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Analisi

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Valerio Gentili

Roma combattente
Dal biennio rosso agli Arditi del Popolo, la storia mai raccontata degli uomini e delle organizzazioni che inventarono la lotta armata in Italia

ISBN: 978-88-7615-302-0

I edizione italiana: Alberto Castelvecchi Editore srl Via Isonzo, 34 00198 Roma Tel. 06.8412007 - fax 06.85865742 www.castelvecchieditore.com info@castelvecchieditore.com Caporedattore: Elisa Passacantilli Editing e impaginazione: Alessandro Carusi Cover:

Io sono nel mio nemico e il mio nemico in me.

Comprendere e saper valutare con esattezza il nemico significa possedere gi una condizione necessaria per la vittoria. Comprendere e saper valutare le proprie forze e la loro posizione nel campo della lotta, significa possedere unaltra importantissima condizione per la vittoria. ANTONIO GRAMSCI Oggi che lenorme campana del tempo ha suonato e ha suonato s forti colpi da rompere la pi dura cervice alla plebe idiota dal Nulla che debbono balzare fuori furentemente le ardite falangi delle fiamme nere che, nellimpeto passionale della spontanea rivolta, costituiranno la crepitante colonna di fuoco la quale, precedendo innanzi ai popoli, dar lannuncio primo della distruzione finale. Questa lora dellamarezza febbrile, della terribile ansia! Questa lora che precede lora divina della tragedia imminente, che ci dar la Morte eroica e leroica Grandezza. O ora beata che mi dai tutta la febbrile intensit dello spirito, io tamo!. RENZO NOVATORE Dal nulla sorgemmo in una lotta infernale. Ricordate: non respiravamo, pi non si viveva. Era la nostra ora pi nera e pi tragica. Contro di noi vi erano fascisti, governo e borghesia. Una sola forza ci sostenne: la fede. ARGO SECONDARI

Sigle e abbreviazioni

AAI ACS

a. g. e ris.
ANAI ANC ANMIG

CC CDL CGL CPC

f.
FCAL FNLF FtAI MI PS

sf.
UIL UNUS USI USM USR

Associazione fra gli Arditi dItalia Archivio centrale dello Stato Affari generali e riservati Associazione nazionale Arditi dItalia Associazione nazionale combattenti Associazione nazionale tra mutilati e invalidi di guerra Comitato centrale Camera del lavoro Camera generale del lavoro Casellario politico centrale fascicolo Federazione comunista anarchica laziale Federazione nazionale legionari fiumani Fratellanza tra gli Arditi dItalia Ministero dellInterno Pubblica sicurezza sottofascicolo Unione italiana del lavoro Unione nazionale ufficiali smobilitati Unione sindacale italiana Unione sindacale milanese Unione socialista romana

Introduzione

Generato dalla lunga parentesi della Grande Guerra, il fenomeno politico, sociale e culturale del combattentismo nellItalia post-bellica si configura fin dai primi mesi del 1919 come un movimento eterogeneo, spesso punto di incontro di forze confliggenti, accomunate, per, oltre che dai trascorsi interventisti, dalle medesime ansie di rinnovamento sociale e nel caso delle minoranze pi agguerrite di trasformazione radicale e rivoluzionaria della societ. La presente ricerca incentrata sugli ambienti minoritari, ma non per questo irrilevanti numericamente e politicamente, del sovversivismo romano: anarchico, sindacalista, repubblicano astensionista, socialista. Ambienti che nel 1915 scelsero la strada dellinterventismo, combattendo da volontari soprattutto nei reparti di fanteria, in alcuni casi in aperto contrasto con il pacifismo intransigente delle centrali dappartenenza1, con il sogno di trasformare la guerra in rivoluzione e costituendo, dallinverno del 1919, la propaggine estrema del combattentismo democratico e progressista. Gran parte degli eventi presi in esame si colloca tra linizio del 1919 e la tarda primavera-estate del 1920, estremi cronologici
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particolarmente significativi rispetto allargomento trattato: a Roma e in Italia, nel gennaio 1919, soldati smobilitati si organizzano in varie associazioni, piccole e grandi, di diverso e talvolta opposto orientamento politico, per la maggior parte assimilabili nel calderone della retorica sulla difesa degli ideali della vittoria, e promuovono agitazioni contro le insufficienze della politica governativa verso i reduci, il carovita e la disoccupazione. Nellestate del 20, in un clima sociale arroventato, il secondo congresso dellAssociazione nazionale combattenti (ANC) segna linizio di una crisi di prospettiva politica per la pi grande organizzazione italiana di ex-soldati; le componenti reazionarie, compresi i fascisti, dellAssociazione fra gli Arditi dItalia (AAI) vengono estromesse dal direttivo capitolino, il Fascio di combattimento cittadino implode a causa dei dissidi politici, a Trieste e Ancona esplodono rivolte di soldati, appoggiati dalle popolazioni locali, contro linvio di truppe in Albania2. Dei sedici mesi che intercorrono tra questi due estremi cronologici analizzeremo alcuni precisi avvenimenti legati allo sviluppo del combattentismo sovversivo romano: la nascita della Fratellanza tra gli Arditi dItalia, legata agli ambienti dellinterventismo anarchico e repubblicano, nel marzo 1919; lo sciopero generale del 10 aprile seguente, con la comparsa dellAlleanza rivoluzionaria-Comitato romano, emanazione della minoranza sindacalista anarchica aderente alla Camera del lavoro interventista di via della Croce Bianca; lepisodio, nella notte del 6 luglio dello stesso anno, passato alla storia come complotto del Forte di Pietralata e opera, prevalentemente, dellazione congiunta di membri della Fratellanza, dellAlleanza rivoluzionaria e della componente sovversiva dellAAI guidata dal tenente Argo Secondari. Inoltre terremo conto degli echi e delle ripercussioni nella capitale dellimpresa fiumana e soprattutto dei suoi sviluppi, da gennaio a giugno del 1920.
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Per cominciare, riportiamo parte di un documento del giugno 1919, che testimonia di come le pulsioni rivoluzionarie del periodo non fossero esclusivo retaggio delle piccole e sconosciute ai pi compagini combattentiste radicali e sovversive, ma avessero in qualche misura aperto una breccia anche tra i ranghi del combattentismo ufficiale:
In una riunione che ebbe luogo oggi allAragno, fra i vari Commissari dellAssociazione Combattenti di Milano, dellEmilia, delle Romagne e dellItalia meridionale si sono delineate tre tendenze: 1. I Commissari dellEmilia, della Romagna, di Milano, capitanati dal bolsceviko avv. Strozzi di Reggio Emilia, vorrebbero porre i capitali di cui dispongono le loro sezioni a disposizione di quelle dellItalia meridionale al fine di attrarre, con tale mezzo, nella loro orbita le masse non rivoluzionarie di quelle regioni [] senza ricorrere alla formazione di un nuovo partito che avrebbe dovuto denominarsi UNIONE DEI COMBATTENTI PER IL RINNOVAMENTO NAZIONALE. 2. I Commissari delle Puglie (Cerignola, Lecce, ecc.) vorrebbero giungere ad ogni costo alla rivoluzione senza compromesso di qualsiasi partito. 3. I Commissari della Calabria, della Sicilia e degli Abruzzi [] sarebbero disposti ad unintesa [] semprech i metodi da usarsi fossero di evoluzione e non di rivoluzione []3.

Nel corso del primo conflitto mondiale, quasi sei milioni di italiani vengono chiamati alle armi, e pi di quattro milioni sono effettivamente inviati al fronte in azioni di guerra. La gran massa dellesercito composta da contadini, quasi tutti inquadrati nei reparti di fanteria, il corpo pi colpito in termini di vite umane: 680mila sono i caduti ufficiali, mezzo milione i mutilati e gli invalidi, oltre un milione i feriti. A fronte di queste consistenti cifre, lesiguo numero dei volontari di guerra: 8.200. Questa comparazione ci d subito la misura di quanto le diverse
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spinte ideali dellinterventismo fossero state patrimonio di una ristretta minoranza della popolazione. Allo scoppio del conflitto mondiale, in opposizione alla professione di neutralit delle maggiori forze politiche e sociali, attorno alla necessit dellintervento nella guerra si coagulano forze eterogenee:
Con quei conservatori giovani e vecchi si confusero anche i democratici di varie tinte: radicali, repubblicani, massoni, irredentisti, bissolatiani, garibaldini, anarchici, fiduciosi di promuovere con la guerra un pi giusto assetto internazionale in un mondo libero da troni e da altari4.

in questarea progressista che possono essere sommariamente inquadrati gli interventisti provenienti dallanarco-sindacalismo, dal socialismo rivoluzionario e dal repubblicanesimo sociale, tenendo conto, per, che per queste piccole correnti una certa retorica patriottarda passava decisamente in secondo piano rispetto allidea di una guerra esterna, quella contro limperialismo austrotedesco, in grado di generare sconvolgimenti sociali tali, sul piano interno, da costituire una sorta di prova generale per la futura rivoluzione proletaria. Scrive Filippo Corridoni, leader dellUnione sindacale milanese, prima di partire volontario per il fronte:
Per me il socialismo deve saperselo preparare il destino. La guerra che io caldeggio non n irredentista, n imperialista, n sentimentalista. Lunit di partito troppo meschina di fronte allumanit. Io sono per lintervento a favore delle nazioni alleate, non per una mira di conquista: Trento e Trieste costituiscono un fine secondario di fronte ai dolori dellEuropa, del mondo intero6.

Lala destra del composito fronte interventista raccolta attorno ai nazionalisti, il cui interventismo logica conseguenza di un programma di politica estera dichiaratamente, prima e dopo la guerra, colonialista ed espansionista. Infatti, la loro rivendicazione dei territori irredenti non formulata in base al principio delle nazionalit, fatto proprio dagli interventisti democratici, ma sulla base di un piano di espansione coloniale e di controllo dellAdriatico quale precondizione per una politica egemonica dellItalia nel Mediterraneo orientale5. Il rifiuto di riconoscere il principio di uguaglianza tra i popoli europei e la conseguente rivendicazione dellitalianit della Dalmazia sulla base dellinferiorit nei rapporti di forza dei popoli slavi ne sono un esempio. Di tuttaltra natura linterventismo di sinistra, erede della tradizione risorgimentale, patriottica e insieme internazionalista, garibaldina e mazziniana, fautore dellintervento al fianco delle potenze dellIntesa contro il militarismo aggressivo degli imperi centrali e per il completamento del processo di unificazione nazionale con la conquista delle terre irredente soggette al giogo austriaco.
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Qualche mese prima, in una conferenza nella sede dellUSM, Alceste De Ambris, leader della Camera del lavoro parmense, aveva affermato:
Se la Francia dei diritti delluomo corresse il pericolo di essere schiacciata dalle forze reazionarie del militarismo del Kaiser, possiamo noi rivoluzionari rimanere spettatori indifferenti di tanto misfatto per le sorti dellEuropa di domani?

Il 5 ottobre 1914, De Ambris e Corridoni sottoscrivono il primo manifesto-appello per lintervento del Fascio rivoluzionario dazione, cui fa seguito, in ambito internazionale, il cosiddetto manifesto dei sedici7, tra i promotori del quale troviamo due figure di primo piano dellanarchismo europeo, il russo Ptr Kro15

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potkin e Amilcare Cipriani, personaggio leggendario dellepopea risorgimentale italiana. A Roma, il direttivo cittadino del Fascio rivoluzionario viene costituito nellautunno del 1914. Ne fanno parte, tra gli altri, gli anarchici: Attilio Paolinelli8, autore del testo Squilla di guerra, inno degli anarchici interventisti comparso il 20 febbraio 1915 nel primo numero del settimanale anarchico interventista Guerra Sociale9; Cesare Augusto Martella10, fondatore con Paolinelli, nel dopoguerra, dellAlleanza rivoluzionaria; Ubaldo Cioccolanti11, segretario, nello stesso periodo, della Fratellanza tra gli Arditi dItalia; il repubblicano Luigi Piccioni12, anchegli tra i fondatori della FtAI; il socialista rivoluzionario Amilcare Baldoni. Questi e altri personaggi, come vedremo, dai primi mesi del 1919 avranno un ruolo chiave nellorganizzare le fila del combattentismo sovversivo e rivoluzionario romano, fenomeno di piccola rilevanza numerica poche centinaia di uomini ma non privo di un certo vigore, e determinato a inserirsi, con caratteristiche autonome, nei durissimi conflitti sociali della seconda met del 1919 e dellanno successivo, un arco temporale contrassegnato, nella capitale, dalla costante penuria di generi alimentari di prima necessit, dal carovita, da alti tassi di disoccupazione e di conseguenza dal caotico succedersi di scioperi e proteste messe in atto dalle categorie pi disparate. Una fase storica, insomma, in cui alle tradizionali rivendicazioni della classe operaia sindacalizzata si affiancano quelle del proletariato e del sottoproletariato cittadino, fino ad allora digiuno di politica e novit assoluta per lepoca, e le proteste della piccola borghesia e dei ceti medi, impoveriti dagli effetti socialmente devastanti della riconversione delleconomia dallo status di guerra a quello di pace.
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Per quanto concerne il combattentismo sovversivo romano, alcune brevi ma significative affermazioni estrapolate dai proclami, lanciati nellimmediato dopoguerra, dalle sigle e dai singoli che ne costituivano il nerbo, ci ragguagliano sul significato dato alla partecipazione al conflitto mondiale e sulla rivendicazione di questa particolare e controversa esperienza, per chi come loro proveniva dalle fila del movimento operaio italiano, schierato in maggioranza su posizioni di pacifismo intransigente, quale spinta propulsiva a una lotta spietata contro il governo della borghesia e listituto monarchico. Dal manifesto della Fratellanza tra gli Arditi dItalia, aprile 1919:
La guerra stata vinta! Abbiamo dato [] tutto perch giustizia, libert ed eguaglianza splendano nel cielo dItalia, finalmente. Noi non fummo soldati ai servizi della dinastia, del militarismo, di una politica torbida di altri tempi, n strumenti di caste o di classe. Fummo militi di unIdea. Restiamo e saremo militi di unIdea []. Quando dalle prime file dellesercito noi balzammo alle linee primissime noi non volemmo compiere un gesto di ardimento diretto al fine immediato della vittoria guerresca. Noi avevamo nel cuore una fede politica, una passione politica. Bisognava vincere laustriaco e il tedesco, mercenari di un dispotismo che ispirava tutta la politica dellEuropa monarchica, per vincere il dispotismo, di ingiustizia, di violenza, di arbitrio, in ogni campo e in ogni luogo13.

Da un volantino dellAlleanza rivoluzionaria, ciclostilato in occasione dello sciopero generale del 10 aprile:
Lora delle grandi realizzazioni prossima: a noi, a voi, tutte le speranze, tutte le audacie!

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VALERIO GENTILI Son trascorsi per i popoli cinque anni che hanno il valore di secoli. Le monarchie e le borghesie dEuropa e del mondo intero se avessero lontanamente intuito quale abisso la guerra avrebbe scavato sotto i loro piedi certamente non lavrebbero provocata []. Dovere delle minoranze anarchiche e sindacaliste di essere contingenti. Come abbiamo poderosamente concorso a spalancare labisso, col proposito fermo di uccidere la guerra attraverso la guerra [] cos oggi che labisso aperto, noi dobbiamo concorrere, con non minore energia di pensiero e azione, a che si compiano i fati rivoluzionari delle nostre aspirazioni14.

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Dallintervento di Ubaldo Cioccolanti alla celebrazione dei caduti del rione Trastevere nella Grande Guerra:
Noi che fra i primi abbiamo sentito la voce della Patria in armi, siamo accorsi a legioni dove pi imperversava la mischia, per strappare al nemico la vittoria. Noi che nella presente guerra costituimmo la vera Legione garibaldina e non curandoci degli insulti che ci venivano da gente corrotta e senza sani princpi abbiamo proseguito, con le nostre fiamme rosse e nere, sereni e fidenti, la strada per il trionfo della causa non dellItalia solo ma dellUmanit intera. [] Ricordiamo, o cittadini, i nostri morti []. Ricordando i morti si ammoniscono i vivi, e si faccia che il loro sacrificio eroico non sia stato vano15.

La storia, lagire, nel corso del turbinio degli avvenimenti politici e sociali del cosiddetto biennio rosso, 1919-1920, dellAlleanza rivoluzionaria fondata da Paolinelli, della Fratellanza tra gli Arditi e della componente sovversiva dellAAI guidata da Argo Secondari, rappresenta, in prospettiva, un elemento di particolare interesse rispetto alla successiva evoluzione di quel combattentismo qui analizzato. Saranno infatti questi tre tronconi a costituire, allinizio dellestate 1921, il nucleo dacciaio della
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sezione romana degli Arditi del popolo, portando nella prima organizzazione antifascista di massa, nata proprio nel seno dellANAI romana, le liturgie, il linguaggio semiotico, quella forma mentis propria di certi settori del combattentismo. Le tre compagini romane, inoltre, forniranno allarditismo popolare quadri di rilievo non solo in ambito cittadino, ma anche nazionale: oltre al gi citato Secondari, capo militare indiscusso della prima fase, il responsabile della propaganda Vincenzo Baldazzi16, gi tra i cinque consiglieri del Comitato dazione della Fratellanza; Paolinelli, punto di contatto tra gli Arditi del popolo romani e la Federazione nazionale dei legionari fiumani, attraverso il segretario Eno Mecheri17. In merito alla dimensione cittadina dellorganizzazione: il capobattaglione del rione Testaccio, il gi citato Ubaldo Cioccolanti, in guerra Ardito dell11 Reparto dassalto; Achille Mastrosanti18, capobattaglione di Trastevere, proveniente dalla Fratellanza, sotto le armi nel 9 Reparto degli Arditi; Vincenzo Santarelli19, sergente del 28 Mitraglieri, comandante della Dannata, una delle prime compagnie degli Arditi del popolo, proveniente dallAlleanza fondata da Paolinelli. Tra i membri del Direttorio cittadino degli Arditi del popolo, militanti in precedenza della frazione sovversiva dellANAI, ricordiamo, tra gli altri, Aldo Eluisi, decorato per meriti di guerra, Ugo Piermattei20 e Pietro De Scalzi, anchegli insignito di croce al merito di guerra. Le vicende del combattentismo sovversivo romano rappresentano, in ultimo, un buon terreno danalisi locale rispetto alle dinamiche generali dei rapporti tra correnti organizzate del movimento operaio e universo combattentistico nel primo dopoguerra. Rapporti contrassegnati dalla sostanziale e sistematica incomprensione del fenomeno, come rilevato a pi riprese da molta storiografia sullargomento, da parte del movimento
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operaio, a partire dallallora sua compagine pi numerosa e organizzata: il Partito socialista. Le relazioni, sovente burrascose, tra le tre organizzazioni di combattenti qui prese in esame e lUnione socialista romana, la Federazione comunista anarchica laziale, il Fascio repubblicano cittadino e le due Camere del lavoro ci aiutano a valutare la questione nello specifico, territoriale e politico.

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CAPITOLO I

I combattenti

Nei primissimi mesi del dopoguerra ha inizio il congedamento degli oltre tre milioni di cittadini italiani che ancora costituiscono i ranghi effettivi dellesercito regio. La smobilitazione avviene secondo i criteri delle classi di leva. Un milione e mezzo di soldati viene congedato tra novembre e dicembre del 1918. La smobilitazione della restante met avviene con una tempistica molto pi lenta ed esasperante: mezzo milione di excombattenti viene congedato tra gennaio e marzo dellanno successivo, poi le pratiche di congedo si interrompono fino allestate. Tra luglio e agosto del 1919, dopo lavvicendamento del ministero Nitti a quello di Orlando, una nuova smobilitazione riporta alla vita civile un milione di soldati. Tornata dal fronte carica di attese alla cui determinazione non erano estranee la Divisione propaganda dellesercito n tanta retorica ministeriale sui cambiamenti radicali nella futura vita civile la gran parte degli ex-combattenti si trova a vivere in prima persona il dramma personale e collettivo del difficile reinserimento sociale, acutizzato, proprio a partire dallestate del 1919, dai pesanti effetti della crisi economica. Dopo la disfatta di Caporetto, per ribaltare le sorti del conflitto, i nuovi co23

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mandi dellesercito avevano cercato di elevare la combattivit e il morale del soldato-massa estraneo alle spinte ideologiche della minoranza dei volontari interventisti attraverso una serie di provvedimenti di carattere assistenziale e di protezione sociale, ma avevano puntato anche sullaspetto propagandistico. Con la creazione del servizio P1 e dei giornali di trincea, si cercava di motivare, ad esempio, la categoria pi martoriata, quella del fante-contadino, con la promessa della futura concessione della terra, al ritorno dal fronte. Nel giorno della vittoria, il generale Caviglia in un proclama ai soldati e agli ufficiali aveva affermato: Ai soli combattenti, a coloro soli che per tre anni seppero resistere, combattere e soffrire dovranno in avvenire continuare ad essere affidate le sorti dellItalia. Sulla stessa linea le dichiarazioni di pochi giorni dopo, rilasciate dal primo ministro Orlando: Questa guerra al tempo stesso la pi grande rivoluzione politico-sociale che la storia ricordi, superando la stessa Rivoluzione francese, e dal ministro Salandra: Nessuno pensi che passata la tempesta sia possibile un pacifico ritorno al passato. Ma alla retorica palingenetica dei vertici militari e della politica non seguono i fatti. I soldati smobilitati che tornano nelle grandi citt del Centro-Nord si trovano ben presto disoccupati; gli ufficiali, per lo pi espressione della classe media, vivono un progressivo processo di proletarizzazione. I viveri e le merci rincarano, gli alimenti basilari diventano di difficile reperibilit, le fabbriche, impegnate nella riconversione della produzione di guerra, licenziano personale, mentre i tradizionali canali di sfogo dellemigrazione si sono chiusi. Nellestate del 19, ex-combattenti sono alla guida delle occupazioni contadine delle terre dei latifondi nel Mezzogiorno, mentre nelle grandi citt scoppiano sanguinosi moti contro il caroviveri.
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In maggio si tiene a Roma il primo congresso della pi grande organizzazione combattentistica, lANC2 di cui alcune stime facevano ammontare il numero degli iscritti attorno alle 300mila unit nata per iniziativa dellANMIG, a sua volta fondata a Milano nellaprile 1917, con lo scopo di creare unalternativa politica nuova e credibile ai tradizionali schieramenti politici. Cos recitava la circolare inviata dal direttivo dellANMIG alle sezioni, nel novembre del 1918, per sollecitare la fondazione della nuova associazione: Organizzati e indipendenti, la nostra politica la facciamo noi. Il programma della nuova Italia devessere il nostro programma. Il congresso di Roma adotta un programma di chiara ispirazione democratico-progressista, in cui si parla di audaci riforme sociali, spezzamento del latifondo, periodo di leva di soli tre mesi e disarmo internazionale. Proprio in termini di rapporti internazionali, si legge: Concetto di Patria integrato con lumanit diverso dallegoismo nazionale (concetto dei nazionalisti)3. Allinizio del 1919, sempre a Roma, si costituisce per iniziativa del tenente Mario Carli4, uno dei massimi esponenti del futurismo politico, lAssociazione fra gli Arditi dItalia, con sede al civico 101 di corso Umberto I5. Le stime nazionali sugli iscritti a questa associazione oscillano dalle diecimila unit calcolate da Cordova alle poche centinaia enucleate da Rochat6. Per quel che riguarda la sezione romana, tenendo conto delle stime della Polizia e delle corrispondenze dalla capitale allorgano milanese dellorganizzazione, il periodico LArdito, si pu credere che i militanti attivi non abbiano mai oltrepassato in modo consistente, nel biennio 1919-20, le cento unit. Inoltre, bisogna tenere conto delle frequenti crisi organizzative della sezione dovute ai forti dissidi di natura politica tra gli aderenti. Attriti sfociati in vere e proprie faide intestine tra la componente dordine
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legata ai nazionalisti, quella del fascismo diciannovista per alcuni mesi una sorta di incognita politica rispetto ai sedimentati, tradizionali blocchi sociali e politici contrapposti e quella del futurismo, da cui proveniva Cesare Bottai, per un certo periodo presidente del Comitato dazione, la componente sovversiva, anarchica e repubblicana, tra cui spicca, fin da subito, la figura di Secondari. I rapporti di forza tra queste tre fazioni, come vedremo, si caratterizzano nel biennio esaminato per un sostanziale equilibrio. Il prevalere di una linea non sistematico, ma contingente e legato a precisi avvenimenti storici. curioso e indicativo come unassociazione il cui statuto al secondo punto faceva categoricamente professione di apoliticit si sia ben presto trovata in questo tipo di situazione, almeno per ci che riguardava la sezione romana. Daltro canto, il vivace dibattito interno ci mostra come gli Arditi non fossero quel monolite, pi o meno politicizzato, spesso presentato da tanta storiografia come un riciclo di manovalanza prezzolata delle forze reazionarie in chiave antioperaia. In aggiunta, la defenestrazione del presidente Bottai agli inizi del giugno 1920 si badi bene al preciso momento storico a opera, secondo le fonti di Polizia, principalmente dellanarchico Argo Secondari e del repubblicano Pietro Ribaldi, ci d la misura di come la corrente sovversiva, nella capitale, non fosse necessariamente inferiore per numero e capacit di manovra al blocco tra Arditi nazionalisti e fascisti, che proprio in quel momento andava consolidandosi nel Paese. Se rilevanti erano le differenze politiche, qualera il trait dunion di questi individui? Nel magma post-bellico dellarditismo convergono principalmente uomini che avevano prestato servizio nei vari reparti das26

salto dellesercito regio: Le fiamme nere, rosse, verdi e gli Arditi di reggimento. Per queste lite combattenti, la guerra si rivelata gravida di suggestioni estranee al soldato-massa delle trincee: il mito dellazione, della lotta estrema, della guerra rigeneratrice, perfino della morte. Tra gli Arditi smobilitati, i rancori propri a tutti soldati cresciuti esponenzialmente negli anni del conflitto verso gli imboscati che non hanno fatto la guerra, i pescicani speculatori arricchitisi con le forniture di guerra mutano qualitativamente, assumendo una dimensione ideologica particolare, esplicitata da un colorito linguaggio retorico antisistema, ostile alla borghesia panciafichista, ai socialisti pacifondai, al clero austriacante, al parlamentarismo neutralista. Per quello che riguarda limportanza dellelemento patriottico nella linea strategica dellAAI, al punto C dello statuto7 si legge: Difendere con ogni mezzo la Patria. Rappresenterebbe un eccesso di schematismo individuare in questo aspetto una delle cause principali della presunta adesione, sostanziale e di massa, allo squadrismo fascista a partire dalla fine del 1920. Significativamente scrive Mario Carli, nellestate del 1920, dopo aver abbandonato ogni incarico nel movimento dei Fasci di combattimento, diventato col congresso di maggio a Milano, a dire suo e di Marinetti, monarchico e conservatore: Nel tricolore dItalia c anche il rosso e questo rosso, dilatato fino a dominare prepotentemente gli altri due colori, d il vero senso dei limiti e dei fini verso cui deve incanalarsi la nostra azione rivoluzionaria8. Proprio in riferimento alla mutazione camaleontica del movimento fondato da Mussolini che giunge a una prima sostanziale maturazione con lo spegnersi degli ultimi focolai insurrezionali accesi in quel periodo fitto di lotte sociali passato alla storia come biennio rosso negli atti del congresso che lANAI tiene nellottobre 1922, alla vigilia della marcia, si afferma:
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VALERIO GENTILI Gli Arditi dItalia furono i veri fondatori del fascismo. Ma del fascismo della prima ora, che era il vendicatore della guerra rivoluzionaria ed era il pi audace movimento verso la sinistra e che prometteva fra le altre cose la terra ai contadini e la gestione delle fabbriche ai produttori.

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vere, e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni dordine materiale e morale che saranno propugnate dalle associazioni dei combattenti.

Con questo preambolo, il neonato fascismo si inserisce nel magma del combattentismo postbellico, senza avere ancora, per, quelle caratteristiche per le quali salir alla ribalta nella scena politica nazionale nel biennio 1921-22. Ammonisce, con una certa enfasi, un autentico fascista della prima ora, Eno Mecheri:
Rimarrebbe deluso chi in buona fede ricercasse nelle persone presenti alladunata degli elementi appartenenti a forze conservatrici e reazionarie. Del resto baster rileggere il programma originario dei Fasci per capire come nelle file di questi non potevano allora militare pescicani n terrieri n industriali, ma gente che in prevalenza aveva testimoniato col sangue la propria fede interventista orientata verso un deciso rinnovamento sociale della Nazione10.

Il fascismo del biennio 1921-22, che Mussolini ha trasformato in partito e che ha progressivamente abbandonato gran parte dei punti del suo originario programma sansepolcrista, viene considerato, senza mezzi termini, una degenerazione. Quella di Mario Carli che dal marzo del 19 sul piano nazionale un dirigente dei neonati Fasci di combattimento, di quelli futuristi e dellAAI una militanza di rilievo, in molti punti esplicativa rispetto agli stretti rapporti tra queste tre organizzazioni in ambito nazionale e cittadino. Quando, in seguito alladunata milanese di piazza San Sepolcro del 23 marzo, si costituiscono i primi Fasci di combattimento, questi, gi a partire dal nome stesso, echeggiano il richiamo esplicito sia alluniverso combattentistico sia allinterventismo di sinistra dei Fasci dazione rivoluzionaria del 1914. Del resto, il principale promotore dei fasci, Benito Mussolini, dalle colonne del suo giornale Il Popolo dItalia, non manca mai di dare ampia cronaca alle vicende del combattentismo organizzato, ed in particolar modo nei confronti degli Arditi che lex-leader socialista, gi nei primissimi giorni dalla fine del conflitto9, riserva una particolare attenzione. Nella prima dichiarazione dellassemblea di piazza San Sepolcro si legge:
Ladunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli dItalia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libert del mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex-prigionieri che compirono il loro do-

Le distanze da quella che sar la logica imperialista del Regime mussoliniano che allora era gi ben salda, invece, nellimpianto programmatico dei nazionalisti si ravvisano nella seconda dichiarazione dellassemblea, che dichiara di opporsi allimperialismo degli altri popoli a danno dellItalia e alleventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli e accetta il postulato supremo della Societ delle Nazioni. Il modello seguito dai fasci diciannovisti quello dellorganizzazione snella, lantipartito, unassociazione di tipo informale con ramificazioni territoriali, cui il centro lascia abbondante autonomia. Nascono cos, soprattutto nelle grandi citt del Centro-Nord11, le prime sezioni fasciste. A Roma, gli affiliati si chiamano tra di loro col termine compagno12. Possono farne

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parte iscritti di altri partiti. Vista la comune matrice combattentistica e interventista, alle riunioni presenziano spesso Arditi dellAAI e futuristi. Gli iscritti effettivi fino allo scioglimento del giugno 1920 non superano le cento unit. Le vicende del primo fascismo romano segnate fin dalla sua nascita dallintrinseca e insolubile contraddizione generata dalla precaria coesistenza di singoli e piccoli gruppi portatori di istanze di natura politica opposta rappresentano una sorta di cartina di tornasole della confusa e incongruente situazione politico-sociale generatasi nel primo dopoguerra in Italia, in cui proprio dal medesimo magma interventista avr origine la contesa, tra compagini irriducibilmente antitetiche, sulleredit spirituale del combattentismo. La componente di destra, nel Fascio romano, rappresentata dagli iscritti nazionalisti, che sono in netta minoranza ma una minoranza, come vedremo, particolarmente influente, che esercita un certo potere rispetto alla dialettica interna, spesso aspra, tra le varie correnti, in quanto principale fonte dentrata, grazie alla consolidata vicinanza del mondo imprenditoriale romano al movimento nazionalista, del denaro necessario alla sopravvivenza della sezione stessa. Oltre alla gi citata pattuglia futurista, fanno parte dellensemble: repubblicani, sindacalisti, anarchici individualisti e transfughi del socialismo ufficiale. Il fascismo romano nel 1919 un piccolo movimento che lotta innanzitutto per la sua sopravvivenza politica, in posizione marginale rispetto agli ambienti politici che contano. Quando nellottobre del 19, in vista delle elezioni politiche di novembre, i nazionalisti aderenti al fascio, ribaltando i rapporti di forza numerici, riescono, probabilmente proprio in virt di ragioni di carattere finanziario13, a far aderire il Fascio romano alla coalizione elettorale dellAlleanza Nazionale promossa dalla Associazione nazionalista romana e con allin30

terno due raggruppamenti liberali, lAssociazione dei volontari di guerra e lAAI ha inizio uno scontro politico intestino che culminer con lo scioglimento della sezione nella tarda primavera dellanno successivo, cui seguir una ricostituzione su basi conservatrici e sempre pi apertamente filonazionaliste. Alcune istantanee sullattivit e sul serrato dibattito interno al fascio capitolino di combattimento, nel periodo, possono fornire un quadro di massima sui suoi orientamenti generali e sul suo conseguente posizionamento rispetto agli avvenimenti sociali e politici. Il 21 giugno 1919, mentre nella citt montano le proteste antigovernative contro il carovita, al circolo Garibaldi di piazza delle Carrette si tiene una conferenza promossa dal fascio locale, cui partecipa Benito Mussolini. Presiede il tenente Umberto Fabbri, futurista e repubblicano, membro della giunta esecutiva14, che nella sua relazione introduttiva non risparmia parole di fuoco contro il nuovo primo ministro Nitti, definito un inetto. Nei successivi interventi si ribadisce sostanzialmente il carattere del fascismo quale movimento di combattenti. Nel suo intervento, Mussolini, ripercorrendo le tappe della conversione da pacifista intransigente a interventista, rispolvera e modifica lo slogan da lui coniato nellaprile del 1915 guerra o repubblica in guerra e repubblica, ribadendo, in questa occasione15, il carattere repubblicano del movimento. Quattro giorni dopo, in un nuovo incontro al circolo Garibaldi promosso dai fascisti e dagli Arditi vicini al movimento, intervengono gli ex-ufficiali dei reparti dassalto Vittorio Ambrosini16, futuro capo degli antifascisti Arditi rossi, Ferruccio Vecchi e Mario Carli. I tre, nei loro interventi, esprimono la solidariet degli Arditi fatta salva la pregiudiziale patriottica alle lotte della classe operaia e ribadiscono la sostanziale affinit
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con la linea dellANC17 e la necessit per lAAI di lavorare con i fascisti, cui si riconoscono la matrice combattentistica e la decisa opposizione a qualsiasi svolta autoritaria, ventilata, in quel periodo, dagli ambienti politici pi reazionari. Lo stesso Ambrosini, poco tempo prima, era stato lestensore di un ordine del giorno approvato a maggioranza dallAAI che cos recitava:
LAssociazione Arditi delibera di sventare tutte quelle voci che si riferiscono a complotti di Arditi tendenti alla dittatura militare e afferma che, salvi gli ideali della Patria, gli Arditi si dichiarano solidali con le masse operaie per la lotta economica18.

Proprio pochi giorni dopo, il 13 luglio, dalle colonne di Roma Futurista, Carli lancia la proposta di una piattaforma di collaborazione con i partiti cosiddetti davanguardia, scrivendo:
Se tentassimo di collaborare? Il terreno comune c. Ed quanto di pi nobile ed attraente possa offrirsi a degli spiriti sinceramente amanti del progresso e della libert. la lotta contro le attuali classi dirigenti, grette incapaci e disoneste, si chiamino borghesia o plutocrazia o pescecanismo o parlamentarismo []. Or ora, lesperimento del caroviveri in tante citt dItalia ci ammonisce che di fronte a problemi gravi e pressanti non c lodio di parte n antipatia sentimentale che tenga. Noi possiamo dare (e labbiamo ben data) una valida mano ai pussisti per impedire che il popolo sia affamato. Non potrebbero i socialisti vedere nel nostro gesto disinteressato e leale una prova della nostra profonda simpatia per il popolo, si chiami combattente o si chiami operaio e riconoscere che la nostra azione tende, quanto e forse pi della loro, a equiparare le classi sociali? []. Eppure noi siamo libertari quanto gli anarchici, democratici quanto i socialisti, repubblicani quanto i repubblicani pi accesi [] non abbiamo nulla a che fare con i nazionalisti reazionari, codini e clericali.

Il 30 agosto, in una riunione al circolo Garibaldi, il capitano De Martino19, nazionalista, invita le poche decine di militanti presenti a rinnovare la fiducia allesecutivo romano, nonostante i partiti dappartenenza, in vista del congresso nazionale del movimento in ottobre a Firenze20. Nel suo intervento, il presidente Fabbri ribadisce la natura sociale e di sinistra del programma del Fascio capitolino21. Quando con lavvicinarsi delle elezioni politiche, il 22 ottobre, nasce col concorso fascista lAlleanza Nazionale22, molti militanti, che invece caldeggiano lunione alle forze dellinterventismo di sinistra, storcono il naso23. La confluenza nellAlleanza provoca proteste anche nellAAI. Gi in una riunione del 10 ottobre alla Casa dellArdito, incentrata sulla tattica elettorale dellorganizzazione, si registra lopposizione di una consistente minoranza allipotesi di convergenza. In una nuova riunione, il 27, i contrari allAlleanza protestano vibratamente, facendo presente, inoltre, allassemblea, che nella lista dei candidati non presente neanche un Ardito24. In novembre, nella prima assemblea generale del Fascio romano che si tiene dopo la sconfitta elettorale del 16, c aria di resa dei conti. Il presidente Fabbri, nella sua relazione iniziale, sostiene la necessit di ricollocare il movimento chiaramente a sinistra, dunque fuori dallalveo conservatore rappresentato dalla maggioranza delle forze inquadrate nellAlleanza. Questa linea incontra le resistenze dei nazionalisti. In una successiva riunione il 6 dicembre25, le due posizioni si scontrano frontalmente: De Martino insiste sulla necessit di rafforzare lalleanza con liberali e nazionalisti, Fabbri, allora, presenta un ordine del giorno in cui si sancisce la rottura con lAlleanza Nazionale e lapertura a sinistra. Al voto dellesecutivo, la linea Fabbri passa con diciotto favorevoli, sei contrari e tre astenuti26.

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Una settimana dopo, duecento Arditi nazionalisti provenienti da tutta Italia si riuniscono nella sede del Comitato centrale dellAlleanza Nazionale alla presenza dellonorevole Federzoni, che li esorta ad appoggiare senza tentennamenti il programma nazionalista27. Nel mese successivo, gennaio 1920, i contrasti tra fascisti e nazionalisti romani si inaspriscono a fronte dellaccrescersi degli scioperi e delle agitazioni di numerose categorie dei lavoratori. Ai primi dellanno viene proclamato lo sciopero generale nazionale dei lavoratori postelegrafonici, cui si aggiunge, il 19 gennaio, quello dei ferrovieri. Si tratta di scioperi imponenti, che si assommano a quelli gi in atto su scala locale. I nazionalisti intervengono nelle vertenze aperte dai ferrovieri e dai lavoratori delle Poste attraverso unorganizzazione di loro emanazione, lUnione popolare antibolscevica, che offre opera di sistematico crumiraggio sostituendo, in accordo con le dirigenze aziendali e le autorit, gli scioperanti con dei volontari. Nata nellottobre 1919, lUnione antibolscevica una delle diverse compagini, anche di tipo paramilitare, generate dallattivismo politico del movimento nazionalista, che fin dai primi mesi del dopoguerra trasforma la capitale in una sorta di laboratorio politico per la nascente destra eversiva. Mentre il fascismo ancora un piccolo fenomeno politicamente marginale legato a istanze spesso confuse e contraddittorie riconducibili a una sorta di socialismo nazionale, lazione delle milizie nazionaliste costituisce il precedente storico, il paradigma per la successiva costituzione e lo sviluppo dello squadrismo delle camice nere, in seguito al palesarsi, nellultima fase del 1920, del mutamento di rotta impresso al movimento fascista da Mussolini. La linea strategica della propaganda nazionalista centrata sulla necessit di una svolta politica di tipo autoritario e ri34

volta al ceto politico stufo del parlamentarismo, a quello imprenditoriale, ai reduci in generale, ma soprattutto agli alti ufficiali sar assimilata dal fascismo nel mutato clima politico e sociale, successivo alla sconfitta operaia nelloccupazione delle fabbriche. Ma nei primissimi mesi del 1920, nel Fascio di combattimento romano le cose stanno ancora diversamente. Nella riunione del 21 febbraio28, il presidente Fabbri chiede e ottiene lespulsione dalla sezione degli iscritti nazionalisti, in quanto monarchici e religiosi. Sulla questione degli scioperi dei ferrovieri e dei postelegrafonici ribadisce il sostegno fascista alle rivendicazioni dei lavoratori, in opposizione, dunque, allappoggio attivo dei nazionalisti alla controparte padronale. Ma il Fascio di combattimento, epurato dallelemento nazionalista-clericale e liberal-monarchico, avr vita breve: dopo uninchiesta del segretario del Comitato centrale, Umberto Pasella, nel giugno 1920 viene sciolto e la ricostruzione della sezione romana affidata, col preciso scopo di sconfessare lindirizzo politico dei mesi precedenti, al liberale Vico Pellizzari, gi candidato dellAlleanza Nazionale nel novembre 1919. Sul piano nazionale proprio con gli avvenimenti legati ai grandi scioperi dinizio anno che ha inizio la strategia di ricollocamento del movimento fascista operata da Mussolini, che porter alla comparsa dello squadrismo agrario in autunno:
Il primo sintomo lo si ebbe per lagitazione dei ferrovieri, nel gennaio 1920, culminata nello sciopero generale di categoria. [] Nel Comitato centrale dei Fasci la discussione di fronte a questo sciopero fu vivacissima, ma coloro che ne sostennero le ragioni, fra cui chi scrive, il prof. Lanzillo e altri, furono posti in netta minoranza. Fu in seguito a questo voto che mi dimisi dalla carica di segretario aggiunto e da socio dei fasci per raggiungere [la] Fiu-

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VALERIO GENTILI me dannunziana dove lo sciopero dei ferrovieri della Venezia Giulia e dellIstria era stato difeso e sostenuto []. Gli avvenimenti del 1920 operavano la grande metamorfosi in senso reazionario. [] Quasi tutti i vecchi fondatori del fascismo nel 1920 avevano abbandonato il movimento fascista, creato per ben altri approdi e ormai idealmente alla deriva come movimento rivoluzionario. Mussolini [] scriver in data 6 novembre 1920: Liberatosi [] da coloro che nel 1914 recitavano le giaculatorie, i rosari, le litanie del cosiddetto sovversivismo e nel 1920, come se nulla fosse cambiato nel mondo, riprendono a biascicare le stesse devozioni, ecco il Fascismo in marcia trionfalmente verso la sua affermazione nella vita nazionale29.

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cano, sindacalista, libertario, anticlericale ora diventato conservatore, monarchico, parlamentare, con punte che si spingono perfino verso il neoguelfismo, sotto il pretesto che occorre servirsi dellinfluenza del papato per la politica nazionale italiana30.

Continua Mecheri:
[] lesito disastroso delloccupazione rossa delle fabbriche [] dette la misura delle incapacit rivoluzionarie del Partito socialista italiano []. Le file fasciste furono perci aperte a tutte le forze mercenarie della reazione, destinate a costituire la massa di manovra contro il nemico in ritirata. La borghesia industriale e terriera, che per due anni era stata sotto lincubo di una rivoluzione a sfondo bolscevico, dopo linsuccesso rosso sentiva prepotente nellanimo il bisogno di vendicarsi contro chi laveva cos a lungo terrorizzata.

Per quello che riguarda la storia della sezione romana, alcuni tra i principali organizzatori del Fascio capitolino, fedeli allo spirito diciannovista, dopo lo scioglimento in giugno e la riorganizzazione voluta dal centro milanese secondo criteri conservatori e reazionari abbandonano la militanza. Quando nellestate dellanno successivo, secondo una direttrice despansione geografica precisa, la violenza squadrista dilaga dalla Pianura padana nelle regioni centrali e anche nella capitale, c chi, tra questi fascisti della prima ora, sceglie la strada dellantifascismo militante. Un esempio abbastanza significativo quello del colonnello Tommaso Abatino31, membro del Consiglio direttivo del Fascio prima, comandante delle prime tre compagnie degli Arditi del popolo romani, poi. Attraverso una serie di spaccati sul dibattito interno al Fascio di combattimento romano, abbiamo avuto modo di vedere alcuni punti di contatto e lintrecciarsi di comuni vicende con lAAI. Sulla contiguit del primo fascismo con gli ambienti del futurismo e dellarditismo scrive il sansepolcrista Mario Gradi:
Un largo contributo alla formazione del fascismo fu dato dal futurismo, dallarditismo, dal dannunzianesimo e dal fiumanesimo. indubbio infatti che la psicologia, il carattere e direi il tipo fisico del fascista si formarono in gran parte sotto linfluenza di questi movimenti []. Si tratt di una assimilazione spontanea, dato che i nuclei iniziali del fascismo nei vari centri furono costituiti da futuristi, ex-combattenti e legionari fiumani. [] Larditismo e il fiumanesimo conferirono alla coreografia fascista le forme e i riti che, con la loro singolarit e la loro suggestione, val-

Con sguardo retrospettivo puntato proprio sulle eclatanti trasmutazioni del fascismo nel suo primo biennio di esistenza, scrive, dal suo forzato esilio francese nel marzo 1923, Alceste De Ambris, il sindacalista che al fascismo delle origini aveva fornito nozioni e coordinate di non poco conto per lazione politica:
Nel maggio 1921 a poco pi di due anni dalla sua nascita il fascismo ha gi completato lintero arco della sua trasformazione. Il movimento allorigine di rinnovamento nazionale, repubbli-

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VALERIO GENTILI sero a far convergere sul movimento lattenzione delle folle []. Lacclamazione corale eia, eia, alal, che DAnnunzio invent traendo spunto da una autentica interiezione della lingua latina, fu dapprima il grido di guerra degli aviatori della Serenissima, adottato quindi dai reparti Arditi. Gli inni Giovinezza e Allarmi furono due tipiche canzoni di guerra degli Arditi. La camicia nera faceva parte delluniforme del corpo degli Arditi []. E cos luso dei gagliardetti, dei fez, delle fiamme nere, dei teschi, dei pugnali, dei pantaloni grigioverdi e delle mollettiere; tutto un armamentario tratto in blocco dagli usi dellarditismo e dalle libere interpretazioni dei pittoreschi reparti dannunziani. Il rito suggestivo dellappello ai caduti fu ideato da DAnnunzio32.

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In merito ai futuristi33:
I futuristi, abituati alle clamorose esibizioni nei teatri che si concludevano regolarmente tra schiamazzi e fischi, con nutriti lanci di ortaggi e uova fradice, dettero il gusto dellandare contro corrente, della beffa, delle chiassate manesche; il dispregio per le venerabili accademie, la tendenza allesaltazione della maschilit, lincondizionata ammirazione per i progressi della tecnica, il fanatismo per le imprese sportive. I futuristi furono una specie di beats dellepoca.

Se i fascisti rivendicano una comune matrice con le compagini combattentistiche del primo dopoguerra, i nazionalisti si spingono oltre cercando di egemonizzare, senza mai riuscirvi, il variegato movimento dei combattenti per strumentalizzarlo a fini eminentemente politici nella lotta al socialismo. Il tentativo fallito di fondare a Roma, nel novembre 1918, lAssociazione nazionale popolare di organizzazione e disciplina per inquadrare il grosso dei soldati smobilitati in unorganizzazione dichiaratamente monarchica e conservatrice uno degli esempi pi eclatanti34. Per tutto il biennio 19-20, il movimento nazionalista
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si fa promotore di comitati e organizzazioni di rilevanza numerica variabile, in cui si coagulano le forze di quella che Paolo Spriano chiama sovversione reazionaria35 e che dallestate del 19, per reazione alle riforme democratiche varate dallesecutivo Nitti, cullano lidea del colpo di Stato, la creazione di un governo forte in grado di schiacciare le velleit parlamentariste di certa borghesia progressista e la sovversione sociale legata alle rivendicazioni delle classi popolari36. Nella Roma del dopoguerra, nel florilegio di sigle che si richiamano pi o meno direttamente allesperienza bellica e al combattentismo, i nazionalisti costituiscono la milizia paramilitare dei Sempre pronti per la Patria e per il Re, larchetipo primo per il futuro squadrismo fascista. Nel luglio 1919, per reazione allo sciopero dei tipografi, organizzano, reclutando soprattutto ex-Arditi, squadre di vigilanza territoriale, organizzate secondo criteri tipicamente militari. Abbiamo gi visto il modus operandi dellUnione popolare antibolscevica, forte di cinquemila iscritti, creata col preciso scopo di strappare ai sovversivi il controllo delle piazze capitoline. I nazionalisti fanno parte, spesso in numero e ruolo predominante, del Comitato centrale dazione per le rivendicazioni nazionali, dellassociazione Patria irredenta, del Comitato permanente di agitazione pro Fiume e Dalmazia, di quelle associazioni, cio, che prepareranno il terreno per limpresa dannunziana a Fiume37. Sul versante del socialismo ufficiale, subito dopo la firma dellarmistizio, viene costituita a Milano la Lega proletaria tra mutilati, invalidi, reduci, vedove e genitori dei caduti in guerra (la sezione romana vedr luce solo nel febbraio del 19, con sede in corso Umberto I 380). Nella storia, nella linea strategica, nelle tattiche di questa organizzazione possibile rintracciare tutte le
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contraddizioni che attraversavano il movimento socialista, in particolare le sue correnti massimaliste, nel primo dopoguerra. Non esistono dati certi sui numeri dellorganizzazione. Nellestate del 1920, alla vigilia di un drastico ridimensionamento delle sue attivit, essa contava 400 sezioni e 50mila iscritti circa (i numeri sono quelli del secondo congresso tenuto in giugno a Bologna). I numeri dei tesserati sono, dunque, molto lontani da quelli dellANC. Le ragioni di questa posizione minoritaria, seppur rilevante, nel milieu combattentistico risiedono nellimpostazione programmatica della Lega stessa. Al punto 6 dello statuto approvato nel primo congresso di Milano si stabilisce che gli ufficiali possono far parte della Lega solo se iscritti al sindacato. Questa pregiudiziale fa da respingente nei confronti di larghi strati di combattenti non ancora sindacalizzati. Inoltre, nel modus operandi della Lega si riverbera tutto lastio maturato tra i ranghi del Partito socialista, negli anni del conflitto, per gli interventisti. La scelta di considerare gli ex-combattenti alla stregua di una propaggine della classe operaia, puntando esclusivamente sulle rivendicazioni di carattere economico38, allontana qualsiasi ipotesi di veder confluire nellorganizzazione quelle minoranze, radicalizzatesi gi nei primissimi mesi del dopoguerra, per le quali il combattentismo rappresenta una dimensione sicuramente pi articolata del solo movente economico rivendicativo. Una serie di affermazioni perentorie comparse in quel periodo sullAvanti! fanno il resto. Il 6 novembre 1919, nelledizione milanese del quotidiano socialista appare la seguente invettiva contro gli interventisti:
Voi siete gli uomini della guerra e fino alla fine dovete rimanere inchiodati alla vostra croce di infamia. [] Il proletariato, nella sua immensa bont, nella sua profonda ingenuit, pu tutto perdonare in virt di quella grande giustizia che pu renderlo pi che

buono, clemente, ma non pu dimenticare, ma non vuol perdonare la guerra.

Neanche una settimana prima, il primo del mese, sul quotidiano socialista era stata formulata questa riflessione:
Combattente non vuole dire nulla, anzi: se qualche cosa la qualit di combattente conferisca al cittadino, questo qualche cosa del tutto negativo. Nel caso concreto il combattente un distruttore e non certamente a chi distrugge che noi dobbiamo conferire la direzione della cosa politica.

Dichiarazioni come queste impediranno non solo una qualsiasi forma di cooptazione socialista di quei reduci schierati sulle posizioni dellinterventismo rivoluzionario, ma anche una loro marcata ostilit39. Ammonir, anni pi tardi, Gramsci:
La mozione per cui si stabiliva che gli interventisti non potevano essere ammessi nel partito fu solo un mezzo di ricatto e di intimidazione individuale e unaffermazione demagogica [] serv a falsificare la posizione politica del partito che non doveva fare dellantinterventismo il perno della sua attivit []. Era evidente che la guerra, con lenorme sconvolgimento economico e psicologico che aveva determinato specialmente tra i piccoli intellettuali e i piccoli borghesi, avrebbe radicalizzato questi strati. Il partito se li rese nemici gratis, invece di renderseli alleati, cio li ributt verso la classe dominante40.

Tornando nello specifico allattivit della Lega proletaria, vale per essa la formula, applicabile anche al PSU dopo la vittoria massimalista, dellestremismo tattico e del moderatismo strategico: da un lato, la spiccata fraseologia rivoluzionaria, che si esplicita attraverso lorgano di propaganda Spartacus; dallaltro, la pratica di difesa di tipo sindacale degli interessi di categoria, attuata
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secondo criteri spesso riformisti e legalitari, incapace di far breccia in quei settori proto-rivoluzionari del movimento dei combattenti, divenuti padroni di quelle tecniche e capacit militari in grado di innalzare qualitativamente le capacit combattive e rivoluzionarie del movimento operaio. Scrive Spriano:
Un problema a s, che per tender ad avere una grande importanza nei periodi di crisi pi acuta, lassoluta inettitudine tecnica, spirituale e materiale del campo operaio a darsi una sua organizzazione militare che corrisponda, almeno in parte, al gran parlare che si fa di presa violenta del potere. Centralmente su questo tutte le fonti sono concordi il partito non fa nulla. I capi socialisti sono inesperti e alieni dallimpostazione di una forza armata. Mancano anche, al movimento, i quadri capaci di dirigere uneventuale insurrezione. (Al contrario di ci che accadr al fascismo). Qualche esperienza locale [] non n incoraggiata n, tantomeno, coordinata dalle dirigenze. Lassenza di ogni strutturazione militare del movimento sar clamorosamente rivelata al tempo delloccupazione delle fabbriche e ancor pi nel momento in cui vi sar una vera e propria guerra civile, nel 1921-2241.

Un manifesto-memorandum a opera della sezione romana, nella tarda estate del 19, dopo il primo congresso nazionale di Milano, ci d la misura della natura eminentemente economica delle rivendicazioni avanzate dalla Lega e della sua alterit, che passa anche per la semiotica e il linguaggio, rispetto alla forma mentis, tutta intrisa di slanci idealistici e di volontarismo, propria delle correnti pi radicali del fenomeno combattentista:
Alle madri e alle vedove dei caduti in guerra. Il sacrificio del sangue e della vita non deve essere compensato con la miseria. Se i vostri sposi e i vostri figli ritornando alle loro case vedessero che i loro cari sono costretti a tutte le umiliazioni e a tutte le privazioni, mentre gli speculatori della guerra navigano nel denaro e nei

divertimenti. In nome dei morti e per la volont degli eredi loro devessere fatta giustizia. La nostra Lega present un memoriale al governo chiedendo per voi vedove e madri: 1) che sia corrisposto alle famiglie dei militari morti a causa della guerra il premio di [illeggibile] e tutte le altre indennit che il militare avrebbe conseguito se non fosse caduto a causa della guerra stessa. 2) Che la pensione delle vedove e dei genitori dei caduti in guerra sia elevata in modo da essere corrispondente alle condizioni del costo della vita; non solo, ma commisurate altres al costo medesimo in confronto di quello dellepoca in cui le pensioni erano firmate. 3) Che sia fatto uno speciale trattamento alle vedove con prole, in considerazione della loro impossibilit di attendere a proficuo lavoro, dovendo esse provvedere allallevamento ed alla vigilanza dei propri bambini in famiglia. 4) Domandiamo lesonero dal pagamento dei residui debiti di affitto contratti nel periodo del richiamo alle armi. Non giusto che dopo di aver dato il marito od il figlio e non avendo potuto pagare per intero laffitto vi siano disposizioni che danno facolt ai proprietari di casa a reclamare tutti gli arretrati [illeggibile] durante la guerra. 5) Lassistenza agli orfani dei caduti. 6) Che siano dichiarate esenti da qualsiasi tassa o trattenuta le quote di pensione. 7) Domandiamo che nellassumere personale femminile, alla manifattura tabacchi, ministeri ed altri impieghi governativi, sia data preferenza alle vedove e madri dei caduti di guerra. Per ottenere tutto questo bisogna essere forti e per essere forti bisogna essere tutti daccordo42.

