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Saggio sulla libertà

“Della libertà di pensiero e discussione”.


Capo II
John Stuart Mill

Mill introduce il suo pensiero con la speranza che sia finita l’epoca dove
era necessario difendere la “libertà di stampa” da un governo corrotto e
tirannico. Egli sostiene che si può supporre che non bisogna più
dimostrare ad una legislatura, i cui interessi non si identificano con
quelli dei cittadini, di imporre le loro opinioni. Tuttavia, nei paesi a
regime costituzionale, i governi tentano alle volte di controllare
l’espressione delle opinioni. Mill suppone, ad ogni modo, che il governo
possa concordare pienamente con i suoi cittadini e, di conseguenza, non
tentato ad esercitare nessun tipo di potere coercitivo. Il potere stesso è
illegittimo. Se l’opinione fosse un bene privato, privo di valore se non
per il suo proprietario, il numero delle persone che lo subiscono farebbe
una certa differenza; impedire l’espressione di un’opinione è un crimine
particolare perché significa deturpare la razza umana. Se l’opinione è
giusta, l’individuo è privato dell’opportunità di passare dall’errore alla
verità. Di contro, se l’opinione è sbagliata, avremo una percezione più
chiara e limpida della verità poiché risalterebbe dal contrasto con
l’errore. Mill sostiene che non possiamo mai essere certi che l’opinione
che cerchiamo di soffocare sia falsa. Naturalmente coloro che
desiderano sopprimere ugualmente un’opinione giusta, ne negheranno
la verità. Rifiutarsi di ascoltare un’opinione perché si è certi che è falsa
significa presupporre che la nostra sia una certezza assoluta. Ogni
soppressione della discussione diventa un atto di presunzione nei
confronti dell’infallibilità. Pochi ammettono che la loro opinione
potrebbe essere oggetto di errore. Le persone in una condizione più
felice, le cui opinioni sono talvolta corrette quando hanno torto,
avranno la stessa fiducia illimitata soltanto nelle opinioni condivise da
coloro che le circondano. L’uomo abitualmente si basa sull’infallibilità
del mondo. Egli scarica sul proprio mondo la responsabilità di essere nel
giusto, contro il dissenso di altri mondi. Tuttavia, è evidente che le
epoche storiche, così come gli individui, non sono infallibili; ciascuno ha
creduto a molte opinioni che si sono rivelate false nelle epoche
successive. Il giudizio è dato agli uomini affinchè lo usino. Vietare ciò
che si ritiene dannoso non significa essere immuni all’errore, ma
adempiere al dovere di agire in base alle proprie convinzioni. Se non
agissimo mai in base al nostro bagaglio culturale, trascureremmo i
nostri interessi. E’ dovere dei governi, e dei cittadini, formarsi opinioni
che siano le più veritiere possibili. La certezza assoluta non esiste, ma
esiste quella ai fini della vita umana. Vi è una differenza tra presumere
che un’opinione sia vera perché non confutata, e presumere la verità al
fine di non permettere la confutazione.
Tra gli uomini vi è un predominio di comportamenti ed opinioni
razionali dettati da una qualità della mente umana, la fonte che ci
consente di essere intesi come esseri sia intellettuali che morali e di
darci la possibilità di correggere i nostri errori e di rimediarvi con la
discussione e l’esperienza. Le opinione erronee cederanno
gradualmente il passo a fatti ed argomenti razionali; pochissimi fatti si
spiegano da soli.
Una persona, il cui giudizio sia degno di fiducia, è perché si è mantenuto
aperto alle critiche riguardanti le sue opinioni e si è imposto di ascoltare
tutto ciò che potesse venir detto contro di lui. Nessuno è mai giunto alla
saggezza in altro modo. L’abitudine a correggere la propria opinione
confrontandola con quella altrui, è l’unico fondamento di una corretta
fiducia in essa. Attenendosi a questa procedura, abbiamo il diritto di
considerare il nostro giudizio migliore di qualsiasi altra persona che
abbia proceduto in altro modo. Mill cita la chiesa cattolica romana, la
più intollerante di tutte, poiché ammette la canonizzazione di un
“avvocato del diavolo” che ascolta pazientemente. Oppure se si vietasse
di dubitare della teoria di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi
così certi della verità come lo sono. Possiamo sperare che una verità
migliore sarà scoperta solo quando la mente umana sarà in grado di
recepirla; e nel frattempo abbiamo la sicurezza di esserci avvicinati alla
verità il più possibile.
