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AFFERMAZIONE ED ESPERIENZA DI DIO NELLESISTENZIALISMO.

IL CONTRIBUTO DI GABRIEL MARCEL PREMESSA Per affrontare il tema di questo studio Affermazione ed esperienza di Dio nellEsistenzialismo, secondo quanto emerge nel libro La dignit umana e le sue matrici esistenziali di Gabriel Marcel, ritengo innanzitutto utile chiarire cosa si intenda col termine religio. Possiamo definire la religio come conscia et recta ordinatio hominis ad divinitatem.1 In quanto ordinatio, essa comporta necessariamente una certa correlazione tra due interlocutori distinti: solo lessere umano, in quanto creatura razionale e libera, capace di entrare in rapporto di dialogo con lassoluto che la divinit, la quale pu, tuttavia, assumere configurazioni diverse. Occorre poi che tale correlazione sia conscia e recta: sia cio voluta e corretta.2 Da quanto detto sinora, si evince come, sebbene nel suo libro Marcel parli pi di atteggiamento ed esperienza religiosa che di esistenza o esperienza di Dio, tuttavia il riferimento a Dio e, pi esplicitamente, al Dio della religione cristiana, appare costante anche se, tante volte, implicito. per questo motivo che ho preferito scegliere questo libro nel quale il problema dellesperienza religiosa visto alla luce di un altro problema fondamentale, ed oserei dire esistenziale, per ciascun uomo che quello della propria dignit. Il saggio dal quale partiamo per la nostra riflessione costituito da nove lezioni dedicate a William James che Marcel tenne ad Horvard nellottobre-dicembre del 1961. Il metodo utilizzato il seguente: di fronte alle minacce di un mondo in via di tecnocratizzazione,3 il filosofo tenuto a cercare nella situazione stessa delluomo come esistente il fondamento della propria dignit, ma una dignit che deve essere perseguita nellambito della vita e della morte e non di una razionalit definita in abstracto.4 Marcel ha fornito un rilevante apporto alla ricerca antropologica attuale. La sua scelta per un pensiero esistenziale che, come afferma egli stesso, ha cercato di

Per questa definizione e per quanto ad essa si riferisce cfr. ALESSI A., Filosofia della religione, LAS, Roma 1994, pp. 305-308. 2 Ogni realt contingente ontologicamente ordinata alla realt divina senza per questo essere necessariamente religiosa. Cos, anche un animo empio rimane metafisicamente vincolato al trascendente senza con ci annullare la valenza irreligiosa del suo atteggiamento esistenziale. 3 Appena ho deciso di accettare questinvito, ho avvertito chiaramente che avrei dovuto portare queste lezioni nel problema delluomo, considerato nel contesto angosciante del mondo attuale. MARCEL G., La dignit umana e le sue matrici esistenziali, LDC, Leumann (To) 1983, p.127. 4 Giunto allet avanzata qual attualmente la mia, sono propenso a considerare con una certa perplessit una riflessione filosofica che sia elaborata prima di unesperienza autenticamente vissuta. Dico autenticamente, perch vi sempre lesperienza degli altri, quale pu essere trasmessa dai libri. Ma questa esperienza mutuata non che il sostituto imperfetto e perfino sospetto duna vera esperienza. Idem, p. 38.
