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Il Canto Regola di Vita

Rivista per un dialogo tra liturgia e musica

Questa la dolcezza del Salterio: il canto regola di vita.


Ambrogio, Expl. in Ps. XLVIII,7

N. 0 Maggio 2011

Il Canto Regola di Vita

Il Canto Regola di Vita


Rivista per un dialogo tra liturgia e musica

Rivista per un dialogo tra liturgia e musica Maggio 2011 n. 0

Editoriale

Redazione Via S.Leolino 1 50022 Panzano (FI) e-mail info@sanleolino.org sito internet www.sanleolino.org Supplemento a Feeria. Rivista per un dialogo tra esodo e avvento Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4251/92 del 27 luglio 1992 Numero singolo 6,50 Abbonamento annuo 10,00 Abbonamento sostenitore 30,00 C/C postale n. 21999503 intestato a: Feeria.Associazione culturale Via S.Leolino 1, 50022 Panzano (Fi) (specificare Abbo n a m en t o rivista CRV) Direttore responsabile Carmelo Mezzasalma Comitato di redazione Alessandro Andreini, Diego Cannizzaro, Cosma Capomaccio, Leo Di Simone, Giuseppe Liberto, Domenico Messina Progetto grafico e impaginazione Comunit di San Leolino Immagini Luca della Robbia, Cantoria (14311438, Firenze, Museo dellOpera del Duomo) Stampa Tipografia editrice Polistampa Firenze

Editoriale La musica al guado della postmodernit di Carmelo Mezzasalma I portico: il canto Il linguaggio della musica di Diego Cannizzaro Il canto del cuore di Giuseppe Liberto Proposta musicale Exaudi me per organo di Giuseppe Liberto II portico: la regola Lascia la tua arpa riempire tutto di Domenico Messina  I linguaggi della regola di Leo Di Simone  III portico: la vita La Vita si rende visibile nella liturgia di Cosma Capomaccio Partecipazione: il s delluomo alle nozze con Dio di Alessandro Andreini  36 24 28 12 17 3

La musica al guado della postmodernit


Carmelo Mezzasalma
berrimo Requiem che ancora non manca di scuotere, fin dal profondo, musicisti e ascoltatori. Ma con il sopraggiungere della societ di massa, subito dopo il secondo dopoguerra, non solo la societ cambiata ma anche la situazione della musica si fatta sempre pi confusa e magmatica al punto che gli stessi musicisti di professione sembrano, nella postmodernit, piuttosto scettici circa il futuro della musica dal momento che domina ormai un solipsismo esasperato e sfaccettato quanto sono gli individui che compongono le societ umane, pi o meno avanzate. Da un punto di vista filosofico, in effetti, il solipsismo significa che c un solo modo di conoscere il mondo e anche noi stessi: la nostra esperienza soggettiva. Da qui consegue il fatto che tu sei, per cos dire, una finzione della mia immaginazione (e io della tua), cos che tutti abitiamo universi paralleli e isolati. Naturalmente, il modo di evitare il solipsismo cosa certo difficilissima nel mondo attuale quello di rifiutare le sue premesse e considerare invece la coscienza umana come qualcosa di pi vasto e di pi grande del semplice io. Da questo punto di vista, lesperienza privata su cui si basa il solipsismo essa stessa un artefatto della societ ed anzi un aspetto di quel soggetti-

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Come ogni altro aspetto della cultura contemporanea, anche la musica soffre le conseguenze del solipsismo, che riduce ogni esperienza a un fatto totalmente individuale. Muovendosi programmaticamente tra musica e liturgia, questa nuova rivista intende ritrovare e diffondere una cultura adatta al discorso liturgico e musicale.

1. Ottimismo o pessimismo per la musica e la liturgia?


La rivista Il Canto Regola di Vita espressione del Laboratorio di studio sulla musica liturgica nato su iniziativa della Comunit di San Leolino nel 2004 e giunto alla sua VI edizione. Di esso, la rivista intende far conoscere i contenuti e le prospettive di ricerca, nella direzione di una sempre pi piena comprensione e attuazione della riforma promossa dal concilio Vaticano II.

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O si dentro o si fuori. Potrebbe essere questa una prima indicazione per comprendere il mondo della musica e il ruolo che essa pu svolgere anche nella celebrazione liturgica. In effetti, per secoli la bellezza della musica liturgica, il suo fascino discreto e incisivo e la sua sobriet e solennit hanno attratto credenti e non credenti, ivi compresi molti compositori che hanno scritto pagine superbe di musica, cos detta sacra, per le sale da concerto. Il caso di Verdi emblematico e non solo per i suoi Quattro pezzi sacri, ma anche per il cele5
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vismo piccolo-borghese che condanna tutti, chi pi chi meno, alla solitudine e allincomuni ca bilit.

2. Il solipsismo musicale Dal punto di vista musicale, ognuno di noi riflette questo solipsismo nella sua sensibilit, educata o no, nella sua esperienza e nel modo di condurre questa esperienza. Cos, oggi possiamo scegliere se ascoltare Beethoven, i Chemical Brothers o la musica africana o asiatica, in auto o in una sala da concerto, allo stesso modo che possiamo scegliere fra una trattoria tradizionale o un ristorante cinese. Le barriere, che fino a un recente passato tenevano rigorosamente separati in differenti stili le tradizioni della musica, si stanno sgretolando ovunque sotto la pressione di quella cultura di massa che, paradossalmente, proprio perch cultura di massa, induce gli individui a rivendicare per s un progetto di vita e di gusti semplicemente solipsistico. evidente, allora, perch il mondo trabocchi di musica di ogni genere: tradizionale, folk, classica, jazz, rock, pop, etnica e via dicendo, e baster che lindividuo scelga uno di questi generi per sentirsi, in un certo senso, anche lui musicista. sempre stato cos, ma i moderni mezzi di comunicazione e le tecniche di riproduzione del suono hanno reso il pluralismo musicale ormai parte della nostra vita quotidiana. Eppure, il nostro modo di pensare la musica, anche nella post-modernit, individualista ed edonista, non riflette del tutto questa situazione. Perch la musica non solo qualcosa di piacevole da ascoltare. Al contrario, come osserva Nicholas Cook, qualcosa di profon6
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damente radicato nella cultura umana e come non esiste una cultura priva di un linguaggio, cos non ce n una che sia priva di musica1. In pi, la musica, in un modo o nellaltro, sembra essere un fatto naturale, o avere unesistenza indipendente, ma non cos. Essa piuttosto intrisa di valori umani, qualsiasi essi siano, ovvero del nostro senso di che cosa sia buono o cattivo, giusto o sbagliato. La musica non una cosa che capita. una cosa che facciamo. Ed ci che ne facciamo. Gli individui pensano per mezzo della musica, decidono di se stessi con la musica, esprimono se stessi attraverso la musica che scelgono o prediligono.

3. Lignoranza del significato della musica nella situazione postconciliare Cos, lignoranza circa questa forza determinante della musica ha provocato quel caos che si verificato nella liturgia post-conciliare: liquidati i cori a cappella come ormai inservibili, mandati a spasso i musicisti con un pi o meno grande bagaglio musicale e gettato in cantina ogni repertorio tradizionale, ecco che si fatta strada la convinzione che la musica per la liturgia dovesse essere solo popolare per facilitare la partecipazione dei fedeli allazione liturgica. E i fedeli, in mancanza di unautentica educazione liturgica, non hanno messo molto tempo a concepire questa reale partecipazione come un fatto solipsistico che altro non era che il riflesso condizionato della musica pubblicizzata dai sistemi di massa. Anche in questo caso, i figli delle tenebre sono stati pi astuti dei figli della luce. Infatti, al contrario di tanti operatori pastorali o anche di liturgisti, la radio e le case discografiche non hanno mai dimenticato il significato della musica. E, anzi, ne hanno fatto una sperimentazione di massa perfino con il lancio di cantanti popolari, pi o meno raffinati. Dal canto loro, anche i pubblicitari hanno usato la musica per trasmettere significati per i quali ci vorrebbero troppe parole o per i quali le parole non risulterebbero convincenti. Gli spot usano, allora, la musica come un potente simbolo di aspirazione, di autorealizzazione, di desiderio di essere ci che vorresti, come dice spesso la voce fuori campo. E se vogliono raggiungere un particolare segmento della societ (ventenni, trentenni) usano una musica di stampo popolare, sentimentale e accattivante, anche se banale e scontata.
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Non sorprende pi di tanto, allora, che in questi cinquanta anni sia sempre di pi emersa la tendenza a recuperare il passato della musica liturgica nella convinzione che il passato sempre meglio del presente, anche in fatto di musica. Si vorrebbe uscire dal caos, ma a poco prezzo, anche se, certamente, un coro polifonico tradizionale rende il mistero liturgico pi aderente a se stesso anzich il rumore, scomposto e gridato, di cori improvvisati e per di pi con un repertorio di dubbio gusto, amplificato dai mezzi elettronici che tolgono il silenzio necessario alla liturgia.

4. Tornare al fondamento: Cristo evento di salvezza in Romano Guardini Come sempre accade in periodi storici e culturali di notevole confusione, quale il nostro, occorre tornare ai fondamenti sia per eliminare gli abusi sia, soprattutto, per tracciare una strada verso il futuro. Chi opera nel campo della musica per la liturgia o chi, stanco di improvvisazioni e di rumori, sogna una musica pi aderente allo spirito della liturgia, deve necessariamente tornare al fondamento che gi Romano Guardini aveva indicato nellespressione riportata nella prossima pagina. Egli vede la chiave di comprensione dellazione liturgica cos come la vede la Chiesa e la riforma liturgica del Vaticano II: tutto incentrato su Cristo e sul suo mistero pasquale. La redenzione un evento che si compiuto nella storia, ma permane nella storia per mezzo dello Spirito che vive nella Chiesa. Cos lesistenza cristiana inserirsi in questo avvenimento permanente che , di fatto, la vita liturgica della Chiesa. Peccato che il magistero straordinario di Romano Guardini sia stato assai

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presto dimenticato! Avrebbe risparmiato molta confusione e marginalizzato la tendenza solipsistica della societ di massa. La provvidenza divina ci aveva dato in lui un salutare correttivo per gli sviluppi della societ moderna che si avviava, inesorabilmente, a diventare post-moderna e cio individualista e consumista, oltre che secolarizzata sotto tutti gli aspetti. Anna Maria Cnopi, Abbadessa dellAbbazia benedettina Mater Ecclesiae di Isola San Giulio, gli ha dedicato un bellissimo capitolo nel suo libro Silenzio. Esperienza mistica della presenza di Dio che somiglia ad una autentica riscoperta nella situazione in cui viviamo. Con unimmagine veramente efficace, Anna Maria Cnopi sintetizza tutto lo sforzo di Romano Guardini, a proposito della Il cristianesimo non una teoria della verit o uninterpretazione della vita. Essa anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo costituito da Ges di Nazaret, dalla sua concreta esistenza, dalla sua opera, dal suo destino.
R. Guardini, Lessenza del cristianesimo, 11

liturgia, chiamandolo giovinezza della liturgia: essa coincide, infatti, con quellevento che egli definisce il destarsi della Chiesa nelle anime verificatosi in quei suoi tempi che non erano meno cattivi dei nostri2. Perfetto! Di fatto, nella prima met del Novecento cera tra i credenti, proprio nella liturgia, un certo torpore che li teneva come fossilizzati in forme e strutture senzanima: ecco perch, aggiunge la Cnopi, si pu ben dire che questuomo fosse davvero mandato da Dio. In realt, era cominciato allora quel movimento culturale, intriso di razionalismo e quindi di materialismo, che avrebbe caratte8
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rizzato la seconda met del secolo e al quale tent di rispondere, con tutte le sue forze a disposizione, il concilio Vaticano II. Tentare di ritornare alla liturgia prima del Concilio , in un certo senso lasciar passare ancora quel movimento di razionalismo e materialismo che laveva, per cos dire, fossilizzata e cio nel senso di trasformarsi in un solipsismo e in un individualismo, tipici della post-modernit, che niente hanno a che fare con Ges Cristo, evento di salvezza. In altre parole, anche lazione liturgica, per come la viviamo e la facciamo, passa attraverso la nostra cultura e sia pure salvaguardando il suo mistero che non dipende da noi. Ci sembra opportuno a questo proposito citare ancora Anna Maria Cnopi che vede in Romano Guardini il sapiente maestro e mistagogo nel farci accostare a Cristo e al suo mistero in una maniera oggettiva e, quindi, partecipata, proprio come vuole il Vaticano II: Bisogna anzitutto riconoscere che il segreto della grande passione di Guardini per la liturgia scrive Anna Maria Cnopi lamore per Ges Cristo; un amore ardente e profondo che gli divampato nellanima come un fuoco davvero inestinguibile; un amore di predilezione grazie al quale ha potuto in un certo modo posare il capo sul cuore di Cristo per attingervi le insondabili ricchezze del suo mistero. Egli si muove nellambito della sacra liturgia con la gioiosa e commossa naturalezza di chi si trova a casa sua, dove tutto gli sembra gi noto e tuttavia non finisce mai di scoprire i tesori che vi sono nascosti3. Due realt da sottolineare in questa riflessione su Guardini di Anna Maria Cnopi. Innanzitutto, a chi conosce lopera di Guardini non sfugge il fatto, veramente straordinario, che tutto quanto egli ha scritto e fatto sia nato da una

