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Capitolo 1

Si potrebbe sostenere che alcuni aspetti fondamentali della modernit occidentale, che si sono
definitivamente affermati nella seconda met del Novecento (riconoscimento e rispetto per laltro, rifiuto
di ogni forma di razzismo, principi di uguaglianza), traggono spunto dalle riflessioni suscitate in alcuni
intellettuali di primo piano proprio sulla questione degli Indiani dAmerica.
Per quanto il dibattito sulla natura degli Indiani e la loro origine si sia chiuso da tempo, ci sono due campi in
cui prosegue con alti e bassi di polemiche intense. Il primo quello sulle loro caratteristiche antropologiche
e il secondo sui tempi del loro arrivo in America.
Oggi le pi recenti ricerche antropologiche e archeologiche mostrano che gli Indiani sono i discendenti di
piccole bande di cacciatori-raccoglitori che abitavano lAsia nord-orientale verso la fine dellultima
glaciazione. Non si tratt di una migrazione vera e propria, visto che, probabilmente, non cera lidea di
andare in un luogo preciso, ma una sorta di colonizzazione involontaria, provocata dallesigenza di seguire
gli animali o di avere a disposizione nuove aree disabitate.
In America le bande di cacciatori-raccoglitori si adattarono rapidamente a ecosistemi molto diversi,
cercando di gestire la tensione tra risorse e crescita demografica. Anche per lAmerica si pu ipotizzare che
la risposta a questa tensione port allinvenzione dellagricoltura, alla nascita delle societ complesse e
degli Stati.
Le diverse forme di utilizzo del territorio e di rapporto con lambiente avevano dato origine a forme di
organizzazione socio-politica molto diverse.
In Mesoamerica i dati archeologici ed etnostorici mostrano che il dominio di grandi e medie potenze
(Teotihuacan, Xochicalco, Tula, Azcapotalco, Tenochtitlan) si conclude in modo traumatico. Per spiegare
questo fenomeno si fatto ricorso a due diversi modelli che facevano genericamente riferimento alla storia
europea: quello delle invasioni barbariche e quello dellinsurrezione dei contadini.
Decisamente pi convincente invece il modello di Matos Moctezuma, che propone il modello della
debolezza intrinseca dello Stato egemonico-tributario. Per M la fine violenta della potenza dominante non
affatto casuale, ma dovuta alla fragilit del tipo di stato che si era affermato in Mesoamerica. Uno stato
non territoriale, bens egemoico-tributario: la citt che riusciva a soggiogare le altre non imponeva sul
territorio conquistato la sua legge, ma manteneva i sovrani e le leggi locali, limitandosi a riscuotere il
tributo. In questo modo le popolazioni conquistate non si integravano ideologicamente e socialmente nello
Stato egemone. Cos, allargando il suo dominio, uno Stato aumentava progressivamente il numero dei
nemici senza aumentare in modo significativo la sua forza di coesione. Fatalmente si arrivava ad un punto
di rottura: le citt conquistate riuscivano a coalizzarsi, a liberarsi dello Stato egemone e a distruggere i
simboli delloppressore.
Capitolo 2
La scoperta e la conquista delAmerica fanno perno attorno ad almeno tre date essenziali:
- 1492, quando Colombo approda sulle coste dellattuale San Salvador
- 1519, quando Hernn Corts, partito da Cuba, conquista il Messico, proseguendo poi verso le terre
aride del nord e larea centrale del continente
- 1532, quando Pizarro inizia la conquista del Per e da qui si dirige verso lEcuador e il Cile,
prendendo possesso del Paraguay e degli altipiani boliviani e colombiani (1538).
La storiografia distingue in tre periodi linvasione americana: la scoperta e la conquista (1492/primi quattro
decenni del XVI sec), colonizzazione sistematica, progetto di dominio. Questultimo di regge su precisi assi
portanti: ledificazione di citt ed insediamenti minori, lintroduzione di una nuova organizzazione del
lavoro che mette in servit le comunit autoctone e le piega ad un apparato tributario, limposizione di un
sistema economico-politico di tipo mercantile, individualista e schiavista, basato sullistituzione
dellencomienda, la messa a punto di un sistema educativo atto a promuovere levangelizzazione e quindi
lo sradicamento delle culture originarie.
Lencomienda (da encomendar, affidare) viene introdotta nel 1503 dalla Corona spagnola ed un
espediente legale mediante il quale la Corona affida uno specifico numero di indiani agli spagnoli
meritevoli, gli encomenderos, che pertanto si procacciano diritti ben definiti sui propri indiani.
Lencomendero ha anche dei doveri nei confronti dei suoi indiani, in primo luogo di provvedere al loro
benessere fisico e spirituale. Sfortunatamente, gli encomenderos si preoccupano ben poco della salute e
della felicit degli indiani che con il loro lavoro procurano ad essi ricchezza; lobiettivo principale dei
colonizzatori , infatti, quello di impadronirsi del territorio indiano (cosa che teoricamente sarebbe esclusa
dallencomienda) e ridurre gli indiani in stato di schiavit. Gli abusi del sistema delle encomiendas, evidenti
sin dagli inizi, sollevano le proteste sdegnate di molti uomini di chiesa, ai quali si unirono i re, nel tentativo
di proteggere gli indiani. Essa fu bandita solo al termine del XVIII secolo.
La percezione dellavvento dei conquistatori come fatto apocalittico destinato a decretare la fine del
proprio mondo ci viene restituita con intatta evidenza dai testi lasciati dai testimoni indigeni dellepoca.
Celebre fra questi lelegia anonima in quechua Apu Inca Atawalpaman, dedicata alla morte del sovrano
degli inca per mano spagnola.
Di segno radicalmente opposto , invece, ci che scrissero gli spagnoli della loro America appena
scoperta ed asservita. La scoperta diventa un evento cruciale per ledificazione della coscienza occidentale.
La volont di fissare lesperienza dellaltro e dellaltrove si traduce in unintensissima attivit di scrittura
sullinaudita novit americana.
Lidea di America viene restituita allinsegna del punto di vista dei diversi narratori, dei loro interessi e
credenze, dei loro obiettivi ideologici, politici, economici, culturali. Da tali scritti si evince ben poco
dellessenza del Nuovo Mondo, si scopre invece molto della categoria sociale, del ruolo svolto nellimpresa,
dellideologia, dellemotivit, degli scopi di ogni singolo cronista o storiografo.
Tale atteggiamento teorizzato da Edmundo OGorman (1906-95), per il quale lAmerica non stata
scoperta dagli europei, semmai stata inventata dai medesimi, cio vista, descritta, interpretata
attraverso il punto di vista del Vecchio Mondo.
Caratteristica comune allinterno del repertorio delle cosiddette Cronache delle Indie il ricorso al
linguaggio e alle figure retoriche tipiche del favoloso e del meraviglioso, che si configura come unico codice
espressivo disponibile.
Le forme di ibridazione della scrittura della storia con i meccanismi dellimmaginazione e della finzione
trovano un modello esemplare in uno dei primi grandi narratori della conquista, Bernal Diaz del Castillo ,
soldato e cronista al seguito di Corts nella campagna del Messico. Il tono iperbolico che pervade il testo
accompagnato dal diffuso ricorso alla similitudine, la cui funzione quella di ridurre la diversit americana
spiegandola (e piegandola) attraverso il confronto con quanto gi conosciuto, in un movimento di costante
omologazione del Nuovo Mondo alla norma del Vecchio.
Limmagine del Nuovo Mondo quindi connotata dai segni dello sgomento per linsormontabile barriera
del significato che separa la cultura dei colonizzatori da quelle delle civilt preispaniche.
Scorrendo il materiale cronachistico, specialmente quello relativo alla scoperta e alla conquista, dunque
anteriore agli anni Cinquanta del XVI secolo, il ricorso alliperbole risalta come strumento stilistico
privilegiato nel sostenere il discorso sulla meraviglia americana: una meraviglia che punta a sottolineare
la differenza del Nuovo Mondo, la quale a sua volta autorizza lintervento di una civilt redentrice, ovvero
quella spagnola, incaricata di produrre salvezza.
Esempio di ci sono le lettere a Carlo V da Corts, il quale spesso utilizza figure proprie della letteratura
fantastica. In particolare ricordiamo la pseudo preterizione e linsignificazione. Il modo in cui ricorrono nelle
lettere induce ad acquisirli come pratiche linguistiche che obbediscono allistanza di contenimento
dellinquietante estraneit americana, indispensabile per rassicurare gli interlocutori metropolitani sui
risultati produttivi della scoperta e per convincerli di quanto sia opportuno trasformare la temporaneit
della conquista nella stabilit della colonizzazione.
La pseudo preterizione consiste nel dare massimo rilievo ad un argomento affermando di volerlo passare
sotto silenzio (ad esempio impossibile descrivere ci che ho visto), che vuole presentare proprio
lesperienza americana come inenarrabile.
Vi poi la presenza di affermazioni di indicibilit trattenute in formule come mai si vide, le quali si
estendono a una tipologia di eventi e oggetti di norma ordinari, ma che lesperienza americana trasfigura in
eventi mitologici.
Nella cronachistica indiana liperbole si fa figura di un assordante silenzio, quello di un mondo e delle sue
civilt sotto assedio.
Va inoltre ricordato che fu anche tramite queste scritture che si consolid il programma politico ed
economico della conquista, una volta persuasi gli investitori delle iperboliche ricchezze indiane.
Nella cronachistica indiana troviamo realizzata una diffusa generalizzazione e semplificazione: descrizioni,
cifre, qualit e quantit sono approssimative e generiche.
Lutilizzo sistematico delliperbole, cos come di altri espedienti letterari tipici delle Cronache, non mai
innocente, anzi si prefigura, o quanto meno chiama ad analogie con il funzionamento del linguaggio politico
nellet dei media. Ne caratteristico il ricorso alla dismisura e alleccesso della parola come arte di
mettere in assenza i contenti autentici, di governare la dicibilit allo scopo di orientare gusti, opinioni,
politiche, di negare il diritto alla rappresentazione.
Capitolo 3
Negli ultimi anni si parla sempre pi di una letteratura, o pi un generale di una cultura, andina allinterno
della totalit eterogenea della letteratura ispanoamericana. Non si tratta di un riferimento puramente
territoriale (per altro dai contorni non sempre definiti con precisione), ma del riconoscimento di alcuni
tratti peculiari che segnano in maniera originale una macroregione dellAmerica del Sud. Nellepoca
contemporanea si riafferma il problema indigeno, con la sua eredit millenaria di rispetto per la natura,
intesa come Pachamama (Madre terra) e di consuetudini solidaristiche basate sul principio di reciprocit.
Un primo dato da registrare la rottura della continuit storica e culturale prodotta dalla Conquista, qui
come nel resto dellAmerica.
Le cronache della conquista presentano numerosi episodi emblematici di questo processo: dopo che
Pizarro e Almagro hanno intimato allinca Atawallpa di sottomettersi al potere del grande signore che essi
rappresentano, entra in scena il frate Valverde, che chiede unanaloga sottomissione alla croce cristiana e
labbandono della falsa religione andina. Altro esempio, meno noto, risale a quando gli spagnoli
cercarono di utilizzare i discendenti della famiglia imperiale (in seguito alluccisione di Atawallpa) per
controllare la popolazione indigena.
Su un piano diverso troviamo i Comentarios reales dellinca Garcilaso de la Vega (1539-1616), che partono
dallaccettazione della Conquista come compimento provvidenziale della storia andina, ma al tempo stesso
rivendicano le grandi realizzazione politiche e civili degli inca. Insiste poi sulla rivendicazione dei significati
autentici della lingua quechua, deformati e stravolti dai conquistatori (es: parola huaca, tradotta come
idolo dagli spagnoli in maniera riduttiva, poich essa rappresentava tutte le cose superiori a quelle
comuni, che venivano trattate con ammirazione e rispetto).
Con la Nueva Cornica y Buen Gobierno, il cronista indigeno Waman Puma offre il punto di vista delle
popolazione andine sottomesse dagli Inca, rovesciando violentemente il quadro ascendente e idilliaco
offerto dalla ricostruzione di Garcilaso. Gli inca appaiono qui come i distruttori delle culture anteriori
dellarea. Dal punto di vista religioso emerge un motivo di fondo destinato a percorrere tutta la cultura
andina fino ai giorni nostri, nella richiesta insistente di una coerenza fra la predicazione cristiana fondata
sullamore e la prassi quotidiana dei colonizzatori e degli stessi uomini di chiesa, che contraddice
clamorosamente la dottrina.
Alcuni testi dellepoca coloniale, recuperati in epoca molto recenti, ruotano intorno alla figura idealizzata di
Atawallpa, che perde i suoi connotati concreti per assurgere a simbolo della resistenza andina. Lelegia Inka
Atawallpaman, conosciuta solo nel secolo XX attraverso la splendida traduzione di Jos Maria Arguedas,
piange lassassinio dellultimo inca come catastrofe cosmica, simboleggiata potentemente dallimmagine
dellarcobaleno nero e annunciata dalla mosca azzurra, presaga di morte.
La tragedia del fin de Atawallpa, di cui esistono innumerevoli versioni, una rappresentazione teatrale
delle vicende decisive della Conquista, dove lelemento esemplare predomina su quello storico.
