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La natura, la perdita e la ricostituzione della coscienza umana o del S: la questione della coesione

RUSSELL MEARES

Nel cuore delle scienze psicologiche c un vuoto. Infatti, anche se nel nostro lavoro ci dedichiamo ai disturbi della mente, il concetto di mente assente nelle nostre teorie. Di conseguenza, risulta limitato il modo in cui ci accostiamo alla malattia mentale e ci sforziamo di comprenderla e di mettere a fuoco il miglior trattamento possibile. Tale condizione si rivelata con maggiore evidenza con il rinnovato riconoscimento delleffetto patogeno del trauma, un effetto emerso negli ultimi venti anni. Spesso si studia il trauma senza considerare loggetto traumatizzato vale a dire quella sensazione dellesistere personale , non diversamente da come prima se ne parlava considerandolo un corpo estraneo necessariamente rimosso. Tuttavia la scoperta che il trauma riveste un ruolo fondamentale nella genesi di gravi disturbi della personalit determina una concezione pi ampia, in cui non si tratta il trauma isolato da ci che stato danneggiato, ma lo si ritiene lagente di un cambiamento maligno sistematico nel quale la coscienza compromessa e frammentata, rispetto allassetto mentale maturo sperimentato da chi non ha una storia evolutiva eccessivamente sfregiata da traumi relazionali (Meares, 2012). In questo articolo indagheremo la natura di questa normale coscienza ininterrotta dellesistere personale, in che modo viene perduta e come pu essere ricostituita. La coscienza umana, nella sua natura, intesa come quello stato della mente che si evoluto pi di recente tra i primati. una delle svariate forme di coscienza alla quale abbiamo accesso. Edelman (1992) la denomin ordine superiore di coscienza. Hughlings Jackson (1835-1910), che ha un ruolo importante per lo sviluppo dellargomentazione principale di questo articolo, la chiam S. William James (1842-1910) segu le sue orme. Qui impiegheremo il S alla stregua di questi due autori, in modo specifico e tecnico per riferirci a quel particolare assetto mentale le cui caratteristiche furono loggetto di ricerca principale nella vitaprofessionale di James. Tra i suoi intenti questo articolo si propone di concorrere a ripristinare il concetto di mente, o S, perch occupi un posto centrale nella formulazione della teoria psicodinamica. In ci che segue implicita lidea che lorigine della malattia mentale di marca psicogenetica sia largamente determinata non dalle pulsioni primitive, ma soprattutto dalla perturbazione degli aspetti di pi recente evoluzione della coscienza umana. Unidea simile ha delle implicazioni fondamentali per lo sviluppo di metodi terapeutici ottimali.

Una definizione del S: il vuoto del ventesimo secolo


Questa disamina deve prendere le mosse da ci che si intende con il termine S. Non si tratta di una questione semplice, dato che, quanto meno nellarea anglofona, il termine fu bandito dalle aule accademiche durante la purga comportamentista radicale dopo la Seconda guerra 1

mondiale (Harter, 1983, 226). Questa posizione intellettuale, alleatasi con il positivismo, determin lesclusione, dal campo del discorso psicologico rispettabile, di verit diffuse sul significato dellessere umanamente vivi. Per esempio, quella forma di memoria precipuamente personale, ora denominata autobiografica, che William James aveva designato memoria propriamente detta, o memoria secondaria (James, 1890, I, 648-652), fu trascurata poich, pare, non era misurabile. Fu soltanto nel 1972 che venne reintrodotta da Tulving (1972) con lo scopo, come mi disse egli stesso, di riesumare il concetto jamesiano. Questa situazione perdur, tanto che dopo la Seconda guerra mondiale e sempre di pi nellultimo trentennio del ventesimo secolo, gli psicologi e i teorici culturali non si limitarono a screditare il S, ma lo smantellarono come oggetto unitario di studio (Martin e Barresi, 2006, 297). Per esempio, quando nel 1972 Arnold Buss cominci a studiare il tema dellautocoscienza, non riusc a rintracciarne neanche unoccorrenza nella letteratura psicologica (Buss, 1972). Lo stato della filosofia rispecchiava quello della psicologia, dominata anchessa dalla prospettiva positivistico-comportamentista, in cui la realt umana pu essere appresa unicamente ricorrendo alla logica e alla misurazione (Meares, 2003). Gilbert Ryle espresse una forma estrema di questo punto di vista nellautorevole volume The Concept of Mind, nel quale si proponeva, come afferm, di abbattere con deliberato atteggiamento ingiurioso (17) la nozione di vita interiore e la metafora dellocchio della mente. In questa atmosfera intellettuale, le due figure pi strettamente associate al concetto di S durante il ventesimo secolo, Jung e Kohut, si ritrovarono incapaci di definirlo. Negli ultimi anni di vita Jung disse che la sua ricerca sulla psiche somigliava a una circumambulatio intorno a fatti ignoti (Jung, 1952, 193); Kohut dichiar che il S non conoscibile (Kohut, 1977, 269). Forse il modello della mente pi influente nelle scienze psicologiche durante quel periodo fu quello di Freud. Al termine della sua vita, per, egli apparentemente riconobbe che il suo Io non equivaleva al S (Strachey, 1961, 8). Come hanno rilevato i critici del concetto, la nozione di Io non lascia spazio al S (Rycroft, 1972). Ci tuttavia non equivale a sostenere che la nozione non sia valida o priva di valore. Anzi, Jackson potrebbe averla considerata come quellaspetto del S che defin coscienza delloggetto, cui torneremo tra poco. Si potrebbe considerare lIo freudiano (Freud, 1938) come un meccanismo intenzionale, la cui intenzionalit si comprende alla luce delle proposte di Franz Brentano (1838-1917). Freud aveva frequentato per un paio di anni i suoi seminari allUniversit d Vienna (Jones, 1953, 68). Lintenzionalit, la direzione della mente su un oggetto assomiglia, in questo senso, alla coscienza delloggetto proposta da Jackson. Tratto fondamentale di uno stato intenzionale che esso indica qualcosa al di l del S, cio riguarda qualcosa altro da s (Armstrong, 1999, 139). Per Brentano il contrassegno particolare del mentale era lintenzionalit, ma nella teoria jacksoniana essa di per s non sufficiente come base del S. La coscienza nella sua modalit intenzionale, o coscienza delloggetto, non il S, bens un elemento rivelatore del S (Jackson, 1958, II, 96), la sua realizzazione. Lesperienza dellesistere personale, costituita puramente di coscienza intenzionale, non sarebbe uno stato del S, essendo spezzata e atomizzata e costituendo un insieme di stati successivi diretti verso gli stimoli, esterni o interni, privi di connessione reciproca. Sarebbe cio una condizione sprovvista delle qualit di coesione e continuit, che viceversa sono centrali nella normale sensazione dellesistere. La condizione cruciale di coesione dellesistere personale costituisce il tema principale di questo articolo. 2

