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Dario Benatti

MUSICOTERAPIA E COMA
Il primo approccio del Musicoterapeuta al post - comatoso in stato vegetativo o di minima
risposta

Questo scritto dedicato a coloro che si vogliono avvicinare con maggior consapevolezza al
mondo del post-comatoso con sindrome da incoscienza prolungata e desiderano aumentare le
proprie possibilit di essergli di sostegno ed aiuto nel lungo percorso riabilitativo.
Lesperienza che descriver si basa sul lavoro degli ultimi 12 anni nellambito di una quipe
che si occupa della riabilitazione dei pazienti post-comatosi: lquipe ARICO (Associazione per la
Riabilitazione dei Comatosi) [1]. Il gruppo la parte operativa di una associazione fra operatori ed
utenti, creata nel 1989 a Milano e diretta dalla Prof.ssa Cecilia Morosini ed composto da medici
fisiatri, rianimatori, terapisti della riabilitazione, neuropsicologi, musicoterapeuta, logopedisti,
psicologi, persegue lobiettivo di realizzare un trattamento intensivo e globale, generalmente in un
ambiente extra-ospedaliero, del paziente post-comatoso.
Al fine di poter avere una maggior comprensione globale del lavoro, descriver, seppur in
grandi linee, la situazione del tutto particolare e propria del post-comatoso (il paziente che,
superata la fase acuta rianimativa, ovvero il coma profondo, entrato in quella che possiamo
definire la fase acuta riabilitativa) ai vari livelli neurologico, intellettivo e relazionale. Seguir la
bozza di una programmazione generale con aspetti metodologici ed obiettivi generali e particolari
della musicoterapia.
Il lettore tenga per sempre presente che quanto scriver nelle parti che riguardano l
intimo del post-comatoso, la sua situazione psichica e la sua percezione del mondo interno ed
esterno , s basato su una lunga esperienza e su studi approfonditi da parte di molti esperti,
tuttavia i dati non sono generalizzabili in toto: ognuno di noi unico e diverso nella salute e ancor
di pi nella malattia. Un occhio alla descrizione, quindi, e laltro al proprio paziente o conoscente
per giudicare al meglio la sua effettiva situazione. Un altro invito allattenzione prima di
cominciare: la difficile situazione a livello neurologico, come vedremo pi avanti, difficilmente
permette al paziente di esprimere in modo comprensibile qualcosa di s, e se non si hanno grande
esperienza e ancor pi grande prudenza, si rischia di interpretare in modo sbagliato quello che egli
manifesta.
DESCRIZIONE DEL PAZIENTE NELLA FASE ACUTA RIABILITATIVA
Il paziente ha superato la fase acuta rianimativa, i parametri vitali si sono stabilizzati, respira
autonomamente e le sue funzioni cardio-circolatorie sono stabili. Gli occhi sono generalmente
aperti, segno che convenzionalmente contrassegna luscita dal coma; il segno della ripresa della
vigilanza (crude consciousness) e del tono di base dellattivit cerebrale sostenuto dalla sostanza
reticolare attivante ascendente. Non ancora accessibile il contenuto di coscienza che, si pu
ipotizzare, dipenda dalla integrazione delle connessioni cortico-sottocorticali.
Il quadro neurologico spesso quello di una tetraplegia conclamata (paralisi dei quattro arti), nella
quale unasimmetria di tono e di posture pu essere uno dei segni prognostici favorevoli.
Questa prima fase di regressione ontogenetica globale (alcuni autori parlano di
regressione anche pre-ontogenetica). Sul piano motorio si ritorna ai quadri caratteristici della
motricit neonatale. Prevale unattivit riflessa primitiva, mancano le reazioni di raddrizzamento e
di equilibrio. Compaiono i riflessi orali arcaici, che, se precoci, sono segni prognostici favorevoli.