Lindipendenza del mondo andino viene realizzata soprattutto ad opera di forze esterne allarea. Le
strutture del mondo indigeno conservate parzialmente durante lepoca coloniale, in primo luogo la
comunit agricola (ayllu = comunit familiare estesa che occupava uno stesso territorio e lavorava in modo
collettivo; basata sulla discendenza comune da un lontano antenato o totem e con una divinit propria),
vengono identificate con larretratezza, messe sullo stesso piano dei residui feudali e subiscono
unoffensiva violenta.
Dal punto di vista culturale, una figura come quella di Mariano Melgar (1790-1815), il quale cerca di
recuperare la tradizione della lirica indigena, trasformando in yarav loriginario harawi della poesia
quechua, resta sostanzialmente isolata, anche per la sua uccisione in et giovanile, in seguito alla
partecipazione allinsurrezione antispagnola guidata dallufficiale indigeno Pumacahua. (Yarav = genere
musicale tra i pi antichi del repertorio peruviano, derivante dal harawi inca, ovvero un canto rituale
elegiaco, di carattere amoroso o funebre).
Perch il problema indigeno riemerga come questione decisiva per la costruzione della nazionalit, bisogna
aspettare la seconda met dellOttocento. A questa rinascita dinteresse contribuiscono fattori politici,
sociali e culturali. La guerra del Pacifico (1879-83), che vede il Per e la Bolivia umiliati dal Cile, rappresenta
un momento di presa di coscienza fondamentale. Gli indios vengono inseriti in una comunit nazionale che
non offre ai discendenti dei popoli nativi nessun beneficio concreto, ma sempre pronta ad esigere da loro
le tasse e un servizio militare obbligatorio di lunga durata. Tra gli intellettuali, ricordiamo Manuel Gonzalez
Prada (1844-1918), poeta e saggista di tendenza anarchica, che prende lo spunto dal disastro militare per
denunciare la cecit di un paese che non riconosce nellindio il nucleo antico del Per.
Il recupero della tradizione andina segner tutto il corso del Novecento, contrapponendosi a una lettura
della storia peruviana tutta imperniata sulla tradizione coloniale e quindi sulleredit ispanica.
Le intuizioni di Gonzalez Prada vengono riprese e sviluppate sistematicamente da Jos Carlos Maritegui,
che fornisce uninterpretazione creativa del marxismo, attraverso la sua libera applicazione alla realt
peruviana. Egli ribadisce che la questione indigena sia il problema fondamentale del Per e la lega
strettamente al problema della propriet della terra.
Nel pi grande poeta del 900 peruviano, Csar Vallejo (1892-1938), troviamo una ripresa di questi motivi
di fondo. La continuazione creativa di questo percorso rivolto a illuminare lautentica realt nazionale in
tutta la sua complessit si trova soprattutto in Jos Maria Arguedas (1911-1969). Un protagonista decisivo
della sua lettura della realt nazionale, accanto allindio, il meticcio, che riassume le lacerazioni che
attraversano un paese in cerca di una sua identit. Nelle sue opere c un aggiustamento costante
dellimpasto linguistico, volto proprio allapprofondire le trasformazioni che investono sul piano sociale e
culturale il mondo andino. Il punto culminante del suo itinerario rappresentato dal suo ultimo romanzo,
in cui agli episodi principali (ambientati nel porto peschiero di Chimbote, degradato dalle industrie
inquinanti e dove si consuma anche la degradazione dellindio stesso), si intervallano pagine del diario
personale dellautore, con la sua volont di uccidersi. In questopera si realizza nella forma forse pi
compiuta il recupero delle radici andine, rendendo Arguedas una figura decisiva nella cultura andina
contemporanea anche per la sua utilizzazione diretta del quechua nei testi poetici scritti negli ultimi anni di
vita.
Accanto a questo progetto culturale di recupero troviamo quello dellaltro Per, quello che si riconosce
nellEuropa e negli Stati Uniti e che considera la cultura indigena come un peso morto che ostacola
lingresso pieno del paese andino nella modernit. Troviamo qui lopera narrativa e saggistica di Mario
Vargas Llosa. Il retaggio indigeno, come si detto, appare chiaramente come un fattore negativo che
impedisce uno sviluppo autentico del paese e lo mantiene invece in una situazione di arretratezza. Lo
scrittore si spinge fino al punto di invocare esplicitamente un necessario auto sacrificio della cultura
indigena, che dovrebbe immolarsi sullaltare del progresso.
In questottica, Arguedas diventa portatore, suo malgrado e a causa della sua presunta ingenuit, di un
progetto sostanzialmente regressivo, idealizzando una cultura che non ha nessun ruolo positivo da svolgere
nel mondo di oggi e che, secondo Vargas Llosa, dovrebbe finalmente essere integrata nella cultura
superiore.
Il tema della violenza, che ha sconvolto il paese negli anni 80 e 90 con la guerriglia di Sendero Luminoso e
la repressione indiscriminata dei militari verso le popolazioni andine coinvolte, una sorta di riferimento
ineludibile e ha prodotto una copiosa letteratura, soprattutto nel racconto e nel romanzo. Spesso questa
materia viene trattata rifuggendo dal realismo tradizionale e ricorrendo al filtro della cultura andina (che
diventa punto di riferimento per il presente).
Approfondimenti
Manco Inca Yupan (1512-1545): capostipite della dinastia degli inca ribelli di Vilcabamba, celebre per aver
affrontato lesercito spagnolo dopo la conquista dello stato peruviano. In un primo momento egli offr aiuto
ai conquistadores spagnoli, pensando che lavrebbero liberato dalle truppe del terribile Atawallpa, al quale
si era ribellato. Per questo gli invasori lo nominarono imperatore Inca, ma dopo i continui abusi perpetrati
ai danni del suo popolo, decise di ribellarsi e abbandonarli.
Titu Kusi Yupanki: fu il terzo sovrano della dinastia inca di Vilcabamba, figlio di Manco II. Governatore del
regno, affront un periodo di ostilit con gli spagnoli, fino a quando raggiunse con essi un accordo in
cambio del permesso a far entrare nel territorio i missionari. Nonostante gli accordi, esercit con fermezza
la sua sovranit e denunci i soprusi dei conquistadores a Filippo II. Mor poco dopo per una polmonite,
aggravata da un tentativo di avvelenamento spagnolo. Ci comport lassassinio dei missionari presenti nel
regno e la riapertura dei conflitti tra spagnoli e inca.
Viracocha: noto come dio serpente, la pi antica divinit andina. dio del principi e delle acque, reggitore
del mondo, sovrano di ogni essere vivente. Nella maggior parte dei miti e leggende andine viene descritto
come creatore del mondo ed associato allacqua, alla costa, a ci che esterno. Uno dei principali miti
narra che in principio, nel mondo degli antichi, V forgi dalla pietra i primi esseri umani.
Sendero Luminoso: organizzazione terrorista di ispirazione comunista-maoista, fondata in Per verso la fine
degli anni 60 dal professore di filosofia Guzman con lobiettivo di sovvertire le istituzioni statali,
considerate borghesi e instaurare un regime rivoluzionario socialista attraverso la lotta armata. Si form da
una divisione del PC del Per, Bandiera rossa.
Oltre a incendi, torture e impiccagioni ai danni di contadini, dirigenti sindacali, autorit elette con il
consenso popolare e naturalmente della popolazione civile, per sovvertire lorganizzazione statale e trovare
nuovi adepti, Sendero Luminoso inizi a colpire obiettivi strategici con auto-bomba, come il Palazzo di
Giustizia di Lima, realizz lunghi black-out in interi quartieri cittadini e organizz dei blocchi armati lungo le
principali arterie di collegamento con Lima.
Aparapita: facchino di merci molto pesanti e figura marginale della realt urbana di La Paz.
Capitolo 4
Il Messico e il Guatemala presentano oggi una societ multietnica e multiculturale caratterizzata da un
diffuso plurilinguismo, da una molteplicit di sistemi sociali e persino da una cucina che ha saputo accostare
il mais alla carne degli animali importati con la Conquista e ai prodotti tipicamente contemporanei (come la
Coca Cola).
Questa realt eterogenea da una parte una ricchezza per i paesi latinoamericani, ma allo stesso tempo
anche un ostacolo allo sviluppo di unidentit nazionale.
Il Messico, con una precisa strategia di omologazione culturale, dichiar al momento della propria
indipendenza la sua composita eredit multietnica, scegliendo un simbolo indigeno per rappresentare la
storia e la prospettiva del paese. Nella sua bandiera in mezzo al tricolore, campeggia unaquila che mangia
un serpente su un fico dindia. Questo simbolo preispanico aveva guidato gli Aztechi nella loro
peregrinazione (v. storia) ma venne mal interpretato dagli spagnoli cristiani, che videro nel serpente un
simbolo demoniaco.
La storia delle civilt mesoamericane di questo territorio stata caratterizzata fin dalla conquista da forti
pressioni, che tendevano verso lomologazione culturale e lassimilazione dellelemento indigeno nel
mondo ispanico.
Persino i movimenti con una forte base popolare, come la Rivoluzione Messicana (1910-17), hanno visto
nella multiculturalit del paese un problema da risolvere, pi che unopportunit di sviluppo.
Si cerc quindi di risolvere il problema indio tramite una politica integrazionista, volta ad assimilare la
diversit culturale e linguistica in un sistema omogeneo e di diffusione nazionale.
In questo processo di ispanizzazione hanno avuto un grande peso i programmi di alfabetizzazione, svolti
esclusivamente in spagnolo. Questa connotazione culturale trasmessa dalla scuola e dalle istituzioni ha
incrementato lidentificazione della societ indigena con un mondo arcaico, arretrato e con uno status
inferiore di riconoscimento culturale.
Il panorama culturale attuale dei paesi centroamericani e del Messico sta conoscendo oggi una fase di
riorganizzazione, a causa dei nuovi fenomeni di globalizzazione, migrazioni massive e laccesso ai nuovi
canali di comunicazione.
Il contatto quotidiano del mondo maya con gli strumenti della modernit ha portato al superamento di una
dicotomia rigida tra mondo indigeno e mondo occidentale e soprattutto delle sue connotazioni
stereotipate, che diffondevano unimmagine archeologica, rurale, folkloristica e primitiva della societ
maya.
La creazione delle prime universit indigene in America latina dimostrano che il mondo indigeno non pu
pi essere confinato in unarea culturale associata allarretratezza e al passato.
Nello stesso modo, si sono moltiplicati i laboratori letterari e lorganizzazione di premo destinati alla
produzione nelle lingue indigene. Questa proliferazione di pubblicazioni nelle lingue indigene in tutto il
territorio ha portato una parte della critica a parlare di un Rinascimento delle lettere maya.
Lapparente novit dovuta probabilmente al fatto che questi autori indigeni usino canali occidentali di
diffusione, adottino la scrittura e infine si cimentino in generi letterari appartenenti alla tradizione europea.
Per questo motivo, pi che di una rinascita, sarebbe pi opportuno parlare di una nuova visibilit di una
tradizione poetica antichissima.
Durante la colonizzazione del continente, un ruolo importante stato svolto dallimposizione di un modello
cognitivo occidentale; la conseguenza pi immediata stata lintroduzione di un intermediario, un editore,
un antropologo, o un traduttore, con la funzione di rendere intelligibili le pratiche culturali autoctone ai
lettori occidentali.
Un caso eloquente la versificazione: nella tradizione maya ogni verso costituisce ununit di significato,
che viene approfondita dai versi successivi, senza alcuna base metrica, come nel caso della versificazione
occidentale. Ci ha portato la maggior parte dei traduttori a non identificare nella poesia americana alcuna
versificazione, riconducendo la materia poetica al modello grafico e ritmico della prosa.
Sar solo negli anni 70 infatti che linguisti e filologi inizieranno a riconoscere nella poesia delle Americhe
modelli retorici propri.
Un fenomeno recente e particolarmente significativo a questo proposito la comparsa sulla scena
letteraria di autori indigeni, responsabili delledizione e della critica testuale. Ci significa il passaggio dei
poeti maya dal ruolo di informanti a quello di autori, editori e spesso anche diffusori della propria arte. Oggi
i poeti maya hanno accesso diretto ai canali editoriali, alle riviste letterarie e soprattutto alle discussioni
accademiche e giornalistiche.
La globalizzazione della letteratura maya e il cosiddetto rinascimento delle lettere indigene quindi un
fenomeno complesso e contraddittorio che rivela da un lato la vitalit della cultura maya, ma dallaltro
anche la sua fragilit nel sistema globale e la sua dipendenza dai modelli occidentali, per poterne far parte.
La pi grande discriminante che per secoli ha escluso gran parte della produzione poetica maya dallo status
di letteratura stato il suo carattere orale.
Una minima parte della produzione poetica maya stata trascritta in documenti alfabetici dopo la
conquista e fissata in una versione scritta, ma la maggior parte dellattivit poetica sopravvissuta solo
grazie alla tradizione orale.
Ricordiamo inoltre che, con la finalit di evitare problemi territoriali e in qualche modo di tutelare i diritti
delle dinastie indigene rispetto alle rivalse dei coloni europei, la corona spagnola richiese la redazione di
testi chiamati titoli di terra o testimonianze di lignaggio, che potessero funzionare come
documentazione legale nellamministrazione coloniale. Llite indigena inizi quindi unopera di trascrizione
della propria storia, attingendo ai miti della comunit e facendo coincidere lorigine del tempo e la
creazione del mondo, dellumanit e dello stato.