E’ strano che gli uomini immaginino di non presumersi infallibili quando
ammettono che vi deve essere una certa libertà di discussione su tutte
le questioni che possano portare dei dubbi. Definire certa qualsiasi
opinione quando vi è chi la negherebbe, significa presumere che noi
siamo giudici che ignorano gli oppositori. Le pretese di un’opinione ad
essere protetta da attacchi pubblici si fondano sulla sua importanza per
la società e non sulla sua verità; si afferma che in un caso di necessità, i
governi agiscono in base alla propria opinione, confermata da quella
dell’umanità in generale. Viene inoltre sostenuto che solo i malvagi
desiderano minare queste salutari convinzioni.
L’utilità di un’opinione è essa stessa una questione di opinione. Inoltre,
vi è la stessa necessità di un infallibile giudice per decidere la nocività di
un pensiero. La verità di un’opinione è parte della sua utilità.
Nel pensiero dei migliori, nessuna convinzione contraria alla realtà può
essere veramente utile. Coloro che stanno dalla parte delle opinioni
comunemente accettate non mancano di trarre qualche vantaggio. La
questione dell’utilità non può essere discussa quando un argomento si
può applicare da una parte ma non dall’altra. Quando la legge o il
sentimento pubblico non permettono di verificare la validità di
un’opinione, si tollera altrettanto poco la negazione della sua utilità.
Mill, per spiegare meglio il suo discorso, illustra diversi casi. Il primo
riguarda le opinioni che contestano la fede in un Dio ed in una vita
futura. Combattere su questo terreno, dà un grande vantaggio ad un
antagonista sleale che chiederà quali sono le dottrine che non si
ritengono degne di essere sottoposte alla tutela della legge. Mill osserva
che sentirsi sicuri di una dottrina non è quello che lui chiama
presunzione di infallibilità; lo è, invece, incaricarsi di decidere per gli
altri, senza per mettere loro di ascoltare le opinioni contrarie. Per
quanto si possa essere convinti della falsità, dell’immoralità e
dell’empietà di un’opinione, in base a questo giudizio individuale, si
impedisce che essa venga difesa, quindi si presuppone la propria
infallibilità. Questo è il caso più fatale. Qui si trovano i casi storici
memorabili di impiego della legge per sterminare uomini e dottrine. Un
caso fu quello di Socrate ed il suo scontro con le autorità legali e
l’opinione pubblica del suo tempo. Nato in un epoca di grandezza
individuale, quest’uomo ci è stato tramandato come il più virtuoso e
come capo e prototipo di tutti i successivi maestri di virtù tra cui Platone
e Aristotele. Socrate fu messo a morte dai suoi cittadini, dopo che un
tribunale lo aveva condannato per empietà ed immoralità. Empietà
poiché negava gli dei riconosciuti dallo Stato. Immoralità poiché, con i
suoi insegnamenti, era considerato “corruttore della gioventù”.
Un altro caso di iniquità giudiziaria fu l’evento del Calvario. L’uomo che
lasciò nella vita delle persone una grandezza morale, fu mandato a
morte perché blasfemo. Gli uomini non si limitarono a non riconoscerlo
come benefattore ma lo dipinsero come il contrario.
In tutti questi casi, i condannati non erano uomini malvagi, ma persone
che condividevano sentimenti religiosi, morali e patriottici del loro
tempo; esattamente quel tipo di uomini che in qualsiasi altra epoca,
compresa la nostra, sarebbero circondati da stima e rispetto.
Un ultimo esempio fu quello del grande Marco Aurelio. Monarca di
tutto il mondo civile, mantenne per tutta la vita non solo la giustizia più
irreprensibile ma l’animo più sensibile. Le poche manchevolezze sono da
attribuire alla sua eccessiva indulgenza. Quest’uomo perseguitò il
Cristianesimo. Vissuto in un epoca dove l’umanità era all’apice del suo
progresso, non vide che il Cristianesimo avrebbe costituito un bene. Egli
sapeva che la società del suo tempo era in crisi, ma vedeva il politeismo
come il collante di quest’ultima. Riteneva suo dovere non permettere
che la società si disgregasse. La nuova religione mirava a distruggere
tutti i legami e Marco Aurelio non poteva permetterlo, così autorizzò la
persecuzione dei cristiani. E’ amaro pensare quanto avrebbe potuto
essere diversa la cristianità se la fede cristiana fosse stata adottata da
Marco Aurelio e non da Costantino.
