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Andrs Vzquez de Prada IL FONDATORE DELLOPUS DEI

Vita di San Josemaria Escriv (voi. II)

"Dio e Audacia

"

Edizione italiana a cura di Aldo Capucci Traduzione di Agostino Don

LEONARDO IN TERN A TIO N A L

ISBN 88-86482-90-6

Traduzione d Agostino Don L'edizione italiana dei 3 volumi dellopera a cura di Aldo Capucci Opera pubblicata su licenza di Fundacinr Studium Il Fondatore dellOpus Dei, volume II 2002 by Fundacin Studium 2003 Leonardo International srl prima edizione febbraio 2003 prima ristampa maggio 2003 seconda ristampa novembre 2005
Ufficio Informazioni della Prelatura delPOpus Dei per lItalia in Internet Milano e-mail: info@opusdei.it http://www.opusdei.it

PRINCIPALI ABBREVIAZIONI USATE NEL TESTO

Archivio Generale della Prelatura Appunti intimi Autografi vari del Fondatore Le Lettere a tutti i membri dellOpera, autentici scritti fondazionali, vengono citate con la data e con la nume razione a margine che compare nel testo della Lettera stessa; per es.: Lettera 24-12-1951, n. 7 EF "Nell9Epistolario del Fondatore raccolta la corrispon denza personale; le lettere sono citate con la sigla EF e la data D Documento dellArchivio Generale della Prelatura (AGP) IZL Sezione dellAGP relativa al Servo di Dio Isidoro Zorzano Ledesma POI, P02, ecc. Raccolte di documenti a stampa (Sezioni dellAGP) PM Processo Madrileno, seguito dal numero del foglio. PR Processo Romano, seguito dal numero della pagina. RHF Registro Storico del Fondatore (Sezione dellAGP). Sum. Summarium della Causa di beatificazione e canonizza zione. Positio super vita et virtutibus , Roma 1988^ Viene citato il testimone e il numero corrispondente del Summarium. T Testimonianza.

AGP Appunti AVF Lettera

Capitolo IX
GUERRA E RIVOLUZIONE: PRIGIONIERI NELLA CITT

1 .1 frutti dellodio I fattori che dominarono la vita spagnola dal 1936 al 1939 sono di cos tragica connotazione che, per inter pretarne dovutamente gli avvenimenti, necessario un minimo di conoscenza dellintreccio politico nel quale si svolsero. In tali circostanze la figura del Fondatore dellOpus Dei risalta per la grandezza eroica e in pari tem po umile. Una inesatta interpretazione della realt stori ca renderebbe daltra parte inintelligibile la portata e la ragione del suo comportamento. Ancor pi se si tiene in conto che un fattore chiave della tragedia spagnola fu di natura religiosa. Di guerre civili la Spagna ne ha viste molte, ma un aspetto peculiare di quella del 1936 fu di scatenare nel Paese una delle persecuzioni religiose pi accanite e sanguinose registrate in venti secoli di cristia nesimo1. Nello spazio di pochi mesi fu versato il sangue martire di una dozzina di Vescovi e di pi di seimila sa cerdoti e religiosi. Questo semplice dato - scarno, obiet tivo e impressionante - illumina tetramente la scena. Ed molto improbabile che il lettore possa cogliere in mo do giusto e in tutto il suo significato il comportamento del Fondatore, se prescinde da questi eventi; come pure gli riuscir piuttosto incomprensibile loperato di quel
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sacerdote se non riconosce innanzitutto la radice cristia na dei motivi che lo portarono a perdonare di tutto cuo re i colpevoli, a chiedere al Signore perdono per i crimi ni commessi e a far tesoro, per il futuro, della lezione della storia. Nel luglio 1936 tutta la Spagna, senza eccezione tra paesi e citt, era percorsa da unenorme tensione, causa ta dalle rivendicazioni sociali, dal dissesto dellecono mia nazionale, dallo scarso prestigio del governo e dalla frustrazione delle aspirazioni regionaliste. Cerano scio peri continui, fame, disordini, azione di agitatori rivolu zionari che aizzavano le masse e che favorivano di rim balzo gli atteggiamenti controrivoluzionari favorevoli a misure di forza. Il regime, sullorlo del collasso, vacilla va sotto le spinte estremiste, mentre una congiura mili tare preparava un colpo di Stato per ristabilire i fonda menti della smarrita autorit della Repubblica. Come era stato possibile arrivare a tale estremo?2. Non necessario risalire ai secoli passati, alle guerre civili del XIX secolo, al ritardo storico nello stabilire i princpi democratici nelle istituzioni politiche3, o attri buire la gravit del conflitto al carattere bellicoso degli spagnoli. Quando, nel 1931, la monarchia cadde e si stabil la Repubblica, mezza Spagna ne salut lavvento con gioia e speranza. Iniziava una nuova era, che avreb be potuto correggere errori e istituire un regime demo cratico, giusto e rappresentativo. Ma dalla costituzione del Governo provvisorio fino allelaborazione della nuova Costituzione, i governanti e i membri dellAssem blea Costituente impressero al nuovo regime uno stile spesso radicale, difficilmente accettabile da una buona parte degli Spagnoli4. La storia della seconda Repubblica spagnola, nel pe riodo fra la sua instaurazione nel 1931 e linizio della guerra civile nel 1936, estremamente agitata. Vi si possono agevolmente distinguere diverse tappe: un pri mo periodo costituente, al quale fece seguito un biennio

di riforme radicali che coinvolsero la Chiesa, lEsercito, il sistema educativo e le questioni regionali, la questione agraria e lorganizzazione del lavoro5. Lo scontento ge nerato dalloperato dei governi sfoci in un minoritario e male organizzato golpe militare di segno monarchico, che fall a Siviglia nellestate del 1932. Non fu n il pri mo n lunico tentativo di modificare con la forza il cor so degli avvenimenti. La vita politica spagnola, gi im pregnata di radicalismo, si fece sempre pi violenta. Nel novembre 1933 ebbero luogo le elezioni generali e la Camera cambi di colore politico. La precedente mag gioranza, dominata da socialisti e repubblicani di sini stra, venne sostituita da una formata dalla CEDA (Con federazione Spagnola delle Destre Autonome), e dai partiti radicale, liberal-democratico e agrario6.1 rappre sentanti della CEDA, il partito pi numeroso della nuo va maggioranza, accettando il postulato che fosse indif ferente la forma istituzionale (monarchia o repubblica), si proclamavano conservatori e difensori degli ideali cattolici. Il biennio 1934-35 fu caratterizzato da una politica che cerc di modificare gli estremismi del perio do precedente. Si tent di troncare anche questa nuova fase mediante unazione di forza, questa volta pi acca nita, meglio preparata e di maggior portata rispetto a quella del 1932: fu il tentativo rivoluzionario di sinistra del 1934, che fall a Madrid e in Catalogna, ma trionf nelle Asturie, dove si scaten una sanguinosa rivoluzio ne7; per domarla e restaurare lordine costituzionale fu necessario limpiego dellesercito8. A partire dalla rivoluzione dellottobre 1934 si acce ler la lacerazione di tutta la nazione. Settori di destra e di sinistra finirono col propendere verso gli estremismi politici, senza possibilit di intesa neppure fra i modera ti delluna e dellaltra parte; divenne impossibile impedi re lapprossimarsi dello scontro, al di fuori delle regole democratiche. Nel febbraio 1936 le forze politiche di destra e di sini
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stra (queste ultime unite nel programma del Fronte Po polare) andarono alle urne per le elezioni generali; quasi tutti in realt erano alla ricerca, pi che del potere de mocratico, del potere politico che consentisse loro di schiacciare definitivamente lavversario. Le forze di sini stra vinsero di stretta misura le elezioni, che non servi rono purtroppo a placare gli animi. Al contrario, con una sinistra sempre pi divisa, lastio fra gli antagonisti politici continu a crescere, fino a far precipitare irrime diabilmente il Paese nel caos. Una serena convivenza non era pi possibile9. Lodio tra gli avversari non era esclusivamente politi co. Se ne possono ricercare le origini nel tormentato processo che, nel corso del XIX secolo, contrappose il tradizionalismo conservatore al liberalismo progressi sta. A questo si dovrebbe aggiungere la resistenza di molti capitalisti e proprietari a risolvere i pressanti pro blemi di giustizia lavorativa, che acuivano vecchie ten sioni sociali, mentre la propaganda demagogica incitava alla lotta armata del proletariato. Il fermento dellodio sinfiltr nellanimo dei cittadini, inondandolo di ranco re e di violenza. Altre cause prossime del conflitto furo no gli errori commessi dai governi repubblicani. Per esempio le riforme di Azana, concernenti principalmen te lEsercito e la Chiesa. LEsercito fu inutilmente umi liato, allontanando cos molti militari dalla causa re pubblicana e inducendoli alla cospirazione e al golpe militare. Quanto alla Chiesa, Je misure decisamente laiciste erano frutto di unideologia settaria e non teneva no conto del fatto che la maggior parte della popolazio ne era formata da cattolici praticanti10. Altri errori, come qualche caso di corruzione e di palese disonest tra alcuni governanti membri del Partito Radicale, la mancanza di sensibilit sociale o di senso di opportunit in altri, il generale radicalismo della politica europea di quegli anni e la crisi delle democrazie, contribuirono al lulteriore perdita di prestigio da parte del regime e a
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confermare i violenti nel ricorso a soluzioni radicali e traumatiche11. Alla fine fu innescato il detonatore, un grave fatto che fece precipitare le decisioni degli incerti12 e acceler lin tesa tra i carlisti e il Generale Mola, che fu il capo del linsurrezione: lassassinio di Jos Calvo Sotelo, uno de gli esponenti monarchici di punta dellopposizione parlamentare, avvenuto il 13 luglio 1936. Lo eseguiro no le forze di Pubblica Sicurezza, come rappresaglia per il precedente assassinio di Jos Castillo, tenente di un re parto dassalto. Di l a pochi giorni inizi a sollevarsi lesercito13. Si sollevarono per prime le guarnigioni militari delle piazzeforti africane14, la sera del 17 luglio. Il governo non fu colto di sorpresa dallinsurrezione militare, ma credeva di poter domare la ribellione in quanto i posti chiave delPEsercito erano nelle mani di generali legati allEsecutivo. Dopo ventiquattrore la situazione era piuttosto confusa, poich alcune guarnigioni si andava no unendo ai ribelli, mentre i partiti di sinistra e le orga nizzazioni sindacali operaie chiedevano al governo di armare le milizie popolari15. Nella drammatica notte fra il 18 e il 19 luglio il Presidente della Repubblica cerc di trovare una soluzione transitoria glia nuova situazione. Il governo di Casares Quiroga fu sostituito da quello di Martnez Barrio, con ministri pi moderati, allo scopo di tranquillizzare i generali della stessa tendenza. Ma il nuovo governo dovette subire, come quello precedente, le pressioni dei partiti e dei sindacati operai intese ad ar mare le milizie socialiste e comuniste16. Le autorit ten tarono di opporre resistenza a consegnare le armi agli iscritti ai sindacati, ma gi alle prime ore del mattino del 19 luglio circolavano per Madrid migliaia di operai ar mati di fucili, consegnati loro alcune ore prima in diver se caserme. Nella caserma de la Montana invece, nono stante gli ordini contraddittorii ricevuti, gli ufficiali si
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rifiutarono recisamente di consegnare alle milizie rivo luzionarie le armi del deposito. * * * Domenica 19 luglio il Padre stava lavorando con i suoi nella nuova Residenza al n. 16 di via Ferraz. Guardando dai balconi si accorsero di un crescente andirivieni di guardie e di curiosi davanti alla casa. Quella parte della via non aveva di fronte alcun edificio, bens uno slargo che consentiva di vedere lo spiazzo della caserma de la Montana, che stava a duecento passi dalla Residenza17. Nelle ultime ore della sera arrivava fin l il baccano delle milizie popolari che, a pugno alzato, percorrevano con armi e bandiere il centro della capitale. Verso le dieci di sera il Padre rimand a casa quelli che avevano la propria famiglia a Madrid, chiedendo loro di telefonargli una vol ta arrivati, per tranquillizzarlo18. Isidoro Zorzano e Jos Maria Gonzlez Barredo rimasero invece con lui19. Nel frattempo, la caserma rimaneva chiusa nelle sue alte mura, in un silenzio pregno di minaccia. Durante la notte si udirono sparatorie intermittenti. Appena si fece giorno, fu possibile notare un gran movimento intorno alledificio: erano i preparativi per assaltare la caserma, preceduti da un forte cannoneggiamento. Gli assediati rispondevano al fuoco con fucili e mitragliatrici20. Pal lottole vaganti colpivano ledificio della Residenza e scheggiavano i balconi, obbligando il Padre e i suoi a ri fugiarsi nello scantinato. A met mattina si scaten las salto. Il cortile della caserma fu presto pieno di cadave ri. Le masse di miliziani che avevano fatto irruzione nella caserma ne uscivano armate di fucili, lanciando urla esaltate. Il Padre, che da alcuni mesi sentiva parlare di assassinii di preti e suore, di incendi, di assalti e di orrori21, si rese conto che indossare la veste talare equivaleva a tentare la divina Provvidenza. Pi che imprudente, sa rebbe stato un atto temerario. Lasci la tonaca in came
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ra sua e indoss una tuta blu da lavoro, che in quei gior ni stavano usando per i lavori della casa22. Era passato mezzogiorno quando il Padre, Isidoro e Jos Maria Gonzlez Barredo pregarono la Santissima Vergine, si raccomandarono agli Angeli Custodi e, uno per volta, uscirono dalla porta posteriore. Per la fretta il Padre di mentic di coprirsi il capo, la cui ampia tonsura denun ciava con evidenza la sua condizione di sacerdote; pass cos tra i gruppi dei miliziani i quali, eccitati per il corso degli eventi, non gli prestarono alcuna attenzione. Arriv a casa della madre, non lontano dalla Residen za. Parl per telefono con Juan Jimnez Vargas e si ac cert che tutti i suoi figli fossero sani e salvi. Il sacerdo te, che per la prima volta si trovava senza breviario, avendolo lasciato nella Residenza, non aveva molto da fare. Accese la radio. Le notizie trasmesse erano confuse e allarmanti e la notte si presentava lunga e caldissima. Recit un rosario dopo laltro. Lappartamento si trova va ai piani alti di una casa di via Doctor Crceles, alle stremit opposta dellincrocio con via Ferraz. Su tetti e terrazze si udivano i passi concitati dei miliziani alla ri cerca dei franchi tiratori che sparavano dallalto. Don Josemaria pens di cominciare un diario, che telegraficamente sintetico, poich non aveva alcuna vo glia di mettersi a fare lo storico. Il 20 luglio si legge que sta prima annotazione: Luned, 20 - Preoccupazione per tutti, specialmente per Ricardo. Preghiamo la Santissima Vergine e gli Angeli Custodi. Intorno alluna faccio il segno della Croce ed esco per primo. Arrivo a casa di mia madre. Parlo al te lefono con Juan. Notizie dalla radio. Tutti sono arrivati a casa. Pessima nottata, molto caldo. Tre parti del Rosa rio. Non ho il breviario. Miliziani sul terrazzo23. Pennellate sommarie che ci rivelano le impressioni del suo animo di fronte agli avvenimenti e la preoccupazio
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ne per la sorte dei suoi figli, specialmente per Ricardo Fernndez Vallespm, sorpreso dagli avvenimenti mentre si trovava a Valencia. Quel luned 20 luglio Josemara aveva celebrato la Messa nella Residenza, ma non pote va sospettare che per molto tempo non lavrebbe cele brata di nuovo. Attraverso le cadenze di quel breve dia rio, che non and oltre il sabato 25 luglio, sappiamo dove corressero il suo pensiero e il suo cuore: Marted 21: senza Messa (...). Mercoled 22: senza ce lebrare (...). Gioved 23: Comunioni spirituali. Senza Messa! (...). Venerd 24: senza Messa!. Il gioved trov in casa un messale e cominci a cele brare ogni giorno, per devozione, una Messa secca: riproduceva le cerimonie della Santa Messa, leggeva con attenzione e devozione tutte le preghiere liturgiche, ec cetto la Consacrazione, poich gli mancavano il pane e il vino per poter consacrare; quando arrivava alla Co munione faceva una comunione spirituale24. Fu una settimana angosciosa. Tutta la Spagna viveva ore di tragica incertezza. Non era agevole ricostruire la situazione del Paese. Nessuna informazione della stam pa o della radio era affidabile. Don Josemara telefon allimpresa di pompe funebri che stava di fronte a Santa Isabel. Cos il marted seppe che avevano bruciato la chiesa. A questa notizia si sovvenne improvvisamente di quanto gli era accaduto quattro o cinque anni prima, quando un giorno, mentre usciva da Santa Isabel, gli era venuta in mente lispirazione divina che la chiesa sareb be stata bruciata25. Purtroppo, il convento di Santa Isa bel non rappresentava uneccezione: altre chiese di Ma drid stavano bruciando e le rimanenti erano state poste sotto sequestro, secondo notizie apprese per strada da Juan Jimnez Vargas. Nellappunto che porta la data di mercoled 22 luglio si legge: Dicono che stanno impri gionando i sacerdoti.
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Senza molto sforzo dimmaginazione e avendo sotto gli occhi il ricordo fresco delle scene viste alla caserma de la Montana, don Josemaria pass mentalmente in rassegna i pericoli ai quali erano esposti i ministri del Si gnore. Quella stessa settimana, quasi fosse stato dato un segnale, inizi una caccia implacabile a sacerdoti e reli giosi, gettati in carcere o portati al martirio. Conventi e case parrocchiali rimasero deserti26. Non cera altra via di scampo che nascondersi. Nellappartamento sotto stante a quello della signora Dolores si erano rifugiati una monaca e un religioso agostiniano27. Don Jose maria intensific la preghiera e la mortificazione, come dimostra una riga del suo diario: Orazione: Signore, Santissima Vergine, San Giuseppe, Angeli Custodi, San Giacomo. Cercando nellappartamento, trov un Eucologio Ro mano, col quale pot recitare lufficio dei defunti. Tutta la famiglia cominci una novena alla Madonna del Pilar e, visto che faceva un caldo spaventoso, don Josemaria intraprese la lotta ascetica contro la sete: Non bere ac qua, per tutti, specialmente per i nostri, annot il mer coled. Il Padre non si rassegnava al fatto di restare pri vo di notizie sui suoi figli. Perci fece in modo che Juan spedisse delle cartoline a Valencia, per rassicurare Ri cardo Fernndez Vallespm e Rafael Calvo Serer e chie dere loro notizie. Don Josemaria voleva tornare a stabilirsi in via Ferraz, ma Juan, che andava tutti i giorni a piedi da casa sua a quella della signora Dolores, gli fece presenti i pe ricoli ai quali si sarebbe esposto, dovendo passare attra verso molti posti di blocco dei rivoluzionari. Daltra parte non poteva neppure lavorare, perch le carte e i documenti dellOpera stavano s in un baule nellappar tamento di via Doctor Crceles, ma chiuso a chiave e la chiave era rimasta nella Residenza di via Ferraz. Il gio ved, Juan e Isidoro si assunsero il compito di recarsi al la Residenza e portarono al Padre le chiavi, un portafo
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glio e il certificato di riconoscimento personale, che era lunico documento didentit che possedesse28. Don Josemaria era pronto ad affrontare limprevisto, qualora fosse stato necessario abbandonare precipitosamente lappartamento della madre; si lasci crescere i baffi per non essere riconosciuto. Si giunse cos a sabato 25 luglio, ultima data annotata sul diario. N il governo repubblicano n i rivoltosi sa pevano ancora da che lato si sarebbe inclinata la bilan cia. La sorte era incerta. Coinvolta in una inestricabile mischia, con il Paese artificiosamente diviso e frammen tato tra forze ostili, la nazione si dibatteva sulla soglia di una guerra civile. Gli animi di tutti gli spagnoli erano interiormente in conflitto e dilaniati nei sentimenti. Radio Madrid spargeva una incessante gragnuola di notizie imbandite al pubblico dal governo, che annun ciavano linsuccesso dellinsurrezione militare, la resa dei ribelli, il bombardamento e la distruzione di quanti opponevano resistenza alle vittoriose forze repubblica ne. Per distogliere la mente della madre da catastrofi e disastri, don Josemaria cercava di tenerla occupata gio cando a carte o ascoltando con lei Radio Siviglia29. Le dichiarazioni del generale Queipo de Llano, che parlava dellimminente entrata a Madrid delle forze ribelli che stavano marciando per liberare la capitale, pur se men zognere, rappresentavano una goccia di ottimismo30. In quei giorni non si pensava ancora a una guerra civile, bens a un colpo di stato militare e alla repressione dei moti rivoluzionari. La mattina di sabato 25 luglio, Juan era appena en trato nel vestibolo della Residenza di via Ferraz in cerca di alcune carte, quando nellappartamento fece irruzio ne una pattuglia di anarchici, tra i quali cerno lautista e il cuoco del precedente padrone di casa, il conte del Reai. Probabilmente i miliziani ignoravano chi fossero i nuovi inquilini. Ispezionarono lappartamento. Nella camera che aveva occupato il Padre scoprirono una ve
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ste talare, un cappello e altri oggetti, come alcuni cilici e alcune discipline insanguinate, che denunciavano con ogni evidenza la presenza di un prete. Alle loro pressan ti domande Juan rispondeva come poteva, in modo va go, per salvare il salvabile, dando a intendere che tutto appartenesse ad alcuni studenti di Medicina (in sala di studio i miliziani avevano gi visto teschi e ossa); disse che il padrone era uno straniero e che il cappellano non ci andava mai31. Senza altre verifiche, essi dichiararono ledificio re quisito a nome della C.N.T. (Confederazione Nazionale del Lavoro, un sindacato anarchico) e andarono a casa di Juan a proseguire la perquisizione, ancor pi perico losa di quella dellAccademia, perch Juan aveva in ca mera sua, in un baule, uno schedario con gli indirizzi degli studenti che frequentavano la Residenza, oltre ad altri documenti il cui possesso equivaleva a una condan na a morte32. La perquisizione della stanza fu minuzio sa, ma inspiegabilmente i miliziani non trovarono il baule, che rimase nascosto dietro lanta aperta dellar madio. Comunque, alla fine, invitarono Juan ad andare con loro, il che, nel gergo del terrore, significava che lo portavano a fare una passeggiata o, in altre parole, che lavrebbero fucilato; cosa che era allordine del giorno e prevista nei compiti delle pattuglie. Fu allora che sua madre si interpose in modo drammatico e il capo degli anarchici, pistola in pugno, senza un motivo plausibile, mut improvvisamente parere e si mise a spiegare: Noi non ammazziamo nessuno. Quelli che ammazzano sono i socialisti. Portiamo questa - e indic la pistola - solo come profilassi... Rimanga pure!33. Quella sera stessa, Juan e Alvaro del Portillo com mentavano fra loro gli avvenimenti degli ultimi giorni e si chiedevano come sarebbe andata a finire. Se trionfa la rivoluzione comunista - si dissero -, qui non si potr continuare e dovremo pensare a una Residenza alleste ro34. Entrambi-avevano ben presente limpegno di pro17

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seguire a fare lOpera se fosse venuto a mancare il Fon datore e confermavano la propria sicurezza nella verit dellaffermazione che il Padre era solito fare: LOpera di Dio viene a compiere la Volont di Dio. Perci siate profondamente convinti che il Cielo impegnato affin ch si realizzi35. Basandosi su una logica cos semplice, serbavano la ferma convinzione e la viva speranza che al Padre non sarebbe accaduto nulla36. Di fatto, durante gli anni della persecuzione religiosa, tutti i membri dellOpera sfuggirono parecchie volte in modo miracoloso - o, se si vuole, in modo inverosimile e inspiegabile dalle mani dei loro persecutori. Don Josemarfa, oltre alle grazie fondazionali, posse deva qualit umane che da tempo gli consentivano di affrontare una situazione storica avversa e di svolgere con audacia e naturalezza le attivit apostoliche proprie del la sua missione. Indubbiamente il Signore aveva dotato quel giovane sacerdote di una pace interiore e anche di un vigore fisico sorprendenti, date le circostanze in cui svolse il suo ministero. Nelle sue Caterine narra, in quanto fatto eccezionale e quasi per confermare questi doni, di una delle rarissime occasioni in cui non riusc a dominare la paura. Era, racconta, una paura fisiologi ca, puerile, di restare di notte al buio in chiesa. Acca deva nel 1930, nel Patronato de Enfermos. Una paura sciocca, ma che non riusciva a superare e che gli impediva di avvicinarsi al tabernacolo. Finch - scrive una sera, di ritorno dallAccademia, ebbi una mozione interiore: vai, senza paura: non avrai mai pi pau ra. Non ho propriamente udito le parole: le ho perce pite, queste o molto simili, ma comunque con quel si gnificato. Andai nella chiesa buia. Cera solo la luce del Tabernacolo. La fronte appoggiata sullAltare. Non ho mai pi avuto paura37. Libero da allora dalle radici della paura, passione che arriva a distoreere i giudizi e la volont, don Josemaria pot dedicarsi pienamente alle sue attivit, nonostante
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fosse esposto a burle, ingiurie e sassate. La figura di quel sacerdote avvolto nel suo mantello era ben nota nelle periferie e nei desolati sobborghi di Madrid, dove si recava a far visita agli ammalati o a fare catechesi. E aveva proprio bisogno di una buona dose di audacia e di coraggio per continuare a esercitare le funzioni del proprio ministero come se nulla fosse cambiato nelle condizioni ambientali. Pur essendo libero da quel tipo di paura che paralizza lazione, nei mesi successivi alla proclamazione della Repubblica dovette anche affrontare lodio che serpeg giava ovunque. Dio mio! - si chiedeva - perch que stodio contro i tuoi?38. La sua serenit purificava i suoi sentimenti ed egli, ricambiando lodio con lamore, aveva fatto il proposito di lapidare con le avemarie coloro che proferivano espressioni grossolane e indecen ti contro di lui. Fino a poco tempo prima si indignava: Ora, nelludire queste parole ignobili, mi sento tremare dentro39, si legge in una Caterina del settembre 1931. Quello stesso anno, poche settimane dopo, aveva ri badito un proponimento sacerdotale che mantenne vivo sino alla fine dei suoi giorni: Io devo parlare soltanto di Dio40. Dunque, coinvolto comera in un programma divino che doveva svolgere in mezzo al mondo, don Josemara sopportava in silenzio le avversit contro cui si imbatteva ogni giorno. Immerso nella realt sociale, al di sopra e al di fuori delle ideologie politiche, il Fonda tore ademp la sua missione dal 1931 al 1936 in mezzo a un clima di bufera e di odio crescente. Gli era toccato di vivere una successione di situazioni drammatiche che sembravano giungere ora al parossismo della follia. Era come se lintera nazione, con lesplosione della polverie ra di odio in cui si era trasformata, dovesse sprofondare senza rimedio in un abisso di malvagit. Per colmo di sventura, le sue aspirazioni di apostolo si rivolgevano a compatrioti che, per diverse ragioni o aizzati dalla pro paganda, pensavano che la soluzione dei problemi pas
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sasse anzitutto attraverso la distruzione della Chiesa di Cristo. LOpera di Dio - aveva scritto il Fondatore - non lha immaginata un uomo per risolvere la deplorevole situazione della Chiesa in Spagna dal 193141. Riserv quindi le sue energie a compiere fedelmente il disegno, pi grande, universale e perenne, del quale si era fatto carico il 2 ottobre 1928.

2. Un fuggitivo in cerca di rifugio Dolores Escriv, desiderosa di pace, diceva in famiglia che per il giorno della festa di San Giacomo, patrono della Spagna, tutto sarebbe ritornato alla normalit. Il diario raccolse linvocazione allApostolo: Sabato, 25. San Giacomo salvi la Spagna!42. Allinizio del mese di agosto la situazione era sconvol ta e confusa in tutta la Spagna. Continuava la lotta in tutto il Paese ed era evidente la completa divisione dei comandi militari al momento dellinsurrezione. I milita ri protagonisti della rivolta avevano ipotizzato una rapi da presa di potere da parte dellesercito, ma essa si era trasformata ora in una lotta sanguinosa, a carattere in pari tempo rivoluzionario e di guerra civile. In effetti, la cospirazione militare fall in molti luoghi, poich il co mando era per la maggior parte nelle mani di persone che parteggiavano per il governo repubblicano, specialmente a Madrid e a Barcellona, dove si trovava il grosso degli effettivi dellesercito. Peraltro nelle grandi regioni rurali, per esempio in Galizia, Leon, Castiglia, Navarra e Aragona, la popolazione si un con entusiasmo allinsurrezione. Il risultato fu imprevedibile. Nella zona re pubblicana il potere, teoricamente in mano al governo, pass di fatto ai comitati delle milizie rivoluzionarie dei partiti e dei sindacati locali. Invece, nella zona che poi si sarebbe chiamata nazionale, le forze armate di stanza
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nei paesi e nelle citt furono inquadrate sotto lautorit dei comandi militari degli insorti. Col passare dei giorni, diminuivano le speranze di una rapida fine del conflitto, che minacciava di prolun garsi sino alla fine dellestate. Tutta Madrid era oggetto di perquisizioni domiciliari alla ricerca di persone so spette. In genere le perquisizioni seguivano piste ricava te da schedari politici o da qualche delazione; di queste, le pi terribili erano le denunce fatte ai miliziani dai vi cini o dai portinai delle case43, poich erano a conoscen za dei movimenti degli inquilini. Nellappartamento sot tostante a quello della signora Dolores cera una comunista, una cuoca; donna per nulla affidabile e che probabilmente sapeva che al piano di sopra stava nasco sto un prete. Sapendolo, il sacerdote stava allerta e pronto a fuggire a qualsiasi ora del giorno o della notte. Per ulteriore difficolt, egli non aveva un documento sindacale o politico che potesse essergli utile in caso di controlli dei miliziani. La signora Dolores gli aveva dato la vera che era appartenuta al marito, per farlo sembra re sposato; per il figlio portare quellanello fu come ere ditare una santa reliquia del padre44. Dopo un paio di settimane che don Josemaria stava rinchiuso nellappartamento, fecero la loro apparizione nel quartiere le pattuglie dei miliziani. L8 agosto accad de quello che temevano. Alle prime ore del mattino il portiere avvis, allarmato, che era imminente una per quisizione. Senza attendere altro avviso, il sacerdote usc in strada, disposto a percorrere una lunga via dolo rosa. Cominciava a compiersi il presentimento che ave va avuto secondo cui, a partire dallagosto 1936, il Si gnore gli avrebbe mandato una croce. Lo aveva annotato negli Appunti intimi, alcune settimane prima, senza immaginarne limminente compimento: Vittima! Su di una Croce senza spettacolo45. Quel giorno, 8 agosto, and vagando da una parte al laltra di Madrid, col pericolo di cadere nelle mani di
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qualunque drappello di miliziani e di finire in carcere. A tarda sera and a dormire in una pensione di via Menndez y Pelayo, dove alloggiava Jos Maria Albareda, un giovane professore che egli aveva conosciuto nel la Residenza di via Ferraz e che gioved 23 luglio aveva fatto visita al Padre in via Doctor Crceles, in compa gnia di Juan e di Isidoro Zorzano. Il giorno successivo, come da accordo preso in prece denza, and a casa di Manolo Sainz de los Terreros, che abitava in via Sagasta 3146. Manolo aveva iniziato la propria direzione spirituale con il Padre nel giugno 1933 nella casa di via Martmez Campos, mostrandogli la pro pria anima senza nascondergli nulla. A mezzogiorno don Josemaria riusc a salire nellappartamento senza farsi vedere dal portinaio. La sera stessa vi giunse anche Juan Jimnez Vargas. La famiglia di Manolo era in va canza ed egli viveva da solo con Martina, unanziana do mestica sorda e flemmatica. I due nuovi ospiti dovevano rimanere in assoluta clandestinit a tutti gli effetti; non dovevano sapere nulla di loro i vicini e men che meno il portinaio, che doveva rispondere al comitato politico delle case dellentrata e delluscita dei condomini. Perci si dovevano muovere con cautela e in silenzio, per non sollevare sospetti. Facevano la spesa Manolo o Martina, facendo notare che acquistavano provviste per due per sone, anche se, al momento della distribuzione, le bocche erano quattro. Manolo, uomo deciso e impetuoso, non era tipo da impaurirsi facilmente; ma da quando, alla fi ne di giugno, avevano messo in carcere suo fratello, la sua casa era schedata. In quel periodo le perquisizioni erano metodiche. Due giorni dopo larrivo del Padre, i miliziani si presentarono a perquisire un altro apparta mento della stessa casa, nel quale in precedenza era stato catturato il conte di Leyva47. Con don Josemaria anche lordine entr in quella ca sa. Si prepar un orario, che comprendeva le pratiche di piet, le ore di lavoro e quelle dei pasti. Ci che mag
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giormente preoccupava il Padre era di non avere notizie dei suoi figli. Ci si pu quindi immaginare la sua grande gioia quando, verso la met di agosto, Manolo si fece dare dal portinaio delledificio della Residenza di via Ferraz diverse lettere, tra le quali una di Pedro Casciaro. Poco pi avanti, il giorno 25, giunse una lettera di Ri cardo, proveniente da Valencia e indirizzata a Isidoro, nella quale diceva di stare bene. In quei giorni, il Padre comunicava per mezzo di Isidoro e di Manolo con quel li che stavano a Madrid e con sua madre, bench questa preferisse non sapere con precisione dove si trovasse suo figlio48. Poco tempo dopo che don Josemara aveva lasciato la casa della madre vi ebbero luogo le temute perquisizio ni. Non una sola, ma varie; nel corso delle quali porta rono via alcune persone della famiglia in cui lavorava la domestica comunista. Una volta i miliziani entrarono e perquisirono tutti gli appartamenti, tranne quello della signora Dolores. Ruppero anche i sigilli che erano stati apposti alla porta accanto per ordine dellAmbasciata inglese, dato che la proprietaria, di nazionalit britanni ca, aveva lasciato la Spagna allo scoppio della rivoluzio ne49. La signora Dolores e i suoi figli tremavano, in tre pidante silenzio, tutte le volte che udivano i miliziani salire rumorosamente le scale; ma non accadde mai, per quanto strano possa apparire, che perquisissero lappar tamento degli Escriv. Nellappartamento di via Doctor Crceles era rimasto il baule pieno di carte private e documenti relativi allAccademia e alle attivit apostoliche. Don Josemara aveva riposto la sua completa fiducia nelle mani di Dio e della madre, che ne serbava la chiave e non la lascia va per nulla al mondo50. Ma Carmen e Santiago, nel ti more che vi si trovassero annotazioni che potessero compromettere terze persone, si fecero dare la chiave e, in effetti, fra le carte trovarono un quaderno con nomi, indirizzi e telefoni che ritennero prudente bruciare.
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Abile nel rovistare, Santiago simbatt senza dubbio in alcuni scritti spirituali dal contenuto intenso, dei qua li ci d notizia: Fu allora che lessi il diario che Jose maria aveva tenuto nel corso di diversi anni. Ricordo i quaderni di cerata nera. Si trattava, evidente, degli Appunti intimi del Fondatore51. Quel baule, posto sotto la protezione della Provvidenza e lamorevole vigilanza della signora Dolores, conteneva unimportante porzio ne dello spirito e dellancor breve storia dellOpera. In via Doctor Crceles il baule cominci una lunga odissea che dur tutta la guerra e lo vide uscire indenne da tra sferimenti e perquisizioni. (Tre anni dopo, quasi si fosse imbattuto in una vec chia conoscenza, il Fondatore annotava: Madrid!, 13 aprile 1939: Dopo quasi tre anni riprendo le mie Cateri ne su questo quaderno rimasto interrotto nel luglio 1936. Ges ha voluto che il nostro archivio si conser vasse, in un modo abbastanza singolare. E si servito di mia madre e di Carmen come strumenti)52. Nellappartamento di via Sagasta il Padre viveva molto isolato, senzaltra compagnia che quella di Juan, poich Manolo imponeva agli ospiti la sua decisione di mantene re a tutti i costi lincognito e di non ricevere visite. Un giorno, facendo uneccezione alleccessiva riservatezza, Manolo li present a due rifugiati dellappartamento sot tostante, ma senza rivelare a questi la condizione sacerdo tale di don Josemaria. Non fu peraltro necessario che lo facesse. Vista la familiarit con cui don Josemaria tratta va i temi religiosi, se ne resero subito conto; peraltro il sa cerdote non desiderava altro, perch in caso di bisogno potessero ricorrere al suo ministero. Uno di essi (Pedro Maria Rivas, allora avvocato a Madrid e pi tardi religio so) riferisce di lui che in quei giorni di guerra era pieno di pazienza e di pace dello spirito53. Quei signori apprezzavano la conversazione di don Josemaria, per cui salivano sovente nellappartamento di Manolo per chiacchierare con lui. In caso di allarme,
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gli ospiti erano gi preparati su che cosa fare: non appe na si fosse udito suonare alla porta, i rifugiati si sareb bero ritirati verso la scala di servizio. Nel frattempo, Martina si sarebbe preparata ad aprire la porta, con cal ma e senza fretta. Con la scusa della propria sordit, avrebbe trattenuto i visitatori, senza lasciarli entrare. In caso di pericolo il segnale convenuto era di alzare molto la voce, in modo che i visitatori fossero costretti a di chiararsi, dando tempo ai rifugiati di arrivare alla scala di servizio e di salire nel solaio. Il 28 agosto Manolo si port a casa un suo cugino, di nome Juan Manuel. La mattina di domenica 30 agosto 10 misero al corrente delle precauzioni prese per il caso di una perquisizione. Fecero una prova, senza prevedere quanto sarebbe stata opportuna. Poche ore pi tardi, mentre Manolo era fuori di casa e Martina stava prepa rando il pasto, si ud un gran vociare sulle scale e poco dopo suon il campanello. Il Padre, Juan e Juan Manuel si ritirarono cautamente verso la scala di servizio men tre Martina, con calma, si dirigeva alla porta. I miliziani cercavano di entrare per fare la perquisizione e Martina 11 tratteneva gridando, molto immedesimata nella sua parte di sorda: Qui non c nessuno. Sono sorda. Non sento niente. Per la scala di servizio i tre salirono in solaio ed entra rono nel primo bugigattolo che trovarono aperto: era uno spazio angusto che fungeva da soffitta e deposito di carbone. Stavano piegati in due perch laltezza non con sentiva di stare in piedi. Erano le prime ore del pomerig gio e il calore si fece asfissiante. Seduti fra polvere, ragna tele e carbonella, stavano immobili in attesa della fine. Qualsiasi rumore li poteva tradire e, se fossero stati sco perti, la cosa pi probabile era che li fucilassero54. Dopo diverse ore di attesa si accorsero che stavano gi ispezio nando il piano sottostante al solaio. Il Padre, nel dubbio che Juan Manuel, che stava con loro da meno di due gior ni, si fosse reso conto o meno della sua condizione, gli
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disse: Sono sacerdote. Poi, rivolgendosi a entrambi, ag giunse: Stiamo in un momento difficile; se volete, fate un atto di contrizione e io vi do lassoluzione55. Juan Manuel ricevette lassoluzione. Fu un istante che domin tutti i suoi ricordi di quellepoca: Non ho mai dimenticato il mio incontro con don Josemara - confes sa -, dato che tutti pensavamo che fossero gli ultimi mo menti della nostra vita (...). Ebbe molto coraggio a dir mi che era sacerdote, poich avrei potuto tradirlo e, nel caso fossero entrati, avrei potuto cercare di salvare la vi ta denunciandolo56. Appena ricevuta lassoluzione, Juan domand al Pa dre: Se ci prendono, che cosa accadr?; gli rispose: Figlio mio: ce ne andiamo diritti in Cielo. A questo punto delle sue memorie, Juan fa unimpor tante digressione sulla natura della propria paura, chia rendo che non provava esattamente il timore di essere fucilato, ma una sensazione strana che non gli toglieva la pace. Stando l il Padre ero sicuro che non ci sarebbe stato nulla da temere e, per contribuire al clima di sicu rezza - dichiara -, verso le tre del pomeriggio mi sono addormentato 57. Mentre dormiva profondamente, dedito a cos altrui stici propositi, i miliziani perquisivano coscienziosa mente la casa: dallalto in basso e dal basso in alto. Tan to a fondo, che non ebbero tempo di arrivare agli ultimi solai. Verso le nove di sera, finalmente, cessarono i ru mori. I tre scesero cautamente le scale e suonarono alla porta di servizio del quarto piano, a sinistra, nella casa dei conti di Leyva. Fu loro aperto. Erano sudati, assetati e sporchi di polvere e di carbonella. Chiesero un bic chiere dacqua. Raccontarono loro che Manolo era tor nato a casa durnte la perquisizione e se lerano portato via, chiudendo lappartamento a chiave. Furono prestate loro delle camicie del conte, incarce rato da tempo, mentre venivano lavate le loro. Li invita rono generosamente a restare nellappartamento, poich
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era presumibile che per un certo tempo non ci sarebbero state altre perquisizioni. Si sbagliavano. Il giorno suc cessivo, alle otto di mattina, i miliziani erano gi al la voro e continuarono meticolosamente la perquisizione sospesa la sera precedente. Entrarono nellappartamen to di fianco, al quarto piano a destra, e in quello sotto stante. In alcuni momenti - racconta Mercedes, la fi glia del conte di Leyva - provammo una paura terribile, ma il Padre conservava il buonumore, facendoci molto ridere, nonostante fosse preoccupato per i suoi58. In uno dei momenti di maggior pericolo la contessa59 pro pose di recitare il Rosario. Subito il Padre disse: Lo di riger io, che sono sacerdote60. Vista la frequenza delle perquisizioni in quella zona, decisero di cambiare rifu gio61. Due cameriere della contessa andarono a parlare con Jos Maria Gonzlez Barredo, affinch cercasse un luogo dove il Padre potesse nascondersi. Lunico rifugio che egli trov fu la casa degli Herrero Fontana; i loro due figli conoscevano don Josemaria e fruivano della sua direzione spirituale. La famiglia abitava al piano rialzato di piazza Herradores, numero 4. Loperazione di trasferimento, che si prospettava sicu ra, li port a finire in bocca al lupo. Una notte la piazza fu improvvisamente invasa da pattuglie di poliziotti e miliziani, che obbligarono i portinai ad aprire i portoni di tutte le case e fecero una retata perquisendo tutti gli appartamenti della piazza, con grande agitazione e schiamazzo notturno. Inspiegabilmente, il portinaio del numero 4 non se ne diede per inteso e lasci chiuso. E, cosa ancor pi strana, i miliziani non cercarono neppu re di forzare il portone. Secondo Juan, fu questo uno dei numerosi casi che di mostravano che il Padre godeva di una speciale prote zione, uno fra i tanti episodi che avevano come protago nisti gli Angeli Custodi62. Di fronte a ci, poco potevano fare le pattuglie delle perquisizioni. Non pos sono nulla n i miliziani n nessun altro, pensava Juan
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Jimnez Vargas ogni volta che si affrancava dalla morte. Come contropartita, quel giovane sacerdote era costret to ad andare di casa in casa mendicando un rifugio, sen za sapere dove e come lo avrebbero accolto. Perch la paura di tenere nascosto un sacerdote, esponendosi al rischio di essere incarcerati o martirizzati, faceva s che molti buoni cristiani gli chiudessero la porta. La pere grinazione alla ricerca di un nascondiglio era una cosa molto dura, perch non era solo una sensazione di ab bandono fisico: era come sentirsi completamente privo di protezione63. Fortunatamente, in mezzo alla prova, don Josemarfa sentiva di avere sempre Dio paternamente al suo fianco. Portava dentro, nel suo intimo, la gioia e la pace, anche quando esternamente lo colpivano linsicurezza e lab bandono. arduo capire come, nello stesso momento, ci fosse posto in lui per elementi contraddittorii, perch sulla pace dellanima pesava langoscia dellincertezza e il freddo della solitudine offuscava il calore del suo otti mismo. Nella ricerca di un rifugio il Signore gli faceva sentire, coinvolgendo la sua vita affettiva, una dolorosa sensazione di abbandono: la stessa di tutti coloro che non avevano una casa, quella dei miserabili senza un tetto, quella dei perseguitati senza nascondiglio; quella dei membri dellOpera in pericolo, fuggitivi alcuni, altri isolati, altri in prigione. Furono infruttuose le ricerche presso amici e cono scenti, mentre una figlia dei conti di Leyva cercava di farlo accettare presso lAmbasciata di Cuba. Un giorno, stanco e senza un rifugio, capit nella casa di Alvaro Gonzlez Valds, padre di Jos Maria Gonzlez Barredo, in via Caracas 13. Il terrore rivoluzionario continuava a crescere. Dagli schedari di associazioni dogni genere - politiche, cultu rali, sportive o religiose - e dalle delazioni di vicini, colle ghi, portinai o nemici personali, i miliziani ottenevano lunghi elenchi di persone da ricercare64. Per questo moti
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vo, i cambi di nascondiglio dei ricercati avvenivano a volte con tale segretezza e rapidit che passava del tempo prima che la famiglia avesse notizie dal nuovo rifugio. Era questo il caso di Alvaro del Portillo, che era riu scito a rifugiarsi con uno dei suoi fratelli in una casa sita in un vicolo al quale si accedeva da via Serrano e il cui padrone era un amico di famiglia. Era nascosto da un mese quando, allinizio di settembre, decise di recarsi agli uffici della Sovrintendenza a Ponti e Fondazioni, dove lavorava prima della guerra, per riscuotere gli sti pendi arretrati. Con quel poco denaro in tasca, decise di prendere una birra a La Mezquita, un bar in piazza Alonso Martnez, senza pensare che, seduto in bella vi sta a un tavolino allaperto, avrebbero potuto chiedergli i documenti, dei quali era privo. Provvidenzialmente non fu la polizia, ma Alvaro Gonzlez Valds a vederlo e ad avvicinarsi, dicendogli: Grazie a Dio che la trovo! Sa chi si trova in casa mia? Il Padre! Mi ha chiesto di ri posare un po, perch non ne pu pi, non sta in piedi. Ma del portinaio, a quanto sembra, non ci si pu fidare, e se se ne accorto siamo tutti in pericolo65. Il problema era di facile soluzione. Si recarono imme diatamente in via Caracas e Alvaro port il Padre via con s. Pochi giorni dopo si un a loro Juan Jimnez Vargas. Nel nascondiglio vicino a via Serrano passarono tranquillamente il resto del mese di settembre. La casa si trovava nelle adiacenze di alcuni edifici della Direzione Generale di Pubblica Sicurezza. Il proprietario aveva messo sul balcone un cartone con la bandiera argentina, sperando che potesse garantire qualcosa. Nessun espe diente era mai eccessivo. I rapporti con lesterno e le commissioni erano incombenza della cuoca dei prece denti inquilini, una donna avanti det e senza peli sulla lingua, e di Selesio, lautista, che veniva ogni tanto. Il Padre dava le meditazioni e celebrava con i suoi le messe secche; e per riempire le ore, dato che non ave vano libri da leggere, sintrattenevano a parlare, evitan
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do di cadere nellozio o nellinerzia. Al di l della parete della villetta operava la radiotrasmittente della Direzio ne Generale di Pubblica Sicurezza, che trasmetteva inin terrottamente i messaggi alla polizia. Il Padre stava gi da tre settimane nella villetta, in compagnia di Alvaro, di suo fratello Pepe del Portillo e di Juan. Nel relativo benessere del loro nascondiglio giunse il primo ottobre, vigilia dellottavo anniversario della fondazione dellOpera. Il Padre si attendeva un fa vore dal Cielo, uno di quegli zuccherini con cui Dio era solito addolcire il suo zelo apostolico, con linvio di qualche nuova vocazione. Questa volta sognava con vi va attesa la sorpresa che il Signore gli aveva preparato: Alvaro, figlio mio, domani il 2 ottobre; quale carezza ci avr riservato il Signore?66. Lo seppe ben presto. Quella stessa mattina arriv Ramn, un altro fratello di Alvaro, con notizie allar manti. Erano tutti in pericolo. I miliziani potevano pre sentarsi da un momento allaltro. Avevano gi perquisi to il domicilio dei proprietari della villetta di via Serrano e avevano assassinato sei persone di quella fa miglia, tra le quali un sacerdote. Era necessario abban donare quel rifugio. La bandiera argentina non era un ostacolo che potesse fermare i miliziani. Prima di andar sene, il Padre diede loro lassoluzione e sent lanima colmarsi di gioia al pensiero del martirio. Contempora neamente ebbe la sensazione di smarrire ogni coraggio, sent il corpo che si afflosciava e, per la debolezza e la paura, le gambe cominciarono a tremargli67. Il regalo atteso dal Signore fu la luce interiore perch il sacerdote comprendesse, in modo tangibile, che tutta la sua fortezza era in prestito. La grazia che sperava per il 2 ottobre gli venne concessa alla vigilia. Ben presto si riebbe e cominciarono a cercare un altro nascondiglio. Il Padre telefon a Jos Maria Gonzlez Barredo e rimasero daccordo di incontrarsi sul Paseo de la Castellana, larteria principale che taglia Madrid
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da nord a sud, non lontana dalla villetta. Usc in strada, ma dopo non molto tempo ritorn nella villetta. Era co s angosciato che, ancora fuori dalla porta, scoppi in singhiozzi. Padre, perch piange?, gli chiese Alvaro. Nei brevi momenti che era rimasto fuori di casa aveva incontrato una persona che lo aveva informato dellas sassinio di don Lino Vea-Murgua, il sacerdote che con lui visitava gli ospedali e si occupava delle donne dellOpera. Aveva avuto anche particolari del martirio di un altro sacerdote, suo grande amico, don Pedro Poveda, della cui morte era gi a conoscenza68. Il Padre spieg poi anche perch era ritornato tanto presto. Effettivamente si era visto con Jos Maria Gonzlez Barredo nel luogo convenuto sul Paseo de la Castellana. Felice di aver trovato soluzione al problema, Barredo aveva estratto una chiave dalla tasca del gilet e laveva consegnata a don Josemaria. Apriva un apparta mento che apparteneva ad alcuni amici che si trovavano fuori Madrid. Il portinaio, oltretutto, era persona di fi ducia. Tutto era risolto. Cerano obiezioni? Il Padre lo aveva ascoltato attentamente, cercando di capire bene la situazione: - Ma da solo in casa daltri, che cosa posso dire se si presenta un visitatore o se arriva una telefonata?. - Non si preoccupi. C una domestica, anchessa della massima fiducia, che potr anche aiutarla per tutto ci di cui possa avere bisogno. - Che et ha questa donna? - Mah, forse ventidue o ventitr anni. Allora il Padre aveva tirato fuori la chiave che si era gi messo in tasca e gli aveva detto: - Figlio mio: non ti rendi conto che sono sacerdote e che, con la guerra e la persecuzione, tutti quanti abbia mo i nervi a pezzi? Non posso e non voglio stare chiuso giorno e notte con una donna giovane. Ho un impegno
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con Dio che sta al di sopra di tutto. Preferirei morire piuttosto che offendere Dio, piuttosto che mancare a questo impegno dAmore. Poi, per fargli meglio capire con i fatti, aveva aggiunto: - Vedi questa chiave che mi hai dato? La getto in quel tombino. Detto e fatto: si era avvicinato alla grata e ve laveva gettata69. Il 2 ottobre, di mattino presto, abbandonarono il na scondiglio. Giusto in tempo, perch poco dopo giunsero i miliziani a perquisire la villetta. Il Padre, accompagna to da lvaro, era andato a casa di Juan. Senza documenti, alla ventura, ricominciarono anco ra una volta la peregrinazione. Fu cos che capitarono ancora in piazza Herradores, dove abitava Joaquxn Herrero Fontana con la sorella, la madre Mariana e la non na, vedove entrambe, e dove gi era stato ospite alcune settimane prima. Il Padre trascorse le ore di quel 2 otto bre raccolto in orazione pregando Dio per i suoi figli. Tutto andava bene. Ma la paura insinu rapidamente unidea ossessiva nella mente della nonna. Alla buona signora venne la mania di ripetere: Un prete in casa! Ci ammazzeranno tutti. Un prete in casa! Ci ammazzeran no tutti70. In fondo non aveva torto. Lossessione senile della nonna aveva fondati motivi di buon senso. Figlia e nipo te cercarono di calmarla: tutto fu vano. In tali condizio ni non ci fu altra cosa da fare che pensare a un rapido trasferimento del sacerdote. Il giorno 3 il Padre, lvaro e Jos Maria Gonzlez Barredo stavano seduti, stanchi e abbattuti, sul bordo del marciapiedi della Glorieta de Cuatro Caminos, quando a Barredo venne lidea risolutiva. Perch non andare a trovare Eugenio Sells, giovane professore del
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la Facolt di Farmacia che conosceva il Padre dalla Re sidenza di Ferraz e che non aveva esitato a offrire gene rosamente la propria casa? Sells abitava con sua mo glie alla Colonia Albniz, nel quartiere di Chamartm, al capolinea del tram della Citt Giardino. Bisognava poi attraversare un terreno aperto, dove di notte arrivavano le pattuglie per fucilare gruppi di prigionieri. Fu questo il percorso che il Padre fece con Alvaro e Jos Maria al tramonto del giorno successivo, facendo un lungo giro per evitare i posti di controllo dove bisognava esibire i documenti. Jos Maria, dopo essere rimasto un po in casa dei Sells, ritorn a Madrid71. In quei giorni i giovani sposi impararono molto dalla discrezione, dal buon umore e dalla simpatia dei loro due ospiti. Tutte le sere, tutti e quattro in ginocchio, re citavano il Rosario. Ai Sells rimase impressa, soprat tutto, la serena fiducia del sacerdote, che faceva s che ci si comportasse con assoluto abbandono nel Signore, senza alcuna tensione, come se non accadesse nulla di speciale72. Continuavano intanto le ricerche di un rifugio stabile per il Padre. Marted 6 ottobre, Joaqun Herrero Fonta na si present sul finire del giorno a casa di Juan per informarlo che tutto era sistemato. Sia Juan che Joaqun cercavano da diversi giorni di far entrare don Josemaria in una clinica psichiatrica. Juan aveva tentato nella Co lonia del Parque Metropolitano, senza successo. Joaqun, che lavorava nellHospital de Urgencia, fu pi for tunato. Poich aveva, i documenti necessari per muoversi liberamente per Madrid, riusc a localizzare e parlare con ngel Suils, conterraneo del Padre e suo compagno di scuola a Logrono73. Il dottor Suils dirigeva una clinica per malati mentali. Fu messo al corrente di chi fosse il malato e fu deciso il suo ingresso nella cli nica per il giorno successivo. Il pomeriggio di marted il Padre e Alvaro lasciarono la casa dei Sells. Alvaro and in cerca di un altro rifugio
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e il Padre pass la notte in casa di Joaqun74. Il mattino del 7 ottobre, alle dieci, si presentarono entrambi a casa di Juan. L li prelev unautomobile di quelle che presta vano servizio aliHospital de TJrgencia; era guidata da un miliziano. Fecero sedere il paziente sul sedile posteriore, da solo. Davanti, vicino al miliziano, si sedette Joaqun, che riferisce quanto accadde nel trasferimento: Dissi al lautista che la persona che stava dietro era un malato mentale, non pericoloso, ma con grandi manie. Lo por tavano in clinica per curarlo. Il Padre parlava da solo e ogni tanto diceva di essere il dottor Marann. Lautista protestava: Se cos pazzo, tanto vale sparargli un paio di colpi e non perdere tempo75. Dallo spiccio suggerimento del miliziano possiamo arguire quali sarebbero stati i suoi sentimenti se si fosse reso conto che il pazzo era un ministro del Signore.

3. Nella clinica del dottor Suils Il Padre portava un abito blu con un golf grigio e una camicia, ma senza cravatta. Coloro che lo avevano co nosciuto alcuni mesi prima rimanevano sorpresi per la sua estrema magrezza, per i baffi e per i capelli rasati a zero; tanto corti che quando, in un giorno di agosto, and dal barbiere, questi, soddisfatto del proprio lavoro e forse lanciando unocchiata alla vera matrimoniale ap partenuta al defunto signor Jos, comment: Ecco, sua moglie non la riconoscer76. Il corredo del nuovo ve nuto era povero e scarso: un vecchio soprabito, caritate volmente datogli dalla madre degli Herrero Fontana in previsione degli imminenti giorni di freddo, e biancheria varia, capi sciolti provenienti da diversi proprietari77. La clinica dove lo internarono era una villetta alla pe riferia di Madrid, in una zona semiurbanizzata, con estese aree edificabili e terreni incolti. Ledificio, di re cente costruzione e dotato di giardino, era costituito di
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tre piani: un seminterrato, dove stavano i malati menta li gravi, e altri due piani per i malati in osservazione. Sulla carta intestata della clinica si leggeva: Clinica Psichiatrica della Ciudad Lineai Casa di Riposo e di Salute Malattie mentali, nervose, tossicomanie Cure moderne Direttore Medico: Dottor ngel Suils via Arturo Soria, 492 - Telef. 51188 - Ciudad Lineai (Madrid) In prossimit della Strada per lAragona78. Quando arrivarono, il dottor Suils era assente. Il col loquio di accettazione lo fece il suo aiuto, dottor Turrientes, il quale, senza mezzi termini, disse a don Jose mara: Senta, so che lei sacerdote, ma qui deve andarci piano a parlare di queste cose79. Il nuovo ospi te serb un prudente silenzio, senza fare alcuna promes sa. Smise di ripetere di essere il dottor Marann e si mul, per conto suo e a proprio rischio, una afonia isterica. Questa cautela gli consentiva, senza compro mettersi, di studiare lambiente del nuovo rifugio. Don Josemara, che occupava una camera nel piano sovrastante al seminterrato, dovette sentire terribilmente lisolamento dei primi giorni. Marted 13 ottobre Juan scrisse nel suo diario: Mentre stavo per uscire di casa mi telefona il medico di guardia della clinica. Il Padre sta bene. Possiamo andare a trovarlo se vogliamo (...). La madre di Herrero (lui non era in casa) dice che una sciocchezza andare a trovare il Padre. Lo sa bene che preoccupato non sapendo nulla di noi, ma non si pu fa re altro. Ha ragione, bench penso quanto star pregan do il Padre, completamente isolato. Anche a noi piace rebbe vederlo, ma non vogliamo creare complicazioni per sciocco sentimentalismo. Perci questo pomeriggio
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sono andato a casa di Suils. Gli ho detto che il Padre non si deve preoccupare di nessuno, come se non fossimo a Madrid. N telefono n altro. Unicamente se ci fosse pe ricolo per lui, mi avvertano a casa mia. Mi racconta che ha simulato una afonia isterica. Ora dice gi qualcosa, ma molto poco, per non destare sospetti80. Juan Jimnez Vargas, abituato al pericolo, intendeva a modo suo gli sciocchi sentimentalismi. Durante gli ultimi giorni si faceva in quattro per servire gli altri dellOpera. Fece visita ad lvaro, che cercava di rifugiarsi nellambasciata del Messico. Si preoccup di informarsi sulle condizioni di Chiqui. Si trov con Jos Maria Gonzlez Barredo, con Isidoro e con Vicente Rodriguez Casado, altro membro dellOpera che non poteva uscire di casa per il pericolo di essere imprigionato. E infine stava facendo per il Padre qualcosa che egli non simma ginava: che potesse celebrare la Messa81. In quei primi mesi di terrore la persecuzione fu spie tata. I sacerdoti che non erano stati assassinati o impri gionati stavano nascosti. Le chiese, bruciate o destinate a usi profani. Le sacrestie, smantellate. Si ritornava alla Chiesa delle catacombe. Al corrente delle tribolazioni e angosce dei cattolici spagnoli, la Santa Sede concesse la facolt di celebrare il Santo Sacrificio senza altare, senza paramenti sacri e usando, invece del calice, un decoroso bicchiere di vetro82. Queste disposizioni concernenti il culto nella Chiesa della clandestinit im piegarono alcune settimane per giungere a conoscenza dei fedeli nella zona repubblicana. Non conoscendo bene il personale e lorganizzazione della clinica, era sommamente rischioso tentare che il Pa dre vi potesse celebrare la Messa, senza avere preso tutte le precauzioni. Eugenio Sells, che abitava non troppo lontano dalla clinica, offr la propria casa per celebrarvi la Messa. Tuttavia la cosa non pot avere seguito. Le ultime righe del diario di Juan Jimnez Vargas, nel le quali si parla di questo argomento, trasudano ottimi36

sino: meravigliosa limprudenza di Sells. In casa sua no, ma nella clinica credo che sar possibile. Evidente mente, senza che nessuno lo possa neppure immaginare. In casa di Joaqun ne avrebbero dispiacere. Sua madre mi diceva ieri che si ricorda sempre di me perch mi sto giocando la vita (!!!) a furia di camminare per strada. Le risposi che devo avere sette vite come i gatti e che anco ra me ne restano perch, fra tutti i medici (?) e le batoste che ho subito per 23 anni, non sono riusciti a toglierme ne che quattro o cinque83. Scriveva queste frasi la sera del 15 ottobre ed lulti ma annotazione del diario. Perch una mattina, ormai deciso il piano per far uscire il Padre affinch celebrasse la Messa in casa di Eugenio Sells, proprio mentre sta vo aspettando Isidoro per andare insieme alla clinica ricorda Juan - arriv una pattuglia in via S. Bernardo e mi catturarono84. (Juan abitava con i genitori in via S. Bernardo).
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Quando Maria Luisa Polanco, infermiera nella casa di cura del dottor Suils, ricostruisce le sue memorie, si sor prende di conservare unimmagine tanto nitida di quel sacerdote: uno dei ricoverati che ricorda meglio. A quasi mezzo secolo di distanza, limmagine che linfer miera conserva della clinica psichiatrica assume colori attenuati dalla nostalgia del passato: Un piccolo villino molto grazioso, circondato da un giardino85. Per il giardino, nelle fredde giornate di sole di fine autunno, vedeva passeggiare don Josemara, avvolto in una co perta mentre parlava con qualche altro rifugiato. La casa di cura non aveva certamente laspetto lugu bre e tenebroso dei manicomi pubblici dellepoca, nei quali i malati sopportavano le proprie miserie dietro le inferriate. E non era neppure un luogo di ozio e disten sione, come la dicitura igienistica e bonaria Casa di Ri poso e di Salute poteva lasciar supporre. Giuridica
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mente, la casa di cura funzionava come societ colletti va in accomandita, approvata dal Sindacato Medico di Madrid e provincia. Bench diretta dal compagno ngel Suils, la casa di cura - lo certificano le autorit dellepoca - controllata dal personale della stessa, tutto affiliato alla Unione Generale dei Lavoratori (UGT), il Sindacato socialista. La Casa di Riposo e di Salute era passata, da cen tro di sfruttamento capitalista, a essere una societ di lavoratori, il preambolo dei cui statuti costitutivi recita va: I sottoscritti, ex lavoratori della Casa di Riposo di Salute di via Arturo Soria, 492 (Ciudad Lineai), deci dono di formare una societ in conformit con gli statu ti dellUnione Generale dei Lavoratori, per svolgere il loro lavoro di cura di malati mentali, nervosi e tossico mani, che finora hanno svolto nel luogo citato, sotto forma di attivit imprenditoriale che stata abbandona ta dal suo proprietario Jos Irus Lahoz, attualmente al lestero. Oltre agli statuti della U.G.T., i destini della So ciet saranno retti dai seguenti articoli: (...)86. Lorganico del personale stabile era costituito da due medici, tre infermiere, un amministratore, un paio di guardiani (incaricati di custodire i dementi), una cuoca e una lavandaia. Quanto allorientamento politico, le infermiere erano di varia estrazione: due di esse erano comuniste e capaci di denunciare un sacerdote; la terza, Maria Luisa Polanco, persona di fiducia del dottor Suils, era invece falangista. Suo fratello, anchegli falan gista, era stato assassinato a Bilbao e lei, persona nota a Suils, si trovava nella casa di cura come rifugiata. Alme no uno dei guardiani era un comunista sfegatato. Quan to allamministratore della clinica, sappiamo solo che la societ collettiva non era esente dalle terribili ispezioni rivoluzionarie. In una di quelle effettuate in precedenza dai miliziani in cerca di faziosi nella Casa di Riposo e di Salute, si portarono via proprio lamministratore, Fiorentino. Non preoccuparti di cambiare abito, com
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pagno; ti tratterremo solo dieci minuti a Belle Arti per ch tu faccia una dichiarazione e ritornerai con la stessa macchina, gli avevano detto87. ILmeno che si possa di re che non rispettarono la promessa: non torn n a piedi n in macchina e di lui non si seppe pi nulla. Il personale sanitario aveva in carico una ventina di pazienti. I pi gravi vivevano nel seminterrato. La con dizione dei malati di mente l rinchiusi muoveva a com passione: era sommamente trist, se non tragica. Cera unanziana - la signora Carmen - il figlio della quale, dopo aver commesso un delitto passionale, si era suicidato. Questa signora passava in modo brusco e re pentino dalla pi profonda apatia alla pi rabbiosa esa sperazione. Un altro di quei pazzi soffriva continuamente di delirio di persecuzione e camminava per i corridoi e in giardino a ritmo frenetico, sputando e mi nacciando i suoi invisibili aggressori. Ma il caso pi ce lebre e pittoresco era quello di uno schizofrenico grave, il signor Italo (che chiamavano signor Italo, illustre farmacista; al che rispondeva con autentica modestia: colto farmacista, che non la stessa cosa!). Un giorno - racconta don Josemaria - si avvicin a me e mi disse a bruciapelo: Signore, si saturi dellambiente, cammini impettito, butti via quelle idee..., si tolga gli occhiali... e star bene88. Al primo e al secondo piano si trovavano i malati in osservazione. Per la maggior parte erano rifugiati sani e dotati di senno, che simulavano malattie nervose o squilibri psichici. A parte questi pazienti in osservazio ne, cerano dei casi speciali, come quello di un bambi no di sei anni, nipote di uno dei medici assistenti; i suoi genitori erano stati assassinati in Estremadura e la don na che ne aveva cura era riuscita a fuggire con lui a Ma drid; gli assassini si erano messi alla ricerca dellorfano, col sinistro proposito di eliminare lultimo erede di una famiglia di proprietari terrieri, dei possedimenti dei qua li si erano appropriati. Da ultimo, cera anche chi, en
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trato come falso malato ma sottoposto a una costante tensione angosciosa, era diventato pazzo sul serio89. Dopo larresto di Juan, fu Isidoro Zorzano a fungere da collegamento e da messaggero. Isidoro era nato a Buenos Aires ed era provvisto di documenti argentini e di un bracciale con i colori nazionali; questo gli consen tiva di circolare per Madrid con relativa sicurezza. An dava con una certa frequenza a far visita al Padre e gli portava notizie della famiglia dispersa. In ottobre, Vicente Rodrguez Casado si rifugi nella Legazione della Norvegia. Alvaro del Portillo, dopo diverse settimane alla ricerca di un tetto dove riparare, fin in una dipen denza della Legazione della Finlandia; ma per poco tem po, poich il 3 o il 4 dicembre le milizie assaltarono le dipendenze che battevano bandiera finlandese ed egli fin nella prigione di SantAntonio, tristemente famosa. Vi fin anche Chiqui (soprannome di Jos Maria Hernndez Gamica); Manolo Sainz de los Terreros e Juan si trovavano invece nella prigione di Porlier90. Le massicce incarcerazioni di persone non affiliate ai partiti rivoluzionari ebbero luogo in occasione dellavan zata delle truppe nazionali in direzione di Madrid; alla fine di ottobre del 36 esse si trovavano gi alle porte del la capitale, ma allinizio di novembre furono fermate dallesercito repubblicano grazie ai rinforzi, appena giunti, delle Brigate Internazionali91. Dal giardino della casa di cura si vedevano i bagliori dellartiglieria dalle parti della Puerta de Hierro, della Citt Universitaria e della Casa de Campo, con grande gioia di alcuni malati della clinica di Suils. Il signor Italo infatti, che scambiava le cannonate per i fuochi dartificio di una festa popola re, esclamava: I pazzi si trovano a Madrid: sono tutti alla festa popolare, al centro di Madrid. Come stiamo bene qui, nella nostra tranquillit92. Non fu certo il pre ludio di una festa, ma lannuncio di una orribile carnefi cina. Nel timore di lasciarsi alle spalle dei nemici, le mili zie effettuarono a Madrid una sanguinosa e inumana
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repressione contro la cosiddetta quinta colonna, nelle retroguardie93. Le prigioni popolari erano stracolme e durante il mese di novembre furono sistematicamente svuotate. Obbedendo a consegne rivoluzionarie, alcu ni autocarri venivano riempiti di prigionieri e, di notte, partivano in direzione del tristemente celebre Paracuellos del Jarama, o altri luoghi nelle vicinanze di Madrid, dove venivano eseguite fucilazioni di massa94. Il distretto della Citt Universitaria, vicino al quartie re di Arguelles, allinterno del quale si trovava via Doctor Crceles, dovette essere evacuato. La famiglia degli Escriv fece resistenza ad abbandonare la casa, nella speranza che le truppe nazionali occupassero presto il quartiere, che si trovava sul fronte dei combattimenti. Per questo motivo rimasero per alcuni giorni isolati, poich Isidoro non poteva avvicinarsi alla zona e quindi informare il Padre della situazione dei suoi. A novembre gi inoltrato, la signora Dolores fu co stretta ad abbandonare la casa e a sistemarsi in un al bergo della Calle Mayor, vicino alla Puerta del Sol. Portavano ben poche cose: Una valigia con limpre scindibile e il baule con le carte dellOpera, racconta il figlio Santiago95. Il baule - racconta Jimnez Vargas divent un incubo96. Appena seppe del trasferimen to, Isidoro and allalbergo e si port gli Escriv nel lappartamento di lvaro Gonzles Valds, padre di Jo s Maria Gonzlez Barredo97. Lappartamento era semivuoto perch il figlio, Jos Maria, si era rifugiato nella casa di cura del dottor Suils allinizio di novem bre, quando si ebbe una recrudescenza di perquisizioni e di incarcerazioni, collegate con lavanzata delle trup pe nazionali verso Madrid. Gli Escriv si presentarono in via Caracas n. 13 con tutto il loro bagaglio, che era ben scarso. Ma il baule non oltrepass la portineria: il portiere, allarmato alla vista di un baule di quelle dimensioni, pretese, non si sa perch, di guardarci dentro. Naturalmente non glielo
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consentirono. Ma il portinaio si intestard e non desi stette dal suo proposito. Anche Carmen fu irremovibile, e gli rispose che, per principio, non aveva nessuna vo glia di aprirlo e piuttosto lo avrebbe lasciato nellandro ne; e l rimase98. Alla fine fu Santiago a pagare il conto della diatriba. Il portiere si oppose, in modo tassativo, che Santiago abi tasse in quella casa. Forse perch immaginava che il ra gazzo fosse in et militare e aveva paura che, se ci fosse stata una perquisizione, lo si considerasse responsabile di aver nascosto nuovi inquilini. Viste le circostanze e che la faccenda si andava complicando (a pochi passi dalla casa cerano due ceke99 e la caserma della colonna anarchica Spartacus, che pochi giorni prima aveva assassinato 50 guardie civili), Isidoro e la signora Dolores decisero che Santiago andasse a far compagnia a suo fratello nella ca sa di cura, dove fu accolto come accompagnatore di un malato in osservazione. Il dottor Turrientes lo accolse in casa sua e lo accompagn in tram alla casa di cura; il baule con le carte lo segu poco dopo100. La tranquillit nella Casa di Riposo e di Salute, co me si pu immaginare, era piuttosto relativa. Una volta vi si present una pattuglia di miliziani: andavano a col po sicuro. Si portarono via il duca di Penaranda, fratello del duca di Alba101. Il Padre ebbe notizia dellaccaduto soltanto il giorno successivo. Con profonda pena si ri volse energicamente al direttore della casa di cura e pro test per non essere stato avvertito. Dora in poi - gli disse - di qui non sar portato via nessuno senza che io prima lo confessi e gli dia lassoluzione102. Nonostante gli avvertimenti che gli aveva dato il dottor Turrientes quando era entrato nella casa di cura, don Josemarfa, col suo zelo sacerdotale, aveva avvicinato uno per volta tutti i rifugiati, dopo alcuni giorni di cauto ap proccio. Lassistente del dottor Suils confessa candida mente il fallimento dei suoi consigli: Ho la sensazione dice - che parlasse con tutti103. Nonostante tutti i rifu
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giati condividessero lo stesso pericolo, non esisteva alcun legame tra loro, ma piuttosto la sfiducia creata dal timore di una delazione. Ciascuno aveva la propria storia perso nale; e se aprivano il loro cuore era perch prima quel sa cerdote aveva rivelato loro la propria condizione ministe riale. Il clima tra i residenti alla casa di cura era di sospetto, riferiscono i marchesi de las Torres de Orn, che ben presto divennero amici di don Josemara104. A parte gli ammalati mentali, il resto delle persone della casa di cura aveva vita ed esperienze molto parti colari. Perfino il personale della casa di cura, associatosi per svolgere il proprio lavoro nella cura delle malattie mentali, cercava - come dice lultima riga degli statuti costitutivi - la collaborazione amichevole, in uno stes so ideale, verso il conseguimento di un benessere mate riale ottenuto mediante il lavoro105. Le circostanze sto riche avevano messo sulla stessa barca persone fra le pi disparate. Suils e Turrientes proteggevano i rifugiati co me reazione contro la criminalit imperante in tempo di guerra. Per altri soci, la fortuna di diventare proprietari di unattivit imprenditoriale, per quanto collegata con una delle pi tristi condizioni dellessere umano, li ren deva inclini a chiudere un occhio sulla provenienza del cliente. Di questo si era gi reso conto Juan Jimnez Vargas quando, il 10 ottobre, scriveva sul suo diario: Eravamo un po preoccupati per la casa di cura. Ci sembra che non abbiano affatto vergogna quando si tratta di farsi pagare e questo non una buona garanzia sulla sicurezza di quel posto. Lo sapevo gi e mi sem brata una ragione per tentare, perch si sarebbero pre stati pur di farsi pagare106. Si deve dire, per dovere di giustizia, che tutto conside rato il cibo non era n cattivo n scarso. Santiago affer mava che era il posto dove aveva mangiato meglio; anche se il suo stomaco non era imparziale, perch si portava dietro dallappartamento di via Doctor Crceles una bella fame arretrata. Il pasto consisteva di un unico piatto, che
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variava da un giorno allaltro: fagioli, ceri, lenticchie, riso e arance per frutta. Di questa fornitura si doveva esser grati allaffiliazione sindacale dellazienda. Il signor Italo, invece, non era impressionato dagli sforzi culinari della cuoca. Nei giorni tranquilli e luminosi passeggiava per il giardino, abbracciava un vaso da fiori senza terra e lo in naffiava a goccia a goccia, con affetto, sicuro che vi sa rebbero germogliati dei filetti impanati107. Con larrivo di Jos Maria Gonzlez Barredo e, poco dopo, del fratello Santiago, per don Josemara cominci una nuova fase nella casa di cura. I tre abitavano la came ra contigua a quella dei marchesi de las Torres de Orn. Dopo aver preso le dovute precauzioni per evitare sacrile gi, don Josemara celebrava la Messa quasi ogni giorno. Isidoro gli procurava il vino e il pane. Nella camera cera un armadio molto grande; celebrava la Messa su uno dei ripiani, tenendone aperte le porte. Cos, se qualcuno fosse entrato allimprovviso, il contenuto dellarmadio restava nascosto a un primo sguardo. Per maggior sicurezza chie deva aiuto a Maria Luisa Polanco: Vuole vigilare sul di vano mentre celebro la santa Messa? - diceva allinfer miera - E se si avvicina qualcuno, bussi alla porta o parli ad alta voce108. Il divano era in una posizione strategica del corridoio, fra la stanza del Padre e quella di unaltra infermiera, comunista. Dopo aver celebrato la Messa, egli distribuiva la Comunione ad alcuni dei rifugiati e, nel ca so che qualcuno volesse confessarsi, rivelava con discre zione la propria condizione di sacerdote. Quando la signora Carmen, lanziana impazzita a causa del suicdio del figlio, riposava nella sua calma apatica, era una persona molto cortese e piena di atten zioni; ma negli attacchi di frenesia sputava atroci insul ti. Non faceva sconti a nessuno, eccetto a don Jose mara, cui dava affettuosamente del vecchietto. Il signor Josemara tanto buono - diceva - che deve esse re per lo meno un generale; e altre volte: Il signor Jo s non il signor Jos, ma San Jos109.
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Tali elogi non erano certamente la miglior raccoman dazione nei confronti dei guardiani o delle infermiere del fronte popolare. Una di esse aveva seri sospetti che don Josemara fosse un prete rifugiato. Il Padre mise ra pidamente rimedio ai sospetti. Un giorno, fingendo un vaneggiamento, abbass la voce e in tono confidenziale le dichiar di essere il dottor Marann, ma le disse che doveva serbare ancora a lungo lincognito110. Jos Maria Gonzlez Barredo, del quale nessuno sem brava sospettare, cominci a creare una certa preoccu pazione al Padre e a Santiago: cercava di farsi passare per pazzo, ma gli mancava la capacit per una messin scena credibile. Si comportava in maniera cos strana, con comportamenti tanto esageratamente realistici, che la sua condotta sconcertava perfino i matti veri. Accen deva le luci a ore inverosimili e saltava ripetutamente dalla finestra, dalla stanza al giardino e dal giardino alla stanza; per fortuna laltezza era poca e non rischiava di farsi male cadendo. Con i primi freddi il Padre ebbe lievi disturbi di carat tere reumatico. Qualcuno gli prest una stufetta, che egli pass immediatamente ai marchesi suoi vicini, so stenendo di non averne bisogno111. Allinizio di dicem bre i medici, invece di prescrivergli una semplice terapia con salicilati, decisero di sottoporlo a una cura consi stente nelliniettargli un preparato, allora molto in voga, a base di veleno dapi. Forse il dottor Suils pensava di ottenere due effetti in uno: da una parte prevenire ulte riori attacchi reumatici e, dallaltra, provocare una forte reazione che convincesse il personale che si trattava di un vero malato. Gli effetti del veleno furono fulminan ti e terribili, a quanto riferisce suo fratello112: il pazien te rest paralizzato e in preda a fortissimi dolori; poteva muovere la testa solo con grande difficolt; la sua ali mentazione consisteva solo in un succo darancia. Ma dopo quindici o venti giorni di letto si era gi abbastan
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za rimesso. Bisogna ammettere che, bench debole e fiacco, era guarito dalla forma reumatica. Continuavano a comparire squadre di miliziani, per perquisire la casa di cura o anche per caso. Poich la vil letta si trovava nei pressi della strada per lAragona, sul la quale transitavano in continuazione autocarri che an davano e venivano dal fronte, in caso di sosta nelle vicinanze la truppa scendeva a sgranchirsi le gambe, a curiosare o a riempire le borracce ai rubinetti della casa di cura. In questi casi i dementi esercitavano la funzione di scudi protettivi. Il direttore della casa di cura aveva dato ordine che, in tali circostanze, i malati fossero fatti uscire dal seminterrato e lasciati a passeggiare libera mente per il giardino. I miliziani, o perch li ritenevano aggressivi o perch i matti ispiravano loro una penosa ripulsa, si ritiravano rapidamente. Di uno di questi in terventi fu protagonista il signor Italo: imbattutosi in un gruppo di miliziani, uno dei quali portava a tracolla la custodia della maschera antigas, fece mostra di esami narla e chiese loro: Con tutto il rispetto e se lo ritengo no opportuno (questo matto era molto cortese e compi to nel parlare), potrebbero spiegarmi come funziona questo strumento musicale a fiato?113. Finalmente Isidoro port al Padre un documento di identit molto atteso: un semplice foglio su carta inte stata, recante il timbro del Comitato-Delegazione del Partito Nazionalista Basco - Madrid e con il seguente testo: Chiediamo alle Autorit e alle Milizie di tutti i Partiti del Fronte Popolare di consentire la libera circo lazione di Jos Maria Escriba Albas, essendo persona devota al Regime. - Madrid, 23 dicembre 1936 - Per il Comitato (firma)114. I nazionalisti baschi non erano del tutto allineati alli deologia del Fronte Popolare, bench la speranza di ot tenere lautonomia politica li tenesse dalla parte del Go verno della Repubblica115. Una carta priva di una foto dellinteressato, che non era neppure affiliato al Partito
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Nazionalista Basco, aveva ben poco valore di fronte al controllo di una pattuglia. Ma almeno don Josemara poteva servirsene per parare il primo colpo. Isidoro, informatore e messaggero del Padre, gli por tava notizie da via Caracas e dalle prigioni in cui si tro vavano i suoi figli. Manteneva corrispondenza con quel li dellOpera che si trovavano a Valencia e svolgeva altre opere di misericordia116; mentre il Fondatore, dal suo isolamento, unito a Dio nella sofferenza e nella preghie ra, manteneva vivo il legame con i membri dispersi del lOpera. Di quel periodo, in cui si facevano prelievi dal le carceri117 per le fucilazioni notturne, esistono episodi impressionanti. Tutti avevano la certezza che il Padre avesse strappato i suoi figli dagli artigli della morte a forza di supplicare il Signore. Il caso di Chiqui uno fra i tanti: si trovava gi sullautocarro con gli altri prigio nieri che venivano portati alla fucilazione, quando si ud una voce che lo chiamava per nome e gli ordinava di scendere. Lautocarro si avvi verso la morte e Chiqui ritorn nella sua cella118. Riferendosi a questi eventi, Juan Jimnez Vargas rac conta che sino alla fine del 1936 accaddero una serie di episodi dai quali si vede che tutti ci siamo salvati, pi di una volta, in modo umanamente inspiegabile. Alcuni di questi fatti avvennero nelle carceri119. In novembre Juan si trovava nella prigione di Porlier, della quale ve niva svuotata una galleria dopo laltra, portando i pri gionieri alla fucilazione. Il giorno 26 tocc a lui. I pri gionieri venivano messi in fila e fatti poi salire su un autocarro che li attendeva in strada. Juan, con tre perso ne davanti a lui, rimase in attesa della seconda spedizio ne. Il camion ritorn solamente poco prima che facesse giorno. Pass mezzora e nessuno diede ordine che par tisse unaltra spedizione; anzi, i responsabili considera rono terminata loperazione e per il momento non pre levarono pi i prigionieri di quella galleria. Lorazione del Padre fu lo scudo dellOpera. In un
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modo o nellaltro, tutti i suoi figli beneficiarono della sua preghiera tenace, instancabile e fiduciosa, fatta in intimit con il Signore.
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Nella casa di cura, il clima di tranquillit e di fiducia che si era instaurato fu ben presto turbato. Era il mese di gennaio 1937 quando Isidoro, che si era impegnato a ottenere lordine di scarcerazione di Juan Jimnez Vargas, riusc finalmente a farlo uscire dal carcere di Porlier. Dopo aver trascorso quindici giorni nascosto a casa dei suoi genitori, senza documenti ed esposto al rischio di essere imprigionato di nuovo, fu ammesso, grazie a un intervento del Padre, nella casa di cura120. Contemporaneamente vi arrivarono altri due rifugiati: un capitano di aviazione e un falangista di Logrono, di nome Alessandro, della famiglia dei Lscaris Comneno121. La presenza di questi tre nuovi personaggi produs se una psicosi di timore e di sfiducia. Tra i pazienti in os servazione si fece improvviso silenzio, come in uno stagno di rane al minimo rumore sospetto. Coloro che di solito andavano a confessarsi o a chiedere consigli al sa cerdote non uscivano pi dalla loro stanza. Nessuno pas seggiava pi in giardino. Il dottor Suils, avendo avuto no tizia di una imminente perquisizione, invit con fermezza Lscaris ad andarsene e lo stesso fece con Jos Maria Gonzlez Barredo e Juan. Per la pace di tutti, e in partico lare per la sicurezza del Padre, questi tornarono nelle ri spettive abitazioni. Furono consumate le Sacre Specie che don Josemara conservava in camera sua per amministra re la Comunione quando non poteva celebrare la Messa. Passarono diversi giorni e, quando ci si rese conto che si era trattato di un falso allarme, lottimismo ritorn tra i pazienti in osservazione e nella casa di cura ricomin ciarono le passeggiate in un clima di fiducia. Tuttavia, quanto accaduto aveva fatto soffrire molto il Padre. Re cuperata la calma, and a parlare col direttore, per infor48

marlo di quanto era andato ripetendosi in quei giorni: Io non posso stare in un luogo da cui sono stati scaccia ti i miei figli122; lo rimprover, anche se con serenit, e gli comunic di aver deciso di trovare rifugio altrove. In una delle visite che Isidoro gli fece, ormai nel feb braio 1937, il Padre venne a sapere che il giorno 5 Chiqui era stato trasferito dal carcere di SantAntonio di Madrid al carcere penale di San Miguel de los Reyes, a Valencia. Dopo mesi di silenzio, in cui si era servito di Isidoro per comunicare con quelli che stavano a Valen cia, il Padre non pot resistere e, presa la penna, scrisse direttamente a loro: Madrid, 10 febbraio 1937. Cari amici: avevo molta voglia di scrivervi e, alla fine, oggi approfitto della visita di Isidoro per dargli questa lettera. La mia testa sembra che vada meglio: sto ormai da lun go tempo in questo manicomio e, anche se a bassa voce, mi consolo pensando che sto rinchiuso qui per il mio be ne, per ordine di mio Padre; inoltre non dimentico mai che non ci sono guai che durino centanni. La mia grande preoccupazione, in questa solitudine, in mezzo a tanti poveri malati come me, sono i miei figli. Quanto penso a loro e allo splendido futuro della nostra famiglia! In questo momento, Chiqui sta in primo piano (se mai il mio cuore potesse distinguere dei piani tra i miei ragaz zi, tutti ugualmente amati): vedete se per mezzo di qual che vostra amica potete aiutarlo nella sua attuale e preoccupante situazione. Questo povero pazzo vi abbraccia e vi vuol bene Josemaria Scrivete a Isidoro123.
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A partire da allora, le porte di accesso allintimit del Fondatore, per qualche tempo socchiuse, si spalancano,
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mentre la sua anima si espande nella corrispondenza con i suoi figli. Dal febbraio al settembre 1937, quando sarebbe uscito dallasilo del Consolato dellHonduras, sono pi di 170 le lettere da lui scritte dalla clandesti nit ai membri dellOpus Dei. In esse condensato il vi goroso ardore del suo spirito. Dagli stretti spazi fra le ri ghe sfuggono gli affetti del suo cuore, che sostengono nella fede i suoi figli e alimentano le loro speranze nel futuro dellimpresa divina in cui tutti erano impegnati. Il Fondatore non poteva rimanere pi a lungo inattivo nella Casa di Riposo e di Salute. Lespulsione di due dei suoi gli appariva un intollerabile martirio e chiedeva a Dio di poter abbandonare quanto prima la casa di cu ra. Jos Maria Gonzlez Barredo, per mezzo di un suo amico che a sua volta lo era del genero del Console dellHonduras, fu accolto nella sede del Consolato di quel Paese. Una volta entrato, egli ottenne che vi entrassero anche il Padre e Santiago Escriv124. Alla vigilia del trasferimento nel nuovo rifugio, il Pa dre scrisse ancora a quelli di Valencia: Carissimi amici, sono appena andato a trovare, nel ma nicomio, il mio povero fratello Josemara e, sapendo quanto vi interessate a lui, praticamente vi racconter solo di lui. Cera da aspettarsi che finisse in una casa di salute perch, dallottobre 1928, era completamente pazzo: sapete che cosa dice di essere? Un asinelio. Meno male che non si mette a ragliare, anche se il 9 gennaio, quando ha com piuto 35 anni, sosteneva che erano 35 ragli. E di ottimo umore: pieno di ottimismo, sicuro che la sua idea fissa sar ben presto - dice - una meravigliosa ralt. Pensa continuamente ai suoi figli e, attaccato com alla tradi zione - proprio matto -, li benedice, ciascuno in partico lare, varie volte al giorno. Ora gli viene in mente - sa che c una guerra - che il suo Chiqui, al quale manca solo un anno per diventare ingegnere minerario, potrebbe guarire e mettersi a lavorare con qualche architetto nei lavori di
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fortificazione. Al piccolo Orologiaio (un suo amico che gli altri non conoscono) d lincarico di cercare, con mol te raccomandazioni, un medico che curi il malato. Mi ha incaricato di fare gli auguri a Chiqui per il suo onomastico (cos mi ha detto e cos scrivo) e ha aggiun to: e per la sua festa di rinnovo. In verit, il povero Josemaria matto da legare: ogni giorno sempre di pi. Saluti molto affettuosi, e perdonate questa lettera assurda. Un forte abbraccio da Mariano Madrid, 12 marzo 1937125. Questa lettera contiene esempi di quella sorta di cifra rio che utilizz a motivo della censura. Eliminando gli elementi che possono rappresentare un rischio per il de stinatario - e rischio grave era la corrispondenza con un sacerdote - , ne rimane chiaro il senso. La chiave molto semplice: consiste nel mettere in bocca a un suo ipotetico fratello - il pazzo Josemaria - quanto desidera comuni care loro. Questo sdoppiamento, in cui egli vede se stes so in terza persona, fa parte degli artifici stilistici usati nelle Caterine116. Per associazione didee, il tema della pazzia - pazzia damore divino - gli consente di espri mersi liberamente e apparentemente a sproposito. Cos stabilisce, in parallelo, un duplice ordine di riferimenti, quello della realt materiale e comune e quello della realt spirituale raffigurata. E finir poi con ladottare latteggiamento un po svampito di un nonno, che gli consentir, con senile debolezza, di raccontare ai suoi nipoti ogni genere di bambinate e di cose divine127. comunque sorprendente che non sia mai incappato nella censura di guerra. Evidentemente, nessuno si prese la briga di esaminare con cura la corrispondenza di un nonno che, se non altro, poteva destare sospetti per il suo strano modo di esprimersi. Il Padre era perfetta mente al corrente dei pericoli ai quali si esponeva e Juan Jimnez Vargas glielo ricordava continuamente, ma il
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suo affetto per la famiglia dellOpera passava al di so pra di tutti i rischi. Le sue lettere viaggiavano sotto la tutela della Madonna: nella corrispondenza del tempo di guerra e anche in seguito egli utilizz il nome di Ma riano, uno di quelli con cui era stato battezzato battez zato, in segno di devozione a Maria.

4. Nel Consolato dellHonduras Il 14 marzo lasci la casa di cura, provvisto di un certifi cato medico di questo tenore: Madrid, 14 marzo 1937. In data odierna esce da que sta Casa di Cura il signor Jos Maria Escrib Albs. Al lo stato attuale non completamente guarito, per cui gli viene proibito ogni genere di lavoro, preoccupazioni, viaggi e qualsiasi altro tipo di attivit. Nella Casa di Cura era accompagnato da suo fratello Santiago, di 15 anni, che opportuno che continui a sta re con lui. Il Direttore Dott. A Suils - matricola 4245128. Celebrata la santa Messa e distribuita la Comunione, il sacerdote - nel racconto della marchesa de las Torres de Orn - diede loro alcune cartine da sigarette, piegate in modo che essi potessero consumare, senza toccarle, le Sacre Specie che rimanevano e comunicarsi cos nei giorni successivi alla sua partenza129. Dalla protezione del Dott. Suils pass cos a quella di Pedro Jaime de Matheu Salazar, diplomatico del Salva dor, che in quel periodo svolgeva lincarico di Console Generale Onorario della Repubblica dellHonduras. La residenza consolare si trovava al 51 bis (poi 53) del Paseo de la Castellana. Ledificio mostrava allesterno, gra zie alla facciata, una signorilit di cui allinterno non cera traccia. Il vestibolo di ingresso, al primo piano,
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pur essendo ampio, aveva ben poca luce e alcuni mobili vecchi gli conferivano unaria di abbandono. Sulla sini stra, attraverso una porta a cristalli piombati, si entrava in un grande salone in disuso, che aveva un ampio bel vedere con vista sul Paseo de la Castellana; ma affac ciarsi sulla strada era tassativamente proibito. Contiguo al salone cera un altro locale, riempito di mobili antichi e moderni di buona fattura. Era evidente che la famiglia del Console vi aveva ammucchiato le sue migliori mas serizie per fare posto ai rifugiati negli altri locali dellap partamento. Accanto al locale di passaggio dal vestibolo cera anche unampia stanza da bagno, lunica di cui di sponessero i rifugiati130. Dallaltro lato del vestibolo la disposizione era diver sa. Un ampio corridoio, con porte su entrambi i lati, da va su altrettante camere, occupate da gruppi o famiglie di rifugiati. Allinizio, quando vi giunsero il Padre e suo fratello in una macchina con la bandiera dellHonduras, non cera una camera disponibile. Il grande salone, che serviva da sala da pranzo, aveva un enorme tavolo ro tondo, che tutte le sere diventava un letto rotondo, quando i rifugiati senza camera propria stendevano i materassi sotto il tavolo. Tre giorni dopo il suo arrivo il Padre scrisse di nuovo ai suoi figli di Valencia, per avvisarli del nuovo rifugio: Ho visto il povero Josemara e mi ha assicurato che non si trova pi in manicomio ( la sua mania del mo mento) e che si messo in un ginepraio. molto conten to. Il Dottore me lo lascia vedere ogni giorno131 (vale a dire che ogni giorno celebrava la santa Messa). Nellultima settimana di marzo si recarono a fargli vi sita al Consolato la signora Dolores e Carmen: venuta a trovarmi la nonnina; e prima venuta an che mia sorella; immaginatevi la gioia - scriveva a quelli
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di Valencia - dopo tanto tempo che non ci vedevamo. Che cosa sar quando il povero pazzo potr riabbraccia re i suoi figli!132. Limpressione che lincontro produsse sulle due donne fu sconcertante, pur nella gioia, perch al Consolato la signora Dolores riconobbe suo figlio soltanto dalla vo ce, lunica cosa che in lui non era cambiata133. Un cos breve incontro non serv che a turbare il suo cuore; alla gioia della visita segu la tristezza della separazione: Sapete - so di essere fuori dal tempo - che ho molta vo glia, davvero molta, di riabbracciare la nonnina e che forse sar possibile? Lho vista per dieci minuti, negli ulti mi nove mesi: e ora mi sembra di volerle ancor pi bene, come pure a zia Carmen, perch hanno difeso molto be ne le mie cose e perch, quando le ho viste, le ho trovate molto sciupate, invecchiate. Oltretutto, chi sa mai se sar necessario chiedere loro qualche altro sacrificio? 134. Lidea di cercare la collaborazione, diretta e piena di dedizione, della signora Dolores negli apostolati dellOpera si far rapidamente strada nella sua testa, perch la settimana successiva insisteva con quelli di Valencia: Vi chiedo di ricordarvi della nonnina, perch lei si ri corda molto di voi; e inoltre perch le circostanze lhan no messa in mezzo ai suoi nipoti... e chiss mai che sia destinata a dedicare loro, come faccio io, il tempo che le resta da vivere! una cosa a cui pensare con calma135. Nellincontro con sua madre le chiese di tenersi ancora il famoso baule, che conteneva larchivio dellOpera136. Alcuni giorni prima di uscire dalla casa di cura lo aveva spedito in via Caracas, dicendo a Isidoro di portare alla nonna tutte le carte e le lettere e di custodirle nel baule. Ma arriv il momento in cui nel baule non ci stavano pi altre carte. Allora la signora Dolores cominci a to
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gliere lana dal materasso e a sostituirla con le carte. E Santiago racconta, caricando un po le tinte, che nel materasso sul quale dormiva mia madre cerano pi car te che lana137. Non ci furono perquisizioni. Solo di quando in quando facevano la loro comparsa in casa i miliziani per chiedere coperte e materassi per il fronte. In tali occasioni, la nonna si metteva rapidamente a let to, simulando una malattia. Nel migliore dei casi, la vicinanza con i miliziani era cosa da far tremare i polsi. Di fronte alla casa avevano il Monastero della Visitazione, trasformato ora in caser ma della brigata anarchica Spartacus, e una ceka della C.N.T.; non molto lontano cera la ceka dellispettorato Generale delle Milizie Popolari, che aveva una dipen denza in via Caracas. In quei giorni, poco tempo dopo che il Padre si era rifugiato nel Consolato dellHonduras, la signora Dolores fu costretta ad abbandonare per qualche ora il baule e ad allontanarsi di l perch, in uno degli scontri fra comunisti e anarchici, ci fu il peri colo che facessero saltare la polveriera della brigata Spartacus; se cos fosse stato, si sarebbe portata allaltro mondo mezzo quartiere138. La marchesa de las Torres de Orn racconta, rievocando la permanenza di don Josemara nella casa di cura: Par lava con entusiasmo dellOpera. Non ricordo che parlas se di altri argomenti. Aveva una grande premura di usci re di l, poich diceva che in quel luogo non poteva lavorare139. Con questo pensiero entr nel Consolato; e lo mantenne, visto che alcuni giorni dopo scrisse dal suo nuovo rifugio ai suoi figli: (...) a Madrid non c alcun bisogno di quel poveretto, pazzo e stranito; in un altro luogo potr continuare a diffondere la sua pazzia140. Il Fondatore aveva due possibili soluzioni per conti nuare a fare lOpera. La prima, una specie di suicidio, era di ritornare a lavorare apertamente, con enorme ri
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schio per la sua vita. Laltra era di restare nel Consolato attendendo il momento di poter uscire per unirsi ai suoi figli nellaltra zona del Paese, dove i sacerdoti non erano perseguitati. Il temperamento del Padre non era certo fatto per stare rinchiuso e inattivo. Gli ripugnava profondamente imitare la condotta di Capitan Avana, pronto a far imbarcare i suoi seguaci per avventure peri colose, mentre lui se ne stava tranquillamente sulla ter raferma (il paragone non reggeva, poich il rischio che un sacerdote correva standosene per strada era altissi mo. Inoltre, la sua condizione di rifugiato era frutto del le circostanze e non di un suo capriccio). Non mi mai piaciuto - scrisse a Isidoro - il modo di fare del Capitano Arana. Sovente, per esempio poco fa, mi viene il pensiero di uscirmene in strada. Ma subito mi sovviene la realt e penso che mi ritroverei, tu sai che successo per alcuni giorni, senza sapere dove dormire, nascondendomi come un criminale (...). Per il mio carat tere, questa vita da rifugiato non piccola tortura...; tut tavia non vedo altra soluzione. Pazienza e, se alla fine ce ne sar la possibilit, me ne andr; se no, aspetter rin chiuso che passi la bufera141. La dispersione dei membri dellOpera e le vicissitudini e peripezie che tutti dovettero affrontare senza poter de cidere il proprio destino rendevano imprescindibile un lavoro di coordinamento, che sarebbe stato ancor pi necessario se un giorno il Fondatore avesse lasciato Ma drid. Quale sar stata quindi la sua sorpresa quando Isi doro gli prospett lopportunit di chiedere allAmbasciata argentina di essere messo in condizione di andarsene allestero, nella sua qualit di cittadino nato a Buenos Aires142. Per iscritto, affinch ci potesse pensare con calma, il Padre gli espose i pr e i contro della cosa. In primo luogo, per la sua condizione di straniero, non avrebbe
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dovuto temere persecuzioni e poteva fruire della libert che mancava ai suoi fratelli, per occuparsi delle neces sit dellOpera. E non doveva dimenticare che alcuni si trovavano lontani da Madrid. Quelli di Valencia non sa rebbero forse rimasti isolati se lui se ne fosse andato al lestero? Se invece rimaneva nella capitale, avrebbe po tuto ricevere e orientare coloro che fossero passati per Madrid, coordinando i rapporti epistolari di tutti. In fin dei conti, che pericoli poteva correre? Certamente - ra gionava don Josemaria - gli stessi che avrebbero dovuto affrontare le donne e i bambini di Madrid, compresa mia madre: se li ritenessi cos terribili, mi credi capace di abbandonare mia madre e Carmen? S, forse, c il pericolo della fame.... Fatte queste considerazioni, lasciava a Isidoro la li bert di decidere: Sappi che la visione che ho del tuo problema non ti deve condizionare: tu agisci con la mas sima libert (...). Se vedi le cose in un altro modo, dim melo: io voglio solo non sbagliare, fare quello che al momento della mia morte vorrei aver fatto143. La decisione che prese Isidoro, di non abbandonare il proprio posto nella capitale, fu nobile e distaccata: Non mi aspettavo altro da te, Isidoro. La soluzione che hai dato al tuo problema quella che vuole il Signore, senza alcun dubbio, lo rassicur il Fondatore144. Isidoro aveva ancora vivo il ricordo dellultima festa di san Giuseppe, il 19 marzo, quando lui e Manolo Sainz de los Terreros, appena uscito di prigione, erano stati invitati a pranzo in via Caracas. La signora Dolo res e Carmen volevano celebrare in famiglia una festa piena di ricordi per le persone dellOpera. Quel gesto implicava grandi sacrifici per le due donne che, proba bilmente, nei giorni successivi dovettero digiunare. Quella volta si erano fuse simbolicamente le due fami glie del Fondatore145. Nel frattempo, Juan Jimnez Vargas aveva ricevuto dallOrdine dei Medici il decreto di arruolamento come
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tenente medico in un battaglione della brigata Sparta cus. Daccordo con il Padre, avrebbe cercato di passare nella zona nazionale non appena arrivato al fronte del Jarama. Ci prov varie volte, ma senza vera volont di successo. Qualcosa dentro di lui faceva forte resistenza: Non cera un pensiero preciso ma, al momento di ten tare, mi sentivo incapace di passare dallaltra parte e di lasciare il Padre a Madrid146. In quei giorni attendevano la visita di Ricardo Fernndez Vallespn, che veniva a Madrid con tre o quattro giorni di permesso, poich dipendeva dagli uffi ci militari delle Fortificazioni a Valencia, dovera stret tamente vigilato. Dopo lo scoppio della guerra, Ricardo si era affiliato alla U.G.T., il sindacato socialista, grazie alla garanzia di un architetto comunista della sua leva, e ultimamente era stato destinato a dirigere le opere di fortificazione sul fronte di Teruel. Lidea era che venisse accolto come rifugiato nel Consolato; sarebbe entrato sotto il nome di Ricardo Escriv, facendosi passare per un parente del Padre. Ma quando arriv a Madrid ed espose al Padre il suo piano di passare alla zona nazio nale attraverso il fronte di Teruel, lasci ad altri il posto destinato a Ricardo Escriv. Cos si ebbe uno scam bio delle parti, perch Juan, invece di disertare, ritorn a Madrid e fece il suo ingresso nel Consolato come Ri cardo Escriv, mentre Ricardo pass pochi giorni do po nellaltra zona della Spagna, attraverso il fronte di Levante147. Il Padre non nascondeva la propria costante preoccu pazione: Sono angosciato, non avendo notizie dei miei figli di fuori: che voglia ho di vedere i miei ragazzi!. Lo affliggeva soprattutto la sorte di Chiqui, in prigione a Valencia. Insisteva affettuosamente con gli altri perch ne avessero cura, perch Josemara in ansia se la sa lute del bimbo non migliora al pi presto148: cio, se non esce presto di prigione. Il Padre stava con lanimo sospeso, pi che per la sa58

Iute del corpo, per il pericolo che correvano la salute dellanima e la perseveranza nella vocazione. Protegge va i membri dellOpera con la sua orazione, offrendosi in espiazione per pagare al posto loro, se fosse stato necessario: Vale tanto la salute! - scriveva loro un fatto che Josemara ha detto e dice tutti i giorni al suo Amico di rifarsi su di lui, ma di proteggere i suoi figli dai pericoli di questa catastrofe. Ed sicuro che la perseveranza sar unanime149. Aveva davanti agli occhi i patimenti di tanti innocenti, dei numerosi cristiani privati dei sacramenti, di coloro che soffrivano in silenzio nelle carceri; e la durata della guerra: Nove mesi... sono tanti, Signore150. Proprio allora, dopo nove mesi di guerra e di rivolu zione, lopinione pubblica internazionale cominci uffi cialmente a venire a conoscenza delle sanguinose atro cit perpetrate in Spagna. Crimini che Papa Pio XI rivel a tutto il mondo nellenciclica Divini Redemptoris, del 19 marzo 1937, che condannava gli errori e i mali derivati dal marxismo: il flagello comunista si scatenato in Spagna, affermava, con una violenza pi che furibonda. Non si abbattuta luna o laltra chiesa, questo o quel chiostro, ma quando fu possibile si di strusse ogni chiesa e ogni chiostro e qualsiasi traccia di religione cristiana, anche se legata ai pi insigni monu menti darte e di scienza. Il furore comunista non si li mitato a uccidere vescovi e migliaia di sacerdoti, di reli giosi e religiose (...), ma fece un numero molto maggiore di vittime tra i laici di ogni ceto, che fino al presente vengono, si pu dire ogni giorno, trucidati a schiere per il fatto di essere buoni cristiani o almeno contrari alla teismo comunista151. Alcuni mesi dopo, quarantotto Vescovi spagnoli firmarono una lettera collettiva sulla persecuzione religiosa condotta in Spagna e sulla posi
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zione ufficiale della Gerarchia ecclesiastica di fronte a tali fatti. La lettera in data 1 luglio 1937 e si rivolge ai Vescovi di tutto il mondo: La Chiesa non ha voluto questa guerra e non lha cercata (...); chi laccusa di aver provocato questa guerra o di aver cospirato per essa, o anche di non aver fatto quanto fosse in suo potere per evitarla, non conosce o falsifica la realt152. La rivoluzione marxista si accan contro la Chiesa, cercando di sradicare il cristianesimo. La prova pi eloquente del fatto che la distruzione dei templi e lucci sione sistematica e in massa dei sacerdoti fu una cosa premeditata sta nel numero spaventoso (...), intorno a seimila. Si diede loro la caccia con i cani, li si insegu sui monti; furono ricercati con impegno in ogni nascondi glio. Furono uccisi senza alcun processo; sul posto, nella maggior parte dei casi senzaltro motivo che la loro fun zione sociale153.

