superficie frastagliata e tormentata. 2) quando ghiacciai molto ampi confluiscono tra loro allo sbocco in mare, lunione delle lingue finali origina piatti tavolati di ghiaccio galleggiante, le cosiddette piattaforme (da non confondere con la banchisa, originata da ghiaccio formatosi per congelamento di acqua marina). Grandi piattaforme circondano il continente antartico: la piattaforma di Ross, nel mare omonimo, e di Ronne, nel Mare di Weddell, sono le pi estese. I movimenti di correnti e maree nellacqua sottostante, insieme alla costante spinta esercitata dai ghiacciai che alimentano le piattaforme, causano la fratturazione e la frammentazione delle piattaforme stesse, che ogni anno perdono in questo modo tra i 1450 e i 2000 km3 di ghiaccio (un volume equivalente a circa la met dellacqua potabile consumata in un anno nel mondo). Gli iceberg di questo tipo hanno in genere la forma di piatti tavolati dalla superficie relativamente liscia e regolare.

la parte immersa di un iceberg

Questi ultimi sono tipici della zona antartica, mentre gli iceberg del primo tipo si formano pi facilmente nei mari artici, dove le terre emerse non sono circondate da piattaforme di ghiaccio galleggiante e i numerosi ghiacciai terrestri possono perci sfociare direttamente in mare. Essendo il ghiaccio meno denso dellacqua, gli iceberg galleggiano sulla superficie marina: la parte immersa quindi circa 7- 10 volte (a seconda della differenza di densit tra acqua e ghiaccio) pi alta di quella emersa. Se si considera che alcuni iceberg possono essere alti, rispetto alla superficie del mare, parecchie decine di metri, si comprende bene come lappellativo di montagne di ghiaccio sia particolarmente indicato: un iceberg che mostra una parete di 30 metri, continua, per esempio, sotto il livello del mare, fino a una profondit di pi di 200 metri. Liceberg pi grande mai avvistato un iceberg antartico, osservato nel 1956, che misurava 335 x 97 km, con una superficie di 31.000

km2, pari a quella del Belgio. Dopo la frammentazione di B-15, grande come lAbruzzo, attualmente il primato di gigante dei mari spetta alliceberg C-19A, pi grande della Liguria.

Essendo costituiti da ghiaccio di ghiacciaio, originato, quindi, dalla trasformazione di neve, gli iceberg sono fatti per la gran parte da acqua dolce. Hanno rappresentato in passato unimportante riserva di acqua potabile per le popolazioni dellestremo Nord, come gli Inuit. Anche ora vengono periodicamente riproposti progetti per lo sfruttamento di queste preziose risorse, per esempio rimorchiando iceberg in prossimit di coste di Paesi con scarsit dacqua potabile, tuttavia per ora i costi di queste operazioni risultano ancora molto superiori ai benefici.

immagine della piattaforma di Ross

Una volta staccatisi dal ghiacciaio o dalla piattaforma, gli iceberg vengono sospinti alla deriva dai venti, dalle correnti e dalle maree. Lerosione operata dal vento e dalle onde e la progressiva fusione a cui vanno incontro spostandosi verso latitudini pi calde ne riducono le dimensioni, insieme a ulteriori frammentazioni a causa, per esempio, di violente tempeste o collisioni tra loro o con la terraferma. Il destino degli iceberg quindi quello di ridursi di dimensioni fino a scomparire, ma la loro vita pu essere anche di parecchi anni. A causa della fusione che subiscono con laumentare delle temperature, gli iceberg si osservano soltanto ad alte latitudini. Gli iceberg antartici, per esempio, normalmente non si spingono oltre la cosiddetta convergenza antartica, una fascia a 45-55 di latitudine Sud, ma qualche eccezione sempre possibile: liceberg pi giramondo mai osservato, nel 1894, si spinto fino ad una latitudine di 2630 Sud, nellOceano Atlantico. IL NOME DEGLI ICEBERG Gli iceberg di maggiori dimensioni (i pi interessanti da studiare,

ma anche i pi pericolosi per la navigazione) sono costantemente seguiti e tenuti sotto controllo dai satelliti (ora anche con luso di GPS). Per facilitarne lidentificazione, il NIC (National Ice Center degli USA, che dipende dal Dipartimento della Difesa e dalla NOAA, National Oceanic and Amtosferic Administration, nonch dalla Guardia Costiera statunitense) attribuisce un nome a ciascuno dei nuovi iceberg avvistati. In Antartide, i nomi degli iceberg sono costituiti da una lettera, che identifica la zona di provenienza, e da un numero, che indica il numero progressivo di avvistamento a partire dal 1976, anno in cui stato istituito il servizio di vigilanza, mentre unaltra lettera identifica i figli di successive frammentazioni. Liceberg B-15A, il frammento pi grande (A) di B-15, il quindicesimo iceberg che si formato nel settore B, nella Piattaforma Orientale di Ross. I settori in cui lAntartide stata suddivisa sono, in senso antiorario: A : 0-90W (Mare di Weddell/Bellinghausen)

