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FELICE BATTAGLIA

MARSILIO DA PADOVA
E LA FILOSOFIA POLITICA DEL MEDIO EVO

FIRENZE FELICE LE MONNIER


EDI T O R E

rg2 8

PROPRIETA

LETTERARIA

RISERVATA

116?-27. -

Firenze, Tipografla

E. Ariaoi,

Via Saa Gallo,

33.

Ceptrolo MARSILIO

I.

DA PADOVA

E I L PENSI ERO POLIT ICO MEDIEVAL E..

Vincenzo Cuoco, dirigendo nei primi anni ddl secolo XIX, durante il dominio napoleonico, un periodico milanese, iil Giornale italiano, ,a cui ora ritornano gli studiosi per investigarvi la formazione di quella coscienza p o litica, che esploderi nei m ot i d e l ' z r, d e l ' 3 r, d e l ' 4 8 , Vi n cenzo Cuoco pubblicava un articolo breve e concettoso t), contenente, come nota il Croce, ( una sintesi vigorosa della storia degli studii politici in Italia dal medio evo sino alla fine del secoio XVIII , sbozzala occasionalmente e con pochi tocchi da un uomo che padroneggiava la vasta materia r. E in esso rivendicava all' Italia nelle scienze politiche e socialli un primato, che nessuno le vorr) negare, una volta esaminati i titoli e [e opere che essa ha in questo campo prodotte. Oggi, dopo pin di un secolo, quell'articdlo cuochiano si legge ancora con interesse e con frutto; ma suggerisce una osservazione. Il genio italiano ha spaziato alto nelle scienze politiche, e da Dante a Machiavelli, da Vico a
7) Giorn. it., r8o4, n. r54, 24 dicembre, pp. 625-26, Varietd, gib" ristampato due volte, una da M. RoueNo, Ricerche sr Vincenzo Cuoco, Isernia, r9o4, p. 23o e sgg., e un'altra da B. Cnoct, Un articolo dimenticato d,i Vincenzo Cuoco sugli scritlori politici italiani, in, Critica, a. II (rgo4), p. 337 e sBB., A stato ora alfi.ne raccolto in V. Cuoco, Scritti uari, a cura di N. Conrpse e di F. NrcorrNl, Bari, rgz4,vol. I, p. tz5 ! sgg. da Pad.oaa. F. Bemecr,re- Marsitrio r

I\{ARSILIO

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Pagano e una ininterrotta catena di profonde speculazioni, volte a chiarire le tendenze psicologiche dei popoli, i fenomeni che nelle societi umane si svolgono : ma gli italiani hanno mai avuto ed hanno coscienza di cid che essi in questo campo harrro fatto ? Io direi di no. Lo stesso Cuoco nel gettare il suo rapido sguardo sulla vasta storia della cultura politica italiana, rilevando e sbozzand,o uomini e sistemi, ha dimenticato, se non addirittura ignorato, un pensatore, la cui singolarissima figura oggi s' impone all'ammirazione di tutti, Marsiflio da Padova. Egli, che ha fatto pii che ogni altro conoscere agli italiani il pensiero di Vico, che ha si profondamente intuito i[ nudleo detltle opere di Machiavelli, non ha mai un accenno per Marsitlio. Nd in questa deficienza d sotlo: scrittori, a lui assari posteriori e quindi di lui ben pit muniti delle armi della critica e detltl'erudizione storica, si mostrano defl tutto ign.ari del formidabifie autore dal Delensor pacis. Cosi il Ferrari nel suo Corso sugli scrittori politici italcanir) ed itl Cavalli nel suo lavoro sovra La scienza politica in ltaliaz) iniziano le loro trattazioni sistematiche senza far cenno del Padovano; ed atltri ancora, e sono tanto numero.si che non A il caso di far nomi, cercano di lumeggrare la figura deiI'Alighieri senza porla in relazione con quella del nostro, tanto diverso dal divino poeta e pur cosi vicino a lui per t) e per intima visione de' fenovivo senso di realismo meni politici. In questo campo, come purtroppo in molti altri, la conoscenza deltle cose italiane ci e pervenuta attraverso
1) Milano, 1862. '-\ Memoric dell'Istituto ueneto, 1862, vol. XI e sg. 3) Non sembri esagerato questo parlare d'un realismo dantesco, ma il pensiero del Poeta si deve riguardare da un punto di vista ben diverso da quello tradizionale, come faremo noi in fine a questo lavoro, seguendo le orme di A. Sorrr,r; Il pensiero politico di Dante, Firenze, tgzz.

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gii stranieri, e sono stati precisamente francesi, tedeschi, inglesi e piri tardi americani che ci hanno rivelato f importanza di uno scrittore, che noi ignoravamo, ma che non ignorarono coloro che nel secolo XVII e XVIII si possono a buon diritto chiamare i padri della moderna critica filologica e storica, il Muratori e il Tiraboschi'). Ora gli scritti intorno a Marsilio sono un grande numero, in cui lo stuciioso quasi si perde; e tutti convengono in un'ammirazione verso irl trecentesco dottore, che a volte pud parere esagerata, poichd in esso si vuotl rinvenire quel che neltl'et) d,i Dante e di Petrerca non poteva mai essere, neppure nellla pit onniveggente fantasia : errore consueto di ottica, da cui non ci si guarda mai abbastanza. Ma se il nostro non ha potuto prevedere tutto quel che gli si fa prevedere, certo egli si pud ben considerare itl padre della moderna politica, e cid non in una mirabile costruzione sistematica campata unicamente nel pensiero, bensi in un'armonica compenetrazione, e quindi un superamento, della realti storica che i tempi gli offrivano. L'opera sua occorre, pertanto, riguar,darla non in astratto, ma in funzione dell'epoca che la vide na,scere, poichA I'uomo giammai prescinde da la concreta esperienza storica, e questa si riflette nella dottrina politica come in ogni attivi$ intellettuale. Percid, pur accettando nella sostanza come vere le affermazioni entusiastiche degli scrittori che in Marsilio scorgono I'avvenire, del Pastor 2) che, ripetendo un giudizio del Le Blanc') su lfus, in esso vede, con maggior diritto che il riformatore boemo, il
1) Un altro grande storico e giurista che ebbe nozione delle dottrine marsiliane fu P. GreNNoNB. Vedi di lui -Il Triregno, pubblicato con prefazione di A. PrnnANToNI, Roma, 1895, vol. II, p. 3o3; Storia civile del rcgno di NaPoli,, Milano, 1846. vol. IV, p. 58. 2; L. vow PesroR, Storia dei papi d,al!.afine del medio eao, trad. A. MBnc e u , r 9 r o , v o l . I , p . 7 8 . 3) L. Ln Br.etc, Histoire de la ftuolulion frangaise, Paris, 1847, vol. I, p . r g .

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genio generatore della Rivoluzione ; del Laurent t ) e deilo Hollweck') che lo proclamano I'antecessore di Lutero piri lungimirante e serio ; dell'Atger t) che lo rivendica quale creatore di quel radicalismo politico, che conta Altusio e Rousseau tra i suoi pit illustri rappresentanti; dell'Ernerton a) che non esita a dirlo l'araldo di un nuovo mondo, il profeta di un nuovo ordine sociale, quale colui che ha dettato il Def ensor pacis, il pin rimarchevole prodotto letterario del medio evo ; del Previt6-Orton 5) che lo riguarda come il promulgatore di quelle teorie, che solo con la Rivoluzione francese hanno ricevuto un generalle consentimento; noi ci sforzeremo di studiarlo sopra tutto in rapporto al suo tempo, miran'do a determinare e a dimostrare quello squisito reaflismo che gli permise di vedere nelle varie complesse formazioni politiche del secolo XIV, in cui cerlo erano i veri primi germi dell'avvenire : non dunque sforzo intuitivo di un futuro ancora non nato e da venire, ma critica comprensione di un presente in cui gi) vibra, s'organizza e s'anima cid che sari la possibiliti di domani t).
r1 F. LeunsNr, L'EgIise et l'Etat, ltre partiel- le Moyerz-Age, Bruxe lle s, 18 5 8 , p . r 3 z . ?) J. HorlwEcK, Der apostolische Stuhl und Roru, Mainz, t8g5, p. 24. 11 F. Arcen, Essay sur I'histoiye d,es doctrines du, contrat social , Paris, 19o6, p. 7r. e) E. EueRroN, The Delensor 'pacis ol Marsiglio of Padua., Cambridge, rg2o, p. r. 5) C. W. Pnevn6-ORroN, lVlarsiglio ol Pad,ua. Doctrines, in The n. t4g, Janaary 1923: vedi English histoilcal Review, vol. XXXVIII, lo stesso pensiero espresso dalla grande autorite di O. GrBRxB, Das Berlin, r88r, vol. III, p. 5r3. d,eutscheGenossenschaltsrechl., 6) L'unico che discusse la modernittr di Marsilio fu un grande storico italiano P. Vrrrenr, il quale forse per soverchio desiderio di porre in miglior luce il suo arrtore preferito, lo scrittore del Pilncipe, gravo rroppo la mano sul Padovano. Il Vrrr.eRr, Niccolb Machiauelli e i suoi tcrnpi, Milano, 1895, vol II, p. 244, scive: < In sostanza, sebbene Marsilio sia stato a grusta ragione chiamato profeta dell'awenire, egli resta ancora legato al medio evo ed alla Scolastica. Non solo la lotta, a cui piglia parte e per la quale scrive, d ancora medievale, ma il suo metodo 6 sempre un idealismo astratto, arido e metafisico ; le cognizioni che esso ha della storia non sono mai superiori, spesso anzi inferiori a quelle

L A F I L O SO F I A PO L i T IC A D E L M E D IO E V O

Egli non solo intende piri che non altri le formazioni sociali del Trecento, ma da tutta la precedente speculazione filosofica e giuspubblicista trae il succo pit vitale per elaborarne un sistema che d certo il pit poderoso, ma anche il pit aderente ari vero, del medio evo; la trascende in conclusioni interamente nuove, che essa detl tutto igo* rava, dato il legame che la vincola a presupposti inteilettualistici e statici, che le inibivano ogni vero progresso'). E questo il rearlismo politico che cclilega l{arsilio ad Atltusio e a Rousseau 'da una parte, dall'ratltra a Machiavelli e a Vico: poichd da un lato rivendica egli il popdlo come contenenza umana e viva delle strutture giuridiche e sociali, dall'altro rivendica e \manizza 1o Stato. IJmanizzaztone che in un certo senso d anche divinizzazione, giacchd in esso Stato si spi,egano tutte tle nostre facolt) etiche, s'assommano tutti i nostri spiriti volitivi, e insieme si potenziano in una libert) superiore,
del suo tempo. A lui manca affatto il senso storico, il concetto dello svolgimento naturale delle istituzioni, che nel suo libro sembrano messe fuori dello spazio e del tempo. La fonte principale della sua sapienza d sempre Aristotele, che egli si sforza di mettere in armonia con le Sacre Carte, nel che sta di certo il principalissimo carattere della Scolastica. Le repubbliche italiane, gid divenute piccoli Stati indipendenti, e la cultura cui esse dettero origine, ebbero una gran parte nella formazione delle idee e della mente di Marsilio; ma queste idee si manifestano in lui come sentimento o presentimento, visione, se vuolsi, profetica dell'avvenire, non come risultato d'un nuovo metodo scientifico, e molto meno poi d' un esame positivo dei fatti. La. sua d una Monarchia buona, necessaria in tutti i tempi, in tutti i luoghi ; d, quasi direi, il trionfo astratto del diritto e della giustizia universale. Sebbene essa trovi la sua propria base nella coscienza popolare, nel che d di certo un pensiero originale dell'autore, pur tuttavia il popolo ed il monarca di Marsilio sono ancora due astrazioni >. E con il Villari concorda sostanzialmente F. Tocco, L'eyesia nel Medio Euo, Firenze, 1884, p. 62 n. Il nostro lavoro costituir) I'adeguata risposta alle suddette osservazioni. 1) Questo duplice elemento sempre presente nell'opera di Marsilio, per cui egli b tra i politici dell'evo medio il pitr aderente alla realtd delle cose, ma nello stesso tempo quello che piir la trascende in una visione dell'avvenire che certo pud dirsi profetica, 0 stato ben messo in rilievo dai piir recenti studiosi. Cosl, per esempio, 8,. Benxen, Mediacaal poll-

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che nel singolo non pud essere, perchd di necessit) linritatz da altre tliberD coesistenti. Ma queste affermazioni marsirliane, che sono poi indeclinabili conquiste deltla scienza politica, che tutta la specutlazione posteriore del Rinascimento, della Riforma, deltla Rivdluzione francese elaboreri, non si possono, ripeto, compr,en.dere, se non in relazione col secolo XIV, e con tutta l'antecedente dottrina medievale di cui sono l'ultimo portato e la negazione insieme. Occorre percid vedere prima quanto al sistema del Padovano abbia contribuito la filosofia anteriore, per riserbarci lungo il nostro fiavoro di metterne in luce le attinenze molteoiici con la realti politica del tempo. L'assoluta delimitazione tra i'l regno celeste e il terreno, tra l'autoriti ecclesiasticae l'autoriti secolare, che il divin fondatore della Chiesa cristiana pose a fondamento delle sue dottrine, fu rispettata dai seguaci detltlanuova
tioal thought, is The social and, political id,eas ol some qreat mediaeual Lontbinhers: a series of lectures..., edited by F. J. C. Hrenwsuew, of the don, 1923, p. 3r. u In some respects he is prophetic-profethic Reformation, and even of Rousseau ; but on the rvhole he expounds his own age. It was the age of the death of a conception of hurnan society (which had lasted during the thousand years since the Emperor Conreligious in its motive and interest, and essen' stantine) as primarily tially universal in its scope: it was the age of the birth of a lay State limited in its range to the nation.... >. CosI sostanzialmente L. BnNorsr, Le lVJacfuauClisme, ldre partie, Aaant Machiaael, Paris, rgo7, p.335 e sg. r Le plus prds de Machiavel, l'homme ) qui il aurait pu devoir davantage, celui auquel il se peut qu'il doive quelque chose, c'est Marsile de Padoue, avec son Delensor pacis. Celui-ci est le moins < abstracteur de quintessence r, le plus politique de tous ; il est de tous le moins enfonc6 dans les id6es et dans les formes du moyen f,ge, le plus d!gag6, Ie plus libre, on est tent6 de dire le plus moderne,... Marsile de Padoue est le moins m6taphysicien, le moins raisonneur, et - en donnant au mot Ie sens que Guichardin et Bernardo del Nero lui donnaient, _. le moins n philosophe o de ceux qui alors 6crivaient sur la politique. Il est celui qui fait I I'observation la plus large ou la moins petite part : il a le mdrite, rare en son temps, s'il doit d6venir commun en son pays, de lrri faire .. sa p a r t; e t c 'e s t a s s e z . . . )

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fede, ne'primi secoli deltl'Impero, onde pur fra tle torture sofferte e gli strazi patiti, affisandosi nefllla libert) e nella pace del cielo, a nessun d'essi venne in pensiero di negare la sovranit) e il tributo a Cesare per dartli a Dio e ai suoi vicari mondani'). Ne questa posizione mutd subito con i1l trionfo della religione cristiana, riconosciuta come religione di Stato e persona giuridica : [a Chiesa d accanto allo Stato, all'Impero per operare con esso neltls sfera della giustizia e delrla pieti, ma accanto allo Stato in un vincolo di sottomissione giuridica ne'riguardi politici, se pur cinta di un'aureola di mistica superiorita come quella che anticipa e prepara I'utltima esatltazione. Ed Ambrogio allora riconosceva la dipendenza della Chiesa daltlo Stato e questo poneva unico detentore deltla sovraniti terrena, detlfl'unica sovraniti che, infine, posta da$li uomini pud esservi. u Se l'imperatore domanda il tributo >, scriveva, < noi non rifiutiamoglielo ; i campi riella Chiesa paghino tributo. Se l'imperatore desidera i nostri campi, egli ha il potere di prenderli, nessuno di noi resis te r ir 2) . uLa ChiesaD, , dicev as a n t' Ag o s ti n o , i l c u i p e n siero politico avremo fra breve ad esaminare, ( composta dei cittadini della Gerusalerl,rr ! celeste deve servir sotto i re della terra. Poicht la dottrina apostolica dice : che ogni anima sia sottomessa alle potesti. E il Signore lui stesso non ha disdegnato di pagare il tributo r '). Cosi nella dottrina dei primi secoli la Chiesa che nega, finchd perseguitata, di prestare divini onori agli imperatori, riconosciuta
1) Vedi a proposito H. C. LEa, Studies in church hislory, Philadelphia, 1883, p. 13 sgg. e) Sewr'AuBRocro. Ept,st. de basilicis trad,endis, 38, t. II (ed. 86nfo.), p . 8 7 '2 . 3) SeNr'AcosrrNo, Da catech. rudib., c. XXI. Ambedue i brani di Histoire sono citati da P. Jaxrr, sant'Amtrrogio e di sant'Agostino de la science politique dans ses rapl;orts aucc la morale, troisi0me 6ditiou, P a r is, 1 8 8 7 , v o l . I , p 3 r 5 e s g .

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Chiesa di Stato, convertiti sovrani e magxati, non rifiuta sottomissione alla giurisdizione pubblica, anzi compenetrata di quello spirito di rinuncia e d'umilt) che d nella legge di Cristo, vuol porsi in una condizione d'inferioriti, abbassarsi, perchd sa che solo nel respingere il mondo e le sue caduche glorie s'acquista il cielo e I'eternit) t). Ma, alfiorquando itl potente organismo di Roma i*p"riale cadde come uno scenario vecchio, per dirla co1 Poeta, dinanzi alla giovane forza dei barbai, \a Chiesa di Roma, stringendo sotto la sua protezione i vinti ed affratellan.doli con i vincitori superbi in nome d'una superiore idealit), ebbe una coscienza pit grande di s ! stessa, e cercd d'utilizzare ai suoi fini :una forza politica che altrirnenti si sarebbe dispersa. In quest'afr.ermazioneterrena della Chiesa alcuni hanno visto una secolare usurpazione, che perpetuatasi per secoli con,durr) a lotte cruente che saranno la negazione d'ogni retligiosit). Ma invero non d cosi : distrutto il maggiore organismo politico dell'evo antico, il mondo sarebbe caduto in un pii grave stato di barbarie, si sarebbe completamente rinselvito, p !r usare una parola cara a Vico e a Foscoflo, se non vi fosse stata rla Chiesa a mantenere itl vincolo sociale per superiori finaliti. Cid d stato riconosciuto dai pit imparziali scrittori, e sopra tutti da Cuoco, che ha ben dimostrato quale possente strumento di civilti la Chiesa fu nei secoli di mezzo, nel generale decadimento de'pubblici poteri. In tempi bellicosi, osserva Cuoco, quel po'di virti che rimaneva era ne$li ecclesiastici : < essi predicavano 1'uman,it) e la tliberti r e noi ,r dobbiamo ad un pontefice queltlo che non ha potuto ottener la filosofia : 7a dichiarazione solenne che la schiaviti fosse contraria altla reiligione >. In tempi fieri
1) Per avere un'idea dello sviluppo storico dei rapporti tra Stato e Chiesa, vedi A. FneNcx, Des ra,p'Dortsde la religtm et de l'6tat, deuxidme 6dition, Pans 1886, p. 6o e sgg.

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essi introdussero rle feste a giorni fissi onde tle classi servili trovassero alfine riposo, nonchd [e tregue di Dio, affinch ! per un poco si desistesse dal frequente combattere. E venendo al campo giuridico [a stessa presunta usurpazione chiesastica ha la sua ragione concreta. a Chastellux >, scrive Cuoco, ( osserva con molto acume una cagione che ne'seco[i barbari dovette potentemente influire sulla giurisdizione ecctlesiasticaed accrescenla. NelL'ignoranza della scrittura e ndlla mancanza de'documenti che potessero conservar memoria degli atti e dei diritti dei cittadini, i giudizi si terminavano o colle prove di Dio o col giuramento. E I'una e tl'atltra di queste cose dovea dare ai giudizi, ai matrimoni, ai testamenti un carattere di santit) che dovea farrli considerare come dipendenti datlla religione. Tutto tende a dimostrare il sublime sistema 'di Vico sul o periodo delle naziont r, e sulla parte che necessariamente acquista [a retl,igione negli ordini pubbtlici e privati de'secoli barbari r r). Questa d la verit) storica; e le oper ! sistematiche sono l'atlta conferma d i tu tto cid '). Ma [o stesso principio che reagisce all'atomizzazione sociale del medio evo, fl'affermaztone di un'identit) di natura tra gli uomini, per cui itl barbaro vincitore d uguale al romano vinto, d'un regno ce'leste in cui tutti i buoni godranno l'eter,no bene netlla fruizione di Dio, in termini politici si pone come la negazione delfio Stato per una migliore unit), la Chiesa. Ebbene, noi non possiamo misconoscere questo principio e proclamarilo antiumano e inciviile. Dove era veramente uno Stato degno di questo nome?
i) Gi o r n . i t . , t 8 o 4 ; n n . 1 4 , 1 5 , 1 6 i r ,4 ,6 fe b b r a i o ; C o n s i d e r a z i o n t sul concord,ato: ristampate nei citati Scritl,i uafi, vol. I, p. 6z e sg. z) Di cid mostra di essere compenetrato anche A. FneNcx, Des rapports, p. 64 : a Compar6e d la f6odalit6, e l'Anarchie, A la barbarie, A toutes les violences du moyen 6ge, la th6ocratie romaine, malgr6 ses cruaut6s, malgr6 ses exc !s, a pu 6tre un bien relatif....;r.

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Ogni dottrina bisogna porla in rapporto ai tempi. Solo cosi possiamo spiegarci come nello stesso tempo che la Chiesa salva Ia civilt) umana, e costretta a negare lo Stato, e procedere per vie diverse da quelle che l'antichiti avea battute. Prima il principio civrlizzatore era nello Stato; caduto lo Stato, resta la Chiesa, onde questa afferma sA stessa come universale etico, e nega il primo come tale e 1o subordina. L'uomo che prima aveva come unico dovere essere buon cittadino, ota deve essere buon credente, e buon cittadino solo in quanto essere buon cittadino non implica negar,e i dogmi e la veriti rivelata. E un nuovo fine che si pone all'uomo nella piena afiermazione di sd : il fine ultramondano e religioso. I nuovi principi che informano tutta la filosofia del medio evo sono posti da sant'Agostino, il quale, bench ! vissuto nelrl'et) romana, pud a buon diritto essere considerato come ill padre 6gritle nuove posizioni politiche delt). I'et) successive Se I'uomo fosse vissuto senza peccare, se itl suo potere non fosse stato infirmato 'dal peccato originale, egli non avrebbe mai avuto bisogno deltlo Stato per attingere i suoi fini. L'uomo peccatore non potrebbe invero mai salvarsi se non fosse preordinato lo Stato : il quale d, quindi, si un v'ero rernedium peccati, ma d pure esso menomato nell'origine dallo stesso peccato, contro il quale d strumento, d menomato neltla sua stessa origine per itl fatto che egli non dispone di volonti sane, ma di volonti inferme, infrante da una originaria collisione col male. L'uomo interamente libero non ha bisogno di reggimento politico, nd deila proprieti : I'uomo, la cui liberti A menomata dal peccato, deve uniformarsi ad un ferreo regime
r) Circa il pensiero politico di sant'Agostino rimando a quanto scrive A. J. Cenr.vrn, Sl. Augustine and the citlt of God, nella gii. citata raccolta di conferenze di F. J. C. HBenxsnaw p. 42 e sg.

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di disciplina, divenire suddito, farsi schiavo, ed d sud,dito e schiavo anche se principe e proprietario : suddito e schiavo del proprio male, dello Stato generato nel male. E questa infermiti costituzionale non d soltanto nelI'esigenza i,deale di Agostino, ffi& nella storia concreta degli uomini d ampiamente comprovata : i delitti generano gli Stati, e i sanguinosi delinquenti sono i lor fondatori : Caino e Romolo insegnino. La caducit) del,lo Stato si rivela non solo ndlla sua origine, ndl suo essere, ma anche nel suo divenire. Lo Stato non d in eterno, perchd non d fiibero, ma preordinato ad un fine, attuato il quale per volonD divina, esso cesseri. Sant'Agostino pone cosi di fronte alrla maculata e fosca ciaitas terrena la pura incontaminata ciaitas coelestis: tla prima, fatta da uomini, A composta di uomini superbi nelrla loro ceciti, orgogliosi, fiacchi ndltla comprensione del ver,o, empi; la seconda, creata da Dio, e composta da chi la legge evangetlica osserva, dai veri fedeli : lla prima ceder) ,dinanzi ailtlaseconda. Cosi tlo Stato viene esautorato; 's ll'somo non e pit cittadino , ma fedele, in un ideale ultramondano, che trascende l'empirica realtA. L'ideale cosmopolitico degli stoi,ci, che I'uomo faceva cittadino del mon,do, d anoor superato in un ideale pii ampio che fa tl'uomo cittadino del cielo. Si crea cosi una citti perfetta che si fiibra sopra la terra, sopra gli Stati, in una composta armonia, in una fruizione continua dell'Assoluto : ivi d la pace, d il bene, d Iddio. E la trascendenza nel senrc pit compiuto della parola. Lo spirito medioevale, disgustato di sd stesso, nel crollo ,di tutte le speranze mondane, ha bisogno d'obiettivarsi, di porre un altro da sd, per negarsi, per annullarsi in e s so. Ma la trascendenza cosi rigidamente ,intesa non pud a tlungo mantenersi. Una chtitas Dai cosi posta non ptid a

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lungo resistere. E necessario che essa si affermi visibitlmente agli uomini, e at sen,si de$li uomini panli. Ecco la Chiesa, forma terrena della ciriLitascoelestis, nuovo e piri vero remedium peccati. Essa e il corpus mysticum Christi r) , I' insieme 'dei fedeli in Cristo credenti, da Cristo rector et gubernator sospinti al fine celeste, afltla satlvezza detill'anima. Cristo e il nucleo e pur tutta tla Chiesa, per cui questa trova l'unit) e, direi, la personafiti : egli, Dio ed uomo, e il tuait-d'union tra tla forma celeste e la forma terrena della cititas Dei. Ma in questo processo di personificazione della Chiesa 1o Stato svanisce; quella debole larva di Stato, che abbiamo visto, si perde. Sorge un nuovo problema, il problema basilare, che vedremo risoluto in Marsilio, dei rapporti tra Stato e Chiesa. La logica vorrebbe che sant'Agostino, conscio della vera importanza della Chiesa, corne queltla i'l cui capo d Cristo, i[ vero redentore deltla umanitd caduta nel peccato, sopprimesse tlo Stato, ma egli non lo fa: ancor compenetrato com'd degli ultimi elementi romanistici, non 1o sopprime, si contenta di subordinanlo. La Chiesa ! 1o spirito, 1o Stato il corpo; e come 1o spirito dirige ill corpo e di esso f a strumento e mezzo, cosi la Chiesa dirige tlo Stato, strumento e mezzo per il fine sopramondano, per 1'attuazione del bene supremo, prima in terra e poi in cie'lo. Quindi 1o Stato non d fuori dalia Chiesa, ma netlrlaChiesa, da essa compreso. E fla organizzazione, sono le gerarchie, sono tle tleggi della Chiesa quelie che vincola"no, perchd sono veramente universali, manrifestazioned'una volont) divina; sicchd 1'organizzazrone, le gerarchie, le leggi dello Stato, espressione d i s p irit i um ani e m alat i, sono i n q u a n to a l l e p ri me n o n
1) O. GIERr'r, Genossenschallsrecht, vol. III, p. 5a8.

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deroghino. L'ideale classico si inverte : alla liberti unlana assolutamente attinta nello Stato si sostituisce la liberti a ttin ta nella Chiesa') . Questo sistema politico informa di sd tutto il diritto pubblico medievale, e ltresue ultime tracce si possono ancor rinvenire in san Tommaso e in Dante; e saranno spazzate via sdlo con Marsilio e il Rinascimento. La lotta tra Chiesa e Stato si pone in miltle guise, trasmutabitle a vicenda : d tla lotta tra l'autoriti e lla volont),, tra La grazia e la natura, tra 1o spirito e la carne, tra la trascendenzae ['immanenza, tra ['assollutismo e il tliberalismo: mitlle aspetti vari e storici d'un problema eterno deillo spirito umano, rla cui vera risoluzione e nell'armonia deltle due tendenze, neltla maggior consapevolezza che llo spirito attinge di sA e de'ltlesue opposte posizioni. Ma il pensiero di sant'Agostino, spiegabile in quel lasso di tempo che preludeva al crollo deiltl'Impero o in quei secoli che videro Roma invasa e i barbari cavatlli premere lle sante zdlle, non pud soddisfare tle nuove esigenze dei secoli pit tardi, che videro a poco a poco il'uomo, libero dalle paure de1 Mille, riacquistare i[ senso della digniti dellla vita terrena neitl'attivit) feconda dei commerci deilile industrie deltle lettere; i primi nucrlei cittapit disparate forze; le opere dini formarsi fra l'urto de11e letter,ari,e antiche risorgere dai polverosi recessi dei silenziosi conventi e dei turriti castelli baronatli alfla mente dei lettori, forme s,empre armoniche e sempre dlette di non peritur,a sapienza umana; rinsalldarsi a poco a poco una nuova filosofia, riimporsi ai rapporti tra gli uomini
1) Cfr., per rilevare l'importanza di queste dottrine su tr:tto il sistema della filosofia politica medievale, C). GrunxB, Genossenschaltsrecht, vol. IIIL p . 5 r 9 .

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un vecchio ma perfietto diritto, il diritto romano, neltla forma che itl genio di Giustiniano seppe dargli. In quel giovan,ile rifluire di sangue, che corre per le vene dell'Europa dopo il Mille, nuove esigenze spirituali sorsero, le cui infinite manifestaziont. la mente umana non pud seguire se non partitamente. Tra esse prima i[ rinascere vigoroso del diritto romano, 7a trnportanza del quale per vero non fu mai del tutto rinnegata nei tempi anteriori t). E coi rinascere a nuova luce della letteratura artistica, filosofica e giuridica del mondo antico si doveva di nuovo procedere ad una rivalatazione 'deila stess,avita po}itica; rivaiutazione, che ora non solo investiva i vecchi enti, la Chiesa, potenziaLa,dal decadere dell'autoriti pubblica, e lo Stato degli Stati, ciod l'Impero rinato con Carlo e di poi subito assopito in lungo sonno, e solo ad intervalli ridesto, ma anche gli Stati nuovi affermantisi fuori dall'orbita della Chiesa e ,de11'Impero, conglomerati nazionali ignoti ail cosmopolitismo romano, nonchd i Comuni, f.orze giovanili espresse dall'energia inesauribile deila razza italica mescolata con le barbariche. Nel campo scientifico noi vediamo confluire insieme I'antica dottrina cristiana, rla cui formullazione tipica d in Agostino e la rinnovetllata dottrina classica di Aristotefie e dei giureconsulti romani, e gli elemqnti opposti armonizzarsi in una supeniore uniti, r,ispondente in modo perfetto alle esigenze d'una societ) in cui diversi enti coesistono. Da un lato, f idea, che sappiamo, d'un perfezionarnento spirituale, la cui mdta e irl cielo, attingibile mercd la fede e 7a grazia, ciod merc ! la Chiesa maestra e reggitrice; dall'altro, f idea di uno Stato, la cui espressione sana ed integra, 7a legge, ha in sd il potere sufificientea reaTiz1) G. Vor-px,, XIouimenti relt,giosi e sette ereticali nella socield,medieuale italtana, Firenze, rg2z, p. 34 e sgg.

LA FILOSOFIA POLITICA DEL MEDIO EVO

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zare i\ bene degld uomini e a spiegare una compiuta liberti morale. Da un lato Dio, daltl'altro lo spirito umano sempre piri conscio di sd. La filosofia dopo il Mille, la Scolastica, d I'equazione tra i due opposti, termine medio tra essi, equazione che san Tommaso, sopra tutti, mirabilmente compie in un'opera che d la chiave d'ogni posteriore sistema t). Lo Stato, che per Agostino era generato nel peccato, bacato all'origine, infirmato ne[[e sue possibitlitd di bene, ritornan'do ad Aristotele, d da san Tommaso riabilitato in parte : pur ammettendo che I'uomo, senza tl'originario peccato, avrebbe potuto daltlo Stato prescindere, cid non di meno, e a llui riconosciuta una tliberti che prima non aveva. I,o Stato A una espression'e naturale delrla societ) umana, necessario perchd senza di esso i bisogni nostri non potrebbero venire soddisfatti. Proviene da Dio si, ma non immediatamente, bensi mediatamente : di fatti come organismo e struttura d generato dagli uomini per $li uomini. Come tale attua un fine terreno, e in questa attuazione e perfetto: assicura il bene aiaere, la pace. Di fronte altlo Stato che attua un suo fine temporale c'd pure tla Chiesa che attua un suo fine spirituale, onde si pone irl vecchio probfiema dei rapporti tra Stato e Chiesa. San Tommaso non ha punto il rigorismo di sant'Agostino; e cosi si comprende come da lui siano proceduti scrittori diversissimi, il papista Egidio Romano e tl'imperialista Dante Alighieri. Si direbbe quasi che egli eviti questo problema, poichd teme le gravi ultime conseguenze che \a riabilitaziole detltlo Stato porta nei riguardi detltlaChiesa, la cui assolutezza d oramai infranta nelf insormontabile limite postole 2).
l) P. J e Ne r , o p . c i t . , v o l . I , p . 3 6 8 . z) Vedi a proposito le acute osservazionr di E. Cnose, I-a soaranitit popolare d.al medio euo allariuolu:ittne francese, Torino, r915, p. 24 e sg.

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MARSILIO

DA PAI)OVA

Egli dice che per cid che tocca I'anima occorre obbedire ail potere spiritua'le anzichd al temporale, ma che per cid che riguarda il bene civile occorre seguire la fiegge umana. Ma questa C una ddl,i.mitazione che non spiega nultla, anche perchd poi san Tommaso aggiunge: a meno che le due autoriti non si trovino riunite in una sola persona come il papa, che C in capo all'una e altl'atltra potest) 1). San Tommaso nel campo politico fa I'effetto di chi pone grand'i proposizioni, ma non osa estrarne le ultime pili gravi conseguenze, che pur nelle sue proposizioni sono implicite ; e quindi tentenn a tra un aspetto e l'altro del problema. Un esempio tipico. Se un principe A infedetle, secondo il diritto delia Chiesa viene scomunicato, e dovrebbe essel ! deposto e i suoi sudditi dovrebbero venire esonerati daltl' ubbid,ienza. Queste iltlazioni ultime secondo san Tommaso non sono necessarie, poichd la sovranite d di diritto umano e non di ,diritto divino. Ma la Chiesa, aggiunge, pud togliere a un principe il ,dominio per altre ragioni. Ma a prescindere da queste inspecificate ragion,i, si pud pur sempre domandare : in base a qualle superiore autoriti ? Inoltre a complicare il problema il santo dottore distingue secondo che il principe governi tra popoli cristiani e popoli infedeli; e questi ulti,mi crede non vincolati da una sentenza di scomunica verso il sovrano, mentre i primi ipso iure sono senz'altro dispensati dall'ubbidienza. In cid d evidente grande incertezza. Questa incertezza si rivdla in un nudleo importantissimo d'efitl'anticadottrina agostiniana, che permane inorganizzato nel sistema nuovo. E posto, per esempio, come
1) F. ScADv'ro, Stato e Chiesa nesli scritti politici d,alla fine d,ella lotta f>er le inuestiture sino alla morte dr. I-udouico'il Bauaro, Firenze, r882, p. 34 : P. Jeurr, op. cit., vol. I, p. 389.

L.{ FILOSOF'IA POLITICA DI'L X{EDIO EVO

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premio al buon re, non la gioria e l'onore terreno, bensi un premio superiore, proveniente da Dio t). Ma in senso assai ampio anche nell'Aquinate tla supremazia della Chiesa d salva. I'1 principe non sollo deve essere fidelis, in quanto uomo ; ma anche come re e signore ! obbligato al culto, per,chd tale d stato unto con diio con-sacra,to,col quatle ha conseguito speciale riverenza e onore'). Anzi a proposito deltl'unzione introduce nerlla regalit) una rappresenhanza divina che cozza con f istituzione a populo 3). Cosi in Tommaso non e negata una supremazia detl ,divino suli'umano, nd detlla Chiesa espressione terrena di Dio sullo Stato, opera de[l'uomo. E questa supremazia trova rla sua espressione concreta nelle decime a cui iutti sono tenuti ex iure, compreso ril capo 'dello Stato : o Et in recognitione eius praeceptum de decimis fuit institutum ad quod qui,libet obligatur, non in quantitate numeri, sed cuiuscumque rci ex d ic ta iam causa, o). Il semplice abbozzo d'un dovere di ossequio dello Stato verso lla Chiesa, o l'accenno ad un obbligo generatle di culto e di professionismo genera cosi tutto un ordine di cose, per cui la Chiesa si mantiene ancora sopra lo Stato, e tl'affermata autonomia di questo certo non e
r) D. THouee Agurul^trs, De regimine prtncipum ad regem Cg,pri, Parmae, 1578, p. 24: u Quoniam ergo mnndanus honor, et hominum gloria Regiae sollicitudinis non est sufficiens praemium ; inquirendum restat, quale sit eidem sufficiens. Est autem conveniens, ut Rex praemium expectet a Deo r. 2) D. THoMen Agurxerrs, op. cit., p. 95 : < Non solum autem sicut homo et dominus ad divinum obligatur cultum ; sed etiam sicut et oleo consecrato, ut patet de regibus Israelitici Rex ; quia inungitur populi, qui oleo sancto inungebantur manibus prophetanrm.... !. 3) D. Tnouee Agurr.reTrs, op. cit., p. 96 : < In quantum igitur figuram gemnt in hac unctione illius, qui est Rex Regum et dominus dominantium, .... qui est Christus Dominus noster; debitores sunt Reges ad ipsum imitandum, ut fit debita proportio figurae ad figuratum, umbrae ad corpus, in quo verus ac perfectus cultus divinus includitur r. a1 D. Tnouee AgurNATrs, op. cit., p. 94.
F'. R,lrt,rcr.re. - Marsilio da Pa;loaa.

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DA PADOVA

intera, anzi in parte contraddetta. E n dal principio di una generica sorveglianza sull'azione cristiana de[[o Stato all'affermazionedeil'assotluta dipendenza di quest'ultimo daltla Chiesa, come strumento passivo di una pedagtrgia cristiana del mondo, affidata al Papato era breve i[ passo; ed esso fu mosso ai tempi di Bonifacio VIII, con [a letteratura che si svolge intorno altla famosa bolla Unam sanctarn e che d 'dovuta principalmente a.... Eg:idio Colonna, oltrechd ad Enrico da Cremona, a 1). Jacopo da Viterbo e ad altr,i num'erosi scrittori r Contro questa ten'denza abbiamo una triplice reazione : quella dei regalisti francesi di Filippo il Bello, Pietro Dubois, Raoul de Presle e Giovanni da Parigi; deglri imperialisti, Engelbert d'Admont e Lupold di Bebenburg; e infine di due scrittori, che, afferman'do l'uno il principio imperiatle, l',altro il popolare, sono affatto originali come quelli che si affisano in una realt) v,iva, uno per sistematizz,arein suprema unit) tutto il mondo politico, l'altro per preludere all'avvenire. Intendo dire Dante. Alighieri e Marsilio da Padova. Ora un rapidissimo sguardo alfia societ) in cui queste dottrine vivono ed appassionano gli spiriti, alfia societi trecentesca in cui operano uomini datltlecoscienze eroiche come Dante ed il ( gran prete > Bonifacio, Clemente V e Guglielmo Ockam, Sciarra Cotlonna e Fitlippo il Bello, Petrarca e Cola di Rienzo, in cui fermentano germi di rinnovazione non sollo civile ma anche religiosa, in cui, riacquistato tl'antico patrimonio fietterario e giuridico, rl'uomo si prepara ad una maggiore liberazione, al Rinascimento. Questa varietd spiega perchd il secdlo XIV sia
r) E. SoLMr, Il pensiero politico d,t Dante, p. 13. Vedi anche A. Fnewcx, Rilorrnateuys et publicistes de l'Europe. Moyen. Age - Renaissance, Paris, t864, P. 64,

LA SOCIETA MEDIEVALE

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uno dei secoli pit appassionanti per la storia in tutte le sue forme, dalla storia giuridica a quella deltla cultura. Esso vede, come nota lo Janet, germinare [a maggior parte detltleidee politi'che moderne. Esso comincia con la grande epica lotta tra Bonifacio VIII e Filippo il Befilo, ma tosto ci mostra, nella sua seconda meti, uno spettacotlo nuovo, llo spettacolo deli'insurrezione popolare contro i[ potere assoluto e il potere signorile : l'antica questione tra Roma e i'l re, tra Roma e l'imperatore si muta in una nuova questione : quetlla tra itl sovrano e il popdlo t). Come mai cid? La spiegazione sta netl fatto che rea[mente la vita del secolo offre la possibiliti di tutti gli sviluppi storici. Questa societi presenta gfi aspetti git vari e molteplici, e in essa vivono enti antichissimi aventi una storia di secoli con enti nuovi, formatisi da anni e destinati a regolare la vita moderna. Accanto atlrl'Impero e arlla Chiesa si pongono e si affermano i nuovi Stati su basi nazionarli, form,azioni nuove uscite daltle Crociate e poi dalle contese giurisdizionafli, accentranti in sd or,amai tutti i feudatari maggiori e minori, laici ed ecclesiastici, emananti leggi proprie aventi vigore per virti propria e non gi) per delega o in quanto non contrastino con la legge imperiarle : cosi rla Francia, lla Spagna, ['Ungheria, rla Polonia, la Danimarca, rla svezia, l'Inghiiterra, Napoli, Yenezia, che o addirittura si proclamavano Stati , ciaitates sibi principes, o superiorern non recoglxoscentes,per insita loro virtri o per prescrizione, o pit larvatamente ammettevano solo una lievissima vaniente dipendenza').E fuori di questi enti nag_ giori, tl'Italia settentrionale, la provenz.a, le provincie del Reno, \a Germania derl Nord pullurrano oramai de' co457. 2) circa i rapporti tra i vari stati sut'citati e l, Impero vedi G. BnvcE, ^ -_ Il sacro Romano Inipero, tradotto da u. Ber,ze*r, Mila^no r9o1, p. 2r7 e sg. , 1) P- JeNrr, op. cit., vol. I, p.

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I\,IARSILIO DA PADOVA

muni, aventi ben piri d'un secolo di vita, che sembrano rinnovare I'elrlenica nd)"6, e riconoscono if imperiarl supremazia solo in diritto, e di fatto sollo indipendenti. E come dire subordinati ad una autoritd sovrana i Comuni, che emanano leggi ed esercitano pubbrlica giuris d iz io ne in m at eria civile e pe n a l e , l e v a n o tri b u ti , fa n n o prestiti, armano eserciti, stipulano paci guerre a7leanze, creano uffici ed ufficiali, trattano spesso senza interposte persone con pontefici imperatori re e duchi ? E presso ai Comuni in vari luoghi ancora adergono il capo i vecchi signori feu,dali, maggiori e minori, che, secondo varie circostanze di tempo e di luogo, hanno pii o meno autoritA, competenza legislativa e giudiziaria delegata. E nell'ambito sia ,dei Comuni sia dei Feudi vivono numerose le corporazioni d' arti e mestieri, potentissime; tanto potenti da porre in dubbio spessotl',autorit) dell'organismo che le compren,de,capaci di emanare statuti, di giudicare secondonorme sociali le cause tra i propri membri e anche spesso con estranei, e non di rado anche in materia penale. E un rigoglio dei nuclei politici pit diversi con le pii diverse forme di reggimento : Comuni retti sovra i pili ampi principi 'democratici ed egualitari, Comuni ii cui governo d oligarch,ico ed aristocratico, pi,ccole Signorie in cui gii il capitano detl popdlo d divenuto capo assoluto, floride repubbtlichette, cittA chiuse entro mura turrite larghe appena pochi chiLlometri, e citt) il cui potere s'estende sovra larga corona di centri rustici. E sovra un continuo fiorir,e e un continuo morire di gruppi sociali e politici, sovra Regni, Repubbliche, Principati, Signorie, Comuni il potere dei due antichi enti millenari, I'Impero e la Chiesa, enti si esautorati darlleantiche lotte, ma ,ancora, e a lungo, vivi nella coscienza dei popoli insopprimibilmente, sia per una tradizione immortale,

L A SO CI ET . . \ M E D IE V A L E

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sia per il loro diritto perennemente attivo in un rigoglio senza pari, sia per wa forza intima non ancora esaurita, ma certo neppure pir\ elastica e giovanile come una volta. E ovunque trascorre un nuovo soffio di vita : neltle Universit) si insegna il Diritto romano, e con esso uno spirito nuovo penetra ne'cervelli ancora ingombri dei pregiudizi medievali, e col d,iritto risorgono le lettere antiche, fantasmi luminosi di bellezza; \a filosofia ripone I' u o mo a cent r o del m ondo, e i l mo n d o i n fu n z i o n e d e l I'uomo. Da per tutto i'attivit) mercantile spinge fl'uomo a lunghi viaggi per terra e per mare, oltre le Alpi, oltre I'Oceano; e cosi esso conosce altri uomini, altre razze, altri costumi, e ritornando narra ai suoi cari di nuove cose ignote e belle, accende desi'deri di avventure e di conquista. E un desiderio febbrile d'arricchire, di vivere agiatamente, di godere del bello; e quindi una energia indefessa neltf industria e nelle arti maggiori e minori, d a ll' e b anist eria alla pit t ura, d a l l a ' s c u l tu ra a l l a ma i o l i c a , dall'oreficeria all'architettura. Si elevano grandi chiese, e in esse si profondono tesori d'arte e ricchezze, monumenti perenni della gran'dezzadelrla stirpe. In quest'ambiente saturo di vita sorsero Dante Alighieri e Marsiiio da Padova, i due uomini che nel campo delle scienze politiche tra gli italiani si levarono a magg io r e alt ezza: il prim o cer can d o d i tra s c e n d e re i a re a l ti mutevole da noi accennata in un ente che la discordia di tanti enti insieme armonizzasse, i'l secondo affisandosi in essa realt) e sviscerandola neltla sua intima essenza per r in v e n ir vi le possibilit A dell1 ' a v v e n i re ' ).
1) M. CRErcHroN, .4 history ol the Papacy d,uring the period, ol the rcformation, London, r88z, vol. I, p. qo: < This remarkable work of I\{arsiglio stands on the very threshold of modern history as a clear forecast of the ideas which were to regulate the future progress of EuroDe r.

Capr roro II. LA VITA FI NO DI MARSILIO ALLA DA PADOVA

COMPOSIZ IONE

DEL < DEFENSOR PAC IS > .

La vita di Marsillio da Padova e cinta da una fitta nebbia, che 1o storico con difficolti, e spesso invano, si sf.orza di romper,e. Pochi i documenti che ci restano e contradittori, onde la critica solo a stento riesce ad ac'cordarli. Che irl grande scrittore politico sia nativo di quella Padova, che nel secolo XIV era gie in fiore per la sua un,iversit), non d dubbio, poichd tutti gli antichi docu,meriti padovani 1o proclamano cittadino t). La controversia nasce oirca 1' anno della sua nascita. Alcuni') lo dicono nato netl r27o: data troppo antica, poichd per essa Marsilio verrebbe ad avere ben quarantun'anno nel r3rr, quando cioA Albertino Mussato gli rivolge una epistola latina accennando atl,ia sua florida g,ioventt. Alr) Vedi S. RrBzrBn, Die literarischen Widersacher der Pal>ste zur Zeit Ludwig des Baiers. b.in Reitrag zur Geschichte der Ktirnble zwischen Staat und, Kirche, Leipzig, 1874, p. 30 ; B. LeeeNce, Marsilio d,a PaPadova, 1882. Del doaa rilormatore politico e religioso del secolo XIV, resto MensIr.to stesso nel suo Delensor pacis dice chiaramente di essere padovano : ( praemissis itaque Christi, sanctorum atque philosophorum monitis, attendens et obsequens Antenorides eigoecc. u (I, r). 2) S. RrEzten,Widersacher, p.3o. Il Bonm-Meunv, Les pricurseurs la ftlormc et de la liberti de consciince dans les pays latins du XIIe de au XVe siicle, Paris, r9o4, crede ll n75 anno di nascita del Padovano, ma non prova la sua asserzione.

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tri') 1o dicono nato nel r2go: data troppo tardaz), poichd d impossibile pensare il nostro. che rs1 r3r2 era sicuramente professore e rettore all'universiti di Parigi, elevato ad appena ventidue anni a cos) alte cariche. Occorre fermarsi ad una data intermedia t), che potrebbe a n c h e essere il vTE t ) . La stessa oscuriti, che circonda il'anno di nascita di Marsitlio, circonda la stirpe 62llla qua,le trasse i natali. Nd tl'epistdla del Mussato, nd altri suoi scritti ci aiutano, se non per informarci della sua origine plebeau). Il suo nome gentilizio sembra sia quello a de Mainardinis , u), nonostante che molti testi, per facile intuitivo errore d'antica trascrizione, lo modifichino in quello a de Raymundinis > e in altre guise t). Molti documenti sicuri parlano di un Buonmatteo de'Mainardini e di altre persone della stessa famiglia che hanno 'lasciato traccia del loro passaggio in terra 8).
i) A . HURwI , M a r s i l e d e Pa d o u e : th 0 s e , P a r i s , 1 8 9 2 , p . r r . :') Cosl giudica P. E. MEyEn, Etude sur Marsile de Padoue iurisconsulte et thCologien d,u XIVe siicle: thOse, Strasbourg, r87o, p. 6. 3) B. LenANcA, Marsilio da Pad,oaa, p. 7 4) C. K. BnauproN, Marsiglio ol Padua, Liie, in En';lish historin. r48, October 1922, p. Sor. cal Reuiew, vol. XXXVII, 5) A. l{ussATo, I-ud,ouicus Boaarus ad filiurn, in Muneror.r, Rerutn italicarum scriptores, t. X, c. 773, lo dice : ,, Civis paduanus plebeius r. Ma N. C. Pepeoopulo, Historia eymnasii patauini.... cum auctario d,e Venetiis, t7z6,t. II, p. r54, claris cum prolessoribus tum alumnis eiusd,enr, invece lo proclama,: u Nobili Mainardina familia natus r. 6) B. LAraxcA, Marsilio da Padova, p. g; C. K. BneurroN, per fissare il cognome di Marsilio riop. cit., p. 5o2 : quest'ultimo chiama l'autoritA di A. Gr.onrr, )ll[onumenti della Uniuersitd d,i Padoua (t3r8-t4oj, Podova, 1888, vol. I, p. ao8. 7) H. WHIRToN, nell'Appendix a G. CevE, Scriptorurn ecclesiasticorum historia lileravia, Genevae, rZoS, p. 17, lo chiama lVrarsilio Nlenandrino : lo stesso cognome d qrrello accolto da P. B.lYLn, Dictionnaire historique et critique, 5e 6dition, Amsterdam, 1734, vol. IV, p .r9 3 . 8) Circa i vari rami dclla famiglia di Marsilio e i nomi a noi noti, vedi B. LaneNce, Marsilio da Padoaa, p. ro e C. K. Bneunrorv, op. clt., p. 5o 2 .

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L A VI T A DI M ARSI LIO

DA PADOVA

Il padre di lVlarsilio, a detta di Albertino 1), fu Bonmatteo o Matteo, che forse d [o stesso Bonmatteo fi$lio di Giovanni, che nel rz65 d ricordato in un documento c o me n ot aio dell'Univer sit ) pa ta v i n a 2 ). Quale sia stata I'educazione del nostro a noi non e dato che intuire, ma d probabile che netltladotta citt) nativa il giovane abbia ricevuto i primi rudimenti letterari e poi nello Stu,dio una pit completa cultura t). M" a qual fine questi studi siano stati votlti non d facile stabilire. L'epistola mussatiana, che infine e irl primo documento in cui i'l nome di Marsilio appaia, e che, stando al Valo is n ), d st at a scrit t a t r a il r3 rr e r3 r2 , e ri v o l ta Ad magistrunt. Marsilium phl'sicum: cid ci induce a credere che trfarsilio di professione sia stato un medico e che
r) [l testo dell'epistola mussatiana d in J. G. Gneevrus e P. BunMANN, Thesaurus antitluitatnm et historiarum Italiae, Lugduni Ratavorum, r7o4-27, t. VI, parte II, ep. n. XII, ma d stato ristampato in appendice dal L,reeNct, Marsilio da Padoua, pp. 227-229. Il nostro passo, ove si accenna al padre di l{arsilio, d cosl concepito: u Praedilecta boni proles benefausta Matthei >. 2) A. GLoRre, fuIonu,menli d,ell'Uniaersitd, di Padoaa (tzzz-r3r8), V e n e zia , 1 8 8 4 , p . z r . 3) N. C. Pepeooputo, op. cit., t. II, p. r54 I (Constat, Marsilium Patavinum impium quidem, sed doctum hominem, alumnum fuisse nostri gymnasii, ex quo prodiit omnibus liberalibus disciplinis instructissimus, una excepta Theologia, e,. qua una scelerate desipuitr. G. BoNrrMeunv, op. cit., p. 96 fantasiosamente specifica la natura degli studi di Marsilio, ma si guarda bene dal darci la fonte delle sue scoperte : < Marsilio - dice - studid filosofia e medicina a Padova, poi nel r3o5 andd a Parigi e ivi compleid le sue conoscenze mediche e si rese perito d affatto in diritto canonico >. lnutile dire che la data del Bonrr-Maunv priva di attendibili$" storica. a) N. \rerors, Jean de Jandun et Marsile de Padoue auteurs d,u De(19o6), lensor facis, in Histoire littiraire de ia France, vol. XXXIII p. 56r ; C. K. BneuproN, op. cit., p. 5o3 : la datazione si basa sul verso dell' epistola < Paduae dum regna manerent >, che vuoi dire finchd il comune di Padova fu politicamente libero, vale a dire finchd Enrico VII di Lussemburgo, disceso in Ttalia nel r3rt e incoronato re a Milano, non invid un suo vicario anche nella cittd d'Antenore, obbligandola a pagar tributo e a rendere omaggio. E, in errore iI TrneBoscHI, Storia della letteratura italiana, Roma, 1783, vol. V, p. r5z, che vuole scritta l'epistola quando Nlarsilio era gi) a Parigi.

L A PRI }{A

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come tale si sia addottorato in patria '). NIa che egli abbia a flungo tentennato circa gli studi da perseguire, appare indiscutibilmente dal lVlussato che scrive : IVIe,bene si recolis,,Paduae dum regna rnanerent, consilii ignarum quamquam de pondere tanti, q u aesist i,num le leges aud i re f,o re n s e s maluer im , m edicae pot ius i n te n d e re p h y s i : In parole povere, Marsilio ha dovuto a lungo esser dubbioso tra gli studi forensi e quelli medici, per poi decidersi verso questi ultimi, secondo il consiglio delti'amico interpelllato, che ben 1o conosceva ne,l suo intimo animo sempre agitato dal'la sete dell'oro, sete che certo non avrebbe soddisfatto con la carriera legaie lunga e non priva di delusioni. Ma Marsilio non fu soltanto avido di denaro : respondi, cor cerno tuum, tua viscera torrent a u ri sacr a f am es, et avar o v i v e re q u a e s tu ; dovette anche essere incostante, e, oltre che esitante tra la medi,cina e la legge, dovette pure abbandonare, come vedremo, gli studi s,acri 'della filosofia (studii de tramite sacri) per quelli ,delle armi : probabilmente ad una esperienza militare si accenna in vari punti dell'epistola. Ma ,l'integrare queste tlacune e opera piuttosto difficile e di scarso vantaggio. Val piuttosto accennare alle condizioni di Padova nel tempo in cui il giovane vi fu scolaro e poi dottore, perchd esse di sicuro agirono, come vedremo, su quel che poi sar) il suo sistema politico t'). Padova durante itl primo periodo detltlavita marsirliana si reggeva repubbiicanamente. Citti prospera, di grande
1) All' epistola mussatiana attinge largamente cit., vo l. V, p . r 5 r e s g g . z; e . E. M Ey e R, o p . c i t , , p . 7. G. Trnl,noscHr, op.

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LA VITA

DI MARSILIO

DA PADOVA

avvenire, sede di una celebre universit), e percid ricca di uomini dotti, aveva sperimentati i pin diversi regimi, ma d d r r83 al 1237 e poi d a l rz 5 6 a l r3 r8 fi o ri v a in piena democrazia. Caduta nel rz56 la tirannia di Ezzelino da Romano, i Padovani ritornarono ai prischi ordini, i quatli avevano tradizioni assai remote, risalen'do agli ultimi anni del secolo XI; quando (.ogS) la citt) d'Antenore aveva col carroccio rivendicata la sua libert), cneando i suoi primi consoli. Accenniamo brevernente alla costituzione di Padova, che bene o male ricorda la costituzione di tutte tle citt) italiane del Dugento e del Trecento. Base ! il popolo, il quale forma il Consiglio Comune, in cui tutti i cittadini sono ammessi renza eccezioni, ffi& che non si raduna se non in casi speciali : ad esso in linea teorica spetta il potere legislativo ed esecutivo, la promulgazione delle leggi e tla nomina dei magistrati. Ma per un processo naturale ,di cose, che noi verifichiamo in tutta I'Italia, da questo consiglio se ne esprimono altri. Il popotlo adunato in assemblea pien aria era troppo tumultuoso e,d irruento ; spesso decideva senza aver preso conoscenza delle faccende pubbliche; mosso dai demagoghi, disfaceva oggi queil che aveva fatto ieri; non era il pir) adatto a decidere nei rapporti esterni di pace e di guerra, in cui A necessaria 7a piri responsabile unit), nonchd il segreto. Cosi accanto al Comune abbiamo il Consigiio M"ggiore, composto prima di trecento individui, piri tardi Ci seicento, per essere accresciuto infine a miltle, avente in sostanza per delega que,lla stessa competenza, che aveva ma non poteva eser,citare il primo; e poi il Consiglio Minore, composto di quaranta individui, divenuti quindi sessanta rappresentanti tutte le classi deltla citt}. E sovra questi organi di competenza essenzialmente legistlativa, sebbene ad essi spett.asseanche la nomina dei magistrati

L A PRI NI A FA S E

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civici, il Consiglio degli anziani,,detto anche dei diciotto, daLlnumero dei componenti, cittadini scetlti e noti per capaciti civile ed amministrati'va; consiglio il quale aveva una funzione di controllo perenne sugii ufficiali pubblici e fungeva quindi di tramite tra il potere iegislativo, di cui abbiam visto gli organi, e il potere esecutivo seguente anche in Padova le alterne vicende di tutti i Comuni italiani. Questa rla costituzione di Padova, quando, libera dalla crudellt) di Ezzelino, potd affermarsi rrelle vie della civilti e della cultura. Es,sa ebbe un periodo di grande prosperit), in cui potd dominare molte citti guelfe deila marca veronese, che temevano la potenza degli Scaligeri, imperanti in Verona t). E in questo periodo di floridezza nacque Marsilio, allorchd tla sua patria signoreggiava alf intorno e I'universiti prosp !ra molti studenti e professori richiamava da ogni parte del mondo. Questa citti, superba della propria libert)., che, nello stesso tempo in cui Bonifacio VIII indlgstr il Giubileo, celebr,ava con feste la patavina indipendenza, gioiva con nuove feste alla morte dell'atteso da Dante Enrico VII, questa citti ebbe a lungo a soffrire per discordie giuris,dizionali con la Chiesa. E ad essedobbiamo accennare, poichd sono la prima esperienza po{itica che si concreterd con irl Delensor pacis, poichd dall'atteggiamento di Padova dipender) pure in parte l'atteggiamento del futuro scrittore. Padova, rispettosissima della spirituatliti religiosa, che, come nota irl Labanca'), ascoltd in vita e venerd morto quel sant'Antonio, che non esitava ad affrorrtare
Ez e l i n o , i mma n i s s i mo tiranno che fia creduto figlio del demonio,
1) 2\

C. W. Pnevrr !-ORroN, op. cit,, p. z. B. LesaNce.,Marsilio da Padoua,p. 90.

.*

Nd;'.oy

BlBllolitA

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LA VIT.{ DI N,IARSiLIO DA PADOVA

secondo ,la tradizione raccolta dall'Ariosto, eg{i, solo ed trioninerme, tacciandolo di crudeltd; Padova, che accofise falmente San Bonaventura, venuto a trasferire in fluogo degno le ossa del maestro Antonio; Padova, che forse prima stabirli uno speciale cutlto per i1 santo d'Aquino, d d'altra parte 7a pit strenua sostenitrice dei diritti comunarli contro ['ingerenza ecclesiastica. Le immuniti clericali erano ovunque gravi; ma forse in nessuna cittd cosi gravi come in Padova, .acuite anche darl fatto che irl clero ivi, come del resto in motlti altri paesi in quel tempo, pit che onorare la religione la prostituiva, addimostrandosi indegno dei riguardi che di fronte ai pubbrlici poteri esigeva sotto forma di esenzioni personarli e rea1i. Cosi, mentre ii Comune affermava la sua sovranit), riscuotendo da tutti tle imposte, il clero sosteneva itl suo buon diritto non soio a non pagare queste, ma neppure a concorrere a spese speciali per restauri di strade, ponti ecc. E cid era tanto pii grave, in quanto coloro, che esigevano 1e immunit) e i privirlegi, non erano sdlo i sacerdoti, ma anche i frati e i cosi detti ordini laici, che in quel tempo pulluiavano ovunque '). Anzi la vita di costoro era cosi scandalosache il Comune dovette con un suo statuto particolare punire pii gravemente gli omi,cidi perpetrati da religiosi. Afferman'do quindi rigi'damente il ctlero i suoi privilegi, il comune sempre pii sostenne i suoi diritti in t). u n a le gislazione per i1 t em po a u d a c i s s i m.a N e i 1 2 7 6
h., II, 8: Gornesr, II, p. zrz (ScHorz, p. 59). Vedi G. GBsNARI, Annali della cittri di' Pad,oua, r8o4, parte III, p.36. 2) Per 1o sviluppo di questa lotta vedi particolarmente fA. Gronel, e relatizto d,i Pad,oua d,el secolo XIII Conlrouersie tra il Zlero e il "onou,tt accord,o lper nozze Zacco-Prina), Padova, r855 ; B. LanaNct, Marsilio da Pad,oua,p.St . sgg. ; C. W. Pnnvrr6-OnroN, op. cit., p.3, che in nota dA piit ampia UiUtiografia; e infine E. RuFFrNr AvoNno, Il uDelensor pacis> d,i Mirsilio da Padoua, in Riuista' storica ital., a. XLI (r924), fasc. II, p' r49' t,1 D .

L A PRI M A FA S E

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uno statuto stabili che un chierico non potesse perseguire giudiziariamente la sua ragione contro un laico r). Nel tz9z si credette opportuno fissare, che chi avesse ucciso un prete non gi) venisse affiitto con pena di morte, ma s em plicem ent em ult at o co n u n a s o mma i n fi ma r). Di fronte a questa legisla zione cosi fiera il clero, menomato non solo ne'suoi privilegi, ma anche nei suoi diritti elementari di tutela giuridica, poicha [a murlta per ll'uccisione di un chierico equivaleva alrfimpuniti, protestava, e col clero la chiesa di Roma, rispondendo con interdetti e scomuniche, colpendo i sottoscrittori delle leggi e la citti intera e lo Stu,dioinsieme, con I'intimazione piri volte fatta a scolari e maestri di abbandonarlo,,). Questa storia a stata ben descri.,-tada uno studioso padovano, Andrea Gloria, ed e assai interessante per i cultori di cose giuridiche. Dopo un primo accordo del rz8g, netl r2gg la lotta fu ripresa, poichd il Comune non acconsenti alrla esenzione degli ordini laici, che volle ancora limitare, nonchd a riconoscere le sentenze dei tribuna,li eccilesiasticie dell'inquisizione, tenuta dai Francescani e assai odiata darlla cittadinanza. Ma nel r3o2 si venne infine ad un accordo in cui cedettero un po'tutti, compreso il Papa; il quale sostitui i Do,menicani ai Francescani, tacciati di malversazione, nel governo delle cose ecclesiastiche ') . Quest'anrbiente cittadino, saturo di cultura, geloso deltle sue autonomie comunali contro vicari imperiali e inquisitori pontifici, afiermante principi di democrazia, a quetllo in cui si forma intellettualmente Marsirlio, e informa di sd buona parte dello spirito del Deferlsor pacis,
r) A . G r o n u , , St a t u r i , G . G o N N A R T,o p . c i t., p . z z . p.r6q; z) Liber regiminum pad,ia, in'Muneron.., Reruri itotirorum scriptores (ed. Cittl di Cistelto), t. VIII, p. 336. 3) B. LABAxce, Marsilio d.i padoro, p. 4) G. GENNART,op. cit., parte III, p. 93. S1"" .g.

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LA V I T A D I M A R SIL IO

DA P A DOV A

che non e un fiore di serr,a; non e un libro maturato nelle solitarie elucubrazioni'di un ingegno priviiegiato da Dio, ma un sistema vivo nella vita, alla formazione del quale concorrono i pii svariati elementi del secolo, filosofici e politici, giuridici e religiosi. Ma ripren,diamo la vita di Marsilio. Questi dovette certo, come ho d,etto, seguire il consiglio dell'amico Mussato, e studiare non gi) ,diritto per vendere poi inutili parole, bensi medicina; e non tanto per arricchire quanto per poter'e studiare filosofia, poichd le scienze naturali e quelle speculative erano allora unite da ben pii stretti vincotli che non abbiano oggi. Tuttavia f incostanza di Marsilio dovette dirigerlo verso altre vie, se bene intendiamo tle atllusioni mussatiane: egli dovette divenire forse anche so,ldato'). .... Var i ae nunqui d vox i m p ro b a f a m a e vera refert, quod tu studii de tramite sacri l a p sus ad i nfandoshom i nu m t e ve rt e ri s a ct u s? Diceris ecce cavo contectus tempora ferro loricam perferre g'ravem, mentoque premente suspensosalto vultus attollere coelo. ci n g i t u r e n si s. Q u i cl amai unt, ti bi quoclg' e rm a n u s ai unt, cl uod tu germ a n o a cci n g e ri s e n si . Q u i cl am Con chi realmente militasse il nostro non si pud se non congetturare, poichd ill poeta non 1o dice direttamente. Pensando che ['epistola sia stata scritta tra il r3ir e itl r3r2, atllorquando itl Lussemburghese fece [a sua famosa calata in Italia, si pud pensare che il Gerlnanus degli esametri d'Albertino sia f imperatore Enr i c o ' ) . Ed d un po' di ffi ci l e ch e si a d i ve rsa m e n t e .
i) S . I I T E Z LE R , Wi ders ac her, p. 3r. 2; N. Verors, Jean de Jandun, p. 534.

ESI ) ERI ENZ E M i L ITA R I

3r

Ma fl'epistola serra ben altri rompicapi, poichd dice cosi:


Carp'is iter, sed proh ! sors dira sub omine laevo ! Cal'le quidem primo demulsus ab ore canino replesti faciles saevis hortatibus (aa'r. latratibus) r) aures, inde repens, Ligures ut non (aar, mox) migraveris oras, fama subit, quod te saeva mulcedine captum implevit (aat. implicuit torta saevissima vipera cauda.

Gli storici in questi versi di coflore oscuro, densi di allusioni e di simboli, hanno voluto vedere accenni a brevi permanenze del Padovano presso Can Grande della Scala a Verona (demulsus ab ore canino), poi presso Matteo Visconti a Nlilano, nella cui insegna gentilizia2) era appunto una vipera 3).
r1 Le varianti messe tra parentesi sono consigliate dal Trnanoscnr, op. cit., vol. V, p. r5r e accolte da S. RrBzrsn, Wid,ersacher, p. 32 ; N. Ve" tor s, Jea n d e J a n d u n , p . 5 6 3 , n . 4 l e r i ti e n e i n a m m i s s i b i l i . 2) Ricordiamo che nel Purgatorio nella valletta de'principi Dante incontra precisamente un Visconti di Pisa, Ugolino o Nino, che lo prega di raccomandarlo a sua figlia Giovanna, nello stesso tempo che si lamenta di sua moglie Beatrice d' Este che nel r3oo era passata a seconde

nozze conGareaz'::::::::,:1

Nin genti'Ie :

n' '.: i ii,o,..J"n'" ff ;' :",11ffi':, : ^''


Non credo che la sua madre piir m'ami, poscia che trasmutb le quai convien le bianche bende, brami. che, misera, ancor Per lei assai di lieve si comprende

r'::T,"1:""::iudice

u.. :""i ffi L: T,1'11"';:.:."'*"i,llJJ.'n


Non le farir sl bella seDultura la vipera che 'l Melaneseaccampa, com'avria Jatto il gallo di Gallura. (P u rg . , V I I I , 2 o -8 r) la vrpera l' insegna Le bende bianche sono le bende della vedovanza: dei Visconti di Milano : il gallo di Gallura l'insegna dei Visconti di Pisa. 3) S, RIEzLnx, Widersacher, p. 3r e sg.; N. VetoIS, .fean de tandun d'una pretesa permanenza p. 563: vedi a proposito di Marsilio a Mip. r37. l ano A. F n a x c x , ' R t 1 o r m a t e u l s ,

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L A VI T A DI M ARSI LIO

DA PADOVA

Qualcuno addirittura, tenendo presente questi rapporti tra Marsilio e gli Scaligeri, ha ammesso lla possibiliti di un incontro dell'autore del Defensor pacis con Dante autore derlla Monarchia, in queil periodo esurle ed ospite presso i signori di Verona, e, ancorchd non vi siano documenti positivi per quest'ipotetica relazione tra due uomini cosi importanti nellla storia d'Italia, iron vi sono ragioni per respingere una tesi, che ha a suo sostegno argomenti ideali e parall,elismo di pensieri '). Oltre questi pochi versi del poeta di Ezzeltno non abbiamo altra testimonianza della vita di Nlarsilio in Italia nel tumultuoso periodo che va fino alla morte di Enrico VII. E lecito quindi credere che egli si sia presto stancato deltla vita solldatesca e cortigiana, alla sua natura ,cogitabonda poco adatta ed abbia migrato verso altri lidi; verso rla Francia, ove nel r3rz 1o rinveniamo rettore e professore dell'universitA di Parigi. Ma prima di venire a parlare di cid, d il caso di accennare ad una questione importante, se ciod Marsilio sia stato o non sia stato ad Orl6ans 2) ed ivi abbia studiato diritto civile. Da un lato abbiamo il Wharton, il Bayle ed altri t), che accennano a Marsilio come ad un famoso giureconsulto, nonchd il Meyer') che io vuole addirittura
1) G. BRycE, op. cit., p. 618 ; C. K. BneuproN, op. cit., p. 5ol. 2) Sull'importanza della citt). d' Orl6ans colne centro di studi giuridici nel Trecento vedi F. Lrr n'[etnn, Histoive de la uille et ducht d'Orleans, Orl6ans, 1648, vol. I, p. Elz e sgg. ; F. C. Savrcxrr, Storia d,cl diritto rolnano nel Merlio Eao, Firenze, 1844-45, vol. II, parte II, p. 245 e sgg. 3) H. WHARToN, Append,ir a G. CerrB, op. cit., p. 17, dice Marsilio ,r in Aurelianensi Academia iurisprudentiae elementis imbutus ,), nonch0 r iurisconsultus sui temporis celeberrimus D.P. Bevr,e, op. cit., vol. IV, p. r93, poi lo proclama < un des plus doctes iurisconsultes du XIV. siAcle >, e afferma 6hs ( il 6tudia dans l' Universit6 d' Orl6ans >. Anche F. Tocco, L'eresia nel Med,io Euo, p. 69, qualifica il Padovano ( il piir dotto giureconsulto del Trecento >. 4) P . E. M n v n n , o p . c i t . , p . 7 .