sua esperienza di vita e, nel caso della liturgia in particolare, egli ha posato davvero il capo sul cuore di Cristo per attingervi domande e risposte circa il futuro della fede cristiana nel mondo contemporaneo. Guardini ebbe una vivissima coscienza del suo sacerdozio e sapeva che non gli sarebbe stato possibile incarnare bene questo ministero senza aver posato ripetutamente il suo capo sul cuore di Cristo. Da qui quellentusiasmo con cui scrive della liturgia nel tentativo di trasmettere ad altri quella passione che lui attingeva dal mistero dellEucaristia, certamente celebrato con partecipazione e consapevolezza. In secondo luogo, la naturalezza con cui si muove allinterno della liturgia. La naturalezza del poeta, e non gi legotismo dellintellettuale, ove per poeta indichiamo lanima incantata e tesa allo scandaglio del rapporto tra scrittura e profezia. Ha, dunque, ragione Anna Maria Cnopi nello scrivere: Romano Guardini non stato un romantico della liturgia, n un idealista, ma un vero mistagogo, che ha saputo introdurre molti nei misteri della vita cristiana semplicemente cantando il poema della sua fede e del suo amore per Cristo4. Se Guardini non stato un romantico ma un mistagogo, allora egli ha molto ancora da insegnare al musicista che aspira a scrivere musica per la liturgia del dopo Concilio. E noi vorremmo seguirlo tentando quasi una parafrasi sulle sue intuizioni per tracciare un nuovo percorso per il rapporto musica-liturgia.

di questa unit [la Chiesa]. la liturgia che parla a Dio, il fedele parla con essa e in essa []. Nel rapporto liturgico, il singolo sperimenta vitalmente la comunit ecclesiastica5. unindicazione decisiva per il musicista al servizio della liturgia che deve essere guidato da una coscienza viva delloblativit propria della dimensione ecclesiale. Senza rinunciare alle sue competenze musicali, che anzi sono necessarissime, il musicista deve anzitutto riuscire a fare il sacrificio di se stesso, del proprio ego o del gusto in voga nel suo tempo. una rinunzia non facile poich si tratta di mettere da parte il proprio egotismo per lasciarsi invece guidare da quei pensieri e da quelle vie

5. Guardini, una mistagogia per la musica Nella liturgia [il credente] scorge che non sta di fronte a Dio come individualit a s stante, bens come membro
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che la liturgia gli propone. Deve pregare con gli altri, musicalmente, anzich camminare per i fatti propri. Deve andare oltre i suoi scopi personali per accogliere le finalit formative della grande comunit liturgica umana6. Con i tempi che corrono, tempi di un individualismo esasperato, tutto questo davvero unutopia, ma lutopia del Vangelo che per essere vissuta richiede lumilt e lamore: un permanente uscire da s per gli altri, un amore grande che sia pronto a partecipare alla vita altrui, a farla propria7. Quello che impossibile agli uomini possibile a Dio. Siamo ben lontani dallo spontaneismo, anche musicale, a cui molti si abbandonano con il pretesto o lillusione della creativit che spesso altro non , lo ripetiamo, che lo spirito volgare del nostro tempo. Al contrario, se la liturgia un banchetto di nozze, allora ogni singolo invitato ed anche il musicista deve avere labito festivo ossia lanima capace di accogliere la gioia della festa di Dio per diffonderla intorno a s. Tutto questo chiama in causa la bellezza artistica che deve avere la musica per la liturgia. Ci non scontato in una societ come la nostra ove anche la bellezza artistica viene maciullata dalla superficialit a cui induce il pragmatismo e lutilitarismo. Scrive, infatti, Guardini per dire la bellezza come gratuit e dono: Fare un gioco dinnanzi a Dio, non creare, ma essere unopera darte, questo costituisce il nucleo pi intimo della liturgia. Di qui la sublime combinazione di profonda seriet e di letizia divina che in essa percepiamo. E solo chi sa prendere sul serio larte e il gioco pu comprendere perch con tanta severit ed accuratezza la liturgia stabilisca in una moltitudine di prescrizioni come debbano essere le parole, i movimenti, i colori, le vesti,
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gli oggetti di culto8. Il musicista deve saper far tesoro di questa riflessione di Guardini se vuole cercare una musica che sappia celebrare la gioia e la bellezza di trovarsi alla presenza di Dio! Il musicista deve, insomma, avere unanima quando scrive musica. sulla qualit di questanima che si gioca tutto: Lanima scrive ancora Guardini deve apprendere [] a non essere troppo sensibile ai motivi utilitari, troppo prudente, troppo adulta, bens deve sapere anche vivere semplicemente [], deve imparare ad essere prodiga di tempo per Dio; deve trovare parole e pensieri e gesti per il santo gioco, senza domandarsi ad ogni momento: a che scopo e perch?

[] Deve apprendere a fare in libert, bellezza, santa letizia dinanzi a Dio il gioco da lui regolato della liturgia. Da ultimo anche la vita eterna non sar che il compimento di questo gioco9. un chiaro invito, se si vuole coltivare unanima veramente musicale, a rifuggire dal dilettantismo e dal suo movimento opposto, il conservatorismo. Lanima, in altre parole, deve essere afferrata dai simboli, ossia capace di interpretare quella realt ineffabile che soltanto Dio sa comunicare. Cos, il musicista per la liturgia, lasciandosi educare da essa, deve coltivare quella specifica spiritualit che proprio la liturgia in grado di dire al nostro cuore: luomo, consapevolmente o meno, cerca lepifania, lapparire luminoso della realt sacra nellazione liturgica, lapparire sonoro delleterna Parola nel discorso e nel canto e la presenza dello Spirito nella corporeit delle cose tangibili10. Guardini conosce e rispetta il valore della sensibilit, anche nella spiritualit cristiana, ma essa tuttaltro che uno sterile estetismo o unambigua emotivit perch aggiunge la liturgia un mondo di vicende misteriose e sante divenute figura sensibile: ha perci carattere soprannaturale11. un luogo di una grande esperienza spirituale, ben sottolineato dal carattere di incontro nuziale che deve animare la liturgia. Il canto regola di vita , come voleva santAmbrogio. Anche il musicista deve partire sempre dalla vita e, nel nostro caso, dalla vita spirituale che comunica la liturgia. E qui torniamo a un discorso prettamente musicale.

6. Il potere ambiguo della musica Nel mondo culturale e sociale in cui viviamo anche la musica in larga parte
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dominata dai maestri della persuasione occulta che sono la pubblicit e le istituzioni che fanno audience. Non c da meravigliarsi, perci, che tante storie mettono in guardia contro il potere della musica di insinuarsi inavvertitamente nella nostra mente e di sostituirvi i suoi voleri ai nostri. Pensiamo al pifferaio di Hamelin che, suonando, adescava i bambini strappandoli alle loro case per non farli mai pi tornare. Pensiamo alle storie delle Sirene, nellantica Grecia e un po dovunque, il cui canto ammaliava i marinai attirandoli negli scogli dove trovavano la morte. Pensiamo, ancora, alla voce musicale di Saruman, nel Signore degli anelli di Tolkien, perfetto modello del demagogo dalla voce insinuante, i cui discorsi intrappolano gli ascoltatori anche quando tentano di respingere ci che ha da dire12. Come T.W. Adorno aveva ben compreso, la musica ha dei poteri unici in quanto pu funzionare come ideologia. Dobbiamo capire il suo funzionamento, il suo fascino sia per proteggercene sia per utilizzarla ai fini della liturgia. E per farlo dobbiamo non solo saperla ascoltare, ma anche leggere : non nel senso letterale, quello della notazione musicale, bens del suo significato e come parte integrante della cultura, della societ, di tutti noi. La musica, come bene avevano capito i romantici, anche cultura e come tale deve essere sottoposta ad analisi e approfondimenti. Tanto pi quando si tratta di musica per la liturgia. Franois Cassingena-Trvedy ha scritto un pregevolissimo saggio dal titolo La bellezza della liturgia che ogni musicista dovrebbe meditare attentamente per liberarsi del proprio egotismo estetico sempre in agguato nel suo spirito attratto proprio dal fascino della musica. Cos egli scrive: Nella valutazione di una

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bella liturgia possono intervenire diversi criteri che dipendono dalla sfera emotiva, istintiva, da considerazioni di parte, da impulsi egocentrici, sensuali: li definirei i criteri dei consumatori. Si contenti quando si fa rumore, si parla molto, si canta molto, o si vedono un sacco di panni o di merletti. Gusti e colori in ultima analisi confluiscono tutti nella stessa vacuit, nella stessa alterazione, nello stesso equivoco []. Siamo agli antipodi di Cristo e dellEvangelo. Mai come ora questa tentazione stata cos forte13. Per evitare questa trappola dellegotismo anche musicale, ci occorre une ste t ica della liturgia che pu essere elaborata solo a partire da una teologia della liturgia. Il musicista non pu esimersi da questa teologia. Cos, per unanalisi della bellezza liturgica, bisogna prima di tutto cercare di comprendere in profondit, per quanto possibile a noi esseri umani, la natura della liturgia. Cara e indimenticabile mistagogia di Romano Guardini!

7. Conclusione. Perch una nuova Rivista? Il nostro percorso stato lungo, ma non vorremmo che esso generasse un equivoco e cio quello di presentare un pi o meno brillante saggio sul rapporto musica-liturgia. Non questo il nostro intento. Lintento piuttosto quello di favorire unadeguata recezione della rivista che presentiamo: Il canto regola di vita. A chi ci rivolgiamo? Principalmente alle persone che operano al livello della musica liturgica, ma anche a tutte le persone, i semplici cristiani, che hanno a cuore il futuro della liturgia in un tempo che, paradossalmente, ricorda quel momento critico del celebre moIl canto regola di vita, maggio 2011 n. 0

vimento liturgico giunto a una svolta in piena seconda guerra mondiale. Fu proprio Romano Guardini che individu quella svolta. Con chiaroveggenza profetica egli colse gli aspetti positivi e al contempo i rischi cui il movimento stava andando incontro. Ci riferiamo alla Lettera che Guardini scrisse su sollecitazione del vescovo di Magonza. Era il 1940, ma sembra, sotto certi aspetti, il nostro presente dove il liturgismo, il praticismo e il dilettantismo liturgico si sposano, stranamente, con il conservatorismo che, preoccupandosi eccessivamente di salvare lo specifico della liturgia, ne trascurava e ne trascura la dimensione storica e soprattutto dinamica nel senso spirituale del termine. In questa drammatica confusione necessario, allora, ritrovare e diffondere una cultura adatta al discorso liturgico e musicale che trovi, nellespressione di Ambrogio, il suo fulcro ispiratore: il canto sempre una regola di vita. Il che vuol dire anche che dobbiamo fare cultura e diffondere cultura come fonte di ispirazione alla quale attingere quel nutrimento necessario al nostro rapporto musica-liturgia.
Note
1 Cfr. N. Cook, Musica. Una breve introduzione, EDT, Torino 2005, p. IX. 2 A.M. Cnopi, Silenzio. Esperienza mistica della presenza di Dio, EDB, Bologna 2008, p. 48. 3 Ivi. 4 Ivi, p. 63. 5 R. Guardini, Lo spirito della liturgia. I santi segni, Mor cel lia na, Brescia 1980, pp. 40-41. 6 Ivi, p. 42. 7 Ivi, p. 45. 8 Ivi, p. 86. 9 Ivi, pp. 88-89. 10 Cfr. R. Guardini, La funzione della sensibilit nella conoscenza religiosa, in Scritti filosofici, Fabbri, Milano 1964, II, p. 166. 11 R. Guardini, Lo spirito della liturgia. I santi segni, cit., p. 123. 12 Cfr. N. Cook, Musica. Una breve introduzione, cit., pp. 157158. 13 F. Cassingena-Trvedy, La bellezza della liturgia, Edizioni Qiqajon, Comunit di Bose. Magnano (BI) 2003, pp. 9-10.

