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LA MATERIA

LA MATERIA 1.B PRE-TEST 1.C OBIETTIVI 1.1 COS LA MATERIA? 1.2 CORPI E SOSTANZE
1.2.1 CORPI PURI E MISCELE 1.2.2 LE SOSTANZE

1.3 LIDEA DI ELEMENTO E LA SUA EVOLUZIONE STORICA 1.V VERIFICA SE HAI CAPITO

ESERCIZI

LA MATERIA
1.B PRE-TEST
Individua tra le specie seguenti le sostanze, distinguendole in sostanze semplici e sostanze composte: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. acqua di mare acido solforico diamante bronzo aria acqua distillata zolfo Soluzione esistere; comprendere il modello particellare della materia in riferimento alle trasformazioni fisiche; distinguere i corpi puri dai corpi non puri; sapere che cosa si intende per fase; riconoscere un miscuglio omogeneo da uno eterogeneo; comprendere lidea di sostanza e distinguere tra sostanze semplici e sostanze composte; usare in modo corretto il termine elemento.

1.1 COS LA MATERIA?


Se si chiedesse a qualcuno di spiegare cos la materia, probabilmente ci risponderebbe: Tutto quello che ci circonda; questo, tuttavia, non direbbe nulla di preciso su cosa sia la materia e su quali siano le sue caratteristiche peculiari. Volendo, ad esempio, descrivere in modo oggettivo loggetto sedia, potremmo individuare gli elementi essenziali che la caratterizzano, e cio un piano orizzontale dove ci si siede, collegato ad un elemento perpendicolare, dove

1.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: conoscere gli attributi essenziali della materia e le caratteristiche dei tre stati fisici in cui questa pu

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appoggiarsi; il tutto appoggiato su quattro elementi verticali di altezza opportuna. Avremmo cos espresso gli attributi essenziali che permettono di identificare un certo oggetto come una sedia, inserendolo in una certa categoria e collegandolo con il concetto di sedia. Procedendo in modo simile per la materia, vanno individuati i suoi attributi essenziali, che la rendono materia e non qualcosaltro. Questi ATTRIBUTI possono essere sintetizzati cos: la materia caratterizzata da tre stati fisici (solido, liquido, gassoso); possibile passare da uno stato allaltro in opportune condizioni; ci avviene attraverso trasformazioni invertibili; in queste trasformazioni si ha sempre conservazione della massa.

vapore acqueo (gas); gli stati fisici sono caratterizzati da alcuni attributi macroscopici essenziali che permettono di distinguerli uno dallaltro in modo immediato. SOLIDI: hanno forma, massa e volume definiti e non sono compressibili.

LIQUIDI: hanno massa e volume definiti, assumono la forma del recipiente e sono poco compressibili.

GAS: hanno massa definita, non hanno un volume definito, ma occupano tutto lo spazio disponibile (devono, quindi, essere conservati in recipienti chiusi), assumono la forma del recipiente e sono molto compressibili.

I corpi, quindi, possono esistere in tre stati fisici: se consideriamo, ad esempio, H2O, questa potr essere sotto forma di ghiaccio (solido), acqua (liquido) e

Da sempre, gli scienziati hanno cercato di interpretare i fenomeni del mondo naturale con modelli e teorie che spiegassero in modo unitario una serie di fenomeni apparentemente molto diversi

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tra loro. Lobiettivo era quello di calare nella complessit delle osservazioni uno schema interpretativo globale. In relazione agli stati fisici della materia ed alle trasformazioni che permettono di passare da uno stato allaltro, stato elaborato un modello semplice che permette non soltanto di interpretare i fenomeni osservati, ma anche di avanzare previsioni su altri fenomeni. Si tratta del MODELLO PARTICELLARE Gli assiomi fondamentali di questo modello sono i seguenti: 1. Tutti i corpi sono costituiti di particelle. 2. Una particella indivisibile. 3. Una particella conserva sempre la propria forma, cio indeformabile. 4. Una particella di un determinato corpo ha un volume definito, diverso da quello della particella di un altro corpo. 5. Una particella di un determinato corpo ha sempre una certa massa, diversa da quella della particella di un altro corpo.

Un certo corpo puro sar costituito sempre da particelle dello stesso tipo, che tuttavia saranno organizzate in modi diversi a seconda dello stato fisico: nello stato solido disposte in modo ordinato molto vicine le une alle altre; un po pi lontane, ma ancora vincolate, nello stato liquido; completamente libere di muoversi nel gas. Possiamo riconoscere queste caratteristiche nellacqua che, pur essendo costituita sempre da particelle dello stesso tipo, si presenta con le caratteristiche tipiche dei solidi, dei liquidi o dei gas, a seconda che sia sotto forma di ghiaccio, acqua o vapore acqueo, rispettivamente.

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a) stato solido

b) stato liquido

c) stato gassoso

La materia, quindi, pu essere definita a partire dai suoi attributi caratteristici ed soggetta a trasformazioni di vario genere: esistono TRASFORMAZIONI CHIMICHE e TRASFORMAZIONI FISICHE, per il momento ci concentriamo soltanto su queste ultime, che possono essere messe in relazione con i passaggi di stato. Le trasformazioni chimiche (o reazioni chimiche) verranno introdotte successivamente.

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materia corpo (porzione di materia)

corpo puro (una sola sostanza)

miscela (pi sostanze)

sost. semplice (un solo elemento)

sost. composta (pi elementi)

m. omogenea (una fase)

m. eterogenea (pi fasi)

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1.2 CORPI E SOSTANZE
1.2.1 CORPI PURI E MISCELE

costituito da pi sostanze diverse, ciascuna delle quali mantiene la propria identit e pu, attraverso un metodo adatto, essere separata dalle altre. Per distinguere i diversi tipi di miscele, definiamo la FASE come: una porzione di materia separata dalla parte restante per mezzo di superfici definite; ogni punto di una fase caratterizzato dalle stesse propriet fisiche. Esistono, quindi, miscele OMOGENEE, costituite da una sola fase, e miscele ETEROGENEE, in cui sono presenti pi fasi. Nelle miscele omogenee ogni parte presenta le stesse propriet fisiche, mentre in quelle eterogenee possibile distinguere parti che hanno propriet fisiche diverse. Consideriamo ora alcuni esempi. Laria una miscela di gas, costituita prevalentemente da azoto ed ossigeno, e da altre specie gassose (ad esempio, gas nobili, biossido di carbonio, vapore acqueo, ecc.), presenti in quantit inferiore. E una miscela omogenea in quanto tutte le

La materia, che abbiamo descritto nei suoi attributi essenziali, costituita da corpi; un CORPO una porzione limitata di materia Nellambito dei corpi, possibile distinguere tra corpi PURI e corpi NON PURI: un CORPO PURO costituito da particelle di un unico tipo e pu essere anche indicato con il termine sostanza (pura) (N.B. in questo caso lattributo pura non strettamente necessario, ed assume un significato diverso da quello comunemente inteso); un corpo puro quindi costituito da una sola sostanza.

un CORPO NON PURO (che pu essere chiamato anche MISCELA o miscuglio) invece

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sostanze che la compongono sono in fase gassosa. Sciogliendo un po di zucchero in acqua otteniamo un altro esempio di miscela omogenea: generalizzando si pu dire che le soluzioni sono miscele omogenee. Daltra parte, se mescoliamo lacqua con una sostanza non solubile, si ottiene una miscela eterogenea tra solido e liquido che prende il nome di sospensione. Nel caso di due o pi liquidi, si ha un sistema omogeneo solo se questi sono completamente miscibili tra loro; la miscela acqua-olio rappresenta invece un esempio di sistema eterogeneo, in quanto lolio tende a galleggiare e non si mescola con lacqua. Sbattendo energicamente i due liquidi si pu ottenere unemulsione, ma se questa non viene pi agitata le due componenti tendono spontaneamente a separarsi. I metodi di separazione delle sostanze che costituiscono le miscele variano a seconda che queste ultime siano omogenee o eterogenee: ad esempio, i componenti di una miscela di sabbia ed acqua possono essere separati per filtrazione, mentre per separare il sale disciolto nellacqua di mare necessario ricorrere ad una trasformazione fisica, come la distillazione, allontanando lacqua sotto forma di vapore.
1.2.2 LE SOSTANZE

I termini corpo puro e sostanza sono stati precedentemente indicati come due modi equivalenti per esprimere lo stesso concetto. Cerchiamo ora di precisare meglio il significato di SOSTANZA. La sostanza pu essere definita secondo due livelli: Livello empirico Livello particellare Sul piano empirico, le sostanze sono caratterizzate da propriet ben definite (ad esempio, il punto di ebollizione e di fusione, la densit, ecc.) diverse tra una sostanza e laltra, ma che non variano in porzioni diverse della stessa sostanza.

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PROPRIETA FISICHE DI ALCUNE SOSTANZE

Sostanza Carbonato di calcio (CaCO3) Alluminio metallico (Al) Cloruro di sodio (NaCl) Quarzo (SiO2)

Densit

Punto di fusione (C)

Punto di ebollizione (C)

2,710

1339

898

2,702

660

2467

2,165

801

1413

2,635

1610

2230

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Se, ad esempio, sottoponiamo lacqua di mare (che una miscela omogenea) a distillazione, otteniamo un liquido che ha sempre le stesse caratteristiche esteriori e che caratterizzato da propriet costanti, indipendentemente dalle condizioni in cui stata realizzata la distillazione o dalle caratteristiche della soluzione di partenza. Quindi, le sostanze (in questo caso, lacqua) conservano la loro identit quando vengono sottoposte a trasformazioni fisiche. Notiamo che solo le sostanze sono caratterizzate da propriet costanti; le miscele delle stesse sostanze, invece, possono presentare di volta in volta composizione percentuale diversa, a cui corrisponderanno propriet diverse. Passando al livello microscopico, possiamo affermare che una sostanza costituita da unit strutturali di un unico tipo Le unit strutturali possono essere atomi, molecole o ioni; i concetti di atomo, molecola, e ione, che verranno ampiamente ripresi, non sono stati ancora definiti, cos come quello di elemento, su cui ci soffermeremo tra poco. Diamo, quindi, alcune definizioni: ATOMO: la pi piccola particella costitutiva di un elemento ed caratterizzato da specifiche propriet chimiche.

MOLECOLA: generalmente, corrisponde ad un agglomerato definito e strutturato di atomi che pu esistere in modo indipendente; caratterizzata da specifiche propriet chimiche dovute agli atomi presenti nel loro insieme. La decomposizione della molecola negli atomi che la costituiscono fa venir meno le sue propriet chimiche. IONE: particella dotata di carica.

ELEMENTO: pu esistere sotto forma di diversi isotopi, caratterizzato da un simbolo e da un numero dordine (il numero atomico), che ne

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determina la posizione nella Tavola Periodica; gli atomi di un certo elemento hanno tutti lo stesso numero atomico. Unultima distinzione permette di riconoscere SOSTANZE SEMPLICI e SOSTANZE COMPOSTE:

costitutiva di un elemento chimico). Il prossimo passo quello di approfondire il concetto di elemento; daltra parte, latomo dovr essere studiato nella sua struttura (struttura atomica).

1.3 LIDEA DI ELEMENTO E LA SUA EVOLUZIONE STORICA


I FILOSOFI ANTICHI, volendo spiegare il mondo reale con un numero limitato di principi, fecero ricorso ad entit immateriali, che vennero definite con il nome di Elementi; Talete identific questo principio originario con lacqua, Anassimene con laria, Eraclito con il fuoco. Secondo unaltra scuola di pensiero, rappresentata in particolare da Empedocle, la realt nelle sue diverse manifestazioni era il risultato della combinazione secondo proporzioni variabili di quattro principi: la terra, lacqua, il fuoco e laria. Questa impostazione ebbe grande influenza in diversi campi del sapere per molti secoli, e si ritrova, anche se con un taglio diverso, in Platone e in Aristotele.

Le unit strutturali delle sostanze SEMPLICI sono o atomi o molecole di un solo elemento, generalmente formate da due o pi atomi uguali (es. O2, diossigeno, O3, ozono, Cl2, dicloro, ecc.); i gas rari (He, Ar, ...) formano molecole monoatomiche. Le unit strutturali delle sostanze COMPOSTE sono molecole formate da atomi di pi elementi diversi (ad esempio, H2O, NaCl, ecc.). Abbiamo quindi stabilito un legame tra sostanza semplice ed elemento (una sostanza semplice formata da molecole di un solo elemento), e tra elemento ed atomo (latomo la pi piccola particella

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LAVOISIER (nel XVIII secolo) propone una definizione di elemento legata alla pratica sperimentale e ad un approccio di tipo scientifico; lelemento associato con lidea di termine ultimo a cui pu giungere lanalisi. Sono ritenuti elementi tutte le sostanze che i metodi sperimentali a disposizione non hanno ancora permesso di decomporre. Lo sviluppo delle tecniche potrebbe rivelare che specie considerate come elementi sarebbero invece sostanze composte. Il termine elemento viene usato da Lavoisier come sinonimo di sostanza semplice. Con la scoperta della STRUTTURA DELLATOMO e degli ISOTOPI lidea di elemento non pi sinonimo di sostanza semplice: viene quindi caricata di nuovi significati ed associata al numero atomico (cio il numero delle cariche positive del nucleo), che permette di spiegarne la posizione nella Tavola Periodica partendo dalla struttura elettronica. Gli isotopi sono specie atomiche caratterizzate da uno stesso numero atomico (Z), ma da diverso numero di massa (A = neutroni + protoni), dovuto ad un diverso numero di neutroni nel nucleo; essendo lelemento definito dal proprio numero atomico, di uno stesso elemento possono esistere diversi isotopi. Ad ogni isotopo (livello microscopico) corrisponde una sostanza semplice (livello macroscopico), caratterizzata da alcune propriet specifiche. Ad esempio, allunico elemento idrogeno (Z = 1), sono in realt associate tre sostanze semplici caratterizzate da propriet proprie: idrogeno H (A = 1) deuterio D (A = 2) trizio T (A = 3) Generalmente gli isotopi di una certa specie atomica sono rappresentati da un unico simbolo; in questo senso, lidrogeno rappresenta uneccezione, in quanto i diversi isotopi vengono indicati con simboli diversi. Quindi, i termini sostanza semplice ed elemento, spesso usati come sinonimi anche in molti testi di chimica, esprimono concetti che

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andrebbero invece distinti. Nella speranza che in futuro si arrivi ad una maggiore chiarezza, questo esempio sottolinea lo stretto legame tra i concetti ed il linguaggio usato per esprimerli, ed invita ad un approccio critico anche delle espressioni pi abituali. rame (Cu) sale da cucina (NaCl) 1.V.3 Riconosci le miscele omogenee e quelle eterogenee: acqua + zucchero completamente sciolto acqua + sale insolubile acqua + metanolo (miscibili) acqua + olio (immiscibili)

1.V VERIFICA SE HAI CAPITO


1.V.1 Applica il concetto di sostanza e riconosci le sostanze pure: acqua acqua + zucchero acqua + sale acqua + limatura di ferro 1.V.2 Tra le specie chimiche seguenti, indica quali sono sostanze semplici e quali sostanze composte: ferro (Fe) acqua (H2O)

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Soluzione Pre-Test 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. miscela omogenea o eterogenea sostanza composta sostanza semplice miscela omogenea miscela omogenea sostanza composta sostanza semplice

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Individua tra le seguenti trasformazioni quelle di natura fisica: a) la dissoluzione dello zucchero in acqua b) la produzione del vino per fermentazione del mosto duva c) lo scioglimento del ghiaccio d) la formazione di ruggine su un chiodo di ferro e) la sublimazione di CO2 nel ghiaccio secco Soluzione 2) Distingui le sostanze semplici: a) sciroppo b) latte c) rame d) ossigeno e) acqua Soluzione 3) Nellelenco dellesercizio 2, distingui le sostanze composte. Soluzione 4) Nellelenco dellesercizio 2, distingui le miscele. Soluzione 5) Quali delle miscele seguenti possono essere separate mediante filtrazione? a) acqua-zucchero b) acqua-olio c) brodo d) acqua-limatura di ferro Soluzione 6) Il sistema acqua-ghiaccio : a) fisicamente omogeneo b) fisicamente eterogeneo c) chimicamente eterogeneo Soluzione

ESERCIZI
7) Individua le soluzioni: a) acqua gasata b) latte c) acqua e zucchero d) olio e aceto e) sangue Soluzione 8) Un sistema formato da acqua + zucchero + polvere di cacao : a) a tre fasi b) a due fasi c) a una sola fase Soluzione 9) La distillazione un metodo per separare due o pi liquidi aventi: a) differente densit b) differente peso specifico c) differente punto di ebollizione d) differente energia cinetica e) differente massa Soluzione 10) Determina, per ciascuno dei seguenti schemi, quali rappresentano sostanze pure e quali miscele di sostanze. Indica, inoltre, se si tratta di sostanze semplici o composte.

ESERCIZI
Soluzione

1a)

1b)

1c)

1d)

1e)

1f)

ESERCIZI
Soluzione

2a)

2b)

2c)

2d)

2 e)

2f)

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. c, e Back 2. 3. 4. 5. 6. 7. c, d Back e Back a, b Back d Back b Back a, c Back 8. 9. b Back c Back 10. Primo schema 1a) sostanza pura - sostanza semplice 1b) miscela - sostanze semplici 1c) miscela - sostanza semplice/sostanza composta 1d) miscela - sostanza semplice/sostanza composta 1e) miscela - sostanze semplici 1f) miscela - sostanze composte Back

ESERCIZI
10.Secondo schema 2a) sostanza pura - sostanza semplice 2b) miscela - sostanza semplice/ sostanza composta 2c) miscela - sostanze semplici 2d) sostanza pura - sostanza composta 2e) sostanza pura - sostanza composta 2f) sostanza pura - sostanza semplice Back

GLOSSARIO
ACIDI CARBOSSILICI composti caratterizzati dal gruppo acido -COOH, che pu dare legami a idrogeno conferendo loro punti di ebollizione relativamente elevati e miscibilit in acqua (termini a basso peso molecolare); il loro nome si ottiene con il termine acido ed il suffisso -oico. Possono essere ottenuti per ossidazione di unaldeide, inversamente possono essere ridotti ad aldeidi e per sostituzione dellOH formano vari derivati (tra cui, esteri ed ammidi). (Unit 14, pag. 27) (OSSO) ACIDO composto che in acqua d soluzioni con propriet acide ottenuto per reazione di un ossido acido con H2O; gli idracidi sono invece frutto di una reazione diretta tra lelemento e H2. (Unit 3, pag. 4) ACIDO di Arrhenius: sostanza che in acqua si dissocia per dare ioni H+ di Brnsted-Lowry: donatore di protoni di Lewis: accettore di una coppia di elettroni (accolti in un orbitale vuoto disponibile) (Unit 12, pag. 4) AFFINIT ELETTRONICA misura della variazione di energia che accompagna lacquisto di un elettrone. Secondo le convenzioni comunemente adottate, essa negativa se la reazione esotermica, e positiva per processi endotermici; passando da valori negativi a valori progressivamente pi positivi, lacquisto di un elettrone avviene con maggiore difficolt. (Unit 5, pag. 12) ALCANI idrocarburi saturi, a catena lineare o ramificata, in cui il C presenta ibridazione sp3 e forma esclusivamente legami semplici; i loro nomi, caratterizzati dal suffisso ano, costituiscono la base

GLOSSARIO
per costruire i nomi delle molecole pi complesse. Sono composti apolari, in generale poco reattivi; possono dare reazioni di combustione e di sostituzione. (Unit 14, pag. 9) ALCOLI composti caratterizzati dal gruppo polare - OH (cui corrisponde nel nome il suffisso olo) che possono essere interessati da legame a idrogeno tra molecole adiacenti, con conseguente solubilit in acqua ed elevate temperature di ebollizione. Possono essere ottenuti per riduzione di aldeide o acido carbossilico (alcool primario) o di un chetone (alcool secondario); inversamente, ossidando un alcool primario o secondario si ottengono rispettivamente unaldeide e un chetone. (Unit 14, pag. 19) ALDEIDI composti che presentano il gruppo carbonilico al termine della catena ( - CHO), cui corrisponde il suffisso di nomenclatura -ale e che possono essere ottenuti per ossidazione di un alcool primario; per riduzione danno alcoli primari, per ossidazione acidi carbossilici. (Unit 14, pag. 24) ALOGENI (Gruppo VII) tutti caratterizzati da molecole biatomiche, possono presentarsi in diversi stati fisici e sono molto reattivi; hanno propriet molto simili tra loro, conseguenza della somiglianza tra le strutture elettroniche. Nei composti possono assumere diversi numeri di ossidazione. (Unit 5, pag. 8) AMMINE derivati organici dellammoniaca, in cui atomi di H sono sostituiti da radicali R. Nel nome vengono indicati i nomi dei radicali, seguiti da ammina, ma in certi casi si usano nomi comuni. I composti a basso peso molecolare sono gassosi e molto solubili in acqua, in cui danno soluzioni basiche. Formano legami a idrogeno, ma rispetto allacqua questi sono pi deboli a causa della

GLOSSARIO
minore elettronegativit di N rispetto ad O. (Unit 14, pag. 30) ANELLO AROMATICO struttura caratteristica del benzene (C6H6) e dei suoi derivati che comprende un anello esagonale in cui gli atomi di C (ibridati sp2) presentano legami C - C tutti equivalenti, con legami p delocalizzati; la molecola reale del benzene pu essere considerata come intermedia tra le due strutture possibili in cui si hanno legami singoli e legami doppi alternati. Lanello aromatico pu dare reazioni di sostituzione. (Unit 14, pag. 17) ANODO elettrodo cui associato il processo di ossidazione, che rappresenta il polo negativo di una pila ed il polo positivo di una cella elettrolitica. (Unit 13, pag. 4 e pag. 20) ATOMO la pi piccola particella costitutiva di un elemento, caratterizzata da specifiche propriet chimiche. Riguardo alla struttura: il nucleo costituito da protoni e neutroni esso occupa un volume limitato dellatomo in esso si concentra la quasi totalit della massa dellatomo (Unit 1, pag. 10, Unit 4 pag. 6) BASE di Arrhenius: sostanza che reagisce con gli ioni + H per formare acqua e, in alcuni casi, si dissocia in acqua generando ioni OH-. di Brnsted-Lowry: accettore di protoni di Lewis: donatore di una coppia di elettroni (Unit 12, pag. 4) BLOCCHI (nella T. P.) Blocco-s: in cui gli elettroni pi esterni occupano orbitali s, e che comprende i gruppi I e II (primi due gruppi a sinistra). Blocco-p: in cui gli elettroni esterni occupano

GLOSSARIO
orbitali p, e che comprende i gruppi III, IV, V, VI, VII, oltre al Gruppo 0 (ultimi sei gruppi a destra). Blocco-d: in cui vengono progressivamente riempiti gli orbitali d, e che comprende elementi nella parte centrale della Tavola. Blocco f: in cui vengono riempiti gli orbitali f, e che comprende lantanidi ed attinidi. (Unit 5, pag. 7) CATALIZZATORE sostanza che si ritrova chimicamente inalterata alla fine della reazione, in grado di aumentare la velocit di una reazione, facendola avvenire secondo un diverso cammino, a minore energia di attivazione; non produce invece modifiche sullequilibrio. Esempi: catalisi omogenea (catalizzatore nella stessa fase dei reagenti), eterogenea (catalizzatore in fase diversa), enzimatica (reazioni in campo biologico catalizzate da enzimi). (Unit 10, pag. 9) CATODO elettrodo cui associato il processo di riduzione, che rappresenta il polo positivo di una pila ed il polo negativo di una cella elettrolitica. (Unit 13, pag. 4 e pag. 20) CELLA ELEMENTARE unit che si ripete per dare luogo al reticolo cristallino e che rappresenta la pi piccola porzione del reticolo stesso; ogni cella elementare definita da tre parametri lineari (lunghezza degli spigoli) e da tre parametri angolari (angoli tra gli spigoli). La cella pi semplice quella cubica, caratterizzata da spigoli della stessa lunghezza e perpendicolari tra loro (angoli di 90). (Unit 7, pag. 5) CHETONI composti in cui il gruppo carbonilico si trova allinterno della catena (- CO -), cui corrisponde il suffisso di nomenclatura -one, e che possono essere ottenuti per ossidazione di un alcool secondario; per riduzione danno alcooli secondari, mentre sono

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difficilmente ossidabili. (Unit 14, pag. 24) COEFFICIENTI STECHIOMETRICI coefficienti introdotti davanti alle formule del simbolo di reazione, in modo che venga rispettato il principio di conservazione della massa; esprimono il numero relativo di molecole di reagenti e prodotti che partecipano alla reazione, ma possono assumere anche un significato macroscopico legato alle quantit in peso di sostanza coinvolte nella reazione. (Unit 3, pag. 15) COMPLESSO ATTIVATO specie intermedia ad alto contenuto energetico, formata dai reagenti di una reazione, che poi si decompone per dare i prodotti; la differenza di energia tra i reagenti ed il complesso attivato (cio lenergia di attivazione) rappresenta una vera e propria barriera energetica e fa s che la formazione del complesso attivato sia spesso uno stadio lento. La presenza di un catalizzatore, abbassando lenergia di attivazione, permette di giungere pi agevolmente al complesso attivato. (Unit 10, pag. 9) COMPOSTI ORGANICI molecole che contengono principalmente C ed H, e talvolta elementi elettronegativi (come O, N, P, S e alogeni), studiate nel campo della chimica organica; sono caratterizzate da strutture stabili in cui gli atomi di C formano quattro legami covalenti, dando origine a catene o anelli molto stabili di varia lunghezza. (Unit 14, pag. 3) CONCENTRAZIONE (di una soluzione) indica la quantit di soluto presente in una certa quantit di soluzione e pu essere espressa in vari modi: molarit (M) = mol/l normalit (N) = eq/l molalit (m) = mol/kg solvente

GLOSSARIO
% peso = g soluto in 100 g di soluzione % volume = g soluto in 100 cm3 di soluzione frazione molare () = moli componente iesimo/ moli totali (Unit 8, pagg. 4 e ss.)

COSTANTE DI AVOGADRO (NA = 6,0221023) esprime il numero di particelle contenute in una mole di qualsiasi specie chimica e mette in relazione il numero di unit strutturali con la quantit di materia. (Unit 2, pag. 10) COSTANTE DI DISSOCIAZIONE (di un acido o di una base) costante di equilibrio relativa alla dissociazione di un acido o di una base che d una misura quantitativa di quanto la specie dissociata, e quindi della sua forza (alti valori di K specie molto dissociata acido/base forte, bassi valori di K specie poco dissociata acido/base debole). (Unit 12, pag. 6) COSTANTE DI EQUILIBRIO (legge dellequilibrio chimico) rapporto tra il prodotto delle concentrazioni allequilibrio dei prodotti ed il prodotto di quelle dei reagenti (ciascuna elevata ad un esponente pari al coefficiente stechiometrico del simbolo di reazione bilanciato); il

CONFIGURAZIONE ELETTRONICA indica come gli elettroni sono distribuiti negli orbitali di un atomo e ne determina le propriet chimiche; la configurazione elettronica pu essere costruita a partire dal numero atomico, secondo un procedimento di riempimento progressivo degli orbitali ad energia crescente (principio dellAufbau). (Unit 4, pag. 13) CORPO PURO porzione limitata di materia, costituita da particelle di un unico tipo, che pu anche essere indicato con il termine sostanza (pura): un corpo puro quindi costituito da una sola sostanza. (Unit 1, pag. 7)

GLOSSARIO
suo valore costante ad una certa temperatura. Oltre a questa costante (Kc) possibile definire una analoga costante (Kp) in cui, al posto delle concentrazioni, compaiono le pressioni parziali dei componenti gassosi che partecipano alla reazione. (Unit 11, pag. 6) DIAGRAMMA DI STATO rappresentazione grafica che consente, per una specie chimica pura, di conoscere i campi di stabilit di ogni stato fisico in funzione della temperatura e della pressione e di definire le condizioni di temperatura e pressione alle quali coesistono in equilibrio pi stati fisici. (Unit 7, pag. 29) DIFFRATTOMETRIA DI RAGGI X Tecnica analitica che consente di identificare le fasi cristalline presenti in un campione. Radiazioni X di lunghezza donda opportuna vengono inviate sul campione e danno luogo a fenomeni di diffrazione; si ottiene un diffrattogramma, la cui interpretazione permette di riconoscere le sostanze presenti. (Unit 7, pag. 5) ELEMENTO caratterizzato da un simbolo e da un numero dordine, il numero atomico, che ne determina la posizione nella Tavola Periodica; pu esistere sotto forma di diversi isotopi. Il termine veniva usato fino a Lavoisier come sinonimo di sostanza semplice, ma con la scoperta degli isotopi e della struttura dellatomo si carica di nuovi significati. (Unit 1, pag. 10)

ELETTROLISI insieme di fenomeni che si verificano quando un elettrolita viene attraversato da una corrente elettrica, con trasformazione di energia elettrica in energia chimica; affinch il processo avvenga, si deve fornire energia per far avvenire una reazione redox che avverrebbe spontaneamente nel verso opposto. La forza elettromotrice associata al processo

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negativa. (Unit 13 pag. 19) ELETTROLITA sostanza che in soluzione si scinde totalmente o parzialmente in ioni, dando luogo al fenomeno della dissociazione; in base alle modalit con cui questa avviene si distinguono: elettroliti forti, completamente dissociati in ioni (sali, alcuni acidi e alcune basi) elettroliti deboli, parzialmente dissociati in ioni e parzialmente presenti sotto forma di molecole non dissociate (soltanto acidi e basi). (Unit 12, pag. 3) ELETTRONEGATIVITA esprime la tendenza di un atomo in una molecola ad attrarre gli elettroni di legame e nella tavola periodica diminuisce in un gruppo dallalto verso il basso ed aumenta in un periodo da sinistra a destra; quindi, i non-metalli hanno valori di elettronegativit elevati, mentre i metalli sono caratterizzati da valori inferiori. I valori relativi di elettronegativit di due atomi impegnati in un legame permettono di valutarne la polarit. (Unit 6, pag. 11) ENERGIA DI ATTIVAZIONE (EA) di una certa reazione chimica la minima energia che le particelle devono possedere quando si urtano affinch la reazione avvenga. Se lenergia di attivazione di una reazione elevata, in base alla teoria cinetica, la frazione di molecole con energia sufficiente sar piccolo, e quindi la reazione sar lenta; la velocit sar pi elevata ad una temperatura maggiore (energia cinetica media maggiore, quindi frazione di particelle con energia sufficientemente elevata pi grande). Il catalizzatore fa avvenire la reazione con un meccanismo ad EA minore, e quindi aumenta la velocit di reazione. (Unit 10, pag. 7) ENERGIA DI IONIZZAZIONE energia necessaria per strappare un elettrone da un atomo, trasformandolo in ione; generalmente, per strappare elettroni successivi al primo sar necessaria

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una quantit di energia pi elevata. (Unit 4, pag. 17) ENERGIA DI LEGAME energia per mole che deve essere fornita per rompere un certo legame; la stabilit di una molecola, quindi, tanto maggiore, quanto pi alta la sua energia di legame. (Unit 6, pag. 3) ENTALPIA (H) funzione di stato che corrisponde al calore di reazione a P costante, e la cui variazione uno dei fattori che si considerano per valutare la spontaneit di una reazione chimica; le reazioni esotermiche sono caratterizzate da H < 0, quelle endotermiche da H > 0. (Unit 9, pag. 5) ENTROPIA (S) funzione di stato che pu essere messa in relazione con lo stato di disordine di un sistema e che consente, unitamente alla variazione di entalpia, di valutare la spontaneit di una certa reazione chimica. (Unit 9, pag. 10) EQUAZIONE CINETICA viene determinata sperimentalmente ed esprime la relazione di proporzionalit tra la velocit di una reazione e la concentrazione di uno o pi reagenti; per una una generica reazione chimica aA + bB prodotti, pu assumere una forma del tipo: v = k [A]m [B]n. Oltre a dipendere dalla concentrazione dei reagenti, la velocit di reazione pu essere modificata da vari fattori, tra cui la superficie di contatto tra i reagenti, la temperatura, la presenza di luce o di catalizzatori. (Unit 10, pag. 5) EQUAZIONE DI CLAUSIUS-CLAPEYRON valida per passaggi di stato di un sistema costituito da ununica specie chimica ed esprime la variazione della tensione di vapore al variare della temperatura. (Unit 7, pag. 13)

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EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI mette in relazione le variabili che descrivono un gas; per n moli di gas: PV = nRT. Modificando opportunamente questa relazione, possibile risalire al peso molecolare ed alla densit del gas. (Unit 7, pag. 19) EQUAZIONE DI VAN DER WAALS (per i gas reali) lequazione di stato valida per i gas ideali deve essere modificata riguardo a due aspetti: il volume materialmente occupato dalle molecole del gas e le interazioni tra le molecole stesse. Da un lato, la pressione esercitata dal gas sulle pareti del recipiente minore di quella di un gas ideale mantenuto nelle stesse condizioni, dallaltro il volume realmente a disposizione delle particelle inferiore a causa del volume occupato dalle molecole del gas. (Unit 7, pag. 25) EQUILIBRIO CHIMICO situazione dinamica che si stabilisce in un sistema in cui avvengono una reazione (diretta) e la sua reazione inversa, per cui le concentrazioni dei reagenti e dei prodotti sono costanti e le velocit delle due reazioni assumono lo stesso valore; in queste condizioni, il sistema mantiene invariate le sue propriet dal punto di vista macroscopico. (Unit 11, pag. 5) ETERI composti di formula generale R1- O - R2, nel cui nome si indicano i radicali seguiti da etere; sono complessivamente poco reattivi, in quanto il legame etereo stabile, e possono essere usati come anestetici. (Unit 14, pag. 23) FARADAY (leggi di) relazioni che riguardano gli aspetti quantitativi dellelettrolisi. 1. La massa di un certo elemento ridotta (o ossidata) agli elettrodi durante unelettrolisi

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proporzionale alla quantit di elettricit che passata attraverso la soluzione. 2. Le masse di diversi elementi ridotti (o ossidati) dalla stessa quantit di elettricit sono proporzionali ai loro pesi equivalenti. (Unit 13, pag. 22) FORMULA MINIMA (o formula empirica) indica il numero relativo di atomi dei diversi elementi contenuti in una sostanza composta; pu essere determinata a partire dai risultati dellanalisi qualitativa (composizione percentuale). (Unit 2, pag. 16) FORZA ELETTROMOTRICE (E) differenza di potenziale che si stabilisce tra le due semicelle e che fornisce unindicazione quantitativa della probabilit che nella cella avvenga una certa reazione redox, per cui un valore positivo della f.e.m indica che la reazione redox corrispondente spontanea. In condizioni standard, E = Ec - Ea. (Unit 13 pag. 5) FORZE INTERMOLECOLARI (spesso indicate genericamente come forze di Van der Waals) forme di interazione tra le molecole di natura elettrostatica, pi deboli rispetto ai legami ionici e covalenti, che conferiscono alle sostanze propriet specifiche, rilevanti soprattutto allo stato liquido e solido. Comprendono: interazioni dipolo-dipolo interazioni dipolo-dipolo indotto interazioni dipolo indotto-dipolo indotto (Unit 6, pag. 15) GAS stato fisico della materia in cui le particelle, sono lontane ed hanno energia elevata, per cui si muovono liberamente nello spazio disponibile; i gas hanno massa definita, non hanno un volume definito, ma occupano tutto lo spazio disponibile, assumono la forma del recipiente e sono molto compressibili. (Unit 7, pag. 3)

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GAS IDEALE le particelle sono soggette a continui movimenti casuali; le particelle hanno volume trascurabile rispetto al volume del gas; non vi sono interazioni tra le particelle; gli urti tra le particelle sono perfettamente elastici. In pratica, i gas reali si avvicinano tanto pi al comportamento ideale quanto pi bassa la pressione e quanto pi alta la temperatura. (Unit 7, pag. 16) GAS NOBILI (Gruppo 0) sono caratterizzati da una grande inerzia chimica, che pu essere messa in relazione con lo strato esterno completo, molto stabile. Si presentano come molecole monoatomiche e, a causa delle ridotte interazioni tra atomi, hanno bassi punti di ebollizione e di fusione. (Unit 5, pag. 8) GRUPPI (nella T. P.) colonne verticali che riuniscono gli elementi con configurazioni elettroniche simili; elementi di uno stesso gruppo presentano propriet chimiche analoghe. (Unit 5, pag. 6) GRUPPO FUNZIONALE raggruppamento di atomi che caratterizza le principali categorie di composti organici e conferisce alle molecole della classe propriet chimiche caratteristiche; questo sistema permette di raggruppare un vasto numero di composti in un numero relativamente limitato di classi. (Unit 14, pag. 19) HESS (legge di) il calore sviluppato in un processo chimico a pressione costante indipendente dal fatto che il processo avvenga in uno o pi stadi; associata alla legge di Lavoisier-Laplace (il calore richiesto per decomporre una sostanza uguale al calore sviluppato nella sua formazione), permette di

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ricavare calori di reazione che non possono essere misurati direttamente, a partire da reazioni di cui sono noti i H. (Unit 9, pag. 9) IBRIDAZIONE metodo per cui un certo numero di orbitali atomici viene combinato attraverso un procedimento matematico, per dare luogo allo stesso numero di orbitali ibridi equivalenti, caratterizzati da una specifica geometria molecolare; la particolare forma degli orbitali ibridi consente una sovrapposizione pi efficace e permette quindi la formazione di legami pi forti. Ibridazione sp3 (1 orbitale s + 3 orbitali p): geometria tetraedrica, con angoli di circa 109 Ibridazione sp2 (1 orbitale s + 2 orbitali p): geometria trigonale piana, con angoli di 120 Ibridazione sp (1 orbitale s + 1 orbitale p): geometria lineare, con angoli di 180 (Unit 6, pag. 23) IDROCARBURI composti che contengono esclusivamente C ed H e che possono essere alifatici (con struttura a catena) o aromatici (derivati dal benzene); gli idrocarburi alifatici si suddividono a loro volta in saturi (contenenti solo legami C-C semplici) ed insaturi (contenenti anche doppi e tripli legami). (Unit 14, pag. 9) IDROCARBURI INSATURI comprendono alcheni e alchini: gli alcheni, in cui il C ibridato sp2, presentano un doppio legame C-C, hanno nomi caratterizzati dal suffisso ene e danno principalmente reazioni di addizione al doppio legame (tra cui, reazioni di polimerizzazione); gli alchini sono idrocarburi contenenti tripli legami (C ibridato sp), hanno nomenclatura simile a quella degli alcheni (suffisso -ene sostituito con ino) e danno anchessi reazioni di addizione al triplo legame, che si trasforma in legame doppio. (Unit 14, pag. 13 e pag. 15)

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IDROLISI fenomeno che nelle soluzioni acquose di sali pu determinare un pH acido, neutro o basico per linstaurarsi di equilibri acido-base dovuti a reazione con il solvente (cio lacqua); solo gli ioni generati dalla dissociazione del sale derivanti da acidi o basi deboli danno reazioni di idrolisi. soluzioni dei sali di acidi forti e basi forti: soluzione neutra soluzioni dei sali di acidi deboli e basi forti: soluzione basica soluzioni dei sali di acidi forti e basi deboli: soluzione acida soluzioni dei sali di acidi deboli e basi deboli: si valuta caso per caso, confrontando la forza relativa dellacido e della base. (Unit 12, pag.13) IDROSSIDO composto caratteristico dei metalli ottenuto per reazione tra ossido basico e acqua; in soluzione acquosa presenta propriet basiche. (Unit 3, pag.4) IONE particella dotata di carica; se la carica positiva si parla di catione, se negativa di anione. (Unit 1, pag. 10) ISOMERI composti caratterizati dalla stessa formula molecolare, ma da formule di struttura diverse; nellisomeria di struttura gli isomeri presentano diversa disposizione nei legami che uniscono gli atomi, mentre si ha isomeria geometrica nei composti contenenti doppi legami, in relazione alla posizione relativa dei sostituenti da parti opposte del doppio legame. (Unit 14, pag. 6) ISOTOPI atomi di uno stesso elemento caratterizzati tutti dallo stesso numero atomico (cio lo stesso numero di protoni), ma da un diverso numero di neutroni nel nucleo (diverso numero di massa). (Unit 4, pag. 5)

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LEGAME A IDROGENO particolare tipo di interazione dipolo-dipolo, caratterizzato da unintensit elevata e da un parziale carattere direzionale, che pu formarsi quando un atomo di H legato ad un atomo fortemente elettronegativo. Pu essere intramolecolare (allinterno di una stessa molecola) oppure intermolecolare (tra molecole diverse); la sua importanza legata al fatto che le propriet fisiche e chimiche delle sostanze interessate si modificano in misura rilevante. (Unit 6, pag. 16) LEGAME COVALENTE legame che si forma tra atomi di elettronegativit non troppo diversa, attraverso la condivisione di due elettroni, ciascuno fornito da uno dei due atomi che partecipano al legame; fortemente direzionale e la zona di massima densit corrisponde al segmento che unisce i nuclei degli atomi legati. (Unit 6, pag. 8) LEGAME COVALENTE DATIVO (o coordinativo) legame in cui uno solo dei due atomi fornisce entrambi gli elettroni di legame, ad esempio mettendo a disposizione un doppietto solitario. (Unit 6, pag. 10) LEGAME DI VALENZA (teoria del) modello in cui la formazione di un legame covalente viene interpretato in termini di sovrapposizione tra gli orbitali dei due atomi impegnati nel legame; il legame ottenuto tanto pi forte quanto pi efficace la sovrapposizione degli orbitali. Se la zona di sovrapposizione si trova sulla congiungente tra i due nuclei si ha la formazione di un legame ; per sovrapposizione laterale, meno efficace, si ha invece la formazione di un legami , generalmente pi debole rispetto al legame . (Unit 6, pag. 20) LEGAME IONICO legame adirezionale di natura elettrostatica, che si

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forma tra atomi con elevata differenza di elettronegativit e che comporta lacquisto/cessione di uno o pi elettroni. (Unit 6, pag. 7) LEGAME METALLICO modello in cui il metallo viene rappresentato da un reticolo di ioni positivi immersi in un mare di elettroni delocalizzati, liberi di muoversi allinterno del reticolo; pur nella sua semplicit, permette di spiegare le principali propriet dei metalli (conducibilit elettrica, lucentezza, malleabilit e duttilit). (Unit 6, pag. 18) LEGGE PERIODICA (Mendeleev, 1868) le propriet dei corpi semplici, come le forme e le propriet delle combinazioni, sono funzione periodica della grandezza del peso atomico. Egli propose quindi una classificazione basata sulla similitudine nel comportamento chimico e sul peso atomico crescente. (Unit 5, pag. 4) LIQUIDO stato fisico della materia in cui le particelle, rispetto al solido, sono pi lontane tra loro, meno ordinate, ed hanno energia superiore, per cui sono in grado di vincere le forze che le trattengono e di muoversi, seppure in misura limitata; i liquidi hanno massa e volume definiti, assumono la forma del recipiente e sono poco compressibili. (Unit 7, pag. 3) MASSA ATOMICA RELATIVA rapporto tra la massa assoluta di un atomo e la massa della dodicesima parte dellatomo di 12C (unit di massa atomica (uma) = 1/12 della massa atomica del 12C). La massa molecolare relativa si ottiene sommando le masse atomiche relative degli atomi che compongono una molecola. (Unit 2, pag. 6)

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MASSA MOLARE massa in grammi di una mole di sostanza, generalmente espressa in grammi per mole (g mol-1). Come la mole, anche la massa molare pu essere riferita ad atomi, molecole e ioni. (Unit 2, pag. 11) MATERIA (attributi della) la materia caratterizzata da tre stati fisici (solido, liquido, gassoso) possibile passare da uno stato allaltro in opportune condizioni ci avviene attraverso trasformazioni invertibili in queste trasformazioni si ha sempre conservazione della massa (Unit 1, pag. 3) METALLI ALCALINI (Gruppo I) hanno tutti un elettrone s nello strato esterno (ns1), sono molto reattivi e perdono facilmente gli elettroni esterni, formando ioni stabili con carica +1. (Unit 5, pag. 8) METALLI DI TRANSIZIONE elementi distribuiti in tre serie (quarto, quinto e sesto periodo) in cui si ha il riempimento degli orbitali 3d, 4d e 5d, rispettivamente; in questa zona della Tavola periodica gli elementi presentano analogia di propriet anche orizzontalmente, e questo pu essere messo in relazione con la struttura elettronica poco dissimile. (Unit 5, pag. 9) METALLI E NON-METALLI la maggior parte degli elementi della tavola periodica sono metalli, mentre i non-metalli sono concentrati nella parte destra della tavola; metalli e non-metalli vengono spesso separati da una linea diagonale a scalini: gli elementi lungo questa linea sono i metalloidi (o semi-metalli), con propriet intermedie. Tra le propriet considerate per distinguere i metalli dai non-metalli, la conducibilit elettrica e la natura (acida o basica) degli ossidi. (Unit 5, pag. 7)

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MISCELA (detto anche corpo non puro) porzione di materia costituita da pi sostanze diverse, ciascuna delle quali mantiene la propria identit e pu, attraverso un metodo adatto, essere separata dalle altre. Esistono, miscele omogenee, in cui ogni parte presenta le stesse propriet fisiche, e miscele eterogenee, in cui possibile distinguere parti che hanno propriet fisiche diverse. (Unit 1, pag. 7) MOLE quantit di sostanza che contiene un numero di particelle uguale a quello presente in 12 g di carbonio 12. La mole permette di collegare il livello microscopico (cio quello in cui si considerano atomi, molecole, ecc.) con il livello macroscopico, in cui si ha a che fare con quantit di sostanza che possono essere pesate e maneggiate. A seconda della specie chimica, esisteranno moli di atomi di molecole, di ioni, di elettroni, ecc. (Unit 2, pag. 10) MOLECOLA agglomerato definito e strutturato di atomi che pu esistere in modo indipendente; caratterizzata da specifiche propriet chimiche dovute agli atomi presenti nel loro insieme. (Unit 1, pag. 10) NERNST (equazione di) relazione che consente, noto il potenziale di una reazione redox in condizioni standard, di ricavare il potenziale della stessa reazione quando le concentrazioni/pressioni parziali delle specie coinvolte non sono unitarie. (Unit 13, pag. 11) NEUTRALIZZAZIONE reazione acido-base usata nelle titolazioni; si determina la concentrazione incognita di una soluzione di acido (base) valutando il volume di una soluzione di base (acido) a concentrazione nota che la neutralizza completamente (Unit 8, pag. 11, Unit 12 pag. 15) NUMERO ATOMICO

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(Z) la caratteristica pi importante per definire lelemento; esso esprime il numero dei protoni presenti nel nucleo (e quindi anche il numero di elettroni nellatomo neutro), nonch la posizione dellelemento nella tavola periodica. (Unit 4, pag. 6) NUMERO DI COORDINAZIONE in un solido, esprime il numero di particelle (o sferette) con le quali una particella a contatto in una determinata struttura. Ad esempio, le strutture esagonale compatta e cubica compatta hanno numero di coordinazione 12. (Unit 7, pag. 7) NUMERO DI MASSA (A) esprime la somma dei neutroni e dei protoni presenti nel nucleo; isotopi diversi dello stesso elemento sono caratterizzati dallo stesso numero atomico, ma da diverso numero di massa. (Unit 4, pag. 6) NUMERO DI OSSIDAZIONE (N.O., detto anche stato di ossidazione) pu essere messo in relazione con il numero di elettroni che un atomo utilizza per formare legami ed esprime il suo stato relativo di ossidazione o riduzione; corrisponde alla carica ipotetica che ogni atomo di una formula acquisterebbe attribuendo gli elettroni di legame in base allelettronegativit degli atomi. (Unit 3, pag. 3 e pag. 9) NUMERO QUANTICO N. Q. PRINCIPALE (n): pu assumere valori positivi interi (1, 2, 3, ), indica il livello in cui si colloca lelettrone, e quindi in relazione con le dimensioni e lenergia dellorbitale. N. Q. ANGOLARE (o secondario, l): pu assumere valori interi positivi da 0 a n-1 (n il numero quantico principale) ed indica la forma geometrica dellorbitale. N. Q. MAGNETICO (m): pu assumere ogni valore intero, zero incluso, compreso tra +l e -l (l il numero quantico angolare) e pu essere messo in relazione con lorientamento dellorbitale nello

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spazio. N. Q. DI SPIN (ms): esprime il senso di rotazione dellelettrone attorno al proprio asse e pu assumere i valori di e - . (Unit 4, pag. 8 e pag. 10) ORBITALE funzione donda, soluzione dellequazione di Schrdinger, che rappresenta una regione dello spazio attorno al nucleo caratterizzata da unalta densit elettronica, in cui massima la probabilit di trovare lelettrone. Esistono orbitali di diverso tipo (s, p, d, f), ciascuno con caratteristiche proprie; ogni orbitale pu contenere un massimo di due elettroni. (Unit 4, pag. 9) ORBITALE MOLECOLARE (teoria dell) Un orbitale molecolare il risultato della combinazione lineare degli orbitali atomici appartenenti agli atomi che costituiscono la molecola; questi orbitali molecolari possono essere riempiti secondo regole analoghe a quelle che si usano per gli orbitali atomici. (Unit 6, pag. 25) ORDINE DI REAZIONE Nellequazione cinetica determinata sperimentalmente: lordine di reazione rispetto ad un singolo reagente dato dallesponente cui elevata la concentrazione di quel reagente lordine globale della reazione dato dalla somma degli esponenti delle concentrazioni dei reagente. (Unit 10, pag. 6) ORDINE DI REAZIONE Nellequazione cinetica determinata sperimentalmente: lordine di reazione rispetto ad un singolo reagente dato dallesponente cui elevata la concentrazione di quel reagente lordine globale della reazione dato dalla somma degli esponenti delle concentrazioni dei

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reagenti. (Unit 10, pag. 6) OSSIDO composto binario con lossigeno; gli ossidi dei metalli e dei non metalli, pur avendo formule analoghe, hanno propriet diverse e si parla, rispettivamente, di ossidi basici e ossidi acidi. (Unit 3, pag. 4) OTTETTO configurazione molto stabile, caratteristica dellultimo livello dei gas nobili, che gli altri elementi tendono a raggiungere cedendo, acquistando o condividendo elettroni, in modo assumere la configurazione elettronica del gas nobile precedente o seguente. (Unit 6, pag. 4) PARTICELLE SUBATOMICHE
Particella Protone Neutrone Elettrone Massa (rispetto a quella del protone) 1 1 1 /1 8 4 0 Carica (rispetto a quella del protone) +1 0 -1

(Unit 4, pag. 6) PERIODI (nella T. P.) righe orizzontali, in cui gli elementi sono disposti in ordine di peso atomico crescente; lungo il periodo si ha una graduale variazione delle propriet, legata alle variazioni nella struttura elettronica. (Unit 5, pag. 6) PH misura dellacidit o basicit di una soluzione; si calcola attraverso il logaritmo decimale della

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concentrazione degli ioni idrogeno cambiato di segno (pH = -log [H+]) e assume per lo pi valori compresi tra 0 e 14. (Unit 12, pag. 8) PILA sistema costituito da due elettrodi immersi in opportune soluzioni, separate tra loro da un setto poroso, che consente di trasformare energia chimica in energia elettrica, mediante una reazione redox spontanea; la forza elettromotrice assume valori positivi. (Unit 13, pag. 3) POLARITA distribuzione asimmetrica delle cariche in una molecola, dovuta alla diversa attrazione esercitata sugli elettroni di legame da atomi di elettronegativit differente; si genera un dipolo, che pu essere rappresentato formalizzando una parziale carica negativa sullelemento pi elettronegativo ed una parziale carica positiva su quello meno elettronegativo. La polarit di un legame pu essere quindi valutata calcolando la differenza di elettronegativit (EN) dei due atomi impegnati nel legame stesso. (Unit 6, pag. 11) POLIMERI molecole formate da lunghe catene di unit che si ripetono, derivate da molecole pi piccole, dette monomeri, le cui propriet sono legate alla struttura della catena che costituisce la molecola. Possono essere ottenuti principalmente attraverso reazioni di addizione (somma tra doppi legami) e reazioni di condensazione (reazione tra gruppi funzionali diversi). (Unit 14, pag. 30) POTENZIALE STANDARD DI RIDUZIONE (E) potenziale della semicella considerata misurato in condizioni standard rispetto alla semicella standard ad idrogeno (platino lambito da H2 alla pressione di 1 atm, immerso in una soluzione 1 M in ioni H+); fornisce unindicazione sulla tendenza delle

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varie specie a dare ossidazione o riduzione. (Unit 13, pag. 7) PRINCIPIO DELLA MASSIMA MOLTEPLICIT (regola di Hund) se pi elettroni occupano orbitali degeneri, essi occupano il maggior numero possibile di orbitali singolarmente e con spin parallelo; successivamente si dispongono gli altri elettroni, che si accoppiano ai precedenti. (Unit 4, pag. 14) PRINCIPIO DI ESCLUSIONE DI PAULI esclude che in un atomo o una molecola possano coesistere due o pi elettroni caratterizzati dai quattro numeri quantici uguali. (Unit 4, pag. 11) PRINCIPIO DI LE CHATELIER permette di prevedere dal punto di vista qualitativo come viene influenzato lequilibrio di un sistema da una variazione di concentrazione, di temperatura e di pressione; si basa sul fatto che ogni sistema in equilibrio reagisce ad una perturbazione esterna con uno spostamento dellequilibrio che si oppone alla perturbazione. (Unit 11, pag. 12) PRODOTTO DI SOLUBILITA costante di equilibrio relativa allequilibrio di dissociazione di un solido poco solubile, fino ad ottenere una soluzione satura in cui gli ioni di sale disciolto sono in equilibrio con il soluto non sciolto e la concentrazione del solido pu essere considerata costante.Viene usato per composti a bassa solubilit: i valori di Ks sono, quindi, generalmente molto piccoli (anche inferiori a 10-40). (Unit 12, pag 16) PRODOTTO IONICO DELLACQUA costante di equilibrio relativa alla dissociazione dellacqua, in cui [H2O] pu essere considerata costante ed inglobata nella costante; la costante Kw = [H+] [OH-] assume a 25C il valore costante di 110-14 mol2 l-2e pu essere usata per calcolare [H+]

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quando si conosce [OH-], e viceversa. (Unit 12, pag. 9) PROPRIET COLLIGATIVE propriet delle soluzioni che dipendono dal numero di particelle presenti e non dalla loro natura, tra cui labbassamento relativo della tensione di vapore, linnalzamento ebullioscopico, labbassamento crioscopico e la pressione osmotica. Le relazioni valide per soluzioni ideali devono essere modificate quando si considerano soluti che danno dissociazione, introducendo il coefficiente di Vant Hoff. (Unit 8, pag. 14) REAGENTE LIMITANTE in una reazione chimica che avviene in presenza di un eccesso di uno o pi reagenti, il reattivo che si consuma completamente e che determina la quantit massima di prodotto ottenibile. (Unit 3, pag. 26) REAZIONE CHIMICA trasformazione per cui da una serie di sostanze, (reagenti), si ottengono altre sostanze, (prodotti). Ogni reazione chimica pu essere rappresentata con un simbolo di reazione, in cui compaiono le formule di tutte le specie che partecipano alla reazione. (Unit 3, pag. 15) REAZIONI DI OSSIDO-RIDUZIONE (reazioni redox) processi che possono essere interpretati ipotizzando un trasferimento di elettroni dalla specie che si ossida a quella che si riduce; confrontando il valore del N.O. di tutte le specie presenti, possibile correlare le variazioni nel N.O. con un acquisto o una cessione di elettroni. (Unit 3, pag. 18) RESA rapporto percentuale tra la quantit di prodotto realmente ottenuta e la quantit teoricamente ottenibile; spesso le rese sono decisamente inferiori al 100 % per ragioni legate alla formazione di

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sottoprodotti, alle manipolazioni necessarie per la purificazione del prodotto, ecc. (Unit 3, pag. 28) RETICOLO CRISTALLINO struttura caratteristica di un solido cristallino, risultato della ripetizione nelle tre dimensioni dello spazio della cella elementare. (Unit 7, pag. 5) SALE composto ottenuto sostituendo parzialmente o totalmente gli H di un acido con un metallo; nei due casi si ottengono rispettivamente sali acidi e sali neutri. (Unit 3, pag. 4) SIMBOLI DI LEWIS rappresentazione in cui il simbolo chimico dellelemento rappresenta il nucleo con gli strati interni di elettroni dellatomo e gli elettroni cosiddetti di valenza, disposti nel livello esterno, vengono rappresentati con puntini; elementi appartenenti ad uno stesso gruppo della tavola periodica presentano formule di Lewis uguali. (Unit 6, pag. 5) SISTEMA porzione limitata di materia, distinta dallintorno, che pu interagire con esso attraverso trasferimenti di materia e di energia e pu essere aperto, chiuso o isolato. Il suo stato viene definito dai valori di un certo numero di variabili, che sono funzioni di stato di quel sistema se la loro variazione in seguito ad una trasformazione non dipende dal cammino percorso, ma soltanto dagli stati iniziale e finale. (Unit 9, pag. 3 )

SOLIDO stato fisico della materia in cui le particelle sono disposte in modo ordinato le une vicine alle altre e hanno limitate possibilit di movimento a causa delle forze di attrazione che le tengono insieme; i solidi hanno forma, massa e volume definiti e non

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sono compressibili. (Unit 7, pag. 3) SOLIDI COVALENTI macrostrutture che possono essere considerate come ununica molecola di grandi dimensioni, tenuta insieme da legami covalenti; essendo i legami forti, questi solidi possono essere deformati con difficolt, sono molto duri, hanno punti di ebollizione e di fusione molto alti e sono cattivi conduttori. Esempi: diamante, carburo di silicio, silice. (Unit 7, pag. 8) SOLIDI IONICI macrostrutture formate da atomi con forte differenza di elettronegativit, tenute insieme da legami ionici, di natura elettrostatica; hanno elevata durezza e punti di fusione elevati, sono solubili nei solventi polari, sono cattivi conduttori allo stato solido e buoni conduttori allo stato fuso. Esempi: NaCl, CsCl. (Unit 7, pag. 9) SOLIDI MOLECOLARI solidi dei non metalli e di composti dei non metalli, formati da molecole in cui gli atomi sono legati tra loro tramite forti legami covalenti, mentre le singole molecole sono tenute insieme da deboli forze di Van der Waals; i cristalli non conducono, sono teneri, hanno bassi punti di ebollizione e fusione e si dispongono spesso in impaccamenti compatti. Esempi: iodio, saccarosio, ghiaccio, CO2 (ghiaccio secco). (Unit 7, pag. 10) SOLUZIONE miscela omogenea di due (o pi) specie chimiche, comprendenti un solvente ed un soluto. Esistono vari tipi di soluzioni: gassose, liquide e solide; le soluzioni pi frequentemente studiate sono quelle costituite da un gas, un liquido o un solido in acqua. (Unit 8, pag. 3) SOLUZIONI TAMPONE soluzioni che si mantengono ad un pH costante

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anche in seguito ad aggiunta di piccole quantit di acido o di base; sono generalmente costituite da una soluzione di una acido debole e di un suo sale (ad esempio, CH3COOH/CH3COONa) oppure di una base debole e di un suo sale (NH3/NH4Cl). (Unit 12, pag. 15) SOSTANZA sul piano empirico, una sostanza caratterizzata da propriet ben definite (ad esempio, il punto di ebollizione e di fusione, la densit, ecc.) diverse tra una sostanza e laltra, ma che non variano in porzioni diverse della stessa sostanza, mentre a livello microscopico, una sostanza costituita da unit strutturali di un unico tipo (atomi, molecole o ioni). Le unit strutturali delle sostanze semplici sono atomi o molecole di un solo elemento, quelle delle sostanze composte sono molecole formate da atomi di pi elementi diversi. (Unit 1, pag. 8) SPETTROMETRO DI MASSA strumento di analisi che consente di separare gli atomi in funzione della loro massa e permette di valutare le quantit relative dei diversi atomi presenti; gli atomi vengono trasformati in ioni positivi e separati, deviandoli con un campo magnetico o elettrico. (Unit 4, pag. 5) SPONTANEITA (criterio di) la spontaneit di una reazione pu essere associata ad un valore positivo della variazione di energia libera (G = H - TS), funzione di stato che integra fattore entalpico e fattore entropico. Solo in alcuni casi essi sono entrambi favorevoli (H < 0, S > 0), pi frequentemente, essi agiscono in opposizione e la spontaneit del processo dipende dal prevalere delluno o dellaltro termine; le reazioni endotermiche spontanee sono pi frequenti a temperature elevate in quanto, al crescere di T, aumenta il peso del termine entropico. (Unit 9, pag. 11)

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STATI STANDARD (in termodinamica) GAS: il gas puro a P = 1 atm e T = 298 K LIQUIDI: liquido puro a P = 1 atm e T = 298 K SOLIDI: forma allotropica stabile a P = 1 atm e T = 298 K agli elementi nei loro stati standard si attribuisce H = 0 Le variazioni di entalpia che si riferiscono a trasformazioni tra stati standard vengono indicati con H; a seconda dei processi, essi possono essere rappresentati, ad esempio da H form, H , H fusione, H evaporazione, ecc. combus (Unit 9, pag. 8) TAVOLA PERIODICA classificazione in cui gli elementi sono ordinati in base al numero atomico crescente; elementi di uno stesso gruppo, cio di una stessa colonna della Tavola, presentano propriet chimiche simili grazie ad una forte somiglianza nella configurazione elettronica. (Unit 5, pag. 5) TENSIOATTIVI sostanze in grado di abbassare la tensione superficiale di un liquido; hanno grande importanza in campo industriale e sono largamente usati nei detersivi. (Unit 7, pag. 12) TENSIONE DI VAPORE la pressione esercitata da un vapore in equilibrio con il liquido, costante a temperatura costante e generalmente aumenta al crescere della temperatura; i liquidi con tensioni di vapore elevate vengono definiti volatili, quelli con basse tensioni di vapore non volatili. (Unit 7, pag. 13) TENSIONE SUPERFICIALE lenergia richiesta per aumentare larea superficiale di un liquido, portando molecole interne alla superficie, cio ad un livello di energia pi elevato; il liquido tende a mantenere una

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superficie esterna minore possibile (ad esempio, nella goccia), assumendo lo stato a minore energia. (Unit 7, pag. 12) TEORIA CINETICA DEI GAS trattazione di tipo statistico che consente di valutare e rappresentare graficamente la distribuzione dellenergia cinetica delle particelle di un gas ad una certa temperatura; a temperature crescenti, si osserva un appiattimento della curva, con un massimo in corrispondenza di un valore di energia pi elevato. (Unit 7, pag. 14) TERMODINAMICA (principi della) PRIMO PRINCIPIO: esprime la conservazione dellenergia e definisce la variazione di energia interna del sistema come somma dal calore ceduto/ acquistato e dal lavoro compiuto (E = q -w). SECONDO PRINCIPIO: i processi spontanei producono un aumento nellentropia delluniverso (S > 0). (Unit 9, pag. 4 e pag. 10) VELOCIT DI REAZIONE velocit con cui varia la concentrazione di un certo reagente o prodotto nel tempo, espressa, ad esempio, in moli l-1 sec-1; riportando su un diagramma la velocit di reazione in funzione della concentrazione della specie considerata, si osserva una relazione di proporzionalit. (Unit 10, pag. 3) VOLUME MOLARE DEI GAS una mole di qualsiasi gas occupa a condizioni normali (T = 0C, P = 1 atm) un volume pari a 22,4 l (Unit 3, pag. 29)

COMPOSTI E REAZIONI
COMPOSTI E REAZIONI 3.A PRE-REQUISITI 3.B PRE-TEST 3.C OBIETTIVI 3.1 COMPOSTI INORGANICI
3.1.1 NOMI DEI COMPOSTI 3.1.2 FORMULE DI STRUTTURA 3.1.3 NUMERO DI OSSIDAZIONE 3.1.4 ESERCIZI SVOLTI 3.3.2 REAGENTE LIMITANTE E REAGENTE IN ECCESSO 3.3.3 RESA 3.3.4 RAPPORTI VOLUMETRICI 3.3.5 ESERCIZI SVOLTI 3.2.3 BILANCIAMENTO DELLE REAZIONI DI OSSIDO-RIDUZIONE (REAZIONI REDOX) 3.2.4 ESERCIZI SVOLTI

3.3 RELAZIONI TRA LE MASSE E TRA I VOLUMI DI REAGENTI E PRODOTTI


3.3.1 QUANTITA IN PESO DI SOSTANZE CHE REAGISCONO

3.2 REAZIONI CHIMICHE


3.2.1 SIGNIFICATO GENERALE 3.2.2 BILANCIAMENTO DELLE REAZIONI NON DI OSSIDO-RIDUZIONE

3.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

COMPOSTI E REAZIONI
3.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: l distinguere una sostanza semplice da una sostanza composta; l calcolare i pesi atomici e molecolari; l usare il peso atomico/molecolare per convertire le moli in grammi, e viceversa; l riconoscere i diversi tipi di formule che possono essere usate per rappresentare un composto.

3.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: l riconoscere alcuni tipi di composti inorganici, imparare a dare loro un nome ed a costruire le relative formule di struttura; l definire il significato di numero di ossidazione e conoscere i criteri per la sua attribuzione; l comprendere il concetto di reazione chimica e giustificare la presenza dei coefficienti stechiometrici nella reazione; l bilanciare le reazioni che non comportano variazioni nello stato di ossidazione e quelle di ossido-riduzione, dopo aver determinato il numero di ossidazione degli elementi che entrano in gioco; l comprendere la reazione chimica nel suo significato quantitativo, risalire alle relazioni tra le masse o tra i volumi dei composti coinvolti e calcolare la resa; l applicare il calcolo stechiometrico ai vari tipi di reazioni.

3.B PRE-TEST
Bilancia la seguente reazione chimica ed attribuisci un nome ad ogni specie presente KIO4 + KI + HCl KCl + H2O + I2 Soluzione

COMPOSTI E REAZIONI
3.1 COMPOSTI INORGANICI
3.1.1 NOMI DEI COMPOSTI

inorganici, facendo riferimento ad alcune norme convenzionali usate dai chimici. NUMERO DI OSSIDAZIONE (N.O., detto anche stato di ossidazione): un numero che pu essere messo in relazione con il numero di elettroni che un atomo utilizza per formare legami. Un elemento viene considerato tanto pi ossidato quanto pi elevato il suo N.O. Il N.O di un atomo in una specie chimica uguale alla carica che latomo avrebbe se tutti gli elettroni che prendono parte ai legami venissero attribuiti allelemento pi elettronegativo di tale specie. Pu essere indicato con un numero romano posto come esponente accanto allelemento. Le regole convenzionali per determinare il numero di ossidazione verranno descritte dettagliatamente in seguito e riprese in relazione al bilanciamento delle reazioni di ossido-riduzione. Procediamo parallelamente per METALLI e NON METALLI (come troviamo nella tavola periodica).