In questa fase di transizione, allinizio possono essere ancora presenti reazioni neurovegetative
massive, che possono manifestarsi anche in relazione con momenti significativi (la vicinanza di
figure parentali, ad esempio).
Sul piano intellettivo in questa fase il fenomeno pi eclatante sembra essere la
dispercezione eccessiva. Gli stimoli esterni ed interni invadono, senza selezione, senza filtro, senza
controllo, il cervello e la mente.
Apparentemente non c pi ordine n strutturale, n funzionale, il paziente congelato
immerso nella violenza degli impulsi visivi, tattili, uditivi, in un caos senza tempo n spazio, dove
probabilmente non riconosce n s stesso n gli altri.
Lattenzione esauribile, la dispercezione manda in tilt i suoi processi ancora scarsi di
focalizzazione, fino ad una possibile reazione psicogena transitoria. La dissoluzione del pensiero
influenzata da questa attenzione labile, ma, viceversa, anche lattenzione influenzata dalla
dissoluzione del pensiero.
La memoria non solo dissolta ma anche caotica: il paziente ha perso parte del suo passato
e quindi la collocazione di s nella storia personale e collettiva. Non pu ancora imparare il futuro,
vive in un presente che non suo, in una mente e in un corpo che non riconosce come suoi.
probabile che la memoria torni ad essere eidetica come quella dei bambini: una memoria a-
temporale per immagini, odori, suoni, sovrapposizioni confuse di eventi. Il passato si ridotto ad
un puzzle rotto, con i pezzi rimasti integri che roteano, separati, nello spazio e che invadono, in
modo probabilmente terrificante, la mente in una rapida successione di input senza possibilit di
controllo.
Unaltra grande difficolt del nostro paziente sta nel comunicare con gli altri. Sul
piano affettivo e relazionale da una parte lo scarso controllo che ancora ha del proprio corpo,
dallaltra parte la mancanza di autocoscienza fanno regredire le sue capacit di comunicazione-
relazione a livello primitivo. bloccato, confuso e contratto ed difficile capire cosa vuole, se sta
bene o male, se ha un dolore o semplicemente vuole essere lasciato in pace perch le sue
manifestazioni-reazioni sembrano sempre le stesse.
Solo con grande, grandissima attenzione e tanto tempo a disposizione si riescono a cogliere
quei dettagli del movimento, del tono o dei suoni emessi che differenziano le emozioni espresse.
Di solito la mamma del paziente, quando consapevole e non in preda di emozioni troppo forti,
che per prima riesce a comprendere qualche suo messaggio nel mezzo del movimento caotico e
distonico o nella quasi immobilit dei micro-movimenti di suo figlio; la guidano il suo istinto
materno e la conoscenza profonda dellessenza del suo comportamento fin dalla gravidanza.
La situazione psicofisica globale del nostro paziente quindi molto compromessa,
dominata dal caos, dalla dispercezione. Il tempo e lo spazio, il corpo stesso hanno perso
dimensioni misurabili, egli vive ogni esperienza in modo frammentario e confuso con alla base un
senso di impotenza e sofferenza. Come in un incubo che continua al risveglio, tutti gli interventi
esterni appaiono invasivi e terrificanti. [2]
Langoscia del paziente anche quella dellambiente circostante familiare, sanitario,
causata soprattutto dallimpossibilit di comunicare per mezzo dei canali e strumenti consueti, in
qualche modo sembra che i suoi sintomi, diluiti, si trasmettano a coloro che lo circondano:
difficolt a comunicare, tendenza alla chiusura, percezione alterata primi fra tutti. Vedremo in
seguito come le attivit di riabilitazione possono contribuire anche allevoluzione in positivo di
tutto lambito familiare.

