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L’ombra di Creusa (Eneide 2,768-794)

Enea, coi Penati, il figlio e il vecchio padre sulle spalle, ha raggiunto il luogo del raduno di tutti i profughi,
il tempio di Cerere fuori dalle mura della città. Solo quando è giunto, si accorge che la moglie Creusa, che
egli credeva gli fosse dietro, è scomparsa. Il suo dolore è infinito: quid in eversa vidi crudelius urbe? «Che
cosa vidi di più terribile nella città distrutta?» (v.746). Enea torna indietro, e, come un pazzo, ripercorre la
città in preda alle fiamme, attraversa strade e cortili, non si trattiene neppure dal gridare più e più volte il
nome della moglie, finché essa non gli appare, uno spettro più grande di come egli fosse abituato a vederla.

Ausus quin etiam voces iactare per umbram


implevi clamore vias, maestusque Creusam
nequiquam ingeminans iterumque iterumque vocavi. 770
Quaerenti et tectis urbis sine fine ruenti
infelix simulacrum atque ipsius umbra Creusae
visa mihi ante oculos et nota maior imago.
Obstipui, steteruntque comae et vox faucibus haesit.
Tum sic adfari et curas his demere dictis: 775
«Quid tantum insano iuvat indulgere dolori,
o dulcis coniunx? non haec sine numine divum
eveniunt; nec te comitem hinc portare Creusam
fas, aut ille sinit superi regnator Olympi.
Longa tibi exsilia et vastum maris aequor arandum, 780
et terram Hesperiam venies, ubi Lydius arva
inter opima virum leni fluit agmine Thybris.
Illic res laetae regnumque et regia coniunx
parta tibi; lacrimas dilectae pelle Creusae.
Non ego Myrmidonum sedes Dolopumve superbas 785
aspiciam aut Grais servitum matribus ibo,
Dardanis et divae Veneris nurus;
sed me magna deum genetrix his detinet oris.
Iamque vale et nati serva communis amorem».
Haec ubi dicta dedit, lacrimantem et multa volentem 790
dicere deseruit, tenuisque recessit in auras.
Ter conatus ibi collo dare bracchia circum;
ter frustra comprensa manus effugit imago,
par levibus ventis volucrique simillima somno.

Osando anzi urlare attraverso l’ombra, riempii di grida le strade, e chiamai invano Creusa, tristissimo,
moltiplicando le grida ancora e ancora. A me che la cercavo e che mi precipitavo senza fine fra le case della
città, apparve davanti agli occhi l’ombra spettrale dell’infelice Creusa, un’immagine più grande di quella che
conoscevo. Rimasi impietrito, i capelli si rizzarono e la voce rimase in gola. Allora lei comincia a parlare
così, per alleggerire con le parole l’angoscia: ‘perché lasciarsi andare ad un dolore così insano, dolce marito?
Questo accade non senza il volere degli dei; e non è dato che tu porti lontano da qui Creusa come compagna,
e non lo permette il re dell’alto Olimpo. Ti attendono lunghi esilii, e dovrai arare una vasta distesa di mare, e
giungerai alla terra Occidentale, dove il lidio Tevere scorre con lento corso fra campi ricchi di uomini. Là
sono preparati per te successi, e un regno, e una moglie di stirpe regale: scaccia le lacrime per l’amata
Creusa. Io non vedrò le case superbe dei Mirmidoni o dei Dolopi, e non andrò a fare la schiava a madri
greche, io, Dardanide e nuora della divina Venere: la Gran Madre degli dei mi trattiene in questa terra. E ora
addio, e mantieni l’amore per il figlio generato insieme’. Dopo aver detto queste parole, mi lasciò che
piangevo e desideravo dire molte cose, e svanì leggera nell’aria. Tre volte allora tentai di abbracciarla; tre
volte l’immagine abbracciata invano sfuggì le mani, simile a venti leggeri e somigliantissima a un sogno
alato.
VV. 768-770
Il periodo si apre con un nesso di raccordo, quin etiam, che ha qui valore avverbiale: «anzi..».
Ingeminare significa «raddoppiare»: qui, accompagnato a vocavi, possiamo rendere con
«moltiplicare le grida».
1. Il periodo contiene due verbi finiti e due participi: individuali, e segnala il connettore
coordinante che unisce i due verbi. Poi traduci.
2. Che funzione ha l’aggettivo maestus: attributiva o predicativa?

vv. 771-773
1. A quale termine sono concordati i participi congiunti quaerenti e ruenti?
2. Fornisci la traduzione letterale del v. 772.
3. A quale termine è concordato il verbo della principale visa (sott. est)?
4. La costruzione di videor in questi versi è personale o impersonale?
5. In che caso è nota? Qual è la sua funzione sintattica?

v. 774
1. Il verso è costituito da tre proposizioni coordinate: individuane verbi e soggetti.
2. Ricava i presenti dei perfetti obstipui e haesit.
3. Traduci il verso.

v. 775
1. Analizza morfologicamente e sintatticamente adfari e demere.

vv. 776-779
La prima sezione del discorso di Creusa è volta a sottolineare la vanità del dolore di Enea, perché la
sua morte è voluta dagli dei, ed è quindi non solo inevitabile, ma, evidentemente, ‘giusta’.
1. La prima proposizione è un’interrogativa diretta: qual è il valore di quid in questo contesto?
2. Analizza morfologicamente tantum.
3. Individua il valore sintattico di comitem: è attributivo o predicativo?

