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FELICE BATTAGLIA

MARSILIO DA PADOVA
E LA FILOSOFIA POLITICA

DEL MEDIO EVO

FIRENZE
FELICE LE MONNIER
EDI T O R E

rg2 8
PROPRIETA LETTERARIA RISERVATA

116?-27. - Firenze, Tipografla E. Ariaoi, Via Saa Gallo, 33.


Ceptrolo I.

MARSILIO DA PADOVA
E I L PENSI ERO POLIT ICO MEDIEVAL E..

Vincenzo Cuoco, dirigendo nei primi anni ddl se-


colo XIX, durante il dominio napoleonico, un periodico mi-
lanese, iil Giornale italiano, ,a cui ora ritornano gli stu-
diosi per investigarvi la formazione di quella coscienza
p o litica, che esploderi nei m ot i d e l ' z r, d e l ' 3 r, d e l ' 4 8 , Vi n -
cenzo Cuoco pubblicava un articolo breve e concettoso t),
contenente, come nota il Croce, ( una sintesi vigorosa
della storia degli studii politici in Italia dal medio evo sino
alla fine del secoio XVIII , sbozzala occasionalmente e con
pochi tocchi da un uomo che padroneggiava la vasta ma-
teria r. E in esso rivendicava all' Italia nelle scienze po-
litiche e socialli un primato, che nessuno le vorr) negare,
una volta esaminati i titoli e [e opere che essa ha in questo
campo prodotte.
Oggi, dopo pin di un secolo, quell'articdlo cuochiano si
legge ancora con interesse e con frutto; ma suggerisce
una osservazione. Il genio italiano ha spaziato alto nelle
scienze politiche, e da Dante a Machiavelli, da Vico a

7) Giorn. it., r8o4, n. r54, 24 dicembre, pp. 625-26, Varietd, gib"


ristampato due volte, una da M. RoueNo, Ricerche sr Vincenzo Cuoco,
Isernia, r9o4, p. 23o e sgg., e un'altra da B. Cnoct, Un articolo dimen-
ticato d,i Vincenzo Cuoco sugli scritlori politici italiani, in, Critica, a. II
(rgo4), p. 337 e sBB., A stato ora alfi.ne raccolto in V. Cuoco, Scritti
uari, a cura di N. Conrpse e di F. NrcorrNl, Bari, rgz4,vol. I, p. tz5
! sgg.

F. Bemecr,re- Marsitrioda Pad.oaa. r


I\{ARSILIO DA PADOVA

Pagano e una ininterrotta catena di profonde specu-


lazioni, volte a chiarire le tendenze psicologiche dei
popoli, i fenomeni che nelle societi umane si svolgono :
ma gli italiani hanno mai avuto ed hanno coscienza
di cid che essi in questo campo harrro fatto ? Io direi
di no. Lo stesso Cuoco nel gettare il suo rapido sguardo
sulla vasta storia della cultura politica italiana, rile-
vando e sbozzand,o uomini e sistemi, ha dimenticato,
se non addirittura ignorato, un pensatore, la cui sin-
golarissima figura oggi s' impone all'ammirazione di tutti,
Marsiflio da Padova. Egli, che ha fatto pii che ogni
altro conoscere agli italiani il pensiero di Vico, che ha si
profondamente intuito i[ nudleo detltle opere di Machia-
velli, non ha mai un accenno per Marsitlio. Nd in questa
deficienza d sotlo: scrittori, a lui assari posteriori e quindi
di lui ben pit muniti delle armi della critica e detltl'eru-
dizione storica, si mostrano defl tutto ign.ari del formi-
dabifie autore dal Delensor pacis. Cosi il Ferrari nel suo
Corso sugli scrittori politici italcanir) ed itl Cavalli nel
suo lavoro sovra La scienza politica in ltaliaz) iniziano
le loro trattazioni sistematiche senza far cenno del Pado-
vano; ed atltri ancora, e sono tanto numero.si che non A
il caso di far nomi, cercano di lumeggrare la figura dei-
I'Alighieri senza porla in relazione con quella del nostro,
tanto diverso dal divino poeta e pur cosi vicino a lui per
t) e per intima visione de' feno-
vivo senso di realismo
meni politici.
In questo campo, come purtroppo in molti altri, la
conoscenza deltle cose italiane ci e pervenuta attraverso

1) Milano, 1862.
'-\ Memoric dell'Istituto ueneto, 1862, vol. XI e sg.
3) Non sembri esagerato questo parlare d'un realismo dantesco, ma
il pensiero del Poeta si deve riguardare da un punto di vista ben diverso
da quello tradizionale, come faremo noi in fine a questo lavoro, se-
guendo le orme di A. Sorrr,r; Il pensiero politico di Dante, Firenze, tgzz.
LA FTLOSOFTA DEL MEDrOEVO
POLTTTCA 3

gii stranieri, e sono stati precisamente francesi, tedeschi,


inglesi e piri tardi americani che ci hanno rivelato f im-
portanza di uno scrittore, che noi ignoravamo, ma che
non ignorarono coloro che nel secolo XVII e XVIII si pos-
sono a buon diritto chiamare i padri della moderna critica
filologica e storica, il Muratori e il Tiraboschi').
Ora gli scritti intorno a Marsilio sono un grande nu-
mero, in cui lo stuciioso quasi si perde; e tutti convengono
in un'ammirazione verso irl trecentesco dottore, che a volte
pud parere esagerata, poichd in esso si vuotl rinvenire
quel che neltl'et) d,i Dante e di Petrerca non poteva mai
essere, neppure nellla pit onniveggente fantasia : errore
consueto di ottica, da cui non ci si guarda mai abbastanza.
Ma se il nostro non ha potuto prevedere tutto quel che gli
si fa prevedere, certo egli si pud ben considerare itl pa-
dre della moderna politica, e cid non in una mirabile
costruzione sistematica campata unicamente nel pensiero,
bensi in un'armonica compenetrazione, e quindi un su-
peramento, della realti storica che i tempi gli offrivano.
L'opera sua occorre, pertanto, riguar,darla non in astratto,
ma in funzione dell'epoca che la vide na,scere, poichA
I'uomo giammai prescinde da la concreta esperienza sto-
rica, e questa si riflette nella dottrina politica come in
ogni attivi$ intellettuale. Percid, pur accettando nella
sostanza come vere le affermazioni entusiastiche degli
scrittori che in Marsilio scorgono I'avvenire, del Pastor 2)
che, ripetendo un giudizio del Le Blanc') su lfus, in
esso vede, con maggior diritto che il riformatore boemo, il
1) Un altro grande storico e giurista che ebbe nozione delle dottrine
marsiliane fu P. GreNNoNB. Vedi di lui -Il Triregno, pubblicato con
prefazione di A. PrnnANToNI, Roma, 1895, vol. II, p. 3o3; Storia civile
del rcgno di NaPoli,, Milano, 1846. vol. IV, p. 58.
2; L. vow PesroR, Storia dei papi d,al!.afine del medio eao, trad.
A. MBnc e u , r 9 r o , v o l . I , p . 7 8 .
3) L. Ln Br.etc, Histoire de la ftuolulion frangaise, Paris, 1847,
vol. I, p . r g .
4 MARSILIO DA PADOVA

genio generatore della Rivoluzione ; del Laurent t ) e deilo


Hollweck') che lo proclamano I'antecessore di Lutero piri
lungimirante e serio ; dell'Atger t) che lo rivendica quale
creatore di quel radicalismo politico, che conta Altusio e
Rousseau tra i suoi pit illustri rappresentanti; dell'Erner-
ton a) che non esita a dirlo l'araldo di un nuovo mondo, il
profeta di un nuovo ordine sociale, quale colui che ha det-
tato il Def ensor pacis, il pin rimarchevole prodotto lettera-
rio del medio evo ; del Previt6-Orton 5) che lo riguarda come
il promulgatore di quelle teorie, che solo con la Rivoluzione
francese hanno ricevuto un generalle consentimento; noi
ci sforzeremo di studiarlo sopra tutto in rapporto al suo
tempo, miran'do a determinare e a dimostrare quello squi-
sito reaflismo che gli permise di vedere nelle varie com-
plesse formazioni politiche del secolo XIV, in cui cerlo
erano i veri primi germi dell'avvenire : non dunque sforzo
intuitivo di un futuro ancora non nato e da venire, ma
critica comprensione di un presente in cui gi) vibra, s'or-
ganizza e s'anima cid che sari la possibiliti di domani t).

r1 F. LeunsNr, L'EgIise et l'Etat, ltre partiel- le Moyerz-Age, Bru-


xe lle s, 18 5 8 , p . r 3 z .
?) J. HorlwEcK, Der apostolische Stuhl und Roru, Mainz, t8g5, p. 24.
11 F. Arcen, Essay sur I'histoiye d,es doctrines du, contrat social
,
Paris, 19o6, p. 7r.
e) E. EueRroN, The Delensor 'pacis ol Marsiglio of Padua., Cam-
bridge, rg2o, p. r.
5) C. W. Pnevn6-ORroN, lVlarsiglio ol Pad,ua. Doctrines, in The
English histoilcal Review, vol. XXXVIII, n. t4g, Janaary 1923: vedi
lo stesso pensiero espresso dalla grande autorite di O. GrBRxB, Das
d,eutscheGenossenschaltsrechl., Berlin, r88r, vol. III, p. 5r3.
6) L'unico che discusse la modernittr di Marsilio fu un grande sto-
rico italiano P. Vrrrenr, il quale forse per soverchio desiderio di porre
in miglior luce il suo arrtore preferito, lo scrittore del Pilncipe, gravo
rroppo la mano sul Padovano. Il Vrrr.eRr, Niccolb Machiauelli e i suoi
tcrnpi, Milano, 1895, vol II, p. 244, scive: < In sostanza, sebbene Mar-
silio sia stato a grusta ragione chiamato profeta dell'awenire, egli resta
ancora legato al medio evo ed alla Scolastica. Non solo la lotta, a cui
piglia parte e per la quale scrive, d ancora medievale, ma il suo metodo
6 sempre un idealismo astratto, arido e metafisico ; le cognizioni che
esso ha della storia non sono mai superiori, spesso anzi inferiori a quelle
L A F I L O SO F I A PO L i T IC A D E L M E D IO E V O

Egli non solo intende piri che non altri le formazioni


sociali del Trecento, ma da tutta la precedente specula-
zione filosofica e giuspubblicista trae il succo pit vitale per
elaborarne un sistema che d certo il pit poderoso, ma an-
che il pit aderente ari vero, del medio evo; la trascende
in conclusioni interamente nuove, che essa detl tutto igo*
rava, dato il legame che la vincola a presupposti intei-
lettualistici e statici, che le inibivano ogni vero pro-
gresso'). E questo il rearlismo politico che cclilega l{ar-
silio ad Atltusio e a Rousseau 'da una parte, dall'ratltra
a Machiavelli e a Vico: poichd da un lato rivendica egli il
popdlo come contenenza umana e viva delle strutture
giuridiche e sociali, dall'altro rivendica e \manizza 1o
Stato. IJmanizzaztone che in un certo senso d anche di-
vinizzazione, giacchd in esso Stato si spi,egano tutte tle
nostre facolt) etiche, s'assommano tutti i nostri spiriti
volitivi, e insieme si potenziano in una libert) superiore,

del suo tempo. A lui manca affatto il senso storico, il concetto dello
svolgimento naturale delle istituzioni, che nel suo libro sembrano messe
fuori dello spazio e del tempo. La fonte principale della sua sapienza
d sempre Aristotele, che egli si sforza di mettere in armonia con le Sacre
Carte, nel che sta di certo il principalissimo carattere della Scolastica.
Le repubbliche italiane, gid divenute piccoli Stati indipendenti, e la
cultura cui esse dettero origine, ebbero una gran parte nella formazione
delle idee e della mente di Marsilio; ma queste idee si manifestano in
lui come sentimento o presentimento, visione, se vuolsi, profetica del-
l'avvenire, non come risultato d'un nuovo metodo scientifico, e molto
meno poi d' un esame positivo dei fatti. La. sua d una Monarchia buona,
necessaria in tutti i tempi, in tutti i luoghi ; d, quasi direi, il trionfo
astratto del diritto e della giustizia universale. Sebbene essa trovi la sua
propria base nella coscienza popolare, nel che d di certo un pensiero
originale dell'autore, pur tuttavia il popolo ed il monarca di Marsilio
sono ancora due astrazioni >. E con il Villari concorda sostanzialmente
F. Tocco, L'eyesia nel Medio Euo, Firenze, 1884, p. 62 n. Il nostro
lavoro costituir) I'adeguata risposta alle suddette osservazioni.
1) Questo duplice elemento sempre presente nell'opera di Marsilio,
per cui egli b tra i politici dell'evo medio il pitr aderente alla realtd delle
cose, ma nello stesso tempo quello che piir la trascende in una visione
dell'avvenire che certo pud dirsi profetica, 0 stato ben messo in rilievo
dai piir recenti studiosi. Cosl, per esempio, 8,. Benxen, Mediacaal poll-
6 MARSILIO DA PADOVA

che nel singolo non pud essere, perchd di necessit) linri-


tatz da altre tliberD coesistenti.
Ma queste affermazioni marsirliane, che sono poi in-
declinabili conquiste deltla scienza politica, che tutta la
specutlazione posteriore del Rinascimento, della Riforma,
deltla Rivdluzione francese elaboreri, non si possono, ri-
peto, compr,en.dere, se non in relazione col secolo XIV, e
con tutta l'antecedente dottrina medievale di cui sono
l'ultimo portato e la negazione insieme. Occorre percid
vedere prima quanto al sistema del Padovano abbia con-
tribuito la filosofia anteriore, per riserbarci lungo il nostro
fiavoro di metterne in luce le attinenze molteoiici con la
realti politica del tempo.

L'assoluta delimitazione tra i'l regno celeste e il ter-


reno, tra l'autoriti ecclesiasticae l'autoriti secolare, che
il divin fondatore della Chiesa cristiana pose a fondamento
delle sue dottrine, fu rispettata dai seguaci detltlanuova

tioal thought, is The social and, political id,eas ol some qreat mediaeual
tbinhers: a series of lectures..., edited by F. J. C. Hrenwsuew, Lon-
don, 1923, p. 3r. u In some respects he is prophetic-profethic of the
Reformation, and even of Rousseau ; but on the rvhole he expounds his
own age. It was the age of the death of a conception of hurnan society
(which had lasted during the thousand years since the Emperor Con-
stantine) as primarily religious in its motive and interest, and essen'
tially universal in its scope: it was the age of the birth of a lay State
limited in its range to the nation.... >. CosI sostanzialmente L. BnNorsr,
Le lVJacfuauClisme, ldre partie, Aaant Machiaael, Paris, rgo7, p.335 e sg.
r Le plus prds de Machiavel, l'homme ) qui il aurait pu devoir davan-
tage, celui auquel il se peut qu'il doive quelque chose, c'est Marsile de
Padoue, avec son Delensor pacis. Celui-ci est le moins < abstracteur de
quintessence r, le plus politique de tous ; il est de tous le moins enfonc6
dans les id6es et dans les formes du moyen f,ge, le plus d!gag6, Ie plus
libre, on est tent6 de dire le plus moderne,... Marsile de Padoue est le
moins m6taphysicien, le moins raisonneur, et - en donnant au mot Ie sens
que Guichardin et Bernardo del Nero lui donnaient, _. le moins n phi-
losophe o de ceux qui alors 6crivaient sur la politique. Il est celui qui
fait I I'observation la plus large ou la moins petite part : il a le mdrite,
rare en son temps, s'il doit d6venir commun en son pays, de lrri faire
sa p a r t; e t c 'e s t a s s e z . . . ). .
LA FTLOSOFTA DEL MEDrOEVO
POLTTTCA 7

fede, ne'primi secoli deltl'Impero, onde pur fra tle tor-


ture sofferte e gli strazi patiti, affisandosi nefllla libert)
e nella pace del cielo, a nessun d'essi venne in pensiero
di negare la sovranit) e il tributo a Cesare per dartli a
Dio e ai suoi vicari mondani'). Ne questa posizione mutd
subito con i1l trionfo della religione cristiana, riconosciuta
come religione di Stato e persona giuridica : [a Chiesa d
accanto allo Stato, all'Impero per operare con esso neltls
sfera della giustizia e delrla pieti, ma accanto allo Stato
in un vincolo di sottomissione giuridica ne'riguardi po-
litici, se pur cinta di un'aureola di mistica superiorita
come quella che anticipa e prepara I'utltima esatltazione.
Ed Ambrogio allora riconosceva la dipendenza della
Chiesa daltlo Stato e questo poneva unico detentore deltla
sovraniti terrena, detlfl'unica sovraniti che, infine, posta
da$li uomini pud esservi. u Se l'imperatore domanda il
tributo >, scriveva, < noi non rifiutiamoglielo ; i campi riella
Chiesa paghino tributo. Se l'imperatore desidera i nostri
campi, egli ha il potere di prenderli, nessuno di noi resi-
s te r ir 2) . uLa ChiesaD, , dicev as a n t' Ag o s ti n o , i l c u i p e n -
siero politico avremo fra breve ad esaminare, ( composta
dei cittadini della Gerusalerl,rr! celeste deve servir sotto i
re della terra. Poicht la dottrina apostolica dice : che ogni
anima sia sottomessa alle potesti. E il Signore lui stesso
non ha disdegnato di pagare il tributo r '). Cosi nella dot-
trina dei primi secoli la Chiesa che nega, finchd persegui-
tata, di prestare divini onori agli imperatori, riconosciuta

1) Vedi a proposito H. C. LEa, Studies in church hislory, Phila-


delphia, 1883, p. 13 sgg.
e) Sewr'AuBRocro. Ept,st. de basilicis trad,endis, 38, t. II (ed. 86-
nfo.), p . 8 7 '2 .
3) SeNr'AcosrrNo, Da catech. rudib., c. XXI. Ambedue i brani di
sant'Amtrrogio e di sant'Agostino sono citati da P. Jaxrr, Histoire
de la science politique dans ses rapl;orts aucc la morale, troisi0me 6ditiou,
P a r is, 1 8 8 7 , v o l . I , p 3 r 5 e s g .
M ARSI L I O DA P A D O V A

Chiesa di Stato, convertiti sovrani e magxati, non rifiuta


sottomissione alla giurisdizione pubblica, anzi compenetrata
di quello spirito di rinuncia e d'umilt) che d nella legge
di Cristo, vuol porsi in una condizione d'inferioriti, ab-
bassarsi, perchd sa che solo nel respingere il mondo e le sue
caduche glorie s'acquista il cielo e I'eternit) t).
Ma, alfiorquando itl potente organismo di Roma i*p"-
riale cadde come uno scenario vecchio, per dirla co1 Poeta,
dinanzi alla giovane forza dei barbai, \a Chiesa di Roma,
stringendo sotto la sua protezione i vinti ed affratellan.doli
con i vincitori superbi in nome d'una superiore idealit),
ebbe una coscienza pit grande di s! stessa, e cercd d'utiliz-
zare ai suoi fini :una forza politica che altrirnenti si sarebbe
dispersa. In quest'afr.ermazioneterrena della Chiesa alcuni
hanno visto una secolare usurpazione, che perpetuatasi
per secoli con,durr) a lotte cruente che saranno la nega-
zione d'ogni retligiosit). Ma invero non d cosi : distrutto
il maggiore organismo politico dell'evo antico, il mondo
sarebbe caduto in un pii grave stato di barbarie, si sa-
rebbe completamente rinselvito, p!r usare una parola
cara a Vico e a Foscoflo, se non vi fosse stata rla Chiesa
a mantenere itl vincolo sociale per superiori finaliti. Cid d
stato riconosciuto dai pit imparziali scrittori, e sopra
tutti da Cuoco, che ha ben dimostrato quale possente
strumento di civilti la Chiesa fu nei secoli di mezzo, nel ge-
nerale decadimento de'pubblici poteri. In tempi bellicosi,
osserva Cuoco, quel po'di virti che rimaneva era ne$li
ecclesiastici : < essi predicavano 1'uman,it) e la tliberti r
e noi ,r dobbiamo ad un pontefice queltlo che non ha potuto
ottener la filosofia : 7a dichiarazione solenne che la
schiaviti fosse contraria altla reiligione >. In tempi fieri

1) Per avere un'idea dello sviluppo storico dei rapporti tra Stato
e Chiesa, vedi A. FneNcx, Des ra,p'Dortsde la religtm et de l'6tat, deu-
xidme 6dition, Pans 1886, p. 6o e sgg.
LA FTLOSOFIA DEL MEDrOEVO
POLITTCA 9

essi introdussero rle feste a giorni fissi onde tle classi ser-
vili trovassero alfine riposo, nonchd [e tregue di Dio,
affinch! per un poco si desistesse dal frequente combat-
tere. E venendo al campo giuridico [a stessa presunta
usurpazione chiesastica ha la sua ragione concreta. a Cha-
stellux >, scrive Cuoco, ( osserva con molto acume una
cagione che ne'seco[i barbari dovette potentemente in-
fluire sulla giurisdizione ecctlesiasticaed accrescenla. Nel-
L'ignoranza della scrittura e ndlla mancanza de'docu-
menti che potessero conservar memoria degli atti e dei
diritti dei cittadini, i giudizi si terminavano o colle prove
di Dio o col giuramento. E I'una e tl'atltra di queste cose
dovea dare ai giudizi, ai matrimoni, ai testamenti un
carattere di santit) che dovea farrli considerare come di-
pendenti datlla religione. Tutto tende a dimostrare il su-
blime sistema 'di Vico sul o periodo delle naziont r, e sulla
parte che necessariamente acquista [a retl,igione negli or-
dini pubbtlici e privati de'secoli barbari r r). Questa d la
verit) storica; e le oper! sistematiche sono l'atlta conferma
d i tu tto cid ').
Ma [o stesso principio che reagisce all'atomizzazione
sociale del medio evo, fl'affermaztone di un'identit) di na-
tura tra gli uomini, per cui itl barbaro vincitore d uguale
al romano vinto, d'un regno ce'leste in cui tutti i buoni
godranno l'eter,no bene netlla fruizione di Dio, in termini
politici si pone come la negazione delfio Stato per una mi-
gliore unit), la Chiesa. Ebbene, noi non possiamo miscono-
scere questo principio e proclamarilo antiumano e inciviile.
Dove era veramente uno Stato degno di questo nome?

i) Gi o r n . i t . , t 8 o 4 ; n n . 1 4 , 1 5 , 1 6 i r ,4 ,6 fe b b r a i o ; C o n s i d e r a z i o n t
sul concord,ato: ristampate nei citati Scritl,i uafi, vol. I, p. 6z e sg.
z) Di cid mostra di essere compenetrato anche A. FneNcx, Des
rapports, p. 64 : a Compar6e d la f6odalit6, e l'Anarchie, A la barbarie,
A toutes les violences du moyen 6ge, la th6ocratie romaine, malgr6 ses
cruaut6s, malgr6 ses exc!s, a pu 6tre un bien relatif....;r.
IO M ARSI L I O D A P A D O V A

Ogni dottrina bisogna porla in rapporto ai tempi. Solo


cosi possiamo spiegarci come nello stesso tempo che la
Chiesa salva Ia civilt) umana, e costretta a negare lo
Stato, e procedere per vie diverse da quelle che l'antichiti
avea battute. Prima il principio civrlizzatore era nello
Stato; caduto lo Stato, resta la Chiesa, onde questa af-
ferma sA stessa come universale etico, e nega il primo
come tale e 1o subordina. L'uomo che prima aveva come
unico dovere essere buon cittadino, ota deve essere buon
credente, e buon cittadino solo in quanto essere buon cit-
tadino non implica negar,e i dogmi e la veriti rivelata. E
un nuovo fine che si pone all'uomo nella piena afierma-
zione di sd : il fine ultramondano e religioso.
I nuovi principi che informano tutta la filosofia del
medio evo sono posti da sant'Agostino, il quale, bench!
vissuto nelrl'et) romana, pud a buon diritto essere consi-
derato come ill padre 6gritle nuove posizioni politiche del-
I'et) successivet).
Se I'uomo fosse vissuto senza peccare, se itl suo potere
non fosse stato infirmato 'dal peccato originale, egli non
avrebbe mai avuto bisogno deltlo Stato per attingere i
suoi fini. L'uomo peccatore non potrebbe invero mai sal-
varsi se non fosse preordinato lo Stato : il quale d, quindi,
si un v'ero rernedium peccati, ma d pure esso menomato
nell'origine dallo stesso peccato, contro il quale d stru-
mento, d menomato neltla sua stessa origine per itl fatto
che egli non dispone di volonti sane, ma di volonti in-
ferme, infrante da una originaria collisione col male.
L'uomo interamente libero non ha bisogno di reggimento
politico, nd deila proprieti : I'uomo, la cui liberti A me-
nomata dal peccato, deve uniformarsi ad un ferreo regime

r) Circa il pensiero politico di sant'Agostino rimando a quanto


scrive A. J. Cenr.vrn, Sl. Augustine and the citlt of God, nella gii. citata
raccolta di conferenze di F. J. C. HBenxsnaw p. 42 e sg.
LA FILOSOF'IA POLITICA DEL MEDIO EVO II

di disciplina, divenire suddito, farsi schiavo, ed d sud,dito


e schiavo anche se principe e proprietario : suddito e
schiavo del proprio male, dello Stato generato nel male.
E questa infermiti costituzionale non d soltanto nel-
I'esigenza i,deale di Agostino, ffi& nella storia concreta
degli uomini d ampiamente comprovata : i delitti generano
gli Stati, e i sanguinosi delinquenti sono i lor fondatori :
Caino e Romolo insegnino.
La caducit) del,lo Stato si rivela non solo ndlla sua
origine, ndl suo essere, ma anche nel suo divenire. Lo
Stato non d in eterno, perchd non d fiibero, ma preordi-
nato ad un fine, attuato il quale per volonD divina, esso
cesseri. Sant'Agostino pone cosi di fronte alrla maculata
e fosca ciaitas terrena la pura incontaminata ciaitas coe-
lestis: tla prima, fatta da uomini, A composta di uomini
superbi nelrla loro ceciti, orgogliosi, fiacchi ndltla com-
prensione del ver,o, empi; la seconda, creata da Dio, e
composta da chi la legge evangetlica osserva, dai veri fe-
deli : lla prima ceder) ,dinanzi ailtlaseconda. Cosi tlo Stato
viene esautorato; 's ll'somo non e pit cittadino , ma fe-
dele, in un ideale ultramondano, che trascende l'empirica
realtA. L'ideale cosmopolitico degli stoi,ci, che I'uomo
faceva cittadino del mon,do, d anoor superato in un ideale
pii ampio che fa tl'uomo cittadino del cielo.
Si crea cosi una citti perfetta che si fiibra sopra la
terra, sopra gli Stati, in una composta armonia, in una
fruizione continua dell'Assoluto : ivi d la pace, d il bene,
d Iddio. E la trascendenza nel senrc pit compiuto della
parola. Lo spirito medioevale, disgustato di sd stesso, nel
crollo ,di tutte le speranze mondane, ha bisogno d'obietti-
varsi, di porre un altro da sd, per negarsi, per annullarsi
in e s so.
Ma la trascendenza cosi rigidamente ,intesa non pud
a tlungo mantenersi. Una chtitas Dai cosi posta non ptid a
I2 X,IARSILIO DA PADOVA

lungo resistere. E necessario che essa si affermi visibitl-


mente agli uomini, e at sen,si de$li uomini panli. Ecco
la Chiesa, forma terrena della ciriLitascoelestis, nuovo e
piri vero remedium peccati. Essa e il corpus mysticum
Christi r) , I' insieme 'dei fedeli in Cristo credenti, da
Cristo rector et gubernator sospinti al fine celeste, afltla
satlvezza detill'anima. Cristo e il nucleo e pur tutta tla
Chiesa, per cui questa trova l'unit) e, direi, la persona-
fiti : egli, Dio ed uomo, e il tuait-d'union tra tla forma
celeste e la forma terrena della cititas Dei.
Ma in questo processo di personificazione della Chiesa
1o Stato svanisce; quella debole larva di Stato, che ab-
biamo visto, si perde. Sorge un nuovo problema, il pro-
blema basilare, che vedremo risoluto in Marsilio, dei
rapporti tra Stato e Chiesa. La logica vorrebbe che
sant'Agostino, conscio della vera importanza della Chiesa,
corne queltla i'l cui capo d Cristo, i[ vero redentore deltla
umanitd caduta nel peccato, sopprimesse tlo Stato, ma
egli non lo fa: ancor compenetrato com'd degli ultimi
elementi romanistici, non 1o sopprime, si contenta di su-
bordinanlo.
La Chiesa ! 1o spirito, 1o Stato il corpo; e come 1o
spirito dirige ill corpo e di esso f a strumento e mezzo,
cosi la Chiesa dirige tlo Stato, strumento e mezzo per il
fine sopramondano, per 1'attuazione del bene supremo,
prima in terra e poi in cie'lo. Quindi 1o Stato non d fuori
dalia Chiesa, ma netlrlaChiesa, da essa compreso. E fla
organizzazione, sono le gerarchie, sono tle tleggi della
Chiesa quelie che vincola"no, perchd sono veramente uni-
versali, manrifestazioned'una volont) divina; sicchd 1'or-
ganizzazrone,le gerarchie, le leggi dello Stato, espressione
d i s p irit i um ani e m alat i, sono i n q u a n to a l l e p ri me n o n

1) O. GIERr'r, Genossenschallsrecht,vol. III, p. 5a8.


L.{ FILOSOFIA POLITICA DEL MEDIO EVO r3

deroghino. L'ideale classico si inverte : alla liberti unlana


assolutamente attinta nello Stato si sostituisce la liberti
a ttin ta nella Chiesa') .
Questo sistema politico informa di sd tutto il diritto
pubblico medievale, e ltresue ultime tracce si possono an-
cor rinvenire in san Tommaso e in Dante; e saranno spaz-
zate via sdlo con Marsilio e il Rinascimento. La lotta tra
Chiesa e Stato si pone in miltle guise, trasmutabitle a vi-
cenda : d tla lotta tra l'autoriti e lla volont),, tra La grazia
e la natura, tra 1o spirito e la carne, tra la trascendenzae
['immanenza, tra ['assollutismo e il tliberalismo: mitlle
aspetti vari e storici d'un problema eterno deillo spirito
umano, rla cui vera risoluzione e nell'armonia deltle due
tendenze, neltla maggior consapevolezza che llo spirito at-
tinge di sA e de'ltlesue opposte posizioni.

Ma il pensiero di sant'Agostino, spiegabile in quel


lasso di tempo che preludeva al crollo deiltl'Impero o in
quei secoli che videro Roma invasa e i barbari cavatlli pre-
mere lle sante zdlle, non pud soddisfare tle nuove esigenze
dei secoli pit tardi, che videro a poco a poco il'uomo,
libero dalle paure de1 Mille, riacquistare i[ senso della
digniti dellla vita terrena neitl'attivit) feconda dei com-
merci deilile industrie deltle lettere; i primi nucrlei citta-
dini formarsi fra l'urto de11epit disparate forze; le opere
letter,ari,e antiche risorgere dai polverosi recessi dei si-
lenziosi conventi e dei turriti castelli baronatli alfla mente
dei lettori, forme s,empre armoniche e sempre dlette di
non peritur,a sapienza umana; rinsalldarsi a poco a poco
una nuova filosofia, riimporsi ai rapporti tra gli uomini

1) Cfr., per rilevare l'importanza di queste dottrine su tr:tto il si-


stema della filosofia politica medievale, C). GrunxB, Genossenschaltsrecht,
vol. IIIL p . 5 r 9 .
I4 M ARSI L I O D. { P A D O V A

un vecchio ma perfietto diritto, il diritto romano, neltla


forma che itl genio di Giustiniano seppe dargli.
In quel giovan,ile rifluire di sangue, che corre per le
vene dell'Europa dopo il Mille, nuove esigenze spirituali
sorsero, le cui infinite manifestaziont. la mente umana non
pud seguire se non partitamente. Tra esse prima i[ ri-
nascere vigoroso del diritto romano, 7a trnportanza del
quale per vero non fu mai del tutto rinnegata nei tempi
anteriori t). E coi rinascere a nuova luce della letteratura
artistica, filosofica e giuridica del mondo antico si doveva
di nuovo procedere ad una rivalatazione 'deila stess,avita
po}itica; rivaiutazione, che ora non solo investiva i vec-
chi enti, la Chiesa, potenziaLa,dal decadere dell'autoriti
pubblica, e lo Stato degli Stati, ciod l'Impero rinato con
Carlo e di poi subito assopito in lungo sonno, e solo
ad intervalli ridesto, ma anche gli Stati nuovi afferman-
tisi fuori dall'orbita della Chiesa e ,de11'Impero, conglo-
merati nazionali ignoti ail cosmopolitismo romano, non-
chd i Comuni, f.orze giovanili espresse dall'energia ine-
sauribile deila razza italica mescolata con le barbariche.
Nel campo scientifico noi vediamo confluire insieme
I'antica dottrina cristiana, rla cui formullazione tipica d in
Agostino e la rinnovetllata dottrina classica di Aristotefie
e dei giureconsulti romani, e gli elemqnti opposti armoniz-
zarsi in una supeniore uniti, r,ispondente in modo perfetto
alle esigenze d'una societ) in cui diversi enti coesistono.
Da un lato, f idea, che sappiamo, d'un perfezionarnento
spirituale, la cui mdta e irl cielo, attingibile mercd la
fede e 7a grazia, ciod merc! la Chiesa maestra e reggitrice;
dall'altro, f idea di uno Stato, la cui espressione sana
ed integra, 7a legge, ha in sd il potere sufificientea reaTiz-

1) G. Vor-px,, XIouimenti relt,giosi e sette ereticali nella socield,medie-


uale italtana, Firenze, rg2z, p. 34 e sgg.
LA FILOSOFIA POLITICA DEL MEDIO EVO I5

zare i\ bene degld uomini e a spiegare una compiuta li-


berti morale. Da un lato Dio, daltl'altro lo spirito umano
sempre piri conscio di sd. La filosofia dopo il Mille, la
Scolastica, d I'equazione tra i due opposti, termine medio
tra essi, equazione che san Tommaso, sopra tutti, mira-
bilmente compie in un'opera che d la chiave d'ogni po-
steriore sistema t).
Lo Stato, che per Agostino era generato nel peccato,
bacato all'origine, infirmato ne[[e sue possibitlitd di bene,
ritornan'do ad Aristotele, d da san Tommaso riabilitato in
parte : pur ammettendo che I'uomo, senza tl'originario
peccato, avrebbe potuto daltlo Stato prescindere, cid non
di meno, e a llui riconosciuta una tliberti che prima non
aveva. I,o Stato A una espression'e naturale delrla societ)
umana, necessario perchd senza di esso i bisogni nostri
non potrebbero venire soddisfatti. Proviene da Dio si,
ma non immediatamente, bensi mediatamente : di fatti
come organismo e struttura d generato dagli uomini per
$li uomini. Come tale attua un fine terreno, e in questa
attuazione e perfetto: assicura il bene aiaere, la pace.
Di fronte altlo Stato che attua un suo fine temporale
c'd pure tla Chiesa che attua un suo fine spirituale, onde
si pone irl vecchio probfiema dei rapporti tra Stato e
Chiesa. San Tommaso non ha punto il rigorismo di
sant'Agostino; e cosi si comprende come da lui siano pro-
ceduti scrittori diversissimi, il papista Egidio Romano e
tl'imperialista Dante Alighieri. Si direbbe quasi che egli
eviti questo problema, poichd teme le gravi ultime conse-
guenze che \a riabilitaziole detltlo Stato porta nei ri-
guardi detltlaChiesa, la cui assolutezza d oramai infranta
nelf insormontabile limite postole 2).

l) P.
J e Ne r , o p . c i t . , v o l . I , p . 3 6 8 .
z) Vedi a proposito le acute osservazionr di E. Cnose, I-a soaranitit
popolare d.al medio euo allariuolu:ittne francese, Torino, r915, p. 24 e sg.
r6 MARSILIO DA PAI)OVA

Egli dice che per cid che tocca I'anima occorre obbe-
dire ail potere spiritua'le anzichd al temporale, ma che
per cid che riguarda il bene civile occorre seguire la
fiegge umana. Ma questa C una ddl,i.mitazione che non
spiega nultla, anche perchd poi san Tommaso aggiunge:
a meno che le due autoriti non si trovino riunite in una
sola persona come il papa, che C in capo all'una e al-
tl'atltra potest) 1).
San Tommaso nel campo politico fa I'effetto di chi
pone grand'i proposizioni, ma non osa estrarne le ultime
pili gravi conseguenze, che pur nelle sue proposizioni
sono implicite ; e quindi tentenn a tra un aspetto e l'altro
del problema.
Un esempio tipico. Se un principe A infedetle, secondo
il diritto delia Chiesa viene scomunicato, e dovrebbe es-
sel! deposto e i suoi sudditi dovrebbero venire esone-
rati daltl' ubbid,ienza. Queste iltlazioni ultime secondo
san Tommaso non sono necessarie, poichd la sovranite d
di diritto umano e non di ,diritto divino. Ma la Chiesa,
aggiunge, pud togliere a un principe il ,dominio per altre
ragioni. Ma a prescindere da queste inspecificate ragion,i,
si pud pur sempre domandare : in base a qualle superiore
autoriti ? Inoltre a complicare il problema il santo dot-
tore distingue secondo che il principe governi tra popoli
cristiani e popoli infedeli; e questi ulti,mi crede non vin-
colati da una sentenza di scomunica verso il sovrano,
mentre i primi ipso iure sono senz'altro dispensati dal-
l'ubbidienza. In cid d evidente grande incertezza.
Questa incertezza si rivdla in un nudleo importantis-
simo d'efitl'anticadottrina agostiniana, che permane inor-
ganizzato nel sistema nuovo. E posto, per esempio, come

1) F. ScADv'ro, Stato e Chiesa nesli scritti politici d,alla fine d,ella


lotta f>er le inuestiture sino alla morte dr. I-udouico'il Bauaro, Firenze, r882,
p. 34 : P. Jeurr, op. cit., vol. I, p. 389.
L.{ FILOSOF'IA POLITICA DI'L X{EDIO EVO r7

premio al buon re, non la gioria e l'onore terreno, bensi


un premio superiore, proveniente da Dio t).
Ma in senso assai ampio anche nell'Aquinate tla su-
premazia della Chiesa d salva. I'1 principe non sollo deve
essere fidelis, in quanto uomo ; ma anche come re e si-
gnore ! obbligato al culto, per,chd tale d stato unto con
diio con-sacra,to,col quatle ha conseguito speciale rive-
renza e onore'). Anzi a proposito deltl'unzione introduce
nerlla regalit) una rappresenhanza divina che cozza con
f istituzione a populo 3). Cosi in Tommaso non e ne-
gata una supremazia detl ,divino suli'umano, nd detlla
Chiesa espressione terrena di Dio sullo Stato, opera de[-
l'uomo. E questa supremazia trova rla sua espressione
concreta nelle decime a cui iutti sono tenuti ex iure, com-
preso ril capo 'dello Stato : o Et in recognitione eius prae-
ceptum de decimis fuit institutum ad quod qui,libet obli-
gatur, non in quantitate numeri, sed cuiuscumque rci ex
d ic ta iam causa, o).
Il semplice abbozzo d'un dovere di ossequio dello
Stato verso lla Chiesa, o l'accenno ad un obbligo gene-
ratle di culto e di professionismo genera cosi tutto un or-
dine di cose, per cui la Chiesa si mantiene ancora sopra
lo Stato, e tl'affermata autonomia di questo certo non e

r) D. THouee Agurul^trs, De regimine prtncipum ad regem Cg,pri,


Parmae, 1578, p. 24: u Quoniam ergo mnndanus honor, et hominum
gloria Regiae sollicitudinis non est sufficiens praemium ; inquirendum
restat, quale sit eidem sufficiens. Est autem conveniens, ut Rex prae-
mium expectet a Deo r.
2) D. THoMen Agurxerrs, op. cit., p. 95 : < Non solum autem sicut
homo et dominus ad divinum obligatur cultum ; sed etiam sicut et
Rex ; quia inungitur oleo consecrato, ut patet de regibus Israelitici
populi, qui oleo sancto inungebantur manibus prophetanrm.... !.
3) D. Tnouee Agurr.reTrs, op. cit., p. 96 : < In quantum igitur figu-
ram gemnt in hac unctione illius, qui est Rex Regum et dominus do-
minantium, .... qui est Christus Dominus noster; debitores sunt Reges
ad ipsum imitandum, ut fit debita proportio figurae ad figuratum, um-
brae ad corpus, in quo verus ac perfectus cultus divinus includitur r.
a1 D. Tnouee AgurNATrs, op. cit., p. 94.

F'. R,lrt,rcr.re. - Marsilio da Pa;loaa.


I8 MARSILIO DA PADOVA

intera, anzi in parte contraddetta. E n dal principio di


una generica sorveglianza sull'azione cristiana de[[o
Stato all'affermazionedeil'assotluta dipendenza di que-
st'ultimo daltla Chiesa, come strumento passivo di una
pedagtrgia cristiana del mondo, affidata al Papato era
breve i[ passo; ed esso fu mosso ai tempi di Bonifa-
cio VIII, con [a letteratura che si svolge intorno altla fa-
mosa bolla Unam sanctarn e che d 'dovuta principalmente
a.... Eg:idio Colonna, oltrechd ad Enrico da Cremona, a
1).
Jacopo da Viterbo e ad altr,i num'erosi scrittori r
Contro questa ten'denza abbiamo una triplice reazione :
quella dei regalisti francesi di Filippo il Bello, Pietro
Dubois, Raoul de Presle e Giovanni da Parigi; deglri im-
perialisti, Engelbert d'Admont e Lupold di Bebenburg;
e infine di due scrittori, che, afferman'do l'uno il principio
imperiatle, l',altro il popolare, sono affatto originali come
quelli che si affisano in una realt) v,iva, uno per siste-
matizz,arein suprema unit) tutto il mondo politico, l'al-
tro per preludere all'avvenire. Intendo dire Dante. Ali-
ghieri e Marsilio da Padova.

Ora un rapidissimo sguardo alfia societ) in cui queste


dottrine vivono ed appassionano gli spiriti, alfia societi
trecentesca in cui operano uomini datltlecoscienze eroiche
come Dante ed il ( gran prete > Bonifacio, Clemente V e
Guglielmo Ockam, Sciarra Cotlonna e Fitlippo il Bello,
Petrarca e Cola di Rienzo, in cui fermentano germi di
rinnovazione non sollo civile ma anche religiosa, in cui,
riacquistato tl'antico patrimonio fietterario e giuridico,
rl'uomo si prepara ad una maggiore liberazione, al Rina-
scimento. Questa varietd spiega perchd il secdlo XIV sia

r) E. SoLMr, Il pensiero politico d,t Dante, p. 13. Vedi anche


A. Fnewcx, Rilorrnateuys et publicistes de l'Europe. Moyen. Age - Re-
naissance, Paris, t864, P. 64,
LA SOCIETA MEDIEVALE I9

uno dei secoli pit appassionanti per la storia in tutte le


sue forme, dalla storia giuridica a quella deltla cultura.
Esso vede, come nota lo Janet, germinare [a maggior
parte detltleidee politi'che moderne. Esso comincia con la
grande epica lotta tra Bonifacio VIII e Filippo il Befilo,
ma tosto ci mostra, nella sua seconda meti, uno spetta-
cotlo nuovo, llo spettacolo deli'insurrezione popolare con-
tro i[ potere assoluto e il potere signorile : l'antica que-
stione tra Roma e i'l re, tra Roma e l'imperatore si muta
in una nuova questione : quetlla tra itl sovrano e il popdlo t).
Come mai cid? La spiegazione sta netl fatto che rea[-
mente la vita del secolo offre la possibiliti di tutti gli
sviluppi storici. Questa societi presenta gfi aspetti git
vari e molteplici, e in essa vivono enti antichissimi aventi
una storia di secoli con enti nuovi, formatisi da anni e
destinati a regolare la vita moderna.
Accanto atlrl'Impero e arlla Chiesa si pongono e si affer-
mano i nuovi Stati su basi nazionarli, form,azioni nuove
uscite daltle Crociate e poi dalle contese giurisdizionafli, ac-
centranti in sd or,amai tutti i feudatari maggiori e minori,
laici ed ecclesiastici, emananti leggi proprie aventi vi-
gore per virti propria e non gi) per delega o in quanto
non contrastino con la legge imperiarle : cosi rla Francia,
lla Spagna, ['Ungheria, rla Polonia, la Danimarca, rla
svezia, l'Inghiiterra, Napoli, Yenezia, che o addirittura
si proclamavano Stati , ciaitates sibi principes, o superio-
rern non recoglxoscentes,per insita loro virtri o per pre-
scrizione, o pit larvatamente ammettevano solo una lievis-
sima vaniente dipendenza').E fuori di questi enti nag_
giori, tl'Italia settentrionale, la provenz.a, le provincie del
Reno, \a Germania derl Nord pullurrano oramai de' co-

1) P- JeNrr, op. cit., vol. I, p. 457.


2) circa i rapporti tra i vari stati sut'citati
^ e l, Impero vedi G. BnvcE,
-_
Il sacro Romano Inipero, tradotto da u. Ber,ze*r, Mila^no r9o1, p.
, 2r7 e sg.
20 I\,IARSILIO DA PADOVA

muni, aventi ben piri d'un secolo di vita, che sembrano


rinnovare I'elrlenica nd)"6, e riconoscono if imperiarl su-
premazia solo in diritto, e di fatto sollo indipendenti.
E come dire subordinati ad una autoritd sovrana i Co-
muni, che emanano leggi ed esercitano pubbrlica giuri-
s d iz io ne in m at eria civile e pe n a l e , l e v a n o tri b u ti , fa n n o
prestiti, armano eserciti, stipulano paci guerre a7leanze,
creano uffici ed ufficiali, trattano spesso senza inter-
poste persone con pontefici imperatori re e duchi ? E
presso ai Comuni in vari luoghi ancora adergono il capo
i vecchi signori feu,dali, maggiori e minori, che, secondo
varie circostanze di tempo e di luogo, hanno pii o meno
autoritA, competenza legislativa e giudiziaria delegata.
E nell'ambito sia ,dei Comuni sia dei Feudi vivono nu-
merose le corporazioni d' arti e mestieri, potentissime;
tanto potenti da porre in dubbio spessotl',autorit) dell'or-
ganismo che le compren,de,capaci di emanare statuti, di
giudicare secondonorme sociali le cause tra i propri mem-
bri e anche spesso con estranei, e non di rado anche in
materia penale.
E un rigoglio dei nuclei politici pit diversi con le
pii diverse forme di reggimento : Comuni retti sovra i
pili ampi principi 'democratici ed egualitari, Comuni ii
cui governo d oligarch,ico ed aristocratico, pi,ccole Signo-
rie in cui gii il capitano detl popdlo d divenuto capo asso-
luto, floride repubbtlichette, cittA chiuse entro mura tur-
rite larghe appena pochi chiLlometri, e citt) il cui potere
s'estende sovra larga corona di centri rustici. E sovra
un continuo fiorir,e e un continuo morire di gruppi so-
ciali e politici, sovra Regni, Repubbliche, Principati, Si-
gnorie, Comuni il potere dei due antichi enti millenari,
I'Impero e la Chiesa, enti si esautorati darlleantiche lotte,
ma ,ancora, e a lungo, vivi nella coscienza dei popoli
insopprimibilmente, sia per una tradizione immortale,
L A SO CI ET . . \ M E D IE V A L E 2I

sia per il loro diritto perennemente attivo in un rigoglio


senza pari, sia per wa forza intima non ancora esaurita,
ma certo neppure pir\ elastica e giovanile come una volta.
E ovunque trascorre un nuovo soffio di vita : neltle
Universit) si insegna il Diritto romano, e con esso uno
spirito nuovo penetra ne'cervelli ancora ingombri dei pre-
giudizi medievali, e col d,iritto risorgono le lettere an-
tiche, fantasmi luminosi di bellezza; \a filosofia ripone
I' u o mo a cent r o del m ondo, e i l mo n d o i n fu n z i o n e d e l -
I'uomo. Da per tutto i'attivit) mercantile spinge fl'uomo
a lunghi viaggi per terra e per mare, oltre le Alpi, oltre
I'Oceano; e cosi esso conosce altri uomini, altre razze,
altri costumi, e ritornando narra ai suoi cari di nuove
cose ignote e belle, accende desi'deri di avventure e di
conquista. E un desiderio febbrile d'arricchire, di vivere
agiatamente, di godere del bello; e quindi una energia
indefessa neltf industria e nelle arti maggiori e minori,
d a ll' e b anist eria alla pit t ura, d a l l a ' s c u l tu ra a l l a ma i o l i c a ,
dall'oreficeria all'architettura. Si elevano grandi chiese, e
in esse si profondono tesori d'arte e ricchezze, monumenti
perenni della gran'dezzadelrla stirpe.
In quest'ambiente saturo di vita sorsero Dante Ali-
ghieri e Marsiiio da Padova, i due uomini che nel campo
delle scienze politiche tra gli italiani si levarono a mag-
g io r e alt ezza: il prim o cer can d o d i tra s c e n d e re i a re a l ti
mutevole da noi accennata in un ente che la discordia di
tanti enti insieme armonizzasse, i'l secondo affisandosi in
essa realt) e sviscerandola neltla sua intima essenza per
r in v e n ir vi le possibilit A dell1 ' a v v e n i re ' ).

1) M. CRErcHroN, .4 history ol the Papacy d,uring the period, ol the


rcformation, London, r88z, vol. I, p. qo: < This remarkable work of
I\{arsiglio stands on the very threshold of modern history as a clear
forecast of the ideas which were to regulate the future progress of
EuroDe r.
Capr roro II.

LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA


FI NO ALLA COMPOSIZ IONE
DEL < DEFENSOR PAC IS > .

La vita di Marsillio da Padova e cinta da una fitta


nebbia, che 1o storico con difficolti, e spesso invano, si
sf.orza di romper,e. Pochi i documenti che ci restano e
contradittori, onde la critica solo a stento riesce ad ac-
'cordarli. Che irl grande scrittore politico sia nativo di
quella Padova, che nel secolo XIV era gie in fiore per
la sua un,iversit), non d dubbio, poichd tutti gli antichi
docu,meriti padovani 1o proclamano cittadino t). La con-
troversia nasce oirca 1' anno della sua nascita. Alcuni')
lo dicono nato netl r27o: data troppo antica, poichd per
essa Marsilio verrebbe ad avere ben quarantun'anno
nel r3rr, quando cioA Albertino Mussato gli rivolge una
epistola latina accennando atl,ia sua florida g,ioventt. Al-

r) Vedi S. RrBzrBn, Die literarischen Widersacher der Pal>ste zur


Zeit Ludwig des Baiers. b.in Reitrag zur Geschichte der Ktirnble zwischen
Staat und, Kirche, Leipzig, 1874, p. 30 ; B. LeeeNce, Marsilio d,a Pa-
doaa rilormatore politico e religioso del secolo XIV, Padova, 1882. Del
resto MensIr.to stesso nel suo Delensor pacis dice chiaramente di essere
padovano : ( praemissis itaque Christi, sanctorum atque philosopho-
rum monitis, attendens et obsequens Antenorides eigoecc. u (I, r).
2) S. RrEzten,Widersacher, p.3o. Il Bonm-Meunv, Les pricurseurs
de la ftlormc et de la liberti de consciince dans les pays latins du XIIe
au XVe siicle, Paris, r9o4, crede ll n75 anno di nascita del Padovano,
ma non prova la sua asserzione.
LA PRI M A FA S E 23

tri') 1o dicono nato nel r2go: data troppo tardaz), poi-


chd d impossibile pensare il nostro. che rs1 r3r2 era si-
curamente professore e rettore all'universiti di Parigi,
elevato ad appena ventidue anni a cos) alte cariche. Oc-
corre fermarsi ad una data intermedia t), che potrebbe
a n c h e essere il vTE t ) .
La stessa oscuriti, che circonda il'anno di nascita di
Marsitlio, circonda la stirpe 62llla qua,le trasse i natali.
Nd tl'epistdla del Mussato, nd altri suoi scritti ci aiutano,
se non per informarci della sua origine plebeau). Il suo
nome gentilizio sembra sia quello a de Mainardinis , u),
nonostante che molti testi, per facile intuitivo errore d'an-
tica trascrizione, lo modifichino in quello a de Raymundi-
nis > e in altre guise t). Molti documenti sicuri parlano di
un Buonmatteo de'Mainardini e di altre persone della
stessa famiglia che hanno 'lasciato traccia del loro pas-
saggio in terra 8).

i) A . HURwI , M a r s i l e d e Pa d o u e : th 0 s e , P a r i s , 1 8 9 2 , p . r r .
:') Cosl giudica P. E. MEyEn, Etude sur Marsile de Padoue
iuris-
consulte et thCologien d,u XIVe siicle: thOse, Strasbourg, r87o, p. 6.
3) B. LenANcA, Marsilio da Pad,oaa, p. 7
4) C. K. BnauproN, Marsiglio ol Padua, Liie, in En';lish histori-
cal Reuiew, vol. XXXVII, n. r48, October 1922, p. Sor.
5) A. l{ussATo, I-ud,ouicus Boaarus ad filiurn, in Muneror.r, Rerutn
italicarum scriptores, t. X, c. 773, lo dice : ,, Civis paduanus plebeius r.
Ma N. C. Pepeoopulo, Historia eymnasii patauini.... cum auctario d,e
claris cum prolessoribus tum alumnis eiusd,enr,Venetiis, t7z6,t. II, p. r54,
invece lo proclama,: u Nobili Mainardina familia natus r.
6) B. LAraxcA, Marsilio da Padova, p. g; C. K. BneurroN,
op. cit., p. 5o2 : quest'ultimo per fissare il cognome di Marsilio ri-
chiama l'autoritA di A. Gr.onrr, )ll[onumenti della Uniuersitd d,i Padoua
(t3r8-t4oj, Podova, 1888, vol. I, p. ao8.
7) H. WHIRToN, nell'Appendix a G. CevE, Scriptorurn ecclesia-
sticorum historia lileravia, Genevae, rZoS, p. 17, lo chiama lVrar-
silio Nlenandrino : lo stesso cognome d qrrello accolto da P. B.lYLn,
Dictionnaire historique et critique, 5e 6dition, Amsterdam, 1734, vol. IV,
p .r9 3 .
8) Circa i vari rami dclla famiglia di Marsilio e i nomi a noi noti,
vedi B. LaneNce, Marsilio da Padoaa, p. ro e C. K. Bneunrorv, op.
clt., p. 5o 2 .
24 L A VI T A DI M ARSI LIO DA PADOVA

Il padre di lVlarsilio, a detta di Albertino 1), fu Bon-


matteo o Matteo, che forse d [o stesso Bonmatteo fi$lio
di Giovanni, che nel rz65 d ricordato in un documento
c o me n ot aio dell'Univer sit ) pa ta v i n a 2 ).
Quale sia stata I'educazione del nostro a noi non e
dato che intuire, ma d probabile che netltladotta citt) na-
tiva il giovane abbia ricevuto i primi rudimenti letterari
e poi nello Stu,dio una pit completa cultura t). M" a qual
fine questi studi siano stati votlti non d facile stabilire.
L'epistola mussatiana, che infine e irl primo documento
in cui i'l nome di Marsilio appaia, e che, stando al Va-
lo is n ), d st at a scrit t a t r a il r3 rr e r3 r2 , e ri v o l ta Ad
magistrunt. Marsilium phl'sicum: cid ci induce a credere
che trfarsilio di professione sia stato un medico e che

r) [l testo dell'epistola mussatiana d in


J. G. Gneevrus e P. Bun-
MANN, Thesaurus antitluitatnm et historiarum Italiae, Lugduni Rata-
vorum, r7o4-27, t. VI, parte II, ep. n. XII, ma d stato ristampato in
appendice dal L,reeNct, Marsilio da Padoua, pp. 227-229. Il nostro passo,
ove si accenna al padre di l{arsilio, d cosl concepito: u Praedilecta boni
proles benefausta Matthei >.
2) A. GLoRre, fuIonu,menli d,ell'Uniaersitd, di Padoaa (tzzz-r3r8),
V e n e zia , 1 8 8 4 , p . z r .
3) N. C. Pepeooputo, op. cit., t. II, p. r54 I (Constat, Marsilium
Patavinum impium quidem, sed doctum hominem, alumnum fuisse nostri
gymnasii, ex quo prodiit omnibus liberalibus disciplinis instructissimus,
una excepta Theologia, e,. qua una scelerate desipuitr. G. BoNrr-
Meunv, op. cit., p. 96 fantasiosamente specifica la natura degli studi
di Marsilio, ma si guarda bene dal darci la fonte delle sue scoperte :
< Marsilio - dice - studid filosofia e medicina a Padova, poi nel r3o5
andd a Parigi e ivi compleid le sue conoscenze mediche e si rese perito
in diritto canonico >. lnutile dire che la data del Bonrr-Maunv d affatto
priva di attendibili$" storica.
a) N. \rerors,
Jean de Jandun et Marsile de Padoue auteurs d,u De-
lensor facis, in Histoire littiraire de ia France, vol. XXXIII (19o6),
p. 56r ; C. K. BneuproN, op. cit., p. 5o3 : la datazione si basa sul
verso dell' epistola < Paduae dum regna manerent >, che vuoi dire fin-
chd il comune di Padova fu politicamente libero, vale a dire finchd
Enrico VII di Lussemburgo, disceso in Ttalia nel r3rt e incoronato
re a Milano, non invid un suo vicario anche nella cittd d'Antenore,
obbligandola a pagar tributo e a rendere omaggio. E, in errore iI Trne-
BoscHI, Storia della letteratura italiana, Roma, 1783, vol. V, p. r5z, che
vuole scritta l'epistola quando Nlarsilio era gi) a Parigi.
L A PRI }{A I.' A S E 25

come tale si sia addottorato in patria '). NIa che egli abbia
a flungo tentennato circa gli studi da perseguire, appare
indiscutibilmente dal lVlussato che scrive :
IVIe,bene si recolis,,Paduae dum regna rnanerent,
consilii ignarum quamquam de pondere tanti,
q u aesist i,num le leges aud i re f,o re n s e s
maluer im , m edicae pot ius i n te n d e re p h y s i :

In parole povere, Marsilio ha dovuto a lungo esser


dubbioso tra gli studi forensi e quelli medici, per poi
decidersi verso questi ultimi, secondo il consiglio del-
ti'amico interpelllato, che ben 1o conosceva ne,l suo intimo
animo sempre agitato dal'la sete dell'oro, sete che certo
non avrebbe soddisfatto con la carriera legaie lunga e non
priva di delusioni.
Ma Marsilio non fu soltanto avido di denaro :
respondi, cor cerno tuum, tua viscera torrent
a u ri sacr a f am es, et avar o v i v e re q u a e s tu ;

dovette anche essere incostante, e, oltre che esitante


tra la medi,cina e la legge, dovette pure abbandonare, come
vedremo, gli studi s,acri 'della filosofia (studii de tramite
sacri) per quelli ,delle armi : probabilmente ad una espe-
rienza militare si accenna in vari punti dell'epistola.
Ma ,l'integrare queste tlacune e opera piuttosto diffi-
cile e di scarso vantaggio. Val piuttosto accennare alle
condizioni di Padova nel tempo in cui il giovane vi fu
scolaro e poi dottore, perchd esse di sicuro agirono, come
vedremo, su quel che poi sar) il suo sistema politico t').
Padova durante itl primo periodo detltlavita marsirliana
si reggeva repubbiicanamente. Citti prospera, di grande

1) All' epistola mussatiana attinge largamente G. Trnl,noscHr, op.


cit., vo l. V, p . r 5 r e s g g .
z; e . E. M Ey e R, o p . c i t , , p .
7.
26 LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

avvenire, sede di una celebre universit), e percid ricca di


uomini dotti, aveva sperimentati i pin diversi regimi,
ma d d r r83 al 1237 e poi d a l rz 5 6 a l r3 r8 fi o ri v a
in piena democrazia. Caduta nel rz56 la tirannia di
Ezzelino da Romano, i Padovani ritornarono ai prischi
ordini, i quatli avevano tradizioni assai remote, risa-
len'do agli ultimi anni del secolo XI; quando (.ogS) la
citt) d'Antenore aveva col carroccio rivendicata la sua
libert), cneando i suoi primi consoli. Accenniamo bre-
vernente alla costituzione di Padova, che bene o male
ricorda la costituzione di tutte tle citt) italiane del Du-
gento e del Trecento. Base ! il popolo, il quale forma
il Consiglio Comune, in cui tutti i cittadini sono am-
messi renza eccezioni, ffi& che non si raduna se non
in casi speciali : ad esso in linea teorica spetta il po-
tere legislativo ed esecutivo, la promulgazione delle leggi
e tla nomina dei magistrati. Ma per un processo natu-
rale ,di cose, che noi verifichiamo in tutta I'Italia, da
questo consiglio se ne esprimono altri. Il popotlo adunato
in assemblea pien aria era troppo tumultuoso e,d irruento ;
spesso decideva senza aver preso conoscenza delle fac-
cende pubbliche; mosso dai demagoghi, disfaceva oggi
queil che aveva fatto ieri; non era il pir) adatto a deci-
dere nei rapporti esterni di pace e di guerra, in cui A
necessaria 7a piri responsabile unit), nonchd il segreto.
Cosi accanto al Comune abbiamo il Consigiio M"g-
giore, composto prima di trecento individui, piri tardi Ci
seicento, per essere accresciuto infine a miltle, avente in
sostanza per delega que,lla stessa competenza, che aveva
ma non poteva eser,citare il primo; e poi il Consiglio Mi-
nore, composto di quaranta individui, divenuti quindi
sessanta rappresentanti tutte le classi deltla citt}. E sovra
questi organi di competenza essenzialmente legistlativa,
sebbene ad essi spett.asseanche la nomina dei magistrati
L A PRI NI A FA S E 27

civici, il Consiglio degli anziani,,detto anche dei diciotto,


daLlnumero dei componenti, cittadini scetlti e noti per ca-
paciti civile ed amministrati'va; consiglio il quale aveva
una funzione di controllo perenne sugii ufficiali pubblici e
fungeva quindi di tramite tra il potere iegislativo, di cui
abbiam visto gli organi, e il potere esecutivo seguente anche
in Padova le alterne vicende di tutti i Comuni italiani.
Questa rla costituzione di Padova, quando, libera dalla
crudellt) di Ezzelino, potd affermarsi rrelle vie della ci-
vilti e della cultura. Es,sa ebbe un periodo di grande
prosperit), in cui potd dominare molte citti guelfe deila
marca veronese, che temevano la potenza degli Scaligeri,
imperanti in Verona t).
E in questo periodo di floridezza nacque Marsilio, al-
lorchd tla sua patria signoreggiava alf intorno e I'uni-
versiti prosp!ra molti studenti e professori richiamava
da ogni parte del mondo. Questa citti, superba della pro-
pria libert)., che, nello stesso tempo in cui Bonifacio VIII
indlgstr il Giubileo, celebr,ava con feste la patavina indi-
pendenza, gioiva con nuove feste alla morte dell'atteso da
Dante Enrico VII, questa citti ebbe a lungo a soffrire per
discordie giuris,dizionali con la Chiesa. E ad essedobbiamo
accennare, poichd sono la prima esperienza po{itica che
si concreterd con irl Delensor pacis, poichd dall'atteggia-
mento di Padova dipender) pure in parte l'atteggiamento
del futuro scrittore.
Padova, rispettosissima della spirituatliti religiosa,
che, come nota irl Labanca'), ascoltd in vita e venerd
morto quel sant'Antonio, che non esitava ad affrorrtare

Ez e l i n o , i mma n i s s i mo tiranno
che fia creduto figlio del demonio,

1) C. W. Pnevrr!-ORroN,op. cit,, p. z.
2\ B. LesaNce.,Marsilio da Padoua,p. 90.

*
.* BlBllolitA
Nd;'.oy
28 LA VIT.{ DI N,IARSiLIO DA PADOVA

secondo ,la tradizione raccolta dall'Ariosto, eg{i, solo ed


inerme, tacciandolo di crudeltd; Padova, che accofisetrion-
falmente San Bonaventura, venuto a trasferire in fluogo
degno le ossa del maestro Antonio; Padova, che forse
prima stabirli uno speciale cutlto per i1 santo d'Aquino, d
d'altra parte 7a pit strenua sostenitrice dei diritti co-
munarli contro ['ingerenza ecclesiastica.
Le immuniti clericali erano ovunque gravi; ma forse
in nessuna cittd cosi gravi come in Padova, .acuite anche
darl fatto che irl clero ivi, come del resto in motlti altri
paesi in quel tempo, pit che onorare la religione la pro-
stituiva, addimostrandosi indegno dei riguardi che di
fronte ai pubbrlici poteri esigeva sotto forma di esenzioni
personarli e rea1i.
Cosi, mentre ii Comune affermava la sua sovranit),
riscuotendo da tutti tle imposte, il clero sosteneva itl suo
buon diritto non soio a non pagare queste, ma neppure a
concorrere a spese speciali per restauri di strade,
ponti ecc. E cid era tanto pii grave, in quanto coloro,
che esigevano 1e immunit) e i privirlegi, non erano sdlo
i sacerdoti, ma anche i frati e i cosi detti ordini laici,
che in quel tempo pulluiavano ovunque '). Anzi la vita di
costoro era cosi scandalosache il Comune dovette con un
suo statuto particolare punire pii gravemente gli omi,cidi
perpetrati da religiosi.
Afferman'do quindi rigi'damente il ctlero i suoi pri-
vilegi, il comune sempre pii sostenne i suoi diritti in
t).
u n a le gislazione per i1 t em po a u d a c i s s i m.a N e i 1 2 7 6
t,1 D .
h., II, 8: Gornesr, II, p. zrz (ScHorz, p. 59). Vedi G. GBs-
NARI, Annali della cittri di' Pad,oua, r8o4, parte III, p.36.
2) Per 1o sviluppo di questa lotta vedi particolarmente fA. Gronel,
Conlrouersie tra il Zlero e il d,i Pad,oua d,el secolo XIII e relatizto
"onou,tt
accord,o lper nozze Zacco-Prina), Padova, r855 ; B. LanaNct, Marsilio da
Pad,oua,p.St . sgg. ; C. W. Pnnvrr6-OnroN, op. cit., p.3, che in nota dA piit
ampia UiUtiografia; e infine E. RuFFrNr AvoNno, Il uDelensor pacis> d,i
Mirsilio da Padoua, in Riuista' storica ital., a. XLI (r924), fasc. II, p' r49'
L A PRI M A FA S E 29

uno statuto stabili che un chierico non potesse perse-


guire giudiziariamente la sua ragione contro un laico r).
Nel tz9z si credette opportuno fissare, che chi avesse
ucciso un prete non gi) venisse affiitto con pena di morte,
ma s em plicem ent em ult at o co n u n a s o mma i n fi ma r).
Di fronte a questa legisla zione cosi fiera il clero, me-
nomato non solo ne'suoi privilegi, ma anche nei suoi di-
ritti elementari di tutela giuridica, poicha [a murlta per
ll'uccisione di un chierico equivaleva alrfimpuniti,
pro-
testava, e col clero la chiesa di Roma, rispondendo
con
interdetti e scomuniche, colpendo i sottoscrittori delle
leggi e la citti intera e lo Stu,dioinsieme, con I'intimazione
piri volte fatta a scolari e maestri di abbandonarlo,,).
Questa storia a stata ben descri.,-tada uno studioso
padovano, Andrea Gloria, ed e assai interessante per
i
cultori di cose giuridiche. Dopo un primo accordo
del
rz8g, netl r2gg la lotta fu ripresa, poichd il Comune
non acconsenti alrla esenzione degli ordini laici, che volle
ancora limitare, nonchd a riconoscere le sentenze dei tri-
buna,li eccilesiasticie dell'inquisizione, tenuta dai Fran-
cescani e assai odiata darlla cittadinanza. Ma nel r3o2 si
venne infine ad un accordo in cui cedettero un po'tutti,
compreso il Papa; il quale sostitui i Do,menicani ai Fran-
cescani, tacciati di malversazione, nel governo delle cose
ecclesiastiche') .
Quest'anrbiente cittadino, saturo di cultura, geloso
deltle sue autonomie comunali contro vicari imperiali e
inquisitori pontifici, afiermante principi di democrazia, a
quetllo in cui si forma intellettualmente Marsirlio, e
in-
forma di sd buona parte dello spirito del Deferlsor pacis,
r) A . G r o n u , , St a t u r i ,
p.r6q; G . G o N N A R T,o p . c i t., p . z z .
z) Liber regiminum pad,ia, in'Muneron..,
Reruri itotirorum scriptores
(ed. Cittl di Cistelto), t. VIII, p.
336.
3) B. LABAxce, Marsilio d.i padoro, p.
4) G. GENNART,op. cit., parte III, p. 93.
S1"" .g.
3o LA V I T A D I M A R SIL IO DA P A DOV A

che non e un fiore di serr,a; non e un libro maturato


nelle solitarie elucubrazioni'di un ingegno priviiegiato da
Dio, ma un sistema vivo nella vita, alla formazione del
quale concorrono i pii svariati elementi del secolo, filoso-
fici e politici, giuridici e religiosi.

Ma ripren,diamo la vita di Marsilio. Questi dovette


certo, come ho d,etto, seguire il consiglio dell'amico Mus-
sato, e studiare non gi) ,diritto per vendere poi inutili
parole, bensi medicina; e non tanto per arricchire quanto
per poter'e studiare filosofia, poichd le scienze naturali e
quelle speculative erano allora unite da ben pii stretti
vincotli che non abbiano oggi.
Tuttavia f incostanza di Marsilio dovette dirigerlo
verso altre vie, se bene intendiamo tle atllusioni mussa-
tiane: egli dovette divenire forse anche so,ldato').

.... Var i ae nunqui d vox i m p ro b a f a m a e


vera refert, quod tu studii de tramite sacri
l a p sus ad i nfandoshom i nu m t e ve rt e ri s a ct u s?
Diceris ecce cavo contectus tempora ferro
loricam perferre g'ravem, mentoque premente
suspensosalto vultus attollere coelo.
Q u i cl amai unt, ti bi quoclg' e rm a n u sci n g i t u r e n si s.
Q u i cl amai unt, cl uodtu germ a n o a cci n g e ri se n si .

Con chi realmente militasse il nostro non si pud se


non congetturare, poichd ill poeta non 1o dice diretta-
mente. Pensando che ['epistola sia stata scritta tra
il r3ir e itl r3r2, atllorquando itl Lussemburghese fece [a
sua famosa calata in Italia, si pud pensare che il Ger-
lnanus degli esametri d'Albertino sia f imperatore En-
r i c o ' ) . Ed d un po' di ffi ci l e ch e si a d i ve rsa m e n t e .

i) S . I I T E Z LE R , Wi ders ac her, p.
3r.
2; N. Verors,
Jean de Jandun, p. 534.
ESI ) ERI ENZ E M i L ITA R I 3r

Ma fl'epistola serra ben altri rompicapi, poichd dice


cosi:
Carp'is iter, sed proh ! sors dira sub omine laevo !
Cal'le quidem primo demulsus ab ore canino
replesti faciles saevis hortatibus (aa'r. latratibus) r) aures,
inde repens, Ligures ut non (aar, mox) migraveris oras,
fama subit, quod te saeva mulcedine captum
implevit (aat. implicuit torta saevissima vipera cauda.

Gli storici in questi versi di coflore oscuro, densi di


allusioni e di simboli, hanno voluto vedere accenni a brevi
permanenze del Padovano presso Can Grande della Scala
a Verona (demulsus ab ore canino), poi presso Matteo
Visconti a Nlilano, nella cui insegna gentilizia2) era ap-
punto una vipera 3).

r1 Le varianti messe tra parentesi sono consigliate dal Trnanoscnr,


op. cit., vol. V, p. r5r e accolte da S. RrBzrsn, Wid,ersacher,p. 32 ; N. Ve"
tor s, Jea n d e J a n d u n , p . 5 6 3 , n . 4 l e r i ti e n e i n a m m i s s i b i l i .
2) Ricordiamo che nel Purgatorio nella valletta de'principi Dante
incontra precisamente un Visconti di Pisa, Ugolino o Nino, che lo prega
di raccomandarlo a sua figlia Giovanna, nello stesso tempo che si la-
menta di sua moglie Beatrice d' Este che nel r3oo era passata a seconde
nozzeconGareaz'::::::::,:1 Nin genti'Ie
:
r'::T,"1:""::iudice
'.: n'
: ^''
i ii,o,..J"n'"
ff ;' :",11ffi':,
Non credo che la sua madre piir m'ami,
poscia che trasmutb le bianche bende,
le quai convien che, misera, ancor brami.
Per lei assai di lieve si comprende

ffi L: T,1'11"';:.:."'*"i,llJJ.'n
:""i u..
Non le farir sl bella seDultura
la vipera che 'l Melaneseaccampa,
com'avria Jatto il gallo di Gallura.
(P u rg . , V I I I , 2 o -8 r)

Le bende bianche sono le bende della vedovanza: la vrpera l' insegna


dei Visconti di Milano : il gallo di Gallura l'insegna dei Visconti di Pisa.
3) S, RIEzLnx, Widersacher, p. 3r e sg.; N. VetoIS,
.fean de tandun
p. 563: vedi a proposito d'una pretesa permanenza di Marsilio a Mi-
l ano A. F n a x c x , ' R t 1 o r m a t e u l s , p. r37.
32 L A VI T A DI M ARSI LIO DA PADOVA

Qualcuno addirittura, tenendo presente questi rap-


porti tra Marsilio e gli Scaligeri, ha ammesso lla possi-
biliti di un incontro dell'autore del Defensor pacis con
Dante autore derlla Monarchia, in queil periodo esurle ed
ospite presso i signori di Verona, e, ancorchd non vi
siano documenti positivi per quest'ipotetica relazione tra
due uomini cosi importanti nellla storia d'Italia, iron vi
sono ragioni per respingere una tesi, che ha a suo so-
stegno argomenti ideali e parall,elismo di pensieri ').
Oltre questi pochi versi del poeta di Ezzeltno non
abbiamo altra testimonianza della vita di Nlarsilio in
Italia nel tumultuoso periodo che va fino alla morte di
Enrico VII. E lecito quindi credere che egli si sia pre-
sto stancato deltla vita solldatesca e cortigiana, alla sua
natura ,cogitabonda poco adatta ed abbia migrato verso
altri lidi; verso rla Francia, ove nel r3rz 1o rinveniamo
rettore e professore dell'universitA di Parigi.

Ma prima di venire a parlare di cid, d il caso di ac-


cennare ad una questione importante, se ciod Marsilio sia
stato o non sia stato ad Orl6ans 2) ed ivi abbia studiato
diritto civile. Da un lato abbiamo il Wharton, il Bayle
ed altri t), che accennano a Marsilio come ad un famoso
giureconsulto, nonchd il Meyer') che io vuole addirittura
1) G. BRycE, op. cit., p. 618 ; C. K. BneuproN, op. cit., p.
5ol.
2) Sull'importanza della citt). d' Orl6ans colne centro di studi
giuridici nel Trecento vedi F. Lrr n'[etnn, Histoive de la uille et ducht
d'Orleans, Orl6ans, 1648, vol. I, p. Elz e sgg. ; F. C. Savrcxrr, Storia
d,cl diritto rolnano nel Merlio Eao, Firenze, 1844-45, vol. II, parte II,
p. 245 e sgg.
3) H. WHARToN, Append,ir a G. CerrB, op. cit., p. 17, dice Marsi-
lio ,r in Aurelianensi Academia iurisprudentiae elementis imbutus ,), non-
ch0 r iurisconsultus sui temporis celeberrimus D.P. Bevr,e, op. cit., vol. IV,
p. r93, poi lo proclama < un des plus doctes iurisconsultes du XIV.
siAcle >, e afferma 6hs ( il 6tudia dans l' Universit6 d' Orl6ans >. Anche
F. Tocco, L'eresia nel Med,io Euo, p. 69, qualifica il Padovano ( il piir
dotto giureconsulto del Trecento >.
4) P . E. M n v n n , o p . c i t . , p . 7 .
ST UDI G I URI DI CI E FIL O S O FIC I 33

insegnante di diritto. Dal lato opposto, il Riezler 11 che


respinge tutte le precedenti tesi, adducendo come argo-
mento radicale itl non esservi arlcun ricordo di quest'in-
segnamento del Padovano. La prima opinione d fondata
unicamente sovra un passo del Def ensor pacis che ha dato
assai filo da torcere agli studiosi : < sic etiam qui librum
hunc in lucem de,duxit, Studiosorum Universitatem Au-
relianis degentem vidit, audivit et scivit per suos nun-
cios et epistdlas requirentem et supplicantem Parisiensi
Universitati, tanquam famosiori et veneratiori, pro ipsius
habendis regulis, privilegiis atque statutis > 2). La se-
conda, oltre che sultl'addotto argomento anche sull'evi-
dente ignoranza che il nostro dimostra del diritto giu-
stinianeo.
1) S. Rrezr,rn, Widersacher, p. 33; N. V.tr.ors, Jean de Jandun,
p.56 6 ; E. Ru r n r n r Av o Nn o , o p . c i t ., p . r r g .Tr a g l i a l tr i c h e s o s te n -
gono la tesi che Marsilio abbia studiato ad Orl6ans sono P. Vrrrenr,
Marcilio d,a Pad,oaa e il <,Delensor pacis >, articolo pubblicato per la
prima volta nella Nuoua Antologia, ro aprile r9r3 e ristampato nel vo-
l::me Storia politica e istruziona, n'lilano, p. 7 | I. B. Scnrven, Johan-
nes Gerson, Wiirzburg, 1859, p. 30 ; A. Fne'xcr;, in Journal des sauants,
a. 1883, p. rr8 (recensione dell'opura di B. Leneuce).
2) D. p., II, 18; Goroasr, II, p. 252 e sg. Nelle citazioni dal De-
lensor pacis per la prima parte o dictio segtto I'edizione del CenrBrLIERr :
Mensrr,lus vorv Paout, Delensor pacis. Erstes Buch nach dem Erstdruch
lilr Seminarilbungen her tusgegeben von A. CenrBr,LrERr, Leipzig, r9r3 ;
per la seconda il testo dato dal M. Goroesr nella sua famosa raccolta
di giuspubblicisti, Monarchia S. Romani Imperii, Hanoviae, 16rr,
vol. II, p. r54 e sgg. Tra parentesi poi porrd l'indicazione del testo
abbreviato di R. Scuor-z: Mensrrrus voN Peoue, Delensor pacis liir
Uebungszueche bearbeitet von R. Scuorz, Leipzig und Berlin, r9r4,
nella Quellensammlung zur Deutsahen Gescltichte. Nessuna di queste
stampe b riveduta sui manoscritti, quella del CInTBLLTERI riproduce
l'editio princeps pubblicata a Basilea da Lrconuus EveNcor,us nel
r522,l'altra dello Scnorz I' edizione di J. Gouen pubblicata a Fran-
coforte nel r5gz. Percid, ove 0 iI caso, modiflcherd il testo sulla base
delle indicazioni date dal PnBvrrf-ORToN e dal RurrrNr AvoNoo nei
Ioro pregevoli lavori sulla base dei manoscritti rimastici. Questi _sono
stati descritti accuratamente da J. Sulrtvl.x, lfhe Manuscripts and date
ol Il[ arsigli o ol Padua ' s n Delensor pacis , , in The English historical Reuiew,
a. XX (r9o5), p. zg3 e sgg', e dal RurnNr Avoxoo, op' cit., pp- rz5 e
rz7, nn. 55 e 5T,limitatamente ai mss'italiani di Marsilio, il vaticano e
il torinese. Vedi anche a proposito N. Verors, tean de Jand'un, p. 573.
F. Berraclrr - Marsilio da Padoaa. 3
34 LA VITA DI \{ARSII,IO DA PADOVA

L'ultimo autorevolissimo biografo di Marsiiio, il


Brampton, ritiene possibile una p!rmanenza di esso ad
Orl6ans. Con cid egli vede facilmente rimosse due dif-
ficolt). In primo luogo, infatti, un soggiorno neila dotta
citt) francese pud aver ben preparato Marsilio a soste-
nere poi i'altissima carica rettorale alla Sorbona ; in
secondo luogo, vi era ben poco interesse a domandare
al Mussato se egli dovesse 'divenire leguleio o medico,
qualora fosse gia idoneo per medico e non per avvo-
cato, e ogni ragione p!r essere incerto nella scelta, qua-
llora fosse iaureato in legge e in scienze fisiche insieme.
Insomma il Brampton pone a'ddirittura l'ipotesi, sebbene
timi'damente, che il Padovano abbia fatto il suo corso di
scolaro di diritto romano ad Orl6ans, donde reduce, e forse
laureato, avrebbe domandato al poeta Albertino consiglio
sulla via da seguire. Questo primo soggiorno studentesco
n o u n e escludeuu secondom agis tra l e ; q u e 1 1 op e r c u i Ma r-
siiio, reduce dall'esercito del Lussemburghese, ritorna in
Francia per iniziare la sua carriera accademicat).
Ma noi non possiamo accettare questa tesi audacis-
sima per le ragioni addotte dal Valois e dal Riezier e per
altre ancora. Laddove nel Defensor pacis d diffusa una
vasta dottrina canonistica ed ! non solo citata la notis-
sima Donazione costantiniana, ma sono a piri riprese men-
zionate le Pseudo-isidoriane e varie bolle e decretali di Bo-
nifacio VIII, di Clemente V, di Giovanni XXII, neppure
un aocenno vien fatto al diritto romano, quantunque la
varia legislazione imperiale ne sia la legittima conti-
nuazione. Aggiungi a cid una irrefragabile prova. In
tempo certo posteriore al Defensor Marsilio scrive il
De translatione intpcrii 2), in cui affronta un probtlema

r1 C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 o 6 .
2) Tractatus de trqnslalione imperii, in Goroesr, Monarchia S. Ro-
mani Im.perii, vol. II, p. r47 e sgg.
ST UDI G I T T RI DI C I E FIL O S O FIC I JJ

di moda neltla pubblicistica medievale, i vari passaggi


detll'Impero dai Romani ai Greci, dai Greci ai .Franchi,
dai Franchi ai Germani , anulizzando ila base giuridica
de'lle varie mutazioni. E un'opera priva di significato po-
litico che segue passo per passo un'opera consimile dallo
s te s s o t it oio di Landolf o Col o n n a ' ). Orb e n e , me n tre i l
llavoro del Cdlonna, d'evidente intenzione papista, cita
con precisione pit d'una volta testi giustinianei, questi
stessi testi nerl rifacimento marsiliano scompaiono del
tutto senza lasciare traccia. E si tratta di testi assoirrta-
mente innocui alla tesi imperialista di Marsilio, poichA
uno a proposito della carica patriziale concessada Adriano
a Carlo Magno, e tratto dalle l.stituzioni per accennare
a l v a lore giuridico di t ale cari c a ' ) ; 1 ' a l tro d e l D i g e s to
afferma lia sottomissione di tutte [e genti atll'Impero, satlvo
quelle che per privilegi o per consuetudine sono esenti,
e proclama f imperatore con \a Lex R.hodia < dominus
mun'di > 3). Ov'd dunque il professore di diritto romano
c h e il M eyer vuol r invenir e i n Ma rs i l i o ? Ov ' d l ' u o mo

1) Leunorro CoroNxa, Tractalus de translatione imperii, in Gor,-


DAST, op. cit., vol. II, p. 88 e sgg.
z) Lexoor,ro CoroNNt, Tractatus de translatione, in Gorpesr, op.
cit., vol. II, p. 93 : u Tunc dictus summus Pontifex Adrianus, ....glo-
rioso Carolo hanc tribuit dignitatem : .... dignitatem Patriciatus quoque
Ecclesiae concessit, qui olim quasi patres Principis videbantur : ut
Institution. libr. primo Titulo duodecimo quibus rnodis ius patr. po-
test. soluitur $ ft|. insuper t. Il Colonna si riferisce al ben noto passo
giustinianeo : a Filius familias si militaverit, vel si senator, vel consul
factus fuerit, manet in potestate patris; militia enim, vel consularis
dignitas de potestate patris filium non liberat. Sed ex constitutione
nostra summa patriciatus dignitas illico imperialibus codicillis praestitis,
filium a patria potestate liberat ($ +, I, t, rz).
3) I.ANDoLro CoroNNe,, Tractalu.s, in GoloAST, op. cit., vol, II,
p. 95 : rrImperator siquidem iste Romanus super omnes reges est, ut
7 q,. I, in apibus, his regibus exceptis dumtaxat, qui per privilegia et
consuetudinem sunt exempti. Omnes siquidem nationes subiectae sunt,
ut XI q. r si r1uis, et VIII dist. c quo jure. Ipse dominus mundi est, ff.
ad L. Rhod. de iact. l. deprecatio >. Lo scrittore si riferisce nelle ultime
stre parole al seguente testo giustinianeo : u iyd piv rot xioptov xitprce ,
{Vor. }IarcrANUS, L. g, D. De l. Rhod,ia, 14, z),
36 L A VI T A DI N( ^\ RS IL IO D A P A D O V A

dotto in scienze giuridiche che ii Brampton tratteggia ?