Richiamiamo i principali tipi di formula chimica. Formula minima: indica il numero relativo di atomi dei diversi elementi contenuti in una sostanza composta. Formula molecolare: oltre alle informazioni fornite dalla formula minima, indica il numero effettivo di atomi di ogni elemento presente nel composto. Formula di struttura: mostra il modo con cui gli atomi sono legati tra loro ed i tipi di legami presenti. Composizione percentuale: indica le quantit in grammi dei diversi elementi che lo costituiscono presenti in 100 grammi di un composto. Avendo a che fare con i composti chimici, ci occorre un metodo sistematico per attribuire un nome ad ogni composto, cio un sistema di nomenclatura. I composti contenenti essenzialmente carbonio, idrogeno e pochi altri elementi (ad esempio, ossigeno, azoto, fosforo, alogeni) vengono considerati nellambito della chimica organica e possiedono regole proprie di nomenclatura; ci occupiamo qui degli altri composti, detti composti

COMPOSTI E REAZIONI
REGOLE DI NOMENCLATURA
COMPOSTO OSSID O ba sico ELEMEN TI IN TERESSA TI Meta llo + O 2 N OME S.O. MIN ORE N OME S.O. MA GGIORE

" ossido di" + meta llo (per N. O. unico) Na 2O ossido di sodio " ossido -oso" FeO ossido ferroso (ossido di ferro II) " ossido -ico" Fe2O 3 ossido ferrico (ossido di ferro III) " a nidride -ica " SO 3 a nidride solforica CO 2 a nidride ca rbonica

O ssido a cido (a nidride)

Non meta llo + O 2

Come per gli ossidi ba sici O ppure, " a nidride -osa " SO 2 a nidride solforosa

ID ROSSID O (ba se)

Meta llo + O 2 + H2O

" idrossido di" + meta llo Ba (O H)2 idrossido di ba rio Fe(O H)3 idrossido di ferro III " a cido -oso" H2SO 3 a cido solforoso HNO 2 a cido nitroso " a cido -idrico" HCl a cido cloridrico H2S a cido solfidrico " a cido -idrico" div enta " uro di meta llo" Ca Cl2 clor uro di ca lcio Fe2S3 solfuro di ferro III Stessa nomencla tura per gli idr uri dei meta lli: " idr uro di" + meta llo Na H idr uro di sodio " -ito di meta llo" Na 2SO 3 solfito di sodio AlPO 3 fosfito di Al " -a to di meta llo" LiNO 3 nitra to di litio Ca SO 4 solfa to di ca lcio " a cido -ico" H2SO 4 a cido solforico H2CO 3 a cido ca rbonico

( O sso)A CIDO

Non Meta llo + O 2 + H2O

Idra cido

Alg (N. O. -1 ), S (-2 ), CN + H2

SA LE

Meta llo + a cido

OSSERVAZIONI: 1. In alternativa, OSSIDI e ANIDRIDI possono essere definiti specificando il numero di atomi presenti con opportuni prefissi. Esempi: MnO2 biossido di manganese N2O5 pentossido di biazoto CO monossido di carbonio 2. Gli ossidi ANFOTERI derivano da elementi posti al confine tra metalli e non metalli; per questo il loro comportamento pu essere acido o basico a seconda dei casi. 3. Gli ALOGENI, potendo assumere diversi N.O integrano la nomenclatura ordinaria nel modo seguente: N.O. +1 ipo -oso: Cl2O anidride ipoclorosa; HClO acido ipocloroso N.O. +3 -oso: Cl2O3 anidride clorosa; HClO2 acido cloroso N.O. +5 -ico: Cl2O5 anidride clorica; HClO3 acido clorico N.O. +7 per -ico:

COMPOSTI E REAZIONI

Cl2O7 anidride perclorica; HClO4 acido perclorico 4. Composti che non rientrano nelle classi precedentemente enunciate: PEROSSIDI: caratterizzati dal gruppo -O-O- in cui lossigeno ha S.O. -1; esempi: H2O2 (perossido di idrogeno o acqua ossigenata), Na2O2 (perossido di sodio). PEROSSOACIDI: acidi che contengono il gruppo -O-O-; Esempio: HOONO2 (acido perossonitrico). TIOACIDI: acidi in cui un O viene sostituito da S; Esempio: H2S2O3 (acido monotiosolforico). 5. I sali ottenuti sostituendo con metalli tutto lidrogeno degli acidi si definiscono sali NEUTRI. Se nella molecola compaiono ancora degli atomi di H, si hanno i cosiddetti SALI ACIDI. Nella costruzione del nome, necessario indicare quanti H sono rimasti con il termine idrogeno o acido preceduto da un opportuno prefisso. Esempi: Na2HPO4 monoidrogeno fosfato di sodio, oppure fosfato monoacido di sodio NaHCO3 monoidrogenocarbonato di sodio,

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oppure bicarbonato di sodio (residuo di nomenclatura in disuso, da ricordare); analogamente, Ca(HSO3)2 bisolfito di calcio.

* il Si rappresenta uneccezione e forma lacido (orto)silicico con 2H2O In genere il prefisso orto sottinteso P2O5 + H2O HPO3 acido metafosforico P2O5 + 2H2O H4P2O7 acido pirofosforico P2O5 + 3H2O H3PO4 acido (orto)fosforico o fosforico SiO2 + 2H2O H4SiO4 acido (orto)silicico o silicico

6. Metodi di SALIFICAZIONE alternativi Metallo + acido sale + H2 (gi visto); Ca +2HNO3 Ca (NO3)2 + H2 Ossido acido + ossido basico sale; CaO + CO2 CaCO3 Idrossido + acido sale + acqua; 2NaOH + H2CO3 Na2CO3 + 2H2O Ossido basico + acido sale + acqua; Na2O + H2CO3 Na2CO3 + H2O Idrossido + ossido acido sale + acqua; 2NaOH + CO2 Na2CO3 + H2O 7. OSSOACIDI META-PIRO-ORTO: le anidridi di alcuni Non Metalli (P, As, Sb, B, Si) possono reagire con acqua in diverse proporzioni, formando acidi diversi Anidride + 1H2O acido meta Anidride + 2H2O acido piro Anidride + 3H2O acido orto*

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3.1.2 FORMULE DI STRUTTURA

OSSIDI O Al Al O O Al2O3 Ossido di Al N O NO2 Ossido di N (IV) O

A partire dalla formula molecolare di un composto, possibile costruire una rappresentazione chiamata FORMULA DI STRUTTURA, in cui ogni legame viene rappresentato con un trattino e corrisponde ad una coppia di elettroni condivisi. Ogni elemento sar quindi caratterizzato da un numero di legami pari al valore numerico del suo numero di ossidazione. Tali rappresentazioni sono equivalenti alle formule di Lewis, in cui gli elettroni dello strato pi esterno vengono rappresentati con puntini posti intorno al simbolo dellelemento, e ogni coppia di elettroni condivisi d luogo ad un legame. Cos, ad esempio, la molecola H2O pu essere rappresentata:
H ..

PEROSSIDI, PEROSSOACIDI E TIOACIDI O H O H H H O O S S O

H2O2 Perossido di H

O H

H:O:H
. .

H 2S 2O 3 Acido monotiosolforico O

H Vediamo alcuni altri esempi:

N O

HNO4 Acido perossonitrico

COMPOSTI E REAZIONI
IDROSSIDI O Fe O H Fe(OH)2 Idrossido di Fe (II) H O H Al O H O H Al(OH)3 Idrossido di Al O S O O H H2SO4 Acido solforico O H O N O HNO3 Acido nitrico O H

ACIDI Per gli ossoacidi, si formano tanti gruppi OH quanti sono gli atomi di H, che vengono legati direttamente al non metallo con legame semplice, poi si legano gli O rimasti mediante doppi legami. Per gli idracidi, si lega direttamente H allelemento. H Cl HCl Acido cloridrico H S H H2S Acido solfidrico O O C H

O H H2CO3 Acido carbonico

O H O Cl O O HClO4 Acido perclorico

SALI Partendo dalla formula dellacido corrispondente, si sostituiscono gli atomi di H con il metallo, completamente nei sali neutri, parzialmente in quelli acidi. Cl Fe FeCl2 Cl Cloruro ferroso O O

COMPOSTI E REAZIONI
3.1.3 NUMERO DI OSSIDAZIONE

Ca

O O CaSO4 Solfato di Ca Na H O O

Come accennato in precedenza, il NUMERO DI OSSIDAZIONE un numero convenzionale corrispondente alla carica ipotetica che ogni atomo di una formula acquisterebbe attribuendo gli elettroni di legame secondo i due criteri seguenti: l gli elettroni di legame tra atomi di diversa elettronegativit, cio aventi diversa tendenza ad attrarre gli elettroni di legame, vengono attribuiti allatomo pi elettronegativo; l gli elettroni di legame tra atomi di uguale elettronegativit (tendenza ad attrarre gli elettroni di legame uguale o simile) vengono ripartiti equamente tra i due atomi. Sulla base di questi principi, sono state elaborate alcune regole pratiche per una pi agevole attribuzione dei numeri di ossidazione.

NaHCO3 Monoidrogenocarbonato di Na

COMPOSTI E REAZIONI
E lementi a llo sta to libero (cio non combina ti, come H 2, Ag, ecc.) E lementi del I gr uppo (come Na , K, ecc.) a llo sta to combina to E lementi del II gr uppo (come Ca , Mg, ecc.) a llo sta to combina to Idrogeno in tutti i composti E ccezione: negli idr uri dei meta lli (es. Na H, Ca H 2) O ssigeno in tutti i composti E ccezioni: perossidi (come H 2O 2) superossidi (come K 2O ) fluor uro di ossigeno (F 2O ) Fluoro in tutti i composti Alluminio in tutti i composti Z inco in tutti i composti Somma a lgebrica dei N. O. di tutti gli a tomi di una sosta nza neutra Somma a lgebrica dei N. O. di tutti gli a tomi di una specie ca rica 0

ESEMPI

+1

+2

H2SO4 (acido solforico) 2 (+1) + N.O. (S) + 4 (-2) = 0 N.O. (S) = + 8 - 2 = + 6

+1 -1 -2 -1 -1 / 2 +2 -1 +3 +2 0 Va lore della ca rica

K2Cr2O7 (bicromato di K) 2 (+1) + 2 N.O. (Cr) + 7 (-2) = 0 N.O. (Cr ) = (+ 14 - 2) / 2 = + 6

Na2CO3 (carbonato di Na) 2 (+1) + N.O. (C) + 3 (-2) = 0 N.O. (C) = 6 - 2 = 4

COMPOSTI E REAZIONI
3.1.4 ESERCIZI SVOLTI

1) Scrivi il nome e la formula di struttura del composto KMnO4. Calcoliamo il N.O. del Manganese: N.O. (K) + N.O. (Mn) + 4N.O. (O) = 0 +1 + N.O. (Mn) + 4(-2) = 0 N.O. (Mn) = +7 Analogamente al N.O. +7 degli Alogeni, si forma lacido permanganico (HMnO4); sostituendo latomo di H con K, otteniamo appunto KMnO4, il cui nome : Permanganato di potassio; Per ottenere la corrispondente formula di struttura, leghiamo lunico gruppo OH che possibile formare al Mn, poi gli O rimasti con legame doppio; otteniamo: O O O

2) Scrivi il nome e la formula di struttura del composto N2O3. Si tratta di unanidride, in cui il N.O dellazoto pu essere calcolato attraverso la relazione: 2N.O. (N) + 3N.O. (O) = 0 N.O. (N) = +3 In questo caso N presenta N.O. minore, e quindi il nome del composto : Anidride nitrosa (oppure Triossido di diazoto) La sua formula di struttura sar: O N O N O

Mn

COMPOSTI E REAZIONI
3) Scrivi il nome e la formula di struttura del composto Pb(OH)4. Il Pb ha N.O. +4; il composto un idrossido piombico o idrossido di Pb (IV). La sua formula di struttura pu essere cos rappresentata: O O Pb O O H H H H 5) Come si chiamano i composti HClO e HClO3? HClO: acido ipocloroso, in cui Cl ha N.O. +1; HClO3: acido clorico, in cui Cl ha N.O. +5. 6) Come si chiamano i composti CuO e Cu2O? CuO: ossido rameico (Cu ha N.O. +2); Cu2O: ossido rameoso (Cu ha N.O. +1). 7) Come si chiama il composto K3HSiO4? Questo sale deriva dallacido (orto)silicico H4SiO4 per parziale sostituzione dellidrogeno da parte del potassio e si chiama monoidrogenosilicato di K.

4) Come si chiama il composto K2Cr2O7? Dicromato di potassio, il Cr ha N.O. +6.

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8) Scrivi le formule dellanidride fosforica e dellanidride perclorica. Anidride fosforica: consideriamo il P con N.O. +5 e lo combiniamo con O2, secondo la reazione: 4VP + 5IIO2 2P2O5. Anidride perclorica: Cl viene preso con N.O. +7 e combinato con O2, si ottiene: 2VIICl2 + 7IIO2 2Cl2O7 9) Scrivi la formula dellacido metafosforico. Il prefisso meta indica che lanidride fosforica (P2O5,ottenuta nellesercizio precedente) ha reagito con una sola molecola di H2O; si ottiene: P2O5 + H2O 2HPO3 10) Scrivi la formula e la formula di struttura del monoidrogeno carbonato ferroso. Consideriamo il carbonio con N.O. +4 e lo combiniamo con O2: IV C + IIO2 CO2 anidride carbonica (o biossido di carbonio) Otteniamo poi lacido carbonico mediante reazione con H2O: CO2 + H2O H2CO3 Sostituiamo parte dellH con il ferro (II) ed otteniamo il composto cercato: II Fe + 2H2CO3 Fe(HCO3)2 + H2 Questo sale pu essere denominato, in alternativa, carbonato acido di ferro (II), oppure bicarbonato ferroso. La sua formula di struttura la seguente:

H Fe H

O O O O

C C

O O

COMPOSTI E REAZIONI
11) Scrivi la formula del fosfato diacido di sodio. Procediamo analogamente allesercizio precedente, partendo da P con N.O. +5: 4VP + 5IIO2 2P2O5 anidride fosforica P2O5 + 3H2O 2H3PO4 acido fosforico o (orto)fosforico 2H3PO4 + 2INa 2NaH2PO4 + H2 12) Scrivi la formula del borato stannoso. Si considera il B (N.O. +3), ricordando che lacido borico richiede 3 molecole di H2O: 4IIIB + 3IIO2 2B2O3 anidride borica B2O3 + 3H2O 2H3BO3 acido (orto)borico 2H3BO3 + 3IISn Sn3(BO3)2 + 3H2 13) Prepara il solfato di sodio mediante i cinque metodi di salificazione che conosci. Nel Solfato di Na, Na2SO4, il S presenta N.O. +6 1. H2SO4 + 2Na Na2SO4 + H2 (acido + metallo) 2. SO3 + Na2O Na2SO4 (ossido acido + ossido basico) 3. 2NaOH + H2SO4 Na2SO4 + 2H2O (idrossido + acido) 4. Na2O + H2SO4 Na2SO4 + H2O (ossido basico + acido) 5. 2NaOH + SO3 Na2SO4 + H2O (idrossido + ossido acido)

COMPOSTI E REAZIONI
3.2 REAZIONI CHIMICHE
3.2.1 SIGNIFICATO GENERALE

Una REAZIONE CHIMICA una trasformazione per cui da una serie di sostanze, dette REAGENTI, si ottengono altre sostanze, dette PRODOTTI. Ogni reazione viene generalmente schematizzata con simboli chimici usando le formule di tutte le specie che partecipano alla reazione; spesso si indicano con il termine di reazione sia la trasformazione chimica, che la sua rappresentazione simbolica. Se schematizziamo una generica reazione chimica nel modo seguente, A+BC+D possiamo notare che i reagenti A e B si trovano a sinistra della freccia, mentre a destra compaiono i prodotti C e D; la freccia singola indica che questa reazione avviene unicamente da sinistra a destra. Una formula chimica indica : - sul piano QUALITATIVO (o microscopico) il tipo di sostanza che interviene nella reazione;

- sul piano QUANTITATIVO (o macroscopico) una mole di quella sostanza. Volendo attribuire alla reazione anche un significato quantitativo, necessario che essa sia bilanciata, cio che vengano introdotti opportuni coefficienti interi davanti alle formule, in modo che venga rispettato il principio di conservazione della massa. Possiamo, quindi, riscrivere lequazione precedente, aA + bB cC + dD in cui sono stati aggiunti in minuscolo i COEFFICIENTI STECHIOMETRICI, che esprimono il numero relativo di molecole di reagenti e prodotti che partecipano alla reazione. Consideriamo a titolo di esempio la reazione tra dicloro e diossigeno che porta alla formazione dellanidride perclorica: 2Cl2 + 7O2 2Cl2O7 i coefficienti stechiometrici posti davanti alle formule indicano che 2 molecole di cloro reagiscono con 7 molecole di ossigeno, per formare

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2 molecole di Cl2O7. Questi stessi coefficienti possono assumere anche un significato macroscopico, legato allidea di mole, ed indicare che 2 moli di cloro reagiscono con 7 moli di ossigeno, per formare 2 moli di Cl2O7. Esaminando una reazione chimica bilanciata, risulta quindi possibile risalire ai rapporti tra le masse e tra i volumi delle specie che partecipano alla reazione; la modalit pratica di calcolo verr descritta in seguito. Essenzialmente, possono essere individuati tre tipi di reazioni chimiche: 1. Associazione/dissociazione SO3 + H2O H2SO4 CaCO3 CaO + CO2 2. Sostituzione e scambio 2AgNO3 + CaCl2 2AgCl + Ca(NO3)2 3. Ossidoriduzione (in cui si ha variazione del N.O.) 2Al + 3H2SO4 Al2(SO4)3 + 3H2
3.2.2 BILANCIAMENTO DELLE REAZIONI NON DI OSSIDO-RIDUZIONE

Secondo il principio di conservazione della massa, in una reazione chimica il numero totale di atomi di ogni elemento deve essere lo stesso dai due lati delle freccia. Il bilanciamento di una reazione si effettua introducendo davanti alle formule dei composti coefficienti opportuni (i coefficienti stechiometrici), mentre non consentito introdurre altre formule o cambiare quelle gi presenti. E importante non confondere INDICI e COEFFICIENTI. Ad esempio, nella formula Na2SO4 lindice 2 indica il numero di atomi di sodio presenti nella molecola, legato ai rapporti di combinazione tra gli elementi, e non pu essere cambiato. Se invece scriviamo 2Na2SO4 il coefficiente posto davanti alla formula indica che si considerano 2 molecole (o 2 moli) del composto. In fase di bilanciamento si interviene unicamente sui coefficienti, mentre non consentito modificare gli indici. Operativamente, si bilanciano una ad una le specie presenti, considerando per ultimi lidrogeno e lossigeno. Se nella reazione compaiono delle cariche, anche queste dovranno essere bilanciate.

COMPOSTI E REAZIONI
ESEMPIO Fe(OH)3 + HCl FeCl3 + H2O Procediamo al bilanciamento di Cl e otteniamo: Fe(OH)3 + 3HCl FeCl3 + H2O
3.2.3 BILANCIAMENTO DELLE REAZIONI DI OSSIDO-RIDUZIONE (REAZIONI REDOX)

Ossidazione
perdita di elettroni = aumento del N.O.

Riduzione
Osserviamo che anche il Fe risulta bilanciato; consideriamo quindi H: Fe(OH)3 + 3HCl FeCl3 + 3H2O Risultano in questo modo 6 atomi di H per parte; verifichiamo che il bilanciamento sia esatto controllando che il numero di atomi di ossigeno sia uguale per i reagenti e per i prodotti: Fe(OH)3 + 3HCl FeCl3 + 3H2O 3 atomi O 3 atomi O La reazione a questo punto correttamente bilanciata.
acquisto di elettroni = diminuzione del N.O.

Riducente
perde elettroni = aumento del N.O

Forma ossidata

Forma ridotta

acquista elettroni = diminuisce il N.O.

Ossidante

COMPOSTI E REAZIONI
Le REAZIONI DI OSSIDO-RIDUZIONE, o redox, sono processi che possono anche essere interpretati come un trasferimento di elettroni dalla specie che si ossida a quella che si riduce; confrontando il valore del N.O. di tutti gli elementi presenti a sinistra e a destra della freccia, si osserva per almeno un elemento una diminuzione del N.O. (corrispondente alla riduzione) e per almeno un elemento, in genere diverso dal precedente, un aumento del N.O. (corrispondente allossidazione). Tali variazioni nel N.O. possono appunto essere interpretate come un acquisto o una cessione di elettroni. I processi di ossidazione e riduzione verranno descritti pi ampiamente in elettrochimica. Poich gli elettroni vengono trasferiti dallelemento che si ossida a quello che si riduce, le variazioni complessive dei N.O. relative ai due processi di ossidazione e riduzione dovranno essere uguali in valore assoluto, e quindi la loro somma algebrica sar uguale a zero. Di questo aspetto necessario tenere conto in fase di bilanciamento, introducendo opportuni coefficienti. Dal punto di vista pratico, una reazione di ossidoriduzione viene bilanciata mediante una serie di operazioni successive: 1. Si determinano i N.O. di tutti gli elementi presenti secondo le regole convenzionali; 2. si individuano gli elementi per i quali il N.O varia, si valuta tale variazione sia per lelemento che si ossida, sia per quello che si riduce, e la si moltiplica per il numero di atomi di quellelemento presenti nella molecola (se questo diverso da 1); 3. invertendo i valori trovati per rendere uguali le variazioni in valore assoluto, si determinano i coefficienti stechiometrici per le specie che contengono gli elementi che si ossidano e si riducono (NB: nel corso del bilanciamento il rapporto individuato NON PUO ESSERE MODIFICATO); 4. si determinano i coefficienti di tutti gli altri elementi secondo il principio di conservazione della massa, considerando per ultimo lossigeno.

COMPOSTI E REAZIONI
ESEMPIO BaSO4 + C BaS + CO Determiniamo i N.O. di tutti gli elementi presenti: BaSO4 + C BaS + CO Si ha variazione dei N.O. di C ed S: S +6 -2 diminuzione di 8 unit x 1 atomo variazione del N.O = 8 ; C 0 +2 aumento di 2 unit x 1 atomo variazione del N.O = 2 ; inverto i coefficienti, per rendere uguali le due variazioni: coeff.(BaSO4)=2 coeff.(C)=8 Infine, semplifico dividendo per 2 (consideriamo i pi piccoli coefficienti possibili) ed introduco i valori trovati nella reazione: BaSO4 + 4C BaS + CO Bilancio le altre specie presenti: BaSO4 + 4C BaS + 4CO
+2 +6 -2)4 0 +2 -2 +2 -2

3.2.4 ESERCIZI SVOLTI

1) Individua i coefficienti stechiometrici che rendono bilanciata la seguente reazione: ZnCl2 + NH3 + H2O Zn(OH)2 + NH4Cl Bilanciamo lo Zn (al momento gi bilanciato), quindi il cloro ZnCl2 + NH3 + H2O Zn(OH)2 + 2NH4Cl e successivamente lazoto ZnCl2 + 2NH3 + H2O Zn(OH)2 + 2NH4Cl procediamo con lidrogeno ZnCl2 + 2NH3 + 2H2OZn(OH)2 + 2NH4Cl Verifichiamo lesatto bilanciamento conteggiando gli atomi di O dei reagenti e dei prodotti: ZnCl2 + 2NH3 + 2H2O Zn(OH)2 + 2NH4Cl 2 atomi di O 2 atomi di O I coeff. stechiometrici sono quindi, 1, 2, 2, 1, 2.

COMPOSTI E REAZIONI
2) Individua i coefficienti stechiometrici che rendono bilanciata la seguente reazione: CS2 + NaOH Na2CS3 + Na2CO3 + H2O Se consideriamo S, possiamo osservare che compare con indice 2 da un lato e con indice 3 dallaltro; probabilmente, sar necessario avere da entrambe le parti un numero di atomi corrispondente al minimo comune multiplo. Introduciamo quindi un 3 davanti al composto in cui compare S2 ed un 2 davanti a quello in cui troviamo S3: 3CS2 + NaOH 2Na2CS3 + Na2CO3 + H2O Notiamo che C risulta bilanciato (3 atomi da entrambi i lati); bilanciamo quindi Na ponendo un 6 a sinistra: 3CS2 + 6NaOH 2Na2CS3 + Na2CO3 + H2O Bilanciamo infine H 3CS2 + 6NaOH 2Na2CS3 + Na2CO3 + 3H2O e verifichiamo che gli atomi di O presenti corrispondano: sono in effetti 6 per parte. I coefficienti sono 3, 6, 2, 1, 3. 3) Determina il N.O. del Cr in K2Cr2O7. N.O. (K) = +1 N.O. (O) = -2 2(+1) + 2N.O. (Cr) + 7(-2) = 0 2N.O. (Cr) = + 12 N.O. (Cr) = +6

COMPOSTI E REAZIONI
4) Individua i coefficienti stechiometrici che rendono bilanciata la seguente reazione di ossido-riduzione:
KMnO4 + H2S + H2SO4 K2SO4 + MnSO4 + S + H2O

altri composti contenenti S), H. 2KMnO4 + 5H2S + 3H2SO4 K2SO4 + 2MnSO4 + 5S + 8H2O Verifico il bilanciamento conteggiando gli atomi di O, che sono 20 per parte. I coefficienti esatti sono 2, 5, 3, 1, 2, 5, 8. 5) Individua i coefficienti stechiometrici che rendono bilanciata la seguente reazione di ossido-riduzione: Zn(NO3)2 ZnO + NO2 + O2 Determiniamo i N.O. di tutti gli elementi presenti: Zn(NO3)2 ZnO + NO2 + O2 Possiamo notare che a sinistra i due elementi che cambiano numero di ossidazione (N e O) fanno parte dello stesso composto; la reazione viene bilanciata come se fosse scritta nel verso opposto,
+2 +5)2 -2)6 +2 -2 +4 -2)2 0

Determiniamo i N.O. di tutti gli elementi presenti:


+1 +7 -2)4 +1)2 -2

KMnO4 + H2S + H2SO4 K2SO4 + MnSO4 + S + H2O

+1)2 +6 -2)4

+1)2 +6 -2)4

+2 +6 -2)4

+1)2 -2

Per Mn il N.O. passa da +7 a +2 (variazione di 5 unit x 1 atomo = 5); per S, passa da -2 a 0 (2 unit x 1 atomo =2), mentre nella variazione non considero lS del solfato il cui N.O rimane identico da entrambe le parti. Inverto i coefficienti e li pongo davanti alle specie interessate: 2KMnO4 + 5H2S + H2SO4 K2SO4 + 2MnSO4 + + 5S + H2O Senza modificare questi coefficienti, bilancio le altre specie: K, S (modificando H2SO4 senza toccare gli

COMPOSTI E REAZIONI
cio da destra a sinistra. Il N.O. di N passa quindi da +4 a +5 (1 unit x 1 atomo = 1), mentre il N.O. di O passa da 0 a -2 (2 unit x 2 atomi = 4). Invertiamo i coefficienti e li poniamo davanti ad NO2 e O2: Zn(NO3)2 ZnO + 4NO2 + O2 bilanciamo quindi N: 2Zn(NO3)2 ZnO + 4NO2 + O2 poi Zn: 2Zn(NO3)2 2ZnO + 4NO2 + O2 infine, verifichiamo la corrispondenza tra gli atomi di O, che sono in effetti 12 da entrambe le parti. I coefficienti sono 2, 2, 4, 1. Determiniamo i N.O. delle specie presenti: NaClO NaCl + NaClO3 Il Cl presente nel reagente, in parte si ossida ed in parte si riduce: quando si ha ossidazione e riduzione dello stesso elemento parliamo di reazione di DISMUTAZIONE o disproporzione. Come nellesempio precedente, anche in questo caso si determinano i coefficienti di reazione considerando la reazione inversa a quella scritta: Cl passa da +5 a +1 (4 unit x 1 atomo = 4) e da -1 a +1 (2 unit x 1 atomo = 2). Invertiamo i coefficienti e li dividiamo entrambi per 2: NaClO 2NaCl + NaClO3 Concludiamo il bilanciamento e verifichiamo gli atomi di O: 3NaClO 2NaCl + NaClO3 3 atomi O 3 atomi O I coefficienti sono 3, 2, 1.
+1 +1 -2 +1 -1 +1 +5 -2)3

6) Individua i coefficienti stechiometrici che rendono bilanciata la seguente reazione di ossido-riduzione: NaClO NaCl + NaClO3

COMPOSTI E REAZIONI
3.3 RELAZIONI TRA LE MASSE E TRA I VOLUMI DI REAGENTI E PRODOTTI
3.3.1 QUANTITA IN PESO DI SOSTANZE CHE REAGISCONO

di calcolare la quantit di O2 che reagisce completamente con Cl2 e quindi la quantit di O2che si pu ottenere.

Come abbiamo visto, lo schema di reazione pu essere considerato da un punto di vista microscopico (cio, in termini di molecole) e macroscopico (in termini di moli). Cos, i coefficienti stechiometrici di una reazione rappresentano il numero relativo di molecole di reagenti e prodotti coinvolte nella reazione stessa, ma possono assumere anche un significato macroscopico collegato al concetto di mole. Quindi, partendo da una reazione bilanciata possibile calcolare la quantit di prodotto ottenibile da un certo peso di reagente e, inversamente, la quantit di reagente necessaria per ottenere un certo peso di prodotto. Consideriamo nuovamente la reazione: 2Cl2 + 7O2 2Cl2O7 Ad esempio, nota la quantit di Cl2, siamo in grado

Da un lato, la massa pu essere trasformata in moli dividendo per la massa molecolare ed, inversamente, possibile ricavare il peso in grammi moltiplicando il numero di moli per la massa molecolare. Le quantit relative di moli vengono valutate mediante i coefficienti dellequazione bilanciata. Consideriamo ora un ESEMPIO numerico. Data la reazione di precipitazione del solfato di bario (gi bilanciata): BaCl2 +CuSO4 BaSO4 + CuCl2 Calcolare i grammi di BaCl2 che partecipano alla reazione ed i grammi di BaSO4 ottenuti a partire da 9,5 g di CuSO4.

COMPOSTI E REAZIONI
Nota la massa di CuSO4, calcoliamo le moli corrispondenti dividendo per il peso atomico: mol ( CuSO4) = 9,5 g/159,581g mol-1 = 0,0595 mol Secondo i coefficienti stechiometrici, partecipano alla reazione: 0,0595 mol x 1 = 0,0595 mol di BaCl2 e si otterranno 0,0595 mol x 1 = 0,0595 mol di BaSO4 Le corrispondenti quantit in grammi si ottengono moltiplicando i due valori trovati per i rispettivi pesi molecolari: g (BaCl 2) = 0,0595 mol x 208,246 g mol-1 = 12,39 g di BaCl 2che partecipano alla reazione; g (BaSO4) = 0,0595 mol x 233,376 g mol-1= 13,89 g di BaSO4 ottenuti. E anche possibile ricorrere al metodo delle proporzioni, impostando una diversa proporzione per ogni specie da determinare, in cui a primo membro si pongono i pesi atomici o molecolari ed a secondo membro le corrispondenti quantit in grammi (tra cui quella incognita); ancora una volta, vanno considerati con attenzione i coefficienti stechiometrici della reazione bilanciata. Tornando allesempio precedente, calcoliamo i g di BaCl2 che partecipano alla reazione: CuSO4 : BaCl2 = 9,5 : x 159,581 : 208,246 = 9,5 : x x= (208,246 x 9,5 ) / 159,581 = 12,39 g Cos per calcolare i grammi di BaSO4 ottenuti : CuSO4 : BaSO4 = 9,5 : x 159,581 : 233,376 = 9,5 : x x = (233,376 x 9,5 ) / 159,581 = 13,89 g I due metodi sono equivalenti, come si pu verificare esaminando i calcoli effettuati nei due casi: ad esempio, nella prima proporzione, relativa a BaCl2 , il rapporto 9.5 g / 159.581 g mol-1 corrisponde al calcolo delle moli di CuSO4. Essendo tutti i coefficienti uguali a 1, questo valore viene direttamente moltiplicato per il peso molecolare di BaCl2 , esattamente nello stesso modo rispetto ai calcoli precedentemente svolti.

Se i coefficienti stechiometrici fossero diversi da 1, andrebbero posti davanti alle formule a primo membro nella proporzione, con un procedimento logico equivalente al confronto tra le moli visto prima.

COMPOSTI E REAZIONI

COMPOSTI E REAZIONI
3.3.2 REAGENTE LIMITANTE E REAGENTE IN ECCESSO

Finora, abbiamo considerato reazioni in cui i reagenti sono presenti in quantit stechiometriche, cio in modo che essi reagiscano completamente. In alcuni casi un reagente in eccesso rispetto agli altri, ossia presente con un numero di moli maggiore di quello richiesto dallo schema di reazione. Il reattivo che si consuma completamente viene definito REAGENTE LIMITANTE e determiner la quantit massima di prodotto ottenibile. Quando il reagente in eccesso e quello limitante non sono esplicitamente indicati nel testo del problema, possibile stabilirli con i calcoli visti prima. Inoltre, si richiede talvolta di calcolare la quantit di reattivo in eccesso che non ha reagito. Esaminiamo nuovamente lesempio precedente, supponendo questa volta di far reagire 100 g di CuSO4 con 100 g di BaCl2, secondo la reazione gi vista: BaCl2 +CuSO4 BaSO4 + CuCl2

Vogliamo calcolare la quantit di BaSO4 che pu formarsi e la quantit di reattivo in eccesso che non ha reagito. Determiniamo il reagente limitante, valutando il numero relativo di moli dei due reattivi: mol (CuSO4) = 100 g/159,581 g mol-1 = 0,627 mol mol (BaCl2 ) = 100 g/258,246 g mol-1 = 0,480 mol Il reagente limitante quindi BaCl2 , che determiner la quantit massima di prodotto ottenibile: mol ( BaSO4) = 0,480 mol g ( BaSO4) = 0,480 x 233,376 g mol-1 = 112,02 g Se i coefficienti fossero diversi da 1, ad esempio 2CuSO4 + BaCl2 .......... si avrebbe : mol (CuSO4) = (100 g/PM)/2 mol (BaCl2 )=100 g/PM La quantit di CuSO4, originariamente presente in eccesso, che non ha reagito sar data da:

COMPOSTI E REAZIONI
mol (CuSO4) consumate = 0,480 mol g (CuSO4) consumati =0,480 g x 159,581 g mol-1= = 76,60 g g (CuSO4) rimasti = 100 g - 76,60 g = 23,40 g

COMPOSTI E REAZIONI
3.3.3 RESA

Negli esempi considerati, si sempre ipotizzato: 1) La trasformazione completa di tutti i reagenti, se questi erano presenti in quantit stechiometriche 2) La trasformazione completa di uno dei reagenti, presente in quantit inferiore (reattivo limitante). E quindi possibile calcolare la quantit di prodotto che si pu teoricamente ottenere partendo da una certa quantit di reagenti. Se la quantit realmente ottenuta coincide con quella calcolata, si dice che la RESA del 100%. Nella pratica, si osservano spesso rese decisamente inferiori per diverse ragioni: formazione di sottoprodotti, manipolazioni, perdite, e cos via, reazione di equilibrio. La quantit teorica di prodotto viene calcolata come visto prima e confrontata con la quantit di prodotto effettivamente ottenuta; , quindi, possibile determinare la RESA PERCENTUALE mediante la relazione: Quantit reale Resa percentuale = x 100 Quantit teorica

Considerando ancora una volta la reazione: BaCl2 +CuSO4 BaSO4 + CuCl2 abbiamo in precedenza calcolato che partendo da 9,5 g di CuSO4 si ottengono 13,89 g di BaSO4; questo peso di prodotto calcolato corrisponde quindi alla quantit teoricamente ottenibile. Se abbiamo realmente ottenuto soltanto 10 g di BaSO4, qual la resa percentuale della reazione? Resa percentuale = 10 g 13,89 g x 100 = 71,99 %

Modificando opportunamente la relazione che indica la resa percentuale, possibile calcolare la quantit reale se sono note la quantit calcolata e la resa percentuale.

COMPOSTI E REAZIONI
3.3.4 RAPPORTI VOLUMETRICI 3.3.5 ESERCIZI SVOLTI

In base alla legge di stato dei gas perfetti di Avogadro, possibile affermare che una mole di qualsiasi gas a condizioni normali (c.n., cio 0 C e 1 atm) occupa un volume di 22,4 l. Se vogliamo, ad esempio, calcolare il volume occupato da 2 moli di N2 a c.n. otteniamo VOLUME MOLARE DEI GAS = = 2 mol x 22,4 l mol-1 = 44,8 l Inversamente, possiamo calcolare il numero di moli corrispondente ad un certo volume di gas. Ad esempio, ad un volume di 50 l di O2 a c.n. corrisponderanno: moli = 50 l /22,4 l mol-1 = 2,23 mol Mediante queste relazioni possibile calcolare quantit di reagenti o prodotti gassosi coinvolti in una reazione. Esempi di questo tipo verranno presentati negli esercizi svolti.

1) Calcola i grammi di H2 che si ottengono trattando 200 g di Al con un eccesso di HCl secondo la reazione: Al + HCl H2 + AlCl3 Procediamo in primo luogo al bilanciamento della reazione; otteniamo: 2Al + 6HCl 3H2 + 2AlCl3 200 g di Al corrispondono a 200 g/26,98 g mol-1 = = 7,41 mol di Al considerando i coefficienti stechiometrici, le moli di H2 ottenute saranno date da: 2 : 3 = 7,41 : x di H2 x = 7,41 mol x 3/2 = 11,11 mol

Moltiplicando per il peso molecolare di H2,

COMPOSTI E REAZIONI
troviamo i grammi corrispondenti: 11,11 mol x 2,0 g mol-1 = 22,23 g di H2. Usando il metodo delle proporzioni avremmo ottenuto: 2Al : 3 H2 = 200 : x 2(26,98) : 3(2,0) = 200 : x x = 22,23 g di H2 2) Considerando la reazione del problema precedente, quanti grammi di H2 si ottengono facendo reagire 200 g di Al puro al 95 %? 2Al + 6HCl 3H2 + 2AlCl3 Si procede come nel caso precedente, tenendo per conto allinizio dei calcoli che i 200 g non sono interamente costituiti da Al, ma contengono delle impurezze (su 100 g, solo 95 sono di Al). Quindi, disponiamo in realt di una quantit di Al inferiore: g effettivi di Al = 200 g x 95/100 = 190 g mol (Al) = 190 g /26,98 g mol -1 = 7,04 mol considerando i coefficienti stechiometrici, le moli di H2 ottenute saranno date da: 2 : 3 = 7,04 : x x = mol (H2) = 7,04 mol x 3/2 = 10,56 mol Moltiplicando per il peso molecolare, troviamo i grammi corrispondenti: g (H2) = 10,56 x 2,0 = 21,12 g di H2. 3) Calcola quanti grammi di Na reagiscono con 50 g di H2SO4 secondo la reazione: Na + H2SO4 Na2SO4 + H2 Quanti g di Na2SO4 si ottengono?

COMPOSTI E REAZIONI
La reazione bilanciata sar 2Na + H2SO4 Na2SO4 + H2 mol (H2SO4) = 50 g/98 g mol-1 = 0,51 mol in base ai coefficienti stechiometrici queste reagiranno con: mol (Na) = 0,51 mol x 2 = 1,02 mol g (Na) = 1,02 mol x 22,99 g mol-1 = 23,45 g Analogamente, si ottengono: mol (Na2SO4) = 0,51 mol g (Na2SO4) = 0,51 mol x 142,03 g mol-1 = 72,45 g Usando le proporzioni, otteniamo ugualmente: 2Na : H2SO4 = x : 50 2(22,99) : 98 = x : 50 x = 23,46 g di Na Na2SO4 . H2SO4 = x : 50 142,03 : 98 = x : 50 x = 72,46 g di Na2SO4 4) Quanti grammi di H2SO4 al 98 % sono necessari per preparare 20 g di Na2SO4 secondo la reazione dellesempio precedente? Inizialmente procedo come se H2SO4 fosse puro al 100% 2Na + H2SO4 Na2SO4 + H2 mol (Na2SO4) = 20 g/142,03 g mol-1 = 0,14 mol moli (H2SO4) = 0,14 mol g (H2SO4) = 0,14 mol x 98 g mol-1 = 13,80 g puri al 100 % Tengo ora conto della purezza al 98%

COMPOSTI E REAZIONI
g (H2SO4 al 98 %) = 13,80 g x 100/98 = 14,08 g di H2SO4 al 98% necessari. Per ottenere la stessa quantit di prodotto, essendo il reattivo di partenza inferiore al 100% necessario pesarne una quantit superiore. 5) Calcola la quantit massima in grammi di NO che possibile ottenere da 6,03 g di N2 e da 0,191 mol di O2 secondo la reazione (gi bilanciata): N2 + O2 2NO valutiamo il reagente in eccesso e quello limitante: mol (N2) = 6,03 g/28,01 g mol-1 = 0,215 mol N2 risulta in eccesso, mentre O2 il reattivo limitante; si possono quindi ottenere: mol (NO) = 0,191 mol x 2 = 0,382 mol g (NO) = 0,382 mol x 30,01 g mol-1 =11,46 g 6) Data la reazione: P4 + Cl2 PCl3 calcola il peso di PCl3 che si ottiene facendo reagire 125 g di P4 con 325 g di Cl2. Calcolare inoltre il peso di reagente in eccesso che non reagisce. Bilanciamo la reazione: P4 + 6Cl2 4PCl3 mol (P4) = 125 g/123,9 g mol-1 = 1,01 mol mol (Cl2) = 325 g/70,91 g mol-1 = 4,58 mol/6 = = 0,764 mol Il reattivo limitante Cl2, che si consumer completamente; quindi le moli di prodotto saranno date da: mol (PCl3) = 0,764 mol x 4 = 3,06 mol g (PCl3) = 3,06 mol x 137,3 g mol-1 = 420 g Hanno reagito 0,764 moli di P4, corrispondenti a:

COMPOSTI E REAZIONI
g (P4) = 0,764 mol x 123,9 g mol-1 = 94,65 g Sono rimasti: 125 g - 94,65 g = 30,35 g di P4 in eccesso. 7) Calcola la quantit in grammi di Cl2 necessaria per ottenere 30,8 g di NaClO3, sapendo che la resa percentuale della reazione 83,4 % e che NaOH in eccesso. Cl2 + NaOH NaClO3 + NaCl + H2O Si tratta di una dismutazione che deve essere bilanciata dopo aver individuato i N.O. che variano; otteniamo: 3Cl2 + 6NaOH NaClO3 + 5NaCl + 3H2O mol (NaClO3) = 30,8 g/106,44 g mol-1 = 0,289 mol mol (Cl2) = 0,289 x 3 = 0,867 mol g (Cl2) = 0,867 mol x 70,906 g mol-1 = 61,47 g con resa del 100 %. Essendo la resa della reazione inferiore al 100% , per ottenere la stessa quantit di prodotto, sar necessaria una quantit di reattivo maggiore di quella stechiometrica. Essendo NaOH in eccesso, consideriamo Cl2: g (Cl2, resa 83,4 %) = 61,47 x 100/83,4 = 73,7 g di Cl2 8) Facendo gorgogliare un eccesso di Cl2 in una soluzione contenente 176,6 g di MgBr2 si ottengono 135 g di Br2. Qual la resa percentuale? MgBr2 + Cl2 MgCl2 + Br2 Vediamo che lequazione risulta gi bilanciata. mol (MgBr2) = 176,6/184,13 = 0,959 mol mol (Br2) = 0,959 g (Br2) = 0,959 x 158,82 = 153,3 g con resa del 100 %

COMPOSTI E REAZIONI
Visto che si ottengono soltanto 135 g di Br2, la resa sar: resa = 135/153,3 x 100 = 88,1 % 9) Calcola i litri di H2 che si ottengono facendo reagire 20 g di Al con un eccesso di acido solforico diluito, secondo la reazione (gi bilanciata): 2Al + 3H2SO4 Al2(SO4)3 + 3H2 mol (Al) = 20 g / 26,98 g mol-1 = 0,741 mol Calcoliamo le moli di H2 3 : 2 = x : 0.741 x = mol (H2) = 0,741 x 3 / 2 = 1,11 mol l (H2) = 1,11 mol x 22,4 l mol-1 = 24,90 l oppure, usando le proporzioni: 2Al : 3H2 = 20 : x 2(26,98) : 3(22,4) = 20 : x x = 24,90 l

COMPOSTI E REAZIONI
3.V VERIFICA SE HAI CAPITO
3.V.1 In base alle regole per determinare il numero di ossidazione, attribuisci i numeri di ossidazione alle specie che compaiono nei seguenti composti: HCl HClO3 Cl2 3.V.2 Facendo riferimento al significato dei coefficienti stechiometrici del simbolo di reazione, stabilisci nella reazione seguente: CaO + H2O Ca(OH)2 - quante molecole di CaO reagiscono con 2 molecole di H2O - quante molecole di Ca(OH)2 si ottengono da 10 molecole di CaO - quante moli di H2O reagiscono con 3 moli di CaO Verifica elemento per elemento se la seguente reazione chimica (gi bilanciata) rispetta il principio di conservazione della massa: 3Ca(OH)2 + 2H3PO4 Ca3 (PO4)2 + 6H2O e stabilisci : - quante molecole di H3PO4 reagiscono con 30 molecole di Ca(OH)2 - quante molecole di H3PO4 reagiscono con 100 molecole di Ca(OH)2 - quante molecole di H3PO4 reagiscono con 6,0221023 molecole di Ca(OH)2 - quante moli di H3PO4 reagiscono con 1 mole di Ca(OH)2 - quante moli di H3PO4 reagiscono con 10 moli di Ca(OH)2 3.V.3 Applica la relazione tra le masse di reagenti e prodotti alla reazione: CaO + H2O Ca(OH)2 e dopo aver calcolato i pesi molecolari dei composti presenti determina: - quanti grammi di CaO reagiscono secondo un rapporto stechiomentrico con 18 g di H2O - quanti grammi di CaCO3 si ottengono facendo reagire 18 g di H2O con 56 g di H2O - quanti grammi di CaCO3 si ottengono facendo reagire 36 g di H2O con un eccesso di CaO.

COMPOSTI E REAZIONI
Soluzione Pre-Test Attribuiamo ad ogni atomo un numero di ossidazione:
+1 +7 -2)4 +1 -1 +1 -1 +1 -1 +1)2 -2 0

otteniamo: KIO4 + 7KI + 8HCl 8KCl + 4H2O + 4I2 I nomi dei composti sono:

KIO4 + KI + HCl KCl + H2O + I2 Lo stesso elemento (I) si ossida (aumento di N.O.) e si riduce (diminuzione di N.O.): si tratta di una reazione di dismutazione. I : -1 0 variazione di 1 unit, corrispondente alla cessione di 1 elettrone (ossidazione). I : +7 0 variazione di 7 unit, corrispondenti allacquisto di 7 elettroni (riduzione). Invertiamo i coefficienti in modo da rendere uguale il numero di elettroni acquistati e ceduti: (1)KIO4 + 7KI + HCl KCl + H2O + I2 Procediamo, quindi, al bilanciamento della reazione;

periodato di K + ioduro di K + acido cloridrico cloruro di K + acqua + iodio

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Attribuisci un nome ai seguenti composti: a. As2O3 h. H2SO3 q. Sn(ClO4)2 b. HgO i. H4SiO4 r. Mg(HCO3)2 c. P2O3 l. H4P2O7 s. NaHSO4 d. K2O2 m. Al2(SO4)3 t. Al2(HPO4)3 e. N2O5 n. Ca(NO3)2 u.BaH2 f. Fe(OH)3 o. Mg3(PO4)2 v. Al2S3 g. HF p. BaI2 z. SiF4 Soluzione 2) Scrivi le formule corrispondenti ai seguenti composti: a. ossido ferrico b. ossido di Mn (IV) c. anidride ipoiodosa d. anidride bromica e. anidride nitrica f. acido solfidrico g. idruro di Al h. acido cloroso i. acido nitroso l. acido fosforoso m. acido piroarsenico n. perclorato di Al o. (orto) fosfito di Be p. arseniato di Zn q. bisolfito di Mg Soluzione 3) Scrivi le formule di struttura dei seguenti composti: lettere d, l, m, o r, v dellesercizio 1; lettere e, i, l, n, p dellesercizio 2. Soluzione 4) Determina i coefficienti necessari per bilanciare le seguenti reazioni: a. Al2O3 + NaOH + H2O Na[Al(OH)4] b. Ca3(PO4)2 + H3PO4 Ca(H2PO4)2 c. TiF4 + H2SO4 SO3 + HF + TiO2 d. Ca3P2 + H2O Ca(OH)2 + PH3

ESERCIZI
e. f. g. h. i. SiO2 + HF H2SiF6 + H2O As2O3 + HCl AsCl3 + H2O POCl3 + H2O H3PO4 + HCl Al2O3 + HI AlI3 + H2O SbCl3 + H2S Sb2S3 + HCl Soluzione 6) Calcola i grammi di Hg che si possono ottenere da 50,0 g di ossido mercurico, secondo la reazione: HgO Hg + O2 Soluzione 7) Data la reazione: CaO + H2O Ca(OH)2 calcola il peso di H2O stechiometricamente necessaria per far reagire 20,0 kg di ossido di calcio Soluzione 8) Calcola il volume di cloro necessario per formare a condizioni normali 84 l di acido cloridrico, secondo la reazione: H2 + Cl2 HCl Soluzione

Soluzione

5) Determina i coefficienti necessari per bilanciare le seguenti reazioni di ossido-riduzione: a. b. c. d. e. f. g. h. i. Na2SiF6 + Na NaF + Si SnCl2 + HgCl2 SnCl4 + Hg2Cl2 PbS + O2 PbO + SO2 Cu + HNO3 Cu(NO3)2 + NO + H2O CrO3 Cr2O3 + O2 Ca(OH)2 + Cl2 Ca(ClO3)2 + CaCl2 + H2O KMnO4 + HNO2 + H2SO4 K2SO4 + MnSO4 + HNO3 + H2O NaCl + HNO3 Cl2 + NOCl + NaNO3 + H2 O As2O3 + Zn + H2SO4 AsH3 + ZnSO4 + H2 O

ESERCIZI
9) Calcola quanto acido solforico si forma dalla reazione di 25,0 g di SO3 con 7,00 g di H2O e quanto reagente in eccesso rimane al termine della reazione. Soluzione 10) Calcola quanto H2SO4 al 25 % occorre far reagire con lo Zn per preparare a condizioni normali 80,00 l di H2, secondo la reazione: H2SO4 + Zn ZnSO4 + H2 Soluzione 11) Data la reazione dellesercizio 10, quanto solfato di Zn si pu ottenere dalla reazione di 16,0 g di H2SO4 puro al 60 %? Soluzione 12) Calcola i grammi di carbonato di sodio che si ottengono facendo reagire 20,0 g di CO2 con 35,0 g di NaOH, secondo la reazione: CO2 + NaOH Na2CO3 + H2O Soluzione 13) Il bicromato di potassio ossida il solfuro di idrogeno a S, in ambiente acido, secondo la reazione: K2Cr2O7 + H2S + HCl CrCl3 + KCl + S + H2O Calcola i grammi di K2Cr2O7 necessari per ossidare 15 g di H2S ed i grammi di CrCl3 che si ottengono se la resa del 79,5 %. Soluzione 14) Calcola quanti grammi di NO si possono ottenere dalla reazione di 1,00 mol di NH3 con 1,00 mol di O2, secondo la reazione: NH3 + O2 NO + H2O Soluzione 15) Calcola il peso di ossido di magnesio che si forma facendo reagire 34,48 g di Mg con O2, se la resa del 94 %. Soluzione

ESERCIZI
16) Facendo reagire 13,0 g di C4H9OH, 21,6 g di NaBr e 33,8 g di H2SO4, si ottengono 16,8 g di C4H9Br, secondo la reazione: C4H9OH + NaBr + H2SO4 C4H9Br + NaHSO4 + H2 O Calcola la resa percentuale. Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. a. anidride arseniosa b. ossido di Hg (II) c. anidride fosforosa d. perossido di potassio e. anidride nitrica f. idrossido ferrico g. acido fluoridrico h. acido solforoso i. acido (orto)silicico l. acido pirofosforico m. solfato di alluminio n. nitrato di calcio o. fosfato di magnesio p. ioduro di bario q. perclorato di Sn (II) r. monoidrogeno carbonato di Mg (bicarbonato di Mg) s. monoidrogeno solfato di sodio (bisolfato di Na) t. monoidrogenofosfato di alluminio u. idruro di bario v. solfuro di alluminio z. fluoruro di silicio Back 2. a. Fe2O3 b. MnO2 c. I2O d. Br2O5 e. N2O5 f. H2S g. AlH3 h. HClO2 i. HNO2 l. H3PO3 m. H4As2O7 n. Al(ClO4)3 o. Be3(PO3)2 p. Zn3(AsO4)2 q. Mg(HSO3)2

Back

ESERCIZI
3. d. Esercizio 1
O K H O O K O P O P O O O O O O S O O S O O S O Al S Al Al S Al O C O O O C O H Mg H O P O O O O O Mg Mg Mg

O O O O

o.

l.

H H H

r.

m.

O O O

v.

ESERCIZI
Esercizio 2
O O N O O N O O Al O Cl O Cl O O O O O O O Cl O O

e.

n.

i.

As

O O O O O O

Zn Zn Zn

p.
O H H H

As

l.

O O

Back

ESERCIZI
4. a. b. c. d. e. f. g. h. i. 1, 2, 3, 2 1, 4, 3 1, 2, 2, 4, 1 1, 6, 3, 2 1, 6, 1, 2 1, 6, 2, 3 1, 3, 1, 3 1, 6, 2, 3 2, 3, 1, 6 Back 5. a. 1, 4, 6, 1 b. 1, 2, 1, 1 c. 2, 3, 2, 2 d. 3, 8, 3, 2, 4 e. 4, 2, 3 (si bilancia la reazione inversa) f. 6, 6, 1, 5, 6 (dismutazione, si bilancia la reazione inversa) g. 2, 5, 3, 1, 2, 5, 3 8. 9. 42 l Back 30,38 g; 1,44 g Back 10. 1400 g Back h. 3, 4, 1, 1, 3, 2 (si bilancia la reazione inversa, nellordine Cl, Na, N, H, O) i. 1, 6, 6, 2, 6, 3 (si bilancia la reazione inversa, moltiplicando per 2 i coefficienti ottenuti dal calcolo degli elettroni scambiati) Back 6. 7. 46,3 g Back 6,42 kg Back

ESERCIZI
11. 15,8 g Back 12. 46,4 g Back 13. Coefficienti della reazione: 1, 3, 8, 2, 2, 3, 7; 36, 94 g Back 14. Coefficienti della reazione: 4, 5, 4, 6; 1 mole di O2 reagisce con 0,80 mol di NH3 e d 0,80 mol di NO, corrispondenti a 24,0 g Back 15. 53,74 g Back 16. 70,06 % Back

LA MOLE
LA MOLE 2.A PRE-REQUISITI 2.B PRE-TEST 2.C OBIETTIVI 2.1 QUANTO PESA UN ATOMO?
2.4.1 ESERCIZI SVOLTI 2.1.1 LIDEA DI MASSA RELATIVA 2.1.2 MASSA ATOMICA RELATIVA 2.1.3 ESERCIZI SVOLTI 2.2.4 ESERCIZI SVOLTI

2.3 FORMULE E COMPOSIZIONE 2.4 DETERMINAZIONE DELLA COMPOSIZIONE PERCENTUALE E DELLA FORMULA DI UN COMPOSTO

2.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

2.2 LA MOLE
2.2.1 QUANTITA UNITARIE 2.2.2 MOLE, COSTANTE DI AVOGADRO E MASSA MOLARE 2.2.3 ALTRI CALCOLI

LA MOLE
2.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: esprimere valori numerici in forma esponenziale ed effettuare operazioni con numeri esponenziali; usare le pi comuni unit di misura del Sistema Internazionale (SI); riconoscere se una formula si riferisce ad un atomo o ad una molecola; applicare il concetto di sostanza.

2.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: comprendere il concetto di massa relativa ed applicarlo ad atomi e molecole; definire la massa atomica relativa riferita al 12C; calcolare la massa molecolare relativa di un composto a partire dalle masse atomiche relative degli atomi che lo costituiscono; comprendere il significato di quantit unitaria di sostanza e definire il concetto di mole; comprendere la relazione tra mole e Costante di Avogadro; definire la massa molare e calcolarla per una sostanza di cui siano note la formula e le masse atomiche relative degli atomi che la compongono; utilizzare la massa molare di un composto per calcolare la quantit in moli di sostanza, essendo nota la massa, e viceversa; utilizzare la Costante di Avogadro per calcolare il numero di particelle presenti in una certa quantit di sostanza;

2.B PRE-TEST
Qual la massa in grammi di una molecola di azoto? Soluzione

LA MOLE
comprendere il significato delle formule chimiche e la loro relazione con la composizione percentuale delle sostanze.

Na+, Cl-, SO42-, ecc. In particolare, si parla di cationi se la carica dellunit strutturale positiva, di anioni se negativa.

Abbiamo definito in precedenza atomi, molecole e ioni; richiamiamo rapidamente una definizione sintetica:

2.1 QUANTO PESA UN ATOMO?


2.1.1 LIDEA DI MASSA RELATIVA

ATOMO: la pi piccola particella costitutiva di un elemento (ad esempio, un atomo di Fe, di H, di O).

MOLECOLA: la pi piccola particella costitutiva di un elemento o di un composto che pu esistere in modo indipendente (esempi: molecola di ossigeno O2, di ozono O3, di acqua H2O).

IONE: (che verr ripreso successivamente in diverse occasioni, ad esempio ionizzazione, equilibri in soluzione, legame ionico) ununit strutturale dotata di carica, ad esempio

Ogni volta che si esprime la massa di un oggetto in una certa unit di misura, la sua massa viene misurata rispetto ad uno standard; ad esempio, lo standard universale della massa un blocco di lega platinoiridio (il chilogrammo standard), conservato al Muse des Poids et des Msures di Svres, in Francia. Se acquisti cinque chilogrammi di patate, la loro massa cinque volte quella del chilogrammo standard: puoi dire che la massa delle patate 5 kg, oppure, che la massa relativa delle patate nella scala dei chilogrammi 5. Per comprendere meglio il concetto di massa relativa, applichiamolo al caso di una moneta da 50 lire, di una da 100 lire e di una da 200. Le loro masse medie, espresse in grammi sono:

LA MOLE
Moneta da 50 lire Moneta da 100 lire Moneta da 200 lire 6,2 g 7,9 g 4,9 g 6,2 g/6,2 g = 1,0 mentre, se consideriamo come massa di riferimento la moneta da 100 lire sar: 6,2 g/ 7,9 g = 0,78 I calcoli possono essere cos schematizzati:

Possiamo esprimere la massa di ogni moneta scegliendo come riferimento prima quella da 50 lire, e successivamente quelle da 100 e da 200 lire. Ogni volta, la massa relativa della molecola potr essere calcolata mediante la relazione:

Ma ssa Moneta da 5 0 lire Ma ssa media (g) 6,2 7,9 4,9

rela tiv a m. da 5 0 lire 1,0 1,3 0,79

a lla m. da 1 0 0 lire 0,78 1,0 0,62

ma ssa della m. da 2 0 0 lire 1,3 1,6 1,0

massa media della moneta Massa relativa di una moneta = massa di riferimento

1 0 0 lire 2 0 0 lire

Ad esempio, la massa della moneta da 50 lire relativa alla stessa moneta da 50 lire sar:

Si pu notare che la massa relativa varia se si cambia la massa di riferimento. Inoltre, la massa relativa adimensionale, perch facendo il rapporto tra grandezze espresse nella stessa unit di misura (in questo caso, grammi), si ottiene un numero puro.

LA MOLE
2.1.2 MASSA ATOMICA RELATIVA

Esprimere la massa degli atomi in grammi pone qualche problema, in quanto si ottengono valori poco maneggevoli: le masse di alcuni atomi espresse in grammi sono riportate in Tabella. Elemento H C O massa media di un atomo 1,6735510- 24 g 1,9943610-23 g 2,6565910-23 g

Per evitare di avere a che fare con numeri cos piccoli, si cercato di esprimere la massa in termini di massa atomica relativa. Storicamente, la prima scala di massa atomica fu determinata rispetto allidrogeno, che lelemento pi leggero (massa = 1), ma questo fu poi abbandonato per varie ragioni, tra cui il fatto che si combina con pochi elementi. Quindi, si scelse la sedicesima parte dellatomo dossigeno, che successivamente lasci il posto alla dodicesima parte dellatomo di carbonio 12 (lisotopo pi abbondante del C). A partire dal 1961

questultima scala venne definitivamente adottata come standard. A titolo di esempio, usando i valori delle masse in grammi date in precedenza, e procedendo analogamente al caso delle monete, proviamo a calcolare valori della massa atomica relativa di alcuni elementi usando le tre scale di riferimento (H, O e C), dividendo il peso di un atomo di un certo elemento rispettivamente per il peso di un atomo di H, 1/16 del peso di un atomo di O, riportati sopra, e 1/12 del peso di un atomo di 12 C (che pesa 1,9925210-23 g); ad esempio, la massa di un atomo di H calcolata in riferimento al 12C data da: 1,6735510- 24 g / (1,9925210-23 g /12) = 1,00790 Procedendo analogamente negli altri casi, si ottengono i risultati sintetizzati in Tabella.

LA MOLE
Ma ssa E lemento sca la H H C O 1,00000 11,9169 15,8740 a tomica sc a l a O 1,00794 12,0115 16,0000 rela tiv a sc a l a
12

1,00790 12,0111 15,9994

compongono una molecola. I termini peso atomico e peso molecolare, seppur meno rigorosi rispetto alle espressioni precedenti, vengono ancora comunemente usati. Se un elemento comprende diversi isotopi, la sua massa atomica (quella che si trova nella tavola periodica degli elementi o in altre Tabelle) in realt un valore medio ponderato, ottenuto tenendo conto della massa dei singoli isotopi e della loro abbondanza relativa.

LUNIT DI MASSA ATOMICA (indicata con il simbolo uma) quindi rappresentata da 1/12 della massa atomica del 12C, corrispondente a 1,6605910-24 g. Si definiscono, di conseguenza: MASSA ATOMICA RELATIVA (comunemente, massa atomica) il rapporto tra la massa assoluta di un atomo e la massa della dodicesima parte dellatomo di 12C. MASSA MOLECOLARE RELATIVA (comunemente, massa molecolare) la somma delle masse atomiche relative degli atomi che

LA MOLE
ESEMPIO Il cloro presente in natura come miscela degli isotopi 35Cl (34,9689 uma, 75,770 %) e 37Cl (36,9659 uma, 24,230 %). Calcolare la massa atomica del cloro naturale. Consideriamo un campione di cloro costituito, ad esempio, da 100000 atomi. Di questi, 75,770 x 100000/100 = 75770 sono atomi di 35Cl e 24,230 x 100000/100 = 24230 sono atomi di 37Cl. La massa totale del campione data dalla somma delle masse dei due tipi di atomi, cio: 75770 x 34,9689 uma + 24230 x 36,9659 uma = 3,5453106 umaatomi La massa atomica media si ottiene dividendo questo valore per il numero di atomi contenuti nel campione: 3,5453106 umaatomi / 100000 atomi = 35,453 uma

LA MOLE

a) 6,022141023 atomi di F = 18,9984 g

b) 6,022141023 atomi di Cl = 34,4527 g

c) 6,022141023 atomi di Mg = 24,3050 g

d) 6,022141023 atomi di Pb = 207,2 g

In una mole di fluoro ci sono solo atomi di 19F. In una mole di cloro ci sono 35Cl (75,7%) e 37Cl (24,3%). In una mole di magnesio lisotopo pi abbondante 24Mg, ma ci sono anche 25Mg (10%) e 26Mg (11%). In una mole di piombo ci sono quattro isotopi: 204Pb (1,4%), 206Pb (24,1%), 207Pb (22,1%) e 208Pb (52,4%).

LA MOLE
2.1.3 ESERCIZI SVOLTI

2.2 LA MOLE
2.2.1QUANTITA UNITARIE

1)

Determina la massa molecolare di O2.

Massa atomica di O = 15,9994 uma Massa molecolare (O2) = 15,9994 uma x 2 = 31,999 uma 2) Determina la massa molecolare di H2SO4. Consultando la Tavola Periodica troviamo le seguenti masse atomiche relative: Massa atomica di H = 1,008 uma Massa atomica di S = 32,064 uma Massa atomica di O = 15,9994 uma Massa molecolare (H2SO4) = 1,008 uma x 2+ 32,064 uma x 1 + 15,9994 uma x 4 = 98,078 uma

Torniamo allesempio delle monete e consideriamo gruppi contenenti ciascuno 10 unit, cio 10 monete; definiamo ogni gruppo da 10 monete UNA MOLE DI MONETE; la mole rappresenta una quantit unitaria che contiene un numero fisso di unit (in questo caso, 10 monete). Possiamo calcolare la massa delle moli dei tre tipi di monete a partire dalla massa media di una singola moneta:
Moneta da 50 lire 100 lire 200 lire massa media di 1 moneta 6,2 g 7,9 g 4,9 g massa 10 monete (= 1 mole) 62 79 49

LA MOLE
Partendo da questi valori, saremmo in grado, ad esempio, di calcolare il numero di monete presenti in una mole, a partire dalla massa di una singola moneta e dalla massa di una mole: massa di 1 mole numero monete in 1 mole = massa di 1 moneta ad esempio, per le monete da 200 lire: 49 g / 4,9 g = 10 (monete). maneggiate. Pu essere definita cos: la MOLE la quantit di sostanza che contiene un numero di particelle uguale a quello presente in 12 g di carbonio 12. A seconda della specie chimica, esisteranno poi moli di atomi, di molecole, di ioni, di elettroni, ecc. E stato quindi proposto di chiamarla quantit chimica, che pu essere riferita ad una qualsiasi entit chimica. Possiamo calcolare quanti atomi sono contenuti in 12 g di 12C; essendo la massa di un atomo di 12C uguale a 1,9925210-23 g, il numero di atomi sar dato da: 12 g mol-1/1,9925210-23 g = 6,022521023 mol-1

2.2.2 MOLE, COSTANTE DI AVOGADRO E MASSA MOLARE

La quantit unitaria per gli atomi, le molecole e gli ioni la MOLE. Essa ci permette di collegare il livello microscopico (cio quello in cui consideriamo atomi, molecole, ecc.) con il livello macroscopico, in cui abbiamo a che fare con quantit di sostanza che possono essere pesate e

NA= 6,0221023 COSTANTE DI AVOGADRO che mette in relazione il numero di unit

LA MOLE
strutturali con la quantit di materia ed esprime il numero di particelle contenute in una mole di qualsiasi specie chimica. Come in precedenza abbiamo calcolato il numero di monete presenti in una mole di monete partendo dalle masse di una mole e di una moneta, cos possiamo dividere la massa di una mole per la massa di una particella e verificare che una mole di qualsiasi sostanza contiene un numero di particelle pari alla costante di Avogadro. Definiamo quindi la massa di una mole: la MASSA MOLARE (M) la massa per quantit unitaria di sostanza, cio la massa di una mole di sostanza. E generalmente espressa in grammi per mole (g mol-1). La massa molare di un elemento la massa in grammi di una mole di quellelemento. Cos, ad esempio il 12C ha M = 12 g mol-1, mentre luranio (massa atomica relativa = 238 uma) ha M = 238 g mol-1. Cos come la mole, anche la massa molare pu essere riferita ad atomi, molecole e ioni. La massa in grammi corrispondente alla massa atomica o molecolare relativa esprime, quindi, la massa di una mole, cio di 6,0221023 atomi o molecole. Ancora una volta, possiamo sottolineare come sia possibile ragionare su due piani distinti: quello microscopico (legato agli atomi, alle molecole, ecc.) e quello macroscopico, che invece legato alle moli di sostanza (reazione chimica). ESEMPIO Consideriamo lacqua, di formula H2O. Consultando le Tabelle troviamo le masse atomiche relative di H e di O: Massa atomica di H = 1,008 uma Massa atomica di O = 15,9994 uma Massa molecolare (H2O) = 1,008 uma x 2 + +15,9994 uma x 1 = 18,015 uma Massa molare (H2O) = 18,015 g mol-1

LA MOLE
2.2.3 ALTRI CALCOLI

ESEMPIO Calcolare le moli corrispondenti a 180,0 g di carbonio, sapendo che la massa atomica relativa di C 12,011. moli (C) = 180,0 g /12,011 g mol-1 = 14,99 mol Modificando opportunamente la relazione precedente, possibile calcolare la massa corrispondente ad un certo numero di moli: massa (in g) = mol x massa molare (g mol-1) ESEMPIO Calcolare la massa in grammi corrispondente a 2,00 moli di NaOH. Massa molecolare relativa (NaOH) = 40,0 uma Massa corrispondente ad 1 mole = 40,0 g mol-1

Consideriamo, ancora una volta, lesempio delle monete. Se una scatola di monete da 200 lire pesa 350 g ed ogni mole di monete da 200 lire, come visto prima, 49 g, il numero di moli contenuto nella scatola si ottiene con un semplice calcolo: moli di monete da 200 lire = massa totale/massa di una mole 350 g / 49 g = 7,1 moli di monete da 200 lire Analogamente, la quantit di sostanza, cio il numero di moli di una sostanza, pu essere calcolato dividendo la massa di sostanza per la massa di una mole: numero di moli = = massa (g) / massa molare (g mol-1)

LA MOLE
Per 2 moli g = 2,00 mol x 40,0 g mol-1 = 80,0 g ESEMPIO Calcolare quante molecole sono presenti in 0,50 moli di NaOH 5,00 g di NaOH Massa molecolare (NaOH) = 40,0 uma Massa molare (NaOH) = 40,0 g mol-1 1 mole di qualsiasi sostanza contiene 6,0221023 particelle; in 0,50 moli ce ne saranno: 0,50 x 6,0221023 = 3,011023 Nel secondo caso, 5,00 g corrispondono ad un numero di moli pari a: 5,00 g / 40,0 g mol-1 = 0,125 mol Il numero di molecole si ottiene moltiplicando questo valore per NA: 0,125 x 6,0221023 = 7,531022

La Costante di Avogadro ci consente, infine, di calcolare il numero di particelle contenute in un certo numero di moli, secondo la relazione: numero di particelle = numero di moli x NA Analogamente a quanto visto in precedenza, la relazione pu essere trasformata per calcolare il numero di moli corrispondenti ad un determinato numero di particelle. I calcoli relativi al numero di particelle possono essere combinati con i calcoli visti negli esercizi precedenti: alcuni esempi sono riportati negli esercizi svolti che seguono.