Paradigmatiche, nellambito del dopoguerra romano, rispetto allincapacit del Partito socialista di attivare un canale virtuoso di interlocuzione col reducismo nel suo insieme, sono le vicende politiche e personali del futuro triumviro degli Arditi del popolo, Giuseppe Mingrino. Volontario di guerra, comandante degli Arditi decorato con croce al merito, Mingrino dai primi mesi del 19 milita sia nellUnione socialista romana sia nella locale sezione della Lega proletaria.
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In seguito allattacco a Milano, il 15 aprile 1919, di un nutrito corteo socialista da parte di una squadra di Arditi43, culminato con la devastazione della sede dellAvanti!, si tiene, il 18, nel circolo Andrea Costa di Roma, unassemblea dellUSR per fare il punto della situazione44: Mingrino tra i circa duecento partecipanti. Nella riunione si parla, tra laltro, delle lungaggini relative alla smobilitazione dei soldati e delle strumentalizzazioni ordite nei loro riguardi dal Popolo dItalia di Mussolini. Il tratto comune agli interventi dei vari oratori il dare per scontata lostilit della maggior parte di essi al partito: solo Mingrino sembra discostarsi da questa linea. Nella sua relazione dapertura, il segretario dellUSR DAmato afferma senza mezze misure che la maggioranza dei soldati contro i socialisti. Continua il redattore dellAvanti! Francesco Ciccotti sostenendo che tutto il movimento degli interventisti da considerarsi sul libro paga del governo e che i soldati sono ostili ai socialisti in quanto li ritengono, a torto, responsabili della mancata smobilitazione. Mingrino lunico a non dare per scontata la contrariet dei soldati al partito, distinguendo i soldati semplici, socialisti nellanimo, dagli ufficiali, e sostenendo, nel contempo, la necessit di una efficace propaganda nelle caserme e tra le truppe che non mortifichi continuamente lo status dei combattenti. A pochi giorni dallimpresa dannunziana di Fiume in settembre, che genera grossi timori tra i socialisti romani di un colpo di Stato nazionalista, intervenendo a unassemblea dellUSR45 Mingrino rivendica a s e a pochi altri il merito di aver organizzato squadre di giovani socialisti, che hanno contrastato per le strade della capitale la crescente presenza aggressiva delle milizie nazionaliste, mentre gli altri oratori esortano le centinaia di partecipanti a organizzare scioperi e presidi territoriali pi o meno pacifici. Mingrino, dunque, sembra aver compreso con
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solitario tempismo il piano nuovo, quello della violenza politica scientificamente organizzata, sul quale il nascente radicalismo di destra si appresta a trasporre i criteri tradizionali della lotta politica. Ma lUnione socialista romana, di l a poco, in ottobre, lo emarginer dalla contesa politica nella capitale: la sua colpa, il suo peccato originale, quello di essere stato un interventista. A nulla vale la pi recente rielaborazione critica di quella scelta: basta un articolo del periodico Roma Futurista, in cui si ricorda il passato interventista di Migrino, propagandista in favore della guerra al fronte, per convincere la direzione del Partito socialista a privarsi di uno dei suoi uomini migliori nella capitale, inviandolo in Abruzzo46.

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CAPITOLO II

La Fratellanza tra gli Arditi dItalia

Nel primo dopoguerra, il discrimine dellinterventismo rende tesi e carichi di astio reciproco i rapporti dellUSR con quelle compagini combattentistiche, come gli Arditi, autodichiaratesi eredi nello spirito degli ideali della vittoria. La pubblicazione nellestate del 1919 a opera dellAvanti! dellinchiesta sulla rotta di Caporetto e delle presunte responsabilit ad essa legate dei reparti dassalto, provocano la reazione sdegnata dellAAI, attraverso un pubblico manifesto. Con questa querelle a mezzo stampa si riattizzano lo scontro e il reciproco scambio di accuse tra neutralisti e interventisti. Ma come abbiamo gi visto, lacredine per il socialismo ufficiale nel magma dellarditismo postbellico non sfocia necessariamente in una confluenza nellarea del radicalismo nazionalista e di destra. Il 22 marzo del 1919, per opera di Arditi di orientamento anarchico e repubblicano legati alla CDL interventista di via della Croce Bianca Vincenzo Baldazzi, Luigi Piccioni, Aldo Fasano, Ubaldo Cioccolanti, Raimondo Francucci, Francesco Maiore, Edoardo Betti e Santore Nobili nasce la Fratellanza tra gli Arditi dItalia1. Con sede nei locali del circolo repubblicano Ciceruacchio in via Angelo Brunetti, un centinaio di iscritti allat47

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to di fondazione e una serie di fiduciari sparsi in varie regioni che le garantiscono anche una dimensione di tipo nazionale, lassociazione, che si fa promotrice di istanze di trasformazione radicale della societ conferendo allesperienza bellica carattere di palingenesi rivoluzionaria, si costituisce, secondo le informazioni fiduciarie raccolte dalla Questura romana, per strappare allegemonia dei futuristi e dei nazionalisti il milieu dellarditismo. Linformativa riservatissima urgente, in data 3 maggio, del prefetto capitolino alla Direzione generale di PS del ministero dellInterno sulle attivit della FtAI si chiude in questo modo:
Nei riguardi di tale associazione e dei componenti di essa stata disposta attiva vigilanza e le attivit promosse nella citt saranno direttamente segnalate alle autorit di PS direttamente competenti. Questo ufficio segue con speciale interessamento lattivit di tale associazione che potrebbe in seguito costituire pericolo per lordine pubblico, sia per gli scopi che essa si prefigge e che sono indicati nel manifesto programma pubblicato sullIniziativa [] sia per i componenti il Comitato direttivo della medesima in gran parte noti come elementi pregiudicati e capaci di commettere violenze2.

capitale, scortato da due soldati e imbarcato al porto di Civitavecchia per essere assegnato al 42 Reggimento di fanteria di stanza a Cagliari. Torner a Roma sei mesi pi tardi dopo essere stato congedato. Nel frattempo, le indagini delle forze di Polizia locali ridimensionano lallarmismo del prefetto e della Direzione centrale: la delazione sui propositi omicidi di Cioccolanti non da considerarsi attendibile. Il rapporto del 16 aprile sul sovversivo Cioccolanti Ubaldo, soldato ci fornisce elementi interessanti sugli ambienti dellarditismo:
Dai documenti rinvenuti nel suo domicilio si rileva che egli segretario di una nuova associazione di Arditi detta FRATELLANZA TRA GLI ARDITI DITALIA. Codesto sodalizio mette capo ad un aggruppamento di giovani repubblicani irrequieti e settari diretti dal noto Luigi Piccioni. Detta organizzazione [] si distingue dallaltro raggruppamento di Arditi, che sotto legida del tenente Carli e del Marinetti segue le direttive dei futuristi e talora dei nazionalisti. Entrambe le organizzazioni sono contro i movimenti socialisti e in caso di tumulti e di disordini da questi promossi mio convincimento che potranno affermarsi con azioni violente con uso di armi e di esplosivi di guerra, di cui possono essere gi in possesso o ne potranno facilmente venire, prelevandoli dai tanti depositi dellAmministrazione militare per essere ancora incorporati nellesercito. Ai socialisti non certamente ignoto il programma di violenta opposizione di questi nuclei educati dalla guerra allestrema ferocia e qualche episodio, non clamoroso, si gi verificato in questa citt, rivelante il dissidio con i socialisti.

Proprio a pochi giorni dalla sua costituzione, nei primi giorni di aprile, si materializza attorno alla FtAI lo spettro del regicida Gaetano Bresci. Due telegrammi, rispettivamente del 13 e 14 aprile3, indirizzati dal ministero dellInterno al prefetto di Roma, allertano le autorit locali a vigilare rispetto ai presunti propositi del segretario dellassociazione, Ubaldo Cioccolanti4, di voler attentare alla vita del Re. Cioccolanti, che secondo la PS avrebbe manifestato lintenzione di attentare alla vita di S.M. il Re a qualsiasi costo, viene immediatamente allontanato dalla

Il contrasto originario tra neutralisti e interventisti continua ad alimentarsi nel dopoguerra, ripercuotendosi sul clima politico e scavando solchi profondi, non solo, come naturale, tra i pacifisti socialisti e i combattenti vicini ai partiti dordine, ma anche allinterno del movimento operaio5 e di ambienti contigui del

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sovversivismo cittadino. Nel manifesto della Fratellanza si legge: tedesco nellanima chi cerca di gettare lItalia nostra nelle braccia di un torbido, incosciente bolscevismo. evidente che affermazioni come questa, pi che fare il paio con le tirate antibolsceviche dei nazionalisti e dei conservatori, prendono di petto il bolscevismo di casa propria, il socialismo del PSI e la sua linea politica:
Intanto il bolscevismo non coincide affatto col pussismo italiano. Prendendo la Russia come modello tipico di rivoluzione sociale, si vede anzitutto che il bolscevismo stato un movimento, non tanto grettamente espropriatore, quanto rinnovatore, perch ha voluto ricostituire in base a ideali vasti e profondi ledificio sociale, assurdamente sbilenco sotto il decrepito regime zarista. Inoltre il bolscevismo russo, animato da un potente soffio di misticismo, non si mosso con quei criteri di pacifismo codardo, che fanno dei cortei proletari italiani altrettante processioni dinnocenti agnellini []. Il popolo russo ha saputo anche difendere la sua rivoluzione, e gli eserciti di Lenin si sono battuti, spesso vittoriosamente, contro i bianchi paladini della reazione. Assodato poi che i socialisti italiani non credono nella rivoluzione, non la vogliono e non fanno nulla per provocarla, possiamo stabilire in modo definitivo che noi legionari non avremmo mai alcun contatto, e neppure alcun cenno dapproccio, con quella ottusa cocciuta grettissima cretinissima chiesa che il partito ufficiale socialista italiano6.

mere la pi alta e squisita solidariet, la ineffabile reverenza ai precursori e agli eroi della civilt umana fa vibrare lanima nostra tutta accesa e anelante verso le rive fiorite dove splende laurora del nostro sogno7.

Puntualizzano sullargomento gli anarchici interventisti guidati da Paolinelli:


Noi anarchici e rivoluzionari italiani non inquadrati in alcuna chiesa politica guardiamo con fervida simpatia le rivoluzioni compiutesi ed in via di compimento in altri paesi ma non sentiamo il bisogno di dichiararci bolscevichi e spartachiani, perch riteniamo che ciascun popolo faccia la sua rivoluzione. E la nostra rivoluzione, sar la rivoluzione nostra8.

La posizione degli interventisti aderenti alla CDL di via della Croce Bianca rispetto allesperimento sovietico russo viene ribadito ai primi di marzo:
A tutti coloro che danno la mente e il cuore, il sangue e la vita per un raggio di libert, noi diamo i palpiti della nostra ammirazione e i fiori del nostro pensiero. [] Ogni manifestazione per espri-

Durante il biennio 1919-20, il cosiddetto biennio rosso, il Partito socialista mostra notevoli difficolt nonostante la sua enorme mole di iscritti e votanti, che lo rendono il pi grande partito italiano a conferire una organizzazione disciplinata ai numerosissimi moti di sciopero e di protesta che si susseguono senza sosta e spesso in modo caotico in tutta la penisola, e che sono indice della forte radicalizzazione delle masse nel periodo. Atrofizzato da un accanito quanto sterile scontro intestino tra la corrente massimalista, che attende la rivoluzione pi che prepararla, considerandola ineludibile, e quella riformista, intenta a non sacrificare il proprio profilo istituzionale per inseguire il radicalismo delle classi popolari, il partito non riesce a dare uno sbocco rivoluzionario ai sommovimenti sociali del biennio9. Rifletteva amaramente, in riferimento al biennio trascorso, Gramsci, nel novembre 1922:
Mancava a questo immenso sollevamento delle classi lavoratrici una parola dordine chiara e precisa, un orientamento unico, de-

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VALERIO GENTILI ciso e determinato, un programma politico concreto. Il Partito socialista avrebbe dovuto dominare la situazione ma se la lasci sfuggire di mano. [] Il Partito socialista nella sua ideologia e nel suo programma rifletteva il caos che regnava nelle campagne; tutta la sua attivit si riduceva a declamazioni massimaliste, a dichiarazioni chiassose in parlamento, ad affiggere manifesti, a canti e fanfare. Tutti i tentativi fatti dallinterno del Partito socialista per imporre le questioni operaie e lideologia proletaria furono combattute con accanimento con le armi pi sleali10.

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cani, di una Costituente, il Partito socialista, dopo la vittoria nel settembre 1918 della corrente massimalista al congresso di Roma, ha gi sostituito lobiettivo minimo della Costituente repubblicana con la formula repubblica socialista e dittatura del proletariato. Limperativo dei massimalisti fare come in Russia, ma questa fuga in avanti tutta dialettica, cui non segue lorganizzazione pratica, risulter letale col fallimento delloccupazione delle fabbriche nellestate del 20 non solo per il partito, ma per tutto il movimento operaio:
Nel marzo 1920, le classi possidenti cominciarono a organizzare la controffensiva. Il 7 marzo fu convocata la prima Conferenza nazionale degli industriali, che cre la Confederazione generale dellindustria italiana. Nel corso di questa conferenza fu elaborato un piano preciso e completo dazione capitalista unificata, tutto vi era previsto []. Il 15 giugno Giolitti formava il suo ministero di compromesso con gli agrari e con lo Stato maggiore, rappresentato da Bonomi, ministro della Guerra. Un lavoro febbrile dorganizzazione controrivoluzionaria cominci allora di fronte alla minaccia delloccupazione delle fabbriche []. In luglio, il ministero della Guerra, Bonomi alla testa, cominci la smobilitazione di circa 60mila ufficiali nel modo seguente: gli ufficiali smobilitati conservavano i quattro quinti della loro paga; per la maggior parte essi furono inviati nei centri politici pi importanti, con lobbligo di aderire ai Fasci di combattimento; questi ultimi erano rimasti fino a quel momento una piccola organizzazione di elementi socialisti, anarchici, sindacalisti e repubblicani, favorevoli alla partecipazione dellItalia alla guerra a fianco dellIntesa. Il governo Giolitti fece sforzi immani per avvicinare la Confederazione dellindustria alle associazioni degli agrari, specie quelle dellItalia centrale e settentrionale. Fu in questo periodo che apparvero le prime squadre armate di fascisti e che si ebbero i primi episodi terroristici13.

Ritornando, alcuni anni dopo, sulla mancata dinamica rivoluzionaria:


Vaste masse (specialmente di contadini e piccoli borghesi intellettuali) sono passate di colpo dalla passivit politica a una certa attivit e pongono rivendicazioni che nel loro complesso disorganico costituiscono una rivoluzione []. Le forze antagoniste sono risultate incapaci a organizzare a loro profitto questo disordine di fatto. Il problema era di ricostruire lapparato egemonico di questi elementi prima passivi e apolitici, e questo non poteva avvenire senza la forza: ma questa forza non poteva essere quella legale11.

Un giudizio della controparte ministeriale sugli avvenimenti del periodo quello di Tittoni, membro del Gabinetto Nitti:
Nei gravi tumulti scoppiati in varie parti dItalia, rimasi impressionato che, per riunire le forze sufficienti a fronteggiarli, occorresse far venire guardie e carabinieri dalle regioni immuni che rimanevano cos sguarnite []. Pi volte ebbi a domandarmi che cosa avrebbe potuto fare il governo se un movimento di rivolta fosse scoppiato contemporaneamente in tutta la penisola12.

Quando, a partire dai primi mesi del 1919, dalle fila del combattentismo si leva la richiesta, in molti casi con accenti repubbli-

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Suonava ammonitore, rispetto agli avvenimenti italiani, quanto scritto da Lenin, a proposito di obiettivi minimi, in occasione del quarto anniversario della Rivoluzione dottobre:
Il pi imperioso compito della rivoluzione fu, in Russia, di natura borghese e democratica. Fu di distruggere, nel Paese, tutte le sopravvivenze del Medioevo, di eliminare infaticabilmente lonta, le barbarie e gli ostacoli ad ogni cultura e ad ogni progresso []. Noi abbiamo spinto la rivoluzione democratica e borghese fino in fondo. Inflessibili e coscienti, noi andiamo verso la rivoluzione sociale, sapendo bene che nessuna inviolabile muraglia la separa dalla rivoluzione democratico-borghese14.

CAPITOLO III

Il sovversivismo, la lotta al carovita, gli scioperi, i fatti di Pietralata

A Roma per tutto il biennio si susseguono, sia alla Camera del lavoro confederale sia alla Casa del popolo allEsquilino, le polemiche tra gli anarchici e i socialisti, giudicati dai primi incapaci nonostante la loro forza apparente di preparare e dirigere il moto rivoluzionario. Quando, nel maggio 1920, periodo in cui si riattiva il movimento di protesta contro il caroviveri, si tengono una serie di incontri informali, tra esponenti della FCAL da un lato e anarchici e repubblicani aderenti alla CDL interventista dallaltro, per conferire carattere rivoluzionario alle agitazioni, i socialisti vengono esclusi a priori perch giudicati inservibili per la causa15.

Nel gennaio 1919 ha inizio a Roma un esteso moto di rivendicazione sociale, che vede diverse anime del combattentismo in prima linea. Il movimento raggiunge le punte massime di conflittualit nelle estati del 19 e del 20, in corrispondenza delle fasi pi acute della lotta al carovita e alla penuria di generi alimentari di prima necessit. Fin dai primi giorni successivi alla firma dellarmistizio nel novembre 1918, le componenti rivoluzionarie delle due Camere del lavoro si riorganizzano per infondere uno scatto insurrezionale al crescente malessere delle classi popolari1. Le richieste comuni a tutto il mondo sindacale riguardano le otto ore lavorative, i minimi salariali, la lotta alla disoccupazione. Alla Camera del lavoro confederale di piazza Madonna dei Monti, nata nel novembre 1916 in seguito alla scissione dalla Camera interventista di via della Croce Bianca dei sindacalisti vicini allUSR e di quelli dellUSI favorevoli allindirizzo antibellicista maggioritario in quel sindacato massimalisti e anarchici lavorano di concerto, non senza frequenti attriti, per emarginare i riformisti legati alla dirigenza nazionale della CGL e realizzare un fronte comune di indirizzo rivoluzionario. Un intervento di Armando Borghi, segretario dellUSI, in occasione di un comizio
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pro unit proletaria, a cui assiste un informatore della Questura che ne riporta alcuni stralci, ci d conto dello scontro, interno ed esterno, alla Camera confederale:
Prese poi la parola Armando Borghi che pronunci un lungo discorso durato circa due ore. Egli dopo un vivace attacco alle associazioni operaie interventiste fece la storia della Confederazione generale del lavoro seguendola in tutti i suoi atteggiamenti dal 1906, epoca della fondazione, fino allultimo consiglio generale di Bologna. Accenn agli scioperi dei ferrovieri nel 1907 e 1914, alla Settimana rossa, accusando la Confederazione stessa di aver sempre tradito gli interessi della classe operaia impedendo qualsiasi movimento rivoluzionario per favorire le riforme economiche in modo da tacitare gli impeti di ribellione del proletariato. Volle infine dimostrare che la Confederazione generale non far mai gli interessi dei lavoratori perch coloro che la dirigono sono gli arrivisti del Partito socialista e dei traditori2.

Anche nella storica Camera del lavoro, fondata nel 1892, di via della Croce Bianca3 espressione del mondo sindacale schieratosi a favore dellintervento lotte intestine vedono contrapposte da un lato le correnti sovversive, gli anarco-sindacalisti espulsi dallUSI e i repubblicani rivoluzionari guidati da Luigi Piccioni, provenienti soprattutto dalle fila della Federazione giovanile del partito, e dallaltro le correnti moderate dei socialriformisti e della maggioranza repubblicana. Questa Camera si caratterizza fin da subito per unattiva propaganda tra i soldati smobilitati e ancora effettivi, e nel gennaio 1919 promuove una serie di comizi settimanali rivolti proprio a queste due categorie4. Anche la Camera confederale, seppur in modo meno sistematico, attiva canali di propaganda tra i soldati: in occasione di un comizio indetto il 13 novembre 1918, la Commissione direttiva lamenta larresto fuori dai locali della Camera del lavoro, a
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opera dei carabinieri e su ordine delle autorit militari, dei soldati intervenuti alla manifestazione. Alcuni giorni dopo, un centinaio di militi in uniforme partecipa a un comizio indetto, tra gli altri, dalla Camera confederale, alla Casa del popolo allEsquilino. Il 27 dicembre, in una riunione del Consiglio generale della Camera confederale, si lancia la parola dordine della smobilitazione generale di tutti i soldati, e il sindacalista anarchico Spartaco Stagnetti, che presiede la riunione, conclude la sua relazione dapertura affermando: Lasciate che ritornino tutti coloro che hanno trascorso questi ultimi quattro anni in trincea e le cose precipiteranno. Il discrimine dellintervento e lopposizione tra riformisti e rivoluzionari rendono disomogeneo il mondo sindacale romano, non solo in riferimento alla dialettica concorrenziale tra organizzazioni contrapposte, ma anche allinterno delle stesse strutture sindacali. Il 1918 si conclude con un avvenimento delittuoso che scuote il movimento operaio cittadino: il soldato anarchico Giovanni Montesi muore in carcere, a Regina Coeli, in seguito alle percosse ricevute dalle guardie carcerarie5. Il 6 dicembre aveva partecipato alla commemorazione del socialista Augusto Mammuccari, organizzata a Velletri dalla Camera confederale. Di ritorno dalliniziativa, sul tram per Roma, in sosta alla stazione di Albano, scoppia un tafferuglio tra un gruppo di anarchici e alcuni carabinieri. Montesi tra gli otto arrestati in seguito alla rissa. In carcere trover la morte. Nel febbraio seguente, il gruppo anarchico del rione Porta Pia, per iniziativa di Giuseppe Luzzi6, prende il suo nome. Dai primissimi giorni del 1919 le attivit del movimento anarchico romano generano grossa preoccupazione tra le forze di Pubblica Sicurezza, che temono, con il riflusso di uomini in
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citt derivante dai congedi delle classi sotto le armi, un ingrossamento notevole delle fila dei suoi militanti. Gli anarchici non hanno ancora un organismo federato comune, la FCAL sar costituita in marzo, la loro presenza sul territorio discontinua, a macchia di leopardo, e la loro consistenza numerica molto contenuta se confrontata coi grandi numeri dellUSR. Secondo una relazione del prefetto, in gennaio7 il movimento non conterebbe che centoventi militanti effettivi: nonostante tutto questo, in forme diverse, gli anarchici hanno attivato una sistematica propaganda tra le truppe, coi risultati pi efficaci nella diffusione della stampa sovversiva nelle caserme, e alcuni tra i loro esponenti hanno largo seguito tra i lavoratori. Ad essi le autorit riconoscono, in rapporto al numero modesto e la mancanza di fondi, le capacit rivoluzionarie pi elevate8. Nei primi mesi del 1919, con laumento esponenziale delle tensioni sociali, lo spessore numerico del movimento si ingrossa progressivamente, e gli anarchici, quella maggioranza che non ha aderito alle tesi interventiste di Paolinelli, Martella e Cioccolanti, inquadrati in diversi gruppi rionali, danno vita il 19 marzo alla Federazione comunista anarchica laziale9. A costituire la FCAL sono il gruppo Giovanni Montesi, operante nella zona Porta Pia e Salario, fondato da Luzzi e Marsili; il gruppo Germinal di Testaccio, guidato da Giuseppe Melinelli con sede in via Marmorata 10; il gruppo Argante Salucci, attivo nei rioni di Trastevere, Ponte e Regola, con sede nei locali del circolo socialista di Trastevere in via SantAgata 14, da cui proviene il segretario della Federazione Spartaco Stagnetti; il gruppo Spartaco, guidato da Lelli Mazzini e operativo nei quartieri di Trionfale, Prati e Borgo, che si riunisce nelle osterie di zona; il gruppo I maggio di San Lorenzo, fondato da Giuseppe Mucci; il gruppo de Il Pensiero di Giovanni Forbicini e quello dei
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Martiri di Chicago, del rione Esquilino, con sede alla Casa del popolo. Nei primi mesi di vita della FCAL, gli anarchici federati organizzano una serie di campagne per il rimpatrio di Errico Malatesta, in sostegno della Russia sovietica, contro lintervento militare delle truppe dellIntesa in Ungheria per soffocare il regime di Bela Kun, per lastensionismo elettorale. Il 9 aprile la FCAL partecipa a una riunione alleducatorio Andrea Costa, promossa in preparazione dello sciopero generale del giorno successivo indetto dal Partito socialista per gli insorti della Settimana rossa, la fallita rivoluzione spartachista avvenuta in gennaio a Berlino. questo uno di quegli scioperi in cui emerge, in modo netto, la mancanza di una prospettiva chiara da parte della dirigenza socialista, lacuna strategica che finir per fiaccare un certo slancio rivoluzionario mostrato nel periodo dalle masse. Ai proclami insurrezionali della prima ora si sostituiscono, nei giorni immediatamente precedenti lo sciopero, secondo quella che diverr una prassi consolidata10, disposizioni precise per tenere nei binari della legalit la dimostrazione. In questo caso, la Questura ha vietato il corteo, per impedire, quindi, un intervento preventivo della PS in grado di minare la riuscita della manifestazione, e nella riunione del 911 viene stabilito un piano operativo riguardo gli aspetti tecnico-logistici. Si decide di tenere segreto il luogo del concentramento e ai militanti viene data solo unindicazione di massima sul possibile punto di incontro, compreso tra piazza Venezia, corso Umberto e piazza Colonna. Lordine di radunarsi ciascuno nei propri circoli di quartiere, incolonnarsi e dirigersi con in testa i vessilli verso il centro cittadino. Alla piattaforma dello sciopero aderiscono numerose categorie di lavoratori12, tra cui fornaciai, gi in sciopero, metallurgici, tipografi, panettieri, tramvieri, falegnami, pittori e muratori. Aderisce anche lAssociazione dei sol59

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dati smobilitati: pochi giorni prima, il 31 marzo, in un loro comizio nella Casa del popolo, i partecipanti avevano inneggiato alla Rivoluzione dottobre e a Lenin. La manifestazione crea un certo allarmismo tra le forze dellordine, mentre il fronte operaio si presenta ancora una volta diviso al suo interno da spaccature latenti e manifeste. La Camera del lavoro interventista non aderisce alla piattaforma della manifestazione, pur invitando i propri iscritti ad astenersi dal lavoro, temendo le strumentalizzazioni politiche dei socialisti. Cos scrive, il 9, la Commissione direttiva:
Cos non diamo la nostra adesione alla manifestazione promossa da un partito politico non per irriverenza ai martiri di una grande fede, ma per porre il nostro divario da un istituto, il quale intende asservire ai suoi fini essenzialmente politici tutto il movimento proletario italiano13.

Ma contrasti di natura interna attraversano anche i singoli fronti. Gli anarchici della FCAL, pur aderendo, temono le possibili strumentalizzazioni dello sciopero da parte dei socialisti, mentre quelli guidati da Paolinelli, che sono vicini alla Camera interventista che non aderisce, decidono di partecipare alla manifestazione del 10:
Non valgono losche manovre di gruppi parlamentari rossi o neri, non giovano sinistri maneggi di massonerie gialle o grigie, sono vani i tentativi polizieschi dei traditori e dei vili dogni campo che vorrebbero dividere le nostre forze: la rivoluzione in cammino a passi da gigante e lora nostra scoccata16.

La risposta dellarea confederale:


La manifestazione odierna supera ogni dissenso ideologico: noi non possiamo, non dobbiamo attardarci a ricercare le ragioni del movimento; noi non possiamo approvarle o biasimarle: dobbiamo soltanto ubbidire14.

A proposito dei rapporti tra le due Camere alla vigilia dello sciopero, in una relazione dellufficio speciale dinvestigazione del ministero dellInterno si legge:
Viene smentito che vi sia accordo tra le due Camere del lavoro. I dirigenti di queste si trovano nel pi perfetto antagonismo e si pu affermare che i dirigenti sia delluna che dellaltra non si parlino affatto15.

Da questo momento la piccola Alleanza rivoluzionaria di Paolinelli, formata per buona parte da ex-combattenti dei reparti dlite, sar protagonista, tenuto conto delle sue limitate capacit, di unopera di organizzazione per lo pi cospirativa, con fini rivoluzionari, volta al reperimento di uomini e armi attraverso una massiccia propaganda tra i soldati di stanza nelle caserme dei quartieri popolari della citt e strutturata secondo una rete di contatti con lala sovversiva dellAAI e la Fratellanza tra gli Arditi. Secondo il protocollo del patto firmato a Roma il 29 settembre 1918, la direzione degli scioperi politici spettava al PSU e quella degli scioperi economici alla CGL. Senza farne mistero, i socialisti dellUSR temono, in qualit di promotori dello sciopero, lazione repressiva delle forze dellordine. Nella riunione del 9, il segretario DAmato denuncia sospetti movimenti di truppa, con la Brigata Re che sfila armata di tutto punto nel centro cittadino, mentre si dice preoccupato della scarsa preparazione delle masse. In effetti, il giorno seguente il corteo commemorativo degli insorti spartachisti non riesce. Polizia ed esercito intervengono risolutamente per impedire lassembramento nel
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centro, disperdendo i drappelli dei manifestanti. Scontri, cui seguono decine di arresti17, si verificano a piazza Esedra e via Nazionale. Il giorno successivo, dallentourage del primo ministro (Vittorio Emanuele Orlando si trova a Parigi), arrivano gli encomi per lesercito:
LEsercito che ha saputo in guerra svolgere mirabilmente il suo dovere ha riconfermato di saper essere anche nel mantenimento dellordine pubblico esempio e strumento di energia, disciplina e civili virt18.

LUSR esce sconfitta doppiamente dallo sciopero: non solo non riesce a tenere il corteo, ma la facile dispersione dei manifestanti provoca giubilo tra numerosi abitanti del centro. Inserendosi in questo moto spontaneo, militanti nazionalisti, ai quali era stata precedentemente negata lautorizzazione per una manifestazione serale nella zona, organizzano un improvvisato corteo mettendo insieme circa cinquemila persone tra civili, ufficiali e anche semplici soldati. Due giorni dopo, lAssociazione nazionalista si premura di dare un impulso continuativo a questo episodio estemporaneo, in una riunione alla sede del Fascio romano per la difesa nazionale; rappresentanti politici, funzionari dello Stato e rappresentanti delle associazioni imprenditoriali danno vita alla Lega di azione per la difesa nazionale, unorganizzazione cosiddetta antibolscevica, che ha lobiettivo di aggregare lelemento militare secondo uno schema ben rodato attorno a una piattaforma propagandistico-organizzativa che identifica strumentalmente patriottismo e antisocialismo. Il sistema dei due pesi due misure adottato dalle autorit nei confronti dei soldati che partecipano alle manifestazioni sovversive arrestati o esonerati e di quelli vicini ai partiti dordine viene ricordato da Gaetano Salvemini: Nessun uffi62

ciale venne mai ripreso o punito per aver partecipato a dimostrazioni patriottiche o antibolsceviche. I leader massimalisti dellUSR lamentano limpreparazione rivoluzionaria delle masse romane ma perfettamente nel solco della linea scelta dalla dirigenza nazionale del partito, e attendono lesplosione rivoluzionaria come esito naturale del progresso storico; pervasi da queste suggestioni finalistiche, tralasciano o affrontano superficialmente gli aspetti organizzativi della questione. Quando, sul finire di aprile, un telegramma proveniente dal gabinetto del ministero dellInterno sollecita la Questura romana a intraprendere accurate indagini circa la formazione di gruppi armati con apparente compito di dirigere e sorvegliare andamento manifestazioni proletarie, ovvero di vigilare e difendere sedi, camere del lavoro, partiti estremi e loro giornali19, la risposta della PS locale esclude la loro costituzione in ambito socialista. Il pericolo pi temibile, per le forze di Polizia, proviene dallarea degli anarchici interventisti, che hanno guadagnato ad esempio tra i soldati delle caserme di Testaccio, San Paolo e del Flaminio un certo grado dinfluenza, di cui si servono per sottrarre armi da fuoco e materiali esplosivi dai vari distaccamenti, grazie allaiuto di militi conniventi20. Lattivit del comitato di Paolinelli mira sistematicamente alla costituzione di gruppi armati in grado di svolgere un ruolo di avanguardia rispetto alleducazione rivoluzionaria delle masse. Consapevole della sua ridotta consistenza numerica, questa pattuglia di anarchici cerca di rompere lisolamento in cui il contenzioso aperto dalladesione alla guerra lha posta, rispetto al grosso del movimento anarchico e socialista. Per tutto il mese di maggio, nellosteria di Cesare Martella, hanno luogo riunioni21, cui partecipano insieme agli interventi63

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sti anche militanti della FCAL: lobiettivo mettere da parte i reciproci e annosi rancori, per concentrare ogni sforzo nella preparazione e nellorganizzazione del moto rivoluzionario, che in questi ambienti, imbevuti di dottrine volontaristiche, vengono considerate pratiche indispensabili. In ambito sociale e politico, giugno un mese rovente per la capitale. Mentre negli ambienti nazionalisti in seguito al fallimento della missione ministeriale italiana alla Conferenza di Versailles Francesco Saverio Nitti si avvicenda a Orlando nella carica di capo del governo, aumentano le pulsioni golpiste e conseguentemente aumenta lopera di propaganda tra i settori dellesercito pi inclini a un pronunciamento militare; inoltre, nella citt si susseguono scioperi, manifestazioni e proteste di natura politica ed economica. I lavoratori chiedono aumenti di salario e la riduzione dellorario di lavoro, sullo sfondo dellesplosione di una grave crisi alimentare generata dalla penuria di alimenti di prima necessit. Conseguentemente al razionamento della distribuzione di pane, deciso dalle autorit, hanno inizio una serie di agitazioni, che culmineranno il mese seguente in sanguinosi moti popolari. La Camera del lavoro di via della Croce Bianca indice per il 19 giugno uno sciopero generale contro il carovita. Al suo interno, le correnti pi combattive che accusano il governo di aver accantonato grosse quantit di cibo nei magazzini dellente autonomo dei consumi, in spregio agli immediati bisogni popolari e per giunta favorendo gli speculatori della borsa nera premono affinch vengano adottate tattiche di esproprio. Proprio in prospettiva di questo sciopero e della conseguente, auspicata, azione di redistribuzione alimentare, Paolinelli promuove una riunione segreta, il 1522, in cui si stabilisce la costituzione di piccole squadre di dieci uomini fidati e disciplinati, muniti di pi64

stola ed esplosivi, pronti a difendere gli scioperanti dagli attacchi di Arditi filonazionalisti, a tenere docchio i trasporti di munizioni, in caso di moti di piazza violenti, e ad assalire, in caso di moto insurrezionale, le caserme pi sguarnite, su informazione di militari di fiducia, per impadronirsi di pi ingenti quantitativi di armi e munizioni. Sul versante eminentemente politico, il 12 giugno si tiene unampia assemblea alla Casa del popolo dellEsquilino in favore della Russia sovietica, promossa dal Comitato anarchico per la Rivoluzione russa23. L11 maggio, sempre alla Casa del popolo, la FCAL aveva condotto uniniziativa molto partecipata, in sostegno dellUngheria socialista e contro lintervento delle potenze dellIntesa per soffocare il regime di Bela Kun24. Al comizio pro Russia, gli oratori si dicono concordi sulla necessit di dichiarare uno sciopero generale di natura internazionale di sostegno della classe operaia europea alle repubbliche sovietiche di Russia e Ungheria. Anche il mondo del combattentismo in fermento. In seguito a una serie di scontri di piazza che vedono contrapposti soldati in divisa e agenti della forza pubblica, il 28 giugno al teatro Augusteo si tiene un comizio contro le violenze poliziesche e contro latteggiamento assunto dal governo nei confronti dei combattenti25. Promossa dal Comitato centrale dazione per le rivendicazioni nazionali, di area nazionalista, alla manifestazione aderiscono lAAI, lUNUS26 e il Fascio di combattimento. Attorno al teatro si verificano nuovi tafferugli e durante il comizio gli interventi degli oratori sono interrotti dalle grida di soldati che inneggiano alla repubblica e alla Costituente. Da uninformativa della PS al ministro della Guerra:
Il contegno degli ufficiali dellesercito e dei soldati dimostranti fu riprovevole e violento: questo mi stato riferito dal prefetto di Ro-

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VALERIO GENTILI ma e questo stato anche affermato dai Comandi dellarma dei RR.CC. Cito ad esempio il caso di un colonnello [] che portava le insegne del 13 Artiglieria, il quale mentre il Commissario del distretto di Trevi [] chiedeva rinforzi verso piazza Barberini, si permise ad alta voce, circondato da subalterni, di stigmatizzare il contegno dei carabinieri a suo dire violento e rimproverare pubblicamente un tenente dellArma []. Altro caso deplorevole quello verificatosi alle 12 e 30 []. Il Tenente Maso del 2 Bersaglieri, alla testa di un gruppo di giovinastri, fattosi innanzi ad un cordone di carabinieri, gridava come un forsennato: vigliacchi, venduti e, togliendosi rapidamente la giubba grigio verde, metteva in mostra la sua camicia rossa determinando tale eccitamento nella folla27.

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Scrive il prefetto:
Lo stato di indisciplina degli ufficiali, specialmente quelli del battaglione studenti, ha raggiunto proporzioni impressionanti. Basti considerare che questi, pur sapendo dellordine tassativamente dato dalle autorit militari, di non accedere nella sala dellAugusteo, hanno forzato la consegna [] sfondati con violenza i cordoni della forza pubblica, penetrando ugualmente l dove ere stato loro inibito28.

Il 2 luglio, per disposizione del ministro della Guerra viene vietata la partecipazione degli ufficiali dellesercito alle manifestazioni politiche29. Il 4 luglio, un nuovo comizio di combattenti si tiene allAugusteo. Tra i presenti, radunati con la formula degli inviti privati, un centinaio di ufficiali in divisa. Parte consistente dei convenuti inneggia nuovamente alla repubblica e alla Costituente. Il commissariato di zona, procuratosi un invito, infiltra tra la folla un suo agente che riporta gli umori dei presenti: La Polizia ha vietato il corteo per Garibaldi ma noi lo faremo lo stesso. A questo punto si gridato viva Garibaldi viva la
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Repubblica i comizi si debbono fare in piazza non qui, vogliamo la Costituente30. Nonostante le propensioni repubblicane di buona parte dei presenti, sono pur sempre i nazionalisti a egemonizzare la serie di interventi dallo scranno tribunizio, indirizzandoli soprattutto contro la politica estera di Nitti e lanciando lidea di una manifestazione antiministeriale in occasione della riapertura della Camera dei deputati il 9 del mese. I propositi nazionalisti mettono in allarme le forze di Polizia: Si sa fino ad oggi che la manifestazione, con spiccato significato antiministeriale, avr luogo ad ogni costo. Particolarmente il gruppo degli Arditi ha manifestato propositi violentissimi31. Ma la forza pubblica non la sola ad allertarsi. Anche larea del combattentismo sovversivo si organizza per anticipare le mosse dei nazionalisti: in casa di Amilcare Baldoni, il 7, Arditi, anarchici e repubblicani tengono una riunione32 dai toni accesi, nella quale, alla presenza di un tenente del 52 Fanteria, si valuta lipotesi insurrezionale da contrapporre a un eventuale per quanto giudicato poco probabile colpo di Stato nazionalista. Con la consapevolezza dei propri limiti, si contano le forze a disposizione nellesercito e viene preparato un piano per coinvolgere il maggior numero di organizzazioni sovversive. Ma una serie di arresti colpiscono in giornata alcuni tra i partecipanti pi in vista alla riunione, tra i quali Paolinelli, arrestato nellosteria di Cesare Martella in via degli Scipioni: laccusa, per lui, di aver preso parte, nella notte precedente, al complotto del Forte di Pietralata. Non si pu valutare questo episodio33, dai contorni oscuri per tanta storiografia ufficiale, senza tenere conto di quanto accaduto nella giornata precedente del 5 luglio, quando manifestazioni spontanee di popolo contro il carovita si succedono caotiche in giro per la citt, sfociando in saccheggi, espropri e san67

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guinosi tumulti con le forze dellordine. Allazione di Pietralata partecipano elementi dellAAI il tenente Argo Secondari a guidare loperazione della Fratellanza tra gli Arditi dItalia e dellarea anarchica interventista. Baster larresto di alcuni di essi in divisa da fante e da Ardito per scatenare, nei giorni successivi e in seguito nel mondo della politica ufficiale le accuse reciproche dei nittiani e dei nazionalisti di aver strumentalizzato elementi dellesercito gli uni ai danni degli altri. Scrive il nazionalista Sinigaglia:
Ho sempre pensato che lepisodio di Pietralata e la cacciata della Brigata Re significassero che Nitti doveva aver avuto sentore del nostro programma34.

Ribatte Nitti:
I nazionalisti (o che si dicevano tali) eccitavano sempre ad azioni personali contro di me, come si ebbe la prova nellavventura del Forte di Pietralata e in numerosi tentativi di attaccare la mia casa e la mia persona35.

Scrive il ministero dellInterno:


Dalle varie circostanze e notizie raccolte risulterebbe che il Sinigaglia era a perfetta conoscenza di tutto il complotto del Forte di Pietralata e si ha ragione di ritenere chegli abbia fortemente sussidiato vari imputati e specialmente il tenente degli Arditi Argo Secondari, capo di detto complotto. Mancano per le prove e per tale ragione non fu potuto procedere al di lui carico36.

Forse queste prove mancano e lepisodio di Pietralata non presenta poi elementi cos oscuri, rappresentando lonesto tentativo di quella parte del combattentismo radicale, pi sensibile al68

le questioni sociali, di inserirsi con le sue caratteristiche specifiche, reperire armi e procedere agli espropri, nella lotta popolare al carovita e alla penuria di generi alimentari. Ma veniamo ai fatti. Alla mezzanotte del 6 luglio, circa quaranta persone comandate da Secondari e dal tenente Mario Parodi si radunano in una delle grotte site in vicinanza del Forte, che ad esso collegata da un cunicolo sotterraneo. Parodi, in tenuta da ufficiale, si posiziona sulla strada dirottando gli Arditi appartenenti al 17 Battaglione, che di stanza al Forte e che stanno rientrando in caserma verso la grotta. Qui Secondari, anchegli in divisa, li esorta a prendere armi e munizioni nel Forte e tornare alla grotta. Ma il piano fallisce: qualcuno tra i soldati, al ritorno nel Forte, allerta i superiori. Il maggiore Carlo Parisi, che comanda il battaglione, fa irruzione nella grotta alla testa di un numeroso gruppo di soldati e carabinieri. Nel frattempo, gli uomini di Secondari, insospettiti dal ritardo nel rientro in grotta degli incaricati del reperimento di armi, si sono gi dati alla fuga in automobile o a piedi, attraverso i campi vicini. Alcuni di loro vengono arrestati alle quattro della mattina seguente da una pattuglia di carabinieri, nei pressi di Porta Pia; altri fermi, sempre nella stessa zona, sono effettuati due ore dopo, mentre da una perquisizione a tappeto nelle grotte del Forte vengono rinvenute quattro bombe incendiarie e cinque chili di polvere nera. Alle 7, in un caff di piazza di Porta Pia, sette anarchici l convenuti da altri lontani quartieri della citt sono tratti in arresto, con laccusa di essere in possesso del segno di riconoscimento dei partecipanti al complotto37. A poche ore di distanza vengono catturati altri cinque soldati, tra cui Parodi. Tutti38 sono denunciati sulla base dellarticolo 252 del Codice penale con laccusa di incitamento alla guerra civile. Secondari si d alla macchia, mentre sui giornali39 si parla addirittura di
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tentato colpo di Stato, in un crescendo di dichiarazioni allarmistiche in cui si d credito alle voci meno attendibili, anche a quelle che sollevano il sospetto della fucilazione, dopo un processo sommario, di due Arditi facenti parte del complotto. Le voci di un putsch militare vengono in parte alimentate dalle indiscrezioni provenienti dagli ambienti della Questura e dai distaccamenti territoriali delle forze di Pubblica Sicurezza, nei cui rapporti, peraltro, emergono spesso vicendevolmente elementi di discrepanza sia rispetto allanalisi dellepisodio, sia in merito agli intenti dei partecipanti. In alcune relazioni, lazione di Pietralata finisce col sovrapporsi e confondersi ai propositi boulangisti manifestati dallelemento militare vicino ai nazionalisti. Viene messo in piedi, inoltre, un preciso castello accusatorio, con cui si imputa agli arrestati di essere parte di un pi vasto piano eversivo, i cui obiettivi massimi sarebbero linvasione del Parlamento, del Quirinale, di diversi ministeri e la proclamazione della Costituente repubblicana. In un rapporto alla Questura di alcuni agenti di Polizia giudiziaria si legge:
[] mentre si dava maggiore impulso alla vigilanza degli elementi anarchici, successivamente si venne a conoscenza che gli appartenenti allassociazione degli Arditi, con sede al corso Umberto I 101, avevano in animo di tentare linvasione del Parlamento e del ministero dellInterno sicuri del concorso degli Arditi del Forte di Pietralata40.

Colonna, dove alcuni anarchici ed altri rivoluzionari dovevano attenderli per impadronirsi a mezzo bombe a mano del Parlamento e del ministero dellInterno. Contemporaneamente sarebbero state inviate a mezzo camions bombe al quartiere Testaccio dove rivoluzionari, per precedenti accordi con la cooperazione dei soldati del 81 Fanteria accasermati nei sotterranei di uno stabile che trovasi prossimo al Lungo Tevere avrebbero ceduto le armi e si sarebbero uniti loro, per impadronirsi della caserma dei Reali Carabinieri e di quella di Pubblica Sicurezza. Sollevato poi lelemento popolare del quartiere Testaccio e munitolo di bombe si sarebbero diretti nel centro di Roma. Il gruppo pi numeroso degli Arditi doveva assalire il Quirinale ed il ministero della Guerra spalleggiati in questo dal gruppo di anarchici che con bombe a mano dovevano invadere il quartiere di Porta Pia e dirigersi verso Villa Savoia. Essi contavano con certezza sullappoggio di una buona parte del 2 Bersaglieri e di una batteria di Monte Mario41.

In alcuni rapporti, le accuse nei confronti degli Arditi di Pietralata sembrano venire gonfiate fino a sfiorare linverosimile, per ragioni che possono riguardare, ad esempio, linteresse particolare dei loro estensori e dei delatori di professione e che rendono non attendibili, in termini assoluti, i documenti di PS42. Le insinuazioni di una progettata occupazione, manu militari, di vari ministeri sul nome dei quali, peraltro, i rapporti non sono mai concordi e addirittura della casa reale stridono con leffettiva potenza organizzativa delle piccole organizzazioni qui prese in esame, impegnate, come abbiamo visto, in una fase di preparazione e strutturazione interna, pi che di offesa a tutto campo. Sembra pi plausibile, quindi, che lobiettivo della fallita azione dei cospiratori sia stato come dimostrano ricorrenti elementi in tal senso proprio tra le carte di Polizia quello di procedere a un esproprio armato di generi alimentari da distribuire poi tra la cittadinanza:
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Da alcune delle informazioni fiduciarie pervenute alla Questura dagli infiltrati polizieschi negli ambienti sovversivi:
Circa il complotto rivoluzionario [] i rivoluzionari che vi parteciparono appartenevano alla setta anarchica ed al partito repubblicano. Riusciti a impossessarsi delle bombe al Forte Pietralata si sarebbero diretti in citt per trovarsi alle ore quattro in piazza

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VALERIO GENTILI Il Tenente Secondari aveva anche preparato dei timbri con la scritta COMITATO COMBATTENTI E POPOLO. Riuscito il colpo sarebbero stati requisiti i negozi di generi alimentari e di tutte le altre merci e a tale scopo erano stati preparati dei cartellini con la dicitura: A DISPOSIZIONE DEL COMITATO COMBATTENTI E POPOLO.

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Nella relazione scritta dal prefetto al ministero dellInterno nella giornata del 7, la tesi dellespropriazione alimentare viene sostanzialmente confermata con laggiunta di alcuni particolari:
Era giunta notizia alla locale Questura che elementi anarchici avevano preso accordi con soldati arditi [] per provocare disordini diretti alla proclamazione immediata dello sciopero generale []. Si riferiva pure che gli uni e gli altri avrebbero stabilito di dare stamane lassalto ai mercati, accordandosi anche sulla possibilit dellimpiego di qualche bomba a mano. [] Verso le ore due [] una trentina di persone tra cui alcuni Arditi si sono avvicinati al Forte Pietralata per invitare gli Arditi, col accasermati, a uscire per partecipare a disordini, erano in possesso di un automobile e di un camion sul quale, pare, vollero caricare delle bombe a mano43.

In merito alla partecipazione degli anarchici dellAlleanza:


Altri confidenti avevano avvertito di una intesa tra anarchici e alcuni Arditi e dellavvenuta distribuzione agli anarchici stessi, quale riconoscimento, di una cartolina raffigurante un ardito con il timbro dellassociazione degli Arditi. [] Poich la riunione degli anarchici, maggiormente [illeggibile], era stata fissata ieri sera allosteria di Cesare Martella [] il questore dispose una sorpresa e ne furono cos arrestati sedici, fra cui alcuni pericolosissimi44.

Nei confronti degli arrestati londata di fermi si conclude con il blitz pomeridiano del 7 luglio, che porta al fermo di Paolinel72

li tutti detenuti con accuse molto gravi, fatica a mettersi in moto il meccanismo di solidariet, anche tra quelle forze del movimento operaio romano, per tradizione, a loro pi vicine. Il passato interventista di molti di loro in un periodo in cui come ha osservato Paolo Alatri il contrasto tra ex-neutralisti ed ex-interventisti si riproduceva in forme anche pi drammatiche che nel 191545 il coinvolgimento di Arditi, per giunta in uniforme, e il corredo di teoremi circa una possibile eterodirezione da parte di occulte forze reazionarie fanno il vuoto attorno ai reclusi. Quando il 16 luglio, in casa del socialista Baldoni, si tiene una riunione per organizzare una serie di iniziative a sostegno degli arrestati46, la rappresentanza della FCAL, ufficialmente invitata, non si presenta. C da dire che anche i repubblicani arrestati rimangono orfani di qualsiasi sostegno da parte dei vertici romani del partito, attestato su posizioni ben pi moderate di quelle rivoluzionarie e astensioniste di buona parte della federazione giovanile. Proprio in qualit di esponenti di questa federazione e di membri della Fratellanza tra gli Arditi, invece, partecipano tra gli altri Luigi Piccioni e Vincenzo Baldazzi, insieme agli anarchici Cesare Martella e Natale Capecchi. In questa prima riunione si stabiliscono la costituzione di un comitato pro arrestati e su proposta dellanarchico Rizzi lavvio di unopera di propaganda, tramite comizi e a mezzo stampa, per sensibilizzare lopinione pubblica sulla questione. Per quello che riguarda la FCAL, alcuni tra i suoi militanti e gruppi rionali affiliati, soprattutto il Giovanni Montesi di Porta Pia, quartiere in cui nella notte e nella prima mattinata del 7 si era tenuto il pi alto numero di arresti, prendono parte attiva alla campagna. Sempre in tema di arresti bisogna ricordare, tra laltro, che nellelenco dei quaranta figurano anche anarchici federati, come il gerente del circolo anarchico di San Lorenzo I maggio, Giu73

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seppe Mucci. In una riunione del gruppo rionale di Trastevere Argante Salucci, il 2347 del mese, gli intervenuti approvano un ordine del giorno nel quale, dopo il saluto a tutti i compagni arrestati pel famoso complotto di Pietralata tra cui due militanti del gruppo, Arcangelo Antonini e Giovanni Montini si chiede alla FCAL unagitazione energica e fattiva che suoni monito al governo contro la criminalizzazione delle lotte sociali legate al carovita. Proprio le voci insistenti di ulteriori complotti, per tutto il resto di luglio, forniscono il movente alle forze di PS per unondata di arresti che colpiscono in ordine sparso le varie forze del movimento operaio, giusto mentre queste sono impegnate a sostenere una delle fasi pi concitate dello scontro sociale. In ragione di questa particolare congiuntura, si verificano i primi tentativi di riavvicinamento tra le due Camere del lavoro. Il giorno successivo ai fatti di Pietralata, il 7 luglio, viene segnalata alla Questura una riunione tra anarchici, Arditi e soldati del 3 Artiglieria48. Secondo uninformativa del 14 luglio, gruppi anarchici, con il concorso di soldati di stanza, sarebbero pronti a prendere le caserme di Monti e Testaccio49. Il 16, in una lettera riservatissima urgente al ministero dellInterno, il prefetto mette a conoscenza la Direzione generale di PS in merito alle soffiate sui fermenti nellarea del combattentismo sovversivo. Pur precisando Sebbene non si abbiano finora elementi per accertare od escludere la veridicit della notizia, il prefetto riporta:
stato riferito in via fiduciaria a questo ufficio che in questi giorni un capitano degli Arditi, non ancora identificato, avrebbe avuto contatto con elementi anarchici locali allo scopo di conoscere se essi fossero pronti a secondare un eventuale movimento insurrezionale. In tali colloqui si sarebbe vagamente accennato al forte di Pietralata.

Mentre, fondatamente o meno, nelle relazioni di PS i toni si fanno sempre pi allarmistici, rispetto a un possibile colpo di mano di tipo insurrezionale a opera di alcuni settori del combattentismo, l11 luglio per iniziativa dellanarchico federato Giovanni Forbicini e di Luigi Piccioni, nellosteria di questultimo, si tiene un incontro50 tra alcuni esponenti della CDL confederale, Giovanni Monici e Lelli Mazzini, e della CDL interventista, Edmondo Rossoni e Giuseppe Caramitti. Lobiettivo di riuscire a concertare iniziative comuni ed efficaci contro il carovita, a fronte della minaccia rappresentata dal revanscismo di quei settori sociali pi permeabili alla propaganda nazionalista. Il giorno precedente, infatti, per iniziativa dei nazionalisti Giurati e Sinigaglia, rappresentanti di diverse associazioni antisocialiste e ostili alle lotte operaie si erano riuniti per creare in ogni rione della citt centri di vigilanza allo scopo di combattere il bolscevismo. In previsione dello sciopero pro Russia del 20 luglio e per contrastare le pratiche di esproprio verificatesi in quei giorni, rappresentanti borghesi, appoggiandosi alloliata macchina propagandistico-organizzativa nazionalista e reclutando manovalanza soprattutto tra gli Arditi, mettono in piedi squadre di vigilanza il cui compito di coadiuvare come organismi volontari le forze dellordine nel mantenimento dellordine pubblico, minacciato dalle sommosse e dai saccheggi messi in atto dai popolani. Tornando alle vicissitudini giudiziarie degli arrestati per i fatti di Pietralata, tutti i detenuti verranno scarcerati, in regime di libert provvisoria, nella serata del 28 novembre per ordine del giudice istruttore. Proprio nelle settimane immediatamente precedenti alla scarcerazione, si intensificano le iniziative a loro sostegno da parte del gruppo anarchico di Porta Pia Giovanni Montesi: il 24 ottobre, questo circolo si fa promotore, a75

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gli altri circoli aderenti alla FCAL, di un corteo di protesta contro la prolungata detenzione degli imputati. Agli inizi di novembre un suo manifesto recita:
Perch dimentichiamo completamente coloro che languono da tempo nelle galere per il bluff poliziesco del fatto di Pietralata? Parecchie vittime soffrono, da quasi cinque mesi, una condanna ingiusta e immeritata, mentre i colpevoli passeggiano tranquillamente per le vie di Roma sicuri della loro immunit. [] si arrestato cos alla cieca perch il Governo aveva bisogno di dimostrare al popolo, stanco di essere turlupinato e di servire da zimbello della borghesia, che se ancora i loro figli, nipoti, mariti vivevano sotto il boia regime militare, era soltanto perch la vita della nazione era messa in serio pericolo dai loro fratelli stessi. Apriamo gli occhi, compagni, [] e gridiamo forte perch tutti sappiano che le galere, fatte per i vili, i ladri, gli assassini, i massacratori del popolo, racchiudono invece degli innocenti, rei soltanto di coltivare unidea bella, grande, sublime che tende alluguaglianza di tutti51.

con la Russia e lUngheria sovietiche. Le dure parole di Angelo Tasca fanno luce sulle pesanti manchevolezze strategiche e rivoluzionarie del PSI, a livello nazionale, rispetto alle grandi tensioni sociali del momento:
Lagitazione contro lalto costo della vita prende rapidamente un carattere nazionale, ma non c nessuno per coordinarla, per dirigerla, per darle uno scopo e attuare cos la spinta in avanti che essa rappresenta. La direzione massimalista del Partito socialista non vuole creare illusioni e rinvia sempre il tutto (non sapr fare altro che questo fino alla marcia su Roma) alla rivoluzione ormai prossima, la vera, quella che avr limpronta autentica di Mosca52.