B: 90W-180 (Piattaforma Orientale di Ross/Amundsen) C: 180-90E (Piattaforma Occidentale di Ross/Wilkesland) D: 90E-0 (Mare di Weddell Orientale/Amery)

mappa dei principali iceberg

Solidi particolari 2: il ghiaccio secco


Un caso particolare di solido: il ghiaccio secco Fonte: http://www.blogalileo.com/come-si-fa-il-ghiaccio-secco/ Il ghiaccio secco costituito da anidride carbonica a bassa temperatura.Generalmente, un blocco di ghiaccio secco ha una temperatura superficiale intorno ai -78,5 C, ma molto dipende dai fattori esterni come temperatura, pressione e grado di umidit dellambiente. A differenza del ghiaccio ottenuto dallacqua, il ghiaccio secco non fonde, ma sublima: passa cio dallo stato solido a quello gassoso, rilasciando anidride carbonica. Queste caratteristiche rendono il ghiaccio secco una soluzione ideale permantenere a temperature estremamente basse la merce durante un trasporto. La sublimazione esclude la possibilit che si formino residui liquidi, che potrebbero contaminare i beni trasportati, e un semplice sistema di aspirazione nel mezzo di trasporto scongiura la possibilit che lambiente si saturi di anidride carbonica.

Ma come si fa il ghiaccio secco? La risposta risiede nelle peculiarit della CO2 e, pi in generale, nelle caratteristiche tipiche dei fluidi. Lacqua, il fluido che forse conosciamo meglio per esperienza diretta quotidiana, in condizioni standard ghiaccia intorno agli 0 C e va in Ghiaccio secco ebollizione intorno ai 100 C. Se la pressione ambientale varia, per, anche il comportamento dellacqua si modifica. Il punto di bollore, per esempio, diminuisce al diminuire della pressione. Dunque, riducendo di molto la pressione, lacqua pu anche bollire a temperatura ambiente. Anche lanidride carbonica si comporta in modo differente a seconda della temperatura e della pressione. A livelli di pressione e temperatura standard, lanidride carbonica si presenta sotto forma di gas, ma oltre le 5,1 atmosfere diventa un liquido. Negli estintori caricati con CO2, per esempio, lanidride carbonica si trova a una simile pressione fino a quando non viene rilasciata nellambiente tornando cos allo stato gassoso a causa del cambiamento di pressione.

http://www.youtube.com/watch?v=kLO5SJ2uxEE Per realizzare il ghiaccio secco si segue un procedimento simile. Lanidride carbonica liquida, contenuta in un contenitore ad alta pressione, viene progressivamente liberata tramite un erogatore. La rapida evaporazione della CO2 sotto forma di gas raffredda repentinamente lanidride carbonica ancora liquida portandola a solidificarsi in tanti fiocchi. Questa neve di CO2 viene poi compressa per aumentarne la densit e dar cos vita al ghiaccio secco.

Le propriet dei liquidi: i vasi comunicanti


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Vasi_comunicanti Il principio dei vasi comunicanti quel principio fisico, scoperto da Stevino, secondo il quale un liquido contenuto in due o pi contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravit, raggiunge lo stesso livello dando vita ad un'unica superficie equipotenziale. L'acqua, come tutti i liquidi, non ha forma propria ma assume la forma del recipiente che la contiene. Per questo motivo, se si versa un liquido in vasi tra loro in comunicazione, anche se di forma diversa (purch di diametro non molto piccolo per evitare che intervengano fenomeni fisici come la capillarit), esso si dispone allo stesso livello in ognuno dei contenitori. Collegato il bacino ad altri vasi, la profondit (oppure ) che il liquido assume

nei vasi comunicanti data ed la stessa indipendentemente dalla forma o diametro del recipiente. rilevante notare che il livello del liquido non dipende dalla distanza fra i vasi ( e sono le altezze del liquido nel bacino e in un vaso comunicante). L'uomo utilizza il principio dei vasi comunicanti per diverse applicazioni. Si riportano di seguito alcuni esempi: Impianti idrici possibile far arrivare l'acqua potabile negli edifici perch il serbatoio generale dell'acqua - nelle citt e nei paesi - situato in posizione elevata e collegato, mediante i tubi della rete di distribuzione, con tutti i punti di utilizzo. Canali L'acqua dei mari e degli oceani della Terra allo stesso livello, tranne piccole differenze. Costruendo canali artificiali come il Canale di Suez o il