Di questo materiale mitico di straordinario potere espressivo, il Popol Vuh rappresenta un caso unico nelle
lettere americane. Purtroppo l documento alfabetico originale del XVI secolo andato perduto, si conserva
solo una versione dellinizio del XVIII secolo con la traduzione a fronte del frate spagnolo Francisco
Ximnez. Dopo alterne vicende, il manoscritto passato a formar parte del bibliografico della Newberry
Library di Chicago, sotto il nome di Ayer 1515.
Il testo raccoglie le tradizioni mitiche sullorigine della terra, che si alza come una gran montagna cosmica
dalle acque della creazione, per volere della divinit.
Una parte dei miti del Popol Vuh sono stati registrati anche nel Titulo de Totonicapan, soprattutto quelli
riguardanti la creazione dello stato e la migrazione circolare a oriente.
interessante osservare che i documenti legali della Colonia, come il Titulo, nonostante la funzione legale,
presentino un forte impianto simbolico e un uso retorico del linguaggio. Questo dimostra che la
classificazione occidentale in generi testuali non coincide con la percezione americana.
Sempre dellarea linguistica kiche ci giunto un testo poetico trascritto per la prima volta nel XX secolo
dallabate francese Brasseur de Bourbourg. Si tratta di unopera teatrale, intitolata Rabinal Ach. Lopera
viene tuttora rappresentata il 25 gennaio, in occasione della festivit cattolica di san Paolo, patrono della
citt di Rabinal, in Guatemala.
Il teatro rappresentava unoccasione importante di coesione sociale nel mondo maya, preispanico e
coloniale sappiamo che esistevano teatri nelle citt maya e che le rappresentazioni scandivano le varie
tappe dellanno rituale.
Studi recenti in campo arqueoacustico hanno dimostrato che anche le basi piramidali e le piazze erano
costruite in modo da permettere la rifrazione delle onde sonore, creare particolari effetti acustici e
diffondere i suoni in un ampio spazio.
Dalla penisola dello Yucatan ci sono pervenuti quindici testi rituali, sempre legati alle rappresentazioni
pubbliche, trascritti in caratteri alfabetici e conosciuti con il nome di Cantares de Dzitbalch. Questi
accompagnavano le principali festivit, sia in contesti pubblici che privati.
Sempre dello Yucatan ci sono giunti testi profetici, conosciuti con il titolo di Chilam Balam. Il nome deriva
da una carica sacerdotale, Chilam, colui che bocca, il profeta, linterprete, il portavoce della saggezza
racchiusa nei libri antichi. Balam significa in maya giaguaro ed anche un simbolo del potere politico e
del controllo sulle forze occulte della notte e della natura selvaggia.
Infine utile menzionare un ultimo libro in maya yucateco, conosciuto con il nome di Ritual de los Bacab,
che comprende sessantotto scongiuri e ricette della medicina tradizionale. interessante il concetto di
malattia qui espresso, interpretata non solo come squilibrio interno alluomo, ma anche come disarmonia
tra lessere umano e lenergia cosmica. Per questo, le forze deluniverso vengono invocate per portare
fertilit alluomo e restituire il suo benessere fisico e animico.
Capitolo 5
Nel 2010 si aperto in America Latina il ciclo delle celebrazioni legate al bicentenario dellindipendenza. La
ricorrenza ha posto i paesi del subcontinente di fronte al proprio atto di nascita, sollecitando gli individui, i
gruppi etnici, le societ, i governi, i partiti, la chiesa, i media a scoprire e riscoprire la storia e la memoria
nazionali.
innegabile che lAmerica latina sia ormai uscita dal tunnel delle dittature degli anni 60 e 70 e da quello
della crisi economico-finanziaria degli anni 80 e 90 del secolo scorso. Il bicentenario ha potuto cos
alimentare una vera e propria riscrittura del passato patrio, dallepoca preispanica e ispano-coloniale ai
giorni nostri.
Per la sua ampiezza e larticolazione delle sue societ, allalba dellindipendenza, lAmerica spagnola si
configura come un ormai maturo mondo in s. Un mondo unitario perch agglutinato dalla lingua
spagnola, dalla religione cattolico-romana, dal radicamento dei modelli politici, socio-economici e culturali
di matrice ispano cattolica. Plurale perch nellAmerica spagnola il castigliano convive de facto con le lingue
native, il cattolicesimo di trasformato in una religione ricca di sincretismi e il sistema di dominio fondato
sugli ordinamenti spagnoli si esprime il una variet di soluzioni inclini a rispettare le consuetudini delle
popolazioni native.
A ci si aggiunga il fatto che lAmerica spagnola si articola in innumerevoli micro e macroregioni
profondamente diverse tra loro. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio mosaico di realt.
(Parte storica su riforme Borbone e Bolivar!)
Capitolo 6
La tumultuosa crisi di crescita che nei primi decenni del XX secolo investe il Messico, contribuendo a
ridefinirne i rapporti con la Chiesa e gli USA, spinge i diversi ambienti politico-ideologici e intellettuali
nazionali e internazionali a prendere partito. Ci spiega perch la Rivoluzione Messicana abbia potuto
essere considerata da un lato la prefigurazione dei processi che, dalla Russia alla Cina, da Cuba ai paesi in
via di decolonizzazione avrebbero poi scandito il secolo breve nel segno di una modernizzazione
alternativa, almeno sulla carta, ai principi e ai valori della civilisation di matrice liberale.
Il contributo dei media e delle arti alla creazione del mito e dellantimito del ciclo rivoluzionario fu notevole.
Per molti versi decisivo, ai fini della canonizzazione del mito rivoluzionario e del conferimento al processo di
un significato schiettamente metastorico risulta il contributo del muralismo. La ridefinizione in chiave
rivoluzionaria delliconografia della storia patria si realizza tuttavia ancora una volta attraverso un processo
di globalizzazione delle tradizioni artistiche, dei cromatismi e delle simbologie. Basti considerare linfluenza
esercitata dai primitivi italiani e dalle avanguardie europee sullestetica di Diego Rivera.
Il punto di partenza del nostro itinerario alla scoperta della Rivoluzione Messicana si colloca nellanno di
grazia 1910. Per il paese si tratta di un anno ricco di valenze simboliche dal momento che vi ricorre il primo
centenario dellIndipendenza dalla Spagna. Inoltre, il lungo regime autoritario (1877-1911) del generale
Diaz sempre pi apertamente contestato da unopposizione che coagula al suo interno forze diverse, ma
unite dalla volont di porre fine al Porfiriato.
Facendo un excursus dei decenni precedenti, ricordiamo che dopo la disastrosa guerra con gli USA si
aperta nel paese latinoamericano una nuova stagione di instabilit, segnata dal conflitto fra il blocco
clerico-conservatore e i liberali che ispirano la Costituzione laicista e antifeudale del 1857. In questo
contesto emerge la figura di Benito Jurez, indio zapoteco, governatore dello stato di Oaxaca e autore
dlelomonima legge (1855) che ha soppresso, tra laltro, i fueros del clero e dellesercito stabilendo
leguaglianza giuridica dei cittadini stessi.
Jurez avrebbe guidato il fronte liberale, promulgando le Leyes de Reforma che ridimensionano il potere
della Chiesa, delineandone da un lato la separazione dallo Stato e stabilendo dallaltro la libert di culto e la
nazionalizzazione dei beni ecclesiastici. La fame del liberale messicano non tarda a solcare lAtlantico; a tal
proposito ricordiamo che il padre di Mussolini gli confer il nome di battesimo proprio in onore di Benito
Jurez.
Leco dei provvedimenti assunti oltre oceano in materia di rapporti Stato-Chiesa e la notizia della moratoria
di due anni per il debito estero inducono la Francia di Napoleone III a patrocinare un intervento armato nel
paese latinoamericano, cui aderiscono inizialmente anche lInghilterra e la Spagna, al fine di ristabilire
lordine e con esso la ripresa dei pagamenti.
La morosit del Messico legittima il progetto che sottende un disegno ben pi ambizioso: quello del
ripristino dellImpero, il cui titolo viene offerto da alcuni conservatori messicani a Massimiliano dAustria
(ultimo governatore del Lombardo-Veneto).
Il fantasma dellimpero si riaffaccia cos nel paese latinoamericano, nella persona di questo esponente
degli Asburgo che verr poi abbandonato dalle truppe francesi e lasciato solo, fino alla morte per
fucilazione nel 1867, a fronteggiare la resistenza dei liberali di Jurez (che da un paio danni prima possono
contare sullappoggio USA).
A congelare lantagonismo tra conservatori e liberali interviene il regime autoritario di Porfirio Diaz. Egli
riusc inizialmente ad aprire il paese a una prima modernizzazione e con essa una prima integrazione nella
globalizzazione ottocentesca. In nome del motto ordine e progresso, il Porfiriato apre letteralmente le
porte del paese agli investitori stranieri, mentre ambisce invano a sbiancare la popolazione messicana
attraverso la promozione dei flussi migratori dal Vecchio Mondo.
Grazie agli intermediari locali degli investitori, le risorse umane e naturali del Messico vengono messe a
disposizione dei poteri economici nazionali ed internazionali che rende legittimi de facto la servit e lo
sfruttamento indiscriminato degli uomini e della terra.
La modernizzazione del Porfiriato instrada il Messico verso la civilt delle ferrovie, delle industrie, del
telegrafo e dellelettricit. Resta tuttavia il fatto che si tratta di un fenomeno a macchia di leopardo,
sostanzialmente dipendente dallestero e guidato, sul piano interno, da un blocco di potere autocratico-
clientelare.
Con lattecchire della prima industrializzazione, che investe in particolare i settori minerario, petrolifero e
tessile, allinizio del XX secolo si diffondono altres i primi scioperi operai e con essi le ideologie
internazionaliste dellanarchismo, del sindacalismo e del socialismo.
In un clima tanto conflittuale, nel settembre 1910 si celebra il primo centenario dellIndipendenza. Per
loccasione Citt del Messico stata sottoposta a un vigoroso intervento di europeizzazione di cui ancor
oggi sono visibili gli esiti architettonici e urbanistici.
Con il centenario insomma, il Messico mira a presentarsi alla societ internazionale come un paese ormai
stabilizzato e instradato verso lincivilimento.
Meno di due mesi per dividono la fine delle celebrazioni dallavvio del ciclo rivoluzionario che avrebbe
riportato alla ribalta della storia messicana e internazionale soggetti, temi e rivendicazioni fino ad allora
ignorati, confinati ai margini o apertamente combattuti dal progetto di modernizzazione e
occidentalizzazione promosso da Porfirio Diaz.
Gli anni intorno al 1910 sono caratterizzati da una montante conflittualit sociale che ha favorito il
radicamento delle ideologie internazionaliste, lattivismo del mondo cattolico, il ribellismo di quello
contadino e lirrobustimento di unopposizione schiettamente politica al regime di Diaz.
(Storia su Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata)
La violenza politica e linstabilit endemica avrebbero costituito la cifra del Messico degli anni 20 del
Novecento, contribuendo a conferire allimmagine internazionale del paese latinoamericano un tratto
primitivo ampiamente sfruttato, sul piano della propaganda e della creazione artistica, dai sostenitori
dellantimito e dellesotizzazione della Rivoluzione.
Allinizio del decennio Jos Vasconcelos, prima rettore dellUNAM e poi Ministro delleducazione (1921-24),
vara un ambizioso progetto di nazionalizzazione culturale e di diffusione capillare dellistruzione di base
attraverso la figura del maestro rurale. Sono questi gli anni in cui vengono promosse le relazioni culturali fra
gli intellettuali messicani e gli ambienti colti degli altri paesi del subcontinente, fra i quali si diffondono il
mito e i linguaggi del populismo della Rivoluzione. Gli anni 20 sono poi contrassegnati da uno spettacolare
conflitto con la chiesa, scatenato dallapplicazione radicale del dettato della Costituzione del 1917, che
ridimensiona in modo sostanziale la presenza delle istituzioni ecclesiastiche nella societ messicana.
Esplode cos una nuova stagione di contrasti dal respiro regionale fra i poteri civili e religiosi, gli interessi
locali e di classe. La radicalizzazione dellanticlericalismo catalizza in effetti in particolare a partire da taluni
stati della repubblica unopposizione agli orientamenti del potere centrale post-rivoluzionario cui, in nome
di cristo rey e della Guadalupe, partecipano anche i contadini. Noto come Cristiada, il movimento armato
sarebbe stato per confinato grazie agi arreglos fra lo Stato e la chiesa del 1929. Sullo sfondo della ripresa
della Cristiada (1936-39) e della fascinazione verso i fascismi europei di Vasconcelos in Messico ci si accinge
ormai allistituzionalizzazione di un regime de facto a partito unico, che sarebbe stato retto fino al 2000
dal Partido Revolucionario Institucional.
Il mito della rivoluzione avrebbe per per molti versi deformato la percezione del tumultuoso processo di
modernizzazione (americanizzazione la potremmo chiamare) che investe il Messico nel corso del secondo
Novecento, accrescendone a dismisura la popolazione, ridefinendone gli equilibri interni, conducendo al
gigantismo la sua capitale federale e avviando limponente fenomeno dellemigrazione verso gli USA.
Tale processo viene delineato con grande efficacia da Carlos Fuentes ne La morte di Artemio Cruz (1962), in
cui attraverso lo stream of consciousness del protagonista (figlio illegittimo di un possidente decaduto e di
Isabel Cruz, la serva negra) mostra le vicende del Messico dal Porfiriato alla americanizzazione degli anni
50.