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mettere in piedi fin dallinizio della sua riflessione.5 Dove il termine esistenziale comprende un doppio versante: di analisi e di interpretazione dellesperienza. Tuttavia, questo saggio sembra pi valorizzare che tematizzare il significato della dimensione religiosa dellesperienza. In esso, per, palese laccentuazione del credente: luomo portato alla statura di Dio erge un piedistallo alla propria dignit e la consacra.6

INTRODUZIONE STORICA LESISTENZIALISMO7 LEsistenzialismo non pu essere considerato un vero e proprio sistema filosofico, quanto piuttosto un clima culturale che ha caratterizzato il periodo fra le due guerre mondiali e che ha trovato la sua maggior espressione nel secondo dopoguerra. Potremmo definirlo quale insieme di filosofie che, pur nella loro peculiarit irriducibile, risultano oggettivamente caratterizzate da alcuni tratti comuni. Ecco, brevemente, i principali: Rilievo centrale dato allesistenza che, nella riflessione critica, precede lessenza. Lesistenza viene intesa quale modo desser specifico delluomo, diverso da quello di tutti gli altri enti del mondo. Tale modo dessere specifico viene descritto innanzitutto come un rapporto con lessere. Tre sono le maniere principali di concepire lessere: lessere come essere esperienziale, come realt ontologica e come un Assoluto divino (di questa posizione anche Marcel). Tale rapporto esistenziale con lessere, comunque venga inteso, un qualcosa che coinvolge luomo e che richiede da lui qualche scelta aperta al rischio. Luomo allora non una realt gi data, ma una possibilit di realizzazione. Lappello alla scelta implica che luomo viva come singolo, ossia come un ente individuato, concreto ed irripetibile. Come rapporto individuato e concreto con lessere, anche lesistenza si trova in una situazione individuata e concreta, racchiusa tra la nascita e la morte e, come tale, costitutivamente segnata dalla finitudine e dal limite. In sintesi, lEsistenzialismo filosofico un concetto storiografico per indicare tutte quelle forme di pensiero che, in un determinato contesto cronologico e culturale, si sono trovate a condividere la visione dellesistenza come modo dessere proprio delluomo in quanto rapporto con lessere (lio, gli altri, il mondo, Dio). Modo
Cfr. Idem, p. 127. Cfr. Idem, p. 134. 7 Cfr. ABBAGNANO N. - FORNERO G., Filosofi e filosofie nella storia , vol. III, Paravia, Torino 1992, pp. 519-523.
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dessere in relazione a cui lindividuo umano, nella sua singolarit finita ed irripetibile, chiamato a decidere in vista della propria autenticit e realizzazione. GABRIEL MARCEL (1889-1973)8 A partire dalla terza decade del nostro secolo, lo Spiritualismo comincia a far propri alcuni temi esistenzialistici desunti prima da Kierkegaard e poi da Heidegger e Jaspers, illustrandone soprattutto gli aspetti pi specificamente religiosi. In Francia questo tipo di Spiritualismo ha trovato il suo manifesto nel Journal Mtaphisique (1927) di Gabriel Marcel, assumendo il significativo nome di filosofia dello spirito. La tendenza intimistica della filosofia di Marcel traspare gi dalla preferenza che egli d al diario nellesposizione del suo pensiero, ed poi evidente in tutti i suoi scritti che assumono spesso la forma di una confessione intima del loro autore. Marcel rifiuta di considerare il problema dellio e quello di Dio risolvibili sul piano oggettivo. Anzi, egli arriva al punto di non considerarli neppure problemi: lessere, sia quello dellio che quello di Dio, non problema ma mistero. In Essere e avere (1935), egli cos definisce la distinzione tra problema e mistero: Un mistero un problema che usurpa i propri dati, che li invade e perci li supera come problema. Marcel ritiene allora che un problema sia un insieme di dati che si tratta di mettere insieme e di conciliare sinteticamente. Non c da meravigliarsi, quindi, se Marcel nega che lesistenza sia un problema: il problema domina la categoria dellavere, ma la categoria dellavere , in realt, la categoria della servit delluomo rispetto al mondo, giacch il dominio sulla cosa posseduta tende a diventare quello della cosa posseduta sul possessore. Luomo che vive nella categoria dellavere luomo legato al vuoto del mondo e dei suoi problemi. Ma al di l dellavere, lessere si rivela nel mistero di cui si circonda e lunico atteggiamento possibile di fronte ad esso non pi quello della problematizzazione, ma quello dellamore e della fedelt. Nellamore e nella fedelt, infatti, il mistero si presenta nella forma di un Tu al quale lio appartiene e al quale non pu rifiutarsi se non a patto di annullare se stesso. Il riconoscimento del mistero la condizione di amore tra gli uomini: Gli esseri non possono accordarsi che nella verit, ma questa inseparabile dal riconoscimento del grande mistero da cui siamo circondati e in cui abbiamo il nostro essere. La filosofia, dal canto suo, deve condurre luomo fino al punto di rendergli possibile lirradiazione fecondante della rivelazione, ma non trae luomo stesso ad aderire ad una religione determinata. Altre opere di Marcel rilevanti dal punto di vista strettamente filosofico sono: Dal rifiuto allinvocazione (1939), Homo viator (1944), Il mistero dellessere (1952), Luomo problematico (1955) oltre che tutti i suoi drammi nei quali i suoi contenuti filosofici prendono forma nellazione teatrale perch possano essere pi facilmente accessibili al pubblico.

