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Psicologia Della Musica

Fondamenti della comunicazione musicale (Università degli Studi di Ferrara)

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PSICOLOGIA DELLA MUSICA

1 SVILUPPO DELLA COMPETENZA MUSICALE

Sviluppo delle abilità musicali. Ci sono opinioni diverse sul modo in cui si sviluppa la competenza
musicale.
Da un lato, vi è l’idea che la comprensione della musica necessiti di una particolare
istruzione pratica; dall’altro lato, alcuni ricercatori sostengono invece che la
percezione della musica non necessiti di particolare apprendimento, non più di quanto
richiedano la percezione visiva, il linguaggio o la memoria.
Possiamo dire che entrambi i punti di vista sono corretti perchè, per esempio, la maggior parte delle persone
che non hanno una formazione musicale sono comunque in grado di apprezzare la musica e di cantare una
melodia.
Inoltre, l'abilità di percepire ed elaborare l'informazione musicale è una capacità universale, ma tutti i popoli
hanno sviluppato una propria forma di cultura musicale.
Lo sviluppo della competenza musicale ha un ruolo importante in quanto ci permette di avere una visione più
completa rispetto alla discussione sulla possibilità che alcuni meccanismi psichici siano innati e universali.
L'idea di fondo è che le capacità musicali precoci siano parte di una predisposizione biologica e possano
essere interpretate in ottica evolutiva, dove la musica diventa una competenza critica per la selezione
naturale.
Secondo Miller la musica infatti possiede criteri che caratterizzano un processo di adattamento umano, quali
l'universalità, lo sviluppo ordinato e il coinvolgimento di specifiche aree cerebrali.
Egli sostiene anche che l'evoluzione della musica potrebbe essere basata su un beneficio riproduttivo quale il
coinvolgimento sessuale.

Diversi studi hanno riportato risultati che sembrano sostenere l'ipotesi della predisposizione biologica.
Sembra infatti che il feto, ancora nell'utero, sia estremamente sensibile alla struttura acustica del suono.
Difatti, il feto non solo è in grado di apprendere la musica, ma può anche ricordarla dopo la nascita
Ricerche dimostrano che il feto comincia a rispondere a suoni a partire dall'ottavo mese di gravidanza,
riconoscendo innanzitutto la voce della madre.
Inoltre è stato dimostrato che una storia letta più volte dalla madre durante questo periodo, viene poi preferita
dal bimbo dopo la sua nascita, rispetto ad una storia mai letta.
Ciò che viene ricordato non è il senso della storia, ma proprio il tono della voce, i respiri e le pause
(PROSODIA).
Tramite questa procedura il bimbo dimostra di saper compiere generalizzazioni e astrazione della musica
(ovvero riconoscere una melodia a velocità e timbri diversi).
Questi risultati mostrano dunque come il feto, dall'ottavo mese, abbia capacità di analisi acustica e di
memoria assai più sviluppate rispetto a quanto ci si immagini.

L'analisi di una melodia, infatti, necessita di diversi meccanismi: innanzitutto, uno che permetta la codifica
dell’altezza delle note, e un altro che consenta la codifica dell’informazione temporale, ossia la durata di
ogni nota.
Già a 2 mesi, il neonato è in grado di individuare piccoli cambiamenti nella velocità di presentazione di suoni
a intervalli regolari.
Il primo vero movimento ritmico del neonato è la suzione (che in alcune precise circostanze è stato
dimostrato essere modificato dall’ascolto della musica).
Verso i 6 mesi vi è il dondolamento del busto, poi la lallazione (che sembra essere il primo ritmo
propriamente linguistico) e, dopo ancora, la camminata.
Questi ritmi sono spontanei, ma in seguito compaiono quelli legati ai fattori esterni: a partire da 1 anno il
bambino può mostrare un dondolamento indotto dalla musica; dai 3 anni in poi egli è in grado di
sincronizzare il movimento della mano con la musica.

Altro fenomeno importante è la “ritmizzazione soggettiva”, ovvero suoni identici che si susseguono a
intervalli uguali e che vengono comunque percepiti in gruppi.

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In generale si può dire che i fattori che determinano il raggruppamento sonoro sono di due tipi: quelli
percettici (influenzati dalle leggi della Gestalt, quali la prossimità nel tempo e nell'altezza e la somiglianza) e
quelli della struttura musicale (i cambiamenti di armonia e l'uso di formule ritmiche o melodiche stereotipate
influenzano il nostro modo di percepire gli eventi).