Capitolo 11
Tra il 1878 e il 1885 le etnie indigene della regione pampeano-patagonica sono travolte dalle campagne
militari con cui lo stato argentino instaura la propria sovranit su un territorio di circa 800 mila kmq. Popoli
indigeni che da secoli abitano uno spazio che le carte geografiche hanno convenzionalmente definito
Territorios indios del Sur sono incorporati entro i nuovi confini nazionali.
Il rapido disciplinamento di ci che resta delle societ indigene, la disintegrazione di circuiti commerciali e
di identit culturali ed etniche, la deportazione dei sopravvissuti e infine il sorgere di immensi latifondi
gestiti da privati o da societ create per lo sfruttamento delle risorse naturali ci che avviene di l a poco.
La conquista della Patagonia compiuta. La violenta azione dello stato spazza via il dominio indigeno.
Con un lessico figurato e a forte carica simbolica, proclami, bollettini, di guerra, dichiarazioni ufficiali,
rapporti di scienziati, danno corpo a un repertorio di immagini con cui dare conto della violenza di una
conquista che mette a nudo unasimmetria incolmabile: quella che intercorre tra lazione di uno stato che
occupa lo spazio di unalterit radicale e una societ indigena di nomadi barbari.
La narrativizzazione della conquista si affida alla metafora del deserto e al modello del travel writing, che
nella prima met dell800 ha canonizzato lo spazio patagonico con uno stereotipo (il vuoto) determinato
da finalit di carattere politico, militare, letterario, scientifico.
Sono le relazioni scientifiche, le dichiarazioni ufficiali, i bollettini di guerra, i rilevamenti topografici, a
innescare un circuito di prestiti che d corpo a un repertorio di immagini funzionale alla costruzione del
discorso nazionalista. Si veda come il generale Julio Roca elogia le truppe che, superato un confine
invalicabile da secoli, sono dilagate in territorio patagonico rendendosi protagoniste di una grande
crociata animata dal pi puro patriottismo contro la barbarie.
La guerra si prefigura come una crociata che si combatte a difesa della civilt.
Con le campagne del deserto si gioca lultima partita dleloperazione avviata dalla letteratura argentina
sulla pampa come paradigma identitario, territorio simbolico dellinclusione/esclusione, spazio del conflitto
tra civilt europea e barbarie indigena.
ancora una volta il territorio a costituire la base di una comunit nazionale. Il discorso sulla nazione che
sorge dalla trasformazione del deserto in spazio civilizzato si misura ancora una volta con lanomia della
natura americana e con la necessit di ricondurla sotto il dominio della cultura consegnando i territori
patagonici allimmigrazione europea.
La frontiera si prefigura come limite che protegge le identit culturali e relega al suo esterno laltro, il
barbaro, il selvaggio.
Fino agli anni 60 lArgentina reale finiva sulle sponde del Rio Colorado; la Patagonia era descritta dai
manuali come un territorio pressoch sconosciuto, oltre i confini dellArgentina. Definito il deserto del sud
che percorso soltanto dai nomadi, il territorio viene rappresentano come un territorio remoto.
Le etnie patagoniche vengono stereotipate come popolazioni indomabili, che mantengono da secoli
identiche caratteristiche, adattandosi alla presenza europea e al contatto con questultima solo nelluso del
cavallo.
Dieci anni pi tardi loccupazione militare a riconfigurare lidentit del corpo vuoto della nazione. La
violenta espansione territoriale si giustifica con lassoggettamento degli indios, il ristabilimento dellordine
interno, la colonizzazione del territorio.
Nel circuito di prestiti reciproci tra topografia e letteratura, le carte geografiche concorrono a
risemantizzare i nuovi confini della comunit politica, creano una nuova coscienza territoriale. Se le
campagne militari hanno il compito di instaurare il dominio della Civilt e del Progresso, limmagine
cartografica dovr attestare iconograficamente lappropriazione del territorio e la sua integrit etnica.
Perci la topografia diventa fattore complementare alle narrative della conquista.
Cancellando ogni traccia di barbarie, linvenzione visiva pu costruire la nazione come un soggetto
collettivo che abita in un territorio nazionale.
Se il generale Roca enfatizza con toni magniloquenti la conquista militare associandola ai pi alti destini
della patria, il suo segretario, topografo e cronista ufficiale Manuel Olascoga a ricordare che il trionfo
della geografia a imprimere un definitivo e durevole suggello al risultato ottenuto. Il controllo totale e
permanente del territorio strappato al dominio selvaggio soprattutto unimpresa civilizzatrice condotta
nel nome della geografia.
Mentre sono ancora in corso le campagne militari, cartografi e scienziati procedono alla risignificazione del
paesaggio patagonico. Loperazione che cancella la storica presenza indigena dalle carte geografiche si
autogiustifica con lavanzata della civilt sugli spazi bianchi delle medesime.
La rappresentazione cartografica vuole essere il racconto dellappropriazione della natura, dellespansione
della civilt, delloccupazione del mondo selvaggio.
Al centro del repertorio di immagini con cui militari e geografi narrativizzano la presa di possesso c ora la
metafora della Patagonia come emporio di ricchezze. Lo spazio barbaro trasfigurato in ambito di
espansione della civilt e linfinita disponibilit di terra vergine fa di questo territorio un eden australe,
trasforma questi deserti in regioni fertilissime. La retorica ufficiale magnifica le bellezze naturali della
regione ai piedi della cordigliera, e declassa il capo indigeno a selvaggio.
Gli sguardi del militare o del cartografo presentano molte affinit: in entrambi la Patagonia
aprioristicamente disponibile alla colonizzazione in ragione del piacere estetico con cui la si rappresenta. Un
filtro estetico-morale trasfigura il deserto in un paesaggio dellabbondanza. Ci che sopravvive delle
societ indigene pu eventualmente essere incorporato nel grande movimento di espansione dellumanit
e del progresso. Scena di manifest destiny, la Patagonia il cardine di una nuova mitologia territoriale: la
comunit nazionale ritrova nel suolo il suo fondamento fisico e simbolico e affida allimmigrazione il
compito di cancellare dal corpo della nazione i residui di barbarie eredit della colonia.
Quanti abitano il deserto sono definiti salvajes, trib, indios. Questultimo termine designa chi sta al di l
della frontiera della civilizzazione e gli indios possono di volta in volta essere considerati come amici,
nemici, sottomessi, liberi, cio personificare soltanto opposizione o accettazione del sistema di valori
del mondo bianco.
La loro caratterizzazione ruota a ci che essi fanno in relazione al sistema di valori di chi li combatte: i
disvalori degli uni sono funzionali a rafforzare i valori della societ bianca e civilizzata. il nomadismo la
discriminante che giustifica la privazione del loro diritto alla terra, perch il selvaggio-nomade considerato
un usurpatore del territorio nazionale, contro cui giusto sferrare una guerra di conquista interetnica.
Nel repertorio di immagini necessario a costruire il discorso nazionalista, Il ritorno della razzia (1892) si
Angel Della Valle, forse il quadro pi celebre della pittura argentina dell800, a consegnarci una nuova
rappresentazione della frontiera tra patria e desierto. Il quadro offre una personale versione
dellattraversamento della frontiera: la figura della donna bianca rapita appartiene ormai al passato; il
desierto restituito al nuovo immaginario collettivo come spazio del desiderio, come luogo della
riconciliazione tra il corpo indigeno e quello della donna bianca.
Linesauribile giacimento di ricchezze naturali e paesaggistiche della regione lo si pu repertori are anche
con un testo ibrido come il Viaje a la Patagonia austral, pubblicato nel 1879. unirresistibile pulsione a
saldare la vocazione del geografo, geologo e paleontologo allimpresa civilizzatrice, a combinare genere
autobiografico e impresa scientifica, ci che innesca la scrittura di viaggio di Francisco Moreno. Una natura
solenne e grandiosa si conferma paradigma di bellezza nazionale e la sua estetica percezione dei luoghi
descritti assegna alla natura la funzione di scena del destino di grandezza di una nazione in marcia verso il
progresso.
Lassimilazione forzata al nuovo ordine territoriale unoperazione che si accompagna al tentativo di
ciudadanizar gli indios, destinandoli agli strati pi umili della societ, senza assicurare loro gli stessi diritti di
cui godono i cittadini di un paese che riconosce il diritto di cittadinanza a tutti coloro che sono nati sul suolo
argentino.
Approfondimenti:
Tehuelches (Patagoni): il nome attribuito alle prime etnie amerindie che hanno popolato lAmerica
meridionale, precisamente le regioni della Pampa e della Patagonia. Erano perlopi nomadi, si muovevano
da ovest a est, a seconda delle stagioni. Fernando Magellano ebbe i primi contatti con loro il 31 marzo
1520. Lo scrivano della spedizione, Antonio Pigafetta, annot la singolare altezza di questi uomini e li
chiam patagonesi, cio col nome della bizzarra e gigantesca creatura dal corpo umani e testa di cane di un
romanzo cavalleresco spagnolo allora di grande fortuna. Oggi sopravvivono circa 4000 persone di etnia
patagona nelle riserve delle province argentine di Chubut e Santa Cruz. Come si pu facilmente dedurre, i
patagoni si sono estinti principalmente a causa di epidemie portate dai conquistatori, da campagne di
distruzione di massa condotte da spagnoli prima, argentini e cileni poi, e da attacchi e successivi
assorbimenti da aperte di altri gruppi amerindiani, specialmente i mapuche (gente della terra).
Capitolo 12
Il governo federale fomenter limmigrazione europea e non potr restringere, limitare n gravare di
imposte lentrata nel territorio argentino degli stranieri che abbiano come loro obiettivo lavorare la terra,
migliorare le industrie e introdurre le scienze e le arti.
Cos recita lart 25 della Costituzione Argentina del 1853. Larticolo accoglie i postulati di Domingo
Sarmiento, il quale, nella sua opera pi famosa, Facundo. Civilizacin y barbarie (1845), aveva teorizzato
larrivo in Argentina di unimmigrazione europea e in particolare anglosassone. Il flusso migratorio avrebbe
avviato il paese verso un processo di modernizzazione da attuare attraverso lo sfruttamento economico
degli immensi territori fertili della pampa.
Del resto, le enormi potenzialit economiche della pampa erano state individuate fin dai primi decenni del
XIX secolo dai viaggiatori europei, soprattutto inglesi.
Si porta avanti cos il progetto avviato nel 1852 dal governo della Confederazione Argentina e poi da quello
di Bartolom Mitre dellArgentina unificata, ovvero cambiare limmagine del paese per attrarre immigranti
e investitori. Viene insomma a cadere la rappresentazione della pampa e della Patagonia come un deserto
di valori civili per sostituirla con quella di un deserto di ricchezze naturali.
Il progetto si realizzer con la Campagna del Deserto (1878-79), la spedizione militare promossa dal
ministro della Guerra Adolfo Alsina, dal presidente della repubblica Avellaneda e dal generale Roca, con la
quale si determina lo sterminio indigeno e si tracciano i confini dello stato-nazione.
In seguito, larrivo di unimmigrazione contadina ed analfabeta, con prevalenza dellelemento italiano e
spagnolo, provoca non poche polemiche per i complessi problemi di assimilazione e integrazione culturale e
sociale determinati dalla massa immigratoria. La letteratura argentina non manca di registrare questi
conflitti; il primo incontro letterario si verifica proprio in quella pampa di cui si auspicava lo sviluppo
agricolo. A presentarlo il poema di Jos Hernandez, Martin Fierro. Quello del gaucho protagonista
dlelopera con litaliano immigrante non certo un incontro pacifico: entrambi arruolati in difesa degli
attacchi indigeni, solo litaliano riceve un compenso. Il gaucho si scaglia cos contro tutti i gringos italiani,
dando il via a una serie di immagini negative e rappresentazioni conflittuali che marcheranno la presenza
migrante in Argentina.
Allimmigrante teorico indicato da Sarmiento comincia a sostituirsi quello reale. Ma il popolamento delle
regioni interne viene in gran parte impedito dalla destinazione di grandi latifondi allallevamento del
bestiame e dagli interessi dei proprietari terrieri. Cos, la necessit di popolare il paese e indirizzarlo verso
lo sviluppo economico e il progresso grazie allimmigrazione straniera finisce per coinvolgere soprattutto
Buenos Aires. Un processo di modernizzazione che la trasforma da grande villaggio coloniale a metropoli
multietnica e industrializzata.
Nel 1914 la citt superava il milione e mezzo di persone e di queste quasi un milione erano immigrati.
La presenza immigratoria modifica radicalmente lo spazio della citt. Buenos Aires mano a mano si espande
sulla pampa, con la nascita di quartieri prevalentemente dalle fasce basse.
Un evento su tutti favorisce la penetrazione degli immigrati nei quartieri considerati tradizionalmente
centrali: nel 1871 unepidemia di febbre gialla, cui far seguito unaltra di colera, costringe le famiglie
aristocratiche e oligarchiche ad abbandonare le loro dimore per trasferirsi nella zona nord della citt.
Da allora in avanti prostitute, delinquenti, immigranti cominciano progressivamente a occupare gli edifici
rimasti disabitati. Le caratteristiche di questi soggetti fa s che tali agglomerati urbani vengano chiamati
conventillos (poi ad alcuni verr dato nome specifico, come nel caso di Babilonia).
