File Unico ECG
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Giulia Bano
LE BASI DELL’ELETTROCARDIOGRAMMA
Il cuore è un organo che ha un’attività elettrica e un’attività meccanica: per avere l’attività meccanica deve
esserci quella elettrica. A tal scopo c’è un segnapassi principale, il Nodo del seno (NSA), situato fra la vena
cava superiore e l’atrio di destra, costituito da cellule specializzate che hanno la capacità di
autoripolarizzarsi. L’impulso partito dal NSA va al Nodo atrioventricolare (NAV) attraverso tre vie
principali. Una volta si pensava che queste vie fossero costituite da tessuto specializzato, come nel fascio di
His o nelle branche, in realtà però non esiste tessuto specializzato nell’atrio ma vi sono delle vie preferenziali
di attivazione che partono dal NSA, vanno nella parete laterale dell’atrio di destra, poi nella parete posteriore
e poi al nodo atrioventricolare. Contemporaneamente si ha un processo di attivazione nella parete settale che
va al nodo anteriormente, c’è poi un fascio particolarmente importante che dal nodo del seno e dall’atrio
destro va all’atrio di sinistra. Queste non sono vie anatomicamente preformate nell’atrio, ma percorse dal
fronte d’onda diretto dall’atrio al ventricolo.
Una volta arrivata al NAV, l’attivazione elettrica si ferma momentaneamente per organizzarsi perché,
quando arriva al fascio di His e alle branche, deve essere omogeneamente distribuita. Una volta arrivata alla
branca destra e sinistra, deve infatti attivare in maniera progressiva il setto, il ventricolo destro e sinistro in
modo da ottenere un’attivazione meccanica sequenziale.
In presenza di un disturbo di conduzione, ad es. nel blocco di branca sinistro, si attiva prima tutta la parte
destra del cuore che si contrae prima della sinistra in modo totalmente disomogeneo, provocando quindi una
disfunzione ventricolare importante, una diminuzione della portata e quindi una cardiopatia legata solamente
al disturbo di conduzione.
L’attività elettrica quindi ha lo scopo di attivare il cuore in modo che si contragga in maniera omogenea.
nella slide che segue, vediamo dunque per ogni onda, l’intervallo considerato normale, le alterazioni più
comuni di una riduzione o di un aumento della durata.
QTc=QT/(V (R-R))
Il NSA è una struttura molto piccola: mettendo direttamente su di esso un elettrodo, si rileverà un’attivazione
ma non è generata una corrente tale da essere visibile dall’esterno. Sul tracciato di superficie vedremo quindi
una isoelettrica; la depolarizzazione atriale dà lo’onda P, non molto alta perché la massa dell’atrio non è tale
da giustificare un’onda importante; l’attivazione poi si dirige al NAV, e sul tracciato corrisponde
all’intervallo PR che indica quanto tempo impiega l’impulso per arrivare dal NSA ai ventricoli;
successivamente si attivano i ventricoli e quindi si ha il complesso QRS, più grande dell’onda P per la
massa maggiore; terminata l’attivazione dei ventricoli, momentaneamente non c’è alcuna attività elettrica
(tratto ST), compare poi l’onda T che corrisponde alla ripolarizzazione.
Riassumendo:
P: depolarizzazione dell’atrio
PR: attivazione passa attraverso NAV e fascio di His
QRS: attivazione dei ventricoli
ST: stand by elettrico
T: ripolarizzazione e ritorno all’elettronegatività
Poiché alcune tracce elettrocardiografiche non sono così nitide, Wilson ha introdotto la derivazioni
aumented (tendono a vedere meglio le onde sul cuore) mettendo insieme i due elettrodi e l’elettrodo
esplorante su spalla sinistra, destra o sul piede:
aVL: negatività nel mezzo tra braccio destro e gamba, positività sul braccio sinistro
aVR:negatività nel mezzo tra braccio sinistro e gamba, positività sul braccio destro
aVF: negatività nel mezzo tra braccio destro e sinistro, positività nel piede
Dobbiamo quindi scomporre le forze del ventricolo in tre vettori risultanti, i maggiori che si vedono all’ECG.