Canale di Corinto, l'acqua riempie il canale portandosi allo stesso livello dei mari messi in comunicazione, consentendo alle imbarcazioni di navigare da una estremit all'altra del canale. Spesso tuttavia, ad esempio quando si in presenza di forti dislivelli del terreno, si rende necessaria la costruzione di chiuse, che a loro volta funzionano in base al principio dei vasi comunicanti, come per il Canale di Panama. Chiuse Una chiusa uno sbarramento artificiale che separa due specchi d'acqua con differente livello. La funzione consentire il passaggio di navi e imbarcazioni tra due specchi d'acqua a quote diverse, come avviene ad esempio per la navigazione del Nilo. Pozzi Se si scava un pozzo, l'acqua raggiunge lo stesso livello della falda freatica circostante. Se per mezzo di pompe si provoca un abbassamento del livello dell'acqua nel pozzo, per il principio dei vasi comunicanti anche l'acqua della falda acquifera si abbassa. Nel caso di falde racchiuse tra strati superiori e inferiori impermeabili a

forma di conca, la falda acquifera artesiana si trova imprigionata ed in pressione e non a pelo libero. Scavando un pozzo nell'area di maggiore avvallamento, l'acqua zampilla in superficie. Travaso I liquidi si possono travasare da un recipiente all'altro per sifonamento. Si colloca il recipiente pieno a un livello superiore rispetto a quello da riempire. I due recipienti si mettono in comunicazione per mezzo di un tubo, si fa in modo - ad esempio aspirando con la bocca - che il tubo sia pieno di liquido, si immette il tubo nel recipiente da cui prelevare liquido e avviene il travaso, perch il liquido nel recipiente posto pi in basso cerca di raggiungere lo stesso livello di quello posto pi in alto. L'applicazione ha un uso nel travaso del vino, dell'acqua negli acquari e dello scarico dei bagni. Livella Il principio sfruttato per ottenere uno strumento, molto semplice ma di grande precisione, atto a porre due o pi punti allo stesso livello orizzontale. Costituito da un tubo flessibile alle cui estremit sono collegate

due ampolle cilindriche trasparenti tenute verticali; riempiendo d'acqua il sistema fino a vedere il livello salire a met delle ampolle, possibile rilevare i riferimenti. Pensiamo come mettere in piano un campo sportivo in costruzione, fissata un'ampolla su un angolo e rilevato il riferimento di partenza, spostando l'altra sugli altri tre, si ha la certezza di una messa in piano dei quattro angoli.

Le propriet dei liquidi: la tensione superficiale

Fonte: http://www.focus.it/ambiente/animali/Come_fanno_alcune_specie_di_insetti_a Come fanno alcune specie di insetti a camminare sull'acqua? L'idrometra, i gerridi, le zanzare e altre specie di insetti molto leggeri riescono a camminare sull'acqua senza affondare sfruttandone la tensione superficiale. Questa propriet dell'acqua la conseguenza dell'azione della forza di coesione fra molecole: mentre le molecole all'interno del liquido sono attratte da tutte le parti da altre molecole, quelle poste sulla superficie sono attratte solo dalle molecole sottostanti, venendo quindi richiamate verso il basso. La tensione superficiale fa sembrare i liquidi racchiusi da una membrana elastica, basti pensare alle gocce e al modo in cui si formano. Gli insetti pi

leggeri sfruttano proprio questa propriet elastica per camminare sulla superficie dell'acqua. Osservandoli da vicino, infatti, sembrano pattinare e si nota che in corrispondenza delle zampe la superficie del liquido appare incurvata verso il basso. In pi, molti insetti che camminano sull'acqua sono provvisti di peli superficiali ricoperti di oli, ossia sostanze idrofobe che respingono l'acqua e permettono alla parte terminale delle zampe, costituita da tarso e pretarso, di non affondare.

Le propriet dei liquidi: la capillarit


Fonte: http://www.chimica-online.it/download/capillarita.htm La capillarit un fenomeno che si verifica in tubi sottili con sezione dell'ordine di 1mm2, detti appunti capillari. Immergendo un capillare in un liquido, pu succedere che all'interno del capillare il liquido si posizioni ad un livello pi alto ( il caso dell'acqua) o ad un livello pi basso ( il caso del mercurio) a seconda che il liquido bagni o non bagni le pareti del capillare, a seconda cio che prevalghino le forze di adesione tra le molecole del liquido e il recipiente o le forze di coesione tra le particelle del liquido. La superficie libera del liquido all'interno del capillare, non piana: se il capillare ha sezione circolare, il liquido tende ad assumere una forma di

calotta sferica che pu essere concava come nel caso dell'acqua (si dice in questo caso che il menisco concavo) o convessa come nel caso del mercurio (di dice in questo caso che il menisco convesso).
All'interno di una buretta il menisco concavo

Ai fenomeni di capillarit si riconducono molti fenomeni naturali come l'imbibizione dei corpi spugnosi e il fenomeno della salita della linfa nelle piante. Alcune tecniche analitiche come la cromatografia su carta e la cromatografia su strato sottile si basano sul fenomeno della capillarit .

