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Indiani Americani - Nativi d'america - L'olocausto americano

February 11, 2013

E’ vero che il 27 gennaio, come giorno della memoria, dovrebbe essere dedicato alla Shoah, ma, poiché dello sterminio degli ebrei se ne è sempre parlato, e se ne parlerà ancora moltissimo , quest’anno vorrei rivolgere la mia attenzione ad alt ri genocidi, nella consapevolezza che, purtroppo, ce ne sono tanti altri. Forse uno di cui si è sempre scritto poco è quello che David Stannard, professore di Studi Americani alla Università delle Hawaii, chiama in un suo saggio L’olocausto americano.

Questo scritto fu molto dibattuto, quando fu pubblicato nel 1993, in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della scoperta dell’America. Mentre da una parte si esaltava Colombo, “il portatore di Cristo”, come scoprit ore di un continente, dall’altra si vedeva questo evento come l’inizio di un vero genocidio, che avrebbe portato nel tempo a cancellare il 95% della popolazione e con essa civiltà importanti e una gran varietà di lingue, che oggi sono diventate solo tre in tutto il continente americano.

Il saggio di quasi 500 pagine con ricca documentazione si articola in tre parti: una prima parte in cui si ricostruiscono le culture native prima di Colombo; una seconda in cui si denunciano le conseguenze della conquista, facendo un processo a spagnoli, portoghesi, inglesi, statunitensi

e ai 4 secoli di massacri dal 1494 fino a Wounded Knee (1890); una terza parte, intitolata “Sesso, razza e guerra santa” in cui si ricercano le ragio ni di questo sterminio.

Stannard ricostruisce il quadro geopolitico e culturale di un territorio con una popolazione complessiva di 100-150 milioni di abitanti, superiore quindi a quella europea, che nel XV secolo era decimata da guerre, malattie, carestie. Come non ricordare splendide città come Tenochtititlan o Cuzco più grandi di Siviglia o Londra? La sola valle del Messico con i suoi 20 milioni di abitanti era sei volte superiore alla popolazione dell’Inghilterra. L’impero Maya ricopriva un’area di 2500 Kmq, l’impero Inca (oltre 2 milioni di Kmq e lungo quasi 9.000 Km ) era il più vasto del mondo: la sua superficie occupava un territorio pari alla distanza attuale tra New York e Los Angeles.

Quando poi si parla dello sterminio di 75-100.000 milioni (il 25% della popolazione mondiale di allora secondo dati riportati anche da Tzvetan Todorov) si fa riferimento solo agli indigeni, senza tenere conto delle vittime importate, cioè della tratta dei negri dal 1517, per cui si devono aggiungere altri 30-60 milioni di morti, a partire dal loro prelevamento nel continente africano.

Stannard sottolinea che la quasi totale distruzione dei nativi non fu né involontaria né inevitabile a partire dal genocidio di Hispaniola del 1494 in cui in 20 anni si cancellarono gli 8 milioni di abitanti dell’isola.

Tanti i massacri documentati degli Amerindi sono perpet rati in nome della croce cristiana e della corona aragonese. E, al di là di tanta cinematografia holliwoodiana, i massacri dei pellirossa, bestie inumane senza Cristo, furono promossi o riconosciuti giusti da uomini come

Jefferson o come Washington. Roosvelt stesso arrivò a dichiarare che lo sterminio degli indiani

e l’espropriazione delle loro terre furono positivi e inevitabili.

Si possono ricordare tanti terribili massacri come quello di Wounded Knee, di cui furono vittime i Sioux nel Sud Dakota, o quello della canzone di De André “Fiume Sand Creek” (1864 ). Le truppe sotto bandiere di pace trucidarono vecchi, donne, bambini, neonati. Strapparono

persino i genitali, per farne borse da tabacco o per appenderli tra i capelli.

Ma sarebbe comodo vedere in questi fatti gli ultimi momenti del genocidio, che in realtà continua in tempi a noi vicini: un rapporto del 1986 della Commissione per i diritti umani dell’Onu ha denunciato la scomparsa di 40.000 persone e l’assassinio di 100.000, solo in Guatemala. Aggiungo io, basta leggere i libri di Rigoberta Menchù.

La terza parte del saggio di Stannard è la più particolare e discussa perché identifica sostanzialmente nel cristianesimo la causa dell’olocausto americano. Così Piergiorgio Oddifreddi sintetizza questa parte che ho trovato piuttosto complessa:

Stannard identifica nel dogmatismo della rivelazione biblica, nel delirio della predilezione divina, nel razzismo della superiorità europea, nel fanatismo dell’evangelizzazione, nel disprezzo della natura e nell’orrore della sessualità le radici cristiane di un’ideologia che concepì e perseguì la conquista e lo sfruttamento e la devastazio ne dei “territori selvaggi” d’oltreoceano da un lato e la conversione forzata, la schiavizzazione e il massacro dei loro “impudichi abitanti“ dall’altro.