ST UDI G I URI DI CI

E FIL O S O FIC I

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insegnante di diritto. Dal lato opposto, il Riezler 11 che respinge tutte le precedenti tesi, adducendo come argomento radicale itl non esservi arlcun ricordo di quest'insegnamento del Padovano. La prima opinione d fondata unicamente sovra un passo del Def ensor pacis che ha dato assai filo da torcere agli studiosi : < sic etiam qui librum hunc in lucem de,duxit, Studiosorum Universitatem Aurelianis degentem vidit, audivit et scivit per suos nuncios et epistdlas requirentem et supplicantem Parisiensi Universitati, tanquam famosiori et veneratiori, pro ipsius habendis regulis, privilegiis atque statutis > 2). La seconda, oltre che sultl'addotto argomento anche sull'evidente ignoranza che il nostro dimostra del diritto giustinianeo.
1) S. Rrezr,rn, Widersacher, p. 33; N. V.tr.ors, Jean de Jandun, p.56 6 ; E. Ru r n r n r Av o Nn o , o p . c i t ., p . r r g .Tr a g l i a l tr i c h e s o s te n gono la tesi che Marsilio abbia studiato ad Orl6ans sono P. Vrrrenr, Marcilio d,a Pad,oaa e il <,Delensor pacis >, articolo pubblicato per la prima volta nella Nuoua Antologia, ro aprile r9r3 e ristampato nel vol::me Storia politica e istruziona, n'lilano, p. 7 | I. B. Scnrven, Johannes Gerson, Wiirzburg, 1859, p. 30 ; A. Fne'xcr;, in Journal des sauants, a. 1883, p. rr8 (recensione dell'opura di B. Leneuce). 2) D. p., II, 18; Goroasr, II, p. 252 e sg. Nelle citazioni dal Delensor pacis per la prima parte o dictio segtto I'edizione del CenrBrLIERr : Mensrr,lus vorv Paout, Delensor pacis. Erstes Buch nach dem Erstdruch lilr Seminarilbungen her tusgegeben von A. CenrBr,LrERr, Leipzig, r9r3 ; per la seconda il testo dato dal M. Goroesr nella sua famosa raccolta di giuspubblicisti, Monarchia S. Romani Imperii, Hanoviae, 16rr, vol. II, p. r54 e sgg. Tra parentesi poi porrd l'indicazione del testo abbreviato di R. Scuor-z: Mensrrrus voN Peoue, Delensor pacis liir r9r4, Uebungszueche bearbeitet von R. Scuorz, Leipzig und Berlin, nella Quellensammlung zur Deutsahen Gescltichte. Nessuna di queste stampe b riveduta sui manoscritti, quella del CInTBLLTERI riproduce EveNcor,us nel l'editio princeps pubblicata a Basilea da Lrconuus dello Scnorz I' edizione di J. Gouen pubblicata a Franr522,l'altra coforte nel r5gz. Percid, ove 0 iI caso, modiflcherd il testo sulla base delle indicazioni date dal PnBvrrf-ORToN e dal RurrrNr AvoNoo nei Ioro pregevoli lavori sulla base dei manoscritti rimastici. Questi _sono lfhe Manuscripts and date stati descritti accuratamente da J. Sulrtvl.x, pacis , English historical Reuiew, ' n in The Delensor s Padua Il[ arsigli o ol , ol a. XX (r9o5), p. zg3 e sgg', e dal RurnNr Avoxoo, op' cit., pp- rz5 e rz7, nn. 55 e 5T,limitatamente ai mss'italiani di Marsilio, il vaticano e il torinese. Vedi anche a proposito N. Verors, tean de Jand'un, p. 573.
F. Berraclrr - Marsilio da Padoaa. 3

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LA VITA DI \{ARSII,IO

DA PADOVA

autorevolissimo biografo di Marsiiio, il L'ultimo Brampton, ritiene possibile una p !rmanenza di esso ad Orl6ans. Con cid egli vede facilmente rimosse due difficolt). In primo luogo, infatti, un soggiorno neila dotta citt) francese pud aver ben preparato Marsilio a sostenere poi i'altissima carica rettorale alla Sorbona ; in secondo luogo, vi era ben poco interesse a domandare al Mussato se egli dovesse 'divenire leguleio o medico, qualora fosse gia idoneo per medico e non per avvocato, e ogni ragione p !r essere incerto nella scelta, quallora fosse iaureato in legge e in scienze fisiche insieme. Insomma il Brampton pone a'ddirittura l'ipotesi, sebbene timi'damente, che il Padovano abbia fatto il suo corso di scolaro di diritto romano ad Orl6ans, donde reduce, e forse laureato, avrebbe domandato al poeta Albertino consiglio sulla via da seguire. Questo primo soggiorno studentesco p e r c u i Ma rn o u n e escludeuu secondom agis tra l e ; q u e 1 1 o siiio, reduce dall'esercito del Lussemburghese, ritorna in Francia per iniziare la sua carriera accademicat). Ma noi non possiamo accettare questa tesi audacissima per le ragioni addotte dal Valois e dal Riezier e per altre ancora. Laddove nel Defensor pacis d diffusa una vasta dottrina canonistica ed ! non solo citata la notissima Donazione costantiniana, ma sono a piri riprese menzionate le Pseudo-isidoriane e varie bolle e decretali di Bonifacio VIII, di Clemente V, di Giovanni XXII, neppure un aocenno vien fatto al diritto romano, quantunque la varia legislazione imperiale ne sia la legittima continuazione. Aggiungi a cid una irrefragabile prova. In tempo certo posteriore al Defensor Marsilio scrive il De translatione intpcrii 2), in cui affronta un probtlema
r1 C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 o 6 . 2) Tractatus de trqnslalione imperii, in Goroesr, mani Im.perii, vol. II, p. r47 e sgg. Monarchia S. Ro-

ST UDI G I T T RI DI C I E FIL O S O FIC I

JJ

di moda neltla pubblicistica medievale, i vari passaggi detll'Impero dai Romani ai Greci, dai Greci ai .Franchi, dai Franchi ai Germani , anulizzando ila base giuridica de'lle varie mutazioni. E un'opera priva di significato politico che segue passo per passo un'opera consimile dallo s te s s o t it oio di Landolf o Col o n n a ' ). Orb e n e , me n tre i l llavoro del Cdlonna, d'evidente intenzione papista, cita con precisione pit d'una volta testi giustinianei, questi stessi testi nerl rifacimento marsiliano scompaiono del tutto senza lasciare traccia. E si tratta di testi assoirrtamente innocui alla tesi imperialista di Marsilio, poichA uno a proposito della carica patriziale concessada Adriano a Carlo Magno, e tratto dalle l.stituzioni per accennare a l v a lore giuridico di t ale cari c a ' ) ; 1 ' a l tro d e l D i g e s to afferma lia sottomissione di tutte [e genti atll'Impero, satlvo quelle che per privilegi o per consuetudine sono esenti, e proclama f imperatore con \a Lex R.hodia < dominus mun'di > 3). Ov'd dunque il professore di diritto romano c h e il M eyer vuol r invenir e i n Ma rs i l i o ? Ov ' d l ' u o mo
1) Leunorro CoroNxa, Tractalus de translatione imperii, in Gor,DAST, op. cit., vol. II, p. 88 e sgg. z) Lexoor,ro CoroNNt, Tractatus de translatione, in Gorpesr, op. cit., vol. II, p. 93 : u Tunc dictus summus Pontifex Adrianus, ....glorioso Carolo hanc tribuit dignitatem : .... dignitatem Patriciatus quoque Ecclesiae concessit, qui olim quasi patres Principis videbantur : ut Institution. libr. primo Titulo duodecimo quibus rnodis ius patr. potest. soluitur $ ft|. insuper t. Il Colonna si riferisce al ben noto passo giustinianeo : a Filius familias si militaverit, vel si senator, vel consul factus fuerit, manet in potestate patris; militia enim, vel consularis dignitas de potestate patris filium non liberat. Sed ex constitutione nostra summa patriciatus dignitas illico imperialibus codicillis praestitis, filium a patria potestate liberat ($ +, I, t, rz). 3) I.ANDoLro CoroNNe,, Tractalu.s, in GoloAST, op. cit., vol, II, p. 95 : rrImperator siquidem iste Romanus super omnes reges est, ut 7 q,. I, in apibus, his regibus exceptis dumtaxat, qui per privilegia et consuetudinem sunt exempti. Omnes siquidem nationes subiectae sunt, ut XI q. r si r1uis, et VIII dist. c quo jure. Ipse dominus mundi est, ff. ad L. Rhod. de iact. l. deprecatio >. Lo scrittore si riferisce nelle ultime stre parole al seguente testo giustinianeo : u iyd piv rot xioptov xitprce , {Vor. }IarcrANUS, L. g, D. De l. Rhod,ia, 14, z),

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L A VI T A DI N( ^\ RS IL IO D A P A D O V A

dotto in scienze giuridiche che ii Brampton tratteggia ? Evidentemente ci troviamo dinanzi ad una persona che, se conosce il diritto canonico, ignora i1 diritto civile, ed d percid del tutto speciosa I'affermazione del Labanca che u 1,a poca conoscenza.... mostrata del diritto romano awenga ad arte ne,lla sua classica opera, com ! per combattere il Papato con le medesime armi del Papato > '). Del resto, se ci dobbiarno riferire ai documenti, la gi) tante volte citata epistola del Mussato depiora che Marsilio < studii de tramite sacri , sia caduto nerlle occupazioni mitlitari, e domanda :
q u a e causa, quis ullus mentis antor sar:ris egit te credere coeptis ?

ma non si riferisce mai a studi giuridici che I'arnico abbia potuto in passato coltivare. Quale sia stato questo sacro studio A facile intendere : la filosofia e la teologia, che nel Trecento erano bene insierne compenetrate,come quelle s c ie n z eche st udiavano1'uom oe D i o d i :l 1 ' u o moc a u s ap ri ma , studi filosofici e teologici che da quelli naturali allora non er,ano molto lontani. Comunque abbia o non abbia Marsilio studiato ed insegnato ad Orl !ans, noi lo ritroviamo nel r3r2 pro[essore e rettore della Sorbona a Parigi, atlrlora centro famosissimo degli studi filosofici e teologici ,). Di cid e prova sicura irl. secondo documento che delia vita del grande Padovano ci resta : una sua ordinanza enranata circa 1'uso del sigillo universitario < ut nulla littera
1) B. LABANcA, Ilfarsilio da Pad.oua, p. 22. 2) A. Fnexcx, RClormateuys,p. r37; S. Rrezrrs., Wid,ersacher, p. 34; B. LesaNce, Ilt[arsilio da Padoua, p. zz; N. Velors, .lean d,e lindLn, p. 565 ; C. K. Bneuprorv, op. cit., p. 5o4. Vedi anche G. Trn.reoscnr, o p . cit., vo l . V, p . r 5 2 .

L'ESt'ERtENZA PARIGTNA

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cuiuscunque modi magno sigillo Univer'sitatis decetero sigilletur, nisi prius per Universitatem visa et perquisita fu e r it exam ine diligent i>') . N d d e v e re c a rc i me ra v i g l i a che uno straniero sia divenuto professore e rettore in uua universiti francese, se si pensa che itl fenomeno non era raro, e che pre'decessoridi Marsilio erano stati proprio tlue stranieri, Emerico di Danimarca e Nicola da Vienna. Dopo tre mesi di rettorato, secondo gli statuti universitari, \Iarsilio dovette lasciare la carica i firro non e dubbio che egli sia rimasto in Parigi ad insegnare e ad esercitare la professione del dottor fisico forse per ben tre a n ni. Il soggiorno parigino ebbe sul pensiero di Marsilio una importanza maggiore che non quetltlopadovano. Ivi egli conobbe innanzi tutto quei tre uomini, ai cui nomi il suo d sempre unito : Ubertino da Casale, Michetle di 2 ), e c o n e s s i Gu g l i e l mo Ce s e n a, Giovarrni di Jandun Ockan 3), figure tutte ben note e nel campo religioso e nel campo propriamente fitlosofico. Quel che occorre notare d tla intrinsichezza acquisita con Giovanni da Jandun, che con tlui condivise I'amarezza delll'esilio, e, a detta di alcuni, tla gloria di aver partecipato alia composizione del Def c n s or. G io var rni'') uacque in Jandun , v i l l a g g i o d e l 1 aCh a mp a p,a s s d a Pa g n e , e , . superat i prim i anni de tl l ' a d o l e s c e n z a
l; FI. DBrvInB, Chartularium unit;eysitatis parisiensis, Parisiis, r89r, vol. II, p. r58. D errato quanto ritiene il Fasnrcrus che Marsilio sra stato rettore nello Studio di Vienna, come dimostra in nota al Fab r iciu s ste s s oi l d i l u i e d i t o r e M e Ns r : J .A .Fe s n r c r u s , B i b l i o th e c a l a ti n a , editio prima italica a P. I. D. MeNsr, Patavii, 1754, vol. V, p. 33 e sg. - 1 C . K. Bn e r r p r o w, o p . c i t . , p . 5o 5 e s g . 3) J. SuLLIIN, Maysiglio ol Padu.a and, Wiltiana of Ockarn, in American histotical Reuiew. vol. II (1896-97), pp. 4o9 e sgg., 593 e sgg. Il PaPA DoPU L o ,o p . c i t . , t o m g I T , p . r 5 4 , l o d i c e a d d i r i ttu r a n o m i n a l i s ta : u in castris Nominaliurn stetit >. 4) E. Rr:Nlrv, Aueyrois et I'Aueryoisme, troisi0me 6dition, Paris, r8 6 6 , p . 3 3 9 .

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L . 4 . VI T A DI M ARSIL IO

DA PADOVA

r ig i, o ve si addot t ord in let te re l ). Uo mo d i s v e l ta e d acuta intelligenza presto sali in gran fama, sia per tf insegxamento ai quaie si dedicd, sia per lle dotte sue opere di filosofia 2). La filosofia greca era allora una novit) di moda, e Giovanni ne fu un carldo divulgatore. Il curioso sta in cid che il Jandun afferma di essere stato il primo fua i docenti universitari a leggere il Commenta rio a i Pr oblem i d'Arist ot ele d i Pi e tro d ' Ab a n o a l u i fatto conoscere ( per ditlectissimum fileum magistrum Marsilium ,de Padua , '). Cid ha lasciato cre,dereal L,abanca n) che Giovanni si riconoscessediscepolo di N{arsilio. Pit giustamente osserva il Valois') che il tneunl, si riferisce a dilectissimun, e non a magistru,nx, e denoti solo affetto di arnico ad amico e non di scolaro a maestro; cid che d pit probabile pensando che il fr,anceseera su per git coetaneodelf italiano, ed inoltre nel tempo di cui ci occupiamo troppo noto come cultore di filosofia per aver bisogno di apprendere gie maturo alla scuola di aitri. Da questo rnomento in poi rtl nome di N[arsilio richiama sempre quello di Giorranni di Jandun. Nel r3r5, quando gi) quest'ultimo era m.aeister artium e docente nel collegio di Navarra fondato alcur'.i anni prima dalla moglie di Filippo irl Bello, fu erletto papa, dopo un conclave assai agitato, Giovanni XXII. Questi da Avignone
l) Sulla vita di Giovanni vedi anche IlrrzrrR, W,idersacl2er, p.55, ma soprattutto N. Velors, Jean de Jandun., p. SzB e sgg. L'afiermazione di molti, come per esempio di G. Auorsro, Diritto pubblico della Chiesa e delle qenti cristiane, Roma, 1863, vol. II, pp. 57, 77, che Giovanni sia stato professore dell'Universittr di Perugia e italiano 6 errata. 2) L'enumerazione e l'indicazione dei lavori di Giovanni di -landurr ve d i in N. Ve r o r s , J e a n d e J a n d , wn ,p . 5 3 6 e s g g . 3 ) E. RENI N, Aa e r r o i s , p . 3 4 o . 4) B. LABANcI, Marsilio da Padoua, p. 74. 5) N. Verots, Jean de Jandun, p. 568, n. 4. Nota giustamente il VeLots, Jean de Jandu,n, p. 554, n. 5, l'errore in cui d incorso B. LeBANcA, Marsilio d,a Padoaa, p. 74, nel credere che il libro fatto conoscere da Marsilio a Giovanni fosse il Conciliator d,ifrerantiaruno di Prptno o ' A s e No .

L , ESPERI ENZ A P A R i G IN A

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nomind canonico di Padova Marsilio e di Senlis Giovanni t). Lnzi sembra che la nomina dell'italiano si debba allle pressioni dei cardinaii Giai.'omo Stefaneschi e Francesco Caetani 2). Non si sa poi nulla se il nostro sia effettivamente tornato in patria, nd quanto dopo il r3r8, anno in cui fu investito del primo beneficio vacante t), ti sia rimasto, nd che mai egli, medico e filosofo, vi abbia fatto. Su tuttb cid regna mdlta incertezza, tanto che qualche studioso ha avanzato l'idea che rVarsitlio canonico nultla abbia a che fare con Marsillio gie rettore e professore universitario e futuro autore del Def ensor o). Modo agevole di rinunziare ad investigare le profoncle ragioni che indu,ssero il Padovano a divenire avversario del pontefice avignonese, pensando che e$li non sia mai stato legato alla Chiesa; ma non altrettanto facilmente ci si pud sbrigare dalle deplorazioni di Giovanni XXII, il quale, dopo [a pubblicazione derl l.lefensor pacis e tla fuga dei due suoi presunti autori Marsitlio e Giovanni, [i chiama immemori ed ingrati degli accettati benefici, ( acceptorum beneficiorum immemores et ingrati, t).
1) A. Tnowe.s, E.vtraits des archiues du l'atican pour seruir d l'histoire littiraire du rnoyen d,ge,in Mllanges d'archdologie et d'histoire, a. II (1882), pp. 448, 452; Vatihanische Ahten zur Deutschen Geschichte in d e r Z e it h a i s e r L u d , wi g s d e s Ba y e r n In n s b r u c k , r 8 9 r , p .5 , n .6 . 2 ) N . Va l o r s , , f e a n d e J a n d u n , p . 5 6 7 ;A . Tn o u e s , o p . c i t., i n MClanges d'archCologieet d'histoire, a. II (1882), p. ++9. Chi fossero i dlre cardinali protettori di Marsilio d noto, com' d ben noto il loro amore alle lettere e alle arti: vedi a proposito E. i\IUNrz, Etudes sur l'histoire des arts d. Rorne pendant le rnot,en dge, in ll,Iilanges d' aychCologi,eet d,'histoire, vol. I (r88r), p. rr3. Sul modo in cui Nlarsilio venne in rapporto con questi due personaggi non si possono fare che delle congetture. 3) S. RrEzt-eR., Vqtihanische Ahten, p. 66, n. roo. 4) H. DrNtrrr, Chartularium, vol. II, p. r58, n. Il Tnolres, op. cit,. in l\fClanges d,'archlologie et d'histoire, vol. II (1882), p. 449, ritiene invece non esservi nessun dubbio che Nfarsilio autore scomunicato del Dclensor pacis sia la stessa persona con Marsilio canonico di Padova beneficato da Giovanni XXII. 5) E. MARTiNB e U. DuneNo, Thesaunts noaus anecdotorunt. Lutetiae Parisiorum, r717, r'ol. II, p. 6SS.

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L A VI T A DI \ I ARSI L IO

DA PADOVA

Ritorniarno a noi. Marsilio, se davvero andd a Padova per esercitarvi il suo nuovo uffcio, non vi rimase certo a lungo dopo il r3r8. Gli anni r3r8-r _?2Tsono i pit) importanti della sua vita, ma purtroppo i piri oscuri, perchd non ci resta traccia della sua attiviti intellettuale, sebbene in essi si sia venuto maturando quel trattato a cui i'ignoto medico doveva affidare tutta 1a sua gloria. Perchd i,l fedele canonico sia diveuuto eretico e fierissimo nemico delrla Chiesa, non sappiamo. Si d fantasticato a lungo su cid. Alcuno t) ha voluto pensare ad un preteso viaggio di Marsilio ad Avignone, dov'egli ebbe i? constatare, nd pii nd meno come L,utero a Roma, 7a corrazione ecclesiastica e f ingordigia dei prelati, per cui l'animo suo, colne l'animo di molti riformatori, si volse alla puriti della Chiesa primitiva. Ma sono mere costruzioni senza una base positiva '). Riconoscendo quindi I'impossibilite di squarciare questo velo, notiamo soltanto che presto Marsilio dovette ritornare a Parigi, al centro che Io airpassiclnava,per ivi e s e rc itarvi t la sua prof essioue d i me d i c o 3 ). L a c ri s i d i c o s c ienzache f a d'un uom o re rl i g i o s o u n a b e s ti a d e l l'abisso infernatie, <r de abysso sathanaer, come 1o proclameri di poi il papa, deve riconnettersi all'ambiente parigino pii che a quello avignonese. La iotta giurisdizionale, che egii ebbe agio di sperimentarc in piccolo a Padova, la riguardd e tla studid su pit\ vasta sca{a a Parigi n). Ivi era ancor fresco il ricordo clel memorando conr; C. I ( . BRe r r p r o N. o p . c i t . , p . 5 o 7 ; G . P r o v a N o , 1 / < D e fe n s o r p a cis t d,i IVIarsilio Patauino in La scuola cattolica, tgzz, vol. XXII, p. r63 : vedi soprattutto N. Verors, Jeen de Janclttn. p. 567. :) L'opinione del viaggio avignonese si basa su un passo del D. p. II,24, Gor.oesr, vol. II, p. 274 ' ,,qui vero vidi et affui, videre videor, quam Dan. z Nabuchodonosor terribilem statuam in somnio recitatur vidisse r. 3) C. K. Bnennrox, op. cit., p . 5 0 7 4) P. E. M n v n n , o p . c i t . , P. 7 i G. BoNnr-Mlunv, op. cit., p. 96.

L , ESPERI ENZA P A R IG IN A

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trasto tra papa Caetani e il re di Francia ; ivr erano ancora sullle bocche di tutti le parole deile tre famosissime bolle bonifaciane, rla prima delle quali Clericis laicos (tzg6) scomunicava senz'altro tutti i principi che avessero imposto tributi agli ecclesiastici, nonchd gli ecclesiastici che li ave-ssero pagati ; la seconda Ausculta fili (r3or) poteva intendersi come una paterna ammonizione, ma insieme come una fiera rampogna contro tutte 1e menomazioni dei diritti chiesastici per opera detltlarega,litA; tla terza infine IJnanr, sarl.ctam (r3oz) compendiava le prime d'ue in una a'ltezzosa proclamazione deil'universalit) sovrana del Papato, sintetizzata nelle ben note parole : ( porro subesse Romano pontifici omnem humanam creaturam declaramus )). A Parigi erano ancor vivi i terrnini ideali delia lotta, e certo si leggevano ancora gli infiniti scritti che i giuspubblicisti di Fitlippo avevano opposti contro le esigenze di Roma t). Sicuramente Marsilio dovette conoscere nerlle sue perma fle nze a Parigi, sia t r a irl r3 r2 e i t1 t3 t6 , s i a d o p o il r3rB, questi scritti, e questi scritti dovettero sul suo pensiero esercitare un'alta influenza, che unita altle giovanili indistruttibili esperienze patavine circa i ma,li del'lo strapotere clerica[e, determinarono in tlui quella crisi e quelllo sviluppo spiritua'le, che 1o portd a'l Def ensor p a c is 2 ) . La Summaria brei;is et cotttpendiosadoctrina d.e abbreguelr arLlnL, la Disput a ti o i n te r n ' ti l i te m e t c l e ri c u m z ,ia tio ne
r ) Per la storia di questa famosissima controversia tra Stato e Chiesa, che tanta importanza ebbe sul pensiero marsiliano, rimando alle seguenti opere : P. Dupuv, Histoire dw difrerend entre le Papa Boniet Philipbe le Bel, Paris, 1655; A. Berr,mr. Histoire des difaceVIII atec Philippe le Bel, rci de France, Paris, mlkz du pape Bonilace VIII r7r8; A. B. Cnnrsropse, Histoire de la papautC pendant le X_IVe siCcle, P - a r is,r 8 s 3 , v o l . I , p . g z e s g g ; J . Rr v r i n n , L e p r o b l d m e d e l ' E g ti s e e t d e t'Etat eu lernps de Philippe le Bel, Paris, 1926. 2) G. BoNrr MeuRv, op. cit., p. 96.

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I,A VITA

DI NITRSILIO

D.{ PADOVA

s u p e r p ot est at e, il De recuper a ti o n e terro e s a n c ta e , o p e rc probabilmente ,di Pietro Dubois t), l'anonima Questio de p o te s ta t e papae, 1l Tract at us d e p o te s ta te re g ' i a e t p a p a l i di Giovanni da Parigi, tla Quaestio in tttramque partem disputata de potestate regia et pontificali d'atttore ancora non bene 'determinato, non poterono non influire, come ci sforzeremo di dimostrare nell'esame dell'opera marsiliana, sul suo spirito t). E che cosi sia realmente 1o dimostra il fatto che nel Delensor f>acis, mentre solo appena si pud trovare un accenno alle lotte del Comune di Padova contro il clero t), le tirate contro Bc.rnifacio e i suoi successorisono frequentissime : il che vuol dire che [e pretese deltla curia pontificia contro la regalit) e tl'autonomia francese 1o impressionarono cosi altamente da porre in secondaria lluce ogni altra esperienza pdlitica, sia quella patavina, sia quella pit recente, per lla quale componeva i'l suo trattato, la lotta di Giovanni XXII contro Ludovico IV di Baviera. Aggiungiamo a cid, col Ruffini Avondo, che in Parigi non v'era < scottante questione pdlitica, religiosa e fitlosofica detl tempo che non , e ( nuova corrente di pensiero che non losse disc,ussa o) fosse rappresentata ,r ; erl avremo chiara f idea delll' ambiente da cui sorse il rnirabile trattato di Marsilio.
1) E. RENtrs., Etud,es snr la potitique religieotsed,u risne dc Phitippe Le Bel, Paris, 1899, p. 289 e sgg. r; Per i suddetti trattati vedi F. Scaouro, op. cit,, p. 76 sgg. ; R. Scnor.z, Die Pu,blizistih zur Zeit Philipps des Sch|nen und Bonif az' VIII, Stuttgart, r9o3. 3) D. p . , I I , 8 ; G o r o As r , I I , p . z r z ( S c u o r z , p . 5 9 ) : u N e q u e a d h u c his clausis limitibus, laicos quosdam quos in Italia fratres gaudentes, alibi vero beginos appellant, similiter ab humanis legibus civilibus rite hospitaliolatis exemptos fecerunt. Sic quoque fratres templariorum, rum et reliquos plures huiusmodi ordines, similiter et eos qui de alto passu.... >. Vedi a proposito A. Gr-onre, Controuetsie; G. GBNNaRT, op. cit., parte III, p. 36 ; C. W. PnBvrrf-ORToN, op. cit., p. 3. Per I'interpretazione delle parole ultime del brano citato : ( eos qui de alto passu r, vedi E. ErrBnroN, op. cit., p. 39, n. r. 4) E. Ru F r r Nr Av o x Do , o p . c i t . , p . r z o .

L . { CO ) {PO Si Z I O NE DEL ( D E FE N S O R I' A C IS I

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Una questione gravissima d querila del,la composizione del Def ensor pacis, ajlla quale dovette certo partecipare almeno indirettamente Giovanni di Jandun. Gii studiosi si divi'dono in due campi : da un lato abbiamo il Friedb e r g ' ), il Labanca 2), il Sulli v a n 3 ), i q u a i i n o n e s i ta n o a negare all Jandun ogni partecipazione all'opera che non sia quellia di mero copista o di confidente circa ia sua struttura e contenenza, che in un certo tempo dovettero essere tenute segrete; dall'altro, il Valois n) che nel lavoro vuole attribuire al francese una parte per to meno u g u a le a quella delt l'it aliano. Al tri , c o l n e 1 ' a u to i :e v o l e R ie z ler 5) , il Nlel'er u), il Nea n d e r t), 1 ' Atg e r 8 ), c re d o n o che il primo pii o meno abbia coilaborato al lavoro di i\{arsilio, ma che a quest' uitirno spetti 1'onore di aver dato al mondo il pit formidabiie trattato politico derlrl'evo medio. Gli ultimi e pii acuti studiosi del. Dclensor ne rivendicano senza esitazione e timore di errare alf italiano f intera ed esclusiva paterniti . L' arnericano Emerton e), giudice imparziale, e percid affatto schivo di velleiti na1) E. FnteDBERG, Die nrittelalterlichctt I.ehren iiber das Veyhtiltniss a o n S taa t u n d Ki r c h e , L e t p z i g , 1 8 7 4, p a r te II, p . 2 5 , n .2 . 2) B. LABANC!', Malsilio da Padoua, p. rr7 e sgg. 3) J. SuLLwrx, I/Iarsiglio of Padua, p. 4r2. Il Vnr,enl, lllarsilio da Padoua. p. 8, non si pronuncia esplicitamente, ma mostra di cre. dere Marsilio l'unico autore del Defensor. a1 La tesi del Var,ors appare dallo stesso titolo del suo studio, Jean de Jand,'un et Marsile de Padoue auleurs du u Delensor pacis r: vedi p. 57r e sgg. Cosi pure R. JuNcrteNN, Dissezlationesselectaein historiant ecclesiastican'r,Ratisbona, r886, vol. VI, p. r86, il quale dice che il Dcfenscr pacis < communi labore confectum est,. 5) S. Rrnztnn, Widersacher, p. 56. 6 ) P . E. M Bv r i n , o p . c i t . , p . 1 2 . 7) A. NEANDER, Allgenteine Gesc:hichte der chyistliclien Religion rntd Kirch e , G o t h a , 1 8 5 r - 5 6 , v o l . I V, P. 3 5 . 8) F. ArcER, op. cit., p. 72. 9) E . Eu n Rr o N. o p . c i t . , p . 1 7 e s g g . N o n c o s i l ' i n g l e s e J . W. A t Lr-N, Marsilio ol Pad,ua and- rnediaeual secularism nella gii. citata raccolta di conferenze del HBenNSHAw, p.r7o, il quale, sia pur limitatamente, sembra vedere nel Defensol rrr:a partecipazione del JeNouN.

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i . A VI T A DI XI ARSIL IO D A P A D O V .{

ziona'listiche, ne1 suo recente volume marsiliano critica ex prolesso la tesi deil Valois. L'opera del Jarrdun d assai vasta i fr&, se la riguardiamo nel suo complesso, essa presenta un carattere prevalentemente specufiativo e metafisico, e ripugna ad ogni problema politico ed ecc'lesiastico.Essa ci si manifesta un po'tinta di mite scetticismo e il suo argomento preferito ! tl'annosa questione de'lla realt) degli universali. Invero d difficile trovare un'identite di giudizio filosofico e politico tra la produzione di Marsitlio e quella di Giovanni : percid 1o stesso Valois si basa su argomenti tutt'estrinseci al'la materia derlle opere dei suoi due autori. G li argom ent i del Valois') , d i s c u s s i a mp i a me n te d a l 11'Emerton, sono in sostanza quattro. Abbiamo in primo lu o g o u n poem a t recent esco, De Ba ' ' ' a ri a p o s ta s i a 2 ), i 1 quale unisce in.sienrei nomi di tr{ar,silio e di Jandun e genericamente Ili dice serpentini {emhti, autori di codic illo s , car t ulas et libellos e di fa ' l s i c o rn me n ti s o p ra te s ti a lo ro not i : l'Em er t on in cid v e d e s o l o u n ' a l l u s i o n e a i lavori filosofici del francese, commentatore d'Aristotele ; e giustamente nota che del Dclensor pacis non si parla, zione. In secondo nd si accenna ad una presunta cotllabora luogo abbiamo il francese continuatore della C'ronica di G u g lie lm o di Nangis, che, de s c ri v e n d o l ' a rri v o d i NIa rsitlio a Norimberga, nota 'la compagnia inseparabile di J a n d u n : m a anche qui nessun a c c e n n o a \ Dc l c n s o r e a rl tl' o p e ra com une. Possediam oanc o ra u n p ro c e s s oe re ti c a l e
1) N. VAL o t s , J e a n d e J a n d u n , p . 5 7 2 . 2) Pubblicato da Omo CenrELLrFrRr, in ltieues Aychiu dey GesellXXV (r9oo;, p. 7rz e sgg. schalt liir allere deutsclteGesch.ichthunde,vol. Ved i an ch e 1 o s c r i t t o d i A. D'Ax c o N e , L a p o e s i a p o l i l i c a i ta l i a n a a i tempi di Lodouico il Beuaro, stampato in Varietd stoyiche e letterarie, serie seconda, NIilano, 1885, pp. 75-rr3, in appendice al quale b riprodotta ia citata poesia Conlya Ludouicunt Eauqrioyum imperatorent,.

L A CO M PO SI Z I O NE DEL ( D E FE N S O R P A C IS D

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contro Francesco di Venezia, studente alla Sorbona e fomulu,s del Padovano, accusato di complicit) col suo maestro e con Giovanni dop la loro fuga in Germania : itl giovane in esso dichiara che soli Nfarsiiio e Jandun composero quel certo libro incriminato, che egii pii tardi seppe contenere degli errori, ma di cui ignord sempre itl reale contenuto, chd altrimenti, secondo il suo dovere, lo avrebbe'denunciato t). Infine vi d 'la bolla di scomunica, che Giovanni XXII scaglid contro i due canonici eretici, in cui si accenna ad un certo libro che essi presentarono atlf imperatore e che forniva a questo ragioni per resistere contro lla sede papale. Questi sono $li argomenti che si possono addurre per sostenere la tesi di una collaborazione di Giovanni di Jandun al Delensor pacis, nra evidentemente sono troppo esigui. Si tratta di testi contemporanei che o non parlano punto detl Delensor e deila partecipazione di Giovanni, o che vi parlano indirettamente senza entrare in merito circa tl'appartenenza. In quanto a questi ultimi, ciod i testi che accennano alll'opera imputata, la deposizione di Francesco di Venezia e la bolla di scomunica, l'appunto fatto al Jandun pud bene riguardare le sue personali opinioni, rivelatesi anche con lla fuga presso Ludovico il Bavaro, senza bisogno che esse si siano espressenetl tratta to . Nd si puir ammettere un'attivite di Giovanni di Jandun subordinata a quellla di Marsiiio. Egli era un uomo di troppo elevata cultura, troppo consapevole di sA e dei suoi meriti, per porsi a$li ordini di un'altra persona e lavorare per essa'). E una vdlta concessa questa partecipa1) S. Rer.uzrus, Iliscel,laneoru.m l,ibri, Parisiis, r628, vol. I, p. 313 lcitato appresso). 2) G. ProvANo, op. cit., p. 16z. Il Piovano critica la tesi di coIoro che sostengono che Giovanni di Jandun sia stato un mero copista,

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L A VI T A Di }{ARSI L IO

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zione, come ammettere che egli non abbia lasciato nel lavoro tracce cosi importanti del suo pensiero filosofico che i critici non potessero rirlevarle attraverso un lavorio di comparazione? E come spiegare che il trattato viene esplicitamente nel testo dichiarato opera di un solo e padovano (Anten,orides ego), e non di due, quando la partecipazione ad esso di un uomo notissimo nell campo specu,lativo come itl Jandun, vi avrebbe recato maggior lustro e 1o avrebbe, si pud dire, rneglio presentato a71'apprezzamento dei dotti ? In reaiti il lalroro offre una tale unitarieti di sviluppo, d'argomentazione, di finatlit), di stile, in ogni capitolo, in ogni periodo, in ogni rigo, che i impossibile che l'abbia potuto scriver'e pii d'uno. <, Infine r, conclude 1'ultimo e'd egregio critico marsiliano, il Ruffini Avondo r), n alla dimostrazione dell'ultima tesi riferita noi vorremmo contribuire con un argomento ddl tutto psicologico. Nel Defcns<tr pacis ci sono idee e principi di tale genialitd e di tale novit), che hanno fatto tributare al ioro enunciatore l'etlogio - sommo fra tutti di aver Drecorso i tempi. Orbene come si possono concepire queltle scintititle,che qua e tli illurninano tutto iI Delensor pacis, se non come sptizzate da un'unica indivipure, per ipotesi, opera magari duale geniailit) ? -Sia esclusiva del Jandun il macchinoso apparato aristotelico e patristico. Non certo quello avrebbe reso immortale i[ tlibro, se Nlarsirlio non ci avesse incarnato 1o spirito derl s u o a lti ssim o pensiero; il che n e ri v e n d i c a a l f i ta l i a n o rla superba paterniti r. N e ll'am bient e parigino il De fe n s o r p a c i s d o v d a poco a poco maturare attraverso un sottile lavorio speosserrrando appunto che egli era uomo troppo alto per una funzione cosl rnisera, ma d'altra parte dice che < 6 cosa incontrastata che 1\Iarsjlio ne fu l'autore principale, perch8 il solo suo nome figura nel Delensor pacis >. 1 ) E. Ru F r r Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . r z 3 .

I,.\ CO]IPOSIZIONIi

D]JL ( DEI..ENSOR PACIS >

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cu,lativo, acuito datl desiderio di risolvere i pii importanti problemi del tempo, reso piti complesso da una svariatissima esperienza politica, che dal piccolo Comune italiano va al regno di Francia e all'Impero. In un certo senso le opinioni di Marsitlio dovevano po,liticamente essere gi) formate prima che il celebre libro venisse da lui composto. Giustarnente osserva itl Previt6-Orton 1) che la formazione e 1'elabor'aztone ,del vasto materiale clovd rappresentare l'opera di motlti anni. Percid rla famosa scomunica d,el marzo r3z4 di Ludovico il Bavaro per opera di Giovanni XXII ebbe I'effetto di affrettare 1a composizione di un lavoro, che in parte materiallmente era gie stato scritto o certo era stato intellettualmente gia distribuito senza che rimanesse altro che stenderlo sulla carta. La lotta ingaggiata dai Bavaro contro il pontefice di Avignone deve cosi apparirci com ! la causa prossima 'ddl Def ensor f>acis, ma non il motivo determinante. Accenniamo ora alt'origine e altlo svitluppo di questo contrasto. Aila morte di Enrico VII di Lussemburgo, i1 papa Clemente V '), che aveva menomato Roma della secolare gloria di capitafie derl']acattoliciti, trasferendo tla Sede di Pietro ad Avignone, volfle far valere alcuni suoi pretesi diritti : la rappresentanza o il vicariato delrl'Impero vacante, riecheggiando ancora l'audacissima tesi detlfl'antecessore Caetani d'una generica supremazia sovra [' Impero e sovra tutti gli Stati. Cid che Bonifacio aveva sostenuto contro Filippo il Bello Clemente V ripeteva spet1 C. W. PnBvnt-ORToN, op. cit., p. 4. Lo stesso b il parere di N. Varors, Jean de Jandun, P. 569. 2) F. GREGoRovIUs, Storia della cittd, di Roma nel Med,io Euo dal secolo V al secolo XVI, traduzione ital. dell'avv. R. MeNzuo, Yenezia, r875, vol. VI, p. rr2 e sgg.; J. lIencBIvnorHER, Ilistoire de l'Eslise, ldr e tra d . f r . , Pa r i s , 1 8 8 8 , v o l . I V, p . 4 2 6 ; G . M o r - tA t, L e s p a p e s d ' A u i gnon (t3o5-r378), Paris, rgr2, p. t98 e sgg.

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cificando contro rl'Impero. Giovanni XXII, succeduto al Guasco, dopo un conclave rlunghissimo, non si ritrasse indietro, anzi continud netlla stessa pdlitica, e, siccome due principi rivaii Ludovico di Baviera e Federico d'Austria si contendevano la corona, intimd loro, al di fuori di un voto elettorale, di sottomettersi al suo arbitrato, sostenendo un diritto pontificio circa la risoluzione dellle controversie di sovraniti t). Ludovico si rifiutd d'aderire ai desiderata della curia avignonese, insuperbito forse dall'avere gie vinto in \{ilhldorf il suo antagonista 2) e dall'aver quindi di fatto acquisita l'alta carica. Si inizid cosi una lotta tra il neo-imperatore e iil papa, lotta che ebbe i suoi primi riflessi anche in Itdlia, ove il papa ievava ostacoli alf imperatore e ai ghibellini suoi sostenitori, e che si protrasse assai a lungo. Ndll'ottobre del r34 Giovanni XXII, che forse aveva in rla candidatura di Carlo I\r di Francia, animo di rsostenere una volta tolto di mezzo iI Bavaro, ordind con una sr'& bolla arl principe ribel,le di abbandonare la carica assunta, di sottomettersi alla Santa Sede altla quale sola spettava il diritto di approvare e riconoscere f investitura imperiatie, pena, qualora vi si rifiutasse, la scomunicat). Ludovico, nonostante le assur,dit) di queste domande, non si ribetlld violentemente, cercd piuttosto di procrastinare [e cose. Domandd innanzi tutto del tempo per consultare gli elettori nonchA i suoi giureconsulti, professandosi, peralltro, devoto figlio e rispettoso detlla sacra autorit) pon1 ) F . G REG o Ro v r u s ,o p . c i t . , v o l . V I, p . r 2 g ;F. R o c g u l .tx , L a c o u r dc Rome ct I'esprit de la rClorme aaant Lulher, Paris, 1895, vol. II, p. 368 sgg. ; B. JuNcueNN, op, cit., vol. VI, p. r9r e sgg. Cfr. la bolla .Si tratrum del zr matzo r3r7 in E. MenrtNB e U. Duneno, Thesaurus, vol. II, p . 6 + r . 2) F . G REG o Ro v I Us ,o p . c i t , , v o l . V I, p .r 3 z ; G . B n v c e , o p . c i t., 2 4 6. P. 3) F. GnEGoRovIUS, op. cit., vol. VI, p. r33. Cfr. la bolla Attendentes quod,, in E. MenrDNo e U. Dun.tNn, Thesau.rus, vol. II, p. 6++.

LA COMPOSIZIONE DEL ( DEFENSOR PACIS D

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tificale. Giovanni di rcontro non cedette, anzi ai nuovi tentativi del principe, che voleva appelrlarsi ad un Concilio generafle, scaglid tl'anatema r). Questo il fatto pili ,prossimo che determind Marsi,lio aI completamento o allla composizione di quel trattato, che certo era gi) netl suo pensiero incarnato e nutrito di sempre nuovi elementi, il fatto piri prossimo, ma anche il pit dlamoroso, come quello in cui 1e gii audaci pretese bonifaciane venivano riconfermate ed aggravate. Alcuni hanno sostenuto che itl Defensor pacis sia stato scritto nel breve periodo di due mesi, affidandosi aila gi) citata deposizione di Francesco di Venezia; ma il passo contestato deve intendersi non gi) in questo senso, ma nel senso che egli, solo due mesi dopo la fuga di Marsilio e 'di Jandun, seppe che i[ libro etlaborato dal suo maestro conteneva proposizrom ereticali 2). Ma se non si pud determinare itl tempo in cui Marsilio inizid tl'opera, nA quello occorso per condurla a fine, si pud con sicurezza stabilire per.sino il giorno che scrisse I'ultima parola del suo celebre trattato. Il Riezler 3) si limita a dire
1 ) G . BRy c E, o p . c i t . . p . 2 6 4 ; F . G n n c o n o v r u s , o p . c i t., v o l . V I, p. r34 e sg. ; B. JuNcneNN, op. cit., vol. VI, p. r95 e sg. ; A. B. CnnrsroPHE, op. cit., vol. I, p. 342. 2) N. VALots, Jean de Jandun, p.569. Il passo in parola (S. BeLUZIUS, Miscellaneorum libri, vol. I, p. 3r3), dice: u Item super cortentis in secundo articulo interrogatus suo juramento, negavit omnia in eo contenta fore vera, dicens quod si ipse errores huiusmodi scivisset, eos revelasset Domino Episcopo Parisiensi ; nec scivit vel audivit aliquos interfuisse compositioni dicti libelli, exceptis dictis Massilio et Johanne de Janduno ; de quibus audivit dici post recessum dicti Massilii per duos menses quod dicti Massilius et Johannes tantum compilaverunt dictum libellum. Et istud audiverat dici a Magistris legentibus Parisiis, et ab aliquibus religiosis heremitis. Et de hoc etiam dixit tunc esse famam publicam Parisiis, tempore quo ipse Franciscus erat ibi, post recessum videlicet Massilii supradicti. Quo tempore dicebatur dictum libellum continere multas haereses et errores contra fidem catholi. cam. Sed quid in particulari seu speciali contineret libellus praedictus, dixit se nihil scire nec dici audivisse tunc nisi quod supra asseruit r. 3) S. RrEzt-sR., Widersacher, p. 3or. F. Berrecr,rr - Marsilio da Padoua. 4

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LA VITA DI MARSII.IO

DA PADOVA

che il Delensor fu compiuto tra il t3z4 e iil 1326, il Vi[lari ') addirittura 1o porta a\ t327, il Ritter ') al t328, ma il Miiller '), basandosi sulla ragionevole asserzione di un manoscritto marsiliano di Vienna, 1o di'chiara del tutto perfezionato itl z4 giagno 1324, e quindi, stando altla deposizione di Fnancesco, reso noto al gran pubbfiico verso la fine detllo stesso anno. Gli studiosi posteriori, come ii Sullivan n), il Previt !-Orton 5), il Ruffini Avo,ndo6), accettano tutti queste conclusioni, e, ov'd possibifie, ile convalidano di nuove prove, accor'dandosi in cid anche a lle p it ant iche asserzioni de l Go l d a s t' ) e d e i l o Sc a rd e o n et). Compiuto cosi ll Delensor pacis, Marsilio si sottrasse at1pettegdlo scandatlisti,co ambiente parigino, e con il suo amico Giovanni di Jandun fuggi in Germania presso f imperatore Lu'dovi,co. S'inizia un secondo periodo rlella tormentata sua vita.
1) P. Vrr,rrnt, Niccold Machiauelli, vol. II, p. z4z. 2) M. RrrrER, in Reuschs theolog. Literatutblatt, 1874, n. z4; Historische Zeitschrift, vol. XLII (t879), p. zg8 e sgg.; J. SulLrveN, The manuscriltts, P. 293 e sgg. a) K. lli;lten, Der Kampl Ludwigs des Ba'iern mit der rdmischen Kwrie, Tubingen, 1879, vol. I, p. 368. La nota del ms. viennese dice :
Anno trecenteno milleno quarto vigeno

TfiTfi,":: :*,:"'*::.:lesto

Baptiste

4) J. SuLLwrtt, The manuscripts, p. 293 e sgg. Il Sullivan esamina la questione a fondo, e sui suoi risultati non vi pud essere dubbio. 5) C. W. PnBvrrf-ORToN, op. cit., p. 4; C. K. BneueroN, op. cit., p . 5 o 8 . 6) E. RuFrrrr AvoNDo, op. cit., p. r:4. Vedi anche N. Verors, Jean de Jand,un. p. 57o, al quale la datazione del l\{iiller sembra verosimile e in nota fa un actrto esame critico di essa. 7) M. GoLDAsr, Monarchia. vol. II, p. r54. 8) B. ScARDEoNE, De antiquitate urbis Patauii et clavis ciuibus patauinis, Basileae, r56o, P. r5o.

Cepr rolo III. LA TEO RI A DEL L O ST AT O

NEL < DEFENS OR PACIS > .

Il Delensor pacis a chi 1o riguardi estrinsecamente pud apparire nulla di pii che un pomlthlet scritto, com'era in uso ne'tormentati anni del ferrato Trecento, per sosteneresul terreno giuridico le ragioni d'un principe, che ndl caso nostro sarebbe Ludovico i'l Bavaro, e come tutte le opere occasionali, specioso ingannevole adutlterante i fatti positivi, rivolgendosi a Iorza verso un fine, la dimostraztone d'un assunto ordinato a priori; ma a chi ilo studia neltia sua contenenza si presenta come un vero e proprio trattato, in cui fi'intento scientifico trascende ed assorbe i brevi spunti polemici, che, per altro, nd stancano irl fiettore nd ingannano lo storico t). E questa una riprova di quanto sopra abbiamo detto, che cio ! itl Delcnsor ha ,dovuto essere a lungo elaborato dal suo ,autore e che in esso hanno confluito ie pit vaste esperienze politiche del secolo; per cui in Marsitlio si assomma la sapienza del cittadino di Padova, ['ar:dore dell giovane nazionalismo francese, \a maturitd riflessiva detrfimperialismo {romano-germanico. Ma 1o scrittore dimentica tla triplice genesi dell'opera sua, ed i probtlemi in massima pone scientificamente in universafie, prescindendo dai casi a lui noti, e questi, se mai, offrendo a noi, dopo l'analisi logica degli istituti, prova posteriore d'una verit) gi)
r ) E. EM ERT o N, o p . c i t . , p . 2 r . Ve d i a n c h e A . Fn a N c r , R i fo r m a teurs, p. r39, e l{. Cnntc}iToN, op. cit., vol. f, p. 4cr.

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acquisita. Marsilio depone in sostanza quell'abito partigiano che turba tutti i trattatisti del tempo, specie francesi, dimentica gli eventi pii prossimi, di cui il giudizio suo personale e troppo interessato non pud essere rsicurc, e si sforza di pervenire ad un'analisi dei problemi la piri generale possibile, epperd piti duratura e sincera. Ma con cid non abbiamo ancor detto che cosa sia il DeJensor pacis. rSostanzialmente, ill Defensor pacis 1o si potrebbe 'definire un trattato polemico di politica ecdlesiastica. La ricerca detllo Stato perfetto ! il fine urltimo dell'opera; ma la ,dottrina dello Stato vi A svolta sdlo in funzione della costruzione centratle dell'opera, ll2 dottrina ddlla Chiesa. Itl'Delensor pacis, insomma, pud chiam,arsi una teoria dello Stato solo in quanto per Marsilio rl'organizzaziond eccl,esiastica A subordinata atltl' organizzazione statale, proprio come per il diritto romano, che indludeva il ius sacrun't.ne{ 7as publicum n 1). Ma il pericolo grave, che avrebbe potuto sottrarre Nlarsilio darltla sua scientifica imparzialit) per risospingerlo ne1le paludi deltla controversia pol'emizzante, era precisamente lla costruzione detltiadottrina ,della Chiesa. E qui ci si appalesa la vera importanza delll'opera del dottore padovano, che ben [a individua 'di fronte a consimili opere detl tempo. Egli, anche quando s'occupa del problema che pit rlo travaglia, delrla Chiesa e della sua struttura, causa prima deltl'altlontanamento e deltla degenerazione deiio Stato da quelf ideale che il nostro autore auspica, resta freddo studioso che riesce a sopire le passioni travolgenti del partitante. Ed egli cid pud ottenere, da un lato volgendo il suo stu'dio a riguardare non tanto la struttura attua,le della
1) E. Ru F r t Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . r z 6 : v e d i a n c b e S . V r u r o , I,a filosofi,a politica d,i Dante nel o De wzonarchia > studiata in si stessa e in relazione alla Pubblicistica medieuale da San Tommaso a Marcilio d,a Padoua, Torino, Bocca ed., tgzt, p. 18.

LA TEORIA DELLO STATO

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Chiesa, quanto quella della Chiesa primitiva nella purezza evangelica, realizzan'do quel processo a ritroso che tutti i riformatori cercheranno di ripetere da Wicleff a Ifus, da Savonarola a Lutero; dall' altro, presentando prima, e fuori d'ogni preoccupazione di politica religiosa, la teoria 'detllo Stato, analizzan'do quindi le cause per cui 1o Stato d debole, ciod [e soverchie ingerenze ecctlesiastiche, in un campo essenzialmente temporale e pubbfiico. Cosi ! evitato itl pericolo d'ogni contaminazione tra l'ideafle scientifico e i'ideale politico. Questa distribuzione dell' opera e anche 1'originalit) dell'opera stessa. Il primo problema, la teoria dello Stato, d posto sovra le consuete idee aristoteliche, ma I'autore ie rifonde in una calda animata comprensione delle nuove entiti politiche e delle nuove forze sociali, che irl secolo offre e che I'antichiti ignorava. Il secondo problema poi, la teoria della Chiesa, scisso dal primo, e sviluppato in modo del tutto originale, evitando l'errore comune me'dievale ,di documentare con 1'autorit) dello Stagirita situazioni da questo affatto imprevedute : errore assai faciie a coloro che riguar,davano la Chiesa come riguardano 1o Stato, aggregati nella loro forma sensibile della stessa natur,a, ancorchd la prima avesse un fine ultramondano che al secondo mancava. Giustamente nota 11'Emerton che nel Delensor pacis specialmente notevole 0 I'abbandono del medievale metodo sillogistico. Solo occasionalmente Marsilio vi ricorre con una casuale relazione ad una premessa maggiore o minore, poichd in generale pone la sua fiducia non sovra \a f.orza formatle di proposizioni iogiche, ma sovra tla intima veriti o f intimo evidente senso comune delie sue idee '). Percid, se i modi aristotelici e scdlastici con le
1 ) E . EM ERT o N, o p . c i t . , p . 2 r .

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relative dottrine riappaiono frequenti nel trattato, non hanno piri quella forza che d ad essi attribuita da altri scrittori : sono piuttosto vestimenti eruditi e convenzionali, che una struttura viva aderente ad una materia puls a n te . Lo Stato mira nella sua attiviti ad assicurare la pace, in cui ! riposto il massimo benessere dei popo,li. E questo un punto comune, nel quale s'incontrano tutti gii scrittori medievali sempre vaghi di realtzzare un ideale cti astratta perfezione. Cosi Dante t), Engelbert d'Admont 2), san Tommasot). M", ove nel poeta della Commedia la pace e uno stato di grazia, a cui si perviene, rimossi gli impedimenti deitla cupidigia, della lupa o di tu tte bram e. . . . car ca ne la su a ma g re z z a )), c h e c i i n s i dia; ove nsltl' abate di Admont d la pace internazionale re.alizzata attraverso I'arbitrato imperiale ; nel dottore d'Aquino il bene, la salute d'una mdltitudine associata; per Marsitlio, eliso ogni carattere metafisico, significa solo tranquillitas : quell'or.dine di cose, per cui le varie parti dello Stato, cooperando ad un fine proprio e non usurpan'do i'a'ltrui, possono realtzzare una superiore armonia n). E se la pace pud definirsi la salute degii aggregati sociali, la discordia, i'l suo opposto, ne costituisce tla mallattia. Tra le tante cause di discordia, che l'indagine scientifica pud cogliere e fissare, nota Marsilio, ve ne d una
1) D . Al r c Hr ERr , M o n a r c h i a , I , u t, z ; III, x v l , r o . S e g u o l l Te s to criti,co della Socielit dantesca ital'iana, Firenze, rgzr. Vedi G. VeoerA Paper.B, Le leggi nella dottrina di Dante e di Marsilio da Padoua, in Studi giuriaici a F. Schupfez, Torino, t898, p. 73. 2) ENcnr-nERT D'AotttoNr, De ortu />rogressu, et fine Rornani im' periiliber, cum G. Buscnrr Praelatione. Basileae, 1553. Vedi S. Rrpzr,en, Widersacher, p. t63 e sgg. ; F. Sc.louro, op. cit., p. 64 e sgg. 3) S. TonrvrLso, De regimine frincipum, I, z, p. 6. 4) D. p . , I , r ; Ce n l EL L r ERI , p . r ( S c u o r - 2 , p . r ) .

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certo singolare, ill Papato, l'a cui attiviti terrena d un continuo tentativo di menomare 1o Stato nefirlesue funzioni socialil). Obietto dell'opera, la cui novitd non sfugge a Marsilio, d precisamente I'additare ai principi la causa del malle, che mina gli Stati, e perd porre i,l prob'lema dei rapporti tra l'autoritd laica e tl'autoriti ecclesiastica su nuove basi, fuori d'ogni preoccupazionecurialisticat). Che cosa sia lo Stato d il primo problema che il Padovano ,affronta e risolve in modo affatto originarle. Lo Stato di Marsilio non d pii la n6fuq aristotelica o irl Comune italiano, su cui avrebbe potuto pure bene fissare la sua analisi, non a 'i'Impero con le sue pretese universalistiche; d qualcosa di piti vasto, che importa una < pluratlitatem civitatum s !u provinciarum sub uno regimine contentarum o t), d lo Stato moderno, certo allora nella sua infanzia "), ma gie forte nei suoi tratti
1\ D. P., f, r : ClnrELLrERr, p. z (Scnotz, p. z). 2\ D. p., I, r ; CanrELLrERr, p. 3 (ScuoLz, p. 3) : < Non debet autem curam hanc negligere quispiam timore ve! segnitie aut quovis alio malignitatis spiritu ,. Confronta questo passo con un altro di DeNrB, Monarchia, IIf, r, 4 : u Quid timeam, cum Spiritus Patri et Filio coeternus ait per os David 'in memoria eterna erit iustus, ab auditione mala non timebit' ? r. Che il principio del Delensor ricordi i primi capitoli della Monarchia E stato rilevato da N. VreNBrto, Il trattato della " Monarchia> d,i Dante Alighieri, Genova, rgzt, che acutamente si d adoperato a mettere in luce talune relazioni tra l'Alighieri e Nlarsilio. 3) D. p., I, z ; CenrELLrERr, p. 6 (ScuoLz, p. 6). Vedi O. Gronxo, vol. III, p. 545. Genossenschaltsrecht, a) Vedi A. Ceppe LBcoRe, La politica di Dante e di Marsilio da Padoaa, Roma-Torino, tgo6, p. 76 e sgg. ; S. \rpxro, op. cit., p. :88 ; [-a dottrina dello Stato in Marsilio da Padcaa. in G. Dn Cesrprrorrr, Saggi di etica e di d,iritto, serie II, Ascoli Piceno, r9o3, p. t7. Di diversa opinione d il GBeH,\r.r, Recensione ai libri dello Sceouro e del Lrr;^Ncl su fuIarsilio, in Reuue historique, t. XXV (t88a), p. r66, il quale sostiene che la dottrina del Padovano, traendo origine non da un vigile contatto con la realttr sociale, ma dall'astratto studio di Aristotele, non riesca ad attingere il concetto dello Stato moderno e neppure riesca a sistemare giuridicamente gli elementi che si agitavano nella vita comunale : egli resta aderente ora alla greca n61G, e su questa rigidamente elaborato dai nuovi aristotebasa la sua costruzione, ora all'Impero, lici, e questo non riesce a superare in una pii vera e storica visrone.

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fondamentali. Con cid non vogliamo dire che lo scrittore tenga fermo sempre il suo nuovo concetto, poichd anzi spesso, e 1o ved,remo, il suo ragionamento presuppone un ente or,a maggiore ora minore dello Stato nazionale : ndl primo caso l'Impero, netl secondo il Comune. Nd in cid d da vedere alcun segno di profetico ingegno. Lo studioso t sempre determinato dai tempi. E come Aris,totele, non conoscendo se non per scarse notizie indirette, osserva il Moscat), le monarchie asiatiche, ebbe per tipo politico quasi unico 1o Stato greco del quarto e del quinto secolo avanti Cristo; cosi Marsilio, la cui osservazione s'era ben piri largamente estesa nei suoi viaggi, che dalla natia repubblichetta lo avevano portato a visitare le Signorie scaligere e viscontee e poi il vasto reame de'gigli d'oro, nonchd ad avere diretta esperienza del Sacro Impero, poteva ben superare l'antico maestro netl'abbozzo d'un tipo politico che e infine il nostro Stato moderno. Lo Stato marsiliano A una f.ormazione naturafie. Si ritorna alla teoria organica, gi) abbozzata da Aristotele e accolta poi da Cicerone, da Seneca e ancora da san Paolo, riaffiorante in sistemi assai pii. moderni, che si muovono sopra presupposti empirici e positivistici. o Suscipiamus cum Aristote,le.... civitatem esse velut animatam s !u animaflem naturam quandam ,r 2). E il concetto tipicamerite naturalistico defil'organismo 3), in cui vi sono molteplici parti ciascuna delle quali in 'astratto pud considerarsi distinta, ciascuna detlla quatli esercita una funzione ,sua propria, ma che in concreto tutte concorrono ad una superiore vita unitaria.
1 ) G. N{o s c t , El e m e n t i d i s c i e n z ap o l i ti c a ,2 r e d ., To r i n o , r g 2 3 , p .4 4 . 2) D. p., I, z ; CenrELLrERr, p. 6 (Scuot-2, p, 6). 3) P. VILLtnr, Niccold Machiauelli, vol. U, p.246; O. Grrnrc, vol. III, p. 546. Genossenschaftsrecht,

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La concezione organica dello Stato, che fari a Marsitlio accennare ad organi e funzioni del corpo statale, se gli offre evidenti vantaggi ne1la costruzione dottrinafle ciei vari uffici e nel fissare il principio dell'unitariet), gli precfiude l,a via ad una pii ampia concezione giuridica, che allo Stato dia infine quetlrla personaliti, che, poco nota ai Greci, era stata la conquista del mondo romano t). L'autor,e nostro non resta certo nel concetto medievafle che detltlo Stato fa un ente patrimoniale 2), divisibile e coffirrlrerciabile, ma non vive neppure. il cont- !tto romanistico, che rinasceva, che dello Stato fa un ente unitario non solo nel senso organico, fl? anche in senso giuridico, un ente con un'unica formale volontA, con una personaliti insopprimibilmente una. Ma di ,cid non si pud fare un vero appunto a Marsitlio. Nonostante la rinascenza del diritto romano dopo il Mille, nessuno degli Stati sibi principes affermd [a propria personaliti giuridica 3). < Nemmeno iil Comune italiano >, nota il Salvioli n), < che all' origine fu associazione di pochi membri in cerca di difesa, compagna di alcune classi che delegavano a persone scetite ne1 tloro seno le funzioni giudiziarie e amministrative, ebbe personatliti giuridica.... In conseguenza t cittadini si riguardavano piuttosto come membri dell'associazione, gli uni verso gli atltri vincolati da obblighi, non altrimenti che ognuno di essi tlo era verso 7a corporazione a cui era iscritto; nd esisteva separazione dei diritti e doveri degli associati da quetlli detl Comune. La unione giurata e la
1) A. Nrurs, Matsi,lius' uon Padua rebublihanischc Staatslehre, vol. III, Mannheim, s. d. (r897), p. r3; O. Grcnxn, Genossenschaflsrecht, p . 63 5 ; Al t h u s i u s , p . z 2 g ; E. Ru r r t Nr A v o N o o , o p .c i t., p . r 3 o . ?) G. SALVtou, Storia dcl diritto italiano, 8eediz., Torjno, rg2r, p. 2 4 6 . a) Vedi O. GrBnxp, Genosscnschaltsrccht. vol. III, p. 6o5 e sgg. 4 ) G. Se l v r o l r , o p . c i t . , p . 3 9 r .

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soli,darieti degii interessi non assorbivano i singoli in un ente superiore e separato; e quindi i rapporti attivi e passivi dello Stato figuravano quarli ragioni del cunctus populus, cioA era necessario che i presenti aderissero e firmassero, vincolandosi cosi all'adempimento delle prestazioni promesse.... Irl concetto di uniuersitas mancava di precisione e chiarezza; ,e solo tardi si fece strada il ,seaaslto dell'utri,; fle1ll'entedi fronte ai singoli, e solo tardi si accolse ili principio romano : quod uniaersitati debetur, singulis non, debetur t>. In questo senso d doveroso dire che sdlo Machiaveili da un punto di vista giuridico raggiunge, e con lui Hobbes, irl concetto moderno del'lo Stato come mtiuersilas ne"l significato romanistico, mentre Marsilio non sa disimpacciarsi del tutto dallla dottrina medievale. Ma in un senso piri ampio Marsilio supera oeni veduta particdlaristica e teocratica propria de'ltlo Stato feudale ed afferma un ente, che, se non d lo Stato persona giuridica derl diritto pubblico, d di certo preludio a questo neril'unitarietA organica, che respinge da sd tla patrimonialit) del tutto e delle sue parti. M", se lla concezione organirca precrlude a Marsitlio la possibilit) di un ri'conoscimento giuridico derlla persona1it) detllo Stato, gli apre peraiitro ia via a studiare con profonda moderniti il suo carattere evolutivo, in un senso non certo spirituale e dialettico, ma non di meno sufficientemente biotlogico t) : dei resto allcune conseguenze finali del positivisrno di Comte e di Spencer coincidono con quetlle del'la scuola storica del diritto e con I'idealismo di Sche'lling e ,di Hegel. Questa concezione organica, vogliam dire, ha pure 7a sua importanza, poichd solo attraverso ad essa chi proceda da presupposti norl
1 ) O . G r u n : r . E, G e n o s s e n s c h a l l s re c hv o | . Il I, t, p . 5 5 :.

L A T EO RI A DEL L O S T,d TO

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idealistici, ma fisici, pud giungere a concepire lo Stato nella sua capacit) storica di trasformazione. Ed e molto, se noi pensiarno quale sia la rigiditi formale di tutta la filosofia rnedievale, per cui Chiesa, Impero, Stati particolari, tutti sollo descritti nella loro natura ; che d natura statica, schematizzata,immutabile, senza vicende storiche, forme perfette fissate secondo ragione o secondo la perfettissima volont) divina, che d oggi quelrla che era ieri nella sua infinit) e universaliti. Investigando ['origine delie unlane societi Marsitlio non esita ,a dire che esse < secundum diversas regiones et tempora incoeperunt e\ parvo, et paulatim suscipientes incrementum, demum productae sunt ad complementu m) r) . Dalla prim a e m ino re fo rma d i s o c i e ti , c o mb itn tio , che t i'unione dell'uo mo c o n l a d o n n a , s i p a s s a alla famigiia gentilizia e quindi al uicus, la prima vera cotnrnunitas, il cui capo d una specie di pater gentis, e d e s ercit a pot er i che t rasce n d o n o I' o rd i rre d o me s ti c o . Quindi scoperte le arti e i modi del vivere perfezionati, ',ticttssubisce un processo di sviluppo e si passa, [o stes,so dopo un'utiteriore differenziazione di parti, alla ci't,itas, in cui le funzioni sono pii vaste e complesse: a perfecta communitas ofilnem habens terminum per se suffi.cientia e > t) . Ci t r oviam o dinanzi a u l 1 c o n c e tto d i n a mi c o , p e r cui l'aggregato socialle e condizionato dai tempi e dai iluoghi, dal clima e dalle razze, dagli eventi e dagli uomini, per pervenire da forrne inferiori, attraverso una sempre rnaggiore comprensione di nuclei umani, a quelrla form,a pit ampia, ma non per questo insuperabile, che d Io S ta to m oder no t ).
r) D . p . , I , 3 ; Ca n r EL L r ERr , p . 7 ( S c u o tz , p . 7 ) . 2) D. f . , I , 4 ; Ca n r EL L r ERI , p . 9 ( S c u o L z , p . g ) . -r) Vedi P. E. NInvBn, op. cit.. p. 20 e sg. ; N[. Guccpnnrru, ][arsilius zton Padua, in Hist. Vierteliahrschritt, VII, p. 315 i L. Srrncrrrz, Die Staatstheoviedes Xlarsiliuts uan Pad,wa, Leipzig. rgr4, p. 5 e sgg.

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E qui si manifesta un contrasto tra Dante e NIarprosilio : anche il Poeta nel Conuiaio accenna a q.ire,sto cesso evolutivo, che primo Aristotdle nella Politica esarnind i ffi?, laddove il Padovano non 1o esaurisce nel rraggiungimento d'un aggregato definitivo e perfetto, il Fiorentino 1o pensa come a priori determinato in un aggregato superiore, I'Impero, in cui ogni stimolo di sviluppo venga meno, essendocon esso davvero attinta quella special condizione di cose, in cui l'uomo, immune di passione e di cupi'digia, raggiunge il bene supremo, 7a felicit). Da[ confronto scaturisce la maggiore moderniti di Ma rs ilio ') . La teoria organica non ,solo aiuta Marsil,io a fi.ssare i[ concetto deltia dinamicit) defilo Stato, ma gli Ia determinare i caratteri salienti di esso. Lo Stato innanzi tutto non sopporta divisione; e come la vita delJc m.:rnbra ncll'organismo animatle d subordinata alla vita del tutto, cosi la vita de,lle parti di un aggregato sociale d subordinata aila vita unitaria di questo. Carattere primo detltloStato C 1 ' u n it ) , e quest a si m anif e s ta c o n l a s o v ra n i tz \ c h e non sopporta divisione e con ila legge eguale in ogni luogo. L'autorit) dello Stato e infatti in una citti o in una provincia queila che d in un'altra. L'abbandono delf idea feudale dello Stato-proprietA porta a questa consegu !nza, che null'altro e infine che una rivendicazione del concetto classico dello Stato, rinascente col libero comune e con le monarchie nuove di Francia. di S v e z ia . ecc.') . Altro carattere dello Stato, gie peraltro fissato da
r) Vedi il mio scritto Marsilio da Padoua e il u Defensor pacis> (tlz+), in Riaista interne,zionale di fiIosofa del diritto, a. IV (1924), fasc. IV, p. 4o5 e sgg. 2) D. P. , I , 1 7 i Ce n r Br r r BRI , p . 6 q ( S c u o r z , p . 4 r ) . V e d i M . G u c GENHETM, op. cit., p. 360 e sgg. ; J. N. Frccrs, The diainc right ol Kings, zx ediz., Cambridge, r9r4, p. 55 e sgg.

LA TEORIA DELLO STATO

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Aristotele, 0 la ler se sufficientia, I'autarchia t). Lo Stato d una perfetta comunit), in cui tutti i bisogni umani debbono trovare soddisfacimento. Solo cosi si pud attingere il bene aiaere, vero fine delrla societi. In conclusione, il concetto di Stato in Marsilio mqstra nel suo autore un ingergno profondamente realista, per cui la conoscenza di Aristotele non d morta autoriti, ma stimolo a liberare la realt) politica delle brume medievali alla luce dell'et) moderna. In questo onnicomprensivo concetto c'd posto per una varieti infinita di aggregati umani nelle forme piri disparate. E se gi) in san Tommaso'?) si d) una certa importanza ad elementi c,limatologici e fisici per la determinazione,dello Stato, se gi) in Dante 3) si osserva che le nazrwi, i regni, le citt) hanno lor peculliari caratteri, per cui abbisognano di diverso reggimento e di diverse leggi, llo Stato di Marsilio ! condizionato da elementi anche etnici e sociali oitre .che fisici : esso d nello spazio e nel tempo sempre diverso e sempre nuovo, e pure nei tratti della sua fisionomia sempre 1o stesso, unitario ed autarchico. Non del tutto originarle d Marsitlio, quando partla delle partes seu. officia dello Stato, che, aristotelicamente, sono sei, <r agricultura, artificium, militaris, pe'cuniativa, sa1) D. p., I, 4 ; CenrELLrERr, p. 9 (ScHoLz, p. g). Questo concetto dell'autarchia d meglio sviluppato in S. To*rMAso, De regimine pritzcipum, II, S. ''1 De regimine 'principum, II, r-4. 3) Monarchia, I, xlv, 5-6 : ,, Habent namque nationes, regna et civitates inter se proprietates, quas legibus differentibus regulari oportet: est enim lex regula directiva vite. Aliter quippe regulari oportet Scithas qui, extra septimum clima viventes et magnam dierum et noctium inequalitem patientos, intolerabili quasi algore frigoris premuntur, et aliter Garamantes qui, sub equinoctiali habitantes et coequatam semper lucem diurnam noctis tenebris habentes, ob estus aeri*" nimietatem vestimentis operiri non possunt r.

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cerdotium, et iudicialis seu consiliativa , t) : tre, il sacerdozio, \a milizia, 7a magistratura, onorevoli in quanto conferiscono a chi le esercita, le altre volgari, tutte necessarie. Del sacerdozio, peraltro, non tutti sono d'accordo sul,ia sua necessarietd, ma il nostro autore non mc.rstra s e g u ire i negat or i, bensi gli z e l a to ri d i e s s o ' ). L'animo umano ha in sd connaturale il bisogno detl trascendente, I'anelare 'continuo verso una Diviniti, che pone fuori e oltre da sd quasi per annientarvisi. Ed d in questo intimo insopprimibile bisogno deltlo spirito che la religione e la morale, che ove tla prim,a manchi ne costitu is c e il sost it ut ivo, t r ovano un a s u p e ri o r,e ra g i o n e t). Ed d percid, osserva il nostro autore, che le dottrine religiose e ie sette fiiosofiche esercitarono ed esercitano nelfia storia un benefico influsso, integrando 1'attiviti dei legistlatori, poichd sonvi pur sempre molti atti il 'cui regofiamento i'autoriti civile non pud darci, ffix che non sfugg o n o a l precet t o religioso, aila n o rma e ti c a t). Gra n d e fu pertanto nel mondo antico f importanza degli astrologhi, che interrogavano i cieli, dei sacerdoti pagani t'), che traevano auspici dal vorlo degli uccelli e da1le viscere delle vittime sacrificali ; grande fu persino f importanza dei miti, in cui occorre trovare sempre un riposto significato d i b e n e u) . Anche i'ant ichit d eb b e i n s o mma u n s a c e rd o z i o degno e conscio delf importanza sociale del1a religione ?).
1 ) D . p . , I , 5 ; C. r n r EL L r ERr ,p . r r ( S c n o L z ,p . r r ) . V e d i A . Fn e x c x , Riforrnateuls, p. r4o; S. RrBzr-Bn, Widcrsache/, p. 2oo; O. Grpnxr, vol. III, p. 553 ; M. GuccENHEIlI, op. cit., p. 347 ; Genossenschaftsrecht, L. S r r e cu r z , o p . c i t . , p . r r e s g g . z) D. p., I, 5 ; CenrELLIERr, p. 14 (Scuor.z, p. rz). 3) G. Da llourBlrevop, Storia del diritto natwrale, Palermo, rgro-rr, p. 205. 4) D . p . , I , 5 ; C. r n r EL L r ERr , p . 1 5 ( S c H o r - 2 ,p . r 3 ) . V c d i G . D e MoNrBnevoR, op. cit., p. z16. 5 ) D. p . , I , 5 ; CART EL L I ERI p , . 15 (Scuorz, p. r3). 6 ) D . p . , I , 5 ; Ce n r EL L r ERr , p . 1 5 ( S c n o r ,z , p . r 3 ) . 7 ) D. p . , I , 5 ; C- r n r EL L r ERr ,p . 1 5 ( S c H o r ,z , p . r 4 ) .

L A T EO RI A DEL L O S TA TO

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E, re tale e tanta fu I'importanza defl sacerdozio pagano, come negare all clero cattolico, che conosce [a veriti divina rive'lata e itl mistero dell'oltretomba, i[ posto che gli compete nella civile societ) ? 1). L'uomo immune dal peccato originale non avrebbe avuto bisogno del sacerdozio ed avrebbe direttamente comunicato con Dio, come pure non avrebbe avuto bisogno dello Stato e dei civitli offici. Dato che I'uomo. invece d caduto nel peccato, d necessaria sempre 1a grazia a risollevarlo e a ridargli le perdute possibilita di bene e di salvazione. E un residuo agostiniano che Marsilio non riesce a superaree che trovasi pure in Dante 2). Il Padovano non bandisce la religione dal suo Stato, che d ancora professionista, anzi professionista d'una religione sola e solamente dichiarata vera ed eterna. I cittadini sono fideles; la morale rivelata d la morale sociale. Lo Stato marsiliano non ha un fine che mondano non sia, ma non pud non preoccuparsi dei suoi membri, in cui la salute dell'anima coincide con il bene operare in questa terra. Da cid la costruzione tutta ortodossa che abbiamo visto e la conclusione che ne scaturisce circa la necessit) del clero cattolico. < Iam dictae vero legis doctores a'c sa,cramentorum secundum illam administratores instituti sunt quidam in communitatibus, vocati sacerdotes et diaconi seu levitae, quorum officium est, legis evangelicae christianae praecepta et consilia docere, in his quae creden,da sunt agenda et fugienda, finaliter pro statu venturi seculi beato siquidem consequendo et opp o s ito devit ando)'). L'uf f icio d e l s a c e rd o te d tu tto s p i 1 ) S . RI Ez r n n , W i d e r s a c h c r , p . 2 o r ; P . E . N In v E R , o p . c i t., p . 3 3 ; j. W. AnBN, IVlavsilio of Padna, nella citata raccolta del HsenNSHAw, p. t? g e s g g . ; G . Pr o v e No , o p . c i t . , p . 1 6 9 . 2 ) D.p . , I , 6 ; Ce n r n r r r ERr , p . 1 6 e s g g . Fa u n r a ftr o n to c o r : D A N IE , Paradiso, VII, z5-33. 3) D . p . , I , 6 ; Ce n r EL L r ERr , p . r 8 ( S c u o r z , p . r 5 ) . V e d i B . L e RANcA, Marsili,o da Padoua, p. r38.

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rituale e riguarda la disciplina ,delle anime e l'erudizione intorno a quei precetti, in cui d necessario credere, o in quelfie operazioni, ohe d necessario ,compiere, per conseguire i1 cielo. Ma con cid a chi ben riguandi un po'a fondo appare gie posto un limite insuperabile ad ogni esorbitanza ecclesiastica, rche trascen.da irl ,campo fissato. Un problema, che Marsilio affronta e risdlve originaflmente e quello delle forme di governo. Ci troviamo dinanzi alla consueta aristotefiica tricotomia e al ben noto paralldlis'mo. o Voco autem bene temperatum genus.... in quo dominans prin,cipatum ad commune conferen,s secundum voluntatem subditorum; vitiatum vero, quod ab hoc deficit. Llorum rursum generum utrumque dividitur in tres species. Primum quidem, temperatum scirlicet, in regalem monarchiam, aristocratiam et politiam, rerliquum vero, vitiatum scilicet, in tres oppositas species dividitur, tyrannicam monarchiam, oiligar,chiamet democratiam , t). Non d il caso di seguire Marsilio nelrl'anarlisi delte varie forme di governo, che ,del resto ritroviamo in Dante 2) e in san Tommaso 3). Ma ove Dante conclude i suoi accenni sulle forme politiche con l'accettare la monarchia i-p"riale, ove san Tommaso si pronuncia per una monarchia illuminata, Marsilio datlla tripartizione scdlastica muove per una costruzione che d senza dubbio la pii originarle del medio evo n). Un capo deve esser,e in ogni modo nelrlo Stato per
p. 17).