PROGRAMMAZIONE GENERALE DEGLI INTERVENTI
QUALIT E QUANTIT DEGLI STIMOLI
Nella prima fase del risveglio, ottima regola ed uso comune che il paziente riceva stimolazioni
sensoriali, visive, tattili, acustiche per permettergli un graduale e sempre migliore contatto con
lambiente. Purtroppo per, in questo periodo, si pu incorrere in gravi errori di misura e qualit
degli stimoli che possono provocare leffetto contrario, eccitando nel paziente primordiali istinti di
difesa e chiusura.

quindi opportuno che queste siano costantemente monitorate e regolate il pi possibile
sulla base dei feedbacks del paziente, oltre che, naturalmente, sulla consapevolezza che in questa
fase la dispercezione diffusa e linstabilit del sistema nervoso impongono che ogni stimolo
proposto debba essere mirato e breve e debba essere seguito da un periodo di riposo.
Al grido tutti i canali sensoriali devono essere sollecitati potrebbero venire infatti, pi o meno
inconsciamente, messe in atto vere e proprie torture, (tremende anche per un soggetto sano...)
come essere interpellati ad alta voce a dieci centimetri dalle orecchie, dover ascoltare musica per
ore, ricevere la visita giornaliera di decine di persone, essere piazzati davanti al televisore per tutto
il pomeriggio, etc.

Nelle nostre attivit, come vedremo, teniamo quindi in grande considerazione la ricerca di
un ottimale contatto con lambiente a livello qualitativo, lo riteniamo un obiettivo trasversale, il
suo perseguimento comporta cio, nella nostra ottica, un fondamentale aiuto per il
raggiungimento di tutti gli altri obiettivi della nostra programmazione riabilitativa.



OBIETTIVI PRIMARI GENERALI
Gli obiettivi di un programma di riabilitazione sono innumerevoli. In grandi linee, riguardano da
una parte gli aspetti medici, come leliminazione dei sintomi, la diminuzione della sofferenza, il
limitare linsorgenza di danni secondari o terziari, dallaltra parte quelli psicologici e
neuropsicologici che si prefiggono lo scopo di condurre il paziente verso levocazione e lo sviluppo
delle sue potenzialit residue e il riequilibrio del proprio rapporto col mondo esterno con sempre
maggiore autonomia e autosufficienza.

Da tutti questi obiettivi possiamo dedurre quello che forse pu rappresentare lo scopo
primario di ogni relazione di aiuto e che nel nostro specifico caso risulta assolutamente
imprescindibile: la ricerca di una migliore qualit della vita o in altre parole del massimo benessere
bio-psico-sociale.

Nella fase acuta che il nostro paziente sta percorrendo, pensiamo che per lui il migliorare la
qualit della vita significhi principalmente essere accolto il meglio possibile nel paese straniero nel
quale di colpo si ritrovato.

In seguito al coma, come abbiamo visto, le modalit di input, a livello di schemi sensoriali-
percettivi, di elaborazione dei dati e di output manifestazione-espressione di s (Feuerstein), si
trasformano. Il paziente assume di conseguenza un diverso e personalissimo modo di vedere e
sentire ci che lo circonda e di rapportarsi con esso. Ridisegna cos la sua mappa del mondo e
acquisisce un nuovo modo di pensare, o almeno di mettere assieme ed associare brandelli di
pensiero e nuovissime, neonate premesse epistemologiche entrano subito allopera nel formare,
nello strutturare, un primo abbozzo della sua nuova personalit.

Abbiamo anche visto come lo stato di coscienza del paziente sia cos lontano dai livelli
standard della persona sana, cos alterato, che difficilissimo, anche solo parzialmente,
raggiungerlo ed intravederne qualche contenuto.

Eppure, e qui sta un punto basilare del nostro approccio terapeutico: pensiamo che la
prima cosa da fare, la prima fra tutte le metodologie, sia quella di ricercare un contatto empatico
(Rogers) pi profondo possibile col nostro paziente e, consci naturalmente di tutti i limiti e le
problematiche che la situazione contingente ci pone, soffermarci ad ascoltarlo, entrare
temporaneamente nei suoi panni per avvicinarci il pi possibile a questo suo nuovo modo dessere
e di manifestarsi [3].