LA MOLE
2.2.4 ESERCIZI SVOLTI

3) A quante moli di H2O corrispondono 3,48 g di H2O? Massa molecolare relativa (H2O) = 18,015 uma 1 mole di H2O ha una massa di 18,015 g Nel caso di 3,48 g: mol = massa / massa molare = = 3,48 g / 18,015 g mol-1 = 0,193 mol 4) A quanti grammi di CO2 corrispondono 1,20 mol di CO2? Massa molecolare relativa (CO2) = 44,010 uma 1 mole di CO2 corrisponde a 44,010 g 1,20 mol corrispondono a: 1,20 mol x 44,010 g mol-1 = 52,8 g

1) Calcolare la massa in grammi di 1,00 mol di atomi di cloro e di 1,00 mol di molecole di cloro. Massa atomica relativa (Cl) = 35,453 uma Massa di 1,00 mol di atomi di Cl = 35,453 g mol-1 Massa molecolare relativa (Cl2) = 35,453 x 2 = = 70,906 uma Massa di 1,00 mol di molecole di Cl2 = 70,906 g mol-1 In questo ed in altri casi analoghi necessario specificare se si tratta di atomi o di molecole di cloro. 2) Calcolare la massa di una mole di atomi di I. Massa atomica relativa (I) = 126,904 uma Massa molare (I) = 126,904 g mol-1

LA MOLE
5) Calcolare il numero di molecole presenti in 1,20 mol di CaO e in 1,20 mol di H2O. numero di molecole = moli x NA = 1,20 x 6,0221023 = 7,231023 Poich una mole di ogni sostanza contiene lo stesso numero di particelle, ed abbiamo nei due casi lo stesso numero di moli (1,20), il numero di molecole trovato valido per entrambi i composti. 6) Calcolare il numero di moli ed il numero di molecole presenti in 12,5 g di glicerolo, C3H8O3. Massa molecolare relativa (C3H8O3) = 92,0954 uma Massa molare (C3H8O3) = 92,0954 g mol-1 moli = 12,5 g / 92,0954 g mol-1 = 0,136 mol molecole = 0,136 x 6,0221023 = 8,191022 7) Calcolare a quante moli e a quanti grammi corrispondono 1,551024 molecole di N2. Massa molecolare relativa (N2) = 28,013 uma Massa molare (N2) = 28,013 g mol-1 Il numero di moli si ottiene dividendo il numero di molecole per la Costante di Avogadro: mol (N2) = 1,551024 / 6,0221023 = 2,57 mol g (N2) = 2,57 mol x 28,013 g mol-1 = 71,99 g

2.3 FORMULE E COMPOSIZIONE


Come verr spiegato in maggior dettaglio (bilanciamento delle reazioni e rapporti tra le masse), i simboli chimici delle sostanze semplici e le formule di quelle composte hanno un significato sia qualitativo che quantitativo, legati al tipo di atomi presenti e al concetto di mole,

LA MOLE
rispettivamente. Quindi, come verr ricordato anche a proposito della reazione chimica, una formula chimica esprime, da un lato, gli atomi presenti in una certa sostanza (livello microscopico), dallaltro una mole di quella sostanza (livello macroscopico). Consideriamo ora brevemente i diversi tipi di formule ed il loro significato. La FORMULA MINIMA (detta anche formula empirica) indica il numero relativo di atomi dei diversi elementi contenuti in una sostanza composta. Per una sostanza contenente soltanto C, H ed O sar del tipo CxHyOz, dove x, y e z sono i pi piccoli numeri interi che esprimono il rapporto di combinazione degli atomi presenti nel composto. Essa pu essere determinata a partire dai risultati dellanalisi qualitativa, spesso espressi in termini percentuali. Ad esempio, il glucosio ha formula minima CH2O (cui corrisponde una massa di 30,02 g mol-1). La FORMULA MOLECOLARE, oltre alle informazioni fornite dalla formula minima, indica anche il numero effettivo di atomi di ogni elemento presente in una molecola della sostanza. Ad esempio, nella formula molecolare CxHyOz, gli indici x,y e z sono numeri interi proporzionali ad x, y e z ed indicano il numero di atomi di C, H ed O effettivamente presenti nel composto considerato. Pu essere ricavata a partire dalla formula minima e dalla massa molare. Riconsiderando lesempio precedente, se la massa molare del glucosio 180,15 g mol-1, confrontando questo valore con la massa corrispondente alla formula minima, si trova che la formula molecolare del glucosio sar C6H12O6. La FORMULA DI STRUTTURA (che verr trattata a proposito dei tipi di composti), oltre ad indicare gli atomi presenti ed il loro numero, mostra il modo con cui gli atomi sono legati tra loro ed i tipi di legami presenti. La COMPOSIZIONE PERCENTUALE indica le quantit in grammi dei diversi elementi presenti in

LA MOLE
100 grammi di sostanza; pu essere determinata sperimentalmente con metodi di analisi elementare, oppure calcolata a partire dalla formula molecolare del composto. ESEMPIO Nel composto H2O si combinano: 2 atomi di H con 1 atomo di O, oppure 20 atomi di H con 10 atomi di O 2 x 6,0221023 atomi di H con 1 x 6,0221023 atomi di O 2 moli di atomi di H con una mole di atomi di O 2 x 1,008 g di H con 15,9994 g di O. Note le masse molari di H (1,008 g mol-1), O (15,9994 g mol-1) e H2O (18,015 g mol-1), le percentuali dei due elementi possono essere calcolate con una semplice proporzione: % H (2 x 1,008) : 18,015 = x : 100 x = 11,19 % % O (1 x 15,9994) : 18,015 = x : 100 x = 88,81 %

2.4 DETERMINAZIONE DELLA COMPOSIZIONE PERCENTUALE E DELLA FORMULA DI UN COMPOSTO


Una formula chimica esprime sul piano qualitativo gli elementi presenti e la proporzione relativa con cui i diversi atomi sono combinati. Partendo dalla formula chimica, possibile ricavare le percentuali in peso di ciascun componente (cio i grammi di ogni elemento in 100 g di sostanza).

LA MOLE
Sempre partendo dalla formula, possibile calcolare la massa dei diversi elementi contenuta in una certa massa di composto. Il ragionamento analogo, con la differenza che questa volta si considera una massa diversa da 100. ESEMPIO Calcola i grammi di ossigeno e di idrogeno contenuti in 10 g di H2O. Impostiamo una proporzione per ogni elemento, mettendo in relazione le masse molari con le masse e tenendo conto del numero di atomi di ogni tipo che compaiono nella formula: H O (2 x 1,008) : 18,015 = x : 10 x = 1,12 g di H 15,9994 : 18,015 = x : 10 x = 8,88 g di O dalla sua composizione centesimale. ESEMPIO La composizione percentuale di un composto contenente H e O H 11,19 % O 88,81 % Determina la formula minima In 100 g di sostanza sono presenti rispettivamente 11,19 g di H e 88,81 g di O, corrispondenti a 11,19 g /1,008 g mol-1 = 11,10 moli di H e 88,81 g / 15,9994 g mol-1 = 5,55 moli di O Il rapporto tra le moli 11,10 : 5,55 corrisponde al rapporto tra gli atomi nel composto, che sar H11,10O5,55 Per ottenere valori interi dividiamo entrambi i valori

Se invece vogliamo conoscere la formula minima di un composto, questa pu essere ricavata a partire

LA MOLE
per il pi piccolo: H 11,10 /5,55 = 2,00 O 5,55 / 5,55 = 1,00 La formula del composto quindi H2O. Riassumiamo i calcoli in modo schematico:
H Ma ssa (g) Ma ssa mola re (g mol-1) Moli (g/ma ssa mola re) Moli/v a lore pi piccolo Ra pporto For mula H2O 11,19 1,008 11,10 1 1 , 1 0 /5 , 5 5 =2 ,0 0 2 O 88,81 15,9994 5,55 5 , 5 5 /5 , 5 5 =1 ,0 0 1

approssimati, se questo non possibile (ad esempio per valori come 1,5, 2,5, etc) si moltiplicano i rapporti ottenuti in modo da ottenere tutti numeri interi.
2.4.1 ESERCIZI SVOLTI

1) Determinare la composizione percentuale relativa a C, H ed S nel composto di formula molecolare C2H6S. Massa molare (C) = 12,011 g mol-1 Massa molare (H) = 1,008 g mol-1 Massa molare (S) = 32,064 g mol-1 Massa molare (C2H6S) = 62,134 g mol-1 % C (2 x 12,011) : 62,134 = x : 100 x = 38,66 % di C % H(6 x 1,008) : 62,134 = x : 100 x = 9,74 % di H % S 32,064 : 62,134 = x : 100 x = 51,60 % di S

Come verr illustrato negli esercizi svolti che seguono, se i risultati delle divisioni per il valore pi piccolo sono valori vicini allunit vengono

LA MOLE
2) Calcolare i grammi di ossigeno e di ferro contenuti in 50 g di Fe2O3 e la composizione percentuale di Fe2O3. Massa molare (Fe) = 55,85 g mol-1 Massa molare (O) = 15,9994 g mol-1 Massa molare (Fe2O3) = 159,7 g mol-1 Fe (2 x 55,85) : 159,7 = x : 50 x = 34,97 g di Fe O (3 x 15,999) : 159,7 = x : 50 x = 15,03 g di O 3) Un composto organico ha dato allanalisi la seguente composizione percentuale in peso: C 48,8 % H 13,5 % N 37,7 % Calcolare la formula minima del composto. In 100,0 g di composto saranno contenuti rispettivamente 48,8 g di C, 13,5 g di H e 37,7 g di N. Procediamo secondo lo schema gi visto:
C Massa (g) 48,8 12,011 4,06 4,06/2,69= =1,5 3 H 13,5 1, 0 0 8 13,4 13,4/2,69= =4,98 10 N 37,7 14,007 2,69 2,69/2,69= =1,00 2

Per calcolare la composizione percentuale, impostiamo un calcolo analogo considerando 100 g di sostanza: Fe (2 x 55,85) : 159,7 = x : 100 x = 69,94 % di Fe O (3 x 15,999) : 159,7 = x : 100 x = 30,06 % di O

Massa molare (g mol-1) Moli (g/massa molare) Moli/valore pi piccolo Rapporto (molt. x 2)

LA MOLE
Il composto ha formula C3H10N2. Notiamo che il valore 1,5 relativo a C non poteva essere approssimato; tutti i rapporti sono quindi stati moltiplicati per 2. 4) Determina la formula minima della vitamina C, sapendo che la sua composizione percentuale : C 40,36% H 4,60 % O 55,04 % 100 g di campione conterranno 40,36 g di C, 4,60 g di H e 55,04 g di O.
C Massa (g) 40,36 H 4,60 1, 0 0 8 4,56 4,56/3,44= =1,33 1,3x3=4 O 55,04 15,9994 3,44 3,44/3,44= =1,00 3

Formula: C3H4O3 Anche in questo caso, il rapporto relativo allidrogeno stato reso intero moltiplicandolo per 3, e per lo stesso fattore sono stati moltiplicati tutti gli altri valori.

2.V VERIFICA SE HAI CAPITO


2.V.1 In base al significato di massa molecolare relativa e di massa molare, spiega per il composto H2O il significato dei valori 18,015 uma e 18,015 g mol-1. 2.V.2 Tenendo presente il significato di massa molare, determina il numero di moli che corrisponde a: 18,015 g di H2O 15,9995 g di O 1,008 g di H 36,03 g di H2O

Massa molare (g mol-1) 12,011 Moli (g/massa molare) Moli/valore pi piccolo Rapporto (molt. x 3) 3,36 3,36/3,44= =0,98 3

LA MOLE
2.V.3 In base alla definizione di Costante di Avogadro, determina il numero di moli che corrisponde a: 6,0221023 molecole di H2O 3,0111023 molecole di H2O 1,201024 molecole di H2O 2.V.4 Partendo dal significato di formula chimica, e sapendo che le masse molari di C e di O sono 12,011 g mol-1 e 15,9994 g mol-1 rispettivamente, determina quanti grammi di C e di O sono presenti in 44,01 g di CO2.

LA MOLE
Soluzione Pre-Test Una mole di N2 ha una massa in grammi corrispondente alla sua massa molare, cio 28,013 g mol-1; inoltre, in una mole contenuto un numero di molecole pari alla Costante di Avogadro (NA = 6,0221023). La massa di una singola molecola, quindi, data dalla massa molare divisa per la Costante di Avogadro: 28,013 g mol-1 / 6,0221023 mol-1= 4,6510-23 g

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Calcola la massa molecolare relativa e la massa molare delle seguenti sostanze: a. NH3 b. CaBr2 c. H3PO4 d. Na2SO410H2O Soluzione 2) Qual la massa in grammi di 1,00 mol di atomi di fosforo (P) e di 1,00 mol di molecole di fosforo (P4)? Soluzione 3) a. b. c. d. e. f. Calcola il numero di moli corrispondenti a: 30,0 g di molecole di ossigeno (O2) 31,0 g di molecole di fosforo (P4) 50,0 g di CaCO3 40,0 g di H2SO4 70,0 g di Fe 1,001022 atomi di Cu g. 4) a. b. c. d. e. f. g. 9,001024 molecole di C2H5OH Calcola la massa corrispondente a: 1,00 mol di idogeno (H2) 0,500 mol di NaCl 0,250 mol di CO2 2,00 mol di SO3 0,0300 mol di Cl 9,00 mol di Cl2 0,150 mol di MgSO47H2O Soluzione

Soluzione

5) A quante moli corrisponde 1,00 g di NH3? Quale massa di SO2 contiene lo stesso numero di molecole presenti in 1,00 g di NH3? Soluzione

ESERCIZI
6) a. b. c. 7) a. b. c. Calcola il numero di atomi contenuti in: 18,0 g di carbonio, C 18,0 g di rame, Cu 7,20 g di zolfo, S Soluzione Calcola il numero di molecole contenute in: 1,00 g di NH3 3,28 g di SO2 7,20 g di zolfo, S8 Soluzione 10) Calcola il numero totale di moli di NH3 contenute in un campione ottenuto mescolando 7,90 g di NH3, 0,258 mol di NH3 e 8,551023 molecole di NH3. Soluzione 11) Calcola le moli di atomi e le moli di molecole contenute in 3,45 g di idrogeno. Soluzione 12) Calcola il numero di molecole presenti in un campione di SO3 ottenuto mescolando 72,3 g di SO3 con 0,803 mol di SO3. Soluzione 13) Determina la composizione percentuale del composto di formula C6H12O6. Soluzione 14) Determina la composizione percentuale del composto di formula H2SO4. Soluzione

8) Una molecola di un certo composto ha massa 2,1910-22 g. Qual la massa molare del composto? Soluzione 9) Calcola i grammi di glucosio (C6H12O6) presenti in un campione ottenuto mescolando 3,94 mol di C6H12O6 con 7,551022 molecole di C6H12O6. Soluzione

ESERCIZI
15) Calcola quanti g di H, C ed O sono contenuti in 30 g di H2CO3. Soluzione 16) Calcola la formula minima di un composto che contiene 40,0 % di C, 6,6 % di H e 53,4 % di O. Soluzione 17) Determina la formula minima di un composto che ha dato allanalisi la seguente composizione percentuale: Na 12,1 % Al 14,2 % Si 22,1 % O 42,1 % H2O 9,48 % Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. a. 17,0 uma; 17,0 g mol-1 b. 199,9 uma; 199,9 g mol-1 b. 98,0 uma; 98,0 g mol-1 c. 322,2 uma; 322,2 g mol-1 Back 2. 31,0 g; 124 g Back 3. a. 0,937 mol b. 0,250 mol c. 0,500 mol d. 0,408 mol e. 1,25 mol f. 1,66 10-2 mol g. 14,9 mol Back 4. a. b. c. d. e. f. h. 2,02 g 29,2 g 11,0 g 160 g 1,06 g 638 g 37,0 g Back 5. 0,0588 mol; 3,77 g Back 6. a. 9,02 1023 atomi b. 1,71 1023 atomi c. 1,35 1023 atomi Back

ESERCIZI
7. a. 3,54 1022 molecole b. 3,08 1022 molecole c. 1,69 1022 molecole Back 8. 132 g Back 9. 732 g Back 10. 2,14 mol Back 11. 3,42 mol di atomi; 1,71 mol di molecole Back 12. 1,027 1024 molecole Back 13. C 40,0 %; H 6,70 %; O 53,3 % Back 14. H 2,0 %; S 32,7 %; O 65,3 % Back 15. H 0,97 g; C 5,81 g; O= 23,21 g Back 16. CH2O

Back

ESERCIZI
17. Na2Al2Si3 2H2O Back

LA STRUTTURA DELLATOMO
LA STRUTTURA DELLATOMO 4.A PRE-REQUISITI 4.B PRE-TEST 4.C OBIETTIVI 4.1 UNO SGUARDO ALLA STORIA 4.2 LATOMO DI BOHR (1913) 4.3 LORBITALE 4.4 NUMERI QUANTICI E FORME DEGLI ORBITALI 4.5 CONFIGURAZIONE ELETTRONICA DEGLI ATOMI POLIELETTRONICI
4.5.1 ORDINE E RIEMPIMENTO DEGLI ORBITALI E PRINCIPIO DI PAULI 4.5.2 PRINCIPIO DELLA MASSIMA MOLTEPLICITA (REGOLA DI HUND) 4.5.3 ESERCIZI SVOLTI

4.6 ENERGIE DI IONIZZAZIONE E DISTRIBUZIONE DEGLI ELETTRONI 4.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

LA STRUTTURA DELLATOMO
4.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: comprendere i concetti di atomo, molecola, ione ed elemento; interpretare alcuni fenomeni sul piano microscopico e su quello macroscopico; sapere cosa si intende per unit strutturale e conoscere i diversi tipi di unit strutturali corrispondenti alle sostanze semplici e composte; avere una certa famigliarit con i simboli che si usano per rappresentare gli elementi chimici.

4.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: conoscere le caratteristiche essenziali delle tre particelle fondamentali che costituiscono latomo; definire il numero atomico ed il numero di massa; spiegare cosa sono gli isotopi e comprendere la simbologia che li rappresenta; ripercorrere levoluzione storica dei modelli atomici con particolare attenzione a quello oggi accettato; comprendere in modo descrittivo (nonmatematico) il concetto di orbitale e le caratteristiche fondamentali dei diversi tipi di orbitali; conoscere il significato dei vari numeri quantici; ricavare la struttura elettronica di un qualsiasi elemento a partire dal numero atomico e dalle regole di riempimento degli orbitali; comprendere il significato dellenergia di ionizzazione in relazione alla configurazione elettronica e scrivere le equazioni di formazione degli ioni dagli atomi.

4.B PRE-TEST
Costruisci la configurazione elettronica dellelemento sodio e scrivi la sua reazione di prima ionizzazione. Soluzione

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4.1 UNO SGUARDO ALLA STORIA
In riferimento alle sostanze, avevamo parlato di unit strutturali; in particolare: Una sostanza costituita da unit strutturali di un unico tipo. Le unit strutturali possono essere atomi, molecole o ioni. Le unit strutturali delle sostanze semplici sono o atomi o molecole di un solo elemento. Le unit strutturali delle sostanze composte sono molecole formate da atomi di pi elementi diversi. Consideriamo ora la struttura della pi semplice di queste unit strutturali, cio latomo. Seguiremo inizialmente una prospettiva di tipo storico: verranno ripercorse le scoperte che hanno permesso di elaborare i vari modelli atomici e verranno sottolineati i concetti fondamentali che permettono di descrivere la struttura atomica.

1. ELETTRONI E PROTONI (Thomson, 1897) Thomson aveva condotto esperimenti sulla conducibilit dei gas a bassa pressione, in seguito allapplicazione di una differenza di potenziale elevata. Applicando al tubo contenente il gas una ddp di 15000 volt, osserv sul vetro una luminescenza verde, dovuta a raggi che partivano dal catodo e proseguivano in linea retta, che Thomson chiam raggi catodici. Essi caricavano negativamente la lamina di un elettrometro ed applicando un campo elettrico venivano deviati verso il polo positivo, il che fece supporre che avessero carica negativa. Dopo ulteriori studi, Thomson concluse che i raggi erano costituiti da ELETTRONI, cio da particelle cariche negativamente aventi massa molto piccola (dellordine di 10-28 g, circa 1840 volte meno di un atomo di idrogeno). Lesperimento dava lo stesso risultato indipendentemente dai materiali usati, per cui gli elettroni erano probabilmente presenti in tutte le sostanze. Lelettrone rappresenta lunit di carica negativa.

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Thomson aveva osservato anche una luminosit rossa, deflessa dai campi elettrici e magnetici in direzione opposta rispetto agli elettroni; questi raggi avevano, quindi, presumibilmente carica positiva, richiedevano per essere deviati campi pi forti e la loro massa dipendeva dal gas usato (ad esempio, usando lidrogeno la loro massa era praticamente uguale a quella degli atomi di idrogeno). Thomson concluse che per collisione tra i raggi catodici, cio gli elettroni, e gli atomi di gas si ottenevano ioni positivi in seguito alla perdita di elettroni. La particella positiva relativa allidrogeno (H+) rappresenta lunit di carica positiva, ha una massa dellordine di 10-24 g e fu chiamata PROTONE. 2. MODELLO ATOMICO di Thomson (1899) Thomson, in base ai risultati ottenuti, ipotizz che latomo fosse costituito da elettroni carichi negativamente immersi in una sfera carica positivamente e stabilizzati dal loro rapido moto. Thomson stabil che latomo fosse neutro (le cariche positive e negative si bilanciavano) e che la massa fosse dovuta essenzialmente agli elettroni (fatto poi smentito). 3. DISPOSIZIONE DELLE CARICHE DELLATOMO (Geiger e Marsden, 1909) Geiger e Marsden, sotto la guida di Rutherford studiarono la struttura dellatomo, inviando come proiettili particelle (cio ioni He2+) prodotte da un elemento radioattivo su una sottile lamina metallica e valutando il percorso delle particelle su uno schermo fluorescente. La maggior parte delle particelle proseguiva senza deviazioni, alcune venivano deviate e una su 10000 veniva sorprendentemente respinta indietro. Fu ipotizzato che le particelle cariche positivamente venissero riflesse o deviate quando attraversavano zone a carica positiva; essendo deviate solo poche particelle, tali zone positive occupavano probabilmente una minima parte dellatomo, prevalentemente costituito da spazio vuoto.

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4. MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD (1911) Rutherford ipotizz lesistenza di un nucleo centrale carico positivamente, in cui si concentrava praticamente tutta la massa dellatomo, mentre gli elettroni occupavano un volume molto maggiore. In seguito ai suoi calcoli, il nucleo risult essere circa 10 mila volte pi piccolo rispetto allatomo nel suo insieme. Il modello di Rutherford si serve di un modello planetario e considera ogni atomo come un piccolo sistema solare, con gli elettroni che ruotano attorno al nucleo. Lattrazione elettrostatica tra gli elettroni ed il nucleo permetterebbe di spiegare la stabilit dellatomo. 5. NUMERO ATOMICO (Moseley, 1913) A partire dai risultati ottenuti si trov che il numero di cariche positive nel nucleo corrispondeva al numero dordine dellatomo nella tavola periodica (numero atomico, indicato con Z); i valori calcolati vennero confermati sperimentalmente da Moseley. Il metodo da lui usato permise anche di calcolare i valori del numero atomico di alcuni elementi non ancora noti, ma dei quali si ipotizzava lesistenza in base alla struttura della tavola periodica. 6. NEUTRONI (Chadwick, 1932) La massa atomica relativa dellelio, che contiene due protoni, dovrebbe essere doppia di quella dellidrogeno (1 protone), mentre quattro volte. Chadwick identific la causa di questo con la presenza nel nucleo di particelle non cariche, i NEUTRONI, di massa analoga a quella dei protoni. Come osservato sperimentalmente, e considerando trascurabile la massa degli elettroni, la massa dellatomo di elio (2 protoni, 2 neutroni e 2 elettroni) risulta quindi quadrupla rispetto a quella dellidrogeno (1 protone e 1 elettrone). 7. ISOTOPI (Soddy, 1913) Esperimenti svolti con lo SPETTROMETRO DI MASSA mostrarono che atomi di uno stesso elemento potevano avere masse leggermente diverse. Essi vennero chiamati ISOTOPI e sono

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caratterizzati tutti dallo stesso numero atomico (cio lo stesso numero di protoni), ma da un diverso numero di neutroni nel nucleo. La somma dei protoni e dei neutroni espressa dal numero di massa (A). Ad esempio, il Carbonio (6 protoni) pu esistere in tre isotopi, caratterizzati rispettivamente da numero di massa 12, 13 e 14 (corrispondenti a 6, 7 e 8 neutroni). Nella simbologia normalmente usata, il numero di massa si scrive in alto a sinistra del simbolo chimico, il numero atomico in basso a sinistra. Esempio 126C IN SINTESI: NUMERO ATOMICO (Z): la caratteristica pi importante per definire lelemento; esso esprime il numero dei protoni presenti nel nucleo (e quindi anche il numero di elettroni nellatomo neutro), nonch la posizione dellelemento nella tavola periodica. NUMERO DI MASSA (A): esprime la somma dei neutroni e dei protoni presenti nel nucleo; isotopi diversi sono caratterizzati dallo stesso numero atomico, ma da diverso numero di massa. Il nucleo dellATOMO costituito da protoni e neutroni occupa un volume limitato dellatomo in esso si concentra la quasi totalit della massa dellatomo PARTICELLE SUBATOMICHE
Par ticella Protone Neutrone E lettrone Massa (rispetto a Carica (rispetto a quella del protone) quella del protone)
1 1 1/1840 +1 0 -1

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4.2 LATOMO DI BOHR (1913)
PREMESSE

Il modello di Ruthrford in disaccordo con la teoria elettromagnetica classica, secondo cui gli elettroni dovrebbero irradiare radiazioni elettromagnetiche, perdere energia e cadere sul nucleo. Nella realt, ci non avviene. Quando ad un elemento si fornisce energia (ad esempio con una fiamma o applicando una differenza di potenziale), questo emette una radiazione caratterizzata da valori ben precisi di lunghezza donda. Con metodi opportuni possibile ottenere lo spettro della sostanza, in cui compare una serie di righe caratteristiche che permettono di riconoscerla. Il fenomeno pu essere messo in relazione con lacquisto di energia da parte degli elettroni del campione, che tornano allo stato precedente emettendo, appunto, una radiazione. Per spiegare la formazione di questi spettri a righe si dovrebbe supporre che gli elettroni occupino soltanto alcuni livelli energetici e che la differenza tra

i livelli possa assumere soltanto determinati valori. Plank ipotizza che lenergia sia quantizzata, cio possa assumere soltanto alcuni valori specifici; anche la differenza tra due valori assumerebbe un valore ben preciso. Inoltre, lenergia proporzionale alla radiazione emessa, attraverso la costante di Plank. Studiando latomo di idrogeno, Bohr formul un modello, i cui postulati possono essere cos sintetizzati: 1. Lelettrone ruota attorno al nucleo percorrendo orbite circolari. 2. Lelettrone possiede una serie stabilita di orbite permesse, dette stati stazionari, in cui alcune propriet dellelettrone assumono valori costanti. Fino a quando un elettrone rimane su una di queste orbite, la sua energia resta costante e non si ha emissione, con conseguente perdita di energia. 3. Un elettrone pu passare da unorbita allaltra; in queste transizioni vengono coinvolte quantit fisse di energia, in accordo con la teoria di Plank.

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Nel modello atomico dellidrogeno calcolato in base a questi presupposti; gli stati permessi vengono indicati da un numero detto NUMERO QUANTICO (n) che pu assumere valori interi come n=1, n=2, ecc. Il livello ad energia inferiore viene definito stato FONDAMENTALE, mentre i livelli successivi rappresentano eventuali stati ECCITATI ed hanno energia pi elevata rispetto allo stato fondamentale. Un elettrone che si trova sul livello corrispondente ad n = 1 potr passare ad un livello eccitato se gli viene fornita energia; lelettrone tender a tornare allo stato fondamentale emettendo una radiazione di frequenza caratteristica, cui abbiamo accennato parlando degli spettri di emissione. Il modello permette, inoltre, di calcolare i raggi delle orbite permesse in un atomo di idrogeno e le loro energie; ad esempio, lo stato fondamentale (n = 1) ha un raggio di 0,053 nm. Il modello di Bohr mostr i suoi limiti quando si cerc di applicarlo ad atomi pi complessi rispetto allidrogeno; negli spettri di questi atomi comparivano serie di righe molto vicine tra di loro, dette multipletti, difficilmente spiegabili con il modello di Bohr. Sommerfeld (1915) ipotizz che le orbite non fossero circolari, ma ellittiche e costru un sistema quantizzato simile a quello di Bohr, introducendo accanto ad n, un nuovo numero quantico (l) che determinava leccentricit delle orbite, e quindi la forma dellellisse, ed il cui valore era legato a quello di n. Allinterno di ogni livello (legato ad un certo valore di n) erano quindi presenti vari sottolivelli, corrispondenti ai possibili valori assunti da l. Anche questo ulteriore contributo non riusciva, tuttavia a spiegare tutti i fenomeni osservati e furono necessari ulteriori apporti ed un netto cambiamento di impostazione per definire il modello di atomo ancora oggi accettato.

4.3 LORBITALE
PREMESSE

De Broglie con la sua teoria ondulatoria propone di associare alle particelle, ed in particolare
1.

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allelettrone, unonda elettromagnetica. Tale onda diventa rilevante e sperimentalmente determinabile soltanto per particelle caratterizzate da una massa molto piccola e da una velocit elevata. Lelettrone risulta, quindi, distribuito (delocalizzato) in unonda di probabilit, che pu essere vista come una nuvola carica negativamente ed esprime la probabilit di trovare lelettrone in una certa zona dello spazio. 2. Secondo il principio di indeterminazione di Heisemberg, non possibile misurare simultaneamente e con accuratezza la posizione di un elettrone la sua quantit di moto. Effettuando la misura, verrebbe introdotta una perturbazione tale che la situazione precedente non sarebbe pi determinabile, per cui diventa necessario ragionare in termini di probabilit. Il modello ondulatorio individua zone dello spazio dove massima la densit di carica negativa, e quindi la probabilit di trovare lelettrone. Poich i legami chimici possono essere visti in termini di sovrapposizione tra zone ad alta densit elettronica appartenenti ad atomi diversi, la conoscenza della forma e dellorientamento di tali zone negli atomi permette di interpretare e prevedere le propriet e struttura delle specie chimiche. Ci possibile risolvendo lequazione di Schrdinger, che rappresenta in tre dimensioni londa associata ad un elettrone; si ottengono una serie di valori, detti FUNZIONI DONDA (ed indicati con il simbolo ) che consentono di conoscere la distribuzione della densit elettronica nello spazio attorno al nucleo. Assegnando valori specifici ai numeri quantici si ottengono particolari funzioni donda, dette ORBITALI. Tra le infinite soluzioni possibili, sono accettabili quelle che: assumono un solo valore; sono continue e finite in ogni punto dello spazio ed allinfinito tendono a 0; sono tali per cui 2dv = 1, dove 2 rappresenta lintensit dellonda associata allelettrone; lintegrale esprime la probabilit di trovare lelettrone nel volume infinitesimo dv, ed il fatto che tale integrale esteso a tutto lo spazio valga 1, significa che in esso si trover certamente lelettrone.

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Lorbitale rappresenta, quindi, una regione caratterizzata da unalta densit elettronica in cui massima la probabilit di trovare lelettrone, e corrisponde idealmente alle orbite che caratterizzavano i modelli precedenti. Gli orbitali, cos come le orbite, sono associati a diversi numeri quantici ed i due modelli risultano in definitiva abbastanza simili. Tuttavia, si tratta di una coincidenza formale cui corrispondono presupposti profondamente differenti: mentre nella teoria quantistica ad ogni numero quantico era associata una realt fisica (unorbita circolare o ellittica), nella teoria ondulatoria i numeri quantici compaiono come coefficienti nellequazione che descrive lelettrone. Ad esempio, nellatomo di Bohr lorbita corrispondente allo stato fondamentale si trovava ad una distanza di 0,053 nm dal nucleo. Nel modello ondulatorio, lelettrone non pi identificabile con una particella che percorre una traiettoria, quindi non si parla pi di distanza dellelettrone dal nucleo, quanto piuttosto di probabilit che lelettrone si trovi ad una certa distanza dal nucleo. In questo caso i calcoli indicano che per lo stato fondamentale dellatomo di H il valore massimo di probabilit si ha a 0,053 nm dal nucleo. Il risultato coincidente si accompagna, tuttavia, ad una netta differenza concettuale: in un caso si afferma che lelettrone si trova a 0,053 nm dal nucleo, nellaltro che 0,053 nm la distanza alla quale massima la probabilit di trovare lelettrone, delocalizzato sullorbitale. Gli orbitali possono essere rappresentati graficamente con superfici che rappresentano la nube di densit elettronica e che convenzionalmente comprendono il 99 % di probabilit che lelettrone si trovi al loro interno.

4.4 NUMERI QUANTICI E FORME DEGLI ORBITALI


I diversi tipi di orbitali si ottengono combinando in vario modo i NUMERI QUANTICI. Vediamoli uno per uno, indicando qualche caratteristica. 1. Numero quantico PRINCIPALE (n): pu assumere valori positivi interi (1, 2, 3, ), indica il

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livello in cui si colloca lelettrone, e quindi in relazione con le dimensioni e lenergia dellorbitale. 2. Numero quantico ANGOLARE (o secondario, l): pu assumere valori interi positivi da 0 a n-1 (n il numero quantico principale) ed indica la forma geometrica dellorbitale. 3. Numero quantico MAGNETICO (m): pu assumere ogni valore intero, zero incluso, compreso tra +l e -l (l il numero quantico angolare) e pu essere messo in relazione con lorientamento dellorbitale nello spazio. A questi numeri quantici caratteristici della meccanica ondulatoria, nel 1925 ne venne aggiunto un quarto per giustificare alcuni aspetti dello spettro dellidrogeno, altrimenti inspiegabili. 4. Numero quantico di SPIN (ms): esprime il senso di rotazione dellelettrone attorno al proprio asse e pu assumere i valori di e - , indicati convenzionalmente con e con , come verr mostrato nei successivi esempi di riempimento degli orbitali. Un elettrone viene quindi descritto in modo univoco dai quattro numeri quantici. Il PRINCIPIO DI ESCLUSIONE DI PAULI esclude che in un atomo o una molecola possano coesistere due o pi elettroni caratterizzati dai quattro numeri quantici uguali (al limite, due elettroni che occupano lo stesso orbitale avranno uguali i primi tre, ma quello di spin opposto). I livelli elettronici vengono numerati secondo valori crescenti di n; al crescere di n, aumentano lenergia dellelettrone e, in genere, la sua distanza dal nucleo. Consideriamo ora le varie possibilit, ricavando per ogni valore del numero quantico principale (n) i corrispondenti sottolivelli determinati dai valori dei numeri quantici angolare (l) e magnetico (m), sintetizzando le principali caratteristiche dei diversi tipi di orbitali. Per n = 1 si ha l = 0; lunico orbitale di questo livello un ORBITALE S, a simmetria sferica centrata nel nucleo. Tutti gli orbitali caratterizzati da l = 0 sono orbitali s, e, a seconda del livello, si parler di orbitali 1s, 2s, ecc. Poich a l = 0

LA STRUTTURA DELLATOMO
corrisponde m = 0, esiste un solo orbitale di tipo s per livello. certo valore di n hanno lo stesso valore di energia o, come si dice, sono degeneri.
piano yz z y x px Orbitale s py piano xz z y x pz piano xy z y x

Per n = 2, si pu avere l = 0 (orbitale 2s, gi citato) e l = 1: in questo caso si ha un ORBITALE P, caratterizzato da una distribuzione di probabilit a forma di doppio lobo; i due lobi sono separati da un piano a probabilit nulla, detto piano nodale. Per l = 1, m pu assumere tre valori (-1, 0, +1): gli orbitali p sono a gruppi di 3, orientati ortogonalmente uno rispetto allaltro secondo i tre assi (x, y z), solitamente indicati con px, py e pz. Vengono spesso rappresentati separatamente, ma andrebbero immaginati riuniti in ununica terna di assi, alla cui origine posto il nucleo. I tre orbitali p relativi ad un

Orbitale p

Nei livelli successivi si hanno altri tipi di orbitali: per l = 2 si hanno gli ORBITALI D (5 orbitali degeneri), mentre per l = 3 abbiamo gli ORBITALI F (7 orbitali degeneri); in entrambi i casi la geometria della distribuzione di probabilit pi complessa rispetto ai casi precedenti. Poich il Principio di Pauli esclude che in uno stesso atomo o molecola possano esistere due elettroni caratterizzati dagli stessi quattro numeri

LA STRUTTURA DELLATOMO
quantici, ne consegue che un orbitale pu essere occupato da un massimo di due elettroni (che differiscono per il valore del numero quantico di spin); inoltre, per i vari livelli si hanno: n = 1 1 orbitale (o sottolivello) n = 2 4 orbitali n = 3 9 orbitali in generale n2 orbitali Poich ogni orbitale pu contenere 2 elettroni, il numero massimo di elettroni che pu essere contenuto in un livello con numero quantico principale n dato da 2n2 (ad esempio, 2 elettroni per n = 1, 8 elettroni per n = 2, e cos via). Riassumiamo le caratteristiche principali dei diversi tipi di orbitale.
orbitale l s p d f 0 1 2 3 m 0 - 1, 0, +1 - 2. - 1, 0, +1, +2 - 3, - 2, - 1, 0,+1, +2,+3 norbitali n max degeneri elettroni 1 3 5 7 2 6 10 14

4.5 CONFIGURAZIONE ELETTRONICA DEGLI ATOMI POLIELETTRONICI


La CONFIGURAZIONE ELETTRONICA di un atomo d indicazioni su come gli elettroni sono distribuiti nei suoi orbitali; ad essa sono collegate le propriet chimiche. Rispettando alcune semplici regole, la configurazione elettronica pu essere costruita a partire dal numero atomico, secondo un procedimento relativamente semplice. Dopo alcune indicazioni teoriche, verranno presentati alcuni esempi.

LA STRUTTURA DELLATOMO
4.5.1 ORDINE DI RIEMPIMENTO DEGLI ORBITALI E PRINCIPIO DI PAULI

La configurazione elettronica viene costruita secondo il principio dellAufbau (= edificare) disponendo gli elettroni negli orbitali secondo energia crescente, a partire da quelli ad energia minore. Si tiene conto degli orbitali degeneri (3 per gli orbitali p, 5 per i d, 7 per gli f) e del fatto che ogni orbitale pu contenere al massimo due elettroni con spin opposti (principio di esclusione di Pauli). La somma degli elettroni disposti negli orbitali corrisponder al numero atomico. Lordine di riempimento degli orbitali, verificato sperimentalmente in passato, pu essere ricavato dallo schema seguente procedendo lungo le frecce. Si pu notare che non sempre il principio del numero quantico principale crescente rispettato: ad esempio, gli orbitali 3d hanno energia leggermente superiore rispetto al 4s e questultimo viene occupato prima.

Ordine di riempimento degli orbitali negli atomi secondo il principio di Aufbau. 0 1s 2s 3s 4s 5s 6s 7s Valore di l 1 2 2p 3p 4p 5p 6p 7p 3

Valore di n 1 2 3 4 5 6 7

3d 4d 5d 6d

4f 5f

4.5.2 PRINCIPIO DELLA MASSIMA MOLTEPLICIT (REGOLA DI HUND)

La regola di Hund (PRINCIPIO DELLA MASSIMA MOLTEPLICIT) afferma che, se pi elettroni occupano orbitali degeneri, essi occupano il maggior numero possibile di orbitali singolarmente e con spin parallelo (condizione di minima energia, molto stabile); successivamente si

LA STRUTTURA DELLATOMO
dispongono gli altri elettroni, che si accoppiano ai precedenti. Se, ad esempio, 3 elettroni occupano un orbitale p (schematizzabile come [ ][ ][ ] ), questi saranno disposti [][][] oppure [][][] e non [][][ ] o [][][]; cos, se in un orbitale p devono essere disposti 4 elettroni, la disposizione corretta sar [][][]. Li (Z = 3) 2 elettroni occupano lorbitale 1s (che risulta completo), il terzo lorbitale 2s. 1s2 2s1 oppure 1s [] 2s [] In alternativa, si pu scrivere [He] 2s1 (cio, configurazione dellHe pi ...). C (Z = 6) 2 elettroni occupano lorbitale 2p, disponendosi secondo il principio della massima molteplicit. 1s2 2s2 2px1 2py1 (2pz vuoto) oppure 1s [] 2s [] 2p [][][ ]; In tutti questi esempi, per semplicit, nella seconda notazione gli orbitali sono stati posti orizzontalmente, anche se sarebbe pi corretto disporli verticalmente per visualizzare lenergia crescente.

ESEMPI H (Z = 1) Lunico elettrone occupa lorbitale 1s (quello in assoluto ad energia minore). Possiamo indicare questa configurazione con due notazioni equivalenti: 1s1 oppure 1s [] He (Z = 2) Entrambi gli elettroni occupano lorbitale 1s; il livello caratterizzato da n = 1 completo. 1s2 oppure 1s []

LA STRUTTURA DELLATOMO
4.5.3 ESERCIZI SVOLTI

1) Costruisci la configurazione elettronica dellossigeno (O, Z = 8) 1s2 2s2 2p4 (in dettaglio 2px2 2py1 2pz1) Nel riempimento dellorbitale 2p stato applicato il principio della massima molteplicit. 1s [] 2s [] 2p [][][] 2) Costruisci la configurazione elettronica del silicio (Si, Z = 14) 1s 2s 2p 3s 3px 3py
2 2 6 2 1 1

3) Costruisci la configurazione elettronica del ferro (Fe, Z = 26) Gli orbitali 4s hanno energia inferiore ai 3d e vengono occupati prima: 1s2 2s2 2p6 3s2 3p6 4s2 3d6 (oppure [Ar] 4s2 3d6) Vediamo in dettaglio il riempimento dellorbitale 3d: 1s [] 2s [] 2p [][][] 3s [] 3p [][][] 4s [] 3d [][][][][]

4.6 ENERGIE DI IONIZZAZIONE E DISTRIBUZIONE DEGLI ELETTRONI


Fornendo energia, possibile strappare un elettrone da un atomo, trasformandolo in ione; generalmente, per strappare elettroni successivi al primo sar necessaria una quantit di energia pi elevata, perch una specie carica positivamente esercita sugli elettroni, a carica negativa, unattrazione maggiore rispetto ad una specie neutra. Ogni atomo sar

Pu essere scritta anche [Ne] 3s2 3p2 (il Ne ha configurazione 1s2 2s2 2p6, che corrisponde ai primi due livelli completi). 1s [] 2s [] 2p [][][] 3s [] 3p [][][ ]

LA STRUTTURA DELLATOMO
quindi caratterizzato da determinati valori dellENERGIA DI IONIZZAZIONE; poich gli elettroni che si trovano sullo strato pi esterno, ad energia pi elevata e generalmente non completo, vengono strappati pi facilmente, i valori delle successive energie di ionizzazione ci danno informazioni sulla configurazione elettronica. Consideriamo, come primo esempio, il sodio: Prima ionizzazione Na Na+ + eEnergia di ionizzazione = + 494 kJ mol-1 Seconda ionizzazione Na+ Na2+ + eEnergia di ionizzazione = + 4564 kJ mol-1 Il valore molto maggiore dellenergia di seconda ionizzazione perfettamente comprensibile se si osserva la configurazione elettronica del sodio (Z = 11), che 1s2 2s2 2p6 3s1 Lelettrone nellorbitale esterno 3s viene strappato molto pi facilmente rispetto a quello nellorbitale 2p, ad energia inferiore e pi stabile. Se consideriamo i valori delle energie di ionizzazione del berillio, che ha Z = 4 e configurazione elettronica 1s2 2s2, vediamo che i due elettroni che occupano lorbitale 2s possono essere rimossi con una certa facilit, mentre gli altri due sono trattenuti molto fortemente. En. di prima ionizzazione En. di seconda ionizzazione En. di terza ionizzazione En. di quarta ionizzazione 900 kJ mol-1 1758 kJ mol-1 14905 kJ mol-1 21060 kJ mol-1

LA STRUTTURA DELLATOMO
4.V VERIFICA SE HAI CAPITO
4.V.1 Partendo dal significato degli isotopi e dalle definizioni di numero atomico e numero di massa e sapendo che per il carbonio Z = 6, individua il numero di protoni, elettroni e neutroni presenti: in un atomo di 12C in un atomo di 13C in un atomo di 14C 4.V.2 Costruisci la configurazione elettronica degli elementi seguenti, usando entrambe le notazioni viste: Ne (Z = 2) He (Z = 10) Ar (Z = 18) 4.V.3 In base al principio della massima molteplicit, individua tra le possibilit seguenti quelle corrette:

[][][] [][][] [][][ ] [][][] [][ ][ ] [][][]

LA STRUTTURA DELLATOMO
Soluzione Pre- Test Na (11) 1s2 2s2 2p6 3s1 Na Na+ + e-

LA TAVOLA PERIODICA
LA TAVOLA PERIODICA 5.A PRE-REQUISITI 5.B PRE-TEST 5.C OBIETTIVI 5.1 CRITERI DI CLASSIFICAZIONE
5.1.1 MENDELEEV: PESO ATOMICO E PROPRIETA CHIMICHE 5.1.2 NUMERO ATOMICO E CONFIGURAZIONE ELETTRONICA 5.4.3 AFFINITA ELETTRONICA

5.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

5.2 LA STRUTTURA DELLA TAVOLA PERIODICA 5.3 GRUPPI CARATTERISTICI 5.4 PROPRIETA PERIODICHE
5.4.1 RAGGIO ATOMICO E RAGGIO IONICO 5.4.2 ENERGIA DI IONIZZAZIONE

LA TAVOLA PERIODICA
5.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: comprendere i concetti di sostanza semplice, sostanza composta, atomo e molecola; avere chiaro il significato del termine elemento; sapere cosa sono gli isotopi; costruire la configurazione elettronica di un qualsiasi elemento, a partire dal suo numero atomico; conoscere il significato di massa atomica/ molecolare relativa; avere unidea generale sui composti formati dai metalli e dai non-metalli. dai metalli alcalini, dagli alogeni e dai gas nobili.

Soluzione

5.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: consultare agevolmente la tavola periodica, ricavando di volta in volta le informazioni di cui hai bisogno; comprendere la struttura generale della tavola periodica, riconoscendo al suo interno i gruppi ed i periodi, i blocchi s, p, d, f e le zone occupate da metalli, non-metalli, semimetalli; conoscere le caratteristiche principali di alcuni gruppi; comprendere il significato della legge periodica individuata da Mendeleev in relazione al

5.B PRE-TEST
1. Giustifica la posizione nella Tavola periodica degli elementi sodio, potassio, fluoro e cloro in base alla loro configurazione elettronica. 2. Identifica nella Tavola periodica la zona occupata

LA TAVOLA PERIODICA
comportamento chimico ed al valore del peso atomico; spiegare la posizione degli elementi nella Tavola Periodica sulla base della loro configurazione elettronica; comprendere il significato di alcune propriet degli elementi, come il raggio atomico e ionico, lenergia di ionizzazione e laffinit elettronica; interpretare la variazione di queste propriet in relazione alla periodicit ed alla posizione nella Tavola periodica. I chimici hanno sempre tentato di ordinare le sostanze studiate in base a somiglianze che permettessero, in qualche modo, di raggrupparle in modo schematico; questa esigenza divenne progressivamente pi sentita nel secolo scorso, quando il progresso delle tecniche di analisi permise di scoprire nuove sostanze semplici. Mendeleev, come gi altri prima di lui, si era interrogato sulle cause dellanalogia tra gruppi di elementi e sul rapporto di questi vari gruppi tra loro. Partendo da metodi di classificazione proposti da altri, ed in verit accolti nel mondo scientifico con un po di scetticismo, egli propose una classificazione basata essenzialmente su due criteri: la similitudine nel comportamento chimico, non sempre valutabile con precisione; il peso atomico (corrispondente alla odierna massa atomica molare), quantit esattamente misurabile, che rappresenta invece un criterio quantitativo di valutazione. Mendeleev not che, disponendo gli elementi

5.1 CRITERI DI CLASSIFICAZIONE


5.1.1 MENDELEEV: PESO ATOMICO E PROPRIETA CHIMICHE

LA TAVOLA PERIODICA
secondo il peso atomico crescente, si poteva osservare una ripetizione periodica nelle propriet chimiche, che pu essere sintetizzata dalla legge periodica. LEGGE PERIODICA: le propriet dei corpi semplici, come le forme e le propriet delle combinazioni, sono funzione periodica della grandezza del peso atomico (1868). La classificazione proposta da Mendeleev si ritrova nella attuale Tavola periodica con laggiunta di alcuni gruppi di elementi non ancora noti allepoca, come i gas rari (prima colonna a destra). Egli pot collocare tutti gli elementi allora noti; e fu anche in grado di lasciare nella Tavola alcune caselle vuote, prevedendo la collocazione e le caratteristiche di elementi non ancora scoperti, la cui posizione e le cui propriet sono state in seguito confermate. Ad esempio, lelemento che Mendeleev aveva chiamato eka-silicio fu scoperto alcuni anni dopo e chiamato germanio; le propriet previste da Mendeleev concordano con quelle osservate.

Proprie t massa atomica densit (g/cm3) colore densit dell'ossido (g/cm3) punto di ebollizione del cloruro densit del cloruro (g/cm3)

Pre vis te Os s e rvate (Eka-Si, 1871) (Ge , 1886) 72 5,5 grigio EsO2, 4,7 72,6 5,47 bianco- grigio GeO2, 4,703

EsCl4, sotto i 100 C EsCl4, 1,9

GeCl4, 86 C

GeCl4, 1,887

LA TAVOLA PERIODICA
5.1.2 NUMERO ATOMICO E CONFIGURAZIONE ELETTRONICA

Grazie agli studi di Moseley, che, esaminando i raggi X emessi dai diversi elementi, fu in grado di risalire alla carica nucleare e, quindi, al numero atomico, questultimo divenne il criterio per stabilire la posizione degli elementi nella TAVOLA PERIODICA. La legge periodica, che per Mendeleev era correlata con il peso atomico crescente, dipende ora dal numero atomico crescente. Come osservato riguardo al significato del termine elemento, il numero atomico alla base della moderna definizione di elemento, i cui atomi (eventualmente appartenenti a diversi isotopi) sono caratterizzati tutti dallo stesso valore di numero atomico. Mendeleev aveva osservato che certi gruppi di elementi avevano propriet chimiche simili; sulla base della configurazione elettronica fu possibile notare che elementi di uno stesso gruppo, cio di una stessa colonna della Tavola, presentano una forte somiglianza nella configurazione elettronica. Ad esempio, tutti gli elementi che occupano la prima

colonna a sinistra (come Li, Na, K, ecc.) presentano un solo elettrone nello strato esterno. Il livello che contiene questo elettrone varia a seconda del numero atomico (ad esempio, 2s1 per Li, 3s1 per Na, 4s1 per K, in generale ns1), ma la distribuzione degli elettroni risulta molto simile. Analogamente, gli elementi della seconda colonna (Be, Mg, Ca, ecc.) hanno due elettroni nel livello esterno (ns2), quelli della penultima colonna (F, Cl, Br, ecc.) ne hanno sette (ns2 np5) e quelli dellultima ne hanno otto (ns2 np6, con leccezione di He che ha soltanto due elettroni 1s2, in quanto caratterizzato soltanto dal primo livello). Allinterno della Tavola periodica possono essere individuati vari blocchi, corrispondenti al riempimento di orbitali di diverso tipo, che verranno descritti tra poco.

5.2 LA STRUTTURA DELLA TAVOLA PERIODICA


Nella Tavola periodica di Mendeleev gli elementi erano suddivisi in 8 gruppi, secondo una forma ridotta della Tavola, che viene oggi per lo pi

LA TAVOLA PERIODICA
rappresentata nella cosiddetta forma estesa (18 gruppi). Al suo interno sono disposti 105 elementi; si distinguono: I GRUPPI, rappresentati dalle colonne verticali, che riuniscono gli elementi con configurazioni elettroniche simili; poich gli elettroni esterni sono quelli che entrano in gioco nei fenomeni di tipo chimico, elementi di uno stesso gruppo presentano propriet chimiche analoghe, soprattutto per quanto riguarda gli elementi successivi al primo, che spesso presenta in parte caratteristiche proprie. I PERIODI, rappresentati dalle righe orizzontali, con gli elementi disposti in ordine di peso atomico crescente, sono indicati da un numero progressivo allestrema sinistra della Tavola. Lungo il periodo si ha una graduale variazione delle propriet, legata alle variazioni nella struttura elettronica. I gruppi vengono generalmente numerati progressivamente da sinistra a destra secondo convenzioni comuni; le principali propriet di alcuni gruppi significativi verranno descritte nel paragrafo successivo. Se, invece, rivolgiamo la nostra attenzione ai periodi, possiamo osservare che il primo periodo costituito soltanto da due elementi (idrogeno ed elio), cui seguono due periodi di otto elementi ciascuno. A partire dal quarto periodo, la zona centrale occupata dai cosiddetti elementi di transizione con variazioni di propriet molto limitate. Il quarto ed il quinto periodo comprendono 18 elementi, mentre il sesto ed il settimo comprendono un numero maggiore di elementi, per cui stato necessario sistemare due serie di elementi a parte: si tratta, rispettivamente, dei LANTANIDI, o terre rare, (che seguono il lantanio, La Z = 57) e degli ATTINIDI (che iniziano con lattinio, Ac Z = 89).Gli elementi che costituiscono ciascuna di queste due serie presentano tra loro propriet chimiche molto simili e si sono sempre incontrate notevoli difficolt per separarli. Come accennato, nella Tavola Perodica possono essere individuate zone corrispondenti al

LA TAVOLA PERIODICA
riempimento dei diversi tipi di orbitali; possiamo distinguere vari BLOCCHI: BLOCCO-S: in cui gli elettroni pi esterni occupano ORBITALI S, e che comprende i gruppi I e II (primi due gruppi a sinistra). BLOCCO-P: in cui gli elettroni esterni occupano ORBITALI P, e che comprende i gruppi III, IV, V, VI, VII, oltre al Gruppo 0 (ultimi sei gruppi a destra). BLOCCO-D: in cui vengono progressivamente riempiti gli ORBITALI D, e che comprende elementi nella parte centrale della Tavola che, oltre a presentare propriet analoghe verticalmente, si somigliano anche orizzontalmente. BLOCCO F: in cui vengono riempiti gli ORBITALI F, e che comprende lantanidi ed attinidi. Gli otto gruppi del blocco-s e del blocco-p sono i cosiddetti ELEMENTI RAPPRESENTATIVI; per gli elementi di questa sezione della Tavola periodica il numero del gruppo indica il numero di elettroni nel livello pi esterno. Gli elementi del blocco-d e del blocco-f rappresentano, invece, gli ELEMENTI DI TRANSIZIONE; per questi, la relazione tra il numero del gruppo e gli elettroni esterni un po pi complicata. Lantanidi ed attinidi rappresentano i cosiddetti ELEMENTI DI TRANSIZIONE INTERNI. Secondo unultima suddivisione, si pu osservare che la maggior parte degli elementi della Tavola periodica sono METALLI, mentre i NONMETALLI sono concentrati nella parte destra della Tavola; i gas nobili (ultima colonna a destra) vengono considerati un gruppo particolare di nonmetalli. Metalli e non-metalli vengono spesso separati da una linea diagonale a scalini: gli elementi lungo questa linea sono i METALLOIDI (chiamati anche semi-metalli), non classificabili in modo preciso, che per certi aspetti presentano propriet metalliche, pur avendo anche alcune propriet dei non-metalli. Tra le propriet considerate per distinguere i metalli dai nonmetalli, la conducibilit elettrica e la natura (acida o basica) degli ossidi. Quindi, il carattere metallico diminuisce lungo i

LA TAVOLA PERIODICA
periodi da sinistra verso destra ed aumenta nei gruppi dallalto in basso: lelemento con pi spiccate caratteristiche metalliche il cesio, quello con caratteristiche in assoluto pi non-metalliche il fluoro. giustificabili, osservando i valori delle energie di ionizzazione: ad esempio, nel caso di Na staccare il secondo elettrone richiede nove volte pi energia rispetto al primo. 2. ALOGENI (Gruppo VII) Caratterizzati tutti da molecole biatomiche, gli alogeni possono presentarsi in diversi stati fisici (lo iodio solido, il bromo liquido, cloro e fluoro sono gas); il loro nome, che significa generatori di sali, sottolinea la forte reattivit di questi non metalli che mostrano, nonostante alcune differenze, propriet molto simili tra loro, conseguenza della somiglianza tra le strutture elettroniche (ns2 np5, 7 elettroni nello strato esterno). Diversamente dagli elementi del blocco s, possono assumere nei composti diversi numeri di ossidazione. 3. GAS NOBILI (GRUPPO 0) Sono caratterizzati da una grande inerzia chimica, che pu essere messa in relazione con lo strato esterno completo (orbitali s e orbitali p completamente riempiti, ns2 np6), molto stabile. Si

5.3 GRUPPI CARATTERISTICI


1. METALLI ALCALINI (GRUPPO I) ED ALCALINO-TERROSI (GRUPPO II) Tutti i metalli del Gruppo I hanno un elettrone s nello strato esterno (ns1), mentre i metalli del Gruppo II anno due elettroni s esterni (ns2); gli elettroni esterni debolmente trattenuti dal nucleo, rendono molto reattivi questi metalli, che perdono facilmente gli elettroni esterni e formano ioni stabili (con carica +1 per i metalli alcalini, +2 per gli alcalino-terrosi). Ad esempio: Na Na+ + eCa Ca2+ + ePresentano sempre stati di ossidazione di +1 e +2, rispettivamente; questi sono perfettamente

LA TAVOLA PERIODICA
presentano come molecole monoatomiche e, a causa delle ridotte interazioni tra atomi, hanno bassi punti di ebollizione e di fusione. 4. DAL CARBONIO AL PIOMBO (GRUPPO IV) Gli elementi di questo gruppo, tutti con configurazione elettronica dello strato esterno ns2 np2, mostrano, caratteristiche meno omogenee rispetto ad altri gruppi: il carbonio un non-metallo, silicio e germanio sono metalloidi, stagno e piombo presentano le caratteristiche tipiche dei metalli. Le differenze di propriet al crescere del numero atomico possono essere messe in relazione con laumento del carattere metallico (cui corrisponde una diminuzione del carattere non-metallico) a mano a mano che si scende lungo il gruppo. 5. METALLI DI TRANSIZIONE Gli elementi dallo scandio (Z = 21) allo zinco (Z = 30) formano la prima serie degli elementi di transizione; analogamente, nei periodi successivi possono essere individuate una seconda ed una terza serie. Nelle tre serie si ha il riempimento degli orbitali 3d, 4d e 5d, rispettivamente. In questa zona della Tavola periodica gli elementi presentano analogia di propriet anche orizzontalmente, ed ancora una volta questo pu essere messo in relazione con la struttura elettronica poco dissimile. Il terzo ed il quarto livello hanno energie vicine e risultano parzialmente sovrapposti: infatti, nellordine di riempimento degli orbitali lorbitale 4s viene riempito prima del 3d, pur appartenendo ad un livello successivo. Quindi, questi elementi che differiscono per il riempimento di un livello sottostante quello esterno manifestano propriet molto simili. Possiamo notare che le configurazioni di Cr e di Cu sembrano violare lordine di riempimento degli orbitali. Cr (Z = 24) [Ar]3d5 4s1 (invece di 3d4 4s2): un sottolivello semiriempito, in cui ogni orbitale contiene un elettrone, risulta particolarmente stabile. Cu (Z = 29) [Ar]3d10 4s1 (invece di 3d9 4s2): il sottolivello d completamente riempito risulta pi

LA TAVOLA PERIODICA
stabile. Possono essere considerati metalli di transizione quelli che formano almeno uno ione con orbitale d parzialmente riempito; la vicinanza di energia tra gli orbitali d ed s fa s che essi possano presentare stati di ossidazione variabili. Inoltre, le ridotte dimensioni degli atomi e la struttura compatta che li caratterizzano (ogni atomo circondato da altri 12 atomi) conferiscono loro alti punti di ebollizione e di fusione. cio allaumentare del numero di livelli elettronici: infatti, al crescere di n, i livelli si troveranno mediamente ad una maggiore distanza dal nucleo, e questo effetto sar maggiore per piccoli valori di n, vista la pi ampia differenza di energia tra due livelli successivi. Muovendosi lungo un PERIODO, i raggi atomici diminuiscono da sinistra a destra, in quanto le cariche positive del nucleo risultano progressivamente maggiori; di conseguenza gli elettroni sono pi trattenuti, con conseguente contrazione delle dimensioni atomiche. Tuttavia, lentit della diminuzione del raggio diventa meno rilevante a mano a mano che gli atomi sono pi pesanti: in proporzione, laggiunta di un protone provoca una variazione della forza minore rispetto a quello che accade in un atomo piccolo. Infine, allinterno di una SERIE DI TRANSIZIONE, si ha una variazione di dimensioni molto limitata, dovuta al fatto che la forza attrattiva del nucleo si mantiene approssimativamente costante. Per quanto riguarda gli ioni, i cationi (a carica +)

5.4 PROPRIETA PERIODICHE


5.4.1 RAGGIO ATOMICO E RAGGIO IONICO

Determinare le dimensioni di un atomo pone qualche difficolt, in quanto latomo non ha limiti definiti; sono state formulate varie definizioni di raggio atomico, inteso come met della distanza tra i nuclei misurata alla distanza minima a cui possono avvicinarsi due atomi uguali. Nella tavola periodica, il raggio atomico cresce nei GRUPPI dallalto in basso,

LA TAVOLA PERIODICA
sono pi piccoli degli atomi da cui derivano, in quanto gli elettroni rimasti sono pi attratti dal nucleo. Al contrario, gli anioni (a carica -) hanno dimensioni maggiori, in quanto gli elettroni sono meno trattenuti dal nucleo e tendono ad allontanarsi a causa della reciproca repulsione. Per specie isoelettroniche, che hanno cio lo stesso numero di elettroni e la stessa configurazione, il raggio ionico diminuisce al crescere della carica e del numero atomico. Ad esempio, se confrontiamo Na, Mg, Ne, Na+ e Mg2+, abbiamo che Mg pi piccolo di Na (si trova pi a destra nello stesso periodo), Ne ancora pi piccolo (ha solo due livelli), i cationi sono pi piccoli dei rispettivi atomi, in particolare, essendo Ne, Na+ e Mg2+ isoelettronici (10 elettroni, 1s2 2s2 2p6), Na+ pi piccolo di Ne (carica nucleare 11 contro 10 del neon) ed Mg2+ ancora pi piccolo.
Andamento generale del raggio degli atomi Diminuzione Aumento Cs r (He) = 0,31 r (Cs) = 2,67

He

5.4.2 ENERGIA DI IONIZZAZIONE

Lenergia necessaria per estrarre un elettrone in relazione con la distribuzione degli elettroni nei vari livelli e con il carattere metallico di un elemento; inoltre, le energie necessarie per strappare elettroni successivi al primo sono in genere progressivamente pi elevate. Il valore dellenergia di ionizzazione influenzata principalmente da tre parametri:

LA TAVOLA PERIODICA
la distanza dal nucleo degli elettroni esterni: al crescere della distanza, diminuisce lattrazione del nucleo sugli elettroni, che vengono quindi strappati pi facilmente (E di ionizzazione minore); lentit della carica positiva del nucleo: al crescere della carica positiva del nucleo, aumenta lattrazione sugli elettroni (E di ionizzazione maggiore); leffetto schermante degli elettroni interni: gli elettroni esterni, oltre ad essere attratti dal nucleo, sono respinti dagli strati pi interni di elettroni, per cui lattrazione da parte del nucleo risulta meno efficace; leffetto dovuto agli elettroni dello stesso strato esterno invece minimo. Le energie di prima ionizzazione diminuiscono scendendo dallalto in basso lungo i gruppi (dimensioni degli atomi progressivamente maggiori) e, salvo eccezioni, aumentano muovendosi lungo i periodi da sinistra a destra verso elementi a raggio atomico minore e a carattere progressivamente meno metallico, che cedono elettroni con pi difficolt; lungo un periodo leffetto di schermo si mantiene approssimativamente costante.

Andamento generale del potenziale di prima ionizzazione, I1 (kJ /mole)

Aumento

Mentre lenergia di ionizzazione si riferisce alla cessione di elettroni, lAFFINIT ELETTRONICA una misura della variazione di energia che accompagna lacquisto di un elettrone.

Diminuzione

He

Cs

I 1 (Cs) = 377 kJ/mole I 1 (He) = 2371 kJ/mole

5.4.3 AFFINITA ELETTRONICA

LA TAVOLA PERIODICA
Secondo le convenzioni comunemente adottate, essa negativa se la reazione esotermica, e positiva per processi endotermici; valori positivi si hanno anche per acquisto di un secondo elettrone, che deve vincere la repulsione con uno ione negativo. Passando da valori negativi a valori progressivamente pi positivi, lacquisto di un elettrone avviene via via con maggiore difficolt. In generale, atomi piccoli che occupano la parte destra della Tavola periodica hanno affinit elettroniche molto negative, dovute al fatto che un elettrone acquisito pu disporsi pi vicino al nucleo in un atomo di ridotte dimensioni. Per motivi opposti, gli atomi nella parte bassa dei gruppi, di dimensioni maggiori, avranno in generale affinit elettroniche meno negative rispetto agli elementi allinizio del gruppo.
Andamento generale dellaffinit elettronica (per un elettrone), A e (kJ / mole) Diventa sempre pi negativa Diventa sempre meno negativa F

Cs

Ae (Cs) = -45 kJ/mole Ae (F) = -328 kJ/mole

Quando un atomo fa parte di una molecola, la sua tendenza ad attrarre gli elettroni di legame pu essere espressa in termini di elettronegativit. Di questa propriet periodica si parler in relazione alla natura dei legami.