I portico

Il canto

Diego Cannizzaro Il linguaggio della musica Giuseppe Liberto Il canto del cuore

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I portico. Il canto

Il linguaggio della musica


Vi un forte parallelismo tra discorso linguistico e discorso musicale. Ciascuna modalit ha una sua ragion dessere, una sua dignit, una sua esatta collocazione e una sua peculiare attuazione: lazione liturgica uno dei momenti privilegiati per esplicare le possibilit semantiche musicali grazie al contesto generale e alla predisposizione allascolto consapevole.
1. Alla scoperta dei codici del linguaggio I ricordi scolastici dellinfanzia, a volte, restano fissati nelle nostre menti in maniera indelebile: tra essi posso annoverare la prima spiegazione data dalla mia maestra circa la strutturazione di un breve componimento scritto. La griglia mentale che mi forn serv per molti anni finch non imparai a padroneggiare altre maniere di strutturare, sia per comporre un testo che per interpretarne uno scritto da altri. Un altro indelebile ricordo di giovent si riferisce, invece, a una lezione dedicata dalla mia insegnante di pianoforte alla resa pianistica della materia sonora presente nello spartito con insistita attenzione al cosiddetto senso della
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3) loggetto materiale, la traccia sulla carta dellopera letteraria o musicale senza la quale lopera non esisterebbe: va aggiunto, tuttavia, che lopera esiste pienamente solo quando viene eseguita o percepita.

genza dellartista e nella memoria del fruitore4.

3. Alle origini della musica Tante problematiche che viviamo oggi circa il significato, le modalit esecutive ed espressive, la stessa presunta utilit o, pi frequentemente, linutilit di fondo della musica derivano probabilmente da un atteggiamento distratto nei confronti della sua storia. La musica nel popolo ebraico era intimamente legata alla liturgia: conosciamo regolamenti e quantit dei musici che dovevano eseguirla nel Tempio di Gerusalemme; la cura e lordine rigoroso nellimpiego di formule sono indicativi dellimportanza accordata al fenomeno musicale e i riferimenti musicali nei salmi sono tanto conosciuti quanto immediati. A fugare il pensiero che nellantichit la musica servisse soltanto a migliorare lefficacia della trasmissione della parola interviene lo studio della musica greca: la modalit di notazione affidata a lettere di alfabeto arcaico, in parte attico e in parte fenicio e il ricorso a un sistema metrico quantitativo per misurare il ritmo, legano indissolubilmente poesia e musica, ma questultima ci appare come la manifestazione pi compiuta, decisamente pi che il semplice testo poetico. Consapevoli che la musica potesse incidere profondamente sullanimo umano, i greci elaborarono una teoria delleducazione che affidava alla musica un ruolo simile a quello che la ginnastica aveva nellattivit fisica: la musica come ginnastica della mente e, conseguentemente, fondamentale nella formazione della persona5. Sar bene non

Diego Cannizzaro

frase da esplicare bene sia allinterno di essa che nel rapporto che questa instaura con le altre componenti armonia, ritmo, struttura formale che concorrono allarticolazione delledificio sonoro di un brano; anche in questo caso la lezione giovanile apr successivi sviluppi sia nella composizione musicale che nellinterpretazione della musica scritta da altri. Lintero periodo della mia formazione si svilupp nella piena consapevolezza che il linguaggio letterario e il linguaggio musicale avessero dei codici che possono talora anche convergere, altre volte divergere decisamente, ma che in ogni caso sono funzionali a una comunicazione.

2. Che cos una forma simbolica Jean-Jacques Nattiez, nel suo ben noto Discorso musicale1, inizia il suo percorso di analisi semiologica della musica con il modello elaborato da Jean Molino2. Tutte le forme dellespressione umana possono essere definite forme simboliche nella misura in cui vi si possono riconoscere tre dimensioni: 1) il processo poietico grazie al quale esiste unopera che prima non esisteva; 2) il processo estesico, linsieme delle strategie messe in atto dalla percezione del prodotto dellattivit poietica;

A ben pensarci, lo schema classico del codice comune tra emittente e destinatario stato smentito nella storia della musica: quante volte la percezione di unopera musicale non stata corrispondente alle strategie di composizione? Quante volte si detto o scritto che il compositore stava col pensiero molti anni avanti i suoi contemporanei? Perch il linguaggio musicale si prestato pi di altri alla separazione del processo poietico dal processo estesico? Non c dubbio che la musica abbia i suoi parametri bench le variabili del fenomeno musicale siano infinite e bench ogni analisi e ogni teoria operino una selezione nellinfinit delle sue componenti. Nattiez fonda il suo studio sul presupposto che il discorso musicale sia articolato in suono (nel suo rapporto con lalter ego rumore), scala, armonia, melodia, ritmo; anche la tonalit un elemento fondante del discorso a condizione che non venga inteso solo nei termini di stile tonale. Chiamiamo oggetto musicale ogni oggetto sonoro integrato in una costruzione sonora voluta dalluomo ed musica ogni fenomeno che un individuo, un gruppo o una cultura accettano di considerare come tale3. Ma se loggetto artistico una composizione musicale, il primo e pi immediato problema riguarda proprio la legittimit delluso del termine oggetto: lopera musicale esiste concretamente soltanto mentre risuona, e solo idealmente nellimmaginazione, intuizione, intelli15
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I portico. Il canto

I portico. Il canto

indulgere nel paragone con gli attuali criteri pedagogici!

4. Il periodo medievale La cultura medievale aveva inserito la musica fra le artes liberales del quadrivium insieme con laritmetica, la geometria e lastronomia; per musica, i trattatisti medievali intendevano la speculazione filosofica legata al concetto di numerus, mentre per la musica pratica si usava il termine generico di cantus. Si creava cos una distinzione tra musica instrumentalis (prodotta da tutto ci che per luomo strumentale), musica humana (che la musica del microcosmo, lanima umana), musica mundana (la musica dei mondi celesti, del macrocosmo): la frattura tra musica speculativa e pratica definitivamente compiuta. Lo studio teorico della musica parte integrante degli studi al pari della teologia, della medicina, del diritto e i migliori teorici musicali medievali erano teologi, grammatici, giuristi, cronisti che solo incidentalmente si occupavano di musica, in ossequio al sapere enciclopedico, caratteristico del Medioevo: autorevole eccezione fu Guido dArezzo. Let medievale il momento storico in cui viene messo a punto il sistema della notazione da cui deriva il nostro pentagramma e le figure musicali a noi familiari. La musica prodotta dai giullari esce presto dalle sfere della cultura, il menestrello di corte sale di ordine sociale, ma il centro propulsivo di tutta la musica europea costituito dalle scholae ecclesiastiche. La tecnica compositiva medievale, con il progressivo aumento delle risorse polifoniche, propone, tuttavia, un linguaggio musicale nel quale il suono supera la parola: ledificio musicale
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polifonico considera il suono in s non curandosi del rapporto che pu crearsi con la parola. Nel Rinascimento, invece, il musicista si preoccupa di esaltare la parola attraverso la musica, la riveste di significati simbolici, trasforma la musica in una specie di arte della metafora con la quale rappresentare sentimenti e pensieri. Il rapporto tra musica e parola , tuttavia, rovesciato rispetto ai greci: nel Rinascimento la parola orienta il significato che viene rivestito ed enfatizzato dalla musica. In diversi trattati i toni gregoriani vengono descritti in base alla loro funzione espressiva: il primo tono grave e dilettevole, il secondo tono malinconico, il terzo induce alla commozione e al pianto, il quarto lamentevole e doloroso, il quinto gioioso e dilettevole, il sesto grave e devoto, il settimo allegro e soave, lottavo, infine, rende lArmonia vaga, e dilettevole6. Non difficile rintracciare in tutto ci, mutatis mutandis, lantica teoria greca dellethos. La musica, secondo Zarlino7, ha capacit espressive autonome, ma deboli, dal momento che pu generare nellascoltatore un vago stato danimo e lo prepara ad accogliere la determinatezza del significato del testo verbale.

5. Lepoca moderna La scuola organistica tedesca del XVII secolo, che culminer nella suprema arte di Johann Sebastian Bach, elabor un linguaggio musicale fondato su cellule melodiche e ritmiche a cui si attribuivano significati assai precisi: tali formule, per, vanno intese nella loro relativit storica e funzionale e, pertanto, difficilmente si prestano a uninterpretazione univoca. I compositori tedeschi strutturano le loro fantasie sopra i

corali in sezioni che tanto ricordano la struttura dellorazione cos come la conosciamo da Quintiliano con exordium, narratio, argumentatio, confirmatio, refutatio e peroratio, lungo il filo conduttore della melodia del corale il cui significato , per, determinato dal testo del corale stesso. E costoro danno proprio limpressione che, con le opere, vogliano, per dirla con Quintiliano, docere et probare, delectare et movere. Durante il romanticismo, la musica assurge al ruolo di linguaggio simbolico-analogico con la capacit di alludere indeterminatamente alle passioni e ai sentimenti, connotato che la lega alla nostra interiorit. Tale privilegio , per, riservato agli eletti che riescono a perfezionare tale intuizione staccandosi dalla gente comune: ancora oggi alcuni musicisti sono visti con questaura di superiorit intangibile e, per costoro, lo studio musicale viene inteso come un percorso iniziatico quasi magico. Non si discute la possibilit che il compositore possa elevarsi parecchio sul comune sentire, ma come affermare che poich il letterato ha una visione delle cose straordinariamente alta, allora solo pochi eletti devono cimentarsi nella scrittura e i bambini a scuola devono iniziare a comporre i loro piccoli pensieri solo se gi orientati a diventare, da grandi, poeti! Da tale elevazione romantica, sicuramente ispirata da nobili principi, si successivamente originato il concetto che la musica colta un lusso per pochi iniziati e per la gente comune ci vuole soltanto musica di intrattenimento. Peccato che una musichetta facilmente orecchiabile, composta in maniera scontata, crea nella mente educata allascolto analitico la stessa emozione suscitata dalla lettura di uno scontrino fiscale; una musica male eseguita, inoltre, pa17
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ragonabile a un discorso vistosamente sgrammaticato.

6. Verso una visione critica della musica Nella seconda met del XIX secolo, Eduard Hanslick8 si impegn a cercare un metodo scientifico per arrivare alla conoscenza e valutazione oggettiva della musica criticando la visione romantica del privilegio del momento estesico; il fatto che la musica non articola parole non deve determinare lequivoco di attribuirle solo sentimenti considerati, per, lantitesi della determinatezza concettuale, piuttosto la musica pu

I portico. Il canto

imitare con le forme sonore il movimento del processo psichico che ben altra cosa: linteriorit umana. Circa settantanni fa, Susanne Langer9 ci avvertiva che c stata parecchia confusione nella lettura del linguaggio La musica ci data per porre ordine nelle cose.
I. Stravinskij

generale e alla predisposizione allascolto consapevole a condizione, per, che lemittente sia padrone del linguaggio musicale e il ricevente sia disposto a dedicare attenzione a tale discorso. Ma quante volte ci accade?
Note
1 Cfr. J.-J. Nattiez, Il discorso musicale, Einaudi, Torino 1977, pp. 4-5. 2 J. Molino, Fait musical et smiologie de le musique, in Musique en Jeu, n. 17, 1975, pp. 37-62. 3 Cfr. J.-J. Nattiez, op. cit., p. 17. 4 Cfr. A. Collisani, Musica e simboli, Sellerio Editore, Palermo 1988, p. 17. 5 Platone, La Repubblica, II 376e, in A. Collisani, op. cit., p. 44. 6 G. Diruta, Transilvano, Giacomo Vincenti, Venezia 1593 (ed. anastatica, A. Forni, Bologna 1997), seconda parte. 7 Cfr. G. Zarlino, Le istituzioni armoniche, Francesco de Franceschi, Venezia 1561 (ed. anastatica, A. Forni, Bologna, 1999). 8 Cfr. E. Hanslick, Vom Musikalish-Schoenen, Leipzig 1854. 9 Cfr. S. Langer, Philosophy in a New Key, Mentor Books, New York 1942.