Cfr. Idem, pp. 541-542.


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LUOMO Marcel avverte la sconcertante sensazione che caratterizza la nostra epoca, assillata dalla domanda sulluomo, oltre e nonostante il cumulo delle nozioni degli apporti provenienti dai vari versanti della scienza.9 indubbio - rileva Marcel - che in nessunepoca del passato il turbamento stato pi generale e pi profondo.10 Lapporto che egli d al problema sfocia in una considerazione dellesistenza che fa riferimento a sollecitazioni che sembrano scaturire dalle profondit dellessere umano per una singolare presenza trascendente. Il recupero della dignit delluomo percorre quindi, in Marcel, il doppio versante della ricerca razionale e della riflessione cristiana. Ma nelle sue riflessioni i due aspetti non si sovrappongono mai: la testimonianza della coscienza credente che sola pu decidere ci che pu essere considerato come Dio.11 Caratteristica in Marcel anche la sostanziale simpatia per luomo: la fondamentale fiducia che anima le sue analisi, pur non scadendo in un ottimismo a oltranza. Lesistenza risulta vivificata da una singolare dialettica. Da una parte essa attraversata da attese profonde e promettenti, dallaltra la minaccia presente in modo evidente. Tale dialettica richiama quella pascaliana:12 luomo emerge nella complessit e nella contraddizione. Tuttavia, lanalisi di Marcel meno amara. Il mistero delluomo in Pascal avvolto da irresoluta oscurit.13 In Marcel il mistero avvolge lesistenza, ma soprattutto la alimenta. In questo senso la ricerca favorita da fondamentale ottimismo: protesa a liberare le risorse che la vita mette a disposizione delluomo. A tale proposito, occorre chiarire la distinzione che Marcel pone tra problema e mistero: Il problema qualcosa che uno incontra, che sbarra la strada. tutto intero davanti a me. Al contrario, il mistero qualcosa in cui io mi trovo coinvolto, la cui essenza conseguentemente di non essere del tutto davanti a me.14 Per questo, lesperienza ritorno a quella fonte che porta nelluomo la nostalgia di una presenza che non pu essere mai del tutto tacitata: Tu non potrai sentirti a lungo soddisfatto di un mondo svuotato di mistero. Luomo fatto cos.15
Nessunepoca ha avuto, come lattuale, nozioni cos numerose e svariate sulluomo. Nessunepoca riuscita, come la nostra, a presentare il suo sapere intorno alluomo in modo cos efficace e affascinante, n a comunicarlo in modo tanto rapido e facile. anche vero, per, che nessuna epoca ha saputo meno della nostra cosa sia luomo. Mai luomo ha assunto un aspetto cos problematico come ai nostri giorni. HEIDEGGER M., Kant e il problema della metafisica, Bompiani, Milano 1962, pp. 275-276. 10 MARCEL G., Luomo problematico, Borla, Torino 1964, p. 70. 11 MARCEL G., Il mistero dellessere, Borla, Torino 1970, vol. II, p.8. 12 Lo stesso Pascal e, soprattutto, i suoi Pensieri sono pi volte citati da Marcel nel corso delle sue conferenze. 13 Cfr. PASCAL B., Pensieri, Rusconi, Milano 1993, p. 229, n. 419. 14 MARCEL G., Essere e Avere, Aubier, Parigi 1935, p. 145. Nelle sue opere, Marcel esprime tale pensiero anche a partire dalletimologia stessa del termine problema (dal greco prs - blma, posto davanti [a me]). 15 MARCEL G., La dignit umana..., o. c., p. 71.