Approfondimento: la capillarit nelle piante

Fonte: http://www.angolodellavventura.com/regioni/lombardia/progetto/CENTROSTU LE PIANTE, FLUSSO E FUNZIONI DALLE RADICI ALLE FOGLIE da enciclopedia Treccani Acqua nelle piante Nelle piante non c' nessuna struttura che spinge l'acqua fino alle foglie dei rami pi alti e sono ancora le caratteristiche delle molecole di acqua che permettono il trasporto delle sostanze dalle foglie alle radici e dalle radici alle foglie. Nelle piante superiori, si sono sviluppati particolari tessuti di conduzione, ovvero delle strutture attraverso le quali l'acqua pu raggiungere le foglie pi alte e distribuire a tutte le parti della pianta le sostanze organiche sintetizzate nelle foglie. Anche nelle piante non vascolari il trasporto avviene nei due sensi, ma i tessuti di conduzione sono menodifferenziati. Negli alberi ad alto fusto, come ad esempio le esemplari sequoie, l'acqua

deve percorrere distanze che possono raggiungere anche diverse decine di metri. I meccanismi che contribuiscono alla risalita dell'acqua sono diversi, e ancora una volta ricollegabili alle sue caratteristiche microscopiche. L'acqua del terreno, infatti, passa per osmosi all'interno dei peli radicali attraverso la membrana costituita dalle cellule epidermiche. I peli radicali, quindi, assumono dal terreno soluzioni di ioni inorganici e di piccole molecole di sali minerali, permettendo l'instaurarsi di un flusso mantenuto dalle differenze di concentrazione tra l'esterno (soluzioni poco concentrate nel terreno) e l'interno della pianta (soluzioni molto concentrate nelle cellule). Si genera cos quella che viene definita 'pressione radicale' che pu essere sufficiente a spingere l'acqua fino ad altezze modeste, ma che non certo in grado di farle raggiungere le sommit di grossi alberi o dei lunghi steli delle piante rampicanti. La pressione richiesta in questi casi molto ingente e di gran lunga pi elevata di quella sviluppata per osmosi, n il fenomeno pu essere spiegato con l'aspirazione: anche il vuoto assoluto all'interno dell'albero non

potrebbe sollevare una colonna d'acqua a pi di 10 metri. Dati i minuscoli diametri dei vasi xilematici in cui scorrono acqua e sali minerali, le forze di capillarit possono svolgere un ruolo importante e, affiancandosi alla pressione radicale, contribuire a potenziare l'ascesa della linfa. Le caratteristiche polari delle molecole di cellulosa, costituente principale delle pareti cellulari delle piante, rendono questa sostanzaaltamente idrofilica e in grado, quindi, di instaurare forze di adesione particolarmente intense con le molecole d'acqua. Ma anche prendendo in considerazione la capillarit non si riesce a dar conto della risalita delle molecole d'acqua fino a quote considerevoli. C'e bisogno di un ulteriore forza trainante che faccia arrivare la linfa fino alla sommit della chioma. Cos le piante sfruttano attivamente la perdita d'acqua che ha luogo a livello delle foglie, traendo vantaggio dalla tendenza alla disidratazione che rappresenterebbe un potenziale problema. Proprio dalla superficie delle foglie esposte all'aria l'acqua evapora continuamente attraverso particolari aperture: gli stomi. Questo fenomeno, chiamato traspirazione viene regolato dalla maggiore o minore apertura degli stomi stessi: se sono aperti l'acqua lascia la foglia in forma di vapore, se sono chiusi, l'acqua rimane trattenuta al suo interno e si evitano perdite eccessive di liquido. Il passaggio delle molecole dalla foglia all'atmosfera nel corso della

traspirazione crea, a causa del grandissimo grado di coesione interno, una situazione di squilibro e di 'tensione' che concretamente risulta in una forza diretta verso l'alto che attrae l'acqua nella parte alta del sistema vascolare, vincendo la forza di gravit. Cos il flusso d'acqua, trascinato dalle molecole che stanno evaporando, scorre senza frammentarsi dalla base dell'albero alla chioma. L'acqua resiste a questa tensione come un elastico teso che si deforma ma non si rompe a causa della fitta rete di legami idrogeno che la mantiene coesa. Il mantenimento di una colonna continua di liquido fondamentale per la sopravvivenza della pianta: un'interruzione dovuta, per esempio, alla presenza di bolle che ostruissero il passaggio, provocherebbe la separazione in due spezzoni della colonna stessa con la parte inferiore che non potrebbe pi essere richiamata verso la chioma. La struttura altamente interconnessa dei vasi xilematici (la possibilit cio di trovare strade alternative in caso di interruzione), il piccolo diametro dei tubicini che li compongono, e una sostanziale impermeabilit delle pareti dei tubicini che non lascia disperdere l'acqua nei tessuti vegetali, garantendo che non ci siano perdite n di acqua n di pressione lungo il percorso, costituiscono le raffinate difese che le piante hanno evoluto per evitare la formazione di tali bolle e i loro effetti. Pressione radicale e traspirazione cooperano alla salita dell'acqua fino alle