5. La storia della buona pipa Il modo pi sicuro per mettersi in salvo era chiedere asilo alle Ambasciate. Fin dai primi giorni dellinsurrezione, quando a Madrid le milizie avevano scatenato il terrore, le sedi diplomatiche accolsero centinaia di fuggitivi, fra i quali cera unalta percentuale di sacerdoti e religiosi. Poi, nellautunno del 1936, quando ci fu una recrudescenza della furia persecutoria e iniziarono le fucilazioni di mas sa, non solamente gli edifici ufficiali delle rappresentanze diplomatiche, ma anche le loro pertinenze e dipendenze si riempirono di rifugiati. Dopo alcuni mesi era tale lassem bramento delle persone in questi luoghi che, di fronte al levidenza del prolungarsi della guerra, gli ambasciatori dei diversi Paesi cercarono di ottenere levacuazione dei rifugiati, che nella capitale superavano gi i 13.000154. Il 27 marzo 1937 il governo repubblicano eman fi nalmente le condizioni generali per levacuazione dei ri
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fugiati dalle sedi diplomatiche, subordinata allimpegno di non ammettere in seguito, quali che fossero le circo stanze, nuovi rifugiati. Secondo gli accordi i capi delle varie rappresentanze diplomatiche dovevano chiedere levacuazione con liste chiuse e dettagliate, con le foto grafie dei rifugiati155. Il Consolato Generale o Legazione dellHonduras of friva una protezione di seconda classe. Non era sede di una missione diplomatica ma solo di un ufficio consola re, nel quale abitava Pedro Jaime de Matheu, lo status del quale, agli effetti della trattativa, non andava oltre quello di Console Generale Onorario156. Nei mesi di feb braio e marzo 1937 erano uscite dalla Spagna spedizioni organizzate dalle Ambasciate dellArgentina e del Messico, con centinaia di persone. Don Josemara credeva che il trasferimento al Consolato dellHonduras gli avrebbe aperto le porte per uscire da Madrid. Era un pensiero ra gionevole, ma erroneo, come poi si sarebbe visto. Avevano lasciato la casa di cura del dottor Suils con lidea di iscriversi nellelenco che avrebbe preparato il Consolato dellHonduras. Dopo che don Josemara, il fratello Santiago e Juan avevano anticipato il prezzo del viaggio, furono loro assegnati rispettivamente i numeri 23, 92 e 35. Ma ben presto il Padre ebbe il sospetto che la faccenda si arenasse, poich nella lettera a Isidoro del 20 aprile gli chiese di andare a salutare lAmbasciatore del Cile e di consegnargli una nota per informarlo della loro iscrizione nellelenco delle persone da far uscire. Mi dicono - spiegava a Isidoro - che verr fatta uscire una spedizione ogni settimana: se il Signor Ambasciatore ci richiedesse, la prossima settimana potremmo esser fuori. In caso contrario... chi lo sa!157. Il ricorso arrivava troppo tardi, perch Aurelio Nunez Morgado, Ambasciatore del Cile, fu costretto a lasciare la Spagna quella stessa settimana a causa dei difficili rapporti con lvarez del Vayo, Ministro del governo repubblicano158.

Alla fine di aprile il Fondatore era convinto che fra non molto avrebbe lasciato il suo rifugio: Nulla di cer to, ma sembra imminente. Tuttavia, otto giorni dopo lo assalirono i dubbi, poich lunica possibilit rimasta sembrava dipendere da quanto sarebbe riuscito a fare Jos Maria Albareda, il giovane professore che aveva frequentato la Residenza di via Ferraz: Di qui non ce ne andremo mai, se Jos Maria non smuove la questione del Cile; non so quando se ne andr Josemara: forse presto, forse tardi, forse... mai159. La speranza che il Consolato dellHonduras fosse un trampolino adatto per saltarsene allestero risult falla ce. Quel rifugio divenne una trappola senza uscita; colo ro che non lo abbandonarono volontariamente vi rima sero rinchiusi fino al termine della guerra civile. Oggi facile saperlo, ma in quel momento chi avrebbe potuto indovinarlo? La settimana dopo, la prima di maggio, don Jose mara stava almanaccando altre possibili soluzioni: Il Cile? Il Cile o la Cina..., che importa? Insistiamo160. Isidoro insistette presso lAmbasciata del Cile, dove gli dissero che le loro liste erano chiuse ed era impossibile una nuova iscrizione poich erano gi state inviate al governo. Quando lo seppe, il Padre non si dette per vin to e scrisse: Cile: badate che quello che vi hanno detto lo stesso che dicono qui, per scoraggiare quelli che in sistono (...) Se vogliono, lo possono fare-.t proprio il lo ro mestiere sistemare le cose pi difficili!161. Le ragioni diplomatiche non bastavano a disarmare il Padre, che cerc subito dopo di far breccia nellAmba sciata della Turchia, non senza aver messo in guardia i suoi figli contro la scusa diplomatica che le liste sono ormai chiuse. Fece fare un nuovo tentativo162, tornan do a esortare i suoi figli di Madrid affinch insistessero con ostinazione, avendone o no loccasione (gli vennero forse in mente i consigli di S. Paolo a Timoteo?).
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Oggi non ho altro argomento da trattare che questo: evacuazione, evacuazione ed evacuazione. Insistete, mo lestate, in modo opportuno e inopportuno: siate insi stenti. Che cosa abbiamo a che vedere noi con queste lotte? Dobbiamo andarcene da Madrid e dalla Spagna: chiara la mia intenzione? So che fate quello che potete, e ve ne sono molto grato, ma bisogna che facciate pi di quanto potete163.

Le sue lettere della met di maggio contengono quasi solo interrogativi sulla possibilit di lasciare il consolato. Ma i suoi commiati non sono esenti da un certo umori smo: Sabato, 15 maggio 1937. Dal profondo di tutte le profondit!164. E quando alla fine del mese scrisse a Va lencia, la lettera piena di un sano scetticismo: triste sentirsi stranieri e sfollati senza che mai avvenga leva cuazione. Di nuovo (sembra la storia della buona pipa) pare che torni a profilarsi la possibilit della partenza (...) Io, francamente, se non vedo non credo165. In giugno sembr rinascere la speranza e i riferimenti alla possibilit di andarsene tornarono a essere presenti e insistenti nelle lettere del Padre: Bisogna insistere quanto pi possibile col Cile o con la Svizzera e bisogna procurarsi i documenti. Mettetecela tutta. Qui non si pu andare avanti. Non ci accoglierebbero in Svizzera o in Turchia o in qualsiasi altro posto?166. Ventiquattro ore dopo era svanita ogni illusione: Addio speranze!167. Le speranze erano svanite a tal punto che alla met di giugno il Console dellHonduras li inform che da parte sua non avrebbe pi fatto alcun passo per levacuazione. Con questo intendeva evitare illusioni e delusioni ai rifugiati. Forse era anche un mo do di difendersi, dato che il Console non osava rivelare loro la gravit della situazione. Egli era veramente in una situazione senza uscita. Intanto era dubbia, debole e precaria la competenza di un Console Onorario a ne goziare con un Ministro del Governo; inoltre il Console
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si era legato le mani quando aveva ufficialmente inviato al Governo lelenco degli internati. Esso comprendeva un totale di 32 persone, comprese donne e bambini. Se si fosse scoperto che il numero delle persone alle quali era stato accordato asilo nel Consolato dellHonduras era tre volte superiore, ne sarebbero venuti guai seri. Perci era preferibile non muoversi per evitare sgrade voli sorprese168. Poco dopo, il 29 giugno, in occasione dellonomastico del Console, i rifugiati gli consegnarono tre fogli pieni di firme, recanti questa intestazione:
A S. Ecc.za il Sig. Pedro Jaime de Matheu - i rifugiati, con gratitudine Madrid, 29 giugno 1937.

I tre fogli comprendevano 88 nomi; il primo di essi era quello di Juan Manuel Sainz de los Terreros, colui che con Juan Jimnez Vargas aveva ricevuto dal Padre lassoluzione nel solaio169. Ma don Josemara non si dava per vinto e non voleva credere che tutto fosse perduto. Si propose un nuovo obiettivo: ottenere passaporti argentini, pur sapendo che anche quella sarebbe stata una storia infinita: Jose mara? - si chiedeva retoricamente in una lettera a quelli di Valencia - Sembra che riappaia una possibilit che se ne vada. Questa ... la storia della buona pipa170.
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Quando don Josemara giunse al Consolato dellHon duras, lui e i suoi compagni fecero i nomadi per un lun go periodo, in transumanza diurna per vestiboli e corri doi; al momento di coricarsi si accampavano nella sala. Sotto al tavolo, che di giorno era quello della sala da pranzo, mettevano i materassi luno accanto allaltro e seminavano attorno gli oggetti pi disparati. Dovreste
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vedere, ogni sera, il daffare per trasformare la sala da pranzo in un letto pi o meno rotondo!171. Quel salone senza mobili veniva disseminato di tazze, coperte, libri e tovaglioli, valigie, quadri, boccali, strofi nacci per le pulizie e oggetti per la cura personale. Le sedie? Provengono da diverse famiglie; ce ne sono anche da cucina; ma di sera le mettiamo nella stanza da ba gno. La stanza da bagno?...172. La stanza da bagno, lunica di cui disponevano i rifugiati di quel piano, era utilizzata da un trentina di persone e i turni mattutini erano rigidamente regolamentati. Con il Padre, Santiago e Jos Maria Gonzlez Barredo cerano anche lvaro del Portillo, giunto la sera prima, ed Eduardo Alastru, giunto il giorno successivo. Eduar do, che faceva pure parte della famiglia dispersa, era sta to in carcere in una ceka di via Fomento nel mese di no vembre ed era stato messo inspiegabilmente in libert quando ormai era certo che lo avrebbero ucciso173. Fino alla met di maggio non ebbero a disposizione una camera tutta per loro. Poi fu assegnato loro un lo cale, alla fine del corridoio, che probabilmente un tem po era stato un deposito di carbone, accanto alla porta della scala di servizio. Era stretto e col pavimento di mattonelle, che la sera scompariva sotto i materassini e le coperte. Di giorno, opportunamente arrotolati e ac costati alla parete, i materassini servivano per sedersi. Una finestra angusta dava su un cortile interno, cos buio che durante il giorno bisognava tenere accesa la lampadina che pendeva dal soffitto, fioca, nuda e soli taria. In questo triste e angusto tugurio il Padre orga nizz la vita dei suoi. La descrizione che fece della stan za, per far sorridere quelli di Valencia, soffusa di humour, ma esatta e realistica:
Non si possono stendere i cinque materassi di nostra propriet. Ne bastano quattro per tappezzare tutto il pavimento. Vi devo descrivere casa nostra? Quando si
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toglie laccampamento, in un angolo ci sono, ripiegati, con le coperte e i cuscini allinterno, due materassi, uno sullaltro. Un po di spazio. I due materassi di Jos B. e di Alvaro sono sistemati allo stesso modo e sopra di lo ro, ben arrotolato e avvolto in un funebre panno nero, c il materassino di Eduardo. Segue il calorifero - con cinque elementi tisici - che sostiene unasse di legno: ta volo per le vettovaglie e per sei tazzine, pi o meno pu lite, che servono per tutti gli usi possibili. Poi una fine stra che d su un cortile buio, ma proprio buio. Sotto la finestra una cassa da imballaggio, con alcuni libri e una bottiglia per i banchetti. Sopra la cassa, due piccole va ligie (su una di esse scrivo, tenendola sulle ginocchia; ho scritto in mille diverse posizioni... piene di gravit... per i muscoli, ma completamente ridicole e instabili). Accanto alla cassa, altre due valigette, accostate alla pa rete in un angolo, che sostengono una valigetta e una scatola di latta, dove teniamo i vari arnesi per la pulizia personale. Dietro le valigie, la porta. Anche se blocchia mo la porta, non vi respingo dalla stanza (potreste en trare quando volete: la porta non si chiude, rotta). Non vi resta che ammirare la corda, che taglia un ango lo della stanza e serve per appenderci cinque asciuga mani; e il bel paralume di autentica carta di giornale che questo nonno, in un momento di buonumore, ha messo attorno alla lampadina nuda e cruda che pende dal sudicio filo. E che non vi venga in mente di toccare linterruttore della luce, perch poi accendere diventa unimpresa: rotto. Basta cos?174.

Distribuite nelle varie stanze del corridoio alloggiava no pi di trenta persone (nelle stanze del piano superio re ve nerano altre sessanta)175. Con una simile densit di popolazione, la convivenza, nella strascicata monoto nia delle ore, diventava difficile. La vita del rifugiato era priva di interessi, a parte la speranza di qualcosa che non arrivava mai: uscire di l o che finisse la guerra. Di conseguenza, lo scoramento alterava la resistenza ner vosa del rifugiato, fino a immergerlo in una profonda
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apatia. In quellatmosfera mancava persino la forza ne cessaria per ammazzare il tempo, che trascorreva con inesorabile lentezza, lasciando nello spirito la persisten te orma del tedio e del vuoto. E se anche un ricordo o una parola risvegliavano momentanee scintille di inte resse, accendendo uno sprazzo di odio o di ribellione, ben presto esse si estinguevano. Nella convivenza forzata, neppure le relazioni sociali erano gradevoli e tranquille. Si verificavano continui screzi, esplodevano lamentele o recriminazioni. Tutti, privi della disciplina che d il lavoro, si dedicavano, co me animali in gabbia, a rimuginare sulle proprie nume rose preoccupazioni e non di rado finivano col non ca pire pi niente. Le coscienze si annebbiavano. Alla fine, quasi tutti erano dominati da una duplice ossessione: la fame e la paura176. In un primo momento, la protezione di una sede di plomatica significava aver superato il rischio di deten zione o il pericolo di morte. Ma poi, a poco a poco, so praggiungeva uno spaventoso senso di insicurezza che attanagliava limmaginazione. Nel caso del Consolato dellHonduras, i rifugiati non potevano dimenticare che non si trovavano sotto la sicura protezione della bandiera di una sede diplomatica e della sua Ambascia ta, bens in un Consolato Generale, per cui le voci di un possibile assalto e linsufficiente garanzia dellasilo ne accrescevano la paura. Tanto pi quando giunse la no tizia della violazione del Consolato del Per, che avven ne nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1937; le autorit di Madrid inviarono lesercito nei locali del Consolato e fecero prigionieri tutti i rifugiati, in totale 300 spagnoli e 60 peruviani177. Questa notizia provoc una crisi di panico collettivo in un gruppo di rifugiati del Consolato dellHonduras. Temevano che fosse in pericolo la loro sicurezza nel ca so in cui don Josemara, che celebrava la Messa quasi ogni mattina nel vestibolo dellappartamento, fosse de
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nunciato da qualcuno e arrivasse la polizia178. Neppure il Console, a quanto riferisce la figlia, si riteneva al sicu ro: Le persone avevano paura di venire compromesse per cui, da quando mio padre gli disse che era pericolo so celebrare la santa Messa, la celebrava sempre nella loro stanza179. Al mattino presto, quando gli altri rifugiati non si era no ancora alzati, il Padre predicava la meditazione ai suoi. Le sue parole - ricorda uno degli ascoltatori -, al cune volte serene, altre volte impetuose e commosse, sempre luminose, discendevano su di noi e sembrala che si posassero sulla nostra anima180. Commentava il Vangelo, parlava loro della persona e della vita di Cristo e tutti si preparavano per assistere alla Messa. Poi il sacerdote appendeva alla parete un crocifisso e stendeva i corporali su una valigia. Terminata la Mes sa, le Sacre Specie non consumate erano conservate in un portafoglio, che veniva tenuto ogni giorno a turno da uno di loro, per poter comunicare altre persone o per consentire a Isidoro di distribuire la comunione ai membri dellOpera che si trovavano fuori dal Consola to. Nella povert di quella stanzetta la Messa aveva lintimit di unantica catacomba. Nel raccontarlo a quelli di Valencia, con semplice e festosa naturalezza, il Padre aggiungeva gli ingredienti necessari per difender si dalla censura:
Ed ecco, miei cari, che il signor Emanuele mi invita a pranzo con la famiglia. E noi andiamo. Come no, con la fame che abbiamo} Il fatto che, con la difficolt di la sciare Madrid, non c nulla di quello che in altri tempi ritenevamo necessario. Oggi, e cos negli altri giorni, non essendoci un tavolo, lo si improvvisato con una cassa di legno che deve aver contenuto arance. Su di es sa, una, due o tre valigie. Poi una salvietta, non proprio pulita - povero signor Emanuele! - e due pi piccole, molto comuni. Abbiamo fatto in modo che il banchetto
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fosse presieduto da un ritratto del padrone di casa, bel lamente appeso alla parete con laiuto di un ago. Quan do tutto si concluso, nonostante la penuria, ci avan zato pane per alcuni giorni. E questi ragazzini si sono comportati come unassociazione a delinquere: sembra incredibile, ma mi hanno rubato il portafoglio, il piccolo portafoglio africano che mi aveva portato Isidoro, e, per non litigare tra loro, lo conserva ogni giorno uno, con un turno rigoroso. E io sopporto, quasi avessi la testa fra le nuvole181.

Per qualche tempo avevano tenuto riposto il Santissi mo (TAmico) nel vestibolo, in un mobile chiuso a chia ve (la madia del Pane). Verso la fine di aprile, don Josemaria, che era bloccato a causa di un reumatismo e non poteva andare a fare le abituali visite al Signore, si serviva di due bambinetti per inviare messaggi allAmico. I bambini poi ritornavano a rendere conto del mes saggio recapitato al Signore. E che cosa gli hai detto?, chiedeva don Josemaria a uno di essi, che era andaluso. Il piccolo rispondeva con un forte accento della sua ter ra: Che dia a lei le tre cose, e altre ancora di cui ha bi sogno. II modo in cui questi bambini salutavano lAmico lo commuoveva: Non so chi abbia insegnato loro a farlo ma, sar per debolezza senile o altro, mi commuovo nel vedere questi due piccoletti - sanno bene che senza mangiare non si pu vivere! - avvicinarsi alla madia del Pane... e mandare un bacio, ben dato e schioccante, at traverso la serratura!182. Un altro provvedimento, nato dalla prudente cautela del Console, fu che questi ridusse sensibilmente la fre quenza delle visite di Isidoro al Consolato. Ledificio era controllato da guardie che, per strada, chiedevano i do cumenti di identificazione a quanti entravano e usciva no; ma questo non rappresentava un rischio per Isidoro per la sua nazionalit argentina. Quanto al divieto del
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Console, lo eludeva facilmente salendo non per la scala principale, ma per quella di servizio. Bussava lievemente alla porta alla fine del corridoio, si faceva aprire e nes suno si accorgeva della sua visita183. Altre volte erano i fratelli di Alvaro - Teresa e Carlo, bambini di nove e dodici anni - che si portavano via senza pericolo lettere o biglietti che poi recapitavano a Isidoro184. Allinsicurezza determinata dal timore di unirruzione o di una delazione si aggiungevano i morsi della fame. I viveri scarseggiavano e lapprovvigionamento era diffi cile in una citt accerchiata dalle truppe nazionali. Nella maggior parte degli asili diplomatici la fame si fece sen tire con forza quando fu deciso per la popolazione civile il razionamento mediante tessere annonarie, delle quali i rifugiati non disponevano, anche se avevano predispo sto proprie fonti di rifornimento185. La fame li attana gliava a tradimento e in silenzio, offuscando la ragione. Spesso il tema del cibo si introduceva nella conversazio ne dei rifugiati con ossessiva nostalgia, sotto forma di ricordi e racconti gastronomici. Se si fa una ricerca nelle numerose e lunghe lettere di quei mesi di reclusione, durante i quali don Josemara raramente lasciava passare un giorno senza scrivere, ci si rende conto che il tema della fame e del cibo era af frontato del tutto eccezionalmente e sempre con una no ta di buonumore. In che cosa consisteva il suo cibo? Scrivendo a quelli di Valencia, egli dava notizie di s e del fratello:
Il piccolo Santiago rimasto con le sole ossa; le mie, anche se qualcuno dir che non vero, hanno ancora troppa carne, nonostante non si mangi altro che due me stoli di riso a mezzogiorno (di riso ne abbiamo fin qui: fin sopra alla tonsura, se mi si consente il termine, retro grado, oscurantista e clericale) e alla sera altri due mestolini di zuppa daglio. Non vi male che duri centan
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ni. Paco: non vero che non mi si riconosce, sentendomi persino parlare di cibo?186. E pi avanti: Adesso ci cambiano ogni tanto il men. Il nonno che parla de re culinaria!, direbbe un classico. Ebbene, s; la fame, o meglio, lappetito fa miracoli. Ieri a mezzogiorno ci hanno dato riso con le fave: certe fave di veneranda et alle quali non hanno voluto togliere le loro consistenti bucce... E alla sera, cipolle crude con pezzi di arancia (ci parso meraviglioso, ma rivoluzio nario: quanta fretta, il giorno successivo!) e poi, in quel le grosse tazze che gi conoscete, una buona quantit di un liquido molto liquido, con un vago sapore di cannel la che prendeva alla gola. Ci hanno assicurato che era cioccolato. Al giorno doggi si fanno tante scoperte!187. Il tono giocoso con cui si rivolgeva ai suoi figli valenziani, allo scopo di rasserenarli e dissiparne le preoccu pazioni, in rude contrasto con quello delle lettere a quelli di Madrid, che erano perfettamente a conoscenza della fame che si pativa nel Consolato, dove si raccoglie vano persino le briciole di pane. Senza dubbio Isidoro fece qualche richiesta a quelli del Levante felice, come erano chiamate allora le fer tili province valenziane, lontane dal fronte di guerra e con abbondanza di viveri: Ah! Se mandano qualcosa da Valencia - scriveva il Pa dre a Isidoro - non dimenticatevi che ho qui quattro dei nostri, molto affamati. Per me basta quello che danno. Ma loro e Santiago hanno bisogno di altro (...). Quanto mi d fastidio anche solo parlare, e ancor pi scrivere, del problema del cibo!188. Due giorni dopo, perch non interpretassero la sua precedente richiesta come un impellente grido di affa mati, puntualizzava: Pane? Ne abbiamo (...). E fate at tenzione a non inviare nulla che voi non abbiate. Vo
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glio, esigo, che in primo luogo vi preoccupiate di voi stessi. E chiaro, no?189. Dellangosciosa scarsit di generi commestibili rende lidea anche il giubilo con cui salut larrivo di provvi ste, il 5 maggio: Oggi ci hanno portato formaggio e uova, da parte di mio nipote Isidoro. Sono mesi che non vedevamo e non sentivamo lodore di simili vivande190. Prima di tutto, quel sacerdote si preoccupava di ripar tire fra tutti gli alimenti che riuscivano a procurarsi. Non si lasciava guidare dal detto popolare: Chi divide e riparte si prende la miglior parte. Al contrario, si in gegnava per dare limpressione di mangiare quanto gli altri. In realt, e senza farsi notare, si prendeva la parte peggiore. Approfittava della penuria per stringere ancor pi la cinghia. Ma non tutti i suoi digiuni non venivano notati. A questo proposito suo fratello Santiago raccon ta che tutti i rifugiati attendevano la sera della domenica come bambini, nella speranza di qualche ghiottoneria: la cena delle domeniche era costituita da pane fritto con cioccolata. Ma la domenica Josemaria non cenava mai191. Anzi, per prevenire le compiacenze del gusto, continu anche al Consolato la sua abitudine di assapo rare aloe. Il prodotto era in vendita ed egli non voleva farne a meno. Le circostanze della guerra e delle priva zioni cui era sottoposto non lo inducevano a sottrarsi allo spirito di penitenza fin nei pi piccoli dettagli, anzi, al contrario. Di qui la nota a Isidoro del 30 maggio: Fammi avere una mezza peseta di aloe. Sicuramente lavranno nella farmacia di Eugenio, o in qualsiasi dro gheria. Che sia in polvere192. * * * Fra gli innumerevoli dati e notizie contenuti nella copio sa corrispondenza del Fondatore dal Consolato c un fatto particolarmente curioso; qualcosa che forse colpi sce proprio per la sua assenza; qualcosa che sarebbe sta to logico trovare nelle sue lettere e che invece il lettore
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non trova. Consiste nel fatto che non compaiano riferi menti n commenti a temi politici: non si trovano allu sioni a governi, n a zone, n a frnti di combattimento; neppure sono citate citt liberate o occupate, amici o nemici, vittime o colpevoli. Questi silenzi non sono mo tivati dalla censura, ma da ragioni di carattere sopran naturale, come risulta dai racconti di quanti condivide vano la condizione di rifugiato nel Consolato. Mentre le conversazioni degli altri vertevano sulla fame o sullan damento della guerra, don Josemara evitava di parlare della contesa fratricida che straziava la nazione e i suoi non mostravano uno spirito bellicoso: in sua presenza non si commentavano le operazioni militari n i crimini delle retrovie. Si dimenticava e si perdonava. La presenza benefica del sacerdote spargeva serenit. La sua conversazione, consolante e soprannaturale, la sciava negli animi unimpronta di dolcezza. Fino al pun to da considerare un dono divino ci che, visto con oc chi umani, era una pessima conseguenza della guerra. A volte pensavamo: magari durasse per sempre tutto questo! - riferisce uno di coloro che stavano con il Pa dre - . Infatti mai in precedenza avevamo conosciuto nulla di meglio della luce e del calore di quella misera stanza. Era questa la reazione, tanto assurda rispetto al le circostanze quanto logica secondo il nostro modo di vedere le cose, alla quale ci inducevano la pace e la feli cit che gustavamo giorno dopo giorno193. Quando era necessario, il Fondatore non si rifiutava di toccare il tema della guerra, da lui sempre considera ta una calamit, ma, con spirito sacerdotale, apriva le braccia ai contendenti di entrambi gli schieramenti. Nel la preghiera del sacerdote, quando celebrava il Santo Sacrificio, era presente loceano di sofferenze provocato dalla guerra: al fronte, nelle prigioni, negli ospedali, nel le case, nei nascondigli. Latteggiamento di don Josemara non era di freddo distacco. Obbediva a una squisita carit, dominata da
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una visione pi alta, soprannaturale, di quanto stava ac cadendo nel mondo: Era molto preoccupato - dice il genero del Console - di quanto stava accadendo, ma al lo stesso tempo stava al di sopra delle circostanze (...). Non si pronunci mai con odio o rancore, n mai giu dic nessuno; al contrario, era solito dire: Tutto questo spaventoso, una tragedia. Lo addolorava quanto stava accadendo, ma non in un senso meramente uma no. E quando noialtri festeggiavamo una vittoria, don Josemara rimaneva in silenzio194.
* * *

La stanzetta del Consolato divent presto una specie di centro operativo, da cui uscivano le lettere del Padre, piene di pittoresche descrizioni, notizie varie, incarichi, note spirituali e consigli su questioni materiali e anche resoconti di gioie e di preoccupazioni. Era tale il suo de siderio di sapere cose dai suoi figli e tante le questioni che aveva tra le mani che presto cominci a numerare alcune volte i paragrafi delle lettere, passando da un te ma allaltro: Non una mania - spiegava loro - ma co s faccio in modo che mi rispondiate su tutto195. Uno degli obiettivi era quello di reclamare i beni e i mobili perduti della Residenza di via Ferraz 16, poich ledificio era stato requisito dalle milizie anarchiche del la C.N.T. il 25 luglio 1936, il giorno in cui vi avevano sorpreso Juan Jimnez Vargas. Egli era venuto a sapere che il consuocero del Conso le, al quale i miliziani avevano distrutto la villetta, aveva fatto un reclamo ufficiale per i danni subiti. Subito il Pa dre pens: perch non reclamare dal Governo un inden nizzo a nome della FES (Fomento de Estudios Superiores), la societ cui era intestata la Residenza? Si impegn nella cosa con tanto slancio da far sembrare che dalla sua soluzione dipendesse il futuro di tutti loro, bench non fosse ancora scontato che riuscissero a usci re sani e salvi dalla guerra.
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Cominci dunque una specie di lotta senza quartiere, con ostacoli e difficolt e una mobilitazione generale di forze e di volont. Il 23 aprile chiese a Isidoro di verifi care presso lAmbasciata argentina le pratiche da svol gere e i documenti da presentare. Il pomeriggio del gior no stesso gli scrisse di nuovo informandolo di aver parlato con il consuocero del Console e dandogli istru zioni per ricuperare dal notaio il verbale della costitu zione della FES e il contratto di acquisto della casa di via Ferraz196. Con i primi passi che fece Isidoro apparvero le prime difficolt197. Linventario dei beni, i documenti di costi tuzione della societ e il contratto di compravendita del limmobile non erano in suo possesso: erano rimasti alla Residenza e non era possibile ricuperarli, se pure ci sta vano ancora. Si cerc allora di presentare la FES come Societ Internazionale, dato che alcuni soci erano stranieri. Isidoro Zorzano, cittadino argentino e presi dente della FES, present unistanza allAmbasciatore delPArgentina in cui si reclamava dallo Stato spagnolo lindennizzo del danno subito; danno che in base allin ventario era quantificato in 1.078.900 pesetasX9% . Non era passata una settimana da quando il Padre aveva concepito lidea, che gi scriveva a Isidoro una lettera di sollecito; eccone il primo paragrafo:
Sabato, 1-5-37. Molto bene il tuo reclamo per mezzo dellAmbasciata del tuo Paese. Ma bisogna fare in frettai Dal ritardo di uno o due giorni potrebbe dipendere il buon esito della faccenda. Inoltre, sii molto chiaro con il Signor Segreta rio. Non lasciare nulla in sospeso. Che le carte vadano avanti quanto prima199.

Non erano molte le persone su cui il Padre poteva contare per questa operazione. A parte i rifugiati nel Consolato dellHonduras e Vicente Rodrguez Casado,
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rifugiato presso lAmbasciata della Norvegia, solo altri tre erano liberi a Madrid e due a Valencia; perch Chiqui era in prigione, Rafael Calvo Serer era malato in un paese presso Alicante, e Pedro Casciaro si trovava a Torrevieja. Gli altri erano nascosti, oppure nella zona nazionale. Comunque fosse, tutti furono mobilitati per loperazione Residenza, dal momento in cui Isidoro fece sapere a quelli di Valencia che anchessi, per indicazione del Padre, dovevano contribuire al successo del ricorso facendo indagini e pratiche. Infatti Valencia era la sede ufficiale del governo da quando il Consiglio dei Ministri aveva lasciato Madrid nel novembre 1936; ed era quin di il luogo dove si dovevano svolgere le pratiche ammi nistrative. Pedro Casciaro, che in quei giorni era tuttaltro che in una fase euforica, si vide complicare la vita quando rice vette lincarico di arruolare suo nonno nellimpresa del la richiesta di indennizzo. In effetti, essendo costui sud dito britannico e avendo a suo tempo elargito un contributo alla FES, avrebbe potuto presentare unistan za allAmbasciata britannica chiedendo un indenniz zo200. Fin dallinizio il Padre trasmise a tutti una forte pre mura, poich le due questioni che consumavano le sue energie, il reclamo e la possibilit di uscirsene dal Con solato, sintrecciavano: Fretta. C fretta per tutto: per ch ce ne possiamo andare nel nostro Paese e per pre sentare il ricorso201. A che cosa portava tutto quellimpegno vitale in uno Stato in piena guerra, i cui uffici amministrativi si erano precipitosamente trasferiti a Valencia, lasciando a Ma drid archivi e documenti? Quale successo avrebbe mai potuto avere un reclamo per un appartamento requisito e saccheggiato dagli anarchici della C.N.T. e distrutto poi dalle cannonate? A chiunque sarebbe parso evidente che gli sforzi non sarebbero approdati a nulla e che tut to il tempo e la fatica sarebbero stati sprecati.
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Ma il Padre sapeva bene quanto fosse remota la spe ranza di successo: Sia che si ottenga qualcosa, sia che non si ottenga nulla, tutti noi avremo la coscienza tran quilla per aver fatto tutto il possibile per difendere il pa trimonio della FES. Non cos?202. Frattanto insegnava loro rapidamente a portare avan ti con perseveranza le cose di Dio e dellOpera: Forza con la faccenda della casa, nonostante le buche e i diru pi del percorso. Pu accadere che la vettura si rovesci. Allora la si rimette sulle ruote, si riparano i guasti e si prosegue il cammino come se nulla fosse. Sempre con tenti: con la gioia e con la pace, che mai, per nessun mo tivo, mi dovete perdere203. Nelle avversit avrebbero imparato lordine e la dili genza, senza lasciare pigramente le cose per il domani204. Domani, domani! Ve lo ripeto: Oggi, adesso! Domani e dopo sono parole definitivamente abolite dal nostro lessico. Daccordo?205. Era gi da un mese che si erano lanciati ed ecco che egli spingeva Isidoro, e gli altri con lui, a insistere nella faccenda del reclamo: Senza impazienza, ma con per severanza: una goccia dopo laltra sulla roccia degli ostacoli. Mi ricevono bene? Ottimo. Mi ricevono ma le? Meglio ancora. Continuer - la goccia dacqua - a farmi vedere con santa sfacciataggine, ignorando di spiaceri e umiliazioni, sbuffate e volgarit (quanto ci guadagno!), sempre contento e in pace, finch si stan cheranno (io non mi devo stancare, devessere il vostro proposito) e finiranno per ricevermi con accoglienza cortese: come un amico... o come una calamit inevita bile (...). Ho parlato chiaro! E una confidenza del si gnor Emanuele206. Questa santa sfacciataggine, armata di cocciutaggine e disposta a subire umiliazioni, non era solamente una tattica umana, ma un comportamento che obbediva a una ispirazione del Signore: E una confidenza del si gnor Emanuele:
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Figli: vi eravate illusi che si possa andare avanti senza vincere le resistenze? E chiaro che sempre e in tutto trove remo difficolt, alcune volte grandi, altre volte piccole. vero che le prime, di solito, si notano meno, perch sono eccitanti; nelle seconde, che bruciano alla nostra super bia, che Egli ci attende. S, nel fare anticamera; negli atteg giamenti scortesi; nel sentirsi dire: questindividuo...; nel la cortesia di ieri, che oggi diventa scortesia207.

Lenergia interiore del Padre, che non si lasciava certo rinchiudere nella crosta di tedio che soffocava gli altri rifugiati, cercava di dare una nuova e superiore dimen sione alle fatiche, di scrollarsi di dosso la pigrizia, per dare sempre cose da fare ai suoi figli, per tenerli lontani dalla superbia, dalla noia e dalle preoccupazioni e per far s che tenessero in esercizio le facolt dellanima, soffocate dalle circostanze del momento. Il Padre voleva infondere in loro morale di vittoria e spirito sportivo per vincere barriere e resistenze, anche quando si rivela vano insuperabili. Non per mancanza di tenacia, ma per gli ostacoli tipici della burocrazia:
E ben naturale che ciascuno badi alla propria conve nienza. Cos imparerete a vivere... e ad essere cocciuti. Non dobbiamo avere la paura della chiocciola che, quando le sue corna urtano un ostacolo, le ritira e si rin chiude nel guscio del suo egoismo. E meglio lo slancio, liniziativa e la perseveranza del toro bellicoso, che fa a pezzi, con i mezzi di cui dispone, gli ostacoli che si op pongono alla sua corsa. vero che a noi non mancano non ci mancheranno mai - ostacoli e impedimenti, ma anche vero che abbiamo dovizia di mezzi... se li voglia mo usare. Non cos? Quindi, impieghiamoli: i nostri proprio cos! - e in pari tempo quelli del signor Emanue le. E poi, stiamocene sempre contenti208.

Anche se il Padre si era congratulato con lui per avere inoltrato il reclamo per mezzo dellAmbasciata dellAr
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gentina, per la verit Isidoro si era cacciato in un bel pa sticcio. Dopo tre settimane di tentativi, nonostante l premura che gli faceva il Padre e lobbediente docilit di Isidoro, tutto era quasi fermo allo stesso punto209. Come il Padre aveva gi previsto un mese prima, avrebbero avuto bisogno dellaiuto di san Nicola, inter cessore davanti a Dio per le questioni economiche dellOpera, affinch le carte non si perdessero nei meandri degli uffici statali e la faccenda non finisse con lessere una nuova versione della storia della buona pipa..., che non finisce mai. Lultima parola ce lha il signor Ni cola. Noi, diamoci da fare210. I timori di don Josemaria erano fondati. Documenti e passaggi si insabbiavano e san Nicola da Bari - Dio sa perch - si era affezionato alla storia della buona pipa. Per quanto concerne il reclamo di Julio Casciaro, il nonno di Pedro, il risultato non fu brillante. Il punto de bole era proprio lincertezza della sua cittadinanza. Questo distinto signore aveva settantanni e un carattere un po apatico. Il suo passaporto britannico, emesso a Valencia il 21 aprile 1937, con le firme del Console del la citt e del Viceconsole provvisorio di Alicante, era va lido per soli sei mesi e non era rinnovabile, a meno che linteressato avesse dimostrato la propria nazionalit britannica con altri documenti. Basta dire, per non di lungarsi, che il 9 giugno Isidoro inviava a Pedro Cascia ro i vari documenti, allegati a uno scritto che imposta va ricorso contro lo Stato spagnolo, attraverso lAmbasciata inglese, per lindennizzo del valore della casa di via Ferraz 16, a Madrid, e di tutti i mobili, mas serizie, biblioteca, libri, attrezzature di laboratorio, qua dri, ecc., in essa esistenti. Nel frattempo si cercava af fannosamente il certificato di nascita di Julio Casciaro nellarchivio del Consolato di Cartagena, dovera resi dente, e si consultavano libri e carte nel Consolato Ge nerale di Valencia; tutto senza successo211. Visto che questo tentativo era entrato in un vicolo cieco,
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quelli di Madrid, smaliziati dallesperienza delle ultime settimane, stavano gi proponendo a Isidoro altre iniziati ve, cercando di coinvolgere uno svizzero, un boliviano che era stato nella Residenza di via Ferraz e un paraguaiano, compagno di Manolo Sainz de los Terreros212.

6. I giorni peggiori di questo periodo La vita nella stanza del Consolato dellHonduras tra scorreva tranquilla e calma. Quelli che stavano assieme al Padre si alzavano di buon mattino e andavano in ba gno a turno. Poi il sacerdote era solito predicare una meditazione e celebrare la Messa. Prendevano una tazza di t per prima colazione. Poi proseguiva la mattinata, piena di lavoro213. Don Josemara, nel suo ruolo di nonno bonaccione inteso a eludere la censura, scriveva ai suoi nipoti di Madrid e di Valencia, riempiendo le pagine di solidi punti da meditare, tra scherzi e spunti affettuosi. Poi, a mezza mattina, la stanza si trasformava in sala di stu dio. Studiavano o leggevano francese, inglese, tedesco. Mentre il nonno, per rallegrare la lettura dei suoi figli valenziani ai quali dirigeva la lettera, fingeva spiritosa mente di trovarsi in mezzo a un terribile putiferio. Era davvero una finta volutamente esagerata; infatti gli altri rifugiati si riferivano agli inquilini del fondo del corri doio chiamandoli quelli del sussurro. Di l non usci va mai un tono di voce pi alto degli altri214.
Questo nonno non voleva scrivervi ancora. Ma oggi, mentre cercavo di fare qualcosa di utile e, dopo alcuni preliminari, stavo per immergermi nel primo punto del mio lavoro..., la ragazzaglia che dobbiamo sopportare si messa urlare e non c pazienza duomo che resista n testa che si possa concentrare su un lavoro serio. Ah, la mia stanza, con la mia solitudine e il mio silenzio! Noi
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vecchi abbiamo bisogno di quiete: il chiasso, le risate, la confusione degli sciocchi sono incompatibili con la mia et. Pazienza, vero? Daccordo. Perch non mi manchi nulla me ne hanno assegnati alcuni per la tavola e altri per la mia scheletrica umanit: lavora, Mariano. Che la vori qualcun altro! (...) Miei cari, la mia vita molto monotona: ma sto * sempre a cento leghe dal luogo fisico in cui mi trovo e quindi non posso parlare di monotonia. Chiacchiero a pi non posso con il mio vecchio Amico. Penso alla mia famiglia, forse pi del dovuto. Sono in pace. Esterna mente sono serio, ma sono allegro. E, nonostante la mia allegria, a motivo degli anni, dei ricordi, del pensiero dei miei figli e nipoti in pericolo, e per qualche altra ragione di comprensibile egoismo, raro il giorno in cui non piango, anche pi del giusto. Josemara, che ragiona meglio da quando lo abbiamo portato fuori dal manicomio, mi ha persuaso che ai miei figlioli far molto bene, per formarsi un carattere forte, questo penoso clima di lotta in cui si trovano gli spagno li. Inoltre, essendo essi stranieri, possono e debbono re starsene al di fuori per evitare il contagio di certi am bienti; e ben vaccinati, senza mai trascurare le Norme del medico, difficile che perdano la salute: questo che mi interessa. (...) Quando mi ritrovo, passati gli anni da quando ho messo su casa, con la famiglia sparpagliata e sempre pi numerosa, penso di aver bisogno di un cuore pi grande del mondo. E mi scuso per i miei momenti di malinconia e di puerile stupidit (ahim, i bambini e i vecchi!) e vorrei abbracciarvi tutti con tutta lanima (sono un nonno ap piccicoso), affinch i colpi che potreste ricevere piovano invece sulle dure spalle di chi vi scrive. Non c da stupirsi che, avendo io tanti debiti personali, mi sia permesso di diventare garante per tutti, in questi momenti di econo mia dissestata. E spero che lo si accetti: con che gioia, se lo si accetta, e sar cos, io dar fino allultimo centesimo! (...) Siate forti. E non arrabbiatevi se il nonno vi abbrac cia con tutta la sua anima. Mariano. Madrid, 30 aprile 1937215.
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Allora di pranzo andavano tutti insieme nella sala da pranzo della tavola rotonda, dove venivano serviti il pi delle volte un po di pane e un piatto di minestra di riso, cibo a volte rinforzato da lenticchie o carrube216. Ritornavano poi nella loro stanza per la tertulia. Poi leggevano o lavoravano. Il Padre era solito stare un po con la famiglia del Console, la moglie del quale era allo ra piuttosto malata. Per un certo periodo era solito fare l lorazione del pomeriggio e le visite al Santissimo, fin ch decise di non conservare pi il Signore nel mobile dellappartamento del Console217. Dopo cena - minestrine di pane o verdura cotta, op pure insalata cruda - recitavano il rosario, facevano unaltra tertulia, e alla fine dispiegavano ordinatamente i materassini per dormire. Passare la giornata accanto al Padre era come stare avvolti nellaffetto e nella sicurezza. Non lo videro mai - lo afferma il genero del Console - fare un gesto di in quietudine o di depressione: era una persona che rende va facile e gradevole la convivenza, che non creava pro blemi di alcun tipo, n faceva mai commenti negativi, sia nei confronti del governo rosso che di quello bianco, o dei bombardamenti o delle difficolt218. La sua com pagnia riusciva gioiosa a tal punto che, pur immersi in simili circostanze, a uno dellOpera sfugg spontanea mente dalle labbra ci che tutti pensavano: Non pu durare ancora a lungo, siamo troppo felici219. * * * Al tramestio del giorno per i corridoi e nel vestibolo, con discussioni e grida, faceva seguito il silenzio della notte. Quel piano era, come diceva scherzando il Padre, una gabbia di grilli220, per nulla conveniente alla sua anima che aveva bisogno di raccoglimento. In mezzo allapparente uniformit delle giornate, limmaginazione e il cuore lo portavano a parlare con Dio della situazione dei suoi figli. Si sentiva quasi fore
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stiero al suo corpo e ai suoi sensi. Ripassava mental mente la situazione di ciascuno: carcerati, rifugiati o na scosti, ammalati e alcuni di cui non aveva notizie. Biso gnava insistere, perch lAmico li conservasse sani di corpo e di anima e perch concedesse a lui un cuore grande, grandissimo^ in cui ci fosse posto per tutti. In una lettera del 1 maggio torn a ricordare a quelli di Valencia la promessa fatta il giorno prima a tutta la sua famiglia: Figli miei - poveri figli miei! - ora che sa pete che il nonno ha preso limpegno formale di pagare i debiti familiari, non mettetevi a dilapidare...221. Nel leggere le lettere, i nipotini avrebbero capito che cosa voleva dire diventare garante per tutti, in questi tempi di economia dissestata? S, certamente compren devano limpegno preso dal sacerdote nei confronti del Signore di espiare le colpe proprie e altrui, pagando per gli innumerevoli peccati che disgregavano la nazione spagnola; e che le sue spalle erano pronte a sobbarcarsi i colpi per evitare che li subissero loro. Infatti i destinatari leggevano avidamente e ricordavano con piacere le lettere del nonno; scrive Pedro Casciaro a Isidoro: Pos so dire, con una certa esagerazione, che le sue lettere me le imparo a memoria, perch qui, cos lontano dalla fa miglia, sono molto solo e non trovo altro calore che nel le sue parole, molto espressive. Egli si lamenta alcune volte di esprimersi con difficolt. Ah, se potesse essere al posto mio... Io sono, chiedo perdono allasino, il classi co asinelio che legge e non sa parlare222. I suoi figli sapevano fin troppo bene in che cosa con sisteva lo spirito di penitenza, per averlo sentito dal Fondatore innumerevoli volte; come sfruttare i fastidi, le fatiche e le contrariet della vita dogni giorno, ele vandole al piano soprannaturale, divinizzando il dolore e le sofferenze. Poco prima che scoppiasse la guerra ci vile aveva scritto: Nella prosa dei mille piccoli dettagli di ogni giorno c poesia pi che sufficiente per sentirsi sulla Croce223.
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Nellagosto 1936, quando aveva dovuto abbandonare la casa della madre, si era scontrato per tutta Madrid, nei nascondigli in cui si era rifugiato, contro i mille piccoli dettagli di ogni giorno, solitudine, fame, perse cuzione, malattia, con i quali aveva composto la sua poesia divina. E non erano certo n prosaici n piccoli. Labbandono era stato crudele e prolungato. Aveva pati to la fame. La malattia nella casa di cura laveva ridotto pelle e ossa. E la persecuzione non era finita. Erano tutti segni della dura purificazione passiva alla quale il Si gnore lo stava sottoponendo. Il Fondatore, docilmente e generosamente, portava la Croce con eleganza, senza abbandonare le sue abituali mortificazioni. Il suo spirito di penitenza lo portava ad addolcire la vita al prossimo. Cercava di consolare gli afflitti, di non creare problemi di convivenza, di fare piccoli servizi ai rifugiati. Cercava di non parlare della guerra n di se stesso. Sopportava la fame senza lamentarsi. Dominava la propria curiosit. Sorrideva e coltivava il buonumore, infondendo in tutti serenit e gioia. Era gentile, puntuale e ordinato. Offri va a Dio le privazioni e le contrariet, che non erano po che. E a tutto il resto aggiungeva le discipline a sangue. Spesso infatti, senza spiegarne il motivo, il Padre chie deva di essere lasciato solo nella stanza, o approfittava che gli altri stessero in sala da pranzo, e si infliggeva le discipline. Un giorno dovette comunque farlo alla pre senza di un testimone, poich Alvaro stava nella stanza con la febbre, coricato sopra un materassino. Copriti la faccia con la coperta, gli disse il Padre. E comincia rono i colpi, forti e ritmati. Alvaro per curiosit li cont: mille, tutti dati con uguale forza, tutti con lo stesso ritmo. Il pavimento - racconta il testimone - era cosparso di sangue e, prima che rientrassero gli altri, il Padre lo ripul per bene224Il Signore accett la sua generosa offerta. Non solo per il bene dei suoi, ma anche in riparazione degli innu
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merevoli crimini e offese commessi durante la guerra. Il pensiero di tutto ci lo schiacciava: Oggi il nonno triste - scrisse ai nipoti di Valencia -, avvilito, nonostante lamabilit e laffetto dei miei; e no nostante la pazienza eroica di mio nipote Juanito... che riesce a non fare il prepotente. Il fatto che si ricorda della sua giovent e la paragona alla vita attuale: e gli viene una gran voglia di comportarsi bene per quelli che si comportano male; di fare il Don Chisciotte, riparan do, soffrendo, scontando. Il risultato che gli si mettono a correre la mente e la volont (lAmore), e lAmore arri va per primo. Ma arriva cos inutile, del tutto privo di opere!... Il nonno triste, perch non ce la fa - vecchio, senza forze - se non laiutano, con la loro giovinezza, i nipoti della sua anima225. In una lettera del 6 maggio a quelli di Madrid gli sfugg una confidenza ancor pi amara: In tutto questo tempo, i giorni peggiori sono quelli che passo immerso in... questa profondit ! Naturalmente si sta meglio in prigione: vi si soffre e si offre la sofferenza, ma non la via giusta226. Le ore della sua giornata erano piene di cose da fare. Viceversa, buona parte della notte la passava in bianco. Alcune notti or sono - raccontava il Padre, questa volta a quelli di Valencia - intorno alle due di mattina, pi o meno, si svegliato vostro zio Santiago, che fruisce con Jeannot e con me di due materassi, e mi ha gridato: Ma che succede, stai piangendo?. E poi ha avuto limperti nenza di dire che passo le prime ore del giorno dedican domi al flamenco. La verit che non so a che cosa atte nermi; forse, vecchio e nonno, come sono, canto e piango. Ma sempre con una gioia molto profonda e pie na di speranza: che non ha nulla a che vedere con il fla menco227. Che cosa accadeva al Padre, sempre cos se reno e allegro, ottimista e coraggioso? Dieci giorni dopo, il 30 maggio, si sfogava di nuovo,
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al termine di una lunga lettera a quelli di Valencia: Vuoi che ti dica, Paco, che cosa succede al nonno? Te lo dir solo in parte: in primo luogo preoccupazioni molto intime, molto... sue (poich non ho nulla di mio); e poi, lhanno colpito in ci che pi lo fa soffrire, i nipo ti. E questo ... quasi tutto228. Come sempre, il Signore dava un colpo al chiodo e cento al ferro di cavallo. Il Padre soffriva per i suoi fi gli: per mancanza di notizie, immaginando le loro pene. Ma questa confidenza fatta a Paco Botella molto vela ta, a mezze parole, reticente. Quali erano le vere preoc cupazioni che lo prostravano? Che cosa gli accadeva? Sappiamo che non era la prima volta che gli succede va. Se ripercorriamo con calma i suoi Appunti, ci imbat tiamo in una annotazione che reca espressioni simili. Ri sale allestate-autunno 1931, periodo di grandi sofferenze e di grandi doni. I sintomi erano una grande tribolazione e senso di abbandono, con tentazioni di ribellione contro la volont di Dio, e di cose basse e vi li. Per quali motivi? Per la verit, i soliti. Ma qual cosa di molto personale che, senza togliermi la fiducia in Dio, mi fa soffrire (...) e penso, come a un rimedio, alla carezza di una forte malattia che il Signore, lo so, minvier a suo tempo229. Le preoccupazioni molto intime, quel qualcosa di molto personale che lo faceva soffrire era la tappa di pu rificazione passiva con cui Dio lo distaccava, fino dal mi dollo, da ogni affetto che non fosse il Volere divino. Gi in precedenza era stato trasportato fino alle vette della contemplazione mistica, fino a guardare fisso il sole230. Di questo periodo di dura purificazione passiva, invia ta da Dio allanima, il Fondatore ha lasciato alcune note, scritte nel Consolato. In una di esse, del sabato 8 maggio 1937, si legge: I giorni peggiori di questo periodo sono questi che passo in Honduras. Sono le stesse parole del la lettera del 6 maggio a quelli di Madrid. E proseguiva: Credo di aver sofferto poche volte pi di cos231.
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Tutto ci era spiegabile: egli era inchiodato alla Croce prevista gi tempo prima che scoppiasse la guerra civile. Croce amorosamente accettata con tutte le sue sofferen ze fisiche e morali; ivi compresa la purificazione mistica di tutto il suo essere, che fu intensa e ripetuta e che ten teremo di spiegare pi avanti, in un capitolo successivo. * * * Il piano superiore era considerato facente parte del Consolato. Era pieno zeppo di rifugiati, tra cui cerano padre Recaredo Ventosa e altri sacerdoti del Sacro Cuore. Con padre Ventosa don Josemaria si confessava ogni settimana232. Possiamo immaginare quale sia stata la sorpresa del religioso quando, alle prime ore del mattino di domenica 9 maggio, fu svegliato perch qualcuno dal piano di sotto lo voleva vedere con urgen za. Ce lo racconta il protagonista dellepisodio, in una sua annotazione:
Domenica, 9 maggio 1937. - Questa notte ho sofferto terribilmente. Meno male che ho potuto sfogarmi, alluna e mezzo o due del mattino, col religioso qui rifugiato. Ho chiesto molte volte, con molte lacrime, di morire presto nella grazia del Signore. codardia: questo soffri re come non mai, credo non sia altro che una conse guenza della mia offerta come vittima allAmore Miseri cordioso. Morire - pregavo - perch dallalto potr essere daiuto, mentre quaggi sono un ostacolo e temo per la mia salvezza. Capisco per che Ges vuole che io viva soffrendo, e che lavori. Fa lo stesso. Fiat233.

La sua angoscia era cos terribile che si ammal. Si alz dal letto soltanto sabato 15 maggio. Il venerd successivo scriveva questa nota, chiaramente autobiografica:
In carne viva. Ecco come ti trovi. Tutto ti fa soffrire, nelle potenze dellanima e nei sensi. E tutto ti di tenta zione... Povero figlio!234.
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Il tormento interiore, la purificazione passiva, che ve niva da lontano, dur parecchio tempo:
Domenica 23 maggio 1937. - Ecco la mia orazione di questa notte, di fronte al timore di non compiere la Vo lont di Dio e alle preoccupazioni che sento per la mia salvezza: Signore, portami via: dallaltro mondo - dal purgatorio - potr fare di pi per lOpera e per i miei figli e figlie. Tu troverai un altro strumento, pi adatto di me e pi fedele, per portare avanti lOpera sulla terra235.

Nel pieno della notte dello spirito coglieva con tutte le sue potenze, grazie a una vivissima chiarezza infusa, la propria inettitudine come strumento per fare lOpera, la propria indegnit per non avere adempiuto fedelmente la sua missione, e la propria miseria di peccatore merite vole di castigo. Della battaglia che stava conducendo nelle oscurit dellanima ci giungono, da una nota del 26 maggio, al tre voci sorprendenti:
Ges, se non sar lo strumento che desideri, quanto prima portami via nella tua grazia. Non temo la morte, nonostante la mia vita peccatrice, perch sono memore del tuo Amore: il tifo, la tubercolosi o una polmonite... o quattro fucilate, che differenza fa?236.

Una suprema angoscia invadeva il suo essere e, nudo davanti a Dio, con fiducia filiale, proclamava il primato dellamore sulla morte: Non temo la morte, nonostan te la mia vita peccatrice, perch sono memore del tuo Amore. Ma accanto allamore divino viveva, misticamente purificato, lamore per lOpera e lamore di pa ternit per le sue figlie e i suoi figli. Poi ammetter le preoccupazioni molto intime, molto... sue. Quanto erano lontani i suoi nipoti valenziani dallimmaginare che cosa stava accadendo al nonno! Ho dubbi e ango sce terribili quando penso alla mia salvezza. Oh Dio!

Oh Madre! Permetterete che mi danni? San Giuseppe, Padre e Signore! Il mio piccolo orologiaio! San Pietro! San Paolo! San Giovanni!237. Il nonno dominava eroicamente la feroce battaglia dei suoi sentimenti, per non mostrarsi lamentoso nelle sue lettere. Serbava per s le pene e le spine e cercava di es sere ameno, riferendo ai nipoti fatti gioiosi. Magari un po coloriti, o con pennellate proprie della letteratura picaresca o di una farsa popolare. Scriveva quando la luce del giorno si era portata via lorribile notte di dubbi e angosce terribili, in cui aveva temuto di dan narsi; con lanimo ancora scosso dal clamore della mor te, pronto a farsi mettere al muro e farsi fucilare dai mi liziani; eppure gli restava ancora un fondo di arguzia per raccontare ai suoi nipoti qualche episodio divertente della notte insonne:
Dal nonno a Perico, via Paco, per tutti i suoi nipoti. Madrid, mercoled 26 maggio 1937. Il nonno dorme poco (mi sto mettendo in ridicolo) e nel lombra della notte il silenzio fu rotto da un rumore di campana profondo e vibrante, quasi un orologio di cat tedrale; era luna: dooong! E si ud insieme la voce la mentosa e rotta di un essere con la sottana: Poverina! proprio sola!238.

Il Fondatore passava molte notti in bianco e, pur es sendo in fondo al corridoio, gli giungevano i silenzi e i rumori dei rifugiati; in questo caso aveva udito il rintoc co delluna dellorologio del vestibolo e una voce di donna che ne sottolineava la notturna solitudine. Le tremende prove interiori non gli toglievano la pace. Le sue lettere restavano una cascata di buonumore, una delizia di Dio, dice Paco Botella, che soggiunge: Sotto lo scherzo e la genialit delle sue parole sindovinava unenorme sofferenza, la preoccupazione per tutti239. I suoi nipoti non seppero mai della terribile purifica

zione attraverso la quale pass la sua anima, anche se si resero conto del logoramento del suo fisico. In occasio ne di una visita fatta al Consolato in compagnia di Manolo Sainz de los Terreros, Isidoro traccia uno stupendo ritratto del Padre: Ieri sono stato con Manolin a trova re il nonno; poich erano gi alcuni mesi che non lo ve deva, il bimbo lo ha trovato piuttosto peggiorato. In ef fetti dimagrito moltissimo; della sua precedente espressivit gli rimasta solo la vivacit degli occhi; continua per ad avere la stessa tempra di sempre; le sue parole vivificano, infondono vitalit; sono una vera scossa che fa disprezzare le piccole cose materiali alle quali uno ancora si afferra, con le loro molteplici imper fezioni. Dopo aver parlato con lui ci si sente pi leggeri, come se ti avessero tolto qualcosa che ti dava fastidio. Bisogna avere per lui il massimo affetto, dato che lui pensa continuamente ai suoi piccoli: ci passa in rassegna mentalmente in ogni istante. Ci ricorda soprattutto quando fa visita ogni giorno al nostro grande protetto re, il signor Emanuele240.

7. Gli affari del nonno Dal giorno in cui era stato costretto a rinchiudersi, il Fondatore continuava a fare lOpera con lintenso dia logo con il Signore e con un apostolato epistolare per il quale la censura non era il maggiore ostacolo, visto che lo saltava con genialit e buonumore. In una lettera del 29 aprile 1937 ricord ai suoi figli del Levante felice la responsabilit che avevano di fare lOpus Dei nel caso della sua scomparsa:
Spero - e aspetto - di potervi abbracciare presto. In tanto non dimenticatevi di questo povero vecchio e se il vecchio - legge naturale - si defilasse, tocca a voi con tinuare, con sempre maggior zelo, gli affari della fami
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glia. Ti dico in confidenza (confidenza da nonno a nipo te) che, vedendomi proprietario di tante ossa sconosciu te, mi ritrovo in perfetta salute; e, sar quello che sar, penso che la mia vita sar ancora lunga, fino a vedere in marcia, ben sistemata, tutta la piccinaglia dei miei figli e nipoti. Ma..., c un ma; non dimenticare che, te lo ripe to, se mi defilo , non dovete abbandonare per nessun motivo i miei affari, che daranno ricchezza e benessere a voi tutti. La vita? Bah!... La Vita!! (...) Figlioli miei! Vedo un affare, per un futuro prossi mo, talmente splendido che sarebbe sciocco pensare che qualcuno lasci perdere loccasione di arricchirsi e di es sere felice. Hanno ragione di affermare che, arrivati ai settanta (ottanta ne ho io), si accentua lavarizia! Vi vor rei tutti coperti dai raggi del Sole, che faccia brillare sui miei loro puro, acquistato, ben acquistato, con lo sfor zo di portare avanti il patrimonio di casa mia. Mariano, dici molte sciocchezze. vero. Ma ci che si ha per natura sino alla fossa dura. Sono sempre stato ambizioso. Ho voluto tutto. E inoltre, poich non pare una strada tortuosa, penso di spingervi la mia gente. Ambizione! Benedetta ambizione! Quanti ostacoli abbat ti!... Quando si ambiscono le vette ben difficile finire nei pantani, che poi sono degli strapiombi. Se mi riservo - benedetta ambizione, nobilissima ambizione! - per le cose grandi, e siamo nati per le cose grandi, allora sapr, con gli aiuti opportuni, non fermarmi a quelle piccole. Lho detto. Non dico di disprezzare le cose piccole, per ch sarebbe una assurdit, dato che le cose grandi, le pi grandi, si ottengono a forza di piccoli sforzi.

Poi li inform, molto velatamente, dellimpegno serio preso con il Signore di riparare i debiti propri e quelli al trui, implorando protezione per i suoi affari:
Non so se sai che per la famiglia, che sempre il mio debole, mi sono messo in un pasticcio economico: mi so no impegnato a pagare tutti i debiti. Non ti dico altro. Tu non puoi ignorare che anchio, di debiti, ne avevo un
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sacco. Cos si sono alleate la fame con la voglia di man giare. Ora mi sento davvero vecchio, senza forze, debole in tutto. Ma quel che detto detto. Non torno indie tro. Abbiate compassione, tu e gli altri nipoti, e aiutate mi come potete. Non sarebbe bello che le mie ambizioni finissero in un crack economico, oppure non riuscissi pi a far fronte ai pagamenti! Tremo: faccio conto asso luto sullo sforzo e sul sacrificio di tutta la mia gente241.

Due mesi dopo, interiormente irrobustito dalle dure prove cui il Signore lo sottoponeva, tornava alla sua im presa - i suoi affari - con rinnovato ottimismo:
Questo vostro nonno - scrisse loro il 24 giugno - si rimesso in sella. Che notizia! E, vi assicuro, con pi vi gore di prima della malattia, anche se ora pesa quaranta chili di meno242.

Le avversit di quei giorni non scoraggiavano il Fon datore, poich la guerra non solo non ostacola, ma pu anche conferire maggiore slancio a molte imprese, se chi le dirige non si addormenta 243. Il Fondatore aveva certamente molta voglia di dare nuovo slancio alla sua impresa divina e limpazienza lo consumava:
Quando incomincer a lavorare, e sar presto, rina scer. Sappiate che il nonno soddisfattissimo di tutti i suoi nipoti, senza eccezione. E chiaro? E pensa che essi sapranno sempre vivere con ottimismo, con gioia, con testardaggine, con la convinzione che i nostri affari de vono necessariamente progredire e con lintima persua sione che tutto per il bene244.

Davvero era tutto per il bene? Verso la met di giugno egli venne a sapere che Pepe Isasa, uno dei membri dellOpera nellaltra zona della Spagna, era morto al fronte nel mese di aprile. Subito Isidoro comunic agli altri il
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desiderio del Fondatore che facessero suffragi per la sua anima, recitando le tre parti del rosario e offrendo la Comunione: Il nonno mi dice: avvisa i miei nipoti che portino tre mazzi di rose alla Madre del signor Emanue le da parte di Pepe e che, se possono, facciano colazione con questo buon amico245. Per il nonno, la perdita di questo nipote fu una noti zia agrodolce. Cos scrisse a quelli di Valencia:
Il nonno non in grado di dirvi nulla. Vi ha dato un in carico, che gi vi avr comunicato Ignacio246: tre mazzi di rose sul suo sepolcro, e far visita al signor Emanuele. Il signor Emanuele: quanto gli sono grato! Le mie lacri me - non mi vergogno di dire che ho pianto - non sono una protesta per la morte del mio amatissimo nipote; laccetto, ma vi prego che, insieme a me, raccomandiate i miei piccoli perch non se ne vada pi nessuno. State contenti per. Non vi ho raccontato molte volte che il nonno ha una Casa molto grande, dove lo aspetta no gi un bel po di nipoti? troppo comodo andarsene. Bisogna starcene qui e di ventare vecchi, per portare avanti gli affari, magnifici e ricchi, che la vostra famiglia ha tra le mani da pi di ot to anni247.

Era evidente che Yaffare dellOpus Dei, grande e uni versale, aveva bisogno di molta gente. Lanelito aposto lico, incontenibile, del Fondatore oltrepassava le fron tiere, nonostante egli fosse recluso:
Sono stato contagiato dei pazzi desideri di mio fratello Josemaria - matto, matto da legare; non per niente stato in manicomio - e vorrei mettermi a correre per questo mondo cos piccolo, da polo a polo, e sciogliere tutti i ghiacci, spianare tutte le montagne, sradicare tutti gli odi, rendere felici tutti gli uomini e fare in modo che diventi una felice realt il desiderio di un solo ovile e di un solo pastore. Mi sembra che la testa mi esploda, in un fuoco dartifi93

ci. un miracolo che non succeda davvero. Nella testa di un uomo (nel cuore s) non ci stanno tante cose grandi. Magari avessi tante teste e tanti cuori, giovani e puliti, per riempirli di idee e di slanci nobili ed esaltanti! Anche se non ci credi, moccioso, mezzora fa stavo ricu cendo un paio di calzini di uno dei miei nipoti pi scatena ti. La pazzia non impedisce di avere i piedi per terra248.

I grandi voli apostolici dellimmaginazione, mentre rammendava abilmente i calzini dei suoi figli, lo porta vano lontano col pensiero, ai membri dellOpera disper si. Il servizio di Isidoro, segretario e incaricato della po sta che usciva dal Consolato, era preziosissimo. Egli la inviava ai vari destinatari. Le lettere destinate al Le vante felice (Dal Nonno a Perico, tramite Paco, per tutti i nipoti) giungevano a Valencia, indirizzate a Paco Botella; poi a Torrevieja, dove per un lungo periodo stette Pedro Casciaro; poi le leggeva Rafael Calvo Serer, convalescente ad Alcalali, un paese presso Alicante; alla fine venivano conservate, dopo che tutti, compreso Chiqui, in prigione a Valencia, avevano ben assimilato ci che il Padre aveva scritto. II cuore di Josemara si effondeva nelle lettere. E una volta Juan Jimnez Vargas, rilevando le forzature espressive cui era costretto a causa della censura, disse: Tutto questo sembrer ridicolo, col tempo!. Il ridi colo non esiste249, gli rispose il Padre. Le confidenze del nonno erano, per i suoi nipoti, la vita, un tesoro. Cominciammo a fare orazione con le sue lettere, rac conta Paco Botella. Quando tutti le avevano meditate, Pedro le raccoglieva e le portava via, perch fossero custodite al sicuro. E lo furono sino alla fine della guer ra. Le lettere del Padre rimasero in attesa, nella cassetta di sicurezza di una Banca250. Grazie al suo disprezzo per il senso del ridicolo, il nonno mostrava senza veli lo straordinario affetto che sentiva per i suoi nipoti. A tal punto che Isidoro, comu
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nicando a quelli di Valencia limmensa gioia di tutti per la notizia che Chiqui era uscito di prigione, aggiunse di propria iniziativa: Non ti puoi immaginare la preoccu pazione del nonno; stato agitatissimo; veramente il suo affetto per i nipoti rasenta il delirio, la sua pi grande ossessione; che responsabilit per i piccoli se non sanno ricambiarlo allo stesso modo251. Il nonno legge va e rileggeva le lettere ricevute, al punto che lvaro gli chiese scherzando se avrebbe appeso le lettere al bave ro con uno spillo, per tenerle sempre sottocchio252. Chiqui, uscito di prigione, and qualche giorno a ri prendersi ad Alcalal, dove stava Rafael Calvo Serer. En trambi ricevettero lo stesso giorno una lettera da Madrid:
Dal nonno a Chiqui, 27 luglio 1937. Amatissimo bambino mio, dalla gioia che mi hanno da to le tue righe, puoi dedurre quanto mi sarebbe dispia ciuto che mi scrivesse Paco e non tu, dopo essere stato dimesso dalla casa di cura. Fissazioni di vecchio! Ti ho molto pensato. Ti ho fatto pi compagnia di quan to tu possa pensare. Ho importunato continuamente il signor Angelo perch avesse per mio nipote la stessa cu ra che avrei avuto io. Suppongo che mi avr ascoltato e mi ascolter ancora. un ottimo amico mio! Probabilmente presto (sul serio) mio fratello Josemara, con suo figlio Jeannot, verr nel nostro Paese. Far in modo che Ignacio ti scriva, per fartelo sapere. Com andata con Rafa? E un bambino ma, per lamore che mostra per i suoi fratelli, pur essendo cos piccolo, si guadagnato il mio cuore253.

Ed ecco la lettera a Rafael Calvo Serer.


Dal nonno a Rafa. Salute. 27 luglio 1937. Ragazzo mio! Ecco poche righe per te solo. Il tuo scritto, bench Alvaro ne rida, me lo sono letto non so quante volte. Adesso pu essere che tocchi a te il turno di sentire le fragorose risate di questi bambini che
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vivono con il loro nonno. Gentaglia! Bene: sai gi che non vero; i miei piccoli sono buonissimi. Laffetto che hai per i tuoi fratelli - il nostro Chiqui! mi ha toccato il cuore. Il signor Emanuele e io ti ringra ziamo veramente di tutto il tuo naturale buon compor tamento. Vedrai che abbraccio ti dar, mio piccolo Ra fael, quando mi capiterai a tiro! Coraggio. Rimettiti, anche se hai lulcera, fino ad aver salute da vendere. Se ti possibile, cerca di vedere ogni giorno il Figlio della signora Maria: un grande Amico, non ti pare? Ricordati molto della famiglia (il nonno non osa dirti di ricordarti di lui) e cerca di acquisire sempre di pi le ca ratteristiche del nostro casato. Tutti ti abbracciano forte, insieme a me. Mariano254. * * * Era evidente che limpresa aveva bisogno di manodope ra, ma i pochi lavoratori di cui disponeva avevano biso gno di cure. Di questo si rese conto il Fondatore dallim mobilit del suo rifugio. Essendo padre di famiglia, doveva vegliare per i suoi o ricorrere a sua madre, perch si prendesse cura di coloro che si trovavano allo sbando per Madrid, senza una casa e senza una mano femminile per cucire o per rammendare la biancheria. Mamma, ri cordati che sei la nonna dei miei figli255, le scrisse. Era pure consapevole che la bufera della guerra gli ave va strappato gran parte delle prime donne dellOpera: Credo che mi manchi un nipote - il mio Pepe - e non so quante nipoti, diceva con dolore256. Del piccolo gruppo di donne che avevano chiesto lammissione allOpus Dei, riusc a localizzarne solo una, Hermgenes, e incaric Isi doro di dirle che, nel caso avesse visto le altre, chiedesse loro preghiere, ma non dicesse loro dove stava, per evita re rischi e preoccupazioni257. Eppure, in tali circostanze eccezionali giunse una nuova vocazione femminile, grazie alla... posta e passando per la censura di guerra.
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Lola (Dolores) era la sorella di Miguel Fisac che, quando abitava nella Residenza di via Ferraz, aveva chiesto lammissione allOpera. Ora si trovava nascosto in casa dei genitori, a Daimiel, un paese della Mancha. Don Josemara gli scriveva lettere attraverso Lola. Fu Miguel a prendere liniziativa di prospettare alla sorella la possibilit della sua vocazione allOpera. In seguito fu il Padre a farla pensare a questa possibilit258, insi stendo presso il Signore affinch si degnasse di chiamar la allOpera; glielo scrisse alla vigilia della festa della Vi sitazione di Maria, anche per ringraziarla delle vettovaglie che aveva spedito da Daimiel: Dal nonno, per Lola, da Tegucigalpa (!), il primo lu glio, vigilia della festa di mia Madre, 1937. Amatissima piccola mia, sapessi quanto gradisco le tue continue premure! proprio impossibile che il signor Emanuele non ti faccia innamorare e non si adempia co s il mio desiderio, sempre pi vivo, che tu faccia parte della mia famiglia. 10 lo spero, credimi. E perdonami che ti parli con tanta franchezza: sono gli anni... e laffetto che sento per tutti voi. Mi perdoni, non vero?259. 11 Signore esaud ben presto il suo desiderio, perch due settimane dopo il Fondatore le scrisse: Solo questo, piccola mia: sono felice di poterti chiamare nipote260. Il mese successivo, passato il tempo necessario perch Lola maturasse la sua decisione, le scrisse di nuovo: Per mia nipote Lola. Carissima piccola, il nonno, con i tuoi doni, diventa go loso. Non ti dico altro. Buonissime le tue ciambelline\ Si lecca le dita... persino Jeannot, con il suo grande naso dottorale. Il signor Emanuele... Ora taccio. Solo una domanda: co me va linnamoramento? E unaltra: vero, vero che lo
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preferisci a tutti e vuoi - con volont efficace - far parte della famiglia di questo nonno? Scusami, piccola: noi vecchi siamo sempre pieni di do mande! Inoltre penso che ti abbiano gi detto che Ma riano ben felice che gli si facciano confidenze; in parti colare, confidenze dAmore. Immagino che arrossirai nel rispondere. Ma non lo ve dr e quindi, che importa? Oltretutto hai la possibilit di dirmi soltanto: Nonno, alla sua domanda rispondo di s. Francamente, Lola, non ci penso neppure che pos sa essere un no. Ormai lo sai: mi aspetto che comincino le tue confidenze. Quando parlo con Emanuele, gli ricordo ogni giorno i tuoi genitori e tutta la tua famiglia. Ma quando nomino te, gli dico sempre la stessa cosa: dipende esclusivamente da te tradurre in realt le nostre chiacchiere. Non dimen ticare che nella mia casa c molto lavoro, e lavoro duro, siamo pietre da costruzione: sono gli inizi, le fondamen ta. Peraltro c anche qualcosa che non si trova da nessu na parte: la gioia e la pace; in una parola: la felicit. Basta, per oggi mi fermo qui. Affettuosi abbracci ai tuoi genitori e non dimenticarti di tuo nonno. - Mariano261.
* * sfr

Giunta lora di coricarsi, quando finalmente si calmava la confusione (in questa solitudine, di cui godiamo, pur con tale eccesso di compagnia, diceva il nonno)262, egli chiacchierava con lvaro, coricato sul materassino a fianco, degli affari familiari. Che cosa gli diceva? Frammezzo alle righe, fatte di tratti ampi e vigorosi, di una lettera del nonno a quelli di Valencia, scorrono in tercalate, quasi in un solco, le righe scritte con la minuta grafia di lvaro, in cui si parla degli affari familiari:
Abbiamo avuto la gioia enorme della notizia di Chiqui. Che voglia di riunirci tutti e tutti insieme per un certo periodo, per toglierci di dosso tutta la polvere! Accadr sicuramente a suo tempo; e forse sar necessario per ri prendere con rinnovato brio gli affari che il nonno, in
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sieme a noi, ha per le mani. Alla sera, quando gli altri sono ancora alzati, il nonno e io, sdraiati sui materassini stesi, parliamo di tutte queste cose di famiglia. E vero che le circostanze intralceranno lo sviluppo degli affari. Ci sar ogni genere di inconvenienti: la mancanza di soldi, di persone, di tutto. Tuttavia, nonostante la sua et, il nonno non si lascia mai prendere dal pessimismo. La mancanza di denaro non preoccupa lui e neppure noi. Tutto sta nel lavorare con molto slancio, che assieme alla fede nel successo sconfigge qualsiasi cosa. Questo dice il povero vecchio. Ma quello per cui soffre di pi - senti mento compatibile con la speranza che lo anima - la scarsit di persone. Contando tutti i membri della fami glia, siamo davvero pochi; che cosa sar, pertanto, se fra di loro qualcuno muore o diventa inutile per limpresa! (...) Fin da ora, e per quando si potr lavorare, si prenda la fermissima decisione di stare molto uniti al resto della famiglia e, soprattutto, al signor Emanuele e al povero nonno. Se lo merita! Del resto, perfettamente logico. Senza una cieca adesione a quelli che, in qualsiasi ambi to, stanno a capo, impossibile giungere a un buon risul tato. Spero che non vi lamenterete, visto che, pur stando voi cos lontani, vi racconto le conversazioni che, stando coricati, facciamo il nonno e io263.

Lavoro e responsabilit erano un salutare rimedio per il Fondatore, che dimenticava se stesso per vivere il det to evangelico: non veni ministrari, sed ministrare, che traduceva liberamente cos: Non sono venuto a dar fa stidio, ma a sopportare264. Era responsabile di sei bocche e di altrettanti stoma ci265. E, a lungo andare, dovette arrendersi allevidenza della fame; se non per s, almeno per i giovani con cui stava. Vincendo la ripugnanza a trattare questioni ali mentari, cedette allimperio della fame. Come un pove ro un po imbarazzato, timidamente, mendicava cibo per i suoi. Ecco una breve nota a Isidoro: Se vi fosse possibile, vi sarei grato che portaste qualcosa da man
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giare: perch si fa la fame in questi giorni. Se non pos sibile, non preoccupatevi. Pazienza. Gi ci stiamo abi tuando266. Isidoro, ricevuto questo scritto attraverso i fratellini di Alvaro che lavevano portato fuori dal Consolato, gli rispondeva il giorno dopo: Di commestibili da potervi portare stiamo molto male, poich in questi giorni non c nemmeno frutta. Quando riceveremo gli insaccati che ci annunciano da Daimiel li manderemo (...). Il pro sciutto che inviamo viene da Pedro. Il vino lo danno col contagocce267. Non preoccupatevi dei commestibili rispose il Padre -. Stringeremo la cinghia di un altro bu co. C un fatto: sto ingrassando. Credetemi268. Il vino che gli procuravano era molto scarso; per alcu ni giorni non pot celebrare la Messa perch era diven tato aceto. Questo era peggio della fame: Il nonno sa rebbe felice se avesse del vino, scriveva a quelli di Valencia. Non sono un ubriacone, ma poich piace al signor Emanuele, vorrei averlo (...). Povero nonno, che non ha vino per il suo stomaco malato! Delle mille pri vazioni quella che mi costa di pi269. Dal Levante o da Daimiel arrivavano ogni tanto prov viste di cibo. Ma, col rigore dei digiuni e delle penitenze, il nonno era ridotto a pelle e ossa, anche se sopportava la debolezza con buon umore e ottimismo, riferendosi a se stesso come quel quarto di chilo di baccal che vo stro nonno270. Continu a indebolirsi e Isidoro, che lo vedeva spesso, raccontava allarmato a quelli di Valen cia: dimagrito in modo atroce. Lui la mette sul ride re: ma solo lombra di quello che era271.
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Il 24 luglio 1937, dodici mesi dopo che gli anarchici ave vano sequestrato la Residenza di via Ferraz (ora inabita bile, colpita ancora da cannonate al terzo piano e sul tet to), Isidoro inviava per iscritto al Fondatore le proprie considerazioni sullanno trascorso: Dice Juan, e ha ra
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gione, che dobbiamo correggere coi fatti le sciocchezze *commesse lanno scorso. Sono il primo a riconoscer lo272. Punto di vista sul quale il Fondatore si mostrava pienamente daccordo, poich scriveva: Il fatto che siamo stati, per tutto lanno, troppo ingenui273. Le esperienze accumulate in relazione alla possibilit di la sciare il Consolato confermavano loro di essere nelle ma ni di Dio; egli lo scrisse quello stesso giorno a Lola Fisac:
La partenza di Josemara? Chi lo sa! Se non la sistema il signor Emanuele, che tanto influente, con il console del suo Paese, va p$r le lunghe. Ti ho gi detto laltra volta che la storia della buona pipa274.

Anche su questo era daccordo Isidoro, che teneva informato Pedro Casciaro: A volte sembra che la sua possibile partenza sia imminente, altre volte sembra di guardarla con un telescopio a forte ingrandimento. Ora siamo in fase telescopica275. Insomma, erano stati tanti i tentativi falliti nelle trattative col mondo diplomatico che il nonno, deluso, era comunque pronto ad abbando nare la Legazione dellHonduras. Impaziente di occu parsi degli affari - fare il suo apostolato -, decise infine una data: Alla fine del mese o ai primi di agosto me ne andr, sicuro276. In quei giorni erano gi stati avviati tentativi di pro curare a don Josemara un passaporto argentino, ma era necessario presentare un certificato di nascita. Poich Isidoro aveva appena ricevuto due certificati, pensarono che, opportunamente ritoccati e cambiando i nomi, po tessero servire al Padre e a Juan per chiedere i passapor ti. Sabato 31 luglio essi uscirono dal Consolato con Isi doro, per farsi le foto. Il giorno successivo incaricarono Carmen di confezionare per loro due bracciali con i co lori della Repubblica Argentina, come quello che porta va Isidoro277. In quei giorni anche Toms Alvira, un amico di Jos
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Maria Albareda, era riuscito ad avere il certificato di nascita di un altro argentino, con lidea di ottenere un passaporto e di uscire dalla Spagna come suddito stra niero; ne parl con Isidoro e i due decisero di comune accordo che sarebbe stato meglio servirsi di questulti mo certificato per dare un passaporto al Padre. Cancel larono con la scolorina i dati personali, ma la carta si rapprese in modo tale che la si dovette stirare con un ferro da stiro caldo. Poi, con una macchina per scrivere con gli stessi caratteri di quelli del certificato, lo riempi rono con i dati del Padre e lo consegnarono al Consola to. Sarebbero dovuti ritornare tre o quattro giorni dopo a ritirare il passaporto. Frattanto la scolorina aveva lasciato sulla carta alcu ne macchie accusatrici; e quando linteressato si pre sent personalmente, il Console (o forse un Segretario dAmbasciata) ebbe parole di rimprovero per lautore dellimbroglio. Don Josemara reag prontamente e re plic: Sono avvocato e sono sacerdote. Date le circo stanze, come avvocato lo difendo e lo giustifico, come sacerdote lo benedico278. Gli presentarono le loro scu se, ma non gli diedero il passaporto. Il Padre accett la contrariet senza farne una tragedia, a giudicare da quanto scrisse a Isidoro: Mi adeguo pie namente e sono contento, credimi279. E subito, due gior ni dopo il fallimento del tentativo, diede un incarico ben preciso a quelli di Madrid: Che nessuno dia tregua al si gnor Emanuele; e lo stesso a quelli di Valencia: Impor tunate il signor Emanuele affinch, se opportuno, riesca a farci uscire e a farci andare nel nostro Paese280. Il terrorismo sfrenato delle milizie rivoluzionarie, an che se non era scomparso, era diminuito considerevol mente281. Santiago abitava ora con la madre e la sorella e circolava liberamente per Madrid, vestito con una tuta e provvisto di due tessere, una di anarchico della C.N.T. e laltra del Soccorso Internazionale. Isidoro aveva an che ottenuto dalla sua Ambasciata un certificato di la
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voro, imprescindibile per poter giustificare la sua per manenza a Madrid. Unaltra faccenda di vitale importanza, quale era quella dei generi commestibili, fu in parte risolta grazie alla generosit di quelli del Levante e di Daimiel. Come diceva Isidoro, sembra quasi di mangiare per corri spondenza282. I pacchetti postali o le spedizioni per corriere contenevano piccole quantit per molte bocche, ma erano pur sempre qualcosa. Il 20 agosto, con il pacchetto di cibarie, arriv a Isi doro una lettera da Daimiel Per il nonno. Era la ri sposta, breve e piena di pudore, alle domande di due settimane prima e diceva n pi n meno quanto segue: Nonno, alle sue domande rispondo di s; senza ombra di dubbio lo preferisco davvero a tutti e mi considero molto felice di far parte della sua famiglia. Non la di mentica sua nipote. Lola283. Non potevano mancare alcune parole di ringrazia mento da parte del nonno: Per Lola
Amatissima piccola mia, la tua ultima lettera mi ha ve ramente rallegrato. Pi del prosciutto, naturalmente: an che se il prosciutto - me lhai chiesto e ti rispondo - il migliore che abbiamo mai mangiato da queste parti. Riconoscentissimo. Ora, te lo racconto in segreto, tocca a me arrossire: non bene vivere a sbafo, come faccio io. Ma... il signor Emanuele un buon pagatore. Per non voglio abusare: hai gi fatto troppo per questo povero nonno. Saluta con affetto i tuoi e ricevi un abbraccio da Mariano. 22 agosto 1937284.

Nonostante i ripetuti tentativi, la situazione restava identica. Don Josemaria decise allora di lasciare il rifu gio e di andare ad abitare con sua madre, in via Cara cas, provvisto di un certificato di malattia redatto dal Dott. Suils285. Ma le cose si complicarono. Era necessa
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rio prima di uscire procurarsi una tessera sindacale e un certificato di lavoro affinch il comitato di edificio, che controllava le entrate, le uscite e la permanenza dei residenti, lo autorizzasse a risiedervi286. Invece il piano di Juan sembrava ben avviato; ma alla fine anchesso and storto. Chiunque potrebbe pensare - commenta Isidoro - che il signor Emanuele non desideri che se ne vada; ma, nonostante ci, continuiamo a fare passi in altre direzioni287. Quella stessa settimana - era la fine di agosto - a Ma drid comparve Chiqui. E ha avuto fortuna, il gran mo nello - scrisse il nonno ai nipoti - perch gli ho dato la stupenda colazione del signor Emanuele288; aveva po tuto ricevere la santa Comunione dalle mani di don Jo semaria. Quel costante insistere a cercare una nuova soluzione non appena falliva un tentativo ebbe alla fine successo. Don Josemaria si lambiccava il cervello su come procu rarsi documenti a prova di controlli di polizia e militari, e alla fine ebbe una nuova idea: e se il Console gli avesse dato un certificato di lavoro come contabile del Conso lato?289. Malgrado i suoi dubbi che Pedro Jaime de Matheu ac cogliesse la proposta, riusc a convincerlo. In quel regno della fame lo nomin nientemeno che Intendente; gli venne dato un documento in cui il Console Generale della Repubblica dellHonduras certificava laconica mente che Jos ESCRIB ALBS, di 35 anni, celibe, al servizio di questa Cancelleria in qualit di INTEN DENTE290. Sotto una foto, in abito scuro e con cravatta, appare la Firma dellinteressato e impronta digitale destra. Jos Escrib, lasciandosi trasportare da un moto spontaneo, firm Josemaria Escriv. Quando si rese conto dellerrore era ormai troppo tardi e per la prima e ultima volta nella sua vita fu costretto a correggere la v di Escriv in una evidentissima b. Ma perch preoccu
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parsi della firma, dal momento che tutte quelle carte - i certificati del Dott. Suils e del Console - erano pi fal si di Giuda? Felice di avere finalmente dei documenti e di poterse ne uscire per strada, scrisse a quelli di Daimiel, pronto a inaugurare il suo incarico, senza dimenticare, soprattut to, che avrebbe potuto portare loro la Sacra Eucaristia: 31 agosto 1937 Cara nipote, ti comunico che mio fratello Josemara stato nominato Intendente del Consolato Generale dellHonduras. Naturalmente, responsabile degli ap provvigionamenti del Consolato. E gli venuto in mente che, se l gli fornite in quantit fagioli, ceci, lenticchie, olio, farina, ecc., lui - Josemara - con piacere potrebbe intraprendere il viaggio a Daimiel (accompagnato dal si gnor Emanuele) con una macchina ufficiale del Consola to. Quindi, vedi se laggi c la possibilit di comperare le vettovaglie citate; e se possibile comunicatemi prezzi e quantit di ciascun genere che si potrebbero acquistare. Se non si tratter di una quantit di un certo rilievo, S.E. il Signor Console non decider che si faccia il viaggio. Che gioia se Josemara riuscir a vedervi! In attesa di tua risposta, vi abbraccia Mariano291.

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NOTE AL CAPITOLO IX

1 Il terrore in Spagna fu simile a quello della guerra civile russa in quan to, in entrambi i casi, il clero fu una delle vittime principali della violenza. La persecuzione contro la Chiesa cattolica fu maggiore di qualsiasi altra mai vista nellEuropa occidentale, compresi i momenti pi duri della Rivo luzione francese. Il numero di ecclesiastici assassinati - circa 7.000 - fu proporzionalmente identico a quello delle stragi comuniste in Russia, te nendo presente la differenza di popolazione, bench sembra che in Russia fossero pi comuni le torture (Stanley G. Payne, El catolicismo espanol, Barcellona 1984, p. 214. Cfr Fernando de Meer Lecha-Marzo, Algunos aspectos de la cuestin religiosa en la guerra civil (1936-1939), in Anales de Historia Contempornea, n. 7 (1988-1989), pp. 111-125). 2 Per una sintetica visione dinsieme, cfr Carlos Seco Serrano, De la democracia republicana a la guerra civil, in Historia General de Espana y Amrica, Volume XVII: La Segunda Republica y la guerra, Madrid 1988, pp. XIII-LX; e Stanley G. Payne, La quiebra de la Segunda Republica, in Mi guel Alonso Baquer, La guerra civil espahola (sesenta ahos despus), Ma drid 1999, pp. 17-32. 3 Certamente la Costituzione del 1876 e la Legge Elettorale del 1890 sta bilivano princpi democratici nelle istituzioni. Ma altro che questi princ pi avessero un effetto reale in un Paese che, nel 1900, aveva un tasso di analfabetismo superiore al 60%. 4 Questo periodo ancor oggi fonte di polemica fra gli storici: La storia politica della Seconda Repubblica spagnola una delle pi controverse e mitizzate dellEuropa del XX secolo. La Repubblica inizi pacificamente con un gradimento relativamente ampio, anche se naturalmente cerano atteggiamenti molto diversi nei vari ambienti della societ spagnola. In due anni essa introdusse una serie di riforme - alcune discutibili quanto a prudenza o efficacia - e produsse i sommovimenti politici pi importanti che la Spagna avesse mai conosciuto. In capo a tre anni essa divenne il caso pi evidente di decadenza e di radicalizzazione politica nellEuropa
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del XX secolo, e si disintegr in una grande guerra civile rivoluzionaria e controrivoluzionaria. Gli storici non sono neppure daccordo sul perch tutto ci accadde. Ormai non pi ammessa linterpretazione propagan distica, ampiamente accettata allestero durante la guerra civile e la II guerra mondiale, che attribuiva tutto a una cospirazione della destra con tro la democrazia, ma non esiste neppure una interpretazione condivisa da tutti. Lesperienza repubblicana pu esser vista come il conflitto e il collas so delle forze parlamentari, il fallimento di un tentativo di riforma, oppu re come un processo rivoluzionario e brodo di coltura di una cospirazione delle destre. Fu tutte queste cose, ma anche altro (Stanley G. Payne, El rgimen de Franco. 1936-1975, Madrid 1987, pp. 47-48). 5 Cfr Stanley G. Payne, Antecedentes y crisis de la democracia, in Stanley G. Payne e Javier Tusell, La guerra civil. Una nueva visin del conflicto que dividi Espana, Madrid 1996, pp. 26-27. 6 Su un totale di 492 deputati, la CEDA ne ottenne 115, seguita dai Radi cali di Lerroux con 102. Linsieme dei piccoli partiti di destra (Agrari, Tradizionalisti, Partito Nazionalista Basco, Partito Nazionalista Spagnolo e Lega Catalana, ecc.) raggiunse i 124 seggi. I piccoli partiti della destra repubblicana (Conservatore, Liberal-Democratico e Progressista) otten nero un totale di 30 deputati; il blocco di sinistra, composto da alcuni partiti di area borghese (Azione Repubblicana, Sinistra Repubblicana, Fe derali e ORGA) e da altri rivoluzionari (Partito Socialista, Partito Radical-Socialista, Partito Comunista e Unione Socialista della Catalogna), ebbe 120 deputati. 7 In Gonzalo Redondo, Historia de la Iglesia en Espana. 1931-1939, Voi. I, La Segunda Republica (1931-1936), Madrid 1993, p. 412, appare il se guente bilancio della rivoluzione nelle Asturie, fra vittime e danni: Morti: Guardia Civile, 100; Esercito, 98; Forza pubblica e Carabinieri, 86; Reli giosi sacerdoti, 34; civili, 1051. - Feriti: Esercito e Forza pubblica, 900; civili, 2051. - Edifici incendiati, fatti saltare o danneggiati: Edifici pubblici (caserme, municipi, ecc.), 63; Chiese, 58; centri di cultura, 5; fabbriche, 26; edifici privati, 730. Inoltre, 58 ponti, 31 strade e 66 linee ferroviarie interrotti. 8 La cosa politicamente pi grave fu la crescita dellorientamento nettamen te rivoluzionario in un settore dei socialisti, deciso a bolscevizzare il par tito, rispetto allala moderata dello stesso (cfr Burnet Bolloten, La guerra civil espanola: Revolucin y contrarrevolucin, Madrid 1989, pp. 73-89). 9 Cfr Stanley G. Payne, Antecedentes..., op. cit., pp. 35-40 e 61-94. 10 Si pu avere unidea della complessit dei motivi che condussero alla guerra dalla lettura del Informe acerca del levantamiento ctvico-militar de Espana en Julio de 1936, datato 13-VIII-1936 e inviato a Roma dal Car dinale Gom, riportato da Maria Luisa Rodriguez Aisa, El Cardenal Gom y la guerra de Espana. Aspectos de la gestin publica del Primado. 1936-1939, Madrid 1981, pp. 371-378. Cfr Fernando de Meer Lecha107

