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Andrs Vzquez de Prada IL FONDATORE DELLOPUS DEI

Vita di San Josemaria Escriv (voi. Ili) I cammini divini della terra "
Edizione italiana a cura di Aldo Capucci Traduzione di Agostino Don

LEONARDO IN TER N A TIO N A L

ISBN 88-88828-24-9

Traduzione di Agostino Don L'edizione italiana dei 3 volumi dellopera a cura di Aldo Capucci
Opera pubblicata su licenza di Fundacin Studium II Fondatore delPOpus Dei, volume HI 2003 by Fundacin Studium 2004 Leonardo International srl III volume marzo 2004 II edizione: maggio 2004 Ufficio Informazioni della Prelatura delPOpus Dei per lItalia in Internet Milano e-mail: info@opusdei.it http://www.opusdei.it

PRINCIPALI ABBREVIAZIONI USATE NEL TESTO

AGP Appunti AVF Lettera

EF

D POI, P02, ecc. PM PR RHF Sum.

Archivio Generale della Prelatura Appunti intimi Autografi vari del Fondatore Le Lettere a tutti i membri dellOpera, autentici scritti fondazionali, vengono citate con la data e con la nume razione a margine che compare nel testo della Lettera stessa; per es.: Lettera 24-12-19S I , n. 7 Nell 'Epistolario del Fondatore raccolta la corrispon denza personale; le lettere sono citate con la sigla EF e la data Documento dellArchivio Generale della Prelatura (AGP) Raccolte di documenti a stampa (Sezioni dellAGP) Processo Madrileno, seguito dal numero del foglio Processo Romano, seguito dal numero della pagina Registro Storico del Fondatore (Sezione dellAGP) Summarium della Causa di beatificazione e canonizza zione. Positio super vita et virtutibus, Roma 1988. Viene citato il testimone e il numero corrispondente del Summarium Testimonianza

Capitolo XVI

Il Fondatore a Roma (1946-1948)

1. Il secondo periodo romano di don lvaro


Nella primavera del 1945 la vittoria degli Alleati aveva portato la pace in Europa, sebbene in molti Paesi per manessero una forte instabilit politica e violente lotte intestine. Fu ben presto avviato il piano Marshall, per la ricostruzione e lo sviluppo economico dellEuropa deva stata dalla guerra. La Spagna, che era uscita distrutta dalla guerra civile e non era riuscita a risollevarsi duran te il periodo della Seconda Guerra Mondiale, fu poi emarginata dalle grandi potenze ed esclusa dagli organi smi internazionali. Costretta da un rigido isolamento in ternazionale a basarsi unicamente sulle proprie risorse economiche, che erano scarsissime (non aveva carbu ranti, n materie prime, n produzione agricola in grado di sfamare la popolazione), sopravvisse a fatica. La Spa gna di Franco era considerata una dittatura totalitaria, anche a motivo delle amichevoli relazioni che aveva mantenuto con i Paesi dellAsse. Le Nazioni Unite chie sero il ritiro degli ambasciatori dalla Spagna, attuato da parte di alcune Nazioni a partire dal dicembre 19461. Gi dal 2 febbraio la Francia aveva chiuso la propria frontiera con la Spagna2. Gli anni di guerra avevano lasciato anche altri strasci
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chi. Il Collegio Cardinalizio, normalmente costituito da una settantina di membri, era ridotto a circa la met dei componenti. Alla fine del 1945 Pio XII colm i posti va canti nominando trentadue Cardinali, quattro dei quali italiani e, per la prima volta dopo secoli di storia, i Car dinali non italiani divennero la maggioranza nel Colle gio. Limposizione dei cappelli cardinalizi ebbe luogo il 21 febbraio 194 63. Il Vescovo di Madrid guid un pellegrinaggio a Ro ma, per partecipare alla cerimonia. I pellegrini fecero la traversata fra Barcellona e Civitavecchia con la motona ve /./. Sister e furono di ritorno il 24 febbraio. Don Alvaro e Jos Orlandis andarono al porto di Barcellona per ricevere mons. Eijo y Garay, che li mise al corrente delle ultime notizie di Roma e delle sue impressioni4. Verso la mezzanotte di quello stesso giorno, alla vigilia della sua partenza per lItalia, don lvaro scriveva al Padre, accomiatandosi: Ci benedica! Sa quanto La ri corda, e quanto prega per Lei suo figlio lvaro. Il 26, se Dio vuole, telegraferemo da Genova5. La traversata per mare fu ottima, diversamente dal viaggio da Genova a Roma. Una settimana prima Salva dor Canals aveva trovato un appartamento al n. 49 di Corso Rinascimento; balconi e finestre davano su Piaz za Navona e dunque era davvero centrale. Cerano unanticamera, un soggiorno, unampia sala da pranzo e diverse camere da letto, anche se in una di esse erano ammucchiati i mobili del precedente inquilino. Don lvaro, non appena ebbe un attimo di calma, scrisse a Madrid una lettera di diverse pagine fitte, iniziando con il racconto del suo arrivo a Roma: Roma, 2-III-1946. Carissimo Padre, ecco la prima lettera di questa se conda tappa romana. Scriviamo nel nostro apparta mento di Corso Rinascimento 49, che Salvador riusci to provvidenzialmente a trovare (...). Il viaggio per nave stato ottimo; siamo partiti a mezzogiorno del 25, con

tutto il bagaglio, e siamo arrivati a Genova il 26 alle tre pomeridiane. Ci aspettavano il Console e Salvador. N o nostante le proteste del Console, alle sei del pomeriggio siamo partiti per Roma su una Fiat guidata dal proprie tario, un conte amico di Salvador. Per guadagnare tem po abbiamo superato il valico del Bracco senza aspetta re la scorta dei carabinieri, visto che il conte era dotato di un revolver (non che avremmo potuto farci molto), ma non abbiamo avuto sorprese. Abbiamo cenato a La Spezia e, bench continuassero a dirci che era molto pe ricoloso, abbiamo preferito proseguire il viaggio in not tata, per arrivare in tempo a vedere i Cardinali spagnoli, che sarebbero partiti da Roma alle prime ore del giorno 1. Ma prima si sono bucati due pneumatici, poi si sono rotti i due cric e infine, a 8 chilometri da Pisa, c stata unaltra foratura. Poich era notte, nessuno si fermava per prestarci il cric o per aiutarci. Allora ci siamo chiusi per bene in auto per dormire, in attesa del giorno e di qualcuno che ci aiutasse; non sapevamo di essere tanto vicini a Pisa. Solo il giorno dopo abbiamo saputo che a un chilometro da noi, mentre dormivamo, alcuni bandi ti avevano assalito un camion e se lo erano portato via, dopo aver legato agli alberi i camionisti. Finalmente, al lalba, qualcuno venne ad aiutarci. Ho celebrato a Pisa la mia prima Messa in Italia - e abbiamo proseguito il viaggio, dopo esserci fatti sistemare le gomme. Niente da fare: forature una dopo laltra e, invece di arrivare a Roma il giorno 27 di buon mattino, ci siamo arrivati il 28, senza aver cenato 6. Alla descrizione del viaggio si aggiunsero diversi fogli fitti nei quali raccontava, con dovizia di dettagli, come avevano ottenuto dai Cardinali le lettere commendatizie. Sapevano da mons. Leopoldo che i nuovi porporati avrebbero ben presto lasciato Roma ed erano tutti con le valigie ormai pronte. Si mossero dunque con rapidit. Non ebbero difficolt a ottenere le commendatizie dai tre Cardinali spagnoli: quello di Tarragona, quello di Grana9

da e il Primate di Toledo. Poi si misero in contatto con al tri che ancora si trovavano a Roma. Cerejeira, di Lisbo na, offr loro la lettera spontaneamente, prima che gliela chiedessero. Anchio voglio darvela! , disse. Don Mesquita, il suo segretario, promise di farne avere una anche dal Cardinale Gouveia, di Lorenzo Marques. Lincontro di don lvaro con Ruffini, il Cardinale di Palermo, fu molto affettuoso. Quando don lvaro gli si avvicin e gli ' disse che probabilmente non lavrebbe riconosciuto, per ch lultima volta che si erano incontrati aveva i baffi ed era in abiti borghesi, il Cardinale lo accolse con grande gioia e fece in pubblico grandi elogi dellOpera e di alcuni suoi membri. Aveva conosciuto Albareda e Barredo. Sa pete bene - disse - che dove sono io deve esserci anche lOpera: dovete venire a Palermo 7. Gi che era in ballo, don lvaro decise di chiedere let tere commendatizie a tutti i Cardinali nelle cui diocesi qualcuno dellOpera avesse svolto il proprio apostolato, fossero pure modesti tentativi di un ricercatore o di qualche studente, recatosi nel luogo grazie a una borsa di studio. Nella sua seconda giornata di lavoro a Roma scriveva al Fondatore: probabile che diano le com mendatizie i Cardinali di Berlino, Colonia, Westminster, Palermo e, forse, Milano e New York che, aggiunti a quelli di Toledo, Tarragona, Granada, Siviglia (che nep pure oggi arrivata!) e Lisbona, fanno 11 dei 69 Cardi nali di tutto il mondo: niente male, anche se qualcuno di loro dovesse tirarsi indietro 8. Per il 3 marzo don lvaro aveva fissato udienze con vari Cardinali che erano rimasti ancora a Roma. Francis Spellman, di New York, e Bernard Griffin, di Westmin ster, che gli avrebbero sicuramente dato la lettera com mendatizia, avevano dovuto lasciare Roma con urgen za. In un ambiente cos internazionale la lingua pi diffusa tra gli ecclesiastici era litaliano, nel quale don lvaro non era molto provetto. Ben presto si convinse che a Roma era la lingua dobbligo: Si vede - scriveva
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al Padre - che non c altra soluzione che parlare italia no per capirsi con tutte queste persone: io cerco di farlo fin dal primo giorno 9. M a quando il 3 marzo si pre sent, accompagnato da Salvador, allappuntamento con il vicario generale di Colonia, dovette metter mano al francese. Nonostante tutti i suoi sforzi, dopo mezzo ra il vicario continuava a non capire perch il suo Car dinale dovesse dare loro una lettera commendatizia. Co munque, forse per dimostrare la sua buona volont, propose loro di passare un momento da Sua Eminenza per baciargli lanello. Momento che, con gran sorpresa del vicario e nonostante i suoi tentativi di abbreviarlo, si prolung notevolmente. Infatti, una volta che furono entrati nello studio del Cardinale Joseph Frings, don Alvaro gli propose di mettersi subito daccordo sulla lingua in cui intendersi. Il Cardinale sapeva solo il tede sco, litaliano e il latino. Allora don Alvaro gli propose il latino o il suo italiano di tre giorni. Il Cardinale Frings, saggiamente, opt per il latino e si intrattennero a parlare per unora e mezzo. Don Alvaro gli spieg lOpera e comprese, dalle do mande che seguirono, che il Cardinale capiva perfetta mente; giunse dunque allo scopo della visita: Habemus aliquas Litteras Commendaticias... fere omnium Episcoporum Hispaniae et etiam alicuius Cardinalis Lusitaniae, Italiae... . Giunti a questo punto, Salvador, quasi a documentare ci che diceva don Alvaro, tir fuori dal la borsa un mucchio di carte. Vedendole, il Cardinale Frings espresse meraviglia e si fece sfuggire unesclama zione: Sed insatiabiles estis! 10. Gli risposi - proseguiva don Ivaro nella sua lettera - che la cosa normale era portare per il Decretum laudis cinque o sei lettere commendatizie e la sua non toglieva n aggiungeva nulla alla possibilit di ottenere il Decre to: lOpera per aveva davvero lavorato in Germania e se il Cardinale Faulhaber si fosse trovato a Roma, ne avrebbe certamente data una e, soprattutto, esset nobis
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gaudium magnum litteram aliquam alicuius Episcopi Germaniae possidere, ecc. 11. Il Cardinale accett di buon grado e diede le disposizioni necessarie. Il numero delle lettere commendatizie dei Prelati stra nieri evidentemente non poteva essere eccessivo. Diver so era il caso della Spagna. Da anni il Fondatore si re cava nelle diocesi e manteneva colloqui periodici con numerosi Vescovi: si proponeva di ottenere lettere da tutti quelli che conosceva. In alcuni casi loperazione doveva essere svolta in fasi successive. Dapprima era necessaria una approfondita conversazione con il Prela to in questione sulla situazione giuridica dellOpera. Poi veniva linvito a redigere una commendatizia. Infi ne bisognava ottenere che la inviasse: cosa non sempre facile, perch talvolta un Vescovo, per malattia, viaggi, accumulo del lavoro o magari per eccesso di confiden za, lasciava passare molto tempo, finch don Josemara non era obbligato a ricordarglielo o a farglielo ricorda re. Nei casi in cui non aveva avuto contatti diretti con un Vescovo, per sollecitarlo usava i buoni uffici di ami ci o conoscenti, come il Vescovo di Tuy, lAbate di Montserrat, oppure don Eliodoro Gii12. Si capisce per ch, avendo iniziato la raccolta delle lettere nel dicem bre del 1945, non riusc a ottenerle tutte prima del giu gno 1946. Don Alvaro aveva portato con s a Roma una dozzi na di lettere commendatizie, alle quali nel mese di mar zo si aggiunsero quelle dei Vescovi di Jan, Zamora, Jaca, Ciudad Rodrigo, Barbastro13, oltre a quelle ottenute a Roma. Su questo tema don Josemara scriveva a mons. Lopez Ortiz il 25 marzo: Che peccato non poterci vedere per spiegarti perch bene che si moltiplichino le commendatizie. Ringra ziando Dio, le hanno concesse Vescovi del Portogallo e dellItalia e tutti i Prelati spagnoli che hanno ricevuto la nostra richiesta14. Le commendatizie dei Vescovi spagnoli erano gi pi
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di trenta quando, a Roma, decisero di fare sette copie delle lettere che avevano, per poterle consegnare, sotto forma di opuscolo, ai consultori della Curia. Siete co raggiosi! , comment uno di loro15. M a don Alvaro, nella stessa lettera in cui lo raccontava, scrisse al Padre: Peccato non avere gi tutte le commendatizie! 16. Il Padre avrebbe potuto pensare, come il Cardinale Frings, che i suoi figli di Roma fossero insaziabili. Ma, se lo pensava, non lo disse. Viceversa si affrett a otte nere le commendatizie da tutti i Vescovi che non aveva no dato ancora segni di vita e scrisse a mons. Lopez Ortiz, il 14 aprile: Perdonami questa insistenza. Da Roma mi chiedono con urgenza altre commendatizie (...). Mi piacerebbe sapere se i buoni Signori di Leon, Orense e Guadix si so no fatti vivi. Ti dir con franchezza che non mimporta troppo se dicono di no, anche se non lo desidero. Dim mi urgentemente come stanno le cose17. Un mese dopo, don Alvaro lo aggiornava: Con le let tere commendatizie abbiamo fatto un libro di cento pa gine, molto bello 18. M a ne arrivarono altre. Le ultime (dei Vescovi di Leon, Ibiza, Plasencia e Vie) verso la met di giugno19.