E ancora, in riferimento allo scioperissimo:


Si organizza, per il 20-21 luglio, uno sciopero generale che avrebbe dovuto essere internazionale di solidariet con le repubbliche sovietiche russe ed ungheresi. Questo sciopero stato deciso alla Conferenza di Southport, ma allultimo momento la CGT francese si ritira e solo i socialisti italiani tengono a far onore ai loro impegni. Tutti temono qualche cosa di grave, latmosfera minacciosa e piena di inquietudini, ma non succede niente. Lo sciopero politico non che una parata senza slancio: in esso non agiscono quelle passioni o quegli interessi che hanno scatenato le sommosse contro il carovita. Lincubo delle classi dirigenti si dissipa; esse riprendono fiducia e si preparano alla lotta53.

La chiamata a raccolta fatta dagli anarchici di Porta Pia sortisce, probabilmente, un qualche effetto, prova ne sarebbe un fonogramma, in data 15 novembre, pochi giorni prima della scarcerazione degli arrestati, del questore alla Direzione generale di PS:
Sembra si vada riattizzando tra gli anarchici locali il malumore per la detenzione preventiva dei loro compagni arrestati per i fatti di Pietralata. Non [illeggibile] da escludere da tale malumore possa determinarsi qualche atto di protesta collettiva ed isolato tanto pi pericoloso date le condizioni generali dello spirito pubblico e lapprossimarsi della ricorrenza del corteo reale per lapertura della Camera, riterrei opportuno che la sorte degli arrestati in parola venisse risolta prima della ricorrenza prevista.

Mentre nella citt si succedono scioperi, agitazioni e conflitti, lUSR si prepara per lo sciopero del 20 e 21 luglio in solidariet
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Landamento fiacco dello sciopero nella capitale, che fa esultare i nazionalisti, le cui milizie squadriste, per loccasione, ricevono una sorta di riconoscimento ministeriale quali volontari per il mantenimento dellordine pubblico, rende manifeste le grosse difficolt dei socialisti e agisce da corroborante rispetto al piano di controffensiva messo in atto dalle forze di destra che bramano la svolta autoritaria:
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VALERIO GENTILI Il ripristinamento dellordine pubblico implica lotta a fondo, con i fatti, contro il bolscevismo operaio, contro la violenza sindacalista, contro una lega di circa 45 mila massoni che ricattano ogni ministero perch stanno nascosti nella burocrazia e ne sabotano i servizi e contro il bolscevismo clericale che [] corrompe gi il partito popolare italiano.

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Riguardo allinconsistenza nella pratica e nellorganizzazione del moto rivoluzionario mostrata dal Partito socialista, risulta interessante uninformativa pervenuta alla Questura romana verso la fine di settembre, in una fase peraltro di tipo emergenziale tra il grosso delle fila del movimento operaio organizzato, generata dai fatti di Fiume, da parte di un infiltrato nellUSR, in cui si afferma:
A via del Seminario c grande lavoro: ma esso cos ben simulato che, senza penetrarvi, difficilmente si scorgerebbe. Pur tuttavia non bisogna credere (e leggendo lAvanti! ci si indotti) che il PSI si prepari seriamente allinsurrezione. In questa occasione come in tutte le altre bisogna tenere conto dellabilit e della buona o malafede dei vari dirigenti. La direzione del partito ha, con lettera particolare ai vari fiduciari che ha in Italia, richiamato le sezioni a quelle che sono le istruzioni particolari gi impartite in caso di sollevazione generale improvvisa. Le istruzioni sono a tutti note e quindi anche alla Questura. Ma in provincia tutto tace. Nelle altre occasioni era la provincia che istigava la direzione a muoversi, agitarsi, ora la provincia che non ha visto le manifestazioni pro Fiume e che tutta intenta al lavorio elettorale, sonnecchia. [] Da stasera tutti i giovani socialisti romani hanno ricevuto ordine di mettersi a disposizione della Direzione del partito ed ogni sera devono perci sostare nei vari circoli []. A via del Leoncino ci saranno permanentemente tre ciclisti pronti a portare ordini nei vari rioni. Si intensificata la propaganda tra i soldati con i manifestini volanti [] diffusi per le caserme. In essi apertamente si istiga alla ribellione e alla costituzione dei Soviet di soldati. []

questo lunico pericolo reale perch il resto il solito rumore inconcludente che lascia il tempo che trova. ( sintomatico come i pi equilibrati, i cosiddetti centristi, non si diano pensiero di questo armeggio rivoluzionario. Diceva stamane a DAmato lavv. Mario Trozzi, che ne uno dei leaders: Voi state servendo Nitti pi di quanto noi avremmo voluto). DAmato quando gli si chiesto perch aveva pubblicato quel comunicato sullAvanti! invitando i socialisti smobilitati a conservare la divisa e i compagni ufficiali a passare in ufficio, invece di mandare inviti personali, ha risposto pour pater le bourgeois. E i borghesi si sono spaventati. Certamente per la finzione cesserebbe nel caso il dissidio nellesercito apparir insanabile e si dovesse addivenire a una lotta cruenta. Ma allo stato attuale delle cose si parla molto tra i socialisti di possibilit rivoluzionarie, ma i dirigenti nemmeno ci pensano tutti preoccupati: o di Nitti o delle elezioni54.

Lintensificarsi della vigilanza attorno alle propaggini politiche del movimento operaio si era determinata in seguito allinvio di un telegramma cifrato di Nitti ai prefetti del Regno, il 7 agosto, in cui si allertavano le alte cariche della forza pubblica circa lennesimo sentore di un possibile piano rivoluzionario55. Lentrata nella citt di Fiume, il 12 del mese seguente, di Gabriele DAnnunzio, a capo di duemila volontari e di un battaglione del 2 Granatieri spettacolare operazione fortemente caldeggiata e finanziata dal nazionalismo romano, che vede in essa il possibile prodromo di un pronunciamento militare di tipo reazionario e antiparlamentare crea grandi timori di una svolta autoritaria tra gli anarchici della FCAL e i socialisti dellUSR. Nella seconda parte del mese si succedono iniziative comizi e dibattiti pubblici e a inviti promosse dai circoli rionali e dai comitati direttivi contro la dittatura del militarismo, mentre attorno agli Arditi, di cui un consistente numero costituisce fin da subito il nerbo della truppa dannunziana a Fiume, si concentrano
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le particolari attenzioni della PS cittadina. Allindomani della Marcia di Ronchi, il Consiglio direttivo della sezione romana dellAAI diffonde questo volantino:
CONSIDERATO che il governo attuale si nettamente schierato contro i combattenti tutti e che per la svalutazione il disgregamento e le debilitazioni di essi e dei loro voleri morali opera indefessamente; [il Consiglio direttivo, nda] DELIBERA di passar sopra a una pregiudiziale di apoliticit che aveva valore finch il governo non aveva cos sfacciatamente rotto i ponti con lesercito della Vittoria; INVITA tutti i suoi soci tutti gli Arditi e tutte le associazioni di combattenti a unirsi in un unico fascio compatto che attacchi e disperda tutte le risollevantesi forze disfattiste e difenda strenuamente la guerra ed i combattenti con tutti i suoi mezzi. GLI ARDITI DI ROMA inviano il loro plauso entusiastico al Comandante DAnnunzio ed a tutti i compagni di Fiume; DICHIARANO di essere pronti ad accorrere al primo cenno in loro sostegno; LANCIANO il loro grido di schifo e di allarme per lopera spudoratamente anti-italiana del governo, INVITANO tutti gli Arditi dItalia e tutti quanti fecero la guerra a combattere con tutte le proprie forze perch nelle prossime elezioni non un voto vada a beneficiare i servi di Francesco Giuseppe Cagoia anche qualora costoro nelle liste siano mescolati a personalit interventiste56.

verno di Nitti di fronte al fatto compiuto per dare a questo, in cospetto degli Alleati, la possibilit di legalizzare tale occupazione da parte dellItalia. Ma tale speranza venne presto delusa dalle dichiarazioni di Nitti in Parlamento, per cui un senso profondo di disagio subentr presto nellambiente legionario e nello stesso Comandante. Allora cominciarono a sorgere audaci propositi contro il Governo che avrebbero dovuto culminare in una marcia allinterno, con obiettivo Roma, per il rovesciamento del Governo Nitti57.

Ispirata dalla mistica dannunziana della vittoria mutilata, lepopea di Fiume, nei suoi quindici mesi di esistenza, costituisce una sorta di coacervo per tutte quelle tensioni eversive e rivoluzionarie, spesso di segno opposto, che attraversano nel periodo parte di quello che era stato leterogeneo raggruppamento dellinterventismo italiano. Ricorda Eno Mecheri:
un fatto innegabile che uomini di tutte le fedi politiche, dal nazionalista allanarchico, accorsero sul Carnaro. [] Limpresa di Fiume, nelle intenzioni dei suoi artefici, era quella di mettere il Go-

Esponenti del movimento nazionalista, che ha prestato supporto politico, organizzativo e finanziario alliniziativa lindustriale Oscar Sinigaglia fornisce ingenti capitali e Giovanni Giuriati diviene capo del gabinetto DAnnunzio premono dai primi giorni di ottobre affinch il Comandante prenda in considerazione lipotesi di mettersi alla testa di una marcia su Roma58. Quando, per, sul finire dellanno, il modus vivendi, cio laccordo con il governo italiano elaborato da Giuriati, viene respinto da DAnnunzio e pochi giorni dopo, a gennaio, il capo di gabinetto nazionalista viene sostituito nel suo incarico dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, il progetto di una marcia su Roma finisce col coinvolgere lambito sovversivo59. In questa seconda fase dellesperimento fiumano, al declinare dellinfluenza nazionalista si accompagna una generale radicalizzazione dellelemento legionario. Rispetto al primigenio obiettivo di annessione della citt allItalia60, guadagna spazio quello della creazione a Fiume di uno Stato di tipo nuovo, fondato su basi progressiste e socialmente avanzate. Alla semplice rivendicazione nazionale va sovrapponendosi, cos, un movente pi articolato, utopico, quasi mistico. Scrive il Comandante61:
Lorizzonte dello spirito di Fiume vasto come la terra. Dove vi un oppresso che stringa i denti sotto la pressura, dov un vinto che abbia tutto perduto fuorch il bruciore della vendetta, dov

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VALERIO GENTILI un insorto che vada armato di un ramo dalbero o dun sasso contro le mitragliatrici e contro il cannone, l giunge la luce di Fiume []. Tutti gli insorti di tutte le stirpi si raccoglieranno sotto il nostro segno. E gli inermi saranno armati. E la forza sar opposta alla forza. E la nuova crociata di tutti gli uomini poveri e liberi contro le razze di preda e contro la casta degli usurai che sfruttarono ieri la guerra per sfruttare oggi la pace, la crociata nuovissima ristabilir la giustizia vera62.

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sizione del governo, che paventa il concretizzarsi di un qualche colpo di mano di marca dannunziana sotto le elezioni. In un telegramma del 14 ottobre ai prefetti del Regno, Nitti scrive:
Agitazioni avvenute ieri in Fiume e arrivi di emissari nel Regno da qualche giorno fanno ritenere verosimile che si vogliano disturbare elezioni o produrre disordini [] prego aumentare vigilanza e adottare tutti provvedimenti necessari66.

La sedizione militare capeggiata da DAnnunzio, che tanto aveva entusiasmato nel settembre 19 i nazionalisti, e che a caldo, il 13 di quel mese, aveva spinto il primo ministro Nitti a rivolgere un ambiguo appello63 alla reazione del movimento operaio, in nome della lotta al militarismo, si trasforma progressivamente in una sorta di laboratorio politico repubblicano e protobolscevico64. La questione fiumana e la perdurante piaga della penuria alimentare fanno da sfondo alla lunga campagna elettorale romana in vista delle votazioni politiche del 16 novembre, le prime a suffragio universale, per iniziativa di Nitti. Le questioni relative alle alleanze e alla tattica elettorale provocano accesi dibattiti interni nei partiti e nei movimenti legati allinterventismo. Il 26 settembre, nellassemblea generale della sezione romana del Partito repubblicano, alla linea maggioritaria sostenuta dal segretario lavvocato DEramo si contrappone una minoranza, consistente e agguerrita, capeggiata da Luigi Piccioni, attestata su posizioni astensioniste65. Il mese successivo, il nodo delladesione del Fascio di combattimento e dellAAI al cartello conservatore dellAlleanza Nazionale fonte di contrapposizione, come abbiamo visto anche veemente, tra gli iscritti alle sezioni. proprio lattivit degli Arditi, fervidi sostenitori dellimpresa fiumana, ad essere costantemente monitorata in questo periodo dalla Questura romana su precisa dispo82

Il 9 del mese seguente, i sospetti del presidente del consiglio sembrano assumere fattezze reali:
Da Fiume sono partiti molti eccitati soprattutto Arditi per promuovere disordini alla vigilia delle elezioni e durante operazioni elettorali [] prenda subito accordi con autorit militari e li faccia arrestare senza scalpore67.

Due giorni dopo vengono fornite notizie precise circa lesistenza di un vero e proprio piano rivoluzionario:
Da alcuni documenti riservati trovati a Trieste parrebbe che in ambiente di DAnnunzio vi sia un piano prestabilito per produrre movimenti nel Regno stop il Regno ripartito in zone stop centro dirradiazione per Lazio Toscana Marche Umbria e Roma stop piano accompagnato da promemoria per istruzioni ai capi zona e cio organizzazione penetrazione nellesercito e inquadramento con ufficiali e sottoufficiali smobilitati stop vi sono contatti con organizzazioni ferrovieri e postelegrafici stop vi sono alcuni depositi di armi stop [] notizie vengono da fonte di grande seriet68.

Le temute violenze degli Arditi nella campagna elettorale capitolina non si verificano nella forma sistematica e cruenta temuta dal governo, mentre i timori di un colpo di mano dannunziano continuano a tenere in allarme le forze di Pubblica Sicurez83

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za anche a urne ormai chiuse. Nel gennaio del 1920, il dispiegarsi degli scioperi generali di postelegrafonici e ferrovieri, che nella capitale si aggiungono a quelli gi in atto degli spazzini e della combattiva categoria dei fornaciai, fanno da sfondo a una serie di riunioni segrete a Roma tra emissari dello Stato libero di Fiume, esponenti del sindacalismo rivoluzionario e del combattentismo sovversivo. In questi colloqui, il progetto di una marcia su Roma dei legionari fiumani assume connotati decisamente di sinistra, legandosi a doppio filo alla questione sociale aperta dal crescere in tutta la penisola di una grossa ondata di proteste69. Per alcuni dei partecipanti alle riunioni tra cui vi sono Errico Malatesta, rientrato in Italia nel novembre dellanno precedente, il leader sindacale della Federazione dei lavoratori del mare Giuseppe Giulietti e Alceste De Ambris una delle condizioni necessarie per la riuscita del progetto rivoluzionario lappoggio o quantomeno la neutralit del Partito socialista, per non avere di contro un partito di masse come quello socialista. Ma la dirigenza socialista rifiuta. Riformisti e massimalisti sono accumunati da una profonda avversione per tutto ci che Fiume rappresenta70, mandando, ancora una volta, in fumo lipotesi rivoluzionaria. Ricorda Tasca:
Uscendo una sera dal Consiglio nazionale del Partito socialista che si tenne a Milano nellaprile 1920, mi accompagnai con Giuseppe Giulietti sino alla sede dellAvanti!. Nel percorso egli mi raccont della congiura, dandomi dei particolari sulla preparazione dellimpresa e imprecando contro coloro che lavevan fatta fallire. Secondo Nino Daniele il tentativo avrebbe dovuto avere luogo allepoca dello sciopero ferroviario (fine gennaio 1920): La federazione dei lavoratori del mare era pronta al largo di Ancona con tre bastimenti carichi di armi, che, fallito laccordo, dovettero poi fingere di sbarcare carbone71.

Paolo Alatri riguardo alla condotta socialista:


solo con unespressione impropria che si parla di una congiura anarchico-socialista: di socialisti veri e propri, nel progetto, non ce nerano. Vi furono bens delle prese di contatto e alcune riunioni segrete; ma i socialisti interpellati misero come condizione per aderire al progetto che liniziativa fosse approvata dal loro partito e dalla CGL []. La collezione dellAvanti! testimonia di come malgrado qualche sbandamento iniziale non furono poi lasciati dubbi o equivoci sullostilit verso DAnnunzio e De Ambris. [] Giulietti e Malatesta si incontrarono a Firenze con Bombacci e Serrati, questultimo, a nome del PSI, rifiut72.

Al diniego socialista si aggiunge, parallelamente, latteggiamento tenuto da Mussolini73, che dalle colonne de Il Popolo dItalia rivela allopinione pubblica il piano nei suoi particolari e nei suoi protagonisti:
Si parla di un convegno a Roma durante lo sciopero dei ferrovieri: organizzatori, socialisti, anarchici. Fra di essi, Giuseppe Giulietti. Si doveva mettere al corrente DAragona e G. Bianchi. Uno dei convenuti denunzi la cosa alla CGL e al partito e si giustific cos: poich fra gli organizzatori presenti al raduno barricadiero uno vi era di preminente fede fiumarola (G. Giulietti), il delatore sospett che una rivoluzione scoppiata nelle attuali circostanze avrebbe potuto giovare a DAnnunzio favorendo i disegni e i sogni di conquista della penisola del poeta soldato74.

Il piano di gennaio sfuma, ma i propositi rivoluzionari maturati a Fiume continuano ad essere tenuti sotto controllo ministeriale75. Nei primi giorni di giugno, in concomitanza con lestendersi delle proteste sociali che fanno da corredo allimponente sciopero generale del 5 contro il carovita, la Questura romana segnala un certo stato di fibrillazione allinterno dellAAI, mentre
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il sospetto di una marcia su Roma dei legionari fiumani riappare proprio in quei rapporti di Polizia che hanno come oggetto gli ambienti pi turbolenti del combattentismo. Il clima politico generale inoltre segnato da diversi elementi di instabilit: il terzo ministero Nitti rassegna le dimissioni il 10; due giorni dopo, tumulti cruenti, che per la prima volta vedono dalla stessa parte della barricata socialisti e Arditi, scoppiano a Trieste contro le disposizioni governative per linvio di truppe italiane in Albania. Informazioni fiduciarie, in data 7 giugno, allertano la Questura riguardo le mosse delle componenti sovversive dellarditismo:
Ferve attiva propaganda per un prossimo movimento rivoluzionario da parte di Argo Secondari e Pierino Ribaldi, questultimo che riceve denari da Peppino Garibaldi e Filippo Naldi, per lorganizzazione di detto movimento si consta che ha dato mille lire al noto maresciallo aiutante di battaglia del 81 Fanteria (Penati Arturo) ed altre mille a un pregiudicato della mala vita, certo Discalzi [Pietro De Scalzi, nda] gi Ardito []. Tale somma sarebbe stata data al Penati avendo questi promosso la partecipazione al movimento di soldati a lui fidati nonch la consegna di armi e munizioni. Si consta che si trovano in Roma vari Arditi provenienti da Fiume mandati da DAnnunzio per partecipare al movimento che si va preparando. Secondo le dichiarazioni di Argo Secondari e Pierino Ribaldi in questo movimento sarebbero daccordo con il Naldi: DAnnunzio, Giulietti e Errico Malatesta76.

zione, agiscono di concerto, ma hanno obiettivi politici distinti: quello di Secondari sarebbe addirittura di arrivare alla proclamazione di una repubblica comunista. La febbrile attivit congiunta di Arditi repubblicani e anarchici avviene, come testimoniano altri documenti del periodo, in corrispondenza dellallontanamento, indotto, dalla carica di presidente della sezione romana del fascista Giuseppe Bottai e, sul piano nazionale, in una fase di crisi politica dellAssociazione, che la nuova reggenza capitolina affronta dichiarando la sezione di corso Umberto I Comitato centrale ed emanando un ordine di scioglimento per tutte le altre sezioni dItalia. Il 13 giugno, in uninformativa della Questura al prefetto e alla Direzione generale di PS si parla di nuova Associazione degli Arditi diretta dal noto Secondari e dei rapporti di questa col generale Peppino Garibaldi ed il direttore del Tempo Filippo Naldi77. In una relazione dellispettore generale di PS, reggente la Questura, in data dell8, si legge:
Sta di fatto che nei giorni scorsi e prima della partenza del Naldi e del Garibaldi per Parigi, hanno avuto luogo negli uffici del giornale Il Tempo varie riunioni di carattere segreto allo scopo di prendere accordi per un movimento diretto a rovesciare lattuale Ministero. A tali riunioni parteciparono oltre al Naldi e al Garibaldi lex-tenente degli Arditi Argo Secondari e noti repubblicani []. Secondari questi avrebbe intenzione a momento opportuno di adoperarsi dopo iniziato il movimento per la proclamazione della repubblica comunista daccordo con gli Arditi suoi seguaci. Il presidente dellassociazione Giuseppe Bottai stato messo invece in disparte e non pi ricevuto dal Garibaldi. Giorni sono lex-capitano degli Arditi Vecchi Ferruccio e Mazzuccato Edmondo si sono recati negli uffici del giornale Il Tempo ed ebbero un vivace colloquio col Filippo Naldi ed Argo Secondari dichiarandosi contrari al movimento iniziato dal Naldi e dal Garibaldi. Il

Parte di un impianto accusatorio privo di fondamento o meno, le informazioni contenute in questa soffiata hanno comunque il merito di fornire dati interessanti rispetto allevolversi dello scontro interno allAAI romana tra le componenti di diverso orientamento politico e rispetto ai loro reali rapporti di forza. Il mazziniano Ribaldi e lanarchico Secondari, secondo la dela86

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VALERIO GENTILI Secondari avrebbe minacciato i due avvertendoli che se non avessero cessato la loro propaganda tra gli Arditi contraria al movimento rivoluzionario, li avrebbe fatti accompagnare alla ferrovia dagli Arditi stessi78.

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Altre informazioni fiduciarie, in data 13 giugno, sembrano confermare il rovescio delle forze di destra in seno allorganizzazione:
In questi giorni si nota una grande attivit da parte del capitano degli Arditi Fugazzotto [] Secondari, Merelli, Boggiani, Riboldi, Levi ecc. per la costituzione della nuova associazione politica mazziniana degli Arditi, sostenuta e finanziata dal generale Peppino Garibaldi e Naldi. [] Molto stata riprovata la condotta di alcuni Arditi a Trieste, tanto che qui a Roma sono stati impartiti ordini severissimi per gli Arditi perch non si abbiano a verificare atti di solidariet con i socialisti. Essendosi il Bottai Giuseppe ritirato dalla presidenza dellAssociazione del corso Umberto I, la sede di Roma stata nominata Comitato centrale ed stato emanato un ordine di scioglimento di tutte le altre sezioni dItalia. Contemporaneamente si provveduto allordine di ricostituzione della nuova organizzazione con programma mazziniano intransigente []. Nella nuova associazione si manifestano ora due tendenze: la prima che fa capo a Secondari con alcuni elementi anarchici che si mantengono nellombra e che vogliono servirsi di questo nuovo gruppo politico per un movimento diretto a proclamare una repubblica comunista, mentre gli altri daccordo con il generale Garibaldi vogliono servirsene contro i governi rinunciatari e per un eventuale spedizione in Dalmazia, Montenegro e Fiume79.

Lestate 1920 rappresenta uno snodo fondamentale rispetto ad alcune componenti del combattentismo qui prese in esame. Da un lato il tentativo di Secondari, poi fallito, di conferire allAAI un carattere marcatamente sovversivo collegandone lattivit ai movimenti popolari di protesta conduce allimplosione in
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ambito nazionale dellassociazione stessa. Dallaltro, la metamorfosi reazionaria dei Fasci di combattimento, frutto delle mutevoli strategie adottate da Benito Mussolini per la conquista del potere politico che giunge in questo periodo a un primo grado di maturazione, con la comparsa nella valle padana del fenomeno eminentemente antipopolare dello squadrismo comporta lincrinatura di quel fronte comune che aveva raccolto attorno al programma sansepolcrista componenti significative dellarditismo, del futurismo e del fascismo diciannovista. Il prestigio personale di Mussolini, agli occhi di molti ex-combattenti, difensori degli ideali della vittoria, aveva gi subto ripetuti colpi, in relazione a diverse fasi dellimpresa fiumana. infatti Mussolini che di fronte ai primi propositi di marcia su Roma dannunziana si reca in aereo, l8 ottobre 1919, a Fiume per sconsigliare al Comandante unimpresa avventata: Mentre stava per pronunciarsi la volont popolare (cio le elezioni politiche del novembre 1919) linterrompere questo corso con un gesto di violenza avrebbe fatto pi male che bene80. Questa posizione ossequiosa del vincolo elettorale da parte di un sedicente rivoluzionario blanquista quale Mussolini, insieme a una dichiarazione scritta solo pochi giorni prima Molta gente spasima per non poter andare a Fiume, ma io mi domando: non c nessuno che conosca la via di Roma?81 gettava le prime ombre sullappoggio tuttaltro che disinteressato del futuro Duce allimpresa di Fiume. Daltro canto, la prima accusa di fornire un sostegno solo di facciata alla causa fiumana gli viene rivolto proprio dallo stesso DAnnunzio in una lettera del 20 settembre 1919, che infatti viene pubblicata dal quotidiano mussoliniano abilmente scremata dai compromettenti rimbrotti dannunziani82. Dopo le elezioni di novembre, Mussolini ribadisce la sua contrariet a qualsiasi
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marcia promossa dai legionari, arrivando, come abbiamo visto, a denunciare a mezzo stampa i colloqui segreti romani del gennaio 1920. Ma dopo giugno che Mussolini adotta una linea che gli aliena irrevocabilmente le simpatie di parte considerevole dei legionari fiumani. A fronte delle manovre di politica estera del nuovo ministero guidato da Giolitti, Mussolini d il suo assenso ai termini del Trattato di Rapallo dalle colonne del suo giornale, nonostante la contrariet di DAnnunzio, provocando addirittura la reazione rabbiosa dei fascisti fiumani che bruciano, sulla piazza Dante di Fiume, le copie del numero de Il Popolo dItalia che riportano la notizia. proprio nellambito dei colloqui che anticipano la stipula del trattato che hanno corso due incontri segreti come in un caso testimoniato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza nel suo libro LItalia dal 1914 al 194483 tra Mussolini ed esponenti del governo Giolitti, nei quali, probabilmente in cambio del suo sostegno allazione del governo, il futuro Duce ottiene quella contropartita politica che garantir ai Fasci lentrata in Parlamento attraverso linserimento nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiani in occasione delle elezioni politiche del maggio 1921. Sulla condotta mussoliniana nei confronti del fiumanesimo, nellestate-autunno del 1920, ha scritto Eno Mecheri:
Il tradimento contro Fiume era dunque stato consumato dal governo, e quello contro Fiume e DAnnunzio da Mussolini e dal fascismo. Ma cosa importava a Mussolini di essere ancora chiamato traditore? Egli sapeva ormai di aver trovato la sua strada e guardava tutti dallalto. I milioni affioranti nelle casse dei Fasci da parte delle forze agrarie e industriali gli davano la certezza della sua vittoria. Il mercato con Giolitti non poteva dare a lui risultati pi concreti. Purtuttavia non desiderava che la giovent ingenua che lo seguiva sapesse troppe cose, per cui il nome di DAn-

nunzio doveva essere sempre anche contro la volont di questo uninsegna da sfruttare. [] Due nomi soprattutto desiderava sfruttare per i suoi scopi: quello di DAnnunzio e quello di Corridoni, da lui entrambi traditi. Che importava se i seguaci del vivo e del morto, i legionari fiumani e i sindacalisti, erano contro il fascismo? Al nome di questi due dovevano essere ugualmente intitolati gruppi rionali e squadre [] che serviranno poi ad assaltare la Camera del lavoro corridoniana di Parma e le sedi dei legionari di Fiume84.

Di fronte allescalation delle violenze antipopolari dello squadrismo fascista che seguendo una precisa direttrice despansione geografica investiranno, proprio in occasione della campagna elettorale del 1921, anche la capitale parte delle forze legate al combattentismo radicale degli Arditi e dei legionari fiumani si caratterizzano per una chiara scelta di campo antifascista. La consistenza tuttaltro che minoritaria a Roma di questa componente testimoniata dal rifiuto di buona parte del nuovo Comitato dazione della sezione capitolina della rifondata ANAI di appoggiare la candidatura fascista, alle politiche di maggio, di Cesare Bottai85. Proprio alla met del 1921, ribadendo la propria autonomia da ogni partito, lANAI accetta come suo programma la Carta del Carnaro e come leader DAnnunzio, affiancando la costituenda Federazione nazionale legionari fiumani a opera di Eno Mecheri e Alceste De Ambris. Nel biennio 1921-22, la condotta nientaffatto connivente o remissiva nei confronti del fascismo di queste due organizzazioni spinger gli elementi dissidenti a fondare a Bologna il 22-23 ottobre 1922 la mussoliniana Federazione nazionale Arditi dItalia. Di tuttaltro segno lesperienza, alla fine del giugno 1921, che matura in seno allANAI romana e che porta alla fondazione degli Arditi del popolo. Nata per iniziativa della componente sovversiva di Secon-

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dari, questa organizzazione raccoglie fin da subito il sostegno attivo e la confluenza dei membri della Fratellanza tra gli Arditi dItalia e dellAlleanza rivoluzionaria, riunendo le forze del combattentismo rivoluzionario86. Ma, cosa ancora pi importante, in questa associazione, che riempie con un contenuto classista lapparato estetico e formale dellarditismo di guerra, si verifica la confluenza di uomini, sia interventisti sia pacifisti, divisi fino ad allora dallannoso discrimine determinatosi col conflitto mondiale, decisi a contrastare, sul suo stesso terreno, quello della violenza politica, la formidabile ascesa dello squadrismo fascista. Le fino ad allora contenute forze numeriche del combattentismo qui preso in esame si trovano, nel giro di poche settimane, alla testa di un movimento ben pi vasto, che solo nella realt laziale inquadra attraverso le sezioni di Roma, Civitavecchia, Viterbo, Orte, Genzano, Albano, Frascati, Rocca di Papa, Vetralla e Bomarzo, oltre tremila effettivi. Le grandi potenzialit dellarditismo popolare verranno, nei mesi immediatamente successivi alla sua nascita, stroncate dalla repressione chirurgica, messa in atto dal governo Bonomi attraverso una serie di decreti ad hoc, da un lato, e dal sistematico boicottaggio sostenuto dagli esecutivi dei partiti operai, dallaltro. Sono trascorsi pochi giorni dalle elezioni politiche del 16 novembre: a Roma hanno registrato una bassa percentuale di votanti, inferiore al 30 per cento degli aventi diritto, la vittoria delle liste socialista e popolare e linsuccesso di quella dellAlleanza Nazionale87. Nel tardo pomeriggio arriva al prefetto un telegramma cifrato del primo ministro Nitti, in cui si impartiscono precise direttive per larresto di soldati, Arditi e sovversivi, sospettati di detenere illegalmente armi e materiali esplodenti o di essere agenti fiumani:

Movimenti sediziosi indicano necessit agire con grande vigore. [] Primo, dove vi sono associazioni di Arditi sospetti di avere armi o esplodenti si proceda subito alla perquisizione e al sequestro. Secondo, dove non essendovi corpi reali equipaggi navi da guerra o reparti di Arditi si incontrino marinai o Arditi si accerti donde vengono e se vengono da Fiume o dalla Dalmazia si arrestino fin quando la loro situazione militare non sar chiarita. Terzo, le stesse perquisizioni e gli stessi sequestri si facciano agli scopi di cui al numero uno dove si pu temere vi siano preparazioni bolsceviche. [] Non usi riguardo inutile ad alcuno88.

Nei giorni seguenti vengono prese dalla PS cittadina misure di sicurezza per impedire, anche attraverso una potenziata attivit di vigilanza sul porto di Civitavecchia e su tutta la litoranea, larrivo in citt di uomini e di armi provenienti da Fiume. Il 9 novembre si tiene, in via degli Zingari, il primo congresso della FCAL89, in cui gli anarchici discutono di questioni organizzative e ribadiscono la pratica astensionista. Proprio nella prima met del mese, una serie di comizi astensionisti si tengono per iniziativa della Federazione nei vari rioni romani. Si parla anche di Russia nel dibattito congressuale, c disaccordo rispetto alla questione del regime di dittatura proletaria, viene votato un ordine del giorno di compromesso in cui si sostiene il regime politico russo, ma si auspica una sua rapida evoluzione verso forme pi libertarie. Ma soprattutto il tema del rientro in Italia, osteggiato dalle autorit per il timore di forti ripercussioni sullordine pubblico interno, di Errico Malatesta a tenere banco. Sul duce della Settimana rossa90 si appuntano le speranze di coloro, non solo in ambito anarchico, che anelano alla rivoluzione91. proprio in relazione alle difficolt nel rientro del vecchio rivoluzionario impedito dallostruzionismo delle autorit francesi che gli negano laccesso e il transito, nono-

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stante la concessione del passaporto in seguito alle pressioni popolari da parte del governo italiano, che la Questura romana segnala la preparazione di un attentato92 contro lambasciata francese a opera di alcuni anarchici, di diversa provenienza, poi abortito per il rientro via mare di Malatesta, portato a compimento con successo dal capitano Giuseppe Giulietti. Le paure e le speranze di uno sconvolgimento rivoluzionario aumentano nei rispettivi schieramenti nel primo mese dellanno successivo, con laumento esponenziale di scioperi e agitazioni delle categorie pi varie di lavoratori. Alcuni scioperi, come quelli in gennaio di ferrovieri e postelegrafonici, hanno le potenzialit, interessando settori chiave per il funzionamento della macchina statale, per spianare la strada alla via insurrezionale. Ma i tentennamenti del Partito socialista, che pur avrebbe le capacit numeriche per imprimere al movimento un carattere di massa, vanificano, come abbiamo visto, lazione delle minoranze pi agguerrite. Mancando di collante organico questi scioperi finiscono per essere facilmente additati dalla stampa conservatrice come punta di esaltazione massima dei particolarismi di categoria, secondo la formula le poste ai postelegrafonici, le ferrovie ai ferrovieri93. Altri scioperi di carattere locale, come quello degli spazzini, inoltre, che con il loro protrarsi generano ostilit in una parte della cittadinanza, forniscono ulteriore motivo di speculazione a mezzo stampa per quei settori che invocano la venuta delluomo forte in grado di porre fine al caos sociale prodotto dalla radicalizzazione delle masse lavoratrici. In questo senso, quel moto convulso di agitazioni continue nelle quali alle rivendicazioni economiche fanno da corollario slogan sempre pi politicizzati e suggestioni rivoluzionarie, cui manca una direzione organizzativa precisa definito appunto
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scioperomania, uno degli epifenomeni dimostranti lavvenuta radicalizzazione94 che interessa la societ italiana a partire dalla prima met del 19 fino alla seconda del 20. Londata degli scioperi di categoria che hanno inizio nel gennaio 1920 a Roma si somma e si sovrappone al riaccendersi delle proteste contro il carovita e la penuria di generi alimentari, che come per lanno precedente raggiungono il loro apice in primavera95. Focolai di rivolta, diffusi per tutta la citt, segnano le proteste delle classi popolari. A gennaio alcuni abitanti del popoloso rione di Testaccio organizzano requisizioni e redistribuzioni di cibo alla popolazione locale, e la stessa tattica viene messa in atto, in estate, al Trionfale, dalla Lega dei fornaciai. In maggio, le due Camere del lavoro guidano una serie di proteste contro il razionamento del pane, mentre nei quartieri periferici, in cui la presenza sovversiva tradizionalmente pi radicata, gruppi di popolani procedono al rogo delle tessere annonarie e agli espropri alimentari. Contatti tra anarchici e repubblicani della Camera interventista con anarchici della FCAL, per imprimere carattere rivoluzionario ai moti di piazza, vengono segnalati dalla Questura alle autorit centrali96. Alcuni degli espropri di generi alimentari, messi poi effettivamente in atto, sono pianificati in alcune riunioni dalla CDL interventista97. Il 6 giugno, la CDL confederale organizza uno sciopero generale contro il carovita al quale aderiscono migliaia di lavoratori. Il mese successivo, nellanniversario dei sanguinosi tumulti dellanno precedente, le due Camere del lavoro indicono un corteo con lobiettivo di far imporre ai grossisti il 50 per cento di ribasso per i generi di prima necessit. Il succedersi di scioperi e proteste provoca la discesa in campo di quelle forze reazionarie, organizzate dal movimento nazionalista, che intendono stroncare il monopolio esercitato nelle piazze dalle correnti organizzate del movimento operaio. Gi
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nel corso degli scioperi dei ferrovieri, dei postelegrafonici e degli spazzini, in gennaio, lUnione popolare antibolscevica, in accordo con le amministrazioni ferroviarie e postali, fornisce opera di crumiraggio sostituendo con i suoi volontari i lavoratori in sciopero e garantendo un minimo di pubblico servizio nella capitale98. Questo modus operandi far da modello allazione delle squadre fasciste romane nel corso dello sciopero legalitario dellagosto 1922. In estate, la tattica nazionalista assume un carattere pi violento. La mattina del 20 luglio gruppi di studenti nazionalisti assalgono i tranvieri, che hanno esposto sulle vetture bandiere rosse per festeggiare la vittoria nello sciopero da loro promosso in solidariet con i ferrovieri delle linee secondarie. Ne seguono scontri violenti con i ferrotranvieri, che in una circostanza vengono addirittura fatti oggetto di colpi darma da fuoco da parte di alcuni ufficiali. Nel pomeriggio, studenti e Arditi di destra devastano la tipografia dellAvanti!, mentre alcuni deputati socialisti vengono malmenati per strada. Scontri e aggressioni si verificano anche nella giornata seguente, in cui il mezzo fallimento di uno sciopero di protesta organizzato dallUSR in risposta alle violenze antisocialiste provoca il giubilo della stampa nazionalista. Contro le violenze delle squadre nazionaliste si organizzano, a livello di base, le frange pi combattive del movimento operaio romano. Il 20 sera si tiene una riunione molto partecipata, promossa nella sede della Lega dei fornaciai, in via Tolemaide, dalla sottosezione repubblicana dei rioni di Borgo, Prati e Trionfale99. Vi partecipano anarchici, repubblicani e socialisti di zona. Negli interventi, gli oratori, tra i quali anche dei fornaciai, invitano i presenti a mettere da parte le vecchie ruggini, relative alle scelte opposte operate rispetto alla guerra: la formula pi apprezzata dallauditorio quella che reclama
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violenza contro violenza. Si decide di fare scorta armata ai tramvieri che la mattinata seguente isseranno nuovamente sulle loro vetture i drappi rossi100. Le vicende della Lega dei fornaciai nel cosiddetto biennio rosso sono paradigmatiche di quanto alcuni settori, quelli pi avanzati, della classe operaia avessero non solo guadagnato una certa radicalit, ma una vera e propria prospettiva rivoluzionaria, forgiata nel corso di lotte estenuanti e particolarmente dure con le controparti padronali. Nel dicembre 1920, in una relazione alla Direzione generale di PS, il prefetto scrive:
Le due leghe finora esistenti tra i componenti la classe dei fornaciai si sono recentemente fuse tra loro costituendo ununica organizzazione sotto il titolo di Federazione fornaciari tra le sezioni fornaciari riuniti-cariolanti-fuochisti. Mentre prima le leghe potevano considerarsi organizzazioni esclusivamente economiche, la federazione ha assunto ora carattere, oltrech economico, spiccatamente politico. Quasi tutti i dirigenti si professano apertamente comunisti-anarchici. [] Nelle elezioni svoltesi dopo la costituzione della federazione venne eletto a presidente Proietti Augusto fu Domenico che apertamente si professa comunista anarchico. Per dare alla nuova associazione un indirizzo pi conforme ai princpi anarchici di recente poi stata abolita la carica di presidente e il Proietti ha assunto il nome di commissario come nei Soviet101.

Per tutto il 1920, i fornaciai conducono una serie di scioperi: il primo ha inizio a febbraio, e dopo una breve interruzione riprende a marzo allargandosi ai lavoratori dellindotto, carrettieri e fuochisti. Un primo accordo con gli industriali firmato l11 dello stesso mese, ma laccettazione solo parziale102 delle richieste formulate dalle leghe mantiene in agitazione le categorie. Il 31 agosto, per reazione ai rifiuti padronali di adeguare i
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salari allaumentare vertiginoso del costo della vita, in una riunione alla Casa del popolo, i fornaciai decidono di mettere in atto lostruzionismo nei cantieri. Il giorno seguente, quattrocento operai delle fornaci partecipano a una grande assemblea nella sede della Lega di via Tolemaide. Dopo quattro giorni di boicottaggio operaio, gli imprenditori concedono aumenti di salario in percentuale allandamento dei rincari alimentari. Un nuovo sciopero per ottenere ulteriori aumenti salariali avr inizio in dicembre. Nel settembre 1920, la fine delloccupazione delle fabbriche segna linizio dellirreversibile parabola discendente del massimalismo italiano: la rivoluzione tanto declamata dalla Direzione del Partito socialista non ha avuto luogo. Mentre la classe lavoratrice esce stremata dallennesima prova di forza, le forze conservatrici si riorganizzano, decise a ottenere la loro rivincita sui sommovimenti sociali del periodo precedente:
I rossi, che avevano creduto nella possibilit e nellutilit dun mutamento di regime, quando avevano in pugno lItalia, si radunarono a Milano e, in tre giornate di parlamento proletario a palazzo Marino, riconobbero la bont degli argomenti borghesi: Alla rivoluzione italiana, Inghilterra, Francia e America non consentirebbero n credito, n ferro, n carbone; noi non possiamo gettare il Paese in un disordine caotico, non possiamo tentare di mutare i congegni della produzione, scambio e consumo, in un periodo di crisi nel quale la produzione ristagna. Ripiegavano su se stessi; la rivoluzione era rimandata alle calende greche. Ebbene: la reazione s scatenata dopo []. C da domandarsi se la borghesia che deprecava la rivoluzione non abbia voluto punire il proletariato di non averla fatta103.

appresta a divenire luomo forte tanto invocato dalle forze del blocco sociale dominante104:
Se gli interessi nazionali rendono necessaria la lotta contro il socialismo, se la modernizzazione, la crescita economica esigono la repressione delle organizzazioni operaie; se occorre sostenere i proprietari terrieri e i produttori per impedire lo sfascio della societ in una rivoluzione o in una guerra civile, allora il fascismo si schierer con la borghesia105.

Profetiche le parole di Benito Mussolini, che epurati i suoi Fasci da ogni residuo elemento protorivoluzionario e socialistoide, si
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CAPITOLO IV

I legionari fiumani di fronte allo squadrismo

Il mese successivo allepilogo dellimpresa dannunziana a Fiume, nel gennaio 1921, Mecheri, De Ambris e Umberto Foscanelli costituiscono a Milano la Federazione nazionale legionari fiumani. Nello statuto della FNLF si parla di tenere viva in Italia la fiamma dellideale sacrificato col sangue e di assicurare ai legionari soccorso mutuo e fraterno1. Nel corso dellanno, la Federazione si ingrossa fino a incorporare circa novanta sezioni, inquadrate in undici federazioni regionali. Numerose, inoltre, sono le pubblicazioni ad essa legate, a partire dal periodico ufficiale La Vigilia di Milano, La Riscossa dei Legionari Fiumani di Bologna e altre testate dalle precarie vicende editoriali: Il Legionario, organo dei legionari fiumani di Roma, Quis contra nos?, Fiamma Giornale dAvanguardia, La Fionda, Lo Spirito Liberatore, La Fiamma Intelligente, Natale Fiumano. Fin dallatto di fondazione della Federazione, il suo organo ufficiale di propaganda, La Vigilia, chiarisce in maniera inequivocabile agli affiliati lesclusivit della loro militanza: I legionari non devono mai dimenticare che lunico loro capo il Comandante DAnnunzio e che perci hanno il dovere di attendere la sua parola prima dimpegnarsi entrando a far parte di aggruppamenti di qualsiasi colore2.
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Questo tipo di proclami assumono un significato preciso di fronte al tentativo messo in atto da Mussolini, che culminer nellincontro con DAnnunzio a Gardone il 5 aprile3, consistente nel cooptare parte consistente dei legionari enucleandola dallindirizzo potenzialmente sovversivo della FNLF e allontanare politicamente DAnnunzio da De Ambris. Appoggiandosi allelemento legionario nazionalista, ostile agli indirizzi della Federazione, Mussolini nel corso della sua manovra inoltre il principale ispiratore di una serie di voci tendenziose che attribuiscono, in vista delle elezioni politiche, una prossima candidatura del Comandante nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiano-fascisti, nonch di uninclusione tra le candidature di una rappresentanza legionaria. Come ricorda Mecheri, la profferta mussoliniana viene sdegnosamente rifiutata4 dal Comandante, il quale, allindomani dellincontro col futuro Duce, patrocina esclusivamente la candidatura autonoma e legionaria nel collegio di Parma del sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris. Nel frattempo, scontri di una certa intensit tra legionari e squadristi hanno luogo in diverse citt italiane. Il 17 febbraio a Torino una riunione di Legionari viene attaccata dalle camicie nere5, il mese successivo una nuova aggressione si verifica a Bologna. Scrive, con amara ironia, La Vigilia: Che i fascisti i quali per molti mesi ci hanno tenuto ad avere il monopolio del fiumanesimo in Italia avessero fatto per lassassinio di Fiume quel che fanno ogni giorno se a uno dei loro soci viene pestato un callo6. Nel numero precedente del periodico della FNLF, un ammonimento suonava chiaro rispetto alle commistioni tra alcuni ambienti legionari e fascisti:
Mettiamo in guardia i legionari contro le insidie di certi benefattori, i quali profittano del bisogno in cui versano e sotto co-

lore di collocarli al lavoro li spingono al crumiraggio pi indecente, profittando dellingenuit di elementi nuovi e facilmente suggestionabili mediante sofismi anche grossolani7.

Nel corso dellanno, alcune informative prefettizie alla Direzione generale di PS danno notizia di una certa radicalizzazione in senso antifascista e filocomunista tra gli affiliati alla Federazione. In uninformativa di met febbraio del prefetto di Torino si parla di un gruppo di ex-legionari passati al Partito comunista capeggiato dal Daniele8. Il 15 marzo, il prefetto di Milano riferisce come insistente la voce di scissione tra fascisti e ex-legionari fiumani, alcuni dei quali ultimi sarebbero passati tra i comunisti e in particolare alcuni di essi, il De Ambris compreso, avrebbero partecipato a convegni comunisti a Milano, Parma, Genova9. In una successiva relazione, in data 21 marzo, sul convegno milanese dellANAI, il prefetto riporta gli umori di alcuni delegati rispetto alla deriva politica della FNLF, in cui si era creata una situazione non solo antifascista e contro lAssociazione, ma addirittura comunista, socialista ed internazionalista10. Questa radicalizzazione avviene con tutta probabilit per reazione al dilagare dello squadrismo fascista. Ricorda in proposito Mecheri:
Non vero che le violenze fasciste vennero consumate unicamente nei riguardi delle forze cos dette antinazionali, ormai in rotta come si detto. Anche quelle notoriamente patriottiche e che avevano dato un notevole contributo allinterventismo venivano attaccate con non minore virulenza. Si assaltarono cos le sedi degli Arditi, dei Legionari fiumani, dei Combattenti, le organizzazioni corridoniane dellUnione italiana del lavoro, quelle repubblicane ecc.11.

Proprio in riferimento al conflitto tra squadristi e legionari scrive:


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VALERIO GENTILI Memorabile rimane la difesa della sede degli Arditi di Milano fatta da sette Arditi e Legionari fiumani (compresa una donna) dallassalto improvviso di tutte le squadre fasciste della citt, dopo luccisione avvenuta a Roma di Casalini. Per tutta una sera questi pochissimi animosi tennero testa a un esercito di assalitori, affiancati dai carabinieri, e solo quando le munizioni furono esaurite e la sede abbandonata attraverso un foro di un muro interno, tale sede pot essere occupata dai fascisti12.

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Nei mesi immediatamente successivi alla marcia su Roma, scontri tra squadristi e legionari anche vere e proprie sparatorie sarebbero continuati fino allo scioglimento delle sezioni romana e milanese che, nonostante gli ordini di smobilitazione provenienti anche dallo stesso DAnnunzio, avevano costituito squadre dazione:
Pronte a indossare, a un cenno del Comandante, la leggendaria camicia rossa, per proseguire la tradizione rivoluzionaria garibaldina e per raccogliere i lavoratori, delusi e disorientati, sotto una bandiera che non fosse quella usata a coprire pietosamente tutte le truffe, i contrabbandi e le violenze del patriottismo pescecanesco (pi o meno truccato) ma quella invece libera e fiammante, di tutti gli autentici lavoratori e produttori della mente e del braccio e di tutti gli spiriti del braccio, non disposti a rinnegare, n la Patria, n lumanit e decisi a far rispettare, ad ogni costo, la libert di pensiero, di organizzazione e di stampa di tutti i cittadini13.

nunzio, non ha servito che a ingigantire la fede nella Patria futura nellanimo incontaminato dei legionari dannunziani. Tutta la montatura della Polizia non ha potuto trovare credito che negli uomini di mala fede. Il direttorio della sezione milanese dei legionari dichiara che le notizie date dalla stampa degli organi interessati alla diffamazione del movimento dannunziano non rispondono che in minima parte alla verit. Sta di fatto che dei 200 arrestati, solo una quarantina furono mantenuti e deferiti allautorit giudiziaria e che di questi solo cinque sono regolarmente iscritti alla Federazione dei Legionari. Gli altri furono artatamente rastrellati tra gente di dubbia fama. I cinque legionari che si vogliono fare apparire quali componenti di unassociazione a delinquere e che vengono dipinti come disertori di guerra e come pregiudicati hanno tutti il certificato penale perfettamente al corrente e pulito ed hanno benemerenze acquistate compiendo il loro dovere14.

Anche la sezione e i militanti legionari romani sono fatti oggetto di ripetuti arresti e perquisizioni tra il novembre e il dicembre 1922:
La Regia Polizia Fascista e la Polizia fascista [] irregolare sono state in grandi faccende [] per creare degli immaginari complotti contro la sicurezza dello Stato fascista. Alcuni anarchici pi in vista ed ancora attivi [] o sono stati arrestati o hanno subto continue persecuzioni e violenze. In tutte le maggiori citt dItalia, ed anche a Roma, i pi noti sovversivi sono stati presi particolarmente di mira ed i legionari dannunziani non sono sfuggiti alla battuta organizzata dai segugi della nuova Polizia15.

Laperta opposizione al trionfante fascismo costa ai legionari milanesi, dopo gli arresti di massa, laccusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato. In dicembre, la Federazione milanese della FNLF dirama il seguente comunicato:
La violenta sfuriata poliziesca che ha colpito in questi giorni la sezione milanese della Federazione tra i Legionari di Gabriele DAn-

Come ricorda Mecheri, anche in ambito sindacale la FNLF, dopo la sconfitta della strategia dellAlleanza del lavoro, palesatasi con il fallimento dello sciopero legalitario di agosto e lapprossimarsi della vittoria fascista, si fa promotrice di una doppia iniziativa con lobiettivo di salvare, col raggiungimento dellunit
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sindacale, le organizzazioni operaie dagli assalti distruttivi della reazione fascista16. Nel settembre 1922, un Comitato sindacale dannunziano riunito a Milano, riconoscendo come propria base programmatica gli intendimenti della Carta del Carnaro, promuove la convocazione di una nuova Costituente sindacale in grado di realizzare lunione delle forze operaie attraverso la comune opposizione al fascismo. Minato alla base dalla vittoriosa marcia su Roma mussoliniana, il progetto andr comunque avanti portando alla costituzione, in dicembre, del Comitato per la Costituente sindacale17, ridotto, per, ben presto al silenzio dalla repressione di ogni iniziativa sindacale indipendente da parte del Regime. La stessa FNLF invisa alla dittatura verr, due anni dopo, costretta allo scioglimento, confluendo, con ci che rimaneva dellANAI, nellUnione spirituale dannunziana, a sua volta sciolta dautorit nel 1926, in seguito alla stretta totalitaria cancellante ogni residuo orpello formale dello Stato liberale. Precedentemente, in seguito allomicidio Matteotti, lUnione spirituale aveva dato il suo appoggio al movimento Italia Libera. Nel settembre 1924 un ordine del giorno approvato dai legionari cos recitava:
Il Consiglio nazionale dellUnione Spirituale dannunziana, tenacemente riconfermando lardente passione dei legionari per la loro Carta statuaria che il Comandante promulgava quattro anni or sono dalle rive del Carnaro, nellesaminare la situazione politica italiana che si andata formando dopo lesperimento fascista, ispirandosi al soffio animatore della Carta che documento di armonia latina, di libert politica, di giustizia sociale; riconferma la irriducibile avversione al fascismo che permette e favorisce le pi palesi speculazioni e le pi sfrenate ambizioni, che offende ed umilia le pi sublimi leggi di umanit, che governa con tirannia, invano tentando di uccidere la libert, comprimendo ed impedendo la manifestazione sincera della volont popolare e della

sua giustizia, che non pu esplicarsi se non in regime libero; mentre ripete al popolo italiano la parola di pacificazione e di fratellanza, di cui lUnione Spirituale dannunziana si fatta strenua propagatrice in questi quattro anni di tormentoso dopoguerra, fieramente risponde alle minacce continue di pi atroci violenze del Capo di Governo e del Partito fascista, dando voce alle campane su cui idealmente sembra incidersi di nuovo la parola libert come nei quattro secoli del nostro periodo comunale di cui la Carta del Carnaro vuole ripetere la gloria18.

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CAPITOLO V

La Carta del Carnaro

Pubblicata l8 settembre 1920, pur non essendo mai entrata realmente in vigore, significativamente, per lopposizione del conservatore Consiglio nazionale fiumano, la Carta del Carnaro, opera nella sostanza di De Ambris e nella forma di DAnnunzio, costituisce il tentativo di dare veste giuridica a quello Stato di tipo nuovo che allora andava realizzandosi nella citt di Fiume, rappresentando con la Lega di Fiume il punto pi avanzato dellazione politica del gabinetto dannunziano, nella sua fase cosiddetta rivoluzionaria. Considerata da Renzo De Felice come una sorta di antitesi programmatica al corporativismo fascista:
La Carta del Carnaro nulla ha in realt a che fare, nello spirito e nella sostanza, non solo con il corporativismo cattolico, ma anche con il corporativismo e con i programmi di riforma politicosociale fascisti, anche se taluni fascisti demagogicamente o sentimentalmente (a seconda della propria formazione ideologicoculturale e delle personali vicende politiche) tendevano ad annoverarla, sia pure il pi delle volte con molta sufficienza e cautela, tra gli incunaboli del fascismo; il corporativismo deambrisiano presente nella Carta del Carnaro si muove infatti su una linea mazziniano-sindacalista assolutamente diversa da quella burocratico-autoritaria del corporativismo fascista1.