Marzo, op. cit., pp. 111-113. Cfr pure Stanley G. Payne, La revolucin espanola, Madrid 1972. 11 Cfr Michael Alpert, El ejrcito republicano en la guerra civile Madrid 1989, p. 16; cfr anche la testimonianza di Churchill, in Charles A. Willoughby, Bailn y la cabeza de puente espanola: 1808-1948 , Madrid 1952, pp. 59-60. 12 Fra i quali cera ancora il Generale Francisco Franco. 13 Cfr Burnet Bolloten, op.cit, pp. 95-97. Cfr pure il ricordo personale di un testimone qualificato degli avvenimenti: Julian Marias, Una vida pre sente. Memorias I (1914-1951), Madrid 1988, cap. XII, La guerra civile pp. 187-192. Le parole del leader socialista Indalecio Prieto, scritte il gior no successivo allassassinio di Calvo Sotelo, dimostrano la tensione sociale cui si era giunti: Se la reazione sogna un colpo di Stato incruento, come quello del 1923, si sbaglia di grosso. Se presume di trovare indifeso il regi me, singanna. Per vincere dovr passare sopra allargine umano che le op porranno le masse proletarie. Sar, come ho detto molte volte, una batta glia allultimo sangue, perch ciascuna delle parti sa che lavversario, se vince, non le dar scampo. E se anche ci dovesse accadere, sarebbe prefe ribile un combattimento decisivo a questo continuo stillicidio (Indalecio Prieto, in El Liberal del 14-VII-1936). Il 12 luglio il Generale Mola stabil la data del golpe militare: A partire dalle ore 0 del giorno 17 (cfr F.B. Miz, Mola, aquel hombre, Barcellona 1970, p. 264). Cfr pure Antonio Gonzlez-Betes, Franco y El Dragon Ra pide, Madrid 1987, dove, alle pp. 107 e ss., si legge che laereo con questo nome, che trasport il Generale Franco in Marocco allinizio dellinsurre zione, inizi il volo verso la Spagna PII luglio. Il motivo addotto dai militari per linsurrezione era la situazione critica che la Spagna attraversava: cfr Alocucin del General Franco radiada desde Tenerife; il Bando declarando el estado de guerra en Sevilla emana to dal Generale Queipo de Llano o il Manifesto del General Mola del 3VD-1936. 14 La Spagna e la Francia esercitavano allepoca il protettorato su territori dellattuale Marocco. 15 Erano formazioni paramilitari, parzialmente armate, collegate a diver si partiti. Lespressione milizie popolari indicava una volont di distri buire le armi al popolo, ma in realt voleva dire consegnarle ai mili tanti dei partiti e dei sindacati rivoluzionari, decisi a impadronirsi della situazione. La richiesta peraltro coincise con labbandono del servizio militare da parte di molti soldati - specialmente a Madrid, Barcellona, Cartagena, Valencia e altre citt - per effetto di un decreto, emanato dal Presidente della Repubblica poco dopo linsurrezione, che li esentava dal giuramento di obbedienza ai propri ufficiali. Nel momento in cui leser cito si disfaceva, nasceva la figura del miliziano o della miliziana popo lare, nuclei armati raggruppati in base alle affinit politiche e che costi tuirono un serio problema per i governi, che tentarono - con alterna vo lont e fortuna - di inquadrarli nella disciplina militare. A Madrid que
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sto obiettivo non fu raggiunto in misura apprezzabile se non nel maggio 1937; prima i miliziani, al di fuori di ogni controllo governativo, impo sero nelle strade la propria legge, almeno nei primi mesi del conflitto (cfr Burnet Bolloten, op. cit., pp. 411-423; e, per la situazione di Ma drid, Javier Cervera Gii, Madrid en guerra. La ciudad clandestina3 193619393 Madrid 1998, pp. 109-110). 16 II governo di Martinez Barrio dur meno di 24 ore e non fu neppure pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ne fu nominato un altro il giorno 20, con Jos Girai primo ministro. Uno dei problemi pi gravi che erano allo rigine di questi veloci mutamenti era la consegna delle armi ai miliziani, che Casares Quiroga e Martinez Barrio cercarono invano di impedire. Erano consapevoli che, se non lo avessero impedito, il loro governo sareb be stato meramente nominale e che il potere reale sarebbe stato nelle mani delle milizie. Fu proprio questo che indusse alle dimissioni Martinez Bar rio e che Girai invece approv: Ma quel governo era tale solo di nome; trascinato irrimediabilmente dagli eventi, esso assistette al rapido dissol versi del regime repubblicano del 1931, fra lincudine della ribellione mili tare e il martello della rivoluzione sociale. Il primo ministro ammise che in tutti i ministeri si erano insediati immediatamente i comitati del Fronte Popolare, per aiutare i ministri e sorvegliarli, privandoli di ogni parvenza di vera autorit (Burnet Bolloten, op. cit., p. 109. Per questo lautore parla dellavvento di una Terza Repubblica, nata dalla rivoluzione in atto). Casares Quiroga, prima di dimettersi (cosa che fece la sera del 18 luglio), aveva consigliato a mons. Eijo y Garay, Vescovo di Madrid, di abbando nare la citt per motivi di sicurezza e questi part per Vigo il pomeriggio stesso (...). I miliziani il giorno 19 assaltarono il Vescovado di Madrid e crivellarono di colpi il ritratto di mons. Eijo y Garay (Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 44 e 45). 17 Coloro che avessero voluto entrare nella caserma de la Montana il gior no 19 avrebbero dovuto superare le postazioni dassedio della Guardia Ci vile e della Guardia di assalto; poi cera un battaglione di socialisti e, pi indietro, gruppi di popolani armati (Javier Cervera Gii, op. cit., p. 45). 18 Cfr Juan Jimnez Vargas, AGP, RHF, T-04152-III, p. 15; Alvaro del Portillo, Sum. 879. 19 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, Isidoro Zorzano. Il carisma della normalit3 Milano 1999, p. 148. 20 Una descrizione molto dettagliata degli avvenimenti in Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 45-48. Erano stati trasportati nella piazza di Spagna due cannoni e due carri da combattimento. 21 Appunti, n. 1325 del 25-111-1936. 22 Dichiara Juan Jimnez Vargas che la tonaca era una sentenza di morte (RHF, T-05152/1, p. 16; cfr Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T07921, p. 18). Mostrare la tonsura clericale comportava gli stessi pericoli (cfr Alvaro del Portillo, Sum. 879). Quanto alla tuta blu da lavoro, cfr
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Lettera a Maria Dolores Fisac Sema, in AGP, RHF, EF-370813-1 (tutte le lettere del Fondatore del periodo fra il luglio 1936 e il 7 ottobre 1937 fu rono scritte a Madrid). 23 II diario consiste di due fogli manoscritti (cfr Appendice documentale, documento XVI). Dura cinque giorni, ha carattere schematico e le nume rose abbreviazioni sono state sostituite, nella trascrizione del testo, con le parole complete. Loriginale conservato in AGP, RHF, D-15223.. 24 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 1001; Javier Echevarria, Sum. 2420. 25 Cfr Appunti, n. 1620, del 24-VIIM940. 26 Cfr Burnet Bolloten, op. cit., pp. 117-118. Il giorno 19 a Madrid furo no ancora celebrate alcune Messe; poi in giornata furono attaccate e sac cheggiate una decina di chiese. Nella notte fra il 19 e il 20 a Madrid bru ciarono altri 34 edifici religiosi. Nel periodo compreso fra sabato 18 e marted 21, le prime settantadue ore di rivoluzione, furono saiccheggiate nella capitale spagnola 46 chiese, cio il 34,8% di quelle esistenti. Nel 1939, alla fine della guerra civile, la situazione delle 210 chiese che esiste vano a Madrid era la seguente: distruzione totale, 45; distruzione parziale, 56; danni lievi, 84; senza danni, 14; intatte, 11. Quelle distrutte parzial mente, e anche quelle che avevano subito lievi danni o erano rimaste in denni, erano state tutte saccheggiate (Gonzalo Redondo, Historia de la Iglesia en Espana. 1931-1939. Voi. II: La guerra civil (1936-1939). Ma drid 1993, p. 20 nota 6. Cfr Raymond Carr, La tragedia espanola. La guerra civil en perspectiva, Madrid 1977, pp. I l i e ss.). 27 La monaca era figlia del tennte colonnello Paniagua, che abitava nello stesso edificio degli Escriv; lagostiniano era padre Nemesio Morata, ce lebre arabista, che era fuggito dal monastero di El Escoriai (cfr lvaro del Portillo, Sum. 879; Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 19). Nei primi giorni della rivoluzione, sino alla fine del mese di luglio, docu mentato lassassinio di 41 sacerdoti a Madrid. Lo studio pi dettagliato disponibile ha accertato lassassinio di 435 sacerdoti della diocesi di Ma drid-Alcal durante la guerra, il 38,8% del totale (Jos Luis Alfaya Camacho, Como un rio de fuego. Madrid 1936. Barcellona 1998, pp. 64-88 e 285-309. A essi bisogna aggiungere, nella stessa diocesi, i 451 religiosi e 73religiose assassinati o scomparsi durante la guerra (cfr Gonzalo Redon do, Historia de la..., Voi. II, op. cit., p. 20). Limpresa di contare i semplici fedeli assassinati per la loro condizione di cristiani non facile, per il nu mero elevato e per la quasi impossibile localizzazione delle fonti, bench il lavoro di Javier Cervera Gii apporti elementi interessanti e significativi. 28 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 149. 29 Su tutto questo, cfr Diario, RHF, D-15223 (Appendice documentale, documento XVI) e Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 21 e ss. 30 Cfr Ian Gibson, Queipo de Llano. Sevilla, verano de 1936 (con las cbarlas radiofnicas completas), Barcellona 1986. 31 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 26-28.
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32 Questi altri documenti, che si trovavano pure nel baule, erano tessere della AET (Associazione degli Studenti Tradizionalisti) non compilate, ma firmate da Juan Jimnez Vargas e da lui conservate dal tempo in cui era stato segretario di questa organizzazione a Madrid, alcuni anni prima. Cera il pericolo che i miliziani, trovando tutto nel baule, collegassero gli studenti della Residenza con i membri di questa organizzazione politica (cfr ibidem , p. 29). 33 Ibidem, pp. 29-30. Javier Cervera Gii (op. cit., pp. 68-78) ha condotto uno studio dettagliato sulle passeggiate avvenute a Madrid da luglio a di cembre 1936. Dai 3000 casi studiati, conclude che il gruppo sociale pi passeggiato fu quello dei sacerdoti e dei religiosi (18,11%), mentre la percentuale fu inferiore per studenti e medici (5% e 4% rispettivamente). 34 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 30-31. 35 Istruzione 19-111-1934, n. 47; cfr anche Appunti, n. 1287, del 3-X1935; Alvaro del Portillo, Sum. 675. 36 Circa questa sicurezza e questo ottimismo, Jimnez Vargas scrive: La spiegazione molto semplice. Non dubitavamo mai del futuro immediato, convinti, naturalmente, che al Padre non sarebbe accaduto nulla. Capiva mo per la necessit di avere la massima prudenza e di aver cura della sua sicurezza personale. Sapevamo che doveva fare lOpera e questo ci dava una solida speranza, una chiara certezza che tutto si sarebbe risolto (RHF, T-04152-III, p. 34). 37 Appunti , n. 178, del 20-111-1931. Per le Caterine, cfr il cap. VI del voi. I della presente opera (NdC). 38 Ibidem , n. 212, del 26-VII-1931. 39 Ibidem , n. 291, del 18-IX-1931. 40 Ibidem, n. 431, del 29-XI-1931. 41 Istruzione 19-111-1934, n. 6. 42 Cfr Diario, RHF, D-15223 (Appendice documentale, documento XVI). 43 Circa lattivit dei portinai come informatori, cfr Javier Cervera Gii, op. cit., p. 189. 44 Cfr Alvaro del Portillo, Sum. 879. 45 Appunti, n. 1372, del 30-VI-1936. 46 Lappartamento era al terzo piano a sinistra (il n. 31 divenne, anni dopo, il n. 33), allangolo con via Alonso Martinez, di fronte allantico bar La Mezquita (cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 40-41). 47 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 36 e ss. Il conte di Leyva era, dal 1925, Juan Jos Conde-Luque y Garay. 48 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 150 e Diario di Manuel Sainz de los Terreros Villacampa, del mese di agosto 1936, in RHF, D-03637. Do lores Escriv dovette aspettare alcuni giorni per sapere dove si era rifu giato il figlio, per latteggiamento assolutamente riservato di Manolo Sainz de los Terreros, il quale - come testimonia Santiago Escriv de Ba111

laguer - non ci diceva dove si trovava. Probabilmente mia madre prefe riva non sapere dove stesse e si accontentava della notizia che stava bene (RHF, T-07921, p. 19). 49 Su tutti questi avvenimenti, cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 38 e ss.; Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, pp. 20 e ss. 50 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 39. 51 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, pp. 20-21; e anche Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 39-40; Appunti, nota prelimina re, p. 3. 52 Appunti, n. 1595. 53 Pedro Maria Rivas Garcia-Caldern, RHF, T-03175. Rivas si rifugi in seguito in casa di alcuni conoscenti e poi, dal 16 ottobre 1936 fino alla li berazione di Madrid nel 1939, in via del Prado sotto la protezione dellAmbasciata del Cile. Nel 1946 entr tra gli Ospedalieri di San Giovanni di Dio. Mor a Ciempozuelos (Madrid) nel 1993. 54 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 50-52. 55 Juan Manuel Sainz de los Terreros Ranero, RHF, T-05127; Alvaro del Portillo, Sum. 880. 56 Juan Manuel Sainz de los Terreros Ranero, RHF, T-05127. 57 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 51-52. Sui sentimenti di Juan, v. ibidem, p. 52. 58 Mercedes Conde-Luque Herrero, RHF, T-04925, p. 1. 59 La contessa si chiamava Mercedes Herrero y Velzquez. 60 Mercedes Conde-Luque Herrero, RHF, T-04925, p. 3. 61 Le ricerche per trovare un nuovo rifugio furono lunghe, rischiose e in fruttuose. In alcuni casi, perch non si riusciva a superare la paura di na scondere in casa un sacerdote, come accadde con la famiglia di Miguel Bann. Altre volte, come nel caso dei Leyva, perch cerano altri rifugiati in casa e il pericolo si moltiplicava. Cfr Alvaro del Portillo, Sum. 881. 62 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 55. 63 Ibidem , p. 58. 64 Cfr Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 175-179. Lautore analizza detta gliatamente il rastrellamento in citt dei potenziali nemici della rivoluzio ne, i modi pi comuni in cui veniva condotto e cita alcuni di coloro che furono catturati. 65 Alvaro del Portillo, Sum. 882. 66 Alvaro del Portillo, PR, p. 614. Sugli zuccherini (che si preferito alla traduzione letterale ditate di miele - NdC), cfr Javier Echevarra, Sum. 3267. 67 Cfr Alvaro del Portillo, Sum. 466, 882 e 1499; Javier Echevarra, Sum. 2418; Joaqun Alonso Pacheco, Sum. 4632.
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68 Don Pedro Poveda fu incarcerato il 27 luglio e assassinato il 28 di primo mattino. Don Lino Vea-Murgufa fu catturato a casa sua al termine della Messa e fucilato qualche ora dopo, il 16 agosto, nel cimitero dellEst. Cfr la descrizione dettagliata in Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., pp. 91-93 e 96; e Antonio Montero Moreno, Historia de la persecucin reli giosa en Espana, Madrid 1961, p. 594; Alvaro del Portillo, Sum. 1471. 69 Alvaro del Portillo, Sum. 882-883; Joaqufn Alonso Pacheco, Sum. 4632. 70 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 60; Joaqun Herrero Fontana, RHF, T-04812. 71 Su tutto questo cfr Eugenio Sells Marti, RHF, T-02012, p. 1; Alvaro del Portillo, Sum. 883; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 62. 72 Eugenio Sells Marti, RHF, T-02012, p. 2. 73 II dottor ngel Suils Prez era nato a Logrono nel 1906 e aveva fre quentato il liceo nellTstituto Generale di Logrono, come don Josemara. Suo padre, ngel Suils Otto, era medico, conosceva gli Escriv e aveva as sistito la madre alla nascita di Santiago Escriv; suo nonno era stato socio della Garrigosa, lazienda di Logrono nella quale lavor Jos Escriv (Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 64). 74 Le fonti, su questo punto, sono piuttosto vaghe quanto alle date, e a volte si contraddicono leggermente, ma comprensibile, dopo 40 anni. Tuttavia sono conservate parte delle note del diario di Juan Jimnez Var gas, che comprende i giorni dal 6 al 15 ottobre. Completando le abbrevia zioni, vi si legge, alla data del 7 ottobre: Alle 10 sono venuti a casa mia il Padre e Joaqun. Subito dopo Chiqui, che si confessato con il Padre. La domestica di Joaqun gli diceva questa mattina: buon giorno, Padre. [}oaqun] ha telefonato al Parque per far venire qui la macchina e ci ha avver titi di avvisare la portinaia che avrebbe chiesto del dottor Herrero Fonta na. Abbiamo nascosto a casa mia il documento di riconoscimento. Suils gli firmer il certificato, sicuramente con un nome falso (originale in RHF, D-15347; cfr Appendice documentale, documento XVII). Cfr pure Eugenio Sells Marti, RHF, T-02012, p. 2; e Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, pp. 64-65. 75 Joaqun Herrero Fontana, RHF, T-04812. Il dottor Marann era un ce lebre medico, noto scrittore e repubblicano di nobili convinzioni liberali. 76 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-4. 77 Cfr il Diario gi citato: RHF, D-15347 (Appendice documentale, docu mento XVII) 78 Cfr RHF, D-15348. 79 Cfr RHF, D-15348. Per tutto quanto si riferisce alla sua permanenza nella casa di cura del Dott. Suils, cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152III, pp. 64 e ss.; Maria Luisa Polanco Fernndez, RHF, T-04835; Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, pp. 20 e ss.; Carmen Penalver Gmez de las Cortinas, marchesa de las Torres de Orn, RHF, T-05090.
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80 Diario gi citato: RHF, D-15347 (cfr Appendice documentale, docu mento XVII). 81 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 65-66. 82 Davanti alla vastit e alla crudelt della persecuzione religiosa nella zona repubblicana e alle difficolt per amministrare i sacramenti, alcuni Vescovi e Superiori religiosi si rivolsero alla Santa Sede. In una lettera del 22 agosto 1936 il Segretario di Stato, Cardinale Pacelli, annunciava al Ge nerale dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria che il Romano Pon tefice conferiva, estendendola ufficialmente a tutti i sacerdoti, la grazia ri chiesta di celebrare la Messa senza altare n paramenti finch durino le dolorosissime circostanze attuali (cfr Antonio Montero Moreno, op. cit., pp. 99-100). 83 Annotazione del 15 ottobre 1936 (cfr RHF, D-15347; Appendice docu mentale, documento XVII). 84 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 66; cfr Jos Miguel PeroSanz, op. cit., p. 154. 85 Maria Luisa Polanco Fernndez, RHF, T-04835. 86 RHF, D-15348 e anche il Certificato del Sindacato Medico: RHF, D03414. 87 Cfr Maria Luisa Polanco Fernndez, RHF, T-04835. A Fiorentino suc cesse il nuovo amministratore, Celso Lacalzada, di Logrono, conoscente del Dott. Suils. Il suo nome compare, con il resto del personale, tra i fir matari dello statuto costitutivo della societ della casa di cura. 88 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-4. Il farmacista malato di mente era Italo Della Torre Morasso (cfr lvaro del Portillo, Sum. 884). 89 Sullambiente della casa di cura e dei malati mentali, cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 71-74; Maria Luisa Polanco Fernndez, RHF, T-04835. 90 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 153-160; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 67-69; lvaro del Portillo, Sum. 884. Sulle vicende che coinvolsero le ambasciate, cfr Aurelio Nunez Morgado, Los sucesos de Espana vistos por un diplomtico, Buenos Aires 1941 e Madrid 1979; Javier Rubio Garcia-Mina, Asilos y canjes durante la guerra civil espanola. Aspectos humanitarios de una contienda fratricida, Barcellona 1979. Cfr pure Burnet Bolloten, op. cit., p. 119; Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 229-233; sulle prigioni, ibidem, pp. 79-84. 91 Le Brigate Internazionali furono create per iniziativa dellInternazionale Comunista (Komintern) e reclutarono volontari in tutto il mondo. Cfr Burnet Bolloten, op. cit., pp. 205-207; George Esenwein, El Frente Popular. La politica republicana durante la guerra civil, in Stanley G. Payne e Javier Tusell, op. cit., pp. 367-370. 92 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 71-72. 93 Lespressione quinta colonna trae origine dalla guerra civile spagnola,
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nelle settimane che precedettero lassalto di Madrid. Non ben chiaro chi ne sia stato lautore, ma la tesi pi probabile lattribuisce al generale Mola. Agli inizi di ottobre del 1936, ritenendo che la presa di Madrid fosse imminente, il capo delle truppe nazionali afferm che la capitale sa rebbe caduta per lazione delle quattro colonne del generale Varela che vi si stavano avvicinando (...) e di una quinta colonna che si trovava allin terno. Questa dichiarazione fu quanto meno sfortunata e certamente scon siderata, perch quando venne a conoscenza dei miliziani, lazione dei quali durante i primi mesi della guerra non si fermava davanti a conside razioni morali, essi scatenarono una vera caccia alluomo per catturare ed eliminare i presunti membri della quinta colonna, cosa che provoc una sfrenata persecuzione intesa a ripulire le retrovie dai traditori (...). Hugh Thomas attribuisce la creazione dellespressione quinta colonna al giorna lista britannico Lord St. Oswald in un reportage inviato al Daily Telegraph in settembre (Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 139-140). 94 Dal caos iniziale dellinsurrezione militare, nellagosto 1936 and deli neandosi la mappa della Spagna divisa in due, con le frontiere delle due zone controllate dagli insorti o dal governo repubblicano. La superiorit di questultimo era netta quanto a estensione territoriale e a popolazione (Madrid, Barcellona e Valencia erano repubblicane); in territorio repubbli cano cerano le industrie, i mezzi finanziari e le riserve doro della Banca di Spagna. Tuttavia, la confusione dei governanti repubblicani e la man canza di disciplina e di coesione delle milizie rivoluzionarie permisero agli eserciti nazionali di riportare in equilibrio la situazione (il territorio e gli effettivi delluna e dellaltra parte) ancor prima dellinverno 1936. Lavanzata delle truppe nazionali su Madrid, nellottobre 1936, arriv fino ai sobborghi della capitale, costringendo il governo a trasferirsi a Valencia. Fu allora che vennero effettuati gli arresti arbitrari e il sistematico prelievo di carcerati per le fucilazioni di massa, di notte, nei sobborghi di Madrid. Su un totale di 17.000 fucilati o assassinati a Madrid, quasi la met mori rono in quel fatidico novembre (Ramon y Jesus Salas Larrazbal, Historia generai de la guerra de Espana, Madrid 1986, p. 161). Cfr pure Rafael Casas de la Vega, El Terror..., op. cit., pp. 191-228; Matilde Vzquez e Ja vier Valero, La guerra civil en Madrid, Madrid 1978, pp. 118-119. 95 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 20. 96 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 77. 97 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 155. 98 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 21. 99 Nelle ceke, oltre che nelle prigioni, aveva luogo la repressione incontrol lata e arbitraria a Madrid. Secondo Peter Weiden, la parola ceka3 fu usata in tutta la Spagna per indicare i temuti tribunali (molte volte autoconvocatisi) che sorsero in molte localit allo scopo di eliminare il nemico fascista, sovente a seguito di delazioni di scarsissima affidabilit. In origi ne Ceka la sigla in russo della Commissione Straordinaria Panrussa per la soppressione della controrivoluzione e del sabotaggio, la prima polizia
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politica sovietica, diventata successivamente OGPV, NKVD e KGB. Le ceke proliferarono principalmente a Madrid, oltre che a Barcellona e a Valencia (Javier Cervera Gii, op. cit., p. 60). Lautore ne ha localizzato pi di duecento nella Madrid di quegli anni; se ne pu trovare la mappa con lindicazione delle pi importanti alle pp. 64 e 65 dellopera citata; ledifici della Residenza DYA, sito in via Ferraz n. 16, incluso a pag. 63 nella relazione in quanto sede di una delle ceke pi tristemente celebri per la loro attivit repressiva. Cfr pure Rafael Casas de la Vega, El Terror: Madrid 1936. Investigacin de victimas y catlogo de victimas identificadas, Madrid 1994, pp. 75-120. 100 Cfr Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 22; Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 155. 101 Duca di Penaranda de Duero era allora Hernando Stuart Fitz-James Falco, mentre suo fratello Jacobo era duca dAlba. 102 Alvaro del Portillo, Sum. 896. 103 RHF, D-15348. 104 Carmen Penalver Gmez de las Cortinas, marchesa de las Trres de Orn, RHF, T-05090, p. 1. Il marchese si chiamava Manuel Maria Fernndez de Prada y Vasco. 105 Cfr Statuto costitutivo (RHF, D-15348). 106 RHF, D-15347 (Appendice documentale, documento XVII); lannota zione sul diario del 10 ottobre. 107 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 71. 108 Maria Luisa Polanco Fernndez, RHF, T-04835. 109 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 72. San Jos evidente mente S. Giuseppe. 110 Cfr Alvaro del Portillo, Sum. 885; e Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, p. 74. Barredo racconta un altro episodio a questo proposito: Il Padre avvolse i suoi occhiali in un foglio di carta bianco e vi scrisse sopra: Questi sono gli occhiali del Dottor Marann (Jos Maria Gonzlez Barredo, RHF, T-04202, p. 14). 111 Cfr Carmen Penalver Gmez de las Cortinas, RHF, T-05090, p. 2. 112 Arrivai a pensare che quelle iniezioni lo avessero ucciso (RHF, T07921, p. 22). Sulla cura e le sue conseguenze, cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 80-81. 113 Cfr Jos Maria Gonzlez Barredo, RHF, T-04202, p. 14; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 71. 114 RHF, D-15068. Nel diario di Juan Jimnez Vargas al 15 ottobre si legge: Sarebbe oppor tuno parlare con Elordi e cercare di ottenere al Padre un salvacondotto come nazionalista basco (RHF, D-15347; Appendice documentale, docu mento XVII). Erano i giorni in cui, a motivo dellavanzata delle truppe na zionali verso Madrid, i documenti delle persone venivano esaminati casa
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per casa e molti venivano imprigionati perch, prosegue lannotazione sul diario, non basta la carta didentit. Esigono documenti di affidabilit del Fronte Popolare. Il proposito di Juan si ferm l, poich quella stessa settimana fu incarce rato. Isidoro si mise in rapporto con Elordi che, in quanto basco, conosce va persone del Partito Nazionalista Basco, a Madrid. Elordi si era diretto spiritualmente con don Josemara e aveva assistito alle lezioni di forma zione nella Residenza di via Ferraz durante lanno accademico 1934-35. In Noticias di agosto e di settembre 1935 compare il suo nome e il Padre cita una sua lettera, ricevuta durante le vacanze estive (cfr RHF, D037696). Quanto alla grafia Escriba, non si tratta di un errore, ma di una consa pevole alterazione, non priva di ironia. Il cognome cos modificato com pare in tutti i documenti ufficiali finch il Padre non usc dalla zona re pubblicana: cfr la dichiarazione del Dott. ngel Suils del 14-111-1937 (RHF, D-15067) e del 22-VIII-1937; il Certificato del Consolato Generale dellHonduras, l-VIII-1937 (RHF, D-15070); il salvacondotto del 25-X1937 (RHF, D-15125). 115 Cfr Fernando de Meer Lecha-Marzo, El Partido Nacionalista Vasco ante la guerra de Espana (1936-1937), Pamplona 1992. Quando, il primo ottobre 1936, il Parlamento repubblicano (Cortes) approv lo Statuto basco e il 7 ottobre fu costituito il Governo Provvisorio Basco, la quasi to talit di Guipuzcoa e gran parte di Alava (territori delle Province basche) erano gi state inglobate nella zona nazionale, mentre il resto era isolato dalla capitale spagnola, il che consent ai Baschi di accentuare il proprio autonomismo, per cui di fatto la loro delegazione a Madrid (ComitatoDelegazione del Partito Nazionalista Basco - Madrid) acquist un rispetto e uno status simili a quelli di unambasciata o di una legazione (...). Il nu mero di persone alle quali la Delegazione basca forn un documento vali do per salvaguardare la propria vita a Madrid oscilla tra 2.350 e 2.850 (...). Insomma, limportanza della Delegazione basca a Madrid durante la guerra civile fu analoga a quella esercitata dalle rappresentanze diplomati che e, in alcuni casi, persino con funzioni pi ampie (Javier Cervera Gii, op. cit., p. 354. Cfr anche Jesus de Galfndez, Los vascos en el Madrid sitiado, Buenos Aires 1945). 116 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 155-160. 117 In questa situazione di enorme violenza allinterno delle carceri arriv il mese di novembre e le prigioni di Madrid divennero lo scenario degli episodi pi luttuosi della guerra civile: il prelievo in massa di detenuti che venivano poi assassinati con operazioni che mettevano in evidenza lassen za totale di qualsiasi controllo sulla situazione da parte delle autorit re pubblicane. Questi massacri, comunemente chiamati prelievi di detenuti, ebbero luogo tra il 7 novembre e il 4 dicembre 1936 (...). I giorni in cui ebbero luogo queste spedizioni sono noti attraverso la documentazione della Direzione Generale di Pubblica Sicurezza e le testimonianze contenu te nel Processo Generale di Madrid (Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 84117

85. Lautore descrive alcune di queste operazioni. Cfr pure Ian Gibson, Paracuellos: cmo fue, Barcellona 1983; Carlos Fernndez, Paracuellos del ]arama: $Carrillo culpable, Barcellona 1983; e Rafael Casas de la Vega, El T erro ro p . cit., pp. 135-190). 118 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 888; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, p. 78. 119 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 79. 120 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 156. 121 Cfr Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 23; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 85. 122 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 23; cfr anche Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 87. 123 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370210-1. 124 Jos Maria Gonzlez Barredo racconta che, dopo aver trascorso alcu ni giorni a casa di suo padre, fece in modo, attraverso il suo amico Ma nuel Valds che conosceva il genero del Console dellHonduras, che lo venissero a prendere a casa con unauto del Consolato. Una volta dentro, ottenne il permesso che il Padre e Juan Jimnez Vargas vi fossero accolti come rifugiati senza farlo sapere al Console, che si trov davanti al fatto compiuto (cfr RHF, T-04202, p. 16; e Jos Luis Rodrguez-Candela Manzaneque, RHF, T-05120, p. 1). Jos Luis Rodrguez-Candela, genero del Console, non conosceva personalmente il Padre, anche se ne aveva senti to parlare da alcuni amici che lavevano invitato a frequentare lAccademia DYA (cfr ibidem). 125 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370312-1. Larchitetto che lavo rava nelle fortificazioni era Ricardo Fernndez Vallespin (cfr pi oltre). 126 Per esempio, quando scriveva: Mio Dio, Amore: frusta lasinelio, che non merita altro che botte (Appunti, n. 388, del 12-XI-1931; vedi anche ibidem, n. 1128, dell11-II-1934, e n. 1371, del 30-VI-1936). 127 Gi da tempo, come sappiamo, il Padre parlava della propria pazzia divina, dellidea fissa di fare lOpera; e di coloro che vi erano ammessi diceva che erano nuovi pazzi che entravano nel manicomio. Fra i ter mini dal doppio significato ci sono quelli di pane (Eucaristia), tavolo (alta re), Dottore, Amico, don Manuel (lEmanuele, il Signore), la Madre del si gnor Emanuele (la Madonna), rose (rosario), fare colazione col signor Emanuele (ricevere la santa Comunione), il piccolo Orologiaio (lAngelo Custode), la festa di rinnovo (rinnovo degli impegni col Signore da parte delle persone dellOpera); ecc. 128 Originale in RHF, D-15067. 129 In questo modo, alcune persone poterono comunicarsi ogni giorno per dieci o dodici giorni (Carmen Penalver Gmez de las Cortinas, RHF, T05090, p. 4). 130 Sullimmobile, cfr Eduardo Alastru Castillo, RHF, T-04695, pp. 10118

11. Sullarrivo del Padre e del fratello nel Consolato, cfr Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 25. 131 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370317-1. La frase che stata scritta in corsivo consente nelloriginale spagnolo un gioco intraducibile di parole: ...que se ha metido en honduras un modo di dire prover biale (equivale a cacciarsi in un guaio), ma lespressione letterale ( entrato in honduras) consentiva ai destinatari di comprendere il messag gio (NdC). 132 Lettera a Francisco Botella Radun, in EF-370325-1. 133 Pesava gi meno di 50 chili, principalmente come effetto dellultima malattia, patita durante il mese di dicembre nella casa di cura di Suils (cfr Lettera a Francisco Botella, in EF-370328-1). Avrebbe poi perso altro peso durante la permanenza nel Consolato dellHonduras. 134 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370414-1. 135 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370421-1. 136 Cos scriveva in una lettera a quelli di Valencia: La nonna rester a Madrid, per aver cura delle cose vecchie che ancora non si sono perse e delle scartoffie del suo figlio maggiore (cfr EF-370406-1). 137 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 24. 138 Cfr ibidem; e Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 88. Tali scontri furono episodi della lotta per il potere allinterno della fazione repubblicana, nel momento in cui iniziava una certa ricomposizione dello Stato. I comunisti, per impadronirsi del potere, cercarono lintesa con i so cialisti ma dovettero fronteggiare lopposizione sempre pi esasperata degli anarchici o di elementi marxisti non filosovietici. Lo scontro fin col provo care una guerra civile interna fra le componenti del Fronte Popolare, che culmin nei cosiddetti eventi del maggio 1937, particolarmente dram matici in Catalogna. I comunisti riuscirono a piegare gli oppositori (spesso con la pura e semplice eliminazione fisica) e a dominare la situazione a par tire dalla met del 1937 (cfr Burnet Bolloten, op. cit., pp. 587 e ss.). 139 Carmen Penalver Gmez de las Cortinas, RHF, T-05090, p. 3. 140 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370406-1. 141 Lettera a Isidoro Zorzano Ledesma, in EF-370331-1. Il Capitano Arana il nome di un personaggio proverbiale, che si applica a chi fa cor rere rischi agli altri, guardandosi bene per dal correrli anche lui (NdC). 142 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 160-163; Diario di Isidoro Zorzano, dal 3-III-1937 al 26-111-1939, scritto a Madrid durante la guerra civile (originale in IZL D-1122), annotazione del giorno 28-111-1937. 143 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370328-2. 144 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370330-2. La decisione presa da Isido ro fu rapida e, come scrisse al Padre, comunicata subito alla signora Dolo res: Per la tua famiglia stata una grande gioia sapere che puoi andare con R.(icardo) e che io rimango qui (Lettera di Isidoro del 31-III-1937, in
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AGP, IZL D-1213, 130). Isidoro comunic al Fondatore la propria decisio ne per mezzo di questa lettera e non di persona perch in quei giorni non gli consentivano di entrare nella Legazione dellHonduras (cfr Diario di Isi doro, annotazione del 30-111-1937, in IZL, D-1122). Comunic le stesse cose anche a Pedro Casciaro, scrivendogli a Valencia: Rester per fare compagnia agli altri e per potermi fare carico della casa quando tutto tor ner normale (Lettera del 16-IV-1937, in IZL, D-1213, 132). 145 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 92. 146 Ibidem , p. 95. 147 A Madrid, Ricardo si era accordato su una frase convenzionale che sa rebbe stata trasmessa dalla Radio Nazionale per indicare che si trovava sano e salvo nellaltra zona. Tuttavia non si seppe nulla di lui per alcune settimane. Ricardo pass al momento giusto, in modo provvidenziale, e ce la fece per un pelo, perch andarono a cercarlo il giorno successivo (cfr ibidem, p. 95). Non ebbero per la certezza che fosse riuscito a passa re nella zona nazionale se non al principio di giugno del 1937 (cfr Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370605-1). 148 Lettera a Francisco Botella, in EF-370605-1. 149 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370328-1. 150 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370409-1. 151 Acta Apostolicae Sedis, voi. XXIX, 1937, p. 75. Sullo stato dellopinione internazionale nei confronti della guerra di Spa gna, cfr p. es. Javier Tusell e Genoveva Garcia Queipo de Llano, El catoli cismo mundial y la guerra de Espana, Madrid 1993. 152 Antonio Montero Moreno, op. cit., p. 728. Alcune righe dopo si legge: ...anche se la guerra fosse stata di carattere politico o sociale, stata tanto grave la sua ripercussione di ordine religioso ed apparso talmente chiaro fin dallinizio che una delle parti belligeranti mirava alla elimina zione della religione cattolica in Spagna... (ibidem). Sulle ripercussioni internazionali della Lettera collettiva dei Vescovi spagnoli ai Vescovi di tutto il mondo in occasione della guerra di Spagna, cfr Gonzalo Redondo, Historia de la..., Voi. II, op. cit., pp. 310 e ss.; Fernando de Meer Lecha-Marzo, Algunos aspectos..., op. cit., pp. 116-119. Cfr pure Isidro Gom y Toms, Por Dios y por Espana. Pastorales - Instrucciones pastorales y Articulos - Discursos - Mensajes - Apndice (1936-1939), Barcello na 1940. Per unanalisi della Lettera collettiva e delle sue ripercussioni, cfr Alfonso lvarez Bolado, S.J., La implicacin de la Iglesia, in Miguel Alonso Baquer, op. cit., pp. 268-274. 153 Cfr Antonio Montero Moreno, op. cit., p. 733. Sulla persecuzione reli giosa a Madrid, cfr Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., passim. Alla fine della guerra civile, il numero di vittime della persecuzione religio sa ammont a 13 Vescovi, 4184 sacerdoti, 2365 religiosi e 283 religiose. Naturalmente, a queste cifre bisogna aggiungere le migliaia di persone as sassinate per il solo fatto di essere cattoliche (cfr Antonio Montero More no, op. cit., p. 762). Per rendersi conto di ci che ha significato questo
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massacro, conviene tenere presente che fu perpetrato solo sulla met del territorio, cio nella zona repubblicana. Lanalisi di queste cifre rivela che il calcolo di Montero pecca per difetto: cfr Vicente Crcel Orti, La persecucin religiosa en Espana durante la Se gunda Republica (1931-1939), Madrid 1990, pp. 234 e ss.; e i martirologi di alcune diocesi o regioni, come le Asturie (A. Garralda, La persecucin religiosa del clero en Asturias (1934 y 1936-1937), Avils 1977, 2 volumi) o Barbastro (Santos Lalueza Gii, Martirio de la Iglesia de Barbastro 19361938, Barbastro 1989); cfr anche, nel I voi. del presente lavoro {Il Fonda tore deWOpus Dei, Milano 1999), la nota 7 del II capitolo. Fra il 7 e il 25 ottobre 1936, tre settimane dopo lentrata dellesercito del Generale Franco a San Sebastin, furono fucilati dalle truppe nazionali un religioso e nove sacerdoti secolari, accusati di essere nazionalisti baschi. Il Cardinale Gom inform di questo fatto il Generale Franco il 26 ottobre. Franco gli assicur che avrebbe immediatamente bloccato queste fucila zioni e diede gli ordini relativi. Tuttavia, tra il 27 ottobre e il 7 novembre furono fucilati altri tre sacerdoti. Finora non si trovata la documentazio ne dei giudizi sommari espletati dalla giurisdizione militare. Cfr Anastasio Granados, El Cardenal Gom, primado de Espana, Madrid 1969, p. 145; e Maria Luisa Rodriguez Aisa, El Cardenal Gom y la guerra de Espana, Madrid 1981, pp. 49 e 62-65. Fu assassinato anche R Antonio Bombin O.F.M. a Laguardia (Alava): cfr Joseba M. Goni Galarraga, La guerra civil en el Pats Vasco: una guerra entre catlicos, Vitoria 1989, p. 229. 154 Nel capitolo dedicato alla ricerca di rifugi nella Madrid in guerra, Ja vier Cervera conclude che i luoghi pi sicuri erano le Ambasciate e analiz za le conseguenze di questo fatto (op. cit., pp. 339-374). Il suo studio fi nora il pi completo e documentato sul numero dei rifugiati presso le rap presentanze diplomatiche di Madrid. Il censimento da lui elaborato (pp. 369-374) assomma per linizio del 1937 a circa 14.000 unit; a questi bi sognerebbe aggiungere i rifugiati menzionati in note informative che non ne precisano il numero. Secondo questi dati, lambasciata che accolse il maggior numero di rifugiati fu quella francese: 2240. Cfr pure Maria del Carmen Gmez Reoyo, Madrid 1936-1939: el asilo diplomtico en la guerra civil espanola, tesi di laurea (inedita), relatore Antonio Fernndez Garcfa, Dipartimento di Storia Contemporanea, Universit Complutense, Madrid 1985. Lautrice distingue i rifugiati legali da quelli reali, pi nu merosi, e tiene per buona, quanto ai legali9 la cifra di 11.000. Si pu vede re anche Javier Rubio Garcia-Mina, op. cit., e Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., pp. 181-193. 155 Cfr Javier Rubio Garcfa-Mina, op. cit., p. 476: Condizioni generali del 17 marzo 1937 per levacuazione dei rifugiati diplomatici. Lultima riga del documento lasciava ampio margine allarbitrio: Il Ministero degli Esteri, sempre entro dette norme, proceder adeguandosi a criteri di relazioni politiche. Quindi non si presupponeva un diritto allevacuazio ne, bens a negoziare, per i diversi Paesi, secondo gli interessi dello Stato, calibrando le pressioni politiche e il peso internazionale della controparte.
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156 Cfr Consuelo de Matheu Montalvo, RHF, T-05050, p. 1; Jos Luis Rodriguez-Candela Manzaneque, RHF, T-05120, p. 1. Si trattava, quindi, di unestensione dellasilo consolare. 157 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370420-3. Cfr le memorie dellAmba sciatore del Cile, allora Decano del Corpo Diplomatico Madrid, Aurelio Nunez Morgado, op. cit. 158 Cfr Javier Rubio Garcia-Mina, op. cit., p. 47; Javier Cervera Gii, op. cit., p. 367. 159 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370421-1. 160 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370503-1. 161 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370504-1. 162 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370505-5. 163 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370506-1. 164 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370515-2. Come pi sopra (cfr nota 131) c qui un gioco di parole; in spagnolo honduras significa letteral mente le profondit; nella lettera, scritto con la maiuscola (Del fondo de todas las Honduras!), richiamava il Paese e il suo Consolato (NdC). EF-370530-1. La storia della buona pipa fa riferimento al gioco col loquiale della risposta da dare a un bimbo che vorrebbe gli si raccontasse una storia. Vuoi che ti racconti la storia della buona pipa?; e davanti al s o al no del bimbo, si continuava: Non dire s o no, ma se vuoi che ti racconti la storia della buona pipa; e cos via fino a che il bambino si stancava di chiedere. 166 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370606-2. 167 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370607-1. Nella lettera la delu sione espressa con un proverbio: Nuestro gozo en un pozo (lett.: La no stra gioia in fondo a un pozzo) (NdC). 168 Cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370701-2. Secondo la comu nicazione ufficiale del Console Generale dellHonduras al Ministero degli Esteri spagnolo, allinizio del 1937 nel Consolato si erano rifugiate 32 persone (27 in et militare e 5 tra donne, bambini e anziani); alla fine del 1938 lelenco fu mantenuto invariato (cfr Javier Rubio Garcia-Mina, op. cit., p. 32). Come sappiamo da testimoni de visu, in vari casi i rifugiati reali erano il triplo di quelli legali. 169 Loriginale, consegnato dalla figlia del Console, in RHF, D-11074. Cfr pure Juan Manuel Sainz de los Terreros, RHF, T-05127; Recaredo Ventosa Garcia, in Un santo per amico. Testimonianze sul Beato Josemaria Escriv, Fondatore delVOpus Dei, Milano 2001, p. 354 (in seguito citato Un santo per amico..., op. cit.). 170 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370701-2. In questa attivit (di organizzare le partenze dalla citt) si distinsero le ambasciate latinoameri cane, soprattutto quelle dellArgentina, del Cile e del Messico. Anche
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Francia, Inghilterra e Turchia organizzarono e portarono a termine diver se spedizioni (Javier Cervera Gii, op. cit., p. 357). 171 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370417-1. 172 Ibidem. 173 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 78-79. 174 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370526-1. 175 Per la vita dei rifugiati al piano superiore, cfr Recaredo Ventosa, in Un santo per amico..., op. cit, pp. 353 e ss). 176 Cfr Eduardo Alastru, RHF, T-04695, p. 13; Jos Luis Rodriguez-Candela Manzaneque, RHF, T-05120, p. 3; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, p. 95. 177 Circa questo assalto, Javier Cervera Gii in op. cit., p. 363, avverte che fu messa in libert la maggior parte dei rifugiati, ma 18 di essi, giovani e conosciuti per la loro appartenenza alla destra, furono portati in carcere alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza.... L furono torturati in modo tale che la stessa Direzione Generale apr uninchiesta sui carcerieri. Dopo diversi trasferimenti carcerari furono tutti condannati a morte, ma lintervento di diversi altri Paesi e della Croce Rossa Internazionale otten ne la sospensione della sentenza (cfr ibidem, pp. 244-245; Javier Rubio Garcfa-Mina, op. cit., p. 83). 178 I sacerdoti del piano superiore dovettero smettere di celebrare la Messa, a causa della paura dei rifugiati (cfr Recaredo Ventosa, in Un santo per amico..., op. cit., pp. 353 e ss.). 179 Consuelo de Matheu Montalvo, RHF, T-05050, p. 3. 180 Eduardo Alastru, RHF, T-04695, p. 19. 181 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370519-1. Il Padre, che era giunto nel Consolato alla met del mese di marzo, cele br la Messa fin dal primo giorno e conserv il Santissimo in una scatolet ta dargento chiusa in un mobile-scrittoio, nel vestibolo; l facevano la vi sita al Santissimo finch, nel mese di maggio, lo si dovette ritirare, ceden do alle pressioni del Console di fronte al panico dei rifugiati, che temeva no unincursione della polizia. Da allora le Sacre Specie furono conservate nel modo descritto. 182 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370501-1. Alla fine di maggio decise di non conservare pi il Santissimo (cfr Lettera ai suoi figli di Va lencia, in EF-370530-1). 183 Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., p. 160. 184 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370420-1. 185 Sullapprovvigionamento di viveri delle Ambasciate e del personale di plomatico, cfr Javier Rubio Garcia-Mina, op. cit., p. 176; Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 355-356. 186 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370406-1; cfr anche Eduardo Alastru, RHF, T-04695, p. 16.
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187 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370426-1. Tra le battute della corrispondenza affiorano, di tanto in tanto, alcune lampanti verit: Oggi ci hanno dato riso e lenticchie, e nientaltro: (...) Si vivi per miracolo, non ti pare? (Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370508-2). 188 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370430-3. 189 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-3705:02-l. 190 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-1. 191 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 26. 192 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370530-3. Sulle sue mortificazioni, cfr Alvaro del Portillo, Sum. 365; Eduardo Alastru, Sum. 5552. 193 Cfr Eduardo Alastru, RHF, T-04695, p. 18. 194 Jos Luis Rodrguez-Candela Manzaneque, RHF, T-05120, p. 1. 195 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF^370523^1. Alcune delle lettere giungono fino a 17 paragrafi, dedicati a diversi argomenti; cfr p. es. la Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370525-1, che, importante notarlo, non venne spedita a distanza di tempo o con ritardo, perch due giorni prima ne aveva scritta loro unaltra, con una numerazione di 8 paragrafi; e il giorno dopo scrisse loro di nuovo su altri 7 punti. 196 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370423-1. Fin dallanno 1933 il Padre dirigeva spiritualmente la contessa de Humanes, Maria Francisca Messia y Eraso de Aranda, donna ben nota, anche per le sue virt. Era una Grande di Spagna ma nonostante fosse molto ricca viveva poveramente, molto distaccata dai suoi beni. A lei fa riferi mento lepisodio del n. 638 di Cammino. Tra laltro aveva regalato i pro pri gioielli perch li si vendesse e si usasse il ricavato per lOpera. molto probabile che, nel perquisire la Residenza di via Ferraz nel luglio 1936, i miliziani avessero rubato i gioielli e altri oggetti di valore che il Fondatore custodiva per pagare limmobile. La contessa de Humanes mor il 23 lu glio 1936, poco dopo lo scoppio della guerra civile. Latto costitutivo della Societ Fomento de Estudios Superiores (FES) fu redatto nello studio notarile di Juan Jos Esteban y Royo in data 2 no vembre 1935; i soci fondatori erano Isidoro Zorzano, Ricardo Fernndez Vallespin, Jos Maria Gonzlez Barredo e Manuel Sainz de los Terreros. Il contratto di vendita della casa di via Ferraz 16 dal proprietario, Javier Azlor-Aragn, alla FES fu redatto nello studio notarile di Luis Sierra Bermejo, in data 17 giugno 1936; comparvero davanti al notaio, come unici soci e a nome della Societ Civile Fomento de Estudios Superiores i me desimi soci fondatori. 197 Su questo argomento, cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit.^pp. 170-171. 198 Tra le partite e i titoli che costituivano linventario per la richiesta dei ^anni cerano i seguenti: - Accademia (mobili, laboratorio e varie) ....... 154.820 pesetas - Residenza (mobili, arredi, attrezzature) ....... 240.400 pesetas - Immobile (via Ferraz, 16): opere murarie ....... 110.000 pesetas
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(Cfr lettera di Isidoro a Pedro Casciaro Rarmrez, del 3-V-1937, in IZL, D1213, 139). Come si vede, non compare alcuna richiesta in merito alla propriet del limmobile, ma solo per le opere di riparazione. In effetti, nel contratto di compravendita al quarto comma si legge: Lacquirente prende possesso dellimmobile acquistato non appena viene firmata la presente scrittura. Di comune accordo fra le parti era stato fissato il prezzo di acquisto del limmobile in 400.000 pesetas, da pagarsi in quattordici annualit di 43.032 pesetas; le annualit a loro volta venivano divise in quattro parti uguali, che saranno versate a scadenze trimestrali posticipate, fissando il primo pagamento al 30 settembre dellanno in corso (3 comma). Il gior no stesso, il 17 giugno 1936, al momento della stipula, la societ acqui rente vers 6.000 pesetas come anticipo e a conto della prima scadenza trimestrale. Agli effetti giuridici, la situazione era piuttosto complicata. Il contratto di compravendita era stato presentato il 20 luglio 1936 (probabilmente da Isidoro) allufficio del Registro; ma data la situazione politica non se ne fece nulla, poich su nostra indicazione nel mese di agosto - scrive Isi doro in una nota sulla questione - non furono pagate le Tasse di Registro e di Bollo, ragion per cui la propriet attualmente non iscritta al nome di Fomento. A tutti gli effetti ufficiali, il proprietario attuale ancora il precedente. Per questo motivo non ci possono dare una copia registrata della scrittura (cfr RHF, D-15711). Molte erano le difficolt che si presentavano al buon esito del ricorso, fra le quali non piccola era quella della verifica ufficiale della distruzione o della scomparsa degli oggetti inventariati; verifica impossibile da effettua re essendo limmobile in zona di guerra (cfr ibidem). 199 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370501-2. 200 Ecco la lettera di Isidoro a Pedro Casciaro: Madrid, 3 maggio 1937. Carissimo amico, Mariano mi dice di metterti al corrente del problema del quale mi sto occupando. Tu sai che la mia casa di via Ferraz stata semi distrutta e i mobili che vi si trovavano sono scomparsi; protetto dalla mia qualit di straniero, ho inoltrato allAmbasciatore argentino uno scritto per ottenere dallo Stato spagnolo il risarcimento dei danni causati alla casa in questione e ai mobili. La casa della Societ Fomento de Estudios Superiores, della quale sono presidente; in tale qualit ho inoltrato il reclamo dato che, come comproprietario di quanto distrutto o scomparso, ho diritto di considerare come miei i beni della Societ e di chiedere il con gruo risarcimento del danno, che ascende, secondo linventario che ho al legato allo scritto, a 1.078.900 pesetas. Ho appena scritto a Paco e a Eu genio affinch si occupino del problema a Valencia. Mariano mi ha chie sto se tuo nonno, essendo inglese, pu fare qualcosa in tal senso. Affida lincarico agli A.C. [Angeli Custodi] e al signor Nicola [San Nicola], che sono molto influenti. Fate tutte le mosse che potete, non trascurate nulla; facilitare le cose con regali, se necessario; non immagini quanto impegno metta Mariano in questa faccenda. Tienimi al corrente di quello che riu125

sdrai a fare. Con la tua lettera spedisco anche quella a Paco e a Eugenio. Un abbraccio dal tuo buon amico, Isidoro (Lettera del 3-V-1937, in IZL, D-1213, 139). 201 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370502-1. 202 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370513-1. E in unaltra lettera: Bisogna seguire la cosa, anche se non si ottiene nulla. Vi assicuro che, in ogni caso, ci guadagneremo. Essendo vecchio, so bene quello che dico (Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370518-1). 203 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370516-1. 204 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370519-2. 205 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370513-1. 206 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370521-2. Era cos sicuro dinterpretare la volont di Dio su questo punto che il giorno successivo scrisse a Isidoro di dirlo a quelli di Valencia, tramite Paco Botella: Quando scrivi a Paco, copiagli i primi paragrafi della mia lettera di venerd scorso: quelli che si riferiscono al dovere di essere... sec catore. Sono convinto che gli faranno molto bene (EF-370522-1). 207 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370513-1. 208 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370518-1. Questo insieme di consigli sono veri compendi ascetici sulla virt della fortezza. Il contenuto di queste lettere indirizzate ai suoi figli di Madrid veniva poi trasmesso, testualmente per quanto si riferisce a questi consigli, ai membri dellOpera che stavano nel Levante. Cfr p. es. le Lettere di Isi doro a Pedro Casciaro, del 18-V-1937, e a Francisco Botella, del 23-V1937, in IZL D-1213, 158 e 166. 209 Per presentare il reclamo, gli uffici dellAmbasciata dellArgentina a Va lencia chiedevano un certificato di nazionalit. Il certificato si otteneva a Madrid e per averlo non bastava il certificato di nascita, unico documento che Isidoro possedeva. Quindi era necessario chiedere a Buenos Aires un certificato originale; pi tardi gli chiarirono che non lo si poteva neppure considerare ufficialmente cittadino argentino finch non avesse compiuto il servizio militare. Giunse il mese di luglio. Arriv il certificato di nascita e il Padre gli scrisse: Finalmente! Meglio tardi che mai (EF-370701-4). Quanto alla documentazione rilasciata a questo scopo a Isidoro Zorzano dalla sua Ambasciata, cfr Certificato di cittadinanza argentina, rilasciato dal Consolato della Repubblica Argentina, Madrid, 12-1-1938 (IZL, D1018) e Libretto di arruolamento (la cartolina-precetto argentina) Ma drid 29-VII-1937 (IZL, D-1019). Per quanto si riferisce allistanza, cfr la sua corrispondenza: Lettere a Pedro Casciaro, dellll-V-1937 e del 12-V-1937; ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, del 13-V-1937 e del 20-V-1937; a Francisco Botella, del 28-V-1937 e del 9-VI-1937; a Pedro Casciaro, del 9VI-1937; ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, del 24-VII-1937; e a Francisco Botella, del 29-V1I-1937 (IZL, D-1213, 147, 148, 151, 173, 190, 191, 230 e 234). In questultima lettera Isidoro chiese a quelli di Valencia di
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portare allAmbasciata argentina alcuni documenti da allegare alla pratica dellistanza. Cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 170-171. 210 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370601-1. 211 Cfr la corrispondenza di Pedro Casciaro: le lettere in data 8, 10, 13 e 16 marzo 1937 a Isidoro Zorzano da Torrevieja (RHF, D-15702) e i dati del passaporto di Julio Casciaro (ibidem). 212 Oggi ci sono poche novit da comunicare - scrisse Isidoro nella lette ra del 6-VI-1937 -. 1. Lamico svizzero di Michele non ha potuto fare nulla essendo un giorno festivo. 2. Abbiamo pensato che il boliviano della SO.CO.IN., Pablo Garcia de Paredes, potrebbe essere utile come socio per il reclamo. Forse Barredo sa dove abita. Manolo mi ha detto che ha pensato a un suo compagno paraguaiano (Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, in IZL, D-1213, 185). Per la SO.CO.IN. (Societ di Collaborazione Intellettuale), cfr il Voi. I del presente lavoro, op. cit., pp. 616-617. 213 Le meditazioni del Padre erano riprodotte con sufficiente approssima zione da Eduardo; venivano trascritte e Isidoro le ritirava, insieme alla corrispondenza, per farle meditare anche dagli altri membri dellOpera (cfr Eduardo Alastru, RHF, T-04965, p. 19; Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 160-161). 214 Cfr Consuelo de Matheu Montalvo, RHF, T-05050, p. 1; Juan Manuel Sainz de los Terreros Ranero, RHF, T-05127. 215 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370430-1. 216 Cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370406-1. 217 Cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370530-1; Consuelo de Matheu Montalvo, RHF, T-05050, p. 3. Non fu prima dellinizio di mag gio, perch in una delle note scritte allora si pu leggere: Gioved 6-V-37: hanno chiesto di togliere la S.C. (la Santa Comunione, cio il Santissimo Sacramento) (Appunti, n. 1377). - Tertulia, termine gi apparso nel I volume della presente opera, indica una conversazione o chiacchierata di tipo familiare, che talora anima, ad esempio, il dopopranzo; si preferito mantenerlo, mancando un equiva lente italiano (NdC). 218 Jos Luis Rodrguez-Candela Manzaneque, RHF, T-05120, p. 2. 219 Questa frase, di Jos Maria Gonzlez Barredo, riferita da Eduardo Alastru in RHF, T-04695, p. 16. 220 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370508-2. 221 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70501-1. 222 Lettera di Pedro Casciaro da Torrevieja, 13-V-1937 (cfr RHF, D15702). 223 Appunti, n. 1372, del 30-VI-1936. 224 Alvaro del Portillo, PR, p. 486. Alvaro era gi stato malato nei giorni
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precedenti il 10 marzo 1937 (cfr Appunti, nn. 1381 e 1382, del 10 e ll-V1937). 225 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370421-1. 226 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370506-1. Anche qui appare il gioco di parole consentito dal significato di honduras (profondit). 227 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370519-1. 228 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370530-1. 229 Appunti, n. 274, del 9-IX-1931. 230 Appunti, n. 244, del 31-VIII-1931. Mons. lvaro del Portillo, sulla ricchezza della vita di orazione del Fonda tore, afferma: Lo Spirito Santo lo port indubbiamente ad altissime vette di unione mistica nel mezzo della vita quotidiana, a volte attraverso duris sime purificazioni passive dei sensi e dello spirito (Sacerdotes para una nueva evangelizacin, in La formacin de los sacerdotes en las circunstancias actuales. XI Simposio Internazionale di Teologia, Universit di Na varca, Pamplona 1990, p. 989). 231 Appunti, n. 1379, dell58-V-1937. NellArchivio Generale della Prelatura si conservano alcune note scritte dal Padre nel Consolato dellHonduras, su delle schede. Cominci a scri verle nellaprile 1937; mancano le prime 22 note. Queste note dellHon duras sono raccolte in Appunti, nn. 1374-1394 (cfr ibidem, nota 1016). 232 Cominci ad avere un grande affetto per me e, dopo la prima volta che parlammo, mi chiese di confessarlo. Il Padre si confess con me diver se volte durante la sua permanenza nella Legazione (...). Confessavo anche quelli che stavano con il Padre (cfr Recaredo Ventosa Garcia, in Un santo per amico..., op. cit, p. 354). 233 Appunti, n. 1380. 234 Ibidem, n. 1388, del 21-V-1937. 235 Ibidem , n. 1389. 236 Ibidem, n. 1391. 237 Ibidem. 238 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370526-1. 239 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 17. Il Padre, evidentemente, cer cava di tenerli allegri: Se avete riso, ho raggiunto il mio scopo (Lettera ai suoi figli di Valencia, EF-3 70426-1). 240 Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, Madrid, del 4-V1-1937, in IZL, D-1213, 183. 241 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-370429-1. 242 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370624-1. 243 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370421-1. 244 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370605-1
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245 Lettera di Isidoro a Francisco Botella, 13-VI-1937 (IZL D-1213, 196). 246 Ignacio (Ignazio) il nome che indica Isidoro Zorzano nelle lettere scritte in chiave. 247 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370615-1. Pepe Isasa era morto a Pinto, sul fronte di Madrid, il 23 aprile 1937. 248 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370815-1. 249 Lettera a Rafael Calvo Serer, in EF-370515-1. 250 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, pp. 15-16. 251 Lettera di Isidoro a Pedro Casciaro, 4-VII-1937 (IZL D-1213, 217). Il Padre era costretto a tener conto dei silenzi e dei vaghi accenni imposti dalla morsa della censura sulla posta, a proposito della salute spirituale, dei suoi nipoti. Una malintesa discrezione in questo campo lo irritava; in quieto per mancanza di informazioni, qualche volta si lament con Paco Botella perch non rispondeva a tono alle sue domande. Paco - gli scri veva -, non vedi che il povero nonno, preoccupato per i suoi piccoli, sta sulle spine? (Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370725-3). 252 Non era una battuta del tutto fuori dalla realt: lo confessa lui stesso in un paragrafo di quella lettera: Rafaelm: mi sono letto il tuo scritto per tre volte in due ore. vero che faccio la stessa cosa con tutti i nipoti. Jeannot e Alvarote, che sono sempre attenti a questi particolari, mi hanno preso molto in giro (Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370624-1). 253 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-370727-4. 254 Lettera a Rafael Calvo Serer, in EF-370727-2. 255 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-3 70529-2. 256 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370707-1. 257 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370525-1. 258 La lettera a Maria Dolores Fisac (EF-370521-1) breve: Per Daimiel Con che gioia ho letto le tue righe, Lola, nipotina mia! Sapete bene che non dimentico mai voi e la vostra famiglia. Ah, come sarei felice se tu di ventassi nipotina mia! - Vostro Mariano - Madrid, 21 maggio 37. 259 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370701-1. Tegucigalpa, come noto, la capitale dellHonduras. 260 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370714-1. 261 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370805-1. 262 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-4. 263 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370707-1. In questa lettera del Fondatore sono effettivamente vergate, negli spazi fra le righe, le parole di lvaro del Portillo e di Juan Jimnez Vargas. 264 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370526-1. 265 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-1. 266 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370629-1.
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267 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 30-VI1937, in IZL D-1213, 214. 268 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370701-3. 269 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370707-1. 270 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70601-1. 271 Lettera di Isidoro a Pedro Casciaro, 15-VIII-1937, in IZL D-1213, 247. Volete sapere quanto peso? 57 chili (Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370905-1). 272 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 24-VII1937, in IZL D-1213, 230. 273 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370725-6. 274 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370725-2. 275 Lettera di Isidoro a Pedro Casciaro, 24-VII-1937, in IZL D-1213, 229. 276 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370725-4. 277 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370801-3. 278 Cfr Toms Alvira Alvira, RHF, T-04373, p. 3. Questo modo di fare va inquadrato nel contesto sociale del momento, nel quale, a causa della guerra e della rivoluzione, era in atto una grave frattura nella convivenza sociale e nelle norme di comportamento. 279 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370804-2. 280 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370806-2. Con lettera del 12 agosto, Isidoro inform quelli di Daimiel che il tentati vo di far uscire il nonno era fallito: Nonostante tutto - aggiunse - poich tutti in famiglia siamo molto testardi, continuiamo a insistere finch il si gnor Emanuele si intenerisca alle nostre richieste (Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 12-VIII-1937, in IZL D-1213, 244). 281 Era riuscita una certa ricostruzione dello Stato e cerano maggiori ga ranzie di sicurezza, sebbene latteggiamento sospettoso nei confronti della quinta colonna fosse molto pronunciato. Lazione poliziesca era molto intensa e nelle mani degli elementi comunisti, che si erano impadroniti della maggior parte delle leve del potere. Cfr Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 104-105. 282 Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 26-V-1937 (IZL D-1213,171). 283 Lettera ricevuta a Madrid il 20-VIII-1937: RHF, D-15703. * la risposta alla domanda contenuta nella lettera del Fondatore del 5VIII-1937, gi citata. Laltra domanda che le faceva nella lettera era: Vuoi - con volont efficace - far parte della famiglia di questo nonno? (EF-370805-1). Lola mostr un certo nervosismo, dal momento che nella lettera scrisse di essere molto felice di prendere parte alla sua famiglia, anzich di far parte. 284 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370822-1.
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285 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370820-1. Isidoro si rec dal Dott. Suils, il quale stese il seguente certificato: Casa di riposo e di salute per la cura di malati mentali, nervosi e tossico mani / Direttore Dott. ngel Suils, via Arturo Soria 492 (Ciudad Lineai) / Telefono n. 51188 / Orario di visita: ore 15-17 Madrid, 22 agosto 1937 Certifico che Jos Maria Escrib Albs, di 35 anni, stato da me curato dai 29 anni di et per una psicosi endogena che lo colpisce a periodi. Viene dimesso in data odierna dopo lultimo attacco della malattia, che ha costretto a internarlo in questa casa di cura per diversi mesi, data la diffi colt di curarlo a domicilio nella situazione attuale. Da oggi gli consentia mo di andare a vivere con sua sorella. Il Direttore: Dott. A. Suils (originale in RHF, D-15067). 286 Da una parte, Alvaro Gonzlez Valds, in casa del quale abitava la si gnora Dolores con i figli, era pieno di dubbi e timori; dallaltra, se si fosse presentato al comitato come malato, era probabile che lo avrebbero invia to in qualche paese lontano da Madrid, non avendo un mestiere (cfr Lette ra di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 10-VTII-l 937, in IZL D-1213, 253). 287 Lettera di Isidoro a Francisco Botella, 23-VIII-1937 (IZL D-1213, 256). 288 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370825-1. 289 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370828-1. 290 II documento recitava: Consolato Generale dellHonduras - Paseo de la Castellana, 51 bis - Madrid - Telefono 45097. Il Consolato Generale della Repubblica dellHonduras, America Centrale, con sede ufficiale in questa citt, certifica che Jos Escrib Albs, di 35 anni, celibe, al servizio di questa Cancelleria in qualit di intendente e chiediamo alle Autorit Civili di prestargli ogni appoggio e protezione, per reciprocit, come pure di facilitargli la circolazione per il disimpegno delle sue funzioni. - Madrid, 1 agosto 1937 - Il Console Generale: F. Matheu (in RHF, D-15070). 291 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370831-1.

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Capitolo X
VERSO LA LIBERT

1. Le attivit di un... Intendente Don Josemara usc in strada con passo deciso, senza preoccuparsi troppo se labito che gli aveva regalato il Console gli andava un po largo. Aveva una camicia pu lita e una cravatta ben sistemata, il che era un segno di stintivo delle poche persone che camminavano per le strade di Madrid sicure di se stesse e protette da docu menti validi, cio dei diplomatici stranieri o delle auto rit civili. Con la bandierina sul bavero e in tasca le sue credenziali di Intendente di una Repubblica centroame ricana, don Josemara camminava relativamente sicuro e fiducioso, dopo oltre un anno, attraverso la sua vec chia Madrid. Se a questo si aggiunge il pallore dei molti mesi passati allombra, chi avrebbe potuto riconoscere sotto le sembianze di un affamato burocrate lex Retto re di Santa Isabel?1. Non appena fuori dal Consolato, si diresse a casa di Isidoro, dove pot riunirsi con Manolo Sainz de los Ter reros, con Chiqui e con Rafael Calvo Serer. Questulti mo era venuto, con due giorni di permesso, esclusivamente per stare con il Padre; ritorn poi a Valencia per inquadrarsi nelle Brigate Internazionali, cui era stato de
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stinato. Chiqui sarebbe rimasto alcuni giorni a Madrid prima di ripresentarsi allArmata dellAndalusia2. La linea di comportamento che aveva deciso di adotta re era improntata alla naturalezza, a molta audacia e a non mostrare mai incertezza nelle decisioni. Per prima cosa and a stabilirsi nella camera in affitto che gli aveva procurato il padre di Eduardo Alastru3. Era una camera al quarto piano a sinistra di via Ayala n. 67. Abituato comera ad avere in camera unimmagine della Madonna alla quale rivolgere ogni tanto sguardi affettuosi, gli pes subito quella mancanza. Si diresse allora al centro di Madrid, in un negozio di Plaza del Angel, in cui sperava di trovare quel genere di merce anche se nella vetrina si vedevano solo cornici e specchi. Quando chiese unim magine della Madonna, oggetto allora proibito e molto pericoloso, si accorse che nel retrobottega si produsse un certo scompiglio. Per convincere il padrone della propria buona fede e di non essere un poliziotto in borghese, gli mostr il documento di Intendente e, non senza un certo spavento, quel buon negoziante tir fuori una litografia della Mater Dolorosa e gli consegn, con evidente nervo sismo, limmagine clandestina4. Il giorno successivo, con la raccomandazione di un amico di Jos Maria Gonzlez Barredo, si present al Consolato del Panama, dove chiese e ottenne un certifi cato a nome di Ricardo Escrib, destinato a Juan Jimnez Vargas, che due giorni dopo and ad abitare con il Padre in via Ayala. Legati per ipotetici servizi a due Repubbliche doltremare, entrambi provvisti di do cumenti falsi, si facevano passare per fratelli5. Almeno, avevano questa intenzione. Juan, utilizzando una vec chia prescrizione di un oculista, ordin a un ottico degli occhiali neri, che Isidoro and a ritirare. Erano il suo travestimento. Ma sorse una difficolt insuperabile. Juan non riusci va a trattare con naturalezza il suo nuovo parente. No nostante il Padre insistesse perch gli desse del tu, visto
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che dovevano passare per fratelli, non ci fu verso. In Juan era cos radicato ormai il sentimento di filiazione al Padre che era superiore alle sue forze anche solo il tentarci. Non gli venivano alle labbra le opportune for me grammaticali. Per il resto, la parentela era possibile: fisicamente non erano troppo diversi, pur essendo Juan pi basso e magro di costituzione, anche se allora pesa va due chili pi di don Josemara. In quei primi giorni di settembre il Padre si riun ogni giorno con la sua famiglia e con le persone dellOpera. Di solito mangiava con la signora Dolores. Ma il 4 set tembre tutti quelli dellOpera che circolavano libera mente per Madrid andarono al ristorante Heidelberg. Nel 1933/34 avevano pranzato l in qualche ricorrenza. Cercavano di rivivere il passato. Nel locale poche cose erano cambiate, forse di pi il personale di servizio, e certamente il men, scarso e costoso: una peseta ogni piatto. Scrivendo per dare notizia di questo pranzo, il Padre non specific il numero di piatti. Si deve presume re che fossero due pi il dessert, perch, pur essendo ri goroso con il proprio stomaco, non imponeva digiuni forzati ai suoi figli6.
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La lettera collettiva dellEpiscopato spagnolo sulla perse cuzione religiosa, datata 1 luglio 1937 e resa pubblica nellagosto successivo, ebbe importanti ripercussioni sul lopinione pubblica internazionale7. Nella zona repubbli cana fu fatto tutto il possibile per mettere sotto silenzio le denunce e controbattere le accuse. La sua pubblicazio ne fu utile, perch serv a frenare la persecuzione scate natasi da quando era esplosa la guerra civile8. Del Governo di Negrn, formato nel maggio 1937, fa ceva parte, come Ministro della Giustizia, un nazionali sta basco, cattolico, Manuel Irujo9. Irujo cerc di con vincere il governo repubblicano dei gravi danni che causava alla Repubblica latteggiamento spietato contro
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la Chiesa. Egli present anche un progetto legislativo per ristabilire il culto e la tolleranza religiosa. I suoi col leghi del Governo non assecondarono lo sforzo solitario del Ministro della Giustizia, ma approfittarono della sua fatica per dare ampia diffusione, sul piano interna zionale e a scopi meramente politici, alle misure propo ste che purtroppo non andarono mai oltre a una dichia razione dintenti. Continu lostilit contro i cattolici, pi in sordina, ma altrettanto pericolosa; e la Chiesa continu a essere ridotta alla clandestinit10. I dati di cui disponiamo dimostrano che, nel periodo cui ci rife riamo, erano praticamente cessati gli assassinii e lincar cerazione di preti e frati. La caccia e la cattura sistemati che dei primi mesi della contesa avevano raggiunto il loro obiettivo e si erano attenuate. Il culto cattolico era clandestino e il possesso di libri o immagini religiose era ancora pericoloso. Linfuriare delluragano aveva con dotto molti ecclesiastici a ingrossare le file dei martiri; gli altri erano in prigione o nascosti da parecchio tem po, alcuni dispersi nelle grandi citt dove esercitavano eroicamente il loro ministero, rischiando la prigione o il martirio. Don Josemaria fu uno di questi11. I suoi primi passi furono rivolti a ottenere notizie dei suoi figli. Nella Legazione della Norvegia, in via Abascal, si era rifugiato Vicente Rodriguez Casado. Quando il Pa dre vi si present, inatteso, Vicente non lo riconobbe fin ch non ud il suono della sua risata. A partire da allora, si videro quasi ogni giorno. Sincontravano nella portine ria e andavano a parlare in garage. Seduti dentro unau tomobile, il Padre predic a Vicente una meditazione12. Fece visita anche alla famiglia di Ricardo Fernndez Vallespm, dove ebbe la buona notizia che era giunta, ri spedita dalla Francia, una lettera in cui Ricardo comu nicava di star bene. And poi a trovare Jos Maria Albareda nella pensione di via Menndez y Pelayo. Dallinizio della guerra civile, questo buon amico aveva fatto molto per lOpera e il Padre in quei giorni pregava
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con intensit per la sua vocazione. Poco dopo arriv Toms Alvira, lamico di Albareda, e il sacerdote parl a fondo con entrambi13. In seguito fece visita alle famiglie che, generosamente, gli avevano offerto rifugio nei momenti pi difficili, co me i Leyva e gli Herrero Fontana; diede il suo nuovo in dirizzo allo scopo di offrire, a loro e ai loro amici, i suoi servizi di sacerdote14. Don Josemara cercava di celebra re la Messa ogni giorno, andando poi di casa in casa a portare la Comunione a chi lo desiderava. Sua sorella Carmen gli confezion alcuni piccoli corporali per con servare il Santissimo in un portasigarette di metallo, che egli mise dentro a una fodera con la bandiera dellHonduras. E non di rado egli, senza svestirsi, passava la not te in preghiera con le Sacre Specie sul petto15. Una delle persone che vedeva con frequenza era Ramn del Portillo, il padre di lvaro, gravemente am malato. La famiglia di costui era dispersa: alcuni si tro vavano nella zona nazionale. La madre, messicana di nascita, a Madrid era riuscita a trovare ospitalit con il marito in un appartamento di propriet dellAmbascia ta del Messico. Era una donna di grande rettitudine, che attendeva la morte del marito insieme ai due figli picco li, Teresa e Carlos, i bambini che andavano al Consola to dellHonduras a ritirare le lettere del Padre per Isido ro. Non ci si poteva fidare di tutti i rifugiati; per evitare una delazione, non appena don Josemara arrivava nel lappartamento, i bambini gridavano in modo da farsi sentire: C il dottore! C il dottore!. I piccoli stava no al gioco; ma n loro n lvaro erano consapevoli della gravit della malattia. Inoltre, privo comera di documenti, lvaro non poteva arrischiarsi a uscire dal Consolato16. In quei giorni Albareda raccont al Padre che un suo conoscente, Daz-Ambrona, era rifugiato nellAmbasciata di Cuba e che sua moglie aveva dato alla luce una bimba nel Sanatorio Riesgo, allora sotto la protezione
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dellAmbasciata inglese. I coniugi cercavano un sacer dote per far battezzare la figlia. Albareda li avvis che il Padre era disponibile e il battesimo fu fissato per le sette pomeridiane di un certo giorno; sembrava inutile racco mandare di mantenere la massima discrezione. Ma don Josemara seppe che i genitori, felici per la circostanza, avevano invitato anche altre persone oltre ai padrini, di mentichi della situazione di clandestinit. Decise allora di arrivare due ore prima del previsto, battezz la neo nata e si allontan, nonostante i genitori cercassero di trattenerlo per il festeggiamento familiare17. L8 settembre Jos Maria Albareda chiese lammissio ne allOpera18. Con alcuni suoi amici, con Toms Alvira e con altri conoscenti che riusc a localizzare a Madrid, don Josemara si propose di dare un corso di ritiro spiri tuale, come quelli della Residenza di via Ferraz; anche se non avevano oratorio, n terrazza sulla quale passeg giare nei momenti liberi, n sicurezza di non incappare in una retata della polizia. In una lettera del 10 settem bre il Padre raccontava a quelli di Valencia gli eventi della prima settimana fuori dal Consolato:
Madrid, 10 settembre 1937. Prendo la penna di malavoglia. E non per mancanza di desiderio, ma per le mille piccole cose che mi mettono di pessimo umore quando non riesco a dimenticarle, lvaro, povero ragazzo, sta passando momenti molto amari, perch suo padre, rimasto a Madrid con la mo glie (la madre di lvaro) e i due piccoli (di nove e undici anni) per stare insieme, mentre il resto della famiglia se n andata dalla Spagna, suo padre, dicevo, malato gravemente di una tubercolosi alla laringe. Vi potete im maginare la situazione. La mamma di lvaro molto coraggiosa, ma non possibile che la povera signora si privi della compagnia di suo figlio, in queste circostanze. Vedremo come si potr risolvere. Ricardo e Josemara vivono in una cameretta con terraz za, che hanno preso in affitto, a poco prezzo, nel quar138

tiere di Salamanca. Josemaria pranza con la nonna; e Ri cardo con mio figlio Jos Maria Albareda. Pranza? O cena? Chiss se si pu dire cos... Vi mando un ritratto di mio fratello, autentico, cos com ora: mostra, a quanto dicono, la sua espressione naturale. In questi giorni, il pazzo pretende di fare delle conferen ze, come quelle che faceva a casa sua, passeggiando sul terrazzo. Assicura che avr un uditorio dai sette ai nove professori universitari. Nientemeno! Da parte mia, gli auguro di rifarlo, anzi, di trifarlo. 10 esco abbastanza spesso e faccio cose che mi piaccio no. Essendo attaccato alla tradizione, mantengo le mie classiche abitudini: acqua, vino e pane a pi non posso. Inoltre - un privilegio di noi vecchi - ascolto confiden ze e do consigli, prudenti per il peso degli anni, a tutta la nidiata, e persino a quelli che non sono bambini. Le mie gambe? Per ora non ho reumatismi, ma non so quanto resisteranno. 11 giorno 8 venuto a trovarmi Jos Maria Albareda per chiedermi di entrare nella nostra casa: poich un fidan zato a modo, uomo serio e di sicuro avvenire, ho accon disceso. Ditelo alla signora Maria, perch si interessi a queste vicende amorose. Molto grato per i vostri ripetuti doni, che ci risolvono il conflitto gastronomico di mezzogiorno. Ma il nonno non vuole che facciate sacrifici economici. Di sicuro ave te fatto pi di quanto potevate. E non voglio. Non vo glio assolutamente che vi priviate di qualcosa per noi. chiaro? Rafa! Che cosa sapete di lui? Con che gioia lo abbracciai e che pena per la sua partenza! Ditemi qualcosa. Lola non mi dice nulla. Sono disposto ad andare a tro varli, accompagnato dal signor Emanuele. Resto in atte sa. Sono preoccupato per Alvaro. Scrivetemi molto. Ricevete tutti e tre (e gli altri non an cora nati?) un forte abbraccio dal vostro nonno Mariano Mio fratello dice che vi ricordiate dei suoi esercizi19.
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2. Quel pazzo che hanno assassinato A quel tempo, nonostante la signora Dolores avesse va ticinato che i gravi disordini nazionali sarebbero finiti il 25 luglio, festa di san Giacomo Patrono di Spagna, era gi trascorso un anno di guerra. Durante lestate del 1937 le truppe nazionali avevano occupato la costa cantabrica e, una volta conquistata Santander, sloggiato le forze repubblicane dalle Asturie, inglobando nella loro zona tutta la parte nord della penisola. Il governo di Negrn perdeva la propria superiorit di forze in campo, per cui, bilanciandosi il numero dei combattenti, la guerra prometteva di durare a lungo. Solo gli ottimisti continuavano a ritenere che la fine fosse vicina. Il Fondatore passava mentalmente in rassegna gli eventi degli ultimi mesi. Era ben nota la fame che atta nagliava con sempre maggior forza la popolazione di Madrid. Che cosa non avevano subito i suoi figli nelle prigioni! In quella di SantAntonio erano stati detenuti per alcuni mesi lvaro e Chiqui. A volte i miliziani, con feroce sadismo, avevano dato loro da mangiare persino escrementi umani20. Dopo aver superato mille traversie, Chiqui si trovava di nuovo a Madrid agli inizi del set tembre 1937, abbronzato e di ottimo aspetto, a godersi alcuni giorni di licenza militare. Chiqui sta stupenda mente - scrisse Isidoro in tono esultante - ed persino ingrassato, perch un accaparratore: mangia in caser ma e poi va a casa sua a ripetere lesercizio; non vuole che nessuno approfitti della sua porzione di rancio21. Il Padre poteva ringraziare il Signore per esser riuscito a localizzare tutti i suoi figli della zona repubblicana. Aveva anche buone notizie di Ricardo, gi passato ai nazionali. Nessuno seppe fino a qualche tempo dopo che Ricardo era scampato miracolosamente, attraver sando di notte due fronti, proprio alcuni giorni prima che arrivasse da Madrid lordine di imprigionarlo come fascista22.
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E lelenco dei morti, degli assenti o degli assassinati? Era cosa rara che una famiglia non avesse avuto qualche disgrazia. Cos accadeva anche tra i membri dellOpera. Pepe Isasa era caduto al fronte. Manolo aveva perso due fratelli, uno in guerra e laltro assassinato. Il padre e un fratello di Albareda erano stati assassinati a Caspe allo scoppio della guerra...23. Tra le scomodit che comportava lo stare rinchiusi, a don Josemara riusciva particolarmente sgradevole la coabitazione con la sporcizia, anche se non gli mancaro no mai acqua, sapone e qualche prodotto per liberarsi, come diceva usando le parole di Santa Teresa, dalla gentaglia: cimici, pulci e pidocchi. Nel Consolato, per quanto i rifugiati si impegnassero, i pidocchi (pipis) si erano dimostrati restii a sloggiare volontariamente il territorio consolare. E se ci soffermiamo a considerare le condizioni del locale, che prima era servito da carbo naia, i veri intrusi erano i rifugiati. Santiago, vicino di materassino del Padre, quando questi intestava le lettere da Tegucigalpa, gli suggeriva di scrivere da Pipisjagua. Gli insetti erano padroni del campo: oltre alla gentaglia, ne abbondavano altri24. La camera che il Padre divideva con Juan nella pen sione di via Ayala, con due materassi sul pavimento, era incomparabilmente superiore. Aveva il grande vantag gio di disporre di un bagno proprio, senza le fastidiose strozzature di orario n la lunga clientela mattutina del Consolato. E bench le mattine di fine estate si stessero rinfrescando, il sacerdote non tralasci mai il bagno in acqua fredda; e non lo faceva per capriccio, ma perch mancava la doccia. Come mortificazione, tali immersio ni non erano gradevoli n raccomandabili per un orga nismo denutrito25. Il suo corpo, messo a dura prova dal la fame e dal logoramento morale, era sul punto di ricadere nellesaurimento, nei reumatismi o di cedere al diabete, del quale cominciavano gi a manifestarsi alcu ni sintomi, come la frequente necessit di orinare. Pro

babilmente passarono sotto silenzio alcuni attacchi di febbre, poich in una lettera di quellestate 1937 si leg ge: Madrid stremata e si avverte molto il caldo. Para dosso: a volte ho freddo e mi devo avvolgere in una grande coperta finch non reagisco. Cose di stomaco, senza dubbio26. Allora di pranzo, don Josemaria passava dai suoi, in via Caracas. E molte volte, al pomeriggio, accompagna va la madre a fare una passeggiata. Cos la signora Dolo res fin per abituarsi al volto emaciato del figlio, che non aveva riconosciuto alcune settimane prima quando era andata a fargli visita al Consolato. Sofferenze e privazio ni avevano lasciato traccia nei madrileni e anche nella si gnora Dolores, i cui capelli si erano ingrigiti. Il figlio ve deva nel volto della madre un sereno velo di afflizione che gli ricordava la Madonna Addolorata che aveva comprato in Plaza del ngel. Madre e figlio potevano parlare ora senza timore delle angosce e dei pericoli del passato. Nella mente del sacerdote sfilavano i ricordi. Quel passato, cos carico di eventi per entrambi, risa liva solo al 20 luglio 1936, quando don Josemaria era arrivato a casa della madre vestito con una tuta e di na scosto dai vicini. Subito dopo erano cominciati gli assal ti a chiese e conventi e la caccia ai sacerdoti. Non ci si poteva fidare dei vicini, perch tra la servit cerano pa recchie donne comuniste; e secondo quanto riferito dal fratello Santiago, qualcuno della casa aveva detto che nel nostro appartamento si era rifugiato un sacerdote e che lo si doveva uccidere27. Come sappiamo, don Josemaria era dovuto fuggire precipitosamente pochi giorni dopo, alla notizia di unimminente perquisizione, alla quale ne seguirono poi altre. Nellappartamento sottostante a quello della si gnora Dolores viveva un militare in pensione che si chiamava Paniagua, il quale aveva un figlio cadetto, sfuggito per miracolo allassalto alla caserma de la Montana, e un altro figlio falangista; durante una incur
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sione, i miliziani avevano imprigionato diverse persone della famiglia. Ma da quella volta, incredibilmente, non erano pi entrati in casa degli Escriv n avevano fatto verifiche, bench la figura del sacerdote, inconfondibi le perch portava sempre la tonaca, fosse molto nota nel quartiere28. Juan Jimnez Vargas riferisce che pochi giorni dopo la fuga di don Josemara, gli Escriv assistettero a un tene broso evento: Un assassinio per strada, nelle prime ore della sera. Udirono un gran tramestio e, supponendo che fosse una delle pattuglie che facevano incursioni nelle ca se, guardarono dal balcone, naturalmente di soppiatto e attraverso gli spiragli delle persiane (...) Videro alcuni miliziani che rincorrevano un tale che non riusc a fuggi re e fu ucciso; il suo cadavere rimase sulla strada29. Non erano rari questi assassinii per strada. Due mesi dopo questo fatto, nellottobre 1936, le sorelle di don Norberto, il sacerdote del Patronato de Enfermos, si presentarono nellappartamento di via Doctor Crceles: Ricevemmo - racconta Santiago Escriv - la visita di due sorelle di un sacerdote amico di Josemara, don Norberto, al quale ho gi accennato. Vennero per chie derci del denaro che, secondo loro, dovevamo al fratel lo. Poich non era vero, la conversazione stava diven tando tesa, a tal punto che arrivarono a dire a mia madre - ignoro come se lo fossero inventato - che ave vano visto Josemara morto, impiccato a un albero, in strada. Allora non riuscii a trattenermi, dissi ci che pensavo di loro e le cacciai fuori30. Anche concedendo un certo margine di fantasia a quelle brave donne, la portata della notizia e la truculenza dei dettagli difficilmente si accordavano con una bugia; le chiacchiere delle sorelle di don Norberto non erano pura invenzione: su questo punto erano meglio informate del fratello di don Josemara. Se non proprio loro, altri vicini avevano visto il cadavere e udito i mili ziani vantarsi di aver impiccato un prete. Una notizia di

questo rilievo non pot fare a meno di diffondersi per il quartiere, tanto pi che il corpo era rimasto esposto agli sguardi di tutti i passanti. E probabile che Carmen e la madre restassero qualche giorno nellangoscia dellincertezza, poich in quei gior ni Josemara si era rifugiato in via Sagasta e spesso pas savano alcuni giorni senza che giungessero notizie sue. La cosa pi verosimile, tuttavia, che alla signora Dolo res la notizia della morte violenta del figlio fosse giunta da qualche vicino e che madre e figlia lavessero nasco sta a Santiago. Il quale, naturalmente, ritenne una fan donia la storia delle sorelle di don Norberto, poich in ottobre don Josemara si era rifugiato, sano e salvo, nel la casa di cura del dottor Suils31. Lultimo a sapere di essere stato assassinato fu pro prio la vittima in questione, che il 18 settembre scriveva ai suoi figli di Valencia, senza poter dire loro con certez za se era stato... fucilato o impiccato:
Una notizia in ritardo: a me in persona hanno detto di verse volte che mio fratello Josemara lavevano trovato impiccato a un albero; alla Moncloa, secondo alcuni; se condo altri, in via Ferraz. C chi ha identificato il cadave re. Unaltra versione della sua morte: lhanno fucilato32.

Come possibile che nelle 170 lettere scritte dal Con solato non si parli mai di questa notizia in ritardo? La risposta molto semplice. Fino ad allora don Jose mara non aveva mai potuto avere una lunga e tranquil la conversazione con sua madre. Fu senza dubbio la si gnora Dolores che lo mise al corrente delle diverse versioni che correvano sulla sua presunta morte. Non infatti un argomento che possa saltare fuori casualmen te e capricciosamente dalla memoria di quel sacerdote; in quei giorni del settembre 1937 era una notizia di sor prendente attualit, che ritornava in vari paragrafi della lettera a quelli di Valencia:
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Immaginate la faccia del nonno, davanti a simili notizie. Sarebbe veramente da invidiare, per un pazzo come mio fratello, una fine del genere con laggiunta della fossa co mune. Che cosa avrebbe potuto desiderare di meglio, il poveraccio, che era gi moribondo nella camera lussuosa di una dispendiosa casa di cura! No, mi correggo: questa maniera di morire (normale, senza rumore n spettaco lo), come un vile borghese, si accorda meglio con la sua vita, la sua opera e il suo cammino. Morire cos - ah, si gnor Emanuele -... ma pazzo, di mal dAmore.

Questultimo pensiero - la contrapposizione tra una morte violenta e spettacolare, in mezzo alla strada, e la morte silenziosa in un letto, come stava per accadergli nella casa di cura del Dott. Suils - lo avrebbe poi raccol to in Cammino, definendo pi eroico, rispetto a una morte spettacolare, morire senza farsi notare, in un buon letto, come un borghese..., ma di mal dAmore33. E in un altro punto della stessa lettera, dedicato a sol levare lo spirito di una persona ancora sotto leffetto del dolore per la morte del padre, riprese largomento della notizia in ritardo: Io - ridi pure! - non penso di mo rire, ma di defilarmi, proprio cos, defilarmi34. Fra gli scritti posteriori del Fondatore c un altro ri ferimento a questo evento, in una lettera del 1943, indi rizzata ai membri dellOpus Dei:
N prima n dopo il 1936 sono mai intervenuto, diret tamente o indirettamente, in politica: se mi sono dovuto nascondere, incalzato come un criminale, stato solo perch confessavo la fede, anche se il Signore non mi ha ritenuto degno della palma del martirio; in una di queste occasioni, davanti alla casa in cui abitavamo, impiccaro no una persona che era stata scambiata per me35.

Non si seppe mai lidentit della vittima. Quel mor to, tuttavia, ebbe un trattamento migliore del milite ignoto. Non ebbe una tomba, ma ripos nella gratitu
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dine del Fondatore e ci fu sempre per lui una fiamma accesa nella sua memoria. Mi consta - testimonia Ja vier Echevarra - che preg tutta la vita per questa per sona, chiedendo anche perdono al Signore per coloro che lavevano assassinata36. Quel sacerdote si rese conto, ancora una volta, che la sua vita era in prestito e che il Signore aveva sbaragliato la furia dei suoi persecutori, consentendo cos una certa tranquillit a quelli della sua famiglia.

3. Il signor Emanuele ne sa pi di noi Don Josemara, che nellultimo anno era passato di rifu gio in rifugio, sentiva ora la gioiosa premura di mettere in pratica i propri desideri di aiutare le anime; come un atleta al quale le circostanze per lungo tempo non han no permesso di allenarsi. Il progetto di recarsi a Daimiel con unauto diplomatica, per far visita a Miguel Fisac e a sua sorella Lola e portare loro il Santissimo Sacramen to, non si pot realizzare. Gli dispiacque davvero molto e si pu credere che sia dispiaciuto anche ai rifugiati nel Consolato. Dovette sorgere qualche difficolt insupera bile, probabilmente in relazione ai permessi di approvvi gionamento, perch il 19 settembre scrisse a Daimiel: Carissima Lola: pazienza. Il signor Emanuele ne sa pi di noi. Peccato per il viaggio sfumato!37. Invece il suo proposito di dare un ritiro spirituale a giovani studenti e professori and in porto. Tennero la prima meditazione il 20 o il 21 settembre. Vi assistette ro Isidoro Zorzano, Jos Maria Albareda, Juan Jimnez Vargas, Manolo Sainz de los Terreros, Toms Alvira e un altro amico, ngel Hoyos. Le riunioni di un gruppo di giovani, tutti uomini, avvenissero in una casa o per strada, rischiavano per forza di attirare lattenzione al trui, per esempio dei portinai incaricati dei controlli nel le case. Per questo il Padre, nei tre giorni di durata degli
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esercizi spirituali, fece le meditazioni in orari e in luoghi diversi. Alcune volte utilizz la casa di Isidoro, altre vol te quella della signora Dolores in via Caracas, o le pen sioni di Alvira e Albareda, i cui proprietari erano perso ne di fiducia. Il sacerdote la mattina dava mezzora di meditazione, alcuni punti per lesame di coscienza e qualche indicazione; poi se ne andava. I partecipanti uscivano a intervalli irregolari e se ne stavano per strada o al parco del Retiro, per continuare le loro riflessioni passeggiando oppure per concentrarsi nella recita del rosario. Il pomeriggio, allora e nel luogo concordati in precedenza, avevano unaltra meditazione. Lultimo giorno il Padre celebr la Messa nella pen sione dove abitava Toms Alvira, al primo piano di via General Pardinas 2838. La padrona, la signora Matilde Velasco, aveva preparato con gran cura un tavolo, ma quando il sacerdote, in borghese e senza alcun paramen to, cominci a celebrare la Messa, ella non vi pot assi stere. Aveva il compito di controllare, dal vestibolo, co loro che passavano per le scale, per evitare sgradevoli interruzioni39. Nonostante non avesse potuto assistere alla Messa, la padrona, durante la prima colazione di quanti vi avevano partecipato, not qualcosa di singola re nella conversazione e nelle maniere del sacerdote. La impression anche il sorprendente e silenzioso gesto del Padre che, mortificando la fame, accarezz unarancia e la lasci l, elegantemente dimenticata sul tavolo. Quando sparecchi, la signora Matilde raccolse con ve nerazione larancia toccata da quel sacerdote. Arancia - testimonia Juan Jimnez Vargas - che quarantanni dopo quella famiglia ancora conserva40. Negli ultimi mesi in cui era rimasto rinchiuso nel Consolato il Padre aveva mantenuto i contatti con le sue figlie attraverso Isidoro. Questi si era incontrato diverse volte con Hermgenes Garda, consigliando alle donne dellOpera, per incarico del Padre, di pregare, ma di non tentare di vederlo. Il tutto, per la precisione, allo scopo
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di evitare loro preoccupazioni. Ora, avendo una certa li bert di movimento, era disponibile per le sue figlie. Pertanto pens di ripetere con loro gli esercizi spirituali che aveva appena dato agli uomini41. Raccogliendo notizie sulle ragazze dellOpera, seppe che una di esse, Antonia Sierra, molto ammalata, si tro vava a Castelln, vicino a Valencia. Come era accaduto a suo tempo con Maria Ignacia, don Josemara la consi derava un vero tesoro; era tubercolotica dal 1933 e ora moribonda, unanima di espiazione. Per lettera chiese a quelli di Valencia di farle visita:
Eccovi lindirizzo di una povera mia nipote, malata e povera e straordinariamente buona, tesoro che il pazzo che stato assassinato sfrutta ormai da anni: Antonia Sierra. Sanatorio Hospital. Villafranca del Cid (Castel ln). Da tanto tempo passa da un ospedale allaltro. Se poteste farle visita ve ne sarei molto grato. Almeno fate le arrivare quindici pesetas, che Ignacio vi invia per po sta e, se possibile, qualcosa che una tubercolotica in fase avanzata possa mangiare. Sarei felice se poteste darle la consolazione di una vostra visita!42.

Quasi ogni giorno celebrava la Messa e predicava per un gruppo di persone. Spesso si trattava di comunit di religiose. Mentre erano stati migliaia i sacerdoti assassi nati durante la persecuzione, il numero di suore marti rizzate era inferiore a trecento43. Imprigionarle avrebbe creato problemi, poich tutte le prigioni del Paese erano stracolme. Perci, con la tacita connivenza del vicinato e della polizia, alcune comunit si erano rifugiate in ap partamenti e pensioni. Una volta che don Josemara si stava recando a far visita al suo amico Ale jandr Guzmn, un attimo prima di entrare nella casa fu acco stato da una donna che, presolo sottobraccio, lo allon tan da quel luogo, perch proprio in quel momento i miliziani stavano facendo una perquisizione nelledifi148

ci44. Era il numero 12 di via Hermosilla, dove alloggia va una comunit di religiose Riparatrici. Due o tre mo nache che non ci stavano per mancanza di spazio, tra cui la sorella di Alejandro, abitavano nellappartamento contiguo45. probabile che don Josemaria le abbia assi stite spiritualmente pi di una volta, perch un anno do po, una volta passato nella zona nazionale, incontr due di loro ad Avila; una lo riconobbe subito ed ebbe unesclamazione di sorpresa: Ma il diplomatico!. In effetti, don Josemaria aveva cercato di avere laspetto del diplomatico, con la bandierina sul bavero, la cravat ta ben annodata e una grande borsa con lo stemma dellHonduras, dentro la quale teneva un pezzo di pane du ro nel caso non fosse potuto ritornare a casa a mangiare46. Alcune congregazioni di monache, avendo assistito alle barbarie del terrorismo delle milizie, vivevano anco ra sotto lincubo della paura, con i nervi a fior di pelle. Tale era il caso di una comunit di Terziarie Cappuccine che nel 1936 prestavano la loro opera nella casa di cura Villa Luz, in via General Ora. Allinizio della guerra trovarono rifugio in una pensione, a spese di un carita tevole benefattore. Un anno dopo erano ancora l, con una vita conventuale piuttosto rilassata. Avevamo pau ra, tanta paura - confessa suor Ascensin Quiroga, una di loro - tanto che, per non mostrare la nostra condizio ne di religiose, ci vestivamo e ci truccavamo in modo da evitare delazioni. Io personalmente stavo esagerando a tal punto che, oltre a nascondere il mio stato, mi piace va farmi e credermi bella47. Vennero a conoscenza del lavoro di don Josemaria; lo fecero avvisare ed egli si rec alla pensione per dare loro sostegno interiore. Tenne loro una conversazione spiri tuale, una specie di predica. Erano tali le idee e le cose che ci disse - ricorda suor Ascensin - che ne fummo impressionate e formulammo sinceri desideri di donarci
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interamente a Cristo, come il giorno della nostra profes sione religiosa. Chiamando in causa se stesso, il sacerdote disse loro: Siamo tutti codardi, abbiamo paura di dare la vita per Iddio. Mi impression il suo modo di predicare continua suor Ascensin -: non era una predica, si trat tava dellorazione personale di un santo, fatta ad alta voce. Da quel giorno non cercarono pi di dissimulare la propria condizione e smisero di incipriarsi48. A eccezione di questi episodi, sappiamo poco del servi zio ministeriale di don Josemara in quel periodo. Alcune volte, quando andava a occuparsi di monache rifugiate, si fece accompagnare da Juan fin nelle vicinanze del luogo dove era diretto49. Altre persone, invece, andavano a far gli visita in via Ayala. In alcuni casi, nel suo incessante movimento per Madrid, il Signore gli fece trovare anime bisognose di aiuto. Cos per esempio accadde con una religiosa dispersa di cui, per grazia divina, egli penetr il pensiero e le occulte intenzioni; ed ella, contrita per la propria deviazione, consapevole dellintervento sopran naturale, chiese al sacerdote di confessarsi50.
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Nelle sue lettere dal Consolato il Padre aveva dovuto educare gli animi: talvolta raccomandando pazienza, al tre premendo per risolvere qualche questione, ma sem pre sollevando lo spirito dei suoi figli:
Coraggio e calma. Non perdere mai il controllo di se stessi, con laiuto del signor Emanuele: questo lo spiri to della nostra famiglia; cos abbiamo sempre gioia e pa ce. In questo mondo a tutto c rimedio, tranne che alla morte; e a volte il rimedio migliore di ci che non ri chiede alcun aggiustamento51.

La soluzione stava nellimportunare il signor Ema nuele, nel pregarlo con insistenza:
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Dato che fate visita al mio vecchio e carissimo sig n or Emanuele - aveva scritto a quelli di Valencia - vi prego di ricordargli tre questioni che ho gi trattato con lui: 1 ) il rientro nel nostro Paese del mio povero fratello paz zo, Josemara; 2) il buon esito del reclamo che stato presentato, trami te lAmbasciata, al Governo della Repubblica spagnola; 3 ) che ispiri la nonna affinch, se fosse necessario, sia di sposta a un certo sacrificio per il bene di tutta la fami glia52.

A parte la signora Dolores, sempre ben disposta al sa crificio, tutto il resto era andato male. Nulla era andato a buon fine. Sia riuscire ad abbandonare Madrid sia il famoso reclamo erano stati come la storia della buona pipa, cio la storia infinita. Perch Dio faceva il sordo? Il signor Emanuele non sapeva forse quanto se la stava no passando male? Cos scriveva a quelli di Valencia il 25 luglio 1937:
Oggi, festa di san Giacomo, esattamente un anno da quando ho dovuto abbandonare la mia casa. Tuttavia so no contento. Emanuele sa molto bene ci che ha tra le mani e spero che le nostre cose di famiglia si sistemino prima, pi e meglio di quanto possiamo sognare. chiaro che da parte nostra dobbiamo usare i mezzi opportuni53.

Si davano da fare e si sentivano tranquilli, ma le cose che intraprendevano fallivano dalla sera alla mattina. Cos scrisse il 25 agosto, mentre era ancora al Consola to, dopo che era svanito il piano di andare a vivere con la madre, grazie a un certificato di malattia steso dal Dottor Suils:
Tutti i progetti di tornare alla sua attivit professionale sono stati frustrati, nonostante il certificato rilasciato dal Dott. Suils? Bene, e con ci? Essendo aragonese, in siste con pertinacia e continua a non darsi per vinto (...).
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Fiducia. Grazie al signor Emanuele, non possiamo mai dubitare del rapido successo degli affari della nostra fa miglia. naturale che ci siano inconvenienti; ma gli uo mini si rafforzano davanti agli ostacoli. Forza! D. e au dacia! Non cos? Quindi, stiamo sicuri in ogni momento che il successo arriver54.

Non bisognava solo respingere le preoccupazioni, ma anche sostenere la fede, lottimismo e la speranza, con lantico motto dellAccademia DYA, perch il signor Emanuele ne sa pi di noi, dice sempre mio fratello, il pazzo55. Il signor Emanuele ne sa pi di noi era, in effetti, lespressione favorita del Fondatore nella corri spondenza dal Consolato. Con una simile fede e una ta le ostinazione, potevano naufragare progetti e cadere fulmini; il sacerdote manteneva imperterrito la sua con vinzione: Il signor Emanuele ne sa pi di noi. Qualsiasi cosa accada, tutto per il bene56, perch tutto viene dalle mani di Dio, nostro Padre. Quel sacerdote aveva un principio ben chiaro: guar dare tutto con occhi di fede. Da ci provenivano la sua docilit alle ispirazioni dallalto e la sua completa dedi zione allimpresa divina di fare lOpera. Per controparti ta, aveva anche un punto debole: gli sinteneriva il cuore e portava fino alle conseguenze estreme il rispetto per la libert e per i diritti del prossimo.
Io... non dico niente - scriveva ai suoi figli di Madrid Ho labitudine di tacere e di dire quasi sempre: Be ne, o molto bene. Nessuno potr dire in verit, alla fine della giornata, di aver fatto una cosa o laltra, non dico per un ordine, ma neppure per un suggerimento del nonno. Quando penso di dover parlare, mi limito a esporre in termini chiari e definiti i dati di ciascun pro blema; anche se la vedo chiara, non do n dar mai la soluzione concreta. Ho unaltra strada per influenzare dolcemente ed efficacemente la volont dei miei figli e nipoti: prendermi il disturbo di importunare il mio vec
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chio Amico, il signor Emanuele. Magari io non perda mai la bussola e sappia lasciar fare ai miei con la massi ma libert... finch verr il momento di tirare la corda! E arriver. Naturalmente, ormai mi conoscete, nono stante la debolezza del mio cuore, non sar mai capace di sacrificare la vita, neppure un minuto della vita di Tanto che star sempre zitto (ne parler col signor Emanuele) anche se le decisioni dei miei figli mi sem brassero un vero disastro57.

qualcuno, per mia comodit o per mia consolazione.

scontato che, anche in quelle difficili circostanze, il Fondatore doveva fare lOpera. Ma era opportuno passa re alla zona nazionale per riunire i membri dellOpera che vi si trovavano e continuare senza intoppi il lavoro apo stolico? Non volendo imporre il proprio criterio, si consi gli con i suoi figli, i quali insistettero sul fatto che il Pa dre doveva passare dallaltra parte. La decisione, evidentemente, spettava a lui e fu oggetto di molta pre ghiera e di molte incertezze. Spiega mons. lvaro del Por tillo: Lo addolorava lidea di lasciare in una situazione precaria, nella zona rossa, alcuni suoi figli e figlie. Inoltre a Madrid sarebbero rimasti anche la madre e i fratelli. Il Fondatore dellOpus Dei rimase in dubbio per molto tempo: a volte vedeva chiaro di dover fuggire; altre volte gli sembrava che fosse suo obbligo fermarsi e affrontare il martirio, se fosse stato necessario. Alla fine, dopo molta preghiera, prese la decisione di andarsene58. Come si visto, i suoi tentativi, che non furono pochi, fallirono. Si muoveva liberamente per Madrid, ma senza avere una soluzione per uscire dalla zona rossa:
Piccoletti miei! - scrisse a Valencia il 18 settembre -. Il nonno ha molta voglia di abbracciarvi, ma poi gli capita sempre qualche intoppo. Andr bene cos. Comunque, chiss, non dispero di realizzare presto i miei desideri. In fin dei conti... il signor Emanuele ne sa pi di noi59.
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Il fatto che la sua situazione era migliorata. Fra sta re rinchiuso nella gabbia dei grilli del Consolato e ri cevere la carezza del sole di Madrid passava una bella differenza. Nella stessa epoca, lanno prima, era privo di documenti in una capitale sottoposta a ispezioni e controlli, in un momento in cui larresto equivaleva, nel migliore dei casi, a finire in prigione; e laggravante di essere un prete era un invito ad assassinarlo. Ora eserci tava il suo ministero, seppure con cautela e pericolo. Don Josemara era riuscito a mettere insieme una col lezione di documenti di contenuto vario, bench nessu no fosse sicuramente affidabile. Il pi vecchio era una tesserina del Comitato-Delegazione del Partito Nazio nalista Basco di Madrid, datato 23 dicembre 1936, per la sua libera circolazione, essendo persona gradita al Regime60. Conservava anche un certificato redatto, a titolo per sonale, da un Avvocato Procuratore del Tribunale di Madrid, datato 15 marzo 1937. Lavvocato in questione era Juan Jos Esteban Romero, gi compagno di don Jo semara alla scuola degli Scolopi di Barbastro, il quale certificava che Jos Maria Escriv Albs, qui residente, di 35 anni det, presta servizio in questo ufficio duran te lorario di lavoro61. Non era superflua lapparente ripetizione inerente agli orari di lavoro, trattandosi di un certificato di lavoro. vero che nella Madrid del 1937, in cui erano state gi date severe disposizioni uffi ciali affinch coloro che non avevano un lavoro fisso sloggiassero dalla capitale, nessuno sarebbe andato molto lontano con un certificato di quel genere. E nes suno si sarebbe preso neppure il disturbo di verificarne la veridicit, perch nellestate del 1937 le autorit com petenti avevano gi decretato che i certificati di prati cante di studio legale non avevano alcuna validit62. Aveva anche il certificato medico del Dott. Suils, data to 14 marzo 1937, datogli quando aveva lasciato il sana torio. Del paziente si diceva che allo stato attuale non
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completamente guarito, per cui gli viene proibito ogni genere di lavoro, preoccupazioni, viaggi e qualsiasi altro tipo di attivit63. Il Dott. Suils sembrava chiedere solo che lo lasciassero in pace. Ma il rischio che correva il pa ziente se avesse esibito il certificato era che lo trasferisse ro dalla capitale a un manicomio del Levante felice. Quanto allaltro certificato medico, anchesso del Dott. Suils, del 22 agosto 1937, in cui si affermava che da sei anni soffriva di una psicosi endogena che lo col pisce a periodi, sarebbe stato utile o dannoso a secon da dellinterpretazione delleventuale interlocutore64. In questo mucchio di documenti si distingueva, so prattutto, il fiammante e coraggioso certificato di Inten dente della Cancelleria del Consolato Generale della Repubblica dellHonduras - America Centrale, nel quale si richiedeva a favore dellinteressato di facilitar gli la circolazione per il disimpegno delle sue funzio ni65. Non era una nomina in piena regola, ma il docu mento, di per s, ispirava rispetto. Non gli mancava neppure limprescindibile sponda ri voluzionaria. Aveva una tessera della Confederazione Nazionale del Lavoro (C.N.T.) a nome di Jos Escrib Albs; numero di matricola 522; data di iscrizione: 9VI-1937, con il timbro del Sindacato Unico dei Funzio nari di Tribunale, Avvocati e Funzionari in Generale. Nel Foglio annuale delle quote mensili figurano paga te le quote dei mesi di giugno, luglio, agosto e settem bre, in ragione di 2 pesetas e 25 centesimi al mese. La Carta Confederale - 1937 che accompagna la tessera la numero 90893066. La famiglia Escriv, a eccezione della signora Dolores, a un certo punto sarebbe stata tutta provvista - chi la vrebbe mai detto - di documenti del sindacato anarchico della C.N.T. Costretti dalle circostanze storiche, molti buoni cristiani si erano visti obbligati, per il semplice fat to di essere residenti nella zona repubblicana, ad arruo larsi nellesercito popolare, accanto a coloro che si pro
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clamavano nemici della Chiesa67. Accadeva anche il con trario68. Vale qui la storiella che una volta don Josemaria raccont ai suoi. Giunse una volta a Saragozza un conta dino e and a visitare la cattedrale. Alcuni buontemponi gli dissero che il pavimento era fatto a scacchiera, con grandi lastre di marmo bianche e nere, e che stesse molto attento a dove metteva i piedi, curando di non calpestare quelle bianche, perch i guardiani della cattedrale aveva no ordine di prendere a bastonate chi lo avesse fatto. Il contadino saltava come un passero da una lastra nera al laltra. Credendolo matto, i guardiani si avvicinarono per convincerlo ad andarsene. Ma quello rispose loro in tono arrogante: la verit che vi d fastidio che sia riu scito a stare sul nero!69. Laneddoto si potrebbe applicare a met della Spagna. Alcuni caddero sul bianco e altri sul nero, spesso indi pendentemente dalle loro idee. Alcuni ebbero il vento a favore e altri contro, a seconda delle loro preferenze po litiche. Comunque tutti dovettero adattarsi, ciascuno nel luogo dove lo aveva sorpreso la guerra, la quale riu sc a dividere molte famiglie e separ i genitori dai figli. Nella primavera del 1937, nelle retrovie repubblicane si scaten una guerra intestina tra le diverse forze rivo luzionarie. La C.N.T. ne usc sconfitta e fu oggetto di uninsidiosa persecuzione da parte degli stalinisti. Fu al lora che, volendo emulare i sindacati socialisti e comu nisti, gli anarchici aprirono le loro file a nuovi adepti, senza curarsi della loro ideologia n della loro prove nienza. Circostanza di cui approfittarono tutti coloro che poterono, e fra essi gli Escriv; aderirono alla C.N.T., che era lunico modo per potersi muovere nella Madrid rossa70. Un giorno infatti si presentarono in via Caracas alcu ni miliziani socialisti a chiedere i documenti di lavoro. Carmen e la signora Dolores non li avevano (lordine di lasciare Madrid per coloro che non potevano dimostra re di avere un lavoro erano vigenti dal gennaio 1937);
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perci dissero loro di prepararsi, perch sarebbero ritor nati dopo qualche giorno a prenderle per trasferirle a Valencia71. Isidoro, saputo dellurgenza del caso, and a trovare Jos Maria Albareda che, assieme a Toms Alvi ra, conosceva persone che lavoravano al Sindacato Inse gnanti della C.N.T., in piazza Coln, nella Casa dellOrologio. La maggior parte dei professori e del personale delle Scuole Normali apparteneva al Sindacato sociali sta della U.G.T., mentre quelli della C.N.T. avevano scarsi aderenti e quindi scarso potere in questo settore. Questa fu la ragione per cui un buon numero di religio si e religiose approfittarono delle circostanze per iscri versi, agli inizi del 1937, alla C.N.T. e ottenere un posto di lavoro. In seguito ci fu unepurazione e alcuni finiro no in carcere72. Jos Maria Albareda, che era professore allistituto Velzquez di Madrid, si offr di risolvere la faccenda del permesso di lavoro di Carmen presso il Sindacato della C.N.T., poich Carmen aveva ottenuto alla Scuo la Normale di Logrono il titolo di Maestra. Tutto sem brava sistemato, ma si cre una grande confusione e lufficio fu chiuso. Carmen dovette tornare alcuni gior ni dopo, accompagnata da Isidoro, a ritirare il docu mento. Un funzionario di mezza et e dallaspetto bo nario, probabilmente un religioso in incognito, consegn a Carmen un certificato di dattilografa del sindacato, avvertendola con chiarezza che non le ve nisse in mente per nessun motivo di andarci sul serio. Evidentemente quella brava persona non lo diceva per caso. Finalmente - scrisse Isidoro in giugno - si ri solta la faccenda del certificato di lavoro di Carmen: questo pomeriggio lho accompagnata al sindacato e ce lhanno dato, dopo che era rimasto bloccato perch il segretario era fuggito nellaltra zona con tutti i fon di. Oggi corre voce che sia passato tuttintero anche il battaglione Spartacus, del quale si ricorder Ricar do73. Ricardo, cio Juan Jimnez Vargas, non poteva
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certo dimenticare il suo breve servizio come tenente medico della brigata Spartacus della C.N.T. sul fronte di Jarama; n la forza interiore che lo aveva trattenuto ogni volta che era stato sul punto di disertare e passare il fronte. Le voci sul tradimento della brigata Sparta cus facevano comunque parte della campagna bolsce vica per screditare politicamente la C.N.T., di estrazio ne anarchica. La signora Dolores decise di festeggiare il permesso di lavoro con una merenda in famiglia. La nonna ci ha invitati domenica a prendere il t; noi nipoti ci an dremo tutti, scrisse Isidoro74. Ora che la madre e la sorella sarebbero potute rimanere a Madrid grazie quel permesso, don Josemara sugger di procurare i documenti che permettessero a Santiago di uscire dal Consolato e di circolare liberamente per la capitale. Li si ottenne per limplacabile insistenza di don Jose mara, il quale, dalla stanzetta del Consolato dellHonduras, seguiva la faccenda. La cosa era difficilissima ma, iniziata nel mese di maggio, fu conclusa nella se conda met di luglio. N Carmen n la signora Dolores, per quanto potes sero immaginare, si rendevano davvero conto della re clusione in cui si trovava Santiago. Perci, mentre le pratiche erano in corso, il Fondatore manifest i propri timori a Isidoro: Ho un gran desiderio che il piccolo stia con la nonna. Mia madre non si rende conto di che cosa voglia dire stare qui75. Dapprima si cerc di ottenere una tessera di studente e di iscrivere il ragazzo al corso estivo di una scuola. A questo scopo era necessario presentare gli avalli politici di due persone, dotate di una tessera precedente alla ri voluzione, che garantissero che il cittadino in questione era favorevole al regime. Ma questi documenti venivano verificati dal Sindacato studentesco, dove ogni tentativo portava verso un pericoloso vicolo cieco76. Si dovette cambiare rotta. Il ragazzo fu iscritto alle le
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zioni del Soccorso Rosso Internazionale e una volta ot tenuta, senza inganni, una tessera della C.N.T. e pure un certificato del Dott. Suils, per chiudere la bocca al Co mitato che controllava la casa di via Caracas, Santiago pot andare a vivere con sua madre77. Il 27 luglio il Padre scriveva con gioia a Pedro Casciaro:
Ti ho detto che zio Santi vive, da alcuni giorni, con la nonna? Mi assicurano che non solo contento, ma addi rittura estasiato. Appartiene al S.R.I. (Soccorso Rosso Internazionale) e alla C.N.T. (Sindacato della Federazio ne Anarchica Iberica). Mi dicono che veste una tuta e che assiste alle lezioni che il Soccorso Rosso tiene in una accademia78.