Oggi nessun cristiano crede che l’ateismo tenda alla disgregazione della
società più fermamente di quanto non ne abbia creduto Marco Aurelio
nei confronti del Cristianesimo.
Ad una teoria secondo cui la persecuzione della verità è giustificabile,
non si può imputare di essere contraria ad ammettere nuove verità; ma
non se ne può lodare la generosità nei confronti delle persone cui
l’umanità ne è debitrice.
Svelare al mondo qualcosa che lo riguarda direttamente e che fino a
quel momento ha ignorato, è il maggior servizio che un uomo possa fare
ai suoi simili. Gli autori di questi benefici spesso sono stati ricambiati
con il martirio e, secondo una teoria, questo è il normale stato delle
cose. Stando a questa teoria, chi propone una nuova verità dovrebbe
farlo con un cappio al collo, pronto ad essere giudicato dai cittadini se,
sentite le sue ragioni, non abbia compreso fin da subito lo scopo.
Il detto che la verità trionfa sempre sulle persecuzioni è una di quelle
falsità cui l’uomo si affida fino a farla diventare un luogo comune ma
che l’esperienza, puntualmente, contraddice. La storia abbonda di casi
in cui la verità è stata costretta al silenzio delle persecuzioni. Una
menzione va fatta alla Riforma prima di Lutero che fu soppressa. In
Spagna,Italia,Impero austriaco,Fiandre, il Protestantesimo fu sradicato;
e molto probabilmente avrebbe fatto la stessa fine in Inghilterra se la
regina Elisabetta fosse morta. Le persecuzioni sono sempre riuscite,
salvo quando gli eretici erano troppo forti per poterli combattere
efficacemente. Nessuna persona ragionevole può dubitare che il
Cristianesimo avrebbe potuto essere sradicato dall’Impero romano; si
diffuse e divenne predominante perché le persecuzioni furono
occasionali.
Il reale vantaggio della verità è che quando un’opinione è vera la si può
soffocare una, due, tante volte, ma nel corso del tempo verrà ripresa in
modo da sfuggire alle persecuzioni finché non si consoliderà, riuscendo
ad abbattere tutti gli sforzi per sopprimerla. Tuttavia Mill sostiene che
non dobbiamo illuderci di essere usciti dalla macchia della persecuzione.
La legge prevede ancora delle pene per le opinioni e per la loro
espressione. Nell’anno 1857, un uomo fu condannato a ventuno mesi di
carcere per aver offeso il Cristianesimo. Un mese dopo, due uomini
furono insultati sia dal giudice che dall’avvocato perché avevano
onestamente dichiarato di non avere opinioni teologiche. Infine, un
uomo straniero, per la stessa ragione, fu negata giustizia contro un
ladro. Questa riparazione gli fu negata poiché nessuno che non professi
di credere in un qualsiasi Dio, può essere ammesso a testimoniare in
un’aula di giustizia. La presunzione su cui si fonda tutto ciò è che il
giuramento di una persona che non crede in una vita futura non ha
valore. Con la presunzione che gli atei devono essere dei mentitori, si
ammette la testimonianza di tutti gli atei disposti a mentire. Una norma
del genere è mantenuta in vigore solo dall’odio. La norma insulta non
solo i non credenti, ma anche i credenti: se chi non crede in una vita
futura è necessariamente un mentitore, ne segue che i credenti non
mentono soltanto per paura dell’inferno.
In quest’epoca, la tranquilla routine quotidiana è scossa da tentativi di
resuscitare mali del passato e dagli sforzi per introdurre nuovi benefici;
ciò che viene magnificato come risveglio della religione è sempre
risveglio del fanatismo; e quando gli uomini sono intolleranti, poco
basta per spingerli a perseguitare coloro che non hanno mai cessato di
considerare degni di persecuzione. E’ questo che fa del nostro un paese
in cui non vi è libertà intellettuale.
Coloro che non hanno problemi di sopravvivenza e non desiderano
favori dal potere, professando apertamente la loro opinione, ha solo da
temere per la propria reputazione.