2. Le forme nuove di vita cristiana


Il Fondatore non era stato del tutto soddisfatto del De creto di erezione canonica della Societ Sacerdotale del la Santa Croce, poich il testo non rispecchiava fedel mente la genuina natura dellOpus Dei. Non era neppure adeguato al carattere universale dellOpus Dei e, di conseguenza, non poteva favorirne lo sviluppo. Pertanto, dopo aver ottenuto lincardinazione dei sacer doti dellOpus Dei nella Societ Sacerdotale della Santa Croce, don Josemaria si ritenne obbligato in coscienza a esporre le ragioni per cui la veste giuridica non si adat
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tava alla realt del nuovo fenomeno pastorale che Dio aveva fatto nascere: Anche per queste ragioni - confessava ai suoi figli - in coscienza non possiamo considerare intangibile e defini tivo quanto abbiamo ottenuto finora. Dobbiamo progre dire e migliorare, fino a ottenere la garanzia per poter es sere in modo genuino ci che Dio vuole che siamo20. Cera anche unaltra buona ragione per fare un passo avanti, anche se il Fondatore non ne fece menzione poi ch si trattava di un tema delicato. Ma corre lobbligo di dire, visto che vi fanno riferimento i documenti pub blici e solenni della Santa Sede, che la opposizione dei buoni non era cessata21. Cera, anzi, il pericolo che si propagasse. Don Josemara, con molto dolore e altret tanta delicatezza, ne informava il suo buon amico, p. Roberto Cayuela, S.J.22. Le denigrazioni e le dicerie propalate contro lOpera in Spagna cominciavano ad arrivare a Roma. La miglio re contropartita erano le lettere commendatizie, che at testavano luniversalit di una impresa apostolica, rivol ta a persone di tutte le condizioni e di diversi Paesi. Inoltre, i Vescovi davano atto della obbediente sottomissione alla Gerarchia dei fedeli dellOpus Dei che, con il proprio lavoro professionale, autenticamente apostolico, prestavano un servizio diretto alle chiese lo cali. Tutto ci giustificava la petizione, rivolta alla Santa Sede, di dotare lOpus Dei del regime pontificio conso no al governo, alla natura e ai fini dellistituzione. Nella seconda settimana di permanenza a Roma, don lvaro diede per conclusa la raccolta di lettere commen datizie e si rivolse alla Sacra Congregazione dei Religio si, unico organismo della Curia in cui era possibile, in quel momento, trattare della questione giuridica. Con il supporto dellingente numero di commendatizie, sem brava che non sarebbe stato difficile ottenere ci che de sideravano. E invece la petizione divenne una sorta di
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pomo della discordia. Non quanto alla sostanza, ma al modo di procedere, perch sorse una diversit di pareri tra i consultori. Per alcuni di loro la struttura giuridica dellopus Dei poteva essere inquadrata allinterno della normativa del Codex allora in vigore. Altri invece, con siderando che lOpus Dei era una forma nuova di apo stolato, propendevano per inquadrarlo giuridicamente nella normativa propria di tali forme nuove. Normativa che, comunque, non esisteva ancora23. Nel mese di marzo 1946 don Alvaro, lasciando la que stione nelle mani dei consultori della Sacra Congregazio ne, cerc di risolvere un altro problema: quello della ca sa. Presto o tardi sarebbero stati costretti a sgomberare lappartamento che occupavano senza la tutela di un contratto daffitto. Sarebbe potuto convenire loro acqui stare una villa o un grande appartamento, poich in quel momento a Roma i prezzi erano bassissimi. Daltra parte non avevano certo il denaro necessario. Ora stiamo visitando case - scrisse don Alvaro al Pa dre Facciamo delle camminate interminabili e cos sfruttiamo il tempo mentre procedono le istanze in cor so . A questo proposito, aggiunse: Credo che la nostra presenza qui sia necessaria almeno fino a Pasqua. vero che la cosa procede a meraviglia, ma necessario che proceda rapidamente e senza che vi siano modifiche, e qui nasce il problema. Ci sono cose che sono state ac colte con grande interesse (!), ma che stanno dormendo il sonno dei giusti da un paio danni24. Uno dei consul tori, riferiva don Alvaro, aveva affermato che se il Fon datore fosse stato al corrente del meccanismo canonico delle cosiddette forme nuove, avrebbe ritoccato alcuni punti delle Costituzioni25. Comunque - proseguiva don Alvaro - bisogna ringraziare Dio: mi diceva anche che di solito ritoccano tutti o quasi tutti gli articoli, e poi li approvano direttamente con i ritocchi26. Tre giorni prima che gli arrivassero queste notizie il Padre aveva cominciato a scrivere ai suoi figli di Roma
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una lunga lettera - la famosa lettera (gi citata a lun go), iniziata il 24 marzo e finita il 30 aprile 1946 - che riflette laltalena di speranza e di crescente impazienza del Padre. Fino ad allora aveva dato per scontato che don Alvaro si sarebbe sbrigato presto e che sarebbe sta to di ritorno a Madrid in capo a qualche settimana. E infatti scriveva, con ragionevole ottimismo, che le lette re commendatizie che continuavano a giungere in ritar do nelle sue mani non saranno inutili perch le racco glieremo poi tutte in un libro, anche se non occorrono pi per il decreto27. Il Padre scriveva questa riflessione la notte del 24 marzo 1946. Il mattino successivo tutto era cambiato. Arriv un telegramma di don lvaro che comunicava al Padre una notizia assai poco positiva. In effetti, in Curia gli avevano detto che era urgente aspettare28. Preoc cupato, il Padre rispose subito: Se le cose vanno per le lunghe - scrisse il 26 marzo - penso che sia opportuno che il pretino se ne venga qua per una settimana per scambiare impressioni e poi ritorni subito a Roma29. Da quel momento il Padre cominci a temere che le cose stessero complicandosi30. M a non parve opportuno che don lvaro (il pretino ) si assentasse da Roma, vi sto che aveva gi chiesto udienza a Pio XII, attraverso mons. Montini. Ludienza fu fissata per mercoled 3 aprile, a mezzogiorno. Don lvaro si era preparato alcune parole in italiano per chiedere al Papa il permesso di parlargli in spagno lo. M a quando lo vidi - raccont - entrai in confusio ne e glielo dissi in castigliano31. Ma certamente! , gli rispose il Santo Padre in spa gnolo, con accento sudamericano. Don lvaro gli ricord allora di avere gi avuto la gioia di essere ricevuto da Sua Santit nel 1943. Ora il Fondatore dellOpus Dei lo aveva inviato a Roma per chiedere il Decretum laudis e alla petizione erano unite quaranta lettere commendatizie. Parl anche della diffu
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sione dellapostolato e della situazione dellOpera. Il Santo Padre si mostr sorpreso nellapprendere che i membri dellOpus Dei esercitassero lapostolato fra gli intellettuali, e in particolare tra i docenti universitari, da comuni cittadini che vivevano nel mondo cercandovi la santit di vita. Che gioia! , disse il Papa e a un tratto gli si illumin il volto aquilino, sul quale le preoccupazioni degli ultimi anni avevano scavato rughe profonde. Fissando lo sguardo su don lvaro, gli disse: Ora la ricordo perfet tamente, come se fosse ora; la rivedo in uniforme, con molte decorazioni. S, s, mi ricordo molto bene 32. Don lvaro gli espose le difficolt che erano sorte nel la Sacra Congregazione dei Religiosi33. Poi, con fiducia filiale, al Papa, con quella che, non a torto, avrebbe de finito una inaudita sfacciataggine da parte sua, aggiunse unaltra cosa: Dissi al Santo Padre che p. Larraona ci aveva racco mandato di pregare molto il Signore perch il Decreto arrivasse quanto prima e perch il Santo Padre, senza doverlo chiedere, ricevesse lui in udienza34. Gli consegn poi, a nome del Fondatore, una copia di Santo Rosario, di La Abadesa de Las Huelgas e di Cam mino, tutti magnificamente rilegati in pergamena anti ca, con preziosi fermagli, tagli in oro e stemma pontifi cio. Il Papa volle subito sfogliare Cammino e leggerne alcuni punti: Sembra molto adatto per fare la medita zione: sono punti di meditazione , comment35. Prima di accomiatarsi, don lvaro pot ancora parlare di Cammino e dire al Santo Padre che lui e tutti i mmbri dellOpera avevano imparato dal Fondatore a essere buoni figli del Papa.
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Che coserano dunque le forme nuove di cui parlavano i consultori della Curia? In che cosa consisteva la loro
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novit, visto che un esperto ipotizzava che il Fondatore, se fosse stato al corrente del loro meccanismo canonico, avrebbe formulato diversamente alcuni punti del Diritto particolare dellOpus Dei? La Chiesa giovane, anche se conta i secoli, ed fe conda. Nel corso del XIX secolo apparvero nel suo seno associazioni di vita cristiana e di apostolato che non si adeguavano allo stretto concetto canonico degli stati di perfezione, o perch gli associati non emettevano voti pubblici o perch non facevano vita comune. Queste istituzioni, molto diversificate nelle loro finalit e diffu se in molti Paesi, erano riconosciute dallautorit dioce sana come Pie Unioni, Sodalizi oppure TerzOrdini. Pro prio per la loro novit venivano chiamate forme nuove di vita cristiana, forme nuove di perfezione, o di aposto lato, o di vita religiosa; o semplicemente forme nuove36. Le istituzioni che prevedevano per i propri membri la vita comune avevano trovato posto come societ di vita comune senza voti nel titolo XVII del libro II del Codice di Diritto Canonico del 1917. M a le altre forme nuove, che erano canonicamente atipiche, creavano problemi circa la competenza delle Sacre Congregazioni, mancan do una normativa che regolasse il caso particolare di ciascuna di esse. Pertanto era urgente colmare il vuoto legislativo. Mons. La Puma, allepoca Segretario della Congregazione dei Religiosi, si pronunci nel 1934 a fa vore del riconoscimento delle forme nuove-, successiva mente, nel 1945, fu istituita una commissione incaricata di preparare le norme procedurali per la loro approva zione37. Si gi visto che nel 1943 la Societ Sacerdotale della Santa Croce aveva ottenuto il nihil obstat della Santa Sede come istituzione di vita comune senza voti, intesa in modo flessibile la vita in comune e con la precisazio ne che i soci non erano religiosi. Aveva potuto cos otte nere lapprovazione diocesana e unampia libert orga nizzativa, secondo il suo peculiare regolamento e in
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conformit con i canoni del titolo XVII, libro II del Co dice di Diritto Canonico. Nel 1946, tre anni dopo, il Fondatore chiese, senza variazioni di inquadramento giuridico, un Decretum laudis che significava, a tutti gli effetti, passare da un regime diocesano a un regime pon tificio, cio universale e unitario. Il Fondatore chiedeva pure lapprovazione di Statuti che garantissero lautenti ca natura dellOpus Dei e mostrassero con chiarezza che non si trattava di unassociazione di fedeli aggregata, come una specie di appendice, alla Societ Sacerdotale della Santa Croce, bens della linfa e della radice da cui nasceva la Societ Sacerdotale stessa; e che i sacerdoti che ne entravano a far parte provenendo dallOpus Dei, non cessavano di far parte dellOpus Dei. Quando i consultori della Sacra Congregazione dei Religiosi cercarono riscontri nel Codice del 1917, si re sero conto che il fenomeno pastorale dellOpus Dei pre sentava problemi di quasi impossibile soluzione entro la cornice giuridica del titolo XVII del libro II, per quanto flessibile fosse linterpretazione data ai canoni. Daltra parte non si poteva pensare di riformare il Codice per dotare di una normativa appropriata una istituzione na scente. Non c quindi da meravigliarsi che un alto per sonaggio della Curia dicesse a don lvaro che lOpus Dei era giunto a Roma con un secolo di anticipo e che lunica soluzione possibile era di aspettare, perch non cera un quadro giuridico adeguato a ci che lOpera rappresentava 38. Che cosa fare in una simile situazione, se non imboc care lunica strada che rimaneva aperta per potersi forse inserire in una normativa ad hoc Era la strada intrapre sa, da diversi anni, dalle forme nuove. Purtroppo, la normativa generale e le procedure per giungere alla loro approvazione stavano, per usare la frase di don lvaro, dormendo il sonno dei giusti39.

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Il inaudita sfacciataggine di don lvaro produsse ef fetti immediati. Il luned successivo, Pio XII ricevette il Cardinal Lavitrano, Prefetto della Congregazione dei Religiosi, e gli chiese di concludere presto la questione delle forme nuove. Il marted, quando Salvador Canals and a consegnare alcune copie delle lettere commenda tizie a p. Larraona, questi gli disse: Siete fortunati. Sar la prima Opera a essere approvata40. Ma subito dopo cominciarono a profilarsi ostacoli e intoppi. Come diceva p. Larraona esaminando le Costituzioni, lOpera era una forma tipicamente nuova, ha cose che po trebbero passare perfettamente nel Congresso , ma an che altre che sorprendono per come sono formulate, ed probabile che i Cardinali della Plenaria facciano difficolt ; per esempio il fatto che nelle Costituzioni di una Societ Sacerdotale sia regolamentata unopera femminile41. Gli ostacoli e i ritardi tenevano il Padre sulla corda. Accadeva qualcosa in fondo alla sua anima. Per capirlo basta considerare un fatto singolare, per nulla consono al suo modo di essere. Il 29 marzo, scarse e incerte le notizie da Roma, scriveva ai suoi figli: Sono nelle mani di Dio, e aggiungeva una frase enigmatica: Qualcosa di questa situazione mi ricorda quellaltra, non so per ch: ma s che lo so42. Rimase cos in sospeso, quasi con la penna a mezza ria, fino a che riprese a scrivere - a un mese di distanza! - dopo aver ricevuto una nuova lettera da don lvaro43. Che cosa ne era del dinamismo del Padre? Possiamo immaginarlo sui carboni ardenti e consunto nel suo inti mo, mentre viaggiava senza soste per tutta la Spagna al la ricerca di lettere commendatizie. Ma non perse la se renit di spirito. La sua risposta ai problemi suscitati nella Curia romana tutta una lezione di abbandono al la Provvidenza e di assoluta fiducia in don lvaro: Proseguo il 29 aprile. Devo mettermi in viaggio e, tra una cosa e laltra, non ho potuto rispondere alla let
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tera di Alvaro. Non vedo inconvenienti alle modifiche accennate, anche se mi pare che sarebbe meglio lasciare le cose come stanno. Il ramo femminile non deve stac carsi dal tronco. Tutti gli istituti maschili hanno confra ternite, fraternit, pie unioni, ecc., femminili, che dipen dono da essi in modo assoluto. Ma se non pu rimanere cos, per lo meno bisogna mantenere lunione e la dipen denza attuali come privilegio, nel qual caso potrebbero essere preparate a parte le costituzioni del ramo femmi nile dellOpus Dei (a questo scopo ti invio alcune carte) e ottenerne lapprovazione (...). Insomma, da qui non facile rendersi conto della po sizione di quei signori canonisti: sarebbe una gran pena dover disarticolare questa Opera di Dio. Fa notare con assoluta chiarezza che queste mie figlie non sono monache. Non c alcun motivo per equipa rarle44. Un altro dato rilevante che passarono ben quattro settimane, un silenzio inusuale, tra la lettera di don Alvaro del 19 aprile e la successiva, che porta la data del 17 maggio. Il contenuto di entrambe nonpoteva che ac crescere il disagio del Padre, perch don Alvaro gli dice va che si recava quasi ogni giorno alla Congregazione dei Religiosi a trovare p. Larraona, che stava lavorando alla preparazione del Decreto con la nuova procedura di approvazione. proverbiale la lentezza delle burocra zie, ma ancor pi lento era, a giudizio di don Alvaro, il procedere della Curia romana. Lelaborazione del mate riale che doveva essere esaminato dalla commissione dei consultori richiedeva tempi sempre pi lunghi45. Frat tanto il Fondatore vedeva passare le settimane e trascor rere i mesi. A don Josemara venne la voglia di mettersi in viaggio per Roma, perch la sua pazienza cominciava a incrinarsi46. Sabato 18 maggio: laereo non arrivato n ieri n oggi. Vi abbiamo inviato un telegramma al giorno. Spe riamo che lArcivescovo possa partire domani o, al pi
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tardi, luned. Nulla di nuovo. Quando arriveranno noti zie del Decretum laudisi47. A Roma si lavorava sui documenti presentati da don lvaro alla Santa Sede, che dovevano necessariamente fare tutti i passaggi previsti dalla procedura. Dapprima un accurato esame degli Statuti. Poi si sarebbe passati allo studio congiunto della Commissione dei consultori e, se il parere fosse stato favorevole, sarebbe stata pre sentata la petizione al Congresso plenario. Lultima ap provazione era riservata al supremo giudizio del Roma no Pontefice. In quei giorni si era ancora sulla soglia della prima tappa; poi, alla fine di maggio, fu fissata la riunione della commissione dei consultori per sabato 8 giugno 1946. Sarebbe dovuto essere sabato 1 - scrisse don lvaro - ma il 2 c il referendum e alcuni dei con sultori devono andare fuori Roma a votare. Ci sono molti intoppi ed naturale che sia cos48. Al Padre, che da molto tempo sospirava il decretum laudis, la notizia che finalmente la Commissione si sa rebbe riunita risollev lo spirito: Mi parrebbe giusto che promulgassero un documento solenne - scrisse a quelli di Roma -, proprio perch il primo caso di una forma nuova49. Il giorno 8, alle nove e mezzo del mattino, la commis sione diede inizio ai lavori. Il Presidente, p. Goyeneche, avrebbe poi detto che fu la seduta pi lunga che avesse presieduto. Tutti i componenti erano entusiasti del Dirit to particolare dellOpus Dei, che essi chiamavano Co stituzioni dellOpus Dei , e decisi a proporre al Congres so plenario la concessione del Decretum laudis50. Don lvaro non si lasci prendere dallesultanza dei consultori, che gli facevano i complimenti per il succes so della Commissione , poich era convinto che, con quel ritmo, la sua permanenza a Roma si sarebbe pro lungata. Come vede - scrisse al Padre - qui tutto va per le lunghe: dice Larraona che la velocit delle nostre cose stupefacente, inusuale; tuttavia passano giorni e giorni
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e non succede nulla: se non si vedesse la mano di Dio in tutto, sarebbe veramente disperante 51. Stava per so praggiungere lestate e non sembrava possibile organiz zare il calendario delle riunioni in tempo perch il Con gresso plenario approvasse i documenti gi esaminati favorevolmente dalla commissione. E quando sarebbe apparso il tanto atteso decreto sulle forme nuove, per poter approvare lOpus Dei in conformit con la nuova normativa? Don lvaro accusava la stanchezza per lim pegno profuso nel fare visite, perorare, persuadere e ad durre motivi di urgenza per accelerare i tempi. Era a Ro ma ormai da pi di tre mesi, in continua attivit. Luned 10 giugno, dopo avere riflettuto a fondo52, cos scriveva al Padre: Io mi sono quasi completamente bruciato (...). Lunico modo di risolvere le cose sarebbe un viaggio di Mariano di una quindicina di giorni (...). Nel caso che venga, sarebbe meglio questa settimana o la prossima53. A questa sincera richiesta di aiuto il Fondatore rispo se immediatamente: Non mi entusiasma affatto il viaggio che mi vuoi far fare: non sono mai stato in condizioni fisiche e morali peggiori. Tuttavia, per non mettere ostacoli alla volont di Dio, questa mattina stessa ho chiesto che mi prepari no i documenti, per ogni eventualit; se vengo, verr co me un peso morto. Fiat. (...) Nonostante tutto, se necessario, manda pure un te legramma urgente: Mariano partirebbe con il primo ae reo. Pregate per lui54. Senza conoscere ancora la risposta del Fondatore, mercoled 12 giugno don lvaro scriveva per confermare la sua opinione: In questa vicenda sono ormai fuori gioco 55. Poi passava a un altro argomento: la lunga udienza che aveva avuto il giorno precedente con mons. Montini, di cui riferiva nei particolari lentusiasmo per POpera e linteressamento per le procedure concernenti il Decretum laudis, che deve uscire subito - disse - per
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che tutta la Gerarchia vi guarda con vero affetto56. Don lvaro aveva lasciato a mons. Montini, che li avrebbe poi fatti avere al Papa, il libro rilegato delle Lettere com mendatizie, il curriculum vitae del Fondatore e una foto grafia di Sua Santit perch vi potesse apporre una bene dizione autografa57. Accomiatandosi da mons. Montini, don lvaro si di mentic di invitarlo a pranzo, cosa che si era proposto visti laffetto e la stima che aveva dimostrato. Ma quando mi restituir le commendatizie - continua la let tera - gli risponder per dargli ricevuta e per invitarlo. Lideale sarebbe che venisse a pranzo a casa quando ci sar Lei 58. Don lvaro dava per scontato che il Padre sarebbe giunto presto a Roma.

3. Una notte in preghiera


Le tanto attese lettere da Roma arrivarono finalmente do menica 16 giugno59. Non appena le ebbe lette, don Josemara convoc i membri del Consiglio Generale dellOpera. Si riunirono nel Centro di via Villanueva, nella stanza di Pedro Casciaro, che era a letto con una forte emicra nia. Il Padre - riferisce Francisco Botella - ci lesse la let tera di lvaro60. Prima di prendere qualsiasi decisione voleva sentire il parere dei membri del Consiglio61. Tutti erano convinti che don lvaro non avrebbe ri chiesto la presenza del Padre a Roma in termini cos pe rentori, se non fosse stato assolutamente necessario. La sua insistenza presso la Curia otteneva ormai scarsa ri sposta. Era chiaro che i suoi interventi erano arrivati a un punto morto. Non tanto perch, come diceva nella lettera, si fosse ormai bruciato, ma perch era necessa rio prendere delle decisioni su questioni prettamente fondazionali, che andavano perci oltre la sua compe tenza. Fino ad allora, don lvaro si era orientato con le
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risposte del Fondatore ai quesiti che gli sottoponeva per iscritto; ma non si poteva continuare cos, vista la deli catezza dei problemi e la difficolt di comunicazione. Tuttavia, il problema che preoccupava quelli del Consi glio Generale era un altro: il Fondatore era in condizio ni fisiche tali da sopportare la fatica del viaggio e il duro layoro che lo attendeva nella calura estiva? Tutti sape vano che il diabete, diagnosticato nellautunno del 1944, andava di male in peggio. Secondo il parere di Juan Jimnez Vargas, che seguiva come medico il decor so della malattia, egli era vivo per miracolo 62. Don Josemara era consapevole di essere nelle mani della Provvidenza, pi che in quelle dei medici. Man mano che passavano i mesi e la malattia avanzava, mag giore era lincertezza su quale ne fosse la vera origine, come quando, a Burgos, aveva avuto quegli strani sinto mi di tubercolosi e le emorragie faringee. Non sono mai stato in condizioni fisiche e morali peggiori, scris se a don lvaro il 13 giugno 194663. Questa situazione sembra ricordare ci che aveva provato durante il ritiro spirituale nel monastero di S. Domenico a Silos, nel set tembre 1938: Mi vedo - scriveva allora - non solo in capace di portare avanti lOpera, ma incapace di salvar mi. Non capisco! Verr la malattia che mi deve purificare?64. Probabilmente qui sta la spiegazione della frase miste riosa contenuta nella lettera che aveva scritto a Roma alcune settimane prima. Riandando ai ricordi di Burgos, vi cercava il significato di un presentimento: Qualcosa di questa situazione mi ricorda quellaltra, non so per ch: ma s che lo so65. And a farsi visitare. Il 19 maggio 1946 il dottor R. Ciancas gli fece alcune analisi, rilevando una forte glico suria. Quel giorno stesso lo visit un prestigioso interni sta, il dottor Rof Carballo, che conferm la gravit del diabete e gli prescrisse una curva glicemica66. Secondo il parere unanime dei membri del Consiglio,
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il viaggio a Roma era inevitabile. Lo dissero al Padre, qhe li ringrazi e spieg loro che aveva visto chiaramen te alla presenza di Dio la necessit di recarsi nella Citt Eterna, qualunque decisione essi avessero preso67. Il giorno dopo, luned, si procur alla Nunziatura le credenziali diplomatiche68 e, per evitare imprevisti, and di nuovo dal dottor Carballo, che sconsigli il viaggio a Roma. In via riservata, anzi, il professionista fece sapere a Ricardo Fernndez Vallespin che, se il ina lato avesse affrontato quel viaggio, egli non rispondeva della sua vita, per il grave pericolo cui si esponeva69. Non esistevano collegamenti aerei con lItalia e, chiu sa comera la frontiera francese, lunica possibilit per andare a Roma era il servizio marittimo da Barcellona a Genova. Jos Orlandis avrebbe accompagnato il Padre nel viaggio. Nel primo pomeriggio di mercoled 19 giu gno partirono in macchina da Madrid. Lautomobile, una piccola Lancia, era guidata da Miguel Chorniqu. Passarono la notte in un albergo di Saragozza. Il giorno successivo era la festa del Corpus Domini. Don Josemara celebr la Messa in una cappella laterale della chiesa di Santa Engracia e vi assistettero i fedeli dellOpera che abitavano a Saragozza. Come al solito, si rec a pregare anche davanti alla Vergine del Pilar, ri cordando gli anni in cui implorava Domina, ut siti Sulla strada per Barcellona si fermarono al Monastero di Montserrat, per chiedere la protezione della Moreneta e salutare lAbate Escarr, al quale lo legava ormai una grande amicizia. Quella notte dorm nellappartamento di via Muntaner, familiarmente chiamato La Clinica70. Il mattino seguente, prima di celebrare la Messa, il Padre dett una meditazione ai suoi figli. Dalla sua ora zione trapelavano teneri affetti e trepidazione. Fu una lunga protesta filiale, sincera e colma di fede, alla ri cerca di una risposta del Cielo, con la fiducia che il Si gnore non pu abbandonare chi lo segue. Che cosa sar di noi?, si chiedeva, ripetendo le parole di S. Pietro: Ec
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ce nos reliquimus omnia et secuti sumus te; quid ergo erit nobis? (Mt 19,27): Signore - diceva il Padre -, Tu hai potuto permettere che io in buona fede ingannassi tante anime? Ma io ho fatto tutto per la tua gloria e sapendo di fare la tua Vo lont! mai possibile che la Santa Sede dica che giun giamo con un secolo di anticipo...? Ecce nos reliquimus omnia et secuti sumus te...! Non ho mai avuto altra vo lont che di servirti. Risulter dunque che sono un im broglione?71. E ripeteva con insistenza al Signore, con amorevoli ragioni, di aver lasciato tutto per seguirlo: E ora, che ne farai di noi? Non puoi abbandonare coloro che han no avuto fiducia in Te!72. Per tutta la mezzora di orazione continu a invocare lintercessione della Madonna della Mercede73. Quella stessa mattina si rec poi a visitarla nella sua chiesa vici no al porto, per affidare alla Vergine il buon esito del viaggio.