La musica materna. Il canto materno è la prima esperienza musicale vera e propria per il neonato.
Esso consiste principalmente in un repertorio di ninne-nanne e di canzoni finalizzate al gioco e alla
comunicazione delle emozioni, come, ad esempio, ad aumentare il livello di attivazione del bambino
(arousal).

Le caratteristiche principali delle ninne-nanne sono la regolarità, la semplicità e la ripetitività della struttura.
Il canto è caratterizzato da un tono di voce alto (registro), da un tempo lento e dall'aumento di qualità
espressive nella voce.
Inoltre le madri variano il loro modo di cantare a seconda dell'età del bambino.
A 6 mesi i bambini mantengono l'attenzione più a lungo guardando una videoregistrazione della loro mamma
mentre cantava loro una ninna-nanna, piuttosto che la videoregistrazione di un discorso linguistico.

L'orecchio assoluto. É la capacità di identificare in maniera precisa l’altezza (frequenza) di un


suono.
Le persone che lo possiedono possono identificare in ogni momento, e senza riferimento ad altre note o
suoni, l’altezza di una nota.

Un fattore interessante è l’impossibilità o quasi del suo apprendimento.


Sembra infatti che questa abilità sia impossibile da apprendere una volta superata una certa soglia d’età: la
pubertà.
Nelle culture dove vengono incoraggiate la formazione e l’educazione musicale a partire da un’età molto
precoce (es. Giappone), l’incidenza di questa abilità tra i musicisti è molto più ampia.
Questo ha portato alcuni ricercatori a suggerire che l’orecchio assoluto potrebbe essere acquisito da tutti gli
individui, ma soltanto durante un periodo critico che finisce quando il bambino arriva a 5 o 6 anni d’età.
Viene anche riconosciuto negli adulti il “residual absolute pitch” (orecchio assoluto residuo), ovvero: la
maggior parte degli adulti è in grado di avvicinarsi all’altezza esatta in un contesto familiare, con canzoni
note.

Lo sviluppo dell’orecchio assoluto dipende da una serie di circostanze ambientali e formative, ovvero si
ritiene che ognuno può svilupparlo nelle circostanze giuste, ma allo stesso tempo oggi ancora sconosciute.
La distribuzione dell’orecchio assoluto fra le diverse popolazioni umane è stato interpretato come un fattore
a favore della genetica, difatti, le persone con l’orecchio assoluto sono presenti in percentuale più elevata tra
gli asiatici.

I disturbi nell'ambito della musica. Oggi la musica è considerata un processo cognitivo a pieno
titolo e, grazie al grande sviluppo delle conoscenze legate all’anatomia e al funzionamento del cervello negli
ultimi vent’anni, diverse ricerche sono state indirizzate allo studio dei correlati anatomo-funzionali della
percezione ed elaborazione degli stimoli musicali.
Questi dati empirici hanno portato ad approfondire lo studio di disturbi cognitivi legati alla musica.
Essi si dividono in:
a) Disturbi acquisiti: si riferiscono a condizioni patologiche che hanno determinato la presenza di uno
specifico problema cognitivo come conseguenza di un danno cerebrale.
Il disturbo più conosciuto e caratteristico dell’elaborazione musicale è l’ AGNOSIA musicale.
Si tratta di un disturbo (associato a lesioni nella corteccia temporale di entrambi gli emisferi) che
consiste nell’incapacità di riconoscere suoni e melodie, benché il canale sensoriale primario sia
intatto.
Di conseguenza, il problema non è legato alla percezione in sé, ma al fatto che il paziente non è più
in grado di riconoscere gli stimoli come suoni e parti di una melodia.
b) Disturbi congeniti: ci si riferisce a individui con una normale prestazione musicale chiaramente
inferiore alla media, senza che sia possibile individuare delle cause per questo deficit ( AMUSIA
congenita).

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c) Talento musicale (“musical savant”) e “autistic savant”: generalmente, prima di poter raggiungere
degli alti livelli di esecuzione, servono migliaia di ore di studio.
Tuttavia, esistono soggetti (individuati normalmente nell’infanzia) che, pur non avendo mai ricevuto
alcuna forma di educazione musicale e anche in presenza di livelli intellettivi e socio-emotivi
abbastanza bassi, presentano prestazioni musicali ben superiori alla media ( MUSICAL SAVANT).
Con l'espressione AUTISTIC SAVANT ci si riferisce in generale a individui con basso quoziente
intellettivo che hanno sviluppato delle capacità straordinarie in una determinata area cognitiva e
arrivano a livello eccezionalmente alto rispetto alla popolazione generale.