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In essa si visto, soprattutto per quello che riguarda la storiografia pi recente2, un esperimento, pregno di retaggi socialistoidi, mazziniani, libertari, tendente alla costruzione di una sorta di repubblica delle arti e dei sindacati, fondata sulla democrazia diretta. Elenchiamo di seguito alcuni articoli inerenti alla parte generale della Costituzione fiumana, riportata per intero nellopera La Carta del Carnaro e altri scritti su fiume3:
Articolo II: La Repubblica del Carnaro una democrazia diretta che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le pi larghe autonomie funzionali e locali. Essa conferma perci la sovranit collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione; ma riconosce maggiori diritti ai produttori e decentra per quanto possibile i poteri dello Stato, onde assicurare larmonica convivenza degli elementi che la compongono. Articolo IV: Tutti i cittadini della Repubblica senza distinzione di sesso sono uguali davanti alla legge. Nessuno pu essere menomato o privato dellesercizio dei diritti riconosciuti dalla Costituzione se non dietro regolare giudizio e sentenza di condanna. La Costituzione garantisce a tutti i cittadini lesercizio delle fondamentali libert di pensiero, di parola, di stampa, di riunione e di associazione. Tutti i culti religiosi sono ammessi; ma le opinioni religiose non possono essere invocate per sottrarsi alladempimento dei doveri prescritti dalla legge. Labuso delle libert costituzionali per scopi illeciti e contrari alla convivenza civile pu essere punito in base a leggi apposite, le quali per non potranno mai ledere il principio essenziale delle libert stesse. Articolo V: La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, listruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, lassistenza in caso di malattia o dinvolontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, luso dei beni legittimamente acquistati, linvio-

labilit del domicilio, lhabeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere. Articolo VI: La Repubblica considera la propriet come una funzione sociale, non come un assoluto diritto o privilegio individuale. Perci il solo titolo legittimo di propriet su qualsiasi mezzo di produzione e di scambio il lavoro che rende la propriet stessa fruttifera a beneficio delleconomia generale. Articolo X: Tre elementi concorrono a formare le basi costituzionali della Repubblica: I Cittadini Le Corporazioni I Comuni.

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CAPITOLO VI

La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr

Alla fine dellinverno 1920, nella Germania uscita sconfitta dalla guerra e sottoposta dalle potenze vincitrici a condizioni di pace particolarmente dure, voci di un colpo di Stato pianificato negli ambienti dellestrema destra militare e tra le formazioni paramilitari dei Freikorps si fanno largo tra le falle della traballante repubblica di Weimar, nata sulle ceneri della dbcle militare e delle successive, fallite insurrezioni operaie. Nella notte del 12 marzo, il governo presieduto dal cancelliere socialdemocratico Bauer viene messo a conoscenza di una imminente congiura militare volta al sovvertimento del fragile ordinamento repubblicano. Il centro della cospirazione farebbe capo a un funzionario della Prussia orientale, Wolfgang Kapp, leader di un gruppo radicale di destra, il Partito della Patria. Al suo fianco lex-capitano Jabst, gi capo di Stato maggiore del corpo di cavalleria, il pubblicista Grabonsky e tal Schnitzler. Informato del pericolo, il governo si limita, con un provvedimento di poco conto che dar seguito a numerose speculazioni sul perch di tanto pressappochismo, a far diramare per i quattro un arresto di protezione, senza curarsi troppo della sua completa, avvenuta esecuzione. Il giorno successivo, anticipando in qualche modo
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la dinamica messa in atto poco pi di due anni dopo in Italia da Mussolini, Kapp, che non stato arrestato, alla testa degli uomini delle brigate di marina Eberhard e Lowenfeld, guida la marcia dei militari golpisti, partiti dal vicino distretto di Doberitz, verso Berlino. Forte dellappoggio del generale barone von Lttwitz, comandante delle truppe di stanza a Berlino e gi membro del governo repubblicano, Kapp entra trionfante nella capitale tedesca senza incontrare alcuna resistenza. La totale assenza di contrapposizione ai golpisti tra le truppe della Reichswehr per buona parte determinata dal timoroso atteggiamento dellesecutivo e dei suoi ministri che, piuttosto di impartire ordini decisi per stroncare il putsch sul nascere, abbandonano in tutta fretta Berlino alla volta di Dresda e poi di Stoccarda. Il 13 stesso, Kapp si autoproclama cancelliere del Reich e Lttwitz ministro della Difesa. Al putsch di Kapp sembra, dunque, spettare una vittoria fulminea e alla repubblica una fine prematura, ma diversi fattori intervengono, nel giro di poche ore, a rovesciare la situazione. I governi dei Lnder del Sud, come ad esempio quello bavarese, timorosi delle mire accentratrici prussiane, non riconoscono il nuovo esecutivo. Parti consistenti della galassia della destra nazionalista manifestano apertamente il loro scetticismo rispetto alla figura di Kapp. Il governo repubblicano in esilio, con un proclama diretto, si appella ai lavoratori e allarma dello sciopero generale contro il colpo di Stato. Il rifiuto, di fronte allestendersi tumultuoso dello sciopero generale in tutta la nazione, della Reichsbank di erogare ingenti finanziamenti (dieci milioni di marchi) allesecutivo golpista segna negativamente il destino di Kapp, che costretto a una precipitosa fuga in Svezia il 17 marzo. La parentesi golpista si conclude nel giro di una manciata di giorni, il governo autoesiliatosi torna a Berlino, mentre si apre una fase di
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instabilit politica, resa particolarmente acuta dallaffluire di notizie riguardanti la scoperta contiguit di alte cariche istituzionali con i cospiratori kappisti. Oltre ai dissidi in campo conservatore, il putsch di Kapp provoca decise reazioni tra le fila del movimento operaio organizzato. Subito dopo aver ricevuto notizia del colpo di Stato, gli operai di Francoforte proclamano lo sciopero generale e si costituiscono in gruppi armati che disarmano le pattuglie di sicurezza e affrontano i golpisti a colpi di armi da fuoco. Nella notte del 13, gli operai di Berlino danno inizio allo sciopero generale nella capitale, emanando lordine di agitazione a tutti i maggiori centri tedeschi. Il 14, conflitti a fuoco con morti e feriti tra milizie operaie e truppe filogolpiste si verificano a Kiel, Breslavia, Francoforte. Il 15, a Berlino e nelle cittadine del circondario, hanno luogo sanguinosi scontri con morti e feriti, che registrano luso da parte della Reichswehr perfino di mitragliatrici. A Dresda uno scontro tra militanti comunisti, che hanno occupato lufficio telegrafico, e militari golpisti, che intendono riconquistarlo, provoca limpressionante cifra di cinquanta morti e duecento feriti. Anche nel bacino minerario della Ruhr (Westfalia), la pi ricca zona industriale della Germania, i lavoratori si armano: sotto la guida di ufficiali dellesercito si costituisce la milizia paramilitare della Rote Ruhrarmee (Armata Rossa della Ruhr). Il 16, Kapp e Lttwitz rassegnano le dimissioni, ma il colpo di Stato, in qualche modo sventato, ha ormai messo in moto le masse popolari. Operai berlinesi e del circondario, armati, prendono il controllo di Spandau e dei sobborghi di Weissensee e Reinickendorf. A Essen, proprio nella Ruhr, si forma un consiglio repubblicano rivoluzionario. Derive governative di tipo sovietista vengono segnalate alle autorit centrali in numerosi centri
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della Sassonia e della Westfalia. Nel centro minerario di Bochum, dove un consiglio operaio esercita il potere esecutivo, un intero carico di fucili, destinato alla guardia civica, viene sequestrato dautorit e distribuito tra gli operai. Gli accessi di alcuni quartieri popolari di Lipsia vengono presidiati con le mitragliatrici dai gruppi rivoluzionari. A Dresda sono necessarie due autoblindo per riconquistare il palazzo delle poste caduto in mano degli insorti. Il 19, le truppe baltiche responsabili del fallito putsch abbandonano Berlino tra gli incidenti; dodici morti e quaranta feriti a Potsdam, dove la Reichswehr cerca di conquistare una barricata eretta da manifestanti operai. Anche tra le fila dellesercito il movimento di riscossa popolare registra un qualche successo: nella notte del 18, nella capitale, un reparto del genio destituisce i suoi ufficiali e li disarma. Il giorno successivo nuovi scontri in Turingia e Sassonia. Il 21 marzo fonti ufficiali parlano di duemila morti nei conflitti scoppiati in tutta la Germania successivamente al golpe. La situazione che pi allarma, anche le potenze dellIntesa, timorose di una nuova, concreta minaccia di rivoluzione proletaria in Europa, quella che va determinandosi nella Ruhr, in cui la reazione delle masse allavventura militarista va assumendo, progressivamente, un profilo chiaramente insurrezionale. Truppe di militari tedeschi vengono dirottate da quei territori ritornati a una sorta di calma apparente (Wurttenberg, Slesia, Baden) e inviate ai confini della zona, in attesa del momento migliore per un loro impiego risolutivo nella lotta contro i fermenti rivoluzionari. Nel frattempo, a Essen il prefetto costretto a trattare con gli operai in armi la resa e luscita dalla citt di oltre settecento agenti di PS. In una riunione degli Stati maggiori militari dellIntesa, si mettono a punto le prime contromosse per stroncare linsurrezione nella zona. Prima che il contagio ri116

voluzionario infetti il resto del Paese, mezzi corazzati vengono fatti affluire nelle citt di Magonza, Coblenza e Colonia, e settemila soldati belgi sono concentrati nel campo di esercitazione di Elsenbord. Il 22 marzo, il governo, ora presieduto dal socialdemocratico Mller, si dichiara disposto riconoscendo il ruolo di primo piano giocato dalle masse lavoratrici nellopposizione al colpo di Stato e in seguito a un concordato coi sindacati, che nel frattempo hanno dichiarato cessato lo sciopero generale a epurare lesercito dai suoi quadri anticostituzionali e a punire duramente i responsabili del golpe. Ma nella Ruhr le concessioni, anche economiche, strappate dai sindacati al governo non hanno alcun effetto consistente nel temperare lo scontro militare e sociale in atto. Sotto la direzione di ufficiali e soldati1 dellesercito, passati tra le fila degli insorti, lArmata Rossa della Ruhr, forte secondo stime ufficiali, fortemente oscillanti, di effettivi compresi tra le dieci e le 75mila unit, controlla i maggiori centri del bacino minerario, costringendo le truppe regolari, sconfitte in campo aperto, a cedere terreno. Organizzati in gruppi, compagnie e battaglioni, come un vero esercito, operai e soldati, espressione dei consigli rivoluzionari, inquadrati nelle Centurie rosse della Ruhr, costringono il 61 Reggimento della Reichswehr, dopo la battaglia di Wesel, alla ritirata nella citt di Walstun. Anche questa citt cade, temporaneamente, sotto il controllo dellArmata Rossa. Si combatte in numerosi altri centri del bacino. Nella giornata di luned 22 marzo, un primo bilancio sugli scontri dei giorni precedenti parla di sessantadue morti e oltre cento feriti da ambo le parti. Sempre nella giornata del 22, il quotidiano indipendente Ruhr Echo pubblica il seguente bollettino:

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VALERIO GENTILI Lala sinistra del fronte dellArmata rossa si stende da Dislaken, sopra Holten, a Dorsten. Su questo tratto hanno luogo vivi combattimenti. Walstun e Dorsten sono riprese. La direzione generale dellavanzata verso Wesel. [] La situazione generale delle truppe buona. Da sabato lArmata rossa ha conquistato 5 cannoni, 6 lanciamine, 3.000 fucili, 20mila cariche di munizioni, 200 cavalli e molti bagagli2.

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calcolando la contemporanea creazione di nuovi battaglioni in molti altri centri del bacino, le Centurie rosse della Ruhr conterebbero limpressionante cifra di 120mila effettivi. Linviato a Magonza dellEcho de Paris parla addirittura di 150mila affiliati. In controtendenza rispetto alla altre corrispondenze quella dellamericano Chicago Tribune:
Lesercito rosso consiste di diecimila ex-soldati cenciosi, male armati e male equipaggiati: tutti posseggono un fucile, pochi caricatori e un paio di rugginose granate a mano. La fronte consiste in una serie di nidi di mitragliatrici che sbarrano le strade. Ogni giorno c un cannoneggiamento intermittente: i rossi confessano che il loro puntamento impreciso, mentre gli artiglieri governativi piantano i loro shrapnels proprio sulle posizioni rosse. I rossi soffrono molte perdite: prevalgono i feriti alla testa mancando gli elmi dacciaio. Gli ufficiali dei rossi sono degli ex-sottoufficiali del vecchio esercito tedesco. Non vi alcun ufficiale prussiano. Il capo di Stato maggiore dellesercito rosso un modellatore di una fonderia di Essen: il comandante in capo un organizzatore sindacalista. Le truppe rosse mancano completamente di organizzazione: i feriti si impadroniscono degli autocarri che portano munizioni e viveri alla fronte, li scaricano per prendervi posto e farsi ricondurre indietro3.

Il Consiglio supremo dellIntesa, presieduto da Lloyd George, prende in considerazione incalzato da governo e generali prussiani e tenendo conto della situazione potenzialmente esplosiva anche in ambito internazionale leccezionale invio di truppe tedesche, pratica altrimenti vietata dai termini del Trattato di Versailles, che aveva neutralizzato il bacino nella Ruhr e limitato la presenza su quel territorio delle gi contenute unit dellesercito teutonico. Nel frattempo, altre Centurie rosse, sullesempio di quelle della Westfalia, si costituiscono in diverse aree della Germania. Tra il 23 e il 24, inoltre, quattro importanti centri industriali Dusserdolf, Remscheid, Mlheim e Duisburg cadono sotto il controllo delle Centurie rosse. Il governo berlinese, allora, preoccupato dallincalzare dellipotesi di una repubblica comunista autonoma della Ruhr, resa forte dalla produzione di ferro e carbone che peraltro, sotto lautogoverno dei Consigli dei soldati e degli operai, continua senza grossi problemi tenta la carta della mediazione inviando emissari nella zona per proporre agli insorti un armistizio. Ma i combattenti della Ruhr rifiutano e avanzano, conquistando, il 25, Wesel e Friedrichsfeld. Oltrepassata la Lippe, il giorno seguente, lArmata rossa arriva alle porte di Mnster. Secondo i corrispondenti del giornale Koelnische Zeitung, partendo dai notevoli riscontri numerici ottenuti nellorganizzazione del battaglione di Dusserdolf (duemilacinquecento effettivi reclutati in poco pi di ventiquattrore) e

Di diverso avviso il corrispondente del periodico francese Intransigeant. Sulla linea del fronte per due giorni coi soldati sovversivi, linviato riporta le sue impressioni sullorganizzazione delle centurie rosse e gli umori dei combattenti: Non vogliamo pi saperne di partiti militaristi. Che il loro capo sia Kapp o sia Noske, il risultato sar lo stesso. Non vogliamo pi quella gente, e ancora: Se loperaio produce e producendo arricchisce la Germania, deve evidentemente partecipare alla di-

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rezione degli affari del Paese. Riguardo le qualit militari e la disciplina dellArmata Rossa:
Com organizzato lesercito rosso? Ogni citt del bacino della Ruhr ha fornito i suoi contingenti. Ogni battaglione ha la sua bandiera: un cencio rosso inchiodato su un manico di scopa. Tutti i comandanti di battaglione sono a cavallo; i graduati sono distinti da fettucce rosse sulla manica. Le truppe marciano bene ordinate per quattro. Rimangono nelle trincee da ventiquattrore a quattro o cinque giorni, poi sono cambiate. [] Pochi rossi hanno le loro vecchie uniformi di guerra, gli altri sono in borghese; tutti hanno fucili moderni, qualcuno armato di carabine americane bellissime; vi sono cannoni da 210 e da 77; dei lanciabombe e degli aeroplani. Gli arruolamenti continuano in tutti i municipi ove siede in permanenza il Comitato comunista locale. Sul fronte, in prima linea, in buche da tiratori sono i veterani, in seconda linea al riparo di trincee sono i novellini. Chi non obbedisce immediatamente ucciso dal capo di servizio. Un solo uomo ha il potere assoluto: il generale. [] appena la Reichswehr avr ricevuto rinforzi, lesercito rosso dovr indietreggiare, ma comincer allora una guerriglia micidiale di casa in casa. I rossi sono decisi a resistere e anche le donne sembrano pronte a battersi. Il governo di Berlino ordiner questa guerra civile che sar un massacro? Gli avvenimenti risponderanno. Certo che non si tratta n di bolscevismo n di spartachismo. Kapp col suo colpo di mano ha semplicemente determinato la fusione di tutti i gruppi di sinistra4.

(quaranta marchi per ogni combattente) vengono corrisposte attraverso ingenti requisizioni di denaro alle vecchie amministrazioni, furti e saccheggi vengono puniti con la fucilazione. A Dortmund, lamministrazione militare rivoluzionaria invita la popolazione, attraverso pubblici manifesti, a mantenere alta la guardia e a diffidare della propaganda pacifista del locale Partito socialista, pronto a invocare labbandono delle armi in cambio di un accordo col governo. Il 29 marzo, il neonato governo Mller lancia un ultimatum agli insorti della Ruhr per una completa smobilitazione militare, da effettuarsi entro ventiquattrore, pena linvio di ingenti truppe, acquartierate nel Brandeburgo e in Baviera, pronte allopera di repressione. Allintimazione governativa, i comandi degli insorti rispondono dichiarandosi disposti a trattare, ma senza disarmare e sulla base del riconoscimento dei successi militari conseguiti dalle centurie rosse. A fronte del diniego governativo e con lapprossimarsi della scadenza dellultimatum, i sindacati della Ruhr, unitariamente, proclamano lo sciopero generale:
Lultimatum non riconosciuto. Il termine troppo breve. Si chiede un prolungamento di tre giorni. La marcia della Reichswehr nel distretto industriale ci costringe a proclamare, in accordo col Partito indipendente e col Partito comunista, lo sciopero generale e a mobilitare contro la Reichswehr. Il generale Watter deve venire assolutamente richiamato e le truppe ritirate nelle guarnigioni. Se, alle dieci della sera, giunger notizia che il governo proibisce la marcia delle truppe, lo sciopero generale gi annunziato verr disdetto.

Il 27 marzo, corrispondenti di alcuni giornali tedeschi, tra i quali la Neue Zrcher Zeitung, informano circa le politiche adottate nei territori controllati dallArmata rossa. Mentre nelle fabbriche e nelle industrie della regione la produzione non subisce soste, comitati di operai e soldati esercitano un controllo di tipo nuovo sui provvedimenti delle autorit statali e comunali. Nella citt di Duisburg, la Polizia regolare viene sostituita dalla guardia rivoluzionaria. Le paghe giornaliere dellesercito popolare
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Tenuto conto delle resistenze operaie, il governo decide di concedere una proroga di quarantottore agli insorti. Le colonne della Reichswehr in marcia, guidate dal generale Watter, si attestano ai margini della zona neutra sulla linea Wesel-Mnster121

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Soest, premendo a semicerchio da Nord verso il bacino, mentre le forze dellArmata rossa abbandonano gli avamposti conquistati a Est per concentrarsi esclusivamente nella difesa del bacino minerario. Mentre tra le forze dellIntesa lipotesi di un imminente sconfinamento di truppe prussiane in zona neutrale, seppur temporaneo, provoca le decise resistenze della Francia, timorosa dei sussulti nazionalistici e delle mire economiche tedesche sul ricco bacino carbonifero, i tempi di proroga vanno esaurendosi. Le truppe governative, radunate nei pressi di Hamm e in attesa di ricevere lordine di marcia, salgono a 50mila effettivi. Nella notte tra l1 e il 2 aprile, le truppe governative sconfinano con unoffensiva a Sud della Lippe, occupando a Est Recklinghausen, e assediando a Ovest Dinslaken. A pochi chilometri da Wesel, le centurie rosse subiscono un pesante rovescio, ma la resistenza accanita:
Si danno queste notizie sulla situazione militare. Presso Wesel i rossi attaccarono con 150 uomini; vennero respinti con forti perdite. Dorsten fu bombardata dallartiglieria bolscevica. Il ponte della Lippe al sud di Haltern venne preso dalle truppe governative dopo una vivacissima lotta in cui i rossi ebbero 80 morti. A Recklinghausen (dove truppe governative erano gi marciate) i rossi presero lufficio postale e produssero con granate a mano gravi distruzioni. Fu fatto saltare il ponte presso la stazione di Peltum; ma lartiglieria dei rossi venne in quel punto presa dai regolari []. Altrove la situazione sembra realmente migliorata, come a Barmen ove il lavoro fu ripreso e parte dei rossi consegn le armi; i pi radicali rifiutando la consegna, passarono nel territorio di Wesel5.

prende definitivamente il controllo del territorio. Curiosamente, proprio dalle fila dei maggiorenti dei corpi franchi, negli anni successivi, sarebbero emerse figure come quella di Josef Romer, pronte a mettersi alla testa della resistenza armata, di marca operaia, alla trionfante marcia del nazionalsocialismo. Un articolo del Corriere della Sera, in data 17 aprile 1920, gi dava conto, non senza le iperboli di quel giornalismo pronto a sottomettere la realt in nome della spettacolarit della notizia, di un certo, avvenuto, avvicinamento:
Si accennato ieri a una combinazione di militarismo e di comunismo. Trattative tra ufficiali e comunisti sono avvenute nientemeno che al ministero della Reichswehr a Berlino. La singolare notizia data dalla Berliner Zeitung am Mittag. Scopo della seduta era quello di venire ad accordi su basi nazionali comuniste; ma la discussione venne interrotta per ordine del ministro Gessler ed i partecipanti trattenuti. Lo stesso ministro li sottopose durante la notte a interrogatorio. I partecipanti rimangono in istato di arresto. Sin dal putsch di marzo si era parlato di un gabinetto LudendorffDaumig. Ma Daumig non accett linvito a un colloquio. Lidea che in certi circoli militaristi presiede a simili tentativi di accoppiare gli opposti sarebbe questa: attraverso al comunismo e allalleanza con la Russia si giunge alla guerra contro la Francia. Secondo la Vossische Zeitung esistono effettivamente rapporti fra piccoli gruppi comunisti e un certo numero di ufficiali. Poca gente, ma si sa, dice, quale scompiglio pu produrre in questi tempi un paio di centinaia di armati6.

Dopo una settimana di scontri, il 9 aprile, con centinaia di morti e feriti da entrambe le parti, lArmata rossa della Ruhr, forse la pi grande milizia paramilitare della classe operaia europea, sconfitta. Con lappoggio dei Freikorps, lesercito regolare ri122 123

CAPITOLO VII

La nascita della Lega proletaria reduci a Roma

Costituita a Milano subito dopo la firma dellarmistizio, la Lega nazionale proletaria mutilati, invalidi, vedove e reduci di guerra, nel febbraio 1919, secondo le stime del Comitato centrale dellorganizzazione, conta quattrocento sezioni e centomila iscritti. Nel manifesto-appello del CC milanese per la costituzione di sezioni in tutta Italia si chiariscono fin dalle prime righe gli intendimenti e la radice dappartenenza dellassociazione: Sorta per iniziativa spontanea delle organizzazioni di mestiere e professionali in seno alla Confederazione Generale del Lavoro per rivolgere un appello a tutti quelli che hanno fatto la guerra perch si stringano compatti intorno alla loro Lega per marciare uniti alle Organizzazioni proletarie e formare un unico esercito. Contemporaneamente allappello della centrale milanese, come riportato nellinformativa prefettizia del 16 febbraio1, si va costituendo la sezione romana per iniziativa dei socialisti DAmato e Lunedei. In un manifesto redatto dai due dirigenti dellUSR ai primi del mese, e indirizzato Ai proletari, invalidi, mutilati, reduci di guerra, viene data notizia della formazione di un Comitato provvisorio, incaricato di raccogliere adesioni alla
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compagine capitolina. La costituita sezione esterna la sua weltschauung nel corso del mese successivo:
Oggi la guerra finita e tornati liberi cittadini intendiamo esprimere chiaramente, semplicemente, il nostro giudizio di condanna a coloro che ci hanno travolto nella mischia, a coloro che hanno rubato mezzo milione di famiglie, a coloro che hanno gettato nella voragine gli uomini a milioni [] a coloro che hanno seminato per i nostri figli miseria []. Questo giudizio di condanna non pu essere platonico ed ci che preoccupa i responsabili della guerra [] che valendosi degli enormi mezzi a disposizione [] da accusati cercano di divenire accusatori e ci chiamano ambiziosi, mestatori, disfattisti []. Ebbene noi non abbiamo a nostra disposizione i volontari imboccati al Comando supremo, n gli ora disoccupati denunciatori del fronte interno per divertirci in diatribe inutili a sanare ci che oggi possibile sanare. [] I nostri scopi sono chiari, noi condanniamo la guerra e coloro che lhanno voluta, ma pi ancora noi intendiamo dare la nostra opera perch il proletariato possa superare con il minimo dolore, libero dallumiliante servaggio, quelle profonde ferite che solo pu sanare il lavoro del proletariato stesso2.

no Nitti, per il riconoscimento di tutele sociali minime ai reduci, ai mutilati, alle famiglie dei caduti. Tra le richieste:
Che sia corrisposto alle famiglie dei militari morti a causa della guerra il premio di smobilitazione e tutte le altre indennit che il militare avrebbe conseguito [] Che la pensione alle vedove e ai genitori dei caduti in guerra sia elevata in modo da essere corrispondente alle condizioni del costo odierno della vita [] Che sia fatto uno speciale trattamento alle vedove con prole [] Lassistenza agli orfani dei caduti

Il 3 agosto, dopo che le autorit hanno negato lautorizzazione per un corteo, la Lega organizza un comizio alla Casa del popolo dellEsquilino per la smobilitazione dei soldati ancora sotto le armi e lamnistia ai condannati dai tribunali militari. Viene approvato il seguente ordine del giorno:
La sezione di Roma della Lega proletaria tra mutilati, invalidi, reduci, vedove e genitori dei caduti in guerra, riuniti a comizio il giorno 3 agosto 1919, reclama la smobilitazione immediata e generale, non riconoscendo la necessit da parte del governo di tenere sotto le armi milioni di uomini, fatto questo che, oltre a rappresentare un onere per il Paese gi tanto dissanguato dalla guerra, toglie unenorme quantit di mano dopera ai lavori agricoli ed il sostegno a tante famiglie. Reclama inoltre lamnistia, la cui esecuzione immediata deve richiedere il concorso di requisiti immediati non le solite lentezze burocratiche, onde siano subito restituite alla vita le numerose vittime di un sistema giudiziario spesse volte sommario4.

Operando come propaggine sindacale nellambito del reducismo, la Lega conduce soprattutto una battaglia di natura economica, incalzando il governo a una maggiore tutela delle condizioni di vita dei soldati e delle loro famiglie. La condanna in toto della guerra e in alcuni casi quella malcelata di chi laveva combattuta ne fanno una sorta di unicum nella galassia del combattentismo. A Roma, il dissidio con le altre compagini di categoria emerge fin dai primi giorni di attivit. In particolar modo con gli Arditi, fin dalla primavera, che il contrasto di posizioni si trasforma in attrito violento, con scontri e pestaggi da ambo le parti3. In agosto, la Lega presenta il suo primo memorandum al gover126

Tra gli affiliati allorganizzazione romana, a fianco del segretario provinciale Torquato Lunedei, si distingue per prolifico attivismo lex-capitano degli Arditi Giuseppe Mingrino, nominato
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rappresentante della sezione capitolina alla commissione esecutiva, costituita in seguito al primo congresso nazionale di Milano in giugno. In estate, Raffaele Marino Offidani, noto allepoca con lo pseudonimo di Spartacus Picenus, autore negli anni a cavallo del ventennio di numerose canzoni antifasciste e di protesta sociale e membro nel 1920 del Comitato di redazione del periodico LArdito Rosso5, compone lInno dei mutilati e degli invalidi di guerra, con dedica speciale al segretario Lunedei. In dicembre, la Lega presenta un nuovo memoriale in cui si chiedono, tra laltro, la liquidazione delle polizze dei reduci, il riconoscimento delle polizze stesse anche per le vedove e le madri dei caduti in guerra, la cancellazione dei debiti daffitto contratti dai richiamati alle armi, e il premio di smobilitazione anche per i congedati prima dellarmistizio.

CAPITOLO VIII

14 luglio 1919: lo sciopero generale contro il carovita. Alcuni dati

Depositi attaccati dalla folla

Depositi difesi con successo dalla PS

Saccheggi

Parziali Totali Forni Caff e osterie Calzaturerie Mercerie Diversi Totale 72 159 39 41 96 407 64 152 30 31 70 346 8 7 9 9 19 53 1 7 8

Per saccheggi Arresti 105

Per altri reati 141

Per misure di PS 646

Le cifre delle due tabelle, estrapolate dai documenti di PS1, fanno riferimento ai disordini, spontanei o a margine di mobilitazioni organizzate, scoppiati durante lo sciopero generale del 14 luglio, indetto nel corso della campagna popolare contro il
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carovita. La fase pi intensa delle mobilitazioni ha inizio il 5 pomeriggio, in seguito a una riunione mattutina alla CDL interventista di via della Croce Bianca. Nellaffollato comizio, presieduto da Rossoni, il tono comune agli interventi di condanna per quei pescicani, grossisti e negozianti, che mantengono artificiosamente alto il costo degli alimenti, mentre, per inefficienze attribuite al governo, si fanno dure requisitorie in merito allo scandalo delle scorte di zucchero lasciate marcire nei magazzini dellannona. Attraverso un pubblico manifesto, viene lanciato lappello alla mobilitazione cittadina immediata per limposizione di un calmiere sulla base del ribasso del 50 per cento dei generi alimentari di prima necessit. Linvito alla CDL confederale per unazione di piazza unitaria e la costituzione di una commissione annonaria comune. Alla piattaforma assembleare portano il loro sostegno combattenti ed elementi dellAAI2. In giornata hanno inizio le dimostrazioni popolari, mentre il direttivo della CDL confederale, non senza vivace opposizione al suo interno, raccoglie linvito della Camera rivale. Il 7 viene nominata una commissione intercamerale, cui un decreto prefettizio d, sulla carta, pieni poteri per far ottenere linvocato calmieramento3. In realt, nei giorni successivi, le autorit cittadine fanno di tutto per ostacolare le attivit della commissione, la quale, non ottenendo risultati, il 12 decide allunanimit di sciogliersi. Nel frattempo, il 9, a margine delle continue proteste popolari di piazza, in via Lamarmora agenti di PS sparano su un gruppo di dimostranti, uccidendo due operai. Il clima sociale va esacerbandosi, componenti significative nelle due CDL premono sui rispettivi direttivi per la proclamazione dello sciopero generale. Ancora una volta emergono contrasti trasversali nel fronte operaio. La componente socialista dei confederati, in maggioranza contraria a qualsiasi accordo con la CDL rivale, contraria
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allipotesi di sciopero, poich teme ripercussioni negative sullatteso sciopero generale del 21 e 22 del mese in sostegno alla Russia sovietica. La CDL confederale spaccata. Una relazione del 14 del questore Mori4 illustra la situazione:
Stasera ore 20 avranno luogo le riunioni dei Consigli generali delle due Camere del lavoro e nonostante lopposizione dei socialisti non da escludersi la proclamazione dello sciopero generale, tenuto conto che nellattuale agitazione si sono delineate due correnti, luna dei socialisti contro gli anarchici e i repubblicani per lavvenuto accordo sia pure momentaneo per il caroviveri, e laltra degli anarchici e di molti simpatizzanti della Camera del lavoro confederale per il mantenimento di tale accordo []. DAmato da due giorni non si fatto vedere alla Camera del lavoro confederale, ove regna grande confusione e ove gli anarchici tentano di prendere il sopravvento.

Nella serata del 14 viene proclamato lo sciopero generale contro il carovita.

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CAPITOLO IX

Le misure di Polizia nello sciopero generale del 10 aprile 1919

Indetto dallUSR per commemorare gli insorti spartachisti nella fallita rivoluzione berlinese di gennaio, lo sciopero generale del 10 aprile 1919 si risolve, per i promotori, in un quasi completo fallimento. Allertata dai proclami rivoluzionari della vigilia la Questura romana nega lautorizzazione, richiesta dal segretario DAmato, per un corteo pomeridiano nel centro citt. Di fronte ai propositi socialisti di tenere la manifestazione ad ogni costo, anche se non autorizzata, la PS locale risponde mettendo in campo un enorme spiegamento di forze, migliaia tra agenti di Polizia e soldati, con la precisa disposizione di reprimere senza mezze misure qualsiasi movimento di piazza1. Nel primo pomeriggio del 10, drappelli di manifestanti, provenienti dai circoli e sezioni di periferia, vengono affrontati e respinti dalle forze di PS, a ridosso di via Nazionale e in altri punti della citt, anche col ricorso alle armi da fuoco. Ai tafferugli seguono numerosi fermi e arresti. Scrive l8 del mese il questore, in una circolare2 indirizzata agli uffici di PS della capitale, al comando dei Carabinieri e a quello delle guardie a cavallo:

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VALERIO GENTILI LUnione socialista romana e la Camera del lavoro confederale da vario tempo organizzano una grande manifestazione proletaria per commemorare la Settimana rossa di Berlino, alla quale si sarebbe dovuto imprimere spiccato carattere rivoluzionario. Si parlato di un comizio che alle ore 15 del 10 corrente si sarebbe dovuto tenere in piazza SS. Apostoli e di un imponente corteo che dovrebbe percorrere arterie principali della citt fra cui il corso Umberto I. Anima di questo movimento il noto maestro DAmato che questo Ufficio giorni or sono chiam e avvert di un probabile divieto da parte delle autorit di PS, divieto che trova la sua ragione nella legge e nelloffesa che manifestazioni di tal genere muovono verso il sentimento della grande maggioranza della cittadinanza non certo favorevole allapoteosi del bolscevismo.

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7. Che siano strettamente osservate le istruzioni sullimpiego della truppa in servizio di PS mantenendo continui rapporti con gli ufficiali. 8. Che mi si diano frequenti segnalazioni a mezzo dei telefoni di ufficio e privati, dei quali ultimi dovr avere preventivamente comunicazione del numero.

Continua il questore impartendo precise direttive per il contenimento e la repressione di eventuali dimostrazioni di piazza:
1. Che i nuclei di forza siano mantenuti sempre compatti, perch la loro azione possa riuscire pi efficace e perch sia possibilmente evitato che agenti isolati abbiano a trovarsi a contatto con la folla. 2. Che i singoli capo servizio e i propri funzionari si mantengano in continuo contatto fra loro, cooperandosi e dandosi a vicenda man forte. 3. Che siano impartite categoriche istruzioni agli agenti sullobiettivo del loro servizio, raccomandando che si faccia uso delle armi solo in caso di assoluta estrema necessit per legittima difesa. 4. Che sia assolutamente fatto rispettare il divieto di assembramenti, passeggiate collettive e manifestazioni sediziose in qualsiasi punto della citt. 5. Che sia portata particolare vigilanza ai negozi e depositi di armi. 6. Che gli arresti, sia pure per ragioni di PS, avvengano a ragione veduta e che siano dati ordini ai capi posto di accettare i detenuti prendendo appunti dei nomi dei funzionari che ne abbiano ordinato il fermo e degli agenti che siano in grado di concretare lazione svolta da ciascun arrestato.

Alla decisione presa dai promotori dello sciopero nella riunione del 9 allAndrea Costa di tenere segreto il luogo del concentramento e procedere, il giorno seguente, verso il centro in ordine sparso, a cerchi concentrici dalla periferia, la PS risponde dividendo la citt in varie zone, dislocando attorno a quelle che coincidono coi rioni popolari truppe consistenti incaricate di stroncare sul nascere qualsiasi marcia di sovversivi verso il centro. Centinaia di uomini, inoltre, pattuglioni e guardie a cavallo, vengono destinati a presidio degli obiettivi istituzionali pi sensibili, ministeri, parlamento e Villa Savoia. Come riportano le circolari3, entrambe in data del 9, del prefetto e del comandante della divisione militare territoriale, oltre quattromila soldati sono impiegati in servizio di ordine pubblico al fianco di circa duemila carabinieri e alcune centinaia di guardie a cavallo. Solo nella III (Celio), IV (Esquilino) e V (Monti) zona, per impedire un qualsiasi assembramento di scioperanti nei pressi della Casa del popolo, allAndrea Costa o alla Camera confederale, vengono acquartierati nelle caserme dellarea (al Colosseo, alla salita della Polveriera, in via Capo dAfrica) quasi mille soldati (trecento uomini del 2 Bersaglieri, venticinque Lancieri di Firenze a cavallo, quattrocento effettivi del 1 Granatieri, cento del 13 Artiglieria e cinquanta dell81 Fanteria) e quattrocento carabinieri.

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CAPITOLO X

Lo sciopero generale del 21-22 luglio 1919: i contrasti in campo operaio

Emersi gi nel corso della settimana precedente, in occasione dello sciopero del 14 luglio, i dissidi tra le componenti della CDL confederale si riaccendono prima e dopo il parziale fallimento dello sciopero pro Russia del 21-22. Lo sciopero generale internazionale non solo manca lobiettivo di coinvolgere contemporaneamente le classi operaie dEuropa, ma anche a livello locale privo di quel mordente e di quella combattivit che hanno caratterizzato le agitazioni contro il carovita. Landamento fiacco dello sciopero nella capitale produce una dura requisitoria delle componenti anarchiche e rivoluzionarie, alla Camera confederale, contro la condotta interlocutoria, sospesa tra proclami rivoluzionari e dietrofront sul suo carattere esclusivamente dimostrativo, impressa dai socialisti alla mobilitazione. Secondo le informazioni fiduciarie rilasciate alla Questura, in merito alla riunione del consiglio generale della CDL tenuto alla vigilia dello sciopero1, mentre i socialisti adottano la formula sciopero non dimostrativo ma fattivo, gli anarchici gi mostrano apertamente il loro scetticismo sui suoi reali esiti e non prenderanno parte attiva in questo sciopero addomesticato e perci nulla tenteranno n cercheranno di fare rimanendo sem137

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plici spettatori. Significativamente linformatore termina la sua relazione affermando: Secondo il mio modo di vedere, questo scioper lascer il tempo che trova poich allinfuori dei comma emanati dalla Confederazione generale del lavoro nulla si affaccer nella sua fase evolutiva. Uninformativa del questore al prefetto e alla Direzione generale di PS, in data 22 luglio, sul movimento politico dopo lo sciopero generale internazionale2, ci ragguaglia sullo scontro interno in atto nel campo operaio:
In seguito al fallimento dello sciopero generale internazionale [] sono gi principiate nellambiente sovversivo locale vivaci polemiche contro il Partito socialista, per il suo ambiguo atteggiamento in ordine alla manifestazione concordata con la Confederazione generale del lavoro. Nello stesso Partito socialista si va delineando un serio pronunciamento e gi si annunciano numerose dimissioni. Intanto si pu assicurare con certezza un prossimo e completo distacco degli elementi anarchici e sindacalisti nellambito dellorganizzazione ed in conseguenza una vicinissima ripresa della campagna anticonfederazionista sospesa nel periodo della guerra per mutua solidariet contro gli interventisti []. Non poi improbabile uneventuale intesa degli elementi anarchici e sindacalisti con i repubblicani e con gli altri interventisti contro i socialisti per preparare un movimento pi organizzato e con finalit pi concrete []. Si annuncia infine che verr ripresa con maggiore intensit lagitazione contro il caroviveri specie da parte dei dirigenti della Camera del lavoro di via della Croce Bianca, costituita da repubblicani, socialisti e sindacalisti gi fautori dellintervento in guerra e che sperano di riprendere dopo la fallita prova dei socialisti il primato nel movimento operaio [], sostenuti dallelemento comunista anarchico aderente alla Camera confederale del lavoro e che si distaccher quasi certamente da quellorganizzazione.

genti di PS vengono utilizzati in servizio di ordine pubblico. Ancora una volta un contegno tuttaltro che ostile nei confronti degli scioperanti serpeggia tra alcune truppe di soldati, suscitando un certo allarmismo tra i comandi. Un telegramma del 19 luglio informava il ministero dellInterno:
Da alcuni discorsi svoltisi tra i militari dell81 Regg. Fanteria inviati semplicemente di rinforzo alla Guardia Esterna delle carceri e raccolti per pura casualit da qualche agente di custodia sicuramente attendibile per seriet e attaccamento al servizio parrebbe che sia nellanimo di alcuni dei militari stare al proposito di rifiutare a compiere il proprio dovere qualora per ragioni dordine dovessero [illeggibile] essere chiamati a prestare ausilio []3.

Come in occasione dello sciopero del 14, anche per quello della settimana successiva quasi diecimila tra soldati, carabinieri e a138 139

CAPITOLO XI

Lo sciopero generale del 2 dicembre: gli scontri e la morte del socialista Zampa

Il primo dicembre, in risposta ai propositi socialisti di abbandonare laula parlamentare allingresso del Re, in occasione della riapertura della Camera, in segno di contestazione antimonarchica, lAssociazione nazionalista organizza una manifestazione patriottica ed antibolscevica. Un corteo di migliaia di persone, tra cui moltissimi ufficiali in divisa, scorta, andata e ritorno, la compagine reale dal Quirinale al Parlamento. A margine della cerimonia, scontri a fuoco si verificano in diverse parti della citt e numerosi socialisti vengono percossi e feriti negli assalti di squadre nazionaliste. In serata, in unaffollatissima riunione dellUSR1 allAndrea Costa, cui presenziano diversi deputati, un gruppo di intervenuti decide di recarsi al centro per dare la pariglia ai nazionalisti. Ma alluscita dalla sede i socialisti vengono ripetutamente e duramente caricati da carabinieri e guardie regie: tra i feriti anche alcuni deputati. Il giorno seguente viene proclamato lo sciopero generale che, col suo corollario di incidenti, si estende anche nel resto dItalia. Negli scontri con la forza pubblica muoiono otto dimostranti. Nella capitale, in serata, un corteo spontaneo di circa cinquecento tra anarchici e socialisti cerca di dirigersi verso il Quiri141

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nale per una manifestazione antimonarchica. Le forze di PS gli sbarrano la strada affrontando i manifestanti, in un furioso corpo a corpo, allaltezza della stazione Termini, ma i dimostranti riescono ad avanzare fino a ridosso di via Nazionale. Qui, dopo una fitta sassaiola, carabinieri e guardie regie riescono a disperdere i sovversivi sparando colpi darma da fuoco contro la folla. Sette manifestanti vengono ricoverati al Policlinico per ferite darma da fuoco: uno di questi, Tiberio Zampa, muore poco dopo larrivo in ospedale2. Due giorni dopo hanno luogo i suoi funerali e il 5 viene proclamata la fine dello sciopero per ordine del direttivo della CDL confederale. Una soffiata del 4 dicembre ci d conto degli umori in campo operaio:
Questa mattina alla Casa del popolo non vi stato comizio vero e proprio. Si sono adunati circa un migliaio di persone. Marchionne sale alla tribuna ed annuncia che non vi sar comizio stamane ed invita i presenti per oggi alle 15 ai funerali dello Zampa e domani si riprender regolarmente il lavoro (a queste parole viene subissato da fischi da una parte e cio da una infima minoranza composta di anarchici). Mingrino per rialzare il morale dellassemblea si scaglia di nuovo contro la Polizia, i deliberati della Confederazione generale del lavoro e contro la direzione del PSI e viene naturalmente applaudito. Lelli Mazzini anchegli applaudito perch parla di tradimento della Commissione Direttiva (da parecchie parti si grida: Dimissioni! Dimissioni!). Lelli Angelo fischiato perch dice che la Commissione Direttiva stata ossequiente ai deliberati della Confederazione Generale. Scoppia un battibecco fra gli anarchici Lelli Mazzini e Lelli Angelo, il baccano nella sala enorme ed il comizio si scioglie cos3.

IMMAGINI

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Testata de LAvanguardia Sociale, 21 gennaio 1923.

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Vincenzo Cencio Baldazzi, Ardito del 212 Fanteria, repubblicano. Tra i fondatori della Fratellanza tra gli Arditi dItalia e in seguito triumviro degli Arditi del popolo, stato tra i massimi capi militari della Resistenza romana.

Il labaro delle Centurie torinesi degli Arditi del popolo. I colori sono rossoneri sul fronte e tricolori sul retro. Il puntale compendia tutti i simboli dellarditismo: pugnale, corona con rami dalloro e quercia, teschio con tibie incrociate.

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Italiani! Nella giornata del 15 aprile avevamo assolutamente deciso, con Mussolini, di non fare alcuna controdimostrazione, poich prevedevamo il conflitto e abbiamo orrore di versare sangue italiano. La nostra controdimostrazione si form spontanea per invincibile volont popolare. Fummo costretti a reagire contro la provocazione premeditata degli imboscati che si rimpinzano ancora doro tedesco, sfruttando lingenuit delle masse a solo vantaggio della Germania. Non intendiamo, col nostro intervento, n di rinsaldare, n di scusare tutto ci che fradicio, corrotto e morituro in Italia. Col nostro intervento, intendiamo di affermare il diritto assoluto dei quattro milioni di combattenti vittoriosi, che soli devono dirigere e dirigeranno a ogni costo la nuova Italia. Non provocheremo, ma se saremo provocati aggiungeremo qualche mese ai nostri quattro anni di guerra, per annientare la baldanzosa delinquenza di quei gloriosi imboscati e prezzolati che non hanno il diritto di fare la rivoluzione. Risponderemo senza carabinieri, n questurini, n pompieri, e senza il concorso delle truppe, le quali assisteranno allo spettacolo persuadendosi sempre pi che gli scioperi dellAvanti! sono la sola causa dei ritardi della smobilitazione. FERRUCCIO VECCHI dellAssociazione degli Arditi e dei Fasci di Combattimento FILIPPO TOMMASO MARINETTI dei Fasci politici Futuristi e dei Fasci di Combattimento

Milano, Aprile 1919, lattacco degli Arditi e dei futuristi al corteo socialista. Nella pagina a fianco, il testo del volantino, a firma Vecchi e Marinetti, distribuito dopo gli incidenti.

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Corteo romano del 6 luglio 1921, indetto dal Comitato di difesa proletaria in risposta alle violenze fasciste. Circa duemila Arditi del popolo sfilano armati e inquadrati, con alla testa il tenete Argo Secondari.

Corteo romano del 6 luglio 1921.

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Corteo romano del 6 luglio 1921. Corteo romano del 6 luglio 1921.

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BIOGRAFIE

Biografie

Ugo Piermattei Nato a Roma il 5 febbraio 1893, di Pacifico. Imbianchino, anarchico, il primo fermo risale al 3 novembre 1911, quando, insieme allanarchico Ettore Moretti e ai fratelli Capecchi, viene sorpreso a tracciare su un manifesto, in via Arenula, la scritta Viva Masetti Viva lanarchia. Nel giugno dellanno successivo compare tra i firmatari dellappello contro limpresa libica, contenuto in un articolo comparso sul numero 161 del periodico La Ragione (10 giugno 1912). In agosto arrestato e denunciato per oltraggio e violenza alla forza pubblica. Scontati diversi mesi di reclusione, il 20 febbraio 1913 viene eletto, in rappresentanza del circolo anarchico Pietro Calcagno, nel Comitato di agitazione contro le compagnie militari di disciplina e in favore del soldato anarchico Antonio Moroni. In agosto aggregato al 1 Reggimento del Genio militare, per adempimento agli obblighi di leva, di stanza nella citt di Pavia. Costantemente sorvegliato, le autorit centrali dispongono alla locale Prefettura e al Comando del Genio una sua attenta vigilanza. Il mese successivo, giudicato non idoneo, viene trasferito al 25
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Fanteria, a Piacenza. Nel corso di una licenza, fatto ritorno a Roma, viene arrestato da una pattuglia di carabinieri nel quartiere di Testaccio il 14 aprile 1914. Due mesi pi tardi denunciato per affissione e distribuzione di manifesti antimilitaristi. A luglio, con lo scopo di sottrarsi al processo, abbandona la capitale. La sua latitanza si chiude l8 del mese successivo, quando Piermattei rintracciato dalle autorit in una osteria di Lugano. Scontati quattro mesi per apologia di reato a mezzo stampa, l11 aprile 1915 viene nuovamente fermato al termine di un comizio in favore dellintervento italiano in guerra. Piermattei infatti tra i firmatari, nellottobre 1914, della dichiarazione interventista a opera degli anarchici indipendenti dItalia comparsa sul numero unico de La Sfida. Richiamato sotto le armi, viene assegnato al 1 Reggimento Artiglieria. Contratta al fronte la febbre malarica, viene dimesso dallospedale militare nel febbraio 1919. Congedato nel mese successivo, fa ritorno a Roma, riprendendo attiva militanza. Nel novembre dellanno successivo nuovamente arrestato per resistenza e violenza agli agenti di PS. Nellestate 1921 aderisce alla neonata associazione degli Arditi del popolo, entrando a far parte del Direttorio cittadino. L8 ottobre fermato e identificato dalle autorit al termine di una riunione che gli Arditi hanno tenuto al Trionfale, nella sede della Lega fornaciai. In rappresentanza dellorganizzazione ardito-popolare, in seguito agli arresti effettuati nella battaglia di San Lorenzo in occasione dei funerali di Enrico Toti, fa parte del Comitato pro vittime politiche. Dopo la vittoria fascista viene assegnato, dalla Commissione preposta nel 1926 in seguito a un arresto per propaganda sovversiva, al confino per un periodo di cinque anni. Inviato prima a Lampedusa, poi trasferito a Ustica e da qui a Lipari e Ponza, nel 1929 la pena viene commutata in ammonizione. Vigila158

to per tutto il decennio successivo, senza particolari rimarchi, nel giugno 1939 viene accusato di aver preso parte a una rissa nellosteria Primavera nella borgata di Pietralata, scatenata, secondo le delazioni giunte alle autorit, da elementi ostili al Regime. Iscritto nellelenco di persone da arrestare in determinate circostanze, nella primavera 1940, in seguito a un provvedimento poi revocato, rischia di essere internato in provincia di Avellino. Con lentrata dellItalia in guerra viene richiamato sotto le armi, prestando servizio nella Croce rossa, al 9 deposito presso il pronto soccorso dellOstiense.
Fonti: Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen. ACS, CPC, ad nomen.

Cesare Augusto Martella Nato a Marino il 22 agosto 1875, di Pietro. Anarchico, oste, residente nel rione di Porta Pia. Proveniente dalle fila del socialismo ufficiale, risulta iscritto fino alla fine dellOttocento al circolo socialista di Marino. Nei primi anni del nuovo secolo viene arrestato pi volte nella capitale in seguito a tafferugli con le forze dellordine. Losteria Lucifero, da lui gestita, in varie occasioni segnalata dalle autorit come un noto ritrovo di anarchici e sovversivi. Nellestate 1913 arrestato due volte, per porto darmi e per manifestazione sediziosa in occasione dello scoprimento di una lapide commemorativa dei caduti di Libia. Il 7 giugno dellanno successivo viene fermato, sul piazzale di Porta Pia, per aver tentato, assieme ad altri sovversivi, una manifestazione antimilitarista in contrapposto alla festa dello Statuto. Tra i firmatari della dichiarazione interventista degli a-

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narchici indipendenti dItalia, nel novembre dello stesso anno Martella viene indicato come uno dei promotori del Fascio rivoluzionario dazione, recentemente sorto in Roma con elementi anarchici, sindacalisti e repubblicani, allo scopo di influenzare lopinione pubblica a favore della guerra, per abbattere il militarismo prussiano che ritenuto dannoso alla espansione del movimento operaio e libertario in Europa. Vigilato costantemente dalle autorit negli anni del Regime, la sua osteria, in via Angelo Brunetti, segnalata a pi riprese come ritrovo abituale di sovversivi. Nellottobre 1937, Martella tra i partecipanti al funerale dello scultore anarchico Alceo Dossena.
Fonti: Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen.

ne nuovamente fermato in seguito ai disordini scoppiati in piazza Colonna tra Polizia e manifestanti contrari allimpresa libica. Schieratosi in favore dellintervento nella Prima Guerra Mondiale, Piccioni dal febbraio 1915 fa parte del direttivo del Fascio rivoluzionario dazione romano. Ispiratore, nellimmediato dopoguerra, della Fratellanza tra gli Arditi dItalia, nellestate 1921 aderisce agli Arditi del popolo. costantemente sorvegliato nel corso del ventennio, nonostante una grave malattia labbia costretto allinattivit politica.
Fonti: Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen.

Angelo Diotallevi Luigi Piccioni Nato a Roma l11 dicembre 1878, di Giuseppe. Repubblicano, residente nella zona del Trionfale. Iscritto alla Federazione del libro, collaboratore del periodico La Luce Repubblicana, secondo le autorit fa propaganda con discreto profitto tra i tipografi e esercita qualche influenza nel partito stesso per limitata in Roma. Dal 1906 fa parte del direttivo del Fascio giovanile repubblicano, e nello stesso anno, il 30 novembre, viene sottoposto al fermo di Polizia per aver tentato di organizzare a piazza Campo de Fiori una manifestazione non autorizzata in favore dei martiri di Chicago. Nel 1908 viene eletto membro del Comitato per il V Congresso dei giovani repubblicani laziali. Nel 1909 diviene il rappresentante ufficiale del circolo Ciceruacchio di Trastevere. Nel corso delle elezioni amministrative del 1911, tiene una serie di comizi nel Lazio. Il 7 luglio 1913 vie160

Nato a Roma il 15 maggio 1890, di Giuseppe. Meccanico, anarchico, sindacalista. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Attivo sul fronte sia politico sia sindacale, dal 1920 fa parte del circolo anarchico Studi sociali, e nel 1922 viene eletto segretario del sindacato metallurgici di Roma. Nel novembre dello stesso anno nominato membro del Direttivo della CDL confederale. Nello stesso periodo figura come responsabile del giornale anarchico Umanit nova. Segnalato pi volte come partecipante a iniziative antifasciste, in seguito a un comizio nel giugno 22, alla Casa del popolo dellEsquilino, viene denunciato dalla Procura per aver proclamato che la responsabilit dei delitti fascisti doveva farsi risalire a S. A. R. il Duca dAosta che voleva salire al trono e ancora, ricordando i moti del 1898, che in quellepoca fosse Bresci vendicare la repressione di Beccaris con luccisione del Re Umberto I, cos doveva sorgere un nuovo ribelle per trarre vendetta dei delitti compiuti dai fascisti daccordo con la Polizia
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e il governo. Colpito da mandato di cattura, in seguito al processo per la sua requisitoria espatria clandestinamente in Francia, nel giugno dellanno successivo. Iscritto nellelenco dei sovversivi attentatori, capaci di atti terroristici, nel forzato esilio francese Diotallevi svolge unintensa attivit politica tra le fila della diaspora antifascista. Sorvegliato costantemente dalla Polizia politica del Regime, vengono segnalati in due diverse occasioni, nel 26 e nel 33, i suoi propositi di voler compiere un attentato contro Mussolini. Dal dicembre 1927 fa parte di un comitato per la raccolta di fondi in favore della famiglia dellanarchico Spartaco Stagnetti. Lanno successivo colpito da un decreto di espulsione, ma dopo un breve soggiorno tra il Belgio e lOlanda riesce a ritornare in Francia grazie a una proroga. Dalla fine del decennio si fanno sempre pi stretti i suoi rapporti con gli antifascisti di Giustizia e libert. Animatore di diverse riunioni e iniziative, tra gli organizzatori, nel gennaio 37 a Parigi, del convegno in favore della Stampa di Azione proletaria. Segnalato come partecipante al conflitto spagnolo quale volontario nella sezione italiana della Colonna Ascaso, nel biennio 1938-39 figura anche come presidente della sezione italiana dellAssociazione ex-combattenti pacifisti, che nel settembre 1939 pubblica un volantino contro la guerra ed il fascismo, diretto al popolo italiano. In seguito alloccupazione nazista della Francia, viene arrestato dalla Polizia tedesca a Parigi nellottobre 1940 e rinchiuso nelle prigioni della Sant, in un primo momento, e poi nel campo di concentramento di Mosel in Germania, in attesa di essere consegnato alle autorit italiane. Tradotto nel carcere di Regina Coeli nel marzo del 42, assegnato dalla commissione provinciale preposta a cinque anni di confino, perch elemento socialmente pericoloso in linea politica, per aver svolto attivit sovversive. Deportato nella colonia penale di Tremiti, viene libera162

to in seguito alla caduta del Regime e il 10 settembre 1943 fa ritorno nella capitale. Di seguito una lettera scritta da Diotallevi, in data 21 dicembre 1941, al governatore di Roma durante il periodo di detenzione nel campo di concentramento di Mosel:
Essendo nato in Roma il 15 marzo 1890, ed attualmente prigioniero in questo campo in Germania, mi rivolgo a lei per sapere se sono sempre cittadino italiano e di Roma, non avendo mai domandato di cambiare nazionalit, e per ci aver diritto di sapere quale imputazione mi si fa, e il motivo di questa mia permanenza in questo luogo. Fui arrestato a Parigi il 24 ottobre 1940 e mi si disse dalle autorit tedesche, per ordine delle autorit italiane, che sarei stato trasferito in Italia, ora son trascorsi ben 14 mesi di detenzione e ancora non so quanto debba prolungarsi la mia permanenza. Non avendo mai commesso delitti comuni cio non rubato n assassinato e tantomeno di spionaggio, credo che fu per la mia attivit che detti quale presidente della sezione italiana dei ex-Combattenti Pacifisti alla quale venni chiamato nel 1938 dopo il Patto di Monaco, attivit che detti per far comprendere quale errore sarebbe la guerra, ai lutti che apporterebbero, e i disagi che comportano data la mia esperienza personale per aver partecipato alla prima spedizione in Tripolitania come cap. magg. al 6 Reg. Fant., sbarco 11 ottobre 1911, partecipando alle battaglie [segue elenco]. Richiamato nel 1915 (pur essendo di professione meccanico e capo reparto nella officina Spinola, non beneficiando dellesonero come i colleghi) quale serg. nellottantaduesimo fant. il 24 maggio attraversammo la frontiera nei pressi di Col di Lana, rimasi ferito il 17 luglio e rimasi sul posto, e il 22 ottobre di nuovo ferito ma gravemente che fui costretto a rimanere 4 mesi nellospedale di Bassano Veneto e sortii dichiarato inabile alle fatighe di guerra, ma nel 1917 rincorporato e inviato alla 1444 comp. Mitraglieri presso l81 Fant. sul Piave ove fui sempre in prima linea, fino al 22 ottobre 1918, ove passammo il Piave partecipando allavanzata, ove ci giunse larmistizio, e proseguimmo

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VALERIO GENTILI per i posti destinati, fino al mio invio in congedo, pur avendo mantenuto le mie idee. Ora lei potr fare uninchiesta sulla mia moralit e di vita cittadina e militare e vedr che non ho nulla a rimproverarmi, solo che di avere delle idee che forse non possono collimare con la situazione. Ma giustificano forse il mio prolungamento in questo lager? E se questo delitto perch non rimpatriarmi e processarmi?