foglie: l'una spinge dal basso, l'altra tira dall'alto. Dalle radici che forniscono costantemente nuova soluzione salina fino ai germogli apicali, la pianta quindi percorsa da un flusso continuo di acqua che, attraverso la traspirazione, si disperde nell'ambiente. Questo fenomeno ha delle dimensioni difficilmente immaginabili: un modesto albero di betulla traspira pi di trecento litri d'acqua al giorno, molta pi di quella che evaporerebbe dal suolo nudo; cos anche una semplice pianta di grano, che pesa meno di mezzo chilo al momento del raccolto, ha assunto, trasportato e liberato nell'atmosfera quasi due quintali di acqua durante la sua vita.

Esperimento su capillarit: la cromatografia

Fonte: http://www.liceodavincitv.it/attivi/les/mostra/mostra2/schede01/cromatog.h Area Chimica A.s. 2000-2001 Scuola: Scuola media "L. Coletti" - Treviso Classe: I H Insegnante: Irma Pellegrini

Cromatografia su carta
Preparazione di un estratto di pigmenti colorati di foglie e fiori Materiali: mortaio con pestello, pipetta, bottigliette con contagocce in cui raccogliere l'estratto di foglie, carta da filtro, imbuto, beuta. Preparazione: preparare l'estratto di foglie verdi o di fiori

sminuzzandoli e pestandoli con un po' di etanolo nel mortaio; filtrare l'estratto e conservarlo in una bottiglietta. Cromatografia dell'inchiostro (su striscia) Materiali: becher da 50 ml, carta da filtro a dischi, alcool etilico, estratti di pigmenti naturali, pennarelli ad alcool colorati, forbice.

Preparazione: ritagliare da un disco di carta da filtro un pezzo a forma di fungo, in modo che il "gambo" entri nel becher ed il "cappello" resti appoggiato sul suo bordo. Inserire nel becher la carta da filtro dopo avervi disegnato con un pennarello colorato una linea di inchiostro (o avervi versato delle gocce di un estratto colorato) alla distanza di circa 1,5 cm dall'estremit inferiore del "gambo". Attenzione: la striscia di carta da filtro deve pescare nel solvente senza che quest'ultimo tocchi la linea colorata. Aspettare che l'inchiostro (o l'estratto) si separi in diverse bande colorate (circa 5/10 minuti).

Cosa accade
Perch l'alcool sale

Le molecole di alcool si "arrampicano" lungo le fibre della carta perch stabiliscono con esse particolari legami. In generale questo fenomeno, chiamato capillarit, permette la risalita di alcuni liquidi lungo "tubicini" molto sottili detti appunto capillari. In natura la capillarit favorisce la risalita dell'acqua lungo le radici e gli steli di una pianta.

Perch si formano le bande colorate Le sostanze che compongono i pigmenti hanno una diversa "simpatia" per le molecole di alcool e quindi si lasciano trascinare pi o meno facilmente, depositandosi a distanze diverse rispetto al punto di partenza. Quelle con maggiore "affinit" per l'alcool vanno pi lontano. In questo modo i diversi pigmenti colorati si separano gli uni dagli altri.

Esperimento: i fluidi non newtoniani


Fonte: http://www.manuelmarangoni.it/onemind/251/tutorial-fluido-nonnewtoniano/ Sappiamo tutti che mescolando dellacqua con un cucchiaino, questa non cambier la sua resistenza a seconda della velocit con cui girate. Che mescoliate piano o con pi vigore la resistenza che incontrate sar sempre la stessa. Fluidi di questo tipo sono detti newtoniani e li possiamo osservare nella vita di tutti i giorni: ne un esempio lolio, ma anche laria che respiriamo. Il loro grado di viscosit segue una costante, cio che non varia con la velocit con cui si misura. Dipende unicamente dalla temperatura e dalla pressione alle quali sono sottoposti (oltre, ovviamente, alla loro composizione chimica), mentre la forza che li colpisce ininfluente.