Il canto del cuore


Giuseppe Liberto
insieme. Larmonia della concordia musicale unisce coloro che cantano in quel cerchio luminosissimo che espressione estetica, a-temporale e trasfigurata della fraternit cosmica. Tutto ci dovrebbe essere visibilit vissuta di sinergia tra cuore-concordia e musica-armonia. Concordia-armonia amore e arte musicale che ascende dal cuore alla ragione e dalla ragione alle sfere dellinfinita bellezza, per ridiscendere amore trasfigurato-trasfigurante per gli uomini che generano il musicale. Da qui nasce, cresce e si sviluppa quella sorta di concordia artistica che avvolge bellezza increata e creatura che crea bellezza in uno splendido cerchio damore. Il miracolo della concordia musicale consiste, infatti, nellaccordare armoniosamente uomini dogni razza, lingua e cultura in una Pentecoste damore universale.

musicale con le emozioni, considerate ora effetto, ora causa, ora contenuto della musica. La musica elabora forme che il linguaggio verbale non pu esporre, possiede tutte le caratteristiche di un sistema di simboli, eccezion fatta per significato convenzionale, fissato e determinato. Il problema dellintraducibilit dei simboli musicali non si risolve negando la presenza del concetto, ma affermandone la peculiarit; credo che tale prerogativa possa essere estremamente preziosa durante le liturgie a condizione che accettiamo che la musica possa avere una funzione omiletica. Vi un forte parallelismo tra discorso linguistico e discorso musicale. Il primo pu esplicarsi con una struttura rigorosamente scritta, pu svolgersi con una certa libert vincolata da una scaletta oppure pu essere totalmente improvvisato, a braccio; analogamente, il discorso musicale pu essere interamente composto, pu essere improvvisato su una melodia gi esistente o pu essere interamente improvvisato. Ciascuna modalit ha una sua ragion dessere, una sua dignit, una sua esatta collocazione e una sua peculiare attuazione: lazione liturgica uno dei momenti privilegiati per esplicare le possibilit semantiche musicali grazie al contesto
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La musica ci che unifica, la musica armonia in comunione, cantare proprio di chi ama. Queste tre realt si realizzano magnificamente nella celebrazione liturgica: in essa, infatti, parola e gesti, ascolto e visione, profumo e sapore, ritmi e melodie, sono realt teandriche, cio eventi che armonizzano in concordia divinit e umanit: divinizzazione dellumano e umanizzazione del divino.

1. Canto come concordia La musica dice il saggio cinese Seu-ma Tsen ci che unifica e Igor Strawinskij, quasi in contrappunto, afferma che la musica armonia in comunione. E per santAgostino cantare amantis est. Da queste tre affermazioni possiamo dedurre che musica e canto hanno in s quel valore e vigore coesivo che li rende strumenti di concordia. La concordia, infatti, musicale per natura; armonia di cuore, sentimenti, progetti: musica e canto scaturiscono dalla simbiosi dei cuori. Nel far musica insieme, lio personale viene trasformato nel noi della coralit vivente che appunto concordia del far musica
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2. Tra unisono e polifonia Larte della coralit possiede questo valore sacramentale perch realizza quella sorta di carit musicale che celebra lessere-insieme delle diversit. perci unisono e polifonia allo stesso tempo: polifonia corale come espressione delle diversit nellunit: pur essendo molti siamo un corpo solo ( 1Cor 10,17);

I portico. Il canto

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unisono corale come espressione dellunit nelle diversit: un solo pane, un solo corpo (ivi). Questarte anche, allo stesso tempo, concordanza e discordanza che vivono tra loro in simbiosi di diastole e sistole per larmonia sinfonica dellorganismo umano: concordanza come fusione di pi suoni in unit armonica; discordanza come frantumazione di quellarmonia che elemento di svariate possibilit armoniche nella tensione volta alla risoluzione. Dal felice connubio tra unisono e polifonia, tra concordanza e discordanza, fiorita una delle pi affascinanti avventure delluomo: corpo e spirito, visibile e invisibile, suono e silenzio, tempo ed eternit, trascendenza e incarnazione. Raffinata arte teandrica che, immersa nella bellezza divina, diventa epifania della stessa bellezza. Solo cos canto e musica avranno allinterno del tessuto ecclesiale valore profetico.

Il profeta Osea, ricordando sua moglie Gomer dopo il periodo nero di tradimento, la rivede nella voglia gioiosa di cantare: lattirer a me, la condurr nel deserto e parler al suo cuore l canter come nei giorni della giovinezza (Os 2,16.17). questo il canto ritrovato dopo il pellegrinare nel deserto dello spirito: davvero, se hai ritrovato te stesso, hai ritrovato il canto della vita.

4. Il canto della preghiera liturgica La musica ci che unifica, la musica armonia in comunione, cantare proprio di chi ama. Queste tre realt si

3. Musica e profezia In 1Cr 25,1-8, il termine utilizzato per indicare lesecuzione musicale lo stesso che definisce lazione profetica (nb). I cantori sono, dunque, una sorta di profeti, la composizione musicale una vera e propria ispirazione profetica. Il profeta Eliseo, infatti, per comunicare la Parola ispirata da Dio, aveva bisogno di musica: cercatemi un suonatore di cetra (2Re 3,15); e, mentre il suonatore arpeggiava cantando, la mano del Signore era sopra Eliseo che proclamava la parola del Signore.
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realizzano magnificamente nella celebrazione liturgica: in essa, infatti, parola e gesti, ascolto e visione, profumo e sapore, ritmi e melodie, sono realt teandriche, cio eventi che armonizzano in concordia divinit e umanit: divinizzazione dellumano e umanizzazione del divino. La celebrazione liturgica il tempo-spazio, lalveo sorgente-culmine di Dio con gli uomini e degli uomini con Dio nellunit nuziale dellIncarnazione del Verbo di Dio. Il canto della preghiera liturgica diventa cos il canto dei due innamorati che formano un cuor solo e unanima sola, esperienza viva e misteriosa dellincontro cuore a cuore con Dio: la Chiesa sposa canta per Cristo, con Cristo e in Cristo Sposo. Cos, nel canto liturgico la bellezza musicale non sar data dalleffetto di unarte solo umana che si compiace di s e perci si autocelebra. Il canto liturgico icona del mistero celebrato e perci riflesso della gloria divina che si rivela. Il musicista, allora, prima percepisce il mistero e poi lo esprime artisticamente in suono e canto. Via estetica e via poietica si armonizzano a vicenda in una sorta di concordia artisticospirituale. Cuore a cuore con Dio! Dio si manifesta e lartista lo mostra. Dio canta il suo Verbo e lo dona, lartista incarna il Verbo e lo canta.

5. Il canto dellagape San Paolo fa sgorgare il canto spirituale da quel cuore dove si incarna abbondantemente la parola di Dio: La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e am-

monitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali (Col 3,16). Mistero e bellezza sono cos in piena comunione se si realizzano in concordia teandrica attraverso lazione pentecostale dello Spirito. Anche santIgnazio dAntiochia ci lascia due testimonianze dense di significato teologico. La prima nella Lettera agli Efesini : perci in vostra concordia e in ununisona agape Ges Cristo cantato. E divenite ad uno ad uno coro, cos che essendo unisoni in concordia, prendendo in unit la modulazione di Dio, cantiate in una sola voce per Ges Cristo al Padre (4,1). Ed da notare che il verbo adeti qui utilizzato contiene in s il duplice senso di Cristo che canta nella Chiesa e di Cristo che viene cantato nella forma dialogica del culto ecclesiale. Nella Lettera ai Romani , inoltre, il vescovo e martire Ignazio invoca: Non procuratemi di pi che essere immolato a Dio, sino a quando pronto laltare, per cantare uniti in coro nella carit al Padre in Ges Cristo (2,2). Come ha ricordato papa Benedetto XVI nellomelia per i funerali del card. Tomas Spidlik, a partire dalla radice biblica, il simbolo del cuore rappresenta nella spiritualit orientale la sede della preghiera, dellincontro tra luomo e Dio, ma anche con gli altri uomini e con il cosmo (20 aprile 2010). questa concordia tra Dio e luomo, luomo e i suoi fratelli, luomo e il cosmo, che si manifesta e si realizza attraverso larte musicale: solo chi ama ex toto corde pu dunque cantare il vero canto del cuore.

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Exaudi me

per organo

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II portico

La regola

Tutto sar conquistato senza chiasso e divinizzato in silenzio il domani dipende dal silenzio
Soeren Kierkegaard (Enten Eller I)

Domenico Messina Lascia la tua arpa riempire tutto Leo Di Simone I linguaggi della regola
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II portico. La regola

Lascia la tua arpa riempire tutto


Come impostare un iter di formazione alla partecipazione, nella quale, indubbiamente, il canto e la musica rivestono un ruolo determinante? Una proposta che si svolge lungo le quattro corde della genuina esperienza liturgico-ministeriale: la partecipazione attiva, fruttuosa e consapevole alla Liturgia; la Vita secondo lo Spirito Santo; il Verbo e lArmonia; il canto e la musica per la liturgia.

2. La partecipazione liturgica Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella costituzione sulla Liturgia Sacrosanctum Concilium al numero 10 cos si esprime: Nondimeno la liturgia il culmine verso cui tende lazione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. Il lavoro apostolico, infatti, ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore. A sua volta, la liturgia spinge i fedeli, nutriti dei sacramenti pasquali, a vivere in perfetta unione; prega affinch esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede; la rinnovazione poi dellalleanza di Dio con gli uomini nelleucaristia introduce i fedeli nella pressante carit di Cristo e li infiamma con essa. Dalla liturgia, dunque, e particolarmente dalleucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attivit della Chiesa. Il testo nella sua profondit ci richiama a una verit necessaria alla quale dobbiamo spesso riandare perch le nostre liturgie non diventino ipocrite o altre dalla loro genuina natura: la partecipazione ai misteri di Cristo celebrati. Come gi ricordato da Sacrosanctum Concilium nei numeri 6-9, la liturgia celebrazione dellopera salvifica del Padre realizzata in Cristo attraverso il dono dello Spirito nella Chiesa. La liturgia la celebrazione di Cristo, dei suoi misteri, del suo Mistero pasquale che si dispiega nella vita della comunit e dei
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Domenico Messina

1. Introduzione Lascia la tua arpa riempire tutto. Con questa espressione orante di Efrem, diacono della Chiesa siriaca, introduco litinerario che ci condurr dalla realt della formazione allesperienza della partecipazione liturgica dove il canto e la musica rivestono un posto determinante. Queste, infatti, costitui scono lespressione della presenza di Cristo che riempie ogni cosa. Canto e musica nella celebrazione sono manifestazione della Chiesa, Corpo e Sposa di Cristo, che si lascia riempire dal suo Signore. Per la sua vicenda biografica e il suo peculiare ministero ecclesiale, Efrem, nellorizzonte entro cui sintende col26
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locare il presente contributo, diventa esemplare. Infatti, il santo diacono cantore siriaco uomo credente abitato dalla Parola; ministro che attraverso il canto fa risuonare la Parola nella comunit radunata per la celebrazione; orante la cui preghiera la Parola rivestita con la melodia della Spirito. Tali caratteristiche esemplari sono necessarie e insostituibili per apprendere la grammatica e la sintassi liturgica utilizzata da Dio per comunicarsi a noi e da noi per rispondere e accogliere lui e la sua comunicazione. In questo giro dorizzonte, il mio contributo sar come unideale composizione musicale che cercher di scrivere, leggere ed eseguire in modo ecclesialmente corretto quanto la genuina tradizione della Chiesa ha udito dallo Spirito perch risuoni la melodia nuova delluomo nuovo nella nuova comunit credente. Il rigo musicale sul quale siscrive la melodia ministeriale del canto e della musica liturgica un vero e proprio tetragramma le cui linee sono costituite dalla partecipazione attiva, fruttuosa e consapevole alla Liturgia; dalla Vita secondo lo Spirito Santo; dal Verbo e lArmonia; dal canto e la musica per la Liturgia. Nellintraprendere questo iter tentiamo immediatamente di conoscere le caratteristiche costitutive che, secondo la similitudine adoperata, corrispondono al tetragramma musicale.

singoli credenti attraversi i suoi sacramenti, come indicato da santAmbrogio: Tu ti sei mostrato a me faccia a faccia, o Cristo: io ti trovo nei tuoi sacramenti (Apologia del profeta Davide, 12,58). Per tale motivo, la costituzione conciliare sulla Liturgia sovente parla della partecipazione liturgica dei fedeli ed esorta caldamente i pastori della Chiesa a formare i fedeli alla comprensione di questo verit. Sacrosanctum Concilium 14, cos come altri numeri della costituzione liturgica parlano ripetutamente della partecipazione liturgica qualificata come attiva, fruttuosa e consapevole. Ma cosa significa tutto questo? La partecipazione, partem accipere, anzitutto la coscienza di essere parte del popolo sacerdotale, corpo del Cristo, sommo ed eterno sacerdote. la coscienza di essere parte del Corpo di Cristo che si offre al Padre nello Spirito. Da questa scaturisce la retta comprensione della partecipazione quale modalit con cui si prende parte al mistero celebrato, allazione liturgica. Modalit celebrativa che si esprime mediante segni sensibili. Questa partecipazione allora si realizza con lesercizio e il coinvolgimento della corporeit, dei sensi, dellumanit, la stessa che Cristo ha assunto e redento e attraverso la quale egli stesso si comunicato a noi e ci ha resi partecipi della sua salvezza. Dunque, al mistero celebrato si partecipa ascoltando, vedendo, toccando, gustando e odorando il Verbo della Vita e la sua concreta presenza, poich la vita si fatta visibile in Cristo (cfr. 1Gv 1,1-4).