2 MODELLI COGNITIVI DI PERCEZIONE ED ELABORAZIONE MUSICALE

La musica e le capacità non musicali. Ciò che fa sì che alcuni individui diventino musicisti esperti
mentre altri si limitino ad ascoltare la musica altro non è se non il rapporto che si instaura tra il soggetto e la
musica stessa.
Per imparare a suonare uno strumento è infatti essenziale una dimensione ludica della musica, che può essere
trasmessa dai genitori, ma anche scoperta più avanti negli anni, spesso durante la pubertà.
Anche per il contesto musicale si possono considerare fattori motivazionali interni ed esterni per mantenere il
coinvolgimento musicale da parte dello studente.
La motivazione interna si sviluppa attraverso le esperienze piacevoli con la musica e produce un
coinvolgimento personale profondo.
La motivazione esterna, invece, è legata al successo e quindi la tensione viene messa sul raggiungimento
degli obbiettivi esterni desiderati.

Expertise ed esercizio. Quando si valuta l’expertise specifica di un individuo di fatto vuol dire che si
analizza che cosa è cambiato nel funzionamento cognitivo di un soggetto come conseguenza di una pratica
precedente, di solito lunga e intensa.
Le prime ricerche sull’expertise si sono focalizzate sulle differenze nelle capacità di memoria.

Effetto Mozart. Un beneficio intellettivo in seguito a un'esposizione alla musica diventa


interessante quando si estende ad abilità non musicali, quando è sistematico e credibile e quando c'è una
teoria solida che spiega il fenomeno.
Il grande interesse ai possibili benefici dell’ascolto di musica è nato a seguito della pubblicazione di una
ricerca che mostrava delle abilità visuo-spaziali superiori per i partecipanti che avevano ascoltato una sonata
di Mozart prima dei test.
Ciò ha dato vita all’effetto Mozart, spingendo diversi ricercatori a concentrare le proprie indagini su di esso.
Questi studi hanno rivelato che l’ascolto di musica può aumentare la prestazione in una serie di compiti
cognitivi (concentrazione, attenzione selettiva, sviluppo intellettivo, ecc.), ma tale effetto è mediato dallo
stato di attivazione e dall’umore (Schellenberg).
Ascoltare Mozart non ha quindi un’unica e speciale conseguenza per le abilità visuo-spaziali.
La musica ha invece una capacità di cambiare l’umore e lo stato di attivazione e questo influisce sulla
prestazione dei compiti cognitivi.

Lezioni di musica. Il miglioramento dell’abilità musicale attraverso lezioni frontali di musica è


accompagnato da benefici non musicali.
Diversi studi suggeriscono un effetto positivo delle lezioni di musica in ambiti non musicali, dalla memoria
verbale, alle abilità matematiche, alla lettura.
L’ascolto e la pratica della musica possono portare benefici a breve e lungo termine.

Plasticità cerebrale. Le neuroscienze oggi dimostrano che il cervello gode di un'importante


plasticità, ovvero esso ha una struttura in grado di modificarsi nel tempo.
Esistono due tipologie di modificazioni cerebrali:
a) Strutturale, in cui un gruppo di neuroni particolarmente sollecitati (per esempio dalla pratica
musicale) recluta i neuroni adiacenti per avere man forte;
b) Funzionale, in cui un gruppo di neuroni sollecitati si organizza in modo tale da essere più efficiente.

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Vi sono tre approcci per studiare la plasticità cerebrale:


1) nel primo, si studia lo sviluppo del bambino e si seguono i cambiamenti cerebrali legati all'età e
all'esperienza (approccio evolutivo);
2) nel secondo, si confrontano i funzionamenti cerebrali di due popolazioni che soano diverse per un
aspetto (per esempio musicisti e non);
3) nell'ultimo, invece, si studia come il cervello si riorganizza in seguito ad un evento patogeno (che
può andare dalla cecità fino a un danno cerebrale, come ad esempio l'ictus).
In questi approcci si studiano le modificazioni del comportamento.
Con l'avvento delle tecniche di neuroimmagine si è potuta studiare la plasticità cerebrale effettiva.

