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Storia del balletto – Modulo 1: Parte generale

Cenni storici alla musica per la danza

Prima ancora della nascita di ogni civiltà, l’uomo ha espresso con la danza la sua gioia, il suo
dolore, la sua paura e la sua ricerca del divino. I primitivi scandivano con la danza le tappe
della vita umana: la nascita, la pubertà, le nozze, la morte; liberavano l’istinto ludico e
guerriero; mimavano il movimento delle stelle e il succedersi delle stagioni, esaltavano le
potenze ultraterrene del bene e del male; facevano cioè del loro corpo la celebrazione
dell’uomo e del cosmo. Via via che la società e la politica si sviluppano, la danza entra nelle
corti imperiali e nei templi, diventa sacra e profana, popolare e aristocratica e si organizzano i
primi modelli artistici e spettacolari. Tutte le antiche civiltà hanno lasciato testimonianze di
drammi danzati, primissima forma del balletto; dal “concorso di danza delle vespe” di
Aristofane alla “favola solvica” dei romani dove i danzatori pantomimi eseguivano scene
danzate accompagnate da un’orchestra.

Le testimonianze antiche e medievali

Nella società feudale le forme di rappresentazione danzante sono esclusivamente popolari; i


giullari continuano i “virtuosismi” dei mimi anche se i temi sono quelli della poesia
trobadorica e l’epopea dei crociati: la “moresca” e il “mattacino” sono la pantomima tragica
e comica sulla lotta tra cristiani e saraceni.

Il Trecento e il “ballo nobile”

Con la nascita dell’Umanesimo (1400) riaffiorano i miti pagani: le feste del solstizio e del
calendimaggio celebrano la fecondità attraversano i balli figurati dei giovani attorno alla
figura della “regina di primavera” e al “signore dell’amore”.
Con le prime forme di teatro le danze figurate e la pantomima giullaresca entrano nelle
commedie per essere utilizzate come intermezzi, fino a quando da diversivo si trasformano in
spettacolo: nasce così il Balletto.

Domenichino da Piacenza e De arte saltanti et choreas ducendi.

Il secolo in cui noi consideriamo collocabile, in qualche maniera, la nascita del balletto è il
‘400. Questo non perché non esistano esempi precedenti di musica per la danza. È piena di
musica per la danza la storia del medioevo, ne è ancora più piena quella del ‘300, però quello
che fa un po' da spartiacque è la nascita di un'esigenza, se vogliamo, rappresentativa accanto
alla presenza di trattati e di professionisti della danza. La storia della danza intreccia nei
secoli successivi al ‘400 ancora per molto un percorso che tende verso il professionismo.
Nel ‘400 è una pratica che è invece ancora essenzialmente nobiliare. Sono i nobili stessi che
prendono parte a questi spettacoli.

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Nel ‘400 troviamo un nome, quello di Domenichino da Piacenza, che l'autore di un primo
trattato di coreografia che, insieme ad altri trattati dei due suoi allievi che sono Guglielmo
Ebreo e Antonio Cornazano rappresenta un po’ l’inizio di questa storia. Questi trattati, che
trattano soprattutto dei passi di danza, hanno caratteristiche comuni piuttosto forti, per questo
motivo possiamo parlare di “scuola”, nella quale vengono cristallizzate tante danze, che
evidentemente avevano avuto una pratica piuttosto diffusa nel secolo precedente. Quasi
sempre quando c'è un trattato è ovvio che è la sistemazione teorica di qualcos'altro di già
sorpassato, vale a dire che quando si arriva alla teoria significa che la pratica ha fatto già tutto
il suo corso. Questo processo è il prodotto di una diffusione, perlopiù popolare, di balli del
nostro medioevo. Questo processo subisce un cambiamento nel ‘300, cioè il secolo di
preparazione ai trattati quattrocenteschi di Domenichino. Il ‘300 è il secolo Dell'Ars Nova,
vale a dire un secolo di profonda rivoluzione culturale, laicizzazione della cultura,
affermazione dei centri universitari e sostituzione del ruolo di committenza culturale di
questo monopolio gestito fino a quel momento dalla Chiesa, a cui si vanno ad affiancare le
università e le corti come situazioni di pari o forse di maggior livello e raffinatezza.
Questo ha portato a un fenomeno interessante, che è quello di una accessione di questi generi
coreutici della danza alle pratiche nobiliari. Quindi si esce dalla sfera popolare e si entra in
una sfera di corte che fungerà da base per la teoria e pratica quattro e cinquecentesca.
Nel ‘500 sono gli allievi di Domenichino che si trovano ad esportare questo tipo di nozioni,
anche teoriche, sia nelle corti italiane che in quelle francesi.