3. La Vita secondo lo Spirito Santo Da quanto espresso sin qui, naturale affermare allora che la nostra vita

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secondo lo Spirito ha il suo inizio, arch, nella liturgia, culmine e fonte della vita della Chiesa e dunque di ogni credente. Durante lazione liturgica noi riceviamo il dono inestimabile della carit divina che ci rende figli del Padre, partecipi della natura divina (2Pt 1,4). La vita secondo lo Spirito si nutre e cresce grazie alla virtus sacramentale che comunica a noi lo Spirito e ce ne fa gustare la dolcezza, ce ne fa vedere la bellezza, ce ne fa ascoltare la novit, ce ne fa toccare la concretezza, ce ne fa odorare la soavit. Nellevento sacramentale noi veniamo formati e cresciamo come popolo di Dio, assemblea da lui radunata, diventiamo cantori della sua gloria, ci nutriamo alla sua mensa divenendo partecipi del suo corpo e del suo sangue, ovvero, partecipiamo al mistero pasquale facendolo operare in noi, quale principio e compimento della vita divina in noi. La vita secondo lo Spirito si compie attraverso la partecipazione liturgica che ci conduce alla piena conformazione a Cristo, che avr il suo culmine nella liturgia celeste. Grazie alla liturgia, noi siamo introdotti nella pressante carit di Cristo che si comunica a noi, ci santifica e ci permette di glorificare Dio in noi. In tal modo, lazione dello Spirito che ci dona la forma di Cristo ci conduce per la stessa azione a fare esperienza di essere parte di lui.

ne, si amplifica nella creazione intera che, seppure ancora continua a gemere e soffrire nelle doglie del parto (cfr. Rm 8,22), tuttavia vive nel tempo della speranza, il tempo nuovo della salvezza rea lizzata da Cristo nello Spirito che fiorisce nella Chiesa. Il Padre pronuncia il suo Verbo nellArmonia: Questi il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto (cfr. Mt 3,17 e paralleli). Dal Giordano al Tabor, la compiacenza divina rivelata del Padre diventa invito appassionato alla sequela: Questi il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo! (Mt 17,7). Il Verbo, proferito dal Padre, si fa carne della nostra carne (cfr. Gv 1,14),

4. Il Verbo e lArmonia: canto e musica per la Liturgia Il nuovo culto inaugurato da Cristo, il culto in Spiritu et Veritate (cfr. Gv 4,2324), espressione del dialogo tra Dio e luomo, tra il Signore e il suo popolo, il nuovo Israele, la Chiesa. Leterno dialogo amorevole tra il Padre e il Figlio nel noi dello Spirito con lIncarnazio28
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nella pienezza di quel tempo (cfr. Gal 4,4) che, ritmato dallarmonia dello Spirito, diventa tempo del canto nuovo dei redenti. Luomo creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26-27) riascolta e rivede il suo Signore che ritorna a passeggiare con lui (cfr. Gen 3,8) per le strade del suo spazio, nel suo tempo. Ges, sommo ed eterno Sacerdote, con lIncarnazione introduce nel tempo il canto di lode che risuona eternamente nelle sedi celesti (Paolo VI, Laudis canticum, 1 novembre 1970). Cosicch nel nuovo culto il canto diventa accoglienza e custodia del Verbo che fa fiorire sulle labbra del credente e dellorante la nuova Melodia, il canto nello Spirito Armonia. Quanto aveva profetizzato Davide nel Salmo 47,9 ossia: Come avevamo udito cos abbiamo visto nella citt del nostro Dio, ora diventa realt operante. Quanto esposto sin qui ci permette di declinare le caratteristiche fondamentali del canto: Il canto relativo al Verbo e allArmonia, cio al Figlio Mediatore (1Tm 2,5) e allo Spirito Consolatore (cfr. Gv 14,15.26;15, 26;16,7). La contiguit nel codice linguistico e uditivo tra parola e musica esprime pertanto lesperienza della contiguit teologica tra il Verbo e lArmonia. Il canto espressione di coloro che ascoltano, credono e custodiscono nel cuore il Verbo di Dio (cfr. Lc 8,15). Il canto liturgico canto delle sante Scritture e come tale diviene esegesi della Rivelazione perch ci provoca la meraviglia indotta dalla Parola, al contempo ermeneutica del mistero perch ci significa larmonia della Parola infondendole unani-

ma vitale come a un corpo in attesa di vitalit. Il soggetto del canto l ekklesia, il popolo radunato nellamore del Padre e del Figlio e dello Spirito. Il Sitz im Leben del canto il contesto celebrativo, la liturgia, dove la Chiesa tra epiclesi e anamnesi fa esperienza del suo Signore, diventando partecipe della natura divina cos come afferma lapostolo Pietro nella sua seconda lettera: La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinch per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che nel mondo a causa della concupiscenza (1,3-4).

5. Conclusione Queste le linee che costituiscono il rigo musicale, il tetragramma della Melodia nuova e del Canto nuovo eseguito dagli uomini nuovi perch redenti dal Signore risorto. Tra queste linee si iscrive e si compie il necessario iter che deve condurre la comunit credente da unazione che dia forma, formazione, a unazione che sia entrare a far parte, partecipazione, di Cristo e del suo mistero. Questa tensione della formazione alla partecipazione coinvolge interamente tutta la comunit perch tutta Corpo di Cristo e perch in tutto il Corpo la forma di Dio sia la forma parteci pata agli uomini.

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I linguaggi della regola


La liturgia , per il cristiano, fondamentale regola di vita che lo lega al mistero di Cristo con vincolo nuziale. Liturgia, dunque, come laboratorio artistico di divinizzazione in cui la volont damore di Dio si dice con i linguaggi della bellezza, della verit e della bont.

Leo Di Simone

1. Sacrosanctum Concilium e la riscoperta della regola C un punto in Sacrosanctum Concilium in cui la regola celebrativa viene sintetizzata in termini di armonia: I riti splendano di nobile semplicit: siano chiari per brevit ed evitino inutili ripetizioni; siano adatti alla capacit di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni ( SC 34). Questa regola, semplice e chiara essa stessa, si inquadra nellottica dei Principi generali per la riforma e lincremento della sacra liturgia esplicitati dalla stessa Costituzione liturgica ed in particolare costituisce la premessa del discorso sulla comunicazione aprendo il paragrafo delle Norme derivanti dalla natura didattica e pastorale della liturgia, per cui si apprende che la liturgia insegna, a suo modo, ed a
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suo modo, secondo il suo stile e la sua natura misterica, peculiare forma di attivit pastorale. Ed in forza di tale attivit kerigmatica, comunicativa del mistero, che la Costituzione si preoccupa di favorire lampliamento dellorizzonte cattolico aggiungendo Norme per un adattamento allindole e alle tradizioni dei vari popoli dichiarando che la Chiesa non desidera imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformit e che anzi rispetta e favorisce le qualit e le doti danimo delle varie razze e dei vari popoli; tutto ci che costituisce il meglio del patrimonio culturale delle nazioni, tutto ci che non contrario allo spirito cristiano, la Chiesa lo prende in considerazione con benevolenza e, se possibile, lo conserva inalterato, anzi a volte lo ammette nella liturgia stessa, purch possa armonizzarsi con gli aspetti del vero e autentico spirito liturgico (SC 37).

2. Spirito della liturgia come regola sponsale Ritengo sia essenziale tener presenti questi orientamenti conciliari per imbastire qualsiasi discorso sulla regola, cio sullordo non tanto inteso come taxis formale, rubricante il rito, ma come attivit cognitiva e percettiva del Mistero di Cristo, presente, vivo e attuale

nellopera liturgica, che si fa ordo quale modello emblematico dellesperienza cristiana, secondo lo spirito liturgico menzionato dalla Costituzione stessa, perch ogni uomo sulla terra possa comprenderlo e custodirlo gelosamente come un tesoro. Di che cosa si sostanzia, dunque, lo spirito liturgico, se la liturgia , e come Sacrosanctum Concilium s impegnata a mostrare, un organismo vivente piuttosto che un sistema, una presenza parlante e agente piuttosto che una congerie di riti sacrali e incomprensibili? Non luogo per ribadire, in sede teo l ogica, limportanza dellesercizio della funzione sacerdotale di Cristo nella liturgia, e anzi lidentificazione di essa con quello stesso esercizio (cfr. SC 7); un discorso ormai teoreticamente acquisito. luogo e tempo, ormai, di sviscerarne le implicanze poietiche, quelle immediatamente inerenti la natura urgica del mistero di Cristo, del suo porre in essere tutte quelle azioni atte alla completa assimilazione del corpo della sua Sposa al suo corpo glorioso, nella fusione della comunione sponsale che la liturgia favorisce come topos salvifico di metamorfosi teandrica: il mistero del corpo glorioso di Cristo come organismo di comprensione della sua Sposa, dove il cum-prehendere significazione modalmente teleologica, trasfigurativa la capacit di comprensione umana di cui a SC 34. Cos, la natura didattica e pastorale della liturgia non pu essere altro rispetto alla natura sacerdotale di colui che la possiede nella fecondit dellatto sponsale che lo fa uno, indissolubilmente, sacramentalmente con la sua Sposa la Chiesa. Liturgia come talamo sacramentale, taxis sponsale, ordo simbolicus in cui si perfeziona la sintonia esistenziale dei due teleologicamente
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votata allintersoggettivit del divenire duo eis sarca mian (cfr. Ef 5,32), nella sublimit di una sola carne. Solo che le nozioni di didattica e di pastorale hanno assunto, nellinterlingua ecclesiale, significazione cos banalmente generalizzante e vacua da occultarne la derivazione sacramentale legata allazione liturgica di Cristo Sacerdote e Sposo; venuta a cadere la loro funzione a partire dalla fonte liturgica ed anzi, nella dimenticanza della dimensione ieratica e poietica con cui essa si plasma, gli operatori pastorali di ogni ordine e grado e i didatti improvvisati hanno cominciato ad interagire coi loro metodi estemporanei, a fin di bene e solo per ignoranza, anche

II portico. La regola

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nella liturgia stessa, trasformando lordine in disordine, la regola in un caos semiotico. Perch la didattica, nellaccezione comune, esplicazione razionale, discorso rivolto allintelligenza con metodo intellettuale e didascalico; pastorale, daltro canto, aggettivo qualificativo di ogni attivit posta in essere nella Chiesa a prescindere dal suo vero fine ed il cui vero fine pu anzi corrispondere allo stesso suo farsi. Atteggiamenti riflessi della cultura della razionalit e dellefficienza a tutti i costi!