Alle undici il Padre e Jos Orlandis giunsero sul molo dimbarco. Ma dovettero ritornare alla Clinica perch una pioggia persistente ritardava il trasporto a bordo di un carico di banane e di altra frutta, destinato alla Sviz zera. Poco prima delle sei del pomeriggio, terminate le operazioni di carico della merce e dimbarco dei passeg geri, della posta e dei documenti di bordo, la J.J. Sister, una motonave di pi di mille tonnellate varata nel 1896, finalmente part. Quando uscirono dal porto, cera ma retta e vento fresco, con leggeri piovaschi. Non era stato facile ottenere una cabina. Allultimo momento erano riusciti a ottenerne una piccolissima, in terna e dunque senza obl, con due letti a castello, illu minata fiocamente da deboli lampadine e con lunica ventilazione di un piccolo ventilatore. Allora di cena le
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onde, piuttosto forti, cominciarono a scrollare la nave. Il Padre si sent male e si sdrai sulla cuccetta in basso74. Il Giornale di Bordo non segnala nulla di particolare nelle prime 24 ore di navigazione da Barcellona a Geno va. Il Capitano, vecchio lupo di mare, concluse le note sul foglio degli Avvenimenti della navigazione giornalie ra - che terminava a mezzanotte - con queste parole: Alle ore 24.00 termina il presente foglio senza novit. In mare, il 21-6-46. Il Capitano (firma) 75. Il foglio degli Avvenimenti del 22 giugno, che iniziava alle ore zero della stessa notte, e che il Capitano chiuse dopo essere giunto nel porto di Genova, suona tuttaltra musica. Vi si legge: Cominciamo le presenti 24 ore di navigazione con vento piuttosto fresco di NNW e mareggiata, che vanno gradualmente aumentando dintensit. Mentre proce diamo si rafforza il vento di NNW, che provoca mare molto grosso: la nave sbanda notevolmente a dritta e a sinistra e subisce violenti colpi di mare. Teniamo chiusi i boccaporti per evitare che entri acqua nella stiva, ma non possiamo impedire che si bagni la frutta che portia mo a poppa sopra coperta, per le continue ondate che la investono 76. Ed ecco forse apparire sul Giornale di Bordo il vero motivo per cui il Capitano fu pi esplicito nelle annota zioni del secondo foglio: Pertanto formulo la presente protesta contro caricatori, ricettori e chiunque di com petenza per le avarie che pu subire il carico durante il viaggio e per i danni che possa causare alla nave 77. Sicuramente le avarie furono consistenti, perch per la prima e unica volta compare nel libro una contestazione che, su richiesta del Capitano, fu esaminata dalle auto rit giudiziarie di Genova, il 24 giugno 194678. Laltra versione degli eventi, cio gli effetti patiti dai passeggeri, raccontata da Jos Orlandis nella lettera che sped in Spagna da Roma, il 26 giugno: (...) Dopo cena cominciammo a sentire violente
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oscillazioni che ci consigliarono di coricarci in tutta fretta. E meno male che labbiamo fatto, perch scoppi una tempesta coi fiocchi. Il Padre dice che il diavolo ha sconvolto il golfo del Leone e ha scatenato la tempesta pi formidabile che io ricordi di aver vissuto, nonostan te io sia isolano e vecchio amico del Mediterraneo. E pensare che per il Padre era il battesimo dellacqua sala ta! Abbiamo passato 10 o 12 ore di vero inferno. Il ma re ci prendeva di lato e la nave passava da questa posi zione..... , a questaltra...... Sentivamo il rumore di stoviglie che si rompevano, di mobili che venivano tra scinati da una parte allaltra, di signore che gridavano (...). Le pompe aspiravano continuamente lacqua, che entrava da tutte le parti: in prima classe Yoffice era inondato; in seconda lacqua nelle cabine arrivava alle ginocchia; la coperta era completamente spazzata dalle onde; io, che alle prime luci del giorno ero salito sul ponte per vedere che cosa accadeva, ritornai subito in cabina per non vedere lo spettacolo, ispirandomi al no to esempio dello struzzo. Il Padre ha passato alcune ore terribili e continuava a dire: Pepe, mi sa che torneremo a Madrid trasformati in merluzzo. Quanto ci scommetti che Pedro non assagger pi pesce in vita sua?. Final mente, verso le 10 o le 11 di sabato il temporale fin, an che se abbiamo avuto mare molto grosso fino allimboc catura del porto di Genova 79. Il Padre non chiuse occhio per tutta la notte per lat mosfera opprimente della cabina, la nausea del mal di mare e il marasma su tutta la nave. Non fu possibile far gli liniezione di insulina prescritta dal medico. Nella mattinata di sabato il temporale and attenuandosi e gradualmente scem la violenza delle onde. Cess di piovere e, nelle prime ore del pomeriggio, torn ad ap parire il sole, tanto che si intravide a babordo la costa francese. Il Padre prese lunico cibo della traversata: un caffelatte con biscotti. Poi usc in coperta a respirare la ria fresca, dopo essere rimasto venti ore chiuso sottoco
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perta. Molto vicino alla nave pass un branco di bale nottere: i loro getti dacqua nelle acque del Mediterra neo erano allora, a detta dei marinai, uno spettacolo in solito. Erano in coperta a prendere aria quando, dal ponte, i marinai avvistarono a prua una mina alla deri va. Probabilmente quel pericoloso residuato di guerra stava galleggiando da pi di un anno80. Entrarono nel porto di Genova con sei ore di ritardo. Sbarcarono alle ventitr. Assolsero rapidamente le for malit di polizia e di dogana, mentre don lvaro e Sal vador Canals li aspettavano impazienti. Il primo saluto del Padre fu una frase affettuosa per don lvaro: Ecco mi qua, brigante: lhai avuta vinta!81. Presero alloggio allalbergo Columbia, senza poter mangiare nulla, poich la sala da pranzo era gi chiusa. Il Padre accett volentieri un pezzetto di formaggio che don lvaro aveva conservato dalla propria cena. Ecco la mattina di domenica 23 giugno 1946. Il Padre e don lvaro celebrarono la Messa in una chiesa non lontana dallalbergo e partirono poi per Roma con unauto noleggiata. Pranzarono a Viareggio e, senza contrattempi, arrivarono in vista di Roma. Quando il Padre scorse, nella luce del crepuscolo, la cupola di S. Pietro che si stagliava allorizzonte, si commosse visibil mente e recit il Credo ad alta voce82. Il pensiero di es sere finalmente a Roma, lavverarsi di quel momento tanto a lungo sognato, occupava la sua mente e suscita va tanti ricordi, alcuni lontani. Non voleva crederci: era a Roma; si sentiva a Roma, come uno straniero, ma an che come un cittadino che ritorna in patria. A ben vede re, la frase lhai avuta vinta tu!, che aveva rivolto a don lvaro, la poteva dire a se stesso. Erano circa le 21.30 quando arrivarono a casa, un ap partamento al n. 9 di piazza della Citt Leonina. Di fronte, a pochi metri, si ergono le mura che collegano il palazzo Vaticano con Castel SantAngelo. Nella parte superiore corre il passaggio costruito da Papa Alessan
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dro VI per garantire, in caso di assedio, una via di fuga per gli abitanti del Vaticano, che permetteva di rifugiar si nel castello. Dopo la firma dei Patti Lateranensi, il Va ticano aveva acquistato i terreni confinanti con i palazzi pontifici, vi aveva costruito delle case per assicurarsi un buon vicinato e le affittava direttamente. Lappartamen to che don lvaro aveva preso poco prima dellarrivo del Padre era al piano pi alto delledificio e aveva un loggiato dal quale, oltre il colonnato del Bernini, si ve deva piazza S. Pietro83. Era anche ben visibile, perch molto vicina, la finestra illuminata della biblioteca pri vata del Papa. A quella vista, il Padre prov una nuova emozione, che gli rub definitivamente il sonno: mentre gli altri si ritiravano a dormire, vinti dalla stanchezza del viaggio, il Padre rimase sulla terrazza84. Durante il viaggio, che si era svolto tutto sotto la pioggia, il Padre aveva pregato per il Papa; sentiva un gran desiderio di arrivare presto nella Citt Eterna. Per questo si emozion tanto non appena intravide, oltre una curva della via Aurelia, la cupola di S. Pietro. Da quanti anni nutriva nel cuore la speranza di videre Petrum, cui aveva dato espressione in Cammino: Cattolico, Apostolico, Romano! - Mi piace che tu sia molto romano. E che abbia desiderio di fare il tuo pellegrinaggio a Roma, videre Petrum, per vedere Pie tro85. Davanti al suo sguardo cerano le finestre, ancora il luminate, delle stanze pontificie. Limmaginazione ali mentava nel suo cuore il profondo affetto che pure ave va espresso su Cammino: Grazie, mio Dio, per lamore al Papa che hai messo nel mio cuore86. Che intensa emozione avr provato, al punto che il suo spirito aveva bisogno di tempo per sfogarsi! Passa rono le ore e si spensero le luci nelle stanze del palazzo. La vicinanza fisica rinsaldava pi facilmente il forte legame nato anni prima, quando aveva cominciato a re
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citare ogni giorno una parte del Rosario per le intenzio ni del Romano Pontefice: Con limmaginazione - si legge in una lettera del 1932 - mi mettevo accanto al Santo Padre, quando cele brava la Messa (non sapevo come sia la cappella del Pa pa e tuttora non lo so) e al termine del Rosario facevo una comunione spirituale, con il desiderio di ricevere dalle sue mani Ges Sacramentato87. Fin dai primi momenti della fondazione si era sentito unito al Vicario di Cristo e aveva nutrito il desiderio apostolico di riunire le anime intorno a Pietro, per con durle a Ges per mezzo di Maria88. Anni dopo avrebbe invitato i suoi figli a lasciar corre re limmaginazione per cogliere lincanto spirituale di quella notte di giugno trascorsa accanto al Papa: Pensate con quanta fiducia ho pregato per il Papa, in quella prima notte romana, sulla terrazza, contemplan do le finestre degli appartamenti pontifici89. Il Fondatore non aveva mai visto Pio XII; ma poteva ritornare mentalmente ai numerosi messaggi e alle bene dizioni ricevute attraverso terze persone. Impossibile di menticarli, perch se li era fatti ripetere parecchie volte e li aveva meditati a lungo. Si ricord per esempio della consolazione che gli ave va arrecato una lettera di un domenicano, p. Canal, al quale aveva poi scritto per ringraziarlo: Ho riletto venti volte la sua lettera e molti occhi si sono velati nel leggere le parole di benedizione del Santo Padre: per me sono state dulciora super mel et favum. Poich siamo della Santa Croce, le croci non mancano mai: perci le assicuro che la benedizione del Santo Padre stata provvidenziale. Dominus conservet euml... 90. Negli ultimi anni erano giunte al Santo Padre notizie dirette sullo spirito dellOpera e sul santo vigore aposto lico del Fondatore, principalmente attraverso le udienze concesse a fedeli dellOpus Dei o a ecclesiastici che co noscevano bene don Josemara91.
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Il Fondatore ricordava anche la recente conversazione di don lvaro con il Santo Padre, del 3 aprile 1946. In una lunga lettera don lvaro gliene aveva raccontato i particolari: Gli ricordai che la volta precedente (udienza del 4 giugno 1943) mi ero spinto oltre le convenienze e gli avevo chisto non solo la benedizione per il Padre e per tutta lOpera, ma lo avevo anche pregato di ricordarsi nelle sue preghiere di nostro Padre. Egli sorrise e disse: Che cosa vuole? Che continui ancora a pregare? . Gli risposi affermativamente ed egli mi disse che non se ne sarebbe dimenticato e che avrebbe pregato tutti i giorni, come sta gi facendo e che, per giunta, lo fa con molta gioia92.
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Roma era immersa nel silenzio e la citt dormiva tran quilla sotto un cielo stellato. Il Padre era sempre assorto nei suoi pensieri. Davvero erano arrivati con un secolo di anticipo? Di nuovo prov una strana sensazione, un misto di incertezza umana e di fermezza soprannaturale. La stessa sensazione, di penosa incertezza e di gioioso abbandono nelle mani di Dio, che aveva provato a Bar cellona... Ecce nos reliquimus omnia et secuti sumus te; quid erit nobis Vedi, Signore: abbiamo lasciato tutto per seguirti; che cosa sar di noi? Stai forse per voltarci le spalle? Tra un pensiero e laltro riprendeva la sua orazione, riandando col pensiero alla storia avventurosa dellOpera, che era anche la storia delle misericordie divine93; la durezza degli inizi e la pioggia di grazie, la fedelt dei suoi figli e la opposizione dei buoni; i successivi sviluppi giuridici... fino a Roma, dove sembrava che si ergesse un muro insuperabile. Dalla terrazza, con gli occhi rivolti alle stanze pontifi cie - la dimora del Vicario di Cristo sulla terra - ritorna
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va con insistenza, con ostinazione, allinvocazione cen trale della sua orazione: Ecce nos reliquimus omnia... Risplendeva la luna e le costellazioni percorrevano lentamente la volta del cielo. Il Padre prosegu per tutta la notte la sua intensa preghiera, senza ritirarsi a riposa re. Spunt poi il chiarore soffuso dellalba e, ben presto, irruppe la luce del giorno. Quella notte in preghiera scand linizio della fonda zione a Roma.

4. In attesa di una soluzione giuridica


Una lunga conversazione con don lvaro fu sufficiente perch il Fondatore si rendesse conto della situazione, gi accennata nelle lettere del 10 e del 12 giugno che re clamavano la sua presenza a Roma. Il Padre prese im mediatamente in mano la situazione. Fece visita a mons. Montini, Sostituto della Segreteria di Stato di Sua San tit. Il 15 maggio precedente Montini aveva scritto al Fondatore, ringraziandolo per le pubblicazioni che don lvaro gli aveva recato a suo nome, ed esprimendogli i propri sentimenti per lOpera: Ho avuto sommo piacere di conoscere la Societ Sa cerdotale della Santa Croce e lOpus Dei e, ammirando il fine che si propongono nel loro lavoro e lo spirito con cui lo svolgono, ho ringraziato il Signore per questo do no che ha fatto alla Chiesa, suscitando anime che colti vano campi tanto delicati e importanti. Perci, bench possa fare ben poco, sappiano che sono sempre pronto a venir loro in aiuto in qualsiasi necessit94. Il primo luglio il Fondatore ebbe con lui un cordialis simo colloquio, e da quel momento mons. Montini in vit molte altre personalit della Curia romana a cono scere don Josem ara95. Il Padre avrebbe in seguito ricordato ai suoi figli che Montini fu la prima mano amica che ho trovato qui a Roma96. Giorni prima don
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lvaro aveva ricevuto la fotografia del Papa con dedica autografa: Al nostro amato figlio Jos Maria Escriv de Balaguer, Fondatore della Societ Sacerdotale della Santa Croce e delPOpus Dei, con una speciale benedi zione. 28 giugno 1946. Pius P.P. XII97. In quei giorni il caldo divenne opprimente e il Padre lo soffriva terribilmente, anche se per fortuna il suo sta to generale di salute non ne risentiva. Al mattino si face va accompagnare da don lvaro a visitare i vari perso naggi dei dicasteri, segretari o consultori, interessati alle questioni che lo avevano condotto a Roma. Lo accoglie vano cortesemente ovunque. Tante dimostrazioni di af fabilit e, soprattutto, la gioia di trovarsi vicino al Vica rio di Cristo avevano dissipato le sue apprensioni. Era lui spesso a trascinare in strada i suoi figli per sgranchirsi le gambe ma soprattutto per dare unocchia ta ai negozi di robivecchi alla ricerca di mobili per la fu tura casa di Roma. Sognava gi di aprire due Centri a Roma. Come aveva fatto in altre occasioni, cominciava ad acquistare in anticipo oggetti di arredamento. Era qualcosa di pi di un gesto simbolico. Era la voglia di cominciare la nuova casa con qualcosa di concreto, di gettare almeno le fondamenta della buona volont. Era accaduto qualcosa al Padre? Il sacerdote che si era im barcato a Barcellona sulla /./. Sister, attingendo forze dalla propria spossatezza, bench fosse ridotto fisicamente a un peso morto e si stesse interrogando sul futu ro dellOpera e sullavvenire dei propri figli, era diven tato un altro non appena giunto a Roma. Da principio - racconta Orlandis - non faceva altro che ripetere: Ec covi il peso morto! Lavete avuta vinta!. Ma due giorni dopo il suo arrivo si era gi messo con uno slancio in credibile a sistemare la casa, a comprare cose, a prepa rare loratorio...; tutti noi arrivavamo distrutti alla sera e allora gli dicevamo: Fortuna che aveva detto di essere venuto come un peso morto: figuriamoci se non fosse stato cos!98.
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Il fatto che, davanti alle prospettive apostoliche, il Padre era diventato un vulcano di energia. Si stava in fatti realizzando il suo vecchio sogno di avere una casa a R om a". Quellantico ideale si era riacceso a contatto con la Citt Eterna. Prima della fine del mese di giugno, cio una settimana dopo il suo arrivo a Roma, aveva tracciato mentalmente il progetto che si proponeva di realizzare e si affrett a comunicarlo ai direttori e alle direttrici che stavano in Spagna. In questo modo, senza perdere tempo, sarebbe stato possibile preparare gli strumenti e i mezzi necessari perch il sogno diventasse realt. Alle sue figlie dellAssessorato Centrale, organo di go verno delle donne dellOpus Dei, chiese di far venire a Roma, per la fine di settembre, tre numerarie e cinque numerarie ausiliarie per i futuri Centri. In quel momento non era per nulla facile inviare le numerarie ausiliarie, che scarseggiavano di numero. Ma il Padre scrisse alle sue figlie indicando un rimedio sicu ro: Per riuscirci, lavorate durante lestate - come vi ho detto - con il servizio della Moncloa e quello di Abando. Preparate biancheria da altare - tutto - per due case di Rom a100. Nella stessa data, 30 giugno 1946, scriveva in stile te legrafico ai suoi figli del Consiglio Generale: Penso di venire a Madrid quanto prima e di ritorna re poi a Roma. necessario - pensaci tu, Ricardo! preparare seicentomila pesetas, con la massima urgen za. Con le nostre grandi difficolt economiche, sembra una follia, eppure assolutamente necessario prendere casa qui. (...) Ho un autografo del Santo Padre per il Fonda tore della Societ Sacerdotale della Santa Croce e dellOpus Dei . Che gioia! Ho baciato la foto mille volte. Abitiamo allombra di S. Pietro, accanto al colonnato. E un poscritto: Non trascurate lorazione e statevene contenti. Si si
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stema sempre tutto; unanima di apostolo non pu mai fallire per motivi di denaro: i soldi ci saranno101. Dal punto di vista di quelli che stavano in Spagna, sommersi dai debiti e impegnati in quei giorni ad aprire centri in una mezza dozzina di citt, la richiesta non sembrava una follia, ma era comunque uneroica pazzia della fede. Lo stesso giorno scrisse ai suoi fratelli una lettera, dal tono ottimista e soprannaturale. Volle raccontare loro del viaggio e dei motivi che avevano spinto don lvaro a chiedergli di andare a Roma: Roma, 30 giugno 1946. Carissimi Carmen e Santiago, abbiamo fatto una brutta traversata, ma ce ne siamo dimenticati quando, dalla nave, abbiamo visto sul molo di Genova lvaro e Babo che ci aspettavano. Qui fa molto caldo, ma sono molto contento: era ne cessario venire, per risolvere le cose. Abitiamo vicini al Santo Padre, accanto a piazza S. Pietro. Il Papa mi ha inviato un autografo che mi ha riempito di gioia dentro e fuori. Ancora non so quando avr ludienza dal Santo Padre. Non posso partire da Roma senza esser stato ri cevuto da Sua Santit. Pregate per il successo di questa visita, nella quale ripongo tante speranze. Quando qui avremo la casa in funzione - e sar molto presto, se lo chiediamo al Signore - dovrete venire a Ro ma senza fretta, da pellegrini. Un forte abbraccio da vostro fratello Josemara102.
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La concessione del Decretum laudis allOpus Dei era ancora alla prima fase della procedura, nonostante i consultori, dopo lesame degli Statuti dellOpus Dei dell 8 giugno 1946, si fossero complimentati con don lvaro103. Don lvaro, invece, si era accorto del perico
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lo: con i ritmi della Curia non sarebbe stato possibile dotare urgentemente lOpus Dei di un regime giuridico universale. Era urgente per varie ragioni: una interna, cio riconoscere e tutelare, senza introdurre alcun cam biamento di stato, il carattere della vita e dellapostola to dei suoi fedeli; altre esterne, cio facilitare lespansio ne apostolica in altri Paesi e i rapporti con i Vescovi e mettere un freno allincomprensione e alla opposizione dei buoni, che continuava. Ai consultori della Curia tali necessit non sembravano poi tanto urgenti e pensava no di rinviare i lavori allautunno. La normativa giuridica in cui lOpus Dei doveva esse re inquadrato era tutta da fare104. A occuparsene era stato designato p. Arcadio Larraona, Sottosegretario della Sacra Congregazione dei Religiosi. Il Fondatore riusc a convincere p. Larraona a riprendere il lavoro in piena calura estiva. Non si limit a belle parole, ma si mise a lavorare con lui. Ad ogni modo, il Decretum laudis non sarebbe venuto alla luce tanto presto. Tutto va bene - scriveva a Madrid l8 luglio -, ma sar molto dif ficile ottenerlo prima dellautunno, mentre sarebbe tan to necessario averlo subito!105. Non appena seppe che la data della sua udienza dal Pa pa era stata fissata per il 16 luglio, il Padre si rec a Fiug gi con don lvaro, per lavorare a fianco di p. Larraona. Voleva dare una mano anche perch lo schema giuridico a cui lavorava p. Larraona non potesse pregiudicare in futuro lautentica natura dellOpus Dei. Era un dovere cui il Fondatore non poteva rinunciare in alcun modo: In quellora cos critica della storia dellOpera - era vamo nel 1946 - il diritto aveva una particolare impor tanza. Perch un equivoco, una concessione in un aspet to sostanziale, avrebbe potuto avere effetti irreparabili. Mi giocavo lanima, perch non potevo adulterare la volont di D io106. Il compito che p. Larraona aveva davanti a s era piuttosto ingrato. Le istituzioni che attendevano di esse
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re approvate come forme nuove (i futuri Istituti Secola ri) coprivano un ampio settore: da quelle che non desi deravano lequiparazione ai religiosi, nonostante avesse ro quasi tutti i requisiti per essere approvate come congregazioni religiose, fino a quelle che desideravano esserlo pur essendo sprovviste dei requisiti107. Lorienta mento pi recente della Congregazione dei Religiosi era di considerare queste nuove istituzioni come un tentati vo di adattamento o di avvicinamento al mondo, una nuova modalit di vita religiosa. Di conseguenza, le forme nuove venivano considerate come gli ultimi anelli di una evoluzione storica degli Or dini religiosi. In questottica, per compiacere tutti, nel progetto normativo di p. Larraona la soluzione era indi viduata in una variante dello stato di perfezione108. Ma proprio lo stato di perfezione, con i suoi requisiti e le sue modalit di vita, che definisce il religioso o coloro che sono equiparati109. Ecco il motivo per cui, quando spiegava che cosa fos se lOpus Dei, il Fondatore continuava a insistere af finch i membri degli Istituti Secolari non venissero con siderati persone sacre, come volevano alcuni, bens comuni fedeli come in effetti sono; perch ero preoccu pato che restasse ben chiaro che n eravamo n poteva mo essere religiosi110. Il Fondatore sottolineava che la nota essenziale della chiamata alla santificazione e allapostolato in mezzo al mondo era la secolarit. In effetti, gli studi preparatori della futura Costituzione Apostolica Provida Mater Eccle sia furono improntati dal criterio della secolarit. Era un modesto passo avanti, e non bast a evitare del tutto che il concetto di stato di perfezione mantenesse un peso signifi cativo. Pertanto ne risult una situazione di compromes so. Per ottenere il Decretum laudis che era andato a cerca re a Roma, il Fondatore fu costretto a cedere su alcuni punti che non corrispondevano alla natura dellOpus Dei. Abbiamo accettato con sacrificio un compromesso 39