La rappresentazione somatosensoriale. La corteccia cerebrale del sistema somatosensosirale


presenta un’organizzazione topografica dei neuroni. Ciò significa che ogni parte del corpo è mappata su
un’area precisa della corteccia.
(esperimento violinisti e non violinisti che facevano pressione delle dita: è stato osservato un aumento della rappresentazione
corticale delle dita della mano sinistra nel gruppo dei musicisti )
Anche la corteccia uditiva ha un’organizzazione interna, detta tonotopica, che rispetta la dimensione
dell’altezza.
(esperimento musicisti e non che dovevano ascoltare note suonate al piano e suoni puri: nei musicisti la risposta della corteccia
uditiva era maggiore per le note suonate al piano rispetto ai suoni puri, mentre nel gruppo di controllo non si notava differenza )

La plasticità cerebrale può anche avere degli effetti collaterali, in quanto esistono disturbi dovuti
all'eccessiva stimolazione cerebrale.
Ciò nei musicisti si chiama DISTONIA FOCALE ed è un disturbo nella capacità di coordinare le mani.
In pratica, l'utilizzo intenso delle dita e la plasticità cerebrale portano a una disorganizzazione delle
rappresentazioni corticali a livello della corteccia somatosensoriale.
Si assiste a un accavallamento delle rappresentazioni delle diverse dita (se vuole muovere l'indice la
rappresentazione di questo dito si accavalla con quella del medio e si muovono così assieme).
L'unico modo per guarire è interrompere l'attività di musicista per un po' e seguire una riabilitazione.

Musica e linguaggio. Musica e linguaggio sono universali, nel senso che sono presenti in tutte le
culture umane ed entrambi assicurano la coesione di un gruppo sociale.

I suoni, siano essi musicali o linguistici, si caratterizzano per la loro altezza, durata, intensità e timbro.
L'uso di questi parametri è ovvio in musica ma essenziale anche nel linguaggio e spesso l'uso è simile.
E' stato dimostrato che i musicisti comunicano emozioni usando un codice acustico che deriva da programmi
neutrali innati per l'espressione di emozioni vocali.
Così la musica potrebbe essere considerata una forma di linguaggio più elevato che trasforma i sentimenti in
qualcosa di udibile.

Tutte le lingue hanno una struttura sintattica. Per analogia, si è parlato di sintassi musicale o grammatica
musicale.
La musica è soggetta a diverse leggi universali della percezione che ne influenzano la lettura.
A livello sintattico-strutturale esistono però anche importanti differenze.
Ad esempio, le regole della grammatica muscale sono estremamente più flessibili e ambigue rispetto alle
regole linguistiche.
La musica è infatti considerata il più delle volte come autoreferenziale: significa che non esistono, come nel
linguaggio, regole arbitrarie che associano un significato ai suoni.
Da una serie di studi in corso, sembra in effetti che un suono possa essere associato a un insieme di
significati e che tale associazione abbia luogo in maniera automatica nelle prime centinaia di millesecondi
nella corteccia temporale associativa.
Il problema è che quando da un semplice suono si passa a una serie di suoni le cose si complicano.
Schaeffer classifica i suoni in diverse categorie semantiche a seconda del timbro: si associa qualcosa di
sgradevole a un suono stridente, qualcosa di grosso a qualcosa di grave, ecc.
Meyer scrive che la musica significa sé stessa. Ogni evento musicale ha senso in quanto genera aspettative
rispetto ad altri eventi.

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Cioè, egli cerca di spiegare le emozioni in musica con le tensioni legate all'attesa di una certa nota, ma questa
teoria non regge perchè, per esempio, se si conosce bene il brano non vi è più sorpresa.
Il senso della musica resta indescrivibile.

La memoria musicale. La memoria è la capacità di elaborare, conservare e recuperare


l'informazione.
La musica è una capacità cognitiva complessa, composta da più componenti che vengono percepite ed
elaborate dalla nostra mente attraverso un insieme di processi cognitivi.