LA TAVOLA PERIODICA
5.V VERIFICA SE HAI CAPITO
5.V.1 Senza consultare la Tavola periodica, costruisci le configurazioni elettroniche dei seguenti elementi, e ragionando in base al criterio di classificazione attuale, raggruppa quelli che hanno configurazioni dellultimo livello simili; verifica sulla Tavola la loro appartenenza ad uno stesso gruppo. Li (Z = 3) C (Z = 6) N (Z = 7) Ne (Z = 10) Na (Z = 11) Si (Z = 14) P (Z = 15) Ar (Z = 18) K (Z = 19) Kr (Z = 36) 5.V.2 Valutando gli andamenti dellenergia di ionizzazione e dellaffinit elettronica, scrivi le reazioni relative alla cessione o allacquisto di elettroni per gli elementi seguenti: Na (I gruppo) Ca (II gruppo) F (VII gruppo) S (VI gruppo) 5.V.3 Partendo dalla struttura della tavola periodica, individua tra gli elementi seguenti i metalli, i non-metalli ed i metalloidi. Ferro Rame Sodio Calcio Carbonio Zolfo Bromo Alluminio Silicio Germanio 5.V.4 Sulla base dellandamento del raggio atomico e ionico, indica nelle seguenti coppie quale ha dimensioni maggiori. Li-Rb F-I Ca-As Co-Ni Ca-Ca2+ Cl-Cl-

LA TAVOLA PERIODICA
Soluzione Pre-Test 1. Consideriamo le configurazioni elettroniche dei quattro elementi: Na (Z = 11) 1s2 2s2 2p6 3s1 K (Z = 19) 1s2 2s2 2p6 3s2 3p6 4s1 I due elementi hanno la stessa configurazione elettronica dello strato esterno (1 elettrone nellorbitale s, 3s per Na e 4s per K): quindi, si troveranno nello stesso gruppo. La loro appartenenza al I Gruppo pu essere messa in relazione con il fatto che hanno un elettrone spaiato nellultimo livello. F (Z = 9) 1s2 2s2 2p5 Cl (Z = 17) 1s2 2s2 2p6 3s2 3p5 Entrambi sono caratterizzati da 7 elettroni nellultimo livello; saranno collocati nello stesso gruppo, e precisamente nel VII Gruppo. 2. Metalli alcalini: Gruppo I (prima colonna a sinistra) Alogeni: Gruppo VII (seconda colonna a destra) Gas nobili: Gruppo 0 (prima colonna a destra)

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Osservando la Tavola Perodica, individua: a. un elemento del III gruppo appartenente al quinto periodo b. lalogeno nel terzo periodo c. un elemento del quarto periodo simile allelemento con Z = 10 d. un elemento del sesto periodo simile al Se Soluzione 2) Il blocco s della Tavola periodica costituito da: a. metalli di transizione b. alogeni c. metalli alcalini d. metalli alcalini e alcalino-terrosi Soluzione 3) Il blocco d della Tavola periodica costituito da: a. metalli di transizione aventi elettroni esterni in orbitali d b. metalli di transizione aventi elettroni esterni in orbitali d oppure in orbitali f c. metalli alcalini d. metalli alcalini e alcalino-terrosi Soluzione 4) Gli alogeni sono: a. Be, Mg, Ca, Sr, Ba b. F, Cl, Br, I, At c. O, S, Se, Te, Po d. N, P, As, Sb, Bi Soluzione 5) Indica a quale gruppo di elementi corrisponde una configurazione elettronica del livello esterno tipo ns2: a. metalli alcalini b. metalli alcalino-terrosi c. alogeni d. gas nobili Soluzione

ESERCIZI
6) Indica a quale gruppo di elementi corrisponde una configurazione elettronica del livello esterno tipo ns2 np6: a. metalli di transizione b. metalli alcalino-terrosi c. gas nobili d. lantanidi Soluzione 7) Stabilisci, in base al gruppo di appartenenza, quale dei seguenti elementi ha sei elettroni nel livello esterno: a. Ba b. S c. Si d. F Soluzione 8) Le dimensioni atomiche generalmente: a. rimangono costanti lungo un periodo e lungo un gruppo b. diminuiscono lungo un periodo da sinistra verso destra e diminuiscono lungo un gruppo dallalto verso il basso c. aumentano lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumentano lungo un gruppo dallalto verso il basso d. diminuiscono lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumentano lungo un gruppo dallalto verso il basso Soluzione 9)Per ciascuna delle seguenti coppie indica quale ha dimensioni maggiori a. Br-As b. Sr-Mg c. Ne-Xe d. C-O e. Hg-Cl Soluzione

ESERCIZI
10) Disponi le seguenti specie in ordine di dimensioni crescenti: Ar, K+, Cl-, S2-, Ca2+ Soluzione 11) Individua tra gli ioni seguenti quelli tra loro isoelettronici. Fe2+, Sc3+, K+, Br-, Co2+, Co3+, Sr2+, O2-, Zn2+, Al3+ Soluzione 12) Indica il simbolo dellelemento: a. del gruppo IV che ha atomi di dimensioni minori b. del quinto periodo che ha gli atomi di dimensioni maggiori c. del gruppo VII che ha la pi bassa energia di ionizzazione Soluzione 13) Disponi i seguenti atomi in ordine di energia di prima ionizzazione crescente: As, Sn, Sr, Br Soluzione 14) Disponi i seguenti atomi in ordine di energia di prima ionizzazione crescente: Sr, Cs, F, S Soluzione 15) Il carattere metallico, in genere: a. diminuisce lungo un periodo da sinistra verso destra e diminuisce lungo un gruppo dallalto verso il basso b. aumenta lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumenta lungo un gruppo dallalto verso il basso c. diminuisce lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumenta lungo un gruppo dallalto verso il basso d. aumenta lungo un periodo da sinistra verso destra e diminuisce lungo un gruppo dallalto verso il basso Soluzione

ESERCIZI
16) Indica lelemento con carattere metallico pi spiccato: a. Na b. Ca c. Al d. Cs Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. a. In b. Cl c. Kr d. Po Back 2. d Back 3. a Back 4. b Back 5. b Back 6. c Back 11. Fe2+ - Co3+; Sc3+ - K+; Br- - Sr2+; O2- - Al3+ Back 10. Tutte specie isoelettroniche: Ca2+<K+<Ar<Cl-<S2Back 7. b Back 8. d Back 9. a. As b. Sr c. Xe d. C e. Hg Back

ESERCIZI
12. a. C b. Rb c. At Back 13. Relazione inversa con le dimensioni: Sr<Sn<As<Br Back 14. Cs<Sr<S<F Back 15. c Back 16. d Back

LA TAVOLA PERIODICA
Nome: Massa atomica: 12 (relativa al 12 C)
I
1

0 II
4

1
3

H
12

Numeri di ossidazione: Note:


21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 5

III

IV
6

V
7

VI
8

VII
9

He

10

2 3 4 5 6 7

Li Be
20

N P

O S

F Ne
18 36

11 19

13

Na Mg
38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48

Al Si
32 50

14

15

16

17

Cl Ar
35 53 54

K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
37 49 51 52

31

33

34

Rb Sr Y Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te
56 57

Xe
86

55

Cs Ba
87 88

*La

72

73

74

Hf Ta W Re Os Ir Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn

75

76

77

78

79

80

81

82

83

84

85

89

Fr Ra Ac
58

* Serie dei Lantanidi Serie degli Attanidi

6 7

Ce Pr Nd Pm Sm Eu Gd Tb Dy Ho Er Tm Yb Lu
90

59

60

61

62

63

64

65

66

67

68

69

70

71

Th Pa U Np Pu Am Cm Bk Cf Es Fm Md No Lr

91

92

93

94

95

96

97

98

99

100

101

102

103

IL LEGAME CHIMICO
IL LEGAME CHIMICO 6.A PRE-REQUISITI 6.B PRE-TEST 6.C OBIETTIVI 6.1 PERCHE SI FORMANO I LEGAMI? 6.2 RAPPRESENTAZIONE DEGLI ATOMI CON I SIMBOLI DI LEWIS 6.3 TIPI DI LEGAME
6.3.1 LEGAME IONICO 6.3.2 LEGAME COVALENTE 6.3.3 LEGAME COVALENTE DATIVO

6.5 LE FORZE INTERMOLECOLARI


6.5.1 INTERAZIONI TRA MOLECOLE POLARI E NON POLARI 6.5.2 IL LEGAME A IDROGENO

6.6 LEGAME METALLICO E PROPRIETA DEI METALLI 6.7 LA TEORIA DEL LEGAME DI VALENZA 6.8 GEOMETRIA DELLE MOLECOLE E IBRIDAZIONE 6.9 CENNI ALLA TEORIA DEGLI ORBITALI MOLECOLARI 6.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

6.4 ELETTRONEGATIVITA, POLARITA E CARATTERE DEI LEGAMI

IL LEGAME CHIMICO
6.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: comprendere il concetto di molecola; avere una certa famigliarit con i diversi tipi di composti chimici gi visti; rappresentare un composto attraverso la sua formula di struttura; scrivere il nome e la configurazione elettronica dei primi venti elementi della tavola periodica; mettere in relazione la posizione occupata nella tavola periodica con la configurazione elettronica del livello pi esterno. Che tipo di legame si forma? Soluzione

6.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: applicare la regola dellottetto per descrivere la configurazione degli atomi nei composti e per prevedere quali legami si formano in certe condizioni; descrivere alcuni casi semplici di legame ionico in termini di cessione e acquisto di elettroni; descrivere alcuni casi semplici di legame covalente, in termini di condivisione di coppie di elettroni; comprendere il significato del legame covalente dativo; acquistare famigliarit con le formula di Lewis ed utilizzarle nella costruzione di semplici formule di struttura dei composti; partendo dallelettronegativit, comprendere la natura delle interazioni di natura dipolare;

6.B PRE-TEST
Perch il calcio forma un catione (cio uno ione a carica positiva) Ca2+ mentre il bromo forma un anione (ione a carica negativa) Br-? Come si pu spiegare in termini di configurazione elettronica la formazione del composto CaBr2?

IL LEGAME CHIMICO
a partire dai valori di elettronegativit, prevedere la natura del legame tra due determinati elementi e spiegare il parziale carattere ionico dei legami covalenti in alcuni composti; descrivere il legame idrogeno, distinguere le situazioni in cui si forma, prevedere gli effetti sulle propriet delle sostanze; descrivere con un modello semplice il legame metallico e spiegare in base a questo alcune propriet dei metalli; spiegare lesistenza delle forze inter-molecolari in molecole polari e non polari; illustrare sinteticamente i principi della teoria detta del legame di valenza (VB); distinguere legami e , individuando le loro caratteristiche fondamentali; comprendere il significato dellibridazione, distinguendo i vari tipi; comprendere il significato degli orbitali molecolari nella formazione dei legami.

6.1 PERCHE SI FORMANO I LEGAMI?


La tendenza che gli atomi mostrano a formare molecole, legandosi spontaneamente mediante legami chimici, pu essere ricondotta alla generale tendenza di un sistema a raggiungere una situazione stabile, a minore contenuto di energia; infatti lenergia della molecola cos formata inferiore rispetto a quella dei due atomi isolati. Allora, se due atomi posti a contatto reagiscono tra loro spontaneamente, si potr scrivere: A + B AB + energia Si nota chiaramente che il sistema ottenuto pi stabile di quello di partenza, visto che una parte della sua energia stata ceduta allambiente esterno. LENERGIA DI LEGAME lenergia che deve essere fornita per rompere un certo legame in una mole di sostanza; la stabilit di una molecola, quindi, tanto maggiore, quanto pi alta la sua energia di legame (vedi termochimica).

IL LEGAME CHIMICO
Per descrivere il comportamento dei diversi atomi vanno tenute in considerazione lenergia di ionizzazione e laffinit elettronica. Sperimentalmente, possibile valutare la forza di un legame misurando la LUNGHEZZA DI LEGAME, cio la distanza tra i centri dei due atomi legati; a distanze di legame inferiori corrispondono legami pi forti. Poich la formazione del legame richiede che gli atomi siano sufficientemente vicini, gli elettroni interessati saranno quelli pi esterni; quindi necessario fare riferimento alla configurazione elettronica degli atomi. Nel 1916 il Prof. Lewis not che tutti i gas nobili tranne lelio (che ha soltanto due elettroni nel livello esterno 1s) presentavano nellultimo livello OTTO ELETTRONI, con configurazione ns2 np6. Egli attribu la stabilit chimica di questi gas scarsamente reattivi allOTTETTO elettronico che caratterizzava il loro strato esterno ed ipotizz che anche gli altri elementi tendessero a raggiungere questo stato di stabilit cedendo, acquistando o condividendo elettroni, per assumere la configurazione elettronica del gas nobile precedente o seguente. Cos, ad esempio, i primi tre elementi del terzo periodo (Na, Mg e Al) perdono gli elettroni nello strato esterno, formando ioni di carica positiva che hanno la stessa configurazione elettronica del gas nobile precedente, il neon. Analogamente, gli elementi alla fine del periodo, come S e Cl (Gruppi VI e VII) acquistano elettroni e formano ioni carichi negativamente, raggiungendo la configurazione del gas nobile successivo, largo. Gli elementi centrali, come Si e P, che non formano ioni, raggiungono la struttura tipica dei gas nobili mettendo in comune elettroni con altri atomi che partecipano ai legami. Studi successivi hanno evidenziato composti in cui gli elementi non hanno la struttura di un gas nobile; tuttavia, la stragrande maggioranza dei composti pu essere spiegata con questa teoria, che ancora oggi risulta di grande utilit.

IL LEGAME CHIMICO
6.2 RAPPRESENTAZIONE DEGLI ATOMI CON I SIMBOLI DI LEWIS
Prima di descrivere i diversi tipi di legame, esaminiamo una modalit di rappresentazione, sempre dovuta a Lewis, che sar utile per comprendere meglio e per schematizzare la formazione dei legami. Nei SIMBOLI DI LEWIS il simbolo chimico dellelemento rappresenta il nucleo con gli strati interni di elettroni dellatomo; gli elettroni cosiddetti di valenza, disposti nel livello esterno, vengono rappresentati con puntini, rispettando, con alcune eccezioni, la disposizione nei diversi orbitali (un puntino per elettroni spaiati, due per coppie di elettroni). Gli elementi appartenenti ad uno stesso gruppo, avendo gli elettroni esterni disposti nello stesso modo, sono rappresentati da formule di Lewis uguali (a parte il simbolo). Ad esempio, per gli elementi del V gruppo N, P ed As, che hanno configurazione esterna ns2 npx1npy1npz1 i simboli di Lewis contengono cinque punti cos disposti: As Vediamo esempi in altri gruppi: Al (III Gruppo) ha configurazione esterna 3s2 3p1 e simbolo

Al

(Lewis ignorava il significato dello spin e quindi non consider i due elettroni 3s appaiati) Si (IV Gruppo) ha configurazione esterna 3s2 3px1 3py1 e simbolo

. Si . .
. .

(anche qui Lewis non consider i due elettroni s appaiati) S (VI Gruppo) ha configurazione esterna 3s2 3px2 3py1 3pz1 e simbolo

N .

P .

I (VII Gruppo) ha configurazione esterna 5s2 5px2

..

S .

..

..

..

IL LEGAME CHIMICO
6.3 TIPI DI LEGAME
Per semplicit, i legami chimici possono essere divisi in due grandi categorie: i legami atomici e quelli elettrostatici (nella realt i legami sono per lo pi di natura mista fra i due). Se uno o pi elettroni esterni dellatomo A hanno un contenuto di energia molto maggiore rispetto a quelli di B, essi possono passare da A a B, formando ioni A+ e B- e dando luogo ad una interazione elettrostatica che tiene i due atomi uniti. Se, invece gli elettroni esterni di A e B hanno pressappoco la stessa energia, pu formarsi un legame atomico attraverso la messa in comune di elettroni, che portano a nuove strutture con contenuto di energia inferiore. Esaminiamo ora in maggior dettaglio la formazione dei diversi tipi di legame.
6.3.1 LEGAME IONICO

5py2 5pz1 e simbolo

I ..

Ar (Gruppo 0) ha configurazione esterna caratterizzata dallottetto completo 3s2 3p6 e simbolo

Ar ..

Quindi, per gli elementi rappresentativi il numero di punti nei simboli di Lewis corrisponde al numero del gruppo nella tavola periodica; questa rappresentazione meno usata per gli elementi di transizione. La formazione di un legame chimico pu essere rappresentata combinando opportunamente pi simboli di Lewis; verranno presentati degli esempi in seguito.

..

. .

..

..

..

Consideriamo la reazione tra un elemento metallico del I Gruppo ed un non metallo del VII Gruppo, ad

IL LEGAME CHIMICO
esempio tra Na e Cl: Na ha carattere nettamente metallico, con forte tendenza a cedere lelettrone 3s1 (quantitativamente, ci confermato dalla bassa energia di prima ionizzazione e da una affinit elettronica non favorevole allacquisto di elettroni). Cl, che ha 7 elettroni nello strato esterno, tipicamente un non-metallo, ha bassa tendenza a cedere elettroni, confermata da una affinit elettronica molto negativa (quindi, favorevole allacquisto di un elettrone) e da unenergia di ionizzazione elevata, anche a causa delle ridotte dimensioni. In queste condizioni, Na cede il suo elettrone, trasformandosi in ione con carica +1 ed assumendo la configurazione elettronica del neon; Cl, daltra parte, acquista lelettrone, assume una carica negativa e raggiunge la configurazione dellargo. Il LEGAME IONICO cos ottenuto, non direzionale, determina unattrazione elettrostatica tra ioni di carica opposta. La formazione del legame pu essere schematizzata mediante i simboli di Lewis, in cui gli ioni si scrivono tra parentesi quadra, indicandone la carica, e gli elettroni dei due atomi, di per s identici, vengono rappresentati con punti e croci per seguire pi facilmente il loro trasferimento. Si tratta, comunque, di una rappresentazione convenzionale che non indica la reale posizione degli elettroni, in realt delocalizzati in una nuvola di densit elettronica.

Na x + Cl ..

..

Na

Analogamente, possiamo rappresentare la formazione di un legame ionico tra Mg ed F; poich F accetta un elettrone ed Mg ne cede due, per ogni atomo di Mg saranno necessari due atomi di F.

..

Mg x

..
-

F Mg ..

xF ..

F ..

xF ..

..

..

..

2+

..
-

Cl ..

..

..

..

..

..

IL LEGAME CHIMICO
6.3.2 LEGAME COVALENTE

Consideriamo ora la formazione di un legame tra Cl e H per dare HCl. Come gi accennato, Cl ha una forte tendenza ad acquistare un elettrone per completare lottetto, ma H in questo caso ha una bassa tendenza a cedere il suo elettrone (dovuta al suo carattere non-metallico e ad una elevata energia di ionizzazione). In questo caso, si ha messa in comune di due elettroni, ciascuno fornito da uno dei due atomi e formazione di un LEGAME COVALENTE. Attraverso i simboli

Hx + Cl H xCl .. ..

si pu osservare la coppia di elettroni di legame condivisi che rappresenta il legame covalente, per cui H assume la configurazione dellHe (2 elettroni) e Cl quella dellAr, completando lottetto. Ragionando in termini di densit elettronica e di orbitale, il legame covalente pu essere interpretato in termini di sovrapposizione tra gli orbitali dei due atomi vicini: pi efficace la sovrapposizione, pi forte il

legame (teoria del legame di valenza). Diversamente dal legame ionico, il legame covalente fortemente direzionale e la zona di massima densit corrisponde al segmento che unisce i nuclei degli atomi legati. Allo stesso modo, possono essere spiegate le molecole biatomiche dei gas, come H2 e Cl2: in entrambi i casi, si ha la condivisione di una coppia di elettroni tra due atomi, con formazione di un legame covalente SINGOLO; nel caso delle coppie di elettroni, possiamo distinguere: le coppie di legame, che possono essere sostituite da un trattino, per rappresentare il legame; i cosiddetti doppietti solitari, rappresentati da una coppia di elettroni non condivisa, che, quindi, non partecipa al legame; queste ultime sono presenti, ad esempio, sullatomo di Cl (3 doppietti solitari per atomo).

..

..

..

..

. H x + . H H x H oppure H H

IL LEGAME CHIMICO
elettroni di legame doppietti solitari Se procediamo in modo analogo con la molecola di azoto (N2), affinch i due atomi raggiungano lottetto, necessario attribuire a ciascuno tre coppie di elettroni di legame: si forma, quindi, un legame covalente triplo. Questo legame molto forte e spiega la scarsa reattivit di N2, che viene spesso usato come atmosfera inerte. La maggiore forza del legame triplo NN rispetto ad un legame singolo NN confermato sperimentalmente dalle lunghezze di legame (0,109 nm per il legame triplo contro 0,147 nm per il legame N-N in altri composti)

Cl ..

oppure

..

Cl Cl

Questi schemi rappresentano la base concettuale delle formule di struttura dei composti, introdotte in precedenza. Allo stesso modo possono essere descritti molti composti, in particolare quelli costituiti da nonmetalli, come, ad esempio, NH3 e H2O.

..

.. . H xOx H oppure H O H xx .. . H x Nx H HNH .x oppure H H . ..


xx

..

xx + xCl x x xx

xx xClx Cl xx x ..

xx

..

.. .. .N. + .N. N N . .

oppure

N N

H2O

Analogamente pu essere spiegato il doppio legame nella molecola dellossigeno, in cui vengono condivise due coppie di elettroni, con formazione di un legame covalente DOPPIO.

.. .. .. .. ..

..

..

NH3

.. . .. . O+O . . ..

.. .. O O

oppure

.. .. O O

..

.. .. .. ..

..

..

IL LEGAME CHIMICO
6.3.3 LEGAME COVALENTE DATIVO

Il legame dativo non distinguibile dal legame covalente, anche se in genere lo si rappresenta in modo diverso, con una freccia; i quattro legami NH sono perfettamente identici ed equivalenti.
+

H H NH H

Il legame covalente dativo permette spesso di spiegare la formazione di pi composti simili (ad

Nel legame covalente ciascuno dei due atomi contribuisce alla formazione del legame con un elettrone. In altri casi, invece, gli elettroni di legame condivisi possono essere forniti da uno solo dei due atomi: in questo caso si forma un LEGAME COVALENTE DATIVO, o COORDINATIVO, che si forma facilmente nel caso di molecole contenenti doppietti solitari non condivisi. Ad esempio, mescolando ammoniaca e acido cloridrico gassoso si ottiene cloruro di ammonio, secondo la reazione: NH3 + HCl NH4Cl che pu essere interpretata come il risultato della formazione di un legame covalente dativo tra una coppia di elettroni disponibili dellatomo N di NH3 e lo ione H+ di HCl, con formazione di uno ione ammonio NH4+.

H . H xN .x H
x

H . H xN H .x H

.. .

+ H *Cl

+
*

Cl

.. .

IL LEGAME CHIMICO
esempio, ossidi) da parte di non-metalli con numero di ossidazione variabile. e sullidrogeno una parziale carica positiva, indicate con i simboli + e -(delta) + H----Cl e pu essere quantificato dal valore del momento dipolare, che in una molecola si calcola facendo la somma vettoriale dei valori di momento dipolare relativi a tutti i legami presenti. Quando il legame unisce due atomi uguali, come ad esempio in H2 o Cl2, i centri delle cariche positive e negative sono coincidenti, in un punto equidistante dai due nuclei, e conseguentemente questi legami non presentano polarit. Quindi, sono APOLARI le molecole in cui gli atomi non presentano una significativa differenza di elettronegativit oppure quelle simmetriche, in cui dipoli uguali si annullano a vicenda: in queste molecole il momento dipolare nullo.

6.4 ELETTRONEGATIVITA, POLARITA E CARATTERE DEI LEGAMI


Quando due atomi diversi sono uniti da un legame covalente, lattrazione esercitata da ogni atomo sugli elettroni di legame pu essere messa in relazione con una propriet detta ELETTRONEGATIVITA. Ad esempio, in una molecola di HCl, latomo di cloro, pi elettronegativo rispetto allidrogeno, esercita unattrazione maggiore sugli elettroni di legame, per cui il baricentro delle cariche positive e quello delle cariche negative non coincidono: questultimo pi spostato verso latomo di cloro, e questa distribuzione asimmetrica delle cariche, nota come POLARIZZAZIONE, d luogo ad una molecola POLARE, in cui i baricentri separati delle cariche positive e negative costituiscono un dipolo. Il dipolo, generato grazie alla presenza di un elemento fortemente elettronegativo, pu essere rappresentato formalizzando sul cloro una parziale carica negativa

IL LEGAME CHIMICO

Cl

Cl

Cl

= centro della carica positiva = nucleo atomico = centro della carica negativa

LELETTRONEGATIVITA pu essere definita come la tendenza di un atomo in una molecola ad attrarre gli elettroni di legame descrive, quindi la capacit di un atomo di competere per gli elettroni di legame con gli altri atomi cui legato. La tabella presenta i valori di elettronegativit di alcuni elementi secondo la scala di Pauling.

IL LEGAME CHIMICO
H 2,2 Li 1,0 Na 0,9 K 0,8 Be 1,5 Mg 1,2 Ca 1,0 (elementi del blocco d) B 2,0 Al 1,5 Ga 1,8 C 2,5 Si 1,8 Ge 1,8 N 3,0 P 2,1 As 2,0 O 3,5 S 2,5 Se 2,4 F 4,0 Cl 3,0 Br 2,8

Rb 0,8

Sr 1,0

In 1,6

Sn 1,8

Sb 1,9

Te 2,1

I 2,5

Cs 0,7

Ba 0,9

Tl 1,7

Pb 1,8

Bi 1,9

Po 2,0

At 2,2

IL LEGAME CHIMICO
I non-metalli, che hanno forte tendenza ad acquistare elettroni, hanno valori di elettronegativit elevati, mentre i metalli sono caratterizzati da valori inferiori. Nella tavola periodica, questa propriet diminuisce in un gruppo dallalto verso il basso ed aumenta in un periodo da sinistra a destra. Come si pu notare nella tabella, lelemento in assoluto pi elettronegativo il fluoro (EN = 4). Lelettronegativit correlata con laffinit elettronica, ma mentre questultima esprime la capacit di attrarre elettroni da parte di singoli atomi, essa una propriet molecolare ed riferita ad atomi allinterno di molecole. I valori relativi di elettronegativit di due atomi impegnati in un legame permettono di valutarne la polarit, calcolando la differenza (EN) tra le elettronegativit dei due atomi impegnati nel legame. ESEMPIO Quale legame pi polare tra H-Cl e H-O? Calcoliamo i valori di EN per i due legami, sapendo che ENH = 2,2; ENCl = 3,2; ENO=3,4. EN(H-Cl) = 1,0 EN(H-O) = 1,2 Il legame H-O leggermente pi polare e presenta un maggiore carattere ionico rispetto al legame H-Cl. Schematicamente, si possono individuare varie possibilit: 1. Legame covalente puro o omopolare: EN = 0 E il legame che si stabilisce tra due legami uguali o che hanno uguale elettronegativit; la coppia elettronica equamente condivisa dai due atomi e la molecola non polare. 2. Legame covalente polare: EN 2 Quando i due atomi hanno diversa elettronegativit, gli elettroni di legame sono maggiormente attratti dallatomo pi elettronegativo: la molecola polare ed il legame covalente presenta un parziale carattere ionico. Leffetto sar tanto pi pronunciato quanto maggiore il valore di EN.

IL LEGAME CHIMICO
3. Legame ionico con parziale carattere covalente: EN > 2 Quando la differenza di elettronegativit elevata, ci si avvicina alla situazione in cui gli elettroni non sono pi condivisi, ma vengono ceduti dallatomo meno elettronegativo a quello pi elettronegativo. Si assume un legame ionico puro per valori di EN>3. In questo senso, vi una continuit tra legame covalente e legame ionico, ed i due tipi di legami vengono interpretati con lo stesso criterio, anche perch solitamente i legami hanno carattere misto ionico-covalente. La diversa elettronegativit degli atomi introduce un effetto di distorsione nel legame covalente, che assume un parziale carattere ionico; si ritiene che unanaloga distorsione si produca anche sugli ioni impegnati in un legame ionico, conferendo al legame un parziale carattere covalente. Questo conferma che molto improbabile avere un legame reale totalmente ionico o totalmente covalente, e che i due effetti in genere si integrano secondo diverse proporzioni a seconda del tipo di legame.

6.5 LE FORZE INTERMOLECOLARI


6.5.1 INTERAZIONI TRA MOLECOLE POLARI E NON POLARI

Oltre ai legami che sono stati descritti, esistono altre FORME DI INTERAZIONE TRA LE MOLECOLE: queste hanno natura elettrostatica (interessano i dipoli delle molecole), e pur essendo, in generale, pi deboli rispetto ai legami ionici e covalenti, conferiscono alle sostanze propriet specifiche, rilevanti soprattutto allo stato liquido e solido (ad esempio, un aumento della temperatura di ebollizione). Schematicamente, si hanno: - interazioni dipolo-dipolo - interazioni dipolo-dipolo indotto - interazioni dipolo-indotto-dipolo indotto Queste interazioni in molecole sia polari che non polari vengono spesso indicate genericamente come forze di Van der Waals.

IL LEGAME CHIMICO
Le molecole polari, che possono essere considerate dipoli permanenti, danno luogo ad interazioni di tipo attrattivo tra poli a carica opposta, producendo un effetto di orientamento dei dipoli presenti. Le forze dipolari sono trascurabili allo stato gassoso, ma sono importanti allo stato liquido, in cui le molecole sono tra loro vicine. Fenomeni di natura fisica osservati, ad esempio, su molecole di gas nobili, hanno confermato lesistenza di forze di coesione tra le molecole anche in specie non polari; sono le cosiddette forze di dispersione (o forze di London) e si presentano come deboli forze di attrazione tra dipoli temporanei (o indotti). Gli elettroni sono in continuo movimento e la nuvola elettronica non sempre perfettamente simmetrica: per effetto di spostamenti temporanei di carica, alcune zone anche in molecole non polari saranno caratterizzate da una carica negativa maggiore, che genera un dipolo istantaneo. Questo dipolo pu a sua volta produrre dipoli simili nelle molecole adiacenti, producendo unattrazione tra poli opposti. Al crescere delle dimensioni molecolari, lentit di queste forze diventano pi rilevanti, in quanto gli elettroni sono meno trattenuti dal nucleo: cos, ad esempio, nei polimeri si possono avere interazioni molto significative.
6.5.2 IL LEGAME A IDROGENO

Il LEGAME A IDROGENO rappresenta un tipo particolare di interazione dipolo-dipolo e presenta alcune caratteristiche proprie, in particolare unintensit elevata e un allineamento degli atomi coinvolti che presuppone un carattere direzionale. Questo legame pu formarsi quando un atomo di H legato ad un atomo X fortemente elettronegativo: si genera un dipolo che ha momento dipolare elevato, in quanto latomo H molto piccolo e non ha strati elettronici interni che esercitano effetto schermante. Latomo di H si trova quindi bloccato tra due atomi di dimensioni maggiori per effetto del legame a idrogeno, che schematicamente pu essere rappresentato con

IL LEGAME CHIMICO
puntini allineati: + - + H----X.......H----Cl Le sue caratteristiche hanno portato ad interpretarlo come un legame misto elettrostatico-covalente, in cui la parte elettrostatica dovuta allinterazione dipolare, e quella covalente ad un legame dativo tra latomo H, che si comporta da accettore di elettroni e latomo X, che fornisce un doppietto solitario. Il legame a idrogeno pu formarsi sia allinterno di una stessa molecola (intramolecolare), sia tra molecole diverse (intermolecolare); la sua importanza legata al fatto che le propriet fisiche e chimiche delle sostanze interessate si modificano in misura rilevante. ESEMPI 1. Lacqua, le cui molecole polari sono interessate da legame a idrogeno, presenta valori di temperatura di ebollizione e fusione sorprendentemente alti rispetto a composti di formula simile, come H2S (che bolle a -61,8 C). Inoltre, i legami tra le molecole dacqua determinano unelevata tensione superficiale ed unelevata viscosit. Nel ghiaccio la presenza di due atomi di H e di due coppie di elettroni liberi in ogni molecola determina una struttura tridimensionale di tipo tetraedrico, che conferisce al ghiaccio una densit inferiore rispetto a quella dellacqua. 2. Gli acidi orto (I) e meta (II) ossibenzoici (studiati nellambito della chimica organica) differiscono per la posizione di un gruppo -OH nella molecola rispetto al gruppo -COOH;
O HO * C H O HO C O

O OH

I II nella forma orto, in cui, grazie alla distanza ridotta pu formarsi il legame a idrogeno, latomo indicato con * porta una parziale carica positiva e tende pi facilmente a staccarsi (vedi dissociazione degli

IL LEGAME CHIMICO
acidi): di conseguenza, lacido ortoidrossibenzoico pi forte del metaidrossibenzoico. 3. I legami a idrogeno sono presenti anche nelle strutture delle macromolecole interessanti dal punto di vista biologico, come ad esempio le proteine ed i carboidrati, e rivestono unimportanza fondamentale nella definizione delle loro propriet. che contengono un grande numero di atomi. Le propriet osservate dovrebbero dipendere dalla struttura cristallina e dalle dimensioni dei grani, nonch dal tipo di legame per cui gli atomi risultano disposti in modo caratteristico. Tuttavia, nessuno dei legami sino ad ora considerati spiega in modo soddisfacente le propriet e la struttura dei metalli, per cui, fu necessario ipotizzare un nuovo tipo di legame, chiamato, appunto, LEGAME METALLICO. La grande maggioranza dei metalli presenta strutture cristalline compatte, in cui ogni atomo interagisce con gli atomi circostanti; secondo un modello semplice, il metallo viene rappresentato da un reticolo di ioni positivi immersi in un mare di elettroni liberi di muoversi allinterno del reticolo e che non appartengono a nessuno ione in particolare (sono, cio, delocalizzati). Gli elettroni, carichi negativamente, attraggono gli ioni positivi e tengono insieme i nuclei, garantendo la stabilit della struttura. Questo modello, pur nella sua semplicit, permette di spiegare le principali propriet dei metalli: La conducibilit elettrica legata alla grande libert

6.6 LEGAME METALLICO E PROPRIETA DEI METALLI


I metalli, che rappresentano la maggioranza degli elementi della tavola periodica, sono caratterizzati da basse energie di ionizzazione e da bassi valori di elettronegativit; a livello macroscopico, presentano propriet caratteristiche (alta densit, elevati punti di fusione e di ebollizione, sono buoni conduttori di calore e di corrente elettrica, sono duttili e malleabili), mentre osservando al microscopio una superficie metallica, si nota una struttura a grani, con zone di forma irregolare ben separate tra di loro

IL LEGAME CHIMICO
di movimento degli elettroni nel reticolo. La lucentezza superficiale dipende da fenomeni di riflessione di cui sono responsabili gli elettroni disposti sulla superficie del metallo. La malleabilit e la duttilit sono dovute al fatto che gli strati del reticolo metallico possono dare fenomeni di scorrimento, con adattamento da parte degli elettroni alla nuova situazione, e conservazione della struttura cristallina e dei legami; si pu conferire al metallo una maggiore durezza riducendo le dimensioni dei grani (mediante battitura) oppure mescolando metalli differenti per ottenere le cosiddette leghe. La struttura dei metalli viene spesso spiegata in modo pi approfondito ricorrendo ad un modello pi articolato ed immaginando una struttura a bande, in cui ogni banda costituita da una serie di orbitali molecolari (che verranno illustrati tra breve) ad energia molto vicina. Concentriamo lattenzione, in particolare, sulla banda di valenza (che contiene gli elettroni responsabili del legame metallico) e sulla soprastante banda di conduzione, ad energia pi elevata rispetto alla precedente. Il fenomeno della conducibilit pu essere spiegato in termini di passaggio di alcuni elettroni dalla banda di valenza alla banda di conduzione e dipende dalla separazione tra le due bande: bande vicine o parzialmente sovrapposte CONDUTTORI bande separate da una piccola differenza di energia SEMICONDUTTORI (la conducibilit aumenta con la temperatura, contrariamente a quanto avviene nei metalli) bande separate da una grande differenza di energia ISOLANTI

6.7 LA TEORIA DEL LEGAME DI VALENZA


Il legame chimico pu essere affrontato secondo vari approcci, ciascuno dei quali permette di sottolineare maggiormente determinati aspetti. La teoria di Lewis, usata in precedenza per descrivere in modo semplice la formazione dei diversi tipi di legame, pu essere integrata con altre teorie pi

IL LEGAME CHIMICO
complesse: verranno ora illustrati gli aspetti principali della teoria detta del legame di valenza (VB), gi citata a proposito del legame covalente; successivamente, si daranno anche alcuni cenni sulla teoria dellorbitale molecolare (MO). Tra le due vi una differenza fondamentale: la teoria VB prevede che gli atomi conservino intatta la loro struttura elettronica interna e si leghino mediante gli elettroni esterni; la teoria MO assume che tutti gli elettroni degli atomi si ridistribuiscano su nuovi orbitali, gli orbitali molecolari, appunto, che tengono legato linsieme della molecola. Secondo la TEORIA DEL LEGAME DI VALENZA, la formazione di un legame covalente viene interpretato in termini di sovrapposizione tra gli orbitali dei due atomi impegnati nel legame: si ha, quindi, la formazione di una regione ad alta densit elettronica come risultato della compenetrazione delle nuvole elettroniche. Il legame ottenuto tanto pi forte quanto pi efficace la sovrapposizione degli orbitali. Ad esempio, la formazione del legame H-H nella molecola dei diidrogeno pu essere schematizzata attraverso la sovrapposizione degli orbitali 1s dei due atomi di H, contenenti un elettrone ciascuno.
Legame covalente nella molecola H2 0,74

Legame

Nella molecola di H2 la zona di sovrapposizione si trova sulla congiungente tra i due nuclei ed un legame di questo tipo viene indicato come legame SIGMA (). In altre molecole il legame potr risultare dalla

IL LEGAME CHIMICO
sovrapposizione di altri tipi di orbitale: ad esempio, il legame nella molecola di Cl2 dovuto alla soprapposizione di due orbitali p, contenenti un elettrone spaiato ciascuno, con formazione anche in questo caso di un legame . In alcuni casi si ha la formazione di legami multipli: ad esempio, nella molecola di azoto N2 la formazione di un triplo legame coinvolge i tre orbitali p di ogni atomo, contenenti ciascuno un elettrone spaiato e perpendicolari tra loro; due orbitali p, uno per ogni atomo, si sovrappongono lungo la congiungente tra i nuclei e formano un legame ; gli altri orbitali p, si sovrappongono lateralmente a due a due, secondo piani perpendicolari alla congiungente. In questo caso, si ha la formazione di due legami PI GRECO (); poich la sovrapposizione in questo caso meno efficace rispetto al caso precedente, il legame generalmente pi debole rispetto al legame . Graficamente, i legami e vengono rappresentati indifferentemente mediante trattini (ad esempio, NN).
Legami e nella molecola dellazoto (N2) z + + x N 2s 2p + x N 2s 2p y + + + + + z y

Legami e nella molecola dellazoto (N2) z z y

N 2 (1 legame + 2 legami )

IL LEGAME CHIMICO
6.8 GEOMETRIA DELLE MOLECOLE E IBRIDAZIONE
Quando scriviamo una molecola, pu essere utile conoscere in quale modo gli atomi che la compongono sono realmente disposti nello spazio. Ad esempio, nel caso della molecola dellacqua, H-O-H, in realt gli atomi non sono disposti in linea retta, ma formano un angolo di circa 104 e da questa disposizione nello spazio derivano molte delle propriet della sostanza. In termini generali, la struttura di una molecola pu essere determinata sperimentalmente, ma esistono anche modelli relativamente semplici che permettono, in molti casi, di prevederne la forma geometrica. Una possibilit rappresentata dalla TEORIA DELLA REPULSIONE DELLE COPPIE ELETTRONICHE NEL GUSCIO DI VALENZA (VSEPR), che considera le repulsioni tra le coppie elettroniche (di legame o non condivise) presenti nello strato esterno di una molecola. Le coppie elettroniche tenderanno ad assumere orientazioni che rendano minime le reciproche repulsioni, determinando le forme geometriche delle molecole. Inoltre, la repulsione tra due doppietti solitari pi forte rispetto a quella tra due coppie di elettroni di legame: i doppietti solitari, richiederanno, quindi pi spazio rispetto agli elettroni di legame. Ad esempio, nella molecola del metano, CH4, le quattro coppie di elettroni di legame sono disposte pi lontano possibile luna dallaltra se occupano i vertici di un tetraedro. La molecola tetraedrica, con C al centro e gli atomi di H ai quattro vertici ed caratterizzata da angoli di legame di circa 109. Unanaloga situazione pu essere immaginata anche per la molecola dacqua, in cui le coppie elettroniche, di cui due sono doppietti solitari, sono disposte secondo una geometria tetraedrica; in pratica, gli atomi della molecola sono disposti a V, con angoli di circa 104; la diminuzione dellangolo di legame rispetto al metano pu essere spiegata con la maggiore repulsione tra i due doppietti elettronici, che tenderanno a disporsi alla maggior distanza

IL LEGAME CHIMICO
possibile. In alternativa, la geometria delle molecole pu essere individuata considerando il fenomeno dellIBRIDAZIONE, di cui presentiamo gli aspetti pi significativi, prendendo come esempio il carbonio. Come si vedr anche a proposito dei composti organici, latomo di C presenta nello stato fondamentale configurazione elettronica 1s2 2s2 2px1 2py1, rappresentabile come 1s [] 2s [] 2p [][][ ] e simbolo di Lewis CH4. Nel fenomeno dellibridazione un certo numero di orbitali atomici viene combinato con un procedimento matematico per dare luogo allo stesso numero di nuovi orbitali equivalenti; questi sono detti ORBITALI IBRIDI e possono essere messi in relazione con varie geometrie molecolari. La particolare forma degli orbitali ibridi consente una sovrapposizione pi efficace e permette quindi la formazione di legami pi forti. 1. IBRIDAZIONE sp3 Orbitali coinvolti: 1 orbitale s e 3 orbitali p Si formano 4 orbitali ibridi equivalenti che presentano 25% di carattere s e 75 % di carattere p Geometria tetraedrica, con angoli di circa 109 Esempio: nel metano CH4 (alcani) il C ibridato sp3; i quattro legami si ottengono ciascuno per sovrapposizione di un orbitale ibrido sp3 con un orbitale 1s di H. La molecola tetraedrica. Si pu notare che il metodo VSEPR portava allo stesso risultato.

Promuovendo un elettrone dallorbitale 2s al 2p, si ottiene la configurazione del C nello stato eccitato 1s [] 2s [] 2p [][][] e Lewis

C .

Si hanno, in totale, 1 orbitale s e 3 orbitali p, ciascuno contenente un elettrone spaiato, e questa configurazione suggerisce la formazione di quattro legami equivalenti, come, ad esempio, nel metano

..

IL LEGAME CHIMICO
H H H CH4 H legami isoenergetici a 109.5 tra loro

di due atomi di H. Poich soltanto due orbitali p sono stati coinvolti nellibridazione, ogni atomo di C dispone ancora di un orbitale p non ibridato, disposto perpendicolarmente al piano della molecola; questi due orbitali p formano per sovrapposizione laterale un legame , per cui la molecola presenta un doppio legame (1 + 1 ). La molecola piana e per ogni atomo di C i tre legami sono diretti verso i vertici di un triangolo equilatero.

2. IBRIDAZIONE sp2 Orbitali coinvolti: 1 orbitale s e 2 orbitali p Si formano 3 orbitali ibridi equivalenti che presentano 33% di carattere s e 66 % di carattere p Geometria trigonale piana (triangolo equilatero), con angoli di 120 Esempio: nelletilene CH2=CH2 (alcheni) i due atomi di C sono ibridati sp2; i due atomi di C sono legati mediante un legame ottenuto per sovrapposizione di un orbitale ibrido sp2 di ogni atomo, altri due legami si ottengono per sovrapposizione di orbitali ibridi sp2 con orbitali 1s

I legami nella molecola delletilene, C2H4 C 2s2 2px 2py 2pz pz H sp2 H C 2pz 2py 2px 2s pz C H H sp2 C

IL LEGAME CHIMICO
3. IBRIDAZIONE sp Orbitali coinvolti: 1 orbitale s e 1 orbitale p Si formano 2 orbitali ibridi equivalenti che presentano 50% di carattere s e 50 % di carattere p Geometria lineare, con angoli di 180 Esempio: nellacetilene CHCH (alchini) i due atomi di C sono ibridati sp; i due atomi di C sono legati mediante un legame ottenuto per sovrapposizione di un orbitale ibrido sp di ogni atomo, altri due legami si ottengono per sovrapposizione di orbitali ibridi sp con orbitali 1s di due atomi di H. Poich soltanto un orbitale p stato coinvolto nellibridazione, ogni atomo di C dispone ancora di due orbitali p non ibridati, perpendicolari tra loro e disposti perpendicolarmente al piano della molecola; queste due coppie di orbitali p formano per sovrapposizione laterale due legami , per cui la molecola presenta un triplo legame (1 + 2 ). La molecola lineare.
I legami nella molecola dellacetilene, C2H2 C 2s2 2px 2py 2pz pz sp H C 2pz 2py 2px 2s pz sp H C

6.9 CENNI ALLA TEORIA DEGLI ORBITALI MOLECOLARI


Un ORBITALE MOLECOLARE il risultato della combinazione lineare degli orbitali atomici appartenenti agli atomi che costituiscono la molecola; combinando n orbitali atomici, si ottengono n orbitali molecolari appartenenti allintera molecola, che possono essere riempiti con un metodo analogo a quello visto per gli orbitali

IL LEGAME CHIMICO
atomici, e per i quali restano validi il principio di Pauli e quello della massima molteplicit (Hund). Quando due orbitali atomici si combinano, si ha la formazione di due OM: - uno di legame (o legante), ad energia inferiore rispetto a quella degli orbitali iniziali - uno di antilegame (o antilegante) ad energia superiore. Una specie stabile se il numero degli elettroni di legame superiore rispetto a quello degli elettroni di antilegame. B (III gruppo) Si (IV gruppo) N (V gruppo) Cl (VII gruppo) 6.V.2 Partendo dalla definizione di legame ionico, costruisci il legame tra Na e Cl e rappresentalo con i simboli di Lewis. 6.V.3 Partendo dalla definizione di legame covalente, costruisci il legame della molecola H2 e rappresentalo con i simboli di Lewis. 6.V.4 In base al significato dellelettronegativit, e confrontando i valori relativi ai due atomi coinvolti, valuta se questi legami sono polari o non polari. Cl-Cl H-F N-H F-F

6.V VERIFICA SE HAI CAPITO


6.V.1 Sulla base delle convenzioni generalmente usate e delle loro configurazioni elettroniche, rappresenta con i simboli di Lewis i seguenti elementi Na (I gruppo) Mg (II gruppo)

IL LEGAME CHIMICO
Soluzione Pre-Test Formando ioni Ca2+ e Br- , entrambi gli elementi raggiungono una situazione stabile, completando lottetto ed assumendo la configurazione elettronica del gas nobile precedente o di quello seguente. Il calcio, poco elettronegativo, tender a cedere i suoi due elettroni per raggiungere la configurazione elettronica dellAr; il bromo, caratterizzato da unelettronegativit pi elevata, tender ad acquistare un elettrone, assumendo la configurazione elettronica del Kr. Se Ca e Br si combinano, Ca pu cedere due elettroni (che occupano lorbitale 2s del livello esterno), il Br acquistarne uno (ha sette elettroni nello strato esterno). La differenza di elettronegativit di 1,8 indica un legame covalente con parziale carattere ionico.

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Lelettronegativit di un elemento: a. lenergia che esso libera acquistando un elettrone e trasformandosi in ione negativo b. lenergia necessaria per trasformarlo in ione positivo c. indica la tendenza ad attrarre a s elettroni quando si lega ad altri atomi d. la carica del nucleo risentita effettivamente dallelettrone pi esterno Soluzione 2) Lelettronegativit, in genere: a. diminuisce lungo un periodo da sinistra verso destra e diminuisce lungo un gruppo dallalto verso il basso b. aumenta lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumenta lungo un gruppo dallalto verso il basso c. diminuisce lungo un periodo da sinistra verso destra ed aumenta lungo un gruppo dallalto verso il basso d. aumenta lungo un periodo da sinistra verso destra e diminuisce lungo un gruppo dallalto verso il basso Soluzione 3) Indica quale dei seguenti atomi pi elettronegativo: a. F b. Cl c. Br d. I Soluzione 4) Indica quale dei seguenti atomi pi elettronegativo: a. C b. O c. N d. P Soluzione

ESERCIZI
5) Indica quale coppia di elementi dovrebbe verosimilmente formare un composto ionico: a. S-O b. O-N c. K-Ca d. Ca-Cl Soluzione 6) Il simbolo di Lewis per lazoto : a. 8) Quanto maggiore la sovrapposizione tra due orbitali di due atomo A e B, risulta che: a. tanto maggiore la distanza di legame e tanto minore la forza di legame b. tanto maggiore la distanza di legame e tanto maggiore la forza di legame c. tanto minore la distanza di legame e tanto minore la forza di legame d. tanto minore la distanza di legame e tanto maggiore la forza di legame Soluzione 9) Lelemento X ha due elettroni nel suo strato esterno, mentre lelemento Y ne ha sei. Qual la formula pi probabile del composto formato da X e Y? a. (X+)3 Y3b. X2+ Y2c. X2- Y2+ d. X2+ Y2e. X+ YSoluzione

b.

c.

N .

d.

N .

.
d.

7) Il simbolo di Lewis per lo zolfo : a.

b.

c.

S .

S ..

.
Soluzione

.
Soluzione

..

..

. .

. .

ESERCIZI
10) Nella molecola di azoto tra i due atomi ci sono complessivamente: a. 3 legami b. 2 legami ed 1 c. 3 legami d. 1 legame e 2 Soluzione 11) Relativamente agli orbitali ibridi sp3, non corretto dire che: a. sono quattro b. sono degeneri c. derivano dal mescolamento di 1 orbitale s e 3 orbitali p d. i loro assi di simmetria formano tra loro angoli di 120 gradi Soluzione 12) In seguito al mescolamento di un orbitale 2s e due orbitali 2p nel carbonio sono presenti: a. 4 orbitali sp3 b. 3 orbitali sp2 e 1 orbitale p c. 2 orbitali sp2 e 2 orbitali p d. 2 orbitali sp e 2 orbitali p Soluzione 13) La molecola HCN lineare. Latomo di carbonio infatti ibridato: a. sp3 b. sp c. sp2 d. non ibridato Soluzione 14) Una molecola si dice polare se: a. si comporta come un dipolo elettrico b. si comporta come un dipolo magnetico c. sede di una corrente elettrica d. si elettrizza facilmente Soluzione

ESERCIZI
15) Un legame chimico tanto pi polare: a. quanto maggiore la differenza di dimensioni tra i due atomi b. quanto minore la differenza di dimensioni tra i due atomi c. quanto maggiore la differenza di elettronegativit tra i due atomi d. quanto minore la differenza di elettronegativit tra i due atomi Soluzione 16) Il legame pi polare tra i seguenti : a. O-O b. H-F c. H-Cl d. H-O Soluzione 17) Stabilisci quale tra le seguenti molecole polare: a. CO2 b. BF3 c. NH3 d. O2 Soluzione 18) Stabilisci quale tra le seguenti molecole apolare: a. CHCl3 b. CH4 c. HCl d. H2O Soluzione

ESERCIZI
19) Indica quale di queste sostanze presenta legame idrogeno a. CH4 b. NH3 c. H2S d. O2 Soluzione 20) Indica quale di queste sostanze non presenta legame a idrogeno a. H2O b. CH3OH c. NH3 d. SiH4 Soluzione 21) Il legame a idrogeno nellacqua ha luogo: a. tra due atomi di idrogeno appartenenti a due molecole diverse b. tra due atomi di idrogeno appartenenti alla stessa molecola c. tra un atomo di idrogeno e uno di ossigeno appartenenti a molecole diverse d. tra un atomo di idrogeno e uno di ossigeno appartenenti alla stessa molecola Soluzione 22) Nellacqua liquida la presenza di legami a idrogeno porta: a. ad una elevata temperatura di ebollizione b. ad un basso calore specifico c. ad una bassa temperatura di fusione d. ad uno scarso potere solvente Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. c Back 2. d Back 3. a Back 4. b Back 5. d Back 6. d Back 7. d Back 14. a Back 13. b Back 12. b Back 11. d Back 10. d Back 9. b Back 8. d Back

ESERCIZI
15. c Back 16. b Back 17. c Back 18. b Back 19. b Back 20. d Back 21. c Back 22. a Back

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI 9.A PRE-REQUISITI 9.B PRE-TEST 9.C OBIETTIVI 9.1 INTRODUZIONE 9.2 IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA 9.3 ENTALPIA - REAZIONI ESOTERMICHE ED ENDOTERMICHE
9.3.1 LEGGI DI HESS E LAVOISIER LAPLACE

9.4 IL SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA E LENTROPIA VALUTAZIONE DELLA SPONTANEITA DI UNA REAZIONE 9.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


9.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: definire la materia ed i suoi attributi fondamentali; spiegare il significato dei passaggi di stato; spiegare il significato della reazione chimica e del simbolo di reazione; conoscere in termini generali le principali forme di energia; calcolare i rapporti in peso di reagenti e prodotti che partecipano ad una reazione chimica; definire il concetto di mole ed applicarlo a calcoli. Sapendo che alla temperatura di 25C lentalpia standard di combustione dellacetilene H comb = - 1300 kJ/mol, calcola alla stessa temperatura la quantit di calore che si libera nella combustione di 0,260 kg di C2H2. Soluzione

9.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: definire un sistema, specificando le caratteristiche di sistemi aperti, chiusi e isolati; distinguere fra processi esotermici ed endotermici; definire le grandezze termodinamiche energia interna, entalpia, entropia ed energia libera; definire le condizioni standard per i processi termodinamici; enunciare il primo ed il secondo principio della termodinamica; enunciare la legge di Hess e la legge di

9.B PRE-TEST
In una torcia ossi-acetilenica ha luogo la reazione: C2H2 (g) + 5/2 O2 2CO2 (g) + H2O (g)

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


Lavoisier-Laplace e comprenderne il significato; comprendere il significato dellentalpia di formazione delle sostanze; comprendere in termini generali il criterio termodinamico per valutare la spontaneit di una reazione. Esistono diversi tipi di sistemi:
Un sistema aperto scambia energia e materia con lambiente esterno Un sistema chiuso scambia energia ma non materia con lambiente esterno

9.1 INTRODUZIONE
Un sistema isolato non scambia n energia n materia

La termodinamica applica concetti di portata generale a sistemi allequilibrio, valutando le variazioni di energia che accompagnano trasformazioni di vario genere ed apportando un contributo fondamentale nella comprensione di questi fenomeni; daltra parte, essa non d indicazioni sui meccanismi o sulla velocit di reazione, studiati nellambito della cinetica chimica. La porzione limitata di materia che viene studiata un SISTEMA, mentre gli INTORNI sono le parti delluniverso con cui il sistema pu interagire, attraverso trasferimenti di materia e di energia.

con lambiente esterno

Lo STATO di un sistema viene definito dai valori che assumono un certo numero di variabili, come, ad esempio, temperatura, pressione, volume e concentrazione delle specie presenti; ogni propriet che assume un valore univoco quando lo stato del sistema definito rappresenta una FUNZIONE DI STATO di quel sistema. Sono funzioni di stato, ad esempio, lenergia interna (E), lentalpia (H) e lenergia libera (G). Lo stato di un sistema pu variare in seguito ad un

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


processo fisico o chimico; la corrispondente variazione di una funzione di stato del sistema non dipende dal cammino percorso, ma soltanto dallo stato iniziale e da quello finale. Possiamo quindi determinare la variazione () di una certa funzione dovuta ad una determinata trasformazione.
Scambio di energia sistema ambiente esterno Lo scambio di energia tra un sistema l ambiente esterno avviene attraverso calore e lavoro.

9.2 IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


Lenergia, comunemente definita come la capacit di compiere lavoro, pu manifestarsi in varie forme (ad esempio, calore, lavoro meccanico, ecc.). Tra i diversi tipi di lavoro, si fa spesso riferimento al lavoro compiuto da un gas che si espande a P costante, passando da un volume V1 ad un volume V2: W = P (V2 - V1) = PV

Il PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA esprime la conservazione dellenergia: E = q -w

la variazione di energia interna del sistema (E) data dal calore ceduto/acquistato e dal lavoro compiuto; riguardo al segno di q e di w, convenzionalmente:

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


q > 0 se assorbito dal sistema q < 0 se ceduto dal sistema w > 0 se compiuto dal sistema w < 0 se compiuto dallintorno sul sistema

positivo: w = 4,184 J (1,000 cal) E = q -w = - 8,243 J - 4,184 J = 12,427 J = - 1,970 cal - 1,000 cal = - 2,970 cal

ESEMPIO In una reazione esotermica, un sistema cede al suo intorno 8,243 J (1,970 cal). Durante la reazione si formano dei gas che sollevano un pistone compiendo un lavoro di 4,184 J (1,000 cal). Calcola E. Il calore viene ceduto dal sistema al suo intorno, quindi negativo: q = - 8,243 J (- 1,970 cal) Il lavoro viene compiuto dal sistema sullintorno ed

9.3 ENTALPIA - REAZIONI ESOTERMICHE ED ENDOTERMICHE


In base al primo principio della termodinamica, se si opera a V costante (cio V = 0), e non si considerano tipi di lavoro diversi da PV, non viene compiuto lavoro meccanico, e la variazione di energia interna coincide con il calore assorbito o ceduto dal sistema. Operando, invece, a P costante, come spesso accade, PV non nullo e risulta utile introdurre una nuova funzione, chiamata ENTALPIA (H). H, che una funzione di stato, viene valutata in termini di H tra stato iniziale e finale.

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI

ENTALPIA
H = E + PV
Variazione di entalpia (processi a P costante)

REAZIONI ESOTERMICHE La reazione accompagnata da sviluppo di calore, la temperatura dei prodotti supera la temperatura ambiente ed il calore prodotto viene ceduto allambiente circostante (contenuto termico dei prodotti minore di quello dei reagenti, H < 0).

H = E + PV E = q - PV (I principio t.d)
qp = H qv = E (calore di reazione a P = costante ) (calore di reazione a V = costante )

Processo esotermico
Reagenti Entalpia

La TERMOCHIMICA il ramo della termodinamica che studia gli scambi di energia associati alle trasformazioni fisiche e chimiche; le equazioni termochimiche specificano la quantit di calore ceduta o acquistata dal sistema. Distinguiamo due tipi di reazioni:

H < 0
Prodotti

TERMODINAMICA CHIMICA E SPONTANEITA DELLE REAZIONI


REAZIONI ENDOTERMICHE Affinch la reazione possa avvenire necessario fornire energia dallesterno, in quanto il contenuto energetico dei prodotti e maggiore rispetto a quello dei reagenti (H > 0).

ESEMPIO Calcola il calore che si sviluppa quando 4,20 l di H2 reagiscono con eccesso di N2 alla pressione di 200,0 atm e alla temperatura di 523 K, ponendo per la formazione dellammoniaca H = - 46,19 kJ/mol. Calcoliamo le moli di H2 che reagiscono, attraverso lequazione di stato dei gas perfetti: PV 200,0 x 4,20 n= = = 19,6 mol di H2 RT 0,0821 x 523 Dalla stechiometria della reazione (1/2 N2 + 3/2H2 NH3) si osserva che sono necessarie 3/2 moli di H2 per ottenere una mole di NH3. Allora, partendo da 19,6 moli di H2 si ottengono: 3/2 : 1 = 19,6 : x x = 19,6 x 2/3 = 13,1 moli di NH3 Il calore sviluppato sar: q = 13,1 mol x 46,19 kJ mol-1 = 605 kJ

Processo endotermico
Prodotti Entalpia

H > 0
Reagenti

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9.3.1 LEGGI DI HESS E LAVOISIER LAPLACE

Per confrontare e combinare valori di H relativi a reazioni diverse sono state scelte delle condizioni di riferimento. STATI STANDARD GAS: il gas puro a P = 1 atm e T = 298 K LIQUIDI: liquido puro a P = 1 atm e T = 298 K SOLIDI: forma allotropica stabile a P = 1 atm e T = 298 K agli elementi nei loro stati standard si attribuisce H=0 Le variazioni di entalpia che si riferiscono a trasformazioni tra stati standard vengono indicati con H; esistono tabelle in cui sono riportati, ad esempio, i H relativi alla formazione di un composto a partire dagli elementi (H di formazione, H form), alla combustione completa (H combus), a passaggi di stato (H fusione, H

, ecc.). Dato che anche le trasformazioni fisiche (passaggi di stato) comportano variazioni di energia, nelle equazioni termochimiche necessario indicare lo stato fisico di tutti i reagenti e prodotti; per la stessa ragione, se un solido pu esistere in pi di una forma allotropica, questa va specificata. Ad esempio:
evaporazione

2Cgraf + 3H2 (g) + 1/2O2 (g) C2H5OH (l) H = - 277,7 kJ C graf H2 (g) O2 (g) C2H5OH (l) carbonio nella forma allotropica grafite idrogeno allo stato gassoso ossigeno allo stato gassoso alcool etilico allo stato liquido

Le equazioni termochimiche possono essere maneggiate seguendo alcune leggi fondamentali:

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1. LEGGE DI LAVOISIER- LAPLACE: il calore richiesto per decomporre una sostanza uguale al calore sviluppato nella sua formazione. Quindi, invertendo il senso della reazione, va invertito anche il segno del H. Ad esempio: H2 (g) + 1/2 O2 (g) H2O (l) H2O (l) H2 (g) + 1/2 O2 (g) H = - 285,8 kJ H = + 285,8 kJ ESEMPIO Calcola il H di formazione dellossido di carbonio dagli elementi, sapendo che per CO2 (g) Hform = - 393,5 kJ/mol e che per lossidazione di CO (g) a CO2 (g) H = - 283,9 kJ/mol. La reazione di cui vogliamo calcolare H : Cgraf + 1/2 O2 (g) CO (g) I valori di H di cui disponiamo si riferiscono alle reazioni: Cgraf + O2 (g) CO2 (g) H = - 393,5 kJ CO (g) + 1/2 O2 (g) CO2 (g) H = - 283,9 kJ che possono essere combinate per dare la reazione di formazione di CO2 in due stadi:

2. LEGGE DI HESS: il calore sviluppato in un processo chimico a pressione costante indipendente dal fatto che il processo avvenga in uno o pi stadi. Questa legge deriva dal fatto che lentalpia una funzione di stato e che le sue variazioni dipendono unicamente dagli stati iniziale e finale e non dal cammino percorso. Applicando queste leggi possibile ricavare quei calori di reazione che non possono essere misurati direttamente, a partire da reazioni di cui sono noti i H.

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Cgraf + 1/2 O2 (g) CO (g) H = x CO (g) + 1/2 O2 (g) CO2 (g) H = - 283,9 kJ ___________________________________________________ Cgraf + O2 (g) + CO (g) CO2 (g) + CO (g) H = x - 283,9 kJ = - 393,5 kJ La reazione-somma, semplificando CO, corrisponde alla reazione di formazione di CO2, il cui H noto. Il H incognito dato da: x = - 393,5 kJ + 283,9 kJ = - 109,6 kJ/mol molte reazioni esotermiche, che comportano una diminuzione di energia interna, sono spontanee. Tuttavia, soprattutto ad alte temperature, vi sono anche reazioni endotermiche spontanee. Ci porta ad ipotizzare che nella valutazione della spontaneit di una reazione vada considerato un altro fattore, oltre alla diminuzione del contenuto energetico. Questo pu essere identificato con la tendenza dei sistemi a raggiungere uno stato di maggior disordine; tale disordine pu essere espresso da una funzione termodinamica chiamata ENTROPIA (S). Essa una funzione di stato e le variazioni S dipendono unicamente dagli stati iniziale e finale. La condizione di aumento di disordine che caratterizza le trasformazioni spontanee pu essere espressa come: S > 0 Una trasformazione chimica o fisica generalmente spontanea se attraverso di essa lenergia del sistema viene resa minima; a temperature non troppo elevate, SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

9.4 IL SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA E LENTROPIA VALUTAZIONE DELLA SPONTANEIT DI UNA REAZIONE

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Nella valutazione della SPONTANEIT di una reazione quindi necessario integrare questi due aspetti, cio la minimizzazione dellenergia e la massimizzazione dellentropia. Solo in alcuni casi essi sono entrambi favorevoli (H < 0, S > 0); pi frequentemente, essi agiscono in opposizione (termine entalpico favorevole, termine entropico sfavorevole, o viceversa) e la spontaneit del processo dipende dal prevalere delluno o dellaltro termine. Leffetto combinato dei due fattori espresso da una nuova funzione termodinamica, lENERGIA LIBERA (G).

Energia libera di Gibbs (G)


G = H - TS G = H - (TS) G = H - TS (P e T costanti) G < 0 G = 0 G > 0 spontaneo reversibile non spontaneo

Una diminuzione di energia libera pu, quindi, derivare sia da una diminuzione di H che da un aumento di S; le reazioni endotermiche spontanee sono pi frequenti a temperature elevate in quanto, al crescere di T, aumenta il peso del termine entropico.

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9.V VERIFICA SE HAI CAPITO
9.V.1 In base al significato della funzione termodinamica entalpia, distingui tra le seguenti reazioni quelle esotermiche da quelle endotermiche:

2CO (g) CO2 (g) + C graf C graf + O2 (g) CO2 (g) CaO (s) + CO2 (g) CaCO3 (s) N2 (g) + 3H2 (g) 2NH3 (g)

G > 0 G < 0 G = - 130,2 kJ G = - 25,06 kJ

2Cgraf + 3H2 (g) + 1/2O2 (g) C2H5OH (l) H = - 277,7 kJ H2O (l) H2 (g) + 1/2 O2 (g) H = + 285,8 kJ Cgraf + O2 (g) CO2 (g) H = - 393,5 kJ CO (g) + 1/2 O2 (g) CO2 (g) H = - 283,9 kJ PCl5 (g) PCl3 (g) + Cl2 (g) H = + 81,8 kJ

9.V.2 Basandoti sul criterio di spontaneit per una reazione chimica, individua tra le seguenti reazioni quelle spontanee:

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Soluzione Pre-Test moli di acetilene = 260 g / 26,038 g mol-1 = 9,98 mol Nella combustione di 1 mole di C2H2 si sviluppa una quantit di calore pari a 1300 kJ; il calore sviluppato nella combustione di 9,98 mol di acetilene : H = moli (C2H2) x H comb = = 9,98 mol x (-1300 kJ mol-1) = - 12974 kJ.

ESERCIZI
ESERCIZI
1) La forma matematica del primo principio della termodinamica : a. E = Q - W b. H = Q - W c. S = H + T d. G = S - H Soluzione 2) Lentalpia H definita come: a. H = E - PV b. H = E + PV c. H = E - TS d. H = E + TS Soluzione 3) Per una trasformazione a pressione costante il calore Q scambiato da un sistema dato da: a. Q = S b. Q = E c. d. Q = H Q = T Soluzione 4) Per una trasformazione a volume costante il calore Q scambiato da un sistema dato da: a. Q = S b. Q = E c. Q = H d. Q = T Soluzione 5) Lo stato standard per un gas : a. gas a T = 25C b. gas a C = 1 M c. gas a T = 25C e P = 1 atm d. gas a P = 1 atm Soluzione 6) Secondo uninterpretazione probabilistica, tanto maggiore lordine di un sistema, tanto: a. maggiore S

ESERCIZI
b. c. d. minore S minore H minore G Soluzione 7) Dal secondo principio della termodinamica deriva che per un sistema isolato, in seguito ad una trasformazione irreversibile, si ha: a. H > 0 b. S > 0 c. S < 0 d. E > 0 Soluzione 8) Lenergia libera di Gibbs G definita come: a. G = H + PV b. G = E - TS c. G = H - TS d. G = H + TS Soluzione 9) La reazione 2CO (g) CO2 (g) + C graf per la quale si ha G > 0 a T = 1000C: a. procede spontaneamente b. procede spontaneamente la reazione inversa c. in condizioni di equilibrio d. procede con unelevata velocit Soluzione 10) La reazione C (s) + O2 (g) CO2 (g) per la quale si ha G < 0 a T = 600C: a. procede spontaneamente b. procede spontaneamente la reazione inversa c. in condizioni di equilibrio d. procede con unelevata velocit Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. a Back b Back c Back b Back c Back b Back b Back 10. a Back 9. b Back 8. c Back

VELOCITA E MECCANISMI DI REAZIONE: LA CINETICA


VELOCITA E MECCANISMI DI REAZIONE: LA CINETICA 10.A PRE-REQUISITI 10.B PRE-TEST 10.C OBIETTIVI 10.1 LA VELOCITA DI REAZIONE
10.1.1 SIGNIFICATO DELLA VELOCITA DI REAZIONE E FATTORI CHE LA INFLUENZANO 10.1.2 ORDINE DI REAZIONE 10.1.3 EFFETTO DELLA TEMPERATURA: GLI URTI TRA PARTICELLE 10.3.2 CATALISI ETEROGENEA 10.3.3 CATALISI ENZIMATICA

10.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

10.2 MECCANISMI DI REAZIONE E AZIONE DEI CATALIZZATORI 10.3 ESEMPI DI CATALISI


10.3.1 CATALISI OMOGENEA

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10.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: valutare la spontaneit di una reazione dal punto di vista termodinamico; distinguere una reazione esotermica da una reazione endotermica e rappresentarle graficamente; spiegare il significato di una reazione chimica e del simbolo che la rappresenta; enunciare gli aspetti di base della teoria cinetica dei gas; distinguere tra miscele omogenee ed eterogenee. N2 (g) + 3H2 (g) 2NH3 (g) in presenza di ferro uso della papaina per eliminare la torbidit della birra 2H2O2 2H2O (l) + O2 (g) in presenza di biossido di Mn

Soluzione

10.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: affiancare un criterio cinetico al criterio termodinamico nella valutazione della spontaneit di una reazione; definire la velocit di reazione ed i fattori che la influenzano; data una certa reazione chimica, comprendere lequazione che esprime la velocit in funzione delle concentrazioni dei reagenti di reazione ed individuare lordine di reazione; mettere in relazione la velocit di reazione con gli urti tra le particelle;

10.B PRE-TEST
1. Data lespressione della velocit di una reazione: v = k [A]2 [B] indica lordine di reazione rispetto ad A, rispetto a B, e lordine totale. 2. Distingui nei seguenti casi tra catalisi omogenea, eterogenea ed enzimatica.

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giustificare leffetto della temperatura sulla velocit in base alla teoria cinetica dei gas e agli urti tra le particelle; comprendere il significato generale del meccanismo di reazione e rappresentarlo graficamente; definire lenergia di attivazione, individuandola sul grafico che rappresenta il meccanismo di reazione, e comprendere il significato del complesso attivato; spiegare cos un catalizzatore e come agisce in una reazione chimica; descrivere alcuni esempi di catalisi omogenea, eterogenea ed enzimatica.

reazione avviene.
10.1.1 SIGNIFICATO DELLA VELOCITA DI REAZIONE E FATTORI CHE LA INFLUENZANO

10.1 LA VELOCITA DI REAZIONE


Abbiamo visto che la spontaneit delle reazioni chimiche pu essere valutata dal punto di vista termodinamico: per fare questo, non si considera il meccanismo della reazione, ma soltanto lenergia degli stati iniziale e finale. Le reazioni verranno ora esaminate da un punto di vista cinetico, concentrando lattenzione sul meccanismo di reazione e sulla velocit con cui una

La VELOCIT DI UNA REAZIONE CHIMICA la velocit con cui varia la concentrazione di un certo reagente o prodotto nel tempo e pu essere espressa come: c velocit = t Quanto allunit di misura, la velocit viene spesso espressa in moli l-1 sec-1, ma, a seconda della reazione, si possono usare unit di tempo pi ampie (minuti, ore, anni, ecc.). Se consideriamo, ad esempio, la decomposizione del perossido di idrogeno in soluzione acquosa: 2H2O2 (aq) H2O + O2 (g) possiamo misurare ad intervalli regolari la

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concentrazione di H2O2 e ricavare la velocit v = - [H2O2]/ t. Essendo la variazione di H2O2 negativa (il reattivo si consuma progressivamente), il segno negativo necessario per avere un valore di velocit positivo. Ci non necessario se si segue, invece, la variazione di concentrazione di un prodotto, per il quale la variazione ha segno positivo. La velocit di scomparsa dei prodotti (e di formazione dei reagenti) pu essere messa in relazione con i loro coefficienti stechiometrici. Ad esempio, per la reazione 2H2O2 (aq) H2O + O2 (g) vH2O2 = 2vH2O vH2O = vO2 La velocit ricavata sperimentalmente seguendo la variazione nel tempo di una certa propriet (ad esempio, la concentrazione di una o pi specie) la VELOCIT MEDIA relativa allintervallo di tempo considerato t; per ottenere la VELOCIT ISTANTANEA, necessario considerare intervalli di tempo sempre pi piccoli. Per la stessa reazione e per t 0 possiamo scrivere: v= d[H2O2] dt Riportando in un diagramma i dati di concentrazione in funzione del tempo, si ottiene una curva; la velocit istantanea al tempo t si ottiene tracciando la tangente nel punto della curva corrispondente al tempo t e calcolando il coefficiente angolare della tangente. Riportando su un diagramma la velocit di reazione in funzione della concentrazione della specie considerata (ad esempio, un generico reattivo A), si osserva una relazione di proporzionalit, per cui possiamo scrivere: velocit di reazione [A] Generalizziamo questo risultato considerando una generica reazione chimica: aA + bB prodotti (a, b sono i coefficienti stechiometrici dellequazione

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bilanciata) Per la reazione possiamo determinare sperimentalmente la velocit di reazione ed esprimerla come: v = k [A]m [B]n EQUAZIONE CINETICA DELLA REAZIONE i termini in parentesi quadra sono le concentrazioni dei reagenti n ed m sono in genere numeri interi e piccoli e solitamente non dipendono dai coefficienti stechiometrici; indicano il cosiddetto ordine di reazione, che verr trattato tra poco. k una costante di proporzionalit, il cui valore dipende dal tipo di reazione.