La nostra intolleranza limitata alla sfera sociale non uccide nessuno né
sradica opinioni, ma spinge gli uomini ad evitare di impegnarsi
attivamente per diffondere le opinioni. Viene così mantenuto uno stato
delle cose secondo alcuni molto soddisfacente perché, senza sanzioni,
lascia indisturbate tutte le opinioni predominanti e, nel frattempo, non
vieta l’esercizio della ragione ai malati di pensiero. Ma il prezzo di
questa pacificazione è molto alto poiché riguarda il completo sacrificio
del coraggio morale ed intellettuale; una situazione in cui una vasta
parte delle intelligenze più attive e vivaci ritiene consigliabile tenere per
sé i principi generali. Il tipo di uomini che si possono trovare in questa
situazione sono semplici conformisti che si adeguano ai luoghi comuni,
oppure opportunisti della verità. Coloro che eviteranno tutto questo, lo
faranno restringendo i propri pensieri ed interessi ad argomenti che
possono essere discussi senza avventurarsi nel campo dei principi. Chi
pensa che questo silenzio degli eretici non sia un male, dovrebbe
considerare che a causa di esso non vi è discussione approfondita. Il
danno maggiore è per coloro che non sono eretici, il cui sviluppo
mentale viene bloccato. Mill si chiede quanto possa perdere il mondo
con la moltitudine di intelletti dall’animo debole che non si avventurano
con un pensiero audace per timore di ritrovarsi con un’accusa di
immoralità. Tra essi si trovano uomini di profonda coscienza ed
intelletto. Nessuno può essere un grande pensatore se non riconosce
che il suo primo dovere è quello di seguire il proprio intelletto
indipendentemente dalle conclusioni cui esso conduce. La verità trae
maggior vantaggio dagli errori di chi riflette da solo.
La libertà di pensiero non serve solamente a formare dei grandi
pensatori, ma ha anche il compito di permettere agli uomini di
raggiungere il grado di sviluppo intellettuale di cui sono capaci. Vi sono
stati, e ci potranno ancora essere, grandi pensatori isolati in un
ambiente di schiavitù mentale; ma in essa non è mai esistito, e mai
esisterà, un popolo intellettualmente attivo. Quando la discussione ha
evitato gli argomenti importanti, l’intelletto di un popolo non è mai
stato stimolato in profondità. Un esempio di questo tipo è stata
l’Europa nell’epoca successiva alla Riforma; un altro è stato il
movimento speculativo della seconda metà del XVIII secolo; un terzo, il
fermento intellettuale della Germania al tempo di Goethe e Fichte.
Questi periodi sono stati diversi tra loro per il tipo di opinione
sviluppate, ma simili perché fu spezzato in ognuno il giogo dell’autorità.
Un altro aspetto dell’argomentazione di Mill riguarda l’ammissione che
le supposizioni fatte siano vere ed esaminare quale sia il valore dei modi
secondo cui verranno percepite ed espresse. Vi sono uomini che
ritengono sia sufficiente che una persona approvi incondizionatamente
ciò che essi giudicano vero, anche se ignorano gli elementi su cui la loro
opinione si fonda. Raramente si può sopprimere una discussione e, al
suo insorgere, le convinzioni prive di fondamento crollano. Quando si
suppone che un’opinione sia vera, ma venga pensata come un
pregiudizio, allora non si conoscerà mai la verità. In questo caso, la
verità non è altro che una superstizione.
Nell’educazione intellettuale vi è un fattore predominante, ovvero
l’esame dei fondamenti delle opinioni; qualsiasi opinione si abbia, si
deve essere in grado di difenderla almeno contro le obiezioni più
comuni. In ogni campo in cui è possibile una differenza di opinioni, la
verità dipende dall’individuazione dell’equilibrio tra due gruppi
contrastanti. Se ci volgiamo a campi complessi come la religione, la
politica, tre quarti degli argomenti consistono nel demolire le
apparenze. Chi conosce solo gli argomenti a proprio favore conosce
poco. Se si è incapaci di confutare le ragioni avversarie, allora
l’atteggiamento razionale dovrebbe essere la sospensione del giudizio. Il
99% degli uomini di cultura sono in queste condizioni; la loro
conclusione potrebbe essere vera oppure falsa. E’ loro estranea tutta la
verità che determina il giudizio di chi è perfettamente informato. Gli
uomini dovrebbero avere la sicurezza razionale che a tutte le obiezioni si
è risposto in modo soddisfacente. La chiesa cattolica, per esempio, ha
un modo tutto suo di risolvere il problema: compie una distinzione tra
coloro cui è permesso di adottare le sue dottrine per convinzione e chi
deve accettarle sulla fiducia; il clero può legittimamente studiare i libri
eretici, mentre i laici non possono salvo che per una dispensa speciale.