Questo contatto empatico ci indispensabile poter stabilire un programma, porsi degli
obiettivi, individuare delle metodologie, il pi possibile assieme al paziente. In questo modo,
siamo sicuri che i percorsi di nuova crescita, di sviluppo, ricevono un suo grande contributo
in consapevolezza, motivazione ed energia, che in riabilitazione rappresentano i punti cardine di
ogni risultato [4].
Il contatto profondo si basa principalmente sulla disponibilit a mettersi in ascolto: non si
tratta certo di semplice ascoltare, ma di un aprirsi ad una condivisione del sentire, in ununit
dinamica attraversata e modificata dalle reciproche influenze.. [5] con attenzione profonda a
tutto ci che nellaltro manifestarsi, emozione, espressione di s, a tutti i livelli.
Non un ascolto passivo, quindi, ma un essere presente totalmente, con tutto il proprio essere, con
il proprio, autentico tono di rappresentazione, la propria manire detre l, come la descrive F.
Veldman [6] nella ricerca di una profonda comunicazione-relazione con laltro:

Nellofferta della sua persona, nella -presentazione-di-s, e nel modo di rendersi presente
egli (colui che contatta) rivela la dirittura e la veracit delle sue intenzioni: essere l per
laltro, nella completa accettazione , senza partito preso, senza pregiudizi, senza
prevenzione n parzialit, trasparente e chiaro.
METODOLOGIA GENERALE
A livello metodologico, come premessa e sostegno alle attivit riabilitative legate da una parte alla
terapia, dallaltra parte alla riorganizzazione delle abilit comunicativo-relazionali (funzioni tutorali
di framing o di scaffolding; Bruner, Vygotsky), il nostro programma iniziale prevede quindi, in
modo trasversale, la ricerca di un ottimale matching: incontro-accoglienza-accettazione
incondizionata del paziente nella totalit del suo essere in quel momento.

In primo luogo, cerchiamo di fare in modo che tutti coloro che si avvicinano al paziente in
questa fase assumano atteggiamenti e comportamenti che, pur nelle diverse e personali modalit
di approccio, abbiano come denominatore comune estrema delicatezza e rispetto.

In qualsiasi nostra attivit, ad esempio, noi cerchiamo di agire in modo facilitante,
accettante, mirante ad instaurare un ideale rapport (Programmazione neurolinguistica). Modalit
comunicativo-relazionali efficaci tra laltro, per esteso, anche per instaurare un rapporto positivo
con tutti i malati e le persone con difficolt a vario livello.

Ad esempio, tra i possibili atteggiamenti, troviamo perfetti quelli ricordati da Mauro
Scardovelli S [7]:

o rispetto, stima, fiducia positiva incondizionata nella persona e nelle sue potenzialit;
o ascolto, attenzione, ricettivit empatica;
o considerazione positiva del tempo e dellattesa;
o congruenza, trasparenza;
o flessibilit;
o accettazione incondizionata della persona nel suo stato attuale;
o creativit.

Tra gli atteggiamenti negativi cerchiamo, viceversa, di evitare: chiusura, rigidit, impazienza,
fretta, attaccamento ad un ruolo, distanza emotiva, incongruenza, scarsa autenticit,
interpretativit fantasiosa.

A livello tecnico-strumentale, come vedremo pi avanti in dettaglio, fra le varie tecniche
riabilitative e rieducative del nostro centro trova posto anche una particolare tecnica di
trattamento che prevede lassociazione di musicoterapia, neuropsicologia e comunicazione
psicotattile.

Le potenzialit della neuropsicologia vengono qui integrate dalle modalit di approccio
psicotattili ricche di benessere, in quanto basate su livelli di contatto affettivo-confermante molto
elevati, e dalle eccezionali propriet della musica in quanto a motivazione e bellezza.