La tessera della C.N.T. del 9 giugno 1937 e la Carta Confederale del Padre (n. 908930) a nome di Jos Escrib Albs furono ottenute, a quanto sembra, sen za particolare difficolt; forse presentando solamente i certificati di lavoro79. chiaro che a quel tempo una tessera di affiliato alla C.N.T. la cui sezione riservata alle quote iniziava nel giugno 1937, cio un anno do po la rivoluzione, certamente poteva creare molti so spetti. Fra i diversi piani per uscire dalla zona controllata dal Fronte Popolare, il pi diretto e meno compromet tente era quello per via diplomatica; ma Dio non lo aveva consentito. E neppure era riuscito a don Josemaria di procurarsi un passaporto argentino con il fal so certificato di nascita. A che cosa gli serviva, dunque, tutto il suo arsenale di documenti se non trovava una via di fuga? Sua madre e i suoi fratelli avevano risolto il problema, perch pensavano di restare a vivere a Ma drid. La sua intenzione, invece, era di uscire dalla capi tale; ma qualsiasi spostamento esigeva il relativo salvacondotto.
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4. La partenza da Madrid Era ormai vicina la fine di settembre quando Jos Maria Albareda ricevette una lettera da Barcellona. Albareda sapeva che qualcuno della sua famiglia era fuggito in Francia attraverso i Pirenei. La lettera era di un sacerdo te suo amico, don Pascual Gaiindo, che era riuscito a trovare la pista delle persone che lavrebbero aiutato a passare la frontiera e ora, con prudenza e con linguag gio in chiave, inviava linformazione a Madrid80. Fu comunicato al Padre e ci si mise a studiare la fatti bilit e i rischi di una simile avventura; ci si mise alacre mente a cercare di procurarsi salvacondotti per muoversi allinterno della zona repubblicana, e denaro. Ma pro prio ora che tutti erano concordi sul piano di evasione, cominciarono le incertezze del Padre. Un giorno accetta va di andare con Juan e Jos Maria Albareda a Barcello na, il giorno successivo si tirava indietro. Faceva resi stenza pensando ai membri dellOpera che sarebbero rimasti in una situazione precaria, e poi alla madre e ai fratelli, esposti ai pericoli della guerra, o alla grave ma lattia del padre di Alvaro, che poteva morire da un mo mento allaltro. Alla fine don Josemara accett di uscire da Madrid, accompagnato da tutti coloro che si sarebbe ro potuti procurare i documenti per il viaggio81. Grazie alla generosit di amici e persino di gente poco conosciuta, si riusc ad avere una buona provvista di de naro82. Per ottenere i salvacondotti era necessario pre sentare il documento di lavoro e un avallo politico. Ci si dovette allora arrabattare con le carte e ricorrere a per sonaggi pittoreschi, astuti e capaci di muoversi nella bu rocrazia83. Si fece tutto con premura per poter uscire quanto prima da Madrid: se possibile, nella prima setti mana di ottobre. Ma le previsioni non servivano a nulla. Era infatti questione di opportunit e non di organizza zione. Per ciascuno il problema dei soldi e dei documen ti si risolse come Dio volle.
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Il primo ottobre, vigilia del nono anniversario della fondazione dellOpus Dei, il Padre scriveva a quelli di Valencia: Domani la mia piccola compie nove anni: quanti ringraziamenti far per tutto il giorno! piccoli na, ma si vede che cresce robusta84. E annunciava loro la propria visita a Valencia, accompagnato da Juan, entro pochi giorni. Negli uffici del Sindacato Nazionale dei Servizi Pub blici della C.N.T., il compagno Jos Escrib ebbe un avallo politico per ottenere il salvacondotto di viaggio dalla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza. Vi era scritto: Madrid, 5 ottobre 1937. AllUfficio Passapor ti della Direzione Generale di Sicurezza. - Salute, com pagni. Vogliate autorizzare e concedere salvacondotto per recarsi a Barcellona e ritorno entro il termine di 30 giorni per risolvere questioni di famiglia al compagno di questa Sezione Avvocati Jose Escrib Albas, tesse ra n. 522. - Vostri e della Causa. - Per il Comitato - il Segretario Guillermo Zendn85. Risolvere questioni di famiglia era una delle poche ragioni veritiere nel lintrico di quei documenti che don Josemaria definiva pi falsi di Giuda86. A partire da quel momento i preparativi furono acce lerati e fu fissato per la partenza l8 ottobre. Juan sa rebbe andato due giorni prima a Valencia per preparare la sistemazione logistica di tutti. Nel frattempo, don Josemara fece numerose visite, dbbligo e urgenti, alle persone che assisteva: Diede gli ultimi sacramenti a Ramn del Portillo, con lintenso dolore di chi s'apeva che non avrebbe potuto assisterkr ntl momento della morte87. Riferendosi poi allaffaccendarsi di qruei gior ni, vigilia della partenza, nella lettera del 9 ottobre Isi doro scrisse che, sotto la spinta delle circostanze, tutto era stato molto precipitoso, ma bisognava approfitta re delloccasione Il 6 ottobre, di pomeriggio, Juan part da Madrid su un autocarro che trasportava damigiane di vino e che lo
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lasci a Tembleque. La capitale era allora una citt asse diata e le comunicazioni stradali e ferroviarie erano li mitate ad alcune zone. A Tembleque Juan prese il treno per Valencia e la mattina del 7 giunse a casa di Paco Bo tella. Fecero poi visita a Eugenio Sells, che abitava in via Eixarchs 16, nellappartamento di un collega della Facolt di Scienze; Eugenio offr la possibilit di ospita re il Padre89. Per Pedro Casciaro e Paco Botella le gior nate del 7 e 8 ottobre, passate in compagnia di Juan Jimnez Vargas, erano state straordinariamente anelate. Passarono ore a parlare90. Le notizie e i chiarimenti alle lettere del Padre e di Isidoro, ricevute da Madrid, copri vano tutto un anno di isolamento e di eventi straordina ri. Valencia era allora un brulichio di gente di fuori: fun zionari dello Stato, sudditi stranieri e immigrati da tutta la Spagna. Al contrario di Madrid era una citt di pas saggio, per cui lapparizione del gruppo che accompa gnava il Padre non sarebbe sembrata strana n avrebbe attirato lattenzione. Pedro era destinato alla Scuderia militare91, in una ca serma di Valencia; Paco a servizi ausiliari dellEsercito, con libert di movimento e con la possibilit di vivere in famiglia. La sera del 7, Juan se ne and con Pedro, parlando sempre di ci che era accaduto durante la re ciproca lontananza. Alle 11 arrivammo alla pensione di Pedro. Lui avrebbe voluto proseguire e parlare ancora; ma poco dopo aver recitato le Preci, io crollo e mi ad dormento, mentre lui fa lorazione mentale e recita una parte del rosario92. Non sapendo se da Madrid sarebbero arrivati in tre no o in macchina, i tre passarono la mattinata andando e tornando dalla stazione. Poi decisero di aspettare a ca sa di Paco. Erano le otto di sera quando suon il campa nello. Tra lemozione dellattesa e laspetto del Padre, ir riconoscibile e in borghese, Pedro e Paco provarono uno strano nervosismo, finch si trovarono tra le sue brac cia. Gli altri aspettavano in strada e li si distribu nel
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modo previsto: il Padre e Jos Maria Albareda in casa di Eugenio Sells; Manolo Sainz de los Terreros e Toms Alvira nella pensione di Pedro; e Juan in casa di Paco93. Cenarono tutti insieme nella Hospederia del Comercio, un ristorante nel quale si trovarono accanto ad alcuni poliziotti, ai quali laspetto di Pedro non ispir alcuna fiducia. Davanti allinevitabile sgomento di tutti i com mensali, costoro chiesero i documenti solo a Pedro, che era lunico ad averli perfettamente in regola94. La mattina successiva andarono tutti alla Messa in casa di Eugenio Sells. Il Padre, avendo saputo che il portinaio della casa era in realt un sacerdote e pensan do che avrebbe potuto aver bisogno del suo aiuto mini steriale, chiese che fosse avvisato. I due sacerdoti si con fessarono e si servirono reciprocamente la Messa95. Questo sacerdote che faceva il portinaio era conosciu to come Pepe. Era vivo per miracolo perch, mentre lo stavano portando in auto per sparargli un colpo in testa e buttarlo fuori, essendo responsabile dellimperdonabi le delitto di essere sacerdote, un comunista aveva con vinto i rivoluzionari a lasciarlo a lui, assicurando che lo avrebbe consegnato al Governo Militare. Il comunista, da poco militante e di buoni sentimenti, si era reso subi to conto delle intenzioni omicide dei suoi compagni e riusc poi a nasconderlo a Valencia come portinaio96. Per evitare sospetti da parte di poliziotti o di altri, il Padre chiese a Pedro e a Paco di dargli del tu, e di chia marlo Mariano. Ma, come era accaduto con Juan, riusc solo a ottenere che evitassero luso esplicito del lei. Il Padre approfitt di quella giornata per parlare loro a lungo di fedelt alla vocazione e di fiducia illimitata in Dio nostro Padre. Espose loro il suo ardente desiderio di recuperare la libert di movimento per poter svolgere il suo apostolato con tutti i giovani che erano passati per la Residenza di via Ferraz e che ora si trovavano nellal tra zona. Chiese loro anche la generosit di sacrificare progetti professionali, in vista del lavoro di apostolato
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che avrebbero dovuto fare non appena fosse finita la guerra97. E poich il treno per Barcellona partiva alle undici di sera, il Padre ebbe tempo di scrivere a Isidoro, passando per sotto silenzio i pericoli che avevano cor so durante il viaggio nei vari posti di controllo. A Puerto de Contreras i miliziani, in effetti, avevano chiesto lo ro i documenti, ginocchio a terra e puntando i fucili contro lauto98. giusto parlare qui dei discreti silenzi del Fondatore. Ma ancor pi della sua discrezione risalta lo spirito eroico che traspare dalle sue lettere, con lo sforzo di infondere ogni giorno ottimismo contro la stanchezza e la mediocrit, nonostante la disinvoltura delle espressio ni utilizzate. Le sue lettere a quelli di Valencia erano sta te per mesi non soltanto un mezzo per comunicare noti zie, ma anche una sorridente elemosina per risollevare lo spirito dei propri figli. vero che non era facile riu scire a divertire con battute e facezie; in molte occasioni doveva cercare di cavare sangue dalle rape e in altre, ec cezionalmente, la sua scorta di buon umore era talmen te esaurita da dover confessare il fallimento: (...) Vorrei mettercela tutta per scrivervi una battuta, ma... non mi viene: ho la gola secca99. Grazie a Dio, il 9 ottobre era in vena e cos scriveva a Ignacio, nome di battaglia di Isidoro: Carissimo Ignacio, siamo arrivati benissimo, alle otto di sera. Eravamo partiti alluna. Dopo Tarancn, ci sia mo fermati al primo paese, abbiamo mangiato il pro sciutto e la carne che avevano Jos Maria e Toms, i no stri biscotti e il torrone. Ah!, e pure pane di frumento (s: c pane di frumento), pi alcuni pomodori in insala ta che il nostro compagno di Saragozza ha fatto saltar fuori. Lungo la via abbiamo catturato due prede: una pernice, che venuta a sbattere contro la macchina at traversando la strada a bassa quota; e un cane che, pro mosso montone, oggi si saranno mangiato i ricchi ma drileni.
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Nipotini cari e fantastici (...). Ricorder tutti i miei pic coli e te, e cos pure Lola e i suoi figli, nelle mie chiac chierate col signor Emanuele, durante il viaggio. Vi abbraccia Mariano Sabato 9-X-37100.

Il treno per Barcellona partiva dunque alle ventitr. Pedro e Paco accomiatarono i partenti. Se fosse andata bene la prima spedizione, ne avrebbero organizzata una seconda per quanti erano rimasti a Madrid e a Va lencia. Nel momento in cui il treno stava partendo, ri cevettero la benedizione per il viaggio: il Padre, con la mano seminascosta sul petto, dove portava la scatolet ta metallica con il Santissimo (il famoso portasigarette con i corporali preparati da Carmen e la guaina con la bandiera dellHonduras), fece il segno della croce, men tre ripeteva con un leggero moto delle labbra: Beata Maria intercedente, bene ambuletis, et Dominus sit in itinere vestro et angeli eius comitentur vobiscum101. Quando lavrebbero rivisto? Pedro e Paco si fermarono sulla banchina, tristi. Tristi e allegri, e con limmagina zione sciolta. Dormii molto poco, quella notte, rac conta Paco102. Meno ancora dormirono i viaggiatori. I vagoni del treno erano uno spazio aperto, senza scompartimenti. E alla partenza da Valencia erano affollatissimi. I sedili di legno erano rotti e sudici. Nel corridoio centrale erano ammonticchiate persone disposte a dormire per terra, per la maggior parte miliziani che venivano dal fronte in licenza. Si udivano spesso bestemmie e parolacce. Il Pa dre pass la notte chiedendo perdono al Signore e, di fronte alla possibilit di un sacrilegio in caso di un con trollo, decise, di buon mattino, di consumare le Sacre Specie; si passarono lun con laltro il portasigarette nel gabinetto del vagone, per potersi comunicare tutti. Do menica 10 ottobre, poco prima di mezzogiorno, il treno
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arriv a Barcellona. Don Josemara sped subito poche righe a Isidoro per avvisarlo che erano arrivati103. Jos Maria Albareda and ad abitare in via Repubbli ca Argentina, 60, dove la vedova di Montagut aveva ac colto la madre di Jos Maria Albareda con i suoi due ni poti. Una delle figlie della vedova, perspicace e svelta, aveva messo un cartello sulla porta di casa, come se si trattasse di un appartamento sequestrato dagli anarchici della F.A.I. Al riparo di tale protezione se ne stavano tranquilli. Vi si era stabilito persino don Pascual Gaiin do, il sacerdote che aveva inviato a Madrid le informa zioni per passare in Francia. Il Padre, con il resto del gruppo, and allHotel Cen trale, in via Rambla de Estudios, 8. Nonostante la not tata trascorsa in treno senza dormire, dedicarono il po meriggio della domenica a passeggiare per la citt, per allenare i muscoli, nel caso fossero dovuti partire presto da Barcellona. Il giorno dopo don Josemara celebr la Messa per tut ti nella casa di via Repubblica Argentina. Poi la signora Pilar, madre di Jos Maria Albareda, diede loro gli ele menti per trovare gli intermediari per passare la frontie ra. Senza perdere tempo, seguirono le indicazioni ricevu te e giunsero in un locale alla Ronda de San Antonio, n. 84, dove servivano pasti e bevande. L chiesero, senza preamboli, di Mateo, che era poi la persona che stava al banco, un banco di marmo bianco come quello delle lat terie. Pi tardi seppero che luomo si chiamava Mateo Mollev Roca, anche se al momento lo ribattezzarono con il nomignolo di Mateo il lattaio. Era una persona di mezza et, flemmatica e che ispirava fiducia104. Dopo qualche schermaglia verbale per superare la dif fidenza, si accordarono di vedersi il giorno dopo. Mateo spieg allora che il contatto era un certo Vilar; lo avrebbero trovato il giorno dopo allangolo del bar Flo ra, nella Gran Via de las Gorts. Mercoled 13, allora convenuta, vi si rec Juan con un giornale tagliato a
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met, il segnale. Ma laltro non si fece vedere. proba bile che avesse gi trovato altri clienti. Secondo Mateo, il prezzo che Vilar riscuoteva per ogni persona era di mille pesetas105.

5. Bloccati a Barcellona Erano a Barcellona da tre giorni e lottimismo del Padre circa il passaggio in Francia andava crescendo, a giudi care dal tono delle notizie che inviava. Limpressione buona, scrisse per prima cosa a Isidoro domenica 10 ottobre. Sto migliorando, lentamente ma decisamen te, gli scriveva in una cartolina del 12 ottobre, facen dogli capire che il piano procedeva106. E mercoled 13, in una lunga lettera a Isidoro, dopo averlo informato che entro pochi giorni pensava di finire il viaggio, an che se pu allungarsi un po, esponeva il suo nuovo piano. Lidea del Padre era di organizzare una seconda spedizione con tutti i membri dellOpera che stavano a Madrid. A questo scopo dovevano avere i documenti in regola per riunirsi a Valencia, non appena avessero rice vuto istruzioni da Pedro Casciaro. Poi, prevedendo la sua prossima partenza da Barcellona, chiuse la lettera con queste caute righe, sicuro della propria partenza:
Forse andr via prima di ricevere una sua lettera. Pre gher una buona amica che riceva lei la risposta e me la faccia avere. Perci, non mi scriva allalbergo, ma allin dirizzo che le dar sotto. Saluti affettuosissimi e un abbraccio, con ricordi al si gnor Emanuele e a sua Madre. Mariano Spedisca la risposta a Cecilia Snchez via Repubblica Argentina, 60 - Barcellona Pu inserirvi unaltra busta aperta che dica: Si prega di consegnare a Mariano107.
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Limprevista decisione presa dal Padre quel mercoled, 13 ottobre, ebbe due conseguenze. Perch mentre scrive va questa lettera a Isidoro, designando Pedro Casciaro come coordinatore di una seconda spedizione, invi an che a Valencia un telegramma, invitando Pedro a passa re per Barcellona, allo scopo di esporgli nei dettagli il suo piano e affinch conoscesse personalmente Mateo e gli altri intermediari. Solo cos si spiega perch quel mercoled pomeriggio Pedro e Paco, allarmati dal tele gramma, pensarono che fosse desiderio del Padre che Pedro si aggiungesse senza tardare alla spedizione che stava per partire da Barcellona (il telegramma, com lo gico, era molto conciso). Pedro fece subito i preparativi. Si procur alcuni fogli della Direzione Generale della Scuderia militare e riemp un modulo per ottenere il fo glio di via e prendere la sera stessa il treno delle undici per Barcellona108. Quando Juan ritorn allHotel Centrale con la faccia lunga, laspetto stanco e il giornale tagliato a met sotto braccio, era in ritardo di tre ore. Raccont che linter mediario non era comparso. Lavversit fu solo appa rente, come si vedr. Quella spedizione di fuggitivi mol to probabilmente fin male. Quindi per il momento la partenza da Barcellona ve niva procrastinata. Poich non avevano molto denaro, pensarono di lasciare lalbergo e di andare in una pen sione sita al 371 della Gran Via Diagonal, dove erano al sicuro dai delatori109. In effetti, il 14 ottobre si tra sferirono tutti, tranne Albareda, nella pensione della si gnora Rafaela vedova Cornet, donna capace di trattare bene i suoi ospiti e al corrente della condizione sacer dotale di don Josemara. Lo stesso giorno giunse a Bar cellona Pedro Casciaro. Il Padre lo mise al corrente del la situazione e del piano di una seconda spedizione ed egli la sera stessa ritorn in treno a Valencia. Giunto in caserma fu premiato secondo i suoi meriti: sedici giorni di cella di rigore110.
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La lettera del Padre del giorno 13 caus un compren sibile fermento quando Isidoro trasmise agli altri mem bri dellOpera le indicazioni per riunirsi a Valencia con Pedro. Ma tutto si blocc allorch, alcuni giorni dopo, lo stesso Pedro fece giungere dalla sua cella (in realt, la caserma non aveva cella; era stata adattata una stanza apposta per lui) le informazioni giuste. Isidoro, nella lettera del 21 ottobre, cercando di cor reggere il malinteso sullimmediata riunione a Valencia, comunic a quelli di Madrid: Il nonno ha chiamato Pe rico perch andasse a Barcellona. Al suo ritorno a Va lencia scrive dicendo che entro 10 o 12 giorni saranno a casa di Jos Ramn; bisogna avere 30 anni e disporre di tre libri; per ora la cosa non fattibile, vedremo in se guito. Queste sono frasi del nonno ritrasmesse da radio-Pedro111. Quelli di Madrid erano quindi informati che, venuto a mancare lintermediario Vilar, gli altri ritardavano la partenza da Barcellona; che per andare a casa di Jos Ramn dovevano disporre di 3.000 pesetas a testa; e che non dovevano ancora lasciare Madrid. Jos Ramn Herrero Fontana era il pi giovane nellOpera. Linizio della guerra civile lo aveva colto nella zona nazionale. Sua madre e i fratelli erano rimasti a Madrid, in piazza Herradores, dove si era rifugiato anche don Josemaria. La casa di Jos Ramn indicava la libert e la zona nazionale. La docilit di Pedro che, di fronte a una necessit del lOpera, si era giocato il tutto per tutto impression il Padre, che ricominci a preoccuparsi, non per la sorte dei suoi figli, che sapeva nelle mani di Dio, ma per i ri schi ai quali si esponevano. Il Signore permise dunque che lo assalissero di nuovo i dubbi e che la sua anima fosse di nuovo turbata al pensiero di lasciare vigliacca mente abbandonati a Madrid coloro che pi avevano bisogno di lui. Era il 15 ottobre e si trovava da solo con Juan nella
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pensione; gli comunic la propria decisione irrevocabile di tornare a Madrid, mentre gli altri dovevano seguire il piano previsto, e se ne usc. Fu senza dubbio il peggior momento della mia vita - confessa Juan - e lo ricordo ancora come se fosse oggi112. Che cosa avrebbe detto agli altri quando sarebbero rientrati? Mezzora dopo il Padre fu di ritorno. Senza dubbio aveva visto chiaramente quale era la volont di Dio e che era suo dovere continuare limpresa, nonostante ostacoli e pericoli. Fu impressionante - continua Juan - lumilt con cui mi chiese perdono per il brutto mo mento che mi aveva fatto passare. Non raccontai agli al tri nulla di quanto era successo113. Grazie alle indicazioni della signora Pilar o di don Pa scual Gaiindo e alla propria determinazione, don Josemaria trov il recapito di Pou de Fox, il sacerdote do cente di Diritto Romano a Saragozza, suo fedele amico e consigliere. Lincontro con lui fu il balsamo di cui aveva bisogno, come scrisse a Isidoro alcuni giorni pi tardi:
Barcellona, 20 ottobre 1937 Mio buon amico, ho ricevuto il tuo scritto. Mi addolora la morte del signor Ramn, bench me la aspettassi: fa presente a questa famiglia tanto amata quanto partecipo della loro pena. Ci ricordiamo sempre di tutti. La nonna abbia cura di s e dei suoi piccoli. Presto vedremo Jos Ramn. Di a Lola che parlo abbastanza a lungo con Pou: sta be ne. Tarder un po a scrivervi di nuovo. Avete ricevuto lettere da Periquillo? Vi abbraccia affettuosamente Mariano114.

Nella pensione della signora Rafaela il Padre celebrava la Messa quasi ogni giorno; le altre volte lo faceva a casa della famiglia Albareda, alla presenza di altre persone. Poi portava con s il Santissimo, per comunicare coloro che non avevano potuto assistere alla Messa. Tali riunio ni clandestine non erano esenti da pericoli. La signora
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Rafaela, forse per indicazione del sacerdote, si fermava a vigilare in corridoio, nel caso suonassero alla porta115. Mentre attendevano notizie da Mateo il lattaio, don Josemara riempiva le ore libere con una crescente dedizione al suo ministero. Come a Madrid, anche a Barcellona esisteva una rete clandestina di ecclesiastici che si giocavano la vita amministrando i sacramenti ai fedeli116. Ma non sempre era facile stabilire contatto con essi. Un giorno Toms Alvira incontr per strada Gay Monzn, un amico di Saragozza, la cui madre, che viveva a Badalona, dal 1936 non aveva ancora trovato un sacerdote che la confessasse. Stabilita una data, don Josemara e Toms partirono per Badalona con Gay Monzn. Scesero dallautobus e, camminando vicino al mare, il sacerdote pregava ad alta voce Salve, Regina, Mater misericordiae... Al cadere della sera, la signora Pilar Monzn si acco miatava da Toms, sottolineando che il Padre le aveva detto cose per la sua vita spirituale che nessuno mai le aveva detto117. Toms aveva buone relazioni sociali. Poco dopo lar rivo a Barcellona lessero sulla stampa della nomina di Pascual Galbe Loshuertos a magistrato del Tribunale della Catalogna, in rappresentanza della Generalitat, cio della suprema autorit catalana. Pascual era stato compagno di Toms allistituto di Saragozza per tutto il liceo. Anche il Padre ricordava Pascual, che era stato suo compagno alla Facolt di Diritto e aveva notoria fa ma di ateo. Lultima volta che si erano visti era stato a Madrid tempo addietro: Pascual era su un tram; allal tezza della Glorieta de San Bernardo, vicino allOspedale della Principessa e non lontano dallAccademia Cicundez, vedendo il sacerdote, era saltato dal tram in movimento per abbracciare il suo vecchio amico118. Senza dubbio aveva un gran cuore e non si era vergo gnato di manifestare il proprio affetto per un sacerdote, in quei momenti e sulla pubblica via.
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vecchia amicizia e daccordo con il Padre, si rec un giorno in Tribunale. Il magistrato non pot nascondere la propria emozione nel vedere il suo vecchio compa gno. Nel corso della conversazione, al momento oppor tuno, Toms lo inform che anche don Josemara si tro vava a Barcellona e desiderava vederlo. Non qui! Non qui! - esclam quegli allarmato - meglio che venga a pranzo a casa mia119. Fissata per telefono la visita, don Josemara che, come sappiamo, non aveva denaro superfluo comper alcuni giocattoli per i due bambini di Pascual e, accompagnato da Juan, arriv a casa del magistrato. I due amici si strinsero in un grande abbraccio. Il pranzo fu cordialis simo; e quando moglie e figli si furono ritirati, la con versazione divenne pi intima: Che gioia vederti, Jose mara! Non sai quanto ho sofferto, perch credevo che ti avessero ucciso. Poi offr al suo amico la possibilit di restare a Barcel lona, esercitando lavvocatura con documenti che avrebbero garantito la sua sicurezza personale. Il sacer dote lo ringrazi per lofferta, ma non accett: Non ho esercitato prima perch minteressava solo essere sacer dote; potrei farlo qui, dove mi sparereste per il solo fat to di esser prete?120. Don Josemara gli spieg di trovarsi l per passare nel laltra zona. Pascual cerc allora di dissuaderlo, facendo lo riflettere sul rigore dei controlli nella zona di frontiera e la durezza delle punizioni: ai fuggitivi arrestati si appli cava la pena di morte. Vedendo che non lo convinceva, gli offr il suo aiuto incondizionato; se avesse avuto la sfortuna di esser catturato, avrebbe dovuto avvertirlo. Pascual apr il cuore allamico. Gli confess la propria delusione politica: era in una brutta situazione. Gli anar chici gli avevano assegnato una guardia del corpo: pi per sorvegliarlo che per proteggerlo, perch diffidavano
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Ma le circostanze erano cambiate in peggio: come avrebbe reagito ora? Toms, fiducioso anche per la sua

di lui. Il sacerdote gli parl di Dio, cercando di ravvivare in quellanima la fede e la speranza. Il magistrato si trin cerava dietro i vecchi luoghi comuni e i pregiudizi di chi ha sprecato imprudentemente le proprie riserve intellet tuali. Del suo ottimismo non restavano altro che le cene ri e la sua speranza era una flebile luce. Pascual conti nuava a servirsi delle argomentazioni di un tempo:
Senti, figlio mio, tu per affermare queste cose - lo in terruppe il sacerdote - ti sei letto quattro o cinque libri che non avresti dovuto leggere. Ma per avere un minimo di cultura teologica si deve leggere molto di pi. Quan do avrai letto tutto ci di cui hai bisogno potrai esprime re delle opinioni121.

A Pascual vennero le lacrime agli occhi... Rimasero daccordo di vedersi un altro giorno nel suo ufficio. Du rante questo secondo colloquio, in Tribunale era in cor so il processo contro alcuni che erano stati catturati pri ma di raggiungere la frontiera di Andorra. Furono condannati a morte. Vedi quello che ti aspetta, gli disse Pascual. Ma poich lo spettacolo non modific la decisione del sacerdote, gli ripet: Se ti prendono, di che sei mio fratello122. * * * Dal giorno in cui Vilar non si era presentato, essi di pendevano interamente da Mateo il lattaio. Ogni tan to, con molte precauzioni, andavano in cerca di notizie. Mateo, flemmatico e tranquillo, raccomandava loro cal ma e molta pazienza. Erano ormai da pi di una setti mana a Barcellona, quando un giorno Mateo li mise sul le tracce di unaltra persona che organizzava spedizioni di fuga. Si chiamava Rafael Jimnez Delgado. Era un militare provvisto di documenti della Unione Generale dei Lavoratori (U.G.T.) e con limmaginazione piena zeppa di idee e di progetti di evasione. Andarono a tro173

vario a casa sua. Constatarono che non gli mancavano n ingegno n passione per lavventura. I suoi piani era no per lo pi irrealizzabili e inoltre pericolosissimi e strampalati123. Il 22 ottobre Mateo diede loro eccellenti notizie. La spedizione si poteva considerare ormai cosa fatta. Da un giorno allaltro sarebbe arrivato a Barcellona un cer to Pallars, compagno del figlio di Mateo, un uomo molto capace. Di fronte a questa promessa, Juan, per in carico del Padre, and a Valencia a prendere Paco e Pe dro Casciaro affinch si unissero alla spedizione124. Domenica 24 ottobre apparve sui giornali catalani una notizia allarmante: le guardie di frontiera avevano sorpreso nella zona pirenaica una spedizione di fuggiti vi. La Vanguardia di Barcellona dava la notizia a tutta pagina: CATTURATI NOVE FUGGITIVI. Un morto e tre feriti. Descriveva poi i particolari, forniti dalla gente di frontiera Mateo Bada, del reparto di Seo de Urgel. La cronaca si chiudeva con una frase elogiativa: Il capo della polizia, colonnello Burillo, non appena venuto a conoscenza dellazione dellagente Mateo Bada, ha telegrafato al Ministro, proponendolo per una promozione 125. Secondo il calcolo delle date delle spedizioni per la frontiera di Andorra, era molto probabile che si trattas se di quella organizzata da Vilar, di cui si parlato. Il racconto della sparatoria dimostra che anche gli orga nizzatori delle spedizioni erano persone decise, pronte a difendersi. Molti di loro erano contrabbandieri di pro fessione e altri erano valenti attivisti, come Pallars. Col rafforzamento della vigilanza ai posti di frontiera, scomparvero come per incanto le tracce degli interme diari e divennero ancor pi vaghi i gi deboli indizi di viaggi clandestini. E non era per paura. Lo stesso Mateo fu sul punto di cadere nelle mani della polizia; alla fine di novembre riusc a fuggire in Argentina, dove rimase sino alla fine della guerra. Alla fine di dicembre, mentre
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cercava di salvare uno dei feriti della sua spedizione, fu catturato Pallars, che poco dopo venne fucilato126. Per forza simponevano alcuni giorni di attesa e di preparativi. Il Padre e i suoi dovevano allenarsi in previ sione delle lunghe marce in montagna. Ogni giorno se ne andavano a percorrere le erte salite di Barcellona, dal porto fino al Montjuic o dalla citt vecchia fino al Tibidabo. Negli ultimi giorni di ottobre ci fu tempo pessi mo: freddo e pioggia. Pensando al freddo e alle nevicate in montagna acquistarono impermeabili e qualche indu mento invernale. Un altro nemico del fisico era la fame; non era facile placarla, perch non avevano soldi per mangiare. Lulti mo pasto degno di questo nome lavevano fatto, in via eccezionale, per festeggiare il giorno di S. Raffaele, il 24 ottobre; era costato loro 15 pesetas a persona. Quel giorno gli ospiti fecero anche un generoso omaggio alla signora Rafaela: le regalarono, su suggerimento di don Josemaria, un mazzo di fiori. Era un gesto di cortesia che la vedova non riceveva da molto tempo, ancor me no da parte dei suoi pensionati127. Il denaro scarseggiava gi prima di dover pagare gli onorari - se cos si possono definire - agli organizzatori della spedizione. Ogni giorno di attesa era un attentato ai loro risparmi. Facendo un po di conti, videro che, se davvero fossero state chieste loro 2.000 pesetas a perso na, non avrebbero avuto di che pagare. Questa era lul tima cifra indicata da Mateo, ma con una scrupolosa condizione addizionale: che le 2.000 pesetas dovevano essere di quelle buone, cio in biglietti della Banca di Spagna delle serie in circolazione prima del 18 luglio 1936, che erano moneta legale nellaltra zona. Per tale ragione, i biglietti buoni erano conosciuti e ambiti e non era facile trovarne in circolazione. Segno evidente che gran parte della popolazione che si trovava in zona repubblicana sperava nella vittoria dei nazionali o si fa ceva prudente in vista del futuro.
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Era necessario cercare subito altro denaro, e di quello buono. La cosa sorprendente che lo trovarono e che tutto accadde in modo provvidenziale. Fu Francisco Gay, lamico di Toms Alvira, figlio della maestra di Badalona che don Josemara aveva confessato, che risol se loro in buona parte il problema. Gay era impiegato nella Banca Ispano-Americana e, a seguito delle pressio ni e delle preghiere persuasive di Toms, si impegn a rastrellare biglietti buoni cambiandoli con altri. Ag con coraggio, spinto dalla fede di Toms, bench nelle banche il controllo su questi biglietti fosse assai rigoro so128. Toms non era ancora dellOpera ma, per sinto nia con gli altri, stava abituandosi al fatto che gli inter venti degli Angeli Custodi, in tempi cos sconvolti, fossero allordine del giorno129. Il 25 ottobre, quando Juan si present allimprovviso a Valencia, ebbe una sorpresa non piccola. Non sapeva nulla della punizione inflitta a Pedro, che doveva sconta re ancora una settimana. And con Paco Botella a far vi sita al recluso. L, sui due piedi, per conto loro e a pro prio rischio, decisero di partire per Barcellona il giorno stesso in cui Pedro sarebbe stato rimesso in libert; e che nel frattempo Juan andasse a Daimiel, il paesino della Mancha dove stava nascosto Miguel Fisac, anchegli del lOpera e fratello di Lola. Era nascosto gi da pi di un anno nella soffitta della casa dei suoi genitori, per cui loperazione del suo prelievo comportava rischi, poich non aveva documenti e gli era mancato lesercizio fisico durante i mesi in cui era rimasto rinchiuso. Il primo pro blema ebbe facile soluzione, poich gli fu compilato un permesso sui moduli timbrati della Direzione Generale della Scuderia militare che Pedro aveva in casa130. Juan and a Daimiel il 27 ottobre e il 30 era di ritorno a Valencia con Miguel, pallido come un cadavere. Il 31, alle nove del mattino, Pedro fu rimesso in libert, non senza una forte reprimenda del Comandante, che lo mi nacci di un castigo esemplare nel caso di recidiva. Pe176

dro, con il volto atteggiato a compunzione, gli assicur che quanto era accaduto non si sarebbe ripetuto131. Pro babilmente intendeva dire che non sarebbe pi tornato in cella, perch la diserzione laveva gi decisa fin dal suo ritorno da Barcellona. Il 2 novembre, alle otto del mattino, quando il Padre stava terminando la Messa, i quattro di Valencia arriva rono nella pensione della signora Rafaela. Raccontaro no le loro avventure e diserzioni e la piena del fiume Ebro, che era straripato ad Amposta. Linondazione li aveva costretti a passare l la notte e a recarsi sullaltra riva la mattina seguente per prendere il treno. Per evita re sospetti, i nuovi ospiti si divisero: tre andarono a vi vere in una casa di via Repubblica Argentina che pro cur loro la vedova di Montagut132. Come aveva consigliato Mateo il lattaio, non cera altra soluzione che aspettare condizioni pi favorevoli. A complicare e peggiorare le cose, nelle ultime settima ne di ottobre i fiumi della Catalogna erano straripati, provocando ovunque inondazioni. Il Padre, in una car tolina del 30 ottobre, lo diceva con pazienza a Isidoro: Mio stimato amico, due parole per salutarla e per dirle che, per le piogge, ho ritardato il mio viaggio di quattro o sei giorni133. A complicare ulteriormente le cose, il 31 ottobre av venne il trasferimento del Governo repubblicano da Va lencia a Barcellona, con una recrudescenza delle misure poliziesche per laumento dellinfluenza comunista134. Non era raro leggere sui giornali notizie come quella su La Vanguardia del 31 ottobre: Lordine pubblico: privi di documenti. Sono stati arrestati dalla polizia, perch senza documenti, unottantina di individui sorpresi in vari caff, luoghi per il gioco del frontn, cabarets e al tri locali di divertimento. Senza documenti erano i valenziani, provvisti per i buoni uffici di Pedro di docu menti militari, peraltro scaduti, in quanto egli, naturalmente, non poteva prevedere che la permanenza
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si sarebbe protratta cos a lungo. E i salvacondotti di quelli di Madrid, anchessi lontani dallimmaginare che avrebbero dovuto aspettare per un mese, erano pure scaduti. Lunica cosa era darsi da fare per cancellare le date, so stituendole con altre pi aggiornate. In questa operazio ne fu inestimabile la collaborazione di uno zio di Toms Alvira, che lavorava in un proprio ufficio nellammini strazione di un ospedale135. Con un buon solvente e una macchina per scrivere con lo stesso tipo di caratteri, al cuni furono sistemati. Documenti come il salvacondotto del Padre e quello di Toms ebbero facile soluzione, poi ch la loro validit era di trenta giorni a partire dal 5 ot tobre: bast mettere un 2 davanti al 5 per prorogarne la validit fino al 25 novembre. I permessi militari, invece, erano concessi di solito per pochi giorni, con le date ben specificate; fu cos che alla met di novembre i permessi avevano subito pi di una raschiatura. Era ovvio che non tutti quei documenti avrebbero superato una dili gente verifica da parte della polizia. Il Padre, quando le cose sembravano non avere soluzione umana, ricorreva immancabilmente agli Angeli Custodi e insegnava ai suoi a fare altrettanto. Come dice Juan, qualcuno dei loro in terventi fu spettacolare136. Mateo continuava a dar loro speranza. Era stata gi or ganizzata una nuova spedizione. Correndo in avanti con il desiderio, il 6 novembre il Padre invi a Isidoro una cartolina: Suppongo che tutta la famiglia stia bene. Qui stanno benissimo e, da un momento allaltro, il nonno andr a casa di Jos Ramn con i suoi sette nipotini137. La partenza del nonno, da un momento allaltro, fu ritardata di un paio di settimane. La guerra dei nervi li coglieva, oltretutto, con lo stomaco vuoto. Non aveva no le tessere del razionamento e non era prudente cerca re di ottenerle. Era sempre possibile, naturalmente, comprare viveri al mercato nero, ma mancava il denaro. Lunica cosa che avevano in abbondanza era la fame.
a Barcellona 178

Facevano un solo pasto al giorno, e molto scarso. Di per s gli esercizi di marcia erano convenienti per allenarsi ma, per il consumo energetico che implicavano, non erano molto compatibili con la fame138. E scontato che avessero fame anche molte altre perso ne. Questo dato non serviva di consolazione, ma muove va a compassione. Al Padre facevano molta pena i due nipotini di Jos Maria Albareda, che vivevano con la nonna, Pilar. Quando il sacerdote faceva la prima cola zione in un bar, nei giorni in cui faceva colazione, gli da vano un decotto di malto, sostitutivo del caff, e un paio di biscotti salati, che metteva da parte per i bambini. Fa giocare queste creature, diceva a Pedro. E Pdro, armato di carta e matita, chiedeva loro che cosa volevano che disegnasse. I bambini non desidera vano altro che cose commestibili. Un giorno disegn lo ro un piatto con un paio di uova fritte, ai quali aggiun se, generosamente, alcune appetitose salsicce. I piccoli facevano salti di gioia. Presolo da parte, il Padre gli fece una compassionevole riflessione:
Ma non ti rendi conto, figlio mio, che una crudelt mentale disegnare cose del genere a dei bambini affa mati?139.

Andare per strada in gruppi di quattro o cinque era pericoloso perch attirava lattenzione. Il Padre faceva comunque in modo che, con una certa frequenza, si riu nissero tutti insieme in una delle pensioni in cui erano alloggiati. Ci costituiva evidentemente un pericolo, ma daltra parte era un mezzo per evitare che qualcuno si lasciasse andare nella vita spirituale o cadesse nella de pressione140. Il Padre era, indubbiamente, il sostegno spirituale e il perno del gruppo. Non cos per quanto concerneva lorganizzazione materiale, nella quale in tendeva soltanto ubbidire. Uno dei primi giorni di per manenza a Barcellona - scrive Paco Botella - il Padre ci
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comunic che, agli effetti della partenza dalla zona ros sa, si metteva docilmente nelle mani di Juan e ne avreb be seguito le indicazioni. In effetti, spesso si vedevano Juan e il Padre parlare tra loro141. Verso la met di novembre Mateo indic una data si cura per la partenza. Avrebbero lasciato Barcellona ve nerd 19. Diede anche istruzioni sul mezzo di trasporto, le fermate e i segnali per farsi riconoscere dai loro con tatti. In base alle istruzioni aggiornarono per lultima volta i documenti con i dati precisi, laddove le carte consentivano unulteriore manipolazione. Alcuni salvacondotti, come quello del Padre, furono sistemati facil mente: bast aggiungere a macchina, nello spazio libe ro, la nuova destinazione del viaggio142. Per gli ultimi preparativi cercarono di risparmiare il pi possibile. Dovettero comperare altre cose per il viaggio: oltre a sei impermeabili, diverse paia di scarpe di corda e degli scarponi per il Padre. Questi, che si tro vava ancora in giacca e cravatta, a tono con lincarico di Intendente, dovette ben presto cambiare indumenti143. Arriv lora dei commiati. Il Padre sped diverse lette re e cartoline: a Isidoro, al Console dellHonduras, e due cartoline a Lola Fisac, la seconda delle quali diceva:
Barcellona, 19 novembre 1937. Mia stimata amica, poche parole per dirti che oggi il nonno parte con le sue nipotine, diretto alla casa di Jos Ramn. Dice che ti scriver entro un mese. Ti abbraccia. Josemara144

Poi prese commiato da Mateo il lattaio, dimostran dogli la sua profonda gratitudine. Anche la signora Rafaela soffr per la partenza dei suoi ospiti. Mai avrebbe dimenticato la paura che lattanagliava quando temeva che avrebbero potuto sorprendere il sacerdote durante la celebrazione della Messa. Non era per nulla una persona sempliciotta, timorosa o di scarsa memoria, perch in se
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guito, a ottantacinque anni, si ricordava ancora del Pa dre come di una persona molto prudente e fine nei modi145. Indubbiamente era rimasta impressionata dal lordine e dalla delicatezza che il sacerdote dimostrava in ogni cosa; ma anche da qualcosa di pi, non facile da spiegare: lelegante distinzione naturale. Un modo signo rile di essere e di comportarsi, in quellepoca, sorprende va non poco146. degno di menzione, per esempio, il fat to che, dopo aver percorso Barcellona in lungo e in largo alla ricerca di ristoranti o di trattorie con prezzi alla por tata della sua borsa, il Padre e i suoi finissero per utiliz zare due locali, adatti per mangiare tranquilli. Uno di es si era una trattoria popolare, piuttosto sudicia. Laltro un modestissimo bar ristorante in via Tallers 64, che si chiamava LAliga Roja. In questo ristorantino i tavoli avevano la tovaglia, le stoviglie erano pulite e i prezzi quasi uguali a quelli dellosteria. Ma tutti preferivano questultima, perch le porzioni erano pi abbondanti, anche se non di molto. Tutti tranne il Padre, che la puli zia e la semplicit de LAliga Roja facevano sentire a suo agio. Tuttavia, cedendo ai desideri altrui, si lasciava tra scinare quasi sempre dai suoi figli, senza fare difficolt, nel locale dalle porzioni abbondanti147.

6. La rosa di Rialp Juan, in quanto medico del gruppo, era carico di serie responsabilit. Egli temeva, soprattutto, che la resisten za fisica dei compagni venisse meno nelle dure tappe di montagna. Lo preoccupava particolarmente la salute del Padre, perch alla fine di ottobre era stato alcuni giorni a letto con la febbre alta148. Neppure Toms e Manolo si erano rimessi del tutto da una colite. Jos Maria non aveva particolari problemi, come neppure Paco e Pedro, che avevano fatto vita normale da quan do era iniziata la guerra. Quanto a Miguel, i suoi mu
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scoli si erano rapidamente rinforzati con le camminate di Barcellona. Venerd 19 novembre, alle 13, sei di loro presero lau tocorriera di linea che andava a Seo de Urgel. Manolo Sainz de los Terreros e Toms Alvira149 sarebbero parti ti da Barcellona due giorni dopo, per evitare che un gruppo numeroso destasse sospetti. Il Padre, Jos Maria150 e Juan si misero a sedere nei posti anteriori; Pedro, Paco e Miguel nelle file in fondo. Secondo le istruzioni ricevute, gli ultimi tre, tutti giovani in et mi litare e con documenti non in condizioni ottimali, scese ro dallautobus alla fermata di Sanahuja, dove li atten deva una guida. A partire di l, man mano che la frontiera si avvicinava, i controlli di polizia si facevano pi lunghi e rigorosi. Il Padre, Juan e Jos Maria scesero poco oltre il paese di Oliana, vicino a un luogo da cui sinerpicava la stra da per Peramola151. Grazie a un segnale identificarono subito il contatto, che li segu a prudente distanza, per poi a unirsi a loro in una zona riparata. Disse di chia marsi Antonio Bach, soprannominato Tonillo. Era postino e funzionario del Comune; uomo deciso e co raggioso, al quale pi di un fuggitivo doveva la vita. A giudicare dal suo racconto, don Josemara non ci im pieg molto a confidarsi con lui; il sacerdote vestiva una strana combinazione di capi, nessuno dei quali natural mente era di tipo ecclesiastico: indossava pantaloni di panno color tabacco, bombati e stretti alla caviglia; un maglione di lana di colore blu, a collo alto, che gli anda va largo; calzava scarponi con la suola di gomma, con una tomaia che purtroppo si impregn subito dacqua; in testa portava un basco nero152. Poco dopo aver ini ziato la marcia - ricordava Tonillo, gi vecchio - quel signore con il maglione blu mi aveva gi detto di essere sacerdote, rettore della Chiesa di Santa Isabel a Madrid. Me lo disse cos, tranquillamente, come se non gli im portasse nulla che si sapesse che era sacerdote153.
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Era caduta la notte quando arrivarono a Peramola. Girarono intorno al paese e Tonillo li fece entrare in un pagliaio, promettendo che sarebbe ritornato allalba a svegliarli. Non appena si sdraiarono, fu tutto un correre, saltare e squittire di topi e ratti. Juan e Jos Maria, per la stanchezza, dormirono come angioletti. Non cos il Pa dre, il cui pensiero andava ai suoi rimasti a Madrid e a quelli che stavano al fronte. E cominci a fare orazione e a rivivere ci che aveva scritto a Lola Fisac due giorni prima: Il povero vecchio si ricorda molto, di tutti e di ciascuno. Chiacchiera ogni giorno con calma con il si gnor Emanuele e l si preoccupa di tutta la famiglia154. Non si era ancora fatta luce quando arriv al pagliaio Tonillo, con suo figlio Paco, un ragazzo sui quattordici anni, e chiese loro come avessero passato la notte. Ab biamo avuto compagnia, gli disse il Padre; al che To nillo si allarm, finch non gli spiegarono che si riferiva alle scorribande dei topi. Non cerano ancora notizie dei tre scesi a Sanahuja. Pensarono che si fossero riposati dopo una notte di marcia. Il Padre, per incoraggiarli, lasci un breve scrit to in casa di Tonillo, in cui diceva:
Monti di Rialp, 20 novembre 1937. Vimmagino distrutti, dopo la notte insonne che avrete passato. Ogni cosa che vale, costa; inoltre, se lo volete, non un solo passo che fate sar infecondo. Comunque lasciamo da parte la filosofia e sfruttate bene la paglia; non mangiatevela, per! E dormite senza far caso alla frotta di ratti che verr a salutarvi. Siamo molto contenti e molto grati a questi buoni amici di qui; siamo solo dispiaciuti che non siano venuti i nostri buoni amici di Madrid (Jos Maria, Alvaro e gli altri). Mangiate bene e non dimenticatevi del signor Emanuele. Saluti dagli altri due. Vi abbraccia Mariano A domani.
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Per Paco: al ragazzo che vi consegner questo scritto, fate un ritratto, un disegno, in cui sembri proprio in gamba155.

Guidati da Paco Bach intrapresero la marcia verso la masseria di Vilar. A met strada cominci a far giorno, ma gi avevano oltrepassato diverse dorsali e non pote vano pi esser visti nel folto dei pini. Ben presto arriva rono al casale di Vilar, posto su un lieve rialzo del ter reno, con ampia visuale, in modo che, nel caso si fossero avvicinate guardie o miliziani, ci sarebbe stato il tempo di nascondersi. Il padrone della masseria, Pere Sala, si rallegr quando il Padre gli disse di essere sacer dote e di voler celebrare la Messa. In una delle stanze della casa fu sistemato un tavolo e da una borsa della spedizione fu tirato fuori loccorrente, preparato a Bar cellona: le ostie, un piccolo bicchiere di cristallo che fungeva da calice, piccoli corporali e purificatoi, un cro cifisso, la bottiglietta con il vino per la Messa e il qua derno sul quale erano stati copiati il canone e alcuni te sti di messe votive156. Il gruppo pass la giornata nascosto nel pagliaio; a se ra, si ritirarono nella casa colonica, che stava l accanto. Ma il Padre, che non aveva ancora notizie dei valenziani (Pedro, Paco e Miguel), non chiuse occhio. Con questa incertezza gli si risvegliava la preoccupazione per tutti gli altri dellOpera; al mattino presto gli giunse per la noti zia che laltro gruppo stava gi nel pagliaio di Peramola. Inizi cos il giorno di domenica, 21 novembre. Il Pa dre ritard la celebrazione, in attesa di quelli di Peramo la, che giunsero a met della Messa. Si sedettero poi a tavola con la famiglia di Pere Sala. Gli ultimi arrivati raccontarono la loro avventura, dal momento in cui erano scesi dallautobus alla fermata di Sanahuja: prima avevano avuto difficolt a identificare la guida, poi a met della notte avevano perduto la strada. Si erano persi per colpa della guida, che era uno straniero e non conosceva bene la zona e col quale si capivano a mala
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pena, perch non parlava n catalano n castigliano. Erano riusciti ad arrivare a Peramola solo nel pomerig gio del giorno successivo e avevano dovuto aspettare fuori dal paese che facesse buio, per poi condividere il pagliaio con i topi. Pi di venti ore di cammino. Aveva no letto il biglietto del Padre e Pedro aveva fatto un ri tratto a matita a Paco, il figlio di Tonillo...157. Per il torpore caratteristico della stanchezza, a Pedro si offuscavano le idee. Nonostante tutto e pur con la gioia di trovarsi insieme dopo le incertezze della vigilia, si no tava nellaria qualcosa di strano, di impercettibile. Seduti a tavola, stavano facendo una colazione abbondante: pa tate, peperoni, salame, pane e vino. Che cosa non anda va? Lo racconter Pedro pi avanti, scrivendo il diario di quanto era accaduto nella giornata e descrivendo lo sta to danimo del Padre: Tuttavia siamo tutti un po stra niti; il motivo che il Padre preoccupato e non riesce a nasconderlo: a Madrid rimane un gruppo di gente nostra che non riuscita a partire...158. Il pensiero del Padre, come lago di una bussola, puntava dritto su Madrid.
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Si trovavano nel territorio della baronia di Rialp, terra che prende nome dal fiume Rialp, volgarizzazione del latino rivus albus, che raccoglie da molte valli e gole le acque di innumerevoli rivoli per riversarle a sua volta nel Segre. Tra questi due fiumi si trovano Peramola e la masseria di Vilar. Il paesaggio montuoso, con vette di media altezza, aspri paesaggi e valli e contrafforti po polati di pini e lecci. A met pomeriggio Pere Sala li spinse a mettersi in cammino, poich restando nella masseria non erano fuori pericolo. Mentre stava facendosi buio, dopo solo un quarto dora di marcia, arrivarono in vista della chiesa di Pallerols. In un dolce pendio, tra gli alberi, si stagliavano la sagoma di una torre e il corpo di una chiesetta o cappella. La chiesa aveva, addossata allabsi
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de, una canonica che per volume e altezza sovrastava il tetto del tempio159. Nei dintorni, ai diversi livelli del ter reno, cerano alcune case e stalle, apparentemente ab bandonate. La porta della canonica non aveva serratu ra. Seguendo Pere Sala, i fuggitivi salirono la scala fino al primo piano della casa. Era gi notte e la guida accese una candela. Si trovarono in una stanza ampia e vuota, con diverse porte e un balcone che dava sulla valle. Pere apr una delle porte e, alla fioca luce della candela, ap parve sul fondo un piccolo spazio o recinto, con un bas so soffitto a volta. Le mura erano annerite, lintonaco fuligginoso e il pavimento coperto di paglia. Il piccolo spazio recintato non aveva altra aria che quella di una finestrella, sommariamente chiusa con alcune tavole. Nelloscurit, alla luce vacillante della candela, ebbero limpressione che si trattasse di un forno160. Era il luogo in cui dovevano dormire quella notte, senza accendere luci e chiudendo bene la porta, come raccomand loro la guida. Poi, tornati nella sala della canonica, senza bisogno di uscire allesterno, scesero una scala fino alla sacrestia ed entrarono nella chiesa, seguendo Pere Sala. La guida mostr loro le pareti completamente nude. Statue, pale daltare e altari, persino le campane, tutto era stato strappato e distrutto dai miliziani nel 1936161. Non con tenti di distruggere, avevano anche bruciato tutto, eri gendo allesterno una pira iconoclasta. Al lume incerto della candela, il Padre andava in cerca di un ricordo da portare con s, con lintenzione di riparare a tanfa bar barie; ma, per quanto guardasse, non trov nulla. Salirono ancora nella sala della canonica per la scala interna. Pere si accomiat, avvertendo che sarebbe tor nato a prenderli al mattino. Cenarono col pane e salame che avevano dato loro alla masseria. Poi fecero una bre ve tertulia e recitarono le Preci dellOpera, lasciando tutto pronto su un tavolo della sala per celebrare la Messa il giorno successivo, poich la sola cosa che resta
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va in chiesa erano i banchi. Si ritirarono nello spazio a volta, spensero la candela e si stesero sulla paglia a ripo sare: Juan e il Padre si misero verso il fondo dello stret tissimo alloggio; molto vicini a loro, Paco e Pedro; vici no alla porta di entrata, Jos Maria e Miguel162. Erano coricati da poco, quando Paco ud il Padre muoversi e respirare affannosamente. Subito Juan si alz e apr la finestrella, perch al Padre potesse arrivare un po di aria fresca. Ma non riusc a dargli sollievo. A quanto riferisce Paco Botella, dal Padre venne dappri ma un suono tenue, che divenne poi un doloroso gemito. Poi un leggero singhiozzo, che andava aumentando163. Juan parlava col Padre a voce molto bassa, ma non si capiva che cosa si dicessero. Sussurrando, Pedro si fece avanti e chiese a Paco che cosa stava accadendo. Questi lo chiese a Juan. Ma la risposta di Juan fu un impressio nante silenzio: sapeva che il dubbio assillava di nuovo lo spirito del Padre e che stava passando per una tremenda prova interiore. I singhiozzi del Padre diventavano sempre pi profon di e la sua respirazione sempre pi ansimante. Tendendo lorecchio nelloscurit, Pedro pot udire con chiarezza, emergenti dal rumore soffocato delle voci, alcune parole di Juan che ebbero su di lui leffetto di una mazzata: Lei, la porteremo dallaltra parte, vivo o morto164. Gli sembrava impossibile che uno di loro potesse trattare in quel modo il Padre. Ebbe timore. Era una cosa superiore alle sue forze. Invoc la Madonna e cadde in un profon do sonno, vinto dalla stanchezza e dallemozione. Solamente Juan intravide che stava scatenandosi, in maniera ancor pi terribile, la stessa prova del 15 otto bre a Barcellona, quando il Padre era uscito di casa de ciso a prendere un treno per Madrid perch non soppor tava il pensiero di opporsi alla volont di Dio e di abbandonare i suoi. Fu una notte intera di afflizione, ri ferisce Paco Botella. Non avevo mai visto nessuno piangere cos. E da allora non ho pi visto una cosa si
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mile. Era unangoscia che spaventava, una pena profon dissima, che lo faceva tremare. Dur a lungo, unora dopo laltra, fino allalba. Ebbi tutto il tempo perch mi restasse impresso per sempre165. Alla lotta con se stesso sulla strada da percorrere, quella per Madrid o quella verso Andorra, segu une sperienza mistica terribile, inesprimibile e purificatrice. In aggiunta allincertezza che lo angosciava dallinizio della prova, egli sent che gli si stringeva lanima e lin telletto si offuscava. Frattanto, la brama di amore di Dio si dibatteva nelle profondit del suo spirito, lottan do per emergere. Al termine della lunga notte, il senso di soffocamento fu sostituito dalla compunzione e lanima, col vivo ane lito di vedersi confermata nellamicizia di Dio, si sent interiormente spinta a proporre, in maniera audace e fi duciosa, il dubbio che lo aveva angosciato durante la notte. Il sacerdote, prostrato nella sua pena, chiese dun que al Signore che gli concedesse, senza tardare, un se gno tangibile che gli confermasse che stava compiendo non la propria volont, ma la Volont divina166. Allalba il Padre si acquiet e prosegu la sua orazione insistente, chiedendo, per intercessione della Vergine, il sollievo della propria coscienza, ancora contrita e ango sciata per il dubbio che aveva di non compiere la vo lont di Dio. Si alz alle prime luci per aprire la finestrella. Il suo volto, dolorosamente sereno, rispecchiava la stanchez za, dopo una notte di lotta, e lamarezza, ancora inchio data nellanima. Alcuni si alzarono con lui. Disse a Juan che non avrebbe celebrato la Messa - lo turbava il pen siero di stare agendo contro la volont di Dio - e chiese loro di ritirare tutto dal tavolo della sala. Poi scomparve rapidamente per la scala che scendeva nella sacrestia. Poco dopo ricomparve al piano di sopra, trasformato e raggiante di gioia. Era felice. Dal suo volto era scom
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parsa ogni traccia di stanchezza. In mano teneva un og getto di legno dorato. Una rosa.
Juan, conservala con cura - gli disse E preparate tut to perch celebrer la Messa167.
* * *

Dinanzi a un avvenimento evidentemente soprannatura le, estremamente sorprendente il modo di raccontarlo, o di non raccontarlo affatto, sia da parte di Juan che da parte del Padre. Testimone principale di quella notte tri ste, Juan, o per umilt, o per pudore, ma forse anche per temperamento, omette qualsiasi accenno agli eventi not turni e comincia cos il racconto: La mattina successi va, luned 22, accadde un fatto che, per evitare sensazio nalismi e ogni tentativo di interpretazione, mi limito a raccontare in poche parole (...). Il Padre usc dalla came ra e, a quanto sembra, scese in chiesa. Ritorn dopo non molto tempo. La sua preoccupazione era scompar sa e, bench non dicesse nulla di specifico in merito, il suo aspetto era molto allegro. Teneva in mano una rosa di legno dorato. Tutti abbiamo avuto limpressione che quella rosa avesse un profondo significato soprannatu rale, anche se non diede alcun chiarimento. La conserv con la massima cura e labbiamo messa nella borsa in sieme al necessario per celebrare la Messa168. Esaminando laccaduto sotto il profilo umano, spie gabile che Pedro abbia fatto ricorso al sonno per scom parire dalla scena: Dovrei deplorare di aver dormito molto profondamente quella notte - ragiona con se stes so - ma, se devo essere sincero, ne sono contento. Am metto che quando nella vita di nostro Padre ho visto da vicino eventi soprannaturali e straordinari, ho provato un certo timore e a volte ho avuto un vero trauma169. Il Fondatore, per umilt e perch voleva allontanare i suoi figli dalla tentazione di attendersi miracoli, con il rischio di astenersi dallimpegno personale per risolvere
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i problemi, neppure volle mai dare troppe notizie sulla provenienza della rosa di legno: una rosa di legno dorato, non ha unimportanza particolare - disse a un gruppo di suoi figli nel 1961 L, nei pressi dei Pirenei catalani, lebbi per la prima volta tra le mani. Fu un re galo della Vergine, dalla quale ci vengono tutte le cose buone. Quante volte labbiamo chiamata Rosa Misti ca]... Ma ormai non mi ricordo pi che cosa accadde: mi ricordo solo che debbo ringraziare il Signore della sua misericordia verso lOpera e verso di me170. La prima volta che fece cenno, esplicitamente e per iscritto, a quanto era accaduto a Pallerls fu negli Ap punti intimi, il 22 dicembre 1937. Ma la redazione co s involuta, allo scopo di raccontare un fatto sopranna turale e di cancellare nello stesso tempo il proprio ruolo di protagonista, che il fatto spogliato della sua sostan ziale integrit, se il lettore non al corrente di quanto accaduto171. La rosa di legno ora conservata nella Curia prelati zia dellOpus Dei.

7. La capanna di S. Raffaele La mattina stessa, dopo la Messa, si riunirono con Manolo e Toms, che erano partiti la sera prima da Barcel lona. Tonillo li aveva ospitati in casa sua, risparmiando loro una notte con i topi nel pagliaio di Peramola. Fece ro poi colazione tutti insieme nella masseria di Vilar con un piatto di patate fritte con sanguinaccio della zo na, irrorato da una buona caraffa di vino rosso. Fecero una passeggiata nei dintorni e, nel pomeriggio, la guida condusse i fuggitivi nellinterno del bosco, una mezzo ra di cammino oltre la chiesa di Pallerols. Arrivarono cos in un luogo pieno di pini, vicino alla cima di un monte. L cera un capanno di tronchi, con il pavimen to leggermente scavato nella terra. Il tetto era di rami di
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pino. La baracca - cos Pere Sala chiamava quella ca panna - restava nascosta alla vista dalla valle. Da so pra, invece, si dominava un ampio panorama fino al monte Aubens, al nord172. Il Padre battezz quel rifugio capanna di S. Raffae le, in onore dellArcangelo patrono dellOpera e dei viandanti. Di l, era chiaro, era gi passata unaltra spedizione nella quale cera un sacerdote; lo rivelava un altare fatto di tavole e tronchi di pino. Lo migliora rono aggiungendo un palo verticale, al quale appesero il crocifisso. Il giorno successivo, di buon mattino, il Padre celebr la Messa su quel rustico altare. Per la prima volta alla ria libera, in un luogo spazioso e ameno. Poi alcuni sce sero alla masseria di Vilar in cerca della colazione. Al tri andarono a una fonte vicina a prendere acqua. Vicino alla fonte incontrarono il parroco di Peramola, don Josep Lozano, che da quindici mesi viveva nei bo schi, nascosto con suo fratello in una capanna173. In tono scherzoso e per distendere gli animi, il Padre aveva bandito per quel giorno lassemblea generale co stituente, con apertura dei lavori a mezza mattina, sotto la sua presidenza. Lo scopo era quello di distribuire gli incarichi e di stabilire un orario di lavoro e di compi mento delle norme di piet. Allunanimit venne anche approvato il seguente Re golamento:
Orario Sveglia........ 7 Orazione..... . 7.15 Santa Messa 7.45 Preci Colazione e prima parte del Santo Rosario Raccolta della legna; passeggiata, ecc. Angelus e seconda parte................... 12 12 Pasto, Visita al SS.mo. Passeggiata.
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Orazione. Lettura del diario........... 17 Conferenza........... ............................. 19 Cena. Terza parte del Rosario. Esame e punti di esame. A dormire, D.O.G.

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Ben presto si resero conto del significato di quellora rio, che era strumento di disciplina, difesa contro lozio e lo scoraggiamento e mezzo per rafforzare lottimismo174. Allorario aggiunsero gli incarichi personali di ciascu no: pulizia, andare a prendere lacqua, cucina, diario, ecc. Pedro approfitt di alcuni momenti liberi per de scrivere le sue avventure del 19 e 20 novembre. Al ripa ro del bosco e dopo un pasto decente, la fatica di venti ore di estenuante marcia notturna sfumava in un raffi nato lirismo. Scrisse nel diario: La luna quasi piena era salita da un po allorizzonte e proiettava la sua luce ar gentea e fredda su monti e valli, creando prospettive di una serenit sublime. Ma si affrett a tornare alla dura esperienza: Qui, con la pennate.:molto facile salire e scendere dai monti e attraversare valli; ma nella realt questi bei concetti letterari di solito non sono altrettan to poetici175. A questo punto, a Madrid sapevano gi che venerd 19 essi avevano lasciato Barcellona. -Che straordinaria soddisfazione! I piccoli dellaltra parte possono avere le cure del nonno. Come ne sentiamo l mkhcanza!, scri veva Isidoro a quelli del Consolato. soggiungeva: Quanto sentiamo la vostra mancanza! Siamo rimasti solamente in nove da questa parte e per giunta separati. Almeno potessimo vivere in famiglia!176. La vita nella capanna di S. Raffaele, anche se illumi nata dal sole e rinfrescata dalla brezza delle pinete, era piena di disagi. Di notte il freddo si faceva sentire inten samente, ma non si potevano accendere fuochi. Nono stante le operazioni di pulizia, non erano riusciti a elimi nare i pidocchi, eredit lasciata nella capanna dai
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precedenti inquilini. Quanto alligiene personale, per la varsi bisognava andare a una pozza di acqua pulita a met strada tra Vilar e la capanna. Alcuni, tra cui il Padre, facevano il bagno in quelle acque gelide. Io non osavo - confessa Pedro senza vergognarsene quella scena del bagno mi ricordava i Martiri di Sebaste177. Tuttavia furono giorni di grande felicit. Per la prima volta dopo molti mesi potevano cantare senza timore. In una delle tertulias il Padre si mise a cantare. Inton anche un canto popolare natalizio che ricordava di aver udito dalle suore di Santa Isabel. Il te sto era dolcemente ingenuo e il motivo sorprendente mente orecchiabile178. I pasti lasciavano molto a desiderare. Bench sufficien ti per sopravvivere, erano scarsi per gente giovane e de nutrita, che avrebbe dovuto fronteggiare dure tappe di montagna. Di solito andavano a prendere gli alimenti al la masseria di Vilar o a quella dellAmpurdan, molto vicina. Il pasto, ormai lo si sapeva, era sempre salsiccia o sanguinaccio fritto, con abbondanti patate. Il terzo gior no, vedendo che il men non migliorava, il Padre ne dis se quattro a Pere Sala su quel misero cibo e su quel che costava. Pere si rabbui, ma il Padre aggiunse alcune pa role affettuose per farlo rasserenare. A partire da allora la qualit e la quantit dei pasti miglior visibilmente179. La natura li proteggeva in tutti i modi. Vivevano da imboscati nella pi genuina accezione del termine. L stavano al sicuro, senza paura di esser sorpresi da solda ti o da miliziani. Entro i confini del bosco, con la conni venza dei contadini delle masserie, i rifugiati della capan na si muovevano a loro piacimento, ben diversamente che negli stretti spazi degli asili diplomatici. Per quante scomodit ci fossero, gli imboscati si adattavano senza sforzo a quel genere di vita. A giudicare da quanto era accaduto marted 23 novembre, quando sincontrarono alla fonte con don Josep, il prete di Peramola, quelli del paese stavano fra i monti come a casa loro. Dal prete, il
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figlio del sacrestano venne a sapere che la baracca era abitata da nuovi inquilini. Quel giorno gli imboscati del paese festeggiavano qualcosa, perch alle tre del pome riggio il ragazzo si present da loro, invitandoli a pren dere il caff in una capanna vicina. Vi andarono tutti, meno il Padre e Pedro. Insieme al sacrestano cerano il sarto e altri personaggi di Peramola. Ci furono canti e al legria e, con il caff, toccarono a ciascuno anche una si garetta e un bicchierino180. Il Padre aveva chiesto a Pere che gli presentasse altri sacerdoti imboscati, nel caso fosse potuto esser loro uti le. Ben presto incominci a ricevere visite. Gioved 25 fu una giornata movimentata, fin dal primo mattino. Alle cinque, nel buio pesto, giunse nella capanna Pere Sala, per dire che il giorno dopo sarebbe partita una spedizio ne con guide molto esperte e che lonorario che chiede vano era di 2.000 pesetas a testa. In biglietti buoni, naturalmente. Il Padre, senza fare questioni di denaro, gli disse che si erano gi impegnati con Mateo il lat taio e che non pensavano di cambiare spedizione. Poco dopo essersi alzati, arriv don Joan, il reggente di Pallerols, e si trattenne qualche momento con il Pa dre, che celebr la Messa alle prime luci dellalba. A met mattina and a trovarli il prete di Peramola, don Josep, con il quale andarono tutti a raccogliere funghi. Nel bosco abbondavano i porcini, i prataioli e altre spe cie non commestibili. Don Josep insegn loro a distin guere quelli commestibili da quelli velenosi. Raccolsero tanti funghi che non riuscirono a mangiarli tutti. Li ar rostivano allaglio in una padella, mentre ripassavano mentalmente, ma senza nostalgia, il men de L'Aliga Roja di via Tallers, il ristorante preferito dal Padre, in cui quasi tutti i piatti venivano guarniti con funghi: sal siccia ai porcini, 7 pesetas; Filetti ai funghi, 7 pesetas; fricand ai porcini, 3 pesetas... Passato mezzogiorno, arriv Pere Sala con il cibo, ca ricato su un mulo. Questa volta lo accompagnava larci
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prete di Pons, che viveva nascosto nella masseria di Vi lar. Il Padre e larciprete passeggiarono insieme per un bel po. Tra laltro, il sacerdote li inform che la spedi zione della quale aveva loro parlato Pere poche ore pri ma era un pretesto per far loro sborsare pi soldi. Il venerd, prima di alzarsi, ebbero una gradita sor presa. Arriv alla capanna proprio Mateo il lattaio, per annunciare che la spedizione sarebbe partita il lu ned successivo. Dato che Mateo era un uomo dabbene, facile indovinare i contrasti che cerano fra gli organiz zatori quanto a date e a prezzo. Stranamente quel gior no stesso comparve anche Pere Sala con una scodella bella colma di salsiccia e lonza fritta. Ma quel venerd n il Padre n Pedro mangiarono nella capanna, perch erano scesi alla masseria di Vilar. Pedro aveva avuto lincarico di prendere alcuni appunti sulla parrocchia di Pallerols, mentre il Padre, accompagnato dallarciprete, esaminava linterno della chiesa, senza trovare il bench minimo resto delle sculture in legno e delle pale daltare distrutte dai rivoluzionari181. Il giorno successivo, sabato mattina, furono avvisati che la partenza era stata anticipata e che sarebbero par titi quel pomeriggio stesso. Dopo aver mangiato, fecero la visita al Santissimo Sacramento, che il Padre portava nel portasigarette di metallo, nel taschino della camicia, sotto il maglione. Man mano che il pomeriggio avanza va, spuntarono, da varie direzioni, altri imboscati dei dintorni, che avrebbero preso parte alla spedizione. Alla fine arriv Pallars, uno degli intermediari. Questi noti fic loro che le guide esigevano ora duemila pesetas per persona, al posto delle milleduecento gi pattuite. Ne nacque una non piccola confusione, poich non cera denaro sufficiente per tutti. Per fortuna comparve Ma teo il lattaio. Informato dal Padre, Mateo si offr di in tercedere presso le guide. Sembrava gi tutto sistemato, quando il Padre fu tradito dallaffetto per i suoi figli. Pe dro, che ne aveva raccolto le confidenze degli ultimi
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giorni e conosceva il vero dilemma del Padre, ci raccon ta ci che avvenne. Allo scopo di risolvere il problema, scrive, gli viene in mente una cosa tipicamente sua che, secondo lui, avrebbe risolto tutto: lui se ne va a Barcel lona senza soldi; l ne chiede in prestito e ritorna a Ma drid (dove sono rimasti alcuni dei nostri, specialmente lvaro, la sua ossessione); questidea, come logico, fa andare su tutte le furie Juan, che arriva a esprimersi con parole forti e dice sottovoce al Padre cose terribili. Alla fine, il Padre cede e acconsente a mettersi in marcia182.

8. Il passaggio dei Pirenei Coloro che se ne stavano imboscati nella baronia di Rialp si accomiatarono dai partenti, che rischiavano forte per ottenere la libert. E pi sicuro, pensavano, continuare a nascondersi nelle baracche. Ma non si sa mai quale sia la miglior soluzione. Infatti solamente po che settimane prima della fine della guerra fu fucilato don Joseph che allultimo momento pass a ingrossare le file dei sacerdoti uccisi a Lrida183. Il gruppo del Padre fu posto in salvo al di l della frontiera dalle circostanze e dalla Provvidenza. Un semplice ritardo di pochi giorni a Madrid e sarebbero potuti restare vittime dellesplo sione di un obice nella camera che avevano affittato in via Ayala. Un breve ritardo nel lasciare la pensione di Barcellona e a quellora sarebbero stati tutti in prigione: sospettando che nella pensione della via Diagonal si na scondessero persone, la polizia vi fece una perquisizio ne. La casa era ormai un nido senza passeri, ma la si gnora Rafaela fin in una ceka, da dove usc, per vero miracolo, un mese dopo184. Erano le sei ed era ormai buio quando lasciarono la capanna di S. Raffaele. Il sacrestano di Peramola apriva la marcia. Lo seguiva Mateo e gli altri facevano del loro meglio per non distanziarsi. Chi stava davanti affrettava
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il passo. Juan, che camminava di fianco al Padre, not che questi, di quando in quando, chiedeva a se stesso, a bassa voce, se doveva continuare a camminare oppure ritornare indietro. Non sapeva che cosa era meglio fa re - spiega Juan -, come se si sentisse improvvisamente abbandonato, come se gli mancasse laiuto soprannatu rale, immerso in una prova permessa da Dio, che esige va da lui un tremendo sforzo per imporsi allangoscia momentanea e per proseguire controvoglia. Fui colto dal panico, pensando che avrebbe potuto prendere una decisione irreversibile. Senza esitare, lo presi per un braccio, disposto a non permettere che tornasse indie tro, e glielo dissi con una crudezza davvero irrispettosa. Lo ricordo con orrore, ma fu inevitabile, perch sapevo che la sua decisione era di non proseguire e perci mi sono sentito obbligato a intervenire185. Pedro Casciaro racconta, nel diario di quelle giornate, in che cosa consisteva quella rude crudezza: Il Padre in siste di voler restare a Peramola per ritornare a Madrid. Juan cammina dietro a lui e, come aveva gi fatto, gli ri pete frasi come questa: La portiamo ad Andorra, vivo o morto. Il Padre adduce il pretesto di sentirsi cos debole da non farcela a camminare fino alla frontiera186. Lepisodio della rosa di Pallerols aveva rasserenato don Josemara nel fondo della coscienza. Ora sapeva di non andare contro la volont di Dio, vero; ma non per questo cessava di sentire le veementi inclinazioni del suo cuore di Padre, che desiderava stare con i suoi, delluna e dellaltra zona. E se si metteva a considerare la situa zione, poteva apparirgli che avessero pi bisogno di lui quelli della zona repubblicana. Era evidente che il Si gnore lo scuoteva nei suoi sentimenti paterni. Daltra parte, nellaffettuosa durezza di Juan vedeva pure con chiarezza un saldo punto di appoggio per proseguire e non far andare tutto a rotoli. Paco Botella commenta che Juan, davanti al Padre, dimostrava un atteggia mento di sottomissione assoluta e, nello stesso tempo,
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di energica decisione187. Juan, testimone delle recenti prove subite dal Padre, era consapevole che il proprio compito non era di persuadere, ma di agire. Ci fu una sosta, al buio. Mezzora fermi al freddo. Juan vomit la cena. La guida ritorn con delle scarpe di corda per chi era peggio equipaggiato, perch i con trabbandieri preferivano che le persone non abituate a camminare di notte calzassero scarpe di corda, per evi tare scivoloni e il rumore degli scarponi sulle pietre. Proseguirono la marcia per boschi fitti e sentieri in pes sime condizioni. Juan cadde malamente, rotolando per un pendio. Poco prima di mezzanotte la guida li condus se allinterno di alcune grotte, ai piedi del monte Corb. Vi si entrava attraverso una cavit seminascosta da pie tre e rovi, con una stretta porta; sopra, a strapiombo, la parete del monte. Ai membri della spedizione vennero in mente la grotta di Al Bab e i quaranta ladroni. Era profonda, ramificata e con mura divisorie di pietra. Alla luce di una lampada videro il suolo sporco, il soffitto af fumicato, alcune mangiatoie e una specie di cucina. Tut to faceva capire che in quella tana avevano pernottato uomini e bestie. Nel punto pi profondo li attendeva un giovane di poco pi di ventanni, vestito con un abito di panno e ciocie, dallaspetto severo e riservato. Gli intermediari lo chiamavano Antonio. Poi si seppe che non era il suo vero nome. Si present ai nuovi arrivati, a mo di saluto, con alcune frasi dure e autoritarie: Qui comando io e tutti gli altri mi ubbidiscono. Andremo in fila uno dietro laltro, senza parlare e senza fare rumore. Quando do vr dare qualche istruzione, la dir al primo della fila e tutti se la passeranno lun laltro. Nessuno si separi dal la fila e nessuno resti indietro. Se qualcuno sta male e non ce la fa a continuare, si fermer e se qualcuno vuole fermarsi con lui, lo faccia188. Riposarono alla meno peggio. Un paio dore prima dellalba si misero in cammino per erti sentieri. Attraver
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sarono un avvallamento e, in mezzo alla nebbia, diverse altre persone si aggregarono alla fila. Costeggiarono co s, mentre faceva giorno, il costone del Sultn de Grameneras, fra fitte pinete e boschi di lecci, per arrivare con i primi raggi del sole nascente in una localit chiamata Espluga de las Vacas, sul dirupo della Ribalera. L vicino precipitava dalla rupe una piccola cascata dacqua. Il Padre si prepar a celebrare la Messa, pur col timo re di qualche mancanza di rispetto, perch durante la marcia notturna si erano sentite bestemmie. Si trovava no ai piedi di un alto dirupo, che li riparava dal vento e dal freddo. Li raggiunse un ragazzo, che si chiamava Jo s Boix e veniva da casa Juncs, una masseria che collaborava con gli organizzatori delle fughe. Portava vetto vaglie per i viandanti. Jos aiut di buon grado a preparare un altare, collocando una pietra pi o meno piana sopra alcune rocce staccatesi dal dirupo189. Era domenica 28 novembre. Il Padre annunci ai pre senti, poco pi di una ventina, che stava per celebrare la Messa e risvegli cos la curiosit di alcuni e laspettati va di altri. Probabilmente nessuno di loro aveva assisti to a una Messa dal luglio dellanno precedente. Il Padre celebr la Messa in ginocchio. Paco e Miguel, anchessi in ginocchio ai due lati dellaltare, che era molto basso, sostenevano il corporale perch non volassero le particole, se fosse venuto un colpo di vento. Alcuni dei com pagni di viaggio fecero la comunione con molta devo zione. La fece anche un giovane studente catalano, che si era aggregato al gruppo la notte precedente190. Jos Boix, allora adolescente, anni dopo, nel momen to di scrivere i suoi ricordi di uomo ormai maturo, si stupisce che il sacerdote, non appena arrivato, deside rasse celebrare la Messa. Il ragazzo era andato molte volte al mattino incontro ad altre spedizioni di fuggitivi nelle quali, come sapeva bene, spesso non mancavano sacerdoti. Tra quelli passati in quella zona in quegli anni non ci fu nessuno disposto a celebrare la Messa,
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ci racconta. La devozione del sacerdote gli deve aver toccato lanima: Credo di essere stato testimone di unazione propria di un sacerdote santo, aggiunge191. Il giovane studente che si era aggregato la notte prece dente teneva un diario, nelle cui pagine trascriveva i mo menti pi salienti di quelle giornate. Alla data del 28 novembre si legge: Qui ha luogo levento pi emozio nante del viaggio: la santa Messa. Su una roccia, ingi nocchiato e quasi prostrato al suolo, un sacerdote che fa parte del gruppo dice la Messa. Non la recita come gli altri sacerdoti delle chiese (...). Le sue parole, chiare e colme di sentimento, toccano lanima. Non ho mai ascoltato una Messa come quella di oggi, non so se per le circostanze o perch il celebrante un santo192. Fecero colazione con pane e salame e un po di vino, e ciascuno si accomod come meglio pot su quel terreno impervio, dove non cera neppure un metro quadrato in piano. Alle tre del pomeriggio diedero loro da mangiare del coniglio fritto. Doveva essere poca roba, perch eb bero tempo di recitare il rosario e di osservare quella zo na rocciosa fino alle quattro, ora - scrive il cronista di turno - in cui ci ponemmo di nuovo in marcia, assai po co sfamati e riposati193. Le marce erano notturne. Ma la tappa successiva, la scesa sul monte Aubens, era particolarmente pericolosa di notte. Bisognava raggiungere il crinale ancora con la luce; per questo si misero in marcia a met pomeriggio. Lavvicinamento alle falde del monte avveniva su pendii non molto pronunciati, ma ricoperti da una macchia fit tissima. Unora dopo raggiunsero il canale della Llasa, da dove si cominciava ad affrontare di petto la salita. Per la guida, che scalava agilmente le rocce e si affaccia va senza vertigini sui precipizi, era un gioco da bambini. Cominciava a diventare buio e Antonio metteva fretta a chi si attardava. Toms Alvira, disfatto, si lasci cadere a terra. Non riusciva a fare un passo in pi. La guida, freddamente, diede lordine di continuare; bisognava
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abbandonare quelluomo alla sua sorte per poter rag giungere la cima in tempo. Sar meglio che ritorni in dietro, altrimenti lo dovremo lasciare sul sentiero, dis se. Allora il Padre parl con Antonio e riusc a fargli cambiare parere. Poi incoraggi Toms: Non fargli ca so. Tu continuerai con noi come gli altri, sino alla fine. Ci raccomandavamo costantemente agli Angeli Custo di, aggiunge Toms nel suo racconto194. Arrivarono in vetta che ormai era notte. Sulla cima, dopo i rovi della salita, trovarono un altipiano coperto di erba spugnosa che era una delizia per i piedi. La di scesa sullaltro versante la fecero su terreni umidi e nei boschi di pini, sui sentieri usati dai boscaioli per far scendere i tronchi. Erano frequenti gli scivoloni e ne eb bero le mani sanguinanti per essersi dovuti spesso ag grappare a cespugli spinosi. In una delle brevi soste per riposare, ormai nella valle, la guida scomparve. Ricomparve poco dopo senza dare alcuna spiegazione su dove si trovassero. A notte gi molto inoltrata, con molte precauzioni e a gruppi di tre o quattro, attraversarono una strada (quella di Isona), per riunirsi poco oltre un ponte (sul fiume Valldarques) e attraversare subito a guado, con lacqua alle ginoc chia, il fiume Sellent. Restava loro pi di una lega di strada e la guida era preoccupata. Il Padre non stava in piedi ma, prendendo Antonio per un braccio, parlava con lui cercando di tranquillizzarlo. Ben presto lasciaro no sulla sinistra il paese di Montanisell e arrivarono, di sfatti, allultimo tratto della tappa quando ormai co minciava ad albeggiare. Questo era il timore della guida, perch la strada per raggiungere casa Fenollet, dove sarebbe finita la giornata di viaggio, era visibile dal paese di Organa, dove erano acquartierate diverse unit che vigilavano la frontiera195. Alle prime fredde luci del giorno entrarono a Fenollet, una casa colonica a mille metri di altitudine. Si trovava al riparo del monte e aveva ampi recinti per il bestiame.
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Non appena giunti, il Padre distribu la Comunione ai suoi, consumando tutte le Sacre Specie consacrate nella Messa della Ribalera, perch la notte precedente aveva no di nuovo udito bestemmie durante la marcia. La guida li avvert che mancavano ancora tre giorni di marcia, senza possibilit di approvvigionamento e, do po aver dato ordine di non uscire dal recinto dove si tro vavano, Antonio scomparve. Cerano stalle e ovili. I fuggiaschi si sistemarono come meglio poterono e dor mirono tutta la mattinata tra belati, pio pio e coccod e il tintinnio dei campanacci del bestiame. Solamente il Padre, che stava in dormiveglia, si rese conto del perico lo che avevano corso quando, a met mattina, erano giunti sul posto due miliziani. Chiesero alla padrona di casa se avesse visto tracce di fuggitivi. La donna non fe ce una piega: serv loro qualche bicchiere di vino e quel li se ne andarono. Questa notizia non proviene sicura mente dal cronista del diario, il quale, come lui stesso racconta, era impegnato a immaginarsi in sogno la sof fice consistenza di un pagliaio, che gli pareva una chi mera irrealizzabile196. Alle due del pomeriggio, rimessisi dalla fatica, si ri svegli la fame. Prevedendolo, la gente di Fenollet, la vi gilia dellarrivo della spedizione, aveva sacrificato un agnello. I fuggitivi appoggiarono gli zaini sulle mangia toie e, seduti per terra, fecero onore al pasto. Il piatto forte erano fagioli con agnello. Cos abbondanti, cos saporiti, che la loro guida, conversando con Juan Jim nez Vargas, anni dopo, riconosce che ha dimenticato molte cose, ma quel pasto lo ricorda sempre197. Anche il cronista di turno elogi il pasto con i fagioli. Solamen te il Padre, ricopiando il diario a macchina, attenu gli elogi e aggiunse: Ce lhanno fatto pagare salato198. Mentre alcuni facevano la siesta dopo mangiato, le donne della casa cucirono e rammendarono gli strappi negli abiti dei fuggitivi. Tra quella gente caritatevole ce ra una suora rifugiata. Il Padre, che continuava a veglia
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re, vedendo la stanchezza dei suoi diede ordine di alleg gerire gli zaini. Lasciarono nella fattoria parte del baga glio: non perch non servisse, ma per il peso intollerabi le che rappresentava nellarrampicarsi sui monti199. Per coprire le necessit di nutrimento fino ad Andor ra, tutto quello che riuscirono a comprare fu un piccolo formaggio e un pezzo di focaccia e il vino per riempire la borraccia. Appena scesa loscurit si misero in cam mino. Di fronte a Fenollet si ergeva la montagna di San ta Fe, verso la quale si diressero in fila indiana. La rotta di avvicinamento ai Pirenei consisteva in un continuo salire e scendere i monti della riva destra del fiume Se gre, la cui valle rappresenta il corridoio naturale che da Nord a Sud conduce dalle prime pendici dei Pirenei fino alla baronia di Rialp. Nella zona che dovevano attraver sare, a 50 o 60 chilometri dalla frontiera francese, cera no i luoghi pi adatti per nascondersi tra i boschi, per cui il passaggio da una valle allaltra era attentamente vigilato dalla guardia di frontiera. Dopo una faticosa salita di pi di unora, discesero per il fianco nord della montagna di Santa Fe. Veniva poi la pianura vicina al paese di Organa: facile per il viandante ma pericolosa per il fuggiasco, la cui presenza veniva segnalata senza sconti dai latrati dei cani delle masserie. La loro guida sapeva fin troppo bene che po che settimane prima i miliziani, richiamati insistente mente dai latrati, avevano eliminato una spedizione a colpi di fucile. Attraversato il fiume Cab, cominci la salita al mon te Ares, nella Sierra de Prada, a 1.500 metri di altezza. Lascensione, di notte, su terreno accidentato, dissestato e scosceso, senza vedere dove si mettevano i piedi, fu una dura prova di resistenza fisica. Il Padre, che non si era quasi riposato in casa Fenollet dallo sfinimento della notte precedente, ansimava faticosamente e aveva un battito cardiaco molto accelerato. Paco e Miguel lo aiu tarono a salire. A tratti quasi lo sollevavano dal suolo,
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mentre lui ripeteva fra s: Non veni ministrati, sed mi nistrare200. In cima fecero una sosta. Tirava un vento freddo e cercarono di stringersi tutti intorno al Padre, a cui Juan somministr una buona sorsata di vino zucche rato della borraccia, per farlo reagire201. Poco oltre, tut ta la spedizione si pot rifugiare in una stalla per il be stiame, vicina al paese di Ares. Quando ripresero la marcia, non tutti si erano riavuti dalla fatica. Jos Maria Albareda sembrava inebetito. Aveva perso la memoria e non sapeva pi dove si trova va. Rimessosi in piedi, con un incerto sorriso sul volto, dopo qualche sorso della borraccia si lasci condurre per mano come un automa202. La fatica e lo sforzo con cui fissavano nel buio per indovinare dove mettevano i piedi e per seguire lombra di chi camminava davanti fa cevano loro vedere luci e masserie sui monti, una sorta di miraggio notturno. Se cominciavano a recitare padrenostri e avemarie, perdevano subito il conto e le decine si allungavano trascinandosi una coda di venti o trenta avemarie, ritmate in maniera ossessiva sullaria della canzone popolare natalizia delle suore di Santa Isabel, che avevano sentito cantare dal Padre cammin facendo: S. Giuseppe ha proprio un bel bambino / non so che cosa provo / se guardo il suo visino; la musica e il rit mo, racconta Pedro Casciaro, per uno strano fenomeno finirono col diventare parte integrante della nostra fa ticosa respirazione203. Improvvisamente, senza che se ne sapesse la ragione, quelli che stavano davanti si fermarono. La guida era scomparsa. Ritorn subito con uno di quelli che erano rimasti indietro e che si era lasciato cadere mezzo mor to, desistendo dallimpresa. Antonio, temendo che fosse una finta per denunciarli o che lo trovasse una pattuglia di soldati, lo costrinse a rientrare nel gruppo, minac ciandolo con la pistola. Infine rasentarono un burrone e, alle prime luci del lalba, la guida fece entrare tutti in una stalla, sperduta
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su un altopiano di praterie. La localit si chiamava Barid, a 1.300 metri di altezza. Intirizziti dal gran freddo, morti di sonno, con scarsissime provviste e quanto re stava di una borraccia di vino, vi passarono la mattina di marted 30 novembre 1937204. Quando la guida torn alla stalla stava facendo buio; si rimisero in marcia, terrorizzati dalla prospettiva della imminente camminata. Scesero per un sentiero fino al torrente Barid, in direzione del fiume Segre. Attraver sando i bschi, simbatterono in tronchi di alberi taglia ti che, come nella notte precedente, provocavano cadute e contusioni. Quando il Padre copi a macchina, nel 1938, il ma noscritto del Diario del passaggio dei Pirenei, a questo punto gli si intener il cuore al ricordo della fatica fisica, degli sballottamenti e delle cadute notturne salendo e scendendo per i monti. Camminiamo attaccati gli uni agli altri - scrive il cronista - ed lunico modo per pro cedere. E il Padre aggiunse questo commento: E que sto il procedimento trovato dalla delicata carit di questi figli della mia anima - Juanito, Paco, Miguel per sollevarmi ed evitarmi molte cadute, cos come si so stiene il bambino piccolo che tenta di fare i primi passi: prendendolo per il vestito205. Ormai vicini al Segre, deviarono dal torrente e costeg giarono la base della montagna di Creueta. Attraversa rono poi il fiume Pallerols, avvicinandosi alla grande strada che porta a Seo de Urgel. La confluenza di questa strada con quella che scende da Noves de Segre era un punto pericolosissimo. Quelli delle masserie vicine ave vano avvisato Antonio che per tutto il giorno i miliziani avevano sorvegliato il posto. In perfetto silenzio attra versarono la strada, passando dallaltro lato, e dopo una lega di cammino, lasciato da un lato il paesino di Pia de Sant Tirs, proseguirono verso nord206. Resta da dire che in una delle soste dopo la discesa dalla localit di Barid, la guida era andata in una casa
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colonica a riempire le borracce di vino e qui si unirono alla spedizione un drappello di fuggiaschi e tre o quattro uomini con grandi fardelli sulle spalle. Dal soave profu mo che emanava dal carico, in netto contrasto con lo dore degli abiti dei viandanti, era evidente che si tratta va di contrabbandieri di prodotti di profumeria. Ma oltre a questi inoffensivi e aromatici articoli, portavano le loro brave armi. Erano le prime ore del mattino quando lasciarono il corso del Segre per andare verso linterno seguendo un fiumiciattolo, PArabell, che li portava direttamente a nord. Il percorso era infame. Passarono diverse ore se guendo il letto del fiume, ora fuori dallacqua e ora den tro, senza togliersi le scarpe. L si ebbe la prova di quan to scarsa fosse la protezione assicurata dagli scarponi del Padre. Mentre le scarpe di corda, quando si usciva dal letto del fiume e si camminava sullasciutto, spreme vano fuori lacqua che le inzuppava, gli scarponi invece la trattenevano. Portarli era quindi come guazzare in una pozzanghera di acqua gelata, cosa per nulla consi gliabile per i reumatismi207. Raggiunto il paese di Ara bell, abbandonarono il fiume e spesero le ultime energie per salire un monte dal quale si domina da lontano Seo de Urgel. Sul far del giorno si accamparono al riparo di alcune rocce, protetti dallo spessore degli arbusti della macchia. Cera vicino un caseggiato, cosa che non preoccupava le guide. La spedizione si era senza dubbio rinforzata nella notte precedente, poich le persone che si stavano riposando dopo la salita erano ormai una quarantina. Spunt lalba del 1 dicembre, con una luce fredda e un cielo nuvoloso. Agli stomaci affamati fu concesso so lamente un boccone delle loro misere provviste. I corpi erano umidi e intirizziti dal freddo. Perseguitati da un sonno che non riusciva a imporsi a causa della scomo dit, della fatica e della fame, passarono tutta la giorna ta avvolti nelle coperte: tre coperte per otto persone.
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In queste giornate piene di fastidi, stanchezza, son no... e fame, molto difficile fare le nostre Norme. Se non riusciamo a dedicarvi il tempo previsto, lo abbre viamo, ma le facciamo208. Cos si legge nel Diario. Tut ti compivano il meglio possibile le norme di piet - i tempi di orazione, il rosario, le giaculatorie - mentre camminavano e incespicavano; poi, fermi nei loro rifu gi, riprendevano le forze per la tappa successiva. Il Pa dre, di notte, pregava con tutti i suoi; di giorno, pregava per tutti i suoi: per quelli della spedizione e per i suoi fi gli delle due zone. Il sonno lo vinceva solo a met. Quando qualcuno si svegliava, lo trovava sempre in dormiveglia. Cos lo aveva sorpreso Juan la mattina in cui i due miliziani si erano presentati nella masseria Fe nollet. Lo registra il Diario di marted 30 novembre: Il Padre oggi non dorme affatto. Mercoled 1 dicembre, il cronista torna a insistere: Il Padre non dorme209. La mancanza di sonno era il suo pi crudele nemico. Cercava di vincere il sonno in preghiera210. Prosegui va tenacemente la preghiera, mentre il sonno lo vinceva. Durante la marcia rifiutava la borraccia di vino zucche rato che Juan gli offriva per ridargli le forze, col prete sto che altri ne avevano pi bisogno di lui. Nelle soste cedeva la sua coperta. E al momento di dividere il cibo faceva in modo che ne toccasse di pi agli altri211. E sor prendente che il suo fisico non sia crollato prima di arri vare alla frontiera. Erano alle porte di Andorra e questo accendeva una luce di speranza su quella che doveva essere lultima tappa. Ma gli inconvenienti erano assai pi gravi. Il tor pore dellanimo e la mancanza di forze impedivano loro di reagire. Avevano gli abiti strappati e le calzature di sfatte. A met pomeriggio il cielo divent scuro. Volteg giavano indecisi alcuni fiocchi di neve quando le guide li avvisarono che ci si doveva mettere in cammino. Il gruppo del Padre aveva appena finito di consumare un minuscolo pezzo di pane, lultima provvista rimasta, e
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Juan distribu le ultime zollette di zucchero che aveva in serbo per i momenti di cedimento durante la notte. Camminando in direzione nord raggiunsero un mon te, il Cerro el Tosai, per discendere poi per il burrone del Civs, dove passa il sentiero che va da Sant Joan Fumat alla Farga de Moles. Questa discesa, tra pietre che si spostavano sotto i piedi e alberi e fitti roveti nei quali i fuggiaschi lasciavano lembi di vestiti e di pelle, dovette essere terribile. Non so come sia la strada per linferno, ma difficile immaginarla peggiore di questa - scrive il cronista -. Le cadute dei giorni precedenti sono uno scherzo a paragone di quelle di oggi212. Il passaggio della strada che costeggia il burrone del Civs era molto sorvegliato e, a quanto dissero le guide, alcuni plotoni di stanza ad Argolell lo avevano pattu gliato per tutta la giornata. I fuggiaschi, prima di ripren dere la marcia, dovettero aspettare due ore senza poter si muovere, divisi in gruppi lungo la riva del fiume Civs, mentre il freddo calava nelle ossa. Poi attraversa rono cautamente il fiume, verso la mezzanotte, e si iner picarono sulla montagna che si ergeva di fronte, cos ri pida che avevano la sensazione di risalire lungo un precipizio. Erano forse le tre del mattino quando arriva rono in cima, al valico della Capra Morta e, lasciato quel sentiero da capre, scesero in un bosco in prossimit di Argolell. Vi si fermarono per uninterminabile mezzora, nascosti dietro ai tronchi degli alberi. Passa rono in prossimit di una casa dove si vedeva una luce accesa e i cani si misero ad abbaiare furiosamente. Poi, attraversato il torrente di Argolell, risalirono il pendio che avevano di fronte. La spedizione si era dispersa e sbandata nella precipitazione degli ultimi momenti, poi ch tutti si erano resi conto che erano ormai in Andorra. Quelli del gruppo del Padre avevano gi camminato per un buon tratto quando, nellimminenza dellalba, deci sero di fermarsi per attendere che facesse giorno e poter si orientare. Seduti per terra, avvolti nelle coperte e
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stretti gli uni agli altri, raccomandarono agli Angeli Cu stodi che riapparisse la guida. Pochi minuti dopo udiro no dei fischi e poi altri. Li stavano cercando. Intorno a un fuoco alcuni uomini della spedizione si stavano scal dando, insieme alle guide e ai contrabbandieri, i quali, cameratescamente, fecero loro spazio attorno al fuoco e offrirono pane e salame. La guida, Antonio, disse il pro prio nome: Jos Cirera213.

9. In Andorra I fuggiaschi, prima di accomiatarsi, recitarono insieme la Salve Regina. A piccoli gruppi, ormai su un terreno battuto, presero la strada per Sant Julia de Loria. Stava no camminando e recitando il rosario, quando giunse ai loro orecchi un gradito rintocco di campane che pro dusse in loro, allimprovviso, lindescrivibile sensazione di chi ricupera la libert e si affranca dalla paura. Deo gratias! Deo gratias!, ripeteva tra s il Padre quella mattina del 2 dicembre 1937214. Allentrata del paese i gendarmi francesi li fermarono, registrandoli come rifugiati politici. Fecero colazione in un bar: caffelatte e formaggio, con pane bianco, soffi ce e ancor caldo. Domandarono che fosse loro aperta la chiesa - la prima non profanata che vedevano dal 1936 - e fecero la visita al Santissimo Sacramento. Don Jose mara non poteva celebrare la Messa a motivo delle nor me liturgiche allora vigenti215. A met mattina si erano gi sistemati nellHotel Palacin di Les Escaldes, nei pressi della capitale del Princi pato, Andorra la Velia. Nel pomeriggio vi si recarono tutti per inviare un telegramma al fratello di Jos Maria Albareda, che risiedeva a San Juan de Luz, per fare le vaccinazioni previste e per farsi le foto di cui i gendarmi avevano bisogno per preparare i loro salvacondotti. Al limprovviso il cuore di don Josemara dette un balzo,
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vedendo avvicinarsi un sacerdote in tonaca. Don Lluis Pujol, che veniva loro incontro, vide a sua volta avvici narsi alcuni uomini, molto mal vestiti e con le scarpe rotte. Dal gruppo - racconta - si stacc una persona che, a braccia aperte, mi salut e disse: Grazie a Dio, fi nalmente vediamo un prete!216. Quellabbraccio fu li nizio di una durevole amicizia fra don Lluis Pujol e don Josemaria, che approfitt di quel primo incontro per chiedere dove avrebbe potuto celebrare la Messa il gior no dopo. Inviato il telegramma e svolte le altre incombenze, egli scrisse un biglietto al Console dellHonduras, Pedro de Matheu Salazar, il che equivaleva a informare tutti i suoi a Madrid:
Escaldes (Andorra) - 2 dicembre 1937. Mio stimatissi mo amico, prima di ritornare sul Pacifico, dove vedr Jos Luis, ho voluto visitare questo simpatico Principato di Andorra, dato che, per la situazione della Spagna, non oso arrivare fino a Madrid. Domani partir, con mio fratello Ricardo e il resto della famiglia, per San Juan de Luz. Mi ricordi a Mila e Consuelo. Un abbraccio - Josemaria217.

Tornarono poi allalbergo, cenarono e si coricarono, con la lodevole intenzione di recitare il santo rosario prima di mettersi a dormire, come aveva loro detto il Padre rendendosi conto che crollavano dal sonno. Cre do - scrive il cronista - che nessuno sia neppure riuscito a cominciarlo. Pi sorprendente ancora che non ci sia mo addormentati mentre ci toglievamo le scarpe218. Al mattino, il Padre celebr nella chiesa di Les Escal des, non di nascosto e in segreto, come aveva fatto a Madrid e a Barcellona, ma con tutto il decoro che pre scrive la liturgia. Fu una Messa di lunghi e indimentica bili memento. Senza posa veniva alla mente del cele brante, con la persistenza ritmica delle onde sui
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frangiflutti, il ricordo di coloro che avevano lasciato in dietro. Prima di salire allaltare, chiese loro di racco mandarli al Signore; e durante la Messa, nel memento dei vivi e in quello dei defunti, si sofferm a lungo. In quello dei vivi comprese anche il Vescovo Amministra tore Apostolico di Vitoria, che celebrava quel giorno il suo onomastico - era S. Francesco Saverio - e al quale invi un telegramma di auguri219. Arriv latteso telegramma da San Juan de Luz, invia to la sera prima e firmato da Pilar, marchesa di Embid, cognata di Jos Maria Albareda. Cera scritto: Jacques Not verr a prendervi domani. Tutto il pomeriggio ri masero in impaziente attesa della macchina, che per non comparve. Chi apparve, invece, fu Jos Cirera, alias Antonio, la guida, che non era riuscito a rientrare in Spagna e raccont che se la loro spedizione avesse tar dato ventiquattro ore, sarebbe fallita. Forti tormente di neve avevano chiuso i passi di montagna. Quanto alle peripezie dellultima marcia notturna, la guida ora rac cont loro i pericoli passati e spieg che avevano dovu to cambiare itinerario perch in uno dei guadi che dove vano attraversare erano appostati i carabinieri. Quel giorno il Padre scrisse a Isidoro, con cauti giri di parole per eludere la censura:
Escaldes (Andorra), 3 dicembre 1937. Mio grande amico, sono imbronciato con te perch non hai risposto alle due lettere che ti ho scritto: in ottobre da Praga; e verso la met di novembre, da Parigi. Oggi, approfittando di essere venuto in gita con alcuni amici in questo Principato di Andorra, ho voluto scri verti queste righe e pregarti di scrivermi a casa di mio cugino. Nel caso non lo ricordassi, il suo indirizzo : Signor lvarez. Hotel Alexandre. San Juan de Luz (Francia). Baster che intesti la lettera a mio nome ed egli me la rispedir laddove mi trover. Mi piace tanto viaggiare! La mia famiglia: tutti in perfetta salute e sempre contenti.
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Affettuosi saluti ai tuoi fratelli. Di quello che vuoi alla nonna e agli zii. Ti abbraccia Mariano Oggi o domani partir per la casa di mio cugino (S. Juan de Luz), perch mi ha inviato la sua macchina. Molti ab bracci220.