1. Il primo vettore è il Vettore settale:perché per motivi anatomici, elettrici e fisiologici,
l’attivazione del ventricolo avviene per prima nel setto superiore di sinistra perché così si
omogeneizza in maniera perfetta la contrazione meccanica.
Esso parte quindi dalla regione settale di sinistra e si sposterà verso destra.
2. Il secondo vettore è il principale ed è l’attivazione del ventricolo destro e del sinistro, la
risultante di tutte queste forze sarà diretta verso sinistra e in basso verso sinistra e verso il
basso perché nel cuore adulto il ventricolo sinistro ha una massa maggiore.(ad esempio in
un’ipertrofia destra questo vettore sarà verso destra e cambierà l’ECG).
3. Alla fine l’attivazione della base del cuore genera un terzo vettore che va verso destra e
verso l’alto.
Quindi in D1:
I vettore va da sx a dx: letto come negativo onda Q (se non c’è la q in d1 l’attivazione elettrica avviene in
maniera alterata)
II vettore: letto come positivo perché si avvicina onda R
III vettore: letto come negativo perché si allontana onda S
Le derivazioni precordiali
Si vuole anche sapere dove va il vettore sul piano orizzontale, cioè come se lo vedessi dall’alto: attraverso le
derivazioni precordiali V1, V2, V3, V4, V5, V6.
Anche queste sono importanti perché, ad esempio se c’è un’ipertrofia sx, il vettore principale oltre ad andare
verso sx va indietro (il ventricolo sx nel torace sta dietro al dx) e quindi si vedranno delle S molto importanti
in V1, delle R molto importanti in V6 che consentono di fare la diagnosi.
Ipertrofia dx: l’atrio dx è molto ingrandito quindi il vettore dell’atrio dx è molto più importante. L’onda P
sarà grande in D2, D3, aVF perché l’attivazione elettrica che viene dall’alto dal NSA va verso il basso.
Ipertrofia sx: l’atrio sx è posteriore quindi vedremo onde molto importanti soprattutto nella V1.
Necrosi: la zona è muta da punto di vista elettrocardiografico perché non c’è attivazione elettrica quindi tutte
le forze elettriche si allontanano da questa zona e si vedrà una q. Se la q è in D2, D3, aVF l’infarto sarà
inferiore, anteriore se in V1, V2, V3, laterale se V5, V6.
Immacolata Giuliani
14/12/2010
I vettori che attivano il ventricolo sono principalmente tre, risultanti di numerosissimi vettori
(nell’immagine accanto corrispondenti ai numeri 1, 2, 3).
In un cuore normale adulto (nel bambino è diverso) abbiamo
questa classica disposizione: il PRIMO VETTORE appare in
D1 (tracciato cerchiato in rosso) come una Q, il SECONDO
VETTORE appare come una R alta, seguito da una S
(negativa), corrispondente al TERZO VETTORE (che attiva
la base, prevalentemente del ventricolo dx).
Se in un ECG abbiamo un paziente che ha un vettore che va
poco a sinistra e molto a destra, pensiamo che abbia una
ipertrofia del setto o del ventricolo dx (identificabile in un
tracciato con una R in V1).
Se però guardiamo l’ECG di un bambino appena nato,
vediamo che quasi tutti hanno una R in V1, perché c’è una
prevalenza del ventricolo di destra. Nell’adulto invece il
ventricolo sinistro è molto sviluppato quindi le forze di
sinistra sono ovviamente più sviluppate, rappresentate da
una importante onda R in V6 [il vettore di attivazione si
avvicina a V6] e da un’onda S in V1 [il vettore di attivazione si allontana da V1].
È chiaro che noi analizziamo l’elettrocardiogramma su 12 derivazioni: deve essere possibile analizzare il
vettore sia sul piano frontale che su quello orizzontale per avere una idea più precisa possibile della direzione
del vettore (se in basso o in alto,a destra o sinistra, in avanti o indietro).