Evidentemente ci troviamo dinanzi ad una persona che,
se conosce il diritto canonico, ignora i1 diritto civile,
ed d percid del tutto speciosa I'affermazione del Labanca
che u 1,a poca conoscenza.... mostrata del diritto romano
awenga ad arte ne,lla sua classica opera, com! per com-
battere il Papato con le medesime armi del Papato > ').
Del resto, se ci dobbiarno riferire ai documenti, la gi)
tante volte citata epistola del Mussato depiora che Mar-
silio < studii de tramite sacri , sia caduto nerlle occupa-
zioni mitlitari, e domanda :

q u a e causa, quis ullus


mentis antor sar:ris egit te credere coeptis ?

ma non si riferisce mai a studi giuridici che I'arnico abbia


potuto in passato coltivare. Quale sia stato questo sacro
studio A facile intendere : la filosofia e la teologia, che
nel Trecento erano bene insierne compenetrate,come quelle
s c ie n z eche st udiavano1'uom oe D i o d i :l 1 ' u o moc a u s ap ri ma ,
studi filosofici e teologici che da quelli naturali allora non
er,ano molto lontani.

Comunque abbia o non abbia Marsilio studiato ed


insegnato ad Orl!ans, noi lo ritroviamo nel r3r2 pro[es-
sore e rettore della Sorbona a Parigi, atlrlora centro fa-
mosissimo degli studi filosofici e teologici ,). Di cid e
prova sicura irl. secondo documento che delia vita del
grande Padovano ci resta : una sua ordinanza enranata
circa 1'uso del sigillo universitario < ut nulla littera

1) B. LABANcA, Ilfarsilio da Pad.oua, p. 22.


2) A. Fnexcx, RClormateuys,p. r37; S. Rrezrrs., Wid,ersacher,p.
34;
B. LesaNce, Ilt[arsilio da Padoua, p. zz; N. Velors,
.lean d,e lindLn,
p. 565 ; C. K. Bneuprorv, op. cit., p. 5o4. Vedi anche G. Trn.reoscnr,
o p . cit., vo l . V, p . r 5 2 .
L'ESt'ERtENZA PARIGTNA 37

cuiuscunque modi magno sigillo Univer'sitatis decetero


sigilletur, nisi prius per Universitatem visa et perquisita
fu e r it exam ine diligent i>') . N d d e v e re c a rc i me ra v i g l i a
che uno straniero sia divenuto professore e rettore in uua
universiti francese, se si pensa che itl fenomeno non era
raro, e che pre'decessoridi Marsilio erano stati proprio
tlue stranieri, Emerico di Danimarca e Nicola da Vienna.
Dopo tre mesi di rettorato, secondo gli statuti uni-
versitari, \Iarsilio dovette lasciare la carica i firro non e
dubbio che egli sia rimasto in Parigi ad insegnare e ad
esercitare la professione del dottor fisico forse per ben
tre a n ni.
Il soggiorno parigino ebbe sul pensiero di Marsilio
una importanza maggiore che non quetltlopadovano. Ivi
egli conobbe innanzi tutto quei tre uomini, ai cui nomi
il suo d sempre unito : Ubertino da Casale, Michetle di
2 ), e c o n e s s i Gu g l i e l mo
Ce s e n a, Giovarrni di Jandun
Ockan 3), figure tutte ben note e nel campo religioso e
nel campo propriamente fitlosofico. Quel che occorre no-
tare d tla intrinsichezza acquisita con Giovanni da Jandun,
che con tlui condivise I'amarezza delll'esilio, e, a detta di
alcuni, tla gloria di aver partecipato alia composizione del
Def c n s or.
G io var rni'') uacque in Jandun , v i l l a g g i o d e l 1 aCh a mp a -
g n e , e , . superat i prim i anni de tl l ' a d o l e s c e n z ap,a s s d a Pa -

l; FI. DBrvInB, Chartularium unit;eysitatis parisiensis, Parisiis,


r89r, vol. II, p. r58. D errato quanto ritiene il Fasnrcrus che Marsilio
sra stato rettore nello Studio di Vienna, come dimostra in nota al Fa-
b r iciu s ste s s oi l d i l u i e d i t o r e M e Ns r : J .A .Fe s n r c r u s , B i b l i o th e c a l a ti n a ,
editio prima italica a P. I. D. MeNsr, Patavii, 1754, vol. V, p. 33 e sg.
- 1 C . K. Bn e r r p r o w, o p . c i t . , p . 5o 5 e s g .
3) J. SuLLIIN, Maysiglio ol Padu.a and, Wiltiana of Ockarn, in Ame-
rican histotical Reuiew. vol. II (1896-97), pp. 4o9 e sgg., 593 e sgg. Il Pa-
PA DoPU L o ,o p . c i t . , t o m g I T , p . r 5 4 , l o d i c e a d d i r i ttu r a n o m i n a l i s ta :
u in castris Nominaliurn stetit >.
4) E. Rr:Nlrv, Aueyrois et I'Aueryoisme, troisi0me 6dition, Paris,
r8 6 6 , p . 3 3 9 .
38 L . 4 . VI T A DI M ARSIL IO DA PADOVA

r ig i, o ve si addot t ord in let te re l ). Uo mo d i s v e l ta e d


acuta intelligenza presto sali in gran fama, sia per tf in-
segxamento ai quaie si dedicd, sia per lle dotte sue opere
di filosofia 2). La filosofia greca era allora una novit)
di moda, e Giovanni ne fu un carldo divulgatore. Il cu-
rioso sta in cid che il Jandun afferma di essere stato il
primo fua i docenti universitari a leggere il Commen-
ta rio a i Pr oblem i d'Arist ot ele d i Pi e tro d ' Ab a n o a l u i
fatto conoscere ( per ditlectissimum fileum magistrum
Marsilium ,de Padua , '). Cid ha lasciato cre,dereal L,a-
banca n) che Giovanni si riconoscessediscepolo di N{ar-
silio. Pit giustamente osserva il Valois') che il tneunl,
si riferisce a dilectissimun, e non a magistru,nx, e denoti
solo affetto di arnico ad amico e non di scolaro a mae-
stro; cid che d pit probabile pensando che il fr,anceseera
su per git coetaneodelf italiano, ed inoltre nel tempo di cui
ci occupiamo troppo noto come cultore di filosofia per aver
bisogno di apprendere gie maturo alla scuola di aitri.
Da questo rnomento in poi rtl nome di N[arsilio ri-
chiama sempre quello di Giorranni di Jandun. Nel r3r5,
quando gi) quest'ultimo era m.aeister artium e docente
nel collegio di Navarra fondato alcur'.i anni prima dalla
moglie di Filippo irl Bello, fu erletto papa, dopo un con-
clave assai agitato, Giovanni XXII. Questi da Avignone
l) Sulla vita di Giovanni vedi anche IlrrzrrR, W,idersacl2er,p.55,
ma soprattutto N. Velors, Jean de Jandun., p. SzB e sgg. L'afierma-
zione di molti, come per esempio di G. Auorsro, Diritto pubblico della
Chiesa e delle qenti cristiane, Roma, 1863, vol. II, pp. 57, 77, che Gio-
vanni sia stato professore dell'Universittr di Perugia e italiano 6 errata.
2) L'enumerazione e l'indicazione dei lavori di Giovanni di -landurr
ve d i in N. Ve r o r s , J e a n d e J a n d , wn ,p . 5 3 6 e s g g .
3 ) E. RENI N, Aa e r r o i s , p . 3 4 o .
4) B. LABANcI, Marsilio da Padoua, p.
74.
5) N. Verots, Jean de Jandun, p. 568, n. 4. Nota giustamente il
VeLots, Jean de Jandu,n, p. 554, n. 5, l'errore in cui d incorso B. Le-
BANcA, Marsilio d,a Padoaa, p. 74, nel credere che il libro fatto cono-
scere da Marsilio a Giovanni fosse il Conciliator d,ifrerantiaruno di Prp-
tno o ' A s e No .
L , ESPERI ENZ A P A R i G IN A 39

nomind canonico di Padova Marsilio e di Senlis Gio-


vanni t). Lnzi sembra che la nomina dell'italiano si
debba allle pressioni dei cardinaii Giai.'omo Stefaneschi e
Francesco Caetani 2). Non si sa poi nulla se il nostro
sia effettivamente tornato in patria, nd quanto dopo il r3r8,
anno in cui fu investito del primo beneficio vacante t), ti
sia rimasto, nd che mai egli, medico e filosofo, vi abbia
fatto. Su tuttb cid regna mdlta incertezza, tanto che
qualche studioso ha avanzato l'idea che rVarsitlio cano-
nico nultla abbia a che fare con Marsillio gie rettore e
professore universitario e futuro autore del Def ensor o).
Modo agevole di rinunziare ad investigare le profoncle ra-
gioni che indu,ssero il Padovano a divenire avversario
del pontefice avignonese, pensando che e$li non sia mai
stato legato alla Chiesa; ma non altrettanto facilmente
ci si pud sbrigare dalle deplorazioni di Giovanni XXII,
il quale, dopo [a pubblicazione derl l.lefensor pacis e tla
fuga dei due suoi presunti autori Marsitlio e Giovanni, [i
chiama immemori ed ingrati degli accettati benefici, ( ac-
ceptorum beneficiorum immemores et ingrati, t).

1) A. Tnowe.s, E.vtraits des archiues du l'atican pour seruir d l'hi-


stoire littiraire du rnoyen d,ge,in Mllanges d'archdologie et d'histoire, a. II
(1882), pp. 448, 452; Vatihanische Ahten zur Deutschen Geschichte in
d e r Z e it h a i s e r L u d , wi g s d e s Ba y e r n In n s b r u c k , r 8 9 r , p .5 , n .6 .
2 ) N . Va l o r s , , f e a n d e
J a n d u n , p . 5 6 7 ;A . Tn o u e s , o p . c i t., i n
MClanges d'archCologieet d'histoire, a. II (1882), p. ++9. Chi fossero i
dlre cardinali protettori di Marsilio d noto, com' d ben noto il loro amore
alle lettere e alle arti: vedi a proposito E. i\IUNrz, Etudes sur l'histoire
des arts d. Rorne pendant le rnot,en dge, in ll,Iilanges d' aychCologi,eet
d,'histoire, vol. I (r88r), p. rr3. Sul modo in cui Nlarsilio venne in rap-
porto con questi due personaggi non si possono fare che delle congetture.
3) S. RrEzt-eR., Vqtihanische Ahten, p. 66, n. roo.
4) H. DrNtrrr, Chartularium, vol. II, p. r58, n. Il Tnolres, op. cit,.
in l\fClanges d,'archlologie et d'histoire, vol. II (1882), p. 449, ritiene in-
vece non esservi nessun dubbio che Nfarsilio autore scomunicato del Dc-
lensor pacis sia la stessa persona con Marsilio canonico di Padova bene-
ficato da Giovanni XXII.
5) E. MARTiNB e U. DuneNo, Thesaunts noaus anecdotorunt. Lu-
tetiae Parisiorum, r717, r'ol. II, p. 6SS.
4o L A VI T A DI \ I ARSI L IO DA PADOVA

Ritorniarno a noi. Marsilio, se davvero andd a Pa-


dova per esercitarvi il suo nuovo uffcio, non vi rimase
certo a lungo dopo il r3r8. Gli anni r3r8-r _?2Tsono i pit)
importanti della sua vita, ma purtroppo i piri oscuri,
perchd non ci resta traccia della sua attiviti intellet-
tuale, sebbene in essi si sia venuto maturando quel trat-
tato a cui i'ignoto medico doveva affidare tutta 1a sua
gloria. Perchd i,l fedele canonico sia diveuuto eretico e
fierissimo nemico delrla Chiesa, non sappiamo. Si d fan-
tasticato a lungo su cid. Alcuno t) ha voluto pensare ad
un preteso viaggio di Marsilio ad Avignone, dov'egli
ebbe i? constatare, nd pii nd meno come L,utero a
Roma, 7a corrazione ecclesiastica e f ingordigia dei pre-
lati, per cui l'animo suo, colne l'animo di molti rifor-
matori, si volse alla puriti della Chiesa primitiva. Ma
sono mere costruzioni senza una base positiva ').
Riconoscendo quindi I'impossibilite di squarciare que-
sto velo, notiamo soltanto che presto Marsilio dovette ri-
tornare a Parigi, al centro che Io airpassiclnava,per ivi
e s e rc itarvi t la sua prof essioue d i me d i c o 3 ). L a c ri s i d i
c o s c ienzache f a d'un uom o re rl i g i o s o u n a b e s ti a d e l -
l'abisso infernatie, <rde abysso sathanaer, come 1o pro-
clameri di poi il papa, deve riconnettersi all'ambiente
parigino pii che a quello avignonese. La iotta giurisdi-
zionale, che egii ebbe agio di sperimentarc in piccolo a
Padova, la riguardd e tla studid su pit\ vasta sca{a a Pa-
rigi n). Ivi era ancor fresco il ricordo clel memorando con-

r; C. I ( . BRe r r p r o N. o p . c i t . , p .
5 o 7 ; G . P r o v a N o , 1 / < D e fe n s o r p a -
cis t d,i IVIarsilio Patauino in La scuola cattolica, tgzz, vol. XXII, p. r63 :
vedi soprattutto N. Verors, Jeen de Janclttn. p. 567.
:) L'opinione del viaggio avignonese si basa su un passo del D. p.
II,24, Gor.oesr, vol. II, p. 274 ' ,,qui vero vidi et affui, videre vi-
deor, quam Dan. z Nabuchodonosor terribilem statuam in somnio
recitatur vidisse r.
3) C. K. Bnennrox, op. cit., p . 5 0 7 -
4) P. E. M n v n n , o p . c i t . ,
P. 7 i G. BoNnr-Mlunv, op. cit., p. 96.
L , ESPERI ENZA P A R IG IN A 4r

trasto tra papa Caetani e il re di Francia ; ivr erano an-


cora sullle bocche di tutti le parole deile tre famosissime
bolle bonifaciane, rla prima delle quali Clericis laicos
(tzg6) scomunicava senz'altro tutti i principi che aves-
sero imposto tributi agli ecclesiastici, nonchd gli eccle-
siastici che li ave-ssero pagati ; la seconda Ausculta
fili (r3or) poteva intendersi come una paterna ammo-
nizione, ma insieme come una fiera rampogna contro
tutte 1e menomazioni dei diritti chiesastici per opera
detltlarega,litA; tla terza infine IJnanr, sarl.ctam (r3oz) com-
pendiava le prime d'ue in una a'ltezzosa proclamazione
deil'universalit) sovrana del Papato, sintetizzata nelle
ben note parole : ( porro subesse Romano pontifici omnem
humanam creaturam declaramus )). A Parigi erano ancor
vivi i terrnini ideali delia lotta, e certo si leggevano ancora
gli infiniti scritti che i giuspubblicisti di Fitlippo ave-
vano opposti contro le esigenze di Roma t).
Sicuramente Marsilio dovette conoscere nerlle sue per-
ma fle nze a Parigi, sia t r a irl r3 r2 e i t1 t3 t6 , s i a d o p o
il r3rB, questi scritti, e questi scritti dovettero sul suo
pensiero esercitare un'alta influenza, che unita altle gio-
vanili indistruttibili esperienze patavine circa i ma,li del'lo
strapotere clerica[e, determinarono in tlui quella crisi e
quelllo sviluppo spiritua'le, che 1o portd a'l Def ensor
p a c is 2 ) .
La Summaria brei;is et cotttpendiosadoctrina d.e abbre-
z ,ia tio neguelr arLlnL, la Disput a ti o i n te r n ' ti l i te m e t c l e ri c u m

r ) Per la storia di questa famosissima controversia tra Stato e


Chiesa, che tanta importanza ebbe sul pensiero marsiliano, rimando alle
seguenti opere : P. Dupuv, Histoire dw difrerend entre le Papa Boni-
faceVIII et Philipbe le Bel, Paris, 1655; A. Berr,mr. Histoire des di-
mlkz du pape Bonilace VIII atec Philippe le Bel, rci de France, Paris,
r7r8; A. B. Cnnrsropse, Histoire de la papautC pendant le X_IVe siCcle,
P - a r is,r 8 s 3 , v o l . I , p . g z e s g g ; J . Rr v r i n n , L e p r o b l d m e d e l ' E g ti s e e t d e
t'Etat eu lernps de Philippe le Bel, Paris, 1926.
2) G. BoNrr MeuRv, op. cit., p. 96.
42 I,A VITA DI NITRSILIO D.{ PADOVA

s u p e r p ot est at e, il De recuper a ti o n e terro e s a n c ta e , o p e rc


probabilmente ,di Pietro Dubois t), l'anonima Questio de
p o te s ta t e papae, 1l Tract at us d e p o te s ta te re g ' i a e t p a p a l i
di Giovanni da Parigi, tla Quaestio in tttramque partem
disputata de potestate regia et pontificali d'atttore ancora
non bene 'determinato, non poterono non influire, come
ci sforzeremo di dimostrare nell'esame dell'opera mar-
siliana, sul suo spirito t). E che cosi sia realmente 1o
dimostra il fatto che nel Delensor f>acis, mentre solo
appena si pud trovare un accenno alle lotte del Co-
mune di Padova contro il clero t), le tirate contro Bc.r-
nifacio e i suoi successorisono frequentissime : il che vuol
dire che [e pretese deltla curia pontificia contro la regalit)
e tl'autonomia francese 1o impressionarono cosi altamente
da porre in secondaria lluce ogni altra esperienza pdli-
tica, sia quella patavina, sia quella pit recente, per lla
quale componeva i'l suo trattato, la lotta di Giovanni XXII
contro Ludovico IV di Baviera. Aggiungiamo a cid, col
Ruffini Avondo, che in Parigi non v'era < scottante que-
stione pdlitica, religiosa e fitlosofica detl tempo che non
losse disc,ussa, e ( nuova corrente di pensiero che non
o)
fosse rappresentata ,r ; erl avremo chiara f idea delll' am-
biente da cui sorse il rnirabile trattato di Marsilio.

1) E. RENtrs., Etud,es snr la potitique religieotsed,u risne dc Phitippe


Le Bel, Paris, 1899, p. 289 e sgg.
r; Per i suddetti trattati vedi F. Scaouro, op. cit,, p. 76 sgg. ;
R. Scnor.z, Die Pu,blizistih zur Zeit Philipps des Sch|nen und Boni-
f az' VIII, Stuttgart, r9o3.
3) D. p . , I I , 8 ; G o r o As r , I I , p . z r z ( S c u o r z , p . 5 9 ) : u N e q u e a d h u c
his clausis limitibus, laicos quosdam quos in Italia fratres gaudentes,
alibi vero beginos appellant, similiter ab humanis legibus civilibus rite
latis exemptos fecerunt. Sic quoque fratres templariorum, hospitalio-
rum et reliquos plures huiusmodi ordines, similiter et eos qui de alto
passu.... >. Vedi a proposito A. Gr-onre, Controuetsie; G. GBNNaRT,
op. cit., parte III, p. 36 ; C. W. PnBvrrf-ORToN, op. cit., p. 3. Per I'in-
terpretazione delle parole ultime del brano citato : ( eos qui de alto
passu r, vedi E. ErrBnroN, op. cit., p. 39, n. r.
4) E. Ru F r r Nr Av o x Do , o p . c i t . , p . r z o .
L . { CO ) {PO Si Z I O NE DEL ( D E FE N S O R I' A C IS I +3
Una questione gravissima d querila del,la composizione
del Def ensor pacis, ajlla quale dovette certo partecipare
almeno indirettamente Giovanni di Jandun. Gii studiosi
si divi'dono in due campi : da un lato abbiamo il Fried-
b e r g ' ), il Labanca 2), il Sulli v a n 3 ), i q u a i i n o n e s i ta n o
a negare all Jandun ogni partecipazione all'opera che non
sia quellia di mero copista o di confidente circa ia sua
struttura e contenenza, che in un certo tempo dovettero
essere tenute segrete; dall'altro, il Valois n) che nel la-
voro vuole attribuire al francese una parte per to meno
u g u a le a quella delt l'it aliano. Al tri , c o l n e 1 ' a u to i :e v o l e
R ie z ler 5) , il Nlel'er u), il Nea n d e r t), 1 ' Atg e r 8 ), c re d o n o
che il primo pii o meno abbia coilaborato al lavoro di
i\{arsilio, ma che a quest' uitirno spetti 1'onore di aver
dato al mondo il pit formidabiie trattato politico derlrl'evo
medio.
Gli ultimi e pii acuti studiosi del. Dclensor ne riven-
dicano senza esitazione e timore di errare alf italiano f in-
tera ed esclusiva paterniti . L' arnericano Emerton e),
giudice imparziale, e percid affatto schivo di velleiti na-
1) E. FnteDBERG, Die nrittelalterlichctt I.ehren iiber das Veyhtiltniss
a o n S taa t u n d Ki r c h e , L e t p z i g , 1 8 7 4, p a r te II, p . 2 5 , n .2 .
2) B. LABANC!', Malsilio da Padoua, p. rr7 e sgg.
3) J. SuLLwrx, I/Iarsiglio of Padua, p. 4r2. Il Vnr,enl, lllarsilio
da Padoua. p. 8, non si pronuncia esplicitamente, ma mostra di cre.
dere Marsilio l'unico autore del Defensor.
a1 La tesi del Var,ors appare dallo stesso titolo del suo studio, Jean
de Jand,'un et Marsile de Padoue auleurs du u Delensor pacis r: vedi
p. 57r e sgg. Cosi pure R. JuNcrteNN, Dissezlationesselectaein historiant
ecclesiastican'r,Ratisbona, r886, vol. VI, p. r86, il quale dice che il
Dcfenscr pacis < communi labore confectum est,.
5) S. Rrnztnn, Widersacher, p. 56.
6 ) P . E. M Bv r i n , o p . c i t . , p . 1 2 .
7) A. NEANDER, Allgenteine Gesc:hichteder chyistliclien Religion rntd
Kirch e , G o t h a , 1 8 5 r - 5 6 , v o l . I V, P. 3 5 .
8) F. ArcER, op. cit., p. 72.
9) E . Eu n Rr o N. o p . c i t . , p . 1 7 e s g g . N o n c o s i l ' i n g l e s e J . W. A t -
Lr-N, Marsilio ol Pad,ua and- rnediaeual secularism nella gii. citata rac-
colta di conferenze del HBenNSHAw, p.r7o, il quale, sia pur limita-
tamente, sembra vedere nel Defensol rrr:a partecipazione del JeNouN.
44 i . A VI T A DI XI ARSIL IO D A P A D O V .{

ziona'listiche, ne1 suo recente volume marsiliano critica


ex prolesso la tesi deil Valois.
L'opera del Jarrdun d assai vasta i fr&, se la riguar-
diamo nel suo complesso, essa presenta un carattere pre-
valentemente specufiativo e metafisico, e ripugna ad
ogni problema politico ed ecc'lesiastico.Essa ci si mani-
festa un po'tinta di mite scetticismo e il suo argomento
preferito ! tl'annosa questione de'lla realt) degli univer-
sali. Invero d difficile trovare un'identite di giudizio filo-
sofico e politico tra la produzione di Marsitlio e quella di
Giovanni : percid 1o stesso Valois si basa su argomenti
tutt'estrinseci al'la materia derlle opere dei suoi due
autori.
G li argom ent i del Valois') , d i s c u s s i a mp i a me n te d a l -
11'Emerton, sono in sostanza quattro. Abbiamo in primo
lu o g o u n poem a t recent esco, De Ba ' ' ' a ri a p o s ta s i a 2 ), i 1
quale unisce in.sienrei nomi di tr{ar,silio e di Jandun e
genericamente Ili dice serpentini {emhti, autori di codi-
c illo s , car t ulas et libellos e di fa ' l s i c o rn me n ti s o p ra te s ti
a lo ro not i : l'Em er t on in cid v e d e s o l o u n ' a l l u s i o n e a i
lavori filosofici del francese, commentatore d'Aristotele ;
e giustamente nota che del Dclensor pacis non si parla,
nd si accenna ad una presunta cotllaborazione. In secondo
luogo abbiamo il francese continuatore della C'ronica di
G u g lie lm o di Nangis, che, de s c ri v e n d o l ' a rri v o d i NIa r-
sitlio a Norimberga, nota 'la compagnia inseparabile di
J a n d u n : m a anche qui nessun a c c e n n o a \ Dc l c n s o r e a rl -
tl' o p e ra com une. Possediam oanc o ra u n p ro c e s s oe re ti c a l e

1) N. VAL o t s , J e a n d e J a n d u n , p . 5 7 2 .
2) Pubblicato da Omo CenrELLrFrRr, in ltieues Aychiu dey Gesell-
schalt liir allere deutsclteGesch.ichthunde,vol.XXV (r9oo;, p. 7rz e sgg.
Ved i an ch e 1 o s c r i t t o d i A. D'Ax c o N e , L a p o e s i a p o l i l i c a i ta l i a n a a i
tempi di Lodouico il Beuaro, stampato in Varietd stoyiche e letterarie,
serie seconda, NIilano, 1885, pp. 75-rr3, in appendice al quale b ripro-
dotta ia citata poesia Conlya Ludouicunt Eauqrioyum imperatorent,.
L A CO M PO SI Z I O NE DEL ( D E FE N S O R P A C IS D 45

contro Francesco di Venezia, studente alla Sorbona e


fomulu,s del Padovano, accusato di complicit) col suo mae-
stro e con Giovanni dop la loro fuga in Germania : itl
giovane in esso dichiara che soli Nfarsiiio e Jandun com-
posero quel certo libro incriminato, che egii pii tardi
seppe contenere degli errori, ma di cui ignord sempre itl
reale contenuto, chd altrimenti, secondo il suo dovere, lo
avrebbe'denunciato t). Infine vi d 'la bolla di scomunica,
che Giovanni XXII scaglid contro i due canonici eretici,
in cui si accenna ad un certo libro che essi presentarono
atlf imperatore e che forniva a questo ragioni per resistere
contro lla sede papale.
Questi sono $li argomenti che si possono addurre per
sostenere la tesi di una collaborazione di Giovanni di
Jandun al Delensor pacis, nra evidentemente sono troppo
esigui. Si tratta di testi contemporanei che o non parlano
punto detl Delensor e deila partecipazione di Giovanni,
o che vi parlano indirettamente senza entrare in merito
circa tl'appartenenza. In quanto a questi ultimi, ciod i
testi che accennano alll'opera imputata, la deposizione di
Francesco di Venezia e la bolla di scomunica, l'appunto
fatto al Jandun pud bene riguardare le sue personali
opinioni, rivelatesi anche con lla fuga presso Ludovico il
Bavaro, senza bisogno che esse si siano espressenetl trat-
ta to .
Nd si puir ammettere un'attivite di Giovanni di Jandun
subordinata a quellla di Marsiiio. Egli era un uomo di
troppo elevata cultura, troppo consapevole di sA e dei suoi
meriti, per porsi a$li ordini di un'altra persona e lavo-
rare per essa'). E una vdlta concessa questa partecipa-

1) S. Rer.uzrus, Iliscel,laneoru.m l,ibri, Parisiis, r628, vol. I, p. 313


lcitato appresso).
2) G. ProvANo, op. cit., p. 16z. Il Piovano critica la tesi di co-
Ioro che sostengono che Giovanni di Jandun sia stato un mero copista,
46 L A VI T A Di }{ARSI L IO D A P A D O V .{

zione, come ammettere che egli non abbia lasciato nel


lavoro tracce cosi importanti del suo pensiero filosofico
che i critici non potessero rirlevarle attraverso un lavorio
di comparazione? E come spiegare che il trattato viene
esplicitamente nel testo dichiarato opera di un solo e pa-
dovano (Anten,orides ego), e non di due, quando la parte-
cipazione ad esso di un uomo notissimo nell campo spe-
cu,lativo come itl Jandun, vi avrebbe recato maggior lustro
e 1o avrebbe, si pud dire, rneglio presentato a71'apprez-
zamento dei dotti ? In reaiti il lalroro offre una tale
unitarieti di sviluppo, d'argomentazione, di finatlit), di
stile, in ogni capitolo, in ogni periodo, in ogni rigo, che
i impossibile che l'abbia potuto scriver'e pii d'uno. <,In-
fine r, conclude 1'ultimo e'd egregio critico marsiliano, il
Ruffini Avondo r), n alla dimostrazione dell'ultima tesi
riferita noi vorremmo contribuire con un argomento ddl
tutto psicologico. Nel Defcns<tr pacis ci sono idee e prin-
cipi di tale genialitd e di tale novit), che hanno fatto tri-
butare al ioro enunciatore l'etlogio - sommo fra tutti -
di aver Drecorso i tempi. Orbene come si possono conce-
pire queltle scintititle,che qua e tli illurninano tutto iI De-
lensor pacis, se non come sptizzate da un'unica indivi-
duale geniailit) ? pure, per ipotesi, opera magari
-Sia
esclusiva del Jandun il macchinoso apparato aristotelico
e patristico. Non certo quello avrebbe reso immortale i[
tlibro, se Nlarsirlio non ci avesse incarnato 1o spirito derl
s u o a lti ssim o pensiero; il che n e ri v e n d i c a a l f i ta l i a n o
rla superba paterniti r.
N e ll'am bient e parigino il De fe n s o r p a c i s d o v d a
poco a poco maturare attraverso un sottile lavorio spe-

osserrrando appunto che egli era uomo troppo alto per una funzione cosl
rnisera, ma d'altra parte dice che < 6 cosa incontrastata che 1\Iarsjlio ne fu
l'autore principale, perch8 il solo suo nome figura nel Delensor pacis >.
1 ) E. Ru F r r Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . r z 3 .
I,.\ CO]IPOSIZIONIi D]JL ( DEI..ENSOR PACIS > +7
cu,lativo, acuito datl desiderio di risolvere i pii impor-
tanti problemi del tempo, reso piti complesso da una
svariatissima esperienza politica, che dal piccolo Comune
italiano va al regno di Francia e all'Impero. In un certo
senso le opinioni di Marsitlio dovevano po,liticamente es-
sere gi) formate prima che il celebre libro venisse da lui
composto. Giustarnente osserva itl Previt6-Orton 1) che la
formazione e 1'elabor'aztone ,del vasto materiale clovd
rappresentare l'opera di motlti anni. Percid rla famosa
scomunica d,el marzo r3z4 di Ludovico il Bavaro per
opera di Giovanni XXII ebbe I'effetto di affrettare 1a com-
posizione di un lavoro, che in parte materiallmente era
gie stato scritto o certo era stato intellettualmente gia
distribuito senza che rimanesse altro che stenderlo sulla
carta. La lotta ingaggiata dai Bavaro contro il ponte-
fice di Avignone deve cosi apparirci com! la causa pros-
sima 'ddl Def ensor f>acis, ma non il motivo determinante.
Accenniamo ora alt'origine e altlo svitluppo di questo con-
trasto.
Aila morte di Enrico VII di Lussemburgo, i1 papa
Clemente V '), che aveva menomato Roma della secolare
gloria di capitafie derl']acattoliciti, trasferendo tla Sede di
Pietro ad Avignone, volfle far valere alcuni suoi pretesi
diritti : la rappresentanza o il vicariato delrl'Impero va-
cante, riecheggiando ancora l'audacissima tesi detlfl'ante-
cessore Caetani d'una generica supremazia sovra [' Im-
pero e sovra tutti gli Stati. Cid che Bonifacio aveva
sostenuto contro Filippo il Bello Clemente V ripeteva spe-

t1 C. W. PnBvnt-ORToN, op. cit., p. 4. Lo stesso b il parere di


N. Varors, Jean de Jandun, P. 569.
2) F. GREGoRovIUs, Storia della cittd, di Roma nel Med,io Euo dal
secolo V al secolo XVI, traduzione ital. dell'avv. R. MeNzuo, Yenezia,
r875, vol. VI, p. rr2 e sgg.; J. lIencBIvnorHER, Ilistoire de l'Eslise,
ldr e tra d . f r . , Pa r i s , 1 8 8 8 , v o l . I V, p . 4 2 6 ; G . M o r - tA t, L e s p a p e s d ' A u i -
gnon (t3o5-r378), Paris, rgr2, p. t98 e sgg.
48 I . . { VI T A DI }{ARSI L IO D A P A D O V .{

cificando contro rl'Impero. Giovanni XXII, succeduto al


Guasco, dopo un conclave rlunghissimo, non si ritrasse
indietro, anzi continud netlla stessa pdlitica, e, siccome
due principi rivaii Ludovico di Baviera e Federico d'Au-
stria si contendevano la corona, intimd loro, al di fuori
di un voto elettorale, di sottomettersi al suo arbi-
trato, sostenendo un diritto pontificio circa la risolu-
zione dellle controversie di sovraniti t). Ludovico si ri-
fiutd d'aderire ai desiderata della curia avignonese, insu-
perbito forse dall'avere gie vinto in \{ilhldorf il suo
antagonista 2) e dall'aver quindi di fatto acquisita l'alta
carica. Si inizid cosi una lotta tra il neo-imperatore e iil
papa, lotta che ebbe i suoi primi riflessi anche in Itdlia,
ove il papa ievava ostacoli alf imperatore e ai ghibellini
suoi sostenitori, e che si protrasse assai a lungo. Ndl-
l'ottobre del r34 Giovanni XXII, che forse aveva in
animo di rsostenererla candidatura di Carlo I\r di Francia,
una volta tolto di mezzo iI Bavaro, ordind con una sr'&
bolla arl principe ribel,le di abbandonare la carica assunta,
di sottomettersi alla Santa Sede altla quale sola spettava
il diritto di approvare e riconoscere f investitura impe-
riatie, pena, qualora vi si rifiutasse, la scomunicat). Lu-
dovico, nonostante le assur,dit) di queste domande, non
si ribetlld violentemente, cercd piuttosto di procrastinare
[e cose. Domandd innanzi tutto del tempo per consultare
gli elettori nonchA i suoi giureconsulti, professandosi, pe-
ralltro, devoto figlio e rispettoso detlla sacra autorit) pon-

1 ) F . G REG o Ro v r u s ,o p . c i t . , v o l . V I, p . r 2 g ;F. R o c g u l .tx , L a c o u r


dc Rome ct I'esprit de la rClorme aaant Lulher, Paris, 1895, vol. II, p. 368
sgg. ; B. JuNcueNN, op, cit., vol. VI, p. r9r e sgg. Cfr. la bolla .Si
tratrum del zr matzo r3r7 in E. MenrtNB e U. Duneno, Thesaurus,
vol. II, p . 6 + r .
2) F . G REG o Ro v I Us ,o p . c i t , , v o l . V I, p .r 3 z ; G . B n v c e , o p . c i t.,
P. 2 4 6.
3) F. GnEGoRovIUS, op. cit., vol. VI, p. r33. Cfr. la bolla Atten-
dentes quod,, in E. MenrDNo e U. Dun.tNn, Thesau.rus, vol. II, p. 6++.
LA COMPOSIZIONE DEL ( DEFENSOR PACIS D 49

tificale. Giovanni di rcontro non cedette, anzi ai nuovi


tentativi del principe, che voleva appelrlarsi ad un Con-
cilio generafle, scaglid tl'anatema r).
Questo il fatto pili ,prossimo che determind Mar-
si,lio aI completamento o allla composizione di quel trat-
tato, che certo era gi) netl suo pensiero incarnato e nu-
trito di sempre nuovi elementi, il fatto piri prossimo, ma
anche il pit dlamoroso, come quello in cui 1e gii audaci
pretese bonifaciane venivano riconfermate ed aggravate.
Alcuni hanno sostenuto che itl Defensor pacis sia stato
scritto nel breve periodo di due mesi, affidandosi aila
gi) citata deposizione di Francesco di Venezia; ma il
passo contestato deve intendersi non gi) in questo senso,
ma nel senso che egli, solo due mesi dopo la fuga di Mar-
silio e 'di Jandun, seppe che i[ libro etlaborato dal suo
maestro conteneva proposizrom ereticali 2). Ma se non si
pud determinare itl tempo in cui Marsilio inizid tl'opera,
nA quello occorso per condurla a fine, si pud con sicurezza
stabilire per.sino il giorno che scrisse I'ultima parola
del suo celebre trattato. Il Riezler 3) si limita a dire

1 ) G . BRy c E, o p . c i t . . p . 2 6 4 ; F . G n n c o n o v r u s , o p . c i t., v o l . V I,
p. r34 e sg. ; B. JuNcneNN, op. cit., vol. VI, p. r95 e sg. ; A. B. Cnnr-
sroPHE, op. cit., vol. I, p. 342.
2) N. VALots,
Jean de Jandun, p.569. Il passo in parola (S. Be-
LUZIUS, Miscellaneorum libri, vol. I, p. 3r3), dice: u Item super cor-
tentis in secundo articulo interrogatus suo juramento, negavit omnia
in eo contenta fore vera, dicens quod si ipse errores huiusmodi sci-
visset, eos revelasset Domino Episcopo Parisiensi ; nec scivit vel audivit
aliquos interfuisse compositioni dicti libelli, exceptis dictis Massilio et
Johanne de Janduno ; de quibus audivit dici post recessum dicti Massilii
per duos menses quod dicti Massilius et Johannes tantum compilave-
runt dictum libellum. Et istud audiverat dici a Magistris legentibus
Parisiis, et ab aliquibus religiosis heremitis. Et de hoc etiam dixit tunc
esse famam publicam Parisiis, tempore quo ipse Franciscus erat ibi,
post recessum videlicet Massilii supradicti. Quo tempore dicebatur dic-
tum libellum continere multas haereses et errores contra fidem catholi.
cam. Sed quid in particulari seu speciali contineret libellus praedictus,
dixit se nihil scire nec dici audivisse tunc nisi quod supra asseruit r.
3) S. RrEzt-sR., Widersacher, p. 3or.

F. Berrecr,rr - Marsilio da Padoua. 4


5o LA VITA DI MARSII.IO DA PADOVA

che il Delensor fu compiuto tra il t3z4 e iil 1326, il Vi[-


lari ') addirittura 1o porta a\ t327, il Ritter ') al t328, ma
il Miiller '), basandosi sulla ragionevole asserzione di un
manoscritto marsiliano di Vienna, 1o di'chiara del tutto
perfezionato itl z4 giagno 1324, e quindi, stando altla de-
posizione di Fnancesco, reso noto al gran pubbfiico verso
la fine detllo stesso anno. Gli studiosi posteriori, come
ii Sullivan n), il Previt!-Orton 5), il Ruffini Avo,ndo6),
accettano tutti queste conclusioni, e, ov'd possibifie, ile
convalidano di nuove prove, accor'dandosi in cid anche
a lle p it ant iche asserzioni de l Go l d a s t' ) e d e i l o Sc a r-
d e o n et).
Compiuto cosi ll Delensor pacis, Marsilio si sottrasse
at1pettegdlo scandatlisti,coambiente parigino, e con il suo
amico Giovanni di Jandun fuggi in Germania presso f im-
peratore Lu'dovi,co. S'inizia un secondo periodo rlella tor-
mentata sua vita.

1) P. Vrr,rrnt, Niccold Machiauelli, vol. II, p. z4z.


2) M. RrrrER, in Reuschs theolog. Literatutblatt, 1874, n. z4; Histo-
rische Zeitschrift, vol. XLII (t879), p. zg8 e sgg.; J. SulLrveN, The
manuscriltts, P. 293 e sgg.
a) K. lli;lten, Der Kampl Ludwigs des Ba'iern mit der rdmischen
Kwrie, Tubingen, 1879, vol. I, p. 368. La nota del ms. viennese dice :
Anno trecenteno milleno quarto vigeno
Baptiste
TfiTfi,":: :*,:"'*::.:lesto
4) J. SuLLwrtt, The manuscripts, p. 293 e sgg. Il Sullivan esamina
la questione a fondo, e sui suoi risultati non vi pud essere dubbio.
5) C. W. PnBvrrf-ORToN, op. cit., p. 4; C. K. BneueroN, op.
cit., p . 5 o 8 .
6) E. RuFrrrr AvoNDo, op. cit., p. r:4. Vedi anche N. Verors,
Jean de Jand,un. p. 57o, al quale la datazione del l\{iiller sembra ve-
rosimile e in nota fa un actrto esame critico di essa.
7) M. GoLDAsr, Monarchia. vol. II, p. r54.
8) B. ScARDEoNE, De antiquitate urbis Patauii et clavis ciuibus pa-
tauinis, Basileae, r56o, P. r5o.
Cepr rolo III.

LA TEO RI A DEL L O ST AT O
NEL < DEFENS OR PACIS > .

Il Delensor pacis a chi 1o riguardi estrinsecamente


pud apparire nulla di pii che un pomlthlet scritto,
com'era in uso ne'tormentati anni del ferrato Trecento,
per sosteneresul terreno giuridico le ragioni d'un principe,
che ndl caso nostro sarebbe Ludovico i'l Bavaro, e come
tutte le opere occasionali, specioso ingannevole adutlte-
rante i fatti positivi, rivolgendosi a Iorza verso un fine,
la dimostraztone d'un assunto ordinato a priori; ma a
chi ilo studia neltia sua contenenza si presenta come un
vero e proprio trattato, in cui fi'intento scientifico tra-
scende ed assorbe i brevi spunti polemici, che, per altro,
nd stancano irl fiettore nd ingannano lo storico t). E questa
una riprova di quanto sopra abbiamo detto, che cio! itl
Delcnsor ha ,dovuto essere a lungo elaborato dal suo ,au-
tore e che in esso hanno confluito ie pit vaste esperienze
politiche del secolo; per cui in Marsitlio si assomma la
sapienza del cittadino di Padova, ['ar:dore dell giovane na-
zionalismo francese, \a maturitd riflessiva detrfimperia-
lismo {romano-germanico. Ma 1o scrittore dimentica tla
triplice genesi dell'opera sua, ed i probtlemi in massima
pone scientificamente in universafie, prescindendo dai casi
a lui noti, e questi, se mai, offrendo a noi, dopo l'ana-
lisi logica degli istituti, prova posteriore d'una verit) gi)
r ) E. EM ERT o N, o p . c i t . , p . 2 r . Ve d i a n c h e A . Fn a N c r , R i fo r m a -
teurs, p. r39, e l{. Cnntc}iToN, op. cit., vol. f, p. 4cr.
52 MARSILIO DA PADOVA

acquisita. Marsilio depone in sostanza quell'abito parti-


giano che turba tutti i trattatisti del tempo, specie fran-
cesi, dimentica gli eventi pii prossimi, di cui il giudizio
suo personale e troppo interessato non pud essere rsicurc,
e si sforza di pervenire ad un'analisi dei problemi la piri
generale possibile, epperd piti duratura e sincera.
Ma con cid non abbiamo ancor detto che cosa sia il
DeJensor pacis. rSostanzialmente, ill Defensor pacis 1o
si potrebbe 'definire un trattato polemico di politica ecdle-
siastica. La ricerca detllo Stato perfetto ! il fine urltimo
dell'opera; ma la ,dottrina dello Stato vi A svolta sdlo
in funzione della costruzione centratle dell'opera, ll2 dot-
trina ddlla Chiesa. Itl'Delensor pacis, insomma, pud chia-
m,arsi una teoria dello Stato solo in quanto per Marsilio
rl'organizzaziond eccl,esiastica A subordinata atltl'organiz-
zazione statale, proprio come per il diritto romano, che
indludeva il ius sacrun't.ne{ 7as publicum n 1). Ma il pe-
ricolo grave, che avrebbe potuto sottrarre Nlarsilio darltla
sua scientifica imparzialit) per risospingerlo ne1le paludi
deltla controversia pol'emizzante, era precisamente lla co-
struzione detltiadottrina ,della Chiesa. E qui ci si appa-
lesa la vera importanza delll'opera del dottore padovano,
che ben [a individua 'di fronte a consimili opere detl tempo.
Egli, anche quando s'occupa del problema che pit rlo
travaglia, delrla Chiesa e della sua struttura, causa prima
deltl'altlontanamento e deltla degenerazione deiio Stato da
quelf ideale che il nostro autore auspica, resta freddo stu-
dioso che riesce a sopire le passioni travolgenti del parti-
tante. Ed egli cid pud ottenere, da un lato volgendo il suo
stu'dio a riguardare non tanto la struttura attua,le della

1) E. Ru F r t Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . r z 6 : v e d i a n c b e S . V r u r o , I,a
filosofi,a politica d,i Dante nel o De wzonarchia > studiata in si stessa e in
relazione alla Pubblicistica medieuale da San Tommaso a Marcilio d,a
Padoua, Torino, Bocca ed., tgzt, p. 18.
LA TEORIA DELLO STATO 53

Chiesa, quanto quella della Chiesa primitiva nella pu-


rezza evangelica, realizzan'do quel processo a ritroso che
tutti i riformatori cercheranno di ripetere da Wicleff a
Ifus, da Savonarola a Lutero; dall' altro, presentando
prima, e fuori d'ogni preoccupazione di politica religiosa,
la teoria 'detllo Stato, analizzan'do quindi le cause per cui 1o
Stato d debole, ciod [e soverchie ingerenze ecctlesiastiche,
in un campo essenzialmente temporale e pubbfiico. Cosi !
evitato itl pericolo d'ogni contaminazione tra l'ideafle scien-
tifico e i'ideale politico.
Questa distribuzione dell' opera e anche 1'originalit)
dell'opera stessa. Il primo problema, la teoria dello
Stato, d posto sovra le consuete idee aristoteliche, ma
I'autore ie rifonde in una calda animata comprensione
delle nuove entiti politiche e delle nuove forze sociali,
che irl secolo offre e che I'antichiti ignorava. Il secondo
problema poi, la teoria della Chiesa, scisso dal primo,
e sviluppato in modo del tutto originale, evitando l'er-
rore comune me'dievale ,di documentare con 1'autorit)
dello Stagirita situazioni da questo affatto imprevedute :
errore assai faciie a coloro che riguar,davano la Chiesa
come riguardano 1o Stato, aggregati nella loro forma
sensibile della stessa natur,a, ancorchd la prima avesse
un fine ultramondano che al secondo mancava. Giusta-
mente nota 11'Emerton che nel Delensor pacis special-
mente notevole 0 I'abbandono del medievale metodo sil-
logistico. Solo occasionalmente Marsilio vi ricorre con
una casuale relazione ad una premessa maggiore o mi-
nore, poichd in generale pone la sua fiducia non sovra
\a f.orza formatle di proposizioni iogiche, ma sovra tla in-
tima veriti o f intimo evidente senso comune delie sue
idee '). Percid, se i modi aristotelici e scdlastici con le

1 ) E . EM ERT o N, o p . c i t . , p . 2 r .
54 MARSILIO DA I)ADOVA

relative dottrine riappaiono frequenti nel trattato, non


hanno piri quella forza che d ad essi attribuita da altri
scrittori : sono piuttosto vestimenti eruditi e convenzio-
nali, che una struttura viva aderente ad una materia pul-
s a n te .

Lo Stato mira nella sua attiviti ad assicurare la pace,


in cui ! riposto il massimo benessere dei popo,li. E questo
un punto comune, nel quale s'incontrano tutti gii scrit-
tori medievali sempre vaghi di realtzzare un ideale cti
astratta perfezione. Cosi Dante t), Engelbert d'Admont 2),
san Tommasot). M", ove nel poeta della Commedia
la pace e uno stato di grazia, a cui si perviene, ri-
mossi gli impedimenti deitla cupidigia, della lupa o di
tu tte bram e. . . . car ca ne la su a ma g re z z a )), c h e c i i n s i -
dia; ove nsltl' abate di Admont d la pace internazionale
re.alizzata attraverso I'arbitrato imperiale ; nel dottore
d'Aquino il bene, la salute d'una mdltitudine associata;
per Marsitlio, eliso ogni carattere metafisico, significa solo
tranquillitas : quell'or.dine di cose, per cui le varie parti
dello Stato, cooperando ad un fine proprio e non usur-
pan'do i'a'ltrui, possono realtzzare una superiore armo-
nia n). E se la pace pud definirsi la salute degii aggre-
gati sociali, la discordia, i'l suo opposto, ne costituisce tla
mallattia.
Tra le tante cause di discordia, che l'indagine scien-
tifica pud cogliere e fissare, nota Marsilio, ve ne d una

1) D . Al r c Hr ERr , M o n a r c h i a , I , u t, z ; III, x v l , r o . S e g u o l l Te s to
criti,co della Socielit dantesca ital'iana, Firenze, rgzr. Vedi G. VeoerA
Paper.B, Le leggi nella dottrina di Dante e di Marsilio da Padoua, in
Studi giuriaici a F. Schupfez, Torino, t898, p. 73.
2) ENcnr-nERT D'AotttoNr, De ortu />rogressu,et fine Rornani im'
periiliber, cum G. Buscnrr Praelatione. Basileae, 1553. Vedi S. Rrpzr,en,
Widersacher, p. t63 e sgg. ; F. Sc.louro, op. cit., p. 64 e sgg.
3) S. TonrvrLso, De regimine frincipum, I, z, p. 6.
4) D. p . , I , r ; Ce n l EL L r ERI , p . r ( S c u o r - 2 , p . r ) .
LA TEORTA
DELLOSTATO 55

certo singolare, ill Papato, l'a cui attiviti terrena d un con-


tinuo tentativo di menomare 1o Stato nefirlesue funzioni
socialil). Obietto dell'opera, la cui novitd non sfugge a
Marsilio, d precisamente I'additare ai principi la causa
del malle, che mina gli Stati, e perd porre i,l prob'lema dei
rapporti tra l'autoritd laica e tl'autoriti ecclesiastica su
nuove basi, fuori d'ogni preoccupazionecurialisticat).
Che cosa sia lo Stato d il primo problema che il Pa-
dovano ,affronta e risolve in modo affatto originarle. Lo
Stato di Marsilio non d pii la n6fuq aristotelica o irl
Comune italiano, su cui avrebbe potuto pure bene fis-
sare la sua analisi, non a 'i'Impero con le sue pretese
universalistiche; d qualcosa di piti vasto, che importa
una < pluratlitatem civitatum s!u provinciarum sub uno
regimine contentarum o t), d lo Stato moderno, certo al-
lora nella sua infanzia "), ma gie forte nei suoi tratti

1\ D. P., f, r : ClnrELLrERr, p. z (Scnotz, p. z).


2\ D. p., I, r ; CanrELLrERr, p. 3 (ScuoLz, p. 3) : < Non debet au-
tem curam hanc negligere quispiam timore ve! segnitie aut quovis alio
malignitatis spiritu ,. Confronta questo passo con un altro di DeNrB,
Monarchia, IIf, r, 4 : u Quid timeam, cum Spiritus Patri et Filio coeternus
ait per os David 'in memoria eterna erit iustus, ab auditione mala
non timebit' ? r. Che il principio del Delensor ricordi i primi capitoli
della Monarchia E stato rilevato da N. VreNBrto, Il trattato della " Mo-
narchia> d,i Dante Alighieri, Genova, rgzt, che acutamente si d ado-
perato a mettere in luce talune relazioni tra l'Alighieri e Nlarsilio.
3) D. p., I, z ; CenrELLrERr, p. 6 (ScuoLz, p. 6). Vedi O. Gronxo,
Genossenschaltsrecht,vol. III, p. 545.
a) Vedi A. Ceppe LBcoRe, La politica di Dante e di Marsilio da
Padoaa, Roma-Torino, tgo6, p. 76 e sgg. ; S. \rpxro, op. cit., p. :88 ;
G. Dn Cesrprrorrr, [-a dottrina dello Stato in Marsilio da Padcaa. in
Saggi di etica e di d,iritto, serie II, Ascoli Piceno, r9o3, p. t7. Di diversa
opinione d il GBeH,\r.r, Recensione ai libri dello Sceouro e del Lrr;^Ncl
su fuIarsilio, in Reuue historique, t. XXV (t88a), p. r66, il quale sostiene
che la dottrina del Padovano, traendo origine non da un vigile contatto
con la realttr sociale, ma dall'astratto studio di Aristotele, non riesca
ad attingere il concetto dello Stato moderno e neppure riesca a siste-
mare giuridicamente gli elementi che si agitavano nella vita comu-
nale : egli resta aderente ora alla greca n61G, e su questa rigidamente
basa la sua costruzione, ora all'Impero, elaborato dai nuovi aristote-
lici, e questo non riesce a superare in una pii vera e storica visrone.
56 MARSILIO DA PADOVA

fondamentali. Con cid non vogliamo dire che lo scrittore


tenga fermo sempre il suo nuovo concetto, poichd anzi
spesso, e 1o ved,remo, il suo ragionamento presuppone
un ente or,a maggiore ora minore dello Stato nazionale :
ndl primo caso l'Impero, netl secondo il Comune. Nd in
cid d da vedere alcun segno di profetico ingegno. Lo stu-
dioso t sempre determinato dai tempi.
E come Aris,totele, non conoscendo se non per scarse
notizie indirette, osserva il Moscat), le monarchie asia-
tiche, ebbe per tipo politico quasi unico 1o Stato greco
del quarto e del quinto secolo avanti Cristo; cosi Marsilio,
la cui osservazione s'era ben piri largamente estesa nei
suoi viaggi, che dalla natia repubblichetta lo avevano
portato a visitare le Signorie scaligere e viscontee e poi
il vasto reame de'gigli d'oro, nonchd ad avere diretta
esperienza del Sacro Impero, poteva ben superare l'antico
maestro netl'abbozzo d'un tipo politico che e infine il
nostro Stato moderno.
Lo Stato marsiliano A una f.ormazione naturafie. Si ri-
torna alla teoria organica, gi) abbozzata da Aristotele e
accolta poi da Cicerone, da Seneca e ancora da san Paolo,
riaffiorante in sistemi assai pii. moderni, che si muovono
sopra presupposti empirici e positivistici. o Suscipiamus
cum Aristote,le.... civitatem esse velut animatam s!u
animaflem naturam quandam ,r 2). E il concetto tipica-
merite naturalistico defil'organismo 3), in cui vi sono mol-
teplici parti ciascuna delle quali in 'astratto pud consi-
derarsi distinta, ciascuna detlla quatli esercita una fun-
zione ,sua propria, ma che in concreto tutte concorrono ad
una superiore vita unitaria.

1 ) G. N{o s c t , El e m e n t i d i s c i e n z ap o l i ti c a ,2 r e d ., To r i n o , r g 2 3 , p .4 4 .
2) D. p., I, z ; CenrELLrERr, p. 6 (Scuot-2, p, 6).
3) P. VILLtnr, Niccold Machiauelli, vol. U, p.246; O. Grrnrc,
Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 546.
DELLOSTATO
LA TEORTA 57

La concezione organica dello Stato, che fari a Mar-


sitlio accennare ad organi e funzioni del corpo statale,
se gli offre evidenti vantaggi ne1la costruzione dottrinafle
ciei vari uffici e nel fissare il principio dell'unitariet), gli
precfiude l,a via ad una pii ampia concezione giuridica,
che allo Stato dia infine quetlrla personaliti, che, poco
nota ai Greci, era stata la conquista del mondo romano t).
L'autor,e nostro non resta certo nel concetto medievafle
che detltlo Stato fa un ente patrimoniale 2), divisibile e
coffirrlrerciabile, ma non vive neppure. il cont-!tto roma-
nistico, che rinasceva, che dello Stato fa un ente unitario
non solo nel senso organico, fl? anche in senso giuri-
dico, un ente con un'unica formale volontA, con una
personaliti insopprimibilmente una.
Ma di ,cid non si pud fare un vero appunto a Mar-
sitlio. Nonostante la rinascenza del diritto romano dopo
il Mille, nessuno degli Stati sibi principes affermd [a
propria personaliti giuridica 3). < Nemmeno iil Comune
italiano >, nota il Salvioli n), < che all' origine fu as-
sociazione di pochi membri in cerca di difesa, compagna
di alcune classi che delegavano a persone scetite ne1 tloro
seno le funzioni giudiziarie e amministrative, ebbe per-
sonatliti giuridica.... In conseguenza t cittadini si riguar-
davano piuttosto come membri dell'associazione, gli uni
verso gli atltri vincolati da obblighi, non altrimenti che
ognuno di essi tlo era verso 7a corporazione a cui era
iscritto; nd esisteva separazione dei diritti e doveri degli
associati da quetlli detl Comune. La unione giurata e la

1) A. Nrurs, Matsi,lius' uon Padua rebublihanischc Staatslehre,


Mannheim, s. d. (r897), p. r3; O. Grcnxn, Genossenschaflsrecht, vol. III,
p . 63 5 ; Al t h u s i u s , p . z 2 g ; E. Ru r r t Nr A v o N o o , o p .c i t., p . r 3 o .
?) G. SALVtou, Storia dcl diritto italiano, 8eediz., Torjno, rg2r,
p. 2 4 6 .
a) Vedi O. GrBnxp, Genosscnschaltsrccht.vol. III, p. 6o5 e sgg.
4 ) G. Se l v r o l r , o p . c i t . , p . 3 9 r .
58 MARSILIO DA PADOVA

soli,darieti degii interessi non assorbivano i singoli in


un ente superiore e separato; e quindi i rapporti attivi e
passivi dello Stato figuravano quarli ragioni del cunctus
populus, cioA era necessario che i presenti aderissero e
firmassero, vincolandosi cosi all'adempimento delle pre-
stazioni promesse.... Irl concetto di uniuersitas mancava
di precisione e chiarezza; ,e solo tardi si fece strada
il ,seaaslto dell'utri,; fle1ll'entedi fronte ai singoli, e solo
tardi si accolse ili principio romano : quod uniaersitati
debetur, singulis non, debetur t>.
In questo senso d doveroso dire che sdlo Machiaveili
da un punto di vista giuridico raggiunge, e con lui
Hobbes, irl concetto moderno del'lo Stato come mtiuersi-
las ne"l significato romanistico, mentre Marsilio non sa
disimpacciarsi del tutto dallla dottrina medievale. Ma in
un senso piri ampio Marsilio supera oeni veduta parti-
cdlaristica e teocratica propria de'ltlo Stato feudale ed
afferma un ente, che, se non d lo Stato persona giuridica
derl diritto pubblico, d di certo preludio a questo neril'uni-
tarietA organica, che respinge da sd tla patrimonialit) del
tutto e delle sue parti.
M", se lla concezione organirca precrlude a Marsitlio la
possibilit) di un ri'conoscimento giuridico derlla persona-
1it) detllo Stato, gli apre peraiitro ia via a studiare con
profonda moderniti il suo carattere evolutivo, in un senso
non certo spirituale e dialettico, ma non di meno suffi-
cientemente biotlogico t) : dei resto allcune conseguenze
finali del positivisrno di Comte e di Spencer coincidono
con quetlle del'la scuola storica del diritto e con I'idea-
lismo di Sche'lling e ,di Hegel. Questa concezione orga-
nica, vogliam dire, ha pure 7a sua importanza, poichd
solo attraverso ad essa chi proceda da presupposti norl

1 ) O . G r u n : r . E, G e n o s s e n s c h a l l s re c hvt,o | . Il I, p . 5 5 :.
L A T EO RI A DEL L O S T,d TO 59

idealistici, ma fisici, pud giungere a concepire lo Stato


nella sua capacit) storica di trasformazione. Ed e molto,
se noi pensiarno quale sia la rigiditi formale di tutta la
filosofia rnedievale, per cui Chiesa, Impero, Stati partico-
lari, tutti sollo descritti nella loro natura ; che d natura
statica, schematizzata,immutabile, senza vicende storiche,
forme perfette fissate secondo ragione o secondo la per-
fettissima volont) divina, che d oggi quelrla che era ieri
nella sua infinit) e universaliti.
Investigando ['origine delie unlane societi Marsitlio
non esita ,a dire che esse < secundum diversas regiones
et tempora incoeperunt e\ parvo, et paulatim suscipien-
tes incrementum, demum productae sunt ad complemen-
tu m) r) . Dalla prim a e m ino re fo rma d i s o c i e ti , c o m-
b itn tio , che t i'unione dell'uo mo c o n l a d o n n a , s i p a s s a
alla famigiia gentilizia e quindi al uicus, la prima vera
cotnrnunitas, il cui capo d una specie di pater gentis,
e d e s ercit a pot er i che t rasce n d o n o I' o rd i rre d o me s ti c o .
Quindi scoperte le arti e i modi del vivere perfezionati,
[o stes,so',ticttssubisce un processo di sviluppo e si passa,
dopo un'utiteriore differenziazione di parti, alla ci't,itas,
in cui le funzioni sono pii vaste e complesse: a perfecta
communitas ofilnem habens terminum per se suffi.cien-
tia e > t) . Ci t r oviam o dinanzi a u l 1 c o n c e tto d i n a mi c o , p e r
cui l'aggregato socialle e condizionato dai tempi e dai
iluoghi, dal clima e dalle razze, dagli eventi e dagli
uomini, per pervenire da forrne inferiori, attraverso una
sempre rnaggiore comprensione di nuclei umani, a quelrla
form,a pit ampia, ma non per questo insuperabile, che d
Io S ta to m oder no t ).
r) D . p . , I , 3 ; Ca n r EL L r ERr , p .
7 ( S c u o tz , p . 7 ) .
2) D. f . , I , 4 ; Ca n r EL L r ERI , p . 9 ( S c u o L z , p . g ) .
-r) Vedi P. E. NInvBn, op. cit.. p. 20 e sg. ; N[. Guccpnnrru, ][ar-
silius zton Padua, in Hist. Vierteliahrschritt, VII, p. 315 i L. Srrncrrrz,
Die Staatstheoviedes Xlarsiliuts uan Pad,wa, Leipzig. rgr4, p. 5 e sgg.
6o }{ARSILIO DA PADOVA

E qui si manifesta un contrasto tra Dante e NIar-


silio : anche il Poeta nel Conuiaio accenna a q.ire,stopro-
cesso evolutivo, che primo Aristotdle nella Politica esa-
rnind i ffi?, laddove il Padovano non 1o esaurisce nel
rraggiungimento d'un aggregato definitivo e perfetto, il
Fiorentino 1o pensa come a priori determinato in un ag-
gregato superiore, I'Impero, in cui ogni stimolo di svi-
luppo venga meno, essendocon esso davvero attinta quella
special condizione di cose, in cui l'uomo, immune di pas-
sione e di cupi'digia, raggiunge il bene supremo, 7a fe-
licit). Da[ confronto scaturisce la maggiore moderniti di
Ma rs ilio ') .
La teoria organica non ,solo aiuta Marsil,io a fi.ssare i[
concetto deltia dinamicit) defilo Stato, ma gli Ia deter-
minare i caratteri salienti di esso. Lo Stato innanzi tutto
non sopporta divisione; e come la vita delJc m.:rnbra ncl-
l'organismo animatle d subordinata alla vita del tutto, cosi
la vita de,lle parti di un aggregato sociale d subordinata
aila vita unitaria di questo. Carattere primo detltloStato
C 1 ' u n it ) , e quest a si m anif e s ta c o n l a s o v ra n i tz \ c h e
non sopporta divisione e con ila legge eguale in ogni
luogo. L'autorit) dello Stato e infatti in una citti o
in una provincia queila che d in un'altra. L'abbandono
delf idea feudale dello Stato-proprietA porta a questa
consegu!nza, che null'altro e infine che una rivendica-
zione del concetto classico dello Stato, rinascente col li-
bero comune e con le monarchie nuove di Francia. di
S v e z ia . ecc.') .
Altro carattere dello Stato, gie peraltro fissato da
r) Vedi il mio scritto Marsilio da Padoua e il u Defensor pacis>
(tlz+), in Riaista interne,zionale di fiIosofa del diritto, a. IV (1924),
fasc. IV, p. 4o5 e sgg.
2) D. P. , I , 1 7 i Ce n r Br r r BRI , p . 6 q ( S c u o r z , p . 4 r ) . V e d i M . G u c -
GENHETM,op. cit., p. 360 e sgg. ; J. N. Frccrs, The diainc right ol
Kings, zx ediz., Cambridge, r9r4, p. 55 e sgg.
LA TEORIA DELLO STATO 6T

Aristotele, 0 la ler se sufficientia, I'autarchia t). Lo


Stato d una perfetta comunit), in cui tutti i bisogni umani
debbono trovare soddisfacimento. Solo cosi si pud attin-
gere il bene aiaere, vero fine delrla societi.
In conclusione, il concetto di Stato in Marsilio mqstra
nel suo autore un ingergno profondamente realista, per
cui la conoscenza di Aristotele non d morta autoriti, ma
stimolo a liberare la realt) politica delle brume medievali
alla luce dell'et) moderna.
In questo onnicomprensivo concetto c'd posto per una
varieti infinita di aggregati umani nelle forme piri dispa-
rate. E se gi) in san Tommaso'?) si d) una certa impor-
tanza ad elementi c,limatologici e fisici per la determi-
nazione,dello Stato, se gi) in Dante 3) si osserva che le
nazrwi, i regni, le citt) hanno lor peculliari caratteri,
per cui abbisognano di diverso reggimento e di diverse
leggi, llo Stato di Marsilio ! condizionato da elementi
anche etnici e sociali oitre .che fisici : esso d nello spazio
e nel tempo sempre diverso e sempre nuovo, e pure nei
tratti della sua fisionomia sempre 1o stesso, unitario ed
autarchico.

Non del tutto originarle d Marsitlio, quando partla delle


partes seu. officia dello Stato, che, aristotelicamente, sono
sei, <ragricultura, artificium, militaris, pe'cuniativa, sa-
1) D. p., I, 4 ; CenrELLrERr, p. 9 (ScHoLz, p. g). Questo concetto
dell'autarchia d meglio sviluppato in S. To*rMAso, De regimine pritz-
cipum, II, S.
''1 De regimine 'principum, II, r-4.
3) Monarchia, I, xlv, 5-6 : ,, Habent namque nationes, regna et
civitates inter se proprietates, quas legibus differentibus regulari opor-
tet: est enim lex regula directiva vite. Aliter quippe regulari oportet
Scithas qui, extra septimum clima viventes et magnam dierum et noctium
inequalitem patientos, intolerabili quasi algore frigoris premuntur, et
aliter Garamantes qui, sub equinoctiali habitantes et coequatam semper
lucem diurnam noctis tenebris habentes, ob estus aeri*" nimietatem vesti-
mentis operiri non possunt r.
6z I\TARSILIO DA PADOVA

cerdotium, et iudicialis seu consiliativa , t) : tre, il sa-


cerdozio, \a milizia, 7a magistratura, onorevoli in quanto
conferiscono a chi le esercita, le altre volgari, tutte neces-
sarie. Del sacerdozio, peraltro, non tutti sono d'accordo
sul,ia sua necessarietd, ma il nostro autore non mc.rstra
s e g u ire i negat or i, bensi gli z e l a to ri d i e s s o ' ).
L'animo umano ha in sd connaturale il bisogno detl
trascendente, I'anelare 'continuo verso una Diviniti, che
pone fuori e oltre da sd quasi per annientarvisi. Ed d in
questo intimo insopprimibile bisogno deltlo spirito che la
religione e la morale, che ove tla prim,a manchi ne costi-
tu is c e il sost it ut ivo, t r ovano un a s u p e ri o r,era g i o n e t). Ed
d percid, osserva il nostro autore, che le dottrine religiose
e ie sette fiiosofiche esercitarono ed esercitano nelfia sto-
ria un benefico influsso, integrando 1'attiviti dei legi-
stlatori, poichd sonvi pur sempre molti atti il 'cui regofia-
mento i'autoriti civile non pud darci, ffix che non sfug-
g o n o a l precet t o religioso, aila n o rma e ti c a t). Gra n d e fu
pertanto nel mondo antico f importanza degli astrologhi,
che interrogavano i cieli, dei sacerdoti pagani t'), che trae-
vano auspici dal vorlo degli uccelli e da1le viscere delle
vittime sacrificali ; grande fu persino f importanza dei
miti, in cui occorre trovare sempre un riposto significato
d i b e n e u) . Anche i'ant ichit d eb b e i n s o mma u n s a c e rd o z i o
degno e conscio delf importanza sociale del1a religione ?).
1 ) D . p . , I , 5 ; C. r n r EL L r ERr ,p . r r ( S c n o L z ,p . r r ) . V e d i A . Fn e x c x ,
Riforrnateuls, p. r4o; S. RrBzr-Bn, Widcrsache/, p. 2oo; O. Grpnxr,
Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 553 ; M. GuccENHEIlI, op. cit., p. 347 ;
L. S r r e cu r z , o p . c i t . , p . r r e s g g .
z) D. p., I, 5 ; CenrELLIERr, p. 14 (Scuor.z, p. rz).
3) G. Da llourBlrevop, Storia del diritto natwrale, Palermo, rgro-rr,
p. 205.
4) D . p . , I , 5 ; C. r n r EL L r ERr , p . 1 5 ( S c H o r - 2 ,p . r 3 ) . V c d i G . D e
MoNrBnevoR, op. cit., p. z16.
5 ) D. p . , I , 5 ; CART EL L I ERI p , . 15 (Scuorz, p. r3).
6 ) D . p . , I , 5 ; Ce n r EL L r ERr , p . 1 5 ( S c n o r ,z , p . r 3 ) .
7 ) D. p . , I , 5 ; C- r n r EL L r ERr ,p . 1 5 ( S c H o r ,z , p . r 4 ) .
L A T EO RI A DEL L O S TA TO 63

E, re tale e tanta fu I'importanza defl sacerdozio pagano,


come negare all clero cattolico, che conosce [a veriti divina
rive'lata e itl mistero dell'oltretomba, i[ posto che gli com-
pete nella civile societ) ? 1). L'uomo immune dal peccato
originale non avrebbe avuto bisogno del sacerdozio ed
avrebbe direttamente comunicato con Dio, come pure non
avrebbe avuto bisogno dello Stato e dei civitli offici. Dato
che I'uomo. invece d caduto nel peccato, d necessaria sem-
pre 1a grazia a risollevarlo e a ridargli le perdute possibi-
lita di bene e di salvazione. E un residuo agostiniano che
Marsilio non riesce a superaree che trovasi pure in Dante 2).
Il Padovano non bandisce la religione dal suo Stato,
che d ancora professionista, anzi professionista d'una re-
ligione sola e solamente dichiarata vera ed eterna. I cit-
tadini sono fideles; la morale rivelata d la morale sociale.
Lo Stato marsiliano non ha un fine che mondano non
sia, ma non pud non preoccuparsi dei suoi membri, in
cui la salute dell'anima coincide con il bene operare in
questa terra. Da cid la costruzione tutta ortodossa che
abbiamo visto e la conclusione che ne scaturisce circa la
necessit) del clero cattolico. < Iam dictae vero legis docto-
res a'c sa,cramentorum secundum illam administratores
instituti sunt quidam in communitatibus, vocati sacer-
dotes et diaconi seu levitae, quorum officium est, legis
evangelicae christianae praecepta et consilia docere, in
his quae creden,da sunt agenda et fugienda, finaliter pro
statu venturi seculi beato siquidem consequendo et op-
p o s ito devit ando)'). L'uf f icio d e l s a c e rd o te d tu tto s p i -

1 ) S . RI Ez r n n , W i d e r s a c h c r , p . 2 o r ; P . E . N In v E R , o p . c i t., p . 3 3 ;
j. W. AnBN, IVlavsilio of Padna, nella citata raccolta del HsenNSHAw,
p. t? g e s g g . ; G . Pr o v e No , o p . c i t . , p . 1 6 9 .
2 ) D.p . , I , 6 ; Ce n r n r r r ERr , p . 1 6 e s g g . Fa u n r a ftr o n to c o r : D A N IE ,
Paradiso, VII, z5-33.
3) D . p . , I , 6 ; Ce n r EL L r ERr , p . r 8 ( S c u o r z , p . r 5 ) . V e d i B . L e -
RANcA, Marsili,o da Padoua, p. r38.
64 MARSILIO DA PADOVA

rituale e riguarda la disciplina ,delle anime e l'erudizione


intorno a quei precetti, in cui d necessario credere, o in
quelfie operazioni, ohe d necessario ,compiere, per conse-
guire i1 cielo. Ma con cid a chi ben riguandi un po'a
fondo appare gie posto un limite insuperabile ad ogni
esorbitanza ecclesiastica, rche trascen.da irl ,campo fissato.

Un problema, che Marsilio affronta e risdlve origi-


naflmente e quello delle forme di governo. Ci troviamo
dinanzi alla consueta aristotefiica tricotomia e al ben noto
paralldlis'mo. o Voco autem bene temperatum genus....
in quo dominans prin,cipatum ad commune conferen,s se-
cundum voluntatem subditorum; vitiatum vero, quod ab
hoc deficit. Llorum rursum generum utrumque dividitur
in tres species. Primum quidem, temperatum scirlicet, in
regalem monarchiam, aristocratiam et politiam, rerliquum
vero, vitiatum scilicet, in tres oppositas species dividitur,
tyrannicam monarchiam, oiligar,chiamet democratiam , t).
Non d il caso di seguire Marsilio nelrl'anarlisi delte varie
forme di governo, che ,del resto ritroviamo in Dante 2) e
in san Tommaso 3). Ma ove Dante conclude i suoi accenni
sulle forme politiche con l'accettare la monarchia i-p"-
riale, ove san Tommaso si pronuncia per una monarchia
illuminata, Marsilio datlla tripartizione scdlastica muove
per una costruzione che d senza dubbio la pii originarle
del medio evo n).
Un capo deve esser,e in ogni modo nelrlo Stato per

p. 17).
LA TEORTA
DELLOSTATO 65

impersonarne 1'uniti 1). Sorge, pertanto, il problema della


causa efficiente defl governo, ltl problema de'lla sovraniti.
Il medio evo, interpretando un passo di san Paolo assai
controverso e che 'di volta in volta fu arma per i soste-
nitori ddl Papato o per i teorici dell'Impero, < omnis po-
testas a Deo , '), sostenne che ogni potest) proviene di-
rettamente da Dio. Il prin,cipe percid A espressione di una
volonti superiore agli uomini, d'una scelta cui essi non
partecipano, e quindi indeponibile e magari superiore a.lltle
leggi positive, sebbene tale non sia a quelle naturali e di-
vine t). Cosi Egidio Romano non esita a dire il monarca
impeccabile e a proclarnarlo quasi un semidio n). Senonchd
questo concetto teocratico della sovranitd t) era destinato a
venire fientamente ma inesorabillmente infranto dai tempi,
tostochd nuove forze politiche e sociali si affermavano, e
dalla formula politica delila sovranitd divina si doveva
venire a form'ule meno rigide, e legittimare il potere in
altra maniera. Itl ,secdlo XIV ci offre un'affannosa ricerca
di nucrve formule politic,he atte a giustificare ogni sorta
di regimi, da quelli monarchici sorti fuori dall'orbita
papale ed imperiale a quelfii popolari espressione detltle
nuove forze comunali ridestatesi.