La furia omicida di colonizzatori cattolici o protestant i sarebbe la manifestazione di un fondamentalismo cristiano, ma anche della intrinseca peccaminosità del corpo umano:

l’indigeno era dunque il peccato da estirpare e sacrificare in olocausto a Dio.

Già Bartolomeo de Las Casas (Brevísima relación de la dest rucción de las Indias 1542) raccontava di bambini strappati dalle braccia delle madri, di teste spaccate contro le rocce, di dati in pasto ai cani da guerra “Una volta impiccarono 13 indiani in onore di Cristo e dei suoi 12 apostoli” Si mozzavano le mani a chi non consegnava l’oro richiesto ogni tre mesi. Se non rivelavano dove erano nascosti i tesori gli indigeni venivano frustati, impiccati, affogati, squartati, sepolti vivi, bruciati, alle donne erano tagliati i seni o i testicoli agli uomini.

Padre Junípero Serra (1713-1784 ), un francescano, che è stato beatificato nel 1988, impiantò in California missioni che erano veri campi di concentramento per lo sfruttamento degli schiavi. Chi disobbediva veniva punito con frustate, marchiato a f uoco, mutilato o ucciso. Se fuggivano dai campi delle missioni venivano inseguiti. L’aspettativa di vita nelle missioni era intorno ai dieci anni.

fuggivano dai campi delle missioni venivano inseguiti. L’aspettativa di vita nelle missioni era intorno ai dieci

Olocausto americano, controversia del Nuovo Mondo

February 11, 2013

February 11, 2013 REVISIONI. Colombo definito «ex commerciante di schiavi»,

REVISIONI. Colombo definito «ex commerciante di schiavi», Jefferson e Washington due razzisti. Cinque secoli visti dalla parte dei nativi

Secondo lo storico Stannard la conquista costò 100 milioni di morti. Perché è una cifra esagerata

REVISIONI Colombo definito «ex commerciante di schiavi», Jefferson e Washington due razzisti. Cinque secoli visti dalla parte dei nativi Olocausto americano, controversia del Nuovo Mondo Secondo lo storico Stannard la conquista costò 100 milioni di morti. Perché è una cifra esagerata L' Olocausto provocò sei milioni di morti. Ma c' è n' è stato un altro, molto più sanguinoso di quello perpetrato da Hitler, che ne provocò cento milioni: quello dei nativi americani uccisi dagli europei. È questa la tesi di fondo dell' opera di David E. Stannard, L' Olocausto americano, che viene ora tradotto in Italia e che l' autore pubblicò nel 1992, in una sorta di controcelebrazione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell' America. La tragedia della scomparsa di intere popolazioni a causa delle guerre di conquista, dello sfruttamento e di quell' «unificazione microbica del mondo», che i «conquistadores» attuarono inconsapevolmente, esportando dall' Europa malattie micidiali come il vaiolo, diventa, per Stannard un voluto genocidio. Cristoforo Colombo era un «ex commerciante di schiavi», un

«fanatico religioso ossessionato dalla conversione, dalla conquista o dallo sterminio di tutti gli infedeli», vera «personificazione secolare di ciò che più di mille anni di cultura cristiana avevano creato». I «conquistadores» non erano solo un pugno di avventurieri, come ritiene la maggior parte degli storici, ma una masnada di assassini. E lo erano perché cristiani ed europei. L' opera

di Stannard è una violenta requisitoria contro l' Occidente e il cristianesimo. La storia è

rapresentata in bianco e nero, senza sfumature: da una parte c' è tutto il bene, dall' altra tutto il male. Sull' America presunta innocente piombò la furia devastatrice degli europei che saccheggiarono e rubarono, uccisero i prigionieri, stuprarono le donne e squartarono i bambini. Stannard non falsifica i singoli fatti, ma li dispone in maniera da trasformare la storia dell' Occidente in un cumulo di orrori. Calatosi nei panni di un implacabile pubblico accusatore, chiede

la condanna senza appello dell' intera nostra civiltà. Stannard fa il mestiere dello storico