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impersonarne 1'uniti 1). Sorge, pertanto, il problema della causa efficiente defl governo, ltl problema de'lla sovraniti. Il medio evo, interpretando un passo di san Paolo assai controverso e che 'di volta in volta fu arma per i sostenitori ddl Papato o per i teorici dell'Impero, < omnis potestas a Deo , '), sostenne che ogni potest) proviene direttamente da Dio. Il prin,cipe percid A espressione di una volonti superiore agli uomini, d'una scelta cui essi non partecipano, e quindi indeponibile e magari superiore a.lltle leggi positive, sebbene tale non sia a quelle naturali e divine t). Cosi Egidio Romano non esita a dire il monarca impeccabile e a proclarnarlo quasi un semidio n). Senonchd questo concetto teocratico della sovranitd t) era destinato a venire fientamente ma inesorabillmente infranto dai tempi, tostochd nuove forze politiche e sociali si affermavano, e dalla formula politica delila sovranitd divina si doveva venire a form'ule meno rigide, e legittimare il potere in altra maniera. Itl ,secdlo XIV ci offre un'affannosa ricerca di nucrve formule politic,he atte a giustificare ogni sorta di regimi, da quelli monarchici sorti fuori dall'orbita papale ed imperiale a quelfii popolari espressione detltle nuove forze comunali ridestatesi.
11 E forse questa una reminiscenza della medievale coordinatio Ad untrm, di cui parla A. Sol-rtt, Ststo e Chiesa secondo eli scritti politici da Carlomagno al Concordato di lltorms (8oo-rrzz), Modena., rgor, p. 8S. 2) S. PAo L o , Ad Ro m . , XI I I . 3) Queste dottrine plasmano tutti gli scrittori politici anteriori a Marsilio da Carlo Magno ai giuristi bolognesi. Vedi A. Sor-ur, Stato e Chiesa, pp. 24 e sSB., 8r e sgg. 4) F. Sceouro, op. cit., p. 40 ; A. FReNcK, Rdform,ateurs,p. 7r e vol. III, p. 563 ; P. JaNnr, op. sgg. ; O. GrpRKe, Genossenschattsrecht, cit., vo l. I , p . 4 r o . 5) Sulla concezione teocratica della sovranitA nel Medio Evo vedi r,ol. III, p. 557 e sgg. ; A. Solul, O. GrBnxe, Genossenschaftsrecht, Il caratterc quasi sacerd,oStato e Chiesa, p. 8o e sgg. ; A. C. fruoto, tale dell'Imperatore attrauerso alcuni cornmenti alle decretali < Venerabilem r e u Quum aenissetr, Milano, r gzo (estr. dal Filangieri), p. 8 e sgg. ; G. Volee, lll[ouimenli religiosi, p. rz7. F. Berrecr,rs - Marsilio da Pad.oua. 5

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Nel seno s'tesso della Chiesa noi vediamo svi,lupparsi una teoria, che d gi) una profonda menomazione de1 principio teocratico puro, e il suo esponente principale d san Tommaso. Questi distingue tra la persona che esercita la funzione sovrana e Ia fwzione stessa; e nota come, sebbene la funzione provenga direttamente da Dio, bisogna astrarre dal titolare di essa, il quale pud assumere tla direzione della cosa pubblica o in virtri d'una forza personalle, netl qual caso d un tiranno, o in virtri di scdlta e acrcettazionepopolare, nel qua,l caso d principe legale. In concl,usionela sovranitd ha la base netll'uomo : Dio d sol,o la causa remota. < Dominiurn et praelatio intro'ducta sunt a jure humano r r). E un colpo assai fiero alla dottrina teocratica 2). Durando di S. Por'ciano spiega meglio le idee dell'Aquinate : non deve intendersi, dice, che l'autorit) giurisdizionatle, ciod del re, sia da Dio nel senso che Dio, quando cred il genere umano, abbia comnlesso a qualche uomo ii governo degli altri, o che abbia dato uno speciale comando, acciocchA qual,cuno comandasse agli altri, ffio nel senso che, secondo la retta ragione che Dio pose nell'uomo, d necessarioche ci sia tra gli uomini una tale autoriti di re '). Altri poi, per diverse ragioni, sentivano il bisogno di abbandonare itl principio teocratico puro per contaminarlo con accenni popollarin). Neltla fiotta con Bonifacio VIII i
r) Sumrna totitts theologiae, z. 2, q,. X, art. ro. 2) P. JANET, op. cit., vol. I, p. 382 e sg. ; G. DB Cesrnrrortr, op. cit., serie seconda, p. 2r ; E. CRose, op. cit., p. 59. 3\ De origine ju,r'isdicti.onum, Parislis, 15o6, p. r. Vedi F. Sceouro, op. cit., p. 45: L. Rave, Celso X'Iancini filosofo politico del secolo XVI, B o lo g n a , 1 8 3 6 , p . 4 o . a) Del resto gi) gli scrittori politici del tempo di Gregorio VII in avevano affermato l'origine umana e terrena (e odio all'imperatore Ma, forse per derivazioni agostiquindi diabolica) della sovranit). niane, le loro dottrine tendono alla depressione dello Stato, piuttostoanzi alla affermazione chd alla proclamazione della sua autonomia, della necessitd di una subordinazione completa dello Stato alla Chjesa. Vedi A. Sorrtr, .Statoe Cltiesa, p. roz e sgg.

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regalisti francesi affrontano il problema ab olro, e, di fronte al Caetani ,affermantesi vicario onnipotente di Dio che pud creare e deporre principi, vincolare e svincolare popoli dal'l'obbedienza, sono spinti or,a a divinizzare il popolo per trarre da lui 7a ragione del poteret), ora a dichiarare Dio parlante per bocca di esso. Co,si Giovanni da Parigi pronuncia ria famosissima formula : n populo faciente et Deo inspirante > 2), in cui non ingiustamente s'd voluto rinvenire I'origine del1'altra formula moderna tr p !f grazia di Dio e per vollont) deltla nazione ,r. Ma sia ne'tomisti sia ne' regatlisti le dottrine non sono ancora sicure. Non nei tomisti, fra cui Egi,dio ancora riguarda teocraticame,nte il principe come un semidio; non nei regalisti, fra cui Giovanni da Parigi, con palese contradizione, dichiara, in altro 1uogo,che la sovraniti deriva cla Dio, che elegge la persona e la famiglia in cui s'incentra ") ; fra cui l'autore della Suntrnaria breais et comp e .n d iosa"\ , osservando che il tro n o d i F ra n c i a d e re d i tario e ,non 'elettivo, proclanra che esso non dipende per nulla dagli uomini, 1ra bensi ,da Dio ; fra cui lo scrittore delia Quaestio itt utrancque partem pro et contra pontific ia m p ot est at er z esclude ogni v e l l e i td d i d s rl *ra z i o n e p o p o la re '). Ma parallelamente a questa concezionese ne sviluppa un'altra che d p.r avventura la pii vitale, come quella che si basa sul rinascente diritto romano. Sono i giuristi
1) GrovANNr DA Penrcr, De potestate rcgia et papali, in Goroesr, l[onarchia. vol. II, p. r30. Parlando dell'incoronazione di Carlo Magno dice che cid n non fuit factum per solum Papam, sed populo acclamante et faciente, cuius est se subiicere cui vult sine alterius praeiudicio. Ideo hoc fuit factum ex causa necessaria pro sui defensione, contra infideles et paganos. ubi per alium non videbantur posse defendi, quod de jure poterant, nam populus facit regem et exercitus Impei'atorem D. R . S cHor z , Di e Pu b l i z i s t t h , p . 3 2 8 e s g g . 2) GrovaxNr pe Pentcr, op. cit., in Goroesr, II, p. 136. 3) GrovaNNr pa PeRrcr, op. cit., in Gor-olsr, II, p. rzo. 4) F. Sc ADUr o , o p . c i t . , p . 9 6 . 5 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . , p . 9 9 .

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di Bologna e poi delle altre universiti, che risatlgono veramente al popolo per trovare il fondamento della potest), e richiamano I'autoriti di Ulpiano e di altri antichi giurecon,sulti. Per essi f imperatore romano-germanico C il continuatore legittimo di Giustiniano, di Traiano, di Cesare Augusto '). Come gli imperatori antichi fondarono il loro diritto sowano sopra una cessione popolar,e, cosi I'imperatore medievale non prescinde dall'antica norma : d la lex regia de imperio la fonte della pubbli'ca sovranit). Ma la controversia si pone neltf intert). Innanzi tutto pretare la natura e la virtt della cessione ila lex de imperio ft in un passato rlontano, e, se ha vincolato i Romani, pud vincolare i popotii del Trecento, che all'antica cessione non parteciparono volitivamente? E poi, il popolo d'oggi e pit quello di una volta? E che deve intendersi per popolo? L'universalliti de$li uomini o sdlo i ciues dell'urbe? E aliora i sette eiettori? Hanno t). qu,esti una rappresentanza effettiva ? La disputa come si ve'de d assai ampia ed ha i suoi riflessi in tutta la pubblicistica del tempo, specie nei trattatisti dell'Impero, il quale essendo elettivo, pii che ogni altro istituto apriva I'adito ad infiltrazioni democratiche, n) in senso lato. Cosi primo Manegold di Lautenbach vide nella cessione una tutela del popolo dalla possibilit)
t) Sulle tendenze imperialistiche dei primi giuristi vedi A. Solut, Stato e Chiesa, P. 9r e sgg. 2) Su questa questione vedi P. Bor.rr-lxte , Storia del diritto ro,nano. 2t ediz., Milano, r9o9, p. 36r, ove d riportata larga messe di testi giuridici' rj Per le controversie circa la lex regia vedi O. Gtenxr, Genossenschaftsrecht- vol. III, pp. 57o, 575; J. N' Frccrs, Studies ol political th o u g h t: l r o m G e r s o n t o G r o t i u s , Ca m b r i d g e , r g o 7 ,, p . 8 e s g .;R . WCenivr,r e A. J. CARLvLE, A history of mediaeual political theory in the West, Edinbourgh-London, r9o5, vol. II, p. 56 e sBB.; E. Cnosa, op. cit., p. z6 e sgg.; J. MecHrNNoN. A history ol modern liberty, LondonNew York, 19o6, p. 379 e sgg. 4) F. Ar c ER, o p . c i t . p . 5 7 ; R. W. C a n r v r r e A . J . C e n r v r r , o p . cit., v o l . I V, p . 2 3 5 ; A. So r u t , Sta to e C h i e s a , p . r o 5 e s g g .

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di infinite tirannidi; cosi per Lupol'd di Bebenburg i sette elettori rappr,esentano il popolo intero, onde pertanto viene giustificata positivamente 7a scelta, sebbene I'eletto poi risulti superiore agli elettori'). Da questo con,cetto della lex regia scaturiscono i pit opposti indirtzzi: I'indirizzo assolutistico, il quale accenna ad una concessio una volta tanto e quindi ad una alienazione detlla sovranita dal popolo al principe, onde il primo non pud pii riacquistarla; l'indirizzo democratico, che aocenna ad una mera concessio, temporale e revocabile dal poporlo stesso che l'ha fatta, in ogni momento e luogo che creda opportuno 2). NA questo concetto deltla lex regia. e deltla concessio potestativa resta nel campo teorico ed astr,atto; ma da questo ridiscende alfia vita pratica e plasma la vita stessa sociale e legislativa, dando di essa ragione e concreta spiegazione'). Un esempio valga per tanti. Federigo II imperatore romano e re di Sicilia in quel monumento di sap !re legistlativo che furono le sue Constitutiones, forse per esimersi da una ingerenza ecclesiastica sul suo regno, ove il normanno Ruggiero rdiceva di avere < iuris et legum auctoritatem per ipsius [Dei] gratiam >, riconduce i[ suo potere al popolo e altla lex de imperio: n Non sine grandi consilio et deliberatione perpensa condende tlegis ius et imperium in Romanum principem lege regia transtufiere Quirites, ut ab eodem, qui commisse sibi cesareefortune fastigio per potentiam populis imperabat, prodiret origo ju s titie , a quo eiusdem def ensi o p ro c e d e b a t:r1 ).
1) F . Ar c ER, o p . c i t . , p . 5 9 ; E. C n o s e , o p . c i t., p . 43 e sg. 2) F. ArcER, op. cit., p. 6o e sg. ; R. W. CeRrvr,n e A. J. CenrvrE, o p . cit., v o l . I I , p . 6 z e s g g . ; E. Cn os e , o p . c i t., p . 2 3 . 3) Vedi a proposito A. Sornr, Stato e Chiesa, p. 16z e sgg. a) Constittttiones reqni Siciliae, I, xxxr : De obseruatione iustitiae, in J. L. A. Hurrreno Bn6notr-as, Historia d,ipl,omatica Friderici sccundi, Parisiis, 1854, t. IV, parte I, p. 33.

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Percid il ben noto principio del Digesto : < quod prin' cipi placuit, legis habet vigorem.... quodcumque igitur imp e ra t or. . . . st at uit . . . . legem e s s e c o n s ta tr 1 ), d ri a ffe rmato, ma nellio stesso tempo giustificato con un piri alto principio, itl diritto popolare e [a cessione detlla sovranit). Nd basta : il principio popolare trova la sua pii atlta conferma netl Comune con i suoi consigli. Pur riconoscendo il vigore del 'diritto imperiale, questo e un ente davvero autonomo ed emana leggi al di fuori d'ogni superiore autoriti, e queste leggi sono espressioni del popdlo. 11 quale popolo, e cid d notevole, comincia rlentamente ad intendersi come entiti giuridica globale, e a riguardarsi come universitas'. pit tardi questa personalit) passer) al Comune, allo Stato, che diviene quindi davvero Stato nel senso romano e moderno de1la parola. t), uno Questa concezioneporta con sd, come nota 1'Atger sviluppo democratico delf idea di sovraniti. Marsilio rappresenta fl'estremo punto di questo sviluppo. Osservi'amo [a posizione di Marsilio e la sua teoria sulla sovranitd. Egli non pu; accettare la dottrina teocratica deltla volonti divina, che pure in passat"oer,a stata accolta da papi e da imperatori, e in un certo senso non pud neppure discuterla t). u Hic autem modus seu actio et ipsius immediata causa, per quam formata est iam pars principans et rerliquae partes civitatis.... fuit divina voluntas.... De qlua siquidem causa et ipsius actione libera, tradere seu dicere, cur sic aut aliter, nec sic esse aut fuisse factum, per demonstrationem nec quicquam dicere possumus, sed simplici credulitate absque ratione tenemus , a). Non pud accogliere 1' altro
1) 2) 3) 4) ULp . , I . . r , D. De c o n s t . p r i n c . , r , 4 . F. ArcnR, op. cit., p. 6o. G. DE MolqruuevoR, op. cit., p. rg8 e sg. D. p . , I , 9 ; Ce . n r EL L I t t Rr ,p . z 3 ( S c u o r .z , p . i 8 ) .

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concetto, da molti agitato, che la sovranit) sia una prosecuzione legittima della supremazia patriarcale, per cui itl re ha sui sudditi 1o stesso diritto che il patriarca aveva sui figli e sugli altri membri del gruppo, poichd, come n o ta il Nim is') , lo st at o non s i s v i l u p p a c o n l a fa mi g l i a , ma dalla famiglia, e questa trascende. Se osserviamo bene, egli non A un vero e proprio contrattualista nel senso assoluto della parola 2). Non solo non parla di un originario contratto, per cui si sia usciti da un ipoteti,co status naturae per entrare in un concreto status societatis; non solo non accenna ad un pactunc uttiort'is e ad un pactum subiectiortisi fl?, ignaro com'd di diritto romano, non cita mai la lex de iwperio, per cui in un'epoca gi) civile il popolo si sarebbe spogliato del sovrano potere di far leggi ; anzi sembra non ammettere in nessun caso che il popolo si privi d'una facolti a lui connaturale. Per Marsilio 1o Stato ha un'origine naturale e non contrattuale : ov'd I'uomo ivi d la tendenza aitla vita associata, domestica prima, poi gentiiiizia, infine cittadina. Irl sorgere detl'la concm.utr,itas perlecta, ciaitas
r; A. Nr n r s , o p . c i t . , p . 1 5 . 2) A Nfarsilio da Padova come uno dei u piir antichi assertori della sovranit) del popolo, secondo il concetto contrattuale, accenna G. Dor Vnccnro, Su la teoria del contratto sociale, Bologna, 19o6, p. 77. Anche P. Vrrr,anr, Marsilio da Padcaa, p. 14, vuol vederenel Delensol (come in germe qualche cosa che ricorda il secolo xvlrr, le dottrine che portarono al contratto sociale, l'opera di quella che il raine chiamavl. la raison raisonnante u. Vedi poi G. Veoer.A Peper,B, op. cit., p. 73 e fassim. Il De MonrBrr.revoR, op. cit., p. zo6 e sgg., trova in Marsilio l,enunciazione completa dell'idea del contratto sociale, e nella sua affermazione procede sicuro. , La sovranit}. popolare, la legge plebiscitaria, il governo rappresentativo, la distinzione delle classi, I'indipendenza dello Stato dalla chiesa e tutti gli altri corollarii del moderno Diritto borghese, nato come Diritto Naturale, si trovano enunciati in Marsilio, spianando la via alla Scuola e al suo grande divulgatore, il Rousseau, che tolse, come vedremo, da I\{arsilio perfino le parole con cui impostd il problema propostosi>. Anche A. Sor.ur, Stato e Chiesa, p.22r, n. r, e ]i. Cnose, op. cit., p. 33, pongono Marsilio tra i contrattualisti. Cosl pure G. SAr-t.erlrxr, La riaoluzione irancese (r788-r7gz\, 5a e;1i2., Firertze, 1925, P. 37.

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e ancor meglio Stato, d un'esigenza prima dell'essere, e percid fuori dall'arbitrio umano. L'uomo non pud patteggiare quel che 'in tlui A necessario, poichd la necessarietd esclude ogni discussione o possibiliti di scelta. Un soflo passo potrebbe farci dubitare di questa posizione del nostro autore, ed ha il ,suo peso; tanto che insigni giuristi come il Gierke ') e l'Atger 2) non hanno esitato ad annoverare Marsilio tra i primi teorici detl contratto sociale, benchd tutta [a sua opera, la concezione organica dello S,tato e del suo svitluppo, lli contraddica e sia rivolta appunto a risolvere il dualismo tra il diritto del principe e queltlo del popotlo in un sofiovero diritto, itl diritto del popotlo. u Convenerunt enim homines ad civilem communicationem propter commodum et vitae sufficientiam consequendam et opposita declinandum , t). L'A,tger vi vede una aitlusione discreta a un vago pactum subiectiortis; ma il Guggenheim n) dimostra i[ passo tdlto senz'altro da Aristotele, e 1o fa rientrare ndltla consueta dottrina dell'originaria inclinazione umana a[[a vita associata. Del resto, notiamo, se Marsilio conobbe bene Aristotele, non mostra di conoscere i Sofisti e tanto meno Epicuro, che detlla dottrina de,l contratto sono i primi abbozzatori. Cid non toglie pertanto che i teorici del contratto sociale in senso democratico, il cui fine, come quello del Padovano consisteva nel rivendicare al popolo il diritto sovrano e nel fissare il nuovo principio radicale che il potere politico debba essere nell'universaliti, abbiano potuto ricorrere a Marsilio, come a colui che ad essi era pir) v ic in o : gli uni e 1'alt r o per d i v e rs e v i e te n d e v a n o a l l o
1) :) 3\ 4) O. Grenxn, Genossenschaftsrecht, vol. III, F. Ar c ER, o p . c i t . , p . 7 6 e s g . D. l r . , I , r z ; Cl e n r o n r BRr , p . 3 9 . n 4 . G u c c ENHEr \ r , o p . c i t . , p . 34 5 n . p. 57o.

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stesso risultato. Cosi, come nota il Ruffini Avondo, Nicold da Cusa, per citare solo un nome ma sovra gli altri grande, attinse certo a\ Delensor pacis, e & questo si rifecero tutti i riformatori del Quattrocento e del Cinquecento, nonchd i rivoluzionari di Cromwell r). Respinte tutte e tre le dottrine suddette, Nlarsilio afferma senztaltro il principio nuovo, I'umanizz,azione deltla sovranitA '). Con cid non bandisce del tutto Dio dalll sua teoria; e uomo ,del medio evo, da Dio non pud certo dipartirsi, ma cerca ,di conciliarlo con i[ popolo in un clompromesso che richiama un poco quetltlo detll'Aquinate 3), sebbene poi finisca per portarci alla pit radicale negazione dell'origine divina della potest). < A[ia vero est principatuum institutio, quae scilicet ab humana mente immediate provenit, li,cet a Deo tanquam a causa remota, qui omnem principatum terrenum etiam concedit..., quod tamen non est immediate semper, quinimo ut in pluribus et ubique quasi hos statuit per hominum mentes, quibus talis institutionis concessit arbitrium r o). Come osserva il Gentile'), l'indiretta origine divina d piri una concessione che una tesi, e nel'la seconda parte defi suo detto
1) E. Ru F r r u r Av o NDo , o p . c i t . , p . 1 6 4 . 2) F. L e u n ENT , o p . c i t . , v o l . I , p . q z 7 ; F. S c a o u r o , o p . c i t., p , r 1 9 ; B. LesaNct, lVlarsilio da Padoua, p. r35 ; E. EvnnroN, op. cit., p. z4 e sg. ; C. W. PnBvrrf-ORroN, op. cit., p. 8 ; G. Ds CasrBr,Lorrr, op. cit., p. 2r ; F. T o c c o , L 'e t e s i a u e l l f e d i o E u o , p .6 z n . 3) Ma dall'affermare questo non bisogla cadere nell'eccesso opposto di G. PlovANo, op. cit., p. 166 e sg., il quale afierma che circa il problema della sovranitd le idee di Marsilio si accordano mirabilmente con quelle di san Tommaso, del Bellarmino, del Suarez, e che esse non hanno nulla a che fare con quelle del Rousseau. Del resto la tesi del troppo acerbo critico del Padovano d ben lungi dall'essere stata provata c resta campata in aria ! 4) D.p . , I , 9 ; C- r n r EL L r ERr ,p . z 3 ( S c n o L z , p . r 8 ) . V e d i F. B e z o r o , Die Lehre uon dey Volhssowuerrittittit wahrend, des Mittelalters, in llistoyische Zeitschrilt, herausg. von SveRt, vol. XXXVI (t876), p. 341. 5) G. Gn'NTTLri,La filosofi,a, Milano, s. d., p. r5z, nella raccolta La storia dei generi lettevari. Vedi a proposito anche N. Ver,ors, Jean d e Ja n d u n , p . 575.

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MARSILIO

DA PADOVA

Marsilio ne limita notevolmente la portata. La stessa divina istituzione, ancorchd si possa eser'citare, s'esprime sempre attraverso I'uomo. Ci troviamo dinanzi ad un'audacissima affermazione, che trascende il medio evo per portarci in pieno Rinascirnento, a Bruno o a Spinoza. u Qoi evidentemente abbiamo quelfia stessa immanenza del divino netlrlamente ddltl'uomo che vedremo nella dottrina della prowidenza di Vico. Dio opera per mezzo della mente deltl'uomo; questi e percid I'artefice divino che crea lo Stato u. L'uomo d fatto centro 'della vita civile, e 1o Stato d per ['uomo, inteso netlla sua interezza di fisico e di spirito, in un compito che e terreno, ma cid nonostante completo in sd. Se v'd un problema metafisico deltl'essere, questo non riguar',da lo Stato, le cui funzioni s'esplicano su questa terra. o E la prima affermazione teorica dell'umanismo, e la prima ribeltlione positiva alltla trascendenza medievale. L'uomo comincia ora ad aver filosoficamente coscienza della sua autonomia, praticamente affermata gii in Italia neltla vita dei rliberi comuni, in uno dei quarli Marsitlio era nato e s'era formata la sua inteilig e n z a , t ) . Da cid si comprende bene come tutta rla dottrin a marsiliana batta per altre vie dalle antiche, e ne vedremo subito lle conseguenze. Ammesso che fi'uomo sia I'origine de1le umane istituzioni, le pit svariate forme di governo e di reggimento da esso provengono') ; e tra queste anche la monarchia, che alll'osservatore si presenta nella struttura la pit mutEvole. Abbiamo ll capitart,eatus, allorquando una comunit) affida a'd un individuo il 'comando detltl'esencitoin
1) G. GENrtra, La f,losofia, p. r55. 2 ) S . Rr Ez r s x , W i d e r s a c h e r , p . 2 o 2 ; L . S u r c r r r z ,o p . sgg. ; P. Vrr-r-enl, Il[arsilio d,a Pad,oua, p. 15. c i t., p . 3 z e

LA TEORIA DELLA SOVRANITA

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guerra, sia limitando questo comando ad un periodo di tempo prestabilito, sia estendendolo a tutta la vita del duce; abbiamo la monar'chia quale storicamente si ebbe in Asia, in cui la carica suprema d ereditaria per legge, sebbene sia pii giovevole al singolo che alla totalit) dei soggetti (nel qual caso ci avviciniamo alla tirannia) ; infine abbiamo, tra le altre, la monarchia el,ettiva, che si differenzia in ulteriori forme. Ma non d quest'enumerazione che pud appagare 1o spirito del Padovano : quel che a lui interessa d la m,aniera in cui il sovrano si pone sovra i soggetti ed esercita il potere : o omnirs principatus vel est voluntariis subditis vel involuntariis r, t). Sebbene tutte le fo rme di m onarchia abbiano ori g i n e n e l l ' u o mo , p o s s o n o esservi quelle temperate, che si basano sovra una universale volonti e mirano ad un bene comune, e queltle che prescindono dalla volonti dei soggetti e in massima mirano al bene di un gruppo o peggio di un singolo 2). Una forma di reggimento monarchico attrae senz'altro Ma rs ilio: d [ a m onar chia ele tti v a ' ). I1 p o p o l o p u d i s ti tuire capo un individuo per un periodo di tempo annuale o biennatle, o per un periodo di tempo pii lungo o piri brcve, pud istituinlo per tutta la sua vita, con un successore o pin successori determinati o con tutta la sua discendenza. Quel che importa notare d la differenza profonda che intercede tra rla monarchia elettiva e quella non dlettiva. Anche i monarchi non eletti mirano ai bene comune, comandano a sudditi che volontariamente accettano la dipendenza, poichd noi non ci occupiamo del[a tirannia che d una forma degenerativa, ma gli eletti sono piri vicini al popolo, 1o comandano con rnaggiore sictrezza
r\ D. p . , I , 9 ; Ca n r EL L r ERr , p . 2 5 ( S c u o r z , p . 2 o ) . z1 C. F. Srenr., Storia della filosofi'a del diritto, tradotta da P. Tonnr, T o r in o , 18 5 3 . p . 7 4 . 3) 1,. SrrecLrrz, op. cit., p. 38 e sgg.

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MARSTLTO DA PADOVA

che il comando sia ad esso giovevole ed emanano leggi sempre piri politiche : ( ex quibus patet, quod et in s !quentibus amplius apparebit, genus electum principatus praestantius esse non elector 1). Ma la grave questione s !, tra le forme di governo temperato, sia migliore la monarchia 1'ar,istocrazia la politia, e ancora la monarchia elettiva o la non eiettiva, e tra le elettive una detlrle tante specie che si possono dare, osserva Marsilio, non si pud risolvere in assoluto, sebbene, come sari dimostrato, l'elezione sia infine da preferirsi : < electionem esse certiorem regulam principatus u '). Il pensiero di Marsilio d assai chiaro : < trIoc tamen non ignorare debemus, quod a'lia et atltera multitudo, in ailia vei diversa regione ac tempore, disposita est ad alteram et diversam politiam, afiiumque aut alterum ferre prin,cipatum, ut dicit Aristoteles tertio Politicae cap. IX, quae attendenda sunt a legum latoribus et principatuum institutoribus , ''). Di fronte al rigidismo medievale, sempre affiso in ul1 ideale statico e di ragione, l'affermazione del Padovano C importantissima : la vita non si irrigidisce negli schemi, ma vibra sempre varia e diversa, subordina'ta dalle pii mutevoii condizioni storiche e sociali, geografiche e climatiche. E questa varietd si riflette in tutta la sfera politica, onde il nostro autore ancora afferma che fl'etlezione del principe si condurri nel,le maniere pii rispondenti alla natura dei vari popoli e deile varie regioni n).
r \ D . p . , I , 9 ; Ce n r F - L L r ERr .p . 26 ( S c H o r z , p . 2 r ) . 2) D. p., I, 9 ; CenrELLrERr, p. 2T (ScHorz, p. 22). 3l D. p., I, 9; CenrELLrERr, p. z7 (.Scr'oLz, p. zz). Yedi a proposito J. W. ArrBN, Matsilio ol PaCua, nella citata raccolta del HBenwsH Aw , p . r 8 z . 4 ) D . p . , f , t 5 ; Ce Rr Bm BRr , p . 4 9 ( S c s o r z , p . 3 r ) . D a c i d r i s u l ta falsa l'affermazione di P. Vrnrxr, Niccoli Machia,uelli, vol. II, p. 245, che la Monarchia di Marsilio sia ( una monarchia buona, necessaria in tutti i tempi, in tutti i luoghi, ; sia r il trionfo astratto del diritto

L A L E GGE

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Fin qui il nostro discorso si d svolto sovra il concetto che I'uomo sia la causa efficiente dello Stato, della sua costituzione, della sua sovranit); occorre ora ampliare il concetto stesso: I'uomo, al quale Marsilio allude, e il cittadino : chi non d cittadino non conta nulla. Dalla collettivit) dei cittadini trae origine la sovraniti e la sua espressione potestativa concreta, la legge t). Lo Stato ha per iscopo di rendere possibile la convivenza, e cid esso non pud fare se non nella forma del diritto, vale a dire regolando gli atti civitli degli uomini, stabilendo con norme certe quali possono liberamente compiersi e quali no. < Principatus regulare debet actus civiles humanos et secundum regulam, quae forma est e t e s s e debet principant is, inq u a n tu m p ri n c i p a n s D ' ). Che cosa C la legge?t) L'autore de varie accezioni del termine, inclinazione naturale, ordine fisico, per poi venire a quella che sola per noi ha una importanza teorica. tt Importat hoc nomen lex et famose magis scientiam seu doctrinam sive iudicium univer,sale iustorum et conferentium civiiium et suorum oppositorum. Et sic accepta 1ex dupliciter considerari potest : uno modo secundum se, ut per ipsam solum ostenditur, quid iustum
e della giustizia universale r. E parimenti infondata b I'altra afiermazione che la scuola ghibellina, in cui il Vrrr.enr comprende insieme Dante e Marsilio, scrittori differentissimi e non accomunabili, sia andata ( sempre alla ricerca d' un governo ideale, metafisico D, e non si sia occupata ,, mai di studiare nessuna societd, in particolare, per vedere cid che nel caso concreto fosse preferibile e pratico >. La seconda afiermazione 6 falsa, non solo per Marsilio, ma anche per Dante, la cui concezione delI'Impero non elide le unitA minori con le loro infinite variettr e le loro diverse esigenze legislative. Rasta vedere A. Sorur, Il pensiero politico di Dante, pp. 45, r83,passim. 1) E. EMItRToN, op. cit., p. 23. 2 \ D . p . , I , r o ; Ce Rr Er , u BRr . p . z S ( S c n o r z , p .2 2 ) . 3) L. STTEGLLTa, op. cit., p. 14 e sgg. ; G. VeoelA Peeele, op. cit., p. 77 i P. E. l \ {Bv e n , o p . c i t . , p. 2 3 ; J .W. A r r e N , } l [a r s i l i o o l Pad,ua, nella gi) citata raccolta del HeenxsHAw, p. r8r ; R. Scnor,z, Marsilius aon Padua und, die Idee der Demohratie, in Zeitschri1t liir P o litih, a . I ( t 9 o 7 ) , p . 7 r e s g g .

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X{.{RSILIO DA PADOVA

aut iniustum, conferens aut nocivum, et in quantum huiusmodi iuris scientia vel doctrina lex dicitur: alio modo considerari potest, secundum quod de ipsius observatione datur praeceptum coactivum per poenam aut praemium in praesenti saecurlo distribuenda, sive secundum quod per modum talirs praecepti traditur, et hoc modo considerata propriissime lex vocatur et est....r t). Abbiamo qui abbozzala una distinzione tutta moderna tra \a legge, in quanto oggetto di una particolare scienza, la giurisprudenza, che fissa il giusto e tf ingiusto2), e la legge in quanto norn"ta t,iaertdi, che, munita di coa,ttivit), impera non tanto in virti di un'intima giustizia, quanto per ill sempiice fatto che promana dai,lo Stato. E, se miriamo addentro nella definizione, vediamo che Marsilio co$lie senz'altro il carattere essenziale dellla legge : lla imperativitd e la coattiviti. La tlegge promana datltloStato e pert) vincola tutti i soggetti : essa e praeceptunt, coactiuum. Quindi, osserva il Padovano, non tutte le nostre cognizioni giuridiche intorno a cid 'che razionarlmente d giusto ed ingiusto, sono tleggi nell senso positivo, fino a che non sia a loro impresso un carattere generale di coattivit). La giurisprudenza, e con essa aggiungiamo noi 1a filosofia, postulla [e esigenze ,detlla natura umana intorno al giusto e al'f ingiusto, va'luta [a ragion tlogica delle norme positive ste.ssealla stregua d'un eterno ideale, ma non pone 1e tleggi, e l1e sue formullazioni sono tutto meno che leggi, mancando di queitla forza, che sdlo tlo Stato pud imprimere 1oro. Con cir), posto 1o Stato origine prima
1 ) D . p . , I , r o ; Ce n r r r r r BRr , p . z 9 ( S c n o r - 2 , p , 2 3 ) . V e d i a p r o p o sito di questa distinzione marsiliana quanto scrive G. Dr Moxrnrlavon, op . cit., p . 2 o 2 . 2) Circa il concetto afr.atto moclerno d' una giurisprudenza o d' una filosofia come ((scienza razionale del giusto in sd u, vedi G. DBr Vnccnro, Diritto e person.alitir umanca nella storia del pensiero, 3a ediz., Bologna, N . Z a n ich e l l i , r g r 7 , p . 6 e s g g . : l a c l i s ti n z i o n e m a r s i l i a n a d d a v v e r o pr e co r r itric e r l e i t e m p i .

L A L EGGE

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della legge, tutte tle degenerazioni giuridiche medievafli vengono bandite : tle cosiddette leggi mosaiche ed evangeliche per sd stesse non vincolano il cittadino in quanto tale, sebbene possano vincolare l'uomo etico e religioso, a meno che non le integri un atto volitivo dell'autoriti pubblica. Le leggi sono percid ben determinate nefl fioro campo. o Comprehenduntur autem sub hac legis acceptione omnes iustorum et conferentium civilium regulae, auctoritate humana institutae, et consuetudines, statuta, plebiscita, decretales, et omnes consimiles, quae sciflicet humanae auctoritati.... innituntur D r). Nd dobbiamo meravigliarci di rinvenire tra le leggi anche le decretali, che Dante per esempio crede affatto ,differenti dalle sacratissi,mae leges'), poichd 1o Stato pud ben riconoscerle e dar loro autoriti come se promanassero da esso : si tratta d'una accettazione esplicita e formale per cui I'umana autorit) d sempre tl'unica fonte di diritto. Ma un contrasto tra diritto e moratle infine d difficitle che in sirnitle costruzione si ponga. Le leggi, c regulae iustorum et conferentium civilium humana auctoritate inrstitutae D sono un prodotto della natura umana; di quella stessa natura umana, che pone le leggi morali, a cognitiones iustorum et conferentium r. Ir"ggi giuridiche e fieggi moratli scaturiscono da una stessa fonte, perenne ed inesauribile, e perd in massima tendono ad un'adequazione e non si opporranno. La ragione deltle prime dinanzi altle seconde sta in cid, che lo Stato, ritenendole indispensabiii alla vita sociale, da loro 7a sua forza per I'osservanza, mentre alle altre la nega. Ma come queste hanno una intima coattivit) netlla coscienza collettiva, le prime, cioe le leggi giuridiche, oltre che 1'estrin1 \ D . p . , I , r o ; Ca n r c n r r Rr , p. z 9 ( S c H o r z , p . z 4 ) . 2) Monarchia, III, Irr, 9 sg. ; Epistole, XI, 16.

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MARSILIO

DA PADOVA

seca forza dello Stato, abbisogna4o di una coscienza collettiva di nece,ssita, altrimenti nascono non vitali e moriture, restano grave peso di cui gli uomini gradualmente tendono a disimpegnarsi. Cid scaturisce da tutto il processo legi.slativo nel sistema marsiliano. La necessitd derlla legge, postulata dalla comunit), d la vita stessa della legge. Senza la tregge,in senso assoluto, la vita deltla communitas perlecta d impossibile. E necessaria lla iegge, in primo luogo, perchA il principe, che impersona lo Stato, non governi con l'arbitrio. E necessaria, in secondo luogo, p !r la rettitudine dei giudizi. Si pud ,a rigore immaginare un giudice, che risolva una controversia basandosi sovra un suo subiettivo e coscienzioso apprezzamento di bene o di male; un giudice, che, anche essendovi una norma positiva adattabile al caso concreto, questa trascenda con un pit largo criterio d'equitA ; ma un simile sistema apre I'adito a inconvenienti. Come si pud immaginare un buon giudice tutore del debole e dell'offeso, si pud pensare un cattivo giudice, sosfenitore interessato del forte e dell'offensore. < Nam perversa iudi,cantis affectio, ut odii vei amoris, aut avariti,ae,desiderium iudicantis pervertit. Haec autem a iudicio prohibentur : et ab his praeservatur, ,dum fuerit iudex seu principans determinatus secundum leges ferre iudicia, propterea quod lex omni caret affectione perversa, non enim facta est ad amicum aut inimicum utilem vel nocivum, sed universaliter ad agentem civiliter bene aut ma le r i) . Per elim inar e t ali in c o n v e n i e n ti u n o d i i ri me dio : iegare il giudi,ce alla legge, far si che egli non possa giudicare che secondo la norma positiva prestabilita, non possa mai derogarvi. Lad,dove il giudice d vittima delle passioni, la legge no. Peraitro, ia stessa obiettiva applicat) D . p . , I , r r ; Ce Rr e n r n Rr , P. 3 0 .

LA LE GGE

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zione della legge lascia un certo margine di libera vaiutazione al giudice. Nella legge come principio di diritto sostenuto da una intima forza di necessiti cdlllettiva e da una estrinseca forza statale A ia chiave del sistema marsiliano. Lo Stato C la fonte della legge, e per Stato intendiamo non un singolo, ma la collettiviti. Solo tra i teorici del medio evo Marsilio aferma un principio nuovo : la legge non s'esprime in virti d'un diritto divino concesso al sovrano, in una sfera superiore ai singdli, ma da un giudizio positivo di convenienza a cui tutti partecipano attivamente. < Nos autem dicamus secundum veritatem atque con'silium Aristotelis.... legislatorem s !u causam legis effectivam primam et propriam esse populum seu civium universitatem, aut eius valentiorem partem per suam electionem seu voluntatem in generali civium congregatione per sermonem expressam, praecipientem seu determinantem aliquid fieri vel omitti circa civiles actus humanos sub poena vel supplicio ternporali : valentiorem inquam partem, considerata quantitate in communitate illa super qualn lex fertur, sive id fecerit universitas praedicta civium aut eius pars valentior per seipsam immediate, sive id alicui vel aliquibus commiserit faciendum, eui legislator simpliciter non sunt nec esse possunt, secundum solum ad aliquid et quandoque, ac secundum primi legislatoris auctoritatem ) 1). Il lungo passo marsiliano nel ,suo complesso d chiaro : il popolo 6 fonte deila legge : e qui non d alcun dubbio, sebbene tutta la concezione teocratica del monarca legiferante per delega divina sia sowertita. La controversia si accende a proposito della aalentior l>ars, che d stata oggetto de1le pit appassionate dispute tra gli stu,diosi. Il problema consiste nello stabir) D . p . , I , t z ;
F. Be rrAcLIA

Ce n r r r r - r BRr , p . 3 6 ( S c n o l z , p . z 6 ) .
da Padoaa.

- Marsilio

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XI ARSI L I O D A P A D O V A

lire se \a aalentior pors riguardi una maggioranza affatto numerica') o qualitativa, e in subordinata se riguardi il concetto moderno della rappresentanza. I pin antichi e anche i pit autorevoli studiosi, hanno voluto vedervi adombrato il primo concetto : cosi il 5 ), i l F ra n c k 2) , ii Riezler '), il Gi e rk e n ), i l Be z o l ,d Villariu), il Ruflrni '), il Guggenheim 8), il Creighton n), il Mackinnon 'o), 1o Scholz ") , 1oStieglit" "), il Gentils "), e infine dei pii recenti studiosi di Marsilio I'Allen la), il De Lagarde 1t), I'Emerton tu). o Molti scrittori ,, scrive quest'ultimo, ,rhanno insistito che Marsilio intenda con cid, non una maggioranza numerica, ma la pii competente parte del corpo dei cittadini. Io sono convinto, tutLutia, con l'esaminare un gran numero di casi, che egli era in veriti un campione della moderna idea di governo maggioritario, come la migliore espressione del volere di
1) Circa lo sviluppo del concetto di tuziuevsitas, di major pars, di rappresentanza, soprattutto qel Diritto comune e canonico, rimando al dotto studio di O. GrenKE,, Ueber die Geschichte des fuIaioritdtsprinzips, in Essays in legal h.istory, edited by P. \rtNocneoonr, Oxford, r9r3, p. 3tz e alla breve ma acuta sintesi di F. RurrtNt, Guerra e rilorme costituzionali, Torino, rg2o, pp. 16 e sgg., e 76, n. 25. z) A. FRANcx, Rlformateurs, p, r4z. Nella gi) citata recensione sul Leeewce il FneNCx, Journal d'es Sauants, a. 1883, p. r2z, mostra di accettare l'opposta tesi e vede nellapars aalentior la parte pit capace. 3) S. RrEztns, Widersacher, p. 2o3. 4) O. GrERxa, Genossenschaftsrecht, vot. lil, p. SZg. 5 ) F . REz o L D, o p . c i t . , p . 3 4 6 . 6) P. Vru.Axr, Marsilio da Pad,oua, p. 17. z; F. Rurrtvt, Guerra e riiorme, pp. 18 e 77, n. 3r. 8) NI. GuccrlrHBrM, op. cit., p. 35r. 9) M. CnercntoN, op. cit., vol. I, p. 37. 10 ) J. M l c r r x No N, o p . c i t . , v o l . l , p . 3 8 r . rr; R. ScHor-2, Marsilius, p. ?4. tz1 L. Suocr-rrz, op. cit., p. 16 e sgg. rs; G. GBNrrr.B, La filosofia, p. 156. 14) J. W. ALleN, Marsilio ol Padua, nella citata raccolta del p. r8r e sg. Hrenusge\l', rs1 G. Do Lecenoa, Recherchessur l'esprit politigue de lo Rlforme, Paris, 1926, P. 54. 16 ) E. Eu ERr o N, o p . c i t . , p . 2 5 .

DEM O CRAZ I A E PRI NCI P IO M A G G IO R ITA R IO

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tutta la comuniti. In congiunzione con le parotle pars ttalentiar egli frequentemente aggiunge alcune ulteriori frasi esplicative, che sembrano indicare un uso numerico, e la stessa idea d confermata dallo spirito di molti suoi riferimenti al senso politico dei pili bassi ordini del popolo o. Altri hanno sostenuto ia tesi che [a ualentior pars null'altro sia che la piri competente, o altrimenti la pir) influente parte della comuniti, in cui s'incentra il potere legislativo, senza esemplificare in quall modo questo s'inc e n tr i: cosi 1o Schr vab1) , il L a b a n c a t), i l Me y e rs ), i l V a lo is n) , il Vadal) Papale'), i l Ca p p a L e g o ra u ), i l Pi o vano'), il Codacci Pisanelli8). Altri ancora hanno ritenuto che Marsilio stesso non abbia un concetto fermo di cid di cui parla, o m.eglio ondeggi tra opposti concetti : questa d la tesi del1o Scaduton) e del De Castellotti 10). t2 ), p e n s a n ome A lc u n i, inf ine, com e 1o St ahl t t) e i l Ra v a glio di non affrontare un problema che a loro sari parso
1) J. B. Sc HwAe , o p . c i t . , p . 3 r . 2) B. LeneNcA, Marsilio da Padoua, p. r4r. 3) P . E. \ I n v Bn , o p . c i t . , p . 2 3 . 4) N. Verots, Jean de tandun, p. 575 e sg. ; Marsilius of Padua, in The Encyclopedia Biltannica, eleventh edition, Cambridge, r9rr. 5) G. VenerA PeperE, op. cit., p. 8o. 6) A . CAPPI L Bc o Re , o p . c i t . , p . 8 5 . 7) G. ProvANo, op. cit., p. 167. 8) A. Cooeccr PrsaNotLr, ft dogma della soaranitd popolare, in Scrilti d,i diritto pubblico, Citte di Castello, r9oo, p. 116. 9) F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r r 9 . 10) G. DB CesrBrlorrr, op. cit., serie seconda, p. 6 n. Il De Castellotti invero emette una tesi eclettica che non ci pare sufficientemente basata. < L'assemblea del popolo si compone o della universalitd dei cittadini o della parte mig!'iove di essi, scelta in tal modo e raccolta in cosl gran numero da costituire altresl la parte maggiore del popolo >. Senonchd lo stesso autore non d soddisfatto della propria opinione e ne rileva l'insulficiertza. u Ma ci affrettiamo a soggiungere che anche la nostra b una semplice ipotesi, e che il pensiero di Marsilio, sotto questo riguardo, non d punto perspicuo e chiaramente intelligibile, sia che egli non sapesse sia che egli non volesse determinarlo con precisione >. 11 ) F. G . Sr e u r , o p . c i t . , p . 7 4 . 1 2 ) L . Ra v a . o p . c i t . , p . 5 0 .

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M ARSI I , I O D A P A D O V A

in s o lu bile. Lo Janet r ), il P i c e c e2 ), p i ri l a rg a me n te i l Nimis 3) hanno cercato di conciliare il criterio quantitativo della mera maggioranza col criterio qualitati'o, ricorrendo al principio della rappresenlanza, per cui pochi, aalentes, eletti dalla maggioranza, operano per I'universalit). n Sorprenderi qui la menzione d' una rappresentanza del popolo ,, scrive il Nimis, ( e pure IVIarsilio proprio questo vuole intendere sotto t,alentior pars. L'obiezione che ualentior pars sia identica con major multitudo non regge, poichd Marsiiio usa questa espressione per cose affatto diverse.... Marsilio non 1o dice espressamente, lo lascia indovinare, t pars valentior quae totam universitatem repraesentat ', e continua spiegando : t in generali civium congregatione per sermonem expressam.... considerata quantitate in communitate' r,. Cosi rimasero i termini del probiema fino a quando gli studiosi si attennero ai testi a stampa, piri o meno fedeli e in generale ripetentisi fra di loro; ma si complicarono straor.dinariamente quando essi, e particolarmente il Previtd-Orton che va preparando in Inghilterra l'edizione critica n) del Defensor pacis, cominciarono ad esaminare i manoscritti che ci rimangono, e si accorseroche variamente differiscono dal testo. Cosi nel brano controverso tra le parole considerata quantitate e in, conununitate ill.a
l) P. JANET, op. cit., vol. I, p. r58 : ,r le vrai ldgislateur, ou le souverain est le peuple, c'est d dire I'universalit6 des citoyens ou une partie d'entre eux 6lue par tous r. z1 L. Prcnca, La f.losofia politica d,i Dante nel < De X[onarchiat studiata in si stessa e nellc sue atlinenze con Io suolginnentodella filosofia politica d,el Medio Eao dai trattati tornistici.... al uDelensor pacis> di Marsilio da Padoaa, Napoli, r9zr, parte II, p. Sz5: (La fonte della legge effettiva 6 il popolo o i migliori rappresentanti di esso, eletti per suffragio popolare r. 3) A. NrMrs, op. cit., p. 2" e sgg. 4) C. W. PnBvrr6.ORToN, op. cit., p. r. Un'altra edizione critica del Delensor pacis si va facendo a cura degli studiosi che dirigono i Monumenta Germaniae Historica.

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ne debbono andare intercalate altre : Personarurn et qualitate , ond' esso suona diversamente : <rvalentiorem inquam partem considerata quantitate personarum et q.uelitate in communitate illa super quam lex fertur, '). Con cid la tesi di coloro che sostengono il mero concetto maggioritario d di fatto distrutta. Ma neppur coloro che sostengono il concetto qualitativo possono andar lieti : perchd, come risulta dai manoscritti consultati dal Previt6-Orton, d difficile armonizzaflo con quello quantitativo (< con,siderata quantitate.. .. et qualitate , ) in una reciproca integrazione; sia perchd in qualche altro manoscritto, opportunamente consultato dal Ruffini Avondo'), si tratterebbe non gii di integrazione dei due concetti ma di escllusione (,rconsiderata quantitate.... aut qualita te >). Questi i risultati degli ultimi studi sutl testo marsiliano, ma alla correzione poteva portare una certa luce anche l'esame delle stampe. Come noi vedremo, Marsilio afferma la sovranit) popotlare non solo nel sistema dello Stato ma eziandio in quello detlla Chiesa. L'uniaersiras ciaium ! fonte derlia autorit) pubblica e della legge, I'uniaersitas fidelium, congregata nel conciliunt, d fonte dell'autorit) religiosa e decide circa le controversie in materia di fede 3). n Huic consequenter osten,do,quod huius
1) L'emendazione d opera del I'nuvrrn-Onrox, op. cit., p. 8, n. z : o The words in italics are omitted in the editio princeps and the reprints, but occur in all the manuscripts I have yet consulted, including the two best r. 2) E. RuFrrrqr AvoNDo, op. cit., p. r38 : < Ma l'apporto sconcertante dei mss. non finisce qui. Poichb mentre nei migliori mss., come ho detto, si legge el qualitate, nel ms. torinese si legge aut qualitale. Cosicchb, se d giusta la lezione del ms. torinese (cosa che tuttavia crederei nella scelta del criterio, quantitativo o qualidif6cile), l'alternativa tativo, lascia il problema pressochd insoluto. Se 6 giusta la lezione degli altri mss., l'accoppiamento dei due criteri conduce ad una palese contraddizione r. 3 ) O. G r ERx n , Al t h ws i u s , p . r z 8 .

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determinationis auctoritas principalis, mediata vel immediata solius sit generalis concilii christianorum aut valentioris partis ipsorum vel eorum, quibus ab universitate fidelium christianorum auctoritas haec concessa fuerit : sic videlicet, ut omnes mundi provinciae seu communitates notabiles secundum sui legislatoris humani determinationem, sive unici sive pluris, et secund,um ipsarum proportionem in, quantitate ac qualitate personarurn viros eligant fideles, presbyteros primum et non presbyteros consequenter, idoneos tamen, ut vita probatiores et in lege divina peritiores, qui tamquam iudices secundum iudicis signific,ationem primam vicem universitatis fidelium repraesentantes, iam dicta sibi per universitates auctoritate concessa conveniant ad certum orbis locum, convenientiorem tamen secundum plurirnae partis ipsorum determinationem vel suorum legislatorum, in quo simul ea quae circa legem divinam apparuerint dubia, utilia, expedientia et necessaria terminari definient, et reliqua circa ritum ecclesiasticum seu cultum divinum, quae futura sint etiam ad quietem et tranquillitatem fidelium, habeant ordinare , t). Anche qui ci troviamo dinanzi ai due criteri quantitativo e qualitativo coesi,stenti.Il concilio generale A la sola autoriti in tema ili fede. Dsso s'aduna su proposta pontificale e per ordine dgli'imperatore o meglio ancora detlla pars princi,pans e del legislator humanus. Teoricamente dovrebbe essere un'assemblea di tutti i fedeli, ma il loro gran numero e la loro dispersione sur un vastissimo territorio, soggetto a pin sovrani, formante pii regni, rende cid impossibile, onde d forza che gli uomini che si radunano siano pochi ,e buoni. Ma questi pochi hanno la rappresentanza'de'11'universaliti dei fedeli o della
L \ D.p . , I , z o i G o r , o e s r , I I , p . 2 5 6 ( S c n o l z , p . 8 3 ) : v e d i a p r o po sito J. M e c r r n No N, o p . c i t . , v o l . I , p . :8 + .

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sua maggioranzal). Tutte le provincie del mondo, le piri notevoli comunit) secondo la determinazione del rispettivo legislatore, secon,dola loro proporzione numerica e tenuto conto dell'elemento qualitativo degli elettori (< secundum ipsarum proportionem in quantitate ac qualitate personarum D), eleggano uomini credenti, in primo luogo preti, poi anche laici, ma tuttavla capaci come i pii probi nella vita privata e i pit dotti nella legge divina, che, rappresentaudo la collettivit) per un'autorit) da questa a loro concessa, convengano insieme in un certo luogo per esplicarvi funzioni, sovra le quali non d il caso di sofferma rs i. Qui il processo della delega rappresentativa A a sufficienz.a chiaro, e il criterio quantitativo armonizza col qualitativo cosi bene che noi siamo tentati di trasportare 1o stesso processo nella teoria marsiliana dd1lo Stato '). E la wniaersitas ciuium che esprime dal suo seno un certo numero di individui, che la rappresentino e per essa formulino le leggi, e che li esprime in pubhliche generali assemblee, in comizi i piri ampi possibitli. Il modo, con cui questa elezione avviene, Marsilio non lo determina1, anzi di,chiara che esso varia con i poooli, secondo cause che non si possono senz'altro enumerare, dipendendo da elementi politici sociali morali i pit vari : < valentiorem vero civium partem oportet attendere secundum politiarum consuetudinern honestam, vel hanc determinare secundum ,sententiam Aristotelis VI Pohticae c a p . II r s).
1) Sul carattere rappresentativo del Concilio, vedi O. GtenxE, vol. III, p. 6or. Genossen.schaftsrecht, z) Vedi a proposito O. GtEnxE, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 6oz; Althusius, p. 2!5, dalle cui considerazioni in piir d' un punto ci discostiamo; J. MecnNNoN, op. cit., vol. I, p. 383 sgg. 3) D. p., I, rz; CenrnrrBRl, p. 37 (Scuor,z, p. 27\. A proposito d i q u e sto p a s s o s c r i v e E. Ru n u Nr A v o N o o , o p . c i t., p . r 3 9 , n . r r r :

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I\IARSILIoDA PADovA

In sostanza il legislatore ,di Marsilio d 'i'arengo del Comune italianot), in cui davvero in un primo tempo era la fonte del pubblico potere : quel tumultuoso arengo, che promulgava leggi e creava uffici ed ufficiali, ascdltava i1 giuramento dei magistrati minori e maggiori, tlevava eserciti, dichiarava guerre, stringeva alleanze; ma che di poi, sia per }'estensione raggiunta dal Comune assorbente le circonvicine citti, sia per la sua stessa tumufltuariet), delegd la sua competenza ad assemblee sempre pit ristrette, che per esso esercitavano il potere pir) pacificamente e saggiamente, pur riserbando a sd la sovranit) in via teorica ed adunandosi solo in casi gravi ed eccezionali. Mu, sia'nell,arengo legiferante direttamente, sia ndll'arengo esprimente le altre assembleeminori in cui quindi s,accentreri la funzione legislativa, l'uguaglianza non si attinse mai perfettamente, anzi in un certo senso per le lotte civili sempre piri venne turbata. 11 puro criterio maggioritario fu menomato dal criterio qualitativo, per cui un cittaclino valeva pii d'un altro, se,condoche appartenesse atl una classe piuttosto che ad un'atltra, ad una corporazione piuttosto che ad un'aitra. ,t Il valore ,, scrive
nla honesta consuetud,onon pud essere che un criterio di scelta qualiAristotele, tativo, essendo contrapposto da Xlarsilio ad un passo di in cui si allude al puro principio maggioritario >' l) C. W . Pn e v i r 6 - O n r o x , - 9 P. c i t., p ' 1 6 ' ,V e d i - a n c h e N ' V a l o r s , (quello di Jean di Jandun e di Marlean'd.e Jand,un,p. 576: < Leur Etat pas autant qu'ol pourrait le croire de iAC"f ne aiffdie peut-dtre liii"l r6publiques qire Marsile de Padoue avait vues fonctionner en volle alludere ""rtuio". Italie r. Aile assemblee rappresentative dei suoi tempi diametralmente opinione Di p' cit', bp' E. Cnose, 55' Marsilio secondo e J' w. Ar,r,rN, Marsi'lio of Padua, nella citata raccolta del < But - scrive "pp"'t, IrBenNSnew, p. r83, senza perc) dare adeguate_ragioni. contains no Delensor thLe that to me se6m do-es certainly it eU"o f -plea particular form ior what we call parl-iamentary government or for any its thought of go.r"rn"*ent at all. Nor can I trace any_co-nnexionbetween tfr" republicanism of Italian cities. Padua itself can hardly be said tradition ""3 to lrave been a republic ir:. t1z4; but no doubt a rcpublican fact does existed there and Lay have'6een dear to Nfarsilio. If so the not apPear in the Delensot t'.

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il Ruffini Avon'do t), < de'l voto .del cittadino non era dunque egualle, ma variava da1 nu{la - se questi apparteneva a quellla massa di operai e di povera gente, addetta ma escllusa dalle corporazioni - ad un massimo contingente e vdriabitle, se apparteneva a quel gruppo che in un determinato momento era a capo della gerarchia )). Marsilio tien presente nelrla sua costruzione il Comune italiano con tutta la sua instabilit) costituzionale 2) e con le sue sperequazioni ctlassiste. La liberti affermata nefl Comune non fu liberti eguale per tutti, ffia libert) per cdloro che costituivano la cosidr) E. RuFrrur AvouDo, op. cit., p. r39. Sostanzialmente conforme J. MecrruNoN, op. cit., vol. I, p. S8S e sgg. La conclusione, a cui noi, con il RurrrNr AvoNoo, siamo giunti, 0 in perfetta antitesi con quella a cui perviene E. GnnneRt, Recensionecitata, tn Reuwehistorique, t. XXV (188a), p. 166 e sg., ma l'egregio autore si era gid preclusa la via per una esatta comprensione della posizione di Marsilio, affermando un aristotelismo scolastico, < indifierent A la r6alit6,' A l'histoire, poss6d6 et aveugl6 par la m6thode a priori >, che nel Padovano non d dawero. Quindi egli conclude : < Les d6finitions que Marsilio donne du peuple, uniuersitas ciuium, communitas ciuiurn, hurnanus legisl,ator rdpondent plut6t A. ce que les historiens du XVlesidcle appellertt I'uniaersale, le peuple dans son ensemble et soumis au niveau 6galitaire de Ia tyrannie du XVe sibcle, qu'A, la soci6t6 italienne des communes, soci6t6 toute hi6rarchique, dont tant6t la haute bourgeoisie, tant6t la moyenne bourgeoisie est la classe dirigeante, oir l'individu se noie, non pas dans une foule homogdne de citoyens 6gaux, mais dans une corporation limit6e; otr le gouvernement, en temps de paix civile, appartient non pas ). la volont6 populaire, au suffrage universel tel que Marsilio le conqoit, mais ) des jurisdictions superpos6es de conseils et de magistrats 6lus par des corps !lectoraux distincts et ferm6s r. L'opposto delle nostre conclusioni I 2) L'instabilitl dei Comuni, che rifacevano di continuo i loro ordini e la loro legislazione, e mirabilmente rappresentata dall'Ar,rcHlERr, come tutti ricordano, in Purg., VI, r39-r44. Ricordiamo a dilucidazione de'versi danteschi il ben noto proverbio riferentesi ad un'altra citti italiana : u legge di Verona non dura da terza a nona >. Marsilio nel s;ao Del ansor critica vivamente la frequente mutazione delle leggi, con parole che danno da pensare pur a noi moderni : < legum frequens rautatio robur ipsarurn debilitat, consuetudinem scilicet obediendi atque servandi, quae praecipiuntur in ipsis.... ) : ( lex nullum robur habet ad persuaderi praeter consuetudinem ut videlicet a subditis observetur maximum est consuetudo r (D. P., \ 18 ; CenroLLrERr, p. 72). A proposito della instabilite costituzionale dei nostri comuni medievali vedi J. LucnerRE, tes dimocraties ilaliennes, Paris, r9r5, p. 20 e sg.

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detta cllasse politica. Itl concetto del diritto potlitico come privitlegio d'un individuo e d'una classe, proprio del medio evo feudale, non d superato defi tutto nel rinascente ideale romano. Itl Comune, ho detto, non ha coscienza della sua personalit) giuridica e dei pubbtlici diritti che da questa scaturiscono, ma si pone piuttosto come conglomerato vofiontario di famiglie e di corporazioni, ciascuna deltle quali ha un'intima natura e conseguenti diritti e doveri di fronte altle altre. Da cid deriva che i[ popolo, in cui risiede tla sovranit), e il partito dominante, e in esso la parte veramente attiva d rappresentata da pochi t). Questa sovranit) popolare si manifesta in tutto il processo legiSlativo. Solo attraverso ['accettazione dell' mtiuersitas ciuium, qudlle cognitionas, di cui abbiamo padato, divengono leges, norme (regulae) coattive dell' umana convivenza. In cid sta la differenza tra legge positiva e legge raziondle o ideale : ove ne'riguardi di quest'utltima ogni citta'dino pud esprimere un giudizio di buono o di non buono, da cui non scaturisce peraltro allcun obbligo d'uniformarvisi, ne' riguar,di della prima soTo 7'uttiuersitas ciaium esprime il giudizio di convenienza e tutti la subiscono, anche quando i tloro interessi singdli possano esserne menomati 2). I prudentes possono bene formulare norme aventi un contenuto giuridico, rna queste divengono precetti tlegislativi con I' approvazione dell' uniuersitas; e a questa spetta ogni aggiunzione o diminuzione che si faccia al testo della legge, nonchd tla sua totale mutazione o [a temporanea sospensione, o infine tf interpretazione, ( secundum exigentiam temporum vel llocorum et reliquarum c ir c u ms t ant iar urn. . . . , )3). E per a u to ri t) s u a d e b b o n o e s 1) G. SAL v r o L r , o p . c i t . , p . z 5 Si J . L u c u A tn r , o p . c i t., p p . 1 7 , r o 7 . 2 \ D .p. , I , t 3 ; Ce n r e n r e Rr , p . 4 4 ( S c H o r ,z , p .z g \. 3 ) D . P. , I , r z ; Ce Rr r r . t r BRI , p . 3 7 ( S c u o t z , p . z 6 ) .

DEMOCRAZTA E PRINCIPIO MAGGIORITARIO

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sere promdlgate o pubblicate rle leggi, affinchd a nessuno sia tlecito scagionarsi del,la loro inosservanza, adducendo la propria ignoranza. Tutto cid che riguarda la legge non pud essere stabilito se non da17'uniaersitasciaiun+. E p"t cittadino s'intende n qui partecipat in communitate civilli, principatu autem consiliativo vel iudicativo secun,dum gradum suumr t). Restiamo pur sempre nerl Comune medievale: lla uguaglianza non d propria del tempo 2), e Marsilio non pu,) teorizzar,la : quel secuttdum gradum suuln accenna alti'elem,ento qualitativo di cui abbiamo parlato a proposito deltla aalentior pars. Ddll'a';,tiaersitas non fanno parte i fanciulii e le donne : i primi p.r difetto di etd, essendo cittadini solo in potenza; le seconde per la ioro natura; per ragioni sociatli, non fanno parte neppure gli schiavi e gli stranieri 3). Ammette dunque Marsilio lla schiavitri ? Io direi di si. Dei resto tutto il medio evo e le sue autoriti in questo campo sono venuti ad un comprolnesso tra la dottrina classica di Aristotele e di Platone legittimante la schiaviti e l'esigenza insita nello Stoicismo prima, nel Cristianesimo a) poi, ed anche in parte nel diritto romano, che tendeva a negare la ragion naturale della schiaviti. E se il filosofo di Stagira ricorse ad una presunta originaria ineguaglianza, per cui alcuni so1lo tati a comandare, altri a servire, al fine di ammettere di fatto la schiaviti; sant'Agovol. III, p. 598 e sgg. ; 1\'I. Gucsito O. GrpRxE, Genossenschaftsrecht, cENHEU\{, op. cit., p. 352. z) Ved i a p r o p o s i t o J . L u c Ha l n E, o p .c i t., p . r r ; C . H n c o r , S to r i a della costituzione dei comuni italiani dai Romani al chiudersi del secoloXI I, introd. di F. Coxrr, Milano-Torino, 186r, p. 443. 3) Circa la posizione giuridica e sociale dei non cittadini nel Comune rimando a J. LucHAiRE, op. cit., p. ro6 e sgg. ; J. llecxrxwoN op. cit., vol. I, p. 383 e sgg. e) Vedi H. C. Lr-\ The early chwrch and slaaery, in Studies, p. 523 e sgg.

t) D, p. , I , t zi Cenrer, r rBRr, p. 3 7 (Sc u o r,z p .2 i p ro p o , 6 ).V' e da

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stino ricorre al peccato originale e la riguarda come espiazione, san Tommaso sillogizza t), !, pur ammettendo che in astratto non c'd una ragion naturale, come voleva Aristotele, perchd una persona sia schiava e l'altra libera, crede che I'ordine sociale ci dimostri quanto possa essere utile che i,l debole sia governato ed aiutato dal pii savio e forte. Il ragionamento non d sano, ma il ricorso ad una presunta ragion social,epud essere forse 1o stesso che induce Marsilio a mantenere un istituto in dissoluzione, che ha perduto oramai gli antichi caratteri e si d mutato in una benigna reTazionedi dipendenza"). Esso d uno stato di fatto, che ha cause economiche e che forse non si pud turbare senza alterare l'ordine su cui la societi riposa. In cid d la sua legittimazione. Fissato il carattere dell'wit,ersitos ciaiunt, torniamo al processo legislativo. Le migliori tleggi sono quetlfleche p ro v e n gonodagli int er essat i, c i o d d a l l ' i n s i e me d e i c i tta d i n i nel senso pii vasto. Ora non si pud negare [a difficolt] che rnoltissime persone si accor,dinoin un giudizio d'utitliti e di necessit), dato che I'ignoranza o la rnalizia od altre cause possono allontanare molti dall'utile e dal necessario : percid Marsiiio stabillisce che la proposta di legge spetti ad un tlimitato numero d'esperti , prudefi cs, i quatli studino rla questione e poi 1a presentino alrl'approvazione deTl'uni,aersitas. n Et propterea iustorum et conferentium civilium et incornmodorum seu hominum communium et similium reliquorum regulas, futuras fieges sive statuta quaerendas seu inveniendas et examinandas prudentibus et expertis per universitatem civiurn committi, conveniens et perutile est, sic ut vetl seorsum ab unaquaque primarum partium civitatis, enumeratarum V huius, parte f , secundum tamen uniuscuiusque proportionem, eli7) Sum m a , 2 , z , q . . L VI I , a . 3 . l) M e c x I NNo N, o p . . c i t . , v o l . I, p . 3 8 5 . - i.

I L PRO CEDI M ENT O L E ( ;IS I,A TIV O

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gantur aliqui vel ab omnibus simul congregatis civibus omnes eligantur experti seu prudentes viri praedicti , '). D questa la prima commissione di Marsilio, di carattere tecni,coe preparatorio, senza alcuna autorit) sovrana e quindi veramente ilegislativa 2) : essa d espressione dell'uniuersita s c iu i urrr. che ia nom ina < sec u n d u m.... p ro p o rti o n e m.... primarum partium civitatis r : d un accenno al solito elemento qualitativo, che rompe 1'uguagliarTzacivile nel sistema del Padovano. Trovate ,dai prudentes queile che saranno 1e norme c o a ttiv e, < adinvent ae ver o et e x a mi n a ta e .... re g u l a e .... fu tu r a e legis > t ), 7' unit , cr sit a s o l a s u a i ta l e n ti o r p a rs -. occorre, come nota il Nimisn), tener ben distinta la talentior pars dalla prima commissione, poichd, mentre queila viene eletta corrispondentemente alla grandezza deltla comunit), appunto come rappresentante delrla comunit) stessa, alla quale per sua de'legasi pud sostituire, assommando tla di tiei sovranitA, que-sta comprende solo pochi saggi, prudentes DeL experti; senz'alcuna potest) delegata e con carattere meramente consulltivo l'uni'"-alentior pars, per aersitas, dunque, o fiei la radunata in assemblea, u in universitate civium congregata> t), d chiamata ad approvarle o a riprovarle : in questa nuova assembiea gli studi detlla commissione preparatoria sono oggetto ,di discussione ampia ed accurata, e chiunque dei cittadini pud proporre mutazronL ai testi presentati. Solo cosi le proposte dei prudenfes possono divenire leggi i fr&, sebbene dopo 1'approvazione potrebbero senz'altro essere
1\ D . p . , I , t 3 ; C. t n r e r , u n Rl , p . 4 4 ( S c n o r z , p . 2 8 e s g .) . 2) Il PrcEcE, op. cit., parte II, p. 5zr, mostra di confondere questa commissione preparatoria con la pars ualentior. 3 ) D . p . , I , t 3 ; Ce Rr e r . r r r , Rl , p . 4 4 ( S c n o l z , p .2 g ) . 4) A. NrMrs, op. cit., p. zz. Il processo legislativo marsiliano d pure bene tratteggiato da L. Srrpcr.rtz, op. cit., p. 19 e sgg. ; 1\{. GuccEN HE T M .o p . c i t . , p . 3 6 3 ; F . Be z o r D , o p . c i t., p . 3 4 5 . 5 ) D. p . , I , 1 3 ; Ce n t n r , r r BRr , p . 4 4 ( S c u o r z , p . 2 g ) .

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M ARSI L I O DA P A D O V A

pubblicate ciod rese note atl pubb,lico per mezzo deli'affissione o del banditore, si pud anche dare un urlteriore perfezionamento. L'u,niaersitas, o ila sua aalafiior pars, pud, ed e solo un maggior affidamento di bonti iegislativa non una necessiti imprescindibitle, pud, dunque, nominare una seconda commissione, o riconfermare [a prima, che in questo caso assume un carattere sovrano 'che dianzi non aveva; ed essa approverd o respingerA le norme gi) elaborate, discusse ed approvate, perfezionandole ed attribuendo loro la definitiva autorit). E questo un controllo costituziona.le, quatle il nostro Senato esercita di fronte atltlaCamera dei deputati , ma di esso si pud fare a meno, poichd si pud ritenere sufficiente i[ solo apprezzamento dell'uniaersitas ciaiunt. o della sua t:alentior pars. Altla prima in,dispensabile approvazione, alla seconda utile ma non indispensabile, segue la pubbli'cazione nei soliti modi del ,diritto medievale. < Post quam siquidem approbationem iam dictae regulae leges sunt et sic nominari merentu'r non antea : quae etiam post ipsarum publicationem seu proclamationem solae humanorum praeceptorum obligant transgressores ad civilem culpam et poenam o 1). Le obiezioni, che si potrebbero fare .a tutto questo .complesso sistema, sono molte e di varia natura. Marsiflio le prevede e le affronta. La llegge o oculus ex muitis ocurlisr, com'egli ar,ditamente la chiama'), ciod norma astratta avente ll'elastica possibitlit) di comprendere infiniti casi concreti, non pud essere l'opera di un solo, che d'autoriti 7a imponga an molti. Essa < civile iustum et commune conferens) non pud che essere itl risultato d'una generalizzazione utilitaria di molti : percid r,ilex illa mdlius observatur a quocunque civium, quam sibi quilibet impo1) D . p . , I , t 3 ; 2) D. p., I, rr; Ce n r Br r r p Rr , p . 4 4 ( S c H o r z , p . 2 g ) . Ce n r o r r r r i Rr , p . 3 3 .

Ii. PROCEDIMENTO LEGISLATIVO

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suisse videtur n t). Se un singolo difficilmente conosce 1 bisogni di tutti, come i propri, ilon cosi 1a collettiviti, che sovra i suoi interessi A guardinga e sa bene vaflutarfii. E come ( nemo sibi scienter nocet a'ut vult iniustum >, cosi < volunt omnes aut plurimi legem convenientem commu n i civium conf erent i, ') . NC di altre osservazioni possibili Marsilio fa gran caso. A cdloro, che.affermano la stotltezzae I'insufficienza della mdltitudine, Marsitlio audacemente, come nota il Ruffini Avondo''), risponde affermando il valore etico della moltitudine. a Civium pluralitas neque prava neque indiscreta est r a). A coloro che ritengono che sia piri facile armonizzare in uno il par'ere di pochi anzichd quetllo di motlti, risponde senz'afitro che da cid non si conclude che irl parere dei pochi sia migliore di queltlo dei molti : ( quoniam licet facilius sit concordare paucorum sententiam, quam plurium, ex hoc non concluditur paucorum seu partis praestantiorem esse sententiam, ea quae totius multitudinis, cuius pauci sunt parsr 5). A coloro che adducono es,sere meglio affidarsi a pochi dotti anzichd alla massa, in cui vi sono molti ignari, per dare carattere coattivo senz'altro a,ltle regulae, i[ nostro risponde un po' semplicisticamente: < instantia vero tertia ex iam dictis facile repetlli potest, quoniam et si per sapientes metlius possint fieges ferri quam per minus doctos : non tamen ex hoc concluditur, quod per solos sapientes feran7 \ D . P. , I , t z : Cl n r r r r , r Bn l , p . 3 8 ( S c n o r z ,p . 2 7 ) .V e d i M . G u c cENHETM, op. cit., p. 35r ; R. Scnotz, Marsilius, p. 73; L. RavA, op. cit., p. 50. 2) D. p . , I , t z ; Ce n r Br r , r e Rl , p. 3 9 ( S c n o r z ,p . 2 7 ) .A p r o p o s i to q u e st e c o n s i d e r a z i o n iv e d i S. Rr r z l B n ,Wi d e .r s a c h e r ,p .2 o 4 ; F. A r c e n , di op. cit., p. 7T ; G. Veoer,A PerAr.E, op. cit., P. 8r ; P. E' 1\{rvnR, op. cit., p. z4; G. DB Clsrer,Lorrr, op. cit., serie seconda, p. 7. 3) D. RurnNr AvoNDo, op. cit., p. t3z. 4) D. p., I, t3; CeRrBr,r-rcRr, p. 4r (Scuor.z, p. 28). 5) D. p . , I , t 3 ; Ce n t n r , l r e Rr , p . 4 3 .

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tu,r melius quam per universam multitudinem civium, in qua etiam includuntur sapientes praedicti r r). In questa costruzione tlegislativa Marsilio si distacca dal me,dio evo, nonostante che molte detlle sue commissioni trovino riscontro nel diritto pubblico comunale. Si ricongiunge a Bodin, e prima di lui afferma come derivazione necessaria .della sovranitd il diritto di far l,eggi. Bodin, A vero, incentra tla ,sovrani$ nel principe, mentre il Padovano nel popolo, ma i'uno e I'altro affermano che il diritto di far leggi deriva dalla sovraniti, e non pud essere a questa esterno. Egii poi si ricongiunge a Rousseau in un'affermazione audacissima detlf identit) detltla sovraniti con tla sudditanza: il cittadino d sovrano in quanto concorre a formare il praeceptum coactiztuno, ma poi e suddito, ciod soggetto passivo deltla norma astratta da lui posta 2). Questo concetto detlla legge, che da'lla convergenza di vdlonti singole immanenti netl popolo, trae varlore coattivo, d nuovo. Per san Tommaso la volonti del principe d ancora legge, ed i singoli debbono uniformarvisi. Solo in Durando di Mende, ancorchd non si ponga itl principio nuovo deltla creazione popdiare deltla legge, quest'esigenza e implicita, quando si sostiene che il principe d l,egato alla sua tregge e non pud sottrarsi a quelle norme, che vincolano i sudditi, per ia cui utiliti si d legiferato'). Il principio marsiliano d interamente nuovo e ia sua novit) viene in [uce, quando 1o si raffronti con i differenti principi dei curialisti e dei romanisti. Agostino Trionfo, forse come vuole il Riezler n) nella stessa lotta tra papa Giovanni XXII e Ludovico IV, scrive netlla sua Summa de
t 3 ; Ce n r Br , r . r n Rr , p . 4 3 . GuccBNHErM, op. cit., p. 353; L. Reve, op. cit., p. 50. 3) F. Sclouro, op. cit., p. 42 i L. Reve, op. cit., p. 40. 4) S. RrBzrrn, Widersacher, p. 286.
1) D. p . , I ,

2,t M.

SOVRANITA POPOIRNN

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potestate ecclesiastica che le lleggi dei principi, meri deilegati dell pontefice a cui spetta ogni vera sovranit), sono tali in virtri d'una delega del papa, che deve approvarle, e pud correggerle, mutarle, abrogarle : alla 6ovraniti detl popolo e a quella ,detlprincipe d sostituita quella pontificia. Di contro abbiamo la dottrina romanistica : I'imperatore e dominus mundi,r), ed ha un diritto eminente sovra la propri,eti dei singoli : d la scaturigine d'ogni legge. Se Ottone di Frisinga, come richiama il Bryce 2), dice che atltf imperatore < spetta la protezione del mondo intero D ; se un documento 'deJlrz3o tlo dichiara < animata llex in terris r ') ; queste affermazioni superbe, diffuse per bocca dei primi quattro dottori di Bologna e dei loro discepoli, trovano autoriti nel Digesto: < quod principi placuit tlegis habet vigorem r a). Questo il concetto proclamato da Bulgaro, Martino, Iacopo ed Ugo nella prima di,eta di Roncagli,a e ripetuto da Federico I nella famosa costituzione De regalibus, accettato di diritto se non di fatto dai Comuni nella pace di Costanza'), che poi vediamo richiamato da Federico II nelle sre Constitutiones, in cui, pur ammettendo l'originaria sovranit) popolare, insiste sulla irrevocabile alien,atio in favore del p r in c ip e u) . La sovraniti popolare nel medio evo appare solo ad intermittenza ed d tosto soffocata. Solo forse Arnaldo da Brescia ebbe presente il nuovo concetto e volrle concre1) V. MAEcIANUs, L. S D. De l. Rhodia, 14, z. Vedi J. I\{ecrINNoN, op. cit., vol. I, p. 324 sgg. 2) G. BRrrcE, op. cit., p. zo6. 3) G. H. PERTZ, Monunzenta Germatziae historica, Legum, I, II, p. 2 7 7 . 4 ) U L P. L . r D. De c o n s t . p r i n c . , r , 4 . 5) F. C. Sevrcxv, op. cit., vol. II, parte I, p. 8o ; r'ol. If, parte II, P. 42. 6) A proposito di queste dottrine vedi le acute osservazioni di vol. III, p. 614. O. GrenrB, Genossenschaftsrecht. F, Brrrecr,te. Marsilioda Padoaa.