Per lintellettualit degli ultimi due decenni del XIX secolo, il conventillo stato soprattutto lo spazio del
degrado.
Profondamente delusi dalla tipologia di lavoratore straniero che invade il suolo argentino, diversi esponenti
del naturalismo (perlopi di media e alta borghesia) vedono negli immigranti un elemento negativo per il
progresso della nazione, appellandosi a supposte tare razziali ereditarie o a determinate caratteristiche
somatiche che fanno dellimmigrante un soggetto socialmente inferiore se non addirittura pericoloso.
Comune agli autori del naturalismo urbano anche il ricorso a descrizioni che mettono in rilievo una
condizione di estrema sporcizia. Si tratta di riferimenti presenti pure nei testi di coloro che sono favorevoli
al mantenimento della spinta immigratoria.
Potremmo dire che il conventillo uno spazio eccentrico, a cui si ascrivono caratteri di povert, amoralit,
sporcizia, delinquenza, prostituzione, malattie infettive e quantaltro possa essere indice di unarretratezza
economica, sociale e culturale dalla quale impossibile riscattarsi. Nellimmaginario letterario, esso assume
chiaramente una valenza culturale e sociale negativa.
Tutto ci accentuato dalle modifiche al piano urbanistico della capitale attuate a partire dal 1880,
quando vengono abbattuti una serie di edifici per dar vita a quella che sar lAvenida de Mayo, un grande
viale sulle cui strade laterali direzionate verso nord si andr man mano a costituire lo spazio della city, delle
vie commerciali, con banche compagnie straniere etc. In questo modo lAvenida rappresenta un netto
spartiacque fra i quartieri sud della citt e quelli nord.
A causa della penetrazione delle idee positiviste si elaborano a livello intellettuale piani dazione che
coinvolgono le istituzioni e le scienze sociali, tesi a formulare una unit identitaria.
Il termine razza viene posto al centro delle riflessioni proprio per il timore di una degenerazione razziale
conseguente alla presenza migratoria. Il discorso positivista si cos incentrato sullindividuazione di una
tipologia biologica dellimmigrante, che poco teneva conto degli aspetti emozionali e culturali del
fenomeno migratorio. Su questa linea spicca la figura del medico e politico Ramos Meja, considerato il
massimo rappresentante argentino dellorganicismo spenseriano, in base al quale le societ venivano
analizzate come se fossero organismi vivi.
Ramos Meja ripercorre le tappe della storia argentina per spiegare come nel paese si siano succedute tre
moltitudini diverse (colonia, emancipazione cio lenta trasformazione della prima e tirannie) che hanno
scandito le diverse fasi dello sviluppo della razza argentina.
a Buenos Aires che iniziano le sue osservazioni sullimmigrante, che considera un essere inferiore. Due
concetti del suo pensiero meritano di essere sottolineati: il primo riguarda il palurdo (termine col quale
definisce il contadino immigrante) contrapposto al noi argentino, pronome che sta ad indicare il ceppo
originario della prima immigrazione spagnola. Il secondo riguarda il ruolo dellambiente come
fondamentale per il miglioramento psichico, intellettuale e morale dellimmigrante. Bisogna quindi, per
Meja, agire sui figli degli immigranti, ovvero sulla generazione su cui si basa lavvenire dellArgentina.
Se quindi la societ immigratoria da un lato ha frenato il consolidamento nazionale, dallaltro proprio grazie
alla presenza dei figli, possibile dar vita a un nuovo prototipo nazionale, a una razza nuova.
Allo stesso modo, anche un allievo di Ramos Meja insiste sul ruolo dei figli degli immigranti come coloro in
grado di sanare la politica nazionale dopo che i padri avevano contribuito a sviluppare le forze economiche
del paese.
Da nessuna parte mai arrivata una richiesta di chiusura totale delle frontiere, ma piuttosto di una
selezione, culminata nella Ley de Residencia (1902) e poi in quella di Defensa social (1910). La prima
prevedeva lespulsione di qualsiasi straniero che compromettesse la sicurezza nazionale o lordine pubblico,
la seconda regolamentava lingresso degli stranieri e identificava quelle ideologie (socialismo e anarchia)
che ledevano la sicurezza del paese.
Intanto il conventillo si prende la sua rivincita nel momento in cui eletto a spazio privilegiato dal teatro
popolare del sainete, atto unico in tre quadri di origine spagnola che diviene il genere di maggior successo
in Argentina fra il 1880 e il 1930 circa. Dal conventillo, grazie al successo del sainete, si va sempre pi
affermando un processo di integrazione che permette allimmigrante, come soggetto portatore di modelli
culturali popolari, di penetrare a tutti i livelli della societ urbana argentina.
I saineteros mettono in scena temi legati alla quotidianit e personaggi che creano situazioni comiche al
limite del ridicolo. Su tutti spicca il personaggio dellimmigrante: spagnolo, ebreo, turco, ma soprattutto
italiano (tano) che con il suo cocoliche (un misto di spagnolo, italiano e dialetto) d vita a un castigliano
storpiato che suscita ilarit anche nelle situazioni pi serie.
Il successo del sainete favorisce un movimento che dalle periferie del conventillo permette allimmigrante
di espandersi verso un centro culturale e sociale, di diffondere un codice linguistico che va ad alimentare la
polemica sulla lingua.
Se il cortile (patio) del conventillo predomina come ambientazione in quanto metafora della convivenza,
non lunico scenario cui ricorre il sainete. Tutta la citt coinvolta: pensioni, alberghi, empori, stazioni,
osterie etc, ossia quei luoghi maggiormente frequentati dagli abitanti del conventillo per le loro attivit di
svago o lavorative o per vie di atti di delinquenza.
Nei primi decenni del 900 Buenos Aires era stata lo scenario delle tensioni fra modernit e tradizione,
nazionalismo e cosmopolitismo, criollismo e immigrazione straniera su cui lintellettualit argentina
discuteva e si confrontava a livello letterario.
Approfondimenti:
Gringo: viene generalmente applicato allo straniero che parla una lingua diversa da quelle dei paesi
dellAmerica latina. Varie sono le teorie sulletimologia del termine: in un primo momento esso significava
straniero che parla una lingua incomprensibile, in seguito alla guerra USA-Messico, il termine inizi a
denominare qualcuno di origine inglese (evoluzione di green go usato dallesercito USA). Oggigiorno la
parola non ha alcuna connotazione negativa, ma si riferisce principalmente allo straniero di lingua inglese o
alleuropeo.
Lunfardo: nel sainete e anche in altre commedie dlelepoca veniva riprodotto un gergo dello spagnolo,
sorto inizialmente in ambienti criminali, ovvero il lunfardo parola probabilmente derivante da
lombardo. Carcerati e delinquenti invertivano lordine consueto delle sillabe di un termine per non farsi
comprendere dalle guardie e dalla polizia; da qui largot si svilupp nel resto della citt.
Capitolo 16
Il meccanismo della tratta transatlantica ebbe inizio pochi anni dopo larrivo di Cristoforo Colombo nelle
Antille e interess lintero continente americano per circa 3 secoli. In questo lungo lasso di tempo fu
deportata una tale massa di uomini, donne e bambini da produrre una gigantesca diaspora africana,
legittimata dallelaborazione di unideologia razzista europea e da unorganizzazione giuridica impegnata a
stabilire norme per la gestione del traffico negriero, denominate in Spagna Cdigos negros.
Prendendo come spunto la riflessione poetica del poeta cubano e mulatto Nicolas Guilln, importante la
questione della cancellazione identitaria seguita da unaltrettanto programmata ridefinizione mercantile
che sta alla base della storia dei negri nelle Americhe.
Dalle navi pestilenti comandate da commercianti a cui stato conferito un asiento reale (un regolare
monopolio concesso dalla corona spagnola) sbarcano nei porti doltremare non esseri umani, ma piezas, da
intendersi non solo nel loro significato letterale di oggetti ma anche nel senso pi ampio e metaforico di
pedine dello scacchiere coloniale.
Questo processo di cosificazione viene completato dallimposizione di un perenne marchio di fabbrica: il
cognome del primo padrone, elemento che distrugge per sempre le geografie fisiche e familiari degli
schiavi, ormai ridotti a pezzi.
Gi allorigine, nelle factorias africane, vengono smembrati i nuclei familiari e ignorati i luoghi di
provenienza in una programmatica negazione di identit e un pi agevole controllo dellordine pubblico.
Ancor prima dellimbarco, dunque, iniziava per i futuri schiavi americani un processo di alienazione
culturale noto come detribalizzazione, che si completava nella miniera o nellingenio. Lingenio, ingegno in
italiano, era una tipica fattoria che comprendeva piantagioni di una pianta originaria della Nuova Guinea e
strutture per la sua spremitura e trasformazione in zucchero e alcol. Gli schiavi impiegati nellingegno
sostenevano ritmi di lavoro disumani e di notte venivano rinchiusi in rustiche baracche. Nel corso dell800
Cuba si trasform nel pi importante paese produttore di zucchero del mondo. I piccoli ingegni si
trasformarono in industrie moderne attraverso lutilizzo della macchina a vapore.
A questa raffigurazione del negro deportato si associa unimmagine complementare rappresentata dal
bozal, la museruola di ferro che serra la bocca. Essa designa sia lo schiavo fresco di traversata ma gi
consunto dai castighi, sia il misero castigliano che egli costretto a balbettare per rispondere non solo agli
ordini del caporione, ma anche per comunicare in modo elementare con i compagni di sventura.
Con essi, infatti, raramente condivide la stessa lingua madre, considerato che mantenere rigorosamente
separati i gruppi etnici dorigine favoriva notevolmente il controllo di eventuali impulsi di ribellioni
collettive.
Uno degli effetti pi significativi di tale commercio fu senzaltro la moltiplicazione delle dicotomie: si and
intensificando il conflitto tra liberi e schiavi, tra bianche morigerate e negre lascive, tra nativi mansueti e
stranieri selvaggi, condannati alla pi totale ignoranza ed emarginazione sociale.
Secondo lantropologo brasiliano Darcy Ribeiro la detribalizzazione del negro e la sua con-fusione nelle
societ neoamericane furono il pi importante movimento di popolazione e il pi drammatico processo di
deculturazione della storia delluomo (quasi la met della popolazione dei Popoli Nuovi dellintero
continente era, alla fine del secolo scorso, negra e mulatta).
Gli schiavi negri, a differenza degli indios che venivano considerati pi plasmabili dai missionari, non erano
evangelizzabili (veniva solo loro imposto un frettoloso battesimo prima di scendere dalle navi e non ci si
preoccupava di verificare che la loro conversione fosse sincera), non avevano nulla da raccontare perch
venivano da troppo lontano, n nulla da mostrare perch arrivati a mani vuote. Su di loro, sulle loro lingue
dorigine e credenze religiose, perci, non avrebbe avuto alcun senso scrivere, come invece era accaduto
nel caso di alcune etnie di nativi, historia pi o meno confutabili n compilare dizionari pi o meno
incompleti. Gli unici libri destinati a considerarli con seriet furono necessariamente i gi citati Cdigos
negros, compilati per il controllo giuridico del traffico negriero.
Tuttavia, vi fu anche chi percep con benevola curiosit la condizione straniera degli schiavi. In seguito, la
tipizzazione caricaturale del maschio ottuso e scimmiesco, della negra dagli smodati appetiti sessuali e della
mulatta di facili costumi ebbe la sua apoteosi a Cuba nel corso del XIX secolo sia nelle tele di costume sia
nel popolare repertorio dei bufos habaneros, che facevano largo uso dello spagnolo bozal come lingua
artificiale e letteraria, insistendo sullincorreggibile goffaggine comunicativa dei negri dovuta a unatavica
ignoranza, oltre che al loro carattere festivo e chiassoso, probabile residuo di barbarie.
Lopera che meglio focalizza e problematizza lambiguit della meticcia nel suo difficile contesto sociale
Cecilia Valds di Cirilo Villaverde, romanzo uscito in due versioni nel 1839 e nel 1882, che contribu alla
trasformazione della mulatta in archetipo novecentesco di irresistibile seduttrice.
Diversi furono gli scrittori, nel continente americano e non solo, che affrontarono il tema della schiavit
esprimendosi per la sua abolizione, come la statunitense Harriet Beecher Stowe, autrice di un romanzo di
straordinario successo, La capanna dello zio Tom, del 1852.
Tutti costoro che vengono definiti scrittori abolizionisti o antischiavisti furono responsabili della
diffusione di due stereotipi: da un lato lo schiavo umile e fedele e la servizievole e remissiva mami,
dallaltro il violento e istintivo cimarrn e la mulatta assatanata e vendicativa.
Frequenti furono le rivolte degli africani fin dal secolo XVI e ci dagli USA fino a tutto il Sudamerica. In
realt, la resistenza iniziava gi nelle factorias e proseguiva durante la traversata, in cui non rare erano le
ribellioni ed i suicidi. Il fuggiasco trovava riparo nei boschi e sulle montagne e assumeva la condizione di
cimarrn (termine col quale normalmente si designava il toro brado scappato dallallevamento). Navarrete
distingue tra pequeo cimarronaje, ossia un abbandono temporaneo del lavoro per negoziare col padrone
migliori condizioni di vita, e gran cimarronaje, affrontato da coloro che cercavano la libert definitiva e non
esitavano a fondare comunit o a raggiungere gruppi di fuggiaschi gi ben organizzati.