Definizione del S: William James e il S duplice


Per cominciare a definire il S necessario tornare alle grandi figure dellepoca che precedette il ripudio di questo concetto. La pi importante fu quella di William James. Il suo prestigio fu enorme. Alla sua morte The Boston EveningTranscript lament la dipartita del pi grande degli americani contemporanei (Myers, 1986, 1). Accogliendo la sua prospettiva come punto di partenza per la costruzione di un modello del S, non si opera una scelta basata sulla correttezza del modello. Una filosofia, infatti, non mai dimostrabile, e James sugger che una filosofia semplicemente preferita. Scrisse infatti:
Se consideriamo tutta la storia della filosofia, i sistemi si riducono a pochi tipi principali che, dietro tutta la verbosit tecnica con cui li avvolge lingegnoso intelletto umano, sono soltanto una serie di visioni, dei modi di sentire la spinta nel suo insieme e di vedere il moto complessivo della vita, imposti allindividuo dal suo carattere e dalla sua esperienza, e in generale preferiti non vi infatti altra parola pi veritiera in quanto attitudine che meglio funziona per lindividuo (James, 1909a, 20-21).

Il punto di vista di James era di marca umanistica, teso a scorgere al di l delle limitazioni dellorientamento positivistico, meccanicistico, atomistico (Hobson, 1985, 228; Meares, 1993; 2000, 2004, 2005, 2012a, 2012b) ortodosso del Novecento. Esso diventato il pilastro centrale del Modello conversazionale che Robert Hobson ed io ci siamo sforzati di formulare come strumento per aiutare gli individui affetti da malattie apparentemente intrattabili, molti dei quali sarebbero bollati come borderline e che, agli esordi del nostro progetto, erano considerati non analizzabili. In uno scritto introduttivo (Meares e Hobson, 1977) abbiamo scelto la citazione che riporto qui per rispecchiare laspetto centrale della teoria jamesiana. I pensieri collegati, cos come noi li percepiamo collegati, sono ci che intendiamo con S personali. Il peggio che pu fare la psicologia interpretare la natura di questi S, come per spogliarli del loro valore (James, 1982, 153-154). Questo passaggio segnala tre questioni principali: la coerenza del S, il valore e il trauma. Il S jamesiano va distinto dallidentit. A volte S e identit vengono confusi. Nel DSM-IV, per esempio, l dove si descrive il disturbo di identit, si utilizzano i termini S e identit come sinonimi, mentre non lo sono. In parole povere, la distinzione tra identit e S pu essere intesa come la differenza tra la realt pubblica dellindividuo e la sua esperienza privata. Nellesistenza sana normale, S e identit sono collegati senza soluzione di continuit. Simili a Giano, sono rivolti metaforicamente in direzioni opposte. Lidentit riguarda il rapporto dellindividuo con il suo mondo, comporta il senso della propria collocazione nella famiglia, nella vita professionale, nellambito religioso e in altri gruppi sociali. composta di ruoli, attributi personali e concezioni rispetto a chi si rispetto agli altri. Il S, secondo la descrizione avanzata da William James, si distingue in termini categoriali. Consiste infatti in quel fluire di immagini, sensazioni, sentimenti, ricordi, fantasie, e cos via, che James paragon a un flusso (stream). In questo caso lattenzione rivolta verso linterno. Il tratto cardinale del S una consapevolezza riflessiva degli eventi interni. Il processo riflessivo figurativamente doppio, o duplice. Pur trattandosi di unesperienza unificata, pu essere concepita come dotata di due poli, uno conosciuto e laltro che conosce, che per brevit James denomin: Me ed io (James, 1892, 176). Tale 3

processo, scrisse James, ci permette di pensarci pensatori (296). Reca in s una concezione di internalit che ci porta a ravvisare alcune esperienze come eminentemente nostre e personali. Laspetto del S, nel complesso dellidentit personale (self-identity), potrebbe essere pi fondamentale. Il filosofo Owen Flanagan, per esempio, sostiene che il senso di identit, di direzione, di capacit di essere agente di s stesso (agency) e di progetto esistenziale sono tutti radicati nelle connessioni memorabili del loro fluire (Flanagan, 1992). Il poeta anglo-irlandese Gerard Manley Hopkins ha unintuizione simile quando scrive:
Considero lessere me stesso, la mia coscienza e il senso di me stesso, quel sapore di me, quellIo e Me, sopra tutto e tra tutte le cose, pi distintivo del sapore della birra o dellallume [] e assolutamente incomunicabile a un altro uomo. [] Nientaltro in natura si avvicina a questo indicibile accento timbrico, a questa distintivit e Seitudine, questo S che il mio []. E anche quelle cose con cui in certo qual modo mi identifico, il mio Paese o la mia famiglia, e quelle cose che possiedo e chiamo mie, i miei abiti e cos via, tutte queste cose presuppongono il S, in senso stretto, di cui me e il mio sono dei derivati. (White, 1995, 7)