1. SUPERFICIE DI CONTATTO TRA I REAGENTI. La velocit aumenta al crescere dellarea superficiale disponibile per la reazione; generalmente, la reazione pi rapida se i reagenti sono costituiti da particelle pi piccole. Nel caso di reazioni eterogenee, che comprendono pi fasi, lampiezza della superficie di contatto ha grande influenza sulla velocit di reazione: per questo, si usano spesso solidi finemente suddivisi. Questo fattore non influisce, invece, nei sistemi omogenei, in cui i reagenti sono gi pi suddivisi possibile, sotto forma di singole particelle. 2. CONCENTRAZIONE DEI REAGENTI Come espresso dallequazione della velocit, la velocit di reazione dipende dalla concentrazione di uno o pi reagenti, per cui un aumento di concentrazione provoca sovente (ma non sempre) un aumento di velocit. Leffetto dellaumento di concentrazione dei vari reagenti pu avere effetti diversi sulla velocit di reazione.

La velocit di reazione pu essere modificata da vari fattori.

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3. TEMPERATURA E LUCE In generale, un aumento di temperatura provoca un aumento della velocit di reazione; come verr spiegato tra poco, questo pu essere messo in relazione con gli urti tra le particelle e con la loro energia cinetica. Alcune reazioni avvengono soltanto in presenza di radiazioni luminose: ad esempio, la fotosintesi clorofilliana delle piante e le reazioni fotochimiche che avvengono nellatmosfera in presenza di specie inquinanti. 4. PRESENZA DI CATALIZZATORI I catalizzatori sono sostanze in grado di modificare la velocit di reazione senza subire trasformazioni nel corso di essa. Essi non vengono consumati e si recuperano tali e quali alla fine della reazione. Come verr illustrato negli esempi, la loro azione determinante in molti processi industriale ed in molte reazioni di natura biochimica.
10.1.2 ORDINE DI REAZIONE

Per una generica equazione cinetica: v = k [A]n lesponente n esprime il cosiddetto ORDINE DI REAZIONE e pu assumere diversi valori. n=0 ORDINE ZERO essendo [A]0 = 1, si ottiene: velocit di reazione = k; la velocit di reazione indipendente dalla concentrazione di A. n=1 PRIMO ORDINE La velocit proporzionale a [A] n=2 SECONDO ORDINE La velocit proporzionale a [A]2 Analogamente, si possono avere reazioni di ordine superiore. Nellequazione cinetica in cui compaiono due reagenti: v = k [A]m [B]n

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gli esponenti m ed n esprimono rispettivamente lordine della reazione rispetto ad A e lordine della reazione rispetto a B. Lordine totale della reazione dato, invece, dalla somma (m+n). ORDINE DI REAZIONE RISPETTO AD UN SINGOLO REAGENTE: dato dallesponente cui elevata la concentrazione di quel reagente nellequazione cinetica determinata sperimentalmente. ORDINE GLOBALE DELLA REAZIONE: dato dalla somma degli esponenti delle concentrazioni dei reagenti nellequazione cinetica. Ad esempio, se lespressione della velocit per la generica reazione vista in precedenza v = k [A]2 [B] La reazione del secondo ordine rispetto ad A, del primo ordine rispetto a B e globalmente del terzo ordine.
10.1.3 EFFETTO DELLA TEMPERATURA: GLI URTI TRA PARTICELLE

Secondo la teoria cinetica dei gas, le particelle in movimento si urtano continuamente tra loro ed possibile calcolare il numero di collisioni che interessa le molecole in determinate condizioni. Confrontando lelevato numero di collisioni calcolato con la velocit realmente osservata in molte reazioni dei gas, si conclude che non tutti gli urti sono efficaci per far avvenire la reazione chimica. Se pensiamo che lurto tra particelle comprende spesso una rottura dei legami, si comprende come le particelle dovranno possedere unenergia sufficientemente elevata per dare luogo ad urti efficaci. Si definisce ENERGIA DI ATTIVAZIONE (EA) di una certa reazione chimica la minima energia che le particelle devono possedere quando si urtano affinch la reazione avvenga. In base alla distribuzione dellenergia delle particelle prevista dalla teoria cinetica, si individua una frazione di molecole con energia sufficiente, che potranno dare luogo ad urti efficaci; se lenergia di attivazione di una reazione elevata, la frazione di

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molecole con energia sufficiente sar piccola, e la reazione sar probabilmente molto lenta. Si comprende, quindi, perch la velocit di reazione aumenti generalmente con la temperatura: ad una temperatura pi elevata, sar maggiore lenergia cinetica media delle particelle, e quindi la frazione di particelle con energia sufficientemente elevata; di conseguenza, si avranno un numero maggiore di urti efficaci ed una velocit di reazione pi elevata. Un altro fattore che condiziona lefficacia degli urti lorientamento delle molecole: se in una reazione si ha rottura e formazione di legami, le molecole devono urtarsi secondo unorientazione favorevole perch la reazione avvenga. stadi. Quando la reazione comprende pi stadi ed uno degli stadi lento, sar questultimo a determinare la velocit complessiva della reazione. Il decorso di una reazione pu essere rappresentato graficamente mediante un PROFILO DI REAZIONE.

Rappresentazione del complesso attivato per la reazione generica: A2 + B2 = 2 AB

A + A

B B

A A

B B

A + A

B B

10.2. MECCANISMI DI REAZIONE E AZIONE DEI CATALIZZATORI


Uno dei principali scopi per cui vengono determinate le velocit di reazione lindividuazione del meccanismo con cui una reazione avviene. I meccanismi di reazione possono essere semplici, cio ad un solo stadio, o complessi, se comprendono pi

reagenti

complesso attivato ()

prodotti

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Andamento dellenergia potenziale per la reazione A2 + B2 = 2 AB A Energia potenziale A Ea A 2 + B2 B B

E 2 AB

Coordinata di reazione

Il profilo in figura si riferisce ad una generica reazione A2 + B2 2AB; la differenza di energia tra i reagenti ed il complesso attivato lenergia di attivazione, mentre dalla differenza di energia tra reagenti e prodotti si pu comprendere se la reazione endotermica o esotermica (in questo caso, esotermica, in quanto il contenuto energetico dei prodotti inferiore a quello dei reagenti).

Perch si possa avere la rottura dei legami nei reagenti e la formazione di nuovi legami nei prodotti, le molecole devono possedere energia sufficiente per superare la barriera energetica dellenergia di attivazione. Alla sommit della curva, i reagenti formano una specie intermedia chiamata COMPLESSO ATTIVATO, ad alto contenuto energetico, che poi si decompone per formare i prodotti. Come ricordato, se una reazione chimica comprende uno stadio lento, questo determiner la velocit di reazione; nel caso visto, lo stadio critico rappresentato dalla formazione del complesso attivato, superando la barriera energetica rappresentata dallenergia di attivazione. Se si vuole aumentare la velocit di una reazione, una delle possibilit quella di ricorrere ad un CATALIZZATORE, che interviene a questo livello. Il catalizzatore una sostanza che: fa variare la velocit di una reazione si ritrova chimicamente inalterato alla fine della reazione non compare nel simbolo della reazione chimica

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(se non dove vengono indicate le condizioni di reazione) non provoca variazioni della costante di equilibrio, n spostamento dellequilibrio. Il catalizzatore aumenta generalmente la velocit di reazione facendo avvenire la reazione secondo un diverso cammino, caratterizzato da una minore energia di attivazione, e permette di giungere pi agevolmente al complesso attivato; essendo lenergia di attivazione pi bassa, sar pi elevata la frazione di molecole con energia sufficiente, e quindi sar pi elevata la velocit. Daltra parte, il catalizzatore lascia invariata la differenza di energia tra reagenti e prodotti e non produce modifiche sullequilibrio. Il grafico rappresenta leffetto di un catalizzatore sul meccanismo di reazione.
Curva dellenergia potenziale per la reazione non catalizzata e per la reazione catalizzata Stato non catalizzato Energia potenziale Stato catalizzato Ea Ea E Coordinata di reazione

10.3 ESEMPI DI CATALISI


In una reazione catalizzata, se il catalizzatore nella stessa fase dei reagenti (ad esempio, catalizzatore solubile in una reazione in soluzione o catalizzatore gassoso in una reazione tra gas) si parla di CATALISI OMOGENEA; se esso in una fase diversa (ad esempio, un solido in una reazione in soluzione) di CATALISI ETEROGENEA (o di

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contatto). La CATALISI ENZIMATICA si riferisce, invece, alle reazioni catalizzate da enzimi che avvengono in campo biologico e che possono essere sfruttate anche in altri campi di applicazione.
10.3.1 CATALISI OMOGENEA

da acidi un H+ si lega allossigeno legato al C con legame singolo, si rompe il legame C-O e si forma un intermedio (HCO)+ che restituisce alla soluzione un H+. Questo percorso di reazione, che non richiede un trasferimento di H nella molecola, ha energia di attivazione pi bassa e procede a velocit superiore rispetto alla reazione non catalizzata.

Decomposizione dellacido formico

O H C OH + H + Catalisi omogenea H

O C

H O H

+ H

O + C + H 2O

HCOOH CO + H2O La reazione viene effettuata in ambiente acido ed catalizzata dagli ioni H+; essendo tutti i reagenti ed i prodotti presenti in soluzione, questo un esempio di catalisi omogenea. Nella reazione non catalizzata un atomo di H deve essere trasferito dalla parte opposta della molecola, con successiva rottura del legame C-O; a questa operazione associata unelevata energia di attivazione, per cui la reazione lenta. Come si vede dallo schema, nella reazione catalizzata

H + + CO

Ossidazione di SO2 nella sintesi dellacido solforico con il processo delle camere di piombo Il primo passaggio nella sintesi dellacido solforico, consiste nellarrostimento dei solfuri con produzione di SO2 che deve essere ossidato ad SO3. La reazione: 2SO2 + O2 2SO3

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in assenza di catalizzatore estremamente lenta; dal momento che un catalizzatore solido verrebbe rapidamente avvelenato, si utilizza una catalisi omogenea con NO gassoso, che non subisce modificazioni irreversibili e pu essere rigenerato e riutilizzato in modo ciclico. La reazione iniziale viene sostituita da due reazioni diverse (che portano allo stesso prodotto) caratterizzate da energia di attivazione inferiore. La miscela gassosa SO2 + NO + aria viene inviata nelle camere di piombo: NO reagisce con lO2 dellaria e forma NO2 NO2 ossida SO2 ad SO3, riducendosi ad NO SO3 reagisce con acqua e forma H2SO4 2NO + O2 NO2 2NO2 + 2SO2 2SO3 + 2NO 2SO3 + 2H2O 2H2SO4 2SO2 + O2 + 2H2O 2H2SO4

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10.3.2 CATALISI ETEROGENEA

Sintesi dellammoniaca

N2 + 3H2 2NH3 La reazione esotermica, per cui viene fatta avvenire a 450-650 C e 250 atm. Si utilizza un catalizzatore di ferro metallico a struttura porosa, sulla cui superficie si ha adsorbimento da parte di N2. A livello industriale, una miscela di azoto e idrogeno in rapporto 1:3 viene fatta passare sul catalizzatore e lNH3 che si forma viene via via eliminata per condensazione. I reagenti che non hanno reagito vengono rimessi in ciclo. Eliminazione degli inquinanti nella marmitta catalitica.

passare su un catalizzatore solido che favorisce la loro trasformazione in specie non tossiche. Ad esempio, si possono avere nella marmitta uno strato OSSIDANTE, che ossida CO ed idrocarburi a CO2, ed uno strato RIDUCENTE, che riduce gli ossidi di azoto ad N2 (reazioni redox). Il catalizzatore pu essere avvelenato dalla presenza di piombo (di qui la necessit di usare carburanti privi di Pb)
10.3.3 CATALISI ENZIMATICA

Specie inquinanti, come il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e gli idrocarburi parzialmente incombusti, possono essere trasformati facendoli

Alcune proteine ad alta massa molecolare, dette ENZIMI, sono in grado di svolgere unazione catalitica molto specifica su molte reazioni biochimiche che altrimenti avverrebbero con velocit molto basse; essi svolgono quindi un ruolo essenziale negli organismi viventi. Tra le reazioni catalizzate dagli enzimi, si possono citare le reazioni di idrolisi, in cui molecole complesse vengono scisse in composti pi semplici. Ad esempio, nella digestione del latte, il lattosio viene scisso in zuccheri pi semplici in presenza dellenzima lattasi:

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lattasi lattosio

10. V VERIFICA SE HAI CAPITO


glucosio + galattosio 10.V.1 Date le seguenti reazioni, partendo dallequazione cinetica e dal significato dellordine di reazione, individua lordine di reazione N2O5 (g) 2NO2 (g) + 1/2 O2 (g) v = k [N2O5] Qual lordine di reazione rispetto ad N2O5? Qual lordine di reazione globale?

La catalisi enzimatica viene descritta con un modello chiave-serratura, in cui il reagente, o SUBSTRATO (S) si lega allenzima (E) in un punto detto sito attivo, specifico per quel substrato. Si forma un complesso ES, che in seguito si decompone per dare i prodotti; lenzima viene recuperato e pu essere riutilizzato. E + S ES E + P Molte delle reazioni enzimatiche procedono velocemente ad una temperatura intorno ai 37C; in generale, gli enzimi sono molto sensibili alle alte temperature ed al crescere della temperatura perdono la loro attivit catalitica. Attualmente vengono sintetizzati enzimi artificiali il cui impiego si sta diffondendo in campo industriale.

NO2 (g) + 2HCl (g) NO (g) + H2O (g) + Cl2 (g) v = k [NO2] [HCl] Qual lordine di reazione rispetto ad NO2? Qual lordine di reazione rispetto ad HCl? Qual lordine di reazione globale?

2NO (g) + 2H2 (g) N2 (g) + 2H2O (g) v = k [NO]2 [H2] Qual lordine di reazione rispetto ad NO? Qual lordine di reazione rispetto ad H2?

VELOCITA E MECCANISMI DI REAZIONE: LA CINETICA


Qual lordine di reazione globale?

VELOCITA E MECCANISMI DI REAZIONE: LA CINETICA


Soluzione Pre-Test 1. Secondo grado rispetto ad A, primo grado rispetto a B, terzo grado globale 2. eterogenea enzimatica eterogenea

ESERCIZI
ESERCIZI
1) La velocit di una reazione chimica dipende: a. solo dalla temperatura b. solo dalla pressione c. dal fatto che la reazione sia eso- o endotermica d. dalla temperatura, dalle concentrazioni dei reagenti (ed eventualmente dei prodotti) e dalla presenza di catalizzatori Soluzione 2) Data la reazione chimica: N2O5 2NO2 + 1/2 O2 indicando con vi la velocit di scomparsa (o di formazione) delli-esimo reagente (prodotto), si ha: a. vN2O5 = vO2 b. vN2O5 = 2vNO2 c. 2vN2O5 = vNO2 d. 2vN2O5 = vO2 Soluzione 3) Data la reazione chimica: H2 + 1/2 O2 H2O indicando con vi la velocit di scomparsa (o di formazione) delli-esimo reagente (prodotto), si ha: a. vH2O = vO2 b. vH2O = vH2 c. vH2 = vO2 d. 2vH2 = vO2 Soluzione 4) Data la reazione chimica: 3H2 +N2 2NH3 indicando con vi la velocit di scomparsa (o di formazione) delli-esimo reagente (prodotto), si ha: a. vH2 = vN2 b. 3vH2 = vN2 c. vH2 = 3vN2 d. 3vH2 = 2vNH3 Soluzione

ESERCIZI
5) E chiamata equazione cinetica: a. lequazione stechiometrica rappresentativa di una reazione chimica b. lequazione che lega la costante cinetica alla temperatura c. lequazione che lega la velocit di reazione alle concentrazioni di reagenti d. lequazione che lega la costante di equilibrio alla temperatura. Soluzione 6) Una reazione chimica avviene con meccanismo semplice se: a. si formano composti con struttura molecolare pi semplice di quella dei reagenti b. avviene in un unico stadio c. coinvolge solo specie che si comportano idealmente d. di primo ordine Soluzione 7)Una reazione chimica avviene con meccanismo complesso se: a. si formano composti con struttura molecolare pi complessa di quella dei reagenti b. si forma un complesso attivato c. coinvolge solo specie che si comportano in modo non ideale d. avviene in pi stadi Soluzione 8) Se una reazione avviene in due stadi, uno lento e laltro molto pi veloce, la velocit complessiva: a. determinata solo dalla velocit dello stadio pi lento b. determinata solo dalla velocit dello stadio pi veloce c. costante d. diminuisce sicuramente allaumentare della temperatura Soluzione

ESERCIZI
9) Il complesso attivato ha unenergia: a. maggiore di quella dei reagenti, ma non di quella dei prodotti b. maggiore di quella dei prodotti, ma non di quella dei reagenti c. minore sia di quella dei reagenti, che di quella dei prodotti d. maggiore sia di quella dei reagenti, che di quella dei prodotti Soluzione 10) Un catalizzatore : a. una specie chimica la cui aggiunta al sistema di reazione pu portare ad uno spostamento dellequilibrio b. una specie chimica la cui aggiunta al sistema di reazione porta sempre allaumento della velocit c. una specie chimica che si ritrova inalterata alla fine della reazione d. una specie chimica che provoca una diminuzione di G Soluzione 11) Un catalizzatore agisce sulla cinetica di una reazione chimica: a. cambiando il meccanismo di reazione b. aumentando lenergia dei reagenti c. abbassando lenergia dei prodotti d. spostando verso destra la posizione dellequilibrio Soluzione 12) Un catalizzatore agisce: a. solo sulla reazione diretta b. solo sulla reazione inversa c. sulla reazione diretta e su quella inversa d. sulla posizione dellequilibrio Soluzione

ESERCIZI
13) Un catalizzatore si dice eterogeneo se: a. si trova in fase diversa rispetto ai reagenti b. si trova in fase diversa rispetto ai prodotti c. costituito da molecole eteronucleari d. costituito da molecole apolari Soluzione 14) Data la reazione tra acetone e iodio in soluzione acquosa, catalizzata dagli ioni H+, CH3COCH3 (aq) + I2 (aq) CH2ICOCH3 (aq) + H+ (aq) + I- (aq) misure sperimentali hanno determinato lequazione cinetica: v = k [CH3COCH3] [H+] Individua: a. lordine di reazione rispetto allacetone b. lordine di reazione rispetto allo iodio c. lordine di reazione rispetto agli ioni H+ d. lordine di reazione totale Soluzione 15) Nella reazione A prodotti, la concentrazione iniziale di A 0,187 M e 44 secondi dopo 0,183 M. Qual la velocit iniziale della reazione, espressa in moli l-1 sec-1? Soluzione 16) Nella reazione A prodotti, si trova che [A] = 0,550 M a t = 60,2 secondi e 0,540 M a t = 80,3 sec. Calcola la velocit media in questo intervallo di tempo. Soluzione 17) Nella reazione A prodotti, a t = 0 [A] = 0,150 M. Dopo 1 minuto, [A] = 0,145 M e dopo 2 minuti [A] = 0,141. Calcola la velocit media della reazione durante il primo minuto e durante il secondo minuto. Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. d Back 2. c Back 3. b Back 4. c Back 5. c Back 6. b Back 7. d Back 8. a Back 9. d Back 10. c Back 11. a Back 12. c Back 13. a Back

ESERCIZI
14. a. primo ordine b. ordine zero c. primo ordine d. secondo ordine Back 15. 9,0910-5 Back 16. 4,9710-4 Back 17. 8,3310-5; 6,6710-5 Back

STATI FISICI DELLA MATERIA: SOLIDI, LIQUIDI E GAS


STATI FISICI DELLA MATERIA: SOLIDI, LIQUIDI E GAS 7.A PRE-REQUISITI 7.B PRE-TEST 7.C OBIETTIVI 7.1 INTRODUZIONE 7.2 LO STATO SOLIDO
7.2.1 IL RETICOLO CRISTALLINO 7.2.2 STRUTTURA E PROPRIETA DEI DIVERSI TIPI DI SOLIDI 7.5.1 LEGGI DI BOYLE, CHARLES, GAY LUSSAC 7.5.2 EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI 7.5.3 LEGGE DI DALTON DELLE PRESSIONI PARZIALI 7.5.4 ESERCIZI SVOLTI

7.6 EQUAZIONE DI VAN DER WAALS PER I GAS REALI 7.7 PASSAGGI DI STATO E DIAGRAMMI DI STATO
7.7.1 I PASSAGGI DI STATO 7.7.2 I DIAGRAMMI DI STATO

7.3 LO STATO LIQUIDO


7.3.1 PROPRIETA DEI LIQUIDI

7.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

7.4 LO STATO GASSOSO 7.5 LEGGI DEI GAS IDEALI

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7.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: descrivere i tre stati fisici che la materia pu assumere in base alle caratteristiche macroscopiche; comprendere il significato di un passaggio di stato; esemplificare i diversi stati fisici ed i passaggi di stato usando il modello particellare; mettere in relazione piano microscopico e piano macroscopico; conoscere i vari tipi di legame che possono stabilirsi nelle diverse situazioni; comprendere il concetto di mole e la sua relazione con la massa molare relativa; maneggiare agevolmente le pi comuni unit di misura. 2. A quale temperatura (in C) occorre portare un cilindro chiuso da 1500 cm3, contenente 10 g di CO2, affinch la pressione sia di 10 atm? Soluzione

7.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: enunciare le propriet fondamentali dei tre stati fisici; comprendere le caratteristiche del reticolo cristallino, spiegando il significato della cella elementare nella struttura di un solido; descrivere la cella elementare e le caratteristiche principali dei pi diffusi tipi di reticoli; descrivere in termini generali la struttura di un solido ionico, di un solido covalente e di un solido molecolare, e formulare per ogni categoria alcuni esempi; elencare le propriet tipiche dei solidi ionici, covalenti e molecolari, mettendole in relazione con la

7.B PRE-TEST
1. Spiega le propriet del diamante e della grafite in base alla loro struttura.

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struttura; comprendere lequilibrio liquido-vapore e definire la tensione di vapore; definire le variabili che descrivono un gas, usando unit di misura appropriate; comprendere il significato di gas ideale, enunciare le leggi dei gas (Boyle, Charles, Gay Lussac, ) ed applicarle a calcoli; comprendere la legge di Dalton ed applicarla a calcoli su miscele gassose; formulare lequazione di stato dei gas perfetti ed usarla per calcolare una variabile incognita; comprendere, in base alle caratteristiche dei gas reali, le differenze tra lequazione di stato valida per i gas ideali e quella di Van der Waals per i gas reali; spiegare gli aspetti fondamentali della teoria cinetica dei gas; riguardo ai passaggi di stato, comprendere le variazioni di calore che li accompagnano, e definire il calore molare di fusione, evaporazione e sublimazione; giustificare landamento della curva di raffreddamento o di riscaldamento di una sostanza in base ai fenomeni che si verificano alle varie temperature; comprendere il significato di un diagramma di stato ed estrarre le informazioni che da esso possono essere ricavate.

7.1 INTRODUZIONE
Parlando degli attributi della materia, abbiamo definito le caratteristiche principali degli stati fisici della materia: i SOLIDI: hanno forma, massa e volume definiti e non sono compressibili; i LIQUIDI: hanno massa e volume definiti, assumono la forma del recipiente e sono poco compressibili; i GAS: hanno massa definita, non hanno un volume definito, ma occupano tutto lo spazio disponibile (devono, quindi, essere conservati in recipienti chiusi), assumono la forma del recipiente e sono molto compressibili.

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Le caratteristiche dei solidi, dei liquidi e dei gas possono essere interpretate secondo considerazioni di cinetica, cio sulla base delle possibilit di movimento delle particelle; in generale, lenergia cinetica media delle particelle aumenta al crescere della temperatura. In un SOLIDO, le particelle sono disposte in modo ordinato le une vicine alle altre e non hanno energia sufficiente per vincere le forze di attrazione che le tengono insieme: i loro movimenti sono quindi molto limitati, sotto forma di vibrazione allinterno della struttura ordinata del solido. In un LIQUIDO, le particelle, un po pi lontane tra loro e meno ordinate, hanno energia superiore; sono, quindi, in grado di vincere le forze che le trattengono e di muoversi con maggiore libert che non in un solido, ma ancora in misura limitata. In un GAS, infine, le particelle sono molto pi lontane ed hanno energia decisamente superiore: si muovono, quindi, liberamente nello spazio disponibile. Una trattazione completa della teoria cinetica dei gas stata sviluppata da Maxwell nel secolo scorso; essa verr illustrata brevemente introducendo i gas. A livello di propriet macroscopiche, solidi e liquidi presentano alcune somiglianze: entrambi hanno un volume definito, sono poco o nulla comprimibili e hanno densit elevata; ci pu essere messo in relazione con il fatto che nei liquidi e nei solidi le particelle sono molto vicine e trattenute da forze attrattive efficaci nel limitare il loro movimento. Non mancano, comunque, le differenze: i liquidi si caratterizzano per la fluidit, che li porta ad assumere la forma del contenitore, e per una disposizione delle particelle meno ordinata e pi variabile rispetto alla struttura di un solido cristallino. Nei gas le particelle, pi lontane e meno trattenute, possono occupare tutto lo spazio a disposizione: le specie gassose sono quindi caratterizzate da una bassa densit e da unelevata comprimibilit.

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7.2 LO STATO SOLIDO
Quando si definiscono le propriet generali dei solidi, in genere si fa riferimento ai solidi CRISTALLINI, caratterizzati da una struttura ordinata che si ripete regolarmente nello spazio. Altre sostanze, pur presentando propriet macroscopiche simili a quelle dei solidi, non hanno una struttura geometricamente regolare e vengono definiti solidi AMORFI; un tipico esempio rappresentato dal vetro. Verranno qui descritti soltanto i solidi cristallini.
7.2.1 IL RETICOLO CRISTALLINO

Il RETICOLO CRISTALLINO, che pu essere determinato sperimentalmente mediante DIFFRATTOMETRIA DI RAGGI X, la ripetizione nelle tre dimensioni dello spazio di una CELLA ELEMENTARE che rappresenta la pi piccola porzione del reticolo stesso. Pur nella variet dei reticoli possibili, questi sono tutti riconducibili a 7 forme della cella elementare,

cui corrispondono 7 sistemi cristallini. Bravais dimostr che a queste sette ne andavano aggiunte altre 7, differenti non per geometria ma per il numero di particelle contenute nella cella. Queste 14 celle, spesso indicate come reticoli di Bravais, permettono di spiegare le strutture dei cristalli, dalle pi semplici fino a quelle pi complesse. Ogni cella elementare definita da tre parametri lineari (lunghezza degli spigoli) e da tre parametri angolari (angoli tra gli spigoli). La cella pi semplice quella cubica, caratterizzata da spigoli della stessa lunghezza e perpendicolari tra loro (angoli di 90). Se la cella cubica elementare contiene particelle solo ai vertici, viene detta cella cubica primitiva. Sono inoltre possibili una cella cubica a corpo centrato (una particella su ogni vertice e una al centro del cubo) e cubica a facce centrate (una particella su ogni vertice e una al centro di ogni faccia).

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Celle elementari di tipo cubico

P (primitiva)

I (corpo centrato) F (facce centrate)

Le particelle, che possono essere rappresentate come delle sferette, si dispongono nello spazio in vari modi, dando luogo a diversi impaccamenti; in alcune di queste strutture, che vengono chiamate STRUTTURE COMPATTE e sono caratteristiche di molti metalli, le particelle sono sistemate pi vicine possibile, in modo da rendere minimi gli spazi vuoti. Le strutture compatte sono due: esagonale compatta e cubica compatta.

Come si pu vedere nella figura, in uno strato compatto ogni sfera a contatto con altre sei (consideriamo, ad esempio, la sfera centrale nella figura, indicata con la lettera A); nello strato successivo, le sfere tenderanno a disporsi in corrispondenza degli spazi vuoti tra le sfere del

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primo strato: come rappresentato in figura, ci sono sei spazi vuoti, indicati alternativamente con le lettere B e C. Indipendentemente dal fatto che le sfere del secondo strato occupino gli spazi B o quelli C, la sfera A sar a contatto con altre tre sfere. Discorso analogo vale per lo strato sottostante a quello di partenza, in cui tre sfere saranno a contatto con la sfera A, che abbiamo preso come riferimento. In totale la sferetta A a contatto con 12 sfere (6 nel suo strato, 3 in quello superiore e 3 in quello inferiore). Uno dei parametri usati per definire una struttura il NUMERO DI COORDINAZIONE, che esprime il numero di particelle (o sferette) con le quali una particella a contatto. Nella struttura compatta che abbiamo appena descritto il numero di coordinazione 12. A seconda della posizione relativa dei diversi strati, si ottengono le due strutture citate in precedenza.

STRUTTURA ESAGONALE COMPATTA: - secondo strato in corrispondenza dei vuoti B; - terzo strato esattamente nella posizione del primo strato (posizione della sfera A e di quelle circostanti); - gli strati successivi presentano una sequenza tipo ABABAB; - numero di coordinazione: 12. STRUTTURA CUBICA COMPATTA - secondo strato in corrispondenza dei vuoti B; - terzo strato in corrispondenza dei vuoti C; - gli strati successivi presentano una sequenza tipo ABCABC. Osservando questa struttura secondo un angolo opportuno, si pu notare che questa sistemazione corrisponde ad una struttura cubica a facce centrate; - numero di coordinazione: 12.

Alcune sostanze presentano strutture diverse da quelle compatte: STRUTTURA CUBICA A CORPO CENTRATO

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- struttura cubica con laggiunta di una sferetta al centro di ogni cubo; - ogni sfera circondata da altre otto (numero di coordinazione: 8); - esempi: Na, K e Fe. STRUTTURA CUBICA SEMPLICE - la disposizione delle particelle si identifica con quella di una cella cubica primitiva; - numero di coordinazione: 6; - esempi: NaCl, KBr.

7.2.2 STRUTTURA E PROPRIETA DEI DIVERSI TIPI DI SOLIDI

Le particelle (atomi, molecole, ioni) che costituiscono un solido sono tenute insieme da legami chimici, che conferiscono al solido caratteristiche peculiari. I solidi possono essere classificati a seconda del tipo di legame che unisce le particelle. 1. SOLIDI COVALENTI Elementi come C e Si sono in grado di formare quattro legami covalenti, dando luogo a macrostrutture che possono essere considerate come ununica molecola di grandi dimensioni. Essendo tenuti insieme da legami forti, questi solidi possono essere deformati con difficolt, sono molto duri, hanno punti di ebollizione e di fusione molto alti. Inoltre, sono cattivi conduttori, in quanto gli elettroni sono localizzati in legami covalenti, e quindi poco liberi di muoversi. Nel diamante, ad esempio, ogni atomo di carbonio (ibridato sp3) legato attraverso legami covalenti con

STRUTTURA TETRAEDRICA - ogni particella circondata da altre 4 disposte ai vertici di un tetraedro; - numero di coordinazione: 4; - esempio: il ghiaccio (citato a proposito del legame a idrogeno).

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altri quattro secondo una geometria tetraedrica; struttura analoga hanno il Si ed il carburo di silicio (SiC). Anche nella silice (SiO2) latomo di Si legato con 4 atomi di O posti ai vertici di un tetraedro in cui Si occupa il centro; inoltre, atomi di Si appartenenti a tetraedri adiacenti sono uniti da un atomo di O a ponte. Tornando al carbonio, si pu notare come il C possa cristallizzare in due forme diverse (diamante e grafite), dando luogo al fenomeno dellallotropia. La grafite rappresenta la forma stabile a temperatura e pressione ordinaria, ma in realt anche il diamante stabile, in quanto la velocit della trasformazione diamante grafite molto bassa a T ambiente (si parla, in questo caso, di stabilit cinetica). La struttura del diamante gi stata descritta. Nella grafite gli atomi sono disposti ad esagono su piani paralleli; ogni atomo di C ibridato sp2 impegna tre elettroni in tre legami covalenti con atomi adiacenti, mentre il quarto elettrone risulta delocalizzato sullintero strato. Da un lato, quindi, i forti legami covalenti allinterno di uno strato spiegano lelevato punto di fusione, mentre le deboli interazioni tra gli strati, che possono scorrere gli uni sugli altri, giustificano le sue propriet di conduttore e di lubrificante. Vi anche una terza forma allotropica del C, ottenuta in laboratorio, e rappresentata da un gruppo di composti, detti fullereni; il composto pi studiato ha 60 atomi di C.

a) diamante

b) grafite

2. SOLIDI IONICI Composti costituiti da atomi con forte differenza di elettronegativit formano macrostrutture ioniche in cui gli elettroni vengono trasferiti alla specie pi elettronegativa e gli anioni ed i cationi cos formati

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sono tenuti insieme da legami ionici, di natura elettrostatica. Le forti attrazioni tra ioni di carica opposta li rendono duri, ma se vengono colpiti di taglio lungo un determinato piano possibile sfaldare il cristallo in due porzioni; sempre a causa delle forze di attrazione, i solidi ionici hanno punti di fusione elevati, anche se inferiori a quelli dei solidi covalenti. Inoltre, essi sono solubili nei solventi polari, come lacqua, in cui si stabiliscono interazioni tra gli ioni del reticolo e le molecole del solvente; non si sciolgono, invece, nei solventi apolari. Allo stato solido sono cattivi conduttori, ma conducono allo stato fuso, perch la rottura del reticolo permette il movimento degli ioni. Esempi di cristalli ionici sono rappresentati da NaCl e CsCl. La struttura di un cristallo ionico condizionata dalle repulsione tra ioni a uguale carica, per cui gli ioni a carica opposta sono generalmente molto vicini. Il tipo di impaccamento dipende anche dalle dimensioni relative degli anioni e dei cationi; Il numero di coordinazione dato dal numero di ioni di carica opposta che circondano uno ione: 6 per NaCl e 8 per CsCl.

+ + + + + + + + + + + +

Struttura cristallina del cloruro di potassio (K+ = (numero di coordinazione: 6)

+ ; Cl =
-

3. SOLIDI MOLECOLARI I solidi dei non metalli e di composti dei non metalli sono formati da molecole in cui gli atomi sono legati

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tra loro tramite forti legami covalenti, mentre le singole molecole sono tenute insieme da deboli forze di Van der Waals. A questi solidi appartengono, ad esempio, lo iodio, il saccarosio, il ghiaccio, la CO2 (ghiaccio secco), il gas neon a certi valori di temperatura e pressione. Le molecole sono tenute insieme da forze intermolecolari deboli e possono facilmente essere separate, per cui i cristalli sono solitamente teneri e caratterizzati da bassi punti di ebollizione e fusione; se nella formazione del cristallo intervengono legami a idrogeno, pi forti, le temperature di fusione sono pi elevate. In presenza di forze adirezionali (Van der Waals, London) le particelle tendono a disporsi pi vicine possibile, attraverso impaccamenti compatti; in presenza di legame a idrogeno, parzialmente direzionale, esistono spazi pi ampi, come ad esempio nel ghiaccio (geometria tetraedrica, pi aperta). Non contenendo elettroni delocalizzati, n ioni, non conducono. I composti apolari, come lo iodio, per lassenza di interazioni di natura polare sono insolubili nei solventi polari, come lacqua; sono invece solubili in solventi apolari, come il tetraclorometano. Un ultimo tipo di solidi rappresentato dai SOLIDI METALLICI, gi descritti in riferimento al legame metallico. La grande maggioranza dei metalli presenta strutture cristalline compatte.

7.3 LO STATO LIQUIDO


Lo stato liquido pu essere considerato intermedio tra stato solido e stato gassoso: le molecole, che si muovono in modo caotico, sono tenute insieme da forze sufficienti ad evitarne la separazione, ma non a bloccarle in una struttura fissa. Un liquido caratterizzato da una struttura dinamica, continuamente soggetta a modifiche, per cui possibile riconoscere nei liquidi un ordine A CORTO RAGGIO, contrapposto allordine A LUNGO RAGGIO dei cristalli.

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7.3.1 PROPRIETA DEI LIQUIDI

1. TENSIONE SUPERFICIALE Le molecole che si trovano allinterno della massa di un liquido sono soggette a forze attrattive da parte delle molecole circostanti in ogni direzione e la risultante di tutte queste forze nulla. Al contrario, le forze che agiscono sulle molecole dello strato superficiale non sono distribuite in tutte le direzioni (al di sopra della superficie le molecole sono in numero decisamente minore), per cui la risultante delle forze sar non nulla e diretta verso linterno. Le molecole interne si trovano quindi ad avere energia inferiore rispetto a quelle in superficie, per cui il liquido tende a mantenere una superficie esterna minore possibile: la goccia rappresenta la forma geometrica con il pi piccolo rapporto tra volume e area superficiale. TENSIONE SUPERFICIALE: lenergia richiesta per aumentare larea superficiale di un liquido, portando molecole interne alla superficie, cio ad un livello di energia pi elevato. Quindi, il fatto che i liquidi tendano a contrarre la loro

superficie una manifestazione della tendenza tipica di ogni sistema ad assumere lo stato con minore contenuto possibile di energia. Si dice che un liquido bagna una superficie se si allarga su di essa formando un film. Tale fenomeno legato allequilibrio tra le forze di COESIONE (interazioni tra molecole simili) e le forze ADESIVE (interazioni tra molecole diverse). Forze di coesione > forze adesive: la goccia mantiene la sua forma Forze adesive > forze di coesione: la superficie viene bagnata dalla goccia che si rompe. La tensione superficiale pu essere abbassata usando i TENSIOATTIVI. Se si osserva un tubo di vetro contenente acqua e uno contenente mercurio, si pu notare che lacqua forma un menisco concavo, curvato verso lalto, e bagna il vetro; il mercurio forma un menisco convesso, curvato verso il basso, e non bagna il vetro, in quanto le forze di coesione tra gli atomi sono forti.

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2. VISCOSITA La viscosit rappresenta lattrito interno di un liquido ed esprime la maggiore o minore facilit di scorrimento rispetto ad una superficie adiacente. Pi forti sono le forze intermolecolari, maggiore la viscosit, che in genere diminuisce al crescere della temperatura, in quanto un aumento di energia cinetica rende meno efficaci le attrazioni intermolecolari. 3. TENSIONE DI VAPORE Levaporazione il passaggio allo stato gassoso delle molecole di un liquido. A parit di temperatura, un liquido evapora pi o meno facilmente a seconda delle forze che mantengono unite le molecole. Perch una particella si allontani dal liquido, deve possedere unenergia sufficiente per sottrarsi dallattrazione delle altre molecole; quindi, avranno maggiore possibilit di allontanarsi le particelle che hanno energia pi elevata (vedi teoria cinetica dei gas). Se consideriamo un recipiente chiuso e mantenuto a temperatura costante, parzialmente riempito di un liquido, si avr inizialmente evaporazione di un certo numero di particelle (quelle ad energia pi elevata) che, crescendo di numero, avranno una certa probabilit di dare ricondensazione, tornando allo stato liquido. I due fenomeni coesistono fino al raggiungimento di uno stato di equilibrio, per cui il numero di particelle che abbandonano il liquido per evaporazione uguale al numero di particelle che ricondensa. TENSIONE DI VAPORE la pressione esercitata da un vapore in equilibrio con il liquido, costante a temperatura costante e generalmente aumenta al crescere della temperatura (seguendo lequazione di CLAUSIUS-CLAPEYRON). I liquidi con tensioni di vapore elevate vengono definiti VOLATILI, quelli con basse tensioni di vapore NON VOLATILI. Come altre propriet viste in precedenza, anche la volatilit legata alle forze intermolecolari.

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7.4 LO STATO GASSOSO
Le propriet dei gas (a livello macroscopico e microscopico) sono gi state pi volte enunciate. Accenniamo ora brevemente alla TEORIA CINETICA DEI GAS, cui si in varie occasioni fatto riferimento (passaggi di stato, equilibrio chimico, cinetica). Le molecole di un gas sono in continuo movimento e possiedono ad un tempo t una certa energia cinetica, che non pu essere determinata a causa dei continui urti tra le molecole, che producono continui scambi di energia. Quindi, ad un certo istante e ad una certa temperatura, non possibile associare alle molecole un determinato valore di energia cinetica e di velocit, e bisogna ricorrere ad una valutazione di tipo statistico. Grazie ai calcoli di Maxwell, possibile rappresentare graficamente la distribuzione delle velocit di un gas ad una certa temperatura.
Teoria cinetica dei gas Frazione di molecole N / N Temperatura pi bassa Temperatura pi alta

E1

E2

E cinetica

Larea sottesa alla curva rappresenta la totalit delle molecole, mentre larea tratteggiata rappresenta la frazione di molecole che hanno energia cinetica compresa nellintervallo tra E1 e E2; lascissa corrispondente al massimo della curva corrisponde al valore di energia (e quindi di velocit) pi probabile: si pu notare un appiattimento della curva al crescere della temperatura, con un massimo in corrispondenza di unenergia pi elevata, mentre

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larea totale sottesa alla curva resta costante. Tra i fenomeni che possono essere interpretati attraverso questo modello, si pu citare la diffusione, cio il mescolamento di gas diversi per effetto del movimento casuale. Essa regolata dalla Legge di GRAHAM. Prima di esaminare le leggi che descrivono il comportamento dei gas, consideriamo brevemente i parametri che permettono di definire lo stato gassoso, con le relative unit di misura. TEMPERATURA La temperatura la grandezza fisica che determina il verso del flusso di calore, in quanto il calore passa spontaneamente da un corpo a T pi elevata ad un corpo a T pi bassa. Tra le scale usate per misurare la temperatura, vengono usate due scale convenzionali ed una scala assoluta. Le scale convenzionali sono la scala Fahrenheit, comunemente usata nei paesi anglosassoni, che non verr qui utilizzata, e la scala Celsius; questultima divide lintervallo di temperatura compreso tra le temperature di congelamento e di ebollizione dellacqua (che corrispondono, quindi, a 0C e 100C, rispettivamente) in cento parti uguali (ogni parte viene detta grado e si indica con il simbolo C). La scala assoluta, o Kelvin (indicata con il simbolo K), si basa su fondamenti di natura termodinamica ed ha inizio allo zero assoluto. Le temperature di congelamento e di ebollizione dellacqua corrispondono a 273 K e 373 K, rispettivamente. Per convertire le temperature da una scala allaltra si usano le relazioni: C = K - 273 K = C + 273 ESEMPI 0C 25C 100C 280 K corrispondono corrispondono corrispondono corrispondono a a a a 0 + 273 = 273 K 25 + 273 = 298 K 100 + 273=373 K 280 - 273 = 7C

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VOLUME Il volume rappresentato dallo spazio occupato da una sostanza. Lunit di volume nel SI il metro cubo (m3); in chimica si usano il dm3 (10-3 m3) ed il cm3 (cc, 10-6 m3); le unit litro (l) e millilitro (ml), seppur meno rigorose, sono ancora ampiamente usate. PRESSIONE La pressione definita come forza per unit di area. Lunit di pressione nel SI il Pascal (Pa), che corrisponde ad un newton (N) per m2; nella pratica, luso di questa unit ancora limitata. Si usano pi frequentemente: latmosfera (atm) corrispondente alla pressione esercitata da una colonna di mercurio alta 760 mm il torricelli (Torr) corrispondente ad 1/760 di atm (cio alla pressione esercitata da 1 mm di Hg) La relazione con il Pa 1 atm = 101325 Pa ESEMPI 0,5 atm corrispondono a 760 x 0,5 = 380 Torr (1 atm : 760 Torr = 0,5 atm : x) 2 atm corrispondono a 760 x 2 = 1520 Torr (1 atm : 760 Torr = 2 atm : x) 190 Torr corrispondono a 190/760 = 0,25 atm (1 atm : 760 Torr = x : 190) 70500 Pa corrispondono a 70500/101325 = 0,696 atm (1 atm : 101325 Pa = x : 70500 Pa) 0,3 atm corrispondono a 0,3 x 101325 = =30397,5 Pa (1 atm : 101325 Pa = 0,3 atm : x)

7.5 LEGGI DEI GAS IDEALI


Le leggi dei gas sono state enunciate in riferimento ad un GAS IDEALE (o gas perfetto), che presenta queste caratteristiche: le particelle sono soggette a continui movimenti casuali; le particelle hanno volume trascurabile rispetto al volume del gas;

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non vi sono interazioni tra le particelle; gli urti tra le particelle sono perfettamente elastici. In pratica, i gas reali si avvicinano tanto pi a questi comportamenti quanto pi sono a bassa pressione e ad alta temperatura. Per i gas lo stato preso come riferimento rappresentato dalle cosidette CONDIZIONI NORMALI (c.n.):

inversamente proporzionale alla sua pressione. PV = cost (legge isoterma, T = cost). Date due condizioni (1 e 2), essa pu essere espressa anche come: P1V1 = P2V2 ESEMPIO Una certa quantit di N2 occupa alla pressione di 21,5 atm un volume di 50,0 l. Calcolare il volume occupato dalla stessa quantit di gas se viene portata ad una pressione di 1,55 atm, a T costante. Applichiamo la relazione che lega pressione e volume: P1V1 = P2V2 P1 = 21,5 atm V1 = 50,0 l P2 = 1,55 atm V2 = ? V2 = P1V1/P2 = 21,5 x 50,0/1,55 = 694 l

P = 1 atm; T = 0C (cio 273 K)


7.5.1 LEGGI DI BOYLE, CHARLES E GAY LUSSAC

Le leggi dei gas, scoperte a partire dal 1600, stabiliscono una relazione tra i valori di una coppia di variabili (P, V, T) relative ad una certa quantit di gas (che non varia) quando la terza viene mantenuta costante. La LEGGE DI BOYLE esprime la relazione tra P e V a T costante: per una certa quantit di gas a temperatura costante, il volume del gas

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La LEGGE DI CHARLES esprime la relazione tra P e T a V costante: la pressione di una certa quantit di gas a volume costante direttamente proporzionale alla T assoluta. P/T = cost o anche: P1/T1 = P2/T2 La LEGGE DI GAY-LUSSAC esprime la relazione tra V e T a P costante ed analoga alla legge di Charles V/T = cost (legge isobara, P = cost) oppure: V1/T1 = V2/T2 (legge isocora, V = cost) ESEMPIO Una massa di gas occupa alla temperatura di 48C un volume di 323 cm3; calcolare il volume occupato se viene portata a 100C mantenendo P costante. Applichiamo la relazione che lega V e T a P costante nella forma: V1/T1 = V2/T2 V1 = 323 cm3 T1 = 48C = 48 + 273 = 321K V2 = ? T2 = 100C = 373 K V2 = V1 x T2/T1 = 323 x 373/321 = 375 cm3 Combinando queste leggi si ottiene la relazione: PV/T = cost, oppure: P 1V 1 P2 V 2 = T1 T2 che pu essere usata quando variano due parametri

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per calcolare il terzo (vedi esercizi svolti). In questa relazione il volume e la pressione possono essere espresse in qualsiasi unit di misura, purch uguali per gli stati iniziale e finale; la temperatura va invece espressa in scala assoluta.
7.5.2 EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI

Per 1 mole di un qualsiasi gas, possiamo scrivere: PV = RT E per n moli di gas: PV = nRT EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI Quando si sostituiscono i valori numerici, la P va espressa in atmosfere, il V in litri, la T in Kelvin. Modificando opportunamente questa relazione possibile risalire al peso molecolare ed alla densit del gas (vedi esercizi svolti). ESEMPI Calcola il volume occupato da 0,625 moli di metano CH4 alla temperatura di 50C ed alla pressione di 0,50 atm.

Questa legge mette in relazione le variabili, che nelle leggi viste prima venivano considerate a due a due, tutte contemporaneamente. Partendo dalla relazione vista prima: PV/T = cost, possiamo ricavare il valore di una costante, che chiameremo R, e che per 1 mole di gas (corrispondente a 22,4 l, volume molare dei gas, cio volume occupato da una mole di qualsiasi gas) alla pressione di 1 atm ed alla T di 273 K vale: R = PV/T = 1 atm x 22,4 l mol -1/273 K R = 0,0821 atm l K -1 mol -1 Il valore di R cambia se si adottano altre unit di misura.

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Applichiamo lequazione di stato dei gas ideali: PV = nRT P = 0,50 atm V=? n = 0,625 mol R = 0,0821 T = 50 + 273= 323 K V = nRT /P = 0,625 x 0,0821 x 323 /0,50 = 33,1 l Calcola il volume occupato a 10C e 900 Torr da 0,30 mol di O2. Applichiamo lequazione di stato dei gas perfetti: PV = nRT P = 900/760 = 1,18 atm V=? n = 0,30 R = 0,0821 T = 273 + 10 = 283 K V = nRT/P = 5,91 l

7.5.3 LEGGE DI DALTON DELLE PRESSIONI PARZIALI

La pressione totale di una miscela di gas uguale alla somma delle pressioni parziali che ciascun gas eserciterebbe se occupasse da solo lo stesso volume: Ptot = p1 + p2 + p3 + ... = pi dove p1, p2, p3, ..., pi rappresentano le pressioni parziali relative ai componenti della miscela. La pressione parziale di ogni componente data dal prodotto della pressione totale per la frazione molare di quel componente; per il componente iesimo: pi = Ptot x i (dove i = molii/molitot).

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ESEMPIO Calcola la pressione totale esercitata da 5,22 moli di H2 e da 0,116 moli di N2 in un volume di 40,5 l alla temperatura di 18,5 C. Calcoliamo le pressioni parziali dei due gas applicando lequazione di stato dei gas perfetti ad entrambi i componenti: p (H2) = nRT/V = 5,22 x 0,0821 x 291,5/40,5= =3,08 atm p (N2) = nRT/V = 0,116 x 0,0821 x 291,5/40,5 = = 0,0685 atm P totale = 3,08 atm + 0,0685 atm = 3,15 atm
7.5.4 ESERCIZI SVOLTI

1) 1,50 l di gas alla pressione di 2,25 atm vengono fatti espandere fino ad un volume finale di 8,10 l a T costante. Calcola la P finale del gas espressa in Torr. Applichiamo la legge di Boyle: PV = costante P1V1 = P2V2 P1 = 2,25 atm V1 = 1,50 l P2 = ? V2 = 8,10 l P2 = 2,25 x 1,50/8,10 = 0,417 atm 2) Calcola la pressione (in atm) che deve essere applicata ad un gas che alla temperatura di 85,6C e alla pressione di 2,10 104 Pa occupa un volume di 130 l perch occupi un volume di 178 l alla temperatura di 341C. Applichiamo la relazione. P 1V 1 T1 P2V2 T2

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P1 = 2,10 104 Pa V1 = 130 l P2 = ? V2 = 178 l T1 = 358,6 K T2 = 614 K che, per il volume molare dei gas, corrispondono a: 0,021 mol x 22,4 l mol-1 = 0,470 l a condizioni normali (1 atm e 273 K) Per calcolare il corrispondente volume nelle nuove condizioni, applichiamo la relazione: P1V1 P2 V 2 = T1 T2 dove: P1 = 1 atm = 760 Torr T1 = 273 K V1 = 0,470 l P2 = 758 Torr T2 = 283 K V2 = ? Troviamo che V2 = 0,488 l

Sostituendo, si ottiene: P2 = 2,62 104 Pa. 2,62 104 Pa/101325 Pa atm-1 = 0,259 atm 3) Calcola quanti litri di Cl2 sono necessari per trasformare a 10C e 758 Torr 10 g di Hg2Cl2 in HgCl2, secondo la reazione: Hg2Cl2 + Cl2 HgCl2 Procediamo al bilanciamento della reazione e otteniamo: Hg2Cl2 + Cl2 2HgCl2 10 g di Hg2Cl2 (massa molare = 473 g mol-1) corrispondono a: moli (Hg2Cl2) = 10 g/473 g mol-1 = 0,021 mol Essendo uguali i coefficienti stechiometrici di Hg2Cl2 e di Cl2, le moli di Cl2 necessarie sono: moli (Cl2) = 0,021 mol

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4) Calcola la pressione esercitata da 35,10 g di N2 in un recipiente del volume di 14,9 l alla temperatura di -18,0C. 35,10 g corrispondono a: 35,10 g/ 28 g mol-1 = 1,254 mol Applichiamo lequazione di stato dei gas perfetti: PV = nRT P = nRT/V = 1,254 x 0,0821 x 255/14,9 = = 1,76 atm 5) Calcola la massa molare di un gas, 1,739 g del quale occupano un volume di 381 cm3 alla pressione di 685 Torr e alla temperatura di 65,0C. Nellequazione di stato dei gas perfetti compare il numero di moli, che si pu ottenere dividendo la massa (m) per la massa molare (MM) della sostanza; quindi, conoscendo tutti gli altri parametri, possibile risalire alla massa molare. m PV = MM MM = m RT/PV m = 1,739 g V = 0,381 l R = 0,0821 T = 338 K P = 685 Torr/760 Torr atm-1 = 0,901 atm Si ottiene una massa molare di 141 g mol-1 6) Calcolare la massa molare di un gas che ha densit 1,435 alla temperatura di 26,4C e alla pressione di 0,838 atm Nella relazione precedente: MM = m RT/PV introduciamo d = m/V; si ottiene: MM = dRT/P Sostituendo, si ottiene: MM = 42,1 g mol-1 RT

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In altri problemi che richiedono luso della densit, si procede analogamente, applicando la definizione di densit ed inserendola, se necessario, nellequazione dei gas perfetti. 7) Calcolare le pressioni parziali e le quantit in grammi di H2, O2 ed N2 presenti in una miscela che occupa un volume di 10,0 l alla temperatura di 32C e alla pressione di 657 Torr, sapendo che la composizione in volume della miscela H2 10,2 % O2 14,9 % N2 74,9 % Per un gas a c.n. il volume proporzionale alle moli; quindi, se consideriamo 100 moli avremo: 10,2 mol di H2 14,9 mol di O2 74,9 mol di N2 Quindi, le pressioni parziali (tenendo conto che la P totale uguale a 657/760 = 0,864 atm) sono date da: p(H2) = (moli H2/ moli totali) x P = (10,2/100) x 0,864 = 0,088 atm p(O2) = (moli O2/ moli totali) x P = (14,9/100) x 0,864 = 0,129 atm p(N2) = (moli N2/ moli totali) x P = (74,9/100) x 0,864 = 0,647atm Sapendo che per ciascuno dei tre componenti: pV = RT x (m/MM) , ricaviamo m. m (H2) = p (H2) x V x MM (H2)/RT = 0,088 x 10,0 x 2,01/0,0821 x 305 = 0,071 g Analogamente, per le altre componenti si ottiene: m (O2) = 1,65 g m (N2) = 7,24 g

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7.6 EQUAZIONE DI VAN DER WAALS PER I GAS REALI
Passando dai gas ideali ai gas reali, si hanno delle modifiche nel comportamento del gas: laumento della pressione e la diminuzione della temperatura favoriscono le interazioni tra le molecole, che si avvicinano progressivamente; inoltre, allaumentare della pressione si riduce il volume disponibile, per cui il volume occupato dalle particelle non pi trascurabile. Quindi, per i gas reali lequazione di stato deve essere modificata riguardo a due aspetti: il volume materialmente occupato dalle molecole non trascurabile rispetto al volume del recipiente che contiene il gas; vi sono interazioni tra le molecole del gas. EQUAZIONE DI VAN DER WAALS PER I GAS REALI n2 (P + a ) (V - nb) = nRT V2 che riferita ad una mole (n = 1) diventa: a (P + ) (V - b) = RT V2 n2 * Termine (P + a ): V2 se tra le molecole di un gas vi sono forze attrattive, aumenta la durata media degli urti e, di conseguenza, diminuisce il numero di urti per unit di tempo; quindi, la pressione esercitata dal gas sulle pareti del recipiente minore di quella di un gas ideale mantenuto nelle stesse condizioni. P reale = P ideale - a x n2/V2, oppure

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n2 P ideale = P reale +a V2 dove a una costante che assume valori diversi per ogni gas. * Termine (V - nb): il volume realmente a disposizione delle particelle si ottiene sottraendo al volume del recipiente V quello occupato dalle molecole; questultimo rappresentato dal termine nb, in cui compaiono il numero di moli ed una costante b tipica di ogni gas.

7.7 PASSAGGI DI STATO E DIAGRAMMI DI STATO


7.7.1 I PASSAGGI DI STATO

Sublimazione

Fusione

Evaporazione

Stato solido

Stato liquido
Solidificazione

Stato gassoso
Condensazione

Brinamento

I passaggi di stato

Dopo aver visto i tre stati fisici nei quali la materia pu presentarsi, esaminiamo i principali passaggi da uno stato allaltro e le variazioni di energia che li

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caratterizzano: guardando lo schema riportato sopra, nei passaggi verso destra si deve fornire energia al sistema dallesterno, mentre in quelli verso sinistra il sistema che cede energia. Consideriamo i fenomeni che si verificano durante il progressivo riscaldamento di un solido alla pressione costante di 1 atm; riportiamo su un diagramma le temperature della specie in esame in funzione del tempo (assumendo che la quantit di calore fornita sia costante nel tempo).

Te Temperatura

liquido

vapore V

Tf T0 0

solido F A tf

liquido G

tg

te

Calore latente di fusione

Tempo Calore latente (quantit di calore) di evaporazione

tv

Curva di riscaldamento di una sostanza con i passaggi di stato solido-liquido-vapore

SEGMENTO AF: nel tempo compreso tra 0 e tf il calore fornito fa aumentare la temperatura dal valore iniziale T0 a Tf e di conseguenza aumenta lenergia cinetica delle particelle (vedi teoria cinetica dei gas).

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SEGMENTO FG: alla temperatura Tf lenergia cinetica media delle particelle sufficiente per produrre la rottura del reticolo ed il solido fonde: Tf la TEMPERATURA DI FUSIONE. A questa temperatura solido e liquido sono in equilibrio e le tensioni di vapori del liquido e del solido sono uguali. Continuando a fornire calore, la temperatura e lenergia cinetica delle particelle non aumentano, perch lenergia fornita viene usata per rompere i legami del reticolo. Questa energia che non provoca un aumento di temperatura viene definita CALORE LATENTE DI FUSIONE, (visto che siamo a P costante, questi calori sono delle entalpie Hfus). SEGMENTO GE: al punto G tutto il solido fuso ed il sistema tutto allo stato liquido; continuando a fornire calore aumentano la temperatura e lenergia cinetica delle particelle fino alla temperatura Te, a cui il liquido inizia a bollire; Te la TEMPERATURA DI EBOLLIZIONE, che convenzionalmente si determina alla pressione di 1 atm e alla quale la tensione di vapore di un liquido uguale alla pressione esterna. SEGMENTO EV: alla temperatura Te la

tensione di vapore del liquido uguale alla pressione esterna ed il liquido bolle. Continuando a fornire calore, lebollizione continua, la temperatura (e quindi lenergia cinetica delle particelle) costante ed il liquido progressivamente evapora. Al punto V tutto il liquido passato sotto forma di vapore, che nel tratto successivo aumenta di temperatura perch si continua a fornire calore dallesterno. Il calore necessario per far evaporare una mole di liquido il CALORE LATENTE DI EVAPORAZIONE (a P costante, entalpia molare di evaporazione), i cui valori sono generalmente pi alti rispetto a quelli per il passaggio solido liquido. Gli stessi valori numerici dei calori latenti di fusione ed evaporazione, cambiati di segni, sono validi per i processi di condensazione e solidificazione, in cui il sistema cede energia allesterno. Alcuni solidi hanno una tensione di vapore sufficientemente elevata ed evaporano a temperatura ambiente: levaporazione dei solidi chiamata sublimazione, mentre il processo inverso (vapore solido) si chiama brinamento. Anche per questi processi si possono definire e

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misurare le relative entalpie.
7.7.2 I DIAGRAMMI DI STATO
p (mmHg) F L

Il cosiddetto DIAGRAMMA DI STATO di una specie chimica pura consente: di conoscere in funzione della temperatura e della pressione i campi di stabilit di ogni stato fisico; di definire le condizioni di temperatura e pressione alle quali coesistono in equilibrio pi stati fisici. Descriviamo gli aspetti generali di un diagramma di stato usando come esempio quello relativo ad H2O, riportato in Figura.

liquido solido

4.58 S

gas (vapore)
t (C)

0.01

LINEA SO: rappresenta la variazione della tensione di vapore del ghiaccio con la temperatura e definisce i valori di temperatura e pressione ai quali il ghiaccio sublima (solido vapore) ed il vapore acqueo brina (vapore solido); le coordinate di ogni punto della curva rappresentano una coppia di valori di temperatura e pressione ai quali si ha equilibrio ghiaccio-vapore. LINEA OL: rappresenta la variazione della tensione di vapore dellacqua con la temperatura;

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inizia a 0,01C (T a cui il ghiaccio fonde) e termina a 371,4C, temperatura critica dellacqua al di sopra della quale esiste ununica fase, la fase critica, e non ha pi senso distinguere tra solido, liquido e gas. Anche per questa curva, le coordinate di ogni punto rappresentano una coppia di valori di temperatura e pressione ai quali si ha equilibrio acqua-vapore. LINEA OF: inizia a 0,01C e 4,58 Torr, e rappresenta la variazione della temperatura di fusione del ghiaccio con la pressione; come nei casi precedenti, ogni punto della curva individua una coppia di valori di temperatura e pressione ai quali si ha equilibrio ghiaccio-acqua. La pendenza negativa in quanto il ghiaccio ha densit minore dellacqua e per la fusione del ghiaccio si ha una variazione di volume negativa; in base allequazione di Clapeyron, un aumento di pressione favorisce la fusione del ghiaccio. Le tre linee descritte si incontrano nel PUNTO O, che individua un valore di temperatura e un valore di pressione (0,01C e 4,58 Torr) a cui coesistono in equilibrio ghiaccio, acqua e vapore. Il punto viene chiamato PUNTO TRIPLO.

Al di sopra del PUNTO CRITICO, le diverse fasi non sono pi distinguibili ed esistono in ununica fase (fase critica). Per una specie gassosa, la temperatura critica rappresenta la temperatura oltre la quale non possibile ottenere un liquido per compressione del gas. Per lacqua uguale a T = 374,1C. Le linee individuano delle porzioni di piano che rappresentano i campi di stabilit del ghiaccio, dellacqua e del vapore; anche per ciascuno dei punti in queste aree pu essere individuata una coppia di valori di temperatura e pressione che rappresentano le coordinate del punto stesso.

7.V VERIFICA SE HAI CAPITO


7.V.1 Partendo dalle caratteristiche dei solidi covalenti spiega perch: - hanno elevata durezza - hanno punti di ebollizione e fusione elevati

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- sono cattivi conduttori Partendo dalle caratteristiche dei solidi ionici spiega perch: - hanno elevata durezza - hanno punti di ebollizione e fusione elevati - sono cattivi conduttori allo stato solido, ma conducono allo stato fuso Partendo dalle caratteristiche dei solidi molecolari spiega perch: - sono teneri - hanno punti di ebollizione e fusione bassi - sono cattivi conduttori

V1 = 45 cm3, T1 = 300 K; V2 = 30 cm3, T2 = ? 7.V.3 Guardando il diagramma di stato dellacqua, individua:


la linea che separa il ghiaccio dallacqua la linea che separa il lacqua dal vapore il punto triplo la zona in cui la sostanza allo stato gassoso

7.V.2 Sulla base delle leggi di Boyle, Charles e Gay Lussac, calcola la variabile incognita: P1 = 2 atm, V1 = 5 l; P2 = 1 atm, V2 = ? P1 = 100 Torr, T1 = 250 K; P2 = 200 Torr, T2 = ?