scriveva ai suoi - che non stato possibile evitare e che non offusca, tuttavia, la gioia di avere ottenuto final mente un alveo giuridico per la nostra vita. E speriamo che, con la grazia di Dio, i punti dubbi tra poco non lo siano pi, se sar possibile ottenere dalla Santa Sede le opportune dichiarazioni legali, in modo che non possa no essere male interpretati. Peraltro, non cera modo di uscirne: o accettavamo tutto o saremmo rimasti senza un sentiero sul quale camminare111. Dopo quattro giorni dintenso lavoro i problemi era no stati avviati a una soluzione. Il 15 luglio, vigilia del ludienza privata con il Santo Padre, il Fondatore torn a Roma. Fu un colloquio emozionante, nel quale pot finalmente aprire il cuore al Santo Padre e metterlo al corrente del lavoro svolto a Fiuggi negli ultimi giorni. Il Padre usc dalludienza colmo di pace e di gioia112. In tanto, allinizio del mese, don lvaro aveva scritto al Consiglio Generale, a Madrid, dando notizie indirette dei buoni risultati ottenuti dal Padre, non senza un piz zico di humour: Bench il Padre me ne abbia dette di tutti i colori per averlo costretto a venire, la sua venuta stata gi molto fruttuosa e lo sar ancora di pi: era indispensabile per avviare ogni cosa e raggiungere mira bilmente tutti gli obiettivi 113. Il 29 luglio il Padre ritorn a Fiuggi con don lvaro e con Salvador Canals per proseguire la collaborazione con p. Larraona, al fine di evitare che nei documenti fossero introdotte inesattezze pregiudizievoli per lOpus Dei114. Fu conclusa la redazione del progetto normati vo, dal quale sarebbe scaturita la Costituzione Apostoli ca Provida Mater Ecclesia. P. Larraona afferm: In po chi mesi stato fatto un lavoro che poteva durare diversi anni e che forse non sarebbe stato portato a ter mine 115. Tra le numerose idee apportate dal Fondatore per la redazione del documento base, cera anche il no me da dare alle forme nuove116.
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Pure immerso in quel lavoro intenso, il Padre si preoccupava di tutta lOpera e pensava continuamente alle sue figlie e ai suoi figli, cui affidava per lettera inca richi di non facile esecuzione, come quello di trovare il denaro per acquistare una casa a Roma. superfluo ri cordare che il Padre non era abituato a farsi togliere le castagne dal fuoco dagli altri: infatti era disposto a tor nare a Madrid per occuparsi personalmente della que stione, una volta ottenuto il Decretum laudisi Se necessario - scrisse ai membri del Consiglio (sarebbe meglio che non lo fosse), dopo ludienza del Santo Padre e dopo aver ottenuto il documento che sa pete, verr io a Madrid per aiutarvi a realizzare il no stro obiettivo, che poi quello di D io117. Il Padre, privo di velleit letteraria, approfitt della lettera per redigere un elenco di raccomandazioni e di consigli, pi o meno importanti, ai suoi figli e alle sue fi glie. In quei giorni a Roma stava raccogliendo i frutti di una serie di grazie richieste alla Sacra Penitenzieria. Al Padre fece molto piacere che venisse concesso anche ai laici il privilegio di purificare i sacri lini, perch sarebbe stata unoccasione in pi per manifestare la venerazione verso Ges Sacramentato. Si affrett a scrivere a uno dei sacerdoti dellOpera perch lo comunicasse alle sue fi glie ed esse cominciassero a far uso del privilegio: Che bella notizia! Ora possono purificare i corporali, i purificatoi e i copricalice118. Forse si era atteso qualche riga di ringraziamento, perch qualche giorno dopo scriveva: Mi dicano qualcosa di che cosa ne pensano del privi legio di purificare..., perch sono mute come pesci119. E aggiunse un resoconto dei favori concessi dalla San ta Sede: Alla Sacra Penitenzieria ci hanno concesso molte in dulgenze. E oltretutto (speravamo di averle per sette an ni) in perpetuum e per mezzo di un Breve. Perci ce ne rallegriamo. Sono stati concessi 500 giorni ogni volta
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che si bacia la Croce oppure, guardandola, si recita una giaculatoria. Potete lucrare questa indulgenza gi fin dora. Nel Breve ci viene concessa indulgenza plenaria nelle feste del Signore e della Madonna, il 2 ottobre, il 14 febbraio, nella festa di S. Giuseppe e quando si fanno lAmmissione, lOblazione e la Fedelt nellOpus Dei e nella Societ Sacerdotale della Santa Croce. E quasi sicuro che otterremo il privilegio per celebrare la Santa Messa alla mezzanotte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, fra il 13 e il 14 febbraio e fra lI e il 2 otto bre120. Il documento pontificio con cui furono concessi que sti favori e indulgenze reca la data 28 giugno 1946. Fu una dimostrazione dellaffetto paterno del Papa per la Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei. Era anche una risposta indiretta alle scomposte illazioni che anni prima erano state fatte contro la croce di legno de gli oratori dellOpera. Il Fondatore dispose che accanto alla croce venisse posto un cartiglio con le seguenti pa role: La Santit di Nostro Signore il Papa Pio XII, con il Breve Apostolico Cum Societatis, del 28 giugno 1946, si degn benignamente di concedere cinquecento giorni dindulgenza ogni volta che devotamente si bacia questa Croce di legno o davanti a essa si reciti una pia giacula toria 121. Bench aumentasse via via la calura estiva, il Padre si rallegrava sognando il fresco della Sierra di cui godeva no i suoi figli nella tenuta di Molinoviejo, non lontano da Segovia. Qui - scriveva - fa pi caldo che a Siviglia e ... io non sono andaluso. Me lo sono proprio merita to, per aver pensato tanto a Segovia122. Il lavoro di p. Larraona era praticamente finito. Ma il personale della Curia romana era partito per le ferie. La concessione del Decretum laudis fu rimandata alla ripre sa autunnale123. Tuttavia, il Cardinale Lavitrano, Prefet to della Sacra Congregazione dei Religiosi, volle fare un gesto di giustizia e di deferenza nei confronti del Fonda
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tore. Affinch non rientrasse in Spagna a mani vuote e perch nessuno potesse dire che la richiesta dellOpus Dei era stata respinta, il 13 agosto 1946 gli fece perveni re un documento di lode dei fini della Societ Sacerdota le della Santa Croce e Opus Dei124. Tale documento rico nosce la santit, necessit e opportunit del fine e dellapostolato che perseguono e che esercitano i suoi membri; e incoraggia coloro che appartengono a unOpera tanto nobile e tanto santa , uomini e donne, a con tinuare a vivere fedelmente la propria vocazione125. Indubbiamente - comment il Fondatore - hanno visto la necessit che entrassimo subito in possesso di qualcosa di scritto, per difenderci: perch il motivo principale per ottenere unapprovazione da Roma, seb bene non fosse ancora quella che desideravamo, non stato altro che il vederci cos duramente perseguitati. In questo modo ci siamo potuti sentire protetti nel propu gnare la verit oggettiva126. * * * Ai membri dellOpera che stavano a Roma non erano mancate cose da fare nella primavera del 1946, prima delParrivo del Padre. Dalle richieste di lettere commen datizie erano passati alle visite ai dignitari e ai consulto ri della Curia. E poi, oltre a fare lapostolato con i pro pri amici, cercare casa e ospitare coloro che passavano per Roma, essi avevano avuto anche un incarico parti colare da parte del Padre. A quanto si desume da una lettera di don lvaro, dovevano ottenere dallAbate Sunol reliquie di santi martiri127. Ancora nel marzo 1946, il Padre li incoraggiava: Vediamo se tornate molto ricchi di reliquie! Fate il possibile per portare il corpo di un martire128. Il Fondatore nutriva grande devozione per le reliquie dei santi. Nelloratorio di via Diego de Leon, tra i can delieri dellaltare, cerano alcune piccole arche per cu
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stodirle129. Nel mese di maggio ottennero a Roma alcu ne reliquie, che furono subito mandate a Madrid. Ma non il corpo di un martire che il Padre chiedeva. Una persona di Napoli si offr di aiutarli e fece ricerche. Se falliscono - scriveva don lvaro - andremo a Forl, nel Nord dellTtalia, vicino allAdriatico, dove c un con vento con 200 corpi di martiri e il Vescovo e quelli del convento ci sono molto amici 130. Il 31 agosto 1946, quando il Padre ritorn in aereo a Madrid, port con s i corpi di due martiri: quello di S. Sinfero, proveniente dalle catacombe romane, e quello di Santa Mercuriana, una bambina di dieci anni. Que stultimo fu messo nelloratorio di Ls Rosales, mentre il primo, compresa una antica lapide con il suo nome, fu posto sotto laltare del Centro di via Villanueva131. Che cosa significarono per il Fondatore quei mesi a Roma? Spesso il Padre compendiava gli avvenimenti di una giornata in poche parole, scritte sul calendario li turgico. Ecco alcune annotazioni fatte nellestate del 1946: 18 luglio: Siamo impregnati di dottrina canonica. 27 luglio: Come sempre, molte visite e molta confu sione, ma sempre guidati da Dio. 5 agosto: Molte visite. Molta orazione132. * * * Il pomeriggio stesso del suo rientro in Spagna si rec nella casa di ritiri di Molinoviejo, dove cera un gruppo di fedeli dellOpus Dei, fra i quali alcuni, gi ordinati diaconi, si preparavano al sacerdozio. A molti di loro le poche settimane che il Padre aveva trascorso fuori dalla Spagna erano sembrate anni e attendevano con impa zienza le buone notizie promesse loro per lettera. Il Fon datore aveva bisogno di qualche giorno di riposo e quel lo era il luogo ideale, accanto ai suoi figli. La casa, certamente, non offriva particolari comodit; ma la te
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nuta, senza essere propriamente un giardino, era unoa si di verde sullaltopiano arido. Una bella pineta offriva lombra per fare lunghe passeggiate. Il paesaggio era aperto, il luogo solitario e le notti serene e fresche. Nelle lunghe tertulias dopo cena, il Padre raccont loro la tra versata verso Genova e la tempesta scatenata dal diavo lo nel golfo del Leone. Descrisse il suo arrivo nella Citt Eterna, le visite alle personalit della Curia, ludienza del Papa, le proprie fatiche per difendere lo spirito dellOpera... Le cose andavano bene, ma bisognava aver pazienza e pregare. Aveva con s un decreto di lode dei fini che era tutto un elogio dellOpus Dei. Aveva anche ottenuto i gi citati privilegi, di uno dei quali fecero uso per la prima volta, poich il Padre celebr proprio a Molinoviejo la Messa alla mezzanotte fra il 13 e il 14 settembre, festa dellEsaltazione della Santa Croce133. Domenica 29 settembre furono ordinati presbiteri sei diaconi; era la seconda leva di sacerdoti dellOpera. Adolfo Rodrguez Vidal, che abitava nel Centro di via Espanoleto e che era stato con il Padre la mattina del lordinazione, scrisse a Roma: Madrid, 6 ottobre 1946. La settimana che si conclude oggi stata densa di emozioni, di agitazione e cose da fare, come puoi imma ginare per quanto poca fantasia tu possa avere. Tutto cominciato il 28 pomeriggio, con il ritorno da Molinoviejo del Padre, di lvaro, di Jos Luis e dei sei diaconi (...). Domenica mattina, alle 10, c stata lordi nazione. Alla stessa ora il Padre venuto a celebrare in questa casa. Ho avuto fortuna e sono rimasto io a ser virgli la Messa. Alla fine arrivato Juan da Barcellona; era venuto per assistere allordinazione ma, trovato il Padre in casa, ha cambiato parere e si fermato. Il Pa dre ci ha raccontato un sacco di cose; eravamo tutti piuttosto nervosi, finch alluna sono arrivati i sei nuovi sacerdoti, con lvaro e Jos Luis: abbracci, lotta del Pa dre per baciare loro le mani, gioia ed emozione134.
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Il 21 ottobre il Padre and a Barcellona per ringrazia re la Madonna della Mercede per la protezione dispen satagli durante il suo primo viaggio a Roma e per i risul tati ottenuti, e per raccomandarle lesito finale positivo, fino allapprovazione pontificia135. L8 novembre era gi di ritorno a Roma e quattro gior ni dopo ebbe con mons. Montini un colloquio, del quale fece una breve e ordinata relazione, che comincia cos: Roma, 12 novembre 1946. Ho fatto visita a mons. Montini. Quando vado in Va ticano e vedo come e quanto ci vogliono bene, benedico mille volte il Signore per quanto abbiamo sofferto. Sicu ramente quella Croce ci ha condotti a questa risurrezio ne136. La seconda udienza di Papa Pio XII al Fondatore fu concertata da mons. Montini per l 8 dicembre. Man mano che la data si avvicinava, nel Padre si notava una certa impazienza. In realt non era altro che lemozione che nasceva dalla fede, al pensiero che doveva incontra re il Vicario di Cristo sulla terra. Nellimminenza delludienza rivers preoccupazioni e cure di governo in una lettera densa di contenuti, indi rizzata ai membri del Consiglio Generale, a Madrid. La molteplicit di argomenti, persone, avvenimenti e circo stanze che tocca tale che non si comprende come po tesse occuparsi di tante cose - grandi e piccole - e tener le tutte a mente. Ancor maggiore meraviglia desta il fatto che le aveva anche nel cuore, perch non c que stione, per quanto insignificante possa apparire, alla quale non si applichi con grande diligenza e non dimen tica, citando una persona, di dedicarle unespressione affettuosa. Si pu intuire il peso che gli poggiava sulle spalle e quanta fosse la sollecitudine con cui vi si dedica va. Tutti i problemi dellOpus Dei, impresa divina e umana in crescente espansione, ricadevano inevitabil mente su di lui ed egli teneva sempre tutte presenti nel suo spirito le persone e le cose di cui doveva occuparsi.
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Attraverso il suo stile - spontaneo, franco e traspa rente - possiamo apprezzare lardente attivit dellani ma. Ecco le ultime righe della lettera: E ormai certo che passer questo Natale a Roma. Non dimenticateci: io star, in ispirito, in ogni Centro. E triste che non abbiamo il denaro necessario per vivere in una casa che sia davvero nostra il primo Natale nella Citt Eterna. Eterna! Qui tutto in un certo modo eter no. Bisogna avere pazienza. Tutte le nostre cose vanno molto bene, ma troppo lentamente. Sto scrivendo con una penna che mi rende nervoso. Anche in questo, pazienza. Penso a quella che Nostro Signore ha dovuto sprecare per scrivere pagine tanto belle con quelPimmondizia di strumento che sono io. Vi vuol bene, vi abbraccia e vi benedice vostro Padre. -M arian o 137. Nella festivit dellimmacolata Concezione, l8 di cembre, ebbe luogo ludienza, nella quale inform am piamente il Santo Padre dello spirito dellOpera e dei suoi apostolati138. Poi, appena giunto a casa, scrisse a Sua Santit per presentargli la testimonianza della filiale e irremovibile adesione della Societ Sacerdotale della Santa Croce e dellOpus Dei. Nella Santit Vostra vediamo il Vicario di Cristo e per Suo tramite udiamo la voce del Pastore dei Pastori; perci desideriamo ardentemente attestare oggi davanti a Vostra Santit la suprema aspirazione del nostro Isti tuto: andare con fedelt e dedizione assolute in qualsiasi luogo e a qualsiasi impresa in cui possiamo servire la Chiesa o a cui ci destini il suo Supremo Pastore139. Ci si pu immaginare lo svolgimento delludienza dal la lettera che egli, alcune settimane dopo, scrisse a mons. Leopoldo, il Vescovo di Madrid. Gliene fece un riassunto, espressivo, ma parco; evidentemente erano stati toccati argomenti molto intimi, che lumilt gli im pediva di esibire: Il Santo Padre mi ha ricevuto in udienza privata: co
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nosce molto bene il nostro Opus Dei e lo ama. Non sa, Padre, quanti simpatici dettagli di attenzione ha avuto. Le nostre cose qui vanno molto bene; ma con una len tezza - stavo per dire eternit - che, per me, scuola di pazienza. C da imparare. lvaro diventato una spe cie di eroe nella Curia romana: tutti lo conoscono e gli vogliono bene140. E necessario leggere anche unaltra lettera che porta la stessa data, indirizzata al Nunzio in Spagna, mons. Gaetano Cicognani, per renderci conto fino a che punto don Josem ara bruciasse dimpazienza, nonostante il garbo con cui si esprimeva sulla calma romana: Siamo molto contenti a Roma, poich tutto procede - e procede molto bene - sebbene senza eccessiva fretta. Ma questa serenit mi rallegra: prego il Signore che mi si attacchi. Il Santo Padre mi ha ricevuto in udienza privata: in credibile laffetto che dimostra per il nostro Opus Dei; io so bene - e non lo dimenticheremo mai - che buona parte di questo affetto frutto delle informazioni del nostro Signor Nunzio. Dio gliene renda merito!141.