Questa disciplina riconosce che la conoscenza degli argomenti nemici è
utile ai maestri, ma trova il modo di negarla al resto del mondo
permettendo la formazione di un’élite. Nei paesi che professano il
protestantesimo questa soluzione non è accettabile poiché i protestanti
affermano che ciascuno è libero di scegliere la religione. Tuttavia, se la
soppressione della libertà di parola si limitasse a lasciare gli uomini
nell’ignoranza delle loro opinioni, si potrebbe considerare un male
intellettuale ma non morale. Nella realtà, la mancanza di discussione fa
perdere non solo i fondamenti dell’opinione, ma il suo stesso significato.
Al posto di un concetto rimangono poche frasi meccanicamente
apprese; lo illustra l’esperienza delle dottrine morali: dopo la lotta per il
predominio tra vecchia e la nuova dottrina, o sopravvive e diventa
l’opinione generale, oppure il suo progresso si arresta. I maestri invece
di essere all’erta per difendersi dal mondo si sono quietati. Di solito è
questo il momento cui si fa risalire il declino di una dottrina. Quando la
fede lotta per la sopravvivenza, allora anche i più deboli comprendono e
sentono ciò per cui si combatte.
Quando il pensiero non è più costretto come agli inizi vi è una tendenza
a dimenticare tutto finché la fede non ha quasi più rapporto con la vita
interiore dell’individuo; la fede resta esterna alla mente e la calcifica
contro tutte le altre influenze. Un esempio è dato dal Cristianesimo. Per
Cristianesimo Mill intende tutto ciò che è definito tale dalle altre sette e
chiese come i precetti contenuti nel Nuovo Testamento; un cristiano su
mille giudica la propria condotta personale in base a queste leggi. Ha, da
un lato, delle massime etiche che crede gli siano state affidate da una
saggezza infallibile; dall’altro, un insieme di giudizi che concordano, a
volte, con alcune massime e costituiscono un compromesso tra la fede
cristiana e gli interessi del mondo.
Se il credere è inteso come convinzione presente che determina la
condotta umana, essi credono nelle dottrine solo nella misura in cui
agiscono; il loro obiettivo è essere scagliate contro gli avversari; inoltre
si ritiene che le si può usare per giustificare le azioni umane. Oggi, il
Cristianesimo fa fatica ad estendere il proprio dominio e dopo diciotto
secoli è ancora diffuso esclusivamente tra gli europei. Sono molte le
ragioni per cui le dottrine che caratterizzano una setta mantengono la
loro vitalità più di quelle comuni. La letteratura abbonda di osservazioni
generali sulla vita e di cui, tuttavia, tutti apprendono veramente il
significato solo dopo aver avuto un’esperienza dolorosa. Molte verità
non si possono comprendere senza un’esperienza personale. La
tendenza degli uomini a smettere di pensare a questioni che non sono
più dubbie è causa dei loro errori. Fino ad ora si è pensato che lo scopo
più alto dell’intelligenza fosse unire l’umanità nel riconoscimento di
verità fondamentali. Con il progresso umano, il numero delle dottrine
che non saranno più oggetto di discussioni aumenterà.
La perdita di un aiuto alla comprensione della verità è una conseguenza
negativa al riconoscimento del vero. La dialettica socratica era uno
strumento per sopperire alla mancanza di aiuto; si trattava
sostanzialmente di una discussione negativa delle grandi questioni della
vita diretta al fine di convincere chiunque si limitasse a guardare con
superficialità una data questione affinchè si incamminasse verso una
convinzione più solida. Le discussione scolastiche medioevali avevano
uno scopo simile: far si che l’allievo comprendesse la propria opinione e
l’opposta e fosse in grado di affermare l’una e smentire l’altra. La parte
più debole di ogni discussione è la replica degli antagonisti. Attualmente
è di moda screditare la logica negativa. Se vi sono persone che negano
un’opinione accettata, Mill sostiene che bisognerebbe ringraziarle.