Nella storia lunghissima della musica per la danza ci sono delle tappe. Cominciamo dalla
citazione di Tirsi e Clori, scritta da Claudio Monteverdi. Iniziamo con questo ascolto e non
con altri a causa della mancanza di fonti più antiche. Noi conosciamo l’esistenza di alcuni
balletti più antichi ma non abbiamo le partiture.
Questa fase, che coincide con l'inizio del seicento, rappresenta uno snodo importantissimo in
uno dei punti critici di questa storia. Esiste ovviamente una musica per la danza svincolata da
un'impostazione drammaturgico-narrativa. La storia della musica antica è piena, purtroppo
non documentata, di musica per danze, che erano ricreative, di celebrazione, di svago, a cui si
prendeva direttamente parte nelle corti. Questa è una storia profondamente italiana ed è
ancora una volta un genere a cui l'Italia ha dato i natali. Noi siamo abituati a pensare che la
maternità del genere sia francese ma ciò è da mettere un po' in discussione. In Italia dopo una
fase preliminare quattro-cinquecentesca ad un certo punto arriva l'evento della nascita del

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teatro musicale e tutto questo ha che fare con lo sviluppo o meglio, con il mancato sviluppo
del balletto d'azione, cioè un balletto che narra una storia di tipo drammaturgico come forma
autonoma, cosa che avverrà perlopiù in Francia. In Italia il balletto ha avuto un ruolo tutto sui
generis che ha a che fare con l'Opera più che altro come Intermezzo o anzi, intermedio, per
usare un termine più seicentesco. Quindi si tratta di qualcosa che per esempio si svolgeva
durante gli intervalli dell'opera e non integrato nel tessuto narrativo della stessa come sarà per
esempio nel modello francese della tragedie lirique di Lully, prima ancora dell'opera ballet e
della comedie ballet, quindi tutti quei generi che erano fioriti alla corte di Luigi XIV.
Monteverdi è un passaggio fondamentale, perché prima ancora che la danza si presenti negli
intervalli (intermezzi), per esempio nelle opere date al San Cassiano, ne l'Andromeda stessa
c'è una variante, interessantissima e priva di eredi in un certo senso, nel senso che i balli
nell'opera di Monteverdi sono contenuti e quindi vengono pubblicati nei suoi otto libri di
madrigali. Tirsi e Clori è di fatto un madrigale, salvo che noi sappiamo che era un balletto.
Tirsi e Clori fa parte del settimo libro di madrigali, pubblicato nel 1619 e composto ed
eseguito qualche anno prima, nel 1916. Anche in Orfeo ad esempio c'è danza.
Lasciando lo studio di Monteverdi vediamo ora come si arriva a lui.