5. Una povert vera. Gli Istituti Secolari


A don Josemara forse si attacc un poco per davvero la particolare serenit che chiedeva al Signore. Per lo me no, assimil il lato positivo della calma con cui procede va la Curia, arrivando a vantarsi, come ebbe a dire, che a Roma ho imparato ad aspettare, e non una scienza di poco conto142. Alla fine del 1946 era in pieno ap prendistato, poich, con una pazienza relativa, attende va ancora molte cose dalla mano di Dio: dal famoso Decretum laudis a una casa per espandere lapostolato dellOpera da Roma al mondo. Ma cera unaltra neces sit pi urgente, cio la venuta delle sue figlie a Roma, perch impossibile - diceva - che si vada ancora
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avanti cos143. Alludeva al fatto che i lavori domestici erano svolti da due cameriere, nessuna delle quali era idonea ad amministrare un Centro. Il Padre, quindi, attendeva larrivo a Roma delle sue figlie con speranzosa pazienza, distraendosi dallattesa con i suoi sogni apostolici che gli facevano contemplare fin da quel momento il fecondo raccolto del futuro: Vi sono vicino in tutte le vostre preoccupazioni scriveva alle sue figlie dellAssessorato Centrale in questo momento sto pensando alla vita di santit, gioio sa e semplice, che il nostro cammino: e vi vedo nelle residenze, nella casa editrice, a Los Rosales. A questo punto, chiudendo i miei poveri occhi, mi metto a sogna re, accanto a S. Pietro, e vedo concluso tutto ci che ancora da fare, che abbondante e meraviglioso: il no stro lavoro diffuso in tutto il mondo, a servizio della no stra santa Madre Chiesa... Se volete, se siete fedeli, alle gre, sincere, mortificate, anime di orazione, tutto si avverer, e presto144. Il Fondatore sognava nella fede, ma non viveva di il lusioni e assicurava di non essere uno che se ne sta sulle nuvole: Non mi piace vivere di immaginazione. Le quattro zampette ben piantate per terra! Cos serviremo Dio per davvero e saremo ben uniti a Lui145. Con ordi ne e buon senso, nella lettera del 16 dicembre diede alle sue figlie i consigli opportuni: prendano laereo e man dino per telegramma i nomi di quelle che devono arriva re; prima scrivano tutte alle loro famiglie, comunicando la buona notizia del trasferimento a Roma; che cosa de vono portare e, infine, una indicazione che rispecchia laffetto del Padre, che si preoccupava dei particolari pi minuti: Le ragazze tengano presente che qui si usa abbastanza portare il cappello146. Nel pomeriggio del 27 dicembre 1946 giunsero a Ro ma Encarnita Ortega e Dorita Calvo con tre numerarie ausiliarie: Julia Bustillo, Dora del Hoyo e Rosalia Lo pez. Sbarcarono dallaereo e si strinsero vicine, in attesa
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delle valigie, dietro a un mucchio di bagaglio a mano che non si erano potute permettere di fatturare. Men tre stavamo l - racconta Encarnita - tutte e cinque in sieme, con lo stupore logico di chi non conosce n la lin gua n il Paese in cui arriva, ed senza denaro, vedemmo apparire il nostro amatissimo Padre con don lvaro. Provammo una gioia straordinaria e sentimmo subito nostro il nuovo Paese 147. Partirono dallaeroporto di Ciampino su due auto; nella seconda cera il bagaglio. Il Padre sedeva accanto al guidatore. Invece di dirigersi direttamente a casa, pas sarono vicino al Colosseo e - ricorda Dorita Calvo - il Padre inizi a recitare, con voce potente e sicura, il Cre do; sembrava che ci volesse trasmettere la fermezza del la sua fede 148, presso il luogo in cui tanti cristiani lave vano testimoniata con il proprio sangue. Larrivo a casa fu emozionante , racconta Encarni ta149. Senza dubbio, la compagnia del Padre e il cumulo di novit suscitavano profonde sensazioni. Ma comincia rono subito a occuparsi delle faccende domestiche. Nel diario del Centro di piazza della Citt Leonina (che, na turalmente, era completamente separato dalla zona riser vata alle donne che si dovevano occupare dellammini strazione domestica, che costituisce sempre un Centro a s) il cronista scrisse, nella memorabile data del 27 di cembre: Finalmente oggi arriva lAmministrazione (...). Tutto cambiato nella cucina e dintorni . E subito do po: Oggi abbiamo cenato come Dio comanda 150. La quantit di provviste che avevano portato da M a drid sembrava smentire ci che una settimana prima aveva scritto loro il Padre, che sognava, ma aveva i pie di ben piantati per terra: Quelle che vengono a Roma sapranno che cosa una povert vera; che cos un freddo autentico, umido e senza riscaldamento; che cosa significa vivere in casa altrui, finch non riusciamo a forzare il Cuore di Ge s... Si preparino, con lentusiasmo e la gioia abituale, a
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queste piccole, incantevoli cose. Non possibile stare in una casa senza che vi siano contrariet e quelle che vi ho elencato non sono tutte151. Ben presto infatti le provviste finirono e si torn alla realt promessa dal Padre, cio alle conseguenze della povert. Durante il 1947 e negli anni successivi esse vis sero le ristrettezze come insegna lo spirito dellOpera: senza ribellarsi contro le umiliazioni che comportava la mancanza del necessario, senza lamentarsi e sorridendo sempre. Dorita Calvo fa una breve descrizione della situazio ne: Si mancava di tutto, a cominciare dallo spazio (oc cupavamo met dellappartamento); dormivamo su letti pieghevoli o sul pavimento; non cera denaro e non po tevamo accendere il riscaldamento, ecc. 152. Rosalia Lo pez completa il quadro, senza esagerare e senza lamen tarsi: Abbiamo sofferto il freddo e la fame. Loratorio, che era la parte principale dellappartamento, era molto povero e nel resto della casa non avevamo neppure lin dispensabile. Quando veniva un ospite a pranzo, non avevamo n sedie n stoviglie 153. Lappartamento di piazza della Citt Leonina fu un eccellente strumento di apostolato. Il Padre lo utilizz per far conoscere lOpera a molti dignitari della Chiesa: cardinali, vescovi, monsignori, consultori e altri mem bri della Curia romana. Si serviva t\V apostolato della mensa, di cui parla Cammino154. Era necessario ed era il modo pi rapido e diretto per conoscere queste per sone e avvicinarle allOpera. Lappartamento funziona va a pieno regime e gli invitati vi andavano con piacere. La conversazione era amabile, lambiente gradevole, laffetto con cui erano accolti, larredamento e persino la presentazione dei piatti di portata aiutavano a capire la vita dei fedeli dellOpus Dei. M a gli invitati non ve devano affatto la discreta e tacita povert che regnava in tutta la casa. Encarnita Ortega conserva il ricordo di una visita:
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Quando venne a farci visita la marchesa di Mac Mahon, si meravigli di quanto fosse carina la casa... Sembrava impossibile che quellappartamento potesse suscitare una simile impressione. Ma davvero tutto era molto curato e non mancavano quasi mai i fiori accanto allimmagine della Madonna; le persiane ben accostate davano ai locali una luce speciale. I numerosi invitati che abbiamo avuto in quellangolo di Roma si sentivano a loro agio 155. La casa tanto gradevole che stupiva la marchesa non era che una parte di un appartamento subaffittato dai vicini, che occupavano gli altri locali che lo componeva no. Si trattava di un attico e, pertanto, era soggetto alle temperature estreme: alla calura e al gelo. La casa era costituita da un ampio e accogliente vestibolo che dava accesso alla stanza principale che, a seconda dellora, fungeva da sala di studio, da sala da pranzo o da sog giorno; di notte serviva da camera da letto e vi si stende vano tre o quattro materassi. Accanto cera la stanza del Padre, lunica che aveva un letto fisso, che utilizzava chi si ammalava. La stanza del Padre e il soggiorno davano su una ter razza coperta, quella su cui il Fondatore aveva passato in preghiera la sua prima notte romana. Don lvaro stava in uno slargo del corridoio, dove erano stati messi un letto e una sedia. Il miglior locale della casa era lora torio, non ampio, ma accogliente e semplice. Nella zona di servizio, che stava sullo stesso piano ma compietamente separata, cera una camera da letto per le tre nu merarie ausiliarie. Le due numerarie dormirono, per qualche tempo, in casa di amici del Padre e, in seguito, in una residenza156. Lo spazio a disposizione degli invitati comprendeva il vestibolo, il soggiorno - che fungeva da sala da pranzo - e la terrazza con vista su S. Pietro. Gli ospiti si acco miatavano sempre molto soddisfatti. Gioved 23 gen naio 1947, per esempio, ci furono due invitati a pranzo
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e il cronista annot nel diario: Se ne sono andati molto contenti, tutto parso loro meraviglioso. E proprio vero che ora si pu invitare chiunque a pranzare in casa 157. Un simile elogio, cos timido e indiretto, non fa mini mamente intravedere le condizioni di lavoro delle amministratrici e le loro continue preoccupazioni. In primo luogo la mancanza di denaro, mancando il quale, man ca tutto. Il giorno in cui erano arrivate, don lvaro ave va dato loro cinquemila lire per far fronte alle spese del la casa. Una casa con dieci bocche a tavola, cui si aggiungevano spesso quelle degli invitati. Non c da il ludersi su quanto durarono le prime cinquemila lire, vi sto quanto racconta Dorita Calvo: Passavano a noi tutto il denaro che cera in casa. Quando non ne aveva mo pi, per non preoccupare il Padre, rimandavamo al massimo ulteriori richieste. Una volta eravamo senza neanche una lira e il pomeriggio il Padre rientr da fuo ri e ci chiese una piccola somma per una spesa che dove va fare. Ma non avevamo nulla da dargli 158. Molto spesso compravano a credito. Finita la guerra, scarseggiavano ancora i generi alimentari, come per esempio le uova, che le amministratrici andavano a cerca re nei paesi dei dintorni di Roma. Le mille combinazioni che si facevano in cucina per preparare un menu decente, degno di un invitato illustre, erano frustrate quando veni va a mancare la corrente elettrica o il gas. Erano situazio ni tragicomiche. Diverse volte - racconta Encarnita -, avendo invitati a pranzo, dovemmo cuocere i cibi su un braciere, perch mancava il gas. Allora Dora del Hoyo, che serviva a tavola, cercava di andare lentamente, perch potessimo avere pi tempo; quando usciva dalla sala da pranzo, si toglieva i guanti e attizzava il fuoco con il sof fietto perch la casseruola cuocesse pi in fretta 159. Grazie alle amministratrici, che in cos difficili condi zioni facevano prodigi culinari, poterono ospitare alti personaggi ecclesiastici cui far conoscere lOpus Dei. M a nessuno degli invitati poteva neppure immaginare la
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scia di povert e di digiuno che lasciava dietro di s Yapostolato della mensa. Quando non cerano visite - te stimonia don lvaro del Portillo - ci toccava provare molta fame, sempre con gioia 160. Lo spirito di povert che il Padre esigeva non consi steva nel sopportare con stoica passivit lindigenza, bens nellaffrontarla in modo allegro e attivo: sfruttan do bene ogni cosa, amministrando con buon senso e vi sione soprannaturale, perch non spendere il necessa rio pu essere segno di poca fede161, dubitare della divina Provvidenza. Per un figlio di Dio, pertanto, po vert non equivale a spilorceria. Il Padre - racconta Encarnita Ortega - era molto esi gente con noi sul modo di vivere la povert: buon uso del tempo; le luci spente, quando non servivano; acquisti oculati nei negozi che davano maggiori vantaggi; utilizzo ottimale dei cibi in cucina, degli avanzi di tela, delle pun tine, dei chiodi o di qualsiasi materiale usato per le ripa razioni. Notavamo come sfruttava i suoi effetti persona li: la tonaca, il soprabito - nel quale le pezze occupavano pi superficie della stoffa originaria -, la carta su cui scriveva. Si preoccupava che il sole non danneggiasse i pochi mobili che avevamo. Tutto ci stimolava a imparare a vivere questa virt nei minimi dettagli162. Eppure, erano ancora solo al preambolo della povert vera che il Padre aveva loro annunciato per lettera e ver so la quale si dirigevano rapidamente. M a nulla impedi sce che alla virt si associ il garbo. Pochi giorni dopo il loro arrivo a Roma giunse il giorno della Befana, giorno di regali163. Le sue figlie vollero fare un regalo al Padre e, visto che in quel periodo cerano frequenti interruzio ni della corrente elettrica, pensarono di regalargli una bugia . Limpresa, pur piccola, non fu facile, poich avevano pochissimi soldi. Ma ci riuscirono e vi aggiun sero un purificatoio, un corporale e un amitto164. * * *
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Conclusero lanno 1946 recitando un Te Deum e inizia rono il 1947 con la Messa di mezzanotte, sicuri che se il Signore era stato cos generoso con loro nellanno che terminava, ancor pi lo sarebbe stato nel nuovo. Pur es sendone convinto, il Padre bruciava di impazienza e non riusciva a nasconderla. La mattina di Capodanno del 1947 scriveva a quelli di Madrid: Le cose seguono il loro corso - un corso eccessiva mente lento, ma qui sono cos - e, per quanto riguarda la ricerca della casa, possiamo fare ben poco finch non si risolve la questione economica che dalle vostre parti procede allo stesso ritmo, quasi che Madrid fosse Ro ma. Pazienza. Ieri abbiamo avuto la Messa di mezzanotte. Prima, al la fine dellanno, abbiamo recitato il Te Deum e le pre ghiere di ringraziamento. Il Signore ci ha dato molto nellanno trascorso, ma sono sicuro che, se siamo fedeli, questo anno 47 sar pi fecondo in tutti i sensi. Mi piacerebbe ripartirmene da qui quanto prima. Tuttavia, devo rimanere, non fosse altro che per fare la guardia. Anche questo avr il suo valore davanti a Dio... dato il mio carattere!165. S, richiedeva davvero molta forza dominare un carat tere abituato ad affrontare i problemi con audacia so prannaturale, con rapidit di decisione e senza ritardi nellesecuzione. Era il suo modo di essere. comprensi bile perci che, alla prese con la necessaria burocrazia e prudenza esecutiva della Curia, il Padre si sentisse mes so alle strette e con le mani legate. Riusciva a malapena a controllarsi perch per natura era uomo dazione. Un giorno, conversando con i suoi figli, disse loro: Siamo in cinque e a prima vista sembra che non stia mo facendo nulla. Ma un giorno, nel futuro, coloro che parleranno della nostra permanenza a Roma, proveran no invidia166. Il Padre definiva quei giorni di apparente inattivit. Non erano certo giorni di ozio, neppure apparente. Il

Padre, sempre con don lvaro, faceva o riceveva visite, oppure era occupato a redigere documenti, esaminare questioni di governo, ritoccare la redazione di alcuni punti del Catechismo dellOpera, breve sintesi dello spi rito e del diritto dellOpera. Lavoro che fu benedetto da dolori e malattie. Il 6 gennaio Roma si risvegli coperta di neve. Per ri scaldare lappartamento non cera che un braciere. Nel diario della casa si legge: Don lvaro oggi ha avuto problemi al fegato ed emicrania . E il giorno dopo: Poco dopo le 17 siamo usciti per comprare medicine per il Padre e per informarci del prezzo delle stufe elet triche, poich il braciere non scalda a sufficienza 167. Il giorno dopo, 8 gennaio, accompagnato da altri due, il Padre usc per comperare un forno per la cucina, la stufa e la macchina da cucire per FAmministrazio ne 168. Per il resto del mese, don lvaro pass molte notti insonni con un persistente dolore di denti, che lo obblig ad andare sette volte dal dentista. Nonostante ci, cercava di fare vita normale senza lamentarsi; il Pa dre diceva di lui che quando si lamenta perch sta proprio m ale169. Neppure don Josemaria si lamentava, bench il suo stato fisico, senza arrivare allo sfinimento, fosse di per manente stanchezza. Il motivo principale era che si de dicava corpo e anima al lavoro, con passione e senza ri sparmio. Quando rientrava a casa e non poteva prendere lascensore perch mancava la corrente, saliva ansimando i cinque piani e arrivava in casa disfatto170. Qua e l compaiono sul diario annotazioni sui dolori e gli acciacchi del Padre, che a volte lo costringevano a coricarsi presto senza cenare, o a passare tutto il giorno chiuso nella sua stanza a lavorare171. Fu il Cardinale Lavitrano, Prefetto della Congregazio ne dei Religiosi, anchegli sofferente di diabete, che con sigli al Fondatore di recarsi dal professor Carlo Faelli. Mentre redigeva la storia clinica del nuovo paziente, il
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professor Faelli gli chiese se avesse avuto dispiaceri e don lvaro, che era presente, ud con stupore che ri spondeva con decisione di no, che non aveva avuto di spiaceri 172. Il medico, senza insistere, scrisse: un uo mo che ha sofferto molto, anche se afferma di non aver avuto dispiaceri 173. Evidentemente, sullo stato di salute del Padre le con trariet pesavano molto, come pure le sue grandi morti ficazioni e lo sforzo per dominare il temperamento. In compenso non mancavano le gioie, gran parte delle qua li provenivano dalle sue figlie. Alle cinque donne dellOpera che lavoravano nellappartamento il Fondatore non poteva certo attribuire una apparente inattivit. Tutto il contrario. Gli avevano conquistato il cuore. Nelle sue lettere continuava a farne grandissimi elogi: Carissime - scrisse alle componenti dellAssessora to Centrale -: le vostre sorelle qui sono indaffaratissi me. La loro venuta stata una grandissima benedizio ne di D io174. Due settimane dopo raccont i loro problemi, com prese le piccole vicende domestiche: Le vostre sorelle di qui sono molto contente, anche se, non avendo una casa propria, alla sera devono anda re a casa dei Pantoli, che sono molto cari. Oggi stata loro consegnata una bilancia che pu pe sare fino a dieci chili; a poco a poco stiamo completan do la batteria di cucina. Il forno elettrico farebbe molto invidia a Nisa; abbia pazienza e verr anche lei a fare le sue torte, che io non potr assaggiare per non darla vin ta al diabete. Penso che qualche eccezione si potrebbe fare, perch il prof. Faelli assicura che costituzionalmen te non sono un diabetico... e che la glicemia deriva dai dispiaceri: non ricordo di aver mai avuto neppure un di spiacere e, comunque, mangiare una bella fetta di una buona torta non pu proprio dare un dispiacere175.