3. Linguaggi del Mistero e conoscenza sponsale Cosa devono comprendere i fedeli nel luogo armonico della liturgia, nellesperienza della nobile semplicit dei riti, nel clima esistenziale che la liturgia richiede per attuare lincontro conoscitivo della Chiesa con il suo Sposo? Conoscenza qui da intendersi nellaccezione biblica del termine, nellunica carne da diventare, e non come apprendimento di dottrina che ha altri luoghi, altri banchi, altri maestri, altro linguaggio per esplicarsi. Occorre dunque tirar fuori lordo liturgicus dai pozzi semantici razionalistici e didatticisti in cui stato sepolto, quasi per invidia dellabito bello, dai molti colori e dalle lunghe maniche di cui il Liturgo lha dotato in segno delezione spirituale e affettiva. Occorre recuperare la variegazione semantica della liturgia perch il suo discorso divino e umano e Dio, che si manifestato nella carne umana assunta dal suo Figlio, continua a parlare per mezzo della lingua liturgica di lui a tutto luomo e a tutti gli uomini: a tutti i sensi delluomo i cinque esterni e il sesto spirituale e a tutte le culture.
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La liturgia si propone, didatticamente, come laboratorio di globalit linguistica ove si comprende il Mistero nella sua globalit. Sacrosanctum Concilium non ha avuto il compito di sistematizzare questo aspetto ma i riferimenti alla pluralit dei linguaggi che agiscono sinergicamente nella comunicazione della poiesi salvifica sono espliciti ed eloquenti. Nella prospettiva teologicopastorale dellinculturazione della fede per mezzo degli adattamenti, SC 39 oltre alla questione della lingua liturgica, fondamentale canale di trasmissione della Parola e della sua reificazione eucologica, fa riferimento alla musica e alle arti, secondo quelle norme fondamentali che la stessa Costituzione

esplicita ai capitoli VI e VII. Da questi ultimi si apprende che la Chiesa approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, dotate delle dovute qualit (SC 112); e che essa non ha mai avuto come proprio uno stile artistico, ma secondo lindole e le condizioni dei popoli e le esigenze dei vari riti, ha ammesso le forme artistiche di ogni epoca, creando, nel corso dei secoli, un tesoro artistico da conservarsi con ogni cura (SC 123). Se queste arti possiedono per loro ontologica essenza la capacit di indirizzare pienamente le menti degli uomini a Dio (SC 122), ci che pu definirsi la loro naturale sacralit, allora il loro utilizzo nellopera liturgica votato alla pi piena conoscenza di colui la cui missione pastorale volta alla conoscenza del Padre, per mezzo di lui nellazione illuminante dello Spirito Bellezza increata, fonte e canale dellestetica divina. A tale riguardo necessario sciogliere lambiguit di senso dellaggettivazione sacrale delle arti e dei linguaggi artistici confluenti nella liturgia. Nellesperienza conoscente del Liturgo, nellincontro misterico e sacramentale con la sua presenza esplicitata in dimensione ecclesiologico-sponsale nel con-sociat di SC 7, la nozione di esperienza del sacro quantomeno riduttiva rispetto allatto di assimilazione alla vita divina con la trasformazione nello stesso corpo di Cristo.

4. La regola della santit e il superamento della sacralit Lontologica sacralit dellarte, del larte nel suo complesso articolarsi in poiesi di desiderio, di elevazione spirituale e di significazione metafisica, meramente funzionale al discorso li33
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turgico cristiano; strumento umano di catalizzazione della semantica variegata del Verbo che fa transitare per essa loggetto altrimenti indicibile dellamore divino che vuole trovare nei sensi delluomo, da lui stesso plasmati e opportunamente aptati , le terminazioni naturali della sua conoscenza. La funzione catalizzatrice dellarte non sufficientemente valutata e la sua eccessiva valutazione sacrale nuoce alla sua effettiva funzione che quella di scomparire, volatizzarsi, dopo la realizzazione del processo conoscitivo, dellincontro simbolico. Lattuale dibattito in corso, senza fine e senza senso, invece, sembra appuntarsi sulla consistenza della sacralit artistica, in maniera del tutto autoreferenziale, in concezione di datit assoluta, sorvolando sulla funzionalit e sullo scopo che lesperienza di Dio per Cristo nello Spirito e non la magnificenza dellarte sacra. I termini di tale autoreferenzialit sono posti in essere dalla concettualizzazione e razionalizzazione dellesperienza artistica considerata in maniera frammentaria nella arbitraria distinzione tra arti visive ed uditive, non considerando, per dirla con Spengler, che il vedere e ludire sono in ugual misura ponti che conducono allanima e che occhio ed orecchio sono gli organi ricettivi per tutta limpressione che lopera intende produrre (Il tramonto delloccidente, Guanda 1991, p. 332). Si pensi quale impressione, per andare oltre Spengler, lopera liturgica ambisce proporre! Oltre limpressione emozionale che solo punto di partenza, brivido sacrale dapertura emotiva, limpressione esistenziale lo scopo della fruizione artistica nellazione liturgica: la restituzione restaurata della somiglianza bella favorita allimmagine nel laboratorio

II portico. La regola

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della trasfigurazione sacramentale che la liturgia. A questo proposito sembra necessario cominciare a discutere della confluenza unitaria delle arti nellopera liturgica. Si rende necessario che liturgisti, pittori, scultori, musicisti, poeti, architetti, stilisti ritrovino nella liturgia cristiana lalveo fecondo del loro operare poietico e sintonico a servizio dellopera di restauro dellimmagine divina nelluomo in direzione della somiglianza. Non mi ha sorpreso, in tale assetto prospettico, laffermazione di Spengler che anche la musica rientra tra le arti figurative con le quali il sentimento del mondo delluomo superiore ha trovato la sua espressione simbolica pi distinta (ivi, p. 331). Per noi quelluomo superiore quello che, per lincanto della parola, lanelito della fede e la purificazione della metanoia si lascia condurre per le traiettorie dei suoni che sono qualcosa di esteso, di numerico, che come i colori si articolano in tonalit, nellarmonia del rito in cui melodia, rima, ritmo, sono solo variazioni sul tema della sua essenza di rtm reiterante il dire del Verbo, algoritmo salvifico di proporzione, di luce, di linee escatologiche, di forme colorate ove la sinfonia scaturisce non tanto dalla professionalit di un coro o di unorchestra, ma dal colore della Parola cantata sugli accenti della sua espressivit metrica, danzante tra i sintagmi della regola rituale le cui movenze si snodano lungo i percorsi geometrici disegnanti la sagoma della chiesa metaforica mentre in essa si raccoglie la Chiesa reale. un tale amalgama sinfonico di elementi, solo apparentemente eterogenei, che crea il clima della celebrazione liturgica dove nulla superfluo e nulla da scartare nellottica della pluralit linguistica che aggiunge senso a senso, nella dinamica di espe34
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rienza performativa che il vero senso della didattica liturgica.

5. Contro il riduzionismo linguistico Ci che pi mortifica lespressivit salvifica di tale didattica lutilizzo del solo strumento linguistico verbale, quella monotonia del parlato che non vive neanche dellefficace relazione tra Parola e parole. Linflazione verbale che opprime con monizioni prosaiche, avvisi estemporanei e impropri, spiegazioni dellovvio, omiletica aneddottica o cervellotica, incapace di allusivit mistagogica; il predominio massiccio dellinformazione a scapito della performazione conducono il rito allesplicitazione monocorde di materiale rituale da propinare in sequenza, talvolta non sempre coerente con il programma rituale contemplato dagli stessi libri liturgici. Anche le traduzioni della Parola, condotte con esclusivi intenti esegetici, preoccupati della fedele resa letterale del senso, insensibili ai moduli espressivi della poesia, rendono dura, distante ladesione al testo che deve consentire, ex auditu, lapproccio di fede. Non meno scottante il problema dellespressivit musicale della Parola che trova luogo solo nelle forme musicali pi arcaiche, parti geniali di culture a noi lontane e contemplanti altre visioni del mondo, della storia, della Chiesa, di Dio stesso. La loro messa in opera richiede, ormai, personale specializzato, professionisti pi attenti alla loro arte che al valore e al significato di ci che eseguono per un pubblico selezionato ed elitario di melomani. La promozione della moderna soggettivit ha posto sempre pi in risalto la dimensione estetico-formale di tali esecuzioni che

non consentono e non ammettono coinvolgimento liturgico, partecipazione, cos come non lo consentono moderne e altrettanto autoreferenziali banalit musicali incapaci di captare la lunghezza donda del Verbo, di farsi apposizione poetica al suo dire mellifluo, scansione che asseconda il suo impeto amoroso. Col risultato di assemblee mute o infastidite dai rumori dove lunica attesa salvifica il desiderio della fine. Del rito evidentemente! Oltre alla musica anche le arti figurative ricavano poco dalle immagini della Parola, e come quella non sa rendere cantabili le situazioni immaginate nellanamnesi liturgica, neanche queste riescono a penetrarne lo spirito, a colorire il senso dello scopo per cui ci sono state date, ad essere pioggia e neve che feconda la terra rituale per la fruttificazione spirituale. necessario tornare a parlare del gusto liturgico e del cattivo gusto che si condensa nel kitsch: pezze nuove su un vestito vecchio! Statue e statuette di gesso o in pura plastica come idoletti da venerare, vesti liturgiche barocche e anacronistiche, con ricami a macchina in finto oro su tessuti plastificati e luccicanti; trionfo dellampolloso, del ridondante, dellinelegante che nulla hanno a che fare con la nobile semplicit che deve splendere nei riti cristiani. In che tonalit di viola confezioneremo la casula davvento che sia in sintonia con un canto che se non proprio il Rorate sia almeno qualcosa che gli assomigli? E a quale icona la raffronteremo superando la banale consuetudine di accendere ceroni uno per domenica, neanche fossero venti anzi che quattro? Perch ci sono anche i simboli, espressivi la dinamica salvifica nel lessico variegato della liturgia; ulteriormente appositivi alla stessa appositivi35
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t dellarte unitariamente considerata. Nessuno, eccetto i mistici che sono leccezione che conferma la regola, entra immediatamente in rapporto con Dio. La luce divina sempre riflessa attraverso i veli del nostro mondo: il nostro corpo, il mondo fisico, le nostre culture, i nostri sensi visus, tactus, gustus per citare lAquinate sono nello stesso tempo sovrastati e inglobati nella stessa esperienza divina, senza plausibile spiegazione. Anche Tommaso dAquino trov nellala poetica la direttrice equilibrante la sua svettante e razionale argomentazione teologica. Nellopera liturgica non si mangia per riacquistare le forze fisiche n si canta per fare della buona musica. Non si parla solo per

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insegnare e apprendere n si prega per acquisire equilibrio psichico. I linguaggi della liturgia cristiana sono gettati in maniera simbolica che congiunge e mette insieme; talvolta in maniera parabolica, che ci pone accanto; altre volte in maniera allegorica, che ci porta altrove per farci ritrovare. Sono linguaggi che non si possono inventare, confondere, equivocare, stravolgere. Vengono da lontano, frutto di esperienza antica, veicolati da ci che chiamiamo tradizione, ma la cui dinamica interattiva deve rimanere immutata, pena la falsificazione della regola. Oggi noi siamo chiamati a ridirli alla nostra contemporaneit ricreando quel clima di nobile eleganza e di pregnante espressivit che rinveniamo alla fonte della liturgia cristiana, la liturgia plasmata dal Signore Ges.

6. Liturgia cristiana come regola esistenziale Non siamo chiamati a riprodurre i sintagmi rituali di allora, che daltronde non conosciamo neanche in maniera completa. Ci che chiamiamo lo spirito della liturgia, la dimensione inalterabile di essa, assolutamente essenziale e reiterabile, il clima esistenziale che rende la conoscenza sponsale ottima e massima. Parlo del clima di accoglienza, di amicizia, di amore fraterno, di informalit, di fiducia, di verit, di bellezza, di autenticit sprigionatosi dalla persona di Ges durante lultima cena, un clima testimoniato dalla lunga narrazione giovannea e che provoc sentimenti forti di commozione e anche di stupore confuso da parte di Pietro cos come il disagio decontestualizzante di Giuda. In particolare, per lui, la parteIl canto regola di vita, maggio 2011 n. 0

cipazione al rito non assunse carattere simbolico ma diabolico, di incomprensione dellatteggiamento esistenziale del Signore che in quanto attante autorevole del rito utilizz la vasta gamma dei linguaggi dellamore a rinforzo della intenzionalit memoriale da conferire a quel rito. Non disponeva di orchestre n di cori polifonici n daltre opere darte. Cre il clima con la semplicit e leleganza della sua parola, dei suoi gesti, degli elementi rituali della stessa cena giudaica; il proemio ad Institutio Generalis del Messale Romano recita: Nellappressarsi a celebrare con i suoi discepoli il banchetto pasquale, nel quale istitu il sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue, Cristo Signore ordin di preparare una sala grande e addobbata (Lc 22,12). Questordine la Chiesa lha sempre considerato rivolto anche a se stessa, quando dettava le norme per preparare gli animi, disporre i luoghi, fissare i riti e scegliere i testi per la celebrazione dellEucaristia. Preparare gli animi! funzione tanto preliminare quanto essenziale allopera liturgica il coordinamento dei linguaggi artistici che dispongono allunicit espressiva del linguaggio esistenziale. Se ne coglie unit simbolica dei sensi esterni coi sensi interni mentre la percezione estetica globalmente trasfigurata: la percezione dello Sposo glorioso e trafitto non lascia luogo a impeti di alienata disincarnazione e nello stesso tempo i sensi stessi avvertono la percezione della personalit cristica in cui la bellezza estetica delluomo nuovo coerente con lefficacia etica del rito che contiene la proposta di una possibile antropologia alternativa. Il rito cristiano del linguaggio amante come nuova regola di vita.