In effetti la fusione di queste discipline non affatto casuale o forzata: il musicoterapeuta, se
da una parte ricerca nel suo lavoro un contatto col paziente che crei un clima empatico, creativo e
piacevole, dallaltra parte si basa su fondamenti metodologici e programmatici simili a quelli del
neuropsicologo. Parimenti il neuropsicologo deve tenere conto degli aspetti emotivi legati al
trauma del disordine cognitivo e quindi trovare nuove vie (come nel nostro caso) che gli
permettano di affrontare queste problematiche con strumenti efficaci.

PROGRAMMAZIONE DEI PERCORSI DI MUSICOTERAPIA
NEUROPSICOLOGICA [8] NELLA FASE ACUTA RIABILITATIVA POST-COMA
OBIETTIVI SPECIFICI

a. Favorire la ristrutturazione della coscienza del s (dalla percezione di s alla ricostruzione
dellimmagine di s e dello schema corporeo);
b. rieducare i tempi e i modi dellattenzione per favorire la ristrutturazione dellorientamento
spazio-temporale in modo che il paziente ritrovi un senso in ci che accade dentro ed
attorno a s nel tempo e nello spazio;
c. favorire la ricostruzione di una reazione di attaccamento per ottenere una buona sicurezza
emotiva nei confronti del mondo circostante (famiglia, operatori, ambiente in generale) in
modo tale da migliorare comunicazione e relazione.

Tratter in dettaglio i primi due punti chiedendo di considerare le metodologie riguardanti il
terzo obiettivo, come comprese nella trattazione dei primi due punti.
A. FAVORIRE LA RISTRUTTURAZIONE DELLA COSCIENZA DEL S
In questa prima fase post-coma, come abbiamo visto, il paziente non ha pi la propria normale
capacit di percepire e farsi unimmagine del proprio corpo, ne ha perso i confini, non
consapevole della linea di delimitazione tra il proprio corpo e lambiente e tra il proprio corpo e il
corpo degli altri.
Una delle caratteristiche che rendono il recupero complesso e difficile che pare che il
coma causi contemporaneamente, da una parte, una regressione ontogenetica globale, dallaltra
parte un parcellizzarsi frammentario e disorganizzato della memoria e della coscienza.
dunque evidente che in questa situazione una ristrutturazione della coscienza di s
necessita per prendere corpo dellintegrazione di due diversi percorsi paralleli reciprocamente
influenzantisi: luno che segue il naturale cammino evolutivo biologico e tende alla ristrutturazione
dello schema corporeo come nel normale percorso di sviluppo ontogenetico, laltro che origina
dalla riorganizzazione dei dati ancora a disposizione nella memoria dei vissuti del corpo.
Naturalmente il nostro paziente gi al lavoro in questa direzione e possiamo senzaltro
dire che possiede gi una sua primitiva organizzazione che va tenuta in conto con estrema
attenzione alle sue prime manifestazioni.
SOTTO OBIETTIVI
o Diminuire lintensit delle dispercezioni corporee attraverso una attenta modulazione delle
stimolazioni sensitive (diremmo pi volentieri proposte sensoriali) e una particolare cura
della transmodalit.
o favorire la percezione del corpo, il formarsi dellimmagine di s e dello schema corporeo.
METODOLOGIA
Sappiamo che lo schema corporeo il risultato di un continuo processo di destrutturazione-
ristrutturazione al quale contribuiscono pi forze: dalle percezioni e loro integrazione, alla sfera
affettiva-relazionale, alla maturazione cognitiva (che per va oltre la semplice somma di questi).
Sappiamo per anche che sono i processi emotivi positivi quelli che costituiscono la forza e la
sorgente di energia dei processi costruttivi e che li dirigono. Nel coma la regressione porta
lindividuo a ricomporre in termini drammatici lintegrit raggiunta prima dellevento traumatico.
Egli sembra a tratti riacquisire i suoi contenuti mentali attraverso la dimensione affettiva, e come
nelle prime fasi di vita, gli eventi esterni si animano e sono animati secondo un valore emozionale.
I percorsi esperienziali proposti sono quindi sempre permeati da emozioni positive, modulate con
gradualit, ecologiche (per il sistema-paziente, ma anche per il sistema paziente-operatore-
setting), al fine di contribuire ad una sana ristrutturazione dei confini e dello schema del corpo.
Nella programmazione dei percorsi esperienziali ci sono di grande aiuto gli studi di F.
Veldman, che ha elaborato la suddivisione particolareggiata delle varie modalit di
rappresentazione del corpo. Secondo lautore ognuno di noi si rappresenta in:

o un corpo sostanziale (le corps), termine che rappresenta, in senso stretto, il substrato
dellinsieme dellindividuo vivente, linsieme delle cellule che lo compongono. Il puro e
semplice corpo;
o un corpo funzionale (le corporel), ovvero la manifestazione delle caratteristiche individuali,
determinate anatomicamente e fisiologicamente, che si esprimono nelle funzioni
biologiche vitali e che sono influenzate dalle caratteristiche del modo di vivere e
dellesperienza. Possiamo definirlo semplicemente il corpo che si manifesta nelle sue
funzioni vitali: il battito cardiaco, il respiro, il sistema neurovegetativo;
o un corpo espressivo (la corporalit), che racchiude e completa i primi due esprimendo il
modo di essere del tutto personale ed unico, (manire detre) soggettivo nella autentica
manifestazione del s: il corpo rivestito di anima, o, per citare la Prof.ssa Cecilia Morosini,
Direttrice dellARICO: il corpo colorato dal s.
Trovo estremamente utile questa distinzione (anche se, come anche Veldman conferma, in
una visione olistica della persona non pensabile considerare le tre parti disgiunte) per le nostre
attivit, ad esempio nelle fasi di calibrazione e rispecchiamento, in quanto ci consente di
considerare con pi attenzione i livelli corporei pi profondi della espressivit della persona intesa
anche semplicemente come manifestazione della vita. Ad esempio, prassi comune ad ogni nostra
seduta che loperatore ascolti e faccia momentaneamente propri la postura, il tono muscolare, il
respiro del proprio paziente e che in ogni attivit egli tenga conto di questi come elementi base
tonici, ritmici, energetici sui quali costruire un progetto condiviso di lavoro.
STRUMENTI E TECNICHE
Le attivit si basano principalmente su vissuti del proprio corpo e del mondo esterno che portino
gradatamente alla ricostruzione globale dellimmagine di s (e quindi contemporaneamente alla
definizione dello schema corporeo) attraverso le varie modalit rappresentazionali:
o cenestesica;
o tattile;
o labirintica;
o uditiva;
o visiva;
o (non le sviluppiamo in questa sede ma si utilizzano anche le modalit olfattiva e gustativa).

Non mi sembra superfluo ricordare che il paziente vive per la maggior parte del tempo il suo
corpo come fonte di dolore e come porta aperta alle intrusioni; diventa quindi importante, appena
possibile e in unottica di ristrutturazione neuropsicologica, scegliere esperienze gratificanti e
ricche di benessere, piene di accettazione e di empatia. In questo modo fra le persone coinvolte si
crea un clima positivo, base sicura per lemergere di energia e motivazione e il paziente ha la
possibilit di accogliere positivamente, nel percepirsi come fonte di benessere, una rinnovata
rappresentazione di s.

Ogni contatto col paziente mirante allacquisizione dellimmagine di s e dello schema
corporeo fatto attraverso le modalit psicotattili. Una metodologia che tiene
contemporaneamente conto degli aspetti psicologici e neurologici della percezione tonico-tattile.
Nel contatto infatti si tiene conto di quanto la pelle abbia il ruolo di contenimento psichico (oltre
che fisico di barriera anti-stimolo) e di coesione del s.

