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Le Verrine: oratoria, cronaca e letteratura 55

Iste curabat: Costui infatti diceva


che si erano impadroniti di quegli og-
getti grazie alla complicit dei pirati, or-
dinava che fossero gettati nelle latomie,
provvedeva che le loro navi e i loro cari-
chi fossero attentamente sorvegliati.
ex piratarum societate: laltra ac-
cusa con cui si potevano far passare
onesti commercianti per nemici del-
la patria: al paragrafo 72 la compli-
cit con i pirati associata alla mili-
tanza sertoriana, di cui si detto so-
pra. dicebat imperabat cura-
bat: efcace uso di paratassi e asin-
deto, con cui loratore rappresenta la
fredda successione delle azioni di
Verre, nalizzate a soddisfare la sua
avidit con implacabile automati-
smo. navis atque onera ad-
servanda: costruzione del gerundi-
vo predicativo delloggetto, utilizzata
per conferire al verbo significato
causativo; si pu tradurre anche fa-
ceva sorvegliare. Nota inoltre, in
presenza di un sostantivo f. e di uno
n., la concordanza del gerundivo con
quello pi vicino.
periculi, quibus argumentis se ad salutem uti arbitrabantur. Iste enim haec
eos ex piratarum societate adeptos esse dicebat; ipsos in lautumias abduci
imperabat, navis eorum atque onera diligenter adservanda curabat.
Civis Romanus sum: la terribile storia di Gavio di Compsa
De suppliciis 159-162
G
avio di Compsa, insieme ad altri cittadini romani, stato ingiustamente im-
prigionato nelle terribili carceri delle latomie, a Siracusa; dopo una fortuno-
sa evasione, giunge a Messina e, anzich scappare subito dalla Sicilia (come
prudenza avrebbe consigliato), si abbandona alle chiacchiere con gli abitanti
della citt. Non sa che a Messina Verre ha tanti informatori, che lo denunciano
prontamente: il governatore piomba al volo in citt, e ordina di frustarlo e di cro-
ciggerlo. Sadicamente fa collocare la croce in modo che il poveretto veda in lon-
tananza, al di l dello stretto, la penisola dove avrebbe potuto salvarsi, dove la
qualica di cittadino romano avrebbe avuto un valore.
Pagine memorabili, queste, collocate prima della perorazione nale, al culmine di
una carrellata di orrori, e pagine tra le pi apprezzate di Cicerone oratore: Quinti-
liano vi lodava la capacit di unire persuasione e commozione, grazie allo studio
accurato sia dei dettagli dambiente sia dei pensieri e degli stati danimo dellin-
felice protagonista, Gavio, il cui grido civis Romanus sumriecheggia no alla ne.
Rem in medio ponam, dichiara preliminarmente Cicerone: vi metter sotto gli
occhi i fatti, senza commenti. In realt egli adotta una studiata strategia narra-
tiva presente anche altrove nelle Verrine: alterna focalizzazione zero e punto di
vista interno del personaggio, ora commentando i fatti dallesterno, ora inducen-
do i lettori / ascoltatori a identicarsi nel protagonista, con il mostrarne i pensieri
e le aspettative; come in altri casi, accosta verbi al passato e al presente, con
effetto di immediatezza rappresentativa.
Ma laspetto pi interessante un altro, e in questo i racconti delloratore si differen-
ziano da quelli di un narratore classico: questa vicenda, come tutte le altre con cui
vengono dimostrate linesauribile avidit o la spietata crudelt di Verre, non deve
chiudersi in modo denitivo, dando il senso di un ordine riconquistato e di un equili-
brio ristabilito; lultima parola del narratore deve essere ancora di scandalo, di
denuncia. La conclusione positiva, il ritorno allordine, sta fuori del racconto, nella
decisione dei giudici; fuori della nzione delle parole, nella realt dei fatti.
Qui sta la differenza sostanziale tra la letteratura come attivit autonoma e autosuf-
ciente e loratoria come genere pragmatico, nalizzato comunque a incidere diret-
tamente sulla realt dei fatti.
Quid nunc agam? Cum iam tot horas de uno genere ac de istius nefaria cru-
delitate dicam, cum prope omnem vim verborum eius modi, quae scelere
istius digna sint, aliis in rebus consumpserim, neque hoc providerim, ut va-
rietate criminum vos attentos tenerem, quem ad modum de tanta re di-
cam? Opinor, unus modus atque una ratio est; rem in medio ponam; quae
tantum habet ipsa gravitatis ut neque mea, quae nulla est, neque cuius-
quam ad inammandos vestros animos eloquentia requiratur.