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ci che Marcel chiama inquietudine metafisica: giusto dire che lunico problema metafisico quello di chiedersi Che cosa sono?, perch tutti gli altri si riducono a questo. (...) uninquietudine per tutti noi: il che equivale a dire che non si tratta affatto delluomo in generale, pura finzione inventata da un certo razionalismo, ma dei miei fratelli e di me.16 La riflessione di Marcel costituisce allora una ribellione tenace contro un pessimismo tipico dei grandi pensatori dellEsistenzialismo: impossibile - dice concepire la persona o lordine personale senza concepire nello stesso tempo ci che al di l di essa o di esso, una realt superpersonale che presiede a tutte le iniziative, che insieme suo principio e suo fine.17 E questo, anche a riguardo di certe antropologie che vedono nella morte il termine definitivo delluomo: precisamente il mio amore invincibile alla vita che mi impedisce di sottoscrivere a ci che chiamerei il mortalismo di coloro per i quali luomo in ultima analisi si disfa o si spezza come una macchina.18

LA TRASCENDENZA Ma la riflessione su ci che luomo non se non il trampolino di lancio per enucleare quello che il cuore della sua dignit: Sono profondamente convinto che non possiamo pervenire a preservare il principio misterioso che sta al centro della dignit umana che a condizione di giungere ad esplicitare la qualit propriamente sacra che le propria; e tale qualit apparir tanto pi chiaramente quanto pi sapremo considerare lessere umano nella sua nudit e nella sua debolezza, lessere umano disarmato quale ritroviamo nel fanciullo, nel vecchio e nel povero. 19 dunque la fedelt allesperienza che rivela la trascendenza. Affiora cos il filone cristiano nellinterpretazione delluomo. Torna lessere immagine di Dio a celebrare e qualificare lesistenza delluomo.20La dignit delluomo , in definitiva, rimessa ad una realt trascendente cui resta necessariamente rapportata. Una delle conferenze, dedicata al mistero ontologico, tende a garantire la base della dignit umana: lesistenza possibile solo fondandosi sullessere e la dignit delluomo assume consistenza e sacralit proprio per questo rapporto con lessere e con la trascendenza insita in esso: Il fatto stesso di vivere, nel senso pieno che siamo soliti conferire a questo termine quando parliamo della nostra vita, della vita umana, non implica, per chi lo pensa a fondo, lesistenza di una specie di Atlantide,
MARCEL G., Homo viator, Borla, Torino 1967, p. 162 ss. MARCEL G., Essere o Avere, o. c., p. 147. 18 Idem, p. 165. 19 MARCEL G., La dignit umana..., o. c., p. 130. 20 Rileva uno studioso della Bibbia: Nello spirito della fede israelitica non si pu parlare di antropomorfismo di Dio, ma di teomorfismo delluomo Cfr. VON RAD G., Teologia dellAntico Testamento, vol. I, Paideia, Brescia 1974, p. 175.