Esistono per fluidi che si comportano diversamente. A seconda della forza applicata la loro resistenza aumenta o diminuisce. Prendendo lesempio di prima, se al posto dellacqua mettiamo un fluido di questo genere, pi velocemente ruotiamo il cucchiaino e pi ci sar difficile mescolare, fino ad arrivare a un punto in cui ci sar addirittura impossibile mescolare. Laspetto pi affascinante che, una volta smesso di mescolare, il fluido ritorna al suo stato originario (liquido). Questi fluidi sono detti non newtoniani. Qualche esempio? Nellindustria farmaceutica vengono usati per preparare unguenti ed emulsioni. Anche il nostro sangue pu essere considerato un fluido di tipo non newtoniano. Ma se per curiosit intendete provare di persona leffetto di un fluido non newtoniano, con una semplice combinazione di ingredienti da cucina e una spesa di un euro potete creare una sostanza che si comporta allo stesso modo.

http://www.youtube.com/watch?v=f2XQ97XHjVw Procuratevi dellamido di mais o di fecola di patate, versatela in una bacinella e aggiungete dellacqua. La proporzione deve essere di 1 kg ogni 1,25 kg di amido. Se per esempio usate 250 g di amido, vi occorrer circa 200 g di acqua. Una volta aggiunta lacqua, mescolate lentamente fino a creare una poltiglia simile alla pasta per torta. Se la soluzione stata preparata correttamente, potete adesso dare il via al vostro esperimento. Provate innanzitutto a immergere lentamente un dito nel composto: affonder come se fosse un liquido qualsiasi. Immergete poi il dito con una forza maggiore ed ecco la sorpresa: il liquido si indurisce allistante al momento dellimpatto. Leffetto sar pi evidente se cercate di colpirlo con un pugno o, ancora, se ne prendete una parte tra le mani e lo sfregate fino a creare una pallina. Non appena smettete di sfregare, il fluido ritorner liquido e vi cadr dalle mani. Trattandosi di una sospensione, il fluido perder le sue propriet nellarco di qualche ora e lamido si depositer sul fondo. Baster comunque mescolare ancora per riottenere lo stesso effetto.

Su larga scala, i fluidi non newtoniani possono creare effetti stupefacenti. Pensate per esempio di riempire una piscina con una quantit proporzionata di amido. Se qualcuno vi camminasse sopra velocemente, rimarrebbe sospeso sulla superficie e potrebbe raggiungere laltra sponda della piscina come se stesse attraversando una solida strada. Questo comportamento (il fatto di diventare solido allimpatto violento) chiamatonon tissotropico. Il suo uso non si limita al divertimento, perch come qualsiasi legge fisica pu trovare un impiego in ambito commerciale e, soprattutto, militare. In un articolo del Telegraph del 27 febbraio 2009 scritto che il Ministero della Difesa britannico ha finanziato unazienda affinch costruisse dei giubbotti capaci di irrigidirsi in caso di impatto violento, diventando impenetrabili. La loro rapidit di trasformazione tale che nemmeno un proiettile riuscirebbe a oltrepassarli: al contatto si solidificherebbe creando una barriera durissima. Ma i fluidi non newtoniani trovano applicazione anche in campo civile. Vi mai capitato di perdere la presa sul cellulare e di farlo cadere a terra, rischiando di mandarlo in pezzi? Se fosse tenuto in una custodia contenente il fluido adatto, limpatto la renderebbe resistente e offrirebbe un cuscinetto di protezione.

Gli aeriformi
Fonte: http://www.chimicare.org/curiosita/la-chimica-dei-materiali/dalgas-ideale-ai-vapori-natura-e-proprieta-generali-degli-aeriformi/ DEFINIZIONI palloncino chiuso contenente azoto biossido (sinistra) ed aria (destra) Quello gassoso costituisce uno degli stati di aggregazione fondamentali il pi semplice della materia, almeno di quella materia poco meno che esotica che siamo soliti immaginare organizzata in atomi. Esattamente come per gli altri stati di aggregazione della materia (liquido e solido) anche un gas pu essere composto da singoli atomi ovvero da specie chimiche monoatomiche come per esempio

i gas nobili oppure da pi atomi legati fra loro da un legame chimico, ovvero da molecole. In questo secondo caso possiamo avere molecole omoatomiche, composte da due o pi atomi dello stesso elemento legati fra loro (es. N2) oppure da atomi di elementi diversi come nel caso dellanidride carbonica. Spesso si fa una certa confusione tra i concetti di gas e di vapore, utilizzando questi termini un po come sinonimi luno dellaltro. In verit entrambe le condizioni di esistenza della materia comunemente definita aeriforme sono accomunate dal fatto che entrambi tendono ad occupare virtualmente tutto il volume nel quale sono confinati, adattando la distanza e quindi la rarefazione spaziale tra le particelle in funzione dellentit di questo volume. Una distinzione tra gas e vapore della stessa sostanza pu essere effettuata sia su base teorica che sperimentale. Per definizione, una sostanza di tipo aeriforme considerata gas quando esso si trova ad una temperatura superiore a quella nota come temperatura critica, mentre considerato vapore quando si trova ad una temperatura inferiore a questa. D a un punto di vista sperimentale, un gas non condensabile, cio non pu