Gavius hic quem dico, Consanus, cum in illo numero civium Romanorum
ab isto in vincla coniectus esset et nescio qua ratione clam e lautumiis pro-
fugisset Messanamque venisset, qui tam prope iam Italiam et moenia Re-
ginorum, civium Romanorum, videret et ex illo metu mortis ac tenebris
quasi luce libertatis et odore aliquo legum recreatus revixisset, loqui Mes-
sanae et queri coepit se civem Romanum in vincla coniectum, sibi recta iter
esse Romam, Verri se praesto advenienti futurum. Non intellegebat miser
nihil interesse utrum haec Messanae an apud istum in praetorio loquere-
tur; nam, ut antea vos docui, hanc sibi iste urbem delegerat quam haberet
56 Cronache romane
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159. Quid dicam?: Che cosa dovrei
fare adesso? Se sto parlando ormai da
tante ore di un unico argomento e del-
la devastante crudelt di costui, e se ho
esaurito in altri argomenti praticamen-
te tutto il vigore oratorio di un genere
tale che fosse degno della scelleratezza
di costui, e non sono riuscito a tener
desta la vostra attenzione con tanta va-
riet di imputazioni, in che modo do-
vrei parlare di un argomento cos gra-
ve?.
Quid nunc agam?: interrogativa
retorica, con verbo al cong. dubitati-
vo. Cum dicam, cum con-
sumpserim, neque providerim:
cum narrativo, di valore oscillante
tra il causale e lipotetico: dal mo-
mento che, se vero che; nota
lopposizione tra il pres. durativo di-
cam e i pf. puntuali consumpserim e
providerim. Laffettazione di mode-
stia serve naturalmente ad accresce-
re lattesa per il racconto appena an-
nunciato. ut tenerem: completi-
va dichiarativa, dipendente di se-
condo grado da providerim.
Opinor requiratur: A mio parere c un
unico metodo, un unico sistema: met-
ter davanti ai vostri occhi il fatto; esso
ha tanta forza in se stesso che per in-
ammare i vostri cuori non c bisogno
n della mia eloquenza, che di nessun
valore, n di quella di nessun altro.
gravitatis: gen. partitivo retto, se-
condo il costrutto consueto, dal pro-
nome n. tantum. ut neque ne-
que requiratur: proposizione
consecutiva; nota le congiunzioni ne-
gative correlative neque neque, ri-
ferite allattributo mea e al gen. di
specicazione cuiusquam, entrambi
da collegare a eloquentia. Anche qui
unostentazione di modestia, che au-
menta ulteriormente lattesa per
quanto si sta per raccontare. ad in-
ammandos vestros animos: pro-
posizione nale al gerundivo.
160. Gavius venisset: Questo Gavio
di cui parlo, di Compsa, dopo esser sta-
to gettato in carcere da costui, con
quel gruppo di cittadini romani, evaso
in gran segreto, non so con quale si-
stema, dalle latomie e giunto a Messi-
na.
Gavius hic Consanus: Publio
Gavio, originario della citt irpina di
Compsa (odierna Conza in Campa-
nia), la cui storia stata preannun-
ciata al paragrafo 158. in illo nu-
mero: dei molti cittadini romani pre-
testuosamente arrestati e sottoposti
a pene indegne Cicerone aveva gi
parlato in particolare al paragrafo
144. nescio qua ratione: proposi-
zione incidentale.
qui revixisset: e che vedeva ormai
cos vicine lItalia e le mura di Reggio,
abitata da cittadini romani, e, libero da
quel terrore della morte e da quelle te-
nebre, e rinfrancato dalla luce della li-
bert e da una sorta di profumo di le-
galit, era, per dir cos, resuscitato.
qui videret et revixisset:
proposizioni relative improprie, che
mantengono il cong. con lo stesso
valore temporale dei cum narrativi
precedenti. Da notare, proprio dopo
la dichiarazione di semplicit
espressiva, laccumularsi di subordi-
nate in un periodo ampio ed elabo-
rato. Reginorum, civium Roma-
norum: i reggini avevano avuto la
cittadinanza romana nel 90 a.C., al
termine della guerra sociale. qua-
si luce libertatis et odore legum:
da notare la doppia metafora, visiva
e olfattiva, che impreziosisce ulte-
riormente la frase e al contempo
rende pi immediata ed emotiva-
mente intensa la narrazione.