Ci sono due titoli importanti di balletto del secondo quattrocento: il primo è stato
recentemente ritrovato ed è il ballo d’Ercole, del 1473 considerato il primo balletto e, del
1489 un altro, un Convivio coreografico, che va in scena a Cortona con il tema dell'amore
coniugale. A questi balletti prendevano parte i cortigiani in quanto invitati a matrimoni,
infatti questi sono due balletti che vengono allestiti per due nozze. Siamo perciò ancora
lontani da una situazione di autonomia rappresentativa, essendo musica e danza, in questo
caso, funzionali. Un passaggio importante è quello che porta alla formazione delle prime
scuole di danza, prima delle quali in assoluto a metà cinquecento è la scuola del ballo nobile,
situata a Milano. Milano avrà un ruolo fondamentale nella storia della danza e della didattica
per la danza. La scuola venne fondata da un coreografo che si chiamava Pompeo
Diobono che poi lavorerà anche in Francia. Diobono utilizzò il trattato di Domenichino per
creare appunto una situazione accademica, didattica ed è per questo che in questa scuola si
comincia a parlare di ballo accademico e non più di ballo dei nobili o di ballet de cour, al
quale partecipano, in maniera estemporanea, nobili, ma invece di una formazione
professionale, tanto che la scuola milanese ospitava ballerini da tutta Italia e questa
generazione forma poi quella scuola i cui componenti ne apriranno altre, ad esempio quella di
Padova e in altre città, in particolare del Nord e saranno coloro che troveranno impiego
professionale in altre corti anche europee. Primo fra tutti c'è Baltazarini forse più noto come
Baldassarre da Belgioioso che a un certo punto si trasferisce in Francia, viene addirittura
chiamato dai francesi stessi come padre della danza. Il passaggio successivo a Baldassarre da
Belgioioso ci riporta in Italia dove si lega, come già detto, Monteverdi allo storia del teatro
musicale. In Italia nonostante l'esempio di Monteverdi
il balletto rimane coltivato negli intermedi (intervalli), come nell'Andromeda di Manelli e
Ferrari. Nel frattempo in Francia cominciano a diversificarsi alcune tipologie di balletto:
ballet comique, ballet mascarade (di carattere burlesco), il ballet entrèe (più balli messi

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insieme senza molta coerenza narrativa che portano poi al grand ballet finale). In Italia c'è
una pratica parallela di alcuni esperimenti abbastanza divertenti; quindi, accanto alla
persistenza del ballo nobile è documentato a Firenze il balletto a cavallo. Un altro genere
divertente è l'abbattimento che invece era un genere che mescolava la danza alla scherma.
Quindi in Italia c'è questo utilizzo dell'Intermezzo danzato tra gli atti di un'opera.
Essenzialmente si trattava di intermedi in due parti. Il seicento è però anche il secolo in cui si
colloca la vicenda alla quale si lega il nome di Lully. Jean Baptiste Lully arriva alla corte di
Luigi XIV come inserviente, diventa poi ballerino di corte e subito dopo coreografo, negli
anni 50 del seicento. Lully riuscì a far creare in pochi anni, per sua stessa intuizione, ben due
istituzioni che non esistevano prima e che, dal momento in cui esisteranno in poi
diventeranno le gestrici di un monopolio assoluto in Francia. La prima di queste istituzioni,
spesso tralasciata nei testi storico musicali, è l’Academie Royale de Dance, della quale, nel
1661, viene nominato direttore. Nel 1671 lui fa creare l’academie royale de danse et music.
Questo perché ad un certo punto intravede una strada diversa ad un percorso che inizialmente
era tutto quotato alla danza. Quindi la grande rivoluzione che Lully farà è quella della
tragedie lirique, il genere nazionale nato ad imitazione rispetto al modello dell'opera italiana
contenente la danza. C'è però una parte precedente, di circa una decina d'anni, in cui costui in
realtà spopola alla corte francese come autore di una cosa che tenderà a chiamarsi comedie
ballet, che non è là tragedie lirique ma proprio un'altra cosa. Quindi la prima grande
rivoluzione è quella di aver creato un genere - la comedie ballet – staccandosi dal ballet de
court, vale a dire una serie di danze intrecciate su una trama abbastanza generica alle quali
partecipano nobili, sotto forma di intrattenimento e svago. La comedie ballet è un genere in
cui esiste un legame letterario fortissimo tanto che costui prende di petto i testi letterari, ad
esempio “Il borghese gentiluomo di Molière”. Cioè per la prima volta un aspetto letterario
importantissimo e specifico sposa la danza. Quindi questa collaborazione con Molière da vita
a questo decennio importantissimo in cui Molière stesso teorizza quest'idea di nouveau
melange affermando che il risultato è una cosa unitaria tra balletto e commedia (recitato per i
francesi, non comica). Opera comique non vuol dire comica ma semplicemente che c'è la
recitazione; può risultare anche drammatica infatti.
Questo periodo è quello in cui cominciano a comparire le prime ballerine professioniste, per
esempio la Fontaine, presente proprio nei ballet di Lully. Ad un certo punto Lully ha
un’intuizione, quando arrivano le opere italiane a corte francese vuole abbandonare la
comedie ballet e buttarsi su una cosa ancora diversa: nasce così la tragedie lirique.
La tragedie lirique ci interessa perché, sebbene non sia un balletto, contiene la danza, proprio
perché doveva a diversificarsi dagli italiani che la bistrattavano, almeno in campo teatrale.
È un esempio per noi fondamentale poiché la tragedie lirique é la base di tutto il teatro
musicale, quindi dell'opera francese e quindi anche di quel modello straordinario che sarà il
grand opera ottocentesco, che guarda caso continuerà a contenere la danza.
Dopo Lully i francesi continuano da una parte a praticare la tragedie lirique e dall'altra la
comedie ballet in una variante sempre più scadente, raccogliendo anche qualche critica.
L'altra fase importante fa capo ad un altro compositore che è Gluck anche qui questa parte

