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CONFRONTO HOBBES-LOCKE

Thomas Hobbes e John Locke, due importanti filosofi inglesi seicenteschi, elaborano il proprio
pensiero politico con presupposti analoghi ma conclusioni assai differenti. Entrambi partono con
lammettere la presenza, alla base di ogni societ, di uno stato di natura, ovvero di una condizione
originaria in cui gli uomini vivono regolati solo dai propri diritti naturali (es: diritto alla vita, alla
propriet,alla libert, ecc); da qui si sviluppa quindi, in maniera fortemente logica e deduttiva,
tutto il loro pensiero politico e sociale. Vediamo quindi come si articola!
La concezione di Hobbes fortemente influenzata dalla sua visione pessimistica delluomo; egli
crede infatti che ogni individuo sia per natura animato da egoismo e dalla voglia di primeggiare su
tutto e su tutti, senza rispettare il diritto altrui o una morale di base. Considerando tuttavia la
condizione di partenza, ovvero lo stato di natura, logico affermare come le libert di ogni singolo
vadano ad intaccare quelle degli altri; Hobbes arriva quindi alla conclusione che luomo si deve
accontentare di avere tanta libert quanta ne hanno gli altri, oppure rischiare di perderle tutte.
Dati questi presupposti, il filosofo arriva alla conclusione che per ottenere la tutela dei propri
diritti naturali, gli uomini sono costretti a costituire una societ. Questo processo necessit in
primis la stipula di un patto di unione, che garantisca il diritto ad unirsi in una comunit. In
secondo luogo, tuttavia, il suddetto patto viene reputato insufficiente, perch comunque ogni
singolo tenterebbe di fare ci che vuole, intaccando le libert altrui; quindi, secondo Hobbes,
necessaria ladesione ad un secondo patto, detto di sottomissione, tramite il quale ogni uomo
ripone il proprio diritto in ununica autorit, con poteri assoluti; in questo modo si possono ridurre
i singoli egoistici voleri alla volont di una singola persona o assemblea illuminata, che quindi
diventa essa stessa giustizia!
Locke ha una visione meno pessimistica rispetto ad Hobbes: egli infatti ritiene che luomo non sia
n amorale n asociale, ma, possedendo la ragione, sia capace di rispettare, nella condizione
ideale di stato di natura, alcuni diritti fondamentali, quali il diritto alla vita, alla libert, alla
propriet. Tuttavia, sempre secondo Locke, non tutti gli uomini riuscirebbero a rispettare questi
diritti e a non tentare di comandare gli altri; quindi anche secondo lui c la necessit di evolvere lo
stato di natura in stato positivo e in societ. Cos come in Hobbes, le persone, al fine di compiere
questo processo, devono stipulare i due patti sopracitati, ovvero il patto di unione e il patto di
sottomissione. Ma sottomissione nei confronti di chi? Se con Hobbes parlavamo di sottomissione
a un unico potere assoluto, con Locke il potere passa nelle mani di un governo. Esso deve quindi
cercare di garantire il rispetto dei diritti naturali di ogni singolo, pena la rivoluzione e la
destituzione. Quali sono allora le caratteristiche di questo governo? Il suo potere , in primo luogo,
strettamente legato al consenso del popolo, proprio perch nato dalla volont di esso; lo stato
inoltre vincolato dalle leggi, che quindi dettano la giustizia per tutti; infine i poteri, proprio per
evitare che qualcuno tenti di sopraffare gli altri, devono essere divisi, soprattutto nel caso del
potere legislativo (cui compete lemanazione delle leggi) e del potere esecutivo (cui spetta il
compito di farle rispettare).