essere portato allo stato liquido comprimendolo a temperatura costante (si ricorda, per inciso, che per compressione un gas tenderebbe ad aumentare la sua temperatura). Al contrario, un vapore diventa liquido quando sufficientemente compresso a temperatura costante. Empiricamente, quando una sostanza inizia a liberarsi allo stato aeriforme dalla corrispondente fase liquida ad esempio in seguito a riscaldamento o anche per sublimazione, quello che si sviluppa sar senzaltro un vapore. Solo a temperature nettamente superiori la stessa sostanza potr trovarsi allo stato di gas. A titolo di esempio, lacqua a pressione ambientale sar in condizioni di vapore dai 100C ai 374C circa (che corrisponde alla temperatura critica di questa sostanza), mentre si comporter come gas a temperature superiori a questultima, fino alla sua eventuale decomposizione. COSIDERAZIONI ESTERIORI SUI GAS

Dal punto di vista del comportamento, osservabile anche esteriormente, una sostanza allo stato gassoso di differenzia rispetto alla stessa sostanza in un altro stato di aggregazione (es. liquido o solido) per via della tendenza manifestata dal gas ad occupare virtualmente tutto lo spazio disponibile. Va da s che come i liquidi, anche i gas assumeranno la forma del contenitore nel quale sono posti. Un gas mostra una tendenza macroscopica a spostarsi, o meglio ad espandersi in tutte le direzioni, ben maggiore di quella di un liquido e, a differenza di questo, sembrerebbero almeno in apparenza immuni alla forza di gravit, tanto che se togliamo il tappo da un contenitore pieno di gas appoggiato su di un tavolo in una stanza, dopo un po di tempo il gas si sar diluito in tutto il volume del locale, dal pavimento al soffitto. In realt sappiamo che la stessa aria risulta costituita da gas, precisamente da una miscela gassosa composta prevalentemente dalla molecola biatomica di azoto, seguita in ordine di concentrazione da quella biatomica di ossigeno: di conseguenza il fatto che un gas possa espandersi liberamente in modo uniforme e con la stessa velocit verso laltro e verso il basso fortemente determinata dalla sua densit relativa (peso per unit di volume) nei confronti dellaria. Da qui il fatto che lelio e lidrogeno tendono a salire rispetto allazoto dellaria, mentre gas pesanti come ad esempio il

monossido di azoto e tanti altri che caratterizzano latmosfera urbana inquinata dal traffico stradale, tendono a ristagnare verso il basso. In una stanza dove venisse praticato il vuoto, ovvero dove laria risultasse assente, un palloncino riempito di elio ed uno riempito di aria tenderebbero entrambe ad adagiarsi al suolo. Approfondimenti

EQUAZIONE DI STATO
Pressione, volume, temperatura ed infine il numero di entit chimiche separate (es. molecole) che caratterizzano una porzione di gas isolato, sia esso inteso come ideale oppure come reale, sono quattro grandezze strettamente correlate fra loro, tanto che non se ne pu far variare una senza che almeno unaltra vari anchessa di conseguenza. A partire dalla fine del XVIII secolo furono diversi i fisici europei che descrissero, tramite le leggi che oggi prendono il loro nome, specifici comportamenti dei gas in relazione alla variazione di parametri fisici quali la temperatura, la pressione, il volume a disposizione ed infine anche unico parametro che si potrebbe definire chimico il numero di moli della sostanza gassosa.

I fisici Gay-Lussac, Charles e Volta, quasi contemporaneamente seppur con sperimentazioni diverse, dimostrarono che, a pressione costante, il volume di un gas aumenta linearmente con la temperatura. Si tratta un po delleffetto della mongolfiera, che non si gonfia perch in pressione (infatti ampiamente aperta verso il basso) ma grazie al fatto che laria o in generale la miscela gassosa soffiata dentro ad essa a temperatura sensibilmente pi alta di quella dellambiente esterno al pallone. I fisici Boyle e Mariotte osservarono, anchessi quasi simultaneamente, qualcosa che oggi ci appare ancora pi familiare: quando comprimiamo un gas in uno spazio chiuso, riducendone in volume, ovviamente operando a temperatura costante, la pressione del gas aumenta (vedi video).