11 E forse questa una reminiscenza della medievale coordinatio


Ad untrm, di cui parla A. Sol-rtt, Ststo e Chiesa secondo eli scritti politici
da Carlomagno al Concordato di lltorms (8oo-rrzz), Modena., rgor, p. 8S.
2) S. PAo L o , Ad Ro m . , XI I I .
3) Queste dottrine plasmano tutti gli scrittori politici anteriori a
Marsilio da Carlo Magno ai giuristi bolognesi. Vedi A. Sor-ur, Stato e
Chiesa, pp. 24 e sSB., 8r e sgg.
4) F. Sceouro, op. cit., p. 40 ; A. FReNcK, Rdform,ateurs,p. 7r e
sgg. ; O. GrpRKe, Genossenschattsrecht, vol. III, p. 563 ; P. JaNnr, op.
cit., vo l. I , p . 4 r o .
5) Sulla concezione teocratica della sovranitA nel Medio Evo vedi
O. GrBnxe, Genossenschaftsrecht,r,ol. III, p. 557 e sgg. ; A. Solul,
Stato e Chiesa, p. 8o e sgg. ; A. C. fruoto, Il caratterc quasi sacerd,o-
tale dell'Imperatore attrauerso alcuni cornmenti alle decretali < Venera-
bilem r e u Quum aenissetr, Milano, r gzo (estr. dal Filangieri), p. 8 e sgg. ;
G. Volee, lll[ouimenli religiosi, p. rz7.
F. Berrecr,rs - Marsilio da Pad.oua. 5
66 MARSILIO DA PADOVA

Nel seno s'tesso della Chiesa noi vediamo svi,lupparsi


una teoria, che d gi) una profonda menomazione de1 prin-
cipio teocratico puro, e il suo esponente principale d
san Tommaso. Questi distingue tra la persona che eser-
cita la funzione sovrana e Ia fwzione stessa; e nota come,
sebbene la funzione provenga direttamente da Dio, biso-
gna astrarre dal titolare di essa, il quale pud assumere
tla direzione della cosa pubblica o in virtri d'una forza
personalle, netl qual caso d un tiranno, o in virtri di scdlta
e acrcettazionepopolare, nel qua,l caso d principe legale.
In concl,usionela sovranitd ha la base netll'uomo : Dio d
sol,o la causa remota. < Dominiurn et praelatio intro'ducta
sunt a jure humano r r). E un colpo assai fiero alla
dottrina teocratica 2). Durando di S. Por'ciano spiega me-
glio le idee dell'Aquinate : non deve intendersi, dice, che
l'autorit) giurisdizionatle, ciod del re, sia da Dio nel senso
che Dio, quando cred il genere umano, abbia comnlesso
a qualche uomo ii governo degli altri, o che abbia dato
uno speciale comando, acciocchA qual,cuno comandasse
agli altri, ffio nel senso che, secondo la retta ragione che
Dio pose nell'uomo, d necessarioche ci sia tra gli uomini
una tale autoriti di re ').
Altri poi, per diverse ragioni, sentivano il bisogno di
abbandonare itl principio teocratico puro per contaminarlo
con accenni popollarin). Neltla fiotta con Bonifacio VIII i

r) Sumrna totitts theologiae, z. 2, q,. X, art. ro.


2) P. JANET, op. cit., vol. I, p. 382 e sg. ; G. DB Cesrnrrortr, op.
cit., serie seconda, p. 2r ; E. CRose, op. cit., p. 59.
3\ De origine ju,r'isdicti.onum, Parislis, 15o6, p. r. Vedi F. Sceouro,
op. cit., p. 45: L. Rave, Celso X'Iancini filosofo politico del secolo XVI,
B o lo g n a , 1 8 3 6 , p . 4 o .
a) Del resto gi) gli scrittori politici del tempo di Gregorio VII in
odio all'imperatore avevano affermato l'origine umana e terrena (e
quindi diabolica) della sovranit). Ma, forse per derivazioni agosti-
niane, le loro dottrine tendono alla depressione dello Stato, piuttosto-
chd alla proclamazione della sua autonomia, anzi alla affermazione
della necessitd di una subordinazione completa dello Stato alla Chjesa.
Vedi A. Sorrtr, .Statoe Cltiesa, p. roz e sgg.
LA TEORIA DELLO STATO 67

regalisti francesi affrontano il problema ab olro, e, di


fronte al Caetani ,affermantesi vicario onnipotente di Dio
che pud creare e deporre principi, vincolare e svincolare
popoli dal'l'obbedienza, sono spinti or,a a divinizzare il
popolo per trarre da lui 7a ragione del poteret), ora a
dichiarare Dio parlante per bocca di esso. Co,si Giovanni
da Parigi pronuncia ria famosissima formula : n populo
faciente et Deo inspirante > 2), in cui non ingiustamente
s'd voluto rinvenire I'origine del1'altra formula moderna
tr p!f grazia di Dio e per vollont) deltla nazione ,r.
Ma sia ne'tomisti sia ne' regatlisti le dottrine non
sono ancora sicure. Non nei tomisti, fra cui Egi,dio ancora
riguarda teocraticame,nteil principe come un semidio; non
nei regalisti, fra cui Giovanni da Parigi, con palese con-
tradizione, dichiara, in altro 1uogo,che la sovraniti deriva
cla Dio, che elegge la persona e la famiglia in cui s'in-
centra ") ; fra cui l'autore della Suntrnaria breais et com-
p e .n d iosa"\ , osservando che il tro n o d i F ra n c i a d e re d i -
tario e ,non 'elettivo, proclanra che esso non dipende per
nulla dagli uomini, 1ra bensi ,da Dio ; fra cui lo scrittore
delia Quaestio itt utrancque partem pro et contra pontifi-
c ia m p ot est at er z esclude ogni v e l l e i td d i d s rl *ra z i o n e p o -
p o la re ').
Ma parallelamente a questa concezionese ne sviluppa
un'altra che d p.r avventura la pii vitale, come quella
che si basa sul rinascente diritto romano. Sono i giuristi

1) GrovANNr DA Penrcr, De potestate rcgia et papali, in Goroesr,


l[onarchia. vol. II, p. r30. Parlando dell'incoronazione di Carlo Magno
dice che cid n non fuit factum per solum Papam, sed populo acclamante
et faciente, cuius est se subiicere cui vult sine alterius praeiudicio.
Ideo hoc fuit factum ex causa necessaria pro sui defensione, contra
infideles et paganos. ubi per alium non videbantur posse defendi, quod
de jure poterant, nam populus facit regem et exercitus Impei'atorem D.
R . S cHor z , Di e Pu b l i z i s t t h , p . 3 2 8 e s g g .
2) GrovaxNr pe Pentcr, op. cit., in Goroesr, II, p. 136.
3) GrovaNNr pa PeRrcr, op. cit., in Gor-olsr, II, p. rzo.
4) F. Sc ADUr o , o p . c i t . , p . 9 6 .
5 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . , p . 9 9 .
68 MARSILIO DA PADOVA

di Bologna e poi delle altre universiti, che risatlgono


veramente al popolo per trovare il fondamento della po-
test), e richiamano I'autoriti di Ulpiano e di altri an-
tichi giurecon,sulti. Per essi f imperatore romano-ger-
manico C il continuatore legittimo di Giustiniano, di
Traiano, di Cesare Augusto '). Come gli imperatori an-
tichi fondarono il loro diritto sowano sopra una cessione
popolar,e, cosi I'imperatore medievale non prescinde dal-
l'antica norma : d la lex regia de imperio la fonte della
pubbli'ca sovranit). Ma la controversia si pone neltf inter-
t). Innanzi tutto
pretare la natura e la virtt della cessione
ila lex de imperio ft in un passato rlontano, e, se ha vin-
colato i Romani, pud vincolare i popotii del Trecento, che
all'antica cessione non parteciparono volitivamente? E
poi, il popolo d'oggi e pit quello di una volta? E che
deve intendersi per popolo? L'universalliti de$li uomini
o sdlo i ciues dell'urbe? E aliora i sette eiettori? Hanno
t).
qu,esti una rappresentanza effettiva ?
La disputa come si ve'de d assai ampia ed ha i suoi
riflessi in tutta la pubblicistica del tempo, specie nei trat-
tatisti dell'Impero, il quale essendo elettivo, pii che ogni
altro istituto apriva I'adito ad infiltrazioni democratiche,
n)
in senso lato. Cosi primo Manegold di Lautenbach
vide nella cessione una tutela del popolo dalla possibilit)
t) Sulle tendenze imperialistiche dei primi giuristi vedi A. Solut,
Stato e Chiesa, P. 9r e sgg.
2) Su questa questione vedi P. Bor.rr-lxte , Storia del diritto ro-
,nano. 2t ediz., Milano, r9o9, p. 36r, ove d riportata larga messe di
testi giuridici'
rj Per le controversie circa la lex regia vedi O. Gtenxr, Genossen-
schaftsrecht- vol. III, pp. 57o, 575; J. N' Frccrs, Studies ol political
th o u g h t: l r o m G e r s o n t o G r o t i u s , Ca m b r i d g e , r g o 7 ,, p . 8 e s g .;R . W-
Cenivr,r e A. J. CARLvLE, A history of mediaeual political theory in the
West, Edinbourgh-London, r9o5, vol. II, p. 56 e sBB.; E. Cnosa, op.
cit., p. z6 e sgg.; J. MecHrNNoN. A history ol modern liberty, London-
New York, 19o6, p. 379 e sgg.
4) F. Ar c ER, o p . c i t . p . 5 7 ; R. W. C a n r v r r e A . J . C e n r v r r ,
o p . cit., v o l . I V, p . 2 3 5 ; A. So r u t , Sta to e C h i e s a , p . r o 5 e s g g .
LA TEORTA
DELLOSTATO 69

di infinite tirannidi; cosi per Lupol'd di Bebenburg i


sette elettori rappr,esentano il popolo intero, onde per-
tanto viene giustificata positivamente 7a scelta, sebbene
I'eletto poi risulti superiore agli elettori').
Da questo con,cetto della lex regia scaturiscono i pit
opposti indirtzzi: I'indirizzo assolutistico, il quale accenna
ad una concessio una volta tanto e quindi ad una aliena-
zione detlla sovranita dal popolo al principe, onde il primo
non pud pii riacquistarla; l'indirizzo democratico, che
aocenna ad una mera concessio, temporale e revocabile
dal poporlo stesso che l'ha fatta, in ogni momento e luogo
che creda opportuno 2).
NA questo concetto deltla lex regia. e deltla concessio
potestativa resta nel campo teorico ed astr,atto; ma da
questo ridiscende alfia vita pratica e plasma la vita stessa
sociale e legislativa, dando di essa ragione e concreta
spiegazione'). Un esempio valga per tanti. Federigo II
imperatore romano e re di Sicilia in quel monumento di
sap!re legistlativo che furono le sue Constitutiones, forse
per esimersi da una ingerenza ecclesiastica sul suo regno,
ove il normanno Ruggiero rdiceva di avere < iuris et legum
auctoritatem per ipsius [Dei] gratiam >, riconduce i[ suo
potere al popolo e altla lex de imperio: n Non sine grandi
consilio et deliberatione perpensa condende tlegis ius et
imperium in Romanum principem lege regia transtufiere
Quirites, ut ab eodem, qui commisse sibi cesareefortune
fastigio per potentiam populis imperabat, prodiret origo
ju s titie , a quo eiusdem def ensi o p ro c e d e b a t:r1 ).

1) F . Ar c ER, o p . c i t . , p . 5 9 ; E. C n o s e , o p . c i t., p .
43 e sg.
2) F. ArcER, op. cit., p. 6o e sg. ; R. W. CeRrvr,n e A.
J. CenrvrE,
o p . cit., v o l . I I , p . 6 z e s g g . ; E. Cn os e , o p . c i t., p . 2 3 .
3) Vedi a proposito A. Sornr, Stato e Chiesa, p. 16z e sgg.
a) Constittttiones reqni Siciliae, I, xxxr : De obseruatione
iustitiae,
in J. L. A. Hurrreno Bn6notr-as, Historia d,ipl,omatica Friderici sc-
cundi, Parisiis, 1854, t. IV, parte I, p. 33.
7o MARSILIO DA PADOVA

Percid il ben noto principio del Digesto : < quod prin'


cipi placuit, legis habet vigorem.... quodcumque igitur
imp e ra t or. . . . st at uit . . . . legem e s s e c o n s ta tr 1 ), d ri a ffe r-
mato, ma nellio stesso tempo giustificato con un piri alto
principio, itl diritto popolare e [a cessione detlla sovranit).
Nd basta : il principio popolare trova la sua pii atlta
conferma netl Comune con i suoi consigli. Pur ricono-
scendo il vigore del 'diritto imperiale, questo e un ente
davvero autonomo ed emana leggi al di fuori d'ogni
superiore autoriti, e queste leggi sono espressioni del
popdlo. 11 quale popolo, e cid d notevole, comincia rlenta-
mente ad intendersi come entiti giuridica globale, e a
riguardarsi come universitas'. pit tardi questa persona-
lit) passer) al Comune, allo Stato, che diviene quindi
davvero Stato nel senso romano e moderno de1la parola.
t), uno
Questa concezioneporta con sd, come nota 1'Atger
sviluppo democratico delf idea di sovraniti. Marsilio rap-
presenta fl'estremo punto di questo sviluppo.
Osservi'amo [a posizione di Marsilio e la sua teoria
sulla sovranitd. Egli non pu; accettare la dottrina teo-
cratica deltla volonti divina, che pure in passat"oer,a stata
accolta da papi e da imperatori, e in un certo senso
non pud neppure discuterla t). u Hic autem modus seu
actio et ipsius immediata causa, per quam formata est
iam pars principans et rerliquae partes civitatis.... fuit
divina voluntas.... De qlua siquidem causa et ipsius
actione libera, tradere seu dicere, cur sic aut aliter, nec
sic esse aut fuisse factum, per demonstrationem nec
quicquam dicere possumus, sed simplici credulitate ab-
sque ratione tenemus , a). Non pud accogliere 1' altro

1) ULp . , I . . r , D. De c o n s t . p r i n c . , r , 4 .
2) F. ArcnR, op. cit., p. 6o.
3) G. DE MolqruuevoR, op. cit., p. rg8 e sg.
4) D. p . , I , 9 ; Ce . n r EL L I t t Rr ,p . z 3 ( S c u o r .z , p . i 8 ) .
LA TEORTA
DELLASOVRANTTA 7r

concetto, da molti agitato, che la sovranit) sia una pro-


secuzione legittima della supremazia patriarcale, per cui
itl re ha sui sudditi 1o stesso diritto che il patriarca aveva
sui figli e sugli altri membri del gruppo, poichd, come
n o ta il Nim is') , lo st at o non s i s v i l u p p a c o n l a fa mi g l i a ,
ma dalla famiglia, e questa trascende.
Se osserviamo bene, egli non A un vero e proprio
contrattualista nel senso assoluto della parola 2). Non solo
non parla di un originario contratto, per cui si sia usciti
da un ipoteti,co status naturae per entrare in un concreto
status societatis; non solo non accenna ad un pactunc
uttiort'is e ad un pactum subiectiortisi fl?, ignaro com'd
di diritto romano, non cita mai la lex de iwperio, per cui
in un'epoca gi) civile il popolo si sarebbe spogliato del
sovrano potere di far leggi ; anzi sembra non ammettere
in nessun caso che il popolo si privi d'una facolti a lui
connaturale. Per Marsilio 1o Stato ha un'origine natu-
rale e non contrattuale : ov'd I'uomo ivi d la tendenza
aitla vita associata, domestica prima, poi gentiiiizia, infine
cittadina. Irl sorgere detl'la concm.utr,itasperlecta, ciaitas
r; A. Nr n r s , o p . c i t . , p . 1 5 .
2) A Nfarsilio da Padova come uno dei u piir antichi assertori della
sovranit) del popolo, secondo il concetto contrattuale, accenna G. Dor
Vnccnro, Su la teoria del contratto sociale, Bologna, 19o6, p.
77. Anche
P. Vrrr,anr, Marsilio da Padcaa, p. 14, vuol vederenel Delensol (come
in germe qualche cosa che ricorda il secolo xvlrr, le dottrine che por-
tarono al contratto sociale, l'opera di quella che il raine chiamavl. la
raison raisonnante u. Vedi poi G. Veoer.A Peper,B, op. cit., p. 73 e fassim.
Il De MonrBrr.revoR, op. cit., p. zo6 e sgg., trova in Marsilio l,enuncia-
zione completa dell'idea del contratto sociale, e nella sua affermazione
procede sicuro. , La sovranit}. popolare, la legge plebiscitaria, il go-
verno rappresentativo, la distinzione delle classi, I'indipendenza dello
Stato dalla chiesa e tutti gli altri corollarii del moderno Diritto bor-
ghese, nato come Diritto Naturale, si trovano enunciati in Marsilio,
spianando la via alla Scuola e al suo grande divulgatore, il Rousseau,
che tolse, come vedremo, da I\{arsilio perfino le parole con cui impostd
il problema propostosi>. Anche A. Sor.ur, Stato e Chiesa, p.22r, n. r, e
]i. Cnose, op. cit., p. 33, pongono Marsilio tra i contrattualisti. Cosl
pure G. SAr-t.erlrxr, La riaoluzione irancese (r788-r7gz\, 5a e;1i2., Fi-
rertze, 1925, P. 37.
72 MARSILIO DA PADOVA

e ancor meglio Stato, d un'esigenza prima dell'essere, e


percid fuori dall'arbitrio umano. L'uomo non pud pat-
teggiare quel che 'in tlui A necessario, poichd la necessa-
rietd esclude ogni discussione o possibiliti di scelta.
Un soflo passo potrebbe farci dubitare di questa posi-
zione del nostro autore, ed ha il ,suo peso; tanto che insi-
gni giuristi come il Gierke ') e l'Atger 2) non hanno
esitato ad annoverare Marsilio tra i primi teorici detl con-
tratto sociale, benchd tutta [a sua opera, la concezione
organica dello S,tato e del suo svitluppo, lli contraddica e
sia rivolta appunto a risolvere il dualismo tra il diritto
del principe e queltlo del popotlo in un sofiovero diritto, itl
diritto del popotlo. u Convenerunt enim homines ad civi-
lem communicationem propter commodum et vitae suffi-
cientiam consequendam et opposita declinandum , t).
L'A,tger vi vede una aitlusione discreta a un vago
pactum subiectiortis; ma il Guggenheim n) dimostra i[
passo tdlto senz'altro da Aristotele, e 1o fa rientrare ndltla
consueta dottrina dell'originaria inclinazione umana a[[a
vita associata. Del resto, notiamo, se Marsilio conobbe
bene Aristotele, non mostra di conoscere i Sofisti e tanto
meno Epicuro, che detlla dottrina de,l contratto sono i
primi abbozzatori.
Cid non toglie pertanto che i teorici del contratto so-
ciale in senso democratico, il cui fine, come quello del
Padovano consisteva nel rivendicare al popolo il diritto
sovrano e nel fissare il nuovo principio radicale che il
potere politico debba essere nell'universaliti, abbiano po-
tuto ricorrere a Marsilio, come a colui che ad essi era pir)
v ic in o : gli uni e 1'alt r o per d i v e rs e v i e te n d e v a n o a l l o

1) O. Grenxn, Genossenschaftsrecht,vol. III, p. 57o.


:) F. Ar c ER, o p . c i t . , p . 7 6 e s g .
3\ D. l r . , I , r z ; Cl e n r o n r BRr , p . 3 9 .
4) n 4 . G u c c ENHEr \ r , o p . c i t . , p . 34 5 n .
LA TEORrlrDELLASOVRANTTA 73

stesso risultato. Cosi, come nota il Ruffini Avondo, Ni-


cold da Cusa, per citare solo un nome ma sovra gli
altri grande, attinse certo a\ Delensor pacis, e & questo
si rifecero tutti i riformatori del Quattrocento e del Cin-
quecento, nonchd i rivoluzionari di Cromwell r).
Respinte tutte e tre le dottrine suddette, Nlarsilio af-
ferma senztaltro il principio nuovo, I'umanizz,azione deltla
sovranitA '). Con cid non bandisce del tutto Dio dalll
sua teoria; e uomo ,del medio evo, da Dio non pud certo
dipartirsi, ma cerca ,di conciliarlo con i[ popolo in un
clompromesso che richiama un poco quetltlo detll'Aqui-
nate 3), sebbene poi finisca per portarci alla pit radicale
negazione dell'origine divina della potest). < A[ia vero
est principatuum institutio, quae scilicet ab humana mente
immediate provenit, li,cet a Deo tanquam a causa remota,
qui omnem principatum terrenum etiam concedit..., quod
tamen non est immediate semper, quinimo ut in pluribus
et ubique quasi hos statuit per hominum mentes, quibus
talis institutionis concessit arbitrium r o). Come osserva
il Gentile'), l'indiretta origine divina d piri una conces-
sione che una tesi, e nel'la seconda parte defi suo detto

1) E. Ru F r r u r Av o NDo , o p . c i t . , p . 1 6 4 .
2) F. L e u n ENT , o p . c i t . , v o l . I , p . q z 7 ; F. S c a o u r o , o p . c i t., p , r 1 9 ;
B. LesaNct, lVlarsilio da Padoua, p. r35 ; E. EvnnroN, op. cit., p. z4 e
sg. ; C. W. PnBvrrf-ORroN, op. cit., p. 8 ; G. Ds CasrBr,Lorrr, op. cit.,
p. 2r ; F. T o c c o , L 'e t e s i a u e l l f e d i o E u o , p .6 z n .
3) Ma dall'affermare questo non bisogla cadere nell'eccesso op-
posto di G. PlovANo, op. cit., p. 166 e sg., il quale afierma che circa il
problema della sovranitd le idee di Marsilio si accordano mirabilmente
con quelle di san Tommaso, del Bellarmino, del Suarez, e che esse non
hanno nulla a che fare con quelle del Rousseau. Del resto la tesi del
troppo acerbo critico del Padovano d ben lungi dall'essere stata provata
c resta campata in aria !
4) D.p . , I , 9 ; C- r n r EL L r ERr ,p . z 3 ( S c n o L z , p . r 8 ) . V e d i F. B e z o r o ,
Die Lehre uon dey Volhssowuerrittittit wahrend, des Mittelalters, in llisto-
yische Zeitschrilt, herausg. von SveRt, vol. XXXVI (t876), p. 341.
5) G. Gn'NTTLri,La filosofi,a, Milano, s. d., p. r5z, nella raccolta
La storia dei generi lettevari. Vedi a proposito anche N. Ver,ors, Jean
d e Ja n d u n , p . 575.
74 MARSILIO DA PADOVA

Marsilio ne limita notevolmente la portata. La stessa di-


vina istituzione, ancorchd si possa eser'citare, s'esprime
sempre attraverso I'uomo. Ci troviamo dinanzi ad un'au-
dacissima affermazione, che trascende il medio evo per
portarci in pieno Rinascirnento, a Bruno o a Spinoza.
u Qoi evidentemente abbiamo quelfia stessa immanenza del
divino netlrlamente ddltl'uomo che vedremo nella dottrina
della prowidenza di Vico. Dio opera per mezzo della
mente deltl'uomo; questi e percid I'artefice divino che
crea lo Stato u.
L'uomo d fatto centro 'della vita civile, e 1o Stato d
per ['uomo, inteso netlla sua interezza di fisico e di spi-
rito, in un compito che e terreno, ma cid nonostante
completo in sd. Se v'd un problema metafisico deltl'es-
sere, questo non riguar',da lo Stato, le cui funzioni s'espli-
cano su questa terra. o E la prima affermazione teorica
dell'umanismo, e la prima ribeltlione positiva alltla tra-
scendenza medievale. L'uomo comincia ora ad aver filo-
soficamente coscienza della sua autonomia, praticamente
affermata gii in Italia neltla vita dei rliberi comuni, in uno
dei quarli Marsitlio era nato e s'era formata la sua intei-
lig e n z a , t ) .
Da cid si comprende bene come tutta rla dottrin a mar-
siliana batta per altre vie dalle antiche, e ne vedremo
subito lle conseguenze.
Ammesso che fi'uomo sia I'origine de1le umane isti-
tuzioni, le pit svariate forme di governo e di reggimento
da esso provengono') ; e tra queste anche la monarchia,
che alll'osservatore si presenta nella struttura la pit mu-
tEvole. Abbiamo ll capitart,eatus, allorquando una comu-
nit) affida a'd un individuo il 'comando detltl'esencitoin

1) G. GENrtra, La f,losofia, p. r55.


2 ) S . Rr Ez r s x , W i d e r s a c h e r , p . 2 o 2 ; L . S u r c r r r z ,o p . c i t., p . 3 z e
sgg. ; P. Vrr-r-enl, Il[arsilio d,a Pad,oua, p. 15.
LA TEORIA DELLA SOVRANITA 75

guerra, sia limitando questo comando ad un periodo di


tempo prestabilito, sia estendendolo a tutta la vita del
duce; abbiamo la monar'chia quale storicamente si ebbe in
Asia, in cui la carica suprema d ereditaria per legge,
sebbene sia pii giovevole al singolo che alla totalit) dei
soggetti (nel qual caso ci avviciniamo alla tirannia) ; infine
abbiamo, tra le altre, la monarchia el,ettiva, che si diffe-
renzia in ulteriori forme. Ma non d quest'enumerazione
che pud appagare 1o spirito del Padovano : quel che a lui
interessa d la m,aniera in cui il sovrano si pone sovra i
soggetti ed esercita il potere : o omnirs principatus vel est
voluntariis subditis vel involuntariis r, t). Sebbene tutte le
fo rme di m onarchia abbiano ori g i n e n e l l ' u o mo , p o s s o n o
esservi quelle temperate, che si basano sovra una univer-
sale volonti e mirano ad un bene comune, e queltle che
prescindono dalla volonti dei soggetti e in massima mirano
al bene di un gruppo o peggio di un singolo 2).
Una forma di reggimento monarchico attrae senz'altro
Ma rs ilio: d [ a m onar chia ele tti v a ' ). I1 p o p o l o p u d i s ti -
tuire capo un individuo per un periodo di tempo annuale
o biennatle, o per un periodo di tempo pii lungo o piri
brcve, pud istituinlo per tutta la sua vita, con un suc-
cessore o pin successori determinati o con tutta la sua
discendenza. Quel che importa notare d la differenza pro-
fonda che intercede tra rla monarchia elettiva e quella
non dlettiva. Anche i monarchi non eletti mirano ai bene
comune, comandano a sudditi che volontariamente accet-
tano la dipendenza, poichd noi non ci occupiamo del[a
tirannia che d una forma degenerativa, ma gli eletti sono
piri vicini al popolo, 1o comandano con rnaggiore sictrezza

r\ D. p . , I , 9 ; Ca n r EL L r ERr , p . 2 5 ( S c u o r z , p . 2 o ) .
z1 C. F. Srenr., Storia della filosofi'a del diritto, tradotta da P. Tonnr,
T o r in o , 18 5 3 . p . 7 4 .
3) 1,. SrrecLrrz, op. cit., p. 38 e sgg.
76 MARSTLTO
DA PADOVA

che il comando sia ad esso giovevole ed emanano leggi


sempre piri politiche : ( ex quibus patet, quod et in s!-
quentibus amplius apparebit, genus electum principatus
praestantius esse non elector 1).
Ma la grave questione s!, tra le forme di governo
temperato, sia migliore la monarchia 1'ar,istocrazia la
politia, e ancora la monarchia elettiva o la non eiettiva,
e tra le elettive una detlrle tante specie che si possono
dare, osserva Marsilio, non si pud risolvere in assoluto,
sebbene, come sari dimostrato, l'elezione sia infine da
preferirsi : < electionem esse certiorem regulam princi-
patus u '). Il pensiero di Marsilio d assai chiaro : < trIoc
tamen non ignorare debemus, quod a'lia et atltera multi-
tudo, in ailia vei diversa regione ac tempore, disposita
est ad alteram et diversam politiam, afiiumque aut alterum
ferre prin,cipatum, ut dicit Aristoteles tertio Politicae
cap. IX, quae attendenda sunt a legum latoribus et prin-
cipatuum institutoribus , ''). Di fronte al rigidismo me-
dievale, sempre affiso in ul1 ideale statico e di ragione,
l'affermazione del Padovano C importantissima : la vita
non si irrigidisce negli schemi, ma vibra sempre varia
e diversa, subordina'ta dalle pii mutevoii condizioni sto-
riche e sociali, geografiche e climatiche. E questa varietd
si riflette in tutta la sfera politica, onde il nostro autore
ancora afferma che fl'etlezione del principe si condurri
nel,le maniere pii rispondenti alla natura dei vari popoli
e deile varie regioni n).

r \ D . p . , I , 9 ; Ce n r F - L L r ERr .p . 26 ( S c H o r z , p . 2 r ) .
2) D. p., I, 9 ; CenrELLrERr, p. 2T (ScHorz, p. 22).
3l D. p., I, 9; CenrELLrERr, p. z7 (.Scr'oLz, p. zz). Yedi a propo-
sito J. W. ArrBN, Matsilio ol PaCua, nella citata raccolta del HBenw-
sH Aw , p . r 8 z .
4 ) D . p . , f , t 5 ; Ce Rr Bm BRr , p . 4 9 ( S c s o r z , p . 3 r ) . D a c i d r i s u l ta
falsa l'affermazione di P. Vrnrxr, Niccoli Machia,uelli, vol. II, p. 245,
che la Monarchia di Marsilio sia ( una monarchia buona, necessaria in
tutti i tempi, in tutti i luoghi, ; sia r il trionfo astratto del diritto
L A L E GGE 77

Fin qui il nostro discorso si d svolto sovra il concetto


che I'uomo sia la causa efficiente dello Stato, della sua
costituzione, della sua sovranit); occorre ora ampliare il
concetto stesso: I'uomo, al quale Marsilio allude, e il
cittadino : chi non d cittadino non conta nulla. Dalla col-
lettivit) dei cittadini trae origine la sovraniti e la sua
espressione potestativa concreta, la legge t).
Lo Stato ha per iscopo di rendere possibile la convi-
venza, e cid esso non pud fare se non nella forma del
diritto, vale a dire regolando gli atti civitli degli uomini,
stabilendo con norme certe quali possono liberamente
compiersi e quali no. < Principatus regulare debet actus
civiles humanos et secundum regulam, quae forma est
e t e s s e debet principant is, inq u a n tu m p ri n c i p a n s D ' ).
Che cosa C la legge?t) L'autore de varie accezioni
del termine, inclinazione naturale, ordine fisico, per poi
venire a quella che sola per noi ha una importanza teo-
rica. tt Importat hoc nomen lex et famose magis scien-
tiam seu doctrinam sive iudicium univer,sale iustorum et
conferentium civiiium et suorum oppositorum. Et sic
accepta 1ex dupliciter considerari potest : uno modo se-
cundum se, ut per ipsam solum ostenditur, quid iustum
e della giustizia universale r. E parimenti infondata b I'altra afierma-
zione che la scuola ghibellina, in cui il Vrrr.enr comprende insieme Dante
e Marsilio, scrittori differentissimi e non accomunabili, sia andata ( sem-
pre alla ricerca d' un governo ideale, metafisico D, e non si sia occupata
,, mai di studiare nessuna societd, in particolare, per vedere cid che nel
caso concreto fosse preferibile e pratico >. La seconda afiermazione 6
falsa, non solo per Marsilio, ma anche per Dante, la cui concezione del-
I'Impero non elide le unitA minori con le loro infinite variettr e le loro
diverse esigenze legislative. Rasta vedere A. Sorur, Il pensiero politico
di Dante, pp. 45, r83,passim.
1) E. EMItRToN, op. cit., p. 23.
2 \ D . p . , I , r o ; Ce Rr Er , u BRr . p . z S ( S c n o r z , p .2 2 ) .
3) L. STTEGLLTa,op. cit., p. 14 e sgg. ; G. VeoelA Peeele, op.
cit., p. 77 i P. E. l \ {Bv e n , o p . c i t . , p. 2 3 ; J .W. A r r e N , } l [a r s i l i o o l
Pad,ua, nella gi) citata raccolta del HeenxsHAw, p. r8r ; R. Scnor,z,
Marsilius aon Padua und, die Idee der Demohratie, in Zeitschri1t liir
P o litih, a . I ( t 9 o 7 ) , p . 7 r e s g g .
78 X{.{RSILIO DA PADOVA

aut iniustum, conferens aut nocivum, et in quantum huius-


modi iuris scientia vel doctrina lex dicitur: alio modo
considerari potest, secundum quod de ipsius observatione
datur praeceptum coactivum per poenam aut praemium
in praesenti saecurlo distribuenda, sive secundum quod
per modum talirs praecepti traditur, et hoc modo consi-
derata propriissime lex vocatur et est....r t). Abbiamo
qui abbozzala una distinzione tutta moderna tra \a legge,
in quanto oggetto di una particolare scienza, la giuri-
sprudenza, che fissa il giusto e tf ingiusto2), e la legge
in quanto norn"ta t,iaertdi, che, munita di coa,ttivit), im-
pera non tanto in virti di un'intima giustizia, quanto per
ill sempiice fatto che promana dai,lo Stato. E, se miriamo
addentro nella definizione, vediamo che Marsilio co$lie
senz'altro il carattere essenziale dellla legge : lla impera-
tivitd e la coattiviti. La tlegge promana datltloStato e pert)
vincola tutti i soggetti : essa e praeceptunt, coactiuum.
Quindi, osserva il Padovano, non tutte le nostre cogni-
zioni giuridiche intorno a cid 'che razionarlmente d giusto
ed ingiusto, sono tleggi nell senso positivo, fino a che non
sia a loro impresso un carattere generale di coattivit).
La giurisprudenza, e con essa aggiungiamo noi 1a filo-
sofia, postulla [e esigenze ,detlla natura umana intorno al
giusto e al'f ingiusto, va'luta [a ragion tlogica delle norme
positive ste.ssealla stregua d'un eterno ideale, ma non
pone 1e tleggi, e l1e sue formullazioni sono tutto meno che
leggi, mancando di queitla forza, che sdlo tlo Stato pud
imprimere 1oro. Con cir), posto 1o Stato origine prima
1 ) D . p . , I , r o ; Ce n r r r r r BRr , p . z 9 ( S c n o r - 2 , p , 2 3 ) . V e d i a p r o p o -
sito di questa distinzione marsiliana quanto scrive G. Dr Moxrnrlavon,
op . cit., p . 2 o 2 .
2) Circa il concetto afr.atto moclerno d' una giurisprudenza o d' una
filosofia come ((scienza razionale del giusto in sd u, vedi G. DBr Vnccnro,
Diritto e person.alitir umanca nella storia del pensiero, 3a ediz., Bologna,
N . Z a n ich e l l i , r g r 7 , p . 6 e s g g . : l a c l i s ti n z i o n e m a r s i l i a n a d d a v v e r o
pr e co r r itric e r l e i t e m p i .
L A L EGGE 79

della legge, tutte tle degenerazioni giuridiche medievafli


vengono bandite : tle cosiddette leggi mosaiche ed evan-
geliche per sd stesse non vincolano il cittadino in quanto
tale, sebbene possano vincolare l'uomo etico e religioso,
a meno che non le integri un atto volitivo dell'autoriti
pubblica. Le leggi sono percid ben determinate nefl fioro
campo. o Comprehenduntur autem sub hac legis accep-
tione omnes iustorum et conferentium civilium regulae,
auctoritate humana institutae, et consuetudines, statuta,
plebiscita, decretales, et omnes consimiles, quae sciflicet
humanae auctoritati.... innituntur D r). Nd dobbiamo me-
ravigliarci di rinvenire tra le leggi anche le decretali,
che Dante per esempio crede affatto ,differenti dalle sacra-
tissi,mae leges'), poichd 1o Stato pud ben riconoscerle e
dar loro autoriti come se promanassero da esso : si tratta
d'una accettazione esplicita e formale per cui I'umana
autorit) d sempre tl'unica fonte di diritto.
Ma un contrasto tra diritto e moratle infine d difficitle
che in sirnitle costruzione si ponga. Le leggi, c regulae
iustorum et conferentium civilium humana auctoritate
inrstitutae D sono un prodotto della natura umana; di
quella stessa natura umana, che pone le leggi morali,
a cognitiones iustorum et conferentium r. Ir"ggi giuridi-
che e fieggi moratli scaturiscono da una stessa fonte, pe-
renne ed inesauribile, e perd in massima tendono ad
un'adequazione e non si opporranno. La ragione deltle
prime dinanzi altle seconde sta in cid, che lo Stato, rite-
nendole indispensabiii alla vita sociale, da loro 7a sua
forza per I'osservanza, mentre alle altre la nega. Ma come
queste hanno una intima coattivit) netlla coscienza col-
lettiva, le prime, cioe le leggi giuridiche, oltre che 1'estrin-

1 \ D . p . , I , r o ; Ca n r c n r r Rr , p. z 9 ( S c H o r z , p . z 4 ) .
2) Monarchia, III, Irr, 9 sg. ; Epistole, XI, 16.
8o MARSILIO DA PADOVA

seca forza dello Stato, abbisogna4o di una coscienza


collettiva di nece,ssita, altrimenti nascono non vitali e
moriture, restano grave peso di cui gli uomini gradual-
mente tendono a disimpegnarsi. Cid scaturisce da tutto
il processo legi.slativo nel sistema marsiliano.
La necessitd derlla legge, postulata dalla comunit),
d la vita stessa della legge. Senza la tregge,in senso asso-
luto, la vita deltla communitas perlecta d impossibile. E
necessaria lla iegge, in primo luogo, perchA il principe,
che impersona lo Stato, non governi con l'arbitrio. E ne-
cessaria, in secondo luogo, p!r la rettitudine dei giudizi.
Si pud ,a rigore immaginare un giudice, che risolva una
controversia basandosi sovra un suo subiettivo e coscien-
zioso apprezzamento di bene o di male; un giudice, che,
anche essendovi una norma positiva adattabile al caso
concreto, questa trascenda con un pit largo criterio
d'equitA ; ma un simile sistema apre I'adito a inconve-
nienti. Come si pud immaginare un buon giudice tutore
del debole e dell'offeso, si pud pensare un cattivo giudice,
sosfenitore interessato del forte e dell'offensore. < Nam
perversa iudi,cantis affectio, ut odii vei amoris, aut avari-
ti,ae,desiderium iudicantis pervertit. Haec autem a iudicio
prohibentur : et ab his praeservatur, ,dum fuerit iudex
seu principans determinatus secundum leges ferre iudicia,
propterea quod lex omni caret affectione perversa, non
enim facta est ad amicum aut inimicum utilem vel no-
civum, sed universaliter ad agentem civiliter bene aut
ma le r i) . Per elim inar e t ali in c o n v e n i e n ti u n o d i i ri me -
dio : iegare il giudi,ce alla legge, far si che egli non possa
giudicare che secondo la norma positiva prestabilita, non
possa mai derogarvi. Lad,dove il giudice d vittima delle
passioni, la legge no. Peraitro, ia stessa obiettiva applica-

t) D . p . , I , r r ; Ce Rr e n r n Rr , P. 3 0 .
LA LE GGE 8T

zione della legge lascia un certo margine di libera vaiu-


tazione al giudice.
Nella legge come principio di diritto sostenuto da una
intima forza di necessiti cdlllettiva e da una estrinseca
forza statale A ia chiave del sistema marsiliano. Lo Stato
C la fonte della legge, e per Stato intendiamo non un
singolo, ma la collettiviti. Solo tra i teorici del medio
evo Marsilio aferma un principio nuovo : la legge non
s'esprime in virti d'un diritto divino concesso al so-
vrano, in una sfera superiore ai singdli, ma da un giu-
dizio positivo di convenienza a cui tutti partecipano atti-
vamente. < Nos autem dicamus secundum veritatem atque
con'silium Aristotelis.... legislatorem s!u causam legis ef-
fectivam primam et propriam esse populum seu civium
universitatem, aut eius valentiorem partem per suam elec-
tionem seu voluntatem in generali civium congregatione
per sermonem expressam, praecipientem seu determi-
nantem aliquid fieri vel omitti circa civiles actus humanos
sub poena vel supplicio ternporali : valentiorem inquam
partem, considerata quantitate in communitate illa super
qualn lex fertur, sive id fecerit universitas praedicta
civium aut eius pars valentior per seipsam immediate,
sive id alicui vel aliquibus commiserit faciendum, eui
legislator simpliciter non sunt nec esse possunt, secun-
dum solum ad aliquid et quandoque, ac secundum primi
legislatoris auctoritatem ) 1). Il lungo passo marsiliano
nel ,suo complesso d chiaro : il popolo 6 fonte deila legge :
e qui non d alcun dubbio, sebbene tutta la concezione
teocratica del monarca legiferante per delega divina sia
sowertita. La controversia si accende a proposito della
aalentior l>ars, che d stata oggetto de1le pit appassionate
dispute tra gli stu,diosi. Il problema consiste nello stabi-

r) D . p . , I , t z ; Ce n r r r r - r BRr , p . 3 6 ( S c n o l z , p . z 6 ) .
F. Be rrAcLIA - Marsilio da Padoaa.
8z XI ARSI L I O D A P A D O V A

lire se \a aalentior pors riguardi una maggioranza affatto


numerica') o qualitativa, e in subordinata se riguardi il
concetto moderno della rappresentanza.
I pin antichi e anche i pit autorevoli studiosi, hanno
voluto vedervi adombrato il primo concetto : cosi il
F ra n c k 2) , ii Riezler '), il Gi e rk e n ), i l Be z o l ,d5 ), i l
Villariu), il Ruflrni '), il Guggenheim 8), il Creighton n),
il Mackinnon 'o), 1o Scholz ") , 1oStieglit" "), il Gentils "),
e infine dei pii recenti studiosi di Marsilio I'Allen la), il
De Lagarde 1t), I'Emerton tu). o Molti scrittori ,, scrive
quest'ultimo, ,rhanno insistito che Marsilio intenda con
cid, non una maggioranza numerica, ma la pii compe-
tente parte del corpo dei cittadini. Io sono convinto, tut-
Lutia, con l'esaminare un gran numero di casi, che egli
era in veriti un campione della moderna idea di governo
maggioritario, come la migliore espressione del volere di

1) Circa lo sviluppo del concetto di tuziuevsitas, di major pars, di


rappresentanza, soprattutto qel Diritto comune e canonico, rimando al
dotto studio di O. GrenKE,, Ueber die Geschichte des fuIaioritdtsprinzips,
in Essays in legal h.istory, edited by P. \rtNocneoonr, Oxford, r9r3,
p. 3tz e alla breve ma acuta sintesi di F. RurrtNt, Guerra e rilorme
costituzionali, Torino, rg2o, pp. 16 e sgg., e 76, n. 25.
z) A. FRANcx, Rlformateurs, p, r4z. Nella gi) citata recensione
sul Leeewce il FneNCx, Journal d'es Sauants, a. 1883, p. r2z, mostra
di accettare l'opposta tesi e vede nellapars aalentior la parte pit capace.
3) S. RrEztns, Widersacher, p. 2o3.
4) O. GrERxa, Genossenschaftsrecht, vot. lil, p. SZg.
5 ) F . REz o L D, o p . c i t . , p . 3 4 6 .
6) P. Vru.Axr, Marsilio da Pad,oua, p. 17.
z; F. Rurrtvt, Guerra e riiorme, pp. 18 e 77, n. 3r.
8) NI. GuccrlrHBrM, op. cit., p. 35r.
9) M. CnercntoN, op. cit., vol. I, p. 37.
10 ) J. M l c r r x No N, o p . c i t . , v o l . l , p . 3 8 r .
rr; R. ScHor-2, Marsilius, p. ?4.
tz1 L. Suocr-rrz, op. cit., p. 16 e sgg.
rs; G. GBNrrr.B, La filosofia, p. 156.
14) J. W. ALleN, Marsilio ol Padua, nella citata raccolta del
Hrenusge\l', p. r8r e sg.
rs1 G. Do Lecenoa, Recherchessur l'esprit politigue de lo Rlforme,
Paris, 1926, P. 54.
16 ) E. Eu ERr o N, o p . c i t . , p . 2 5 .
DEM O CRAZ I A E PRI NCI P IO M A G G IO R ITA R IO 83

tutta la comuniti. In congiunzione con le parotle pars


ttalentiar egli frequentemente aggiunge alcune ulteriori
frasi esplicative, che sembrano indicare un uso numerico,
e la stessa idea d confermata dallo spirito di molti suoi
riferimenti al senso politico dei pili bassi ordini del
popolo o.
Altri hanno sostenuto ia tesi che [a ualentior pars
null'altro sia che la piri competente, o altrimenti la pir)
influente parte della comuniti, in cui s'incentra il potere
legislativo, senza esemplificare in quall modo questo s'in-
c e n tr i: cosi 1o Schr vab1) , il L a b a n c a t), i l Me y e rs ), i l
V a lo is n) , il Vadal) Papale'), i l Ca p p a L e g o ra u ), i l Pi o -
vano'), il Codacci Pisanelli8). Altri ancora hanno rite-
nuto che Marsilio stesso non abbia un concetto fermo di
cid di cui parla, o m.eglio ondeggi tra opposti concetti :
questa d la tesi del1o Scaduton) e del De Castellotti 10).
t2 ), p e n s a n ome -
A lc u n i, inf ine, com e 1o St ahl t t) e i l Ra v a
glio di non affrontare un problema che a loro sari parso
1) J. B. Sc HwAe , o p . c i t . , p . 3 r .
2) B. LeneNcA, Marsilio da Padoua, p. r4r.
3) P . E. \ I n v Bn , o p . c i t . , p . 2 3 .
4) N. Verots, Jean de tandun, p. 575 e sg. ; Marsilius of Padua,
in The Encyclopedia Biltannica, eleventh edition, Cambridge, r9rr.
5) G. VenerA PeperE, op. cit., p. 8o.
6) A . CAPPI L Bc o Re , o p . c i t . , p . 8 5 .
7) G. ProvANo, op. cit., p. 167.
8) A. Cooeccr PrsaNotLr, ft dogma della soaranitd popolare, in
Scrilti d,i diritto pubblico, Citte di Castello, r9oo, p. 116.
9) F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r r 9 .
10) G. DB CesrBrlorrr, op. cit., serie seconda, p. 6 n. Il De Ca-
stellotti invero emette una tesi eclettica che non ci pare sufficientemente
basata. < L'assemblea del popolo si compone o della universalitd dei cit-
tadini o della parte mig!'iove di essi, scelta in tal modo e raccolta in cosl
gran numero da costituire altresl la parte maggiore del popolo >. Senonchd
lo stesso autore non d soddisfatto della propria opinione e ne rileva
l'insulficiertza. u Ma ci affrettiamo a soggiungere che anche la nostra b
una semplice ipotesi, e che il pensiero di Marsilio, sotto questo riguardo,
non d punto perspicuo e chiaramente intelligibile, sia che egli non sa-
pesse sia che egli non volesse determinarlo con precisione >.
11 ) F. G . Sr e u r , o p . c i t . , p . 7 4 .
1 2 ) L . Ra v a . o p . c i t . , p . 5 0 .
84 M ARSI I , I O D A P A D O V A

in s o lu bile. Lo Janet r ), il P i c e c e2 ), p i ri l a rg a me n te i l
Nimis 3) hanno cercato di conciliare il criterio quan-
titativo della mera maggioranza col criterio qualitati'o,
ricorrendo al principio della rappresenlanza, per cui po-
chi, aalentes, eletti dalla maggioranza, operano per I'uni-
versalit). n Sorprenderi qui la menzione d' una rappre-
sentanza del popolo ,, scrive il Nimis, ( e pure IVIar-
silio proprio questo vuole intendere sotto t,alentior pars.
L'obiezione che ualentior pars sia identica con major
multitudo non regge, poichd Marsiiio usa questa espres-
sione per cose affatto diverse.... Marsilio non 1o dice
espressamente, lo lascia indovinare, t pars valentior quae
totam universitatem repraesentat ', e continua spiegando :
t in generali civium congregatione per sermonem
expres-
sam.... considerata quantitate in communitate' r,.
Cosi rimasero i termini del probiema fino a quando
gli studiosi si attennero ai testi a stampa, piri o meno
fedeli e in generale ripetentisi fra di loro; ma si compli-
carono straor.dinariamente quando essi, e particolarmente
il Previtd-Orton che va preparando in Inghilterra l'edi-
zione critica n) del Defensor pacis, cominciarono ad esami-
nare i manoscritti che ci rimangono, e si accorseroche va-
riamente differiscono dal testo. Cosi nel brano controverso
tra le parole considerata quantitate e in, conununitate ill.a

l) P. JANET, op. cit., vol. I, p. r58 : ,r le vrai ldgislateur, ou le


souverain est le peuple, c'est d dire I'universalit6 des citoyens ou une
partie d'entre eux 6lue par tous r.
z1 L. Prcnca, La f.losofia politica d,i Dante nel < De X[onarchiat
studiata in si stessa e nellc sue atlinenze con Io suolginnentodella filosofia
politica d,el Medio Eao dai trattati tornistici.... al uDelensor pacis> di
Marsilio da Padoaa, Napoli, r9zr, parte II, p. Sz5: (La fonte della
legge effettiva 6 il popolo o i migliori rappresentanti di esso, eletti per
suffragio popolare r.
3) A. NrMrs, op. cit., p. 2" e sgg.
4) C. W. PnBvrr6.ORToN, op. cit., p. r. Un'altra edizione critica
del Delensor pacis si va facendo a cura degli studiosi che dirigono i
Monumenta Germaniae Historica.
DEM O CRAZ I A E I 'RI NCI P IO M A G G IO R ITA R IO 85

ne debbono andare intercalate altre : Personarurn et qua-


litate , ond' esso suona diversamente : <rvalentiorem in-
quam partem considerata quantitate personarum et q.ue-
litate in communitate illa super quam lex fertur, '). Con
cid la tesi di coloro che sostengono il mero concetto
maggioritario d di fatto distrutta. Ma neppur coloro che
sostengono il concetto qualitativo possono andar lieti :
perchd, come risulta dai manoscritti consultati dal Pre-
vit6-Orton, d difficile armonizzaflo con quello quantita-
tivo (< con,siderata quantitate.. .. et qualitate , ) in una
reciproca integrazione; sia perchd in qualche altro mano-
scritto, opportunamente consultato dal Ruffini Avondo'),
si tratterebbe non gii di integrazione dei due concetti
ma di escllusione (,rconsiderata quantitate.... aut quali-
ta te >).
Questi i risultati degli ultimi studi sutl testo marsi-
liano, ma alla correzione poteva portare una certa luce
anche l'esame delle stampe. Come noi vedremo, Marsilio
afferma la sovranit) popotlare non solo nel sistema dello
Stato ma eziandio in quello detlla Chiesa. L'uniaersiras
ciaium ! fonte derlia autorit) pubblica e della legge, I'uni-
aersitas fidelium, congregata nel conciliunt, d fonte del-
l'autorit) religiosa e decide circa le controversie in ma-
teria di fede 3). n Huic consequenter osten,do,quod huius

1) L'emendazione d opera del I'nuvrrn-Onrox, op. cit., p. 8, n. z :


o The words in italics are omitted in the editio princeps and the reprints,
but occur in all the manuscripts I have yet consulted, including the two
best r.
2) E. RuFrrrqr AvoNDo, op. cit., p. r38 : < Ma l'apporto sconcer-
tante dei mss. non finisce qui. Poichb mentre nei migliori mss., come ho
detto, si legge el qualitate, nel ms. torinese si legge aut qualitale. Cosic-
chb, se d giusta la lezione del ms. torinese (cosa che tuttavia crederei
dif6cile), l'alternativa nella scelta del criterio, quantitativo o quali-
tativo, lascia il problema pressochd insoluto. Se 6 giusta la lezione degli
altri mss., l'accoppiamento dei due criteri conduce ad una palese con-
traddizione r.
3 ) O. G r ERx n , Al t h ws i u s , p . r z 8 .
86 MARSILIO DA PADOVA

determinationis auctoritas principalis, mediata vel im-


mediata solius sit generalis concilii christianorum aut
valentioris partis ipsorum vel eorum, quibus ab univer-
sitate fidelium christianorum auctoritas haec concessa
fuerit : sic videlicet, ut omnes mundi provinciae seu com-
munitates notabiles secundum sui legislatoris humani de-
terminationem, sive unici sive pluris, et secund,um ipsa-
rum proportionem in, quantitate ac qualitate personarurn
viros eligant fideles, presbyteros primum et non presbyteros
consequenter, idoneos tamen, ut vita probatiores et in lege
divina peritiores, qui tamquam iudices secundum iudicis
signific,ationem primam vicem universitatis fidelium re-
praesentantes, iam dicta sibi per universitates auctoritate
concessa conveniant ad certum orbis locum, convenientio-
rem tamen secundum plurirnae partis ipsorum determi-
nationem vel suorum legislatorum, in quo simul ea quae
circa legem divinam apparuerint dubia, utilia, expedientia
et necessaria terminari definient, et reliqua circa ritum
ecclesiasticum seu cultum divinum, quae futura sint etiam
ad quietem et tranquillitatem fidelium, habeant ordi-
nare , t). Anche qui ci troviamo dinanzi ai due criteri
quantitativo e qualitativo coesi,stenti.Il concilio generale A
la sola autoriti in tema ili fede. Dsso s'aduna su proposta
pontificale e per ordine dgli'imperatore o meglio ancora
detlla pars princi,pans e del legislator humanus. Teorica-
mente dovrebbe essere un'assemblea di tutti i fedeli, ma
il loro gran numero e la loro dispersione sur un vastis-
simo territorio, soggetto a pin sovrani, formante pii
regni, rende cid impossibile, onde d forza che gli uomini
che si radunano siano pochi ,e buoni. Ma questi pochi
hanno la rappresentanza'de'11'universaliti dei fedeli o della

L \ D.p . , I , z o i G o r , o e s r , I I , p . 2 5 6 ( S c n o l z , p . 8 3 ) : v e d i a p r o -
po sito J. M e c r r n No N, o p . c i t . , v o l . I , p . :8 + .
DEMOCRAZIA E PRINCIPIO MAGGIORITARIO 87

sua maggioranzal). Tutte le provincie del mondo, le piri


notevoli comunit) secondo la determinazione del rispettivo
legislatore, secon,dola loro proporzione numerica e tenuto
conto dell'elemento qualitativo degli elettori (< secundum
ipsarum proportionem in quantitate ac qualitate persona-
rum D), eleggano uomini credenti, in primo luogo preti,
poi anche laici, ma tuttavla capaci come i pii probi nella
vita privata e i pit dotti nella legge divina, che, rap-
presentaudo la collettivit) per un'autorit) da questa a
loro concessa, convengano insieme in un certo luogo per
esplicarvi funzioni, sovra le quali non d il caso di soffer-
ma rs i.
Qui il processo della delega rappresentativa A a suffi-
cienz.a chiaro, e il criterio quantitativo armonizza col
qualitativo cosi bene che noi siamo tentati di traspor-
tare 1o stesso processo nella teoria marsiliana dd1lo
Stato '). E la wniaersitas ciuium che esprime dal suo seno
un certo numero di individui, che la rappresentino e per
essa formulino le leggi, e che li esprime in pubhliche
generali assemblee, in comizi i piri ampi possibitli. Il
modo, con cui questa elezione avviene, Marsilio non lo
determina1, anzi di,chiara che esso varia con i poooli, se-
condo cause che non si possono senz'altro enumerare, di-
pendendo da elementi politici sociali morali i pit vari :
< valentiorem vero civium partem oportet attendere se-
cundum politiarum consuetudinern honestam, vel hanc de-
terminare secundum ,sententiam Aristotelis VI Pohticae
c a p . II r s).

1) Sul carattere rappresentativo del Concilio, vedi O. GtenxE,


Genossen.schaftsrecht, vol. III, p. 6or.
z) Vedi a proposito O. GtEnxE, Genossenschaftsrecht, vol. III,
p. 6oz; Althusius, p. 2!5, dalle cui considerazioni in piir d' un punto
ci discostiamo; J. MecnNNoN, op. cit., vol. I, p. 383 sgg.
3) D. p., I, rz; CenrnrrBRl, p. 37 (Scuor,z, p. 27\. A proposito
d i q u e sto p a s s o s c r i v e E. Ru n u Nr A v o N o o , o p . c i t., p . r 3 9 , n . r r r :
88 I\IARSILIoDA PADovA

In sostanza il legislatore ,di Marsilio d 'i'arengo del


Comune italianot), in cui davvero in un primo tempo
era la fonte del pubblico potere : quel tumultuoso arengo,
che promulgava leggi e creava uffici ed ufficiali, ascdltava
i1 giuramento dei magistrati minori e maggiori, tlevava
eserciti, dichiarava guerre, stringeva alleanze; ma che
di poi, sia per }'estensione raggiunta dal Comune assor-
bente le circonvicine citti, sia per la sua stessa tumufltua-
riet), delegd la sua competenza ad assemblee sempre pit
ristrette, che per esso esercitavano il potere pir) pacifica-
mente e saggiamente, pur riserbando a sd la sovranit) in
via teorica ed adunandosi solo in casi gravi ed eccezionali.
Mu, sia'nell,arengo legiferante direttamente, sia ndl-
l'arengo esprimente le altre assembleeminori in cui quindi
s,accentreri la funzione legislativa, l'uguaglianza non si
attinse mai perfettamente, anzi in un certo senso per
le lotte civili sempre piri venne turbata. 11 puro criterio
maggioritario fu menomato dal criterio qualitativo, per
cui un cittaclino valeva pii d'un altro, se,condoche ap-
partenesse atl una classe piuttosto che ad un'atltra, ad una
corporazione piuttosto che ad un'aitra. ,t Il valore ,, scrive

nla honesta consuetud,onon pud essere che un criterio di scelta quali-


Aristotele,
tativo, essendo contrapposto da Xlarsilio ad un passo di
in cui si allude al puro principio maggioritario >'
l) C. W . Pn e v i r 6 - O n r o x , - 9 P. c i t., p ' 1 6 ' ,V e d i - a n c h e N ' V a l o r s ,
(quello di Jean di Jandun e di Mar-
lean'd.e Jand,un,p. 576: < Leur Etat
liii"l iAC"f ne aiffdie peut-dtre pas autant qu'ol pourrait le croire de
r6publiques qire Marsile de Padoue avait vues fonctionner en
volle alludere
Italie r. Aile assemblee rappresentative dei suoi tempi
""rtuio".
E. Cnose, bp' cit', p' 55' Di opinione diametralmente
Marsilio secondo
e J' w. Ar,r,rN, Marsi'lio of Padua, nella citata raccolta del
"pp"'t, < But - scrive
IrBenNSnew, p. r83, senza perc) dare adeguate_ragioni.
eU"o - it do-escertainly se6m to me that thLe Delensor contains no
f -plea
particular form
ior what we call parl-iamentary government or for any
its thought
of go.r"rn"*ent at all. Nor can I trace any_co-nnexionbetween
tfr" republicanism of Italian cities. Padua itself can hardly be said
tradition
to lrave been a republic ir:. t1z4; but no doubt a rcpublican
""3
fact does
existed there and Lay have'6een dear to Nfarsilio. If so the
not apPear in the Delensot t'.
DEM O CRAZ I A E PRI NCI P IO M A G G IO R ITA R IO 89

il Ruffini Avon'do t), < de'l voto .del cittadino non era
dunque egualle, ma variava da1 nu{la - se questi appar-
teneva a quellla massa di operai e di povera gente, addetta
ma escllusa dalle corporazioni - ad un massimo contin-
gente e vdriabitle, se apparteneva a quel gruppo che in
un determinato momento era a capo della gerarchia )).
Marsilio tien presente nelrla sua costruzione il Comune
italiano con tutta la sua instabilit) costituzionale 2) e con
le sue sperequazioni ctlassiste.
La liberti affermata nefl Comune non fu liberti eguale
per tutti, ffia libert) per cdloro che costituivano la cosid-

r) E. RuFrrur AvouDo, op. cit., p. r39. Sostanzialmente conforme


J. MecrruNoN, op. cit., vol. I, p. S8S e sgg. La conclusione, a cui noi,
con il RurrrNr AvoNoo, siamo giunti, 0 in perfetta antitesi con quella
a cui perviene E. GnnneRt, Recensionecitata, tn Reuwehistorique, t. XXV
(188a), p. 166 e sg., ma l'egregio autore si era gid preclusa la via per
una esatta comprensione della posizione di Marsilio, affermando un ari-
stotelismo scolastico, < indifierent A la r6alit6,' A l'histoire, poss6d6 et
aveugl6 par la m6thode a priori >, che nel Padovano non d dawero.
Quindi egli conclude : < Les d6finitions que Marsilio donne du peuple,
uniuersitas ciuium, communitas ciuiurn, hurnanus legisl,ator rdpondent
plut6t A. ce que les historiens du XVlesidcle appellertt I'uniaersale, le
peuple dans son ensemble et soumis au niveau 6galitaire de Ia tyrannie
du XVe sibcle, qu'A, la soci6t6 italienne des communes, soci6t6 toute
hi6rarchique, dont tant6t la haute bourgeoisie, tant6t la moyenne bour-
geoisie est la classe dirigeante, oir l'individu se noie, non pas dans une
foule homogdne de citoyens 6gaux, mais dans une corporation limit6e;
otr le gouvernement, en temps de paix civile, appartient non pas ). la
volont6 populaire, au suffrage universel tel que Marsilio le conqoit, mais
) des jurisdictions superpos6es de conseils et de magistrats 6lus par des
corps !lectoraux distincts et ferm6s r. L'opposto delle nostre conclusioni I
2) L'instabilitl dei Comuni, che rifacevano di continuo i loro or-
dini e la loro legislazione, e mirabilmente rappresentata dall'Ar,rcHlERr,
come tutti ricordano, in Purg., VI, r39-r44. Ricordiamo a dilucidazione
de'versi danteschi il ben noto proverbio riferentesi ad un'altra citti
italiana : u legge di Verona non dura da terza a nona >. Marsilio nel
s;ao Del ansor critica vivamente la frequente mutazione delle leggi, con
parole che danno da pensare pur a noi moderni : < legum frequens rau-
tatio robur ipsarurn debilitat, consuetudinem scilicet obediendi atque
servandi, quae praecipiuntur in ipsis.... ) : ( lex nullum robur habet ad
persuaderi praeter consuetudinem ut videlicet a subditis observetur ma-
ximum est consuetudo r (D. P., \ 18 ; CenroLLrERr, p. 72). A pro-
posito della instabilite costituzionale dei nostri comuni medievali vedi
J. LucnerRE, tes dimocraties ilaliennes, Paris, r9r5, p. 20 e sg.
9o MARSILIO DA PADOVA

detta cllasse politica. Itl concetto del diritto potlitico come


privitlegio d'un individuo e d'una classe, proprio del medio
evo feudale, non d superato defi tutto nel rinascente ideale
romano. Itl Comune, ho detto, non ha coscienza della sua
personalit) giuridica e dei pubbtlici diritti che da questa
scaturiscono, ma si pone piuttosto come conglomerato vo-
fiontario di famiglie e di corporazioni, ciascuna deltle quali
ha un'intima natura e conseguenti diritti e doveri di fronte
altle altre. Da cid deriva che i[ popolo, in cui risiede tla
sovranit), e il partito dominante, e in esso la parte ve-
ramente attiva d rappresentata da pochi t).
Questa sovranit) popolare si manifesta in tutto il pro-
cesso legiSlativo. Solo attraverso ['accettazione dell' mti-
uersitas ciuium, qudlle cognitionas, di cui abbiamo padato,
divengono leges, norme (regulae) coattive dell' umana
convivenza. In cid sta la differenza tra legge positiva e
legge raziondle o ideale : ove ne'riguardi di quest'utltima
ogni citta'dino pud esprimere un giudizio di buono o di
non buono, da cui non scaturisce peraltro allcun obbligo
d'uniformarvisi, ne' riguar,di della prima soTo7'uttiuersitas
ciaium esprime il giudizio di convenienza e tutti la subi-
scono, anche quando i tloro interessi singdli possano es-
serne menomati 2).
I prudentes possono bene formulare norme aventi un
contenuto giuridico, rna queste divengono precetti tlegi-
slativi con I' approvazione dell' uniuersitas; e a questa
spetta ogni aggiunzione o diminuzione che si faccia al
testo della legge, nonchd tla sua totale mutazione o [a
temporanea sospensione, o infine tf interpretazione, ( se-
cundum exigentiam temporum vel llocorum et reliquarum
c ir c u ms t ant iar urn. . . . , )3). E per a u to ri t) s u a d e b b o n o e s -

1) G. SAL v r o L r , o p . c i t . , p . z 5 Si J . L u c u A tn r , o p . c i t., p p . 1 7 , r o 7 .
2 \ D .p. , I , t 3 ; Ce n r e n r e Rr , p . 4 4 ( S c H o r ,z , p .z g \.
3 ) D . P. , I , r z ; Ce Rr r r . t r BRI , p . 3 7 ( S c u o t z , p . z 6 ) .
DEMOCRAZTA E PRINCIPIO MAGGIORITARIO 9I

sere promdlgate o pubblicate rle leggi, affinchd a nessuno


sia tlecito scagionarsi del,la loro inosservanza, adducendo
la propria ignoranza.
Tutto cid che riguarda la legge non pud essere stabilito
se non da17'uniaersitasciaiun+. E p"t cittadino s'intende
n qui partecipat in communitate civilli, principatu autem
consiliativo vel iudicativo secun,dum gradum suumr t).
Restiamo pur sempre nerl Comune medievale: lla ugua-
glianza non d propria del tempo 2), e Marsilio non pu,)
teorizzar,la : quel secuttdum gradum suuln accenna alti'ele-
m,ento qualitativo di cui abbiamo parlato a proposito deltla
aalentior pars. Ddll'a';,tiaersitas non fanno parte i fan-
ciulii e le donne : i primi p.r difetto di etd, essendo cit-
tadini solo in potenza; le seconde per la ioro natura; per
ragioni sociatli, non fanno parte neppure gli schiavi e gli
stranieri 3).
Ammette dunque Marsilio lla schiavitri ? Io direi di
si. Dei resto tutto il medio evo e le sue autoriti in questo
campo sono venuti ad un comprolnesso tra la dottrina
classica di Aristotele e di Platone legittimante la schia-
viti e l'esigenza insita nello Stoicismo prima, nel Cristia-
nesimo a) poi, ed anche in parte nel diritto romano, che
tendeva a negare la ragion naturale della schiaviti. E
se il filosofo di Stagira ricorse ad una presunta originaria
ineguaglianza, per cui alcuni so1lo tati a comandare, altri a
servire, al fine di ammettere di fatto la schiaviti; sant'Ago-
t) D, p. , I , t zi Cenrer, r rBRr,
p. 3 7 (Sc u o r,z , 6 ).V' e dai p ro p o -
p .2
sito O. GrpRxE, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 598 e sgg. ; 1\'I. Guc-
cENHEU\{, op. cit., p. 352.
z) Ved i a p r o p o s i t o J . L u c Ha l n E, o p .c i t., p . r r ; C . H n c o r , S to r i a
della costituzione dei comuni italiani dai Romani al chiudersi del secoloXI I,
introd. di F. Coxrr, Milano-Torino, 186r, p. 443.
3) Circa la posizione giuridica e sociale dei non cittadini nel Co-
mune rimando a J. LucHAiRE, op. cit., p. ro6 e sgg. ; J. llecxrxwoN
op. cit., vol. I, p. 383 e sgg.
e) Vedi H. C. Lr-\ The early chwrch and slaaery, in Studies, p. 523
e sgg.
92 MARSILIO DA PADOVA

stino ricorre al peccato originale e la riguarda come espia-


zione, san Tommaso sillogizza t), !, pur ammettendo che in
astratto non c'd una ragion naturale, come voleva Aristo-
tele, perchd una persona sia schiava e l'altra libera, crede
che I'ordine sociale ci dimostri quanto possa essere utile
che i,l debole sia governato ed aiutato dal pii savio e
forte. Il ragionamento non d sano, ma il ricorso ad una
presunta ragion social,epud essere forse 1o stesso che in-
duce Marsilio a mantenere un istituto in dissoluzione, che
ha perduto oramai gli antichi caratteri e si d mutato in una
benigna reTazionedi dipendenza"). Esso d uno stato di
fatto, che ha cause economiche e che forse non si pud tur-
bare senza alterare l'ordine su cui la societi riposa. In cid
d la sua legittimazione.
Fissato il carattere dell'wit,ersitos ciaiunt, torniamo
al processo legislativo. Le migliori tleggi sono quetlfleche
p ro v e n gonodagli int er essat i, c i o d d a l l ' i n s i e me d e i c i tta d i n i
nel senso pii vasto. Ora non si pud negare [a difficolt] che
rnoltissime persone si accor,dinoin un giudizio d'utitliti
e di necessit), dato che I'ignoranza o la rnalizia od altre
cause possono allontanare molti dall'utile e dal necessa-
rio : percid Marsiiio stabillisce che la proposta di legge
spetti ad un tlimitato numero d'esperti , prudefi cs, i quatli
studino rla questione e poi 1a presentino alrl'approvazione
deTl'uni,aersitas. n Et propterea iustorum et conferentium
civilium et incornmodorum seu hominum communium et
similium reliquorum regulas, futuras fieges sive statuta
quaerendas seu inveniendas et examinandas prudentibus
et expertis per universitatem civiurn committi, conve-
niens et perutile est, sic ut vetl seorsum ab unaquaque
primarum partium civitatis, enumeratarum V huius,
parte f , secundum tamen uniuscuiusque proportionem, eli-
7) Sum m a , 2 , z , q . . L VI I , a . 3 .
l) M e c x I NNo N, o p . . c i t . , v o l . I, p . 3 8 5 .
- i.
I L PRO CEDI M ENT O L E ( ;IS I,A TIV O 93

gantur aliqui vel ab omnibus simul congregatis civibus


omnes eligantur experti seu prudentes viri praedicti , '). D
questa la prima commissione di Marsilio, di carattere tec-
ni,coe preparatorio, senza alcuna autorit) sovrana e quindi
veramente ilegislativa 2) : essa d espressione dell'uniuersi-
ta s c iu i urrr.che ia nom ina < sec u n d u m.... p ro p o rti o n e m....
primarum partium civitatis r : d un accenno al solito ele-
mento qualitativo, che rompe 1'uguagliarTzacivile nel si-
stema del Padovano.
Trovate ,dai prudentes queile che saranno 1e norme
c o a ttiv e, < adinvent ae ver o et e x a mi n a ta e .... re g u l a e ....
fu tu r a e legis > t ), 7' unit , cr sit a s o l a s u a i ta l e n ti o r p a rs
-. occorre, come nota il Nimisn), tener ben distinta la
talentior pars dalla prima commissione, poichd, mentre
queila viene eletta corrispondentemente alla grandezza
deltla comunit), appunto come rappresentante delrla co-
munit) stessa, alla quale per sua de'legasi pud sostituire,
assommando tla di tiei sovranitA, que-sta comprende solo
pochi saggi, prudentes DeL experti; senz'alcuna potest)
delegata e con carattere meramente consulltivo - l'uni-
aersitas, dunque, o per fiei la '"-alentior pars, radunata in
assemblea, u in universitate civium congregata> t), d chia-
mata ad approvarle o a riprovarle : in questa nuova as-
sembiea gli studi detlla commissione preparatoria sono
oggetto ,di discussione ampia ed accurata, e chiunque dei
cittadini pud proporre mutazronL ai testi presentati. Solo
cosi le proposte dei prudenfes possono divenire leggi i fr&,
sebbene dopo 1'approvazione potrebbero senz'altro essere
1\ D . p . , I , t 3 ; C. t n r e r , u n Rl , p . 4 4 ( S c n o r z , p . 2 8 e s g .) .
2) Il PrcEcE, op. cit., parte II, p. 5zr, mostra di confondere questa
commissione preparatoria con la pars ualentior.
3 ) D . p . , I , t 3 ; Ce Rr e r . r r r , Rl , p . 4 4 ( S c n o l z , p .2 g ) .
4) A. NrMrs, op. cit., p. zz. Il processo legislativo marsiliano d
pure bene tratteggiato da L. Srrpcr.rtz, op. cit., p. 19 e sgg. ; 1\{. Guc-
cEN HE T M .o p . c i t . , p . 3 6 3 ; F . Be z o r D , o p . c i t., p . 3 4 5 .
5 ) D. p . , I , 1 3 ; Ce n t n r , r r BRr , p . 4 4 ( S c u o r z , p . 2 g ) .
9+ M ARSI L I O DA P A D O V A

pubblicate ciod rese note atl pubb,lico per mezzo deli'affis-


sione o del banditore, si pud anche dare un urlteriore per-
fezionamento. L'u,niaersitas, o ila sua aalafiior pars, pud,
ed e solo un maggior affidamento di bonti iegislativa
non una necessiti imprescindibitle, pud, dunque, nomi-
nare una seconda commissione, o riconfermare [a prima,
che in questo caso assume un carattere sovrano 'che dianzi
non aveva; ed essa approverd o respingerA le norme gi)
elaborate, discusse ed approvate, perfezionandole ed at-
tribuendo loro la definitiva autorit). E questo un controllo
costituziona.le, quatle il nostro Senato esercita di fronte
atltlaCamera dei deputati , ma di esso si pud fare a meno,
poichd si pud ritenere sufficiente i[ solo apprezzamento
dell'uniaersitas ciaiunt. o della sua t:alentior pars. Altla
prima in,dispensabile approvazione, alla seconda utile ma
non indispensabile, segue la pubbli'cazione nei soliti modi
del ,diritto medievale. < Post quam siquidem approbatio-
nem iam dictae regulae leges sunt et sic nominari meren-
tu'r non antea : quae etiam post ipsarum publicationem
seu proclamationem solae humanorum praeceptorum obli-
gant transgressores ad civilem culpam et poenam o 1).
Le obiezioni, che si potrebbero fare .a tutto questo
.complessosistema, sono molte e di varia natura. Marsiflio
le prevede e le affronta. La llegge o oculus ex muitis
ocurlisr, com'egli ar,ditamente la chiama'), ciod norma
astratta avente ll'elastica possibitlit) di comprendere infi-
niti casi concreti, non pud essere l'opera di un solo, che
d'autoriti 7a imponga an molti. Essa < civile iustum et
commune conferens) non pud che essere itl risultato d'una
generalizzazione utilitaria di molti : percid r,ilex illa mdlius
observatur a quocunque civium, quam sibi quilibet impo-

1) D . p . , I , t 3 ; Ce n r Br r r p Rr , p . 4 4 ( S c H o r z , p . 2 g ) .
2) D. p., I, rr; Ce n r o r r r r i Rr , p . 3 3 .
Ii. PROCEDIMENTO LEGISLATIVO 95

suisse videtur n t). Se un singolo difficilmente conosce 1


bisogni di tutti, come i propri, ilon cosi 1a collettiviti,
che sovra i suoi interessi A guardinga e sa bene vaflutarfii.
E come ( nemo sibi scienter nocet a'ut vult iniustum >,
cosi < volunt omnes aut plurimi legem convenientem com-
mu n i civium conf erent i, ') .
NC di altre osservazioni possibili Marsilio fa gran caso.
A cdloro, che.affermano la stotltezzae I'insufficienza della
mdltitudine, Marsitlio audacemente, come nota il Ruffini
Avondo''), risponde affermando il valore etico della mol-
titudine. a Civium pluralitas neque prava neque indi-
screta est r a). A coloro che ritengono che sia piri facile
armonizzare in uno il par'ere di pochi anzichd quetllo di
motlti, risponde senz'afitro che da cid non si conclude che
irl parere dei pochi sia migliore di queltlo dei molti : ( quo-
niam licet facilius sit concordare paucorum sententiam,
quam plurium, ex hoc non concluditur paucorum seu
partis praestantiorem esse sententiam, ea quae totius mul-
titudinis, cuius pauci sunt parsr 5). A coloro che addu-
cono es,sere meglio affidarsi a pochi dotti anzichd alla
massa, in cui vi sono molti ignari, per dare carattere
coattivo senz'altro a,ltle regulae, i[ nostro risponde un
po' semplicisticamente: < instantia vero tertia ex iam
dictis facile repetlli potest, quoniam et si per sapientes
metlius possint fieges ferri quam per minus doctos : non
tamen ex hoc concluditur, quod per solos sapientes feran-

7 \ D . P. , I , t z : Cl n r r r r , r Bn l , p . 3 8 ( S c n o r z ,p . 2 7 ) .V e d i M . G u c -
cENHETM, op. cit., p. 35r ; R. Scnotz, Marsilius, p. 73; L. RavA,
op. cit., p. 50.
2) D. p . , I , t z ; Ce n r Br r , r e Rl , p. 3 9 ( S c n o r z ,p . 2 7 ) .A p r o p o s i to
di q u e st e c o n s i d e r a z i o n iv e d i S. Rr r z l B n ,Wi d e .r s a c h e r ,p .2 o 4 ; F. A r c e n ,
op. cit., p. 7T ; G. Veoer,A PerAr.E, op. cit., P. 8r ; P. E' 1\{rvnR, op.
cit., p. z4; G. DB Clsrer,Lorrr, op. cit., serie seconda, p. 7.
3) D. RurnNr AvoNDo, op. cit., p. t3z.
4) D. p., I, t3; CeRrBr,r-rcRr, p. 4r (Scuor.z, p. 28).
5) D. p . , I , t 3 ; Ce n t n r , l r e Rr , p . 4 3 .
96 MARSILIO DA PADOVA

tu,r melius quam per universam multitudinem civium, in


qua etiam includuntur sapientes praedicti r r).
In questa costruzione tlegislativa Marsilio si distacca
dal me,dio evo, nonostante che molte detlle sue commissioni
trovino riscontro nel diritto pubblico comunale. Si ri-
congiunge a Bodin, e prima di lui afferma come deri-
vazione necessaria .della sovranitd il diritto di far l,eggi.
Bodin, A vero, incentra tla ,sovrani$ nel principe, mentre
il Padovano nel popolo, ma i'uno e I'altro affermano che
il diritto di far leggi deriva dalla sovraniti, e non pud
essere a questa esterno. Egii poi si ricongiunge a Rousseau
in un'affermazione audacissima detlf identit) detltla sovra-
niti con tla sudditanza: il cittadino d sovrano in quanto
concorre a formare il praeceptum coactiztuno, ma poi e
suddito, ciod soggetto passivo deltla norma astratta da lui
posta 2).
Questo concetto detlla legge, che da'lla convergenza di
vdlonti singole immanenti netl popolo, trae varlore coat-
tivo, d nuovo. Per san Tommaso la volonti del principe d
ancora legge, ed i singoli debbono uniformarvisi. Solo in
Durando di Mende, ancorchd non si ponga itl principio
nuovo deltla creazione popdiare deltla legge, quest'esigenza
e implicita, quando si sostiene che il principe d l,egato
alla sua tregge e non pud sottrarsi a quelle norme, che
vincolano i sudditi, per ia cui utiliti si d legiferato'). Il
principio marsiliano d interamente nuovo e ia sua novit)
viene in [uce, quando 1o si raffronti con i differenti prin-
cipi dei curialisti e dei romanisti. Agostino Trionfo, forse
come vuole il Riezler n) nella stessa lotta tra papa Gio-
vanni XXII e Ludovico IV, scrive netlla sua Summa de

1) D. p . , I ,
t 3 ; Ce n r Br , r . r n Rr , p . 4 3 .
2,t M.GuccBNHErM, op. cit., p. 353; L. Reve, op. cit., p. 50.
3) F. Sclouro, op. cit., p. 42 i L. Reve, op. cit., p. 40.
4) S. RrBzrrn, Widersacher, p. 286.
SOVRANITA POPOIRNN 97

potestate ecclesiastica che le lleggi dei principi, meri


deilegati dell pontefice a cui spetta ogni vera sovranit),
sono tali in virtri d'una delega del papa, che deve appro-
varle, e pud correggerle, mutarle, abrogarle : alla 6ovra-
niti detl popolo e a quella ,detlprincipe d sostituita quella
pontificia. Di contro abbiamo la dottrina romanistica :
I'imperatore e dominus mundi,r), ed ha un diritto emi-
nente sovra la propri,eti dei singoli : d la scaturigine
d'ogni legge. Se Ottone di Frisinga, come richiama il
Bryce 2), dice che atltfimperatore < spetta la protezione
del mondo intero D ; se un documento 'deJlrz3o tlo dichiara
< animata llex in terris r ') ; queste affermazioni superbe,
diffuse per bocca dei primi quattro dottori di Bologna e
dei loro discepoli, trovano autoriti nel Digesto: < quod
principi placuit tlegis habet vigorem r a). Questo il concetto
proclamato da Bulgaro, Martino, Iacopo ed Ugo nella
prima di,eta di Roncagli,a e ripetuto da Federico I nella
famosa costituzione De regalibus, accettato di diritto se
non di fatto dai Comuni nella pace di Costanza'), che
poi vediamo richiamato da Federico II nelle sre Consti-
tutiones, in cui, pur ammettendo l'originaria sovranit)
popolare, insiste sulla irrevocabile alien,atio in favore del
p r in c ip e u) .
La sovraniti popolare nel medio evo appare solo ad
intermittenza ed d tosto soffocata. Solo forse Arnaldo da
Brescia ebbe presente il nuovo concetto e volrle concre-

1) V. MAEcIANUs, L. S D. De l. Rhodia, 14, z. Vedi J. I\{ecrINNoN,


op. cit., vol. I, p. 324 sgg.
2) G. BRrrcE, op. cit., p. zo6.
3) G. H. PERTZ, Monunzenta Germatziae historica, Legum, I, II,
p. 2 7 7 .
4 ) U L P. L . r D. De c o n s t . p r i n c . , r , 4 .
5) F. C. Sevrcxv, op. cit., vol. II, parte I, p. 8o ; r'ol. If, parte II,
P. 42.
6) A proposito di queste dottrine vedi le acute osservazioni di
O. GrenrB, Genossenschaftsrecht.vol. III, p. 614.
F, Brrrecr,te. - Marsilioda Padoaa.
98 M ARSI L I O D A P A D O V A

tarlo nei fatti, allorch0 disse alto che il popo)o romano


solo poteva concedere la digniti imperiale al Barbarossa
e non altri, fosse pure questi stato il pontefice. Ma la
tesi dell'agitatore repubblicano non ebbe fortuna, e ad
essa s'oppose, e trionfd l'altra del Barbarossa : che rron
d detl popolo dare leggi a[ principe, ma si l'obbedire').
Marsitlio A il primo che afferma tla sovranitd popolare,
e la afferma pir) richiamandosi ai fatti ciod alla vita dei
Comuni') itarliani che ai precetti di Arnaldo, che nel suo
ilibro non cita mai, e a1la lex regia cire forse ignora e che
ad ogni modo si offriva pure a sancire l'assolutismo im-
periale oltre che il diritto popolare secondo le varie in-
terpretazioni '). Marsilio ebbe presente nelltlasua costru-
zione irl popolo legiferante e sovraiio clei Comuni, con tutte
rle sue ineguagltanze e tlimitazioni che sappiamo. L'uni-
uersitas ciuiunt, d I'arengo : la z,alentior pars uno dei con-
si$li maggiori o minori : la prirna commissione quella
degli Arbitri o degli Emendatori che in pit comuni, come
per esempio in Firenze, d una reatit) storica, un ente, che
prima provvisorio poi fisso, ha per compito d'aggiornare
tia l,egislazione statutaria secondo le mutevdli esigenze so-
ciali a). La sovraniti popoiare d un fatto concreto nei Co-
muni italiani, che, se a Costanza potevano ancora rico-
noscere il supremo controltlo imperiale, di poi 1o negano
di fatto, e legiferano, amministrano giustizia anche in

1 ) C . HEG Er . , o p . c i t . , p . 5 5 3 e s g g . ; F. G n n c o n o v l u s , o p . c i t.,
vol. IV, p. 594 e sgg.
z; f. G . Sr Au r - , o p . c i t . , p . 7 4 .
3 ) C . W . Pn Bv r r 6 - O Rr o N, o p . c i t., p . 1 5 ; L . S tr n c r r r z , o p . c i t.,
p. 2r; G. De (--.esrBrr.otrr, op. cit., serie seconda, pp. z5 e z7 ; cfr.
pu r e il mi o M a r s i l i o d , a Pa d o u a e i l tD e /e n s o r p a c i s r , p . 4 Io .Q u e s to
realismo marsiliano che, secondo noi, b il pin alto titolo di gloria per
l'autore del Delensor pacis serve al Prcnce (op. cit,, parte II, p. 425)
invece per diminuirne il merito, perchl', se Marsilio affer,na l'origine po-
polare della sovraniti,, questa sua affermazione si deve al solo r pro-
gredire dei tempi r e a null'altro I
4 ) C. HEG EL , o p . c i t . , p . 5 o 4 .
POTERE ESECUTIVO 99

sede cl'appetlio,battono moneta, levano tributi, nominano


magistrati prescindendo dalf investitura sovrana, intac-
cando gii stessi jura regalia da essi riconosciuti come
pertinenti alla sovranitd. La costruzione di Marsilio d si
una costruzione teorica, ma ha infiniti add,entellati con
la realti concreta della storia.