(insegna all' università delle Hawaii), ma ragiona come un acceso politico-predicatore. Le sue violente invettive nascono sul terreno di coltura costituit o dalle rivendicazioni dei «popoli indigeni», una delle componenti più combattive del movimento mondiale anti-occidentale. Nelle pagine di Stannard c' è una carica di odio che davvero impressiona e che quasi sempre lo acceca. Indugia quasi con compiacimento sulle stragi compiute dagli spagnoli, dagli inglesi e dagli americani, ma accenna appena ai ventimila sacrifici umani che facevano ogni anno gli aztechi. Si serve abbondantemente delle appassionate denunce delle persecuzioni degli indios fatte da Bartolomé de Las Casas, ma dimentica di rilevare che esse nascevano proprio dalla sua visione cristiana del mondo. Sostiene che le missioni erano «luoghi di morte», ma non cita nemmeno una volta il domenicano Francisco De Victoria, che tagliò alle radici le presunte giustificazioni etiche della conquista, sostenendo: «Il papa non ha potere temporale sugli aborigeni indiani o su altri infedeli. Il rifiuto da parte di questi aborigeni di riconoscere il dominio del papa non è una ragione per muovere loro guerra o per impadronirsi dei loro beni». Benjamin Franklin è citato solo, e di seconda mano, per alcune righe sui bambini bianchi cresciuti tra gli indiani. Ma, anticipando il relativismo culturale, Franklin ha scritto: «Noi riteniamo gli indiani dei selvaggi perché i loro costumi differiscono dai nostri, che consideriamo come il livello più

elevato della civiltà. Ma anche gli indiani considerano i loro costumi più civili dei nostri». Un merito non secondario della civiltà occidentale è proprio quello di produrre da se stessa gli antidoti ai suoi veleni. Tra questi antidoti c' è la democrazia. Ma Washington e Jefferson sono

per Stannard soltanto due razzisti: nel 1792, scrive, il nome di Washington faceva impallidire le donne e atterriva i bambini. Theodore Roosevelt dovrebbe essere messo accanto a Hitler e a Hendrik Verwoerd, il principale artefice dell' apartheid in Sudafrica. Stannard non parla dell' altro Roosevelt, Franklin Delano, ma crede che nella seconda guerra mondiale soldati americani abbiano fatto bollire i teschi dei giapponesi per farne dei soprammobili. Della partecipazione degli americani a quel conflitto, magari restando alle Hawaii, non c' è proprio nient' altro da ricordare? Tutto preso dalla volontà di maledire, Stannard rinuncia al compito principale dello storico, che è quello di spiegare. Certo, la conquista dell' America è stata una tragedia. Una delle molte che hanno costellato la storia dell' umanità e di cui sono stati artefici occidentali e orientali, cristiani e musulmani. Trasformarla in un genocidio come quello degli armeni e degli ebrei, cioè nella distruzione pianificata di un gruppo nazionale, religioso o razziale, è storicamente inesatto e politicamente pericoloso. Uno scrit tore che nutrisse contro i musulmani gli stessi sentimenti che Stannard sembra nutrire contro i cristiani e l' Occidente potrebbe costruire un' analoga sequela di orrori, addebitandoli alla civiltà islamica. Recentemente Huntington è stato incolpato di volere uno scontro tra civiltà. In realtà, ha solo detto che potrebbe verificarsi. Il metodo adottato da Stannard ci porta diritti a quello scontro. Aurelio Lepre Il libro: David E. Stannard, «Olocausto americano . La conquista del Nuovo Mondo», Bollati Boringhieri, pagine 455, L. 75.000, 38,73 LE RICERCHE Calcoli fondati solo su proiezioni Lo sterminio degli abitanti dell' America può essere misurato solo in maniera molto approssimativa, i dati sulla popolazione del Nuovo Mondo sono frutto di calcoli fondati su proiezioni ed estrapolazioni. Contro gli «storici conservatori», Stannard accetta le ipotesi più azzardate dei revisionisti: nel 1492 le Americhe potrebbero avere avuto fino a 145 milioni di abitanti. I «conservatori» calcolano invece una popolazione di poco più di 40 milioni di persone, di fronte ai 70 che abitavano l' Europa. Questo non diminuisce certo la gravità dello sterminio: secondo stime accettabili, nel corso del Cinquecento gli aztechi del Messico sarebbero diminuiti da undici

a un milione e mezzo e gli incas del Perù da dieci a un milione. La discussione storiografica ha riguardato soprattutto le cause del crollo degli imperi azteco e inca (quello maya era già in

decadenza quando arrivò Colombo). I lavori più importanti tradotti in Italia sono: Nathan Wachtel, La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola (Einaudi, 1977)

e Tzvetan Todorov, La conquista dell' America. Il proble ma dell' altro (Einaudi, 1984).