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La vita

Cosma Capomaccio La vita si rende visibile nella liturgia Alessandro Andreini Partecipazione: il s delluomo alle nozze con Dio

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La vita si rende visibile nella liturgia


Poich la celebrazione liturgica inno alla vita, la musica liturgica vi entra con autorevolezza, diventandone linguaggio altrettanto fondamentale, con un suo mittente, un suo ricevente, un suo codice ben preciso.
1. Liturgia, inno alla vita Il Signore Ges chiese agli apostoli di manifestare il loro pensiero su di Lui e disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,15-16). Tale espressione di fede Giovanni la ribadisce con decisione: Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e lUltimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi (Ap 1,17-18). Dal momento che il Vivente possiede la vita in proprio Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, cos ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso (Gv 5,26) , ogni celebrazione liturgica un inno alla Vita, cio alla vita secondo lo Spirito, la vita in Cristo risorto visto che Lui ha detto: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivr; chiunque vive e crede in me, non morr in eterno (Gv 11,2538
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Cosma Capomaccio

26). Tale affermazione comporta una gioiosa apertura del cristiano alla sorgente della sua vita spirituale, vita che nasce, cresce, si alimenta e matura nella celebrazione liturgica, nella quale il Signore risorto presente per il fatto che ha dichiarato: Perch dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20). Nel giorno del nostro battesimo il celebrante ha cos pregato: Fratelli carissimi, per mezzo del battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale del Cristo, siamo stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova. Quando, nella celebrazione del lucernario nella notte di Pasqua, che Agostino chiama la madre di tutte le veglie, si offre e si consacra a Cristo, splendore del Padre e luce indefettibile, il cero pasquale, che rappresenta Cristo, la luce che spunta dalle tenebre, la luce che rischiara le tenebre, la luce che fuga le tenebre, e lo si accende ed il diacono lo introduce nella chiesa e alla sua luce non solo si accendono tutti i lumi dellaula delledificio di culto, ma tutta la celebrazione si svolge nello splendore della sua luce, come mirabilmente canta il preconio pasquale, ci viene posto davanti un segno evidente della risurrezione di Cristo, dal momento che Lui ha annunciato: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminer nelle tenebre, ma avr la luce della vita (Gv 8,12). La Veglia pasquale, pertanto, un sublime in-

no alla Vita che si manifesta attraverso il canto splendido e gioioso dellExultet: Esulti il coro degli angeli, esulti lassemblea celeste, un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. Gioisca la terra inondata da cos grande splendore; la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo. Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa. Rivivendo la Pasqua del Signore nellascolto della Parola e nella partecipazione ai Sacramenti, Cristo risorto conferma in noi la speranza di partecipare alla sua vittoria sulla morte e di vivere in lui con Dio Padre. Nel prologo, in cui anticipa e pone in evidenza tutti i motivi tematici del suo vangelo, Giovanni definisce con estrema chiarezza la sua conoscenza e, quindi, la sua coerente fede nel Cristo luce: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente stato fatto di tutto ci che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv 1,1-4). A tale fondamentale affermazione fanno eco le parole di Ges: Io sono la via, la verit e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14,6). Ma di quale vita si parla, se non di quella di cui stato detto: in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce (Sal 36,10)?

2. Cristo luce del mondo Tutto lanno liturgico e ciascuna delle feste che lo compongono riproposizione e contemplazione dell abbagliante, risplendente e sfolgorante esplosione di luce del Cristo risorto che cammina per
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noi, con noi e in noi nella nostra storia e in quella dellumanit intera. proprio la Sua luce, lo splendore del Cristo luce del mondo, che, fugando le tenebre dellignoranza, della malvagit e dellerrore, vivifica con la Sua divina presenza i nostri giorni e la nostra vita e ci dona la possibilit di essere figli del Padre, di crescere in et e grazia e di essere continuamente santificati dallo Spirito. La Chiesa, l ekklesia , lassemblea convocata dallo Spirito per celebrare il mistero di Cristo (At 7,38), che non unassemblea formatasi spontaneamente, ma convocata da Dio, e cio il popolo di Dio organicamente strutturato, cui presiede il sacerdote nella persona di Cristo corpo, si riunisce nelledificio di culto per celebrare, ossia fa memoria degli eventi di salvezza, li rende e li proclama presenti, comunicandoli ai partecipanti, in tensione verso il definitivo compimento nel secondo avvento del Signore, o parusia. Il giorno del Signore, dunque, il dies dominicus, la Pasqua settimanale, scandisce nel tempo la costante presenza di Cristo che ha detto Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20) e diventa nello scorrere dellanno liturgico il filo conduttore della fede nel cammino del popolo di Dio verso il Regno. Nella celebrazione della Cena del Signore, il gioved santo, lorazione colletta non solo ci immette immediatamente nellatmosfera gioiosa della Cena, ma ci propone le valide motivazioni per celebrarla: O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affid alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, fa che dalla partecipazione

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a cos grande mistero attingiamo pienezza di carit e di vita.

3. LEucaristia, culmine e fonte Giovanni Paolo II afferma che la Chiesa vive dellEucaristia dal momento che lEucaristia edifica la Chiesa (Ecclesia de Eucharistia, 1.21).Questa verit non esprime soltanto unesperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Nellorazione sulle offerte della messa di Pasqua, infatti, si prega cosi: Esultanti per la gioia pasquale ti offriamo, Signore, questo sacrificio, nel quale mirabilmente nasce e si edifica sempre la tua Chiesa. Noi, anzi, viviamo grazie a Lui che ha affermato: Colui che mangia di me vivr per me (Gv 6,57). Giustamente, il concilio Vaticano II ha proclamato che il sacrificio eucaristico culmine e fonte di tutta la vita cristiana (LG 3). E spiega: Infatti, nella santissima Eucaristia racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cio lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, d vita agli uomini (PO 5). Perci lo sguardo della Chiesa continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dellAltare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore (Ecclesia de Eucharistia, 1). proprio Ges che con le sue parole ci introduce nellessenza stessa della Sua vita rendendoci consapevoli dellincommensurabile dono che ci elargisce: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivr in eterno e il pane che io dar la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51). E, per spiegare meglio la profondit divina di
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questa realt, continua: In verit, in verit vi dico: se non mangiate la carne del Figlio delluomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita (Gv 6,53). Ecco la straordinaria affermazione che illumina la nostra mente e infiamma il nostro cuore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciter nellultimo giorno. Perch la mia carne vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6,54-56). Non contento di averci aperto il Suo cuore con leffluvio del Suo immenso amore, vuole darci la sicurezza che questo mirabile dono del Padre sia elargito anche a noi: Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cos anche colui che mangia di me vivr per me. Questo il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivr in eterno (Gv 6,57-58). Per questo motivo ogni celebrazione liturgica un inno alla Vita, alla vita secondo lo Spirito, alla vita in Cristo risorto che, per farci comprendere laltezza e la profondit del Suo amore divino, ha detto: Nessuno ha un amore pi grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13).

un semplice ornamento di creazione artistica o di intrattenimento. Il valore comunicativo della musica liturgica non , quindi, un optional, ma il linguaggio fondamentale in una celebrazione che evento teandrico di Colui che discende per innalzarci. Un linguaggio musicale che deve essere in sintonia con il linguaggio verbale e liturgico nel senso pi ampio, come linguaggio delluomo che tenta di rispondere nel modo migliore ed esauriente, per quanto possibile alla natura umana, al linguaggio di Dio che gli parla: dialogo ineffabile. Diceva bene Hector Berlioz: Fra lamore e la musica c questa differenza: lamore non pu dare lidea della musica, la musica pu dare lidea

dellamore. La musica , appunto, amore, affettivit; la musica crea, rigenera, guarisce, rappresenta, d vita. Va da s, pertanto, che creare musica liturgica, che una lingua vera e propria con un suo mittente, un suo ricevente, un suo codice ben preciso, implica un intrinseco rapporto con la vita che Cristo risorto ci dona in abbondanza, con laffettivit che Lui ci manifesta continuamente, con la dimensione creativa, dal momento che ogni celebrazione liturgica il giorno della luce, quindi della Vita, il primo giorno della creazione, ma anche il giorno della nuova creazione perch con la risurrezione del Cristo sorta in questo giorno la nuova luce quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9b).

Partecipazione: s delluomo alle nozze con Dio


Alessandro Andreini
ne. E che neppure si accontenta di farsi uomo tra gli uomini, nella sua bellezza ma anche e soprattutto nella sua debolezza e povert. Giunto al momento supremo della sua vicenda terrena, infatti, e quasi volendovi riassumere tutta la sua missione in mezzo a noi, il Signore Ges ha voluto farsi addirittura pane e vino: Questo il mio corpo, dato per voi questo il mio sangue, versato per voi. Davvero, il Dio di Ges Cristo un Dio diverso da qualsiasi altro dio! E se insistiamo su questo punto non per sottolineare la dimensione, potremmo dire, pietistica di quella che secoli di

4. Musica per la vita di Dio Se, pertanto, la celebrazione liturgica un inno alla Vita e linno una composizione poetica, abbinata alla musica, di forma strofica e di argomento elevato che nellantichit era soprattutto un componimento di carattere religioso dedicato alla divinit e alla sua glorificazione, la musica liturgica entra con autorevolezza nella celebrazione e non come

La sfida della piena partecipazione alla liturgia chiama in causa limpegno della formazione liturgica, in cui la comunit cristiana impara ad accogliere in tutta la sua portata esistenziale il mistero dellincarnazione.

1. Un Dio incarnato Non si sottolineer mai abbastanza la provocazione di un Dio che si fa car41
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III portico. La vita

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letteratura devozionale hanno descritto come unimmensa umiliazione da parte di Dio, un suo divino condiscendere, il piegarsi verso di noi di un Dio che poi torna comunque e meno male! a essere Dio con tutte le sue classiche e intoccabili prerogative. Al contrario. Ieri come oggi, e forse oggi pi di qualche decennio fa, lincarnazione di Dio ci parla della vera identit di Dio, ce ne rivela un volto che non cessa di provocare la nostra condizione umana. Vero e proprio scandalo, che stato allorigine delle pi grandi eresie della storia della Chiesa, noi facciamo davvero fatica a prendere sul serio lincarnazione, e finiamo spesso per considerare irrilevante questo mistero che san Girolamo non esitava a indicare come il cardine della salvezza. Poich incarnazione non significa, appunto, che il Figlio di Dio semplicemente venuto, ha vissuto, ha parlato, sofferto, morto e risorto dai morti, per poi tornare nella gloria da cui venuto. Lincarnazione rivela il metodo stesso, lorizzonte sul quale Dio ci attende, il terreno nel quale possibile davvero incontrarlo: essa il vero modello, la vera forma della Chiesa1.

che unisce Dio e luomo vicenda nuziale per eccellenza, nozze teandriche dove nulla accade se non accade lintrecciarsi, appunto, dei due s, quello di Dio fedele nonostante tutto, come attesta san Paolo e quello delluomo. Sacrosanctum Concilium focalizza fin dallinizio questa logica in cui divino e umano si incontrano e di cui non ci si pu stancare di ripeterlo la liturgia scuola per eccellenza per la vita di tutta la Chiesa. la liturgia, infatti, a contribuire in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa. La quale, appunto, ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, vi-

sibile ma dotata di realt invisibili, fervente nellazione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina (SC 2). Sta qui il senso ultimo dellinsistenza del Concilio sul tema della partecipazione2, e cio al cuore della vicenda nuziale tra Dio e luomo che ha proprio nella liturgia il suo luogo tipico e originario. Non un invito a essere genericamente ed esteriormente presenti, come qualcuno lha purtroppo inteso, non una serie di tecniche per attirare lattenzione di un pubblico distratto e lontano, non un dato sociologico, insomma, ma una questione di vita o di morte per la fede cristiana. La partecipazione il s delluomo alle nozze con Dio! E si tratta, come accennavamo parlando dellincarnazione, di un partecipare che non ha nulla dello spiritualistico o dellintimistico, ma un entrare in relazione vitale e piena coinvolti tutti i nostri sensi e tutte le nostre facolt allazione di Dio verso di noi.