Nel Diario sono puntualmente riferiti gli avvenimenti di quei giorni: Sabato, 4 dicembre 1937. Sono le sette del mattino e sta nevicando, mentre hanno inizio le no stre attivit di oggi. Il paesaggio che ci circonda, coperto di neve, ci appare in un diverso aspetto della sua bellez za. Gli alti picchi, rivestiti di bianco, hanno una bellezza pi elegante, meno rustica221. C un chilometro fra lalbergo e la chiesa di Andorra, dove il Padre celebr la Messa per i suoi e alla quale as sistettero pure cinque giovani che avevano fatto parte della spedizione. Il Padre cominciava a fare amicizia con don Lluis, che lo invit a fare colazione a casa sua e lo condusse poi a far visita ai benedettini di Montserrat, che si trovavano nel collegio Meritxel. Non smetteva di nevicare. La spedizione aveva pro prio giocato miracolosamente danticipo rispetto alla nevicata. Tutti ripetevano che il valico di Envalira era chiuso e non si poteva andare in Francia. Era un grave contrattempo. La macchina stava forse aspettando dal laltra parte del valico. Dedicarono il pomeriggio alla corrispondenza. Bi glietti e cartoline in castigliano, in francese, in inglese. Scrissero a parenti, amici e conoscenti, per far loro sape re, con la massima discrezione se si trovavano in zona repubblicana, che essi ne erano usciti. La cartolina che Toms Alvira e il Padre inviarono allamico Pascual Galbe Loshuertos, giudice della Comunit catalana, era molto breve e non lo comprometteva: Un abbraccio, e le firme: Josemara - Toms222. Approfittarono per aggiornare il Diario sul passaggio
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dei Pirenei. Ogni giorno uno di loro a turno era stato in caricato di redigerlo (il turno continuava anche ora). Ma poich durante le marce notturne avevano preso so lo note brevissime, ora, con laiuto di tutti, avevano loccasione per ampliarle e completarle223. Come risultato delle marce su terreni accidentati con scarpe di corda distrutte, Manolo aveva i piedi piagati e non poteva camminare. Per spostarsi da Andorra a Les Escaldes, che stava a un passo, doveva andare in mac china. Al Padre, che aveva le mani doloranti e tumefat te, Juan fece massaggi con del salicilato, credendo fosse una forma reumatica. Dopo due giorni, vedendo che il gonfiore aumentava, si accorse che erano soltanto piene di spine degli arbusti ai quali si era aggrappato durante la marcia. Con infinita pazienza gli estrasse una trentina di spine224. Passarono cinque giorni alla merc degli eventi atmo sferici. Le speranze andavano e venivano. La macchina inviata dal fratello di Jos Maria Albareda non arriva va. Continuava a nevicare. Il 6 dicmbre fece giorno con un tempo splendido. A mezzogiorno, quando andarono in sala da pranzo, un signore annunci loro che lindo mani pomeriggio tutti i rifugiati sarebbero potuti partire in autobus. Ma allora di cena la stessa persona annun ci che, a motivo della enorme quantit di neve accu mulatasi, il valico non sarebbe stato transitabile prima di due o tre giorni. Il giorno 7 cess la neve e cominci a piovigginare. Una persona del posto che era passata dal valico port loro alcune lettere da Hospitalet, il paese francese dove pensavano che li attendesse unauto. Fu rono chiariti i malintesi225, perch non si trattava di una macchina in arrivo da San Juan de Luz, ma di un tassi sta di Hospitalet che sarebbe dovuto venire a prenderli. Poich per il tassista aveva ritardato la partenza, il giorno successivo la neve aveva interrotto il passaggio attraverso il valico. Ma se il valligiano che aveva portato le lettere aveva
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potuto attraversare il valico, perch loro non avrebbero potuto passarlo in senso inverso? Pensarono anche di affittare un mezzo cingolato, ma quello del rifugio dal ta montagna non funzionava. Consultarono i gendarmi, i quali ribadirono che il valico era impraticabile. Forse pensarono - era loccasione per avere un aiuto dai re sponsabili militari. NellHotel Palacn alloggiavano il colonnello e gli ufficiali distaccati dalla Repubblica Francese per difendere il Principato da possibili incur sioni di miliziani spagnoli. Monsieur le Colonel guarda va con simpatia i rifugiati politici, che incontrava ogni giorno in sala da pranzo. Era uomo di grande umanit, dai modi fini e cortesi. Misurava due metri di altezza e poco meno di circonferenza. Egli tuttavia li sconsigli dal cercare, in quelle condizioni, di raggiungere la fron tiera francese. Da quel momento i gentili saluti del mili tare ebbero una pi debole risposta in sala da pranzo226. Come osserva il cronista, le avevano tentate tutte e Dio avr avuto i suoi motivi per continuare a tenere chiuso il valico: Dopo aver insistito tutto il giorno (il Padre dice con poca educazione), ci mettiamo il cuore in pace. Siamo disposti ad aspettare che il valico si apra, ma che sia presto!227. In quei giorni il Padre celebr la Messa in diversi po sti: nella cappella del collegio Meritxel, nella chiesa par rocchiale di Les Escaldes e l8 dicembre, festa dellim macolata, nel convento della Sacra Famiglia, proprio nel giorno in cui le suore rinnovavano i loro voti. La cappella era povera e la cerimonia fu semplice. La spessa coltre nevosa che ammantava di bianco monti, case e strade prolung la forzata permanenza del Padre ad Andorra, da dove sarebbe partito con il ricor do lieto delle tertulias in casa di don Lluis Pujol. Un me se dopo, ormai a Pamplona, negli Appunti intimi evo cher quelle serate: Camminando lungo il fiume, ricordavo le nostre passeggiate in Andorra, dal capoluo
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go a Escaldes, di sera come oggi, dopo la tertulia con il buon arciprete228. Don Lluis Pujol, economo-arciprete di Andorra la Vel ia, aveva legato con don Josemara. Il primo giorno che questi aveva celebrato la Messa nella capitale, che aveva allora una popolazione di poco pi di mille abitanti, egli aveva invitato il prete forestiero a fargli visita a casa sua. Don Lluis abitava nella piazza principale, in una casa confortevole. L aveva il suo ufficio, una piccola stanza decentemente ammobiliata con tavolo da lavoro, casset tiera e libreria, oltre a una poltrona e tre o quattro sedie. Ornavano le pareti alcuni quadri con scene religiose del la vita di SantIgnazio e di S. Francesco Saverio, e un cro cifisso. Sul tavolo da lavoro cera sempre un pacco di let tere da rispedire dalluna allaltra zona della Spagna. Il compito dellarciprete, volontariamente accettato, consi steva nellaprirle, cambiare la busta e affrancarle di nuo vo; in qualche caso speciale, anche nel tenere corrispon denza con terze persone. Ma la nevicata di quei giorni aveva interrotto questo suo lavoro229. Oggi - scrive Pedro il 5 dicembre nel Diario - larci prete non ci riceve nella sua stanzetta; oltrepassata una sala piuttosto spaziosa, che sembra quella da pranzo, ci fa entrare in cucina. Il fatto di riceverci in cucina, al ca lore del caminetto, ha in Andorra, in casa dellarciprete, lo stesso significato che a Palazzo Reale avrebbe sedersi su un cuscino o tenere il cappello davanti al re230. Lospitalit di don Lluis meritava molta gratitudine perch, davanti alla tazzina di caff e al bicchierino di anisetta gentilmente serviti dalla padrona di casa, egli li mise al corrente degli ultimi avvenimenti del mondo. In particolare di quelli del Principato di Andorra, quali larrivo di monsieur le Colonel o la ribellione degli an dorrani i quali, sobillati dal Ministro spagnolo della Pubblica Istruzione, Fernando de los Ros, avevano ne gato al Vescovo di Seo de Urgel la prestazione di vassal laggio231, che consisteva nel tradizionale omaggio al Ve
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scovo di alcuni capponi e prosciutti e di dodici formaggi di pecora, oltre a millecinquecento pesetas. Il giorno successivo don Lluis ripet linvito. Chiac chierando, passarono tutti un pomeriggio gradevole. Di ritorno allalbergo, sulla sponda del rio Valira, che scen deva gonfiato dalle nevi, tirava un vento gelido che to glieva il respiro. Nella festivit dellimmacolata, larciprete invit a pranzo don Josemaria. La conversazione tra di loro, a quattrocchi, sar stata indubbiamente pi confidenzia le. Don Lluis Pujol gli avr fatto domande sulla traver sata dei Pirenei. Era arrivata in Andorra una folla di fuggitivi, ciascuno con la sua storia e le sue tragedie alle spalle. Ma pi che da qualsiasi racconto, don Lluis fu impressionato dal meditato silenzio di don Josemaria: Ci che pi mi ha impressionato fu di sentirgli dire, a proposito di tutto quello che aveva passato in quei gior ni sulle montagne (...), quanto segue: Ho sofferto tanto che ho fatto il proposito di non raccontare nessuna sof ferenza. E cos fu, perch n in quel giorno, n in segui to, lho udito fare alcun accenno ai tormenti patiti232. A questo proposito, senza cercare di immaginare sup plizi a noi meno noti, si pu citare qui ci che il Padre annot a Pamplona il 2 gennaio 1938, in un nuovo qua derno degli Appunti intimi: Ho notato che mi faceva no male ancora i piedi, anche se non sono quasi pi gonfi: perch non si trattava di geloni, ma delle conse guenze delle grandi fatiche fatte durante levasione. E don Josemaria non era certo uno che si compiaceva del dolore233. La sera il Padre raccont ai suoi il men che gli aveva offerto larciprete: antipasti vari, cannelloni, testa di vi tello, costolette, paste... Il cronista, pieno di meraviglia, si ritiene obbligato a prenderne nota per il Diario; ma non fa alcun cenno dellappetito dellospite. Dopo la fa me lunga e terribile per cui era passato, don Josemaria
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non aveva certo la possibilit di ingerire troppi alimenti e, infatti, non sentiva voglia di mangiare234. Non si sa come, corse notizia che il 10 dicembre il va lico sarebbe stato agibile e che un autobus sarebbe par tito in quella direzione il giorno dopo, alle sette e mez zo. Si alzarono alle sei, ascoltarono la Messa che il Padre celebr nella parrocchia di Les Escaldes ed ebbero tempo per fare colazione e per i preparativi del viaggio. Ci furono momenti di nervosismo al momento di paga re il conto dellalbergo; otto persone per otto giorni, a venti franchi al giorno pi il dieci per cento, faceva un totale di 1.408 franchi. Bisognava tirare sul prezzo, per ch con lo scarso denaro che rimaneva loro dovevano far fronte a ogni genere di spese e imprevisti fino ad ar rivare in Spagna. La loro indigenza era tale che non ave vano potuto neppure comprare altre scarpe in Andorra. Tra suppliche e tira e molla, il conto cal a 1.300 fran chi, con soddisfazione degli ospiti e dellalbergatore. Mentre la cosa veniva sistemata, i viaggiatori si misero addosso tutti i capi di vestiario che avevano, avvolgen dosi le gambe con carta di giornale, infilata nei calzini, per proteggersi dal freddo235. La giornata era soleggiata. Alle otto part un autocar ro con venticinque persone su sedili improvvisati. Si ri trovarono insieme a molti fuggitivi della loro spedizio ne. Passando per la masseria di Encamp, il motore si imball per lo sforzo e dovettero scendere tutti. Dopo un altro sforzo arrivarono a Soldeu, dove il veicolo si ri fiut decisamente di proseguire. Mancavano quattordici chilometri per Pas de la Casa, la zona della frontiera. Al principio la neve era gradevole sotto i passi; era poca e scricchiolante. Poco per volta finirono con laffondare fino alle ginocchia e lacqua, che inzuppava le scarpe di corda, si impast con la carta di giornale che proteggeva i piedi; si ritrovarono a camminare sguazzando in una massa gelida e sgradevole. A Pas de la Casa li aspettava un autobus con quattordici posti, sul quale si ammuc
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chiarono tutti quanti. Una brigata francese aveva sgom brato la strada dal valico fino a Hospitalet, dove cera il controllo doganale. Presentarono i documenti e fu dato loro il permesso di circolare in Francia per sole 24 ore. Comunque il Padre era deciso a fermarsi a Lourdes pri ma di arrivare a Hendaya236. Trovarono il tassista che era stato ingaggiato dal fra tello di Albareda. Aveva una vecchia Citroen, grande, ma insufficiente per otto persone. La lentezza della poli zia di frontiera nelleffettuare le pratiche relative ai do cumenti e levidente scarsa collaborazione dellautista ritardarono la partenza. Stava facendosi buio e scende va una fitta nebbia quando lasciarono Hospitalet. Tre mando di freddo, nonostante si fossero imbottiti di giornali e stessero stretti nella vettura, cercarono invano di distrarre il Padre. Invece fu lui che, quando passaro no per Tarascona, fece loro un divertente commento sul simpatico personaggio di Daudet, il famoso Tartarino, coraggioso cacciatore di leoni237. Dormirono allHotel Centrale di St. Gaudens e, la mattina successiva, 11 dicembre, si strinsero di nuovo nella Citroen. Arrivarono a Lourdes molto presto. Tutto era chiuso, eccetto la cripta della basilica. Il sacerdote che ricevette don Josemara in sacrestia, col quale questi si cap in latino, mostr una certa diffidenza, vedendolo cos mal vestito. Il Padre chiese a Pedro di servirgli la Messa, poich lavrebbe celebrata per le intenzioni del padre di lui, che si trovava in una difficile situazione po litica ed era lontano dalla pratica religiosa. Pedro segu la Messa con emozione: Limpressione che lasci per sempre in me questa manifestazione di zelo sacerdotale e di affetto del nostro Fondatore verso la mia famiglia ha sicuramente contribuito a far s che altri ricordi di quella sua prima Messa a Lourdes si siano cancellati dalla mia memoria238. Il Padre celebr sul secondo altare laterale di destra, vicino alla porta di entrata della cripta. Poi si sedettero
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a far colazione in un bar, tranquillamente, come se non avessero premura. Recitarono una parte di rosario alla Grotta. Questa visita a Lourdes era di ringraziamento per la grande famiglia dellOpera, per i suoi membri e per coloro che le erano uniti. Ricordava tutti coloro che erano rimasti nella zona rossa, uno per uno, e pen sava, uno per uno, a tutti quelli che avremmo dovuto localizzare quando fossimo arrivati nellaltra zona, scrive Juan Jimnez Vargas239. Arrivarono a San Juan de Luz alle sei di sera. Qui Jo s Maria Albareda si ferm con suo fratello. Gli altri at traversarono, ormai di notte, il ponte internazionale di Fuenterraba.

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NOTE AL CAPITOLO X

1 Su questo e sui particolari seguenti, cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, pp. 154 e ss. Fino ad allora aveva usato la tuta blu di Chiqui, con cui era uscito dalla Residenza di Ferraz il 20 luglio 1936; cfr Lettera a Maria Dolores Fisac Sema, in EF-370813-1. Don Josemaria aveva con s anche alcuni biglietti da visita intestati a Jos Escrib Albs - Intendente del Consolato dellHonduras - Madrid. 2 La zona repubblicana poteva contare di nuovo su un esercito, costituito da volontari e da regolari. Il Governo della Repubblica, nel quale aveva sempre maggiore influenza il partito comunista, provvide a regolarizzare le milizie e a creare con nuove reclute una forza militare, chiamata Esercito Popolare, posta sotto il comando supremo del Ministero della Guerra. I co munisti riuscirono a dominare il nuovo apparato militare, soprattutto oc cupando i vertici del Commissariato Generale della Guerra, creato per esercitare un controllo politico-sociale sulle forze armate per mezzo di commissari politici, ufficialmente chiamati commissari delegati. SullEserci to Repubblicano, cfr Ramn Salas Larrazbal, Historia del Ejrcito Copu lar de la Repblica, voi. I e II, Madrid 1973. Cfr pure Michael Alpert, El Ejrcito Republicano en la guerra civil, Madrid 1986, soprattutto il cap. 5, Los militares profesionales del ejrcito republicano, pp. 93 e ss., e il cap. 8, Los comunistas, pp. 219 e ss.; Rafael Casas de la Vega, Ejrcito Nacional y Ejrcito Popular de la Repblica, in Miguel Alonso Baquer, op. cit., pp. 183-231; e Burnet Bolloten, op. cit., pp. 247-259 e 439-443 e ss. 3 La stanza dava sulla strada. Non aveva letti, ma solo materassi per terra. Che fosse una camera lo si deduce anche da una ricevuta relativa al mese di settembre: Ho ricevuto dal sig. Jos Escrib la somma di settanta pesetas, importo corrispondente al mese in corso, per la camera del mio apparta mento al quarto piano a sinistra, in via Ayala n. 67 - Madrid, 13 settembre 1937 - Juan Zafra. Diconsi 70 pesetas. Nella ricevuta del mese di ottobre si dice pi chiaramente: ...per una camera che occupa nel mio apparta mento in via Ayala 67, piano quarto a sinistra. Cfr RHF, D-05201.
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4 Si trattava di una piccola riproduzione di una Addolorata di G.B. Salvi, pittore italiano del XVII secolo, noto come il Sassoferrato. Anni dopo, quando don Josemara lasci Madrid, rimase al fratello Santiago (cfr Alvaro del Portillo, Sum . 889; Joaqun Alonso Pacheco, Sum. 4636). 5 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 118 e 121-123. Il docu mento che possedeva Juan Jimnez Vargas era un certificato delincaricato del Consolato del Panama in Spagna, dal quale risultava che Ricardo Escrib Albs Responsabile Acquisti nella Sezione Approvvigionamenti di questo Consolato. 6 Cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370905-1. Nelle sue lettere di questi mesi, come pure in quelle di Isidoro, saltano agli occhi la precisione, lordine e la puntualit della contabilit che si riferiva allOpera. Cos, per esempio, nella Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370725-5, si rivolse a Isidoro Zorzano: Oggi avete inviato una peseta in meno, 55. La precisio ne contabile serviva a vivere bene la povert. Dovevano far fronte alla fame e affrontare le prevedibili spese per il viaggio allestero, che senza dubbio sarebbero state elevate. Il Fondatore tracci loro una regola pratica a cui attenersi: Adeguiamo le spese alla precaria situazione. Alla guerra come alla guerra (Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370704-1). Non era grettezza. Alcuni giorni dopo scrisse ai suoi figli di Madrid: Spendete quanto necessario per le vostre necessit personali, senza scrupoli (EF370710-1). Infine, lordine nel tenere i conti consentiva di distinguere le spese di ognuno, in particolare quelle dellOpera e quelle della famiglia Escriv, come era giusto fare: Fate il favore - scriveva a quel tempo - di inviarmi un bilancio della nostra situazione economica, il pi dettagliato possibile. E chiaro che tutte le spese del piccolo, com logico, devono esse re a carico di mia madre, senza pesare neppure per un centesimo sullOpe ra. Fate anche una nota, dettagliando le uscite mensili alle quali ci dobbia mo attenere finch durer questa situazione. Fate leggere queste righe a zia Carmen (Lettera a Isidoro Zorzano Ledesma, in EF-370630-1). 7 Come quasi tutto ci che accadde durante la guerra civile, fu fonte di polemiche. Cfr Gonzalo Redondo, Historia de la..., Voi. II, op. cit., pp. 343-353. 8 Vicente Crcel Orti, La Gran Persecucin. Espana, 1931-1939, Madrid 2000, pp. 126-146. 9 La rivoluzione del luglio 1936 aveva rinchiuso la Chiesa nelle catacom be. Unica eccezione, nella zona repubblicana, erano i Paesi Baschi dove, grazie allautonomia e alla popolazione per la stragrande maggioranza cattolica, furono mantenuti la pratica della religione e il culto pubblico nelle chiese (cfr Fernando de Meer Lecha-Marzo, El Partido Nacionalista Vasco..., op. cit.). Il 9 gennaio 1937 il ministro Irujo present al Consiglio dei Ministri della Repubblica una memoria datata 7 gennaio, per convincere i colleghi del Governo del danno che la persecuzione religiosa aveva causato alla Re pubblica. Le frasi con cui iniziava il documento bastano a delineare la portata dei guasti e le responsabilit dei governanti repubblicani: La
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pubblica opinione del mondo civile osserva con sbalordimento e repulsio ne la condotta del Governo della Repubblica, che non ha impedito i de precati atti di violenza e che consente che proseguano nelle forme e nei termini ora esposti. Londata rivoluzionaria pu essere stata considerata cieca, travolgente e incontrollabile allinizio. Ora, la sistematica distruzio ne di templi, altari e oggetti di culto non pi unazione incontrollata (cfr Vicente Crcel Orti, La persecucin religiosa..., op. cit., pp. 286-287). Il Governo di Largo Caballero aveva rifiutato le proposte di libert religiosa elaborate da Irujo. Nel Consiglio dei Ministri del Governo Negrfn, il 31 lu glio 1937, Irujo present di nuovo un progetto di decreto, che fu respinto. Lunico successo di Irujo in questo campo venne un anno pi tardi, quan do Negrfn introdusse in una dichiarazione programmatica, resa pubblica il 30 aprile 1938, unallusione alla volont del Governo di rispettare la li bert di coscienza e di assicurare il libero esercizio delle credenze e prati che religiose, dichiarazione dintenti che purtroppo serv a poco nella pra tica. Irujo si dimise, per altri motivi, nellagosto dello stesso anno. Cfr Burnet Bolloten, op. cit., pp. 784-785, 951-952 e 918; Manuel de Irujo, Memorias I y II. Un vasco en el Ministerio de Justicia, Buenos Aires 1976 e 1978; e A. de Lizarra [Andrs Maria de Irujo], Los vascos en la Republica Espanola. Contribucin a la historia de la guerra civil 1936-1939, Bue nos Aires 1944, pp. 155-159 e 172-197. 10 Al massimo si pot tentare la restaurazione del culto cattolico in alcuni luoghi dove i comunisti avevano meno peso, come nella Catalogna, tenta tivo peraltro circoscritto (cfr Josep Maria Sol i Sabat, Las represiones, in Stanley G. Payne e Javier Tusell, op. cit., p. 595; Burnet Bolloten, op. cit., passim). 11 Sul cambiamento di ritmo nella persecuzione, Javier Cervera rileva che, mentre i sacerdoti erano il gruppo pi numeroso (18,11%) tra gli assassi nati nelle passeggiate (cfr cap. IX, nota 33), i chierici accusati di tradimen to davanti ai Tribunali del Popolo di Madrid durante tutta la guerra furo no PI % sul totale dei processati (fra 12 e 13 mila) (op. cit., pp. 76 e 155). Ha documentato che dei sacerdoti giudicati da Tribunali del Popolo, poco pi del 25% furono ritenuti nemici del regime (op. cit., p. 155) e gli altri assolti; e, inoltre, che le pratiche religiose (...) erano considerate un segno di ostilit verso la Repubblica (ibidem, p. 191) e il semplice pos sesso di libri religiosi un segno di tradimento che portava alla detenzione (ibidem, pp. 179-180). Quanto allesercizio clandestino del ministero sa cerdotale, si veda il capitolo Madrid, una iglesia de catacumbas, in Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., pp. 119-193. Riprova dei rischi e dei peri coli connessi con le pratiche religiose il timore del negoziante che ven dette limmagine della Vergine a don Josemara, e quanto racconta Toms Alvira, che vide arrestare una persona perch le trovarono addosso una medaglia della Vergine (RHF, T-04373, p. 2). Tutto ci accadeva ancora durante lestate e lautunno 1937. 12 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 126. 13 Cfr Antonio Vzquez, Toms Alvira, Milano 1999, p. 72.
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14 Cfr Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 1; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, p. 125. 15 Cfr Recaredo Ventosa, Un santo per amico..., op. cit., p. 355; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 128; Santiago Escriv de Balaguer, Sum. 7344; lvaro del Portillo, Sum. 889. 16 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 901. 17 Cfr Lettera di Domingo Diaz-Ambrona ad lvaro del Portillo, del 9-11992, riportata in lvaro del Portillo, Intervista sul Fondatore dell3Opus Dei, Milano 1992, pp. 30-32. 18 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 121 (Juan era solito pranzare nella pensione di Jos Maria Albareda); Enrique Gutirrez Rios, Jos Maria Albareda. Una poca de la cultura espanola, Madrid 1970, p. 109. Questa decisione era frutto dellintensa preghiera del Fondatore: Di a Jos Maria Albareda che mi ricordo di lui in modo speciale ogni giorno (EF-370701-3). 19 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370910-1. Con lespressione le classiche abitudini, si riferiva allamministrazione di battesimi e alla ce lebrazione della Messa. 20 Cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370406-1. stato gi detto che lvaro, catturato dai miliziani in una dipendenza dellAmbasciata della Finlandia, and a finire nel carcere di SantAntonio. Cera l una guardia soprannominata Petrov, che un giorno gli mise la pistola alla tem pia e gli disse che avrebbe benissimo potuto ucciderlo allistante, poich sicuramente era un prete: per Petrov gli occhiali di lvaro dovevano essere un segno inequivocabile di intellettualit ecclesiastica (cfr lvaro del Por tillo, Sum. 884). Petrov (o Petrof) era il soprannome di Santiago del Amo (cfr Javier Cervera Gii, op. cit., p. 80). 21 Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 8-IX-1937 (IZL D-1213, 265). 22 Cfr Ricardo Fernndez Vallespfn, RHF, T-00162, p. 37. 23 Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 21-Vili-1937 (IZL D-1213, 254); e Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370725-5. 24 Questo il paradiso degli scarafaggi - scriveva il Padre per divertire i valenziani -: ce ne sono di grandi, solenni e lucidi come uno scarabeo sacro dellEgitto; altri sono di grandezza diversa, dalla dimensione di una punta di spillo in su. E che armonia di colori! Una vera lode al Creatore: bianco, biondo-platino, tabacco, oro, bruno, nero. Capirete che... ci diver tiamo molto (EF-370701-2; cfr Lettere a Pedro Casciaro Rarmrez, in EF370727-3; a Isidoro Zorzano, in EF-370420-1; ecc.). Unaltra volta scris se: Oggi, mentre Eduardico apriva un libro, apparve una magnifica cimi ce. Meno male che gli scarafaggi non sono del tutto soli (Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370725-3). 25 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 119. 26 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370725-3. Circa lo stimolo di ori nare, conseguenza della lieve forma di diabete di cui probabilmente gi
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soffriva nel 1936, scrive mons. lvaro del Portillo che un giorno che si trovava in via Serrano e sent lo stimolo, si rec alla casa di Isidoro Zorza no, che abitava nei pressi, e buss alla porta; ma quando la madre di Isi doro lo vide fu tale lo spavento che la prese al pensiero del pericolo che correva nell5ospitare un sacerdote, che gli chiuse la porta in faccia senza lasciarlo entrare. Unaltra volta, in analoga situazione, and a casa di Alejandro Guzmn (cfr Sum. 889, 890). 27 Santiago Escriv de Balaguer, Sum. 7326; e RHF, T-07921, p. 19. 28 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 139. 29 Ibidem. 30 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 20. 31 La testimonianza di Jimnez Vargas, molto dettagliata su altri punti, su questo si attiene a quanto narrato da Santiago Escriv e scrive dicendo che le due signorine non sono pi ricomparse. E non ci fu conferma della no tizia (RHF, T-04152-III, p. 69). Don Josemara, come si vedr, ripeteva che il poveruomo era stato impiccato davanti alla casa di via Dottor Crceles, dove abitava la madre, quasi a suggerire che la madre e la sorella non potevano non saperlo; questo accadde probabilmente in agosto. 32 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370918-1. 33 Cammino, n. 743. 34 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370918-1. 35 Lettera 31-V-1943, n. 45. 36 Javier Echevarra, Sum. 2418; e lvaro del Portillo, Sum. 877. 37 Lettera a Maria Dolores Fisac, in EF-370919-1. 38 Cfr Antonio Vzquez Galiano, op. cit., p. 77. 39 Cfr Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 2; Joaqun Alonso Pacheco, Sum. 4636. 40 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 128. 41 Ottimista come sempre, egli sperava di riunire da 16 a 18 persone; cfr Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70924-1. Isidoro si era messo in contatto con Hermgenes, per incarico di don Josemara, anche per accer tare la sorte di alcuni documenti che don Lino Vea-Murguia non era riu scito a depositare in banca; la rivoluzione e lassassinio di don Lino, il 16 agosto 1936, ne avevano fatto perdere le tracce (cfr Lettera a Isidoro Zor zano, in EF-370828-1; Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione del lHonduras del 16-VIII-1937, in IZL D-1213, 251). Da quanto scrive Isidoro (Zia Carmen invia ai nipoti alcune ciambelle fatte da Hermgenes e da lei stessa - Lettera ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, del 31-V-1937, in IZL D-1213, 180), Hermgenes serv da collegamento per riunire coloro che parteciparono agli esercizi. 42 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370918-1.
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43 Le religiose assassinate, tutte identificate, furono 283; cfr Vicente Crcel Orti, La persecucin religiosa..., op. cit., pp. 238-239. 44 Cfr Javier Surez Guanes, RHF, T-05399, p. 36. La donna si chiamava Maria Teresa Villanueva Labayen. Figlia di Miguel Villanueva, che era stato Ministro al tempo della monarchia, aveva conosciuto il Fondatore nel Patronato de Enfermos. Nel 1931 era entrata nelle Gerolamine delFAdorazione e si era trasferita a Gijn. Tornata a Madrid durante la rivo luzione dellottobre 1934, durante la guerra civile rimase nella capitale aiutando i cattolici, a rischio della vita e della salute. Mor nel 1942. Se ne seppe lidentit perch il Padre la rivel in seguito a un nipote di Maria Teresa, un diplomatico che negli anni cinquanta risiedeva a Roma. 45 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 889. Sulle attivit religiose che si svolgeva no nellappartamento di via Hermosilla 12, divenuto noto con il nome di cattedrale di Hermosilla, cfr Antonio Montero, op. cit., p. 104; Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., pp. 139-143; Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 191 e 371. 46 Cfr Lettera ai suoi figli di Burgos da vila, in EF-380813-1. 47 Ascensin Quiroga Barrena, RHF, T-04388, p. 1. 48 Ibidem, p. 2; cfr Joaqufn Alonso Pacheco, Sum. 4638. 49 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 125. 50 Unilluminazione tua, Ges - scrisse in una Caterina dell11-11-193 8 -; mi hai fatto vedere con chiarezza che non fu una mia intuizione, ma una tua illuminazione, ci che dissi durante la rivoluzione a una religiosa di spersa, che la spinse a confessarsi con me: a confessarsi e a pentirsi di quello che io (peccatore, peccatore) in apparenza avevo indovinato (Ap punti, n. 1482). 51 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370805-2. Le parole in corsivo tradu cono il detto spagnolo alma y calma, costruito su unassonanza difficil mente ricostruibile in italiano (NdC). 52 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370505-4. 53 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370725-3. 54 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70825-1. 55 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370822-2. 56 Lettera a Manuel Sainz de los Terreros, in EF-370825-2 57 Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370505-5. 58 lvaro del Portillo, Sum. 907; cfr pure Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III, p. 134. 59 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-370918-1. 60 Cfr RHF, D-15068. 61 Cfr RHF, D-15069. 62 Nella lettera ai rifugiati nella Legazione dellHonduras del 21-VIII-1937 (IZL, D-1213, 255) Isidoro, parlando dei documenti dei quali avrebbe
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avuto bisogno il Fondatore per uscire dalla Legazione e per circolare con una certa sicurezza, scrisse: Alvira mi ha detto che sono ufficialmente an nullati i certificati di lavoro dei praticanti avvocati, perci necessario procurarsi un altro certificato. Isidoro usa parole quasi identiche nel suo diario, nella stessa data (cfr IZL D-1122). 63 Cfr RHF, D-15067; e Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370723-1. 64 RHF, D-15067. Il secondo certificato era stato chiesto per ottenere che il comitato di controllo della casa di via Caracas gli consentisse di vivere con la madre; cosa che non fu possibile, perch si oppose lvaro Gonzlez Valds, il proprietario dellappartamento (cfr Lettere a Isidoro Zorzano, in EF-370820-1 ed EF-370823-1). 65 Cfr RHF, D-15070. 66 Cfr RHF, D-15071. Questo documento contiene, per leducazione delli scritto, un paio di colonne di massime e sentenze programmatiche, quali per esempio: La tua emancipazione devessere opera tua; Non umiliar ti di fronte a nulla e a nessuno; La tua patria il mondo. La tua fami glia, lUmanit; ecc. molto probabile che don Josemaria abbia letto queste ardite, ambigue ed enfatiche sentenze per trarne suggerimenti op pure per utilizzarle nel senso contrario. Vi erano anche altre massime marxiste e di incitamento alla lotta di classe: impossibile cambiarne il senso. 67 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 903; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152III, p. 112. 68 storicamente giusto avvertire che non tutti coloro che erano daccordo con il governo della Repubblica erano nemici della Chiesa. importante tenere presente il grande turbamento che linsurrezione militare implic per la vita della Spagna, in particolare per la parte del Paese dove non ebbe successo, poich scaten proprio ci che voleva evitare: una rivoluzione anarchica e unaltra socialista-marxista. Pertanto, con la scomparsa di fatto della Repubblica nellagosto 1936, ai repubblicani convinti, parecchi dei quali agnostici ma non anticattolici, e che intendevano difendere lo Stato, vennero a mancare le risorse militari e giudiziarie per difendere quel lo che consideravano un regime improntato alla libert di coscienza. Che il loro destino fosse segnato, nessuno lo dubita. Ma non erano anticattolici. Pi problematica fu la situazione personale e di coscienza dei nazionalisti baschi o del piccolo partito democratico-cristiano di Catalogna (Unione Democratica della Catalogna) di Carrasco y Formiguera. 69 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 903. 70 Nei primi giorni del maggio 1937 le strade di Barcellona furono teatro di unautentica guerra intestina fra le milizie di diverse fazioni politiche. Le perdite ascesero a 400 morti e un migliaio di feriti. In queste lotte per il potere furono coinvolti socialisti e comunisti, catalanisti e libertari, stalini sti e trotzkisti. Per ristabilire lordine il Governo dovette inviare da Valen cia forze aeree, una colonna motorizzata e due cacciatorpediniere con truppe da sbarco. A seguito di questi fatti, il Governo di Largo Caballero
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cadde e Negrin ne form uno nuovo, dal quale furono esclusi anarchici, li bertari e antistalinisti. A quel punto riprese la repressione politica e reli giosa secondo metodi bolscevichi, con le ceke di tortura. Anarchici e co munisti eterodossi furono sistematicamente ricercati ed eliminati; seguen do gli ordini di Stalin e le consegne bolsceviche, essi furono presentati al lopinione pubblica e al Governo come elementi ostili e infiltrati da agenti sovversivi al servizio dei franchisti. Cfr Burnet Bulloten, op. cit., pp. 525730; Ramon e Jesus Salas Larazbal, Historia General de la..., op. cit., pp. 225-231 e 246. 71 Juan Jimnez Vargas (RHF, T-04152-III, p. 129) colloca erroneamente il fatto alla fine dellestate 1937. 72 Toms Alvira racconta, a questo proposito: Nel Paseo de la Castellana esisteva, ed esiste tuttora, un edificio delle assicurazioni che, avendo sulla sommit un grande orologio, era conosciuto come Casa dellorologio. Questo edificio fu requisito dalla CNT per il suo Sindacato Insegnanti. La CNT non aveva a Madrid un Sindacato per gli insegnanti e un gruppo di professori si mise a organizzarlo. Ad esso si iscrissero in gran numero do centi dalle idee politiche di destra e, fra essi, un gran numero di sacerdoti, religiosi e religiose, professori di istituti privati. Era un modo per ottenere documenti. Del direttivo faceva parte il sacerdote Manuel Mindn, che dopo la guerra fu docente di filosofia allistituto Ramiro de Maeztu; era aragonese ed era stato in seminario con il Padre. Io ero andato alcune volte nella Casa dellorologio, per incontrare conoscenti, per motivi pro fessionali (RHF, T-04373). Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 129-130 e 135-138. Cfr pure Manuel Mindn Manero, Testigo de noventa anos de Historia. Conversaciones con un amigo en el ltimo recodo del camino, Saragozza 1995; nel cap. XV, pp. 339-350, vi si racconta la storia della fondazione e del funzionamento del Sindacato Insegnanti della CNT. Javier Cervera racconta che fin dallinizio delle ostilit la CNT cerc di re clutare iscritti a Madrid, per acquisire un peso politico che non aveva (fu continua la sua lotta con la UGT, finch nel 1938 non firmarono un patto). Qualcosa di simile si pu dedurre dai dati riportati da Burnet Bol loten, op. cit., o da Jos Luis Alfaya Camacho (op. cit., pp. 155-158), con testimonianze prese dalla bibliografia e da persone singole. Lobiettivo di raggiungere una posizione di forza port come conseguen za allallentamento, se non alleliminazione, di qualsiasi controllo sulla lealt dei nuovi iscritti. Il fatto che non abbiamo individuato casi di per sone non fedeli, iscritte o infiltrate in altre organizzazioni del Fronte Po polare, se non in quella anarchica. Questa situazione avrebbe motivato pi di uno scontro in seno alla Giunta di Difesa di Madrid tra i comunisti (...) e i rappresentanti anarchici, ai quali diverse volte fu fatta rilevare la pericolosit della situazione, che essi si limitavano ripetutamente a negare. Tuttavia, in contrasto con questo atteggiamento, la stessa CNT avrebbe creato nel proprio Comitato di Difesa una Sezione di Statistica, diretta da Vicente Santamaria Medina, che era anche a capo del Servizio di Controspionaggio dei Servizi Speciali del Ministero della Guerra. A questa sezio
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ne del Comitato fu assegnato il compito di verificare la provenienza dei nuovi iscritti allorganizzazione sindacale, per identificare in seno ad essa coloro che erano ostili o sospetti di esserlo (Javier Cervera Gii, op. cit., pp. 225-226). 73 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 4-VI-1937 (IZL, D-1213, 182). Jos Maria Albareda, per ottenere il documento di la voro di Carmen Escriv, si serv delle amicizie di Toms Alvira, che rac conta : Quando mi dissero della situazione della Nonna e di zia Carmen, andai a chiedere un certificato in cui si dichiarasse che zia Carmen era im piegata amministrativa nel Sindacato Insegnanti. Dovetti insistere un po, ma alla fine, considerato il motivo per cui lo richiedevo, me lo diedero. In esso risultava che era dattilografa nella Sezione della Scuola Elementare (...). Fu utile perch, pochi giorni dopo, andarono da loro i miliziani, in tenzionati a portarle a Valencia, ma, visto il certificato di lavoro di zia Carmen, le lasciarono stare (RHF, T-04373). 74 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 4-VI-1937 (IZL, D-1213, 182). 75 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-370624-2. 76 Jos Maria Albareda cerc, in un primo momento, di ottenere il libretto studentesco per Santiago. La sua impressione circa un esito favorevole, a quanto scrive Isidoro, non per nulla positiva, dato che occorrono avalli a garanzia delle persone degli studenti, avalli che sono gestiti dai ragazzi della FUE (Lettera ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, del 7-VI1937, in IZL D-1213, 187). Alla fine, Jos Maria Albareda ne diede lin carico a Toms Alvira, il quale ce la fece, come si legge nella sua testimo nianza: Ottenni anche un libretto per zio Santiago dallo stesso Sindacato della C.N.T.; disponeva cos di un documento valido per circolare (RHF, T-04373). 77 II 18 luglio il Padre scrisse ai suoi figli di Valencia: Ieri pomeriggio, con la gioia che potete immaginarvi, zio Santi andato a vivere con la nonna. Erano non so quanti mesi che non stavano insieme. Anchio sono molto contento: perch sono pi libero (EF-370718-1). Cfr pure Lettera di Isidoro ai rifugiati nel Consolato dellHonduras, del 20-VII-1937 (IZL, D-1213, 226). Santiago Escriv de Balaguer afferma nella sua testimo nianza: Il primo a uscire dalla Legazione dellHonduras sono stato io. Toms Alvira mi ottenne un libretto personale della CNT e un altro di un Ateneo Libertario. Sono andato a vivere in via Caracas con mia madre e Carmen. Con il mio libretto potevo andare spesso al Consolato a far loro visita e a portare cose. Entravo per la porta di servizio e non ho mai avuto difficolt con i miliziani che stavano di guardia (RHF, T-07921). Tutto ci fu il frutto della cocciutaggine e della preghiera del Padre, e dellobbe dienza dei suoi figli, con i quali egli si congratul: Magnifica soluzione quella di zio Santi. Che bella cosa ubbidire! Quando stata seguita alla lettera la procedura indicata dal nonno, tutto si risolto. Grazie al signor Emanuele (Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370714-3).
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78 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-370727-3. 79 II primo riferimento ai tentativi di ottenere libretti personali per don Josemaria e per Juan Jimnez Vargas nella corrispondenza di Isidoro (Let tera ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 13-V-1937, IZL D-1213, 151): Sindacato: Albareda sta occupandosi dei libretti sindacali; vorreb be sapere se in quello di Ricardo opportuno che figuri anchegli come avvocato oppure come impiegato. Il 17 giugno (EF-370617-1) il Fonda tore scrisse a Valencia: Se Eugenio manda loro un salvacondotto per an dare a Valencia, dato che i due hanno i documenti in regola (libretto sin dacale e carta di lavoro con fotografia), Jos e Ricardo verranno quanto prima a Valencia a prestare i loro servizi alla patria (Jos e Ricardo sono il Padre e Juan). 80 Cfr Enrique Gutirrez Rios, op. cit., p. 108. 81 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 908; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152III, p. 136. 82 Alla vigilia della partenza per Barcellona, Manolo Sainz de los Terreros, grazie alla generosit dei suoi vicini in via Sagasta, la famiglia Corchado, ottenne 3.000 pesetas, una somma ingente, pari allora pi o meno alla paga annuale di un operaio non specializzato. Sullaiuto prestato in questa e in precedenti occasioni a persone dellOpera, cfr Juan Jimnez Vargas, ibidem, p. 140; e pure IZL D-01051 e D-01199. Sarebbe troppo lungo esaminare in dettaglio tutti i passi fatti per ottenere il denaro necessario a coprire le spese del passaggio nella zona nazionale. In linea di massima, si deve tenere presente che tanto Jos Maria Albareda quanto Toms Alvira, che erano stipendiati dallo Stato, portarono i propri risparmi. Gli altri (Juan Jimnez Vargas, Manolo Sainz de los Terreros, Pedro Casciaro, Francisco Botella e Miguel Fisac) furono aiutati dalle pro prie famiglie e dagli amici, sia a Madrid che a Valencia e a Daimiel. Inol tre, rimaneva un residuo del capitale destinato, da prima dellinizio della guerra, allapertura della nuova Residenza di via Ferraz 16 e allammorta mento delle prime rate del pagamento delledificio, che non era stato uti lizzato per lo scoppio della guerra. Furono queste le fonti di denaro, a cui si aggiunsero i contributi regolari o sporadici di amici e conoscenti fino alla partenza verso i Pirenei. Mancava ancora una somma di denaro per pagare le guide della spedizione, che venne versata pi avanti, dopo la fine della guerra. 83 Jos Maria Albareda ottenne il salvacondotto chiedendolo direttamente al Sottosegretario agli Interni, uomo dal carattere duro, docente di Agra ria e suo compagno di scuola, che non vedeva da prima della guerra, Bibiano Fernndez-Osorio. Tuttavia non era privo di cuore, visto che com prese le ragioni che costringevano Albareda ad andare a Barcellona a tro vare sua madre, che aveva perduto il marito e un figlio, assassinati dai mi liziani. Altre credenziali invece erano falsificate, come quella di Manolo Sainz de los Terreros, che fu scritta su carta intestata del direttore del car cere di SantAntonio, per certificare che doveva fare un viaggio a Barcello
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na per necessit di servizio (Manolo lavorava come funzionario nella pri gione). Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 137-138. 84 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-371001-1. 85 II documento originale in RHF, D-15072. 86 Cfr AGP, P03 1981, p. 367. 87 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 901. Il 15 ottobre Isidoro avvis quelli di Valencia della morte del signor Ramon: Ieri sono andato a salutare la fa miglia di Alvarito proprio nel momento critico della morte di suo padre. Lui non pu uscire dalla casa dove si trova sfollato, poich spera, restan do l, di potere un giorno seguire il nonno (Lettera a Pedro Casciaro e a Francisco Botella, 15-X-1937, RHF, D-1213, 270). La casa il Conso lato. Cfr pure Lettera a Maria Dolores Fisac, 15-X-1937; e Lettera al Fon datore, 17-X-1937 (IZL, D-1213, 271 e 273), in cui avvisa il Padre della morte del signor Ramon. 88 Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 9-X-1937 (IZL, D-1213, 268). 89 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 140; Eugenio Sells Marti, RHF, T-02012, p. 1. 90 La notizia importante era che il Padre sarebbe arrivato il giorno succes sivo per proseguire verso Barcellona (Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 23). Una sua brevissima lettera spedita da Madrid diceva: Un saluto per dirti che domani, venerd, arriveranno a Valencia le mie sorelle. Sempre tuo, Mariano (Lettera a Francisco Botella, in EF-371007-1). 91 Era un reparto che provvedeva allacquisto, riproduzione e cura di ca valli e muli per lesercito. 92 Cfr le pagine di introduzione del Diario della traversata dei Pirenei, in cui Juan Jimnez Vargas descrive la sua partenza da Madrid il 6 ottobre, larrivo a Valencia e la successiva partenza da Barcellona per raccogliere i valenziani che si unirono alla spedizione. Il racconto del Diario ricomincia il 19 novembre 1937 e termina ad Andorra il 10 dicembre. Durante la permanenza nella baronia di Rialp, coloro che accompagnavano il Padre avevano stabilito un turno per raccontare gli avvenimenti del giorno. Il diario fu rielaborato allarrivo ad Andorra e completato con le brevi note prese durante la marcia. Lanno successivo, ormai a Burgos, il Padre copi a macchina i fogli ma noscritti, dando al Diario un titolo: Verso la libert. Trascrivendo il Diario, vi introdusse alcuni chiarimenti o ne soppresse qualche parola. In altri casi, come scrisse a Ricardo Fernndez Vallespin, fece alcuni ritocchi: Ho trovato il tempo di dattilografare il diario Verso la libert. Natural mente, ho dovuto sopprimere qualche frase troppo pittoresca (Lettera da Burgos, in EF-381010-3). I fogli manoscritti sono 71, scritti sulle due facciate; la trascrizione a mac china ne occupa 61. I fogli del Diario saranno qui di seguito citati come fogli, quelli di Verso la libert come pagine. Entrambi gli originali si tro vano in RHF, D-15323.
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93 Cfr Lettera a Isidoro Zorzano, da Valencia, in EF-371009-2. 94 Per questo episodio seguiamo il diario manoscritto di Juan Jimnez Var gas, nelle sue prime pagine (RHF, D-15323) e Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 25. 95 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 910. Questo sacerdote andava ogni giorno a celebrare la Messa in casa di Eugenio Sells, dove veniva tenuto il San tissimo (cfr Eugenio Sells, RHF, T-02012, p. 2). 96 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 141. 97 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 25. 98 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 143; lvaro del Portillo, Sum. 909. Nella fretta di lasciare Madrid, allultimo momento alcuni erano andati nellappartamento di via Ayala per raccogliere diverse cose, fra cui limmagine della Madonna acquistata nel negozio di cornici. Sem brava che il demonio avesse scaricato la sua furia contro lappartamento. Quando Isidoro e Santiago vi si recarono per prendere limmagine, videro che un colpo di obice aveva distrutto la facciata e i colpi di mitraglia ave vano danneggiato tutto. Il quadro della Madonna fu conservato in casa della Nonna. Poi il Padre lo regal al fratello, che in seguito glielo restitu; fu messo nella stanza di lavoro del Segretario Generale dellOpera, a Roma, dove abitualmente lavorava il Fondatore (cfr lvaro del Portillo, Sum. 889; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 143; e Lettera a Isi doro Zorzano, da Barcellona, in EF-371027-1). 99 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70601-1. 100 Lettera a Isidoro Zorzano, da Valencia, in EF-371009-2. Lola la signora Dolores; le chiacchierate con il signor Emanuele sono i suoi tempi di orazione. 101 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 27; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 145. 102 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 27. 103 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 145; Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 4. 104 Su tutto questo, cfr RHF, D-15323 e D-15373; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 146-148. 105 Ibidem , p. 148. 106 Cfr Lettere a Isidoro Zorzano, da Barcellona, in EF-371010-1 e 371012-1. 107 EF-371013-1. 108 Juan Jimnez Vargas, in Verso la libert (RHF, D-15323, p. 4), parla di una lettera del Fondatore inviata a Valencia (la lettera fu ricevuta da Paco, che la port a Pedro alluscita dalla caserma). Nella corrisponden za del Fondatore non compare per questa lettera. Anche Francisco Botel la parla di una lettera (nel pomeriggio riceviamo una lettera del Padre; cfr RHF, T-00159/1, p. 27).
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Peraltro ci sono parecchi indizi che si trattasse di un telegramma, il che spiega quanto appare nel manoscritto: Pedro arriv il 14 a Barcellona con il noto permesso falso. Solo nel caso di un telegramma pu aver rice vuto subito notizie da Barcellona, tre giorni prima di quelli di Madrid. (La lettera del Padre del 13-X-1937 fu ricevuta a Madrid il giorno 16. Di con seguenza, Isidoro pass istruzioni a tutti di preparare i documenti per la partenza. Cfr Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 16-X-1937, in IZL, D-1213, 272). Un telegramma pu inoltre dare ragione del fraintendimento: un testo te legrafico, oltretutto scritto in linguaggio cifrato, ben poteva essere allo rigine della decisione pasticciata di disertare dalla caserma a motivo del lurgenza del messaggio ricevuto. 109 II cambiamento di residenza a Barcellona e altri dettagli della conversa zione del Padre con Pedro del 14 ottobre sono raccontati in una nota ma noscritta di Pedro Casciaro (cfr RHF, D-15374). 110 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 28. La pena detentiva gli avrebbe precluso qualsiasi promozione, cosa che non avr di certo turbato il sonno di Pedro. 111 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 21-X1937 (IZL, D-1213, 276). La situazione era cambiata dal 13 ottobre (quando il Padre scrisse a Isidoro) al 14 ottobre (quando parl con Pedro Casciaro a Barcellona). 112 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 1. 113 Ibidem , p. 2; anche T-04152-III, p. 159. 114 Lettera a Isidoro Zorzano, da Barcellona, in EF-371020-1. 115 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 159-160; Rafaela Caballero Alcausa vedova Cornet, RHF, T-00874; Toms Alvira, RHF, T04373, p. 4. 116 Cfr Joan Marqus i Surinach, La forga de la fe a Catalunya durant la guerra civil (1936-1939), Girona 1987. Si vedano specialmente le testimo nianze di Mn. Viceng Nolla i Gili, Per carrers i places, pp. 131-145; di Mn. Adolf Pascual i Arrufat, LEsglesia clandestina, pp. 167-195; e di Mn. Ramon Vila i Pujol, El milici de Du, pp. 253-380. 117 Cfr Antonio Vzquez Galiano, op. cit., pp. 83-84. 118 Cfr AGP, P03 1981, p. 596. 119 Sullincontro con Pascual Galbe Loshuertos: Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 161-165; Alvaro del Portillo, PR, p. 1130 e Intervi sta..., op. cit., pp. 23-24. Cfr anche Antonio Vzquez Galiano, op. cit., pp. 84-86. La visita di Toms Alvira a Pascual Galbe in Tribunale secondo Juan Jimnez Vargas fu il 15 ottobre. 120 AGP, P03 1981, p. 597. 121 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 165. 122 Cfr AGP, P03 1981, p. 598. Il Fondatore, dichiara mons. lvaro del
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Portillo, preg sempre per questuomo cos nobile, che cerc di salvargli la vita. Offr molti suffragi per la sua anima quando in seguito seppe della sua morte, avvenuta in un incidente automobilistico nel sud della Francia (lvaro del Portillo, PR, p. 1130). 123 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 169. 124 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 28; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 177; Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 29-X-1937 (IZL, D-1213, 280). 125 Cfr La Vanguardia, del 24-X-1937. 126 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 170, e T-04152-IV, p. 2. 127 Cfr ibidem, T-04152-III, p. 171. 128 Cfr Antonio Vzquez Galiano, op. cit., pp. 82-83. 129 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 176. La faccenda dei biglietti buoni era di pubblico dominio. Il governo di Burgos aveva elencato attraverso Radio Nazionale le emissioni che sarebbe stato possi bile cambiare alla fine della guerra (cfr Pedro Casciaro, Al di l dei sogni pi audaci, Milano 1995, p. 88; e Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Lega zione dellHonduras, 15-XI-1937, in IZL, D-1213, 286). 130 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 178. In conformit con le istruzioni ricevute dal Padre con lettera del 13 ottobre da Barcellona, Isidoro aveva scritto a Lola Fisac che stavano per andare a prendere Mi guel e condurlo a Madrid. Cfr Lettera di Isidoro a Maria Dolores Fisac, 19-X-1937 (IZL, D-1213, 274). Juan anticip i tempi e si port Miguel, con Pedro e Paco, a Barcellona. 131 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 29. 132 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 181; Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 30. 133 Lettera a Isidoro Zorzano, in EF-3 71030-1. 134 II Governo repubblicano si trasfer a Barcellona allo scopo di consoli dare e accrescere la propria autorit in Catalogna, il che dispiacque mol tissimo alle autorit della Generalitat, cio della Regione. Peraltro, la limi tazione dellautogoverno catalano, la pretesa di un trattamento preferen ziale da parte delle autorit centrali e le requisizioni degli alloggi non fu rono le conseguenze pi fastidiose del trasferimento: Il trasferimento del Governo a Barcellona nel novembre 1937 esacerb le discordie tra auto rit centrali e regionali in materia di ordine pubblico (...) Ci che pi pes in tutti gli strati sociali della Catalogna fu il terrore onnipresente del SIM e dei suoi tribunali speciali, come pure dellapparato poliziesco controllato dai comunisti (Burnet Bolloten, op. cit., pp. 913-917 e 861). Il SIM era il servizio di controspionaggio dellEsercito Popolare ed era controllato da Alexander Orlov, nominato da Stalin capo in Spagna dellNKVD (poi KGB) sovietico. La sua temibile polizia ag con metodi brutali in tutti i settori della zona repubblicana. Cfr ibidem, pp. 897-912.
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135 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 86 ss.; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-III,p. 183. 136 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 161 e 183-187; Fran cisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 32. 137 Lettera a Isidoro Zorzano, da Barcellona, in EF-371106-1. 138 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 32; Pedro Casciaro, op. cit., pp. 88-90. 139 Pedro Casciaro, op. cit., pp. 88-89. 140 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 184. 141 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 31. 142 Vi si leggeva: SALVACONDOTTO. Si autorizza JOSE ESCRIBA ALBESA a effettuare un viaggio a Lrida e ritorno... entro trenta giorni, per risolvere questioni familiari... Madrid, 5 ottobre 1937; fu aggiunta que sta dicitura: per effettuare un viaggio a Lrida e ritorno, Oliana (Lrida) e ritorno. Barcellona e ritorno. Entro trenta giorni per risolvere questioni familiari e commerciali. Madrid, 25 ottobre 1937 (RHF, D-15125). Cfr pure Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 183, e T-04152-IV, p. 3. Le aggiunte rendevano ancor pi ambigua linterpretazione del testo; ci tare il paese di Oliana, per il quale sarebbero transitati, giustificava la pre senza in quella zona se avessero dovuto esibire i documenti; aggiungere poi alle motivazioni del viaggio le ragioni commerciali forniva una scusa per esibire anche il documento di Intendente del Consolato del lHonduras. 143 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 32; Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 172. 144 Lettera a Maria Dolores Fisac, da Barcellona, in EF-371119-1. 145 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, pp. 156 e 158. 146 Cfr Rafaela Caballero Alcausa RHF, T-0874. 147 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 91-93; Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 32. 148 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 2. 149 II passaggio in Francia attraverso i Pirenei, visto con gli occhi di Toms Alvira, descritto nel cap. VI dellopera, gi citata, di Antonio Vzquez Galiano. 150 Esiste un altro racconto particolareggiato di tali vicende, legato alla te stimonianza di Jos Maria Albareda, in Enrique Gutirrez Rios, op. cit., pp. 118-134. 151 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 34; Pedro Casciaro, op. cit., p. 96. 152 Cfr ibidem, p. 94. 153 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-TV, p. 4. 154 Lettera a Maria Dolores Fisac, da Barcellona, in EF-371118-1.
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155 Manoscritto allegato al diario della traversata dei Pirenei, Verso la li bert, in RHF, D-15323. 156 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pag. 96; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-IV, p. 5. 157 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 36; Pedro Casciaro, op. cit., pp. 94-115. 158 RHF, D-15323. 159 La chiesa di Pallerols, per le sue ridotte dimensioni, poteva sembrare una cappella, ma invece era la chiesa parrocchiale, dedicata a Santo Stefa no. Il nome della localit Pallerols o Pallarols, a seconda della forma ca talana o castigliana. Nel documento di consacrazione della Cattedrale di Urgel, nellanno 839, viene citata questa chiesa. Ledificio esistente nel 1937 era a pianta rettangolare ed era stato costruito verso la fine del XVIII secolo, probabilmente ampliando e tagliando le due navate della primitiva chiesa romanica. La casa canonica era in comunicazione con la sacrestia per mezzo di una scala posta dietro il presbiterio (cfr RHF, D-15369). 160 Limpressione di Pedro Casciaro fu di trovarsi in una specie di forno; Francisco Botella trov somiglianza con il forno della casa di campagna di mio nonno (cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 97; Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 35). 161 II 24 agosto 1934 era giunto a Pallerols, come rettore, don Joan Porta Perucho, ordinato nel 1931 e nominato viceparroco di Peramola. Nel 1977 egli continuava ad aver cura di Pallerols e di altre localit vicine, quasi spopolate. Egli stesso ricordava che nel 1934 viveva nella canonica unita alla chiesa; e che nelle vicinanze cera una scuola elementare con tanto di maestro e alcune case di contadini. La sua parrocchia era compo sta da 25 famiglie, che abitavano in masserie piuttosto sparpagliate. Il 25 luglio 1936 era stata ancora celebrata solennemente in parrocchia la festa di S. Giacomo, patrono della Spagna. Ma alcuni giorni dopo erano arriva ti gruppi di miliziani, che avevano bruciato libri parrocchiali e paramenti sacri. Erano poi tornati un mese dopo per distruggere gli altari, le statue e le pale daltare (cfr RHF, D-05429 e D-15369). 162 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 38. 163 Ibidem. 164 Pedro Casciaro, op. cit., p. 98. Cfr lvaro del Portillo, Sum . 913. 165 RHF, T-00159/1, p. 38. 166 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 913. Cfr pure Ernesto Julia Diaz, Sum. 4244. 16/ Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 39; cfr pure Pedro Casciaro, op. cit., p. 99. Uno dei cinque altari della chiesa era dedicato alla Vergine del Rosario. La devozione per la Vergine a Pallerols aveva antiche origini, documentate dagli atti delle visite pastorali (nella relazione della visita del 1575 si dice che fou visitat lo aitar de Na. Senora, que es de devotio, cio senza rendite; e nella visita del 1717 si menziona una Confraternita
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del Rosario esistente a Pallerols). Cfr Atti delle visite pastorali, Reg. 32, foglio 88, Archivio Episcopale di Urgel. Anche limmagine e laltare della Vergine del Rosario erano stati bruciati nel 1936. Don Joan Porta non ricordava esattamente limmagine, solo che era molto simile a quella della Vergine del Rosario di Puig: una statua li gnea degli inizi del XVII secolo, di poco meno di un metro di altezza, di legno dorato e con una rosa nella mano destra (cfr RHF, D-05429; D15369). Nella visita pastorale del 1758 fu annotato sui registri dellArchivio Epi scopale di Urgel (Reg. Ili): Pallerols. Altari: oltre allaltare maggiore, detta chiesa parrocchiale ha unaltra cappella, grande quanto la stessa parrocchiale, con il suo altare dedicato alla Vergine del Rosario, cappella decorosamente fornita di ara, croce, candelieri e altri requisiti richiesti (ibidem). Ancora nel 1980 gli abitanti di Pallerols ricordavano che laltare della Vergine del Rosario aveva una pala daltare in cui limmagine della Madonna era contornata di rose (cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152IV, p. 7). 168 Ibidem. 169Pedro Casciaro, op. cit., p. 99. 170 AGP, P03 1978, pp. 254-255; e P03 1982, pp. 27-28. In unaltra occa sione disse: Quando, durante la guerra civile spagnola, ero divorato dalla preoccupazione, davanti al dilemma se dovessi passare o meno da una parte allaltra nel mezzo della persecuzione per sfuggire ai comunisti, arriv unaltra prova esterna: questa rosa di legno. Cose come questa: Dio mi tratta come un povero bambino al quale bisogna dare prove tangibili, ma in modo ordinario (Meditazione del 14-11-1964). C un particolare curio so: nel copiare a macchina il diario di questi giorni (Verso la libert, RHF, D-15323), il Fondatore aggiunse un foglio su cui scrisse: manca il diario. Effettivamente, nel manoscritto, foglio 17, il cronista di turno (Pedro) chiu de il racconto della colazione a Vilar segnando lora: 9.15 del 21 novem bre 1937. - P. Il diario poi continua. Luned 22 novembre. La mattinata nuvolosa. Manca quindi il racconto di quanto accaduto domenica 21 e la notte fra il 21 e il 22. Da qui lannotazione manca il diario. 171 Appunti, n. 1440. Lannotazione collegata alla Caterina precedente, in cui si legge: Allora, con una mozione interiore contraria alla mia vo lont, dissi al Signore: Se sei contento di me, fa che trovi qualcosa, e pensai a un fiore o a un ornamento di legno delle pale di altare scomparse. Tornai in chiesa (mi trovavo in sacrestia), guardai negli stessi posti dove avevo gi guardato prima... e trovai subito una rosa di legno dorato. Ne fui felicissimo e benedissi Dio che mi aveva dato quella consolazione men tre ero tutto preoccupato se Ges fosse o no contento di me (ibidem, n. 1439, del 22-XII-1937). Il Fondatore raccont molte volte a mons. lvaro del Portillo la storia della terribile prova, se non nei dettagli almeno nella sostanza. Nel dubbio, chiese al Signore, per mezzo della Vergine, una prova tangibile, una rosa, che subito trov nella chiesa (cfr lvaro del Portillo, Sum. 913).
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172 Cfr Diario, 22-XI (RHF, D-15323, f. 18v, p. 16); Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 8. 173 Cfr Diario, 23 novembre (RHF, D-15323, f. 21, p. 17). La Messa scrive Toms Alvira - era dialogata. Non dimenticher mai quelle Messe: come tempio il bosco; il celebrante, nel massimo raccoglimento, si muove va molto lentamente; metteva tutta la sua anima e tutto il suo amore in quello che faceva, soprattutto nel momento della Consacrazione. Centi naia di uccelli, svegliati dai primi raggi del sole, cantavano senza posa e accrescevano lincanto delle Messe del Padre nel bosco di Rialp. Conser vava sempre una particola consacrata, che veniva custodita con gran rac coglimento da uno di noi (RHF, T- 04373, p. 7). Don Josep Lozano i Eritj, rettore di Biscarri, era stato nominato economo di Peramola nel marzo 1936 e, insieme al fratello don Joaquim, viveva nascosto in una ba racca vicino a Pallerols. Fu assassinato il 24 gennaio 1939 da alcuni solda ti dellEsercito repubblicano in ritirata (cfr Jesus Castells Serra, Martirolo gi de VEsglesia dUrgell (1936-1939), La Seu dUrgell 1975, p. 104). 174 Schedina manoscritta da don Josemara. Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 20v, p. 17. D.O.G. sta per Deo omnis gloria, a Dio tutta la gloria. 175 Diario: 19 novembre (Verso la libert), RHF, D-15323, f. 12, p. 13. 176 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 24-XI1937 (IZL, D-1213, 289). Nei mesi di novembre e dicembre 1937, a Ma drid rimanevano Isidoro Zorzano (che guidava gli altri, in assenza del Padre), Jos Maria Gonzlez Barredo e lvaro del Portillo nel Consolato dellHonduras, Vicente Rodrguez Casado nella Legazione della Norvegia, Miguel Bann che abitava con sua madre ed Eduardo Alastru, che se ne stava sempre chiuso in una pensione. Enrique Espins Radun, cugino di Francisco Botella e che attraversava un momento di crisi per la morte di suo padre, prestava servizio militare fuori Valencia; Rafael Calvo Serer, destinato alle Brigate Internazionali, era ricoverato in ospedale per unul cera; e Jos Maria Hernndez Gamica faceva il servizio militare a Baza, vicino a Granada. 177 Pedro Casciaro, RHF, T-04197, p. 23; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-IV, p. 9. 178 Pedro Casciaro, op. cit., p. 109. 179 Cfr Diario, 25 novembre, RHF, D-15323, f. 27v, p. 22. 180 Cfr Diario, 23 novembre, RHF, D-15323, f. 22v, p. 19. 181 Cfr Appunti, n. 1440, del 22-XII-1937; e Diario, 26 novembre, RHF, D-15323, f. 31, p. 25. Larciprete di Pons era mons. Nicolau Auger Ortod (1865-1942). Cfr Jesus Castells Serra, op. cit., p. 311. 182 Diario, 26 novembre, RHF, D-15323, f. 33v, p. 27. 183 La provincia di Lrida divisa in tre diocesi: Lrida, Urgel e Solsona. Il numero di sacerdoti secolari incardinati nella diocesi di Lrida nel 1936 era di 410; il numero degli uccisi fu di 270, cio il 66%. Nella diocesi di Urgel (dove stava Pallerols) i sacerdoti incardinati erano 540 e il numero
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delle vittime 109, cio il 20%. In quella di Solsona, 380 sacerdoti, di cui 60 furono assassinati, cio il 15,5% (cfr Antonio Montero, op. cit. p. 764; Jesus Castell Serra, op. cit., pp. 304-305). 184 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 1. 185 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, pp. 10-11. 186 Diario, 27 novembre, RHF, D-15323, f. 33v, p. 27. 187 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 42. vero, ma non tutto: in questo caso, Juan fu strumento provvidenziale per sostenere il Padre. 188 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 11. 189 Cfr Jos Boix Oste, RHF, T-01440; Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 44. 190 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 104. 191 Jos Boix Oste, RHF, T-01440. 192 II diario di Antonio Dalmases Esteva, lo studente catalano, intitolato: Diario della mia fuga dalla zona rossa, novembre-dicembre 1937; origina le in RHF, T-08246; cfr Appendice documentale, documento XVIII. Dal mases, come quasi tutti coloro che facevano parte della spedizione, era provvisto di vettovaglie; non cos il gruppo del Padre, che aveva solo una borraccia di vino zuccherato e una bottiglia di cognac, bottiglia che si ruppe sulla Ribalera dopo la Messa, quando il Padre volle offrirne un sorso ai presenti. Il giovane catalano aveva un portavivande pieno di cosce di pollo. Ragazzo intelligente, comment il Padre, perch aveva scoperto lincrocio del pollo col millepiedi. Per questa battuta lo chiamavano il ra gazzo del millepiedi. 193 Diario, 28 novembre, RHF, D-15323, f. 37v, p. 29. 194 Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 8; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-IV, p. 12; Pedro Casciaro, op. cit., p. 104. 195 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 16. 196 Diario, 28 novembre, RHF, D-15323, f. 41, p. 31; cfr Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 8. 197 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 18. 198 Diario, 29 novembre, RHF, D-15323, f. 42, p. 31. 199 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 18. 200 Non sono venuto per essere servito, ma per servire (cfr Mt 20, 28). 201 Il Padre conta le volte che cade: sono molte, molte!, si legge nel ma noscritto. A questo punto il Padre aggiunse nel Diario: ...accolte sempre con buonumore: ventisei!, ventinove!... Le contiamo. Pensando al no stro lavoro, che presto riprenderemo, superiamo tutto con tranquillit e allegria. Ma una mazzata tremenda, si legge subito dopo nel Diario (29 novembre, RHF, D-15323, f. 44v, p. 36). Larrampicata rimase cos im pressa al Padre che, trovandosi molti anni dopo a La Pililla, una casa alle falde di un monte, disse a Paco Botella: Paco, da quella famosa scalata
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mi passata la voglia di andare per monti (Paco Botella, RHF, T00159/1, p. 46). 202 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 20. 203 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 109. Loriginale dice: Qu Nino tan bonito / tiene San Jos. / Cada vez que lo miro / me pasa no s qu (NdT). 204 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 20. 205 Diario, 30 novembre, RHF, D-15323, f. 45, p. 37. 206 Cfr ibidem; e anche Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-V, pp. 4 e ss. 207 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 108; Diario, 30 novembre, RHF, D15323, f. 44, p. 36. 208 Cfr Diario, ibidem. 209 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 17. Alla data del 30 novembre, dove era scritto: Il Padre oggi non dorme af fatto, il Padre stesso, trascrivendo a macchina il Diario Verso la libert, soppresse oggi, per cui la frase risuona ancora pi forte, quasi a voler significare che la veglia era ininterrotta. In effetti, anche la notte successi va la pass vegliando, come riportato nel testo (cfr RHF, D-15323, f. 44v, p. 39). 210 Pedro Casciaro se ne era reso conto: Quando ci fermavamo a riposare nelle stalle o nelle grotte dormiva pochissimo; e io indovinavo che faceva cos per mortificarsi e per pregare di pi. Tutto ci mi commuoveva, ma al tempo stesso non riuscivo a capirlo e, per laffetto che gli portavo, avrei voluto impedirglielo (op. cit., p. 108). 211 Ibidem. 212 Diario, RHF, D-15323, f. 47v, p. 40. 213 Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 50, p. 43; e Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, pp. 11 e 29. 214 Cfr Pedro Casciaro, op. cit, p. 110. 215 II digiuno liturgico per poter fare la Comunione iniziava dalla mezza notte precedente. I fuggitivi avevano preso dello zucchero durante la notte e avevano mangiato di primo mattino accanto al fuoco, per cui fecero co lazione appena giunti in paese. 216 Luis Pujol Tubau, RHF, T-00675, p. 2; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-IV, p. 30. Don Luis Pujol Tubau, economo-arciprete di Andorra la Velia dal 1930, aveva allora 36 anni ed era stato ordinato nel 1925. 217 Lettera, in EF-371202-1. 218 Diario, RHF, D-15323, f. 51, p. 45. 219 Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 52, p. 45; il telegramma diceva: Javier Lauzurica. Vescovo Vitoria. La ricordo nel giorno del suo onomastico. Ar rivato ieri evaso con otto miei. Partiamo domani San Juan de Luz. Jos Maria Escriv (in EF-371203-02).
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220 Lettera a Isidoro Zorzano, da Andorra, in EF-371203-1. 221 Diario, RHF, D-15323, f. 54, p. 47. 222 Cfr Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-III, p. 165. 223 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 53. 224 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 112; Diario, RHF, D-15323, f. 63v, p. 54. 225 Diario, RHF, D-15323, f. 64v, p. 55. 226 fr pej ro Casciaro, op. cit., pp. 112-113. 227 Diario, RHF, D-15323, f. 65, p. 55. 228 Appunti, n. 1463, del 2-1-1938. 229 Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 59, p. 50. 230 Ibidem. 231 Questa ribellione risaliva agli anni in cui Fernando de los Rios era stato Ministro della Pubblica Istruzione, cio fra il dicembre 1931 e il lu glio 1933. Dopo linizio della guerra civile, i problemi di mons. Justino Guitart, Vescovo di Seo de Urgel, furono ben pi seri: il 23-VII-1936 do vette abbandonare la Spagna e rifugiarsi in Andorra. Vi rimase fino al 13 agosto, data in cui part per la Francia, sapendo di essere in pericolo di vita (cfr Jesus Castells Serra, op. cit., pp. 265-267). 232 Luis Pujol Tubau, RHF, T-00675, p. 5; cfr Diario, RHF, D-15323, f. 66v, p. 57. 233 Appunti, n. 1463. 234 Cfr Appunti, nota 1064 (di mons. lvaro del Portillo). 235 Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 69, p. 58. 236 Cfr Diario, RHF, D-15323, f. 71, p. 61; Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 53. 237 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 114; Juan Jimnez Vargas, RHF, T04152-IV, p. 32. 238 Cfr Pedro Casciaro, RHF, T-04197, p. 50; cfr anche Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 54; Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 10; lvaro del Portillo, Sum. 915. 239 Juan Jimnez Vargas, RHF, T-04152-IV, p. 33.

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Capitolo XI
LEPOCA DI BURGOS (1938-1939)

1. Ricominciano le Caterine Gli Albs - il ramo materno del Fondatore -, oltre a unestesa parentela, avevano il dono di comunicare; in dubbiamente erano capaci, come carattere ereditario, di un facile e fecondo tratto sociale. A don Josemaria ca pit di verificarlo in diverse occasioni della sua movi mentata esistenza; per esempio, il giorno stesso del suo ingresso nella zona nazionale. Lo si vede dalle annota zioni che fece in un nuovo quaderno degli Appunti inti mi, le ben note Caterine che aveva dovuto sospendere e che, guidato dallistinto storico, decise di ricominciare1:
Pamplona, 17 dicembre 1937: oggi, prima di comincia re gli esercizi, ricomincio il diario con le note che ho pre so fin dall11 di questo mese, le Caterine1.

Cominci con i ricordi della sua prima settimana in zona nazionale.


Giorno 11 dicembre. Emozione, pi che giustificata, nel passare il ponte internazionale. Preghiamo fervida mente nel vedere la bandiera spagnola...(...) Ci chiedono una garanzia per farci entrare in Patria. Te241

lefono al Vescovo di Vitoria: don Xavier si trova a Ro ma. Mi dispiace. Alcune signore che stanno ai telefoni si rendono conto della mia piccola contrariet: sono ami che della famiglia di mia madre; mi offrono la garanzia e la loro ospitalit. Ringrazio, ma non accetto3.

Don Josemara non aveva certo esaurito le proprie ri sorse:


Telefono subito dopo al Vescovo di Pamplona: calorosa accoglienza. Quanto caro questo santo Vescovo! Si mette subito in comunicazione telefonica con il Coman do Militare di Fuenterraba e ci d la sua garanzia. Mi d appuntamento a Zumaya per domani e mi dice, con vero affetto, che devo andare a stare con lui nel suo palazzo4.

Il Padre e i suoi trascorsero la notte allHotel Penn di /- Fuenterraba. Al mattino celebr la Messa per tutti loro, prima che si disperdessero: Jos Maria Albareda fu trat tenuto dai suoi a San Juan de Luz; Manolo rimase a Fuenterraba con alcuni suoi familiari; Toms Alvira era in procinto di recarsi a Saragozza. Tutti gli altri, che era no in et militare, si presentarono alle autorit nella ca serma Loyola di San Sebastin. Don Josemara avvolse le sue cose in un giornale, le leg con uno spago, affid il pacchetto, che era tutto il suo prezioso bagaglio, alle cure del portiere dellHotel Penn e si rec allappunta mento col Vescovo a Zumaya, una localit turistica vici no a San Sebastin. Quando arriv gli dissero che il pre lato si trovava a Zarauz, un paesino vicino. Vi si rec, con il suo abito da escursionista e i suoi scarponi da marcia. Trov mons. Olaechea in casa del marchese di Warros, dove era in corso una grande festa di fratellan za italo-spagnola: Il Vescovo mi abbraccia e mi fa fe sta, in mezzo a tutta quella folla, e mi presenta lAmbasciatore dellItalia. Mi invitano al banchetto5. Per fortuna incontr uno di quelli che aveva diretto spiri tualmente a Madrid: LAngelo Custode mi fa compari242

re innanzi Juan Jos Pradera (che non assiste mai a que sto genere di feste e oggi - evidentemente - vi ha assisti to). Se ne andarono insieme a chiacchierare e a pranza re in un ristorante. Pass il pomeriggio in compagnia del Vescovo. Visita rono lo studio del pittore Zuloaga e, di ritorno a San Sebastin, il prelato strapp a don Josemara la promessa che sarebbe andato a riposare alcuni giorni nel palazzo episcopale di Pamplona. A San Sebastin le Teresiane gli cercarono una pensione; don Josemara celebr da loro la Messa il giorno successivo.
Giorno 13 dicembre - si legge negli Appunti - celebro per don Pedro, raccomandandomi a lui; pi che per suf fragio per la sua anima (santa, anche senza il martirio) invoco la sua intercessione. Le Teresiane mi offrono denaro: io chiedo loro generi di pulizia personale per i miei: compreranno quattro petti ni, quattro forbici e sapone6.

Le Teresiane gli regalarono anche della biancheria e un paio di scarpe usate, che gli consentirono di abban donare gli scarponi-lago della traversata dei Pirenei. Fu una fortuna, perch con le scarpe era un po pi pre sentabile e la settimana si annunciava di intensa attivit sociale e apostolica. Sembrava quasi che sulla direttrice Fuenterrabia - Irun - San Sebastin si fossero date ap puntamento le vecchie amicizie di Madrid. Al sacerdote bastarono due visite per ritrovare i parenti di Alej andr Guzmn, gli Aguilar de Inestrillas7, i conti di Mirasol8, i Guevara9, le Beraldo de Quirs, le Vallellano10, i Cortzar e infine Maria Luisa Guzmn, la marchesa de los Alamos, con la sorella Maria Machimbarrena11: pro prio le tre dame che lavevano accompagnato, ai tempi della monarchia, dal Sottosegretario del Ministero di Grazia e Giustizia, Jos Martinez de Velasco, per fargli assegnare un posto che gli consentisse di ottenere una
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mansione ecclesiastica stabile a Madrid. Di quel gruppo faceva parte anche Carolina Carvajal, Dama di Palazzo e sorella del conte di Aguilar de Inestrillas. Carolina nel 1931 aveva interceduto presso don Pedro Poveda, Se gretario del Patriarca delle Indie, il quale aveva offerto a don Josemaria una cappellania onoraria, da lui rifiutata12. Il mondo si confermava piccolo. Per colmo di sorpre sa accadde che, mentre si trovava a casa dei Mirasol, una nipote di Luz Casanova gli dichiar senza mezzi termini di avere vocazione per lOpera. Don Josemaria prese tempo13. Ma il Padre non aveva valicato i Pirenei per fare vita di societ nelle Province Basche. Approfittando di questi incontri raccolse dati sul recapito di persone conosciute. Con una telefonata a Bilbao localizz tre residenti di via Ferraz: Arancibia, Carlos Aresti ed Emiliano Amann. A San Sebastin incontr Vicente Urcola e la famiglia di Joaqun Vega de Seoane, altri due ragazzi di san Raffae le14. Con questi nomi, e altri che saltarono fuori come le ciliegie, uno dopo laltro, don Josemaria si mise a rico struire un indirizzario, utile per il suo apostolato. Nelle Caterine del 26 dicembre si legge:
Continuo ad avere capogiri, ma faccio in modo che nessuno se ne accorga (...). Ho celebrato la Messa per Victor Pradera15; erano presenti la vedova e il figlio. Ben contento di non ricevere stipendi di Messe: Signore, ora s che sono povero in canna; vedrai Tu che cosa fare del tuo asinelio16.

superfluo ricordare che i suoi indumenti lasciavano molto a desiderare. Si era fatto alcune foto a San Seba stin e, come egli stesso ammetteva, aveva un aspetto poco rassicurante, con il viso emaciato, e insaccato nel largo maglione azzurro dei giorni di Rialp. Ma fino ad allora nessuno gli aveva offerto una tonaca. In tali con^
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dizioni, ebbe il coraggio di rinunciare a qualsiasi genere di stipendio di Messa, che sarebbe stata la sua unica fonte di mantenimento. Nutriva il desiderio che i sacer doti dellOpera fossero distaccati da tutto, anche dalle risorse del loro ministero, come olocausto di povert; era un pensiero su cui rifletteva da tempo. Un giorno, preoccupato per la mancanza di denaro, medit le paro le del Salmo: iacta super Dominum curam tuam et ipse te enutriet17. Disposto ad abbandonarsi nelle mani del Signore, senza fare calcoli, port la sua risoluzione alle estreme conseguenze; lo scrisse in una Caterina18. Il 17 dicembre don Josemara part per Pamplona. Nelle Caterine compare di nuovo il suo Angelo Custode: Alle cinque e mezzo in punto (ora stabilita ieri sera) mi sveglia il mio piccolo orologiaio: la sveglia che mi han no dato nella pensione non ha suonato19. La macchina di Pradera, sulla quale viaggiava, dovette fermarsi due volte a causa della neve. Ma il sacerdote rest di buonu more, visto che, entrando nella regione della Navarra, inton a bassa voce una scherzosa filastrocca locale:
La Vergine del Puy di Estella disse a quella del Pilar: tu sarai aragonese, ma io sono navarra... e in gamba!20.

Allora di pranzo, morto di freddo, arriv al palazzo episcopale. Dopo pranzo disse al Vescovo di avere lin tenzione di fare in quei giorni un ritiro spirituale. Que gli, che non voleva che se ne andasse dal palazzo, gli prepar alcuni libri per le meditazioni e le letture e gli regal una copia del Nuovo Testamento nelledizione bilingue di don Carmelo Ballester21. Solo una cosa preoccupava il Padre in quel momento, prima del ritiro: che cosa ne era dei suoi figli? Juan e Miguel erano stati destinati a Burgos; ma non sapeva nulla di Pedro Ca sciaro e di Paco Botella; a met pomeriggio per essi lo
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avvisarono per telefono di trovarsi entrambi in una ca serma di Pamplona. Ottenuto lindirizzo degli uffici del Vicariato Generale della diocesi di Madrid, che si trovava temporaneamen te a Navalcarnero, paese della provincia di Madrid in zona nazionale, scrisse al Vicario:

Pamplona, 17 dicembre 1937 Ecc.mo don J. Francisco Morn - Navalcarnero Carissimo e venerato Signor Vicario, Dopo mille peripezie, superate per evidente protezione di Dio mio Padre, sono riuscito a evadere dalla zona dei rossi (...). Mi ha accolto il calore del mio grande amico il Vescovo di Pamplona e sto nel suo palazzo, dove inco mincer domani - tutto solo - i santi esercizi. Se il Sig. Vicario non mi dice altrimenti, intender che gli sembra bene che mi dedichi immediatamente, com piendo la santa Volont di Dio, a portare avanti secon do la mia personale vocazione la direzione delle anime che S.E. conosce e che sono sparse su tutto il territorio nazionale. Sono tutti eroici, senza eccezione! Prego il mio Sig. Vicario di far presente al nostro amatis simo Prelato che, in mezzo a tante tribolazioni, abbiamo pregato ogni giorno per S.E. Rev.ma. Lei sa, Padre, quanto le vuole bene il suo aff.mo, che la saluta e le chiede la sua benedizione, Josemaria Escriv22.
Scrisse anche a Josefa Segovia, dellistituzione Teresiana. Era una lettera in cui si mescolavano il dolore e la gioia nel ricordare don Pedro Poveda:

(...) il cuore non sopporta ulteriore attesa ed ecco que ste righe... di padre e di fratello. Che gioia, dopo la pena di perderlo - quante lacrime! sapere che continua a volerci bene dal cielo! Fu pro prio questo il tema di una delle nostre ultime conversa zioni23.
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Il giorno 18 annot: Dora in poi, scritte al momen to, queste Caterine avranno pi vita. E subito dopo co pi nel quaderno il piano degli esercizi, per applicarsi diligentemente, la sera stessa, al primo punto del pro gramma: Purezza dintenzione e obiettivo di questi esercizi. Ecco ci che si proponeva:
Sar molto breve in queste note durante gli esercizi. Mi conduce a questo ritiro soltanto il desiderio intensissimo di essere migliore strumento nelle mani del mio Signore per far divenire realt la sua Opera ed estenderla in tutto il mondo, come Egli vuole. Il fine diretto e concreto duplice: 1) intimo, di purificazione: rinnovare la mia vi ta interiore; 2) esterno: vedere le possibilit attuali per lapostolato dellOpera, i mezzi e gli ostacoli24.

Esaminandosi interiormente dovette riconoscere, alla presenza di Dio, che fra tante e cos pesanti miserie individuava, senza dubbio, debolezza e piccineria: mai per la fredda volont di offendere Dio25. Durante quel ritiro fece orazione mentale - orazione da bambino, con slanci da bambino - e pianse - pian gere di dolore: di dolore di Amore - davanti alla pro pria mancanza di corrispondenza alla grazia. Man ma no che leggeva delicatamente nella propria coscienza, si accorgeva di mancanze e di omissioni, ma anche di una realt infinitamente pi alta, la Misericordia divina; e di nuovo gli veniva in abbondanza il dono delle lacrime: (...) sono solo, sciolto in lacrime: cos vicino a Cristo, per tanti anni, e... cos peccatore! Lintimit di Ges con me, suo Sacerdote, mi strappa dei singhiozzi26. Se cercava di concentrarsi su un punto della medita zione, gli sfuggiva, tra i singhiozzi, il filo delle considera zioni: Lorazione di Cristo: sono uscito dal tema. Pian gere, invocare; invocare e piangere: questa stata la mia meditazione. Signore, pace!. Davanti allesempio dei santi gli sgorgavano facilmente le lacrime: Ho pianto 247

sono un piagnone - leggendo una vita di don Bosco che ho chiesto stamane alla famiglia del Vescovo. S, voglio essere santo. Bench questa affermazione, cos vaga, cos generica, di solito mi sembra una sciocchezza27. Non riusc a trattenersi neppure in confessione, poi ch vivi sentimenti di dolore dAmore commuovevano tutto il suo essere: Mi sono confessato con don Vicente Schiralli e naturalmente ho pianto a dirotto davanti a quel santo signore. Piagnone, piagnone e piagnone. Ma benedette lacrime, dono di Dio, che mi danno una gioia profonda e un godimento quasi inspiegabile28. A tal punto, scrisse, che mi preoccupava che la mia tenerez za traboccasse in Cristo29, come un bambino. Non si vergognava di comportarsi come un bambino candido e ingenuo, che commette qualche audacia spirituale. Un giorno, il 22 dicembre per lesattezza, il Vicario aveva consacrato nella cappella del palazzo i calici de stinati ai cappellani militari. Don Josemara si assicur che non ci fosse nessuno: Sono rimasto un momento solo nella cappella e, affinch il Signore lo trovi la prima volta che scender in questi vasi sacri, diedi un bacio a ciascun calice e alle patene. Erano venticinque, regalo della diocesi di Pamplona per il fronte30. Era nevicato. La temperatura era bassa in quel mese di dicembre a Pamplona. Il freddo penetrava nelle ossa. La meditazione sulla morte non riscald i suoi senti menti, s invece la meditazione sul giudizio, che gli strapp di nuovo lacrime e fermissimi propositi:
Molta freddezza: alPinizio ci fu solo il desiderio puerile che Dio mio Padre sia contento quando mi dovr giudi care. Poi un forte scossone: Ges, dimmi qualcosa, ri petuto molte volte, pieno di pena per il gelo interiore. E uninvocazione a mia Madre del Cielo: Mamma, e agli Angeli Custodi e ai miei figli che stanno nella gioia di Dio... e, allora, lacrime abbondanti e grida... e orazione. Propositi: essere fedele allorario, nella vita ordinaria e,
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se me lo permette il confessore, dormire solo cinque ore, meno la notte dal gioved al venerd, in cui non dor mir affatto. Sono propositi concreti e piccoli, ma cre do che saranno fecondi31.

Per meglio valutare la piccolezza dei propositi, utile sapere che durante gli esercizi riprese anche le anti che penitenze: nei pasti, nel sonno e in tutto: ci che era abituale prima della rivoluzione. Pensava che, pa ragonati a quelli fatti in anni precedenti, questi esercizi non meritassero la qualifica di forti. Esercizi forti scriveva - non sarei riuscito a farli. Addolciti dalla ca rit del Vescovo di Pamplona, s. Dio, mio Padre, dispo ne sempre le cose in modo materno32. Don Marcelino Olaechea cercava di rendergli meno gravoso il ritiro spirituale, mettendosi a parlare con lui al lora dei pasti. Il 20 dicembre giunse il Delegato Apostoli co, mons. Ildebrando Antoniutti33; quando, allora di ce na, il Vescovo fece sedere don Josemaria alla destra dellillustre ospite, il sacerdote portava ancora il maglione azzurro e i pantaloni di velluto della traversata dei Pirenei. E evidente che don Josemaria aveva urgente bisogno di una tonaca. Perci curioso che fino alla vigilia di Natale non ci sia nelle Caterine alcuna allusione in proposito34. Tra i punti inerenti al lavoro immediato che si era proposto di intraprendere dopo il ritiro, si legge: Devo preoccuparmi di vedere di frequente i nostri, di mantene re con loro un rapporto epistolare discreto (per la censu ra); e se i tempi si allungano, se ritarda la presa di Ma drid, devo sistemare una casa, un punto di appoggio, in cui possano riunirsi tutti quando sono in licenza35. La vigilia di Natale giunse a Pamplona Jos Maria Al bareda. Portava buone notizie. A Madrid sapevano gi del passaggio nella zona nazionale. Avevano ricevuto le prime cartoline inviate da Andorra al Console e a Isido ro (Ignacio), il quale il giorno stesso aveva scritto a San Juan de Luz:
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7 dicembre 1937. Carissimo amico Jos Maria, affinch questa volta non si lamenti del mio ritardo nello scriverle le rispondo a gi ro di posta in quella graziosa citt dove sta passando le sue vacanze, riposando dalle sue occupazioni di Parigi. Tutti i miei familiari stanno benissimo; il piccolo Chiqui per il momento sta al sud; non tarder a ritornare. No nostante linverno cos crudo che stiamo attraversando, la nonna e gli zii stanno meravigliosamente. Con mia so rella Lola ci scriviamo spesso; probabile che suo cugi no venga a vivere con noi uno di questi giorni. Come stanno i suoi piccoli? Augurando che trascorra felicemente le sue vacanze e con i saluti di tutta la famiglia, la ricorda e labbraccia il suo affezionato amico Ignacio36.

Lidea venuta a don Josemara durante il ritiro spiri tuale, di istituire cio un centro provvisorio a Burgos, era gi diventata un fermo proposito. La sera di Natale cenarono con il Padre tutti quelli che stavano a Pamplona: Jos Maria Albareda, Pedro e Paco, ai quali si ag giunse Jos Luis Fernndez del Amo, un ragazzo di san Raffaele che stava nella stessa caserma di Pedro e Paco. Si trattennero a lungo a parlare, dopo cena, e il Padre spieg loro che bisognava aprire un centro a Burgos. Se duta stante, durante la tertulia, studiarono il progetto delloratorio. E perch non fosse tutto fumo che fluttua e svanisce, Jos Luis simpegn a fare il disegno del cali ce, che Albareda avrebbe poi ordinato a un argentiere di Saragozza. Lidea prendeva corpo. Il 28 dicembre il Pa dre scriveva in una Caterina: Ho acquistato una pietra sacra negli uffici del vescovado. Nel pomeriggio, con Fernndez del Amo, sono andato da un fabbro, che far i candelieri, la croce, ecc., per loratorio che ci sar a Burgos..., se ci sar37. Si avvicinava la fine dellanno e don Josemara faceva resistenza ad accettare i propositi di mons. Olaechea il quale, quando lospite gli disse che se ne sarebbe anda
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to, gli aveva risposto scherzando: Trentanni deve stare con me; non se ne parla di andarsene. Alcuni giorni dopo egli insistette di nuovo e il Vescovo disse allora il motivo che gli aveva tenuto nascosto: Si arrabbia: mi dice che, se me ne vado, devo ritornare presto; e che non vuole che me ne vada di qui senza che mi facciano gli abiti - tonaca e mantellina - che lui mi regala38. Gli presero le misure per la veste talare il 29 dicembre.
4 gennaio: Mi portano la veste talare e la mantellina. Mi venne in mente di dire al sarto che non me le facesse molto aderenti: e ci navigo. Mi ha fatto gli abiti in modo che ci possa mettere dentro i quaranta chili che mi mancano39.

Gli mancava anche il cappello. Il Vescovo, con senso pratico, tolse il fiocco a uno dei suoi e glielo prest fin ch non gli fosse arrivato quello gi ordinato. Monsi gnore, ben lungi dalParrendersi, simpunt perch il suo ospite rimanesse a palazzo fino al giorno del suo com pleanno, il 9 gennaio, per il quale voleva preparare un bel festeggiamento. A queste ragioni don Josemara ri spondeva invariabilmente: Il signor Vescovo stanco di lavorare; e io sono stanco di riposare40. Grazie alla diligenza degli amici che gli davano una ma no, cresceva il numero degli indirizzi nello schedario del Padre. Le persone si facevano vive per lettera, per tele gramma, per telefono: quelli che avevano chiesto lammis sione, quelli che erano stati sul punto di entrare nellOpera poco prima che esplodesse la guerra civile e i molti che erano passati per la residnza di via Ferraz41. Era stata fat ta una ricerca a vasto raggio. Cos, prima della fine del lanno, egli si era gi messo in comunicazione personal mente con tutti i suoi figli che erano in zona nazionale. Lo scrisse con molta gioia a Ricardo Fernndez Vallespn:
Carissimo Ricardo, che gioia ricevere finalmente la tua lettera! (...) Quanta fatica per trovarvi! Appena oltre
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passata la frontiera cominciata la ricerca; e... pensa un po: dall11 al 31, quando finalmente arriva la tua lette ra, venti interminabili giorni! Il nonno dice che ringrazia vivamente Dio perch ha gi localizzato tutti i nipoti42.

Poter parlare o scrivere ai suoi figli, pur con le pastoie della censura, gli ridava la vita. La corrispondenza con Isidoro attraverso la Francia funzion bene, senza gran di ritardi n seri contrattempi, tenuto conto, natural mente, delle circostanze belliche. Ci fu di grande con solazione per quelli delluna e dellaltra zona. Su questo punto, riferendosi al sollievo che implicava laver noti zie di tutti, il Padre apriva il proprio cuore a uno dei suoi in zona nazionale:
(...) Oggi abbiamo scritto ai miei poveri figli di Madrid e alla nonna e ai miei fratelli. Da loro abbiamo gi rice vuto cinque lettere; lultima il 26 gennaio. Sono perfetta mente al corrente delle cose della famiglia. Peccato che voi prima non abbiate trovato alcun mezzo per comuni care! La cosa pi dura, in mezzo a tante cose crudeli, era non sapere nulla di voi in quellinferno rosso. Ai nostri che non sono potuti fuggire dalla tirannia marxista, ab biamo gi tolto questa pena: credo che, da quando sia mo liberi, abbiamo scritto loro pi di dieci volte43.

Il 7 gennaio don Josemaria part per Vitoria. L lo ac colse con grande affetto mons. Javier Lauzurica, allepo ca Amministratore Apostolico della diocesi. Il Padre gli parl di un problema di coscienza che gli voleva sotto porre e gi il mattino successivo part per Burgos.

2. A Burgos A Burgos lo attendevano Juan Jimnez Vargas e Jos Maria Albareda. Questultimo alloggiava in un modesto
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alberghetto situato nei sobborghi della citt, in una stra da che prendeva il nome dalla piccola chiesa romanica di Santa Chiara. La pensione era molto familiare. La sa la da pranzo aveva un solo tavolo, intorno al quale se devano in santa fratellanza tutti gli ospiti. Del resto, non cera molto altro da scegliere. Dallinizio della guer ra Burgos aveva raddoppiato la popolazione e raggiun geva i 60.000 abitanti. I pochi alberghi esistenti e tutti gli edifici utilizzabili della citt castigliana erano stati occupati da autorit civili e militari. A Burgos stavano infatti il Governo della zona nazionale e alcuni uffici ministeriali. Vi si era pure stabilita la Giunta Centrale per il Culto e il Clero della diocesi di Madrid, anche se il Vicariato Generale stava a Navalcarnero e il Vescovo, Leopoldo Eijo y Garay, risiedeva abitualmente a Vigo44. Inoltre, per la sua posizione strategica e per i suoi colle gamenti, Burgos era un buon posto per stabilirvi il cen tro di apostolato progettato dal Fondatore. Il Padre si diede subito da fare. Dapprima con Juan, che avrebbe lasciato Burgos per entrare in una unit sul fronte di Teruel. Juan era, nella zona nazionale, il figlio in cui egli ravvisava le doti necessarie per renderlo par tecipe del carico e delle responsabilit di governo del lOpera; Juanito parla a fondo con me delle cose del lOpera, annot allora il Fondatore negli Appunti45. Il 9 gennaio, poco dopo essere arrivato a Burgos, don Josemara comp 36 anni. Pensando a tutti i suoi figli, scrisse loro una lunga lettera che iniziava cos:
Circolare del 9 gennaio 1938 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e di Santa Maria + Ges benedica i miei figli e me li protegga Il Signore ha protetto anche me dalla morte, che pi di una volta sembrava sicura; e mi ha tratto fuori dalla terra dEgitto, dalla tirannia rossa - nonostante i miei peccati e
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certamente per le vostre preghiere - perch continui a es sere Capo e Padre dei suoi eletti, in questa Opera di Dio. E mio proposito venirvi a trovare, uno per uno. Cer cher di farlo quanto prima. Finch non arriver il momento, tanto desiderato, con questa Lettera Circolare vi offro luce e incoraggiamento e mezzi, non solo per perseverare nel nostro spirito, ma anche per santificarvi con lesercizio del discreto, efficace e virile apostolato che svolgiamo, alla maniera dei primi cristiani: benedetto lavoro di selezione e di confidenzal Come frutto maturo e saporito della vostra vita interio re, con naturalezza, per la gloria del nostro Dio - Deo omnis gloria! -, rinnovate la vostra silenziosa e operati va missione . Non esiste nulla di impossibile: omnia possum... Dimenticate i nostri dieci anni di consolante esperien za?... Forza allora! Dio e audacia!46. In attesa di parlare personalmente con ognuno, egli ri cordava loro i fondamenti pratici della vita interiore, delle norme di piet e dellapostolato. E aggiunse i con sigli utili a vincere gli ostacoli che potevano sorgere in tempo di guerra: scrivergli, studiare una lingua, fare un lavoro professionale qualsiasi, passare per Burgos quan do avessero avuto una licenza... E scontato che si mette va a loro completa disposizione, come fa un Padre: Se hai bisogno di me, chiamami. Hai il diritto e il dovere di chiamarmi. E io, il dovere di accorrere, col mezzo di lo comozione pi rapido. La lettera terminava con un avviso: Tempo addietro, si sentiva la necessit di inserire una petizione pr Patre nellorazione ufficiale dellOpera. Dal 14 febbraio prossimo - giorno di ringraziamento, come il 2 ottobre - sincomincer a recitare nelle nostre Preci, dopo Oremus pr benefactoribus nostris , V Ore mus pr Patre, che sar cos: Misericordia Domini ab
E ora, una questione importante .

aeterno et usque in aeternum super eum: custodii enim


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Dominus omnes diligentes se. La Misericordia del Si gnore su di lui, sempre: perch il Signore protegge colo ro che lo amano. Sapete bene di essere, come dice S. Paolo, la mia gioia e la mia corona: vi penso sempre... siatemi fedeli! Vi benedice vostro Padre Mariano Da San Michele di Burgos, 9 gennaio 1938 47.
Il Fondatore aveva bisogno della preghiera e della mortificazione dei suoi figli. Quando scriveva: Vi pen so sempre... siatemi fedeli! non scriveva una frase qualsiasi. Durante gli esercizi spirituali a Pamplona le preghiere a favore dei suoi fluivano paternamente dal suo cuore. Il solo pensiero che si fossero perse alcune lettere di quelli del Consolato dellHonduras - cio di lvaro del Portillo e di Jos Maria Gonzlez Barredo gli toglieva la tranquillit:

Dio mio, Dio mio: dammi la pace! Molte volte al giorno, molte, mi ricordo di ciascuno. E anche della povera nonna e dei miei fratelli: ma non pre go mai per mia madre senza pregare per i genitori e i fra telli di tutti48.
Bench avesse gi scritto due volte al Vicario Genera le, in quanto Rettore di Santa Isabel giudic prudente confermare a mons. Leopoldo Eijo y Garay la sottomis sione alla sua autorit e la propria speciale dedizione allOpera:

Burgos, 10 gennaio 1938 Mio venerato Signor Vescovo, sono arrivato, evaso da Madrid, e mi sono affrettato a scrivere a don Morn - che sempre stato per me come un padre - per mettermi agli ordini di S.E. Rev.ma. Oggi, dopo aver fatto gli esercizi nel Palazzo Episcopale di Pamplona, dove mi ha accolto per alcuni giorni lami cizia di quel santo Prelato, appena avuto lindirizzo del
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;
mio Vescovo - stato il Vescovo di Vitoria a darmelo invio queste righe a S.E. allo scopo di reiterare la mia in condizionata disponibilit e di comunicarle che, seguen do la mia personale vocazione, proseguo lapostolato con giovani universitari e docenti. Se S.E. Rev.ma lo desidera, con molto piacere mi met ter in viaggio per raccontare al mio Vescovo quello che so del magnifico eroismo del suo clero e del coraggio cri stiano dei nostri giovani, che supera quello dei primi cri stiani di Roma. (...) Il suo obbedientissimo figlio bacia lanello pastorale e chiede la benedizione di S.E. Josemara Escriv, Rettore di Santa Isabel. Abito a Burgos: via Santa Chiara, 51 49.

Sempre il 10 gennaio si rec al palazzo arcivescovile di Burgos, per chiedere al Vescovo, mons. Manuel de Castro y Alonso, le facolt per lesercizio del suo mini stero. Per strada incontr un sacerdote che aveva cono sciuto a Madrid, il quale lo accompagn gentilmente fi no al palazzo, dove gli fu presentato un parroco, venuto in visita, che conosceva da vecchia data lampia paren tela ecclesiastica degli Albs. Parlando con il parroco, don Josemara si dimentic degli avvertimenti, senza dubbio un po esagerati, con cui tutti mettevano in guardia dagli umori del Vescovo. Non aveva paura. Per fortuna egli era ben raccomandato da mons. Marcelino Olaechea. Per di pi anche mons. Javier Lauzurica si era preso il disturbo di avvisare per telefono il Vescovo di Burgos per annunciare la sua visita. Tuttavia egli per cep in quellambiente qualcosa di molto strano. Not una sensazione di abbandono e di freddezza. I corridoi erano deserti e nessuno faceva anticamera. A questo punto il Vescovo si affacci nel corridoio, mentre il Padre ud qualcuno annunciare: C qui Escriv. Don Josemara pass nel salone delle visite e conse gn allArcivescovo la lettera del Vescovo di Pamplona:
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Aspetti, prendo gli occhiali.

Ritorn poco dopo con unespressione arcigna. Sim merse nella lettura della lettera e, bench mons. Olaechea avesse costellato il testo di frasi disinvolte, il suo collega di Burgos non batt ciglio. Terminata la lettura, guard don Josemaria da sopra le lenti e gli si rivolse con secca laconicit: QuestOpera non la conosco. Il sacerdote cerc allora per un paio di minuti di spie gare quello che gi diceva la lettera circa i fini e le atti vit dellOpera.
Qui non ci sono universitari; di clero ne ho fin troppo; non le concedo le facolt, fu la risposta, secca e pesante. Se il Signor Arcivescovo mi permette..., cominci don Josemaria. S, permetto, disse in tono autoritario. vero che qui non ci sono universitari, perch tutti i giovani sono al fronte; ma, poich Burgos il centro di tutte le attivit, ci sono sempre giovani universitari che passano. Sono molto ben seguiti, non ho bisogno di lei, furono le sue parole di commiato50.