Agli schiavi pi fortunati (che rimanevano nelle piantagioni, svolgevano servizio domestico etc) si
aprivano alcune timide prospettive conviviali offerte dal sistema coloniale, certamente al fine di controllare
meglio il comportamento dei singoli e contenere le energie del gruppo. La pi bianca era quella di
partecipare alle attivit delle confraternite religiose, in preparazione di feste e processioni, prima fra tutte
quella del corpus domini in cui ai negri si concedeva di suonare i tamburi e di esibirsi nelle danze. Una
seconda possibilit erano i cabildos, anchessi forme di riunione devozionale di origine spagnola, che
tuttavia permettevano agli afrodiscendenti di riunirsi in base alletnia di origine, favorendo cos forme
associative clandestine di mutuo soccorso, grazie alle quali aiutarsi in caso di malattie o altre difficolt,
raccogliendo denaro per riscattare altri schiavi della stessa nazione.
Alla positiva accettazione del modello monoteista cattolico contribuiva il fatto che esso prevedesse uno
spiccato culto per le immagini e le esemplari vite dei santi. Ci facilit una graduale identificazione dei santi
stessi con gli orichas africani e lo sviluppo di pratiche, orazioni e narrazioni primitivamente transculturali.
Nel corso dell800 presero piede anche le prime societ segrete negre. A Cuba, una di esse, denominata
Abaku, diede vita a una nuova forma di sincretismo religioso, apportando elementi cattolici al corpus delle
credenze e pratiche animiste dei suoi seguaci.
Attribuire agli afrodiscendenti americani uninnata propensione alla musica e alla danza un luogo comune
che inizia a farsi strada durante il XIX secolo e deriva in parte dal fatto che i negri liberi, non potendo
intraprendere la carriera ecclesiastiche o svolgere professioni nobili quali lavvocatura o la medicina,
cominciarono a dedicarsi alla pratica strumentale e compositiva.
A Cuba la forte richiesta di musica da ballo da parte dei fruitori bianchi della buona borghesia criolla,
propensi a divertirsi, stimolava le orchestre formate da musicisti negri ad introdurre accenti di vitalit nei
brani di tradizione europea quali valzer, polke etc.
Allinizio del Novecento le avanguardie europee mostravano una forte attrazione per lAfrica come
continente primitivo e perci stesso stimolo di sperimentazioni formali e occasione di rottura con la
tradizione ottocentesca di derivazione classico-rinascimentale. Il capolavoro di Picasso che pi di ogni altri
testimonia un cambiamento radicale nellestetica occidentale Les demoiselles dAvignon del 1907.
Anche alcuni esponenti delle avanguardie latinoamericane intorno agli anni 30 iniziano a professarsi
nerista, da un lato impegnati e riflettere sulle esperienze, il linguaggio e i simboli di unafricanit condivisa
al di l della propria condizione razziale, dallaltro responsabili della creazione di idee stereotipate
dellafroamericano.
A Cuba molti intellettuali e artisti si erano avvicinati alla questione negra gi dagli anni 20, attraverso le
riflessioni e le attivit del Grupo Minorista, ordinando e traducendo ci che presumevano fosse
lespressione razziale negra (tra gli esponenti: Emilio Ballagas, Nicolas Guilln, Alejo Carpentier).
Contemporaneamente alla diffusione in Europa e nei Caraibi del negrismo e della negritud, nella regione
andina si affermava lindigenismo.
Il filosofo messicano Leopoldo Zea fa notare che negritud e indigenismo non hanno la stessa origine: se la
negritud nasce tra coloro che hanno vissuto la discriminazione razziale e tra le due guerre mondiali hanno
creato un concetto da opporre alluomo bianco e oppressore, lindigenismo non ha la propria origine
nellindigeno ma in seno a una comunit di criollos e meticci che fanno coscientemente parte di una
comunit nazionale latinoamericana e che desiderano inserirvi anche il soggetto indio, la cui assimilazione
considerata urgente e necessaria.
noto che una volta raggiunta lindipendenza llite criolla torn a considerare lipotesi di uninferiorit di
tutto il passato coloniale latinoamericano e si pose il traguardo di raggiungere il progresso negando sia la
barbarie rappresentata dal passato indigeno e iberico sia qualsiasi forma di ibridizzazione e meticciato da
essa derivante.
A questo modello si opposero il cubano Jos Mart e luruguaiano Jos Enrique Rod, che affermarono
linutilit di imitare gli europei. Un ulteriore salto di qualit venne infine compiuto dai peruviani Carlos
Maritegui e Manuel Prada e consistette nel superare il concetto di razza ed affrontare il problema in
termini di lotta di classe.
Lindigenismo era destinato cos a trasformarsi in latino americanismo, espressione di una lotta interna ed
esterna per mettere fine a una situazione di dominazione e di dipendenza.
La negritud, invece, un pensiero che si sviluppa tra persone dalla pelle scura discriminate con il pretesto
del colore. La preoccupazione che accomunerebbe nerista e indigenistas quella per il meticciato. Anche il
negro, rivendicando la propria negritud, sostiene il diritto ad assimilare le espressioni culturali di altri
uomini, concretamente dei bianchi. Zea dunque convinto che il meticciato sia unaffermazione di
negritud, un tentativo di incorporare ed assimilare, non di essere incorporati ed assimilati.
Durante la conferenza mondiale contro il razzismo tenutasi a Durban nel 2001, le Nazioni unite hanno
ufficialmente riconosciuto che la tratta negriera e la schiavit fossero crimini contro lumanit.
Capitolo 17
Nel panorama negrista ispanoamericano della prima met del Novecento, Cuba assunse certamente un
ruolo di grande rilievo.
Studiare la presenza africana, quindi, divenuto un modo per riflettere e problematizzare la compresenza
di diverse componenti etniche in un medesimo territorio, ha significato mettere in conto la composita
compagine culturale e sociale cubana e, per estensione, ispanoamericana, analizzando i difficili processi di
integrazione dellaltro, del diverso.
Fernando Ortiz pu essere considerato senza dubbio il patriarca della riscoperta del negro a Cuba. La sua
vasta produzione risulta essere ancora oggi un pilastro fondamentale per lo studio delle dinamiche
interrazziali e sociali dellisola.
Lydia Cabrera stata la prima donna cubana a seguire la lezione del maestro Ortiz. Alejo Carpentier, infine,
non fu unicamente il raffinato e colto romanziere che tutti noi conosciamo, ma un intellettuale impegnato
in unintensa attivit giornalistica a servizio della patria, un importante teorico della letteratura e un
esperto entusiasta di architettura e musica.
Pur essendo cresciuto a Minorca e avendo studiato giurisprudenza a Barcellona e a Madrid, Fernando Ortiz
visse il resto dei suoi giorni allAvana, esercitando solo per pochi anni il mestiere di avvocato e dedicandosi
invece anima e corpo allo studio, comprensione e riscatto del patrimonio culturale della nazione cubana
attraverso le sue molteplici componenti, prime fra tutte quella negra e meticcia.
Non sorprende che partecipasse alla fine degli anni 20 alle riunioni del Grupo Minorista e nel 1937
fondasse insieme a Alejo Carpenier e a Nicolas Guilln la prima Sociedad de Estudios Afrocubanos, che
metteva al centro dei propri interessi programmatici lo studio del meticciato e la confutazione del razzismo
come ostacolo allintegrazione nazionale. Del resto proprio a lui che si deve la felice metafora dellajiaco,
minestrone, dove ingredienti europei, africani ed americani si fondono al calore dei tropici e soprattutto
lelaborazione del concetto di transculturacin.
Nel Contrappunto, letnologo cubano proponeva una disputa tra Don Tabaco y Doa Azucar, i prodotti pi
importanti della storia economica e culturale cubana.
Lidentit etnica che pare come risultato di nuove condizioni sociali esigeva un quadro generale di
comprensione del passato e del presente del popolo cubano. Aveva bisogno, insomma, di una spiegazione
documentata dellambiente storico in cui esso affondava le proprie radici.
Ortiz aveva fatto un lungo apprendistato, come quando, prima della nascita del Grupo Minorista, aveva
pubblicato alcune opere con lidea di opporsi alla forza egemonica della lingua dei colonizzatori.
L procedimento usato da don Fernando per rifiutare le etimologie del dizionario della Real Academia
spagnola smascherando come afrocubanismi certi termini attribuiti a fonti europee, si rifaceva alla
filologia comparativa del 700 e 800.
Molto pi solide erano le competenze musicologiche di don Fernando, che dedic ben 5 volumi alla
catalogazione e allo studio de Los Instrumentos de la musica afrocubana (1952).
Ortiz si proponeva poi di mettere in luce alcune caratteristiche psicosociali dei negri cubani spiegando
come, per esempio, certe manifestazioni di sensualit corporale tipiche di alcuni balli come la rumba,
stigmatizzate come lasciva ma al contempo apprezzate a teatro, al cinema e nei locali, avessero unorigine
rituale e fossero legate ai miti della fecondit.
Se a tutto ci finora ricordato aggiungiamo pure lattenzione di Ortiz verso le diverse forme di sincretismo
religioso, la definizione di lui come terzo scopritore di Cuba dopo Colombo e Alexander von Humboldt
suonerebbe abbastanza ragionevole.
Ortiz fondatore della patria cubana, dunque? Certamente s, ma non nel senso di patriarca, quanto
piuttosto di abridor de caminos.
Lydia Cabrera (1899-1991) rappresenta una delle espressioni pi interessanti del racconto ispanoamericano
grazie al suo importante lavoro di recupero della ricchezza del folklore africano, oltre ad essere una
importante esponente della volont di aprirsi e di recepire la cultura meticcia afrocubana.
Figlia di uno dei padri della patria, Raimundo Cabrera y Bosc, e appartenente alla aristocrazia cubana, Lydia
vive uninfanzia dorata, con insegnanti privati e circondata da balie e da servit nera che costituiscono il
primo contatto con la cultura africana, approfondita nel 1927 quando si reca a Parigi a studiare pittura. Tale
circostanza sar fondamentale per una presa di coscienza del ruolo e dellimportanza della componente
africana allinterno dlelidentit cubana; tutto ci, insieme allesperienza delle avanguardie, allamicizia con
Garcia Lorca e con Teresa de la Parra, emerger con forza dai suoi racconti.
Nel 1938 la scrittrice ritorna a Cuba con unidea precisa del suo futuro, cio studiare la cultura e le religioni
di origine africana. Da quel momento lo studio della cultura nera cubana incessante, cos come la
coscienza della necessit di salvarne leredit. La prima edizione spagnola di Cuentos negros de Cuba viene
pubblicata nel 1940 allAvana.
Nel 1971, gi nellesilio USA, Ediciones Universal d alle stampe la terza raccolta di racconti, i quali si
focalizzano sulla poesia, sulla musica e sui valori delle manifestazioni primitive della civilt afrocubana, che
vanno da contenuti mitici a scene umoristiche attraverso quattro categorie tematiche: luniverso africano,
gli animali personificati, lafricano e il rapporto con gli dei, gli animali, e la sua natura e il destino
delluniverso africano.
Linteresse per leredit africana trova la sua fonte vitale nelletnologia e nellantropologia, ambiti in cui
Lydia Cabrera pubblica molteplici testi tra cui primeggia El monte (1954), un libro eterogeneo, frutto di
viaggi e ricerche compiuti in tutta lisola. Instancabile nel tempo la sua ricerca nel rilevare limportanza
delleredit lasciata dallelemento magico e religioso e dalle pratiche dei neri importati dallAfrica.
Lopera che le ha assicurato fama imperitura, Cuentos negros de Cuba, racconta il fenomeno della
transculturazione attraverso la trascrizione e la ricreazione poetica di leggende, miti, tradizioni, credenze,
racconti, da sempre riportati oralmente di generazione in generazione e da lei ascoltati fin dalla prima
infanzia. Iniziata al folklore cubano dal cognato Fernando Ortiz, la scrittrice, come gi rilevato, analizza
durante tutta la sua esistenza la cultura afrocubana da prospettive molteplici che vanno dal punto di vista
artistico a quello linguistico-antropologico.
La sua narrativa contribuisce, pertanto, alla formazione di una coscienza culturale, in cui inclusa
lesistenza di una parte africana come componente dellidentit cubana, la quale apporta un valido
contributo alla formazione della consapevolezza nazionale.
La scrittrice, nella resa letteraria della tradizione narrativa orale, supera qualsiasi divisione, consacrando la
definitiva apertura alla scrittura letteraria del racconto nero e alla sua importanza come dato
antropologico.
Lautrice propone il racconto dei miti yoruba come ricreazione personale e come possibilit di esprimere
uno degli aspetti delluniverso del suo paese. Gli avvenimenti di queste leggende, tradotti in racconti, non
hanno pi uno specifico contesto africano, si situano in un indeterminato ambiente cubano senza tempo.
Cuentos negros sono un esempio di equilibrio tra tradizione negra e creazione individuale, tra recupero
della radice africana e invenzione di episodi e intrecci che non appaiono nelle versioni originali, bench
coerenti con quel tipo di mentalit.
Gli episodi sono frutto della fantasia dellautrice, sia pure governati da fattori relazionati con la mentalit
africana. Alcuni testi presentano storie affini con le vicende del panteon yoruba, altri fanno parte delle
categorie delle favole, altri ancora derivano dalla tradizione cubana.