Il termine Seitudine entra in risonanza con la descrizione jamesiana. James considerava il S un processo, un divenire, che comprende anche la sensazione che si tratti, come disse LeviStrauss, del luogo in cui qualcosa accade (Lvi-Strauss, 1979, 137). La teoria jamesiana del processo, veicolata dal suo fluire, lo port a descrivere due tipi diversi di coscienza. Egli avversava la plausibilit di una realt personale che dipende unicamente da una posizione intenzionale, proponendo invece lanalogia tra il passaggio da stati di coscienza diversi e una passeggiata. Il suo linguaggio divertente, come se fosse egli stesso a divertirsi. Scrive infatti: Il modo pi generale di contrapporre la mia visione del sapere a quella popolare (che anche la visione della maggioranza degli epistemologi) qualificare la mia visione come deambulatoria e laltra come saltatoria (James, 1909b, 139). Saltate nelloriginale un verbo raro che significa balzare, saltare o saltellare. James propone, coerentemente con la sua metafora del flusso, che pur potendo concentrarci su oggetti o idee successive, la realt non formata da una serie di salti intercalati dal vuoto, ma comprende degli intermediari che, nella loro particolarit concreta, formano un ponte (1909b, 143) che, collegando le percezioni e le idee individuali, sono parte della realt dei punti focali e vi contribuiscono. La mia tesi che la conoscenza si compie tramite la deambulazione attraverso le esperienze che intervengono (James, 1909b, 141). Largomentazione saltatoria la conseguenza della visione secondo la quale lanatomia del mondo logica (58), visione che James intendeva sostituire con una chiave di lettura dei processi viventi, tra cui la realt umana, pi organica e influenzata dal pensiero evolutivo. Le sue contemplazioni sulle esperienze attraverso le quali la mente passeggia tra percezioni e idee specifiche sono coerenti con la sua visione pluralistica della realt. La descrizione jamesiana suggerisce infatti che la coscienza non sia singolare, ma formata almeno da due tipi di modalit, di cui una intenzionale, mentre laltra, non intenzionale, presenta caratteristiche di coerenza e continuit. Tale nozione elabora il concetto di S duplice.

Hughlings Jackson e un modello gerarchico del S


La duplicit metaforica della coscienza umana una caratteristica fondamentale del principale predecessore di James nella formulazione del concetto del S: John Hughlings Jackson. James conobbe Jackson, intrattenne con lui una corrispondenza e lo cit ampiamente (James, I, 29, II, 1266). Non possiamo conoscere la portata dellinfluenza di Jackson su James, ma lopera jamesiana pu essere intesa come un aggiungere carne esperienziale al modello scheletrico di Jackson che, tuttavia, per diversi aspetti pi complesso. Tale modello ci offre infatti un modo di concepire la mancata coesione del S, che costituisce la principale manifestazione dellinterruzione dello sviluppo della personalit (Meares, 2012a). Spesso si parla di John Hughlings Jackson (1835-1911) come del padre della neurologia inglese, pur avendo egli contemplato la possibilit di dedicarsi alla filosofia (Taylor, 1925). Il suo interesse, mai venuto meno, rispetto alle concezioni della mente, o del S, lo spinse a esplorare la questione della malattia mentale. I suoi scritti in materia costituiscono gran parte della sua opera, ma sono tuttora largamente trascurati nei campi della psichiatria e della psicologia. La sua teoria principale, derivata dallosservazione meticolosa delle minime alterazioni della funzione mentale e neurologica nei pazienti afasici ed epilettici e sistematizzata alla luce delle idee dellevoluzione, particolarmente moderna; tanto che, in realt, le sue idee ricevono una considerazione pi seria oggi che ai suoi tempi (Kolb e Whishaw, 1990, 338). Jackson era considerato un genio dai suoi colleghi. Fu un pioniere nella concettualizzazione della lateralizzazione della funzione emisferica (Jackson, 1958, II, 129-145), anticip il concetto di cervello tripartito (Jackson, 1958; II, 39; MacLean, 1990) e propose che lintegrazione dei dati sensoriali avvenga durante il sonno (Jackson, 1958, II, 71). La teoria jacksoniana fornisce unimpalcatura preliminare per comprendere lassetto mentale senza soluzione di continuit nei disturbi borderline di personalit (Meares et al, 1999) nonch nella sindrome dissociativa (Meares, 1999). Il modo in cui Jackson si accost alla malattia mentale fu eminentemente logico. Egli infatti la intendeva come manifestazione di una disgregazione della mente o del S. Come tale, si rese necessario iniziare a studiare la malattia mentale partendo da una definizione di quello che poteva essere il S. Jackson riteneva di essere il primo a impiegare questo termine nella letteratura medica. Fu senzaltro il primo a sviluppare un modello neurale del S plausibile, precedendo il resoconto rilevante e influente di Damasio (1994, 1999), formulato oltre cento anni dopo e, per taluni aspetti fondamentali, in accordo con esso. La definizione jacksoniana del S succinta, ingannevolmente semplice ma filosoficamente raffinata. Jackson riteneva che il S si identifica partendo dalla coscienza riflessiva degli eventi interiori, che egli design coscienza delloggetto, ma non vi equivale. Sostengo che vedere e pensare sono stati della coscienza delloggetto, sono gradi (composti) diversi delloggettificazione (1958, II, 92). Il S, pur essendo uno stato unificato, doppio quando concepito in astratto. Jackson scrisse: impossibile parlare di stati oggettivi senza implicare la coscienza del soggetto. In ogni proposizione, sono indicate la coscienza del soggetto e la coscienza delloggetto. Nei suoi esempi: Io vedo un mattone e io penso a un mattone, la coscienza del soggetto simbolizzata da io e la coscienza oggettiva da mattone. Ciascuno da solo non niente; ciascuno solo la met. Jackson rileva che tale dualit si esprime nella psicologia popolare con affermazioni quali: Le idee 5

vengono alla coscienza. A suo vedere, lenunciato corretto : le idee vengono fuori dalla coscienza del soggetto e poi costituiscono la coscienza delloggetto (93). Questo concetto comporta che la coscienza del soggetto pi fondamentale della coscienza delloggetto, che pu essere considerata equivalente a una modalit intenzionale del pensiero, mentre la coscienza del soggetto non intenzionale, quello stato sullo sfondodella continuit dellessere (going-on-being). Secondo Jackson, questa la fonte del S. Egli descrive cos la coscienza del soggetto:
La coscienza del soggetto una cosa pi profonda della conoscenza; ci mediante cui la conoscenza possibile. Forse potremmo dire che una consapevolezza della nostra esistenza come individui, come persone dotate degli stati delloggetto che costituiscono per ciascuno lUniverso (il proprio Universo). Siamo noi in senso empatico. La coscienza del soggetto , in confronto, limmutabile, il pi immutabile. Pertanto una costante per la coscienza delloggetto, che il continuamente mutevole. Il pi immutabile, ci rispetto a cui il pi mutevole relativo, uguale allimmutabile (Jackson, 1958, II, 96).