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metafisico, inesplicabile per definizione, ma la cui presenza conferisce in realt alla nostra esperienza il suo volume, il suo valore e la sua misteriosa densit?.21 La misura della dignit umana affiora grazie al rapporto che lesistenza intrattiene con la trascendenza. Misurare la grandezza delluomo vuol dire esplorarne le dimensioni interiori, fino allincontro con una presenza soggiacente in lui che esse sembrano presagire. Lesperienza religiosa non si radica, tuttavia, su di un terreno diverso. Tende invece a dare un volto personale e dialogante a questo mondo di sollecitazioni recondite. Lincontro con Dio alla confluenza di un itinerario del tutto umano. innanzitutto sofferta consapevolezza di precariet ed insufficienza, quindi gioiosa partecipazione allessere ed alla vita. Ne risulta una riflessione sul vissuto, per cui anche laffermazione di Dio si propone quale recupero cosciente dun fatto vissuto, quale analisi esplicita di un incontro gi implicitamente avvenuto. Tuttavia, la dignit umana portata allaltezza dellincontro e della comunione con Dio non esente da una reale possibilit di degradazione: Emerge nelluomo unesperienza attiva e perfino acuta del mistero che avvolge la condizione umana in tutto quanto comporta di pericoloso, di precario e allo stesso tempo di tragico.22 Per questo la riflessione di Marcel alimentata dal tema della speranza: sicura attestazione che, nelle condizioni che lo irretiscono, alluomo data lultima parola. Latto di abbandono delluomo in Dio espresso da Marcel allinterno di quella che lui chiama la teoria della partecipazione: La partecipazione non un dato dello spirito, unesigenza del libero pensiero la cui realizzazione non dipende da alcuna condizione che le sia esteriore. Si possono tuttavia distinguere due momenti della partecipazione, a seconda che questa si definisca come oggetto del pensiero o che questultimo, rinunciando alla propria funzione di soggetto pensante, sabbandoni interamente alla partecipazione. Solo questo secondo momento merita di essere designato come Fede: la Fede il compimento di una dialettica interamente orientata alla trascendenza. (...) La Fede non affatto laffermazione di unesistenza; il problema dellesistenza di Dio, problema assolutamente privo di significato metafisico, non poteva porsi che in seno a un intellettualismo grossolano.23 Ed nellambito della fede che luomo pu esercitare sovranamente la sua libert: Ma ci che assolutamente deve essere preservato lambito in cui la libert si esercita sovranamente, un ambito che anche quello dellamore e, aggiungerei, della fede.24 Allinterno di questo rapporto di fede e di amore, unimportanza del tutto peculiare data al raccoglimento: Il raccoglimento latto col quale mi ritrovo come unit; ma questo ritrovarmi o questo riprendermi comporta un atteggiamento di distensione e di abbandono. In seno al raccoglimento prendo posizione in faccia alla mia vita; io mi concentro e in questa concentrazione porto con me ci che sono e ci che forse la mia vita non . Il raccoglimento una concentrazione, una riflessione
MARCEL G., La dignit umana..., o. c., p.129. Idem, p. 134. 23 Idem, pp. 49-50. 24 Idem, pp. 87-88.
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interiore. E ancora: Il raccoglimento emana una luce che non pu in alcun modo essere confusa con quella chiarezza derivata che proviene da ci che noi possiamo chiamare lintelligenza. (...) Il raccoglimento ci protegge contro le dispersioni di ogni genere che tendono a renderci estranei a noi stessi e ci frastornano dallunit. (...) Questo ritorno alla sorgente che il raccoglimento quasi unanticipazione di quellevento non rappresentabile verso il quale ci stiamo dirigendo quasi a tentoni in unoscurit pressoch completa.25 Il valore positivo del raccoglimento permette di vedere pi chiaramente la natura essenziale della stessa dignit umana: Un essere capace di rientrare in se stesso e allo stesso tempo di prendere contatto con una realt invisibile e senza frontiere, testimonia con ci stesso una certa trascendenza col corso spontaneo della vita. (...) Ci che distingue lessere umano sembra la possibilit di aprirsi a questa luce sovrapersonale; e sembra chiaro che tale possibilit legata in qualche modo a ci che noi chiamiamo la dignit umana.26 Ed da questa trascendenza che deriva la salvezza per tutti gli uomini: La salvezza viene dalla trascendenza e tale trascendenza intimamente legata alluniversalit.27