Fernando Ortiz, nella presentazione di Cuentos negros, osserva che la maggior parte di questi testi sono di
origine yoruba, in molti si avverte linfluenza della cultura dei bianchi e in alcuni si rilevano interessanti
fenomeni di transculturazione culturale, come quando la voce narrante racconta di un dio impiegato civile
o capo dei pompieri.
Lintera narrativa di Lydia Cabrera pone i riflettori sullesistenza della sostanziale parte africana nellidentit
cubana e contribuisce alla definizione dellidentit nazionale. In questo senso la focalizzazione
transculturale su cui fonda la sua narrativa importante in quanto lautrice scrive per tutti i cubani,
introducendo una serie di valori considerati fino ad allora inferiori ed estranei, bench presenti nella
regione fin dal XVI secolo. La singolarit delloperazione consiste nella novit di una donna bianca che,
partendo dalla sua esperienza persona, propone linserimento della cultura degli schiavi in quella dei
padroni.
Lindubbio americanismo che permea la sterminata produzione saggistica, giornalistica e narrativa di Alejo
Carpentier (1904-1980) non trae le sue premesse dalla volont di caratterizzare lAmerica Latina, sembra
piuttosto fondarsi su unassenza.
La cifra narrativa dellautore riflette la consapevolezza dellimpossibilit di realizzare un lineare e definitivo
studio delle filiazioni del continente che, condizionato dallo strappo della conquista, costretto ad
assumere un nuovo corso storico, una nuova veste, una nuova identit. Tale sensazione di incompletezza
risulta essere il motore dellattivit creativa, tutta tesa a rintracciare una formula in grado di esprimere la
complessit del reale attraverso la rappresentazione di etnie, culture e religioni che si intrecciano in un
medesimo territorio.
Lo sradicamento e libridismo delle origini trovano inoltre una perfetta specularit nella vicenda intima
dellautore, figlio di padre francese e di madre russa, in fuga verso Cuba alla ricerca di un mondo migliore.
Il profondo sentimento di inadeguatezza che caratterizza la lettera di Carpentier si manifesta anche nella
condizione di eterno migrante, istallato polemicamente tra la Vecchia Europa e il Nuovo Mondo, tra Cuba e
il resto dellAmerica Latina (in qualit di corrispondente allestero e di giornalista).
Alejo scopre nello spagnolo la sua forma ideale di espressione solo dopo essere passato per la lingua
madre, il francese, colpevole di avergli impresso un fastidioso accento gutturale che testimonia, ancora una
volta, la sua permanente condizione d straniero. Esplora quindi i limiti del linguaggio attraverso le
sperimentazioni avanguardiste del surrealismo, nella sua intensa esperienza allinterno del Grupo
Minorista.
Carpentier non intende pensare una cultura ispano-americana sganciata da ogni eredit europea,
consapevole dellimpossibilit di tale operazione.
Il tema afrocubano presente allinterno dlelintera produzione dlelautore; sarebbe riduttivo pensare alla
fase negrista di C come una mera moda o posa, integrata in una condizione culturale favorevole. qualcosa
di molto pi profondo: C riconosce nel negro una delle componenti fondamentali dellidentit nazionale e
indagare la sua storia e penetrare i segreti della sua spiritualit diviene prerogativa indispensabile per
comprendere la realt dellIsola. lesigenza di analizzare l0universo afrocubano d origine a una serie di
esperimenti narrativi.
C, attraverso una sorta di viaggio alle origini, penetra nelle radici dellimmaginario afrocubano,
rintracciandone le strutture archetipiche.
Lautore, consapevole di non disporre della parola per esprimere luniverso africano, d voce alla sua
esigenza di individuare una matrice, di riconoscere un punto zero comune e univoco a partire dal quale
innescare innumerevoli combinazioni e varianti. Solo individuando tale punto zero pu riversare il mondo
dlelaltro, tradurlo nel linguaggio condiviso, di derivazione europea, attraverso il quale lAmerica latina, suo
malgrado, costretta ad esprimersi.
La riflessione riguardo allidentit trae i suoi presupposti dalla consapevolezza della natura essenzialmente
mestiza di Cuba, risultante dallinsieme di complessi socio-culturali. Cercher quindi di esplorare il mondo
africano attraverso la penetrazione nei suoi usi e costumi, nei suoi complessi cosmogonici e nei suoi rituali.
Uno dei veicoli di manifestazione di tale mondo composito senza dubbio la musica. Limportante saggio La
musica en Cuba, del 1946, rappresenta una delle pi complete esplorazioni delle sonorit e delle ritmicit
afrocubane. Con El reino de este mundo C si spinge oltre. Non intende pi unicamente tentare di dare voce
alla marginalit africana attraverso la sua integrazione narrativa nelluniverso dellIsola.
Il romanzo, ispirato dal soggiorno haitiano del 1943, consiste in un imponente affresco degli immigrati
contraddittori compresenti nel territorio in un momento fondamentale della sua storia: la rivoluzione che
porter allaffrancamento dello statuto coloniale, nel 1804.
Lambiziosa sfida messa in scena nel romanzo consiste nel fare rivivere avvenimenti che appartengono alla
memoria collettiva del popolo, o meglio dei diversi popoli, che si trovano a formare la controversa identit
haitiana.
In Los pasos perdidos, il protagonista senza nome (spesso C non nomina i protagonisti, oppure preferisce
affidarsi a nomenclature in grado di identificare una precisa tipizzazione), un musicista stanco della vacuit
della propria esistenza, fugge dalla grande citt alla ricerca di un luogo ideale, capace di restituirgli fiducia e
ispirazione. Con il pretesto di ritrovare alcuni strumenti musicali indigeni capaci di riprodurre lautentico
suono degli animali, intraprende un viaggio nella selva amazzonica liberandosi della desolante civilt del XX
secolo.
Litinerario viene scandito dalla presenza femminile, specchio delle differenti tappe evolutive delluomo:
Ruth immagine di unesistenza conformista, convenzionale, priva di slancio e passionalit; Mouche, vuota
e superficiale, rappresenta invece leccesso di artificiosit dei salotti surrealisti; Rosario, infine,
concrezione piena della mistica americana.
Alejo Carpentier muore a Parigi nel 1980. Ancora una volta lontano dalla sua amata Cuba, assente, esule,
estraneo. Peregrino en su patria, riprendendo una celebre definizione di Roberto Gonzalez Echevarra.
Tale condizione permea la cifra poetica dellautore, modulandone temi e motivi.
Capitolo 20
La nostra contemporaneit ama pensarsi sotto la veste del globale, un globale che elabora visioni del
mondo dominate dal progresso tecnologico, capace di alterare radicalmente i concetti di spazio e di tempo
e di azzerare le distanze tra i popoli. Gli organismi sociali sembrano tendere allazzeramento delle proprie
frontiere, dando spazio a liberi passaggi e crocevia di risorse umane.
Eppure questo mondo globalizzato appare lacerarsi in una doppia velocit, poich accanto alla tensione
accelerante della mondializzazione, si irrobustisce una forma di inerzia, determinata dalla permanenza dei
particolarismi e delle specificit territoriali, culturali, religiose, etniche, linguistiche, in sintesi, il locale.
Lidentit del continente, gi dalla sua stessa genesi, intimamente connessa con le dimensioni del viaggio
e dellincontro. Siamo di fronte a unidentit intrinsecamente meticcia. Proprio la problematizzazione della
categoria di meticciato risulta centrale per la comprensione dei discorsi sullessenza del continente. Tali
discorsi riflettono una tensione irrisolta tra la volont di trovare una sintesi capace di tradurre la natura
latinoamericana attraverso paradigmi univoci e unitari, e le innumerevoli spinte endogene molteplici
culture, territori simbolici, lingue, forme di religiosit popolare capaci di mettere in discussione ogni
tentativo di semplificazione e di riduzione. Detto in altri termini, lAmerica Latina sembra fondarsi su una
irriducibile e complessa irruzione del locale nel globale.
Gi a partire dalla colonia, il discorso sullidentit latinoamericana ha animato non pochi dibattiti filosofici e
politici, annunciando come principale problematica il suo intrinseco ed irrisolvibile ibridismo.
Nel XIX secolo si diffonde la controversa questione della natura del continente e si fa strada la seguente
domanda: esiste lAmerica Latina?
Lidentit non pu essere rintracciata nellappartenenza linguistica, di sangue, di nazione, non si struttura a
partire dallimmanenza della tradizione ma trova la sua dimora nella connessione tra le singole realt, nelle
interazioni e nelle dinamiche transnazionali e transculturali.
Il 1492 segna uno strappo nella vicenda del continente, una profonda lacerazione, mai pi ricomponibile.
Lingresso degli spagnoli in terra americana coincide con limposizione coatta di un complesso culturale
considerato pi avanzato.
La volont di consegnare il progresso d origine a una delle pi grandi distruzioni della storia
dellumanit.
Con la Conquista, lAmerica perde la sua tradizione ed entra a pieno titolo nella storia dellEuropa,
segnando lingresso in un nuovo tempo storico, la modernit.
La ragione moderna fonda i suoi presupposti su un immaginario i uccisione, di schiavit e di genocidio
inscritto nelle pratiche e nei processi che inevitabilmente hanno segnato il disincontro tra la Vecchia
Europa e le culture altre.
Gi dalle modalit attraverso le quali si intende contenere il territorio americano emerge levidenza del
discorso moderno.
Nuovo mondo, iberoamerica, ispanoamerica, e poi, ancora, America latina, sono riflesso di una volont di
rappresentazione interamente caratterizzata dallimmaginario europeo.
In queste figurazioni prima di tutto posta in rilievo la dimensione di novit, di apertura. La vecchia
Europa proietta le sue speranze, i suoi sogni, le sue aspettative in un altrove non pi collocato nel terreno
dellutopia, ma in uno spazio concreto e tangibile. Emerge, in questo modo, lillusione tutta europea di un
mondo migliore, ideale inizio di una nuova era.
LAmerica Latina si converte in unappendice dEuropa, un prolungamento di quel vecchio mondo in
esubero che sposta i suoi confini e agisce come unonda, pretendendo di cancellare ogni traccia
preesistente.
Inoltre possiamo notare che il prefisso ispano, ibero, latino, indica chiaramente una nuova filiazione.
La madre patria riconducibile al territorio spagnolo e portoghese, oppure istallata in unampia nozione
di origine latina. In questo modo tutte le componenti amerindie vengono inesorabilmente rimosse.
Il problema di tale moltiplicazione e frammentazione della genesi, indizio di una terra manipolata e
trasfigurata dalle ideologie dellOccidente conquistatore, contribuisce a edificare il senso di solitudine e di
privazione dellessere americano.
Di qui la contraddizione che alimenta ogni tentativo di costruzione di unidentit americana autonoma: la
volont di affrancamento dal giogo coloniale voluto dalla borghesia criolla si scontra con la dolorosa
consapevolezza dellimprescindibilit del segno culturale dellOccidente, inscritto nei modelli, nelle idee,
nella stessa lingua.
La riflessione sullidentit americana si sviluppa come parte dlelapparato ideologico che ha accompagnato
la fondazione degli stati nazionali e incarna la necessit di definire i tratti caratteristici di ogni territorialit,
in altre parole, la loro natura. Le comunit immaginate delle incipienti borghesie nazionali tese tra la
consapevolezza della relazione indissolubile con la madre patria, la ricerca di nuovi modelli di governante e
dalle dottrine repubblicane sorte in seno alle rivoluzioni atlantiche, sono organo di un progetto di
rinnovamento che si pone come obiettivo laffrancamento rispetto alle dipendenze coloniale e il rilancio nei
mercati internazionali. La ciudad letrada (le lites che vivono al centro del sistema sociale e politico di un
dato territorio e ne controllano i segni, i modelli e la dicibilit) edifica una nazione a sua immagine e
somiglianza. Tale progetto, nato con il paradossale proposito di edificare e salvaguardare la memoria
collettiva, limita, disconosce e marginalizza le culture indigene nonch le forme di rappresentazione
popolare.
Le identit, quindi, sono fissate a partire dalla creazione di coppie dicotomiche esistenzialiste, di cui la pi
celebre senza dubbio quella evocata dal Facundo di Sarmiento. Secondo lautore, per rendere il
continente americano autonomo e portare il progresso nei suoi territori, opportuno urbanizzarlo
educandolo ai principi pi alti della morale sociale dellepoca.
Tale obiettivo pu essere realizzato solamente attraverso il ripudio e il disconoscimento di tutto quanto
non si allinea al progetto della piccola lite al centro del sistema: la barbarie rappresentata dalla desolata
estensione della periferia, la pampa, ricettacolo dellarretratezza figlia di una natura indomabile e impunita,
cos come del suo male pi grande, il caudillismo.
Agli albori del XX secolo, lintellettuale uruguaiano Jos Rod intervene nel dibattito sullidentit
codificando una n uova coppia oppositiva: Ariele e Calibano, due figure che si sono rapidamente
trasformate in emblemi del territorio e dei rapporti di forza che ne regolano la storia.
Ariel viene pubblicato emblematicamente nel 1900, quasi a voler inaugurare, con il nuovo secolo, una
nuova pagine della storia americana. Alla profonda crisi della vecchia Europa, ora ripiegata su se stessa e
chiamata a ripensare i suoi modelli di interpretazione e di lettura della realt, fa da contraltare il momento
di splendore e di ascesa della potenza USA. SullAmerica latina, quindi, si proietta linfluenza dei fratelli del
nord, pronti a colmare il vuoto lasciato dalla stanca e decadente Europa.