Vediamo ora che posto Marsitlio assegni nell 5se Stato


ai potere esecutivot). Avanti tutto una premessa: la di-
stinzione dei poteri in potere legislativo e in potere
esecutivo non d opera, come gerteralmente si crede, di
Aristotele, bensi del nostro Padovano, il quale peraltro
nell'esecutivo comprende rlargamente anche il potere giu-
diziario. Un capo d necessario, sia un solo individuo o
un corpo coilegiale. E necessario per I'amministrazione
ordinaria e per tl'amministrazione della giustizia. Itl capo
impersona formalmerrte 1'unit) de[[o Stato, e, sebbene ila
sovraniti sia nel popolo, visibilmente ne d il centro e la
rappresenta. Solo un potere rigidamente unitario pud es-
s e re u ti le ai popoli 2).
Marsiflio, pur movendo da esigenze democratiche e
radicatli, non cade mai ne[1a demagogia. La democrazia
non respinge i'uniti del potere, e tanto meno la subor-
dinazione al potere stesso. Tutti i cittadini debbono sot-
tomettersi alia suprema magistratura; e da questa pa-
rimenti dipendono tutte le parti detllo Stato, senza parti-
colari privilegi d'autonomia che le altre non godano. Cid

1) A. FRANcx, Reforrnateutrs,p. r44; J. W. Arrrw, l\farsitio ol pa-


dua, r.ella citata raccolta del HeenNSHA\', p. r83 ; G. Veoer,A pener,n,
op . cit., p. 8 z ; P. E. M n v ER, o p . c i t . , p . z 6 e s g g .; A . C o o e c c r p r s e n n l L r ,
op. cit., p. rr7; G. Dr l\{oxrenrevoR, op. cit., pp. zo8, 5o4, 563.
2) A. CApr',q,-Lncone, op. cit., p. 86. Secondo il VieuBLLo, op.
cit., p. 8r, gli argomenti coi quali Marsilio prova come llno solo debba
essere il capo, sono dcsunti dalla Illonarchia di DexrB oltre che dalla
Politica di AnrsrorEI"E.
roo M ARSI L I O DA P A D O V A

d implicito nella definizione del regnum'y, e in tutto il


resto del Defensor pacis: o in civitate unica seu regno
unico esse oportet unicum tantummodo principatum, aut
si plures numero vel specie (sicut in magnis civitatibus
expedire videtur, et maxim,e in regno....) oportet inter
ipsos unicum numero esse supremum omnium, ad quem
et per quem reliqui r,educantur et regulentur, et contin-
gentes in ipsis errores per ipsum etiam corrigantur r 2).
Quest'esigenza unitaria, che d necessaria per le varie
parti ed ufifr,cidella contntunitas, che compiono diverse
azioni, an'corchd convergenti ad un fine unico, d indi-
spensabile per il potere esecutivo, poichd I'attivit) sua
riguarda la collettivit) tutta, e l'obbliga.
Questo potere di governo d nello Stato, ciod nella col-
lettivit) che lo esprime, e non fuori di esso: ( principatunr
supremum esse debere in civitate vel regno ,r 3). Non solo ;
ma essonon ammette sottrazione alla sua attiviti : ( omnes
h o min e s subesse, . . . subdit os e s s e .... n o n l a i c o s s o l u m,
sed indifferenter > a). In sostanza, ove tutto il medio evo
ci mostra un frantumarsi continuo del governo in in-
finite mani, per cui dal sovrano si scende ai vassalli mag-
giori e minori, a quetlli che amministrano la giustizia
per delega imperiale, a quelli che non la possono ammi-
nistrare, a quelli che hanno una competenza meramente
arbitrale, a quelli che i'hanrro anche pena'le; Marsilio
afferma il principio nuovo dell'uniti amministrativa e giu-
risdizionale, per cui il vassallo cessa d'esser tale e il suo
posto d preso dal funzionario moderno, trasferibirle e de-
ponibile.
E un concetto tutto moderno. Nello Stato < sufficit
t\ D. p . , I , z ; CI n I EL L I ERI , p . 6 ( S c n o t- 2 , p . 6 \.
2 l D . p . , I , 1 7 ; Ce n r n r r - r n Rr , p . 6 5 ( S c n o l z , p . 3 9 ) . V e d i a p r o p o -
sito M. GucccNnutl, op. cit., p. 36o e sgg.
3) D. p., I, 17 i CeRrrr-r,rnnr, p. 65,
4 l D . p . , I I , S; G o r n e s r , I I , p . r o 2 e s g .
POTEREESECUTIVO IOI

unuso t), che assommi tutto i[ potere esecutivo. Questi


nominato, come vedremo dal Iegislator o dall'uniuersitas
ciuium, crea gli uffici e nomina gli ufficiali da preporsi
ad essi : e p!r rnezzo di costoro la legge riceve con-
creta applicazione. n Quamvis enim legislator tanquam
prima causa et appropriata, determinare debeat, quos
quallia in civitate oporteat officia exercere, talium tamen
executionem, sicuti et ceterorum legalium, praecipit et
si oporteat cohibet pars principans. Fit enim per ipsunr
convenientius executio legatlium, quam per universam
civium multitudinem, quoniam in hoc sufficit unus aut
pauci principantes, in quo frustra occuparetur univer.sa
communitas, quae etiam ab aliis operibus necessariis tur-
baretur ,r 2).
In quest'attivit) il principe d legato atlla legge, ma
ha una certa larghezza di valutazione, cioe deve emet-
tere un cosciente giudizio sull'opportuniti degli uffici e
sutlla capaciti di coloro che debbono occuparli : r statuere
partes et officia civitatis ex convenienti materia, homi-
nibus siquidem habentibus artes seu habitus ad officia
convenientes> t). Ne la sua funzione s'esaurisce qui, poi-
chA a tlui spetta l'alto contro,lflo sul funzionamento stesso
degli uffici: una persona, infatti, non pud a volont) per-
mettersi di passare dal sacerdozio all'esercito; ed il prin-
cipe, ove cid avvenga, deve impedirlo. Infine da esso di-
pende la giustizia, il pii deli,catoforse tra gli uffici dello
Stato, come quello da cui tutto I'ordine sociafie trae sta-
biliti e regoflamento: < debet rursum pars haec, princi-
pans scilicet, auctoritate sua secun'dum legem praecipere
iusta et honesta et his contraria prohibere tam opere,
1 ) D . p . , I , r 5 ; Ce n r e L I . r ERI , p . 5 0 ( S c H o r z , p . 3 2 ) .
2) D . p . , I , t 5 ; Ce Rr Br u BRr , p . 5 0 ( S o r o r z , p . 3 2 ) . V e d i R . S c n o tz ,
Marsilitts, p. 75.
3) D. p . , I , t 5 ; Ce n r Br r r e Rr , p . 5 z ( S c n o r z , p . 3 2 ) . V e d i M . G u c -
cE NH EIM, o p . c i t , , p . 3 5 8 e s g g .
ro2 MARSILIO D.q.PADOVA

quam sermone, praemiis aut poenis affrciendo merita vel


demerita observantium aut transgredientium praecepta
le g a lia , t ) . E un'oper a di dife s a s o c i a l e i n c u i s i ma n i -
festa la valentia del capo delrlo Stato, che, preposto alla
piri varia societ), la deve difendere dal delitto con le op-
portune pene, come il medico difende dai morbi 1'organi-
smo con le savi'e cure : < est enim ), commenta Marsilio,
< sicut medicina quaedam delicti ,r 'z).
Questa attivit) del principe, cosi varia e complessa,
non deve mai cessare. Morto o deposto un principe se ne
deve creare subito un alltro. E impossibile che 1o Stato
faccia a meno di esso, poichd perderebbe quella direzione
unitaria, da cui non si pud prescindere, poichd rrerrebbe
meno il nrodo d'amministrare la giustizia. Dato che 1'or-
dine giudiziario nel sistema marsiliano dipende dal prin-
cipe, senza questo l'amministrazione della giustizia sa-
rebbe priva della suprema direzione con grave nocumento
del benesserecollettivo, dell'armonia sociale. o Quacunque
7 ' l D. p . , I , 1 5 I Ce n r Br u BRI , p . 5 3 ( S c u o r z , p . 3 3 ) . V e d i a p r o p o -
sito J. W. Arr,BN, Matsilio ol Pad,ua, nella citata raccolta del HBenN-
sH A\4 /,p . r 7 8 .
2) D. p., I, 15 ; Cenrerr-rrRr, p. 53. E questa una defi.nizione tutta
aristotelica, ma che ha la sua imporlanza rappresentando un supera-
mento del vecchio concetto dell'alto medio evo della pena quale espia-
zione dinan zi a Dio. Come Marsilio anche san Tommaso ricorda lo Sta-
girita e dice che le pene stabilite dalle leggi sono come medicine, < sunt
metlicinae quaedam , (De regimine principurn, II, c. S). Un progresso
giuridico si pur) piuttosto vedere in cid che N'Iarsilio, e del resto anche
Tommaso, concepiscono la pena romanisticamente come pena pubblica
e non gid come teazione privata, secondo il concetto germanico, poichd
essa d inflitta dal giudice, rappresentante del principe, dopo un giudizic
pubblico o meglio statale, secundurn legenz,condotto ciod secondo la legge
processuale e uniformandosi alla legge sostanziale nel fissare la_ figura
iel reato e la conseguente punizione. E un progresso sul meCio evo,
progresso comune a Dante, sebbene questi, d'altra parte, mostri ancora,
in diversa sede, di ammettere il duello (.Monarchia, II, Ix, r e sgg. ;
II, vII, Z e sgg. ; II, vrtr, r e sgg.): ( propter convenientiam sciendum
quod punitio non est simpliciter pena iniuriam inferentis, sed pena
inflicta iniuriam inferenti ab habente iurisdictionent puniendi; unde, nisi
ab ordinario iudice pena inflicta sit, punitio non est, sed potius iniuria
est dicenda n (tr{onarchia, II, xtt, 4).
POTEREESECUTIVO r0 3

enim hora vel momento durare oportet, praeceptum et


communen custodiam de licitis et prohibitis secundum le-
gem, et quandocunque fiat illicitum aut iniustum, oportet
principantem tatlia regulare perfecte, vel illa exercere quae
praevia sunt ad talia regulanda D 1). Esigenza tutta mo-
derna : data una lite, un contrasto d'interessi, deve esservi
una risoluzione giudiziaria, che fissi dov'd il diritto e
dove il torto : e perd d necessario un ordine giudiziario con
la sua gerarchia e con al vertice il principe.
Ma questo principe, che nel sistema di Marsilio e
elettivo, poichd la monarchia elettiva d pit giovevole di
queila ereditaria, non d un principe nel senso moderno,
per cui il capo dello Stato C irresponsabile, essendo la
sua responsabili$ coperta da quella dei suoi ministri;
non d neppure un principe nel senso medievale, per cui
il capo dello Stato rende conto del suo operato a Dio
ma non agli uomini ') ; d piuttosto, direi, un magistrato
nel senso repubblicano dell'antica Roma o nel senso co-
munale t). I.a sua responsabilit) deriva dalla posizione
stessa che Nlarsilio gli attribuisce di fronte alla uniuer-
sitas ciuium, in cui d po,sitivamente la sovranitA, sebbene
poi sia visibilmente incentrata nella pars principans : ( po-
testatem factivam institutionis principatus seu electionis
ip s iu s ad legislat or em seu civ i u m u n i v e rs i ta te m...., n ) ;
< hanc autem primam dicimus legislatorem, secundariam

t\ D. P., I, 15; CenrBrueRr,p. 54 (Scnorz,p. 33)


2) San Tommaso non si allontana di fatto da questa concezione, seb-
bene poi la contemperi con diversi elementi (De regimine principr,tm,
I, 7-ro); u Est autem conveniens, ut Rex praemium expectet a Deo :
minister enim pro suo ministerio praemium expectat a domino.... Circa il
".
concetto pubblicistico medievale del sovrano superiore alla legge umana
rimando allo studio, non completo, peraltro, perch0 limitato al diritto
francese, di A. Esrr,rerN,Ia maxime 'princeps legibus solutus' d,ansI'an-
cien droit public lransais, nei citati Essays in legal history, p. 2or e sgg. ;
nonch0 al Sor,lrr, Slato e Chiesa, p. 8r sgg.
3 ) E. CRo s A, o p . c i t . , p . 4 0 ; C. W . P n e v r r f- O n r o N , o p . c i t., p . 1 6 .
4 ) D. p . , I , 1 5 ; Ca n r c r r r e Rr , p . 4 9 ( S c H o r z , p . 3 r \.
r04 ]\TARSILIO DA PADOVA

v!ro quasi instrumentalem seu executivam dicimus prin-


cipantem per auctoritatem huius a legislatore sibi con- I
T
cessam, secundum formam sibi traditam ab eodem, legem
rl

videlicet, secun,dum quam semper agere ac disponere


t).
debet, quantum potest, actus civiles >
Alcuni') hanno veduto in cid una teoria della divi-
sione dei poteri, o che trascende di molto ), come nota il
Ruffini Avondo, o quello della distinzione aristotelica di
3)
funzione consultiva giudicante e governante u ; e cid !
perfettamente vero. Tuttavia e opportuno osservare che
ci t.o.,riamo di fronte ad una teoria, in cui non solo itl
potere giudiziario e assorbito neltl'esecutivo; ma questo
ancora d subordinato al legislativo, centro della swranita :
il popolo insomma ,i sovrano, prima in quanto legislatore,
poi in quanto nei modi stabiliti dalla legge nomina il
principe.
n), a ha
o lvlarsilio D, osserva quindi il Ruffrni Avondo
su questo punto dei ,s!guoci, e primo fra tutti Nicold
da Cusa. Ma bisogna arrivare sino a Locke per trovare
il principio della separazione dei poteri espresso con tanta
lucida energia >. Nonostante la veriti detl rirlievo, e op-
portuno awertire come Marsilio non solo, entro certi
limiti, sia pit moderno di Locke, ma eziando di Mon-
tesquieu, il quale concepisce i tre poteri legistlativo, ese-
cutivo e giudiziario come tre poteri divisi e indipendenti
l'uno di fronte alll'atltro, senza osservare che questa divi-
sione e indipen d,enzad assurda nonchd antistorica - i tre
poteri detll'Inghilterra di Montesquieu !ran tutt'altro che
divisi - : mentre ii Pado'r'anonel suo squisito senso pra-

1 ) D . p ., l, t5 ; C e n tBru E R r, p. 5o ( Scnor z, p' 32) '


2 ) O . Cinnrn] Genossenschaltsiecllt,vol' III, p' 615 ; Althusius,
op' cit''
p. r43; S. RrBzr,Dn, Wid,ersacher, p' zz8; M' GuccunHuv,
pp. 348 e 3 5 6 .
3) E. RunrrNr AvoNoo, oP. cit., P. r34'
4) E. Ru m rN r Avo N o o , o P' cit., P. r 34'
POTEREESECUTIVO r o5

tico sente l'esigenza che uno di essi prevalga sugli altri,


e prevalga queltlo che meglio rappresenta la sovranitd e
iI principio popolare, e sia esso che esprima gli altri due,
Questa dipendenza del potere esecutivo, che e nelle
mani del principe, si manifesta non solo nell'origine popo-
lare di esso, ma nella sua politica responsabilit) di fronte
all'uniuersit.as ciuiumt). L'irresponsabilit) della teocra-
zia medievale e detl costituzionalismo moderno sfuma. Il
principe, come abbiam visto, deve regolare i rapporti
sociali secundurn, legem; se manca, deve rispondere detlla
violazione ed e passibile di pena. n Verum quia princi-
pans homo existens habet inteltlectum et appetitum, po-
tentes recipere formas alias, ut falsam aestimationem aut
perversum desiderium vel utrumque, secundum quas con-
tingit ipsum agere contraria eorum, quae lege determinata
sunt, propterea secundum has actiones redditur princi-
pans mensurabilis ab aliquo habente auctoritatem men-
surandi seu regulandi secundum legem ipsum aut eius
actiones legem transgressas, alioquin despoticus fieret
quilibet principatus et civium vita servilis et insuffi-
c iens >' ) . Ch i h a q u e s t'a u to r i t ) d i g i u d i c a r e i l p r i n c i p e ?
Evidentemente il popolo legislatore o un ailtro individuo
o collegio, a cui questi l'abbia delegata.
Tuttavia Marsitlio distingue. Se itl reato del principe
e lieve, non e i[ caso di procedere, poichd gli inconve-
nienti d'una pena inflitta al capo dello Stato sono mag-
giori dei danni derivanti dal mantenerlo alla suprema
direzione : ! me$lio lasciar correre e far passare tutto in
siflenzio. Viceversa, se il reato ! grave, o se i'l principe d
incorreggibil,e, ! pervicace in piccofie mancanze, ( ex quo
per correptionis omissionem posset verisimiliter scandalum

t1 L. Srrncr;rrz,
op. cit., p. 4r e sgg.; E. Cnose,op. cit., P. +8;
J. N. Ftccrs, Thc d,iuine right, p. 6t.
2) D. p., f, 18 ; Canttrr.r.rnRr, p. 7o (Scuorz, p. 4r).
r06 MARSILIO DA PADOVA

aut populi concibatio generarin 1), allora bisogna prov-


vedere giudiziariamente.
Una tale pars principans evidentemente non ha a che
fare pit col monarca medievale, ma trova se mai un ri-
flesso netlrla suprema magistratura comunale, sottoposta
a[ controltlo continuo dei cittadini, nonchd al sindacato di
chiunque al cessar della carica '). < Il corpo dei consoli >
nota il Previt6-Ortons), uil monarchico podestA annuale,
il doge a vita, il corpo dei priori, anche il tiranno nelle
prime fasi del suo sviluppo, tutti corrispondono con il
potere esecutivo di Nlarsilio, supremo ma non sovrano,
bensi tlimitato dalla legge ,.

1) D.
P., I, 18; Ce,nrBr.rroRl,p. 7r (Scnor,z,p. 42\.
2 ) A. Ceppe-LEGoRA, op. cit., p. 8Z i P. E. MnynR, op. cit, p. 27,
3) C. W. Pnrvrrf-ORToN, op. cit., p. 16.
Ceprrolo IV.

LA TEORI A DEL L A CHIESA


NEL < DEFENSOR PACIS >

Se nella teoria dello Stato Marsilio t), pur avvantag-


giandosi sovra il medio evo, non fa che sistematizzate
una esperienza politica concreta, che dal libero Comune
lo porta al nuovo Stato di Francia superiorem non reco-
gnoscens, per tracciare le linee dei nuovi enti nazionalt;
nellla teoria della Chiesa egli non sofio trascende i suoi
tempi, ma anticipa l'avvenire in un modo cosi mirabitle
che, a volte, vien di pensare se da lui non cominci vera-
mente la grande Riforma protestante.
Certo, come vedremo, molto di quanto il dottore pa-
dovano sostiene, era giA stato enunciato pit o meno velata-

1) L. PAs r o n , o p . c i t . , v o l . I , p . 7 8 : s L a te o r i a e s p o s ta n e l
Delensor pacis dell'onnipotenza dello Stato, che distrugge ogni libertl,
dell'individuo e della Chiesa, supera in arditezza, novitA e fierezza
tutti gli assalti, che avevano fino allora sostenuti la posizione mondiale
della Chiesa nel medio evo e la sua essenziale costituzione. L'attua-
zione di tali dottrine foggiate su modelli antichi equivaleva alla
totale distruzione di quanto esisteva, equivaleva allo sfacelo della
Chiesa e dell'impero. Molte proposizioni dello scritto sono ancora piit
avanzate delle dottrine, che piir tardi propugnarono Wicleffo e Hus.
Se mai alcuno vi fu, \'Iarsilio b un precursore di Lutero e Calvino. In
alcuni punti anzi si spinge pii avanti di loro. Infatti una parte de'suoi
postulati non fu posta ad effetto che dalla grande rivoluzione francese,
mentre che I'adempimento dell'altra d ancor oggi fra le aspirazioni di
potenti partiti. Si d chiamato Hus ,r il genio risvegliatore della moderna
rivoluzione ); con pit ragione pud pretendere a questo titolo l'autore
del Delensor pacis ,.
ro 8 X,IARSII.IO DA PADOVA

mente dai pubbtlicisti del re di Francia, nonch! da Dante,


che, a mio parere, Marsitlio non ignord, sebbeneneitle sue
opere mai lo citi ; ma nd i primi nd itl secondo ebbero quel
coraggio consequenziarioche fa del nostro un precursore
di Lutero.
La coscienza della propria noviti ! in Marsiriio vivis-
s ima , e d egli senz'alt ro ce 1o d i c e , a mmo n e n d o c i i n p a ri
tempo che gravi ostacoli si oppongono alla sua opera t) :
in primo luogo, la persecuzioneviolenta del Papato, che
si vede leso nei suoi privilegi accumulati coll pertinacia
tutta terrena da secoli ; in secondo luogo, la consuetudine
di crodere sempre nelle stesse cose, radicata nella sem-
piicioneria umana attraverso una secolare predicazione
del falso fatta da preti e da vescovi ; infine, ultimo e terzo
o s ta c o tlom a pii inf est o alla veri td , i tl l i v o re ' ). M", a n -
corchd questi ostacotlipossano sembrare insuperabi,li, non
d il caso per essi di arrestarsi, poichd tla nuova teoria sulla
Chiesa sarA giovevole alla Chiesa st-essa,e poi allo Stato
e a tutti i fedeli.
Ch e cosa si deve int endere p e r C h i e s a ?"). Di l u c i d a te
varie accezioni detl termine (aggregato pii o meno vasto
di gente, tempio in cui viene adorato Dio, insieme derl

t) D . p . , I I , r ; G o r o e s r , I I , p . r 8 9 ( S c H o r z , p . + 8 ) . V e d i a p r o p o -
sito S. RrnzrBR, lVidevsachel, p. zog; E. E,vBnroN, op. cit., p. 3z;
G.,B o Ner - M , l u n v , o p . c i t . , p . 9 8 .
2) Nota il parallelismo tra queste considerazioni di }farsilio ed
altre che fa Dante nel libro terzo della XiIonaychiq,. u Igitur contra veri-
tatem, que queritur, tria hominum genera maxime colluctantur, : il
Pontefice romano, alcuni sacerdoti cupidi ed ignoranti, e quindi i cosl
detti decretalisti. Anchc per il Poeta fiorentino, come per il dottore
padovano, la veritf, dell'assunto d cosi grande ctre egli non teme la bat-
taglia contro il papa stesso, pur usandogli quella riverenza che il figlio
deve al padre. Vecli a proposito N. VreNBrLo, op. cit., p. 82.
3) S. Rr Ez t n n , W i d e r s a c h c r , p . 2 r o ; E . E u r n r o N , o p . c i t., p . 3 z ;
P. E. MEv ER, o p . c i t . , p . 3 0 ; J . W . A r r e N , l \Ia r s i l i o o f P a d u a n e l l a
gid citata raccolta del HnenNSHAw, p. r85 ; B. Lenence,, Marsilio da
P a d cu q ,e M a r t i n o L u l e r o , i n Nu o u a An to l o g i a , s e r i e II, v o l . X L I, ( r 8 8 3 ) ,
p. 2r ' 2 e s g g .
L A T EO RI A DE L L A C H IE S A Io g

clero romano rninistrante) viene a quella definizione che


a noi pir\ interessa. <rDicitur hoc nomen t ecclesia' et
ornnium verissime et propriissime secundum primam im-
positionem huius nominis seu intentionem primorum impo-
nentium (rlicetnon ita famose secundum modernum usum)
de universitate fidelium credentium et invocantium nomen
Chnisti, et de huius universitatis partibus omnibus in
quacumque gommunitate, etiam domestica , t). Per Mar-
silio d l'elemento umano quel che conta, non \a forma
dell'aggregato. Ov'd un certo numero di uomini che levino
il pensiero a Dio, ivi d la Chiesa, ivi discende su tutti
gli adunati 1o Spirito. L'organizzazione (e tla portata del-
I'osservazione d tutta ereticale e protestante) C poste-
riore e storica, A la sovrastruttura forma,le dell'e,lemento
umano. La vera Chiesa d nei fedeli, non nella gerarchia
sacerdotale, che s'd svolta per un lento processo storico.
Nd f insieme dei sacerdoti tutti, nd f insieme pit ristretto
dei sacerdoti romani possono aspirare ad esser chiamati
c o l n o m e di Chiesa ').
In questa definizione I'Emerton vede un influsso di
quelf indirizzo firlosoficodi cui Ockam era il pii eminente
r a p p re sent ant e. L'unit ) dell a C ri s ti a n i tA d f i n d i v i d u o
cristiano. Non il corpo, l'ordine, il collegio determina
1 o s ta tus delf individuo, m a I' i n s i e me d e g l i i n d i v i d u i d )
sanzione al corpo e ai suoi organi. Cosi il filosofo sostiene
la realt) sola essere della cosa, e il concetto essere solo
un mero nome con cui s'esprime f insieme delle cose :
unr,aersaliapost rem ") .
La definizione di Chiesa, che siffattamente de'limita

r) D. p, I , z; Goroesr ,I I , p. r9 3 (Sc n o rzp, . 5 o ).


2) Per le gravi conseguenze di questa defrnizione vedi B. Lenewc.a.,
Ma r silio d a Pa d o u a , p . r 4 8 ; E. Ru nE r N t A v o l o o , o p . c i t., p . r 4 z .
3) E. Err.reRroN, op. cit., p. 32 e sg. Vedi anche O. GlBnxB, Ga-
nossenschaltsrecht,vol. III, p. 593 e sgg.
I IO N,IARSILIO D.q,PADOVA

1'organismo dei credenti in Cristo dalltl'organismogerar-


chico sacerdotale, i cui fini non sempre sono cdlesti ma
pit spesso mondani, apre l'adito a nuove definizioni, i[
cui scopo d quello di spazzar via elementi inutiii dalrl'ana-
lisi che vedremo. Se nel significato pit vasto per <rtem-
porale r s' intendono tutte le cose corporali, che, pos-
sedute e disponibili datll'uomo, vengono rivo,lte a suo uso
e piacere in questa vita terrena ; di contro 1o u spirituale >
ha un significato la cui estensione varia secondo molte
contingenze. Neltl'accezionepir) comune con questo nome
di n spirituale > intendiamo la legge divina, ia dottrina,
\a disciplina e i precetti religiosi : nel qual senso sono
compresi tutti i sacramenti con i relativi effetti ,7a grazia,
le virti teologiche e i doni delio Spirito Santo. Pii gene-
ralmente intendiamo ogni azione e passione umana diretta
al bene ceieste della vita futura ; e quindi nello spirituale
comprendiamo la contemplazione e 1a fruizione di Dio,
le preghiere, le oblazioni per il culto, i castighi del corpo,
i p e lle g rinaggi').
La delimitazione tra spirituale e temporale fin qui d
completa senza possibiliti alcuna di reciproca contami-
nazione. Ma \a contaminazione si rende possibile netltla
s u c c e s sivaest ensicne del1o spi ri tu a tl e . E s e g i e a l c u n i
nstlrlospirituale comprendono itl tempio e gli apparati cul-
tuali, altri pit audaci estendono ta1 nome a comprendere
e significare ogni azione vofiontaria, non solo immanente
ma eziandio transeunte, dei chierici, ancorchd rnirante
acl un bene detlla vita presente. E, una volta messi su
questa via, \a degenerazione del termine non ha pii,
tlimite, e 1o spirituatle vorrebbe comprendere i possessie i

1) A p r o p o s i t o d i q u e s t a d i s t i n z i o n e v e d i E . Fn r n o e r n c , D i e n i t-
le la lter lich e n L e h r e n , p a r t e I , p . 1 6 ; P . E . l Ie v r n . o p . c i t., p .3 0 e s g .:
J. W. AnBx, Marsilio ol Padua, nella -eid citata raccolta del Hoenx-
sHA w, p . 1 8 6 .
L A T EO RI A DE L L A C H IE S A III

beni mobili e immobili dei chierici stessi, nonchC i loro


proventi e le decime ').
Questa genera'lizzazione C contraria senz'atltro aila
legge divina e alla interpretazione apostolica. Non tutti
gli atti dei chierici sono spirituatli , anzi la maggior parte
sono civiii, carnali e temporali. I chierici invero pos-
sono mutuare, vendere, percuotere, rubare, uccidere. Pos-
sono queste loro azioni, il mutuo, la compra-vendita, il
furto, ecc., dirsi spirituali, solo perchd soggetti agenti
sono i chierici? Evidentemente no. La delimitazione tra
spirituatle e temporale 'deve farsi su un terreno piri rigido
e d e s at t o2).
Questa lunga analisi, atlquanto noiosa, d necessaria
per intendere tutto io sviluppo detlla teoria marsiliana, e
le sue conseguenze ci si dimostrano subito nerl,lalimita-
zione del potere papaile3).

Varie sono le ragioni, per cui i curialisti sostengono


tla assoluta supremazia del pontefice romano, o me$lio,
come dice Marsilio, dell vescovo di Roma chiamato papa,
sovra tutti i vescovi e i preti, sovra tutte le comunitA, i
collegi, le persone singole del mondo : ragioni di natura
filosofica e di natura politica. Cosi, per esempio, allcuni
dicono che come il corpo sta alti'anima i[ principe tem-
porale deve stare al principe spirituale, !d, essendochA
il primo sia soggetto altla seconda, cosi i[ principe dei

r) Dei resto i teorici papisti nella lotta per le investiture spesso


giunsero ad affermare il carattere sacro delle zes ecclesiasticae: vedi a
proposito A. Sonrt, Statc e Chiesq,,pp. 63, 66, 74.Nei secoli XII e XIII
il concetto di r,spirituale,, assunse uno sviluppo immenso ed assorbl
ogni forma di proprietA, ogni genere d'azione che facesse capo al clero :
cosi rileva G. Vorpn, IVloaimenti religiosi, pp. 43, 8o, r45.
2 ) D.p . , I , z ; G o r o a s r , I I , p . r 9 3 e s g . ( S c n o L z , p .5 o e s g g .) .
3) S. Rrezte:r., Widersacher, p. 2og; C. W. PnBvIrf-ORroN, op.
cit., p. rr ; B. Lenexce, Marsilio da Padoua e l\'Iartino Lutero, in Nuoua
A n tolo g ia , v o l . XL I , p . 2 r 3 e s g g .
tr2 MARSILIO DA PADOVA

corpi deve essere soggetto arl principe delle anime t). Atltri
ancora ragionano : come itl fine sta al fine, la legge alla
tlegge, irl legislatore dl legislatore, cosi il principe se-
condo i primi termini al principe secondo gli altri ; e,
poichd il fine al quale mira irl principe ecclesiastico d la
vita eterna, la sua llegge la divina, il suo tlegislatoreIddio
stesso, ove il fine del principe secolare d mondano, la sua
legge umana, il suo legislatore l'insieme degli uomini
faltlaci e cattivi, ne deriva necessariamente una subordi-
nazione').
Ne questi ragionamenti restano meri siillogismi da
agitarsi neltle controversie scdlastiche, ma generano e poi
spiegano un sistema politico, il cui effetto d a tutti noto :
d la tesi della supremazia papa'le, che Bonifacio VIII
sostenne contro Filippo il Bello, dicendo alto che ( omnem
humanam creaturam coactiva iurisdictione subiectam fore
Romano pontifici.... esse cre'dendum de necessitate sa-
tlutis aeternae > 3) ; che Crlemente V ribadi contro Enrico
di Lussemburgo, e poi Giovanni XXII contro Ludovico
il Bavaro, ricordando pur esso che del papa < est aucto-
ritas instituendi principatum.... ipsumque de gente in
gentem pro libito transferendi > n).
Marsitlio invece vuo'l dimostrare, anticipiamo con cid
la sua tesi, non solo che itl papa, e tanto meno un altro
vescovo o prete, non ha alcuna sovranit) (< principatum >)
nd alcun potere'giudiziario (.r iudicium vel iurisdictionem
c o a c tiv am r), m a anche, e sopra ttu tto , c h e [a te s i d i Bo -
nifacio, accorlta e rinnovata con pari alterigia, se pure
con minor grandezza d'animo, dai successori, d conttaria
allo spirito delle dottrine evangeliche.
7 ) D . p . , I I , 3 ; G o L De s r , I I , p . r 9 4 ( S c n o r ,z , p . 5 3 ) .
2) D.p., II, 3; Goroasr, II, p. r94 (ScHorz, p. S3).
3) D . p . , I , t 9 ; Ce Rr o r r r r Rr , p . 7 7 ( S c n o r ,z , p . + 5 ) : M a r s i l i o r i -
pete le famose parole della bolla Unarn sanctarn.
4 \ D . p . , I I , 3 ; G o r , o As r , I I , p. r94 (Scuol-a, p. 54.
LA TEORIA DELLA CHIESA I 13

La questione tedlogica, se Cristo, \uero ed onnipossente


capo de|I'uniaersitas fideliunt., abbia avuto od abbia po-
testi ed autorit) terrena, per Marsilio e gia risoluta :
((verum propter intentionem hanc evidentius explicandam
oportet nos non latere, qud ex hac inquisitione non quae-
ritur, quid Christus, eui verus Deus et verus homo fuit,
habuerit et habeat in hoc saeculo potestatis et auctoritatis,
nec quid aut quantum horum conferre potuerit beato Petro
et reliquis apostolis ac ipsorum successoribus, episcopis
seu presbyteris, quoniam de his non dubitant Christi fide-
les in propositis quaesitis. Sed volumus et debemus in-
quirere, quam potestatem et auctoritatem exercendam in
hoc saeculo Christus eisdem conferre voluerit et de facto
contulerit, et a qua ipsos excluserit et prohibuerit con-
silio vel praecepto > r). La questione teologica 2) si muta
quindi in una questione positiva di diritto pubbtlico : qual
potest) o qual'autoriti Cristo abbia volluto conferire e di
fatto abbia conferito, ! & chi l'abbia conferita, e secondo
quatle estensione.
Cristo, venendo in terra, non ha inteso punto di me-
nomare i'l potere secolare, sostituendosi ad esso nel prin-
cipato e nella funzione di giudicare , anzi ad esso si sot-
tomise pienamente; escluse in modo assoluto che egli
stesso e gli apostoli suoi successori potessero esercitare il
principato e le connesse funzioni. I,a sottomissione di Cri-
to al potere pubblico non poteva ess!re pit. compieta e va
dal campo personale al campo reale : e quel che fece Cri-
sto fecero i discepoli. Questa dottrina Mar,silio conferma
con una infiniti di testi apostotlici patristici scolastici, che

1 ) D.p . , I T , + ; G o t - o e s r , I I , p . r 9 5 { S c H o r ,z , p . 5 4 e s g .) . N o ta
quanto dice P. E. MBvBn, op. cit., p. 58 e sgg.
2) O. GIERxt, Genossenschaftsrecht,vol. III, pp. 528, 533. Vedi
anche J. H-uron, Papsttum und, Kirchenretorm. Vier Kaltitel zuv Ge-
schichtedes ausgehendenMittelalters, Berlin, r9o3, vol. I, p. 74; G. Boxer-
MAURY, op. cit., p. 98.
F. Berrecrrl . - Marsilio da Padoua. 8
IT 4 N,IARSILIO DA PADOVA

vanno dai quattro evangelisti a sant'Agostino, ad Am-


brogio, per venire a san Bernardo di Chiaravalle t).
Se Cristo disse a Pietro, secondo il vangelo di Mat-
2)
teo : < tibi dabo dlaves regni coelorurn ,r ; e similmente
ripetd, secondo Matteo e Giovannir), a. tutti gli apo-
stoli : ( quaecunque a',lfiigaveritissuper terram, ligata erunt
et in coelo; et quorum remiseritis peccata, remittuntur
eis u ; queste affermazioni del Maestro non possono ad-
dursi come argomenti probanti la plenitudo potestatis
del pontefice, successore di Pietro e degli apostoli n). Che

1 ) D . p . , I I , S; G o r . n e s r , I I , p . z o o . \' e d i a p r o p o s i to S . R r r z n n ,
Widersa.cher, p. zro e sg. ; M-. CnBrcnroN, op. cit., vol. I, p. 3g ;
E. EurnroN, op. cit., p- 36. E strano che Marsilio non richiami irna
autoritl, che pure la sua stessa tesi in termini consimili aveva soste-
nuto. Non dichiara forse D.rxrs nella Llonarcltia (II, xr, 8) che Cristo
nascendo alla luce sotto l'editto imperiale del censimento lo confermd ?
e che (II, xrr, 5-6) la sua pena fu vera pena, petchb formalmente pro-
nunziata da giudice ordinario dopo regolare giudizio ? Ma possiam dire
che Marsilio non conosca questi passi, tanto vicini di spirito ai suoi del
Defensor ? Io credo invece che il Padovano conosca Dante e l'opera sua
pr-rlitica, e non lo citi, poichB, pur ammirandolo come imperialista, uomo
del suo stesso partito, sarebbe costretto in vari altri punti a combat-
ter lo ( ve d i M . G u c c r NHEr M , o p . c i t . , p . 3 6 r ) .
2) Me t r u . , XVI , 1 9 .
3 ) MA r r H. , XVI I I , 1 8 ; I o n . , XX, 2 3 .
a) Il parallelismo con Dante d anche qui completo. Il Poeta nella
Monarchia (III, vrtt) non solo richiama gli stessi argomenti, ma gli
stessi tre testi evangelici, i due passi di Matteo e queilo di Giovanni,
e poi critica precisamente le conclusioni che da essi traggono i curia-
listi. <rItem assumunt de littera eiusdem illud Christi ad Petrum . et
quodcunque ligaveris super terram, erit ligatum et in celis ; et quod-
cunque solveris super terram, erit solutum et in celis '; quod etiam om-
nibus apostolis esse dictum similiter accipiunt de littera Mathei, simi-
liter et Johannis. Ex quo arguunt successorem Petri omnia de con-
cessione Dei posse tam ligare quam solvere; et iude inferunt posse
solvere leges et decreta Imperii, atque leges et decreta ligare pro regi-
mine temporali r. E puramcnte casuale ? Certo i testi suddetti dove-
vano essere ben noti ai pubblicisti del tempo molto pir) che non siano
oggi, ma, d'altra parte, non si pud respingere che Marsilio abbia attinto
da Dante, specie quando si pensi che I'interpretazione dell'autore della
Monarchia circa i passi segnati collima perfettamente con quella del-
l'antore del Delensor. < Dicit enim Christus Petro : 'Tibi dabo claves
regni celorum', hoc est ' faciam te hostiarium regni celorum '. Deinde
su b d it ' et q u o d c u n q u e ' : q u o d e s t 'o r nn e q u o d ' , i d e s t ' o m n e q u o d
L.{ TEORiA DELL.A CHIES.{ II5

intese dire con cid Cristo? qual potere concesse ai disce-


potli? Un potere del tutto spirituafle, che con queilo tem-
porale nulla aveva a che fare : il potere sacramentale di
rimettere i peccati nella confessione, d'amministrare ],a
eucaristia, ecc.r). E cid si comprova con due autorit)
grandi, Pietro Lombardo e Riccardo di San Vittore.
Un punto notevole in questa conclusione d netlla ulte-
riore tlimitazione che Marsi,lio pone pure nel potere sa-
cramentale. I1 prete, per esempio, rimette i peccati, ma
i1 processo delfl'assoluzionenon dipende da una sua virti.,
bensi da queltla di Dio, tia cui grazia discende sull'anima
intimamente e veramente contrita. Certo la confessione !
necessaria, ma non essenziatl'e;mentre itl pentimento sincero
d non solo necessario, ma essenziale.E cid d dimostrato
dal fatto che, qualora 1a confessione al sacerdote per
straordinarie circostanze non possa aver luogo, ma vi
sia la contrizione, il penitente pud essere assdlto da Dio
e salvarsi. Si comincia ad entrare nello spirito defl'iaRi-
fo rma 2) .
Dall'autorit) dei due scrittori suddetti scaturiscono
alcune proposizioni audacissime : a unde etiam patere
potest, quod iuxta merita poenitentium non plus de culpa
vel poena r,elaxare potest Romanus episcopus, quam alter
quicunque sacerdos,r ; e poi : ( ex dictis itaque sancto-
rum auctoritatibus rnagistri atque Richardi apparet [i-
quido, quod culpam et debitum aeternae damnationis so-
lus Deus peccatori vere poenitenti remittit absque opere

ad istud officium spectabit solvere poteris et ligare' ,r. E una interpre-


tazione restrittiva, per cui la plenitudo potestatis, d limitata solo alla
funzione religiosa, e in essa Dante e Marsilio sono perfettamente d'ac-
cordo (Vedi N. Vtewrr.r-o, op. cit., p. 8I e sg.).
l) P. E. MrvBn, op. cit., p. 6:; B. LeraNce,, Maysilic da Padoaa
e Mottitto Lutero, in Nuoua Antologia, vol. XLI, p. 2r7 e sgg.
' 2\ D. p . , I I , 6 ; G o l o e s r , I I , p . z o 4 ( S c u o r z , p . 5 6 e s g .) ; F. L e u -
RE Nr, o p . c i t . , v o l . I , p . 4 3 o ; E. Eu pn r o N , o p . c i t., p . 3 7 ; F. G n n c o -
Rovr u s, oP. c i t . , v o l . VI , P. r 4 9 .
I I6 MARSILIO DA PADOVA

sac!rdotis praecedente vel interveniente simul , t). L'una


e l'altra proposizione saranno syiluppate poi da Lutero t).

La scomunica, ciod lla facolt) di porre fuori datlla


Chiesa un uomo che non sia ortodosso, d certo un potere
del chierico, rientra nel potere sacramentale"). E un
potere del chierico in quanto implica un giudizio in ma-
teria di fede, non in quanto ha effetti coattivi. E neces-
sario, quindi, perchd le sue corlseguenzesiano complete,
che il primo giudizio sia integr,ato da un giudizio pili
vasto da parte delia uniuersitas fi,delium, che nello Stato
professionista di Marsilio coincide con ,l'uniuersitas ci-
aium. I1 chierico ha, se mai, un potere detlegato, non un
potere originario, e normalmente, la sua figura d quella
dell'expertus. Come nel processo penate d necessario un
perito fi,sico, che stabilisca 1'entitA dell reato, cosi nel
giudizio ereticale d necessario i'i dottor della llegge, che
stabiflisca la natura de'l crimine, le cui conseguenze sono
poi valutate dal concilio e riconosciute dallo Stato, I[ gran
merito di Mar'silio sta neli'avere per primo inteso che il
giudizio d'eresia e la conseguente scomunica portano ef-
fetti temporatli oltre che spirituatli, e quindi non riguar-
dano sdlo ia Chiesa ma anche lo Stato. E gli effetti tem-
porali sono tanto gravi che, se si riconoscesse al solo
papa, per esempio, il diritto di scomunicare I'eretico, ne

7 ) D . p . , I I , 6 ; G o l o e s r , I I , p . z o 6 ( S c u o r z , p . 5 6 e s g .) .
2) B. LaneNct, Marsilio da Pad,ctua e Martino Lutero, in ltluoua
Antologia, vol. XLI, p. zrg.
3) A proposito di quanto diremo circa la liberti. religiosa vedi
A. FneNcr, RCformateuls, p. r47; S. Rrezr.En, Widersachel, p. 2rr e sg. ;
HouLeR, Das Stralrecht der italienischen Statuten, l{annheim, tBgT :
Excursus YI'. Marsilius uon Padua und die Religionsfreiheit, p. r3z e
sgg. ; N. Varors, Jean de Jandun, p. 528; F. Sceouro, op. cit., p. rz7 ;
F. Rurr"rxr, La libertd religiosa, Torino, r9ot, p. 47 e sgg.; E. Etr.ten-
To N, o p . c i t . , p . 3 7 e s g g . ; C. ! V. P n n v r r 6 - O R r o N , o p . c i t., p . 1 3 ;
E . Rur r r Nr Av o No o , o p . c i t . , p . r 45 .
L A L I BERT A R E L IG IO S A r1 7

seguirebbe che quest-i, scomunicando i principi ribelli alle


sue pretese, a omnia regna et principatus ab habentibus
regibus aut principibus auferre posse o t) : che d inam-
mis s ib il e.
Ma quali sono poi gli effetti di questa scomunica, ailla
quale precedono il giudizio d'etl'uniaersitas fidelium e
la valutazione del perito ? In massima tutti spirituali :
lo scomunicato iron fa parte della Chiesa, non gode i
diritti di cui godono i rfedeli, sebbene forse sia tenuto
alile prestazioni e ai doveri a cui questi sono tenuti, non
pud usufruire dei sacramenti.
Ma il giudizio in materia di fede non e definitivo :
giudice della legge divina non d 1'uomo, bensi Cristo, e non
irr questa terra, rna in cielo'). Nessuno percid pud essere
costretto a professare una fede, e quindi, non seguendola,
essere punito. u Unus est legislator et iudex, gui potest
perdere et liberare. Verum huius iudicis coactiva potestas
in quemquam non exercetur in hoc saeculo ad poenam
seu supplicium aut praemium distribuenda transgresso-
ribus aut observatoribus legis latae per ipsum immediate,
quam evangelicam p!rsaepe diximus r 3). Del resto I' ere-
tico e lo scomunicato pud sempre pentirsi del suo male,
onde bisogna lasciat'lo a sd, affinchd meditando ritorni
aflle vere dottrine. Ancora : tla coazione, in materia di
credenze, d quanto di pit psicologicamenteinutiie si possa
immaginare per convincere; anzi produce conseguenze
opposte a quetlle che si attendono, vale a dire la pervi-
cacia nelle idee false : < coactis nihitl spirituale proficit
a d a e te rnam salut !m r a) .
La conclusione di ciir t una so'la. Ii giudizio ereticale

t) D .p. , I I , 6 : Goroesr, II, p. z o 9 ( S c H o r z ,p . 5 7 ) .


2) N. VALots, Jean de Jandun, p. 57g.
3) D . p . , J , q ; G o r DASr , I I , p . zr3 (Scnorz, p. 6o).
4) D. p . , I , 9 ; G o r o a s r , I I , p . 2r4.
I 18 M ARSI L I O DA P A D O V A

e rla scomunica deltl'uniaersitas fidelium e del doctor legis


diainae non possono portare effetti coattivi. < Sacerdos
autem seu episcopus quicunque sit ille, quoniam secun-
dum hanc disponit et regulat homines solummodo in
statu vitae praesentis (licet ad futuram vitam) nec sibi
secundum ipsam arcere quemquam in hoc saeculo conces-
sum est ab illius immediato latore, Christo vide'licet;
idcirco nec proprie iudex dicitur.... nec quemquam tali
iudicio in hoc saeculo poena reali aut personali potest
nec debet arcere, 1).
La liberti di pensiero d cosi affermata in campo re-
ligioso nel modo pit ampio. E non solo il sacerdote non
ha autoriti coattiva nel giudizio ereticalle, ma il legistla-
tore umano stesso non pud porre norme limitative nella
sfera delle coscienze. a Nemo cogi praecipitur in hoc sae-
culo poena vel supplicio ad legis evangelicae praecepta
servanda, pef sacerdotem praecipue, nedum fidelis, verum
etiam nec infidelis : propter quod huius legis ministri,
episcopi seu presbyteri nec quemquam iudicare possunt
in hoc saeculo..., nec quemquam ad praeceptorum divi-
nae legis observationem, praesertim absque humani legis-
latoris auctoritate r 2). Tuttavia lo Stato di l\{arsilio e
professionista, e, ancorchd rispetti la libert) di'coscienza,
si pud pr'emunire contro le esorbitanze degli eretici e
degli scismatici, che, turbando la religione, possono tur-
bare I'ordine pubblico e la ,sicurezza"collettiva ; e percid
pud legiferare in tema anche di fede. Pud proibire che un
acristiano o un cristiano dissidente dimori nel suo ter-
ritorio, e, qualora questi vi rimanga, punirlo : la pena
allora tocca non il professante una dottrina eterodossa,
ma i1 trasgressore d'una norma di sictrezza pubblica,
d'una norma civi'le. Ma se cid esso non f,a, e tla perma-xenza
1) D . p . , I , 9 ; G o r , o e s r , I I , p . 2 t4 ( S c u o r z , p . 6 r ) .
:) D. f., I, 9; Gorpnsr, I I , p . 2 r 4 ( S c r to l z , p . 6 t) .
L.q. LIBERTA RELIGIOSA I 19

nel territorio statale sia permessa a tutti, allora .rdico


cuipiam non licere haereticum aut aliter infidelem quem-
quam iudicare vel arcere poena vel supplicio reali aut
personaii pro statu vitae praesentis D t).
Con ,queste distinziom di legislazione e di giurispru-
denza ereticale Marsilio tende a leorizzare una condizione
di fatto propria del tempo suo, in cui questa legislazione
e questa attiviti giudiziaria contro gli eretici era abbon-
dante, tornando anche a innestarsi al Corpus iuris ciailis,
in cui gli imperatori romani, dopo Costantino e Giusti-
niano, difiusero varie norme, che della liberti religiosa
erano la negazione. Ma, se si analtzza il suo intimo pen-
siero, si vede innanzi tutto come egli giustifichi fino ad
un certo punto questa legislazione e questa attiviti giudi-
ziaria, che sul motivo d'un preteso ordine pubblico giunge
ad espellere l'eterodosso dallo Stato e a condannarlo, en-
trando cosi nell'inviolabile sfera delle credenzet).
Innanzi tutto, come acutamente nota Francesco Ruf-
fini 3), Marsiiio scrive che non sempre le violazioni della
legge divina sono punite dal legislatore umano : < Non
enim propterea quod in legem divinam tantummodo pec-
cat quis, a principante punitur. Sunt enim multa pec-
cata mortalia et in legem divinam, ut fornicationis, quae
permittit etiam scienter legislator humanus, nec coactiva
potentia prohibet, nec prohibere potest aut debet episco-
pus vel sacerdos, n). Inoltre si rileva dagli ultimi stu,di
sui manoscritti 5) <iel Delensor che il Padovano dubita
fortemente sutlla vera ragione morale delle persecuzioni :

1 ) D . P. , I , r o ; G o r . n e s r , I I , p . z r 7 ( S c n o r z , p . 6 i .V e d i a pro-
sito G. GBNrn.e, La fil'osofia, p. 16z.
z; l-. RocpuArN, op. cit., vol. II, p. ZgZ.
3) F. RuFrrNt, La libertd religiosa, p. 49.
4 \ D . p . , I I , r o ; G o r , o e s r , I I , p . z r 8 .'
5) C. W . Pn Bv r r f - O Rr o N, o p . c i t., p . 1 3 ; E . R u n n tN I A v o N D o ,
o p . cit., p . r 4 8 .
t2(J^ MARSILIO DA PADOVA

( nec tamen ex his dicere volumus inconveniens esse co!r-


oeri haereticos aut aliter infideles, sed auctoritatem hanc,
s i lic e at hoc f ier i, esse solius l e g i s l a to ri s h u ma n i , t).
In questa teoria sul delitto d'eresia Marsitlio d real-
mente moderno; e il suo punto di vista non solo trascende
il medio evo ma la stessa Riforma protestante, forse piri
intollerante dello stesso cattolicesimo medievale, antici-
pando di aicuni secoli tre idee di Locke, di Wolf e di
Thomasio'). Il medio evo ignora \a toTleranza religiosa,
come f ignoreranno tutti i riformatori anticattolici.
Quella stessa religione cristiana, che tante persecu-
zioni ebbe a sostenere, 'divenuta religione ufficiale di Stato,
assunse un tono esclusivistico, che certo fu ignoto al
mondo romano,. che la religione subordinava allo Stato e
forse nel suo fine mirava ad una specie di sincretismo
spiritualistico che punteilasse il cadente edificio impe-
r ia le 3 ). E se i prim i im per ato ri c ri s ti a n i n e l l ' a rd o r d e i
neofiti concepirono I'eresia come crimen publicum, di poi
la Chiesa, seguendoil rigido pensiero d'una indispensabile
unitd, gareggid con 1o Stato nel colpire I'eterodossia e
lo scisman).
Rinato dopo il Miile 1o studio del diritto, 'da un lato
abbiamo tutta una legislazione canonica, che gi) vasta nel
Decretum si svitluppa ancora con Innocenzo III e con Gre-
gorio IX t) ; dali'altro, ii diritto romano con i suoi crimini

7) D. f.,II, 5; Goroesr, II, p.2o3. Le parole in corsivo sono


state rilevate dai mss. e maltcano nei testi a stampa. Quanto sopra
abbiamo detto rappresenta una smentita alla semplicistica osserva-
zione del ProveNo (op. cit., p. r73 e sg.) che Marsilio non possa an-
noverarsi tra i precursori tlella libertA di coscienza, perchd, se nega alla
Chiesa il diritto di punire gli eretici, concede questo diritto allo Stato.
z; C . Dr i l l o Nr e l l e v o R, o p . c i t . , p . 4 7 2 ; J . M a c x tw N o N , o p . c i t.,
vol. I, p . 3 8 3 .
3) Una breve sintesi sulla storia dell'argomento d in H. C. Lne,
Excommunication, in Studies, p. 46 e sgg.
4) A. Sorur, Slato e Chiesa, p. rz8.
5) G. Voren, Mou'imenti religiosi, p. r78.
LA LIBERTA RELIGIOSA r2l

religiosi, che Giustiniano sistema ed accresce; e infine


una serie di norme positive che i vari imperatori e i vari
principi emanano nella loro sfera di competenza, da Fe-
derico I a Federico II, da Alfonso II a Pietro II r) : 1a
prima, il secondo, le altre in blocco miranti a mantenere
compatta la Chiesa di fronte al pericolo della nuova reli-
gione di Maometto, e a quel rifiorir dell'eresia che ca-
rattertzza i primi secoli dopo il IVIille '?).
La Chiesa s'agguerrisce e, nel promulgare le nuove
decretali, crea nuovi tribunali; e I' Inquisizione comincia
il suo triste lavorio. Nello stesso tempo 1o Stato, forse
vedendo i fieri sviluppi dei fori ecclesiastici, teme per la
sovranit), e rivendica un'autonomia sua anche ne'giu-
dizi ereticali, che per f innanzi non aveva domandatat).
Cosi Federico I a Verona sostiene che al bando della
Chiesa debba necessariamente seguire il bando de1lo Stato,
perchd il primo sortisca effetti civili n) ; cosi san Luigi IX,
re di Francia, dispone che i suoi giudici in un processo
di delibazione prendano conoscenza se le scomuniche or-
dinate ,dai tribunali ecclesiasticisiano giuste : senza di che
queste son prive di effetti giuridici ').
Ma la nozione vera della libert) di coscienza d assai
lenta a formarsi. San Tommaso distingue, e, pur negando
i1 diritto di costringere e di punire chi cristiano non e
stato mai, riconosce che r.iguardo agli scismatici e a$li
er,etici 1o Stato deve pr,estareil braccio secolare alla Chiesa
per ricondurli alla verit) con \a forza'). Egidio Romano,

r; G. Vorya, Mouimenti religiosi, p. rzg.


2) J. HERGENRoTHER,op. cit., vol. IV, p. 242 e sgg.
3) E. FRTEDBERG,De finium inter ecclesiam et ciuitatem regundorum
iudicio quid medii aeui doctoreset legesstatuevint, Lipsiae, r86r, p. r54 e sg.
4) F. RuFFINI, la libertd, religiosa, p. 43. Per lo sviluppo della legi-
slazione secolare nel punire gli scomunicati, vedi per l'Italia H. C. Lne,
Excomn'tumication,in Studies, p. 4r3; per la Francia, lo stesso,p. 399 e sgg.
5 ) F . Sc ADUT o , o p . c i t . , p . r o .
6 ) P . J e Ne r , o p . c i t . , v o l . I , p . 3 8 9 .
r22 M ARSI L I O DA P A D O V A

piri assoluto, giunge persino a voler imposti realmente e


personalmente gli infEdeli e gli eretici, e a riconoscere
alla Chiesa la possibitlit) di infliggere loro non solo delle
pene, ma di disporre di quelia proprieti, che per loro d
illegittima, perchd non volta al bene della fede '). E in-
teressante perd notare che anche quegli scrittori, in mas-
sima pubblicisti francesi, che sostengono la necessiti di
limitare la giurisdizione ecclesiastica, o teorici illuminati
nel seno stesso d,ella religione, non negano mai il diritto
della Chiesa di iniziare il giudizio ereticale o presso il
foro laico o presso I'ecclesiastico. Cosi Giovanni da Parigi
senz'altro affida ai tribunali ecclesiastici una competenza
ereticale assai ampia 2) ; cosi Guglielmo Durando di Mende,
autore tollerante e ne'limiti della societd trrecentesca li-
berale, sostiene doversi evitare che gli eretici coprano
cariche pubbliche') ; cosi Durando di San Porciano, in
cui pur affiorano i primi concetti delle garenzie costitu-
zionali, non nega che i vescovi o altri ad essi superiori
possano comandare un principe, perchA colpisca l'eretico
scomunicato nella persona e nei beni a). In rapporto a
tutti questi pensatori, che, figli del loro tempo, non sanno
liberarsi dalle restrizioni consuete nella sfera delle cn-
denze, Marsilio appare veramente moderno ed annanzia
quel regime della liberti di coscienza, oltre che di culto,

r; Dice Ecrnro nel De ecclesiasti.capotestate (II, xr), opera di cui


per primo si d occupato C.HeRrBs Jounoerr.r, Un ouarage inddit de
Gilles de Rome, nel Journal gindral de l'instruction pwblique, 2+ e z7 feb-
braio 1858, ed ora pubblicata a cura di G. U. OxIrr"l e G. Bornro,
Un trattato inedito di Egid,io Colonna, Firenze, r9o8 : < a Deo habe-
mus res temporales et dominia et potestates, quoniam non est potestas,
nisi a Deo: quanto ergo magis haec omnia habemus a Deo, tanto sumus
magis iniusti possessores, si inde non servimus Deo r. Per intendere
questa curiosa dottrina rimanclo senz'altro allo JeNor, op. cit., vol. I
p. 4II e s g g .
t) De potestaie regia et papali, in Goroesr, II, p. r3r.
3 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . , p . 4 3 .
4) F. ScADLrro, op. cit., p. 47.
REAZ I O NE AL F O RO E C C L E S IA S TIC O r2 3

che solo la Rivolu zione francese realizzerd con gli statuti


e le legislazioni che da essa rigogliosamente si espres-
sero 1).

Un altro punto di capitale impoftanza d I'atteggia-


mento di Marsilio verso i tribunali ecclesiastici, [a cui
competenza s'era oramai al,largata, non sdlo net riguardi
della materia, ma anche ne'riguardi derllepersone, com-
prendendo spesso anche la cosiddetta materia mista.
Dopo avere distinto con scolastica sottigliezza gli atti
umani in immanenti e transeunti, il dottore di Padova
richiama un principio fondamentale della vita giuridica :
tutti gli atti umani sono suscettibili d'essere giudicati
altla stregua d'un principio superiore, la legge. Occorre
percid che siavi non solo una norma che dichiari la na-
tura degli atti umani e li dica buoni o cattivi, ma anche
un giudice che abbia l'autorit) di giudicarli e di fare
eseguire i giudicati, < auctoritatem habentem iudicandi....
de contentiosis hominum actibus, exequendi iudicata .et
legis transgressorem quemlibet per coactivam arcendi
potentiam r 2). Ora, dato che gli atti dei chierici norl
sempre hanno carattere spirituale, come tl'amministra-
zione dei sacramenti, ma per lo pii sono tempora.lli e
carnali, il giudizio sovra questi ultimi spetta al giudice
ordinario, al solo munito di potest) coercitiva t) : < et ideo
cum presbvteri seu episcopi generaliterque omnes tem-
plorum ministri, communi nomine vocati clerici, possint
committendo vel omittendo malum agere, et agant ipso-

1) L . PASr o R, o p . c i t . , v o l . I , p . 7 8 .
2) D . p . , I I , 7 ; G o l o e s t , I I , p . z r r ( S c H o r z , p . 5 8 ) .
3) F . L a u n ENr , o p . c i t . , v o l . I , p .+ S S ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . r 3 o ;
A. C e p p e - L EG o RA, o p . c i t . , p . g z ; E. E n n n r o N , o p . c i t., p . :g ; C . W.
Pnr vr r 6 - O Rr o N, o p . c i t . , p . r r . Ve d i a n c h e S . R r n z r n n , Wi d e r s a c h e r ,
p. 2 r r e N. Ve r o r c , J e a n d e . f a n d u n ,p . 5 7 9 .
t24 }IARSILIO DA PADOVA

rum aliqui (utinam non plurimi) quandoque de facto in


nocumentum et iniuriam alterius, ,sunt et ipsi suppositi
vindictae seu iuris'dictioni iudicum, quorum est coactiva
potentia puniendi legum humanarum transgressores> t).
Il giudice che giudica degli atti umani d itl principe
secolare, ron un prete o un vescovo, ed egli esercita i[
suo ufficio contro tutti, anche contro i chierici trasgres-
sori delrla tlegge umana. Anzi, siccome questi ultimi hanno
maggiore discernimento di bene e di male e maggiore
cultura, debbono, delinquendo, essere puniti pili grave-
mente che non gli .atltri poveri uomini, in cui itl giudizio
morale spesso e oscurato 2). < Peccat igitur gravius sa-
c e r d o s , et eo am plius puniendu s n t).
Non si deve tenere in alcun conto, insiste Marsilio, [a
tesi di quatlche scrittore, che i reati contro le cose e [e
persone, compiuti da ecclesiastici, siano azioni spirituaii,
o meglio partecipino detl carattere spirituale indetlebile
del soggetto agente, e quindi siano suscettivi d'un giu-
dizio spirituatle e non appartengano al foro or'dinario, Poi-
chd questi che possono andare daltl'adulterio atll'omicidio,
dal furto alt'eresia, sono carnali e temporatli. E se il ve-
scovo di Roma o altro qualsivoglia prete fosse esente non
solo dalla giurisdizione laica, ma eziandio detenesse egli
\a facotlt) potestativa di giudicare tutti g1i ecclesiastici,
sottraendoii altl'ordinaria giurisdizione, allora per neces-
sit) tutta la giurisdizione secolare sarebbe annullata. Il
che A da giudicarsi un grave danno, e contrario allo spi-
rito dell'insegname,nto evangelico : < quoniam Christiana
n).
religio neminem privat iure suo >
I,l danno si manifesta evidente anche netl continuo a1-

1) D. p., II, 8; Gotoesr, II, p. zrr (Scuorz, p. 58).


2) E . ENr ERr o N, o p . c i t . , p . 3 9 .
3) D.p., II, 8; Gor,oesr, II, p. zrz (ScHorz, p. 58).
4) D. p . , I I , 8 ; G o r o e s r , I I , p . z r z ( S c H o r z , p . 5 9 ) .
RE. {Z I O NE AL F O RO E C C L E S IA S TIC O t25

largare che fanno i pontefici del numero delile persone


aventi carattere retligioso, le quali appunto percid escono
dalla competenza sovrana de1 giudice secolare : ai veri
sacerdoti si unirono gli ordini laici, i cosiddetti frati gau-
denti e poi i templari, gli ospitalieri ed altri consimi,li :
cosi la maggior parte degli uomini e sottratta al potere
dello Stato, ai suoi tribunatli, ai suoi comandi, alle sue
imp o s te ') .
L'appunto di Marsilio d estremamente grave. Lo Stato
! esautorato, il suo car,attere di assolutezza si perde. E
una vera contraddizione: coloro, che si proclamano esenti
ed immuni, godono della sicurezza civile, della pace, che
l'autoritA civile con l'opera sua appresta, ma non vo-
gliono pin sopportare i suoi oneri e i suoi pesi : n qui
enim gaudet honoribus et civilibus commodi.s, ut pace
ac tutela legislatoris humani, ab oneribus et iurisdictione
non debet eximi absque determinatione legislatoris eius-
dem> 2). Cosi non pud esrere, re si vuol mantenere allo
Stato il carattere d'universaliti e d'eticiti, che ad esso
compete. Occorre che tutti i chierici non solo siano sog-
getti a[ foro llaico, ma il prinoipe cosi come dispone di
ogni altro cittadino disponga dei vescovi e dei preti e
possa limitare il numero loro, quando appaia eccessivo
in rapporto a'lrlatotaiiti dei cittadini, e distribuirli neile
varie provincie, come crede, tenendo conto detll'effettivo
bisogno.
Disgregata ed infiacchita con la caduta dell'Impero
d'Occidente lla compagine dello Stato, in quel processo di
frazionamento che caratterizza il primo medio evo fino arl
Mitltle, la Chiesa giovane, forte, organizzata atil.aromana,
unica tutela del debole nel trionfo della forza, non poteva

1 ) D . l r . , I I , 8 ; G o r o e s r , I I , p . z r z ( S c n o r ,z , p .
59). Vedi S. Rruz-
tnn, Widersacher, p. 2rr e sg.
2l D. p., II, 8; Goln.rsr, II, p. zrl (Scnorz, p.
5 9 e s g .) .
r26 },(ARSILIO DA PADOVA

non rivendicare per sd a poco a poco molti pubbtiici diritti


specie nel campo giurisdizionale '). Dato il concetto utltra-
mondano, che i secoli dell'et) di mezzo ebbero della vita,
la Chiesa volle garantito dallo Stato che ii clero po-
tesse esercitare le sue funzioni nel modo pit perfetto e
pieno. Il portare dinanzi ai tribunali comuni una con-
troversia, in cui il convenuto o f imputato fosse un eccle-
siastico, rappresentava un diminuire la solennit) deltl'abito
religioso, poichd il chierico poteva anche essere ignomi-
niosamente colpevole, quindi occorreva che essa contro-
versia fosse giudicata da tribunali straordinari formati da
ecclesiastici e non da magistrati laici. Questa 1'origine
prima del foro ecclesiastico,che poi nei secoli allargd la
sua competenza sempre pii, giudicando anche di cause
in cui l'attore era un chierico e il convenuto o f imputato
un iaico, di cause prima penali e pii tardi anche civili,
di cause riguardanti i chierici maggiori e piil tardi anche
i minori, e infine persone solo a met) religiose, come
appartenenti ai diffusissimi nel medio evo ordini caval-
lereschi laici con iscopi di beneficenza e di propaganda
de1la fede') : allargamento graduale ma senza sosta, pa-
rallelo all'indebolirsi delio Stato e al consolidarsi della
Chiesa. E a questo ampliamento della competenza del
foro ecclesiastico non fu estranea la materia 'delie cause,
penali e civiii : dapprima i tribunali ecclesiastici richia-
marono a sd \a pura rnateria religiosa, quindi, siccome
v'era una materia propriamente regolata dalla legge se-
colare, ma attinente alla morale, nell'esautorarsi del ca-
rattere universalmente etico dello Stato, avocarono anche

1) t.na breve storia dello sviluppo e della fortuna ne'secoli delle


immunitd tlel clero nel campo giurisdizionale d in H. C. L,ne,, Benefit
ot' clergy, in Stwdies, P. 177 e sgg.
z) Suilo sviluppo enorme del clero nel secolo XII e XIII vedi
G. Vor-pn, Llouimentr. veligiosi, pp. 46, r73 e sgg.
REAZ I O NE AL F 'O RO E C C L E S IA S TIC O r2 7

questa t) ; p!r concludere, qualunque materia mista2),


",
come le cause di matrimonio, d'eresia, di falso giura-
rnento, d'usura, fu giudicata .da altri che non era il tri-
bunale laico, oltre che le cause di patronato e di decime,
oltre che i contratti perfezionati con giuramento.
Questa competenza dei tribunali ecclesiastici non fu
certo mai eguale netl tempo e nello spazio, e la sua mag-
giore o minore estensione dipese dal disgr.egarsi o dal con-
solidarsi alternativo dei poteri pubblici, ora riafiermanti
i loro originari diritti, ora cedenti questi altla Chiesa
sempre piri vigile d'ogni occasione nel campo politico, e
adattantesi mirabiflmente ad ogni situazione per difficile
che fosse. Sotto i Longobardi non sembra che il foro
ecclesiastico sussistesse; o ebbe una competenza disci-
plinare e una giurisdizione volontaria, e ciod arbitrale.
Ma 'sotto la monarchia carolingia, dato il carattere quasi
messianico da essa assunto di difenditrice e di propa-
gandista della fede, data I'alta condizione di favore
fatta atltlaChiesa, il foro ecclesiastico s'affermd rigoglio-
samente, suila base non solo dei capitolari franchi, in
cui l'inflaenza delle dottrine cristiane d decisiva, ma an-
che di alcune tipiche falsificazioni canoniche del secolo IX,
in cui f intento di indebolire 1o Stato e le sue istituzioni
d chiaro, sancendo esse sempre pii ampii privilegi ed im-
t).
munit) per il clero regolare e secolare
La reazione contro i diritti eccriesiasticidi foro si ma-
nifesta subito dopo il Mille, quando, superato il con-
cetto agostiniano dello Stato generato dal peccato e della

1) Innocenzo III fissd persino un diritto d'appello al pontefice


da parte
-2) di chi si stimasse leso dai giudici pubblici.
si affermd la cosiddetta iurisdictio de peccato: ovunque un atto
umano secondo la legge divina e canonica ha in sd un elemento di pec-
cato, ivi d competente il tribunale ecclesiastico'
3) A. Sorui Stato e Chiesa, p. r27; H' C. Lr'l, Benefit ol clergy,
p
h S tud .i e s , . r 8 4 ; T h e r i s e o l t h e t e n tp o r a l p o w e r , i b ' , p p ' 6 9 ,7 r I s g g '

Z.riltnmotllYor,t,a/c
t\'' DEtA tDUtAtloN
*
..* BlBLl0IttA
\ s.
^ , -, ^ *
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r28 MARSILIO DA PADOVA

vita terrena priva d'un suo proprio fine autonomo e per


sd stesso degno, col rinato curlto della classiciti e di Ari-
stotele fu rivendicata la dignit) dello Stato e della vita
concepita pit immanentisticamente. Non possiamo dare
che brevi accennit). I primi a reagir,e furono i Comuni,
in cui il concetto pubblicistico romano affiora e plasma
la nuova vita. Non sempre essi mantennero i diritti an-
tichi del clero2), specie nel campo giudiziario e tributa-
rio; anzi molti come Milano, Modena, Vercelli, Padova,
ingaggiarono fiere battaglie giurisdizionali, che, con'dotte
con alterne vicende, in massima tra ingiuste rappresaglie
daltr'una parte e dall'altra, portarono g1i stessi Comuni
a ced'ere assai poco. Ai Comuni seguirono gli imperatori
svevi, ed in particolar,e quel Federico II, che nutrito di
s,apienza giuridica romana e di dottrina aristotelica pas-
sata per il vaglio dell'eterodossia musulmana, fresco tem-
peramento di artista oltre che savio reggitore di popoli,
ebbe un alto e sano concetto della sovranit) : egli, sen-
z'altro, sottomise il clero, anche nel campo penale, alla
giurisdizione secolare; ridusse di molto il privilegio del
foro straor,dinario, anche se non potd sopprimerlo, conti-
nuando un indirizzo ,aperto gii dai suoi predecessori Nor-
manni. Un atteggiamento risoluto fu assunto dai r,e di
Francia, poichd nelle loro terre le pretese della Chiesa
erano divenute insopportabili : lo stesso Luigi IX, il gran
santo, come abbiamo detto, dispose che il crtmen publicum
d'eresia fosse rivisto dai suoi tribunali, ancorchd quelli
ecclesiastici avessero su di esso pronunciato una sentenza
avente per essi valore di cosa giudicata; e dopo di lui
Filippo il Bello riaffermd 1o stesso principio pii rigida-

r; U. C. Lnt, Benefit ol clergy, in Str't'dies,p. r9r.


2) F. LucuArRE, op. cit., p. r55 e sgg. ; G. Vornn, Chiesa e Stato di
cittd nell'Italia med,ieaale,in Mouimenti religiosi, p.263 e sgg'
REAZIONE AL FORO ECCLESIASTICO r2 9

mente, e cosi il famoso processo ereticale contro l'ordine


dei Templari si svolse dinanzi al tribunale regio r).
La reazione contro il foro ecclesiastico si manifesta
principalmente nei trattati de'regalisti francesi nella ti-
tanica llotta tra papa Bonifacio e il re Filippo : le loro
opere non sono che una denuncia continua particolareg-
giata degli abusi del clero nel campo giudiziario. L'au-
tore della Su.rnmaria breuis et compendiosa dice che le ra-
gioni ,dell'ampliamento della competenza del foro ecclesia-
stico sono tutte venaii, poichd i preti abbondano nelle pene
pecuniarie piuttosto che in quelle affiittive per fare denari,
e non esitano per raggiungere il loro scopo a perseguitare
coloro, che ricorrono in appello presso i tribunali del re, a
scomunicare g,li ufficiali che fanno il loro dovere 2). Lo
scrittore, forse Pietro Dubois, della Disputatio super po-
testate accenna alle stesse inframettenze e vuole regolata
dal foro ecclesiastico la mera materia spirituarle, esclu-
dendo persino queila mista ed affermando percid un pir)
vasto diritto regio t). E parimenti il non ancora deter-
minato autore della Quaestio irt, utramque partem bro
et contra pontificiam potestaternn), in qualunque tempo

r) F. ScADUro, op. cit., p. ro e sgg. A proposito dell'opera di riven-


dicazione dei diritti dello Stato in materia ecclesiastica operata da san
Luigi e poi da Filippo, r'edi A. FneNcr, Des rapporls, p. 66 e sgg.
2) N. nE Werrry, Min+oire sur un opuscule anonyme intituli :
t Sumtnaria breais et compendiosa doctrina felicis expeditionis et abbre-
aiationis guerrlwuln ac litium regni Franciae>, in Mimoires de l'Aca-
d,imie des inscriptions, vol. XVIII, parte II (r85o), p.46r e sg.; S. RrBz-
r- n n , W id e r s a c h e r ,p . r 4 3 ; F . Sc e o u r o, o p . c i t., p . 7 6 e s g .; E . R e x e N ,
Etudes, p. 3or e sgg. ; R. Scuor.z, Die Publizistih, p. 4rT e sgg.
3) S. Rr c z r e n , W i d e r s a c h e r , p . r 4 5 ; F. S c a o u r o , o p . c i t., p . 8 z ;
R. Scuor,z, Die Publizistih, p. 345 e sgg. ; B. LaseNce, Marsilio da
Pad,oaa, p. r85 : quest'ultimo continua a volere attribuire I'opera a
G. Ockam, come del resto anche A. Fnewcx,'Riformateurs, pp. r82, zoz.
4) Se per F. Sceouro, op. cit., p. q8, la Quaestio fu scritta nel r3o3
in occasione della bolla bonifaciana Deum time, e della conseguente
Responsio di Filippo, per il RtEzlEn, Widersacher, p. r3g e sg., d stata
composta assai piir'tardi, verso il 1364 e anche dopo.
F. BlmeclIe. - lllarcilia do Padoaa. q
r 30 DA PADOVA
MARSILTO

abbia scritto rla sua operetta, richiama la ben nota distin-


zione tra spirituale e temporal!, p!r cui alla Chiesa .spetta
solo [a giurisdizione sultlo spirituale e tla giuri,sdizione sul
temporale non possa essere sottratta allo Stato t).
Ma se osserviamo attentamente lo spirito deltle' dot-
trine di questi giuspubblicisti, i facile vedere com'essi
infine non neghino una certa competenza dei tribunafli
ecclesiastici lon solo in materia spirituale, ma anche mi-
sta, desiderando unicamente una demarcazione pii rigida
di quella che positivamente vigeva, che assicuri al foro
civile un funzionamento senza ostacoli. E che non neghino
questa com.petenza lo dimostra il fatto che nessuno di essi
entra nell'analisi della materia, e quindi, stando alf inter-
pretazione del diritto medievale, il giudizio d'usura, di
matrimonio, il giudizio circa contratti suggellati con giu-
ramen'to resta pur sempre agli ecclesiastici. Marsilio in-
vece d un radicale : non sotlo afferma il pit vasto prin-
cipio, u evitandum fateri oportet secundum veritatem,
iurisdictionem in episcopos seu presbyteros et clericos
omnes legi'siatoris auctoritate principantem habere, ne
principatuum etiam pluralitate inordinata politiam soivi
c o n tin gat . . . . r ') ; m a nega al c l e ro l a s te s s a a u to ri t) d i
giudicare in tema d'eresia, di matrimonio, e, come ve-
dremo in seguito, di beneficii, e infine limita la sua com-
petenza alla mera materia disciplinare e sacramentale.