Attenzione inoltre a posizionare gli elettrodi nelle giuste posizioni. Le derivazioni periferiche sono
facilmente utilizzabili; per quanto riguarda le precordiali, invece, bisogna porre attenzione a posizionarle nel
posto giusto.
Ripetiamo la giusta posizione degli elettrodi:
V1: 4˚ spazio intercostale a destra dello sterno (registra l’attività cardiaca del setto); se messa più in alto,
non dà una misura esatta. Alcune volte, infatti, per esplorare un ventricolo dx che sta in alto e in
avanti, si sposta in alto la V1, ad esempio nel 2° spazio.
V2: 4° spazio intercostale a sinistra dello sterno (registra l’attività cardiaca nel setto);
V3: intermedia tra V2 e V4 (registra l’attività cardiaca anteriore);
V4: 5° spazio intercostale sulla linea medioclaveare (registra l’attività cardiaca anteriore);
V5: 5° spazio intercostale sulla linea ascellare anteriore (registra l’attività cardiaca laterale);
V6: 5° spazio intercostale sulla linea ascellare media (registra l’attività cardiaca laterale).
V5 e V6 sono derivazioni che esplorano il ventricolo di sx, V1 e V2 esplorano il ventricolo di dx. Ci sono
pazienti che hanno una cifosi e una scoliosi e hanno una rotazione del cuore verso dietro. In questo caso
sarebbe utile fare delle derivazioni posteriori (V7, V8, V9).
Se ho una destrocardia, con situs inversus, gli elettrodi vengono messi in modo speculare sull’emitorace
destro.
MISURARE LA FREQUENZA CARDIACA
RITMI SOPRAVENTRICOLARI
D: Aritmia sinusale: il soggetto ha un ritmo che normalmente è molto regolare, in questo caso però c’è una
variazione tra gli intervalli PP o RR. Viene detta fasica ed è assolutamente normale in un giovane, un po’
meno dell’adulto e nell’anziano. Non è un segno di malattia in senso stretto; tipicamente è una normale
reazione del cuore a stimoli che arrivano dall’esterno, in genere respiratori. Ogni volta che respiriamo infatti
stimoliamo dei recettori polmonari che mandano segnali al cervello, si integrano e da qui parte un segnale
per il nodo del seno che rallenta la frequenza. Questo riflesso è molto sviluppato nel giovane sano: serve per
esempio negli atleti o in persone nevrotiche che, per diminuire la frequenza, fanno dei respiri profondi.
Tale tecnica del respiro è infatti stata appresa nella medicina orientale da moltissimo tempo (yoga, tecniche
di rilassamento) perché il respiro è ciò con cui possiamo indirettamente controllare il cuore.
E: Ritmo atriale non sinusale: si notano subito le P negative (indicata nell’immagine dalla freccia rossa). Se
l’attivazione nasce in un altro punto, detto ectopico, in D2 avremo una P negativa perché il vettore di
attivazione del ventricolo si allontanerà, avrà cioè direzione opposta per attivare tutto l’atrio. Analizzando
l’attivazione elettrica nelle 12 derivazioni, si può vedere se il segnale nasce dal nodo del seno o in un altro
punto. Nel situs inverso il cuore è invertito, quindi l’attivazione è opposta. Vedremo in questo caso una P che
si allontana dalla D1, quindi darà una P negativa in tale derivazione.
F: Sindrome del pacemacker atriale migrante (wandering pacemacker): P positiva in D2, D3, aVF:
successione nel tracciato di una P positiva, P lievemente negativa, P intermedia, etc… questo significa che il
pacemacker dominante del cuore è migrante. Spesso succede nei giovani ed è un problema banalissimo.