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Fonti: Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen. ACS,


CPC, ad nomen.

Vincenzo Santarelli Nato a Cerreto Laziale il 27 marzo 1874, di Giovanbattista. Anarchico, muratore. Nel 1910 prende parte attiva agli imponenti scioperi degli edili che si susseguono nella capitale per tutta la prima met dellanno. In seguito alla sconfitta di maggio, nella vertenza, della parte operaia, lascia lItalia e si trasferisce prima a Ginevra e poi a Besanon, dove viene arrestato in settembre per vagabondaggio. Processato, condannato a due anni di reclusione, poi commutati in appello in decreto despulsione immediata dalla Francia. Tornato a Roma, cerca nuovamente di espatriare in Svizzera, senza riuscirvi. Nel 1912 segnalato pi volte dalle autorit come attivo propagandista contro lintervento italiano in Libia. Sottoposto a diversi fermi giudiziari e arresti nel corso della campagna contro la guerra, in giugno tra i firmatari, con Piermattei, dellappello contro lintervento comparso sul numero 161 del periodico La Ragione. Lanno successivo emigra in Sudamerica, risiedendo in Argentina e in Paraguay. Rientra in Italia alla vigilia dellentrata nella Grande Guerra. In polemica con lindirizzo pacifista dellUnione anarchica, si di164

chiara nel maggio 1915, in seguito alla chiamata alle armi, lieto ed entusiasta di prendere parte attiva alla guerra. Inviato al fronte, combatte prima da soldato semplice nelle fila del 59 Fanteria, poi come sergente del 28 Mitraglieri. Si distingue in azioni particolarmente pericolose ottenendo due medaglie al valore. Vicino alle tesi interventiste sostenute da Paolinelli, partecipa, dopo il congedo nel gennaio 1919, alle attivit dellAlleanza rivoluzionaria romana, nata negli ambienti del combattentismo anarchico. In aprile arrestato, in divisa, nel corso degli scontri seguiti allo sciopero generale del 10. Nellestate del 21 ricopre la carica di capo compagnia degli Arditi del popolo. Dopo la vittoria del fascismo abbandona la militanza attiva. Muore il 25 dicembre 1925 nellospedale S. Saverio di Palermo.
Fonti: Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen; ACS,
CPC, ad nomen.

Attilio Paolinelli Nato a Grottaferrata il 24 luglio 1882, di Angelo. Nel 1898 viene condannato, giovanissimo, a quasi dodici anni di carcere per lomicidio della matrigna. Negli anni della detenzione si politicizza avvicinandosi allanarchismo. Scarcerato nellestate del 1910, nel giugno dellanno seguente si reca clandestinamente in Albania per partecipare allinsurrezione contro i turchi, ma ben presto viene rimpatriato con foglio di via obbligatorio. Tornato nella capitale, lavora come magazziniere, venendo segnalato a pi riprese dalle autorit per la sua attiva militanza. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, si schiera per lintervento collaborando con diverse testate interventiste ( tra i promotori,
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nonch gerente, del numero unico degli anarchici interventisti romani La Sfida) e arruolandosi, nel giugno 1915, nel Battaglione volontari ciclisti. Nel dopoguerra si mantiene attivo sul fronte sindacale alla CDL interventista di via della Croce Bianca, e su quello politico fondando lAlleanza rivoluzionaria, un comitato per lorganizzazione delle forze del combattentismo sovversivo. In prima linea nelle lotte sociali del biennio 1919-20, viene arrestato il 7 luglio 1919 con laccusa di aver preso parte al complotto del Forte di Pietralata. Scarcerato nel novembre dello stesso anno, definitivamente amnistiato lanno seguente, periodo in cui organizza e prende parte, soprattutto in estate, ai moti contro il caroviveri. Alla fine del giugno 1921 presenzia alla riunione costitutiva degli Arditi del popolo, convocata nei locali della sezione romana dellANAI in via Germanico, che il tenente Secondari ha indetto proprio di concerto con Paolinelli e Piccioni. Dal mese successivo, Paolinelli fa anche parte del Comitato di difesa proletaria romano, costituito dai partiti operai in risposta alle violenze squadriste, in rappresentanza degli anarchici individualisti. Dopo la vittoria fascista, viene tenuto costantemente sotto controllo dalla Questura. Ammonito nel febbraio 1927, in novembre assegnato dalla commissione preposta alla pena di quattro anni di confino, che sconter prima a Lipari e poi a Ponza, perch sospettato di voler organizzare lespatrio clandestino di Errico Malatesta in Francia. Tornato nella capitale nel novembre 1931, continua ad essere tenuto sotto stretta sorveglianza, sebbene, fino alla caduta del Regime, la sua condotta politica non dar luogo a particolari rilievi.
Fonti: ACS, CPC, ad nomen; Maurizio Antonioli, Gli anarchici italiani e la prima guerra mondiale, in Rivista storica dellanarchismo, n. 1, 1995.

Parziale elenco nominativo degli iscritti romani alla Fratellanza tra gli Arditi dItalia

Generalit
Renato Lanza Salvatore Sannarelli Timoteo Milano Mario Cesarelli Ugo Nisi Raimondo Francucci Santore Nobili Domenico Bandini Luigi Savateo Gennaro Di Domenico Daniele Giorondo Aldo Fasano Ettore Agostini Temistocle Malatesta Emilio Moroni Ubaldo Cioccolanti Amedeo Spadoni Mario Carbone Agostino Brignardelli

Reparto
2 Rep. dassalto 5 Rep. dassalto 1 Rep. dassalto 69 Fanteria 81 Fanteria 5 Rep. dassalto 27 Rep. dassalto 17 Rep. dassalto 10 Fanteria 20 Rep. dassalto 25 Rep. dassalto 3 Rep. dassalto 9 Rep. dassalto 11 Rep. dassalto 4 Rep. dassalto

Qualifica
Caporalmaggiore Caporale Soldato

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Generalit
Guerino Ignazi Amedeo DAlessi Angelo Ciccotto Achille Mastrosanti Ernesto Di Napoli Alfredo Bartoli Ludinio Udine [illeggibile] Petronali Edoardo Betti Massimo Bonanni Mario Mozzi Umberto Salvarezza Arturo Boninsegna Antonio Renzi [illeggibile] Piacentini Ernesto Barbozzi Vincenzo Baldazzi Alfredo Calvani Alfonso Iacovangelo Costantino Guerra Fiuseppe Schiaffi [illeggibile] Pielucci Francesco Collacciani Romolo Cesarini Alessandro Capassini Adolfo Menichelli Umberto Sciampi Luigi Cori Benedetto Sermoneta Marcello Francucci Giuseppe Fasani

Reparto
1 Rep. dassalto 9 Rep. dassalto 11 Rep. dassalto 5 Rep. dassalto 3 Rep. dassalto 8 Rep. dassalto 9 Rep. dassalto 1 Fanteria 212 Fanteria 18 Rep. dassalto 14 Rep. dassalto 5 Rep. dassalto

Qualifica
Soldato Soldato

Generalit
Aldo Renzi Fernando Nardelli Dante Bacchi Amilcare Dutto Angelo Bufacchi Umberto Stanganelli Attilio Filiziani Alfredo Sansoni Vittorio Stazzetti [illeggibile] DAgostino Romeo Gentili Ugo Freddi Paolo Perotti Umberto Salandri Mentore Silvestri Giovanni Lacino Primo Dragoni Giuseppe Vergani Ernesto Pirozzi Umberto Di Salvo Dante Altieri

Reparto
2 Rep. dassalto 7 Rep. dassalto 1 Rep. dassalto 3 Rep. dassalto 27 Rep. dassalto 23 Rep. dassalto 2 Rep. dassalto 70 Rep. dassalto 20 Rep. dassalto

Qualifica
Soldato

Fiduciari dellorganizzazione in Italia e allestero Milano: Pietro Bazzaghi, Pietro Branca, Attilio Frigeri, Angelo Orlandi, Ernesto Bonasegala, Antoni Citterio (11 Reparto dassalto), Francesco Oldani (5 Reparto dassalto) Como: Luigi Favoli (20 Reparto dassalto), Giuseppe Branchino (82 Reparto dassalto) Bergamo: Alberto Locatelli (40 Reparto dassalto)
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Pavia: Francesco Cainoli, Luigi Marisiano (11 Reparto dassalto), Celeste Rognoni (2 Reparto dassalto) Mantova: Adelino Ferrari (18 Reparto dassalto) Torino: Mario Cordera (2 Reparto dassalto) Alessandria: Attilio Ferrari (81 Reparto dassalto) Cuneo: Teresio Contolfi (2 Reparto dassalto) Vigevano: Mario Marignani (2 Reparto dassalto) Massa-Carrara: Bruno Vernazza Firenze: Francesco Bonamici (82 Reparto dassalto) Arezzo: Augusto Ghianedai, Ciro Calcioli (2 Reparto dassalto) Perugia: Attilio Ciccarelli (2 Reparto dassalto), Nazzareno Lepri (32 Reparto dassalto) Tivoli: Amedeo Fatelli (11 Reparto dassalto) Teramo: Angelo Belli (2 Reparto dassalto) Avellino: Salvatore Di Tore, Giuseppe Cella (2 Reparto dassalto) Benevento: Giovanni Todola (6 Reparto dassalto) Bari: Giuseppe De Paoli (2 Reparto dassalto), Leonardo Regina (70 Reparto dassalto), Francesco Ventura, Vincenzo Petrelli (82 Fanteria) Reggio Calabria: Corino Di Domenico (70 Reparto dassalto) Caltanissetta: Alfio Di Dio (2 Reparto dassalto) Messina: Giuseppe Carelli (2 Reparto dassalto) Trapani: Mario Spagnuolo (2 Reparto dassalto), Giovanni Lissera (5 Reparto dassalto) Cagliari: Aristide Deusu (2 Reparto dassalto), Salvatore De Rio (9 Reparto dassalto) San Paolo (Brasile): Salvatore Barbati

DOCUMENTI

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Documenti

Documento n. 1 Un volantino del Fascio romano di combattimento in occasione delle elezioni politiche del 16 novembre 1919:
Al popolo, agli onesti di tutti i partiti I prodromi della battaglia elettorale non consentono dubbi: da una parte il popolo, nella sua grande maggioranza, sta a invocare arditi rinnovamenti sociali, e vuole giustizia e pace, dallaltra una turba di arrivisti questuanti, fuoriusciti di tutti i partiti, vuol tornare alla ribalta della vita pubblica, implorando il posto in una lista qualsiasi, nera o gialla, verde o rossa, se anche comprenda tutte le scorie putride dellequivoco e delladattamento, lobbligo ai doveri che le facce di bronzo dovrebbero pur sentire in questa ora grave per il nostro Paese. Gli esempi abbondano, ed in un recente convegno alla sala Picchetti, uomini che sono e che furono al governo, deputati uscenti che votarono pro e contro Nitti: individui che aspirano alla deputazione con il solo titolo danalfabeti o pescicani, si sono stretti in un patto per deludere lopinione generale che li giudica incapaci a comprendere le nuove idee. Le giustificate aspirazioni, le necessit incombenti di un dopoguerra laborioso e delicato, nel quale somma cura di ciascuno deve

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VALERIO GENTILI essere quella di non frustrare le speranze di chi lavora e vuole, nel prossimo avvenire, vedere molto chiaramente. I Fasci di combattimento, che riassunsero in un preciso programma tutte le riforme alle quali il popolo ha diritto per il sacrifico di lacrime e di sangue di cinque anni di guerra, per primi chiesero e sostennero la smobilitazione generale; le otto ore di lavoro come legge di Stato; i minimi di paga; la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dellindustria; laffidamento alle organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione dindustria e servizi pubblici; obbligo ai proprietari di coltivare le terre, con la sanzione che le terre non coltivate siano date ai contadini; listituzione della Nazione armata, una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze; il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose, e labolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passivit per la Nazione e un privilegio di pochi, la revisione di tutti i contratti di fornitura di guerra ed il sequestro dell85% dei profitti di guerra, denunciano la indegna commedia che si recita per portare ancora alla direzione della cosa pubblica uomini vecchi, bacati, provatamente pericolosi per ignoranza e disonest; uomini che la guerra non han capita e apprezzata dalla quale per han saputo trarre tutti i benefici. Nellaspra competizione, i clericali domandano voti in nome della Chiesa e di un sindacalismo artificioso, turbando le coscienze con un pensiero trascendentale e con un utilitarismo molto personalistico; i socialisti, mentre il mondo addolora per mille piaghe, spingono a una guerra civile che sarebbe ben pi sanguinosa di tutte quelle combattute sul Carso; ed i parassiti politici, che gi conquistarono un collegio con linganno e la frode, si uniscono in societ di mutuo soccorso elettorale, per deliziare, in unaltra legislatura, la Provincia romana che essi rappresentarono con tanto onore. Combattenti! Il nostro grido il grido degli Arditi: A NOI! La battaglia che accettammo nel maggio 1915, e che vincemmo nel novembre 1918, non ci consente astensione. Compagni lavoratori

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Altre armi sono rivolte contro il popolo dItalia, altro nemico insidia la nostra tranquillit ed il civile progresso, ma il popolo [illegibile] i quali vollero in privato, e negarono in pubblico, che rinnegarono alla guerra quando la fronte di battaglia vacillava, e che la inneggiarono quando sinnalzava il peana della vittoria; che berteggiano Nitti ma si inchinano alla sua persona che fece scempio di ogni pi puro ideale. Fascisti, combattenti, Arditi, chi manca alla chiamata tradisce, chi bizantineggia di partito tradisce: chi dubita del diritto italico, tradisce.

Documento n. 2 Volantino (a firma della Direzione nazionale) distribuito dallUnione socialista romana in occasione delle celebrazioni del Primo maggio 1919:

La strage imposta dagli ingordi imperialismi borghesi subita dai popoli alfine terminata. Ma lascia dietro di s uno strascico di lutti, di lacrime, di miserie, di ruine che suscita dovunque impeti di ribellione. Il proletariato del mondo intero impreca contro i responsabili della strage orrenda. Vuole che il macello non si rinnovi mai pi. Rimuove, abbatte la causa prima di ogni guerra. La dominazione capitalistica borghese. Si appresta a imporre dovunque non una pace effimera, recante in grembo i germi di nuove guerre, ma la Sua pace, pace vera, pace civile e economica: Pace Socialista! una primavera proletaria che gitta anche tra di noi le prime fronde. I lavoratori dItalia rivolgono lo sguardo di attenzione e di speranza al Partito socialista, lunico partito che tenne ferma durante la bufera, che non pieg, che respinse e combatt tutti i nemici e tutti i traditori del proletariato. Riescono ormai vani i conati della reazione. Invano si arruolano bande omicide e si tingono le piazze di sangue proletario.

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VALERIO GENTILI Invano la Guardia bianca e la delinquenza organizzata provocano, danno il segnale, scatenano la guerra civile, nello stesso momento che ipocritamente deprecano la violenza. Invano si tenta di consolidare il regime di compressione e di terrore, di perpetuare la dittatura di coloro che ricattarono il Paese durante i quattro anni di guerra. Invano la censura impera tuttora e castra ogni libero pensiero. Invano le carceri rinserrano centinaia di migliaia di uomini e lasciano nel pianto figli, madri, spose. Invano le caserme rinchiudono ancora milioni di giovani strappati inutilmente alle famiglie, al lavoro, alle libere lotte civili. Invano si diffondono le pi insidiose menzogne per spingere armarsi il braccio dei proletari della caserma contro i fratelli dei campi e delle officine. Invano tutto ci. Nelle citt, nei villaggi, nelle campagne si destano ormai milioni di lavoratori decisi a non essere pi servi, sfruttati, carne martoriata che il lavoro abbrutisce e che macella il cannone. Lavoratori! Lavoratori! Le adunate proletarie di questo Primo maggio dovranno riuscire solenni, imponenti, grandiose manifestazioni di forza e di volont. Non semplici celebrazioni della festa del lavoro. Non giornate di placidi riposi. Ma le masse enormi col loro numero, colla loro imponenza dovranno chiedere ed imporre la smobilitazione, lamnistia completa per tutti i condannati politici e militari, lesercizio delle pi ampie libert civili. Dovranno imporre che cessi il sacrificio delle vite umane per la conquista di nuove terre in Africa, ed in Asia e che i nostri fratelli rinfoderino larma fratricida nella Russia lontana e tornino tra noi. La classe lavoratrice dovr infine affermare che ormai animata da chiara coscienza della propria forza e dei propri destini: che pronta a raccogliere e seguire gli insegnamenti della Russia, dellUngheria della Baviera dove il potere politico ed economico raccolto soltanto nelle mani di chi produce, di chi lavora. Il proletariato dItalia dice oggi alto, solenne che pronto per le grandi lotte, che attende disciplinato, compatto e deciso a lottare per la redenzione del lavoro, per la fine di tutte le miserie, di tutte le oppressioni, di tutte le schiavit, di tutte le ingiustizie, per il socialismo!

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La grande ora storica attuale vi chiama, o lavoratori, vi sospinge ormai alle conquiste decisive. Esige da ciascuno di voi spirito di sacrificio e la fede pi viva e fiammante; lofferta di tutta lanima vostra, di tutte le vostre energie, il vostro braccio, e se occorre, la vita. Ed ognuno sia pronto per la grande ora decisiva. Viva il socialismo!

Documenti nn. 3, 4, 5 Tre istantanee riguardo al conflitto interno alla Camera del lavoro di Roma, tra interventisti e neutralisti. Il primo documento (doc. 3) una relazione informativa del prefetto romano al ministero dellInterno, in data 18 febbraio 1915. Il secondo (doc. 4) un rapporto prefettizio risalente al 24 aprile dello stesso anno. Nel terzo caso (doc. 5) trattasi di un articolo de Il Messaggero che, in data 24 novembre 1916, d conto della prima riunione della frazione interventista della CDL. Nellautunno 1916, la componente interventista, dellancora per poco unitaria CDL romana, era riuscita a imporre lesclusione dei rappresentanti pacifisti intransigenti, di diverse leghe e cooperative dal voto, per il rinnovo della Commissione direttiva. Ma le elezioni le avevano comunque assegnato una maggioranza risibile sui neutralisti. Incaricato di effettuare uninchiesta, il socialista riformista Luigi DAragona si era proposto come arbitro tra le due fazioni in lotta, offrendo loro una gestione paritetica della Camera fino alla fine della guerra. Gli interventisti avevano per rifiutato, accusando DAragona di scorrettezze procedurali e deponendo Giovanni Monici da segretario propagandista. Espulsi dal direttorio, socialisti e anarchici neutralisti costituivano un nuovo organismo camerale, la CDL pacifista di piazza Madonna dei Monti.

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Documento 3:
Di seguito alla lettera del 17 corr. di pari numero, informo che la Commissione direttiva della locale Camera del lavoro, nella riunione di ieri sera, discutendo in merito alladesione al comizio indetto dal Partito socialista contro la guerra domenica prossima 21 corr. ha votato il seguente ordine del giorno. La Commissione direttiva, in seguito allinvito del Partito socialista per il comizio indetto per il 21 corr., constatato che la Camera del lavoro ha avuto occasione di pronunciarsi a mezzo del suo consiglio generale solo allinizio della guerra; che a tanta distanza di tempo, si ritiene doveroso di riprendere in esame la questione e di formare oggetto di prossima discussione al consiglio generale stesso; si astiene perci dalladerire allinvito di cui sopra. Tale ordine del giorno, contrario alladesione al comizio contro la guerra, determinato per dal fatto che essendo alla Camera del lavoro inscritti, oltre a numerosi socialisti, anche parecchi repubblicani, sindacalisti, ed anarchici aderenti al Fascio dazione rivoluzionaria od altrimenti favorevoli alla guerra, i dirigenti la Camera stessa, nel timore di gravi scissioni nella massa organizzata, hanno adottata la predetta deliberazione, nonostante siano per la maggior parte inscritti al Partito socialista. Risulta per, che malgrado lapprovazione di tale ordine del giorno, dovuto soltanto a speciali considerazioni di ambiente, gli appartenenti alla Camera del lavoro, iscritti allUnione socialista romana od altrimenti contrari alla guerra si troveranno numerosi al comizio di domenica, invitati dagli stessi dirigenti la Camera del lavoro predetta. I repubblicani poi, a mezzo del noto Mario Baldazzi, stanno facendo in questi attiva propaganda tra i compagni di fede dei Comuni dei Castelli e particolarmente in Marino e Genzano perch accorrano numerosi al comizio di domenica a Roma, allo scopo di impedire con lazione pi audace dei repubblicani dei Castelli che la riunione proceda ordinata e si adottino in essa deliberazioni per il mantenimento della neutralit. Il prefetto Aphel

Documento 4:
La sera del 21 andante, si nuovamente riunito il consiglio generale della Camera del lavoro per ultimare la discussione sulla questione della guerra. Alla riunione, presieduta dal tipografo repubblicano, Giuseppe Caramitti, parteciparono circa 60 rappresentanti. Dopo breve discussione, a cui presero parte Sabbatini, Verdecchi a favore dellintervento e Sottovia e Parpagnoli per la neutralit, venne posto in votazione il seguente ordine del giorno presentato dal repubblicano Piccolomini: Il Consiglio generale delle Leghe aderenti alla Camera del lavoro, discutendo lattuale momento politico, che non [illegibile] si ripercuote sulla situazione economica; visto che la guerra attuale non altro che lespressione prepotente degli imperi centrali, che la fomentarono; plaudendo al popolo serbo ed al glorioso Belgio, ribelle alla prepotenza teutonica che voleva sopprimere con essi tutti quei popoli ribelli al dispotismo; visto che la vittoria degli imperi centrali minerebbe lelevazione politica, economica, e sociale; ricordando il passato a evitare danni per domani, fa voti che a schiacciare i detti governi e popoli, che tradirono linternazionale, intervenga il popolo italiano con le sue armi e farla finita, a solo titolo di solidariet ed a prescindere da qualsiasi interesse borghese, al solo dovere di umanit. Detto ordine del giorno venne respinto con 35 voti contro 17 favorevoli. Si approv, invece, dopo gli opportuni chiarimenti, allunanimit, lordine del giorno di conciliazione dellanarchico Ettore Sottovia, col quale, lasciandosi impregiudicata la questione della neutralit o dellintervento, si afferma particolarmente la necessit di mantenere salda ed integra lunit proletaria. Detto ordine del giorno cos compilato: Il Consiglio generale della Camera del lavoro di Roma, chiamato a dare il suo parere in merito allattuale guerra e sulle provvidenze da adottarsi per esercitare con successo, una determinata azione ed agitazione del proletariato organizzato; dichiara essere irriducibile lavversione del proletariato a tutte le guerre, in quanto i conflitti armati tra le nazioni si risolvono sempre a beneficio degli interessi borghesi nel con-

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VALERIO GENTILI trasto dei quali ogni guerra trova la sua principale origine; afferma che, pi delle polemiche sulla guerra, interessi alla Camera del lavoro sollevare la classe operaia, onde si ribelli contro la esosa prepotenza dei proprietari di case e degli speculatori di viveri; e poich non c vita senza bastevole nutrimento, senza un decente tetto e senza lavoro, conviene meglio alla massima istituzione operaia romana ravvivare la sua gi iniziata opera di propaganda contro il caroviveri il caro pigioni e la disoccupazione. Stabilisce, perci, che gagliarda ed efficace si svolga in tal seno la propaganda istigatrice della Camera del lavoro, onde lagitazione sia portata a compimento, specie se la guerra dovesse intervenire a peggiorare le condizioni dei lavoratori ed alterare a loro danno i rapporti economici della Nazione; si augura che, nello svolgersi di date agitazioni, il proletariato mantenga la sua unit salda e concorde onde, risoluto vittoriosamente lurgente problema della vita, pi che alla guerra, pensi a continuare loffensiva rivoluzionaria preparando lestremo colpo agli istituti antisociali che lopprimono; ammonisce, infine, il Governo a non speculare sulle momentanee divisioni delle classi popolari, esercitando la repressione sanguinosa dei conflitti, come a Reggio Emilia, giacch ogni tentativo di resuscitare la reazione troverebbe concorde nel deprecarla tutti i partiti, bench oggi divisi e contrastanti le organizzazioni proletarie. Invita pertanto la Commissione direttiva e le sezioni aderenti ad uniformare ai suesposti criteri la loro opera ed a lavorare indefessantemente a che rimanga integra e salda lunit proletaria che condizione indispensabile ad assicurare al proletariato la vittoria finale contro loppressione autoritaria e lo sfruttamento capitalistico. La riunione si sciolse poi senza incidenti. Il prefetto Aphel

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Ieri sera si sono radunati nei locali del circolo Garibaldi i rappresentanti al Consiglio generale della Camera del lavoro della frazione interventista. Erano rappresentate le seguenti leghe: Rivenditori Generali Ciclisti e distributori giornali conciatori pelli raccoglitori e salatori di pelli Fuochisti di fornaci Fornaciai riuniti Lavoratori dello Stato, sez. tabacchi, sez. Banca dItalia, sez. scavi e monumenti e sez. zecca Lega carrettieri materiali laterizi Carrettieri facchini dei mulini Stuccatori Infermieri ospedali Spazzini Portieri dellIstituto case popolari Trippai del mattatoio Federazione del libro, sez. compositori, fonditori e monotipisti Dipendenti Gondrand Unione marmisti Cooperativa conducenti vetture Lavoranti in legno Tipografi Giardinieri comunali Vetturini Sez. femminile lavoratori del libro Sez. guerra e altre. Dopo unampia discussione fu approvato a unanimit il seguente ordine del giorno: Ladunanza dei rappresentati al Consiglio generale della Camera del lavoro, sostenitori dellattuale commissione direttiva, visto latto arbitrario del DAragona, il quale, sfuggendo alla discussione ed impedendo alla commissione dinchiesta di pronunciarsi ha emesso un giudizio contrario alla verit e personale; Considerando che tale contegno del rappresentante della Confederazione del lavoro ha reso vane le disposizioni conciliative della parte vincitrice nelle elezioni, fa invito alla commissione direttiva di rimanere in carica e di procedere regolarmente nei propri lavori, senza curarsi degli ingiusti attacchi degli avversari.

Documenti nn. 6, 7, 8 Si tratta di articoli dellAvanti!, apparsi sul quotidiano socialista in occasione di tre fasi particolarmente calde della lotta sociale e politica nella capitale. Il primo (doc. 6) una sorta di bilancio politico istantaneo dello sciopero generale del 10 aprile 1919. Per il doc. 7, trattasi di una risoluzione della CDL roma181

Documento 5: Alla Camera del Lavoro la riunione dei rappresentanti di parte interventista (Il Messaggero, 24 novembre 1916).

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na in relazione agli attacchi squadristi subiti dai ferrotranvieri in sciopero nel luglio dellanno successivo. Il doc. 8 un reportage dello stesso periodo del precedente, luglio 1920, dal fronte delloccupazione delle fabbriche. Documento 6: Lo sciopero internazionalista di solidariet con la Settimana rossa di Berlino (ed. piemontese, 11 aprile 1919).
Roma borghese veramente inferocita. Quello che avvenuto non se lo aspettava proprio. Dopo aver detto per quattro anni che il proletariato romano altamente patriottico e che non da confondersi con quello delle altre citt e che nemico del bolscevismo, ecco questo proletariato paralizzare di un tratto la vita della capitale per uno scopo altamente, squisitamente patriottico! E parlano gi di vendette, parlano di rivincite e parlano di sorprese. Alcuno pi furbo, cerca di diminuire la importanza straordinaria dellavvenimento per il fatto che s tutto svolto con calma e che la rivoluzione non scoppiata a Roma. Evidentemente speravano qualche cosa oggi. Ma noi non facciamo il loro comodo. A noi bastato oggi sfatare la leggenda che il proletariato romano il pi apolitico ed il pi insensibile alle manifestazioni politiche. Noi abbiamo voluto dimostrare che i quattro anni di guerra hanno prodotto un notevole mutamento nello spirito e nella energia dei lavoratori di Roma i quali, restati fedeli al Partito Socialista, hanno mostrato oggi che seguono di pari passo il movimento di preparazione dei lavoratori di tutta Italia.

Il Consiglio generale, atteso che elementi militaristi del pescecanismo nazionalista corruttori e sovvertitori di ogni ordine sociale provocatori della guerra civile, sostenuti dagli esponenti locali dei poteri governativi, hanno nuovamente sfogato il loro rabbioso livore ripetendo vigliacche aggressioni e violenza ai lavoratori che intendevano col ripristino del servizio tramviario riaffermare il diritto alla libera manifestazione del proprio pensiero; ravvisando nella persistente provocazione la sfida che il proletariato deve saper raccogliere; delibera la prosecuzione dello sciopero generale e di convocare a comizio generale la classe lavoratrice per domattina alle ore 10 solari a piazza S. Croce in Gerusalemme.

Documento 8: Come si svolge la vita allinterno di una fabbrica occupata (ed. romana, 7 luglio 1920).
In giro per gli stabilimenti Una domenica nel chiuso delle officine, dopo sei giorni di lavoro sfibrante, un avvenimento nuovo per le masse proletarie, specialmente in questa Roma spensierata che in tal giorno si riversa in allegra comitiva nei ritrovi dei Castelli. Erano le 17 quando entriamo nella FIOM (gi FATME) ai Cessati Spiriti. La sentinella, armata di fucile, ci saluta militarmente e ci presenta al direttore Gabellini, un ex-capo tecnico che nellora della prova non ha abbandonato la massa, e al commissario di fabbrica, Tonom, un giovane serio, ponderato, che sente tutta la responsabilit della carica di cui investito. Allombra della bandiera rossa che sventola sulla sommit della torre, si svolge una festicciola di famiglia: un piccolo concerto formato di strumenti primitivi e improvvisati, suona gli inni rivoluzionari cantati ed applauditi dalle maestranze, un operaio dalla voce potente canta alcune romanze. Non si direbbe che nellandare della battaglia ci possa essere tanta serena allegria.

Documento 7: La Camera del lavoro per lo sciopero generale contro le violenze ai tramvieri (ed. romana, 23 luglio 1920).

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VALERIO GENTILI Il compagno Zannerini, della Direzione del Partito, sale su una tribuna improvvisata e arringa gli operai al grido di Viva il Socialismo. Ci che impressiona nei grandi saloni di lavorazione la singolare pulizia delle macchine, lordine perfetto di tutti gli utensili. Appese al muro notiamo anche delle grandi mazze che dovrebbero servire per il sabotaggio se sar necessario. Sopra un grande tavolo sono allineati gran numero di apparecchi telefonici completi e un operaio ci dice che questi apparecchi vengono a costare, mano dopera compresa, 190 lire e sono rivenduti a 850!. Sopra ogni muro stato disegnato lo stemma dei Soviet, e in ogni angolo figurano iscrizioni, rispecchianti principii schiettamente socialisti, Chi non lavora non mangia Onest e lavoro: ecco il nostro scopo Speziamo catene e lacci A dure prove il nostro cor temperato Non vogliamo ricchezze in oro, ma libert e simili. Sulla facciata dingresso scritto a grandi caratteri: La nostra parola dordine fratellanza. Visitiamo gli uffici damministrazione, presieduti da un operaio gi sergente furiere. Tutto annotato con scrupolo: i prelevamenti, le ore lavorative, le presenze, la produzione. In un grosso registro, chiamato giornale, vengono descritti gli avvenimenti della giornata, e alla sera ne viene data lettura agli operai. Il magazzino viveri, il pronto soccorso sono tenuti nel massimo ordine []. Per dare unidea di come sia aumentata la produzione alla FATME, dove si fabbrica materiale telefonico, il numero dei dadi fabbricati in pi dei giorni ordinari va da 28 al 50. Lorganizzazione difensiva Sui tetti delle officine, alle porte dingresso, vigilano le sentinelle rosse, muniti di bracciali offerti dalle operaie. Nel recinto sono distribuiti vari corpi di guardia, che si avvicendano nel servizio e attorno ai muri sono stati recentemente stesi dei reticolati di fil di ferro spinato. La

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sentinella vigila che nessun elemento estraneo sintroduca nellofficina e d lallarme. Di notte vengono accese delle lampadine rosse e il servizio di vigilanza rafforzato. Queste le misure esterne, visibili, ma vi sono anche qui i segreti di una ben organizzata difesa militare, che potrebbero far costare caro alla forza pubblica un tentativo di invasione.

Documenti nn. 9, 10, 11 LAssociazione romana degli Arditi del popolo e la sua azione politico-militare, viste da tre angolazioni diverse. Il primo documento (doc. 9) uno stralcio del libro di Italo Toscani, Socialista! Luigi Morara nella storia del socialismo romano. Storiografia socialista postuma, quindi, sullaffaire Arditi: si noti come nella rievocazione delle gesta dellorganizzazione si faccia riferimento a questultima come a un prodotto dellattivismo di taluni elementi del partito. Significativamente, la figura del tenente Argo Secondari, iniziatore del movimento, viene sostituita da quella dellallora deputato socialista Giuseppe Mingrino. Non vi traccia alcuna, nello scritto, della reale matrice combattentistica dellassociazione. Per il documento successivo (doc. 10), trattasi della cronaca, coeva, dei tumulti scoppiati a San Lorenzo in occasione della tumulazione della salma del bersagliere Enrico Toti. Larticolo, comparso sul quotidiano comunista LOrdine Nuovo del 26 maggio 1922, opera di Palmiro Togliatti. Si noti come nella descrizione dei convulsi avvenimenti, in obbedienza alla rigida linea dellesecutivo bordighiano del Comitato centrale che imponeva a tutti i militanti il boicottaggio degli Arditi del popolo, non si faccia mai riferimento allassociazione, principale organizzatrice della furiosa reazione del quartiere alle provocazioni delle squadre nazional-

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fasciste. Il doc. 11 una testimonianza del militante comunista Angelo Menichelli (in E. Rava, I compagni. La storia del PCI nelle storie dei suoi militanti) sul clima politico nella Roma del biennio 1921-22. Documento 9:
Lidea buona e generosa, per quanto parta evidentemente da una pregiudiziale di inferiorit. Difesa e non assalto. Gli Arditi del popolo debbono difendere, non aggredire. E a Roma si dice che chi mena per primo mena due volte. In ogni modo, proverbio o non proverbio, anche Morara favorevole alla iniziativa, uscita dalla fervida mente di un exufficiale degli Arditi: Giuseppe Mingrino. Che ne riceve lapprovazione e linvestitura di comando dal Comitato dellUnione Socialista Romana, di cui fa parte Morara. La grana scoppia quando si tratta del [] reclutamento. Non la diffidenza, del nostro Giggetto, ma la prudenza che nasce dalla esperienza gli consigliano di chiedere severissimi criteri, diciamo cos, di arruolamento. Elementi sicuri, con precedente iscrizione al Partito. Non soltanto i pi coraggiosi ma i pi fedeli. La trama del setaccio cos stretta e cos severa mette paura a parecchi dei suoi interlocutori. Elementi provatissimi come Michele Capozza sono invece del parere che non si debba andare tanto per il sottile. Occorre gente che non abbia paura e che sappia, alloccorrenza, menar bene le mani. Lelemento base sar di facile e sicuro reperimento nella massa degli smobilitati che affluita e si stringe attorno al Partito. Purtroppo, diciamo purtroppo in base alle successive esperienze, la tesi di Morara non prevale. Il capitano Mingrino far lui la scelta dei suoi uomini. E ne far anche per la prima volta la prova in piazza a Roma il 6 luglio del 21. Indubbiamente, in un primo tempo, leffetto psicologico tra i fascisti risulta abbastanza efficace. Lidea che, dora in poi, le squadracce urlanti e minaccianti potrebbero non trovar pi davanti a loro uomini inermi o donne in lagrime, ma giovanotti risoluti e preparati a rintuzzare o-

gni offesa, un buon calmante anche per gli spiriti pi accesi e gli elementi pi spericolati. Specie se accompagnata dai sintomi di una ripresa (ahim brevissima) di imparzialit da parte della forza pubblica. Sette fascisti uccisi dalle Guardie regie a Modena; 13 caduti sotto i moschetti dei carabinieri a Sarzana. forse sotto questa duplice ammonizione (Arditi e PS) che i fascisti firmano a Roma un (effimero) patto di tregua. Il che consentir a Luigi Morara di dedicarsi anima e corpo, secondo le sue tradizionali abitudini, alla preparazione della grande manifestazione del proletariato romano per Sacco e Vanzetti, detenuti ingiustamente in America, dove, altrettanto ingiustamente, saranno impiccati sei anni pi tardi. Basta per questa pausa di [] distrazione umanitaria, perch il pericolo mortale si riaffacci allorizzonte. I fascisti, che malgrado tutto avevano seguitato a esercitarsi, un po in sordina, nelle altre regioni dItalia, pensano di poter approfittare di questa [] distrazione sentimentale del proletariato romano per farsi vedere di nuovo nella capitale. Squadracce che vengon di fuori, naturalmente, perch i fascisti romani scapperanno fuori dalle loro sedi molto pi tardi. Questi che arrivano intanto son gente che si lordata di sangue le mani in Umbria e specialmente nella faziosa Toscana. E che, dopo aver provocato inutilmente la cittadinanza, in silenzio con la sua sola presenza per le vie della citt, ritiene di poter concludere la dimostrazione con una sanguinosa bravata proprio allatto della partenza. Un litigio e tre ferrovieri uccisi alla stazione Termini. Naturalmente i fascisti non partono pi. Anzi ricevono rinforzi, perch Roma insorge, tutta intera, intorno alle salme delle povere vittime e fa cerchio intorno al gruppo degli assassini che ricevon rapidissimo soccorso di uomini e di mezzi dai pi vicini centri di raccolta. Ma Roma in piedi, e questa volta non disposta a cedere, costi quello che costi. Gli Arditi del popolo si battono bene, ma vicino a loro, insieme a loro, c tutto il proletariato della nostra citt. Tre giorni di battaglia durissima in cui la forza pubblica mantiene, fortunatamente, la sua neutralit. Il che dimostra che, senza lomert del Governo il fa-

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VALERIO GENTILI scismo non avrebbe quasi certamente prevalso. Per quello che riguarda la nostra citt, si pu dire che la parola dordine viene rispettata fino in fondo nessuna tregua finch tutti i fascisti, fino allultimo, non se ne saranno andati. Il tragico bilancio si conclude il giorno 11 novembre. Otto morti (di cui tre fascisti) e non so quante decine di feriti e di arrestati. Ma gli invasori se ne vanno, questa volta con la coda tra le gambe.

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questo senso gli operai comunisti e i proletari tutti del quartiere di S. Lorenzo hanno dato un esempio che sar bene sottoporre allattenzione di tutti i lavoratori. La parata di forze fasciste era stata preparata con cura. Il nostro Comunista aveva avuto occasione di segnalare a pi riprese i sintomi e denunciare persino alcuni episodi materiali della preparazione, come il versamento di una forte somma di denaro compiuto dalla centrale dei Fasci alla sezione di Roma: a quale scopo facile immaginare. Ieri poi loccasione era pi che propizia data la coincidenza della festa del 24 maggio, con la tumulazione dei resti del bersagliere romano Enrico Toti, cio con una cerimonia nella quale si raccoglieva un discreto numero di elementi sentimentali, atti a influire sullo stato danimo di una popolazione in cui predominano elementi piccolo borghesi come la romana. Si ricordi che in tutte le citt dove il fascismo riuscito a prendere piede, i primi fatti sono stati organizzati in modo da mettere nella peggiore posizione possibile di fronte allopinione pubblica i difensori della vita e della libert dei lavoratori. Pronta reazione Ora, mentre si compiva una cerimonia per la quale si era riusciti a suscitare linteresse ed anche la simpatia di vasti strati di popolazione e mentre si cercava di far passare insieme la prima manifestazione in grande stile del fascismo armato, bisogna rendere onore alla freddezza e alla risolutezza di animo degli operai che alla prima provocazione non hanno esitato a impugnare le armi e a chiamare tutti i lavoratori alla lotta. Inutile discutere sul carattere di questa provocazione, su chi abbia sparato il primo colpo e chi per primo abbia risposto. Dai fatti di novembre in poi era tacita convenzione fra i lavoratori di Roma che le squadre fasciste armate non dovevano metter piede nei quartieri popolari. Gli operai comunisti di San Lorenzo hanno tenuto fede alla promessa e per questo, oggi, i lavoratori di Roma si sono raccolti intorno ad essi in atto di solidariet. E si badi che se iniziatasi la lotta non si fosse immediatamente scatenata nel quartiere la forza pubblica, le perdite dei fascisti sarebbero state tali da far loro passare per sempre la vo-

Documento 10: Violenze fasciste in occasione del trasporto della salma di Enrico Toti (LOrdine Nuovo, 26 maggio 1922).
Non vi molto da aggiungere sul modo come sono avvenuti i gravissimi fatti di ieri sera nel quartiere San Lorenzo. Nella popolazione del luogo regna tuttora una vivissima agitazione e uno stato quasi di terrore per il modo come i fatti si sono svolti; e il raccogliere notizie su casi particolari cosa disagevole sia per questo motivo sia per le condizioni in cui il quartiere si trova tuttora tenuto militarmente dalla forza pubblica. Nelle grandi linee i fatti si sono svolti come ho indicato ieri sera. La vera origine dei conflitti La causa di tutto da vedersi in ci: che la popolazione proletaria di Roma segue da un po di tempi con attenzione e con preoccupazione i tentativi di affermarsi e di svilupparsi del fascismo laziale. Inutile ricordare la lunga serie di incidenti di Tivoli e di altri luoghi della campagna romana; inutile dire che dappertutto nella popolazione rurale e in quella della citt il proposito di non lasciare libert alla violenza armata dei fascisti stato sempre vivissimo. Bisogna aggiungere, a onor del vero, che la resistenza ha avuto i suoi naturali centri di raccoglimento nei luoghi dove esistono buone minoranze inquadrate dal nostro partito e decise a dare a tutti i lavoratori lesempio e la parola dordine della lotta di difesa con ogni mezzo contro il nemico armato. In

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VALERIO GENTILI glia di oltrepassare le porte o le mura che cingono il centro della citt. N poteva essere altrimenti dato il carattere di insurrezione popolare generale che il movimento ha assunto questa la cosa singolare mentre era da poco sfilato per la grande via Tiburtina il corteo con le autorit cittadine, sindaco, prefetto, ecc. inquadrate da una quantit strabocchevole di forza pubblica. Risulta infatti che gli scontri sono incominciati mentre gi la salma del Toti era entrata nel cimitero e mentre gran parte del corteo era tutta fuori e le squadre fasciste avevano appena oltrepassato la porta San Lorenzo. I primi gagliardetti fascisti hanno incominciato a sfilare in mezzo a un triplice cordone di carabinieri e guardie e, naturalmente, il contegno degli squadristi ha suscitato subito il pi grande nervosismo tra i presenti. Gli squadristi marciano da conquistatori ma la smettono subito non appena la folla che poco prima ha applaudito alla salma, si serra intorno ad essi minacciosa. Il corteo viene spezzato dalla folla interpostasi a impedire lulteriore ingresso delle squadre nel quartiere. Immediatamente si diffonde il panico; negozi e finestre si chiudono e in mezzo alla folla resta chiuso persino un plotone di guardie regie a cavallo comandate da un colonnello. Da questo allinizio del fuoco corre un attimo. Il primo colpo viene sparato davanti alla casa dove si trova la stazione di PS e dove sono gli squadristi nazionalisti, mentre le squadre fasciste tentano rapidamente, voltando per via dei Sardi, di investire i locali del Circolo comunista. La battaglia comincia Allora il fuoco diventa generale uno squadrone di guardie regie viene preso fra due gruppi che sparano e per primo cade un tenente mentre numerosi militi sono appiedati. Cosa singolare, e che dimostra, come dicevo prima, la freddezza danimo mantenuta dal popolo, proprio in quel momento su piazzale di Campo Verano cio a poche centinaia di metri di distanza, le autorit sono raccolte e stanno facendo discorsi alla salma. La voce del sindaco Valli trema, ed egli infine tronca a mezI fascisti scompaiono

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zo il suo dire: il fuoco alle sue spalle si fatto generale. Allora avviene un fatto degno di nota: gli ufficiali dei bersaglieri ordinano ai soldati di caricare le armi e si concertano tra di loro per dare al quartiere un assalto militare in piena regola. Ma i bersaglieri tengono un contegno tale da dissuadere i capi dal proseguire. Un alto ufficiale si fa avanti e propone di lasciare le mani libere ai fascisti. Infine il comando viene assunto dal colonnello Stagno fino allarrivo dei nuovi funzionari inviati dalla Questura Centrale insieme con le due auto-blindate ed uno squadrone di cavalleria. Le autorit militari e cittadine scompariscono e si impegna la battaglia vera e propria. Descriverla impossibile. Ecco quanto ne dice il Paese il quale per si fatto uno studio di attenuare ogni cosa per motivi facili ad essere compresi: Dalla strada e dalle case laterali a via San Lorenzo e da questa si continua a sparare. Da numerose finestre dei palazzi circostanti vengono esplosi colpi di rivoltella senza interruzione, colpi che echeggiano sinistramente. Si vedono bagliori rossi rompere in alto le tenebre della sera e si odono i fischi delle pallottole che si incrociano. Le imposte di varie finestre si aprono fulmineamente e da ognuna di esse una mano armata di rivoltella spara tutti i colpi dellarma, poi si ritira: quindi tosto la finestra si richiude. I pochi funzionari presenti e gli agenti investigativi cercano scampo nei rari portoni gi rigurgitanti di fascisti, nazionalisti e cittadini che vi hanno cercato uno scampo; specialmente nel portone segnato col n. 168 di via Tiburtina si assembrano in uno viluppo di terrore ci sia lasciata passare la frase funzionari, agenti, cittadini, giornalisti, fascisti, nazionalisti, donne, bambini i quali ultimi urlano per lo spavento. Di tanto in tanto si odono anche colpi di moschetto che diffondono un senso di tristezza e di morte. Sono le guardie-regie che dalle terrazze e dalla strada sparano nervosamente e rabbiosamente.

Per timore che dalle finestre si continui a sparare, vengono piazzati a tutti gli angoli delle strade, da campo Verano e Piazza Tiburtina,

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VALERIO GENTILI plotoni di guardie regie e carabinieri i quali aprono un fuoco tambureggiante contro le finestre dei palazzi. Pezzi di intonaco si staccano e si frantumano al suolo. Cadono pezzi di imposte. Ogni luce nelle case spenta perch il pi piccolo bagliore viene preso di mira da centinaia di moschetti che tirano allimpazzata. Ormai tutti hanno perduto la testa. Si spara per sparare. Le auto blindate sparano a salve: ma i colpi accrescono il terrore e la confusione in tutto il quartiere. E la battaglia si estende sempre pi in tutte le numerose viuzze del popoloso rione. Giungono le autoambulanze militari su cui vengono caricati alla rinfusa i feriti raccolti lungo la strada. Per parte nostra aggiungiamo che in questa seconda parte della battaglia i fascisti sono completamente scomparsi: si tratta solo della furia scatenata delle guardie regie le quali passano subito allassalto delle case. Il Circolo comunista viene invaso ma dentro non vi nessuno; allora si sfondano le porte degli appartamenti sovrastanti a colpi di scure e si arrestano tutti i presenti. Altri pattuglioni battono gli appartamenti di via Sardi e di via Maruccina, di via Umbria e di via Volsci dove vengono arrestati in massa uomini, donne e ragazzi. Gli arrestati vengono tracinati lungo la strada senza alcun senso di umanit. Prima ancora che si sia stabilita la loro responsabilit, innocenti e colpevoli sono spinti col calcio dei fucili. Agenti e carabinieri infieriscono tristemente comportandosi in forma violenta e bestiale. Scene di barbarie Alla gente che si arresta si fanno alzare le mani per vedere le tracce della polvere da sparo e poi cominciano le scene di barbarie. Gli episodi non si raccontano. Le donne sono state prese alla rinfusa insieme con gli uomini e trattate allo stesso modo. Una bambina ha avuto il braccio spezzato da un colpo di moschetto sparato a casaccio. In seguito per tutta la notte si continu ad arrestare e per tutto il giorno il quartiere venne tenuto militarmente. In queste condizioni, e dato il modo come si erano svolti i fatti, la proclamazione dello sciopero generale venne opportunamente e subi-

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to a dichiarare che i lavoratori i quali avevano preso le armi per la difesa delle loro sedi, delle loro case e della loro vita avevano fatto bene e avevano diritto alla piena, completa, incondizionata solidariet di tutto il popolo di Roma. La completa riuscita dello sciopero La deliberazione di sciopero generale presa poco prima delle 24 dalla Alleanza del Lavoro e dal Comitato di difesa proletaria, venne resa nota dal seguente manifesto: In seguito ai luttuosi fatti di San Lorenzo, alle ingiustificate provocazioni della Polizia, alle intimidazioni e minacce esercitate verso i lavoratori che proseguivano pacificamente il loro lavoro, il Comitato di difesa proletaria e lAlleanza del lavoro, riuniti di urgenza, hanno deciso la proclamazione dello sciopero generale che stato iniziato questa notte alle 24. Lo sciopero esteso a tutte le categorie. Sono sospese tutte le riunioni di categoria e gli operai debbono rimanere nei loro quartieri pronti a respingere ogni provocazione. Alla dichiarazione fatta dagli organi dirigenti, il proletariato ha risposto in modo meraviglioso dimostrando che, anche se gli organismi direttivi fossero venuti meno al loro dovere, spontanea sarebbe stata ugualmente la dimostrazione di solidariet con i combattenti. Questa mane sono usciti tre giornali del mattino, ma le squadre tipografiche diurne non sono entrate al lavoro e quindi sono mancati tutti i giornali del pomeriggio e della sera. Le altre categorie si sono tutte astenute dal lavoro. Lastensione dei commessi ha costretto anche la maggior parte dei negozi a rimanere chiusi. Roma ha avuto quindi per tutto il giorno anche nelle vie del centro, di solito tanto affollate, un aspetto lugubre e cupo. La parola dordine lanciata dagli organismi proletari era quella di rimanere nei rioni popolari pronti alla difesa; e cos avvenuto. Le precauzioni della forza pubblica sono state del resto enormi. Fin dal mattino oltre il quartiere San Lorenzo stato occupato militarmente il Testaccio e il quartiere delle case dei tramvieri fuori Porta Santa Croce. Quivi sono stati invasi dalla forza pubblica i locali del Circo-

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VALERIO GENTILI lo comunista. Tre compagni che si trovavano nei pressi sono stati arrestati perch trovati in possesso della tessera del Partito. Occupati militarmente sono anche i pressi della Camera confederale del lavoro e quelli della Camera sindacale. Gli incidenti di ieri La mattina trascorsa calma. Gli incidenti hanno incominciato a svolgersi nel pomeriggio. Gruppi di fascisti circolando per le vie del centro hanno qua e l provocato i passanti ma senza conseguenze. Solo verso le 16 i diversi gruppi si sono riuniti e sono mossi inquadrati dalla sede del fascio verso i loro obiettivi. Ha avuto luogo anzi tutto una sfilata per il Corso da piazza Venezia a piazza del Popolo e gli squadristi in numero di circa 400 sono stati preceduti, seguiti e fiancheggiati da guardie regie a cavallo. Finita questa prima parte della rappresentazione a gruppi i fascisti si sono diretti verso via della Scrofa e via Zanardelli ove si trovano i diversi uffici di redazione e di cronaca del Comunista. Lattacco ai locali di via Zanardelli viene tentato da piazza Navona e piazza Nicosia ma finisce perch giungono squadroni a cavallo. Le squadre si disperdono per le viuzze laterali altre che tentano la via che conduce a San Lorenzo sono disperse alla Esedra. Fino alle 21 non si ha notizia di altri incidenti. Sono continuati gli arresti nei quartieri popolari. Tra gli altri si dice che sia stato arrestato Spartaco Stagnetti, segretario dellorganizzazione dei ferrovieri secondari. La notizia per non ci stata ancora confermata.

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la linea che effettivamente doveva esse, in mezzo cerano cinque, sei correnti nun sotteneva mai niente, me so iscritto al PC in via della Croce Bianca, cerano dei compagni che facevano i muratori poi il fascismo ha sbaraccato tutto. La marcia su Roma, me ricordo s. Noi qui de Monte Mario eravamo una decina, quella mattina che cera lo sciopero perch avevano ammazzato un ferroviere, me pare semo andati verso piazza del Popolo. Allora, andassimo noialtri, a piedi qui a Monte Mario quasi nun cera niente, niente tram, cerano quattro case, allora si camminava, mica adesso che uno pia er tram pe na fermata. L dicevano che cera il concentramento dei fascisti, a piazza del Popolo. Quanno noi due primi semo arrivati, channo preso e channo dato un fracco de botte. Hanno capito chi sera. L la gente mica camminava, ceravamo solo loro e noi fuori pe Roma. Fa vede la tessera degli Arditi del popolo. Fa vede la tessera degli Arditi del popolo, ce dicono. Ma la tessera degli Arditi del popolo nojartri nun ce labbiamo (ce lavevamo ma a casa; e poi gi, che se lavessi, effettivamente sarei tanto scemo da fattela vede). E allora hanno cominciato a men, me e quellartro a rotta de collo, han fatto tutto un botto; quanno vedo sto compagno mio che pareva morto pe terra, corro su pe vedello, ma ancora botte e tante botte buttavamo sangue da tutte le parti. Allora ci hanno lassato sta, ce semo lavati alla fontana. Ve porto allo sped dice uno che ci aveva la macchina. S je ho fatto ce porti allo speda, cos ce date unaltra botta, no, no. E cos ce ne annammo a casa, io passai dalla fidanzata che ci avevo a via della Camilluccia, per medicamme. E intanto Mussolini andava al potere.