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viene messa in ombra da un'altra operazione clamorosa che Gluck fa, cioè la riforma Gluck-
Calzabigi che riguarda però l'opera lirica che non è una riforma dell'opera italiana ma una
creazione di un modello diverso europeo. Gluck aveva però un precedente importante, nel
1761, cioè quello che viene considerato il primo balletto d'azione o balletto drammatico, vale
a dire un balletto che narra un'azione o una storia in cui ballerini sono personaggi di un
libretto confezionato quasi sempre ad Hoc per quello spettacolo: si tratta del Don Juan cioè il
Dongiovanni. Questo titolo, che precede di un anno la teorizzazione sull'opera, deriva dalla
collaborazione di Gluck con due italiani: Calzabigi e Gasparo Angiolini, noto come autore
della riforma Gluck-Calzabigi. Angiolini innesca negli anni ‘30 del settecento una polemica
epistolare con un personaggio che si chiama Jean George Noverre proprio su questa
questione del balletto d'azione. C’è quindi chi ritiene che Noverre sia il padre di questo
genere e chi ritiene che sia Angiolini.
La questione è la seguente: riuscire a mettere insieme un'opera d'arte totale, cioè l’insieme del
linguaggio della danza con poesia, libretto, danza e musica, nata da una collaborazione diretta
degli autori. Questo tipo di passaggio corrisponde alla fondazione di qualsiasi presupposto
del balletto moderno.
L'ottocento è il secolo di quello che chiamiamo balletto romantico, definito così per la natura
delle storie, per l'atteggiamento espressivo che richiede ma anche per tutta una serie di
innovazioni che sono quelle che ancora una volta per merito di scuole italiane, in particolare
la scuola accademica di danza della Scala fondata nel 1813 da Carlo Blasis, allievo di
Viganò, si diffondono un po' in tutta Europa. Viganò è stato una figura molto importante; di
lui hanno scritto in moltissimi, perché a Milano aveva lavorato 5/6 stagioni per la Scala e
aveva creato un modello che chiamerá poi e continueremo a chiamare coreogramma. in cui il
modello di Gluck veniva normato in maniera rigida. Blasis aveva trovato un sistema per
gestire a misure questi aspetti: il rapporto fra corpo di ballo e ballerini, primo piano e secondo
piano, divertissement e scene azione, avevano schemi e griglie.
Per tramandare una coreografia sono stati trovati infiniti sistemi, oggi tutti sorpassati per
fortuna dal momento in cui si ha la possibilità della registrazione video. Oggi infatti si studia
prevalentemente il repertorio grazie ai video.
La base fondamentale del balletto romantico è ancora una volta la scuola italiana, Viganò in
particolare; è il periodo in cui si afferma Maria Taglioni, il tutù e vengono introdotte le punte.
Diventa il “ballet blanche”/ balletto aerienne (volatile nel senso di “saltato”) e decreta il
grande successo della “prima ballerina”. Quindi, da questo momento in poi, il balletto
romantico procede per una fase tutto sommato limitata. Infatti già negli anni ‘60 e ‘70
comincia un po' a scricchiolare sia in Italia che in Francia. Il romantico è un balletto di
protagonismo femminile in cui il maschio è portatore della ballerina e ci sono tutta una serie
di innovazioni anche tecniche che sono quelle su cui si basa poi definitivamente la scuola
russa. Quelli che noi consideriamo classici, per esempio Ciaikowskij, in realtà sono la
partenza del balletto moderno; non sono classicismo accademico, che è la fase ad essi
precedente nella storia della coreografia del balletto.