LA FRATERNIT Dopo aver delineato quello che il costitutivo essenziale dellessere-uomo ed avere dimostrato come esso trovi il proprio fondamento in Dio, Marcel passa a svolgere un altro nucleo di fondamentale importanza per una completa esperienza di Dio: il rapporto con gli altri. Partendo da ci che Emmanuel Lvinas chiama il faccia a faccia, ponendo cos in rilievo loriginalit irriducibile del modo in cui si offre il volto dellaltro, Marcel afferma: abbastanza sorprendente che per designare laltro, e al medesimo tempo come si presenta a me per essere non solo affrontato, ma accolto, egli (Lvinas) non impieghi il termine che invece mi sembra imporsi: quello di prossimo. Osserviamo che il termine assume il proprio valore solo se preceduto dallaggettivo possessivo, bench il possessivo perda il segno rivendicativo che in generale comporta. in una filosofia centrata sulla seconda persona che le parole mio prossimo assumono un senso. Daltra parte abbastanza evidente che qui si va operando un passaggio pressoch inavvertito dallesperienza implicata nelle parole mio prossimo allaffermazione di una fraternit. A questo punto simpone un richiamo importante, che non pu essere passato sotto silenzio. Per principio non posso designare come fratelli se non coloro che sono nati dal mio stesso padre.28
Idem, pp. 97-99. Idem, pp. 103-104. 27 Idem, pp. 127-128. 28 Idem, pp. 131-132.
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Emerge cos lidea della comune figliolanza divina che rende tutti fratelli, tanto da considerare gli altri come elemento indispensabile per la propria piena realizzazione: chiaro che pi ciascuno di noi prender se stesso come centro, senza considerare gli altri che in rapporto a se stesso, pi lidea dellaldil tender a svuotarsi di ogni significato, perch tale aldil mi apparir come una continuazione priva di senso. (...) Al contrario, pi laltro o gli altri avranno fatto parte integrante della mia esperienza, pi sar indotto a riconoscere sia il loro valore irriducibile sia la difficolt per noi di pervenire quaggi a una stabile armonia; e pi mi sembrer necessario concepire un modo di esistenza diverso da quello che abbiamo conosciuto e che ci incamminerebbe verso lunit autentica dove saremo tutti in tutti.29 La fraternit, tuttavia, non si pone in rapporto antitetico con quellinteriorit dove possibile incontrare Dio nel raccoglimento, ma in maniera ad essa complementare: Ricordiamoci che la fraternit prima di tutto una forma di rispetto, e che non c rispetto senza distanza; il che significa che ciascuno deve poter disporre duno spazio interiore, senza di cui inevitabilmente si intristisce.30

CONCLUSIONE Da quanto detto sinora si pu allora affermare che di esistenza di Dio, per Marcel, si pu parlare solo in termini di esperienza di Dio. Infatti, il pensiero per lui oggettivizzazione di ci di cui riflessione, avere il suo oggetto come problema; ma Dio, lEssere assoluto che lassoluto Tu, e dunque il bisogno ontologico delluomo che in esso si esprime, appunto lEssere, che pu solo essere sperimentato come metaproblematico o come mistero. Lesistenza delluomo autentica nella misura in cui amore, raccoglimento invocante, appello al Tu assoluto. Lesistenza di Dio non si pu provare n si pu confutare lateismo, in quanto in entrambi i casi si ridurrebbe Dio in termini di problema perdendolo nella sua realt di mistero.31 E questo in un contesto attuale di profonda desacralizzazione: Assistiamo davvero ad un gigantesco processo di svalutazione di quanto concerne il permanente delluomo e al di sopra delluomo; e il termine desacralizzazione mi sembra debba applicarsi in maniera molto esatta a tale processo. Ne segue che esclusivamente nel senso di una restaurazione del sacro che conviene cercare, non oso dire il rimedio, alla situazione che ho cercato di descrivere. Se preferisco in questo caso non parlare di rimedio perch esprimendosi in questo modo si rischierebbe di situarsi in una specie

Idem, p. 141. Idem, p. 156. 31 Cfr. anche: MARCEL G., Giornale metafisico, Atete, Roma 1966, pp. 32-38, p. 58, p. 254; MARCEL G., Essere e Avere, o. c., pp. 247-248.