Verso la met di gennaio del 1947 era ormai stato dato un nome alla legge che avrebbe regolamentato il tanto atteso Decretum laudis. Lo si coglie in una lettera del Fondatore: Roma, 17 gennaio 1947. Ges mi custodisca e benedica i miei figli. Carissimi, non immaginate quante cose da fare ci so no in questa benedetta Roma, come lavorano i vostri fratelli e quanto sono grato al Signore per essere venuto qui, dove stiamo per ricevere grandi benedizioni del cie lo; incidete nella vostra mente - e nel vostro cuore queste parole: Provida Mater E c c l e s i a - Non fate do mande. Aspettate176. Ma il lavoro dei giuristi e le norme procedurali tarda vano pi di quanto il Fondatore avrebbe voluto: La cosa si prolunga pi di quanto pensassi - scrisse il 31 gennaio -. Tuttavia abbiamo la certezza che entro febbraio (in ogni caso, prima di S. Giuseppe) arriveremo felicemente alla fine del nostro cammino canonico. Provida Mater Ecclesia'. 177. Improvvisamente, alcuni giorni dopo, sulle pagine del diario del Centro compare questa annotazione: Alle 8 abbiamo fatto lorazione con il Padre in oratorio. Ci ha parlato di perseveranza, di umilt, di essere come il se me che si nasconde sotto terra, in profondit... Se ci convincessimo che proprio in questa fatica umile e na scosta sta la fecondit del nostro lavoro! 178. Segue un commento piuttosto sorprendente: Era tanto tempo che il Padre non faceva lorazione cos, con noi. Peccato, per, che quando finita lorazione non ci si ricorda esattamente ci che ha detto 179. Il tono della medita zione del Padre dovette essere insolito e cos vibrante che al cronista rimase il dispiacere di ricordare ben po che frasi letterali. Da quel giorno - 9 febbraio sino alla fine del mese, tutto fu attivit e movimento, timori e speranze per la sorte del Decretum laudis e la promulgazione della Pro

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vida Mater Ecclesia. Il pomeriggio del giorno 11 don lvaro non fece che ballare da una parte allaltra 180. Il Congresso plenario, che doveva dare il suo parere sul la Provida Mater Ecclesia e sul Decretum laudis, si riun il 13. Il 14 febbraio il Fondatore scriveva a quelli di M a drid: Carissimi, ieri il Signore stato davvero per noi un Padre amorevole. Nel Congresso plenario , presieduto dal Cardinale Lavitrano, le cose sono andate come spe ravamo. Laus D eoin . A questo sospiro di ottimismo fanno seguito alcuni giorni di inquietudine. Il Padre chiese a tutti di raddop piare le preghiere. Ci ha detto - si legge nel diario che dobbiamo avere molto, ma molto a cuore i proble mi in sospeso, perch il demonio cerca di dare colpi di coda; ma se Dio con noi, chi contro di noi? 182. Si avvicinava il 24 febbraio, data in cui il Cardinale Lavi trano avrebbe sottoposto allapprovazione del Papa il Decretum laudis dellOpus Dei. Cera grande aspettati va da parte di tutti e moltissimo lavoro per don lvaro, che stava dando gli ultimi ritocchi stilistici al latino del la Provida Mater Ecclesia con mons. Bacci183. Finalmente la tensione si allent nel pomeriggio del 24. Quel giorno don lvaro, con il Padre e altri due del lOpera, and dal Cardinale Lavitrano a informarsi del lesito delludienza. Don lvaro entr da lui, mentre gli altri attendevano in macchina. Poco dopo don lvaro fu di ritorno. Il Padre non gli diede neppure il tempo di arrivare alla macchina e gli corse incontro; poi, pieno di gioia, disse agli altri che attendevano: Ormai siamo di diritto pontificio184. Quando la macchina si avvi, egli recit un Te Deum. Descrivendo gli eventi del 24 feb braio, il cronista del diario lasci scorrere liberamente la penna: Il Padre sembrava molto affaticato ma, diceva don lvaro, logico, poich ha atteso questo risultato per ventanni. Inoltre, se per noi stata una gioia enorme, a
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maggior ragione lo stata per lui. naturale che sia af faticato, perch amare affatica; e il Padre, avendo un cuore cos grande, ama molto (...). Per festeggiare, a ce na ci hanno dato per dolce un tronchetto 185. * * * Il testo normativo che avrebbe retto gli Istituti Secolari le forme nuove approvate dalla Chiesa - fu promulgato come Costituzione Apostolica, poich Pio XII volle dare alla Provida Mater Ecclesia un riconoscimento pontifi cio di maggiore importanza e solennit rispetto a un semplice decreto emanato da un Dicastero della Curia Romana186. La Legge peculiare degli Istituti Secolari, insieme ad altri documenti promulgati nel 1948187, in quadra tali Istituti come societ clericali o laicali i cui membri, per acquisire la perfezione cristiana ed esercita re pienamente lapostolato, professano nel mondo i con sigli evangelici 188. La nota fondamentale che definisce la nuova figura giuridica quindi la condizione secolare dei suoi membri, che professano i consigli evangelici ed esercitano lapostolato. Detto in negativo, gli Istituti Se colari non sono Ordini o Congregazioni Religiose e neppure Societ di vita comune quali erano previste dal Codice di Diritto Canonico, poich non comportano i tre voti pubblici di religione e non impongono ai loro membri la vita comune o labitare sotto un medesimo tetto189. Il Decretum laudis, che ha per titolo Primum Institutum (cio il primo degli Istituti Secolari a essere appro vato)190, descrive la particolare fisionomia giuridica del lOpus Dei, struttura, membri e vita apostolica. LOpus Dei vi definito come Istituto prevalentemente clericale, a causa della Societ Sacerdotale della Santa Croce che lo informa per intero. Nella parte dispositiva viene det to che il Papa Pio XII col presente Decreto, in confor mit con la Costituzione Provida Mater Ecclesia e con
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le sue proprie Costituzioni, che furono revisionate e ap provate dalla Sacra Congregazione dei Religiosi, loda e raccomanda lOpus Dei, insieme alla Societ Sacerdota le della Santa Croce, come Istituto Secolare, sotto lau torit di un unico Superiore Generale, lufficio del quale ad vitam, e lo dichiara di diritto pontificio, facendo salvo il potere degli Ordinari, secondo il tenore della stessa Costituzione Apostolica 191. Grande fu la gioia del Fondatore. Ventiquattro ore dopo aver ottenuto il Decretum laudis scriveva ai mem bri del Consiglio Generale: Roma, 25 febbraio 1947. Ges mi protegga i miei figli. Ieri il Santo Padre ha sancito il nostro decretum lau dis. Ormai siamo di diritto pontificio!192. E alle figlie dellAssessorato Centrale, lo stesso giorno: Sapete gi che siamo in festa: siamo di diritto ponti ficio (...). Con queste benedizioni della Chiesa superere mo via via gli ostacoli che, del resto, sono inevitabili. Avranno rimedio con gli anni193. Il Fondatore era davvero in festa. Aveva ottenuto quello che era andato a cercare a Roma nel 1946: il ri conoscimento dellOpus Dei come istituzione di diritto pontificio. Inoltre, lunit istituzionale dellOpus Dei, in quanto fenomeno pastorale, era sufficientemente assicu rata. Il Decreto approvava la Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei - in breve, Opus Dei - come Istituto Secolare di diritto pontificio posto sotto lauto rit di un Presidente Generale, nel quale si univano una sezione maschile e una femminile, non come parti svin colate dal tutto - il tutto che lOpus Dei -, bens sepa rate e indipendenti, in tal modo che sempre di fatto, con ununica erezione canonica, come regola generale ci sono due centri separati in ciascuno dei domicili dellO pus Dei 194. Se le cose stavano cos e cera motivo per rallegrarse ne, perch il Padre cantava vittoria a met? Quali erano
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gli ostacoli inevitabili cui il tempo avrebbe posto ri medio? Su che cosa erano fondate le sue riserve e i suoi timori? La frase che lOpera era arrivata a Roma con un se colo di anticipo e che lunica soluzione possibile era aspettare, perch non esisteva un quadro giuridico ade guato per quello che lOpera rappresentava195, non era cos esagerata come poteva apparire a prima vista. Il Fondatore arriv a Roma nel momento in cui si stava preparando la normativa delle forme nuove e non aveva altra soluzione, se voleva ottenere il Decretum laudis, che farsi inquadrare giuridicamente nella Provida Mater Ecclesia. M a questa era una rete a strascico, una sorta di grande recipiente nel quale dovevano trovare spazio tutte le forme nuove, cio Istituti Secolari di ogni tipo; per questo si volle dare alla sua normativa una ampiez za sufficiente a farci entrare tutti, sia gli istituti vicini al le Congregazioni religiose, sia quelli vicini alle associa zioni di fedeli. Pertanto, la figura giuridica degli Istituti Secolari fu descritta nella Provida Mater Ecclesia in ma niera molto ampia, come frutto di un compromesso fra lo stato religioso e quello laicale196. Durante la sua permanenza a Roma, il Fondatore aveva dovuto sostenere un lungo dibattito in difesa del la secolarit dellOpera, un filiale tira e molla, come egli stesso spieg, perch i membri degli Istituti Secolari non fossero conside rati persone sacre, come alcuni volevano, bens comuni fedeli quali essi sono; la mia preoccupazione che fosse chiaro che n eravamo n potevamo essere religiosi; la necessit che non fosse chiuso laccesso a nessun lavoro onesto o alla nostra attivit in qualsiasi nobile attivit umana197. Il Fondatore dovette dunque adottare una politica di tira e molla, cedendo su alcuni aspetti, ma mantenendo si irremovibile negli aspetti essenziali della natura del POpus Dei198. Per il momento il Fondatore aveva risolto
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i suoi problemi ma, in conformit con la Provida Mater Ecclesia, lOpus Dei rimaneva sotto la giurisdizione del la Sacra Congregazione dei Religiosi e questa situazione - scriveva nel 1947 - fa prevedere non pochi pericoli in futuro199. Doveva difendere la sua eredit divina e questo lo ob bligava, per evitare confusioni tra la vita e la vocazione dei religiosi e la vita e la dedizione professionale dei membri dellOpus Dei, a insistere sulle caratteristiche differenziali. Aveva spiegato tante volte il profondo diva rio esistente fra i laici e i religiosi, tra i fedeli comuni e le persone consacrate a D io, che persino un paragone tra i loro stili di vita provocava la sua immediata reazione200.

6. La secolarit e il lavoro professionale


Il lavoro del Fondatore a Roma non termin con lap provazione dellOpus Dei come Istituto Secolare di di ritto pontificio. Restavano ancora alcune questioni in sospeso, come ritoccare il Codex dellOpera secondo la nuova terminologia della Provida Mater Ecclesia, dare quanto prima alle stampe il Catechismo dellOpera con alcune correzioni e, infine, prendere una decisione circa una casa che avevano individuato. Inoltre, la notizia dellapprovazione non era ancora pubblica e il Fondato re temeva che avrebbe causato un certo rumore. Temeva che fosse interpretato come chiassoso trionfalismo, mentre la sua massima era nascondersi e scomparire. Giocando danticipo, diede istruzione ai membri del Consiglio Generale perch la festa fosse fatta entro le mura domestiche: Voglio che allesterno non si faccia troppo rumore; dentro casa, per gratitudine al Signore e per fortificare i nostri, tutto ci che si fa poco: ringraziamenti e fe steggiamenti, e in Cielo suoneranno campanellini dar gento201.
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La notizia correva e si diffondeva rapidamente. Mons. Montini gli consigli di lasciarle prendere il volo e di non ostacolarne la diffusione. Da mons. Montini ho ri cevuto quasi lordine di non tacere, scrisse a quelli di Madrid per dir loro che potevano comunicare a tutti la felice notizia, senza fare ostentazioni, ma senza conte nere la gioia. E stabil: In tutti i Centri si celebri una funzione eucaristica, si cantino il Te Deum e una Salve alla Santissima Vergine, in rendimento di grazie. Ci saranno un pranzo straordi nario e tutta la baldoria interna che ai Direttori locali sembrer prudente202. Cessata la tensione determinata da diversi mesi din tenso lavoro, il Padre cominciava ad accorgersi dei pro pri sentimenti, dato che fino a quel momento non aveva avuto n il tempo n la voglia di farlo. Tra le righe si pos sono intravedere due moti contrastanti del suo spirito: Ho molta voglia di ritornare in Spagna, ma sono molto contento di essere ogni giorno pi romano203. E un pensiero che si intensific con il passare delle settimane: diventato necessario che mi fermi qui ancora un po, cosa che abbastanza mortificante, pur essendo molto contento a Roma, e che mi fa limpressione di un esilio. Pazienza. Unaltra cosa da gustare204. La permanenza del Padre a Roma si prolungava pi di quanto avesse calcolato205, per cui dovette inviare in Spagna don lvaro per mettere al corrente i membri del Consiglio Generale dellattuale situazione giuridica dellOpera e per risolvere diverse questioni economiche. Cera anche da programmare la formazione delle nume rose persone che ultimamente avevano chiesto lammis sione nellOpus Dei. Dal momento che su don lvaro gravavano tanti incarichi, il Padre scrisse al Consiglio Generale spiegando che, oberato comera di lavoro, do veva potersi muovere liberamente: Per favore, lvaro malato e cercher di nasconder64

10 perch non vi opponiate ai suoi viaggi; e io voglio che non gli facciate difficolt, ma che segua le cure che il prof. Faelli gli ha prescritto e che non trascuri iniezioni e medicine206. Don lvaro arriv a Madrid il 18 aprile. Era intenzio nato a fermarsi due settimane, ma si ammal di polmo nite. La ripresa fu lenta e il 12 giugno stava ancora ma luccio, come scriveva il Padre207. In mezzo alle contrariet, che non gli mancavano mai, 1 1 Fondatore stava ricevendo in quel momento varie di mostrazioni di affetto: i privilegi concessi dalla Santa Sede, le affettuose attenzioni di Cardinali e dignitari del la Curia, la nomina a Prelato domestico di Sua Santit (che dapprincipio cerc di rifiutare) e la designazione di don lvaro a segretario della Commissione per gli Isti tuti Secolari, nella Sacra Congregazione dei Religiosi208, il che era un aiuto provvisorio per difendere la secola rit dei fedeli dellOpera. Il Signore e la sua Madre benedetta a Roma ci fanno cogliere grandi mazzi di rose fragranti - guardate che non esagero - e non possibile che tra tante rose non ci siano delle spine; vorrei che le spine, volontariamente cercate nella vostra vita ordinaria di lavoro, rimanesse ro per ora in Spagna... Mi capite? necessario intensifi care la vita di sorridente mortificazione, di penitenza, affinch qui, grazie al vostro buono spirito, continuia mo a cogliere rose209. Il 30 maggio il Padre part per la Spagna e vi rimase fino al 12 giugno, per risolvere problemi urgenti che non gli lasciarono neppure un giorno di riposo210. Il 25 luglio, con linizio delle ferie, in cui lattivit della Curia romana si riduce, pot tornare ancora in Spagna. Tre mesi e mezzo di viaggi e di lavoro, poich dovette far vi sita a un gran numero di Vescovi, ai quali aveva previa mente inviato una nota informativa sugli Istituti Secola ri, figura giuridica della quale poco o nulla si conosceva nel mondo ecclesiastico spagnolo211.
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Il Padre assist ai corsi estivi di formazione nella tenu ta di Molinoviejo. Proprio l, alla fine di settembre del lanno precedente, aveva annunciato ai suoi figli che nel 1947 sarebbero stati rinnovati gli incarichi direttivi al linterno dellOpera, per rispettare rigorosamente ci che stabiliva il Codex. Del resto, quando non erano an cora trascorse ventiquattrore dallottenimento del Decretum laudis, egli aveva gi confermato per lettera al Consiglio Generale la decisione di attenersi puntual mente al diritto peculiare dellOpera212. Durante lestate il Fondatore comment ai suoi figli il Catechismo delVOpera e spieg loro la nuova forma giuridica dellOpus Dei sancita dalla Santa Sede. La sua permanenza in Spagna stava trascorrendo tranquillamente quando, inaspettatamente, dovette ri tornare a Roma, dove don lvaro reclamava la sua pre senza. Part da Madrid il 20 novembre e il 4 dicembre scriveva al Consiglio Generale: necessario che raccomandiate il lavoro che mi ha fatto venire qua, affinch otteniamo, per il servizio della Chiesa nostra Madre, che resti chiaramente profilata la figura canonica nata da poco - listituto Secolare - per ch altrimenti si rallenter il lavoro con le anime213. Di tanto in tanto, nelle lettere o nelle note del Pa dre compare una semplice parola, unespressione o un sentimento collegato a determinate parole, che ri schia di sfuggire se non si fa attenzione. La frase re sti chiaramente profilata la figura canonica nata da poco, per esempio, rivela la fragile consistenza giu ridica degli Istituti Secolari e i pericoli che li minac ciavano fin dalla loro entrata in scena. M a anche una metafora che rimanda ad altri scritti del Fonda tore, come quello di pochi mesi prima, nel quale chie deva ai suoi figli affetto e delicatezza nel trattare le cose dellOpera: Non dobbiamo dimenticare che lOpera una crea tura di Dio, che Egli ha messo nelle nostre mani perch
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la trattiamo con delicatezza soprannaturale e umana, e le infondiamo anima e corpo e stile214. Andando indietro nel tempo, torna alla mente lim magine dellOpera non-nata, in gestazione, simile a un nascituro nel seno materno215. Tutte queste considera zioni poetiche rivelano la tenerezza materna del Fonda tore, il suo coraggio e la sua fierezza nel proteggere la crescita di una creatura messa nelle sue mani dalla Vo lont divina. Che cosa accadeva a Roma di cos importante da co stringere il Fondatore a rientrarvi? Stava verificandosi ci che aveva temuto e previsto. Nella parte introdutti va della Provida Mater Ecclesia era spiegato uno dei motivi che avevano portato a promulgarla: Evitare il pericolo della erezione di nuovi Istituti, che non di rado vengono fondati in modo imprudente e senza maturo esame , dato che le forme nuove che aspirano a essere Istituti Secolari si sono silenziosamente moltiplicate e assumono le forme pi svariate e tra loro differenti216. Tali associazioni, lo si sapeva, erano in piena efferve scenza. Lanno successivo alla promulgazione della Pro vida erano state presentate alla Sacra Congregazione dei Religiosi pi di cinquanta petizioni di erezione canoni ca217. Quel mare di richieste andava oltre qualsiasi pre visione e minacciava di travolgere le norme giuridiche. Il rimedio della Curia consistette nel creare muri di con tenimento per trattenere la valanga, quali il Motu pro prio Primo feliciter e listruzione Cum Sanctissimus218. LIstruzione consigliava agli Ordinari di frenare lim pazienza dei promotori di quel tipo di associazioni. Le autorit diocesane dovevano mettere alla prova i movi menti di fedeli, conducendoli, con prudenza, senza pre cipitazioni e a poco a poco, a salire un gradino dopo laltro - Pie Unioni, Sodalizi, Confraternite - in attesa di capirne la destinazione finale219. Il Motu proprio Primo feliciter stabiliva che la nor mativa degli Istituti Secolari dovesse essere applicata ri
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gorosamente, escludendo qualsiasi altra disposizione che facesse riferimento al regime dello stato religioso. Il motivo era chiaro: la lex della Provida veniva a colmare un vuoto lasciato dal Codice di Diritto Canonico ed era stata promulgata tenendo conto precisamente delle ca ratteristiche delle associazioni che chiedevano di essere approvate come Istituti Secolari. Di fatto, lo spirito di molte di esse era solo una variante della vita religiosa. Quando era stata redatta la Provida Mater Ecclesia, il Fondatore era stato costretto ad accettarla cos comera. Pochi mesi dopo, di fronte al pericolo di una equipara zione teorica e pratica degli Istituti Secolari con lo stato religioso, torn a Roma, pronto a dare battaglia su un punto chiave: la secolarit. Lo spieg brevemente, senza soffermarsi sul proprio ruolo in questo episodio della storia ecclesiastica: Poi, per iniziativa di lvaro, attraverso il Sottosegre tario della S. Congregazione dei Religiosi, si riusc a fare il Motu proprio Primo feliciter, per assicurare la secola rit220. Tutto il documento parla di secolarit. Questa volta non ci sono concessioni e la secolarit viene disegnata con tratti forti, in particolare nei testi concernenti la ri cerca della santit e lesercizio dellapostolato221. La fi sionomia caratteristica degli Istituti Secolari riassunta nella nota della secolarit. Il Motu proprio lo esprime chiaramente: quando si deve considerare la natura di questi Istituti non si deve mai perdere di vista la loro caratteristica propria e peculiare, cio la secolarit, nella quale consiste lintera ragione della loro esistenza222. In seguito comunque ci si accorse che neppure la barrie ra della secolarit scongiur le confusioni. Rimase sem pre il rischio di una interpretazione conforme alla voca zione e alla vita dei religiosi. Allinizio del febbraio 1948 il Fondatore considerava terminato il proprio lavoro, come scriveva a Ricardo Fernndez Vallespm:
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Spero di ritornare presto in Spagna: il mio soggiorno romano non stato sterile. Vedrai che gioia quando ti racconter !... 223. Gioia che esprimeva, per tutto quel periodo, nella chiu sa delle sue lettere: Grazia di Dio e buon umore 224. Gioia che in lui era evidente: Il bilancio di questo viaggio - scriveva ai membri del Consiglio Generale - , senza paragone, ancora pi po sitivo di quello degli altri viaggi che ho fatto a Roma. Vi racconter: aspettatevi listruzione e un Motu pro prio225. Con quei documenti era salvaguardata la figura cano nica degli Istituti Secolari, confermata sulla base della secolarit che , in effetti, una caratteristica essenziale dei fedeli dellOpus Dei. Il Fondatore defin questo cam mino ascetico e apostolico con due pennellate: Vita in teriore contemplativa, unita al proprio lavoro professio nale, qualunque sia226. Il collegamento tra la vita interiore e il lavoro, tra la vita dello spirito e le cose materiali, fatte per amore di Dio, definisce la partecipazione del comune cristiano al la redenzione del mondo. Per questo proprio dello spi rito dellOpus Dei amare il mondo appassionatamen te227, perch dal mondo - dal secolo, direbbero i classici - luomo estrae, mediante il lavoro, materia e occasione per santificarsi228. Quando una persona chiamata da Dio allOpus Dei, non si sente sradicata dal posto che fino ad allora occu pava nella societ. Dio entra nella nostra vita dandole un senso nuovo - spiegava il Fondatore - e tuttavia al lesterno non cambiato nulla; il Signore vuole che lo serviamo proprio dove ci ha portato la nostra vocazione umana: nel nostro lavoro professionale229. Il lavoro professionale assicura il legame del cristiano con la so ciet, cosicch egli cerca la propria santificazione nel luogo, nello stato e nella professione che aveva prima di entrare nellOpus Dei230. Dunque il lavoro garanzia
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di secolarit, perch radica il cristiano in una determi nata societ della quale un comune cittadino, n pi n meno dei suoi amici, colleghi e vicini. Il Fondatore era a Roma da quasi due anni per far co noscere lOpus Dei, spiegando a tutti in che cosa consi steva la secolarit, un concetto molto facile da com prendere per alcuni ma addirittura inaccessibile per altri; talvolta non servivano a nulla ragionamenti e chia rimenti. Un certo giorno per capit un fatto che gli fu molto utile a questo scopo. A Barcellona cera un giovane che lavorava in unazien da commerciale di vini - la ditta Arno - di propriet della sua famiglia. Era anche tenore e si esibiva in opere liriche al Liceo di Barcellona. Desiderava essere ammesso nelPOpera, ma la decisione veniva rinviata a motivo della sua et - aveva ormai passato quella degli studi universi tari - e delle sue attivit professionali. Nellestate del 1947, a Molinoviejo, il Padre venne a sapere che, prima di accettare la sua richiesta di ammissione, gli era stato suggerito di iscriversi a una Facolt universitaria. Allora il Padre chiar che non era necessario: poteva far parte dellOpera perch aveva gi un lavoro professionale231. Tornato poi a Roma, un giorno il Padre ricevette una foto che ritraeva Fernando Linares - cos si chiamava il cantante - in abito orientale, mentre recitava sulla sce na. Gli rispose subito: Roma, 26 febbraio 1948. Carissimo, che Ges mi ti protegga. Leggo le tue let tere e mi accorgo che sei proprio un tipaccio. Andremo perfettamente daccordo, se sei santo. E ora, sfrutta be ne il tempo, visto che ti consideri una vecchia pellaccia. Comunque, il cinesino che mi hai mandato non dimo stra poi tanti anni. Non darti delle arie: la tua giovent durer fino agli ottanta e oltre232. Don Josemara non trascur lopportunit che gli of friva la foto e seppe farne buon uso, come egli stesso racconta:
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In quei giorni la mia principale attivit era di far ca pire lOpera alle persone che governano la Chiesa uni versale; a un certo punto decisi di utilizzare un esempio molto eloquente. Parlando con il Cardinale Lavitrano gli mostrai la fotografia di un vostro fratello, un cantan te lirico, ritratto mentre recitava in un teatro. E chiesi: chiaro ora che siamo gente comune, cui tocca santifica re tutte le professioni, tutti i modi di lavorare degli uo mini che non si allontanano dal mondo?233. Largomento della secolarit era stato decisivo, lanno prima, per convincerlo a mettere da parte la sua umilt. Accadde che don lvaro, come Procuratore Generale dellOpus Dei e dopo essersi consultato con il Consiglio Generale, chiese per il Fondatore la nomina di Prelato Domestico di Sua Santit e mons. Montini fece propria liniziativa234. La nomina reca la data 22 aprile 1947. Montini, che aveva pagato di tasca propria la relativa tassa di concessione, gli invi il diploma insieme a una lettera autografa, in cui lo definiva una prova, nuova e solenne, della stima e della benevolenza del Santo Padre verso il Fondatore dellOpus Dei235. Ma il nuovo mon signore non era disposto ad accettare un onore che non aveva chiesto e al quale neppure ambiva. Fu sul punto di respingere cortesemente il titolo. Don lvaro riusc a dissuaderlo, facendogli notare che in tal modo avrebbe ricevuto maggior risalto la secolarit dellOpus Dei, da to che tali nomine non venivano conferite ai religiosi236.