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tarlo nei fatti, allorch0 disse alto che il popo)o romano solo poteva concedere la digniti imperiale al Barbarossa e non altri, fosse pure questi stato il pontefice. Ma la tesi dell'agitatore repubblicano non ebbe fortuna, e ad essa s'oppose, e trionfd l'altra del Barbarossa : che rron d detl popolo dare leggi a[ principe, ma si l'obbedire'). Marsitlio A il primo che afferma tla sovranitd popolare, e la afferma pir) richiamandosi ai fatti ciod alla vita dei Comuni') itarliani che ai precetti di Arnaldo, che nel suo ilibro non cita mai, e a1la lex regia cire forse ignora e che ad ogni modo si offriva pure a sancire l'assolutismo imperiale oltre che il diritto popolare secondo le varie interpretazioni '). Marsilio ebbe presente nelltlasua costruzione irl popolo legiferante e sovraiio clei Comuni, con tutte rle sue ineguagltanze e tlimitazioni che sappiamo. L'uniuersitas ciuiunt, d I'arengo : la z,alentior pars uno dei consi$li maggiori o minori : la prirna commissione quella degli Arbitri o degli Emendatori che in pit comuni, come per esempio in Firenze, d una reatit) storica, un ente, che prima provvisorio poi fisso, ha per compito d'aggiornare tia l,egislazione statutaria secondo le mutevdli esigenze sociali a). La sovraniti popoiare d un fatto concreto nei Comuni italiani, che, se a Costanza potevano ancora riconoscere il supremo controltlo imperiale, di poi 1o negano di fatto, e legiferano, amministrano giustizia anche in
1 ) C . HEG Er . , o p . c i t . , p . 5 5 3 e s g g . ; F. G n n c o n o v l u s , o p . c i t., vol. IV, p. 594 e sgg. z; f. G . Sr Au r - , o p . c i t . , p . 7 4 . 3 ) C . W . Pn Bv r r 6 - O Rr o N, o p . c i t., p . 1 5 ; L . S tr n c r r r z , o p . c i t., p. 2r; G. De (--.esrBrr.otrr, op. cit., serie seconda, pp. z5 e z7 ; cfr. pu r e il mi o M a r s i l i o d , a Pa d o u a e i l tD e /e n s o r p a c i s r , p . 4 Io .Q u e s to realismo marsiliano che, secondo noi, b il pin alto titolo di gloria per l'autore del Delensor pacis serve al Prcnce (op. cit,, parte II, p. 425) invece per diminuirne il merito, perchl', se Marsilio affer,na l'origine popolare della sovraniti,, questa sua affermazione si deve al solo r progredire dei tempi r e a null'altro I 4 ) C. HEG EL , o p . c i t . , p . 5 o 4 .

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sede cl'appetlio,battono moneta, levano tributi, nominano magistrati prescindendo dalf investitura sovrana, intaccando gii stessi jura regalia da essi riconosciuti come pertinenti alla sovranitd. La costruzione di Marsilio d si una costruzione teorica, ma ha infiniti add,entellati con la realti concreta della storia. Vediamo ora che posto Marsitlio assegni nell 5se Stato ai potere esecutivot). Avanti tutto una premessa: la distinzione dei poteri in potere legislativo e in potere esecutivo non d opera, come gerteralmente si crede, di Aristotele, bensi del nostro Padovano, il quale peraltro nell'esecutivo comprende rlargamente anche il potere giudiziario. Un capo d necessario, sia un solo individuo o un corpo coilegiale. E necessario per I'amministrazione ordinaria e per tl'amministrazione della giustizia. Itl capo impersona formalmerrte 1'unit) de[[o Stato, e, sebbene ila sovraniti sia nel popolo, visibilmente ne d il centro e la rappresenta. Solo un potere rigidamente unitario pud ess e re u ti le ai popoli 2). Marsiflio, pur movendo da esigenze democratiche e radicatli, non cade mai ne[1a demagogia. La democrazia non respinge i'uniti del potere, e tanto meno la subordinazione al potere stesso. Tutti i cittadini debbono sottomettersi alia suprema magistratura; e da questa parimenti dipendono tutte le parti detllo Stato, senza particolari privilegi d'autonomia che le altre non godano. Cid
1) A. FRANcx, Reforrnateutrs, p. r44; J. W. Arrrw, l\farsitio ol padua, r.ella citata raccolta del HeenNSHA\', p. r83 ; G. Veoer,A pener,n, op . cit., p. 8 z ; P. E. M n v ER, o p . c i t . , p . z 6 e s g g .; A . C o o e c c r p r s e n n l L r , op. cit., p. rr7; G. Dr l\{oxrenrevoR, op. cit., pp. zo8, 5o4, 563. 2) A. CApr',q,-Lncone, op. cit., p. 86. Secondo il VieuBLLo, op. cit., p. 8r, gli argomenti coi quali Marsilio prova come llno solo debba essere il capo, sono dcsunti dalla Illonarchia di DexrB oltre che dalla Politica di AnrsrorEI"E.

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M ARSI L I O DA P A D O V A

d implicito nella definizione del regnum'y, e in tutto il resto del Defensor pacis: o in civitate unica seu regno unico esse oportet unicum tantummodo principatum, aut si plures numero vel specie (sicut in magnis civitatibus expedire videtur, et maxim,e in regno....) oportet inter ipsos unicum numero esse supremum omnium, ad quem et per quem reliqui r,educantur et regulentur, et contingentes in ipsis errores per ipsum etiam corrigantur r 2). Quest'esigenza unitaria, che d necessaria per le varie parti ed ufifr,cidella contntunitas, che compiono diverse azioni, an'corchd convergenti ad un fine unico, d indispensabile per il potere esecutivo, poichd I'attivit) sua riguarda la collettivit) tutta, e l'obbliga. Questo potere di governo d nello Stato, ciod nella collettivit) che lo esprime, e non fuori di esso: ( principatunr supremum esse debere in civitate vel regno ,r 3). Non solo ; ma essonon ammette sottrazione alla sua attiviti : ( omnes h o min e s subesse, . . . subdit os e s s e .... n o n l a i c o s s o l u m, sed indifferenter > a). In sostanza, ove tutto il medio evo ci mostra un frantumarsi continuo del governo in infinite mani, per cui dal sovrano si scende ai vassalli maggiori e minori, a quetlli che amministrano la giustizia per delega imperiale, a quelli che non la possono amministrare, a quelli che hanno una competenza meramente arbitrale, a quelli che i'hanrro anche pena'le; Marsilio afferma il principio nuovo dell'uniti amministrativa e giurisdizionale, per cui il vassallo cessa d'esser tale e il suo posto d preso dal funzionario moderno, trasferibirle e deponibile. E un concetto tutto moderno. Nello Stato < sufficit
t\ D. p . , I , z ; CI n I EL L I ERI , p . 6 ( S c n o t- 2 , p . 6 \. 2 l D . p . , I , 1 7 ; Ce n r n r r - r n Rr , p . 6 5 ( S c n o l z , p . 3 9 ) . V e d i a p r o p o sito M. GucccNnutl, op. cit., p. 36o e sgg. 3) D. p., I, 17 i CeRrrr-r,rnnr, p. 65, 4 l D . p . , I I , S; G o r n e s r , I I , p . r o 2 e s g .

POTEREESECUTIVO

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unuso t), che assommi tutto i[ potere esecutivo. Questi nominato, come vedremo dal Iegislator o dall'uniuersitas ciuium, crea gli uffici e nomina gli ufficiali da preporsi ad essi : e p !r rnezzo di costoro la legge riceve concreta applicazione. n Quamvis enim legislator tanquam prima causa et appropriata, determinare debeat, quos quallia in civitate oporteat officia exercere, talium tamen executionem, sicuti et ceterorum legalium, praecipit et si oporteat cohibet pars principans. Fit enim per ipsunr convenientius executio legatlium, quam per universam civium multitudinem, quoniam in hoc sufficit unus aut pauci principantes, in quo frustra occuparetur univer.sa communitas, quae etiam ab aliis operibus necessariis turbaretur ,r 2). In quest'attivit) il principe d legato atlla legge, ma ha una certa larghezza di valutazione, cioe deve emettere un cosciente giudizio sull'opportuniti degli uffici e sutlla capaciti di coloro che debbono occuparli : r statuere partes et officia civitatis ex convenienti materia, hominibus siquidem habentibus artes seu habitus ad officia convenientes> t). Ne la sua funzione s'esaurisce qui, poichA a tlui spetta l'alto contro,lflo sul funzionamento stesso degli uffici: una persona, infatti, non pud a volont) permettersi di passare dal sacerdozio all'esercito; ed il principe, ove cid avvenga, deve impedirlo. Infine da esso dipende la giustizia, il pii deli,catoforse tra gli uffici dello Stato, come quello da cui tutto I'ordine sociafie trae stabiliti e regoflamento: < debet rursum pars haec, principans scilicet, auctoritate sua secun'dum legem praecipere iusta et honesta et his contraria prohibere tam opere,
1 ) D . p . , I , r 5 ; Ce n r e L I . r ERI , p . 5 0 ( S c H o r z , p . 3 2 ) . 2) D . p . , I , t 5 ; Ce Rr Br u BRr , p . 5 0 ( S o r o r z , p . 3 2 ) . V e d i R . S c n o tz , Marsilitts, p. 75. 3) D. p . , I , t 5 ; Ce n r Br r r e Rr , p . 5 z ( S c n o r z , p . 3 2 ) . V e d i M . G u c cE NH EIM, o p . c i t , , p . 3 5 8 e s g g .

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MARSILIO

D.q.PADOVA

quam sermone, praemiis aut poenis affrciendo merita vel demerita observantium aut transgredientium praecepta le g a lia , t ) . E un'oper a di dife s a s o c i a l e i n c u i s i ma n i festa la valentia del capo delrlo Stato, che, preposto alla piri varia societ), la deve difendere dal delitto con le opportune pene, come il medico difende dai morbi 1'organismo con le savi'e cure : < est enim ), commenta Marsilio, < sicut medicina quaedam delicti ,r 'z). Questa attivit) del principe, cosi varia e complessa, non deve mai cessare. Morto o deposto un principe se ne deve creare subito un alltro. E impossibile che 1o Stato faccia a meno di esso, poichd perderebbe quella direzione unitaria, da cui non si pud prescindere, poichd rrerrebbe meno il nrodo d'amministrare la giustizia. Dato che 1'ordine giudiziario nel sistema marsiliano dipende dal principe, senza questo l'amministrazione della giustizia sarebbe priva della suprema direzione con grave nocumento del benesserecollettivo, dell'armonia sociale. o Quacunque
7 ' l D. p . , I , 1 5 I Ce n r Br u BRI , p . 5 3 ( S c u o r z , p . 3 3 ) . V e d i a p r o p o sito J. W. Arr,BN, Matsilio ol Pad,ua, nella citata raccolta del HBenNsH A\4 /,p . r 7 8 . 2) D. p., I, 15 ; Cenrerr-rrRr, p. 53. E questa una defi.nizione tutta aristotelica, ma che ha la sua imporlanza rappresentando un superamento del vecchio concetto dell'alto medio evo della pena quale espiazione dinan zi a Dio. Come Marsilio anche san Tommaso ricorda lo Stagirita e dice che le pene stabilite dalle leggi sono come medicine, < sunt metlicinae quaedam , (De regimine principurn, II, c. S). Un progresso giuridico si pur) piuttosto vedere in cid che N'Iarsilio, e del resto anche Tommaso, concepiscono la pena romanisticamente come pena pubblica e non gid come teazione privata, secondo il concetto germanico, poichd essa d inflitta dal giudice, rappresentante del principe, dopo un giudizic pubblico o meglio statale, secundurn legenz,condotto ciod secondo la legge processuale e uniformandosi alla legge sostanziale nel fissare la_ figura iel reato e la conseguente punizione. E un progresso sul meCio evo, progresso comune a Dante, sebbene questi, d'altra parte, mostri ancora, in diversa sede, di ammettere il duello (.Monarchia, II, Ix, r e sgg. ; II, vII, Z e sgg. ; II, vrtr, r e sgg.): ( propter convenientiam sciendum quod punitio non est simpliciter pena iniuriam inferentis, sed pena inflicta iniuriam inferenti ab habente iurisdictionent puniendi; unde, nisi ab ordinario iudice pena inflicta sit, punitio non est, sed potius iniuria est dicenda n (tr{onarchia, II, xtt, 4).

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enim hora vel momento durare oportet, praeceptum et communen custodiam de licitis et prohibitis secundum legem, et quandocunque fiat illicitum aut iniustum, oportet principantem tatlia regulare perfecte, vel illa exercere quae praevia sunt ad talia regulanda D 1). Esigenza tutta moderna : data una lite, un contrasto d'interessi, deve esservi una risoluzione giudiziaria, che fissi dov'd il diritto e dove il torto : e perd d necessario un ordine giudiziario con la sua gerarchia e con al vertice il principe. Ma questo principe, che nel sistema di Marsilio e elettivo, poichd la monarchia elettiva d pit giovevole di queila ereditaria, non d un principe nel senso moderno, per cui il capo dello Stato C irresponsabile, essendo la sua responsabili$ coperta da quella dei suoi ministri; non d neppure un principe nel senso medievale, per cui il capo dello Stato rende conto del suo operato a Dio ma non agli uomini ') ; d piuttosto, direi, un magistrato nel senso repubblicano dell'antica Roma o nel senso comunale t). I.a sua responsabilit) deriva dalla posizione stessa che Nlarsilio gli attribuisce di fronte alla uniuersitas ciuium, in cui d po,sitivamente la sovranitA, sebbene poi sia visibilmente incentrata nella pars principans : ( potestatem factivam institutionis principatus seu electionis ip s iu s ad legislat or em seu civ i u m u n i v e rs i ta te m...., n ) ; < hanc autem primam dicimus legislatorem, secundariam
2) San Tommaso non si allontana di fatto da questa concezione, sebbene poi la contemperi con diversi elementi (De regimine principr,tm, I, 7-ro); u Est autem conveniens, ut Rex praemium expectet a Deo : minister enim pro suo ministerio praemium expectat a domino.... Circa il ". concetto pubblicistico medievale del sovrano superiore alla legge umana rimando allo studio, non completo, peraltro, perch0 limitato al diritto francese, di A. Esrr,rerN, Ia maxime 'princeps legibus solutus' d,ansI'ancien droit public lransais, nei citati Essays in legal history, p. 2or e sgg. ; nonch0 al Sor,lrr, Slato e Chiesa, p. 8r sgg. 3 ) E. CRo s A, o p . c i t . , p . 4 0 ; C. W . P n e v r r f- O n r o N , o p . c i t., p . 1 6 . 4 ) D. p . , I , 1 5 ; Ca n r c r r r e Rr , p . 4 9 ( S c H o r z , p . 3 r \.

t\ D. P., I, 15; CenrBrueRr, p. 54 (Scnorz, p. 33)

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v !ro quasi instrumentalem seu executivam dicimus principantem per auctoritatem huius a legislatore sibi concessam, secundum formam sibi traditam ab eodem, legem videlicet, secun,dum quam semper agere ac disponere t). debet, quantum potest, actus civiles > Alcuni') hanno veduto in cid una teoria della divisione dei poteri, o che trascende di molto ), come nota il Ruffini Avondo, o quello della distinzione aristotelica di 3) funzione consultiva giudicante e governante u ; e cid ! perfettamente vero. Tuttavia e opportuno osservare che ci t.o.,riamo di fronte ad una teoria, in cui non solo itl potere giudiziario e assorbito neltl'esecutivo; ma questo ancora d subordinato al legislativo, centro della swranita : il popolo insomma ,i sovrano, prima in quanto legislatore, poi in quanto nei modi stabiliti dalla legge nomina il principe. n), a ha o lvlarsilio D, osserva quindi il Ruffrni Avondo su questo punto dei ,s !guoci, e primo fra tutti Nicold da Cusa. Ma bisogna arrivare sino a Locke per trovare il principio della separazione dei poteri espresso con tanta lucida energia >. Nonostante la veriti detl rirlievo, e opportuno awertire come Marsilio non solo, entro certi limiti, sia pit moderno di Locke, ma eziando di Montesquieu, il quale concepisce i tre poteri legistlativo, esecutivo e giudiziario come tre poteri divisi e indipendenti l'uno di fronte alll'atltro, senza osservare che questa divisione e indipen d,enzad assurda nonchd antistorica - i tre poteri detll'Inghilterra di Montesquieu !ran tutt'altro che divisi - : mentre ii Pado'r'anonel suo squisito senso pra1 ) D . p ., l, t5 ; C e n tBru E R r, p. 5o ( Scnor z, p' 32) ' 2 ) O . Cinnrn] Genossenschaltsiecllt,vol' III, p' 615 ; Althusius, op' cit'' p. r43; S. RrBzr,Dn, Wid,ersacher, p' zz8; M' GuccunHuv, pp. 348 e 3 5 6 . 3) E. RunrrNr AvoNoo, oP. cit., P. r34' 4) E. Ru m rN r Avo N o o , o P' cit., P. r 34'

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tico sente l'esigenza che uno di essi prevalga sugli altri, e prevalga queltlo che meglio rappresenta la sovranitd e iI principio popolare, e sia esso che esprima gli altri due, Questa dipendenza del potere esecutivo, che e nelle mani del principe, si manifesta non solo nell'origine popolare di esso, ma nella sua politica responsabilit) di fronte all'uniuersit.as ciuiumt). L'irresponsabilit) della teocrazia medievale e detl costituzionalismo moderno sfuma. Il principe, come abbiam visto, deve regolare i rapporti sociali secundurn, legem; se manca, deve rispondere detlla violazione ed e passibile di pena. n Verum quia principans homo existens habet inteltlectum et appetitum, potentes recipere formas alias, ut falsam aestimationem aut perversum desiderium vel utrumque, secundum quas contingit ipsum agere contraria eorum, quae lege determinata sunt, propterea secundum has actiones redditur principans mensurabilis ab aliquo habente auctoritatem mensurandi seu regulandi secundum legem ipsum aut eius actiones legem transgressas, alioquin despoticus fieret quilibet principatus et civium vita servilis et insuffic iens >' ) . Ch i h a q u e s t'a u to r i t ) d i g i u d i c a r e i l p r i n c i p e ? Evidentemente il popolo legislatore o un ailtro individuo o collegio, a cui questi l'abbia delegata. Tuttavia Marsitlio distingue. Se itl reato del principe e lieve, non e i[ caso di procedere, poichd gli inconvenienti d'una pena inflitta al capo dello Stato sono maggiori dei danni derivanti dal mantenerlo alla suprema direzione : ! me$lio lasciar correre e far passare tutto in siflenzio. Viceversa, se il reato ! grave, o se i'l principe d incorreggibil,e, ! pervicace in piccofie mancanze, ( ex quo per correptionis omissionem posset verisimiliter scandalum
J. N. Ftccrs, Thc d,iuine right, p. 6t. 2) D. p., f, 18 ; Canttrr.r.rnRr, p. 7o (Scuorz, p. 4r).

t1 L. Srrncr;rrz, op. cit., P. +8; op. cit., p. 4r e sgg. ; E. Cnose,

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MARSILIO

DA PADOVA

aut populi concibatio generarin 1), allora bisogna provvedere giudiziariamente. Una tale pars principans evidentemente non ha a che fare pit col monarca medievale, ma trova se mai un riflesso netlrla suprema magistratura comunale, sottoposta a[ controltlo continuo dei cittadini, nonchd al sindacato di chiunque al cessar della carica '). < Il corpo dei consoli > nota il Previt6-Ortons), uil monarchico podestA annuale, il doge a vita, il corpo dei priori, anche il tiranno nelle prime fasi del suo sviluppo, tutti corrispondono con il potere esecutivo di Nlarsilio, supremo ma non sovrano, bensi tlimitato dalla legge ,.
1) D. p. 7r (Scnor,z,p. 42\. P., I, 18; Ce,nrBr.rroRl, 2 ) A. Ceppe-LEGoRA, op. cit., p. 8Z i P. E. MnynR, op. cit, p. 27, 3) C. W. Pnrvrrf-ORToN, op. cit., p. 16.

Ceprrolo IV.

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TEORI A

DEL L A

CHIESA

NEL < DEFENSOR PACIS >

Se nella teoria dello Stato Marsilio t), pur avvantaggiandosi sovra il medio evo, non fa che sistematizzate una esperienza politica concreta, che dal libero Comune lo porta al nuovo Stato di Francia superiorem non recognoscens, per tracciare le linee dei nuovi enti nazionalt; nellla teoria della Chiesa egli non sofio trascende i suoi tempi, ma anticipa l'avvenire in un modo cosi mirabitle che, a volte, vien di pensare se da lui non cominci veramente la grande Riforma protestante. Certo, come vedremo, molto di quanto il dottore padovano sostiene, era giA stato enunciato pit o meno velata1) L. PAs r o n , o p . c i t . , v o l . I , p . 7 8 : s L a te o r i a e s p o s ta n e l Delensor pacis dell'onnipotenza dello Stato, che distrugge ogni libertl, e della Chiesa, supera in arditezza, novitA e fierezza dell'individuo tutti gli assalti, che avevano fino allora sostenuti la posizione mondiale della Chiesa nel medio evo e la sua essenziale costituzione. L'attuazione di tali dottrine foggiate su modelli antichi equivaleva alla totale distruzione di quanto esisteva, equivaleva allo sfacelo della Chiesa e dell'impero. Molte proposizioni dello scritto sono ancora piit avanzate delle dottrine, che piir tardi propugnarono Wicleffo e Hus. Se mai alcuno vi fu, \'Iarsilio b un precursore di Lutero e Calvino. In alcuni punti anzi si spinge pii avanti di loro. Infatti una parte de'suoi postulati non fu posta ad effetto che dalla grande rivoluzione francese, mentre che I'adempimento dell'altra d ancor oggi fra le aspirazioni di potenti partiti. Si d chiamato Hus ,r il genio risvegliatore della moderna rivoluzione ); con pit ragione pud pretendere a questo titolo l'autore del Delensor pacis ,.

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X,IARSII.IO DA PADOVA

mente dai pubbtlicisti del re di Francia, nonch ! da Dante, che, a mio parere, Marsitlio non ignord, sebbeneneitle sue opere mai lo citi ; ma nd i primi nd itl secondo ebbero quel coraggio consequenziarioche fa del nostro un precursore di Lutero. La coscienza della propria noviti ! in Marsiriio viviss ima , e d egli senz'alt ro ce 1o d i c e , a mmo n e n d o c i i n p a ri tempo che gravi ostacoli si oppongono alla sua opera t) : in primo luogo, la persecuzioneviolenta del Papato, che si vede leso nei suoi privilegi accumulati coll pertinacia tutta terrena da secoli ; in secondo luogo, la consuetudine di crodere sempre nelle stesse cose, radicata nella sempiicioneria umana attraverso una secolare predicazione del falso fatta da preti e da vescovi ; infine, ultimo e terzo o s ta c o tlo m a pii inf est o alla veri td , i tl l i v o re ' ). M", a n corchd questi ostacotlipossano sembrare insuperabi,li, non d il caso per essi di arrestarsi, poichd tla nuova teoria sulla Chiesa sarA giovevole alla Chiesa st-essa, e poi allo Stato e a tutti i fedeli. Ch e cosa si deve int endere p e r C h i e s a ?"). Di l u c i d a te varie accezioni detl termine (aggregato pii o meno vasto di gente, tempio in cui viene adorato Dio, insieme derl
t) D . p . , I I , r ; G o r o e s r , I I , p . r 8 9 ( S c H o r z , p . + 8 ) . V e d i a p r o p o sito S. RrnzrBR, lVidevsachel, p. zog; E. E,vBnroN, op. cit., p. 3z; G.,B o Ner - M , l u n v , o p . c i t . , p . 9 8 . 2) Nota il parallelismo tra queste considerazioni di }farsilio ed altre che fa Dante nel libro terzo della XiIonaychiq,. u Igitur contra veritatem, que queritur, tria hominum genera maxime colluctantur, : il Pontefice romano, alcuni sacerdoti cupidi ed ignoranti, e quindi i cosl detti decretalisti. Anchc per il Poeta fiorentino, come per il dottore padovano, la veritf, dell'assunto d cosi grande ctre egli non teme la battaglia contro il papa stesso, pur usandogli quella riverenza che il figlio deve al padre. Vecli a proposito N. VreNBrLo, op. cit., p. 82. 3) S. Rr Ez t n n , W i d e r s a c h c r , p . 2 r o ; E . E u r n r o N , o p . c i t., p . 3 z ; P. E. MEv ER, o p . c i t . , p . 3 0 ; J . W . A r r e N , l \Ia r s i l i o o f P a d u a n e l l a gid citata raccolta del HnenNSHAw, p. r85 ; B. Lenence,, Marsilio da P a d cu q ,e M a r t i n o L u l e r o , i n Nu o u a An to l o g i a , s e r i e II, v o l . X L I, ( r 8 8 3 ) , p. 2r ' 2 e s g g .

L A T EO RI A DE L L A C H IE S A

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clero romano rninistrante) viene a quella definizione che a noi pir\ interessa. <r Dicitur hoc nomen t ecclesia' et ornnium verissime et propriissime secundum primam impositionem huius nominis seu intentionem primorum imponentium (rlicetnon ita famose secundum modernum usum) de universitate fidelium credentium et invocantium nomen Chnisti, et de huius universitatis partibus omnibus in quacumque gommunitate, etiam domestica , t). Per Marsilio d l'elemento umano quel che conta, non \a forma dell'aggregato. Ov'd un certo numero di uomini che levino il pensiero a Dio, ivi d la Chiesa, ivi discende su tutti gli adunati 1o Spirito. L'organizzazione (e tla portata delI'osservazione d tutta ereticale e protestante) C posteriore e storica, A la sovrastruttura forma,le dell'e,lemento umano. La vera Chiesa d nei fedeli, non nella gerarchia sacerdotale, che s'd svolta per un lento processo storico. Nd f insieme dei sacerdoti tutti, nd f insieme pit ristretto dei sacerdoti romani possono aspirare ad esser chiamati c o l n o m e di Chiesa '). In questa definizione I'Emerton vede un influsso di quelf indirizzo firlosoficodi cui Ockam era il pii eminente r a p p re sent ant e. L'unit ) dell a C ri s ti a n i tA d f i n d i v i d u o cristiano. Non il corpo, l'ordine, il collegio determina 1 o s ta tus delf individuo, m a I' i n s i e me d e g l i i n d i v i d u i d ) sanzione al corpo e ai suoi organi. Cosi il filosofo sostiene la realt) sola essere della cosa, e il concetto essere solo un mero nome con cui s'esprime f insieme delle cose : unr,aersaliapost rem ") . La definizione di Chiesa, che siffattamente de'limita r) D. p, I , , . 5 o ). z; Goroesr ,I I , p. r9 3 (Sc n o rzp

2) Per le gravi conseguenze di questa defrnizione vedi B. Lenewc.a., Ma r silio d a Pa d o u a , p . r 4 8 ; E. Ru nE r N t A v o l o o , o p . c i t., p . r 4 z . 3) E. Err.reRroN, op. cit., p. 32 e sg. Vedi anche O. GlBnxB, Ganossenschaltsrecht,vol. III, p. 593 e sgg.

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N,IARSILIO D.q,PADOVA

1'organismo dei credenti in Cristo dalltl'organismogerarchico sacerdotale, i cui fini non sempre sono cdlesti ma pit spesso mondani, apre l'adito a nuove definizioni, i[ cui scopo d quello di spazzar via elementi inutiii dalrl'analisi che vedremo. Se nel significato pit vasto per <r temporale r s' intendono tutte le cose corporali, che, possedute e disponibili datll'uomo, vengono rivo,lte a suo uso e piacere in questa vita terrena ; di contro 1o u spirituale > ha un significato la cui estensione varia secondo molte contingenze. Neltl'accezionepir) comune con questo nome di n spirituale > intendiamo la legge divina, ia dottrina, \a disciplina e i precetti religiosi : nel qual senso sono compresi tutti i sacramenti con i relativi effetti ,7a grazia, le virti teologiche e i doni delio Spirito Santo. Pii generalmente intendiamo ogni azione e passione umana diretta al bene ceieste della vita futura ; e quindi nello spirituale comprendiamo la contemplazione e 1a fruizione di Dio, le preghiere, le oblazioni per il culto, i castighi del corpo, i p e lle g rinaggi'). La delimitazione tra spirituale e temporale fin qui d completa senza possibiliti alcuna di reciproca contaminazione. Ma \a contaminazione si rende possibile netltla s u c c e s sivaest ensicne del1o spi ri tu a tl e . E s e g i e a l c u n i nstlrlo spirituale comprendono itl tempio e gli apparati cultuali, altri pit audaci estendono ta1 nome a comprendere e significare ogni azione vofiontaria, non solo immanente ma eziandio transeunte, dei chierici, ancorchd rnirante acl un bene detlla vita presente. E, una volta messi su questa via, \a degenerazione del termine non ha pii, tlimite, e 1o spirituatle vorrebbe comprendere i possessie i
1) A p r o p o s i t o d i q u e s t a d i s t i n z i o n e v e d i E . Fn r n o e r n c , D i e n i tle la lter lich e n L e h r e n , p a r t e I , p . 1 6 ; P . E . l Ie v r n . o p . c i t., p .3 0 e s g .: J. W. AnBx, Marsilio ol Padua, nella -eid citata raccolta del HoenxsHA w, p . 1 8 6 .

L A T EO RI A DE L L A C H IE S A

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beni mobili e immobili dei chierici stessi, nonchC i loro proventi e le decime '). Questa genera'lizzazione C contraria senz'atltro aila legge divina e alla interpretazione apostolica. Non tutti gli atti dei chierici sono spirituatli , anzi la maggior parte sono civiii, carnali e temporali. I chierici invero possono mutuare, vendere, percuotere, rubare, uccidere. Possono queste loro azioni, il mutuo, la compra-vendita, il furto, ecc., dirsi spirituali, solo perchd soggetti agenti sono i chierici? Evidentemente no. La delimitazione tra spirituatle e temporale 'deve farsi su un terreno piri rigido e d e s at t o2). Questa lunga analisi, atlquanto noiosa, d necessaria per intendere tutto io sviluppo detlla teoria marsiliana, e le sue conseguenze ci si dimostrano subito nerl,lalimitazione del potere papaile3). Varie sono le ragioni, per cui i curialisti sostengono tla assoluta supremazia del pontefice romano, o me$lio, come dice Marsilio, dell vescovo di Roma chiamato papa, sovra tutti i vescovi e i preti, sovra tutte le comunitA, i collegi, le persone singole del mondo : ragioni di natura filosofica e di natura politica. Cosi, per esempio, allcuni dicono che come il corpo sta alti'anima i[ principe temporale deve stare al principe spirituale, !d, essendochA il primo sia soggetto altla seconda, cosi i[ principe dei
r) Dei resto i teorici papisti nella lotta per le investiture spesso giunsero ad affermare il carattere sacro delle zes ecclesiasticae: vedi a proposito A. Sonrt, Statc e Chiesq,,pp. 63, 66, 74.Nei secoli XII e XIII il concetto di r,spirituale,, assunse uno sviluppo immenso ed assorbl ogni forma di proprietA, ogni genere d'azione che facesse capo al clero : cosi rileva G. Vorpn, IVloaimenti religiosi, pp. 43, 8o, r45. 2 ) D.p . , I , z ; G o r o a s r , I I , p . r 9 3 e s g . ( S c n o L z , p .5 o e s g g .) . 3) S. Rrezte:r., Widersacher, p. 2og; C. W. PnBvIrf-ORroN, op. cit., p. rr ; B. Lenexce, Marsilio da Padoua e l\'Iartino Lutero, in Nuoua A n tolo g ia , v o l . XL I , p . 2 r 3 e s g g .

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MARSILIO

DA PADOVA

corpi deve essere soggetto arl principe delle anime t). Atltri ancora ragionano : come itl fine sta al fine, la legge alla tlegge, irl legislatore dl legislatore, cosi il principe secondo i primi termini al principe secondo gli altri ; e, poichd il fine al quale mira irl principe ecclesiastico d la vita eterna, la sua llegge la divina, il suo tlegislatoreIddio stesso, ove il fine del principe secolare d mondano, la sua legge umana, il suo legislatore l'insieme degli uomini faltlaci e cattivi, ne deriva necessariamente una subordinazione'). Ne questi ragionamenti restano meri siillogismi da agitarsi neltle controversie scdlastiche, ma generano e poi spiegano un sistema politico, il cui effetto d a tutti noto : d la tesi della supremazia papa'le, che Bonifacio VIII sostenne contro Filippo il Bello, dicendo alto che ( omnem humanam creaturam coactiva iurisdictione subiectam fore Romano pontifici.... esse cre'dendum de necessitate satlutis aeternae > 3) ; che Crlemente V ribadi contro Enrico di Lussemburgo, e poi Giovanni XXII contro Ludovico il Bavaro, ricordando pur esso che del papa < est auctoritas instituendi principatum.... ipsumque de gente in gentem pro libito transferendi > n). Marsitlio invece vuo'l dimostrare, anticipiamo con cid la sua tesi, non solo che itl papa, e tanto meno un altro vescovo o prete, non ha alcuna sovranit) (< principatum >) nd alcun potere'giudiziario (.r iudicium vel iurisdictionem c o a c tiv am r), m a anche, e sopra ttu tto , c h e [a te s i d i Bo nifacio, accorlta e rinnovata con pari alterigia, se pure con minor grandezza d'animo, dai successori, d conttaria allo spirito delle dottrine evangeliche.
7 ) D . p . , I I , 3 ; G o L De s r , I I , 2) D.p., II, 3; Goroasr, II, 3) D . p . , I , t 9 ; Ce Rr o r r r r Rr , pete le famose parole della bolla 4 \ D . p . , I I , 3 ; G o r , o As r , I I , p . r 9 4 ( S c n o r ,z , p . 5 3 ) . p. r94 (ScHorz, p. S3). p . 7 7 ( S c n o r ,z , p . + 5 ) : M a r s i l i o r i Unarn sanctarn. p. r94 (Scuol-a, p. 54.

LA TEORIA DELLA CHIESA

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La questione tedlogica, se Cristo, \uero ed onnipossente capo de|I'uniaersitas fideliunt., abbia avuto od abbia potesti ed autorit) terrena, per Marsilio e gia risoluta : ((verum propter intentionem hanc evidentius explicandam oportet nos non latere, qud ex hac inquisitione non quaeritur, quid Christus, eui verus Deus et verus homo fuit, habuerit et habeat in hoc saeculo potestatis et auctoritatis, nec quid aut quantum horum conferre potuerit beato Petro et reliquis apostolis ac ipsorum successoribus, episcopis seu presbyteris, quoniam de his non dubitant Christi fideles in propositis quaesitis. Sed volumus et debemus inquirere, quam potestatem et auctoritatem exercendam in hoc saeculo Christus eisdem conferre voluerit et de facto contulerit, et a qua ipsos excluserit et prohibuerit consilio vel praecepto > r). La questione teologica 2) si muta quindi in una questione positiva di diritto pubbtlico : qual potest) o qual'autoriti Cristo abbia volluto conferire e di fatto abbia conferito, ! & chi l'abbia conferita, e secondo quatle estensione. Cristo, venendo in terra, non ha inteso punto di menomare i'l potere secolare, sostituendosi ad esso nel principato e nella funzione di giudicare , anzi ad esso si sottomise pienamente; escluse in modo assoluto che egli stesso e gli apostoli suoi successori potessero esercitare il principato e le connesse funzioni. I,a sottomissione di Crito al potere pubblico non poteva ess !re pit. compieta e va dal campo personale al campo reale : e quel che fece Cristo fecero i discepoli. Questa dottrina Mar,silio conferma con una infiniti di testi apostotlici patristici scolastici, che
1 ) D.p . , I T , + ; G o t - o e s r , I I , p . r 9 5 { S c H o r ,z , p . 5 4 e s g .) . N o ta quanto dice P. E. MBvBn, op. cit., p. 58 e sgg. 2) O. GIERxt, Genossenschaftsrecht,vol. III, pp. 528, 533. Vedi Vier Kaltitel zuv GePapsttum und, Kirchenretorm. anche J. H-uron, Mittelalters, Berlin, r9o3, vol. I, p. 74; G. Boxerschichtedes ausgehenden MAURY, op. cit., p. 98. F. Berrecrrl . Marsilio da Padoua. 8

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N,IARSILIO DA PADOVA

vanno dai quattro evangelisti a sant'Agostino, ad Ambrogio, per venire a san Bernardo di Chiaravalle t). Se Cristo disse a Pietro, secondo il vangelo di Mat2) teo : < tibi dabo dlaves regni coelorurn ,r ; e similmente ripetd, secondo Matteo e Giovannir), a. tutti gli apostoli : ( quaecunque a',lfiigaveritissuper terram, ligata erunt et in coelo; et quorum remiseritis peccata, remittuntur eis u ; queste affermazioni del Maestro non possono addursi come argomenti probanti la plenitudo potestatis del pontefice, successore di Pietro e degli apostoli n). Che
1 ) D . p . , I I , S; G o r . n e s r , I I , p . z o o . \' e d i a p r o p o s i to S . R r r z n n , Widersa.cher, p. zro e sg. ; M-. CnBrcnroN, op. cit., vol. I, p. 3g ; E. EurnroN, op. cit., p- 36. E strano che Marsilio non richiami irna autoritl, che pure la sua stessa tesi in termini consimili aveva sostenuto. Non dichiara forse D.rxrs nella Llonarcltia (II, xr, 8) che Cristo nascendo alla luce sotto l'editto imperiale del censimento lo confermd ? e che (II, xrr, 5-6) la sua pena fu vera pena, petchb formalmente pronunziata da giudice ordinario dopo regolare giudizio ? Ma possiam dire che Marsilio non conosca questi passi, tanto vicini di spirito ai suoi del Defensor ? Io credo invece che il Padovano conosca Dante e l'opera sua pr-rlitica, e non lo citi, poichB, pur ammirandolo come imperialista, uomo del suo stesso partito, sarebbe costretto in vari altri punti a combatter lo ( ve d i M . G u c c r NHEr M , o p . c i t . , p . 3 6 r ) . 2) Me t r u . , XVI , 1 9 . 3 ) MA r r H. , XVI I I , 1 8 ; I o n . , XX, 2 3 . a) Il parallelismo con Dante d anche qui completo. Il Poeta nella Monarchia (III, vrtt) non solo richiama gli stessi argomenti, ma gli stessi tre testi evangelici, i due passi di Matteo e queilo di Giovanni, e poi critica precisamente le conclusioni che da essi traggono i curialisti. <rItem assumunt de littera eiusdem illud Christi ad Petrum . et quodcunque ligaveris super terram, erit ligatum et in celis ; et quodcunque solveris super terram, erit solutum et in celis '; quod etiam omnibus apostolis esse dictum similiter accipiunt de littera Mathei, similiter et Johannis. Ex quo arguunt successorem Petri omnia de concessione Dei posse tam ligare quam solvere; et iude inferunt posse solvere leges et decreta Imperii, atque leges et decreta ligare pro regimine temporali r. E puramcnte casuale ? Certo i testi suddetti dovevano essere ben noti ai pubblicisti del tempo molto pir) che non siano oggi, ma, d'altra parte, non si pud respingere che Marsilio abbia attinto da Dante, specie quando si pensi che I'interpretazione dell'autore della Monarchia circa i passi segnati collima perfettamente con quella dell'antore del Delensor. < Dicit enim Christus Petro : 'Tibi dabo claves regni celorum', hoc est ' faciam te hostiarium regni celorum '. Deinde su b d it ' et q u o d c u n q u e ' : q u o d e s t 'o r nn e q u o d ' , i d e s t ' o m n e q u o d

L.{ TEORiA DELL.A CHIES.{

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intese dire con cid Cristo? qual potere concesse ai discepotli? Un potere del tutto spirituafle, che con queilo temporale nulla aveva a che fare : il potere sacramentale di rimettere i peccati nella confessione, d'amministrare ],a eucaristia, ecc.r). E cid si comprova con due autorit) grandi, Pietro Lombardo e Riccardo di San Vittore. Un punto notevole in questa conclusione d netlla ulteriore tlimitazione che Marsi,lio pone pure nel potere sacramentale. I1 prete, per esempio, rimette i peccati, ma i1 processo delfl'assoluzionenon dipende da una sua virti., bensi da queltla di Dio, tia cui grazia discende sull'anima intimamente e veramente contrita. Certo la confessione ! necessaria, ma non essenziatl'e; mentre itl pentimento sincero d non solo necessario, ma essenziale.E cid d dimostrato dal fatto che, qualora 1a confessione al sacerdote per straordinarie circostanze non possa aver luogo, ma vi sia la contrizione, il penitente pud essere assdlto da Dio e salvarsi. Si comincia ad entrare nello spirito defl'iaRifo rma 2) . Dall'autorit) dei due scrittori suddetti scaturiscono alcune proposizioni audacissime : a unde etiam patere potest, quod iuxta merita poenitentium non plus de culpa vel poena r,elaxare potest Romanus episcopus, quam alter quicunque sacerdos,r ; e poi : ( ex dictis itaque sanctorum auctoritatibus rnagistri atque Richardi apparet [iquido, quod culpam et debitum aeternae damnationis solus Deus peccatori vere poenitenti remittit absque opere
ad istud officium spectabit solvere poteris et ligare' ,r. E una interpretazione restrittiva, per cui la plenitudo potestatis, d limitata solo alla funzione religiosa, e in essa Dante e Marsilio sono perfettamente d'accordo (Vedi N. Vtewrr.r-o, op. cit., p. 8I e sg.). l) P. E. MrvBn, op. cit., p. 6:; B. LeraNce,, Maysilic da Padoaa e Mottitto Lutero, in Nuoua Antologia, vol. XLI, p. 2r7 e sgg. ' 2\ D. p . , I I , 6 ; G o l o e s r , I I , p . z o 4 ( S c u o r z , p . 5 6 e s g .) ; F. L e u RE Nr, o p . c i t . , v o l . I , p . 4 3 o ; E. Eu pn r o N , o p . c i t., p . 3 7 ; F. G n n c o Rovr u s, oP. c i t . , v o l . VI , P. r 4 9 .

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sac !rdotis praecedente vel interveniente simul , t). L'una e l'altra proposizione saranno syiluppate poi da Lutero t). La scomunica, ciod lla facolt) di porre fuori datlla Chiesa un uomo che non sia ortodosso, d certo un potere del chierico, rientra nel potere sacramentale"). E un potere del chierico in quanto implica un giudizio in materia di fede, non in quanto ha effetti coattivi. E necessario, quindi, perchd le sue corlseguenzesiano complete, che il primo giudizio sia integr,ato da un giudizio pili vasto da parte delia uniuersitas fi,delium, che nello Stato professionista di Marsilio coincide con ,l'uniuersitas ciaium. I1 chierico ha, se mai, un potere detlegato, non un potere originario, e normalmente, la sua figura d quella dell'expertus. Come nel processo penate d necessario un perito fi,sico, che stabilisca 1'entitA dell reato, cosi nel giudizio ereticale d necessario i'i dottor della llegge, che stabiflisca la natura de'l crimine, le cui conseguenze sono poi valutate dal concilio e riconosciute dallo Stato, I[ gran merito di Mar'silio sta neli'avere per primo inteso che il giudizio d'eresia e la conseguente scomunica portano effetti temporatli oltre che spirituatli, e quindi non riguardano sdlo ia Chiesa ma anche lo Stato. E gli effetti temporali sono tanto gravi che, se si riconoscesse al solo papa, per esempio, il diritto di scomunicare I'eretico, ne
7 ) D . p . , I I , 6 ; G o l o e s r , I I , p . z o 6 ( S c u o r z , p . 5 6 e s g .) . 2) B. LaneNct, Marsilio da Pad,ctua e Martino Lutero, in ltluoua Antologia, vol. XLI, p. zrg. 3) A proposito di quanto diremo circa la liberti. religiosa vedi A. FneNcr, RCformateuls, p. r47; S. Rrezr.En, Widersachel, p. 2rr e sg. ; tBgT : HouLeR, Das Stralrecht der italienischen Statuten, l{annheim, Excursus YI'. Marsilius uon Padua und die Religionsfreiheit, p. r3z e sgg. ; N. Varors, Jean de Jandun, p. 528; F. Sceouro, op. cit., p. rz7 ; F. Rurr"rxr, La libertd religiosa, Torino, r9ot, p. 47 e sgg.; E. Etr.tenTo N, o p . c i t . , p . 3 7 e s g g . ; C. ! V. P n n v r r 6 - O R r o N , o p . c i t., p . 1 3 ; E . Rur r r Nr Av o No o , o p . c i t . , p . r 45 .

L A L I BERT A R E L IG IO S A

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seguirebbe che quest-i, scomunicando i principi ribelli alle sue pretese, a omnia regna et principatus ab habentibus regibus aut principibus auferre posse o t) : che d inammis s ib il e. Ma quali sono poi gli effetti di questa scomunica, ailla quale precedono il giudizio d'etl'uniaersitas fidelium e la valutazione del perito ? In massima tutti spirituali : lo scomunicato iron fa parte della Chiesa, non gode i diritti di cui godono i rfedeli, sebbene forse sia tenuto alile prestazioni e ai doveri a cui questi sono tenuti, non pud usufruire dei sacramenti. Ma il giudizio in materia di fede non e definitivo : giudice della legge divina non d 1'uomo, bensi Cristo, e non irr questa terra, rna in cielo'). Nessuno percid pud essere costretto a professare una fede, e quindi, non seguendola, essere punito. u Unus est legislator et iudex, gui potest perdere et liberare. Verum huius iudicis coactiva potestas in quemquam non exercetur in hoc saeculo ad poenam seu supplicium aut praemium distribuenda transgressoribus aut observatoribus legis latae per ipsum immediate, quam evangelicam p !rsaepe diximus r 3). Del resto I' eretico e lo scomunicato pud sempre pentirsi del suo male, onde bisogna lasciat'lo a sd, affinchd meditando ritorni aflle vere dottrine. Ancora : tla coazione, in materia di credenze, d quanto di pit psicologicamenteinutiie si possa immaginare per convincere; anzi produce conseguenze opposte a quetlle che si attendono, vale a dire la pervicacia nelle idee false : < coactis nihitl spirituale proficit a d a e te rnam salut !m r a) . La conclusione di ciir t una so'la. Ii giudizio ereticale
t) 2) 3) 4) D .p. , I I , 6 : Goroesr, II, p. N. VALots, Jean de Jandun, D . p . , J , q ; G o r DASr , I I , p . D. p . , I , 9 ; G o r o a s r , I I , p . z o 9 ( S c H o r z ,p . 5 7 ) . p. 57g. zr3 (Scnorz, p. 6o). 2r4.

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e rla scomunica deltl'uniaersitas fidelium e del doctor legis diainae non possono portare effetti coattivi. < Sacerdos autem seu episcopus quicunque sit ille, quoniam secundum hanc disponit et regulat homines solummodo in statu vitae praesentis (licet ad futuram vitam) nec sibi secundum ipsam arcere quemquam in hoc saeculo concessum est ab illius immediato latore, Christo vide'licet; idcirco nec proprie iudex dicitur.... nec quemquam tali iudicio in hoc saeculo poena reali aut personali potest nec debet arcere, 1). La liberti di pensiero d cosi affermata in campo religioso nel modo pit ampio. E non solo il sacerdote non ha autoriti coattiva nel giudizio ereticalle, ma il legistlatore umano stesso non pud porre norme limitative nella sfera delle coscienze. a Nemo cogi praecipitur in hoc saeculo poena vel supplicio ad legis evangelicae praecepta servanda, pef sacerdotem praecipue, nedum fidelis, verum etiam nec infidelis : propter quod huius legis ministri, episcopi seu presbyteri nec quemquam iudicare possunt in hoc saeculo..., nec quemquam ad praeceptorum divinae legis observationem, praesertim absque humani legislatoris auctoritate r 2). Tuttavia lo Stato di l\{arsilio e professionista, e, ancorchd rispetti la libert) di'coscienza, si pud pr'emunire contro le esorbitanze degli eretici e degli scismatici, che, turbando la religione, possono turbare I'ordine pubblico e la ,sicurezza"collettiva ; e percid pud legiferare in tema anche di fede. Pud proibire che un acristiano o un cristiano dissidente dimori nel suo territorio, e, qualora questi vi rimanga, punirlo : la pena allora tocca non il professante una dottrina eterodossa, ma i1 trasgressore d'una norma di sictrezza pubblica, d'una norma civi'le. Ma se cid esso non f,a, e tla perma-xenza
1) D . p . , I , 9 ; G o r , o e s r , I I ,

:)

D. f., I, 9; Gorpnsr,

p . 2 t4 ( S c u o r z , p . 6 r ) . I I , p . 2 r 4 ( S c r to l z , p . 6 t) .

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nel territorio statale sia permessa a tutti, allora .rdico cuipiam non licere haereticum aut aliter infidelem quemquam iudicare vel arcere poena vel supplicio reali aut personaii pro statu vitae praesentis D t). Con ,queste distinziom di legislazione e di giurisprudenza ereticale Marsilio tende a leorizzare una condizione di fatto propria del tempo suo, in cui questa legislazione e questa attiviti giudiziaria contro gli eretici era abbondante, tornando anche a innestarsi al Corpus iuris ciailis, in cui gli imperatori romani, dopo Costantino e Giustiniano, difiusero varie norme, che della liberti religiosa erano la negazione. Ma, se si analtzza il suo intimo pensiero, si vede innanzi tutto come egli giustifichi fino ad un certo punto questa legislazione e questa attiviti giudiziaria, che sul motivo d'un preteso ordine pubblico giunge ad espellere l'eterodosso dallo Stato e a condannarlo, entrando cosi nell'inviolabile sfera delle credenzet). Innanzi tutto, come acutamente nota Francesco Ruffini 3), Marsiiio scrive che non sempre le violazioni della legge divina sono punite dal legislatore umano : < Non enim propterea quod in legem divinam tantummodo peccat quis, a principante punitur. Sunt enim multa peccata mortalia et in legem divinam, ut fornicationis, quae permittit etiam scienter legislator humanus, nec coactiva potentia prohibet, nec prohibere potest aut debet episcopus vel sacerdos, n). Inoltre si rileva dagli ultimi stu,di sui manoscritti 5) <iel Delensor che il Padovano dubita fortemente sutlla vera ragione morale delle persecuzioni :
1 ) D . P. , I , r o ; G o r . n e s r , I I , p . z r 7 ( S c n o r z , p . 6 i .V e d i a prosito G. GBNrn.e, La fil'osofia, p. 16z. z; l-. RocpuArN, op. cit., vol. II, p. ZgZ. 3) F. RuFrrNt, La libertd religiosa, p. 49. 4 \ D . p . , I I , r o ; G o r , o e s r , I I , p . z r 8 .' 5) C. W . Pn Bv r r f - O Rr o N, o p . c i t., p . 1 3 ; E . R u n n tN I A v o N D o , o p . cit., p . r 4 8 .

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( nec tamen ex his dicere volumus inconveniens esse co !roeri haereticos aut aliter infideles, sed auctoritatem hanc, s i lic e at hoc f ier i, esse solius l e g i s l a to ri s h u ma n i , t). In questa teoria sul delitto d'eresia Marsitlio d realmente moderno; e il suo punto di vista non solo trascende il medio evo ma la stessa Riforma protestante, forse piri intollerante dello stesso cattolicesimo medievale, anticipando di aicuni secoli tre idee di Locke, di Wolf e di Thomasio'). Il medio evo ignora \a toTleranza religiosa, come f ignoreranno tutti i riformatori anticattolici. Quella stessa religione cristiana, che tante persecuzioni ebbe a sostenere, 'divenuta religione ufficiale di Stato, assunse un tono esclusivistico, che certo fu ignoto al mondo romano,. che la religione subordinava allo Stato e forse nel suo fine mirava ad una specie di sincretismo spiritualistico che punteilasse il cadente edificio imper ia le 3 ). E se i prim i im per ato ri c ri s ti a n i n e l l ' a rd o r d e i neofiti concepirono I'eresia come crimen publicum, di poi la Chiesa, seguendoil rigido pensiero d'una indispensabile unitd, gareggid con 1o Stato nel colpire I'eterodossia e lo scisman). Rinato dopo il Miile 1o studio del diritto, 'da un lato abbiamo tutta una legislazione canonica, che gi) vasta nel Decretum si svitluppa ancora con Innocenzo III e con Gregorio IX t) ; dali'altro, ii diritto romano con i suoi crimini
7) D. f.,II, 5; Goroesr, II, p.2o3. Le parole in corsivo sono state rilevate dai mss. e maltcano nei testi a stampa. Quanto sopra abbiamo detto rappresenta una smentita alla semplicistica osservazione del ProveNo (op. cit., p. r73 e sg.) che Marsilio non possa annoverarsi tra i precursori tlella libertA di coscienza, perchd, se nega alla Chiesa il diritto di punire gli eretici, concede questo diritto allo Stato. z; C . Dr i l l o Nr e l l e v o R, o p . c i t . , p . 4 7 2 ; J . M a c x tw N o N , o p . c i t., vol. I, p . 3 8 3 . 3) Una breve sintesi sulla storia dell'argomento d in H. C. Lne, Excommunication, in Studies, p. 46 e sgg. 4) A. Sorur, Slato e Chiesa, p. rz8. 5) G. Voren, Mou'imenti religiosi, p. r78.

LA LIBERTA RELIGIOSA

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religiosi, che Giustiniano sistema ed accresce; e infine una serie di norme positive che i vari imperatori e i vari principi emanano nella loro sfera di competenza, da Federico I a Federico II, da Alfonso II a Pietro II r) : 1a prima, il secondo, le altre in blocco miranti a mantenere compatta la Chiesa di fronte al pericolo della nuova religione di Maometto, e a quel rifiorir dell'eresia che carattertzza i primi secoli dopo il IVIille '?). La Chiesa s'agguerrisce e, nel promulgare le nuove decretali, crea nuovi tribunali; e I' Inquisizione comincia il suo triste lavorio. Nello stesso tempo 1o Stato, forse vedendo i fieri sviluppi dei fori ecclesiastici, teme per la sovranit), e rivendica un'autonomia sua anche ne'giudizi ereticali, che per f innanzi non aveva domandatat). Cosi Federico I a Verona sostiene che al bando della Chiesa debba necessariamente seguire il bando de1lo Stato, perchd il primo sortisca effetti civili n) ; cosi san Luigi IX, re di Francia, dispone che i suoi giudici in un processo di delibazione prendano conoscenza se le scomuniche ordinate ,dai tribunali ecclesiasticisiano giuste : senza di che queste son prive di effetti giuridici '). Ma la nozione vera della libert) di coscienza d assai lenta a formarsi. San Tommaso distingue, e, pur negando i1 diritto di costringere e di punire chi cristiano non e stato mai, riconosce che r.iguardo agli scismatici e a$li er,etici 1o Stato deve pr,estareil braccio secolare alla Chiesa per ricondurli alla verit) con \a forza'). Egidio Romano,
r; G. Vorya, Mouimenti religiosi, p. rzg. 2) J. HERGENRoTHER,op. cit., vol. IV, p. 242 e sgg. 3) E. FRTEDBERG,De finium inter ecclesiam et ciuitatem regundorum iudicio quid medii aeui doctoreset legesstatuevint, Lipsiae, r86r, p. r54 e sg. 4) F. RuFFINI, la libertd, religiosa, p. 43. Per lo sviluppo della legislazione secolare nel punire gli scomunicati, vedi per l'Italia H. C. Lne, Excomn'tumication,in Studies, p. 4r3; per la Francia, lo stesso,p. 399 e sgg. 5 ) F . Sc ADUT o , o p . c i t . , p . r o . 6 ) P . J e Ne r , o p . c i t . , v o l . I , p . 3 8 9 .

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M ARSI L I O DA P A D O V A

piri assoluto, giunge persino a voler imposti realmente e personalmente gli infEdeli e gli eretici, e a riconoscere alla Chiesa la possibitlit) di infliggere loro non solo delle pene, ma di disporre di quelia proprieti, che per loro d illegittima, perchd non volta al bene della fede '). E interessante perd notare che anche quegli scrittori, in massima pubblicisti francesi, che sostengono la necessiti di limitare la giurisdizione ecclesiastica, o teorici illuminati nel seno stesso d,ella religione, non negano mai il diritto della Chiesa di iniziare il giudizio ereticale o presso il foro laico o presso I'ecclesiastico. Cosi Giovanni da Parigi senz'altro affida ai tribunali ecclesiastici una competenza ereticale assai ampia 2) ; cosi Guglielmo Durando di Mende, autore tollerante e ne'limiti della societd trrecentesca liberale, sostiene doversi evitare che gli eretici coprano cariche pubbliche') ; cosi Durando di San Porciano, in cui pur affiorano i primi concetti delle garenzie costituzionali, non nega che i vescovi o altri ad essi superiori possano comandare un principe, perchA colpisca l'eretico scomunicato nella persona e nei beni a). In rapporto a tutti questi pensatori, che, figli del loro tempo, non sanno liberarsi dalle restrizioni consuete nella sfera delle cndenze, Marsilio appare veramente moderno ed annanzia quel regime della liberti di coscienza, oltre che di culto,
r; Dice Ecrnro nel De ecclesiasti.ca potestate (II, xr), opera di cui per primo si d occupato C.HeRrBs Jounoerr.r, Un ouarage inddit de Gilles de Rome, nel Journal gindral de l'instruction pwblique, 2+ e z7 febbraio 1858, ed ora pubblicata a cura di G. U. OxIrr"l e G. Bornro, Un trattato inedito di Egid,io Colonna, Firenze, r9o8 : < a Deo habemus res temporales et dominia et potestates, quoniam non est potestas, nisi a Deo: quanto ergo magis haec omnia habemus a Deo, tanto sumus magis iniusti possessores, si inde non servimus Deo r. Per intendere questa curiosa dottrina rimanclo senz'altro allo JeNor, op. cit., vol. I p. 4II e s g g . t) De potestaie regia et papali, in Goroesr, II, p. r3r. 3 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . , p . 4 3 . 4) F. ScADLrro, op. cit., p. 47.

REAZ I O NE AL F O RO E C C L E S IA S TIC O

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che solo la Rivolu zione francese realizzerd con gli statuti e le legislazioni che da essa rigogliosamente si espressero 1). Un altro punto di capitale impoftanza d I'atteggiamento di Marsilio verso i tribunali ecclesiastici, [a cui competenza s'era oramai al,largata, non sdlo net riguardi della materia, ma anche ne'riguardi derllepersone, comprendendo spesso anche la cosiddetta materia mista. Dopo avere distinto con scolastica sottigliezza gli atti umani in immanenti e transeunti, il dottore di Padova richiama un principio fondamentale della vita giuridica : tutti gli atti umani sono suscettibili d'essere giudicati altla stregua d'un principio superiore, la legge. Occorre percid che siavi non solo una norma che dichiari la natura degli atti umani e li dica buoni o cattivi, ma anche un giudice che abbia l'autorit) di giudicarli e di fare eseguire i giudicati, < auctoritatem habentem iudicandi.... de contentiosis hominum actibus, exequendi iudicata .et legis transgressorem quemlibet per coactivam arcendi potentiam r 2). Ora, dato che gli atti dei chierici norl sempre hanno carattere spirituale, come tl'amministrazione dei sacramenti, ma per lo pii sono tempora.lli e carnali, il giudizio sovra questi ultimi spetta al giudice ordinario, al solo munito di potest) coercitiva t) : < et ideo cum presbvteri seu episcopi generaliterque omnes templorum ministri, communi nomine vocati clerici, possint committendo vel omittendo malum agere, et agant ipso-

1) L . PASr o R, o p . c i t . , v o l . I , p . 7 8 . 2) D . p . , I I , 7 ; G o l o e s t , I I , p . z r r ( S c H o r z , p . 5 8 ) . 3) F . L a u n ENr , o p . c i t . , v o l . I , p .+ S S ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . r 3 o ; A. C e p p e - L EG o RA, o p . c i t . , p . g z ; E. E n n n r o N , o p . c i t., p . :g ; C . W. Pnr vr r 6 - O Rr o N, o p . c i t . , p . r r . Ve d i a n c h e S . R r n z r n n , Wi d e r s a c h e r , p. 2 r r e N. Ve r o r c , J e a n d e . f a n d u n ,p . 5 7 9 .

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}IARSILIO

DA PADOVA

rum aliqui (utinam non plurimi) quandoque de facto in nocumentum et iniuriam alterius, ,sunt et ipsi suppositi vindictae seu iuris'dictioni iudicum, quorum est coactiva potentia puniendi legum humanarum transgressores> t). Il giudice che giudica degli atti umani d itl principe secolare, ron un prete o un vescovo, ed egli esercita i[ suo ufficio contro tutti, anche contro i chierici trasgressori delrla tlegge umana. Anzi, siccome questi ultimi hanno maggiore discernimento di bene e di male e maggiore cultura, debbono, delinquendo, essere puniti pili gravemente che non gli .atltri poveri uomini, in cui itl giudizio morale spesso e oscurato 2). < Peccat igitur gravius sac e r d o s , et eo am plius puniendu s n t). Non si deve tenere in alcun conto, insiste Marsilio, [a tesi di quatlche scrittore, che i reati contro le cose e [e persone, compiuti da ecclesiastici, siano azioni spirituaii, o meglio partecipino detl carattere spirituale indetlebile del soggetto agente, e quindi siano suscettivi d'un giudizio spirituatle e non appartengano al foro or'dinario, Poichd questi che possono andare daltl'adulterio atll'omicidio, dal furto alt'eresia, sono carnali e temporatli. E se il vescovo di Roma o altro qualsivoglia prete fosse esente non solo dalla giurisdizione laica, ma eziandio detenesse egli \a facotlt) potestativa di giudicare tutti g1i ecclesiastici, sottraendoii altl'ordinaria giurisdizione, allora per necessit) tutta la giurisdizione secolare sarebbe annullata. Il che A da giudicarsi un grave danno, e contrario allo spirito dell'insegname,nto evangelico : < quoniam Christiana n). religio neminem privat iure suo > I,l danno si manifesta evidente anche netl continuo a11) 2) 3) 4) D. p., II, 8; Gotoesr, II, p. zrr (Scuorz, p. 58). E . ENr ERr o N, o p . c i t . , p . 3 9 . D.p., II, 8; Gor,oesr, II, p. zrz (ScHorz, p. 58). D. p . , I I , 8 ; G o r o e s r , I I , p . z r z ( S c H o r z , p . 5 9 ) .

RE. {Z I O NE AL F O RO E C C L E S IA S TIC O

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largare che fanno i pontefici del numero delile persone aventi carattere retligioso, le quali appunto percid escono dalla competenza sovrana de1 giudice secolare : ai veri sacerdoti si unirono gli ordini laici, i cosiddetti frati gaudenti e poi i templari, gli ospitalieri ed altri consimi,li : cosi la maggior parte degli uomini e sottratta al potere dello Stato, ai suoi tribunatli, ai suoi comandi, alle sue imp o s te ') . L'appunto di Marsilio d estremamente grave. Lo Stato ! esautorato, il suo car,attere di assolutezza si perde. E una vera contraddizione: coloro, che si proclamano esenti ed immuni, godono della sicurezza civile, della pace, che l'autoritA civile con l'opera sua appresta, ma non vogliono pin sopportare i suoi oneri e i suoi pesi : n qui enim gaudet honoribus et civilibus commodi.s, ut pace ac tutela legislatoris humani, ab oneribus et iurisdictione non debet eximi absque determinatione legislatoris eiusdem> 2). Cosi non pud esrere, re si vuol mantenere allo Stato il carattere d'universaliti e d'eticiti, che ad esso compete. Occorre che tutti i chierici non solo siano soggetti a[ foro llaico, ma il prinoipe cosi come dispone di ogni altro cittadino disponga dei vescovi e dei preti e possa limitare il numero loro, quando appaia eccessivo in rapporto a'lrlatotaiiti dei cittadini, e distribuirli neile varie provincie, come crede, tenendo conto detll'effettivo bisogno. Disgregata ed infiacchita con la caduta dell'Impero d'Occidente lla compagine dello Stato, in quel processo di frazionamento che caratterizza il primo medio evo fino arl Mitltle, la Chiesa giovane, forte, organizzata atil.aromana, unica tutela del debole nel trionfo della forza, non poteva
1 ) D . l r . , I I , 8 ; G o r o e s r , I I , p . z r z ( S c n o r ,z , p . 59). Vedi S. Rruztnn, Widersacher, p. 2rr e sg. 2l D. p., II, 8; Goln.rsr, II, p. zrl (Scnorz, p. 5 9 e s g .) .

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non rivendicare per sd a poco a poco molti pubbtiici diritti specie nel campo giurisdizionale '). Dato il concetto utltramondano, che i secoli dell'et) di mezzo ebbero della vita, la Chiesa volle garantito dallo Stato che ii clero potesse esercitare le sue funzioni nel modo pit perfetto e pieno. Il portare dinanzi ai tribunali comuni una controversia, in cui il convenuto o f imputato fosse un ecclesiastico, rappresentava un diminuire la solennit) deltl'abito religioso, poichd il chierico poteva anche essere ignominiosamente colpevole, quindi occorreva che essa controversia fosse giudicata da tribunali straordinari formati da ecclesiastici e non da magistrati laici. Questa 1'origine prima del foro ecclesiastico,che poi nei secoli allargd la sua competenza sempre pii, giudicando anche di cause in cui l'attore era un chierico e il convenuto o f imputato un iaico, di cause prima penali e pii tardi anche civili, di cause riguardanti i chierici maggiori e piil tardi anche i minori, e infine persone solo a met) religiose, come appartenenti ai diffusissimi nel medio evo ordini cavallereschi laici con iscopi di beneficenza e di propaganda de1la fede') : allargamento graduale ma senza sosta, parallelo all'indebolirsi delio Stato e al consolidarsi della Chiesa. E a questo ampliamento della competenza del foro ecclesiastico non fu estranea la materia 'delie cause, penali e civiii : dapprima i tribunali ecclesiastici richiamarono a sd \a pura rnateria religiosa, quindi, siccome v'era una materia propriamente regolata dalla legge secolare, ma attinente alla morale, nell'esautorarsi del carattere universalmente etico dello Stato, avocarono anche
1) t.na breve storia dello sviluppo e della fortuna ne'secoli delle immunitd tlel clero nel campo giurisdizionale d in H. C. L,ne,, Benefit ot' clergy, in Stwdies, P. 177 e sgg. z) Suilo sviluppo enorme del clero nel secolo XII e XIII vedi G. Vor-pn, Llouimentr. veligiosi, pp. 46, r73 e sgg.

REAZ I O NE AL F 'O RO E C C L E S IA S TIC O

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questa t) ; p !r concludere, qualunque materia mista2), ", come le cause di matrimonio, d'eresia, di falso giurarnento, d'usura, fu giudicata .da altri che non era il tribunale laico, oltre che le cause di patronato e di decime, oltre che i contratti perfezionati con giuramento. Questa competenza dei tribunali ecclesiastici non fu certo mai eguale netl tempo e nello spazio, e la sua maggiore o minore estensione dipese dal disgr.egarsi o dal consolidarsi alternativo dei poteri pubblici, ora riafiermanti i loro originari diritti, ora cedenti questi altla Chiesa sempre piri vigile d'ogni occasione nel campo politico, e adattantesi mirabiflmente ad ogni situazione per difficile che fosse. Sotto i Longobardi non sembra che il foro ecclesiastico sussistesse; o ebbe una competenza disciplinare e una giurisdizione volontaria, e ciod arbitrale. Ma 'sotto la monarchia carolingia, dato il carattere quasi messianico da essa assunto di difenditrice e di propagandista della fede, data I'alta condizione di favore fatta atltlaChiesa, il foro ecclesiastico s'affermd rigogliosamente, suila base non solo dei capitolari franchi, in cui l'inflaenza delle dottrine cristiane d decisiva, ma anche di alcune tipiche falsificazioni canoniche del secolo IX, in cui f intento di indebolire 1o Stato e le sue istituzioni d chiaro, sancendo esse sempre pii ampii privilegi ed imt). munit) per il clero regolare e secolare La reazione contro i diritti eccriesiasticidi foro si manifesta subito dopo il Mille, quando, superato il concetto agostiniano dello Stato generato dal peccato e della
1) Innocenzo III fissd persino un diritto d'appello al pontefice di chi si stimasse leso dai giudici pubblici. da parte -2) si affermd la cosiddetta iurisdictio de peccato: ovunque un atto umano secondo la legge divina e canonica ha in sd un elemento di peccato, ivi d competente il tribunale ecclesiastico' 3) A. Sorui Stato e Chiesa, p. r27; H' C. Lr'l, Benefit ol clergy, r 8 4 p . ; T h e r i s e o l t h e t e n tp o r a l p o w e r , i b ' , p p ' 6 9 ,7 r I s g g ' h S tud .i e s ,

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MARSILIO

DA PADOVA

vita terrena priva d'un suo proprio fine autonomo e per sd stesso degno, col rinato curlto della classiciti e di Aristotele fu rivendicata la dignit) dello Stato e della vita concepita pit immanentisticamente. Non possiamo dare che brevi accennit). I primi a reagir,e furono i Comuni, in cui il concetto pubblicistico romano affiora e plasma la nuova vita. Non sempre essi mantennero i diritti antichi del clero2), specie nel campo giudiziario e tributario; anzi molti come Milano, Modena, Vercelli, Padova, ingaggiarono fiere battaglie giurisdizionali, che, con'dotte con alterne vicende, in massima tra ingiuste rappresaglie daltr'una parte e dall'altra, portarono g1i stessi Comuni a ced'ere assai poco. Ai Comuni seguirono gli imperatori svevi, ed in particolar,e quel Federico II, che nutrito di s,apienza giuridica romana e di dottrina aristotelica passata per il vaglio dell'eterodossia musulmana, fresco temperamento di artista oltre che savio reggitore di popoli, ebbe un alto e sano concetto della sovranit) : egli, senz'altro, sottomise il clero, anche nel campo penale, alla giurisdizione secolare; ridusse di molto il privilegio del foro straor,dinario, anche se non potd sopprimerlo, continuando un indirizzo ,aperto gii dai suoi predecessori Normanni. Un atteggiamento risoluto fu assunto dai r,e di Francia, poichd nelle loro terre le pretese della Chiesa erano divenute insopportabili : lo stesso Luigi IX, il gran santo, come abbiamo detto, dispose che il crtmen publicum d'eresia fosse rivisto dai suoi tribunali, ancorchd quelli ecclesiastici avessero su di esso pronunciato una sentenza avente per essi valore di cosa giudicata; e dopo di lui Filippo il Bello riaffermd 1o stesso principio pii rigida-

r; U. C. Lnt, Benefit ol clergy, in Str't'dies,p. r9r. 2) F. LucuArRE, op. cit., p. r55 e sgg. ; G. Vornn, Chiesa e Stato di in Mouimenti religiosi, p.263 e sgg' cittd nell'Italia med,ieaale,

REAZIONE AL FORO ECCLESIASTICO

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mente, e cosi il famoso processo ereticale contro l'ordine dei Templari si svolse dinanzi al tribunale regio r). La reazione contro il foro ecclesiastico si manifesta principalmente nei trattati de'regalisti francesi nella titanica llotta tra papa Bonifacio e il re Filippo : le loro opere non sono che una denuncia continua particolareggiata degli abusi del clero nel campo giudiziario. L'autore della Su.rnmaria breuis et compendiosa dice che le ragioni ,dell'ampliamento della competenza del foro ecclesiastico sono tutte venaii, poichd i preti abbondano nelle pene pecuniarie piuttosto che in quelle affiittive per fare denari, e non esitano per raggiungere il loro scopo a perseguitare coloro, che ricorrono in appello presso i tribunali del re, a scomunicare g,li ufficiali che fanno il loro dovere 2). Lo scrittore, forse Pietro Dubois, della Disputatio super potestate accenna alle stesse inframettenze e vuole regolata dal foro ecclesiastico la mera materia spirituarle, escludendo persino queila mista ed affermando percid un pir) vasto diritto regio t). E parimenti il non ancora determinato autore della Quaestio irt, utramque partem bro et contra pontificiam potestaternn), in qualunque tempo
r) F. ScADUro, op. cit., p. ro e sgg. A proposito dell'opera di rivendicazione dei diritti dello Stato in materia ecclesiastica operata da san Luigi e poi da Filippo, r'edi A. FneNcr, Des rapporls, p. 66 e sgg. 2) N. nE Werrry, Min+oire sur un opuscule anonyme intituli : t Sumtnaria breais et compendiosa doctrina felicis expeditionis et abbreaiationis guerrlwuln ac litium regni Franciae>, in Mimoires de l'Acad,imie des inscriptions, vol. XVIII, parte II (r85o), p.46r e sg.; S. RrBzr- n n , W id e r s a c h e r ,p . r 4 3 ; F . Sc e o u r o, o p . c i t., p . 7 6 e s g .; E . R e x e N , Etudes, p. 3or e sgg. ; R. Scuor.z, Die Publizistih, p. 4rT e sgg. 3) S. Rr c z r e n , W i d e r s a c h e r , p . r 4 5 ; F. S c a o u r o , o p . c i t., p . 8 z ; R. Scuor,z, Die Publizistih, p. 345 e sgg. ; B. LaseNce, Marsilio da Pad,oaa, p. r85 : quest'ultimo continua a volere attribuire I'opera a G. Ockam, come del resto anche A. Fnewcx,'Riformateurs, pp. r82, zoz. 4) Se per F. Sceouro, op. cit., p. q8, la Quaestio fu scritta nel r3o3 in occasione della bolla bonifaciana Deum time, e della conseguente Responsio di Filippo, per il RtEzlEn, Widersacher, p. r3g e sg., d stata composta assai piir'tardi, verso il 1364 e anche dopo.
F. BlmeclIe. lllarcilia do Padoaa. q

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abbia scritto rla sua operetta, richiama la ben nota distinzione tra spirituale e temporal !, p !r cui alla Chiesa .spetta solo [a giurisdizione sultlo spirituale e tla giuri,sdizione sul temporale non possa essere sottratta allo Stato t). Ma se osserviamo attentamente lo spirito deltle' dottrine di questi giuspubblicisti, i facile vedere com'essi infine non neghino una certa competenza dei tribunafli ecclesiastici lon solo in materia spirituale, ma anche mista, desiderando unicamente una demarcazione pii rigida di quella che positivamente vigeva, che assicuri al foro civile un funzionamento senza ostacoli. E che non neghino questa com.petenza lo dimostra il fatto che nessuno di essi entra nell'analisi della materia, e quindi, stando alf interpretazione del diritto medievale, il giudizio d'usura, di matrimonio, il giudizio circa contratti suggellati con giuramen'to resta pur sempre agli ecclesiastici. Marsilio invece d un radicale : non sotlo afferma il pit vasto principio, u evitandum fateri oportet secundum veritatem, iurisdictionem in episcopos seu presbyteros et clericos omnes legi'siatoris auctoritate principantem habere, ne principatuum etiam pluralitate inordinata politiam soivi c o n tin gat . . . . r ') ; m a nega al c l e ro l a s te s s a a u to ri t) d i giudicare in tema d'eresia, di matrimonio, e, come vedremo in seguito, di beneficii, e infine limita la sua competenza alla mera materia disciplinare e sacramentale.
1) Dopo Filippo il Bello la lotta continua e sotto Filippo VI di Valois fu scritta l'Actio Petri de Cugneris consiliarii regii, et Petri Bertrandi.... de iurisd,ictione ecclesiastica, in cui Pietro de Cugneris sostiene il diritto regio e Pietro Bertrando ed altri il diritto papale. Il primo porta le lamentele dei funzionari dello Stato disturbati nelle loro funzioni dai chierici specie nel campo giudiziario, e domanda una demarcazione netta e precisa tra la competenza del foro laico e quella del foro ecclesiastico, che escluda ogni confusione e discordia. Il che vuol dire che l'antico tentativo di continuo esautoramento dello Stato da parte della Chiesa continuava ancora e assai gravemente. Vedi a proposito A. FneNcx, Rdformateurs, p. 2o2 e sgg. 2) D. p.,II, 8; Goroasr, II, p. zr3 (Scuorz, p. 6o).