E il caso delle pompe volumetriche, come ad esempio quelle che utilizziamo per gonfiare le ruote della bicicletta: dal momento che il cilindro con pistone della pompa collegato alla camera daria della

bicicletta, quando imprimiamo forza sul pistone delle pompa il volume complessivo a disposizione gas diminuisce (laria viene spostata tutta nel solo pneumatico) e la sua pressione di conseguenza cresce. Allo stesso modo se proviamo a tappare con un dito una siringa di plastica (senza ago!) mentre spingiamo sul pistoncino per rimuoverne laria, sentiremo una pressione che cresce proporzionalmente a quanto avremo ridotto il volume della siringa a sua disposizione. Infine ancora i fisici Gay-Lussac e Volta notarono che se vincoliamo come costante il volume di un gas (ad es. in un contenitore con le pareti rigide) la sua pressione cresce linearmente con la temperatura. E il motivo per cui se mettiamo a scaldare una bomboletta che contiene un gas, anche non infiammabile quindi anche semplicemente aria, rischiamo di provocarne lesplosione, o per lo meno la rottura. Espressa in modo matematico, questa legge si pu riassumere come: p*V=costante Dalla quale si comprende facilmente che, per mantenere il valore costante del prodotto, qualsiasi esso sia, un aumento della pressione deve corrispondere ad unequivalente riduzione del volume, e viceversa.

http://www.youtube.com/watch?v=Mytvt0wlZK8 Tutte queste descrizioni di effetti, pur sempre singolarmente validissime, sono infine state riunite in ununica legge, che prende il nome di Legge dei Gas Perfetti, rappresentata dalla celeberrima equazione: pV=nRT In questa equazione compaiono due termini moltiplicativi che non figuravano in modo esplicito nelle tre leggi parziali precedentemente sviluppate: n ed R. n sicuramente il legame pi forte tra la fisica dei gas e la loro natura chimica, in quanto costituito dal numero di moli della specie chimica gassosa contenute nel sistema gassoso esaminato. Estraendo n dallequazione di stato dei gas ideali si ottiene: n = (pV)/(RT) che ci offre la possibilit di calcolare quante moli di gas sono contenute nel nostro sistema conoscendo solo i valori di pressione di volume e di temperatura, o addirittura il peso molecolare del gas (ammesso che si tratti di una specie chimica pura e che questa rispetti sufficientemente le condizioni di idealit) conoscendo il peso del gas introdotto.

R non costituisce invece un fattore da misurare nei singoli esperimenti, bens una costante di proporzionalit, che assume valori numerici differenti a seconda delle unit di misura adottate per gli altri tre parametri (p, V, T), mentre n sempre espresso come numero di moli. Essa prende il nome di costante universale dei gas, o semplicemente di costante dei gas. Quando il volume espresso in litri (L), la pressione in atmosfere (atm) e la temperatura in gradi Kelvin (K), essa assume il valore di 0,0820784. Nel caso pi raccomandabile in base alle convenzioni internazionali, ovvero con il prodotto pressione*volume espresso nel suo insieme in Joule (J) e la temperatura in gradi Kelvin (K), la costante R assume il valore di 8,314472. Si pu facilmente realizzare un esperimento utilizzando un gas in condizioni non troppo dissimili da quelle ideali, dove previa la misurazione dei valori di p, V, T ed n possibile stimare sperimentalmente il valore della costante R dei gas. Il fatto di essere riusciti a concepire unequazione unica per descrivere il comportamento del gas ideale ci consente infine di svincolarci da quelle piccole clausole che caratterizzavano tutte e tre le leggi precedentemente esposte, ovvero quella di Boyle-Mariotte e le due di Volta-Gay-Lussac: il fatto che la loro validit individuale fosse condizionata dallinvarianza di

uno dei fattori in gioco, ovvero la pressione quando si facevano variare il volume e la temperatura, il volume quando si facevano variare la pressione e la temperatura, ed infine la temperatura quando si facevano variare la pressione ed il volume.

Sitografia
http://www.oilproject.org/lezione/materia-passaggio-fase-solidi-liquidigassoso-liquefazione-fusione-sublimazione-5039.html http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_della_materia http://giuseppemerlino.wordpress.com/2011/09/09/stati-di-aggregazionedella-materia-e-passaggi-di-stato/ http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo5d_04/Antartide/iceberg.htm http://www.blogalileo.com/come-si-fa-il-ghiaccio-secco/ http://it.wikipedia.org/wiki/Vasi_comunicanti

http://www.focus.it/ambiente/animali/Come_fanno_alcune_specie_di_insetti_a http://www.chimica-online.it/download/capillarita.htm

http://www.angolodellavventura.com/regioni/lombardia/progetto/CENTROSTU

http://www.liceodavincitv.it/attivi/les/mostra/mostra2/schede01/cromatog.h http://www.manuelmarangoni.it/onemind/251/tutorial-fluido-nonnewtoniano/ http://www.chimicare.org/curiosita/la-chimica-dei-materiali/dal-gasideale-ai-vapori-natura-e-proprieta-generali-degli-aeriformi/