Questo passo ci conduce alla differenza affascinante, o addirittura misteriosa, rispetto al S duplice jamesiano. La coscienza del soggetto sembra analoga al flusso di coscienza che James aveva denominato me. Secondo Jackson, per, lio ne lemblema. Eppure lio anche necessario alla coscienza delloggetto. Jackson presenta un paradosso, apparentemente considerando lio un aspetto della coscienza delloggetto e di quella del soggetto. Egli forse sottintende che qualcosa nella coscienza del soggetto ne colga un aspetto nella creazione della coscienza delloggetto. Allepoca di Jackson la nozione di coscienza del soggetto non sarebbe stata concepita in termini neurologici, ma la situazione cambiata grazie alla recente formulazione di una rete neurale ormai nota come default mode network.

La default mode: una rete neurale per la matrice del S


Fino a pochissimo tempo fa, si riscontrava scarso interesse per ci che costituisce lo sfondo persistente della vita mentale. Il maggior valore attribuito, nella cultura occidentale, alle forme logiche intenzionali della coscienza ha portato a trascurare, in termini scientifici, questa seconda modalit del pensiero. La ricerca neuroscientifica si ampiamente concentrata sui tipi di funzione cerebrale esibiti dallorganismo, concepito come adattivo, che si attivano durante lo svolgimento di un determinato compito. Negli ultimi anni, per, si configurato un nuovo campo di indagine rispetto ai pattern di attivit neurale evidenti quando lindividuo non svolge un compito, quando cio apparentemente non viene espletata alcuna funzione adattiva. Questa forma di funzionamento cerebrale stata denominata: default mode (Raichle et al., 2001; Gusnard & Raichle, 2001) e potrebbe costituire la base neurale della coscienza del soggetto proposta da Jackson. Nel 1997, si evidenzi che un particolare insieme di regioni cerebrali si disattivano durante esperimenti orientati al compito (Shulman et al., 1997). Le regioni coinvolte sono, in gran parte, strutture corticali della linea mediana, e nella fattispecie la corteccia prefrontale ventromediale e dorsomediale e il cingolo posteriore/precuneo. Queste regioni sono le caratteristiche principali, che sembrano funzionare come punti nodali (Uddin et al., 2009) di una rete neurale attiva quando lindividuo non impegnato in un compito specifico (Greicius et al., 2004). 6

La rete include anche la corteccia parietale mediale, laterale e inferiore, individuata da quando si rivolto crescente interesse alla giunzione temporo-parietale. Che questo pattern di attivit neurale non sia unattivazione meramente causale del sistema a riposo, ma una rete specificamente connessa stato dimostrato in vari modi in diverse occasioni (per es. McKiernan et al., 2006; Singh e Fawcett, 2008). La default mode network (DMN) associata agli stati di introspezione e a quelle funzioni correlate alla realizzazione della dimensione del S (selfhood), tra cui, per esempio, la memoria autobiografica (Gusnard et al., 2001; Buckner e Carrol, 2007), la mentalizzazione (Frith e Frith, 1999, 2003) e alcuni testdella teoria della mente, come quello delle false credenze, che probabilmente riflettono uno sviluppato senso della vita interiore (Gallagher e Frith, 2003; Vogeley et al., 2001). altres associata al pensiero indipendente dallo stimolo (Gusnard, 2001; Mason et al., 2007) la condizione opposta a quella caratteristica del pensiero riscontrato nei pazienti traumatizzati che manifestano un intrappolamento dello stimolo (Meares, 1993, 2005). Pur essendo opinione diffusa che la funzione in default mode rifletta il cervello a riposo, levidenza rispetto allutilizzo di energia cerebrale smentisceuna simile inferenza. Il cervello semplicemente un po meno attivo quando in default mode rispetto a quando nella condizione orientata al compito (Raichle e Gusnard, 2002; Raichle e Mintun, 2006). La DMN anticorrelata alla rete associata allo svolgimento del compito. Lindividuo sembra passare da una condizione allaltra secondo la modalit acceso-spento. Tuttavia linterruttore non agisce completamente. Infatti, nella sua condizione di spento, la DMN non del tutto disattivata. Persiste piuttosto in forma attenuata, come la nostra sensazione continua dellesistere personale. Il flusso di coscienza resta sullo sfondo, mentre lattenzione si focalizza su un oggetto esterno (Eichele et al., 2008; Fransson, 2005; Greicius et al., 2003; Greicius e Menon, 2004). Non sorprende che quanto maggiore la richiesta di attenzione dallambiente esterno, tanto maggiore sar la disattivazione della DMN (McKiernan et al., 2006; Singh e Fawcett, 2008). E neppure sorprende che la disattivazione della DMN si riduce quando il compito da svolgere autoreferenziale (van Buuren et al., 2010). Daltronde si suppone che, in situazioni di minaccia estrema ed eccitazione traumatica, quando la normale sensazione continua di esistenza quasi venuta meno, la disattivazione della DMN sia pressoch completa. Dato che la rete associata al compito e la DMN sono collegate nel tempo in maniera anticorrelata, stato proposto che siano manifestazioni diverse di un unico sistema, nel quale un meccanismo dellattenzione cambia canale, per cos dire, passando dalla funzione di estroversione a quella di introspezione (Fransson, 2005; Sonuga-Barke e Castellanos, 2007). Tale proposta fornisce un modello preliminare della coscienza delloggetto e di quella del soggetto avanzate da Jackson, in cui ogni forma di coscienza la met dellaltra. Inoltre levidenza rispetto alla funzione correlata al S suggerisce che la DMN primaria, costituisce il sistema fondamentale e suffraga la proposta jacksoniana della coscienza del soggetto in quanto forma fondamentale. Ci nondimeno, la modalit del soggetto e quella delloggetto devono essere entrambe considerate degli aspetti di un sistema del S. Una base plausibile della frammentazione psichica, cio il perturbamento della sensazione continua dellesistere personale, il perturbamento della consueta formazione di pattern dei neurocircuiti della DMN o una sua deviazione. Le connessioni nella default mode network sono una conseguenza della maturazione. I giovani hanno una connettivit ridotta, che aumenta con let. Anche se la struttura principale di rete presente nei bambini tra i 7 e i 9 anni, lo schema maturo 7

