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(fanculopensiero) di Macsim Cristan Giangiacomo Feltrinelli Editore 1.

. Andare via C chi insegna a inseguire la propria anima sempre e comunque, poich: Nulla vive senzanima. Ma seguirla anche quando essa ci guida sullorlo del precipizio, bench abbia le ali per varcarlo, questi maestri lo considerano una follia e ritengono saggi coloro che ci rinunciano e sincamminano indietro. Chi il folle quindi? Il morto che cammina o il vivo che precipita? E inoltre, quanti secondi, minuti o anni ci mette il vivo per piombare sul fondo? E non sar poi che i coraggiosi vengono premiati e che i disperati vengono graziati e che labisso nasconde un misterioso scivolone pluridimensionale, che mediante un passaggio segreto li conduce in salvo dallaltra parte della sponda e tanti saluti a tutti? Be, una cosa certa: il morto che cammina non lo sapr mai. Egli morto anche se c chi insegna che, pur camminando, riposa in pace. Nel prologo ho dichiarato che anchio nel passato sembravo far parte della specie umana pi diffusa: la Personenormali. Questo sino al giorno in cui mi scoprirono membro di una pericolosissima stirpe minore, la quale composta di elementi capaci dogni tipo di stramberie e, nel gergo in uso tra i normali, nota come: la Chilavrebbemaidetto. Ricordo ancora bene quei tempi lontani. Avevo un lavoro da sogno. Negoziante in proprio e rappresentante di unazienda italiana, leader nel campo della produzione di mobili, con lesclusiva per il commercio nellintero mercato dellex Iugoslavia. Unabitazione a Pola, la mia citt, la seconda casa a Zagabria, la capitale della Croazia, dove mi ero trasferito a met anni novanta. Vestivo strettamente Hugo Boss, profumavo by Calvin Klein ed ero sempre un passo avanti rispetto ai manager slavi, poich ben presente in Italia e pi che attento alle innovazioni moderne del business e immagine. Ai tempi mi ero perfino installato uno dei primi impianti satellitari, per poter cos ricevere i programmi televisivi da tutto il mondo. (Aggiornatissimo.) Portavo in tasca tre telefonini. Uno per gli affari con i clienti slavi, uno per il collegamento con impiegati, commessi, camionisti, montatori, pi i contatti con il produttore italiano. Il terzo lo usavo quando dovevo viaggiare in Italia ed era un numero italiano. (Raggiungibilissimo) Il mio sogno nel cassetto era che la mia quindicesima macchina fosse una Jaguar XJ6 cambio automatico, color amaranto, interni in pelle grigio topo. Ero un ambizioso giovane manager di grande talento con un avvenire riservato solo a pochi prescelti e niente per me appariva impossibile. Non saprei adesso dirvi con assoluta precisione quando iniziai a impazzire, come dissero in molti. Non pochi dissero anche: la droga, lo ha rovinato. Ma ricordo bene il giorno nel quale mollai tutto. Era il 23 giugno del 2001. Anche se, per arrivare l, devo riportarvi a circa un mese e mezzo indietro nel tempo. Nel maggio del 2001, a Zagabria, in una giornata grigia. Ero in macchina e stavo andando a un appuntamento con un cliente venuto dalla Germania. Gli ero stato raccomandato come un ottimo professionista da parte di alcuni nuovi ricchi croati, che nei tempi della guerra dei Balcani avevano trovato il pane per i loro denti. Mi ero guadagnato la loro stima arredandogli le case. Pochi mesi prima avevo fatto il progetto darredamento interno per labitazione dellallora primo ministro dello stato croato, su sua richiesta personale. La sua signora era molto soddisfatta della mia professionalit allitaliana e aveva sparso la voce tra questo gruppo dlite.Ah, ma come bravo e gentile questo giovane signore, diceva, bravo, veramente bravo.