Documento 11:
Io mero iscritto al Partito socialista nel 20; quando ho visto la posizione del Partito socialista che effettivamente era nun come doveva esse, me so iscritto al Partito comunista subito nel 21. Quanno se vedevano gli operai che scioperavano nelle fabbriche pe conto suo senza che venisse la federazione socialista, allora ma che stamo a fa? Io so passato subito al Partito comunista perch ho visto che quella nun era

Documento n. 12 Una relazione, novembre 1922, dellispettore inviato dal Fascio romano ai Castelli (in Ugo Mancini, Lotte contadine e avvento del fascismo nei Castelli Romani). Dopo la marcia su Ro195

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ma, lattivit, ormai cospirativa, degli Arditi del popolo si sposta dalla citt al circondario.
Al segretario della sub federazione dei Castelli romani. Si compie il dovere di portare a conoscenza della S. V. quanto segue: Continua costantemente lostentazione degli abboccamenti fra il Commissario Rella sig. Carlo, il Sindaco e gli assessori comunali; atteggiamento che ha lo scopo, e vi riesce perfettamente, di inorgoglire i comunisti pi pregiudicati, i quali sapendo cos di essere protetti, vanno costantemente armati, provocando e minacciando. La sera del 18 corr. stata effettuata unaggressione del Segretario politico dei Fasci della sub federazione di cost cap. Santovetti, da 2 inviati da Roma; laggressione fu fatta dentro la sede del Fascio, che proprio sulla piazza principale, ed ha lasciato indifferente il Rella che si limit a dire in presenza di molto pubblico, che lui si sarebbe regolato alluscita dei contendenti. La sera del 20 il comunista Tappittu tirava dei colpi di rivoltella ad alcuni fascisti, lungo la passeggiata principale. Fu arrestato e condotto in carcere dagli stessi fascisti senza alcun intervento della pubblica autorit. La sera del 21 poi due nuovi emissari, comandanti i battaglioni degli Arditi del popolo di Roma, noti pregiudicati tale Aloisi Arduino e Baldazzi [Vincenzo] giungevano a Frascati indisturbati sparavano revolverate contro alcuni fascisti, sempre assente la Pubblica Sicurezza, ripartivano per Roma indisturbati e per tale fatto pendente un giudizio di mancato omicidio.

marzo 1928. Secondari visto attraverso gli occhi del nemico, dunque. Si cerca, per ovvi motivi di natura politica, di accreditare la pazzia del comandante come tratto distintivo del suo carattere e non come conseguenza della violenta aggressione squadrista subita allindomani della marcia su Roma. Parossistica la ricostruzione degli scontri a latere del corteo del 6 luglio 1921. Il secondo documento (doc. 14) la parte di un articolo comparso su Il Giornale del 22 maggio 1920, che riporta la sentenza di accusa del tribunale di Roma contro Secondari e complici per i fatti di Pietralata dellanno precedente. Lultimo documento (doc.15) un trafiletto comparso su Il Paese del 30 ottobre 1921. Indice, insieme ad altri articoli comparsi sulla stampa cittadina nello stesso periodo, del clima di crescente tensione in campo operaio in seguito al forzato abbandono di Secondari dellorganizzazione da lui fondata dopo la sua estromissione, senza regolare procedura, dal Direttorio nazionale degli Arditi del popolo, pilotata dal deputato socialista Giuseppe Mingrino. Documento 13:
La fuga degli Arditi Ci present un comune amico, nel basso ed istoriato salone del Circolo artistico di via Margutta, una sera di carnevale: Argo Secondari

Documenti nn. 13, 14 e 15 Tre articoli di giornale, risalenti a tre diversi periodi, sulla figura di Argo Secondari. Il primo (doc. 13) la rievocazione fantasiosa degli incontri avuti con il capo degli Arditi del popolo nellestate 1921, a opera dello squadrista romano Enzo Senzasono, nella rubrica Vecchio fascismo romano sul Piccolo del 3
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Un piacere ed un fortunato a mezza bocca e per l restammo un po freddi, incerti se stringerci o no la mano. Lui il capo temuto, lorganizzatore misterioso degli ancora pi misteriosi Arditi del popolo; io, il comandante di una Centuria fascista. Il caso ci aveva messo di fronte quella sera di un carnevale in un ambiente tanto lontano dalle lotte politiche ed un amico, un comune amico, ci aveva invitato allo stesso tavolo.

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VALERIO GENTILI Lo squadrai con una guardata. Dove lo avevo veduto prima di allora? Diamine non potevo ingannarmi: quellomettino piccolo e nervoso, bruno, con gli occhi vivi penetranti animati da una strana luce, io dovevo pur averlo veduto in qualche posto Dove? Argo Secondari Ci rivolgemmo una lunga serie di domande, frugammo un po nella memoria, ci domandammo a vicenda qualche notizia sul nostro passato: gli studi, il servizio militare, la guerra. La guerra finalmente avevamo trovato! Ci eravamo conosciuti in guerra sul Grappa e pi precisamente sullAsolone: lui tenente degli Arditi ed io sottotenente, comandante il reparto dassalto della brigata Abruzzi. Insieme avevamo vissuto una giornata densa di fuoco, di piombo, di sangue. Ci demmo del tu, fraternizzammo, ricordammo episodi, localit, nomi e [] dimenticammo per qualche ora di essere irreconciliabili avversari politici. Argo Secondari, astrazione fatta dalla sua attivit sovversiva, era una simpaticissima persona: un po disordinato, un po sregolato, ma molto intelligente, duna intelligenza tutta luce, tutta sprazzi, che lo differenziava notevolmente dai suoi compagni di lotta e che nel campo sovversivo gli aveva permesso di imporsi anche ai capi pi temuti. Appartenente a una distinta famiglia di medici, sanitario esso pure, aveva abbandonato lesercizio della professione per dedicarsi allo studio delle scienze occulte e si era immerso nelle pi strane ricerche ermetiche, con una passione esagerata che lo portava a parlare continuamente con gli amici dei suoi pazzeschi tentativi. Quando ne parl con me ebbi subito la netta percezione del suo squilibrio mentale. E non mi ingannavo. Ambizioso fino allinverosimile, dotato di una sproporzionata concezione della propria forza e della propria potenza, si era gettato a cor-

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po morto nella lotta contro il fascismo con la speranza (lui diceva: certezza) di riuscire a raggiungere cariche ed onori che gli avrebbero data quella ricchezza che gli necessitava per le sue strane ricerche, e per gli studi ermetici. Questo era luomo che nel 1921 aveva creato in Roma ed in tutta lItalia centrale quella organizzazione armata contro il movimento fascista che aveva preso il nome di Arditi del popolo. Una riunione dello Stato Maggiore fascista Argo Secondari aveva reclutato i suoi uomini fra gli appartenenti alle organizzazioni giovanili sovversive: socialisti, comunisti, repubblicani e li aveva raggruppati in battaglioni: un battaglione per quartiere. Il quaranta per cento degli affiliati era costituito da pregiudicati e sorvegliati (per modo di dire!) dalla Polizia. I tuoi uomini sono tutti pezzi da galera dissi a Secondari, una delle poche volte in cui parlammo di politica. Mi guard, scroll le spalle e rispose: Sono quelli che ci vogliono per voi! Credi? risposi con tono beffardo. Ne sono certo! poi, mentre un lampo sinistro gli attraversava lo sguardo, soggiunse Te ne accorgerai tra giorni. E mi lasci. Qualche settimana dopo i giornali sovversivi annunciavano una grande adunata proletaria allOrto botanico per protestare contro la reazione fascista. Per quel giorno, inquadrati regolarmente, avrebbero fatto la loro prima comparsa ufficiale gli Arditi del popolo. Si era allora in uno dei pi critici periodi del dopoguerra: era il tempo della vilt pi schifosa da parte dei borghesi, infrolliti, timorosi, spaventati dagli stracci rossi. A Roma fra fascisti e nazionalisti non eravamo pi di cinquecento: cinquecento contro cinquemila! E gli Arditi del popolo ci avevano fatto sapere che in quel giorno avrebbero messo le bandiere rosse in piazza Colonna e ci avrebbero distrutti (era la parola esatta) con le loro bombe a mano.

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VALERIO GENTILI La vigilia del gran giorno alle dieci di sera, in casa di Calza Bini, allora capo del fascismo romano, ci riunimmo in venti o trenta tra i capi delle squadre fasciste e nazionaliste. Preparammo il nostro piano di resistenza: mi sembrava di essere ritornato ai giorni della grande guerra ed era veramente bello, veramente commovente, vedere quelle due o tre decine di uomini che, mentre lapatica Roma dormiva, vegliavano per preparare la difesa che doveva salvarla dallignominia della plebe rossa. Il piccolo salotto di Calza Bini era saturo di uomini. Alcuni nomi perch Roma ricordi ed oggi possa maggiormente apprezzare: Pollastrini, Gregoretti, Maraini, Igliori, Candelori, Guglielmotti, Corsi, Brigiutti, Maspes, Poggioli, Scambelluri, Salvitti, Senzasono, Fossi, Baldari, Pesci-feltri, Foschi, Sarocchi, Bissi, Freddi, Maggi, Quaranta. I capi del fascismo e del nazionalismo romano. Ognuno di noi ebbe un compito assegnato ben preciso: furono stabiliti collegamenti fra squadra e squadra, fra centuria e centuria ed ogni gruppo di uomini ebbe un punto di riferimento: un caff, un ristorante, una latteria, un posto insomma dove si potessero attendere gli avvenimenti senza destare lattenzione della Polizia e donde si potesse scattare da un momento allaltro verso il luogo della lotta. Alla mia centuria purtroppo spett un posto di seconda linea: il Bar Cillario a piazza Colonna. Mi sembrava di essere un imboscato di fronte a quelli che si trovavano in via Nazionale o in piazza di Pietra e che perci avrebbero dovuto ricevere prima di noi lurto dei rossi. Uno strano invito Ma il destino volle che le cose andassero, almeno per me, molto diversamente. Erano le tre del mattino quando la riunione ebbe termine: alcuni saluti frettolosi e ci congedammo dal nostro capo. Allangolo di via Giovanni Lanza (Calza allora abitava in via Cavour ed io stavo a piazza Vittorio) fui molto sorpreso nel vedermi fermare da

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due persone, e la sorpresa si tramut in stupore allorch mi accorsi che una di esse era Argo Secondari. Incontro voluto o capriccio del caso? Non lho mai saputo. Vi diamo molto da lavorare a quanto sembra mi disse Secondari mentre mi stringeva la mano. Mi accorsi subito che il capo degli Arditi del popolo era a conoscenza della riunione e perci credetti inutile mentire. Precauzioni necessarie risposi. Necessarissime non ne dubito ma forse inutili replic Secondari. Non darete battaglia? Al contrario, verremo ma la vostra resistenza sar inutile. Siete dunque tanto temibili? esclamai ridendo: poi soggiunsi ironicamente Spero che vorrai risparmiarmi! Sei dunque tanto scettico sulla forza della mia organizzazione? Scettico come di tutto ci che non conosco. Secondari tacque per qualche istante poi come rincorrendo uno strano pensiero, mi disse: Vuoi venire domani allOrto botanico per veder da vicino i miei uomini? Ti garantisco nel modo pi assoluto lincolumit. Lo guardai fisso negli occhi, poi dopo una breve esitazione risposi: Verr. La sfilata degli Arditi del popolo Il giorno dopo, vestito del mio abito pi vecchio, con una cravatta nera svolazzante e con la pistola in saccoccia, allora fissata mi recai nel luogo delladunata proletaria. Avevo nel portafogli una tessera da Ardito del popolo che Secondari mi aveva fatto avere a casa in mattinata. Non star a descrivere quel che fossero in quel giorno lOrto botanico, il Colosseo e le localit adiacenti: una folla enorme di operai, di piccoli impiegati, di disoccupati agglomerata attorno ai ruderi delle Terme di Caracalla. E canti, ed inni libertari e puzzo di vino, di cattivo tabacco, di rifiuti dosteria. Quante persone? Forse centomila.

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VALERIO GENTILI Mi portai verso il centro della calca: sopra un rudero ricoperto di drappi rossi cerano gli oratori. Salii anchio l sopra: nessuno si accorse di me tanto era lentusiasmo pazzesco della folla. Vidi Secondari: vestiva la sua divisa di Ardito e portava in testa un fez nero: notai che dalla giubba aveva tolto le stellette e i distintivi delle decorazioni. Mi vide e sorrise: aveva gli occhi vivaci che brillavano stranamente: di l a poco scese dal rudero e scomparve tra la folla. Dopo circa un quarto dora, mentre lapplauso che aveva salutato le parole dun oratore si andava affievolendo, si fece nella folla un gran movimento ed alcuni gridi si levarono: Gli Arditi! Ecco gli Arditi del popolo! Ecco i nostri salvatori! E venivano infatti: inquadrati perfettamente, camminavano con passo marziale dietro il comando dei capi. In testa Secondari pallido e fiero. Gli Arditi! Gli Arditi del popolo! Avanti o popolo alla riscossa Bandiera Rossa, Bandiera Rossa Il canto sovversivo. Quanti erano gli Arditi del popolo? Mille, duemila, cinquemila? Quanti? Non so con precisione. So solo che in quel momento sentii una stretta penosa al cuore. Un senso di scoramento. Scoramento ma non paura, che anzi mi riboll e provai un desiderio folle di gridare, di menar le mani, di battere quegli uomini, di urlare a quella massa ubriaca tutto il mio disgusto, tutto il mio disprezzo. Ed in tanto bandiere rosse in testa, gli Arditi del popolo e la gran massa della folla si erano incanalati gi verso il Colosseo, e si dirigevano terribilmente compatti, verso la citt Immortale che aveva veduto il trionfo dei Cesari e che doveva subire lonta di quella marmaglia urlante nelle vie. Presso gli archi del Colosseo uno squadrone di Guardie Regie a cavallo tentava invano una debole resistenza. A noi!

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Cominciai a correre appresso alla folla, la superai, superai i gruppi di guardie e drappelli di soldati e mi diressi a piedi (lo sciopero aveva paralizzato i pubblici servizi) verso il centro. Poca gente per le vie di Roma: la borghesia stava rinchiusa in casa. Arrivai, non ricordo come, a piazza Colonna: al Cillario cerano alcuni uomini della mia centuria: narrai loro ci che avevo veduto e dissi che era necessario impedire lavanzata dei rossi. In piazza Colonna, in piazza di Pietra, al largo Sciarra incontrai altri fascisti: fummo tutti concordi nellidea di dover agire ad ogni costo. Ci dirigemmo alla spicciolata verso piazza Venezia. Saremmo stati una cinquantina. Mentre arrivavamo allaltezza del bar mondiale, da via Alessandrina sboccava sulla piazza la testa della colonna sovversiva: bandiere rosse, canti, urli, squilli, cariche di cavalleria. Ma la massa avanzava, imponente, terribile, noncurante dei cordoni di forza pubblica. Erano loro, gli stessi che avevo visto pocanzi allOrto botanico, imbaldanziti dalla facile vittoria ottenuta sulle guardie regie, ubriachi dentusiasmo, felici di trovarsi nel cuore della Roma borghese. Parecchie migliaia di uomini armati. E noi? Cinquanta, settanta al massimo. Ma non esitiamo, ci guardiamo in faccia uno per uno, ci passiamo la voce uno allaltro mentre afferravamo con mano ferma una rivoltella o un pugnale. Un grido: A noi! Poi una corsa pazza, un rovesciare di gente, un crepitio di rivoltelle e lurlo confuso della folla che si sbanda in mezzo a un ripetersi di comandi, di imprecazioni, di detonazioni. E la massa degli Arditi del popolo? La terribile colonna rossa? Fuggita, dispersa, frantumata nelle tante vie laterali della piazza: in terra qualche bastone e qualche cappello. Le autoambulanze raccoglievano i feriti. Nel manicomio di Rieti, si pu oggi vedere un malato. Bruno, dagli occhi vivaci con lo sguardo stranamente fiero.

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VALERIO GENTILI Taciturno, intrattabile, il povero pazzo si trova rinchiuso l dentro da oltre quattro anni. Si chiama Argo Secondari.

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rinnovata la confessione del criminoso disegno, insieme alla richiesta di armi e munizioni per attuarlo; Che in seguito a ci il tenente, rientrato al forte e seguito da una piccola schiera di Arditi, muoveva in arresto dei ribelli che, avendo per intuito il pericolo, si erano intanto andati disperdendo; La confessione dei fatti Che procedutosi non dimeno allarresto di vari individui, si poteva da taluni avere la confessione dei fatti cos esposti, mentre nelle adiacenze del forte si rinvennero parecchie bombe ed una latta di polvere, come altre munizioni furono scoperte nella stessa abitazione del Secondari. Ritenuto che in conseguenza di questi delittuosi avvenimenti, che parvero a primo aspetto diretti a provocare un saccheggio, della coincidenza coi moti cittadini per il caro-viveri e del sospetto di accordo cogli elementi anarchici, si credette di elevare a carico dei responsabili la imputazione del delitto di cui allart. 252 del Codice Penale; IN DIRITTO. Il cambiamento di rubrica del delitto Considerando invece pi attentamente la fisionomia giuridica del fatto, quale gli atti processuali hanno messo a rilievo, se ne ricava che il proposito del Secondari e dei suoi compagni fu di occupare violentemente i locali del parlamento e di Palazzo Braschi per rovesciare il Ministero in carica, il cui atteggiamento e il cui programma, specie per le tendenze e per le direttive del presidente del Consiglio, non garbavano agli imputati: e di ci non prova soltanto la confidenziale dichiarazione fatta dal Secondari al tenente Albino quando egli si illuse di poterlo avere suo complice, ma sono testimonianze anche pi chiare gli interrogatori resi dallo stesso Secondari e dagli altri, confortati da tutte le risultanze della istruttoria, che hanno svelato la psicologia dei principali componenti la societ degli Arditi. Ora, se il moto insurrezionale tentato dagli imputati ha avuto di mira i Poteri dello Stato, ed in particolar modo il potere esecutivo, volendo

Documento 14: Sempre in tema di complotti. Un documento che convince di mendacio lIdea Nazionale (Il Giornale, 22 maggio 1920).
[] IN FATTO. La societ degli Arditi Ritenuto in fatto che una Societ degli Arditi costituitasi in Roma tra la fine del 1918 e il principio del 1919 caduta sotto la presidenza di tal Argo Secondari uomo che gli atti descrivono come fanatico e audace and ben presto sostituendo al suo originario programma di mutualit e assistenza quello di provocare agitazioni politiche e di scuotere la disciplina militare; Che il Secondari seguendo il suo istinto e valendosi del domino morale esercitato sugli aggregati al sodalizio matur il proposito di provocare una rivolta contro i Poteri dello Stato e a questo fine cerc di ottenere la partecipazione principalmente dei militari di stanza nel forte di Pietralata, cio di alcuni gruppi di bombardieri e del 17 Reparto dassalto, non senza sollecitarne anche, per quanto sembra, il delittuoso concorso di vari elementi anarchici della citt; Che infatti nella notte dal 6 al 7 luglio u. s., il Secondari, messosi a capo di un manipolo di una quarantina di persone e recatosi nei pressi del forte di Pietralata, diede opera per indurre il battaglione degli Arditi col alloggiati a unirsi a lui ed a consegnare bombe a mano ed armi da caricare su di un camion e di una automobile che gi leccitatore e i suoi avevano a disposizione. Linsano tentativo per trovava resistenza nel sentimento del dovere e della disciplina di quei militari, i quali, invece di cedere alle gravi eccitazioni, misero tosto i loro superiori a notizie di quanto stava accadendo, sicch il tenente Albino pot parlamentare coi rivoltosi e mostrando di ignorare i loro propositi, vedersi

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VALERIO GENTILI essi ribellarsi ai metodi di governo contrari alle loro individuali vedute, certo che la loro azione si presenta essenzialmente pervasa da un fine politico, e se cos , ne segue che la ipotesi delittuosa non si debba ricercare nellart. 252 del Codice penale diretto a proteggere il Paese contro i fatti che minaccino la tranquillit e lordine pubblico, bens dellart. 120 che prevede appunto gli attentati contro la sicurezza dello Stato. Certo si potrebbe osservare che questa rigorosa distinzione difficilmente trover corrispondenza nei fatti, essendo di solito anche la guerra civile animata da intenti di natura politica e contenendo in se stessa anche la insurrezione contro i poteri dello Stato, ma di fronte alla classificazione del Codice ed ai motivi onde venne spiegata e giustificata non sarebbe lecito dubitare che la differenza tra i due reati consista proprio nel fine, secondo che sia politico o non politico. Ora data al reato attribuito ai prevenuti questa definizione, e ritenuto che fra i reati per i quali stata elargita lamnistia col recente decreto 2 settembre 1919, n. 501 si comprende appunto quella configurata nellarticolo 120 del Codice penale, non rimane altro compito al Magistrato istruttorio che dichiarare estinta la relativa azione penale. Amnistiati e non assolti
LA SEZIONE DI ACCUSA dichiara che il fatto compiuto dagli attuali im-

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Ieri sera verso le 24 in prossimit di via dei Crociferi nacque una questione tra il tenente Argo Secondari e un operaio muratore, tal Gianni Gubbio, di anni 25, da Marino. La questione originata da divergenze di vedute politiche per alcuni articoli apparsi su giornali [Epoca del 20 ottobre, nda], ben presto degener in un pugilato. Accorsero alcune guardie regie che divisero i contendenti i quali si allontanarono di pochi passi, ma poi finirono nuovamente per riacciuffarsi. Allora le guardie regie, per porre fine alla lite vollero accompagnarli in Questura. Sennonch in piazza Sciarra il Gubbio fu preso da malore e siccome si avvicinavano in quel momento alcuni gruppi di giovani, gli agenti nel dubbio che questi volessero far fuggire i due fermati esplosero tre colpi di rivoltella in aria. Il tenente Secondari fu condotto alla Questura centrale, ed il Gubbio al Commissariato di Trevi dove furono interrogati dal commissario cav. Dante. Dopo poco il Secondari fu rilasciato in libert; il Gubbio invece fu trattenuto in attesa di informazioni.

putati costituisce anzich il reato di cui allart. 252 Codice penale, quello di tentata insurrezione contro i Poteri dello Stato ai sensi dellart. 120 Codice stesso e conseguentemente DICHIARA non doversi procedere contro i medesimi per essere estinta per amnistia la relativa azione penale ordinando la liberazione degli imputati che siano detenuti o si trovino soggetti a vincoli di libert provvisoria quando non debbano rimanere detenuti per altra causa.

Documento 15: Un pugilato in via dei Crociferi. Argo Secondari in Questura (Il Paese, 30 ottobre 1921).
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Note

Introduzione
1. Per ci che riguarda il Partito socialista, il 22 settembre 1914, la Direzione e il gruppo parlamentare divulgavano un manifesto, scritto dal segretario Mussolini, in cui si affermava: I prestiti coi quali vi si vuole trascinare al macello non valgono lo sperpero di vite umane e di ricchezze che la guerra reclama. Riunitevi a comizio. Resistete alle infatuazioni guerrafondaie, opponete le vostre dimostrazioni a quelle dei partiti che vogliono la guerra. Per iniziativa personale, pochi giorni dopo, proprio di Mussolini, veniva promosso, attraverso lAvanti! del 25 settembre, un referendum tra le organizzazioni proletarie contro lintervento. Nel testo si parlava di campagna guerrafondaia patrocinata da pochi transfughi sovversivi. Il riferimento, abbastanza evidente, ai sindacalisti rivoluzionari De Ambris e Corridoni, provocava la reazione di questultimo dalle colonne de LInternazionale di Parma: Felice me che ho sempre diffidato di questuomo []. Abbiamo pi volte, su questo ed altri giornali, documentata la malafede del nominato signore. Corridoni parlava, a ragione, di malafede: in effetti, Mussolini, in quei giorni, accompagnava dichiarazioni ufficiali per la pace a dichiarazioni interventiste, rilasciate in una serie di incontri privati. Lopinione pubblica apprendeva della doppiezza mussoliniana

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VALERIO GENTILI dalle dichiarazioni di Cesare Battisti, da un articolo di Giuseppe Lombardo Radice I socialisti e la guerra. Quel che dice un capo del partito ufficiale in cui venivano riportati stralci di una lettera privata scritta da Mussolini al professore (in Giornale dItalia, 4 ottobre 1914), e da due articoli, scritti dallallora anarchico Libero Tancredi (vero nome: Massimo Rocca), comparsi sul Resto del Carlino (7 e 10 ottobre 1914) dagli eloquenti titoli: Uomo di paglia e Uomo di bronzo. In seguito a questi avvenimenti, Mussolini pubblicava sullAvanti! del 18 ottobre larticolo Dalla neutralit assoluta alla neutralit attiva ed operante, venendo espulso pochi giorni dopo dal partito. 2. Al termine della Prima Guerra Mondiale, in Albania era stato inviato un contingente di migliaia di soldati italiani. Allinizio del 1920, alcuni delegati politici albanesi avevano costituito a Tirana un governo provvisorio, rifiutando cos il protettorato italiano e chiedendo, con richiesta formale al ministero Nitti, il riconoscimento di uno Stato indipendente albanese. Di fronte al tergiversare degli italiani, gli indipendentisti avevano attaccato le truppe di occupazione italiane costringendole a ritirarsi verso la costa. Il generale Piacentini, capo delle forze militari di stanza in Albania, aveva allora chiesto linvio di nuove truppe in rinforzo. Alla vigilia di questo invio, il giorno successivo alle dimissioni del III ministero Nitti, l11 giugno, scoppiavano tumulti e dimostrazioni spontanee di soldati a Trieste, guidate dal reparto di Arditi scelto per la partenza (vedi Corriere della Sera 12 giugno, Tumulti a Trieste, Dimostrazioni di socialisti e Arditi). Nei giorni successivi i moti contro linvio di truppe in Albania si estendevano ad altre citt. In particolare ad Ancona le proteste dei soldati, che proprio da quel porto sarebbero dovuti partire, assumevano, col sostegno di parte della popolazione e del forte movimento anarchico locale, carattere insurrezionale. Il 26 giugno i bersaglieri dell11 si ammutinavano, i dimostranti, ormai padroni dei quartieri popolari della citt, prendevano possesso della caserma di Villarey, di Ninchi e del Forte Savio, dando anche lassalto alla Prefettura. Dopo due giorni di combattimenti il nuovo ministero Giolitti, che aveva ricevuto ufficialmente lincarico nella notte del 16, reprimeva la rivolta,

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decidendo in seguito di ritirare le truppe italiane dallAlbania. A Roma, in uninformativa della Questura al Comandante della divisione militare, in data 28 giugno, si informava: Tra i soldati della Brigata Sassari sarebbe stata in questi giorni fatta larga distribuzione del noto manifesto stampato clandestinamente dai giovani socialisti e diretto ai soldati che comincia con le parole il governo vuole mandarvi in Albania. Alcuni dei soldati di quella brigata, che fanno attiva propaganda rivoluzionaria fra i compagni, avrebbero informato che, nel caso di uneventuale partenza, non provocherebbero lammutinamento in caserma ma durante il transito [] alla caserma rivoluzionaria, gli elementi anarchici e socialisti, precedentemente avvertiti [] dovrebbero provocare dimostrazioni. Gli stessi soldati avrebbero avvertito che se i compagni socialisti e anarchici borghesi non si trovassero [] prima di giungere alla stazione o nella stazione stessa, si ammutinerebbero riservandosi di vendicarsi contro i compagni da cui sarebbero stati abbandonati. Il testo del manifesto: AI SOLDATI: il governo vuole mandarvi in Albania. In Albania c ancora la guerra. Noi dobbiamo rifiutarci di andare in Albania. Tutto il popolo ci difender: nessun operaio vuole unaltra guerra. Soltanto i pescicani la vogliono, il governo, dunque, fa gli interessi dei pescicani. Solo un governo eletto dai lavoratori (operai, impiegati, contadini) potr fare gli interessi nostri. In Russia, i soldati si ribellarono e diedero tutto lo Stato ai rappresentanti dei lavoratori. Cos bisogna fare anche in Italia. Nessun soldato ha pi fiducia in questo governo. Quando i lavoratori scenderanno in piazza per fare la rivoluzione nessun soldato sparer contro di essi. Ma tutti usciranno dalle caserme e diranno: Noi eravamo contrari alla guerra, ma abbiamo capito che questa la guerra nostra, la guerra degli sfruttati contro gli sfruttatori, la Rivoluzione. Noi vogliamo combattere per dare il governo agli operai, agli impiegati, ai contadini (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1379, sf. Partito socialista). 3. Informativa del prefetto di Roma, in data 25 giugno 1919, sulle attivit dellANC, alla Direzione generale di PS (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 79).

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VALERIO GENTILI 4. N. Valeri, Da Giolitti a Mussolini, Momenti della crisi del liberalismo, Parenti Editore, Firenze, 1956. 5. Scriveva il nazionalista triestino Attilio Tamaro: Un rapporto di potenza, un equilibrio nazionale tra slavi ed italiani nellAdriatico non si formano, non trovano elementi stabili, non si fondano su basi durevoli che in Dalmazia. Chi possiede la Dalmazia regola a suo favore quel rapporto politico e quellequilibrio nazionale dellAdriatico. Se litalianit della Dalmazia rimane soggetta o soggiace agli slavi, non solo cessa di vivere la sua vita nazionale ed ideale una parte della Nazione italiana, non solo passa in dominio straniero un immenso patrimonio spirituale e politico ereditariamente spettante allItalia, ma essendo risolto a favore degli slavi croati o serbi lequilibrio nazionale dellAdriatico orientale, lItalia perde le basi della sua preponderanza (in A. Roccucci, Roma capitale del nazionalismo, Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Memorie, Roma, 2001). 6. Frase pronunciata nel corso di un contraddittorio con Turati a Milano (in Secolo, 1 novembre 1914). Appena uscito dal carcere, Corridoni aveva esplicitato la sua scelta interventista in una conferenza, sempre a Milano, l11 settembre 1914. Aveva continuato la campagna pro intervento dalle colonne de LAvanguardia, periodico dellUnione sindacale milanese. 7. Il manifesto risale al febbraio 1916, ma Kropotkin aveva gi chiarito la sua posizione pro intervento nel 1914 in un articolo comparso sul periodico londinese Freedom, giornale dalle cui colonne Malatesta sosteneva, dal suo forzato esilio inglese, la polemica contro quegli anarchici, tra cui gli stessi Cipriani e Kropotkin, folgorati sullaltare della Patria. In risposta al Manifesto dei sedici Malatesta aveva fatto pubblicare, nellaprile 1916, larticolo Anarchici di Stato. Sempre su Freedom, nel novembre 1914, era comparso un altro articolo, a firma Malatesta, in risposta allinfatuazione di parte del movimento per la guerra rivoluzionaria, dalleloquente titolo: Gli anarchici hanno dimenticato i loro princpi. Ostile al militarismo austroprussiano, ma allo stesso tempo scettico sulla possibilit di trasformare la guerra in

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rivoluzione, Malatesta, che non nutriva alcuna fiducia rispetto alla missione democratica delle forze dellIntesa, aveva scritto nellottobre 1914: Pur giudicando per quello che valgono il cane arrabbiato di Berlino e il boia di Vienna, io non ho maggiore fiducia nello czar sanguinario, n nei diplomatici inglesi che opprimono lIndia, che tradirono la Persia, che schiacciarono le repubbliche boere; n nella borghesia francese, che massacr i marocchini; n in quella del Belgio, che permise le atrocit del Congo []. Unica speranza la rivoluzione e poich credo che da una Germania sconfitta partirebbe con ogni probabilit una rivoluzione, per questo motivo e per questo soltanto desidero la sconfitta della Germania. 8. Profilo biografico in appendice. 9. Squilla di guerra (inno dei Fasci interventisti): Allarmi! Allarmi! / O figli del libero mare, / Sentite gi lurlo possente / Che sorge dal petto fremente / Qual grido di pia libert? / grido di guerra, di fede: / pianto di madri, di spose, / Di figli, damanti amorose / Che invocano il patto damor. / Del popol dItalia, / Le libere schiere / Gi le frontiere son pronte a varcar. / Allarmi! Armi! / Limbelle vilt di una reggia / E il prego dun vecchio mendace / Non fiaccano lalma pugnace / Che guerra al teutone grid. / E contro la cricca ribalda / Dei Giuda venduti od ignari / Sian rossi, sian gialli, del pari / Disprezzo dobbiamo bollar / Allarmi! Allarmi! / E passi tremenda e sovrana, / La lunga falange dei forti, / E spezzi, dei ceppi contorti, / La ferrea, imperial schiavit. / E libere genti, e redente / Da laquile e i teschi di morte / Cantando Vittoria! le porte / Dischiudano a la Libert! / Allarmi! Allarmi / Rivive nei cuori italiani / Di Grecia, di Roma il valore / Che luce di grande splendore / Nei libri, nei marmi segn. / Gloriosa epopea del riscatto: / La guerra che uccida la guerra! / E pace su libera terra, / E lotta pel Sogno ideal! (in Guerra Sociale, settimanale anarchico interventista). 10. Profilo biografico in appendice. 11. Ardito dell11 Reparto dassalto, in guerra, nel marzo 1919 viene nominato segretario della neonata Fratellanza tra gli Arditi dItalia. Sul finire del luglio 1921, entra a far parte del Direttorio romano degli Ar-

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VALERIO GENTILI diti del popolo. Figura chiave rispetto allorganizzazione tecnico-militare delle squadre di autodifesa proletaria, nellottobre 1922 alla testa della resistenza organizzata dai battaglioni di Trastevere e Testaccio nei giorni della marcia su Roma (per le notizie di carattere biografico su Cioccolanti si vedano la scheda ad nomen al Casellario politico centrale nellArchivio centrale di Stato e il sottofascicolo, recante il suo nome, allinterno del fascicolo Anarchici, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322). 12. Profilo biografico in appendice. 13. Testo integrale pubblicato sul periodico repubblicano LIniziativa, n. 324 del 19 aprile 1919. 14. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Settimana rossa di Berlino. 15. Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Anarchici, sf. Ubaldo Cioccolanti. 16. Vincenzo Baldazzi, Ardito del 212 Raggruppamento fanteria, mutilato e decorato di guerra, membro del Comitato dazione della FtAI, nel luglio 1921 entra nel triumvirato che alla guida degli Arditi del popolo in ambito nazionale. Pi di ventanni dopo, assume il comando militare delle squadre di Giustizia e Libert nei mesi delloccupazione nazista di Roma (per le notizie di carattere biografico si veda ACS, CPC, ad nomen, AA.VV., Il movimento operaio italiano, dizionario biografico, Editori Riuniti, Roma, 1975). 17. Eno Mecheri, volontario di guerra, Ardito decorato e mutilato. Nel marzo 1919, partecipa alladunata di piazza San Sepolcro in rappresentanza di Genova. Fa parte del primo Comitato centrale dei Fasci di combattimento e, dallagosto 1919 al febbraio 1920, riveste la carica di Segretario aggiunto del movimento. Nei mesi dellimpegno politico milanese anche membro di un certo rilievo dellAAI locale. Nel febbraio 1920, in seguito alla presa di posizione della maggioranza del
CC fascista, contraria allo sciopero dei ferrovieri e dei postelegrafonici,

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divenuto segretario della Federazione nazionale legionari fiumani, si batte indefessamente per far assumere alla nuova associazione un carattere il pi possibile ostile al trionfante fascismo mussoliniano. Rimane nella dirigenza della Federazione fino al suo definitivo scioglimento, per ordine del Regime, nel 1926. 18. Per un profilo biografico di Achille Mastrosanti si veda V. Gentili, La Legione romana degli Arditi del popolo, Purple Press, Roma, 2009). 19. Profilo biografico in appendice. 20. Profilo biografico in appendice.

CAPITOLO I

1. Dopo la rotta di Caporetto, il Commissariato generale per la propaganda interna aveva organizzato uninchiesta sugli umori dei soldati in licenza inviandone i risultati al governo. Tra le varie lamentele assumeva contorni di massa la denuncia della piaga pi patita dai combattenti, quella dellimboscamento. Il rancore dei militi si indirizzava principalmente contro quei dirigenti attraverso i quali tale ingiustizia si perpetrava e da ci nasceva una sfiducia generalizzata verso i capi civili e militari, cio verso lorganizzazione statale stessa. Il tallone del grande inganno sotto il quale le masse dei combattenti si sentivano schiacciate dava corpo a un diffuso spirito disfattistico, con cui i pi si spingevano fino a invocare la sconfitta. Secondo i commissari e i segretari provinciali incaricati di raccogliere informazioni, la colpa maggiore del diffondersi tra le truppe del disfattismo era da attribuirsi alla propaganda socialista. Fatto sta che la relazione sullinchiesta, inviata nel maggio 1918, a pochi mesi, cio, dalla vittoria, era chiaro indice del vasto malcontento delle masse nei confronti del sistema liberale. Alcune frasi raccolte nellinchiesta: Si grida spesso: Evviva lAustria, I soldati in licenza fanno sfacciatamente del disfattismo. Essi dicono faremo un nuovo Caporetto, Sono partiti mille soldati per il fronte gridando: Abbasso la guerra. Minacciavano di uccidere non austriaci ma

abbandona la carica direttiva e si trasferisce nella Fiume dannunziana, rompendo ogni legame politico col fascismo. Nel biennio successivo,

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VALERIO GENTILI qualche italiano. Gli ufficiali tolleravano, Tutti aspiravano ad una pace a qualunque costo (in merito allinchiesta si veda Valeri, op. cit.). 2. Per la storia dellANC, della Lega proletaria reduci e delle altre compagini combattentistiche minori (lUnione nazionale dei reduci di guerra, di area cattolica, lUnione nazionale ufficiali e soldati smobilitati, legata al repubblicano Costanzo Premutti, membro del primo direttivo del Fascio di combattimento romano, lAssociazione nazionale volontari di guerra e lAssociazione nazionale reduci zona operante, entrambe collocabili chiaramente a destra, la romana Associazione soldati smobilitati, vicina alla sinistra) si veda G. Sabbatucci, I combattenti nel primo dopoguerra, Laterza, Roma-Bari, 1974. 3. Il testo integrale del programma dellANC, cos come quello della Lega proletaria, sono riportati in appendice nellopera (cit.) di Giovanni Sabbatucci. 4. Carli, tenente del 18 Reparto dassalto, effettua il primo appello alle fiamme nere, il 20 settembre 1918, dalle colonne del giornale Roma Futurista: Chiamo a raccolta spirituale tutti gli Arditi dItalia, tutti coloro che hanno animo di combattenti, orgoglio di italiani, energia di futuristi. [] Gli Arditi sono la vera avanguardia della nazione. Avanguardia in guerra, per ora. Domani, tornando alla vita civile, questa avanguardia costruir con le armi i nuovi valori della politica, dellarte e della ricchezza nazionale. In un secondo appello, il 10 dicembre dello stesso anno, Carli puntualizza: Le fiamme non devono scomparire con la fine della guerra. Affinch le vostre forze individuali non si sperdano nella totalit [] io vostro camerata, compagno e amico, fondo per voi lAssociazione fra gli Arditi dItalia. 5. Legati dalla medesima matrice combattentistica Arditi, fascisti e futuristi romani, per un certo periodo, condividono gli stessi locali del palazzetto di corso Umberto I. 6. Contestando i dati numerici sullorganizzazione forniti da Ferdinando Cordova (in Arditi e legionari dannunziani, Marsilio, Padova, 1969), Giorgio Rochat (in Gli Arditi della Grande Guerra, Feltrinelli, Milano, 1981) scrive: Le cifre fornite dal Cordova sulla forza dellAsso-

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ciazione Arditi sono contraddittorie: otto sezioni e diecimila iscritti nel marzo 1919 [] due sole sezioni sopravvissute nel gennaio 1920 [] e infine oltre cento sezioni nel luglio 1921, un quarto delle quali in Sicilia. Ci sembra pi realistico (ma si tratta di stime orientative) calcolare un migliaio e poco pi di iscritti allAssociazione Arditi nella primavera-estate 1919, successivamente ritiratisi, e attribuire la ripresa del 1921 a manovre clientelari e gonfiature propagandistiche. 7. Il testo integrale dello statuto della sezione romana dellAAI contenuto nel fascicolo Arditi dItalia Roma, busta 96, in ACS, MI, PS, a. g. e rsi. 1922. 8. In E. Gentile, La nostra sfida alle stelle, Futuristi in politica, Laterza, Roma-Bari, 2009. 9. Il 10 novembre 1918, nel corso del corteo indetto a Milano per festeggiare la vittoria in guerra, Mussolini sale su un camion di Arditi e arringa i presenti: Arditi! Commilitoni! Io vi ho difeso quando il vigliacco filisteo vi diffamava []. Rappresentate la mirabile giovinezza guerriera dellItalia! Il balenio dei vostri pugnali e lo scrosciare delle vostre bombe far giustizia di tutti i miserabili che volessero impedire la marcia della pi grande Italia. Essa vostra! Voi la difenderete! La difenderemo insieme! Fiamme nere, rosse di tutti i colori, a chi lonore? A noi!. In seguito alla costituzione dellAAI, il 14 gennaio, Il Popolo dItalia pubblica lappello agli Arditi per ricevere la bandiera dellassociazione nel cortile del quotidiano. Cinque giorni dopo, si costituisce nel capoluogo lombardo la locale sezione per iniziativa di Carli e del capitano Ferruccio Vecchi, con sede in corso Venezia 61. Contrariamente a quanto accadr nel corso del biennio successivo, nella sezione della capitale il raggruppamento milanese rimarr, indipendentemente dallo scivolare del fascismo su posizioni sempre pi reazionarie, sotto lo stretto controllo della componente mussoliniana. In seguito al tentativo non riuscito, nellestate 1920, a opera principalmente di Argo Secondari, in accordo con gli affiliati di fede repubblicana finanziati dal generale Peppino Garibaldi, di riorganizzare lassociazione su basi chiaramente ostili a fascisti e nazionalisti, dando alla sezione romana, epurata dalla

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VALERIO GENTILI precedente dirigenza guidata da Giuseppe Bottai, il ruolo di Comitato centrale per la ricostituzione dellorganizzazione a livello nazionale, la sezione milanese, fortemente ostile a questi progetti, guidata dai fascisti Vecchi e Gino Coletti fonda, in novembre, lAssociazione nazionale tra gli Arditi dItalia (ANAI), che non solo rifiuta il radicalismo sociale di quei settori degli Arditi di cui espressione Secondari, ma anche le istanze legionarie dannunziane, espresse nella Carta del Carnaro, attorno alle quali, nel frattempo, si concentrato il grosso delle forze disperse dellarditismo. In questo primo periodo di vita, lANAI si attesta su posizioni in molti casi filomussoliniane, come testimoniano i plausi e gli onori tributati al futuro Duce nel corso del primo congresso nazionale dellassociazione in marzo a Milano, al quale lo stesso Mussolini partecipa intervenendo tra gli applausi (si veda il fascicolo Arditi dItalia, in
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muovevano tutti nella stessa area di destra [] e i loro contrasti erano limitati alla spartizione dello spazio che la grande riscossa reazionaria lasciava loro. Nel 1920, gli Arditi si erano appoggiati a Mussolini per sottrarsi al dominio di DAnnunzio al vertice delle sue fortune politiche; nel 1921 accettavano la leadership dannunziana, alquanto ridimensionata dagli avvenimenti, per sottrarsi allassorbimento nel movimento fascista in piena espansione. (in P. Alatri, Dannunzio, UTET, Torino, 1983). 10. Mecheri mette in guardia, rispetto alla ricostruzione per singoli nominativi in sede storica della pattuglia del primo fascismo, dai falsi delle tessere retrodatate e dalle vanterie prive di fondamento, pratiche tipiche del ventennio fascista. Partendo proprio dalla falsificazione della tessera del gerarca Achille Starace, che recava la data del 23 marzo 1919 pur essendo questi approdato al fascismo solo nel 1921, Mecheri afferma, in polemica con lo storico Sinibaldo Tino: Se il Tino si fosse dato la briga di ricercare nella stampa dallora i nominativi dei partecipanti alladunata di piazza San Sepolcro e al primo congresso dei Fasci tenuto a Firenze nellottobre 1919, si sarebbe subito accorto che pel novanta per cento questi partecipanti non si trovavano pi nelle manifestazioni fasciste del 1921 perch ritrattisi per passare allopposizione di fronte alle degenerazione del movimento. Insistendo sulla netta cesura tra i fasci diciannovisti e quelli del 1921, Mecheri fa un elenco di alcune personalit particolarmente significative del fascismo diciannovista: Lonorevole Guido Podrecca, Enrico Besana, lavvocato Giacinto Francia: veterani del socialismo italiano; Alceste De Ambris, Agostino Lanzillo, Niccol Fancello, Ildebrando Cocconi: sindacalisti; lattuale capo del Partito socialista Pietro Nenni, Mario e Guido Bergamo, Otello Masini: repubblicani; il maestro Toscanini [] lo storico prof. Carlo Barbagallo e tanti altri della stessa fede e onest dei primi (in E. Mecheri, Chi ha tradito? Rivelazioni e documentazioni inedite di un vecchio fascista, Libreria lombarda, Milano, 1947). 11. Nella prima domenica del giugno 1919 si tenevano i primi convegni regionali dei fasci. Al convegno dei fasci liguri veniva approvato allunanimit un ordine del giorno, redatto da Eno Mecheri, a sostegno

a. g. e ris. 1922, busta 96). Ma presto gli equilibri interni al-

lorganizzazione, come gi era accaduto per lAAI, si ribaltano, e Coletti, divenuto nel frattempo segretario generale ANAI, costretto ad accettare i nuovi orientamenti dannunziani che sul finire della primavera divengono maggioritari. Il proclama rivolto da DAnnunzio il 3 luglio ai suoi legionari, in cui per porre fine alle connivenze col fascismo si fa divieto di iscrizione a partiti politici, viene fatto proprio dallANAI, che ai primi del mese tiene il suo convegno nazionale a Roma. Nella discussione, la linea ostile al fascismo, che rappresentata dai due leader della Federazione nazionale dei legionari fiumani, Alceste De Ambris ed Eno Mecheri, ha la meglio sullimpostazione di Coletti. Il convegno, che originariamente doveva tenersi nei locali della sezione romana dellorganizzazione in via Germanico, ha corso invece nello studio privato di un avvocato, poich nella sede capitolina le correnti sovversive, pochi giorni prima, hanno costituito gli Arditi del Popolo (in merito al convegno di Roma si veda LArdito del 9 luglio 1921). Proprio partendo dalle giravolte politiche di Coletti, prima fascista, poi dannunziano, in seguito di nuovo fascista, lanalisi fatta dallo storico Giorgio Rochat sul fenomeno dellarditismo nega una reale radicalizzazione in senso antifascista degli Arditi: La realt che fascisti, Arditi e dannunziani si

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VALERIO GENTILI della spettacolare operazione messa in atto dal leader sindacalista Giuseppe Giulietti, pochi giorni prima, nel porto di Genova. Alla testa dei suoi portuali, Giulietti aveva bloccato la partenza dei piroscafi Persia, Gablour, Fedora e Nippon, carichi di munizioni inviate dallIntesa agli eserciti bianchi in lotta contro la Russia sovietica. Di seguito il testo dellordine del giorno che fece andare su tutte le furie (corsivo di Mecheri) Mussolini: Il Convegno regionale ligure dei Fasci di combattimento plaude allatteggiamento deciso dei lavoratori del mare di opporsi a che vengano trasportate in Russia truppe e materiale per conto dellIntesa allo scopo di soffocare quel movimento rivoluzionario; e astraendo da quelle che possono essere le manchevolezze e le colpe di quel governo sovietista rivendica al popolo russo la libert di decidere dei propri destini (Ibidem). 12. Ad esempio, nella circolare indirizzata dalla giunta esecutiva del Fascio di combattimento romano agli iscritti, il 25 agosto 1919, per la preparazione della lotta elettorale, si fa riferimento agli affiliati con la formula egregio compagno (documento in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105). 13. Secondo uninformativa della PS, del 7 ottobre 1920, durante il ministero Nitti, il Fascio romano avrebbe ricevuto finanziamenti dallAssociazione nazionalista e dallindustriale Oscar Sinigaglia. In una lettera, il 18 aprile 1920, scritta da Fabbri al segretario del Comitato centrale Pasella si accusavano i soci nazionalisti e liberali di voler neutralizzare la capacit combattiva del Fascio stesso (cfr. E. Gentile, Storia del Partito fascista 1919-1922, Movimento e milizia, Laterza, Roma-Bari, 1989). Mesi prima, proprio grazie allintercessione del repubblicano e futurista Fabbri, che successivamente, nel febbraio 1920, avrebbe promosso lorine del giorno per lespulsione degli iscritti conservatori, le resistenze della maggioranza dei fascisti romani alla confluenza nellAlleanza Nazionale erano state piegate. Scriveva Fabbri a Pasella il 23 ottobre 1919: Alcuni amici come Rocca e Bottai furono dellopposizione perch credevano di vedere nellunione al centro e alla destra interventista un abbandono del programma rivoluzionario

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nostro, ma le mie parole e la mia dimostrazione convincente e la fede sicura che mi riconoscono li tenne in una opposizione talmente corrispondente allalto spirito fascista da farli in definitiva votare con lassemblea unanime. 14. Secondo una relazione del prefetto di Roma alla Direzione generale di Pubblica sicurezza, in merito alliniziativa LItalia chiama, promossa dal Fascio di combattimento l11 maggio 1919, Fabbri sarebbe divenuto il leader della sezione romana in seguito allallontanamento dalla citt di Mario Carli (in ACS, MI, PS 1920 a. g. e ris., busta 105). 15. In numerosi corsivi su Il Popolo dItalia dello stesso periodo, Mussolini, insistendo sul carattere innovatore del fascismo, avrebbe invece ribadito lassenza di una pregiudiziale istituzionale precisa da parte del suo movimento: Le pregiudiziali sono delle maglie di ferro o di stagnola. Non abbiamo la pregiudiziale repubblicana, non quella monarchica []. Siamo dei problemisti, degli attualisti, dei realizzatori. Secondo lo storico fascista Giorgio Alberto Chiurco, anche nella riunione romana del 21 giugno Mussolini non avrebbe espresso una posizione netta sulla questione (G. A. Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, Vallecchi, Firenze, 1929). La posizione duttile assunta da Mussolini aveva probabilmente lo scopo di stemperare le chiare posizioni di sinistra emerse da San Sepolcro e quindi di non compromettere linterlocuzione verso destra del neonato fascismo. 16. Nei mesi successivi, Ambrosini abbandona lAAI e i fasci, avvicinandosi al Partito socialista e alla Lega proletaria reduci. Il 31 dicembre dello stesso anno, partecipa come oratore alla conferenza dal titolo Il potere al proletariato al circolo socialista di Trastevere. 17. Per iniziativa di Vecchi viene approvato il seguente ordine del giorno: Considerando il delinearsi in seno al congresso dellAssociazione nazionale combattenti di tendenze politiche affini a quelle dellAssociazione Arditi e dei Fasci di combattimento, si delibera di invitare la sezione di Roma dellAssociazione combattenti ad una riunione per discutere le linee di unazione comune fra le due associazioni da proporsi al congresso.

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VALERIO GENTILI 18. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105, f. Fascio di combattimento Roma. 19. Membro della giunta esecutiva del primo consiglio della sezione romana con Fabbri e il tenente Petrignani. 20. Nei lavori del congresso emergevano gli allora preponderanti orientamenti repubblicani dei convenuti. La mozione approvata recitava: Lattuale Governo uscito fuori dalla costituzione vigente dello Stato con la complicit dei pi alti poteri scoprendo la Corona. quindi posto in discussione il Regime. I Fasci di combattimento riuniti nella loro adunata il 10 ottobre 1919 in Firenze reclamano con tutti i mezzi la Costituente per la fondamentale trasformazione dello Stato, proponendosi cos di raggiungere un assetto politico sociale ed economico assolutamente nuovo. Allertato da questi proclami rivoluzionari, il governo, attraverso il generale Albricci, ministro della guerra, faceva emanare due circolari riservatissime ai comandi darmata, per diffidare gli ufficiali dallo iscriversi ai Fasci. Allincirca un anno dopo, caduto lequivoco rappresentato dal primo fascismo, una circolare a firma Caleffi, capo ufficio informazione dello Stato maggiore dellesercito, inaugurava il nuovo corso nei rapporti tra forze armate e fascismo (si veda in merito la nota 185). 21. Nel corso del mese precedente, proprio nel giorno dei moti popolari contro il carovita il 5 luglio, il Comitato centrale dei Fasci proclamava la sua illimitata solidariet con il popolo delle varie provincie dItalia insorto contro gli affamatori; plaude alliniziativa della requisizione popolare e impegna i fascisti a indire e fiancheggiare risolutamente le manifestazioni di energica protesta contro le forme pi ripugnanti del disfattismo delle classi parassitarie della Nazione. In un manifestino per le politiche di novembre, a firma Fascio romano di combattimento, nel quale in nome della volont popolare si reclamavano, innanzitutto, arditi rinnovamenti sociali, pace e giustizia, si fissavano i seguenti punti: La smobilitazione generale, le otto ore di lavoro come legge di Stato, i minimi di paga; la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dellindustria, laffidamento alle

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organizzazioni proletarie [] sulla gestione dindustria e servizi pubblici; obbligo ai proprietari di coltivare le terre con la sanzione che le terre non coltivate siano date ai contadini; listituzione della nazione armata; una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze; il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose e labolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passivit per la nazione ed un privilegio di pochi; la revisione di tutti i contratti di fornitura di guerra ed il sequestro del 34% dei profitti di guerra. Il proclama si chiudeva in questo modo: Combattenti! Il nostro grido il grido degli Arditi: A NOI! La battaglia che accettammo nel maggio 1915, e che vincemmo nel novembre 1918, non ci consente astensione (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1324). 22. Fonogramma interno del 22 ottobre 1919 a firma del questore di Roma Mori: Si costituita lAlleanza Nazionale alla quale hanno aderito lAssociazione liberale romana, la Sezione nazionalista, il Gruppo nazionale liberale, il Fascio romano di combattimento, i Volontari di guerra, lAssociazione Arditi dItalia. Ha programma di messa in valore della vittoria e di opposizione agli uomini e ai partiti che non riconoscono essere stata la nostra guerra una necessit storica. Si opporr alla propaganda del Partito socialista ufficiale, avr carattere antiministeriale. 23. Proprio in riferimento alle elezioni di novembre nel congresso di Firenze, si era stabilito: I Fasci non possono in nessun caso aderire a blocchi in cui tutti non accettino i provvedimenti indicati sul programma dei Fasci per limmediato dopoguerra economico e cio: decimazione del capitale, confisca dei sopraprofitti di guerra, tassazione onerosa sulle eredit e confisca dei beni ecclesiastici. Che il blocco preferibile per i fascisti quello che comprende i volontari di guerra, gli Arditi, gli smobilitati, i combattenti, i repubblicani, i socialisti interventisti, i futuristi. 24. I contrasti in seno allAAI sono oggetto di numerose relazioni, a uso interno o destinate alla Direzione generale della PS romana, raccolte nel fascicolo Arditi movimento durante il periodo elettorale, busta 1345, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919.