pi esteso non si evidenzia ancora (Fair et al., 2007). Una ridotta connettivit della DMN stata rilevata in un gruppo traumatizzato (Bluhm et al., 2009). Queste evidenze sono coerenti con lidea largamente diffusa per cui le manifestazioni del disturbo di personalit rappresentano un tipo di mancata maturazione e che tale condizione associata a una storia precoce di traumi relazionali.

Dissociazione e disintegrazione
La teoria jacksoniana prevede la disintegrazione di quella che egli denomin coscienza del soggetto e ci offre la possibilit di concepirne lorigine. In sintesi, la teoria suggerisce che la disintegrazione, o frammentazione, della coscienza sia determinata dalla compromissione dellattivit corticale prefrontale. La perdita di coesione lesito della dissoluzione, antitesi dellevoluzione. Il modello della mente di Jackson vede il S che nasce da un cervello, la cui organizzazione stata decretata dalla storia dellevoluzione. Secondo la sua concezione, il corso dellevoluzione ha infatti prodotto strati successivi di struttura neurale, che egli design inferiore, medio e superiore (1958, II, 41), puntualizzando che si tratta di termini figurativi, una semplificazione, dato che tutti i cosiddetti livelli operano insieme. Jackson costru il suo modello partendo da quelli che considerava gli elementi pi piccoli del sistema nervoso centrale. Sono unit senso-motorie semplici e riflessive. Ogni unit ha una funzione rappresentante, cio dotata di una memoria di qualche tipo. Tale proposta fu avanzata prima che Sherrington introducesse il termine sinapsi nel 1895 e molto prima della dimostrazione di Kandel che la sinapsi dotata di un tipo di memoria (Kandel, 1976). Il primo livello del sistema consiste nelle unit elementari che operano in maniera relativamente indipendente. I movimenti da uno stato evolutivo precedente ad uno successivo nascono non dallintroduzione di una nuova forma di tessuto neurale, ma come conseguenza di unaccresciuta coordinazione tra unit di funzione neurale. Tutto il sistema nervoso, scrisse Jackson, un meccanismo senso-motorio, un sistema che si coordina dallalto al basso (1958, II, 82). Il livello superiore del sistema cervello-mente, che origina lesperienza del S, si consegue attraverso una maggiore coordinazione tra elementi cerebrali prodotti dallelaborazione evolutiva delle strutture esistenti, soprattutto dalla corteccia prefrontale (1958, II, 399). Come afferma Jackson, citando il suo seguace Ribot, Le moi est une co-ordination (Jackson, 1958, I, 82). Il significato delle funzioni prefrontali, in particolare la corteccia orbito-frontale, nella creazione dellesperienza del S il tratto principale della tesi di Damasio (Damasio, 1994). Ogni stadio dellaccresciuta coordinazione tra gli elementi del sistema nervoso centrale reca in s assetti della mente e una funzionalit connotati da maggiore complessit accompagnata da una molteplicit rappresentazionale. Livelli pi recenti di evoluzione non comportano lintroduzione di nuove rappresentazioni; si riscontra semmai una ri-rappresentazione e poi una ri-ri-rappresentazione. Inoltre, levoluzione apporta maggior controllo volontario sui contenuti della coscienza e dei sistemi di risposta. Tale controllo include la maggiore inibizione dei livelli evolutisi in precedenza. In sintesi, Jackson propose una gerarchia della coscienza. La gerarchia una caratteristica di base della struttura dei sistemi biologici (Smith, 1978), ma non da intendersi come sistema unidirezionale di dominanza, quale la catena di comando riscontrabile, per esempio, nellorganizzazione militare. Semmai, la coordinazione di Jackson non soltanto trasversale ai 8