G: Tachicardia atriale multifocale (TAM): gli intervalli RR sono irregolari e la morfologia della P è
diversa da battito a battito. Abbiamo una FC elevata, con inervalli PP e morfologia della P che cambiano
ogni volta. La TAM talvolta si ha in soggetti che hanno uno scompenso. (notare l’immagine del paziente
cianotico)
H: Tachicardia atriale parossistica (TAP): FC molto elevata. Le onde P sembrano negative e il paziente ha
degli accessi, cioè eventi di tachicardia che si autorisolvono.
I: Flutter atriale: Tachicardia atriale con onde a dente di sega (onde F). Ha questa morfologia perché
l’attivazione elettrica dell’atrio è un circuito elettrico molto veloce che raggiunge i 200 bpm e si esprime
sull’ECG come rappresentato in basso. Il circuito è molto regolare.
J: Fibrillazione atriale: aritmia in cui non si vede un’onda P in nessuna derivazione. L’attivazione è dunque
caotica nell’atrio con una conduzione atrioventricolare molto variabile. Il nodo atrioventricolare è nato per
filtrare gli impulsi, in modo tale che non venga coinvolto il ventricolo. Le RR sono variabili perché non tutti
gli impulsi vengono trasmessi.
K: Ritmo giunzionale, a 60 bpm di frequenza, in cui davanti al QRS non c’è una P. L’impulso nasce nella
giunzione atrioventricolare e nel tracciato vediamo che il QRS è seguito in modo regolare da una P.
L’attivazione elettrica dunque nasce in basso, retroconduce all’atrio dando una P negativa in D2, D3 e aVF.
RITMI VENTRICOLARI
SINDROME DI WOLFF-PARKINSON-WHITE
Il PR è corto e ci sono una
accelerazione dal nodo del
seno al ventricolo e un
impastamento iniziale
dell’onda R. L’onda delta da
preeccitazione del ventricolo è
segno di una iperattivazione.
In genere gli impulsi del NSA
possono essere trasmessi al
ventricolo attraverso una sola
via. Atrio e ventricolo sono
infatti collegati attraverso
nodo, fascio di His e branche.
Il corpo centrale fibroso non
consente una attivazione al di fuori. Se il PR è corto vuol dire che c’è una accelerazione, forse perché esiste
una via anomala. Nel cuore del feto, l’attivazione da atrio a ventricolo avviene attraverso il nodo
atrioventricolare e fascetti di muscolo che collegano atrio e ventricolo. Il bambino nasce, si ha
riassorbimento fisiologico, legato a apoptosi di cellule che lasciano solo il fascio di His come sistema di
conduzione. Se ne resta uno, abbiamo un’altra via anomala, e la via di attivazione sarà quindi su due vie.
Visto che il tessuto è muscolare, la conduzione sarà velocissima: il NSA si attiva, parte l’attivazione
nell’atrio e contemporaneamente arrivano le attivazini della via anomala e di quella normale. Si avrà dunque
un battito di fusione e l’onda delta è l’attivazione del ventricolo che si è attivato fuori dal tessuto normale. È
quindi la somma di due fronti d’onda che nascono nell’atrio e arrivano al ventricolo su du strade diverse,
fondendosi. L’onda delta è espressione di tale attivazione.
Nel primo tracciato (B.3.a.) si nota
un ritmo di circa 30-40 bpm e un
QRS largo. Possiamo dire che è un
ritmo ventricolare (manca la P) a
QRS largo. Il segnale nasce distale a
destra, dando un ECG come blocco
di branca sinistra. Al contrario se
nasce a sinistra, dà un quadro
elettrocardiografico simile al blocco
di brannca destra.
Nel terzo tracciato dell’immagine
(B.3.c.), vediamo una tachicardia
ventricolare, frequente nell’infarto
miocardico. Ci sono alcune
tachiacardie ventricolari che nascono
in pazienti con infarto e tachicardie
ventricolari che sono idiopatiche e
nascono in zone particolari del cuore
in soggetti sani. Guardando il QRS
possiamo capire se tale tachicardia è
in cuore sano o ammalato.