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Soluzione Pre-Test 1. Nel diamante ogni atomo di carbonio legato attraverso legami covalenti con altri quattro, secondo una geometria tetraedrica; la durezza e lelevato punto di fusione derivano dalla forza dei legami, mentre il fatto che gli elettroni siano localizzati in legami covalenti, e quindi poco liberi di muoversi, rende il diamante un cattivo conduttore. Nella grafite, invece, gli atomi di C, disposti ad esagono su piani paralleli, impegnano tre elettroni in tre legami covalenti con atomi adiacenti, mentre il quarto elettrone risulta delocalizzato sullintero strato. I forti legami covalenti allinterno di uno strato spiegano lelevato punto di fusione, e le deboli interazioni tra gli strati, che possono scorrere gli uni sugli altri, giustificano le sue propriet di conduttore e di lubrificante. 2. Applico lequazione di stato dei gas perfetti: PV = nRT e ricavo T: P = 10 atm V = 1500 cm3 = 1,5 l n = 10 g /44 g mol-1 = 0,227 mol R = 0,0821 T=? T = PV/nR = (10 x 1,5)/(0,227 x 0,0821) = 804,9 K 804,9 K - 273 = 531,9 C

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Lequazione di stato valida per i gas perfetti : a. PV = costante b. PV = nRT c. PV = znRT d. RT = nPV Soluzione 2) In genere, un gas si comporta idealmente: a. ad elevate pressioni e temperature b. ad elevata pressione e a bassa temperatura c. a basse pressioni e temperature d. a bassa pressione e a temperature non troppo basse Soluzione 3) Per condizioni normali, si intende: a. T = 0 K, P = 1 atm b. T = 0C, P = 1 atm c. T = 25C, P = 1 atm d. T = 20C, P = 1 atm Soluzione 4) La pressione parziale pi di un componente di una miscela gassosa che si trova a pressione P data da: a. pi = iP b. pi = i Pi* c. pi = i /P d. P = pi i dove i = frazione molare del componente i-esimo della miscela pi* = tensione di vapore del componente i-esimo puro Soluzione

ESERCIZI
5) La legge di Dalton relativa: a. alladdittivit dei volumi dei componenti di una miscela gassosa b. alladdittivit delle pressioni dei componenti di una miscela gassosa c. alla dipendenza dalla temperatura della tensione di vapore di un liquido d. alla dipendenza dalla pressione della solubilit di un gas in un liquido Soluzione 6) Lespressione corretta dellequazione di Van der Waals per una mole di gas reale : a a. (P + V b. (P + aV) (V - b) = RT a c. (P + ) (V - b) = RT V2 ) (V - b) = RT a d. (P + V2 Soluzione 7) La temperatura critica di una specie pura : a. la temperatura massima alla quale si pu portare un liquido puro senza che vaporizzi b. la temperatura al di sopra della quale non possibile condensare un gas mediante una compressione a T costante c. la temperatura alla quale coesistono in equilibrio solido, liquido e vapore d. la temperatura alla quale si ha il passaggio diretto dal solido al vapore Soluzione 8) La tensione di vapore di un liquido la pressione: a. alla quale un liquido completamente vaporizzato b. alla quale si trovano in equilibrio liquido e solido ) (V + b) = RT

ESERCIZI
c. esercitata dal vapore in equilibrio con il liquido d. esercitata dal vapore in equilibrio con il solido Soluzione 9) E chiamata temperatura di ebollizione la temperatura alla quale: a. la tensione di vapore di un liquido eguaglia la pressione esterna b. tutto il liquido si trasformato in vapore c. la tensione di vapore di un liquido minore della pressione esterna d. la tensione di vapore di un liquido maggiore della pressione esterna Soluzione 10) La tensione superficiale di un liquido : a. la forza esercitata dalle molecole alla superficie del liquido b. lenergia necessaria per aumentare di ununit larea della superficie del liquido c. la pressione esercitata verso lesterno dalle molecole alla superficie del liquido d. lenergia necessaria per aumentare di ununit il volume del liquido. Soluzione 11) Dati due liquidi puri A e B, A pi volatile di B se: a. la sua tensione di vapore maggiore di quella di B b. la sua tensione di vapore minore di quella di B c. la sua temperatura di ebollizione maggiore di quella di B d. la sua temperatura critica pi elevata Soluzione 12) I reticoli di Bravais sono: a. 14 b. 7 c. 3 d. 12 Soluzione

ESERCIZI
13) La grafite ed il diamante sono due forme: a. isomorfe b. canoniche c. di risonanza d. allotropiche Soluzione 14) Indica le strutture compatte ( possibile pi di una risposta) a. cubica semplice b. cubica a facce centrate c. tetraedrica d. esagonale Soluzione 15) Un solido cristallino duro, fragile, poco volatile, cattivo conduttore anche allo stato fuso presumibilmente un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 16) Un solido cristallino duttile, malleabile e ottimo conduttore presumibilmente un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 17) Un solido cristallino duro, fragile, poco volatile, cattivo conduttore allo stato solido, ma buon conduttore allo stato fuso, presumibilmente un solido: a. ionico

ESERCIZI
b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 18) Un solido cristallino tenero, basso fondente, volatile, cattivo conduttore anche allo stato fuso presumibilmente un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 19) Il cloruro di calcio allo stato solido un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 20) Lo iodio allo stato solido un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 21) Il silicio allo stato solido un solido: a. ionico b. molecolare c. covalente d. metallico Soluzione 22) Per lacqua il punto triplo a circa: a. 0C e 1 atm b. 0C e 0,006 atm c. 0 K e 0,006 atm d. 0C e 0,6 atm Soluzione

ESERCIZI
23) Per lacqua la temperatura critica di circa: a. 100C b. 374C c. 374 K d. 0C Soluzione 24) Per lacqua la temperatura normale di ebollizione di: a. 25C b. 0C c. 100 K d. 100 C Soluzione 25) Viene chiamata fusione il passaggio da: a. solido a vapore b. solido a liquido c. liquido a solido d. vapore a liquido Soluzione 26) Viene chiamata sublimazione: a. il passaggio da solido a vapore b. il passaggio da vapore a solido c. il passaggio da liquido a solido d. una trasformazione che avvenga al di sopra della temperatura critica Soluzione 27) Il passaggio dallo stato liquido a quello solido viene chiamato: a. liquefazione b. fusione c. solidificazione d. sublimazione Soluzione 28) Calcola il volume occupato a 135C e 4,81 104 Pa da un gas che occupa un volume di 7,45 l alla temperatura di 50,5C e alla pressione di 1,85 atm. Soluzione

ESERCIZI
29) Calcola il volume occupato da 150 cm3 di N2 misurati a 20C e 760 Torr se la temperatura e la pressione vengono portate a 30C e 740 Torr. Soluzione 30) Un certo volume di ossigeno viene portato da -10C a 20C; calcola la pressione alla nuova temperatura, sapendo che in precedenza esercitava una pressione di 740 Torr. Soluzione 31) Determina il numero di moli di CO che esercitano in un recipiente del volume di 2500 cm3, alla temperatura di 63,4 C, una pressione di 455 Torr. Soluzione 32) 2,29 g di CO2, introdotti in un recipiente alla temperatura di 85,4C, esercitano una pressione di 735 Torr. Calcola il volume del recipiente. Soluzione 33) Calcola la massa molare di un gas sapendo che la sua densit 1,286 g l-1 a 22,6C e 785 Torr. Soluzione 34) Calcola la quantit in grammi di H2 che in un recipiente di 1460 cm3 esercita una pressione di 538 Torr alla temperatura di 20,5C. Soluzione 35) Calcola la pressione totale di una miscela gassosa costituita da 5,83 g di O2, 3,90 1021 molecole di NO e 0,380 mol di N2, in un volume di 35,8 l alla temperatura di 19,5C. Soluzione 36) Calcola la pressione totale esercitata a 35,2C da una miscela costituita da 2,59 g di N2, 0,709 g di H2 e 0,061 mol di O2 introdotti in un recipiente del volume di 1,58 l. Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. b Back 2. d Back 3. b Back 4. a Back 5. b Back 6. c Back 7. b Back 15. c Back 14. b, d Back 13. d Back 12. a Back 11. a Back 10. b Back 9. a Back 8. c Back

ESERCIZI
16. d Back 17. a Back 18. b Back 19. a Back 20. b Back 21. c Back 22. b Back 24. d Back 25. b Back 26. a Back 27. c Back 28. 36,6 l Back 29. 0,153 l Back 23. b Back

ESERCIZI
30. 824,4 torr Back 31. 5,4210-2 mol Back 32. 1,78 l Back 33. 30,1 g mol-1 Back 34. 8,6510-2 g Back 35. 0,381 atm Back 36. 8,08 atm Back

CHIMICA ORGANICA
CHIMICA ORGANICA 14.A PRE-REQUISITI 14.B PRE-TEST 14.C OBIETTIVI 14.1 INTRODUZIONE: I COMPOSTI ORGANICI DEL CARBONIO
14.1.1 RAPPRESENTAZIONE DELLE MOLECOLE 14.1.2 ISOMERIA 14.3.2 ETERI 14.3.3 COMPOSTI CARBONILICI: ALDEIDI E CHETONI 14.3.4 ACIDI CARBOSSILICI E LORO DERIVATI 14.3.5 AMMINE

14.4 I POLIMERI
14.4.1 POLIMERI DI CONDENSAZIONE 14.4.2 POLIMERI DI ADDIZIONE

14.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

14.2 IDROCARBURI
14.2.1 ALCANI 14.2.2 IDROCARBURI INSATURI: ALCHENI E ALCHINI 14.2.3 IL BENZENE E GLI IDROCARBURI AROMATICI

14.3 CLASSI FUNZIONALI


14.3.1 ALCOLI

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14.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: comprendere il significato della reazione chimica, del simbolo che la rappresenta e del meccanismo di reazione; spiegare il significato generale dellibridazione ed enunciare le caratteristiche fondamentali delle ibridazioni sp3, sp2 ed sp del C; sapere cosa si intende per reazioni endotermiche ed esotermiche, e tra reazioni spontanee e non spontanee; conoscere il significato generale delle reazioni di ossidoriduzione (redox) ed eseguire il loro bilanciamento; comprendere dal punto di vista elettrochimico i processi di ossidazione e di riduzione; conoscere i principali tipi di legame e le condizioni in cui si formano, con particolare riferimento alla teoria del legame di valenza; definire lelettronegativit, mettendola in relazione con le caratteristiche delle molecole polari.

14.B PRE-TEST
1. Individua le classi funzionali cui appartengono i composti seguenti ed attribuisci ad ogni composto un nome: CH3 - CH = CH - CH3 CH3 - CH2 - CH - OH CH3 - CH2 - COOH CH3 - CH2 - COOCH3 2.

Individua i prodotti di reazione: CH3 - CH3 + O2 CH C - CH3 + Cl2 CH3 - CH2 - OH + O2 (ossidazione) CH3 - CH2 - CH2 - COOCH3 + H2O Soluzione

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14.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: applicare le conoscenze relative allibridazione del C ad alcune categorie di composti organici; definire in termini generali il concetto di isomeria; comprendere il significato della delocalizzazione elettronica nel benzene e descrivere alcune caratteristiche dellanello aromatico; riconoscere alcuni composti semplici appartenenti agli idrocarburi alifatici ed aromatici, ed attribuire loro un nome; riconoscere in alcuni composti semplici i gruppi funzionali caratteristici di alcune classi di composti ed attribuire ad ogni composto un nome; enunciare alcune propriet chimiche e fisiche delle principali classi di composti organici; per ogni classe funzionale, elencare alcuni metodi di preparazione ed alcune reazioni caratteristiche; descrivere alcuni metodi di polimerizzazione e conoscere le caratteristiche e le propriet pricipali dei polimeri.

14.1 INTRODUZIONE: I COMPOSTI ORGANICI DEL CARBONIO


Il carbonio, oltre ai composti inorganici, forma molecole che contengono principalmente C ed H, e, in certi casi, elementi elettronegativi (come O, N, P, S e alogeni), studiate nel campo della CHIMICA ORGANICA. I COMPOSTI ORGANICI sono caratterizzati da catene stabili di atomi di C di varia lunghezza e, grazie alle propriet del C, possono essere formati in numero elevatissimo. Nei composti organici il C (configurazione esterna s2p2) forma quattro legami covalenti e una volta completato lottetto non tende a formare ulteriori legami, per cui d origine a catene o anelli molto stabili.

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-C-C-C-C-C-C-

CH3 - OH metanolo CH3 - CH2 - OH etanolo CH3 - CH2 - CH2 - OH propanolo


14.1.1 RAPPRESENTAZIONE DELLE MOLECOLE

I legami C-C, possono essere legami semplici, doppi o tripli, mentre i legami non impegnati nelle catene C-C vengono saturati da atomi di H o da altri gruppi atomici (detti gruppi funzionali). Tutte le molecole che presentano lo stesso gruppo funzionale possono essere considerate come appartenenti ad una stessa famiglia, chiamata classe funzionale. E stato messo a punto un sistema di nomenclatura che consente di attribuire un nome ad ogni molecola sulla base della sua struttura, ed associa ad ogni classe funzionale un suffisso caratteristico. Trattando gli alcani, verr descritto il metodo nel suo insieme, e per ogni classe funzionale verranno fatti ulteriori esempi. ESEMPIO Molecole contenenti il gruppo -OH classe funzionale: alcoli Appartengono alla classe (cominciando dai composti a basso peso molecolare):

I composti organici possono essere rappresentati attraverso vari tipi di formule: formula molecolare: compaiono gli atomi che costituiscono la molecola ed il loro numero relativo, ma non fornisce informazioni sulla struttura della molecola; formula di struttura: mette in evidenza la disposizione degli atomi nello spazio; spesso rendere la geometria tridimensionale sulla carta crea qualche problema, per cui si usano rappresentazioni alternative, come modello tridimensionale (forse, il pi preciso) formula che mostra la catena, in forma estesa o abbreviata (questultima, molto usata).

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ESEMPIO Per alcuni composti appartenenti alla serie omologa degli alcani: METANO ETANO PROPANO

F. molecolare

CH4

C2 H 6

C3H8

Mod. tridimensionale

H H H

Catena

H-C-H H

H-C-C-H

H-C-C-C-H
H H

CH3 - CH3

CH3- CH2- CH3

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14.1.2 ISOMERIA

In molti casi, ad una stessa formula molecolare corrispondono varie formule di struttura; i composti di questo tipo vengono detti ISOMERI. Consideriamo due tipi di isomeria: DI STRUTTURA, in cui gli isomeri presentano diversa disposizione nei legami che uniscono gli atomi e possono appartenere a due serie omologhe diverse, oppure alla stessa. GEOMETRICA, caratteristica dei composti contenenti doppi legami, legata alla posizione relativa dei sostituenti da parti opposte del doppio legame. ESEMPI

Si ha ISOMERIA GEOMETRICA e le due molecole vengono indicate con cis - (sostituenti uguali dalla stessa parte) e trans - (da parti opposte).

CH 3 C = C H

CH 3

CH 3 C = C

CH 3
trans - 2 - butene

cis - 2 - butene

isomeria geometrica (cis-trans) Nel 2 - butene la rotazione che normalmente pu avvenire attorno ad un legame semplice (come nel 1,2 - dicloroetano) impedita a causa della presenza del doppio legame. Non quindi possibile convertire una forma nellaltra ruotando una parte della molecola di 180.

Cl

H-C - C-H H Cl

1,2 - dicloroetano

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isomeria di struttura

CH3 - CH2 - OH C2 H 6 O

etanolo (alcoli)

CH3 - O - CH3

dimetiletere (eteri)

C4H10

CH3 - CH2 - CH2 - CH3

butano

CH3 - CH - CH3 CH3

metilpropano (o isobutano)

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C5H12 CH3 - CH2 - CH2 - CH2 - CH3 pentano

CH3 - CH - CH2 - CH3 CH3 CH3 CH3 - C - CH3 CH3

isopentano (2 - metilbutano)

neopentano (2,2 - dimetilpropano)

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14.2 IDROCARBURI
Gli IDROCARBURI sono composti che contengono esclusivamente C ed H; come si pu vedere dallo schema, esistono: idrocarburi alifatici (con struttura a catena) - saturi (contenenti solo legami C-C semplici) - insaturi (contenenti anche doppi e tripli legami) idrocarburi aromatici, derivati dal benzene
14.2.1 ALCANI

Gli ALCANI sono idrocarburi SATURI in cui il C presenta ibridazione sp3 e forma esclusivamente legami semplici. Possono avere catena lineare o ramificata. Le tabelle seguenti riassumono schematicamente le informazioni essenziali e presentano alcuni esempi.

Alcani

idrocarburi alifatici aromatici (anello benzenico)


Legami - C - C- semplici () ibridazione del carbonio : sp3 Formula generale : CnH 2n+2 (n = 1, 2, 3...) Nome: suffisso -ano Nome sostituente: suffisso -ile

alcani alcheni alchini


- C-C - C=C -CC-

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Alcani

Nome
metano etano propano butano pentano esano CH4

Formula

Radicale corrispondente
CH3 CH3 - CH 2 CH3 - CH 2 - CH2 CH3 - CH 2 - CH2 - CH 2 CH3 - CH 2 - CH2 - CH 2 - CH2 CH3 - CH 2 - CH2 - CH 2 - CH2 - CH2 -

Nome
metile

CH3 - CH3 CH3 - CH2 - CH3 CH3 - CH2 - CH 2 - CH3 CH3 - CH2 - CH 2 - CH 2 - CH3 CH3 - CH2 - CH 2 - CH 2 - CH2 - CH3

etile propile butile

pentile

esile

A parte i primi quattro termini, che hanno nomi comuni, il nome comprende una radice che indica il numero di atomi di carbonio presenti seguito dal suffisso -ano. Il radicale o sostituente corrispondente si ottiene eliminando un atomo di H e trasformando il suffisso -ano in -ile. I nomi delle molecole degli alcani costituiscono la base per costruire i nomi delle molecole pi complesse.

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REGOLE GENERALI DI NOMENCLATURA 1. Si sceglie la catena pi lunga e si usa il nome dellalcano corrispondente a questa catena come base; si considerano le ramificazioni come sostituenti della catena principale. 2. Si numera la catena in modo da dare ai sostituenti (cio alle ramificazioni) numeri di posizione pi bassi possibile. 3. Si attribuisce ad ogni sostituente un nome ed un numero di posizione (separati da un trattino). 4. Per pi sostituenti uguali, si usano prefissi di-, tri-, tetra-, ecc. e si indicano tutti i numeri di posizione, separandoli con la virgola. 5. Si dispongono i sostituenti in ordine alfabetico (i prefissi non contano), seguiti dal nome della catena base. CH3 CH3 ESEMPI

CH3 - C - CH2 - CH - CH3 CH3 2, 2, 4 - trimetilpentano

CH2 - CH2 - CH3 CH3 - CH - CH2 - CH - CH2 - CH2 - CH3 CH3 2 - metil - 4 - propileptano

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PROPRIETA FISICHE DEGLI ALCANI

lineari. REAZIONI CARATTERISTICHE DEGLI ALCANI 1. REAZIONI DI COMBUSTIONE (reazione fortemente esotermica, da cui dipende luso degli alcani come combustibili).

Le propriet variano regolarmente allaumentare del numero di atomi della molecola (forze intermolecolari progressivamente maggiori). La temperatura di ebollizione e la densit crescono con il numero di atomi di C.

I primi quattro termini (C1- C4) sono gassosi, i dodici successivi (C5 - C16) sono liquidi ed i rimanenti sono solidi.

CH4 + 2 O2

CO2 + 2 H2O

calore prodotto = 882 kJ/mol

Sono insolubili in solventi polari, come lacqua, e solubili in solventi poco polari. Allo stato puro sono incolori, la viscosit dei termini liquidi cresce con la massa molecolare. Gli alcani ramificati sono in generale pi volatili e meno densi; la variazione delle propriet con la massa molare meno regolare rispetto ai composti

C4H10 + 13/2 O2

4 CO2 + 5 H2O

calore prodotto = 3000 kJ/mol

2. REAZIONI DI SOSTITUZIONE Gli alcani hanno scarsa reattivit nei confronti di molti reagenti; in presenza di luce, possono reagire con gli alogeni e dare reazioni in cui un atomo di H

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viene sostituito. La reazione ha un meccanismo a catena che coinvolge i cosiddetti radicali (specie che hanno un elettrone spaiato, molto reattive). Ad esempio, per il metano:
250-350 C CH4 + Cl 2 CH3Cl + Cl2 CH2Cl2 + Cl2 CHCl3 + Cl2 CH3Cl + HCl CH2Cl2 + HCl CHCl3 + HCl CCl4 + HCl

di posizione minore tra quelli dei due atomi di C legati dal doppio legame); inoltre, la catena viene numerata in modo da attribuire al doppio legame il pi basso numero di posizione possibile. Le tabelle riportano le caratteristiche fondamentali degli alcheni e presentano i primi termini della famiglia; il composto con due atomi di C (nome sistematico: etene) viene comunemente chiamato etilene; la struttura delletilene stata rappresentata trattando libridazione sp2.

Alcheni
14.2.2 IDROCARBURI INSATURI: ALCHENI E ALCHINI

Legami - C = C - doppi ( + ) ibridazione del carbonio : sp 2 Formula generale : CnH 2n ( n 2) Nome : alcano con desinenza - ene Possono dare isomeria geometrica (cis-trans)

Gli ALCHENI, in cui il C ibridato sp , presentano un doppio legame C-C, e contengono due atomi di H in meno dei corrispondenti alcani. Per dare il nome alle molecole, si seguono le regole gi viste, con aggiunta del suffisso -ene e del numero di posizione del doppio legame (il numero
2

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ESEMPI

Alcheni
Nome
etene (etilene) propene 1-butene 2 butene

CH3 - C = CH - CH3 CH3

2 - metil - 2 - butene

Formula
CH2 = CH2 CH2 = CH CH3 CH2 = CHCH2 CH3 CH3CH = CH CH3 CH2 = CH (CH2)2 CH3

CH2 = CH - CH = CH2 1, 3 - butadiene (prefisso di- perch sono presenti due doppi legami) REAZIONI CARATTERISTICHE DEGLI ALCHENI Le pi importanti reazioni sono reazioni di ADDIZIONE al doppio legame (che si trasforma in un legame semplice); le addizioni tra alcheni sono anche alla base delle reazioni di polimerizzazione.

1-pentene

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A ddizione di acidi alogenid rici

Addizione di alogeni
C H2 = C H C H3 + H F CH 3 C HF C H 3 2- fluo ro- prop ano

H Cl - Cl + H etene C = C

H
A ddizione di idrogeno

prope ne

C H2 = C H C H2C H3 + H 2

C H 3 CH 2 CH 2 CH 3 bu tan o

1-bute ne A ddizione di acqua C H 2 = C H 2 + H OH

C H3 C H2 O H etano lo

Cl 1,2 - dicloroetano

etene

H-C - C-H H Cl

Gli ALCHINI sono idrocarburi contenenti tripli legami (C ibridato sp); la nomenclatura simile a quella degli alcani, sostituendo il suffisso -ene con -ino. Il primo termine (nome sistematico: etino) viene comunemente chiamato acetilene; la struttura dellacetilene stata illustrata a proposito dellibridazione sp. Anche gli alchini danno reazioni di addizione al triplo legame, che si trasforma in

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legame doppio.

Alchini
Alchini Legami - C C - tripli ( + 2) ibridazione del carbonio : sp Formula generale : CnH 2n-2 ( n = 2, 3..) Nome : alcano con desinenza - ino Reazioni caratteristiche: addizione al (analoghe a quelle degli alcheni)
1-butino 1-pentino 1-ottino 1-decino HC C CH2 CH3 HC C (CH2) 2 CH3 HC C (CH2) 5 CH3 HC C (CH2) 7 CH3

Nome
etino (acetilene) propino

Formula
HC CH HC C CH3

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14.2.3 IL BENZENE E GLI IDROCARBURI AROMATICI

Il BENZENE (C6H6) formato da un anello esagonale (detto ANELLO AROMATICO) in cui gli atomi di C (ibridati sp2) sono legati alternativamente da legami singoli e legami doppi; la molecola reale del benzene pu essere considerata come intermedia tra le due strutture possibili.

BENZENE
H H C C H C H C C C H H

C6H6

Legami alternati - C = C - doppi (, ) ibridazione del carbonio : sp2

Lanello aromatico pu dare REAZIONI DI SOSTITUZIONE. I sei legami C - C sono tutti equivalenti, in quanto i legami p non sono localizzati tra atomi di carbonio specifici, ma distribuiti attorno allanello a sei atomi. Per rappresentare questo legame delocalizzato, il benzene viene spesso rappresentato da un esagono con un cerchio al suo interno.

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Reazioni di sostituzione sullanello aromatico alcuni esempi
alogenazione cloro-benzene Cl

mezzo paradellanello.

sostituenti in posizioni opposte

Benzene con due sostituenti


toluene CH3 orto-xilene CH3 CH3 meta-xilene CH3

+ Cl2

HCl +

nitrazione (HNO3, acido nitrico)

NO2

+ HONO 2

H2O +

CH3

CH3

nitro-benzene

para-xilene

Gli idrocarburi aromatici hanno strutture derivate da quelle del benzene; se sono presenti due sostituenti, la loro posizione reciproca pu essere indicata con i prefissi: orto sostituenti su atomi di C adiacenti metasostituenti con un atomo di C in

CH3

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14.3 CLASSI FUNZIONALI
Consideriamo rapidamente le principali categorie di composti organici che vengono definite dalla presenza nella molecola di un determinato GRUPPO FUNZIONALE; esso conferisce alla molecola propriet chimiche caratteristiche e permette di raggruppare un vasto numero di composti in un numero relativamente limitato di classi. Le reazioni caratteristiche ed i metodi di preparazione di alcune importanti classi di composti (alcoli, aldeidi, chetoni, acidi carbossilici) che comportano ossidazione/riduzione (reazioni redox) possono essere rappresentate con lo schema seguente, cui si far riferimento in seguito: (ox) (ox) alcool primario aldeide acido carbossilico alcool secondario chetone (rid) (rid) mediante ossidazione si passa da alcool 1 ad aldeide ad acido carbossilico; mediante riduzione si passa da acido carbossilico ad aldeide ad alcool 1; ossidando un alcool 2 si ottiene un chetone, riducendo un chetone si ottiene un alcool 2.

14.3.1 ALCOLI

Consideriamo la classe funzionale degli ALCOLI.

Alcoli

(R - OH)

gruppo funzionale - OH ( ossidrile) nome : idrocarburo con desinenza - olo (se necessario, indicando il numero di posizione dellOH sulla catena)

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Alcoli
Nome Formula

peb (C)

solubilit in H2O %

metanolo

CH3OH

64,5

etanolo 1-propanolo

CH3CH2OH CH3(CH2) 2OH

78,3 97

1-butanolo

CH3(CH2) 3OH CH3(CH2) 4OH CH3(CH2) 5OH

118

7,9

1-pentanolo

138

2,3

1-esanolo

156

0,6

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ESEMPI CH2 - CH2 - OH Cl CH3 - CH - CH3 OH CH3 CH3 - C - CH2 - CH3 OH 2 - propanolo (alcool SECONDARIO, R2 - CH - OH) R1 R1 2 - metil - 2 butanolo (alcool TERZIARIO, R2 - C - OH) R3 2 - cloroetanolo (alcool PRIMARIO, R - CH2 - OH )

R rappresenta un qualsiasi radicale (ad esempio, metile, etile, ecc.). Gli alcoli primari, secondari e terziari hanno reattivit diversa, in particolare riguardo allossidazione: ossidando un alcool primario si ottiene unaldeide ossidando un alcool secondario si ottiene un chetone gli alcoli terziari vengono ossidati con difficolt

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I composti in cui il gruppo - OH direttamente legato ad un anello aromatico si chiamano FENOLI; ad esempio:
OH

Propriet degli alcoli


Teb > di quelle degli alcani corrispondenti (molecole polari - legame idrogeno) H H l l H-C-H H- C-H l l O-H-- --- O-H-- -- Solubilit completa in solventi polari fino a C4

I composti contenenti pi gruppi - OH sulla stessa molecola sono detti GLICOLI; nel loro nome, il suffisso - olo preceduto da un prefisso moltiplicativo.
1,2 - etandiolo (glicole etilenico)
OH OH H-C-C-H H H

1,2,3 - propantriolo (glicerolo, glicerina)


OH OH OH H-C-C-C-H H H H

Il gruppo - OH rende la molecola polare e, grazie alla formazione di legame a idrogeno tra molecole adiacenti, le sostanze sono meno volatili e hanno temperature di ebollizione pi elevate rispetto agli alcani corrispondenti. Leffetto dellOH si indebolisce a mano a mano che la catena idrocarburica si allunga; ci influenza anche la solubilit in solventi polari, come H2O.

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METODI DI PREPARAZIONE
Addizione di acqua agli alcheni
O-H H l l H-C-C-H l l H H

14.3.2 ETERI

H-C=C-H + H-O-H l l H H

Gli ETERI sono composti di formula generale R 1 O R2 . Nel nome si indicano i radicali (R1ed R2, che possono essere uguali o diversi) seguiti da etere. ESEMPI CH 3 O CH3 O CH3 CH2 CH3 dimetiletere etilmetiletere

Riduzione di aldeidi, chetoni e acidi carbossilici Specificamente per lAlcol Etilico fermentazione degli zuccheri
C6H12O6 2 C2H5OH + 2 CO2

glucosio

etanolo

Per riduzione di unaldeide si ottiene un alcol primario; partendo da un acido carbossilico, questo viene prima ridotto ad aldeide, poi ad alcool. Riducendo un chetone si ottiene, invece, un alcool secondario.

Sono composti complessivamente poco reattivi, in quanto il legame etereo stabile. Riguardo agli usi, alcuni eteri vengono usati come anestetici.
14.3.3 COMPOSTI CARBONILICI: ALDEIDI E CHETONI

Entrambe le classi di composti sono caratterizzate

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dal GRUPPO CARBONILICO ( C = O), in cui il doppio legame fortemente polare a causa della differenza di elettronegativit tra i due atomi, ma il cui effetto sulle propriet fisiche minore rispetto al gruppo - OH. Il gruppo funzionale occupa nei due casi posizioni diverse: gruppo carbonilico in posizione terminale della catena: ALDEIDI, formula generale R - C - H (un radicale e un H legati al ( C = O) O

R- C=O

Aldeidi
H Gruppo funzionale - CHO (carbonilico aldeidico) Nome : idrocarburo con desinenza - ale (il C del gruppo carbonilico generalmente in posizione 1)

Esempi

HCHO CH 3 - CH2 - CHO CH 3 - (CH 2) 10 - CHO

metanale (aldeide formica) etanale (aldeide acetica) dodecanale

gruppo carbonilico allinterno della catena: CHETONI, formula generale R - C - R (due radicali legati al C=O) O

Preparazione : ossidazione di alcoli primari


H Cr2O72CH3 - C - OH H etanolo H+ CH3 - C = O H etanale

CHIMICA ORGANICA
METODI DI PREPARAZIONE: le aldeidi possono essere ottenute per ossidazione di un alcool primario. REAZIONI CARATTERISTICHE: per riduzione di unaldeide si ottiene un alcool primario (reazione inversa rispetto alla preparazione) per ossidazione di unaldeide si ottiene un acido carbossilico
Chetoni R - C - R ll O

Gruppo funzionale - CO (allinterno della catena) Nome : idrocarburo con desinenza - one (indicando il numero di posizione del carbonile)

Esempi

CH3 - C - CH 2 - CH 2 - CH2 - CH 3 ll 2 - esanone O CH3 - CH2 - C - CH 2 - CH2 - CH 3 ll O 3 - esanone

CH3 - C - CH 2 - CH 3 ll O 2 - butanone

Preparazione : ossidazione di alcoli secondari


H CH3 - C - CH3 OH CH3 - C - CH3 O (2) - propanone (acetone)

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METODI DI PREPARAZIONE: i chetoni possono essere ottenuti per ossidazione di un alcool secondario. REAZIONI CARATTERISTICHE: la riduzione di un chetone produce un alcool secondario (reazione inversa rispetto alla preparazione); i chetoni sono difficilmente ossidabili.
14.3.4 ACIDI CARBOSSILICI E LORO DERIVATI (ESTERI E AMMIDI)

Acidi carbossilici
Gruppo funzionale - COOH (carbossilico)

R - C - OH ll O

Nome : acido + idrocarburo con desinenza - oico (si usano anche nomi comuni; il C del gruppo carbossilico generalmente in posizione 1)

Preparazione : ossidazione delle aldeidi


O2 CH3 - C = O Mn2+ H etanale OH acido etanoico (acido acetico) CH3 - C = O

CHIMICA ORGANICA
Esempi
H - COOH acido metanoico (acido formico) CH3 - COOH acido etanoico (acido acetico) CH3 - CH2 - CH2 - COOH acido butanoico (acido butirrico) CH3 - CH2 - CH2 - CH2 - CH2 - COOH acido esanoico (acido capronico)

acidi carbossilici danno in acqua reazioni di dissociazione acida comportandosi come acidi deboli. METODI DI PREPARAZIONE: gli acidi carbossilici possono essere ottenuti per ossidazione di unaldeide. REAZIONI CARATTERISTICHE: gli acidi carbossilici possono essere ridotti ad aldeidi (inverso della preparazione) per sostituzione dell - OH si ottengono i DERIVATI DEGLI ACIDI (dei quali consideriamo esteri ed ammidi).

I gruppi C=O ed - OH, presenti nel gruppo che caratterizza gli ACIDI CARBOSSILICI, sono molto vicini e influenzano a vicenda le loro propriet; per questo, le reazioni degli acidi carbossilici si differenziano da quelle degli alcoli e dei composti carbonilici. Lelevato numero di legami a idrogeno che si forma tra le molecole conferisce loro punti di ebollizione relativamente elevati; per la stessa ragione, i primi termini della classe sono miscibili con acqua, e la miscibilit diminuisce a mano a mano che aumenta la dimensione delle molecole (catena idrocarburica apolare di lunghezza crescente). Il gruppo carbossilico un gruppo acido, per cui gli

CHIMICA ORGANICA
ESTERI

Esteri

R - C - O - R ll O

Derivati degli acidi carbossilici Gruppo funzionale - COOR Il nome deriva da quello dellacido carbossilico corrispondente
Esempi CH3 - CH 2 - CH 2 - COOCH 3 Butanoato di metile H - COOCH2 - CH 3 Formiato di etile

Preparazione: reazione tra acidi carbossilici e alcoli


O
metanolo

reazione di esterificazione

O CH3C-O-CH 3 + H2O
acetato di metile

CH3C-OH +
acido acetico

HO-CH3 reazione di idrolisi (saponificazione)

Gli esteri si ottengono per reazione tra acidi carbossilici ed alcoli; inversamente, lidrolisi di un estere libera lacido carbossilico e lalcool da cui lestere formato. Il loro nome deriva da quello degli acidi, dove la parola acido viene eliminata ed il suffisso oico sostituito con

CHIMICA ORGANICA
il suffisso ato, seguito dal nome del radicale dellalcool. ESEMPIO CH3 - CH2 - C - OH O CH3 - CH2 - C - OCH3 O Gli esteri a basso peso molecolare, volatili hanno odori caratteristici di fiori e frutta.
Esempi

acido propanoico

AMMIDI La reazione tra un gruppo carbossilico COOH ed ammoniaca (NH3) porta alla formazione di unammide. Anche in questo caso, il nome della molecola deriva da quello dellacido carbossilico di partenza (si elimina acido e si sostituisce oico con ammide).
R - C - NH2 ll O

propanoato di metile
O CH3C-OH
acido acetico

Ammidi
ammoniaca

O + H2O

NH3

CH3C-O-NH 2
acetammide

Derivati degli acidi carbossilici Gruppo funzionale - CONH2


H- C=O formammide (derivata dallacido formico)

NH2

CH3 - C = O NH2

acetammide

(derivata dallacido acetico)

CHIMICA ORGANICA
14.3.5 AMMINE

Le AMMINE sono derivati organici dellammoniaca, in cui uno o pi atomi di H sono sostituiti da radicali R. Nel nome vengono indicati i nomi dei radicali, seguiti da ammina. In certi casi si usano nomi comuni (ad esempio, la pi semplice ammina aromatica si chiama anilina). I composti a basso peso molecolare sono gassosi e molto solubili in acqua, in cui danno soluzioni basiche. Formano anchesse legami a idrogeno, ma rispetto allacqua questi sono pi deboli a causa della minore elettronegativit di N rispetto ad O.

Ammine
Derivati dellammoniaca

Basi deboli
trimetilammina

CH3 - N - H metilammina H

CH3 - N - H CH3 dimetilammina C6H5 - N - H

CH3 - N - CH3 CH3

anilina

14.4 I POLIMERI
I POLIMERI sono molecole formate da lunghe catene di unit che si ripetono, derivate da molecole pi piccole, dette monomeri. Le loro propriet sono legate alla struttura della molecola e dipendono in particolare da alcuni fattori, tra cui: lunghezza della catena forze di interazione tra le catene

CHIMICA ORGANICA

presenza di ramificazioni presenza di legami incrociati tra diverse catene


Polimeri

14.4.1 POLIMERI DI CONDENSAZIONE

monomeri

polimerizzazione polimeri

Si ha polimerizzazione per condensazione quando le molecole di partenza hanno gruppi funzionali che reagiscono tra loro eliminando molecole dacqua e concatenando le unit monomeriche. Si ottengono importanti polimeri mediante reazione tra acidi carbossilici e alcoli (formazione di poliesteri) e tra acidi carbossilici ed ammine (formazione di poliammidi).
Polimeri di condensazione

gomme plastiche fibre plastificanti stabilizzanti additivi cariche

adesivi vernici

poliammidi - C - NHll O
Reazione tra acido carbossilico ed ammina

O CH3C-OH + NH2 - R poliesteri -C-Oll O O

O CH3C-O-NHR + H2O

Le REAZIONI DI POLIMERIZZAZIONE sono principalmente due: condensazione e addizione.

Reazione tra acido carbossilico ed alcool

O CH3C-OH + HO - R

CH3C-O - R + H2O

CHIMICA ORGANICA
ESEMPI
Poliammidi
H H O O l l ll ll H-N-(CH2)6 -N -H + HO-C-(CH2)8-C-OH
esametilendiammina (1,6 - diammino esano) acido sebacico (acido 1,10 - decandioico)

Poliesteri
O O ll ll HO-C-C6H4-C-OH
acido tereftalico

H-O-(CH2)2 -O-H
glicole etilenico

H H O O l l ll ll -N-(CH2)6 -N - C - (CH 2)8 -CNYLON 6-10

O O ll ll -O-(CH2)2 -O - C -C6H4-C- +

2H2O

2H2O

PET - polietilentereftalato

14.4.2 POLIMERI DI ADDIZIONE

Le molecole che presentano doppi legami polimerizzano con particolare facilit perch possono dare reazioni di addizione al doppio legame, sommandosi le une alle altre.

CHIMICA ORGANICA
Polimerizzazione per addizione
monomeri contenenti doppi legami C = C H - C = C - H + H - C = C - H catalizzatore l l l l H H H H H H H H l l l l - C- C- C-Cl l l l H H H H H-C=C-H l l H C6H5 stirene (vinilbenzene)

Polistirene (PS)
- C H2- CH - C H2 - CH l l C6H5 C6H5

PE - polietilene

Polimetilmetacrilato (PMMA)
H CH3 l l H-C=C l O=C-OH

acido metacrilico

La reazione vista per letilene pu essere schematizzata per molecole pi complesse.


PVC - polivinicloruro
cloruro di vinile H-C=C-H l l H Cl H H H H l l l l -C-C-C-Cl l l l H Cl H Cl

H CH3 l l H-C=C l O=C-O-CH3 metilmetacrilato (estere metilico)

CH3 l - CH2- C - CH2 l C-O-CH3 ll O

CH3 l Cl C-O-CH3 ll O

CHIMICA ORGANICA
La gomma un polimero ottenuto per addizione, partendo da un monomero contenente due doppi legami; di questi, uno dei due d una reazione di addizione, laltro viene mantenuto nel polimero. La gomma naturale e quella sintetica derivano da due monomeri leggermente diversi.

14.V VERIFICA SE HAI CAPITO


14.V.1 Partendo dal significato dellisomeria, individua tra i composti seguenti quelli tra loro isomeri: a. CH3 - CH2 - CH2 - OH (C3H8O) b. CH3 - CH2 - CH3 CH3 - CH - CH3 CH3 d. e. f. CH3 - CH2 - CH2 - CH2 - CH3 CH3 - CH2 - O - CH3 CH3 - CH2 - CH2 - CH3 (C5H12) (C3H8O) (C4H10) (C3H8) (C4H10)

Gomme
CH3 l CH2= C - CH= CH2 2- metil 1,3- butadiene (isoprene) H l CH2= C - CH= CH2 1,3- butadiene CH3 l - CH2- C = CH- CH2 poli isoprene gomma naturale H l - CH2- C = CH- CH2 gomma sintetica

c.

CHIMICA ORGANICA
g. CH3 - CH - CH2 - CH3 CH3 h. CH3 - CH2 - CH2 - CH2 - CH2 - CH3 (C6H14) (C5H12)

CH3 - CH2 - CH2 - CH - CH3 Cl

14.V.2 Sulla base delle regole di nomenclatura, attribuisci un nome alle molecole seguenti:

14.V.3 Individua gli alcani prodotti per addizione di H2 sui seguenti idrocarburi insaturi: CH2 = CH - CH2 - CH3

CH3 - CH2 - CH2 - CH2 - CH3

CH2 = CH - CH = CH2 CH3 - CH = CH - CH2 - CH3 CH3 - C CH HC CH

CH3 - CH - CH2 - CH2 - CH3

CH3

CH3 - CH2 - CH - CH2 - CH3 CH3

14.V.4 Tenendo conto delle reazioni di ossidazione e di riduzione che interessano alcune classi di composti organici, individua quale tipo di composto si ottiene mediante: ossidazione di un alcool primario

CHIMICA ORGANICA

riduzione di un chetone ossidazione di unaldeide riduzione di un acido carbossilico

14.V.5 Sulla base dei meccanismi di polimerizzazione, scrivi i prodotti ottenuti da: (polimerizzazione per condensazione, vedi esterificazione) HOOC - CH2 - COOH + HO - CH2 - CH2 - OH (polimerizzazione per addizione, vedi addizione al doppio legame) CH2 = CH2 + CH2 = CH2

CHIMICA ORGANICA
Soluzione Pre-Test 1.

alcheni, 2 - butene alcoli, (1) - propanolo acidi carbossilici, acido propanoico esteri, propanoato di metile

2. CH3 - CH3 + O2 CO2 + H2O CH C - CH3 + Cl2 CHCl = CCl - CH3 CH3 - CH2 - OH + O2 (ossidazione) CH3 - CHO CH3 - COOH CH3 - CH2 - CH2 - COOCH3 + H2O CH3 - CH2 - CH2 - COOH + CH3 - OH

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Gli alcani presentano: a. almeno un legame doppio C-C b. almeno un legame triplo C-C c. nessun legame multiplo C-C d. un sistema elettronico p delocalizzato Soluzione 2) Gli alcheni presentano: a. almeno un legame doppio C-C b. almeno un legame triplo C-C c. nessun legame multiplo C-C d. un sistema elettronico p delocalizzato Soluzione 3) Gli alchini presentano: a. almeno un legame doppio C-C b. almeno un legame triplo C-C c. nessun legame multiplo C-C d. un sistema elettronico p delocalizzato Soluzione 4) Il composto organico di formula CH4 si chiama: a. metile b. esano c. etano d. metano Soluzione 5) Il composto organico di formula CH3 - CH2 - CH3 si chiama: a. fenolo b. esano c. etano d. propano Soluzione

ESERCIZI
6) Tra le seguenti miscele, quale si ottiene facendo bruciare un idrocarburo puro in eccesso di ossigeno? a. carbonio e idrogeno b. carbonio e acqua c. monossido di carbonio e acqua d. diossido di carbonio e acqua e. diossido di carbonio e idrogeno Soluzione 7) Quale delle seguenti affermazioni valida per gli alcani? a. formano facilmente polimeri b. vengono ossidati facilmente a freddo c. posono esistere sotto forma di solidi, liquidi e gas d. non bruciano mai in presenza di aria e. reagiscono facilmente con sostanze polari Soluzione 8) Quale dei seguenti composti un alchene? a. CH4 b. c. d. e. C 2 H6 C4H10 C5H10 C 6 H6

Soluzione

9) Gli alcoli sono caratterizzati dal gruppo funzionale: a. COOH b. CHO c. - O d. - OH Soluzione 10) Gli eteri sono caratterizzati dal gruppo funzionale a. - COO b. - CHO c. - O d. - CO Soluzione

ESERCIZI
11) Le aldeidi sono caraterizzate dal gruppo funzionale: a. - COO b. - CHO c. - OH d. - CO Soluzione 12) I chetoni sono caratterizzati dal gruppo funzionale: a. - COO b. - CHO c. - OH d. - CO Soluzione 13) Gli acidi carbossilici sono caratterizzati dal gruppo funzionale: a. - COOH b. - CHO c. - OH d. - CO Soluzione 14) Le ammine sono caratterizzate dal gruppo funzionale: a. - COOH b. - NH2 c. - OH d. - CO Soluzione 15) Il composto organico di formula CH3 - CH2 - C - OH O classificabile come un:

ESERCIZI
a. b. c. d. etere estere alcool acido carbossilico Soluzione 16) Il composto organico di formula CH3 - CH2 - C - CH3 O classificabile come un: a. etere b. anidride c. chetone d. acido carbossilico Soluzione 17) Il composto organico di formula CH3 - C - H O classificabile come un: a. etere b. chetone c. aldeide d. acido carbossilico Soluzione 18) Il composto organico di formula CH3 - CH2 - C - O - CH3 O classificabile come un: a. etere b. estere c. anidride

ESERCIZI
d. acido carbossilico Soluzione 19) Il composto organico di formula CH3 - N - H CH3 classificabile come: a. ammide b. anidride c. ammina d. acido carbossilico Soluzione 20) Il composto organico di formula CH3 - CH2 - C - NH2 O classificabile come: a. b. c. d. ammide estere anidride ammina Soluzione 21) Il PVC ha struttura: a. [- CF2 - CF2 -]n b. [- CH2 - CH -]n Cl c. d. [- CH2 - CH2 -]n [- CH2 - CH -]n C6H 5

Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. c Back 2. a Back 3. b Back 4. d Back 5. d Back 6. d Back 7. c Back 15. d Back 14. b Back 13. a Back 12. d Back 11. b Back 10. c Back 9. d Back 8. d Back

ESERCIZI
16. c Back 17. c Back 18. b Back 19. c Back 20. a Back 21. b Back

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE 12.A PRE-REQUISITI 12.B PRE-TEST 12.C OBIETTIVI 12.1 INTRODUZIONE: SOLUZIONI DI ELETTROLITI 12.2 ACIDI E BASI
12.2.1 DEFINIZIONI DI ACIDO E BASE 12.2.2 FORZA DEGLI ACIDI E DELLE BASI 12.4.2 GLI INDICATORI ACIDO-BASE E LE TITOLAZIONI 12.4.3 LE SOLUZIONI TAMPONE 12.4.1 EQUILIBRI DI IDROLISI NELLE SOLUZIONI DI SALI

12.5 EQUILIBRI DI SOLUBILITA


12.5.1 PRODOTTO DI SOLUBILITA 12.5.2 ESERCIZI SVOLTI

12.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

12.3 IL PH
12.3.1 DEFINIZIONE 12.3.2 ESERCIZI SVOLTI

12.4 ALTRI ASPETTI LEGATI AL PH

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


12.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: comprendere i concetti di mole e di equivalente; distinguere tra miscele omogenee ed eterogenee e spiegare cos una soluzione; definire i diversi modi per esprimere la concentrazione di una soluzione; definire la costante di equilibrio di una reazione e spiegarne il significato; spiegare il significato dellequilibrio chimico in quanto equilibrio dinamico; data una reazione di equilibrio, calcolare la concentrazione di tutte le specie allequilibrio, nota la costante di equilibrio; descrivere in generale cos una titolazione ed effettuare calcoli usando il prodotto del volume per la normalit; effettuare operazioni con valori numerici espressi in notazione esponenziale; applicare il logaritmo decimale nei calcoli di pH.

12.B PRE-TEST
Calcola il volume di NaOH 0,001 M che neutralizza 800 cm3 di una soluzione di CH3COOH a pH 4,0. (Ka = 1,710-5) Soluzione

12.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: descrivere il comportamento degli elettroliti in soluzione, comprendere il meccanismo della dissociazione e definire il grado di dissociazione (); comprendere la distinzione tra elettroliti forti e deboli; enunciare le definizioni di acido e base che si sono storicamente succedute ed associarle ad esempi di reazioni acido-base; applicare la distinzione tra elettroliti forti e deboli agli acidi e alle basi; comprendere il significato del pH e conoscere i valori che esso pu assumere; calcolare il pH a partire dalla [H+] o dalla [OH-] e,

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


viceversa, risalire alla concentrazione di [H+] e di [OH-] partendo da un valore di pH; comprendere il significato del prodotto ionico dellacqua (Kw) ed usarlo nella risoluzione di problemi; calcolare il pH di soluzioni di acidi e basi forti; calcolare il pH di soluzioni di acidi e basi deboli, valutando la dissociazione mediante la costante di equilibrio; spiegare gli aspetti essenziali delle reazioni di idrolisi, delle titolazioni, degli indicatori acido-base e delle soluzioni tampone; descrivere gli equilibri di solubilit di sostanze poco solubili e definire il prodotto di solubilit (Ks). Quindi, lelettrolita in soluzione d luogo al fenomeno della DISSOCIAZIONE ed in base alle modalit con cui questa avviene si distinguono: elettroliti FORTI, completamente dissociati in ioni, rappresentati dai sali, da alcuni acidi e alcune basi; elettroliti DEBOLI, parzialmente dissociati in ioni e parzialmente presenti sotto forma di molecole non dissociate, rappresentati soltanto da acidi e basi. Ad esempio, consideriamo una soluzione acquosa di NaCl (elettrolita forte): il cloruro di sodio completamente dissociato e la sua dissociazione si pu scrivere (sottintendendo il solvente): NaCl Na+ + ClNel caso di una soluzione acquosa di HCN, lacido cianidrico (elettrolita debole) si dissocia solo in parte e si stabilisce un equilibrio tra le molecole indissociate e gli ioni: HCN + H2O H3O+ + CN-

12.1 INTRODUZIONE: SOLUZIONI DI ELETTROLITI


Si definiscono ELETTROLITI tutte le sostanze che in soluzione si scindono totalmente o parzialmente in ioni, cio in particelle cariche (CATIONI con carica + e ANIONI con carica -).

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


La forza di un elettrolita pu essere misurata mediante il GRADO DI DISSOCIAZIONE (): esprime la frazione di molecole che si dissociata, ed data dal rapporto tra il numero di particelle dissociate ed il numero totale di particelle inizialmente presenti (vedi anche propriet colligative per soluzioni di elettroliti). Il grado di dissociazione pu assumere valori compresi tra 0 e 1 e per un elettrolita forte sempre uguale a 1. Gli equilibri che si stabiliscono tra ioni in soluzione acquosa vengono interpretati secondo le leggi generali che regolano gli equilibri chimici. Verranno considerati due tipi di equilibri ionici: lequilibrio che si stabilisce tra una specie indissociata ed i suoi ioni dissociati (equilibri di dissociazione), che spesso riguarda acidi e basi; lequilibrio esistente tra un solido indisciolto e le sue specie disciolte (equilibri di solubilit).

12.2 ACIDI E BASI


12.2.1 DEFINIZIONI DI ACIDO E BASE

Nel corso dei secoli gli ACIDI e le BASI sono state definite in vari modi, e ogni nuova definizione ha cercato di comprendere un numero progressivamente maggiore di casi rispetto alla teoria precedente. 1. ARRHENIUS Gli ACIDI sono sostanze che in acqua si dissociano per dare ioni H+, ad esempio: HCl H+ + ClLe BASI sono sostanze che reagiscono con gli ioni H+ per formare acqua, ed alcune di esse si dissociano in acqua generando ioni OH-, come: NaOH Na+ + OHNaOH + H+ Na+ + H2O

Oggi sappiamo che gli ioni H+ in soluzione acquosa

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


si associano con molecole polari di acqua e formano H3O+ (ione ossonio, o idronio). Per semplicit, spesso nelle reazioni si scrive H+ invece di H3O+. 2. BRNSTED-LOWRY Un ACIDO un donatore di protoni, ad esempio: HCl + H2O H3O+ + Cl

(gli indici 1 e 2 mettono in relazione le coppie coniugate) NH3 + H2O NH4+ + OHB1 A2 A1 B2 Si dice che essa ha comportamento anfiprotico, in quanto pu cedere o acquistare un protone; per la dissociazione dellacqua (su cui torneremo per definire il prodotto ionico dellacqua) si ha: H2O + H2O OH- + H3O+ A1 B2 B1 A2 In questo caso, una molecola dacqua si comporta da acido, laltra da base. 3. LEWIS Un ACIDO un accettore di una coppia di elettroni Una BASE un donatore di una coppia di elettroni La reazione tra un acido di Lewis (che ha un orbitale vuoto disponibile) ed una base di Lewis (che fornisce

Una BASE un accettore di protoni, ad esempio: NH3 + H2O NH4+ + OH-

Quando un acido cede H+ si trasforma nella sua base coniugata, e analogamente quando una base acquista H+ genera il suo acido coniugato; ad esempio, Cl- la base coniugata di HCl ( e viceversa) e NH4+ lacido coniugato di NH3 (e viceversa). Lacqua pu comportarsi sia da acido che da base a seconda delle reazioni: HCl + H2O H3O+ + ClA 1 B2 A2 B1

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


una coppia di elettroni) porta alla formazione di un legame covalente dativo. Un esempio di reazione tra acido di Lewis e base di Lewis quella tra trifluoruro di boro e ammoniaca
F F B F + H F F B F H N H H

equilibrio tra molecole di acido non dissociate e ioni ( un ACIDO DEBOLE). La costante di equilibrio di questa reazione [A-] [H+] K= [HA] viene generalmente indicata con Ka ed nota come COSTANTE DI DISSOCIAZIONE dellacido. Questa costante, come ogni costante di equilibrio, non risente di variazioni di concentrazione e varia soltanto al variare della temperatura (il valore della K di equilibrio definito ad una certa temperatura); il valore di Ka ci d una misura quantitativa di quanto lacido dissociato, e quindi della sua forza. alti valori di Ka acido molto dissociato acido FORTE bassi valori di Ka acido poco dissociato acido DEBOLE

12.2.2 FORZA DEGLI ACIDI E DELLE BASI

Un generico acido HA si dissocia in acqua secondo la reazione: HA + H2O H3O+ + Ache, omettendo il solvente, pu essere scritta: HA H+ + AHA pu dissociarsi completamente (in questo caso un ACIDO FORTE), oppure pu stabilirsi un

..
H

N H

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


Vengono riportati alcuni esempi di acidi, con le loro Ka (a 25C), in ordine di acidit decrescente. Acido nitrico Acido nitroso Acido acetico HNO3 H + NO3 Ka = 40 HNO2 H+ + NO2Ka = 4,710-4 CH3COOH H+ + CH3COOKa = 1,710-5 (vedi acidi carbossilici) H2CO3 H+ + HCO3Ka = 4,510-7 H3BO3 H+ + H2BO3Ka = 5,810-10
+ -

[B+] [OH-] la costante di equilibrio Kb = [BOH] cio la costante di dissociazione della base. Esempi di basi (indicando la reazione come (B + H2O BH+ + OH-) sono: Ammoniaca NH3 + H2O NH4+ + OHKb = 1,810-5 Anilina C6H5NH2 + H2O C6H5NH3+ + OHKb = 7,410-10 (vedi ammine) Alcuni acidi, detti ACIDI POLIPROTICI, possono dare la dissociazione di pi atomi di H; generalmente le costanti di equilibrio sono progressivamente pi piccole negli stadi successivi al primo. Ad esempio, per lacido fosforico H3PO4: 1. 2. 3. H3PO4 H+ + H2PO4H2PO4- H+ + HPO42HPO42- H+ + PO43Ka1 = 7,110-3 Ka2 = 6,310-8 Ka3 = 4,210-13

Acido carbonico Acido borico

Analogamente alle Ka degli acidi, le costanti di dissociazione delle basi (Kb) possono essere usate per confrontare la forza delle diverse basi; se la generica base BOH si dissocia secondo lequilibrio: BOH B+ + OH-

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


12.3 IL PH
12.3.1 DEFINIZIONE

Un altro modo per valutare la forza di un acido consiste nel determinare la concentrazione di ioni H+ presenti in soluzione, calcolando il cosiddetto PH. Il valore del pH strettamente collegato alla [H+] e si calcola attraverso il logaritmo decimale della concentrazione degli ioni idrogeno cambiato di segno: pH = -log [H+] Mentre le concentrazioni possono assumere valori compresi in un range molto ampio (in molti casi [H+] compresa tra 10-15 e 10 mol l-1), la scala logaritmica limita i valori del pH ad una serie limitata, con valori approssimativamente compresi tra 0 e 14.

[H+] = 110-2 M = -log (110-2) = 2 [H+] = 110-7 M = -log (110-7) = 7 [H+] = 110-13 M = -log (110-13) = 13

ESEMPI pH = -log [H+] = pH = -log [H+] = pH = -log [H+] =

Inversamente, possibile calcolare la [H+] di una soluzione di cui si conosce il pH, attraverso la relazione: [H+] = 10-pH ESEMPI [H+] = 110-4 [H+] = 110-9

pH = 4 pH = 9

Come verr illustrato negli esercizi svolti, i calcoli sullequilibrio portano talvolta ad ottenere la [OH-] invece della [H+]. Queste due concentrazioni possono facilmente essere ricavate una dallaltra in

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


base allequilibrio di dissociazione dellacqua: H2O H+ + OHESEMPI [H+] = 110-2 [OH-] = Kw/[H+] = = 110-14/110-2 = 110-12 [H+] = 110-10 [OH-] = Kw/[H+] = = 110-14/110-10 = 110-4 [OH-] = 110-5 [H+] = Kw/[OH-] = = 110-14/110-5 = 110-9 [OH-] = 110-7 [H+] = Kw/[OH-] = = 110-14/110-7 = 110-7 [OH-] = 110-11 [H+] = Kw/[OH-] = = 110-14/110-11 = 110-3 Esiste anche unaltra relazione che deriva dalla definizione di Kw e che pu essere usata in alternativa al metodo precedente: pH + pOH = 14 (dove pH = -log [H+] e pOH = -log [OH-])

La K di equilibrio per questa reazione : [H+] [OH-] K= [H2O] Essendo H2O ionizzata in misura molto limitata, [H2O] pu essere considerata costante ed inglobata nella costante. Si ottiene, quindi, una nuova costante: [H+] [OH-] = K [H2O] = Kw PRODOTTO IONICO DELLACQUA a 25C [H+] = [OH-] = 110-7 da cui si ricava Kw = [H+] [OH-] =110-14 mol2 l-2 Questa relazione pu essere usata per calcolare [H+] quando si conosce [OH-], e viceversa;

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


[OH-] = 110-5 pH = 14-5 = 9 [OH-] = 110-10 pH = 14-10 = 4 ESEMPI pOH = -log (110-5) = 5 pOH = -log (110-10) = 10
In una soluzione acida In una soluzione neutra In una soluzione basica Scala del pH [H3O+] > 10 -7 M pH < 7

Nellacqua pura e nelle soluzioni di parte dei sali (ad esempio, NaCl) gli H+ e gli OH- provengono esclusivamente dalla dissociazione dellacqua, per cui: [H+] = [OH-] = (Kw)1/2 = 110-7 (a 25C) pH = 7 In presenza di acidi o di basi, si hanno degli H+ o degli OH- che non provengono dallacqua, per cui le concentrazioni, e quindi il pH, assumono valori diversi: Soluzioni NEUTRE: [H+] = [OH-] Soluzioni ACIDE: [H+] > [OH-] Soluzioni BASICHE: [H+] < [OH-] pH = 7 pH < 7 pH > 7

[H3O+] = 10 -7 M

pH = 7

[H3O+] < 10 -7 M

pH > 7

12.3.2 ESERCIZI SVOLTI

1) Calcola il pH di una soluzione di HNO3 (completamente dissociato) contenente 0,63 g di acido in 1 litro di soluzione. La soluzione contiene 0,63 g l-1, cio 0,63 g/63,016 g mol-1 = 110-2 mol l-1 HNO3 H+ + NO3Essendo HNO3 completamente dissociato, [H+] uguale alla M iniziale dellacido:

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


[H+] = 110-2 M pH = -log (110-2) = 2 2) Calcola il pH di una soluzione di NaOH 1,010-3 M. NaOH completamente dissociato, per cui [OH-] = 1,010-3 [H+] = 1,010-14/1,010-3 = 1,010-11 pH = 11 3) Calcola il pH di una soluzione di acido acetico CH3COOH 0,01 M (Ka = 1,810-5) Consideriamo la dissociazione di CH3COOH, che un acido debole: CH3COOH H+ + CH3COOI V E 0,01 -x 0,01 - x / x x / x x Ka = [H+] [CH3COO-] [CH3COOH] x2 = 0,01 - x = 1,8 10-5

In generale si ricava la x risolvendo lequazione di secondo grado; tuttavia, la x a denominatore risulta trascurabile se: Ka minore o dellordine di 10-5 la concentrazione dellacido non e inferiore a -2 10 M Trascurando la x a denominatore si ottiene x = [H+] = 4,210-4 pH = 3,38

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


4) Lammoniaca una base debole (Kb = 1,810-5). Calcola che M deve avere una soluzione di ammoniaca perch il suo pH sia 10,04. NH3 + H2O NH4+ + OHSe pH = 10,04 [H+] = 10-10,04 = 9,110-11 [OH-] = Kw/[H+] = 110-14/9,110-11 = = 1,110-4 (oppure: pOH = 14 - pH = 3,96; [OH-] = 10-3,96 = = 1,110-4) NH3 + x - 1,110-4 x - 1,110-4 H 2O NH4+ / +1,110-4 1,110-4 + OH/ +1,110-4 1,110-4

Inizio Variazione Equilibrio

[NH4+] [OH-] (1,110-4)2 Kb = ______________ = ______________ = 1,810-5 [NH3] x - 1,110-4 Si ottiene x = 7,810-4 M

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


12.4 ALTRI ASPETTI LEGATI AL PH
12.4 1 EQUILIBRI DI IDROLISI NELLE SOLUZIONI DI SALI

Non si stabiliscono equilibri acido-base e rimane valida la condizione [H+] = [OH-] pH neutro soluzioni dei sali di acidi forti e basi forti danno SOLUZIONE NEUTRA 2. CH3COONa

Le soluzioni di sali possono avere pH acido, neutro o basico: ci dovuto allinstaurarsi di equilibri acidobase nella soluzione per reazione di IDROLISI con il solvente (cio lacqua). Per prevedere il pH della soluzione di un certo sale si procede alla dissociazione del sale (che un elettrolita forte) e si valuta se gli ioni formati derivano da un acido/base forte o da un acido/base debole. Solo gli ioni derivanti da acidi o basi deboli danno reazioni di idrolisi.

CH3COONa CH3COO- + Na+ Na+ deriva da NaOH, base FORTE CH3COO- deriva da CH3COOH, acido DEBOLE, e sottrae H+ dalla soluzione, secondo la reazione: CH3COO- + H2O CH3COOH + OHpH basico soluzioni dei sali di acidi deboli e basi forti danno SOLUZIONE BASICA

1.

NaCl

NaCl Na+ + Cl Na+ deriva da NaOH, base FORTE Cl- deriva da HCl, acido FORTE

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


3. NH4Cl NH4+ + H2O NH3 + H3O+ Nel caso specifico di questo sale, lanione ed il catione sono idrolizzati in misura confrontabile, i due effetti si compensano e la soluzione neutra. In generale, bisogna valutare caso per caso la forza relativa dellacido e della base confrontando i valori di Ka e Kb (prevale leffetto dovuto alla specie pi debole tra le due). soluzioni dei sali di acidi deboli e basi deboli: si valuta caso per caso.
12.4.2 GLI INDICATORI ACIDO-BASE E LE TITOLAZIONI

NH4Cl NH4+ + Cl Cl- deriva da HCl, acido FORTE NH4+ deriva da NH3, base DEBOLE, ed in soluzione acquosa d la reazione: NH4+ + H2O NH3 + H3O+ pH acido soluzioni dei sali di acidi forti e basi deboli danno SOLUZIONE ACIDA 4. CH3COONH4

CH3COONH4 CH3COO- + NH4+ CH3COO- deriva da CH3COOH, acido DEBOLE, e sottrae H+ dalla soluzione, secondo la reazione: CH3COO- + H2O CH3COOH + OH NH4+ deriva da NH3, base DEBOLE, e d la reazione:

Gli indicatori acido-base sono sostanze che cambiano colore in funzione della [H+] della soluzione a cui vengono aggiunti e possono essere usati per valutare se una soluzione acida o basica. Sono generalmente degli acidi deboli con equilibrio di dissociazione: In H+ + In-

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


in cui le molecole indissociate e gli anioni dissociati sono caratterizzate da colore diverso. Variazioni nel pH della soluzione determinano uno spostamento dellequilibrio secondo le regole stabilite dal principio di Le Chatelier, e la soluzione assume il colore della forma predominante. Come tutti gli acidi, ogni indicatore caratterizzato da una Ka di equilibrio; ad esempio: Metilarancio Ka = 210-4 Tornasole Ka = 310-7 Fenolftaleina Ka = 710-10 Concretamente, la quantit di acido o di base presente in una soluzione si valuta attraverso un procedimento chiamato titolazione, per cui una soluzione di acido viene titolata con una base e, viceversa, una soluzione di base viene titolata con un acido. Come accennato (reazioni di neutralizzazione) un volume noto di soluzione da titolare, ad esempio un acido, viene fatta reagire aggiungendo un certo volume di soluzione di base a concentrazione nota e neutralizzati dagli OH- della base aggiunta goccia a goccia. Vale quindi la relazione gi vista N1V1 = N2V2. La variazione di colore dellindicatore permette di stabilire esattamente il punto finale della titolazione; si definisce zona di viraggio lintervallo di pH in cui lindicatore cambia colore ed esso dipende dal valore della Ka che, come mostrato, pu assumere valori molto differenti. E quindi necessario di volta in volta scegliere lindicatore pi adatto in base alle caratteristiche della soluzione da titolare.
12.4.3 LE SOLUZIONI TAMPONE

Le SOLUZIONI TAMPONE sono soluzioni che si mantengono ad un pH costante anche in seguito ad aggiunta di piccole quantit di acido o di base. Sono generalmente costituite da una soluzione di un acido debole e di un suo sale (ad esempio, CH3COOH/CH3COONa) oppure di una base debole e di un suo sale (NH3/NH4Cl). Se consideriamo un generico acido debole HA ed una suo sale MA, in soluzione saranno presenti

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


la titolazione deve essere interrotta quando tutti gli H+ presenti nella soluzione iniziale sono stati quantit relativamente elevate sia di acido indissociato HA che di A-. HA H+ + AMA M+ + A Per aggiunta di acido, gli H+ aggiunti vengono catturati dagli ioni A- e riformano HA, per cui la [H+] (e quindi il pH) varia in misura molto limitata. Per aggiunta di base, nuove molecole di HA si dissociano per ripristinare gli H+ che hanno reagito con gli OH- della base. Sperimentalmente si osserva che in una soluzione satura il prodotto delle concentrazioni di Ag+ e di Cl costante, indipendentemente dalla quantit di soluto presente nella soluzione, ed pari a 10-10 mol2 l-2. Il significato di questo prodotto risulta chiaro se si scrive la costante di equilibrio per la dissociazione in soluzione di AgCl: [Ag+] [Cl-] K= [AgCl (s)] Essendo un equilibrio eterogeneo, la concentrazione del solido pu essere considerata costante ed inglobata nella costante: [Ag+] [Cl-] = K [AgCl (s)] = nuova costante K Questa costante, rappresentata con il simbolo Ks, viene chiamata PRODOTTO DI SOLUBILITA e, come ogni costante di equilibrio, costante ad una certa temperatura; per un generico sale AmBn il prodotto di solubilit dato da:

12.5 EQUILIBRI DI SOLUBILITA


12.5.1 PRODOTTO DI SOLUBILITA

Sciogliendo in acqua un solido poco solubile si ottiene ad un certo punto una SOLUZIONE SATURA, in cui gli ioni di sale disciolto sono in equilibrio con il soluto non sciolto; ad esempio, per AgCl possiamo quindi scrivere lequilibrio:

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


Ks = [A]m [B]n che si ricava dallequilibrio di dissociazione del sale e dalla corrispondente costante di equilibrio, assumendo la concentrazione del solido costante: AmBn (s) mA + nB [A]m [B]n K = ____________ [AmBn (s)]
12.5.2 ESERCIZI SVOLTI

1) Una soluzione satura di AgCl contiene 1,4610-3 g l -1 di sale a 18C. Calcola Ks. Solubilit di AgCl a 18C = 1,4610-3 g l-1 corrispondenti a: 1,4610-3 g/143,5 g mol-1 = 1,0010-5 mol l-1 Allequilibrio: AgCl (s) Ag+ (aq) + Cl- (aq) [Ag+ (aq)] = [Cl- (aq)] = 1,0010-5 M Ks (AgCl) = [Ag+ (aq)] [Cl- (aq)] = 1,0010-5 x 1,0010-5 = 1,0010-10 mol2 l-2 2) Il Ks di Ag2CO3 a 20C 8,0010-12 mol 3 l -3. Calcola la solubilit del sale a questa temperatura. Ag2CO3 (s) 2Ag+ (aq) + CO32- (aq) Se indichiamo con s la solubilit di Ag2CO3, in base

[AmBn (s)] = costante

Il concetto di prodotto di solubilit non pu essere usato per composti molto solubili, come NaCl o AgNO3, in quanto per soluzioni sature con elevata concentrazione di ioni il suo valore non pi costante. I valori di Ks sono, quindi, generalmente molto piccoli: per sali con bassissima solubilit si possono avere valori anche inferiori a 10-40. Conoscendo la solubilit del sale, possibile calcolare il prodotto di solubilit, e viceversa; inoltre, dal valore di Ks possibile stabilire se in una certa soluzione si ha o meno precipitazione in determinate condizioni.

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


alla stechiometria della reazione si ha: [Ag+ (aq)] = 2s e [CO32- (aq)] = s Ks = [Ag+ (aq)]2 [CO32- (aq)] = (2s)2 x s = 8,0010-12 4s3 = 8,0010-12 s = 1,2510-4 mol l-1 3) Ad una soluzione contenente ioni Ca2+ e ioni Mg2+ entrambi in concentrazione 1,7010-4 M si aggiunge una soluzione contenente ioni CO32- in concentrazione 1,0010-3 M. Dire se precipita CaCO3, MgCO3 o entrambi. Ks (CaCO3) = 1,710-8 Ks (MgCO3) = 2,610-5 Perch si abbia precipitazione, il prodotto delle concentrazioni dei due ioni che danno il sale deve essere maggiore del prodotto di solubilit. [Ca2+] [CO32-] = 1,7010-4 x 1,0010-3 = 1,7010-7 1,7010-7 > Ks precipita CaCO3 [Mg2+] [CO32-] = 1,7010-4 x 1,0010-3 = =1,7010-7 1,7010-7 < Ks non precipita MgCO3

12.V VERIFICA SE HAI CAPITO


12.V.1 In base alla distinzione tra elettroliti forti e deboli ed al valore della costante di equilibrio, stabilisci se gli acidi seguenti in soluzione sono completamente o parzialmente dissociati, e scrivi le relative reazioni di dissociazione: acido cloridrico, HCl acido ipocloroso, HClO acido nitrico, HNO3 acido cianidrico, HCN

Ka molto alta Ka = 3,710-8 Ka = 40 Ka = 4,910-10

12. V 2 Basandoti sulle caratteristiche delle reazioni acido-base, riconosci nelle seguenti reazioni gli acidi e le basi ed associa ogni acido con la sua base coniugata: CuO + 2H+ Cu2+ + H2O S2- + 2HCl H2S + 2Cl

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE

H2O + H2O H3O+ + OH-

12.V.3 Partendo dalla definizione di pH ed usando, quando necessario, il prodotto ionico dellacqua, calcola i valori di pH corrispondenti alle seguenti concentrazioni e valuta se la soluzione acida, neutra o basica: [H+] = 110-2 [H+] = 110-7 [H+] = 110-12 [OH-] = 110-4 [OH-] = 110-11

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


Soluzione Pre-Test Un pH = 4 corrisponde ad una concentrazione di H+ di 10-pH, cio [H+] = 110-4 Calcoliamo la concentrazione iniziale dellacido debole CH3COOH, partendo da questo valore e tenendo conto della costante di equilibrio dellacido. CH3COOH x - 110-4 x - 110-4 CH3COO/ + 110-4 + 110-4 (110-4)2 = x - 110-4 = 1,710-5 + H+ / + 110-4 + 110-4

Inizio Variazione Equilibrio

Ka =

[CH3COO-] [H+] [CH3COOH]

Risolvendo lequazione di primo grado si ottiene x = 6,910-4 M (che essendo CH3COOH monoprotico uguale a 6,910-4 N). Applichiamo ora la relazione vista per le titolazioni V1N1 = V2N2 dove: V1 = 0,8 l

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE


N1 = 6,910-4 N V2 = x N2 = 0,001 N Si ottiene x = 0,55 l; quindi per avere completa neutralizzazione dellacido sono necessari 550 cm3 di base.