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VALERIO GENTILI 25. ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 79, f. Fascio di combattimento Roma. 26. Dalla relazione sulla riunione della Questura al prefetto e alla Direzione generale di PS, in data 10 dicembre: Umberto Fabbri fece dapprima la relazione sullazione svolta dal fascio nella lotta elettorale, stigmatizzando lopera dei democratici-liberali e di nazionalisti, che, per scopi personali, non furono sinceri. De Martino sostenne che lunico rimedio per salvare lItalia dal bolscevismo, dal nittismo, dal giolittismo ecc. quello di unire tutte le forze dei combattenti in ununica organizzazione, ma venne vivacemente rimbeccato dal Fabbri e da altri. Rocco, per i futuristi, dichiar che questi dovettero lottare a favore della lista dAvanguardia, sostenendo che essi soli sono i veri fascisti, che riuscirono a mandare alla Camera un loro candidato, il Suri, favorevole alla repubblica. Fra vivacissime proteste e commenti, vennero infine presentati due ordini del giorno: luno di De Martino, che propose lunione di tutte le forze per la salvezza dItalia, e laltro di Fabbri, diviso in due parti, di cui la prima relativa al saluto di solidariet a Marinetti e Vecchi, venne approvato allunanimit, mentre la seconda, relativa al nuovo indirizzo politico, col distacco dai liberali e dai nazionalisti e lappoggio a sinistra, riporta 18 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti. 27. Riservata-urgente 13 dicembre 1919 del questore al prefetto e alla Direzione generale di PS, oggetto: Associazione Arditi, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1345, f. Arditi, movimento durante il periodo elettorale. 28. Dalla relazione della Questura sulla riunione (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105): Si procedette poi alle elezioni del nuovo Consiglio direttivo, elezioni che diedero luogo a vivace discussione avendo il Fabbri dichiarato essere desiderio del Comitato centrale di Milano espellere dai fasci i nazionalisti, i quali hanno nel loro programma il motto Dio, Re, Patria, motto che non pu essere condiviso dai fasci che si differenziano appunto dai nazionalisti per la questione religiosa e costituzionale. 29. Mecheri, op. cit.

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30. In R. De Felice, Il fascismo. Linterpretazione dei contemporanei e degli storici, Laterza, Roma-Bari, 2008. 31. Nellinformativa riservata-urgente del questore al prefetto e alla Direzione generale di PS, in data 23 febbraio 1920, sulle attivit del Fascio di combattimento romano, si fa riferimento allelezione di Abatino nel Consiglio direttivo dellassociazione; altre relazioni, precedenti, indicano Abatino come elemento di rilievo del Fascio capitolino (in
ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105). Nella relazione del questore alla

Direzione generale di PS sulle attivit della neonata associazione degli Arditi del popolo, in data 7 luglio 1921, il colonnello Abatino viene indicato quale comandante del 1 Battaglione degli Arditi del popolo composto dalle tre compagnie Dannata, Folgore e Temeraria. Secondo le fonti di Polizia, Abatino, dopo la sfilata del 6 luglio allOrto botanico, si sarebbe allontanato dallassociazione per reazione alla decisione di Secondari di eliminare dal gagliardetto nero degli Arditi del popolo il listello tricolore (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1922, busta 98, f. Arditi del popolo Roma). 32. M. Gradi, Questo fascismo, annotazioni di un diciannovista, Edizioni Coscienza del Cittadino, Roma, 1980. 33. La Questura romana, nel febbraio 1919, in merito al Fascio futurista della citt e ai suoi rapporti con larditismo locale: Fino ad ora il numero degli aderenti limitato sia perch scarsi sono i mezzi di propaganda, sia perch le idee stravaganti propagate dal futurismo politico non si fanno strada, specialmente nella gran massa del pubblico. Ma non da escludersi che col tempo questo partito possa avere una considerevole efficienza politica, reclutando specialmente aderenti fra gli studenti ed i giovani in genere, che per la loro et hanno una mentalit pi accessibile alla propaganda futurista. Il Fascio suddetto si recentemente fatto patrocinatore di una associazione fra gli Arditi che si va costituendo in via Boccaccio 8 negli stessi locali del periodico Roma Futurista, organo del Partito futurista dellAssociazione predetta. Questultima avrebbe per iscopo di mantenere spiritualmente uniti gli Arditi anche durante la pace per costituire con essi un elemento di a-

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VALERIO GENTILI vanguardia in tutte le lotte politiche ed economiche che si svolgeranno nel dopoguerra (in Gentile, op. cit.). Rispetto alla questione futurista, Gramsci, prendendo le mosse dallo sconcerto generato tra le fila dellintellighenzia socialista italiana da una dichiarazione di Lunaciarsky al II congresso dellInternazionale comunista, in cui Marinetti veniva definito unintellettuale rivoluzionario, scrive il 5 gennaio 1921: Molti gruppi di operai hanno visto simpaticamente (prima della guerra europea) il futurismo. Molto spesso avvenuto (prima della guerra) che dei gruppi di operai difendessero i futuristi dalle aggressioni di cricche di letterati e artisti di carriera. [] esister una cultura (una civilt) proletaria, totalmente diversa da quella borghese; anche in questo campo verranno spezzate le distinzioni di classe []. Cosa resta da fare? Niente altro che distruggere la presente forma di civilt. In questo campo distruggere non ha lo stesso significato che nel campo economico: distruggere non significa privare lumanit dei prodotti materiali necessari alla sua sussistenza e al suo sviluppo; significa distruggere gerarchie spirituali, pregiudizi, idoli, tradizioni irrigidite, significa non avere paura delle novit e delle audacie []. I futuristi hanno svolto questo compito nel campo della cultura borghese [] quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e delleconomia []. I futuristi nel loro campo, il campo della cultura sono rivoluzionari [] (Marinetti rivoluzionario?, in LOrdine Nuovo). Tornando sulla questione parecchi mesi dopo, in una lettera a Trotskij: Al movimento futurista partecipano oggi monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. [] Prima della mia partenza, la sezione del Proletcult aveva chiesto a Marinetti di partecipare allinaugurazione di una mostra di quadri futuristi per spiegarne il significato agli operai; egli ha espresso in seguito la sua soddisfazione per essersi convinto che gli operai comprendevano i problemi del futurismo assai meglio dei borghesi. Prima della guerra il futurismo era molto popolare tra gli operai. La rivista Lacerba, che aveva una tiratura di ventimila copie, era diffusa per i quattro quinti tra

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gli operai. Durante le numerose manifestazioni di arte futurista nei teatri delle grandi citt italiane accadeva che gli operai difendessero i futuristi contro i giovani della piccola nobilt e della borghesia che venivano alle mani con i futuristi. [] Si pu dire che dopo la conclusione della pace, il movimento futurista ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici e si disperso nelle varie correnti che sono andate formandosi in seguito alla guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. Gli operai [] devono oggi lottare armi alla mano per la loro libert e hanno scarso interesse per le vecchie discussioni. (in A. Gramsci, Socialismo e Fascismo, Einaudi, Torino, 1978). 34. Nel loro programma, i nazionalisti non facevano mistero delle loro mire egemoniche sulluniverso combattentistico: In questopera di salvaguardia del patrimonio morale dei combattenti debbono i nazionalisti essere in primissima linea. Ad essi spetta il compito di sottrarre i combattenti ad ogni tentativo di accaparramento demagogico, di cui offrono esempio rilevante le cos dette leghe proletarie dei mutilati, il carattere antipatriottico delle quali riduce il sacrificio eroico del combattente a livello morale di un volgare infortunio: ad essi spetta il compito di farsi organizzatori e patrocinatori degli interessi materiali e spirituali dei reduci e di valorizzare i meriti e la funzione, che deve essere preminente e decisiva, nella vita nazionale. 35. Quellesercito che offre segni di irrequietezza al suo vertice, quel nazionalismo che potrebbe diventare la bandiera di una sovversione reazionaria magari ispirata dal duca dAosta, limpresa di DAnnunzio a Fiume, che rivela quali tentazioni di un colpo di Stato militare serpeggino a destra, non trovano a sinistra una risposta. Pu darsi che anche qui ci siano responsabilit del Partito socialista, che non sa infatti rivolgere ai soldati n lavorare nelle loro file [] (in P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, da Bordiga a Gramsci, Einaudi, Torino, 1967). 36. Nel noto rapporto del 4 giugno 1919 sulle origini dei Fasci di combattimento, lispettore generale di Pubblica sicurezza, Giovanni Gasti, riportava notizie di riunioni segrete tenute a Roma nella sede

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VALERIO GENTILI dellAssociazione nazionalista con la partecipazione di Corradini, Maraviglia, Foschi, Baratelli, Minnuni e Bellonci, durante le quali era stato approvato un programma che prevedeva labbattimento del governo, la costituzione di un gabinetto militare, sotto la direzione di Giardino o del generale Caviglia, allora ministro della Guerra, con il compito di realizzare lannessione di Fiume e della Dalmazia, di proclamare lo stato dassedio e di convocare le elezioni (in Roccucci, op. cit.). 37. La deriva verso sinistra dellimpresa fiumana avrebbe provocato in ambito nazionalista-conservatore romano, nei primi mesi del 1920, la formazione del gruppo Contro ogni insidia, il cui obiettivo, secondo le parole del tenente Carlo Torreano, propagandista dellassociazione, era essere contro allazione di Gabriele DAnnunzio che rompe la disciplina e contro il bolscevismo e cio fautori della disciplina (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105). 38. Allinizio dellinverno 1920, la sezione romana della Lega proletaria, con sede in via Monte della Farina 50, alla testa di una serie di proteste che mirano a far concedere al governo una serie di tutele sociali minime, tra cui ad esempio laccesso gratuito ai mezzi pubblici, per i mutilati e i pensionati di guerra. In dicembre, alcune dimostrazioni sfociano in duri scontri con le forze dellordine. Negli incidenti tra dimostranti e forze dellordine a piazza Montecitorio vengono arrestati il repubblicano Bartolomeo Cavallini, futuro responsabile amministrativo del battaglione di Ponte degli Arditi del Popolo, e lanarchico Bernardino De Dominicis, direttore del periodico La Giovent Rossa di area USI. In seguito alle proteste, il primo ministro Giolitti presenta, il 18 dicembre, un progetto di legge in favore di mutilati e pensionati dei guerra (in ACS, MI, PS a. g. e ris. 1920, busta 79, sf. Lega proletaria mutilati invalidi e reduci di guerra). 39. Il proletariato identific la guerra con chi laveva fatta, sfog sui soldati, sugli ufficiali, sulla divisa, su tutto ci che gli rammentava la guerra, lavversione politica contro di questa. Non comprese, non valut, non seppe rispettare e disarmare e mobilitare lo stato danimo di chi aveva combattuto con fede e tornava a casa con orgoglio com-

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prensibile; commise errori psicologici enormi, moltiplic intorno a s e contro di s gli equivoci, le antipatie, i nemici (in Critica sociale 1921, n. 7). Nenni narra che al 2 congresso dellInternazionale comunista, Carlo Radek avrebbe detto che il pi grave errore del movimento socialista italiano era stata la sua politica verso gli ex-combattenti (A. Tasca, Nascita e avvento del fascismo, Laterza, Bari, 1965). 40. Interventisti e socialisti, in A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Passato e presente, Einaudi, Torino, 1966. 41. Spriano, op. cit. 42. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322. 43. Il 15 aprile 1919, poche centinaia di uomini, soprattutto soldati, con alla testa una cinquantina di Arditi agli ordini di Ferruccio Vecchi, affrontavano, armi in pugno, un corteo socialista di alcune decine di migliaia di partecipanti che al termine di un comizio promosso allArena dalla locale CDL intendeva dirigersi verso piazza del Duomo. Disperse le folle socialiste, gli Arditi si dirigevano alla sede dellAvanti! e stroncati i deboli tentativi di resistenza dei lavoratori nel frattempo i militari posti a presidio del quotidiano avevano sgomberato il campo distruggevano e incendiavano sede e macchinari. Il cruento bilancio degli scontri della giornata si chiudeva con quattro morti (di cui tre socialisti). Lattacco era, probabilmente, la dura rappresaglia messa in atto dagli Arditi in risposta agli episodi verificatesi durante il primo corteo promosso nel dopoguerra dalla Federazione socialista milanese il 16 febbraio dello stesso anno. Nel corso del tragitto per le vie della citt del massiccio corteo oltre ventimila persone gruppi di dimostranti avevano percosso e insultato soldati in divisa, decorati al valore e ufficiali, strappato dai balconi e incendiato diverse bandiere tricolori. In seguito alla ritorsione del 15, gli Arditi venivano fatti oggetto di alcune avances da parte di ambienti governativi, che miravano, probabilmente, a cooptarli in chiave di guardia bianca nella lotta al bolscevismo nostrano. Larticolo di Carli dalleloquente titolo Arditi non gendarmi, comparso su LArdito del 18 maggio e indirizzato al ministro della

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VALERIO GENTILI Guerra, generale Caviglia, sgombrava il campo da ogni possibile equivoco: Quali sono questi servizi? La guardia alle caserme, ai forti, alle polveriere? Non credo. Quale impiego speciale potrebbero avere gli Arditi in queste comunissime funzioni da terribile milizia? Nessuno. Allora si tratta di servizio di ordine pubblico? Cordoni, pattuglie, picchetti armati, nelle varie citt pi o meno terremotate da mine bolsceviche? Abbiamo motivo per credere fondata questa ultima ipotesi. Ebbene in tal caso, signor Ministro, la vostra decisione non solo non ci rallegra, ma ci addolora profondamente. Voi dite di conoscere ed amare gli Arditi, ora infliggete loro la peggiore umiliazione, trasformandoli in poliziotti e sgherri governativi. In seguito alla requisitoria di Carli, mentre gli onorevoli socialisti Turati e Modigliani facevano una serie di interrogazioni alla Camera dei deputati contro la pubblicazione de LArdito, il governo proibiva, con un provvedimento del 28 maggio, la vendita nelle caserme del giornale in quanto bolscevico: Dordine ministeriale pregasi disporre perch sia proibita la vendita e la lettura nelle caserme del giornale bolscevico LArdito. Qualora risultasse che militari, specie nei Reparti dassalto, vendano in pubblico copie di detto giornale, si provveda energicamente avvisando questo Comando dei provvedimenti presi. Il Capo di Stato Maggiore, Sturani Il Ten. Gen. Com.te la Divisione Militare, Sanna (Comando della Divisione militare di Torino, Ufficio O.P., 28 maggio 1919, Oggetto: vendita del giornale LArdito). 44. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo II Roma. 45. Ivi, Assemblea dellUnione socialista romana del 26 settembre 1919, relazione del questore Mori al direttore generale di PS. 46. Dalla relazione, in data 20 ottobre 1919, della Questura romana alla Direzione generale di Pubblica sicurezza: Da qualche tempo aveva richiamato lattenzione di questufficio il soprascritto socialista rivoluzionario Mingrino Giuseppe gi Capitano di [illeggibile] il quale congedato nellagosto scorso dalle armi, si era posto in evidenza tra i socialisti locali prendendo attiva parte al movimento sovversivo, col
CAPITOLO II

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partecipare a tutte le riunioni e comizi di carattere economico e politico pronunciando discorsi violenti ed esercitando attiva propaganda tra le masse. Anche in occasione di comizi elettorali socialisti e nazionalisti il Mingrino prese la parola sostenendo il contraddittorio con discorsi vivaci contro la guerra nazionale []. La moglie di lui [] fu la sera del 17 luglio scorso arrestata al viale Castro Pretorio dallarma dei
RR.CC. mentre distribuiva ai soldati manifestini di propaganda sociali-

sta stampati alla macchia. Risulta che la Direzione del Partito socialista, dopo gli attacchi fatti da Roma Futurista al Mingrino, ripetuti dalle Battaglie di Eghilberto Martire, lo ha chiamato pregandolo di astenersi dal partecipare ai comizi elettorali di Roma e per ogni buon fine lo ha mandato a fare la propaganda elettorale negli Abruzzi. Com noto il Mingrino stato accusato di essere stato interventista durante la guerra e di essere stato adibito quale propagandista a favore della guerra al fronte. Chiamato dal segretario Nicola Bombacci ha ammesso la cosa che stata poi confermata dalla lettera dellOn. Colaianni al Giornale dItalia. A causa appunto della guerra e malgrado le sue dichiarazioni di essersi convertito al bolscevismo, stato allontanato (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Socialisti).

1. Un proclama di ARDITI, in LIniziativa del 19 aprile 1919: La guerra stata vinta! Abbiamo dato sangue, brandelli della carne nostra, lurlo dellanima anelante alla vendetta dei fratelli, alla conquista del diritto italiano diamo ancora lopera nostra, il cuore, tutto perch giustizia, libert e uguaglianza splendano nel cielo dItalia, finalmente. Noi non fummo soldati ai servizi della dinastia, del militarismo, di una politica torbida di altri tempi, n strumenti di caste o di classe. Fummo militi di unIdea. Restiamo e saremo militi di unIdea. La guerra finita sui campi di battaglia, ma si combatte ancora nel campo

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VALERIO GENTILI economico, politico, sociale, internazionale. Vi sono oggi tedeschi nellanimo in ogni partito. Sono tedeschi nellanimo coloro che sostengono ancora le istituzioni monarchiche. Chi crede che un uomo, perch nato da Re, debba essere capo di un popolo, che si assoggetta al comando di un uomo che il popolo non ha eletto, tedesco nellanimo. Sono tedeschi nellanima che si oppongono alle sacrosante conquiste delle classi lavoratrici, alle quali, ogni giorno durante lo sforzo guerresco, furono fatte promesse di un avvenire migliore. tedesco nellanima chi fomenta dissidi ed odi tra i popoli dEuropa e non d lopera sua, il cuore suo per la realizzazione della grande idea della fratellanza universale dei popoli. tedesco nellanima chi cerca di gettare lItalia nostra nelle braccia di un torbido, incosciente bolscevismo. Contro tutti costoro scendiamo nel campo, nel campo delle lotte civili, O Arditi dItalia tutti voi Arditi, figli del popolo, figli del lavoro, Arditi delle scuole, delle officine. Se ascoltate, generosi, la voce dolce di astute fazioni politiche, di gruppi personali, e seguite altre correnti, se eccitati da uomini di nessuna fede, e smodate ambizioni, foste un solo momento accanto ai fautori delle idee del passato, e foste adoperati perfino come strumento poliziesco, rialzatevi e sollevatevi. Siamo i garibaldini dItalia non gli svizzeri o i corazzieri di nessuno. Avanti per lItalia nuova, libera, giusta, per lItalia di Mazzini e di Garibaldi. LItalia dei grandi pensieri e delle grandi audacie. Quando dalle prime file dellesercito noi balzammo alle linee primissime noi non volemmo compiere un gesto di ardimento diretto al fine immediato della vittoria guerresca. Noi avevamo nel cuore una fede politica, una passione politica. Bisognava vincere laustriaco e il tedesco, mercenari di un dispotismo che ispirava tutta la politica dellEuropa monarchica, per vincere il dispotismo, di ingiustizia, di violenza, di arbitrio, in ogni campo e in ogni luogo. Uniamoci, lottiamo. Espugneremo le quote pi alte e pi impervie del privilegio politico dellingiustizia sociale. Avanti! IL COMITATO PROMOTORE. Il Comitato dazione dellassociazione cos composto: Aldo Fasano, presidente; Ubaldo Cioccolanti, segretario; Santore Nobili, cassiere; Vincenzo Baldazzi, Raimondo Francucci,

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Francesco Maiore e Edoardo Betti, consiglieri. (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105, f. Arditi Roma, sf. Fratellanza tra gli Arditi dItalia). 2. ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105, f. Arditi Roma. 3. Dal telegramma dellUfficio riservato del ministero dellInterno al prefetto di Roma n. 10349 del 13 aprile: Si prende atto delle assicurazioni circa le disposizioni date affinch il Cioccolanti Ubaldo sia messo in condizione di non poter tentare alcun atto delittuoso. Si resta in attesa di ricevere ogni altra notizia sul conto del suddetto e si raccomanda vivamente di accertare con prontezza e con precisione quali relazioni personali abbia fra i militari e nella citt Cioccolanti, se accostasse persone dalle quali possa aver avuto suggestioni e se potesse essere daccordo con altri per lattuazione dei propositi che gli si attribuiscono. Dal telegramma n. 12461 del 14: Dai suoi rapporti di ieri e di oggi emergono elementi che confermerebbero il sospetto che lUbaldo Cioccolanti possa avere subito suggestioni ed istigazioni ad atti delittuosi da compagni che ne conoscevano il carattere []. 4. I telegrammi e le relazioni della PS cittadina sui propositi attribuiti a Cioccolanti e sulle attivit della Fratellanza tra gli Arditi dItalia sono contenuti nel sottofascicolo Cioccolanti Ubaldo, allinterno del fascicolo Anarchici, busta 1322, Partiti politici, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919. 5. Scrive lallora repubblicano Pietro Nenni, il 17 luglio 1919, sul bolognese Giornale del Mattino: Fu disgrazia che il Partito socialista, schiavo di alcuni pregiudizi, non intendesse la portata storica dello sconvolgimento bellico e si facesse prigioniero di una sterile negazione. Senza codesta diserzione la classe operaia sarebbe gi al timone dello Stato e non avremmo avuto, per quattro anni, lequivoco di cui subimmo le conseguenze, di un interventismo conservatore che aveva per obiettivo pi che Trento e Trieste, Palazzo Accursio e Palazzo Marino, pi che lAdriatico, le Camere del lavoro []. 6. In M. Carli, Con DAnnunzio a Fiume, Facchi editore, Milano, 1920. Nel 1917, la Rivoluzione russa era stata accolta con favore dai futuristi: La rivoluzione russa d ragione alle nostre profezie e visioni

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VALERIO GENTILI futuriste: vasto cerchio futurista strangolante sempre pi il passatismo degli Imperi centrali. Ben venga la repubblica russa purch le scosse del parto non sconvolgano il fronte di guerra opposto al bombardamento di ruderi germanici. F.T. Marinetti. 7. Dal volantino della CDL di via della Croce Bianca, in data 9 aprile 1919, in occasione dello sciopero generale pro insorti della Settimana rossa di Berlino del 10 seguente (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo I Roma, sf. Settimana rossa di Berlino). 8. Ivi, volantino dellAlleanza dei comitati rivoluzionari Comitato romano, in data 9 aprile. 9. In uninteressante lettera a firma Lenin, Zinoviev e Bukarin, pubblicata dallAvanti! del 14 novembre 1920, inviata al PSI a fine agosto 1920, dopo il secondo congresso della III Internazionale, i dirigenti bolscevichi bacchettavano la dirigenza italiana rispetto alla sua condotta incerta nella lotta sociale e politica: [] Ogni giorno ci apporta la notizia di nuovi disordini in Italia. Tutti i testimoni, compresi i delegati italiani stessi, assicurano lo ripetiamo che la situazione in Italia profondamente rivoluzionaria. Tuttavia il Partito, in molti casi, si tiene da parte, e in altri, si contenta di contenere il movimento invece di sforzarsi a generalizzarlo, a dargli la parola dordine, a organizzarlo, a dirigerlo secondo un piano determinato, a trasformarlo, in una parola, in un attacco decisivo contro il dominio borghese. In questo caso il partito abbandona in talune localit le masse nelle mani degli anarchici, esponendosi cos al pericolo di perdere la propria autorit. Tale tattica piena di conseguenze deplorevoli, delle quali difficile misurare la portata del male che possono cagionare. Cos non il Partito conduce le masse, ma sono le masse che spingono il Partito: questo non fa che trascinarci a rimorchio degli avvenimenti, cosa che assolutamente inammissibile. In seguito alloccupazione delle fabbriche, nuove e pi pesanti critiche venivano mosse dai sovietici ai socialisti italiani (si veda in merito la lettera del membro della presidenza del Soviet centrale, Losovski, alla CGL, pubblicata dallAvanti! del 25 novembre 1920). Il segretario dellesecutivo Zinoviev, nel suo intervento al terzo congres-

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so della III Internazionale (riportato nellOrdine Nuovo del 18 agosto 1921), accusava senza mezze misure: Il partito sotto la direzione di Serrati ha fatto di tutto per lasciare disperdere la lotta e per consegnare la classe operaia inerme nelle mani della borghesia, e ancora: La classe operaia dovr da oggi soffrire assai di pi di quanto non fosse necessario prima, e ci soltanto perch i capi si collocano a fianco della borghesia e non a fianco della classe operaia e perch questi stessi capi furono dimpaccio agli operai durante quel movimento. 10. Le origini del gabinetto Mussolini. La politica del signor Giolitti, i contadini, il Partito socialista. Loffensiva del marzo 1920, in La Correspondance Internationale, 20 novembre 1922 (articolo presente nellappendice I della raccolta: A. Gramsci, Socialismo e Fascismo, LOrdine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1978. 11. In Gramsci, Quaderni dal carcere, cit. 12. In Tasca, op. cit. 13. Antonio Gramsci su la La Correspondance Internationale del 20 novembre 1922. Scrive Togliatti in merito alla trasfigurazione dei Fasci di combattimento: Allorigine il fascismo era composto da vari gruppi, non omogenei, che non avrebbero marciato assieme fino in fondo. Vedi le sezioni fasciste delle citt. Nel 1919-20 vi trovate degli elementi della piccola borghesia, appartenenti ai vari partiti, che discutevano i problemi politici generali, ponevano una serie di questioni, avanzavano delle rivendicazioni. Su questo terreno si ha il primo programma del fascismo (piazza San Sepolcro) []. Prendete invece il fascismo di campagna: Emilia, ecc. Non cos. Sorge pi tardi: 1920. Esso si presenta sotto laspetto di squadre armate per la lotta contro il proletariato. Sorge come squadrismo. [] Nelle sue sedi non si discute. Perch questa differenza? Perch qui intervenuto immediatamente come elemento di organizzazione, lagrario (in P. Togliatti, Lezioni sul fascismo, Einaudi, Torino, 1974). Mecheri, riguardo alla questione: A quellepoca il fascismo aveva una certa efficienza difensiva solo in alcune citt come Milano, Torino, Genova, Trieste, Venezia, Brescia, Verona, Roma e in nessuna di queste citt si fece vivo. Le squadre dazione fasciste si co-

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VALERIO GENTILI stituirono dopo loccupazione delle fabbriche: prima non esistevano. In riferimento a quella che Mecheri chiama degenerazione del fascismo, nel suo libro riporta per intero la lettera di dimissioni dai Fasci, poi rientrate, presentate dal vicesegretario Cesare Rossi, in seguito capro espiatorio scelto dal Regime dopo lomicidio Matteotti. In uno stralcio della lettera, pubblicata da Il Popolo dItalia del 2 agosto 1921, Rossi afferma: La nostra balda minoranza del 1919, la continuazione cio di quella del 1914-1915 [] stata travolta dalle successive ondate impetuose di nuove forze che, non essendo n culturali n politiche, necessariamente rappresentavano solo o stati danimo dartificio o desaltazione o interessi di classe, di casta e di zona. Forte di questi nuovi elementi, anzi, indebolito da questi nuovi elementi il Fascismo per lopera delle sue masse locali, per una infinit di episodi che fanno tutta la cronaca e la storia del movimento fascista di questi ultimi tempi, laddove appare come dominatore esso diventato un puro, autentico ed esclusivo movimento di conservazione e di reazione. 14. In Tasca, op. cit. 15. Queste riunioni sono segnalate in una relazione, in data 13 maggio, del prefetto romano alla Direzione generale di PS (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380, sf. Partito repubblicano).

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chico, della CDL di Terni e Giovanni Monici. Una decina di aderenti allaltra CDL della capitale vengono allontanati dopo che Luigi Piccioni e Alfredo Bianchi avevano, invano, tentato di intervenire nel dibattito: Chiese la parola Bianchi Alfredo della C. D. della Camera del lavoro di via della Croce Bianca accolto da urla e fischi dallassemblea. DAmato, dichiarando che lassemblea era stata convocata solo per gli aderenti alla Camera del lavoro confederale, rifiut di accogliere la richiesta e il Bianchi seguito da una decina di compagni si allontan dalla sala. Anche il repubblicano Piccioni tent di parlare ma gli venne impedito. 3. La CDL interventista romana, nel giugno 1918, dichiarando la poco realistica cifra di seimila iscritti, entrava a far parte della neonata centrale sindacale dellUnione italiana del lavoro (UIL). La UIL si era costituita con un congresso tenuto a Milano dal 29 al 31 del mese precedente e promosso dallUnione sindacale milanese (USM). In essa confluivano lUSM, guidata prima della morte al fronte da Filippo Corridoni, e altri tronconi del sindacalismo interventista, per gran parte espulsi dalle centrali dappartenenza (USI e CGL) in seguito allappoggio dato al conflitto. Tra questi, la Camera del lavoro parmense guidata da Alceste De Ambris, espulsa dallUSI, il sindacato di area anarchica, in seguito alla mozione interventista presentata, in accordo con lUSM, al consiglio nazionale dellUSI nel settembre 1914. In una riunione promossa a Parma, l11 giugno 1916, proprio dalla CDL di De Ambris, si era costituito il Comitato sindacale italiano, in pratica lantesignano della

CAPITOLO III

UIL. Al suo primo congresso la UIL dichiarava 137mila soci. Allinterno

del suo appello Ai lavoratori dItalia, una voce particolare era rivolta ai 1. Si vedano in merito le relazioni prefettizie del mese di novembre alla Direzione generale di PS, in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1910, busta 84, f. Movimento sovversivo I Roma. 2. Ivi, Comizio pro unit proletaria alla Casa del popolo, informativa riservata-urgente della Prefettura alla Direzione generale di PS, in data 22 febbraio 1919. Tra i quattrocento intervenuti, prendono la parola, oltre a Borghi, giunto da Bologna in mattinata, il segretario dellUSR DAmato, che presiede lassemblea, Riccardo Sacconi, il segretario, anarcombattenti: La mitraglia scagliata contro gli Imperi del dominio selvaggio e della rapina spian la via della libert. Ogni corona di despota che cade infranta un ostacolo abbattuto alla marcia del progresso umano. La libert nazionale per tutti i popoli prelude alla libert sociale di tutti gli uomini. Allora delle Patrie, che cancellano lonta della loro oppressione, seguir lora della classe lavoratrice, che canceller lingiustizia dello sfruttamento e della miseria. LItalia ha vinto la sua battaglia. Pel suo martirio secolare, pel suo diritto giusta e sacra la

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VALERIO GENTILI sua vittoria. Ma la nuova Italia di domani non dovr dimenticare come ha vinto. Le sue braccia armate le arruol tra le file del popolo, fino a ieri estraneo alla gloria e alla civilt italiana. I contadini ignari strappati ai campi, gli operai chiamati al fuoco dellindustria bellica e della battaglia, han vissuto per quattro anni il patimento dItalia, lo spasmo dItalia, lardimento e la resistenza dItalia, la suprema prova di vita e di morte dItalia. Perch non dovrebbero sentire lorgoglio e il beneficio della vittoria e della libert dItalia? Giustizia lo vuole! LItalia ha vinto: noi crediamo. Il lavoro italiano vincer: noi lo giuriamo! Pei nostri morti, pei nostri figli che vivranno domani una vita pi degna (in Cultura Sindacale, 20 febbraio 1921). In merito ai contrasti, non solo politici ma anche di natura umana e personale, che rendevano la CDL romana estremamente disomogenea al suo stesso interno, le parole di Luigi Piccioni rivelavano la trama delle antipatie personali tra alcuni dei segretari succedutesi alla guida della sezione (Maria Rygier, anarchica, gi esponente dei Fasci interventisti dazione rivoluzionaria, e Carlo Bazzi, gi segretario della nuova CDL ravennate e membro del Consiglio permanente del Comitato sindacale italiano): Bazzi odia la Rygier e Libero Tancredi (vero nome: Massimo Rocca) perch geloso della loro intelligenza. Fu il Bazzi che, in Francia, denigr la Rygier e il Tancredi, sparlando a tutti dei loro ultimi rapporti []. Inoltre stato il Bazzi stesso che ha preparato il terreno prima, per far allontanare la Rygier dalla Camera del lavoro di Roma, e per entrare lui (in M. Pasetti, Tra classe e nazione, Carocci, Roma, 2008). 4. Si veda il rapporto del 28 gennaio 1919 dellUfficio speciale dinvestigazione della Direzione generale di
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1903 e, in seguito ai duri scontri tra polizia e manifestanti, il 14 aprile del 1908, in piazza del Ges. Nel dopoguerra rappresenta il gruppo anarchico di Porta Pia-Salario, al congresso di costituzione della FCAL. Nellaprile 1919 arrestato al termine di un corteo. Aderisce nel 21 allAssociazione degli Arditi del popolo. Negli anni del Regime viene costantemente vigilato in quanto elemento pericoloso per lordine dello Stato. Carcerato nel 1923, alla fine dello stesso anno usufruisce dellamnistia e viene liberato. Ma, nel marzo 1927, la Commissione provinciale preposta, in considerazione dei precedenti e dellattivit svolta in contrasto con le direttive del Governo nazionale, lo ammonisce e, il mese successivo, inasprisce la pena inviandolo al confino di Ustica per una durata di tre anni. Nel gennaio dellanno successivo, Luzzi arrestato e denunciato per oltraggio, resistenza e contravvenzione agli obblighi di confino, essendo stato sorpreso, con altri, a cantare inni sovversivi. In luglio viene trasferito dal confino di Ustica a quello di Ponza; in novembre, in ragione della sua et avanzata e del peggiorare delle condizioni di salute, il restante periodo di confino viene commutato in ammonizione. Scontata lammonizione, Luzzi riprende, per quanto possibile, la militanza tra le fila del movimento anarchico. Le autorit gli impongono, allora, lobbligo della carta didentit e liscrizione nella rubrica di frontiera. Attivo sul fronte del soccorso rosso ai perseguitati politici, viene segnalata, in pi occasioni, la sua militanza tra un gruppo di anarchici che sono soliti riunirsi nelle osterie della periferia. Il 5 giugno 1930 fermato con altri sette (tra cui gli ex-Arditi del popolo Didio Cesarini, Giovanni Gallinella, Alfredo Simmi e il repubblicano Oreste Moretti, gi noto alle forze dellordine per i fatti di Pietralata nel luglio 19), nellosteria di via Borgo Pio 180 e assegnato a cinque anni di confino da scontare a Lipari. Viene liberato lanno successivo. Continua ad essere sorvegliato fino alla caduta del fascismo (in ACS, CPC, ad nomen, Archivo di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). 7. Informativa del prefetto alla Direzione generale di PS, in data 19 gennaio 1919 (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99, Movimento anarchico e comunista, affari generali per provincia, f. Roma).

(in

ACS, MI, PS,

a. g. e ris.

1910, busta 84, f. Movimento sovversivo I Roma). 5. In merito allassassinio di Montesi si veda il sottofascicolo che reca il suo nome in f. Movimento sovversivo I Roma, ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84. 6. Giuseppe Luzzi di Nicola, nato a Roma il 25 giugno 1864. Falegname e padre di otto figli, il suo primo arresto risale al novembre 1891 per violenza contro la forza pubblica. Viene nuovamente carcerato nel

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VALERIO GENTILI 8. Dallultima frase del rapporto: Dovranno essere gli anarchici e i socialisti rivoluzionari a instaurare il regime dei Soviet, in sostanza, per, non vi che preparazione e attesa in quanto i singoli nuclei sono sparuti per numero e deficienti di denaro. 9. Riguardo alla costituzione della FCAL si veda la busta 99, cit. 10. Per comprendere le ripercussioni negative nel campo operaio di questo sterile sfoggio di forze va ricordato che la Direzione del PSI aveva annunciato il 20 marzo 1919 la preparazione di uno sciopero generale rivoluzionario. Essa aveva poi preso la precauzione di spiegare che quello del 20-21 luglio non poteva avere un tal carattere. In unintervista pubblicata sullAvanti! del 4 luglio, Nicola Bombacci dichiara che lo sciopero avr carattere dimostrativo e non rivoluzionario, aggiungendo per che non si rinunciava neppure a una virgola del nostro programma e alla preparazione dello sciopero espropriatore. Nella riunione allargata di Bologna (13 luglio) sempre Bombacci insiste che lo sciopero generale di 48 ore non deve essere confuso con lo sciopero di carattere finalistico deliberato dalla Direzione del partito. Ma questo impiego di strumenti rivoluzionari a scopi dimostrativi fatto senza tener conto dei riflessi inevitabili di tali strumenti sulla psicologia delle masse messe in movimento e anche su quelle della borghesia, che attravers una vera crisi di panico. La Direzione del partito non abbandona per questo le posizioni del marzo 1919: alla vigilia del congresso di Bologna, nelle riunioni del 7-10 settembre, essa riconfermando che il deliberato sciopero generale per la virtuale presa di possesso del potere da parte del proletariato, deve essere preceduto da una seria preparazione pratica e tecnica, oltrech spirituale, delibera lintensificazione di tale lavoro e passa allo.d.g.. Anche questi fieri propositi non ebbero alcun seguito (in Tasca, op. cit., nota 45 del capitolo secondo). 11. I termini generali del serrato dibattito svoltosi nella riunione vengono riportati nella relazione prefettizia, inviata in serata, alla Direzione generale di PS (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84). 12. Riguardo alle adesioni: Avverto che da notizie confidenziali sarebbero state organizzate per le ore 13 di domani, nelle seguenti localit,

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riunioni di operai, che poi, come si detto, dovrebbero convergere al centro: 1. Metallurgici in via Balbo, 2. Falegnami, pittori e muratori in piazza Madonna dei Monti, 3. Fornaciai a Porta Trionfale, [] 4. Tipografi, alla Federazione del libro, 5. Panettieri, in piazza S. Maria in Trastevere, 6. Tranvieri municipali [] innanzi alla sede del sindacato [] 7. i soci dellUSR allAndrea Costa. Durante la mattina di domani giungeranno dai Castelli, socialisti e rappresentanze di leghe aderenti alla CDL confederale []. Devo intanto richiamare attenzione sui comunicati fatti a mezzo dellAvanti! di stasera, coi quali gli stessi socialisti raccomandano al proletariato calma e serenit consigliando contentarsi [illeggibile] per la riuscita della manifestazione che tutti abbandonino il lavoro, senza ricorrere ad altre forme di protesta (in informativa del prefetto agli uffici PS capitali, Comando corpo interno, Ufficio politico (e per conoscenza) Quirinale, 9 aprile 1919. ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo I Roma, sf. Settimana rossa di Berlino). 13. Dal manifesto, a firma della commissione direttiva, del 9 aprile. 14. Dal manifesto del 9 aprile della Federazione italiana fra i lavoratori del libro Comitati riuniti. Il testo integrale: Il proletariato romano esperimenta domani una delle sue armi, esercita uno dei suoi diritti: lastensione dal lavoro per ventiquattro ore. La Federazione del libro, dinnanzi ad una richiesta di solidariet, non discute: risponde semplicemente: Presente! La manifestazione odierna supera ogni dissenso ideologico: noi non possiamo, non dobbiamo attardarci a ricercare le ragioni del movimento; noi non possiamo, non dobbiamo approvarle o biasimarle: dobbiamo solamente ubbidire. Il nostro passato, lo spirito stesso della nostra organizzazione ce lo impongono. Disertate dunque per un giorno le officine, o colleghi e colleghe, e lastensione dal lavoro sia generale, completa!. 15. Riservata-urgente del 9 aprile al presidente del Consiglio, al sottosegretario di Stato, al direttore generale di PS, oggetto: Movimento politico rivoluzionario. 16. Dal volantino del 9 aprile dellAlleanza rivoluzionaria. Nella relazione prefettizia del 9 (doc. cit.): Avverto, infine, e su ci richiamo la

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VALERIO GENTILI particolare attenzione dellArma dei RR.CC. Avere avuta notizia che si distribuiscono per la citt e specialmente nelle caserme manifesti rossi degli anarchici individualisti, intitolati Alleanza dei comitati rivoluzionari []. Anche ai soldati vengono distribuiti manifestini verdi con la scritta senza cartucce. 17. Tra gli arrestati gli anarchici Giuseppe Luzzi e Lelli Mazzini, Tommaso Bernabei, Federico Uberti, il leader socialista Giuseppe DAmato. Alcuni dei manifestanti catturati sono in divisa, tra questi, lanarchico interventista Vincenzo Santarelli, insignito di doppia medaglia al valore, che veste luniforme di sergente del 28 Mitraglieri. 18. Minuta del 11 aprile al ministro della Guerra: Tengo ad esprimere alla S. V. il mio vivissimo compiacimento per le disposizioni ieri impartite allAutorit militare in occasione dello sciopero generale, qui avutosi, e per il validissimo efficace contributo portato al fine di assicurare il mantenimento dellordine pubblico dalla truppa delle varie armi il cui contegno fu veramente ammirevole. Lesercito che ha saputo compiere cos mirabilmente il suo dovere in guerra, ha riconfermato di saper essere anche nel mantenimento dellordine pubblico esempio e strumento di energia, di disciplina e civili virt. 19. Dal telegramma del gabinetto del ministero dellInterno al prefetto di Roma in data 28 aprile 1919: Pregasi riferire se da parte organizzazioni sovversive siasi cost iniziata formazione di gruppi armati con apparente compito dirigere e sorvegliare andamento manifestazioni proletarie. Ovvero di vigilare e difendere sedi camere lavoro, partiti estremi e loro giornali caso affermativo attendonsi precisi particolari circa importanza numerica tali formazioni e disciplina che sia loro imposta ed armi e materiale di cui possano disporre (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322). 20. Dallinformativa riservata-urgente, oggetto Propaganda rivoluzionaria nellesercito, del comandante della Legione territoriale dei Carabinieri al questore di Roma in data 14 luglio 1919: Da notizia avuta da un confidente a reale compagnia interna, lassociazione anarchica di Roma vorrebbe impadronirsi di due caserme della capitale e che dal-

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la sua terrebbe i soldati dei distaccamenti di Monte Testaccio e di S. Paolo i quali avrebbero promesso armi e munizioni (ibidem). 21. Tra i partecipanti: Martella, Paolinelli, Leopoldo Iacobelli, Alfredo Tavani, Francesco Conboli. Rispetto ai contenuti di massima delle riunioni si veda la relazione riservata della Questura alla Direzione generale di PS in data 22 maggio (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99, f. Movimento anarchico e comunista, a. g. per provincia, Roma). 22. Informativa del 16 giugno della Questura al prefetto (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Anarchici). 23. Di fronte a oltre seicento persone, stima della Polizia, si succedono gli interventi di Lelli Mazzini, che presiede lassemblea, Spartaco Stagnetti, segretario della FCAL, Bernardino De Dominicis per lUSI e DAmato per lUSR (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99). 24. Alliniziativa promossa dalla Federazione anarchica avevano aderito lUSI, la CDL confederale e lUSR. Di fronte a pi di quattrocento persone, secondo le stime della Questura, si erano alternati gli interventi di De Dominicis per lUSI, Mario Trozzi per lUSR e dellanarchico Libero Merlino. Secondo gli infiltrati di PS, nel suo discorso allassemblea De Dominicis si compiacque che nella Roma borghese esista pure la classe proletaria ribelle pronta ad affermare le sue aspirazioni e i suoi diritti. Accenn alla Russia rivoluzionaria mettendola in contrasto con le altre nazioni e chiuse il suo discorso dichiarando che lUnione Sindacale la sola organizzazione vigile e pronta per lazione decisiva da svolgere nellinteresse del proletariato. Sullintervento di Merlino: Prese poi la parola Merlino scagliandosi violentemente contro il militarismo e contro lopera servile dellItalia nella sua azione ai danni del comunismo ungherese, affermando che non pi tempo di proteste verbali e che nulla deve attendersi dalla diplomazia. [] Dichiar che lItalia ha il compito di soffocare lUngheria soviettista ed infatti lesercito cecoslovacco che ora combatte contro i comunisti comandato da tre generali italiani (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84). 25. Il corsivo quello stampato sui biglietti dinvito personali alla conferenza.

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VALERIO GENTILI 26. Unione soldati e ufficiali smobilitati, piccola associazione fondata a Roma nellaprile 1919 da Costanzo Premutti, di indirizzo repubblicano, ma su posizioni conservatrici, antibolsceviche e ostili alle lotte operaie. Sabbatucci, in op. cit., individua agli inizi del 1920 la sua scomparsa dalla scena politica. Una informativa della Questura al prefetto, in data 2 luglio 1920, informa di una ripresa delle attivit dellassociazione, proprio alla vigilia degli episodi di violenza ai danni di ferrotranvieri e scioperanti che si verificheranno nella seconda met del mese: Marted scorso 29 giugno ebbe luogo alla sala dei reduci delle patrie battaglie in piazza Mazzini 31 una riunione per la fusione dellUNUS con il sodalizio dei reduci delle Patrie Battaglie []. Alla presidenza furono chiamati lon. Pais-Serra, il colonnello Cagno e il repubblicano Costanzo Premutti [] i quali dichiararono di far tacere le dottrine di partito di fronte alle minacce anarchico-massimaliste. Fu infine votato un ordine del giorno col quale si fa affidamento che il governo sappia tutelare lonore dItalia, ispirandosi unicamente al dovere di salvarla, facendo cessare con energia le cause interne ed esterne e le agitazioni che la minacciano. Di segno diametralmente opposto liniziativa promossa, nella sede della Lega dei fornaciai, dalla sezione repubblicana del Trionfale dopo gli incidenti del 20 luglio, per unire in un fronte unico di lotta repubblicani, socialisti e anarchici (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380, sf. Partito Repubblicano). 27. Informativa in data 2 luglio con oggetto: Comizio allAugusteo 28 giugno 1919 dimostrazioni e disordini (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105, sf. Comizio nazionalista allAugusteo). 28. Nel fonogramma interno n. 7930 al ministero dellInterno del 29 giugno. Scrive il prefetto: Credo opportuno ed urgente comunicare a codesto on. Ministero quanto mi riferisce il questore col seguente rapporto, confermato verbalmente dagli ufficiali superiori dellArma: Il contegno degli ufficiali dellesercito e dei militari di truppa in occasione della manifestazione di ieri allAugusteo stato eccessivamente riprovevole e violento. Questo mi dicono tutti i funzionari che ieri sera hanno

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dovuto impegnarsi pel mantenimento dellordine pubblico e questo afferma anche lArma dei RR.CC. i cui militari hanno incontrato, come gli altri agenti della forza pubblica, gravi difficolt per sciogliere gli assembramenti che in vari punti si andavano formando, e per impedire che essi raggiungessero, come avevano prestabilito, piazza Barberini, per una manifestazione ostile a S. E. il presidente del consiglio (ibidem). 29. Circolare interministeriale del 2 luglio, a firma del presidente del Consiglio dei ministri: In seguito agli incresciosi incidenti verificatesi in questa citt la sera del 28 giugno scorso dopo il comizio privato tenutosi allAugusteo S. E. il Ministro della guerra ha impartito istruzioni perch gli ufficiali del R. esercito si astengano, dora innanzi, dal partecipare a manifestazioni di carattere politico. Nellinformare per norma le LL. EE. prego impartire analoghe disposizioni agli ufficiali addetti ai rispettivi ministeri o comandati negli altri uffici dipendenti dai ministeri stessi, perch le istruzioni predette siano da tutti rigorosamente osservate (ibidem). 30. Rapporto alla Questura dal commissariato di Campo Marzio a firma dellagente infiltrato Antonino Ciluffo, scelto per i suoi trascorsi di combattente decorato al valore, dal maresciallo dei Carabinieri Antonio Tagliaferro e dal commissario Alfonso De Silva. Un migliaio i presenti, tra gli oratori Giovanni Giurati (ibidem). 31. In riservatissima-personale dallufficio del capo di Stato maggiore alla presidenza del Consiglio dei ministri, al comando del corpo di Stato maggiore, sezione E, allUfficio speciale dinvestigazione, in data 7 luglio (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1324). 32. In merito alla riunione si veda linformativa riservata-urgente della Questura alla Direzione generale di PS, in data 7 luglio, con oggetto: Comitato dAlleanza rivoluzionaria (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Anarchici). 33. Per una ricostruzione, spesso discorde, dei fatti di Pietralata si vedano P. Alatri, Nitti, DAnnunzio e la questione adriatica; R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario; F. Cordova, Arditi e legionari dannunziani;

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VALERIO GENTILI M. Grispigni, Gli Arditi del popolo a Roma. Due aspetti particolari della loro storia; P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano. Da Bordiga a Gramsci; M. Rossi, Arditi non gendarmi!; E. Francescangeli, Arditi del popolo. 34. In Roccucci, op.cit. 35. F. S. Nitti, Rivelazioni. Dramatis Personae, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1948. 36. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 6. 37. Risulta che questa notte anarchici e Arditi abbiano deciso di compiere atti di vandalismo in Citt. Come segno di riconoscimento per gli anarchici e per gli Arditi coinvolti una cartolina con figura di ardito con una striscia tricolore, riservata-urgente, 7 luglio, dellUfficio speciale dinvestigazione del ministero dellInterno alla Direzione generale di PS (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo Roma II, sf. Complotto del Forte di Pietralata). 38. Un elenco nominativo, quasi completo, degli arrestati (ricostruito attraverso i due successivi rapporti della Legione territoriale dei Carabinieri di Roma al comando della divisione militare e lordine di scarcerazione del giudice istruttore, in data 26 novembre. Per i primi due si veda il sf. Complotto del Forte di Pietralata, cit., in ACS. Per il terzo, Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1324, sf. Complotto del Forte di Pietralata): Pietro Nubbola, Pietro Ribaldi (ex-Ardito), Guglielmo Della Ciana, Adolfo Capuani, Raniero Ambrosi, Oreste Marozzi (il gruppo dei primi arresti); Cavallotti Tonti, Umberto Canatelli (arrestati alle 5 di mattina); Amedeo Refriggeri, Emilio Casastro, Arcangelo Antonini, Augusto Velluti (ex-Ardito), Augusto Santarnecchi, Giovanni Montini, Giuseppe Mucci (arrestati alle 7); Corrado Muccioli, Aldo Paradisi (alle 10); Lorenzo DAgostini (sergente maggiore di Fanteria), Enrico Piacentini (82 Fanteria, gi 3 Reparto dassalto), Domenico Lisi (1 Fanteria), (arrestati alle 20); Angelo Morelli, Attilio Paolinelli, Mario Parodi, Giuseppe Lamberti, Decio Basile, Asdrubale Malavisia, Adolfo Lepore, Alfredo Orlandi, Filippo Tosi, Guido Levi (ex-sergente degli Arditi), Raimondo Francucci, Mar-

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cello Francucci, Remo Fioranti, Camillo Lavini (ex-Ardito), Pietro De Scalzi (ex-Ardito), Umberto Fabbri, Alberto Giovannetti. Pietro De Scalzi: di Carlo, nato a Roma il 19 novembre 1892. Ardito di fanteria, mutilato in battaglia e decorato con la croce al merito di guerra. Iscritto allAAI romana e vicino alle posizioni di Secondari. una figura di confine tra la militanza politica sovversiva e il banditismo. Dopo i fatti di Pietralata, infatti, viene arrestato pi volte per reati comuni. Molto noto nel suo rione, quello di Trastevere, accusato dalla PS di truffa, commercio illegale di metalli, furto, lesioni, attentato contro i poteri dello Stato, atti di libidine. Militante di rilievo, dal luglio 1921, nel locale battaglione degli Arditi del popolo, durante il ventennio viene confinato pi volte. Costantemente sorvegliato, come sospetto antifascista, fino al luglio 1943, ancora nel 41 segnalato come noto Ardito del popolo (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). Marcello Francucci: di Giuseppe, nato a Roma il 24 luglio 1900. Repubblicano, Ardito del 5 Reparto dassalto in guerra, iscritto alla Fratellanza tra gli Arditi dItalia. Nellottobre 1921 segnalato dalle autorit quale membro degli Arditi del popolo. Lanno successivo, in dicembre, viene arrestato in quanto sospetto di appartenere alla Legione romana dei legionari fiumani. Sorvegliato durante tutto il ventennio, nel 1942, denunciato al Tribunale speciale fascista, viene condannato, in ottobre, a due anni e tre mesi di reclusione (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). Guido Levi: di Ausonio, nato a Roma il 31 marzo 1888. Sergente, in guerra, nei reparti dassalto, militante poi dellAAI e della ricostituita ANAI, aderisce nel giugno 21 agli Arditi del popolo. Dopo la vittoria del

fascismo abbandona la militanza. Nel 1938 viene radiato dal novero dei sovversivi (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). Camillo Lavini: Ardito di fanteria, aderisce alla corrente di Secondari nellAAI. In seguito al complotto, scarcerato, emigra a Tripoli dove lavora come meccanico per il Genio militare. Anche l, continua ad essere vigilato per tutto il ventennio in quanto elemento ostile al Regime (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen).

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VALERIO GENTILI 39. A causa di uno sciopero dei tipografi della capitale, che inizia in luglio e si protrae fino ai primi di settembre, i quotidiani stampati a Roma non vengono pubblicati e forniranno una ricostruzione dellavvenimento con due mesi di ritardo (una ricostruzione dettagliata viene fatta sul numero del 7 settembre di Epoca). Per ci che riguarda la stampa nazionale, la latitanza di Secondari, che verr arrestato alcuni mesi dopo nel tentativo di espatriare in Svizzera, genera speculazioni circa la fucilazione di due Arditi: Da vari giorni si vocifera per Roma che per il tentativo rivoluzionario del Forte di Pietralata due Arditi siano stati fucilati con procedimento sommario. Questa notizia ora rimessa in giro perch stata pubblicata dal Nuovo Giornale di Firenze. Questura di Roma 14 giugno 1919. Sulledizione milanese dellAvanti! del 10 luglio si gettano ombre rispetto alla reale natura dei partecipanti al complotto: Ma basta, senza attendere, stare a vedere chi sarebbe il capo della strana congiura. Altro che anarchici! Si tratta di un tenente degli Arditi []. Chi non sa che il famoso Secondari era lanima di tutte le dimostrazioni di Arditi che in questi ultimi mesi si sono andate susseguendo per le vie della capitale? [] ad onta delle precauzioni delle autorit la luce sar fatta presto ed intera. Sar fatta quando sapremo con chi e per incarico di chi il tenente ha parlato discusso e contrattato in questi giorni. Quando si conoscer come e perch la Questura sapeva tutto da molti giorni, quando sar noto da quali ambienti venivano gli organizzatori. Nello specifico, laccusa per Secondari, trasversale ad alcuni ambienti politici, di essere un agente al servizio del ministero Nitti verr ripresa nel luglio dellanno successivo da LArdito, ormai divenuto tribuna giornalistica esclusivamente della sezione milanese dellAAI, per contrastare, dopo lesautoramento di Bottai dalla presidenza della sezione romana, il tentativo di Secondari di ricostituire ex novo, su basi inequivocabilmente antifasciste, tutta la struttura nazionale dellassociazione. In merito a questa accusa scrive Gramsci, con logica stringente, nellincipit di unintervista fatta proprio a Secondari: Secondari [] prese parte al famoso complotto di Pietralata. Intorno a questo complotto molte cose si sono dette e scrit-

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te, ma la verit dei fatti non ancora conosciuta. Gli stessi che hanno attribuito il complotto a Nitti, dicono oggi che gli Arditi del popolo sono da lui sovvenzionati e guidati. Sta di fatto per che il Secondari, il quale fu tra gli Arditi esecutori del presunto complotto nittiano, stato arrestato proprio per ordine di Nitti e ha passato molti mesi a Regina Coeli (in LOrdine Nuovo, 11 luglio 1921). 40. Rapporto firmato dell8 luglio (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo II Roma, sf. Complotto del forte di Pietralata). 41. Informazioni fiduciarie del 16 luglio (ibidem). 42. Qualsiasi ipotesi attendibile di moto autenticamente rivoluzionario sarebbe inoltre dovuta essere soppesata con estrema cautela, anche tra i suoi autentici fautori, in ragione dellenorme spiegamento di forze militari messo in campo dalle autorit, in quei giorni, nei punti sensibili della citt. Per impedire i saccheggi e fare fronte allo sciopero generale contro il carovita promosso per l8 dalla CDL confederale, il Governo aveva fatto schierare 2.500 uomini a piedi e 150 a cavallo attorno ai rioni di San Lorenzo, Trastevere, Testaccio, Trionfale. Il contegno non ostile adottato in quei giorni da una parte dei soldati utilizzati come forza pubblica aveva spinto lAvanti! a pubblicare una serie di articoli, che recavano, appunto, il titolo Ai soldati, in cui si esortavano i militi a non rispettare gli ordini di repressione dei moti popolari impartiti dai comandi. Il 22 luglio una relazione della Questura informava il prefetto: Tali articoli [] nel loro complesso, dato lattuale momento e le speciali condizioni dello spirito pubblico, possono raggiungere leffetto che si proponevano [] E che tali articoli abbiano effettivamente turbato lo spirito di qualche militare comprovato dalle proteste degli ufficiali stessi e pubblicate da altri giornali. Il prefetto, da parte sua, chiedeva, dunque, informando la Direzione generale di PS: Mi parrebbe opportuno che su tale fatto venisse richiamata lattenzione dellAutorit giudiziaria per i provvedimenti eventualmente possibili al fine di infrenare questa assai pericolosa forma di propaganda tra le truppe (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Socialisti).