livelli separati, ma si stabilisce anche tra livelli. Ogni livello coordinato con altri livelli e dipende da essi. Il passaggio tra un livello e laltro collegato ai bisogni adattivi e alle circostanze ambientali. Attacco e fuga sono predominanti, al pari degli assetti mentali adattivi in situazioni specifiche. Il livello superiore non unico, ma viene in essere attraverso la coordinazione di livelli inferiori che crea un sistema pi ampio contenente tutti i livelli. Questa organizzazione gerarchica pu essere illustrata dallo sviluppo della memoria nella vita dellindividuo. I sistemi di memoria precoci sono di natura sensoriale e motoria. Il primo sistema di memoria senso-motoria comporta il semplice riconoscimento di frammenti dellambiente sensoriale; per esempio, il bambino percepisce gli occhi anzich il volto. Questa forma di memoria, la rappresentazione percettiva, atomizzata, inflessibile e molto precisa (Tulving e Schacter, 1990). Anche la memoria dei repertori motori, la memoria procedurale, emerge presto. Tulving denomina questi primi sistemi di memoria anoetici, un neologismo derivato dal greco noesis, che significa mente. Il secondo livello di capacit di memoria si acquisisce quando il bambino in grado di ricordare i fatti del suo ambiente sensoriale. Tale acquisizione, che si riscontra intorno alla fine del primo anno di vita, (Nelson, 1992) preannuncia lesordio di quella che Tulving chiam memoria semantica (Tulving, 1972, 1983). Potremmo definire semantico questo livello oppure noetico, per impiegare il termine di Tulving. Il terzo livello di memoria si sviluppa in un periodo considerevolmente successivo, intorno ai quattro anni (Nelson, 1992), quando il bambino scopre lesperienza del S. Tale scoperta accompagna un nuovo senso di consapevolezza degli eventi interni, dimostrato dal conseguimento del concetto di segretezza (Meares e Orlay, 1988). Questa nuova memoria un aspetto della capacit di introspezione. Tulving la denomin episodica (Tulving, 1972, 1983). Adesso il bambino in grado di rievocare degli episodi del suo passato, come se li vedesse con locchio della mente. Un tempo questa forma di consapevolezza era detta insight. Accompagnata dalla capacit di avere un insight rispetto al mondo dellaltro, essa consiste nel riconoscere che, proprio come il soggetto ha una propria realt personale privata e unica, anche gli altri hanno dei desideri, dei sentimenti, delle immagini e cos via, che appartengono loro e si differenziano da quelli del soggetto. In questa fase il bambino trascende la capacit di comprensione solidale, acquisendo anche la facolt empatica. Ci rappresenta un momento importante dello sviluppo della cosiddetta teoria della mente. Ormai la memoria episodica remota viene generalmente detta autobiografica. Tulving la defin come la forma riflessiva della coscienza, di cui parte essenziale, autonoetica. Questo assetto della mente pi esteso di assetti precedenti. Lindividuo in grado di vagare, figurativamente, nella mente attraverso scene rievocate deliberatamente nella memoria e nellimmaginazione, impegnato in un processo che Tulving ama chiamare viaggio mentale nel tempo (Tulving, 2001; Tulving, 2005; Wheeler, Stuss e Tulving, 1997). Anche se la gerarchia di Jackson viene descritta in termini di coscienza, essa comporta una gerarchia pi estesa. La coscienza infatti non unentit isolata. Nasce necessariamente da uno stato cerebrale determinato dallinterazione tra lambiente sensoriale e il sistema cervello-mente che costantemente operativo. Dal punto di vista del S, particolarmente rilevante linterazione o le forme di relazionalit con il mondo sociale, sia esso esterno o interno. Essa mediata dalla conversazione e sempre accompagnata dallemozione. 9

Considerata in questi termini, la gerarchia della coscienza necessariamente composta da forme di relazionalit, linguaggio ed emozione, oltre a unampia gamma di aspetti appartenenti alla normale sensazione dellesistere personale, al di l della complessit e della capacit di essere agente (agency). Tra gli altri, ricordiamo la coesione, la continuit, il valore e il senso del tempo, dello spazio, del possesso e la dimensione del legame. Jackson non cerc di approfondire questa gerarchia appena abbozzata, pur rilevando che lattivit della mente (mentation) comporta lemozione e che le emozioni superiori sono composte di quelle inferiori (1958, II, 72). Tutti gli aspetti del livello superiore della gerarchia sono perturbatinel disturbo borderline di personalit, considerato come una manifestazione del fallito sviluppo del S, in particolare sul piano della coesione (Meares, 2012). Il concetto di dissoluzione concorre a spiegare come ci avvenga. Jackson propose che un insulto al sistema cervello-mente determini un ritiro discendente nella gerarchia della funzione decretata dallevoluzione e seguita dallo sviluppo. Poich sono le funzioni emerse per ultime nel corso dellevoluzione che vengono toccate per prime, il livello iniziale del perturbamento avviene in particolare nella sintonizzazione e nel controllo volontario dei meccanismi cerebrali che sostengono quegli aspetti dellattenzione, della memoria e degli affetti che insieme contribuiscono allesperienza del S. Jackson non annover i traumi psicologici nel suo elenco di insulti possibili. La sua proposta per suggerisce che potrebbero rientrarvi. Egli infatti riteneva che la dissoluzione facesse seguito a uneccessiva eccitazione del tessuto neuronale, determinandone la spossatezza, o fatica, termine adoperato ripetutamente da Janet come sinonimo di trauma psicologico. Il trauma che ci preoccupa maggiormente quello relazionale, e lambiente di accudimento cui ci dedichiamo maggiormente di tipo relazionale. In caso di trauma relazionale, lambiente di accudimento stato inadeguato nel fornire la facilitazione necessaria allemergere del S. Jackson non contemplava simili problemi, ma effettivamente segnal che la maturazione non inevitabile. Scrisse infatti: Ci sviluppiamo come dobbiamo, cio secondo quello che siamo per via ereditaria, ma anche come possiamo, cio secondo le condizioni esterne (Jackson, 1958, II, 71). Condizioni interne inadatte, nelle primissime fasi della vita, possono avere lo stesso effetto degli insulti elettrici, chimici e fisici della vita adulta descritti da Jackson. Di conseguenza, si prevede che coloro che hanno vissuto precocemente lambiente tipico degli individui affetti da gravi disturbi di personalit evidenzieranno uno stato cerebrale di dissoluzione in cui si riscontra il fallimento della coordinazione tra aree di attivit cerebrale, che generalmente funzionano congiuntamente, e una ridotta funzione inibitoria di ordine superiore. Tale condizione stata evidenziata nel disturbo borderline di personalit (Meares et al., 2005). Questo stato cerebrale sembra essere il probabile fondamento del fallimento della coordinazione tra gli elementi della funzione psichica, ravvisabile nelle situazioni di ci che Janet denomin fatica. Un racconto della scrittrice inglese Rebecca West, nel quale descrive un senso di disintegrazione personale che presumibilmente riflette la mancata connessione tra elementi cerebrali, ne un esempio. Durante una vacanza in un paesino sperduto della Cornovaglia, nellepoca precedente la scoperta degli antibiotici, Rebecca West sub un avvelenamento ematico. Nei giorni successivi speriment uno stato curioso, connotato dallincapacit di selezionare dati sensoriali ridondanti e di modificare lintensit degli stimoli sensoriali, incapacit apparentemente correlata alla discontinuit della vita psichica. Scrive la West:

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Avevo perso la mia facolt di sopprimere le impressioni irrilevanti e di coordinare le restanti. Mi sentivo costretta a guardare gli alberi fuori dalla finestra e il loro comportamento sotto i raggi del sole e nel vento, notare le caratteristiche di ogni persona che mi parlava, con unintensit assai sgradevole, ed ero cos spossata per questo sforzo costante di apprensione che il lavorio del mio cervello mancava di continuit. Ogni momento di coscienza era distinto da ogni altro momento risultando da esso disgiunto. Invece di essere un flusso, la mia vita mentale era un filo di perline disparate (52).