3. La Chiesa, assemblea che celebra Se dovessimo dare una definizione di Chiesa la pi essenziale possibile, forse non ne troveremmo una migliore di quella coniata alcuni anni fa dal teo logo ortodosso Christos Yannaras: la Chiesa una cena. E precisa: Oggi sono molti quelli che sembrano aver dimenticato questa verit fondamentale che definisce e manifesta la Chiesa: la Chiesa il raduno attorno al banchetto eucaristico. Essa non n una fondazione n una istituzione religiosa n una gerarchia amministrativa n la costituiscono degli edifici o degli uffici strutturati e organizzati. il popolo di Dio radunato per la frazione del pane e la benedizione del calice. Sono i figli di Dio un
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2. Le nozze di Dio con luomo Quella del Dio di Ges Cristo una sorprendente e inaudita richiesta di totale coinvolgimento umano, una chiamata in cui veniamo presi radicalmente sul serio nella nostra umanit, nellintima verit della nostra coscienza: si pensi alla logica sacramentale che vincola la validit stessa dei sacramenti non tanto o solo al corretto svolgimento dei riti, ma proprio allintenzione personalissima di chi li celebra. E proprio come nel consenso matrimoniale, cos la storia
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tempo dispersi (Gv 11,52), ora radunati nellunit vivente del corpo ecclesiale3. La Chiesa una cena: lo attesta anche il racconto degli Atti degli Apostoli, quando, in uno dei sommari che scandiscono la narrazione, si dice che i discepoli di Cristo erano assidui allinsegnamento degli apostoli, fedeli alla comunione fraterna e alla frazione del pane (2,42). Una descrizione amplificata subito dopo: Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune []. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicit di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo (2,44.45-47). Affermare che la Chiesa coincide essenzialmente con una cena la cena di Ges alla vigilia della sua passione, ma anche la cena che si rinnova ogni volta nella celebrazione eucaristica non ha alcun intento riduzionistico: al contrario, ci aiuta a cogliere lessenziale dellevento Chiesa, nel suo sorgere e nel suo svilupparsi fino a oggi. Ancor pi radicalmente, tale prospettiva ci libera dal rischio vano di voler tentare progetti di riforma della Chiesa a partire da altrove magari da un rinnovato impegno morale, da una migliore organizzazione ecclesiastica, da una riaffermazione forte dei principi dogmatici che dal solo luogo effettivamente germinale e fondante della Chiesa, appunto, il Cenacolo. E se, ancora una volta, essere Chiesa significa prendere parte a questa cena, e farlo nel pieno della propria personale consapevolezza e identit di membra vive dellunico Corpo, ognuno con la propria ministerialit vale a dire con il proprio specifico compito-vocazione a servizio dellintera comunit , ecco che la sfida della partecipazione torna al centro della questione. Riformare la Chiesa,

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verrebbe da dire, significa prima di tutto fare della comunit cristiana unautentica assemblea celebrante.

4. La sfida della partecipazione Nella ricca aggettivazione con cui amplifica il concetto di partecipazione, il Concilio parla di un prendere parte in modo consapevole, attivo e fruttuoso (SC 11). Nei paragrafi successivi, poi, si precisa che la partecipazione deve essere anche piena (cfr. SC 14) e comunitaria (cfr. SC 21). Infine, in una sorta di crescendo, si arriva a chiedere che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino allazione sacra consapevolmente, piamente e attivamente (SC 48). Dunque, una partecipazione consapevole, attiva, fruttuosa, piena, comunitaria e pia. Dove, come dicevamo allinizio, si intrecciano continuamente la fedelt di Dio cui si devono ultimamente i frutti spirituali ma anche la piet di chi partecipa e la decisione umana, il dono di grazia e limpegno della nostra adesione. Fatta, appunto, di coscienza, attivit, pienezza di coinvolgimento, effettiva esperienza comunitaria. Dimensioni ognuna essenziale, e che non favoriscono la partecipazione se non vissute tutte contemporaneamente, senza fughe in una direzione o nellaltra. Per la verit, il Concilio non si limita a descrivere e qualificare la partecipazione. Soprattutto, offre ampie e perfino accorate indicazioni per poterla davvero realizzare. Lobiettivo da raggiungere chiaro: far s che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione danimo, armonizzino la loro mente con le parole che pronunziano e cooperino
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con la grazia divina per non riceverla invano (SC 11). Per altro, tale piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche richiesta dalla natura stessa della liturgia e il popolo cristiano [] vi ha diritto e dovere in forza del battesimo (ivi, 14). Ecco, allora, la via che il Concilio suggerisce: la formazione. Alla partecipazione ci si forma o, meglio, si viene formati. Si tratta di un compito specifico e urgentissimo: a tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia (SC 14). E sono prima di tutto i pastori a doversi fare carico di tale impegno cruciale il Concilio chiede loro addirittura di sforzarsi! : ma poich non si pu sperare di ottenere questo risultato, se gli stessi pastori danime non saranno impregnati, loro per primi, dello spirito e della forza della liturgia e se non ne diventeranno maestri, assolutamente necessario dare il primo posto alla formazione liturgica del clero (ivi). Come direbbe Platone, nessuno pu insegnare a un altro la strada per Larissa senza esserci stato! La formazione alla partecipazione, in altri termini, un processo osmotico, in cui si trasmette solo ci che si davvero sperimentato. Uniniziazione, in cui non sono tanto le parole a essere decisive, quanto, appunto, la pratica, la condivisione, limmersione in un evento performativo, che forma mentre lo si vive. A questo deve puntare la formazione liturgica4, a unimmersione piena e incondizionata nelle acque vivificanti e trasformanti della liturgia, in cui pi si partecipa pi si comprende e pi si comprende pi si partecipa, in un circolo virtuoso in cui non possibile n importante distinguere un momento

dallaltro. Ecco, dunque, la vera assemblea celebrante la quale, formata dalla parola di Dio, nutrita alla mensa del corpo del Signore, rende grazie a Dio e offre la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparando a offrire noi stessi, di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, per essere perfezionati nellunit con Dio e tra di noi, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti (cfr. SC 48).

5. Larte di celebrare Formare celebrando e celebrare formando. Dopo tutto, il cristianesimo non la trasmissione di alcune verit, ma di unesperienza. Trova qui le sue ragioni quella che potremmo chiamare una vera e propria arte del celebrare, che sa tenere conto di tutti gli elementi fin qui elencati, ma anche della sensibilit, dello stato spirituale, della cultura stessa dellassemblea celebrante. Non si celebra nello stesso modo in una grande citt o in una piccola parrocchia di campagna, in una messa domenicale al mattino presto o in quella di fine mattinata cui partecipano i bambini e le bambine della catechesi. La celebrazione, in altri termini, un evento da costruire volta per volta. Essa ha, s, le sue coordinate di fondo, la sua oggettivit rituale che ci stata tramandata. Ma chiede che, sullordito oggettivo del rito da tutti condiviso, si intrecci la trama del volto e del cammino di ogni singola comunit, in quella stessa logica della nuzialit che evocavamo allinizio. Nella liturgia, insomma, non esiste il matrimonio per procura, ma solo quello che si celebra dandosi nella stessa celebrazione. Arte complessa quella del celebrare, e che esige una vera creativit spiritua45
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le, liturgica, ma anche artistica e, perch no, psicologica e soprattutto estetica. Verrebbe da dirla arte davvero architettonica, nel senso che Aristotele ha dato a questa parola, che, cio, sa fare sintesi di tutti gli aspetti e sono moltissimi che contribuiscono a realizzare un autentico evento celebrativo, dove tutti sono pienamente coinvolti e di cui tutti sono pienamente partecipi, ognuno nel proprio ministero. Arte dellaggiungere ma anche e soprattutto del levare, secondo la nota avvertenza paolina per cui tutto certamente lecito, ma non tutto giova, tutto permesso, ma non tutto edifica (cfr. 1Cor 10,23). Se lobiettivo chiaro la partecipazione come autentico evento nuziale in cui quelli che erano non popolo diventano il popolo di Dio, la Chiesa , allora le nostre comunit possono e devono diventare il laboratorio in cui la liturgia le scolpisce, domenica dopo domenica, anno liturgico dopo anno liturgico, facendo sempre pi di ognuna di esse e di tutte insieme stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si acquistato perch proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa (1Pt 2,9). In conclusione, e parafrasando il titolo di un recente volume di Crispino Valenziano, potremmo dire: partecipa zione, Chiesa in corso dopera!5
Note
1 Cfr. C. Militello, Il sogno del Concilio, Edb, Bologna 2010, pp. 41-4. 2 Si vedano i numerosi passi nei quali vi si fa riferimento, su alcuni dei quali ritorneremo: SC 11; 14; 21; 30; 41; 48. 3 Ch. Yannaras, La fede dellesperienza ecclesiale. Introduzione alla teologia ortodossa, Queriniana, Brescia 1993, pp. 169-70. 4 Non si pu non ricordare qui laureo libretto di Romano Guardini, Formazione liturgica (Morcelliana, Brescia 2008), e la frase illuminante con cui si apre: La liturgia non riguarda la conoscenza, ma la realt (p. 45). gi detto tutto! 5 Cfr. C. Valenziano, Liturgia Chiesa in corso dopera, Centro Liturgico Vincenziano, Roma 2008.

Il compito
a liturgia non riguarda la conoscenza ma la realt. vero che c una scienza specifica, quella liturgica, la cui conoscenza implicita per la comprensione del significato dellevento liturgico. Non facile oggi parlare di questo, in quanto la liturgia scomparsa dalla nostra coscienza religiosa. Per la liturgia per se stessa non pura conoscenza, ma piuttosto pura realt, e, accanto al conoscere, comprende anche molto dellaltro: un fare, un ordine, un essere. Bisogna che singolo e comunit siano educati a quel particolare modo di comportamento spirituale quale appunto richiesto dalla natura della vita liturgica. Ora si impone questo compito. Non si dubita pi che la liturgia sia un passatempo di begli ingegni: essa una parte essenziale della vita cattolica, quindi non staccata da questa, cos come il movimento liturgico non stato fabbricato, ma scaturito necessariamente dalla diffusa volont ovunque in risveglio di un completo comportamento esistenziale cattolico. Ora importa sapere come possa rinascere una vera vita liturgica. e si diffonde una maggiore conoscenza delle cose liturgiche e se negli atti del culto divino si risveglia una certa gioia; se nelle pratiche religiose si arriva ad una giusta concezione liturgica finora questi aspetti sono stati fra loro estranei , allora si sar fatto qualcosa, ma ancora non molto. Il problema fondamentale questo: in che consiste lessenza dellazione liturgica? Come deve essere luomo, come la comunit, se vogliono avere un giusto comportamento liturgico? Quali forze sono necessarie? Quali organismi? Quale essere? Poich qui si tratta di una competenza per niente definita: si tratta di un divenire e di un crescere, in definitiva di un essere. Dunque si tratta di un problema di formazione nel pi profondo significato della parola.

l nostro tempo per intrinseca necessit sta maturandosi per la liturgia. Non si ancora detto abbastanza: appartiene alle ultime scelte poste davanti a noi, se questa vitalit emergente si trasfigurer in liturgia per essere cos immessa nella grande ricapitolazione si tutto sotto un solo capo, Cristo (Ef 1,10). La grande scelta cristianesimo o paganesimo? dovr riproporsi anche qui, s, anzitutto qui. Liturgia cattolica oppure formarsi una vita pagana, di religiosit mondana, greca, germanica, orientale. Cos, il problema liturgico, visto nella giusta cornice, uno dei pi urgenti del nostro futuro spirituale e culturale.
Romano Guardini, La formazione liturgica (Niederholtorf presso Bonn, primavera 1923)

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