loqui futurum: a Messina cominci a
chiacchierare e a protestare che lui, un
cittadino romano, era stato gettato in
prigione, che andava dritto a Roma, che
quando Verre fosse arrivato egli sareb-
be stato pronto ad affrontarlo.
se civem Romanum coniectum
(esse): se soggetto delloggettiva;
civem Romanum apposizione, a cui
si pu dare una connotazione con-
cessiva: pur essendo un cittadino
romano. recta: avverbio, rappre-
senta bene tutta lingenua precipita-
zione di Gavio, che conda a scono-
sciuti i suoi propositi e le sue incon-
grue minacce. se praesto futu-
rum (esse): qui praesto esse ha si-
gnicato ostile: Gavio lancia una s-
da molto imprudente, segnando co-
s la propria ne. advenienti: part.
congiunto con valore temporale.
Non consciam: Il poveretto non ca-
piva che non cera alcuna differenza tra
dire queste cose a Messina o in faccia a
costui nel palazzo del governo; perch,
come vi ho gi mostrato, costui si era
scelto questa citt da avere come col-
laboratrice dei delitti, ricettatrice dei
furti, complice di tutti i misfatti.
nihil interesse utrum an: inte-
rest ha qui il signicato di esserci
differenza, e regge linterrogativa
indiretta disgiuntiva. ut antea vos
docui: precisamente nellorazione
De signis, paragrafo 17. quam ha-
beret: relativa finale. adiutri-
cem consciam: nel brano ricorda-
to della De signis Messina gi de-
nita, con termini simili a quelli usati
qui, tuorum adiutrix scelerum, libi-
dinum testis, praedarum ac furto-
rum receptrix. In quella citt, in po-
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adiutricem scelerum, furtorum receptricem, agitiorum omnium consciam.
Itaque ad magistratum Mamertinum statim deducitur Gavius, eoque ipso
die casu Messanam Verres venit. Res ad eum defertur, esse civem Roma-
num qui se Syracusis in lautumiis fuisse quereretur; quem iam ingredien-
tem in navem et Verri nimis atrociter minitantem ab se retractum esse et
adservatum, ut ipse in eum statueret quod videretur.
Agit hominibus gratias et eorum benivolentiam erga se diligentiamque con-
laudat. Ipse inammatus scelere et furore in forum venit; ardebant oculi,
toto ex ore crudelitas eminebat. Exspectabant omnes quo tandem pro-
gressurus aut quidnam acturus esset, cum repente hominem proripi atque
in foro medio nudari ac deligari et virgas expediri iubet. Clamabat ille mi-
ser se civem esse Romanum, municipem Consanum; meruisse cum L. Rae-
cio, splendidissimo equite Romano, qui Panhormi negotiaretur, ex quo haec
Verres scire posset. Tum iste, se comperisse eum speculandi causa in Sici-
liam a ducibus fugitivorum esse missum; cuius rei neque index neque ves-
tigium aliquod neque suspicio cuiquam esset ulla; deinde iubet undique ho-
minem vehementissime verberari.
sizione altamente strategica, Verre
aveva stabilito il quartier generale
dei suoi trafci illeciti.
Itaque venit: Quindi Gavio viene su-
bito trascinato davanti allautorit su-
prema di Messina, e che coincidenza!
proprio quel giorno Verre arriva a
Messina.
ad magistratum Mamertinum:
tutte le citt siciliane avevano un
proprio senato, presieduto in alcune
(oltre a Messina, Agrigento, Catania,
Siracusa e Tindari) da un sommo
magistrato, chiamato progoro
con termine greco. I Mamertini trae-
vano il loro nome dal dio osco Ma-
mers, identicato con il latino Mar-
te. Mercenari di origine campana,
dapprima assoldati da Siracusa si
erano poi impadroniti della citt di
Messina: da qui, stanchi della domi-
nazione cartaginese, avevano chie-
sto aiuto a Roma scatenando cos la
prima guerra punica nel 264 a.C.
casu: occorre appena rilevare liro-
nia della puntualizzazione.
Res videretur: Gli viene riferito il
fatto: cera un cittadino romano che de-
nunciava di essere stato nelle latomie
di Siracusa; mentre gi si stava imbar-
cando e lanciava minacce troppo serie
contro Verre, era stato trattenuto a for-
za e posto sotto sorveglianza, perch il
governatore in persona prendesse nei
suoi confronti i provvedimenti che gli
paressero opportuni.
esse retractum esse et adser-
vatum: inf. richiesti dal discorso in-
diretto, che stato reso nella tradu-
zione con un indiretto libero.
quem iam ingredientem et mi-
nitantem: nesso relativo con part.
congiunti di valore temporale. vi-
deretur: videor ha qui senso delibe-
rativo (sembrare opportuno,
sembrare bene). Il cong. si giusti-
ca con loratio obliqua.