Il Fondatore dedic una lunga serie di considerazioni al laspetto secolare del lavoro, al suo valore e al suo ruolo nelleconomia dello spirito, in una Lettera ai suoi figli del 1948237: Quando lavorate, voi non svolgete unattivit esclu sivamente umana, perch lo spirito delPOpus Dei vuole che la trasformiate in unopera divina. Con la grazia di
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Dio, date al vostro lavoro professionale in mezzo al mondo il suo significato pi profondo e pi pieno, orientandolo alla salvezza delle anime, mettendolo in rapporto con la missione redentrice di Cristo238. Dietro al chiarimento sul significato soprannaturale del lavoro c tutta unarchitettura teologica e un feno meno pastorale inedito nella storia quanto alle dimen sioni e alla portata spirituale. Perch il lavoro alla ra dice stessa dello spirito soprannaturale specifico delPOpus Dei239. Il tema della lettera il lavoro uma no, terreno e secolare, che, fatto per amore, diventa Opera di Dio, Opus Dei, operatio Dei, lavoro sopran naturale240. Idea che il Fondatore predicava fin dagli inizi della propria missione e che con tanta difficolt riusciva a far penetrare nella diversa mentalit dellepo ca. Idea che aveva messo alla portata degli studenti uni versitari, esprimendola con semplicit: unora di studio unora di orazione241. A distanza di quindici anni, ini zi questo scritto fondazionale con una splendida ou verture, tratta da testi biblici: Quando la Scrittura narra la creazione del primo uo mo, ci racconta che il Signore Dio prese luomo e lo pose nel giardino dellEden, ut operaretur, perch lavorasse. Dopo il peccato perdura la stessa realt del lavoro, ormai unito - proprio a causa del peccato - al dolore, alla fatica: Con il sudore del tuo volto mangerai il pa ne, si legge nella Genesi. Il lavoro non qualcosa di ac cidentale, ma legge di vita per luomo242. Lavorare disegno divino che regge larmonia dellu niverso, nel quale tutto ordinato e ha la sua ora e il suo posto, come canta il Salmo: Stendi le tenebre e viene la notte e vagano tutte le be stie della foresta; ruggiscono i leoncelli in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo. Sorge il sole, si ritirano e si accovacciano nelle tane. Allora luomo esce al suo lavo ro, per la sua fatica fino a sera. Quanto sono grandi, Si gnore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza243.
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E non appena apriamo il Nuovo Testamento troviamo Cristo, il Messia, che lavora nella bottega di Giuseppe: Lesempio di Ges che per trentanni rimase a Naza ret a lavorare, esercitando il mestiere di artigiano, dice la Scrittura. La tradizione aggiunge: falegname. Nelle mani di Ges il lavoro, un lavoro professionale simile a quello che svolgono milioni di uomini nel mondo, si tra sforma in un lavoro divino, un lavoro redentore, un cammino di salvezza244. Perci il cristiano deve necessariamente proclamare la potenza del lavoro, mediante il quale partecipa allopera creatrice e al mantenimento e al progresso di tutta lu manit. Il lavoro non , quindi, una maledizione divina, anche quando lo sforzo intenso rende ingrato il compi to. Le fatiche e i dolori che laccompagnano offrono, pe raltro, una occasione per sentirci pi vicini a Cristo, che pat la fame e la stanchezza e i tormenti della Passio ne. E poich il lavoro legge universale, qualsiasi lavo ro dignitoso sul piano umano pu trasformarsi in una occupazione divina. I fedeli dellOpus Dei devono elevare e santificare tutte le professioni, trasformandole in strumenti di santit propria e altrui, in occasione di apostolato245. M a in virt di quale prodigio lattivit professionale si eleva e si trasforma in qualcosa di ordine superiore? Quali sono i mezzi e in che cosa consiste il processo di tanto stupefacente conversione? Quando lasciamo che Ges abiti in noi - scriveva il Fondatore -, nella nostra vita c un potere ben superio re a quello del leggendario re Mida: egli trasformava in oro quel che toccava; noi facciamo del lavoro umano (...) operatio Dei, lavoro soprannaturale246. Si santifica il lavoro se si cerca lunione con Dio nel compierlo, tenendo vivo, per quanto possibile, un co stante dialogo con il Signore; un dialogo che si alimenta degli avvenimenti professionali della giornata. Lo sforzo diventa oro divino se si lavora con perfezione - compe
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tenza professionale - e rettitudine dintenzione: alla pre senza di Dio, senza ambire la gloria umana che soddisfi la propria vanit. Si santifica il lavoro se si vede in esso la possibilit di servire tutti gli uomini per amore di Dio247. Il Decretum laudis, quando descriveva le caratteristi che dellOpus Dei, accoglieva la dottrina sulla ricerca della santit nel compimento del lavoro professionale e nellesercizio dellapostolato per mezzo della professione e sul carattere secolare del lavoro248. In precedenza la Santa Sede, quasi per dimostrare il favorevole accogli mento del nuovo cammino apostolico inaugurato dai fe deli dellOpus Dei, aveva concesso loro lindulgenza ple naria in diversi casi: in occasione dellascrizione allOpus Dei e nelle feste dei Patroni dellOpera e anche una volta al mese, a condizione di offrire ogni giorno al Signore il proprio lavoro intellettuale con una giaculatoria249. Il Breve apostolico Cum Societatis, del giugno 1946, nel quale queste indulgenze venivano concesse per il la voro intellettuale (i fedeli dellOpus Dei erano allora per la maggior parte studenti o esercitavano professioni in tellettuali) non soddisfaceva pienamente il Padre. E non poteva essere che cos, se considerava la vocazione delle sue figlie numerarie ausiliarie, che cominciavano a en trare nellOpera proprio nellestate del 1946 e che eser citavano il loro valido e insostituibile lavoro nelle atti vit domestiche. Non gli sembrava possibile parlare della santificazione universale di ogni lavoro onesto se lindulgenza plenaria riguardava soltanto i lavori intel lettuali e non anche quelli manuali. Perci fu chiesta alla Santa Sede la concessione di in dulgenze ai fedeli dellOpus Dei anche per il lavoro ma nuale. La risposta di Pio XII fu il Breve Mirifice de Ec clesia, dove si sottolinea che la ragion dessere, lessenza e il fine proprio dellOpus Dei consistono nellacquistare la santit per mezzo del lavoro di ogni gior n o250. Il documento faceva speciale menzione delle
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donne dellOpus Dei, tra le quali il Pontefice pensava in particolare a quelle che si occupano dei lavori di casa e, seguendo lesempio del Signore - che venne a servire e non a essere servito - e della Santissima Vergine Maria, Serva del Signore, ispirate da vera umilt, svolgono lie tamente i lavori manuali e domestici come Marta, ani mate nel loro intimo dallo spirito di M aria251. Il Breve concedeva indulgenze - plenarie o parziali, a seconda dei casi - ai membri dellOpus Dei, a condizione che of frissero a Dio le proprie attivit manuali con una breve preghiera o con una giaculatoria. La Santa Sede ratifica va di nuovo la dottrina e lo spirito dellOpera quanto al lavoro secolare, di qualsiasi genere fosse. Sappiate che, nel servizio di Dio, non ci sono mestie ri di scarsa importanza: sono tutti molto importanti scriveva il Fondatore -. Limportanza del lavoro dipen de dalle qualit di chi lo esercita, dalla seriet umana con cui lo svolge, dallamore di Dio che ci mette. no bile il mestiere del contadino che si santifica coltivando la terra; lo quello del professore universitario che uni sce la cultura e la fede; quello dellartigiano che lavora nel proprio ambiente familiare; quello del banchiere che fa rendere il denaro a beneficio della collettivit; quello del politico che concepisce la sua attivit come servizio al bene comune; quello delloperaio che offre al Signore la fatica delle sue mani252. * * * La chiamata allOpus Dei un intervento divino di cui parte integrante la vocazione umana, che si svolge nel lambito della secolarit, laddove si esercita la professio ne. Il Fondatore lo esprimeva in maniera efficace: Tutta la spiritualit dellOpus Dei poggia, come la porta sul cardine, sul lavoro professionale svolto in mezzo al mondo. Senza una vocazione professionale non si pu entrare nellOpus Dei (...), perch la nostra
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vita, in sintesi, consiste nel santificare la professione, santificarci nella professione e santificare mediante la professione253. Di conseguenza, il mestiere al quale uno si dedica e tutto ci che esso implica, vengono a essere la prima condizione dellattivit apostolica, la materia che con sente la divinizzazione delle relazioni sociali e professio nali. Quando una persona si sente chiamata e si avvici na allapostolato dellOpus Dei, viene accettata cos com, senza pretendere che cambi tipo di studi di oc cupazione o le caratteristiche della sua personalit. Il suo lavoro e il suo mondo professionale determinano il suo apostolato. Un uomo senza ambizione professionale non mi ser ve254, ribadiva il Fondatore. Tutti nellOpus Dei parte cipavano di unambizione professionale siffatta. Ed era evidente che le numerarie ausiliarie ne partecipavano anchesse con ampiezza255. Il filo che collega le idee della Lettera sul lavoro, da cui sono tratte queste citazioni, e lo spirito dellOpus Dei larticolazione del divino con lumano, del lavoro con la santificazione. Non c opposizione fra il lavoro professionale e la vita di dedizione a Dio, come insegna il Fondatore: Anzi, si aiutano reciprocamente. Perch il lavoro professionale vi d senso di responsabilit, maturit umana e un insieme di virt naturali che sono il fonda mento di quelle soprannaturali. A sua volta, la vocazio ne divina vi induce a compiere meglio il lavoro umano, cercando di farne opera perfetta, dato che dovete offrir lo a Dio e a Dio non si deve offrire ci che difettoso, mal fatto256.

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NOTE AL CAPITOLO XVI

1 Cfr Alberto J. Lleonart y Amselem, Fernando Maria Castiella y Maiz, Espana y ONU: la Cuestin espanola, I (1945-46), Madrid 1978, pp. 386-389. 2 La frontiera fu riaperta il 24-VIII-1947. 3 Acta Apostolicae Sedis (A.A.S.), XXXVIII (1946), p. 132. La creazione dei nuovi Cardinali ebbe luogo nel concistoro segreto del 18 febbraio (cfr ibidem, p. 103). I colloqui, le udienze e le visite dei giorni successivi allassegnazione dei titoli e alle nomine nelle Sacre Congregazioni trattennero i porporati a Roma per unaltra settimana. 4 Cfr Jos Orlandis Rovira, Mis recuerdos. Primeros tiempos del Opus Dei en Roma, Madrid 1995, pp. 36-37. 5 Lettera di lvaro del Portillo, da Barcellona, 24-11-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460224-1). 6 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 2-III-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460302-1). 7 Ibidem. 8 Ibidem. I nuovi Cardinali spagnoli erano lArcivescovo di Toledo, Enrique Pia y Deniel; quello di Tarragona, Manuel Arce y Ochotorena, e quel lo di Granada, Agustm Parrado Garcia. 9 Lettera di lvaro del Portillo, Roma 2-III-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C460302-1). 10 Lettera di lvaro del Portillo, Roma 12-111-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460312-1). 1 1 Ibidem. 12 Cfr Lettere a Mons. Jos Lopez Ortiz, Vescovo di Tuy, in AGP, RHF, EF-460203-1 ed EF-460420-1, rispettivamente da Bilbao e Madrid. Lette re a Dom Aurelio Maria Escarr, O.S.B., in EF-460324-1, EF-460421-1 ed EF-460503-1, tutte da Madrid; ecc. 13 Cfr Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. 14 Lettera da Madrid, in EF-460325-1.

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15 Lettera di lvaro del Portillo, Roma 10-IV-1946 (AGP Sez. B1 leg. 3, C-460403-1). Questa lettera registrata in archivio con la data del 3, ben ch sia stata completata in tre giorni successivi, il 3, il 5 e il 19 aprile). 16 Ibidem. 17 Lettera da Madrid, in EF-460414-1. 18 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 17-V-1946 (AGP Sez. B1 leg. 3, C-460517-1). 19 Cfr Lettera ad lvaro del Portillo, da Madrid, in EF-460616-1. La rac colta di lettere commendatizie fu un lavoro sistematico e completo. Il Decretum laudis della Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei, 2411-1947 (in Amadeo de Fuenmayor, Valentin Gmez Iglesias, Jos Luis 11lanes, L'itinerario giuridico dell3 Opus Dei. Storia e difesa di un carisma, Milano 1991, Appendice documentale, documento 22, pp. 753-758), af ferma che furono presentate alla Santa Sede sessanta lettere degli Ordinari nelle cui diocesi lavorava lOpus Dei, tra cui quelle di otto Cardinali e di tutti i Vescovi metropolitani della Spagna. Cfr pure Lettera 7-X-1950, n. 20; e A A .W , Diccionario de Historia Eclesidstica de Espana , Madrid 1972, voi. II, pp. 1012. 20 Lettera 14-11-1944, n. 17. 21 II Decretum laudis (Frimum Institutum) del 24-11-1947 (in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 22, pp. 753758), afferma: Post diuturnas moras multasque probationes Opus Dei, qua verum Dei opus (At V, 39), superatis non parvis neque paucis, etiam bonorum, contradictionibus, succrevit et consolidatum est . Questa fu anche la ragione per cui la Sacra Congregazione dei Religiosi eman la Lettera Brevis sane, di lode dei fini della Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei, del 13-VIII-1946 (in ibidem, Appendice do cumentale, doc. 21, p. 751), sulla quale si ritorner poi nel testo. 22 Cfr Lettera a p. Roberto Maria Cayuela Santesteban, S.J., da Madrid, in EF-450113. 23 Sui passi e sulla procedura giuridica per ottenere lapprovazione pontifi cia dellOpus Dei, cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit.} pp. 183 e ss. 24 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 27-111-1946 (AGP, Sez. B1 leg. 3, C-460327-1). 25 Ibidem. Con caratteri piccoli, tra le righe, lvaro del Portillo puntualiz zava: Ma lo dice a priori, poich non ha ancora letto le Costituzioni . 26 Ibidem. 27 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. Per la com posizione di questa lettera, cfr voi. II, cap. XV, 2. 28 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2, nota 4. 29 Ibidem. 30 II Fondatore pensava pure che Jos Orlandis e Salvador Canals, che aiu tavano don lvaro nei rapporti con i consultori, non si rendessero conto del pericolo, per ingenuit: Stanno sulle nuvole, scriveva {ibidem). 31 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 5-IV-1946 (AGP Sez. Bl, leg. 3, C-460405-1). 32 II Papa, oltre alle informazioni ricevute da mons. Montini, era a cono-

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scenza della presenza a Roma di don lvaro, dato che il 3 marzo aveva ri cevuto in udienza PAbate di Montserrat, Escarr, che gli aveva parlato del lapostolato del membri delPOpus Dei. (I suoi amici delPOpus Dei!, aveva esclamato il Santo Padre). Fu allora che PAbate gli disse che don lvaro era gi sacerdote. Lo so, lo so , replic il Papa (cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-111-1946; AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-4603121). Per la precedente udienza papale concessa ad lvaro del Portillo, cfr voi. II, cap. XIV, 5. 33 Cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 10-IV-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460403-1; circa la data di questa lettera, cfr nota 15). La corri spondenza tra don lvaro e il Fondatore avveniva per lettera o per tele gramma. Le lettere venivano portate e consegnate a mano, dagli amici laici o ecclesiastici che viaggiavano tra Roma e la Spagna oppure, altre volte, dai piloti della compagnia aerea Iberia. Pertanto, spedizione e con segna erano molto irregolari. Nei telegrammi si esprimevano con frasi pre viamente convenute per lettera, in modo che don Josemaria potesse indi care a don lvaro la linea da seguire nelle varie questioni. Le comunica zioni telefoniche fra Italia e Spagna erano interrotte. Riferendosi alle forme nuove, don lvaro scrisse al Fondatore delPOpera, in una lettera del 27 marzo: Quando sapremo qualcosa in merito, le tele grafer per sapere come mi devo regolare. Dallaudacia e franchezza con cui tratt questo argomento nel colloquio con il Santo Padre, si pu de durre che il Fondatore aveva preso in considerazione le forme nuove. 34 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 10-IV-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460403-1). P. Arcadio Maria Larraona Saralegui, c.m.f., emi nente giurista, era stato per molti anni Sottosegretario della Sacra Con gregazione dei Religiosi e aveva fatto parte della commissione che nel 1945 aveva ricevuto lincarico di preparare il Decreto e le norme proce durali in base alle quali dovevano essere approvate e regolate le forme nuove. In seguito^fu nominato Segretario della stessa Congregazione; successivamente fu creato Cardinale e nominato Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti. 35 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 5-IV-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460405-1). 36 Sulla bibliografia concernente le forme nuove e gli Istituti Secolari, cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., pp. 211 e ss., dove viene descritto il cammino di queste istituzioni e delPOpus Dei verso lapprovazione come Istituti Secolari. 37 Dello sviluppo che avevano raggiunto tali istituzioni e dellurgenza di dotarle di una normativa appropriata indice il fatto che alla convenzione di San Gallo (Svizzera) del 1938 parteciparono, con lapprovazione di Pio XI, i rappresentanti di 25 associazioni, di carattere pi o meno secolare, per trattare il problema. 38 Lettera 7-X-1950, n.18; cfr anche RHF, D-13452, n. 168; e Sum. 245, 555, 2154 e 4668. 39 Cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 27-111-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460327-1).