1) Dopo Filippo il Bello la lotta continua e sotto Filippo VI di


Valois fu scritta l'Actio Petri de Cugneris consiliarii regii, et Petri Ber-
trandi.... de iurisd,ictione ecclesiastica, in cui Pietro de Cugneris sostiene
il diritto regio e Pietro Bertrando ed altri il diritto papale. Il primo
porta le lamentele dei funzionari dello Stato disturbati nelle loro fun-
zioni dai chierici specie nel campo giudiziario, e domanda una demar-
cazione netta e precisa tra la competenza del foro laico e quella del
foro ecclesiastico, che escluda ogni confusione e discordia. Il che vuol
dire che l'antico tentativo di continuo esautoramento dello Stato da
parte della Chiesa continuava ancora e assai gravemente. Vedi a pro-
posito A. FneNcx, Rdformateurs, p. 2o2 e sgg.
2) D. p.,II, 8; Goroasr, II, p. zr3 (Scuorz, p. 6o).
LA PROPRIETAECCLESIASTICA I3I

Questa rivendica zione dell' autorit) dello Stato in


ordine all'eresia e al foro ecclesiastico d integrata dalla
disamina sulla propriet) ecclesiastica1) ; in cui Marsilio,
pur non essendo del tutto nuovo ed originale, anzi bat-
tendo una strada giA percor,sada altri, A ancora di un'ap-
dacia senza pari.
I1 dottore padovano, dopo avere definito i[ dominio
come la potesti suprema e principalmente come irl diritto
di rivendicare contro tutti i terzi una cosa, giustamente
acquistata e tenuta cosi che altri non ne abbia l'uso senza
I'espresso consenso della persona che la possiede, dopo
aver detto dell'usufrutto'), passa senz'altro dalf individuo
alile corporazioni, ed entra nell'argomento assai contro-
verso della propriet) ecclesiastica. Egli forse non nega
la tesi che Cristo e gli apostoli abbiano posseduto ed
eser,citatoil diritto di proprieti, ma afferma che sia con-
forme alla dottrina evangelica possedere solo ne'limiti
de' bisogni jndividuali.
f[ vero ecclesiastico, servo di Dio, deve essere povero,
servirsi deltlo stretto necessario, e rinunciare a[ resto. < Nec
oportet omittere, quod spontaneorum pauperum sunt
qui'dam abdicantes temporafiia propter finem honestum,
et convenienti modo. Alii vero talia videntur abdicare non
propter hoc, sed propter inanem gloriam aut aliam ali-
quam mundanam fallaciam committendam o t). Sono i po-
veri volontari : quel che d) superiore carattere morale a[
1.) S. Rrezrnn, Widersacher, p. 2r3 e sg. ; F. ScADuro, op. cit.,
p. r3r ; N. V,lrors, Jean de Jand,un, p. 58o; E. Errlrnron, op. cit.,
p . 4 r e s g . ; P. E. M Bn r n , o p . c i t . , p . 4 3 e s g g .; J . W. A r :.e N , M a r -
silio ol Padua, nella gid citata raccolta del HrenNSHAw, p. r87.
2\ D . p . , I I , t z ; G o r o e s r , I I , p . z z 4 ( S c n o r .z ,p . 6 6 ) : n D o m i n i u m ....
significat stricte sumptum potestatem principalem vendicandi rem ali-
quam quaesitam iure dicto secundum primum modum, potestatem
inquam scientis et non dissentientis in hoc, volentis etiam nemini
alteri licere rem illam contrectare absque sui, dominantis scilicet, dum
i lli dominatur, expressu consensu ).
3 \ D . p . , I I , t z ; G o r o e s r , I I , p . z z 5 ( S c n o r z , p .6 7 ) .
r3 2 MARSILIO DA PADOVA

loro atto d 1o spirito che li spinge a spogliarsi derl tloro


bene : lo stesso atto pud avere alto significato morale o
basso senso di mondana spreconeria secondo l'interiore
volontd dell'agente. I beni, che gli ecclesiastici hanno
per le mani e in possessocome gii altri uomini, sono di
vario genere : ve ne sono aicuni consumabili con un solo
atto o con una serie limitata di atti, come i cibi, le be-
vande, i medicinali, le vestirnenta; altri d'uso ripetuto e
consumabili solo attraverso un'attiviti continua e lunga,
come le case, i terreni, i cavalli. Questa distinzione e
il fondamento d'una ulteriore constatazione. Gli ecciesia-
stici, i quali vogliono attingere lo statunt, perlectionis,
ciod custodire secondo la legge evangelica la somma po-
vert), sunLrna?npaupertatem, - come si vede la perfe-
zione s'identifica con la povert) e questa ,i causa di
quella debbono contentarsi dell'alimento indispensa-
bile ai bisogni della vita e del vestimento necessario:
< contentari debent alimento quotidiano et necessario te-
gumento r r).
Ma ci si pud domandare : una volta esclusa una vera
proprieti ecclesiastica sovra i beni non consumabili con
un sdlo atto, chi forniri ai chierici i beni d'uso quoti-
diano, i cibi e le vestimenta? Marsilio, in generale, crede
che la communitas fidelium sia tenuta per diritto di-
vino, sebbene non vi possa essere costretta giudizial-
mente secondo una legge umana, a prestazioni allimentari
ai suoi chierici, dal di cui insegnamento evangelico trae
conforto e iuce. Tuttavia pud darsi che la comunit) sia
siffattamente pwera che non possa mantenere i suoi sa-

1) D. p . , I I , 1 4 ; G o r o e s r , I I , p . 2 3 3 ( S c n o r z , p . 6 9 ) .D i s ti n z i o n i
consimili aveva gid, fatte nel r3zz frate Ubertino da Casale, come
risulta dal dotto lavoro di F. Tocco, La quistione d,ella pouertd. nel, se-
col,oXIV secondonwoai document'i,Napoli, r9ro, p. 278 e sgg. Gli iden-
tici motivi ritorneranno nel famoso Songe du Vergier: vedi E. FnrBp-
BERc, Die tmittelalterlichen Lehren, parte I, p. 16.
LA PROPRIETA ECCLESIASTiCA r33

cerdoti ; allora questi debbono aitrimenti provvedere ai


propri bisogni in modo decoroso allo stato chiericale, senza
percid mai scen,deread esercitare mestieri manuali e tanto
me n o a m endicar e.
Pud darsi atllora che 1o Stato o un fedele qualunque
destini un certo numero di beni, sia mobili sia immobili,
o meglio ie loro rendite, al mantenimento degli ecclesia-
stici. < Interrogabit autem aliquis, cuius aut quorum sit
horum temporaliurn, praecipue immobitlium, iam dictum
dominium seu vendicandi potestas coram iudice coactivo
praesentis saeculi, cum tale dominium ministri,s evange-
licis perfectis eristentibus convenire non possit secundum
cleterminationem capituli praecedentisr. Cosi la questione
e\ posta. Subito dopo abbiamo la risposta. ,t Nos vero
dicamus dominium temporalium, quae sunt pro ministro-
ruln evangelicorum sustentatione statuta, legislatoris esse
aut eius vel eorum, qui per legislatorem ad hoc fue-
rint deputati ; vel per eos qui talia dederunt, si fuerint
s in g u lares personae, quae supra d i c ta te mp o ra l i a d e d e ri n t
et ordinaverint ex bonis suis ad usum praedictum : qui
siquidem sic statuti ad eccrlesiasticorurntemporaflium de-
fensionem et vindicationenl vocari solebant ecclesiarum
p a tro n i r t ).
Da ciir seguono conseguenzeimportantissime. Iti clero
rron ,i rnai proprietario dei beni, di cui gode le rendite,
rna soltanto un mero detentore di fatto e amministratore
per iscopi che tlo trascendole:), poichd si rivolgono al
generaie mantenimento dei poveri. E se la nuda propriet)
1) D. p . , I I , 1 4 ; G o r o e s r , f J , p . 2 3 3 ( S c H o L z , p . 6 9 e s g .) .
2) Anche questa era un'idea diffusa nel secolo XIV ed appare
purc in uno scritto del re Roberto d'Angid, giA. pubblicato da G. B.
Stn e cu sa , L 'i n g e g n o , i l s a p c r e e g l i i n l e u d i n r c n ti d i R o b e r to d ' A n g i d
con nuoui documenli, Palermo-Torino, r8gr, e studiato dal Tocco, Za
guistione della pouertd, p. z9r. Vcdi anche F. D'Ovtoro, La proprietd
ecclesiasticasecondoDanle in Studi sulla u Diuina Contntedia r,, Palermo,
r9 o r , p. 4 o 4 .
r3 4 MARSILIO DA PADOVA

spetta all patrono-Stato o al patrono-privato, detratto quel


che d necessario per il mantenimento del olero e per il
funzionamento del culto, il resto deltle rendite pud a ri-
gore essere rivendicato. Tuttavia il Previt6-Ortonr), io-
terpretando con I'aiuto dei manoscritti un passo corrotto
del Defensor pacis e modificandone sostanzialmente la
lezione, crede che la conversione di detti beni ad altri usi
che non siano quelli predeterminati, culto e mantenimento
dei chierici e dei poveri, importi non solo peccato, ciod
violazione della legge divina, ma, in certi casi, una vio-
lazione della stessa legge umana.
fn questa costruzione marsiliana d evidente un duplice
influsso : da un lato le dottrine religiose degli ordini men-
dicanti, e particolarmente dei francescani spirituali, di
cui Marsilio conobbe a Parigi uno dei capi pii rappre-
sentativi Ubertino da Casale, che poi rivedr) a Roma, e
di cui pur conobbe a Norimberga il piri eminente teorico,
Guglietlmo Ockam 2) ; dall'altro, forse, le dottrine poli-
tiche di Dante.
Gli ordini mendicanti, sorti come alleati dei papi, ndl
secolo di Marsitlio ruppero i loro rapporti con questi, e
Michele di Cesena, generale dell'ordine, ingaggid con
Giovanni XXII una fiera lotta proprio sul terreno della
poverti e della proprieti ecclesiastica. Laddove il pon-
tefice sosteneva che Cristo e gli apostoli esercitarono
di fatto la proprieti, itl francescano lo negava : tlo che,
come nota Paul Janett), significava porre in termini teo-

r; C. W. PRBvrrf,-ORroN, op. cit., p. r'2.


z; Che le dottrine degli Spirituali abbiano influito sul pensiero
di Marsilio appare fuor di dubbio a G. Vorpr, ivlloaivnenti religiosi,
p .16 7 .
3) P. JANET, op. cit., vol. I, p. +6+. Vedi anche A. FneNcx, Rifor-
ma.teurs,p. 17+ e sgg. Che la questione della povert} fosse una questione
sociale politica e giuridica prima che dommatica e religiosa rileva acu-
tamente F. Tocco, La quistione della pouertd.,p. 34 e sgg. rt Contro que-
ste dottrine - scrive I'egregio autore, - che scalzavano le basi del dritto
LA PROPRIETAECCLESIASTICA r35

tlogici una questione sociale, e dire che La proprieti d un


male piri o meno giustificabile, r&, certo, intimamente
contrario aflla perfezione cristiana. Non solo : le conse-
guenze erano pii gravi, poichA, negando la proprieti
come contraria allo stato evangelico, la lotta si portava
anche sutl terreno del dominio temporale dei papi, contro
i feudi ecclesiastici, contro le infinite ricchezze accumu-
late da collegi, ordini, ecc. Senza sofiermarci sopra. 1o
sviluppo storico e teorico di questa lotta, calda e passio-
nata, ci limitiamo a notare il suo influsso sul pensiero di
Marsilio, che d evidente.
D'altra parte il pensiero dell'Alighieri non fu forse
estraneo allo sviluppo della dottrina di Marsilio, a meno
che non si voglia ammettere che il Poeta subisse lo stesso
influsso del dottore padovano, senza che questi conoscesse
quello : tuttavia un certo parallelismo di situazioni ci in-
ducono a pfopen'dere, se pur con molta incertezza, verso
la prima tesi anzichd verso la seconda.
Posto il dominio eminente (superius dominium, do-
rnr.nium eminens) dell'Impero sopra i beni della Chiesa,
come su quelli dei privati tutti, Dante nega addirittura alla

e della societl, doveano protestare e protestarono la maggior parte dei


cardinali e dei vescovi, principalmente quelli, che allo studio del diritto
non solo canonico ma civile aveano consacrata Ia loro vita. E si vide
questo spettacolo strano; in una quistione, che pareva si dovesse deci-
dere esclusivamente colla Bibbia e con gl'interpreti pir) antichi ed au-
torevoli delle sacre carte, entrare come autorit). prevalente il Diritto
Civile, e Irnerio vincerla su Santo Agostino. Nd avean torto. Finchd i
Francescani si fosser contentati di sfolgorare, come tanti altri aveano
fatto prima di loro, il fasto e la mondanitd e il potere principesco del
clero a cominciare dal Papa stesso sino ai vescovi e agli abati, erano
nel loro pit pieno diritto. E la storia fard loro ragione.... Ma quando
abbracciavano nelle loro dottrine la societ). tutta, e in nome della legge
di Cristo bandivano guerra a quello che di pit sacro e di piir caro ha
l'Umanit), diritto, famiglia, societtr civile, era giusto che dal clero
stesso e secolare e regolare si alzasse la voce contro di loro, rilevando
la santitA, del diritto e dello stato, che ne B la custodia ). $ull2 p61-
tata politica delle idee degli Spirituali vedi G. Vorpr, Moaimenti reli-
g io si, p p . 1 6 r , 1 6 7 .
r36 MARS]I,IO DA PADOVA

Chiesa ogni diritto di propriet), e crede che questo spetti


piuttosto ai poveri. Ii vicario di Dio non d un possessor,
ma un pauperibus dispensator 1). Tra.-l'Alighieri e Mar-

1) Dice Dexrp nella Manarchia, fII, x, r7: < poterat et vicarius


P"i recipere non tanquam possessor, sed tanquam fructuum pro
Ecclesia pro christi pauperibus dispensator : quod apostolos fecisse
non ignoratur >. Rimando senz'altro per intendere Ia portata della ci-
tazione al Sorrrr,..Il pcnsiero politico di Dante, pp. r2g, r44, e per
ogni sviluppo dell'argomento alle seguenti opere : F. Tocco, La qui-
stione della pouertd. nel Trecento, pp. r-5r ; S. Vruro, op. cit., p.
116
e sgg. La posizione dell'Alighieri a me come al Solmi sembrl ben
chiara, per cui non so come possa K. VossrBR, La n Diuina Commedia >
studiata nellg sua genesi e 'inlerpretala, trad. di S. Iaclrvr, Bari, r9ro,
vol. I, parte II, p. 456, ritenere che il passo dantesco < non abbia senso
giuridicamente preciso r. certo < in Italia - come rileva l'insigne pro-
fessore di Monaco - in quei tempi, non v'era ancora alcuni te-oria
politica che avesse elaborato l'idea francescana della poverta fino
a aavarne un chiaro programma di separazione fra chiesa e stato, ;
ma cid non implica che Dante per primo non abbia potuto trarre
alcuni corollari che la dottrina dei minoriti aveva in sd. Del resto gil,
e lo nota lo stesso vossler, non insignificanti tentativi d'elaborazione
sul principio del secolo XIV erano stati fatti dai pubblicisti francesi ;
e forse questi agirono sul pensiero del poeta pir) di quanto general-
mente non si creda. Marsilio poi non fa che portare all'estremo nel
campo logico le posizioni di Dante. cosi ,rttr coit.oversia destinata ad
agitarsi nel terreno de'principi teologici animd di sd tutta una serie
<ii problemi politici e giuridici, e dal negare la proprieti, in Cristo e
negli apostoli si fini col negare la terrena giurisdizione nel Papa, Ia Do-
nazione di Costantino, ecc. - Un altro passo di DeNre sull'argomento
d nella Monarihia, II, xr, r-3, la cui interpretazione ha dato luogo venti
anni or sono a dotte polemiche, sulle quali non mi so ermo. euesto
passo d meno rigido del precedente, ma pur meno chiaro, e sul suo
significato si d molto discusso. F. D'ovroro, La ptoprietd ecclesiastica,
in Studi sulla ( Diuina Con'nnedia >t, p. loJ, cosi lo parafrasa : < Lo
stato dd o lascia beni materiali alla chiesa per solo vantaggio dei po-
veri ; d questo il solo titolo che essa ha al possedere, e il patrimonio
suo non d che patrimonro dei poveri ; se i poveri son defrauclati delle
rendite, se anzi il patrimonio stesso d dilapidato dai pastori per arric-
chir sd e il parentado, tanto fa che il patrimonio dalla chiesa torni
al potere laicale r. Anche qui lo stesso concetto : la Chiesa non ha
propriet), ; la propriet) ecclesiastica d dei poveri, il papa E un !>aupe-
ribus d,ispensator; ma appare pure come il Poeta infine ammette una
certa detenzione o un qualunque possesso di beni materiali : cid che
d deplorevole d il mal'uso, il non farne parte ai poveri. Usciamo dalle
dottrine proprie di Ubertino da Casale, e ci avviciniamo, se mai, alle
dottrine di Marsilio, che pur tempera alquanto l'assoluta povertd degli
Spintuali. vedi a proposito F. Tocco, Polemiche dantesche, in Riuis;ta
d ,' Ita lia , a . I V ( r 9 o r ) , f a s c . 7 0 , p . 4 3 9 .
LA POTESTA SACERDOTALE r37

silio la differenza sta in cid, che laddove per il primo


soggetto di diritto, cioe proprietario dei patrimoni eccle-
siastici, d l'insieme dei poveri ; per il secondo, e il pa-
trono, lo Stato o il privato; ma nell'uno e nell'altro le
rendite vengono destinate a fini di cultura e di beneficenza,
e vengono sottratte alla disponibilit) illimitata dei chie-
r ic i r) .

Altro argomento molto importante d quello del con-


cetto della potesti sacerdotal.t). Il sacerdoziod stato isti-
tuito da Cristo stesso, il quale pure abbiamo visto aver
abdicato a tutti i beni mondani, e non dal legislatore
umano, causa eflrciente d'ogni ufficio e d'ogni potest).
Da cid potrebbe scaturire un contrasto, quando irl sacer-
dozio si volesse sottrarre ad ogni possibiliti di controllo
statale e ad ogni possibilit) di pubblica istituzione.
Per eliminare ogni errore, nell'ufficio del sacerdote
occorre distinguere 3) la potestA sacramentale, ciod la po-
test) di legare e di assdlvere gli uomini dal peccato e di
conferire la eucaristia, autoriti' essenziale e inseparabile
dal sacerdotein quanto sacerdote, da una diversa potest),
avente origine in un'umana istituzione, per cui un sa-
cerdote istruisce nella legge divina un determinato nu-
mero di persone e ne cura le loro anime, inviato in quel
determinato luogo per un pubblico incarico. Abbiamo da
un lato una istituzione sacramentale. dall'altro una isti-
tuzione beneficiaria.

i) Mr d'altra parte sia Dante sia Marsilio ammettono un tal quale


possesso, una disponibilita, un uso di beni materiali nella Chiesa, e cid
basta a differenziarli da Ubertino da Casale e dai piit intransigenti spi-
rituali, sostenitori della povert) assoluta.
2) E. EMERToN, op. cit., p. 43. Vedi anche S. Rtnzrnn, Wider
sa ch e r , p . z r 4 ; F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r 3 r ; P . E . M p v B n , o p . c i t.,
p p . 3 3 , 4 0 e s g g . ; E. F n r e o BERG , De fi n i u m , p . 4 5 .
3) Circa l'origine storica di questa sottile distinzione vedi A. Sor,nr,
Sta to e Ch i e s a , p . 2 2 o , n . 2 .
r38 MARSILIO DA PADOVA

Riguardo atlla prima istituzione e alla conseguente


autorit) tutti i sacerdoti sono uguali, nd il vescovo di
Roma d superiore agli altri vescovi e preti; riguar'do alla
seconda no, perchd in base ad un'umana'volonti un chie-
rico pud essere preposto agli altri per dispensare ad essi
comandi ed organizzarli nel modo pit corrispondente altle
finaflit) religiose. n Omnes sacerdotesaequales sunt merito
atque sacerdotio,, 1), poichd essi tutti, eenza distinzione
di pneti e di vesc',ovi,sono successori degli apostoli; e tra
questi nessuno fu posto al di sopra degli altri, nd circa
l'istituzione essenziale,nd circa I'istituzione secondaria').
Lo stesso Pietro non ebbe da Dio nessuna potesti, nes-
suna coattiva giurisdizione su gli altri apostoli, nd per
il lato sacramentale, nd per quello amrninistrativo. Egli
non ebbe alcuna autoriti d'inviare un apostdlo in una
tnrra anzichd in un'altra per evangelizzare, sebbene biso-
gna ammettere che egli per l'eti sia stato il capo rico-
nosciuto dei compagni, fors'anche per la loro stessa de-
signazione, ancorchd le scritture sacre di questa desig:ra-
zione non parfiino. E che sia stato cosi lo dimostra il
fatto che il corpo o collegio apostolico ha avuto sempre
3).
maggiore autoriti che non Pietro o altro singolo
E come Pietro fu eletto vescovo ,di Antiochia dalla
moltitudine dei fedeli e non ebbe bisogno di conferma dei
compagni, cosi questi ultimi furon capi di altre comuniti
religiose, prescindendo dall'istituzione e dalla conferma
di Pietro : e parimenti i successori immediati degli apo-
stoli tennero la loro autoriti al di fuori d'ogni ingerenza
dei successori di Pietro. Cid continud fino ai tempi di

r ) D. p. , I I , 15; Goronsr ,I I , p . z 4 r (Sc u o L zp,. 7 r e s g .).


2) J. HALLER, op. cit., p. 16; P. E. Mrvrn, op. cit., p. 42. Queste
proposizioni, come nota G. Auorsro, Diritto pubblico della Chiesa,
vol. II, p. 8o, sono poi state svolte da Wrcrrnp.
3 ) P. E. M e YEn , o p . c i t . , p . 6 8 .
IL PRII{ATO ROMANO r39

Costantino, che attribui ai vescovi e alla Chiesa di Roma


una certa prepon deranza sopra gii altri vescovi e Chiese
del mondo.
Sul primato di Pietro i pontefici romani basano una
ereditaria supremazia su I'orbe cri,stiano. Invero que-
sta zupremazia, se ha una sua intima ragione umana
fondata sopra una secolare consuetudine, manca d'ogni
ragione divina non solo, o& anche d'una sufficiente base
storicat). I vescovi di Roma generalmente si fanno cre-
dere eredi di Pietro. Ora, e cid d importantissimo, le scrit-
ture sacre possono testimoniare che essi vescovi sono suc-
cessori di san Paolo e non di san Pietro, mentre diretti
successori di quest'ultimo, che certo fu vescovo di Antio-
chia, sono gli attuali vescovi di Antiochia. I testi sacri
dimostrano a sufficienza che Paolo fu a Roma per due
anni e che comincid ad annunziare le nuove veriti al
popolo dell'urbe; dimostrano pure che ivi fu eletto ve-
scovo ed ivi esercitd l'altissimo suo ufficio, laddove non
dimostrano che Pietro con certezza sia mai stato a Roma,
nd che vi abbia mai esercitato funzioni e propaganda re-
ligiosa. <De beato vero Petro.... dico per scripturam sa-
cram convinci non posse ipsum fuisse Romanum episco-
ptrffi, et quod amplius est, ipsum numquam Romae
fuisse > '). E, sebbene una leggenda narri come Pietro
abbia prevenuto Paolo a Roma ed ivi abbia predicato,
come poi quest'ultimo l'abbia raggiunto, e l'uno e I'altro
abbiano avuti contrasti con Simon mago e con gli ufficiali
imperiali, finch! non siano stati suppliziati, consacrando
cosi con il loro sangue Ia nuova Chiesa romana, io strano
d che nA Luca, nd gli Atti degli apostoli, n0 1o stesso
Paolo facciano menzione mai della venuta del capo, del

1) M. CREI G HT o N,o p . c i t . , v o l . f, p . :l g ; P . E . M E v E R , o p . c i t.,


pp 64 e sgg., 6q.
.2) ttt Ver,ors, Jean de Jandun, p. _:63.
r4 0 M ARSI L I O D A P A D O V A

pii autorevole degli apostoli, san Pietro, nella capitale


d e ll' Impero t ) .
Riporto senz'a7tro l'importantissimo passo di Marsi-
lio, che si pud riguardare anche come esempio del modo
con cui il dottor padovano esamina e critica i documenti
storici. < Amplius quod beatus Petrus Romam non prae-
venerit eos, credere facit probabitliter valde, quod Actuum
ultimo 2) scribitur. Dum enim Paulus in suo adventu
primo altloquereturIudaeos, inter cetera sui adventus Ro-
rram volens assignare causam inquit : Contradicentibus
autem Iudaeis coactus sum appellare Caesarem. At i1[i
dixerunt ad eum : Nos neque tliteras accepimus de te a
Iudaea, neque veniens aliquis fratrum r-runtiavit aut 1o-
cutus est quid de te mailum. Rogamus autem te au,dire,
quae sentis, nam de secta hac notum est nobis, quia
ubique ei contradicitur> "). Da questo testo come si pud
rnai dedurre che Pietro abbia prevenuto Paolo a Roma, e
non viceversa? E se Pietro C stato a Roma prima di
Paolo, come mai i Giudei sono cie'ltutto ignari t{ella nuova
retligione, che dicono ancora setta, che riguardano come
cosa controvertibile e da essi lontana ? n Dicat ergo mihi
v e r ita ti s r, dom anda M ar silio, n i n q u i s i to r, n o n q u a e re n s
contendere solum, si probabifle sit alicui beatum Petrum
Itouram praevenisse Paulum et nihil nuntiasse de Chri-
s ti fid e, quam I udaei loquen te s a d Pa u l u m s e c ta m v o -
c a b a n t ir o).
In atltri punti delle scritture sacre si rileva come, su-
bito che Paolo incontra Pietro, come avvenne a Corinto,
a d A n tiochia, egli ne f accia cen n o n e l tl es u e e p i s to l e , me n -
tr e n o n dica nut lla m ai d'aver l o v i s to i n q u e l tl aRo ma , c h e

r) D, .p., II, r6; Goroesr, II, p. 245 (Scuorz, p. 74.


'J 'l
A c t . , XX\ 1 1 1 , tg-zz.
3) D . p . , I I , 1 6 ; G o r n e s t , 1 1 , p . 2 4 5 ( S c H o r - 2 ,p . 7 4 e s g .) .
4 ) D. p . , I I , 1 6 ; Goronsr, II, p. 245 e sg. (ScuoLz, p. 79.
I L PRI M AT O R O } IA N O I4 I

pure era la pit celebre citti e di cui Pietro avrebbe dovuto


essere gi) vescovo.
La conclusione di quest'esegesi di testi sacri d una :
( per scripturam sacram indubitanter tenendum beatum
Paullum fuisse Romanum episcopum, et si quis alter cum
ipso Romae fuerit, tamen Paulum singulariter et principa-
liter propter causas praedictas fuisse Romanum episco-
ptrfl, beatum vero Petrum Antiochiae, ut apparet ad
Galatas II. Romae vero non contradico, sed verisimiliter
teneo ipsum in hoc non praevenisse Paulum, sed potius
econverso), t).
Marsilio sulla base di questa discussione critica, sulla
cui valutazione sorvdliamo, cerca di distruggere sin dalle
fondamenta il primato di Pietro con un'audacia ignota ai
pii tardi riformatori protestanti. Per lui il primato di
Pietro d una leggenda, come una ieggenda d il racconto
che vuol fatto dell'umile pescatore di Galilea il primo
vescovo dell'urbe. Egli d incline ad ammettere anche una
venuta di Pietro a Roma, e a ritenere che questi go-
desse per la sua et) d'un rispetto maggiore che non gli
altri suoi compagni ; ma respinge senza.esitazione la tesi
d'una sua supremazia d'istituzione divina sopra gli apo-
stoli e quindi sulf insieme dei fedeli, donde sgorgherebbe
una pari supremazia dei pontefici, di Pietro sedicenti
eredi. Egli, come vedremo, si spiega assai bene 1'ori-
gine umana e storica di questa supremazia, ma intanto ne
nega I'origine divina. E questa conclusione d audacissima,
nd forse interamente rinnovata dalla Riforma 2). NIa la

1 ) D . p . , I I , 1 6 ; G o r o e s r , I I , p. 2 4 6 ( S c H o r z , p .7 i .
2) P. E. N{uvnR, op. cit., p. 7r.La questione della venuta di Pietro
a Roma fu agitata del resto dai seguaci di Lutero, anzi al tempo della
Riforma, come dimostra il GRoconovIUS, op. cit., vol. V, p. r4g, n.
fu scritta un'opera, che agita gli stessi argomenti che abbiamo visto in
Marsilio, il Tractatus guod Petrus Apostolus nunquanl. Romae luerit di
Ur,nrcus VBrBNus (Gor,oesr, Monarchia, vol. III, p. r e sgg.). L'Aunr-
r42 MARSILIO DA PADOVA

sua importanza, notiamo, non C tanto neltle deduzioni ul-


teriori che ,se ne possono trarre, quanto netl metodo csll
cui vi giunge. Marsilio affronta le proposizioni canoni-
stiche, dommaticamente affermate, non opponendo ad esse
nuove proposizioni, pur esse dommatiche, sulla base d'una
logica formale o d'una rigida teologia, ma facendo ap-
pello a documenti storici, criticamente valutati e posti
come argomenti probanti dopo averne studiato fl'intimo
valore. Noi non vogliamo dire che le deduzioni di Mar-
silio siano perfette e risolvano tutte le questioni, come per
esempio quella delia venuta di san Pietro a Roma e del
suo vescovato, che pii avanzali studi possono avere ma-
gari diversamente risoluto; ma sta il fatto che in Marsilio
sono esigenze critiche, che trascendono ii domma ed in-
vestono il fenomeno religio,so con criteri ignoti al medio
evo, che porteranno, attraverso il dubbio del Padovano, a
negare col Valla persino la donazione di Costantino. Sotto
quest'aspetto Marsilio d gii neii Rinascimento 1).

Distinta dall'istituzione sacramentale, divina ed eguale


per tutti i chierici, e tl'istituzione beneficiaria, per cui
umanamente un ecclesiastico ! pr,eposto ad un certo nu-
mero di fedeli, governa spiritualmente sopra un certo ter-
ritorio, gode di certi beni ; istituzione che, essendo d'ori-
gine umana, pud porre alcuni ecclesiastici sotto g1i ordini
d i u n alt r o ').
Anche qui rileviairo I'evoluzione storica. Cristo ordind
i suoi discepoii perchd evangelizzassero tutte [e nazioni,
senza assegnare all'uno un popolo, all'altro un afltro po-
polo. Percid gli apostoli si sparsero per il mondo; e, ove
sto, Diyitto pubblico della Chiesa, vol. II, p. 79 prova come le propo-
sizioni di Nlarsilio abbiano trovato seguito e sviluppo in tutti i poste-
riori scismatici, in Wicleff e in Huss sopra tutti.
1) E. EM ERT o N, o p . c i t . , p . 4 7 .
?) S. Rr Ez r a n , W i d e r s a c h e r , p . 2 15 ; E . E u r n r o N , o p . c i t., p . 4 7 e s g .
LO STATO E I BENEFICI ECCLESIASTICI r43

credettero, si fermarono, e, come vollero, predicarono. Le


assegnazioni di territorio, che s'ebbero storicamente di
poi, trassero evidentemente causa non da Dio, ma dagli
uomini. Tuttavia, ammesse queste delimitazioni territo-
riali, nei prim,i tempi spettd sempre al popolo deter-
minare con la sua scdlta gli uomini che dovevano presie-
dervi, sia vescovi sia pii modesti sacerdoti con cura
d'anime, e il sistema elettivo fu prevalente. E del popolo
fu parimenti l'autorit) di privare gli ecclesiastici del.
l'ufficio mal'esercitato. Questo sistema e il sistema mi-
gliore per offrire alle comunit) dei fedeli buoni pastori.
Anzi nelle comunit) perfette spetta certamente al legi-
slatore, ciod al popolo - nel Delensor l'uniaersitas ci-
aiurn e l' uniuersitas fdelium sono la stessa entit) - o
ad un suo organo delegato, l'eleggere nonchd il presen-
tare le persone da elevarsi aile cariche sacre, la cui isti-
tuzione essenziale e sacramentale spetta, s'intende, a[[e
autorit) religiose r). Cid nelle comuniti perfette, ciod or-
todosse; poichA in quelle infedeli l'autorit) delf istituzione
terrena e beneficiaria spetta solo aila comunitA dei fedeli
esistenti nella pit vasta moltitudine acristiana. < Sunt
ergo legislatoris aut eius auctoritate principantis senten-
tia seu iudicio.... approbandae vel reprobandae personae
ad ecclesiasticos ordines promovendae, instituendae quo-
que vetl removendae a cura seu praesidatu maiori vel mi-
nori, et ab exercitio eius prohibendae; aut etiam, si ex
malicia desisterent ab officii exercitio, !xercere cogendae,
ne sui perversitate possit aliquis incidere pericutlum mor-
tis aeternae, ut defectu baptismatis vefi alterius sacra-
menti. Quod sane intelligendum est in communitatibus
fidelium iam perfectis r 2).

1) P. E. Meyun, op. cit., p.


42 e sg.
2) D,
P. , I I , 1 7 ; G o r - o e s r , f f , p . 2 S o ( S c H o r z , p . 7 7 ) .
r+ + MARSTLIO D.{ PADOVA

In quanto ai benefici s'd


gii detto che questi possono
provenire sia dato
stato sia da un privato per
tamento degii eccresiastici ir sosten_
e dei poveri. Ner primo
Io stato pud concederri caso,
a chi crede, e <rquando
secundum l,egem divinam licite
quando
l,istituzione
.".r;.i?IlT'nr:;::"iJ',:i;
ma pud anche revocarri quando
h" ."gion. ai farlo. Jrlon
basta : pud , prr quarunq.re
ragion" ,Ipr"..u"niente,
dere o alienare i beni beneficiarii, ven-
( quoniam sua sunt
in ipsius semper potestate et
de iure > 2), a meno che
suo diritto di patronato il
non sia stato tiasferito
persona, collegio od ente. ad altra
S,intende .o_.- io ogni
resti sempre vivo ir dovere caso
deila communiras di prestare
vestimento e cibo sufficiente
ai sacerdoti. x"i r..ondo
quando il beneficio sia caso,
stato creato per destinazione
legato di persona singora, o
arlora a.* essere
servato e distribuito secondo "rro con-
Ia volontA del destinatario
o legatario. Laddove poi si
ma'ifesti neil,aurrninistr
o nella ass'egnazionebeneficiaria-.un azione
error., ro stato, prov-
vedendo d'autorita, curer)
d'eriminarro r..ooao
naria volonti del patrono.
'origi_
Tuttavia nessun privato pud
costruire una chiesa e
dotarla di beni, preporvi
chierici per ll culto,
il permesso derlo st"to. senza
euesta e una tesi che occorre
ten31 ferma, se si vuore ,dl"rru.ro
rendere efficiente l,au-
toritA dello Stato. Cosi, per
esempio, riguarclarono
guardano irr problema beneficiario e ri_
i re di" Francia, (a cui
potenza sempre piri s'accresce
(uoru,t et-fa-ciunt immu-
tabiliter obseraari) cosi
; gli imperatori io^^oi,
leggi determinano e definiscono re cui
ne, particolari ill modo,

1 ) D. p I I , 1 7 ;
, G o r o Rs r , I I , p . z 5 o ( S c n o l _
z) D.p., rr, t7_ic"r"".r, z, p.
ii'; ,i.-fs."o"rZ,i,. 7 7 eVedi sg).
E' trlnvnn'op' cit"-p ,!rl a pro-
F:*? " '';{;8. Juw*ra**.ob.cit.,vor.vr,
LO STATO E I BENEFICI ECCLESIASTICI r45

Ia forma dell'elezione e delf istituzione dei vescovi, dei


curati, dei decani e degli altri ministri del culto 1).
Da cid segue una grande conseguenza: Io Stato pud
gravare d'irnposta i beni ecclesiastici, specie i proventi
degli immobitli, nd pii nd meno che tutti g,li altri beni
dei privati a pro patriae defensione aut captivorum in fidei
obsequium redemptione vel supportandis oneribus publi-
cis ac atliis rationabilibus causis, secundum legislatoris
fidelis determinationem D 2). Questi beni, finchd furono
ndlle mani de1 patrono, come privata proprieti, furono
oggetto di imposizione; non v't alcuna ragione che ne
siano esenti, dopochd siano stati eretti in beneficio eccrle-
siastico.
Ire conseguenze ultime alle quali Marsilio porta le sue
premesse investono tutta tla politica medievarle.
Gii neltl'ultimo periodo d,eill'Impero romano si comin-
cid a sviluppare I'istituto delrfimmuniti reale, ciod de[-
I'esenzione di cui ailcune terre godevano dal tributo fon-
'diario. Dapprima cid fu stabilito per le terre pubbtliche,
anche quando queste passavano in proprieti per cessione
o vendita a privati ; poi fu riconosciuto alle chiese pit
favorite dall'imperatore; poi alle altre. Onde presto tutte
fruirono del privilegio, e nerl'l'epocadell'ultimo sviluppo
del diritto romano tutte le terre appartenenti a chiese, a
coltlegi ecclesiastici, ad opere pie, e non di rado a singoli
privati, furono esenti dai nl.unero. Cid che si perpetur)
sempre pii ,sotto Bizantini, Longobardi e Franchi, anzi
si estese. La propriet) ecclesiastica divenne vastissima,
s'accrebbe in modo impressionante, e in querl periodo di
frammentizzazrone che fu il feudallesimoaltl'immuniti reale
spesso .s'aggiunse f immuniti giudiziaria, per cui il ve-

r ) D .p . , I I , 1 7 ; G o rn e s r, I I , p.z5r (S cuorz, p.7d.


2 ) D . p . , I I , 1 7 ; G o ro a s ' r, I I , p.z5r (S cnorz,p.7q.

F. Berre crr.t - fuIarsilio da Padoxa.


t46 MARSILIO DA PADOVA

scovo o I'abate nel,ia sua propriet), divenuta un piccolo


statarello, non solo prelevava imposte pe,r conto suo e
non le versava al pubblico erario, ma esercitava la giu-
stizia sui soggetti.
Questo sviluppo d uno sviluppo lento, ma che cid non-
dimeno si pud storicamente seguire; e ad esso si collegano
una infiniti d'istituti giuridici medievali, miranti ad ac-
crescere il patrimonio eccflesiastico. Cosi da1 diritto ri-
conosciuto da Costantino alrle chiese cristiane di possedere
e d'acquistare, scaturiscono 1'un dopo l'altro una infinitA
di privitlegi nell'acquisto dei beni : diritto vescovile di
successione sulle sostanze dei chierici morti intestati, in-
terpretazione benigna in pro degli enti religiosi in caso
di indeterminatezza testamenlarta; privilegi, che accre-
sciuti di secolo in secolo sboccarono in una tale distribu-
zione deltla propriet), che non potd non impensierire gli
Stati al momento defi loro risveglio dopo f infiacchimento
medievale, quando ripresero il senso del loro dovere, dei
loro diritti, della loro autoritA.
M", nonostante che gie sant'Agostino, ritenendo ec-
cessiva la proprieti ecclesiastica per gli effettivi bisogni
del ctlero, proibisse ai vescovi di accettare eredit), che
danneggiassero i tlegittimi eredi, e stabitlisse essere assai
meglio che tla Chiesa godesse di legati anzichd di assor-
benti istituzioni d'erecleo al pii d'una quota deltl'assepari
a quetltladei figli detl defunto, mancando disposizioni re-
strittive in tema ,di successionee di proprieti, i beni degli
enti religiosi, attraverso donazioni ntortis causa, lasciti
all'anirna, decime obbligatorie, ecc. crebbero a dismisura ;
e le ricchezz,edelle chiese, dei conveuti, dei collegi, de-
tenute ora con un titolo ora con l'altro, ora formanti un
in s ie me pat r im oniale (piae cau s a e , l a s c i ti a i p o v e ri e c c .)
c o n p ersonalit i aut onom a, ora u n i n s i e me p a tri mo n i a l e
oggetto d'un diritto pii specifico e percir) avente un tito-
LO STATO E I BEN-EFICI ECCLESIASTICI r47

lare meglio ,determinatot), formarono un nucleo cosi im-


ponente che la legislazione civile non potd non curar,e e
regolare.
La reazione contro questa ricchezza irrigiditasi ne1le
mani detl cfiero comin,cid dopo il Mi,lie con il rinato studio
del diritto romano, che portd ad un nuovo concetto delrlo
Stato'). L'obbligo di vendere entro un determinato tempo
i beni ereditati da enti ecclesiastici. nonchd il divieto fatto
a questi d'acquistarne in qualunque rnodo altri, stabi-
lito da Ruggiero, accolto da Federico II, trova riscontro
in molte disposizioni statutarie di Comuni itatliani : cosi
a Modena, a Venezia, a Padova, e pii in antico a Parma.
Tuttavia questa tendenza limitativa fu sporadica e senza
fortuna, tanto che si pud dire che rla propriet) ecclesia-
stica immune non diminui anzi aumentd e, rinvigorita
dalle disposizioni del Concitlio tridentino aocolte da molte
legislazioni civitli, -potd giungere alrla Rivoluzione fran-
cese; e soltanto con questa subi un fatale tracollo. S'im-
pose con migliore esito un'arltra tendenza, quelfla, per cui
1o Stato, affermando i,l suo diritto eminente di carattere
pubblico sulla propriet) ecclesiastica, come sopra ogni
altra propriet), si riservd il diritto di trarre da essa im-
poste, per sostenere quetltle pubbiiche spese e produrre
quei servigi di cui pure itl clero fruiva, per difendere tla
patria dai nemici, per diffondere tra gli infedeli la verit),
e la Chiesa non ostacold seriamente questo indkizzo ") .
Nel campo teorico la disputa fu viva, e persino scrit-
tori ortodossi, come Guglietlrno Durando di Mende, pro-
pongono rimedi radicarli contro tla manomorta ecclesiastica.

1) Circa i concetti giuridici che della propriet), ecclesiastica ebbe


il medio evo vedi A. Sorur, Stato e Chiesa, p. 73 e sgg.
2) G. Vor.pn, Chiesa e Stato di cittd, in Mouimenti religiosi gIA"
citati, p . 2 6 5 .
3) G. Servror-r, op. cit., p. 489. Vedi a proposito G. Voren, Chiesa
e Stato di cittd, in Mouimenli religiosi, P.
"55.
r4 8 NTARSILIO D.{ PADOVA

E noto come dal pensiero di san Pier Damiani t), afier-


mante il concetto d'una suprema autoriti regolatrice dello
Stato anche in materia religiosa, derivino le piri audaci
dottrine dantesche,che negano addirittura ie ragioni d'una
proprie$ chiericale e sostengono, in modo conforme al-
f insegnamento degli ordini mendicanti, la poverti.
La disputa, che pure ebbe vasti riflessi ne'rapporti
tra Chiesa ed Impero, tra Chiesa e Comuni, maggior-
mente s'amplid nel memorando dissidio tra il re di Fran-
cia e Bonifacio VIII, che del secolo XIV d la figura pir)
eminente. Pietro Dubois nelia sua Summaria bre,t,is et
compendiosa afferma lla necessitA.che iil papa converta i
suoi beni nella rendita rispettiva 2), conformemente a
quanto ha fatto Carlo Magno per alcuni beni ecclesiastici
e pensava di fare Federico II') ; e cid perchd il supremo
potere spirituale non si conoilia con l'esercizio d'una fun-
zione terrena. Egli cr,edeche allo Stato spetti un supremo
controllo sui beni ecclesiasticitutti, nessuno escluso; con-
trollare se nella loro amministrazione i beneficiarii s'uni-
formano alla volonti dei legatarii e dei patroni, e quindi,
quando cid non facciano, sottrarli ad essi per devolverli
ad altri usi culturali o pur anche a sostenere guerre,
poichd nulla v'd di piri santo della salvezza d'un popdlo
cristiano e del respingere i nemici predatori t) ; possa in-
fine da essi trarre normalmente imposte. Nello stesso
ordine di idee si muove il maggiore giuspubblicista del
tempo, Giovanni da Parigi ; il quale, pur riconoscendo al
papa un controllo eminente di natura pubblica sovra f in-
1) A. SoLMr, Stal,o e Chiesa, p. r+4.
2) N. DE \ \ I e I L L y , o p . c i t . , p . 4 4 3 ; R . S c n o r z , D i e P u b l i z i s ti h ,
p. 3e9.
3) F . Sc ADUr o , o p . c i t . , p . 7 7 ; E . R E N IN , E tu d e s , p . z g z .
a) Disputatio super potestate, in Goroesr, I, p. 16 : n Quid enim
poterit sanctius esse quam Christiani populi salus, et quid preciosus
Domino, quam hostes, raptores, et interfectores arcere a populo Chri-
stiano, et quam pacem subiectis et fidelibus emere ).
L O ST AT O E i BENEFIC I E C C L E S IA S TIC I r4 9

tero patrimonio ecclesiastico, richiamandosi al concetto


rnedievalistico che Cristo, e quindi il suo vicario, sia uni-
versale dontinus d'ogni bene, concetto che non riesce mo-
dernamente ad eliminare, non nega che 1o Stato possa
costringerlo ad una giusta amministrazione, affinchA non
si disperda, riaffermando indirettamente quetlla teoria che
nel Dubois d pit chiaramente proclamata t). E cosi tutti
gli altri autori, sui quali per brevit) non ci soffermiamo.
Ma d evidente in tutti una certa indeterminatezza e diffi-
colti a spogliarsi da concetti antichi, quale quello di Cristo
possessor d'ogni cosa terrena, dei papa vicario di Cristo
anche ne1 dominio mondano, detlla santit) dei beni ecctle-
siastici. In Marsilio tutto cid non d; ed egli con alta
cclerenza sviluppa i suoi postulati fino altle u,ltime conse-
guenze e iibera ,1o Stato da ogni vincolo innaturafle. La
iniziale distinzione tra temporale e spirituafie ci permette
di veder chiaro netl'ladistinzione tra istituzione beneficiaria

1) De poteslaleregia ei papali, in Goroesr, II, p. rrJ i rt Communitas


autem dominium verum habet in bonis Ecclesiasticis : ampiius non
potest dici, quod Papa ius et dominium in talibus bonis habeat, non
ut est persona privata, sed ut est persona publica, et vicarius Christi,
cuius sunt omnia talia bona, ut domini principalis: et proprie, ut eius
vicarii generalis. Hoc enim dicere non valet, quia Christus secundum
quod Deus, est dominus non solum bonorum ecclesiasticorum, sed etiam
omnium aliorum: ut autem hcmo, non habet communitatem et con-
versationem corporalem cum iis rlui sunt in Ecclesia. Nec illi qui con-
ferunt bona ecclesiae, intendunt ius et dominium transferre in Chri-
stum, sive secundum quod Deus : quia sic omnia sua sunt : sive secun-
dum quod homo, quia illis nunc non indiget : sed in ministros Christi.
Et ideo talia bona sunt Ecclesiae, quantum ad proprietatem : sed prae-
latorum, quantum ad dispensationem.... Ex quo etiam patet, quod
Papa non potest ad libitum detrahere seu distrahere bona ecclesiarum,
ita quod quicquid ordinet, de ipsis teneat. Hoc enim venrm esset, si esset
dominus: sed cum sit dispensator bonorum communitatis, in quo requi-
ritur bona fides : non habet sibi collatam potestatem super ipsis, nisi
ad necessitatem vel utilitatem ecclesiae communis.... Propter quod si
aliter pro libito distrahat Papa, et non bona fide, de iure non tenet :
et non solum tenetur ad poenitentiam de peccato, quasi propter abu-
sum rei non suae, sed infideliter agit, et ad restitutionem tenetur, sci-
licet aliunde de patrimonio, si haberet aliquid, vel acquireret (cum sit
fun d a tor r e i n o n s u a e ) , .
r50 MARSILIO DA PADOVA

e istituzione sacramentalle, d,i modo che la prima presup-


pone la seconda, senza che questa sia de1 tutto llegata a
queltla. Il sacerdote, assolutamente libero di fronte a Dio
e alla sua potesti religiosa, d per converso legato allo
Stato, che lo regola corr,e regola tutti gli ufficiali, secondo
superiori esigenze di sicurezza e d'ordine pubblico. Qo"-
ste le conclusioni di Marsilio, analizzate le quali, 0 lecito
osservare che esse non sarebbero senza Ia complessa espe-
rienza politica del nostro dottore, che dalla piccola libera
citt) d'Antenore va alla ribellione di Fiiippo di Francia
contro papa Caetani e forse alla legislazione fridericiana,
dai teorici della povert) francescana a Dante, a Pietro
Dubois, a Giovanni da Parigi.

L'anaiisi di Marsitlio ci si dimostra supremamente


storica, e quindi antidommati,ca e moderna, neltlo svisce-
ram.ento d'una questione, che e centralle nella cultura
nostra t) : I'origine detl potere temporale dei papi, nonchA
della pretesa fioro autorit), sostenuta con lnaggiore o mi-
nore forza, di fronte ad ogni Stato. Qoi veramente la
modernit), ripeto, ,del Padovano A evi,dente, ed egli si
solleva a considerazioni che ancor oggi sono combattute
daltla dottrina ortodossa, quale querlla detlla Chiesa come
organismo storico e naturale, ancorchd fondato da Cristo,
e perd suscettivo di sviluppo e'di progressivo ampliamento
di struttura : il che implica una distinzione tra la Chiesa,
insieme spirituatledi uomini credenti in Cristo, e la Chiesa,
organizzazione associativa di uomini che da un piccolo
numero indiff,erenziato s'amplia in un compiesso ognora
pit vasto con organi e funzioni nuove nel tempo; orga-
nizzazione sociale e quindi politica, la cui valutazione C

r) Vedi a proposito B. Le.eeNct, Il[arsilio da Padaua, p. r8r; S.


RrBzrr n , W i d e r s a c h e r ,p . 2 r 7 e s g . ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . z z 5 .
IL I 'O T ERE T EM PO R A L E D E I P A P i I5 I

percid storica e null'affatto canonistica. E la valutazione


dell'istituto politico della Chiesa resta supremamente sto-
rica nella sua intima 'esigenza, ancorchd'basata sopra testi
che la critica delle fonti ha dimostrato falsi, mentre della
loro autenticit) Marsilio non dubita minimamente, come
le decr.etali pseudo-isidoriane.
Neltle origini della Chiesa non v'era nessun vescovo
e nessun prete che sopra gli aitri avesse autoritd t). Q,t"-
sta condizione di cose si prolungd fino ai tempi di Co-
sfantino, sebbene gi) fosse invalso I'uso di chi,edere con-
siglio nelle dubbiezze, tanto circa le sacre scritture, tanto
circa il rito, al vescovo di Roma, come a colui chre !ra
tra gli aitri vescovi il piil. importante, sia per il numero
dei suoi fedeli sia per la saggezza sia per il fatto che le
dottnine umane e divine erano in Roma pii che altrove
coltivate2). Ad accrescere quest'ascendente detl vescovo
dell'urbe s'aggiun,se la credenza diffusissima che nella ca-
pitale dell'Impero avessero incontrato la morte san Pietro
e san Paolo, nonchd s'aggiunse un senso sempre vigile
della gloria e della grandezza della citti. Per cui anche i
fedeli ,delle altre provincie, mancando di vescovi e sacer-
doti che li ammaestrassero nellla veriti, facean ricorso al
vescovo di Roma, affinchA supplisse alla loro deficienza
senz'afltro. Ed egli a tutte queste richieste dottrinarli cutl-
tura,li gerarchiche provvedeva, e creava i richiesti vescovi
e sacerdoti, interpretava dommi, componeva dissensi circa
i riti nelle piri tlontane regioni.
Il primato romano, che cosi si venne svolgendo, ci
appare un fatto consuetudinario ed umano, voluto dai
fedeli e accolto ddl vescovo di Roma, offerto dai vescov'i
1 ) S . Rr Ez t Bn , , W i d e r s a c h e r , p . z 16 e s g g .; E . E n to n r o w , o p . c i t.,
p ' 49 .
2) D. p . , I I , 1 8 ; G o r - n e s r , I I , p . z 5 z ( S c n o tz , p . 8 o ) . S u q u e s ti
problemi storici accennati da Marsilio, vedi le concordanti osservazioni
di H. C. LBe, The rise of the temporal power, in Stwdies, p. rrz e sgg.
t52 T I ARSI L I O D A P A D O V A

deil'orbe cristiana e accolto da un tloro pari, fatto che in


sd nulla ha di divino e di inviolabilmente preordinato,
bensi tutto di transeunte e di mutabile storicamente in
virtri di quefia stessa volonti naturale che ,1o ha gene-
rato 1). Tuttavia i vescovi di Roma presto cominciarono
ad assumere una pii vasta autoriti e a legiferare ex sese,
per un diritto proprio, dichiarato originario e super-
umano, tanto in materia di dottrina che di rito '). Questa
prioriti di fatto, affermata ed usurpata, con Costantino
trovd un pubblico definitivo riconoscimento. a Constanti-
n u s .... pr im us f uit im per at or . . ..q u i .... s a c e rd o ti u ma i u ri s -
dictione coactiva exemisse videtur. Qui etiam per praedic-
tum edictum ecclesiaeRomana!ac ipsius episcopo similiter
tribuisse videtur auctonitates et potestates super alios epi-
scopos et eccl'esiasomnes...; cum his quoque iuri,sdictio-
nes coactivas super eosdem agros, praedia et possessiones
plurimas cum quarundam etiam provinciarum saecutlari
d o min ior'). I n quest a disami n a d e l l a fo rma z i o n e d e fl l a
supremazia romana netl campo spirituale e poi nel tempo-
rafle si fa accenno alla famosa Donazion.e di Costantino.
Fatlsificazione mirabitle in sd e per sd : non v'd storico e
giurdsta del medio evo che osi metterne in dubbio I'au-
tenticit), e, come nota il Bryce n), n racchiude la piri per-
fetta evidenza dei pensieri e deile credenze di quel dlero
che ia fabbricd tra \a met) dell'ottavo e il finire del nono
secoloo. Con essa si volle, in sostanza, porre il dominio
di fatto dei pontefice, confermato da successive cessioni
carolingie, su basi giuridiche consacrate da una pir) ve-
tusta antichit). Narrasi netl testo, di cui ci restano due
redazioni, una latina ed una gr!ca, che Costantino, guarito

1) E. RUF n NI Av o x Do , o p . c i t . , p . r 4 3 .
z; H. C. L EA, , T h e r i s e o l t h e t e m p o ta l p o u e r , i n S l u d i e s , p .r 2 S .
3) D. p . , I I , 1 8 ; G o r n e s r , I I , p. 2 5 3 ( S c u o r z , p . 8 r ) .
4) G. BRYc E, o p . c i t . , p . r z o .
] . A. DO \ . {Z I O \ E DI C O S TA N TIN O r53

datltla lebbra da papa Silvestro e divenuto col battesimo


cristiano, p!r manifestare al pontefice la sua gratitudine
risolvesse di abbandonare Roma, che vdleva capitatle e
sede del nuovo potentato spirituale, p!r trasportare la
sua residenza a Bisanzio. Cosi vien riconosciuto al papa
un alto diritto sull'lrrbs, sull'Itatlia ed eziandio su tutto
I'Occi,dente, e si afferma che gli ecclesiastici che sono
intorno al pontefice debbano godere di onori pari a quelli
di cui godono i consolari e i patrizi, anzi maggiori').
Questo documento ha un influsso senza uguali nel di-
ritto pubbtli,co, e compenetra siffattamente di sd [o spi-
rito medievale che anche gli scrittori pit radicali non
osano porlo in dubbio. Quando nella lotta tra Filippo e
Bonifacio i giuspubblicisti di Francia sentirono il bisogno
di dichiarare la loro patria superiores non, recognoscens,e
di porfia quin'di fuori dall'orbita del Papato e dell'Im-
p!ro, a nessun d'essi saltd in mente mai d'infirmare la
Donazione dichiarandola invalida. E Giovanni da Parigi
sottllizza che essa riguar,da Roma ed aicune provincie occi-
dentali, ffi2 non la Francia') ; l'anonimo della Quaestio de

t) Vedi il testo latino del Constituttun Conslant'ini imperaloris, in


J. Harr.nn, Die Quellen zul Geschichte der Entstehung des Kirchenstaatcs,
Leipzig und Berlin , rgo7, nella giA. citata Qu,ellensammlung zur Deut-
schen Geschichte. La bibliografia intorno a questo famoso documento
d vastissima ; citerd : BRuxNen, Das Constitutum Costariini, nella Fesl-
gabe per Io Gnnrsr, Berlin, 1888 ; MenruNs, Die lalsche General-Kon-
cession Konstantins des Grossaz, Miinchen, r88z; L. Ducnirsr.rr, Les
premiers ternps d,e L' Etat pontifi.cal, troisidme 6dition, Paris, r9r r ,
p. r8r e sgg. ; A. CntvrLLUccI, Le origini dello Stato della Chiesa, Pisa,
r9 o 9 , p . 1 6 7 e s g g . ; E. F n r e o BERG , De fi n i u m , p . 5 2 e s g g .; A . S o r ,r tr ,
Stato e Chiesa, p. 12 e sgg. ; H. C. Lra, The rise ol the temporal power
in Studies, p. 164 e sgg.
'") De potestate regia et papali, in Goroasr, II, p. r4o: < Est qui-
dem sciendum de donatione praedicta, quod sicut accipitur ex Chro-
nicis Hugonis Floriacensis, et in libro De Coswographia, et ex epistola
Constanlini ad, episcopos, et ex Testamezlo eiusdem, ipse Constantinus
non dedit nisi certam provinciam, scilicet Italiam cum quibusdam
aliis, ubi Francia non includitur, et imperium transtulit ad Graecos,
ubi novam Romam aedificavit r. Vedi a proposito E. Fnlnoernc, Da
r5 4 M.A,RSILIO DA PADOVA

potestate papae, non si sa come, dice che la Francia non


fa parte dell'Impero occidentale, e quindi non pud dipen-
dere dal papa che su questo ha un diritto eminente, rna
dimentica che al tempo di Costantino la Gallia era una
provincia d'un pii vasto Stato, e confonde una condizione
propria dei tempi moderni con quelia di tempi pii. re-
moti 1).
Il primo ad infirmare la Donazione, neirla sua intima
natura giuridica, pur non riguardandola come un fatlso
assai posteriore all'epoca costantiniana, fu Dante. Nd la
Chiesa per il suo carattere spirituale poteva, nota ndlla
sua Monarchia il Poeta 2), ricevere alcuna cosa tempo-
rarle, pdl precetto evangelico che esprressamente1o vieLa,
nd l'imperatore poteva mai dividere e menomare ta swl.
giurisdizione sovrana. Cosi la Donazione e ab initio in-
firmata, e, sebbene il papa abbia su di essa fondate le
sue ragioni, queste non sono tali : in primo luogo, perchd
i diritti pubblici derllo Stato non sono suscettivi di ces-
sione e di prescrizione, e non si estinguono mai con
il mero decorso del tempo 3) ; in secondo luogo, perchd
I'usurpazione non crea il diritto n).

finiurn, p. 56; E. Anusrnoxc, L'ideale politico di Dante, Bologna, r899,


p. 33 e sg. ; S. Scenpunne, 1l n De Monarchia, di Dante Alighieri e
i suoi tempi, Acireale, p. 39.
r ) F. Sc ADUr o , o p . c i t . , p . g 6 ; E. R n N e N , E tw d e s ,p .3 o 9 ; R . S c r r o r ,z ,
Die Publizistik, p. 268 e sgg.
'zl Monarchia, III, x.
4: ( Constantinus alienare non poterat Imperii
dignitatem, nec Ecclesia recipere >; Ibidem, r4: u Sed Ecclesia omnino in-
disposita erat ad temporalia recipienda per preceptum prohibitivurn
expressum ut habemus per Nfatheum sic: ' Nolite possidere aurum, neque
argentum, neque pecuniam in zonis vestris, non peram in via' etc. >.
3) Epistotre, YI, Z: a An ignoratis. amentes et cliscoli, publica iura
cum sola temporis terminatione finiri, et nullius prescriptionis calculo
fore obnoxia >. Vedi a proposito S. VBNro, op. cit., pp. 168, zg7 e sgg; ma
soprattutto O. GrtaxB, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 543 ; K. Voss-
LER , op . c i t . , v o l . I , p a r t e I I , p . 4 t 5 .
4) Monarchia,III, xr, 3: <rflsurpatio enim iuris nonfacit ius>. Vedi
a proposito E. AnnsrnoNc, op. cit., p. 3zi K. Vossrrn, op. cit., vol. I,
p a r te fI, p . + 1 6 .
L A DO NAZ I O NE DI C O S TA N TIN O I55

Questa posizione di Dante d audace, e rivela in lui un


forte intuito giuridico, quaie pochi hanno nel medio evo :
solo una persona che ha diretta conoscenza del diritto ro-
mano pud riievare cosi bene il caratter,edell'inalienabiliti
dei diritti sovrani e pubblici.
Marsilio non d un giurista, e, s'intende, non pud fare
neppur lontanamente accenno agli argomenti addotti dal-
I'Alighieri; ma d peraltro un pensatore che nella filosofia
ritrova insopprimibili esigenze storiche; e. quindi, sebbene
non giunga a negare la Donazione, non s'assume nemmeno
la responsabiliti d'un documento, il cui significato e la cui
portata gii sono ostiche. Cosi, quando parla. di esso, la sua
autenticit) d riferita ad altri, o d espressacon un dubita-
tivo, lo che basfa a porre fuor di questione la fede mag-
giore o minore di \{arsilio. Per esempiificare, ricordiamo
come, parlando del primato di Pietro e dell'origine della
potest) coattiva, aggiunga, e nell'aggiunzione certo si
stende I'ombra d'un dubbio, dopo aver detto del dono :
< quod rluidom dicuttt per Costantinum fuisse factum beato
SSrlvestroRomano pontifici r t). Parimenti, quando viene
a ,dir.e dell' oliicio sacramentale, ragionando delia stessa
donazione, commenta : ( culxque concessionemeam fuisse
validam fateatur quilibet papa Romanus et cum eo pre-
sbfterorum seu episcoporum reliquus coetus, consequenter
ipsis concedendum est, eundem Constantinurn hanc iuri-
sdictionem seu potestatem in eos primitus habuisse, prae-
sertim cum ad ipsos virtute verborum scripturae sacrae
nullla taiis iurisdictio in quemquam clericum aut laicum
p e r tin e r e noscat ur . . . . r') ; e anc h e q u i d e v i d e n te l o s te s s o
desiderio di scindere 1'apprezzamento proorio da queilo
a ltr u i.
Ma, nonostante tutto cid t evidente che Marsilio non
1) D . p . , I , r q ; Ce n r n l r r e Rr , p . 7 6 ( S c H o r z , p . 4 + ) .
2 ) D .p. , I I , r r ; Goloesr, II, p. 22r e sg. (Scuorz, p. 6+).
r5 6 ] I . {RSI L I O D A I) A D O V A

argomenta per infirrnare la donazione di Costantino; e


percid itl suo atteggiamento resta meramente passivo senza
possibilit) critica alcuna. I1 dubbio tuttavia d gid molto;
d il tarlo roditore dell'autoritA; e certo Nlarsilio con esso
annuncia gii Antonio da Rosellis, Nicold da Cusa, Lo-
renzo Valla 1).
Notiamo piuttosto che, se Marsilio non distrugge
I'autoriti giuridica probante detl documento, distrugge
[a potenza temporaile de,l papa per una via molto pit sem-
plice, dimostrando ad sufi,cientiant, la sua origine con-
suetudinaria ed umana, e quindi la sua non necessarietd.
E qui il Padovano t davvero moderno : noir basta la parola
del pontefice a iegittimare il suo potere di fatto, occorre
qualcosa di pir\ : l'autorita d scossa.

Una conseguenza di quanto abbiamo esposto d que-


sta '). A quali scritture occorre credere ? Quali leggi
hanno potere di vincolare gli spiriti e tl'attivit) morale
degli uomini ? u Est autem hoc : quod nuitlam scripturam
irrevocabiliter veram credere vel fateri tenemur de ne-
cessitate salutis aeternae, nisi eas, quae canonicae appel-
fiantur, vetl eis quae ad has ex necessitate sequuntur : aut
scripturarum sacrarum sensum dubium habentium eis
interpretationibus seu determinationibus, quae per gene-
rale fidetlium seu catholicorum concilium essent factae, in
his praesertim, in quibus error damnationem aeternam
in d u c eret , quales sunt art icul i fi d e i c h ri s ti a n a er' ). So l o
rle sacre scritture hanno autorit) vincolante , e, se Marsi-
i) F . Ar G I t R, o p . c i t . , p . 5 5 ; E. E r r e n r o N , o p . c i t., p . 3 r ; E . Fn te o -
BE RG, De f ; n i u m , p . 5 2 .
2) Per la nuo'n'a questione vedi S. Rtrzrr,n, Wideysacher, p. zt6 ;
B . Le e e Nc t , Xl a r s i l i o d a Pa d . o u a ,p . l 8 r ;P .E . l fe v e n , o p . c i t., p .5 4
e sg g . ; F. Sc a o u r o , o p . c i t . , p . r 3 o ; L . P e s r o n , o p . c i t., v o l . I, p . 7 6 ;
J. B . Sc u wAB, o p . c i t . , p . 3 0 ! s g . ; B . L e e a x c r , X fa r s i l i o d a l > a d o a a
e llfa r tino L u l e r c , i n Nu o u a An t o l o g i a , v o l . X I- I, p . :1 5 e s g g .
3 ) D . P. , I I , 1 9 ; G o r n e s r , I I , p . ' :5 4 ( - s c n o r .z ,p . 8 z ) .
I SACRI TE S TI r57

lio distrugge i'autoritd assorlutache il papa si vuole at-


tribuire d'unico interprete della legge, d'altra parte ad
essa sostituisce non irl libero esame, ciod l'anarchia del
pin acceso soggettivismo, bensi 1'autorit) detl Concirlio,
che decide ne'casi dubbi ed e in cid illuminato dallo
Spirito Santo. Il Padovano, contrariamente aile apparenze,
non d eterodosso anzi A perfettamente ortodosso, ricono-
scendo ex jure quell'autorit) che di fatto i Concili generali
avevano esercitato, in un tempo in cui gli attributi papaii
non s'erano fissati ancora cosi rigidamente, come si veri-
fichcri neJli'evoluzione posteriore, che dai Concilio di
Trento va.al Concilio vaticano del 1369-7o,in un processo
ininterrotto di concentrazione d'ogni autoriti spirituale
nella persona del Pontefice.
M", se l{arsiflio ricono.sce1'autoriti dei testi biblici,
non riconosce I'autoritA del,le decretali pontifi,cie'), la
cui origine umana, non ilrluminata dailo Spirito Santo,
A evidente. < Quod autem scripturis aliis, quae scilicet
humano spiritu revelatae sunt et traditae, nemo certam
cr'edutlitatem aut veritatis confessionem praebere tenea-
tur, apparetr 2). E cid egli appoggia sovra un testo d'in-
'dubbia fede, sovra l'Epistola ad Hieronl,mqvn di san-
t'Agostino. rrIntellexit ergo beatus Augustinus per ca-
nonicas scripturas eas solas, quae in vdlumine bibtliae
continentur, non quidem decretales aut decreta Romani
pontificis et suorum collegii clericorum, quos cardinailes
apperlllant, neque alia quaevis humana statuta, de huma-
nis actibus aut contentionibus et humano spiritu adin-
v e n ta r 3) .
Queste affermazioni di i\farsilio ci richiamano altre
1) J. HAL L ER, o p . c i t . , v o i . I , p . Z+ e s g . ; P . E . M E y e R , o p . c i t.,
p.75 ; H . C. L t r 'l ^, T h e r i , s e o f t h e t e m p o r a l p o w e r , tn S tu d i e s , p . 4 6 e
sg g . ; A. B. Cr i n r s r o p u h . o p . c i t . , v o l . I, p . 3 5 3
2) D. p., II, 19; Gor.oesr, II, p. 254 (ScHorz, p. 8z).
8) D. p . , I I , 1 9 ; G o r o e s r , f I , p . 2 5 5 ( S c H o r z , p . 8 3 ) .
r5 8 I {ARSI L I O DA PADOVA

aftermazioni dell'Atlighieri, che pure contro i decretalisti,


n theologie ac phylosophie cuiuslibet inscii et expertes >,
si sca$iid, per cui le decretali non solo non si possono
identificare con lla legge < Vetus et Novum Testamentum r,
na a questa debbono tener dietro, come debbono tener
dietro altle determinazioni conciliari. e alle attestazioni
dei santi dottori r).
La ragione di questa graduatoria di autoriti, sia in
Dante sia in Marsilio, non d tanto teologica quanto giuri-
dica ; e tale si rivela, se si pensa che la decretalenel diritto
pubblico del tempo aveva valore di legge generale, nd
pili nd meno che la costituztone imperiale, laddove nel
sistema di Dante d dubbio se possa porsi sullo stesso
piano deile n sacratissimae leges )) romane, e nel sistema
di Marsilio non ha alcun significato, non provenendo da
quell'unica fonte legislativa che d l'uniuersitas ciuium aut
eius z,alentior pars, sebbene poi questa possa riconoscerla
e farla sua ').
Prima perd di abbandonare quest'argomento, ricorde-
remo che Marsilio non sempre tien fermo il principio
dei Concilio unico interprete della legge sacra. In un
passo del Delensor egli accenna a cadere proprio in quel
-') Monarchia, III, III, 13: < Cum Ecclesia vero sunt veneranda illa
concilia principalia, quibus Christum interfuisse nemo fidelis dubitat....
Sunt etiam scripture doctorum, Augustini et aliomm, quos a Spiritu
Sancto adiutos qui dubitat, fructus eorum vel omnino non vidit vel,
si vidit, minirne degustavit >.
'.1 La tesi radicale, che nega alla decretale ogni valore legislativo,
d sostenuta da P. Dusors (Di,sputatio super potestate, in Goroast, I,
p. r3), in un accalorato ipotetico discorso tra un cavaliere regalista e
un ecclesiastico curialista. u l\Iiles. Scire vellem quid vocatis ius. Cleri-
cus. Ius voco decreta patmm, et statuta Romanorum pontificum.
M. Quae illi stat.irunt, si de temporalibus statuunt, vobis possunt iura
esse, nobis vero non sunt. Nullus enim potest de iis statuere, super #
g

quae constat ipsum dominium non habere. Sic nec Francorum rex po- p
test statuere super imperium, nec Imperator super regnum Franciae.
Et quemadmo'lum terreni principes non possunt aliquid statuere de i
vestris spiritualibus. super quae non acceperunt potestatem: sic nec
vos de temporalibus eorum, super quae non habetis auctoritatem r.
I SACRI TESTI r5 g

iibero esame, che ho detto rappresentare I'anarchia re-


ligiosa. In questo irnpoftantissimo passo il dottore pa-
dovano riconferma tla suprema autorit) della Scrittura,
che deve essere, aggiunge, interpretata secondo il buon
senso : ove non v'd senso mistico deve accogliersi una
interpretazione letterarle; ove v'd un senso mistico si de-
vono a,ccogliere le interpretazioni dei pii santi scrittori.
o Quas vero D, continua esplicando, < ipsorum auctoritate
propria praeter scripturam protulerunt sententias scriptu-
rae sive canoni consonas recipiam; quas vero dissonas,
reverenter abiciam, non tamen aliter, quam auctoritate
scripturae, cui semper innitar. Quoniam et ipsi quandoque
circa scripturam et praeter scripturam sententiis adin-
v ic e m dissident r '). Ecco qui n d i i l tl i b e ro e s a me ri s p u n -
tare ed investire d'un autonomo giudizio non sotlola Scrit-
tura, ma gli stessi giudizi che intorno ad essa sono stati
elaborati dai Padri della Chiesa. Da questo punto di
vista tutta la Riforrna da Wictleff a Calvino non d pili
avanti, e o in questa dottrina della Scrittura d o, come nota
l'Emerton'), ,, da ritrovarsi, contrariamente a tutte le im-
plicazioni del pensiero odierno, la vera essenza della mo-
d e r n a libert A religiosa , .

L'autorit) in materia di fede, che Marsilio n!ga al


pontefice, d da tlui riconosciuta senz'dltro al Concilio ecu-
menico. Cid implica una trasform azione in tutta la strut-
tura detlla Chiesa, 'in cui la concentrazione del potere in
una soila persona gii nel Trecento era evidente : trasfor-
mazione, le cui conseguenzei\ grande Padovano non mo-
stra di intendere a sufficienza. La Chiesa si costituziona-
lizza, e al principio aristocratico si sostituisce il principio

z8; Gor,oesr, II, p. z9r (ScHorz, p. rr4).


1) D . p . , I I ,
:) E. EtrrBnroN, op. cit., p. 7o.
r6o MARSILIO D.{ PADOVA

popolare'). Come tutti i riformatori, Marsilio si sforza di


ritornare ail'antico, ma non si accorge cire un ritorno
altl'antico, altla p:urezza de,ltle prime generazioni cristiar,re,
d antistorico e impossibile. Le sue esigenze anche qui
sono piri politiche che teologiche; ma le conseguenze dei
suoi principi impiicano una rinnovazione della societi re-
ligiosa, tale che, se 1o stesso Marsilio le avesse valutate
davvero, n! avrebbe avuto timore.
Nella stessa Chiesa accanto atlla corrente assoluti-
stica, rappresentata da quel Bartolomeo da Lucca che
continuando san Tommaso ne accentua il rigorismo, da
Egidio Romano, da Landolfo Colonna, da Giacomo da
Viterbo, e poi da Agostino Trionfo e da Pietro Pallu-
dano, si sviluppa nei secoli XIII e XIV, con antiche pro-
paggini ne' secoli anteriori t), un indirizzo che possiamo
dire in senso lato 'democratico; il quale tende a limitare la
plenitudo potestatis del pontefice con vivi elementi popo-
lari, onde rla llegge, che dalti'a,lto scenda al basso, sia li-
beramente e illuminatamente accolta in basso con un giu-
dizro spontaneo di necessarieti, sebbene ancora non ap-
paia il principio d'una legge che dal basso salga arltl'alto,
e investa 'di sua autorit) tutta l1'organizzazione della
Chiesa. Rappresentanti di questo indirizzo sono Gu-
gliglmo Durando, Durando d'i San Porciano; pii audaci
i giuspubbtlicisti francesi, tra cui Giovanni da Parigi,
che, dinanzi alle assurde pretese di assoluto universale

1) A. Ceeee-LecoRe, <-rp.cit., p. 93 ; O. GIenrB, Genossenschafts'


r e ch t, vo l . I I I , p . 5 8 r ; P. E. M o v r n , o p . c i t., p .3 5 c s g g .; J . W. A r -
tsN, Marsilio of Padua, nella gie citata raccolta del HBeRr.rsnew,
p .r8 9 ; G . Pr o v n No , o p . c i t . , p . 1 7 6 e s g g .; G . A u o ts r o , D ' i r i tto p u b b l i c o
de lla C h i e s a , v o l . I I , p . Z 8 ; I . M e c n N N o N , o p . c i t., v o l . I,p . 3 7 .;
W . A. D u NNr wc , A h i s t o r y o l p o l i t i c a l t h e o r i e s N
, e w Y o r k , 1 9 2 3 ,p .2 4 r e s g .
2\ La questione sui limiti e sull'estensione del potere pontificio
era stata a lungo dibattuta al tempo di Gregorio VII: vedi A. Sornli,
Sta,toe Chiesa, p. r13 c sgg. ; C). \roren, Chiesa e democrazia medieuale e
ntoderna, in Mouirnenti rel'igiosi, p. zzr e sgg.
L.{ DOTTRIN.{ CONCILIARE r6 r

dominio rinnovate da1 Caetani, osa dire che ii papa de,lit-


tuoso pud essere scomunicato e deposto per l'opera con-
vergente derl principe e dei cardinali e che in ogni caso
non deve governare senza rendere conto del suo operato
ad altri, ma aiutato da rappresentanti d'ogni provincia
dell'orbe cattolico t), e il discusso autore di quel Sonutium
airidarii che tanto ha dato da fare alla critica') ; non-
chd i teorici degli ordini mendicanti e infine Ockam e
Marsiflio, ,i pii radicali di tutti. Quatle delle due tendenze
abbia avuto ragione, la storia ha dimostrato a sufficienza.
L'organo supremo della Chiesa non A la Santa Sede
col suo pit\ aito ufficiale, il pontefice, bensi il Concilio
ecumenico'). Questo dovrebbe essere composto di tutta
I'uniuersitas fideliuru,, ma, essendo cid per lla vastit) de'lle
regioni e per il numero dei fedeli impossibile, d di fatto
composto dai loro rappresentanti laici ed ecclesiastici,
scelti per etlezione, corne sappiamo, secondo i1 duplice
criterio numerico (proporzionale in rapporto all'ammon-
tare degli abitanti de1le varie prou-inciae e regni parte-
cipanti al ,Concilio) e qualitativo (in rapporto arlle classi
sociaii e arl rango dei singoli) o).
Notiamo intanto che rappresentanti delfle comunit) re-
ligiose nell Concilio sono non solo i chierici, ma anche i
laici'). Certo ideale sarebbe che fossero tutti chierici, una
vdlta ammessa la rappresentanza pet I'uniaersitas, poichd
si dovrebbe presumere che essi conoscano meglio [a legge

l) F. SCADUT o , o p . c i t . , p . 9 r .
2) A. FRANcx, Rif ormqteurs, p. 2og e sgg.; F. LeuRBNr, op. cit.,
vo l. I, p. 4 3 6 e s g g . ; P. J e Nn r , o p . c i t., v o l . I, p . 4 3 o ; B . l ,e R e n c e ,
Marsilio da Padoua, p. r88.
3) O. GrnnKl., Genossenschaftsrecht,vol. III, pp. 582, 6or.
4) J. M Ac KT NNo N, o p . c i t . , v o l . I, p . 3 8 4 .
5) O. G r e n x n , G e n o s s e n s c h a f t s r ec hvt,o l . III, p . 5 g z ; P . E . M n r B n .
o p . cit., p. 3 8 . L 'i n t e r v e n t o d e i l a i c i n e ' C o n c i l i fu fr e q u e n te n e ' s e -
coli di mezzo come dimostrano R. W. Canrvrr e A. J. Cenrvre, op.
cit., vol. I V, p . 5 e s g g .
r62 NTARSILIO D.{ P.\DOVA

sacra. Ma ia reatlt) dei fatti non corrisponde atitleesigenze


teoriche. I1 clero, osserva Marsitlio, e corrotto, e non
solo ignora l'ermeneutica deila Scrittura, ma spesso la
stessa Scrittura, e alla sua ignoranza fa riscontro la sua
ambizione sempre in caccia di temporali benefici e di
cariche curiali. Sacerdoti ,e vescovi dovrebbero essere
uomini maturi, esperti de,lla vita e degli inganni che
spesso questa offre; invece pit di frequente sono, e qui
Marsifiio fa un'osservazione che pur ritroviamo in atltri
scrittori 'detl tempo 1), giovani appena ventenni ignoran-
telii e pervertiti. Unico rimedio a tanto male mescere nefl
Concilio l'elemento ecclesiastico con un bene scelto ele-
mento laico, che interpr,eti per esperienza i bisogni deila co-
munitA, e, nutrito 'di buoni studi, se ne faccia banditore.
La partecipazione degli ecciesiastici al Concilio A ob-
bligatoria, e mancherebbero ad un dovere essenziale al
loro ufficio coloro che si rifiutassero di parteciparvi : e 1o
stessosi dica per i laici, prescelti dalle comunit) ad esporre
nell'adunata conciliare ( quae sunt ad fidelium communeln
utilitatem et pacem > 2).
Laici ed ecclesiastici si adunano in un luogo determi-
nato, e quivi decidono circa le materie di fede ad essi atti-
nenti, e le [oro determinaztoni hanno valiore di universatle
rlegge retligiosa, si che si pongono subito dopo le scritture
t).
sacre e vanno innanzi aile decr'etali pontificie
La tesi, che vorrebbe fare delle decretali una tlegge
re,iigiosa universafie, come le norme conciiiari, d da Mar-
silio respinta senz'altro i anzi egli tiene a ribatlire il suo
concetto che le decretali non vincoiino gli Stati a una par-
ticolare condotta nemmeno nella pura sfera della fede.
< Amplius si solius Romani papae aut alterius cuiusvis

') Actio Petri de Cugneris consiliarii regii, in Gor.oesr. II, p. r364.