LA PROPRIETAECCLESIASTICA

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Questa rivendica zione dell' autorit) dello Stato in ordine all'eresia e al foro ecclesiastico d integrata dalla disamina sulla propriet) ecclesiastica1) ; in cui Marsilio, pur non essendo del tutto nuovo ed originale, anzi battendo una strada giA percor,sada altri, A ancora di un'apdacia senza pari. I1 dottore padovano, dopo avere definito i[ dominio come la potesti suprema e principalmente come irl diritto di rivendicare contro tutti i terzi una cosa, giustamente acquistata e tenuta cosi che altri non ne abbia l'uso senza I'espresso consenso della persona che la possiede, dopo aver detto dell'usufrutto'), passa senz'altro dalf individuo alile corporazioni, ed entra nell'argomento assai controverso della propriet) ecclesiastica. Egli forse non nega la tesi che Cristo e gli apostoli abbiano posseduto ed eser,citatoil diritto di proprieti, ma afferma che sia conforme alla dottrina evangelica possedere solo ne'limiti de' bisogni jndividuali. f[ vero ecclesiastico, servo di Dio, deve essere povero, servirsi deltlo stretto necessario, e rinunciare a[ resto. < Nec oportet omittere, quod spontaneorum pauperum sunt qui'dam abdicantes temporafiia propter finem honestum, et convenienti modo. Alii vero talia videntur abdicare non propter hoc, sed propter inanem gloriam aut aliam aliquam mundanam fallaciam committendam o t). Sono i poveri volontari : quel che d) superiore carattere morale a[
1.) S. Rrezrnn, Widersacher, p. 2r3 e sg. ; F. ScADuro, op. cit., p. r3r ; N. V,lrors, Jean de Jand,un, p. 58o; E. Errlrnron, op. cit., p . 4 r e s g . ; P. E. M Bn r n , o p . c i t . , p . 4 3 e s g g .; J . W. A r :.e N , M a r silio ol Padua, nella gid citata raccolta del HrenNSHAw, p. r87. 2\ D . p . , I I , t z ; G o r o e s r , I I , p . z z 4 ( S c n o r .z ,p . 6 6 ) : n D o m i n i u m .... significat stricte sumptum potestatem principalem vendicandi rem aliquam quaesitam iure dicto secundum primum modum, potestatem inquam scientis et non dissentientis in hoc, volentis etiam nemini alteri licere rem illam contrectare absque sui, dominantis scilicet, dum i lli dominatur, expressu consensu ). 3 \ D . p . , I I , t z ; G o r o e s r , I I , p . z z 5 ( S c n o r z , p .6 7 ) .

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MARSILIO

DA PADOVA

loro atto d 1o spirito che li spinge a spogliarsi derl tloro bene : lo stesso atto pud avere alto significato morale o basso senso di mondana spreconeria secondo l'interiore volontd dell'agente. I beni, che gli ecclesiastici hanno per le mani e in possessocome gii altri uomini, sono di vario genere : ve ne sono aicuni consumabili con un solo atto o con una serie limitata di atti, come i cibi, le bevande, i medicinali, le vestirnenta; altri d'uso ripetuto e consumabili solo attraverso un'attiviti continua e lunga, come le case, i terreni, i cavalli. Questa distinzione e il fondamento d'una ulteriore constatazione. Gli ecciesiastici, i quali vogliono attingere lo statunt, perlectionis, ciod custodire secondo la legge evangelica la somma povert), sunLrna?npaupertatem, - come si vede la perfezione s'identifica con la povert) e questa ,i causa di quella debbono contentarsi dell'alimento indispensabile ai bisogni della vita e del vestimento necessario: < contentari debent alimento quotidiano et necessario tegumento r r). Ma ci si pud domandare : una volta esclusa una vera proprieti ecclesiastica sovra i beni non consumabili con un sdlo atto, chi forniri ai chierici i beni d'uso quotidiano, i cibi e le vestimenta? Marsilio, in generale, crede che la communitas fidelium sia tenuta per diritto divino, sebbene non vi possa essere costretta giudizialmente secondo una legge umana, a prestazioni allimentari ai suoi chierici, dal di cui insegnamento evangelico trae conforto e iuce. Tuttavia pud darsi che la comunit) sia siffattamente pwera che non possa mantenere i suoi sa1) D. p . , I I , 1 4 ; G o r o e s r , I I , p . 2 3 3 ( S c n o r z , p . 6 9 ) .D i s ti n z i o n i consimili aveva gid, fatte nel r3zz frate Ubertino da Casale, come risulta dal dotto lavoro di F. Tocco, La quistione d,ella pouertd. nel, secol,oXIV secondonwoai document'i,Napoli, r9ro, p. 278 e sgg. Gli identici motivi ritorneranno nel famoso Songe du Vergier: vedi E. FnrBpBERc, Die tmittelalterlichen Lehren, parte I, p. 16.

LA PROPRIETA ECCLESIASTiCA

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cerdoti ; allora questi debbono aitrimenti provvedere ai propri bisogni in modo decoroso allo stato chiericale, senza percid mai scen,dere ad esercitare mestieri manuali e tanto me n o a m endicar e. Pud darsi atllora che 1o Stato o un fedele qualunque destini un certo numero di beni, sia mobili sia immobili, o meglio ie loro rendite, al mantenimento degli ecclesiastici. < Interrogabit autem aliquis, cuius aut quorum sit horum temporaliurn, praecipue immobitlium, iam dictum dominium seu vendicandi potestas coram iudice coactivo praesentis saeculi, cum tale dominium ministri,s evangelicis perfectis eristentibus convenire non possit secundum cleterminationem capituli praecedentisr. Cosi la questione e\ posta. Subito dopo abbiamo la risposta. ,t Nos vero dicamus dominium temporalium, quae sunt pro ministroruln evangelicorum sustentatione statuta, legislatoris esse aut eius vel eorum, qui per legislatorem ad hoc fuerint deputati ; vel per eos qui talia dederunt, si fuerint s in g u lares personae, quae supra d i c ta te mp o ra l i a d e d e ri n t et ordinaverint ex bonis suis ad usum praedictum : qui siquidem sic statuti ad eccrlesiasticorurn temporaflium defensionem et vindicationenl vocari solebant ecclesiarum p a tro n i r t ). Da ciir seguono conseguenzeimportantissime. Iti clero rron ,i rnai proprietario dei beni, di cui gode le rendite, rna soltanto un mero detentore di fatto e amministratore per iscopi che tlo trascendole:), poichd si rivolgono al generaie mantenimento dei poveri. E se la nuda propriet)
1) D. p . , I I , 1 4 ; G o r o e s r , f J , p . 2 3 3 ( S c H o L z , p . 6 9 e s g .) . 2) Anche questa era un'idea diffusa nel secolo XIV ed appare purc in uno scritto del re Roberto d'Angid, giA. pubblicato da G. B. Stn e cu sa , L 'i n g e g n o , i l s a p c r e e g l i i n l e u d i n r c n ti d i R o b e r to d ' A n g i d con nuoui documenli, Palermo-Torino, r8gr, e studiato dal Tocco, Za guistione della pouertd, p. z9r. Vcdi anche F. D'Ovtoro, La proprietd ecclesiasticasecondoDanle in Studi sulla u Diuina Contntedia r,, Palermo, r9 o r , p. 4 o 4 .

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MARSILIO

DA PADOVA

spetta all patrono-Stato o al patrono-privato, detratto quel che d necessario per il mantenimento del olero e per il funzionamento del culto, il resto deltle rendite pud a rigore essere rivendicato. Tuttavia il Previt6-Ortonr), ioterpretando con I'aiuto dei manoscritti un passo corrotto del Defensor pacis e modificandone sostanzialmente la lezione, crede che la conversione di detti beni ad altri usi che non siano quelli predeterminati, culto e mantenimento dei chierici e dei poveri, importi non solo peccato, ciod violazione della legge divina, ma, in certi casi, una violazione della stessa legge umana. fn questa costruzione marsiliana d evidente un duplice influsso : da un lato le dottrine religiose degli ordini mendicanti, e particolarmente dei francescani spirituali, di cui Marsilio conobbe a Parigi uno dei capi pii rappresentativi Ubertino da Casale, che poi rivedr) a Roma, e di cui pur conobbe a Norimberga il piri eminente teorico, Guglietlmo Ockam 2) ; dall'altro, forse, le dottrine politiche di Dante. Gli ordini mendicanti, sorti come alleati dei papi, ndl secolo di Marsitlio ruppero i loro rapporti con questi, e Michele di Cesena, generale dell'ordine, ingaggid con Giovanni XXII una fiera lotta proprio sul terreno della poverti e della proprieti ecclesiastica. Laddove il pontefice sosteneva che Cristo e gli apostoli esercitarono di fatto la proprieti, itl francescano lo negava : tlo che, come nota Paul Janett), significava porre in termini teor; C. W. PRBvrrf,-ORroN, op. cit., p. r'2. z; Che le dottrine degli Spirituali abbiano influito sul pensiero ivlloaivnenti religiosi, di Marsilio appare fuor di dubbio a G. Vorpr, p .16 7 . 3) P. JANET, op. cit., vol. I, p. +6+. Vedi anche A. FneNcx, Riforma.teurs,p. 17+ e sgg. Che la questione della povert} fosse una questione sociale politica e giuridica prima che dommatica e religiosa rileva acutamente F. Tocco, La quistione della pouertd.,p. 34 e sgg. rt Contro queste dottrine - scrive I'egregio autore, - che scalzavano le basi del dritto

LA PROPRIETAECCLESIASTICA

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tlogici una questione sociale, e dire che La proprieti d un male piri o meno giustificabile, r&, certo, intimamente contrario aflla perfezione cristiana. Non solo : le conseguenze erano pii gravi, poichA, negando la proprieti come contraria allo stato evangelico, la lotta si portava anche sutl terreno del dominio temporale dei papi, contro i feudi ecclesiastici, contro le infinite ricchezze accumulate da collegi, ordini, ecc. Senza sofiermarci sopra. 1o sviluppo storico e teorico di questa lotta, calda e passionata, ci limitiamo a notare il suo influsso sul pensiero di Marsilio, che d evidente. D'altra parte il pensiero dell'Alighieri non fu forse estraneo allo sviluppo della dottrina di Marsilio, a meno che non si voglia ammettere che il Poeta subisse lo stesso influsso del dottore padovano, senza che questi conoscesse quello : tuttavia un certo parallelismo di situazioni ci inducono a pfopen'dere, se pur con molta incertezza, verso la prima tesi anzichd verso la seconda. Posto il dominio eminente (superius dominium, dornr.nium eminens) dell'Impero sopra i beni della Chiesa, come su quelli dei privati tutti, Dante nega addirittura alla
e della societl, doveano protestare e protestarono la maggior parte dei cardinali e dei vescovi, principalmente quelli, che allo studio del diritto non solo canonico ma civile aveano consacrata Ia loro vita. E si vide questo spettacolo strano; in una quistione, che pareva si dovesse decipir) antichi ed audere esclusivamente colla Bibbia e con gl'interpreti torevoli delle sacre carte, entrare come autorit). prevalente il Diritto Civile, e Irnerio vincerla su Santo Agostino. Nd avean torto. Finchd i Francescani si fosser contentati di sfolgorare, come tanti altri aveano fatto prima di loro, il fasto e la mondanitd e il potere principesco del clero a cominciare dal Papa stesso sino ai vescovi e agli abati, erano nel loro pit pieno diritto. E la storia fard loro ragione.... Ma quando abbracciavano nelle loro dottrine la societ). tutta, e in nome della legge di Cristo bandivano guerra a quello che di pit sacro e di piir caro ha diritto, famiglia, societtr civile, era giusto che dal clero l'Umanit), stesso e secolare e regolare si alzasse la voce contro di loro, rilevando la santitA, del diritto e dello stato, che ne B la custodia ). $ull2 p61tata politica delle idee degli Spirituali vedi G. Vorpr, Moaimenti relig io si, p p . 1 6 r , 1 6 7 .

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MARS]I,IO

DA PADOVA

Chiesa ogni diritto di propriet), e crede che questo spetti piuttosto ai poveri. Ii vicario di Dio non d un possessor, ma un pauperibus dispensator 1). Tra.-l'Alighieri e Mar1) Dice Dexrp nella Manarchia, fII, x, r7: < poterat et vicarius fructuum pro P"i recipere non tanquam possessor, sed tanquam Ecclesia pro christi pauperibus dispensator : quod apostolos fecisse non ignoratur >. Rimando senz'altro per intendere Ia portata della citazione al Sorrrr,..Il pcnsiero politico di Dante, pp. r2g, r44, e per ogni sviluppo dell'argomento alle seguenti opere : F. Tocco, La quistione della pouertd. nel Trecento, pp. r-5r ; S. Vruro, op. cit., p. 116 e sgg. La posizione dell'Alighieri a me come al Solmi sembrl ben chiara, per cui non so come possa K. VossrBR, La n Diuina Commedia > studiata nellg sua genesi e 'inlerpretala, trad. di S. Iaclrvr, Bari, r9ro, vol. I, parte II, p. 456, ritenere che il passo dantesco < non abbia senso giuridicamente preciso r. certo < in Italia come rileva l'insigne professore di Monaco in quei tempi, non v'era ancora alcuni te-oria politica che avesse elaborato l'idea francescana della poverta fino a aavarne un chiaro programma di separazione fra chiesa e stato, ; ma cid non implica che Dante per primo non abbia potuto trarre alcuni corollari che la dottrina dei minoriti aveva in sd. Del resto gil, e lo nota lo stesso vossler, non insignificanti tentativi d'elaborazione sul principio del secolo XIV erano stati fatti dai pubblicisti francesi ; e forse questi agirono sul pensiero del poeta pir) di quanto generalmente non si creda. Marsilio poi non fa che portare all'estremo nel campo logico le posizioni di Dante. cosi ,rttr coit.oversia destinata ad agitarsi nel terreno de'principi teologici animd di sd tutta una serie <ii problemi politici e giuridici, e dal negare la proprieti, in Cristo e negli apostoli si fini col negare la terrena giurisdizione nel Papa, Ia Donazione di Costantino, ecc. Un altro passo di DeNre sull'argomento d nella Monarihia, II, xr, r-3, la cui interpretazione ha dato luogo venti anni or sono a dotte polemiche, sulle quali non mi so ermo. euesto passo d meno rigido del precedente, ma pur meno chiaro, e sul suo significato si d molto discusso. F. D'ovroro, La ptoprietd ecclesiastica, in Studi sulla ( Diuina Con'nnedia >t, p. loJ, cosi lo parafrasa : < Lo stato dd o lascia beni materiali alla chiesa per solo vantaggio dei poveri ; d questo il solo titolo che essa ha al possedere, e il patrimonio suo non d che patrimonro dei poveri ; se i poveri son defrauclati delle rendite, se anzi il patrimonio stesso d dilapidato dai pastori per arricchir sd e il parentado, tanto fa che il patrimonio dalla chiesa torni al potere laicale r. Anche qui lo stesso concetto : la Chiesa non ha propriet), ; la propriet) ecclesiastica d dei poveri, il papa E un !>auperibus d,ispensator; ma appare pure come il Poeta infine ammette una certa detenzione o un qualunque possesso di beni materiali : cid che d deplorevole d il mal'uso, il non farne parte ai poveri. Usciamo dalle dottrine proprie di Ubertino da Casale, e ci avviciniamo, se mai, alle dottrine di Marsilio, che pur tempera alquanto l'assoluta povertd degli Spintuali. vedi a proposito F. Tocco, Polemiche dantesche, in Riuis;ta d ,' Ita lia , a . I V ( r 9 o r ) , f a s c . 7 0 , p . 4 3 9 .

LA POTESTA SACERDOTALE

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silio la differenza sta in cid, che laddove per il primo soggetto di diritto, cioe proprietario dei patrimoni ecclesiastici, d l'insieme dei poveri ; per il secondo, e il patrono, lo Stato o il privato; ma nell'uno e nell'altro le rendite vengono destinate a fini di cultura e di beneficenza, e vengono sottratte alla disponibilit) illimitata dei chier ic i r) . Altro argomento molto importante d quello del concetto della potesti sacerdotal.t). Il sacerdoziod stato istituito da Cristo stesso, il quale pure abbiamo visto aver abdicato a tutti i beni mondani, e non dal legislatore umano, causa eflrciente d'ogni ufficio e d'ogni potest). Da cid potrebbe scaturire un contrasto, quando irl sacerdozio si volesse sottrarre ad ogni possibiliti di controllo statale e ad ogni possibilit) di pubblica istituzione. Per eliminare ogni errore, nell'ufficio del sacerdote occorre distinguere 3) la potestA sacramentale, ciod la potest) di legare e di assdlvere gli uomini dal peccato e di conferire la eucaristia, autoriti' essenziale e inseparabile dal sacerdotein quanto sacerdote, da una diversa potest), avente origine in un'umana istituzione, per cui un sacerdote istruisce nella legge divina un determinato numero di persone e ne cura le loro anime, inviato in quel determinato luogo per un pubblico incarico. Abbiamo da un lato una istituzione sacramentale. dall'altro una istituzione beneficiaria.
i) Mr d'altra parte sia Dante sia Marsilio ammettono un tal quale possesso, una disponibilita, un uso di beni materiali nella Chiesa, e cid basta a differenziarli da Ubertino da Casale e dai piit intransigenti spirituali, sostenitori della povert) assoluta. 2) E. EMERToN, op. cit., p. 43. Vedi anche S. Rtnzrnn, Wider sa ch e r , p . z r 4 ; F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r 3 r ; P . E . M p v B n , o p . c i t., p p . 3 3 , 4 0 e s g g . ; E. F n r e o BERG , De fi n i u m , p . 4 5 . 3) Circa l'origine storica di questa sottile distinzione vedi A. Sor,nr, Sta to e Ch i e s a , p . 2 2 o , n . 2 .

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MARSILIO

DA PADOVA

Riguardo atlla prima istituzione e alla conseguente autorit) tutti i sacerdoti sono uguali, nd il vescovo di Roma d superiore agli altri vescovi e preti; riguar'do alla seconda no, perchd in base ad un'umana'volonti un chierico pud essere preposto agli altri per dispensare ad essi comandi ed organizzarli nel modo pit corrispondente altle finaflit) religiose. n Omnes sacerdotesaequales sunt merito atque sacerdotio,, 1), poichd essi tutti, eenza distinzione di pneti e di vesc',ovi,sono successori degli apostoli; e tra questi nessuno fu posto al di sopra degli altri, nd circa l'istituzione essenziale,nd circa I'istituzione secondaria'). Lo stesso Pietro non ebbe da Dio nessuna potesti, nessuna coattiva giurisdizione su gli altri apostoli, nd per il lato sacramentale, nd per quello amrninistrativo. Egli non ebbe alcuna autoriti d'inviare un apostdlo in una tnrra anzichd in un'altra per evangelizzare, sebbene bisogna ammettere che egli per l'eti sia stato il capo riconosciuto dei compagni, fors'anche per la loro stessa designazione, ancorchd le scritture sacre di questa desig:razione non parfiino. E che sia stato cosi lo dimostra il fatto che il corpo o collegio apostolico ha avuto sempre 3). maggiore autoriti che non Pietro o altro singolo E come Pietro fu eletto vescovo ,di Antiochia dalla moltitudine dei fedeli e non ebbe bisogno di conferma dei compagni, cosi questi ultimi furon capi di altre comuniti religiose, prescindendo dall'istituzione e dalla conferma di Pietro : e parimenti i successori immediati degli apostoli tennero la loro autoriti al di fuori d'ogni ingerenza dei successori di Pietro. Cid continud fino ai tempi di r ) D. p. , I I , 15; Goronsr ,I I , p . z 4 r (Sc u o L z p,. 7 r e s g .).

2) J. HALLER, op. cit., p. 16; P. E. Mrvrn, op. cit., p. 42. Queste pubblico della Chiesa, Diritto proposizioni, come nota G. Auorsro, vol. II, p. 8o, sono poi state svolte da Wrcrrnp. 3 ) P. E. M e YEn , o p . c i t . , p . 6 8 .

IL PRII{ATO

ROMANO

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Costantino, che attribui ai vescovi e alla Chiesa di Roma una certa prepon deranza sopra gii altri vescovi e Chiese del mondo. Sul primato di Pietro i pontefici romani basano una ereditaria supremazia su I'orbe cri,stiano. Invero questa zupremazia, se ha una sua intima ragione umana fondata sopra una secolare consuetudine, manca d'ogni ragione divina non solo, o& anche d'una sufficiente base storicat). I vescovi di Roma generalmente si fanno credere eredi di Pietro. Ora, e cid d importantissimo, le scritture sacre possono testimoniare che essi vescovi sono successori di san Paolo e non di san Pietro, mentre diretti successori di quest'ultimo, che certo fu vescovo di Antiochia, sono gli attuali vescovi di Antiochia. I testi sacri dimostrano a sufficienza che Paolo fu a Roma per due anni e che comincid ad annunziare le nuove veriti al popolo dell'urbe; dimostrano pure che ivi fu eletto vescovo ed ivi esercitd l'altissimo suo ufficio, laddove non dimostrano che Pietro con certezza sia mai stato a Roma, nd che vi abbia mai esercitato funzioni e propaganda religiosa. <De beato vero Petro.... dico per scripturam sacram convinci non posse ipsum fuisse Romanum episcoptrffi, et quod amplius est, ipsum numquam Romae fuisse > '). E, sebbene una leggenda narri come Pietro abbia prevenuto Paolo a Roma ed ivi abbia predicato, come poi quest'ultimo l'abbia raggiunto, e l'uno e I'altro abbiano avuti contrasti con Simon mago e con gli ufficiali imperiali, finch ! non siano stati suppliziati, consacrando cosi con il loro sangue Ia nuova Chiesa romana, io strano d che nA Luca, nd gli Atti degli apostoli, n0 1o stesso Paolo facciano menzione mai della venuta del capo, del
pp 1) M. CREI G HT o N,o p . c i t . , v o l . f, p . :l g ; P . E . M E v E R , o p . c i t., 64 e sgg., 6q. .2) ttt Ver,ors, Jean de Jandun, p. _:63.

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M ARSI L I O D A P A D O V A

pii autorevole degli apostoli, san Pietro, nella capitale d e ll' Impero t ) . Riporto senz'a7tro l'importantissimo passo di Marsilio, che si pud riguardare anche come esempio del modo con cui il dottor padovano esamina e critica i documenti storici. < Amplius quod beatus Petrus Romam non praevenerit eos, credere facit probabitliter valde, quod Actuum ultimo 2) scribitur. Dum enim Paulus in suo adventu primo altloquereturIudaeos, inter cetera sui adventus Rorram volens assignare causam inquit : Contradicentibus autem Iudaeis coactus sum appellare Caesarem. At i1[i dixerunt ad eum : Nos neque tliteras accepimus de te a Iudaea, neque veniens aliquis fratrum r-runtiavit aut 1ocutus est quid de te mailum. Rogamus autem te au,dire, quae sentis, nam de secta hac notum est nobis, quia ubique ei contradicitur> "). Da questo testo come si pud rnai dedurre che Pietro abbia prevenuto Paolo a Roma, e non viceversa? E se Pietro C stato a Roma prima di Paolo, come mai i Giudei sono cie'ltutto ignari t{ella nuova retligione, che dicono ancora setta, che riguardano come cosa controvertibile e da essi lontana ? n Dicat ergo mihi v e r ita ti s r, dom anda M ar silio, n i n q u i s i to r, n o n q u a e re n s contendere solum, si probabifle sit alicui beatum Petrum Itouram praevenisse Paulum et nihil nuntiasse de Chris ti fid e, quam I udaei loquen te s a d Pa u l u m s e c ta m v o c a b a n t ir o). In atltri punti delle scritture sacre si rileva come, subito che Paolo incontra Pietro, come avvenne a Corinto, a d A n tiochia, egli ne f accia cen n o n e l tl es u e e p i s to l e , me n tr e n o n dica nut lla m ai d'aver l o v i s to i n q u e l tl aRo ma , c h e r)
'J 'l

D, .p., II, r6; A c t . , XX\ 1 1 1 , 3) D . p . , I I , 1 6 ; 4 ) D. p . , I I , 1 6 ;

Goroesr, II, p. 245 (Scuorz, p. 74. tg-zz. G o r n e s t , 1 1 , p . 2 4 5 ( S c H o r - 2 ,p . 7 4 e s g .) . Goronsr, II, p. 245 e sg. (ScuoLz, p. 79.

I L PRI M AT O R O } IA N O

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pure era la pit celebre citti e di cui Pietro avrebbe dovuto essere gi) vescovo. La conclusione di quest'esegesi di testi sacri d una : ( per scripturam sacram indubitanter tenendum beatum Paullum fuisse Romanum episcopum, et si quis alter cum ipso Romae fuerit, tamen Paulum singulariter et principaliter propter causas praedictas fuisse Romanum episcoptrfl, beatum vero Petrum Antiochiae, ut apparet ad Galatas II. Romae vero non contradico, sed verisimiliter teneo ipsum in hoc non praevenisse Paulum, sed potius econverso), t). Marsilio sulla base di questa discussione critica, sulla cui valutazione sorvdliamo, cerca di distruggere sin dalle fondamenta il primato di Pietro con un'audacia ignota ai pii tardi riformatori protestanti. Per lui il primato di Pietro d una leggenda, come una ieggenda d il racconto che vuol fatto dell'umile pescatore di Galilea il primo vescovo dell'urbe. Egli d incline ad ammettere anche una venuta di Pietro a Roma, e a ritenere che questi godesse per la sua et) d'un rispetto maggiore che non gli altri suoi compagni ; ma respinge senza. esitazione la tesi d'una sua supremazia d'istituzione divina sopra gli apostoli e quindi sulf insieme dei fedeli, donde sgorgherebbe una pari supremazia dei pontefici, di Pietro sedicenti eredi. Egli, come vedremo, si spiega assai bene 1'origine umana e storica di questa supremazia, ma intanto ne nega I'origine divina. E questa conclusione d audacissima, nd forse interamente rinnovata dalla Riforma 2). NIa la
1 ) D . p . , I I , 1 6 ; G o r o e s r , I I , p. 2 4 6 ( S c H o r z , p .7 i . 2) P. E. N{uvnR, op. cit., p. 7r.La questione della venuta di Pietro a Roma fu agitata del resto dai seguaci di Lutero, anzi al tempo della Riforma, come dimostra il GRoconovIUS, op. cit., vol. V, p. r4g, n. fu scritta un'opera, che agita gli stessi argomenti che abbiamo visto in Marsilio, il Tractatus guod Petrus Apostolus nunquanl. Romae luerit di Ur,nrcus VBrBNus (Gor,oesr, Monarchia, vol. III, p. r e sgg.). L'Aunr-

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MARSILIO

DA PADOVA

sua importanza, notiamo, non C tanto neltle deduzioni ulteriori che ,se ne possono trarre, quanto netl metodo csll cui vi giunge. Marsilio affronta le proposizioni canonistiche, dommaticamente affermate, non opponendo ad esse nuove proposizioni, pur esse dommatiche, sulla base d'una logica formale o d'una rigida teologia, ma facendo appello a documenti storici, criticamente valutati e posti come argomenti probanti dopo averne studiato fl'intimo valore. Noi non vogliamo dire che le deduzioni di Marsilio siano perfette e risolvano tutte le questioni, come per esempio quella delia venuta di san Pietro a Roma e del suo vescovato, che pii avanzali studi possono avere magari diversamente risoluto; ma sta il fatto che in Marsilio sono esigenze critiche, che trascendono ii domma ed investono il fenomeno religio,so con criteri ignoti al medio evo, che porteranno, attraverso il dubbio del Padovano, a negare col Valla persino la donazione di Costantino. Sotto quest'aspetto Marsilio d gii neii Rinascimento 1). Distinta dall'istituzione sacramentale, divina ed eguale per tutti i chierici, e tl'istituzione beneficiaria, per cui umanamente un ecclesiastico ! pr,eposto ad un certo numero di fedeli, governa spiritualmente sopra un certo territorio, gode di certi beni ; istituzione che, essendo d'origine umana, pud porre alcuni ecclesiastici sotto g1i ordini d i u n alt r o '). Anche qui rileviairo I'evoluzione storica. Cristo ordind i suoi discepoii perchd evangelizzassero tutte [e nazioni, senza assegnare all'uno un popolo, all'altro un afltro popolo. Percid gli apostoli si sparsero per il mondo; e, ove
sto, Diyitto pubblico della Chiesa, vol. II, p. 79 prova come le proposizioni di Nlarsilio abbiano trovato seguito e sviluppo in tutti i posteriori scismatici, in Wicleff e in Huss sopra tutti. 1) E. EM ERT o N, o p . c i t . , p . 4 7 . ?) S. Rr Ez r a n , W i d e r s a c h e r , p . 2 15 ; E . E u r n r o N , o p . c i t., p . 4 7 e s g .

LO STATO E I BENEFICI

ECCLESIASTICI

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credettero, si fermarono, e, come vollero, predicarono. Le assegnazioni di territorio, che s'ebbero storicamente di poi, trassero evidentemente causa non da Dio, ma dagli uomini. Tuttavia, ammesse queste delimitazioni territoriali, nei prim,i tempi spettd sempre al popolo determinare con la sua scdlta gli uomini che dovevano presiedervi, sia vescovi sia pii modesti sacerdoti con cura d'anime, e il sistema elettivo fu prevalente. E del popolo fu parimenti l'autorit) di privare gli ecclesiastici del. l'ufficio mal'esercitato. Questo sistema e il sistema migliore per offrire alle comunit) dei fedeli buoni pastori. Anzi nelle comunit) perfette spetta certamente al legislatore, ciod al popolo nel Delensor l'uniaersitas ciaiurn e l' uniuersitas fdelium sono la stessa entit) - o ad un suo organo delegato, l'eleggere nonchd il presentare le persone da elevarsi aile cariche sacre, la cui istituzione essenziale e sacramentale spetta, s'intende, a[[e autorit) religiose r). Cid nelle comuniti perfette, ciod ortodosse; poichA in quelle infedeli l'autorit) delf istituzione terrena e beneficiaria spetta solo aila comunitA dei fedeli esistenti nella pit vasta moltitudine acristiana. < Sunt ergo legislatoris aut eius auctoritate principantis sententia seu iudicio.... approbandae vel reprobandae personae ad ecclesiasticos ordines promovendae, instituendae quoque vetl removendae a cura seu praesidatu maiori vel minori, et ab exercitio eius prohibendae; aut etiam, si ex malicia desisterent ab officii exercitio, !xercere cogendae, ne sui perversitate possit aliquis incidere pericutlum mortis aeternae, ut defectu baptismatis vefi alterius sacramenti. Quod sane intelligendum est in communitatibus fidelium iam perfectis r 2).
1) P. E. Meyun, op. cit., p. 42 e sg. 2) D, P. , I I , 1 7 ; G o r - o e s r , f f , p . 2 S o ( S c H o r z , p . 7 7 ) .

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MARSTLIO D.{ PADOVA

ma pud anche revocarri quando h" ."gion. ai farlo. Jrlon basta : pud , prr quarunq.re ragion" ,Ipr"..u"niente, vendere o alienare i beni beneficiarii, ( quoniam sua sunt et in ipsius semper potestate de iure > 2), a meno che il suo diritto di patronato non sia stato tiasferito ad altra persona, collegio od ente. S,intende .o_.- io ogni caso resti sempre vivo ir dovere deila communiras di prestare vestimento e cibo sufficiente ai sacerdoti. x"i r..ondo caso, quando il beneficio sia stato creato per destinazione o legato di persona singora, arlora a.* essere conservato e distribuito secondo "rro Ia volontA del destinatario o legatario. Laddove poi si ma'ifesti neil,aurrninistr azione o nella ass'egnazione beneficiaria-.un error., ro stato, provvedendo d'autorita, curer) d'eriminarro r..ooao naria volonti del patrono. 'origi_ Tuttavia nessun privato pud costruire una chiesa e dotarla di beni, preporvi chierici per ll culto, senza il permesso derlo st"to. euesta e una tesi che occorre ten31 ferma, se si vuore ,dl"rru.ro rendere efficiente l,autoritA dello Stato. Cosi, per esempio, riguarclarono e ri_ guardano irr problema beneficiario i re di" Francia, (a cui potenza sempre piri s'accresce (uoru,t et-fa-ciunt immutabiliter obseraari) cosi gli imperatori io^^oi, ; re cui leggi determinano e definiscono ne, particolari ill modo,
G o r o Rs r , I I , p . z 5 o ( S c n o l _ z, p. 77 e sg). z) D.p., rr, t7_i c"r"".r, ii'; ,i.-fs."o"rZ,i,. E' trlnvnn' ,!rl Vedia proop' cit"-p '';{;8. Juw*ra**.ob. cit.,vor.vr, F:*? " 1 ) D. p I I , 1 7 ; ,

quando l,istituzione .".r;.i?IlT'nr:;::"iJ',:i;

In quanto ai benefici s'd gii detto che questi possono provenire sia dato stato sia da un privato per ir sosten_ tamento degii eccresiastici e dei poveri. Ner primo caso, Io stato pud concederri a chi crede, e <r quando licite secundum l,egem divinam

LO STATO E I BENEFICI ECCLESIASTICI

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Ia forma dell'elezione e delf istituzione dei vescovi, dei curati, dei decani e degli altri ministri del culto 1). Da cid segue una grande conseguenza: Io Stato pud gravare d'irnposta i beni ecclesiastici, specie i proventi degli immobitli, nd pii nd meno che tutti g,li altri beni dei privati a pro patriae defensione aut captivorum in fidei obsequium redemptione vel supportandis oneribus publicis ac atliis rationabilibus causis, secundum legislatoris fidelis determinationem D 2). Questi beni, finchd furono ndlle mani de1 patrono, come privata proprieti, furono oggetto di imposizione; non v't alcuna ragione che ne siano esenti, dopochd siano stati eretti in beneficio eccrlesiastico. Ire conseguenze ultime alle quali Marsilio porta le sue premesse investono tutta tla politica medievarle. Gii neltl'ultimo periodo d,eill'Impero romano si comincid a sviluppare I'istituto delrfimmuniti reale, ciod de[I'esenzione di cui ailcune terre godevano dal tributo fon'diario. Dapprima cid fu stabilito per le terre pubbtliche, anche quando queste passavano in proprieti per cessione o vendita a privati ; poi fu riconosciuto alle chiese pit favorite dall'imperatore; poi alle altre. Onde presto tutte fruirono del privilegio, e nerl'l'epocadell'ultimo sviluppo del diritto romano tutte le terre appartenenti a chiese, a coltlegi ecclesiastici, ad opere pie, e non di rado a singoli privati, furono esenti dai nl.unero. Cid che si perpetur) sempre pii ,sotto Bizantini, Longobardi e Franchi, anzi si estese. La propriet) ecclesiastica divenne vastissima, s'accrebbe in modo impressionante, e in querl periodo di frammentizzazrone che fu il feudallesimoaltl'immuniti reale spesso .s'aggiunse f immuniti giudiziaria, per cui il ver ) D .p . , I I , 1 7 ; G o rn e s r, I I , p.z5r (S cuorz, p.7d. 2 ) D . p . , I I , 1 7 ; G o ro a s ' r, I I , p.z5r (S cnorz,p.7q.
F. Berre crr.t - fuIarsilio da Padoxa.

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MARSILIO

DA PADOVA

scovo o I'abate nel,ia sua propriet), divenuta un piccolo statarello, non solo prelevava imposte pe,r conto suo e non le versava al pubblico erario, ma esercitava la giustizia sui soggetti. Questo sviluppo d uno sviluppo lento, ma che cid nondimeno si pud storicamente seguire; e ad esso si collegano una infiniti d'istituti giuridici medievali, miranti ad accrescere il patrimonio eccflesiastico. Cosi da1 diritto riconosciuto da Costantino alrle chiese cristiane di possedere e d'acquistare, scaturiscono 1'un dopo l'altro una infinitA di privitlegi nell'acquisto dei beni : diritto vescovile di successione sulle sostanze dei chierici morti intestati, interpretazione benigna in pro degli enti religiosi in caso di indeterminatezza testamenlarta; privilegi, che accresciuti di secolo in secolo sboccarono in una tale distribuzione deltla propriet), che non potd non impensierire gli Stati al momento defi loro risveglio dopo f infiacchimento medievale, quando ripresero il senso del loro dovere, dei loro diritti, della loro autoritA. M", nonostante che gie sant'Agostino, ritenendo eccessiva la proprieti ecclesiastica per gli effettivi bisogni del ctlero, proibisse ai vescovi di accettare eredit), che danneggiassero i tlegittimi eredi, e stabitlisse essere assai meglio che tla Chiesa godesse di legati anzichd di assorpari benti istituzioni d'erecleo al pii d'una quota deltl'asse a quetltladei figli detl defunto, mancando disposizioni ree di proprieti, i beni degli strittive in tema ,di successione enti religiosi, attraverso donazioni ntortis causa, lasciti all'anirna, decime obbligatorie, ecc. crebbero a dismisura ; e le ricchezz,edelle chiese, dei conveuti, dei collegi, detenute ora con un titolo ora con l'altro, ora formanti un in s ie me pat r im oniale (piae cau s a e , l a s c i ti a i p o v e ri e c c .) c o n p ersonalit i aut onom a, ora u n i n s i e me p a tri mo n i a l e oggetto d'un diritto pii specifico e percir) avente un tito-

LO STATO E I BEN-EFICI ECCLESIASTICI

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lare meglio ,determinatot), formarono un nucleo cosi imponente che la legislazione civile non potd non curar,e e regolare. La reazione contro questa ricchezza irrigiditasi ne1le mani detl cfiero comin,cid dopo il Mi,lie con il rinato studio del diritto romano, che portd ad un nuovo concetto delrlo Stato'). L'obbligo di vendere entro un determinato tempo i beni ereditati da enti ecclesiastici. nonchd il divieto fatto a questi d'acquistarne in qualunque rnodo altri, stabilito da Ruggiero, accolto da Federico II, trova riscontro in molte disposizioni statutarie di Comuni itatliani : cosi a Modena, a Venezia, a Padova, e pii in antico a Parma. Tuttavia questa tendenza limitativa fu sporadica e senza fortuna, tanto che si pud dire che rla propriet) ecclesiastica immune non diminui anzi aumentd e, rinvigorita dalle disposizioni del Concitlio tridentino aocolte da molte legislazioni civitli, -potd giungere alrla Rivoluzione francese; e soltanto con questa subi un fatale tracollo. S'impose con migliore esito un'arltra tendenza, quelfla, per cui 1o Stato, affermando i,l suo diritto eminente di carattere pubblico sulla propriet) ecclesiastica, come sopra ogni altra propriet), si riservd il diritto di trarre da essa imposte, per sostenere quetltle pubbiiche spese e produrre quei servigi di cui pure itl clero fruiva, per difendere tla patria dai nemici, per diffondere tra gli infedeli la verit), e la Chiesa non ostacold seriamente questo indkizzo ") . Nel campo teorico la disputa fu viva, e persino scrittori ortodossi, come Guglietlrno Durando di Mende, propongono rimedi radicarli contro tla manomorta ecclesiastica.
1) Circa i concetti giuridici che della propriet), ecclesiastica ebbe il medio evo vedi A. Sorur, Stato e Chiesa, p. 73 e sgg. 2) G. Vor.pn, Chiesa e Stato di cittd, in Mouimenti religiosi gIA" citati, p . 2 6 5 . 3) G. Servror-r, op. cit., p. 489. Vedi a proposito G. Voren, Chiesa e Stato di cittd, in Mouimenli religiosi, P. "55.

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NTARSILIO D.{ PADOVA

E noto come dal pensiero di san Pier Damiani t), afiermante il concetto d'una suprema autoriti regolatrice dello Stato anche in materia religiosa, derivino le piri audaci dottrine dantesche,che negano addirittura ie ragioni d'una proprie$ chiericale e sostengono, in modo conforme alf insegnamento degli ordini mendicanti, la poverti. La disputa, che pure ebbe vasti riflessi ne'rapporti tra Chiesa ed Impero, tra Chiesa e Comuni, maggiormente s'amplid nel memorando dissidio tra il re di Francia e Bonifacio VIII, che del secolo XIV d la figura pir) eminente. Pietro Dubois nelia sua Summaria bre,t,is et compendiosa afferma lla necessitA.che iil papa converta i suoi beni nella rendita rispettiva 2), conformemente a quanto ha fatto Carlo Magno per alcuni beni ecclesiastici e pensava di fare Federico II') ; e cid perchd il supremo potere spirituale non si conoilia con l'esercizio d'una funzione terrena. Egli cr,edeche allo Stato spetti un supremo controllo sui beni ecclesiasticitutti, nessuno escluso; controllare se nella loro amministrazione i beneficiarii s'uniformano alla volonti dei legatarii e dei patroni, e quindi, quando cid non facciano, sottrarli ad essi per devolverli ad altri usi culturali o pur anche a sostenere guerre, poichd nulla v'd di piri santo della salvezza d'un popdlo cristiano e del respingere i nemici predatori t) ; possa infine da essi trarre normalmente imposte. Nello stesso ordine di idee si muove il maggiore giuspubblicista del tempo, Giovanni da Parigi ; il quale, pur riconoscendo al papa un controllo eminente di natura pubblica sovra f in1) A. SoLMr, Stal,o e Chiesa, p. r+4. 2) N. DE \ \ I e I L L y , o p . c i t . , p . 4 4 3 ; R . S c n o r z , D i e P u b l i z i s ti h , p. 3e9. 3) F . Sc ADUr o , o p . c i t . , p . 7 7 ; E . R E N IN , E tu d e s , p . z g z . a) Disputatio super potestate, in Goroesr, I, p. 16 : n Quid enim poterit sanctius esse quam Christiani populi salus, et quid preciosus Domino, quam hostes, raptores, et interfectores arcere a populo Christiano, et quam pacem subiectis et fidelibus emere ).

L O ST AT O E i BENEFIC I E C C L E S IA S TIC I

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tero patrimonio ecclesiastico, richiamandosi al concetto rnedievalistico che Cristo, e quindi il suo vicario, sia universale dontinus d'ogni bene, concetto che non riesce modernamente ad eliminare, non nega che 1o Stato possa costringerlo ad una giusta amministrazione, affinchA non si disperda, riaffermando indirettamente quetlla teoria che nel Dubois d pit chiaramente proclamata t). E cosi tutti gli altri autori, sui quali per brevit) non ci soffermiamo. Ma d evidente in tutti una certa indeterminatezza e difficolti a spogliarsi da concetti antichi, quale quello di Cristo possessor d'ogni cosa terrena, dei papa vicario di Cristo anche ne1 dominio mondano, detlla santit) dei beni ecctlesiastici. In Marsilio tutto cid non d; ed egli con alta cclerenza sviluppa i suoi postulati fino altle u,ltime conseguenze e iibera ,1o Stato da ogni vincolo innaturafle. La iniziale distinzione tra temporale e spirituafie ci permette di veder chiaro netl'ladistinzione tra istituzione beneficiaria
1) De poteslaleregia ei papali, in Goroesr, II, p. rrJ i rt Communitas autem dominium verum habet in bonis Ecclesiasticis : ampiius non potest dici, quod Papa ius et dominium in talibus bonis habeat, non ut est persona privata, sed ut est persona publica, et vicarius Christi, cuius sunt omnia talia bona, ut domini principalis: et proprie, ut eius vicarii generalis. Hoc enim dicere non valet, quia Christus secundum quod Deus, est dominus non solum bonorum ecclesiasticorum, sed etiam omnium aliorum: ut autem hcmo, non habet communitatem et conversationem corporalem cum iis rlui sunt in Ecclesia. Nec illi qui conferunt bona ecclesiae, intendunt ius et dominium transferre in Christum, sive secundum quod Deus : quia sic omnia sua sunt : sive secundum quod homo, quia illis nunc non indiget : sed in ministros Christi. Et ideo talia bona sunt Ecclesiae, quantum ad proprietatem : sed praelatorum, quantum ad dispensationem.... Ex quo etiam patet, quod Papa non potest ad libitum detrahere seu distrahere bona ecclesiarum, ita quod quicquid ordinet, de ipsis teneat. Hoc enim venrm esset, si esset dominus: sed cum sit dispensator bonorum communitatis, in quo requiritur bona fides : non habet sibi collatam potestatem super ipsis, nisi ad necessitatem vel utilitatem ecclesiae communis.... Propter quod si aliter pro libito distrahat Papa, et non bona fide, de iure non tenet : et non solum tenetur ad poenitentiam de peccato, quasi propter abusum rei non suae, sed infideliter agit, et ad restitutionem tenetur, scilicet aliunde de patrimonio, si haberet aliquid, vel acquireret (cum sit fun d a tor r e i n o n s u a e ) , .

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MARSILIO

DA PADOVA

e istituzione sacramentalle, d,i modo che la prima presuppone la seconda, senza che questa sia de1 tutto llegata a queltla. Il sacerdote, assolutamente libero di fronte a Dio e alla sua potesti religiosa, d per converso legato allo Stato, che lo regola corr,e regola tutti gli ufficiali, secondo superiori esigenze di sicurezza e d'ordine pubblico. Qo"ste le conclusioni di Marsilio, analizzate le quali, 0 lecito osservare che esse non sarebbero senza Ia complessa esperienza politica del nostro dottore, che dalla piccola libera citt) d'Antenore va alla ribellione di Fiiippo di Francia contro papa Caetani e forse alla legislazione fridericiana, dai teorici della povert) francescana a Dante, a Pietro Dubois, a Giovanni da Parigi. L'anaiisi di Marsitlio ci si dimostra supremamente storica, e quindi antidommati,ca e moderna, neltlo svisceram.ento d'una questione, che e centralle nella cultura nostra t) : I'origine detl potere temporale dei papi, nonchA della pretesa fioro autorit), sostenuta con lnaggiore o minore forza, di fronte ad ogni Stato. Qoi veramente la modernit), ripeto, ,del Padovano A evi,dente, ed egli si solleva a considerazioni che ancor oggi sono combattute daltla dottrina ortodossa, quale querlla detlla Chiesa come organismo storico e naturale, ancorchd fondato da Cristo, e perd suscettivo di sviluppo e'di progressivo ampliamento di struttura : il che implica una distinzione tra la Chiesa, insieme spirituatledi uomini credenti in Cristo, e la Chiesa, organizzazione associativa di uomini che da un piccolo numero indiff,erenziato s'amplia in un compiesso ognora pit vasto con organi e funzioni nuove nel tempo; organizzazione sociale e quindi politica, la cui valutazione C
r) Vedi a proposito B. Le.eeNct, Il[arsilio da Padaua, p. r8r; RrBzrr n , W i d e r s a c h e r ,p . 2 r 7 e s g . ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . z z 5 . S.

IL

I 'O T ERE T EM PO R A L E D E I P A P i

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percid storica e null'affatto canonistica. E la valutazione dell'istituto politico della Chiesa resta supremamente storica nella sua intima 'esigenza, ancorchd'basata sopra testi che la critica delle fonti ha dimostrato falsi, mentre della loro autenticit) Marsilio non dubita minimamente, come le decr.etali pseudo-isidoriane. Neltle origini della Chiesa non v'era nessun vescovo e nessun prete che sopra gli aitri avesse autoritd t). Q,t"sta condizione di cose si prolungd fino ai tempi di Cosfantino, sebbene gi) fosse invalso I'uso di chi,edere consiglio nelle dubbiezze, tanto circa le sacre scritture, tanto circa il rito, al vescovo di Roma, come a colui chre !ra tra gli aitri vescovi il piil. importante, sia per il numero dei suoi fedeli sia per la saggezza sia per il fatto che le dottnine umane e divine erano in Roma pii che altrove coltivate2). Ad accrescere quest'ascendente detl vescovo dell'urbe s'aggiun,se la credenza diffusissima che nella capitale dell'Impero avessero incontrato la morte san Pietro e san Paolo, nonchd s'aggiunse un senso sempre vigile della gloria e della grandezza della citti. Per cui anche i fedeli ,delle altre provincie, mancando di vescovi e sacerdoti che li ammaestrassero nellla veriti, facean ricorso al vescovo di Roma, affinchA supplisse alla loro deficienza senz'afltro. Ed egli a tutte queste richieste dottrinarli cutltura,li gerarchiche provvedeva, e creava i richiesti vescovi e sacerdoti, interpretava dommi, componeva dissensi circa i riti nelle piri tlontane regioni. Il primato romano, che cosi si venne svolgendo, ci appare un fatto consuetudinario ed umano, voluto dai fedeli e accolto ddl vescovo di Roma, offerto dai vescov'i
1 ) S . Rr Ez t Bn , , W i d e r s a c h e r , p . z 16 e s g g .; E . E n to n r o w , o p . c i t., p ' 49 . 2) D. p . , I I , 1 8 ; G o r - n e s r , I I , p . z 5 z ( S c n o tz , p . 8 o ) . S u q u e s ti problemi storici accennati da Marsilio, vedi le concordanti osservazioni di H. C. LBe, The rise of the temporal power, in Stwdies, p. rrz e sgg.

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T I ARSI L I O D A P A D O V A

deil'orbe cristiana e accolto da un tloro pari, fatto che in sd nulla ha di divino e di inviolabilmente preordinato, bensi tutto di transeunte e di mutabile storicamente in virtri di quefia stessa volonti naturale che ,1o ha generato 1). Tuttavia i vescovi di Roma presto cominciarono ad assumere una pii vasta autoriti e a legiferare ex sese, per un diritto proprio, dichiarato originario e superumano, tanto in materia di dottrina che di rito '). Questa prioriti di fatto, affermata ed usurpata, con Costantino trovd un pubblico definitivo riconoscimento. a Constantin u s .... pr im us f uit im per at or . . ..q u i .... s a c e rd o ti u ma i u ri s dictione coactiva exemisse videtur. Qui etiam per praedictum edictum ecclesiaeRomana !ac ipsius episcopo similiter tribuisse videtur auctonitates et potestates super alios episcopos et eccl'esiasomnes...; cum his quoque iuri,sdictiones coactivas super eosdem agros, praedia et possessiones plurimas cum quarundam etiam provinciarum saecutlari d o min ior'). I n quest a disami n a d e l l a fo rma z i o n e d e fl l a supremazia romana netl campo spirituale e poi nel temporafle si fa accenno alla famosa Donazion.e di Costantino. Fatlsificazione mirabitle in sd e per sd : non v'd storico e giurdsta del medio evo che osi metterne in dubbio I'autenticit), e, come nota il Bryce n), n racchiude la piri perfetta evidenza dei pensieri e deile credenze di quel dlero che ia fabbricd tra \a met) dell'ottavo e il finire del nono secoloo. Con essa si volle, in sostanza, porre il dominio di fatto dei pontefice, confermato da successive cessioni carolingie, su basi giuridiche consacrate da una pir) vetusta antichit). Narrasi netl testo, di cui ci restano due redazioni, una latina ed una gr !ca, che Costantino, guarito
1) z; 3) 4) E. H. D. G. RUF n NI Av o x Do , o p . c i t . , p . r 4 3 . C. L EA, , T h e r i s e o l t h e t e m p o ta l p o u e r , i n S l u d i e s , p .r 2 S . p . , I I , 1 8 ; G o r n e s r , I I , p. 2 5 3 ( S c u o r z , p . 8 r ) . BRYc E, o p . c i t . , p . r z o .

] . A. DO \ . {Z I O \ E

DI C O S TA N TIN O

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datltla lebbra da papa Silvestro e divenuto col battesimo cristiano, p !r manifestare al pontefice la sua gratitudine risolvesse di abbandonare Roma, che vdleva capitatle e sede del nuovo potentato spirituale, p !r trasportare la sua residenza a Bisanzio. Cosi vien riconosciuto al papa un alto diritto sull'lrrbs, sull'Itatlia ed eziandio su tutto I'Occi,dente, e si afferma che gli ecclesiastici che sono intorno al pontefice debbano godere di onori pari a quelli di cui godono i consolari e i patrizi, anzi maggiori'). Questo documento ha un influsso senza uguali nel diritto pubbtli,co, e compenetra siffattamente di sd [o spirito medievale che anche gli scrittori pit radicali non osano porlo in dubbio. Quando nella lotta tra Filippo e Bonifacio i giuspubblicisti di Francia sentirono il bisogno di dichiarare la loro patria superiores non, recognoscens,e di porfia quin'di fuori dall'orbita del Papato e dell'Imp !ro, a nessun d'essi saltd in mente mai d'infirmare la Donazione dichiarandola invalida. E Giovanni da Parigi sottllizza che essa riguar,da Roma ed aicune provincie occidentali, ffi2 non la Francia') ; l'anonimo della Quaestio de
t) Vedi il testo latino del Constituttun Conslant'ini imperaloris, in J. Harr.nn, Die Quellen zul Geschichte der Entstehung des Kirchenstaatcs, Leipzig und Berlin , rgo7, nella giA. citata Qu,ellensammlung zur Deutschen Geschichte. La bibliografia intorno a questo famoso documento d vastissima ; citerd : BRuxNen, Das Constitutum Costariini, nella Feslgabe per Io Gnnrsr, Berlin, 1888 ; MenruNs, Die lalsche General-Koncession Konstantins des Grossaz, Miinchen, r88z; L. Ducnirsr.rr, Les premiers ternps d,e L' Etat pontifi.cal, troisidme 6dition, Paris, r9r r , p. r8r e sgg. ; A. CntvrLLUccI, Le origini dello Stato della Chiesa, Pisa, r9 o 9 , p . 1 6 7 e s g g . ; E. F n r e o BERG , De fi n i u m , p . 5 2 e s g g .; A . S o r ,r tr , Stato e Chiesa, p. 12 e sgg. ; H. C. Lra, The rise ol the temporal power in Studies, p. 164 e sgg. '") De potestate regia et papali, in Goroasr, II, p. r4o: < Est quidem sciendum de donatione praedicta, quod sicut accipitur ex Chronicis Hugonis Floriacensis, et in libro De Coswographia, et ex epistola Constanlini ad, episcopos, et ex Testamezlo eiusdem, ipse Constantinus scilicet Italiam cum quibusdam non dedit nisi certam provinciam, aliis, ubi Francia non includitur, et imperium transtulit ad Graecos, Da ubi novam Romam aedificavit r. Vedi a proposito E. Fnlnoernc,

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M.A,RSILIO DA PADOVA

potestate papae, non si sa come, dice che la Francia non fa parte dell'Impero occidentale, e quindi non pud dipendere dal papa che su questo ha un diritto eminente, rna dimentica che al tempo di Costantino la Gallia era una provincia d'un pii vasto Stato, e confonde una condizione propria dei tempi moderni con quelia di tempi pii. remoti 1). Il primo ad infirmare la Donazione, neirla sua intima natura giuridica, pur non riguardandola come un fatlso assai posteriore all'epoca costantiniana, fu Dante. Nd la Chiesa per il suo carattere spirituale poteva, nota ndlla sua Monarchia il Poeta 2), ricevere alcuna cosa temporarle, pdl precetto evangelico che esprressamente1o vieLa, nd l'imperatore poteva mai dividere e menomare ta swl. giurisdizione sovrana. Cosi la Donazione e ab initio infirmata, e, sebbene il papa abbia su di essa fondate le sue ragioni, queste non sono tali : in primo luogo, perchd i diritti pubblici derllo Stato non sono suscettivi di cessione e di prescrizione, e non si estinguono mai con il mero decorso del tempo 3) ; in secondo luogo, perchd I'usurpazione non crea il diritto n).
finiurn, p. 56; E. Anusrnoxc, L'ideale politico di Dante, Bologna, r899, p. 33 e sg. ; S. Scenpunne, 1l n De Monarchia, di Dante Alighieri e i suoi tempi, Acireale, p. 39. r ) F. Sc ADUr o , o p . c i t . , p . g 6 ; E. R n N e N , E tw d e s ,p .3 o 9 ; R . S c r r o r ,z , Die Publizistik, p. 268 e sgg. 'zl Monarchia, III, x. 4: ( Constantinus alienare non poterat Imperii dignitatem, nec Ecclesia recipere >; Ibidem, r4: u Sed Ecclesia omnino indisposita erat ad temporalia recipienda per preceptum prohibitivurn expressum ut habemus per Nfatheum sic: ' Nolite possidere aurum, neque argentum, neque pecuniam in zonis vestris, non peram in via' etc. >. 3) Epistotre, YI, Z: a An ignoratis. amentes et cliscoli, publica iura cum sola temporis terminatione finiri, et nullius prescriptionis calculo fore obnoxia >. Vedi a proposito S. VBNro, op. cit., pp. 168, zg7 e sgg; ma vol. III, p. 543 ; K. Vosssoprattutto O. GrtaxB, Genossenschaftsrecht, LER , op . c i t . , v o l . I , p a r t e I I , p . 4 t 5 . 4) Monarchia,III, xr, 3: <r flsurpatio enim iuris nonfacit ius>. Vedi a proposito E. AnnsrnoNc, op. cit., p. 3zi K. Vossrrn, op. cit., vol. I, p a r te fI, p . + 1 6 .

L A DO NAZ I O NE DI C O S TA N TIN O

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Questa posizione di Dante d audace, e rivela in lui un forte intuito giuridico, quaie pochi hanno nel medio evo : solo una persona che ha diretta conoscen za del diritto romano pud riievare cosi bene il caratter,edell'inalienabiliti dei diritti sovrani e pubblici. Marsilio non d un giurista, e, s'intende, non pud fare neppur lontanamente accenno agli argomenti addotti dalI'Alighieri; ma d peraltro un pensatore che nella filosofia ritrova insopprimibili esigenze storiche; e. quindi, sebbene non giunga a negare la Donazione, non s'assume nemmeno la responsabiliti d'un documento, il cui significato e la cui portata gii sono ostiche. Cosi, quando parla. di esso, la sua autenticit) d riferita ad altri, o d espressacon un dubitativo, lo che basfa a porre fuor di questione la fede maggiore o minore di \{arsilio. Per esempiificare, ricordiamo come, parlando del primato di Pietro e dell'origine della potest) coattiva, aggiunga, e nell'aggiunzione certo si stende I'ombra d'un dubbio, dopo aver detto del dono : < quod rluidom dicuttt per Costantinum fuisse factum beato SSrlvestroRomano pontifici r t). Parimenti, quando viene a ,dir.e dell' oliicio sacramentale, ragionando delia stessa donazione, commenta : ( culxque concessionemeam fuisse validam fateatur quilibet papa Romanus et cum eo presbfterorum seu episcoporum reliquus coetus, consequenter ipsis concedendum est, eundem Constantinurn hanc iurisdictionem seu potestatem in eos primitus habuisse, praesertim cum ad ipsos virtute verborum scripturae sacrae nullla taiis iurisdictio in quemquam clericum aut laicum p e r tin e r e noscat ur . . . . r') ; e anc h e q u i d e v i d e n te l o s te s s o desiderio di scindere 1'apprezzamento proorio da queilo a ltr u i. Ma, nonostante tutto cid t evidente che Marsilio non
1) D . p . , I , r q ; 2 ) D .p. , I I , r r ; Ce n r n l r r e Rr , p . 7 6 ( S c H o r z , p . 4 + ) . Goloesr, II, p. 22r e sg. (Scuorz, p. 6+).

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] I . {RSI L I O

D A I) A D O V A

argomenta per infirrnare la donazione di Costantino; e percid itl suo atteggiamento resta meramente passivo senza possibilit) critica alcuna. I1 dubbio tuttavia d gid molto; d il tarlo roditore dell'autoritA; e certo Nlarsilio con esso annuncia gii Antonio da Rosellis, Nicold da Cusa, Lorenzo Valla 1). Notiamo piuttosto che, se Marsilio non distrugge I'autoriti giuridica probante detl documento, distrugge [a potenza temporaile de,l papa per una via molto pit semplice, dimostrando ad sufi,cientiant, la sua origine consuetudinaria ed umana, e quindi la sua non necessarietd. E qui il Padovano t davvero moderno : noir basta la parola del pontefice a iegittimare il suo potere di fatto, occorre qualcosa di pir\ : l'autorita d scossa. Una conseguenza di quanto abbiamo esposto d questa '). A quali scritture occorre credere ? Quali leggi hanno potere di vincolare gli spiriti e tl'attivit) morale degli uomini ? u Est autem hoc : quod nuitlam scripturam irrevocabiliter veram credere vel fateri tenemur de necessitate salutis aeternae, nisi eas, quae canonicae appelfiantur, vetl eis quae ad has ex necessitate sequuntur : aut scripturarum sacrarum sensum dubium habentium eis interpretationibus seu determinationibus, quae per generale fidetlium seu catholicorum concilium essent factae, in his praesertim, in quibus error damnationem aeternam in d u c eret , quales sunt art icul i fi d e i c h ri s ti a n a er' ). So l o rle sacre scritture hanno autorit) vincolante , e, se Marsii) F . Ar G I t R, o p . c i t . , p . 5 5 ; E. E r r e n r o N , o p . c i t., p . 3 r ; E . Fn te o BE RG, De f ; n i u m , p . 5 2 . 2) Per la nuo'n'a questione vedi S. Rtrzrr,n, Wideysacher, p. zt6 ; l fe v e n , o p . c i t., p .5 4 B . Le e e Nc t , Xl a r s i l i o d a Pa d . o u a ,p . l 8 r ;P .E . e sg g . ; F. Sc a o u r o , o p . c i t . , p . r 3 o ; L . P e s r o n , o p . c i t., v o l . I, p . 7 6 ; J. B . Sc u wAB, o p . c i t . , p . 3 0 ! s g . ; B . L e e a x c r , X fa r s i l i o d a l > a d o a a e llfa r tino L u l e r c , i n Nu o u a An t o l o g i a , v o l . X I- I, p . :1 5 e s g g . 3 ) D . P. , I I , 1 9 ; G o r n e s r , I I , p . ' :5 4 ( - s c n o r .z ,p . 8 z ) .

I SACRI TE S TI

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lio distrugge i'autoritd assorlutache il papa si vuole attribuire d'unico interprete della legge, d'altra parte ad essa sostituisce non irl libero esame, ciod l'anarchia del pin acceso soggettivismo, bensi 1'autorit) detl Concirlio, che decide ne'casi dubbi ed e in cid illuminato dallo Spirito Santo. Il Padovano, contrariamente aile apparenze, non d eterodosso anzi A perfettamente ortodosso, riconoscendo ex jure quell'autorit) che di fatto i Concili generali avevano esercitato, in un tempo in cui gli attributi papaii non s'erano fissati ancora cosi rigidamente, come si verifichcri neJli'evoluzione posteriore, che dai Concilio di Trento va.al Concilio vaticano del 1369-7o,in un processo ininterrotto di concentrazione d'ogni autoriti spirituale nella persona del Pontefice. M", se l{arsiflio ricono.sce1'autoriti dei testi biblici, non riconosce I'autoritA del,le decretali pontifi,cie'), la cui origine umana, non ilrluminata dailo Spirito Santo, A evidente. < Quod autem scripturis aliis, quae scilicet humano spiritu revelatae sunt et traditae, nemo certam cr'edutlitatem aut veritatis confessionem praebere teneatur, apparetr 2). E cid egli appoggia sovra un testo d'in'dubbia fede, sovra l'Epistola ad Hieronl,mqvn di sant'Agostino. rrIntellexit ergo beatus Augustinus per canonicas scripturas eas solas, quae in vdlumine bibtliae continentur, non quidem decretales aut decreta Romani pontificis et suorum collegii clericorum, quos cardinailes apperlllant, neque alia quaevis humana statuta, de humanis actibus aut contentionibus et humano spiritu adinv e n ta r 3) . Queste affermazioni di i\farsilio ci richiamano altre
1) J. HAL L ER, o p . c i t . , v o i . I , p . Z+ e s g . ; P . E . M E y e R , o p . c i t., p.75 ; H . C. L t r 'l ^, T h e r i , s e o f t h e t e m p o r a l p o w e r , tn S tu d i e s , p . 4 6 e sg g . ; A. B. Cr i n r s r o p u h . o p . c i t . , v o l . I, p . 3 5 3 2) D. p., II, 19; Gor.oesr, II, p. 254 (ScHorz, p. 8z). 8) D. p . , I I , 1 9 ; G o r o e s r , f I , p . 2 5 5 ( S c H o r z , p . 8 3 ) .

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I {ARSI L I O

DA PADOVA

aftermazioni dell'Atlighieri, che pure contro i decretalisti, n theologie ac phylosophie cuiuslibet inscii et expertes >, si sca$iid, per cui le decretali non solo non si possono identificare con lla legge < Vetus et Novum Testamentum r, na a questa debbono tener dietro, come debbono tener dietro altle determinazioni conciliari. e alle attestazioni dei santi dottori r). La ragione di questa graduatoria di autoriti, sia in Dante sia in Marsilio, non d tanto teologica quanto giuridica ; e tale si rivela, se si pensa che la decretalenel diritto pubblico del tempo aveva valore di legge generale, nd pili nd meno che la costituztone imperiale, laddove nel sistema di Dante d dubbio se possa porsi sullo stesso piano deile n sacratissimae leges )) romane, e nel sistema di Marsilio non ha alcun significato, non provenendo da quell'unica fonte legislativa che d l'uniuersitas ciuium aut eius z,alentior pars, sebbene poi questa possa riconoscerla e farla sua '). Prima perd di abbandonare quest'argomento, ricorderemo che Marsilio non sempre tien fermo il principio dei Concilio unico interprete della legge sacra. In un passo del Delensor egli accenna a cadere proprio in quel
-') Monarchia, III, III, 13: < Cum Ecclesia vero sunt veneranda illa concilia principalia, quibus Christum interfuisse nemo fidelis dubitat.... Sunt etiam scripture doctorum, Augustini et aliomm, quos a Spiritu Sancto adiutos qui dubitat, fructus eorum vel omnino non vidit vel, si vidit, minirne degustavit >. '.1 La tesi radicale, che nega alla decretale ogni valore legislativo, d sostenuta da P. Dusors (Di,sputatio super potestate, in Goroast, I, p. r3), in un accalorato ipotetico discorso tra un cavaliere regalista e un ecclesiastico curialista. u l\Iiles. Scire vellem quid vocatis ius. Clericus. Ius voco decreta patmm, et statuta Romanorum pontificum. M. Quae illi stat.irunt, si de temporalibus statuunt, vobis possunt iura esse, nobis vero non sunt. Nullus enim potest de iis statuere, super quae constat ipsum dominium non habere. Sic nec Francorum rex potest statuere super imperium, nec Imperator super regnum Franciae. Et quemadmo'lum terreni principes non possunt aliquid statuere de vestris spiritualibus. super quae non acceperunt potestatem: sic nec vos de temporalibus eorum, super quae non habetis auctoritatem r.

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I SACRI TESTI

r5 g

iibero esame, che ho detto rappresentare I'anarchia religiosa. In questo irnpoftantissimo passo il dottore padovano riconferma tla suprema autorit) della Scrittura, che deve essere, aggiunge, interpretata secondo il buon senso : ove non v'd senso mistico deve accogliersi una interpretazione letterarle; ove v'd un senso mistico si devono a,ccogliere le interpretazioni dei pii santi scrittori. o Quas vero D, continua esplicando, < ipsorum auctoritate propria praeter scripturam protulerunt sententias scripturae sive canoni consonas recipiam; quas vero dissonas, reverenter abiciam, non tamen aliter, quam auctoritate scripturae, cui semper innitar. Quoniam et ipsi quandoque circa scripturam et praeter scripturam sententiis adinv ic e m dissident r '). Ecco qui n d i i l tl i b e ro e s a me ri s p u n tare ed investire d'un autonomo giudizio non sotlola Scrittura, ma gli stessi giudizi che intorno ad essa sono stati elaborati dai Padri della Chiesa. Da questo punto di vista tutta la Riforrna da Wictleff a Calvino non d pili avanti, e o in questa dottrina della Scrittura d o, come nota l'Emerton'), ,, da ritrovarsi, contrariamente a tutte le implicazioni del pensiero odierno, la vera essenza della mod e r n a libert A religiosa , . L'autorit) in materia di fede, che Marsilio n !ga al pontefice, d da tlui riconosciuta senz'dltro al Concilio ecumenico. Cid implica una trasform azione in tutta la struttura detlla Chiesa, 'in cui la concentrazione del potere in una soila persona gii nel Trecento era evidente : trasformazione, le cui conseguenzei\ grande Padovano non mostra di intendere a sufficienza. La Chiesa si costituzionalizza, e al principio aristocratico si sostituisce il principio
1) D . p . , I I ,

:)

z8; Gor,oesr, II, p. z9r (ScHorz, p. rr4). E. EtrrBnroN, op. cit., p. 7o.

r6o

MARSILIO

D.{ PADOVA

popolare'). Come tutti i riformatori, Marsilio si sforza di ritornare ail'antico, ma non si accorge cire un ritorno altl'antico, altla p:urezza de,ltle prime generazioni cristiar,re, d antistorico e impossibile. Le sue esigenze anche qui sono piri politiche che teologiche; ma le conseguenze dei suoi principi impiicano una rinnovazione della societi religiosa, tale che, se 1o stesso Marsilio le avesse valutate davvero, n ! avrebbe avuto timore. Nella stessa Chiesa accanto atlla corrente assolutistica, rappresentata da quel Bartolomeo da Lucca che continuando san Tommaso ne accentua il rigorismo, da Egidio Romano, da Landolfo Colonna, da Giacomo da Viterbo, e poi da Agostino Trionfo e da Pietro Palludano, si sviluppa nei secoli XIII e XIV, con antiche propaggini ne' secoli anteriori t), un indirizzo che possiamo dire in senso lato 'democratico; il quale tende a limitare la plenitudo potestatis del pontefice con vivi elementi popolari, onde rla llegge, che dalti'a,lto scenda al basso, sia liberamente e illuminatamente accolta in basso con un giudizro spontaneo di necessarieti, sebbene ancora non appaia il principio d'una legge che dal basso salga arltl'alto, e investa 'di sua autorit) tutta l1'organizzazione della Chiesa. Rappresentanti di questo indirizzo sono Gugliglmo Durando, Durando d'i San Porciano; pii audaci i giuspubbtlicisti francesi, tra cui Giovanni da Parigi, che, dinanzi alle assurde pretese di assoluto universale
1) A. Ceeee-LecoRe, <-rp. cit., p. 93 ; O. GIenrB, Genossenschafts' r e ch t, vo l . I I I , p . 5 8 r ; P. E. M o v r n , o p . c i t., p .3 5 c s g g .; J . W. A r tsN, Marsilio of Padua, nella gie citata raccolta del HBeRr.rsnew, p .r8 9 ; G . Pr o v n No , o p . c i t . , p . 1 7 6 e s g g .; G . A u o ts r o , D ' i r i tto p u b b l i c o o p . c i t., v o l . I,p . 3 7 .; de lla C h i e s a , v o l . I I , p . Z 8 ; I . M e c n N N o N , , e w Y o r k , 1 9 2 3 ,p .2 4 r e s g . W . A. D u NNr wc , A h i s t o r y o l p o l i t i c a l t h e o r i e s N 2\ La questione sui limiti e sull'estensione del potere pontificio era stata a lungo dibattuta al tempo di Gregorio VII: vedi A. Sornli, Sta,toe Chiesa, p. r13 c sgg. ; C). \roren, Chiesa e democrazia medieuale e ntoderna, in Mouirnenti rel'igiosi, p. zzr e sgg.

L.{ DOTTRIN.{ CONCILIARE

r6 r

dominio rinnovate da1 Caetani, osa dire che ii papa de,littuoso pud essere scomunicato e deposto per l'opera convergente derl principe e dei cardinali e che in ogni caso non deve governare senza rendere conto del suo operato ad altri, ma aiutato da rappresentanti d'ogni provincia dell'orbe cattolico t), e il discusso autore di quel Sonutium airidarii che tanto ha dato da fare alla critica') ; nonchd i teorici degli ordini mendicanti e infine Ockam e Marsiflio, ,i pii radicali di tutti. Quatle delle due tendenze abbia avuto ragione, la storia ha dimostrato a sufficienza. L'organo supremo della Chiesa non A la Santa Sede col suo pit\ aito ufficiale, il pontefice, bensi il Concilio ecumenico'). Questo dovrebbe essere composto di tutta I'uniuersitas fideliuru,, ma, essendo cid per lla vastit) de'lle regioni e per il numero dei fedeli impossibile, d di fatto composto dai loro rappresentanti laici ed ecclesiastici, scelti per etlezione, corne sappiamo, secondo i1 duplice criterio numerico (proporzionale in rapporto all'ammontare degli abitanti de1le varie prou-inciae e regni partecipanti al ,Concilio) e qualitativo (in rapporto arlle classi sociaii e arl rango dei singoli) o). Notiamo intanto che rappresentanti delfle comunit) religiose nell Concilio sono non solo i chierici, ma anche i laici'). Certo ideale sarebbe che fossero tutti chierici, una vdlta ammessa la rappresentanza pet I'uniaersitas, poichd si dovrebbe presumere che essi conoscano meglio [a legge
l) F. SCADUT o , o p . c i t . , p . 9 r . 2) A. FRANcx, Rif ormqteurs, p. 2og e sgg.; F. LeuRBNr, op. cit., vo l. I, p. 4 3 6 e s g g . ; P. J e Nn r , o p . c i t., v o l . I, p . 4 3 o ; B . l ,e R e n c e , Marsilio da Padoua, p. r88. 3) O. GrnnKl., Genossenschaftsrecht, vol. III, pp. 582, 6or. 4) J. M Ac KT NNo N, o p . c i t . , v o l . I, p . 3 8 4 . 5) O. G r e n x n , G e n o s s e n s c h a f t s r ec h vt, o l . III, p . 5 g z ; P . E . M n r B n . o p . cit., p. 3 8 . L 'i n t e r v e n t o d e i l a i c i n e ' C o n c i l i fu fr e q u e n te n e ' s e coli di mezzo come dimostrano R. W. Canrvrr e A. J. Cenrvre, op. cit., vol. I V, p . 5 e s g g .

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NTARSILIO D.{ P.\DOVA

sacra. Ma ia reatlt) dei fatti non corrisponde atitleesigenze teoriche. I1 clero, osserva Marsitlio, e corrotto, e non solo ignora l'ermeneutica deila Scrittura, ma spesso la stessa Scrittura, e alla sua ignoranza fa riscontro la sua ambizione sempre in caccia di temporali benefici e di cariche curiali. Sacerdoti ,e vescovi dovrebbero essere uomini maturi, esperti de,lla vita e degli inganni che spesso questa offre; invece pit di frequente sono, e qui Marsifiio fa un'osservazione che pur ritroviamo in atltri scrittori 'detl tempo 1), giovani appena ventenni ignorantelii e pervertiti. Unico rimedio a tanto male mescere nefl Concilio l'elemento ecclesiastico con un bene scelto elemento laico, che interpr,eti per esperienza i bisogni deila comunitA, e, nutrito 'di buoni studi, se ne faccia banditore. La partecipazione degli ecciesiastici al Concilio A obbligatoria, e mancherebbero ad un dovere essenziale al loro ufficio coloro che si rifiutassero di parteciparvi : e 1o stessosi dica per i laici, prescelti dalle comunit) ad esporre nell'adunata conciliare ( quae sunt ad fidelium communeln utilitatem et pacem > 2). Laici ed ecclesiastici si adunano in un luogo determinato, e quivi decidono circa le materie di fede ad essi attinenti, e le [oro determinaztoni hanno valiore di universatle rlegge retligiosa, si che si pongono subito dopo le scritture t). sacre e vanno innanzi aile decr'etali pontificie La tesi, che vorrebbe fare delle decretali una tlegge re,iigiosa universafie, come le norme conciiiari, d da Marsilio respinta senz'altro i anzi egli tiene a ribatlire il suo concetto che le decretali non vincoiino gli Stati a una particolare condotta nemmeno nella pura sfera della fede. < Amplius si solius Romani papae aut alterius cuiusvis

')
.l
d)

Actio Petri de Cugneris consiliarii regii, in Gor.oesr. II, p. r364. D . p . , I I , z o ; G o r n e s r , I I , p . 2 5 6 ( S c u o r z , p .8 + ) . P . E. \ 'I p v r n , o p . c i t . , p . 3 6 .