Il modello utilizzato per descrivere la percezione e la memorizzazione di stimoli uditivi è diviso in tre fasi:
a) Memoria ecoica: elaborazione precoce dell'informazione.
L'informazione viene percepita nell'orecchio medio che codifica e converte i suoni in una serie di
impulsi nervosi che rappresentano le frequenze e l'intensità della vibrazione acustica.
Nella memoria ecoica l'informazione rimane meno di un secondo e ciò permette l'estrazione di varie
caratteristiche attraverso due processi:
i. l'estrazione delle caratteristiche (come altezza, timbro,ecc) tramite un gruppo di neuroni
specializzati;
ii. il processo della congiunzione percettiva dove le caratteristiche acustiche si collegano tra
loro creando un evento uditivo.
b) Memoria a breve termine (o memoria di lavoro): le informazioni qui sono trattenute per tempi brevi
e la capacità del sistema è limitata.
Il processo di raggruppamento permette l'unione di più elementi a un livello superiore riducendo così
la quantità complessiva di materiale.
Attraverso il processo di categorizzazione percettiva si creano categorie o gruppi melodici e ritmici.
Questi sono costituiti da pochi elementi raggruppati con principi di prossimità, similarità e continuità
nel tempo.
Noi riusciamo a tenere a mente eventi o informazioni per tutto il tempo in cui ci sono utili per poi
dimenticarli subito dopo.
c) Memoria a lungo termine: è legata all'importanza che noi diamo alle informazioni da ricordare, al
tipo di elaborazione e trasformazione che compiamo su questi stimoli e alla valenza emotiva che
queste informazioni hanno per noi.
Il riconoscimento è un processo automatico di attivazione delle informazioni che sono contenute
nella MLT e contemporaneamente associate con lo stimolo percepito.

Tutti i processi di memoria contribuiscono a creare l'esperienza musicale: la memoria ecoica offre
un'esperienza immediata della musica e segmenta l'input sonoro in unità; la MBT stabilisce le continuità e
discontinuità dei segmenti musicali immediatamente precedenti; la MLT offre il contesto di riferimento e
l'opportunità di collegarsi con esperienze precedenti.

3 MUSICA ED EMOZIONI

Le emozioni: alcune definizioni. Le emozioni sono un processo complesso che include


modificazioni fisiologiche in risposta a una situazione che è percepita dal soggetto come importante per il
mantenimento del proprio equilibrio.
Queste risposte emozionali possono essere:
a) fisiologiche (alterazioni della frequenza cardiaca);
b) motorie strumentali (gridare);
c) motorie espressive (alterazione dei gesti);
d) risposte che riguardano aspetti più intimi (modificazione dell'umore).

É inoltre importante distinguere tra:


1) emozioni primarie, che hanno un ruolo importante per la sopravvivenza della specie e sono innate
(ad esempio paura);
2) emozioni complesse, che sono il risultato dell'esperienza (ad esempio la malinconia).

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Le emozioni nella musica. Si pensa che le emozioni in musica abbiano due dimensioni:
a) la valenza, negativa o positiva;
b) l'intensità, bassa o alta.

Sono diversi gli aspetti della musica che ci portano a sentire un'emozione.
Un esempio è la struttura del brano musicale: in particolare il tempo che influisce sull'intensità (se veloce
aumenta lo stato di eccitabilità), il modo che influisce sulla valenza (modo maggiore a connotazione positiva
e minore negativa), il timbro e la complessità armonica e ritmica.

La musica si sviluppa su un piano temporale e quindi è imprevedibile.


In ogni istante si crea un'attesa per l'istante successivo e questa attesa, legata all'emozione, è il frutto di
un'elaborazione non cosciente.

Una parte importante dell'emozione in musica è anche influenzata dall'esterno, cioè dall'esperienza e dalla
conoscenza (per esempio, può essere legata ad un evento importante della nostra vita, a un film, ecc.).

Perchè la musica ha un così alto impatto emotivo?


 Una prima risposta potrebbe venirci dagli studi sugli effetti fisiologici dell'ascolto della musica.
Questi studi hanno infatti mostrato che la risposta emotiva ha effetti su tutto il corpo.
L'effetto più studiato è stato il battito cardiaco: musiche rapide aumentano la frequenza cardiaca, mentre
musiche lente la riducono.
Studi recenti hanno anche mostrato come la musica riduca la secrezione del cortisolo, un ormone legato allo
stress.
 Una seconda risposta potrebbe venirci dagli studi sul funzionamento cerebrale.
Purtroppo però non ci sono dati sufficienti per dimostrare che ci sono circuiti specializzati nell'elaborazione
delle emozioni musicali.
 Un'ulteriore e ultima risposta viene dalle teorie evoluzionistiche.
Ci sono tre spiegazioni:
1. Darwin sostiene che la musica è importante per attrarre un partner;
2. La musica aiuta a promuovere la coesione del gruppo;
3. La musica gioca un ruolo importante nella comunicazione delle emozioni tra bimbo e mamma.