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VALERIO GENTILI 43. Ibidem. 44. Ibidem. 45. P. Alatri, La prima guerra mondiale e la crisi della societ italiana, in AA. VV. Trentanni di storia italiana (1915-1945). Dallantifascismo alla Resistenza, lezioni con testimonianze, Einaudi, Torino, 1961. 46. La suddetta riunione loggetto di uninformativa urgente-riservata, in data 16 luglio, del prefetto alla Direzione generale di PS (in ACS,
MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo II Roma).

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55. Ministero dellInterno, gabinetto del ministro, Ufficio cifra e telegrafo: Dopo insuccesso sciopero generale 20-21 luglio risulta che gruppi sovversivi estremisti intendano tentare altro che dovrebbe essere loro rivincita contro tendenze moderatrici socialisti ufficiali possibile che tale tentativo sia fatto prima del congresso Partito socialista indetto Bologna 7-10 settembre [] rendesi quindi necessario esercitare attiva accorta vigilanza sulla azione detti gruppi [] segnalando al ministero ogni notizia sulla adesione varie categorie lavoratori fin da ora avverto che nella eventuale attuazione sciopero [] dovranno evitarsi atti e provvedimenti che possano dare pretesto ad agitazioni locali apparentemente giustificate frattanto predispone opportunamente piani per la tutela ordine pubblico prendendo necessari accordi con autorit militari dovr specialmente intensificarsi vigilanza sulla propaganda sovversiva nello esercito in modo da evitare assolutamente ogni sorpresa. Nitti. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, Partiti politici. 56. Appena giunto a Fiume, DAnnunzio, dal canto suo, aveva rivolto un appello agli Arditi: Fratelli. Per le ore passate tra il fango ed il gelo, sul Carso, sul Grappa, sullIsonzo, sul Piave, per le veglie straziate dal sonno, delirate al Santo, al Calvario, al Montello, per la fame assetata dal sole, alle colline infuocate di Castagnavizza e Hudilog, Fratelli dItalia, fratelli nellanima, nella carne, nella vita nella morte, fratelli pi puri del dolore, pi sagri del sangue, ascoltatemi. lontana una voce che passata dal cielo ha raccolto lazzurro macchiato di nubi, ha raccolto lazzurro falsato da nebbia, lontana una voce che perduta arrivata arida a noi, laiuto di fratelli che vissero con noi, che lottarono con noi, che agonizzarono con noi, che vinsero con noi. laiuto di coloro che rinnegando ancora una volta la tranquillit ceduta a prezzo donore, gettato la vita la carta fatale: FIUME O MORTE. Arditi dItalia, fratelli pi puri dellanima, pi neri del sangue, Arditi dItalia a noi! Allappello di coloro che invocheranno, risponderemo con il grido nostro: a noi ed a noi, a noi Fiume, libert o morte!. 57. In Mecheri, op. cit.

47. La riunione oggetto dellinformativa del 24 luglio della Questura alla Direzione generale di PS. 48. Informazioni riservate del ministero dellInterno al Direttore generale di PS, in data 8 luglio: Viene segnalato in via fiduciaria, e per altro attendibile, che nella sera del 7 corrente, dalle ore 20 alle 22, nella osteria tenuta da tal Nello Pierucci, in via Alessandrina n. 20, ebbe luogo una riunione di anarchici con lintervento di Rossoni, con altri della Camera del lavoro di via della Croce Bianca, di alcuni Arditi e di qualche militare del III Artiglieria [illeggibile] (Si gi segnalato che tra i militari di questo reggimento serpeggerebbe vivo malcontento dovuto, soprattutto, sembra, a dinieghi di licenze) (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84). 49. Il 2 luglio il Comando divisione trasmette una circolare ai comandanti delle truppe del presidio di Roma con il preciso scopo di mettere fine alla propaganda sovversiva tra le truppe (cfr. Corriere della Sera, 11 settembre 1919). 50. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99. 51. Testo integrale in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Anarchici. Notizie in merito allattivit pro detenuti del gruppo Montesi sono presenti anche nel fascicolo relativo agli affari generali del movimento anarchico a Roma e provincia. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99. 52. In Tasca, op. cit. 53. Ibidem. 54. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 84, f. Movimento sovversivo II Roma.

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VALERIO GENTILI 58. Il 9 ottobre due autorevoli rappresentanti del nazionalismo militante, Piero Foscari ed Enrico Corradini, vennero a Fiume, col proposito di persuadere DAnnunzio a estendere la sua azione prima alla Venezia Giulia, poi alle altre provincie, successivamente fino a Roma. In Alatri, op. cit. 59. Il 13 aprile il commissario generale civile a Trieste scrive a Nitti: In questo momento apprendo riservatamente da fonte sicura che certo Coselschi, segretario particolare di DAnnunzio, si ieri presentato per tre volte a Passiglie, direttore locale giornale socialista Lavoratore per dirgli essere intendimento di DAnnunzio proclamare repubblica comunista soviettista a Fiume ed estenderla anche Venezia Giulia, chiedendo per tale azione appoggio e unione col Partito socialista locale avvertendo che, qualora questo non accettasse, si assocerebbe ad altri elementi quale anarchico Malatesta e Giulietti [] Passiglie [] gli dichiar nettamente che questo Partito socialista non intende assolutamente avere nulla in comune con DAnnunzio e Comando Fiume. Il 18 Nitti scrive al ministro della Guerra Bonomi: Richiamo tua personale attenzione su seguenti fatti. Primo: a Pisa, Livorno si manifesta tra ferrovieri violentissimo movimento per preparare torbidi rivoluzionari e non trasportare n soldati n guardie n carabinieri. Secondo: pare che vi sia accordo tra ferrovieri Bologna Firenze e Pisa per azione in comune. Terzo: si crede che a Spezia possa scoppiare domani sciopero generale e che alcuni noti anarchici hanno conquistato gruppi marinai e anche taluni soldati di artiglieria di stanza in questa citt. Quarto: movimenti di Fiume precludono a sciopero generale e ad abbattere Consiglio nazionale acclamando DAnnunzio capo dellorganizzazione bolscevica (serie completa di telegrammi numerati in N. Valeri, Da Giolitti a Mussolini, Parenti editore, Firenze, 1956). 60. Di seguito il testo di una dichiarazione inviata dal Comando di Fiume a Henry Babusse, presidente del gruppo francese Clart: Il Comandante DAnnunzio e i suoi Legionari non vogliono imporre n al loro Paese n al mondo una nuova forma di nazionalismo integrale. Nessun secondo fine militarista anima coloro che son convenuti sul Carna-

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ro, sospinti dalla sola fiamma del sacrificio []. La citt di Fiume, il suo capo, i difensori sono fermamente decisi a resistere fino al trionfo dellideale di fratellanza umana che li tiene stretti. Il diritto dei popoli a disporre di se stessi, proclamato cos frequentemente, cacciato sempre sotto i piedi, deve essere, alla fine, consacrato. La repubblica dei Soviet ha difeso questo diritto quando ha vittoriosamente affrontato le bande mercenarie di Koltchak e di Denikin, assoldati dalla finanza internazionale, aizzate dalla ringhiosa e impotente Conferenza di Versailles. 61. In merito alla complessa personalit politica di DAnnunzio che nel 1921, a fronte del montare delle violenze fasciste nelle campagne, non esiter a definire lo squadrismo schiavismo agrario interessante lintervista rilasciata dal commissario agli Esteri sovietico Cicerin, dopo il suo soggiorno al Vittoriale, ospite del vate nel maggio 1922: Fui sorpreso pure di trovare in Gabriele DAnnunzio consentimento molto vivo di simpatia per le lotte sociali degli oppressi. Io sono rimasto molto meravigliato di alcuni canti popolari, che egli mi ha fatto ammirare; canti popolari nei quali si sente il lamento multisecolare senza speranza delle masse oppresse []. Io mi sono profondamente interessato al carattere operaio di certe disposizioni della costituzione della Reggenza del Carnaro. Io non posso che augurare che questuomo eccezionale si avvicini sempre pi alle tendenze e ai bisogni dellumanit nuova (intervista rilasciata al corrispondente berlinese de Il Mondo 30 giugno 1922). 62. In Tasca, op. cit. 63. [Nitti] Il giorno seguente, il 13 settembre, allinizio della seduta, pronunzi il famoso sconcertante discorso []. Chiuse con un rivoluzionario appello (che sorprese moltissimo i benpensanti di ogni colore) agli operai, ai contadini per chiedere la loro cooperazione, perch la grande voce del popolo venisse ammonitrice a tutti, e tutti spingesse sulle vie delle rinunce e del dovere. Linvocazione delluomo dordine, che pretendeva come scrisse lAvanti! di gettare contro altri uomini dordine la catapulta della massa proletaria, non ebbe effetto alcuno. E DAnnunzio non solo rest a Fiume, ma sottoline con-

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VALERIO GENTILI citatamente labisso che, in seguito a quel discorso [], si era scavato tra la generosa generazione dei legionari, mossa da insaziato amore di combattere e di morire e la vecchia Italia impersonata dal trinciante mariuolo, buono soltanto a esortare allunione ventrale e alla concordia escrementale. E a lui, che al soffio divino di Fiume rispondeva insieme con gli italiani smemorati nella digestione col rutto sconcio, affibbi, in un discorso pure memorabile, del 30 settembre (pronunciato quando cadde la speranza delle dimissioni del ministero), un nomignolo che rimase ed ebbe fortuna: Cagoia (in Valeri, op. cit.). 64. In molti articoli de La Testa di Ferro, il periodico che Carli comincia a pubblicare con lautorizzazione di DAnnunzio a Fiume a partire dal febbraio 1920, si guarda al bolscevismo russo con grande ammirazione. Il nostro bolscevismo, un articolo di Carli del 15 febbraio, si chiude in questo modo: Tra Fiume e Mosca c un oceano di tenebre. Ma indiscutibilmente Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna al pi presto gettare un ponte fra queste due rive. Ne Il piccolo padre del bolscevismo: Lenin fino a prova contraria un vittorioso. Ha impostato il giovane Stato da lui creato alle aristocratiche e barbute potenze dEuropa e dAmerica. Ha aderito a una pace che gli stata offerta, e ora si accinge a stringere contratti commerciali con gli Stati che hanno bisogno dei suoi mercati. Noi, ancora una volta, possiamo spiegare sdegnosamente il cagliume ufficialsocialista dItalia, e tendere una mano con simpatia e speranza alla coraggiosa repubblica orientale, che ha pagato generosamente di persona la sua furiosa volont di rinnovamento e al suo capo geniale e sereno che attende con sorridente ironia i diplomatici podagrosi della vecchia Europa (M. Carli, in La Testa di Ferro, 7 marzo 1920). In occasione della costituzione della Lega di Fiume, organizzazione fondata ufficialmente il 28 aprile 1920 per iniziativa di De Ambris, DAnnunzio e del comunista ungherese Leone Kochnitzky, con lobiettivo di riunire in un fascio compatto tutte le forze di tutti gli oppressi della terra per combattere, con lo sguardo fisso verso la Russia sovietica, gli organismi sopraffattori e imperialisti, Carli, nellarticolo Prima tappa del fiumanesimo. La Lega

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di Fiume, scrive: Intanto chiamateci pure bolscevichi. Credo che nel nostro spirito, munito di ogni confort, ci sia posto anche per il bolscevismo []. Gabriele DAnnunzio oggi chiamato compagno dai proletari di Fiume, come ieri fu chiamato caporale dagli Arditi e sergente dai bersaglieri (in La Testa di Ferro, 18 aprile 1920). 65. Dalle informazioni fiduciarie pervenute alla Questura: Gli astensionisti incominciarono a inveire contro il DEramo con parole ingiuriose. Venuti alla votazione per divisione, le invettive contro i partecipanti si fecero sempre pi ingiuriose e poco manc non si venisse alle mani quando gli astensionisti si accorsero di essere in minoranza []. Si doveva discutere pure sullattuale momento politico ma stante il nervosismo venne sospeso soltanto, il Simonti disse poche parole sostenendo limpresa patriottica e coraggiosa del DAnnunzio allinfuori della sua persona, assicurando che lassociazione combattenti sapr tener desto il diritto italiano su Fiume e Dalmazia (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1324, sf. Partito repubblicano). 66. Telegramma 32098 ai prefetti del Regno, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1345, f. Arditi movimento durante il periodo elettorale. 67. Ibidem. 68. Ibidem. 69. In relazione alle continue proteste, in Italia e nella capitale, determinate dal carovita e dalla penuria di alimenti, un telegramma ministeriale del 18 dicembre 1919 metteva in guardia tutti i prefetti del Regno rispetto a un temuto piano di coordinamento delle varie agitazioni locali a opera della dirigenza dellUSI: Risulta che anarchici e sindacalisti abbiano stabilito di preparare disordini prendendo pretesto dal rincaro dei generi alimentari; e che intendano promuoverli simultaneamente in tutte le citt del Regno in un giorno determinato, secondo la parola dordine che dovrebbe partire da Bologna, a cura del segretario dellUnione Sindacale Armando Borghi. In tale occasione si dovrebbe procedere dimprovviso alla requisizione violenta e tumul-

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VALERIO GENTILI tuaria di tutti i generi. Si prega V. S. di riferire intorno a quanto le risulti circa tali propositi degli estremisti e circa lazione che in tal senso vada svolgendo il Borghi; e procurare anticipatamente di conoscere la data per la quale i nuovi disordini dovrebbero essere convocati (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322, f. Anarchici). 70. Un comunicato della Direzione del
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menti politici in senso repubblicano. In un telegramma del 20 marzo: Sembra che pubblicazioni comparse nei giornali abbiano indotto fiumani anticipare proclamazione Repubblica. Questa dovrebbe estendersi Volosca e isole Quarnaro. Otto regioni italiane aderirebbero al movimento al quale a Pola e Trieste accompagnerebbero proclamazione Repubblica fiumana. Il giorno seguente: Repubblica fiumana abortita. Contegno ufficiali reparti truppa e carabinieri costringono Comando Fiume rinunziare proposito proclamazione Repubblica. Consiglio nazionale che stamane era incerto si pronunci per fedelt Monarchia. Il 23 marzo: Esperienza cose fiumane consiglia considerare eventualit anche non lontana ritorno fiumani a proposito repubblicani. Il giorno successivo: Recenti informazioni da Fiume mi confermano nel ritenere che tentativo di innovazione di regime non sia tramontato. DAnnunzio ha ieri intrattenuto ufficiali su necessit uscire da attuale periodo stasi costituendo uno Stato capace vivere di vita propria [] Discorso DAnnunzio accenna altres a moti in Romagna per collegare i quali con movimento fiumano De Ambris starebbe per partire. 76. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380, Partiti politici, f. Arditi. 77. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105, f. Arditi Roma. 78. Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380. 79. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 105. 80. In Il Popolo dItalia, 13 febbraio 1920. 81. In Il Popolo dItalia, 2 ottobre 1919. 82. Di seguito alcuni stralci del testo originale della lettera inviata da DAnnunzio a Mussolini il 16 settembre 1919 e pubblicata, con censure varie, da Il Popolo dItalia il 20 seguente: Mi stupisco di voi e del popolo italiano [] ho Fiume, tengo Fiume [] e voi tremate di paura! [] E voi state l a cianciare, mentre noi lottiamo [] Dove sono i combattenti, gli Arditi, i volontari, i futuristi? [] E non ci aiutate neppure con sottoscrizioni e collette. Dobbiamo fare tutto da noi con la nostra povert Svegliatevi! E vergognatevi anche. [] Non c proprio

in data 13 settembre

1919, sulloccupazione di Fiume: la stessa minoranza faziosa la quale quattro anni fa, complice il governo, trascin il Paese nella calamit della guerra, ma essa ora trova la classe lavoratrice italiana preparata ed agguerrita, per approfittare degli inevitabili conflitti che potranno determinarsi fra le classi dirigenti e la casta militare. In Avanti!, 14 settembre 1919. 71. In Tasca, op.cit. In una intervista rilasciata al settimanale di Mario Carli La Testa di Ferro l8 agosto 1920, Giulietti dichiarava: Se i rivoluzionari avessero avuto il coraggio di sfruttare loccasione loro offerta dalla ribellione dannunziana, e non avessero avuto paura di uneventuale reazione militarista, a questora saremmo in piena repubblica e molti trust bancari e molti pescicani morderebbero la polvere. 72. P. Alatri, DAnnunzio, UTET, Torino, 1983. 73. Nel gennaio 1920 Mussolini dichiara: A Fiume vi una specie di club di repubblicani pregiudiziaioli, che per poco non mi accusano di tradimento verso lItalia perch sanno che io ho sconsigliato qualsiasi marcia allinterno. In Tasca, op. cit. 74. Loperetta nellepopea. Come doveva scoppiare la rivoluzione, ivi. 75. Di seguito alcuni stralci del carteggio Caviglia-Nitti. Il 14 marzo 1920 il generale, commissario straordinario per la Venezia Giulia, scrive al primo ministro: Sulla base di elementi che si possono ritenere certi, sembra che sia attualmente in preparazione a Fiume un movimento inteso a dare una nuova forma al governo della citt []. Non si esclude che tale movimento possa avere relazione con eventuali tentativi in senso anticostituzionale che si tentassero in altre regioni dItalia, come lEmilia, le Marche, e il Novarese [] si parla di prossimi avveni-

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VALERIO GENTILI nulla da sperare? E le vostre promesse? Bucate almeno la pancia di chi vi opprime, e sgonfiatela. Altrimenti verr io quando avr consolidato il mio potere. Ma non vi guarder in faccia [] (testo integrale in Alatri, DAnnunzio, cit.). 83. Nel suo libro, Sforza sostiene di aver ricevuto Mussolini alla Consulta prima della sua partenza per Rapallo. Nel colloqui Mussolini gli avrebbe suggerito anche labbandono di Zara secondo la formula citt indipendente con rappresentanza diplomatica italiana. Secondo Mecheri i colloqui sarebbero stati due, con il primo tenutosi allHotel Corso di Milano. 84. In Mecheri, op. cit. 85. Si veda in merito il numero del 30 aprile 1921 de LArdito. 86. Secondo linformativa della Questura alla Direzione generale di
PS, in data 8 luglio 1921, che aveva per oggetto la ricostruzione delle di-

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89. ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1919, busta 99, Movimento anarchico e comunista provincia di Roma. 90. Il corsivo del volantino in favore del rimpatrio del vecchio leader internazionalista fatto stampare dal segretariato della FCAL per promuovere il comizio pro Malatesta del 30 novembre alla Casa del popolo (in Anarchici, Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322). Al comizio verr cambiato ordine del giorno in seguito al rientro di Malatesta in Italia, pochi giorni prima, organizzato segretamente dal fiumarolo Giuseppe Giulietti. Il coinvolgimento del capitano Giulietti innesca alcune polemiche sullAvanti!, cui risponde lo stesso Malatesta con un lettera al quotidiano socialista in data 29 dicembre. Una spiegazione di Errico Malatesta, in Avanti!, 30 dicembre 1919. Di seguito il testo del volantino a opera del segretariato della FCAL,

in data 23 novembre: La Federazione Comunista Anarchica del

namiche relative alle prime due settimane di vita della nuova associazione, lassemblea del 22 giugno, che segnava latto di nascita degli Arditi del popolo, era stata convocata da Secondari proprio in accordo con Attilio Paolinelli e Luigi Piccioni (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1922, busta 98, f. Arditi del popolo Roma). 87. Nel corso della campagna elettorale, un manifesto contraffatto, opera probabilmente dei nazionalisti, cercava di gettare discredito sulla posizione assunta dal Partito socialista nei confronti della guerra: I disertori amnistiati sono pregati di intervenire sabato 1 novembre alle ore 21 nella sede delleducatorio Andrea Costa, via delle Terme di Tito (presso il Colosseo), per prendere gli opportuni accordi circa le imminenti elezioni politiche nelle quali i disertori di guerra dovranno reagire contro i partiti che vollero linutile massacro e riaffermare il loro sacrosanto diritto ad ottenere piena riabilitazione dalla pubblica opinione come gi ebbero dallo stesso governo borghese dellon. Nitti il completo condono della pena inflitta loro dalla tirannide militarista. Nessuno manchi. 88. Telegramma cifrato n. 33588 del 20 novembre 1919, ore 18:30, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1324.

Lazio ha deliberato di promuovere una grande manifestazione proletaria per il rimpatrio immediato di Errico Malatesta. Non il caso di illustrare a voi chi sia Errico Malatesta, il duce della Settimana rossa, e limportanza morale perch egli sia ritornato tra noi. Vi si oppone la proterva contrariet dei governanti che lo temono perch la sua aureola di condottiero intemerato e impavido potrebbe essere il faro della immediata rivoluzione proletaria. Nostro intendimento di farlo tornare ad ogni costo. Per cui iniziamo lagitazione con un grande comizio di protesta per culminare in uno sciopero di protesta che dovrebbe indurre il Governo a togliere ogni ostacolo al suo ritorno. Il comizio stato indetto per domenica 30 corrente. 91. In merito al grande ascendente di Malatesta tra le masse e alla paura di uno sconvolgimento rivoluzionario, accresciuta negli ambienti conservatori dal suo ritorno in Italia, si veda larticolo La grande reazionaria, in Corriere della Sera, 20 gennaio 1920. 92. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1322. 93. Si veda in merito larticolo di Luigi Einaudi sul Corriere della Sera del 3 gennaio 1920.

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VALERIO GENTILI 94. Ad esempio, nel corso degli scioperi dautunno di edili e falegnami, il 9 novembre migliaia di appartenenti a queste due categorie, radunati per un comizio allOrto botanico, inneggiano continuamente alla rivoluzione, a Lenin e Malatesta. 95. Per laspetto generale delle proteste popolari spontanee, di quelle organizzate dalle due CDL e delle iniziative di requisizione su base rionale: ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 78, f. Ordine pubblico Roma. 96. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380, sf. Partito repubblicano. 97. In queste riunioni, Paolinelli, enunciando la tattica per accelerare la sollevazione popolare consistente nellaffiancare alle proteste spontanee lazione sistematica di piccole squadre incaricate, armi in pugno, di eseguire espropri e procedere al rogo delle tessere annonarie pronuncia la frase: Le armi si prenderanno dove sono al momento opportuno. In merito alle agitazioni, in una relazione al prefetto, la Questura comunica: Da parte di elementi anarchici si cerca ogni mezzo per spingere la massa operaia ad una collettiva protesta (in ACS, MI,
PS, a. g. e ris. 1920, busta 78).

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pubblicani, qualche socialista e pochi anarchici, tra i quali Sottovia Ettore, Allegretti Guido e Belardi, rispetto allintervento del principale oratore il repubblicano Oliviero Zuccarini, riportato in corsivo: Abbiamo fatto male a far preparare la borghesia, il governo, la lega antibolscevica, il partito popolare, tutti organi che sono sorti contro di noi. Noi repubblicani, con ladesione alla guerra, abbiamo avuto molti torti che gli anarchici giustamente e continuamente ci rinfacciano, ma mettiamo una pietra sopra e siamo oggi concordi per un unico fronte rivoluzionario di resistenza []. Anche gli incidenti di oggi dimostrano che il popolo vuole la rivoluzione. Il governo crede, col sangue, di soffocare ogni movimento ed pronto a tutto. Aveva formato la Guardia regia di soli 20 mila uomini ma oggi la vuole portare a 200 mila, i carabinieri da 25 a 80 mila con dotazione mitragliatrici e autoblindo. Compagni giunta lora dinsorgere al grido di viva il proletariato, viva la rivoluzione sociale (in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1920, busta 1380, sf. Partito repubblicano). 100. Nella mattinata del 20 alcuni tram vengono requisiti da studenti nazionalisti che, dopo aver percosso i conducenti e sostituito alle bandiere rosse il tricolore sabaudo, fanno il giro del centro cittadino cantando linno di Mameli. 101. In ACS, MI, PS a. g. e ris. 1920, busta 79. Con la costituzione della Federazione unitaria tra i lavoratori delle fornaci, nel nuovo direttivo entravano, oltre ad Augusto Proietti, Menotti Banci, eletto segretario, Dante Testasecca, vicesegretario, Alberto Di Giacomo, consigliere. Per un profilo biografico di Di Giacomo (anarchico, membro del direttorio cittadino degli Arditi del popolo, poi partigiano azionista deportato a Mauthausen) vedi V. Gentili, La legione romana degli Arditi del popolo, Purple Press, Roma, 2009. Menotti Banci: detto Nino, di Celestino, nato a Monterotondo il 18 agosto 1883. Vive a Roma, in via Andrea Doria, zona Trionfale. Anarchico ed esponente di rilievo della Lega fornaciai fin dal 1919, fa parte del direttorio romano degli Arditi del popolo. Nel luglio 1923 viene arrestato per aver commemorato, insieme ad altri anarchici, la Comune

98. In merito allintervento nella vertenza ferroviaria di questa organizzazione, si veda larticolo Com fronteggiato lo sciopero, in Corriere della Sera, 22 gennaio 1920. Secondo una relazione del prefetto alla Direzione generale di PS, le amministrazioni ferroviarie e postali dopo aver fornito, dintesa con le autorit militari, automobili e camion ai volontari, li avrebbero pubblicamente encomiati al termine delle agitazioni (in ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1920, busta 138). 99. Il proletariato nel movimento politico, questo il titolo della conferenza. Dal manifesto di convocazione: Cittadini! Lavoratori! Siamo in un momento politico nel quale il proletariato potr trionfare con uno sforzo di volont, contro tutti i suoi nemici: contro il blocco monarchico-clericale-capitalistico che tenta di sbaragliare con le persecuzioni, con la violenza, linvincibile esercito delle classi lavoratrici. Per quale via? Con quali mezzi? Con quale programma?. Nella relazione della Questura al prefetto: Presenti circa 150 persone, la maggioranza re-

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VALERIO GENTILI di Parigi in unosteria di via Leopardi. Nel giugno 1924 nuovamente arrestato per aver preso parte allo sciopero generale di protesta per lomicidio di Giacomo Matteotti. Nel febbraio 1927 viene condannato dalla Commissione provinciale preposta a scontare un biennio di ammonizione perch elemento pericoloso per lordine nazionale dello Stato. Per impedire un espatrio clandestino, nel 1930, il suo nome iscritto nella rubrica di frontiera. Lanno seguente viene iscritto nellelenco (3 categoria) delle persone pericolose da arrestarsi in determinate circostanze. Nel corso dei rastrellamenti compiuti dai nazifascisti tra il dicembre del 43 e il gennaio 44, colpito da mandato di cattura ma si rende irreperibile. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale costituisce al Trionfale il gruppo Errico Malatesta. (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). Dante Testasecca: di Alessandro, nato ad Ancona il 20 gennaio 1886. Residente al Trionfale, rientra tra i vigilati speciali dalla polizia. Membro del locale battaglione degli Arditi del popolo nel 1921, viene condannato a tre mesi di detenzione per porto abusivo darma. Nellaprile dellanno successivo nuovamente arrestato in seguito alle ripetute cariche della Polizia, in piazza Risorgimento, contro un pattuglione di Arditi del popolo che inquadrato e al canto di Bandiera rossa partito dalla sede dei fornaciai in via Tolemaide, cerca di raggiungere il centro cittadino. Durante gli anni del Regime abbandona la militanza politica. Nel 1934 un brutto incidente cade da un ponteggio e si frattura il bacino mentre impiegato come muratore in un cantiere dellaeronautica nei pressi dei bagni di Tivoli lo rende inabile al lavoro. Vive gli ultimi anni della sua vita, insieme con la moglie e i cinque figli, in condizioni di miseria. (Archivio di Stato di Roma, Questura A/9, ad nomen). 102. Il questore al prefetto in data 6 marzo: Continuano le trattative fra operai e industriali. Questi [] solo rifiutano di aumentare del 50% lo straordinario per i cottimisti che a richiesta dei proprietari stessi dovrebbero 10 anzich 8 ore. Rifiutano pure di accordare aumento del 25% alla categoria dei terrazzieri detti scopritori.
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103. Mario Mariani, membro del direttorio milanese degli Arditi del popolo in Le meditazioni di un pazzo, Sonzogno, Milano, 1922. 104. In settembre ai Comandi darmata viene spedita, dagli uffici di propaganda militare, una circolare, a firma Camillo Caleffi, capoufficio informazione dello Stato maggiore dellesercito, in cui si afferma: I Fasci di combattimento sono da considerare forze vive da contrapporre eventualmente agli elementi antinazionali e sovversivi perci necessario mantenere contatti con essi seguendone lattivit. 105. B. Mussolini, Scritti e discorsi, Hoepli, Milano, 1934.

1. La Federazione Nazionale dei Legionari Fiumani inizia la sua vita rigogliosa, in La Vigilia, 15 febbraio 1921. 2. In La Vigilia, 29 gennaio 1921. 3. In Il Popolo dItalia, 6 aprile 1921. 4. Mecheri, op. cit. 5. In Fascisti e Legionari, Antonio Gramsci su LOrdine Nuovo del 19 febbraio 1921. Scrive Gramsci: Vi che mentre i fascisti, specialmente in Torino, sono giovani benestanti, studenti fannulloni, professionisti, ex-ufficiali viventi di ripieghi, ecc. ecc., gente insomma che non sente gran che i bisogni materiali della vita perch vive alle spalle di qualcheduno (famiglia, clienti, erario pubblico), nei legionari sono numerosi coloro che sentono invece le strettezze della crisi economica generale. 6. Ibidem. 7. Ibidem. In riferimento allazione di crumiraggio, in occasione dello sciopero dei dipendenti comunali di Torino, cui si erano aggiunti, tra gli altri, una quarantina di legionari disoccupati, aveva scritto La Vigilia: Ai legionari che si sono prestati allopera di crumiraggio, dobbiamo poi dire poche e franche parole: essi hanno mancato al loro preciso dovere di evitare ogni atto o parola che possa offendere la purezza

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VALERIO GENTILI e la bellezza della causa alla quale si sono votati, discreditandola con la loro condotta e fornendo armi a chi ha interesse di farci apparire come le guardie bianche della reazione borghese [] se il fatto si ripetesse, tengano presente che non potrebbero pi sperare in nessuna indulgenza e diventerebbero realmente come li chiama il corrispondente del Popolo dItalia ex-legionari, non avendo pi nulla di comune con quei soldati fiumani che si sentono ancora legionari (senza lex) in quanto seguono con pura coscienza la disciplina morale dettata dal Comandante DAnnunzio, che non certo disciplina di crumiri. 8. In ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1921, busta 87, f. Legionari fiumani. 9. Ibidem. 10. ACS, MI, PS, a. g. e ris. 1922, busta 96, f. Arditi dItalia. 11. Mecheri, op. cit. 12. Ibidem. 13. In LAvanguardia Sociale, n. 1, anno V, gennaio 1923, periodico legato al combattentismo sovversivo romano, divenuto, dopo la parentesi degli Arditi del popolo, Giornale dei partiti e delle organizzazioni davanguardia. 14. Ibidem. 15. Dalleditoriale del socialista interventista filodannunziano Alberto Sbrocca (gerente del periodico) Pagine di storia e cronache di vergogna (in ivi). Il suo lungo atto daccusa contro la neonata dittatura cos si concludeva: Dichiaro, anzi, pubblicamente (affinch, se mai, la mia dichiarazione resti documento della mia fede di socialista e di fiero cittadino dItalia, che ama ardentemente il proprio Paese ma pure lUmanit) che, io, piuttosto che fare omaggio a qualsiasi forma di violenza perpetrata in nome di un falso patriottismo, che non quello di Mazzini, n quello di Garibaldi, n quello di Battisti, n quello di Bissolati, n quello di Cipriani, n quello di DAnnunzio sono deciso a morire. 16. Mecheri, op. cit. 17. Il Comitato aveva ricevuto numerose adesioni tra cui quella di De Ambris, dellex-segretario CGL Rinaldo Rigola, di Giuseppe Di VitCAPITOLO VI CAPITOLO V

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torio, allora segretario della CDL di Bari, dellon. Angelo Faggi dellUSI e di esponenti della Federazione nazionale metallurgici, della Federazione del libro, della Federazione milanese della terra, della CDL di Genova, ecc. I postulati dellorganizzazione consistevano in: A) Indipendenza assoluta da qualsiasi partito politico; B) Riconoscimento esplicito del principio nazionale; C) Accettazione della Carta del Carnaro come programma integrale di realizzazione immediata (ibidem). 18. Ibidem.

1. In R. De Felice, La Carta del Carnaro nei testi di Alceste De Ambris e di Gabriele DAnnunzio, Il Mulino, Bologna, 1973. 2. Si vedano in merito M. A. Leeden, DAnnunzio a Fiume, Laterza, Roma-Bari, 1975; F. Perfetti, Fiumanesimo, sindacalismo e fascismo, Bonacci, Roma, 1988; il guru dellunderground statunitense H. Bey, T. A. Z. Zone Temporaneamente Autonome, Shake, Milano, 1993; Rossi, op. cit.; C. Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti libertari con DAnnunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna, 2002; A. Ciampi, La breve estate di Fiume, Centro Studi Storici della Val di Pesa, n. 7, Firenze, 2006. 3. M. Fressura, P. Karlsen (a cura di), La Carta del Carnaro e altri scritti su Fiume, Castelvecchi, Roma, 2009.

1. Alcuni dei quali aderenti allorganizzazione, fondata a Berlino, della Lega rossa del soldato. 2. In Corriere della Sera, In Germania, Il bollettino rosso, 24 marzo 1920. 3. In Corriere della Sera, Nuova richiesta tedesca agli Alleati di inviare rinforzi alla Reichswehr nella Ruhr, 28 marzo 1920.

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VALERIO GENTILI 4. Dalla sintesi degli articoli del corrispondente francese a opera dellinviato parigino del Corriere della Sera in data 27 marzo (contenuta nellarticolo Sulla fronte rossa della Ruhr). 5. In Corriere della Sera, 4 aprile 1920. 6. In Corriere della Sera, I fermenti militaristi in Germania, 17 aprile 1920.
CAPITOLO IX

ROMA 4. Ibidem.

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1. In merito al fallimento del corteo del 10 aprile 1919, si veda il fascicolo sullo sciopero generale a Roma e provincia, busta 1323, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919.

CAPITOLO VII

2. Ibidem. 3. Ibidem.

1. Riservata-urgente del 16 febbraio con oggetto Lega proletaria tra mutilati, invalidi e reduci di guerra sezione Roma, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1329, sf. Lega proletaria reduci. 2. Da un articolo, non pubblicato, indirizzato allAvanti! in data 28 marzo 1919. Testo integrale in Archivio di Stato di Roma, PrefetturaGabinetto 1919, busta 1329, sf. Lega proletaria reduci. 3. Si veda in merito linformativa del questore al prefetto in data 24 giugno (ivi). 4. Ibidem. 5. Nel 1920 Offidani scrive, tra gli altri, i testi de I figli di Spartaco Inno degli Arditi rossi e La leggenda della Neva. 1. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1323, f. Sciopero generale 21-22 luglio. Nel corso del dibattito, un delegato denuncia la mancanza di iniziative di solidariet nei confronti degli arrestati di Pietralata e pi in generale di tutti i fermati nel corso delle dimostrazioni contro il carovita, imputando tale lacuna allatteggiamento assunto dallAvanti! nei confronti degli arrestati. La replica del segretario socialista DAmato punta il dito contro il tenente degli Arditi Argo Secondari: il quale secondo il suo modo di vedere non che un agente provocatore mentre gli arrestati sono vittime di unazione poliziesca.
CAPITOLO VIII CAPITOLO X

2. Ibidem. 3. Ibidem.

1. In Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1336, f. Sciopero generale contro il carovita. 2. Informativa del questore Mori al prefetto, in data 5 luglio 1919 (ivi). 3. Questo lelenco nominativo dei componenti: Augusto Bonelli, Augusto Salvati e Mazzini Lelli (per la CDL confederale), Giuseppe Caramitti, Amerigo Rossetti e Pietro Vertucchi (per la CDL interventista). I termini dellaccordo sono contenuti in una dichiarazione comune, in data 9 luglio, firmata da Monici per i confederali e Caramitti per gli interventisti (ivi). 1. Informativa del 2 dicembre 1919 del questore Mori al prefetto, in Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto 1919, busta 1323, f. Sciopero generale del 2 dicembre. 2. In relazione del questore al prefetto, in data 3 dicembre (ivi). 3. Ibidem.
CAPITOLO XI

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Fonti archivistiche Archivio di Stato di Roma, Prefettura-Gabinetto, categorie annuali (1918-1920). Archivio di Stato di Roma, Questura A/8-A/9, ad nomen. Archivio Centrale dello Stato, Direzione generale di PS, affari generali e riservati, categorie annuali / ordine pubblico. Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, ad nomen.

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Saluti e ringraziamenti

Ad Anita, Aldo e Clara, i fratelli Di Mino: Pierpaolo e Massimiliano (in attesa del romanzo dannunziano Fiume di tenebra), Cristiano Armati, Mario Paolinelli, Fabio e Marcello Testasecca, Marco Carli, lAssociazione nazionale combattenti e reduci di San Lorenzo. Ivan, Igor, Alessandro, Benedetto, Matteo, Pierpaolo, Paolo, Eugenio, Marco. Simone Sallusti e Massimo Pedretti, i Gendarmi della memoria. Emanuele Carchella, Patrik, Francesco, Luca, Matteo, Deborah, Tommy e tutti i ragazzi e le ragazze del civico 26 di via dei Volsci. Lorenzo e la Casa del popolo di Trionfale. Massimo Plescia, Damiano Costantini, Gianluca Zoncu, Giovanni La Porta, Christian Cappar, Pietro Persichini, Daniele La Salvia, Augusto il Tedesco, Mamo, Alessandro Di Massimo, Francesco Freak, Davide Vacca, Peppe, Mariano e il Sally Brown. A tutti coloro che in questo Paese mantengono viva la fiamma dellarditismo. Nel ricordo di Luca e Federico. Un ringraziamento particolare a Federico Bucci, per il supporto logistico in corso dopera e al ricercatore Michele De Gregorio per il materiale sugli Arditi rossi a New York. Per contattare lautore: skassoxxx@libero.it
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Indice dei nomi

Abatino Tommaso, 37, 225. Agostini Ettore, 167. Alatri Paolo, 73, 85, 219, 245, 250, 252, 256, 258. Albricci Alberico, 222. Alleanza Nazionale, 30, 33-35, 82, 220, 223. Alleanza rivoluzionaria, 12, 1618, 61, 92, 165-166, 241, 245. Allegretti Guido, 261. Aloisi Arduino, 196. Altieri Dante, 169. Ambrosi Raniero, 246. Ambrosini Vittorio, 32, 221. Andrea Costa (circolo), 44, 59, 135, 141, 241, 258. Angelo Lelli, 142. Antonini Arcangelo, 74, 246. Antonioli Maurizio, 166. Aphel Fausto, 178, 180. Arditi del popolo, 19, 37, 43, 91, 146-147, 150, 158, 161, 165-166, 185, 187, 195, 197, 199, 201-203,

213-215, 218, 225, 228, 239, 246247, 249, 258, 261-264. Associazione fra gli Arditi dItalia (AAI), 12, 18, 25, 27-28, 30-33, 37, 47, 61, 65, 68, 80, 82, 85-86, 88, 214, 216-218, 221, 223, 247-248. Associazione nazionale Arditi dItalia (ANAI), 19, 27, 91, 103, 106, 166, 218, 247. Associazione nazionale combattenti (ANC), 12, 40, 211, 216, 221. Associazione nazionale tra mutilati e invalidi di guerra (ANMIG), 25. Babusse Henry, 252. Bacchi Dante, 169. Baldazzi Mario, 178. Baldazzi Vincenzo, 47, 73, 146, 168, 196, 214, 232. Baldoni Amilcare, 16, 67, 73. Banci Menotti, 261. Bandini Domenico, 167. Barbagallo Carlo, 219.

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VALERIO GENTILI

ROMA

COMBATTENTE

Barbati Salvatore, 170. Barbozzi Ernesto, 168. Bartoli Alfredo, 168. Basile Decio, 246. Battisti Cesare, 210, 264. Bazzaghi Pietro, 169. Bazzi Carlo, 238. Beccaris Bava, 161. Belli Angelo, 170. Bergamo Guido, 219. Bergamo Mario, 219. Bernabei Tommaso, 242 Besana Enrico, 219. Betti Edoardo, 47, 168, 233. Bey Hakim, 265. Bianchi Alfredo, 237. Bissolati Leonida, 264. Bombacci Nicola, 85, 231, 240. Bonamici Francesco, 170. Bonanni Massimo, 168. Bonasegala Ernesto, 169. Bonelli Augusto, 266. Boninsegna Arturo, 168. Bonomi Ivanoe, 53, 92, 252. Borghi Armando, 55-56, 236, 255. Bottai Cesare, 26. Bottai Giuseppe, 87, 218, 220, 248. Branca Pietro, 169. Branchino Giuseppe, 169. Bresci Gaetano, 48, 161. Brignardelli Agostino, 167 Bufacchi Angelo, 169. Cainoli Francesco, 170. Calcioli Ciro, 170. Caleffi Camillo, 222, 263.

Calvani Alfredo, 168. Calza Bini, 200. Canatelli Umberto, 246. Capecchi Natale, 73, 157. Capozza Michele, 186. Capuani Adolfo, 246. Caramitti Giuseppe, 75, 179, 266. Carbone Mario, 84, 98, 118, 167. Carelli Giuseppe, 170. Carli Mario, 27-28, 31-32, 49, 216217, 221, 229-230, 233, 254, 256. Casastro Emilio, 246. Cavallini Bartolomeo, 228. Caviglia Enrico, 24, 228, 230, 256. Cella Giuseppe, 170. Cesarelli Mario, 167. Cesarini Didio, 239. Cesarini Romolo, 168. Chiurco Giorgio Alberto, 221. Ciampi Alberto, 265. Ciccarelli Attilio, 170. Ciccotti Francesco, 44. Cicerin Georgij, 253. Ciluffo Antonio, 245. Cioccolanti Ubaldo, 18-19, 48-49, 58, 167, 214, 233. Cipriani Amilcare, 16, 212, 264. Citterio Antoni, 169. Cocconi Ildebrando, 219. Coletti Gino, 218. Collacciani Francesco, 168. Conboli Francesco, 243. Contolfi Teresio, 170. Cordera Mario, 170. Cordova Ferdinando, 25, 216, 245. Cori Luigi, 168.

Corradini Enrico, 228, 252. Corridoni Filippo, 15, 91, 209, 212, 237. Coselschi Eugenio, 252. DAgostini Lorenzo, 246 DAlessi Amedeo, 168. DAmato Giuseppe, 44, 61, 79, 125, 131, 133-134, 236-237, 242243, 267. DAnnunzio Gabriele, 38, 79-83, 85-86, 89-91, 101-102, 104, 109, 218-219, 227-228, 233, 245, 251258, 264-265. DAragona Luigi, 85, 177, 181. Daniele Nino, 84, 103. Daumig Ernst, 123. De Ambris Alceste, 15, 36, 81, 8485, 91, 101-103, 109, 209, 218219, 237, 254, 257, 264-265. De Dominicis Bernardino, 228, 243. De Felice Renzo, 109, 225, 245, 265. De Martino Francesco, 33, 224. De Paoli Giuseppe, 170. De Rio Salvatore, 170. De Scalzi Pietro, 19, 86, 247. De Silva Alfonso, 245. Della Ciana Guglielmo, 246. Denikin Anton, 253. Deusu Aristide, 170. Di Dio Alfio, 170. Di Domenico Corino, 170. Di Domenico Gennaro, 167. Di Giacomo Alberto, 261-262.

Di Napoli Ernesto, 168. Di Salvo Umberto, 169. Di Tore Salvatore, 170. Di Vittorio Giuseppe, 264. Diotallevi Angelo, 161-163. Dossena Alceo, 160. Dragoni Primo, 169. Dutto Amilcare, 169. Eghilberto Martire, 231. Einaudi Luigi, 259. Eluisi Aldo, 19. Fabbri Umberto, 31, 33, 35, 220222, 224, 247. Fancello Niccol, 219. Fasani Giuseppe, 168. Fasano Aldo, 47, 167, 232. Fatelli Amedeo, 170. Favoli Luigi, 169. Federazione comunista anarchica laziale (FCAL), 20, 54, 58-59, 61, 64-65, 73-74, 76, 79, 95, 239240, 243, 259. Federazione nazionale Arditi dItalia, 91. Federazione nazionale legionari fiumani (FNLF), 91, 101-106, 215. Federzoni Luigi, 34. Ferrari Adelino, 170. Ferrari Attilio, 170. Filiziani Attilio, 169. Fioranti Remo, 247. Forbicini Giovanni, 58, 75. Foscanelli Umberto, 101. Francescangeli Eros, 246.

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VALERIO GENTILI Francia Giacinto, 219. Francucci Marcello, 168, 247. Francucci Raimondo, 47, 167, 246. Fratellanza tra gli Arditi dItalia (FtAI), 12, 16-17, 47-49, 68, 92, 146, 161, 167, 213-214, 233, 247. Freddi Ugo, 169. Fressura Marco, 265. Frigeri Attilio, 169. Gallinella Giovanni, 239. Garibaldi Giuseppe, 232, 264. Garibaldi Peppino, 86-88, 217. Gasti Giovanni, 227. Gentile Emilio, 217, 220, 226. Gentili Romeo, 169. Ghianedai Augusto, 170. Giardino Gaetano, 228. Giolitti Giovanni, 53, 90, 210, 228. Giorondo Daniele, 167. Giovannetti Alberto, 247. Giulietti Giuseppe, 84-86, 94, 220, 252, 256, 259. Giurati Giovanni, 75, 245. Gradi Mario, 37, 225. Gramsci Antonio, 7, 41, 51, 226227, 229, 235, 248, 263. Grispigni Marco, 246. Gubbio Gianni, 207. Guerra Costantino, 168. Iacobelli Leopoldo, 243. Iacovangelo Alfonso, 168. Igliori Ulisse , 200. Ignazi Guerino, 168. Kapp Wolfgang, 113-115, 119-120. Karlsen Patrik, 265. Kochnitzky Leone, 254. Koltchak Alexandre, 253. Kropotkin Petr, 15, 212. Kun Bela, 59. Lacino Giovanni, 169. Lamberti Giuseppe, 246. Lanza Renato, 167, 200. Lanzillo Agostino, 35, 219. Lavini Camillo, 247. Leeden Mark A., 265. Lenin Vladimir, 50, 54, 60, 234, 254, 260. Lepore Adolfo, 246. Lepri Nazzareno, 170. Levi Guido, 88, 246-247. Lisi Domenico, 246. Lissera Giovanni, 170. Locatelli Alberto, 169. Lombardo Radice Giuseppe, 210. Losovski Alexander, 234. Ludendorff Erich, 123. Lunaciarsky Anatoli, 226. Lunedei Torquato, 125, 127-128. Lttwitz Walther von, 114-115. Luzzi Giuseppe, 58, 238-239, 242. Maiore Francesco, 47, 233. Malatesta Errico, 59, 84-85, 9394, 166, 212-213, 252, 259-260, 262. Malatesta Temistocle, 167. Malavisia Asdrubale, 246. Mammuccari Augusto, 57. Mancini Ugo, 195.

ROMA

COMBATTENTE

Mariani Mario, 263, 271. Marignani Mario, 170. Marinetti Filippo Tommaso, 27, 49, 148-149, 224, 226, 234. Marisiano Luigi, 170. Marozzi Oreste, 246. Martella Cesare Augusto, 58, 63, 67, 72-73, 159-160, 243. Masini Otello, 219. Mastrosanti Achille, 168, 215. Matteotti Giacomo, 106, 236, 262. Mazzini Giuseppe, 232, 264. Mazzini Lelli, 58, 75, 142, 242, 266. Mazzuccato Edmondo, 87. Mecheri Eno, 29, 36, 80, 90-91, 101-103, 105, 214, 218-220, 224, 235-236, 251, 258, 263-264. Melinelli Giuseppe, 58. Menichelli Adolfo, 168. Menichelli Angelo, 186. Merlino Libero, 243. Milano Timoteo, 167. Mingrino Giuseppe, 43-44, 127, 142, 185-186, 197, 230-231. Modigliani Amedeo, 230. Monici Giovanni, 75, 177, 237, 266. Montesi Giovanni, 57-58, 73, 75, 238, 250. Montini Giovanni, 74, 246. Morara Luigi, 185-187. Morelli Angelo, 246. Moretti Ettore, 157. Moretti Oreste, 239. Mori Cesare, 223, 230, 266-267.

Moroni Antonio, 157. Moroni Emilio, 167. Mozzi Mario, 168. Mucci Giuseppe, 58, 74, 246. Muccioli Corrado, 246. Mller Hermann, 117, 121. Mussolini Benito, 27-28, 31, 3436, 44, 89-90, 98, 102, 114, 149, 162, 195, 209-210, 217-221, 256258, 263. Naldi Filippo, 86-88. Nardelli Fernando, 169. Nenni Pietro, 219, 229, 233. Nisi Ugo, 167. Nitti Francesco Saverio, 23, 31, 39, 52, 64, 67-68, 79, 81-83, 86, 92, 127, 173, 175, 210, 220, 245246, 248-249, 251-253, 256, 258. Nobili Santore, 47, 167, 232. Noske Gustav, 119. Nubbola Pietro, 246. Offidani Raffaele Marino, 128, 266. Oldani Francesco, 169. Orlandi Alfredo, 246. Orlandi Angelo, 169. Orlando Vittorio Emanuele, 2324, 62, 64. Pais-Serra Francesco, 244. Paolinelli Attilio, 16, 18-19, 51, 58, 61, 63-64, 67, 72, 165-166, 243, 246, 258, 260. Paradisi Aldo, 246.

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VALERIO GENTILI Parisi Carlo, 69. Parodi Mario, 69, 246. Pasella Umberto, 35, 220. Pellizzari Vico, 35. Perotti Paolo, 169. Petrelli Vincenzo, 170. Piacentini Enrico, 168, 210, 246. Piccioni Luigi, 47, 49, 56, 73, 75, 82, 160-161, 166, 237-238, 258. Piermattei Ugo, 157-158, 164. Pierucci Nello, 250. Pirozzi Ernesto, 169. Podrecca Guido, 219. Premutti Costanzo, 216, 244. Proietti Augusto, 97, 261. Radek Carlo, 229. Rava Enzo, 186. Refriggeri Amedeo, 246. Regina Leonardo, 170. Renzi Aldo, 169. Renzi Antonio, 168. Ribaldi Pietro, 26, 86, 246. Rigola Rinaldo, 264. Roccucci Adriano, 212, 228, 246. Rochat Giorgio, 216, 218. Rognoni Celeste, 170. Romer Josef, 123. Rossetti Amerigo, 266. Rossi Cesare, 236. Rossoni Edmondo, 75, 130, 250. Rygier Maria, 238. Sabbatucci Giovanni, 216, 244. Sacco Nicola, 187. Sacconi Riccardo, 236. Salandra Antonio, 24. Salandri Umberto, 169. Salaris Claudia, 265. Salucci Argante, 58, 74. Salvarezza Umberto, 168. Salvati Augusto, 266. Salvemini Gaetano, 62. Sannarelli Salvatore, 167. Sansoni Alfredo, 169. Santarelli Vincenzo, 164, 242. Santarnecchi Augusto, 246. Savateo Luigi, 167. Sbrocca Alberto, 264. Schiaffi Fiuseppe, 168. Sciampi Umberto, 168. Secondari Argo, 7, 12, 18-19, 26, 68-69, 72, 86-88, 91, 150, 166, 185, 194, 196-199, 201-202, 204-207, 217-218, 225, 247-249, 258, 267. Senzasono Enzo, 196, 200. Sermoneta Benedetto, 168. Sforza Carlo, 90, 258. Silvestri Mentore, 169. Simmi Alfredo, 239. Sinigaglia Oscar, 68, 75, 81, 220. Sottovia Ettore, 179, 261. Spadoni Amedeo, 167. Spagnuolo Mario, 170. Spriano Paolo, 39, 42, 227, 229, 246. Stagnetti Spartaco, 57-58, 162, 194, 243. Stanganelli Umberto, 169, Starace Achille, 219. Stazzetti Vittorio, 169. Tagliaferro Antonio, 245.

ROMA

COMBATTENTE

Tamaro Attilio, 212. Tancredi Libero, 210, 238. Tasca Angelo, 77, 84, 229, 235236, 240, 250, 253, 256. Tavani Alfredo, 243. Testasecca Dante, 261-262. Tino Sinibaldo, 219. Tittoni Tommaso, 52. Todola Giovanni, 170. Togliatti Palmiro, 185, 235. Tonti Cavallotti, 246. Torreano Carlo, 228. Toscanini Arturo, 219. Tosi Filippo, 246. Toti Enrico, 158, 185, 188-190. Trotskij Lev, 226. Trozzi Mario, 79, 243. Turati Filippo, 212, 230. Uberti Federico, 242. Udine Ludinio, 168. Unione italiana del lavoro (UIL), 103, 237. Unione nazionale ufficiali smobilitati (UNUS), 244. Unione sindacale italiana (USI), 55-56, 228, 237, 243, 255, 265. Unione sindacale milanese (USM), 15, 212, 237. Unione socialista romana (USR), 20, 43-45, 47, 55, 58, 61-63, 76, 78-79, 96, 125, 133-134, 175, 178, 186, 230, 236, 241, 243. Valeri Nino, 212, 216, 252, 254. Vanzetti Bartolomeo, 187.

Vecchi Ferruccio, 31, 87, 148149, 217-218, 221, 224, 229. Velluti Augusto, 246. Ventura Francesco, 170. Vergani Giuseppe, 169. Vernazza Bruno, 170. Vertucchi Pietro, 266. Zampa Tiberio, 141-142. Zinoviev Grigory, 234. Zuccarini Oliviero, 261.

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Indice

Roma combattente

Sigle e abbreviazioni Introduzione


I. I combattenti II. La Fratellanza tra gli Arditi dItalia III. Il sovversivismo, la lotta al carovita, gli scioperi, i fatti di Pietralata IV. I legionari fiumani di fronte allo squadrismo V. La Carta del Carnaro

9 11 23 47 55 101 109

VI. La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr 113 VII. La nascita della Lega Proletaria Reduci a Roma VIII. 14 luglio 1919: lo sciopero generale

125 129 133

contro il carovita. Alcuni dati


IX. Le misure della Polizia nello sciopero generale

del 10 aprile 1919

X. Lo sciopero generale del 21-22 luglio 1919, i contrasti in campo operaio XI. Lo sciopero generale del 2 dicembre, gli scontri e la morte del socialista Zampa

137 141 143 155 157 167 171 173 269 275 277

IMMAGINI

BIOGRAFIE

Biografie Parziale elenco nominativo degli iscritti romani alla Fratellanza tra gli Arditi dItalia
DOCUMENTI

Documenti Bibliografia Saluti e ringraziamenti Indice dei nomi