.l D . p . , I I , z o ; G o r n e s r , I I , p . 2 5 6 ( S c u o r z , p .8 + ) .
d)
P . E. \ 'I p v r n , o p . c i t . , p . 3 6 .
L A DO T T RI NA C O N C IL IA R !: r6 3

solius episcopi, quemadmodum dictum est, talis esset aucto-


r ita s , vel si. . . . epist olae sive d e c re ta Ro ma n i p o n ti fi c i s
aequalia vel non imparia forent auctoritate his, quae deter-
minata et definita sunt per concilium generalle, omnes
saeculi principatus, omnia regna et mundi provinciae ac
personae singuiares, cuiuscumque dignitatis, praeeminen-
tia e v el condit ionis exist ant , a n ti s ti ti Ro ma n o p ri mo fo re n t
c o a c t iva iurisdict ione subiectir 1 ).
E un attacco a fondo contro la tesi di Bon,ifacio VIII,
espressa nelia ceiebre bolla (Jn.ont,sarl,ctant,,alla quaie
Marsilio ritorna sempre come ad una proposizione che a
lui sembra sovra le altre < falsam, erroneam cunctisclue
civiliter viventibus praeiudicialissimam omnrium excogi-
ta b iiium f alsorum . . . . D 2) .
La competenza detl Concilio ecumenico d tla pit vasta
immaginabitlg ri). A1 Concitlio spetta decidere circa i[ rito
ecclesiastico,i digiuni, I'uso de1le carni, le astinenze, ie
venerazioni, le canonrzzazroni; ad esso dare i permessi
di matrimonio entro certi gradi di parenteia; fare il ri-
conoscimento degli ordini e dei collegi ecclesiastici rego-
lari e secolari, nonchd ['infliggere punizioni disciplinari e
scomuniche. Nd basta : ia determinazione del sen,sodelle
scritture sacre, f istituzione sacramentale dei sacerdoti e
dei vescovi, che poi pur dovranno godere di temporali be-
neficii, l'approvazione delle persone che occuperanno i
posti dai piri umili ai pii alti nella gerarchia ecclesiastica,
le licenze nell'esercizio dell'arte notarile e delf insegna-
mento, tutto cid rientra ne11acompetenza del Concilio.
Nd alcuno, - Marsilio ritorna alla sua preferita pole-
mica contro l'accentrarsi dell'autoriti nel papa, - pud al
Concilio sostiturirsi,e sia Bonifacio VIII, sia CflementeV,

r ) D . p . , I I , z a ; G o r n . c . s r , I I , p . 2 5 7 ( S c H o l .z ,p .8 5 ) .
2) D . p . , I I ,
zo; Goroesr, II, p. 257 (ScHorz, p. 85).
P. E. J I Ey r n , o p . c i r . , l ) . . 39 .
t64 }I ARSI L ] O D. { P A D O V .\

sia Giovanni XXII, aff'ermando tla tloro plenitudo pote-


statis, infi.rmano non sdlo il diritto conciliare e il prin-
cipio popolare che l'esprime, ma ri1 diritto pubblico detl-
1'fmpero e di tutti gli Stati indipendenti e sibi prhtci(>es.
La tesi assollutistica, che diremo bonifaciana, osserva il
Padovano, d suscettiva della pin estesa interpretazione,
e, se in una circostanza d rivolta contro Fitiippo, in un'all-
tra contro Ludovico, in potenza si rivolge contro ogni
potest) civile ').
Percid il legislator huntanus, pur rigido osservatore
delrle norme concifiiari, non deve mai abdicare arl suo su-
premo controltlo sovra tutte tle temporaliti della Chiesa,
benefici e dec,ime, non deve mai tralasciare di verificare
se ia volontd dei tlegatari sia osservata nei llegati a scopo
d i c u lto o all'anim a, se le re n d i te e c c l e s i a s ti c h es i a n o
bene usate 'e se vengano di fatto distribuite ai poveri.
Non sdlo : ma lla potestA, che un vescovo per avventura
pud avere avuta dal Concilio di concedere fiicenze d'eser-
cizio professiona'le, puc) essere revocata da1 legislatore
per motivi di sicurezza pubblica : e 1o stesso si dica per
la facolt) che un vescovo pud aver ricevuta di procedere
a canonizzazioni, poichd pud darsi che [a soverchia ab-
bondanza di queste riesca nociva alla comunit). Il criterio
p u b b licist ico di M arsilio, com e s i v e d e , n o n h a l i mi ti n e l l c
sue manifestazioni.
Questo schema di or,dinarnentoconciliare non esclucle
tl'esistenza di un'autoriti\ centrale di carattere ammini-
strativo che abbia una certa supremazia netlla cristianit) :
< expediens ct perutille fore unicurn episcopunr ct uni-
c a m e cciesiam sive collegium s a c e rd o tu m a l i a rrrm c a p u t,
s iv e p rincipalior em st at uer er ? ). (]u e s ta s u p re ma z i a s i

r) D. l r . , I I , z r ; G o r , o a s r , I I , p .z 6 z ( S c n o r z , p .8 g ) .
z1 D. f . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 3 ( S c u o r z , p .g r ) .V e d i P. E.
Mn vn e , o p . c i t . , p . 4 T e s g g . ; F . l t o c A u e l x , o p . c i t., v o l . Il , p .3 9 7 .
LA DOTTRIN^\ CONCILI.\I{E r6 5

pud intendere in varl senst : ln prino tluogo netl senso che


vi sia un vescovo od una chiesa che definiscano i dubbi
circa la Scrittura nonchd le controversie rituali, di modo
che le loro determinazioni siano necessarie per tla sa[-
vezza dell'anima; in secondo luogo, nell senso che tutti i
vescovi, tutti i preti, tutte le chiese siano soggette ad
una superiore giurisdizione iliimitata; infine nel senso
che vi possa essere un uomo, il papa, con itl suo perso-
nafle coliegio, arl qua'le spetti l'assegnazione d'ogni bene-
ficio. Mar,silio rigetta senz'altro tutti questi tre possibili
sensi della supremazia papale, specie il primo, < tan-
quam iraereticumr t), che riporterebbe ad accettare i pin
in tra n sigent i principi bonif aci a n i . V' e p e rd u n u l ti mo
senso. Il Concilio pud predeterminare un vescovo o una
chiesa, che sovra g1i altri vescovi e ie aitre chiese abbiano
speciali compiti ben certi : quali il proporre al legislatore
umarro di convocare il Concilio stesso, presiedere tutti i
vescovi e preti nelle loro asseilblee, fare e raccogliere utili
p ro p o s te in nrat er ia di f ede e d i d i s c i p l i n a , fa r v e rb a i i z -
zare \e discussioni del Concilio, autenticarne e tenerne gli
a tti, c ur are \ a ioro pubblicazi o n e p e r 1 ' o s s e rv a n z a ,d a re
in to rn o ad essi 1e prim e diiuci d a z i o n i , l a n c i a re l e c e n s u re
e le sconruniche, < secundum concilii tamen determinatio-
n e m e t per ipsius auct orit at emr :), d i ri me re l e c o n tro v e rs i e
d i p u r a nat nr a ecclesiast ica,ri ma n e n d o p u r s e mp re a i -
1 ' a u to rit : \ civile il dir it t o di g i u d i c a re i n s e d e d ' a p p e l l o ,
n o n ,c h dun super iore cont rollo ").
In questo soic'rsenso si pud ammettere 1a *supremazia
di un vescovo so\rra gli altri : senso che f.a del Papato
un istituto umano ed esclude ogni divina istituzione.
Ch i nom inar e a quest 'alt a c a ri c a e c c l e s i a s ti c a ,e q u a l

t\ D. p . , I I , z z ; G o r n . c s r , I J , p. 2 6 3 ( S c n o r z , p .g r ) .
:) D . p . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 .4 ( S c u o r z , p .9 2 ) .
o) o l . III, p . 5 t^ ;.
O. G r e n x B, G e n o s s e n s c h a l l s re c hv,t,
r6 6 \ i ARSI L T O D .\ I) .\D O V ^ \

chiesa sovra tle aitre preferire perchd esprima dal suo


seno il capo deila cristianitA ? a Quem vero episcopum D,
rispond,e M,arsiiio, < et qualem cuiusque provinciae sive
dioecesisecclesiam sic caput aliarum instituere magis con-
veniat, qualem primum assignantes, dicamus secundum
veritatem euln, qui ceteris vita et sacra doctrina cunctis
praepollet, in quo tamen est bonae vitae potius attendendus
excessusr r). Tuttavia, < coeteris paribus >, bisogna attri-
buire rla dignit) supr,ema al vescovo di Roma per varie
ragioni : sia per l'antica fede di Pietro e Paolo che irllu-
strarono 1'urbs, sia per tla solenniti e i'abbondanza di
uomini ceiebri che la citD di Roma sempre offri ed offre,
sia per tl'autorit) de1 popolo suo e detl suo principe sovra
tutti i popotli, sia infine per una inveterata consuetudine
che non si potrebbe srad,icare.
Questi i limiti ideali entro cui un primato papale e
romano si pud ammettere. Storicamente, esso primato
tuttavia trascese e s'impose come potere assoluto ed
avente in sd la sua ragion d'essere nell'orbe cristiano. E
se fu Costantino il prirno che, riconosciuta giuridicamente
la Chiesa cristiana, assegndal vescovo di Roma e alla sua
comunit) una prioritA sugli altri vescovi e comunit), di
poi il papa non si lascid rnai sfuggire le occasioni di accre-
scere la propria pofenza, fino a giungere a quell'ebriet)
del potere che caratterizza gli atti di Bonifacio VIII, di
Clemente V e di Giovanni XXII.

Pir\ volte nel corso di questa esposizione si A par-


lato del legislator humanus, che, secondo tr{arsilio, non
solo deve convocare di sua autorit) il Concilio, ma ha
anche una suprema vigilanza sul Papato, nonchd sugli
a itri o rgani e su t ut t e ie t emp o ra i i ti d e l i a Ch i e s a . C h i

:) D . ( S c r o :,z , p .9 3 ) .
lr., II, zz; Gorbesr, II,p.z6s
IL ( L EG I SL AT O R H U M A N U S )) r67

a qu!sto legislator huntattus ? In senso assoluto il legi-


slator hutnanus, che vediamo qualificato ora come fidelis
ora come superiore carerls, non pud essere che il popolo,
I' uni'ctersitas ciaiunt., che coincide con l' uniaersitas fr-
delium,r). Coloro, che vogliono identificare questo Iesi-
slator hurnanus senz'altro con f imperatore, sbagliano,
e vanno rcontro 1o spirito di tutta l'opera del Padovano,
in cui fonte.-d' ogni sovranit) e potere legislativo effi-
c ie n te e il popolo'). M a \ {ars i l i o n o n s i n a s c o n d e l e
dififrcoltA che deriverebbero da1l'ammettere che il popolo
debba convocare il Conciiio. Anzi tutto qual popolo ? Non
uno Stato, ma pii Stati, non un popolo,. ma pir\ popoli.
E a chi afifrdar'eun'incombenza cosi delicata ? E come la
eserciber)? I)omande senza risposta 3). Percid crediamo
che Marsilio per evitare tutti questi ostacoli abbia pen-
sato alf imperatore come convocatore del Concilio in
nome ,del vero legislator huntanus, 11 popolo di tutta lla
cristianitd.
Cosi crede anche il Ruf;frni Avondo') ; e il fatto che al-
I'espr,esion'elegislator hutn,anus non manchino di sequire
le parole aut eius pars principans e tel eius princil>antis
o-uctorita.sconvalida questa tesi.
L'accenno che Marsilio fa a Costantino e al Concilio
di Nicea, daflf imperator,e convocato per decidere circa t1e
cose pii. importanti della nuova Chiesa, d un ulteriore ar-
gomento quasi decisivos). E che l'autorit) delf impera-
1) F . BEZ o L D, o p . c i t . , p . 3 4 4 .
2) N. VAL o t s , J e a n d e J a n d u n , p . 5 B r ; F. S c e o u r o , o p . c i t., p . r z 6 ;
G. P r o ve No , o p . c i t . , p . 1 7 6 ; G . M o L r A r , o p . c i t., p . z o 6 .
3) Il Leeelict, Marsilio da Padoaa, p. 168, non si pronuncia sulla
questione e non dice a chi spetti di fatto la convocazione del Concilio,
ciob chi sia il legislator humanus; e parimenti E. Euenrow, op. cit.,
p. 53 e sg., nonchd P. E. MEyER, op. cit., p. 40.
1) E. RuFrrNr AvouDo, op. cit., p. t44.
5) Giustamente nota P. E. Mevnn, op. cit., p. 72, che n l'Eglise
d'Etat sous Constantin devait faire l'admiration de Marsile >. E cid
per vari motivi : < Il s'etend complaisamment sur son organisation :
r6 8 }{ARSILIO DA PADOV.{

tore romano di convocare il Concilio si continui, secondo


il Padovano, negli imperatori romano-germanici, 1o pos-
siamo vedere riconfermato da un passo del Defensor mi-
nor, oper,ettamarsilliana di cui diremo in seguito t), e da
qualche accenno del Def ensor pacis. Nel Dalcnsor minor
0 detto che il legislator huntanus e f insieme di tutti i
popotli, ma questo, cio! [' uniuersitas prouinciarum, poco
prima di Cristo, trasferi il suo potere legislativo nefl po-
polo romano, e quest'ultimo di poi 1'accentrd nelf impt.-
ratore: d una interpretazione deila Lex de intperio, in crri
il soggetto trasferente d prima itl popolo di tutta la terra,
poi i,l popolo romano. E, ancorchd, come vuole i1 Ruffini
Avondo'), quest'autorit) legislativa dell' imperatore se-
condo Marsilio sia precaria e revocabile, neltf imperatore
resta quel1'autorit), che sarebbe nell' uilaersitas proi'irt-
ciarum, di convocare i'l Concilio.
E che sia cosi si p,ud anche dedurre da un luogo detl
Delensor pocis, ove si dice che tale e tanta d tf impor-
lanza dei concili < in 'definiendis Scripturae dubiis r 3), che
spessoin essi < ader,antimperatores et imperatrices fideles
cum suis officiaiibus D ; e da un altro, ove, parlando delle
ragioni per cui il vescovo di Roma deve in certi confini
pur godere d'una sua supremazia, si dice che cid deve
essere n etiam propter ,sui poputli ac principis generallem
tunc monarchiam et auctoritatem coactivam super relliquos
omnes mundi principantes et popu[os, qui de observatione
fidei et eorum, quae per generaha definiebantur concilia,
soli poterant omnibus coactivum ferre praeceptufil ,et illius
c'est le Prince qui convoquait les Conciles; ceux-ci r6glaient la que-
stion de-discipline, de rite, de cure d'6.mes, distribuaient les biens don-
n6s ) l'Eglise pour l'entretien de ses ministres, et une loi du Souverain
rendait leur canons obligatoires >.
L) Thc Delensor minoy of M.q,nsnrus oF Paoue, edited by C. K.
B n a u p r o w, Bi r m i n g h a r n , 1 9 2 2 , c a p . X II, $ r .
2 ) E. Ru F n r Nt Ar r o NDo , o p . c i t . , p . r 4 5 .
s) D.p . , I I , z o ; G o r n e s r , I I , p . :5 7 ( S c n o r z , p . 8 + ) .
IL a L EG I SL AI . O R H U \,IA N U S )) r69

ubilibet trangressores arcere, sic quoque fecerunt et eccle-


s ia m e x m odico in rem m agnam a u x e ru n t....r t).
L ' imp erat or e, dunque, ha i l c o n i p i to d i o rd i n a re i a
convocazionedell Concirlio, e non il papa e tanto meno itl
collegio cardinalizio, l'uno e 'l'altro dei quali potrebbero
anche essere rei e passibili di giudizio conciiiare e potreb-
bero quindi procrastilrarne i'apertura:). Tuttavia i1 Pado-
vano riconosce che nei casi normatli I'imperatore debba
agire dietro un invito pontificio, poichd al supremo ge-
rarca della Chiesa spetta di valutar,e la necessiti della
convocazione.
L'imperatore poi non solo deve vigilare a che gli
ordini del Concilio siano eseguiti, ma deve prestargli itl
suo braccio secolare affinchd siano eseguiti anche colla
forza, e infine ha un diritto di controllo sovra il governo
papale e la Santa Sede, sovra il collegio cardinalizio spe-
cie circa I'elezione del nuovo papa. ( Ad quos (ciod al
generale conciliutn, e aI legislator h,u,rnanussuperiore ca-
rens) etiam pertinet determinare prirnum illurn clericorurn
coetum sive collegium : secundum quem modum Romanae
urbi, quamdiu extiterit obicemque ad hoc non apposuerit
populus iltle, propter beatorum Petri et Pau,li reverentiam
et quas pridem diximus convenientias poterit licite et de-
bebit iam dicta principalitas in episcopo et in eccrlesiacon-
tinue reservari o t). Egli, lI legislator humanus, pud inol-
tre stabitlire per cessione conci,liare una nuova e diversa
prioriti netlla Chiesa, e quindi trasferire la carica papafle

1) D.
l r . , I I , z z ; G o r o e s r , I f , p . 2 6 5 ( S c H o r z ,p .g + ) .
:; F. Ro c Bu Ar N, o p . c i t . , v o l . I I , p . 3 9 6 ; A . B . C H R r s r o p u E , o p .
cit., vo l. I, p . SS: .
3) D.p . , I I , z z ; G o r o e s r , I I , p . 2 6 5 ( S c u o r z , p .9 4 . V e d i G . A u -
Drsro, Diritto pubblico della Chiesa, vol. II, pp. 79, 82, il quale osserva
come la proposizione marsiliana che all'imperatore spetti ((corrigere
papam r sia stata poi svolta da Wicleff e ripresa dalla Riforma ; B. JuNc-
MAN N, o p . c i t . , v o l . VI , p . r ST . Q u e s t e p r o p o s i z i o n i d i N l a r s i l i o s o n o l e
piir criticate da parte di scrittori cattolici come l'AunISIo e il J uxcuexx.
r7 o T , T ARST L I OD. \ P A D O V A

da un vescovato arll'altro, nonchd ,determinare la compe-


tenza del collegio dei cardin,a'li.

Una analisi subordinata verte sulla plenitudo pote-


statis, che i pontefici, rspecienel Trecento, domandavano
ad ogni istante. Marsilio presenta ben otto diverse defi-
niziom di essa, e le respinge tutte per ragioni giuridiche
e politiche, soprattutto perchd contrastanti quella so-
vranit) popolare, centro di tutto il suo sistema di diritto
pubblico, per fermar,si infine sopra una definizione assai
ristretta, limitata e comprendente sola una < administratio
seu cura generalis omnium animarum r t), ciod una potesti"
sovra il clero e il laicato ristretta al mero spirituale').
Ma [a plenitudo potestatis fu storicamente sempre pit
estesa di quel che la si dovrebbe intendere. I1 ponte-
fice s'arrogd cosi i1 diritto di assolvere so1esso i peccatori
daltle future pene dellla vita orltremondana, quindi comin-
cid ad ordinare iure proprio digiuni e astinenze per
impetrar grazie, prima sotto forma di semplici consi$1i
senza ,sanzione,poi di norme vere e proprie munite di san-
zione disciplinare. E, poichd I'appetito vien mangiando,
egli col suo cotlfiegiodei cardinali presunse di estendere i
suoi editti ed ordini anche nerltlasfera degli atti civifli, e
dichiard esenti tutti i chierici dagli oneri pubblici e dalrle
imposte, comprendendo nel dlero un certo numero di tlaici,
anche se ,coniugati. E questo andazzo di cose non ebbe
pit limite : si comincid con Ia scomunica contro chi
arrecasse danno od ofiesa ad un religioso, e si fini con

r) D.p., IT, z3; Gor-oesr,If, p. e7o (Scnorz,p. 96).


2) L'importanza di questa dottrina della plenitudo potestati,s n.eI
sistema del diritto pubblico medievale b stata ben messa in rilievo da
O. Grnnxe, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. Szo e sgg. La sua forma-
zione storica d stata invece studiata dal nostro G. Vorpr, hlouimenti
religiosi, pp: r48 e sgg., 223 e sgg. ; da J. MecxrnNoN, op. cit., vol. f,
p . 3 6 9 e s g g . ; e J . N. F l c c t s , T h e d i u i n e r i g h t, p .4 6 e s g g .
L\ t t PL ENI T UDO PO T ES TA TIS D P O N TIFIC I^ \. T7 I

I'allrlontanaredai sacramenti coloro che si fossero resi, an-


che senza mala fede, insolventi verso un ecc'lesiasticocre-
ditore, coti dichiarare affatto non soggetti al pubblico po-
tere il crlero, creando co,si urro Stato nello Stato.
Siamo con cid usciti darll'anarlisiteorica dei fenomeni
sociali ed entriamo neila politica dol tempo. Nlarsirlio e
uomo del suo secolo, e denuncia tutti gli inconvenienti
di quetlla confusione tra 1o spirituale e irl temporale, dalla
quale provengono tutti i maii detll'Europa e in particolar
modo deila sua travagliatissirna Italia. < Ifaec enim pe-
stilentiae Italici regni radix est et origo, ex qua cuncta
scandala germinaverunt, prodeunt et qua stante nunquam
c iv iie s ibidem cessabunt disco rd i a er r).
I1 potere cosi usurpato ne' secoli il pontefice detiene,
nd intende abbandonarlo, anzt rinvia sempre come pud tla
consacrazione delf imperatore, o, se si induce alla con-
sacrazione, rlo vudle astretto a sd sotto vincolo di giur,a-
rnento. E quando un cristianissimo principe, come Ar-
rigo VII di I,,ussenrburgo, ricusa di annuire a1le sue te-
merarie pretese, vien presentato al mondo colne trasgres-
sore di un giuramento dato e come falso, da quelle bolle
e documenti che nel linguaggio ,della curia sono dette
d e c r e b ali').
Questa interpretazione abusiva della plenitudo pote-
statis 3), che si sarebbe dovuta contenere ne' limiti delio
spiritualle, come mera aclministratto e cLLra animarum,
porta atlle pit tristi conseguenze nel campo dell'ordina-
rnento gerarchico del clero. I'1 principio eflettivo, per cui
1) D.p . , T I , z 3 ; G o r o e s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r z , p .g 8 ) .
2 ) D .p. , I I , z 3 ; G o r n e s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r ,z ,p . 9 9 ) . N d s o l o c o n tr o
Arrigo VII si sfogd la Chiesa, ma tanti principi prima di lui subirono
ed altri dopo subiranno i colpi dei pontefici, colpevoli solo di non rico-
noscere la plenitudo potestatis: cosl Pelavicino, Fzzelino, Federico II,
IVlanfredi, Federico da Montefeltro, Matteo Visconti, ecc. : vedi G. Vorpr.
L[ouimenti religiosi, p. r53 e sgg.
.j) O. G I ERr B, G e n o s s e n s c h a f t s r ec hvt,o l . III, p . 5 z o .
r72 ] I ARSI I . ] O D .\ I' .\D O V ^ {

1'ecctresiastico, una vorita sacramentalmente istituito, put)


esser chiamato ad ul1a diocesi o ad una parrocchia da
chi maggiormente 7'apprezza per l1esue virti e per la sua
sapienza, non d pit ; e ad esso si d sostituito un principio
assotiutistico,per cui tl'ecclesiasticosacramentalmente taie'
viene senz'altro inviato ove ai superiori d caro, prescin-
dendo darlla comprensione dei bisogni veri de1le comuniti.
Si comincid dapprima coii ridurre ad un certo numero di
g io v a n i inesper t i e indot t i, ( q u o s c a rro n i c o sv o c a n t r 1 ),
escluso il clero e il popdlo tutto d'una diocesi, itl diritto
d'eleggere il vescovo',poi si giunse a negare pure il diritto
degli stessi canonici, poichd irl pontefice di Roma prese ad
investire egli d'autorit) i suoi chierici dei benefici mag-
giori e quindi anche dei minori, promovendo alle dignitz\
sacre < de suae plenitudine potestatis.... divinarum litera-
rum ignaros, idiotas et indisciplinatos et plerumque ho-
mines mente corruptos et notorie criminosos, qui plebibus
etiam quibus pfaeficiuntur non communicant idiomate seu
s e r mo ne, 2).
Guardate le cattedre episcopali, dice tr'{arsilio, e ve-
drete che su dieci appena una d coperta da un uomo degno
e le altre nove sono affidate a figure tutt'altro che relli-
g io s e ; i n m assim a, a causidici . Qu e s ti s o n o s e mp re p re -
feriti, poichd pit audacemente difen'dono le temporaliti
che non i dottori in teologia, che da rloro le respin,gono,
e , s e mplici com e sono, le lasr c e re b b e ro d i l a p i c l a re").
7) D.p . , I I , z 4 ; G o r o a s r , I I , p . z 7 r ( S c H o r - 2 , p . r o o ) .
2) D . p . , I I , z 4 ; G o r o a s r , I I , p . z 7 z ( S c u o r - 2 , p . i o o ) . A p r o p o -
sito d i qu e s t 'e v o l u z i o n e v e d i G . Vo r p B , M o u i m e n ti r e l i g i o s i , p . 4 o c
sgg .; H. C. L Be , T h e r i s e o l t h e t e t n p o r a l p o u e r , i n S tttd i e s , p .8 7 .
3 ) D e Nr o , Pa r a d i s o , I X, r 3 3 e s g g . fa l a s te s s a o s s e r v a z i o n c :
Per questo 1'Evangelio e i dot t or m agni
son derelitti, e solo ai Decret al i

Nb criversamente
;JT't;;: ;:"-= u. nrNeN, Etudes,
p. 32 5 . M a g i ) p r i m a . a m e t A c l e l Dug e n to , R'T"0,
u g g e r o B a c o n c a v e l ,a o s -
L A RI F 'O RM A DE L L .{ C H IE S A r7 3

La degenerazione, che investe il ctlero tutto, non si


arresta neppure dinanzi al Pontificato e al collegio dei
car.dinatli, che ha l'a]lta funzione di eleggere il capo detltla
cristianitd. Anche qui tf ignor'ar.zadelle sacre leggi e l'in-
trigo dei causidici ; anche qui la pii inesperta giovinezza'.
i cardinarli, come i canonici, sono per lo pit giovani la-
scivi e incotlti.
Ovunque daltl'atltoall basso d universale corruzione. La
legge divina dice che dei benefici il clero deve riservarsi
lo stretto necessario e il resto dispensare ai poveri. Chi
si uniforma ad essa? Non scllo le rendite eccflesiastiche
vengono convertite in cibi e bevande di lusso, ffia, quel cire
d peggio, servono a rnantenere mercenari. pedoni e cava-
lieri, e consumate quindi nel snscitar lotte tra i fedeli in
Cr is to 1).
Itl quadro, che Nlarsilio ci fa dellla degetrerazionedeltia
Chiesa nerl secdio XIV, senza dubbio d tricte, rna sostan-
z ia lme nf e non divcrso da quel l o c h e c i o l l ro n o i c ro n i s ti
d ' Ita lia e di Ger nrania, i pubb ' l i c i s ti d i F re n c i a , g l i s c ri t-
to ri fra ncescani, e ir rf ine Dantc , Pc tra rc a e Bo c c a c c i o t,).
Forse d urra corruziorre pir\ vasta clte itrveste tuita lla so-
cieti che si affaccia al l{inascirnento ; rna i certo che il
clero non ne i irrrnrune. In questo ambiente turbato da
fie ri o dii, da passior ri er rt iche e d a n tl o v e e s i g e n z e i n d i -
s tin tc pul'luluno i 1>r irniconati d i Iti fo rn ra , c h e tu tti s i
r ifa n n o ad un ideale vago ed an ti s to ri c o d i p ri mi ti v a p u -
r e z z a evanger lica.Tor niam o, s i d i c e , a l tl ' a n ti c o! Ma , s i
p u t) r ispondere, d possibile t orn a re a l l ' a n ti c o ? t). E i a

servato che sono i giuristi coloro che di fatto reggono la Chiesa, ed


el{ettivamentc clal secolo XIII s'apre la serie dei grandi papi giuristi,
Alessa n d r o I I I , I n n o c e n z o I I I , I n n o c e n z o IV , B o n i fa c i o V III : v c d i
G. Vornr, Mouimenti religiosi, p. 44.
\ D.p . , I I , z 4 ; G o r o n s r , p . 2 7 3 ( S c n o r .z , p . r o r ) .
z) Vedi G. VorRn, Il[ouimenti reli,giosi, p. 45 e sgg.
3 ) Ben r i l e v a A. F n a Nc r , i n J o ur n a l d e s S a a a n l s , a . 1 8 8 3 , p . r z 8 ,
che le proposizioni di X'Iarsilio e dei riformatori significavano la distru-
r74 M^{RSILIO DA PADOVA

Chiesa pud forte com'0 di concreto senso storico, al-


il'antico non ritornare, e senza estrinseche pressioni vin-
cere la degeuerazione incipiente, rendendo mercd I'auto-
ritA e l'asso,lutismo sempre pit accentratore e compatto
il suo organismo politico e adattandoio mirabilmente alrle
nuove situazioni sociarli, renderrdo scnrpre pit cnogenea
e limpida la sua dottrina, fortificandola quindi di fronte
ai tentativi anarchici del tlibero esanre. Io non discuto se
abbia ragione tla Chiesa o il.aRiforma, che neri secoio XIV
lentamente s'imzia; noto che \a Chiesa poteva vincere,
come in realtd vinse, i nuovi tempi, svelando la sempre
rinascente lerza defl suo annoso organismo, soiamente at-
traver,so quetl processo d'involgimento e di rigida revi-
sione interna che la porteri atl Concitlio di Trento e at1la
Controriforma, che poi d un fenomeno, notiamo, non po-
sterior'e alla Riforma, ma, direi, a questa anteriore, poi-
chd il bisogno d'una risoluzione del probtlema ecclesiastico
s'era gia fatto sentire netl seno stesso deltla Chiesa da
lungo tempo.
La riforma, che Marsiriio vagheggia come unico mezzo
per porre un fine al disfacimento c1eltlareligione, s'in-
tende, d ben diversa da quella che tla Chiesa reahzzerh, in
s!. Bisogna, dice il Padovano, democratizzare 1a Chiesa;
far si che il principio eiettivo s'inrpon.ge, onde le f.orze
giovanili del popolo facciano rifluire nuovo sangue negli
istituti urnani, in cui la Chiesa visibilmente si presenta;
fa r e c he la norm a dal basso s a l g a a l l ' a l to , e q u i n d i o b -
blighi veramente, e non vic,ever,sa.
Il corpo dei cardinali rimanga pure, purchd in esso
prevalga sempre pin il sano principio elettivo, cessi di
dipendere nella sua composizione dall'arbitrio dei po1l-
tefice in carica, divenga organo del Concilio, esprima
zione della Chiesa, com'era positivamente. E la Chiesa poteva nel
Trecento adattarsi a cid ?
LA RIF'ORM.A,DELLA CHIES.{ r7 5

pit compiutamente la volonti de'lt\'ttniaersitas prouincia-


runr.. Di fronte alle proposte di soppressione de,l corpo car-
dinalizio, li'Emerton giustamente nota 1), Marsitlio d con-
servatore e si limita a ,domandare una pit ampia rappre-
sentanza nazionale nel suo seno. Es,so cioA non d pit. un
organo autonomo, ma dipendente dal Concilio, in cui
tutti gli Stati hanno il tloro posto e che concordemente
esprimono.
La riforma del sacro collegio porta ad una riforma
di tutti i minori collegi canonicali, in cui pure si deve
tornare a\ sistema antico, aflti'elezioneper clerum et po-
pulu.m, e di tutta la struttura gerarchica : i ministri del
cullto debbono essere nominati da'l popolo e non da una
autoriti superiore.
Questa riforma perd non sari mai possibile, finchd nel-
l'organismo chiesastico la testa sopprimerA tla fiibera fun-
zione di tutte le altre membra; finchd cioA il papa presu-
merA di regolare di sua iniziativa e diritto, sopprimendo
ogni autonomia, le operazioni di tutti i vescovi e di tutti
i parroci, che si possono quasi rassembrare agli organi
periferici d'un organismo.
E, se nell'opera di Dante, pur netltleteotlogali vette detl
Paradiso, la bocca purissima di san Pietro prorompe nella
formidabirle invettiva ,contro il pontefice di Roma, contro

quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,


il luogo mio, il luogo mio, che vaca
ne la presenzadel Fig l i u o l d i D i o 2 ),

n'el.Defensor pacis If invettiva di Marsilio contro la curia


avignonese non d men fiera, e, nel suo contorto latino,
privo de' classici lenocini, efficace. < Quid enim aliud ibi,
1) E. EMERToN, op. cit., p. 64.
2 ) Par . , XXVI I , 22-24.
r75 }I . {RSI L I O D\ PADOVA

quam simoniacorum undecunque concursus? Quid aliud,


quam causidicorum strepitus et calumniatorum insultus
et iustorum impulsus ? Ibi periclitatur innocentum iustitia
vei in tantum differtur, si eam pretio redimere nequeant,
ut tandem exhausti innumeris fatigati laboribus, iustas
et miserabiles ipsorum causas cogantur deserere. Ibi
namque alte intonant leges humanae; silent aut rarius
resonant divinae doctrinae ; ibi tractatus et scrutinia in-
vadendi provincias christianorum et per armatam et vio-
lentam potentiam obtinendi et eripiendi ab his, quorum
custodiae licite sunt commissae.Acquirendarum animarum
nulla sollicitudo neque consilia. Et adde, quod ibi nullus
ordo, sed sempiternus horror inhabitat r t).
F in qui siam o neilla polemi c a . L a p l e n i tu d o p o te s ta ti s
! fl'origine della degenerazionedella Chiesa. Passiamo ad
osservarne'le conseguenzenel campo politico e giuridico t).
La teoria ,detlla plenitudo potestatis pontificia si traduce
in un'aff,ermazione del diritto papaile neil'elezione deltf im-
peratore. Attraverso uno sviluppo storico, che Marsilio
particolareggiatamente descrive con un certo senso critico,
la plenitudo potestatis s'd manifestata sempre piri inva-
dente negli attacchi di Bonifacio VIII contro Fitlippo il
Bel,lo - la tesi defi Caetani colpiva tutti gli Stati e quindi
anche ll'Impero --, di Ctlemente V e di Giovanni XXII
contro Enrico VII e Ludovico i'l Bavaro. Ma affermare un
diritto pontificio ne11'dlezione imperiale significa negare
il diritto popolare, che net1lamente medieva'le di Marsilio
d ben rappresentato dai sette elettori delegati da tutto un
popotlo. u Nam si etlecti regis auctoritas penderet a sdlius
Romani episcopi voluntate, inane penitus est officium eli-
gentium, quoniam per ipsos electus neque rex est neque
t) D . P. , I T , z 4 ; G o r - o a s r , I f , p . 2 7 4 ( S c u o r z , p . r o 3 ) .
2) O. GTERKr., Genossenschaftsrecht,vol. III, p. 5rg e sgg.
LA RIFORMA DELLA CHIESA r77

rex vocari debeat, antequam per suam voluntatem sive


auctoritatem (quam vocat sedem apostdlicam) confirmetur,
neque regalem auctoritatem aliquam sic electus exercere
potest o t). La tesi del pontefice i assur,da, e suo fine non
pud essere che < destruere.... officium eflectorum r , ciod
ricondurre l'assdlutismo e il 'diritto divino laddove d libera
scetlta e diritto popolare. Ne si pud sostenere che cid sia
reso necessario per evitare la possibiliti che venga eletto
imper,atore un eresiar,ca, poichd tra i sette elettori tre sono
ecclesiastici ed hanno quindi i[ modo di rendere nulla la
su,ddetta possibitliti.
La tesi papale poi ha in sd la maggiore etlastici$ di
sviluppo; e ammettere \a plenitudo potestatis ne' suoi ri-
flessi civili significa da un lato ammettere la dipendenz^
dell'Impero dal pontefice nei periodi di sede vacante, dal-
r1'altro [a intima dipendenza di tutti i principi e feudatari
imperiali dal papa. NA basta : cid che viene sostenuto con-
tro gli imperatori viene poi esteso a tutti i regni della
terra, e non ve. n'A alcuno, per quanto affermante sd
superiorerrt, rlotl recognoscens, sopra il quale il papa non
sostenga i suoi diritti. Cid non d detto esplicitamente, ma
implicitamente e ripetuto in ogni bolla e decretale, in
cui pur sempre d evidente un intento ( .... omnium prin-
cipatuum radicern succidi sinere, vincuium et nexum
cuiuscumque civitatis et regni dissolvi > ').
Il rimedio piri sicuro qual d? Riportiamo le parole di
Marsilio. < Propter quod principibus omnibus et poprxlis
per generale concilium, ut praediximus, convocandum,
expedit hunc titulum interdicer'e ac simpliciter prohibere
Romanorum episcopo et alteri cuicumque, ne propter con-

1) D. p . , I I , z 6 ; G o r - o a s r , I I , p . z 8 r ( S c n o r z , p . r o 9 ) .V e d i B . J u N c -
MAN N, o p . c i t . , v o l . VI , p . 2 o 3 .
2) D . p . , I I , z 6 ; G o r o e s t , I I , p . 2 8 4 ( S c H o r z , p .u r ) . V e d i N . V e -
r-ots, Jean de Jandun, p. 586.

B. Berrecr,rt - Marsilio do Pad,oaa.


178 ] I ARSI L I O D A I' A I) O V A

suetudinem audiendi failsa de cetero poprilus seducatur.


Re v o c andaquesibi est pot est as ,e c c i l e s i a s ti coafl rc i a e t te n r-
p o r a lia sive benef icia conf eren d i e t d i s tri b u e n d i . Ou o n i a m
h is a b ut it ur episcopushic in d i s p e n d i u m c o rp o ru m e t a n i -
ma r u m dam nat ionem f idelium c h ri s ti a n o ru m. A1 1 h a e c
e n im o b'ligant ur om nes iurisdicti c n e m h a b e n te s , p ra e c i p u e
r e g e s , ilege divina. Quoniam p ro n te r h o c c o n s ti tu ti s u n t,
u t fa c iant iudicium et iust it iam , q u o d e ti a i n n e g l i g e n te sfa -
c e re c leincepsinercusabiles sunt, c u l n s c a n c l a l u rne -r h u i u s -
mo d i o missione proveniens non i g n o re n t , r ). l i u n v e ro e
p r o p rio pr ogram m a giurisdizi o n a l i s ta , i l p i r\ a u d a c e c h e
g iu s p u bblicist a nrai ne' . secolia b b i a c o n c e p i to ; 1 a c u i re a -
T iz z a z ione,peralt r o int em pest i v a n e i s e c o i o XI\' , s i ma -
turer) nel secolo );VII e nel secorloX\/III pcr spiegarsi
intera nella potlitica ,dellla Rir,otluzione e degii Stati mo-
derni. Il pontefice rori..ano, i suoi vescorri e i suoi sacer-
d o ti s i dedichino solo allo s p i ri tu a l e , a i f i mi ta z i o n e d i
Cr is to e degli apost oli, at t er; da n o a i l e o p e re d e l l a c a ri ti
e d e lla f ecle; e la pace evangel i c a ri to rn e rz \ tra g 1 i u o rn i n i .
Ma lla realti attuale, dai pontefici non ignorata, oggi
d lla negazione d'ogni speranza di pace rerligiosae d'equo
equilibrio politico. E qui Marsilio presenta un fosco ener-
gico quadro deltle condizioni del1a sua Italia, ne1 quale
ll'animo suo vibra di passionatliti viva ed efficace. Per 1o
scandalo degii ecclesiastici 1' Italia e tutto un campo di
battaglia : ovunque guerre, morte, odio tra fratclli. E
r e c is a int ant o la possibiiit : \ di g e n e ra re fo rte e s a n a p ro l e ;
sono consumate le riccltezze, roviuate le case, sovvertite
le c itti, incolt i e deser t i i camp i , ,s ,e n z ac u l to l e c h i e s e
nella solitudine. tr di tutto cid d causa il pontefice, il
successoredi Pietro, colui che dovrebbe essere arrgelo di
p a c e , e che invece, a dr aco ille ma g n u s , s e rp e n s a n ti q u u s ,

\ D .,l r . , I I , z 6 ; G o r n e s r , II,p. 287 (Scrorz, o. rrz).


I,.\ RiI.'OR},{A I)I.]LI,A CHII.:SA r7 9

qui cligne vocari clebet 'diabolus et satltanas)), cofne llIar-


s ilio a pocr lit t icanr er: t e1o chia ma , t i s ti g a to re d ' o d i o e
c li d is c or dia'). I i, dirran't i a t al e o rre rrd av i s i o n e , i l fre ' c l d o
fis ic o d i Padova, il r igido pro fe s s o re e te o l o g o d i Pa ri g i
s ' a n iu ia e poet icarnent eiuvoc a p a c e : n Ou i s i g i tu r ta m
agrestis huius patriae sive matris tam pulchrae olim et
nunc adeo cleforlnis et laceratae fitlius, haec cernens, sciens,
et potens aclversussic ipsam trahentes et lacerantes iniu-
ste, silere poterit ,et cliamoris spiritum ad Dominum con-
tin e re ? o'). I {arsilio si pone co me tu to re d e l l a s u a p a tri a ,
e per essa pensa, scrive e soffre.

1) Giustamente osserva N. Varorc, Jean' de tandun, p. 585 che


u ici la diatribe d6passe toute mesure r.
2) D.p . , 1 I , t 6 ; G o r o e s r , I I , p . 2 8 8 ( S c u o r z , p . r r 3 ) .
Ceprroro V.

LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA


D ALL A CO M PO SI Z I O NE DEL < ( DEF E N S O R P A C IS > A L L A M O R TE .

La flettura ,del Delensor pacis, reso presto noto dopo


la sua co,rnposizionetra i dotti e gli e,cclesiastici, non tardd
ad ad'densare la bufera intorno al capo di Marsilio da Pa-
dova ed anche di Giovanni di Jandun, che la voce pubblica
volle partecipe delle idee che il trattato propugnava. Certo
f ira pontificia dovette colpire quest'ultimo alla sprovvista,
se il 19 giugno 1324 - il Def ensor stando a,l manoscritto
viennese fu finito il z4 dello stesso mese - prendeva in fitto
con Nicold da Vienna, ex-rettore della Sorbona, una casa
ne1 Cloitre-Saint-Benoit, ca,sa che egli non potd mai abi-
tare') : indice ,sicuro di quanto egli fosse lontano dalf idea
che altri volesse far su di lui discendere la responsabitlitd
di un'opera, che non aveva scritta, sebbene forse ne cono-
scesseprivatamente e ne approvasse il contenuto, o almeno
le idee fondamentali 'z).I1 fatto sta che per evitare una irre-
vocabile condanna, Marsilio e Jandun dovettero fuggire
da Parigi. Sebbene i,l Brampton, sulia base d'uno scrit-
tore,del tempo, voglia stabilir,e la primavera del t3z6 come
data" della partenz,a') dei due figli della perdizione (filii

1) Documento riportato in H. DENtrr-E, Chartularium, vol.II, p. 3o3.


2) E. RuFn'rNr AvowDo, op. cit., p. r5o. I-o stesso il Bnaunrox,
op. cit., p. 5o8.
3) C. K. BReupror.r, op. cit., p. 5o8. Vedi anche B. LeseNca,
Marsilic da Padoua, p. 25, che con K. Mi.ir,r,Bn, op. cit., vol f, p. t6z,
pono la famosa fuga e l'arrivo a Norimberga nell'estate del 1326.
LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA r8 r

diaboli), come il continuatore di Guglielmo di Nangis,


1o ,scrittore in parola, li chiama r), non si pud accettare la
data come certa, anzi d probabile che arlfleprime nubi an-
nunciatrici della tempesta i due s'eclissassero.
Indice de1 bisogno urgente di provvedere ai casi propri
d.un'azione di Marsirlio altrimenti non giustificabile. Que-
sti, prima di partire, si sarebbe trovato senza mezzi, e con
la promessa di tenere in futuro un corso di lezioni teo-
tlogiche, avrebbe ricevuto denaro da 'disceporli e amici,
rove fiorini d'oro da Roberto dei Bardi di Firenze poi
professore esso stesso detlrlaSorbona, ro libbre o fiorini
da maestro Andrea 'da Rieti chirurgo, ro libbre o fiorini
da maestro Pietro da Firenze medico, un'altra somma non
determinata da Andrea Ghini da Firenze ed a,ltre ancora
da varie persone, somme che forse sapeva di non potere
mai rendere con facilit) t). Una truffa ? I1 Piovano 3) si
scaglia contro il tristo eretico, mentre il Labanca a) vuol
scusare cid che non si pud scusare. In realt) noi, con 1o
Scaduto e col Ruffini Avondot), crediamo di trovarci in-
nanzr a un episodio di non soverchia delicatezza, sebbene
si pro,552ritenere che o Marsilio, contr,aendo il mutuo di
cui sopra, non avesse intenzione di fare una truffa> o) La
;Sp!r"nzo.vaga di un miglior tempo per ottempe'rare ail'im-
pegno, il bisogno urgente di denaro per provvedere ad uno
scopo immediato, il disegno forse della fuga son tutte cause
che spiegano il fatto.

7) Continuatio Chronici, Guillelmi dc Nangis, inL. D'AcnBnv, Spi-


cileglum (edito a cura di S. BaruzB ed E. MenriNn), Parisiis, 1723,
t. III, p . 8 5 .
?) S. BALUzro, Miscellaneorum libri, vol. I, p. 3r4. Vedi a questo
proposito S. Rrezrpn, Wid,ersacher,p.37; N. VeLoIS, Jean d,e Jandun,
p .58 8 ; C. K. Bn e u p t o N, o p . c i t . , p . 5r 5 .
3) G. ProvANo, op. cit., pp. 164, 342 e sgg.
4) B. LenaNCr, Marsilio da Pad,oua, p. 25 e sg.
5) E . Ru F r l x r Av o NDo , o p . c i t . , p . r 5 r .
6) F . Sc ADUr o , o p . c i t . , p . r r 4 .
r8 2 I , A VI T A DI \ I ARSI L i O D .{ P A D O V .{

In tant o m ent re I 'aut orit i ec c i l e s i a s ti cpaa ri g i n a i s tru i v a


il processo eretica,le,nel quale Nfarsilio si suppone appa-
risse per 1a prima vo,lta in veste eterodossa'), i,i Paclovanr.,
c o n G iovanni di Jandun prend e v a i l v o l o p e r No ri rn b e rg a ,
g iu n g endovi in un t em po non b e rre d e te rmi n a to2 ). Iv i fu
accolito,da Ludovico il Ilavaro in lotta con ii pontefice, e
ric o n o sciut o col suo am ico, co me d i c e i l c o n ti n u a to re d i
G u g lie lm o di Nangis "), da u n fa mi l i a re d e l l ' i mp e ra -
tore, che 1o aveva praticato a Parigi, nel quale fami,iiare
itl Riezrlert) erroneamente vuoie irtra'u'edere 1'arcivescovo
P ie tr o d'Aspelt , gia st udent e a Pa c l o v ae a Pa ri g i e d o t-
tore iu filosofia e in medicina, sebbenequesto, corlle uota
il B r,a mpt on, dovesse esser e mo rto n e l r3 z o t). Ad o g n i
modo, si pud presumere che la persona di \'Iarsilio noll
fosse ignota al Bavaro e alla sua 'corte, se questi non
solo tl'accollse,ma 1o fece suo medico e consigliere di fidu-
c ia u ), t ut elandolo poi sem pre d i fro n te a l l e ri c h i e s te d i
G io v a nni XXI I , anelant eacl av e re i n ma n o ,s u aI' e re ti c o .
E neil'am bient e di Nor inib e rg a , o v e i fra n c e s c a n it),
i g h ib ellini, i giuspubblicisti ' ) s ' a g i ta v a n o e te n e v a n o

r ) C . K. BRe n p r o x , o p . c i t . , p . 5 o 9 .
2 ) K . NI UL L ER, o p . c i t . , v o l . I , p . 1 6 - : ; B . L e n e ' N C A , ,1 h ? /s i l i o d a
P a d o u a , p . 2 5 ; N. Ve r . o r s , J e a n d e J a n d u tl , p . 5 8 9 ; W. A r r r r te N N ,
Der R1merzug Ludwigs des Baiern, Berlin, t886, p. t4.
3) L . D'Ac HERv , o p . c i t . , t . I I I , p . 8 5 : u a q u i b u s d a m d e D u c i s
familia, qui eos a Parisiis agnoverant circumspecti et agniti, ad eorum
relationern ad Ducis non solum Curiam, sed etiam gratiam finaliter
ad mittu n t u r r .
4) S. RrEZrnn, Marsilius uon Pad,ua, ir:^Allgemeine Deutsche Bio-
graphie, vol. XX, p. 442.
5) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 o 9 .
6) S. Rrezrnn, lVidersacher, p. 38 e sg. ; K. N[trrLER, op. cit.,
vol. I, p . 1 6 r ; N. Ve r - o s , J e a n d e J a n d w n , p . 5 9 r .
7) F . G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . V I, p . 1 3 6 ; L . P e s r o n , o p . c i t.,
r ' <r i. I, p . 7 5 ; C. K. RR. c . M p r o w, o p . c i t., p .5 r o .
3) B . L ABANc I , , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 2 8 ; G . P r o v e x o , o p . c i t.,
p . 3 4 3 ; A. v o N REUr r , r o Nt , G e s c h i c h ted e v S ta d t l ? o m , R e r l i n , 1 8 6 7 ,
vr- r.f II, p . 7 g r ; C. Ct p o n e , Sl o r i a d e l l e s i g n o r i e i ta l i a n e d a I t3 r 3
a l tj5o , N{i l a n o , r 8 8 r , p . 4 8 .
L A CO NDANNA P A I' A L E t8 3

desto il non cnergico ed incostante carattere di Ludovico,


il Padovarto dovette certo giurrgere a tempo per disporre
I' a n imo dubbioso ciel re de' Ron ra n i a n u o v e d e c i s i o n i .
l1 p apa d', \ vignouc, nel cr u c c i o d ' e s s e rs iIa s c i a to s fu g -
g ire i d ue canonici ribelli, non l i l a s c i d i mrn u n i d a l l e c o n -
s u e te Dene ecclesiast icir e ').
Mentre forse ancora si s:volgevail processo dell vescovo
d i P a rigi, Giovarrni XXI I in un a s u a b o l l a d e l 3 a p ri l e r3 z 7
accenllava ai due eretici llarsilio e Jandun, e rimprove-
rava a Luclovico, per la secondavolta scornunicato,di trat-
tenerli presso di sd '). Di 'li a poco anche per i due dottori
s o p ra g giunserl'anat em a,f inchd l a b o l l a L i c e t i u x ta d o c tri -
'tlaill, dopo ia valutazione d'una solenne commissione di
teollogi, non confutd e colpi il z3 ottobre r32Z il Defensor
l>a c is e ne riveld gli errori ').
*)
Le eresie imputate a Marsiiio sono cinque : la Chiesa
non pud possederebeni temporalli t) ; Pietro non ebbe mag-
giore autoritA degli altri apostoii, e quindi i'i papa, che
si proclama suo successore,noll ha alcuna supremazia s:u-
g tli a ltr i vescovi e sacerdot i; i1 p o p o l o , I' u n i u e rs i ta s fi d e -
liunt e per essa il delegato imperatore, depone e punisce
il p o n tef ice; t ut t i 91i ecclesias ti c i ,p a p a , c a rd i n a tl i ,v e s c o v i
e sacerdoti sorlo sostanzialmente uguali, poichd una e
f istituzione sacrafilentale; lla Chiesa non ha autorit) coat-
r) B. LeseNce, Illatsili.o da Padoua, p. 35; N. Var.ors, Jean de
Jan d u n , p . 5 9 2 ; C. I ( . Bn e u p r o x , o p . c i t., p . 5 o 9 ; E . R u r n l r v r A v o N o o ,
op . cit., p . r 5 z ; F . l l o c g u , u N, o p . c i t., v o l . II, p . 4 o 3 .
2) E. ll.qnriNB e U. DuneNn, Thesaurus, vol. II, p. 67r e sgg.
Ved i W . Ar . r r r q NI N, o p . c i t . , p . 3 8 .
3) E. Nlenriwr, e U. L)uneNo, Thesawrus, vol. II, p. 7o4 e sgg.
Ved i W . Ar - t n e Nx , o p . c i t . , P. 5 6 .
4) F. R. lRonnsecuu.x, Storia uniuersale della Chiesa, trad. it., To-
r in o , r 8 6 c 1 ,v o l . X, p . 7 3 7 ; B. L e n e wc l * , M a r s i l i o d a P a d o u a , p . r 7 r e
sg g .; E . Ru n r r m r Av o No o , o p . c i t . , p . r 5 2 . V e d i a n c h e N . \r e r o r s , J e a n
d e J an d u n , p . 5 9 2 , n o n c h d G . Pr o v e N o , o p . c i t., p . 3 4 8 e s g .
5) Ricordiamo che la teoria della povertd sostenuta dai fra.nce-
scani era stata condannata dal papa : vedi F. GnBconovrus, op. cit.,
vo l. \,' I, p . r 3 8 e s g g .
r 8+ LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

tiva neppure in materia d'eresia e non pud punire nessuno


sen?A.il consenso del potere pubblico.
Certo i' autorit) ecclesiastica dovette profondamente
impensierirsi delle dottrine professate nel Defensor pacis,
se non ,solo specifica le sue accus,e,ma, come si pud vedere
da recenti studi r), senti il bisogno di opporre argomentr
ad argomenti ed ordind ai suoi teorici di rispondere con-
trobattendo.
La presenza e le parole di Marsifiio a Norimberga do-
vettero essere un argomento decisivo per indurre il Bavaro
ad effettuare quella discesa in Italia che meditava'), e a
cui tlo spronavano con ripetuti inviti i ghibetltlini della pe-
nisdla. Oramai egli in Germania era padrone, dopo che
nel r3zz a Miihldorf aveva vinto Federico d'Austria, suo
concorrente a71a,corona, e poteva accingersi senz'altra
preoccupazione all'impresa, che gli avrebbe dovuto dare
1'utltima consacrazioneall'altissima carica in Roma t). E
tutti dai francescani ai ghibellini, dai teorici delle sue
scuole a Marsilio, ,dovevanospingerlo a varcare le Alpi.
Accolto nei gennaio 1327 f invito dei capi ghibellini
adunati in Trento o), con una folta schiera di soldati, Ludo-
vico, accompagnato come riferisce Albertino Nlussato, non
solo da Marsilio ma anche da Ubertino da Casale 5), varcd
i monti e nel nraggio a \{ilarro ricevette la corona ferreat).
1) R. Scnotz, Unbehannte Kiychenpolitische Streitschrillen aus der
Z e it L u d wi g s d e s Ba y e r n , Ro m , r 9 r r , v o l . I ( A n a l y s e n , p .r e s g g .) ;
vol. II (Terten, p. 3 e sgg.), in Bihliotheh des Kql. Preussischen Histori-
schen fnstituts in Rom; nonchd il nostro scritto Politici curialisti del tempo
di, Giouanni XXII,in Ricerche religiose,vol. III (tSzl), n. 3, p. zo9 e sgg.
2) B. L ABANCA, M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 3 r ; l V I. C n n r < ;H r o N , o p .
cit., vo l. I , p . 3 7 ; C. K. Bn e u p r o n , o p . c i t., p . 5 r o ; W. A n u e N N ,
o p . cit., p . r {; G . Au u r s r o , l ) i r i l t o p u b b l i c o d e l l a C h i e s a , v o l . l I, p . l l .
3) F. GREGoRoVIUS,op. cit., vol. VI, p. r52 e sgg.
4) G. VILLTNt, Historia, in Muneronr, Reruru italicarunt. scriptores,
t. X III, c . 6 o r e s g g .
5) A. Mussxn, Ludoaicus Bauarus ad, fiIiuru, in }luneror.r, Rerunt
ital,icarurn scriptores, t. X, c. 773.
6 ) F . G n r c o Ro v r u s , o p . c i t . . v o l . \r I, p . r 5 4 e s g .
t
L - I I , I PRESA ROMANA r8 5

Marsilio dovette seguire tutte le traversie del suo si-


gnore, se il Mussato 1) a lui rivolge una ben nota epi-
stola "), domandando :

v,enisti patriae forsan succurrere terrae


post var ios casus, et to t d i s c ri mi n a re ru m ?

Non solo, n& il Padovano d un consigliere le cui pa-


role possono da Ludovico essere ascoltate, se il Poeta
scrive ed augura :

Hic motus nobis utinam bene cedat : et ipse


secludor patria. Quare sors o,mnia versat.
Diceris hortator s'eri,!sret pondera rerum
consiliis stabilire suis, et sistere Re$.
Gaudeat his Patava,e quisquis confinia terrae
incolit ,erec,tumsumma ad prae,lustriaCivem.
Hic Patronus erit vere certissimus,hic est
Unus, qui nobis cunctando r,estituetrem.
Ergo vale benefauste,Deus te dirigat, atqu,e
Regem illum, sibi quem totus desideratOrbis.

Accenniamo brevemente, soprattutto sultla scorta de,l


Gregorovius, come le cose si svolsero. fncoronato a Mi-
lano re d'Italia il giorno della Pentecoste per mano del
vescovo Guido Tarlati'), liquidati i Visconti ora sospetti,
Lr:,dovico, attraver,so Cremona, Parma, mosse verso t1aTo-
scana a) ; e, accompagnato da Castruccio Castracani si-
gnore di Lucca, s'avvid verso Roma. I1 ro gennaio del
nuovo anno t3z8 il re de'Romani entra trionfante nella

t; N. Varots, Jean de Jandun, p. 59r.


2) J. G. GnaBvrus e P. BunneNN, op. cit.i t. Vf , parte II, ep. n. XVI.
3) F. GREGoRovrus, op. cit., vol. VI, p. 156; G. ProvaNo, op. cit.,
p. 346 ; J. HuncENRorHER, op. cit., vol. IV, p. 443.
4) B. LABANcI., Marsitrio da Pad,oua, p. 35 ; F. GnecoRovrus, op.
cit., vol. VI, p. 164 : in quest'ultimo ! assai chiaramente delineato l'iti-
nerario di Ludovico.
r8 6 L A Vi T r \ I ) I T I ARSI L IO I) ^ { I' A D O V .{

diet r o in v i to d e l l o s te s s o p o p o l o ' ).
c a p ita le c1e1, 1'I m pero
Dopo una pubbilica assernblea in Campidogiio in cui il
B a v a ro t procianr at o senat ore e c a p i ta n o c l e l p o p o l o d e l -
l' u r b e t), il r 7 dello st esso nr e s e i rr Sa n Pi e tro h a l u o g o
la s o lenue adunat a; in cui Lu d o v i c o , d o p o l ' u n z i o n e s a -
cra fatta da due vescovi, Iacopt-rAlberti di Venezia e Ge-
ra r d o di Aler ia, r iceve la cor o tra i rn p e ri a l e rro u d a ma n i
d i r e ligiosi, nra dalie niani di Sc i a rra Co l o n n a , ra p D re s e n -
ta n te del popolo "). I n t ut t o cid d ma n i fe s to f i n fl u s s o d e l l e
d o ttr in e di M ar silio da Padova ; i i q u a l e , c o l n e c o n s i g l i e re
del sovrano, forse fu chi dispose quest'apparato di avve-
rr ime n t i, per i1 quale Ludovico fu , s e c o n d o1 ' o s s e rv a z to n e
d i G io vanni Viilani, il pr im o i mp e ra to re c h e p re s c i n d e s s e
d a ll' a s sum ere la cor ona aurea d a l p a p a . E f i n fl u s s o d e l -
l'autore del Defensor pacis si manifesta in tutta l'attiviti
p o litic a dei Bavar o'), che f r a tta n to a v e v a n o mi n a to s u o
vicario in Ro:na proprio NIarsi[io '). Attiviti, che dai de-
t; La decisione di lasciare entrare il germano non fu presa senza
contrasti, ma oramai il popolo, che aveva fatti numerosi inviti al pon-
tefice perchd ritornasse alla sua vecchia sede, era stanco di essere por-
tato per il naso.
2 ) F. G REG o Ro v I US,o p . c i t . , v o l . V I, p . 1 6 7 .
3) G. VrrrrNt, Historia, in MunAroRI, Rerwm. italicaruni scriptores,
t. XIII, c. 632. - A proposito di questa famosa incoronazione vedi
B. Le e .{ Nc a , , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . :6 ; C . K . B n - u r p r o N , o p . c i t.,
p. 5r r ;no n c h d G . Bn r r c E, o p . c i t . , p .2 6 5 ; A . v o n R B u u o N r , o p . c i t.,
vol. II, p. 7 c ) 5 ; F . Ro c Au AI N, o p . c i t ., v o l . II, p . 4 o 6 , e i n fi n e F. G n B -
co RovIU S, o p . c i t . , v o l . VI , p . r 6 8 e s g g .,i l q u a l e a d d u c e q u a l c h e te -
stimonianza dcl tempo. u Il popolo ), spjega I'eminente storico di ltoma
mcdievale, ( aveva sempre combattuto I' asscrzione ccclesiastica della
traslazione dell' Impero, e aveva sostenul;o che l'imperatore riceveva
l' Imp e r iu n a s o l a m e n t e p e r m a n d a t o d c l S e n a to e c l e l p o p o l o r .
4 ) G . BRl r c E, , o p . c i t . . p . 2 6 6 ; L . P e s r o n , o p . c i t., r ' o l . I, p . 7 8
e sg. ; E. l Ru r r I x r Av o Nn o , o p . c i t., p . r 5 4 ; G . P Io v e N o , o p . c i t.,
p . 35 r e s g g . ; W . Ar . r l , r ANN, o p . c i t ., p p . 7 5 e s - q ., 9 3 ; F. R o c g u e r N ,
o p . cit., v o l . I I , p p . 4 o 6 , 4 t o .
5) B. I-en.n.Nce, Illarsilio da Po.doaa, p. 35 e sg., nota che < I'es-
sere statc Nlarsilio un Vrcario ccclesiastico dclla cittl, non prova che
debba avcrsi per un pretc, irvendo i nredesimi Papi affrdato tale ufficio
a secolari, come avvenne sotto Clemente VI, che a un simile incarico
deputd Cola di Rienzi rr. NIa su questa questione se Nlarsilio sia stato
ecclesiastico ci indugeremo piil avanti.
I , ' t t t t , RES. \ R o l IA N .\ r8 7

c re ti r i conf er m ant i 1a sailt a re l i g .i o n ec a tto l i c a c o n l e re l i -


g io r re di t ut t i t ) . r u alla cleposi z i o n e
p c r c l e ru n t,e t p o p u l u n t,
d i Cio vanni )i\ lI e alla ir or, r in rlc l i u n a n ti n a i ra . tl i t l o s i c o
s v ilu p po clelle idee <1e1 t er ribile tra tta to d e l Pa d o \,' a rl o .
A d unat o neli'aprile ii popol o i n p re s c n z a d e l f i mp e ra -
to re , Copo aver f at t o lcgger c u n d i s c o rs o rc c l a tto , a q u e rl
c h e s c nr bra, cla }f ar: silio e cla U b e rti rro c l a Ca s a i e? ), c l o p o
:lv e r in ut ilm cnt e r ichiest o se al c u n o tra l a mo l ti tu c l i n e v i
fo s s e p ront o a<l assunrerele di fe s e d i Gi a c o n ro d i C a o rs a ,
c h e fa ceasi appcllare papa Gio v a n n i X\l I, fu p ro n u n c i a ta
,.o le n n enr erit 1a e cleposizionedi c o l u i , c l i c v e n n e d e tto p e r-
tu rb a tor e della prce e \ . cr o erc ti c o . I)i p o i , n e i l me s e d i
ir a g g io , si procedet t e alla r, omi n a d e l l ' a n ti p a p a : i tl 1 2 ,
in fa tti, t crrut e una nuova a-s. .e n rb l epao p o l a re i n Sa n Pi e -
tro , a l popolo f u dom andat o s e v o l l e s s eri c o n o s c e re s u o
p o n te ficei1 f r ancescr noPiet r o d i C o rv a ra ; e , a v e n r.l oi l p o -
p o lo a cconsent it o,Piet r o f u pr o c l a rn a to c a p o d e l l a c ri s ti a -
n iti in luogo cli Giovarrni X\ iI c o l ti to l o d i Ni c o l d V;d o p o
c ii c h e I ' ir nperat or e st esso I 'ou o rr) e l o ri v e ri ").

1) Vis t o c h c I a c i t t ) c r a p c r , l u t a , i l p a p a , o m e g l i o i l c a r d i n a l Ie -
ga to Gio v a 1 1 l ( ) 1 - s i n i ,a \ / c v a s c a q l i a to l ' i n te r r l e tto s u R o m a , e q u i n d i
molti chicrici si ri{itrtai'ilno <1iofiiciarc. I-'imperatt-ire percid da un lato
obi-,liqd i minoriti rlc.l suo seguil o a compiere lc sacre funzioni come se
nulle fossc stato, clall'aritro etnaur) vari dccreti per rassicurarc il popolo,
ch c co min c i r r - a a r i g u a r r l a r l o c o m c e r e s i a r c a : u tr p r i m o i m p o n e v a d r
co r ttin u a r c n c - . l l ar e i i g i o n c c r i s t i a n a , u n s e c o n d o d i r i v c r i r e tu tti g l i
e cclc- * ias t i c i ,i l t e r z o p r r o v v e d c v a a l l e v e d o v e e a i p u p i l l i . V c d i a p r o -
p o sito F . G n e c o n o v l u s . o p . c i t . , v o l . V I, p .l .7 1 . l l c l e r o c h e s i r i fi u ta v a
di ministrarc i sacramenti fu pcrseguitato, c tra i pcrsecutori fu forse
Iiar silio : v e c l i N. V. [ e r o l s f , t r I o r s i l i z rs , i n E n c y c l o p c e d i a B r i ta n n i c a ,.
:) I{ . N[ i i r - L ER,o J ) . c i t . , v o l . I , p . r 8 8 e s g ., G . N l o l r e r , o p . c i t.,
p . zrr : C. I ( . l Sn e r r p r o r v , o p . c i t . , p . 5 r r . \' e d i A . n l u s s a r t, L n d o u i c u s
Ila u a r u s ad . f i l i u m , i n l l u n e r o n . r , I l e r t t n t l ta l i c a y tn tt s c r i l > to r e st., X , c . 7 7 3 .
::) F . G n e c o Ro v I US, o p . c i t . , v o l . V I, p . r 8 o e s g . ; B . L e u a N c e ,
I' Ia r silio d a Pa d o u a , p . 3 7 ; N. Ver o r s , J e a n d e !a tz d u .n , p . 5 9 5 ;
Jl. Itur r .rNr Av o x o o , o p . c i t . , p . r 5 3 . Il C a r d . H r R c B x r < o r Fl E R , o p . c i t.,
vol. I\' , p. 4 4 2 c s g g . , p a r l a n d o d c l l 'a t ti v i t) p o l i ti c o - r e l i g i o s a d i l ta r s i l i o ,
chc culrnina con la nomina dcll'antipapa Nicold \r, dice che il Padovano
spero di ascendei:eegli stesso alla suprema dignitA ecclesiastica, ma non
d) alcuna prova dcll'asserzione.
r8 8 L.{ VITA DI MARSILIO DA PADO\',{

La logica intima del Delensor pacis si concreta in


questi avvenimenti, in cui noi non possiamo non vedere
la disposizionedi Marsilio '). E che cosi sia 1o dimostrano
gli scritti di Giovanni XXII strepitante invano a pii ri-
prese col suo deposto vicario di Roma, Angelo da Viterbo,
e con altri suoi fedeli per avere ad ogni costo \e d,uas be-
stias de abysso sathanae, Marsilio e Jandun, che pure
era al seguito di Lu,dovico t).
Ne e a dire che Marsilio operasse in un ambiente im-
preparato atlle sue idee, in un popolo che non sentisse i[
fascino defl principio popolare che egli proclamava. I[
concetto dell'imperatore, espressionedel Senato e del po-
poflo romano, il concetto di un popolo privirlegiato, che
aveva dominato e ancora avrebbe dovuto dominare i[
mondo'), erano stati sempre vivi nel medio evo, anneb-
biati spesso e fraintesi ma vivi, ed ora- riacquistavano
nuova fluce con la nuova cufitura classica, che conquideva
gli spiriti e 1i risospingeva a visioni di antiche glorie.
Per avere un'idea del senso che il secolo XIV aveva derl,la
romaniti, basta ricordare le appassionate parole derll'Arli-
ghieri, il quale proclama che pur < le pietre che ne le
mura [di Roma] stanno siano degne di reverenzia, e 1o
suolo dov'etlfiasiede sia,degno oltre que1lo che per li uomini
d predicato e approvato> a). E la romanit) nel pensiero
di molti s' i,dentifica col principio popolare; a Roma re-
pubblicana od imperiale e al popotlo suo s'ispiravano tutti

l) F . G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . V I, p . r B 3 ; N . V a r o r s ,
Jean de
.f andun, p. 594 ; P. E. MEyEn, op. cit., p. 16.
2) B. LaaaNce, Marsilio da Padoaa, p.
3Z e sg. ; E. Rurr.rNr
Avoxoo, op. cit., p. r54; \4'. ArrirrANN, op. cit., p. 83. Vedi a propo-
sito Rrnzr,nn, Vatikanische Ahten., p. 373, n. 999.
3) O. GrERxB, Genossenschaftsrecht, vol. III, p. 57r e sgg. ; E. Ann-
srRoNG, op. cit., pp. 13, 27 ; A. Sorur, Stato e Chiesa, pp. 36 e sgg.,
86 e sgg. ; C. HBcBL, op. cit., p. 55r e sgg. ; F. Tocco, I-'eyesia nel
mcdio euo, p. 55.
4) Conaiuio, IV, v, zo.
L- I]\,I['RES.\ ROMANA r8 9

coloro che cercavano in quallche modo di ,sconvolgere i'or-


dinamento costituito, in cui accanto atltle vecchie forme
feudali fiorivano in pieno rigoglio le nuove enti$ comu-
natli aventi in pari tempo uno sfondo classico e un con-
tenuto di interessi squisitamente moderni : Crescenzio,
Arnaldo da Brescia, i senatori che si opposero a Fe-
d e r ic o I .
L'opera politica di Marsilio, poichd a[ suo consiglio
attribuiamo tutti g1i atteggiamenti di Ludovico, non pud
apparirci ,sporadica, ,senza addentetltlatiin particolari con-
dizioni di spirito e di cultura dell'ambiente, ma a queste
si ricongiunge e in queste trova [a sua spiegazione.
A cid dobbiamo aggiungere che i1 principio popdlare
nerll'elezione imperiale non era mai venuto meno ne1 me-
dio evo, ma sempre di tanto in tanto s'era riaffermato. La
ellezione di Carlo Magno nel pensiero dei cronisti contem-
poranei si spiega ovunque in virtri d'una designazione di
tutto i1 popolo non sdlo romano, rna pin generafimente
cristiano : cosi g1i annali di Lauresheim, \a cronaca di
Moissac, il Liber pontific.alis, i cui punti pili impor-
tanti sono riportati datl Brycet). Lo stesso attestano le
fonti per fl'eriezionedi Ottone I. < It1 pii detlle fonti sto-
riche )), commenta ancora il succitato sto,ricoinglese, ( rap-
presentano l'atto come un favore del papa, eppure d chiaro
che ancora stimavasi parte essenziale della cerimonia i[
2). Democratica defi tutto d tla tesi
consenso de1 popofio>
au,daceche i messi di Arnatrdo e del Senato di Roma espo-
sero al Barbarossa, parlandogli < sulla ,dignit) del po-
polo romano e sulla condiscendenza sua in concedere lo
scettro a lui svevo e straniero I t) ; tesi che naturalmente

1) G. BnvcE, op. cit., p.. 69 e sg. ; vedi anche O. GrenxB, Genos-


senschaftsrecht,vol. III, P. 572.
2) G. BRy c E, o p . c i t . , p . r o 4 .
3) G. BRYcE, op. cit., p. zo9.
I9 0 L '\ VI T A Dl r \ {ARS IL IO D A I' A D O V A

l' H o h e nst auf en respinse violeute tn e n te ,p ro c i l a ma n d oc, o me


n o ta Ot t oue cli Frisir rga t ) , che $ l i o rro ri e l ' a u to ri t) n o u
s o n o piri nel popolo, bensi n e l l ' i n rp e ra to re p e r u n a d e -
fin itiv a t rot r slalio. Sianio sem p re n e l te ma d e l l a L t' t d r:
irn f;c rit t , che apre 1'adit o alle p i r.\ v a ri e i n te rp re l a z i o rri? ).
T u t t o cit ) per alt r o 0 prova s i c u ra c h e l a p o l i ti c a c i i IIa r-
s ilio a veva precedent iclot t r ina l i e s to ri c i i ru i n c ro s i ; e , q u e l
c h e p it \ cont a, r isponcleva a s e n ti me n ti d i fi u rs i ri e l l a c o -
s c ie u z agener ale.L, 'incoronaz i o n ei rn p e ri a l e , 1 a d e p o s i z i o n e
d ' u rr p apa, la nornina cl'un anti p a p a fu ro n o 1 e c o n s c g u e n z e
p o s itive d'un logico at t eggi a me u to c l e l l o s p i ri to , c h e ,
u n e n d o la classicit i\ con la mo c l e rn i tr\,v e d e v a n e l p o p o l o
la fo n te di ogni sovr airit : \ , i l c e rrtro d e l l a v i ta i s ti tu -
zionaTe, e lo iiivtntzzava neiia sua immattenza, sostituen-
d o lo a l t rascet r cient eI t iciio deil a d o ttri n a d i s a n t' Ag o s ti n o ,
d i s a n Tom m aso, di t r gidio C o l o n n a , d i Gi a c o mo d a Vi -
te rb o .
T u t t avia 7a nuova f or m ula p o p o l a re n e l i ' e l e z i o n e i m-
p e r ia le non suscit ava o\ / unqu e c o n s e n s i , e s e v i e ra n o g l i
s p ir iti am ant i delle novit l\ , \ "e ra n p u re i mi s o n e i s ti c h e i n -
te n d e vano lasciare im r nut at e l e c o s ' e .a F u e re r, n o ta I' a n -
n a lis ta Nicola Burgundo cit a to e d a l Gre g o ro v i u s e d a l
B r v c e , n qui dubit ar ent an invi to p o n ti fi c e h a e c ri te a g e re u -
tu r : caet er um Populus Roma n u s e c o n tra c o n te n d e b a t
s u a s e ssepar ies im per ium confe rre , Po n ti fi c i s a u te rn c o n s e -
c ra r e , iisdem auspiciis Carolu m e n i m ma g n u m tu n c d e -
mum coronatum esse postquam Popuius Romanus eum
imp e rare iussissetr . M a, nono s ta n te c h e u n c e rto n u me ro
d i in d ividui si opponessea t lui , f i mp e ra to re a v re b b e c o n -
dotto a buon termine tla sua impresa, se ila sua prosopo-

1) F. G REG o Ro v r u s , o p . c i t . , v o l . IV , p . 6 o 8 e s g g . ; C . H e c r r .
op . cit., p . 5 5 3 e s g g .
2) G. BnncE, op. cit., p. 265.
L 'I f I PRES. { R O } IA N .\ l9r

p!o , la sua avi, dit ) , la sua cr u d e l t)' ) n o n a v e s s e ro d i s -


g iu n to ii popolo dell'urbe disgus ta to d a l u i ' :).
Abbandonato dal popolo di cui s'era troppo presto.
alienato tle facirii simpatie, privo di Castruccio Castracani,
obbligato a tornare per sue faccende personatliin Toscana,
mentre la minaccia di re Roberto d'Angid lo premeva
alle porte di Ronia, I.,udovi,coi1 13 agosto, vilipeso e bi-
s tra tta to da t ut t i, clovet t eabban d o n a re l a c a p i ta l e , e i n i -
z ia re la t rist e rit ir at a ") . Risal i s u p e r l a T o s c a n a , me r-
c a n te g gid r la signor ia di Lucca c o i p a re n ti d i Ca s tru c c i o
fr a tta n to r nort o, quindi da Nl i l a n o ri to rn r) a T re n to t),
d o n d e ,avevairreso 1e nrosse,pe r ri a ffa c c i a rs i a l l a s u a Ge r-
ma n ia , ovr il par t it o dlell'orarn a id e fu n to F e d e ri c o d ' Au -
s tria c ongiur: r va ai suci danni.
Che ne sia stato di Nlarsiiio in questo tempo ben poco
s a p p ia mo. Gii vicar io im per iale i n Ro ma , d i p o i , s e c o n d o
a lc u n i, fu f at t o arcivescovodi M i l a n o : c o s i l o Sc a rd e o n et),
l) Alc u n i , c o m c i l Pr o v e x o , o p . c i t.. p . 3 5 2 e G . N l o r r e r , o p . c i t.,
p. 2rr, vogliono attribuire a l,{arsilio la paternitA d'una crudele beffa
inflitta dagli imoeriali acl un prelato romano. Come abbiamo detto,
sopra la citttr era stato scagliato l' interdetto papale, per cui mclti
ecclesiastici si rifiutavano di offrciare. Contro costoro non furono ri-
sparmiati rigori ed asprezze. Narra Egidio da Viterbo che uno di essi,
il priore degli Aeostiniani di San Trifone, fu preso prigione, legato pen-
zoloni da un palo, e agitato su e giir sopra la fossa dei leoni, che nel
Trecento era ai piedi dcl Campidoglio. Su questo brutto episoclio vedi
S. RrBzrBn , W 'i , l e r s a a h e r ,p . - 5 3 ; N. V e r o Is , J e a n d e J a n d u n , p . 5 9 5 ;
A. vo N RB u u o Nr , o p . c i t . , v o l . I I , p . 7 9 8 ; H . O r r o , Zu r i ta l i e n i s c h e n
Politik J ohanns X X I I , in Quellen ttnd Forscltungen aus italieniscl'tenArchi-
uen wnd Bibliothehea, herausg. von Kgl. Preussischen Hist. Institut in
Rom, vol. XI V ( r 9 r t ) , p . r 6 8 e s g . ; E. R u p p r s r A v o N o o , o p . c i t., p . r 5 4 .
2) F . G REc o Ro v r u s . o p . c i t . , v o l . V I, p . r 8 3 e s g g .
3 ) B. L e n e v c r , M a r s i l i o d a Pa d o u a , p . 3 8 ; A . D ' A N c o i v e , o p . c i t.,
p ' 99 -
4 ) C. K. BRa n p r o r v , o p . c i t . , p . 5 r r .
5 ) B. Sc e n DEo NE, o p . c i t . , p . r 5 o . Il P a p l n o p u I- o , o p . c i t., t. II,
p. r55, ripete un'ipotesi di altri che n'Iarsilio sia stato fatto vescovo
di Milano per opera di Giovanni XXII, dopo che l'intransigente ri-
formatore s'era riconciliato con Avignone, ma questa tesi non ha alcun
fondamento s torico.
r92 LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

basan'dosi su documenti padovani, cosi uno storico mi-


lanese Galvano Fiamma t). Ma la cosa d assai dubbia, e
in ogni modo d ben difficile che il gr,ande Padovano abbia
mai assunto la nrlov& dignitA, che, ,5g gli fu conferita di
fatto, probabilmente ebbe il 13 dicembre r3z8 a Pisa da1-
I'imperatore ?), quasi in compenso del perduto vicariato
di Roma ').
Tal questione, se Marsilio sia stato arcivescovo di
Milano, ci induce ad esaminare aitre questioni che per
l'innanzi abbiamo tralasciato, se ciod il dottor padovano
sia stato laico o ecclesia;stico,e s,e, erssendoecclesiastico,
sia ,stato regolare o secolare. La tesi che fl'autore deil,De-
fensor pacis sia stato un francescano, ,emessadarllo Scar-
deone n) e confortata dalle affinit) intellettuali che corrono
tra lui e i teorici dei minoriti, oggi d da respingere, sia
perchd i canonicati, a tiui netl r3r8 conferiti, non si pote-
vano conciliare cdl voto di povert) 5), sia perchd nelle
varie ,bolle pontificie contro i[ Bavaro non d mai indicato
tra i frati scomunicati, ma accanto a questi e ben distinto,
sia ancora perchE mai il suo nome appare negli Annali
deII' ordine dei minori 'del Wadding u). Tuttavia non si
pud ritenere col Labanca che Marsilio fosse un laico.