Mica come i nostri commercianti slavi, privi di armonia per lo spazio, che ti buttano l martello e chiodi, due pezzi di legno, e arrangiati da solo come puoi. Questo affare poi non and in porto, poich nel frattempo il primo ministro fu fatto dimettere e si ritrov di colpo senza un soldo pubblico, ma il solo fatto desser stato scelto come il potenziale arredatore della casa dun primo ministro mi procur non poca pubblicit. Imparai presto a conoscere le abitudini e le convenzioni sociali di queste ricche famiglie. Ogni famiglia, cio, aveva un suo uomo per ogni cosa. Queste persone non andavano a fare la spesa. Per fare la spesa, avevano il lorouomo che la faceva per loro. Per aggiustare la macchina non si rivolgevano al meccanico, avevano il lorouomo per aggiustare la macchina. Cos, per accompagnare i bambini a scuola, non avevano un autista, ma il lorouomo che accompagnava i bambini a scuola. I vestiti glieli faceva il lorouomo (semplicemente un sarto, ma nessuno lo chiamava sarto). Io diventai il lorouomo per arredare la casa, complice un grave incidente in macchina che seppi trasformare in colpo di fortuna. Perch naturalmente ogni buon manager deve saper volgere ogni incidente in suo favore. Mi trovai, cos, per puro caso, come compagno di stanza in ospedale, un autentico esemplare di questo nuovo gruppo di ricchi zagabresi. Lo capii al volo dallatteggiamento dei medici nei suoi confronti (uno dei quali non era certo un medico ma, ovviamente, il suo lorouomo per i traumi da incidente). Mi misi anchio al suo servizio. Gli passavo e poi svuotavo il pappagallo, gli accendevo la sigaretta e lo ascoltavo per ore mentre parlava di business, annuendo con la testa ogniqualvolta lui sosteneva qualsiasi tesi a proposito di qualsiasi cosa. Ogni tanto poi, mi permettevo discretamente di parlare del mio mestiere. Mi feci cos prendere in simpatia e dalla simpatia aspirai allamicizia, tutto al fine di guadagnarmi la sua fiducia. Quindi, non appena entrambi fummo dimessi dallospedale (io rimasi un giorno in pi proprio per uscire assieme a lui), costui minvit a pranzo da lui. Ovviamente per sentirsi fare i complimenti riguardo allarredamento della sua casa, costosa e ricca, visto che io ero uno del settore. Era esattamente quello che volevo. La casa si rivel strapiena dogni cosa e, devo ammettere, pure di buon gusto. Nonostante ci, non mi sfuggirono alcuni aspetti non perfettamente in linea con le nuovissime offerte del design italiano. Approfittando del buon feeling che si era instaurato tra noi, proposi a questuomo due o tre aggiornamenti. La sua signora fu subito meravigliata e anchegli lo fu, poich gli aggiornamenti erano di gran valore estetico, ma di poche spese e tutto naturalmente grazie al mio privilegiato e diretto rapporto con le fabbriche italiane. Quel giorno acquistai del tutto la sua stima e fui inserito nel gruppo. Il giorno del nostro terzo e conclusivo appuntamento mi trovavo bloccato in mezzo al traffico, nel centro di Zagabria. Avevamo ormai raggiunto un accordo economico e ora si trattava solo di definire i dettagli. Nel frattempo avevo scoperto che questuomo era inoltre uno stretto parente del potente ex ministro della Difesa. Lex ministro era noto anche come un eccellente uomo daffari, e si diceva che fosse pure il maggior importatore delle Marlboro di contrabbando. Lex ministro, ai suoi tempi, era stato il secondo uomo pi potente del paese e la sua famiglia abitava ancora in una villa residenziale subito accanto allabitazione del presidente della Repubblica. Pochi ricordavano invece che, solo pochi mesi prima della guerra, costui era ancora in esilio e gestiva una pizzeria da qualche parte in Canada. Mi trovavo dunque in mezzo al traffico in cerca di un parcheggio, al volante della mia Beretta Chevrolet. Una macchina non particolarmente costosa, ma in due soli esemplari rappresentata in tutto il paese. Ero fermo in coda quando un coglione in fila dietro di me mi grida: Coglione!. Indubbiamente infastidito dal fatto che, nonostante la fila davanti si fosse ampiamente allargata, io non ero scattato sullacceleratore a dovere. Non lo giudicai male. Anchio avevo fatto lo stesso diverse volte. Senn col cazzo che ci arrivi dove sei diretto. Mi ero per un attimo perso con la testa nel vuoto ma mi ripresi immediatamente, dopo aver sentito e visto (nello specchietto) il coglione gesticolare. Allora feci subito per ripartire ma, stranamente, il