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Il prodotto ionico dellacqua (Kw) vale 10-14: a. a qualunque temperatura b. solo per una soluzione acida c. solo per una soluzione basica d. solo a T = 25C Soluzione 2) Per lacqua pura risulta circa: a. [H3O+] = 1 M b. [H3O+] = 10-7 M c. [H3O+] = 55,5 M d. [H3O+] = 10-14 M 3) Una soluzione acquosa sicuramente acida se: a. [H3O+] > 10-7 M b. [H3O+] > [OH-] c. [H3O+] < [OH-] d. [OH-] < 10-7 M Soluzione 4) Una soluzione acquosa sicuramente basica se: a. [H3O+] > 10-7 M b. [H3O+] > [OH-] c. [H3O+] < [OH-] d. [OH-] < 10-7 M Soluzione 5) In soluzione acquosa a T = 25C : a. pH + pOH = 10-14 b. pH + pOH = 14 c. pH x pOH = 10-14 d. pH + pOH = pH2O

Soluzione

Soluzione

ESERCIZI
6) Una soluzione acquosa con pH = 2 : a. basica b. acida c. neutra d. una soluzione tampone Soluzione 7) Una soluzione acquosa con pH = 10 : a. basica b. acida c. neutra d. una soluzione tampone Soluzione 8) Per una soluzione acquosa 0,01 M di NaOH il pH vale: a. 0,01 b. 2 c. 12 d. 14 Soluzione 9) Per una soluzione acquosa 0,001 M di HCl il pH vale: a. 0,001 b. 3 c. 11 d. 14 Soluzione 10)Per una soluzione acquosa 0,01 M di NaCl il pH vale: a. 7 b. 2 c. 12 d. 14 Soluzione 11)Se una soluzione a pH = 4 risulta: a. [H3O+] = 4 M b. [H3O+] = 10-10 M c. [OH-] = 10-4 M d. [H3O+] = 10-4 M

Soluzione

ESERCIZI
12) Se una soluzione a pH = 11 risulta: a. [H3O+] = 11 M b. [H3O+] = 10-11 M c. [H3O+] = 10-3 M d. [OH-] = 10-11 M Soluzione 13) Un acido secondo Brnsted-Lowry : a. un accettore di protoni b. un donatore di protoni c. un accettore di doppietti elettronici d. un donatore di doppietti elettronici Soluzione 14) Nella seguente reazione acido-base secondo Brnsted-Lowry NH4+ + H2O NH3 + H3O+ gli acidi sono: a. NH4+ e H3O+ b. NH4+ e H2O c. H2O e NH3 d. H2O e H3O+ Soluzione 15) Nella seguente reazione acido-base secondo Brnsted-Lowry: S2- + H2O HS- + OHle basi sono: a. HS- e S2b. H2O e HSc. S2- e OHd. HS- e OHSoluzione

ESERCIZI
16) Un acido secondo Lewis : a. un accettore di protoni b. un donatore di protoni c. un accettore di doppietti elettronici d. un donatore di doppietti elettronici Soluzione 17) Un acido sicuramente forte se: a. in acqua risulta completamente dissociato b. in acqua risulta solo parzialmente dissociato c. pu cedere pi di un protone d. in acqua d luogo ad una soluzione acida Soluzione 18) Una base sicuramente debole se: a. in acqua risulta completamente dissociata b. in acqua risulta solo parzialmente dissociata c. non pu acquistare pi di un protone d. in acqua d luogo ad una soluzione basica Soluzione 19) Stabilisci quale dei seguenti raggruppamenti contiene solo acidi forti in acqua: a. HF, HCl, HBr, KOH b. HNO2, HNO3, H2SO4, HClO4 c. H3PO4, HCl, NH3, HClO4 d. HCl, HNO3, H2SO4, HClO4 Soluzione 20) Un acido si dice poliprotico se: a. pu cedere pi di un elettrone b. pu cedere pi di un protone c. pu acquistare pi di un protone d. ha una struttura polimerica Soluzione

ESERCIZI
21) Tanto pi forte un acido: a. tanto pi forte la sua base coniugata b. tanto pi debole la sua base coniugata c. tanto maggiore il numero di protoni per molecola che pu cedere d. tanto maggiore il numero di protoni per molecola che pu acquistare Soluzione 22) E chiamata reazione di neutralizzazione: a. la reazione stechiometrica tra un acido ed una base b. il bilanciamento delle cariche elettriche nel calcolo del pH c. una reazione che blocca lazione di un catalizzatore d. una reazione chimica che d come prodotti specie elettricamente neutre Soluzione 23) Indica quale delle seguenti specie pu dar luogo ad una reazione di idrolisi: a. Clb. Na+ c. NH4+ d. K+ Soluzione 24) Indica quale di queste specie non d reazione di idrolisi: a. Brb. CH3COOc. NO3d. NH3 Soluzione

ESERCIZI
25) Una soluzione ottenuta sciogliendo in acqua una certa quantit di KCl: a. acida b. basica c. neutra d. non si pu dire, occorre conoscere la concentrazione iniziale Soluzione 26) Una soluzione ottenuta sciogliendo in acqua una certa quantit di NH4NO3: a. acida b. basica c. neutra d. non si pu dire, occorre conoscere la concentrazione iniziale Soluzione 27) Una soluzione tampone si ottiene sciogliendo in acqua: a. un sale derivato da un acido debole e da una base forte b. un sale derivato da una base debole e da un acido forte c. un acido forte e la sua base coniugata (oppure, una base forte e il suo acido coniugato) d. un acido debole e la sua base coniugata (oppure, una base debole e il suo acido coniugato) Soluzione 28) Stabilisci quale delle seguenti soluzioni costituisce una soluzione tampone: Una soluzione acquosa formata da: a. CH3COONa (0,1 M) b. quantit equimolari di CH3COOH e HCl c. quantit equimolari di CH3COOH e NaOH d. quantit equimolari di CH3COOH e CH3COONa Soluzione

ESERCIZI
29)Per lequilibrio di solubilit: Ca3(PO4)2 (s) 3Ca2+ (aq) + 2PO43- (aq) risulta: [Ca2+]3 [PO43-]2 a. Ks = __________________ [Ca3(PO4)2] b. Ks = [Ca2+]3 [PO43-]2 c. Ks = [Ca2+] [PO43-] p3 (Ca2+) p 2 (PO43-) d. Ks = __________________ p (Ca3(PO4)2) Soluzione 30) Calcola il pH di una soluzione dellacido forte HClO4 8,6210-1 M. Soluzione 31)Calcola il pH di una soluzione di NaOH 4,4410-2 M. Soluzione 32)Calcola la molarit di una soluzione di HCl a pH 3,25. Soluzione 33) Calcola la M di una soluzione di KOH a pH 13,024. Soluzione 34) Calcola il pH di una soluzione 1,0 M di acido acetico (CH3COOH, Ka = 1,810-5). Soluzione 35) Calcola la concentrazione di una soluzione di ammoniaca (NH3, Kb = 1,810-5) necessaria per avere un pH di 11,040. Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. d Back 2. b Back 3. b Back 4. c Back 5. b Back 6. b Back 7. a Back 15. c Back 14. a Back 13. b Back 12. b Back 11. d Back 10. a Back 9. b Back 8. c Back

ESERCIZI
16. c Back 17. a Back 18. b Back 19. d Back 20. b Back 21. b Back 22. a Back 23. c Back 25. c Back 26. a Back 27. d Back 28. d Back 29. b Back 30. 0,0645 Back 31. 12,648 Back 24. c Back

ESERCIZI
32. 5,610-4 M Back 33. 0,106 M Back 34. 2,38 Back 35. 6,8710-2 M Back

LE SOLUZIONI
LE SOLUZIONI 8.A PRE-REQUISITI 8.B PRE-TEST 8.C OBIETTIVI 8.1 LE SOLUZIONI 8.2 CONCENTRAZIONE DELLE SOLUZIONI
8.2.1 DEFINIZIONI 8.2.2 QUANTITA DI SOSTANZA E CONCENTRAZIONE 8.2.3 REAZIONI DI NEUTRALIZZAZIONE 8.2.4 ESERCIZI SVOLTI 8.3.2 INNALZAMENTO EBULLIOSCOPICO E ABBASSAMENTO CRIOSCOPICO 8.3.3 PRESSIONE OSMOTICA 8.3.4 SOLUZIONI NON IDEALI 8.3.5 ESERCIZI SVOLTI

8.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

8.3 LE PROPRIETA COLLIGATIVE


8.3.1 LA LEGGE DI RAOULT E LABBASSAMENTO RELATIVO DELLA TENSIONE DI VAPORE

LE SOLUZIONI
8.A PRE-REQUISITI
Prima di inziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: distinguere tra sostanze e miscele e tra miscele omogenee ed eterogenee; descrivere le caratteristiche fondamentali di un liquido; definire la tensione di vapore di un liquido; descrivere le interazioni di natura dipolare, con particolare riferimento allacqua; conoscere le caratteristiche dei principali tipi di solidi, in particolare riguardo alla loro solubilit in solventi polari e non polari; comprendere il concetto di mole e la sua relazione con la massa molare. Soluzione

8.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: definire il solvente ed il soluto di una soluzione, ed esemplificare diversi tipi di soluzioni; comprendere gli aspetti fondamentali del fenomeno della solvatazione; definire i diversi modi con cui pu essere espressa la concentrazione di una soluzione (molarit, molalit, normalit, frazione molare, composizioni percentuali) e convertirle una nellaltra; applicare queste definizioni a calcoli; calcolare la concentrazione di una soluzione a partire dalla quantit di sostanza introdotta, e viceversa; comprendere la differenza concettuale tra concentrazione e quantit di sostanza; comprendere il significato della diluizione ed applicarla a calcoli sulle soluzioni;

8.B PRE-TEST
Calcolare quanti cm3 di soluzione di KOH al 15,9 % in peso (d = 1,145 g/cm3) devono essere diluiti con acqua per ottenere 0,240 l di KOH 0,5 M.

LE SOLUZIONI
definire il concetto di equivalente ed usarlo nei calcoli; comprendere il significato generale della titolazione ed applicare la relazione che lega i volumi e le concentrazioni a casi concreti; definire le propriet colligative di soluzioni di nonelettroliti e di soluzioni reali; calcolare la variazione della tensione di vapore, linnalzamento ebullioscopico, labbassamento crioscopico e la pressione osmotica di una soluzione ideale e di una reale; enunciare la legge di Raoult e comprenderne il significato. entrambe le specie sono nello stesso stato fisico, il solvente quella presente in maggior quantit. Ci sono vari tipi di soluzioni: 1. Soluzioni gassose, indicate in genere come miscele gassose (ad esempio, laria); 2. Soluzioni liquide, che possono essere costituite da un gas, un liquido o un solido sciolto in un liquido (ad esempio, lacqua di mare, lacqua minerale, ecc.). 3. Soluzioni solide, costituite da un gas, un liquido o un solido sciolti in un solido (ad esempio, H2 in palladio, leghe di vario tipo, ecc.). Le soluzioni pi frequentemente studiate sono quelle costituite da un gas, un liquido o un solido in acqua. Quando un solido ionico entra in contatto con le molecole polari dellacqua, si hanno interazioni di natura dipolare che producono lorientazione delle molecole dacqua sulla superficie del cristallo in base allattrazione tra cariche o dipoli opposti. Le molecole dacqua penetrano nel reticolo ed indeboliscono le interazioni tra gli ioni, che vengono progressivamente scalzati dalle loro posizioni reticolari; attorno allo ione passato in soluzione si formano vari strati di molecole dacqua, orientate in

8.1 LE SOLUZIONI
Le SOLUZIONI sono miscele omogenee di due (o pi) specie chimiche. Il SOLVENTE in genere il componente che si presenta nello stesso stato fisico della soluzione, il SOLUTO laltro componente. Ad esempio, in una soluzione di zucchero (solido) in acqua, questultima rappresenta il solvente, e lo zucchero il soluto. Se

LE SOLUZIONI
base alle interazioni dipolari (in questo caso, si dice che lo ione SOLVATATO). I solidi ionici o polari si sciolgono facilmente nei solventi polari, mentre le sostanze apolari presentano solubilit maggiore in solventi non polari. Lacqua unottimo solvente sia nei confronti di specie ioniche, a causa della polarit della sua molecola, sia nei confronti di specie molecolari contenenti gruppi polari, con le quali stabilisce interazioni dipolari o legame a idrogeno.
8.2.1 DEFINIZIONI

8.2 CONCENTRAZIONE DELLE SOLUZIONI


La CONCENTRAZIONE indica la quantit di soluto presente in una certa quantit di soluzione e pu essere espressa in vari modi; una soluzione CONCENTRATA contiene una quantit relativamente alta di soluto, presente in quantit inferiore se la soluzione DILUITA.

1. MOLARITA (M): esprime le moli di soluto presenti in 1 litro di soluzione ed data dal rapporto tra il numero di moli di soluto ed il volume in litri di soluzione in cui sono disciolte: moli M = _______ l Cos, una soluzione 1 M contiene 1 mole/l, una soluzione 5 M contiene 5 mol/l e cos via. Modificando questa relazione che fornisce la CONCENTRAZIONE possibile calcolare le moli contenute in un certo volume di una soluzione a concentrazione nota (mol = M x l), risalendo quindi alla QUANTIT DI SOSTANZA (vedi 8.2.2).

LE SOLUZIONI
ESEMPI N = Calcolare la M di una soluzione di NaOH contenente 0,1 moli in 500 cm3 di soluzione. M = mol/l = 0,1 mol/0,5 l = 0,2 M Calcolare la M di una soluzione contenente 4,0 g di NaOH in 100 cm3. mol (NaOH) = 4,0 g/40 g mol-1 = 0,1 mol M = mol/l = 0,1 mol/0,1 l = 1 M Calcolare il peso di NaOH contenuto in 500 3 cm di una soluzione 0,2 M. mol = M x l = 0,2 mol l-1 x 0,5 l = 0,1 mol g (NaOH) = 0,1 mol x 40 g mol-1 = 4 g 2. NORMALITA (N): esprime gli equivalenti di soluto presenti in un litro di soluzione ed data dal rapporto tra il numero di equivalenti di soluto ed il volume in litri di soluzione: l Gli equivalenti si ottengono dividendo il peso di soluto per il peso equivalente (espresso in g/eq), secondo la relazione: eq = g/PE. Il peso equivalente, a volte chiamato anche grammoequivalente, pu essere riferito a varie reazioni ed definito come: la quantit in grammi di sostanza che pu cedere o acquistare una mole di elettroni (reazioni di ossidoriduzione), oppure fornire in soluzione acquosa una mole di H+ o di OH- (reazioni acido-base). La sua importanza legata al fatto che in una reazione di ossido-riduzione o acido-base specie ossidante /riducente e acido/base reagiscono fra loro secondo lo stesso numero di equivalenti. Il peso equivalente di un ossidante o di un riducente si ottiene dividendo la massa molare per il eq

LE SOLUZIONI
numero di elettroni acquistati o ceduti. ESEMPIO Se in una reazione HNO3 si riduce a NO (variazione N.O. di 3 unit, interpretabile come acquisto di 3 elettroni), il peso equivalente di HNO3 (Massa molare = 63,01 g mol-1) dato da: 63,01 g mol-1/3 eq mol-1 = 21,00 g/eq. Il peso equivalente degli acidi e delle basi si ottiene dividendo la massa molare per il numero di H/OH. Per gli acidi poliprotici, si hanno diversi valori a seconda del numero di H ceduti. Analogamente, il peso equivalente di un sale si ottiene dividendo la massa molare per il numero di cariche negative generate nella dissociazione del sale. ESEMPIO Il peso equivalente di HCl (Massa molare = 36,5 g mol-1) uguale a: 36,5 g mol-1/1 eq mol-1 = 36,5 g/eq Per H2SO4 (Massa molare = 98,08) abbiamo due possibilit: 98,08 g mol-1/1 eq mol-1 = 98,08 g/eq (H2SO4 HSO4-) 98,08 g mol-1/2 eq mol-1 = 49,04 g/eq (H2SO4 SO42-) Per Fe2(SO4)3 (che forma 2Fe3+ + 3SO42-, massa molare = 399,9 g mol-1) il peso equivalente : 399,9 g mol-1/6 eq mol-1 = 66,65 g/eq Come verr mostrato negli esercizi, una soluzione caratterizzata da un unico valore di M, ma pu avere diversi valori di N in relazione a diversi processi a cui il soluto pu partecipare. ESEMPI Calcolare la N come base di una soluzione di KOH (massa molare = 56,09 g mol-1) contenente 49,9 g di soluto in 1,0 litro di soluzione. PE = PM/1 = 56,09 g eq-1 eq = 49,9 g/56,09 g eq-1 = 0,89 eq

LE SOLUZIONI
N = 0,89 eq/1 l = 0,89 N Calcolare i grammi di soluto contenuti in 400 cm3 di HCl 0,01 N come acido. PE = PM/1 = 36,5 g eq-1 0,01 N = eq/0,4 l eq = 0,01 eq l-1 x 0,4 l = 0,004 eq eq = g/ PE g = eq x PE = 0,004 eq x 36,5 g eq-1 = 0,146 g 3. MOLALITA (m): esprime le moli di soluto presenti in 1 kg di SOLVENTE PURO ed data dal rapporto tra il numero di moli di soluto ed il peso in kg di solvente in cui sono disciolte; spesso, il peso di solvente si ottiene sottraendo dal peso della soluzione (soluto + solvente) il contributo del soluto: moli m= kg solvente ESEMPIO Calcolare la molalit di una soluzione che contiene 13 g di KOH in 997 g di H2O. Calcoliamo le moli corrispondenti a 13 g di soluto, contenute in 997 g di solvente: mol = 13 g/56 g mol-1 = 0,23 mol m = 0,23 mol/0,997 kg = 0,24 mol/kg 4. COMPOSIZIONI PERCENTUALI (% p/p e % p/v) percentuale in peso (% p/p): esprime i grammi di soluto contenuti in 100 g di soluzione. percentuale in volume (% p/v): esprime i grammi di soluto contenuti in 100 cm3 di soluzione.

LE SOLUZIONI
ESEMPI Calcolare il percento in peso di una soluzione contenente 20 g di soluto in 100 g di H2O. Peso totale di soluzione = 100 + 20 = 120 g, che contengono 20 g di soluto. Impostiamo una proporzione: 120 g soluzione : 20 g soluto= 100 g soluzione : x g soluto x = 16,7 % in peso Una soluzione al 30 % in volume ha densit 1,2. Calcolare il % in peso. La soluzione contiene 30 g di soluto in 100 cm3 di soluzione, cio in: g soluzione = 100 cm3 x 1,2 g cm-3 = 120 g 120 g soluzione : 30 g soluto = 100 g soluzione : x g soluto x = 25 % in peso 5. FRAZIONE MOLARE (): esprime il rapporto tra le moli di un componente e la somma delle moli di tutti i componenti della soluzione; per il componente i-esimo: i = molii moli totali

In una soluzione la somma delle frazioni molari delle varie specie presenti uguale a 1. ESEMPIO Calcolare le frazioni molari di una soluzione contenente 98 g di H2SO4 in 180 g di H2O. moli H2SO4 = 98 g /98,08 g mol-1 = 1,0 mol moli H2O = 180 g/18,01 g mol-1 = 10,0 mol H2 O = H2SO4 = 10 mol 11 mol 1 mol 11 mol

= 0,909

= 0,09

LE SOLUZIONI
8.2.2 QUANTITA DI SOSTANZA E CONCENTRAZIONE

Come mostrato nei calcoli relativi alla molarit, necessario tenere ben distinti il concetto di QUANTIT DI SOSTANZA e quello di CONCENTRAZIONE. Chiariamo meglio questa distinzione con un esempio: abbiamo una serie di porzioni di idrossido di sodio ciascuna del peso di 4,0 grammi ed una serie di recipienti con capacit diverse (50, 100, 250, 500 e 1000 cm3), come rappresentato in Figura.

. ... ........ . .
4,0 g

. ... . ........ .
4,0 g

. ... ........ . .
4,0 g

. ... . ........ .
4,0 g

. ... ........ . .
4,0 g

50 cm 3 1

100 cm 3 2

250 cm 3 3

500 cm 3 4

1000 cm 3 5

Trasferiamo ora il soluto nei diversi recipienti ed aggiungiamo acqua fino al volume indicato. Tutte le soluzioni contengono la stessa quantit di NaOH, cio 4,0 grammi. Ma la concentrazione nei vari casi non la stessa. In tutti i casi, le moli corrispondenti a 4,0 grammi di NaOH si ottengono dividendo questo peso per la massa molare del composto: moli NaOH = 4,0 g/40 g mol-1 = 0,1 mol

LE SOLUZIONI
Calcoliamo le concentrazioni corrispondenti ai recipienti di diverso volume, in moli per litro di soluzione: Soluzione 5: M = 0,1 mol/1 l = 0,1 mol/l Soluzione 4: M = 0,1 mol/0,5 l = 0,2 mol/l Soluzione 3: M = 0,1 mol/0,25 l = 0,4 mol/l Soluzione 2: M = 0,1 mol/0,1 l = 1,0 mol/l Soluzione 1: M = 0,1 mol/0,05 l = 2,0 mol/l Discorso analogo vale quando una soluzione viene diluita, cio viene aggiunto del solvente; ad esempio, prendiamo la soluzione 3, che contiene 4,0 g di NaOH in 250 cm3 con una concentrazione 0,4 M, e traferiamola in un recipiente pi grande, aggiungendo acqua fino a 500 cm3 di soluzione. La stessa quantit di soluto si trova ora in un volume doppio di soluzione, per cui la concentrazione si dimezzata (0,1 mol/0,5 l = 0,2 M), assumendo un valore uguale a quello della soluzione 2. ESEMPIO Quale volume di una soluzione acquosa 2,0 M di NaCl necessario per preparare 0,5 l di una soluzione 1,0 M? Determiniamo la quantit di soluto contenuto in 0,5 l della seconda soluzione e poi il volume della prima soluzione che contiene questa stessa quantit di sostanza. Moli contenute in 0,5 l di soluzione 1,0 M: moli = 1,0 mol l-1 x 0,5 l = 0,5 mol oppure, con le proporzioni: 1,0 mol : 1 l = x mol : 0,5 l x = 0,5 mol Volume di soluzione 2,0 M che contiene 0,5 mol: 2,0 mol : 1 l = 0,5 mol : x l x = 0,25 l, corrispondenti a 250 cm3.

LE SOLUZIONI
8.2.3 REAZIONI DI NEUTRALIZZAZIONE

ESEMPIO Calcola la N di una soluzione di KOH, 52,3 cm3 della quale sono neutralizzati completamente da 40,3 cm3 di HCl 0,2 N. N1 = 0,2 N V1 = 40,3 cm3 N2 = ? V2 = 52,3 cm3 N2 = 0,2 eq l-1 x 40,3 cm3/52,3 cm3 = = 0,154 N (eq l-1)
8.2.4 ESERCIZI SVOLTI

Facendo avvenire una reazione di NEUTRALIZZAZIONE possibile determinare la concentrazione della soluzione di un acido valutando il volume di una soluzione di base a concentrazione nota che lo neutralizza completamente; discorso analogo vale per determinare la concentrazione di una base facendola reagire con un acido. Per questo procedimento, che prende il nome di titolazione e che verr trattato pi dettagliatamente in seguito, vale la relazione: N1V1 = N2V2 dove gli indici 1 e 2 sono associati alla soluzione da titolare ed a quella a concentrazione nota. Conoscendo tre delle quattro grandezze possibile determinare il dato incognito.

1) Calcola i grammi di Ba(OH)2 necessari per preparare 150 cm3 di una soluzione 0,50 N. Partendo dalla definizione di N, si ricava che 150 cm3 di soluzione 0,50 N contengono: eq = 0,50 eq l-1 x 0,150 l = 0,075 eq

LE SOLUZIONI
Poich il composto ha 2 gruppi OH, PE = massa molare/2 = 171,34/2 = 85,67 g eq-1 Visto che eq = g/PE, i grammi contenuti in 0,150 l di soluzione 0,50 N sono: g = 0,075 eq x 85,67 g eq-1 = 6,4 g 2) Calcola la N come base di una soluzione al 36,73 % in peso di KOH, d = 1,36 g/cm3. Qual la M? Una soluzione al 36,73 % in peso contiene 36,73 g di KOH in 100 g di soluzione; in base alla densit, 1,0 l di soluzione pesa 1360 g. Quindi, usando una proporzione: 100 g soluzione : 36,73 g soluto = =1360 g soluzione : x g soluto x = 499,5 g di soluto in 1,0 l di soluzione PE = massa molare / 1 = 56,09 g eq -1 eq = g/PE = 499,5 g/56,09 g eq -1 = 8,9 eq Abbiamo gi considerato un volume pari ad 1,0 l, per cui: N = eq/l = 8,9 N Visto che il peso equivalente coincide con la massa molare (KOH ha 1 gruppo OH), M e N coincidono: la soluzione 8,9 M. 3) Data una soluzione di H2SO4 al 53,6 % in peso, d = 1,44 g/cm3, calcola la M e le N relative a reazioni acidobase in cui si formano sali neutri e sali monoacidi. Considero 1,0 l di soluzione al 53,6 % in peso, che, in base alla densit, pesa 1440 g e contiene: 100 g soluzione : 53,6 g soluto = 1440 g soluzione : x g soluto x = 772 g/l di soluto la M data dalle moli corrispondenti: M = 772 g l-1/ 98,08 g mol-1 = 7,87 M Per calcolare N, consideriamo i PE relativi a due diversi processi: PE (H2SO4 HSO4-) = massa molare/1 =

LE SOLUZIONI
= 98,08 g eq-1 PE (H2SO4 SO42-) = massa molare/2 = = 49,04 g eq-1 Avendo considerato un volume pari a 1,0 l, gli equivalenti corrispondono a N: eq (H2SO4 HSO4-) = g/PE = 772 g/98,08 g eq-1 = 7,87 N (= M) eq (H2SO4 SO42-) = g/PE = 772 g/49,04 g eq-1 = 15,7 N 4) Calcola le frazioni molari e la molalit di una soluzione acquosa di H2SO4 7,87 M, densit 1,44 g/cm3. 7,87 moli di soluto corrispondono a: g = 7,87 mol x 98,09 g mol-1 = 772 g di soluto in 1,0 l di soluzione, che pesa 1440 g. Di questi, sono rappresentati dal solvente: 1440 g -772 g = 668 g di H2O che corrispondono a: mol = 668 g/18,01 g mol-1 = 37,1 mol di H2O Le frazioni molari sono date da: 37,1 mol H2O = = 0,825 (7,87 + 37,1) mol 7,87 mol (7,87 + 37,1) mol

H2SO4 =

= 0,175

7,87 moli di soluto sono contenute in 668 g di solvente, per cui m = 7,87 mol/0,668 kg = 11,8 mol/kg 5) Quanti cm3 di NH3 al 25 % in peso, d = 0,91 g/cm3, sono necessari per preparare 2,0 l di una soluzione 0,1 M? Calcoliamo la quantit di soluto contenuta nella soluzione da preparare: mol = 0,1 mol l-1 x 2,0 l = 0,2 mol, corrispondenti a g = 0,2 mol x 17 g mol-1 = 3,4 g

LE SOLUZIONI
La soluzione di cui disponiamo contiene 25 g di soluto in 100 g di soluzione; quindi, 3,4 g di soluto sono contenuti in: 100 g soluzione : 25 g soluto = x g soluzione : 3,4 g soluto x = 13,6 g di soluzione usando la densit, questi corrispondono a cm3 = 13,6 g/ 0,91 g cm-3 = 14,94 cm3. 6) Quanti cm3 di KOH 0,2 M occorrono per neutralizzare completamente 15,0 cm3 di H2SO4 0,4 M? Trasformiano le M in N: per KOH M = N = 0,2 Per H2SO4 N = 2M (da una mole di H2SO4 vengono generate 2 moli di H+) = 0,8 N Applichiamo la relazione N1V1 = N2V2 N1 = 0,8 N V1 = 15 cm3 N2 = 0,2 V2 = ? V2 = 0,8 eq l-1 x 15 cm3/0,2 eq l-1 = 60 cm3 di KOH 7) Calcola la M di una soluzione ottenuta miscelando 75,0 cm3 di HCl 0,200 M con 25,8 cm3di HCl 0,450 M. Considera i volumi additivi. In 75,0 cm3 di HCl 0,200 M sono contenute: mol = 0,200 mol l-1 x 0,075 l = 0,0150 mol In 25,8 ml di HCl 0,450 M sono contenute: mol = 0,450 mol l-1 x 0,0258 l = 0,0116 mol moli totali = 0,0150 + 0,0116 = 0,0266 moli in un volume finale di (75,0 + 25,8) cm3 = 101 cm3. M = 0,0266 mol/0,101 l = 0,263 M
8.3 LE PROPRIETA COLLIGATIVE

Le cosiddette PROPRIET COLLIGATIVE dipendono dal numero di particelle presenti e non dalla loro natura. Per le soluzioni, appartengono a questa categoria labbassamento relativo della tensione di vapore, linnalzamento ebullioscopico,

LE SOLUZIONI
labbassamento crioscopico e la pressione osmotica. Le leggi che verranno ora descritte sono valide per soluzioni IDEALI, in cui non vi siano interazioni tra i componenti. In pratica, valgono per soluzioni diluite di soluti non volatili che non si dissociano (non-elettroliti).
8.3.1 LA LEGGE DI RAOULT E LABBASSAMENTO RELATIVO DELLA TENSIONE DI VAPORE

allo stato puro per il valore della sua frazione molare: p A = Ap 0A pB = Bp0B dove p0A e p0B rappresentano le tensioni di vapore di A e B puri, mentre A e B sono le rispettive frazioni molari. Quindi, la tensione di vapore della soluzione data da: p = Ap0A + Bp0B Per una soluzione contenente un unico soluto non volatile, la tensione di vapore della soluzione coincide con quella del solvente, e la legge di Raoult si pu scrivere: p = p0 solv dove p la tensione di vapore della soluzione, p0 la tensione di vapore del solvente puro e solv la frazione molare del solvente. In alternativa, la legge di Raoult pu essere espressa

La legge di Raoult riguarda la tensione di vapore delle soluzioni ideali e descrive labbassamento della tensione di vapore del solvente quando in esso viene disciolto un soluto. Se consideriamo, dunque, una soluzione ideale di due componenti A e B in un recipiente sotto vuoto e ad una certa temperatura, la tensione di vapore della soluzione (p) comprende i contributi delle pressioni parziali di A e di B: p = pA + pB Raoult dimostr che per una soluzione ideale la tensione di vapore di ogni componente data dal prodotto della tensione di vapore di quella sostanza

LE SOLUZIONI
in termini di abbassamento relativo della tensione di vapore: p0 - p = soluto p0 La legge di Raoult pu essere applicata alla separazione di due liquidi A e B per distillazione frazionata, considerando la relazione esistente allequilibrio tra composizione della soluzione e composizione del suo vapore saturo. Nel caso particolare in cui i due liquidi abbiano valori uguali di tensione di vapore, la composizione della fase vapore uguale a quella della fase liquida; in tutti gli altri casi, la fase vapore pi ricca del componente pi volatile. Attraverso una serie successiva di evaporazioni-condensazioni, il vapore diventa progressivamente pi ricco del componente pi volatile ed i due liquidi vengono cos separati.
8.3.2 INNALZAMENTO EBULLIOSCOPICO ED ABBASSAMENTO CRIOSCOPICO

Considerato che: laggiunta di un soluto provoca un abbassamento della tensione di vapore del solvente; la temperatura di ebollizione di un liquido la temperatura alla quale la tensione di vapore del liquido uguale alla pressione esterna; la temperatura di solidificazione la temperatura a cui la tensione di vapore della fase liquida e della fase solida sono uguali. La TEMPERATURA DI EBOLLIZIONE di una soluzione SUPERIORE a quella del solvente puro; la TEMPERATURA DI SOLIDIFICAZIONE di una soluzione INFERIORE a quella del solvente puro.

LE SOLUZIONI
La variazione nella temperatura di ebollizione, chiamata INNALZAMENTO EBULLIOSCOPICO, proporzionale alla molalit della soluzione: te = kem (ke = costante ebullioscopica che dipende dal solvente) Unespressione analoga si ha per la variazione della temperatura di congelamento o ABBASSAMENTO CRIOSCOPICO: tc = kcm (kc = costante crioscopica che dipende dal solvente).
8.3.3 PRESSIONE OSMOTICA

La PRESSIONE OSMOTICA la pressione che deve essere esercitata sulla soluzione per impedire che il solvente passi nella soluzione. Per le soluzioni ideali la pressione osmotica descritta da una relazione del tutto analoga allequazione di stato dei gas perfetti: V = nRT Poich la molarit di una soluzione data dal rapporto tra moli di soluto e volume di soluzione (c = n/V), la relazione pu essere scritta: = cRT
8.3.4 SOLUZIONI NON IDEALI

Quando una soluzione ed il suo solvente sono separati da una membrana che permette unicamente il passaggio delle molecole del solvente (non di quelle del soluto), queste tendono a passare nella soluzione per equilibrare la differenza di concentrazione ai due lati della membrana. Questo fenomeno si chiama OSMOSI.

Le relazioni viste finora sono valide per soluti non dissociati e devono essere opportunamente modificate quando si considerano soluti che danno dissociazione. Il numero totale di moli di particelle, molecole indissociate e ioni formatisi per dissociazione a partire da n0 particelle dato da:

LE SOLUZIONI
n tot = n0 - n0 + n0 = n0 (1-+ ) = = n0[1+ ( -1)] in cui: il grado di dissociazione, dato dal rapporto tra moli dissociate e moli inizialmente presenti; n0 - n0 il numero di moli di soluto indissociate; n0 il numero di moli di ioni derivati da a n0 moli dissociate ( = numero di ioni generati). Il termine in parentesi quadra (spesso indicato con i) il COEFFICIENTE DI VANT HOFF e rappresenta il numero per il quale va moltiplicato il numero di moli, tenendo conto della dissociazione. Nel caso di soluti che si dissociano, le relazioni che descrivono le propriet colligative vengono cos modificate: te = keim = kem[1+ ( -1)] tc = kcim = kcm[1+ ( -1)] = icRT = [1+ ( -1)]cRT
8.3.5 ESERCIZI SVOLTI

1) Calcola la tensione di vapore di una soluzione contenente 9,00 g di glucosio, C6H12O6, in 100,0 g di acqua alla temperatura di 20 C (tensione di vapore di H2O a 20C = 17,5 Torr). Questa soluzione contiene un unico soluto non volatile e che non si dissocia. Quindi la tensione di vapore della soluzione data da: moli H2O moli H2O + moli glucosio

p = p0 H2O = p0

moli (H2O) = 100,0 g/18,01 g mol-1 = 5,55 mol moli (glucosio) = 9,00 g/180,16 g mol-1 = 0,050 mol moli totali = 5,55 mol + 0,050 mol = 5,60 mol

LE SOLUZIONI
5,55 mol p = 17,5 Torr x 5,60 mol = 17,3 Torr 3) Calcola la temperatura di ebollizione e di congelamento di una soluzione che contiene 20 g di fruttosio (massa molare = 180 g mol -1) in 400 g di H2O (kc = 1,86; ke = 0,512). Calcoliamo la molalit della soluzione; in 400 g di solvente sono contenute: mol (fruttosio) = 20 g/ 180 g mol-1 = 0,11 mol m = 0,11 mol/0,40 kg = 0,278 m tc = kcm = 1,86 x 0,278 = 0,516 tc = 0C - 0,516 = -0,516C t e = kem = 0,512 x 0,278 = 0,142C te = 100C + 0,142 = 100,142C Svolgendo i calcoli, si ottiene x = 224 g

2) Calcola i grammi di glicerolo che devono essere aggiunti a 1000 g di H2O per abbassare la tensione di vapore di 1,00 Torr a 25C (tensione di vapore di H2O a 25C = 23,756 Torr). moli (H2O) = 1000 g/18,01 g mol-1 = 55,51 mol moli (glicerolo) = x g/92,09 g mol-1 moli totali = 55,51 mol + x g/92,09 g mol-1 p = p0 solvente (23,756-1,00) Torr = 55,51 mol =23,756 Torr 55,51 +x g/92,09 g mol-1

LE SOLUZIONI
4) 3,9 g di un composto organico vengono sciolti in 40 g di CS2 e si ha un innalzamento ebullioscopico di 1,0174C. Calcola la massa molare del composto (ke di CS2 = 2,4). te = kem m = te/ke = 1,1074/2,4 = 0,424 m in 1000 g saranno presenti 3,9 g/0,040 kg = 97,5 g/ kg visto che m = g kg-1/massa molare (g mol-1) massa molare = g /m = 97,5/0,424 = 230 g mol-1 5) Calcola la quantit di glicerolo C3H8O3 (massa molare = 92 g mol -1) che sciolta in 125 g di H2O provoca un innalzamento ebullioscopico te = 0,150C (ke = 0,512). m = te/ke = 0,150/0,512 = 0,293 m Le moli contenute in 125 g di H2O sono: mol (glicerolo) = m x kg = 0,293 x 0,125 = 0,0366 mol g (glicerolo) = 0,0366 mol x 92 g mol-1 = 3,37 g 6) Il plasma del sangue umano ha una pressione osmotica di 7,65 atm a 37C. Calcola quanto glucosio C6H12O6 (massa molare 180 g mol -1) si deve sciogliere in acqua per ottenere 0,250 l di soluzione isotonica (cio con la stessa pressione osmotica) del plasma. = 7,65 atm V = 0,250 l R = 0,0821 T = 37C = 310 K Sostituendo nella relazione, calcoliamo n, cio il numero di moli: n (moli di glucosio) = V/RT = 7,65 x 0,250/0,0821 x 310 = 0,075 mol g (glucosio) = 0,075 mol x 180 g mol-1 = 13,5 g

LE SOLUZIONI
7) Calcola la temperatura di congelamento di una soluzione acquosa contenente 4,52 g di NaOH (massa molare = 40 g mol -1) in 199,7 g di H2O (kc = 1,86). moli (NaOH) = 4,52 g/40 g mol-1 = 0,113 mol m = 0,113 mol/0,1997 kg = 0,566 m Essendo NaOH completamente dissociato, si ha = 2 e = 1; quindi, il coefficiente di Vant Hoff : i = [1+ ( -1)]= 1 + 1(2-1) = 2 tc = kcim = 1,86 x 2 x 0,566 = 2,11C. Essendo la temperatura di congelamento di H2O uguale a 0,00C, la soluzione congela a -2,11C. 8) Calcola la concentrazione di una soluzione di glucosio isotonica con una soluzione 0,100 M di NaCl, completamente dissociato. Due soluzioni isotoniche hanno la stessa pressione osmotica. Indicando con M la concentrazione della soluzione di glucosio (non dissociato), e considerato che per NaCl = 1, =2 e i = 2, si ha: = MRT = 2 x 0,100 x RT M = 0,200 M.

8. V VERIFICA SE HAI CAPITO


8.V.1 Partendo dalla definizione di soluzione, riconosci il soluto e il solvente: sale da cucina in acqua acqua minerale gasata, contenente CO2 5 ml di metanolo in un litro dacqua ghisa (5 % di C in Fe) soluzione acquosa di acido solforico 8.V.2 Sulla base dei diversi modi per esprimere la concentrazione di una soluzione, determina la concentrazione delle seguenti soluzioni:

LE SOLUZIONI
- M di una soluzione contenente 2 moli di soluto in 1 litro di soluzione - M di una soluzione contenente 0,5 moli di soluto in 1 litro di soluzione - M di una soluzione contenente 0,1 moli di soluto in 1 litro di soluzione - M di una soluzione contenente 4 moli di soluto in 2 litri di soluzione - M di una soluzione contenente 1 mole di soluto in 2 litri di soluzione - M di una soluzione contenente 0,2 moli di soluto in 2 litri di soluzione - M di una soluzione contenente 1 mole di soluto in 0,5 litri di soluzione - M di una soluzione contenente 0,25 moli di soluto in 0,5 litri di soluzione - N di una soluzione 1 M di HCl - N di una soluzione 0,5 M di HCl - N di una soluzione 1 M di H3PO4 (formazione di sali neutri) - N di una soluzione 1 M di H2SO4 (formazione di sali neutri) 8.V.3 Tenendo presente la distinzione tra concentrazione e quantit di sostanza determina il numero di moli di soluto presente nelle seguenti soluzioni: - 1 litro di soluzione 1 M - 0,5 litri di soluzione 1 M - 2 litri di soluzione 1 M - 2 litri di soluzione 0,5 M

LE SOLUZIONI
Soluzione Pre-Test La soluzione da preparare contiene: moli = M x l = 0,5 mol l-1 x 0,240 l = 0,120 mol La soluzione di partenza contiene 15,9 g di soluto in 100 g di soluzione; 100 g di soluzione corrispondono a 100 g/1,145 g cm-3 = 87,34 cm3, in cui sono contenuti 15,9 g di soluto Quindi, 87,34 cm3 di soluzione contengono: mol = 15,9 g/56,10 g mol-1 = 0,283 mol Imposto una proporzione per individuare il volume di soluzione che contiene 0,120 moli: 87,34 cm3 : 0,283 mol = x cm3 : 0,120 mol x = 37,0 ml

ESERCIZI
ESERCIZI
1) La frazione molare i del componente i-esimo di un miscela definita come: a. i = ni/nt b. i = ni/mt c. i = ni/V d. i = mi/mt con n i = numero di moli del componente i-esimo n t = numero di moli totali m i = massa del componente i-esimo m t = massa totale V = volume totale Soluzione 2) La molarit di una soluzione definita come: a. moli di soluto/grammo di soluzione b. moli di soluto/litro di solvente c. moli di soluto/1000 grammi di solvente d. moli di soluto/litro di soluzione Soluzione 3) La molalit di una soluzione definita come; a. moli di soluto/grammo di soluzione b. moli di soluto/litro di solvente c. moli di soluto/1000 grammi di solvente d. moli di soluto/litro di soluzione Soluzione 4) La frazione molare di acido acetico in una soluzione ottenuta sciogliendo 10,0 g di CH3COOH in 125 g di H2O : a. 0,10 b. 0,125 c. 0,0234 d. 0,234 Soluzione

ESERCIZI
5) La molarit di una soluzione acquosa al 40,0 % in peso di NaOH (densit 1,1240 g/cm3) : a. 1,43 b. 14,3 c. 0,143 d. 0,40 Soluzione 6) La quantit in grammi di alcool metilico presente in 200 ml di una soluzione acquosa 2,50 M di CH3OH : a. 16 b. 1,6 c. 0,16 d. 160 Soluzione 7) Lespressione corretta della Legge di Raoult : a. Pi = iP b. Pi = i Pi* c. Pi = YiP d. Pi = YiPi* dove: i = frazione molare del componente i-esimo della fase liquida Yi = frazione molare del componente i-esimo della fase vapore Pi* = tensione di vapore del componente i-esimo puro Pi = pressione parziale del componente i-esimo P = tensione di vapore della soluzione Soluzione 8) Calcola la M di una soluzione contenente 7,88 g di HNO3 in 80,5 cm3 di soluzione. Soluzione 9) Calcola i grammi di KOH contenuti in 110,3 cm3 di soluzione 0,350 M. Soluzione 10) Calcola la M e la N relativa alla formazione di sali monoacidi di una soluzione contenente 35,53 g di H3PO4 in 503 cm3 di soluzione. Soluzione

ESERCIZI
11) Determina i grammi di HNO3 contenuti in 500,0 cm3 di soluzione 0,200 N come acido. Soluzione 12) Data una soluzione acquosa 0,510 N di NaOH, calcola m, % in peso e frazioni molari di soluto e solvente (d = 1,0207 g/cm3). Soluzione 13) Si miscelano 1,452 l di NaOH 0,220 N con 0,500 l di NaOH 0,450 M e 28,3 cm3 di NaOH 0,500 M. Calcola la M della soluzione finale, considerando additivi i volumi. Soluzione 14) Calcola il volume di HCl al 9,50 % in peso, d = 1,045 g/cm3, necessario per preparare, per diluizione con acqua, 1,350 l di HCl 2,40 N. Soluzione 15) 20 cm3 di NaOH 0,015 M sono neutralizzati da 15 cm3 di HCl. Calcola la M dellacido. Soluzione 16) Calcola i grammi di soluto necessari per preparare 580 cm3 di HBr 6 N. Quanti litri di NaOH 1,3 N li neutralizzano? Soluzione 17) Calcola la tensione di vapore a 20C di una soluzione (che ha comportamento ideale) contenente 1,0 g di glucosio C6H12O6 in 100,0 g di acqua. La tensione di vapore dellacqua a 20C 17,535 Torr. Soluzione 18) Calcola la tensione di vapore di una soluzione contenente 3,85 g di I2 in 70,8 cm3 di CCl4 (d = 1,594 g cm-3) a 22 C. A questa temperatura la tensione di vapore di CCl4 90,5 Torr. Soluzione 19) In 500 g di acqua vengono sciolti 180 g di glucosio C6H12O6 (massa molare = 180 g mol-1). A quale temperatura bolle la soluzione? Soluzione

ESERCIZI
20) 2,5 g di un composto organico sono sciolti in 12 g di acqua e la soluzione ha una temperatura di congelamento di -4,212C. Calcola la massa molare del composto, sapendo che kc uguale a 1,86. Soluzione 21) Calcola la temperatura di congelamento dellacqua in un radiatore di automobile che contiene 1,0 kg di glicerina C3H8O3 (massa molare = 92 g mol-1) in 4000 g di acqua (kc=1,86). Soluzione 22) Una soluzione acquosa contenente 5 g di un composto organico in 75 g di acqua ha una tc di 1,65C. Calcola la massa molare del composto (kc = 1,86). Soluzione 23) Calcola la pressione osmotica di una soluzione preparata sciogliendo a 35C 10,0 g di albumina (massa molare = 58700 g mol-1) in acqua fino ad un volume di 0,500 l. Soluzione 24) Una soluzione acquosa di un solido AB che si dissocia parzialmente in A+ e B-, presenta un innalzamento ebullioscopico di 0,225C. Calcola il grado di dissociazione del soluto AB, sapendo che sono state sciolte 0,135 mol di AB in 431 g di acqua e che ke uguale a 0,512. Soluzione 25) Il cloruro di calcio CaCl2 2H2O si dissocia completamente in acqua in Ca2+ e Cl-. Calcola la pressione osmotica a 32C di una soluzione 0,800 m di CaCl2 2H2O (d = 1,066 g/cm3). Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. a Back 2. d Back 3. c Back 4. c Back 5. b Back 6. a Back 7. b Back 14. 1,190 l Back 13. 0,282 M Back 11. 6,30 g Back 12. 0,510 m; 2 % in peso; soluto = 9,1010-3 solvente = 0,9909 10. 0,721 M; 1,442 N Back 9. 2,17 g Back 8. 1,55 M Back

Back

ESERCIZI
15. 0,02 M Back 16. 281,5 g; 2,676 l Back 17. 17,517 Torr Back 18. 88,7 Torr Back 19. 101,2C Back 20. 92,18 g mol-1 Back 21. -5,05C Back 22. 75,16 g mol-1 Back 24. = 0,403 Back 25. 57,3 atm Back 23. 8,610-3 atm Back

LEQUILIBRIO CHIMICO
LEQUILIBRIO CHIMICO 11.A PRE-REQUISITI 11.B PRE-TEST 11.C OBIETTIVI 11.1 INTRODUZIONE: LEQUILIBRIO DINAMICO 11.2 REAZIONI CHIMICHE DI EQUILIBRIO E COSTANTE DI EQUILIBRIO
11.2.1 ESERCIZI SVOLTI 11.3.3 VARIAZIONI DI TEMPERATURA

11.V VERIFICA SE HAI CAPITO ESERCIZI

11.3 FATTORI CHE INFLUENZANO LEQUILIBRIO: IL PRINCIPIO DI LE CHATELIER


11.3.1 VARIAZIONI DI CONCENTRAZIONE 11.3.2 VARIAZIONI DI PRESSIONE

LEQUILIBRIO CHIMICO
11.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: spiegare il significato di una reazione chimica e del simbolo che la rappresenta; distinguere nel simbolo di reazione i reagenti dai prodotti ed individuare i relativi coefficienti stechiometrici; spiegare che cosa si intende per tensione di vapore di un liquido; definire la pressione parziale dei componenti di una miscela gassosa; risolvere semplici equazioni di primo e secondo grado; definire la velocit di reazione e la sua relazione con la concentrazione delle specie presenti. Scrivi la costante di equilibrio e indica come si sposta lequilibrio se: si aggiunge H2 si sottrae N2 si sottrae il prodotto NH3 si aumenta la pressione si diminuisce la temperatura Soluzione

11.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: comprendere il significato di equilibrio dinamico in riferimento a trasformazioni di natura fisica e chimica; partendo da una generica reazione chimica, descrivere in che modo si stabilisce lequilibrio, spiegando come variano le concentrazioni di reagenti e prodotti e le velocit di reazione nel tempo; scrivere la costante di equilibrio di una qualsiasi reazione e spiegarne il significato;

11.B PRE-TEST
Data la reazione esotermica: N2 (g) + 3H2 (g) 2NH3 (g)

LEQUILIBRIO CHIMICO
comprendere la portata generale della legge dellequilibrio chimico, distinguendo tra Kc e Kp; date una reazione di equilibrio e la relativa costante di equilibrio, calcolare le concentrazioni di tutte le specie presenti allequilibrio; enunciare il principio di Le Chatelier e comprenderne il significato; valutare lo spostamento dellequilibrio su una reazione chimica al variare di concentrazione dei reagenti e/o dei prodotti, temperatura e pressione.

11.1 INTRODUZIONE: LEQUILIBRIO DINAMICO


Per definire la tensione di vapore di un liquido (cio la pressione esercitata da un vapore in equilibrio con il liquido), abbiamo fatto riferimento ad una situazione di equilibrio, che pu stabilirsi in un recipiente chiuso mantenuto a temperatura costante, parzialmente riempito di un liquido. Si verifica in questo caso la progressiva evaporazione del liquido fino al raggiungimento di uno stato di equilibrio in cui apparentemente la situazione non si

modifica pi. In realt, questo stato di equilibrio un EQUILIBRIO DINAMICO e le propriet macroscopiche del sistema non variano perch il numero di particelle che abbandonano il liquido per evaporazione bilanciato da un uguale numero di particelle di gas che condensano allo stato liquido. Questo tipo di equilibrio sembra verisimile in una situazione, come quella descritta, in cui le particelle sono in continuo movimento e sarebbe difficile associarle ad un equilibrio di tipo statico. Il movimento delle molecole continua anche dopo il raggiungimento dellequilibrio ed i due fenomeni opposti (evaporazione-condensazione) si controbilanciano, per cui dallesterno le propriet appaiono costanti. Unanaloga situazione si osserva se si aggiunge zucchero in acqua fino a quando, anche mescolando, non pi possibile scioglierlo tutto; in questo caso (di cui ci occuperemo a proposito degli equilibri di solubilit), si stabilisce un equilibrio dinamico tra soluto e soluzione e, se il sistema non viene modificato, le propriet macroscopiche non variano. Tuttavia, trattandosi di un equilibrio dinamico,

LEQUILIBRIO CHIMICO
possiamo prevedere che la dissoluzione continui e che le particelle di soluto che passano nella soluzione in un certo tempo siano bilanciate da un uguale numero di particelle che si ricongiungono al solido. CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLEQUILIBRIO DINAMICO: le propriet macroscopiche del sistema si mantengono costanti in determinate condizioni; i processi microscopici continuano, ma le propriet macroscopiche non variano, in quanto processi opposti si bilanciano; lequilibrio pu essere raggiunto in entrambi i sensi, sia partendo dai reagenti, che dai prodotti (in questo caso la reazione viene definita reversibile); lequilibrio pu essere raggiunto solo in un sistema chiuso, che non scambia materia con lesterno.

11.2 REAZIONI CHIMICHE DI EQUILIBRIO E COSTANTE DI EQUILIBRIO


Consideriamo la reazione di sintesi dellacido iodidrico: H2 (g) + I2 (g) 2HI (g) incolore violetto incolore Operando ad una temperatura di circa 150C, si osserva che la colorazione violetta, tipica dei vapori di I2, si attenua rapidamente allinizio, poi sempre pi lentamente, e non scompare mai del tutto; ci fa pensare che da un certo momento in poi coesistano in equilibrio i reagenti e il prodotto della reazione. Daltra parte, scaldando HI a circa 400C si nota la comparsa del colore violetto, tipico di I2, segno che probabilmente avvenuta la reazione opposta: 2HI (g) I2 (g) + H2 (g) incolore violetto incolore

LEQUILIBRIO CHIMICO
Si tratta quindi, di una reazione reversibile. Tuttavia, anche la decomposizione di HI non mai completa ed i prodotti di reazione coesistono in equilibrio con i reagenti. Possiamo quindi scrivere: H2 (g) + I2 (g) 2HI (g) Vediamo in maggior dettaglio come si arriva allequilibrio, valutando le due reazioni (diretta e inversa) da un punto di vista cinetico. Come detto (urti tra particelle e teoria cinetica dei gas), affinch vi sia reazione, le particelle devono urtarsi tra loro in modo efficace (per energia e orientamento); a temperatura costante, la probabilit di urto proporzionale alla concentrazione delle specie presenti, che in relazione con la velocit di reazione. quando la reazione ha inizio, la velocit della reazione verso destra (V1) assume un valore iniziale che poi progressivamente DIMINUISCE perch diminuiscono le concentrazioni delle specie reagenti H2 e I2 che si consumano; daltra parte, a mano a mano che si forma il prodotto HI, AUMENTA la velocit della reazione verso sinistra (V2), che inizialmente nulla. dopo un certo tempo si giunge ad una situazione di equilibrio dinamico, in cui le concentrazioni dei reagenti e dei prodotti sono costanti e tali per cui le due velocit assumono lo stesso valore:

V 1 = V2

allequilibrio

LEQUILIBRIO SI STABILISCE QUANDO LE VELOCITA DELLA REAZIONE DIRETTA E DI QUELLA INVERSA SONO UGUALI. In queste condizioni, il numero di particelle di HI che si formano in un certo intervallo di tempo uguale al numero di particelle di HI che si decompongono nello stesso periodo; le concentrazioni delle specie presenti non variano pi e dal punto di vista macroscopico il sistema mantiene invariate le sue propriet.

LEQUILIBRIO CHIMICO
Attraverso misure sperimentali stato osservato che AD UNA CERTA TEMPERATURA il rapporto: [HI]2eq assume un valore costante [H2]eq [I2]eq Questa espressione dipende dalla stechiometria della reazione: gli esponenti di ogni concentrazione corrispondono ai coefficienti stechiometrici della reazione bilanciata. Inoltre, va notato che le concentrazioni indicate sono quelle ALLEQUILIBRIO, che vanno determinate a partire dalle concentrazioni iniziali (esercizi svolti). Il valore di questo rapporto di concentrazioni la cosiddetta COSTANTE DI EQUILIBRIO: per la reazione H2 (g) + I2 (g) 2HI (g) possiamo scrivere: [HI]2eq [H2]eq [I2]eq Normalmente lindice eq non si indica ed sottinteso che si tratta delle concentrazioni allequilibrio. Generalizzando i risultati ottenuti, possibile ricavare una LEGGE DELLEQUILIBRIO CHIMICO (chiamata anche legge di azione di massa) valida per qualsiasi reazione. Per la generica reazione: aA + bB cC + dD in cui a, b, c, d sono i coefficienti stechiometrici, si trova sperimentalmente che il rapporto [C]c [D]d =K [A]a [B]b dove K la costante di equilibrio, il cui valore costante ad una certa temperatura. Nellespressione della costante di equilibrio si scrivono al numeratore le concentrazioni allequilibrio dei prodotti e al denominatore quelle dei reagenti, ciascuna con un esponente pari al coefficiente stechiometrico che la caratterizza nel

K=

LEQUILIBRIO CHIMICO
simbolo di reazione bilanciato. Dal momento che in essa compaiono le concentrazioni di reagenti e prodotti, questa costante di equilibrio viene spesso indicata con il simbolo Kc. La relazione tra costante di equilibrio e simbolo di reazione molto stretta; infatti, se la costante di equilibrio per la reazione H2 (g) + I2 (g) 2HI (g) : [HI]2 Kc = [H2] [I2] Kc = Se i coefficienti di una certa reazione vengono moltiplicati tutti per uno stesso fattore (ad esempio, 2, 3, ecc.), K viene elevata ad una potenza corrispondente al fattore moltiplicativo; se, invece, i coefficienti vengono divisi per un certo fattore, bisogna estrarre la corrispondente radice di K (ad esempio, la radice quadrata se si divide per 2). Riguardo allunit di misura, per la reazione H2 + I2 2HI, la costante [HI]2 (mol l-1)2 [H2] [I2] (mol l-1)2

la costante per la reazione inversa 2HI H2 + I2 , alla stessa temperatura: [H2] [I2] [HI]2

Kc =

adimensionale, in quanto il numero di particelle dei reagenti uguale a quello dei prodotti, per cui le unit di misura si annullano. Se le particelle di reagenti e prodotti sono in numero diverso, come nel caso della reazione N2 + 3H2 2NH3, la costante di equilibrio espressa in una unit di misura data da:

dove K = 1/K

LEQUILIBRIO CHIMICO
K = cio [N2] (mol l-1) [H2]3 (mol l-1)3 [NH3]2 (mol l-1)2 1 (mol l-1)2 di reagenti e prodotti vengono sostituite dalle pressioni parziali DEI COMPONENTI GASSOSI (non di quelli solidi o liquidi che eventualmente compaiono nel simbolo di reazione). Ad esempio, per la reazione H2 (g) + I2 (g) 2HI (g)

Lordine di grandezza della costante di equilibrio fornisce indicazioni sulla proporzione di reagenti che viene trasformata nei prodotti: un valore elevato indica che la quantit dei prodotti maggiore rispetto a quella dei reagenti che non hanno reagito, mentre un valore basso indica che solo una piccola parte dei reagenti si trasformata nei prodotti. La costante di equilibrio dice quanto completa una reazione, ma non d informazioni sulla velocit di trasformazione dei reagenti nei prodotti, legata alla cinetica della reazione ed indipendente dal valore della costante. Nelle MISCELE GASSOSE le quantit di reagenti e prodotti vengono spesso indicate in termini di pressione parziale, piuttosto che di molarit; in questo caso, possibile scrivere una costante, indicata con Kp, del tutto simile a Kc, in cui le concentrazioni

Kp =

p2 HI

p H2 p I2

La relazione tra Kp e Kc pu essere ricavata ricorrendo allequazione di stato dei gas perfetti ed data da: Kp = Kc (RT) dove rappresenta la differenza tra la somma dei coefficienti dei prodotti e la somma dei coefficienti dei reagenti (per una reazione aA + bB cC + dD, = c+d-a-b). Per = 0 (somma coefficienti reagenti = somma

LEQUILIBRIO CHIMICO
coefficienti prodotti) Kc = Kp
11.2.1 ESERCIZI SVOLTI

Kp =

p2SO3 p2SO2 pO2

1) Scrivi lespressione della costante di equilibrio Kc per la reazione: Fe3+ (aq) + NCS- (aq) Fe(NCS)2+ (aq) [Fe(NCS)2+] Kc = [Fe3+] [NCS-]

3) Scrivi lespressione della costante di equilibrio Kc per le reazioni: CaCO3 (s) CaO (s) + CO2 (g) NH4HS (s) NH3 (g) + H2S (g) In entrambi i casi, si tratta di un equilibrio eterogeneo; la concentrazione di un solido puro varia in misura limitatissima e pu essere inglobata nella costante: [CaO (s)] [CO2 (g)] [CaCO3 (s)]

2) Scrivi le espressioni di Kc e Kp per la reazione: 2SO2 (g) + O2 (g) 2SO3 (g) [SO3]2 [O2] [SO2]2

Kc =

oppure Kc = [CO2 (g)]

Kc =

LEQUILIBRIO CHIMICO
[NH3 (g)] [H2S (g)] oppure Kc = [NH3 (g)] [H2S (g)] Kc = [NH4HS (s)] 4) Si sciolgono 1,0 moli di A in 1,0 l di soluzione; si stabilisce lequilibrio A B, che ha una Kc = 0,80. Calcola le concentrazioni di A e di B allequilibrio. Inizialmente presente 1,0 mole di A, mentre B assente si pu supporre che si consumi una quantit x di A (visto che A diminuisce sar -x); confrontando i coefficienti stechiometrici di A e di B, x la variazione positiva di B, corrispondente alla quantit di B che si forma. allequilibrio rimarranno (1,0-x) moli di A e si saranno formate x moli di B. Schematicamente possiamo scrivere:

Inizio Variazione Equilibrio

A 1,0 -x 1,0 - x

B / +x x

Sostituiamo i valori di concentrazione allequilibrio nella Kc: [B] x Kc = = = 0,80 [A] 1,0 - x Risolvendo lequazione di primo grado rispetto ad x, si ottiene x = 0,44; quindi [A] = 1,0 - x = 0,56 M [B] = 0,44 M

LEQUILIBRIO CHIMICO
5) In un recipiente da 1,0 l si introducono 2,0 moli di H2 e 1,0 mol di I2 a 440C e si ha la reazione H2 + I2 2HI; calcolare le concentrazioni di tutte le specie allequilibrio (Kc a 440C = 50) Procediamo come nellesercizio precedente, tenendo conto dei coefficienti stechiometrici: I2 I V E Kc = 1,0 -x 1,0 - x (2x)2 = (1,0 - x) (2,0 - x) x2-3x+2 + H2 2,0 -x 2,0 - x 4x2 = 2HI / 2x 2x 50 -b + b2-4ac Applicando la risolvente x = __________________ 2a si ottiene x = 0,935 Le concentrazioni allequilibrio sono: [HI] = 2x = 1,870 M [H2] = 2-x = 1,065 M [I2] = 1-x = 0,065 M 6) In un reattore in cui stato introdotto HI alla pressione di 8,2 atm, si stabilisce lequilibrio 2HI H2 + I2. Calcolare le pressioni parziali di tutte le specie allequilibrio, sapendo che alla temperatura a cui si opera Kp = 2,0410-2. Procediamo come nei casi precedenti, introducendo nello schema le pressioni parziali invece del numero di moli (la pressione parziale e le moli di ogni componente di una miscela gassosa sono tra loro proporzionali).

da cui 46x2 -150x +100 = 0

LEQUILIBRIO CHIMICO
2HI I V E pKc = 8,2 -2x 8,2 - 2x pH2 pI2 p2HI H2 / x x x2 = (8,2 - 2x)2 = 2,0410-2 + I2 / x x

11.3 FATTORI CHE INFLUENZANO LEQUILIBRIO: IL PRINCIPIO DI LE CHATELIER


Dal punto di vista qualitativo, possibile prevedere in un sistema come viene influenzato lequilibrio da una variazione di concentrazione, di temperatura e di pressione. Si applica il PRINCIPIO DI LE CHATELIER: OGNI SISTEMA IN EQUILIBRIO REAGISCE AD UNA PERTURBAZIONE ESTERNA CON UNO SPOSTAMENTO DELLEQUILIBRIO CHE SI OPPONE ALLA PERTURBAZIONE. Si stabiliscono, quindi, nuovi valori di concentrazione che soddisfano il valore del rapporto definito dalla costante di equilibrio. Lequilibrio non viene invece influenzato dalleventuale presenza di un catalizzatore.

Estraendo la radice quadrata di entrambi i membri e risolvendo lequazione, si ottiene x = 0,91 Le pressioni parziali allequilibrio sono: pHI = 8,2 - 2x = 6,4 atm pH2 = pI2 = 0,91 atm

LEQUILIBRIO CHIMICO
11.3.1 VARIAZIONI DI CONCENTRAZIONE

Se in un sistema allequilibrio si varia la concentrazione di una delle specie presenti, lequilibrio si sposta in modo da compensare la variazione di concentrazione. Cos, se si diminuisce la concentrazione di un reattivo o di un prodotto, avverr in misura maggiore la reazione che lo produce, mentre se viene aggiunta una specie, lequilibrio si sposta in modo da favorire la reazione che permette di consumarla. Consideriamo la generica reazione: aA + bB cC + dD e supponiamo che il sistema abbia raggiunto lequilibrio; le concentrazioni di reagenti e prodotti saranno tali per cui: [C]c [D]d = Kc [A]a [B]b

si sposta a destra () in modo da consumare una maggiore quantit di reagenti; effetto analogo si ha allontanando un prodotto (C o D): lequilibrio si sposta a destra () per ripristinare il prodotto allontanato; inversamente, se si aggiunge un prodotto o si allontana un reagente, lequilibrio si sposta a sinistra ().

VARIAZIONI DI CONCENTRAZIONE PERTURBAZIONE EFFETTO Aumento di un reagente o diminuzione di un prodotto spostamento a destra

PERTURBAZIONE Diminuzione di un reagente o aumento di un prodotto EFFETTO spostamento a sinistra

Se si aggiunge un reagente (A o B), lequilibrio

LEQUILIBRIO CHIMICO
ESEMPI H2 + I2 2HI

11.3.2 VARIAZIONI DI PRESSIONE

aggiunta di H2 spostamento a destra aggiunta di HI spostamento a sinistra allontanamento di I2 spostamento a sinistra allontanamento di HI spostamento a destra

CaCO3 (s) CaO (s) + CO2 (g) Essendo uno dei prodotti allo stato gassoso, possibile spostare completamente lequilibrio verso destra operando in recipiente aperto: CO2 si allontana a mano a mano che si forma e si ha la decomposizione completa di CaCO3.