161. Agit eminebat: Ringrazia le
persone e colma di elogi la loro affe-
zionata sollecitudine verso di lui; quin-
di va di persona nel foro, inferocito dal
furore criminale. Gli occhi erano arden-
ti, da tutto il volto traspariva cru-
delt.
Agit conlaudat venit: come in
altri casi, il pres. storico conferisce vi-
vacit rappresentativa e il rapido sus-
seguirsi di verbi esprime la velocit
fulminea dellazione. benivolen-
tiam diligentiamque: la traduzio-
ne ha reso la coppia di sostantivi co-
me unendiadi. scelere et furore:
ancora unendiadi. ardebant ocu-
li crudelitas eminebat: chiasmo. Il
verbo ardeo prosegue la metafora del
fuoco, consueta per esprimere le pas-
sioni, gi suggerita dal part. inam-
matus. Limmagine di Verre pi fe-
rina e mostruosa che mai.
Exspectabant iubet: Tutti aspettava-
no di vedere n dove inne si sarebbe
spinto, o che cosa mai avrebbe fatto,
quando di punto in bianco ordina di
trascinar fuori luomo, di denudarlo in
mezzo al foro e di legarlo, e di prepara-
re le verghe.
quo tandem progressurus (esset)
aut quidnam acturus esset: inter-
rogative indirette esprimenti poste-
riorit. Lavverbio tandem e il pro-
nome composto quidnam esprimono
bene lo stato danimo della popola-
zione, sospesa tra curiosit e ansia.
repente: stata osservata le-
spressivit dellavverbio quando ri-
ferito alle azioni di Verre, a render-
ne il carattere di furore impetuoso,
al di l di ogni ragionevole aspettati-
va. nudari ac deligari: i condan-
nati a morte erano legati a una co-
lonna per la agellazione: ma il sup-
plizio nel 200 a.C. fu proibito per i
cittadini romani. Ennesima violazio-
ne della legge da parte di Verre.
Clamabat posset: Gridava, il pove-
retto, di essere cittadino romano, del
municipio di Compsa, di aver prestato
servizio militare sotto Lucio Recio, illu-
strissimo cavaliere romano, che eserci-
tava il commercio a Palermo, dal quale
Verre poteva averne conferma.
se civem esse Romanum: il mo-
tivo fondamentale della narrazione,
su cui Cicerone insiste: la crudelt di
Verre si esercitata su un cittadino
romano, quindi minaccia tutto il po-
polo romano. meruisse: dal signi-
cato di meritare, guadagnare il
verbo si specializza nel senso tecnico
di merere stipendia, guadagnare il
soldo, quindi fare, appunto, il sol-
dato. negotiaretur posset:
cong. richiesti dalloratio obliqua.
Tum verberari: Allora costui dice di
aver saputo per certo che era stato man-
dato in Sicilia dai comandanti degli
schiavi ribelli a scopo di spionaggio
bench di ci non vi fossero alcun indi-
zio n prova e nessuno ne avesse il so-
spetto quindi ordina di frustare luomo
con la massima violenza da ogni lato.
Tum iste: efcace ellissi di un ver-
bum dicendi, che rende lo scambio
di battute con limmediatezza di un
dialogo teatrale. speculandi cau-
sa: proposizione nale con il gerun-
dio. cuius ulla: la relativa con-
cessiva inserisce nel dialogo un com-
mento del narratore onnisciente.
161
Caedebatur virgis in medio foro Messanae civis Romanus, iudices, cum in-
terea nullus gemitus, nulla vox alia illius miseri inter dolorem crepitumque
plagarum audiebatur nisi haec, Civis Romanus sum! Hac se commemo-
ratione civitatis omnia verbera depulsurum cruciatumque a corpore deiec-
turum arbitrabatur; is non modo hoc non perfecit, ut virgarum vim depre-
caretur, sed cum imploraret saepius usurparetque nomen civitatis, crux,
crux, inquam, infelici et aerumnoso, qui numquam istam pestem viderat,
comparabatur.
58 Cronache romane
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cuiquam: dat. di possesso. undi-
que: per colmo di sadismo vendica-
tivo, Verre ordina ai suoi carneci di
circondare Gavio in modo da fru-
starlo da ogni parte del corpo.