L A DO T T RI NA C O N C IL IA R !:

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solius episcopi, quemadmodum dictum est, talis esset auctor ita s , vel si. . . . epist olae sive d e c re ta Ro ma n i p o n ti fi c i s aequalia vel non imparia forent auctoritate his, quae determinata et definita sunt per concilium generalle, omnes saeculi principatus, omnia regna et mundi provinciae ac personae singuiares, cuiuscumque dignitatis, praeeminentia e v el condit ionis exist ant , a n ti s ti ti Ro ma n o p ri mo fo re n t c o a c t iva iurisdict ione subiectir 1 ). E un attacco a fondo contro la tesi di Bon,ifacio VIII, espressa nelia ceiebre bolla (Jn.ont,sarl,ctant,, alla quaie Marsilio ritorna sempre come ad una proposizione che a lui sembra sovra le altre < falsam, erroneam cunctisclue civiliter viventibus praeiudicialissimam omnrium excogita b iiium f alsorum . . . . D 2) . La competenza detl Concilio ecumenico d tla pit vasta immaginabitlg ri). A1 Concitlio spetta decidere circa i[ rito ecclesiastico,i digiuni, I'uso de1le carni, le astinenze, ie venerazioni, le canonrzzazroni; ad esso dare i permessi di matrimonio entro certi gradi di parenteia; fare il riconoscimento degli ordini e dei collegi ecclesiastici regolari e secolari, nonchd ['infliggere punizioni disciplinari e scomuniche. Nd basta : ia determinazione del sen,sodelle scritture sacre, f istituzione sacramentale dei sacerdoti e dei vescovi, che poi pur dovranno godere di temporali beneficii, l'approvazione delle persone che occuperanno i posti dai piri umili ai pii alti nella gerarchia ecclesiastica, le licenze nell'esercizio dell'arte notarile e delf insegnamento, tutto cid rientra ne11acompetenza del Concilio. Nd alcuno, - Marsilio ritorna alla sua preferita polemica contro l'accentrarsi dell'autoriti nel papa, - pud al Concilio sostiturirsi,e sia Bonifacio VIII, sia CflementeV,
r ) D . p . , I I , z a ; G o r n . c . s r , I I , p . 2 5 7 ( S c H o l .z ,p .8 5 ) .
2) D . p . , I I ,

zo; Goroesr, II, p. 257 (ScHorz, p. 85). P. E. J I Ey r n , o p . c i r . , l ) . . 39 .

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}I ARSI L ] O D. { P A D O V .\

sia Giovanni XXII, aff'ermando tla tloro plenitudo potestatis, infi.rmano non sdlo il diritto conciliare e il principio popolare che l'esprime, ma ri1 diritto pubblico detl1'fmpero e di tutti gli Stati indipendenti e sibi prhtci(>es. La tesi assollutistica, che diremo bonifaciana, osserva il Padovano, d suscettiva della pin estesa interpretazione, e, se in una circostanza d rivolta contro Fitiippo, in un'alltra contro Ludovico, in potenza si rivolge contro ogni potest) civile '). Percid il legislator huntanus, pur rigido osservatore delrle norme concifiiari, non deve mai abdicare arl suo supremo controltlo sovra tutte tle temporaliti della Chiesa, benefici e dec,ime, non deve mai tralasciare di verificare se ia volontd dei tlegatari sia osservata nei llegati a scopo d i c u lto o all'anim a, se le re n d i te e c c l e s i a s ti c h es i a n o bene usate 'e se vengano di fatto distribuite ai poveri. Non sdlo : ma lla potestA, che un vescovo per avventura pud avere avuta dal Concilio di concedere fiicenze d'esercizio professiona'le, puc) essere revocata da1 legislatore per motivi di sicurezza pubblica : e 1o stesso si dica per la facolt) che un vescovo pud aver ricevuta di procedere a canonizzazioni, poichd pud darsi che [a soverchia abbondanza di queste riesca nociva alla comunit). Il criterio p u b b licist ico di M arsilio, com e s i v e d e , n o n h a l i mi ti n e l l c sue manifestazioni. Questo schema di or,dinarnentoconciliare non esclucle tl'esistenza di un'autoriti\ centrale di carattere amministrativo che abbia una certa supremazia netlla cristianit) : < expediens ct perutille fore unicurn episcopunr ct unic a m e cciesiam sive collegium s a c e rd o tu m a l i a rrrm c a p u t, s iv e p rincipalior em st at uer er ? ). (]u e s ta s u p re ma z i a s i
r) D. l r . , I I , z r ; G o r , o a s r , I I , p .z 6 z ( S c n o r z , p .8 g ) . z1 D. f . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 3 ( S c u o r z , p .g r ) .V e d i P. E. Mn vn e , o p . c i t . , p . 4 T e s g g . ; F . l t o c A u e l x , o p . c i t., v o l . Il , p .3 9 7 .

LA DOTTRIN^\ CONCILI.\I{E

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pud intendere in varl senst : ln prino tluogo netl senso che vi sia un vescovo od una chiesa che definiscano i dubbi circa la Scrittura nonchd le controversie rituali, di modo che le loro determinazioni siano necessarie per tla sa[vezza dell'anima; in secondo luogo, nell senso che tutti i vescovi, tutti i preti, tutte le chiese siano soggette ad una superiore giurisdizione iliimitata; infine nel senso che vi possa essere un uomo, il papa, con itl suo personafle coliegio, arl qua'le spetti l'assegnazione d'ogni beneficio. Mar,silio rigetta senz'altro tutti questi tre possibili sensi della supremazia papale, specie il primo, < tanquam iraereticumr t), che riporterebbe ad accettare i pin in tra n sigent i principi bonif aci a n i . V' e p e rd u n u l ti mo senso. Il Concilio pud predeterminare un vescovo o una chiesa, che sovra g1i altri vescovi e ie aitre chiese abbiano speciali compiti ben certi : quali il proporre al legislatore umarro di convocare il Concilio stesso, presiedere tutti i vescovi e preti nelle loro asseilblee, fare e raccogliere utili p ro p o s te in nrat er ia di f ede e d i d i s c i p l i n a , fa r v e rb a i i z zare \e discussioni del Concilio, autenticarne e tenerne gli a tti, c ur are \ a ioro pubblicazi o n e p e r 1 ' o s s e rv a n z a ,d a re in to rn o ad essi 1e prim e diiuci d a z i o n i , l a n c i a re l e c e n s u re e le sconruniche, < secundum concilii tamen determination e m e t per ipsius auct orit at emr :), d i ri me re l e c o n tro v e rs i e d i p u r a nat nr a ecclesiast ica, ri ma n e n d o p u r s e mp re a i 1 ' a u to rit : \ civile il dir it t o di g i u d i c a re i n s e d e d ' a p p e l l o , n o n ,c h d un super iore cont rollo "). In questo soic'r senso si pud ammettere 1a *supremazia di un vescovo so\rra gli altri : senso che f.a del Papato un istituto umano ed esclude ogni divina istituzione. Ch i nom inar e a quest 'alt a c a ri c a e c c l e s i a s ti c a ,e q u a l

:)

t\ D. p . , I I , z z ; G o r n . c s r , I J , p. 2 6 3 ( S c n o r z , p .g r ) . D . p . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 .4 ( S c u o r z , p .9 2 ) . o) o l . III, p . 5 t^ ;. O. G r e n x B, G e n o s s e n s c h a l l s re c hv ,t,

r6 6

\ i ARSI L T O D .\ I) .\D O V ^ \

chiesa sovra tle aitre preferire perchd esprima dal suo seno il capo deila cristianitA ? a Quem vero episcopum D, rispond,e M,arsiiio, < et qualem cuiusque provinciae sive dioecesisecclesiam sic caput aliarum instituere magis conveniat, qualem primum assignantes, dicamus secundum veritatem euln, qui ceteris vita et sacra doctrina cunctis praepollet, in quo tamen est bonae vitae potius attendendus excessusr r). Tuttavia, < coeteris paribus >, bisogna attribuire rla dignit) supr,ema al vescovo di Roma per varie ragioni : sia per l'antica fede di Pietro e Paolo che irllustrarono 1'urbs, sia per tla solenniti e i'abbondanza di uomini ceiebri che la citD di Roma sempre offri ed offre, sia per tl'autorit) de1 popolo suo e detl suo principe sovra tutti i popotli, sia infine per una inveterata consuetudine che non si potrebbe srad,icare. Questi i limiti ideali entro cui un primato papale e romano si pud ammettere. Storicamente, esso primato tuttavia trascese e s'impose come potere assoluto ed avente in sd la sua ragion d'essere nell'orbe cristiano. E se fu Costantino il prirno che, riconosciuta giuridicamente la Chiesa cristiana, assegndal vescovo di Roma e alla sua comunit) una prioritA sugli altri vescovi e comunit), di poi il papa non si lascid rnai sfuggire le occasioni di accrescere la propria pofenza, fino a giungere a quell'ebriet) del potere che caratterizza gli atti di Bonifacio VIII, di Clemente V e di Giovanni XXII. Pir\ volte nel corso di questa esposizione si A parlato del legislator humanus, che, secondo tr{arsilio, non solo deve convocare di sua autorit) il Concilio, ma ha anche una suprema vigilanza sul Papato, nonchd sugli a itri o rgani e su t ut t e ie t emp o ra i i ti d e l i a Ch i e s a . C h i
:) D . lr., II, zz; Gorbesr, II,p.z6s ( S c r o :,z , p .9 3 ) .

IL

( L EG I SL AT O R H U M A N U S

))

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a qu !sto legislator huntattus ? In senso assoluto il legislator hutnanus, che vediamo qualificato ora come fidelis ora come superiore carerls, non pud essere che il popolo, I' uni'ctersitas ciaiunt., che coincide con l' uniaersitas frdelium,r). Coloro, che vogliono identificare questo Iesislator hurnanus senz'altro con f imperatore, sbagliano, e vanno rcontro 1o spirito di tutta l'opera del Padovano, in cui fonte.-d' ogni sovranit) e potere legislativo effic ie n te e il popolo'). M a \ {ars i l i o n o n s i n a s c o n d e l e dififrcoltA che deriverebbero da1l'ammettere che il popolo debba convocare il Conciiio. Anzi tutto qual popolo ? Non uno Stato, ma pii Stati, non un popolo,. ma pir\ popoli. E a chi afifrdar'eun'incombenza cosi delicata ? E come la eserciber)? I)omande senza risposta 3). Percid crediamo che Marsilio per evitare tutti questi ostacoli abbia pensato alf imperatore come convocatore del Concilio in nome ,del vero legislator huntanus, 11 popolo di tutta lla cristianitd. Cosi crede anche il Ruf;frni Avondo') ; e il fatto che alI'espr,esion'e legislator hutn,anus non manchino di sequire le parole aut eius pars principans e tel eius princil>antis o-uctorita.s convalida questa tesi. L'accenno che Marsilio fa a Costantino e al Concilio di Nicea, daflf imperator,e convocato per decidere circa t1e cose pii. importanti della nuova Chiesa, d un ulteriore argomento quasi decisivos). E che l'autorit) delf impera1) F . BEZ o L D, o p . c i t . , p . 3 4 4 . 2) N. VAL o t s , J e a n d e J a n d u n , p . 5 B r ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . r z 6 ; G. P r o ve No , o p . c i t . , p . 1 7 6 ; G . M o L r A r , o p . c i t., p . z o 6 . 3) Il Leeelict, Marsilio da Padoaa, p. 168, non si pronuncia sulla questione e non dice a chi spetti di fatto la convocazione del Concilio, ciob chi sia il legislator humanus; e parimenti E. Euenrow, op. cit., p. 53 e sg., nonchd P. E. MEyER, op. cit., p. 40. 1) E. RuFrrNr AvouDo, op. cit., p. t44. 5) Giustamente nota P. E. Mevnn, op. cit., p. 72, che n l'Eglise de Marsile >. E cid d'Etat sous Constantin devait faire l'admiration per vari motivi : < Il s'etend complaisamment sur son organisation :

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}{ARSILIO

DA PADOV.{

tore romano di convocare il Concilio si continui, secondo il Padovano, negli imperatori romano-germanici, 1o possiamo vedere riconfermato da un passo del Defensor minor, oper,ettamarsilliana di cui diremo in seguito t), e da qualche accenno del Def ensor pacis. Nel Dalcnsor minor 0 detto che il legislator huntanus e f insieme di tutti i popotli, ma questo, cio ! [' uniuersitas prouinciarum, poco prima di Cristo, trasferi il suo potere legislativo nefl popolo romano, e quest'ultimo di poi 1'accentrd nelf impt.ratore: d una interpretazione deila Lex de intperio, in crri il soggetto trasferente d prima itl popolo di tutta la terra, poi i,l popolo romano. E, ancorchd, come vuole i1 Ruffini Avondo'), quest'autorit) legislativa dell' imperatore secondo Marsilio sia precaria e revocabile, neltf imperatore resta quel1'autorit), che sarebbe nell' uilaersitas proi'irtciarum, di convocare i'l Concilio. E che sia cosi si p,ud anche dedurre da un luogo detl Delensor pocis, ove si dice che tale e tanta d tf imporlanza dei concili < in 'definiendis Scripturae dubiis r 3), che spessoin essi < ader,antimperatores et imperatrices fideles cum suis officiaiibus D ; e da un altro, ove, parlando delle ragioni per cui il vescovo di Roma deve in certi confini pur godere d'una sua supremazia, si dice che cid deve essere n etiam propter ,sui poputli ac principis generallem tunc monarchiam et auctoritatem coactivam super relliquos omnes mundi principantes et popu[os, qui de observatione fidei et eorum, quae per generaha definiebantur concilia, soli poterant omnibus coactivum ferre praeceptufil ,et illius
c'est le Prince qui convoquait les Conciles; ceux-ci r6glaient la question de-discipline, de rite, de cure d'6.mes, distribuaient les biens donn6s ) l'Eglise pour l'entretien de ses ministres, et une loi du Souverain rendait leur canons obligatoires >. L) Thc Delensor minoy of M.q,nsnrus oF Paoue, edited by C. K. B n a u p r o w, Bi r m i n g h a r n , 1 9 2 2 , c a p . X II, $ r . 2 ) E. Ru F n r Nt Ar r o NDo , o p . c i t . , p . r 4 5 . s) D.p . , I I , z o ; G o r n e s r , I I , p . :5 7 ( S c n o r z , p . 8 + ) .

IL

a L EG I SL AI . O R H U \,IA N U S

))

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ubilibet trangressores arcere, sic quoque fecerunt et eccles ia m e x m odico in rem m agnam a u x e ru n t....r t). L ' imp erat or e, dunque, ha i l c o n i p i to d i o rd i n a re i a convocazionedell Concirlio, e non il papa e tanto meno itl collegio cardinalizio, l'uno e 'l'altro dei quali potrebbero anche essere rei e passibili di giudizio conciiiare e potrebbero quindi procrastilrarne i'apertura:). Tuttavia i1 Padovano riconosce che nei casi normatli I'imperatore debba agire dietro un invito pontificio, poichd al supremo gerarca della Chiesa spetta di valutar,e la necessiti della convocazione. L'imperatore poi non solo deve vigilare a che gli ordini del Concilio siano eseguiti, ma deve prestargli itl suo braccio secolare affinchd siano eseguiti anche colla forza, e infine ha un diritto di controllo sovra il governo papale e la Santa Sede, sovra il collegio cardinalizio specie circa I'elezione del nuovo papa. ( Ad quos (ciod al generale conciliutn, e aI legislator h,u,rnanus superiore carens) etiam pertinet determinare prirnum illurn clericorurn coetum sive collegium : secundum quem modum Romanae urbi, quamdiu extiterit obicemque ad hoc non apposuerit populus iltle, propter beatorum Petri et Pau,li reverentiam et quas pridem diximus convenientias poterit licite et debebit iam dicta principalitas in episcopo et in eccrlesiacontinue reservari o t). Egli, lI legislator humanus, pud inoltre stabitlire per cessione conci,liare una nuova e diversa prioriti netlla Chiesa, e quindi trasferire la carica papafle
1) D. l r . , I I , z z ; G o r o e s r , I f , p . 2 6 5 ( S c H o r z ,p .g + ) . :; F. Ro c Bu Ar N, o p . c i t . , v o l . I I , p . 3 9 6 ; A . B . C H R r s r o p u E , o p . cit., vo l. I, p . SS: . 3) D.p . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 5 ( S c u o r z , p .9 4 . V e d i G . A u Drsro, Diritto pubblico della Chiesa, vol. II, pp. 79, 82, il quale osserva spetti ((corrigere come la proposizione marsiliana che all'imperatore papam r sia stata poi svolta da Wicleff e ripresa dalla Riforma ; B. JuNcMAN N, o p . c i t . , v o l . VI , p . r ST . Q u e s t e p r o p o s i z i o n i d i N l a r s i l i o s o n o l e piir criticate da parte di scrittori cattolici come l'AunISIo e il J uxcuexx.

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T , T ARST L I O D. \ P A D O V A

da un vescovato arll'altro, nonchd ,determinare la competenza del collegio dei cardin,a'li. Una analisi subordinata verte sulla plenitudo potestatis, che i pontefici, rspecienel Trecento, domandavano ad ogni istante. Marsilio presenta ben otto diverse definiziom di essa, e le respinge tutte per ragioni giuridiche e politiche, soprattutto perchd contrastanti quella sovranit) popolare, centro di tutto il suo sistema di diritto pubblico, per fermar,si infine sopra una definizione assai ristretta, limitata e comprendente sola una < administratio seu cura generalis omnium animarum r t), ciod una potesti" sovra il clero e il laicato ristretta al mero spirituale'). Ma [a plenitudo potestatis fu storicamente sempre pit estesa di quel che la si dovrebbe intendere. I1 pontefice s'arrogd cosi i1 diritto di assolvere so1esso i peccatori daltle future pene dellla vita orltremondana, quindi comincid ad ordinare iure proprio digiuni e astinenze per impetrar grazie, prima sotto forma di semplici consi$1i senza ,sanzione,poi di norme vere e proprie munite di sanzione disciplinare. E, poichd I'appetito vien mangiando, egli col suo cotlfiegiodei cardinali presunse di estendere i suoi editti ed ordini anche nerltlasfera degli atti civifli, e dichiard esenti tutti i chierici dagli oneri pubblici e dalrle imposte, comprendendo nel dlero un certo numero di tlaici, anche se ,coniugati. E questo andazzo di cose non ebbe pit limite : si comincid con Ia scomunica contro chi arrecasse danno od ofiesa ad un religioso, e si fini con r) D.p., IT, z3; Gor-oesr, p. 96). If, p. e7o (Scnorz,

2) L'importanza di questa dottrina della plenitudo potestati,s n.eI sistema del diritto pubblico medievale b stata ben messa in rilievo da vol. III, p. Szo e sgg. La sua formaO. Grnnxe, Genossenschaftsrecht, zione storica d stata invece studiata dal nostro G. Vorpr, hlouimenti religiosi, pp: r48 e sgg., 223 e sgg. ; da J. MecxrnNoN, op. cit., vol. f, p . 3 6 9 e s g g . ; e J . N. F l c c t s , T h e d i u i n e r i g h t, p .4 6 e s g g .

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t t PL ENI T UDO

PO T ES TA TIS D

P O N TIFIC I^ \.

T7 I

I'allrlontanaredai sacramenti coloro che si fossero resi, anche senza mala fede, insolventi verso un ecc'lesiasticocreditore, coti dichiarare affatto non soggetti al pubblico potere il crlero, creando co,si urro Stato nello Stato. Siamo con cid usciti darll'anarlisiteorica dei fenomeni sociali ed entriamo neila politica dol tempo. Nlarsirlio e uomo del suo secolo, e denuncia tutti gli inconvenienti di quetlla confusione tra 1o spirituale e irl temporale, dalla quale provengono tutti i maii detll'Europa e in particolar modo deila sua travagliatissirna Italia. < Ifaec enim pestilentiae Italici regni radix est et origo, ex qua cuncta scandala germinaverunt, prodeunt et qua stante nunquam c iv iie s ibidem cessabunt disco rd i a er r). I1 potere cosi usurpato ne' secoli il pontefice detiene, nd intende abbandonarlo, anzt rinvia sempre come pud tla consacrazione delf imperatore, o, se si induce alla consacrazione, rlo vudle astretto a sd sotto vincolo di giur,arnento. E quando un cristianissimo principe, come Arrigo VII di I,,ussenrburgo, ricusa di annuire a1le sue temerarie pretese, vien presentato al mondo colne trasgressore di un giuramento dato e come falso, da quelle bolle e documenti che nel linguaggio ,della curia sono dette d e c r e b ali'). Questa interpretazione abusiva della plenitudo potestatis 3), che si sarebbe dovuta contenere ne' limiti delio spiritualle, come mera aclministratto e cLLra animarum, porta atlle pit tristi conseguenze nel campo dell'ordinarnento gerarchico del clero. I'1 principio eflettivo, per cui
1) D.p . , T I , z 3 ; G o r o e s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r z , p .g 8 ) . 2 ) D .p. , I I , z 3 ; G o r n e s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r ,z ,p . 9 9 ) . N d s o l o c o n tr o Arrigo VII si sfogd la Chiesa, ma tanti principi prima di lui subirono ed altri dopo subiranno i colpi dei pontefici, colpevoli solo di non riconoscere la plenitudo potestatis: cosl Pelavicino, Fzzelino, Federico II, IVlanfredi, Federico da Montefeltro, Matteo Visconti, ecc. : vedi G. Vorpr. L[ouimenti religiosi, p. r53 e sgg. .j) O. G I ERr B, G e n o s s e n s c h a f t s r ec hv o l . III, p . 5 z o . t,

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] I ARSI I . ] O

D .\ I' .\D O V ^ {

1'ecctresiastico, una vorita sacramentalmente istituito, put) esser chiamato ad ul1a diocesi o ad una parrocchia da chi maggiormente 7'apprezza per l1esue virti e per la sua sapienza, non d pit ; e ad esso si d sostituito un principio assotiutistico,per cui tl'ecclesiasticosacramentalmente taie' viene senz'altro inviato ove ai superiori d caro, prescindendo darlla comprensione dei bisogni veri de1le comuniti. Si comincid dapprima coii ridurre ad un certo numero di g io v a n i inesper t i e indot t i, ( q u o s c a rro n i c o sv o c a n t r 1 ), escluso il clero e il popdlo tutto d'una diocesi, itl diritto d'eleggere il vescovo',poi si giunse a negare pure il diritto degli stessi canonici, poichd irl pontefice di Roma prese ad investire egli d'autorit) i suoi chierici dei benefici maggiori e quindi anche dei minori, promovendo alle dignitz\ sacre < de suae plenitudine potestatis.... divinarum literarum ignaros, idiotas et indisciplinatos et plerumque homines mente corruptos et notorie criminosos, qui plebibus etiam quibus pfaeficiuntur non communicant idiomate seu s e r mo ne, 2). Guardate le cattedre episcopali, dice tr'{arsilio, e vedrete che su dieci appena una d coperta da un uomo degno e le altre nove sono affidate a figure tutt'altro che rellig io s e ; i n m assim a, a causidici . Qu e s ti s o n o s e mp re p re feriti, poichd pit audacemente difen'dono le temporaliti che non i dottori in teologia, che da rloro le respin,gono, e , s e mplici com e sono, le lasr c e re b b e ro d i l a p i c l a re").
7) D.p . , I I , z 4 ; G o r o a s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r - 2 , p . r o o ) . 2) D . p . , I I , z 4 ; G o r o a s r , I I , p . z 7 z ( S c u o r - 2 , p . i o o ) . A p r o p o sito d i qu e s t 'e v o l u z i o n e v e d i G . Vo r p B , M o u i m e n ti r e l i g i o s i , p . 4 o c sgg .; H. C. L Be , T h e r i s e o l t h e t e t n p o r a l p o u e r , i n S tttd i e s , p .8 7 . 3 ) D e Nr o , Pa r a d i s o , I X, r 3 3 e s g g . fa l a s te s s a o s s e r v a z i o n c :
Per questo 1'Evangelio e solo e i dot t or ai Decret al i m agni son derelitti,

Nb criversamente ;JT't;;:

'T"0, p. 32 5 . M a g i ) p r i m a . a m e t A c l e l Dug e n to , R u g g e r o B a c o n c a v e l ,a o s -

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u. nrNeN, Etudes,

L A RI F 'O RM A DE L L .{ C H IE S A

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La degenerazione, che investe il ctlero tutto, non si arresta neppure dinanzi al Pontificato e al collegio dei car.dinatli, che ha l'a]lta funzione di eleggere il capo detltla cristianitd. Anche qui tf ignor'ar.zadelle sacre leggi e l'intrigo dei causidici ; anche qui la pii inesperta giovinezza'. i cardinarli, come i canonici, sono per lo pit giovani lascivi e incotlti. Ovunque daltl'atltoall basso d universale corruzione. La legge divina dice che dei benefici il clero deve riservarsi lo stretto necessario e il resto dispensare ai poveri. Chi si uniforma ad essa? Non scllo le rendite eccflesiastiche vengono convertite in cibi e bevande di lusso, ffia, quel cire d peggio, servono a rnantenere mercenari. pedoni e cavalieri, e consumate quindi nel snscitar lotte tra i fedeli in Cr is to 1). Itl quadro, che Nlarsilio ci fa dellla degetrerazionedeltia Chiesa nerl secdio XIV, senza dubbio d tricte, rna sostanz ia lme nf e non divcrso da quel l o c h e c i o l l ro n o i c ro n i s ti d ' Ita lia e di Ger nrania, i pubb ' l i c i s ti d i F re n c i a , g l i s c ri tto ri fra ncescani, e ir rf ine Dantc , Pc tra rc a e Bo c c a c c i o t,). Forse d urra corruziorre pir\ vasta clte itrveste tuita lla societi che si affaccia al l{inascirnento ; rna i certo che il clero non ne i irrrnrune. In questo ambiente turbato da fie ri o dii, da passior ri er rt iche e d a n tl o v e e s i g e n z e i n d i s tin tc pul'luluno i 1>r irniconati d i Iti fo rn ra , c h e tu tti s i r ifa n n o ad un ideale vago ed an ti s to ri c o d i p ri mi ti v a p u r e z z a evanger lica. Tor niam o, s i d i c e , a l tl ' a n ti c o! Ma , s i p u t) r ispondere, d possibile t orn a re a l l ' a n ti c o ? t). E i a
servato che sono i giuristi coloro che di fatto reggono la Chiesa, ed el{ettivamentc clal secolo XIII s'apre la serie dei grandi papi giuristi, Alessa n d r o I I I , I n n o c e n z o I I I , I n n o c e n z o IV , B o n i fa c i o V III : v c d i G. Vornr, Mouimenti religiosi, p. 44. \ D.p . , I I , z 4 ; G o r o n s r , p . 2 7 3 ( S c n o r .z , p . r o r ) . z) Vedi G. VorRn, Il[ouimenti reli,giosi, p. 45 e sgg. 3 ) Ben r i l e v a A. F n a Nc r , i n J o ur n a l d e s S a a a n l s , a . 1 8 8 3 , p . r z 8 , che le proposizioni di X'Iarsilio e dei riformatori significavano la distru-

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M^{RSILIO DA PADOVA

Chiesa pud forte com'0 di concreto senso storico, alil'antico non ritornare, e senza estrinseche pressioni vincere la degeuerazione incipiente, rendendo mercd I'autoritA e l'asso,lutismo sempre pit accentratore e compatto il suo organismo politico e adattandoio mirabilmente alrle nuove situazioni sociarli, renderrdo scnrpre pit cnogenea e limpida la sua dottrina, fortificandola quindi di fronte ai tentativi anarchici del tlibero esanre. Io non discuto se abbia ragione tla Chiesa o il.aRiforma, che neri secoio XIV lentamente s'imzia; noto che \a Chiesa poteva vincere, come in realtd vinse, i nuovi tempi, svelando la sempre rinascente lerza defl suo annoso organismo, soiamente attraver,so quetl processo d'involgimento e di rigida revisione interna che la porteri atl Concitlio di Trento e at1la Controriforma, che poi d un fenomeno, notiamo, non posterior'e alla Riforma, ma, direi, a questa anteriore, poichd il bisogno d'una risoluzione del probtlema ecclesiastico s'era gia fatto sentire netl seno stesso deltla Chiesa da lungo tempo. La riforma, che Marsiriio vagheggia come unico mezzo per porre un fine al disfacimento c1eltla religione, s'intende, d ben diversa da quella che tla Chiesa reahzzerh, in s !. Bisogna, dice il Padovano, democratizzare 1a Chiesa; far si che il principio eiettivo s'inrpon.ge, onde le f.orze giovanili del popolo facciano rifluire nuovo sangue negli istituti urnani, in cui la Chiesa visibilmente si presenta; fa r e c he la norm a dal basso s a l g a a l l ' a l to , e q u i n d i o b blighi veramente, e non vic,ever,sa. Il corpo dei cardinali rimanga pure, purchd in esso prevalga sempre pin il sano principio elettivo, cessi di dipendere nella sua composizione dall'arbitrio dei po1ltefice in carica, divenga organo del Concilio, esprima
zione della Chiesa, com'era Trecento adattarsi a cid ? positivamente. E la Chiesa poteva nel

LA RIF'ORM.A,DELLA CHIES.{

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pit compiutamente la volonti de'lt\'ttniaersitas prouinciarunr.. Di fronte alle proposte di soppressione de,l corpo cardinalizio, li'Emerton giustamente nota 1), Marsitlio d conservatore e si limita a ,domandare una pit ampia rappresentanza nazionale nel suo seno. Es,so cioA non d pit. un organo autonomo, ma dipendente dal Concilio, in cui tutti gli Stati hanno il tloro posto e che concordemente esprimono. La riforma del sacro collegio porta ad una riforma di tutti i minori collegi canonicali, in cui pure si deve per clerum et potornare a\ sistema antico, aflti'elezione pulu.m, e di tutta la struttura gerarchica : i ministri del cullto debbono essere nominati da'l popolo e non da una superiore. Questa riforma perd non sari mai possibile, finchd nell'organismo chiesastico la testa sopprimerA tla fiibera funzione di tutte le altre membra; finchd cioA il papa presumerA di regolare di sua iniziativa e diritto, sopprimendo ogni autonomia, le operazioni di tutti i vescovi e di tutti i parroci, che si possono quasi rassembrare agli organi periferici d'un organismo. E, se nell'opera di Dante, pur netltleteotlogali vette detl Paradiso, la bocca purissima di san Pietro prorompe nella formidabirle invettiva ,contro il pontefice di Roma, contro quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio, che vaca ne la presenzadel Fig l i u o l d i D i o 2 ), n'el.Defensor pacis If invettiva di Marsilio contro la curia avignonese non d men fiera, e, nel suo contorto latino, privo de' classici lenocini, efficace. < Quid enim aliud ibi,
1) E. EMERToN, op. cit., p. 64. 2 ) Par . , XXVI I , 22-24.

autoriti

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}I . {RSI L I O

D\

PADOVA

quam simoniacorum undecunque concursus? Quid aliud, quam causidicorum strepitus et calumniatorum insultus et iustorum impulsus ? Ibi periclitatur innocentum iustitia vei in tantum differtur, si eam pretio redimere nequeant, ut tandem exhausti innumeris fatigati laboribus, iustas et miserabiles ipsorum causas cogantur deserere. Ibi namque alte intonant leges humanae; silent aut rarius resonant divinae doctrinae ; ibi tractatus et scrutinia invadendi provincias christianorum et per armatam et violentam potentiam obtinendi et eripiendi ab his, quorum custodiae licite sunt commissae.Acquirendarum animarum nulla sollicitudo neque consilia. Et adde, quod ibi nullus ordo, sed sempiternus horror inhabitat r t). F in qui siam o neilla polemi c a . L a p l e n i tu d o p o te s ta ti s ! fl'origine della degenerazionedella Chiesa. Passiamo ad nel campo politico e giuridico t). osservarne'le conseguenze La teoria ,detlla plenitudo potestatis pontificia si traduce in un'aff,ermazione del diritto papaile neil'elezione deltf imperatore. Attraverso uno sviluppo storico, che Marsilio particolareggiatamente descrive con un certo senso critico, la plenitudo potestatis s'd manifestata sempre piri invadente negli attacchi di Bonifacio VIII contro Fitlippo il Bel,lo - la tesi defi Caetani colpiva tutti gli Stati e quindi anche ll'Impero --, di Ctlemente V e di Giovanni XXII contro Enrico VII e Ludovico i'l Bavaro. Ma affermare un diritto pontificio ne11'dlezione imperiale significa negare il diritto popolare, che net1lamente medieva'le di Marsilio d ben rappresentato dai sette elettori delegati da tutto un popotlo. u Nam si etlecti regis auctoritas penderet a sdlius Romani episcopi voluntate, inane penitus est officium eligentium, quoniam per ipsos electus neque rex est neque
t) D . P. , I T , z 4 ; G o r - o a s r , I f , p . 2 7 4 ( S c u o r z , p . r o 3 ) . 2) O. GTERKr., Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 5rg e sgg.

LA RIFORMA DELLA CHIESA

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rex vocari debeat, antequam per suam voluntatem sive auctoritatem (quam vocat sedem apostdlicam) confirmetur, neque regalem auctoritatem aliquam sic electus exercere potest o t). La tesi del pontefice i assur,da, e suo fine non pud essere che < destruere.... officium eflectorum r , ciod ricondurre l'assdlutismo e il 'diritto divino laddove d libera scetlta e diritto popolare. Ne si pud sostenere che cid sia reso necessario per evitare la possibiliti che venga eletto imper,atore un eresiar,ca, poichd tra i sette elettori tre sono ecclesiastici ed hanno quindi i[ modo di rendere nulla la su,ddetta possibitliti. La tesi papale poi ha in sd la maggiore etlastici$ di sviluppo; e ammettere \a plenitudo potestatis ne' suoi riflessi civili significa da un lato ammettere la dipendenz^ dell'Impero dal pontefice nei periodi di sede vacante, dalr1'altro [a intima dipendenza di tutti i principi e feudatari imperiali dal papa. NA basta : cid che viene sostenuto contro gli imperatori viene poi esteso a tutti i regni della terra, e non ve. n'A alcuno, per quanto affermante sd superiorerrt, rlotl recognoscens, sopra il quale il papa non sostenga i suoi diritti. Cid non d detto esplicitamente, ma implicitamente e ripetuto in ogni bolla e decretale, in cui pur sempre d evidente un intento ( .... omnium principatuum radicern succidi sinere, vincuium et nexum cuiuscumque civitatis et regni dissolvi > '). Il rimedio piri sicuro qual d? Riportiamo le parole di Marsilio. < Propter quod principibus omnibus et poprxlis per generale concilium, ut praediximus, convocandum, expedit hunc titulum interdicer'e ac simpliciter prohibere Romanorum episcopo et alteri cuicumque, ne propter con1) D. p . , I I , z 6 ; G o r - o a s r , I I , p . z 8 r ( S c n o r z , p . r o 9 ) .V e d i B . J u N c MAN N, o p . c i t . , v o l . VI , p . 2 o 3 . 2) D . p . , I I , z 6 ; G o r o e s t , I I , p . 2 8 4 ( S c H o r z , p .u r ) . V e d i N . V e r-ots, Jean de Jandun, p. 586.
B. Berrecr,rt - Marsilio do Pad,oaa.

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] I ARSI L I O

D A I' A I) O V A

suetudinem audiendi failsa de cetero poprilus seducatur. Re v o c andaquesibi est pot est as ,e c c i l e s i a s ti co afl rc i a e t te n rp o r a lia sive benef icia conf eren d i e t d i s tri b u e n d i . Ou o n i a m h is a b ut it ur episcopushic in d i s p e n d i u m c o rp o ru m e t a n i ma r u m dam nat ionem f idelium c h ri s ti a n o ru m. A1 1 h a e c e n im o b'ligant ur om nes iurisdicti c n e m h a b e n te s , p ra e c i p u e r e g e s , ilege divina. Quoniam p ro n te r h o c c o n s ti tu ti s u n t, u t fa c iant iudicium et iust it iam , q u o d e ti a i n n e g l i g e n te sfa c e re c leinceps inercusabiles sunt, c u l n s c a n c l a l u rn e -r h u i u s r mo d i o missione proveniens non i g n o re n t , ). l i u n v e ro e p r o p rio pr ogram m a giurisdizi o n a l i s ta , i l p i r\ a u d a c e c h e g iu s p u bblicist a nrai ne' . secolia b b i a c o n c e p i to ; 1 a c u i re a T iz z a z ione,peralt r o int em pest i v a n e i s e c o i o XI\' , s i ma turer) nel secolo );VII e nel secorloX\/III pcr spiegarsi intera nella potlitica ,dellla Rir,otluzione e degii Stati moderni. Il pontefice rori..ano, i suoi vescorri e i suoi sacerd o ti s i dedichino solo allo s p i ri tu a l e , a i f i mi ta z i o n e d i Cr is to e degli apost oli, at t er; da n o a i l e o p e re d e l l a c a ri ti e d e lla f ecle; e la pace evangel i c a ri to rn e rz \ tra g 1 i u o rn i n i . Ma lla realti attuale, dai pontefici non ignorata, oggi d lla negazione d'ogni speranza di pace rerligiosae d'equo equilibrio politico. E qui Marsilio presenta un fosco energico quadro deltle condizioni del1a sua Italia, ne1 quale ll'animo suo vibra di passionatliti viva ed efficace. Per 1o scandalo degii ecclesiastici 1' Italia e tutto un campo di battaglia : ovunque guerre, morte, odio tra fratclli. E r e c is a int ant o la possibiiit : \ di g e n e ra re fo rte e s a n a p ro l e ; sono consumate le riccltezze, roviuate le case, sovvertite c u l to l e c h i e s e le c itti, incolt i e deser t i i camp i , ,s ,e n z a nella solitudine. tr di tutto cid d causa il pontefice, il successoredi Pietro, colui che dovrebbe essere arrgelo di p a c e , e che invece, a dr aco ille ma g n u s , s e rp e n s a n ti q u u s ,
\ D .,l r . , I I , z 6 ; G o r n e s r , II,p. 287 (Scrorz, o. rrz).

I,.\ RiI.'OR},{A I)I.]LI,A CHII.:SA

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qui cligne vocari clebet 'diabolus et satltanas)), cofne llIars ilio a pocr lit t icanr er: t e1o chia ma , t i s ti g a to re d ' o d i o e c li d is c or dia'). I i, dirran't i a t al e o rre rrd av i s i o n e , i l fre ' c l d o fis ic o d i Padova, il r igido pro fe s s o re e te o l o g o d i Pa ri g i s ' a n iu ia e poet icarnent eiuvoc a p a c e : n Ou i s i g i tu r ta m agrestis huius patriae sive matris tam pulchrae olim et nunc adeo cleforlnis et laceratae fitlius, haec cernens, sciens, et potens aclversussic ipsam trahentes et lacerantes iniuste, silere poterit ,et cliamoris spiritum ad Dominum contin e re ? o'). I {arsilio si pone co me tu to re d e l l a s u a p a tri a , e per essa pensa, scrive e soffre.
1) Giustamente osserva N. Varorc, Jean' de tandun, p. 585 che u ici la diatribe d6passe toute mesure r. 2) D.p . , 1 I , t 6 ; G o r o e s r , I I , p . 2 8 8 ( S c u o r z , p . r r 3 ) .

Ceprroro V. LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA


D ALL A CO M PO SI Z I O NE DEL < ( DEF E N S O R P A C IS > A L L A M O R TE .

La flettura ,del Delensor pacis, reso presto noto dopo la sua co,rnposizionetra i dotti e gli e,cclesiastici, non tardd ad ad'densare la bufera intorno al capo di Marsilio da Padova ed anche di Giovanni di Jandun, che la voce pubblica volle partecipe delle idee che il trattato propugnava. Certo f ira pontificia dovette colpire quest'ultimo alla sprovvista, se il 19 giugno 1324 - il Def ensor stando a,l manoscritto viennese fu finito il z4 dello stesso mese - prendeva in fitto con Nicold da Vienna, ex-rettore della Sorbona, una casa ne1 Cloitre-Saint-Benoit, ca,sa che egli non potd mai abitare') : indice ,sicuro di quanto egli fosse lontano dalf idea che altri volesse far su di lui discendere la responsabitlitd di un'opera, che non aveva scritta, sebbene forse ne conoscesseprivatamente e ne approvasse il contenuto, o almeno le idee fondamentali 'z).I1 fatto sta che per evitare una irrevocabile condanna, Marsilio e Jandun dovettero fuggire da Parigi. Sebbene i,l Brampton, sulia base d'uno scrittore,del tempo, voglia stabilir,e la primavera del t3z6 come data" della partenz,a') dei due figli della perdizione (filii
1) Documento riportato in H. DENtrr-E, Chartularium, vol.II, p. 3o3. 2) E. RuFn'rNr AvowDo, op. cit., p. r5o. I-o stesso il Bnaunrox, op. cit., p. 5o8. 3) C. K. BReupror.r, op. cit., p. 5o8. Vedi anche B. LeseNca, Marsilic da Padoua, p. 25, che con K. Mi.ir,r,Bn, op. cit., vol f, p. t6z, pono la famosa fuga e l'arrivo a Norimberga nell'estate del 1326.

LA VITA DI MARSILIO

DA PADOVA

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diaboli), come il continuatore di Guglielmo di Nangis, 1o ,scrittore in parola, li chiama r), non si pud accettare la data come certa, anzi d probabile che arlfle prime nubi annunciatrici della tempesta i due s'eclissassero. Indice de1 bisogno urgente di provvedere ai casi propri d.un'azione di Marsirlio altrimenti non giustificabile. Questi, prima di partire, si sarebbe trovato senza mezzi, e con la promessa di tenere in futuro un corso di lezioni teotlogiche, avrebbe ricevuto denaro da 'disceporli e amici, rove fiorini d'oro da Roberto dei Bardi di Firenze poi professore esso stesso detlrlaSorbona, ro libbre o fiorini da maestro Andrea 'da Rieti chirurgo, ro libbre o fiorini da maestro Pietro da Firenze medico, un'altra somma non determinata da Andrea Ghini da Firenze ed a,ltre ancora da varie persone, somme che forse sapeva di non potere mai rendere con facilit) t). Una truffa ? I1 Piovano 3) si scaglia contro il tristo eretico, mentre il Labanca a) vuol scusare cid che non si pud scusare. In realt) noi, con 1o Scaduto e col Ruffini Avondot), crediamo di trovarci innanzr a un episodio di non soverchia delicatezza, sebbene ritenere che o Marsilio, contr,aendo il mutuo di si pro,552 cui sopra, non avesse intenzione di fare una truffa> o) La ;Sp !r"nzo. vaga di un miglior tempo per ottempe'rare ail'impegno, il bisogno urgente di denaro per provvedere ad uno scopo immediato, il disegno forse della fuga son tutte cause che spiegano il fatto.
7) Continuatio Chronici, Guillelmi dc Nangis, inL. D'AcnBnv, Spicileglum (edito a cura di S. BaruzB ed E. MenriNn), Parisiis, 1723, t. III, p . 8 5 . ?) S. BALUzro, Miscellaneorum libri, vol. I, p. 3r4. Vedi a questo p.37; proposito S. Rrezrpn, Wid,ersacher, N. VeLoIS, Jean d,e Jandun, p .58 8 ; C. K. Bn e u p t o N, o p . c i t . , p . 5r 5 . 3) G. ProvANo, op. cit., pp. 164, 342 e sgg. 4) B. LenaNCr, Marsilio da Pad,oua, p. 25 e sg. 5) E . Ru F r l x r Av o NDo , o p . c i t . , p . r 5 r . 6) F . Sc ADUr o , o p . c i t . , p . r r 4 .

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I , A VI T A DI \ I ARSI L i O

D .{ P A D O V .{

In tant o m ent re I 'aut orit i ec c i l e s i a s ti cp aa ri g i n a i s tru i v a il processo eretica,le,nel quale Nfarsilio si suppone apparisse per 1a prima vo,lta in veste eterodossa'), i,i Paclovanr., c o n G iovanni di Jandun prend e v a i l v o l o p e r No ri rn b e rg a , g iu n g endovi in un t em po non b e rre d e te rmi n a to2 ). Iv i fu accolito,da Ludovico il Ilavaro in lotta con ii pontefice, e ric o n o sciut o col suo am ico, co me d i c e i l c o n ti n u a to re d i G u g lie lm o di Nangis "), da u n fa mi l i a re d e l l ' i mp e ra tore, che 1o aveva praticato a Parigi, nel quale fami,iiare itl Riezrlert) erroneamente vuoie irtra'u'edere 1'arcivescovo P ie tr o d'Aspelt , gia st udent e a Pa c l o v ae a Pa ri g i e d o ttore iu filosofia e in medicina, sebbenequesto, corlle uota il B r,a mpt on, dovesse esser e mo rto n e l r3 z o t). Ad o g n i modo, si pud presumere che la persona di \'Iarsilio noll fosse ignota al Bavaro e alla sua 'corte, se questi non solo tl'accollse, ma 1o fece suo medico e consigliere di fiduc ia u ), t ut elandolo poi sem pre d i fro n te a l l e ri c h i e s te d i G io v a nni XXI I , anelant eacl av e re i n ma n o ,s u aI' e re ti c o . E neil'am bient e di Nor inib e rg a , o v e i fra n c e s c a n it), i g h ib ellini, i giuspubblicisti ' ) s ' a g i ta v a n o e te n e v a n o
r ) C . K. BRe n p r o x , o p . c i t . , p . 5 o 9 . 2 ) K . NI UL L ER, o p . c i t . , v o l . I , p . 1 6 - : ; B . L e n e ' N C A , ,1 h ? /s i l i o d a P a d o u a , p . 2 5 ; N. Ve r . o r s , J e a n d e J a n d u tl , p . 5 8 9 ; W. A r r r r te N N , Der R1merzug Ludwigs des Baiern, Berlin, t886, p. t4. 3) L . D'Ac HERv , o p . c i t . , t . I I I , p . 8 5 : u a q u i b u s d a m d e D u c i s familia, qui eos a Parisiis agnoverant circumspecti et agniti, ad eorum relationern ad Ducis non solum Curiam, sed etiam gratiam finaliter ad mittu n t u r r . 4) S. RrEZrnn, Marsilius uon Pad,ua, ir:^Allgemeine Deutsche Biographie, vol. XX, p. 442. 5) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 o 9 . 6) S. Rrezrnn, lVidersacher, p. 38 e sg. ; K. N[trrLER, op. cit., vol. I, p . 1 6 r ; N. Ve r - o s , J e a n d e J a n d w n , p . 5 9 r . 7) F . G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . V I, p . 1 3 6 ; L . P e s r o n , o p . c i t., r ' <r i. I, p . 7 5 ; C. K. RR. c . M p r o w, o p . c i t., p .5 r o . 3) B . L ABANc I , , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 2 8 ; G . P r o v e x o , o p . c i t., p . 3 4 3 ; A. v o N REUr r , r o Nt , G e s c h i c h ted e v S ta d t l ? o m , R e r l i n , 1 8 6 7 , vr- r.f II, p . 7 g r ; C. Ct p o n e , Sl o r i a d e l l e s i g n o r i e i ta l i a n e d a I t3 r 3 a l tj5o , N{i l a n o , r 8 8 r , p . 4 8 .

L A CO NDANNA P A I' A L E

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desto il non cnergico ed incostante carattere di Ludovico, il Padovarto dovette certo giurrgere a tempo per disporre I' a n imo dubbioso ciel re de' Ron ra n i a n u o v e d e c i s i o n i . l1 p apa d', \ vignouc, nel cr u c c i o d ' e s s e rs iIa s c i a to s fu g g ire i d ue canonici ribelli, non l i l a s c i d i mrn u n i d a l l e c o n s u e te Dene ecclesiast icir e '). Mentre forse ancora si s:volgevail processo dell vescovo d i P a rigi, Giovarrni XXI I in un a s u a b o l l a d e l 3 a p ri l e r3 z 7 accenllava ai due eretici llarsilio e Jandun, e rimproverava a Luclovico, per la secondavolta scornunicato,di trattenerli presso di sd '). Di 'li a poco anche per i due dottori s o p ra g giunserl'anat em a,f inchd l a b o l l a L i c e t i u x ta d o c tri 'tlaill, dopo ia valutazione d'una solenne commissione di teollogi, non confutd e colpi il z3 ottobre r32Z il Defensor l>a c is e ne riveld gli errori '). *) Le eresie imputate a Marsiiio sono cinque : la Chiesa non pud possederebeni temporalli t) ; Pietro non ebbe maggiore autoritA degli altri apostoii, e quindi i'i papa, che si proclama suo successore,noll ha alcuna supremazia s:ug tli a ltr i vescovi e sacerdot i; i1 p o p o l o , I' u n i u e rs i ta s fi d e liunt e per essa il delegato imperatore, depone e punisce il p o n tef ice; t ut t i 91i ecclesias ti c i ,p a p a , c a rd i n a tl i ,v e s c o v i e sacerdoti sorlo sostanzialmente uguali, poichd una e f istituzione sacrafilentale; lla Chiesa non ha autorit) coatr) B. LeseNce, Illatsili.o da Padoua, p. 35; N. Var.ors, Jean de Jan d u n , p . 5 9 2 ; C. I ( . Bn e u p r o x , o p . c i t., p . 5 o 9 ; E . R u r n l r v r A v o N o o , op . cit., p . r 5 z ; F . l l o c g u , u N, o p . c i t., v o l . II, p . 4 o 3 . 2) E. ll.qnriNB e U. DuneNn, Thesaurus, vol. II, p. 67r e sgg. Ved i W . Ar . r r r q NI N, o p . c i t . , p . 3 8 . 3) E. Nlenriwr, e U. L)uneNo, Thesawrus, vol. II, p. 7o4 e sgg. Ved i W . Ar - t n e Nx , o p . c i t . , P. 5 6 . 4) F. R. lRonnsecuu.x, Storia uniuersale della Chiesa, trad. it., Tor in o , r 8 6 c 1 ,v o l . X, p . 7 3 7 ; B. L e n e wc l * , M a r s i l i o d a P a d o u a , p . r 7 r e sg g .; E . Ru n r r m r Av o No o , o p . c i t . , p . r 5 2 . V e d i a n c h e N . \r e r o r s , J e a n d e J an d u n , p . 5 9 2 , n o n c h d G . Pr o v e N o , o p . c i t., p . 3 4 8 e s g . 5) Ricordiamo che la teoria della povertd sostenuta dai fra.ncescani era stata condannata dal papa : vedi F. GnBconovrus, op. cit., vo l. \,' I, p . r 3 8 e s g g .

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LA VITA DI MARSILIO

DA PADOVA

tiva neppure in materia d'eresia e non pud punire nessuno il consenso del potere pubblico. sen?A. Certo i' autorit) ecclesiastica dovette profondamente impensierirsi delle dottrine professate nel Defensor pacis, se non ,solo specifica le sue accus,e,ma, come si pud vedere da recenti studi r), senti il bisogno di opporre argomentr ad argomenti ed ordind ai suoi teorici di rispondere controbattendo. La presenza e le parole di Marsifiio a Norimberga dovettero essere un argomento decisivo per indurre il Bavaro ad effettuare quella discesa in Italia che meditava'), e a cui tlo spronavano con ripetuti inviti i ghibetltlini della penisdla. Oramai egli in Germania era padrone, dopo che nel r3zz a Miihldorf aveva vinto Federico d'Austria, suo concorrente a71a,corona, e poteva accingersi senz'altra preoccupazione all'impresa, che gli avrebbe dovuto dare 1'utltima consacrazioneall'altissima carica in Roma t). E tutti dai francescani ai ghibellini, dai teorici delle sue scuole a Marsilio, ,dovevanospingerlo a varcare le Alpi. Accolto nei gennaio 1327 f invito dei capi ghibellini adunati in Trento o), con una folta schiera di soldati, Ludovico, accompagnato come riferisce Albertino Nlussato, non solo da Marsilio ma anche da Ubertino da Casale 5), varcd i monti e nel nraggio a \{ilarro ricevette la corona ferreat).
1) R. Scnotz, Unbehannte Kiychenpolitische Streitschrillen aus der Z e it L u d wi g s d e s Ba y e r n , Ro m , r 9 r r , v o l . I ( A n a l y s e n , p .r e s g g .) ; vol. II (Terten, p. 3 e sgg.), in Bihliotheh des Kql. Preussischen Historischen fnstituts in Rom; nonchd il nostro scritto Politici curialisti del tempo Ricerche religiose,vol. III (tSzl), n. 3, p. zo9 e sgg. di, Giouanni XXII,in 2) B. L ABANCA, M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 3 r ; l V I. C n n r < ;H r o N , o p . cit., vo l. I , p . 3 7 ; C. K. Bn e u p r o n , o p . c i t., p . 5 r o ; W. A n u e N N , o p . cit., p . r {; G . Au u r s r o , l ) i r i l t o p u b b l i c o d e l l a C h i e s a , v o l . l I, p . l l . 3) F. GREGoRoVIUS,op. cit., vol. VI, p. r52 e sgg. 4) G. VILLTNt, Historia, in Muneronr, Reruru italicarunt. scriptores, t. X III, c . 6 o r e s g g . 5) A. Mussxn, Ludoaicus Bauarus ad, fiIiuru, in }luneror.r, Rerunt ital,icarurn scriptores, t. X, c. 773. 6 ) F . G n r c o Ro v r u s , o p . c i t . . v o l . \r I, p . r 5 4 e s g .

L - I I , I PRESA

ROMANA

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Marsilio dovette seguire tutte le traversie del suo signore, se il Mussato 1) a lui rivolge una ben nota epistola "), domandando : v,enisti patriae forsan succurrere terrae post var ios casus, et to t d i s c ri mi n a re ru m ? Non solo, n& il Padovano d un consigliere le cui parole possono da Ludovico essere ascoltate, se il Poeta scrive ed augura : Hic motus nobis utinam bene cedat : et ipse secludor patria. Quare sors o,mnia versat. Diceris hortator s'eri, !sr et pondera rerum consiliis stabilire suis, et sistere Re$. Gaudeat his Patava,e quisquis confinia terrae incolit ,erec,tum summa ad prae,lustriaCivem. Hic Patronus erit vere certissimus,hic est Unus, qui nobis cunctando r,estituetrem. Ergo vale benefauste,Deus te dirigat, atqu,e Regem illum, sibi quem totus desideratOrbis. Accenniamo brevemente, soprattutto sultla scorta de,l Gregorovius, come le cose si svolsero. fncoronato a Milano re d'Italia il giorno della Pentecoste per mano del vescovo Guido Tarlati'), liquidati i Visconti ora sospetti, Lr:,dovico, attraver,so Cremona, Parma, mosse verso t1aToscana a) ; e, accompagnato da Castruccio Castracani signore di Lucca, s'avvid verso Roma. I1 ro gennaio del nuovo anno t3z8 il re de'Romani entra trionfante nella
t; N. Varots, Jean de Jandun, p. 59r. 2) J. G. GnaBvrus e P. BunneNN, op. cit.i t. Vf , parte II, ep. n. XVI. 3) F. GREGoRovrus, op. cit., vol. VI, p. 156; G. ProvaNo, op. cit., p. 346 ; J. HuncENRorHER, op. cit., vol. IV, p. 443. 4) B. LABANcI., Marsitrio da Pad,oua, p. 35 ; F. GnecoRovrus, op. cit., vol. VI, p. 164 : in quest'ultimo ! assai chiaramente delineato l'itinerario di Ludovico.

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L A Vi T r \ I ) I T I ARSI L IO I) ^ { I' A D O V .{

c a p ita le c1e1, 1'I m pero diet r o in v i to d e l l o s te s s o p o p o l o ' ). Dopo una pubbilica assernblea in Campidogiio in cui il B a v a ro t procianr at o senat ore e c a p i ta n o c l e l p o p o l o d e l l' u r b e t), il r 7 dello st esso nr e s e i rr Sa n Pi e tro h a l u o g o la s o lenue adunat a; in cui Lu d o v i c o , d o p o l ' u n z i o n e s a Alberti di Venezia e Gecra fatta da due vescovi, Iacopt-r ra r d o di Aler ia, r iceve la cor o tra i rn p e ri a l e rro u d a ma n i d i r e ligiosi, nra dalie niani di Sc i a rra Co l o n n a , ra p D re s e n ta n te del popolo "). I n t ut t o cid d ma n i fe s to f i n fl u s s o d e l l e d o ttr in e di M ar silio da Padova ; i i q u a l e , c o l n e c o n s i g l i e re del sovrano, forse fu chi dispose quest'apparato di avverr ime n t i, per i1 quale Ludovico fu , s e c o n d o1 ' o s s e rv a z to n e d i G io vanni Viilani, il pr im o i mp e ra to re c h e p re s c i n d e s s e d a ll' a s sum ere la cor ona aurea d a l p a p a . E f i n fl u s s o d e l l'autore del Defensor pacis si manifesta in tutta l'attiviti p o litic a dei Bavar o'), che f r a tta n to a v e v a n o mi n a to s u o vicario in Ro:na proprio NIarsi[io '). Attiviti, che dai det; La decisione di lasciare entrare il germano non fu presa senza contrasti, ma oramai il popolo, che aveva fatti numerosi inviti al pontefice perchd ritornasse alla sua vecchia sede, era stanco di essere portato per il naso. 2 ) F. G REG o Ro v I US,o p . c i t . , v o l . V I, p . 1 6 7 . 3) G. VrrrrNt, Historia, in MunAroRI, Rerwm. italicaruni scriptores, A proposito di questa famosa incoronazione vedi c. 632. t. XIII, B. Le e .{ Nc a , , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . :6 ; C . K . B n - u r p r o N , o p . c i t., p. 5r r ;no n c h d G . Bn r r c E, o p . c i t . , p .2 6 5 ; A . v o n R B u u o N r , o p . c i t., vol. II, p. 7 c ) 5 ; F . Ro c Au AI N, o p . c i t ., v o l . II, p . 4 o 6 , e i n fi n e F. G n B co RovIU S, o p . c i t . , v o l . VI , p . r 6 8 e s g g .,i l q u a l e a d d u c e q u a l c h e te stimonianza dcl tempo. u Il popolo ), spjega I'eminente storico di ltoma mcdievale, ( aveva sempre combattuto I' asscrzione ccclesiastica della riceveva traslazione dell' Impero, e aveva sostenul;o che l'imperatore l' Imp e r iu n a s o l a m e n t e p e r m a n d a t o d c l S e n a to e c l e l p o p o l o r . 4 ) G . BRl r c E, , o p . c i t . . p . 2 6 6 ; L . P e s r o n , o p . c i t., r ' o l . I, p . 7 8 e sg. ; E. l Ru r r I x r Av o Nn o , o p . c i t., p . r 5 4 ; G . P Io v e N o , o p . c i t., p . 35 r e s g g . ; W . Ar . r l , r ANN, o p . c i t ., p p . 7 5 e s - q ., 9 3 ; F. R o c g u e r N , o p . cit., v o l . I I , p p . 4 o 6 , 4 t o . 5) B. I-en.n.Nce, Illarsilio da Po.doaa, p. 35 e sg., nota che < I'essere statc Nlarsilio un Vrcario ccclesiastico dclla cittl, non prova che debba avcrsi per un pretc, irvendo i nredesimi Papi affrdato tale ufficio a secolari, come avvenne sotto Clemente VI, che a un simile incarico deputd Cola di Rienzi rr. NIa su questa questione se Nlarsilio sia stato ecclesiastico ci indugeremo piil avanti.

I , ' t t t t , RES. \

R o l IA N .\

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c re ti r i conf er m ant i 1a sailt a re l i g .i o n ec a tto l i c a c o n l e re l i p c r c l e ru n t,e t p o p u l u n t, g io r re di t ut t i t ) . r u alla cleposi z i o n e d i Cio vanni )i\ lI e alla ir or, r in rl c l i u n a n ti n a i ra . tl i t l o s i c o s v ilu p po clelle idee <1e1 t er ribile tra tta to d e l Pa d o \,' a rl o . A d unat o neli'aprile ii popol o i n p re s c n z a d e l f i mp e ra to re , Copo aver f at t o lcgger c u n d i s c o rs o rc c l a tto , a q u e rl c h e s c nr bra, cla }f ar: silio e cla U b e rti rro c l a Ca s a i e? ), c l o p o :lv e r in ut ilm cnt e r ichiest o se al c u n o tra l a mo l ti tu c l i n e v i fo s s e p ront o a<l assunrerele di fe s e d i Gi a c o n ro d i C a o rs a , c h e fa ceasi appcllare papa Gio v a n n i X\l I, fu p ro n u n c i a ta ,.o le n n enr erit 1a e cleposizione di c o l u i , c l i c v e n n e d e tto p e rtu rb a tor e della prce e \ . cr o erc ti c o . I)i p o i , n e i l me s e d i ir a g g io , si procedet t e alla r, omi n a d e l l ' a n ti p a p a : i tl 1 2 , in fa tti, t crrut e una nuova a-s. .e n rb l ep ao p o l a re i n Sa n Pi e tro , a l popolo f u dom andat o s e v o l l e s s eri c o n o s c e re s u o p o n te ficei1 f r ancescr noPiet r o d i C o rv a ra ; e , a v e n r.l o il pop o lo a cconsent it o,Piet r o f u pr o c l a rn a to c a p o d e l l a c ri s ti a n iti in luogo cli Giovarrni X\ iI c o l ti to l o d i Ni c o l d V;d o p o c ii c h e I ' ir nperat or e st esso I 'ou o rr) e l o ri v e ri ").
1) Vis t o c h c I a c i t t ) c r a p c r , l u t a , i l p a p a , o m e g l i o i l c a r d i n a l Ie ga to Gio v a 1 1 l ( ) 1 - s i n i ,a \ / c v a s c a q l i a to l ' i n te r r l e tto s u R o m a , e q u i n d i molti chicrici si ri{itrtai'ilno <1iofiiciarc. I-'imperatt-ire percid da un lato obi-,liqd i minoriti rlc.l suo seguil o a compiere lc sacre funzioni come se nulle fossc stato, clall'aritro etnaur) vari dccreti per rassicurarc il popolo, ch c co min c i r r - a a r i g u a r r l a r l o c o m c e r e s i a r c a : u tr p r i m o i m p o n e v a d r co r ttin u a r c n c - . l l ar e i i g i o n c c r i s t i a n a , u n s e c o n d o d i r i v c r i r e tu tti g l i e cclc- * ias t i c i ,i l t e r z o p r r o v v e d c v a a l l e v e d o v e e a i p u p i l l i . V c d i a p r o p o sito F . G n e c o n o v l u s . o p . c i t . , v o l . V I, p .l .7 1 . l l c l e r o c h e s i r i fi u ta v a di ministrarc i sacramenti fu pcrseguitato, c tra i pcrsecutori fu forse Iiar silio : v e c l i N. V. [ e r o l s f , t r I o r s i l i z rs , i n E n c y c l o p c e d i a B r i ta n n i c a ,. :) I{ . N[ i i r - L ER,o J ) . c i t . , v o l . I , p . r 8 8 e s g ., G . N l o l r e r , o p . c i t., p . zrr : C. I ( . l Sn e r r p r o r v , o p . c i t . , p . 5 r r . \' e d i A . n l u s s a r t, L n d o u i c u s , X, c. 773. Ila u a r u s ad . f i l i u m , i n l l u n e r o n . r , I l e r t t n t l ta l i c a y tn tt s c r i l > to r e st. ::) F . G n e c o Ro v I US, o p . c i t . , v o l . V I, p . r 8 o e s g . ; B . L e u a N c e , I' Ia r silio d a Pa d o u a , p . 3 7 ; N. Ver o r s , J e a n d e !a tz d u .n , p . 5 9 5 ; Jl. Itur r .rNr Av o x o o , o p . c i t . , p . r 5 3 . Il C a r d . H r R c B x r < o r Fl E R , o p . c i t., vol. I\' , p. 4 4 2 c s g g . , p a r l a n d o d c l l 'a t ti v i t) p o l i ti c o - r e l i g i o s a d i l ta r s i l i o , chc culrnina con la nomina dcll'antipapa Nicold \r, dice che il Padovano spero di ascendei:eegli stesso alla suprema dignitA ecclesiastica, ma non d) alcuna prova dcll'asserzione.

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L.{ VITA DI MARSILIO

DA PADO\',{

La logica intima del Delensor pacis si concreta in questi avvenimenti, in cui noi non possiamo non vedere la disposizionedi Marsilio '). E che cosi sia 1o dimostrano gli scritti di Giovanni XXII strepitante invano a pii riprese col suo deposto vicario di Roma, Angelo da Viterbo, e con altri suoi fedeli per avere ad ogni costo \e d,uas bestias de abysso sathanae, Marsilio e Jandun, che pure era al seguito di Lu,dovico t). Ne e a dire che Marsilio operasse in un ambiente impreparato atlle sue idee, in un popolo che non sentisse i[ fascino defl principio popolare che egli proclamava. I[ concetto dell'imperatore, espressionedel Senato e del popoflo romano, il concetto di un popolo privirlegiato, che aveva dominato e ancora avrebbe dovuto dominare i[ mondo'), erano stati sempre vivi nel medio evo, annebbiati spesso e fraintesi ma vivi, ed ora- riacquistavano nuova fluce con la nuova cufitura classica, che conquideva gli spiriti e 1i risospingeva a visioni di antiche glorie. Per avere un'idea del senso che il secolo XIV aveva derl,la romaniti, basta ricordare le appassionate parole derll'Arlighieri, il quale proclama che pur < le pietre che ne le mura [di Roma] stanno siano degne di reverenzia, e 1o suolo dov'etlfiasiede sia,degno oltre que1lo che per li uomini d predicato e approvato> a). E la romanit) nel pensiero di molti s' i,dentifica col principio popolare; a Roma repubblicana od imperiale e al popotlo suo s'ispiravano tutti
l) F . G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . V I, p . r B 3 ; N . V a r o r s , Jean de andun, p. 594 ; P. E. MEyEn, op. cit., p. 16. .f 2) B. LaaaNce, Marsilio da Padoaa, p. 3Z e sg. ; E. Rurr.rNr Avoxoo, op. cit., p. r54; \4'. ArrirrANN, op. cit., p. 83. Vedi a proposito Rrnzr,nn, Vatikanische Ahten., p. 373, n. 999. 3) O. GrERxB, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 57r e sgg. ; E. AnnsrRoNG, op. cit., pp. 13, 27 ; A. Sorur, Stato e Chiesa, pp. 36 e sgg., 86 e sgg. ; C. HBcBL, op. cit., p. 55r e sgg. ; F. Tocco, I-'eyesia nel mcdio euo, p. 55. 4) Conaiuio, IV, v, zo.

L- I]\,I['RES.\ ROMANA

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coloro che cercavano in quallche modo di ,sconvolgere i'ordinamento costituito, in cui accanto atltle vecchie forme feudali fiorivano in pieno rigoglio le nuove enti$ comunatli aventi in pari tempo uno sfondo classico e un contenuto di interessi squisitamente moderni : Crescenzio, Arnaldo da Brescia, i senatori che si opposero a Fed e r ic o I . L'opera politica di Marsilio, poichd a[ suo consiglio attribuiamo tutti g1i atteggiamenti di Ludovico, non pud apparirci ,sporadica, ,senza addentetltlatiin particolari condizioni di spirito e di cultura dell'ambiente, ma a queste si ricongiunge e in queste trova [a sua spiegazione. A cid dobbiamo aggiungere che i1 principio popdlare nerll'elezione imperiale non era mai venuto meno ne1 medio evo, ma sempre di tanto in tanto s'era riaffermato. La ellezione di Carlo Magno nel pensiero dei cronisti contemporanei si spiega ovunque in virtri d'una designazione di tutto i1 popolo non sdlo romano, rna pin generafimente cristiano : cosi g1i annali di Lauresheim, \a cronaca di Moissac, il Liber pontific.alis, i cui punti pili importanti sono riportati datl Brycet). Lo stesso attestano le fonti per fl'eriezionedi Ottone I. < It1 pii detlle fonti storiche )), commenta ancora il succitato sto,ricoinglese, ( rappresentano l'atto come un favore del papa, eppure d chiaro che ancora stimavasi parte essenziale della cerimonia i[ 2). Democratica defi tutto d tla tesi consenso de1 popofio> au,daceche i messi di Arnatrdo e del Senato di Roma esposero al Barbarossa, parlandogli < sulla ,dignit) del popolo romano e sulla condiscendenza sua in concedere lo scettro a lui svevo e straniero I t) ; tesi che naturalmente
1) G. BnvcE, op. cit., p.. 69 e sg. ; vedi anche O. GrenxB, Genossenschaftsrecht,vol. III, P. 572. 2) G. BRy c E, o p . c i t . , p . r o 4 . 3) G. BRYcE, op. cit., p. zo9.

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L '\ VI T A Dl r \ {ARS IL IO D A I' A D O V A

l' H o h e nst auf en respinse violeute tn e n te ,p ro c i l a ma n d oc , o me t ) , n o ta Ot t oue cli Frisir rga che $ l i o rro ri e l ' a u to ri t) n o u s o n o piri nel popolo, bensi n e l l ' i n rp e ra to re p e r u n a d e fin itiv a t rot r slalio. Sianio sem p re n e l te ma d e l l a L t' t d r: irn f;c rit t , che apre 1'adit o alle p i r.\ v a ri e i n te rp re l a z i o rri? ). T u t t o cit ) per alt r o 0 prova s i c u ra c h e l a p o l i ti c a c i i IIa rs ilio a veva precedent iclot t r ina l i e s to ri c i i ru i n c ro s i ; e , q u e l c h e p it \ cont a, r isponcleva a s e n ti me n ti d i fi u rs i ri e l l a c o i rn p e ri a l e , 1 a d e p o s i z i o n e s c ie u z agener ale.L, 'incoronaz i o n e d ' u rr p apa, la nornina cl'un anti p a p a fu ro n o 1 e c o n s c g u e n z e p o s itive d'un logico at t eggi a me u to c l e l l o s p i ri to , c h e , u n e n d o la classicit i\ con la mo c l e rn i tr\,v e d e v a n e l p o p o l o la fo n te di ogni sovr airit : \ , i l c e rrtro d e l l a v i ta i s ti tu zionaTe, e lo iiivtntzzava neiia sua immattenza, sostituend o lo a l t rascet r cient e I t iciio deil a d o ttri n a d i s a n t' Ag o s ti n o , d i s a n Tom m aso, di t r gidio C o l o n n a , d i Gi a c o mo d a Vi te rb o . T u t t avia 7a nuova f or m ula p o p o l a re n e l i ' e l e z i o n e i mp e r ia le non suscit ava o\ / unqu e c o n s e n s i , e s e v i e ra n o g l i s p ir iti am ant i delle novit l\ , \ "e ra n p u re i mi s o n e i s ti c h e i n te n d e vano lasciare im r nut at e l e c o s ' e .a F u e re r, n o ta I' a n n a lis ta Nicola Burgundo cit a to e d a l Gre g o ro v i u s e d a l B r v c e , n qui dubit ar ent an invi to p o n ti fi c e h a e c ri te a g e re u tu r : caet er um Populus Roma n u s e c o n tra c o n te n d e b a t s u a s e ssepar ies im per ium confe rre , Po n ti fi c i s a u te rn c o n s e c ra r e , iisdem auspiciis Carolu m e n i m ma g n u m tu n c d e mum coronatum esse postquam Popuius Romanus eum imp e rare iussissetr . M a, nono s ta n te c h e u n c e rto n u me ro d i in d ividui si opponessea t lui , f i mp e ra to re a v re b b e c o n dotto a buon termine tla sua impresa, se ila sua prosopo1) F. G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . IV , p . 6 o 8 e s g g . ; C . H e c r r . op . cit., p . 5 5 3 e s g g . 2) G. BnncE, op. cit., p. 265.

L 'I f I PRES. {

R O } IA N .\

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p !o , la sua avi, dit ) , la sua cr u d e l t)' ) n o n a v e s s e ro d i s g iu n to ii popolo dell'urbe disgus ta to d a l u i ' :). Abbandonato dal popolo di cui s'era troppo presto. alienato tle facirii simpatie, privo di Castruccio Castracani, obbligato a tornare per sue faccende personatliin Toscana, mentre la minaccia di re Roberto d'Angid lo premeva alle porte di Ronia, I.,udovi,coi1 13 agosto, vilipeso e bis tra tta to da t ut t i, clovet t eabban d o n a re l a c a p i ta l e , e i n i z ia re la t rist e rit ir at a ") . Risal i s u p e r l a T o s c a n a , me rc a n te g gid r la signor ia di Lucca c o i p a re n ti d i Ca s tru c c i o fr a tta n to r nort o, quindi da Nl i l a n o ri to rn r) a T re n to t), d o n d e ,avevairreso 1e nrosse,pe r ri a ffa c c i a rs i a l l a s u a Ge rma n ia , ovr il par t it o dlell'orarn a id e fu n to F e d e ri c o d ' Au s tria c ongiur: r va ai suci danni. Che ne sia stato di Nlarsiiio in questo tempo ben poco s a p p ia mo. Gii vicar io im per iale i n Ro ma , d i p o i , s e c o n d o t), di M i l a n o : c o s i l o Sc a rd e o n e a lc u n i, fu f at t o arcivescovo
l) Alc u n i , c o m c i l Pr o v e x o , o p . c i t.. p . 3 5 2 e G . N l o r r e r , o p . c i t., p. 2rr, vogliono attribuire a l,{arsilio la paternitA d'una crudele beffa inflitta dagli imoeriali acl un prelato romano. Come abbiamo detto, sopra la citttr era stato scagliato l' interdetto papale, per cui mclti ecclesiastici si rifiutavano di offrciare. Contro costoro non furono risparmiati rigori ed asprezze. Narra Egidio da Viterbo che uno di essi, il priore degli Aeostiniani di San Trifone, fu preso prigione, legato penzoloni da un palo, e agitato su e giir sopra la fossa dei leoni, che nel Trecento era ai piedi dcl Campidoglio. Su questo brutto episoclio vedi S. RrBzrBn , W 'i , l e r s a a h e r ,p . - 5 3 ; N. V e r o Is , J e a n d e J a n d u n , p . 5 9 5 ; A. vo N RB u u o Nr , o p . c i t . , v o l . I I , p . 7 9 8 ; H . O r r o , Zu r i ta l i e n i s c h e n Politik J ohanns X X I I , in Quellen ttnd Forscltungen aus italieniscl'tenArchiuen wnd Bibliothehea, herausg. von Kgl. Preussischen Hist. Institut in Rom, vol. XI V ( r 9 r t ) , p . r 6 8 e s g . ; E. R u p p r s r A v o N o o , o p . c i t., p . r 5 4 . 2) F . G REc o Ro v r u s . o p . c i t . , v o l . V I, p . r 8 3 e s g g . 3 ) B. L e n e v c r , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 3 8 ; A . D ' A N c o i v e , o p . c i t., p ' 99 4 ) C. K. BRa n p r o r v , o p . c i t . , p . 5 r r . 5 ) B. Sc e n DEo NE, o p . c i t . , p . r 5 o . Il P a p l n o p u I- o , o p . c i t., t. II, p. r55, ripete un'ipotesi di altri che n'Iarsilio sia stato fatto vescovo dopo che l'intransigente ridi Milano per opera di Giovanni XXII, formatore s'era riconciliato con Avignone, ma questa tesi non ha alcun fondamento s torico.