Finora l’autore ha considerato solo due possibilità: l’opinione comune è
vera o falsa; oppure che l’opinione comune sia vera ma il contrasto con
l’errore è fondamentale per una chiara comprensione della verità. Vi è
un terzo caso: le dottrine contrastanti contengono entrambe una parte
di verità. Fino ad oggi è stato più frequente il secondo caso, poiché tra
gli uomini l’unilateralità è sempre stata la regola, mentre la
multilateralità l’eccezione. Ogni opinione che contiene in parte la verità
omessa dall’opinione dominante, dovrebbe essere considerata preziosa
anche se in essa è contenuta una parte di verità ed una parte di errore.
Nel XVIII secolo tutte le persone colte, e tutti gli incolti che si facevano
guidare, si perdevano nell’adorazione della civiltà; nel mezzo di questo
compiacimento generale, fu di grande aiuto il contributo di Rousseau,
che frantumò l’opinione unilaterale. Nella dottrina di Rousseau era
racchiusa la verità che mancava all’opinione comune. La superiorità
della vita semplice, le ipocrisie di una società artificiale, sono idee che
dopo Rousseau furono continuamente riprese.
Se le opinioni favorevoli alla democrazia, alla proprietà ed
all’uguaglianza non venissero trattate in modo uguale, non ci sarà mai
nessuna possibilità che gli elementi ricevano un trattamento equo: la
bilancia penderà sempre da una parte. Soltanto la varietà delle opinioni
offre uguali opportunità a tutti gli aspetti della verità. Quando si trovano
persone che fanno eccezione all’unanimità del mondo su un qualsiasi
argomento, è probabile che i dissenzienti abbiano da dire su una
questione che merita attenzione e, se tacessero, la verità perderebbe
qualcosa. Ovviamente, si potrebbe obiettare che alcuni principi sono più
che delle mezze verità. Per esempio la morale cristiana è nel suo campo
una verità completa. Ma prima di stabilire che cosa sia la morale
cristiana, bisogna soffermarsi sul che cosa si intenda per morale
cristiana. Se significa la morale del Nuovo Testamento, Mill si chiede
come chiunque possa supporre che sia una dottrina completa. Non è
stato mai possibile avere una dottrina organica senza riferirsi al Vecchio
Testamento. La morale che viene chiamata cristiana non è opera di
Cristo o degli Apostoli, ma ha un’origine ancora più primordiale. Mill
non esita ad affermare che sotto molti aspetti è incompleta ed
unilaterale. La morale cristiana ha tutti i caratteri di una reazione: è in
gran parte una protesta contro il paganesimo; il suo ideale è più
negativo che positivo. Essa indica la speranza del paradiso e la minaccia
dell’inferno come motivazioni di una vita virtuosa. Inoltre, la morale
cristiana assume un carattere egoista; è una dottrina dell’ubbidienza
passiva e, mentre sostiene che non bisogna ubbidire attivamente,
afferma che neppure si deve resistere qualunque torto subiamo. Quel
minimo di riconoscimento da parte dell’obbligo dei cittadini verso la
morale moderna, ha origini greche e romane, non cristiane. Mill
sostiene che i detti di Cristo siano esattamente ciò che sono, che non
siano inconciliabili con i requisiti di una morale completa; ma è del tutto
coerente credere che contengano parte della verità. Inoltre, l’autore
sostiene che sia un grave errore persistere a cercare nella dottrina
cristiana la norma completa per la nostra vita. Il tentativo di formare un
intelletto secondo una tipologia religiosa che non tiene conto dei criteri
laici, dà come risultato dei caratteri bassi e servili che sono incapaci di
apprezzare il Bene Supremo. Mill afferma che per rigenerare la morale
dell’umanità, debbano coesistere tra loro diverse dottrine con la morale
cristiana. Se i cristiani vogliono insegnare ai pagani ad essere giusti
verso il Cristianesimo, devono essere giusti verso il paganesimo. Ogni
verità propugnata da uomini di mentalità ristretta sarà applicata come
se al mondo non ne esistesse un’altra. La verità che si sarebbe dovuta
vedere, non viene vista perché asserita da persone considerate
oppositori.

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