Psicologia della musica e musicoterapia. Come abbiamo visto, la musica sembra essere in
grado di modificare il livello di attivazione, di influenzare il livello di rilassamento, di sviluppare la
memoria, l'attenzione e la capacità d'interazione.

Per questi motivi la musica può essere usata in ambito terapeutico in diversi casi:
a) disturbo di apprendimento;
b) disturbi dell'attenzione;
c) riabilitazione per alcuni deficit uditivi centrali;
d) disturbi del comportamento sociale;
e) alcune forme di patologia psichica.

É necessaria molta cautela per distinguere i reali effetti determinati dalla stimolazione musicale da altre
credenze non confermate scientificamente che vengono utilizzate a scopo commerciale.

4 MUSICA E CERVELLO: LE NEUROSCIENZE COGNITIVE DELLA MUSICA

Le basi cerebrali della musica. Non è possibile dire con certezza che la musica viene
elaborata nell'emisfero destro e il linguaggio in quello sinistro.

Una tecnica per provare a dare una risposta a quest'incertezza è quella dell'ascolto dicotico, in cui due stimoli
diversi vengono presentati simultaneamente alle due orecchie, andando poi a valutare se il soggetto riporta in
maniera sistematica ciò che ha udito in un orecchio.

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In particolare, sembra che l'emisfero sinistro rivesta un ruolo maggiore nei musicisti esperti (che ascoltano la
musica in modo analitico), mentre l'emisfero destro nei non musicisti (che ascoltano la musica in modo
globale). Infatti l'emisfero sinistro è analitico mentre il destro è globale.
Verosimilmente, questo è un fattore legato alle diverse strategie che vengono utilizzate.

Secondo la teoria della modularità il cervello è organizzato in moduli separati e specializzati.


(Una prova del fatto che la musica possa avere una rappresentazione funzionale specifica è il fatto che la
lesione cerebrale può danneggiare o risparmiare le capacità musicali).
L'approccio modularista è stato applicato allo studio della musica utilizzando le componenti musicali
descritte dalla musicologia e questo ha portato a un frazionamento delle diverse componenti musicali.

Quando sentiamo un brano, nel giro di pochi secondi siamo in grado di dire se lo conosciamo o no.
Un modello per il riconoscimento della musica è descritto da Peretz e Coltheart: l'input viene analizzato da
due sistemi paralleli che elaborano in maniera separata le informazioni necessarie a effettuare un'analisi
melodica (variazione dell'altezza dei suoni) e una temporale (variazione della durata dei suoni).
Il sistema di analisi melodica ha 3 sottocomponenti che sono fra loro indipendenti. Esse sono:
i. l'analisi del contorno, che si occuperebbe di elaborare la direzione dei suoni;
ii. l'analisi degli intervalli, che specifica il tipo di intervalli tra le note;
iii. l'analisi della tonalità, che dovrebbe creare legami fra i vari intervalli.

Studi elettrofisiologici e di neuroimmagine. Gli studi elettrofisiologici e di


neurimmagine hanno contribuito ad accrescere enormemente le nostre conoscenze negli ultimi anni.

Nell'ambito della ricerca in musica l'utilizzo dell'elettroencefalogramma è legato alla scoperta dei potenziali
evocati o potenziali evento-relati (attività elettrica legata all'apparizione di uno stimolo).
Una tecnica simile è la magnetoencefalografia, dove si misura il corrispettivo magnetico del segnale
elettrico.

5 CONCLUSIONI E PROSPETTIVE

Per quanto riguarda la psicologia della musica resta ancora molto lavoro da fare.
Sono state infatti poco esplorate la dimensione trans culturale e la modellizzazione (che per ora ha solo preso
in prestito i modelli proposti in altre discipline).
Andrebbe potenziata l'interazione fra ricerca clinica (studi che si interessano ai meccanismi cognitivi) e
ricerca di base (studi che riguardano la patologia), da applicarsi poi anche in campo diagnostico.
Inoltre, fra le prospettive più interessanti per la psicologia della musica ci sono quelle terapeutiche e
pedagogiche.

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