Cos ebbe termine la visita, che don Josemaria de scrisse in tono leggero, con un titolo da opera teatrale: Colloquio di un chierico peccatore con lArcivescovo di Burgos. Il sacerdote usc molto sereno dalla rappre sentazione, ma si vide costretto a sottoporre di nuovo il caso ai Vescovi di Pamplona e di Vitoria, per cercare di ottenere le desiderate facolt per altra via, perch quella dellArcivescovo sembrava definitivamente chiusa. Pri ma della fine del mese, il Vescovo di Vitoria, di passag gio a Burgos, sistem le cose. Quando don Josemaria and di nuovo a far visita allArcivescovo, fu tutto pi facile. Questa volta il prelato fu tutto miele: Conviene che lei stia a Burgos: non si muova da Burgos. Vada pu re negli uffici: le daranno facolt illimitate51.
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Il passo successivo fu quello di trovare un buon con fessore. L11 gennaio gli fu presentato un sacerdote pa ralitico, don Saturnino Martnez. Don Josemara gli chiese se voleva essere il suo confessore. Mi capisce perfettamente, scrisse quel giorno in una Caterina. E non difficile capire perch don Saturnino gli era anda to tanto a genio:

Nella conversazione mi fece gioire per le lodi che de dic agli Angeli; e perch anche lui crede che noi sacer doti, a motivo del nostro ministero, oltre allAngelo Cu stode abbiamo un Arcangelo. Sono uscito dalla sua casa con profonda gioia, raccomandandomi al mio piccolo Orologiaio e allArcangelo. E pensai con sicurezza che, se anche non fosse vero che ho con me un Arcangelo, Ges finir col mandarmelo, affinch la mia preghiera allArcangelo non sia sterile. Fattomi bambino, per stra da mi chiedevo come lavrei chiamato. Sembra un po ri dicolo, ma quando si innamorati di Cristo non c ridi colo che tenga: il mio Arcangelo si chiama Amatore52.
N on accettando stipendi di M esse, don Josemara aveva libert di intenzioni e le applicava alle necessit dellOpera e dei suoi. Eccezionalmente, il 17 gennaio la celebr per la propria persona e le proprie intenzioni:

Celebro il Santo Sacrificio per me, sacerdote peccatore. Lo noto: quanti atti di Amore e di Fede! E nel ringrazia mento, peraltro breve e distratto, ho visto che dalla mia Fede e dal mio Amore, dalla mia penitenza, dalla mia orazione e dalla mia attivit, dipendono in buona parte la perseveranza dei miei e, in questo momento, persino la loro vita terrena. Benedetta Croce dellOpera, che portiamo il mio Signore Ges - Lui! - e io!53.
Per le sue penitenze egli aveva bisogno di un minimo di indipendenza e di libert di movimenti. Desidero avere una camera per me solo - si legge negli A ppunti -.
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Altrimenti non mi possibile fare la vita che Dio mi chiede. Vita che consisteva nel dormire per terra e so lamente cinque ore per notte (meno la notte tra il gio ved e il venerd, che voleva trascorrere in bianco); nel saltare alcuni pasti; nelluso delle discipline (esercizio del tutto incompatibile con la tranquillit di una casa con ospiti, poich sappiamo bene il modo in cui le usava don Josemara). In verit - continua lannotazione - molto divertente ci che ho vissuto a Pamplona e a Bur gos e che si potrebbe intitolare: alla caccia di qualche disciplina54. Ignoriamo i particolari della cosa. Forse il penitente allude alla difficolt di trovare delle discipli ne ad hoc, come le voleva lui. Fra una cosa e laltra, don Josemara andava semi nando di mortificazioni il proprio cammino. La sera prima, 16 gennaio, aveva fatto il fermo proposito - si legge negli Appunti - di non visitare per curiosit - mai! - alcun edificio religioso. Povera cattedrale di Bur gos!55. Certi avverbi, conoscendo la ferrea volont del Fondatore, sono terribili: si ricordi il non guardare mai! del 193256. A Burgos avevano bisogno di un appartamento in cui ricevere visite e accogliere coloro che erano di passaggio; meglio ancora se fosse stato possibile sistemarvi un orato rio. Ma per quanto cercassero non riuscirono a trovare un appartamento Ubero. Di conseguenza, leclatante San Miguel de Burgos, nome riportato sullintestazione della Lettera Circolare, non sarebbe mai stato altro che la mi nuscola stanza di una pensione o di un albergo57. Don Josemara aveva ben tracciati in mente i piani a breve, medio e lungo termine, bench per lui tutto finis se per essere lavoro immediato. La prima cosa era tentare di far destinare a Burgos Juan Jimnez Vargas, Pedro e Paco, i quali, insieme ad Albareda, avrebbero costituito, per cos dire, lorganico dellufficio centrale che, da una sede fissa, si sarebbe occupato di coordinare il lavoro apostolico, di prendersi cura degli amici che
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passavano per Burgos e di mantenere i rapporti episto lari. Doveva anche riuscire con urgenza a parlare quan to prima con ciascuno dei membri dellOpera. Basta scorrere le Caterine per accorgersi delle sue sofferenze:
Dio mio, Dio mio! Tutti ugualmente amati, per Te, con Te e in Te: tutti dispersi. Mi hai colpito dove pi poteva farmi male: nei figli58.

Era un dolore che comprendeva molte cose: limpossi bilit di condividere da vicino difficolt e sofferenze al trui, la mancanza di un focolare di famiglia, lisolamen to e la solitudine: Quanto mi pesa la solitudine! I miei figli, Signore!; e poi il pensiero inquietante che, in quelle condizioni, era meno sicuro che i suoi figli perse verassero fedelmente nel cammino59. Ora che risiedeva a Burgos, con un abisso invalicabile tra una zona e laltra, il suo affetto ingigantiva la deso lazione. Se Isidoro scriveva: La nonna e gli zii prose guono meravigliosamente; stanno passando molto bene linverno60, il Padre annotava: Non possibile, otto mesi fa si mancava di tutto61. Comunque, nonostante immaginasse scarsit e avversit, non poteva rendersi conto fino in fondo della cruda verit che effettivamente nelle lettere gli veniva nascosta. Linverno del 1938 a Madrid fu terribile: con un freddo spaventoso e man canza di cibo e di combustibili: Ho una tale collezione di geloni - scrisse Isidoro - che faccio fatica a impugna re una matita62. Il Padre era presente a se stesso e teneva conto con matematica precisione della corrispondenza. Il 24 feb braio raccontava a Juan Jimnez Vargas: Da Madrid abbiamo ricevuto sette lettere e ne abbiamo inviato loro diciotto. Ricevere notizie, pur essendogli di grande consolazione, poteva anche diventare un supplizio, per lattesa impaziente della risposta, sempre con il sospetto di disguidi o con il timore della censura. Su questo pun
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to, chiedere al Padre che prendesse le cose con filosofia era chiedere una cosa impossibile. Non faceva parte del la sua natura. Lo disse chiaramente a Juan in una lettera del 27 marzo:
Da Madrid - poveri figli! - spero che arrivi qualcosa uno di questi giorni. Ho inviato loro una lettera il 18 via San Juan de Luz, e unaltra il 26 tramite il marchese de Embid. Mi fanno molta pena. Tu mi conosci meglio di chiunque altro e sai bene che sono... eccessivo. Il Signore non ne terr conto63.

Naturalmente, laccusa a se stesso di essere eccessi vo nei sentimenti paterni va presa con cautela. * * * Durante lanno e mezzo trascorso nella zona repubbli cana, continuamente in pericolo di prigione o di morte, il Padre aveva visto da vicino il coraggio, la fedelt e laiuto che aveva significato per tutti la presenza di Juan Jimnez Vargas. Per la sua anzianit nellOpera e per la sua attitudine alla decisione e al comando, il Padre lo aveva messo a capo della spedizione per la traversata dei Pirenei. Arrivati nellaltra zona, cerc con tutti i mezzi di trattenerlo con s per ricominciare il lavoro apostolico: Juan avrebbe potuto servire molto bene la nazione in un ospedale, pensava il Fondatore, abbinan do il servizio patriottico al lavoro per lOpera. Con que sta idea in testa, non appena arrivarono a San Seba stin, il Padre interess Juan Jos Pradera perch raccomandasse la cosa al generale Cabanellas. Poi te lefon al Vescovo di Pamplona perch questi, a sua vol ta, si interessasse della possibilit di destinare Juan a Burgos presso il dottor Antonio Vallejo Ngera, medico militare; continu a insistere, ma il trasferimento di Juan non avveniva. Una Caterina del 27 gennaio esprime la sua ferma decisione: Deciso a fare il possibile e per
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sino limpossibile per portare Juan al mio fianco. ne cessario!64. Dopo tanti sacrifici per passare nella zona nazionale, era giusto che rimanesse solo, con tutti gli al tri sparpagliati, quando lunico motivo che laveva spin to a valicare i Pirenei era seminare propositi e ideali apostolici e prendersi cura delle persone dellOpera? Da una lettera del 24 febbraio ci rendiamo conto del motivo del suo grande.interesse a tenere al proprio fianco Juan: il Padre, in via riservatissima, gli diceva che, se fos se stato fedele e si fosse lasciato formare, sarebbe stato il suo immediato successore negli affari di famiglia65. In quei momenti alcune circostanze angosciose, che pi avanti esporremo, tenevano sotto pressione il Fondatore. Anche Albareda abitava con il Padre nella pensione Santa Chiara, bench si assentasse spesso da Burgos per ragioni professionali; Pedro e Paco stavano sempre a Pamplona. Entrambi erano stati destinati ai servizi ausi liari e questo rendeva pi facile il loro eventuale trasferi mento ad altri dipartimenti o uffici militari situati a Burgos. Perci, quando il Padre seppe che Luis Orgaz era Direttore Generale della Mobilitazione, Istruzione e Recupero dellEsercito (M.I.R.), decise di tentare il tra sferimento a Burgos dei due di Pamplona. Il generale Orgaz aveva sentito parlare di quel sacerdote che, nel maggio 1931, durante gli incendi dei conventi a Ma drid, aveva prelevato il Santissimo dal Patronato de Enfermos e lo aveva messo in salvo in una casa priva ta. Don Josemaria lo aveva incontrato quando lufficiale era prigioniero nel Carcere Modello. Ora si present nel suo ufficio per informarsi sulle possibili destinazioni di Pedro Casciaro e di Paco Botella66. Il trasferimento di Paco fu relativamente rapido: il 23 gennaio era gi a Burgos. Non fu cos per Pedro, che ri mase in forza al Reggimento Zappatori e Minatori di Pamplona fino al mese di marzo. In caserma Pedro go deva della protezione del caporale Garmendia, col quale il Padre aveva fatto amicizia nelle sue visite al
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Reggimento regalandogli alcuni sigari di qualit, di quelli che il Vescovo Olaechea teneva in serbo per gli in vitati importanti. Il caporale, buon padre di famiglia, si dava arie, fra i soldati semplici, di aver fatto una verti ginosa carriera militare, meglio di Napoleone!, diceva scherzando: alla mia et sono gi caporale! Nella pensione di Pamplona dove abitavano Pedro e Paco, la padrona, signora Micaela Pinillos, gi gover nante di un sacerdote molto anziano, buona cuoca, ave va scoperto nel Padre qualcosa di molto speciale. Si vede da lontano che un santo, affermava67. Come frutto della venerazione che provava per quel sacerdote, gli ospiti suoi amici, cio Pedro e Paco, ottennero un trattamento privilegiato, con frequenti cene gratis, poi ch non pagavano altro che la camera. Oltre alla signora Micaela e al caporale Garmendia, Pedro ebbe un altro protettore. A met gennaio seppe che un fratello di sua madre, Diego Ramirez, giornali sta, era scappato da Barcellona. Era noto come dirigen te dellAzione Cattolica e come carlista di spicco. Egli divenne subito redattore-capo di El Correo Espanol di Bilbao, sotto lo psudonimo di Jorge Claramunt, per evitare rappresaglie contro la sua famiglia, ancora na scosta a Barcellona68. La storia del padre di Pedro era politicamente molto diversa da quella di suo zio. La famiglia dei Casciaro possedeva da antica data molti beni a Murcia e a Cartagena. Ma il padre di Pedro, professore di Storia e Geo grafia nel Liceo di Albacete, rimase legato a questa citt per il suo crescente interesse in campo archeologico e an che per lentusiasmo con cui milit fin dallinizio nelle fi le repubblicane. La guerra, civile lo sorprese mentre era vicesindaco e, come dirigente del partito di Azana, presi dente provinciale del Fronte Popolare, che comprendeva anche elementi rivoluzionari. Fu cos che un uomo di idee e sentimenti moderati si trov coinvolto, come tanti altri e senza poterlo evitare, in eventi luttuosi. E comun
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que doveroso precisare che salv la vita a sacerdoti e re ligiosi, evit sacrilegi e imped che fossero rubati e profa nati immagini, arredi e vasi sacri. Accett persino di con servare il Santissimo in casa sua affinch un sacerdote potesse portare clandestinamente il Viatico ai malati69. Comunque, non tutti i Casciaro e i Ramrez respira vano la stessa aria politica. La famiglia di Pedro era va riegata. Cerano uno zio sindaco socialista radicale, consiglieri comunali repubblicani e altri monarchici, uf ficiali dellEsercito che furono fucilati, falangisti che fu rono incarcerati e alcuni parenti volontari nelle Brigate Internazionali... In gennaio Pedro si ammal di uninfezione intestina le. Avvert lo zio Jorge Claramunt, che venne a Pamplona e poi se lo port a Bilbao a riposare. Dopo qualche settimana ritorn a Pamplona. Pochi giorni dopo Paco Botella venne a sapere che si era reso vacante un posto nella Segreteria di Orgaz. Immediatamente, il 4 marzo, il Padre chiese quel posto per Pedro. Il 9 marzo Pedro giunse a Burgos70.

3. Viaggiatore del mio Signore Ges I progetti a medio termine che il Fondatore si era prefis so giungevano fino alla fine della guerra, al momento di rientrare a Madrid. Don Josemara, bench a volte non ci vedesse chiaro, era tra gli ottimisti che reputavano imminente la fine della guerra71. Il che lo spingeva a in traprendere una feconda campagna apostolica allo sco po di poter contare su un maggior numero di persone e pi mezzi materiali per ricominciare unaltra volta a Madrid. Signore, dacci cinquanta uomini che ti amino sopra tutte le cose!, chiedeva davanti al tabernacolo. Ho bisogno di un milioncino - scrisse al Vescovo di Vi teria - oltre a cinquanta uomini che amino Cristo sopra tutte le cose72. Ma poich non gli venivano automati
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camente tra le mani n le vocazioni n le pesetas, si pre par a lanciarsi a cercarle. Al progetto di parlare con ciascuno dei suoi figli si un quello della campagna apostolica. Prevedeva che i suoi viaggi sarebbero stati lunghi e complicati, come scriveva a Ricardo il 31 dicembre 1937: Mi hanno promesso un salvacondotto molto ampio, affinch possa vedere con facilit tutta la mia famiglia: viagger pi di un camioni sta73. Don Josemaria prepar un programma di viaggio anche in vista di altri obiettivi, per esempio quello di far visita a tutti i Vescovi per far loro conoscere lOpera.
In questi giorni - annunciava al Vescovo di Pamplona e allAmministratore Apostolico di Vitoria - partir per Palencia, Salamanca e vila. Poi andr a Bilbao... Sono diventato un... viaggiatore del mio Signore Ges!74.

Il 15 gennaio aveva ricevuto una affettuosa lettera di don Morn, il Vicario Generale di Madrid. Questa ri sposta, tanto attesa, fu la spinta decisiva per salire sui treni e sugli autobus del tempo di guerra, tutti in pessi me condizioni, e per intraprendere il cammino del viag giatore di Ges: Non si pu immaginare - gli scriveva il Vicario - la graditissima sorpresa che mi ha fatto... Grazie a Dio lei si trova tra di noi!... a lavorare nella sua prediletta Opera che, se fu sempre necessaria, tanto pi lo sar nel dopoguerra75. Alcuni giorni prima, quasi per dargli il via, gli arriv unelemosina di mille pesetas. Aveva voglia di fare quel viaggio. Vi aveva riposto molte speranze, convinto che il lavoro apostolico ne avrebbe avuto un notevole impul so. Alla vigilia del viaggio ne elencava con entusiasmo le tappe a Manolo Sainz de los Terreros:
Dopodomani - viaggiatore del mio Signore Ges - ini zio il viaggio: Burgos-Palencia; Palencia-Salamanca; Salamanca-vila; vila-Salamanca; Salamanca-Palencia;
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/ Palencia-Len; Len-Astorga; Astorga-Len; Len-Bilbao; e... che ne so; magari devo allungarmi fino a Sivi glia. Essere povero in canna lideale per percorrere il mondo76.

Era tanta la gioia che, scrivendo a Isidoro, gli anticip lesito del viaggio:
Il nonno se ne va scorrazzando che un piacere: doma ni parte per sei o otto capoluoghi. Nonostante tutto, il poveretto sta ingrassando. (...) Queste scorrerie le fa da solo, il nonnino; e dice che ritorner con molto denaro che gli dar il signor Emanuele, per sistemare la sua casa di Parigi. Magari cos fosse!77.

Tale era il tono gioviale e baldanzoso del viaggiatore del mio Signore Ges. Ma vediamo negli Appunti la sua situazione interiore:
(...) decido di fare un viaggio piuttosto pesante, ma ne cessario. Se fosse per me, mi chiuderei in un convento - solo so letto - fino alla fine della guerra. Grande fame di solitu dine. Non la mia volont, bens quella del Signore: e io devo lavorare e darmi da fare, altro che isolarmi. Ho an che una gran voglia di andarmene da Burgos78.

Lacuto desiderio di solitudine era fame di saziarsi di Dio, in solitudine. Si sentiva invece obbligato a correre da un posto allaltro, affaticato e senza requie. Il 19 gennaio, dopo aver celebrato come al solito alle sei e un quarto presso le Teresiane, prese lautobus e ar riv a Palencia. Chiedendo informazioni, arriv al palaz zo episcopale. Quando lo vide, il Vescovo rimase attoni to. Sembra unaltra persona!, disse al suo segretario. Non si vedevano da prima della guerra e parlarono cor dialmente. Dopo la visita, don Josemara prese il treno per Valladolid. Il giorno successivo celebr presso le Te266

resiane una Messa per don Pedro Poveda e cerc invano di localizzare in citt la famiglia di Jacinto Valentin Gamazo, un membro dellOpera morto sul fronte di Alto de los Leones79. Il 21 gennaio, a Salamanca, celebr la Messa nella ca sa di formazione delle Teresiane. L ebbe una lunga con versazione con Josefa Segovia e, daccordo con lei, fece un programma di assistenza spirituale alle Teresiane. Il 22 gennaio lasci Salamanca. Arriv ad vila in tem po per celebrare la Messa: Celebro per don Pedro (come se la rider dal Cielo! Dir: questo scemo fa dei suffragi per me!) presso le Teresiane. Grande accoglienza!80. Ebbe un cordialissimo e lungo colloquio con il Vesco vo di vila, mons. Santos Moro, al quale spieg lOpera (Capisce perfettamente, annot negli Appunti). Nel pomeriggio torn a Salamanca. Grande fu la sua sorpre sa il giorno successivo, mentre preparava lo schema del ritiro che si apprestava a predicare alle Teresiane, perch giunse Ricardo, proveniente dal fronte; perci modific subito il programma, visto che il permesso di cui quegli disponeva era di soli due giorni. Tutto il giorno con Ri cardo, pensando a tutti, riassunse in una Caterina*1. A poco a poco e impercettibilmente, man mano che don Josemara segnava le tappe di quellitinerario este nuante, comincia ad apparire negli Appunti una traccia di sintomi inquietanti, dapprima un accenno di malavo glia e lieve stanchezza, alla fine qualche nota allarmante: 25 gennaio. Faccio un ritiro alle Teresiane, con poca voglia ma molta buona volont82. Burgos, 28 gennaio. Vita ordinaria. Sono raffreddato83. Vitoria, domenica 30. Gran desiderio di solitudine. Mi sembra di essere una palla che rimbalza, rilanciata da Dio mio Padre, da parete a parete, a volte colpita col piede, a volte accarezzata dalle sue mani...84. Bilbao, 1 febbraio. Oggi abbiamo ballato molto (...). Sono com pletamente afono: non riesco a parlare. Ritorno domani
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a Burgos a curarmi. Mi sento debole. Sono un po in grassato e sto peggio di quando sono arrivato. Provo nausea al minimo movimento dellauto su cui mi trovo. Sto malissimo, ma non lo racconter a nessuno85. Burgos, 2 febbraio. Arrivo in via Santa Chiara 51 e non mi muovo di casa. Gargarismi, compresse, fazzolet to al collo, ecc. Sono contento di essere stato a Bilbao! Spero che dar frutto86. 3 febbraio. Mi alzo tardi (...). Non riesco a celebrare la Messa87. 4 febbraio. Brutta notte. Tosse e pastiglie. Non posso celebrare la Santa Messa neppure oggi88.

Sperava che il male fosse cosa da poco, che gli passas se con qualche giorno di riposo. Non fu cos. Peggior. Mentre era costretto a letto, ricevette una lettera dal Vi cario di Madrid, don Morn, che gli dava appuntamen to per il 10 febbraio a Salamanca. Mal ridotto e com pletamente afono, annot il giorno 8: Sono ancora afono. Domani devo andare a Salamanca (...). Non so se coricarmi89. La spunt la sua diligenza, ma dovette spezzare il viaggio e passare la notte a Medina del Cam po, senza quasi dormire e con molta febbre. Si riprese e riusc ad arrivare a destinazione. Pranz a Salamanca con don Francisco Morn e parlarono dellOpera a lun go e a fondo. Don Josemaria raccont al Vicario la sua vita a Madrid, levasione, lapostolato sui fronti e nelle retrovie, le sue visite ai Vescovi. Gli lesse la Lettera Cir colare ai suoi. Gli parl dei suoi esercizi spirituali e del la sua vita interiore. In questo modo don Francisco era al corrente di tutto ci che riguardava lOpera, non solo della sua vita esterna. Ricordarono i tempi della Repub blica, quando don Josemaria non era ancora incardina to a Madrid e cercava di farsi capire per ottenere le fa colt ministeriali. Parlarono poi dei dieci anni di lavoro dellOpera e il Vicario rise di gusto quando don Jose maria gli chiese: Che cosa mi avrebbe detto, se nel 1928 fossi venuto a dirle: Ho bisogno di fermarmi a
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Madrid, perch Ges vuole che faccia unOpera molto grande?90. Il giorno 11 era di ritorno a Burgos, dove lo attendeva una affettuosissima lettera del Vescovo di Madrid, nella quale si leggeva:
Carissimo don Jos Maria, mi ha fatto molto piacere la sua lettera del 10 gennaio e la ringrazio di cuore. Morn mi aveva gi dato limmen sa gioia di farmi sapere che lei si era liberato dalla zona rossa e che Dio nostro Signore ce laveva conservato per continuare a fare tanto bene. Mi scusi se non le ho ri sposto prima; sono stato malato e mi sto riprendendo lentamente, ma sono in grande ritardo, com logico, nel disbrigo della posta...91.

Con lincontro e la lettera don Josemara si riprese del tutto. Dal 15 al 17 febbraio fece un viaggio a Leon. Cammin facendo ebbe colloqui con diverse persone e con il Vescovo di Astorga. Era andato, soprattutto, per vedere don Eliodoro Gii, che conosceva dal 1931; il sa cerdote aveva frequentato lAccademia DYA di via Luchana e, in seguito, la Residenza di via Ferraz. Ora era parroco a Leon. Contento del viaggio: ho ottenuto ci che mi proponevo con Espinosa ed Eliodoro (preferisco non precisare), scrisse negli Appunti. A Espinosa de los Monteros parl della sua possibile vocazione allOpera e don Eliodoro simpegn a tirare al ciclostile le Lettere Circolari che gli avrebbe inviato da Burgos, per distri buirle poi ai suoi, sui fronti di guerra. Inoltre quel buon sacerdote gli pag lalbergo, gli regal alcuni dolci e per giunta gli fece una buona elemosina92.
Mi corico presto perch sono distrutto93. Sabato 19 febbraio. Grigio. Molto catarro. Poco da dire94. Dome nica 20 part per Saragozza, passando per Calatayud. Luned 21 febbraio. Al Pilar. la prima visita che fac ciamo a Saragozza. Poi, dalle Teresiane. Quindi dal me
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dico: perch continuo ad avere febbre, mal di gola e mi esce sangue95.


Nuove visite e spostamenti. Venne a sapere che Enrique Alonso-M artinez era ricoverato in ospedale ad Alhama de Aragn. And a trovarlo e torn a Saragoz za. And a Pamplona. Di qui a Jaca, per vedere Jos Ramn Herrero Fontana (prima della guerra il Padre lo chiamava il beniam ino della famiglia). Ritorno a Pam plona. Poi, a San Sebastin. Altre visite. Altre questioni da trattare. Il 2 marzo, mercoled delle Ceneri, ritorn a Burgos, stanchissimo e febbricitante. Gioved aveva an cora febbre; venerd rimase a letto. Da quel momento il suo proposito - scrupolosamente seguito - di scrivere Caterine quasi ogni giorno sub uninterruzione.

10 marzo, gioved. Non ho scritto Caterine da diversi giorni. Avrei potuto scrivere molto (...). Mi vedo come un poveretto al quale il padrone ha tolto la livrea. Si vedono solo i peccati! Capisco la nudit pro vata dai progenitori. Ho pianto e sofferto molto. Tutta via sono molto felice. Non farei a cambio con nessuno. Sono anni che non perdo il gaudium cum pace. Grazie, mio Dio! (...). Non riesco a fare preghiera vocale. Mi fa star male, quasi fisicamente, sentir pregare ad alta voce. La mia orazione mentale e tutta la mia vita interiore so no solo disordine. Ne ho parlato con il Vescovo di Vitoria, che mi ha tranquillizzato. Oggi gli scriver. O.c.P.a.I.p.M.96. Luned 21 marzo. Molti giorni senza scrivere Caterine (...) In questi giorni mi hanno visitato tre medici. I ragazzi vi si sono messi dimpegno (...). Oggi venuto don Antonio Rodilla. Che buon amico! Gli ho mostrato la mia anima: nudit di virt, un muc chio di miserie; quasi non faccio preghiera vocale; credo di non fare neppure quella mentale; disordine. Non sop
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porto la preghiera vocale: mi fa persino male la testa a sentir pregare ad alta voce. Disordine. Ma so di amare Dio. E so che Egli mi ama. Sono disgraziato, perch so no peccatore e disordinato e non ho vita interiore. Vor rei piangere, ma non ci riesco: io che ho pianto tanto! Ma nello stesso tempo sono molto felice: non farei a cambio con nessuno. A don Antonio ho raccontato que sto e altre cose. Il mio quarto dora di ringraziamento, interminabile, passato guardando continuamente loro logio, perch finisca. Che tristezza! E tuttavia amo Ges sopra tutte le cose. Ho detto poi a don Antonio che mi sembrava di ingannarlo e che la superbia che mi fa parlare. Mi ha consolato e ha detto che vado bene97.
Le annotazioni successive sono come lacrime sparse su un mare di amarezza:

15 aprile, Venerd Santo. passato il tempo senza che mi fosse possibile scrivere Caterine. (...) Non dico nulla sul mio stato danimo attuale. 4 giugno 1938, vigilia di Pentecoste. Quasi due mesi senza scrivere. Dora in poi cercher, se possibile, di far lo ogni giorno. Caterine*.98.
*
sisi-

Fino a che punto si rendeva conto, il Fondatore, di esse re sottoposto a una durissima prova? Si pu affermare, almeno, che la malattia che gli riempiva la bocca di san gue era un male doloroso e strano. N on si seppe mai con certezza se riguardasse la gola o i polmoni, poich la malattia era di eziologia rara e incerta. Don Jose mara laveva accolta pazientemente, con il timore an goscioso di non poter continuare a stare accanto ai suoi figli, nel caso si trattasse di tubercolosi contagiosa. Per consiglio medico cominciarono a fargli iniezioni indica te per le affezioni polmonari, ma il sacerdote pensava che, se davvero fosse stato tisico, il Signore lo avrebbe guarito perch proseguisse a lavorare99. Fammi il favo
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re di non parlare della mia malattia, che non esiste pi, scrisse a Ricardo100. Lo specialista non aveva trovato nulla di particolare ai polmoni; ma gi allora don Jose maria si era reso conto che quella singolare malattia rappresentava il preludio della recrudescenza delle sue purificazioni passive. In effetti, guardando le date, i sintomi della malattia coincidono con le due Caterine del marzo 1938 in cui il sacerdote, a cuore aperto, manifestava il proprio stato interiore. Per quale misteriosa causa compaiono allim provviso queste isolate e formidabili Caterine nellampio intervallo di date degli Appunti} Era consapevole don Josemaria di trovarsi nel pieno di un processo di purifi cazione mistica? C per un dato, certamente minuscolo, che diventa un indizio utile a metterci sulla strada giusta: strano che dopo pi di un mese senza annotazioni ci si imbat ta improvvisamente in una inquietante confessione: Mi vedo come un poveretto al quale il padrone ha tol to la livrea101. Immagine poetica, in pari tempo spon tanea e meditata, con la quale rompeva il silenzio. Im magine che forse sispira a S. Giovanni della Croce, come si vedr da quanto segue, e che veniva a proposi to per indicare dun colpo solo, secondo lo stile del Fondatore, lo stato della propria anima. Orbene, il mi stico castigliano ce ne svela il significato nel Canto delrAnima che di notte va in cerca dellAmato: Al buio uscii e sicura / per la segreta scala, travestita. Travesti re lanima, chiarisce il poeta mistico, occultarsi sotto una veste o un costume che adatto a rappresentare di pi laffetto del suo cuore, per conquistare la vo lont dellAmato. E cos la livrea indossata da lei di tre colori, bianco, verde e rosso, che significano le tre virt teologali: fede, speranza e carit102. Con questo travestimento lanima esce da se stessa e da tutte le co se, essendo la sua casa gi addormentata, per vivere una vita di amore di Dio.
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La confessione degli Appunti, rafforzata con limma gine della livrea di cui veniva spogliato, descrive une sperienza mistica. Lautore sintroduceva, senza pream boli, nel proprio vissuto, dando notizia della segreta operazione di turbamento che causa nella sua anima PAmato. Non tanto per farcelo sapere - perch non questo lo scopo delle note intime del Fondatore - ma forse perch Dio stesso lo spingeva a lasciarcene testi monianza per il nostro vantaggio spirituale. Si sa bene che sulle sue vicende intime il Fondatore era parco di parole e facile al silenzio. A questo punto, prima di proseguire, sembra opportu no volgere lo sguardo indietro, alle innumerevoli prove attraverso le quali don Josemara era dovuto passare dal 1931 al 1936, dopo che laquila divina - ci dice - lo ave va afferrato coi suoi artigli, s lui, nulla pi che un pove ro uccellino, e lo aveva trascinato sempre pi in alto per iniziarlo poi, di colpo, al volo sovrano dello spirito103. Don Josemara trascorse molti anni, solcati da tribola zioni, convinto di essere uno strumento inetto e sordo104, indegno come Fondatore e peccatore misera bile. Oltre a questa convinzione, fonte di acuto dolore, dovette sperimentare per lunghi periodi sofferenze insop portabili che provocavano in lui un senso di ribellione, a causa di forti tentazioni di cose basse e vili105, mentre cercava con ansia la conformit alla Volont di Dio. Era poi venuta la prova crudele106, nella quale dovette di staccarsi, su richiesta del Signore, da ci che era lessenza stessa della sua vita, lOpus Dei; e poi la povert della fa miglia, le umiliazioni e laridit spirituale, il dolore per la Chiesa perseguitata e per i sacrilegi che si perpetravano dovunque. Tuttavia, in mezzo a tanto soffrire non gli era mancato il perfetto abbandono nelle mani di Dio; e nep pure il senso della filiazione divina, che portava marcato a fuoco nellanima; n lamore per la Croce, profonda mente radicato nel suo cuore; n la vita dinfanzia spiri tuale, fatta costume e metodo della sua vita interiore; n
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un ardente zelo apostolico. Mescolati con pene e con gioie cerano pure torrenti di grazia, che inondavano la sua anima di contemplazione infusa, e preghiera conti nua, di giorno e di notte, anche nel sonno107. Accade che Dio, quando vuole portare avanti unani ma in queste condizioni, gi matura e irrobustita nelle afflizioni e nellaridit, non la immerge subito nella notte dello spirito per darle gli ultimi tocchi di purifi cazione, ma lascia passare del tempo108. Sembra essere questa la regola generale. Nella vita mistica del Fonda tore, tuttavia, la contemplazione infusa si verific abba stanza presto. Chi osserva con attenzione il corso della sua vita vedr che le durissime purificazioni passive che sub, sempre ravvivate dallAmore divino, non cessaro no fino al giorno della morte. In questo aspetto della sua vita interiore, gli anni della guerra civile furono ca ratterizzati dal fatto di essere stati anni di riparazione, come si visto. Questo egli aveva chiesto al Signore un mese prima che scoppiasse la guerra e don Josemara pass gli anni della guerra civile issato su una Croce senza spettacolo109. Abbiamo finora riscontrato diversi momenti di evi denti prove interiori. In primo luogo la sequenza delle notti precedenti e successive al 9 maggio 1937 quando, rifugiato nel Consolato dellHonduras, era salito al pia no superiore a sfogarsi con padre Recaredo Ventosa. Poi il periodo che si era concluso con il noto episodio della rosa di Rialp, caratterizzato da atroci dubbi, che ebbe sia a Madrid che a Barcellona. Un terzo periodo que sto che va dal febbraio allaprile 1938, quando abitava nella pensione di via Santa Chiara, a Burgos. Ci che descrivono le Caterine del marzo 1938 si prolungher poi per lungo tempo. La continuit di questi fenomeni di purificazione mistica non tuttavia evidente. Le allu sioni al tema sono molto velate. Per esempio, il Padre scrisse a Juan Jimnez Vargas: Se ti raccontassi, Juanito!... Ma non lo far110. Tale fu latteggiamento che as
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sunse di fronte ai suoi figli, per non appesantirli di preoccupazioni; ma cercava anche consiglio spirituale, come avvenne con don Antonio Rodilla, al quale, come abbiamo appena visto, apr la propria anima111. Durante questi periodi acuti, Dio gli concedeva una grande grazia, che consisteva nel purificare la sua anima dalle imperfezioni, affinando i suoi affetti per avvicinar lo maggiormente allintimit divina. Ma la prima im pressione che si ricava dalla lettura delle Caterine del Consolato e di via Santa Chiara di paura e di commo zione: Questa notte ho sofferto orribilmente. Credo che poche volte ho sofferto tanto come ora, confessava il Fondatore112. Deve essere terribile, per unanima santa, sentirsi re spinta, spogliata della livrea delle virt, cio dellamici zia con Dio, e gettata nelle tenebre, come accadde al personaggio della parabola del Vangelo che non aveva la veste nuziale: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; l sar pianto e stridore di denti113. In questi casi lanima si vede avvolta dolorosamente dalla luce divina, che la purifica con insopportabili tor menti. Lintelligenza diviene cieca; la volont inaridita; la memoria priva di ricordi; gli affetti immersi nellan goscia. E nella chiara illuminazione divina lanima si ri trova spoglia di virt, interrata nel cumulo delle proprie miserie e indegna di avvicinarsi a Dio. In questa condi zione essa si vede quale in effetti e come prima non riusciva a vedersi: Si vedono solo i peccati! Capisco la nudit provata dai progenitori114 - aveva esclamato con dolore sconsolato - nudit di virt, un mucchio di miserie115. Vedendosi cos miserabile, lanima si sente perduta, a un passo dalla condanna. Temo per la mia salvez za116, si legge nelle Caterine del Consolato; ho dubbi e angosce terribili quando penso alla mia salvezza. Oh Dio! Oh Madre! Permetterete che mi danni?117. Tutto turbamento, dubbi, timori e combattimenti allinterno
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dellanima: le notti del Consolato, agitate dal timore di non compiere la Volont di Dio; la notte di Rialp, pas sata in bianco con langoscia del dubbio di essere o me no in amicizia con Dio. E il dolore, dolore di Amore, gli struggeva lanima e lo costringeva al pianto e a lunghe ore notturne di ge miti: gemiti incontenibili, singhiozzi di angoscia e di pianto, molte lacrime, nelle notti del Consolato e di Rialp; e nella pensione di via Santa Chiara, giorni di gran pianto e giorni di pianto desiderato e non trovato. Durante questo processo mistico, quando il dito di Dio si fa sentire nellanima, anche se con una carezza, essa rimane paralizzata nelle sue facolt. I maestri della mistica parlano di una hebetudo mentis118, come se lin telligenza diventasse ottusa e spuntata, senza arrivare a penetrare il senso di ci che succede. Il Fondatore mani festava questa esperienza con parole espressive: Non provo nulla: sono intontito119. Anche la volont in difficolt e senza forze; smarriti laffetto e la diligenza, non riesce pi a fare atti di devo zione120. Perci ogni sforzo per comporre il ragiona mento o per muovere la volont riesce difficile e doloro so: Non riesco a fare preghiera vocale. Mi fa star male, quasi fisicamente, sentir pregare ad alta voce121. Daltro canto, sembra che la memoria sia sviata e svuotata e sia difficile ritrovare i ricordi. Poich lanima assorbita dalla presenza viva delle proprie imperfezio ni e miserie, non pu ripercorrere n trovare consolazio ne in ci che ha sperimentato in altre occasioni122. Tut tavia, non appena si attenua la purificazione, la memoria si riprende. Lo si vede dalle annotazioni fatte dal Fondatore nel Consolato, quando al mattino racco glieva le esperienze fatte durante la notte. Le ricorda con tale chiarezza e vivacit che il ricordo del passato diventa drammatico presente: La mia preghiera, espressa con tutte le energie della mia anima: Ges, se
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non dovessi essere lo strumento che desideri, quanto prima portami via nella tua grazia123. Grazie a questo vivo ricordo sappiamo che, durante il processo di purificazione, il suo amore acquistava to nalit di innamoramento pieno di appassionata affli zione, come sperimentava nelle notti del Consolato. A volte esplodeva in appassionate giaculatorie: O Do mine! Tu scis quia amo te. - Sancta Maria, Spes, Mater!124; altre volte erano dolorose proteste di amore fi ducioso, al di sopra della vita e della morte: Non temo la morte, nonostante la mia vita peccatrice, perch so no memore del tuo Amore: il tifo, la tubercolosi o una polmonite... o quattro fucilate, che differenza fa?125. Il fatto che, nonostante langoscia in cui immersa la nima che crede di aver perduto Dio, essa sente la sua vicinanza. Perci nello spirito c nello stesso tempo, paradossalmente, la presenza e lassenza di Dio. Con grande sicurezza il Fondatore affermava di non aver mai perduto, neppure durante queste turbolente espe rienze mistiche, la pace interiore: Sono anni che non perdo il gaudium cum pace126. Come frutto di quella purificazione, la conoscenza di Dio e del proprio nulla diventa pi limpida, rifioriscono gli affetti di amore e riappaiono serenit e gioia: la gioia del Fondatore quando comparve con una rosa in mano, al mattino, a Pallerols; la certezza di sapere che si rafforzata lamicizia con Dio: So di amare Dio. E so che Egli mi ama127. E, dopo tremende afflizioni, la consapevolezza dellineffabile beneficio: Sono molto felice. Non farei a cambio con nessuno128. Dopo le terribili notti di purificazione, il Padre si pre parava con semplicit al nuovo giorno, cercando che nes suno gli vedesse in viso i segni del combattimento interio re. Lazione divina lascia, indubbiamente, tracce singolari in ciascuno dei suoi santi. La storia di ciascuna anima diversa. Ecco dunque un lineamento spirituale del Fonda tore, che ne caratterizza lesistenza: Capisco che Ges
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vuole che viva soffrendo, e che lavori. Fa lo stesso. Fiat129. Cio la fusione della sua vita contemplativa di amore alla Croce e della sua vita di lavoro, in completa unit. Tale impresa, in quelle mattinate, non era cosa da poco. Dalle aspre vicende notturne don Josemaria usciva spiritualmente gioioso, ma anche distrutto nellanima e nel corpo. Possiamo immaginare ci che provava dalla nota del tutto autobiografica di venerd 21 maggio 1937:
In carne viva. Ecco come ti trovi. Tutto ti fa soffrire, nelle potenze dellanima e dei sensi. Tutto ti tentazio ne... Povero figlio! Sii umile. Vedrai che presto ti toglie ranno da questo stato; e il dolore si muter in gioia; e la tentazione in salda fermezza. Ma, nel frattempo, ravviva la tua fede; riempiti di speranza e fa continui atti dA more, anche se pensi che siano solo parole130.

Chi si sarebbe potuto immaginare che quello stesso venerd 21 maggio avrebbe scritto a Lola Fisac incorag giandola a diventare sua nipote, alla stregua di chi, toni ficato da un buon sonno, al mattino pieno di vigore mentale; e poi, subito dopo, si sarebbe inquietato con i suoi figli di Madrid a motivo del reclamo ufficiale per i danni alla Residenza di via Ferraz? Se non parlava ai suoi figli con maggior chiarezza sul le sue cose personali non era per cautelarsi contro la censura, ma per seguire fedelmente il proposito di na scondersi e scomparire, in modo particolare per quanto concerneva la sua intimit con Dio131. Tuttavia lasciava loro intendere quanto era necessario perch lo accom pagnassero nella sua lotta di amore e riparazione, come si pu vedere dalla lettera a quelli di Valencia, gi ripor tata a suo tempo:
Oggi il nonno triste, avvilito, nonostante lamabilit e laffetto dei miei; e nonostante la pazienza eroica di mio nipote Juanito... che riesce a non fare il prepotente. Il fatto che si ricorda della sua giovent e la paragona al
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la vita attuale: e gli viene una gran voglia di comportarsi bene per quelli che si comportano male; di fare il Don Chisciotte, riparando, soffrendo, scontando. Il risultato che gli si mettono a correre la mente e la volont (lAmore), e lAmore arriva per primo. Ma arriva cos inuti le, del tutto privo di opere!... Il nonno triste, perch non ce la fa - vecchio, senza forze - se non laiutano, con la loro giovinezza, i nipoti della sua anima. Ho fatto il filosofo e, oltretutto, in modo cos aggrovigliato che immagino di non essermi spiegato troppo bene132.

Lautore riconosceva di essersi messo a filosofare in modo aggrovigliato e di non essermi spiegato troppo bene. Ma non vero. Queste righe non sono state scritte alla leggera e rivelano perfettamente i suoi senti menti. Pu forse essere pi chiaro il riferimento alla pu rificazione mistica, o di maggiore profondit teologica? In un paio di righe posta nientemeno la questione del perch la volont (lAmore) anticipa lintelligenza prima che sia terminata la purificazione dellanima. Non sono problemi filosofici suscitati a vanvera, per ch nel paragrafo successivo il Fondatore interrogava i suoi figli su questioni profonde e serie come la Comunio ne dei Santi, la distanza tra la gioia interiore e lallegria fisiologica, i dolori e le lacrime degli ultimi giorni, al ludendo evidentemente al periodo che stava vivendo, nel quale stava subendo le purificazioni passive133.
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Voltiamo pagina e torniamo a osservare gli avveni menti dallesterno. Intorno alla met del febbraio 1938, una sera Paco Botella, tornato dalla caserma, trov il Padre gi a letto. Gli chiese che cosa succedesse e, dopo un lungo silenzio, ebbe questa risposta: Paco, sono al cuni giorni che mi sanguina la gola e penso che possa es sere tubercolosi. Non avvicinarti134. Continuarono le febbri. La gola gli bruciava, la bocca
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gli si riempiva di sangue. Un medico, che egli aveva con sultato a Saragozza il 21 febbraio, gli aveva diagnostica to una faringite cronica. Per la malattia presentava i sintomi di una tubercolosi in fase avanzata, incurabile. In questo caso, aveva il diritto di vivere vicino ai suoi fi gli, col pericolo di contagiarli? Con questo amaro pen siero, il 24 febbraio scrisse a Juan Jimnez Vargas dicen dogli che, se si fosse lasciato formare, sarebbe stato il suo immediato successore negli affari di famiglia. Inol tre nella lettera gli dava molte notizie e alcuni dettagli della sua malattia:
Sai che sono diventato tutto pelle e ossa? Mi sono preso un raffreddore, pi di un mese fa, e mi rimasta una fa ringite cronica. La cosa un po fastidiosa, ma sono con tento: peraltro, se devo parlare, sar necessario che Ges me la guarisca, perch molte volte mi ritrovo compietamente afono. Fiat. Sono vecchio: 80 anni di dentro e 36 di fuori: in totale 116 anni... e una faringe rinsecchita che mi fa tossire giorno e notte, ogni due minuti. Fiat135.

La malattia seguiva il suo decorso. Peggiorava. Alcu ne mattine si svegliava con la bocca piena di grumi di sangue. Il 9 marzo arriv Pedro Casciaro, destinato a Burgos agli ordini del generale Orgaz. Abitava con il Padre e Paco nella pensione di via Santa Chiara. Pedro trov il malato in uno stato deprecabile, con una tosse secca e persistente, una forte afonia e sputi di sangue. Per S. Giuseppe, 19 marzo, ebbero la gioia di stare insieme i tre di Burgos, pi Ricardo, Manolo e Jos Maria Alba reda. Fu allora che Paco e Ricardo decisero di portare il Padre dal medico in quella stessa settimana, anche se non avevano i soldi per pagare lonorario.
Durante la loro permanenza - scrisse il Padre a Juan per la grande insistenza di tutti dovetti andare dalloculi sta, che mi fece una nuova prescrizione (mezza diottria
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in pi) e disse che avevo bisogno di acquistare gli oc chiali per leggere - li ho gi - e di mettere delle buone lenti nei due occhiali. Abbiamo comprato subito tutto. Un mucchio di soldi! Poi, da uno specialista della gola: mi visit con calma e de dusse che potevo avere qualcosa di polmonare, con questa bocca piena di sangue. Sugger un altro specialista di ma lattie polmonari e ci scrisse qualche riga per lui. Ci siamo andati: molta anticamera; alla fine, la visita. Ausculta, tor na ad auscultare e ancora, per la terza volta, con altri ag geggi. Poi, radioscopia: dottore, ho delle caverne? E lui: no, sano, completamente sano; non c il pi piccolo dubbio; solo che alla base del polmone destro ci sono gli esiti di una forma catarrale. Non dico che mi siano svanite le speranze, perch mentirei. La verit che mi trascuravo completamente, perch pensavo che se ero tisico il Signore mi avrebbe guarito perch continuassi a lavorare. Sto andando ancora dallotorinolaringo...eccetera, che, come quello di Saragozza, mi pulisce e disinfetta naso e gola. Insomma: vi ho accontentati e abbiamo speso un altro bel po di pesetas136.

Da quel momento tutti fecero fronte comune per prendersi cura del Padre, con attenzioni, premure e pressioni, per trovare il modo di farlo ingrassare e fare del nonno - come lui diceva, lamentandosene - un grassone di quelli che si danno alla bella vita. Si oppo neva come meglio poteva e come Dio gli faceva capire, perch dal profondo dellanima il suo spirito di peniten za protestava fortemente contro la spaziosa strada della bella vita. Povero don Josemaria! Tutti si credono in diritto di dire che deve curarsi, nessun digiuno, mangiare bene e dormire meglio e che... Avanti, ch il mondo grande! E lui sente, dentro di s, tutto il contrario: il contrasto formidabile: ti auguro di non dover combattere tu una simile lotta. La gente sof fre se non lo rivede paffuto, con le pompe e le vanit di un tempo. E finiscono per averla vinta: povera anima,
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avvolta in salsicciotti di rancido grasso!. Cos scriveva a Juan Jimnez Vargas il 23 marzo137. I suoi figli si erano messi daccordo per farlo mangiare, perch potesse ingrassare di qualche chilo. E con il loro ec cessivo zelo e la loro buona volont non lo lasciavano mai in pace. Perci - scrisse alcuni giorni dopo a Ricardo fammi il favore di non parlare della mia malattia, che non esiste pi, anche se continuo ad andare dallo specialista della gola... per non dover litigare ogni luned e ogni mar ted con questi invadenti figli della mia anima138. Sospettando, non senza fondamento, che la malattia del Padre fosse cosa di Dio, Pedro immaginava che lunico modo per guarirlo fosse di chiedere al Signore che la malattia passasse a lui stesso. Questo trasferi mento funzion almeno una volta. Accadde che i mi glioramenti del Padre - riferisce Paco Botella - coincide vano con il fatto che Pedro si ammalava delle sue cefalee, forse dovute alla cattiva digestione, e gli veniva la febbre. E quando Pedro migliorava, il Padre peggiorava139. Secondo Pedro Casciaro, fu la preoccupazione per le elevate febbri del Padre che fece s che mi venisse in men te di chiedere a Dio di togliere la febbre a lui e di darla a me. Forse ho fatto questa richiesta senza credere che il Si gnore mi potesse ascoltare... e perci mi sono spaventato molto quando, quel pomeriggio stesso, mi venne un terri bile febbrone mentre il Padre si sfebbrava. Fu chiamato il medico che mi diagnostic una febbre tifoide o paratifoide e prescrisse alcune analisi. Il risultato delle analisi fu nega tivo, ma io continuavo ad avere febbre alta140. Questo accadeva il 23 marzo, lo stesso giorno in cui il Padre aveva scritto a Juan la lettera gi citata, in cui gli aveva raccontato le sue visite mediche e la bella mancia ta di pesetas che erano costate e che potevano essere meglio spese. Lo specialista dei polmoni non gli aveva trovato lesioni e neppure traccia di calcificazioni tuber colari. Lo aveva mandato da uno specialista della gola, che non aveva trovato nulla di speciale e aveva parlato
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di terra di nessuno141: vale a dire che il paziente era colpito da strani sintomi patologici che non potevano essere addebitati a una determinata malattia. Il Padre nella sua lettera a Juan proseguiva a esporre il suo caso: Ricardo ha cominciato a farmi iniezioni di balsamici per i polmoni: denaro buttato. Te lo dico con piena convinzione. E soggiunge: Il povero Perico oggi si ammalato; la terza volta da quando sta a Burgos. La febbre gli sale vertiginosamente. Mi piacerebbe che studiassi tu il caso142. In effetti, accanto a lui cera Pedro con quaranta gradi di una febbre inspiegabile, pieno di timore e di scrupoli, pentito di non aver detto nulla al Padre fino a quel mo mento. Imbarazzato e vergognoso, finii per raccontar gli la richiesta che avevo fatto al Signore. Non fare mai pi una cosa simile, mi disse, e ora stattene tranquil lo143. La febbre scomparve come per incanto, comera venuta, e per qualche tempo se ne liber pure il Padre. A motivo dellintensa vita di lavoro e di digiuni che egli conduceva, i suoi figli - in special modo Pedro e Pa co - continuavano ad alternarsi nel compito di vegliare sulla sua persona... Domenica 27 marzo 1938, don Josemara stava scriven do a Juan Jimnez Vargas, mentre Pedro e Paco stavano cercando di convincerlo a mettersi una canottiera. Non era il caso che il Padre si prendesse una infreddatura o una polmonite. Imperversava il crudo inverno di Burgos e la tonaca estiva che portava era insufficiente per difendersi dal freddo. Insistevano e non lo lasciavano in pace: Questi ragazzi mi assillano continuamente con la storia della salute e della malattia. A parte che sono bello grasso - cosa certamente molto fastidiosa -, non mi preoccupa largomento; mi preoccupano le anime, anche la mia144. La canottiera, poi diventata famosa, era un capo di vestiario unico e solo, di provenienza sconosciuta. La
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usavano a turno Pedro, Paco e Jos Maria Albareda: tutti, meno il Padre. Don Josemaria non riusciva a concentrarsi sulla lette ra per spiegare a Juan che cosa gli accadeva intorno. Una scena ridicola, con i suoi figli impegnati a fargli in dossare, quasi a viva forza, la canottiera:
Ti sto raccontando delle sciocchezze! vero; ma tutto ci in cui interveniamo noi poveri esseri umani - perfino la santit - un tessuto di piccole cose minute che, usate a dovere, possono formare uno stupendo arazzo di eroi smo o di bassezza, di virt o di peccati. I poemi eroici come il Cantar de Mio Cid - raccontano sempre avven ture straordinarie, ma mescolate a vicende casalinghe delleroe. Magari tu badassi sempre molto (...) alle cose piccole. E anchio, anchio145.

Anche se le intenzioni dei suoi figli erano lodevoli, un fatto che lo importunavano tanto da non lasciarlo nemmeno respirare. Don Josemaria non disponeva di un minimo di indipendenza per organizzare la propria vita. Vigilavano sulle sue mortificazioni e sulle veglie, e se dormiva o meno per terra. Inseguivano con attenzio ne le tracce dei suoi digiuni, chiedendo che cosa avesse mangiato e quando. Pedro e Paco erano autentici segu gi. Gli sorvegliavano anche... la sete, osservando se ave va la parola inceppata per le screpolature della bocca e della gola, o notando la pronuncia pastosa dovuta alla lingua secca. E quando il Padre si rifiutava recisamente di ascoltarli, tornavano alla carica e facevano una sce neggiata, andando oltre i limiti146.
Sono insopportabili (sic\) e mi fanno mangiare a tutte le ore, dopo aver fatto una cagnara epica... Diglielo tu che mi lascino in pace147, scriveva a Jos Maria Albareda.

Il 30 aprile la misura fu colma e il Padre dovette bloc care le intromissioni. Non si mise a gridare, non fece dei
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ragionamenti, semplicemente lasci loro sul tavolo un foglietto di questo tenore:


1 ) Sono deciso a non consentire che vi intromettiate in cose che sono in relazione con la mia coscienza. 2) Non vi dar mai nessun tipo di spiegazione. 3) Manger dove mi pare e quando mi pare: il dove e il quando me lo indicher il dovere. 4) Se continuate a intromettervi in questa questione mi vedr nella penosa necessit di andarmene da Burgos. 5) Quanto detto vale anche per le ore e il modo di dormire. E BASTA. NON AMMETTO DISCUSSIONE SU QUE STE FACCENDE148.

Mand poi a Juan una lettera che non aveva nulla da invidiare a quel foglietto e nella quale, tra le altre cose, gli diceva:
Sia chiaro che io - anche se a Burgos non ho un Diret tore - non devo fare nulla che implichi apertamente un pericolo per la salute; tuttavia non posso perdere di vista che non stiamo giocando a fare una cosa buona... e che, dovendo compiere la Volont di Dio, occorre che io sia santo, costi quello che costi!..., pur se costasse la salute, cosa che non accadr. E questa decisione cos profondamente radicata - lo vedo chiarissimo - che nessuna considerazione umana deve essere di ostacolo alla sua realizzazione. Ti parlo con la massima semplicit. Ve ne sono i motivi: perch hai diviso con me pi cose di tutti e sicuramente capisci che ho bisogno di colpi dascia149.

4. LHotel Sabadell Passate le prime settimane di angoscia, in cui aveva pen sato di aver contratto la tubercolosi e al pericolo di con tagiare i suoi figli, don Josemara adott nei confronti
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della capricciosa malattia un punto di vista ben diverso. Ben presto si era reso conto che era un mezzo per purifi carlo attraverso il dolore e laridit spirituale, e la rice vette pertanto come una carezza del Signore150. Di ritorno a Burgos dalla sua scorreria apostolica (quella di sondaggio), si era reso conto di quali fosse ro le necessit pi urgenti e le riassumeva in poche paro le: Signore, ci occorrono persone e denaro151. E come stava a persone? In quel periodo il Padre ripe teva che aveva bisogno di cinquanta uomini che amino Cristo sopra tutte le cose152. A prima vista non sem brava difficile ottenere, fra tanti eroici combattenti, fra tanti giovani decisi, un pugno di vocazioni. Tuttavia dal punto di vista geografico, con i suoi figli sparsi su diver si fronti, alle estremit nord o sud della penisola, gli spostamenti e le visite per portare avanti la direzione spirituale erano lenti e irregolari. Unalternativa consi steva nel fatto che essi ottenessero dei permessi militari e passassero alcuni giorni nella nostra casa di san Mi chele a Burgos, come si leggeva nella Lettera Circolare del 9 gennaio. Ma se il Padre sperava che lardore reli gioso e patriottico servisse da trampolino per lanciare la giovent militarizzata verso un ideale pi alto, ne fu de luso: Tanta gente giovane, disposta a morire per un ideale, e...? Impossibile!153. Nel piccolo mondo militare esisteva una istituzione, gabellata come patriottica, con la quale don Josemara fu costretto a confrontarsi: quella delle madrine di guerra. Non tutto era oro colato. In pi di unoccasio ne dovette consigliare di interrompere i rapporti con al cune persone. Quando don Josemara chiedeva, come frutto dellapostolato tra i militari, cinquanta uomini che amassero Cristo sopra tutte le cose, nellinsieme di cose da superare cerano pure le madrine di guerra e non solo di guerra. LAmore ben vale un amore, assicurava ai suoi154. E come aveva corrisposto lui, il Fondatore, a questo Amo
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re? Come aveva regolato la propria vita nei nove anni e mezzo di esistenza dellOpus Dei? Questa considerazione lo spinse a scrivere, da Saragozza, al Vescovo di vila:
Ges protegga il mio Signor Vescovo. Padre mio, questo peccatore la saluta e lassicura di non essersi mai dimenticato di lei, tantomeno ora, davanti al Pilar; e chiede a lei, mio Padre e Vescovo, di aiutarci con le sue orazioni e di benedirci. Stiamo per terminare la prima met del nostro decimo anno di lavoro silenzioso e nascosto... Il Signore me ne chieder conto! Mi aiuti Eccellenza, a renderne conto cum gaudio et pace155. Mi ha fatto sorridere - gli rispose pochi giorni dopo mons. Santos Moro - che lei parli del conto che le chie der nostro Signore. No, per voi non sar Giudice - nel senso austero del termine - ma semplicemente Ges. Magari potessi io ripromettermi altrettanto, lavorando come lei, non come Capitano, ma almeno sicut bonus miles Christi Jesu...156.

Mentre le due lettere partivano e arrivavano, don Jo semaria era nel momento pi crudele e oscuro della sua malattia, dominato dal timore della tubercolosi. Continuavano a cercare un appartamento. Peccato scriveva il Padre - che non siamo riusciti a trovare casa: saremmo stati meglio e avremmo speso meno. Nonostan te tutto, dove stiamo ci troviamo bene157. Tuttavia sa rebbe rimasto ancora pochi giorni nella pensione Santa Chiara. Quella stessa settimana, alla fine di marzo, si ve rific un certo scompiglio. La padrona era decisa a man dare via Pedro e Paco per far posto ad altre due persone. Se avessero voluto restare insieme si sarebbero dovuti tra sferire altrove. Per giunta, quando venne il momento di pagare il conto della pensione, si accorsero che qualcuno aveva avuto la mano pesante, poich don Josemaria lo defin un conto degno del cortile di Monipodio158. Lo
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raccont anche a Ricardo: Se tu vedessi i conti del Gran Capitano che si sono permessi di presentarci!159. Don Francisco Morn gli aveva chiesto una nota con i fini, lorigine, lo sviluppo e lo stato attuale della sua impresa160. Senza molto entusiasmo, don Josemara invi al Vicario uno scritto su origini, fini, apostolato e sviluppo dellOpera. Il testo breve e succinto. Ma don Josemara ne fu comunque insoddisfatto. Avrebbe prefe rito spiegare a voce, perch alcune parti dello scritto ri schiavano di non essere interpretate nel modo giusto. Comunque, concluse la nota con un inevitabile com mento che esprimeva bene i suoi sentimenti: Ben poco si pu dire in un foglio come questo! Tuttavia mi sem bra persino di essere stato indiscreto. E, naturalmente, del tutto incompleto161. Intanto il Padre cominci a pensare seriamente al ri torno a Madrid, facendo progetti nella prospettiva della fine della guerra: Stare a Burgos - scriveva - non come stare in un no stro centro. Niente affatto. Finch la guerra non finita, poich la famiglia costituita di gente eccessivamente giovane, non avr n la tranquillit, n la pace necessa ria per fare un lavoro profondo. Con questo non voglio dire che non si lavori, perch tra una cosa e laltra non ci si ferma mai, ma fuor di dubbio che con gente pi avanti negli anni ora faremmo un lavoro stupendo. Ma in fin dei conti, Dio ne sa pi di noi162. Rimettere in moto le cose, dopo una guerra cos di struttiva e funesta, non sarebbe stato una cosa semplice. Il Padre ci pensava, senza farsi troppe illusioni sulla pace: Che voglia ho che finisca questa guerra! Allora ne co minceremo, ne ricominceremo, unaltra, forse pi dura, ma pi nostra. E penso che forse dovranno tornare que gli anni terribili di penuria. Non importa: il Signore,
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grazie anche al nostro impegno, ci tirer fuori da tutto prima, pi e meglio di quanto possiamo sognare163. Nel frattempo, volente o nolente, sarebbe stato co stretto a vivere a Burgos. * * * Domenica 3 aprile, quando il Padre rientr a Burgos da Vitoria, la pensione di via Santa Chiara era gi stata la sciata. Ora il loro nuovo domicilio era lHotel Sabadell, in via della Mercede 32. Nel dpliant dellalbergo si leg ge: Magnificamente situato di fronte al fiume Arlanzn. Il pi vicino alla Cattedrale e in prossimit della Stazione. - Prezzi speciali per famiglie e lunghe perma nenze. Riscaldamento centrale. Acqua corrente calda e fredda in tutte le camere. Stanze da bagno. Un testo evidentemente redatto in tempo di pace. Don Josemara, stabilendosi nel nuovo domicilio, non esager negli elogi. Constat semplicemente: Non sono contento del nostro nuovo domicilio, perch caro164. Pagavano quattro pesetas per ogni letto, cio sedici pese tas al giorno solo per la camera che occupavano, dato che nel prezzo non era compreso alcun pasto. Lalbergo era solo di terza classe. Aveva un pianterre no e tre piani. Laspetto era gradevole. Dalla facciata principale si poteva intuire la disposizione interna. Len trata era protetta da una pensilina di ferro battuto e ve tro; i tre piani avevano ciascuno tre camere su strada: quella centrale con un balcone e quelle laterali con ve rande a vetri. La loro stanza, al primo piano, corrispon deva a una delle verande. Sul fondo aveva uno stanzino, una specie di camera oscura senza ventilazione, dotato di un lavabo e separato dal resto della camera da una tendina di tela. Nello stanzino dormiva il Padre, mentre la camera principale era occupata da tre letti, uno ac canto allaltro; lo spazio restante bastava per un tavolo, un paio di sedie e un piccolo armadio per gli abiti, pi
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che sufficiente per contenere quel poco che avevano. Tutta la decorazione era costituita da due orribili lito grafie, che presto furono tolte per mettere al loro posto un piccolo crocifisso di legno e unimmagine della Ma donna, che sispirava a unicona bizantina. Per dare una nota di colore alle pareti nude confezionarono, dopo averne disegnato i modelli, alcuni gagliardetti di feltro colorato che recavano le sigle RIALP e DYA. Allo scopo di seguire landamento della guerra e di sapere dove si trovavano gli altri, stesero sulla parete una carta topo grafica dellAragona e della Catalogna, sulla quale trac ciavano, con bandierine e altri contrassegni, la situazio ne dei fronti di guerra165. Il pieghevole dellalbergo citava le stanze da bagno. Si riferiva, naturalmente, a un bagno per ogni piano. La mattina il Padre lo utilizzava per primo e, per guada gnare tempo, la sera riempiva dacqua la vasca da ba gno; nelle mattine dinverno la trovava completamente gelida, dato che la finestra aveva un vetro rotto. Poi apriva il rubinetto per riempire di nuovo la vasca. E chiaro - precisa Paco Botella - che non cerano n doc cia n acqua calda166. Il trasferimento di abiti e biancheria dalla pensione al lalbergo non present difficolt. I loro averi compren devano alcuni ricordi della traversata dei Pirenei (il bic chiere eucaristico, la rosa di Rialp, la fiaschetta del vino), le carte, le lettere, il diario, lo schedario e poco al tro. Loggetto pi ingombrante era una macchina per scrivere portatile, acquistata di seconda mano per quat tro soldi in un negozio sotto i portici della Plaza Mayor. La marca era Corona e aveva una tastiera molto par ticolare: per ragioni di tecnica meccanica non si poteva scrivere velocemente. Era lenta, ma sicura. Lavevano acquistata per preparare loriginale di Noticias (Notizie) del marzo 1938, proseguendo liniziativa delle estati 1934 e 1935. Questo foglio familiare167, che dava no tizie di amici e residenti di via Ferraz, in aggiunta a con
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sigli spirituali, veniva inviato in busta chiusa a ciascuno degli interessati. Lintenzione di don Josemara era che apparisse mensilmente, nella seconda met del mese. Il processo di elaborazione consisteva nellinviare lorigi nale, scritto a macchina, a don Eliodoro Gii, a Leon; questi spediva poi a Burgos le copie ciclostilate, pronte per essere distribuite. Quanti ricevevano e leggevano le Noticias sentivano rinascere nellanima nuovo slancio: In questo stesso momento, in caserma, in trincea, sugli spalti, nel forzato riposo dellospedale, con la vostra preghiera e la vostra vita limpida, con le vostre contra riet e con i vostri successi, quanto potete influire sullo sviluppo della nostra Opera! Cerchiamo di vivere una particolare comunione dei santi; e ciascuno sentir, al momento della lotta interiore, come pure al momento del combattimento con le armi, la gioia e la forza di non essere solo (marzo 193 8)168. Limpatto spirituale si notava dalle molte lettere che giunsero allHotel Sabadell, specialmente a partire dal mese di aprile: Come rispecchiate bene, nelle vostre lettere - si legge nel foglio di Noticias del luglio 1938 -, la gioia che vi danno queste righe! Equivalgono a ricevere, tutte insie me, le lettere di molti amici; ricordi di molte ore di lavo ro e di gioioso stare insieme; desideri e speranze di un nuovo e ancor pi laborioso futuro...169. Lasciare la pensione Santa Chiara per stabilirsi allal bergo implicava un grande miglioramento, secondo Pedro e Paco, poich era la fine di quella vita in comune che riuniva tutti gli ospiti intorno a una tavola, per con sumare insieme il pasto a ora fissa. Ma, a ben vedere, neppure la vita che conducevano ora in albergo era di completa indipendenza. La tendina che separava la stan za principale dalla stanzetta in cui dormiva il Padre era

solamente un simbolo. Durante la giornata, il sacerdote cercava di trovare qualche momento in cui gli altri erano fuori per usare la disciplina, visto che non poteva usare la stanza da bagno, in omaggio alla tranquillit dellal bergo e alla pace dei suoi ospiti. Ma, che trovasse o me no loccasione opportuna, tirava la tenda e provvedeva con lenergia gi nota alla signora Dolores, a Ricardo Fernndez Vallespn e ad lvaro del Portillo. Anche Pe dro si innervosiva. Quando volle intervenire perch i col pi si sentissero di meno, il Padre gli rispose che se erano stati testimoni delle sue debolezze e miserie, che cosa im portava che lo fossero ora della sua penitenza?170. Un indiscutibile vantaggio della camera era disporre di una veranda a vetri. Era di due metri scarsi di lun ghezza per meno di un metro di profondit. Cera giusto il posto per due poltroncine e un tavolino di vimini. A questo stretto spazio fu riservata unonorevole destina zione: abbassando le persiane e chiudendo dalla parte della stanza le finestre a vetri e le controfinestre, diven tava un luogo riservato dove parlare a quattrocchi. Quando questo accadeva, allinterno della camera piombava il buio; Pedro e Paco si davano la buona not te e... accendevano la luce elettrica. La veranda, isolata dai tre letti in batteria, acquista va unaria di eleganza e discrezione che faceva dimen ticare al visitatore la povert del resto della camera. Essa serviva sia da confessionale che da salottino per ricevere persone. Di l passarono molte persone im portanti: monsignori, docenti universitari, medici, di plomatici, sacerdoti amici, industriali, alti funzionari... In breve, tutti quei settori della societ che, nei propo siti del ritiro spirituale fatto a Pamplona, don Jose mara includeva nel proposito di fare proselitismo, soprattutto con docenti universitari. A questo pro mettente lavoro apostolico con professionisti si riferi va quando aveva osservato che fuor di dubbio che,
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con gente pi avanti negli anni, ora faremmo un lavo ro stupendo171. Per aiutarlo a fare questo lavoro con intellettuali ave va al proprio fianco solamente Jos Maria Albareda, al quale diede un incarico ben preciso: costituire un depo sito di libri, utili per iniziare la biblioteca del futuro cen tro che avrebbero aperto a Madrid alla fine della guer ra. Fu il Padre stesso che lanci lidea di una biblioteca circolante: Perch non incominci a scrivere per chiede re libri?, diceva a Jos Maria Albareda. Tre mesi dopo inviavano una circolare in varie lingue, avallata dalle firme di quindici docenti, chiedendo libri in tutto il mondo. Lindirizzo indicato come recapito era quello del fratello di Jos Maria, a San Juan de Luz. Arrivaro no ben pochi libri; e le poche riviste ed estratti arrivaro no a destinazione rovinati dalle poste172.
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Non era facile ottenere i permessi per recarsi per qual che giorno nelle retrovie dellesercito; chi ci riusciva e aveva la fortuna di passare qualche ora o un giorno con il Padre era accolto molto bene. Con questi visitatori don Josemaria usciva a passeggiare sul lungofiume dellArlanzn, verso il monastero de Las Huelgas o fino al la Certosa. Altre volte saliva con loro sulla torre della cattedrale, a osservare dallalto la copertura delle volte, i pinnacoli e la merlatura di pietra lavorata che si sta gliava nellazzurro del cielo. Poi, di ritorno allHotel Sabadell, si chiudeva nella veranda per parlare confiden zialmente. Se passavano la notte a Burgos, li invitava ad assistere alla sua Messa, che era solito celebrare al mat tino nella chiesa di S. Cosma173. Ma, diceva il Padre, stare a Burgos non come stare in un nostro centro. Quando i giovani che erano sotto le armi non potevano andare a trovarlo, si metteva in viaggio per incontrarli. Se qualcuno aveva bisogno del suo aiuto o del suo consiglio, non esitava a cercarlo, per
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quanto lontano si trovasse. And fino in Andalusia per cercare di vedere un giovane in difficolt174. Il 17 aprile era in viaggio. Il percorso, a causa della guerra, non fu il pi diretto. Don Josemara, per far di vertire i suoi figli, promise loro di scrivere. Con molto buonumore raccoglieva le impressioni sullambiente e sui pittoreschi personaggi che incontrava. Appena arri vato a Cordova scrisse: Vado in albergo. Come sono salutatori a Cordova! Tutti fanno il saluto militare al sacerdote sconosciuto, o una scappellata alla cordovese Allalbergo mi danno la camera numero 9, numero che mi entusiasma (teologia della matematica!). A Leon do vevano essere ancora meglio informati: mi hanno dato la n. 309; e ho pensato: il 3, Dio mio Padre; lo 0, io pec catore (mea culpa!); e il 9, i miei ragazzi. Com buono Ges, che per mezzo di cose tanto piccole ci porta a Lui! Mi sono messo a scrivere lettere a questi figli della mia anima. Arriva Miguel: un abbraccio. Pax! In aeternum. Si fa notte e, in confidenza filiale, nobilmente, con estre ma semplicit, si sfoga sui quasi due anni di separazio ne. E il Padre - voglio essere sempre per tutti molto Pa dre - d consigli e indicazioni pratiche e d anche voglio darlo - Amore di Dio e quel nostro affetto che di questo Amore una scintilla. Miguel non ritorna ad Alcolea, si ferma con me in alber go. Ceniamo e facciamo una passeggiata. Preci. Benedi zione175. Ritorno a Siviglia. Altre visite. Nuove difficolt. I treni erano affollati e don Josemara non aveva la prenotazio ne per quello della sera. Gli consigliarono di andare a Utrera, dove avrebbe avuto maggiori possibilit di trova re un posto. Era tanto a corto di denaro che a Utrera, al le sei di sera, si affacci allo sportello della biglietteria ed espose il suo caso allimpiegato, visto che gli unici posti disponibili erano di prima o di seconda classe:
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Gli spiego il mio caso. Lui, paziente e cortese, mi d la tariffa di terza classe, per la quale ho denaro, e quella di seconda, a cui il mio capitale non arriva. Guarda unal tra volta la tariffa e abbrevia il percorso: in seconda, po trei arrivare a Salamanca. Bisognava attendere che il treno partisse da Cadice e che telegrafassero a Utrera indicando il numero e la classe dei biglietti disponibili. Don Josemara, con la re motissima speranza di ottenere un biglietto di terza clas se fino a Burgos, raccomand vivamente la cosa al suo Angelo Custode, che quel giorno organizz unautentica rivoluzione nella biglietteria. Ritorn infatti alla stazio ne poco dopo le venti: Limpiegato mi ha riservato un biglietto di terza classe e mi dice meravigliato - lavevo raccomandato al mio santo Angelo Custode -: Oggi mi telegrafano che venda diciassette biglietti... e tutti di terza classe!. Io non mi sono meravigliato176. Due nottate in treno, inframmezzate da un giorno. Alle quattro del mattino del 23 aprile don Josemara si present allHotel Sabadell. Dopo aprile vennero le visi te e i viaggi di maggio, senza pause o riposo intermedio. Il mese di maggio - raccont al Vescovo di vila - lho passato quasi sempre in giro, anche nella prima linea del fronte di Teruel177. La ragione per cui era andato su un fronte cos pericoloso e attivo come quello di Teruel era che da molto tempo non vedeva Juan. * * * Il Signore continuava a dare coesione, fortezza e matu rit allOpera. Il Fondatore, con fine intuizione di quan to stava accadendo e di quanto sarebbe accaduto in fu turo, scriveva: Andremo incontro a difficolt, ma sono tanto evidenti i favori di Dio in questi mesi! - le supereremo178. Ripeteva quanto detto due settimane
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prima: Abbiamo solo motivi per essere grati al Signo re. Tuttavia mi opprime pensare a quello che mi sta per venire addosso179. Ma quanto maggiore era il divario fra le grazie che ri ceveva e gli ostacoli che doveva superare, tanto pi il Fondatore avanzava e, nella sua marcia verso la santit, trascinava dietro a s tutta lOpera. E vero che questo segreto elemento spirituale della sua biografia non ha una prova diretta, ma confermato dagli eloquenti si lenzi di questepoca. Silenzi che cominciano la prima settimana del mese di marzo 1938, in mezzo a forti te nebre di abbandono spirituale che facevano s che si ve desse nudo e vergognoso, come i nostri progenitori mentre uscivano dal Paradiso. A partire da quella data seguono sugli Appunti settimane e mesi di silenzio. So lamente ogni tanto il Fondatore ci fa intravedere le luci della sua unione contemplativa, come lampi nelloscu rit della notte. Luned 6 giugno annot negli Appunti uno di questi sereni splendori: La mia orazione del mattino, mentre andavo a Las Huelgas: guidato da S. Giuseppe, sono entrato, con la luce dello Spirito Santo, nella piaga della mano destra del mio Signore180. Tornato a casa, al pomeriggio, ancora dentro la piaga divina, scriveva a Juan Jimnez Vargas: Burgos, 6-VI-1938. + Ges mi ti conservi per Lui. Carissimo Juanito, questa mattina, sulla strada per Las Huelgas, mentre stavo facendo la mia orazione, ho sco perto un nuovo orizzonte: la Santissima Piaga della ma no destra del mio Signore. E ci sono rimasto per tutto il giorno, tra baci e adorazioni. veramente amabile la santa Umanit del nostro Dio! Chiedigli tu che mi dia il suo vero Amore: cos ne saranno ben purificati tutti gli
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altri miei affetti. Non basta dire: cuore in Croce! Perch se una sola ferita di Cristo purifica, risana, acquieta, for tifica, accende e innamora, che cosa non potranno fare cinque, aperte sul legno, tutte insieme? Cuore in croce! Ges mio, che cosa potevo volere io di pi? Capisco che se continuo a contemplare in questo modo (mi ci ha messo S. Giuseppe, mio Padre e Signore, al quale avevo chiesto che mi ispirasse qualcosa) diventer innamorato cotto pi di quanto lo sia mai stato. Prova tu! (...). Ho unenorme invidia di coloro che stanno al fronte, nonostante tutto. Mi capita di pensare che, se la mia strada non fosse cos ben tracciata, sarebbe magnifico riuscire a superare il P. Doyle. Ma... questo mi verrebbe troppo facile: non mi mai costata molto la penitenza. Senza dubbio, questa la ragione per cui sono condotto per unaltra via: lAmore. Il fatto che mi si adatta an cora meglio. Se non fossi tanto asino! Coraggio, figlio: Dominus sit in corde tuo!... Un abbraccio. Dalla Piaga della mano destra ti benedice tuo Padre. Mariano181. Aveva sperimentato il segreto battito del Cuore di Cri sto, non tramite la via del timore e della penitenza, ma attraverso quella dellAmore e della filiazione divina.
>5 * >5 *

Isidoro, in una delle lettere inviate ai membri dellOpera ancora in zona repubblicana, faceva loro questa consi derazione: Quando avevamo il nonno con noi non ab biamo saputo approfittarne. Lho pensato molte volte: la dinamo potente che ci nutre di energia182. La spinta, la forza motrice del Fondatore, proveniva dalla sua energia spirituale. Le cose che si devono fare si fanno: era uno dei suoi princpi fondamentali. Si comincia come si pu. Non si tralascia di farle per mancanza di strumenti; almeno le si comincia183. Queste considerazioni sulla povert e sulle esigenze
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apostoliche spiegano molti paradossi nella vita del Fon datore. Larte di combinare nella giusta proporzione i mezzi materiali e quelli soprannaturali infatti proprio larte dei santi. In occasioni analoghe, il resto dei morta li di solito pecca di presunzione oppure si blocca per mancanza di fede. A Utrera, prima di prendere il treno di ritorno per Burgos, don Josemara si accorse che la veste talare che gli aveva regalato mons. Olaechea, di tela non eccelsa e di confezione scadente (ma lamico Vescovo non ne era certo responsabile), andava in pezzi: La mia tonaca, tante volte ricucita da me, ha tutta la fodera che si stac ca184, raccontava. Bench a volte disponesse di denaro per finalit speci fiche, non aveva mai una peseta perle sue necessit per sonali. Periodicamente inviava al Vescovo di vila ele mosine per la celebrazione di Messe per i suoi sacerdoti, somme che egli invece non accettava mai per s, avendo rinunciato a qualsiasi entrata per il suo ministero. Ed era lo stesso prete che cercava affannosamente un milio ne, che viaggiava sempre in terza classe e non mangiava n beveva per non spendere. Nel foglio mensile di Noti cias chiedeva ai ragazzi al fronte unelemosina con cui coprire le spese di viaggio e anche da distribuire a chi era nel bisogno185. Ma il Padre quel denaro non lo toc cava neppure. Per far fronte alle spese quotidiane attin geva esclusivamente ai fondi della cassa in cui tenevano il loro scarso denaro. Si trattava di una cassetta di legno che aveva contenuto formaggio di Burgos. Il suo conte nuto abituale non avrebbe tentato nessun ladro. Il pro cedimento di contabilit utilizzato, come spieg un gior no al Padre Jos Maria Albareda, veniva definito scherzosamente vettoriale: indicavano i movimenti di cassa con una freccia, rivolta allindentro o allinfuori, a seconda se veniva registrata unentrata o unuscita. Il Padre ci rise sopra: due matematici (Pedro e Paco) e un ricercatore (Jos Maria Albareda) che tenevano i conti
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peggio della cuoca della signora Dolores a Barbastro! Da allora i matematici si adattarono alle regole univer sali: dare e avere186. In occasioni straordinarie, dimostrando tangibilmente la propria fede, don Josemaria si dimenticava di rispar miare. Una domenica pomeriggio chiese a chi teneva la cassa quanti soldi cerano. Gli fu risposto che non sa rebbero bastati per pagare il conto dellalbergo che lamministratore lindomani sarebbe venuto a riscuote re. Ma bastano i soldi per fare merenda?, insist il Pa dre, che voleva sollevare lo spirito dei suoi. E quel gior no fecero merenda. Il luned, dopo la prima colazione, arriv da Santander un vaglia di qualche migliaio di pe setas inviato da Manolo Prez Snchez, un altro degli assidui frequentatori della Residenza di via Ferraz187. 5. Una lezione di carit Don Josemaria non si dimenticava mai i propositi for mulati durante i ritiri spirituali. Nellelenco delle deci sioni prese a Pamplona era scritto, sinteticamente: 4) loro (le donne); 5) fare la tesi di diritto188. Sappiamo che tutte le annotazioni relative alla fonda zione per le donne si trovano negli Appunti intimi', ma solamente in due Caterine si fa menzione, di sfuggita, al suo apostolato con le donne a Burgos, nel 1938. Car men Munrriz, la figlia del generale Martin Moreno, e una sorella di Vicente Rodrguez Casado, con altre ami che, formavano un piccolo gruppo che il Padre curava spiritualmente: Ho tenuto il circolo di studio per le ra gazze. Sono venute in sette189. Pensando alloratorio che avrebbero avuto a Madrid, don Josemaria le inco raggiava a confezionare paramenti e biancheria per lal tare, per completare gli oggetti liturgici che aveva ordi nato a Pamplona.
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Abbiamo tirato fuori dalla cassa tutti gli oggetti di cul to che ci hanno fatto a Pamplona - scrisse con entusia smo Sono davvero magnifici. Queste figlie mie rico prono di seta linterno del Tabernacolo190. Queste ragazze, piene di buoni propositi, non sareb bero arrivate a far parte dellOpera, oppure non vi sa rebbero rimaste. Non per questo era minore laffetto spirituale del Padre per le loro anime, n per la altre fi glie rimaste nella zona rossa: Hermgenes, Antonia, Lo la... Nonostante il morso imposto dalla censura, si sente vibrare il suo cuore di Padre in queste parole: un fatto - scriveva a Isidoro - che il povero vecchio inquieto per le nipotine che aveva a Madrid: raccontagli qualcosa di loro, della nonna e delle zie. Se ne ricorda sempre, e con molto affetto191. Isidoro gli raccontava qualcosa, ma non tutto. Ad esempio, che la nonna, gli zii e le altre famiglie stanno sempre molto bene e che le piccole sono felici di poter aiutare il nonno quando verr. Hermgenes continua a fare compagnia alla nonna e, quando torner il bel tem po, ne approfitteranno per passeggiare. Ma tacque una notizia che sarebbe stata crudelmente dolorosa per il Padre: Dallultimo bombardamento su Castelln, du rante il quale stato distrutto lOspedale Provinciale, dove si trovava Antonia, non abbiamo pi avuto notizie di lei. Pregate per lei; questo scriveva Isidoro a quelli della sua zona. Peraltro poco dopo Antonia Sierra fu ri trovata: Antonia sta ancora a Castelln ed molto contenta - scriveva al Padre - perch spera di vedere presto il nonno192. Quanto alla tesi dottorale, anche qui don Josemara non perse tempo. Il giorno memorabile in cui, appena arrivato a Burgos, si era diretto al palazzo arcivescovile per chiedere le facolt ministeriali, aveva incontrato per
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strada don Manuel Ayala, segretario del Seminario e, un tempo, dellUniversit Pontificia, conosciuto a Madrid diversi anni prima. Don Manuel gli aveva promesso di procurargli materiale per la tesi193. Era ovvio che avreb be dovuto ricominciare da zero, poich tutti i documen ti e gli appunti sullordinazione sacerdotale di meticci e figli di meticci nellAmerica coloniale spagnola erano ri masti nella Residenza di via Ferraz. Poteva realistica mente considerarli perduti. Decise di fare la tesi su un caso curioso nella storia del Diritto canonico194. Il monastero de Las Huelgas Reales, a un chilometro dai sobborghi di Burgos, era una fondazione eretta da re Alfonso Vili nel XII secolo. I suoi possedimenti comprendevano chiesa e cappelle, al loggi, cortili e orti. I suoi corridoi e chiostri avevano ospitato pi di cento monache. Vi si erano sposati prin cipi, vi erano stati incoronati re e sepolti diversi sovrani. A capo di tutto stava la Badessa, priora di dodici mona steri di monache cistercensi della Castiglia e del Leon, con signoria su una cinquantina di paesi e localit, e con giurisdizione autonoma, civile e penale. La Badessa con feriva benefici, approvava confessori, dava facolt di predicare, era competente in cause matrimoniali e civili, esigeva tributi, imponeva scomuniche. Godeva insom ma di insigni privilegi e, nelle visite solenni dei Reali al monastero, era dobbligo che il sovrano cedesse il posto donore alla Badessa, come se fossero di pari dignit. Nel secolo XX questa figura era ormai superata poich, dopo la soppressione delle giurisdizioni autonome in Spagna, avvenuta nel 1873, la Badessa era passata a di pendere dallArcivescovo di Burgos. Questa era la vicenda storico-canonica con la quale si sarebbe confrontato don Josemaria. Tra un viaggio e lal tro, quando disponeva di qualche ora, entrava nel mona stero, attraversava latrio e passava la mattinata nellar chivio inferiore, dove le incaricate della biblioteca gli passavano volumi in folio, libroni e fascicoli. Cominciava
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a lavorare al mattino presto, non appena Paco e Pedro andavano in ufficio dopo avergli servito la Messa. (Al suo arrivo a Burgos, per alcuni mesi, aveva celebrato la Mes sa dalle Teresiane o nella chiesa di Santa Chiara, di fianco alla pensione. In seguito celebr alcune volte dai Carmeli tani, altre in Cattedrale, e per un lungo periodo nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, su un altare con un quadro raffigurante la Vergine, decorato con abbondanza barocca. Occorre ricordare che in quellepoca cerano a Burgos pi sacerdoti che altari disponibili)195. Era stato proprio uno di quei giorni, luned 6 giugno, che, dopo la Messa, andando verso Las Huelgas, era en trato nella Piaga della mano destra del Signore. Quella settimana pot dedicare poco tempo alle ricerche, per ch marted alle 15 ricevette un laconico telegramma firmato da Ricardo Fernndez Vallespm, con tre parole di testo: Ferito non grave196. Immediatamente part in treno per vila e giunse a Carabanchel Alto, sul fronte di Madrid. Durante il viaggio, ripensando al sibillino te sto del telegramma, probabilmente lo assalirono mille pensieri importuni. Del centinaio di giovani che compo nevano la grande famiglia degli studenti di via Ferraz, ne erano gi morti una decina. A Madrid erano morti Eraso, Llanos, Gastaca, Surez del Villar. Al fronte era no morti Pepe Isasa e Jacinto Valentin Gamazo, entram bi membri dellOpera, e Jaime Munrriz, studente di medicina, uno dei primi che erano stati a Porta Coeli. Mentre ardeva per la febbre, Jaime aveva gridato il no me di don Josemara. I nomi dei morti apparivano men silmente sui fogli di Noticias. Quanti ne abbiamo in Cielo!197, diceva don Josemara ai suoi. Il sabato successivo, alle quattro del mattino, dopo tre notti insonni, il Padre rientr a Burgos. Subito scris se a Juan Jimnez Vargas:
Ricardo? un miracolo che la bomba a mano non labbia ucciso. Ha un sacco di ferite su tutto il corpo: un
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vero tatuaggio. Tuttavia, solo tre o quattro sono abba stanza serie, anche se non gravi (...). Spero che si rimetta presto e che non gli resti nessun altro cattivo ricordo ol tre allo spavento. Che impressione vedere Madrid cos da vicino! Quasi senza quasi - come stare a Madrid. Ho passato un brutto momento!198.

Poi inform Isidoro dellincidente di caccia subito da Ricardo. Certo quelli di Madrid non avrebbero potu to immaginare di aver avuto il Padre a cos poca distan za. Ma il cuore del Padre s che aveva risentito doloro samente della vicinanza. Un ufficiale, compagno di Ricardo, aveva accompagnato il sacerdote allosservato rio di Carabanchel da dove, con un binocolo periscopi co della batteria, aveva potuto spaziare con lo sguardo su Madrid199.
A questo proposito - proseguiva la lettera per Isidoro il nonno ha passato un momento doppiamente brutto: per il nipote e perch stava a sei o sette chilometri da suo nipote lvaro, al quale gli proibito far visita. Tuttavia ha osservato, con un magnifico binocolo, la casa e tutti i dintorni e ha provato lillusione di stare laddove il suo cuore avrebbe voluto. In effetti era a minor distanza da lvaro di quando stava in manicomio200.

Il Padre bramava davvero di poter abbracciare tutti quelli della sua famiglia:
Ma gli affari sono affari e queste separazioni sono ne cessarie. Quante volte sarei ritornato nel mio Paese, pri ma di arrivare in Francia, se Jeannot non me lavesse im pedito! stato meglio che venissi qua, perch non ci si pu neppure sognare il lavoro che stato fatto201.

Sui fronti sui quali si trovavano alcuni dei suoi figli Teruel o il Nord dellAragona - cerano state aspre bat
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taglie. Nel marzo 1938 aveva avuto inizio loffensiva nazionale per raggiungere il Mediterraneo; in giugno fu conquistata Castelln. Ma poi tutto cambi: nellultima settimana di luglio ebbe inizio una spettacolare offensi va repubblicana202. Il Padre si sentiva orgoglioso di es sersi lasciato trascinare dallaffetto fino alla prima li nea del fronte di Teruel, per far visita a Juan203. In quei mesi non venivano rilasciati permessi per assentarsi dal fronte. Perch allora non diventare cappellano militare onorario, come gli aveva proposto tempo addietro il ge nerale Orgaz, in modo da poter seguire i suoi?204. Don Josemaria ne intuiva gli inconvenienti, che erano grandi, perch i centri di addestramento militare aveva no gi i propri cappellani. Quanto a tentare di ottenere la nomina di cappellano effettivo, egli stesso esponeva al Vescovo di Pamplona gli svantaggi che avrebbe impli cato lessere incorporato a una determinata unit, per dendo la libert di spostarsi su altri fronti205. Il Vescovo di Pamplona sugger molto opportunamen te di trattare il caso con le autorit militari. Fu cos che si pens di nominarlo consulente giuridico militare ascritto al Servizio Nazionale degli Affari Ecclesiasti ci206. Comunque, don Josemaria desiderava avere il be neplacito di mons. Eijo y Garay, che gi era informato di tutto attraverso il Vicario generale della Riorganizza zione, don Casimiro Mordilo. Per facilitare la decisione del Prelato, il sacerdote gli proponeva alcune considera zioni, a partire dallidea che la mia vocazione essere sacerdote al cento per cento207. Nel frattempo si era verificato un indimenticabile av venimento, descritto qui di seguito. * * * La vigilia dellincidente di caccia di Ricardo, don Jo semaria aveva saputo che mons. Carmelo Ballester si sa rebbe fermato a Burgos, nel Seminario. Padre Ballester era autore delledizione del Nuovo Testamento che gli
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aveva regalato il Vescovo di Pamplona e il cui testo egli aveva utilizzato durante il ritiro spirituale. Il 15 maggio era stato consacrato Vescovo di Leon. Don Josemara non aveva potuto assistere alla cerimonia perch si tro vava in visita al fronte dellAragona, ma gli aveva invia to in regalo un vassoio dargento con inciso lo stemma del nuovo prelato; Il regalo modesto, ma simpatico. Ed egli se lo merita,... anche se per ora non ci capisce!, scrisse a Jos Maria Albareda208. Mons. Ballester invit il Padre a passare alcuni giorni con lui nel suo palazzo di Leon. Leon si trovava a met strada fra Burgos e Santiago di Compostella, per cui, a corto di tempo, don Josemara calcol meticolosamente le date per prendere diversi piccioni con una fava. Sua intenzione era di arrivare al sepolcro dellApostolo, per lucrare il giubileo e pregare per tutti209. Seguendo la secolare tradizione dei pellegrinaggi medioevali alla tomba di S. Giacomo, i devoti andavano a lucrare le in dulgenze concesse nellAnno Santo; ed sempre tale lanno in cui il 25 luglio, festa dellApostolo patrono della Spagna, cade di domenica. Anno Santo era stato il 1937, ed era stato prolungato fino al 1938 a causa delle difficili circostanze belliche. La sera del 15 luglio don Josemara stava a Leon, coccolato da questo santo Vescovo, come scriveva a quelli di Burgos, chiedendo le loro preghiere: Pregate per me: che questo Giubileo di S. Giacomo mi purifichi e mi metta fuoco nellanima210. Raggiunse tutti gli obiettivi del viaggio: parl dellOpera con mons. Balle ster; port con s in pellegrinaggio don Eliodoro Gii e stette con loro anche Ricardo, che era giunto a Leon il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine e onomasti co del Vescovo. Il 18, dopo che il Padre ebbe celebrato la Messa dalle Teresiane, i tre andarono alla stazione. Persero il treno per un soffio. Rimedi al contrattempo don Eliodoro, che contatt un tassista, fedele della sua parrocchia, il
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quale li port in macchina fino a Vegullina de rbigo, a 30 chilometri da Leon, dove raggiunsero il treno per la Galizia. Tutto ci rimase bene impresso nella memo ria di don Eliodoro, perch don Josemara diede loro - a lui e a Ricardo - una meditazione, nel tragitto fra Leon e Veguellina. Stavano attraversando la fertile pianura di rbigo, tra campi di erba medica, bietole e luppolo, quando la macchina pass vicino a una noria. Un asi nelio camminava sul tratturo con gli occhi bendati, estraendo lacqua, che scorreva abbondante sul terreno arido. Ispirandosi a questa scena, il sacerdote parl loro del lavoro monotono, perseverante, apparentemente in fruttuoso, ma imprescindibile per rendere rigogliosi gli ortaggi. Poi, attingendo il senso spirituale della parabo la dellasino, fece loro considerare limportanza di saper ubbidire umilmente: Percorrere la strada giusta, con gli occhi bendati, illuminati dalla luce interiore della fede, sapendoci strumenti nelle mani di Dio211. A Santiago presero alloggio alla pensione La Perla. Il giorno successivo, marted 19 luglio, il Padre celebr nella cripta dove si venerano i resti dellApostolo. Gli serv la Messa Ricardo. Quanto si ricordato della fa miglia, e della nonna, e di zia Carmen e di zio Santi!: cos scrisse a Isidoro, per consolazione di quelli di Ma drid e degli altri dellOpera212.
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Dopo lannotazione del 6 giugno, sul mistico rifugio nella Piaga della mano destra del Signore, descritto poi nella lettera a Juan Jimnez Vargas, negli Appunti c un insolito vuoto di due mesi, interrotto solamente da una Caterina che comincia con il seguente rilievo: Marted 2 agosto. Credo di dover annotare la lezione sulla Ca rit, che il Signore ci ha dato ieri213. Il fatto, raccontato estesamente ma non integralmen te, certamente tragico. uno di quei casi che turbava no profondamente Pedro Casciaro, a un punto tale da
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traumatizzarlo, come dir lui stesso. Il Padre era ap pena rientrato da Santiago, il 20 pomeriggio, quando Pedro lo inform che in sua assenza avevano chiesto di lui dalla Vicepresidenza del Governo e che il giorno suc cessivo si era recato allalbergo un poliziotto, inviato dal comandante Gallo, della Vicepresidenza, con la ri chiesta che il Padre si recasse nellufficio di questi, nella Casa del Cordn. Don Josemaria vi si present il giorno dopo e il signor Primitivo Vicente Gallo, comandante segretario, gli chiese informazioni su Pedro Casciaro e sul padre di lui. Gli ho parlato esaurientemente di tut to ci che concerne il ragazzo - riferiva don Josemaria dicendogli poi quello che so sulle oneste attivit del pa dre, bench ad Albacete egli sia un dirigente della sini stra repubblicana...214. Al comandante Gallo era arrivata unaccusa molto grave contro Pedro Casciaro. E cio che suo padre era massone e comunista; responsabile, forse addirittura au tore materiale, della morte di molte persone di destra ad Albacete. E che il figlio, anchegli comunista attivo, era passato nella zona nazionale per fare la spia nel Quartier Generale di Orgaz215. Il comandante, che in precedenza aveva parlato con il generale Orgaz e sapeva da questi che il posto di fiducia che Pedro aveva nella Sezione Ci fra del Quartier Generale, da dove partivano gli ordini segreti, era basato sulla garanzia di don Josemaria, aveva chiamato il sacerdote per informarlo della denuncia. Sarebbe stato difficile smentire queste gravissime accu se davanti a un tribunale militare e nel corso di un pro cesso probabilmente sommario. In effetti, nessun mem bro dellOpera era stato ad Albacete al tempo degli avvenimenti oggetto dellaccusa; e poi cera un apparen te fondo di verit, dato che in quel momento Casciaro padre aveva ancora una carica politica. La denuncia era stata reiterata gi tre volte ed era necessario quanto pri ma chiarire la situazione. Gli accusatori erano tali signo ri Bermudez, marito e moglie. Il comandante Gallo con
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sigli quindi a don Josemara di andare a far visita ai due coniugi, per trovare il modo di chiudere la faccenda216. I Bermudez provenivano dalla classe media di Albacete: famiglie di proprietari terrieri, industriali e funziona ri. Al tempo della proclamazione della Repubblica, Jorge Bermudez, uomo di destra, era impiegato allintendenza di Finanza di Albacete; mentre Casciaro, professore di scuola, era militante di sinistra. Non avevano alcun rap porto n esisteva tra loro inimicizia personale di nessun genere. I Bermudez avevano una buona posizione sociale ed economica e abitavano quasi di fronte alla casa dei Casciaro; ma nel 1934, dopo un rovescio economico, es si avevano dovuto liquidare i loro beni in unasta pubbli ca e trasferirsi altrove. Nel 1936 si erano stabiliti a Bur gos e, allepoca di cui stiamo parlando, Jorge Bermudez era Amministratore delle Propriet e dei Tributi Territo riali dellintendenza di Finanza, un posto di un certo pre stigio e influenza sociale. Alcuni giorni prima la moglie, Teresa Gallego, aveva casualmente incontrato e ricono sciuto Pedro. Per entrambi lincontro fu una sgradevole sorpresa; non si erano pi rivisti dallasta indetta dai Bermudez prima di partire da Albacete. Pedro ricordava di aver acquistato in quella occasione un lampadario, unarmatura e alcune spade malesi, contrattando il prez zo con la signora Bermudez217. II Padre e i suoi avevano deciso di recarsi a due a due, luned 1 agosto, a far visita - alla stessa ora, ma separa tamente - al marito e alla moglie. Perci alle dieci del mattino il Padre, accompagnato da Jos Maria Albare da, si rec nellufficio del signor Bermudez, mentre Pe dro e Miguel Fisac, che quel giorno si trovava a Burgos in permesso, andarono a trovare la moglie. In strada, prima di entrare negli uffici della Finanza, il Padre preg il santo Angelo Custode del signore al quale stavamo per fare visita, quello di Jos Maria e il piccolo Orolo giaio, perch il colloquio si svolgesse serenamente218. Bermudez li ricevette nel suo ufficio. Subito si mostr
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alterato e il sacerdote gli dovette ricordare che erano an dati lealmente e cristianamente a parlare di quella fa stidiosa questione. In primo luogo, comera possibile che sua moglie affermasse in modo calunnioso di aver visto Pedro fare propaganda per il Fronte Popolare ad Albacete durante le elezioni del 1936, se Pedro allepoca si trovava a Madrid nella Residenza di via Ferraz? Non credo che il Signore gli abbia dato lubiquit, per consentirgli di agire contro la sua Causa, rilev don Josemara. Forse per un istante venne alla mente del funzionario limmagine fugace di due bambini: di Ra fael, suo figlio minore, e di Pedro, che ritornavano a ca sa insieme, nel 1929, dopo qualche escursione con i gio vani esploratori: vero che Pedrito era un bravo bambino..., ma ora un uomo e potrebbe esser venuto a tradire, daccordo con suo padre... che rosso!. Il sacerdote ribad la sua difesa:
Io sono stato con Pedrito quasi ogni giorno da quando un uomo e garantisco per lui; falso ci che sua mo glie afferma, con tutto il rispetto per lei.

Il signor Bermudez non volle lasciarsi convincere. Ri bad le sue accuse contro il signor Casciaro; respinse ostinatamente qualsiasi testimonianza favorevole: Avrebbero dovuto fucilarli, invece di metterli in prigio ne, quando riprendemmo Albacete!. Con molta presenza di Dio, con calma, senza alzare la voce, il sacerdote gli assicur: Metterei la mano sul fuoco per Pedro. Se la brucerebbe - lo avvert sarca stico il funzionario -, magari a fuoco lento. Ma come osava dire a lui, un sacerdote che conosceva Pedro perfettamente, che il ragazzo non era un buon cri stiano, un buono studente e un patriota? Se cos ringrazieremo Dio e me ne rallegro, conces se in tono canzonatorio il signor Bermudez, che non sem brava molto allegro e mostrava una dura intolleranza.
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Ma se fosse per lei, resterebbero in vita tre spagnoli su cento, protest il sacerdote. cos che bisogna fare - rispose imperturbabile il si gnor Bermudez -, altrimenti non avremo concluso nulla. Il sacerdote contest lindegnit di un simile atteggia mento e gli parl di tutti i debiti che bisogna saldare nel giorno del giudizio, che sarebbe anche potuto essere vi cino. E se il Signore gli avesse chiesto conto quel giorno stesso di ci che voleva fare? Ma neppure cos riusc ad ammorbidire il cuore di quelluomo, che ripeteva con ostinazione piena di rancore: La devono pagare sia il padre che il figlio. Questo non cristiano: lei avrebbe mandato SantAgostino allinferno. La devono pagare sia il padre che il figlio, insisteva Bermudez219. Cos si conclude la Caterina : Il colloquio si svolse nei limiti della correttezza. Ci siamo dati la mano e siamo usciti. Il Padre usc dallufficio di Bermudez in un silenzio rattristato, impressionato dal tono duro e tagliente del funzionario. Scese le scale delledificio molto assorto, quasi a occhi chiusi, e disse, pensando ad alta voce: do mani o dopodomani, il funerale""210. Poi and dal co mandante Gallo a raccontargli lesito del colloquio. Nel frattempo, Pedro e Miguel stavano parlando con la signora Bermudez nella sua casa in piazza Primo de Rivera. La conversazione fu assai aspra. La signora af front Pedro: lei aveva due figli militari, uno dei quali al fronte; era forse giusto che mentre quegli si giocava la vita, lui se ne stesse cos agiatamente nelle retrovie, fa cendo la spia per i rossi? Miguel intervenne per difende re Pedro. Si scontrarono accalorandosi; si scambiarono insulti; e lei giur che non avrebbe tolto una riga dal laccusa presentata da suo marito. Pedro, profondamen te abbattuto, ritorn nel suo ufficio a Los Pisones.
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Il colloquio dei ragazzi con la signora - si legge negli Appunti - fu terribile: arriv a dire al figlio che avrebbe fatto tutto il male possibile a suo padre221.

Il Padre, in compagnia di Miguel, pranz assorto, in silenzio. Poi tornarono in camera. Il sacerdote era sem pre immerso nei suoi pensieri, con unidea fissa nella mente. Nel pomeriggio - scriver in seguito - mi venne pi volte il pensiero che quella famiglia avrebbe avuto una disgrazia. Pensai al figlio, quello che stava al fron te. Sulla veranda, seduto in una poltroncina di vimini, con lo sguardo perduto e in orazione, si sent interior mente costretto a dire a Miguel: Domani o dopodoma ni questa signora avr un funerale; le si dovranno fare le condoglianze222.
A met pomeriggio - prosegue il racconto - Miguel e io usciamo a fare due passi; come usa a Burgos, cera un an nuncio funebre attaccato a un cantone della via; annun ciava la morte del signore che Jos Maria e io avevamo vi sto al mattino. Mi sfugg: Avevo inteso che riguardasse il figlio. Miguelito sbiancato in volto: Nel momento in cui questuomo moriva, Lei lo stava dicendo. Abbiamo recitato per lui il santo Rosario e oggi ho cele brato la Messa per la sua anima. Non esprimo giudizi. Spero che questo fatto oggettivo e innegabile sia solo, per noi, una lezione di carit. Non mi sono mai visto tanto miserabile come in questo periodo223.