Il perturbamento della continuit della vita mentale prosegu per qualche giorno, dopo che la febbre era calata, stabilizzandosi a una temperatura normale. Immediatamente prima delle dimissioni dalla casa di cura, fu autorizzata a fare una passeggiata fuori dai cancelli. Decise di salire su una collinetta da dove, aveva sentito dire, si poteva godere un bel panorama. Una volta in cima, come poi disse:
Non vedevo il panorama. Potevo vederne dei brandelli, ma non lo vedevo nel suo insieme. Era come cercare di scattare una foto con una macchina fotografica non panoramica. E quel che vedevo assomigliava a un dipinto senza senso su un frammento di vetro. Il mosaico di colori non recava alcuna suggestione di consistenza e di contorni. Dovetti sforzarmi per interpretarlo e riuscire a scorgere, per esempio, che la macchia romboidale tutta schizzata era un campo di granoturco (52-53).

Relazionalit analogica
Il problema della coesione del S non confinato a chi presenta un grave disturbo di personalit. Molti individui che si rivolgono a un terapeuta hanno una sensazione insoddisfacente della propria esistenza personale, in cui percepiscono la dimensione della molteplicit (manyness) insita nelle cose, accompagnata dalla costrizione della gamma dellesperienza interiore, che si manifesta in una ridotta memoria autobiografica ed una limitata immaginazione, e dalla relativa assenza di libert necessaria per vagare tra gli spazi della mente. Il problema della coesione ha una portata clinica fondamentale. La sua ricostituzione uno dei risultati della pratica terapeutica, centrale ma largamente trascurata. Le sue possibili origini infatti sono state oggetto di scarsa attenzione. Avendo preso in considerazione come possa insorgere la fallita coesione del S, occorre adesso accostarsi al problema di come promuovere tale coesione. Per affrontare la questione dobbiamo prendere le mosse da un interrogativo: in che modo connessa la vita psichica? William James, nel corso della sua vita professionale, riflett a lungo su come le cose stanno insieme. Nel tentativo di decifrare questo mistero, avanz unidea, quasi una divagazione, proponendo che le connessioni tra gli elementi del flusso metaforico siano analogiche. Cogliendo quella che denomin la natura dellunit sintetica della coscienza (1895, 152), James sugger che la vita interiore connessa in modo diverso dallesperienza dei fatti del mondo esterno, dove le connessioni sono governate da quella che defin la legge di contiguit. I fatti del mondo sono organizzati cos come appaiono nel mondo. Le cose viste e le cose sentite sono coerenti tra loro, coerenti con i colori e con il gusto, nello stesso ordine in cui sono state coerenti come impressioni nel mondo esterno (James, 1890, I, 555). 11

Il mondo interno, secondo James, invece connesso secondo la legge di similarit. Con similarit intendeva ci che un suo amico espresse quando disse che: Le storie, passando di bocca in bocca, scarrocciano molto rispetto al loro movimento in avanti (James, 1890, I, 582), sostenendo, cio, che le digressioni del pettegolezzo procedono in maniera analoga alla rotta di unimbarcazione da diporto. Un analogo una cosa con forma o proporzione simile ad unaltra. Lo scheletro di un uccello, per esempio, analogo a quello di un pesce. Sono simili, ma non sono due duplicati. Lanalogia pu essere considerata lo stadio primordiale, originale del pensiero simbolico. Elaborando i concetti di William James, possiamo affermare che la matrice della vita interna stia insieme, almeno in parte e precipuamente, attraverso la connettivit analogica (Meares e Jones, 2009). In un lavoro successivo di grande interesse, James (1895) propose che le due forme di connettivit della vita mentale sono aspetti di due sistemi principali di realt personale visualizzabili come due assi intersecantesi, uno longitudinale e laltro verticale, simile alla distinzione saussuriana tra diacronico (longitudinale-temporale) e sincronico (verticale-simultaneo) (Saussure, 1916). Ho proposto che si tratti di una distinzione fondamentalmente tra due forme di pensiero diverse, riflesse nei due linguaggi principali che costituiscono la conversazione umana (Meares, 1993, 2005, Meares et al., 2012). Luno pu essere detto logico, e nei destrimani dipende dalla funzione dellemisfero sinistro; laltro analogico, dipende dallemisfero destro, si occupa di dare forma e configurazione alle informazioni (Bourne et al., 2009) e governa luso della metafora (Bottini et al., 1994), oltre a essere particolarmente implicato nellespressione emotiva. Lemisfero sinistro, viceversa, si occupa dei dettagli e degli stati di successione, dove si fa uso della sintassi. Non sorprende che negli individui traumatizzati si evidenzi una difettosit della funzione dellemisfero destro (Meares et al., 2011; Meares, 2012). La ridotta connettivit che Bluhm e i suoi colleghi hanno riscontrato in soggetti traumatizzati stata localizzata in particolare nellemisfero destro (Bluhm et al., 2009). Il pensiero analogico appare per la prima volta nella vita umana nellattivit, apparentemente solitaria, del gioco simbolico cui il bambino si dedica intorno ai tre anni, quando vari oggetti sono utilizzati per rappresentare, insieme alle parole, elementi di una storia che il bambino sembra raccontare a se stesso, parlottandomentre gioca. Per esempio, un bicchiere che giace disteso pu essere utilizzato per rappresentare una tana di coniglio. Il bicchiere lanalogo della tana. Il linguaggio impiegato dal bambino durante questo gioco pu qualificarsi come linguaggio dellemisfero destro, cos come stato descritto da Vygotsky (1962). Si tratta di un linguaggio abbreviato, emotivo, relativamente asintattico e non sempre comprensibile. Nella fattispecie, le frasi sono soprattutto composte di predicati con omissione del soggetto. Il gioco simbolico stato considerato il precursore immediato e necessario dellemergere del S jamesiano, intorno ai quattro anni di et, (Meares, 1993, 2005), ed contrassegnato dalla scoperta da parte del bambino del concetto di segreto, che riflette la consapevolezza degli eventi interni (Meares e Orlay, 1988).