v. 780
1. Il periodo è composto da due frasi coordinate il cui verbo è sum sottinteso: integralo in
entrambe.
2. Qual è il valore del dativo tibi?
3. Arandum è gerundio o gerundivo? Unito al verbo sum, a quale costruzione dà luogo?
4. A quale termine è concordato l’aggettivo vastum?

vv. 781-782
Il Tevere è detto «lidio», perché il mito raccontava che gli Etruschi provenivano dalla Lidia, una
regione dell’Asia Minore.
1. Il sintagma terram Hesperiam sottintende, come spesso succede in poesia, una preposizione:
quale?
2. Che tipo di proposizione è introdotta da ubi?
3. Che caso è virum? Come sarebbe la forma regolare?

vv. 783-784
1. Il verbo parta (est) è concordato con un solo nominativo: quale? Quali sono gli altri
nominativi?
2. Qual è il valore sintattico del dativo tibi?
3. Analizza morfologicamente il termine pelle.
4. Che caso è dilectae Creusae? Quale ne è il valore sintattico?

vv. 785-787
La profezia si è conclusa. Ora Creusa cerca di consolare il marito col pensiero che a lei non
toccherà patire l’umiliazione e la violenza della schiavitù, cui sarebbe destinata, se fosse
sopravvissuta. I Greci sono qui rappresentati da due stirpi tessale: i Mirmidoni, sudditi di Achille, e
i Dolopi, altri abitanti della Ftiotide, regione della Tessaglia da cui proveniva lo stesso Achille.
Nella rappresentazione troiana dei Greci, il terrore è sempre collegato ad Achille e a Neottolemo.
1. Individua e analizza morfologicamente i verbi delle due coordinate legate da aut.
2. Che caso è Grais? A chi è concordato?
3. Dardanis et divae Veneris nurus costituisce un’apposizione: di quale termine?

v. 788
La Magna deum gentrix è Cibele, la Gran Madre, divinità arcaica egea, particolarmente venerata in
Asia Minore.
1. Che caso è deum? Come sarebbe la forma regolare?
2. Individua caso e funzione del sintagma his oris.

v. 789
L’addio di Creusa è nel nome del comune amore per il figlio Ascanio.
1. Il periodo è costituito da due proposizioni coordinate con i verbi all’imperativo: individuali.
2. A quale termine è riferito morfologicamente l’aggettivo communis?

vv. 790-791
1. Integra l’accusativo dell’oggetto cui sono riferiti i participi lacrimantem e volentem.
2. Qual è la funzione dei participi: congiunti, predicativi o attributivi?
3. Da quale struttura è retto l’aggettivo sostantivato multa?
4. Che funzione ha l’aggettivo tenuis, riferito a Creusa: attributivo o predicativo?

vv. 792-794
1. Traduci letteralmente l’espressione che abbiamo reso con «abbracciarla».
2. A quale termine è riferito il participio comprensa?
3. In che caso è manus?

Lo stile

Il passo è ricchissimo di figure retoriche.

1. Al v. 770 incontriamo il sintagma ingeminans iterumque iterumque: quali figure contiene, e


quale ne è la funzione semantica?
2. Al v. 772 compaiono ben tre sostantivi che indicano il fatto che Creusa è un fantasma. Quali?
3. Sempre al v. 772 è presente un’ipallage: di che figura retorica si tratta? Individuala nel testo.
4. Al v. 783 compare una forte allitterazione: individuala e giustificala.
5. Al v. 789 è presente un’ipallage: individuala.
6. Ai v. 792-793 è presente un’anafora: di che figura retorica si tratta? Individuala.
7. Al v. 794 è presente una doppia allitterazione: individuala.
8. Sempre al v. 794 troviamo il sintagma volucri somno: attribuire le ali al sonno costituisce una
figura particolare: quale?

Il lessico
Nel testo può essere individuata un’insistenza lessicale rispetto a tre ambiti semantici:
1. Creusa è un fantasma: sottolinea tutti i sostantivi e gli aggettivi che richiamano tale
condizione.
2. Lo sforzo di Enea per ritrovare la moglie è vano, così come vano è il suo dolore: sottolinea
nel testo tutti sostantivi, gli aggettivi e gli avverbi che richiamano questo dato di fatto.
3. La scomparsa di Creusa è voluta dagli dei: sottolinea nel testo tutti i richiami agli dei e alla
loro volontà.

Interpretazione

L’apparizione e la sparizione di Creusa sono repentine: appare, consegna il suo messaggio, e


scompare prima che Enea possa dirle almeno qualcosa di quanto vorrebbe.
1. Quali sono i motivi per cui non è possibile, secondo il disegno del fato, che Creusa
sopravviva?
2. Abbiamo incontrato un altro personaggio la cui sconfitta assume nell’Eneide un valore di
necessità fatale: Ettore. Per quali motivi anche la sua morte è necessaria?
3. Secondo l’ideologia virgiliana, la morte dei singoli è subordinata a un valore collettivo.
Quale?
4. Il passo fa parte del racconto che Enea fa durante il banchetto in suo onore a Cartagine. La
principale interlocutrice è pertanto Didone, che si sta innamorando dell’eroe. Prova a ipotizzare
quale effetto possano procurare le parole di Enea sulla sua immaginazione.