A sera inoltrata, Pedro ritorn dalla caserma Los Pisones. In albergo, facendo in modo che non si impres sionasse troppo, il Padre gli raccont della visita fatta al mattino al signor Bermudez, della sua repentina morte avvenuta poco dopo e che lui e Miguel avevano visto lannuncio funebre vicino alla chiesa della Mercede. Al ludire la notizia, Pedro si sent male: non si reggeva in piedi e and a sdraiarsi sul letto del Padre, mentre que sti a bassa voce lo tranquillizzava per la morte del si
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gnor Bermudez, poich era moralmente certo che Dio nostro Signore avesse avuto piet della sua anima e gli avesse concesso il pentimento finale; e aggiunse che da quando era uscito dal suo ufficio non aveva fatto che pregare, sia per lui che per i suoi figli224. Quando si fu rimesso, il Padre gli sugger di ritornare in caserma per chiedere al capitano Martos, responsabi le dellufficio, tre o quattro giorni di permesso per anda re a Bilbao da suo zio, dicendogli che si sentiva fisicamente esaurito. Per strada, passando davanti alla chiesa della Mercede, Pedro pot vedere lannuncio funebre di Bermudez. Il capitano Martos doveva gi essere al cor rente dei fatti; uomo un tantino superstizioso, non fece difficolt a concedere il permesso: Certamente, caro Casciaro: va a riposarti. Lo sai bene che ti ho sempre stimato: non ce lhai con me, non vero?. La sera stessa sono partito per Bilbao - avrebbe scritto Casciaro nel 1979 -, dove mi rasserenai alquan to, anche se limpressione per quellevento mi rimasta per tutta la vita225.
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Il Padre, da quando erano usciti dallufficio di Bermudez, era rimasto assorto, concentrato nellorazione, quasi assente. Ricordiamo che questo gli era accaduto gi in altre occasioni: un sognare da sveglio che a vol te mi mostra cose future o lontane226. Lintimit con il Signore, i fenomeni soprannaturali straordinari - illu minazioni, locuzioni interiori, dono delle lacrime, discernimento degli spiriti, aiuti da parte della Santissima Vergine o degli Angeli Custodi - erano eventi normali nella sua vita. Don Josemara era cos avvezzo agli in terventi del Signore che si mantenne sereno, senza voler giudicare, ritenendosi un miserabile e limitandosi a considerare quanto era successo soltanto come una le zione di carit227. Forse, leggendo e meditando con calma la Caterina su
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quanto accadde lI agosto, il lettore pu restare sorpre so della serenit di don Josemaria. Non poteva essere al trimenti, data la sua profonda e ricca esperienza del comportamento di Dio con gli uomini. In contrasto con il sereno atteggiamento del Padre, tutti gli altri sentiro no, in un modo o nellaltro, un profondo disagio di fronte al caso del signor Bermudez. Invece il Fondatore, anche alle prese con un evento cos sorprendente, prose guiva con naturalezza la sua vita contemplativa in mez zo al mondo, nel lavoro e nelle occupazioni quotidiane. Considerato da vicino, il caso in questione - uno tra i molti casi straordinari della sua vita - presenta due aspetti. Da una parte, quello di evento drammatico e fonte di turbamento; dallaltra quello di occasione di salvifica purificazione. inquietante soffermarsi soltan to sullinesorabile compiersi di una terribile predizione. salutare, invece, sentirsi protetti dal potere onnipoten te di Dio nostro Padre. Nel primo caso poniamo lac cento sul dono della profezia; nel secondo, sullamore. Il tocco infuocato del dito di Dio cauterizza, certamen te, ma nello stesso tempo risana. Perci negli interventi divini, spesso dolorosi, il Fondatore vedeva dolci effu sioni e carezze paterne, a volte molto al di l della com prensione umana, ma sempre salvifiche. Ormai abituato a tali interventi soprannaturali, don Josemaria defin le pisodio di Burgos una lezione di carit: Dio veniva in difesa dei suoi. Il Fondatore si astenne, nei suoi Appunti, dal giudicare. Ma, con laccaduto ancora fresco nella memoria, in una lettera scritta la settimana successiva, li l agosto, scrisse la sua consolante esperienza: Dio la sa lunga e agisce con amore, sempre!228. Il 17 agosto, di ritorno da Bilbao, Pedro Casciaro in contr per strada uno dei figli del signor Bermudez, sot totenente di Fanteria. Nellaccomiatarmi - scrisse al Pa dre il 18 agosto - gli chiesi se fosse vero ci che avevo sentito sulla disgrazia; mi disse di s, che era accaduto in ufficio senza che suo padre neppure se ne rendesse con
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to, mentre stava parlando con un collega. Pare sia stata unangina di petto. Gli ho fatto le mie condoglianze. A giro di posta il Padre, da Vitoria, invi una lettera ai suoi figli di Burgos (Pedro, Paco e Jos Maria) con un miste rioso poscritto e con un semplice commento: Non mi meraviglia ci che ha detto il figlio di quel signore, per ch Dio sa fare le cose bene. Quanto Padre!229. Alle notizie precedenti, Pedro Casciaro aggiunge in un suo libro alcuni scarni ma impressionanti dettagli. Pur essendo questo episodio terribilmente inquietante, il cronista non deve tacerne i particolari. Poche settimane dopo la morte di Bermudez mor suo figlio Rafael, la viatore. Quando Pedro gli comunic la triste notizia, il Padre comment addolorato: In un certo senso, cera da aspettarselo... Prega per lui; anchio lo far. Alcuni giorni dopo - riferisce Casciaro - incontrai la vedova Bermudez nella chiesa dei Gesuiti. Appena mi accorsi della sua presenza, uscii dalla chiesa il pi silen ziosamente possibile, ma lei mi vide; e mi parve che mi guardasse con dolcezza230.

6. Con la penna in mano... Il 2 agosto 1938, lo stesso giorno in cui aveva scritto la lunga sullo zelo amorevole di Dio per i suoi, don Josemara part per Vitoria per risolvere alcune questioni inerenti alla tesi di dottorato e al suo incarico di Rettore di Santa Isabel. Il Vescovo, in casa del quale era ospite, gli chiese di predicare due turni di esercizi spirituali: uno al clero diocesano e un altro alla comunit delle suore che prestavano servizio nel palazzo episcopale. Non poteva dire di no e accett, contando sul permesso presunto del suo Vescovo mons. Leopoldo Eijo y Garay. Don Josemara era stato anche invitato dal Vescovo di vila a fermarsi con lui alcuni giorni prima degli eserci zi di Vitoria, e da vila scrisse ai suoi figli l8 agosto,
Caterina

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raccontando i particolari del viaggio e lodando le virt dellospite: Questa mattina ho celebrato dopo che il Vescovo aveva terminato la sua Messa. Vedo sempre al tri particolari di perfezione nella vita di questo caro Ve scovo. Voglia il Signore che io sappia imitare questi esempi di semplicit e di naturalezza231. Mons. Moro accondiscese con molto piacere a con servare ad vila i libri e tutti gli oggetti messi da parte per il futuro oratorio: tabernacolo, vasi sacri, candelieri, paramenti, ecc. E don Josemara, avendo alcuni giorni di tranquillit, di cui rare volte aveva goduto, si dedic a preparare i giorni di ritiro che stava per dare a Vitoria. Lo diceva per lettera a quelli di Burgos:
Che buono - davvero un santo - questo Vescovo! una scuola di tutte le virt, con un fondamento di umilt che le riempie di fortezza. consolante vedere come ci vuole bene. Qui mi sembra di essere a casa mia: mi man cate solamente voi, ma sapeste quanta compagnia faccio a ciascuno di voi, durante il giorno e durante la notte! la mia missione: che siate felici un giorno con Lui; e adesso, sulla terra, che gli diate gloria232.

Una volta presa in mano la penna, dopo aver scritto a quelli di Burgos, volle fare lo stesso con gli altri: Jos Ramn, che era malato, e Ricardo, che aveva ricevuto con una settimana di ritardo la notizia della morte di una sorella e di sua nonna, e che di recente aveva pure perso li padre:
A che scopo parlarti - gli scriveva - della partecipazio ne al tuo dolore, se tutti i tuoi dolori sono dolori miei? Abbiamo saputo della morte di tuo padre (che riposi in pace) poco dopo che tu fosti ferito. Dovevamo dirtelo in quel momento? Mi sono limitato a offrire tutti i suffragi che ho potuto e a scrivere (due volte) affinch i tuoi fos sero assistiti economicamente. Altro non si poteva. De gli altri lutti non sapevo nulla: far ancora suffragi (...).
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Quanto mi dispiace di non poterti abbracciare! Col desi derio mi metto al tuo fianco per dire al Signore: Fiat... Il povero Josemara vorrebbe dirti, senza piangere, che ora ancora di pi tuo Padre. Ti abbraccio molto forte e ti benedico. Mariano233.

Neppure poteva dimenticarsi di quelli della zona re pubblicana, sapendo che lvaro e qualche altro stavano preparando la fuga da Madrid. Il Padre li aveva conti nuamente nel pensiero e nelle preghiere:
I miei ragazzi! Dove staranno ora i miei figlioli che sta vano per passare il fronte? Sono ancora a Madrid? Dominus sit in itinere eorum!...234.

Stette tre giorni allHotel Sabadell e il 17 agosto part per Vitoria. Il 20 agosto 1938 si trova nei suoi Appunti una Caterina isolata, scritta durante il ritiro che stava dando nel palazzo episcopale alla comunit di Terziarie Cappuccine. Vi si legge:
Mi vedo cos miserabile che spesso mi affaccio in ora torio per dire a Ges: Non fidarti di me... Io s che mi fido di te, Ges... Mi abbandono nelle tue braccia: l de pongo tutto quello che ho, le mie miserie. Se non faces si cos, di fronte alla quantit di cose che si affollano dentro di me, credo che impazzirei. Abbandonarmi in Ges Cristo, con tutte le mie miserie. E ci che Egli vuo le, in ogni istante, fiat! Monstra te esse Matrem. Credo che le suorine stiano facendo molto bene i loro esercizi235.

Il lavoro nel palazzo episcopale, a motivo dei molti sacerdoti rifugiati che provenivano dalla zona repubbli cana, era notevole. Le suore per si davano il turno e preparavano le cose in modo da non perdere neppure una della meditazioni che dava loro don Josemara:
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Con quanta impazienza aspettavamo le sue meditazio ni - dice una di loro ci riempivano del desiderio di in namorarci sempre pi di Ges. Non ho mai fatto eserci zi spirituali come quelli: me ne ricorder finch vivr; mi sono serviti per sempre236. Dopo molti anni non tutte si ricordavano i temi delle sue meditazioni, ma si che erano sempre una chiamata fortissima a cercare la santit: Non ricordo i temi specifici delle meditazioni, ma non mi sono pi dimenticata che devo essere santa, che lunica possibilit, riferisce suor Ascensin. Nelle suore rimase fortemente impressa la fede tangibile di don Josemaria nella presenza reale del Signore. Si com muovevano vedendo che il sacerdote si rivolgeva verso il Tabernacolo e parlava con il Signore come se lo stesse vedendo: Ges, sono pazzo di amore; fa che anche loro diventino pazze dAmore per te237. Le virt del sacerdote erano sotto i loro occhi. Suor Elvira, insieme a suor Juana, aveva il compito di riasset tare la sua camera. Al mattino trovavano il letto disfat to, ma in tal modo che capivano benissimo che il sacer dote aveva dormito per terra. Quanto al cibo, suor Elvira ricordava che la sua prima colazione consisteva solamente in un dito di caffelatte e nientaltro. Vergine Santissima! Le suore si impressionarono nel vedere le ricuciture e i rammendi della sua tonaca. Dice vano tra loro che don Josemaria era un santo e non vi dubbio che la sua fosse autentica povert. Ma, oltre alla povert, centrava anche un deplorevole sopruso impu tabile a Pedro Casciaro e Paco Botella, complici nel mi sfatto. Ma prima di raccontare laccaduto, ecco la com passionevole testimonianza di suor Maria Loyola: Viveva nella pi assoluta povert: aveva una sola tona ca e una volta ce la diede da cucire; era ridotta a bran delli; cercammo di sistemargliela alla meglio e in fretta, perch egli era rimasto in camera sua in attesa che finis simo. La biancheria intima era talmente malridotta che non cera modo di infilare lago su un pezzo di tela che
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non fosse consunto, a tal punto che Madre Juana decise di comprargli due ricambi238. Quanto a Pedro e a Paco, a Burgos si erano prima im pegnati nellimpresa di costringere il Padre a comprarsi un cappello nuovo: fu un successo. Era ancora rimasto con il cappello che gli aveva dato il Vescovo di Pamplo na. Luso, il sole e la pioggia lo avevano ridotto in uno stato pietoso. Allora, approfittando di unassenza di don Josemara, decisero di tagliarlo a pezzettini con le forbici; poi ne misero un pezzo in ognuna delle buste gi preparate per inviare al fronte i fogli di Noticias. Sicura mente tutti gradirono quelle reliquie del Padre. Ma don Josemara non prese parte al loro entusiasmo; li rimpro ver con decisione, ma fu costretto a comprarsi un altro cappello. Loperazione tonaca, invece, fu un completo insuc cesso. Quel capo di vestiario aveva pochi mesi, ma era di tessuto scadente ed era logorato dalluso. Messisi daccordo, alla prima occasione in cui il Padre, tirata la tenda, si era ritirato nel suo angolino lasciando la tona ca in camera, Pedro e Paco si affrettarono a lacerarla sulla schiena, cosa molto facile, poich la tela era con sunta. Poi se ne andarono in caserma, nella speranza che il Padre si affrettasse ad acquistarne unaltra. Al ri torno lo trovarono invece che ricuciva lo strappo con grande cura e concentrazione239. Non disse nulla. Era il periodo di maggior calura dellanno e, vedendolo per strada, molti si chiesero perch don Josemara sopra la tonaca portasse la mantellina. * * * Il 26 agosto ritorn a Burgos per ripartire di nuovo il 28 per Logrono, accompagnato da Pedro, Paco e Jos Maria Albareda. Il suo affetto di Padre lo portava a pas sare qualche ora con Jos Ramn Herrero Fontana, an cora convalescente di una malattia. Facendo una pas seggiata per la citt, si risvegliarono in lui vecchi ricordi
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delladolescenza, gradevoli alcuni, altri dolorosi: la rovi na economica della famiglia e la partenza da Barbastro, gli studi liceali, le orme sulla neve dei piedi scalzi di un carmelitano... Tra laltro, tempo prima, poco dopo lar rivo a Burgos, nel convento dei Carmelitani aveva in contrato proprio padre Jos Miguel240. Il 3 settembre part per Vitoria e di l per Vergara, do ve doveva tenere un corso di esercizi spirituali ai sacer doti dlia diocesi. Li aveva preparati accuratamente e aveva chiesto a molte persone preghiere e mortificazioni per i partecipanti. Il tema centrale della sua predicazio ne era Ges Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote. Su questo ritiro c una breve annotazione negli Appunti-.
Vergara, 7 settembre 1938. Sono contento degli eserci zi. Ci sono cinquantacinque sacerdoti, che ascoltano con molta attenzione e sembrano molto raccolti. La Santissima Vergine mi aiuta241.

Non tutti erano gi sacerdoti. Tra i partecipanti cera no alcuni ordinandi, come Guillermo Marann, il qua le, come tutti gli altri, pendeva dalle labbra di don Jose maria. U suo amore per Cristo Sacerdote traspariva da tutte le sue parole - racconta -. Si capiva che era uomo di vita interiore molto intensa ed elevata, che cercava di trasmetterci ci che in lui era gi vita, esperienza, strada percorsa. Le sue parole chiare, ordinate, curate, da cui traspariva una fede coerente e profonda, erano dardi in fuocati242. Nella stessa data della citata del 7 settembre, invi una lettera ai suoi figli, parlando degli esercizi a Vergara:
C ate rin a

un gruppo pieno di fervore: mia Madre Santa Maria - un fatto oggettivo - mi ispira perch io ispiri loro. Quanto Madre la Madonna! Ditele qualcosa per me al Pilar: baciatelo da parte mia. A volte, nelle povere anime
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tribolate sembra che PAmore alla Vergine sia Punica co sa forte che rimane in piedi. Quanto buona!243.
sssis:-

La coerenza fra la vita interiore e il comportamento di don Josemara, alla quale allude lordinando di Vergara, era evidente. Cos come le persone, nel modo di agire e persino nella moda e nelle convenzioni sociali, mettono in mostra gusti personali e intime tendenze, anche il Pa dre dava chiari segni esterni della sua vita interiore, cio della sua unione con Dio e del suo ardore apostolico. La sua vita contemplativa traspariva nelle parole, nei gesti e negli atteggiamenti e, fondendosi con altre note del suo carattere, manifestava la struttura di una persona lit solida, tutta di un pezzo. La parola era il mezzo principale con cui esprimeva lo stato della sua anima. La frase: Ges, sono pazzo dAmore, fa che anche loro diventino pazze dAmore per Te, ben poteva essere un dardo infuocato che impri meva nelle suore di Vitoria il desiderio di innamorarsi del Signore. E se la parola non bastava a smuovere le anime, il linguaggio del predicatore era accompagnato dal gesto, dal timbro di voce - inconfondibile, grave, vi brante, virile - in unampia scala di toni, dalla rapidit del pensiero e dalleloquenza dellesposizione. Don Josemara, che possedeva per natura il dono del la parola, acquist anche maestria nellarte divina di toccare lanima del lettore. Con la penna in mano, ave va grande facilit di stile e perfetto dominio di tutte le sfumature del linguaggio, per riversare fedelmente sulla carta pensieri e affetti. Per necessit apostolica fu co stretto a coltivare il genere epistolare fin dai primi tem pi, come abbiamo visto. E sebbene si possa dire che la personalit di don Josemara rispecchiata nelle sue let tere, non meno certo che esiste una sottile armonia tra il suo temperamento e i suoi stati danimo, da una par te, e lo strumento materiale della scrittura dallaltra. Fi
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no a che punto lo strumento, la penna, si prestava a da re plasticit e tono alla parola scritta del Fondatore? Sembra che tutto abbia avuto inizio il giorno in cui era scoppiata la rivoluzione, quando lasci in via Ferraz 16 la sua vecchia stilografica. Ne us unaltra nel Consola to. Dal 1938 nella corrispondenza si alternarono diverse penne. Lo sappiamo perch, in una dozzina di lettere di quellanno, don Josemara manifestava il disagio di do ver maneggiare penne strane, che non si adattavano n alla sua mano n al suo carattere. Cominci a protestare e a scherzare su di esse: Ti sto scrivendo - diceva a Paco Botella - con la minuscola penna di Jos Maria, che mi innervosisce con le sue finezze. Se linchiostro non scor reva abbondante nei caratteri molto marcati, definiva la penna un disastro; se invece lasciava cadere qualche macchia, era una stilografica incontinente244. La sua scrittura inconfondibile. Perci sorprende ve dere alcune lettere con righe disuguali e con caratteri de boli, come quella che scrisse una volta mentre era in at tesa di un salvacondotto. Rendendosene conto, chiar: Scrivo con una penna rotta, pi antipatica dellatte sa245. Per le sue mani passarono peraltro anche buone stilografiche, di cui si liberava generosamente quando si accorgeva che qualcuno dei suoi figli ne era privo. Pochi giorni dopo il ritorno dal pellegrinaggio a Santiago di Compostella, in cui aveva perduto una penna vigorosa, scrisse a quelli di Burgos: Comincio a scrivervi con una pennicciola leggera leggera (...). Pazienza! Sarei dovuto nascere ai tempi delle penne doca, per adattarle alle mie necessit246. A Vergara, dove aveva tenuto il corso di esercizi ai sa cerdoti, si vide costretto a chiedere in prestito una pen na per scrivere una lettera. Ma, vedendo la propria scrittura, si vergogn a tal punto da doversene scusare: Guarda un po che scrittura insulsa! Mi hanno dato una penna da badessa cistercense e la colpa sua (della penna, non della badessa)247. E in una lettera a Juan
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Jimnez Vargas arriv a declinare ogni responsabilit sulla grafia, accomiatandosi cos: Sto molto bene di sa lute: te lo faccio sapere, anche se non timporta. La scrittura non mia: della penna248. Luso che don Josemaria fece occasionalmente della macchina per scrivere un fatto episodico. Sono pochissi me le lettere scritte a macchina. La prima datata a Bur gos il 7 febbraio 1938, dopo aver acquistato la Corona per battere il foglio di Noticias. Si ha limpressione che labbia scritta anche per provare il marchingegno e, in parte, per solleticare la curiosit di Juan Jimnez Vargas: Ges mi ti protegga. Solo due parole, con questo vec chio macinino che abbiamo comprato oggi stesso. Quando potrai venire, figlio mio?249. Nel suo lavoro di direzione spirituale, il Padre cercava la confidenza e la vicinanza; non gli piaceva lanonima to dei caratteri a stampa250. La predilezione per linchiostro e la penna rivelatri ce, in quanto mostra la concordanza fra i tratti del suo temperamento e la sua scrittura. Egli stesso spieg a Pa co Botella questa concordanza: Lo sai bene che la mia scrittura fatta di tratti forti251. Attraverso le mani di don Josemaria, mani fini, ner vose ed espressive, si sprigiona lenergia della persona. La dattilografia non lo soddisfece mai252: batteva labo riosamente sui tasti con due dita, commettendo parecchi errori, che cancellava con la gomma o raspava con una lametta da barba. Inevitabilmente bucava il foglio, racconta Pedro Casciaro; e a volte si tagliava con la la metta. Qualcosa di simile gli capitava quando usava la matita: gli si rompeva la punta253. Una grafia dai tratti forti, se deve essere armonica, ha bisogno di inchiostro, caratteri grandi e penna robusta. Perci, essendo quella del Padre grossa e robusta, i suoi dicevano che scriveva apposta con caratteri molto gran
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di per riempire presto il foglio254. Ma non era cos, nep pure per scherzo. Non riusciva a fare diversamente. Una volta in cui scriveva a Ricardo su molteplici e importan ti questioni, dopo aver riempito di caratteri minuti tutta una facciata facendo violenza a se stesso per sfruttare bene il foglio, lo rivolt e continu a scrivere con carat teri cos minuscoli che alla fine, esausto, sbott: Ah, questa scrittura minuscola, sono distrutto dalla fatica!. E subito dopo, quasi togliendosi un peso, aggiunse, con la sua solita, forte, grande calligrafia:
Nessuna violenza pu durare a lungo. Mariano, torna alla tua scritturaccia! Mi occorre una penna a mia misu ra, come quella che mi hanno rubato i rossi a Madrid. Qualcosa di questo tipo [e c il disegno di un grosso pennino] e non quella che mi tocca usare, tutta delicata, adatta a una dolce monaca cistercense. Se riesci a tro varmene una grande come la lancia di un guerriero e lar ga come le mie ambizioni - e sai pure quanto sono profonde - compramela255.

Si definiva uomo dalle ambizioni grandi, ampie e profonde: impeti apostolici circondati da una cornice di grandezza morale. Perch il Fondatore gi vedeva il giorno - scriveva - in cui la gloria di Dio ci disperder: Madrid, Berlino, Oxford, Parigi, Roma, Oslo, Tokio, Zurigo, Buenos Aires, Chicago...256. Queste smisurate ambizioni, questi sogni di grandez za in fieri, si accordavano con lumilt? Poteva forse fondarsi sulla superbia la visione futura di unimmensa opera apostolica stabilita in cento nazioni? Non sarebbe stato meglio umiliare gli eccessi dellanimo e mortificare i voli della fantasia? Alcuni mesi prima di dare briglia sciolta a questo pen siero di espansione universale, facendo un corso di ritiro a Pamplona si vide dallesterno. E vide quelli che consi derava peccati di omissione nel governo dellOpera: la
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scarsa fermezza danimo in certe occasioni, generata da una falsa carit, e la necessit di esercitare di pi la for tezza. Integrit morale e fermezza danimo, che sono, anche se molti non lo sanno, parenti prossimi della vera e autentica umilt. Umilt, umilt, quanto costi!, scri veva don Josemara. E nella riga successiva aggiungeva di getto: falsa umilt quella che porta a trascurare i diritti della carica. Non superbia, ma fortezza, far sen tire il peso dellautorit, sapendosi imporre, quando lo esige ladempimento della santa Volont di Dio257. Un altro dei capi sciolti che gli restavano da annodare era il modo di coordinare leccesso del suo affetto con la severa funzione della sua autorit. Cos, per esempio, se qualcuno non voleva perseverare nella vocazione in trapresa, non sempre il Padre faceva allinteressato una cruda ed esauriente esposizione del caso e delle sue con seguenze, o per buona educazione, o per carit, o per la paura di prolungare un brutto momento. Un gior no del 1938 in cui uno dei suoi abbandon la propria vocazione, don Josemara si arm di fortezza e stabil un metodo che da allora in poi avrebbe seguito. Il metodo, come spieg per lettera a Juan Jimnez Vargas, era consistito nel parlare in modo esauriente al linteressato, senza eufemismi e con la massima since rit, delle cause e degli inciampi che avevano sviato la nima dal suo cammino: Ho esaurito la verit, sistema che penso di seguire sem pre; prima non lo seguivo per una ragione umana (edu cazione, delicatezza), e per una soprannaturale (carit)... e per un po di timore a prolungare un momento brutto. Ora mi sono persuaso che la vera finezza e la vera carit esigono di arrivare al nocciolo, anche se costa258. Ma non aveva timore di peccare per eccessiva seve rit: poteva forse cambiare il proprio cuore? Il Signore gli aveva dato un cuore che si scioglieva in affetti:
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Vitoria, 4 settembre 1938. Ges vi protegga! Nessuno pu capire il cuore: ci credete che fino allulti mo momento sono stato a guardare se sareste arrivati prima che il treno partisse? E ora mi resta il rincresci mento di essere stato poco generoso con il mio Signore Ges, perch vi ho detto di non venire a darmi il saluto di commiato - e questo, pur essendo... un male, era una cosa buona -, per poi restare col desiderio di vedervi, chiacchierare alcuni minuti e abbracciarvi. (...) Preoccupato - ma con molta pace - per quelli di Madrid e per ciascuno: non sapeva questo povero prete che luccellino pazzo, che tiene chiuso nella gabbia del suo petto, avesse una tale capacit di nutrire affetti del cielo e della terra. Il cuore! Un tempo, verso i diciottanni (non raccontatelo a nessuno) scrivevo dei versi pessi mi - proprio pessimi - e li firmavo, mettendo nella mia firma tutti gli slanci della mia vita: Il chierico Cuore. Non strano che il dottor Vargas affermi seriamente che dentro l ho non so quale infiammazione. Con tutto il cuore vi benedice e vi abbraccia vostro Pa dre - Mariano259.

7. Lautunno del 1938 Il 14 settembre don Josemaria scrisse una delle rarissime Caterine dellestate 1938:
Festa dellEsaltazione della Santa Croce, 14-9-1938. Ho chiesto al Signore con tutto il fervore della mia ani ma che mi dia la sua grazia per esaltare la Croce Santa nelle mie facolt e nei miei sensi... Una vita nuova! Un contrassegno: per dare risalto allautenticit della mia ambasceria... Josemaria in Croce! Vedremo, vedremo. R. Ch. V.260.

Conosciamo le circostanze in cui fu scritta la Caterina, dato che i giorni di ritiro spirituale del sacerdote erano
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di solito preceduti da un vivo desiderio di starsene da solo con Dio. E non aveva solo la voglia, ma anche unassoluta necessit fisica di riposare in aperta cam pagna, per otto o dieci giorni, senzaltra compagnia che quella di Manolito (il Signore), scriveva a Isidoro261. Ma, cosa che pure di solito gli accadeva, non appena si preparava per stare da solo con Lui, cominciava a nota re, la vigilia del ritiro, uno strano fenomeno: gli si spe gneva del tutto lentusiasmo sensibile, come il ferro in candescente quando viene immerso nellacqua fredda. Il pomeriggio del 25 settembre part da Burgos su un autobus di linea, diretto al monastero benedettino di Si los, dove avrebbe fatto il ritiro spirituale del 1938. Vi arriv alle sette di sera; alle otto il sommesso suono di una campanella lo chiamava per la cena. Prima di entra re in refettorio, lAbate, secondo lusanza monastica, ac colse lospite con la cerimonia della lavanda delle mani. Alle nove meno un quarto - racconter poi ai suoi figli - mi ero gi ritirato nella mia cella. Alle dieci e un quar to hanno spento il gas del riscaldamento. In questo mo mento sono le undici e un quarto. Fra pregare e scrivere questi appunti il tempo passato. Sento freddo. Far un po di ginnastica, reciter le mie preghiere di quandero bambino e le Preci, far lesame, poi le tre avemarie del la purezza, il miserere, e mi coricher sul letto. Juanito! Come rideresti, vedendomi fare ginnastica!262. Aveva cenato poco e dorm ancor meno. Agitato, con incubi, ud quasi tutti i rintocchi dellorologio durante la notte. Con il pensiero vigile pass in rassegna, uno per uno, tutti i suoi: quelli che dormivano a Burgos, al fronte o a Madrid: Mille volte oggi ho pensato a tutti e a ciascuno dei miei figli; specialmente a quelli che stanno nella zona rossa. Anche alla nonna e ai miei fratelli e ai genitori e ai fra telli di tutti263.
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Tre giorni dopo riassunse in poche righe il suo stato da nimo, ripromettendosi di non fare pi altre annotazioni:
Monastero di S. Domenico di Silos, vigilia della Dedi cazione di San Michele Arcangelo, 28 settembre 1938. Sono in ritiro da tre giorni... senza fare nulla. Terribil mente tentato. Mi vedo, non solo incapace di portare avanti lOpera, ma incapace di salvarmi - povera anima mia! - senza un miracolo della grazia. Sono freddo e ancor peggio - indifferente: quasi fossi uno spettatore del mio caso al quale nulla importa di ci che vede. Non faccio orazione. Saranno sterili questi giorni? E, tuttavia, mia Madre mia Madre e Ges - oso? - il mio Ges! E ci sono diverse anime sante, in questo mo mento, che stanno pregando per questo peccatore. Non capisco! Verr la malattia che mi purificher?264.

per Amore 265.

Il Signore continuava a purificare le sue facolt e i suoi sensi con angosce, tentazioni, umiliazioni e aridit, per esaltare in essi la Croce. Bocconi amari della notte oscu ra dellanima. E cos, senza neppure lenergia per invoca re il suo Angelo Custode - il piccolo Orologiaio -, la sen sibilit del Fondatore si era intorpidita e il pensiero vagava lontano, molto lontano da Dio, lontano persino durante la Messa!. Nella cella di S. Domenico, trasfor mata in una cappella, vide con chiarezza che doveva continuare a concentrarsi sulle infantili piccolezze, co me un tempo, anche se poteva avere limpressione di in terpretare una commedia, e perseverare per mesi, e an che per anni, in queste minuzie eroiche (la sensibilit, tante volte addormentata riguardo al bene, non conta), con la mia volont forse fredda, ma decisa a compierle
* il*

Il 2 ottobre, gi tornato a Burgos, pass una brutta giornata. Un giorno pieno di preoccupazioni che, se pu
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re non gli toglievano la pace, lo rendevano inquieto. LOpera compiva dieci anni:
Cattiva giornata fu per me il 2 - scrisse a Isidoro - per ch sono affogato in un mare di ricordi di persone e di cose amate - sono un sentimentale: ahi, il cuore! - lonta ne ormai da un anno per le esigenze della nostra attivit, che la vita e lunico futuro per quelli del mio sangue. Se mi lasciassi portare dal sentimento, mimbarcherei e mi presenterei sullaltra sponda del mare. Sarebbe pro prio una bella scenetta!266.

La guerra proseguiva il suo corso. In molte lettere don Josemaria si lamentava che i giovani non gli scrivevano, che dal fronte non rispondevano alle sue lettere. Ma va tenuto presente che la guerra era entrata nella sua fase pi sanguinosa. Alla fine di giugno ci fu una potente of fensiva repubblicana sul basso corso dellEbro, che riusc a rompere il fronte nazionale; ci fu poi la dura controf fensiva e quindi una cruenta battaglia di distruzione a opera dellaviazione e dellartiglieria. Questa lotta dur fino a novembre e fece ben 125.000 vittime. Fra attacchi e contrattacchi, il battaglione di Juan rest isolato in mez zo al nemico, ma riusc a sfuggire allaccerchiamento ab bandonando tutto il bagaglio. Al ritorno da Silos il Padre dovette inviare a Juan della biancheria di ricambio. Egli accarezzava ancora lidea di far visita al fronte ai suoi figli e a molti altri che dirigeva spiritualmente. La let tera del 7 agosto inviata al Vescovo di Madrid, in cui lo interrogava sulla convenienza di accettare il posto di con sulente giuridico-militare che gli avrebbe facilitato il lavo ro pastorale sui fronti di combattimento, non aveva an cora avuto risposta. Quindi ritenne necessario comunicare al Vicario, don Casimiro Mordilo, che dal Servizio Nazionale Affari Ecclesiastici stavano facendo pressioni per sapere se accettava la nomina267. Non vole va fare apostolato basandosi solo sul proprio criterio.
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La lettera a don Casimiro sincroci con la risposta del Vescovo di Madrid-Alcal:


Ho pensato molto alla sua proposta e, avendola soppe sata a lungo, vedo che non rispetta la proibizione del can. 141, 1, che nega ai chierici lingresso volontario nellEsercito; infatti i consulenti giuridico-militari sono pur sempre militari e come tali devono operare in caso di guerra o di turbamento dellordine pubblico, il che tas sativamente vietato nel citato canone; di conseguenza, la sua assimilazione a consulente giuridico-militare equivar rebbe a una volontaria incorporazione nellEsercito (...). Conti sulla mia benedizione e sulla mia preghiera perch Nostro Signore renda fecondo il suo apostolato, molti plicando per mezzo suo i frutti di santificazione. Di cuore la benedice e si raccomanda alle sue preghiere il suo affezionatissimo + Vescovo di Madrid-Alcal. - Navalcarnero, 4-X1938268.

A giro di posta, don Josemara ringrazi il Vescovo per la sua paterna sollecitudine:
Amatissimo e venerato Signor Vescovo, Ges La pro tegga! Poche parole di ringraziamento per la lettera di S.E. Rev.ma, ricevuta ieri. Mi ha dato molta tranquillit e gioia e, se possibile, mi sento ora ancora pi figlio del mio Vescovo di quanto non lo fossi prima. Lho letta va rie volte, perch lo spirito soprannaturale e paterno di S.E. si rispecchia in queste righe; e io voglio imparare a questa scuola a migliorare la mia fede e a sperare dal mio Padre del Cielo e dalle benedizioni dellaltro mio Padre, il Vescovo, la stessa fortezza, per questi figli della mia anima e per me, che volevo andare a cercare con mezzi umani, anche se con un fine spirituale269.
>[si-

In quei giorni le preoccupazioni del Padre erano daltro genere. Nel ritiro spirituale a Silos, nel decimo anniver329

sario dellOpera, e nei giorni che seguirono, aveva il pensiero a Madrid. Di Madrid non sappiamo nulla ul timamente, scriveva il 5 ottobre a Ricardo. E qualche frase pi avanti: Madrid! Una nuova tentazione: ci cre di che vorrei ritornare a fare quella vita dura in mezzo alle persone amate che sono rimaste l?270. I rifugiati che erano rimasti a Madrid sperando di uscire dalla zona repubblicana per via diplomatica lvaro del Portillo, Jos Maria Gonzlez Barredo, Vicente Rodriguez Casado ed Eduardo Alastru - si accor gevano che pi passavano i mesi, meno speranze aveva no. Il Console pareva aver perduto qualsiasi interesse alla questione271. Un giorno, verso la met di giugno, Manolo Marin, un cugino di Vicente, usc dal Consola to dellHonduras, con lintenzione di passare nelle linee nazionali attraverso il fronte. Isidoro abbandon lidea dellevacuazione per via diplomatica o per scambio di prigionieri e diede il permesso ai membri dellOpera di tentare anchessi di passare il fronte272. Con laiuto del signor Emanuele, ho pensato attenta mente ai tuoi progetti - scriveva Isidoro ad lvaro -(...) Mi sembra che tu possa metterli in pratica, e spero che il signor Emanuele e la signora Maria coronino i tuoi desi deri, che sono anche i nostri273. Poi annunci questa decisione al Padre, cio che intendevano risolvere la fac cenda seguendo il percorso di Mr. Richard (attraver sando il fronte, come gi aveva fatto Ricardo). E proprio a questo punto che ha inizio una storia che ben potrebbe essere intitolata Una divina commedia di errori e spropositi, in cui il Signore e la Madonna, invo cati da Isidoro, dovettero stare costantemente allerta per condurre a buon fine i tentativi dei fuggiaschi. lvaro, Eduardo e Jos Maria si procurarono carte didentit, naturalmente false, e il 27 giugno Eduardo per primo si present allufficio di reclutamento. Conviene ricordare che lesercito repubblicano, dopo la campagna dellAra gona, aveva dovuto ricostituire le proprie unit e aveva
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mobilitato il 13 aprile i contingenti del 1927 e del 1928 e quello del 1941 (cio classi superiori e inferiori di quelle gi sotto le armi). I tre, per giustificare il ritardo con cui si presentavano, elencarono un bel po di malattie: di stomaco, di fegato, difetti della vista e persino attacchi epilettici. Di pi difficile soluzione era il problema del let. Eduardo si present come una recluta del 1928, di chiarando sei anni in pi di quelli che aveva274. Isidoro aveva dato loro preventivamente ogni genere di consigli, preparandoli allinterrogatorio di terzo grado che avrebbero subito. lvaro aveva come documentazio ne soltanto una tessera della C.N.T. di suo fratello Jos. Il 2 luglio si present allufficio reclutamento e, pur avendo 24 anni, dichiar di averne 18, cio di appartenere alla le va 1941, chiamata del biberon. Il comandante dellarruo lamento, che non scherzava, diede ordine di schedarlo e di inviarlo a un battaglione disciplinare. Ma cercando il suo nome nel registro, lo scritturale trov, iscritto nello stesso contingente al quale egli aveva dichiarato di appar tenere, il nome di un altro suo fratello, ngel. Questo col se lvaro di sorpresa. Quando gli chiesero la data di na scita si confuse e disse 11 marzo, cio la propria. Ebbe cos inizio un animato dialogo, riferito dallinteressato :
- Ma qui c scritto 14 febbraio, replic laddetto. - Si tratta di mio fratello: l c scritto ngel e non Jos, che sono io, chiar laspirante recluta. - Ma come fate a essere fratelli?, grid quello, sorpreso che due fratelli appartenessero allo stesso anno di leva. lvaro, senza scomporsi, afferm l per l: Per la verit siamo gemelli.

Laddetto, senza mettersi a discutere cominci a redigere una nuova scheda. Torn a chiedergli la data di nascita:
- 14 febbraio, dichiar lvaro senza esitazione. - Ma prima me ne hai detta unaltra!, disse laddetto, fissandolo.
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Allora lvaro pass decisamente allattacco, con sicu rezza: - Ma non fare lo stupido! Non so che cosa posso aver detto prima; ma una cosa certa, che se siamo gemelli io sono nato lo stesso giorno di mio fratello!. Il tizio rimane sconcertato, ma non mi fa pi alcuna difficolt. Dichiaro problemi di vista e di fegato275.

A partire da quando si presentarono al reclutamento, cominci unincredibile successione di eventi: si sotto ponevano a visite mediche, decidevano di disertare eclis sandosi (presto alle loro avventure si un anche Vicente) e si presentavano in altri uffici di reclutamento per otte nere di essere inviati in zone del fronte da cui fosse pi facile evadere e per riuscire a cambiare la compagnia lo ro assegnata per restare insieme, almeno i tre che avreb bero tentato di attraversare le linee, e cio lvaro, Vi cente ed Eduardo (Jos Maria Gonzlez Barredo era stato destinato ai servizi ausiliari di Madrid). A prima vista tutto sembrava andare storto, ma in realt si era messa di mezzo la Provvidenza, che modificava e faceva andare a buon fine i traccheggi delle tre reclute. Il giorno di S. Bartolomeo, 24 agosto, su autocarri militari, partirono da Madrid Vicente e lvaro. Du rante il tragitto - scrive questultimo - la gente fa mille congetture sulla destinazione della spedizione: il Levan te? LEstremadura? Guadalajara? Noi non interveniamo nella conversazione; non ce ne importa affatto, perch sappiamo che, dovunque ci portino, sar certamente il punto migliore per attraversare il fronte. Non per nulla il nostro Generalissimo il signor Emanuele276. Passarono gran parte del mese di settembre facendo addestramento a Fontanar, un paesino vicino a Guada lajara, dove ebbe luogo unaltra delle casualit prov videnziali che si stavano verificando negli ultimi mesi. Un giorno, verso la fine di settembre, arriv un nuovo gruppo di soldati per completare il battaglione di lva332

ro e Vicente. Tra loro cera Eduardo: nonostante il fron te si snodasse per centinaia di chilometri, tutti e tre era no finiti nello stesso luogo. Arriv il 2 ottobre 1938 e lvaro ottenne il permesso di passare alcune ore a Madrid. Dopo aver fatto una lunga coda alla mensa di una delle caserme del Paseo de Atocha, lui, Isidoro e Santiago mangiarono, seduti per strada, la scarsa razione che gli era stata data: un po di acqua con riso, una sardina e un pezzetto di pane. lva ro raccont loro che entro pochi giorni sarebbero parti ti dal campo distruzione per il fronte. Quale non fu la sua sorpresa udendo il commento che fece Isidoro, con la massima naturalezza: S. Ho gi scritto al Padre che intorno alla festa della Madonna del Pilar arriverete a Burgos277. A met pomeriggio lvaro ritorn a Fontanar portando nel portafoglio alcune particole consacra te che gli aveva dato Isidoro. Infine il giorno 9, di buon mattino, partirono per il fronte, arrivando a destinazio ne ventiquattro ore dopo. Tra le due linee di fuoco, quella nazionale e quella repubblicana, cera unampia zona montagnosa, terra di nessuno, e un fronte poco at tivo, percorribile pi o meno in otto ore di marcia. Stu diarono la posizione geografica delle linee e decisero di attraversarle il giorno dopo, 11 ottobre. Il 10 ottobre il Padre celebrava per loro la Santa Mes sa a Burgos, con una certa preoccupazione, perch dal 5 settembre non aveva ricevuto lettere dalla zona repub blicana. Pure preoccupate erano le famiglie di lvaro e Vicente, specialmente le madri, che da due mesi spera vano di vedere arrivare i propri figli. Il Padre le invitava alla calma, le consolava e dava loro del lavoro da fare; nei momenti liberi, le due signore confezionavano tova glie per loratorio di Madrid278. Don Josemara, che aveva gi annunciato alla madre di lvaro che suo figlio sarebbe giunto alla met di ot tobre, fu pi preciso con Pedro, Paco e Jos Maria Alba reda, rivelando loro la data. Con paterna impazienza,
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chiese loro di ricordarsi nelle preghiere dei loro fratelli sul fronte rosso, per averli presto a Burgos: Raccoman date - disse - che arrivino il giorno 12, festa della Ma donna del Pilar279. Essi accolsero la notizia con gran tranquillit, abituati comerano alPottimismo sopranna turale del Padre. Il 10 ottobre il Padre scriveva a Ricardo:
Ho il presentimento di prossimi avvenimenti; magari riuscissimo a ricambiare la misericordia del Signore: so no annientato quando penso a Lui e a me. Quale man canza di corrispondenza la mia, finora!280

Il giorno 11, non riuscendo a trattenersi, diceva per lettera a Juan:


Mi aspetto avvenimenti personali da un momento allal tro: non resisto pi. E mi si prepara una bella festa281.

Arriv il 12 ottobre. Prendendo commiato al mattino, per recarsi in ufficio, Pedro e Paco videro nel Padre una nota inconfondibile di gioia; nel caso avessero dimenti cato il perch, egli ricord loro: Vi avviser quando ar riveranno. Nel pomeriggio, al ritorno dalla caserma e non vedendo altri che il Padre nella stanza, ebbero timo re che si fosse scoraggiato. Invece no, il Padre era tran quillo, allegro e fiducioso282. Don Josemaria dovette avere la notizia il giorno succes sivo dal padre di Vicente, ma per tutto il giorno si mostr in uno stato danimo festoso e scherzoso. State allerta diceva scherzando a Pedro e a Paco -. Vi avviser in ca serma quando saranno arrivati. E di quella data un brevissimo poscritto in una lettera a Juan: Credo che si sia notato che era la festa della Vergine283. Il 14 ottobre, verso sera, finalmente i tre fuggiaschi si presentarono allHotel Sabadell. Il Padre telefon im mediatamente in caserma, dando lattesa notizia: Sono
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arrivati, venite. I tre raccontarono le loro avventure degli ultimi giorni. La partenza, al mattino prestissimo e sotto una pioggia torrenziale, verso la montagna. Era li l ottobre, giornata che avevano trascorso salendo e scendendo per i monti fino al cadere della notte. Aveva no dormito in una grotta e, al mattino presto, avevano ripreso la marcia. Avevano visto un paese nella pianura e subito dopo avevano udito il suono delle campane del la chiesa. Alcuni pastori li avevano informati che il pae se era Cantalo]as ed era nelle mani dei nazionali. Dentro il paese trovarono alcuni soldati allerta. Avevano temu to un attacco dei repubblicani, avendo visto uscire da una pineta loro tre, che erano stati scambiati per lavan guardia di una forza di attacco. Avevano assistito alla Messa. Poi, rese le proprie dichiarazioni, avevano cerca to di localizzare il padre di Vicente, colonnello delleser cito, che li aveva raggiunti la mattina successiva a Jadraque. Facendosi egli garante per loro, erano stati esentati dal dover rimanere alcuni giorni in un campo di concen tramento in attesa degli accertamenti ufficiali. Nel viaggio di ritorno a Burgos, il giorno 14, la madre e la sorella di Vicente, che li avevano raggiunti, non fa cevano che ripetere: incredibile come vi ha protetto la Vergine. Vi vuole per qualcosa di grande284. Erano le stesse parole che ripeteva la signora Dolores ogni volta che raccontava a suo figlio che nel 1904 era stato offer to alla Vergine quando era in punto di morte: Figlio mio, la Vergine ti ha lasciato in questo mondo per fare qualcosa di grande. * * * Sembra che don Eliodoro, che a Leon si occupava di ti rare a ciclostile il foglio di Noticias, avesse avuto alcune difficolt per quello del mese di ottobre. Perci il Padre, Pedro e Paco si dedicarono a fare copie dattiloscritte di un riassunto del testo originale. Per questo motivo la notizia del passaggio di lvaro e dei suoi compagni ap
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parve solo nel foglio di novembre: Sono riusciti ad ar rivare, dalla zona rossa alle nostre linee, lvaro del Por tillo, Eduardo Alastru e Vicente Rodriguez Casado. Con la sola protezione dei loro Angeli Custodi, si erano arruolati nellesercito comunista e, alla prima opportu nit, hanno passato le linee285. Il Padre fece il possibile per non muoversi da Burgos in quelle settimane di ottobre, con la sana intenzione di stare tutto il tempo con i suoi figli. Molte volte al pome riggio usciva a passeggio con loro sulla riva del fiume Arlanzn, parlando dei progetti apostolici. Solo alla fine del mese don Josemara fece una scappata a far visita allArcivescovo di Valladolid e anche in novembre, salvo due brevi viaggi, non si assent da Burgos. La battaglia dellEbro, che fu la pi importante della guerra, aveva assorbito tutte le forze disponibili delluna e dellaltra parte. Di fronte alla mobilitazione generale, i permessi per passare alcuni giorni nelle retrovie erano stati sospesi da molto tempo. Il Padre riceveva ben po che visite di giovani soldati. Al mattino continuava a la vorare al convento de Las Huelgas sulla sua tesi dotto rale, o rispondeva alle lettere, o aggiungeva nuovi punti al libro Considerazioni spirituali, pubblicato a Cuenca nel 1934, con la speranza che i giovani al fronte lo po tessero utilizzare per meditare.

8. In attesa della fine della guerra civile I giorni correvano veloci per il Padre, ma latteso evento della fine della guerra tardava. Era inquieto per la situa zione venutasi a creare negli ultimi mesi, in cui non si era neppure potuto recare al fronte, n aveva potuto ri cevere visite.
Si parla molto - scriveva a Ricardo - del fatto che la guerra stia per finire da un momento allaltro; ma se si
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prolunga, sono del parere di mettere su casa, qui o in Congo, ma di farlo! Cos come stiamo, si spende un pa trimonio e non si pu fare il lavoro. Penso che il luogo sia un fatto contingente: se non a Burgos, altrove. as surdo aver vissuto per un anno in albergo. Oggi inizio una novena di preghiera e di sacrificio (un po chino di sacrificio) per ottenere dal Signore luci immedia te e mezzi: perch deve finire questa provvisoriet che ste rilizza molti sforzi... e in pi costa. Dammi una mano286. A Burgos arrivavano notizie sul disfattismo che re gnava nella zona repubblicana. Ci non consolava il Pa dre, che pensava ai patimenti della popolazione di Ma drid e di tutti quelli della sua famiglia, dopo anni di accerchiamento. E non poteva neppure immaginare la fame crudele che essi stavano patendo in quei momenti; da quando era partito da Madrid per valicare i Pirenei, la situazione era considerevolmente peggiorata. Isidoro e Santiago, come due mendicanti, andavano di caserma in caserma, facendo la coda per la distribuzione del ran cio. Per fortuna Jos Maria Gonzlez Barredo si inge gnava per ottenere negli uffici militari alcuni buoni per soldati di passaggio a Madrid e cos poteva portare a casa qualche panino. Anche Carmen, che faceva una vi ta assai dura, stava in coda per ore per ottenere una mi serabile razione di generi alimentari287. Nel mese di ottobre il Padre era stato in buona compa gnia, ma in dicembre si trov da solo con Paco Botella. Jos Maria Albareda risiedeva ora a Vitoria e Alvaro era andato a Fuentes Blancas, vicino a Burgos, a fare un cor so per sottotenenti di complemento. Anche Vicente ed Eduardo seguivano corsi analoghi. Quanto a Pedro Ca sciaro, quando il generale Orgaz era stato nominato Ca po dellEsercito del Levante, si era trasferito con il Quartier Generale a Calatayud, in provincia di Saragozza. Non appena lalbergatore si rese conto che in quella camera dellHotel Sabadell dormivano solo due signori,
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senza informarsi e senza darne avviso destin immedia tamente ad altri due ospiti i letti vuoti. Visto questo, la mattina successiva, 10 dicembre, il Padre scriveva a Jos Maria Albareda una lettera breve, ma divertente: Venne Paco, gli raccontai quanto accadeva e sindi gn... Per la verit non cera motivo, ma anchio ero piuttosto alterato. La mia rabbia nasceva dal pensiero che, se avessimo in viato per tempo ad vila, quando io lo dissi, la quantit di cose di cui ora non abbiamo bisogno, ora avrei mag gior libert di movimento. Perch, dove vado con un si mile impedimento di libri, roba e - come direbbe Juan varie porcheriole Ci siamo coricati prima che arrivasse ro gli ospiti e ci siamo alzati alle sette: perci non so neppure che faccia abbiano. Cos non si pu andare avanti: non si pu lavorare, n sbrigare la nostra corrispondenza, n ricevere liberamente una visita, o lasciare le nostre carte in camera...; e non c un minuto di quella benedetta solitudine di cui si ha tanto bisogno per tenere sveglia la vita interiore... Oltretutto, ogni giorno vengono ospiti diversi. Impossibile!288. Vista linsostenibilit della situazione, una settimana prima di Natale si trasferirono con tutte le loro cose in una pensione, al terzo piano di via Concepcin n. 9, un vecchio appartamento senza alcuna comodit. Dispone vano di una stanzetta soggiorno, di una camera per il Padre e di una cameretta con un letto per Paco. Pagava no cinque pesetas al giorno, pi venticinque centesimi per il carbone di un braciere, posto allinterno di un ta volino pieghevole. Larredamento era orrendo. La cosa peggiore era la mancanza di una stanza da bagno. Al mattino dovevano utilizzare il rubinetto della cucina, dopo essersi accordati per lorario con la padrona, don na dai modi bruschi e dal nome singolare: Maria de la Iglesia (Maria della Chiesa), anche se per brevit era chiamata Maria de la I.
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La vigilia di Natale il Padre si dedic a mandare gli auguri ai suoi figli: Ges mi ti protegga, Juanito. (...) Oggi scrivo a tutta la famiglia. Poche lettere, perch siamo pochi. Mi angoscia pensare che sia per colpa mia. Vorrei davvero dare sempre buon esempio, con effica cia! Aiutami a chiedere perdono al Signore per tutti gli esempi cattivi che ho dato finora. Non dimenticarti della nostra gente della zona rossa. Ci credi che mi fanno invidia, per la loro vita da catacom ba? Non ne sappiamo nulla. Buon Natale! La mia benedizione - Mariano289. Nella lettera a Ricardo, con grande semplicit, mo strava uno squarcio della propria vita interiore: Ormai sono ottimista, contento, pieno di fiducia. Egli cos buono! In questi giorni aiutami a chiedergli questo: perseveran za, gioia, pace, spirito di famiglia, fame di anime, unio ne... per tutti. Caro Ricardo, come andrebbero bene le cose se tu e io soprattutto io! - gli dessimo tutto quello che ci chiede! Orazione, orazione e orazione: l'artiglieria miglio re290. Sul tavolino pieghevole, riscaldato dal braciere di Maria de la I., il Padre continuava ad ampliare le Consi derazioni spirituali, a scrivere lettere o a battere a mac china annotazioni, fogli di notizie o la relazione mano scritta di Alvaro: Da Madrid a Burgos, passando per Guadalajara, cui aggiunse un bel prologo: Avventure che comprendono solamente cinque mesi, ma che mostrano il carattere e la pienezza di tre vite gio vani, che riuscirono a uscire dallinferno della Spagna rossa, per meglio servire dalla parte nazionale i disegni di Dio.
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Qualche parola da miliziano marxista sfugge nel corso della relazione. La lasceremo per salvaguardarne lau tenticit. Che la fede soprannaturale, che saldamente ac compagn i protagonisti, contagi il cuore di quanti la leggeranno. E tutti ne saremo avvantaggiati. Burgos, gennaio 1939291. Quando il Padre rileggeva questo racconto, in cui si toc cava con mano laiuto soprannaturale ricevuto dai suoi fi gli, ne restava sbigottito. Faceva orazione. Gli spuntavano lacrime di pentimento: Ho detto al Signore - scrisse ad Alvaro e a Vicente - che non mi permetta di rovinare con il mio cattivo esempio, peccatore qual sono, ci che Egli, in modo tanto meraviglioso, ha operato in voi292. Si comp un anno esatto dal suo arrivo a Burgos e, in data 9 gennaio 1939, scrisse unaltra Lettera Circolare ai suoi figli, facendo un bilancio dellazione svolta e dei frutti apostolici. Prima per - scriveva - voglio riassumervi in una paro la il mio pensiero, dopo avere ben considerato le cose al la presenza del Signore. Questa parola, che deve caratte rizzare il vostro stato danimo per riprendere le nostre attivit ordinarie di apostolato, Ottimismo. E vero che la rivoluzione comunista ha distrutto la no stra casa e ci ha tolto i mezzi materiali che eravamo riu sciti a mettere insieme con tanta fatica. E pure vero che, in apparenza, la nostra impresa sopran naturale ha subito la paralisi di questi anni di guerra. E che la guerra stata la causa della perdita di alcuni vo stri fratelli... Nonostante tutto ci, vi dico che, se non ci allontania mo dal nostro cammino, i mezzi materiali non saranno mai un problema che non possiamo risolvere facilmente, con lo sforzo di ognuno; che questa Opera di Dio si muove, vive, feconda di attivit, come il grano che stato seminato germina sotto la terra gelata, e che colo ro che hanno desistito forse erano gi perduti prima di questi eventi nazionali293.
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Ricordava poi la buona accoglienza riservata allO pera dalle autorit ecclesiastiche e i progressi nellapo stolato: Che cosa ha fatto il Signore, che cosa abbiamo fatto con il suo aiuto, durante lanno trascorso? migliorata la disciplina di tutti voi, indubbiamente. Siamo in con tatto con tutte le persone di S. Raffaele, e tutti rispon dono meglio di quanto potessimo sperare. Siamo diven tati amici di persone che dovranno servire, senza fretta, a suo tempo, per la formazione di centri di S. Gabriele. I Vescovi accolgono con affetto il nostro lavoro, che co minciano a conoscere. E mille piccole cose: richiesta di libri, fogli mensili, paramenti e oggetti per lOratorio. E ancora: maggiori possibilit di proselitismo; conoscen za dellambiente di varie citt, che faciliter il lavoro di S. Gabriele; amicizia - profonda con alcuni - con un certo numero di docenti, con i quali prima non aveva mo contatti. E passava a illustrare i mezzi: Mezzi? Vita interiore: Lui e noi; e il modo per ottenerli: Avremo mezzi e non ci saranno ostacoli se ciascuno fa di s nellOpera una perfetta, reale, operativa ed efficace donazione a Dio. C donazione quando compiamo le Norme; quando pratichiamo una vita di piet forte, la mortificazione quotidiana, la penitenza; quando cerchiamo di non per dere labito del lavoro professionale, dello studio; quan do abbiamo fame di conoscere ogni giorno meglio lo spirito del nostro apostolato; quando la discrezione - n misteri, n segreti - accompagna il nostro lavoro... E so prattutto quando vi sentite continuamente uniti, con una particolare Comunione dei Santi, a tutti coloro che compongono la vostra famiglia soprannaturale. Infine, chiedeva loro un ricordo pieno di affetto per quanti erano ancora nella zona repubblicana:
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E come commiato vi dir le parole di S. Paolo ai Filippesi, che sembrano scritte per voi e per me: Ringrazio il mio Dio ogni volta che io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che Colui che ha iniziato in voi questopera buona la porter a compimento... (1, 3-6)294. Quali amarezze, quali ostacoli avrebbero potuto trat tenerli, se Padre e figli fossero stati bene uniti, piena mente per Cristo, con Cristo e in Cristo? Tuttavia per il Fondatore era unautentica necessit fisica tenere al proprio fianco un paio di suoi figli che lo aiutassero a fare lOpera. Gi prima di trasferirsi nella pensione, quando cera il rischio che rimanesse a Burgos da solo, sper che qualcuno di loro vi fosse destinato; e se Juan e lvaro stessero a Valladolid, anchio ci andrei, assi curava295. Conosceva a fondo ciascuno dei suoi figli e cercava in loro appoggio. Quindi non sorprende il fatto che sentisse giunto il momento di sceglierne uno per for marlo ai compiti di governo. estremamente commo vente vedere, nelle lettere di quei primi mesi del 1939, il modo semplice e sicuro con cui la mano di Dio condus se la volont del Fondatore a trovare un saldo appoggio filiale296. Quando lvaro stava a Fuentes Blancas e in seguito Cigales, un paesino presso Valladolid, andava con fre quenza a Burgos per vedere il Padre. A passeggio sulle rive dellArlanzn, o seduti sul lettino della camera, ri presero le lunghe conversazioni sullOpera tenute nelle lunghe notti nel Consolato dellHonduras. Il Padre cer cava la sua compagnia: Burgos, 19 gennaio 1939. Ges mi ti protegga. Carissimo lvaro, non riesco quasi a impugnare la pen342

na, perch ho le mani gelate. Ma mi sono proposto di scriverti e lo faccio. (...) Non so che cosa dirti per lettera; invece, quando ti vedr, ti dir molte cose che ti piaceranno. Ci sono tan te cose grandi da fare! Non possibile mettere ostacoli con puerilit improprie di uomini forti e maturi. Ti assi curo che da te e da me Ges si aspetta molti e buoni ser vizi. Glieli presteremo, senza dubbio297. Cominci a chiamare lvaro Saxum, cio Roccia298. Questa roccia era qualcosa di pi di un soprannome ben trovato. Era una parola di sostanza, il cui significa to il Padre spiegava, assaporava e riconosceva, come si legge in una lettera di marzo: Ges mi ti protegga, Saxum. E lo sei davvero. Vedo che il Signore ti d fortezza e ren de operativa la mia parola: saxuml Ringrazialo e siigli fedele, nonostante... tante cose. (...) Sapessi che grande voglia ho di essere santo e di far vi santi! Ti abbraccio e ti benedico. Mariano299.
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Se la decisione di andarsene da Madrid nel 1937 gli era costata sangue e non poteva evitare che il cuore conti nuasse a sobbalzargli al ricordo, quali non sarebbero state le sue emozioni, avvicinandosi il momento del ri torno? Limpazienza lo tormentava. Limmaginazione e il desiderio correvano avanti. E gli sfuggiva persino un sospiro esasperato: Non ne posso pi di Burgos!300. Ora cambia tutto, ripeteva da tempo, pieno di spe ranza. Perch Madrid era diventata per lui unattraente ossessione, la porta dentrata al futuro promesso: Ma drid! Incognita alla quale guardo con ottimismo, perch tutto mosso da Dio, mio Padre. Fiat. Pur avendo questa certezza, sospettava che l, nella capitale, avrebbe potuto trovare un vero disastro, umanamente parlando301.
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La signora Dolores, come tutti, era ormai stanca della guerra. Cos faceva capire Isidoro nella primavera del 1938: la nonna un po dispiaciuta e nervosa per il ri tardo della venuta del nonno302. Che cosa poteva pro vare ora? Ma don Josemara, in quel duro periodo di se parazione, fu sempre unito ai suoi e li ebbe tutti presenti ogni giorno nella Messa e nelle preghiere. Anzi, preve dendo lapertura di una nuova Residenza a Madrid, scriveva a Paco Botella: Penso a tutti: a quelli della zona rossa, in modo specia lissimo. Quando scriverai agli altri - a tutti - di loro che chiedano al Signore che ci conservi la nonna; vedo, con una luce chiarissima, che ne abbiamo bisogno303. Nella stessa data, il 13 febbraio, vigilia dellanniversa rio della fondazione delle donne, faceva giungere da Vi toria il battito del suo cuore a tutti i suoi figli: Per lvaro e Vicente. - 13 febbraio 1939 Ges benedica e mi protegga i miei figli. Figli miei! Oggi, vigilia di uno dei giorni di ringrazia mento - che forse passer inavvertito a quasi tutti -, mi ricordo di ciascuno con pi intenso pensiero e amore: sento nel mio intimo il desiderio di chiedervi perdono per il cattivo esempio che forse vi ho dato e per le debo lezze e le miserie di questo nonno, che forse vi hanno scandalizzato. Passer tutta la notte accanto al Signore, nella cappella del palazzo, e... non pretendete di sapere le pazzie che ci diremo, e ci che gli dir silenziosamente di tutti voi. Vicentini: prega per tuo Padre. SaxumU ho fiducia nella fortezza della mia roccia. Vi benedice - Mariano304. Le pazzie che ci diremo.... Mai fu meglio descritta la sua avidit di innamorato in dialogo con il Signore: a
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tu per tu, come spiegava a Ricardo in una lettera con la stessa data: Ges mi ti protegga! Ho bisogno di scrivere a tutti voi oggi, vigilia di un gior no di ringraziamento... Chi se ne ricorder? Passer tut ta la notte accanto al Signore, nella cappella di questo palazzo episcopale, dato che Egli stato cos buono da mettermisi a tiro. Magari potessi colpirlo al Cuore!305. Proprio in quella data si concludeva anche la campa gna in Catalogna. Il presidente della Repubblica, Ma nuel Azana, e con lui la maggior parte delle autorit ci vili, aveva da poco abbandonato la Spagna. Lesercito repubblicano della Catalogna aveva passato la frontiera e si trovava internato nei campi francesi per i rifugiati. Cominciavano i contatti ufficiali per la resa. Prevedendo imminente lentrata a Madrid, il Padre aveva fatto per tempo i preparativi. Nel palazzo episco pale di vila aveva gi depositato casse di libri e un bau le di oggetti e paramenti liturgici306. Con un anno di an ticipo aveva ottenuto dalle autorit ecclesiastiche il permesso di entrare a Madrid immediatamente dopo la sua liberazione; questione che gli aveva risolto il Vica rio Generale, don Casimiro Mordilo307. Per quanto con cerne i salvacondotti militari, gli incontri con Enrique Gimnez-Arnau, suo compagno alla Facolt di Diritto di Saragozza, e con Jos Lorente, Sottosegretario agli Inter ni, facilitarono lottenimento di salvacondotti per lui e per Paco, lvaro e Jos Maria Albareda. Quelli per Ri cardo e Juan glieli forn il generale Martin Moreno308. Non si dimentic della fame di quelli di Madrid: ac quist una cesta di vimini e la riemp di barattoli di conserve309.

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NOTE AL CAPITOLO XI

1 Inizi il quaderno (Vili bis) PII dicembre 1937. Lo termin il 23 gen naio 1939. A Madrid, finita la guerra, ritrov il precedente quaderno non terminato (Vili), dove continu a scrivere Caterine a partire dal 13 aprile 1939. Cfr Appunti , nota 1034. 2 Appunti, n. 1396. 3 Ibidem , n. 1397. 4 Ibidem , n. 1398, dellll-XII-1937. 5 Ibidem , n. 1400, del 12-XII-1937. 6 Ibidem , n. 1403, del 13-XII-1937. Laffetto che legava don Pedro Poveda, fondatore dellistituzione teresiana, e don Josemaria non aveva alcun rapporto con le rispettive fondazioni. Don Pedro non ha influito sullOpera di Dio - si legge negli Appunti lho incontrato quando gi stavo la vorando da molto tempo. Non mai stato direttore della mia anima: da anni lo padre Snchez. Tuttavia, Dio ci ha uniti in modo tale che mi fu amico, fratello e figlio. Anchio ero per lui fratello e figlio (...). Abbiamo avuto, luno per laltro, affetto di fratello e di figlio (cfr Appunti, n. 1510, del 25-1-1938 e nota 1140, scritta da mons. lvaro del Portillo). 7 II conte Aguilar de Inestrillas, nonch marchese di Miravalles, era Agustin Carvajal de Quesada, sposato con Mercedes Guzmn OFarrill, sorel lastra di Alejandr Guzmn e cugina di Mercedes Reyna OFarrill, una delle prime Dame Apostoliche, morta nel gennaio 1929 (cfr voi. I, p. 328). 8 II conte di Mirasol era Rafael Gordon y de Aristegui, sposato con Maria Rodriguez-Casanova, sorella della fondatrice delle Dame Apostoliche (cfr voi. I, p. 278). 9 La marchesa di Guevara era Maria del Perpetuo Socorro Travesedo, spo sata con Florentin Rodriguez-Casanova, fratello della fondatrice delle Dame Apostoliche. 10 La contessa di Vallellano era Maria de la Concepcin Guzmn OFar346

rill, sorellastra di Alej andr Guzmn e sposata con Fernando Surez de Tangil, marchese di Covarrubias de Leyva. 11 Era marchese de los Alamos del Guadalete Jos Ramon de Goytia y Machimbarrena, che abitava in via Covarrubias 1, a Madrid, accanto al Patronato de Enfermos. Lamicizia del Fondatore con questa coppia di sposi data dallepoca del Patronato. 12 Cfr Appunti, n. 192, del 20-IV-1931. Per la visita al Ministero, cfr voi. I, pp. 365-366. 13 Cfr Appunti, n. 1410, del 15-XII-1937. 14 Cfr ibidem, n. 1406, del 13-XII-1937. 15 Victor Pradera era un politico tradizionalista, condannato a morte dal Tribunale Popolare di San Sebastin perch monarchico e favorevole al golpe militare. La sentenza fu emessa il 5-IX-1936 ed eseguita il giorno suc cessivo (cfr Gonzalo Redondo, Historia de la..., Voi. II, op. cit., pp. 44-45). 16 Appunti, nn. 1411 e 1412. 17 Getta sul Signore il tuo affanno ed Egli ti dar sostegno (Sai 54, 23). 18 Cfr Appunti, n. 1428, del 20-XII-1937; cfr pure ibidem, nota 1065. 19 Ibidem , n. 1414. 20 Ibidem , n. 1425, del 19-XII-1937. 21 Padre Carmelo Ballester Nieto era allora Provinciale dei Padri Lazzaristi. Poco dopo fu nominato Vescovo di Leon e poi trasferito a Vitoria. Don Josemara ebbe occasione di vederlo per la prima volta quattro giorni dopo, il 23 dicembre 1937, quando giunse a Pamplona. Apprezz molto il Nuovo Testamento avuto in regalo; dopo averlo letto, scrisse in una Cate rina: Bella ledizione che mi ha regalato monsignore; gioisco e bacio il libro, ringraziando Dio nostro Signore e il santo Padre Lazzarista (Ap punti, n. 1423, del 19-XII-1937). 22 Lettera, in EF-371217-1. 23 Lettera, da Pamplona, in EF-371217-2. 24 Appunti, nn. 1419-1421. 25 Ibidem, n. 1426, del 19-XII-1937. 26 Ibidem, n. 1423, del 19-XII-1937; cfr anche n. 1422, del 19-XII-1937 e 1444, del 23-XII-1937. 27 Ibidem, n. 1437, del 22-XII-1937, e n. 1431, del 20-XII-1937. 28 Ibidem, n. 1439, del 22-XII-1937. 29 Ibidem, n. 1444, del 23-XII-1937. 30 Ibidem, n. 1441. Cfr Cammino, n. 438. 31 Appunti, n. 1429, del 20-XII-1937. 32 Ibidem, nn. 1433 e 1434, del 21-XII-1937. 33 Mons. Antoniutti era arrivato nella zona nazionale della Spagna per una missione informativa negli ultimi giorni del luglio 1937 come Delega347

to della Santa Sede. Il 7 settembre 1937 era stato nominato da Pio XI In caricato dAffari della Santa Sede presso il Governo Nazionale di Sala manca (Delegato Apostolico). Nel maggio 1938 la rappresentanza fu ele vata al grado di Nunziatura. Cfr Gonzalo Redondo, Historia de la..., Voi. II, op. cit., pp. 339-341 e 470-472; e Fernando de Meer Lecha-Marzo, Algunos aspectos..., op. cit., pp. 120-121. 34 Cfr Appunti, n. 1447, del 24-XII-1937. 35 Ibidem, n. 1445, del 23-XII-1937. 36 Lettera di Isidoro al Fondatore, del 7-XII-1937, in IZL, D-1213, 293. 37 Appunti, n. 1454. La preparazione del calice fu cos rapida che nei primi giorni di febbraio era gi terminato (cfr Lettera a Pedro Casciaro Ramirez e a Jos Luis Fernndez del Amo, da Burgos, in EF-380207-1). 38 Appunti, n. 1455, del 29-XII-1937 e n. 1449, del 24-XII-1937. 39 Ibidem, n. 1465. 40 Ibidem, n. 1457, del 30-XII-1937; n. 1466, del 5-1-1938. Quando prese commiato dovette accettare, per le insistenze del Vescovo e per non offen derlo, la somma di 100 pesetas. 41 Nelle lettere di questo periodo sono citati Pepe Isasa Navarro e Jacinto Valentin Gamazo, morti al fronte; e ci sono lettere spedite a Jos Arroyo Lopez, Miguel Sotomayor, Enrique Alonso-Martinez Saumell, Joaquin Vega de Seoane, ecc. 42 Lettera da Pamplona, in EF-371231-3. Disse lo stesso a Isidoro Zorza no, in una cartolina del 29 dicembre, scritta in inglese con laiuto di qual cuno, perch il Padre non dominava questa lingua: ha gi incontrato tutti i suoi figli (All my children are very well); pensa di mettere presto casa a Burgos, citt nella quale era morta sua nonna Florencia (In a short time I shall have a proper house, I think in th town where my grandmother Florencia was died); e sogna di mettervi uno splendido oratorio (In my new house, Sir Emmanuel will have a magnificent room ). Cfr Lettera da Pamplona, in EF-371229-3. 43 Lettera a Enrique Alonso-Martmez Saumell, da Burgos, in EF-380204-1. 44 II Vescovo di Madrid era riuscito ad allontanarsi dalla capitale allinizio della rivoluzione. Risiedeva a Vigo. Ben presto diede a un sacerdote di sua fiducia, don Casimiro Mordilo, lincarico di Vicario Generale della Riorga nizzazione, affinch costituisse a Burgos, sede del Governo della zona na zionale, una Giunta Centrale per il Culto e il Clero, con delegazioni in altre province, allo scopo di ristabilire i contatti con i sacerdoti e i fedeli della diocesi di Madrid e di ricuperare fondi e oggetti di culto. Sullorganizzazio ne della diocesi di Madrid in tempo di guerra e il funzionamento della Giunta a Burgos, cfr Jos Luis Alfaya Camacho, op. cit., pp. 197- 247. 45 Appunti, n. 1474, dell8-I-1938, e n. 1573, del 4-VI-1938. 46 Lettera, in EF-380109-1. 47 Ibidem.
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48 Appunti, n. 1467, del 6-1-1938. 49 Lettera, in EF-3 80110-1. facile capire che questa lettera al Vescovo, scritta allo scopo di reiterare la mia incondizionata offerta e di comuni carle che, seguendo la mia personale vocazione, proseguo lapostolato con giovani universitari e docenti, era un modo di chiedere il via libera per le proprie attivit e movimenti, non avendo ancora ricevuto risposta alle let tere inviate al Vicario Generale il 17-XII-1937 e il 6-1-1938. La risposta di don Francisco Morn gli arriv il 15 gennaio. 50 Cfr Appunti, nn. 1476 e 1477, del 10-1-1938; cfr pure Lettere a mons. Francisco Xavier Lauzurica e a mons. Marcelino Olaechea, da Burgos, ri spettivamente in EF-380110-2 e EF-380110-3. 51 Cfr Lettere a mons. Francisco Xavier Lauzurica e a mons. Marcelino Olaechea, da Burgos, rispettivamente in EF-380206-1 e EF-380206- 2. 52 Appunti, n. 1480, dell11-1-1938. 53 Ibidem, n. 1493. Pochi giorni dopo scriveva a don Francisco Morn: Ho fatto il serio proposito - una pazzia? Daccordo, una pazzia - di non accettare mai stipendi per Messe, lunica entrata economica che ora potrei avere. Cos posso spesso celebrare per il mio signor Vescovo e per il mio don Francisco e per questi figli della mia anima... e per me, sacerdote pec catore (Lettera da Burgos* in EF-380127-1). 54 Appunti, n. 1493, del 17-1-1938. Il 31 dicembre and dai Cappuccini di Pamplona a ordinare alcuni rosari e altre cose; il 12 gennaio and dai Carmelitani di Burgos a cercare alcune cose di cui ho bisogno (cfr ibi dem,, n. 1458, del 31-XII-1937, e n. 1484, del 13-1-1938). 55 Ibidem , n. 1492. 56 Ibidem, n. 1702, del 3-X-1932 (cfr voi. I, p. 504). 57 Cfr Appunti, n. 1491, del 15-1-1938. Il 4 febbraio scrisse a uno dei suoi: Com difficile trovare casa! Cerchiamo, ma invano. Se tu avessi amici o parenti a Burgos che si potessero interessare di cercarci un appartamento, sarebbe molto utile. Non si riesce neppure con le raccomandazioni. E una disdetta (Lettera a Enrique Alonso-Martinez Saumell, da Burgos, in EF380204-1). 58 Appunti, n. 1484, del 13-1-1938. 59 Cfr ibidem, n. 1510, del 25-1-1938. In una Caterina del 9 gennaio si legge: Ricordarmi mille volte di tutti coloro che sono dispersi: perseve ranza! (ibidem, n. 1475). 60 Lettera di Isidoro al Fondatore, 24-1-1938 (IZL D-1213, 312). 61 Lettera a Jos Arroyo Lopez, da Burgos, in EF-380602-3. 62 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 31-XII1937 (IZL D-1213, 307). 63 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 80327-3. Cfr Lettera allo stesso destinatario da Saragozza, in EF-380224-1. Con la censura e una guerra di mezzo, non ci si poteva lamentare se una parte delle lettere
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non sopravviveva ai rischi della guerra e del servizio postale. Ben presto arrivarono a unintesa per quanto concerne la corrispondenza. Da Madrid partivano per Burgos quattro o cinque lettere al mese. Ho scritto al nonno il giorno 5 - diceva Isidoro a quelli della sua zona - poich ho la bitudine di scrivergli tutti i giorni che terminano per 5; cos sono tre lette re al mese, che con le vostre sono in totale quattro o cinque; qualcuna gli arriver (Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 9V-1938, in IZL D-1213, 352). 64 Appunti, n. 1513; cfr ibidem, n. 1406, del 13-XII-1937; n. 1408, del 14-XII-1937; n. 1527, del 5-II-1938, ecc. 65 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380224-1. 66 Cfr Appunti, n. 1483, del 12-1-1938. 67 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 121. 68 Cfr ibidem, p. 122. 69 Cfr ibidem, pp. 12-14 e 65-66. 70 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, da Burgos, in EF-3 80304-1; Pedro Ca sciaro, op. cit., p. 122. 71 In una lettera a Isidoro disse di avere incontrato la madre di lvaro del Portillo, Clementina Diez de Sollano, e, a proposito dei tentativi che si sta vano facendo affinch lvaro uscisse da Madrid per via diplomatica come cittadino del Messico, aggiunse: Anche se credo che saranno inutili, per ch arriver prima io in America e sistemer la faccenda personalmente (Lettera da Burgos, in EF-380203-1). In una lettera a don Francisco Morn, in previsione della presa di Madrid, scrisse: Mi viene in mente di offrirmi di nuovo al mio caro Padre, il Signor Vicario, per andare nella nostra Madrid a lavorare con i primi che ci entreranno. A questo scopo, sar necessario tenere pronti i documenti opportuni (...). La prego, caro Signor Vicario, di accettare i miei poveri servizi, offerti con molta buona volont, e di procurarmi un documento adatto, per non avere difficolt quando arriver la sospirata conquista di Madrid (Lettera da Burgos, in EF-380303-3). Cfr pure Lettere a Enrique Alonso-Martinez Saumell, da Burgos, in EF-380327-1 e EF-380425-2. 72 Appunti, n. 1483, del 12-1-1938; Lettera a mons. Francisco Javier Lauzurica, da Burgos, in EF-380206-1. Piccolo mio - scriveva a uno dei suoi - di al Signore che abbiamo bisogno di... un milioncino... e di cinquanta uomini che lo amino sopra tutte le cose! Peraltro, un gran bene non avere neanche una peseta Ma... bisogna continuare a chiedere. E anche una macchina, per esempio, una piccola Chrysler. Devi sapere che chiedo questo al Signore, mentre ti scrivo, con la fiduciosa speranza che mi riem piva lanima quando da piccolo scrivevo ai Re Magi. Vedremo. Vedre mo! (Lettera a Enrique Alonso-Martfnez Saumell, da Burgos, in EF380204-1). 73 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Pamplona, in EF-371231-3. 74 Lettera a mons. Francisco Xavier Lauzurica e a mons. Marcelino Olae350

chea, da Burgos, in EF-380116-2. Si legge in una Caterina del 17 gennaio: Penso di intraprendere il primo viaggio di lavoro - un sondaggio - dopo domani. Arriver, a Dio piacendo, fino a Bilbao, dove andr a chiedere elemosine. Sancti Angeli Custodes nostri!.... (Appunti, n. 1494). 75 Lettera di don Francisco Morn. Cfr Lettera a mons. Francisco Xavier Lauzurica e a mons. Marcelino Olaechea, da Burgos, in EF-380116-2; cfr anche Appunti, n. 1490, del 15-1-1938. 76 Lettera a Manuel Sainz de los Terreros, da Burgos, in EF-380117-3. 77 Lettera a Isidoro Zorzano Ledesma, da Burgos, in EF-380118-1. 78 Appunti, n. 1494, del 17-1-1938. 79 Cfr ibidem, nn. 1499-1501, del 19 e 20-1-1938; e Lettera a Jacinto Va lentin Gamazo (il padre del giovane), da Burgos, in EF-380204-7. In se guito, nel marzo del 1939, si rec da questa famiglia, a Boecillo, e celebr una Messa in suffragio del figlio (cfr RHF, D-04691). 80 Appunti, n. 1505; cfr ibidem, n. 1503, del 21-1-1938; n. 1506, del 22-11938; n. 1508, del 23-1-1938. Ci sono due lettere di don Josemara indirizzate alla signorina Josefa Segovia Morn, dellistituzione teresiana, successive allincontro di Salamanca. In una di esse - da Burgos, il 3 marzo 1938 - scriveva: Sto correndo dap pertutto: se trovo figlie di don Pedro, appioppo loro una bella predica... accaduto tre volte a Bilbao, a Valladolid, ad vila, a Leon e Astorga, a San Sebastin, a Saragozza... Le sembra bene? Se non mi d la sua appro vazione esplicita, divento muto (in EF-380303-4). Don Josemara cerca va, in tal modo, di confortare le figlie di don Pedro, profondamente addo lorate per la morte del loro Fondatore. Posso mai negare qualcosa a Pepa Segovia? Le ho detto che la chiamer sempre sorella mia, mia buona so rella; cos scriveva in una Caterina del 25 gennaio 1938 (cfr Appunti , n. 1510). 81 Appunti, n. 1506, del 22-1-1938, e n. 1509, del 24-1-1938. 82 Ibidem, n. 1510. 83 Ibidem, n. 1514. 84 Ibidem, n. 1517. 85 Ibidem, n. 1520. 86 Ibidem, n. 1521. 87 Ibidem, n. 1522. 88 Ibidem, n. 1523. 89 Ibidem, n. 1530; cfr pure nn. 1531 e 1534, del 9 e 10-11-1938. Il giorno 9 parto unaltra volta per Salamanca. Che poca voglia ho di questa danza! Ben volentieri mi chiuderei in un convento, a pregare e a fare penitenza, finch non finisce la guerra... Ma sarebbe la prima volta in cui farei la mia volont e naturalmente - o meglio, soprannaturalmente - neppure ora la far (cfr Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380207-3). 90 Sulla conversazione del 10 febbraio 1938 col Vicario Generale di Ma
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drid esiste una nota del Fondatore che inizia cos: Tutto ci che posso dire del suo affetto per lOpera e per me ancora poco. Don Morn parl con vero entusiasmo di tutto ci che ci riguarda, come se si trattasse di una cosa sua; fece anche un promemoria dei temi trattati (cfr AGP, RHF, AVF-0020). 91 Loriginale in RHF, D-15226/1. La lettera datata Vigo, 9-II-1938. 92 Cfr Appunti, nn. 1540 e 1543, del 15 e 17-11-1938. 93 Ibidem, n. 1544, del 18-11-1938. 94 Ibidem, n. 1545. 95 Ibidem, n. 1547. 96 Ibidem, nn. 1566-1567. Le lettere puntate stanno per Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam. 97 Appunti, nn. 1568-1569. Don Antonio Rodilla Zann (1897-1984) fu ordinato sacerdote nel 1921. Direttore del collegio San Juan de Ribera a Valencia (1923-1939). Vicario Generale di questa Diocesi (1938-1944) e Rettore del Seminario Maggiore dal 1939 al 1969. Canonico di Valencia e Prelato dOnore di Sua Santit (1972). 98 Appunti, nn. 1572, del 15-IV-1938, e 1573, del 4-VI-1938. 99 Cfr Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 100 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, da Burgos, in EF-380327-2. 101 Appunti, n. 1567, del 10-111-1938. 102 S. Giovanni della Croce, Notte oscura, II, 21. Sia questa immagine che il termine usato sono quasi eccezionali negli scritti del Fondatore (cfr For gia, n. 174). La parola livrea compare soltanto unaltra volta negli Appun ti intimi, ma in senso proprio (cfr n. 187, del 5-IV-1931). 103 Cfr Appunti, n. 244, del 31-V1II-1931. Il testo riportato nel Voi. I, pp. 393-394; vedi anche Forgia, n. 39. 104 Istruzione 19-III-1934, n. 7. 105 Cfr Appunti, n. 274, del 9-IX-1931. 106 Cfr ibidem, n. 1729, del 24-VI-1933. 107 Cfr ibidem, n. 877, del 24-XI-1932. 108 solito far trascorrere molto tempo e molti anni (S. Giovanni della Croce, Notte oscura, II, 1). 109 Cfr Appunti, n. 1372, del 30-VI-1936. 110 Lettera da Burgos, in EF-3 80227-3. Fece unaltra analoga allusione nel 1937 a Francisco Botella Radun: Vuoi che ti dica, Pacorro, ci che ac cade al nonno? Te lo dir, in parte: preoccupazioni molto intime, molto... sue (Lettera da Madrid, in EF-370530-1). Dunque, neppure a lui disse nulla di ci che gli stava capitando. 111 Cfr Appunti, nn. 1567 e 1569, del 10 e del 21-111-1938. 112 Ibidem, nn. 1379-1380, dell8 e del 9-V-1937.
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113 Mt 22, 13. 114 Appunti, n. 1567, del 10-111-1938. 115 Ibidem, n. 1569, del 21-IIM938. 116 Ibidem, n. 1380, del 9-V-1937. 117 Ibidem, n. 1391, del 26-V-1937. 118 Cfr A. Tanquerey, Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, Roma 1927, n. 1464. 119 Appunti, n. 1379, dell8-V-1937. 120 II 10 maggio torn a scrivere: Non provo nulla: sono ancora comple tamente intontito (ibidem, n. 1381). 121 Ibidem, n. 1567, del 10-111-1938. 122 Questo spiegherebbe, in parte, i suoi vuoti di memoria. Cfr Appunti, n. 1440, del 22-XII-1937. 123 Ibidem, n. 1391, del 26-V-1937. 124 Ibidem, n. 1379, dell58-V-l937. 125 Ibidem, n. 1391, del 26-V-1937. 126 Ibidem, n. 1567, del 10-111-1938. 127 Ibidem, n. 1569, del 21-111-1938. 128 Ibidem , n. 1567, del 10-111-1938. 129 Ibidem, n. 1380, del 9-V-1937. Il Fondatore dellOpus Dei non solo accett con gioia la Croce, nella malattia, nella persecuzione, in ogni gene re di avversit esterne e nelle purificazioni interiori che Dio gli fece attra versare, ma inoltre la cerc, con la profonda convinzione che trovare la Croce significa trovare Cristo (lvaro del Portillo, Sacerdotes para..., op. cit., p. 992). 130 Appunti, n. 1388. Che la nota sia autobiografica indicato dalla data, che cade in pieno periodo di purificazione, oltre che dai sintomi, identici a quelli registrati in altre occasioni, a Burgos e nel Monastero di S. Domeni co di Silos (cfr ibidem, n. 1569, del 21-111-1938, e n. 1589, del 15-IX1938). Anche in unaltra situazione analoga affermer di fare atti damore solo a parole: sto facendo una commedia (cfr ibidem, n. 1589). 131 Cfr Lettera ai suoi figli di Madrid, in EF-370521-2. 132 Lettera ai suoi figli di Valencia, in EF-3 70421-1. 133 Cfr ibidem. 134 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 63. 135 Lettera da Saragozza, in EF-380224-1. Sulla faringite, cfr Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Pamplona, in EF-380227-3; e Appunti, n. 1547, del 21-11-1938. 136 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1.
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137 Ibidem; cfr pure Francisco Botella, RHF, T-00159/1, pp. 64-65; Pedro Casciaro, op. cit., pp. 135-136. 138 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Burgos, in EF-3 80327-2. 139 RHF, T-00159/1, p. 74. 140 Pedro Casciaro, op. cit., p. 135. 141 II Fondatore parl in varie occasioni delle visite presso i diversi specia listi; cfr AGP, P03 1983, p. 445; Pedro Casciaro, op. cit., pp. 124-125. Uno di questi aveva detto che la lesione del Padre sta nella terra di nessu no. 142 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 143 Pedro Casciaro, op. cit., p. 135. 144 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380327-3. 145 Ibidem. La canottiera di Sigfrido mi port a esagerare, nel mio desi derio di aver cura del Padre. Il Padre non voleva indossare la famosa ca nottiera (...). Non voleva soprattutto per mortificarsi e perch la potessi mo usare noi. Un giorno in cui faceva molto freddo e il Padre era ancora senza voce e afflitto dalla tosse, Paco e io, mossi dallaffetto ma senza deli catezza, lo obbligammo quasi a forza a indossarla. Qualche minuto dopo se lera gi tolta e allora ci rendemmo conto di quanto fosse stato sconve niente il nostro comportamento. Gli chiedemmo perdono e cercammo altri modi di aver cura della sua salute (Pedro Casciaro, op. cit., p. 126). 146 Cfr ibidem, p. 134; e Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 74. 147 Lettera da Burgos, in EF-3 80429-1. 148 RHF, AVF-0095, del 30-IV-1938; e Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 75. 149 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 80430-1. I suoi con fessori a Burgos furono il gi citato don Saturnino Martinez e padre Fran cisco de Borja Lopez Prez, Missionario del Cuore Immacolato di Maria, allora Delegato del Governo Generale della Congregazione presso il Go verno Nazionale della Spagna. 150 Continua a vedermi, un paio di volte alla settimana, lo specialista della gola. A te dir - scrisse a Juan - che o non capisce, oppure la famosa faringite era proprio vera: oggi stesso ho emesso sangue dalla bocca (Let tera da Vitoria, in EF-380401-1). 151 Appunti, n. 1524, del 4-II-1938. 152 Lettera a mons. Francisco Xavier Lauzurica, da Burgos, in EF-380206-1. 153 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 80327-3. 154 Lettera a Miguel Sotomayor, da Burgos, in EF-380502-7. Molti hanno per madrina la propria fidanzata, si legge nel foglio di Noticias del luglio 1938. Ma si va da questo ad altri estremi, che possono sviare dalla strada di rettitudine spirituale che ci si proposti di seguire... Non vero che mi capite?. Cfr anche Appunti, n. 1502, del 20-1-1938.
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155 Lettera a mons. Santos Moro, da Saragozza, in EF-380223-5. 156 Lettera di mons. Santos Moro al Fondatore, del 27-11-1938, originale in RHF, D-10989. 157 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 158 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380406-2. Monipodio un personaggio della novella Rinconete y Cortadillo di Cervantes. Nel linguaggio colloquiale, il cortile (el patio) di Monipodio indica un as sembramento di persone che confabulano per fini illeciti. 159 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespfn, da Burgos, in EF-380406-1. 160 Cfr Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 161 Lettera a don Francisco Morn, da Burgos, in EF-3 80404-1. 162 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 80406-2. 163 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespfn, da Burgos, in EF-380406-1. 164 Ibidem. 165 Cfr Pedro Casciaro, RHF, T-04197, p. 118. 166 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 68. 167 Poich fra le truppe circolavano giornali, riviste, opuscoli e fogli dogni genere, il Padre, per evitare confusioni, scrisse nel foglio del luglio 1938: Non vogliamo che questi fogli si possano confondere con altre pubblica zioni, poich non sono pubblicit, ma intimit: perci non si chiamano Notizie n si chiameranno in alcun modo. Neanche le lettere che ricevete da casa vostra hanno un titolo. 168 Cfr RHF, D-03691; Pedro Casciaro, op. cit., pp. 137-139, Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 71. Don Eliodoro Gii era allora parroco di San Juan de Renueva, a Leon. Aveva conosciuto don Josemaria presso li stituzione teresiana di Madrid nel 1931 e, come gi detto precedentemen te, lo aveva frequentato nella Residenza di via Ferraz. 169 Cfr il foglio di Noticias del luglio 1938 (RHF, D-03691). 170 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 134-135. 171 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380406-2. Sul ritiro spirituale, cfr Appunti, n. 1445, del 23-XII-1937. Negli Appunti dei primi mesi del 1938 nellEpistolario figurano alcuni nomi di professori e assi stenti: Inocencio Jimnez Vicente, docente di Diritto Penale allUniversit di Saragozza; Francisco Navarro Borrs, docente di Meccanica Razionale alla Facolt di Scienze dellUniversit Centrale; Mariano Puigdollers y Oli ver, docente di Filosofia del Diritto a Valencia; Toms Alvira Alvira, do cente di Scienze allistituto de Cervera di Rio Alhama (provincia di La Rioja); Enrique Sliner Ordnez, docente di Pediatria allUniversit di Valladolid; Federico Garcfa Borruel; un gruppo di medici: Vallejo Ngera, San Romn, Vallejo Simon, Enriquez de Salamanca; professionisti di vec chia conoscenza, come: Enrique Gimnez-Arnau, Capo della Segreteria particolare del Ministero degli Interni, e Jos Lorente Sanz, sottosegretario
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dello stesso Ministero; Pedro Rocamora Valls, avvocato e giornalista; Ra fael de Borja. 172 Cfr Lettera a Jos Maria Albareda, da Pamplona, in EF-380104-1; Let tera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 173 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 128-130; Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 75. 174 Cfr Lettera a Miguel Sotomayor, da Burgos, in EF-380408-7. 175 Lettera ai suoi figli di Burgos, da Cordova, in EF-380419-2. 176 Ibidem. 177 Lettera a mons. Santos Moro, da Burgos, in EF-380607-2. 178 Lettera a Jos Ramon Herrero Fontana, da Burgos, in EF-380408-5. 179 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380323-1. 180 Appunti, n. 1576. k 181 Lettera, in EF-380606-1. La frase non mi mai costata molto la peni tenza si riferisce alla vita penitente, soprattutto nelle cose piccole, del ge suita irlandese William Doyle, cappellano militare volontario, morto nel lagosto 1917 nella battaglia di Ypres. E lui il protagonista della tragedia del burro (Cammino, n. 205). Cfr Alfred ORahilly, Fr. William Doyle, S.J., Londra 1925, p. 168. 182 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, dell8-IV1938, in IZL D-1213, 340. 183 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380406-2. 184 Lettera ai suoi figli di Burgos, da Cordova, in EF-380419-2. Ho vinto una bella gara di cucito: credo di aver messo nella tonaca pi punti io che il sarto (Appunti, n. 1574, del 4-VI-1938). 185 Quanto agli stipendi di Messe inviati al Vescovo di vila, cfr Lettere a mons. Santos Moro, in EF-380320-1, EF-380325-1, EF-380331-2, ecc. Da Burgos, senza data, don Josemara scriveva ad Antonio Dalmases: Ges ti protegga. Figlio mio, non vorrei smarrire il contatto con te. Le comuni peripezie, dalla tirannia rossa fino alla libert, sono cose di Dio che ci vuole uniti per tutta la vita. Scrivimi spesso. Ti dar notizie degli altri. Se hai bisogno di denaro, vestiti, ecc., chiedimeli con la stessa fiducia con cui li chiederesti a tuo padre (in EF-SD3800-1). 186 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 130-131. 187 Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 76. 188 Cfr Appunti, n. 1445, del 23-XII-1937. 189 Ibidem, n. 1575, del 5-VI-1938. In una lettera a Isidoro Zorzano scris se: Parlo settimanalmente a un gruppo di ragazze, tra le quali si d da fare Amparito, la sorella di Vicentm (EF-380801-1). 190 Lettera a Jos Maria Albareda, da Burgos, in EF-3 80504-1. 191 Lettera a Isidoro Zorzano, da Burgos, in EF-380118-1.
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192 Lettere di Isidoro al Fondatore, 3-III-1938; e ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 10-IV-1938 e 12-V-1938 (IZL D-1213, 327, 370 e 354). La malata fu poi ricoverata al Sanatorio Nacional di Estivella: cfr Lettera di Isidoro a Enrique Espins Radun, 14-VI-1938 (IZL, D-1213, 372). 193 Cfr Appunti, n. 1479, del 10-1-1938. 194 Cfr J. Escriv de Balaguer, La Abadesa de Las Huelgas, Madrid 1944, p. 33. 195 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 151-152. 196 Cfr Ricardo Fernndez Vallespm, RHF, T-00162, p. 41; Francisco Bo tella, RHF, T-00159/1, p. 72. 197 Cfr RHF, D-03691; Appunti, n. 1461, del 2-1-1938. In Noticias com paiono i nomi di Carlos Aresti, Zapico, Juan Antonio Mas y Snchez, An tonio Alfonso Ochoa, Jaime Munrriz, Gii de Santibnez, A. Costilla Sandoval, F. Mendieta Larrea, Diego Chico de Guzmn, Rafael Moreno, Ma nolo Isasa... 198 Lettera da Burgos, in EF-380611-2. 199 p0t vedere? COn il cannocchiale a periscopio della batteria, la casa di via Ferraz 16, semidistrutta (Ricardo Fernndez Vallespm, RHF, T-00162, p. 41). 200 Lettera a Isidoro Zorzano, da Burgos, in EF-380612-1. 201 Ibidem. 202 II 24 luglio ebbe inizio loffensiva repubblicana che diede luogo alla co siddetta battaglia dellEbro, la pi dura e una delle pi lunghe della guerra civile, combattuta fino al 16 novembre. Nel mese di ottobre tra laltro sembr imminente una guerra europea, a causa della crisi dei Sudeti per la pressione di Hitler sulla Cecoslovacchia. Il 23 dicembre 1938, un mese dopo il contrattacco nazionale sullEbro, cominci loffensiva gene rale dei nazionali contro la Catalogna. 203 Lettera a mons. Santos Moro, da Burgos, in EF-380607-2. 204 Cfr Lettera a mons. Marcelino Olaechea, in EF-3 80607-3. 205 Ibidem. 206 La lettera di mons. Marcelino Olaechea, del 13-VT-1938, in RHF, D15219. 207 Lettera a mons. Leopoldo Eijo y Garay, da Burgos, in EF-380807-1. La risposta del Vescovo tardava ad arrivare; perci, di fronte alle insistenze del Servizio Nazionale degli Affari Ecclesiastici, il 4 ottobre egli scriveva a don Casimiro Mordilo: Ti sarei grato se fossi tanto gentile da chiedere al nostro Vescovo il suo parere e di riferirmelo, perch lo possa seguire cieca mente (Lettera da Burgos, in EF-3 81004-1). 208 Lettera a Jos Maria Albareda, da Burgos, in EF-3 80429-1; cfr Appunti, n. 1423, del 19-XII-1937; e Lettera a mons. Carmelo Ballester, da Saragoz za, in EF-380223-1: padre Carmelo gli aveva regalato alcuni dei suoi libri.
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209 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-380611-2. 210 Lettera ai suoi figli di Burgos, da Leon, in EF-380716-2. 211 Cfr Eliodoro Gii Rivera, RHF, T-07987, p. 10, e Sum. 7766. 212 Lettera a Isidoro Zorzano, da Burgos, in EF-380801-1. Sul giubileo, cfr Noticias dellagosto 1938, in RHF, D-03691. Vi si legge che nella Messa aveva fatto da chierichetto un docente universitario: cos il Padre indicava affettuosamente Ricardo. Di Ricardo il Padre torn a parlare in unaltra lettera, inviata al Vescovo di vila (EF-380803-1). 213 Appunti, n. 1577. 214 Ibidem. 215 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 141-146. 216 Cfr Appunti, n. 1578, del 2-VIII-1938. 217 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 141-146. 218 Appunti, n. 1579, del 2-VIII-1938. 219 Cfr ibidem, nn. 1579 e 1580, del 2-VHI-1938; cfr pure Pedro Cascia ro, Sum. 6410 e op. cit., pp. 141-146; e Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 78. 220 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 141-146; lvaro del Portillo, Sum. 904; Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 78. Le testimonianze di Jos Maria Albareda e di Miguel Fisac sono indirettamente raccolte da coloro che quel giorno parlarono con loro, cio Pedro Casciaro e Francisco Botel la. Negli anni quaranta, anche lAutore della presente opera ha udito il rac conto di questi fatti direttamente da Miguel Fisac e da Francisco Botella. 221 Appunti, n. 1581, del 2-VIII-1938. 222 Ibidem, n. 1582, del 2-VIII-1938; Francisco Botella, RHF, T- 00159/1, p. 78. 223 Appunti, n. 1582, del 2-VIII-1938. Allepoca, almeno nelle citt della Castiglia e del Leon, era duso annunciare la morte di una persona addob bando di nero la porta di casa e lasciando dei fogli da firmare per le con doglianze; inoltre, prima che apparisse il necrologio sul giornale locale, venivano attaccati annunci funebri sulle vetrine, sui muri o sui portoni. Jorge Bermudez mor poco dopo le undici nel suo ufficio, per un attacco di cuore. Gli annunci dovettero essere stati stampati nel primo pomeriggio e quindi esposti prima delle sedici. Il sig. Jos Maria Laborda, Intendente di Finanza a Burgos nel 1975, su ri chiesta di Pedro Casciaro e dellarchitetto Juan Lahuerta, il 24 settembre di quellanno riun nel suo ufficio alcuni dei funzionari che prestavano ser vizio al tempo in cui era morto Bermudez (1 agosto 1938), allo scopo di stabilire il corso degli eventi. Nel Registro dei Defunti della parrocchia di S. Lorenzo el Reai di Burgos (Tomo XI) si legge che alla salma del sig. Jorge Bermudez fu data sepoltura ecclesiastica il 2 agosto 1938, e che era morto di morte naturale il pomeriggio del giorno precedente, nel suo do micilio. Sul Registro dello Stato civile (Sez. III, Tomo 14, Foglio 263) si
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legge: Mor nel suo domicilio ieri (1 agosto) alle dodici e trenta minuti a seguito di un 'angina pectoris. Si potuto chiarire, nonostante quanto affermato nei registri citati, che il sig. Bermudez mor nel suo ufficio e fu poi trasportato a casa. Prima di morire aveva ricevuto una visita. Finita la visita, qualcuno si accorse che stava male. Accorsero i suoi colleghi, che lo videro portarsi la mano al capo, ansimando. Mor in pochi istanti. Fu disteso su una poltrona e poco dopo gli si form una macchia rossiccia sulla testa calva. Aveva cinquan tuno anni. Era sposato con Teresa Gallego e aveva tre figli, due dei quali maschi. Uno mor in un incidente aereo, quando il suo apparecchio urt alcuni cavi sul fiume Arlanzn, nel centro di Burgos. Laltro mor in un ospedale (cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 145-146). 224 Ibidem; cfr anche Pedro Casciaro, Sum. 6410; lvaro del Portillo, Sum. 904. 225 Pedro Casciaro, RHF, T-04197, p. 107. 116Appunti, n. 1600, del 17-VII-1939. Poco prima descriveva cos alcuni episodi: A Burgos, prima della presa di Madrid, vidi alcuni particolari di ci che vi avremmo trovato. E una specie di sogno, ma a occhi aperti. Cos ho saputo... (n. 1598, del VII-1939). In unaltra Caterina scrisse: Uscendo dal convento di Santa Isabel, mi venne il pensiero, senza alcuna mia partecipazione, che la chiesa sarebbe stata bruciata (n. 1620, del 24VIII-1940). Eventi molto diversi dai sogni di incoraggiamento, come quello descritto nella Caterina del 12 dicembre 1935: Dicevo al Signore, giorni fa, nella santa Messa: Dimmi qualcosa, Ges, dimmi qualcosa. E come risposta rividi con chiarezza un sogno fatto la notte precedente, in cui Ges era grano, sepolto e marcito - in apparenza - per diventare poi spiga matura e feconda. E compresi che quello e non un altro era il mio cammino. Bella risposta! (ibidem, n. 1304). 227 Ibidem, nn. 1577 e 1582, del 2-VIII-1938. In unaltra si legge: Quel caso di carit, o meglio, lezione di carit del Signore a Burgos... (ibidem, n. 1600, del 17-VII-1939). 228 Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-380811-1. 229 Lettera di Pedro Casciaro, del 18-VIII-1938, e Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-380819-2. 230 Pedro Casciaro, op. cit., p. 146. 231 Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-380808-1. Cfr Lettere a mons. Santos Moro, da Vitoria, in EF-380803-1, e a mons. Leopoldo Eijo y Garay, da Burgos, in EF-380807-1. A Vitoria parl di nuovo, alcuni giorni dopo, con Eloy Montero, docente di Diritto a Madrid: Mi assicu ra che la tesi va molto bene (adulatore!) e che a Madrid la esamineranno in quindici giorni (Lettera ai suoi figli di Burgos, da Vitoria, in EF380819-1). 232 Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-3 80811-1.
C a te rin a

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233 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, da vila, in EF-380810-1. 234 Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-380808-1. Del passaggio alla zona nazionale di lvaro del Portillo, Vicente Rodrguez Casado ed Eduardo Alastru Castillo, Isidoro, nelle lettere del 25 luglio e del 5 agosto (IZL D-1213, 386 e 388), aveva scritto che preparavano il viaggio per riu nirsi al nonno. La cosa pi probabile che ai primi di agosto le lettere non fossero ancora arrivate a destinazione. Erano sorte difficolt, dato il cre scente numero di lettere, per mantenere la corrispondenza con Madrid at traverso Manuel Albareda: Per amor di Dio, non possiamo restare privi del canale di S. Juan de Luz, per comunicare con quei poveretti di Madrid, scrisse il Fondatore ai suoi figli di Burgos, da Vitoria, in EF-380822-1. 235 Appunti,, n. 1585, del 20-VIII-1938. 236 Ascensin Quiroga Barrena, RHF, T-04388, p. 4. In questa relazione te stimoniale sono comprese anche quelle delle altre religiose della comunit. 237 Ibidem, p. 8. La testimonianza di suor Juana Quiroga Barrena. 238 Ibidem , p. 6; cfr anche lvaro del Portillo, Sum. 373. 239 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 140; Francisco Botella, RHF, T00159/1, p. 79. Egli compr una nuova tonaca solo verso met febbraio del 1939 (cfr lettera a Pedro Casciaro, da Vitoria, in EF-390213-3). 240 Ho incontrato quel P. Jos Miguel di Logrono che era stato mio con fessore quando avevo sedici anni: molto contenti tutti e due (Appunti, n. 1484, del 13-1-1938); cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 72. 241 Appunti, n. 1586. 242 Guillermo Marann Medrano, RHF, T-05228. 243 Lettera ai suoi figli di Saragozza, da Vergara, in EF-380907-3. Da Vergara scrisse a mons. Santos Moro: Credo che sia stata la SS.ma Vergine a dare le meditazioni, perch io... (EF-380909-1). 244 Cfr Lettere a Francisco Botella, da Jaca, in EF-380227-1; a Pedro Ca sciaro, da Burgos, in EF-3 81218-1; a Jos Maria Albareda, da Burgos, in EF-390117-1. 245 Lettera ai suoi figli di Burgos, da Saragozza, in EF-380511-1. Cfr anche Appunti, nota 1087; EF-381005-1, di cui non noto il destinatario. 246 Lettera ai suoi figli di Burgos, da vila, in EF-380808-1. 247 Lettera ad Antonio Rodilla Zann, da Vergara, in EF-380907-2. 248 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 81105-6. 249 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 80207-3. Questa let tera erroneamente datata 2 gennaio 1938. 250 Tollerava ancor meno le stilografiche dalla scrittura leggera: Carissi mo Ricardo - scriveva il 22 giugno -, avendo a disposizione solo penne dal tratto poco vigoroso, incompatibili con il mio temperamento, mi deci do a scriverti a macchina come male minore, perch neppure mi piace
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scrivere ai miei figli con caratteri di stampa (Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Burgos, in EF-380622-1) 251 Cfr Lettera a Francisco Botella, da Jaca, in EF-380227-1. 252 In luglio ebbero una nuova macchina per scrivere, portata dal fratello di Jos Maria Albareda. Ma il Padre lutilizz solo perch aveva di nuovo perduto la penna. Cfr Lettera a Enrique Alonso-Martinez Saumell, da Burgos, in EF-3 80726-1. 253 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., p. 151. 254 Cfr Lettera a Jos Maria Albareda Herrera, da Burgos, in EF-380429-1. 255 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Burgos, in EF-380327-2. La lettera, senza data, probabilmente della fine del marzo 1938. 256 Lettera a Emiliano Amann, da Burgos, in EF-380407-1. 257 Appunti, n. 1436, del 21-XII-1937. 258 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 81013-3; cfr Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, in EF-3 81013-1. Il Fondatore non manca va di fortezza in questi casi particolari relativi al governo dellOpera; tut tavia, lasciandosi influenzare dalle ragioni esposte, non esauriva del tutto gli argomenti, perch potevano rappresentare per linteressato una verit troppo amara. Cfr Lettere a Miguel Sotomayor, entrambe da Burgos, in EF-380408-7 ed EF-380502-7. 259 Lettera ai suoi figli di Saragozza, da Vitoria, in EF-380904-2. 260 Appunti, n. 1587. - Le lettere puntate stanno per Regnare Christum volumus. 261 Lettera a Isidoro Zorzano, da Burgos, in EF-380914-2. 262 Lettera ai suoi figli di Burgos, da Silos, in EF-380925-1. 263 Ibidem. 264 Appunti, n. 1588. Cfr Forgia, n. 251. 265 Appunti, n. 1589, del 15-IX-1938. Cfr Forgia, n. 446. 266 Lettera a Isidoro Zorzano, da Burgos, in EF-381007-3. 267 Cfr Lettera a mons. Casimiro Mordilo, da Burgos, in EF- 381004-1. 268 RHF, D-15226. 269 Lettera a mons. Leopoldo Eijo y Garay, da Burgos, in EF-381007-2. 270 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Burgos, in EF-3 81005-2. 271 II 25 maggio Isidoro scrisse al Padre circa il Console: Gli hanno con sigliato di lasciar perdere e starsene tranquillo (Lettera del 25-V-1938, in IZL D-1213, 360; cfr pure Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, del 15-VI-1938, in IZL D-1213, 373). 272 Su quanto riferito subito dopo, cfr Jos Miguel Pero-Sanz, op. cit., pp. 190-194. 273 Lettere di Isidoro ad lvaro del Portillo, del 15-VI-1938, e al Fondato re, del 25-VI-1938, rispettivamente in IZL D-1213, 374 e 379.
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274 Cfr la relazione di lvaro del Portillo: Da Madrid a Burgos, passando per Guadalajara, dicembre 1938. Manoscritto originale in RHF, D-15376. Oltre alla mobilitazione del 13 aprile, i repubblicani ne fecero unaltra il 28 maggio, chiamando i contingenti del 1926 e del 1925. 275 Cfr la relazione Da Madrid a Burgos, passando per Guadalajara, p. 6. 276 Ibidem , p. 14. 277 Relazione manoscritta di mons. lvaro del Portillo, 1944. Originale in IZL, T-94, p. 18. Nella Lettera 381, del 5-X-1938, Isidoro tornava a con fermare quanto gi detto in precedenza al Padre (accusando anche ricevu ta di una lettera del Padre del 24 settembre, che non stata ritrovata). Di lvaro e degli altri diceva: Alla met di questo mese termineranno i lavo ri agricoli nella fattoria e approfitteranno delloccasione per passare qual che tempo con il nonno. Un giorno, facendo orazione davanti al Croci fisso, nella sua stanza di lavoro, Isidoro seppe che i tre fuggitivi sarebbero passati nella zona nazionale il 12 ottobre (cfr lvaro del Portillo, Sum. 893). Nel processo canonico del Servo di Dio Isidoro Zorzano, il teste n. 2, Jos Javier Lopez Jacofste, dichiar che i fuggitivi gli chiesero il permesso di passare alla zona nazionale; il Servo di Dio, dopo aver pregato davanti al Crocifisso, neg loro due volte il permesso. Alla terza richiesta acconsent e scrisse una lettera al nostro Padre Fondatore, che stava a Burgos, dicen dogli che questi tre nostri compagni e fratelli sarebbero stati in sua com pagnia il giorno della Madonna del Pilar, come difatti accadde (Copia Publica transumpti Processum Servi Dei Isidori Zorzano Ledesma, Ma drid 1968, voi. IV, f. 56v-57; cfr pure ibidem, Francisco Botella, f. 852, circa lorigine soprannaturale della rivelazione dellevento). Il 15 luglio 1943, vigilia della Madonna del Carmine e giorno della morte di Isidoro, Jos Luis Muzquiz raccont a Francisco Botella che alcuni giorni prima, mentre Jos Javier Lopez Jacofste stava con Isidoro, questi, guardando il Crocifisso che aveva Jos Javier, gli disse che nellestate del 1938, facendo orazione davanti a quel Crocifisso, aveva saputo che lvaro, Vicente ed Eduardo sarebbero passati nella zona nazionale. Il Crocifisso era in possesso di Jos Javier perch, quando questi aveva chie sto lammissione allOpera, il Padre aveva detto a Isidoro di darglielo. Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159, X, p. 23. 278 In una lettera inviata a Isidoro Zorzano, da Burgos, (EF-380801-1), il Padre disse, riferendosi alla madre di lvaro del Portillo: Ieri mi ha scrit to Clementina, dalle spiagge del Pacifico: preoccupata per le traversie di suo figlio. Oggi le mander due righe per tranquillizzarla. E in unaltra lettera a Isidoro (EF-381007-3), pure da Burgos, scrisse, riferendosi alle due madri: Parlo spesso con loro dei loro piccoli. 279 certo che il Padre, a Burgos, e Isidoro Zorzano, a Madrid, vennero a sapere in modo assolutamente soprannaturale che il 12 ottobre 1938 lvaro del Portillo, Vicente Rodrfguez Casado ed Eduardo Alastru avrebbero attraversato il fronte che separava lesercito repubblicano dal
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lesercito nazionale (Pedro Casciaro, RHF, T-04197, p. 163; cfr anche ibidem, p. 161. Cfr anche Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 80). 280 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, da Burgos, in EF-3 81010-3. 281 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 81011-1. 282 Cfr Pedro Casciaro, op. cit., pp. 158-159 e Sum. 6411; Francisco Bo tella, Sum. 5652. 283 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-381013-3. Il giorno della Madonna del Pilar - scrisse al Vescovo di vila - nostra Signora ci fece un regalo, donandoci tre dei nostri (EF-381027-1, da Burgos). Cfr pure Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 80. 284 Cfr la relazione Da Madrid a Burgos, attraverso Guadalajara, p. 45. 285 RHF, D-03691 e Lettere a Ricardo Fernndez Vallespm e a Juan Jim nez Vargas, da Burgos, rispettivamente in EF-381010-3 e 381011-l. 286 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, da Burgos, in EF-381010-3. 287 Santiago Escriv de Balaguer, RHF, T-07921, p. 28. 288 Lettera a Jos Maria Albareda Herrera, da Burgos, in EF-3 81210-1. Juan Jimnez Vargas chiamava porcheriole (orig.: marranaditas) gli og getti di uso personale non strettamente necessari al fronte. 289 Lettera a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-3 81224-1. 290 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, da Burgos, in EF-381223-2. 291 RHF, D-15376. 292 Lettera a Vicente Rodrguez Casado e ad lvaro del Portillo, da Bur gos, in EF-390323-8. 293 Lettera circolare ai suoi figli, da Burgos, in EF-390109-1. 294 Ibidem. 295 Cfr Lettere a Jos Maria Albareda e a mons. Santos Moro, da Burgos, rispettivamente in EF-3 81210-1 ed EF-3 81224-2. 296 Dallaffetto del Padre verso i suoi figli erano nati soprannomi e nomi gnoli. Cfr Lettere a Pedro Casciaro, da Vitoria; a Ricardo Fernndez Val lespm e a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, rispettivamente in EF-3902133, EF-390200-2 ed EF-381013-3. 297 Lettera ad lvaro del Portillo, da Burgos, in EF-390119-1. 298 Quando il Padre dava un soprannome, ne cercava uno che avesse un che di sostanziale. Cfr Lettera ad lvaro del Portillo, da Burgos, in EF390224-4. 299 Lettera ad lvaro del Portillo, da Burgos, in EF-390323-5. 300 Lettera a Pedro Casciaro, da Burgos, in EF-390111-1. 301 Lettere a Pedro Casciaro e ad Amparo Rodrguez Casado, da Burgos, in EF-390224-3 e EF-390310-4. 302 Lettera di Isidoro ai rifugiati nella Legazione dellHonduras, 29-IV1938, in IZL D-1213, 348.
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303 Lettera a Francisco Botella, da Vitoria, in EF-390213-2. 304 Lettera ad lvaro del Portillo e Vicente Rodriguez Casado, da Vitoria, in EF-390213-4. 305 Lettera a Ricardo Fernndez Vallespin, da Vitoria, in EF-390213-5. 306 Da Vitoria scrisse a mons. Santos Moro: Vorrei chiederle se posso in viare al suo palazzo alcuni scatoloni e un baule, da ritirare dopo il rientro a Madrid (EF-390213-8). E in una lettera ad Amparo Rodriguez Casado, da Burgos (EF-390221-1) diede notizia del trasferimento e un elenco di biancheria da altare; cfr pure EF-390321-1, diretta alla stessa persona. 307 Cfr Lettere a don Francisco Morn e a Ricardo Fernndez Vallespin, da Burgos, in EF-380303-3 e EF-380406-1. 308 Cfr Lettere a Ricardo Fernndez Vallespin e a Juan Jimnez Vargas, da Burgos, in EF-390303-1 e EF-390303-2. 309 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159/1, p. 86; Lettera a Pedro Cascia ro, da Burgos, EF-390224-3.