Alla comunicazione psicotattile si associa il suono, la musica, in modo da vivere col paziente un
processo di integrazione di esperienze sensoriali capaci di condurlo a momenti della sua esistenza
estremamente ricchi di benessere come quelli prenatali (il paradiso perduto di Fornari [9]).
La modalit ideale per ottenere il raggiungimento di questo obiettivo "un vissuto partecipe in
comunione di anima e corpo". Durante ogni intervento, loperatore presente ancor pi che nel
ruolo di terapeuta, in quello di "compagno di viaggio". I due si lasciano attraversare e modificare
dalle reciproche influenze tonico-energetiche, vivono assieme ogni momento, anche situazioni
pregne di emozioni, in un dialogo senza soluzione di continuit che comprende tutti i possibili
canali e quindi tutte le possibili manifestazioni dellessere vivente, coi loro livelli di contenuto e di
relazione (il livello di relazione, secondo la terminologia della "Pragmatica della comunicazione
umana" di Watzlawich, quello che traspare, autentico, nei messaggi non verbali, un livello che
riguarda le questioni vitali di accettazione e conferma di s e dellaltro).

comunque importante tenere in considerazione che chi vuole affrontare queste attivit di
contatto empatico con pazienti gravi o gravissimi, se da una parte ha bisogno di una preparazione
molto approfondita nel proprio specifico campo di competenza, dallaltra parte deve prepararsi
adeguatamente a saper sopportare, ma ancora di pi, oserei dire, a saper vivere come momenti di
grande consapevolezza, compassione (nel senso di con-passione) e crescita personale le
esperienze, altrimenti terribili, della sofferenza estrema o della morte ( comunque utile ricordare
la grande importanza di avere sempre a disposizione uno scudo di protezione e la capacit di porsi
in posizione meta quando necessario).


Note
[1] LARICO divenuta fondazione nel 2004, ora chiamata Fondazione Morosini
[2] Morosini, De Angelis, Atti del congresso ARICO, Milano 1986).
[3] E una modalit di approccio, quella basata sullascolto empatico, che presenta diverse difficolt, una delle pi importanti
quella legata al dolore e alla sofferenza, sentimenti che inevitabilmente entrano in scena nella rappresentazione dei sentimenti
del paziente: fanno molta paura e tutti noi, naturalmente, tendiamo a evitarne il contatto. E normale, umano e in pi
socialmente accettato, lo possiamo osservare ogni giorno e dovunque che la sofferenza sfuggita, emarginata. Diviene quindi
estremamente difficoltoso raggiungere uno stato di empatia pieno con lui: avremo la tendenza a non entrare che parzialmente
nel "suo mondo", a porre dei limiti di accettazione, a vivere in modo "contratto" i nostri sentimenti.
Se vogliamo un vero contatto empatico con il nostro paziente dovremo quindi prepararci adeguatamente a saper sopportare,
ma ancora di pi, oserei dire, a saper vivere come momenti di grande consapevolezza, compassione (nel senso di con-passione)
e crescita personale le esperienze della sofferenza. e della paura.
[4] Non vi nascondo le difficolt di questo tipo di approccio che mira alla compartecipazione. Ad esempio, molto pi facile per
noi operatori, agire subito, operando sulla base di tecniche ben sperimentate e riconosciute, sostenuti da salde linee teoriche
sulla riabilitazione, piuttosto che soffermarsi, magari a lungo, a condividere il lavoro e ad ascoltare in modo profondo il nostro
paziente, con tutte le sue difficolt di ordine neurologico e psicologico. La pazienza dellattesa e la capacit di accogliere sono
veramente indispensabili quando si sta con lui! Spesso, ad esempio, lentissimo nelle poche risposte che sa dare (per avere un
semplice "si", codificato nel movimento di una palpebra che si chiude, a volte necessario attendere a lungo o ripetere pi
volte la domanda) e, se non si vuole solo operare su di lui, bisogna, ripeto, saperlo aspettare ed ascoltare. Solo in questo modo,
gradatamente e col tempo, potremo scoprire, riconoscere e fare nostri, anche se momentaneamente ed in modo parziale, i
suoi bisogni, le sue istanze e desideri pi reconditi. Anche per gli amici e i parenti molto pi semplice basarsi su una visione
della vita e del benessere socialmente condivisi, a livelli di coscienza "normali" (tipo "bisogna essere efficienti", "il tempo
denaro", e cose del genere) che ascoltare, riconoscere e, per quanto possibile, rispettare idee e motivazioni magari
diametralmente opposte alle nostre ("oggi non ho voglia di fare niente", "preferisco non vedere nessuno" ecc.).
[5] Aureli Tiziana, Losservazione del comportamento del bambino, Il mulino editore
[6] Veldman Frans, Haptonomie, science de laffectivit, PUF Parigi
[7] cardovelli Mauro, Musica e trasformazione, Borla
[8] ho coniato il termine musicoterapia neuropsicologica per definire in senso stretto gli studi e le nuove tecniche di
musicoterapia che ho sviluppato negli ultimi 15 anni e che hanno come specifici obiettivi quelli della riabilitazione
neuropsicologica.
[9] Fornari Franco, Psicoanalisi della musica, Longanesi Mi, 1984
COMA, LA MUSICA FAVORISCE IL RISVEGLIO
Anche le note e le canzoni possono aiutare a uscire dalla condizione di non coscienza