Le ragioni che animano i discorso di Rod, argomentato attraverso i modelli della Tempesta di Shakespeare
(gli spiriti dellaria e della terra, governati dal saggio Prospero) rispondono al sentimento di rinnovato
ottimismo che permea il territorio americano e, al contempo, ai timori legati alla nuova, ambigua minaccia
rappresentata dagli USA. Il volo etereo di Ariele intende affermare la nascita di una nuova coscienza per il
continente.
Il ruolo dellAmerica latina non rappresentato dal selvaggio Calibano, sinonimo di barbarie e di ribellione,
incarnazione degli impulsi egoisti e materialisti dleluomo, ma dallo spirito illuminato di Ariele, simbolo
della bellezza di stampo classico, delleleganza, dellidealismo greco.
Caliban, quindi, rappresenta la barbarie del pragmatismo anglosassone, che deve essere arginata ed
emendata a favore della costituzione di un nuovo spirito e di un nuovo continente.
La permanenza di tale dicotomia nellimmaginario del continente confermata, a distanza di 70 anni, dalla
riattualizzazione di Calibano, allinterno dellomonimo saggio, a nome di Roberto Retamar. Lintellettuale
cubano, recuperando la voce di Jos Mart, redime la presunta barbarie africana, affidandole il destino e la
voce dlelAmerica Latina.
Nelledificazione del suo discorso data grande importanza alla lezione dello scrittore antillano Franz
Fanon, tesa alla liberazione dal giogo colonialista e alla revisione dell immagine stereotipata e svilente del
negro. Fanon elabora una profonda critica alle pratiche educative predisposte dalle lites criollas, capaci di
occultare la violenza della Conquista.
Per Retamar lunica maniera per riflettere sullidentit latinoamericana consiste nella rilettura della sua
storia. Per raggiungere tale obiettivo lautore ribalta la metafora arielista, riconoscendo con orgoglio lo
spirito popolare e rivoluzionario di Calibano. Il riscatto di C volto alla demistificazione del discorso
imperialista, nato con la Conquista, e alla costruzione di un uomo nuovo.
A partire dagli anni della prima guerra mondiale, inizia a farsi strada, negli scenari europei, la necessit di
riformulare il progetto della modernit. Il clima di distruzione e di morte originato dal conflitto evidenzia i
limiti della logica occidentale, aprendo nuove prospettive di indagine, alimentate anche dallo sviluppo di
scienze umane come la psicologia e lantropologia.
La trasformazione delle dinamiche di forza a livello mondiale e il lento declino dlelideologia borghese,
unitamente alle aperture e innovazioni veicolate dai movimenti di avanguardia, favorisce la configurazione
di nuovi discorsi, pi inclusivi, volti a tenere in conto le esigenze espressive dei settori marginalizzati che
divengono parte vitale dei procedimenti di rappresentazione delle nazioni.
Nascono nuove riflessioni sulla questione dellespressione americana, sulla sua relazione con la Spagna e
con gli Stati Uniti, attivando un ampio dibattito legato alla questione della razza e dellidentit del
continente. Due le correnti pi significative:
- LArielismo conservatore: ritiene che la questione razziale costituisca il problema endemico del
continente. Promuove quindi lidea di un meticciato integratore, omogeneizzante, finalizzato alla
creazione di una razza perfetta, realizzabile eliminando i tratti devianti inscritti nelle razze
inferiori che predominano nella conformazione dellidentit americana.
- Il tellurismo: costituisce una nuova corrente ideologica e filosofica che integra nel discorso sulla
filiazione limportante componente del territorio. La razza americana non solo definibile
attraverso le componenti geniche che la caratterizzano. La razza, in definitiva, lespressione di un
fenomeno spirituale e collettivo, determinato da una specifica collocazione spaziale e temporale.
Tale riconquista del paesaggio favorisce la nascita di un nuovo concetto di meticciato, pi
inclusivo, aperto alle specificit ambientali del continente, alla sua alterit.
Nel periodo tra le due guerre mondali il dibattito sullidentit vive un processo di decisiva autoanalisi e
riformulazione teorica, dovuto principalmente alla ricezione delle idee marxiste.
A seguito delle nuove aperture inaugurate dallo spirito di avanguardie, in integrazione con gli scenari
storico-politici determinati dalla rivoluzione messicana, classi sociali emarginate e messe a tacer entrano a
pieno titolo nei discorsi ufficiali e nelle nuove rappresentazioni delle identit nazionali.
Tra i tanti attori che animano tale dibattito, il peruviano Jos Carlos Maritegui propone una lettura
materialista dei processi culturali, riscattando, al tempo stesso, la subalternit dellindio e del negro.
Allinterno dei sette saggi, desinati alla disamina delle ragioni dellincompiutezza della nazione peruviana
secondo una prospettiva economica, politica, educativa, amministrativa e culturale, il soggetto
interpretante non si installa pi allinterno di una ristretta comunit di stampo oligarchico-conservatore ma
coincide con lindio e con il proletariato.
M orienta il discorso identitario alla scoperta delluniverso ibrido dlelAmerica Latina, ibridismo
caratterizzato dallintreccio di voci, di pratiche, di prodotti culturali eterogenei e diversificati. Di qui il
conseguente ridimensionamento a favore della valorizzazione della dimensione multietnica, multi
linguistica, multiculturale del continente.
Il merito delle teorizzazioni di M risiede nella costante preoccupazione per il problema dei particolarismi
regionali e nazionali. La questione dellindio e della terra costituiscono lelemento di differenza del
continente americano.
Le pagine di M vivono nella tensione tra la formulazione di un marxismo universalizzante e la
consapevolezza delleccezionalit ispanoamericana.
Capitolo 21
A partire dalla Conquista assistiamo a una straordinaria sovrapposizione di spazi e tempi storici differenti:
lindio, suo malgrado, accoglie leuropeo, che ben presto include anche lafricano, per far fronte alla sempre
maggior esigenza di manodopera schiava. Mondi dissonanti si innestano in un medesimo spazio
geografico.
Lidea di transculturazione, elaborata come concetto operativo per la spiegazione delle diverse componenti
che si integrano nelleconomia cubana, risulta essere, ancora oggi, un pilastro fondamentale per lo studio
delle dinamiche interrazziali e sociali dellisola. Il neologismo, coniato da Fernando Ortiz stato pi volte
ripreso allinterno del dibattito sullespressione latinoamericana, costituendo un imprescindibile
riferimento per la riflessione contemporanea sullidentit inaugurata dagli studi culturali a partire dagli anni
60.
Il neologismo transculturazione, spinto dallesigenza di trovare un paradigma alternativo in grado di dire la
cubanit, espressione della ricerca affannosa di un modello in grado di postulare lidentit nazionale,
dando uniformit a uno spazio variegato e molteplice.
Il concetto di transculturazione nasce, quindi, dalla necessit di dare conto della specificit delle simultanee
intersezioni di diversi popoli, razze e culture. Ortiz corregge le nozioni di acculturazione e deculturazione,
proprie degli studi antropologici angloamericani e volte a definire i meccanismi di incontro culturale.
Ogni processo di incontro culturale diviene pretesto per la genesi di nuovi fenomeni di produzione, grazie
allinterazione e allo scambio costante tra le sue eterogenee componenti, capaci di dar vita a un prodotto
instabile e mobile, infinitamente superiore alla semplice sommatoria delle sue singole parti.
Sicuramente Ortiz abbraccia paradigmi ancora legati alle visioni ideologiche delle lites di primo Novecento.
Pur sostenendo posizioni rivoluzionarie e antioligarchiche, e incoraggiando unetica di riconoscimento della
differenza, rappresentano ancora una minoranza dominata da una visione del mondo occidentalizzante.
Nonostante ci lo scrittore e antropologo ha saputo postulare le basi per una valida alternativa teorica in
grado di definire luniverso latinoamericano.
Il concetto di transculturazione interviene come territorio simbolico per la materializzazione delle diverse
componenti che definiscono lessere nazionale e per la declinazione della pluralit intrinseca nei processi
culturali dellisola.
Secondo Ortiz, lessenza di Cuba, per essere spiegata, ha bisogno di un concetto fluido e vitale, in grado di
porre lattenzione sul farsi, non sul prodotto del farsi.
Lintellettuale, rifuggendo da ogni principio e idea definitiva, converte il multiculturalismo in una reale e
dinamica piattaforma di scambio e di negoziazione, in grado di mettere in discussione la differenza, non di
risolverla in una moderna utopia omogeneizzante.
Mariano Picn Salas recupera la definizione di transculturazione per trasportarla dallambito antropologico
ed etnografico a quello storico-sociale. Lautore opera unattenta analisi del processo di occidentalizzazione
del continente fin dalla sua genesi, andando a identificare le diverse componenti che ne hanno definito
lidentit.
Picn Salas arriva ad affermare che la condizione americana sin dalle origini pu dirsi transculturata e
meticcia. Tale relazione di scambio si deve alle modalit di colonizzazione spirituale imposte dalla ciudad
letrada e finalizzate allintegrazione dellelemento indigeno attraverso la sua diluizione e camuffamento
allinterno dei sistemi culturali dominanti. Il suo obiettivo quello di formulare una sintesi in grado di
affermare loriginalit americana e elaborare un modello per le future nazionalit.
Negli anni 60 lAmerica Latina subisce profonde trasformazioni dovute al cambiamento degli assetti
geopolitici ed economici globali, riflesso della situazione di crisi internazionale al termine del secondo
conflitto mondiale e dellavvio della guerra fredda. Nei territori latinoamericani ha inizio un periodo di
grande instabilit e di fermento ideologico, generato principalmente dalle reazioni conflittuali alle politiche
pan americaniste e al profuso sentimento anticomunista nordamericano. Tale situazione di ostilit creer i
presupposti per linnestarsi della lunga stagione rivoluzionaria, inaugurata nel 1959 a Cuba.
Il concetto di identit si vede sempre pi dipendente dalle modalit mobili di rappresentazione dei soggetti
che, immaginandosi, creano se stessi e il loro mondo.
Angel Rama recupera il concetto di transculturazione per mettere in luce le ideologie che hanno regolato i
meccanismi di costruzione/invenzione delle identit elaborati allinterno della ciudad letrada, dai regimi
coloniali fino alla contemporaneit. Rama pone laccento sulle relazioni egemoniche che hanno strutturato
lo sviluppo culturale del Continente.
Se vero che le lites, attraverso un complesso apparato burocratico, ecclesiastico ed educativo, danno
vita a forme culturali proprie, tali gruppi non incarnano una periferia coloniale ordinata dallesterno: sin
dalla seconda met del XVI secolo si caratterizzano come discendenza ibrida, capace di manifestare
interessi e obiettivi differenziati sia dal centro peninsulare sia dalle periferie locali, rappresentate dalla
componente indigena e africana che vive ai margini della colonia.
Il concetto di transculturazione letteraria, pone quindi in evidenza come nella formazione delle culture
nazionali latinoamericane la produzione scritta abbia il potere di incorporare loralit delle culture regionali
ma solo al prezzo di relativizzarne lautorit. Anche se la cultura scritta e la cultura orale mantengono uno
status di uguaglianza allinterno del processo di transculturazione, la dimensione scritturale rimane
comunque il polo di integrazione verso cui tendere. Anche per Rama la transculturazione presuppone un
orizzonte ultimo nel quale vengono risolti i conflitti. Il processo di transculturazione letteraria ha come
obiettivo la produzione di unimmagine identitaria coerente e non contraddittoria.
La rappresentazione dellidentit nazionale modulata nellunione delle diverse componenti etniche che
convivono in un determinato territorio, una sommatoria che molto pi ricca della semplice addizione
delle singole parti che la caratterizzano.
Chi cercher di mettere in luce la dimensione sincronica delle rappresentazioni delle diverse componenti
etnico-sociali che si installano in un medesimo spazio, tentando altres di mostrarne la conflittualit non
risolta Antonio Cornejo Pilar, attraverso il concetto di eterogeneit culturale.
P si interroga sul concetto di transculturazione, considerandolo non adeguatamente esaustivo per
lespressione della complessit del continente. Secondo P la tensione di assimilazione e sintesi propria del
discorso della transculturazione implica la marginalizzazione delle forme culturali e dei discorsi non
dominanti.
La sintesi a cui approda ogni processo di transculturazione si sviluppa sempre nellambito della classe
egemonica.
Lo studioso si pone come obiettivo la creazione di un nuovo dispositivo teorico capace di dare spazio a
situazioni e discorsi socio-culturali differenti tra loro e di attestare la possibilit della loro convivenza,
seppur conflittuale, in una medesima localit. Una totalidad contradictoria implicita nei dualismo non
risolto tra quechua e spagnolo. Per CP, cos come per Maritegui, la duplice componente culturale presente
sul territorio e originata dallatto stesso della Conquista, fa s che la letteratura e cultura nazionale non
possa essere studiata con lo stesso metodo delle letterature nazionali sviluppatesi in contesti omogenei.
La tensione tra le diverse culture che convivono in un medesimo territorio permane in uno stato di
irrisolutezza, evidenziando la sua intrinseca complessit.
Approfondimenti:
Mundonovismo: corrente letteraria sorta negli anni 20 del Novecento per definire un nuovo modo di
creare arte nel Nuovo Mondo. In senso pi ampio, per mundonovismo intendiamo la tendenza a
rintracciare nello spazio americano il luogo della concrezione delle utopie europee.