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di pragmatismo del sacro che costituirebbe unoffesa proprio a quanto ci si proponeva di restaurare.32 Quale il compito del filosofo? Il filosofo deve guardarsi ad ogni costo dalla tentazione del profetismo: chi pretende di farla da profeta si comporta semplicemente come un ciarlatano, e il ciarlatanismo qui come dovunque ci che deve ripugnare pi profondamente. (...) La funzione essenziale del filosofo mi sembra essere una funzione di seminagione, che senza dubbio non pu realizzarsi che nellintimit del dialogo, inter paucos.33 In Marcel, dunque, la pienezza dellessere si trasfigura nellimmagine di una trascendenza che interpella e dialoga: limmagine di Dio. E perci la trascendenza ritrova piena solidariet con lesistenza. Anzi, ne risulta la radice ultima. Da ci la spontanea legittimizzazione della fede: dove lesperienza raggiunge la sua verit pi profonda essa approda allincontro con Dio. La dignit delluomo ha dunque radici lontane. La sua esistenza essenzialmente relazione e dialogo, attenzione a rispondere alle sollecitazioni che emergono dalle profondit delluomo. Pertanto, in Marcel, la distinzione tra indagine metafisica e religiosa tende ad assottigliarsi progressivamente fino a scomparire e lanalisi del rapporto interpersonale io-tu sfocia spontaneamente e quasi obbligatoriamente nellincontro con il Tu assoluto. La dignit delluomo trova il suo stabile fondamento nella ricerca religiosa, al riparo dalle molteplici insidie cui essa costantemente esposta: Quali che siano i nostri errori o le nostre omissioni, dobbiamo ricordare con riconoscenza tutto quello che nella nostra esistenza, breve o lunga, ci stato elargito da una potenza che non mi sembra necessario nominare, come pegno e seme di una vita degna di questo nome, vale a dire contemporaneamente creatrice e fraterna. Creatrice e fraterna: su questa connessione che vorrei terminare, leco della quale si prolunga lungamente in noi e rimane non solo nel nostro orecchio, ma nel nostro cuore, pi che come ricordo, come una promessa di eternit.34 BIBLIOGRAFIA ABBAGNANO N. - FORNERO G., Filosofi e filosofie nella storia, vol. III, Paravia, Torino 1992. MARCEL G., Essere e Avere, Aubier, Parigi 1935. MARCEL G., Giornale metafisico, Atete, Roma 1966.

MARCEL G., La dignit umana..., o. c., p. 163. Idem, pp. 164-165. 34 Idem, pp. 165-166.
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MARCEL G., Homo viator, Borla, Torino 1967. MARCEL G., La dignit umana e le sue matrici esistenziali , LDC, Leumann (TO), 1983. PRINI P., Esistenzialismo, STUDIUM, ROMA 1972. SCIACCA M. F. (a cura), Con Dio e contro Dio. Raccolta sistematica degli argomenti pro e contro lesistenza di Dio, vol. II, Marzorati, Milano 1982.

INDICE PREMESSA...................................................................................................... .pag. 1 INTRODUZIONE STORICA LESISTENZIALISMO.............................................................................. .pag. 2 GABRIEL MARCEL.................................................................................. .pag. 3 LUOMO.......................................................................................................... .pag. 4
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LA TRASCENDENZA.................................................................................... .pag. 5 LA FRATERNIT........................................................................................... .pag. 7 CONCLUSIONE.............................................................................................. .pag. 8 BIBLIOGRAFIA................................................................................................pag. 10

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