Verso la coesione: la relazionalit analogica


In che modo queste idee concorrono a formare un orientamento terapeutico utile per accostarsi al problema di una limitata coesione del S? In questa sezione finale, mi propongo di rispondere a questo interrogativo. La risposta dipende dal famoso principio che Vygotsky mutu 12

da Janet, Baldwin e Piaget (van derVeer e Valsiner, 1994, 354), secondo il quale le funzioni psicologiche superiori che, nella vita adulta, percepiamo come interne, hanno avuto le loro prime forme nel mondo esterno come attivit condivise tra due persone (Lurija, 1973, 262, citando un articolo in russo di Vygotsky sullo sviluppo dellattenzione). Questo processo verr in seguito internalizzato. La prima attivit dellinfanzia in cui la connettivit analogica si dimostra al mondo esterno, tra due persone, una forma di gioco che sembra rappresentare il precursore del gioco simbolico (Bornstein e Tamis Le Monda, 1997). stata denominata protoconversazione (Trevarthen, 1974). Il gioco simbolico pu essere inteso come internalizzazione parziale del ruolo dellaltro nella protoconversazione (Meares et al., 2012). La protoconversazione un gioco che si sviluppa tra la madre e il bambino, ove la madre ha una conversazione con il lattante, che risponde con vocalizzazioni non verbali, sorrisi, movimenti delle braccia, e cos via. Prende avvio in un momento in cui il bambino non angosciato oppure mostra un affetto leggermente positivo. La madre utilizza i contorni della propria voce e del proprio viso per rappresentare la forma dellesperienza del bambino in quel momento, diventando cos un analogo del bambino, ritraendo per il bambino ci che essenziale nel suo sentire. Questo tipo di relazionalit tra madre e bambino pu dirsi analogica. La protoconversazione stata descritta in varie occasioni in modo rilevante da Trevarthen (per es. Trevarthen, 2004). Le sue iterazioni comportano laccoppiamento, lamplificazione e la rappresentazione analogica. Il viso e la voce della madre hanno un effetto sul lattante, amplificandone lo stato emotivo, al quale la madre risponde con un ampliamento della sua risposta. In questa interazione reciproca le risposte materne sono strettamente accoppiate, o collegate, allo stato emotivo immediato e positivo del bambino. Laccoppiamento ripetitivo, lamplificazione e la rappresentazione sono gli elementi di un sistema auto-organizzante (Capra, 1996). Lemergere del S dunque concepibile come il risultato di un sistema auto-organizzante nel quale la parte dellaltro finisce per essere internalizzata (Meares, 2000). La ricostituzione del S nella situazione terapeutica comporta il configurarsi della relazionalit analogica. In un altro scritto ne discutiamo pi approfonditamente (Meares et al., 2012). In sintesi, il terapeuta utilizza la modalit del pensiero e del linguaggio dellemisfero destro. Il linguaggio ha uno scopo modellante e una base emotiva, come se riflettesse delle forme del sentire (Hobson, 1985). Il linguaggio diverso dal discorso proposizionale dellemisfero sinistro. Gli enunciati possono essere brevi, pronunciati con tonalit emotive tramite le inflessioni della voce, e sono spesso incompleti o asintattici. Questo tipo di linguaggio particolarmente necessario, a mio modo di vedere, quando si lavora con un paziente danneggiato. Non tuttavia lunico linguaggio impiegato. La terapia infatti si propone unintegrazione verso una coordinazione della funzione e del linguaggio dellemisfero destro e dellemisfero sinistro, da cui risulta una forma di conversazione matura dove un linguaggio lineare, logico e comunicativo il veicolo di unaltra forma di linguaggio non lineare, analogico, emotivo e figurativo. Questa coordinazione rivela lemergere del S.

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SINTESI
La coesione, o qualit del suo fluire sosteneva William James la caratteristica cardinale della coscienza umana. In chi si rivolge a un analista, la coscienza ridotta in varia misura, se non quasi del tutto. Eppure, nonostante la sua portata clinica, si prestata scarsa attenzione al problema, che costituisce il tema principale di questo articolo. Adotteremo la definizione di S avanzata da Hughlings Jackson e James. Secondo Jackson il S costituito da due met unite, una delle quali denominata coscienza delloggetto, che rimanda a una consapevolezza riflessiva degli eventi interni. Rappresenta la caratteristica identificatoria del S, ma non il S. Laspetto fondamentale e pi costante del S invece la coscienza del soggetto, simbolizzata dal pronome io e dalla quale scaturisce la coscienza delloggetto. La base neurologica della coscienza del soggetto potrebbe essere costituita da una rete neurale di recente scoperta, detta default mode network. Negli individui traumatizzati o immaturi tale rete non integralmente collegata. La distinzione tra forma oggettiva e forma soggettiva della coscienza suggerisce due forme di vita mentale distinte ma coordinate, che si manifestano nelle due forme linguistiche fondamentali combinate nella conversazione ordinaria: quella di tipo logico e quella di tipo analogico. La prima dipende dallattivit dellemisfero sinistro, laltra dal destro. La modalit analogica questa la tesi qui avanzata necessaria per la coesione della coscienza, ma relativamente difettosa negli individui traumatizzati nei quali come suggerisce unevidenza preliminare carente la funzione dellemisfero destro. Lautore ipotizza che la creazione di una relazionalit analogica tra terapeuta e paziente possa promuovere lemergere della coesione. I principi del suo declinarsi potrebbero essere evinti da due forme di gioco che si configurano nella primissima infanzia la protoconversazione e il gioco simbolico. Sembra verosimile che tali attivit siano i precursori necessari di una forma coesa e non dissociativa di coscienza adulta. PAROLE CHIAVE: Analogia, coerenza, coscienza, default mode network, gioco, Hughlings Jackson, S.

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