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LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

basan'dosi su documenti padovani, cosi uno storico milanese Galvano Fiamma t). Ma la cosa d assai dubbia, e in ogni modo d ben difficile che il gr,ande Padovano abbia mai assunto la nrlov& dignitA, che, ,5g gli fu conferita di fatto, probabilmente ebbe il 13 dicembre r3z8 a Pisa da1I'imperatore ?), quasi in compenso del perduto vicariato di Roma '). Tal questione, se Marsilio sia stato arcivescovo di Milano, ci induce ad esaminare aitre questioni che per l'innanzi abbiamo tralasciato, se ciod il dottor padovano sia stato laico o ecclesia;stico,e s,e, erssendoecclesiastico, sia ,stato regolare o secolare. La tesi che fl'autore deil,Defensor pacis sia stato un francescano, ,emessadarllo Scardeone n) e confortata dalle affinit) intellettuali che corrono tra lui e i teorici dei minoriti, oggi d da respingere, sia perchd i canonicati, a tiui netl r3r8 conferiti, non si potevano conciliare cdl voto di povert) 5), sia perchd nelle varie ,bolle pontificie contro i[ Bavaro non d mai indicato tra i frati scomunicati, ma accanto a questi e ben distinto, sia ancora perchE mai il suo nome appare negli Annali deII' ordine dei minori 'del Wadding u). Tuttavia non si pud ritenere col Labanca che Marsilio fosse un laico.
_1) Manipulus florum, in Muneronr, Rerum italicarum scriptorcs, t. XI, c. 7 3 2 . 2) L'imperatore tenne parlamento a Pisa come risulta dal VrlLeNr, Historia, in Muneronr, Rerum, italicarum scriptores, t. XIII, c. 672. 3) Questa 0 la tesi di C. K. BneuproN, op. cit., p. 5r4. A questo proposito vedi S. Rrczren, Widersacher, p. 55; N. Verorc, Jean de Jandun, p. 599 ; B. teaer.rce., Marsilio da Padou&, p. 19 ; G. Prov.rNo, op. cit., p. 356 e sg. Il Trnleoscur, op. cit., vol. V, p. r54, esclude che Marsilio sia stato vescovo. 4) B. ScenDEoNE, op. cit., p. r4g. Vari scrittori, indicati in nota da C. K. BneuproN, op. cit., p. 5r3, hanno accolto la tesi dello storico padovano. Vedi anche Pepeoopulo, op. cit., t. II, p. r54: c Minoritarum Ordini nomen dedit r e F. A. Feenrcrus, op. cit., vol. \r, p. 33. 5) N. VALots, Jean de Jandu,n, p. 567. 6) A. FneNcx, Rlforrnateurs, p. 436 ; B. LareNce., Marsilio da Padoua, p. 17 ; C. K. BneuproN, op. cit., p. 5r3 ; P. Vrrrean, Marsilio da Pad,oaa,,p. 8.

L't upnEsA Ro MANA

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I canonicati, di cui frui e che poi a rlui furon revocati, t). sono prove sicure che egli vestisse I'abito eoclesiastico Notiamo perd come il sapere cid ha ben poca imporLanza, < perchd allora fra itl prete e irl laico non sussisteva quella non era un vindifferenza che oggi; l'abito eccllesiastico cotlo altla libert) delle idee quanto nei giorni nostri, giacchd allora la Chiesa era meno disciplinata, e, non essendo ancora sorto lo scisma detlla Riforma, si permetteva di esser meno cauti nel discutere di politica e religione u t). Un punto biografico di una certa irnportanza A questo. Secondo Giovanni Vitllani, tla ritirata di Ludovico dovette costare la vita a Marsitlio. ( A di ro di settembre [rgz8] (tl'imperatore e i suoi) si partirono di Corneto, e vegnendo, morio a Monte A(to it1 perfido heretico, e maestro, e conducitore del Bavero, maestro Marsilio da Padova o t). La notizia del cronista appare assai strana, quando si pensa che ne1 r34z Marsitlio doveva certamente vivere, se in queli'anno scrisse tl De iurisdiction,e Imper a to r is in causis m at rim onialiLtu se i l De fe n s o r mi n o r, e s e Clemente VI in concistoroil 14 aprile t343 parla deiia morte di l\farsilio come d'avvenimento tutt'altro che remoton). Cid induce I'ultimo biografo di Marsilio, il Brampton 5), a ritenere scorretta l',affermazione del Villani, che certo
1) ,A. THoMAS, op. cit., in Milanges d'archiologie et d'histoire, a. II (t882), p. 449. Che N{arsilio abbia ricevuto gli ordini minori ritiene certo il BowBr-I\{euRy, op. cit., p. 97. 2 ) F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r r 3 . 3) G. Vrrrexr, Historia, in Muneronr, Rerum italicarum scriptores, t. XIII, c. 664. 4 ) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 r r . L a n o ti z i a d e l l a m o r te d i Ilarsilio a Montalto, tratta dal Villani, fu accolta da H. Wnanrox, Appendix a G. Cave, op. cit.. p. 18 (n Obiit Marsilius apud Montem Altum ann. r3z8 medio septembri rr) 6 da P. BAyr-E, op. cit., vol. IV, p. rg3 : l'autoritA" di questi due scrittori ha notevolmente contribuito ad accreditarla, nonostante la sua debole base di vero : cosi il Card. HBnceNnorHER, op. cit., vol. IV, p. 443; F. RocAuArN, op. cit., vol. II, p . 4 r 5 ; A. B. Cn n r s r o p n E, o p . c i t . , v o l . I, p . 3 1 " , e d a l tr i . 5 ) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 r r e s g .
I' ' . Ber r e c r r l . - Marsilio da PaCoun.
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LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

raccolse una diceria'de1 tempo, e a credere che nella ritirata, come vogliono il Riezler t), I'Altmann 2) e itl Valois 3), sia morto invece Giovanni di Jandun a), che, nominato arcivescovo di Ferrara, avviatosi verso la nuova sede, finiva i suoi giorni a I'odi. Il resto delrla vita di Marsitlio ! privo di imporlanza. Con ogni probabiliti egli segui tf imperatore nel suo ritorno in Germania t), e presso la ,sua corte rimase come consigliere intimo e medico di fiducia, condividendone 'politico. tutto f indirizzo Invero questo tndirizzo non fu nd lineare nd tenuto con mano ferrea. Ii Bavaro, addomesticato dalla triste esperienza d'Italia e di Germania, cercd'di venire a patti con il Papato, trattando prima con Giovanni XXII, poi con Benedetto XII, infine con Cllemente VI u). In tutti questi tentativi di riavvicinamento tra lla curia pontificia e [a corte imperiale, tla prima insisteva isempre per avere nelle mani Nlar,silio e gii altri eretici che avean trovato in Germania rifugio; ma bisogna pur dire ad onor di Ludovico, che questi non cedette mai, nd si decise a tradire il Padovano t) ; di modo che la pace tra Clemente VI e I'imperatore avvenne n'el 1344, quan,do 1o scrittore de1 Delensor era gi) morto 8).
1) S. Rrcztun, Widersacher, p. 56 e sg. 2) W . AL T I T ANN, o p . c i t . , p . r r 5 . 3) N. V,Lrorc, Jean de Jandun, p. 6or. 4) Del resto neppure la morte di Jean de Jandun pud a.ffermarsi con assoluta certezza: vedi J. ScUwALM, Reise nach Italien in Herbst r8g8, in Neucs Archia, vol. XXV (r9oo), p. 75r e sg., ove, tral'altro, 0 riportato il documento con cui l'eretico b nominato consigliere dell'imperatore. 5) W . AL l u a Nn , o p . c i t . , p . r 3 z . 6) B. JuwcMANN, op. cit., vol. Vf, pp. 2or e sgg., 2ro e sgg. 7) E. RuFFrNt Avoxoo, op. cit., p. r55 e sg. Erra percid A. FneNcx, Riformateuzs, p. r38, quando descrive un Marsilio negli ultimi anni di sua vita a abandonn6 par l'empereur, proscrit par le pape, censurd par la Sorbonne.... )). 8) J. SuruvAN, Marsilius, p. 596 ; E. Rurn'rNr Avoxoo, op. cit., p. 156.

G L I UL T I M I

ANNI

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fn quest'ultimo periodo di sua vita Marsilio compose altri trattati : l1 De iurisdictione imperatoris in causis matrimonialibu,s e ilil. Defensor minor, che con iil De translatione [ruperii costituiscono irl corpus detile sue opere minori, 'di cui diremo in seguito, sebbene il loro valore sia piuttosto limitato '). Dopo la composizione detl Delensor rninor, che verosimilmente fu scritto nel 1342, Marsilio visse assai poco; e certo il ro aprile 1343 non er,a pit, se Clemente VI in concistoro diceva di lui, il peggiore er.etico che egli avesse mai visto, come di persona oramai morta 2). t1 C. K. Bnelrpror.r, op. cit., p. 5r5.

2) Honrnn, Aus Az,ignon, in Abhandlungen ddr Kdn. bdhrnischcn Ge se llsch a ld t , . W i s s . , s e r i e VI , I 1 , p . z o ; C . K . R n a r r p r o N , o p . c i t., p . 5 r r . Vedi anche N. \rerors, Jeatz de Jandu,tz, p. 603.Erra percid rl Pepeoopur-o. op. cit., t. II, p. r55, quando dice che Marsilio mori intorno a l r3 3 o .

C- errro ro VI. LE OPERE MIN OR I DI M ARSI LI O DA PAD OVA.

Poco,dopo avere scritto 1l Defcnsor pacis, Marsilio d,eve avere composto il suo Tractatus de translatiorto imperii'. Ii Goldast, che questa operetta del Padovano ha stampata nella sua Monorchia .sacri Romani in+perii t) inrsieme con il Defensor, le attribuisce \a data del r3r3. Datazione inaccettabille, poichd, mentre nel Tractatus d ben quattro volte ricordato Iil Defensor') come gii compiuto , nel, Defensor non d mai ricordato itl Tractatus. Ora, se l'opera maggiore di Marsilio d con quasi certezza del 1324, l'operetta minore d sicuramente posteriorre; e quindi ci sembra a s s a i probabiie ia sua com po s i z i o n en e g l i a n n i 1 3 2 5 -2 6 , come vuole il Riezler 3). Si tratta non gi) di un lavoro originatle, bensi d'un rifacimento in senso iaico ed imperialista di un'opera dello stesso titolo di Landotlfo Colonna, che, in senso pontificio, [a sua dovette comporre durante tla spedizione in ltaflia di
1) 1\{ensrrro,.Tractatus de translatione i.mperii, in Monarchia sacri romani irnl>erii del Gornesr, II, pp. 147-53. In margine : ( Anno Christi r3r3 r. Per i manoscritti e per i testi a stampa di quest'operetta vedi S. Rre zr . e n , W i d e r s a c h e r , p . r 7 3 ; E. R u r u x r A v o w o o , o p . c i t., p . 1 5 6 ; N. V e r , o r s , t e a n d e J a n d , u n , p . 6 0 4 . 2) De translatione imperii, cap. I, II, IX, XII, in Goroesr, II, pp. r48, r\2, r53. Erra percid B. LaseNce,, Marsilio da Padoua, p. ro9, il quale dice che il Delensor nel Tractatars d citato solo due volte. 3) S. Rrrzr-os., Widersacher, p. r73.

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Enrico VII') : rifacimento pedissequo, per cui ben poche frasi sono mutate e la struttura originaria resta quella che era. Poichd nel Defensor pacis abbiamo detto, nota Marsiiio, dellf istituzione d'ogni pubbtlico potere, compreso que,ltloimperiarle, ora pii particolarmente dobbiamo svo[gere il tema deile traslazioni che 11'Impero ha subito dai Romani a noi, attenendoci al materiale storico diligentemente raccolto e armonizzato da Landolfo Colonna. Due sono le accezioni in cui il termine innperium rttntanurn ci si presenta. In una significa ( monarchiam, seu regalem principatum Romanae urbis, sive civitatis , ; in un'a1tra < universalem et generalem totius mundi vel plurimarum saltem provinciarum nlonarchiam , '). Notiamo quel soltern, che d un lampo ne11'oscurit). Marsilio si rivela tutto. Egli, sebbeneparli dell'Irnpero, non crede alla sua universatlit), e, affisandosi nellf insopprimibitle reatlt) dei tempi, vede come [e nuove rigogliose entit) politiche siano di fatto, e quindi anche di diritto, fuori dalla suprema potest), di cui egli tralta '). Riassumere il trattatelilo, che infine pud dir,si non sia altro che una breve storia defitl'Impero dalla fondazione di Roma sino ai tempi dell'autore, non presenterebbeper noi alcun interesse; tanto pit che, a prescindere dal fatto che esso non d se non un rifacimento di altro lavoro, i dati storici che l'opera ci offre sono in massima parte falsati per ignoranza o travisati dallo scopo polemico. Anzi, dal punto di vista storiografico il Da translation.eimperii d notevolmente inferiore a\ Def ensor pacis. I-,addove, per esempio, in quest'ultimo il Padovano, par1) S . Rr Ez r - u s . , W i d e r s a c h e r , p . r 73 ; F. S c e n u r o , o p . c i t., p .6 9 . Per la biografia di Landolfo vedi A. Tnonas, op. cit., in Mdlanges d ' ar ch d o l o g i ee t d 'h i s t o i r e , a . I I ( t 8 8 2) , p . r z 6 e s g g . 2) l,IARSrr.ro, Tyactatus de translatione imperii, cap.II, in Goroesr, p . r48. II, 3) Ve< l i S. Sc . r x n u RRA, o p . c i t . , p . 5 8 , n .

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MARSILIO

DA PADOV.\

lando del Constitutum Constantini, grunge a dubitare quasi della sua ,autenticit), nrel primo, pur non condividendone 1o spi,rito infonmatore, che ibri,damente mesce il temporale e 1 o s pir it ualet ), 1o d) senz'a l tro p e r v e ro t).8 u n a tte g giamento simiie a quello di Dante, che accoglie come fondata storicamente ia Donazione. ma lamenta : Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre ! 3). Del tutto fantastica la figura di Maometto, che 1o scrittore fa principe arabo, dotto in magiche arti e dispregiatore dell'Impero ; il quale, per spirito meramente nazionalistico, allo scopo di rendere il suo popolo indipendente da Costantinopoli, inizia una secessionereligiosa dal Cristianesimo per farne seguire un'altra politica n). Particorlare menzione meritano i passi, in cui l'autore tratta detlla fondazione defila monarchia carollingia. Dopo aver accennato come Pipino avesse usurpato il trono a Chil,derico e come, secondo le scritture eccrlesiastiche,il papa avesse accettato lla mrtazione avvenuta e disciolto i sudditi datl giuramento di fedelt) che 1i vincolava a[ vecchio re, mostra come invece, secondo quanto ritiene anche Ammonio nelle Gesta Francorum, Pipino fosse stato eletto re llegittimamente dai proceres del regno e solo poi unto
1) N. VALors, Jean de Jand,un, p. 604. 2) Mensrrro, De translatione imperii, cap. II, in Goroesr, II, p. r48. Secondo il Padovano, oggetto della Donazione fu solo Roma, rnentre per LeNnolro Cor-oNN.t la snpremazia del pontefice d senz'altro dichiarata. estesa a tutto l'Occidente : Goroesr, II, p. 89. Vedasi S. RrBzt-r-p., Widersacher, p. 174. 3) Inferno, XIX, rr5-r7. 4) MARSrLro, De translationeimperii, cap. IV; in Gor-oesr, II, p. r49. Corrisponde alla seconda mettr del cap. II del Tractatus di LeNoorro ( Go r o e s r , I I , p . 9 o ) . Ve d i S. Rr Bz r B n , Wi d e r s a c l te r , p . r 7 5 .

IL

( DE TRANSLATIONE

IMPERII

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tale,da Bonifacio arcivescovodi Reims t). E la vecchia tesi del Defensor pacis.Itl principe d mera potest) esecutiva, espressione del potere sovrano. I1 popolo solo pud creare l;a pars principans, e nessun potere ecclesiastico pontit). ficio o vescovile pud ad esso sostituirsi Venendo a parlare deltle prime donazioni di Pipino, disceso in Itailia contro Astolfo minacciante Roma, d evidente come Marsilio le giudichi non mere cessioni beneficiarie in cui rla potesti civile manchi affatto, ma vere e proprie atlienazioni di sovraniti. Certo una distinzione ddl genere avrebbe potuto giovare alle finalitA dello scrittore; ma egili, povero com'A di conoscenzestorico-giuridiche, non solo non io fa, ma resta assai indietro rispetto ai nuovi in'dirizzi romanistici, mescendo su elementi germanici il concetto del 'dominio sovrallo con quello della propriet) privata. Tuttavia ne1 suo buon senso coglie bene un altro punto : la translatio intperii si fece perchC i[ papa, non temendo pin i greci e tanto meno i franchi lontani, sperava 3). di poter meglio e pit liberamente dominare in Italia
1) Mensiue, De translatione i.mperii, cap. VI, in Goroesr, II, p. r5o. Corrisponde al cap. IV del Tractatus di Lexpor,no (Goroesr, If, p. 9r), ma d ben diverso per le considerazioni. Il Colonna riporta prima la tesi, per cui la deposizione di Childerico si deve solo al papa, poi la testimonianza d'Ammonio, per cui Pipino fu legittimamente eletto re dai suoi e tale consacrato dal vescovo di Reims, ma aggiunge un commento, che esprime il suo giudizio papalino : <,Hic ergo verbum deposuit, positum in dicto capitulo, alius glossavit, id est deponentibus dicatur, sive ut praedicta Francorum consensit. Sed oualitercumque narrat historia, sive ut alius supra allegatus, salva semper in omnibus veritate : credo authoritatem Papae in talibus omnibus negociis praesupponi, ex eo quod omnis potestas ex eo in hoc dependet.... r. (Vedi S. Rrnzr-nR, Widersacher, p. r71;). 21 Circa questa questione della deposizione papale di Childerico, che tanta parte ebbe nello sviluppo della pubblicistica medievale, vedi E,. Cnose, op. cit., p. 35 e sg. 3) Mensnro, in Goroasr, II, De transl,atione imperii, cap. YII; p. r5o. Corrisponde al cap. V del Tractatus di Lexnor,ro (Gor,oesr, If , p. gz), salvo alcune divergenze sull'estensione delle donazioni di Pip in o a l p a p a ( v e d i S. Rr Bz r e n , o p . c i t., p . r 7 5 ) .

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DA PADOVA

La trasrl azione iniziata con zaccaria e Stefano II si concluse di fatto con i floro succ !ssori Adriano I e Leone III. Irl primo di questi, vessato da Desiderio, provoca tla prima discesa di carlo Magno in Itaiia con il conseguente assedio di Pavia, la cattiviti del re rivarle, [a caduta detl regno flongobardo. r risultati di questi avvenimenti furono due : rl'accrescersi del dominio iemporale dei papi che Carlo riconfermd e I' indipend enza dei ducati di spofieto e Benevento. Marsirlio, a tar proposito, nota come il papa, grato dell'aiuto di carlo, ,iu.rito-un concilio, con_ cedette al re franco rla potesta d,eleggere il pontefice ro_ mano e di ordinare 7a sede apostdlica, < potestatem tribuit eligendi Romanum pontificern et Sedem Apostolicam ordinandi, '). checchd si dica derlrla verita del fatto, quel che a noi importa rilevare c come tarli elargizioni ooo possano non rappresentare un antecedente storico di quanto il Padovano sostiene nel Defensor pacis, ove senz,altro attribuis ce alr]| u,iaersitas ciuiunt, o alla sua aalentior pars o alla sua pars prilrcipans in virti di derega diritto di eleggere il pontefice, cens'urarlo, deporro, ionchd investire beneficiariamente tutti i vescovi e sacer,doti, pre'ia, s' intende, una consacrazionesacramentaler). La storia della seconda cafiata di carlo, avvenuta dopochd, a seguito d,una sommossa, papa Leone era stato
1 ) Me n s r r r o , De t r a n s l a t i o n e i m p e r i i _ ,_ c a p .V III, i n G o r o a s r , ff, p: r5r. corrisponcle quasi in tutto ar cap. vt a"t Tyactatus del CoroNNa (Goeoesr, Ir, pp. o3-s-r),*in quanto anche questi riconcrsce i cliritti dal papa concessi a carlo. Importante a in que^stol"pii"r" cli l_ancrorfo una citazione regolarissima con tutte le intlica;:ioni Jctte Istitttzioni giustinianee, che in Marsilio d soppressa. 2) proposito di questi clir'itii imperiari riconosci'ti $ dal ponte_ ^ fice, vedasi H. C. LBl., The rise of the temforal power, in Stt,tclies, p. 93, n. < According to Gratian, Acrrian not only g.t1 tr." .iglrt of choosing : the popes, but arso that of confi.rming ana investi*'g eLii bischops : ' rnsuper archiepiscopg.^ *l episcopos p"er singulas prJvincias ab eo accipere definivit; et ut niii ,"gE UuaJr* et investiatur i1l"-"11,r*m e p r sco p u s a n e m i n e c o n s e c r e t u r , ( G n er r e N " , i r r r ., D i :;t. 63, .= j ,,. Il passo citattr rter De trarzsrationeiwtperii 0 tolto' """. der Decretttnt.

I I , ( I ) I . : T R. {NSI , . {T I O N E IM I,E R II ) )

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abbacinato, d un tessuto ingannevode e ingenuo di fiabe. Marsitlio non esita ad accennare ad un passaggio di Canlo in Terra Santa, per cui, dopo aver liberato itl Sepolcro, ritornato a Rorna, d incoronato imper,atoret). Marsilio non si preoccupa 'derl diritto deltl'imperatore d'Oriente, che con la nuova incoronazione veniva ad essere leso; non si pr'eoccupadei dubbi t), che pur furono presenti a Carlo, circa tla validit) delti'investitura e il conseguente bisogno di patteggiare col bizantino Costantino p !r una personatle riconferma. Nultla di tutto cid. Il popolo e i,l clero vogliono Carlo tloro imperatore, e Canlo imperatore diviene. I[ pontefice consacra, fl& la sua consacrazione d riconferma, non causa efficiente di uq titotlo gie legittimamente assunto. Tuttavia circa tla vaiidit) delrl'atto compiuto occorre pur dire che il pensiero e [a tesi di Marsitlio collimano col pensiero e la tesi dei teorici e dei consiglieri di Carlo. trEssi professavano e in parte credevano di non essere in rivolta contro un sovrano regnante, fla di occupare legittimamente il luogo dei deposto Costantino sesto, e il popolo della citt) imperiale esercitare l'antico diritto d'etiezione, e il tloro vescovo il suo diritto di consacfazroner'). E cid d a sufficienza ptovato da vari testi citati da1 Br5rce. Non solo, ma tutta la politica di Cartlo doveva essere cara aI Padovano. Da un lato, abbiamo un sovrano eletto legittimamente da tutto un popolo e consacrato
1 ) Men s r r r o , De t r a n s l a l i o n e i r n p e r i i , c a p . IX , i n G o r o e s r , II, p . r 5 r . (Goroesr, II, Corrisponde al cap. VII del Tractatus, di Lexnorno , . 1 7 6 ; P . E . M e v e n , o p . c i t., p p . 9 5 - 9 6 ) . Ve d i S. Rr Bz r Bn , W 'i d e r s ac h e rp p. 75 . 2) H. C. Lee, The yise of the temporal f>ower, it Studies, p.37e sgg. 3) G. BRy c E, o p . c i t . , p . 7 5 . A q ue s to p r o p o s i to d d a r i l e v a r e c o m e sia in errore J. G. Srenr-, op. cit., p. 68, quando afferma che fu la Riforma a negare che fosse stata l'incoronaziope papale a tare di Carlo nlagno un imperatore e ad asserire come cid fosse avvenuto per volont), di popolo (acclamatio populi) : invero giA I\'Iarsilio aveva risoluto in senso democratico il problerna storico.

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}, I ARSI L I O D A P .l D O V .\

dal clero; dail'altro un principe che esercita le sue funzioni nel pit compiuto senso 'della parola : ha un diritto eminente sulia scelta del pontefice, irstituisce i vescovi e li dota, convoca c,oncilii e siede in essi, esamina le controversie beneficiarie, definisce i punti pili gravi della disciplina ecclesiastica. E I'appiicazione della dottrina del Defensor pacis: la Chiesa nello Stato, elemento pedagogico insopprimibile d'una superiore ma autonoma funzione civile. L'operetta ci si presenta cosi priva di senso critico, sebbene nel suo comptlesso permeata di quefllo spirito democratico che appare nel Defensor pacis, di cui tI Tractata.s dovrebbe essere una riprova storica. Nonostante tafle deficienza, comune de1 resto a tutti g1i scrittori detl tempo ancora impacciati datlle medievali superstizioni, Marsilio certo annuncia in pit punti itl Rinascimento. Quel che forse nella nuova operetta sarebbe da aspettarsi d una maggiorre compenetraztone giuridica (che invero la del tutto difetto), p !r cui poteva giungere ad analizzare con pii esatta visione della realti il contenuto delle donazioni carofiingie e costantiniane ! Ma se Marsilio d assai poco storico e giurista, anche ne1 nuovo scritto d politico di prim'ordine, e vede sicuro nelllo svitluppo della vita tla maggiore o minor''e aderenza degli eventi a quei principii che i1 Delensor pacis ha affidato atlf immortaliti, per cui il popolo d l'origine di ogni sovraniti, e fmpero e Chiesa ad esso debbono la loro ragion genetica. Riguardando in tal modo il De translatione imperir,, ci troviamo dinanzi ad un trattato imperiatlistico fino ad un certo punto, poichd in esso sono introdotti elementi nuovi, che lia vecchia pubblicistica romana e germanica ignorava. Innanzi tutto una domanda, che abbiamo posto pe7 Defensor pacis e dobbiamo ora risdlvere. Ammette Marsilio ['Impero come ente universale? In senso assdluto dob-

IL

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IMPERII

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biamo dire no. Tutta [a teorica deillo Stato, che abbiamo visto, in sostanza, presuppone un organismo ben delimitato ne' suoi confini; e, se ondeggia tra io Stato superioe i1 Comune italiano, esclude i1 conrenx non, recog'noscen,s cetto teocratico dell'Impero preordinato da Dio ad una missioire universaie. Del resto, questo concetto era stato superato da un pezzo, e non poteva certo essere Marsilio a rifargli una verginiti nuova ed artificiale : tutta ia dottrina pubblicistica degli statutari e dei regalisti francesi necessariamente prescinde dall'Impero, e si affi.sa in forme nuove e piri vitali '). Nel Defarl.sor !>acis il Padovano, dopo aver afirontato il problema detlle forme di governo, dovrebbe risolvere [a questione, se sia pir)' giovevole altla pace sociatle che tutto il mondo sia adunato in una sofla monarchia o che piri' Stati (monarchie, aristocrazre e politie) coesistano insieme nelle pit varie forme di reggimento. Ma non la risolve, quasi adducendo a pretesto la sua poca importanza. a Utrum autem universitati civiliter viventium, et in orbe totali unico numero supremum omnium principatum habere conveniat, aut in diversis mundi plagis, locorum situ qua.sinecessario separatis, et praecipue in non communicantibus sermone aut moribus, et consuetudine distantibus plurimum, diverso,stales principatus habere conveniat tempore quodam, ad hoc etiam forte monente causa caelesti, ne hominum superflua propagatio fiat, rationabilem habet perscrutationem, aliam tamen ab intentione praesenti > 2). Una reticenza in un problema cosi delicato, come nota benissimo i1 Ruffini Avondo'), equivale ad una risposta sfavorevole all'Imper,o; e del1o stesso pensiero del Ruffini
1 ) F . T o c c o , L 'e v e s i a n e l m e d i o ea o , p .6 3 e s g g . 2) D . p . , T , , 7 ; Ce n r Br - r r BRr , p . 6 8 ( S c n o r .z ,p . 4 o ) . 3 ) E . Ru m r r v r Av o NDo , o p . c i t . , p . r 3 5 ; S . S c e r v o u n R e , o p . c i t., pp . 5 5 , 7 8 e s g g .

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t I . {RSt I . r O D .\ P .{ l ) O \' .\

Avondo sono i pit. seri studiosi, da Riezler') ad limerton 2). I1 fatto che Marsilio insista sopra le disuguaglianze geografiche, linguistiche, etnografiche mostra che questi h a g iA acquisit o un nuovo e s u p e ri o re p u n to d i v i s ta ' ). D tutta moderna appare la giustificazione che egli fa deltla coesistenza di pii Stati, per i quatli attraverso lotte e guerre [a natura sembra porre un freno atli'indefinito crescere della popolazione. Ma pin di questi argomenti altri ancora meritano considerazione: in particolar mo'do le definizioni che il De translaiione imperii ci ofire dell'Impero romano; in una delle quali esso d ri,dotto alla sovranit) di una citti, ciod ao uno Stato fra gli Stati, di cui capitale d Ro ma ; in un'alt r a s'adom bra s i u n e n te d i n a tu ra p i n vasta che non gli altri Stati, ma si svuota deila sua funzione universale, proclamando che pur qualche provincia pud esservi cornpresa. E c1el resto }t{arsilio non poteva es,serepii rigido del conservatone Landolfo, quando si pensi che questi nelia sua opera che d la falsariga di quella del Padovano, dopo aver affermato secondol'antico diritto, che I' imperatore ( super omnes Reges est >, aggiunge : < his Regibus exceptis duntaxat, qui per privilegia et conisuetu,dinem sunt exempti o. Marsilio non ripete il principio romanistico di Landolfo delf imperatore n dominus mundi )), ma non pud non condividere le sue limitazioni, che la stessarealt) politica del resto imponeva. Di pii, egli, accennando ne1 Defertsor pacis alle pretese di Clemente V e di Giovanni XXII contro tf impera1) S. RrBzrBn, Wtdersacher, p. zo6. z; E. Er r r r RT o N, o p . c i t . , p . 3 0 . N o n c o s i E . G B s H a n r , i n R e u u e h istor iq u e , t . XXV ( 1 8 8 4 ) , p . 1 6 6 e s g . 3) M. GUccENHEIM, op. cit., p. 36r pensa che l{arsilio, a proposito del passo citato, rivolgesse la sua mente a Dante, e che non abbia espresso interamente il suo pensiero quasi per riverenza alla grande memo r ia d e l f i o r e n t i n o .

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( DIi TRANSLATIONE

IMPERII

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tore, sempre nota che esse non si rivdlgono solo a questo, ma mirano a tutti gii altri Stati, tla cui sovranit) verrebbe iesa, se si ammettesse la strana ibrida miscela di spirituatle e di temporale, che i papi da Bonifacio VIII in poi proclamano. Questo ragionamento non avrebbe alcun valore, se Marsilio non aftermasse la giuridica oltre che politica autonomia dei nuovi Stati superioretn non recognoscentes. Tuttavia cid non significa che Nlarsilio prescinda dell tutto dall'Impero. Pur rigettando la sua universalit), egli non pud negare che l'Impero sia uno Stato per antica tradizione, per sempre nuove ragioni, per it1diritto che da esso s'espresse e s'esprime e che per intima virtr\ vincola ed armonizza tutti gli atti umani, uno Stato maggiore degli altri Stati. L'Impero neltl'evo medio e moderno s'esautora progressivamente, ma non muore che lentamente, e con la Riforma. Gli uomini sentono iil suo fataie mancare, ( ma n on per quest o. . . . si st ri n g o n o me n o a q u e l i ' i d e a e si sforzano per lunghe et) di stagnare i1 corso irresistibile dei tempi, credendo sicurarnente di risalirlo, pur quando esso [i veniva trascinando pit e pii rapido via .dall'antico ordine ad una regione di pensieri nuovi, di nuovi affetti, di nuove forme di vita r t). Vi sono dei punti dello stesso Defen,sor facis, che noir possono spiegare se non facendo appeltlo ad un monarca si altri monarchi : cosi a nulll'altro che atlagli superiore I'imperatore romano dovrebbe spettare di convocare ill Conciflio, eseguire gli ordini di questo, deporre, previa attorizzazione 'de7l'u,niuersi,tas {iclel,iunt,, ii pontefice, decidere in secondo grado le controversie disciplinari dell'autorit) ecclesiastica. Questa la realt) d,elle cose, che
r) G. BRYc E, o p . c i t . , p . r o 7 .

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MARSILIO

DA PADOVA

trova consenzienti le autoriti dello Scaduto 1) e del Pr6vit6-Orton 2). La tesi poi sostenuta dal Labanca t) che Marsilio non vegga che una societi di Stati particolari ['uno dafltl'altro indipendenti non si pud accogliere senzl numerose restrizioni, ciod riferendoci alle condiztoni del diritto pubb'lico trecentesco. Quel che non si pud accettare A che Nlarsilio abbia intravisto il moderno concetto dello Stato. Egli in realti ha presenti le nuove realt) sociali tutte, che sono le monarchie indipendenti, i comuni, le signorie, la repubblica di Venezia, e le pone a base deila sua teorica; ma dall'analisi politica non riesce mai, inceppato forse troppo da paratlleflismi fisici tra Stato e organismo animale, ad assurgere a1[a visione giuridica detltla personalitA dello Stato, che sar) [a conquista di un afitro grande italiano, Machiavelli. Per altro, se Marsilio non si pud porre come il primo formulatore della personalid de1lo Stato, e certo i1 primo che fissi scientificamente [a sua ,sowanit) e, quel che d 1o stesso, la sua unitarieti. E qui non v' ! dubbio. < Roma namque cum Maguntia et reliquis communitatibus sunt unum regnum seu imperium numel'o, non aliter tamen, nisi quia unaquaeque istarum ordinata est per voluntatem ad unum numero principatum supremum u n). Questo ri,chiamo d non solo una prova sicura de1 concetto deltl'Impero come un semplice Stato pir) ampio ed autorevole degli atltri, e quindi detl nuovo concetto de1lo Stato ,sovrano autarchico ed unitario; ma anche una riprova della tesi nostra, poichd, col Nimist), ab1 ) F . Sc e o u t o , o p . c i t . , p . r 3 2 . z; C. W. Pnpvrrf-ORToN, op. cit., p. r8. Cid non significa, peraltro, che Marsilio sogni un impero universale, quale lo potevano concepire i vecchi pubblicisti a lui anteriori, come sostiene G. BorvBr-Meunv, op. cit., p. ro9 e J. MecxrwNoN, op. cit., vol. II, p. zr. 3) B. LeeeNce., Marsilio d,a Padoua, p. rz6 e sgg. 4 ) D. p . , I , 1 7 ; Ce n r Br r r BRr , p . 6 9 ( S c H o r z , p . 4 r ) . 5 ) A . Nr u r s , o p . c i t . , p . r o e s g.

II,

tI DE TRANSLATIONE

IT,IPERII D

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biamo voluto vedere nello Stato marsirliano un concetto prettamente dinamico, attraverso irl condizionamento dellI'uniti per mezzo di f,attori esterni ed interni, nonchA un intimo senso di collettiviti. F'atta questa osservazione, abbiamo erlementi sufficienti per valutare l'operetta. La quale non pud minimamente riguardarsi come un trattato imperialista, ndl senso che pud bene attribuirsi alle oper,e di Engelbert d'Admont e di Dante Alighieri. I1 De translutione non difende, come acutamente nota 1o Scaduto t), rla necessiti d'una monarchia universale, ma sibbene lla indipendenza de[1'Impero, come d'ogni altro Stato, datlla Chiesa. Questa modernit) perd di concetti, che poi null'altro d che un povero riflesso delila luce dell Delensor pacis, non vale a dare un gran valore al trattatello, troppo denso di particolari falsi ed antistorici. Esso d, abbiamo detto, un ricalco del trattato di Landoifo Colonna, da cui attinge la situazione, 1o sviluppo e le stesse fonti 2), restando per altro ad esso secondo per ill senso giuridico, che al romano non manca, e fa del tutto difetto al Padovano. E invero, mentre Landolfo cita due passi, uno delle Istituzioni l'altro de1 Digesto, a sostegno della sua tesi, queste ciLazioni *scompaiono del tutto in Marsilio, sebbene avrebbero potuto essere utili ai suoi fini. Gi) netl Delensor pacis Marsitlio aveva dffrontato una questione, che certo per [ui, sostenitore de1 diritto sovrano ,dello Stato e della subor,dinazione d,ella Chiesa allo Stato, 'doveva avere una grande itnportanza, non solo pr,atica, ma eziandio teorica, quasi riprova e apptlicazione
1) F . Sc ADUT o , o p . c i t . , p . r 3 z . 2) Le fonti usate principalmente da Lewoor,r'o CorouNe sono le Decretali pontificie, le Gesta lrancorum di AuuoNro, MAnrrNo or Tnoppeu, Eusnsro, Grnoreuo, Isloono, RlccoBALDo or FBnnene.

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DA PADOVA

dei supremi principii direttivi del suo sistema politico. La questione d questa : a chi spetti dar legge in materia ma'trimoniale, chi dispensare da quegli impedimenti che la civilt) nostra ha posto a certi congiungimenti tra consanguinei, chi pronun,ciare e quando il divorzio. Non abbiamo modo qui di accennare i passi 'del Delensor pacis, in cui queste questioni affiorano e tralucono pur tr,a molte rnc'ertezze'), ma richiameremo l'ultima osservazione, che Marsilio pone al termine del suo lavoro, e che rappresenta il suo pensiero sull'argomento verso il r3z4 e che sostanzialmente non dovette di poi mutar,e : u Coniugia seu matrimonia divina lege, nova praesertim, prohibita per mortalem neminem dispensari posse, humana vero lege prohibita ad solius legislatoris vel p !r ipsius principantis auctoritatem pertinere , '). Gran'de certo d la portata deila questione, e male la si pud esaminare e sviscerare in tutti i suoi termini in poche righe ! Forse il bisogno di eliminare le inesattezze, di chiarire i 'dubbi, dovette indurre Marsilio a ritornare sull'argomento e a scrivere intorno ad esso un trattato, che intitold Tractatus de iurisdicti,one imperatoris in causis matrintori alibus . Ma, se tali forse furono taluni dei motivi del trattatello marsiliano, ben altre furono le pii prossime cause storiche. Ai primi di novembre r34r le relazioni, gi) tese, tra i due augusti sposi, Giovanni Enrico di Moravia figlio del re
t) D . P. , I I , z r ; G o r o l s r , I I , p .z 6 o ( S c H o r .z , p . 8 8 ) : u fe i u n i a , esus carnium, abstinent'ias, sanctonrm canonizationes ac venerationes, operum mechanicorum aut aliorum quorumcumque prohibitiones seu vacationes..., matrimoniorum copulas infra certos cogrtotionis grarl.us, ot' dines quoque sive collegia religiosorum approhare vel reprobare, reliquaque similia lege divina licita seu permissa statuere sub aliqua ecclesiastica censura, ut interdicti vel escommlrnicationis aut alterius poena consimilis maioris aut minoris, eoque minus ad ea quemqua.m obligare posse sub poena reali vel personali in statu praesentis saeculi exigenda, absque iam dicti legislatoris auctoritate r. 2 ) D . P. , I I I , : ; G o r o e s r , I I , p . 3 r o ( S c H o r z , p . r r 8 ) .

II,

( T R. \ CT AT US

DE CAUS IS

X { A TR IT,IO N IA L II]U S I> 2 Q Q

di Iloemia e Nlargherita figlia cli Enrico duca di Carinzia e conte del Tirolo, soprannominata Maultasch t), divennero insostenibili, forse per la brutale crudelti ,del primo. La cronna, probabilmente per evitare pir\ violente bufere col tristo marito, 1o sfuggi, e si pose in aperta lotta con lui '). Della cosa presto si dovette occupare f imperatore parenie deila Maultasch, e se ne occupd tanto bene che di li a poco un nuovo matrimonio fu progettato tra la fuggitiva e il secondo figliolo di Ludovico, chiamato pur esso Ludovico e conte del Brandemburgo, disioso ,di acquistare per sA la lauta dote di Nfargherita. Senonchd vi erano vari ostacoli da superare. Innanzi tutto occorreva sciogliere o annulllare per un quarlunque motivo il primo matrimonio; in secondo luogo occorreva superare I'impedimento di consanguineit), .che correva tra il Brandemburghese e Margherita, parenti entro itl terzo grado. Dati i non buoni rapporti esistenti tra Avignone e I'Lnpero, il Bavaro non si poteva rivolgere a Renedetto XII, al quale, secondo il diritto del tempo, spettava di pronunciarsi. E forse f imperatore ricorse per consiglio a l\{arsilio. Certo, il provvedimento, che egli prese, risponde mirabilmente alle dottrine professate datl suo consigliere : sciolse di sua iniziativa il primo matrimonio, erlimind i'impedimento del sangue, fece celebrare il nuovo matrimonio il ro febbraio 1342, nonostante che i,l papa avesse sin dal novembre r34r ordinato al patriarca d'Aquitleia di impedirtlo assolutamente t). Quasi a convalidare d' autoriti teologica e giuridica il provvedimento che stava per prendere, Lu1) Chiamata Maultasch u ab oris eius insuetam latitudinem > : Pnz, Scri,ptolesrerl,tm Ausiriae,II, p. 8o7. B. JuNcueNN, op. cit., vol. VI, p. 2r5, dice di contro che il soprannome fu dato alla l\{argherita < a castello ubi nata est r. z; C. K. Bn e u p r o N, I n t r o d u c t i o n . a I < D e l e n s o r m i n o y ) ) , p .X , n . r o . 3) F . Ro c AUAr N, o p . c i t . , v o l . I I , p .4 6 r , n .4 ; G . M o r .r ,a r , o p . c i t., p. 2 2 4 '
F. Berracrrtt - lllarsilio da Padoaa.

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2to

MARSILIO DA PADOVA

dovico si rivolse a Marsilio e all'Ockam, invitandoli a scrivere quatlcosa sutll'argomento per tlegittimare i suoi atti. Cosi, trala fine de1 r34r e i1 principio del 1342, si Marsilio che Guglielmo Ockam') scrissero due trattatelli corr 1o stesso titolo, quello che abbiamo visto, e sostennero nel campo teorico con audacia e noviti i diritti imperiali, &ttraverso argomentazioni siffattamente ostiche per lo spirito medievale e cattoiico, che Benedetto XII immediataraente reagi nellla bolla del z9 novembre r34r, qualificando i1 matrimonio voluto dal Bavaro < contubenrium. immo verius adulterium D '). Questa operetta marsiliana, insieme con gli altri due trattati minori de1 Padovano, passd inosservata nel medio evo, fino all'et) moderna, oscurata dalla gran luce del Dalensor pacis, che tutta attrasse su di sd l'attenzione degli ammiratori e degli avversari. La sua prima edizione a stampa si deve a Marquardt Freher ed d di Heidelberg, anno 1598, [a seconda a Metlchiorre Goldast, che la inseri nella sua Monarchiat). Mu solo assai tardi si conobbe il manoscritto bremese b SS che la contiene, per cui moflti autorevoli scrittori la cr'edettero falsificazione non attribuibile a Marsilio. Cosi il Bohmer') ; e dello stesso parere fu ro n o il Friedbergu), il Riez l e r' ), i l Me y e r' ), i l Mi i [ler'), il Rocquain e). La loro opinione era giustificata unicamente datl fatto, che, ove per it1 Defensor pacis e p !r
1) Il trattato di MansIr,ro d stampato nella raccolta del Goroasr, II, p p . t38 3 - g o : c o m e p u r e q u e l l o d e l l ' O c x A M , I, p p . 2 r - 2 4 . 2) S. Rrrzr.rn, Vatihanische Ahten, p. 763, n. ztr6. 3) S. Rrrzr,rn, Widersacher, p. 234. Tra le altre edizioni citerd CeNrsrus, Relntatio trium tractatum, Ingolstadt, r6oo. 4) J. F. BoHlren, Regesten Ludwigs, I\. 2225 e Additamentu.nc secundum, p. 345. 5) E. FRTEDBERG, in Zeitscltrift fi.ir Kirchenrecht, VIII, p. rr9. 6) S. Rrnzrnn, IVidersacher, p. 234 e sgg. z; e . E. M EYe n , o p . c i t . , p . 1 8 , n. 8) K. M Ur r n n , o p . c i t . , v o l . I I , p . 1 6 o . 9 ) F . Ro c AUAr N, o p . c i t . , v o l . f f , p p . 4 r 5 n , 4 6 r u .

II,

( T RACT AT I ] S

I ) E CAT TS IS } IA TR IN IO N IA L IB U S

,> 2 II

il De translation,e hnperii si conoscevanonumerosi manoscritti, del De iurisdictione imperatoris itt, causis matrimonialibus non si conoscevano che testi a stampa. Ma tuttavia tale opinione non era accolta da tutti gli studiosi ; anzi un buon numero di essi rivendicava al Padovano la paternit) del trattatello, fondandosi piri che altro sulf identit) dei motivi spirituali, che animano sia il, Defensor pacis sia il De iurisdi,ctione imperatoris : cosi il G ie s e ler'), il Bir ck'), il Lec h fl e r' ), tl o Sc a d u to n ), i 1 Tocco t). E da osservarsi perd come tra i sostenitori detlrla prima tesi 1o stesso autorevolissimo Riezier o) si sia presto ricreduto tanto che, cedendo allle acute osservazioni deltlo Scheffer Boichorst, in un suo posteriore scritto non dubitd pit che il controverso trattato fosse da attribuire alla penna d i Ma r silio. Ma ogni ragion di dubbio d caduta dopo che per fortunate circostanze si d venuti a,ltlascoperta di una quarta opera di Marsilio, di gran lunga pit importante detlle al.tre, degna, sia pure a gran distanza, di stare accanto al Delensor pacis; e in quest'opera s'd trovato rifuso, salvo poche righe d'inizio e di chiusura, intero i\ De iurisdictione imperatoris nt, causis matriwonialibus, che rientra quindi a far parte di un tutto organico pit vasto e complesso. Questo scritto di Marsitlio da Padova, che formerA og1) J. I(. Grrser-Bn, Lehrbuch der Kirchengeschichte, Bonn, 1849, vol. If, p a r t e I I I , p . 3 5 . 2; Brncx, Marsiglio uon Padua u,nd, Aluavo Pelayo tiber Papst und Kaiser, Kirche und Staat (Abgedrucht aus dem Jahresberichte der hdheren Riirgersch'ulezu Miihlheim am Rhein, 1868, p. tt). 3) G. Locnton, Johann von Wiclil unil die Vorgeschichteder Reform.ation, Leipzig, r9r3, vol. f, p. r16. 4 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . . p . r 3 o , n . 3 . 5 ) F. T o c c o , L 'e r e s i a n e l m e d i o e a o , p . 5 4 1 , a .2 . 6) S. Rrnzr,nn, nella Historische Zeitschrift, vol. XL (1878), p. 328.

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getto di una nostra rlunga disamina, d stato scoperto ad O x fo rd, in ur1 m anoscr it t o c l e l l a Bo d l e i a n a ' ), c h e c o n tiene 1I Defensor pacis, rl De translatione imperii, ed uno scritto intitolato Resportsionesad obiecta Papae, che non si pud attribuire al nostro autore. Itl titolo de'l'l'opera appare tlsltle prime e ne1le ultime righe del lavoro. Le prime parole ,dei manoscritto, dopo le llesportsiones, sono : o incipit iiber intitulatus defensor minor e'ditus a magistro Marsilio paduano post defensor'em pacis maiorem ,. Le ultime suonano : < De quibus omnibus suppositis vel probatis, rememorata et etiam expiicata sunt plura in hoc tractatu ex Maiori Pacis Defensore, per necessitatem tam sequentia quan deducta, propter quod Defetrsor minor deinceps vocabitur tractatus iste. Amen. Laus Deo r. E Marsilio stesso, che ci dice il nome del suo nuovo lavoro, ll Delen,sorminor,' e con questo nome d stato quindi terminato, come quello che ripr,ende alcuni degli argomenti salienti del Def en.sor pacis, per meglio sviscerarli e analizzarli, insieme con altri, che antecedentemente non avevano trovato posto nella disamina. Il primo certo a richiamare l'attenzione dei dotti sul manoscritto bodleiano fu il Surllivan ne1 rBgZ'), senza Beratltro occuparsene ex prolesso, rimandando ad un suo posteriore scritto, che fu pubblicato nel r9o5 "), le pii\ gravi questioni storiche, che itl l)cfcnsor ntinor ci offre e che ancor oggi sono vivo oggetto di appassionate discuss io n i. Quasi cont em por anean re n te i l Va l o i s n e l r9 o 6 ' ) p u b b'licava il suo ben noto studio generale su Marsilio da Padova, in cui rivendica per sd rla priorite\ deltla scoperta
1) Per la storia del manoscritto vecli C. K. BnalrproN, Introductio n , p. v . 2) J . Su n : : l ^N, M a r s i t i z t s o l P a d u c r , p . 4 r 3 , n . 5 . 3) J. Sur.rwtN, The manuscripts, p. 3oo e sgg. 4) N. \ r e r o t s , J e a n d e J a u d wn , p. 6 o 6 e s g g .

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r t I ) F l l t l i NSoR ]l l \O l t

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2 r3

di Ox,ford, adducenclodi essere al tlavoro cul /)rrfcrrcorrnin o r s in dal r9o3, e p, er primo i n fa tti s tu d i a d a v v e ro i l contenuto speculativo dell'opera. Dopo itl Varlois nessuno si occupt) pii\ del manoscritto marsi'liano, che giaceva sepolto nellla biblioteca inglese, fino a quando un benemerito giovane studioso inglese C. Kenneth Brampton nellrlasua tesi di laurea non trattd del nostro \[arsitlio t), facendo a questa seguire Ja pubblicazione integratle de'l manoscritto, dall punto di vista patleograficodiflrcilissimo, in una beltla edizione corredata di note e di una dotta prefazione. Noi non possiamo entrare nelle questioni paleografiche che il difficitle testo di scrittura italica, tipo rinascimento, ci presenta, e che certo si deve attribuire alla fine d e l Q u at t r ocent o2), r im andando a l Bra mp to n p e r ma g g i o ri d ilu c id azioni. M a non possiamo ,d ' a l tra p a rte , p a s s a res o tto silenzio due questioni, quel1a detitla data del Delensor minor e quella della sua unit) con il De causis nxatrint,onia/ib .r rs . In ordine a quest'ultima questione osserviamo che itl T r a c ta l us de iur isdict ir t t t c int pe ra l ttri s i n , c a u s i s ma tri rmo n ia lib u s, quale d in Goldast , s a l r' o p o c h e p a rti c o l a ri t) d i d iz io n e o variarrt i, salvo poche ri g h e i n i z i a l i e fi n a l i , d ri fu s o n el Def et t sorm inor , capi to l i XIII-XV "). N o n b a s ta : il trattato d nel Goldast preceduto da due decreti imperiali, il p r imo de'quali d int it olalo F o rma d i a o rti i ma L ri n i o n i a coui u g c s l o h a n n c m.... e t Ma rlis in tar illust res, 't )ocalos g a r e ta nt , t ); il secondo For m n d i s p e n s a ti o rti ss u p e r a ffi .n ita tc collsanouinit at is int er i l l u s tre s L u d o u i ' c u n r.... e t
r; C. K. Bn,rlrprox, Pret'atory Note al Delensor rninor, p. III. z; C . K. BRa n p r o x , I n t v o , T u c t i o n p , . v I e s g g .: E . R u n r IN l A v o N o o , op . cit., p. r 5 8 . 3) llT r a c t a l z r s d s t a t o r i f u s o n c l D. n ti m o v e fo r n a i c a p p . X III- X V da lle pa r o l e q u o d Ch r i s t i f i d e l e s ( XI I I , 2 , r r , e d . B n e u p r o N , p . 3 9 ) a l l e p a r o le et t e m p o r e m i n 'i s t r a n d a ( XV, 4 , 29 , e d . B R e l r p to x , Ir . 4 9 ) . 4 ) Gor o e s r . I I , p p . r 3 8 3 - 8 . q .

2r4

M ARSI I , I O DA P A I) O V A

Margaretamr). Orbene, se noi osserviamo quest'uitimo, d facile notar'e come la sua parte centrale non d che la riproduzione, salvo le soiite poche varianti del capitolo XVI del Defensor minor t). Aggiungianro che, ove Ia Forrna tliaortii ha un carattere imperativo di provvedimento giudiziario, \a Form,a disl>ensationis pit che un atto d'autorit) d un documento espli'cativo, in cui l'elemento dottrinale soft'ocaquello giurisdiziouale, e in esso s'appaiesa piri la mano d'un professoreche non quella d'un magistrato. Dato cid, d molto facile che abbia colpito nel segno H. Theobald t), il quale sostieneche i due documenti, stampati nel Goldast e riportati dal Bohmer, siano stati ambedue scritti da Marsilio, e presentati al Bavaro col trattato sul divorzio ne1 breve periodo dicembre r34r-febbraio 1342. Con cid resta pur sempre insorluta I'altra questione : quando e come it1 grosso detl Defensor minor, in cui i[ Tractatus de iurisd,ictione impariali rientra, sia stato scritto, e se sia stato composto prima rl Defensor ntinor, e da questo siano stati poi estratti i capitoli sutl matrimonio per farne un pit piccolo trattato e lle Formao; o invece questi siano stati scritti prima, nei periodo dianzi detto; e in tempo pii tranquillo riorganizzati in pir\ vasto tutto. Le opinioni sono varie. I1 Sutltlivan suppone che nefl febbraio r342 tutto i7 Defensor nrin,orfosse gid stato composto, e che, date le vicende tra Giovanni Enrico di Boemia e Margherita Maultasch, il Padovano trovasse facile estrarne le note parti dei capitoli XIII-XV, muninli di un piccoflo cappeltlo e d'una breve chiusa, e inviarli alf imperatore Ludovico IV con le due Fonnae, che possono benissimo
1; Gor,oasr, II, pp. l3Bs-86. z1 C. K. Bneuptow, Introduction., p. vr. s; Vedi recensione sul volume di H. TnBosero (Beitrd,gen zur Geschichte Ludwrgs des Baiern. Progr. Mannheim rSgl),in Neues Archia, XX III, 1898, p. 772.

IL

tt DIII..ENSOR N{INOR II

215

essere fattura detlrio stesso Marsiriio t). Tesi questa de1 Sutllivan, che non appare assurda. Illogica invece ci sembra affatto rl'altra del Va,lois. Il critico francese vorrebbe datare il Defensor rninor tra il t326, anno in cui il Padovano si rifugid esule da Parigi a Norimberga, e l'estate del r3z8'). Egli osserva come solamente dopo l'entrata a servizio di Ludovico Marsilio da Padova poteva formulare in modo cosi netto la tesi, che gi) abbiamo accennato e che di nuovo vedremo, dell'identificazione del legislator humanus e dell'imperator, attraverso le varie cessioni popolari de1 potere legislativo, per cui, secondo il critico, la teorica della sovranit) popolare finisce quasi per risolversi nell'assolutismo regio, giustificato, si, umanamente, ma pur sempre repeitlente da sd I'integrale democr,azia; ma colne, d'altra parte, egli non poteva pir) scriver,e itl Delensor minor dopo itl 1328, dopo itl disastro detltfimpresa italiana, per cui Ludovico IV dovette perdere ogni fiducia ne1 vdlubile popolo romano, quel Defen'sor minor, 71 qtale pur conti,ene (sono parole ,del Valois) un sistema paradossafie,per cui, dopo tredici secoli, il popolo romano d ancora depositario defiia sovranitA e defi potere legidlativo universalle. Osserva poi ancora itl dotto francese che l'idea espressa ne1 Defensor rnin'or di un concifiio generale, in cui avrebbero dovuto unirsi le cbiese fiatine e greche, per riformare in senso democratico 1a cristianit) e tla sua organizzazione, non poteva sorgere che a Roma netlla prima esaltazione per le vittorie riportate dal Bavaro. Aggiunge quindi, rincalzando, che [e tirate del. Delensor minor contro gli interdetti e i loro funesti effetti non possono non riferir,si atlle giornate romane, in cui il ciero parte teneva per f impbratore e celebrava i sacri offi.ci, parte per il papa e si rifiutara di ministrare.
1) J. SuLLtvtN, The manuscripts, p. 3o5. 2) N. VALots, Jean de Jandun, p. 615 sgg.

21 6

I {ARSi L I O

D .{ t' .{ t) O V .\

I primi mesi dunque del r3z8 sembrano essere quelli pir\ opportuni per la composizione del Defen.sor nthrctr, o 2"1meno 'della maggior parte di questo trattato, che completa in rnodo cosi curioso gli sviluppi del Defensor !>acis. Ma il Valois stesso intuisce le obiezioni che a questa sua tesi si possono opporre, e in via meramente incidentale pone un dubbio almeno per gli ultimi capitoli sul rnatrimonio e sul ,diyorzio. Questi, dice, contengono teorie, che troveranno appltcazione dopo, nel 1312, sicchd non c ' d n u lla in cont rario per rit en e rl i re d a tti p i t ta rd i . Co s i il Delen,sor mino,r sarebbe stato composto a due riprese : una parite maggiore nel t3z6-28, una minore irel r342. Risuitanza questa tanto illogica che il Valois ritiene piri opportuno, nella ,sua incertezza, di aderire platonicamente alla soluzione integrale, per cui tutto il testo dovette essere stato scritto ndl r3z8. f.z ! oss !rvazioni sono facili e ovvie. Il Rrarlpton rileva come, se ci fu un periodo nelia vita di \Iarsilio turbolento ,e meno adatto agli studi, questo fu proprio quello d e l r 3 2B') , it cui M ar silio eb b e 1 a s o mma d i re z i o n e d e l l a politica imperiale, fo oonsigliere, vicario ecclesiastico, arcivescovo di Nfilano, lactotwn di Ludovico, e affaccendato e distratto non poteva certo aflidarsi ai dolci ezL delle ricerche filosofiche e teologiche. Nd, rincalza g iu s ta ment e il Ruf f ini Avon d o , c ' e ra u n a p l a u s i b i l e ragione per spinger,e X,Iarsilio in quei mesi di vita intensa e di lotta a ritornare su argonrenti, che appena q u a ttro anni prim a aveva pr o p u g n a ti n e l De ft' u s o r p a c i s , in un'opera, che porta invece i caratteri di una riaffermazione, fatta in nome d'una rnaggiore esperienza, dei principii del sisterna, che dopo un certo tempo dorrettero sembrargli basilari fondamentali '). lla neppure le sint) C . K. Bn e n p r o N, I n t v o d u c l i o n , p . v tr . 2 ) E . Ru F r I Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . t6 o .

. l l . a I ) t . t l . . NSO It 1 \IIN O R l

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gole ragioni dell Valois prese una per una reggono ad un attento esam'e. r A proposito poi della prima >, nota senrpre il Rufihrri Avondo t), <t noi vorremmo ricordare come q u e l s i st ent , aparadossale. . . . de l p o p o l o ro ma n o l e g i s l a tore, compare anche nel Dialogo dell'Ockarn, scritto fra il t34z-t343 alla corte di Ludovico il Bavaro r. Riguardo ai tristi effetti degli inter'detti, aggiungiamo noi, nolr d necessario pensare a Roma e al t3z9, quando tla Curia usava llargamente di queste armi, e la stessa cittd natale di Marsirlio ne aveva subite le tristi conseguenzeneille sue lotte cotl crlero. Resta quindi plausibile sotlo tla tesi del Sullivan, a17a quale peraltro il Brampton apporta sostanziali modifiche, nel senso che i\{arsilio prima abbia scritto il piccolo trattato sul divorzto, e poi lo abbia rifuso nel pii vasto Defensor utinttr, seguendo l'uso di molti scrittori del medio evo, come Ruggiero Bacone e Guglielmo O c k a m'). M ", post a cosi la q u e s ti o rre , e s s a n o n p re s e n ta pit punt i di cont r over s i a: l ' i n te re s s a n te d c h e s i a il Sullivan sia il Brampton si incontrano nel ritenere che il Defensor minor tutto si ricongiunga al divorzio e al successivo matrimonio di Margherita Maultasch. a In conclusion ! >, osserva il Brampton t') a N{arsilio scrisse un trattato sulla questione del matrimonio e dei divorzio p e r u s o deli'im per at or e, la di c u i i n te n z i o n e e ra q u e l l a di anrrullare il rnatrimonio di Giovanni Enrico di Moravia e d i Nlargherit a M ault asch del T i ro l o .... L e s o l e p o s s i b i l i date del trattato sul matrimouio solro il dicembre r34r o il g e n n a io 1342, poichd il m at rirn o n i o d i L u d o v i c o d e l Bra n demburgo e di Margherita Maultasch ebbe iuo.go nel febb ra io 1342. I l t r at t at o sul m atri mo n i o d i n s d s te s s o u n buon attacco con,tro il papato come istituzione. Put) essere
1 ) E. Ru F r , r r c r Av o NDo , o p . c i t . , p . 1 6 o . z; C . K. BRa u p r o N, I n t r o d u c t i o n , p . v u . 3 ) C. K. Bu r t p r o x , f n t r o d t t c t i o r t, p p . Ix e x .

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MARSILIO

DA PADOV.\

occorso a Marsilio di p !nrsareche sarebbe stata una buona cosa di sviluppare il suo attacco in una piri vasta opera. Se Marsilio mori non pit tardi de1 marzo 1343 e l'ultimo paragrafo del capitolo XVI fa chiaro che il Def ensor tninor, sebbenenon riaeduto, sia stato completato, la fine del r34z sembra la miglior data per la sua composizione>. Cosi si spiega un'altra circostanza : il fatto che la Chiesa non abbia colpito con 1e sue sanzioni un'opera come i\. Defensor minor, mdlto pit grave che non it Def ensor pacis, come quelltlache sottraeva alla sua plenitwdo potestatis una pit vasta materia, quali le indulgeDze, i voti, irl matrimonio ecc. : ['improvvisa morte di Marsitiio, che certo avvenne non pit tardi del marzo 1343, impedi che il lavoro, da poco compiuto, si divuflgasse, e quindi fosse bandito .dal1'autorit) ecclesiastica; e fece si che giaces.sepolveroso in un ,angolo, 'donde neppure 'durante la Riforma qualche teologo, altannato dalle controversie del tempo, 1o trasse; di modo che, oye le altre oper ! del Padovano circolavano il mondo, il Defensor miwor rimase ignorato per alltri secoli ancora. Sutltl'autentici$ detl Delensor minor, ripeto, non v'd dubbio : agli argomenti addotti atltri se ne possono aggiungere. I riferimenti al Defensor pacis numerosissimi : gli argomenti trattati, salvo alcuni nuovi, gli stessi che conosciamo: persino la forma, la lingua, quelle che abbiamo gii veduto; e purtroppo non si sono per nulla affinate col decorso del tempo, che pure in pochi anni avea trasformato la cultura, e dal latino dei rudi cronisti gi) aveva portato al latino ciceroniano di Francesco Petrarca. Le autori$, che Marsilio richiama, sono pur sempre le stesse; solo, siccome la natura del lavoro d mutata e non ci troviamo pit dinanzi a un trattato di politica, com'era il Defensor l>acis, ma a un'opera teologica con scarsi riferimenti politici, gli scrittori religiosi predominano sui pro-

L R G G E D I VI N A E LE GGE UMA NA

2 rg

fani : la Scrittura, i Santi Padri, Pietro Lombardo, Riccardo e Ugo di San Vittore, san Bernardo di Chiaravalle r). Gi) nelle prime pagine Marsirlio da Padova ci ofire i[ quadro della sua trattazione.I punti, sovra i quali verteri f indagine, sono questi : la giurisdizione civile ed ecclesiastica, la confessione auricolare, la penitenza, le indulgenze, le crociate, i pellegrinaggi, \a plenitudo potestatis, il potere legislativo e l'origine della sovranit), il matrimonio e il divorzio: argomenti vari e disparati, ma che la dialettica di Marsilio ricongiunge in una irathazione sistematica. Giurisdizione, comincia Marsilio, significa dictio iuris, e ia.s sta per lex. Ma \a parola < legge r si pud assumere in duplice sen,so, poichd la fiegge pud essere divina ed umana. fa tlegge divina A un precetto, che promana immediatamente da Dio, fuori di ogni umana determinazione, intorno a cid che si deve fare o non fare volontariamente in terra per ii bene ulltramondano, e, come ta1e, non avente sanzione che in cietlo; [a legge umana d invece un precetto, una norma, stabitiita da1 popolo e avente sanzione proprio in questa nostra mortarl vitaz). Dati i caratteri della iegge divina, nessun uomo, chierico o laico, pud emanarla, nd dispensare dalla sua osservanza, o mutare, togliere, aggiungere qualcosa da essa. Viceversa, dati i caratteri della legge umana, non d lecito ad alcun ecclesiastico, vescovo o sacerdote, di determinarla, donde consegue che nessun ecclesiastico pud rilassare o dispens,are alcuna cosa nella sua osservanza, cid che e invece di pertinenza del popolo sovrano, o del suo delegato, il prinr; C. K. BRauprox, fntuoduction, p. xvr. Aristotele invece d citato nna scila volta e in modo ben diverso che nel Defensor pacis: vedi a proposito N. Varots, Jean de Jandun, p. 607; E. RunnrNr A\roNDo, op . cit., p. r 5 9 . 2 ) D . m . , I , 4 ; e d . Bn e l l p r o r . r , p . 2 .

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l l ARSI I . l 0

l ) .\ I' A I) O \' .{

c ip e . E qui il Padovano rit om a a d u rr s u o tc rn a fa v o ri to : rleppure il papa cotr le sue decretali potrebbe clerogarealia le g g e ul11ana, poichd esse non h a u n o a u to ri ti c l i l e g g e , e legge alla rlorl si pu<) derogare che corr la legge. Perciir d le c ito concludereche nd il pon te fi c e , n d a l tro e c c l e s i a s ti c o hanno e,d ebbero potere coattivo in or,dine alle civili facc e n d e , nd riguardo ai chier ic i , n d ri g u a rc l o a i l a i c i , s i a n o p u r q uest i eret ici, a m eno che ta l p o te re rro n s i a a d e s .s i s ta to conf erit o con una dispo s i z i o n e d e l l ' u ma n o l e g i s l a to re t) . S e a prim a vist a le due l e g g i p o s s o n o s e mb ra r c o n formi, in quanto hanno llo stesso oggetto, nonostante cit) esse differiscono profondamente; differiscono nellla causa e ffic ient e, che per I 'una d Di o , p e r tl ' a tl tra I' u o mo ; n e l l a c a u s a f inale, che per quest a A i l b e n e d e tl i ' a n i rn a , p e r quellia itl bene terreno; neltla causa materiale, che per la prima d tl'uomo neilla sua perfettibilitzi, in quanto capace di attingere ia fruizione di Dio, per lia seconda l'uomo netlla sua disposizione atlla pace. Que.ste due lleggi esteriormente eguali differiscono nel loro intimo : difl'eriscono, pittoresco, come il moto dice Marsilio, con un pararllerlo dal m ot o d e ' c ie li dif f er isce di u n a ru o ta d i mu l i n o : i ' u n o d e te r no, l'alt ro no. Da questa netta demarcazione ,seguono tutte le conseguenze marsiliane, che noi giA in parte conosciarnoe sulrle qua'li non ci soffermiamo. Itl chierico non pud far tleggi, poichd questa incombenza spetta al leqislator hurnanus. Ove poi ci dornandiamo, se in caso cf insufficienza degli organi legis'lativi, 1o possa fare, occorre pur sempre rispondere ro, poichd si avrebbero altlora due poteri netl,lo Stato con identiche funzioni sovrane. e cir\ sarebbe iltlol) D. n x . , I , t - 7 ; e d . Bn , l r r p r o N, p . r e s g g . V e d i N . V a r o r s , r fe a z dc Ja n d u n , p . 6 o 7 e s g .

I , E( ; ( ; E I ) I VI i \ . { I . : L E G G E U I,IA N \

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g ic o e insopport abilet ). Se o c c o rre s s e romo d i fi c h e a l l e tleggi gia in vigore, d al popolo o ai suoi detlegati che spetta di compierle, non al clero. E, se una classe volesse arrogarsi tal compito, non si vede perchd questo dovrebbe e non a quetla dei giurispettare arlla classe sacerdotarle speriti, o anche addirittura a queltla degli operai, i cui t). Ne interessi sono pur toccati direttamente datlla legge alcuna causa di moralit) pud legittimare una legisflazione ecclesiastica, poichd ancire il potere civile persegue un fine di superiore moraliti, e non si vede perchd questo debba essere perseguito e curato darl sorlo potere ecclesiastico. Da tutte queste ragioni scaturisce un grande principio, che I'Iarsilio norr esita ad aflermare nella sua in te g r alit ) e che plasm a t ut t a I' o p e ra s u a : 1 e n o rme , l e ordinazioni, lie esortazroni circa il costunre, circa lla moralle, circa 1a condotta, in quanto promanano dali'autoritd e c c l,e siast ica, non sono e non s i d e b b o rrod i re l e g g i ma p iu tto s to consigli, regot le,e qu i n d i c o n e s s e n e s s u n o p u d e s s e r e giudicat o e <la esse ast re tto "). E, se itl clero non ha facolt) di ernanare 'leggi, nd di g iu d ic a re i cit t adir ri r rei suoi p ro p ri tri b u n a l i , q u a l e i l s u o c o m pit o nellla societ i civi l e ? N o i l o s a p p i a mo d a ' l Defen,sorpacis, rna il Padovauo ancora lo ribadisce : educ a r e g li spir it i, sublir narli a Di o a ttra v e rs o i ' i n s e g n a me n to religioso, am rninist rare i .s a c ra me n tin e c e s s a rip e r itl bene eterno ! Corne itl medico prende cura de'l corpo, itl s a c e rd ot e deve prendere cur a d e 1 1 ' a n i ma . F u n z i o n e d i u milt) e di pace, che irnplic a ri n u n c i a e a b n e g a z i o n e , rinuncia ad ogni potere e ad ogni tenrpora,lit), abnegazione per un'opera, che non vuole distrazioni t).
t) 2\ 3) 4) D. D. D. D. n., w. , m., m., I I , S; e d . Bn e l r p r o N, p . 4 . I I , r - 7 ; e c l RRe u p r o N , p . 4 e s g . XI V, z ; e d . Bn a r u p r o N , p . 4 5 . Xl V, r - 4 ; c d . Rn e r r p r o N , p . 4 5 c s g .

22 2

MARSILIO

DA PADOVA

Il clero quindi non ha alcuna giurisdizione civile; e questa affermazione si deve intendere in senso assofluto. Marsilio non ha tentennamenti, non pone r,estrizioni. < Interroganti vero si tota mutltitudo fidelium aut eius valentior pars vel principes declinare a fide Christi vetllent, aut declinarent de facto, utrum per sacerdotes aut ipsorum coitlegium in contrarium debeant aut possint arceri, dicendum utique quod non ) 1). Tutti i corollari dei Delensor pacis ritornano : bandito il foro ecclesiastico; la propriet) ecclesiasticarivendicata allo Stato, che lascia a1 clero il mero necessario; soppresse le decime '). Marsilio tuttavia non si tlimita a menomare i[ ctlero nellla sua sfera potlitica, ma, quasr in reazione a quel sacerdotalismo, che nel medio evo, dal secolo XI al XIV, per impulso della rinnovata teologia e della scuoia di Parigi, si svolgeva in sempre pit vasto organismo e moltjplicava le sue funzioni sacrameutaii, vuol esaniinare e ridurre i suoi poteri in ordine alla stessa amministrazione dei sacramenti. Gie netl Delensor pacis avevamo osservato una forte tendenza ad elliminare quanto pii fosse possibifle la mediazione del sacerdote e ad avvicinare direttamente ['uomo q Dio : la confessione si deve fare direttamente a Dio, e la contrizione determina quello stato spirituale, che porta alla salvezzat) . Questi concetti, per cui Marsitlio reagisce al sacerdotalismo, sono riaffermati e con maggiore energia nel Def ensor minor. Vi sono atlcuni, osserva, i quatli sostengono che itl pecL) D . n x . , I I I , r ; e d . Bn e l t r r o m , p . 6 . 2) D . m . , I I I , r - 8 ; e d . Bn e u p r o N , p . 6 e s g g . V e d i N . V e r o r s , Jcan de Jandun, p. 6o8. a) Vedi p. rr7 e sg. del presente lavoro.

L A DO T T RI NA DELL A C O N I' E S S IO N Ii

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catore per lla propria salvezza deve necessariamenteconfessare i propri peccati ad un sacerdote; e dicono che, se tale confessione de' peccati non fosse necessaria per acquistare il cielo, la potest) delle chiavi, o autoriti sacerdotale, inutilmente sarebbe stata da Cristo trasferita agii apostoli e ai loro successori. Marsitlio, basandosi attraverso un processocomune a tutti i riformatori quasi unicamente sulle Scritture, prescindendo il pin possibile dalla tra'dizione de'dottori, afferma che, secondo tali Scritture, la confessione dei pe,ccatinon appare necessaria per la salute dell'anima, ma so'lo utile, giovevole, poichd essa ci si presenta come un consilium non come un praeceptum, essendo sufficiente sofio a Dio confessare i propri peccati, riconoscerli e farne adeguata penitenza cotl proponimento di non pii ricadervi '). E questa tesi il Padovano convalida con I'autorit) dei Salmi, di san Giacomo, di san IVlatteo, di Giovanni Crisostomo, di sant'Agostino. hTe ha importanza 1'addotto argomento ad absurdune, che cioA, quando non si riconoscesse la necessiti delrla confessione a[ sacerdote, verrebbe meno Ila potest) detltlechiavi : cid non ! vero, anzi tla potest) delle chiavi, ciod di legare e di sciogliere, resta sempre utilissima ai fedeli per la salute eterna e per revocar,e gli uomini dai peccati commessi o in futuro da commettersi, sia occullti, sia manifesti. Infatti, riconosciuto ai sacerdoti i1 potere di pronunciare e dichiarare in cospetto alla Chiesa i peccati, commessi dag1i uomini, e che non scontati con adeguata penitenza, o addirittura rinnovati colltla persistenza nel ma1e, fanno cadere nella perdizione eterna, e scontati col pentimento e \a penitenza vengono rimessi per il cielo, il peccatore allora pud ben pentirsi de'peccati commessi, riconoscerli, attristarsi in cospetto di Dio, attr:averso il timore
i) D. m . , V, 8 ; e d . Bn e r t p r o N, p . r r .