_1) Manipulus florum, in Muneronr, Rerum italicarum scriptorcs,


t. XI, c. 7 3 2 .
2) L'imperatore tenne parlamento a Pisa come risulta dal VrlLeNr,
Historia, in Muneronr, Rerum, italicarum scriptores, t. XIII, c. 672.
3) Questa 0 la tesi di C. K. BneuproN, op. cit., p.
5r4. A questo
proposito vedi S. Rrczren, Widersacher, p. 55; N. Verorc, Jean de
Jandun, p. 599 ; B. teaer.rce., Marsilio da Padou&, p. 19 ; G. Prov.rNo,
op. cit., p. 356 e sg. Il Trnleoscur, op. cit., vol. V, p. r54, esclude che
Marsilio sia stato vescovo.
4) B. ScenDEoNE, op. cit., p. r4g. Vari scrittori, indicati in nota
da C. K. BneuproN, op. cit., p. 5r3, hanno accolto la tesi dello storico
padovano. Vedi anche Pepeoopulo, op. cit., t. II, p. r54: c Minoritarum
Ordini nomen dedit r e F. A. Feenrcrus, op. cit., vol. \r, p. 33.
5) N. VALots,
Jean de Jandu,n, p. 567.
6) A. FneNcx, Rlforrnateurs, p. 436 ; B. LareNce., Marsilio da
Padoua, p. 17 ; C. K. BneuproN, op. cit., p. 5r3 ; P. Vrrrean, Marsilio
da Pad,oaa,,p. 8.
L't upnEsA Ro MANA r93

I canonicati, di cui frui e che poi a rlui furon revocati,


sono prove sicure che egli vestisse I'abito eoclesiasticot).
Notiamo perd come il sapere cid ha ben poca imporLanza,
< perchd allora fra itl prete e irl laico non sussisteva quella
differenza che oggi; l'abito eccllesiasticonon era un vin-
cotlo altla libert) delle idee quanto nei giorni nostri, giac-
chd allora la Chiesa era meno disciplinata, e, non essendo
ancora sorto lo scisma detlla Riforma, si permetteva di
esser meno cauti nel discutere di politica e religione u t).
Un punto biografico di una certa irnportanza A questo.
Secondo Giovanni Vitllani, tla ritirata di Ludovico dovette
costare la vita a Marsitlio. ( A di ro di settembre [rgz8]
(tl'imperatore e i suoi) si partirono di Corneto, e ve-
gnendo, morio a Monte A(to it1 perfido heretico, e mae-
stro, e conducitore del Bavero, maestro Marsilio da Pa-
dova o t). La notizia del cronista appare assai strana,
quando si pensa che ne1 r34z Marsitlio doveva certamente
vivere, se in queli'anno scrisse tl De iurisdiction,e Impe-
r a to r is in causis m at rim onialiLtu se i l De fe n s o r mi n o r, e s e
Clemente VI in concistoroil 14 aprile t343 parla deiia morte
di l\farsilio come d'avvenimento tutt'altro che remoton).
Cid induce I'ultimo biografo di Marsilio, il Brampton 5),
a ritenere scorretta l',affermazione del Villani, che certo

1) ,A. THoMAS, op. cit., in Milanges d'archiologie et d'histoire, a. II


(t882), p. 449. Che N{arsilio abbia ricevuto gli ordini minori ritiene
certo il BowBr-I\{euRy, op. cit., p. 97.
2 ) F . Sc e o u r o , o p . c i t . , p . r r 3 .
3) G. Vrrrexr, Historia, in Muneronr, Rerum italicarum scrip-
tores, t. XIII, c. 664.
4 ) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 r r . L a n o ti z i a d e l l a m o r te d i
Ilarsilio a Montalto, tratta dal Villani, fu accolta da H. Wnanrox,
Appendix a G. Cave, op. cit.. p. 18 (n Obiit Marsilius apud Montem Al-
tum ann. r3z8 medio septembri rr) 6 da P. BAyr-E, op. cit., vol. IV,
p. rg3 : l'autoritA" di questi due scrittori ha notevolmente contribuito
ad accreditarla, nonostante la sua debole base di vero : cosi il Card.
HBnceNnorHER, op. cit., vol. IV, p. 443; F. RocAuArN, op. cit., vol. II,
p . 4 r 5 ; A. B. Cn n r s r o p n E, o p . c i t . , v o l . I, p . 3 1 " , e d a l tr i .
5 ) C. K. Bn e u p r o N, o p . c i t . , p . 5 r r e s g .

I' ' . Ber r e c r r l . - Marsilio da PaCoun. rJ


r91 LA VITA DI MARSILIO DA PADOVA

raccolse una diceria'de1 tempo, e a credere che nella riti-


rata, come vogliono il Riezler t), I'Altmann 2) e itl Valois 3),
sia morto invece Giovanni di Jandun a), che, nominato ar-
civescovo di Ferrara, avviatosi verso la nuova sede, finiva
i suoi giorni a I'odi.

Il resto delrla vita di Marsitlio ! privo di imporlanza.


Con ogni probabiliti egli segui tf imperatore nel suo ri-
torno in Germania t), e presso la ,sua corte rimase come
consigliere intimo e medico di fiducia, condividendone
'politico.
tutto f indirizzo Invero questo tndirizzo non fu
nd lineare nd tenuto con mano ferrea. Ii Bavaro, ad-
domesticato dalla triste esperienza d'Italia e di Germa-
nia, cercd'di venire a patti con il Papato, trattando prima
con Giovanni XXII, poi con Benedetto XII, infine con
Cllemente VI u). In tutti questi tentativi di riavvicina-
mento tra lla curia pontificia e [a corte imperiale, tla prima
insisteva isempre per avere nelle mani Nlar,silio e gii
altri eretici che avean trovato in Germania rifugio; ma
bisogna pur dire ad onor di Ludovico, che questi non ce-
dette mai, nd si decise a tradire il Padovano t) ; di modo che
la pace tra Clemente VI e I'imperatore avvenne n'el 1344,
quan,do 1o scrittore de1 Delensor era gi) morto 8).

1) S. Rrcztun, Widersacher, p. 56 e sg.


2) W . AL T I T ANN, o p . c i t . , p . r r 5 .
3) N. V,Lrorc, Jean de Jandun, p. 6or.
4) Del resto neppure la morte di Jean de Jandun pud a.ffermarsi con
assoluta certezza: vedi J. ScUwALM, Reise nach Italien in Herbst r8g8, in
Neucs Archia, vol. XXV (r9oo), p. 75r e sg., ove, tral'altro, 0 riportato
il documento con cui l'eretico b nominato consigliere dell'imperatore.
5) W . AL l u a Nn , o p . c i t . , p . r 3 z .
6) B. JuwcMANN, op. cit., vol. Vf, pp. 2or e sgg., 2ro e sgg.
7) E. RuFFrNt Avoxoo, op. cit., p. r55 e sg. Erra percid A. FneNcx,
Riformateuzs, p. r38, quando descrive un Marsilio negli ultimi anni di
sua vita a abandonn6 par l'empereur, proscrit par le pape, censurd par
la Sorbonne.... )).
8) J. SuruvAN, Marsilius, p. 596 ; E. Rurn'rNr Avoxoo, op. cit.,
p. 156.
G L I UL T I M I ANNI rg 5

fn quest'ultimo periodo di sua vita Marsilio compose


altri trattati : l1 De iurisdictione imperatoris in causis ma-
trimonialibu,s e ilil.Defensor minor, che con iil De transla-
tione [ruperii costituiscono irl corpus detile sue opere mi-
nori, 'di cui diremo in seguito, sebbene il loro valore sia
piuttosto limitato ').
Dopo la composizione detl Delensor rninor, che vero-
similmente fu scritto nel 1342, Marsilio visse assai poco;
e certo il ro aprile 1343 non er,a pit, se Clemente VI in
concistoro diceva di lui, il peggiore er.etico che egli avesse
mai visto, come di persona oramai morta 2).

t1 C. K. Bnelrpror.r,
op. cit., p. 5r5.
2) Honrnn, Aus Az,ignon, in Abhandlungen ddr Kdn. bdhrnischcn
Ge se llsch a ldt , . W i s s . , s e r i e VI , I 1 , p . z o ; C . K . R n a r r p r o N , o p . c i t., p . 5 r r .
Vedi anche N. \rerors, Jeatz de Jandu,tz, p. 603.Erra percid rl Pepeoo-
pur-o. op. cit., t. II, p. r55, quando dice che Marsilio mori intorno
a l r3 3 o .
C- errro ro VI.

LE OPERE MIN OR I
DI M ARSI LI O DA PAD OVA.

Poco,dopo avere scritto 1l Defcnsor pacis, Marsilio d,eve


avere composto il suo Tractatus de translatiorto imperii'.
Ii Goldast, che questa operetta del Padovano ha stampata
nella sua Monorchia .sacri Romani in+perii t) inrsieme con
il Defensor, le attribuisce \a data del r3r3. Datazione
inaccettabille, poichd, mentre nel Tractatus d ben quattro
volte ricordato Iil Defensor') come gii compiuto , nel, De-
fensor non d mai ricordato itl Tractatus. Ora, se l'opera
maggiore di Marsilio d con quasi certezza del 1324, l'ope-
retta minore d sicuramente posteriorre; e quindi ci sembra
a s s a i probabiie ia sua com po s i z i o n en e g l i a n n i 1 3 2 5 -2 6 ,
come vuole il Riezler 3).
Si tratta non gi) di un lavoro originatle, bensi d'un
rifacimento in senso iaico ed imperialista di un'opera dello
stesso titolo di Landotlfo Colonna, che, in senso pontificio,
[a sua dovette comporre durante tla spedizione in ltaflia di

1) 1\{ensrrro,.Tractatus de translatione i.mperii, in Monarchia sacri


romani irnl>erii del Gornesr, II, pp. 147-53. In margine : ( Anno Chri-
sti r3r3 r. Per i manoscritti e per i testi a stampa di quest'operetta vedi
S. Rre zr . e n , W i d e r s a c h e r , p . r 7 3 ; E. R u r u x r A v o w o o , o p . c i t., p . 1 5 6 ;
N. V e r , o r s , t e a n d e J a n d , u n , p . 6 0 4 .
2) De translatione imperii, cap. I, II, IX, XII, in Goroesr, II,
pp. r48, r\2, r53. Erra percid B. LaseNce,, Marsilio da Padoua, p. ro9,
il quale dice che il Delensor nel Tractatars d citato solo due volte.
3) S. Rrrzr-os., Widersacher, p. r73.
t I . {RSI I . i ( ) U. { t' .{ t) O V .{ r9 7

Enrico VII') : rifacimento pedissequo, per cui ben poche


frasi sono mutate e la struttura originaria resta quella
che era.
Poichd nel Defensor pacis abbiamo detto, nota Mar-
siiio, dellf istituzione d'ogni pubbtlico potere, compreso
que,ltloimperiarle, ora pii particolarmente dobbiamo svo[-
gere il tema deile traslazioni che 11'Impero ha subito dai
Romani a noi, attenendoci al materiale storico diligente-
mente raccolto e armonizzato da Landolfo Colonna. Due
sono le accezioni in cui il termine innperium rttntanurn ci
si presenta. In una significa ( monarchiam, seu regalem
principatum Romanae urbis, sive civitatis , ; in un'a1tra
< universalem et generalem totius mundi vel plurimarum
saltem provinciarum nlonarchiam , '). Notiamo quel sol-
tern, che d un lampo ne11'oscurit). Marsilio si rivela tutto.
Egli, sebbeneparli dell'Irnpero, non crede alla sua univer-
satlit), e, affisandosi nellf insopprimibitle reatlt) dei tempi,
vede come [e nuove rigogliose entit) politiche siano di
fatto, e quindi anche di diritto, fuori dalla suprema pote-
st), di cui egli tralta '). Riassumere il trattatelilo, che in-
fine pud dir,si non sia altro che una breve storia defitl'Im-
pero dalla fondazione di Roma sino ai tempi dell'autore,
non presenterebbeper noi alcun interesse; tanto pit che, a
prescindere dal fatto che esso non d se non un rifacimento
di altro lavoro, i dati storici che l'opera ci offre sono in
massima parte falsati per ignoranza o travisati dallo scopo
polemico. Anzi, dal punto di vista storiografico il Da tran-
slation.eimperii d notevolmente inferiore a\ Def ensor pacis.
I-,addove, per esempio, in quest'ultimo il Padovano, par-
1) S . Rr Ez r - u s . , W i d e r s a c h e r , p . r 73 ; F. S c e n u r o , o p . c i t., p .6 9 .
Per la biografia di Landolfo vedi A. Tnonas, op. cit., in Mdlanges
d ' ar ch d o l o g i ee t d 'h i s t o i r e , a . I I ( t 8 8 2) , p . r z 6 e s g g .
2) l,IARSrr.ro, Tyactatus de translatione imperii, cap.II, in Goroesr,
II, p . r48.
3) Ve< l i S. Sc . r x n u RRA, o p . c i t . , p . 5 8 , n .
rg 8 MARSILIO DA PADOV.\

lando del Constitutum Constantini, grunge a dubitare quasi


della sua ,autenticit), nrel primo, pur non condividendone
1o spi,rito infonmatore, che ibri,damente mesce il temporale
e 1 o s pir it ualet ), 1o d) senz'a l tro p e r v e ro t).8 u n a tte g -
giamento simiie a quello di Dante, che accoglie come fon-
data storicamente ia Donazione. ma lamenta :

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre


non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre ! 3).

Del tutto fantastica la figura di Maometto, che 1o scrit-


tore fa principe arabo, dotto in magiche arti e dispregiatore
dell'Impero ; il quale, per spirito meramente nazionali-
stico, allo scopo di rendere il suo popolo indipendente da
Costantinopoli, inizia una secessionereligiosa dal Cristia-
nesimo per farne seguire un'altra politica n).
Particorlare menzione meritano i passi, in cui l'autore
tratta detlla fondazione defila monarchia carollingia. Dopo
aver accennato come Pipino avesse usurpato il trono a
Chil,derico e come, secondo le scritture eccrlesiastiche,il
papa avesse accettato lla mrtazione avvenuta e disciolto i
sudditi datl giuramento di fedelt) che 1i vincolava a[ vec-
chio re, mostra come invece, secondo quanto ritiene anche
Ammonio nelle Gesta Francorum, Pipino fosse stato eletto
re llegittimamente dai proceres del regno e solo poi unto

1) N. VALors,
Jean de Jand,un, p. 604.
2) Mensrrro, De translatione imperii, cap. II, in Goroesr, II,
p. r48. Secondo il Padovano, oggetto della Donazione fu solo Roma,
rnentre per LeNnolro Cor-oNN.t la snpremazia del pontefice d senz'altro
dichiarata. estesa a tutto l'Occidente : Goroesr, II, p. 89. Vedasi S. RrBz-
t-r-p., Widersacher, p. 174.
3) Inferno, XIX, rr5-r7.
4) MARSrLro, De translationeimperii, cap. IV; in Gor-oesr, II, p. r49.
Corrisponde alla seconda mettr del cap. II del Tractatus di LeNoorro
( Go r o e s r , I I , p . 9 o ) . Ve d i S. Rr Bz r B n , Wi d e r s a c l te r , p . r 7 5 .
IL ( DE TRANSLATIONE IMPERII D r9 9

tale,da Bonifacio arcivescovodi Reims t). E la vecchia tesi


del Defensor pacis.Itl principe d mera potest) esecutiva,
espressione del potere sovrano. I1 popolo solo pud creare
l;a pars principans, e nessun potere ecclesiastico ponti-
t).
ficio o vescovile pud ad esso sostituirsi
Venendo a parlare deltle prime donazioni di Pipino,
disceso in Itailia contro Astolfo minacciante Roma, d evi-
dente come Marsilio le giudichi non mere cessioni bene-
ficiarie in cui rla potesti civile manchi affatto, ma vere e
proprie atlienazioni di sovraniti. Certo una distinzione ddl
genere avrebbe potuto giovare alle finalitA dello scrittore;
ma egili, povero com'A di conoscenzestorico-giuridiche,
non solo non io fa, ma resta assai indietro rispetto ai nuovi
in'dirizzi romanistici, mescendo su elementi germanici il
concetto del 'dominio sovrallo con quello della propriet)
privata. Tuttavia ne1 suo buon senso coglie bene un altro
punto : la translatio intperii si fece perchC i[ papa, non te-
mendo pin i greci e tanto meno i franchi lontani, sperava
3).
di poter meglio e pit liberamente dominare in Italia

1) Mensiue, De translatione i.mperii, cap. VI, in Goroesr, II, p. r5o.


Corrisponde al cap. IV del Tractatus di Lexpor,no (Goroesr, If, p. 9r),
ma d ben diverso per le considerazioni. Il Colonna riporta prima la tesi,
per cui la deposizione di Childerico si deve solo al papa, poi la testi-
monianza d'Ammonio, per cui Pipino fu legittimamente eletto re dai
suoi e tale consacrato dal vescovo di Reims, ma aggiunge un com-
mento, che esprime il suo giudizio papalino : <,Hic ergo verbum depo-
suit, positum in dicto capitulo, alius glossavit, id est deponentibus
consensit. Sed oualitercumque dicatur, sive ut praedicta Francorum
narrat historia, sive ut alius supra allegatus, salva semper in omnibus
veritate : credo authoritatem Papae in talibus omnibus negociis prae-
supponi, ex eo quod omnis potestas ex eo in hoc dependet.... r. (Vedi
S. Rrnzr-nR, Widersacher, p. r71;).
21 Circa questa questione della deposizione papale di Childerico,
che tanta parte ebbe nello sviluppo della pubblicistica medievale, vedi
E,. Cnose, op. cit., p. 35 e sg.
3) Mensnro, De transl,atione imperii, cap. YII; in Goroasr, II,
p. r5o. Corrisponde al cap. V del Tractatus di Lexnor,ro (Gor,oesr, If ,
p. gz), salvo alcune divergenze sull'estensione delle donazioni di Pi-
p in o a l p a p a ( v e d i S. Rr Bz r e n , o p . c i t., p . r 7 5 ) .
2QO MARSILIO DA PADOVA

La trasrl azione iniziata con zaccaria e Stefano


II si
concluse di fatto con i floro succ!ssori
Adriano I e
Leone III. Irl primo di questi, vessato da Desiderio,
pro-
voca tla prima discesa di carlo Magno in Itaiia
con il con-
seguente assedio di Pavia, la cattiviti del re
rivarle, [a
caduta detl regno flongobardo. r risultati di questi
avveni-
menti furono due : rl'accrescersi del dominio
iemporale dei
papi che Carlo riconfermd e I' indipend enza
dei ducati di
spofieto e Benevento. Marsirlio, a tar proposito,
nota come
il papa, grato dell'aiuto di carlo, ,iu.rito-un
concilio, con_
cedette al re franco rla potesta d,eleggere il pontefice
ro_
mano e di ordinare 7a sede apostdlica, < potestatem
tri-
buit eligendi Romanum pontificern et Sedem
Apostolicam
ordinandi, '). checchd si dica derlrlaverita
del fatto, quel
che a noi importa rilevare c come tarli elargizioni
ooo
possano non rappresentare un antecedente
storico di quanto
il Padovano sostiene nel Defensor pacis, ove
senz,altro
attribuis ce alr]|u,iaersitas ciuiunt, o alla sua
aalentior pars
o alla sua pars prilrcipans in virti di derega
diritto di
eleggere il pontefice, cens'urarlo, deporro,
ionchd inve-
stire beneficiariamente tutti i vescovi e
sacer,doti, pre'ia,
s' intende, una consacrazionesacramentaler).
La storia della seconda cafiata di carlo, avvenuta
do-
pochd, a seguito d,una sommossa, papa
Leone era stato
1 ) Me n s r r r o , De t r a n s l a t i o n e
i m p e r i i _ ,_ c a p .V III, i n G o r o a s r , ff,
p: r5r. corrisponcle quasi in tutto ar cap. vt a"t Tyactatus del
CoroNNa
(Goeoesr, Ir, pp. o3-s-r),*in quanto anche questi
riconcrsce i cliritti
dal papa concessi a carlo. Importante a in que^stol"pii"r"
cli l_ancrorfo
una citazione regolarissima con tutte le intlica;:ioni
Jctte Istitttzioni
giustinianee, che in Marsilio d soppressa.
2) proposito di questi clir'itii imperiari riconosci'ti
^ $ dal ponte_
fice, vedasi H. C. LBl., The rise of the temforal power,
in Stt,tclies, p. 93, n.
< According to Gratian, Acrrian not only g.t1
tr." .iglrt of choosing
the popes, but arso that of confi.rming ana investi*'g :
eLii bischops :
' rnsuper archiepiscopg.^ *l episcopos p"er
singulas prJvincias ab eo
accipere definivit; et ut niii ,"gE UuaJr* et investiatur
i1l"-"11,r*m
e p r sco p u s a n e m i n e c o n s e c r e t u r , ( G n er r e N" , i r r r .,
D i :;t. 6 3 , .= j ,,.
Il passo citattr rter De trarzsrationeiwtperii 0 tolto' """.
der Decretttnt.
I I , ( I ) I . : T R. {NSI , . {T I O N E IM I,E R II ) ) 20r

abbacinato, d un tessuto ingannevode e ingenuo di fiabe.


Marsitlio non esita ad accennare ad un passaggio di Canlo
in Terra Santa, per cui, dopo aver liberato itl Sepolcro,
ritornato a Rorna, d incoronato imper,atoret). Marsilio non
si preoccupa 'derl diritto deltl'imperatore d'Oriente, che
con la nuova incoronazione veniva ad essere leso; non si
pr'eoccupadei dubbi t), che pur furono presenti a Carlo,
circa tla validit) delti'investitura e il conseguente bisogno
di patteggiare col bizantino Costantino p!r una personatle
riconferma. Nultla di tutto cid. Il popolo e i,l clero vogliono
Carlo tloro imperatore, e Canlo imperatore diviene. I[
pontefice consacra, fl& la sua consacrazione d riconferma,
non causa efficiente di uq titotlo gie legittimamente as-
sunto.
Tuttavia circa tla vaiidit) delrl'atto compiuto occorre
pur dire che il pensiero e [a tesi di Marsitlio collimano
col pensiero e la tesi dei teorici e dei consiglieri di Carlo.
trEssi professavano e in parte credevano di non essere
in rivolta contro un sovrano regnante, fla di occupare
legittimamente il luogo dei deposto Costantino sesto, e il
popolo della citt) imperiale esercitare l'antico diritto
d'etiezione, e il tloro vescovo il suo diritto di consacfa-
zroner'). E cid d a sufficienza ptovato da vari testi citati
da1 Br5rce. Non solo, ma tutta la politica di Cartlo doveva
essere cara aI Padovano. Da un lato, abbiamo un sovrano
eletto legittimamente da tutto un popolo e consacrato
1 ) Men s r r r o , De t r a n s l a l i o n e i r n p e r i i , c a p . IX , i n G o r o e s r , II, p . r 5 r .
Corrisponde al cap. VII del Tractatus, di Lexnorno (Goroesr, II,
p p . 9 5 - 9 6 ) . Ve d i S. Rr Bz r Bn , W 'i d e r s ac h e rp, . 1 7 6 ; P . E . M e v e n , o p . c i t.,
p. 75 .
2) H. C. Lee, The yise of the temporal f>ower, it Studies, p.37e sgg.
3) G. BRy c E, o p . c i t . , p . 7 5 . A q ue s to p r o p o s i to d d a r i l e v a r e c o m e
sia in errore J. G. Srenr-, op. cit., p. 68, quando afferma che fu la Ri-
forma a negare che fosse stata l'incoronaziope papale a tare di Carlo
nlagno un imperatore e ad asserire come cid fosse avvenuto per volont),
di popolo (acclamatio populi) : invero giA I\'Iarsilio aveva risoluto in
senso democratico il problerna storico.
20 2 }, I ARSI L I O D A P .l D O V .\

dal clero; dail'altro un principe che esercita le sue funzioni


nel pit compiuto senso 'della parola : ha un diritto emi-
nente sulia scelta del pontefice, irstituisce i vescovi e li dota,
convoca c,oncilii e siede in essi, esamina le controversie
beneficiarie, definisce i punti pili gravi della disciplina
ecclesiastica. E I'appiicazione della dottrina del Defensor
pacis: la Chiesa nello Stato, elemento pedagogico insop-
primibile d'una superiore ma autonoma funzione civile.
L'operetta ci si presenta cosi priva di senso critico,
sebbene nel suo comptlesso permeata di quefllo spirito de-
mocratico che appare nel Defensor pacis, di cui tI Tracta-
ta.s dovrebbe essere una riprova storica. Nonostante tafle
deficienza, comune de1 resto a tutti g1i scrittori detl tempo
ancora impacciati datlle medievali superstizioni, Marsilio
certo annuncia in pit punti itl Rinascimento. Quel che
forse nella nuova operetta sarebbe da aspettarsi d una
maggiorre compenetraztone giuridica (che invero la del
tutto difetto), p!r cui poteva giungere ad analizzare con
pii esatta visione della realti il contenuto delle donazioni
carofiingie e costantiniane ! Ma se Marsilio d assai poco
storico e giurista, anche ne1 nuovo scritto d politico di
prim'ordine, e vede sicuro nelllo svitluppo della vita tla
maggiore o minor''e aderenza degli eventi a quei principii
che i1 Delensor pacis ha affidato atlf immortaliti, per cui
il popolo d l'origine di ogni sovraniti, e fmpero e Chiesa
ad esso debbono la loro ragion genetica.
Riguardando in tal modo il De translatione imperir,,
ci troviamo dinanzi ad un trattato imperiatlistico fino ad
un certo punto, poichd in esso sono introdotti elementi
nuovi, che lia vecchia pubblicistica romana e germanica
ignorava.
Innanzi tutto una domanda, che abbiamo posto pe7 De-
fensor pacis e dobbiamo ora risdlvere. Ammette Marsilio
['Impero come ente universale? In senso assdluto dob-
IL ( DE TRANSLATIONE IMPERII I 203

biamo dire no. Tutta [a teorica deillo Stato, che abbiamo


visto, in sostanza, presuppone un organismo ben delimi-
tato ne' suoi confini; e, se ondeggia tra io Stato superio-
renx non, recog'noscen,se i1 Comune italiano, esclude i1 con-
cetto teocratico dell'Impero preordinato da Dio ad una
missioire universaie. Del resto, questo concetto era stato su-
perato da un pezzo, e non poteva certo essere Marsilio a
rifargli una verginiti nuova ed artificiale : tutta ia dottrina
pubblicistica degli statutari e dei regalisti francesi neces-
sariamente prescinde dall'Impero, e si affi.sa in forme
nuove e piri vitali ').
Nel Defarl.sor !>acis il Padovano, dopo aver afirontato
il problema detlle forme di governo, dovrebbe risolvere [a
questione, se sia pir)' giovevole altla pace sociatle che tutto
il mondo sia adunato in una sofla monarchia o che piri'
Stati (monarchie, aristocrazre e politie) coesistano insieme
nelle pit varie forme di reggimento. Ma non la risolve,
quasi adducendo a pretesto la sua poca importanza. a Utrum
autem universitati civiliter viventium, et in orbe totali
unico numero supremum omnium principatum habere con-
veniat, aut in diversis mundi plagis, locorum situ qua.sine-
cessario separatis, et praecipue in non communicantibus
sermone aut moribus, et consuetudine distantibus pluri-
mum, diverso,stales principatus habere conveniat tempore
quodam, ad hoc etiam forte monente causa caelesti, ne
hominum superflua propagatio fiat, rationabilem habet
perscrutationem, aliam tamen ab intentione praesenti > 2).
Una reticenza in un problema cosi delicato, come nota
benissimo i1 Ruffini Avondo'), equivale ad una risposta
sfavorevole all'Imper,o; e del1o stesso pensiero del Ruffini

1 ) F . T o c c o , L 'e v e s i a n e l m e d i o ea o , p .6 3 e s g g .
2) D . p . , T , , 7 ; Ce n r Br - r r BRr , p . 6 8 ( S c n o r .z ,p . 4 o ) .
3 ) E . Ru m r r v r Av o NDo , o p . c i t . , p . r 3 5 ; S . S c e r v o u n R e , o p . c i t.,
pp . 5 5 , 7 8 e s g g .
204 t I . {RSt I . r O D .\ P .{ l ) O \' .\

Avondo sono i pit. seri studiosi, da Riezler') ad limer-


ton 2). I1 fatto che Marsilio insista sopra le disuguaglianze
geografiche, linguistiche, etnografiche mostra che questi
h a g iA acquisit o un nuovo e s u p e ri o re p u n to d i v i s ta ' ). D
tutta moderna appare la giustificazione che egli fa deltla
coesistenza di pii Stati, per i quatli attraverso lotte e
guerre [a natura sembra porre un freno atli'indefinito cre-
scere della popolazione. Ma pin di questi argomenti altri
ancora meritano considerazione: in particolar mo'do le de-
finizioni che il De translaiione imperii ci ofire dell'Impero
romano; in una delle quali esso d ri,dotto alla sovranit) di
una citti, ciod ao uno Stato fra gli Stati, di cui capitale d
Ro ma ; in un'alt r a s'adom bra s i u n e n te d i n a tu ra p i n
vasta che non gli altri Stati, ma si svuota deila sua fun-
zione universale, proclamando che pur qualche provincia
pud esservi cornpresa. E c1el resto }t{arsilio non poteva
es,serepii rigido del conservatone Landolfo, quando si
pensi che questi nelia sua opera che d la falsariga di quella
del Padovano, dopo aver affermato secondol'antico diritto,
che I' imperatore ( super omnes Reges est >, aggiunge :
< his Regibus exceptis duntaxat, qui per privilegia et
conisuetu,dinemsunt exempti o. Marsilio non ripete il prin-
cipio romanistico di Landolfo delf imperatore n dominus
mundi )), ma non pud non condividere le sue limitazioni,
che la stessarealt) politica del resto imponeva.
Di pii, egli, accennando ne1 Defertsor pacis alle pre-
tese di Clemente V e di Giovanni XXII contro tf impera-

1) S. RrBzrBn, Wtdersacher, p. zo6.


z; E. Er r r r RT o N, o p . c i t . , p . 3 0 . N o n c o s i E . G B s H a n r , i n R e u u e
h istor iq u e , t . XXV ( 1 8 8 4 ) , p . 1 6 6 e s g .
3) M. GUccENHEIM, op. cit., p. 36r pensa che l{arsilio, a propo-
sito del passo citato, rivolgesse la sua mente a Dante, e che non abbia
espresso interamente il suo pensiero quasi per riverenza alla grande
memo r ia d e l f i o r e n t i n o .
iL ( DIi TRANSLATIONE IMPERII )) 205

tore, sempre nota che esse non si rivdlgono solo a questo,


ma mirano a tutti gii altri Stati, tla cui sovranit) ver-
rebbe iesa, se si ammettesse la strana ibrida miscela di
spirituatle e di temporale, che i papi da Bonifacio VIII in
poi proclamano. Questo ragionamento non avrebbe alcun
valore, se Marsilio non aftermasse la giuridica oltre che
politica autonomia dei nuovi Stati superioretn non reco-
gnoscentes.
Tuttavia cid non significa che Nlarsilio prescinda dell
tutto dall'Impero. Pur rigettando la sua universalit), egli
non pud negare che l'Impero sia uno Stato per antica
tradizione, per sempre nuove ragioni, per it1diritto che da
esso s'espressee s'esprime e che per intima virtr\ vincola ed
armonizza tutti gli atti umani, uno Stato maggiore degli
altri Stati. L'Impero neltl'evo medio e moderno s'esautora
progressivamente, ma non muore che lentamente, e con
la Riforma. Gli uomini sentono iil suo fataie mancare,
( ma n on per quest o. . . . si st ri n g o n o me n o a q u e l i ' i d e a e
si sforzano per lunghe et) di stagnare i1 corso irresistibile
dei tempi, credendo sicurarnente di risalirlo, pur quando
esso [i veniva trascinando pit e pii rapido via .dall'antico
ordine ad una regione di pensieri nuovi, di nuovi affetti,
di nuove forme di vita r t).
Vi sono dei punti dello stesso Defen,sor facis, che noir
si possono spiegare se non facendo appeltlo ad un monarca
superiore agli altri monarchi : cosi a nulll'altro che atl-
I'imperatore romano dovrebbe spettare di convocare ill
Conciflio, eseguire gli ordini di questo, deporre, previa
attorizzazione 'de7l'u,niuersi,tas {iclel,iunt,, ii pontefice, de-
cidere in secondo grado le controversie disciplinari del-
l'autorit) ecclesiastica. Questa la realt) d,elle cose, che

r) G. BRYc E, o p . c i t . , p . r o 7 .
206 MARSILIO DA PADOVA

trova consenzienti le autoriti dello Scaduto 1) e del Pr6-


vit6-Orton 2).
La tesi poi sostenuta dal Labanca t) che Marsilio non
vegga che una societi di Stati particolari ['uno dafltl'altro
indipendenti non si pud accogliere senzl numerose re-
strizioni, ciod riferendoci alle condiztoni del diritto pub-
b'lico trecentesco. Quel che non si pud accettare A che
Nlarsilio abbia intravisto il moderno concetto dello Stato.
Egli in realti ha presenti le nuove realt) sociali tutte,
che sono le monarchie indipendenti, i comuni, le si-
gnorie, la repubblica di Venezia, e le pone a base deila
sua teorica; ma dall'analisi politica non riesce mai, in-
ceppato forse troppo da paratlleflismi fisici tra Stato e or-
ganismo animale, ad assurgere a1[a visione giuridica detltla
personalitA dello Stato, che sar) [a conquista di un afitro
grande italiano, Machiavelli. Per altro, se Marsilio non si
pud porre come il primo formulatore della personalid de1lo
Stato, e certo i1 primo che fissi scientificamente [a sua
,sowanit) e, quel che d 1o stesso, la sua unitarieti. E qui
non v' ! dubbio. < Roma namque cum Maguntia et reli-
quis communitatibus sunt unum regnum seu imperium
numel'o, non aliter tamen, nisi quia unaquaeque istarum
ordinata est per voluntatem ad unum numero principatum
supremum u n). Questo ri,chiamo d non solo una prova si-
cura de1 concetto deltl'Impero come un semplice Stato pir)
ampio ed autorevole degli atltri, e quindi detl nuovo con-
cetto de1lo Stato ,sovrano autarchico ed unitario; ma an-
che una riprova della tesi nostra, poichd, col Nimist), ab-
1 ) F . Sc e o u t o , o p . c i t . , p . r 3 2 .
z; C. W. Pnpvrrf-ORToN, op. cit., p. r8. Cid non significa, peraltro,
che Marsilio sogni un impero universale, quale lo potevano concepire i
vecchi pubblicisti a lui anteriori, come sostiene G. BorvBr-Meunv, op.
cit., p. ro9 e J. MecxrwNoN, op. cit., vol. II, p. zr.
3) B. LeeeNce., Marsilio d,a Padoua, p. rz6 e sgg.
4 ) D. p . , I , 1 7 ; Ce n r Br r r BRr , p . 6 9 ( S c H o r z , p . 4 r ) .
5 ) A . Nr u r s , o p . c i t . , p . r o e s g.
II, tI DE TRANSLATIONE IT,IPERII D 207

biamo voluto vedere nello Stato marsirliano un concetto


prettamente dinamico, attraverso irl condizionamento dell-
I'uniti per mezzo di f,attori esterni ed interni, nonchA un
intimo senso di collettiviti.
F'atta questa osservazione, abbiamo erlementi sufficienti
per valutare l'operetta. La quale non pud minimamente
riguardarsi come un trattato imperialista, ndl senso che
pud bene attribuirsi alle oper,e di Engelbert d'Admont
e di Dante Alighieri. I1 De translutione non difende, come
acutamente nota 1o Scaduto t), rla necessiti d'una monar-
chia universale, ma sibbene lla indipendenza de[1'Impero,
come d'ogni altro Stato, datlla Chiesa. Questa modernit)
perd di concetti, che poi null'altro d che un povero riflesso
delila luce dell Delensor pacis, non vale a dare un gran
valore al trattatello, troppo denso di particolari falsi
ed antistorici. Esso d, abbiamo detto, un ricalco del trat-
tato di Landoifo Colonna, da cui attinge la situazione, 1o
sviluppo e le stesse fonti 2), restando per altro ad esso se-
condo per ill senso giuridico, che al romano non manca,
e fa del tutto difetto al Padovano. E invero, mentre Lan-
dolfo cita due passi, uno delle Istituzioni l'altro de1 Di-
gesto, a sostegno della sua tesi, queste ciLazioni *scompaiono
del tutto in Marsilio, sebbene avrebbero potuto essere utili
ai suoi fini.

Gi) netl Delensor pacis Marsitlio aveva dffrontato una


questione, che certo per [ui, sostenitore de1 diritto so-
vrano ,dello Stato e della subor,dinazione d,ella Chiesa allo
Stato, 'doveva avere una grande itnportanza, non solo
pr,atica, ma eziandio teorica, quasi riprova e apptlicazione

1) F . Sc ADUT o , o p . c i t . , p . r 3 z .
2) Le fonti usate principalmente da Lewoor,r'o CorouNe sono le
Decretali pontificie, le Gesta lrancorum di AuuoNro, MAnrrNo or Tnop-
peu, Eusnsro, Grnoreuo, Isloono, RlccoBALDo or FBnnene.
208 MARSILIO DA PADOVA

dei supremi principii direttivi del suo sistema politico.


La questione d questa : a chi spetti dar legge in materia
ma'trimoniale, chi dispensare da quegli impedimenti che
la civilt) nostra ha posto a certi congiungimenti tra con-
sanguinei, chi pronun,ciare e quando il divorzio. Non ab-
biamo modo qui di accennare i passi 'del Delensor pacis,
in cui queste questioni affiorano e tralucono pur tr,a molte
rnc'ertezze'), ma richiameremo l'ultima osservazione, che
Marsilio pone al termine del suo lavoro, e che rappresenta
il suo pensiero sull'argomento verso il r3z4 e che sostan-
zialmente non dovette di poi mutar,e : u Coniugia seu ma-
trimonia divina lege, nova praesertim, prohibita per mor-
talem neminem dispensari posse, humana vero lege prohi-
bita ad solius legislatoris vel p!r ipsius principantis
auctoritatem pertinere , '). Gran'de certo d la portata deila
questione, e male la si pud esaminare e sviscerare in tutti
i suoi termini in poche righe ! Forse il bisogno di eliminare
le inesattezze, di chiarire i 'dubbi, dovette indurre Marsilio
a ritornare sull'argomento e a scrivere intorno ad esso un
trattato, che intitold Tractatus de iurisdicti,one imperatoris
in causis matrintori alibus .
Ma, se tali forse furono taluni dei motivi del trattatello
marsiliano, ben altre furono le pii prossime cause storiche.
Ai primi di novembre r34r le relazioni, gi) tese, tra i due
augusti sposi, Giovanni Enrico di Moravia figlio del re

t) D . P. , I I , z r ; G o r o l s r , I I , p .z 6 o ( S c H o r .z , p . 8 8 ) : u fe i u n i a ,
esus carnium, abstinent'ias, sanctonrm canonizationes ac venerationes,
operum mechanicorum aut aliorum quorumcumque prohibitiones seu
vacationes..., matrimoniorum copulas infra certos cogrtotionis grarl.us, ot'
dines quoque sive collegia religiosorum approhare vel reprobare, reli-
quaque similia lege divina licita seu permissa statuere sub aliqua eccle-
siastica censura, ut interdicti vel escommlrnicationis aut alterius poena
consimilis maioris aut minoris, eoque minus ad ea quemqua.m obligare
posse sub poena reali vel personali in statu praesentis saeculi exigenda,
absque iam dicti legislatoris auctoritate r.
2 ) D . P. , I I I , : ; G o r o e s r , I I , p . 3 r o ( S c H o r z , p . r r 8 ) .
II, ( T R. \ CT AT US DE CAUS IS X { A TR IT,IO N IA L II]U S I> 2 Q Q

di Iloemia e Nlargherita figlia cli Enrico duca di Carinzia e


conte del Tirolo, soprannominata Maultasch t), divennero
insostenibili, forse per la brutale crudelti ,del primo. La
cronna, probabilmente per evitare pir\ violente bufere col
tristo marito, 1o sfuggi, e si pose in aperta lotta con lui ').
Della cosa presto si dovette occupare f imperatore parenie
deila Maultasch, e se ne occupd tanto bene che di li a poco
un nuovo matrimonio fu progettato tra la fuggitiva e il se-
condo figliolo di Ludovico, chiamato pur esso Ludovico
e conte del Brandemburgo, disioso ,di acquistare per sA
la lauta dote di Nfargherita. Senonchd vi erano vari osta-
coli da superare. Innanzi tutto occorreva sciogliere o an-
nulllare per un quarlunque motivo il primo matrimonio;
in secondo luogo occorreva superare I'impedimento di
consanguineit), .che correva tra il Brandemburghese e
Margherita, parenti entro itl terzo grado. Dati i non buoni
rapporti esistenti tra Avignone e I'Lnpero, il Bavaro non
si poteva rivolgere a Renedetto XII, al quale, secondo il
diritto del tempo, spettava di pronunciarsi. E forse f impe-
ratore ricorse per consiglio a l\{arsilio. Certo, il prov-
vedimento, che egli prese, risponde mirabilmente alle
dottrine professate datl suo consigliere : sciolse di sua ini-
ziativa il primo matrimonio, erlimind i'impedimento del
sangue, fece celebrare il nuovo matrimonio il ro feb-
braio 1342, nonostante che i,l papa avesse sin dal novem-
bre r34r ordinato al patriarca d'Aquitleia di impedirtlo as-
solutamente t). Quasi a convalidare d' autoriti teologica
e giuridica il provvedimento che stava per prendere, Lu-

1) Chiamata Maultasch u ab oris eius insuetam latitudinem > :


Pnz, Scri,ptolesrerl,tm Ausiriae,II, p. 8o7. B. JuNcueNN, op. cit., vol. VI,
p. 2r5, dice di contro che il soprannome fu dato alla l\{argherita < a
castello ubi nata est r.
z; C. K. Bn e u p r o N, I n t r o d u c t i o n . a I < D e l e n s o r m i n o y ) ) , p .X , n . r o .
3) F . Ro c AUAr N, o p . c i t . , v o l . I I , p .4 6 r , n .4 ; G . M o r .r ,a r , o p . c i t.,
p. 2 2 4 '

F. Berracrrtt - lllarsilio da Padoaa. r+


2to MARSILIO DA PADOVA

dovico si rivolse a Marsilio e all'Ockam, invitandoli a scri-


vere quatlcosa sutll'argomento per tlegittimare i suoi atti.
Cosi, trala fine de1 r34r e i1 principio del 1342, si Mar-
silio che Guglielmo Ockam') scrissero due trattatelli corr
1o stesso titolo, quello che abbiamo visto, e sostennero nel
campo teorico con audacia e noviti i diritti imperiali, &t-
traverso argomentazioni siffattamente ostiche per lo spirito
medievale e cattoiico, che Benedetto XII immediataraente
reagi nellla bolla del z9 novembre r34r, qualificando i1 ma-
trimonio voluto dal Bavaro < contubenrium. immo verius
adulterium D ').
Questa operetta marsiliana, insieme con gli altri due
trattati minori de1 Padovano, passd inosservata nel medio
evo, fino all'et) moderna, oscurata dalla gran luce del Da-
lensor pacis, che tutta attrasse su di sd l'attenzione degli
ammiratori e degli avversari. La sua prima edizione a
stampa si deve a Marquardt Freher ed d di Heidelberg,
anno 1598, [a seconda a Metlchiorre Goldast, che la inseri
nella sua Monarchiat). Mu solo assai tardi si conobbe il
manoscritto bremese b SS che la contiene, per cui moflti
autorevoli scrittori la cr'edettero falsificazione non attri-
buibile a Marsilio. Cosi il Bohmer') ; e dello stesso parere
fu ro n o il Friedbergu), il Riez l e r' ), i l Me y e r' ), i l Mi i [-
ler'), il Rocquain e). La loro opinione era giustificata
unicamente datl fatto, che, ove per it1 Defensor pacis e p!r
1) Il trattato di MansIr,ro d stampato nella raccolta del Goroasr,
II, p p . t38 3 - g o : c o m e p u r e q u e l l o d e l l ' O c x A M , I, p p . 2 r - 2 4 .
2) S. Rrrzr.rn, Vatihanische Ahten, p. 763, n. ztr6.
3) S. Rrrzr,rn, Widersacher, p. 234. Tra le altre edizioni citerd
CeNrsrus, Relntatio trium tractatum, Ingolstadt, r6oo.
4) J. F. BoHlren, Regesten Ludwigs, I\. 2225 e Additamentu.nc se-
cundum, p. 345.
5) E. FRTEDBERG,in Zeitscltrift fi.ir Kirchenrecht, VIII, p. rr9.
6) S. Rrnzrnn, IVidersacher, p. 234 e sgg.
z; e . E. M EYe n , o p . c i t . , p . 1 8 , n.
8) K. M Ur r n n , o p . c i t . , v o l . I I , p . 1 6 o .
9 ) F . Ro c AUAr N, o p . c i t . , v o l . f f , p p . 4 r 5 n , 4 6 r u .
II, ( T RACT AT I ] S I ) E CAT TS IS } IA TR IN IO N IA L IB U S ,> 2 II

il De translation,e hnperii si conoscevanonumerosi mano-


scritti, del De iurisdictione imperatoris itt, causis matri-
monialibus non si conoscevano che testi a stampa. Ma
tuttavia tale opinione non era accolta da tutti gli stu-
diosi ; anzi un buon numero di essi rivendicava al Pado-
vano la paternit) del trattatello, fondandosi piri che altro
sulf identit) dei motivi spirituali, che animano sia il, De-
fensor pacis sia il De iurisdi,ctione imperatoris : cosi il
G ie s e ler'), il Bir ck'), il Lec h fl e r' ), tl o Sc a d u to n ), i 1
Tocco t). E da osservarsi perd come tra i sostenitori detlrla
prima tesi 1o stesso autorevolissimo Riezier o) si sia presto
ricreduto tanto che, cedendo allle acute osservazioni deltlo
Scheffer Boichorst, in un suo posteriore scritto non dubitd
pit che il controverso trattato fosse da attribuire alla penna
d i Ma r silio.

Ma ogni ragion di dubbio d caduta dopo che per for-


tunate circostanze si d venuti a,ltlascoperta di una quarta
opera di Marsilio, di gran lunga pit importante detlle
al.tre, degna, sia pure a gran distanza, di stare accanto
al Delensor pacis; e in quest'opera s'd trovato rifuso, salvo
poche righe d'inizio e di chiusura, intero i\ De iurisdic-
tione imperatoris nt, causis matriwonialibus, che rientra
quindi a far parte di un tutto organico pit vasto e com-
plesso.
Questo scritto di Marsitlio da Padova, che formerA og-

1)
J. I(. Grrser-Bn, Lehrbuch der Kirchengeschichte, Bonn, 1849,
vol. If, p a r t e I I I , p . 3 5 .
2; Brncx, Marsiglio uon Padua u,nd, Aluavo Pelayo tiber Papst und
Kaiser, Kirche und Staat (Abgedrucht aus dem Jahresberichte der hdheren
Riirgersch'ulezu Miihlheim am Rhein, 1868, p. tt).
3) G. Locnton, Johann von Wiclil unil die Vorgeschichteder Re-
form.ation, Leipzig, r9r3, vol. f, p. r16.
4 ) F. Sc e o u r o , o p . c i t . . p . r 3 o , n . 3 .
5 ) F. T o c c o , L 'e r e s i a n e l m e d i o e a o , p . 5 4 1 , a .2 .
6) S. Rrnzr,nn, nella Historische Zeitschrift, vol. XL (1878), p. 328.
212

getto di una nostra rlunga disamina, d stato scoperto ad


O x fo rd, in ur1 m anoscr it t o c l e l l a Bo d l e i a n a ' ), c h e c o n -
tiene 1I Defensor pacis, rl De translatione imperii, ed uno
scritto intitolato Resportsionesad obiecta Papae, che non
si pud attribuire al nostro autore. Itl titolo de'l'l'opera ap-
pare tlsltle prime e ne1le ultime righe del lavoro. Le prime
parole ,dei manoscritto, dopo le llesportsiones, sono : o in-
cipit iiber intitulatus defensor minor e'ditus a magistro
Marsilio paduano post defensor'em pacis maiorem ,. Le
ultime suonano : < De quibus omnibus suppositis vel pro-
batis, rememorata et etiam expiicata sunt plura in hoc
tractatu ex Maiori Pacis Defensore, per necessitatem tam
sequentia quan deducta, propter quod Defetrsor minor
deinceps vocabitur tractatus iste. Amen. Laus Deo r. E
Marsilio stesso, che ci dice il nome del suo nuovo lavoro,
ll Delen,sorminor,' e con questo nome d stato quindi termi-
nato, come quello che ripr,ende alcuni degli argomenti sa-
lienti del Def en.sor pacis, per meglio sviscerarli e analiz-
zarli, insieme con altri, che antecedentementenon avevano
trovato posto nella disamina.
Il primo certo a richiamare l'attenzione dei dotti sul
manoscritto bodleiano fu il Surllivan ne1 rBgZ'), senza
Beratltro occuparsene ex prolesso, rimandando ad un suo
posteriore scritto, che fu pubblicato nel r9o5 "), le pii\
gravi questioni storiche, che itl l)cfcnsor ntinor ci offre e
che ancor oggi sono vivo oggetto di appassionate discus-
s io n i. Quasi cont em por anean re n te i l Va l o i s n e l r9 o 6 ' ) p u b -
b'licava il suo ben noto studio generale su Marsilio da
Padova, in cui rivendica per sd rla priorite\ deltla scoperta

1) Per la storia del manoscritto vecli C. K. BnalrproN, Introduc-


tio n , p. v .
2)
J . Su n : : l ^N, M a r s i t i z t s o l P a d u c r , p . 4 r 3 , n . 5 .
3) J. Sur.rwtN, The manuscripts, p.
3oo e sgg.
4) N. \ r e r o t s ,
J e a n d e J a u d wn , p. 6 o 6 e s g g .
ll, r t I ) F l l t l i NSoR ]l l \O l t )) 2 r3

di Ox,ford, adducenclodi essere al tlavoro cul /)rrfcrrcorrni-


n o r s in dal r9o3, e p, er primo i n fa tti s tu d i a d a v v e ro i l
contenuto speculativo dell'opera. Dopo itl Varlois nessuno
si occupt) pii\ del manoscritto marsi'liano, che giaceva se-
polto nellla biblioteca inglese, fino a quando un benemerito
giovane studioso inglese C. Kenneth Brampton nellrlasua
tesi di laurea non trattd del nostro \[arsitlio t), facendo a
questa seguire Ja pubblicazione integratle de'l manoscritto,
dall punto di vista patleograficodiflrcilissimo, in una beltla
edizione corredata di note e di una dotta prefazione.
Noi non possiamo entrare nelle questioni paleografi-
che che il difficitle testo di scrittura italica, tipo rinasci-
mento, ci presenta, e che certo si deve attribuire alla fine
d e l Q u at t r ocent o2), r im andando a l Bra mp to n p e r ma g g i o ri
d ilu c id azioni. M a non possiamo ,d ' a l tra p a rte , p a s s a res o tto
silenzio due questioni, quel1a detitladata del Delensor mi-
nor e quella della sua unit) con il De causis nxatrint,onia-
/ib .r rs .
In ordine a quest'ultima questione osserviamo che itl
T r a c ta l us de iur isdict ir t t t c int pe ra l ttri s i n , c a u s i s ma tri rmo -
n ia lib u s, quale d in Goldast , s a l r' o p o c h e p a rti c o l a ri t) d i
d iz io n e o variarrt i, salvo poche ri g h e i n i z i a l i e fi n a l i , d ri -
fu s o n el Def et t sorm inor , capi to l i XIII-XV "). N o n b a s ta :
il trattato d nel Goldast preceduto da due decreti imperiali,
il p r imo de'quali d int it olalo F o rma d i a o rti i ma L ri n i o n i a -
lis in tar illust res, 't )ocaloscoui u g c s l o h a n n c m.... e t Ma r-
g a r e ta nt , t ); il secondo For m n d i s p e n s a ti o rti ss u p e r a ffi .-
n ita tc collsanouinit at is int er i l l u s tre s L u d o u i ' c u n r.... e t

r; C. K. Bn,rlrprox, Pret'atory Note al Delensor rninor, p. III.


z; C . K. BRa n p r o x , I n t v o , T u c t i o n p , . v I e s g g .: E . R u n r IN l A v o N o o ,
op . cit., p. r 5 8 .
3) llT r a c t a l z r s d s t a t o r i f u s o n c l D. n ti m o v e fo r n a i c a p p . X III- X V
da lle pa r o l e q u o d Ch r i s t i f i d e l e s ( XI I I , 2 , r r , e d . B n e u p r o N , p . 3 9 ) a l l e
p a r o le et t e m p o r e m i n 'i s t r a n d a ( XV, 4 , 29 , e d . B R e l r p to x , Ir . 4 9 ) .
4 ) Gor o e s r . I I , p p . r 3 8 3 - 8 . q .
2r4 M ARSI I , I O DA P A I) O V A

Margaretamr). Orbene, se noi osserviamo quest'uitimo, d


facile notar'e come la sua parte centrale non d che la ripro-
duzione, salvo le soiite poche varianti del capitolo XVI
del Defensor minor t). Aggiungianro che, ove Ia Forrna tli-
aortii ha un carattere imperativo di provvedimento giudi-
ziario, \a Form,a disl>ensationis pit che un atto d'autorit)
d un documento espli'cativo, in cui l'elemento dottrinale
soft'ocaquello giurisdiziouale, e in esso s'appaiesa piri la
mano d'un professoreche non quella d'un magistrato. Dato
cid, d molto facile che abbia colpito nel segno H. Theo-
bald t), il quale sostieneche i due documenti, stampati nel
Goldast e riportati dal Bohmer, siano stati ambedue
scritti da Marsilio, e presentati al Bavaro col trattato sul
divorzio ne1 breve periodo dicembre r34r-febbraio 1342.
Con cid resta pur sempre insorluta I'altra questione :
quando e come it1 grosso detl Defensor minor, in cui i[
Tractatus de iurisd,ictione impariali rientra, sia stato
scritto, e se sia stato composto prima rl Defensor ntinor, e
da questo siano stati poi estratti i capitoli sutl matrimonio
per farne un pit piccolo trattato e lle Formao; o invece
questi siano stati scritti prima, nei periodo dianzi detto;
e in tempo pii tranquillo riorganizzati in pir\ vasto tutto.
Le opinioni sono varie. I1 Sutltlivan suppone che nefl feb-
braio r342 tutto i7 Defensor nrin,orfosse gid stato composto,
e che, date le vicende tra Giovanni Enrico di Boemia e
Margherita Maultasch, il Padovano trovasse facile estrarne
le note parti dei capitoli XIII-XV, muninli di un piccoflo
cappeltlo e d'una breve chiusa, e inviarli alf imperatore
Ludovico IV con le due Fonnae, che possono benissimo

1; Gor,oasr, II, pp. l3Bs-86.


z1 C. K. Bneuptow, Introduction., p. vr.
s; Vedi recensione sul volume di H. TnBosero (Beitrd,gen zur
GeschichteLudwrgs des Baiern. Progr. Mannheim rSgl),in Neues Archia,
XX III, 1898, p. 772.
IL tt DIII..ENSOR N{INOR II 215

essere fattura detlriostesso Marsiriio t). Tesi questa de1 Sutl-


livan, che non appare assurda. Illogica invece ci sembra
affatto rl'altra del Va,lois. Il critico francese vorrebbe da-
tare il Defensor rninor tra il t326, anno in cui il Pado-
vano si rifugid esule da Parigi a Norimberga, e l'estate
del r3z8'). Egli osserva come solamente dopo l'entrata
a servizio di Ludovico Marsilio da Padova poteva for-
mulare in modo cosi netto la tesi, che gi) abbiamo ac-
cennato e che di nuovo vedremo, dell'identificazione del
legislator humanus e dell'imperator, attraverso le varie
cessioni popolari de1 potere legislativo, per cui, secondo
il critico, la teorica della sovranit) popolare finisce quasi
per risolversi nell'assolutismo regio, giustificato, si,
umanamente, ma pur sempre repeitlente da sd I'integrale
democr,azia; ma colne, d'altra parte, egli non poteva pir)
scriver,e itl Delensor minor dopo itl 1328, dopo itl disastro
detltfimpresa italiana, per cui Ludovico IV dovette per-
dere ogni fiducia ne1 vdlubile popolo romano, quel Defen'-
sor minor, 71 qtale pur conti,ene (sono parole ,del Valois)
un sistema paradossafie,per cui, dopo tredici secoli, il
popolo romano d ancora depositario defiia sovranitA e defi
potere legidlativo universalle. Osserva poi ancora itl dotto
francese che l'idea espressa ne1 Defensor rnin'or di un con-
cifiio generale, in cui avrebbero dovuto unirsi le cbiese
fiatine e greche, per riformare in senso democratico 1a cri-
stianit) e tla sua organizzazione, non poteva sorgere che
a Roma netlla prima esaltazione per le vittorie riportate
dal Bavaro. Aggiunge quindi, rincalzando, che [e tirate
del. Delensor minor contro gli interdetti e i loro funesti
effetti non possono non riferir,si atlle giornate romane, in
cui il ciero parte teneva per f impbratore e celebrava i
sacri offi.ci, parte per il papa e si rifiutara di ministrare.
1) J. SuLLtvtN, The manuscripts, p. 3o5.
2) N. VALots, Jean de Jandun, p. 615 sgg.
21 6 I {ARSi L I O D .{ t' .{ t) O V .\

I primi mesi dunque del r3z8 sembrano essere quelli pir\


opportuni per la composizione del Defen.sor nthrctr, o 2"1-
meno 'della maggior parte di questo trattato, che com-
pleta in rnodo cosi curioso gli sviluppi del Defensor !>acis.
Ma il Valois stesso intuisce le obiezioni che a questa sua
tesi si possono opporre, e in via meramente incidentale
pone un dubbio almeno per gli ultimi capitoli sul rnatri-
monio e sul ,diyorzio. Questi, dice, contengono teorie,
che troveranno appltcazione dopo, nel 1312, sicchd non
c ' d n u lla in cont rario per rit en e rl i re d a tti p i t ta rd i . Co s i
il Delen,sor mino,r sarebbe stato composto a due riprese :
una parite maggiore nel t3z6-28, una minore irel r342. Ri-
suitanza questa tanto illogica che il Valois ritiene piri op-
portuno, nella ,sua incertezza, di aderire platonicamente
alla soluzione integrale, per cui tutto il testo dovette es-
sere stato scritto ndl r3z8.
f.z!oss!rvazioni sono facili e ovvie. Il Rrarlpton rileva
come, se ci fu un periodo nelia vita di \Iarsilio turbo-
lento ,e meno adatto agli studi, questo fu proprio quello
d e l r 3 2B') , it cui M ar silio eb b e 1 a s o mma d i re z i o n e d e l l a
politica imperiale, fo oonsigliere, vicario ecclesiastico,
arcivescovo di Nfilano, lactotwn di Ludovico, e affac-
cendato e distratto non poteva certo aflidarsi ai dolci
ezL delle ricerche filosofiche e teologiche. Nd, rincalza
g iu s ta ment e il Ruf f ini Avon d o , c ' e ra u n a p l a u s i b i l e
ragione per spinger,e X,Iarsilio in quei mesi di vita in-
tensa e di lotta a ritornare su argonrenti, che appena
q u a ttro anni prim a aveva pr o p u g n a ti n e l De ft' u s o r p a c i s ,
in un'opera, che porta invece i caratteri di una riaffer-
mazione, fatta in nome d'una rnaggiore esperienza, dei
principii del sisterna, che dopo un certo tempo dorrettero
sembrargli basilari fondamentali '). lla neppure le sin-
t) C . K. Bn e n p r o N, I n t v o d u c l i o n , p . v tr .
2 ) E . Ru F r I Nr Av o NDo , o p . c i t . , p . t6 o .
. l l . a I ) t . t l . . NSO It 1 \IIN O R l 217

gole ragioni dell Valois prese una per una reggono ad un


attento esam'e. r A proposito poi della prima >, nota senr-
pre il Rufihrri Avondo t), <tnoi vorremmo ricordare come
q u e l s i st ent , aparadossale. . . . de l p o p o l o ro ma n o l e g i s l a -
tore, compare anche nel Dialogo dell'Ockarn, scritto fra
il t34z-t343 alla corte di Ludovico il Bavaro r. Riguardo
ai tristi effetti degli inter'detti, aggiungiamo noi, nolr
d necessario pensare a Roma e al t3z9, quando tla Curia
usava llargamente di queste armi, e la stessa cittd natale
di Marsirlio ne aveva subite le tristi conseguenzeneille sue
lotte cotl crlero. Resta quindi plausibile sotlo tla tesi del
Sullivan, a17aquale peraltro il Brampton apporta sostan-
ziali modifiche, nel senso che i\{arsilio prima abbia scritto
il piccolo trattato sul divorzto, e poi lo abbia rifuso nel
pii vasto Defensor utinttr, seguendo l'uso di molti scrit-
tori del medio evo, come Ruggiero Bacone e Guglielmo
O c k a m'). M ", post a cosi la q u e s ti o rre , e s s a n o n p re -
s e n ta pit punt i di cont r over s i a: l ' i n te re s s a n te d c h e s i a
il Sullivan sia il Brampton si incontrano nel ritenere
che il Defensor minor tutto si ricongiunga al divorzio e
al successivo matrimonio di Margherita Maultasch. a In
conclusion! >, osserva il Brampton t') a N{arsilio scrisse
un trattato sulla questione del matrimonio e dei divorzio
p e r u s o deli'im per at or e, la di c u i i n te n z i o n e e ra q u e l l a
di anrrullare il rnatrimonio di Giovanni Enrico di Moravia
e d i Nlargherit a M ault asch del T i ro l o .... L e s o l e p o s s i b i l i
date del trattato sul matrimouio solro il dicembre r34r o il
g e n n a io 1342, poichd il m at rirn o n i o d i L u d o v i c o d e l Bra n -
demburgo e di Margherita Maultasch ebbe iuo.go nel feb-
b ra io 1342. I l t r at t at o sul m atri mo n i o d i n s d s te s s o u n
buon attacco con,tro il papato come istituzione. Put) essere
1 ) E. Ru F r , r r c r Av o NDo , o p . c i t . , p . 1 6 o .
z; C . K. BRa u p r o N, I n t r o d u c t i o n , p . v u .
3 ) C. K. Bu r t p r o x , f n t r o d t t c t i o r t, p p . Ix e x .
218 MARSILIO DA PADOV.\

occorso a Marsilio di p!nrsareche sarebbe stata una buona


cosa di sviluppare il suo attacco in una piri vasta opera. Se
Marsilio mori non pit tardi de1 marzo 1343 e l'ultimo
paragrafo del capitolo XVI fa chiaro che il Def ensor tninor,
sebbenenon riaeduto, sia stato completato, la fine del r34z
sembra la miglior data per la sua composizione>.
Cosi si spiega un'altra circostanza : il fatto che la
Chiesa non abbia colpito con 1e sue sanzioni un'opera
come i\. Defensor minor, mdlto pit grave che non it De-
f ensor pacis, come quelltlache sottraeva alla sua plenitwdo
potestatis una pit vasta materia, quali le indulgeDze, i
voti, irl matrimonio ecc. : ['improvvisa morte di Marsitiio,
che certo avvenne non pit tardi del marzo 1343, impedi
che il lavoro, da poco compiuto, si divuflgasse, e quindi
fosse bandito .dal1'autorit) ecclesiastica; e fece si che gia-
ces.sepolveroso in un ,angolo, 'donde neppure 'durante la
Riforma qualche teologo, altannato dalle controversie del
tempo, 1o trasse; di modo che, oye le altre oper! del Pa-
dovano circolavano il mondo, il Defensor miwor rimase
ignorato per alltri secoli ancora.
Sutltl'autentici$ detl Delensor minor, ripeto, non v'd
dubbio : agli argomenti addotti atltri se ne possono ag-
giungere. I riferimenti al Defensor pacis numerosissimi :
gli argomenti trattati, salvo alcuni nuovi, gli stessi che
conosciamo: persino la forma, la lingua, quelle che ab-
biamo gii veduto; e purtroppo non si sono per nulla affi-
nate col decorso del tempo, che pure in pochi anni avea
trasformato la cultura, e dal latino dei rudi cronisti gi)
aveva portato al latino ciceroniano di Francesco Petrarca.
Le autori$, che Marsilio richiama, sono pur sempre le
stesse; solo, siccome la natura del lavoro d mutata e non
ci troviamo pit dinanzi a un trattato di politica, com'era
il Defensor l>acis, ma a un'opera teologica con scarsi riferi-
menti politici, gli scrittori religiosi predominano sui pro-
L R G G E D I VI N A E LE GGE UMA NA 2 rg

fani : la Scrittura, i Santi Padri, Pietro Lombardo, Ric-


cardo e Ugo di San Vittore, san Bernardo di Chiaravalle r).

Gi) nelle prime pagine Marsirlio da Padova ci ofire i[


quadro della sua trattazione.I punti, sovra i quali verteri
f indagine, sono questi : la giurisdizione civile ed eccle-
siastica, la confessione auricolare, la penitenza, le indul-
genze, le crociate, i pellegrinaggi, \a plenitudo potestatis,
il potere legislativo e l'origine della sovranit), il matri-
monio e il divorzio: argomenti vari e disparati, ma che
la dialettica di Marsilio ricongiunge in una irathazione
sistematica.
Giurisdizione, comincia Marsilio, significa dictio iuris,
e ia.s sta per lex. Ma \a parola < legge r si pud assu-
mere in duplice sen,so, poichd la fiegge pud essere divina
ed umana. fa tlegge divina A un precetto, che promana
immediatamente da Dio, fuori di ogni umana determina-
zione, intorno a cid che si deve fare o non fare volonta-
riamente in terra per ii bene ulltramondano, e, come ta1e,
non avente sanzione che in cietlo; [a legge umana d invece
un precetto, una norma, stabitiita da1 popolo e avente
sanzione proprio in questa nostra mortarl vitaz). Dati i
caratteri della iegge divina, nessun uomo, chierico o laico,
pud emanarla, nd dispensare dalla sua osservanza, o mu-
tare, togliere, aggiungere qualcosa da essa. Viceversa, dati
i caratteri della legge umana, non d lecito ad alcun eccle-
siastico, vescovo o sacerdote, di determinarla, donde con-
segue che nessun ecclesiastico pud rilassare o dispens,are
alcuna cosa nella sua osservanza, cid che e invece di
pertinenza del popolo sovrano, o del suo delegato, il prin-
r; C. K. BRauprox, fntuoduction, p. xvr. Aristotele invece d citato
nna scila volta e in modo ben diverso che nel Defensor pacis: vedi a
proposito N. Varots, Jean de Jandun, p. 607; E. RunnrNr A\roNDo,
op . cit., p. r 5 9 .
2 ) D . m . , I , 4 ; e d . Bn e l l p r o r . r , p . 2 .
22 0 l l ARSI I . l 0 l ) .\ I' A I) O \' .{

c ip e . E qui il Padovano rit om a a d u rr s u o tc rn a fa v o ri to :


rleppure il papa cotr le sue decretali potrebbe clerogarealia
le g g e ul11ana,poichd esse non h a u n o a u to ri ti c l i l e g g e , e
alla legge rlorl si pu<) derogare che corr la legge. Perciir d
le c ito concludereche nd il pon te fi c e , n d a l tro e c c l e s i a s ti c o
hanno e,d ebbero potere coattivo in or,dine alle civili fac-
c e n d e , nd riguardo ai chier ic i , n d ri g u a rc l o a i l a i c i , s i a n o
p u r q uest i eret ici, a m eno che ta l p o te re rro n s i a a d e s .s i
s ta to conf erit o con una dispo s i z i o n e d e l l ' u ma n o l e g i s l a -
to re t) .
S e a prim a vist a le due l e g g i p o s s o n o s e mb ra r c o n -
formi, in quanto hanno llo stesso oggetto, nonostante cit)
esse differiscono profondamente; differiscono nellla causa
e ffic ient e, che per I 'una d Di o , p e r tl ' a tl tra I' u o mo ; n e l l a
c a u s a f inale, che per quest a A i l b e n e d e tl i ' a n i rn a , p e r
quellia itl bene terreno; neltla causa materiale, che per la
prima d tl'uomo neilla sua perfettibilitzi, in quanto capace
di attingere ia fruizione di Dio, per lia seconda l'uomo
netlla sua disposizione atlla pace. Que.ste due lleggi este-
riormente eguali differiscono nel loro intimo : difl'eriscono,
dice Marsilio, con un pararllerlopittoresco, come il moto
d e ' c ie li dif f er isce dal m ot o di u n a ru o ta d i mu l i n o : i ' u n o
d e te r no, l'alt ro no.
Da questa netta demarcazione ,seguono tutte le conse-
guenze marsiliane, che noi giA in parte conosciarnoe sulrle
qua'li non ci soffermiamo. Itl chierico non pud far tleggi,
poichd questa incombenza spetta al leqislator hurnanus.
Ove poi ci dornandiamo, se in caso cf insufficienza degli
organi legis'lativi, 1o possa fare, occorre pur sempre ri-
spondere ro, poichd si avrebbero altlora due poteri netl,lo
Stato con identiche funzioni sovrane. e cir\ sarebbe iltlo-

l) D. n x . , I , t - 7 ; e d . Bn , l r r p r o N, p . r e s g g . V e d i N . V a r o r s ,
r fe a z
dc Ja n d u n , p . 6 o 7 e s g .
I , E( ; ( ; E I ) I VI i \ . { I . : L E G G E U I,IA N \ 221

g ic o e insopport abilet ). Se o c c o rre s s e romo d i fi c h e a l l e


tleggi gia in vigore, d al popolo o ai suoi detlegati che
spetta di compierle, non al clero. E, se una classe volesse
arrogarsi tal compito, non si vede perchd questo dovrebbe
spettare arlla classe sacerdotarlee non a quetla dei giuri-
speriti, o anche addirittura a queltla degli operai, i cui
t). Ne
interessi sono pur toccati direttamente datlla legge
alcuna causa di moralit) pud legittimare una legisflazione
ecclesiastica, poichd ancire il potere civile persegue un
fine di superiore moraliti, e non si vede perchd questo
debba essere perseguito e curato darl sorlo potere eccle-
siastico. Da tutte queste ragioni scaturisce un grande
principio, che I'Iarsilio norr esita ad aflermare nella sua
in te g r alit ) e che plasm a t ut t a I' o p e ra s u a : 1 e n o rme , l e
ordinazioni, lie esortazroni circa il costunre, circa lla mo-
ralle, circa 1a condotta, in quanto promanano dali'autoritd
e c c l,e siast ica,non sono e non s i d e b b o rrod i re l e g g i ma
p iu tto s to consigli, regot le,e qu i n d i c o n e s s e n e s s u n o p u d
e s s e r e giudicat o e <la esse ast re tto ").
E, se itl clero non ha facolt) di ernanare 'leggi, nd di
g iu d ic a re i cit t adir ri r rei suoi p ro p ri tri b u n a l i , q u a l e i l
s u o c o m pit o nellla societ i civi l e ? N o i l o s a p p i a mo d a ' l
Defen,sorpacis, rna il Padovauo ancora lo ribadisce : edu-
c a r e g li spir it i, sublir narli a Di o a ttra v e rs o i ' i n s e g n a -
me n to religioso, am rninist rare i .s a c ra me n tin e c e s s a rip e r
itl bene eterno ! Corne itl medico prende cura de'l corpo, itl
s a c e rd ot e deve prendere cur a d e 1 1 ' a n i ma . F u n z i o n e d i
u milt) e di pace, che irnplic a ri n u n c i a e a b n e g a z i o n e ,
rinuncia ad ogni potere e ad ogni tenrpora,lit), abnega-
zione per un'opera, che non vuole distrazioni t).

t) D. n., I I , S; e d . Bn e l r p r o N, p . 4 .
2\ D. w. , I I , r - 7 ; e c l RRe u p r o N , p . 4 e s g .
3) D. m., XI V, z ; e d . Bn a r u p r o N , p . 4 5 .
4) D. m., Xl V, r - 4 ; c d . Rn e r r p r o N , p . 4 5 c s g .
22 2 MARSILIO DA PADOVA

Il clero quindi non ha alcuna giurisdizione civile; e


questa affermazione si deve intendere in senso assofluto.
Marsilio non ha tentennamenti, non pone r,estrizioni.
< Interroganti vero si tota mutltitudo fidelium aut eius
valentior pars vel principes declinare a fide Christi vetl-
lent, aut declinarent de facto, utrum per sacerdotes aut
ipsorum coitlegium in contrarium debeant aut possint ar-
ceri, dicendum utique quod non ) 1). Tutti i corollari dei
Delensor pacis ritornano : bandito il foro ecclesiastico; la
propriet) ecclesiasticarivendicata allo Stato, che lascia a1
clero il mero necessario; soppresse le decime ').