mio piede si rifiut di spingere lacceleratore. Allora, coglione! Beeep! Provai a ragionare e a cercare di indovinare quale potesse essere la causa di quella improvvisa paralisi. Ma a quel punto anche il mio cervello si blocc e si rifiut di cercare una spiegazione. Scesi dalla macchina senza nemmeno spegnere il motore, lasciandola in mezzo al traffico. Attraversai la strada e mi diressi verso un palazzo giallo con la scritta Hotel Central. Entrai, chiesi una stanza. Al ragazzo della reception dissi che avrei dovuto riposare non so quanto. Gli diedi una mancia esagerata e lui non fece alcuna domanda. Stanza 510. Mi sdraiai sul letto. Dopo qualche ora i telefonini iniziarono a squillare e continuarono finch non si scaricarono le batterie. Una volta al giorno qualcuno entrava nella stanza lasciandomi il pranzo, portando via i resti del giorno prima. Mangiai poco o niente. Dormii per giorni e notti, stanco come se avessi lavorato per anni senza sosta in una miniera e, infine, mi misi a fissare il muro. A fissare un muro a righe gialle e bianche finch le righe gialle sparirono, il muro divenne un vuoto senza colore e le pareti della stanza si trasformarono in un grande schermo. Iniziarono ad apparire delle immagini. Scorrevano veloci e cambiavano in continuazione. Maksim scrive e ride Maksim riceve come premio per il miglior allievo della scuola il libro Pinocchio Maksim divora il suo primo libro Maksim scrive il suo primo breve canto in rima mia madre orgogliosa lo legge a tutti per mesi Alan Ford Superciuk sconfigge gli avversari con il solo soffiare del suo acido alito Maksim a dodici anni scrive un racconto su un campione del mondo degli ubriaconi i miei amici del quartiere se lo passano ridendo Maksim a sedici anni i libri di Kafka un tavolo un foglio altri versi altri racconti il mio anziano professore di filosofia il compagno professor Zakic professore, come mai secondo i nostri libri Marx ha sbagliato ununica cosa nel suo insegnamento, quando scrisse che il comunismo sarebbe nato prima nei paesi industrialmente pi sviluppati dove la coscienza ha il giusto nutrimento di esperienze necessarie quando poi il comunismo nato da noi e perch ai russi ancora permesso di chiamarsi comunisti visto che hanno stravolto a proprio piacimento linsegnamento marxista il professore svanisce prima di rispondere il giovane Maksim grande talento del calcio accanto allallenatore ragazzo i poeti fanno sognare ma non fanno segnare chi non ha voglia di correre meglio che lasci perdere lasciai perdere le prime elezioni libere dopo quarantacinque anni di regime la democrazia il libero mercato la gente in fila agli uffici del comune per registrare la propria attivit privata facile arricchirsi basta comprare una qualsiasi cosa per un soldo e poi rivenderla per tre Maksim che vaga attraverso gli anni con gli occhi ipnotizzati nei labirinti sotterranei del libero mercato nel cassetto non concluso un racconto un uomo ingrassato in fretta con il primo bottone della camicia azzurra sempre sbottonato e la cravatta a righe tirata in alto per coprirlo ride continuamente e tutti intorno a lui ridono continuamente entra in un deposito di specchi rotti mille facce su mille pezzi di specchi rotti ridono gli occhi tondi e fissi sempre aperti allestremit senza un battito di ciglia giganteschi pannelli pubblicitari una mattina grigia a Zagabria il traffico un coglione che urla coglione in un hotel una stanza con le pareti a righe gialle e bianche le righe gialle scompaiono e compare uno schermo. Diomio. [] testo scaricato da http://www.ozoz.it/scaffale