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Capitolo XII
DAI SOGNI ALLA REALT

1. Il ritorno a Madrid Man mano che correvano i giorni, cresceva la fiduciosa impazienza del Fondatore di ritornare a Madrid. Dal febbraio 1939 c nelle sue lettere una grande gioia, pur nella consapevolezza che avrebbe trovato la capitale in condizioni per nulla favorevoli alla ripresa del suo lavo ro. Ma il rientro a Madrid era il segno definitivo della fine della guerra civile e dellinizio di una nuova epoca per lOpera. Ora cambia tutto, aveva scritto a Juan. E il pensie ro, come un ritornello, si ripete da una lettera allaltra. Ora cambia tutto: e ci che inizia per sempre, ripe teva con slancio apostolico a Ricardo. E comincer, per la nostra famiglia, unepoca di intensa vibrazione, aggiunse a Juan1. Ora cambia tutto - ancora a Ricar do - e sar necessario lavorare con tutta lanima2. Vennero giorni di gioiosa attesa, in cui don Jose mara teneva vivo il suo anelito apostolico, presenten do lespansione dellOpera in tempi rapidi. Sognava di essere gi dentro la capitale: Madrid! Incognita alla quale guardo con ottimismo, perch tutto mosso da Dio, mio Padre, aveva scritto a Pedro Casciaro3. E an dava col pensiero a uno dei gravi problemi che gli si sa
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rebbero presentati e che avrebbe dovuto risolvere. Si trattava della collaborazione che si attendeva dalla ma dre. Lo si gi visto: Penso a tutti: a quelli della zona rossa, in modo specialissimo. Quando scriverai agli al tri - a tutti - di loro che chiedano al Signore che ci conservi la nonna; vedo, con una luce chiarissima, che ne abbiamo bisogno4. Nel frattempo era giunta notizia della morte di Papa Pio XI. Quando, tre settimane dopo, in una lettera del 3 marzo 1939, annunci a Juan Jimnez Vargas lelezione di Pio XII, dal cuore del Padre sfugg una scintilla di quel fuoco universale latente nellOpus Dei: Papam habemus! La prossima volta saremo l anche noi, tu e io e penso anche altri5. Dal 1931 sognava un momento del genere: Sogno - si legge in una Caterina del 1931 -, per quando lOpera di Dio sar bene avviata, la fonda zione a Roma di una Casa che sia il cervello dellorga nizzazione6. Aveva preso limpegno di predicare gli esercizi spiri tuali ai seminaristi della diocesi di Vitoria, poich gli fa ceva gola pensare a questo lavoro con anime quasi-sacerdotali. Dovette perci spiegare al Vescovo i motivi che consigliavano di differire gli esercizi: 1) La necessit di stare a Burgos il giorno di S. Giusep pe, per le ragioni che Lei conosce. Ci sono parecchi che vengono con un permesso straordinario di ventiquattro ore, e non avrebbero il tempo materiale per arrivare a Vergara. 2) La possibilit, assai probabile, che venga presa Ma drid mentre io sto dando gli esercizi. 3) Nel caso che fosse presa Madrid e io non vi andassi subito, mancherei al mio stretto dovere di ricuperare Santa Isabel, in quanto Rettore del Patronato (cosa che certe persone non mancherebbero di sottolineare), e a un duplice dovere - uno molto soprannaturale e laltro di famiglia - verso lOpera e verso mia madre, che mi at tendono senza dilazioni7.
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Cos, pieno di giubilo, valicando con limmaginazione i confini della terra promessa, invi ai suoi una Lettera Circolare che iniziava con queste parole: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e di Santa Maria. Ges benedica i miei figli e me li proteg ga. Sento la mozione di Dio a scrivervi la vigilia della presa vittoriosa di Madrid, vicino il giorno del ritorno nella nostra casa ed necessario che pensiamo a ripren dere le nostre attivit di apostolato8. Fu una lettera davvero circolare: fu passata di mano in mano, di citt in citt, finch tutti i destinatari lebbe ro letta, perch non ce nerano copie. La lettera era lo squillo di tromba con cui il Padre risvegliava lo zelo spi rituale dei suoi figli. Una volta finita la guerra, avrebbe ro rilanciato il programma di cui tante volte aveva par lato loro: porre Cristo al vertice di tutte le attivit umane. Doveva essere una mobilitazione universale al grido di Regnare Christum volumus. Voglio che vi prepariate - continuava - per lantica lot ta, che milizia e servizio della Chiesa Romana, Santa, Una, Cattolica e Apostolica, recitando con spirito di monaco e di guerriero, poich questo lo zelo della no stra chiamata, il Salmo della Regalit di Cristo. Tutti i marted ognuno, dopo aver invocato il suo Santo Angelo Custode perch lo affianchi nella preghiera, bacer il ro sario, a riprova dellamore per la Madonna e per signifi care che la preghiera la nostra arma pi efficace, poi reciter il Salmo 2, in latino9. Sto parlando di lotta e di guerra e, per la guerra, occorrono soldati. Di qui il richiamo al proselitismo: Mai come ora la no stra giovent stata tanto nobilmente scossa. Sarebbe un grande rimorso se non sapessimo cogliere, per au mentare la nostra famiglia, questi impeti e queste realt di sacrificio che indubbiamente si notano - in mezzo a tante altre cose che taccio - nei cuori e nelle opere dei vostri compagni di studio e di trincea e dei posti di guar
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dia. Seminate, quindi, e vi assicuro, nel nome del Padro ne della messe, che ci sar raccolto. Ma seminate gene rosamente... Cos, sul mondo!10. Per il Padre la Lettera Circolare era indubbiamente un modo per sfogarsi, per trasmettere ai suoi figli il grande ardore apostolico che portava dentro. Il giorno prima ne informava Albareda: Paco ti scriver i particolari. Ti voglio solo dire che cre do che partir presto verso Casa, per esser vicino quan do la porta si aprir. Porter le vettovaglie che abbiamo preparato. Tu dovrai fare in modo di portare lo scheda rio e la macchina per scrivere. Ho unaltra lettera circolare, ma non so quando circo ler: se vieni qui, la leggerai. Perch non vieni domenica prossima? Credo che io partir luned11. Tra Burgos e Madrid ci fu un andirivieni per trattare i termini della resa delle forze repubblicane. Don Josemara seguiva da vicino gli avvenimenti. Luned 27 mar zo part verso Madrid con un autocarro di approvvigio namento militare, seduto accanto al guidatore. Aveva i documenti in regola: un salvacondotto e un permesso ec clesiastico. Pass la notte a Cantalejo, un paese della provincia di Segovia a pi di cento chilometri dalla capi tale. Il giorno successivo lesercito repubblicano si arrese. La mattina del 28 marzo le truppe cominciarono a entra re in Madrid; tra i soldati cera don Josemara, in veste talare. Lemozione era incontenibile. Dal luglio 1936 era probabilmente il primo sacerdote che si mostrava per la strada in veste talare. Molti correvano a baciargli la ma no e don Josemara tendeva loro un Crocifisso12. Pass davanti al n. 16 di via Ferraz e pot constatare lo stato deplorevole della Residenza, che non era mai stata inaugurata. Poi si diresse allappartamento di via Caracas per abbracciare la madre e i fratelli e riprese possesso del baule in cui erano custoditi documenti e
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carte che costituivano larchivio dellOpera13. Ma prima ancora che la sua famiglia naturale, gli premeva riunire i suoi figli. Sincontr subito con Isidoro Zorzano e Jos Maria Gonzlez Barredo, rimasti a Madrid. Poi giunse ro altri: per primi Ricardo Fernndez Vallespin e lvaro del Portillo, con un permesso militare. Il 29 marzo mat tina si recarono tutti a fare una ricognizione in via Fer raz. I danni provocati dai proiettili erano pi gravi di quanto si era immaginato il Padre quando, lanno pri ma, aveva guardato la casa con il cannocchiale della batteria di Carabanchel. Lappartamento era stato sac cheggiato. Le pareti erano crivellate dai proiettili. Il pa vimento sfondato e rotto. Le uniche parti sane delledifi cio erano la facciata e i muri maestri. Paco Botella, arrivato da Burgos nel pomeriggio, li trov a Santa Isabel, dove erano andati tutti a sincerarsi delle condizioni del convento. La chiesa era una triste testimonianza del vandalismo incendiario. Il 20 luglio 1936, non appena scoppiata la guerra, i rivoluzionari lavevano data alle fiamme. Bruciato il pavimento; bru ciati i banchi e le pale daltare; distrutte opere darte di gran valore14.
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Per voi non ci saranno ostacoli insuperabili - conti nuava la Lettera Circolare - soprattutto se vi sentite sempre uniti con una particolare Comunione dei Santi, a tutti coloro che compongono la vostra famiglia so prannaturale15. Pensiero che sosteneva il suo ottimi smo di fronte allingrato compito di ripartire dalle ma cerie di un edificio. E non semplice casualit che, quando don Josemaria ritorn in via Ferraz, il 21 aprile, vi trovasse un ricordo consolante della fraternit che vi si era vissuta. Tra le macerie dellappartamento ritrov la pergamena, recante un testo evangelico, che vi aveva fatto appendere: Mandatum novum do vobis: ut diligatis invicem, sicut dilexi vos, ut et vos diligatis invicem.
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In hoc cognoscent omnes quia discipuli mei estis, si dilectionem habueritis ad invicem (Gv 13, 34-35 )16. Il giorno successivo allentrata delle truppe a Ma drid, si era gi riunito nella capitale un piccolo gruppo di membri dellOpera; non avendo essi dove alloggiare, don Josemara li invit a dormire nella casa rettorale di Santa Isabel. La sera del 29 marzo la dedicarono a puli re lappartamento, che era in uno stato migliore di quello destinato ai cappellani, occupato anni addietro dagli Escriv e che era stato lufficio dei commissari po litici; ledificio attiguo, il collegio delle bambine, era servito da caserma del corpo dei genieri. Dovunque re gnava il disordine: carte sparse, schedari sventrati, ta voli e sedie'rotti, letti distrutti e armadi abbandonati. Radunarono anche alcuni mobili, bench non fossero in buone condizioni, con lintenzione di dipingerli o di ripararli in futuro17. Ben presto la casa fu abitabile. Don Josemara parl con la madre e i fratelli e tutti andarono ad abitare a Santa Isabel. Di fatto, nella casa rettorale, lunica abita zione che ebbero a Madrid per alcuni mesi, cominci la diretta collaborazione di Carmen e della signora Dolo res nella conduzione dei centri dellOpera. Lo spazio di cui disponevano era piuttosto ridotto. A una estremit dellappartamento avevano preparato una camera per la signora Dolores e per Carmen. Allaltra estremit si si stem don Josemara, in una piccola stanza con una branda. Nella camera accanto, che era abbastanza am pia ed era stata soprannominata la fattoria, misero quattro letti18. Non tard a giungere a Santa Isabel la Madre Priora delle Agostiniane, accompagnata da una novizia, con lintenzione di occupare lappartamento dei cappellani, dato che il resto del convento era in rovina a causa del lincendio. Il Padre trov loro una soluzione pi conve niente affinch potessero fare vita di comunit con il re sto delle suore, che allora si trovavano fuori Madrid,
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mentre venivano riparati la chiesa e gli edifici annessi19. Poich il vicino edificio delle suore dellAssunzione non aveva subito danni, questa comunit cedette tempora neamente alle Agostiniane alcune camere del collegio delle bambine. Sistemazione provvisoria che dur fino al mese di agosto, quando don Josemara, daccordo con il Vicario Generale della diocesi di Madrid, don Ca simiro Mordilo, cedette volontariamente alle suore il suo appartamento. Come stabiliva il contratto stipulato il 5 agosto 1939 tra il Rettore del Patronato di Santa Isabel e la Madre Priora, Suor Vicenta Maria del Sagra rio, il primo cedeva alla Comunit delle Agostiniane Re collette il diritto, che a lui spetta, di abitare nella Casa Rettorale, in via Santa Isabel al n. 48. Nel contratto di cessione figuravano le clausole necessarie alla salvaguardia dei diritti dei futuri Rettori sullappartamento a essi destinato20. Nel frattempo, nella casa rettorale furono sistemati anche i vecchi mobili della casa della Nonna. Non erano molti, ma davano un tocco di eleganza familiare a quel lambiente squallido in cui la signora Dolores e i suoi fi gli vissero dopo il 9 aprile. La data segna linizio di quella che Santiago Escriv chiama lepoca di transi zione, cio del servizio provvisorio che sua madre e sua sorella prestarono nei centri dellOpera, fino a che le donne dellOpus Dei non diedero loro il cambio nei la vori di amministrazione domestica21. Sarebbe pi esatto dire che, sia nel caso di Carmen che in quello della si gnora Dolores, questo impegno apostolico di aiuto dur per tutta la vita. Durante lepoca di transizione la vita della Nonna, minata da tacite sofferenze fisiche e mora li, si and consumando dolcemente, in silenzio, senza mai conoscere un momento di riposo. Quanto a Car men, il suo servizio si protrasse un anno dopo laltro e consum il fiore della sua giovent e il meglio delle sue forze; fu sempre pronta, sempre disponibile, senza mai ostentare il suo sacrificio nascosto.
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La pulizia e la sistemazione della casa rettorale ri chiesero tempo. Non solo per la grande sporcizia accu mulata, ma anche perch si dovette notificare alle auto rit il ritrovamento di un deposito di armi e le orribili profanazioni delle sepolture della cripta, nella quale i cadaveri erano stati mischiati in unimpressionante confusione. Fu anche necessario ripulire il pozzo del lorto, nel quale erano state gettate alcune persone as sassinate durante la guerra22.
* * *

Poi cominciarono per don Josemaria giornate di inten sissima attivit. Aveva scritto ai suoi nella lettera del 9 gennaio 1939 che lOpera, impresa soprannaturale, ave va subito una paralisi durante gli anni di guerra. Un ar resto, grazie a Dio, solo apparente, perch la realt era ben diversa. Ora erano tutti nelle migliori disposizioni per riprendere o ricuperare le attivit ordinarie di apo stolato23. La parola ricupero era allora molto usata, perch la scarsit di beni obbligava a rimettere in uso quelli gi scartati perch vecchi o inservibili. Don Jose maria impresse a questa parola un nobile significato: quello di ricuperare i tempi di apostolato apparente mente perduti negli anni precedenti. Riprese quanto era stato interrotto, cominciando dai suoi Appunti intimi. La prima Caterina dopo la guerra datata 13 aprile 1939 e raccoglie una locuzione divina: Mi sono sorpreso a dire, come anni fa - senza render mene conto se non dopo - Dei perfecta sunt opera. Ho avuto lassoluta certezza, senza ombra di dubbio, che questa la risposta del mio Dio alla sua creatura pecca trice, ma amante. Tutto spero da Lui! Che sia benedet to!24. Il giorno precedente aveva localizzato il suo confessore di un tempo ed era immediatamente andato a fargli visi
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ta: Ieri sono stato da Padre Snchez, in via Velsquez 28. Quanta gioia ha mostrato! Mi ha abbracciato molte volte e continua - lo si vede - a credere nellOpera25. La notizia successiva che abbiamo di don Josemara in una lettera di Isidoro a Paco Botella. molto succinta: Il nonno occupato 24 ore su 24 a ricevere gente. Tra laltro, Isidoro spiegava nella lettera la presenza di un bel po di preoccupazioni domestiche, oltre che apostoliche: Da quando abbiamo terminato i lavori della casa ci de dichiamo a mettere in ordine le lettere. I fusibili hanno continuato a farci la guerra; ma ora il problema sono i topi. Ti ricordi che ne avevamo distrutto le tane? Non servito a nulla, le risistemano ogni giorno. Siamo in atte sa di due gatti per combattere queste bestiacce26. Grazie allo schedario, che a Burgos avevano ricostitui to quasi del tutto, poterono continuare a Madrid il lavo ro di san Raffaele. Il Padre riceveva persone che voleva no parlare con lui; dava lezioni di formazione ai membri dellOpera che arrivavano a Madrid in permesso milita re; manteneva la cura spirituale delle suore di Santa Isa bel. E non interrompeva la sua perseverante corrispon denza, invitando tutti a scrivergli, ad esempio Ricardo: Carissimo Ricardo, non sai quanto ti sar grato se non fai il pigro e ci scriverai con molta frequenza (...). Credo che dovremo benedire la guerra: mi attendo molto, per Dio e per la Spagna! Ho cominciato a lavorare e sono contento. Allinizio, al ritorno a Madrid, pensavo che mi sarebbe costato tornare a inserirmi. Invece no, come nel 1936, grazie a Dio. Un forte abbraccio e ti benedice - Mariano27. Don Josemara aveva un modo insolito di considerare la guerra e le numerose cicatrici che il conflitto aveva la sciato in tutti. Grazie al suo ottimismo soprannaturale non si fermava a osservare i disastri che essa aveva la sciato, ma considerava che la guerra, con tutte le sue
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evidenti prove di durezza e di crudelt, era servita a temprare gli animi. Il Fondatore guardava avanti, pieno di speranza, e scriveva a Chiqui: Ti assicuro che, se mi compi il piano di vita che ti ho dato, dovrai benedire la guerra, perch avrai pi espe rienza e pi fortezza per continuare a lavorare28. Alla met di maggio, alcuni Vescovi chiesero a don Josemara di tenere alcuni corsi di esercizi spirituali a sacerdoti e religiose29. Avrebbe iniziato nel mese di giu gno a Valencia e, come era solito fare, si mise a racco mandare al Signore questo lavoro con grande anticipo, chiedendo anche ad altri preghiere per la crescita spiri tuale dei partecipanti, ad esempio a mons. Santos Mo ro, vescovo di vila: Carissimo signor Vescovo, Ges La protegga! Questo peccatore ricorre sempre a S.E. con la mano te sa. Padre, ho in programma diversi corsi di esercizi, al- . cuni dei quali (a Valencia e a Madrid) per sacerdoti... e ho bisogno delle sue preghiere e della sua benedizione di Padre e di Pastore. Grazie! Lei sa quanto Le vuol bene e Le grato il suo Josemara30. Rafael Calvo Serer e don Antonio Rodilla (il quale, oltre a essere Vicario Generale dellArcidiocesi di Valen cia, era Rettore del Colegio del Beato Juan de Ribera) erano riusciti a riunire un gruppo di universitari per un corso di ritiro. Linizio fu fissato per il 5 giugno. Quel giorno don Josemara arriv a Burjasot, il paese nei pressi di Valencia in cui il Collegio aveva sede. Il sacer dote era disposto a mettere le mani in pasta, cio a dedi carsi interamente al suo compito spirituale, affidando allArcangelo Raffaele lefficacia delle sue parole. In se-, conda istanza, aveva lintenzione di approfittare anche lui di quei giorni di ritiro: Approfitto di dover ripulire
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queste anime per farlo anche con la mia: ne ho proprio bisogno31, diceva ai suoi figli. Gli universitari passeggiavano a piccoli gruppi per il giardino del Collegio, aspettando larrivo del predicato re; videro apparire un sacerdote giovane, sorridente, che sembrava affaticato per il lungo viaggio. Mentre si avvi cinava, don Antonio Rodilla, che aveva accanto alcuni universitari, disse loro, senza tanti giri di parole: Que sto signore fa miracoli...32. Don Josemara lo sent e si avvicin rapidamente per dirgli, con fare affettuoso, che quella presentazione non gli faceva affatto piacere. Ma il Vicario Generale non parlava per parlare. Sapeva molto bene quello che diceva, poich don Josemara aveva aiutato la sua anima a Burgos33. Visitando il Collegio prima diniziare il ritiro, don Jo semara scopr in una stanza un cartellone con questa scritta: Ogni viandante segua la sua strada. Ne chiese lorigine; ledificio era stato requisito durante la guerra dallesercito repubblicano e quel cartello era stato la sciato dagli occupanti. Non volle che lo togliessero: Lasciatelo, mi piace; dal nemico, un buon consiglio34. La frase gli serv da spunto per le sue meditazioni. Ne fece diverse applicazioni: sulla vocazione cristiana, sulla fedelt alla chiamata personale di ciascuno e sul cammi no che conduce allideale prescelto. Sapendo che poteva trovare il Padre a Valencia men tre predicava i due corsi di ritiro spirituale, prima agli studenti e poi ai sacerdoti, lvaro del Portillo gli te lefon prima di chiedere un permesso militare e dintra prendere il viaggio per vederlo. Si trovava con il suo battaglione a Olot, vicino ai Pirenei. Non si era immagi nato quante difficolt avrebbe avuto nel viaggio. Le truppe repubblicane in ritirata avevano fatto saltare i ponti nella zona di Catalogna e sullEbro, le strade era no distrutte e il servizio ferroviario del tutto irregolare... lvaro ci mise tre giorni per arrivare a Burjasot. Lulti mo giorno degli esercizi, con grande stupore dei parteci
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panti, entr nelloratorio con la divisa di sottotenente del Genio e si mise a seguire la meditazione in prima fi la. Ma aveva tanto sonno arretrato dalle nottate prece denti che dopo pochi minuti dormiva beatamente35. Quel sonno, al cospetto di Dio, valeva come orazione, disse il Padre. Lorazione della stanchezza, centrata sul desiderio di sfruttare quel poco che ormai rimaneva dei giorni di ritiro spirituale. Ben poco tempo pass il sottotenente a Valencia. Due giorni dopo ritornava a Olot, dove avrebbe trovato una lettera del Padre da Burjasot datata 6 giugno, vale a dire scritta prima che egli partisse da Olot per Valencia. Nel la lettera veniva esplicitata, con grande chiarezza, la pi audace affermazione di paternit spirituale che mai sia uscita dalla penna del Fondatore: Saxuml Si aspettano molto da te il tuo Padre del Cielo (Dio) e tuo Padre della terra e del Cielo (io)36. In pochissime parole viene espressa la filiazione del cristiano rispetto a Dio nostro Padre; nello stesso tem po sono affermate la trascendenza soprannaturale della chiamata divina allOpus Dei e la conseguente pater nit del Fondatore rispetto ai suoi figli, oltre il tempo e la morte. Agli esercizi spirituali di Burjasot assistettero quattor dici giovani. Certamente con buone disposizioni dani mo se il Padre, il giorno successivo al suo arrivo, scrisse con entusiasmo a Madrid: Sono molto contento: insistete con il Signore e tutto an dr bene. Cos come la questione della Casa. Ci manche rebbe altro! Il mio ottimismo cresce ogni momento37. Chiedeva anche ad altre persone laiuto urgente della preghiera. Il fatto che don Josemaria aveva finalmente trovato la tanto sospirata miniera di vocazioni per lO
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pus Dei. Va molto bene! - scriveva al termine degli esercizi di Burjasot -. Ieri il Signore ce ne ha mandato un altro: quattro nuovi, in totale. E ragazzi in gamba. Spero che sapranno perseverare38. Non furono gli unici. Terminati gli esercizi, parl con don Josemara un giovane che non aveva potuto parte ciparvi e che, conosciuta POpera, era deciso a farsi ac cettare: Cerca anche di forzare la porta39, rifer il Fondatore. Un mese pi tardi la porta aveva ceduto: Ges mi ti protegga. Che altro ti posso dire, se non s, avanti? Meravigliati e fa in modo di essergli grato, vedendo che ti ha scelto per cose tanto grandi. Se perseverate... sono cos maturi e succosi i frutti di questa ardente terra valenciana! Ti vuol bene e ti benedice tuo Padre - Mariano40. Jos Manuel Casas Torres era, per il momento, lulti mo di quel grappolo di vocazioni valenziane che era co minciato a Burjasot con Amadeo de Fuenmayor. Don Josemara, sicuro di non aver esaurito il filone, decise di tornare a Valencia quanto prima possibile per realizzare il sogno interrottosi nel 1936 quando, mentre dava ini zio allespansione dellOpus Dei nelle varie province, era scoppiata la guerra.

2. Cammino
Poco dopo essersi stabilito a Burgos e aver ripreso con tatto con i giovani sotto le armi che negli anni passati avevano ricevuto da lui direzione spirituale, don Jose mara si accorse che non era facile averne cura con rego larit. Erano isolati, sparsi su diversi fronti. Gli sposta menti del sacerdote diventavano difficili. I trasporti erano precari. Gli mancava tempo e, in ogni caso, biso
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gnava procurarsi i salvacondotti, che comunque non sempre consentivano di arrivare in prima linea. Non era facile neppure la corrispondenza epistolare. Se don Josemaria si assentava da Burgos, al ritorno tro vava talvolta sul tavolo una montagna di lettere, anche se in genere accadeva il contrario: le risposte tardavano molto ad arrivare. Tra laltro, non sempre le staffette militari funzionavano normalmente e spesso, a causa degli spostamenti delle singole unit, il servizio postale si interrompeva. Quando scriveva ai suoi, il sacerdote era solito ricor dare loro, immancabilmente, di compiere le norme di piet e, soprattutto, di non dimenticare il tempo da de dicare quotidianamente allorazione mentale. La lettura dei fogli mensili di Noticias aiutava chi li riceveva a rav vivare abitudini forse dimenticate, offrendogli spunti di meditazione. Ma questo sistema apostolico di far arri vare fino alla linea di combattimento un soffio di vita interiore, perch il soldato elevasse la mente a Dio an che in trincea, era precario e insufficiente. Cos don Josemara pens di rimediare facendo circolare tra i suoi il libro Considerazioni spirituali, pubblicato nel 1934. Il suo progetto iniziale era di ristampare il libro in forma to ridotto, perch potesse stare nelle tasche dei giubbot ti e delle giacche dei militari. Ma trov molte difficolt e fu costretto a posporre la realizzazione dellidea41. Abitava gi allHotel Sabadell quando cominci il la voro di ampliare il numero delle considerazioni compre se nel volume. Segu lo stesso metodo usato a Madrid per elaborare le Caterine: quando gli veniva unidea, uno spunto apostolico o una luce interiore, ne prendeva su bito nota su un pezzo di carta, in modo sommario, in attesa di poter dare forma estesa a ci che aveva pensa to. E a fine pomeriggio, quando Pedro e Paco tornavano dal lavoro ed entravano nella stanza, spesso il Padre li salutava agitando un mucchietto di fogli e di schede. Poi glieli leggeva - erano frasi concise - e le sviluppava in
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un ampio commento. Il Padre chiamava gaiticas que ste brevi note in cui erano racchiusi la sintesi di un pen siero o un episodio appena abbozzato. Erano frasi cari che di senso, e quando in seguito ne sviluppava il significato era come se le facesse risuonare, cos come un suono armonioso e prolungato esce dalla sacca ri gonfia di una zampogna (gaita)42. Un giorno, al ritorno dalla caserma, i due militari tro varono una sorpresa. Le gaiticas, faticosamente ricopia te a macchina dal Padre, erano accuratamente distribui te in mucchietti. I foglietti, ordinati per temi, erano stesi sui tre letti della stanza. Ma dovettero passare ancora diversi mesi prima che il libro fosse pronto per la pub blicazione. La campagna dellEbro, dapprima, e poi la campagna della Catalogna (senza dimenticare la scar sit di carta in tempo di guerra e la speranza di unim minente rientro a Madrid) ne dilazionarono la stampa. Agli inizi del 1939, Pedro Casciaro, che si trovava a Calatayud, ricevette una lettera da Burgos in cui il Padre gli diceva: Mi piacerebbe che ti incaricassi tu della stampa del mio libro: ci sono tipografie adatte laggi? Mi mancano solo ottanta considerazioni-, questione di giorni43. Tutti, perlomeno quelli che passavano da Bur gos, erano al corrente dei progressi del libro; una setti mana dopo, questa volta in una lettera a Jos Maria Al bareda, il Padre aggiunse questo laconico poscritto: Ne mancano 2744. Una tale precisione sul numero delle considerazioni fa sospettare che lautore si fosse prefissata una meta, or mai quasi raggiunta. Lobiettivo - lo si seppe dopo - era di scriverne 999: numero simpatico e significativo, ov viamente non scelto a caso. Egli aveva ben presente la simbologia spirituale dei numeri, che lo induceva alla teologia della matematica45. Il 9 era - a suo dire - un numero che lo entusiasmava. La scelta di 999 punti per Cammino non pertanto un capriccio matematico, ben
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s un modo di manifestare la sua devozione per la San tissima Trinit. Lautore si era espresso qualche volta sul titolo del li bro? In uno dei suoi viaggi, nel febbraio 1939, don Josemaria si era portato a Vitoria le pagine dattiloscritte del libro, gi in bella copia e ben classificate, allo scopo di mostrarle al Vescovo. La lettura entusiasm mons. Lauzurica, visto che il giorno successivo don Josemara scri veva a Pedro Casciaro: A che punto la copertina del libro? urgente. Al Vescovo piace: ieri mi consigliava di farne una tiratura abbondante46. Data lurgenza, quella settimana stessa Pedro invi a Burgos un bozzetto; dopo averlo visto, il Padre gli rispo se: Mi piace la copertina del libro; ti dar qualche sug gerimento quando ne sapremo le dimensioni, perch tu possa disegnare quella definitiva47. Naturalmente Pe dro, da buon artista, non era soddisfatto e si mise subito a ideare altri bozzetti. Scrisse a Paco Botella: Invio un bozzetto per la copertina di Considerazioni. Non mi convince molto. Ne far ancora qualche altro. Se Ma riano daccordo, mi pu inviare il titolo Considerazio ni scritto da lui, cos lo riproduciamo sulla copertina, in nero o in rosso48. Passati cinque giorni senza avere ri cevuto risposta, Pedro torn a insistere: Aspetto la pa rola Considerazioni49. Anche questa richiesta cadde nel vuoto: non ebbe mai risposta. Lautore aveva forse perso interesse per il libro? La sua pubblicazione era forse stata accantonata? E se non era cos, come mai don Josemara, che rispondeva sempre alle lettere e che per giunta aveva messo fretta, non gli scriveva nulla? Lautore non aveva affatto abbandonato lidea di pubblicare quanto prima il libro. Ne prova una richie sta urgente rivolta al Vescovo di Vitoria, come se lopera fosse sul punto di uscire: Mi faccia il prologo per il mio libro, quanto prima!. Pochi giorni dopo il Vescovo invi il prologo, datato festa di S, Giuseppe, 1939, per indicare che era un regalo per lonomastico di don
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Josemaria. Nel prologo compaiono alcune frasi che, co me si vedr, hanno un particolare interesse biografico: In queste pagine aleggia lo spirito di Dio. Dietro ogni sua massima c un santo che vede le tue intenzioni e at tende le tue decisioni. Le frasi sono spezzate perch sia tu a completarle con il tuo comportamento50. Il libro era quindi completo quando sopraggiunse la fine della guerra civile. Il ritorno a Madrid e obblighi pi importanti fecero rinviare i tentativi di stamparlo. Ma non curioso che durante tutto il lungo processo di preparazione non appaia alcuna allusione al titolo? fuor di dubbio che don Josemaria lo custodisse gelosa mente in pectore, perch mons. Lauzurica, nel prologo, dovette fare ricorso a faticose e complesse perifrasi: queste righe penetranti, queste riflessioni concise, in queste pagine, in cui le frasi sono spezzate e dietro ogni sua massima... Righe, riflessioni, frasi, massime... di quale libro? Tutto sembra reclamare a gran voce il titolo dellopera. A tal punto che lautore del prologo non pu neppure usare la parola libro perch, priva del titolo, distruggerebbe lintimit che cerca di suscitare nel lettore. Dopo un lungo silenzio di mesi, senza il minimo indizio del titolo, in una lettera del 18 maggio 1939 leggiamo queste righe scritte dal Fondatore ad Alvaro del Portillo: Saxuml Quanto bianco e lungo - lo vedo - il cammi no che ti resta da percorrere! Bianco e ricolmo, come un campo maturo. Benedetta fecondit dellapostolo, pi bella di tutte le bellezze della terra! Saxuml51. La parola cammino, in quella data e in tale contesto, una piccola luce che ci porta direttamente al titolo del libro, perch la prima volta che nei suoi scritti il Fon datore insiste su questa parola, arricchendola di signifi cato spirituale. In effetti, il primo giugno, il Padre chiese ad alcuni suoi figli di aiutarlo a preparare lindice delle
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gaiticas; vi lavor anche Paco Botella, che passava il fine settimana a Madrid e che il giorno successivo, gi a Bur gos, scrisse a Pedro Casciaro per informarlo della sor prendente novit: il libro non si sarebbe chiamato Con siderazioni, bens Cammino51. Don Josemara, come sappiamo, and a Valencia il 5 giugno per tenere il corso di ritiro spirituale agli univer sitari e consegn loriginale al tipografo. Il giorno 6 an nunciava a quelli di Madrid: Il libro in stampa53. Il ritrovamento, poco dopo il suo arrivo a Burjasot, del fa moso cartellone con la frase: Ogni viandante segua la sua strada (Cada caminante siga su camino) aveva ri svegliato il suo anelito apostolico. Era, ben lo sapeva, qualcosa di pi di una semplice coincidenza e aveva chiesto che lo lasciassero al suo posto. Se lo sarebbe ri cordato per sempre. La coincidenza fra il cartellone e il titolo del libro, lungamente pensato ma deciso proprio allultimo momento, stimol le sue doti di esegeta e la sua prodigiosa capacit di interpretazione, per indicare in mille modi diversi ai partecipanti del corso di ritiro il cammino, la strada su cui potevano indirizzare la pro pria vita54. Peraltro, il libro avrebbe visto la luce soltan to il 29 settembre 193955.
* * *

Il nucleo di Cammino costituito dai punti di Conside razioni spirituali, ai quali lautore ne aggiunse pi di 500, fino ad arrivare a 99956. Lambito storico di Consi derazioni compreso tra gli anni 1928 e 1934, mentre per Cammino si prolunga fino al 1939. Ma i due perio di sono fusi da ununica fonte dispirazione, perch i pensieri provengono, pi che dagli eventi della vita spa gnola, dalla vita contemplativa dellautore e dagli eventi quotidiani della sua attivit apostolica. Fonte principale di Considerazioni spirituali, pubbli cato nel 1934, sono le Caterine, a differenza di Cammi no, in cui molti punti provengono dalla corrispondenza
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mantenuta a Burgos con le persone che lautore dirige va spiritualmente. Ma in entrambi i casi, sia che si trat ti di idee estratte dagli Appunti intimi sia che provenga no dalle lettere, assieme a considerazioni personali vi sono abbondanti riferimenti scritturistici e riflessioni morali57. Ma resta sempre prevalente laspetto autobio grafico; nelle pagine del libro sono rispecchiate le espe rienze dellautore. Davanti agli occhi del lettore - senza seguire alcun or dine cronologico - sfilano persone e scene legate al gio vane Fondatore. Cos, per esempio, Jos Maria Somoano, cappellano dellOspedale del Re, anima di grande finezza e sensibilit: Come pianse, ai piedi dellaltare, quel giovane Sacerdo te santo che merit il martirio, perch si rammentava di unanima che si era accostata in peccato mortale a rice vere Cristo!58. Oppure Luis Gordon, docile e obbediente, che, do vendo pulire il vaso da notte di un malato, cercava di vincere la naturale ripugnanza e diceva sottovoce: Ge s, chio faccia buon viso!59. E lammalata, carne da caserma in giovent e poi Maddalena nellora della morte, che don Josemara ave va aiutato a morire santamente, recitando con lei la lita nia del dolore che brucia e purifica: Benedetto sia il dolore. - Amato sia il dolore. - Santifi cato sia il dolore... Glorificato sia il dolore!60. Tuttavia, quando il protagonista lo stesso autore e laccaduto si tinge di soprannaturale, questi elementi appaiono opportunamente cancellati o spersonalizzati, come accade, per esempio, per la locuzione che ebbe il Fondatore mentre distribuiva la Comunione alle suore di Santa Isabel:
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Raccontano di unanima che, nel dire al Signore nello razione: Ges ti amo, sent questa risposta dal cielo: Le opere sono amore, non i bei ragionamenti61. In alcuni casi lautore spoglia le locuzioni o le illumi nazioni divine del loro carattere originario di fenomeni soprannaturali e le diluisce nel testo: Fatti forte dinanzi agli ostacoli. - La grazia del Signore non ti mancher: inter medium, montium pertransibunt aquae! - Valicherai le montagne!62. Molti punti di Cammino sono autentici frammenti della sua vita, episodi che nel racconto saranno trasferi ti discretamente in seconda o terza persona, per cancel lare cos ogni traccia autobiografica. Abbiamo gi letto lannotazione del 22 dicembre 1937 con la descrizione dellaccaduto nella cappella del palazzo episcopale di Pamplona: Il Vicario Generale ha consacrato calici e patene. Sono rimasto un momento solo nella cappella e, affinch il Signore lo trovi la prima volta che scender in questi vasi sacri, diedi un bacio a ciascun calice e alle patene. Erano venticinque, regalo della diocesi di Pamplona per il fronte63. Lepisodio passa in Cammino, ma viene messo in ri salto solo laspetto della devozione eucaristica: Pazzo! - Ti ho visto - ti credevi solo nella cappella epi scopale - deporre un bacio su ogni calice e su ogni pate na appena consacrati: perch Egli trovasse quel bacio nel discendere per la prima volta in quei vasi eucaristici64. La distanza che intercorre fra Considerazioni e Cam mino tuttavia non solo questione di date o di un mag gior numero di punti o di pagine, come se si trattasse
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dellaffluente che sfocia in un altro fiume di maggior portata. La differenza, senza dubbio, pi profonda. hAvvertenza preliminare di Considerazioni dichiarava che i punti in questione erano stati scritti senza pretese letterarie o di pubblicazione65. Essenzialmente erano stati messi insieme vari pensieri suddivisi per temi e ca pitoli. Nella genesi di Cammino, invece, c fin dal pri mo momento il proposito manifesto di scrivere e di pub blicare un libro. Dalla prima allultima pagina, lelaborazione di Cammino - nata con lidea di rimpol pare Considerazioni - mostra una rigorosa unit di spi rito e dintenti. Man mano che avanzava lanno 1938, lautore si rese sempre pi conto che il materiale di base - i 438 punti di Considerazioni - lo invitava decisamente a sviluppare alcuni temi. Con ampiezza di vedute, egli aument, nel la genesi di Cammino, il numero delle sezioni creando cos un pi esteso ventaglio di argomenti. Fu poi riordi nata la distribuzione di titoli e contenuti. Infine, cerc di dare maggior coesione interna ai capitoli. Una simile operazione richiedeva una disciplina di la voro pi radicale di quanto potesse apparire a prima vi sta. Gi allinizio lautore indica lo scopo che si prefig ge: Intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca; cos migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini dorazione e dAmore, e di verrai finalmente unanima di criterio66. Questo proposito esige un metodo di rinnovamento delPintelligenza e della volont. Il Vescovo di Vitoria in dica in che cosa consiste questa spinta quando, con mol ta perspicacia, fa notare nel prologo che le massime del libro sono in attesa che il lettore prenda la decisione di completarle. Questo metodo di risvegliare le coscienze riflesso anche nello stile di Cammino. Le sue pagine so no piene di esclamazioni e di interrogativi, di argomenti persuasivi - con parecchi elementi di buon senso -, di ironie e di esortazioni, di forme imperative e di punti so
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spensivi. Artifici il cui scopo finale altro non che muo vere a un cambiamento interiore e a un miglioramento di vita. Per questa ragione, la lettura di Cammino pro voca una pacata agitazione. Comincia con il capitolo Carattere, il cui primo punto, senza divagazioni, un invito a cambiare rotta e a fare nella propria esistenza qualcosa di utile ed elevato: Che la tua vita non sia una vita sterile. - Sii utile. - La scia traccia.- Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore67. In Cammino c dunque una unit strutturata. In ef fetti, tra i nuovi capitoli ve n uno, Perseveranza, che la fibbia che chiude lopera. Infatti, tranne uno, tutti i punti che lo compongono sono nuovi. Ed sufficiente esaminare i due ultimi pensieri del libro per rendersi conto della sua ben studiata struttura, che si inerpica a spirale, dalla base fino alla cima. Tutto per raggiungere lobiettivo di smuovere luomo interiore. Ma una volta che il lettore ha raggiunto il vertice della meditazione, occorre assicurarsi della fermezza dei suoi propositi. Ec co il motivo del capitolo Perseveranza, perch: Comin ciare di tutti; perseverare dei santi68. Per concludere il capitolo, lautore si serv di una pa rabola: quella dellasino legato alla noria. Lo aveva vi sto nella pianura di rbigo, nel luglio 1938, un giorno che aveva perso il treno alla stazione di Leon. Da quel la scena campestre traspariva, oltre alla docilit, il la voro quotidiano, umile, monotono e oscuro, fatto di piccoli e ripetuti sforzi, ma con splendidi risultati di fertilit e di servizio: Benedetta perseveranza dellasinelio di noria! - Sempre allo stesso passo. Sempre gli stessi giri. Un giorno dopo laltro, tutti uguali. Senza di ci, non vi sarebbe maturit
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nei frutti, n freschezza nellorto, non avrebbe aromi il giardino. Porta questo pensiero alla tua vita interiore69. A questo punto, non resta che sostenere questa be nedetta perseveranza con la decisione, presa nella pri ma riga del libro, di evitare che la nostra sia una vita sterile. E dove trovare questo appoggio sicuro se non nellintimit col Signore? Qual il segreto della perseveranza? LAmore. - In namorati, e non lo lascerai70. Lorigine e il processo di elaborazione di ciascuno dei punti del libro ne rivelano benissimo lobiettivo: avviare il lettore sui cammini dorazione e dAmore, median te lattenta meditazione delle sue considerazioni. Cam mino non , di conseguenza, un trattato sistematico, ma opera di riflessione e di consultazione, alle cui pagine il lettore pu fare ricorso senza stabilire un ordine rigoro so di lettura. Il che non significa che il libro sia disordi nato. Esaminandolo per bene, ci si accorge che ciascuno dei capitoli di Cammino ha una sua struttura interna ed predisposto per inserirsi nellarchitettura dellinsieme. Prendiamo come esempio il capitolo La volont di Dio. Nel libro del 1939 si notano cambiamenti radicali nella presentazione, nel numero e persino nellordine dei pensieri. Lautore ha cercato, senza dubbio, di facilitare landamento della meditazione, stabilendo un filo con duttore delle aspirazioni dellanima. In sintesi, gli ele menti costitutivi del capitolo La volont di Dio nella versione definitiva sono: una parte introduttiva; un cor po centrale di variazioni sui pensieri dell 'ouverture; e in fine alcune considerazioni pratiche, che sfociano nel se guente consiglio: questione di pochi secondi. Prima di cominciare
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qualsiasi attivit, pensa: Che cosa vuole Dio da me in questa faccenda? E, con la grazia divina, agisci!71. Sulle considerazioni che iniziano il capitolo lautore fonda tutta la forza delle pagine che seguono. Il primo punto proclama la verit evangelica: Ecco la chiave per aprire la porta ed entrare nel Regno dei Cieli: Qui facit voluntatem Patris mei qui in coelis est, ipse intrabit in regnum ccelorum - colui che fa la vo lont del Padre mio... questi entrer!72. Nel secondo punto, facendo un salto inatteso, mette improvvisamente il lettore di fronte al modo di ammini strare la propria libert. E lo rende direttamente respon sabile delle ripercussioni della sua condotta nella sua stes sa esistenza e nella porzione di storia dove Dio lo attende: Dal fatto che tu e io ci comportiamo come Dio vuole non dimenticarlo - dipendono molte cose grandi73. Notiamo di passaggio che questo testo proviene da una lettera del Fondatore a un giovane che si dirigeva con lui nel 193874. La terza considerazione proviene da una Caterina del 1932. In essa ci vengono presentate le deplorevoli con seguenze che derivano allanima quando contesta, o ri fiuta, il disegno tracciato da Dio: Noi siamo pietre, blocchi da costruzione, che si muo vono, che sentono, che hanno una volont liberissima. Dio stesso lo scalpellino che ci smussa gli spigoli, ag giustandoci, modificandoci, secondo il suo desiderio, a colpi di martello e di scalpello. Non cerchiamo di sfuggire, non cerchiamo di schivare la sua Volont, perch, in ogni caso, non potremo evitare i colpi. - Soffriremo di pi e inutilmente e, invece della pietra levigata e pronta per edificare, saremo un muc
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chio informe di ghiaia che la gente calpester con non curanza75. Nella Caterina questa considerazione era svolta come conseguenza di una riflessione su ci che Dio si attende va dai primi che avrebbero dovuto edificare lOpera: Se si fosse trattato di mettere in piedi un baraccone da fiera, la cosa sarebbe stata facile e veloce. Quattro pali piantati nel terreno, qualche metro di tela, inchiodare qualche tavola di legno... ed fatta. Ma ledificio dellO pera di Dio un palazzo secolare che durer sino alla Fi ne, e larchitetto lo Spirito Santo... Noi siamo le pietre squadrate che Ges vuole sotterrare nelle fondamenta. Pietre che si muovono, che sentono...76. In questo modo si pone laccento su diversi aspetti dellesistenza umana: la vita eterna che ci attende nel Regno di Cieli; la nobile partecipazione alle vicende sto riche; le tristi conseguenze della ribellione agli inviti che Dio fa alluomo. Cos, facendo appello alla fede, alla ra gione, allimmaginazione e ai sentimenti, si cerca di smuovere la volont, impegnandola in un cammino di miglioramento. * * * Nelle pagine di Cammino si affaccia qua e l una evoca zione emotiva o laccenno a un episodio, che aiutano a situare il contesto delle riflessioni. A volte, brevi pennel late servono a evocare sullo sfondo un intero paesaggio: Ricordi? Facevamo, tu e io, la nostra orazione, al cader della sera. Si udiva, l vicino, il rumore dellacqua. - E, nella quiete della, citt castigliana...77. il ricordo delle acque rumorose del fiume Arlanzn, lungo il quale il Padre passeggiava con i suoi o con qual che militare, giunto a Burgos in permesso.
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Burgos, la citt unita alla memoria di Rodrigo de Vi vai, il Cid, leroe nazionale delle chansons de geste, la cui eroica grandezza cantata insieme alle minute cose domestiche e quotidiane, come si legge in una lettera e poi in Cammino: I poemi eroici - come il Cantar de Mio Cid - raccon tano sempre avventure straordinarie, ma mescolate a particolari casalinghi delleroe. Magari tu badassi sem pre molto - linea retta! - alle cose piccole78. Nel suo angoletto allHotel Sabadell, separato da una tendina dalla camera di Pedro Casciaro e Paco Botella, il sacerdote si rintanava per fare le sue discipline a sangue. Non aveva altra possibilit; e quando i suoi figli, quella volta in casa, ne udirono il rumore, il Padre giustific il proprio operato con le parole raccolte in Cammino-. Se sono stati testimoni delle tue debolezze e delle tue miserie, che importa che lo siano della tua penitenza?79. In questa considerazione sulla penitenza, cos come altre volte, sono passate pudicamente sotto silenzio le circostanze del fatto narrato. evidente che i dettagli personali avrebbero sottolineato con maggior vigore la dottrina, evitando unastratta generalizzazione. Ma lautore, lo sappiamo, si ritrae da tutto ci che pu im plicare unostentazione autobiografica. In Cammino viene rispecchiato anche il fervore pa triottico di Burgos in quei giorni - bandiere, uniformi, entusiasmo - ricordando per che anche Cristo ha la sua milizia: Il fervore patriottico - lodevole - porta molti uomini a fare della loro vita un servizio, una milizia. - Non di menticare che anche Cristo ha milizie e gente scelta al suo servizio80. * * *
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Il titolo Cammino, che lautore matur tanto a lungo, un nome simbolico, denso e pregno di significato. In es so confluiscono la chiamata universale alla santit; il metodo per seguire fedelmente le orme di Cristo, che Via, Verit e Vita; e un programma di direzione spiri tuale per raggiungere questa meta. Nel titolo racchiu sa anche la ragion dessere del libro: Vuoi che ti dica tutto ci che penso del tuo cammino? - Ebbene, guarda: se corrispondi alla chiamata, lavorerai per Cristo quantaltri mai: se diventi uomo dorazione, saprai corrispondere come prima ti dicevo e cercherai, con sete di sacrificio, i lavori pi duri... E sarai felice quaggi e felicissimo poi, nella Vita81. Cammino esigente. Nelle sue pagine c posto per le cose piccole, ma non c posto per le cose mediocri. In ultima analisi, una chiamata alla santit di vita, chiave non solo dellesistenza personale, ma anche,- indiretta mente, della storia dellumanit: Un segreto. - Un segreto a gran voce: queste crisi mon diali sono crisi di santi82. Il libro non contiene tutto lo spirito dellOpus Dei, contiene per lessenziale del messaggio divino del 2 ot tobre 1928: la chiamata universale alla santit in mezzo al mondo, il senso della filiazione divina in Cristo come fondamento di quello spirito e la funzione santificante e apostolica del lavoro umano. Cammino ha la virt di porre la santit, per cos dire, a portata di mano: La santit grande consiste nel compiere i doveri pic coli di ogni istante83. Lo stile peculiare del libro, il suo vigore ascetico e in tellettuale, la sua elevata ispirazione, sono tutti gi impli citi nelle Caterine e nelle lettere. Dunque, in C am m ino
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predomina laspetto autobiografico. Non in guisa di me morie trascorse e sbiadite, come i petali scoloriti di un fiore schiacciato tra le pagine di un libro. Dalle sue con siderazioni si diffonde il bonus odor Christi che impone la presenza viva dellautore, il quale, col procedere della lettura - a volte riflessioni, altre volte dialogo - conduce per mano per la via della sua stessa vita interiore. Don Josemara ebbe per tutta la vita labitudine di ini ziare le lettere pregando per il destinatario: Ges mi ti protegga, scriveva a Pedro Casciaro. (...) Fa molto piacere scrivere a un figlio e intestare la lettera con il santo nome del Signore: Ges. Ho letto i tuoi... sfoghi: gaudium cum pacel Tutto si sistemer come desideri. Sii paziente. Sii allegro. Riposa in Lui e in me. Termino. La mia benedizione e un abbraccio molto forte - Maria no84. Linteressato poteva riposare in Dio e in quel santo sa cerdote, sicuro, fin dallintestazione della lettera, che non gli sarebbero mancate la preghiera e la mortifica zione del Padre, come si legge in Cammino: Potenza del tuo nome, Signore! - Incominciai la lettera, come mio solito, Ges mi ti protegga. - E mi scrivono: Il Ges mi ti protegga della sua lette ra mi gi servito per liberarmi da un bel guaio. Che Egli protegga anche tutti voi85. Proprio in questo consiste lefficacia spirituale del li bro: tutte le sue pagine sono maturate nella mortifica zione e unte con lolio della preghiera. Non appena il lettore decide di collaborare, la lettura opera nel profondo dellanima. Perch i suoi pensieri sono freschi e vitali, non sono frasi imbalsamate. Molto a proposito scriveva nel prologo il Vescovo di Vitoria: In queste pagine aleggia lo spirito di Dio. Dietro ogni sua massi
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ma c un santo che vede le tue intenzioni e attende le tue decisioni86. Prima di parlare con una persona, don Josemara la raccomandava sempre al suo Angelo Custode. La stessa cosa faceva quando scriveva una lettera. E possiamo es sere sicuri che fece lo stesso mentre scriveva Cammino, in cui si pu leggere questa osservazione autobiografica: Non so come imbrattare il foglio parlando di cose che possano essere utili a chi ricever la lettera. Quando co mincio, dico al mio Angelo Custode che, se scrivo, per ch serva a qualcosa. E, sebbene non dica altro che sciocchezze, nessuno potr togliermi - n togliere a lui il tempo che ho impiegato nel chiedere al Signore quel che so che pi giova allanima di colui al quale diretta la mia lettera87. Fin dai primi tempi, dal 1931, il Fondatore alimentava il desiderio di scrivere libri di fuoco e di farli correre per il mondo come una fiamma viva, che dia luce e calore agli uomini e trasformi tanti poveri cuori in braci ardenti per offrirli a Ges come rubini della sua corona di Re88. Con questo spirito fu composto Cammino. Tra i libri di fuoco si annovera anche Santo Rosa rio, la cui seconda edizione usc nei primi giorni dellot tobre 1939, poco dopo la pubblicazione di Cammino89.

3. Le circostanze politiche La spietata e cruenta guerra civile aveva spinto la Spa gna sullorlo della rovina, da cui non si riprese che dopo quindici anni e solo per quanto concerne le distruzioni di beni materiali; perch, per quanto si riferisce a perdi te daltro genere, non era facile ricostruire la nazione. Nel foglio mensile di Noticias del marzo 1939 don Jo semara rilevava con queste parole la fine dellepoca del
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la transizione e il ritorno alla normalit: Passiamo dal lo scardinamento proprio di questi tempi, alla via ben tracciata che ci condurr alla vittoria definitiva90. Era un linguaggio ottimista e spirituale, non un linguaggio politico. Chi poteva ignorare che bisognava ricostruire la nazione in mezzo a unenorme miseria e allassenza di risorse materiali? Tuttavia il tono della Lettera Circola re del Fondatore ai suoi figli del 9-1-1939 era frutto di solide convinzioni soprannaturali: Ostacoli? Non mi preoccupano gli ostacoli esterni: li vinceremo facilmente. Temo un solo ostacolo, enorme: la vostra mancanza di filiazione e la vostra mancanza di fraternit, se mai si dessero nella nostra famiglia. Tutto il resto (penuria, debiti, povert, disprezzo, calunnia, menzogna, ingratitudine, ostacoli da parte dei buoni, in comprensione e perfino persecuzione da parte dellauto rit), tutto, non ha importanza, se vi sono un Padre e dei fratelli, pienamente uniti per Cristo, con Cristo e in Cri sto. Non ci saranno amarezze che ci possano togliere la dolcezza della nostra benedetta Carit91. Non fu facile rimediare ai guasti della guerra civile. Il potenziale umano aveva subito una forte decurtazione. Nella memoria di ogni spagnolo erano presenti i morti, caduti o assassinati, che assommavano a circa 300.000 persone. E poi cerano innumerevoli carcerati ed esiliati. Inoltre, ponti e strade, case e fabbriche, erano distrutti o malridotti. Mancavano veicoli, navi e macchinari dogni tipo. Scarseggiavano i beni di uso domestico, i generi di vestiario e i viveri. Riorganizzare tutto ci che era disor ganizzato richiedeva tempo, mano dopera e importa zioni dallestero. Per colmo di sventura, le riserve doro della Banca di Spagna erano state consumate nel mate riale bellico o erano state portate allestero. E, per dare il colpo di grazia, era diminuita moltissimo la produzio ne agricola: lunghi anni di siccit costrinsero la nazione
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nella morsa della fame e prolungarono il razionamento dei generi alimentari fino al 195192. Disgraziatamente, la fine della guerra non spense gli odi inveterati. Si percep a lungo una nube di rancori e un esacerbato desiderio di rivalsa. Due settimane dopo la fine della guerra, nel radiomessaggio del 16 aprile 1939, Papa Pio XII si rivolgeva ai fedeli e alla Gerarchia spagnola per esprimere le sue paterne congratulazioni per il dono della pace e della vittoria e per appellarsi ripetutamente alla generosit e nobilt dello spirito spa gnolo, dal quale si attendeva che ristabilisse la vita na zionale secondo la fede, la piet e la civilt cattoliche. Perci esortiamo i Governanti e i Pastori della Cattolica Spagna - proseguiva - a illuminare le menti di coloro che sono stati ingannati, mostrando loro con amore le radici del materialismo e del laicismo da cui sono deri vati i loro errori e le loro disgrazie (...). E non dubitiamo che quanti come figli prodighi cercheranno di ritornare alla casa del Padre saranno accolti con benevolenza e amore. Tocca a Voi, Venerabili Fratelli nellEpiscopato, consigliare gli uni e gli altri affinch nella loro politica di pacificazione tutti seguano i princpi inculcati dalla Chiesa e proclamati con tanta nobilt dal Generalissi mo: di giustizia per il crimine e di benevola generosit per gli erranti93. I criteri applicati ai vinti furono ben diversi. A parte la repressione militare in tempo di guerra, nel 1939 co minciarono a funzionare i tribunali di epurazione politi ca. Questo apparato repressivo poggiava su diverse leg gi: la Legge sulle responsabilit politiche, del 9 febbraio 1939, con effetti retroattivi dalla rivoluzione dellotto bre 1934; la Legge di epurazione dei funzionari, del 10 febbraio 1939; e la Legge del primo marzo 1939, per la repressione della Massoneria e del ComuniSmo94. Molti cittadini furono incarcerati per diversi anni o condannati ai lavori forzati. Altri subirono sanzioni economiche, o persero il lavoro e dovettero andare in
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esilio. In tali circostanze, la linea di condotta indicata da don Josemara fu sempre quella del perdono: perdonare e dimenticare. E se quando era fuggiasco nella Madrid rivoluzionaria riparava generosamente per tutti, cercan do di non dividere le persone in buoni e cattivi, ora cor reggeva i sentimenti di coloro che chiedevano vendetta. In uno dei suoi viaggi, nellaprile 1938, mentre andava da Utrera a Salamanca, si trov in treno con un ufficiale dallanimo pieno di rancore. Il sacerdote trascrisse la conversazione avuta con lui: Un sottotenente, che ha straordinariamente sofferto nella sua famiglia e nel suo patrimonio per le persecu zioni dei rossi, preannuncia le sue prossime vendette. Gli dico che ho sofferto come lui, nei miei e nel mio patri monio, ma che desidero che i rossi vivano e si converta no. Le parole cristiane si scontrano, nella sua anima no bile, con i sentimenti di violenza, e si vede che reagisce. Mi concentro per quanto posso e, come mia abitudine, invoco tutti gli Angeli Custodi95. Erano molti a odiare duramente il nemico. Una volta don Josemara and a trovare una persona alla quale i comunisti avevano assassinato diversi parenti in aperta campagna, in un incrocio fra varie strade. Costui voleva innalzare una grande croce proprio in quel luogo, in me moria dei familiari uccisi. Non farlo - gli disse il sacer dote - perch lodio che ti ispira: non sar la Croce di Cristo, ma la croce del diavolo96. La croce non fu messa e costui seppe perdonare. Ma non tutti perdonavano. La guerra era gi finita da mesi quando un giorno a Madrid il sacerdote dovette prendere un taxi. Comera sua abitu dine si mise subito a chiacchierare con il conducente, parlandogli di Dio, della santificazione del lavoro, della pacifica convivenza e del dovere di dimenticare le disgra zie per le quali era passata la Spagna. Il tassista lo ascol
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tava in silenzio. Giunti a destinazione, costui si rivolse a don Josemaria, in procinto di scendere: - Mi dica, dove stava lei durante la guerra?. - A Madrid, gli rispose il sacerdote. - Peccato che non labbiano ammazzato!, replic il tassista. Don Josemaria non disse nulla n fece alcun gesto di indignazione. Anzi, con grande serenit gli chiese: Lei ha figli?. E poich laltro fece un cenno di assenso, ag giunse al prezzo della corsa una buona mancia: Tenga, compri dei dolci a sua moglie e ai suoi figli97. La Spagna usc dalla contesa fortemente militarizzata, con tutti i poteri concentrati nelle mani del Capo dello Stato, che era anche Capo del Governo, dellEsercito e del Movimento Nazionale98. In Spagna regnava un esa gerato nazionalismo, a detrimento delle libert indivi duali di pensiero, opinione e associazione. Accanto a questa impostazione, tipica di un regime autoritario, coesistevano le vecchie ideologie partitiche: monarchici, repubblicani, tradizionalisti e democratici. Al regime politico nato dalla guerra civile fu dato il nome, col pas sare del tempo, di franchismo. Regime di non facile definizione, poich la sua coesione e la sua forza interna si basavano sulla figura del Generale Franco e sul suo esercizio personale e autoritario del potere, che si giov di un abile avvicendamento di governi. La periodica partecipazione al governo dei rappresentanti delle diver se tendenze della vita nazionale contribu a dargli conti nuit. La sua politica aveva un carattere essenzialmente pragmatico, particolarmente evidente nei primi anni del regime, nei quali Franco dovette affrontare il pericolo della partecipazione spagnola alla seconda guerra mon diale, che riusc peraltro a evitare99. Il fervore dei cattolici - che avevano vissuto quegli an ni di lotta, dolore e privazioni come unautentica Cro
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ciata (us questa parola la Gerarchia spagnola) - rav viv ovunque la fede religiosa e lentusiasmo popola re100. Cos come la persecuzione religiosa fu segno di stintivo del regime repubblicano, la protezione della Chiesa fu uno degli aspetti caratteristici della Spagna di Franco. Nei lunghi anni di dittatura franchista ci furono periodi di avvicinamento e di collaborazione oppure di allontanamento e di frizioni tra Chiesa e Stato. Ma sem pre alPinterno di un clima di cordialit e di maggiore o minore autonomia, a seconda dei periodi. Appena ter minata la guerra civile, si intraprese la ricostruzione, con laiuto dello Stato, di chiese e conventi distrutti ne gli anni precedenti. Aument il lavoro pastorale. Torna rono a riempirsi i seminari, crebbe il numero dei cattoli ci praticanti. Ma - fu questo il primo disaccordo fra Chiesa e Stato - non fu possibile fare subito le nomine per le sedi episcopali resesi vacanti durante la guerra per lassassinio o per la morte dei Vescovi. Restarono vuote in attesa di un accordo del governo col Vaticano. Uscita dalla guerra, la Spagna era una nazione che si considerava ufficialmente cattolica e cattolici ne erano i governanti. Di conseguenza lo Stato considerava vigente il Concordato del 1851, dal quale la Repubblica, anche senza denunciarlo ufficialmente, si era svincolata. Il Concordato riconosceva il privilegio di cui godevano i re spagnoli di designare i candidati alle sedi episcopali. Il generale Franco, in quanto Capo dello Stato, pretendeva di fare proprio questo privilegio. Di fronte a questo at teggiamento la Santa Sede si attenne al criterio che il Concordato del 1851 non fosse pi vigente, a motivo dei profondi cambiamenti avvenuti nel corso del tempo. In realt, Papa Pio XII si mostrava avverso a riconoscere il diritto di Patronato e di presentazione dei Vescovi, a mo tivo di alcuni incidenti e scontri avvenuti tra la Chiesa e le autorit civili. Fu tale il caso della proibizione di diffondere in Spagna alcune lettere pastorali e lenciclica Mit brennender Sorge contro il nazismo; come pure alcu
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ne ingerenze civili negli affari ecclesiastici e il timore che la possibile ratifica di un accordo culturale ispano-germanico portasse aHinsediamento in Spagna di una ideo logia anticristiana. Cerano pure di mezzo questioni di politica interna, come le difficolt del governo spagnolo nei confronti del nazionalismo dei baschi e dei catalani; e, da parte della Chiesa, le difficolt e gli impedimenti frapposti in queste regioni ad alcune autorit ecclesiasti che in disaccordo politico con Franco101. Ebbero inizio colloqui tra la Spagna e la Santa Sede e, dopo molti tira e molla, si arriv allAccordo del 7 giu gno 1941. Oltre alle disposizioni generali, che inseriva no nel testo i primi articoli del Concordato del 1851, e allimpegno del Governo spagnolo di non legiferare su materie miste, lAccordo prevedeva le modalit di pre sentazione dei candidati alle sedi vacanti: erano previste iniziali consultazioni riservate tra il Governo e il Nun zio, che dovevano elaborare una lista di sei persone ido nee alla carica. Fra questi il Papa avrebbe scelto tre can didati, i cui nomi il Nunzio avrebbe comunicato al Governo; il Capo dello Stato, entro il termine di trenta girni, ne doveva scegliere ufficialmente uno102. Per quanto concerneva le nomine ecclesiastiche fatte dalle autorit della Repubblica negli anni precedenti, fu necessario formalizzarle, dato che mancavano del relati vo conferimento canonico. Cos accadde con la nomina di don Josemara come Rettore del Reai Patronato de Santa Isabel. Era stata firmata dal presidente della Re pubblica spagnola nel 1934 e riconosciuta de facto dal lautorit ecclesiastica (il Vescovo di Madrid-Alcal e lArcivescovo di Saragozza). Ora che la Santa Sede ac cettava lesercizio dei diritti di Patronato da parte del nuovo Capo dello Stato spagnolo, mons. Eijo y Garay provvide a formalizzare la carica che, di fatto e con il suo assenso, don Josemara aveva esercitato dal 1934. Fu cos che il 17 gennaio 1942 il Vescovo sottopose una terna di nomi al Consiglio del Patrimonio Nazionale 399

organismo dal quale dipendeva allora il Patronato di Santa Isabel - perch il Capo dello Stato ne scegliesse uno. Il Vescovo, con la chiara intenzione che lincarico venisse concesso a chi lo stava gi svolgendo, premise alla lista dei candidati questa frase: Propongo in primo luogo lesemplare sacerdote che occupa oggi lincarico, e che a mio giudizio sommamente raccomandabile per lo stesso103. In data 3 febbraio 1942 don Josemaria fu nominato Rettore per la seconda volta, in virt della re visione degli incarichi effettuata dalle nuove autorit ci vili; in questo modo veniva ribadita e confermata la sua incardinazione nella diocesi di Madrid104.
ir ir ir

Anni addietro il Fondatore aveva scritto che lOpera di Dio non lha immaginata un uomo per risolvere la de plorevole situazione della Chiesa in Spagna dal 1931 105. E non era neppure sua missione intervenire nelle tensioni ora esistenti fra il cattolicesimo tradizio nale spagnolo e le nuove correnti culturali emergenti. Concentrato sul proprio obiettivo, il Fondatore si de dic pienamente a un fecondo e silenzioso lavoro sacer dotale. In primo luogo, come vedremo, al compito di dare vigore spirituale al clero delle diocesi spagnole. E poi a svolgere con abnegazione il proprio ministero, in una difficile epoca politica. Il sacerdote si prendeva cura dei bisognosi, al di sopra di considerazioni umane e di partito, senza distinzione di credo o di posizioni ideolo giche. Mons. Javier Echevarria ricordava che, poco do po la morte di una persona che al termine della guerra civile era stata messa da parte e perseguitata, pot legge re una lettera della vedova che esprimeva a don Jose maria la propria gratitudine per la vicinanza che aveva manifestato a suo marito. Erano, scriveva costei, gli anni in cui nessuno - neppure gli amici pi intimi - ave vano osato manifestargli affetto, perch si trovava in carcere con laccusa di appartenere alla massoneria106.
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Il sacerdote aveva preso leroica decisione - ed eroico fu portarla fino alle estreme conseguenze - di evitare qualsiasi segno che potesse significare adesione a un de terminato settore politico. Per esempio, era abitudine ge nerale, in quel periodo, fare il saluto romano, alla fasci sta, col braccio alzato e la mano aperta; per la maggior parte delle persone era un contraltare al saluto comuni sta col pugno chiuso. Don Josemara non lo fece mai, perch il gesto aveva un significato politico. Nelle ceri monie ufficiali, o quando veniva suonato linno naziona le, rimaneva in piedi, in atteggiamento di rispetto107. Con questo impegnativo sforzo per mantenersi indipendente ed estraneo a qualsiasi atteggiamento di parte, il Fondatore non solo manteneva lOpera incontamina ta, sottolineandone luniversalit, ma difendeva anche la libert cristiana di quanti si avvicinavano agli aposto lati dellOpus Dei, ciascuno con i propri sentimenti e convinzioni personali in materie politiche, sociali, scien tifiche o patriottiche. Dimostrazione di questo rispetto per le opinioni altrui lepisodio riferito da Juan Bautista Torello, membro dellOpera. Correva lanno 1941, periodo di calda esaltazione nazionalista fra gli espo nenti della Falange. Sui muri e sulle facciate delle case di Barcellona venivano tracciate scritte patriottiche: Se sei spagnolo, parla spagnolo; Spagnolo, parla la lin gua dellimpero!. In una lunga conversazione che ebbe con don Josemara, Juan Bautista gli rivel di apparte nere a unorganizzazione di difesa della cultura catala na, considerata dalla polizia alla stregua di unattivit clandestina e antifranchista, poich luso della lingua catalana era proibito. Il Fondatore gli ricord la libert di cui godeva sotto questo aspetto: era un problema suo e nessun membro dellOpera gli avrebbe fatto domande in merito. Per, visto che me lhai detto - aggiunse -, ti voglio dare un consiglio: cerca di non farti arrestare, perch, visto che siamo pochi, non possiamo permetter ci il lusso che uno di noi finisca in carcere108. A quel
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tempo i membri dellOpera a Barcellona non erano pi di una mezza dozzina. Quanto al regime franchista, il Fondatore serb un atteggiamento di indipendenza. Era grato al regime per la restaurazione della pace, dopo anni di anarchia e di persecuzione religiosa; ma non condivideva latteggia mento di coloro che tentavano di appropriarsi il merito di tanti sacrifici ed eroismi in difesa dei diritti della Chiesa e della persona umana, oppure lo attribuivano a una sola persona, per quanto importante fosse stato il suo ruolo nella guerra civile109. Per non essere coinvolto suo malgrado nelle vicissitu dini politiche e non vedere manipolati politicamente gli apostolati dellOpera, il Fondatore fu estremamente prudente nei rapporti con le autorit civili. Nonostante ci, alcune persone non gli permettevano di tenere le di stanze, per cui, non appena pot stabilirsi a Roma, deci se di tornare in Spagna molto di rado. Questo stato confessava - uno dei motivi che mi hanno obbligato, dal 1946, a non vivere in Spagna, dove da allora sono ritor nato poche volte e per pochissimi giorni110. * * * Prima della fine della guerra civile spagnola, la Germa nia di Hitler si era impegnata in una politica di rivendi cazioni e annessioni territoriali che avrebbero portato alla guerra, prima europea e poi mondiale. Gli spagnoli videro con stupore che le forze sovietiche e quelle naziste, che pochi mesi prima si erano combattute sul suolo spagnolo, patteggiavano cinicamente la spartizione del la Polonia, invasa nel settembre 1939. Venne poi loccu pazione di altri Paesi. Nel maggio 1940 le truppe tede sche entrarono in Belgio e Olanda e si lanciarono sulla Francia, che attraversarono da nord a sud, fino a rag giungere nel mese di giugno la frontiera spagnola a Hendaya. Il governo spagnolo adott inizialmente una politica
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di neutralit. Nel giugno 1940 modific la sua posizio ne iniziale e pass a quella di non belligeranza che, con qualche sbandata, mantenne fino al 1943, negli an ni delle avanzate spettacolari e delle vittorie tedesche. Durante quel periodo dovette negoziare con i suoi anti chi alleati dellAsse (colloquio di Franco con Hitler a Hendaya, il 23 ottobre 1940; con Mussolini a Bordighera, il 12 febbraio 1941) e il Paese sub minacce assai se rie, che ne condizionarono la politica estera. A partire dalla primavera del 1943, il governo spagnolo cambi nuovamente rotta e assunse una posizione di stretta neutralit, virando sempre pi a favore degli Alleati. Comunque, la Spagna riusc a non entrare in guerra111. Quasi tutta la Falange, che parteggiava per il totalita rismo nazista e aveva diversi Ministri al Governo, pre tendeva fin dal primo momento di favorire la causa tede sca e di trascinare il Paese a fianco del probabile vincitore. Perci, durante i primi anni di guerra, Franco dovette fare equilibrismi inverosimili. Dopo loccupazio ne della Francia, le pressioni tedesche per attraversare la Spagna, occupare Gibilterra e passare in Africa furono cos forti che sembrava molto difficile opporre resisten za. La stessa cosa sarebbe poi di nuovo accaduta alla fine del 1942, in occasione dello sbarco alleato nel Nord Africa. Il momento era grave e don Josemaria pensava ai suoi figli, quasi tutti in et militare. Li vedeva di nuovo sparpagliati sui vari fronti e di nuovo paralizzato lo svi luppo dellOpera. Alcune settimane prima del colloquio di Franco con Hitler, il primo ottobre 1940, rifece ai suoi figli, che si erano riuniti a Madrid la vigilia del dodicesi mo anniversario della fondazione dellOpera, la doman da che aveva gi fatto loro prima della guerra civile: Se io muoio, porterai avanti lOpera ?112. Nel 1936 la guerra civile aveva infranto la speranza di iniziare a Parigi. Ora, nel 1940, la guerra mondiale bloccava i piani di trasferimento allestero per i giovani dellOpus Dei che desideravano studiare nelle Univer
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sit europee. Con spirito aperto e cattolico, considera vano propria patria come prima cosa la Spagna, ma su bito dopo il mondo. Questa generosa apertura, le cui ra dici stavano nello spirito dellOpera e nellesempio del Fondatore, si rifletteva nella capacit di comprendere tutti coloro che sostenevano opinioni diverse dalle pro prie nelle questioni politiche. Nel frattempo, lideologia nazista infettava rapida mente la giovent universitaria che, priva di esperienza e ricca di ardore giovanile, cadeva nellintolleranza. Ce ra chi non capiva perch i membri dellOpus Dei si rifiu tassero di assecondare collettivamente gli ordini e le consegne emanati dai falangisti, che allora controllava no il potere113. Quanto alle opinioni di don Josemara sul nazismo c un episodio eloquente: nel mese di agosto 1941, il Padre si incontr sul treno Madrid-Avila con la famiglia Daz-Ambrona, che non vedeva dai tempi della guerra civile. Don Josemara pass davanti allo scompartimen to occupato dalla famiglia, li riconobbe e indicando la loro bimba esclam: Questa bambina lho battezzata io114. Durante il viaggio il Padre parl a lungo con Do mingo Daz-Ambrona, il quale se ne form un alto con cetto. In particolare costui si sorprese nel rilevare lesat tezza delle informazioni che il Fondatore dellOpus Dei possedeva circa la situazione della Chiesa e dei cattolici sotto il regime di Hitler, e ammir lamore e lapprezza mento per la libert che il sacerdote mostrava. Egli era appena ritornato da un viaggio in Germania e aveva po tuto cogliere la paura di alcuni cattolici di manifestare le proprie convinzioni religiose. Questo lo aveva indotto a diffidare del nazismo e a informarsi pi dettagliatamen te su quello che stava accadendo in Germania. A lui, co me alla maggior parte degli spagnoli, erano state tenute nascoste le caratteristiche negative del sistema e della fi losofia nazista, mediante una intensa propaganda a fa vore della Germania, ritenuta lunica potenza in grado
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di debellare il comuniSmo115. Don Josemara si mostr perfettamente informato e il suo interlocutore rileva che non era facile trovare in Spagna, a quellepoca, persone che denunciassero con tanta chiarezza la radice anticri stiana della filosofia nazista116. A partire dal 1943 la fortuna dei belligeranti mut, e con essa la politica spagnola. Gli Alleati passarono al loffensiva e gli eserciti dellAsse cominciarono a ritirarsi. Nella primavera del 1945, mentre stava per essere firma ta la resa della Germania nazista, lopinione pubblica in ternazionale rivolse lo sguardo alla Spagna franchista, memore della presenza di forze italiane e tedesche duran te la guerra civile e della fluttuante neutralit degli ultimi anni. A ci si sommavano le forti pressioni che i comuni sti e gli altri esiliati spagnoli esercitavano su di essa per rifarsi contro il regime dittatoriale di Franco117. Nel frattempo, lattivit apostolica dellOpus Dei si estendeva rapidamente in Spagna e il Fondatore stava cominciando a mettere le basi per unespansione in Ita lia e in Portogallo. Di fronte alla gravit della situazione e soppesando il ritardo che altri eventi politici o bellici avrebbero potuto causare allespansione apostolica, il Fondatore si raccolse in preghiera. E nellorazione vide con chiarezza che, qualunque cosa fosse accaduta, la speranza doveva essere irremovibile perch si fondava sul Signore. Il 18 aprile 1945, poco prima della fine del la guerra mondiale, stabil di introdurre nelle Preci dellOpera linvocazione di un Salmo: - Dominus illuminatio mea et salus mea: quem timebo - Si consistant adversum me castra, non timebit cor meum; si exsurgat adversum me proelium, in hoc ego sperabo.
- Il Signore la mia luce e la mia salvezza: di chi avr ti more? - Anche se si accampa contro di me un esercito, non te405

mer il mio cuore; anche se si leva contro di me una bat taglia, anche allora io sono fiducioso118. 4. La Residenza universitaria di via Jenner Quando il Fondatore, a Burgos nel 1938, continuava a ripetere di aver bisogno di cinquanta uomini che amas sero Cristo sopra tutte le cose, il suo pensiero era gi a Madrid. La fine della guerra e il nuovo inizio nella capi tale furono tuttuno. Nelle lettere di Isidoro, che funge va da altoparlante delle preoccupazioni del Padre, si percepisce il pressante desiderio di don Josemara di av viare quanto prima una Residenza universitaria che so stituisse quella di via Ferraz. Ma lOpera non disponeva ancora dei famosi cinquanta uomini e, oltretutto, i po chi che la componevano si trovavano lontano da Ma drid, a eccezione di Isidoro. Jos Maria Gonzlez Barre do, bench fosse stato nominato professore allistituto San Isidro a Madrid, stava occupandosi di altre cose nel nord della Spagna; Jos Maria Albareda viaggiava spes so per motivi professionali; lvaro, Vicente ed Eduardo si trovavano a Olot (vicino a Gerona) ancora sotto le armi; Chiqui era a San Sebastin; Rafael Calvo Serer a Valencia; e gli altri, pure sotto le armi, erano dislocati in diversi punti della Penisola. Una lettera di Isidoro della fine di aprile d unidea dei movimenti di tutti: In primo luogo arrivata una lettera da Chiqui; figura ti che apparso nientemeno che a San Sebastin. Juan sta passando con noi una settimana di licenza, ma ci la scia gi domani. Barredo si trova a Vitoria con Albareda per cose professionali. Ricardo ancora ad Alcoy; persi no Paco se n andato. Non possibile! Il nonno ci ri corda la necessit di pensare a una casa, per continuare i suoi affari, ma se i suoi familiari sono assenti chiaro che ci vorr pi tempo. Il nonno come sempre occupa
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tissimo e noi ci dedichiamo a sistemare e classificare le carte di questo periodo119. Alla mancanza di persone che dessero una mano nella ricerca della casa dove sistemare la Residenza, si aggiun geva il fatto che non trovavano da nessuna parte il dena ro necessario. Non che a don Josemaria non importasse nulla dei soldi; anzi, era pi di un anno che li mendicava. Dal foglio mensile di Noticias dellaprile 1938, quando da parte sua aveva gi iniziato la campagna economica, gridava a tutti i conoscenti: Fate il possibile PERCH IL SIGNORE CI DIA I DUE MILIONI DI PESETAS DI CUI ABBIAMO BISOGNO?120. Isidoro, che era lunico completamente disponibile per dare una mano al Fonda tore, il primo maggio prese servizio nelle Ferrovie dellOvest, presso la stazione di Delicias, a Madrid. Avendo ot to ore giornaliere di ufficio, gli restava ben poco tempo per farsi carico di altre cose. Tutto il peso dellOpera fin per gravare su don Josemaria. Le cose andavano in mo do tale che il Fondatore si trovava quasi sempre da solo nel momento in cui pi avrebbe avuto bisogno di aiuto. Lagenda del giugno 1939 era molto densa. Nella pri ma met del mese doveva dare due corsi di esercizi spiri tuali a Valencia e, nellultima settimana, doveva dirigere a Vergara gli esercizi per i novelli sacerdoti della diocesi di Vitoria. Insistete con il Signore, e le cose andranno bene - scriveva da Valencia - e andr avanti anche la questione della Casa121. Ma stava finendo il mese di giugno e la casa non si profilava allorizzonte. Don Josemaria comin ci a diventare irrequieto e scrisse da Vergara: Con la testa sto pi a Madrid - e in altri luoghi - che a Vergara. In un certo senso sono un po pentito di aver lasciato in sospeso tante cose122. Intendeva dir loro che col pensiero e con le preghiere seguiva da vicino il problema della casa e le persone.
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Presto, fra la sorpresa generale, le difficolt sembrarono svanire. Il Padre stava dando degli esercizi a professori universitari a Vitoria, quando gli arriv una lettera di Isidoro, datata primo luglio, che finiva con la tanto so spirata notizia: Speriamo che al suo ritorno ci trover gi sistemati nella nuova casa123. Si trattava di un im mobile situato in via Jenner, al n. 6, dove erano stati presi in affitto due appartamenti del quarto piano. Vi entrarono subito muratori e imbianchini; furono lamati i pavimenti e fatte le pulizie generali in alcune stanze, per portarci poi i mobili da Santa Isabel. Alla met di luglio e in pieno trasloco, vedendo che il Padre dava se gni di esaurimento fisico, i suoi figli lo convinsero a re carsi a lavorare e a riposare per qualche giorno ad vi la. Non appena giuntovi, scriveva a quelli di Valencia: A Madrid sono in pochi per il lavoro del trasloco. Non permettevano che li aiutassi e, poich mi attendono an cora sette turni di esercizi (due per sacerdoti, a Madrid e ad vila), ho capito che avevo bisogno di riposare un poco. Per... mi rimorde abbastanza la coscienza124. La compagnia del Vescovo di vila, mons. Santos Mo ro, e la tranquillit della citt castigliana ebbero leffetto di una pioggia di pace per lo spirito di don Josemara. vila dei Santi, festa di Santa Maria Maddalena, 22 lu glio 1939, scrisse in una Caterina. Sto alcuni giorni con questo santo Vescovo, a riposare. Sono fuggito dalla confusione del cambio di casa. Sembra egoismo. Forse lo , ma non credo. I ragazzi non mi lasciavano lavorare con loro per il trasloco. Daltra parte, sono molto stanco e devo ancora dare sei o sette turni di esercizi. Molto contento, in questo Palazzo Episcopale. Omnes cum Petro ad Iesum per Mariani115. Mentre gli operai finivano il loro lavoro in uno degli appartamenti, i nuovi inquilini vivevano tra mobili am
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monticchiati. Don Josemara avrebbe voluto che mura tori, imbianchini e anche il padrone di casa compren dessero di pi la sua premura. Per dare la spinta defini tiva ai lavori, il 10 agosto benedisse la casa. Forse dopo le cose andarono pi in fretta, ma non fu questa lim pressione del sacerdote: La casa va avanti piano, per ch muratori e imbianchini sono lenti. E ancora tutto ammonticchiato. Questo ritarda loratorio, gli esercizi e tutto il resto. Dio ne sa pi di noi!126. Questo particolare stato danimo di don Josemara non era tanto frutto di impazienza, quanto il risultato della dura crisi che la sua anima stava attraversando. La nuova purificazione passiva cominci con una forte scontentezza verso se stesso. Si sentiva disgustato, in quieto, irritabile, insoddisfatto. Gli costava enormemen te riuscire a non perdere il controllo dei nervi: 12 agosto 1939. Pieno di preoccupazione, perch non vado come devo. Ogni cosa mi infastidisce. E il nemico fa tutto quello che pu perch il mio malumore venga alla luce. Sono molto umiliato. Tenendo conto del suo temperamento, sicuramente non si trattava di una sofferenza lieve, ma di un autenti co subbuglio interiore, contro il quale dovette combat tere con angustia. Continuo a passare giornate di crisi interiore spaventosa. Non lo auguro a nessuno, annot negli Appunti117. E, come nelle precedenti occasioni, ve dendosi assalito da terribili prove, si lasciava sfuggire suppliche di aiuto: Tu scis, Domine, quia amo te! Madre! S. Giuseppe, Padre e Signore, Angelo mio Custode, intercedete per me128. In agosto arrivarono alla Residenza diverse richieste di posti per il successivo anno accademico. Per questo motivo si fecero un po di conti e fu deciso di prendere
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un altro appartamento al secondo piano, nel quale si potevano sistemare le camere della signora Dolores, di Carmen e di Santiago, la zona di servizio, la sala da pranzo dei residenti e lo studio di don Josemaria. Isido ro e Pedro andarono ad Albacete a prendere i mobili della famiglia Casciaro (adatti e signorili li qualific Isidoro)129. Mentre gli altri terminavano di sistemare la Residen za, don Josemaria and a Valencia, dove in giugno ave va lasciato una mezza dozzina di giovani che si sentiva no chiamati allOpus Dei. Nel mese di agosto i valenziani presero in affitto un appartamentino, costi tuito da un paio di camere e un corridoio. Era un semin terrato in via Samaniego 9. Per le sue ridotte dimensio ni, si merit un nome singolare: El Cubil (la Tana). Dal 10 al 16 settembre 1939 don Josemaria tenne a Burjasot un secondo corso di esercizi spirituali per gli universita ri di Valencia130. Da l vennero altre vocazioni e il Padre 11 incoraggi ad aprire una Residenza per studenti lan no successivo. Ma aveva messo una tale foga nel predi care le meditazioni del corso di ritiro che, non appena lebbe terminato, ebbe un brusco cedimento fisico. Il 17 settembre, mentre si accingeva a celebrare la Messa nel la cappella della Santissima Trinit della cattedrale di Valencia, si sent male. Lo portarono prima in sacrestia e poi in via Samaniego. El Cubil non era il luogo pi adatto, ma il malato insistette per andarci: era casa sua. Nellappartamento non cerano letti, solo una brandina militare da campo: quattro tavole montate su piedi di ferro. Non cerano n coperte n materasso. Don Jose maria pass alcune ore con la febbre alta, scosso dai brividi, ricoperto con alcune vecchie tende131. Al suo ritorno a Madrid si occup di terminare lora torio della Residenza. Come era avvenuto in via Ferraz 50, egli anelava di avere quanto prima il Signore nel ta bernacolo. Come oratorio aveva scelto il locale pi di gnitoso della casa, al quarto piano, vicino al soggiorno.
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Le pareti furono ricoperte, da cima a fondo, con juta pieghettata, per ammortizzare i rumori. Un listone di le gno, che correva lungo le pareti sotto il soffitto, recava incisa una frase degli Atti degli Apostoli: Erant autem perseverantes in doctrina Apostolorum... e alcune paro le di un inno liturgico: Congregavi nos in unum Christi amor... Le parole erano state intagliate a sgorbia e di pinte con inchiostro di china rosso dagli studenti che davano una mano a preparare loratorio; tra una parola e laltra erano intercalati alcuni tradizionali simboli cri stiani: una croce, un cesto di pane, la vite, una colomba. Vicino allentrata, sulla parete di destra, fu posta una croce di legno verniciata di nero. Sulla parete di sinistra, accanto a una finestra che dava sulla strada, fu messa una mensola con unimmagine della Madonna. Cera un solo banco, addossato alla parete posteriore. Anche laltare, in quel locale sobrio, semplice e acco gliente, era molto curato. La mensa e il tabernacolo era no stati commissionati a un falegname che stava nei din torni di Madrid, alla Fuente del Berr, allora in aperta campagna. Non era un cattivo artigiano, ma lento e ti moroso. Era inutile mettergli fretta nel lavoro perch si scoraggiava. Il tabernacolo era di legno, a forma di pic cola arca, coperto con un conopeo. Il Padre decise di fo derare linterno con una tela color oro, poich aveva un aspetto freddo. La colla usata dal falegname per fissare la tela lasci un odore cos tenace che, su indicazione del sacerdote, ogni tanto vi si doveva mettere un po di cotone con qualche goccia di profumo. Laltare era sem plice e sul lato anteriore veniva applicato un frontale di damasco, del colore liturgico del giorno. Le tovaglie che lo ricoprivano ricadevano ai lati fin quasi a terra. I can delieri, tre per ogni lato del crocifisso posto al centro dellaltare, erano stati fatti col materiale pi a buon mercato esistente: barre di metallo cromato, tagliate e saldate132. Tutta questa descrizione prolissa, ma non superflua, per quanto si vedr in seguito.
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A prima vista, nelloratorio predominavano le croci: il Crocifisso centrale, la croce di legno, quelle sulla base e sulle sezioni dei candelieri, quelle del fregio, pi le quat tordici della Via Crucis. Passati gli anni, il Fondatore ne parler in una delle sue lettere: Nelloratorio - un locale piccolo, nonostante fosse il migliore della casa, e in cui non avevamo panche o altro - avevamo eretto anche la Via Crucis. E io dissi ai miei figli: figli miei, quanto siamo coraggiosi! Abbiamo mes so molte croci: siete disposti a portarle tutte?133. * * * La signora Dolores e i suoi figli - Carmen, Santiago e don Josemara - si sistemarono al secondo piano della casa, nellappartamento di sinistra, dove cerano pure la sala da pranzo dei residenti, la cucina e la zona dei ser vizi domestici. Era importante perch, dopo tanti e cos fortunosi cambi di abitazione, tutta la famiglia tornava a riunirsi. Certamente cos aveva previsto la Provviden za, ma non poca parte vi ebbe la triste esperienza del servizio domestico che don Josemara si era fatta nei primi centri dellOpera. Aveva tentato di creare un foco lare domestico nella precedente Residenza di via Ferraz 50: tutti raccolti, con il Padre in testa, intorno al taber nacolo. Ma, di fronte alle molteplici deficienze domesti che che ostacolavano un perfetto clima di famiglia, yide lineludibile necessit della presenza di donne nella con duzione della casa. Ai tempi di via Ferraz, sui problemi domestici ricorre va alla consulenza della madre e della sorella, ma com prese che non era il sistema giusto. Fu nel rifugio del Consolato dellHonduras che, pensando allo sviluppo dellimpresa soprannaturale, non vide altra soluzione per il futuro che ottenere la collaborazione della Nonna. Dalla clandestinit aveva quindi raccomandato ai suoi
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figli di chiedere a Dio una risposta positiva della signora Dolores. La vita insieme durante le brevi settimane di convivenza nella casa rettorale di Santa Isabel era stata una felice esperienza. La signora Dolores e Carmen si prendevano cura di coloro che venivano a parlare con don Josemaria. Si preoccupavano di sistemare loro la biancheria o di preparare un pasto. Furono poche setti mane, perch in agosto le suore agostiniane di Santa Isa bel si sistemarono nella rettoria, secondo gli accordi presi col Rettore, che cedeva loro la sua casa. In modo molto naturale tutti gli Escriv si trasferirono allora nel la Residenza di via Jenner. Aveva capito davvero la signora Dolores dove stava andando? Don Josemaria, con aria noncurante, le re gal un libro sulla vita di S. Giovanni Bosco, con lin tenzione che anchessa, come aveva fatto la madre del santo, si desse da fare per lOpera. Dopo non molto tempo la signora Dolores, avendo compreso il progetto, gli chiese: - Vuoi forse che io faccia come la madre di don Bosco? Non intendo affatto farlo. - Mamma, ma lo stai gi facendo, le disse il figlio. E lei, che aveva ormai superato la prova, si mise a ridere di gusto, dicendo: - E continuer a farlo con molto piacere134. La signora Dolores era mossa dal suo amore di ma dre, che la portava a non voler deludere le speranze di don Josemaria, ma anche dallaffetto per unimpresa che sapeva essere di Dio. Aveva accettato il titolo di Nonna e lesistenza di vari nipoti rafforzava i vincoli di amore umano e soprannaturale. Analogo era il caso di Carmen135. Ma forse le due generose donne non si era no ancora rese conto del tutto della mole di lavoro che sarebbe piombata loro addosso. La Residenza non era un appartamento per una fami
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glia ed esse vivevano appartate nella zona interna della casa. Don Josemara non lo vedevano molto spesso, no nostante la sua camera desse sullo stesso corridoio della loro. Il fatto che passava met del tempo fuori Madrid e quando si trovava nella capitale non gli bastavano le ventiquattro ore del giorno per adempiere i propri dove ri: era Rettore, era impegnato nella direzione spirituale di parecchi giovani, uomini e donne, professionisti e sa cerdoti; dava ogni giorno diverse lezioni di formazione; prendeva parte alcune sere alla tertulia con i residenti prima di coricarsi. Allo scopo di non interferire con la vita della Residenza, Carmen e la Nonna erano solite andare a Messa in una chiesa vicina136. Quando inizi lanno 1939-40 gli studenti erano una ventina, alcuni dei quali ex residenti di via Ferraz. Lan no successivo erano quasi il doppio. La nostra attuale situazione, abituati come siamo alle macchine di uso domestico - aspirapolveri, lavatrici, frigoriferi, cucine elettriche e tutti gli altri elettrodomestici -, rende diffici le immaginare ci che volle dire per le due donne assu mersi un tale peso. Allinizio avevano solo laiuto di Eusebia, la domestica che si erano portate da Santa Isabel. Poi, Carmen dovette cercare e formare al lavoro il per sonale femminile che veniva assunto. Solamente la buo na volont e la costanza delle due donne spiegano come possano essere uscite vittoriose dallimpresa. Perch dobbiamo ancora citare la pi critica delle circostanze: la quantit di bocche giovani che si attendevano ogni giorno tre pasti abbondanti, senza che ci fosse altra ri sorsa che le tessere del razionamento, in anni in cui tut ta la nazione era affamata. Esse non si aspettavano alcun compenso in premio delle loro premure. Nella Residenza le uniche che ri scuotevano un salario erano le dipendenti. In via Jenner 6 ci furono sempre debiti, come testimonia un residen te: quando il giovane si present a chiedere un posto, gli fu chiesto un anticipo, senza dirgli naturalmente che
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serviva per acquistare il letto e il materasso sui quali doveva dormire137. Per si indovinava la presenza di mani femminili nella pulizia e nellarredo della casa, nella preparazione dei pasti, nella stiratura della biancheria, nella cura con cui venivano trattati gli oggetti destinati al culto e la bian cheria dellaltare. Tutto ci creava un clima di ordine e di attenzione, al quale i residenti adeguavano il proprio comportamento: la cortesia, la correttezza nel vestire, il rispetto degli orari e dellambiente raccolto di studio... Quando cominci lanno accademico 1939-40, il Pa dre, per poter dare un impulso personale e diretto alle attivit apostoliche, pass parte del suo lavoro ad lva ro del Portillo e a Isidoro Zorzano. Il primo fu nomina to Segretario Generale dellOpera, il secondo Ammini stratore Generale138. La Residenza si riemp ben presto di visitatori. Gli amici portavano gli amici. Verso la met di ottobre si rec in via Jenner uno studente di In gegneria: Fernando Valenciano. Don Josemaria gli parl subito del lavoro di formazione che si faceva nella Resi denza. Mi tratt con grande affetto - racconta Fernan do - e mi disse che quella era casa mia, che ci potevo an dare quando volevo, che cera un oratorio. E ci siamo accomiatati. Fu una visita molto breve. Rimasi molto ben impressionato dallallegria e dal tono soprannatura le delle sue parole, dalla sua simpatia e dalle sue doti umane139. La settimana successiva qualcuno gli te lefon, per avvisarlo che a fine pomeriggio ci sarebbe stata una lezione di formazione di don Josemaria. Vi as sistevano otto o nove studenti. Linsegnamento del sa cerdote aveva un profondo senso spirituale; in modo chiaro, semplice, esigente e permeato di buon umore, incoraggiava i presenti a mettere in pratica ci che ave vano ascoltato. Erano argomenti ben precisi: orazione, vita interiore, studio, santa purezza, fra