L'ascolto di canzoni pu facilitare il risveglio dal coma

Il coma una condizione di non coscienza diagnosticabile come tale in chi ha gli occhi chiusi, non
esegue alcun comando e non dice nessuna parola comprensibile. Per misurare se sia pi o meno
profondo, a seconda delle reazioni a determinati stimoli, ci si avvale della scala di valutazione di
Glasgow: il punteggio, da 3 a 15, sale a mano a mano che il malato recupera responsivit. I centri
specializzati dispongono anche di una tecnica diagnostica innovativa, la risonanza magnetica
funzionale, per sondare l'attivazione cerebrale del paziente con disturbi di coscienza, in risposta a
stimolazioni esterne.

L'EVOLUZIONE
Dopo tre-quattro settimane, tutte le persone in coma riaprono gli occhi. Li aspetta un bivio: o si
risvegliano oppure si avviano allo stato vegetativo, che una condizione di incoscienza a occhi
aperti.

IL RECUPERO
Ci sono fattori e dati clinici che consentono di fare una prognosi, dice Rita Formisano, primario
dell'unit post coma dell'ospedale di riabilitazione Santa Lucia a Roma. Per esempio, hanno
maggiori probabilit di recupero i giovani e chi conserva movimenti spontanei. Anche la causa del
coma pu incidere sulla prognosi, che in genere pi favorevole nei casi di trauma cranico mentre
lo meno in quelli di ipo-ossigenazione cerebrale dovuta ad arresto cardiocircolatorio.
La maggioranza dei pazienti potrebbe recuperare la coscienza entro un anno dall'evento acuto, nei
casi traumatici, e sei mesi in quelli da altre cause. Ci sono recuperi tardivi avvenuti oltre l'anno ma
il passare del tempo non gioca a favore del malato. comunque un campo in cui la scienza medica
non dispone ancora di certezze e ci sono molte pi domande che risposte.

LE TECNICHE PI NUOVE
Oggi esistono nuove tecniche terapeutiche che possono sollecitare il risveglio, spiega
Formisano, come la stimolazione magnetica transcranica, l'applicazione di stimolatori cerebrali
profondi, o anche farmaci quali lo zolpidem o i dopaminergici. Senza dimenticare altri approcci da
tempo in uso e spesso efficaci (al di l della difficolt di dimostrazioni scientifiche), quali la
riabilitazione in acqua o la musicoterapia.