Marsilio tuttavia non si tlimita a menomare i[ ctlero


nellla sua sfera potlitica, ma, quasr in reazione a quel sa-
cerdotalismo, che nel medio evo, dal secolo XI al XIV,
per impulso della rinnovata teologia e della scuoia di Pa-
rigi, si svolgeva in sempre pit vasto organismo e moltj-
plicava le sue funzioni sacrameutaii, vuol esaniinare e
ridurre i suoi poteri in ordine alla stessa amministrazione
dei sacramenti.
Gie netl Delensor pacis avevamo osservato una forte
tendenza ad elliminare quanto pii fosse possibifle la me-
diazione del sacerdote e ad avvicinare direttamente ['uomo
q Dio : la confessione si deve fare direttamente a Dio, e
la contrizione determina quello stato spirituale, che porta
alla salvezzat) .
Questi concetti, per cui Marsitlio reagisce al sacerdo-
talismo, sono riaffermati e con maggiore energia nel De-
f ensor minor.
Vi sono atlcuni, osserva, i quatli sostengono che itl pec-

L) D . n x . , I I I , r ; e d . Bn e l t r r o m , p . 6 .
2) D . m . , I I I , r - 8 ; e d . Bn e u p r o N , p . 6 e s g g . V e d i N . V e r o r s ,
Jcan de Jandun, p. 6o8.
a) Vedi p. rr7 e sg. del presente lavoro.
L A DO T T RI NA DELL A C O N I' E S S IO N Ii 223

catore per lla propria salvezza deve necessariamentecon-


fessare i propri peccati ad un sacerdote; e dicono che,
se tale confessione de' peccati non fosse necessaria per
acquistare il cielo, la potest) delle chiavi, o autoriti sa-
cerdotale, inutilmente sarebbe stata da Cristo trasferita
agii apostoli e ai loro successori. Marsitlio, basandosi at-
traverso un processocomune a tutti i riformatori quasi uni-
camente sulle Scritture, prescindendo il pin possibile dalla
tra'dizione de'dottori, afferma che, secondo tali Scritture,
la confessione dei pe,ccatinon appare necessaria per la sa-
lute dell'anima, ma so'lo utile, giovevole, poichd essa ci
si presenta come un consilium non come un praeceptum,
essendo sufficiente sofio a Dio confessare i propri peccati,
riconoscerli e farne adeguata penitenza cotl proponimento
di non pii ricadervi '). E questa tesi il Padovano conva-
lida con I'autorit) dei Salmi, di san Giacomo, di san
IVlatteo, di Giovanni Crisostomo, di sant'Agostino. hTe
ha importanza 1'addotto argomento ad absurdune, che cioA,
quando non si riconoscesse la necessiti delrla confessione
a[ sacerdote, verrebbe meno Ila potest) detltlechiavi : cid
non ! vero, anzi tla potest) delle chiavi, ciod di legare e di
sciogliere, resta sempre utilissima ai fedeli per la salute
eterna e per revocar,e gli uomini dai peccati commessi o
in futuro da commettersi, sia occullti, sia manifesti. In-
fatti, riconosciuto ai sacerdoti i1 potere di pronunciare e
dichiarare in cospetto alla Chiesa i peccati, commessi da-
g1i uomini, e che non scontati con adeguata penitenza, o
addirittura rinnovati colltla persistenza nel ma1e, fanno
cadere nella perdizione eterna, e scontati col pentimento e
\a penitenza vengono rimessi per il cielo, il peccatore
allora pud ben pentirsi de'peccati commessi, ricono-
scerli, attristarsi in cospetto di Dio, attr:averso il timore

i) D. m . , V, 8 ; e d . Bn e r t p r o N, p . r r .
22+ X{ARSI L I O DA I' A I) O V .{

d e lla fut ur a perla a lui incus s a d a l s a c e rd o te . I I p a s s o


d chiaro : l'uomo solo opera per la salute o per la perdi-
z io n e e ter na, Dio espr im e il gi u d i z i o u l ti mo , i l s a c e rd o te
non f,a che denunciare uno stato di fatto e le conseguen-
z e s u e per ia divina legge; il p e c c a to re ,te me n d o q u e s ta ,
pud ravvedersi e salvarsi. In tal modo, infine, l'uomo d
s c io lto o iegat o in<lipendent eme u ted a l i ' o p e ra d i u n s a -
cerdote. Di cid ci si put) convincere per firezzo detltlesacre
scritture : s! non d necessaria lla confessione o i,l propo-
sito di confessarsi ad un sacerdote a cid che alcuno sia
legato in questo mondo dal,la colpa e da,lla pena detltl'eterna
d a n n a zione, non d necessar ial a c o n fe s s i o n en e mme n o a
cid che allcuno sia assoluto da''lla colpa e dalla pena. Ai
fini della salute eterna, ribatte energicamente Marsitlio,
basta la sola contrizione, la vera penitenza del rnale fatto,
fuori ,d'ogni confessionesacerdotale,e f immediata assolu-
zione di Dio r).
Dio d ill sotlo che pud assolvere. Il prete assolve, ma
la sua assoluzione non d definitiva, ha valore di fronte
arlla Chiesa, e sotlo di riflesso e in conformitd di fronte
a Dio. Se un peccatore si sia confessato dei peccati ad
un sacerdotee nonostante cid non voglia desistere da essi,
sebbene ammonito dal sacerdote stesso, aitlora questo, ag-
giungendo a sd uno o due testimpni, deve dinanzi alla
comuniti rivelare i peccati dell fede'le smarrito; e, se il
peccatore poi non voglia neppure ascoltare tie riprensioni
e le correzioni della comuniti tutta, ailora deve per 11'auto-
ritd delle chiavi essere dichiarato llegato altla pena eterna
e dannato ; se invece dimostra d'essersi praticamente rav-
veduto, dev'esseredichiarato assolto.
Sono i resti deltl'antico procedimento penitenziale, che

1) D. *. , V, 1 3 ; e d . Bn e u e t o N , p . r z e s g . V e d i N . V e to Is ,
Jeatc de Jandun, p. 6o8 e sg.
L A DO T T RI N. { DL , L L A C O N FE S S IO N E 225

si presentano nei secoli XI-XIV in una osciltlazione du-


bitosa tra l'antica confessione e penitenza pubbllica e la
nuova confessione e penitenza privata. La potestas cla-
aium d ammes,sa, ura [a sua virtualit) d tlimitata ai rap-
porti tra il fedele e la comunit), dinanzi atlla quatle il sa-
cerdote non fa se non dichiarare legati o sciolti coloro, che
tali sono dinanzi a Dio.
Qui Marsilio prevede una obiezione. Qualcuno infatti
pud dire : se la 'potcstasl,igandi atque soluendi,null'altro d
che la facolt) di dichiarare sciotlti o fiegati in confronto
altla Chiesa coloro, che tatli sono in confronto a Dio, sem-
bra che anche i non sacerdoti, specie coloro, che ,sono
dotti nelle Scritture, po,ssanotal condizione di fatto ben
dichiarare. I1 Padovano controbatte. Ogni atto delittuoso
o cotttra legenr., egli osserva, genera una duplice offesa.
E qui ricorre ad un parallelo tra il diritto penale del
tempo e il diritto canonico. Nel giudizio secolare, se
taluno arreca un danno ad aitra persona, d tenuto a 'du-
plice pena, ad una pena verso 1'off'eso, ad un' alfia verso
la comunit) o il giudice : e se la parte lesa pud rimet-
tere la prima, non cosi la seconda, che resta, nonostante
il mancare dell'altra. Lo stesso avviene nel giudizio spi-
rituale : se il frateilo offende il fratello, I'offeso pu<)rimet-
tere al primo il ,danno e la conseguente p!na; ma l'altra
pena, pe,r cui it1peccatore risponde defitl'offesaarrecata alla
divinit), egli non pud rimetterla, perchd solo Dio 1o pud.
Forse qui d adombrata [a posizione dualistica dei tedlogi
scolastici, tra culpa e poen,a; per cui, secondo Pietro Lom-
bardo, Dio sofiorimette itl peccato purgando l'anima daltla
sua trista macchia, mentre permette altla Chiesa e al prete
per essa di rimettere [a conseguente punizione. Ma ai fini
della Chiesa, per poter rimettere la p!De, per legare o
sciogliere, occorre esser investito di quel carattere sa-
cerdotale, che proviene da Dio attraverso il sacramento

Ir. B,c.rracr,rt - Marsi.lio da Pa.dota. ts


226 ] I ARSI L ] O D A I' A D O V .\

deli'ordinazione: nolr basta e-sser dotti della legge di-


vina, occorre ricevere da chi 1o possiede il potere sacra-
me n ta le.
Attraverso questo indirizzo Marsilio facilmente poteva
sboccare in un'assoluta negazione della mediazione sa-
cerdotale e del sacramento stesso, conformemente alla
piega assunta da molte sette ereticali detl tempo, ma egii
non esita in proposito. La confessione non e prescritta
dalla Scrittura come un praeceptunt,,bensi come un con-
silium, C quindi giovevole se non necessaria. Ma essa,
pur non essendo un precetto divino, pud essere stata pre-
scritta da un ,concrlio generale ed essere obbrhgatoria pei
fedeli sotto pena di peccato mortale 1).
Se vogliamo intendere \a portata di queste dottrine,
dobbiamo inquadrade nel movimento ,sacramentalledefi se-
cdlo, non dimenticando che Marsilio insegnd teo,logiapro-
prio in quefll'universit) di Parigi, che fu il centro d'uno
sviluppo teologico importantissimo, e proprio nefl tempo
in cui la Chiesa sistemava il corpo delle dottrine.
Ouando Cristo annuncid le sue ,dottrine ,al mondo che
attendeva, stabili il principio che nei rapporti tra uomo e
Dio il pentimento d necessario e ,sufficiente per ottenere
(a remissione dei peccati "). Lu Chiesa stessa,in un primo
tempo, potd prescindere dal fissare norme certe in ordine
al pendono; ! zsszi pii tardi, per il moltiplicarsi delle
comunit) dei credenti, senti ii bi,sogno di porre relazioni
disciplinari pit certe e determinare meglio non solo i
rapporti tra L'uomo e Dio, ma anche quelli tra I'uomo
e la comuniti. Si stabili quindi fi'esclusione dell peccatore
daltla comunit), fino a che, dato soddisfacimento defl pec-

1 ) D. r n . , Y, t - z t ; e d . Bn e l r p r o N , p . r o e s g .
2) Le brevi notizie sull'evoluzione del sacramento della penitenza
sono tratte dal libro di H. C. LBe, Storiq. della confessione auyicolare e
delle indul{,enze. trad. it. di P. CnBrroNrnr, Nlendrisio, r9rr.
LA DOTTRINA DELL.{ CONIIESSIONE 227

cato con pubblica penitenza, non vi fosse riammesso come


riconciliato, con particolar procedura r).
Atltlo sviluppo di una giurisdizione derlla Chiesa ,sopra
i peccati influi itl sistema peniten ziaile dello Stato, per cui
non si distinse se non assai tardi il delitto dal peccato, e
tla pena inflitta al peccatore serbd a fiungo carattere re-
pressivo colne la pena inflitta al criminale. Tant'd vero
che la Chiesa, corne 1o Stato, non curat de mininzis, nta
soio delle colpe pit gravi. Insomma 1'una e 1'altro operano
su uno stesso piano, il foro esterno.
LTn vero e proprio potere de[la Chiesa d lento a sor-
gere, nla gradualmente si impone soprattutto per opera
detllefalsificazioni canoniche del secolo IX, in cui, nerl di-
sgregarsi dello Stato carolingio, la Chiesa, che accentra
ogni potere, ogni virtt, ogni saggezza, ha agio di ptla-
smare ia societA a suo piacere e imporle una nuova dot-
trina. Ma la tendenza all'affermazione di una facolt)
sacerdotale a concedere i1 perdono d irresistibile. E per-
cid a un certo punto tra i vari mezzi per ottenere il
perdono, il cui computo classico si deve a Origene, trovia-
mo le preghiere intercessorie e poi, dopo i1 secolo IX, con
gli scolastici la satislactio Pro l';eccatis e \a cornncunio
corporis et sangr.tinisDomini, elencateda Pietro Lombardo.
Una questione, che occorre ,accennare,C queila della
contriLio, che deve precedere l'assoluzione e trae origine
dalla grazia; la quale sola pud mettere il peccatore in quello
stato in cui i[ sacerdote pud vallidamente assolvere. Dot-
trina siffattamente rigorosa, che occorre temperarla. E se
gi) per tl'Aquinate [a grazia non precede, ma viene infusa
darl pentimento, d pii effetto che causa, si andd pii oltre
e si fini per teorizzare di una contrizione imperfetta, I'at-
tritio, tla quale divien contritio solo neltla confessione per
1) L. Serrnr, I-a riordinati.on: dtude sur le sacrement de I'ordrc,
Par is, rg o 7 , p . 3 8 5 e s g g . ; H. C. L a a , S to r i a , v o l . I, p . 6 7 .

ffilrs:1T,.%
t\'*' DE[AEDUcAtloN
d( BIBLIOTE
^:
Sq w-,
228 MARSILIO DA PADOVA

opera dei sacramento. Tipica ai riguardo la posizione del-


l'Aquinale : 7'attri,tio non pud divenire contritio, ma nella
confessione il penitente pud acquistare la grazia, e quindi
ben disporsi ,all'eser'cizio della potestas claaium da parte
del sacer,dote,all'assoluzione.
Cosi la Chiesa si trova a poco a poco investita d'un
aflto potere, de1 potere di rimettere i peccati, che si ras-
soda sempre piri netl campo teofiogico e dottrinafle cofl ras-
sodarsi della potenza sociale e politica del papato. Ire
false decretali 1o ribadiscono e 1o rai{orzano. Mentre
prima i[ sacerdote riconciliava atlla Chiesa intesa come
comunit) , ora riconcilia a Dio; e una decretale pseudo-
isidoriana lo dice chiaramente, e llo dicono chiaramente
altre falsificazioni canoniche. Lo svitluppo e riento e tardo,
tanto che tlo stesso Graziano neil Decretum d esitante. La
dottrina deflla potestas clauium si svdlge principalmente
a Parigi, tla cui universitd, come nota iri Lea t), crea la
vera dottrina teologica moderna, mentre Roma era tutta
occupata a dare alltlacattolicit) iti gran corpus del diritto
canonico. E l'epoca dei grandi teofiogi, che crearono la
pin grande tedlogia, dei grandi giuristi, tra cui molti
pontefici, che crearono quel diritto canonico, che pud de-
gnamente rivaleggiare col pir). vetusto diritto giustinianeo.
Ugo di San Vittore procfiama che solo Dio pud rimet-
tere i peccati, e che ill sacerdofe non pud direttamente
partecipare di questo potere, poichd non d Dio. Ma le sue
restrizioni atl principio mostrano come tla fotestas claaium
stia per trionf,are. Dio perd ha delegato il potere di a,ssol-
vere ai suoi sacerdoti, e questi lo ricevono e 1o manten-
gono, a meno che non se ne servano ingiustamente. Ove
se ne seryano ingiustamente, coiui che ! assolto da loro,
non d assolto da Dio. Quindi essi hanno un potere ma

1) H. C. Le.l, Storia, vol. I, p. 168.


229

sub conditiottc, sotto condizione che agiscano conforme


atltlalr61ont) di Dio.
Notevole \a posizione di Pietro Lombardo, il quale
afferma pur sempre che solo Dio pud rimettere i peccati,
ma che la Chiesa ha ricevuto da lui il potere di scio-
gliere e di tlegare. Ma tra fi'opera di Dio e quetlla del
sacerdote c'd differenza : Dio cancella definitivamente i1
peccato e purifica 1'anima maculata, e quindi assolve dalla
dannazione; itl sacerdote denuncia se tl'uomo d stato o no
sciolto da Dio, e non piri.
Atltri poi pone un'ulteriore distinzione, ed d anzi Pie-
tro Lombardo stesso che la ricorda : nel peccato occorre
distinguere tra culpa e poena; Dio rimette la culpa, la-
vando la macchia del peccato; il sacerdote rimette la
poena, che seguirebbe all peccato.
San Tommaso, se accetta sostanzialmente questa distin-
zione, crede che il sacerdote abbia potest) tanto suila
poena quanto suila culpa; nla, come gii Ugo di San Vit-
tore, ritiene che la potestas claaium sia valiida in quanto
esercitata conformemente alla volont) di Dio.
Marsitlio da Padova conosceva certo tutte queste teori-
che, e di esse si serve nella sua lotta contro i[ sacerdota-
lismo, in un procosso a ritroso di quello, che certo era
dominante ai suoi tempi e che tendeva a'd aumentare le
f,acolti del sacerdo,te nel campo sacramentale. Egli si
fonda su Riccardo di San Vittore e su Pietro Lombardo,
che cita espressamente, su Ugo di San Vittore che qui
non cita, ffia che aitrove mostra di conoscere. Laddove
questi, affermando che solo Dio ha la facotlti di rimettere
i peccati, attraverso restrizioni assai forti, sfociano nel
sacerdotalismo, ed aumentano [a partecipazione e [a me-
diazione sacramentale del sacerciote,ri Padovano afferma
il principio primo dei suddetti teologi, di Ugo e di Pie-
tro nella sua rigiditi senza limitazione. o Sufficit soli
230 \ , I ARSI L I O DA I' A I) O V ' \

])eo confiteri peccata ipsa, videlicet recoglroscendo,et de


ipsis poenitendo cum proposito talia ulterius non com-
mittendi r 1). La reazione ad ogni forma di mediazione tra
u o mo e Dio d evident e. Qui d a v v e ro s ' i n i z i a i l p ri mo
moto di riforma nella societi trecentesca, che poi porterd
a Wicleff, a Hus e quindi a Lutero. E che realmente
questi riformatori conoscesserolVlarsilio, 1o dimostra i[
fatto che Wictleff tra le proposizioni condannate ne ha
t).
una che sembra tolta di peso dal nostro scrittore
In quanto all'alltra questione dello stato di grazta, Per
cui solo si pud profittare dell'assoluzione di Dio, \'Iar-
silio d pur sempre contro f indrrizzo prevalente nel suo
tempo. Occorre tla vera contritio, 1Lagrazta infusa, attra'
verso tla quale soltanto si puir essere ben disposti a godere
dell'assdluzione dei peccati : a sufficit sola contritio et vera
poenitentia de comtnisso absqueomni confessionefacta vel
t).
fienda sacerdoti, ut immediate absolvatur per Deum >
E la teoria di Riccardo di San Vittore senza le sue
restrizioni : r1'uomodeve essere perfettamente contrito, tla
contrizione deve precedere completamente 11'assoluzione,
altrimenti non c'A salvezza. Tutte le teorie intermedie,
per cui era sufficiente una contrizione imperfetta, che non
esige la grazia infusa, che diviene contritio netl sacra-
mento; per cui itl sacramento suppii,scea{ difetto esistente
in coloro, che si accostano alla confessione; per cui nefila
stessa confessione irl penitente acquista \a grazta, sono da
Marsilio respinte. E necessaria 7a sola contritio e la vera
penitenza; il rtestonon ha che una importanza secondafia.
La confessione all sacerdote d utile e giovevole, fla
non indispensabitle.Marsilio non ri'esclude,e, quindi, non
l) D . , n . , Y, 2 o ; e d . Bn l l t PT o N, p . r r .
2) ( Si homo fuerit debite contritus, omnis confessio exterior est sibi
superflua et inutilis r. \redi Damnatio ervorun4.f ohannis Wickleft, zz feb-
braic r4r8, di l{artino V, in Dtt-v,l^zzo" XIae. Bull., r'ol. I\', art. 7, p.665.
3) D. m . , V, 1 3 ; e d . Bn . l n . r p r o N , p . r z e s g .
L.{ DOTTRINA DELLA CON}.'ESSIONIi 23r

cade nell'eresia, che pur di frequente aveva osteggiato la


confessionesacerdotaie privata. I1 Padovano nella sua co-
struzione penitenziale non segue tla dottrina dominante,
ma certo non d neppure eterodosso, perchA i punti contro-
versi non erano ancora stati fissati d'autoriti e le opi-
nioni dei dottori erano lle pit varie. Questo perd d da te-
nersi fermo che, ove la dottrina cattolica sulie basi poste
da Ugo da San Vittore e da Pietro Lombardo, attraverso
deviazioni restrizioni sottintesi, portava infafilibilmente ad
un sacerdotalismo onnipossente, Marsitlio, nel suo rigori-
smo, congiungendo 1'animo umano direttamente a Dio,
esigendo fi'assdluta contritio per lla remission de'peccati,
apriva rla via alla Riforma. M", ripeto, stando alla dot-
trina del suo tempo, il Padovano 1lon era eterodosso,tanto
che la condanna di papa Giovanni XXIr riguarda soflo [e
sue dottrine di potlitica ecclesiastica e non [e dottrine teo-
logiche, che pure nel Defensor pacis avevano gii trovato
precisa formu'lazione. E che Marsiiio non sia eterodosso
di fronte atllla dottrina canonica, tlo prova un'altra osser-
vazione : ove quasi tutte le sette ereticali dopo il Mille,
i Catari, i Patarini, i Valdesi, gli Arnaldisti proctlama-
vano il valore r'eiativo dei sacramenti, i quali, se ammi-
nistrati da sacerdoti impuri, non sortiscono i[ floro sacro
effetto, Marsilio non ha il!S:sunaccenno, che mostri l'ac-
coglimento d'una si anarchica teoria. Anzi, tutto ci in-
duce a credere che egli inclini per l'opposta soluzione,
di un vatlore obiettivo dei sacramenti, che nutltla perdono
detl loro splendore per f impurit) del sacerdote, che tli ce-
[ebra, tanto piri che nelle sue frequenti diatribe contro il
dlero corrotto non scende mai a negat'e ad esso i[ carat-
tere indelebile e i santi poteri.

In ordine atla confessione Marsitlio nega, nonostante


tl'autorit) in contrario di Pietro Lombardo, al sacerdote
232 Mr\RSILIO DA PADOVA

tla facolti di imporre penitenze a soddisfazione de' peccati.


Egti osserva come [e Scritture non accennino a questa
facolt) del sacerdote, nd si possa mai determinare quanta
e quale pena si debba assegnare al peccatore per i peccati
commessi. La conclusione d una : il peccatore confessato
e pentito veracemente C assolto dalla pena etern,or seb-
bene in terra non compia alcuna personale o reale opera
a soddisf,azione del suo peccato, < quamvis in hoc saecuio
nullam r,ealem aut personalem satisfactionem exhibeat pro
peccatisr r). Espierd per un tempo maggiore o minore
nella vita ultraterrena, ma non eternamente. So'ddisfare in
questa terra d un consilium, non un praeceptunt,.
Queste poche osservazioni di lVlarsilio ci riportano ad
altre controversie teologiche, attraverso 1e quali gli scola-
stici venivano fissando la moderna dottrina cattolica. Oc-
corre ricondurci alla predetta distinzione tra poen,a e
culpa nel peccato, cui accennano tanto Pietro Lombardo
quanto Ugo di San Vittore. Riccardo perd d i1 primo che
tla elabori. Solo Dio pud cancellare fi'obbligazione derivante
dal peccato, tuttavia qualche volta si vale del concorso dei
suoi sacerdoti. Tosto che itl peccatore si ravvede, l'eterna
dannazione, sancita per il suo peccato, d sostituita da
un castigo temporale, I'inferno dal purgatorio. Per essere
poi pure esonerati dal purgatorio d necessario confessarsi
a[ prpte e adempiere tla penitenza da tlui imposta. L'opera
ddl sacerdote integra quetltla di Dio ed e attorizzata dal
potere acquisito nell'ordinazione di legare e di sciogliere.
Teoria, la quale cosi bene scolpisce le funzioni del sa-
cerdote nei suoi rapporti coi fedeli e con Dio che tutti
i teologi successivi sostanzialmente o con rnodifiche la
accolsero, da Alano da Lirlla a Guglie'lmo da Parigi, a
san Bonaventura.
L ) D. n t . . , Vf , r ; e d . Bn e u p r o N, p . 1 7 . V e d i N . V e ,r o r s , J e a n i e
Jandun, p. 6o9 e sg.
233

Tuttavia la dottrina non si fermd qui. L,,acontritio, es-


senziale alla liberazio:ne dalla culpa, era un ostacolo troppo
forte, per cui il sacerdote non poteva rimettere 7a poe.na,
don,descaturiva che quella, che portava all'assoluzione, era
infine ia lotta privata e non la virtuaLte del sacramento.
Da cid le piri miti teorie su11'aftriti,o,le'dottrine che da-
vano all'assoluzione de1 ,sacerdoteeffetto di rimettere tanto
la culpa q.uanto la poena.
Nutlla di tutto cid in Marsifiio : sdlo tl'intima e piena
contritio salva ll'anima, e questa deve precedere ogni as-
soluzione , senza alcuna subordin azione a tlimitate espia-
zioni terrene, insufficienti a colmare itl dissidio tra uomo
e Dio netl peccato. Marsillio ha 1a coscienza che [a sua
rigida dottrina d contraria ailI' indirizzo sacerdotafiistico,
affermato nella scuola da tanti dottori, e cid non per-
tanto tien fermo. Pietro Lombardo la pensa diversamente?
Non importa : aflla sua autoriti pur sempre si sfugge cotl
silenzio delle Scritture sull'argomento.
Ma non basta. Il nostro Padovano si scaglia contro
l'uso invalso a'suoi tempi in modo impressionante, di
concedere indulgenze per pefitlegrinaggie crociate. Aficuni,
osserva, deducono dalfia potestas clauiuno che i vescovi e
il papa possono concedere ai peccatori per le pene future
indullgenze di mesi, di anni, o addirittura plenarie come
per i giubitlei. Anche qui Marsitlio, come sopra, ritiene
abusiva siffatta autoriti, che vescovi e pontetici avocano
a sd, perchd non tlegittimata 'dai sacri testi, e, come fu
necessario negare le penitenze satisfattorie, cosi pure oc-
corre negare tle indulgenze.
Gi) nel Defensor pacis abbiamo vista negata all'auto-
rit) ecclesiastica[a potesti d'imporre digiuni o di inter-
dire tl'uso di quatlchecibo ai fedetli, come pure di obbli-
gare altl'astensione dal lavoro gli operai manuali e di
stabilire nuove feste. Ora il Pa'dovano limita ulteriormente
23+ }{ARSII,IO D.{ l'.{DOVA

Ia potes$ eccllesiastica, e passa ad esaminare se le cro-


ciate e i pellegrinaggi siano meritori e vatlgano davvero
come inddlgenze.
Senz'altro crede illecito il condurre coattivamente gli
infe'deli alla religione di Cristo. Donde ,segue che le cro-
ciate non sono mai meritorie. Ma di contro egli osserva
che, se una tale impresa si compie per costringere gli
infedeli alla obbedienza del principe e del popolo romano,
allora e pienamente giustificata e da un alto punto di
vista civile meritoria, perchd ordinata alla pace e alla
tranquillite del mondo. Tutta la mentalita di Marsilio si
rivela qui : egli in so,stanza nega la legittimit) delle guerre
di proselitismo, e di tutte le guerre religiose; ma afierma
nello stesso tempo il 'diritto alla conquista. Quei diritto
alla conquista, che nella sua natura essenzialmente pratica
solo pud assicurare la pace : tali guerre u de iure tenentur >,
sono giustificate dal fine.
In quanto ai peltlegrinaggi, che i peccatori fanno nei
luoghi degni di memore riverenza, in fiinea generatle non
nega che possano essere meritori, ma crede che molta
maggior grazta ottenga presso Dio colui, che divida alle
vedove, agli orfani, ai malati, o volga ad opere di pub-
hlica difesa, i1 denaro, che atltrimenti andrebbe consu-
mato in viaggi lunghi per terre lontane. I vescovi e i
sacerdoti, insomma, non hanno veruna potest) di dare
e revocare indulgenze : Dio solo pud conoscere f intimo
sentirnento degli uomini, i cuori dei peccatori, e quindi
valutare i sacrifici satisfattori, la quantit) e la qualit) dei
meriti e dei demeriti 1).
L'atteggiamento di Marsifiio da Padova in ordine alle
indulgenze d di mera reaziane. Ove in ordine alle indul-

l) D. m . , YI I , r - 4 ; e d . BRe u pto N , p . r 8 e s g . V e d i N . V a r o r s ,
.fean d,e Jandun, p. 6ro.
L E I NDULG E N ZE zJ)

genze, osserva il Valois t), Guglielmo Durando e Durando


di San Porciano esprimevano un semplice dubbio, qui
for,se c'd una vera negazione del principio. Nd la reazione
e la negazione sono senza motivo. Delle indulgenze si era
abusato, e come ! Papa Vittore II fu il primo a promettere
un'assoluzrone plenaria a chi portava guerra agii infedeli
e percid si crociava. Lo ste'ssofece llrbano II nel concilio
di Chiaramonte per una crociata da flui bandita t). Nacque
cosi l1uso che si perpetud per qualche secolo ,di concedere
indulgenza plenaria a chi moveva guerra, sia pure per
fini tutt'altro che edificanti, agli infedeli ; uso che si estese
in modo assai grave, e valse a giustificare ogni sorta di
n'ef.andezze. Infatti non ci si accontentd di dare questa
assoluzione generale a chi fiottava in Terra Santa contro
arabi e turchi, ma la si concesseanche a chi in Ispagna
battagliava coi Mori, o in Linguadoca e in Provenzl cogli
eretici, o aritrimenti militava sotto tle bandiere de[t1'Im-
pero e dei regni cristiani in Oriente. Nd bastd : furono
ritenuti meritevoli detll'assoluzione d'ogni ufitraterrena pu-
nizione tutti coloro, che contribuivano con denaro a1le irn-
prese beliiche.
Che di questi abusi il Padovano abbia avuto esperienza
diretta d indubbio, poichd, proprio .durante la spe,dizione
di Ludovico su Roma, Giovanni XXII proclamd ia lotta
contro i'imperatore una vera crociata, e quindi conce's,se le
indulgenze medesime, che si concedevanoa coloro, che si
armavano contro gii infedelis). Nel secolo XIII, nota 1o
Chardon a), le cose andarono assai peggio : si concedeva
tf indulgenza non solo ai crociati, ma anche a chi sem-

1) N. VALots, Jean de Jandun, p. 6ro.


2) Per le notizie che seguono vedi soprattutto D. A. Cuenoor,
Stov'ia dei sacramenti, trad. it. di B. oe VoNszr-\, Brescia, r758, vol. II,
p. 27 7 e s g g .
3 ) F . Ro c a u Ar N, o p . c i t . , v o l . II, p . 4 o 7 .
4) D. C. C'. n e n n o x , o p . c i t . , v o l . II, p . z 8 o .
236 \ L \ RSI L I O D. { I' ,\i ) O V .{

plicemente dava denari e mezzi per la costruzione di qrlafl-


che chiesa o di arltro edificio adibito atl culto. Questa con-
suetudine fu certo un incentivo a splendide costruzioni;
e cosi sorsero lle lluminose cattedrali trecentesche, che si
librano ai cieli quafii inni di gioia cantati nella pit piena
serenit); ma ne venne pure meno 1a severiti clella reli-
gione, che sempre pit diventd lussuosa e facifle, priva detl-
l'antica umilti. Per lcgica estensionebeneficiarono spesso
di indulgenze anche i costruttori di quelle opere pubbliche,
che, pur non essendolegate a1 culto, l'autoriti eccl,esiastica
favoriva : ponti, stra'de, ecc.
Indftizzo questo, che siamo venuti descrivendo, nefl
suo complesso dannoso al quale perd non mancd una
efficace reazione. Atlcuni papi corsero ai freni e restrin-
sero ['indulgenza p'lenaria alle crociate e ai petlllegrinaggi
in Terra Santa. Innocenzo III stabili che nel dedicare una
chiesa non si potesse godere di pit di un anno di indul-
genza: cosi fu stabilito nel quarto Concilio Lateranense,
che si mo,strd severo ne'riguar'di delle indulgenze. Nei
campo dottrinale, oltre i due dottori citati dal Valois, ri-
cordiamo Pietro Cantore, che nega a{latto la legittimit}
,delle assoluzioni generali, ammettendo tutt'al pit quelle
particolari.
Una reazione ,c'era dunque innegabillmente, ma l'an-
dazzo delle indutlgenze7a vinse, e si continud come prima.
Marsirlio pur esso si oppose, ffia [a sua voce fu soffocata
da quelfia d'una moltitudine di fedeli invocanti pace per
l'oltretomba in ogni modo, con dedicazioni di chiese ed
offerte di denari, con peltlegrinaggi e guerre sante. La
Chiesa di Roma non si accorse del pericolo, e, forse per
i maggiori bisogni della Sro crescente organizzazione uni-
versale, concedevae riceveva. A1 di le da1le Alpi si pro-
filava gi) tl'ombra ghignante di Martin Lutero.
L'atteggiamento antisacerdotatlistico,che abbiamo vi-
LE TNDULGENZE 237

sto sinora in Marsifiio, si manifesta ugualmente in un'al-


tra questione, quella dei voti, che il Padovano affida pit
arlla libera coscienza del fedele che non atl giudizio autori-
tario del potere ecclesiastico. Occorre innanzi tutto defi-
nire itl voto: < votum.... est promis,sio quaedam spontanea
mente vel voce facta, de fiendo atliquo vel omittendo, sibi
sufficienter cognito sive noto, propter finem atliquem obti-
nendum in praesenti saeculo ve[ venturo , t). La persona
che emette irl voto, deve essere in eG di ragione e di giu-
dizio. La causa del voto d l'ottenere un bene o evitare un
male in circostanze, che possono essere controlliate dal-
tl'uomo. In ogni caso ir1voto pud essere semplice o condi-
zionato : per esempio, condizionato all'approvazione d'ai-
tra persona.
Il voto per la sua natura di promessa, che, accettata
da Dio, vincoia colui che l'ha espressa, dev'essere san-
zionato da una pena. E, come itl mancare ad una obbliga-
zione civirle genera responsabillita verso l'atltra parte, pa-
rimenti i[ voto mancato comporta una pena verso Dio.
Comunque, se il voto d semplice, nd i vescovi, nd il papa
possono dispensare datlla sua osservanza.Marsilio riprende
ill paraillerlo tra i,l voto e fl'obbli gazione civile e 1o svolge
in tutta la sua estensione. E uno dei pochi casi in cui ill
Padovano ci si dirnostra giureconsulto oltre che politico e
teotlogo. Prendiamo un contratto : il debitore pud essere
sciotlto dal vincollo nascente dafltl'obbligazionesolo da colui,
verso il quale era tlicitaniente obblligato, o dal giudice ci-
vile, che sta giurisdizionalmente sopra debitore e creditore.
I1 voto non d se non un'obbligazione assunta verso Dio :
fard questo, se tu, o Signore, mi concederai quest'alltro !
Solo Dio, la controparte nella ,ul.u obbligazione, pud ri-
mettere irl dovuto, non altri, neppure i1 pontefice di Roma.

t) D . *. , YI I I , z ; e d . Bn e u Pr o N , p . 2 0 .
238 MARSILIO DA PADOVA

Secondo il Valois t), Marsilio forse a questo punto pensa


a Clemente V, cui gii spirituali avevano negato i1 potere di
dispensare dalfla rigida esecuzione del voto di povert).
11 voto deve essere interamente tlibero e spontaneo.
Percid nessuna persona pud col suo voto obbtligarne un'al-
tra; ,specie se questa ! ignara dell'altrui voto. Quindi i
sacerdoti d'Occidente, che sono fiegati dal voto di non
prender moglie o da altro comportamento non obbligato-
rio per legge divina, ron vincolano i tloro successori, i
quali dovranno percid rinnovare ill voto di castit). Pari-
menti nessun religioso, monaco o mendicante, pud essere
astretto da un voto fatto 'da[1'ordine, fuori dafl,la profes-
sione, a meno che esso non sia gi) incluso nelilla profes-
sione detllaregoia ; e qui, sempre secondoil Valois '), Mar-
sitlio si pone contro gli spirituali che vollevano imporre a
tutti i frati minori [' onere e [a disciplina dell' assofiuta
povert), che essi ritenevano conforme allo spirito e a[-
I' in s e g nam ent o di san Franc e s c o .
Nonostante che Marsitlio ritenga che neppure irl pon-
tefice possa dispensare dai voti, tuttavia osserva come vi
siano dei casi, in cui i[ mancare alla sacra promessa non
porta pena in cospetto di Dio. Essi hanno luogo tutte [e
voflte, in cui, essendo itl voto fatto per il raggiungimento
di un bene morale o per evitare un peccato, 1o si rompa
per conseguire un bene maggiore o per evitare un peccato
pii gran,de. E il caso dell'eremita, che si sia votato a
vivere in un bosco selvaggio, e sia stato dipoi eletto ve-
scovo o papa, come avvenne di Celestino V; o di chi, vo-
tatosi senza esperienza, in giovanissima et), alla castit),
sposa per non incorrere netl peccato di fornicazione. Ma in
ogni caso Marsitlio lascia alla retta coscienza del singofio,
illuminata 'da Dio, un giu'dizio di tal natura : se ciod si
1) N. Verors,
Jean de Jandun, p. 6rr.
2) N. \ r Ar - o t s ,
Jeate de Jandun. p. 6rr.
SCOMUNIC,\ IiD INTERDETTO 239

possa rompere irl voto, per conseguire un bene o.d evitare


un niale maggiore t). Il fatto che tl'autorit) eccliesiastica
frequentemente esoneri dall'osservanza dei voti, d prova
che il non adempimento A spesso lecito, ma itl rompere i
voti, insiste il nostro autore, pud compiersi senza itl per-
messo de,ltle autoriti, giudice sdlo tla propria retta co-
scienza. Anche qui Marsilio anticipa Martin Lutero !

Un argomento sul quale Marsilio da Paclova si ferma


alquanto d pur sempre quello della scomunica, che noi
abbiamo gie esarninato2). Ritornano i concetti de1 De-
fensor pacis: [a scomunica non d sollo un provvedimento
disciprlil"t. ecclesiastico, ma porta seco conseguenze ci-
vili; dunque i'autoriti pubblica non pud da essa prescin-
dere e devc convalidaila; d la cornmurtitas o la sua valen-
tior pars quci,la che definitivamente escfiude dal consorzio
civile chi sia incor,sonella sanzione della scomunica. Tut-
tavia Marsilio svolge alcuni punti, che nel Defensor pacis
non erano che accennati o sottintesi. Egli gi) dubitava in
generatle dell vatlore moratle e dell'efficacia religiosa di sif-
fatto provvedimento : netl Defensor minor il suo atteggia-
mento critico d acuito, ed egli si dimostra piri che mai
ostile aila -scomunica, che, inefficace ad aicun sincero rav-
vedimento, agisce sinistramente in una sfera, che dovrebbe
rimanere sempre libera, la sfera della coscienza3).
Indltre [e sue osservazioni ,sono acute sotto altri versi,
propriamente esegetici. Se nella Scrittura si pud rinvenire
qualche accenno alla scomunica, come facold data ai chie-
rici di porre fuori datltlacomunione religiosa il peccatore;
non si pud con essa giustificare la scomunica, come con-

l) D .m . , VI I I , r-5;ed. Bn e u p r o N , p .2 0 e s g g .V e d i N . V a r o r s ,
Jean de Jand,un, p. 6rr.
z) Ved i p . r r 8 e sgg.
e) Vedi p. r 19 e sgg.
240 MARSILIO D.{ I'ADOVA

danna, per cui il coipito d tagliato via dai beneficii sacra-


mentatli ed d posto senz'altro nelle braccia di Satana. Al-
tro e porre il peccatore fuori dal contatto con gli atitri
fedeli, onde questi non vengano contaminati dal peccato;
atltro affidallo alla sua sorte, allontanarilo da quetltlache
con Pietro Lombardo si pud ,chiamare comunione spiri-
tuale. La scomunica intesa in questo secondo senso e
inammissibile, perchd non giustificata datlla Scrittura ').
Una tale scomunica ripugna a[ nostro spirito di cristiani :
essa, dice energicamente, non d opera di pastori per la co-
struzione delle anime, piuttosto per la distruzione : < hoc
non esset opus pastorum in aedificationem animarum, sed
potius in destructionem > 2).
Pii energicamente ancora Marsilio giudica gli inter-
detti, coi qualli papi e vescovi colpivano le citt) ribetlli. Le
scritture sacre non li contemplano punto, percid a da
ritenersi che un vescovo commetta egli stesso peccato mor-
ta[e, se priva dell'amministrazione spirituafie, della messa,
detlla predicazione evangelica, [e sue pecorefitle,che tanto
hanno bisogno delle sante consolazionit).
A proposito detlle scomuniche 1'atteggiamento di Mar-
sirlio d di netta opposizione. La scomunica, che nei primi
tempi era stata in mano detltlaChiesa un'adeguata arma
disciplinare, ora diviene un'arma politica, deltla quale si
usa e s'abusa. Dopo il Mille, abbiamo gi) visto piri volte,
in tutta la societ) medievale c'd un risvegiio di classi e di
coscienz,e,pullulano e si svolgono numerosi i moti ereticali.
I,a Chiesa corre ai ripari, e con essa 1o Stato, seguendo
l'uso e il diritto pubblico del tempo, per cui 1o Stato d pro-
fes'sionista,fidelis. Enrico III, Federico I, Enrico VI, Ot-

r ) D . m . , X, z ; e d . Bn e l r p r o N, p . 2 7 e s g .
2) D . *. , X, z ; e d . Bn e u p r o m , p . 2 8 .
3) D. ?n., X, r-6; ed. BnervrproN, p. 26 e sgg. Vedi N. Verors,
Jean de Jand,un, p. 6rr.
SCOMUNICA ED INTERDETTO 2+r

tone IV, tirtti promanano leggi in ordine all'eresia, e alla


scomunica danno pubblici efietti. La Chiesa, d'altra parte,
inizia il suo lavoro di riorganizzazione con 1' Inquisizione.
Ma tla Chiesa non sempre si contentava delfla scomu-
nica e della persecuzio,neindividuale; spesso, per ragioni
<li politica ecclesiastica pit che di teologia, ricorreva ad
un'arma pit potente, I'interdetto, che colpiva una citt),
una r'egione, uno Stato, e 1o poneva fuori dalla partecipa-
zione spirituatle, fuori dalla grazia di Dio. Le citt) spesso
rimanevano sotto I' interdetto'mesi od anni ; e 'si ostinavano
in una lotta pazza, resa pii difficile da iuterne fazioni.
Mancando, osserva il Volpe t), un centro intorno a cui
coor,dinare le f.orze contro l'eresia, ne veniva che, dopo
un interdetto durato 'assai a lungo, l'eresia trovava il ter-
reno preparato per la sua attiviti. Spesso i ci,ttadini, abi-
tuati a fare a lneno del cuito, cadevano in una indifferenza
peggiore dell'eresia. Tutti mali, di cui la Chiesa non si
rendeva conto, continuando a colpire, a colpire.
Ma I' interdetto pit che un'arma religiosa era un'arma
politica, anzt per ecceilenza politica, e l'autoriti pubblica
delle citti interdette non poteva rim.aner passiva di fronte
ad esso. Ed ecco teorie destinate a frustrare le sanzioni
eoclesiastiche.Nessun vescovo, si disse, ha diritto d'impe-
,dire 1'amministrazione dei sacramenti; quindi I'autoriti
civile pud costringere legittimamente i chierici a confes-
sare, ad impartire l'eucaristia, a celebrar la messa.
< In certe sette ere,ticali italiane del '3oo >, nota ancora
ii Volpe'), tr si ammetteva fra l'altro i1 diritto del popolo
di costringere il sacerdote a celebrare in tempo di inter-
detto e magari a uccidere i chierici renitenti. Neflle nostre
citti e campagne non si arrivav.a alla strage, ma bene al
carcere e, pii spesso ancora, per questo ed altri atti di
1) G. Vorrr,, Mouimenti eretlcali, p. r37 e sgg.
2) G. Vorea, IVlouimenti ereticali, -p. i38.

F. Berrecrre, - It[arsilio da Padoua. r6


242 MARSILIO DA PADOVA

ostifite clericale, al bando civile, una specie di scomunica


laica che oggi potremmo dire boycottaggio r.
Marsilio da Padova,di tutto cid ayeva avuto esperienza.
La sua citt) nativa spesso nelle sue lotte giurisdizionali
aveva subito l'interdetto, e I'economia generale ne aveva
risentiti tristi effetti, specie perchd con f interdetto si
faceva obbligo a studdnti e dottori dello Strrciio Ci allon-
tanarsi, per non subire pur essi gli effetti della scomu-
nica t). A Parigi aveva certo udito delle non antiche pre-
tese di Bonifacio e delle armi da tlui usate contro Filippo.
A Roma, nel t328, essendo e$li vicario ecclesiastico di
Ludovico, ll'interdetto pontifi,cio scagliato 'darlcardinafi le-
gato Giovanni Orsini 2), e letto in pubblico, nonostante la
vigilanza degli imperiatli, da facopo Colonna canonico la-
teranenset), aveva diviso il clero romano in due parti, una
che continuava ,ad officiare, t1'altra che vi si rifiutava.
Tutto cid spiega a sufficienza le dottrine di Marsilio;
e d'altra parte la sua politica come vicario eccfiesiastico
e consigliere del Bavaro A dilucidata dal modo, con cui i
suoi tempi giudicavano fl'abuso che itl potere eccfiesiastico
f'acevadell' interdetto. Cosi forse si pud giustihcare il
':asc
dell' abate di San Trifone a) ed altri episodi di intolle-
tanza, che certo non contribuirono poco alla ruina de[-
[' imp r e sa di Ludovico.
Marsilio in cid d perfettamente nel suo teinpo i e se
egli reagisce, altri con tlui reagivano. Molti altri a scrit-
tori regalisti detl principio detl XIV secolo solltlecitanodal
re [di Francia] 'di mettere riparo all'abuso e tendono a
considerar il beneplacito suo necessario perchd le censure

r) Su questa scomunica, diciamo pure, civile, vedi F. L.e.uRnrvr,


L'Cglise et I'Ctat, vol. I, p. +8 e sgg.; F. Sceouto, op. cit., pp. ro e sgg,,
r r n . r, 8 7 .
2) F. GREGoRoVIUS,op. cit., vol. VI, p. 166.
3) F. GREGoRovrus, op. cit., vol. Vf, p. r84.
a) Vedi p. r9r del presente lavoro.
LA POTDSTA PAPALI: 243

ecclesiastiche, in quanto si risollvono in pene temporali


ed hanno eftetti civili, siano applicate , t). E questo un in-
dirizzo perfettamente logico : 1o Stato acquista coscienza
di sd, e non pud permettere che ,sanzioni essenzialmente
disciplinari si convertano in armi di dominio politico.

'Iutta la critica politica rnarsirliana, che sino a questo


punto siamo venuti svollgendo, involge pur sempre [a ne-
gazione di quella plenitud,o botestatis, che, affermata da
tutti i pontefici ed esagerata da Bonifacio VIII, Cle-
rnente V, Benedetto XII, era stata oggetto di tutte le <iia-
tribe del Def ensor pacis 2). Marsilio continua a negarla
nel DeJensor ntinor, nla a$li argomenti addotti nel suo
maggior trattato, ne aggiunge un atltro, che giova accen-
nare. Cristo ebbe duplice natura, una divina ed una umana ;
fu vero Dio e vero uomo. In quanto fu vero Dio, potd
creare il mondo e tutte le cose visibili ed invisibili, ri-
suscitare i morti, compiere miracoli, dare agli uomini di-
vine leggi e secondo queste potr) giudicarli nel di prefis-
sato. B rse Cristo fu vero Dio, come tale non pot! avere
successore.Ma Cristo fu anche uomo, nacque di donna,
fu circonciso, pati corporallment!,!, come uomo e sacer-
dote, a lui ben poterono succedere gli apostoli, e quindi
is a c e r dot ieivescovi.
Ma netlla sua natura divina, insiste il nostro autore,
Cristo non potA avere successori.Percid ila plenitudo pote-
statis e un assurdo, poichA essa implica piene""i di f^-
coltd, divine ed umane, di cui nessuno mai pud essere par-
te c ip e .
Un altro punto A questo. La Chiesa e i suoi teorici
hanno sempre sostenuto come Pietro sia stato itl primo
degli apostoli e i[ primo vescovo di Roma, come ogni ve-
1) G. Vol-pn, Xfouitnenti eyeticali, p. r39.
:; \re d i p . r 7 2 e s g g . d e l p r e s e n te l a v o r o .
244 MARSILIO DA PADOVA

scovo di Roma bene continui 1'originario primato di Pietro,


e la chiesa di Roma itl suo primato sultle altre chiese. Nd,
dicono, c'd pericolo di errare. La Chiesa nefitlasua tota-
tliti d infallibile; essa ha sempre professata questa dot-
trina; ,dunque, questa d ver,a. Il r,agionamento, secondo il
nostro Padovano, non va. L,a Chiesa A infallibile in ma-
teria di fede, di morarle, di rito, e non pii : ora [a que-
stione del primato petrino non e questione di fede, di
morale, di rito. Il punto d importantissimo, perchd non
solo flimita notevolimente il valore detlla tradizione dichia-
rata datltla Chiesa, e quindi prelude alla Riforma ; ma
limita la sfera delf infatllibiliti detlla Chiesa e dei suoi
organi, il pontefice e il concitlio generalle, alla pura ma-
teria di fede e morafle, annunciando $li ulteriori sviluppi
detlla stessa dottrina canonica. < Nos autem dicamus, quod
ecclesia universalis fidelium Christianorum atliquid dicere
potest de his, quae sunt secundum sacr,am scripturam de
necessitate salutis aeternae credenda, quemadmodum sunt
articuli fidei et reliqua secundum scripturam. praecepta
similia sive per necessitatem ad ipsa sequentia, aut potest
universalis ecclesia dicere quaedam de his, quae pertinent
ad ritum ecdlesiasticum decenter servandum, quae conve-
nientia sunt et expedientia in hoc saecuio ad pacificum
convictum hominum et statum tranquitltlum, etiam dispo-
nentia ad futuri saeculi beatitudinem consequendam et
poenam seu miseriam fugiendam D t). Ma il ritenere Pie-
tro il primo degli apostoli, primo vescovo di Roma, p!r
forne quindi discendere il primarto della chiesa romana,
non A materia di fede, cui occorra di necessit) credere2).
E, d'altr,a parte, una tra,dizione simile non avrebbe il pir\
lieve fondamento dottrinale ne'sacri testi, che tacciono
sempre d'ogni prirnato di Pietro e di Roma.
L) D. ,n., XI, 3; ed. BnerrrPToN, p. 32.
2) D . *. , XI ,
: ; e d . Bn e r r , r PT o Np, . 3 3 .
245

Il vero capo della Chiesa fu eci d Cristo, e solo Cristo.


Nd Pietro, ni i suoi successori si poteroro, e si possorro
arrogare questa qualiti. Cid, peraltro, 11011 esclude che
san Pietro possa avere avuto un primato tutto terreno su-
gli altri apostoli, fondato sul volontario consellsodi questi
e non su un rnanclato di Cristo. Ne con cid si nega che
la chiesa di Roma realnrente 1re'secoli abbia potrrto assu-
mere un primato di fatto sulle altre chiese, giustificato e
legittimato darl bisogno storico d'unifi,care la vasta fami-
g lia c r i st iana, e da una ser ie di c o n c e s s i o n i ,c h e p ro c e d o n o
tu tte d all' hut nanus legislolor . L a s to ri a c i o d c ' i n s e g n a a
considerare i1 primato di Roma come un primato umano e
c o n tin gent e, non divino ed et ern o r).
Conforrnemente all' indirizzo costituzionatlistico, gia
v is to n el Def ensor pacis, l'aut o ri t), c h e Ma rs i l i o d a Pa -
dova nega a1 pontefice, d da iui attribuita al Conciiio ge-
t' e r a le dei f edeli. I {a, prim a cl i v e n i re a d i re d i e s s o ,i l Pa -
dovano affronta alcune questioni sul legislator hu,wtanu.s;
al quale, come altrove si d detto, spetta la convocazione
ciel concilio per risolvere le controversie religiose e di-
sciplinari. Che d innanzi tutto ques,to legislator lnuna-
nus, di cui tanto si d parlato prima ? Rispondiamo con
le stesse parole di Marsilio : ,r Supremus legistlator huma-
nus praesertim a tempore Christi usque in praesens tem-
pus, et ante fortassis per aliqua tempora, fuit et est et. esse
debet nniversitas hominum, qui coactivis legis pra,eceptis
subesse debent, aut ipsorum varlerttior pars, in singulis
re g io n ibus at que provinciis, 2 ). M", p o i c h d q u e s ta p o te s t)
per opera deltla totalit) delie provincie o della sua aalen-
tior pars fu trasferita nefl popolo romano ( propter exce-
dentem virtutem ipsitts r, il popotlo romano ebbe ed ha

r ) D . r n . , XI , r - 3 ; e d . Rn e n Pr o N , p. 3r e sg. Vedi N. Verors,


Jcan de Jand.un, p. 16z e sgg.
2\ D . n x . , XI I , r ; e d . Bn e v Pr o N , p. 35.
246 MARSTLIO DA I'ADOVA

l'autoriti di tlegiferare su tutto il mondo. Infine, se a vero


che il popotlo romano trasferi questa autoriti legislativa
nel suo principe, bisogna pur dire che essa attualmente
di fatto spetta atl principe dei Romani. Ed essa, aggiunge,
durera\ ne'l popolo romano e nel suo principe, fino a che
l'universatiti delle provincie dal popolo romano, ii popolo
romano dall principe non revocheranno la loro derlega-
E dobbiamo intendere debitamente fatta questa revoca,
ouando l'universali$ delle provincie o dei suoi cleputati
(syndici) o irl popolo romano, debitamente adunati,
ab-
biano preso tale provvedimento di revoca.
cosi, per un processostorico ininterrotto, irl potere po-
polare s'd accentrato in una ,sola persona, che dalla
de-
signazione concorrdedei popoli trae ogni autorit), e questa
giustifica. cosi testimoniano re storie e le Scritture,
di-
chiarando dovero,sa la sottomissione al potere pubbrlico.
L'autorit) del poporloromano non fu acquisita con rla ti-
r a u n ia , bensi voiut a da Dio; es s a p e rc i d d g i u s ta e
s a n ta .
Gli argomenti che qui Marsilio adduce hanno un certo
parailelismo con quelli danteschi della Monarclria !
Si pud
davvero llegare che il dottore di padov a abbia, pur senza
citarlo, presente il nostro massimo poeta ? Io direi di no.
A proposito di questa interpret aztone derlla tanto di-
scussa lex de imperio il Valois r) ritiene che < tla teoria
democratica di Marsilio da padova sbocca alrla procrlama-
zione del1'onnipotenza imperiale r. IV{a, se guardiamo rle
cose un po'pili ,a fondo, ci accorgeremo facilmente che i
suddetti ragionamenti marsiliani non solo non menomano
il principio,democratico puro, che d uno dei concetti foncla-
ruentali del Padovano, 1na non ledono neppure il concetto
N verors, Jean d'e Jand,un, p. 614. La tesi del varors
-t) pure sembra
acc.olta_ da G. ServBlrrNr, op. .it., p. 37. uIl popolo elettore _
scrivc in fatt-i.fegregio storico - d I'inieriiete ctei iotere divino, e
trasferisce ne['rmperatore da lui eretto il airitto
divino e la illimitata
sovraniti >.
I,A ( I,tiX DE IMI'ERIO D E LA SOVRANITI 247

ciello Stato particolare moderno superioretn non habens,


che il Def ensor pacis aveva affermato sulle ruine del teocra-
tico Impero.
L'interpretazione deltla l,ex de intperio eta stata una
delle questioni pit vive dei glossatori. Di fronte a co[oro
che affermavano importare una definitiva alienatio del-
l'originaria sovraniti popdlare, v'erano pure coloro, che
ritenevano la lex regia una mera concessio, tutta tem-
poranea e perfettamente revocabile, per cui quetltlostesso
popolo che s'era spogliato dei suoi diritti poteva riacqui-
starli, quando 1o riteneva opportuno. Ora lVlarsilio non
parla 'dr alienafio, bens\ di cort,casslo,tanto che sulla pos-
sibiliti ,d'una revoca d esplicito nell'ammetterla.
In quanto al concetto di Stato nazionale, esso non
viene a mancare nella solenne afiermazione del diritto
imperiatle. Neppure neil Def ensor pacis, tl' fmpero come
tale era negato, solo era diminuito al rango di Stato tra
gli Stati. Stato maggiore d'importanza degli aitri, ma
pur sempre Stato come tutti gli altri. Vi sono funzioni
internazionali, come quella di presiedere i concilii, ar-
bitrare tle contese tra gli Stati minori, prestare il braccio
secolare all'autorit) ecclesiastica, deporre i papi, sorve-
gliarne la elezione, deci,derein sede d'appello i provvedi-
rnenti disciplinari della Chiesa, concederepermes'sid'inse-
gnamento e di professioni, che presuppongono un impera-
tore. Ora Marsilio viene a parlare d'una autorit) legislativa
imperiale proprio a proposito del Concilio generale, la cui
convocazione pur nel Delerlsor pacis affida a1l'imperatore.
Del resto il diritto romano, uiv!nuto attraverso I'elabora-
zione dottrinale diritto comune, stava li nella societi me-
dievale ed aveva un valore generale fuori dai contini dello
stesso Impero. Occorreya teorizzare sulla sua genesi for-
male, e la teoria di Nlarsilio ha percid un valore meramente
giustificativo. Sono residui di medievalismo, che non si
248 MARSILIO DA PADOVA

possono facilmente srp!rer! nel secolo XIV, ma che d'altra


parte non valgono a distruggere le faticose conquiste del
pensiero marsiliano, che di certo attinge 1o Stato moderno
atrtraverso una faticosa esperienza politica.

Per quetl che riguarda il Concilio generafle Marsilio da


Padova rinvia atl Defensor pacis. Solo nota come nel suo
secoilonessun concitlio meriti il nome di generale, a meno
che non aduni in sd anche i rappresentanti deltle chiese
greco-scismatiche.I veri concilii, quelli di Nicea, di Efeso,
di Costantinopoli, di Calcedonia, convocati da Costantino
e dai suoi successori, furono davvero generali, perchd in
essi furono presenti an'cheprelati greci. La Chiesa di Cristo
prima fu in Oriente, poi in Occi,dente. I greii, inline,
credono nello Spirito Santo, e la loro divergerrza dat 7a-
tini d pit neltle parole che nella sostanza. Percid non li si
pud considerare scismatici, nonostante che i[ papa tali tli
procflami. A tatle stato di cose deve porre fine f impera-
tore, il quale convocheri un Concilio generale di greci e
1).
di tlatini e ridard I'unitA desiata alla Chiesa di Cristo

L'ultima parte detl Defen,sor minor nel suo nucleo


maggiore forma quel Tractatus de iwrisdictione intpera-
toris in, causis matrimonialibus, che d ben noto agli stu-
diosi marsiliani fin dal secotloXVI, e che Marsilio da Pa-
dova compose, come abbiamo detto, in occasione detl di-
vorzio di Giovanni Enrico di Moravia e di Margherita detl
Tirolo. Si dubitd motlto deltla autenticit) del Tractatus,
ma ora che lo si trova inserito nel Dele?ls()/ tttinor ogni
ragione di dubbio vien nleno. Di esso prima non si cono-
scevano che testi a stampa, oggi abbiamo il manoscritto

D . m . , XI I , r - 5 ; e c l . Bn e r r p r oN , p . 3 5 e s g g . V c c l i N . V e r o r s ,
\
Jean de tandun, p. 613 e sgg.
}I AT RI I I O NI O E D IV O R ZIO 249

B r e ma b. gS e il bodleiano,che a s s i c u ra n od e l l a s u a a u te n -
ticit). I motivi poi sono pur sempre marsiliani, e non v'd
timore di errare.
A[ testo neltl'edizione del Goldast precedono, come sap-
piamo, due atti imperiali, uno di divorzio, tl'atltro di di-
spensa datif impedimento matrimoniale di consanguineitd.
Quest'ultimo e formato con passi del Delensor minor.
L'opinione degli scrittori ritiene che questi atti, molto pir)
probabilmente progetti di atti, siano opera di Marsilio;
e siano stati presentati insieme con il Tractatus, estratto
,dal Defensor ntinor, alf imperatore; ma che poi questi,
temendo la soverchia au,dacia dell,e idee in essi espresse e
che certo ,cozzavanocon il diritto pubblico del tempo, abbia
preferito seguire diversa procedura t).
I punti, che Marsitlio particolarmente esamina, sono
'due : primo, a chi spetti pronunciarsi in materia di di-
vorzio; secondo, se sia possibitle una dispensa dalf im-
pedimento di consanguineiti e chi possa concederila.
In ordine al primo punto, dato che uno sorloo ambedue
i coniugi domandino l'annulrlanr.ento del matrimonio, gli
ecclesiastici giudicheranno in linea astratta, teoricamente,
su1[e cause detltlo scioglimento, se, per esempio, f impo-
tenza di una delle parti sia motivo suflrciente per il di-
vorzio. Ma tutto cid che A giudizio di fatto e coattivo
spetta al potere civile, e non sollo, diremo, nel giudizio
di cognizione, ma anche neltl'esecuzione,di modo che, per
esempio, irl coniuge che abbia ottenuto una sentenza fa-
vorevofle di divorzio non possa essere trattenuto a convi-
venza piri dal1'altro, e possa eventualmente ricorrere alla
forza dello Stato per rendersi indipegdente detl tutto e tro-
vare la pratica attuazione detlla sentenza di divorzio.

1) J. SuLLwtw, Manu.scripls, p. 3o5;


N . Ver o r s , . f c a n . d e J a n d u n , p . 6 1 7.
250 MARSILIO DA PADOVA

In ordine a1 secondo punto, Marsiiio afferma che gli


impedimenti matrimoniatli di consanguineiti non si tro-
vano espressi nel1e scritture sacre, [e quali non proibi-
scono affatto i matrimoni tra fratelli e sorel11e,tra cugini
e cugine. E cid risutlta anche da insigni dottori, come
sant'Agostino. Se un impedimento c'd, questo non pud
provenire che daltia tlegge umana, non daltla divina, dal
legislator lrutnanus, non da Dio. Quindi tlo stesso legi-
slator hunranus, che 1o ha posto, pud toglierlo. Il ponte-
fice sostiene che questa facotlt) di dispensa soflo a lui
spetta, e non all principe, 6a lla sua tesi d assurda, poi-
chA, se f impedirnento fosse realmente di diritto divino, e
cosi 1o credono i decretatlisti, non solo il papa, ma nep-
pure gli angeli detl cierlo potrebbero togliefllo via 1).

L) D. ?,1,.,
XIII-XVI ; ed. BneuproN, p. 38 e sgg. Vedi N. Verors,
Jean d,etandun, p. 615.
Cepr roro VII.

CONCLUSI ONE,

Ora che siamo giunti alla fine del nostro lavoro ed


abbiamo stu,diatoil pensiero politico di Nfarsilio, non solo
in sd stesso,ma in rapporto a tutto 1o sviluppo della scienza
anteriore e alla vita giuridica e sociale del suo secolo, e
lecito esprimere un giudizio sintetico sul grande Padovano.
Du e sono i punt i f erm i de1l ' o p e ras u a : i n p ri mo l u o g o ,
I'aver posto, anteveggendo tutto 1o sviluppo della dot-
trina dei Rinascimento, 1'uomo a centro d'ogni sistema
costituzionale, ed aver quindi rivendicata f imrnauenzs"
dello spirito umano nello Stato; in secondo luogo, l'aver
intravista \a lenta graduaie formazione di nuove entiti
sociali, ed aver quindi per sempre abbandonato la vecchia
posizionedell'Lnpero e della Chiesa, come remedia peccati
preordinati dalla grazia divina e insopprimibili.
Il primo punto si concreta in una concezione imma-
nentistica delilo Stato, in cui si fondono insieme vecchi
concetti aristotelici con un vivo senso della vita, per dar
luogo a una teoria naturalistica ed organica, che, se non
pud portarci al concetto della personaliti giuridica deilo
S ta to , ne det erm ina 7a sovra n i t) d a l b a s s o e I' i n ti ma
unitd, efliminando ogni traccia di trascendenza. Tutta la
F,losofia medievale mira dal Mille in poi a giustificare
252 \ I AI t SI L I O I ) A l ' :\l ) O \/,\

cla un punto di vista unrano 1o Stato, e quindi a trovare


in e s s ourra origine e un f iue llro p ri a n re n teu l n a l l o . Il mi ra -
bile sforzo, altraverso sarr Tommaso e Dante, si conclude
c o n Mar silio, che ha un ele v a to c o tl c e tto d e l l ' a s s o l u to
d e llo S t at o, com e espressioned e l l a n o s tra s te s s a u ma n i ti .
Da questo punto di vi.sta llarsilio, ancorcht diversissi-
mo d a f )arrt e, A il suo ver o c o n ti n u a to re t). Se n e l l ' Al i -
ghieri accanto aitla nuova idea deltf indipendenza detllo
Stato e della sua piena autarchia, nonchd detltlasua sana
origine terrena, gi) in parte rivendicata da Tomrnaso, per-
mane ancora la determinaztone a,d un fine da parte di Dic,
che d ostacoloinsuperabile a quell'esigenza di libert) che il
Poeta pone neltlo Stato, in Marsiliio f iniziata rivendica-
zione e completa, e neltlo Stato si potenziano la nostra
spirituatliti e lla nostra libert).
Nel1e posizioni derlrlafilosofia medievale lia teoria di
Marsilio d notevole. Egli, posto tra la filosofia aristote-
lica e la cristiana, cerca liberare il suo Stato dagli an-
tichi limiti al suo nascimento e al suo sviluppo, e lo fa
con una ,dottrina organica, che gli d}, ulra vigile idrra
d'unitarietd e di complementarieti vitale tra parti aventi
distinte funzioni, che al medio evo sfuggiva. Se fl'antica
dottrina unificava la societi in Dio, Marsilio tla unifica
netlla natura umana. E la sua natura infine d natura vi-
vente in svolgimento, notura naturans. I-,'intellettualismo
antico, contemplatore d'una natura estrinseca, d vinto in
.una nuova concezione,che prelude atll'IImanesimo, in cui

1) Giustamente nota il Vossrrn, op. cit., vol. I, parte fI, p. 44o,


come in Dante < l'idea aristotelica, che l' uomo d per sua natura
animale socievole, viene .... per la prima volta seriamente ponderata.
Egli non teme d'abbandonare la dottrina dell'origine peccaminosa dello
Stato ed ammette che la dominazione politica sarebbe sorta fra gli
uomini anche senza l'intervenzione del peccato r. E la prima grande
revisione dei postulati del pensiero politico medievale, e il distacco da
sant'Agostino per entrare nella modernitil. Dante cosi spiega Marsilio.
CO NCL US IO N E 253

Dio e uomo, Dio e natura sono termini complementari.


Dio non crea una natura e uno Stato altro da sd, ma nellla
immanenza della natura e detltloStato d Dio. L'uomo che
d netlla natura e nefllo Stato cosi si pone centro deifl'una
e dell'alltro.
Non dobbiamo perd credere che Marsi'lio sia giunto ad
una posizione pii audace di quella di Bruno e di Spinoza.
Questo rnondo di Marsilio d tutto oggetto, natura, un che
fuori da noi, che nasce, vive, vibra, si svolge, muore e si
trasforma in nuove vite, ma infine non e neltlo spirito.
L'uomo 1o crea, ma [o crea in quanto anch'e$li d legato
altla legge organica deltla natura, e quindi con essa si
eleva allo Stato, non in quanto pud disinrpegnarsene:
in quanto A da essa condizionato, non in quanto la concii-
ziona. Cosi [a teorica di Marsilio d pur sempre una teo-
rica organica ed intetllettualistica, non una teorica spiri-
tuatlistica. Cid spiega tutti i pregi e i difetti di essa : la
vigile comprensione del1'unit) dello Stato e della sua
sovranit), n& anche l'impossibilite di pervenire a fissare
quefila personaliti dello Stato, che poi si traduce nelll'affer-
mazione deltla sua eticit). Ma I'intelltlettualismo aristote-
llico, il razionalismo scolastico e il germinante naturafli,smo
umanistico non potevano permettere una rivoluzione che
solo dopo Kant con I'idealismo si potr) reabzzare, quarrdo
lo spirito si porri centro della vita universa, e vedr). nella
natura an quid da s! posto e deterrninato; onde 1o Stato
non sar) pir) fuori da noi, ma in noi, in inttt'riore hominc.
Abbandonato il trascendentalisrno antico, scaturisce
spontaneo il bisogno d'una revisione del concetto di Stato,
e quindi vengono eliminati Impero e Chiesa, come enti
divini, remedia peccoti, insopprimibili ed eterni, in cui
s'incentra ogni varieti. politica, e all loro luogo d'so,stituita
una infinita motlteplicit) d'otgantzzazioni umane, [e pi'i
varie e diver,se, ma tutte aventi le stesse esigenze d'auto-
254 MARSILIO DA PADOVA

nomia e d'interiore unitariet) t). L" unit) e la sovranit)


non sono pit in Dio, ma nerll'uomo, e quindi il teocratico
Impero e l'universale Chiesa sono svuotati d'ogni ragione
poiitica d'essere. I vari Stati di fronte a loro vengono
ad acquisire, come formazioni naturali, un'importanza in-
trinseca.
NC ci dobbiamo fermare al fatto che Marsirlio conce-
pisca lo Stato come Stato fidelis e identifichi I'uttiaersitas
ciaiunt, con 7'uniaersitas fideliu,m, che parli di lex diaina
e [a contrapponga altla lex huntana, che accenni alla pax
come fine delle ciaitates pcrfectae; poichd si tratta, cornc
iti Gentile osserva per un arltro grande poiitico, Dante, che
pur sembra irretito ne'ragionamenti scotlastici e ancor
compenetrato di trascendentalismo agostiniano, di mere
forme, in cui s'agita un contenuto che non A pii fl'antico.
E come nellla Mon.archia < c'd i[ metodo, e c'd l'apparato
tomistico ; ma la dottrina non d pii quel,la : dentro la vec-
c h ia v est e c'd una per sona nu o v a rr' ); c o s i n e l D e fe ,n s o r
pacis d facile rinvenire elementi, forme e metodi aristo-
te lic i, scolast ici, ockam iani; ma i l n u c l e o v e ro d c l e l tu tto
originale e importa una rivendica derll'umaniti che prima
non poteva affatto concepirsi t).
Sorge legittimo un paralldlo tra Dante e \{arsi1io. Si
d soliti contrapporre lla Monarchia e il Defensor pacis,
procllamando le dottrine detl fiorentino opposte a quelfie del
Padovano. Si e soliti pur dire che, se Marsilio rappresenta
f iavvenire, Dante rappresenta il passato; e ove il primo
[a rompe con il medio evo, il secondo vi d legato con ferrea
catena. Non v'! nultla di pit falso d'un paratltlelismocosi

1) O. GrcnKn, Genossenschaftsrecht,vol. III, p.


545.
2) G. GENrrLn, Frammenti di estetica e di letteyatwra, Lanciano,
R . Car a b b a e d . , s . d . , p . 2 3 3 .
3 ) N. VT ANEL L o , o p . c i t . , p . 8 5 .
CONCLUSIONE 255

posto. < In realta D, nota opportunarnente il Solmi 1),


< l'opera di Marsilio si lega per molti vincoli alia conce-
zione politica medioevale e a queltla di Dante, e ia sua
originalit) deve essere alltrimenti indicata e definita >.
Noi abbiamo visto quanto Marsilio sia stato uomo del
suo tempo; abbiamo visto quanto in lui difetti il senso
storico, come deli resto in tutti gli scrittori del medio evo
fino al Quattrocento; tuttavia ora dobbiamo pur notare
che senza l''Atlighieri Marsitlio non sarebbe Marsilio,
1'uomo dalle profetiche intuizioni politiche.
La ragione deltla farlsa antitesi Dante-Marsilio sta nel
fatto che Dante si d, volluto sempre riguardare come un
teorico astratto dalla vita !), e non come un uomo che
solo in essa concretamente vive, tanto che cerca con trno
sforzo supremo di armonizzarla in quelf istituto, che solo
poteva unificare quelf immensa variet) sociale del 'fre-
cento, che, se per noi d rigoglio preludente a nuova fiori-
tura, per il Poeta A turb.amento, disquilibrio, anarchia.
r Quando nella scienza politica trionfavano tle dottrine
teocratiche, e la sola opposizione veniva dalla letteratura
francese, che, avviando [a nuova politica nazionaile, rom-
peva o trascurava i[ principio unitario della societ), pre-
sidio capitatle deltla civilt) nascente, 1'Alighieri, che di
quetl principio unitario sentiva invece tutta \a f.orza, p:ur

1) A. SoLMr, Il, pensiero politico di Dante, p. 65.


2) Anche il Ger.rrtrB, Dante e Manzoni. Firenz.e, 1923, p. roo,
sembra aderire a questa tesi. < Dottrina politica ? Politica, in quanto,
in generale, f.losofica : dottrina che investe tutta la sfera delle rela-
zioni che legano l'uomo al mondo. Giacchb la politica di Dante, 6
chiaro, non d la spicciola politica, che riflette e crea gl'interessi tran-
seunti di un popolo, e risolve, pertanto, problemi particolari e deter-
minati. ln mezzo ai problemi del tempo suo Dante passa come quel
legno senza vela e senza governo, a cui egli si paragond dolorosamente;
passa sognando, assorto non nella sua visione, ma nell'idea che egli
in quella visione vuol rappresentare ed efiondere >. E questo infine d
il giudizio dello AnusTRoNG, op. cit., p. 2 e sgg.
256 I\{ARSII,IO DA T'ADOV.{

restando nei corrfini dellla religione rivefiata, aveva osato


restituire allo Stato tutta intera la sua digniti, dichia-
randdlo capace di procurare coi suoi mezzi \a fetlicit) ter-
rella, e aveva cosi strappato ai pontefici l'autoriti di di-
rigere tla vita socialle,rimettendola neltle mani dell'impe-
ratore. La sua concezioned senza dubbio legata atl medio
evo; ma essa ha compiuto 1o sforzo di restituire una per-
fetta autonomia atil'Impero, e quindi allo Stato, e con que-
sto ha aperto i[ varco al Rinascimento, che dari alll'so-o
tu tto in t ero it l dom inio di sd r ' ). E n o n d p o c o . D a n te ,
in sostanza, fonde [a filosofia politica aristotelica con quella
cristiana, e llo Stato greco, mera formazione naturale e
perd senza vera libertd, salda con lo Stato cristiano; e
quindi attribuisce ad esso un valore morale, che d quanto
dire un intimo autonomo valore religioso. Religioso ed
umano neltlo stesso tempo. Poichd tla fifiosofia di Dante
< d una affermazione, oscura bensi, ma energica detlla di-
vinit) dell'uomo netlla sua attiviti provvidenziale: una
esaltazion. dslllla virti propria detlla natura umana, op!-
rante nella consapevalxzza dElla propria iegge ,,'). Se

1) A. Sonrr, Il pensiero politico di Dante, p. 6.5 e sg. Anche


J. N. Frccrs, op. cit., p. 28, criticando l'affennazione clel Bnvce, per
cui la Monarchia n is not a prophecy but an epilogue >, rileva come
in Dante, se vi sono elementi del passato ancora irresoluti, vi siano
pure certi germi dell'avvenire nel porre il temporale fuor dallo spi-
rituale, nell'asserire il diritto dello Stato ad essere incontrollato dalla
Chiesa, germi che si possono ben dire ( a prophecy of the modern
State,. Alle stesse conclusioni, partendo dalla critica del passo del
Bnvcr, giunge E. Suanwooo Surrn, Dante ancl uorld-empire, nella
citata raccolta del HBenNsHAw, p. r35 e sg., il quale ben pone in
rilievo la modernittr dello sforzo del poeta d'unifi.care la discordia del
suo tempo in un ( some strong central controlling power which could
keep human greed and ambition in check, and give to the world
that peace lvhich \4'asso necessary.... r; nell'internazionale potere d'nn
imperatore giudice, che avrebbe dovuto esercitare quella funzione pro-
pria del nostro diritto interstatuale, le cui manifestazioni arbitrali
crescono sempre pii.
:) G. Genrrr,B, Dante e Manzoni, p. ror. Sostanzialmente cosi
G. Vornn, Chiesa e Stato d,i cittd, in Moairnenti religiosi, p. 274 e sgg.
CO NCI . I IS IO N F] 257

Agostino aveva rrella ciaitas terrena visto iil matle, Dante


v e d e accant o al nt ale il bene, e l ' u n o e c o n te n u to d a i -
I'atltro, e daltl'uno si svotlgel'aitro, quasi per divina legge
che l'uomo fa sua per perfezionarsi e migliorarsi, realiz-
zando tla legge di Dio sulla terra, che d infine sua flegge,
legge dell'uomo. Ecco la rivendicazione dello Stato cperata
da Dante L).
E tutte queste conquiste, che Dante compie nelTaMo-
narchie, non muoiono, ma rivivono nel Defensor pacis,
in cui il principio unitario nelfla vita dello Stato d rigida-
mente fissato, e si tende sempre ad una sistemazione delrla
vita, sia pur diversa da quella che i1 fiorentino vagheg-
g ia ' ) . Chd, se Dant e vede l'esi g e n z a u n i ta ri a n e l l ' Imp e ro ,
in cui tutti gli Stati s'incentrano quasi a cercar ragione
d'ogni loro atto e risofluzione d'ogni loro controversia,
Mar,sitlio [a vede nello Stato o meglio negli Stati in una
d,iscordia concors, in una coesistenza che d infine autoli-

1) Cosi K VossreR, op. cit., vol. I, parte II, p. 374. ( La tendenza


agostiniana a negare, o per 1o meno a screditare Io stato terreno come
opera del demonio, non poteva non esser compresa nd tanto meno
legittimata da l)ante, pioniere di un impero autonomo e laico. Percid
Dante ignora la definizione negativa della ciuitas terrena, mentre se ne
appropria il contrapposto e la premessa logica, ossia la definizione posi-
tiva. Egli non intende lo Stato come un'organizzazione del peccato,
bensl contro il peccato, non come assolutamenre cattivo, ma come re-
lativamente buono, come un remedium coyttra infirmitatenc .peccati>.
Anche qui Dante ci spiega il trapasso dal medio evo all'et), moderna, da
sant'Agostino a Marsilio.
2) Non comprendiamo come il PrcBce (op. cit., parte II, p.
524)
per riconoscere gli alti meriti scientifici di Dante debba ricorrere alla
depressione di quelli, per altre ragioni non meno alti, di Marsilio per
concludere con la seguente vuota affermazione: ( Il libro De Monar-
chia.... i un'opera di genio, mentre il Delensor pacis contiene una espo-
sizione scientifica e semplice di dottrine politiche senza elaborazione
filosofica e senza criterio giuridico, senza estensione ai vari problemi
che hanno formato l'anima della vita negli Stati moderni, e che pure
furono intuiti da Dante r. Con simili sistemi si fanno delle sonore apo-
logie, ma non si procede a quella revisione critica della storia della
scienza politica, di cui 1' Italia ha tanto bisogno e che d di ll da venire !
Lo stesso si dica per S. SceNounnA, op. cit., p. 98.

F. B.lrrecr,r* - IVlarsilio da Padova. r7


258 MARSILIO DA PADOVA

mitazione. La realt) e la stessa: Dante compie l'ul-


timo sf.orzoper comporla in un'unitA formale, che attinge
Dio; Marsilio cerca di vincolarla in una nuova struttura
che scende atl basso, atl popolo.
Forse a Marsitlio fa difetto queltla retligiosit), che con-
fe r is c e una si alt a et icit i all' Imp e ro d i D a n te , n l a n e l
suo Stato certo s'appalesa una coscienza umana, che 1o
pervade tutto e ne determina la forma. < L'Alighieri
era ricorso atli'idea detll'uomo perfetto, che, presidiato
dalla filosofia e dal diritto romano, doveva esercitare, diret-
tamente o mediatamente, tutti i poteri direttivi superiori,
ed era percid rimasto, pur con la sua ardente convin-
zione, nei cieli detlf immaginazione. Marsilio vincdla i[
potere potlitico alla volont) popotlare, e 1o umanizza cos\ e
[o integra, precedendo di secoflile dottrine di Nicold Ma-
c h ia v e lt li, di Paolo Sarpi e di T o mma s o Ho b b e s > ' ).
Tuttavia non credo che Marsillio, come vuole il Solmi,
non attenti atl sistema dell'ordinamento universale dell-
I'Impero, che era il fondamento detl diritto pubblico del
medio evo, troppo imbevuto com'd di pubblicistica fran-
cese e di quefiileesigenze varie, che formano tla materia
de'nuovi statutari. Tutta 1'analisi nostra precedentetende
precisamente a dimostrare che in Marsitlio non pud es-
servi pit quel concetto, che pur di sd ha riempito pit
secoli. Mr, ripeto, ,senza.Dante Marsitlio non sarebbe Mar-
silio, e solo attraverso il Poeta possiamo intendere i[ dot-
tore di Padova.
E una volta posta in luce I' importanza dell'opera
di Marsilio in rapporto a tutta l'evoluzione anteriore
e posteriore delle ,discipline sociali, ci sia permesso di
rilevare come per altri versi es'sa resti a'derente ai suol
tempi e partecipi di molti dei difetti propri de1le dottrine

r1 A. Sorrrar, Il pensiero .politico d,i Danle, p. 67.


CONCLUSIONE 259

medievali : bisogno soverchio di partizioni e di sottopar-


tizioni, abuso di autoriti estrinseche e formali, deficienza
di una ver,a e propria documentazione storica.
Il Padovano, abbiam detto, apre la moderna politica,
ma con cid non vo$liamo dire che la moderna politica nasca
da lui, come Minerva dal cervetltlo di Giove intera e fol-
gorante. Tanto varrebbe dire che dal 1324 ad oggi non
si sia fatto nessun progresso neila nostra disciplina ! Percid
sono da deplorarsi cdloro che nefll'autore del Defensor
pacis vogiiono ritrovare i1 germe e la giustificazione gene-
tica d'ogni teorica nuova; di teoriche, che solo nuove con-
dizioni sociali e moraii, storiche ed economiche, potevano
presentare altla discussione degli uomini.
Cosi, per dare un esempio, invano si cercheri nel Pa-
dovano un accenno afila personaliti giuridica dello Stato.
Ed e naturafle ! Marsilio neltla sLta cornmunitas non vede
se non l'elemento organico e materiale, il popolo, e in esso
incentra la sovranit), mentre noi pit propriamente po-
niamo questa in queltl'entit) di natura etica, e come tafie
viva prima che nel mondo pratico nel mondo dello spi-
rito, che denominiamo Stato.
Marsilio afferma si l'esigenza anitaria di un'armonica
vita sociale, che naturatlmente tende ad una sintesi viva e
soyralra ; ma quest'esi genza resta in parte inappagata,
poichA la sovranid d posta in un elemento materiale, che
non pud certo esaurire 1o Stato, anzi serve a far perdere
la via retta per pervenire ad una piri atlta integrazione.
E dello Stato si pud dire che Marsifiio vegga pii le
parti che l'insieme, tanto che formula un abbozzo di di-
visione de'poteri prima di Locke e di Montesquieu. Ma
anche qui itl Padoyano, se si avvantaggia su Montesquieu,
perchd non concepisce i poteri scissi in un astratto equi-
fiibrio, bensi in un rapporto di subordinazione, in cui il
legisfiativo sovrasta sull'esecutivo, pure non si propone
z6o MARSILIO DA PADOVA

fi'obiezione fondamentale, ciod che il governo non pud mai


ridursi ad un mero compito esecutivo limitato in ogni sua
manifestaziote, nA fl'osservazione che tla [egistlazione non
pud confondersi con la sovranit), poichd questa la com-
prende come comprende ogni atltro potere e funzione t).
Ma una critica pit profonda porta ad una critica ingiu-
stificata,dell'idea democratica, e non tocca qui a noi farla.
De1 resto Marsifiio non ha bisogno di giustificazioni,
poichd in lui non si pud pretendere di rinvenire que'ltle
esigenze critiche del nostro moderno idealismo, che pone
al vertice lo Stato etico, e da esso sovrano e illimitato deriva
poteri funzioni garanzie.
E per rivelare intero il nostro pensiero non ci nascon-
diamo I'altro lato negativo della dottrina marsiliana : l'ap-
plicazione dei principi costituzionali alla teoria della Chiesa.
Il Padovano non vede che quel che va per lo Stato non
va per la Chiesa, e che questa, se vuol resistere agli
urti disgregatori dei suoi avversari politici e tedlogici,
sempre pii numerosi dopo il Mille, deve necessariamente
assicurarsi una compagine rigidamente nnitaria e accen-
tratrice. E che la Chiesa abbia avuto ragione di seguire
piuttosto la via detltfinvoluzione assolutistica che qudltla
dell'evoluzione costituzionale, lo dimostra senza tema di
errore l'esperienza stortca della Riforma, da cui la Chjesa
usci sal'da e compatta, mentre il protestante,simo usci
franto in cento gruppi antagonistici. Certo la Chiesa colne
organismo politi,co ebbe ragione, e Marsilio torto. Cid
lascia impregiudicato il problema teorico e teoiogico, che
fu la ragione ideale della Riforma, di cui l'autore del
Defensor pacis fu l'antesignano. Ma anche qui non deve
esagerarsi, poichd 1o stato deltla dottrina canonica non era
allora cosi rigidamente fi.ssato come oggi, e quel che a

1) A. CoDAccr-PrsenBLLr, op. cit., p. rr7 e sg.


CONCLUSIONE z6r

noi pud sembrare eterodossia allora non era. Cia, dimo-


strano a suffrcienza tle cinque proposizioni marsiliane con-
dannate da Giovanni XXII, tutte di politica ecdlesiastica,
nessuna di domma.
Ma anche a voler accrescere l'importanza del Pado-
vano come predecessore di Lutero, la sua grandezza resta
pur sempre politica, ed egli ci appare soprattutto, ripeto,
come colui, che suii'alba del mondo moderno addita la
via della nuova scienza della societd.
BIBLIOGRAF'IA.

In questa bibliografa tenianrci conto solo di quel l e opere che servono ad i l l um i nare
la b iografia e I'opera di Marsilio da P adova, t ral asci ando quel l e che ci f urono
utili per la comprensione dell'ambiente, in cui il grande scri t t ore si svol se e
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INDICE.

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vale pag. I

D II. . . . . - La vita di Marsiliro da Padova fino alla composi-


zione del Dclmsor pacts. 22

D III . . . . - La teoria dello Stato r.el Delensor pacis 5r


l, IV. La teoria della Chiesa nel Dclensor pacts . . ro7
D V. Lavita di Marsilio da Padova dalla composizione
del t Dclcnsot pdcis r alla morte r8o
r VI Le opere minori di Marsilio da Padova . r96
r VII Conclusione . 25r

Bibliografia 263

Indice dei uomi . . z7r

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