162. Caedebatur sum: Era frustato
con le verghe, in mezzo al foro di Mes-
sina, un cittadino romano, o giudici, e
nel frattempo non si sentiva nessun la-
mento, nessun altro grido da parte di
quellinfelice, tra lo strazio e il sibilo
delle sferzate, se non questo: Sono un
cittadino romano!.
in medio foro: Cicerone insiste
con enfasi sul luogo, altamente sim-
bolico, dellesecuzione: tutto accade
nel centro cittadino, sotto gli occhi
di tutti, in aperto spregio per le leg-
gi e lumanit. iudices: il voc. ha
qui particolare afflato patetico, e
suona come un invito a rappresen-
tarsi la scena in tutti i suoi racca-
priccianti dettagli, a immedesimar-
si in un cittadino romano come loro.
cum interea: formalmente una
subordinata temporale, ma lavver-
bio interea aggiunge la sfumatura di
una coordinata avversativa: men-
tre daltra parte. civis Romanus
sum: ulteriore ripetizione del moti-
vo ossessivamente ricorrente nel
racconto.
Hac comparabatur: Con questo ri-
chiamo alla propria condizione di citta-
dino credeva che avrebbe evitato tutte
le frustate e respinto la tortura dalla
sua persona. Egli non solo non ottenne
di scongiurare la violenza delle verghe,
ma mentre lui a pi riprese invocava
piangendo e si appellava alla sua con-
dizione di cittadino, la croce la croce,
dico! veniva allestita per un povero
sventurato, che mai aveva visto questo
agello.
hoc ut: ut introduce una comple-
tiva volitiva, anticipata dal dimostra-
tivo hoc. deprecaretur: dopo de-
pulsurum e deiecturum, il terzo ver-
bo composto con il presso de, che
indica allontanamento; in particolare
deprecari qui signica allontanare
con le preghiere. crux, crux, in-
quam: epanalessi enfatizzata dallin-
quam parentetico, che anticipa lo stu-
pore del pubblico romano di fronte
allintollerabile e sadico abuso di Ver-
re. La croce, come si detto, era sup-
plizio riservato agli schiavi. istam
pestem: la banale metafora forse di
troppo, certamente a questo punto
non necessaria.
La crocissione di un cittadino romano fa gridare Cicerone allo scandalo: per i cittadini
accusati di gravissimi reati cera caso mai la suspensio a un albero, sul quale i condan-
nati erano immobilizzati per subire la fustigazione. Che invece gli schiavi potessero es-
sere inchiodati a una croce lo testimoniano diversi passi della commedia di Plauto: nel
Miles gloriosus lo schiavo Sceledro dichiara: So che la croce sar la mia tomba. l che
riposano i miei antenati, padre, nonno, avo, bisavolo e trisavolo (vv. 372 ss.) e uno
schiavo nelle Bacchides si permette il gioco di parole tra Crisalo, il suo nome, e Cruci-
salo, colui che salta sulla croce (v. 362).
La crocissione era una pena alquanto caratteristica di Roma, non priva di signicative
varianti: il palo verticale era detto stipes mentre il legno orizzontale era chiamato pati-
bulum. Lo stipes poteva essere humilis o sublimis: nel primo caso il palo era poco pi al-
to del condannato, che si trovava cos a tiro di lupi e animali dogni tipo, da aggiunge-
re agli avvoltoi che scendevano attirati dal sangue; nel secondo il palo poteva essere co-
s alto da rendere il condannato visibile alla distanza, e lo scopo in questi casi era pro-
prio di esaltare la funzione esemplare, al contempo deterrente e infamante, della pena.
il caso della crocissione di Ges.
Il patibulum era caricato sulle spalle del condannato, e veniva montato sullo stipes al
momento dellesecuzione della pena: se il patibulum era poggiato sullo stipes in corri-
spondenza di un incavo praticato in precedenza si parlava di crux commissa, se invece
era collocato allaltezza di un incavo dello stipes, in modo che lestremit superiore di
questo sporgesse, si aveva una crux immissa o capitata.
I seimila schiavi ribelli guidati da Spartaco, scontti nel 71 a.C. e sopravvissuti allulti-
ma battaglia con il futuro triumviro Crasso, furono crocissi sulla via Appia, tra Capua e
Roma: uno spettacolo certo impressionante, che per non cre il turbamento provocato
dalla crocissione, pi o meno contemporanea, del solo civis Romanus Gavio di Compsa.
Alcuni anni dopo Cicerone parler di crocissione nellorazione Pro Rabirio (53 a.C.): Gaio
Rabirio era stato accusato dal generale cesariano Labieno di perduellio, cio di tradi-
La crocissione a Roma