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X{ARSI L I O DA I' A I) O V .{

d e lla fut ur a perla a lui incus s a d a l s a c e rd o te . I I p a s s o d chiaro : l'uomo solo opera per la salute o per la perdiz io n e e ter na, Dio espr im e il gi u d i z i o u l ti mo , i l s a c e rd o te non f,a che denunciare uno stato di fatto e le conseguenz e s u e per ia divina legge; il p e c c a to re ,te me n d o q u e s ta , pud ravvedersi e salvarsi. In tal modo, infine, l'uomo d d a l i ' o p e ra d i u n s a s c io lto o iegat o in<lipendent eme u te sacre cerdote. Di cid ci si put) convincere per firezzo detltle scritture : s ! non d necessaria lla confessione o i,l proposito di confessarsi ad un sacerdote a cid che alcuno sia legato in questo mondo dal,la colpa e da,lla pena detltl'eterna d a n n a zione, non d necessar ial a c o n fe s s i o n en e mme n o a cid che allcuno sia assoluto da''lla colpa e dalla pena. Ai fini della salute eterna, ribatte energicamente Marsitlio, basta la sola contrizione, la vera penitenza del rnale fatto, fuori ,d'ogni confessionesacerdotale,e f immediata assoluzione di Dio r). Dio d ill sotlo che pud assolvere. Il prete assolve, ma la sua assoluzione non d definitiva, ha valore di fronte arlla Chiesa, e sotlo di riflesso e in conformitd di fronte a Dio. Se un peccatore si sia confessato dei peccati ad un sacerdotee nonostante cid non voglia desistere da essi, sebbene ammonito dal sacerdote stesso, aitlora questo, aggiungendo a sd uno o due testimpni, deve dinanzi alla comuniti rivelare i peccati dell fede'le smarrito; e, se il peccatore poi non voglia neppure ascoltare tie riprensioni e le correzioni della comuniti tutta, ailora deve per 11'autoritd delle chiavi essere dichiarato llegato altla pena eterna e dannato ; se invece dimostra d'essersi praticamente ravveduto, dev'esseredichiarato assolto. Sono i resti deltl'antico procedimento penitenziale, che
1) D. *. , V, 1 3 ; e d . Bn e u e t o N , Jeatc de Jandun, p. 6o8 e sg. p . r z e s g . V e d i N . V e to Is ,

L A DO T T RI N. { DL , L L A C O N FE S S IO N E

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si presentano nei secoli XI-XIV in una osciltlazione dubitosa tra l'antica confessione e penitenza pubbllica e la nuova confessione e penitenza privata. La potestas claaium d ammes,sa, ura [a sua virtualit) d tlimitata ai rapporti tra il fedele e la comunit), dinanzi atlla quatle il sacerdote non fa se non dichiarare legati o sciolti coloro, che tali sono dinanzi a Dio. Qui Marsilio prevede una obiezione. Qualcuno infatti pud dire : se la 'potcstasl,igandi atque soluendi,null'altro d che la facolt) di dichiarare sciotlti o fiegati in confronto altla Chiesa coloro, che tatli sono in confronto a Dio, sembra che anche i non sacerdoti, specie coloro, che ,sono dotti nelle Scritture, po,ssanotal condizione di fatto ben dichiarare. I1 Padovano controbatte. Ogni atto delittuoso o cotttra legenr., egli osserva, genera una duplice offesa. E qui ricorre ad un parallelo tra il diritto penale del tempo e il diritto canonico. Nel giudizio secolare, se taluno arreca un danno ad aitra persona, d tenuto a 'duplice pena, ad una pena verso 1'off'eso, ad un' alfia verso la comunit) o il giudice : e se la parte lesa pud rimettere la prima, non cosi la seconda, che resta, nonostante il mancare dell'altra. Lo stesso avviene nel giudizio spirituale : se il frateilo offende il fratello, I'offeso pu<)rimettere al primo il ,danno e la conseguente p !na; ma l'altra pena, pe,r cui it1peccatore risponde defitl'offesaarrecata alla divinit), egli non pud rimetterla, perchd solo Dio 1o pud. Forse qui d adombrata [a posizione dualistica dei tedlogi scolastici, tra culpa e poen,a; per cui, secondo Pietro Lombardo, Dio sofiorimette itl peccato purgando l'anima daltla sua trista macchia, mentre permette altla Chiesa e al prete per essa di rimettere [a conseguente punizione. Ma ai fini della Chiesa, per poter rimettere la p !De, per legare o sciogliere, occorre esser investito di quel carattere sacerdotale, che proviene da Dio attraverso il sacramento
Ir. B,c.rracr,rt - Marsi.lio da Pa.dota. ts

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] I ARSI L ] O

D A I' A D O V .\

deli'ordinazione: nolr basta e-sser dotti della legge divina, occorre ricevere da chi 1o possiede il potere sacrame n ta le. Attraverso questo indirizzo Marsilio facilmente poteva sboccare in un'assoluta negazione della mediazione sacerdotale e del sacramento stesso, conformemente alla piega assunta da molte sette ereticali detl tempo, ma egii non esita in proposito. La confessione non e prescritta dalla Scrittura come un praeceptunt,,bensi come un consilium, C quindi giovevole se non necessaria. Ma essa, pur non essendo un precetto divino, pud essere stata prescritta da un ,concrlio generale ed essere obbrhgatoria pei fedeli sotto pena di peccato mortale 1). Se vogliamo intendere \a portata di queste dottrine, dobbiamo inquadrade nel movimento ,sacramentalledefi secdlo, non dimenticando che Marsilio insegnd teo,logiaproprio in quefll'universit) di Parigi, che fu il centro d'uno sviluppo teologico importantissimo, e proprio nefl tempo in cui la Chiesa sistemava il corpo delle dottrine. Ouando Cristo annuncid le sue ,dottrine ,al mondo che attendeva, stabili il principio che nei rapporti tra uomo e Dio il pentimento d necessario e ,sufficiente per ottenere (a remissione dei peccati "). Lu Chiesa stessa,in un primo tempo, potd prescindere dal fissare norme certe in ordine al pendono; ! zsszi pii tardi, per il moltiplicarsi delle comunit) dei credenti, senti ii bi,sogno di porre relazioni disciplinari pit certe e determinare meglio non solo i rapporti tra L'uomo e Dio, ma anche quelli tra I'uomo e la comuniti. Si stabili quindi fi'esclusione dell peccatore daltla comunit), fino a che, dato soddisfacimento defl pec1 ) D. r n . , Y, t - z t ; 2) Le brevi notizie sono tratte dal libro di delle indul{,enze. trad. it. e d . Bn e l r p r o N , p . r o e s g . sull'evoluzione del sacramento della penitenza H. C. LBe, Storiq. della confessione auyicolare e di P. CnBrroNrnr, Nlendrisio, r9rr.

LA DOTTRINA DELL.{ CONIIESSIONE

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cato con pubblica penitenza, non vi fosse riammesso come riconciliato, con particolar procedura r). Atltlo sviluppo di una giurisdizione derlla Chiesa ,sopra i peccati influi itl sistema peniten ziaile dello Stato, per cui non si distinse se non assai tardi il delitto dal peccato, e tla pena inflitta al peccatore serbd a fiungo carattere repressivo colne la pena inflitta al criminale. Tant'd vero che la Chiesa, corne 1o Stato, non curat de mininzis, nta soio delle colpe pit gravi. Insomma 1'una e 1'altro operano su uno stesso piano, il foro esterno. LTn vero e proprio potere de[la Chiesa d lento a sorgere, nla gradualmente si impone soprattutto per opera detllefalsificazioni canoniche del secolo IX, in cui, nerl disgregarsi dello Stato carolingio, la Chiesa, che accentra ogni potere, ogni virtt, ogni saggezza, ha agio di ptlasmare ia societA a suo piacere e imporle una nuova dottrina. Ma la tendenza all'affermazione di una facolt) sacerdotale a concedere i1 perdono d irresistibile. E percid a un certo punto tra i vari mezzi per ottenere il perdono, il cui computo classico si deve a Origene, troviamo le preghiere intercessorie e poi, dopo i1 secolo IX, con gli scolastici la satislactio Pro l';eccatis e \a cornncunio corporis et sangr.tinisDomini, elencateda Pietro Lombardo. Una questione, che occorre ,accennare,C queila della contriLio, che deve precedere l'assoluzione e trae origine dalla grazia; la quale sola pud mettere il peccatore in quello stato in cui i[ sacerdote pud vallidamente assolvere. Dottrina siffattamente rigorosa, che occorre temperarla. E se gi) per tl'Aquinate [a grazia non precede, ma viene infusa darl pentimento, d pii effetto che causa, si andd pii oltre e si fini per teorizzare di una contrizione imperfetta, I'attritio, tla quale divien contritio solo neltla confessione per
1) L. Serrnr, I-a riordinati.on: dtude sur le sacrement de I'ordrc, Par is, rg o 7 , p . 3 8 5 e s g g . ; H. C. L a a , S to r i a , v o l . I, p . 6 7 .

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BIBLIOTE ^:

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MARSILIO

DA PADOVA

opera dei sacramento. Tipica ai riguardo la posizione dell'Aquinale : 7'attri,tio non pud divenire contritio, ma nella confessione il penitente pud acquistare la grazia, e quindi ben disporsi ,all'eser'cizio della potestas claaium da parte del sacer,dote,all'assoluzione. Cosi la Chiesa si trova a poco a poco investita d'un aflto potere, de1 potere di rimettere i peccati, che si rassoda sempre piri netl campo teofiogico e dottrinafle cofl rassodarsi della potenza sociale e politica del papato. Ire false decretali 1o ribadiscono e 1o rai{orzano. Mentre prima i[ sacerdote riconciliava atlla Chiesa intesa come comunit) , ora riconcilia a Dio; e una decretale pseudoisidoriana lo dice chiaramente, e llo dicono chiaramente altre falsificazioni canoniche. Lo svitluppo e riento e tardo, tanto che tlo stesso Graziano neil Decretum d esitante. La dottrina deflla potestas clauium si svdlge principalmente a Parigi, tla cui universitd, come nota iri Lea t), crea la vera dottrina teologica moderna, mentre Roma era tutta occupata a dare alltlacattolicit) iti gran corpus del diritto canonico. E l'epoca dei grandi teofiogi, che crearono la pin grande tedlogia, dei grandi giuristi, tra cui molti pontefici, che crearono quel diritto canonico, che pud degnamente rivaleggiare col pir). vetusto diritto giustinianeo. Ugo di San Vittore procfiama che solo Dio pud rimettere i peccati, e che ill sacerdofe non pud direttamente partecipare di questo potere, poichd non d Dio. Ma le sue restrizioni atl principio mostrano come tla fotestas claaium stia per trionf,are. Dio perd ha delegato il potere di a,ssolvere ai suoi sacerdoti, e questi lo ricevono e 1o mantengono, a meno che non se ne servano ingiustamente. Ove se ne seryano ingiustamente, coiui che ! assolto da loro, non d assolto da Dio. Quindi essi hanno un potere ma
1) H. C. Le.l, Storia, vol. I, p. 168.

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sub conditiottc, sotto condizione che agiscano conforme atltlalr61ont) di Dio. Notevole \a posizione di Pietro Lombardo, il quale afferma pur sempre che solo Dio pud rimettere i peccati, ma che la Chiesa ha ricevuto da lui il potere di sciogliere e di tlegare. Ma tra fi'opera di Dio e quetlla del sacerdote c'd differenza : Dio cancella definitivamente i1 peccato e purifica 1'anima maculata, e quindi assolve dalla dannazione; itl sacerdote denuncia se tl'uomo d stato o no sciolto da Dio, e non piri. Atltri poi pone un'ulteriore distinzione, ed d anzi Pietro Lombardo stesso che la ricorda : nel peccato occorre distinguere tra culpa e poena; Dio rimette la culpa, lavando la macchia del peccato; il sacerdote rimette la poena, che seguirebbe all peccato. San Tommaso, se accetta sostanzialmente questa distinzione, crede che il sacerdote abbia potest) tanto suila poena quanto suila culpa; nla, come gii Ugo di San Vittore, ritiene che la potestas claaium sia valiida in quanto esercitata conformemente alla volont) di Dio. Marsitlio da Padova conosceva certo tutte queste teoriche, e di esse si serve nella sua lotta contro i[ sacerdotalismo, in un procosso a ritroso di quello, che certo era dominante ai suoi tempi e che tendeva a'd aumentare le f,acolti del sacerdo,te nel campo sacramentale. Egli si fonda su Riccardo di San Vittore e su Pietro Lombardo, che cita espressamente, su Ugo di San Vittore che qui non cita, ffia che aitrove mostra di conoscere. Laddove questi, affermando che solo Dio ha la facotlti di rimettere i peccati, attraverso restrizioni assai forti, sfociano nel sacerdotalismo, ed aumentano [a partecipazione e [a mediazione sacramentale del sacerciote,ri Padovano afferma il principio primo dei suddetti teologi, di Ugo e di Piesenza limitazione. o Sufficit soli tro nella sua rigiditi

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\ , I ARSI L I O DA I' A I) O V ' \

])eo confiteri peccata ipsa, videlicet recoglroscendo,et de ipsis poenitendo cum proposito talia ulterius non committendi r 1). La reazione ad ogni forma di mediazione tra u o mo e Dio d evident e. Qui d a v v e ro s ' i n i z i a i l p ri mo moto di riforma nella societi trecentesca, che poi porterd a Wicleff, a Hus e quindi a Lutero. E che realmente questi riformatori conoscesserolVlarsilio, 1o dimostra i[ fatto che Wictleff tra le proposizioni condannate ne ha t). una che sembra tolta di peso dal nostro scrittore In quanto all'alltra questione dello stato di grazta, Per cui solo si pud profittare dell'assoluzione di Dio, \'Iarsilio d pur sempre contro f indrrizzo prevalente nel suo grazta infusa, attra' tempo. Occorre tla vera contritio, 1La verso tla quale soltanto si puir essere ben disposti a godere dell'assdluzione dei peccati : a sufficit sola contritio et vera poenitentia de comtnisso absqueomni confessionefacta vel t). fienda sacerdoti, ut immediate absolvatur per Deum > E la teoria di Riccardo di San Vittore senza le sue restrizioni : r1'uomodeve essere perfettamente contrito, tla contrizione deve precedere completamente 11'assoluzione, altrimenti non c'A salvezza. Tutte le teorie intermedie, per cui era sufficiente una contrizione imperfetta, che non esige la grazia infusa, che diviene contritio netl sacramento; per cui itl sacramento suppii,scea{ difetto esistente in coloro, che si accostano alla confessione; per cui nefila stessa confessione irl penitente acquista \a grazta, sono da Marsilio respinte. E necessaria 7a sola contritio e la vera penitenza; il rtestonon ha che una importanza secondafia. La confessione all sacerdote d utile e giovevole, fla non indispensabitle.Marsilio non ri'esclude,e, quindi, non
l) D . , n . , Y, 2 o ; e d . Bn l l t PT o N, p . r r . 2) ( Si homo fuerit debite contritus, omnis confessio exterior est sibi superflua et inutilis r. \redi Damnatio ervorun4.f ohannis Wickleft, zz febbraic r4r8, di l{artino V, in Dtt-v,l^zzo" XIae. Bull., r'ol. I\', art. 7, p.665. 3) D. m . , V, 1 3 ; e d . Bn . l n . r p r o N , p . r z e s g .

L.{ DOTTRINA DELLA CON}.'ESSIONIi

23r

cade nell'eresia, che pur di frequente aveva osteggiato la confessionesacerdotaie privata. I1 Padovano nella sua costruzione penitenziale non segue tla dottrina dominante, ma certo non d neppure eterodosso, perchA i punti controversi non erano ancora stati fissati d'autoriti e le opinioni dei dottori erano lle pit varie. Questo perd d da tenersi fermo che, ove la dottrina cattolica sulie basi poste da Ugo da San Vittore e da Pietro Lombardo, attraverso deviazioni restrizioni sottintesi, portava infafilibilmente ad un sacerdotalismo onnipossente, Marsitlio, nel suo rigorismo, congiungendo 1'animo umano direttamente a Dio, esigendo fi'assdluta contritio per lla remission de'peccati, apriva rla via alla Riforma. M", ripeto, stando alla dottrina del suo tempo, il Padovano 1lon era eterodosso,tanto che la condanna di papa Giovanni XXIr riguarda soflo [e sue dottrine di potlitica ecclesiastica e non [e dottrine teologiche, che pure nel Defensor pacis avevano gii trovato precisa formu'lazione. E che Marsiiio non sia eterodosso di fronte atllla dottrina canonica, tlo prova un'altra osservazione : ove quasi tutte le sette ereticali dopo il Mille, i Catari, i Patarini, i Valdesi, gli Arnaldisti proctlamavano il valore r'eiativo dei sacramenti, i quali, se amministrati da sacerdoti impuri, non sortiscono i[ floro sacro effetto, Marsilio non ha il !S:sunaccenno, che mostri l'accoglimento d'una si anarchica teoria. Anzi, tutto ci induce a credere che egli inclini per l'opposta soluzione, di un vatlore obiettivo dei sacramenti, che nutltla perdono detl loro splendore per f impurit) del sacerdote, che tli ce[ebra, tanto piri che nelle sue frequenti diatribe contro il dlero corrotto non scende mai a negat'e ad esso i[ carattere indelebile e i santi poteri. In ordine atla confessione Marsitlio nega, nonostante tl'autorit) in contrario di Pietro Lombardo, al sacerdote

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Mr\RSILIO

DA PADOVA

tla facolti di imporre penitenze a soddisfazione de' peccati. Egti osserva come [e Scritture non accennino a questa facolt) del sacerdote, nd si possa mai determinare quanta e quale pena si debba assegnare al peccatore per i peccati commessi. La conclusione d una : il peccatore confessato e pentito veracemente C assolto dalla pena etern,or sebbene in terra non compia alcuna personale o reale opera a soddisf,azione del suo peccato, < quamvis in hoc saecuio nullam r,ealem aut personalem satisfactionem exhibeat pro peccatisr r). Espierd per un tempo maggiore o minore nella vita ultraterrena, ma non eternamente. So'ddisfare in questa terra d un consilium, non un praeceptunt,. Queste poche osservazioni di lVlarsilio ci riportano ad altre controversie teologiche, attraverso 1e quali gli scolastici venivano fissando la moderna dottrina cattolica. Occorre ricondurci alla predetta distinzione tra poen,a e culpa nel peccato, cui accennano tanto Pietro Lombardo quanto Ugo di San Vittore. Riccardo perd d i1 primo che tla elabori. Solo Dio pud cancellare fi'obbligazione derivante dal peccato, tuttavia qualche volta si vale del concorso dei suoi sacerdoti. Tosto che itl peccatore si ravvede, l'eterna dannazione, sancita per il suo peccato, d sostituita da un castigo temporale, I'inferno dal purgatorio. Per essere poi pure esonerati dal purgatorio d necessario confessarsi a[ prpte e adempiere tla penitenza da tlui imposta. L'opera ddl sacerdote integra quetltla di Dio ed e attorizzata dal potere acquisito nell'ordinazione di legare e di sciogliere. Teoria, la quale cosi bene scolpisce le funzioni del sacerdote nei suoi rapporti coi fedeli e con Dio che tutti i teologi successivi sostanzialmente o con rnodifiche la accolsero, da Alano da Lirlla a Guglie'lmo da Parigi, a san Bonaventura.
L ) D. n t . . , Vf , r ; e d . Bn e u p r o N, p . 1 7 . V e d i N . V e ,r o r s , J e a n i e Jandun, p. 6o9 e sg.

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Tuttavia la dottrina non si fermd qui. L,,acontritio, essenziale alla liberazio:ne dalla culpa, era un ostacolo troppo forte, per cui il sacerdote non poteva rimettere 7a poe.na, don,descaturiva che quella, che portava all'assoluzione, era infine ia lotta privata e non la virtuaLte del sacramento. Da cid le piri miti teorie su11'aftriti,o,le'dottrine che davano all'assoluzione de1 ,sacerdoteeffetto di rimettere tanto la culpa q.uanto la poena. Nutlla di tutto cid in Marsifiio : sdlo tl'intima e piena contritio salva ll'anima, e questa deve precedere ogni assoluzione , senza alcuna subordin azione a tlimitate espiazioni terrene, insufficienti a colmare itl dissidio tra uomo e Dio netl peccato. Marsillio ha 1a coscienza che [a sua rigida dottrina d contraria ailI' indirizzo sacerdotafiistico, affermato nella scuola da tanti dottori, e cid non pertanto tien fermo. Pietro Lombardo la pensa diversamente? Non importa : aflla sua autoriti pur sempre si sfugge cotl silenzio delle Scritture sull'argomento. Ma non basta. Il nostro Padovano si scaglia contro l'uso invalso a'suoi tempi in modo impressionante, di concedere indulgenze per pefitlegrinaggie crociate. Aficuni, osserva, deducono dalfia potestas clauiuno che i vescovi e il papa possono concedere ai peccatori per le pene future indullgenze di mesi, di anni, o addirittura plenarie come per i giubitlei. Anche qui Marsitlio, come sopra, ritiene abusiva siffatta autoriti, che vescovi e pontetici avocano a sd, perchd non tlegittimata 'dai sacri testi, e, come fu necessario negare le penitenze satisfattorie, cosi pure occorre negare tle indulgenze. Gi) nel Defensor pacis abbiamo vista negata all'autorit) ecclesiastica[a potesti d'imporre digiuni o di interdire tl'uso di quatlchecibo ai fedetli, come pure di obbligare altl'astensione dal lavoro gli operai manuali e di stabilire nuove feste. Ora il Pa'dovano limita ulteriormente

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}{ARSII,IO

D.{ l'.{DOVA

Ia potes$ eccllesiastica, e passa ad esaminare se le crociate e i pellegrinaggi siano meritori e vatlgano davvero come inddlgenze. Senz'altro crede illecito il condurre coattivamente gli infe'deli alla religione di Cristo. Donde ,segue che le crociate non sono mai meritorie. Ma di contro egli osserva che, se una tale impresa si compie per costringere gli infedeli alla obbedienza del principe e del popolo romano, allora e pienamente giustificata e da un alto punto di vista civile meritoria, perchd ordinata alla pace e alla tranquillite del mondo. Tutta la mentalita di Marsilio si rivela qui : egli in so,stanza nega la legittimit) delle guerre di proselitismo, e di tutte le guerre religiose; ma afierma nello stesso tempo il 'diritto alla conquista. Quei diritto alla conquista, che nella sua natura essenzialmente pratica solo pud assicurare la pace : tali guerre u de iure tenentur >, sono giustificate dal fine. In quanto ai peltlegrinaggi, che i peccatori fanno nei luoghi degni di memore riverenza, in fiinea generatle non nega che possano essere meritori, ma crede che molta maggior grazta ottenga presso Dio colui, che divida alle vedove, agli orfani, ai malati, o volga ad opere di pubhlica difesa, i1 denaro, che atltrimenti andrebbe consumato in viaggi lunghi per terre lontane. I vescovi e i sacerdoti, insomma, non hanno veruna potest) di dare e revocare indulgenze : Dio solo pud conoscere f intimo sentirnento degli uomini, i cuori dei peccatori, e quindi valutare i sacrifici satisfattori, la quantit) e la qualit) dei meriti e dei demeriti 1). L'atteggiamento di Marsifiio da Padova in ordine alle indulgenze d di mera reaziane. Ove in ordine alle indull) D. m . , YI I , r - 4 ; .fean d,e Jandun, p. 6ro. e d . BRe u pto N , p . r 8 e s g . V e d i N . V a r o r s ,

L E I NDULG E N ZE

zJ)

genze, osserva il Valois t), Guglielmo Durando e Durando di San Porciano esprimevano un semplice dubbio, qui for,se c'd una vera negazione del principio. Nd la reazione e la negazione sono senza motivo. Delle indulgenze si era abusato, e come ! Papa Vittore II fu il primo a promettere un'assoluzrone plenaria a chi portava guerra agii infedeli e percid si crociava. Lo ste'ssofece llrbano II nel concilio di Chiaramonte per una crociata da flui bandita t). Nacque cosi l1uso che si perpetud per qualche secolo ,di concedere indulgenza plenaria a chi moveva guerra, sia pure per fini tutt'altro che edificanti, agli infedeli ; uso che si estese in modo assai grave, e valse a giustificare ogni sorta di n'ef.andezze. Infatti non ci si accontentd di dare questa assoluzione generale a chi fiottava in Terra Santa contro arabi e turchi, ma la si concesseanche a chi in Ispagna battagliava coi Mori, o in Linguadoca e in Provenzl cogli eretici, o aritrimenti militava sotto tle bandiere de[t1'Impero e dei regni cristiani in Oriente. Nd bastd : furono ritenuti meritevoli detll'assoluzione d'ogni ufitraterrena punizione tutti coloro, che contribuivano con denaro a1le irnprese beliiche. Che di questi abusi il Padovano abbia avuto esperienza diretta d indubbio, poichd, proprio .durante la spe,dizione di Ludovico su Roma, Giovanni XXII proclamd ia lotta contro i'imperatore una vera crociata, e quindi conce's,se le indulgenze medesime, che si concedevanoa coloro, che si armavano contro gii infedelis). Nel secolo XIII, nota 1o Chardon a), le cose andarono assai peggio : si concedeva tf indulgenza non solo ai crociati, ma anche a chi sem1) N. VALots, Jean de Jandun, p. 6ro. 2) Per le notizie che seguono vedi soprattutto D. A. Cuenoor, Stov'ia dei sacramenti, trad. it. di B. oe VoNszr-\, Brescia, r758, vol. II, p. 27 7 e s g g . 3 ) F . Ro c a u Ar N, o p . c i t . , v o l . II, p . 4 o 7 . 4) D. C. C'. n e n n o x , o p . c i t . , v o l . II, p . z 8 o .

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\ L \ RSI L I O

D. { I' ,\i ) O V .{

plicemente dava denari e mezzi per la costruzione di qrlaflche chiesa o di arltro edificio adibito atl culto. Questa consuetudine fu certo un incentivo a splendide costruzioni; e cosi sorsero lle lluminose cattedrali trecentesche, che si librano ai cieli quafii inni di gioia cantati nella pit piena serenit); ma ne venne pure meno 1a severiti clella religione, che sempre pit diventd lussuosa e facifle, priva detll'antica umilti. Per lcgica estensionebeneficiarono spesso di indulgenze anche i costruttori di quelle opere pubbliche, che, pur non essendolegate a1 culto, l'autoriti eccl,esiastica favoriva : ponti, stra'de, ecc. Indftizzo questo, che siamo venuti descrivendo, nefl suo complesso dannoso al quale perd non mancd una efficace reazione. Atlcuni papi corsero ai freni e restrinsero ['indulgenza p'lenaria alle crociate e ai petlllegrinaggi in Terra Santa. Innocenzo III stabili che nel dedicare una chiesa non si potesse godere di pit di un anno di indulgenza: cosi fu stabilito nel quarto Concilio Lateranense, che si mo,strd severo ne'riguar'di delle indulgenze. Nei campo dottrinale, oltre i due dottori citati dal Valois, ricordiamo Pietro Cantore, che nega a{latto la legittimit} ,delle assoluzioni generali, ammettendo tutt'al pit quelle particolari. Una reazione ,c'era dunque innegabillmente, ma l'andazzo delle indutlgenze7a vinse, e si continud come prima. Marsirlio pur esso si oppose, ffia [a sua voce fu soffocata da quelfia d'una moltitudine di fedeli invocanti pace per l'oltretomba in ogni modo, con dedicazioni di chiese ed offerte di denari, con peltlegrinaggi e guerre sante. La Chiesa di Roma non si accorse del pericolo, e, forse per i maggiori bisogni della Sro crescente organizzazione universale, concedevae riceveva. A1 di le da1le Alpi si profilava gi) tl'ombra ghignante di Martin Lutero. L'atteggiamento antisacerdotatlistico,che abbiamo vi-

LE TNDULGENZE

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sto sinora in Marsifiio, si manifesta ugualmente in un'altra questione, quella dei voti, che il Padovano affida pit arlla libera coscienza del fedele che non atl giudizio autoritario del potere ecclesiastico. Occorre innanzi tutto definire itl voto: < votum.... est promis,sio quaedam spontanea mente vel voce facta, de fiendo atliquo vel omittendo, sibi sufficienter cognito sive noto, propter finem atliquem obtinendum in praesenti saeculo ve[ venturo , t). La persona che emette irl voto, deve essere in eG di ragione e di giudizio. La causa del voto d l'ottenere un bene o evitare un male in circostanze, che possono essere controlliate daltl'uomo. In ogni caso ir1voto pud essere semplice o condizionato : per esempio, condizionato all'approvazione d'aitra persona. Il voto per la sua natura di promessa, che, accettata da Dio, vincoia colui che l'ha espressa, dev'essere sanzionato da una pena. E, come itl mancare ad una obbligazione civirle genera responsabillita verso l'atltra parte, parimenti i[ voto mancato comporta una pena verso Dio. Comunque, se il voto d semplice, nd i vescovi, nd il papa possono dispensare datlla sua osservanza.Marsilio riprende ill paraillerlo tra i,l voto e fl'obbli gazione civile e 1o svolge in tutta la sua estensione. E uno dei pochi casi in cui ill Padovano ci si dirnostra giureconsulto oltre che politico e teotlogo. Prendiamo un contratto : il debitore pud essere sciotlto dal vincollo nascente dafltl'obbligazionesolo da colui, verso il quale era tlicitaniente obblligato, o dal giudice civile, che sta giurisdizionalmente sopra debitore e creditore. I1 voto non d se non un'obbligazione assunta verso Dio : fard questo, se tu, o Signore, mi concederai quest'alltro ! Solo Dio, la controparte nella ,ul.u obbligazione, pud rimettere irl dovuto, non altri, neppure i1 pontefice di Roma.
t) D . *. , YI I I , z ; e d . Bn e u Pr o N , p . 2 0 .

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MARSILIO

DA PADOVA

Secondo il Valois t), Marsilio forse a questo punto pensa a Clemente V, cui gii spirituali avevano negato i1 potere di dispensare dalfla rigida esecuzione del voto di povert). 11 voto deve essere interamente tlibero e spontaneo. Percid nessuna persona pud col suo voto obbtligarne un'altra; ,specie se questa ! ignara dell'altrui voto. Quindi i sacerdoti d'Occidente, che sono fiegati dal voto di non prender moglie o da altro comportamento non obbligatorio per legge divina, ron vincolano i tloro successori, i quali dovranno percid rinnovare ill voto di castit). Parimenti nessun religioso, monaco o mendicante, pud essere astretto da un voto fatto 'da[1'ordine, fuori dafl,la professione, a meno che esso non sia gi) incluso nelilla professione detllaregoia ; e qui, sempre secondoil Valois '), Marsitlio si pone contro gli spirituali che vollevano imporre a tutti i frati minori [' onere e [a disciplina dell' assofiuta povert), che essi ritenevano conforme allo spirito e a[I' in s e g nam ent o di san Franc e s c o . Nonostante che Marsitlio ritenga che neppure irl pontefice possa dispensare dai voti, tuttavia osserva come vi siano dei casi, in cui i[ mancare alla sacra promessa non porta pena in cospetto di Dio. Essi hanno luogo tutte [e voflte, in cui, essendo itl voto fatto per il raggiungimento di un bene morale o per evitare un peccato, 1o si rompa per conseguire un bene maggiore o per evitare un peccato pii gran,de. E il caso dell'eremita, che si sia votato a vivere in un bosco selvaggio, e sia stato dipoi eletto vescovo o papa, come avvenne di Celestino V; o di chi, votatosi senza esperienza, in giovanissima et), alla castit), sposa per non incorrere netl peccato di fornicazione. Ma in ogni caso Marsitlio lascia alla retta coscienza del singofio, illuminata 'da Dio, un giu'dizio di tal natura : se ciod si
1) N. Verors, Jean de Jandun, p. 6rr. 2) N. \ r Ar - o t s , Jeate de Jandun. p. 6rr.

SCOMUNIC,\

IiD INTERDETTO

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possa rompere irl voto, per conseguire un bene o.d evitare un niale maggiore t). Il fatto che tl'autorit) eccliesiastica frequentemente esoneri dall'osservanza dei voti, d prova che il non adempimento A spesso lecito, ma itl rompere i voti, insiste il nostro autore, pud compiersi senza itl permesso de,ltle autoriti, giudice sdlo tla propria retta coscienza. Anche qui Marsilio anticipa Martin Lutero ! Un argomento sul quale Marsilio da Paclova si ferma alquanto d pur sempre quello della scomunica, che noi abbiamo gie esarninato2). Ritornano i concetti de1 Defensor pacis: [a scomunica non d sollo un provvedimento disciprlil"t. ecclesiastico, ma porta seco conseguenze civili; dunque i'autoriti pubblica non pud da essa prescindere e devc convalidaila; d la cornmurtitas o la sua valentior pars quci,la che definitivamente escfiude dal consorzio civile chi sia incor,sonella sanzione della scomunica. Tuttavia Marsilio svolge alcuni punti, che nel Defensor pacis non erano che accennati o sottintesi. Egli gi) dubitava in generatle dell vatlore moratle e dell'efficacia religiosa di siffatto provvedimento : netl Defensor minor il suo atteggiamento critico d acuito, ed egli si dimostra piri che mai ostile aila -scomunica, che, inefficace ad aicun sincero ravvedimento, agisce sinistramente in una sfera, che dovrebbe 3). rimanere sempre libera, la sfera della coscienza Indltre [e sue osservazioni ,sono acute sotto altri versi, propriamente esegetici. Se nella Scrittura si pud rinvenire qualche accenno alla scomunica, come facold data ai chierici di porre fuori datltlacomunione religiosa il peccatore; non si pud con essa giustificare la scomunica, come conl) D .m . , VI I I , Jean de Jand,un, p. z) Ved i p . r r 8 e) Vedi p. r 19 r-5;ed. 6rr. e sgg. e sgg. Bn e u p r o N , p .2 0 e s g g .V e d i N . V a r o r s ,

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danna, per cui il coipito d tagliato via dai beneficii sacramentatli ed d posto senz'altro nelle braccia di Satana. Altro e porre il peccatore fuori dal contatto con gli atitri fedeli, onde questi non vengano contaminati dal peccato; atltro affidallo alla sua sorte, allontanarilo da quetltlache con Pietro Lombardo si pud ,chiamare comunione spirituale. La scomunica intesa in questo secondo senso e inammissibile, perchd non giustificata datlla Scrittura '). Una tale scomunica ripugna a[ nostro spirito di cristiani : essa, dice energicamente, non d opera di pastori per la costruzione delle anime, piuttosto per la distruzione : < hoc non esset opus pastorum in aedificationem animarum, sed potius in destructionem > 2). Pii energicamente ancora Marsilio giudica gli interdetti, coi qualli papi e vescovi colpivano le citt) ribetlli. Le scritture sacre non li contemplano punto, percid a da ritenersi che un vescovo commetta egli stesso peccato morta[e, se priva dell'amministrazione spirituafie, della messa, detlla predicazione evangelica, [e sue pecorefitle,che tanto hanno bisogno delle sante consolazionit). A proposito detlle scomuniche 1'atteggiamento di Marsirlio d di netta opposizione. La scomunica, che nei primi tempi era stata in mano detltlaChiesa un'adeguata arma disciplinare, ora diviene un'arma politica, deltla quale si usa e s'abusa. Dopo il Mille, abbiamo gi) visto piri volte, in tutta la societ) medievale c'd un risvegiio di classi e di pullulano e si svolgono numerosi i moti ereticali. coscienz,e, I,a Chiesa corre ai ripari, e con essa 1o Stato, seguendo l'uso e il diritto pubblico del tempo, per cui 1o Stato d profes'sionista,fidelis. Enrico III, Federico I, Enrico VI, Otr ) D . m . , X, 2) D . *. , X, 3) D. ?n., X, Jean de Jand,un, z ; e d . Bn e l r p r o N, p . 2 7 e s g . z ; e d . Bn e u p r o m , p . 2 8 . r-6; ed. BnervrproN, p. 26 e sgg. Vedi p. 6rr.

N. Verors,

SCOMUNICA ED INTERDETTO

2+r

tone IV, tirtti promanano leggi in ordine all'eresia, e alla scomunica danno pubblici efietti. La Chiesa, d'altra parte, inizia il suo lavoro di riorganizzazione con 1' Inquisizione. Ma tla Chiesa non sempre si contentava delfla scomuindividuale; spesso, per ragioni nica e della persecuzio,ne <li politica ecclesiastica pit che di teologia, ricorreva ad un'arma pit potente, I'interdetto, che colpiva una citt), una r'egione, uno Stato, e 1o poneva fuori dalla partecipazione spirituatle, fuori dalla grazia di Dio. Le citt) spesso rimanevano sotto I' interdetto'mesi od anni ; e 'si ostinavano in una lotta pazza, resa pii difficile da iuterne fazioni. Mancando, osserva il Volpe t), un centro intorno a cui coor,dinare le f.orze contro l'eresia, ne veniva che, dopo un interdetto durato 'assai a lungo, l'eresia trovava il terreno preparato per la sua attiviti. Spesso i ci,ttadini, abituati a fare a lneno del cuito, cadevano in una indifferenza peggiore dell'eresia. Tutti mali, di cui la Chiesa non si rendeva conto, continuando a colpire, a colpire. Ma I' interdetto pit che un'arma religiosa era un'arma politica, anzt per ecceilenza politica, e l'autoriti pubblica delle citti interdette non poteva rim.aner passiva di fronte ad esso. Ed ecco teorie destinate a frustrare le sanzioni eoclesiastiche.Nessun vescovo, si disse, ha diritto d'impe,dire 1'amministrazione dei sacramenti; quindi I'autoriti civile pud costringere legittimamente i chierici a confessare, ad impartire l'eucaristia, a celebrar la messa. < In certe sette ere,ticali italiane del '3oo >, nota ancora ii Volpe'), tr si ammetteva fra l'altro i1 diritto del popolo di costringere il sacerdote a celebrare in tempo di interdetto e magari a uccidere i chierici renitenti. Neflle nostre citti e campagne non si arrivav.a alla strage, ma bene al carcere e, pii spesso ancora, per questo ed altri atti di
1) G. Vorrr,, Mouimenti eretlcali, p. r37 e sgg. 2) G. Vorea, IVlouimenti ereticali, -p. i38.
F. Berrecrre, - It[arsilio da Padoua. r6

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ostifite clericale, al bando civile, una specie di scomunica laica che oggi potremmo dire boycottaggio r. Marsilio da Padova,di tutto cid ayeva avuto esperienza. La sua citt) nativa spesso nelle sue lotte giurisdizionali aveva subito l'interdetto, e I'economia generale ne aveva risentiti tristi effetti, specie perchd con f interdetto si faceva obbligo a studdnti e dottori dello Strrciio Ci allontanarsi, per non subire pur essi gli effetti della scomunica t). A Parigi aveva certo udito delle non antiche pretese di Bonifacio e delle armi da tlui usate contro Filippo. A Roma, nel t328, essendo e$li vicario ecclesiastico di Ludovico, ll'interdetto pontifi,cio scagliato 'darlcardinafi legato Giovanni Orsini 2), e letto in pubblico, nonostante la vigilanza degli imperiatli, da facopo Colonna canonico lateranenset), aveva diviso il clero romano in due parti, una che continuava ,ad officiare, t1'altra che vi si rifiutava. Tutto cid spiega a sufficienza le dottrine di Marsilio; e d'altra parte la sua politica come vicario eccfiesiastico e consigliere del Bavaro A dilucidata dal modo, con cui i suoi tempi giudicavano fl'abuso che itl potere eccfiesiastico f'acevadell' interdetto. Cosi forse si pud giustihcare il ':asc dell' abate di San Trifone a) ed altri episodi di intolletanza, che certo non contribuirono poco alla ruina de[[' imp r e sa di Ludovico. Marsilio in cid d perfettamente nel suo teinpo i e se egli reagisce, altri con tlui reagivano. Molti altri a scrittori regalisti detl principio detl XIV secolo solltlecitanodal re [di Francia] 'di mettere riparo all'abuso e tendono a considerar il beneplacito suo necessario perchd le censure
r) Su questa scomunica, diciamo pure, civile, vedi F. L.e.uRnrvr, L'Cglise et I'Ctat, vol. I, p. +8 e sgg.; F. Sceouto, op. cit., pp. ro e sgg,, r r n . r, 8 7 . 2) F. GREGoRoVIUS,op. cit., vol. VI, p. 166. 3) F. GREGoRovrus, op. cit., vol. Vf, p. r84. a) Vedi p. r9r del presente lavoro.

LA POTDSTA PAPALI:

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ecclesiastiche, in quanto si risollvono in pene temporali ed hanno eftetti civili, siano applicate , t). E questo un indirizzo perfettamente logico : 1o Stato acquista coscienza di sd, e non pud permettere che ,sanzioni essenzialmente disciplinari si convertano in armi di dominio politico. 'Iutta la critica politica rnarsirliana, che sino a questo punto siamo venuti svollgendo, involge pur sempre [a negazione di quella plenitud,o botestatis, che, affermata da tutti i pontefici ed esagerata da Bonifacio VIII, Clernente V, Benedetto XII, era stata oggetto di tutte le <iiatribe del Def ensor pacis 2). Marsilio continua a negarla nel DeJensor ntinor, nla a$li argomenti addotti nel suo maggior trattato, ne aggiunge un atltro, che giova accennare. Cristo ebbe duplice natura, una divina ed una umana ; fu vero Dio e vero uomo. In quanto fu vero Dio, potd creare il mondo e tutte le cose visibili ed invisibili, risuscitare i morti, compiere miracoli, dare agli uomini divine leggi e secondo queste potr) giudicarli nel di prefissato. B rse Cristo fu vero Dio, come tale non pot ! avere successore.Ma Cristo fu anche uomo, nacque di donna, fu circonciso, pati corporallment !,!, come uomo e sacerdote, a lui ben poterono succedere gli apostoli, e quindi is a c e r dot ieivescovi. Ma netlla sua natura divina, insiste il nostro autore, Cristo non potA avere successori.Percid ila plenitudo potestatis e un assurdo, poichA essa implica piene""i di f^coltd, divine ed umane, di cui nessuno mai pud essere parte c ip e . Un altro punto A questo. La Chiesa e i suoi teorici hanno sempre sostenuto come Pietro sia stato itl primo degli apostoli e i[ primo vescovo di Roma, come ogni ve1) G. Vol-pn, Xfouitnenti eyeticali, p. r39. :; \re d i p . r 7 2 e s g g . d e l p r e s e n te l a v o r o .

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DA PADOVA

scovo di Roma bene continui 1'originario primato di Pietro, e la chiesa di Roma itl suo primato sultle altre chiese. Nd, dicono, c'd pericolo di errare. La Chiesa nefitlasua totatliti d infallibile; essa ha sempre professata questa dottrina; ,dunque, questa d ver,a. Il r,agionamento, secondo il nostro Padovano, non va. L,a Chiesa A infallibile in materia di fede, di morarle, di rito, e non pii : ora [a questione del primato petrino non e questione di fede, di morale, di rito. Il punto d importantissimo, perchd non solo flimita notevolimente il valore detlla tradizione dichiarata datltla Chiesa, e quindi prelude alla Riforma ; ma limita la sfera delf infatllibiliti detlla Chiesa e dei suoi organi, il pontefice e il concitlio generalle, alla pura materia di fede e morafle, annunciando $li ulteriori sviluppi detlla stessa dottrina canonica. < Nos autem dicamus, quod ecclesia universalis fidelium Christianorum atliquid dicere potest de his, quae sunt secundum sacr,am scripturam de necessitate salutis aeternae credenda, quemadmodum sunt articuli fidei et reliqua secundum scripturam. praecepta similia sive per necessitatem ad ipsa sequentia, aut potest universalis ecclesia dicere quaedam de his, quae pertinent ad ritum ecdlesiasticum decenter servandum, quae convenientia sunt et expedientia in hoc saecuio ad pacificum convictum hominum et statum tranquitltlum, etiam disponentia ad futuri saeculi beatitudinem consequendam et poenam seu miseriam fugiendam D t). Ma il ritenere Pietro il primo degli apostoli, primo vescovo di Roma, p !r forne quindi discendere il primarto della chiesa romana, non A materia di fede, cui occorra di necessit) credere2). E, d'altr,a parte, una tra,dizione simile non avrebbe il pir\ lieve fondamento dottrinale ne'sacri testi, che tacciono sempre d'ogni prirnato di Pietro e di Roma.
L) D. ,n., XI, 2) D . *. , XI , 3; ed. BnerrrPToN, p. 32. , . 33. : ; e d . Bn e r r , r PT o Np

245 Il vero capo della Chiesa fu eci d Cristo, e solo Cristo. Nd Pietro, ni i suoi successori si poteroro, e si possorro esclude che arrogare questa qualiti. Cid, peraltro, 11011 san Pietro possa avere avuto un primato tutto terreno sugli altri apostoli, fondato sul volontario consellsodi questi e non su un rnanclato di Cristo. Ne con cid si nega che la chiesa di Roma realnrente 1re'secoli abbia potrrto assumere un primato di fatto sulle altre chiese, giustificato e legittimato darl bisogno storico d'unifi,care la vasta famig lia c r i st iana, e da una ser ie di c o n c e s s i o n i , c h e p ro c e d o n o tu tte d all' hut nanus legislolor . L a s to ri a c i o d c ' i n s e g n a a considerare i1 primato di Roma come un primato umano e c o n tin gent e, non divino ed et ern o r). Conforrnemente all' indirizzo costituzionatlistico, gia v is to n el Def ensor pacis, l'aut o ri t), c h e Ma rs i l i o d a Pa dova nega a1 pontefice, d da iui attribuita al Conciiio get' e r a le dei f edeli. I {a, prim a cl i v e n i re a d i re d i e s s o ,i l Pa dovano affronta alcune questioni sul legislator hu,wtanu.s; al quale, come altrove si d detto, spetta la convocazione ciel concilio per risolvere le controversie religiose e disciplinari. Che d innanzi tutto ques,to legislator lnunanus, di cui tanto si d parlato prima ? Rispondiamo con le stesse parole di Marsilio : ,r Supremus legistlator humanus praesertim a tempore Christi usque in praesens tempus, et ante fortassis per aliqua tempora, fuit et est et. esse debet nniversitas hominum, qui coactivis legis pra,eceptis subesse debent, aut ipsorum varlerttior pars, in singulis re g io n ibus at que provinciis, 2 ). M", p o i c h d q u e s ta p o te s t) per opera deltla totalit) delie provincie o della sua aalentior pars fu trasferita nefl popolo romano ( propter excedentem virtutem ipsitts r, il popotlo romano ebbe ed ha
r ) D . r n . , XI , r - 3 ; e d . Rn e n Pr o N , p. 3r e sg. Vedi N. Verors, Jcan de Jand.un, p. 16z e sgg. 2\ D . n x . , XI I , r ; e d . Bn e v Pr o N , p. 35.

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MARSTLIO DA I'ADOVA

l'autoriti di tlegiferare su tutto il mondo. Infine, se a vero che il popotlo romano trasferi questa autoriti legislativa nel suo principe, bisogna pur dire che essa attualmente di fatto spetta atl principe dei Romani. Ed essa, aggiunge, durera\ ne'l popolo romano e nel suo principe, fino a che l'universatiti delle provincie dal popolo romano, ii popolo romano dall principe non revocheranno la loro derlegaE dobbiamo intendere debitamente fatta questa revoca, ouando l'universali$ delle provincie o dei suoi cleputati (syndici) o irl popolo romano, debitamente adunati, abbiano preso tale provvedimento di revoca. cosi, per un processostorico ininterrotto, irl potere popolare s'd accentrato in una ,sola persona, che dalla designazione concorrdedei popoli trae ogni autorit), e questa giustifica. cosi testimoniano re storie e le Scritture, dichiarando dovero,sa la sottomissione al potere pubbrlico. L'autorit) del poporloromano non fu acquisita con rla tir a u n ia , bensi voiut a da Dio; es s a p e rc i d d g i u s ta e s a n ta . Gli argomenti che qui Marsilio adduce hanno un certo parailelismo con quelli danteschi della Monarclria ! Si pud davvero llegare che il dottore di padov a abbia, pur senza citarlo, presente il nostro massimo poeta ? Io direi di no. A proposito di questa interpret aztone derlla tanto discussa lex de imperio il Valois r) ritiene che < tla teoria democratica di Marsilio da padova sbocca alrla procrlamazione del1'onnipotenza imperiale r. IV{a, se guardiamo rle cose un po'pili ,a fondo, ci accorgeremo facilmente che i suddetti ragionamenti marsiliani non solo non menomano il principio,democratico puro, che d uno dei concetti fonclaruentali del Padovano, 1na non ledono neppure il concetto
N verors, Jean d'e Jand,un, p. 614. La tesi del varors sembra -t) pure acc.olta_ da G. ServBlrrNr, op. .it., p. 37. uIl popolo elettore _ scrivc in fatt-i.fegregio storico d I'inieriiete ctei iotere divino, e trasferisce ne['rmperatore da lui eretto il airitto divino e la illimitata sovraniti >.

I,A ( I,tiX DE IMI'ERIO D E LA SOVRANITI

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ciello Stato particolare moderno superioretn non habens, che il Def ensor pacis aveva affermato sulle ruine del teocratico Impero. L'interpretazione deltla l,ex de intperio eta stata una delle questioni pit vive dei glossatori. Di fronte a co[oro che affermavano importare una definitiva alienatio dell'originaria sovraniti popdlare, v'erano pure coloro, che ritenevano la lex regia una mera concessio, tutta temporanea e perfettamente revocabile, per cui quetltlostesso popolo che s'era spogliato dei suoi diritti poteva riacquistarli, quando 1o riteneva opportuno. Ora lVlarsilio non parla 'dr alienafio, bens\ di cort,casslo, tanto che sulla possibiliti ,d'una revoca d esplicito nell'ammetterla. In quanto al concetto di Stato nazionale, esso non viene a mancare nella solenne afiermazione del diritto imperiatle. Neppure neil Def ensor pacis, tl' fmpero come tale era negato, solo era diminuito al rango di Stato tra gli Stati. Stato maggiore d'importanza degli aitri, ma pur sempre Stato come tutti gli altri. Vi sono funzioni internazionali, come quella di presiedere i concilii, arbitrare tle contese tra gli Stati minori, prestare il braccio secolare all'autorit) ecclesiastica, deporre i papi, sorvegliarne la elezione, deci,derein sede d'appello i provvedirnenti disciplinari della Chiesa, concederepermes'sid'insegnamento e di professioni, che presuppongono un imperatore. Ora Marsilio viene a parlare d'una autorit) legislativa imperiale proprio a proposito del Concilio generale, la cui convocazione pur nel Delerlsor pacis affida a1l'imperatore. Del resto il diritto romano, uiv !nuto attraverso I'elaborazione dottrinale diritto comune, stava li nella societi medievale ed aveva un valore generale fuori dai contini dello stesso Impero. Occorreya teorizzare sulla sua genesi formale, e la teoria di Nlarsilio ha percid un valore meramente giustificativo. Sono residui di medievalismo, che non si

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MARSILIO

DA PADOVA

possono facilmente srp !rer ! nel secolo XIV, ma che d'altra parte non valgono a distruggere le faticose conquiste del pensiero marsiliano, che di certo attinge 1o Stato moderno atrtraverso una faticosa esperienza politica. Per quetl che riguarda il Concilio generafle Marsilio da Padova rinvia atl Defensor pacis. Solo nota come nel suo secoilonessun concitlio meriti il nome di generale, a meno che non aduni in sd anche i rappresentanti deltle chiese greco-scismatiche.I veri concilii, quelli di Nicea, di Efeso, di Costantinopoli, di Calcedonia, convocati da Costantino e dai suoi successori, furono davvero generali, perchd in essi furono presenti an'cheprelati greci. La Chiesa di Cristo prima fu in Oriente, poi in Occi,dente. I greii, inline, credono nello Spirito Santo, e la loro divergerrza dat 7atini d pit neltle parole che nella sostanza. Percid non li si pud considerare scismatici, nonostante che i[ papa tali tli procflami. A tatle stato di cose deve porre fine f imperatore, il quale convocheri un Concilio generale di greci e 1). di tlatini e ridard I'unitA desiata alla Chiesa di Cristo parte detl Defen,sor minor nel suo nucleo L'ultima maggiore forma quel Tractatus de iwrisdictione intperatoris in, causis matrimonialibus, che d ben noto agli stuXVI, e che Marsilio da Padiosi marsiliani fin dal secotlo dova compose, come abbiamo detto, in occasione detl divorzio di Giovanni Enrico di Moravia e di Margherita detl Tirolo. Si dubitd motlto deltla autenticit) del Tractatus, ma ora che lo si trova inserito nel Dele?ls()/ tttinor ogni ragione di dubbio vien nleno. Di esso prima non si conoscevano che testi a stampa, oggi abbiamo il manoscritto
D . m . , XI I , r - 5 ; e c l . Bn e r r p r oN , p . 3 5 e s g g . V c c l i N . V e r o r s , de tandun, p. 613 e sgg. Jean \

}I AT RI I I O NI O

E D IV O R ZIO

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B r e ma b. gS e il bodleiano,che a s s i c u ra n od e l l a s u a a u te n ticit). I motivi poi sono pur sempre marsiliani, e non v'd timore di errare. A[ testo neltl'edizione del Goldast precedono, come sappiamo, due atti imperiali, uno di divorzio, tl'atltro di dispensa datif impedimento matrimoniale di consanguineitd. Quest'ultimo e formato con passi del Delensor minor. L'opinione degli scrittori ritiene che questi atti, molto pir) probabilmente progetti di atti, siano opera di Marsilio; e siano stati presentati insieme con il Tractatus, estratto ,dal Defensor ntinor, alf imperatore; ma che poi questi, temendo la soverchia au,dacia dell,e idee in essi espresse e che certo ,cozzavanocon il diritto pubblico del tempo, abbia preferito seguire diversa procedura t). I punti, che Marsitlio particolarmente esamina, sono 'due : primo, a chi spetti pronunciarsi in materia di divorzio; secondo, se sia possibitle una dispensa dalf impedimento di consanguineiti e chi possa concederila. In ordine al primo punto, dato che uno sorloo ambedue i coniugi domandino l'annulrlanr.ento del matrimonio, gli ecclesiastici giudicheranno in linea astratta, teoricamente, su1[e cause detltlo scioglimento, se, per esempio, f impotenza di una delle parti sia motivo suflrciente per il divorzio. Ma tutto cid che A giudizio di fatto e coattivo spetta al potere civile, e non sollo, diremo, nel giudizio di modo che, per di cognizione, ma anche neltl'esecuzione, esempio, irl coniuge che abbia ottenuto una sentenza favorevofle di divorzio non possa essere trattenuto a convivenza piri dal1'altro, e possa eventualmente ricorrere alla forza dello Stato per rendersi indipegdente detl tutto e trovare la pratica attuazione detlla sentenza di divorzio.
1) J. SuLLwtw, Manu.scripls, p. 3o5; N . Ver o r s , . f c a n . d e J a n d u n , p . 6 1 7.

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In ordine a1 secondo punto, Marsiiio afferma che gli impedimenti matrimoniatli di consanguineiti non si trovano espressi nel1e scritture sacre, [e quali non proibitra cugini scono affatto i matrimoni tra fratelli e sorel11e, come risutlta da insigni dottori, e cugine. E cid anche sant'Agostino. Se un impedimento c'd, questo non pud provenire che daltia tlegge umana, non daltla divina, dal legislator lrutnanus, non da Dio. Quindi tlo stesso legislator hunranus, che 1o ha posto, pud toglierlo. Il pontefice sostiene che questa facotlt) di dispensa soflo a lui spetta, e non all principe, 6a lla sua tesi d assurda, poichA, se f impedirnento fosse realmente di diritto divino, e cosi 1o credono i decretatlisti, non solo il papa, ma neppure gli angeli detl cierlo potrebbero togliefllo via 1).
L) D. ?,1,., XIII-XVI ; ed. BneuproN, Jean d,etandun, p. 615. p. 38 e sgg. Vedi N. Verors,

Cepr roro VII.

CONCLUSI ONE,

Ora che siamo giunti alla fine del nostro lavoro ed abbiamo stu,diatoil pensiero politico di Nfarsilio, non solo in sd stesso,ma in rapporto a tutto 1o sviluppo della scienza anteriore e alla vita giuridica e sociale del suo secolo, e lecito esprimere un giudizio sintetico sul grande Padovano. Du e sono i punt i f erm i de1l ' o p e ras u a : i n p ri mo l u o g o , I'aver posto, anteveggendo tutto 1o sviluppo della dottrina dei Rinascimento, 1'uomo a centro d'ogni sistema costituzionale, ed aver quindi rivendicata f imrnauenzs" dello spirito umano nello Stato; in secondo luogo, l'aver intravista \a lenta graduaie formazione di nuove entiti sociali, ed aver quindi per sempre abbandonato la vecchia posizionedell'Lnpero e della Chiesa, come remedia peccati preordinati dalla grazia divina e insopprimibili. Il primo punto si concreta in una concezione immanentistica delilo Stato, in cui si fondono insieme vecchi concetti aristotelici con un vivo senso della vita, per dar luogo a una teoria naturalistica ed organica, che, se non pud portarci al concetto della personaliti giuridica deilo S ta to , ne det erm ina 7a sovra n i t) d a l b a s s o e I' i n ti ma unitd, efliminando ogni traccia di trascendenza. Tutta la F,losofia medievale mira dal Mille in poi a giustificare

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\ I AI t SI L I O

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cla un punto di vista unrano 1o Stato, e quindi a trovare in e s s ourra origine e un f iue llro p ri a n re n teu l n a l l o . Il mi ra bile sforzo, altraverso sarr Tommaso e Dante, si conclude c o n Mar silio, che ha un ele v a to c o tl c e tto d e l l ' a s s o l u to d e llo S t at o, com e espressioned e l l a n o s tra s te s s a u ma n i ti . Da questo punto di vi.sta llarsilio, ancorcht diversissimo d a f )arrt e, A il suo ver o c o n ti n u a to re t). Se n e l l ' Al i ghieri accanto aitla nuova idea deltf indipendenza detllo Stato e della sua piena autarchia, nonchd detltlasua sana origine terrena, gi) in parte rivendicata da Tomrnaso, permane ancora la determinaztone a,d un fine da parte di Dic, che d ostacoloinsuperabile a quell'esigenza di libert) che il Poeta pone neltlo Stato, in Marsiliio f iniziata rivendicazione e completa, e neltlo Stato si potenziano la nostra spirituatliti e lla nostra libert). Nel1e posizioni derlrlafilosofia medievale lia teoria di Marsilio d notevole. Egli, posto tra la filosofia aristotelica e la cristiana, cerca liberare il suo Stato dagli antichi limiti al suo nascimento e al suo sviluppo, e lo fa con una ,dottrina organica, che gli d}, ulra vigile idrra d'unitarietd e di complementarieti vitale tra parti aventi distinte funzioni, che al medio evo sfuggiva. Se fl'antica dottrina unificava la societi in Dio, Marsilio tla unifica netlla natura umana. E la sua natura infine d natura vivente in svolgimento, notura naturans. I-,'intellettualismo antico, contemplatore d'una natura estrinseca, d vinto in .una nuova concezione,che prelude atll'IImanesimo, in cui
1) Giustamente nota il Vossrrn, op. cit., vol. I, parte fI, p. 44o, come in Dante < l'idea aristotelica, che l' uomo d per sua natura animale socievole, viene .... per la prima volta seriamente ponderata. Egli non teme d'abbandonare la dottrina dell'origine peccaminosa dello Stato ed ammette che la dominazione politica sarebbe sorta fra gli uomini anche senza l'intervenzione del peccato r. E la prima grande revisione dei postulati del pensiero politico medievale, e il distacco da sant'Agostino per entrare nella modernitil. Dante cosi spiega Marsilio.

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Dio e uomo, Dio e natura sono termini complementari. Dio non crea una natura e uno Stato altro da sd, ma nellla immanenza della natura e detltloStato d Dio. L'uomo che d netlla natura e nefllo Stato cosi si pone centro deifl'una e dell'alltro. Non dobbiamo perd credere che Marsi'lio sia giunto ad una posizione pii audace di quella di Bruno e di Spinoza. Questo rnondo di Marsilio d tutto oggetto, natura, un che fuori da noi, che nasce, vive, vibra, si svolge, muore e si trasforma in nuove vite, ma infine non e neltlo spirito. L'uomo 1o crea, ma [o crea in quanto anch'e$li d legato altla legge organica deltla natura, e quindi con essa si eleva allo Stato, non in quanto pud disinrpegnarsene: in quanto A da essa condizionato, non in quanto la conciiziona. Cosi [a teorica di Marsilio d pur sempre una teorica organica ed intetllettualistica, non una teorica spirituatlistica. Cid spiega tutti i pregi e i difetti di essa : la vigile comprensione del1'unit) dello Stato e della sua sovranit), n& anche l'impossibilite di pervenire a fissare quefila personaliti dello Stato, che poi si traduce nelll'affermazione deltla sua eticit). Ma I'intelltlettualismo aristotellico, il razionalismo scolastico e il germinante naturafli,smo umanistico non potevano permettere una rivoluzione che solo dopo Kant con I'idealismo si potr) reabzzare, quarrdo lo spirito si porri centro della vita universa, e vedr). nella natura an quid da s ! posto e deterrninato; onde 1o Stato non sar) pir) fuori da noi, ma in noi, in inttt'riore hominc. Abbandonato il trascendentalisrno antico, scaturisce spontaneo il bisogno d'una revisione del concetto di Stato, e quindi vengono eliminati Impero e Chiesa, come enti divini, remedia peccoti, insopprimibili ed eterni, in cui s'incentra ogni varieti. politica, e all loro luogo d'so,stituita una infinita motlteplicit) d'otgantzzazioni umane, [e pi'i varie e diver,se, ma tutte aventi le stesse esigenze d'auto-

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nomia e d'interiore unitariet) t). L" unit) e la sovranit) non sono pit in Dio, ma nerll'uomo, e quindi il teocratico Impero e l'universale Chiesa sono svuotati d'ogni ragione poiitica d'essere. I vari Stati di fronte a loro vengono ad acquisire, come formazioni naturali, un'importanza intrinseca. NC ci dobbiamo fermare al fatto che Marsirlio concepisca lo Stato come Stato fidelis e identifichi I'uttiaersitas ciaiunt, con 7'uniaersitas fideliu,m, che parli di lex diaina e [a contrapponga altla lex huntana, che accenni alla pax come fine delle ciaitates pcrfectae; poichd si tratta, cornc iti Gentile osserva per un arltro grande poiitico, Dante, che pur sembra irretito ne'ragionamenti scotlastici e ancor compenetrato di trascendentalismo agostiniano, di mere forme, in cui s'agita un contenuto che non A pii fl'antico. E come nellla Mon.archia < c'd i[ metodo, e c'd l'apparato tomistico ; ma la dottrina non d pii quel,la : dentro la vecc h ia v est e c'd una per sona nu o v a rr' ); c o s i n e l D e fe ,n s o r pacis d facile rinvenire elementi, forme e metodi aristote lic i, scolast ici, ockam iani; ma i l n u c l e o v e ro d c l e l tu tto originale e importa una rivendica derll'umaniti che prima non poteva affatto concepirsi t). Sorge legittimo un paralldlo tra Dante e \{arsi1io. Si d soliti contrapporre lla Monarchia e il Defensor pacis, procllamando le dottrine detl fiorentino opposte a quelfie del Padovano. Si e soliti pur dire che, se Marsilio rappresenta f iavvenire, Dante rappresenta il passato; e ove il primo [a rompe con il medio evo, il secondo vi d legato con ferrea catena. Non v' ! nultla di pit falso d'un paratltlelismo cosi
1) O. GrcnKn, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 545. 2) G. GENrrLn, Frammenti di estetica e di letteyatwra, Lanciano, R . Car a b b a e d . , s . d . , p . 2 3 3 . 3 ) N. VT ANEL L o , o p . c i t . , p . 8 5 .

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posto. < In realta D, nota opportunarnente il Solmi 1), < l'opera di Marsilio si lega per molti vincoli alia concezione politica medioevale e a queltla di Dante, e ia sua originalit) deve essere alltrimenti indicata e definita >. Noi abbiamo visto quanto Marsilio sia stato uomo del suo tempo; abbiamo visto quanto in lui difetti il senso storico, come deli resto in tutti gli scrittori del medio evo fino al Quattrocento; tuttavia ora dobbiamo pur notare che senza l''Atlighieri Marsitlio non sarebbe Marsilio, 1'uomo dalle profetiche intuizioni politiche. La ragione deltla farlsa antitesi Dante-Marsilio sta nel fatto che Dante si d, volluto sempre riguardare come un teorico astratto dalla vita !), e non come un uomo che solo in essa concretamente vive, tanto che cerca con trno sforzo supremo di armonizzarla in quelf istituto, che solo poteva unificare quelf immensa variet) sociale del 'frecento, che, se per noi d rigoglio preludente a nuova fioritura, per il Poeta A turb.amento, disquilibrio, anarchia. r Quando nella scienza politica trionfavano tle dottrine teocratiche, e la sola opposizione veniva dalla letteratura francese, che, avviando [a nuova politica nazionaile, rompeva o trascurava i[ principio unitario della societ), presidio capitatle deltla civilt) nascente, 1'Alighieri, che di quetl principio unitario sentiva invece tutta \a f.orza, p:ur
1) A. SoLMr, Il, pensiero politico di Dante, p. 65. 2) Anche il Ger.rrtrB, Dante e Manzoni. Firenz.e, 1923, p. roo, sembra aderire a questa tesi. < Dottrina politica ? Politica, in quanto, in generale, f.losofica : dottrina che investe tutta la sfera delle relaal mondo. Giacchb la politica di Dante, 6 zioni che legano l'uomo chiaro, non d la spicciola politica, che riflette e crea gl'interessi transeunti di un popolo, e risolve, pertanto, problemi particolari e determinati. ln mezzo ai problemi del tempo suo Dante passa come quel legno senza vela e senza governo, a cui egli si paragond dolorosamente; passa sognando, assorto non nella sua visione, ma nell'idea che egli in quella visione vuol rappresentare ed efiondere >. E questo infine d il giudizio dello AnusTRoNG, op. cit., p. 2 e sgg.

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restando nei corrfini dellla religione rivefiata, aveva osato restituire allo Stato tutta intera la sua digniti, dichiaranddlo capace di procurare coi suoi mezzi \a fetlicit) terrella, e aveva cosi strappato ai pontefici l'autoriti di dirigere tla vita socialle,rimettendola neltle mani dell'imperatore. La sua concezioned senza dubbio legata atl medio evo; ma essa ha compiuto 1o sforzo di restituire una perfetta autonomia atil'Impero, e quindi allo Stato, e con questo ha aperto i[ varco al Rinascimento, che dari alll'so-o tu tto in t ero it l dom inio di sd r ' ). E n o n d p o c o . D a n te , in sostanza, fonde [a filosofia politica aristotelica con quella cristiana, e llo Stato greco, mera formazione naturale e perd senza vera libertd, salda con lo Stato cristiano; e quindi attribuisce ad esso un valore morale, che d quanto dire un intimo autonomo valore religioso. Religioso ed umano neltlo stesso tempo. Poichd tla fifiosofia di Dante < d una affermazione, oscura bensi, ma energica detlla divinit) dell'uomo netlla sua attiviti provvidenziale: una esaltazion. dslllla virti propria detlla natura umana, op !rante nella consapevalxzza dElla propria iegge ,,'). Se
1) A. Sonrr, Il pensiero politico di Dante, p. 6.5 e sg. Anche J. N. Frccrs, op. cit., p. 28, criticando l'affennazione clel Bnvce, per cui la Monarchia n is not a prophecy but an epilogue >, rileva come in Dante, se vi sono elementi del passato ancora irresoluti, vi siano pure certi germi dell'avvenire nel porre il temporale fuor dallo spirituale, nell'asserire il diritto dello Stato ad essere incontrollato dalla Chiesa, germi che si possono ben dire ( a prophecy of the modern State,. Alle stesse conclusioni, partendo dalla critica del passo del Bnvcr, giunge E. Suanwooo Surrn, Dante ancl uorld-empire, nella citata raccolta del HBenNsHAw, p. r35 e sg., il quale ben pone in rilievo la modernittr dello sforzo del poeta d'unifi.care la discordia del suo tempo in un ( some strong central controlling power which could keep human greed and ambition in check, and give to the world that peace lvhich \4'asso necessary.... r; nell'internazionale potere d'nn imperatore giudice, che avrebbe dovuto esercitare quella funzione propria del nostro diritto interstatuale, le cui manifestazioni arbitrali crescono sempre pii. :) G. Genrrr,B, Dante e Manzoni, p. ror. Sostanzialmente cosi G. Vornn, Chiesa e Stato d,i cittd, in Moairnenti religiosi, p. 274 e sgg.

CO NCI . I IS IO N F]

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Agostino aveva rrella ciaitas terrena visto iil matle, Dante v e d e accant o al nt ale il bene, e l ' u n o e c o n te n u to d a i I'atltro, e daltl'uno si svotlgel'aitro, quasi per divina legge che l'uomo fa sua per perfezionarsi e migliorarsi, realizzando tla legge di Dio sulla terra, che d infine sua flegge, legge dell'uomo. Ecco la rivendicazione dello Stato cperata da Dante L). E tutte queste conquiste, che Dante compie nelTaMonarchie, non muoiono, ma rivivono nel Defensor pacis, in cui il principio unitario nelfla vita dello Stato d rigidamente fissato, e si tende sempre ad una sistemazione delrla vita, sia pur diversa da quella che i1 fiorentino vaghegg ia ' ) . Chd, se Dant e vede l'esi g e n z a u n i ta ri a n e l l ' Imp e ro , in cui tutti gli Stati s'incentrano quasi a cercar ragione d'ogni loro atto e risofluzione d'ogni loro controversia, Mar,sitlio [a vede nello Stato o meglio negli Stati in una d,iscordia concors, in una coesistenza che d infine autoli1) Cosi K VossreR, op. cit., vol. I, parte II, p. 374. ( La tendenza agostiniana a negare, o per 1o meno a screditare Io stato terreno come opera del demonio, non poteva non esser compresa nd tanto meno legittimata da l)ante, pioniere di un impero autonomo e laico. Percid Dante ignora la definizione negativa della ciuitas terrena, mentre se ne appropria il contrapposto e la premessa logica, ossia la definizione positiva. Egli non intende lo Stato come un'organizzazione del peccato, bensl contro il peccato, non come assolutamenre cattivo, ma come relativamente buono, come un remedium coyttra infirmitatenc .peccati>. Anche qui Dante ci spiega il trapasso dal medio evo all'et), moderna, da sant'Agostino a Marsilio. 2) Non comprendiamo come il PrcBce (op. cit., parte II, p. 524) per riconoscere gli alti meriti scientifici di Dante debba ricorrere alla depressione di quelli, per altre ragioni non meno alti, di Marsilio per concludere con la seguente vuota affermazione: ( Il libro De Monarchia.... i un'opera di genio, mentre il Delensor pacis contiene una esposizione scientifica e semplice di dottrine politiche senza elaborazione filosofica e senza criterio giuridico, senza estensione ai vari problemi che hanno formato l'anima della vita negli Stati moderni, e che pure furono intuiti da Dante r. Con simili sistemi si fanno delle sonore apologie, ma non si procede a quella revisione critica della storia della scienza politica, di cui 1' Italia ha tanto bisogno e che d di ll da venire ! Lo stesso si dica per S. SceNounnA, op. cit., p. 98.
F. B.lrrecr,r* - IVlarsilio da Padova.

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mitazione. La realt) e la stessa: Dante compie l'ultimo sf.orzoper comporla in un'unitA formale, che attinge Dio; Marsilio cerca di vincolarla in una nuova struttura che scende atl basso, atl popolo. Forse a Marsitlio fa difetto queltla retligiosit), che confe r is c e una si alt a et icit i all' Imp e ro d i D a n te , n l a n e l suo Stato certo s'appalesa una coscienza umana, che 1o pervade tutto e ne determina la forma. < L'Alighieri era ricorso atli'idea detll'uomo perfetto, che, presidiato dalla filosofia e dal diritto romano, doveva esercitare, direttamente o mediatamente, tutti i poteri direttivi superiori, ed era percid rimasto, pur con la sua ardente convinzione, nei cieli detlf immaginazione. Marsilio vincdla i[ potere potlitico alla volont) popotlare, e 1o umanizza cos\ e [o integra, precedendo di secoflile dottrine di Nicold Mac h ia v e lt li, di Paolo Sarpi e di T o mma s o Ho b b e s > ' ). Tuttavia non credo che Marsillio, come vuole il Solmi, non attenti atl sistema dell'ordinamento universale dellI'Impero, che era il fondamento detl diritto pubblico del medio evo, troppo imbevuto com'd di pubblicistica francese e di quefiileesigenze varie, che formano tla materia de'nuovi statutari. Tutta 1'analisi nostra precedentetende precisamente a dimostrare che in Marsitlio non pud esservi pit quel concetto, che pur di sd ha riempito pit Dante Marsitlio non sarebbe Marsecoli. Mr, ripeto, ,senza. e il silio, solo attraverso Poeta possiamo intendere i[ dottore di Padova. E una volta posta in luce I' importanza dell'opera di Marsilio in rapporto a tutta l'evoluzione anteriore e posteriore delle ,discipline sociali, ci sia permesso di rilevare come per altri versi es'sa resti a'derente ai suol tempi e partecipi di molti dei difetti propri de1le dottrine
r1 A. Sorrrar, Il pensiero .politico d,i Danle, p. 67.

CONCLUSIONE

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medievali : bisogno soverchio di partizioni e di sottopartizioni, abuso di autoriti estrinseche e formali, deficienza di una ver,a e propria documentazione storica. Il Padovano, abbiam detto, apre la moderna politica, ma con cid non vo$liamo dire che la moderna politica nasca da lui, come Minerva dal cervetltlo di Giove intera e folgorante. Tanto varrebbe dire che dal 1324 ad oggi non si sia fatto nessun progresso neila nostra disciplina ! Percid sono da deplorarsi cdloro che nefll'autore del Defensor pacis vogiiono ritrovare i1 germe e la giustificazione genetica d'ogni teorica nuova; di teoriche, che solo nuove condizioni sociali e moraii, storiche ed economiche, potevano presentare altla discussione degli uomini. Cosi, per dare un esempio, invano si cercheri nel Padovano un accenno afila personaliti giuridica dello Stato. Ed e naturafle ! Marsilio neltla sLta cornmunitas non vede se non l'elemento organico e materiale, il popolo, e in esso incentra la sovranit), mentre noi pit propriamente poniamo questa in queltl'entit) di natura etica, e come tafie viva prima che nel mondo pratico nel mondo dello spirito, che denominiamo Stato. Marsilio afferma si l'esigenza anitaria di un'armonica vita sociale, che naturatlmente tende ad una sintesi viva e soyralra ; ma quest'esi genza resta in parte inappagata, poichA la sovranid d posta in un elemento materiale, che non pud certo esaurire 1o Stato, anzi serve a far perdere la via retta per pervenire ad una piri atlta integrazione. E dello Stato si pud dire che Marsifiio vegga pii le parti che l'insieme, tanto che formula un abbozzo di divisione de'poteri prima di Locke e di Montesquieu. Ma anche qui itl Padoyano, se si avvantaggia su Montesquieu, perchd non concepisce i poteri scissi in un astratto equifiibrio, bensi in un rapporto di subordinazione, in cui il legisfiativo sovrasta sull'esecutivo, pure non si propone

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fi'obiezione fondamentale, ciod che il governo non pud mai ridursi ad un mero compito esecutivo limitato in ogni sua manifestaziote, nA fl'osservazione che tla [egistlazione non pud confondersi con la sovranit), poichd questa la comprende come comprende ogni atltro potere e funzione t). Ma una critica pit profonda porta ad una critica ingiustificata,dell'idea democratica, e non tocca qui a noi farla. De1 resto Marsifiio non ha bisogno di giustificazioni, poichd in lui non si pud pretendere di rinvenire que'ltle esigenze critiche del nostro moderno idealismo, che pone al vertice lo Stato etico, e da esso sovrano e illimitato deriva poteri funzioni garanzie. E per rivelare intero il nostro pensiero non ci nascondiamo I'altro lato negativo della dottrina marsiliana : l'applicazione dei principi costituzionali alla teoria della Chiesa. Il Padovano non vede che quel che va per lo Stato non va per la Chiesa, e che questa, se vuol resistere agli urti disgregatori dei suoi avversari politici e tedlogici, sempre pii numerosi dopo il Mille, deve necessariamente assicurarsi una compagine rigidamente nnitaria e accentratrice. E che la Chiesa abbia avuto ragione di seguire piuttosto la via detltfinvoluzione assolutistica che qudltla dell'evoluzione costituzionale, lo dimostra senza tema di errore l'esperienza stortca della Riforma, da cui la Chjesa usci sal'da e compatta, mentre il protestante,simo usci franto in cento gruppi antagonistici. Certo la Chiesa colne organismo politi,co ebbe ragione, e Marsilio torto. Cid lascia impregiudicato il problema teorico e teoiogico, che fu la ragione ideale della Riforma, di cui l'autore del Defensor pacis fu l'antesignano. Ma anche qui non deve esagerarsi, poichd 1o stato deltla dottrina canonica non era allora cosi rigidamente fi.ssato come oggi, e quel che a
1) A. CoDAccr-PrsenBLLr, op. cit., p. rr7 e sg.

CONCLUSIONE

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noi pud sembrare eterodossia allora non era. Cia, dimostrano a suffrcienza tle cinque proposizioni marsiliane condannate da Giovanni XXII, tutte di politica ecdlesiastica, nessuna di domma. Ma anche a voler accrescere l'importanza del Padovano come predecessore di Lutero, la sua grandezza resta pur sempre politica, ed egli ci appare soprattutto, ripeto, come colui, che suii'alba del mondo moderno addita la via della nuova scienza della societd.

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INDICE.

Cep. I. . . ...
D

- Marsilio vale

da Padova e il pensiero politico

mediepag.

II. . . . . - La vita di Marsiliro da Padova zione del Dclmsor pacts. III IV. V. VI VII

fino alla composi22

. . . . - La teoria dello Stato r.el Delensor pacis La teoria della Chiesa nel Dclensor pacts . .

l, D r r

5r ro7 r8o r96 25r 263 . z7r

Lavita di Marsilio da Padova dalla composizione del t Dclcnsot pdcis r alla morte Le opere minori Conclusione . di Marsilio da Padova .

Bibliografia

Indice dei uomi .

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