Sono influenzati da variazioni di pressione gli equilibri in cui la trasformazione dei reagenti nei prodotti comporta una variazione di pressione; tali variazioni possono prodursi in presenza di uno o pi componenti gassosi se tra reagenti e prodotti varia il numero di moli allo stato gassoso. Infatti, in base allequazione di stato dei gas perfetti, a parit di altre condizioni, la pressione esercitata proporzionale al numero di moli di gas. Consideriamo lequilibrio: 2A (g) + B (g) C (g) + 4D (g) Si valuta se la reazione comporta un aumento o una diminuzione di moli (e quindi di pressione): in questo caso la reazione verso destra implica un aumento di pressione (si passa da 3 a 5 moli), quella verso sinistra una diminuzione di pressione. Se la P aumenta, lequilibrio si sposta in modo da produrre una diminuzione di pressione, quindi

LEQUILIBRIO CHIMICO
verso sinistra. Se la P diminuisce, lequilibrio si sposta in modo da produrre un aumento di pressione, quindi verso destra. VARIAZIONI DI PRESSIONE CONDIZIONE: moli reagenti > moli prodotti Aumento di P diminuzione di P spostamento a destra spostamento a sinistra CONDIZIONE: moli reagenti < moli prodotti Aumento di P diminuzione di P spostamento a sinistra spostamento a destra CONDIZIONE: moli reagenti = moli prodotti Aumento o diminuzione di P nessuno

PERTURBAZIONE: EFFETTO:

PERTURBAZIONE: EFFETTO:

PERTURBAZIONE: EFFETTO:

CONDIZIONE: reattivi e prodotti tutti solidi, liquidi o sciolti in soluzione PERTURBAZIONE: Aumento o diminuzione di P EFFETTO: nessuno

LEQUILIBRIO CHIMICO
ESEMPI 2CO (g) + O2 (g) 2CO2 (g) Dalla stechiometria della reazione, risulta che la reazione verso destra comporta una diminuzione di P (da 3 moli a 2 moli) aumento di P spostamento a destra diminuzione di P spostamento a sinistra Cl2 (g) 2Cl La reazione verso destra produce un aumento di P (da 1 mole a 2 moli) aumento di P spostamento a sinistra diminuzione di P spostamento a destra H2O (g) + CO (g) H2 (g) + CO2 (g) La reazione non comporta variazioni nel numero di moli di specie gassose. Quindi, variazioni di pressione non hanno effetti sullequilibrio.
11.3.3 VARIAZIONI DI TEMPERATURA

Le reazioni si dicono esotermiche se sviluppano calore, endotermiche se assorbono calore. Il calore ceduto o assorbito pu essere indicato nel simbolo di reazione insieme a reagenti e prodotti. Reazione esotermica (H < 0): aA + bB cC + dD + q q>0 Reazione endotermica (H > 0): q +aA + bB cC + dD q>0 Per una reazione esotermica, un aumento di temperatura provoca uno spostamento a sinistra, una diminuzione di temperatura uno spostamento a destra. Inversamente, per una reazione endotermica, un aumento di temperatura provoca uno spostamento a destra, una diminuzione di temperatura uno spostamento a sinistra. I processi esotermici sono favoriti da una diminuzione di T, quelli endotermici sono favoriti da

LEQUILIBRIO CHIMICO
un aumento di T. VARIAZIONI DI TEMPERATURA Reazione ESOTERMICA PERTURBAZIONE: Aumento di T EFFETTO: spostamento a sinistra PERTURBAZIONE: EFFETTO: diminuzione di T spostamento a destra

Reazione ENDOTERMICA PERTURBAZIONE: Aumento di T EFFETTO: spostamento a destra PERTURBAZIONE: EFFETTO: diminuzione di T spostamento a sinistra

LEQUILIBRIO CHIMICO
ESEMPI N2 + 3H2 2NH3+ q reazione esotermica (H0 = -92 kJ mol-1) aumento di T spostamento a sinistra diminuzione di temperatura spostamento a destra

11.V VERIFICA SE HAI CAPITO


11.V.1 Basandoti sul significato di equilibrio dinamico, considera il generico equilibrio 2A B ed individua: quante molecole di B si trasformano in A nellunit di tempo, se 10 molecole di A si trasformano in B nello stesso intervallo di tempo quante molecole di A si trasformano in B nellunit di tempo se 50 molecole di B si trasformano in A nello stesso intervallo di tempo.

q + N2O4 2NO2 reazione endotermica (H0 = +57 kJ mol-1) aumento di T spostamento a destra diminuzione di temperatura spostamento a sinistra

11.V.2 Per ciascuna delle seguenti reazioni di equilibrio, scrivi lespressione della costante di equilibrio, valutando la relazione tra la K1 e le altre due costanti: 1. 2. 3. A+BC+D K1 2A + 2B 2C + 2D K2 1/2 A + 1/2 B 1/2 C + 1/2 D

K3

LEQUILIBRIO CHIMICO
11.V.3 Traendo spunto dai calcoli che consentono di determinare la concentrazione delle specie presenti allequilibrio, completa i dati mancanti (*): I2 I V E 5 moli * * + H2 3 moli * 2 moli 2HI / * 2 moli

A (g)+ B (g) (2 moli) 3H2 (g) + N2 (g) (4 moli)

3C (g) + 4D (g) (7 moli) 2NH3 (2 moli)

11.V.4 Sulla base del principio di Le Chatelier e delleffetto delle variazioni di pressione sugli equilibri allo stato gassoso, individua come si modificano gli equilibri seguenti in seguito ad un aumento di pressione:

I2 (g) + H2 (g) (2 moli)

2HI (g) (2 moli)

LEQUILIBRIO CHIMICO
Soluzione Pre-Test [NH3]2 Kc = ________________ [N2] [H2]3 a destra a sinistra a destra a destra (la reazione verso destra comporta una diminuzione di pressione, visto che si passa da 4 a 2 moli di specie gassose) a destra

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Il valore della costante di equilibrio Kp dipende: a. dalle pressioni parziali allequilibrio di reagenti e prodotti b. dalla composizione allequilibrio del sistema di reazione c. dalla pressione d. dalla temperatura Soluzione 2) Il valore della costante di equilibrio Kc dipende: a. dalle concentrazioni allequilibrio di reagenti e prodotti b. dal volume allequilibrio del sistema di reazione c. dalla pressione d. dalla temperatura Soluzione 3) Per una reazione chimica in condizioni di equilibrio: a. la quantit di ciascun reagente e prodotto rimane costante nel tempo b. le quantit dei reagenti sono trascurabili c. le quantit dei prodotti sono sempre maggiori di quelle dei reagenti d. le quantit (in moli) di reagenti e prodotti sono sempre uguali Soluzione 4) Per la reazione di equilibrio: CO (g) + 1/2 O2 (g) CO2 (g) p CO2 a. Kp = ____________ p CO p O2 p CO2 b. Kp = ____________ p CO p1/2 O2

ESERCIZI
p CO p1/2 O2 c. Kp = ____________ p CO2 [CO2] d. Kp = ____________ [CO] [O2]1/2 5) Per la reazione di equilibrio: N2O4 (g) 2NO2 (g) a. Kc = [N2O4]/[NO2]2 b. Kc = [NO2]2/[N2O4] c. Kc = [N2O4] [NO2]2 d. Kc = [NO2]/[N2O4] 6) Per la reazione di equilibrio: 2NOCl 2NO + Cl2 [NO]2 [Cl2] a. Kc = _______________ [NOCl]2 Soluzione [NO] [Cl2] b. Kc = _______________ [NOCl] [NOCl]2 c. Kc = _______________ [NO]2 [Cl2] Soluzione p2NO pCl2 d. Kc = _______________ p2 NOCl Soluzione

ESERCIZI
7) Per la reazione di equilibrio C2H4 (g) + H2O (g) C2H5OH (g) risulta: a. Kp = Kc b. Kp = Kc (RT)1 c. Kp = Kc (RT)-1 d. Kp = Kc (1/V)-1 9) Per la reazione di equilibrio: H2 (g) + I2 (g) 2HI (g) a T = 698 K risulta Kc = 55,2; per la reazione: 1/2 H2 (g) + 1/2 I2 (g) HI (g) la costante di equilibrio Kc alla stessa temperatura vale: a. Kc = 55,2 b. Kc = 2 x 55,2 c. Kc = (55,2)2 d. Kc = (55,2)1/2 Soluzione 10) Per la reazione di equilibrio: N2 (g) + O2 (g) 2NO (g) a T = 2000 K si ha Kc = 4,110-4; allora per la reazione: 2NO (g) N2 (g) + O2 (g) risulta: a. Kc = 4,110-4 b. Kc = 1/(4,110-4)

Soluzione

8) Per la reazione di equilibrio 3MnSO4 (s) Mn3O4 (s) + 2SO3 (g) + SO2 (g) risulta: a. Kp = Kc b. Kp = Kc (RT)3 c. Kp = Kc (RT)-1 d. Kp = Kc (RT)-3 Soluzione

ESERCIZI
c. Kc = (4,110-4)2 d. 1/Kc = 1/(4,110-4) c. lequilibrio non influenzato d. aumenta la velocit di reazione Soluzione Soluzione 13) Data la reazione di equilibrio: C2H4 (g) + H2O (g) C2H5OH (g) lequilibrio si sposta verso destra se: a. si aumenta la pressione b. si diminuisce la pressione c. si introduce un opportuno catalizzatore d. si allontana H2O Soluzione

11) Data la reazione esotermica: N2 + 3H2 2NH3 in seguito ad un aumento di temperatura: a. si ha uno spostamento dellequilibrio verso destra b. si ha uno spostamento dellequilibrio verso sinistra c. lequilibrio non influenzato d. aumenta la velocit di reazione Soluzione 12) Data la reazione endotermica: 2CO C + O2 in seguito ad un aumento di temperatura: a. si ha uno spostamento dellequilibrio verso destra b. si ha uno spostamento dellequilibrio verso sinistra

ESERCIZI
14) Data la reazione di equilibrio: 2CO (g) C (s)+ O2 (g) in seguito ad un aumento di pressione a. si ha uno spostamento dellequilibrio verso destra b. si ha uno spostamento dellequilibrio verso sinistra c. lequilibrio non influenzato d. aumenta la velocit di reazione Soluzione 15) Data la reazione di equilibrio: 2NOCl (g) 2NO (g) + Cl2 (g) lequilibrio si sposta verso destra se: a. si toglie una certa quantit di NOCl b. si aggiunge una certa quantit di NO c. si aggiunge una certa quantit di Cl2 d. si toglie una certa quantit di Cl2 16) La posizione di un equilibrio chimico in fase gassosa in genere pu essere spostata: a. solo agendo sulla temperatura b. solo agendo sulla pressione c. solo agendo sulla quantit dei reagenti e/o dei prodotti d. agendo su tutti e tre i fattori Soluzione 17) Data la reazione: N2O4 (g) 2NO2 (g) scrivi lespressione della costante di equilibrio Kc e calcolane il valore, sapendo che a 25C in un recipiente di 3 l sono presenti allequilibrio 7,64 g di N2O4 e 1,56 g di NO2. Soluzione

Soluzione

ESERCIZI
18) Calcola le pressioni parziali dei due gas e la pressione totale di un campione di NH4HS introdotto in un pallone in cui stato fatto il vuoto e in cui si stabilisce lequilibrio : NH4HS (s) NH3 (g) + H2S (g) (Kp = 0,108 a 25C) Soluzione 19) In un recipiente da 1 l mantenuto a 540 K vengono introdotte 0,500 moli di PCl5. Si stabilisce lequilibrio secondo la reazione PCl5 (g) PCl3 (g) + Cl2 allequilibrio sono presenti 0,342 moli di PCl5, 0,158 mol di PCl3 e 0,158 mol di Cl2. Calcola Kc e Kp. Soluzione 20) Data la reazione: H2S (g) + I2 (s) 2HI (g) + S (s) allequilibrio a 60C le pressioni parziali dei gas sono pH2S = 9,9610-1 atm e pHI = 3,65 x 10-3 atm. Calcola Kp. Soluzione 21) Vengono fatte reagire in un volume di 0,800 l di soluzione 1,4310-2 mol di A e 2,2010-2 mol di B. Sapendo che per lequilibrio A + B 2C Kc = 1,8910-1, calcola la concentrazione delle specie allequilibrio. Soluzione 22) Data la reazione esotermica: N2 + 3H2 2NH3 come si sposta lequilibrio in seguito a: a. aggiunta di N2 b. allontanamento di NH3 c. aumento di P d. diminuzione di T Soluzione 23) Data la reazione: 2SO2 (g) + O2 (g) 2SO3 (g) H0 = -180 kJ mol-1 La quantit di SO3 formata sar maggiore ad alte o a basse temperature? Soluzione

ESERCIZI
24) Data la reazione esotermica: CH4 (g) + H2O (g) CO (g) + 3H2 (g) 1scrivi lespressione della costante di equilibrio Kc. Come si sposta lequilibrio se: a. si aumenta la pressione b. si aumenta la temperatura c. si introduce un catalizzatore d. si allontana H2 Soluzione 25) Data la reazione: Sn2+ + 2Fe3+ Sn4+ + 2Fe2+ a 25C la costante di equilibrio Kc uguale a 1010. Scrivi lespressione della Kc Calcola i valori di Kc per le reazioni: a. Sn4+ + 2Fe2+ Sn2+ + 2Fe3+ b. 2Sn2+ + 4Fe3+ 2Sn4+ + 4Fe2+ Soluzione 26) Data la reazione endotermica: PCl5 (g) PCl3 (g) + Cl2 Valuta come si sposta lequilibrio se: a. si aggiunge PCl5 b. si aumenta la pressione c. si aumenta la temperatura Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. d Back 2. d Back 3. a Back 4. b Back 5. b Back 6. a Back 7. c Back 15. d Back 14. a Back 13. a Back 12. a Back 11. b Back 10. b Back 9. d Back 8. b Back

ESERCIZI
16. d Back 17. [NO2]2 Kc = ___________ [N2O4] 22. a. destra b. destra c. destra d. destra Back 23. reazione esotermica, basse T Back [CO] [H2]3 24. Kc = ________________ [CH4] [H2O] a. sinistra b. sinistra c. non si ha spostamento d. destra Back

a 25 Kc = 4,6110

-3

Back Back

18. 0,329 atm; 0,329 atm, 0,658 atm 19. Kc = 7,3010-2; Kp = 3,23 20. Kp = 1,3410-5 21. [A] = 1,4010 ; [B] = 2,3610 ; [C] = 7,8810-3
-2 -2

Back Back

Back

ESERCIZI
[Sn4+] [Fe2+]2 25. Kc = ________________ [Sn2+] [Fe3+]2 a. K = 1/Kc = 110-11 b. K = Kc2 = 11020 26. a. destra b. sinistra c. destra Back

Back

ELETTROCHIMICA
ELETTROCHIMICA 13.A PRE-REQUISITI 13.B PRE-TEST 13.C OBIETTIVI 13.1 INTRODUZIONE 13.2 PILE
13.2.1 SERIE DEI POTENZIALI STANDARD DI RIDUZIONE 13.2.2 ESERCIZI SVOLTI

Tabella dei potenziali

ESERCIZI

13.3 LELETTROLISI
13.3.1 LEGGI DI FARADAY 13.3.2 ESERCIZI SVOLTI

13.V VERIFICA SE HAI CAPITO

ELETTROCHIMICA
13.A PRE-REQUISITI
Prima di iniziare a lavorare su questa Unit, dovresti essere in grado di: illustrare il significato di una formula chimica e del simbolo che la descrive dal punto di vista microscopico e macroscopico; spiegare il significato del concetto di mole; bilanciare reazioni chimiche redox e non redox; interpretare i processi di ossidazione e riduzione in termini di cessione/acquisto di elettroni; spiegare il significato di una reazione di ossidoriduzione, riconoscendo la specie che si ossida e quella che si riduce; comprendere il significato di una reazione chimica sul piano macroscopico, calcolando i pesi di reagenti e prodotti che partecipano alla reazione.

Tabella dei potenziali

calcola la f.e.m. (E) e valuta se la reazione spontanea nel verso scritto in condizioni standard. I potenziali standard di riduzione interessati sono: 1. Cr2O72- + 14H+ + 6e- 2Cr3+ + 7H2O E = 1,33 V 2. HSO4- + 3H+ + 2e- H2SO3 + H2O E = 0,11 V Soluzione

13.C OBIETTIVI
Al termine di questa Unit dovrai essere in grado di: descrivere le caratteristiche generali di una cella elettrochimica; comprendere il significato di una pila, individuando quale elettrodo funge da anodo e quale da catodo; calcolare la forza elettromotrice di una pila in condizioni standard e non standard; enunciare lequazione di Nernst, comprenderne

13.B PRE-TEST
Data la reazione redox: 2Cr3+ + 3HSO4- + 4H2O Cr2O72-+3H2SO3+5H+

ELETTROCHIMICA
il significato ed applicarla a calcoli; comprendere il significato della serie dei potenziali standard di riduzione; applicare i potenziali standard di riduzione a calcoli elettrochimici; valutare in quale verso procede spontaneamente una reazione redox; comprendere il significato di una cella elettrolitica, in riferimento ad alcuni esempi concreti di elettrolisi; comprendere il significato delle leggi di Faraday ed applicarle a calcoli quantitativi.

Tabella dei potenziali

13.1 INTRODUZIONE
Ogni reazione di ossidoriduzione spontanea pu consentire, in linea di principio, di produrre energia elettrica, grazie al flusso di elettroni che vengono trasferiti dal riducente (che si ossida) allossidante (che si riduce). Ad esempio, nella reazione: Zn (s) + Cu2+ Cu (s)+ Zn2+ atomi di Zn cedono elettroni a ioni Cu2+ presenti in soluzione, che vengono ridotti a Cu, ossidandosi a

Zn2+. Di fatto, in soluzione questi fenomeni avvengono in modo caotico sviluppando energia principalmente sotto forma di calore, e non sono utilizzabili per ottenere energia elettrica. Tuttavia, possibile realizzare un circuito in cui la soluzione dellossidante e quella del riducente sono separate tra loro e gli elettroni passano dalluna allaltra attraverso un conduttore metallico esterno, generando cos una corrente elettrica. Questo circuito, costituisce una PILA elettrica e consente di trasformare energia chimica in energia elettrica per mezzo di una reazione che avviene spontaneamente (forza elettromotrice positiva). Se si opera la trasformazione opposta, da energia elettrica ad energia chimica, si realizza invece un processo chiamato ELETTROLISI, caratterizzato da una reazione che procede nel verso opposto rispetto a quella spontanea, e che richiede un apporto di energia dallesterno per avvenire (forza elettromotrice negativa).

ELETTROCHIMICA
13.2 PILE
Se una sbarretta di Zn viene immersa in acqua, alcuni ioni del metallo passano in soluzione e si ha la reazione: Zn (s) Zn2+ + 2eGli elettroni non trovano condizioni favorevoli per passare nella fase acquosa, per cui restano nello zinco; questo si carica negativamente, la fase acquosa positivamente e si stabilisce una differenza di potenziale tra metallo (negativo) e soluzione (positiva). La differenza di potenziale tra soluzione ed elettrodo non pu essere misurata direttamente, ma solo valutata rispetto ad un elettrodo di riferimento cui viene attribuito potenziale zero. La PILA il sistema costituito da due elettrodi immersi in due opportune soluzioni, separate tra loro da un setto poroso; consideriamo, a titolo di esempio, la pila formata da una lamina di zinco immersa in una soluzione di un sale di zinco (ad esempio, ZnSO4) e da una lamina di rame immersa in una soluzione di un sale di rame (come CuSO4).

Tabella dei potenziali

Le due soluzioni sono separate da un setto poroso che ne impedisce il mescolamento, pur consentendo il passaggio degli ioni per garantire la continuit del circuito elettrico. Ciascuno dei due sistemi elettrodo/soluzione rappresenta una semicella (o semielemento). Spesso, il semielemento viene erroneamente indicato con il nome di elettrodo (la parte per il tutto). Lo zinco un metallo che a parit di condizioni manda in soluzione ioni Zn2+ in quantit maggiore di quanto il rame non mandi in soluzione ioni Cu2+, per cui nella pila lelettrodo di zinco sar negativo e quello di rame positivo. In una pila: ANODO: elettrodo negativo, nel semielemento in cui si ha ossidazione CATODO: elettrodo positivo, nel semielemento in cui si ha riduzione Se i due elettrodi vengono collegati mediante un conduttore esterno, chiudendo il circuito, in esso passano elettroni dallelettrodo di zinco a quello di rame, dove neutralizzano ioni Cu2+ della soluzione che si depositano come atomi neutri sullelettrodo di

ELETTROCHIMICA
rame, determinando lassottigliamento della lamina di zinco e lispessimento di quella di rame. Con il procedere del processo, la soluzione anodica si carica positivamente (formazione di ioni Zn2+), quella catodica negativamente (scomparsa di ioni Cu2+) e ci bloccherebbe il funzionamento della pila. La neutralit elettrica tra le due soluzioni viene ristabilita grazie al setto poroso, che lascia passare ioni SO42dalla soluzione catodica a quella anodica. La stessa funzione del setto poroso pu essere svolta da un ponte salino, costituito da un tubo di vetro contenente una soluzione elettrolitica (ad esempio, KCl) le cui estremit sono immerse nelle soluzioni delle due semicelle. La differenza di potenziale che si stabilisce tra le due semicelle, chiamata FORZA ELETTROMOTRICE (f.e.m., E), rappresenta forse linformazione pi significativa che riguarda una pila e fornisce una misura quantitativa della probabilit che nella cella avvenga la reazione redox. Le modalit di calcolo verranno descritte tra breve. Nella pila descritta avvengono quindi le reazioni: Zn (s) Zn2+ + 2e-

Tabella dei potenziali

Cu2+ + 2e- Cu (s) che sommate danno la reazione redox complessiva Zn (s) + Cu2+ Cu (s)+ Zn2+ Quindi, ogni reazione di ossidoriduzione pu essere scomposta in due semireazioni, in cui il coefficiente posto davanti agli elettroni deve essere uguale (elettroni ceduti = elettroni acquistati); in questo caso entrambe le reazioni mettono in gioco 2 elettroni, se cos non , si ricorre ad un bilanciamento. Ad esempio, se i semielementi: Ag+ + e- Ag (s) Zn (s) Zn2+ + 2evengono collegati per formare una pila, si ha: Zn (s)Zn2+ + 2e- e 2Ag+ + 2e- 2Ag (s) (2 elettroni in entrambi) e la reazione complessiva sar: Zn (s) + 2Ag+ Zn2+ + 2Ag (s) Una pila pu essere rappresentata con uno schema in cui: le linee singole rappresentano il contatto elettrolitico elettrodo/soluzione la linea doppia il contatto elettrolitico tra le soluzioni in cui sono immersi gli elettrodi (mediante

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setto poroso o ponte salino) la semicella in cui si ha ossidazione (anodo) si pone a sinistra e quella in cui si ha riduzione(catodo) a destra. Nel nostro caso: Zn Zn2+ Cu2+ Cu Resta da spiegare la ragione per cui lo zinco si ossida, comportandosi da anodo, ed il rame si riduce, fungendo da catodo, e non avviene linverso (riduzione di zinco e ossidazione di rame); questo possibile valutando i cosiddetti potenziali standard di riduzione.
13.2.1 SERIE DEI POTENZIALI STANDARD DI RIDUZIONE

Tabella dei potenziali

valore di potenziale e questo pu essere ottenuto assegnando potenziale zero ad un sistema di riferimento e confrontando tutti gli altri sistemi con quello standard. In questo caso, il riferimento rappresentato dal SEMIELEMENTO STANDARD A IDROGENO costituito da una laminetta di platino platinato (cio ricoperto di un deposito poroso di platino) lambita da una corrente di idrogeno alla pressione di 1 atmosfera e immersa in una soluzione 1 M in ioni H+ a 25C. Si stabilisce quindi lequilibrio: 2H+ + 2e- H2 (g) A questa semicella di riferimento viene assegnato un potenziale standard relativo alla reazione di riduzione uguale a zero: 2H+ + 2e- H2 (g) E = 0,00 V Poich questo potenziale dipende dalla temperatura, dalla concentrazione degli ioni H+ e dalla pressione di H2, per confrontarlo con i potenziali di altri elettrodi si deve operare nelle stesse condizioni sperimentali. Sono state quindi individuate delle

Come accennato, il potenziale relativo ad una singola semicella non pu essere misurato in termini assoluti, ma soltanto attraverso un circuito completo, in cui la cella sia collegata ad un elettrodo di riferimento. Daltra parte, sarebbe utile poter caratterizzare ogni semicella con uno specifico

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condizioni STANDARD cui fare riferimento: specie in soluzione con concentrazione 1 M specie gassose ad una pressione di 1 atmosfera temperatura pari a 25 C (298 K) se tra i componenti della semicella non compare un metallo, lelettrodo deve essere di platino (ad esempio, come nel caso della coppia H+/H2). POTENZIALE STANDARD DI RIDUZIONE (E) di una data semicella standard il potenziale della semicella considerata rispetto alla semicella standard ad idrogeno, misurato in condizioni standard. Esso si ottiene per confronto con la semicella a idrogeno e corrisponde alla differenza di potenziale tra gli elettrodi di una cella formata da una semicella standard a idrogeno e dalla semicella in esame. Nella valutazione del potenziale standard di una semicella si fa riferimento alla reazione di riduzione; per questo si parla generalmente di potenziali standard di riduzione. Quando vi sono elettrodi inerti che non partecipano alla reazione (ad esempio, il platino nella

Tabella dei potenziali

semicella a idrogeno) la forma ridotta viene scritta vicino allelettrodo. I potenziali standard danno unindicazione sulla tendenza delle varie specie a dare ossidazione e riduzione. Quanto pi positivo il valore di E, tanto pi facilmente la coppia redox (specie ossidata/specie ridotta) tender a ridursi; in una cella ottenuta collegando due semicelle, si avr riduzione in quella caratterizzata da un valore di E pi positivo (catodo) ed ossidazione allaltra (anodo). Consideriamo, ad esempio, le seguenti reazioni di: Cu2+ + 2e- Cu 2H+ + 2e- H2 (g) Zn2+ + 2e- Zn E = 0,34 V E = 0,00 V E = - 0,76 V

Dal confronto dei valori di potenziale, si pu prevedere che in condizioni standard: in una pila ottenuta collegando rame/idrogeno il rame funge da catodo e d riduzione (E = 0,34 V), lidrogeno funge da anodo e d ossidazione (E = 0,00 V)

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in una pila ottenuta collegando idrogeno/zinco lidrogeno funge da catodo e d riduzione (E = 0,00 V), lo zinco funge da anodo e d ossidazione (E = - 0,76 V) in una pila ottenuta collegando rame/zinco il rame funge da catodo e d riduzione (E = 0,34 V), lo zinco funge da anodo e d ossidazione (E = - 0,76 V)

Tabella dei potenziali

FORZA ELETTROMOTRICE di una pila (in condizioni standard): E = Ec- Ea ESEMPI 1. Semielemento standard di idrogeno + semielemento standard di rame La pila pu essere rappresentata schematicamente: Pt (H2) (PH2 = 1 atm) H+ ([H+] = 1 M) Cu2+ ([Cu2+] = 1 M) Cu

Le reazioni di riduzione relative ai due elettrodi sono: Cu2+ + 2e- Cu E = 0,34 V 2H+ + 2e- H2 (g) E = 0,00 V Il rame ha rispetto allidrogeno maggiore tendenza a ridursi (il suo E pi positivo), quindi Cu d reazione di riduzione e si comporta da catodo; il platino funge da anodo e lidrogeno si ossida secondo una semireazione inversa a quella scritta. Cu2+ + 2e- Cu riduzione (catodo) H2 (g) 2H+ + 2eossidazione (anodo) ___________________________ H2 + Cu2+ + 2e- 2H+ + 2e- + Cu H2 + Cu2+ 2H+ + Cu La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 0,34 V - 0,00 V = 0,34 V La f.e.m corrisponde al potenziale standard di riduzione per la coppia Cu2+/Cu, ottenuto appunto collegando la semicella di rame ad una semicella standard a idrogeno.

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2. Semielemento standard di idrogeno + semielemento standard di zinco Schematicamente: Zn Zn2+ ([Zn2+] = 1 M) H+ ([H+] = 1 M) Pt (H2) (PH2 = 1 atm) Le reazioni di riduzione relative ai due elettrodi sono: Zn Zn2+ + 2eE = - 0,76 V 2H+ + 2e- H2 (g) E = 0,00 V Lidrogeno ha rispetto allo zinco maggiore tendenza a ridursi (il suo E pi positivo), quindi Pt si comporta da catodo e lidrogeno d reazione di riduzione; lo zinco funge da anodo e si ossida secondo una semireazione inversa a quella scritta. 2H+ + 2e- H2(g) riduzione (catodo) Zn Zn2+ + 2eossidazione (anodo) ___________________________ 2H++ Zn + 2e- H2 + 2e- + Zn2+

Tabella dei potenziali

2H+ + Zn H2 + Zn2+ La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 0,00 V - (- 0,76 V) = 0,76 V La f.e.m corrisponde al potenziale standard di riduzione per la coppia Zn2+/Zn cambiato di segno, ottenuto appunto collegando la semicella di rame ad una semicella standard a idrogeno. 3. Semielemento standard di zinco + semielemento standard di rame Vediamo infine la pila zinco - rame, ottenuta collegando le due semicelle: Zn Zn2+ ([Zn2+] = 1 M) Cu2+ ([Cu2+] = 1 M) Cu Cu2+ + 2e- Cu E = 0,34 V Zn2+ + 2e- Zn E = - 0,76 V Il rame ha rispetto allo zinco maggiore tendenza a ridursi (il suo E pi positivo), quindi si comporta da catodo e d reazione di riduzione; lo zinco funge

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da anodo e si ossida secondo una semireazione inversa a quella scritta. riduzione (catodo) Cu2+ + 2e- Cu Zn Zn2+ + 2eossidazione (anodo) ___________________________ Cu2+ + Zn + 2e- Cu + 2e- + Zn2+ Cu2+ + Zn Cu + Zn2+ La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 0,34 V - (- 0,76 V) = 1,10 V In modo analogo, confrontando i valori relativi dei potenziali standard di due semicelle possibile valutare se la forza elettromotrice associata ad una certa reazione redox positiva, cio se la reazione spontanea nel verso scritto in condizioni standard. ESEMPIO Stabilisci in base ai valori dei potenziali standard di riduzione se la seguente reazione spontanea nel verso scritto: Fe + Cu2+ Fe2+ + Cu Fe2+ + 2e- Fe Cu2+ + 2e- Cu

Tabella dei potenziali

E = - 0,44 V E = + 0,34 V

Il rame ha rispetto al ferro maggiore tendenza a ridursi (il suo E pi positivo), quindi Cu d reazione di riduzione e si comporta da catodo; Fe funge da anodo e si ossida secondo una semireazione inversa a quella scritta in riferimento al potenziale standard di riduzione. riduzione (catodo) Cu2+ + 2e- Cu Fe Fe2+ + 2eossidazione (anodo) ___________________________ Fe + Cu2+ + 2e- Fe2+ + 2e- + Cu Si ottiene esattamente la reazione scritta, che quindi spontanea in condizioni standard.

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Pila Daniell (con ponte salino)
eZn ClKCl K+ V eCu +

Tabella dei potenziali

forte (F2, E = + 2,87 V, che ha forte tendenza a ridursi) si trova allinizio della tabella, lossidante pi debole (Li+, E = - 3,04 V, che ha scarsa tendenza a ridursi) si trova al fondo dellelenco. Inversamente, F(che difficilmente d ossidazione) lagente riducente pi debole, Li (che ha forte tendenza ad ossidarsi) il pi forte. Come si verifica nei sistemi acido-base (riguardo alla forza relativa tra acido e base coniugata), un forte agente ossidante coniugato ad un debole agente riducente, e viceversa. I potenziali standard di riduzione permettono di studiare una certa reazione redox in condizioni standard; tuttavia, essi non danno informazioni sufficienti nel caso di sistemi in condizioni non standard, che si incontrano frequentemente. LEQUAZIONE DI NERNST una relazione che permette, noto il potenziale standard di una reazione di ossidoriduzione ad una certa temperatura, di ricavare il potenziale della stessa reazione quando le concentrazioni delle specie coinvolte sono diverse da 1. Per una generica reazione di riduzione

Zn2+ SO42Zn Zn2+ + anodo 2 e-

Cu2+ SO42Cu2+ + 2 Cu catodo e-

I valori dei potenziali standard di riduzione danno una misura del potere ossidante e riducente relativo delle varie specie. Procedendo verso semireazioni con potenziale progressivamente meno positivo, diminuisce il potere ossidante della specie considerata, legata ad una tendenza decrescente a dare riduzione. Quindi, lossidante in assoluto pi

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Oss + ne- Rid che avvenga a 25 C possiamo scrivere: 0,0591 [Rid] E = E - __________ log __________ n [Oss] E = potenziale in condizioni diverse da quelle standard E = potenziale standard di riduzione n = elettroni acquistati [Rid] e [Oss] = concentrazioni della forma ridotta e della forma ossidata; la concentrazione dei solidi viene considerata unitaria, mentre per le specie gassose si indica la loro pressione parziale. Applicando lequazione di Nernst ad una generica reazione di ossidoriduzione: aA + bB cC + dD (g) (A, B, C in soluzione, D gas) se la relativa forza elettromotrice in condizioni standard E, si ottiene:

Tabella dei potenziali

0,0591 [C]c pdD E = E - __________ log __________ n [A]a [B]b Se le concentrazioni e le pressioni di tutte le specie che partecipano alla reazione sono unitarie, cio siamo in condizioni standard, il termine logaritmico si annulla ed E coincide con E.

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13.2.2 ESERCIZI SVOLTI

Tabella dei potenziali

1) Dati i potenziali standard di riduzione: Fe3+ + e- Fe2+ E = 0,77 V Br2 + 2e- 2Br - E = 1,07 V Cl2 + 2e- 2Cl - E = 1,36 V valuta se le reazioni seguenti possono avvenire in condizioni standard e calcola la forza elettromotrice di ciascuna. a. Ossidazione di Fe2+ a Fe3+ usando come ossidante Br2. In base ai valori di E, il bromo ha maggiore tendenza a ridursi, mentre il ferro si ossida. Br2 + 2e- 2Brcatodo (riduzione) 2Fe2+ 2Fe3+ + 2eanodo (ossidazione) ______________________ Br2 + 2e- + 2Fe2+ 2Fe3+ + 2e- + 2Br-

Lossidazione di Fe2+ a Fe3+ con Br2 possibile e la reazione complessiva : Br2 + 2Fe2+ 2Fe3+ + 2BrIl coefficiente 2 davanti al ferro stato introdotto per bilanciare gli elettroni ceduti/acquistati (questo non modifica il valore del potenziale). La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 1,07 V - 0,77 V = 0,30 V b. Ossidazione di Br- a Br2 usando come ossidante Cl2. In base ai valori di E, il cloro ha maggiore tendenza a ridursi, mentre il bromo si ossida. Cl2 + 2e- 2Clcatodo (riduzione) 2Br- Br2 + 2eanodo (ossidazione) ______________________ Cl2 + 2e- + 2Br- 2Cl- + 2e- + Br2 Lossidazione di Br- a Br2 con Cl2 possibile e la reazione complessiva Cl2 + 2Br- 2Cl- + Br2

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La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 1,36 V - 1,07 V = 0,29 V c. Ossidazione di Cl- a Cl2 usando come ossidante un sale di Fe3+. In base ai valori di E, il cloro ha maggiore tendenza a ridursi, mentre il ferro si ossida. Non quindi spontanea una reazione in cui il cloro funge da anodo ed il ferro da catodo, la cui forza elettromotrice : E = Ec - Ea = 0,77 V - 1,36 V = - 0,59 V Il valore negativo dice che la reazione non avviene spontaneamente, mentre spontanea la reazione nel verso opposto (ossidazione di Fe2+ a Fe3+ con Cl2) Cl2 + 2e- 2Clcatodo (riduzione) 2Fe2+ 2Fe3+ + 2e- anodo (ossidazione) ______________________ Cl2 + 2e- + 2Fe2+ 2Fe3+ + 2e- + 2ClLa forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 1,36 V - 0,77 V = 0,59 V

Tabella dei potenziali

2) E possibile ossidare un sale di Fe(II) a Fe(III) usando un sale di Sn(IV) che si riduce a Sn(II)? Sn4+ + 2e- Sn2+ E = 0,15 V Fe3+ + e- Fe2+ E = 0,77 V In base ai valori di E, si osserva che il ferro ha maggiore tendenza a ridursi rispetto allo stagno, che quindi si ossida; lossidazione del ferro con Sn(IV) non spontanea in condizioni standard ed avviene la reazione opposta. 2Fe3+ + 2e- 2Fe2+ catodo (riduzione) Sn2+ Sn4+ + 2eanodo (ossidazione) ______________________ Sn2+ + 2e- + 2Fe3+ Sn4+ + 2e- + 2Fe2+ La reazione complessiva : Sn2+ + 2Fe3+ Sn4+ + 2Fe2+ La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 0,77 V - 0,15 V = 0,62 V

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3) Valuta se si ha sviluppo di H2 in una soluzione acquosa di acido forte 1 M per aggiunta di Fe per aggiunta di Cu Fe2+ + 2e- Fe(s) 2H+ + 2e- H2 Cu2+ + 2e- Cu(s) E = - 0,44 V E = 0,00 V E = 0,34 V

Tabella dei potenziali

che soltanto i metalli il cui potenziale standard negativo sono in grado di sviluppare idrogeno da soluzioni acide; i metalli con E > 0 non danno questa reazione. 4) Individua anodo e catodo e calcola la forza elettromotrice di una cella in cui una semicella sia costituita da una sbarretta di Zn immersa in una soluzione di ZnSO4 1,00 M e la seconda semicella da un elettrodo di Ag immerso in una soluzione 1,00 M di AgNO3. Zn2+ + 2e- Zn(s) Ag+ + e- Ag(s) E = - 0,76 V E = 0,80 V

Lo ione H+ tende a dare riduzione pi del ferro, ma meno del rame. Il ferro in soluzione acida viene ossidato con sviluppo di H2 secondo la reazione: 2H+ + Fe Fe2+ + H2 E = Ec - Ea = 0,00 V + 0,44 V = 0,44 V Se introduciamo un frammento di ferro in soluzione acquosa di acido forte, ad esempio di HCl 1 M, si ha sviluppo di idrogeno ed il metallo lentamente scompare, passando in soluzione come Fe2+; introducendo invece un pezzetto di rame, questo rimane inalterato e non si ha sviluppo di idrogeno. Generalizzando questo risultato, si pu affermare

In base ai valori di potenziale, lAg si riduce comportandosi da catodo, lo Zn si ossida e funge da anodo. La reazione complessiva si ottiene sommando la prima reazione scritta nel verso opposto alla seconda moltiplicata per due (in modo da tenere conto degli elettroni scambiati).

ELETTROCHIMICA
2Ag+ + 2e- 2Ag catodo (riduzione) Zn Zn2+ + 2eanodo (ossidazione) ______________________ Zn + 2e- + 2Ag+ Zn2+ + 2e- + 2Ag Zn + 2Ag+ Zn2+ + 2Ag La forza elettromotrice data da: E = Ec - Ea = 0,80 V + 0,76 V = 1,56 V 5) Calcola il potenziale di una semicella costituita da una sbarretta di Zn immersa in una soluzione contenente ioni Zn2+ in concentrazione 1,80 M e il potenziale di una semicella costituita da una sbarretta di Cu immersa in una soluzione 0,20 M in ioni Cu2+. Calcola la forza elettromotrice della cella che si ottiene abbinando queste due semicelle. I potenziali standard di riduzione per le reazioni considerate sono: Zn2+ + 2e- Zn (s) E = - 0,76 V Cu2+ + 2e- Cu (s) E = 0,34 V Applichiamo alla semireazione Zn + 2e Zn (s) lequazione di Nernst:
2+ -

Tabella dei potenziali

0,0591 [Zn (s)] E = E - __________ log __________ n [Zn2+] Considerando la concentrazione dei solidi unitaria e sostituendo i valori noti si ottiene: 0,0591 E = - 0,76 log 1 = - 0,75 V

2 1,80 Analogamente, per laltra semireazione si ottiene: 0,0591 [Cu (s)] E = E - __________ log __________ n [Cu2+] 0,0591 E = + 0,34 log 1 = + 0,32 V

2 0,20 E = Ec - Ea = 0,32 V + 0,75 V = 1,07 V Se la concentrazione degli ioni Zn2+ e Cu2+ fosse stata 1,00 M (condizioni standard), E sarebbe stata

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uguale a 1,10 V. Con lequazione di Nernst quindi possibile calcolare la diminuzione della forza elettromotrice durante il processo di scarica. Per calcolare la f.e.m di una cella in condizioni diverse da quelle standard, lequazione di Nernst pu essere applicata direttamente allossidoriduzione complessiva e porta allo stesso risultato; nel nostro caso: Zn (s) + Cu2+ Cu (s)+ Zn2+ 0,0591 [Zn2+] E = E - __________ log __________ n [Cu2+] La concentrazione dei solidi stata considerata unitaria ed omessa. Sostituendo i valori relativi alla forza elettromotrice della cella in condizioni standard, agli elettroni scambiati e alle concentrazioni delle specie in soluzione si ottiene: 0,0591 E = 1,10 2 log

Tabella dei potenziali

1,80 = 1,07 V 0,20

6) La cella A costituita dalle semicelle: Co (s) Co2+ (1,0010-2 M) Ni (s) Ni2+ (1,00 M) La cella B costituita dalle semicelle: Co (s) Co2+ (1,00 M) Ni (s) Ni2+ (1,0010-2 M) Calcola la forza elettromotrice per le due celle. Co2+ + 2e- Co (s) E = - 0,28 V Ni2+ + 2e- Ni (s) E = - 0,25 V In condizioni standard il Co funge da anodo ed il Ni da catodo: Ni2+ + Co (s) Ni (s) + Co2+ La f.e.m : E = - 0,25 + 0,28 = 0,03. Le due semicelle non sono in condizioni standard:

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applichiamo lequazione di Nernst assumendo che Co sia lanodo e Ni il catodo. Cella A 0,0591 [Co2+] E = E - __________ log __________ 2 [Ni2+] 0,0591 E = 0,03 log 1,0010-2 = + 0,09 V 0,0591 E = 0,03 log

Tabella dei potenziali

1,00 = - 0,03 V

2 1,00 Anche in questa cella, come in condizioni standard, il Co funge da anodo ed il Ni da catodo, secondo la stessa reazione Ni2+ + Co (s) Ni (s) + Co2+. La reazione spontanea, come indicato dal valore positivo di E. Procediamo analogamente per la Cella B: 0,0591 [Co2+] E = E - __________ log __________ 2 [Ni2+]

2 1,0010-2 Il valore negativo di E indica che nella cella B la reazione procede nel verso opposto (Ni anodo, Co catodo): Ni (s) + Co2+ Ni2+ + Co (s) In queste condizioni si ottiene: 0,0591 1,0010-2 E = 0,03 log = + 0,03 V 2 1,00 7) Valuta in base ai potenziali standard di riduzione se le reazioni seguenti procedono spontaneamente nel verso indicato: a. Zn + Cu2+ Cu + Zn2+ b. 2F- + Cl2 F2 + 2Cl c. Zn + Pb2+ Pb+ Zn2+ d. Fe + Cu2+ Cu + Fe2+

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a. E (Cu2+/Cu) = 0,34 V E (Zn2+/Zn) = - 0,76 V Cu2+ si riduce, Zn si ossida: reazione spontanea b. E (F2/2F-) = 2,87 V E (Cl2/2Cl-) = 1,36 V F2 si riduce, Cl- si ossida: reazione spontanea NEL VERSO OPPOSTO c. E (Pb2+/Pb) = - 0,13 V E (Zn2+/Zn) = - 0,76 V Pb2+ si riduce, Zn si ossida: reazione spontanea d. E (Cu2+/Cu) = 0,34 V E (Fe2+/Fe) = - 0,44 V Cu2+ si riduce, Fe si ossida: reazione spontanea

Tabella dei potenziali

13.3 LELETTROLISI
Si chiama ELETTROLISI linsieme dei fenomeni che avvengono in una soluzione elettrolitica o in un elettrolita fuso in seguito a passaggio di corrente elettrica e che trasformano lenergia elettrica in energia chimica. Contrariamente al caso delle pile, in cui si ha spontaneamente conversione di energia chimica in energia elettrica, si deve fornire energia per far avvenire una reazione redox che altrimenti si produrrebbe spontaneamente nel verso opposto. Applicando una differenza di potenziale ad un conduttore di seconda specie (a conduzione ionica, come nel caso di una soluzione elettrolitica), si osserva lesistenza di una soglia di potenziale, al di sotto della quale non si ha passaggio di corrente. Tale soglia in relazione con la forza elettromotrice della pila, che procede nel verso opposto rispetto alla reazione che si vuole realizzare ed detta per questo forza controelettromotrice. Tale forza, che si oppone alla ddp applicata, rappresenta il valore minimo da applicare perch si abbia elettrolisi. Nella pratica, si osserva che deve essere applicata

ELETTROCHIMICA
una ddp superiore al valore-soglia: ci dovuto ad una serie di fattori di varia natura che determinano nel loro insieme la cosiddetta sovratensione. Le sovratensioni permettono di superare le interazioni sulla superficie dellelettrodo e sono comuni quando alla reazione partecipano specie gassose. Se immergiamo due elettrodi inerti collegati ad un generatore in un recipiente contenente NaCl fuso, gli ioni Na+ del sale migrano verso lelettrodo negativo (catodo) dove acquistano un elettrone e vengono ridotti a sodio metallico. Inversamente, gli ioni Cl- migrano allelettrodo positivo, cedono un elettrone e si ossidano a cloro. CATODO: elettrodo a cui si ha riduzione (segno -) ANODO: elettrodo a cui si ha ossidazione (segno +) Si pu notare che la polarit degli elettrodi invertita rispetto al caso di una pila. Na+ + e- Na riduzione (catodo)

Tabella dei potenziali

2Cl- Cl2 + 2e- ossidazione (anodo) La reazione complessiva : 2Na+ + 2Cl- 2Na + Cl2 ed in assenza di corrente elettrica fornita al sistema dallesterno sarebbe spontanea nel verso opposto, come confermato dal valore negativo della forza elettromotrice (E = Ec - Ea = - 2,71 V - 1,36 V = - 4,07 V).
Elettrolisi di NaCl fuso
e+ anodo + ecatodo -

NaCl(l) Na+(l) + Cl-(l)

Cl- (l) = 1/2 Cl2 (g) + e-

Na+ (l) + e- =Na (l)

ELETTROCHIMICA
La preparazione elettrolitica di sodio da NaCl va effettuata sul sale fuso e non pu essere realizzata partendo da soluzioni acquose; infatti, in presenza di acqua si ha riduzione di H+ ad H2 (E = 0,00 V) e non deposizione di Na (E = - 2,71 V), che ha minore tendenza a ridursi rispetto allidrogeno. Ci conseguenza del fatto che se nel sistema sono presenti pi coppie redox, al catodo viene ridotta per prima quella con potenziale di riduzione maggiore (la pi ossidante) e allanodo viene ossidata per prima quella con potenziale minore (la pi riducente). Quando questa stata completamente ridotta/ossidata, la reazione pu eventualmente interessare altre specie presenti. Le applicazioni dellelettrolisi sono numerose: oltre alla preparazione di una metallo per elettrolisi di un suo sale fuso, si possono citare lelettrolisi dellacqua e la raffinazione elettrolitica dei metalli. Facendo passare corrente tra due elettrodi immersi in una soluzione acquosa, si pu scomporre lacqua nei suoi componenti, secondo la reazione seguente che produce O2 allanodo e H2 al catodo:

Tabella dei potenziali

2H2O 2H2 + O2 + anodo (ossidazione) 2H2O O2 + 4e- + 4H+ - catodo (riduzione) 2H2O + 2e- H2 + 2OH________________________________________ _______________________________________ reazione globale: 2H2O 2H2 + O2 (ottenuta sommando alla reazione anodica la reazione catodica moltiplicata per 2 e considerando 4H+ + 4OH- = 4H2O) Vari metalli, come ad esempio il rame, possono essere raffinati per via elettrolitica. Nella cella lanodo costituito dal metallo da purificare, il catodo da grafite o rame purissimo; Cu viene ossidato allanodo e gli ioni Cu2+ vengono ridotti e depositati al catodo. Per ragioni diverse, questo processo permette di eliminare le impurezze costituite da metalli pi nobili (che hanno potenziali di riduzione maggiori e non passano in soluzione), e meno nobili (che avendo potenziali minori del rame passano in soluzione, ma non vengono ridepositati).

ELETTROCHIMICA

Tabella dei potenziali


13.3.1 LEGGI DI FARADAY

Raffinazione del rame per elettrolisi


e+ anodo + catodo e-

Gli aspetti quantitativi dellelettrolisi sono descritti da alcune leggi, che mettono in relazione la quantit di elettricit che attraversa una cella elettrolitica con le quantit di specie chimiche che si formano o scompaiono per effetto delle reazioni che avvengono agli elettrodi. LEGGI DI FARADAY 1. La massa di un certo elemento ridotta (o ossidata) agli elettrodi durante unelettrolisi proporzionale alla quantit di elettricit che passata attraverso la soluzione. 2. Le masse di diversi elementi ridotti (o ossidati) dalla stessa quantit di elettricit sono proporzionali ai loro pesi equivalenti. Partendo dalla carica dellelettrone e dal numero di elettroni contenuti in una mole, si pu calcolare che per decomporre agli elettrodi un equivalente di sostanza (definito come la quantit in peso di sostanza che in una certa reazione redox cede o

CuSO 4

fanghi anodici (Ag, Au)

Cu

Cu2+ + 2e-

Cu2+ + 2e- = Cu

ELETTROCHIMICA
acquista 1 mole di elettroni) occorrono 96500 Coulomb; questa quantit viene chiamata Faraday. 1 Faraday = 96500 Coulomb Se la reazione implica, ad esempio, lacquisto di 3 elettroni (ad esempio, Al3+ + 3e- Al), la riduzione di una mole di Al richiede 3 moli di elettroni, cio 3 Faraday e 1 Faraday riduce una quantit in peso pari ad un equivalente di Al. ESEMPIO Calcola quanti grammi di Al vengono depositati al catodo di una cella elettrolitica contenente AlCl3 fuso se si fa passare una corrente di 2,6010-1 A per 35 minuti. 1 Coulomb = 1 Ampere x 1 secondo I coulomb che hanno attraversato la cella sono: 2,6010-1 A x 35 min x 60 s/min = 546 C

Tabella dei potenziali

Se 1 F = 96500 C, questi corrispondono a: 546 C ___________ = 5,6610-3 F 96500 C/F (con una proporzione, 1 F : 96500 C = x : 546) Visto che la riduzione di 1 mole di Al richiede 3 Faraday, le moli depositate sono: 1 mole : 3 F = x moli : 5,6610-3 F x = 5,6610-3 F /3 F mol-1 = 1,8910-3 moli I grammi depositati sono: 1,8910-3 moli x 26,98 g mol-1 = 5,0910-2 g
13.3.2 ESERCIZI SVOLTI

1) Lidrogeno puro viene preparato per elettrolisi dellacqua. Calcola quanti Coulomb occorrono per preparare 20,0 l di H2 (misurati a 298 K e 1 atm) e quanti litri di O2 (nelle stesse condizioni di pressione e temperatura) vengono contemporaneamente prodotti allanodo.

ELETTROCHIMICA
anodo (sviluppo di O2) catodo (sviluppo di H2) 2H2O O2 + 4e- + 4H+ 2H2O + 2e- H2 + 2OH -

Tabella dei potenziali

1 mol : 2 F = 0,818 mol : x x = 0,818 mol x 2 F mol-1 = 1,64 F Essendo 1 F = 96500 C, questi corrispondono a: 1,64 F x 96500 C/F = 1,58105 C. Calcoliamo ora lO2 sviluppato allanodo dalla stessa quantit di elettricit; osservando la semireazione anodica si nota che una mole di ossigeno comporta la liberazione di quattro moli di elettroni, quindi lo sviluppo di ossigeno richiede rispetto allidrogeno una quantit doppia di elettricit. Di conseguenza, gli stessi 1,58105 C produrranno una quantit di ossigeno pari alla met dellidrogeno: moli (O2) = 0,818 mol / 2 = 0,409 mol Queste, nelle stesse condizioni di T e P, occuperanno un volume pari a met del volume di idrogeno, cio 10,0 l. Questo valore pu essere ricavato applicando lequazione di stato dei gas perfetti e ricavando V.

La reazione globale si ottiene sommando alla reazione anodica la reazione catodica moltiplicata per due (per bilanciare gli elettroni) e sostituendo 4H++ 4OH- con 4H2O: 2H2O 2H2 + O2 Le moli di idrogeno contenute in 20,0 l di gas a 298 K e 1 atm si ricavano con lequazione di stato dei gas perfetti: n = PV/RT = (1,00 x 20,0) / (0,0821 x 298) = = 0,818 mol Dalla reazione si vede che la liberazione di una mole di H2 richiede 2 moli di elettroni e quindi 2F di elettricit. Per ottenere 0,818 moli sono necessari:

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2) In una cella per lelettrolisi di AgNO3 al catodo si separa Ag metallico, allanodo si libera ossigeno. Calcola i Coulomb che hanno determinato la deposizione di 53,1 g di Ag. moli (Ag) = 53,1 g / 107,870 g mol-1 = 0,492 mol La riduzione dellargento (semireazione catodica, Ag+ + e- Ag) implica che per la deposizione di 1 mole necessario1 F; 0,492 mol sono prodotte dal passaggio di 0,492 F, corrispondenti a: 0,492 F x 96500 C/F = 4,75104 C

Tabella dei potenziali

3) Considera la pila Daniell, basata sulla reazione: Zn (s) + Cu2+ Cu (s)+ Zn2+ e calcola la quantit di elettricit (in C) erogata dalla cella corrispondente ad un aumento di peso dellelettrodo di Cu di 15,0 g. Consideriamo la semireazione catodica: Cu2+ + 2e- Cu (s) La deposizione di 1 mole di rame richiede 2 moli di elettroni, quindi 2 F. moli depositate: 15,0 g / 63,54 g mol-1 = 0,236 mol Elettricit erogata dalla cella: 1 mol : 2 F = 0,236 mol : x x = 0,236 mol x 2 F mol-1 = 0,472 F 0,472 F x 96500 C/F = 4,55104 C

Questi stessi calcoli quantitativi basati sulle leggi di Faraday possono essere applicati in modo del tutto analogo alle pile, con la differenza che lelettricit non viene fornita per far avvenire la reazione, ma viene prodotta dalla reazione stessa che procede spontaneamente.

ELETTROCHIMICA
4) Nelle batterie al piombo delle automobili allanodo avviene la reazione: Pb (s) + HSO4- PbSO4 (s) + H+ + 2eCalcola il peso di Pb necessario perch la batteria sia in grado di erogare 50,0 A/ora (misura convenzionale corrispondente, ad esempio a 50 A per 1 ora, oppure 25 A per 2 ore, e cos via). 50 A/ora corrispondono a: 50,0 A x 1 ora x 60 min/ora x 60 s/min = = 1,80105 C 1 F : 96500 C = x : 1,80105 x = 1,80105 C / 96500 C F-1 = 1,86 F In base alla semireazione di ossidazione del Pb (Pb Pb2+ + 2e-), si vede che 1 mole di Pb produce 2F. Per ottenere 1,86 F saranno necessarie: 1 mol : 2 F = x : 1,86 F x = 1,86 F / 2 F mol-1 = 0,930 mol Pb g (Pb) = 0,930 mol x 207,19 g mol-1 = 193 g di Pb necessari per lerogazione di 50 A/ora.

Tabella dei potenziali

5) Una cella a combustibile basata sulla reazione 2H2 + O2 2H2O costituita da due elettrodi di carbone poroso immersi in una soluzione di KOH e separati da un setto poroso. Su uno degli elettrodi viene fatto gorgogliare H2, sullaltro O2. Calcola il volume di idrogeno e di ossigeno (a 298 K e 1,00 atm) necessari per ottenere lerogazione di 100,0 A per 3 minuti. Le due semireazioni sono: anodo H2 + 2OH- 2H2O + 2ecatodo O2 + 2H2O + 4e- 4OH100,0 A erogati per 3 minuti corrispondono a: 100,0 A x 3 min x 60 s/min = 1,80104 C 1 F : 96500 C = x : 1,80104 C x = 1,80104 C / 96500 C F-1 = 1,8610-1 F Dalla semireazione anodica, si vede che lossidazione di 1 mole di H2 libera 2 moli di elettroni, producendo 2 F. Per liberare 1,8610-1 F sono necessarie:

ELETTROCHIMICA
1 mole : 2 F = x : 1,8610-1 F x = 1,8610-1 F / 2 F mol-1 = 9,3010-2 moli di H2 che occupano un volume pari a: V = nRT/P = (9,3010-2 x 0,0821 x 298)/1,00 = = 2,27 l Quanto allossigeno, dalla semireazione catodica si nota che la riduzione di 1 mole di O2 corrisponde a 4 F; il volume di ossigeno necessario per erogare la stessa quantit di elettricit sar uguale alla met del volume di H2: V (O2) = 2,27 l/2 = 1,14 l di O2 Cu2+ + 2e- Cu 2H+ + 2e- H2 Zn Zn2+ + 2eCu2+ + 2e- Cu

Tabella dei potenziali

E = 0,34 V E = 0,00 V E = - 0,76 V E = 0,34 V

13.V.2 Nelle celle ottenute accoppiando le seguenti semicelle in condizioni standard, valuta i potenziali standard di riduzione ed individua lanodo (ossidazione) e il catodo (riduzione): Zn2+ + 2e- Zn E = - 0,76 V Cu2+ + 2e- Cu E = 0,34 V 2H+ + 2e-H2 Zn2+ + 2e- Zn Fe3+ + e- Fe2+ Br2 + 2e- 2BrCl2 + 2e- 2ClBr2 + 2e- 2BrE = 0,00 V E = - 0,76 V E = 0,77 V E = 1,07 V E = 1,36 V E = 1,07 V

13.V VERIFICA SE HAI CAPITO


13.V.1 In base al significato dei potenziali standard di riduzione, individua nelle coppie seguenti quale specie ha maggiore tendenza a ridursi: 2H+ + 2e- H2 Zn2+ + 2e- Zn E = 0,00 V E = - 0,76 V

ELETTROCHIMICA
13.V.3 In base al significato dellequazione di Nernst, individua tra le celle seguenti quelle in cui per calcolare la forza elettromotrice necessario applicarla: Pt (H2) (PH2 = 0,5 atm) H+ ([H+] = 1 M) Cu2+ ([Cu2+] = 0,1 M) Cu Zn Zn2+ ([Zn2+] = 1 M) Cu2+ ([Cu2+] = 1 M) Cu Zn Zn2+ ([Zn2+] = 1 M) Pt(H2) (PH2 = 1 atm) H+ ([H+] = 1 M) Zn Zn2+ ([Zn2+] = 0,01 M) Cu2+ ([Cu2+] = 1 M) Cu

Tabella dei potenziali

Cu2+ + Zn Cu + Zn2+ E = 1,10 V 2F- + Cl2 F2 + 2ClE = - 1,51 V 2Fe3+ + 2Cl- Cl2 + 2Fe2+ E = - 0,59 V

13.V.4 In base al significato della forza elettromotrice ed alla distinzione tra pila e cella elettrolitica, riconosci le celle in cui la reazione spontanea (pile) da quelle in cui nel processo elettrolitico avviene la reazione inversa rispetto a quella spontanea:

H2 + Cu2+ 2H+ + Cu

E = 0,34 V

ELETTROCHIMICA
Potenziali normali di riduzione a 25 C
Semireazione di riduzione F2 (g) + 2e- = 2F + -

Tabella dei potenziali Cu2+ + 2e- = Cu (s) Cu2+ + e- = Cu+ + 0,34 V + 0,15 V

Pot. std (E) + 2,87 V

Sn4+ + 2e- = Sn2+


S (s) + 2H+ + 2e- = H2S (g) NO3- + H2O + 2e- = NO2- + 2OHPb2+ + 2e- = Pb (s) Sn2+ + 2e- = Sn (s) Ni2+ + 2e- = Ni (s) Co2+ + 2e- = Co (s) Cd2+ + 2e- = Cd (s) Fe2+ + 2e- = Fe (s) Cr3+ + 3e- = Cr (s) Zn2+ + 2e- = Zn (s)

+ 0,15 V
+ 0,14 V + 0,01 V

H2O2 + 2H + 2e = 2H2O
+ 2+

+ 1,77 V
+ 1,51 V

MnO4- + 8H+ + 5e- = Mn2+ + 4H2O Au + 3e = Au (s)


3+ -

PbO2 + 4H + 2e = Pb + 2H2O Cl2 (g) + 2e = 2Cl


-

+ 1,44 V
+ 1,50 V

2H+ + 2e- = H2 (g)

0,00 V
- 0,13 V - 0,14 V - 0,25V - 0,28 V - 0,40 V - 0,44 V - 0,74 V - 0,76 V

+ 1,36 V
+ 1,33 V + 1,23 V + 1,23 V

Cr2O72- + 14H+ + 6e- = 2Cr3+ + 7H2O MnO2 (s) + 4H+ + 2e- = Mn2+ + 2H2O O2 (g) + 4H+ + 4e- = 2H2O

Br2 (l) + 2e- = 2Br+ -

+ 1,07 V
+ 0,96 V + 0,80 V

NO3 + 4H + 3e = NO (g) + 2H2O 2NO3- + 4H+ + 2e- = N2O4 (g) + 2H2O

Ag+ + e- = Ag (s) Fe3+ + e- = Fe2+ I2 + 2e- = 2I -

+ 0,80 V
+ 0,79 V

Hg22+ + 2e- = 2Hg (l) O2 (g) + 2H+ + 2e- = H2O2 Cu+ + e- = Cu (s)

+ 0,77 V
+ 0,68 V

+ 0,54 V
+ 0,52 V

Mn2+ + 2e- = Mn (s) Al3+ + 3e- = Al (s) Mg2+ + 2e- = Mg (s) Na+ + e- = Na (s) Ca2+ + 2e- = Ca (s) K+ + e- = K (s) Li+ + e- = Li (s)

2H2O + 2e- = H2 (g) + 2OH-

- 0,83 V
- 1,18 V - 1,66 V - 2,37 V - 2,71 V - 2,87 V - 2,93 V - 3,04 V

ELETTROCHIMICA
Soluzione Pre-Test Nella reazione redox globale, la semireazione 1 avviene in senso inverso (ossidazione anodica), la reazione 2 nel senso scritto (riduzione catodica). La forza elettromotrice in condizioni standard : E = Ec - Ea = 0,11 - 1,33 = -1,22 V Essendo il potenziale negativo, la reazione non spontanea nel verso scritto, ma nel verso opposto.

Tabella dei potenziali

ESERCIZI
ESERCIZI
1) Una pila chimica un dispositivo in cui si ha trasformazione di: a. energia elettrica in energia chimica b. energia chimica in energia elettrica c. entalpia in energia elettrica d. entropia in energia elettrica Soluzione 2) In una pila, lanodo lelettrodo: a. negativo, dove ha luogo il processo di riduzione b. positivo, dove ha luogo il processo di riduzione c. negativo, dove ha luogo il processo di ossidazione d. positivo, dove ha luogo il processo di ossidazione Soluzione

Tabella dei potenziali

3) In una pila, il catodo lelettrodo: a. negativo, dove ha luogo il processo di riduzione b. positivo, dove ha luogo il processo di riduzione c. negativo, dove ha luogo il processo di ossidazione d. positivo, dove ha luogo il processo di ossidazione Soluzione 4) Nella pila Daniell, lanodo e il catodo sono costituiti rispettivamente dai seguenti elementi: a. Fe, Cu b. Fe, Zn c. Zn, Cu d. Cu, Zn Soluzione 5) Quando in funzione, nella pila Daniell allanodo avviene il seguente processo: a. Zn2+ + 2e- Zn

ESERCIZI
b. c. d. Cu2+ + 2e- Cu Zn Zn2+ + 2eCu Cu2+ + 2eSoluzione 6) Stabilisci quale delle seguenti rappresentazioni dellelettrodo normale a idrogeno corretta: a. Zn H2 (g) (P = 1 atm)H+ (1 M) b. Pt H2 (g) (P = 1 atm) c. Pt H2 (g) (P = 1 atm)H2O (1 M) d. Pt H2 (g) (P = 1 atm)H+ (1 M) Soluzione 7) La f.e.m di una pila data dalla relazione (EA = potenziale anodico, EC = potenziale catodico): a. E = EC + EA b. E = EA - EC c. E = EC - EA d. E = EC - EA 2 Soluzione

Tabella dei potenziali

8) 1 Faraday rappresenta la quantit di carica elettrica trasportata da: a. 1 elettrone b. 96500 elettroni c. 1 mole di elettroni d. una corrente elettrica di 1 Ampre per 1 secondo Soluzione 9) A 25 C la f.e.m della pila Zn Zn2+ Ag+ Ag data dalla seguente espressione dellequazione di Nernst: 0,0591 [Ag+] a. E = E - __________ log __________ 2 [Zn2+] 0,0591 [Ag+] E = E - __________ log __________ 2 [Zn2+]

b.

ESERCIZI
c. E = E 0,0591 [Zn2+] log __________ [Ag+]

Tabella dei potenziali

c. 0,42 V d. non si pu calcolare perch occorre conoscere le concentrazioni di Cu2+ e Zn2+. Soluzione 12) Sapendo che E (Cu2+/Cu) = 0,34 V e E (Ag+/Ag) = 0,80 V, il valore della f.e.m standard della pila ottenuta accoppiando un semielemento a rame con uno ad argento : a. 1,26 V b. 0,46 V c. 1,14 V d. non possibile avere una pila in cui entrambi gli elettrodi hanno E positivo. Soluzione 13) Sapendo che E (Cl2/Cl-) = 1,36 V e E (Br2/Br-) = 1,07 V, la reazione che in condizioni standard avviene tra queste due coppie redox : a. Br2 + 2Cl- 2Br- + Cl2 b. Cl2 + 2Br- 2Cl- + Br2 c. Br2 + Cl2 2Br- + 2Cl-

d.

0,0591 [Zn2+] E = E - __________ log __________ 2 [Ag+]2 Soluzione

10) Il processo elettrochimico che caratterizza lelettrodo a idrogeno : a. 2H2O + 2e- H2 (g) + 2 OHb. 2H+ + 2e- H2 (g) c. 2H2 (g) + O2 (g) 2H2O d. H2 (g) + 2e- 2HSoluzione 11) Sapendo che E (Cu2+/Cu) = 0,34 V e E (Zn2+/Zn) = - 0,76 V, il valore della f.e.m standard della pila Daniell : a. 1,10 V b. - 0,42 V

ESERCIZI
d. 2Br- + 2Cl- Br2 + Cl2 Soluzione a. b. c. Zn2+ Mg2+ O2

Tabella dei potenziali

14) Sapendo che E (Mg2+/Mg) = - 2,37 V e E (Fe2+/Fe) = - 0,44 V, stabilisci quale delle seguenti reazioni ha luogo spontaneamente in condizioni standard: a. Mg + Fe2+ Mg2+ + Fe b. Mg2+ + Fe Mg + Fe2+ c. Mg2+ + Fe2+ Mg + Fe d. non ha luogo alcuna reazione, dal momento che le due coppie si comportano entrambe da riducenti (E < 0) Soluzione 15) Date le seguenti semireazioni di riduzione ed i relativi potenziali standard di riduzione: Zn2+ + 2e- Zn (s) E = - 0,76 V O2 (g) + 4e- + 2H2O 4OHE = 0,40 V Mg2+ + 2e- Mg (s) E = - 2,37 V lagente ossidante pi forte :

Soluzione

16) Date le seguenti semireazioni di riduzione ed i relativi potenziali standard di riduzione: Al3+ + 3e- Al (s) E = - 1,66 V Sn4+ + 2e- Sn2+ E = 0,15 V Fe3+ + e- Fe2+ E = 0,77 V lagente riducente pi forte : a. Al (s) b. Sn2+ c. Fe2+ Soluzione 17) In una pila a combustibile H2/O2 la reazione totale della pila : a. 2H2O 2H2 (g) + O2 (g) b. 2H2 (g) + O2 (g) 2H2O c. H2O H+ + OH-

ESERCIZI
d. H+ + OH- H2O Soluzione

Tabella dei potenziali

18) In una pila a combustibile H2/O2, allelettrodo positivo si ha: a. riduzione di H2 b. ossidazione di H2 c. riduzione di O2 d. ossidazione di O2 Soluzione 19) In una cella elettrolitica lanodo lelettrodo: a. negativo dove ha luogo il processo di riduzione b. positivo dove ha luogo il processo di riduzione c. negativo dove ha luogo il processo di ossidazione d. positivo dove ha luogo il processo di ossidazione Soluzione

20) In base ai valori dei potenziali standard di riduzione, stabilisci quale dei seguenti ioni si scarica preferenzialmente allanodo di una cella elettrolitica: a. BrE (Br2/Br-) = 1,07 V b. OHE (O2/OH-) = 0,40 V c. Zn2+ E (Zn2+/Zn) = - 0,76 V d. ClE (Cl2/Cl-) = 1,36 V Soluzione 21) In base ai valori dei potenziali standard di riduzione, stabilisci quale dei seguenti ioni si scarica preferenzialmente al catodo di una cella elettrolitica: a. H+ E (H+/H2) = 0,00 V b. Zn2+ E (Zn2+/Zn) = - 0,76 V c. Cu2+ E (Cu2+/Cu) = 0,34 V d. ClE (Cl2/Cl-) = 1,36 V Soluzione 22) In seguito ad elettrolisi di una soluzione acquosa contenente ioni Al3+, si depositano al

ESERCIZI
catodo 5,4 g di alluminio. La quantit di carica elettrica consumata nella riduzione stata: a. 19300 C b. 57900 C c. 521100 C d. 96500 C Soluzione 23) In seguito al passaggio di una corrente di 1 A per 10 ore in una soluzione acquosa contenente ioni Cu2+, la quantit in grammi di rame che si deposita al catodo di una cella elettrolitica in cui ha luogo il processo di raffinazione del metallo circa: a. 11,85 b. 23,7 c. 3,3 10-3 d. 6,6 10-3 Soluzione 24) Nel processo di elettrolisi dellacqua si ha: a. formazione di H2 allanodo e di O2 al catodo b. formazione di H2 al catodo e di O2 allanodo

Tabella dei potenziali

c. ossidazione di H2 allanodo e riduzione di O2 al catodo d. ossidazione di O2 allanodo e riduzione di H2 al catodo Soluzione 25) Nellelettrolisi dellacqua allanodo si ha: a. riduzione di ioni H+ b. riduzione di ioni OHc. ossidazione di H2O d. ossidazione di ioni H+ Soluzione 26) Nellelettrolisi di NaCl fuso al catodo si ottiene: a. Na b. H2 c. O2 d. Cl2 Soluzione

ESERCIZI
27) Una pila formata dallaccoppiamento di un semielemento Ag/Ag+ con un semielemento Cu/Cu2+. Sapendo che alla temperatura di 25C E (Ag+/Ag) = 0,80 V e E (Cu2+/Cu) = 0,34 V. Calcola alla stessa temperatura la f.e.m standard della pila e la f.e.m della pila quando [Ag+] = 0,1 M e [Cu2+] = 0,01 M. Soluzione 28) Una pila formata dallaccoppiamento di un semielemento Fe/Fe2+ con un semielemento Ni/Ni2+. Sapendo che a 25C E (Ni2+/Ni) = - 0,25 V e E (Fe2+/Fe) = - 0,44 V, calcola alla stessa T la f.e.m standard della pila e la f.e.m quando [Fe2+] = 0,1 M e [Ni2+] = 0,01 M. Soluzione 29) Data una pila formata da un semielemento Cr3+/Cr (E = - 0,74 V) e da un semielemento Ni2+/Ni (E = - 0,25 V), calcola la quantit in grammi di metallo che si ossida allanodo e la quantit in grammi di metallo che si deposita al catodo quando la pila eroga una corrente di 3 A per 10 minuti.

Tabella dei potenziali

Soluzione 30) Calcola le quantit in grammi di sostanza che si formano agli elettrodi se si fa passare una corrente di 2,0 A per 24 ore in una cella elettrolitica contenente CaCl2 fuso. Soluzione 31) Per elettrolisi di NaCl fuso si ottengono 31,44 g di Na. Calcola il volume di cloro, misurato a 0C e 1 atm, che si sviluppa allanodo. Soluzione

ESERCIZI
SOLUZIONI
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. b Back c Back b Back c Back c Back d Back c Back 8. 9. c

Tabella dei potenziali

Back d Back 10. b Back 11. a Back 12. b Back 13. b Back 14. a Back

ESERCIZI
15. c Back 16. a Back 17. b Back 18. c Back 19. d Back 20. b Back 21. c Back 22. b Back 26. a 25. c 24. b 23. a

Tabella dei potenziali

Back Back Back Back 27. E = 0,462 V; E = 0,462 V Back 28. E = 0,19 V; E = 0,187 V Back 29. 0,323 g di Cr; 0,547 g di Ni Back 30. 35,9 g di Ca; 63,5 g di Cl2 Back

ESERCIZI
31. 15,32 l di Cl2 Back

Tabella dei potenziali