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40 Cfr Lettere di Alvaro del Portillo, da Roma, 10-IV-1946 e 19-IV-1946 (AGP, Sez. B l, leg. 3, C-460403-1 e 460419-1). 41 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 10-IV-1946 (AGP, sez. Bl, leg. 3, C-460403-1). 42 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. 43 Lirregolarit del servizio postale fra Madrid e Roma durante quel perio do era in gran parte dovuta alle circostanze storiche. Come si visto, molti Paesi avevano ritirato i propri ambasciatori, sospeso le relazioni diplomati che con la Spagna e chiuso le frontiere, con la conseguente interruzione delle comunicazioni internazionali di trasporto e postali. A questo si deve aggiungere che le lettere, e ancor pi alcuni allegati, erano materiale riser vato, per cui dovevano essere inviate a mano, attraverso persone di assolu ta fiducia. I telegrammi da Roma a Madrid, di solito, venivano inviati per confermare che le lettere erano giunte a destinazione. Cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 19-IV-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460419-1). 44 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. I documenti inviati dal Fondatore, a cui fa riferimento la lettera, furono portati a mano da Fiorentino Prez Embid, che stette a Roma dal 6 al 21 maggio (cfr Jos Orlandis, op. cit., pp. 101-103). 45 Ho telegrafato che tutto sarebbe stato concluso in maggio, scrisse don lvaro al Fondatore; ma in realt non era stata ancora concluso il la voro preparatorio della commissione, nonostante laiuto che avevano dato i fedeli dellOpera, copiando a macchina i documenti; se non ci fossimo accollati quel lavoro, ci sarebbero voluti cinque o sei anni, nonostante limpegno diligente di p. Larraona . Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 17-V-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460517-1). 46 Cfr Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460516-1. 47 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460518-1. 48 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 25-V-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460525-1). Il referendum del 2 giugno decise la sostituzione in Italia della monarchia con la repubblica. Con lettera del 3 giugno don lvaro conferm la data della riunione. 49 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460607-1. 50 Cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 8-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460608-1). Facevano parte della commissione: p. Siervo Goyeneche, Presidente; p. Peter Krmer, p. Cosma Sartori e mons. Roberto Sposetti. Le modifiche apportate al Codex (Diritto particolare dellOpus Dei) furono minime: per esempio, furono corrette le citazioni dei Salmi secondo la nuova versione approvata da Pio XII. Cfr ibidem. 51 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 8-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460608-1). 52 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 10-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460610-1). 53 Ibidem. Mariano don Josemaria, 54 Lettera ad lvaro del Portillo, da Madrid, in EF-460613-1. Questa let tera del Fondatore la risposta a quella inviata da don lvaro da Roma

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1 8 giugno. Nel diario don lvaro scrisse di suo pugno: Sabato 8 giugno. Ho passato tutta la mattina a scrivere al Padre (...). Mandiamo un tele gramma al Padre, per annunciare larrivo di Julin Corts Cavanillas in aereo, con le lettere; (...) non appena arriver a Madrid si metter in con tatto col Padre (Diario di Roma , 8-VI-1946: AGP, Sez. J, 1 leg. 4). Corts Cavanillas era un giornalista, amico del Padre, gi suo allievo allAccademia Cicundez (cfr voi. I, 3-6, in particolare pag. 323). Le due lettere di don lvaro del 10 e del 12 giugno 1946, furono portate in Spa gna da Luis Garda de Llera, addetto commerciale dellAmbasciata spa gnola presso il Quirinale, il quale era in attesa di un aereo per Madrid, che fu pronto solo domenica 16 giugno. Don lvaro lo venne a sapere il giorno dopo. A fine giornata - scrisse nel Diario - abbiamo telegrafato al Padre per annunciargli, in ritardo, che finalmente Garda de Llera parti to per la Spagna con le lettere (cfr Diario del Centro di piazza Citt Leo nina,, 17-VI-1946; AGP, Sez. J, 1 leg. 4). La lettera del 13 giugno dice chiaramente che non erano arrivate notizie da Roma: Carissimo Alvaro, abbiamo ricevuto il tuo telegramma che annun ciava la lettera che porta Garda de Llera. Finora laereo non arrivato e dicono che non sanno se arriver oggi. Ci trova conferma in quel che scrisse don lvaro: Roma, 12-VI-1946. Carissimo Padre, dopo che luned avevo scritto alla massima velocit possibile, ho saputo solo ora che Garda de Llera parte soltanto domani, gioved mattina. La penso ancora come laltroieri e cio che io sono ormai bruciato per questa faccenda . Tutto questo spiega sia la decisione del Fondatore, pronto a salire sul primo aereo, sia la sua attesa. Va detto anche che non esistevano comu nicazioni aeree con lItalia. Il Fondatore pensava al trasporto aereo perch gli era stato annunciato larrivo di Garda de Ller^ a Madrid in aereo. In realt, Garda de Llera approfitt del trasferimento di tre aeroplani, un re siduato bellico americano, che la Compagnia Iberia aveva acquistato (cfr Jos Orlandis, op. cit.s pp. 106-107). 55 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460612-1), lettera che arriv a Madrid con diversi giorni di ritardo. 56 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460612-1). 57 Ibidem. Il curriculum era gi stato inviato dalla Curia di Madrid-Alcal alla Santa Sede il 28-VIII-1943 (in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 11, pp. 740-743). 58 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-VI-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460612-1). 59 Fu Jos Orlandis, allaeroporto di Barajas, a ritirare le lettere dal suo amico Luis Garda de Llera. Orlandis era partito da Roma il 21 maggio per esaminare i suoi alunni della Facolt di Diritto di Saragozza, e si tro vava in quei giorni a Madrid. Cfr Jos Orlandis Rovira, op. cit., pp. 105106. Sempre domenica 16, don Josemaria aggiunse poche righe a una let tera per don lvaro scritta da un altro: Domani avr il passaporto. Se mi telegrafi di partire, arriver con il primo aereo. Non voglio frapporre ostacoli (Lettera, da Madrid, in EF-460616-1).

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60 Cfr Francisco Botella Radun, RHF, T-00159, XII, p. 28. 61 Cfr Jos Luis Muzquiz de Miguel, RHF, T-04678/1, p. 78. La pruden za del Padre - spiega Muzquiz - lo induceva a chiedere consiglio; se il sug gerimento che gli veniva dato non coincideva con ci che egli aveva pensa to alla presenza di Dio e gli pareva che fosse ispirato dalla prudenza della carne, lo recepiva, per tornare a considerarlo alla presenza del Signore e poi decidere ci che era pi opportuno . 62 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159, XII, p. 23. 63 Lettera ad lvaro del Portillo, da Madrid, in EF-460613-1. Per la ma lattia avuta a Burgos, cfr voi. II, cap. XI, 3. 64 Appunti, n. 1588, del 28-IX-1938. 65 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. 66 II dottor Arjona fece lesame (prova di Exton) il 24 maggio, ottenendo i seguenti risultati: glicemia a digiuno 1,21 gr %; glicemia dopo mezzora dallassunzione di 50 gr. di glucosio: 2,03; glicemia dopo la successiva mezzora, 2,95 gr % (metodo di Hagedorn-Jensen, con doppia determina zione). La pressione arteriosa era 140 / 90. Nel fondo dellocchio si nota va un aumento della pigmentazione. Cfr Storia Clinica di Josemara Escriv de Balaguer, in RHF, D-15111. 67 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 246; Jos Orlandis, op. cit., p. 110. Do menica 16 giugno era il giorno in cui Julin Corts Cavanillas sarebbe tor nato a Roma. Quando telefon per avvisare che era arrivato, don lvaro e Salvador Canals si recarono immediatamente da lui, come si legge sul Diario: Andiamo in gran fretta. Ci d la lettera del Padre, che gli stata consegnata quella stessa mattina. Julin ci racconta che ha parlato con lui qualche ora fa e che sembra stia bene. Andiamo verso casa e, nel crepu scolo, attraversando piazza Navona, leggiamo le lettere, rovinandoci quasi la vista. Il Padre dice che non sta bene, ma che, non appena gli mando un telegramma, verr . La lettera del Fondatore , evidentemente, quella del 13 giugno. Quella stessa domenica, poche ore dopo aver parlato con Ju lin Corts Cavanillas, il Fondatore pot leggere le lettere portate da Luis Garcia de Llera. Cos continua il Diario: Questa sera il Padre ricever le mie due lettere. Alla notizia che il Padre ha gi pronto il passaporto, Salvador e io ci sen tiamo felici come una pasqua, poich a questo punto diamo per scontato che verr. Sono gi quattro mesi che siamo lontani dal Padre! Percorriamo il Lungotevere entusiasti, gi pregustando le imminenti chiacchierate con il Padre (Diario del Centro di Citt Leonina, 16-VT-1946; AGP, Sez. J, 1 leg. 4). 68 Le credenziali furono accordate dal Nunzio, Mons. Gaetano Cicognani, il 19 giugno 1946. Cfr RHF, D-15122. 69 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 352; Francisco Ponz Piedrafita, RHF, T04151, p. 92. 70 Cfr Jos Orlandis, op. cit., pp. 113-117; Francisco Ponz, RHF, T-04151, p. 90. 71 Jos Orlandis, RHF, T-00184, p. 64; lvaro del Portillo, Sum. 246; cfr Jos Orlandis, op. cit., pp. 119-120.

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72 Francisco Ponz, RHF, T-04151, p. 92. 73 Prima di partire il Fondatore raccomand ai presenti di volersi molto bene gli uni gli altri e stabil che la pala daltare delloratorio, allora in preparazione, fosse presieduta da unimmagine della Madonna della Mer cede (cfr Diario del Centro di via Muntaner, venerd 21 giugno 1946, in RHF, D-15440). 74 Cfr Jos Orlandis, op. cit., pp. 124-128. 75 Diario di Navigazione della J.J. Sister, autenticato a Barcellona il 10 febbraio 1944 dal Comando militare della Marina. Consta di 300 fogli. Nel primo registrato il viaggio da Barcellona a Genova del 1 giugno 1946 e nellultimo il viaggio da Palma a Siviglia del 6 dicembre 1947. Ori ginale in RHF, D-03435. La firma del capitano della nave illeggibile. 7 6Ibidem, p. 013. Rafael Caamano Fernndez, ufficiale di marina, che ha esaminato accuratamente le annotazioni delle rotte degli altri viaggi della J.J. Sister da Barcellona a Genova, testimonia: Questo vuol dire che furo no costretti a governare il mare. chiaro il motivo, perch con mare molto grosso e forte vento di NNW, la rotta N 68 E che corrispondeva a un viaggio normale faceva s che le onde colpissero la J.J. Sister quasi di traverso, per cui gli sbandamenti potevano essere pericolosi. Si vede che il capitano ha cercato di affrontare le onde con la fiancata di babordo della prua e ha stabilito la rotta a N 48 E; ma poich continuava a essere in dif ficolt, forz ancor pi la virata e alle ore 06.00 vir a N 33 E. Dopo un po, o perch la forza del mare aumentava o perch stava andando eccessi vamente fuori dalla rotta normale, mut rotta verso E alle ore 08.00, per cui riceveva le onde con laletta di babordo (probabilmente il mare aveva gi cominciato a rollare verso W, come indica la successiva annotazione sul diario alle ore 12.00). In ogni caso, evidente che la nave ebbe una notte e una mattinata molto dure, dato che la rotta che doveva seguire era la meno adatta per fronteggiare la tempesta (RHF, D-15441-5). 77 Diario di Navigazione della J.J. Sister, p. 013, in RHF, D-03435. 78 Ibidem, p. 014. 79 Lettera di Jos Orlandis, da Roma, 26-VI-1946 (RHF, D-15441-6); e cfr op. cit., pp. 125-126 e 128. - I puntini sospensivi nel testo corrispondono nella lettera originale al disegnino che mostra la nave coricata ora su un fianco ora sullaltro (NdC). 80 Lettera di Jos Orlandis, da Roma, 26-VI-1946 (RHF, D-15441-6); e op. cit., pp. 128-130. 81 Jos Orlandis, op. cit., p. 131. Prima cera stato il saluto dalla nave, che don lvaro descrisse con queste parole: (...) E finalmente, il Padre! Ci vede subito e dice molto contento: Tutte due: che gioia che siate venuti entrambi. Poi fa megafono con le mani e mi grida: Testardo! (Diario del Centro di Citt Leonina, 22-VI-1946: AGP, Sez. J, 1 leg. 4). 82 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 247; Jos Orlandis, op. cit., pp. 133-135 e 137. 83 Lappartamento era stato loro affittato dalla signora Gawronski, figlia del senatore Frassati e sposata con un diplomatico polacco. La famiglia abitava nellappartamento a fianco. Cfr Jos Orlandis, Lettera 26-VI-1946

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(RHF, D-15441-6); e op. cit., pp. 138-139. Il trasloco in piazza Citt Leo nina era stato fatto il 13 giugno (cfr Diario del Centro di Citt Leonina, 13-VI-1946, AGP, Sez. J, 1 leg. 4). 84 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 247; Jos Orlandis Rovira, op. cit., pp. 139-140. 85 Cammino, n. 520. Il Fondatore, sicuramente per mortificazione, lasci passare un giorno intero prima di visitare la Basilica di S. Pietro. Jos Or landis, che in quei giorni scriveva il Diario, appunt: Accompagno il Padre a S. Pietro: la sua prima visita, che dura a lungo, unora in tutto (Diario del Centro di Citt Leonina, 25-VI-1946: AGP. Sez. J, 1 leg. 4). 86 Cammino, n. 573. 87 Lettera 9-1-1932, n. 20. 8 8 Fin dalle prime pagine dei suoi Appunti, nel 1930, si trova, continuamente ripetuta, la giaculatoria: O.c.P.a.I.p.M.: Omnes cum Tetro ad Iesum per Mariam; frase che, con Regnare Christum volumus e Deo omnis gloria, esprime i tre fini dellOpera: leffettivo Regno di Cristo, tutta la gloria a Dio, le anime (Appunti, n. 171, del 10-111-1931; cfr ibi dem, n. 65, del 16-VI-1930; n. 72, del 5-VH-1930; n. 77, del 28-VII-1930; n. 172, del 10-111-1931; ecc.). La prima giaculatoria si legge anche in Cammino, n. 833. 89 Lettera 7-X-1950, n. 19; cfr pure Lettera a S.S. Paolo VI, da Roma, in EF-640614-1. 90 Lettera a p. Maximiliano Canal Gmez, O.P., da Madrid, in EF440216-1. Il mese successivo scrisse di nuovo a p. Canal: Attraverso la Nunziatura - dove ci vogliono tanto bene - arrivata la sua lettera, nella quale racconta ludienza con il Santo Padre: immagini con che emozione e con quale gratitudine ho letto e riletto la sua missiva. Il mio Dio la ripaghi con abbondanza (Lettera, da Madrid, in EF-440327-1). 91 DellOpera e del Fondatore parlarono a Pio XII, nelludienza del 15 gennaio 1943, Jos Orlandis e Salvador Canals: Ludienza dur circa dieci minuti - rifer Orlandis - e prima di terminare il Papa ci incaric di trasmettere la sua speciale benedizione al Fondatore e a tutto lOpus Dei (Memorias de Roma en guerra (1942-1945), Madrid 1998, p. 58). Particolarmente lunga fu la conversazione del Sommo Pontefice con Francisco Botella, nelludienza privata del 21 maggio 1943. La raccont 10 stesso interessato: Non appena ci fu una breve pausa, dopo tre o quattro minuti dallinizio delludienza, forte della fiducia filiale verso il Papa che il Padre aveva posto nei nostri cuori, gli dissi: 'Beatissimo Padre, mi sento pieno della fiducia e dellaffetto immenso verso il Santo Padre che il nostro Fondatore ha posto nella nostra anima e voglio dirLe che sono dellOpus Dei. Il Santo Padre sillumin in volto, mostrando la propria soddisfazione. Disse che lOpera era molto bella e che stava fa cendo un lavoro graditissimo agli occhi di Dio. E subito dopo ascoltai dalle sue labbra: Mi parli, mi racconti dellOpus Dei. Io allora gli parlai del Padre e di ci che il Padre diceva (...). Ben presto mi interruppe, mo strando apertamente un vivo interessamento: Avete qualche contrariet? 1 1 Padre ha qualche preoccupazione?. Era evidente, dal gesto e dalle

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spressione, che il Papa era gi al corrente di quali fossero le difficolt. Al lora gli dissi che il Padre era sempre allegro, ma che le difficolt cerano e provenivano soprattutto da alcuni membri di un certo Istituto religioso (...). Erano trascorsi pi di 25 minuti. Il Santo Padre mi disse che aveva lOpera nel suo cuore e nelle sue preghiere. Vedendo che ludienza stava per finire, mi venne in mente solamente di chiedere al Papa una benedi zione speciale per il Padre. Mi disse che benediceva di tutto cuore lui e i suoi figli: Lo dica al Padre. Poi mi inginocchiai e mi benedisse (Franci sco Botella, RHF, T-00159, X, pp. 15-17). Sicuramente anche lAbate Escarr aveva raccontato al Padre della propria conversazione sullOpera con il Santo Padre, durante ludienza del 3 marzo 1946; stato gi riferi to infatti del lungo colloquio che don Josemara ebbe con lui nel Mona stero di Montserrat, la vigilia della partenza per Genova. Cfr Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-111-1946 (AGP, Sez. B l, leg. 3, C460312-1); e Jos Orlandis, Mis recuerdos..., op. cit., p. 117. 92 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 5-IV-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460405-1). 93 Tutta la storia dellOpera - scrisse il Fondatore - la storia delle mise ricordie di Dio (..), delle provvidenze della bont di Dio, che hanno prece duto e accompagnato sempre i passi dellOpera (cfr. Lettera 25-1-1961, n. 1). 94 Lettera di mons. Giovanni Battista Montini al Fondatore dellOpus Dei. Originale, in spagnolo, in RHF D-15087. 95 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 799; Antonio Maria Travia, Sum. 3465; cfr anche il Cardinale Sebastiano Baggio (Sum. 5258), che nel 1946 lavo rava con mons. Tardini, allora Segretario della Sezione degli Affari Eccle siastici Straordinari della Segreteria di Stato. 96 AGP, POI VII-1963, p. 47; anche Fernando Valenciano Polack, Sum. 7109. 97Ll l giugno don lvaro aveva avuto un lungo colloquio con mons. Montini, del quale rifer al Padre, anche per spiegare il ritardo nella resti tuzione della foto: Ho portato io a Mons. Montini - scrisse don lvaro il 12 giugno - una splendida fotografia del Papa per avere una benedizione autografa per Lei. Montini mi disse che in questi giorni il Santo Padre aveva sospeso le benedizioni, ma che gliela avrebbe portata . 98 Lettera di Jos Orlandis a Madrid, 26-VT-1946, in RHF, D-15441-6. 99 Cfr Appunti, n. 220, del 10-VIII-1931. 100 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, da Roma, in EF460630-1. 101 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-460630-2. 102 Lettera ai fratelli Carmen e Santiago Escriv, da Roma, EF-460630-3. Babo il diminutivo familiare di Salvador Canals. 103 In una lettera dell8 giugno 1946 don lvaro raccont al Fondatore: Ho interrotto questa lettera in attesa dellarrivo di p. Goyeneche, che entrato in casa alle 2.15, tutto euforico (...). Tutti i componenti della Commissione sono entusiasti dellOpera, a tal punto che hanno propo sto che, come fa il Papa in occasioni solenni, ci fosse unaltra sessione

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nella quale, videntibus omnibus i consultori, la Commissione approvasse lOpera . 104 II possibile varo di una normativa per le forme nuove riscuoteva opi nioni contrarie. Da parte di qualcuno tale innovazione era considerata prematura. Altri ritenevano inaccettabile questa nuova normativa per il ti more che lo stato di perfezione, radicato nei secoli, si snaturasse e potesse persino svuotarsi di contenuto con la perdita di taluni suoi caratteri teolo gici (cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., p. 200). 105 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, da Roma, in EF-460708-1. Dallarrivo di don Josemaria a Roma la situazione era notevolmente mi gliorata, a tal punto che don lvaro scriveva a Pedro Casciaro: Credia mo che ormai uscir il Decreto, poich c buona volont da parte di tutti. (...) Lunica difficolt, piuttosto seria, lurgenza (Lettera, da Roma, 6VII-1946). 106 Lettera 25-1-1961, n. 6. 107 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 555. 108 Cfr ibidem, 556. Che la mentalit giuridica dei consultori non si sco stasse dal concetto di stato di perfezione confermato da due commenti ascoltati da don lvaro (cfr Lettera del Padre ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2). 109 Cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., pp. 224 e ss. 110 Lettera 7-X-1950, n. 20. Nel 1947 scrisse: Fin dal primo momento della fondazione dellOpus Dei, figlie e figli miei, fin dal 2 ottobre 1928, ho sempre visto lOpera come unistituzione i cui membri non sarebbero mai stati religiosi, non sarebbero vissuti a somiglianza dei religiosi, n si sarebbe potuto - in alcun modo - equipararli ai religiosi. E questo non per mancanza di affetto per i religiosi, che amo e venero con tutte le mie forze, bens perch lOpus Dei doveva svolgere un apostolato di penetra zione in tutte le sfere della societ civile per mezzo di cittadini uguali agli altri. La parola penetrazione va intesa come il desiderio di iniettare spirito soprannaturale nel sistema circolatorio della societ; non come una sem plice penetrazione personale, materiale, dei fedeli nellambiente civile, dato che i membri dellOpera appartengono alla societ, dalla quale non si sono mai separati, e perci non hanno alcun bisogno i penetrare dove stanno gi (Lettera 29-XII-1947II14-11-1966, n. 167. Per questa lettera, che reca due date, cfr voi. II, cap. XIII, 7.). E ancor prima, in una lettera del 1940: Veneriamo e rispettiamo profondamente la vocazione sacerdo tale e quella religiosa e tutto limmenso lavoro che i religiosi hanno svolto e svolgeranno al servizio della Chiesa: perci non sarebbe un buon figlio mio chi non avesse questo spirito. Ma, nello stesso tempo, ripetiamo che la nostra chiamata e il nostro lavoro - poich sono un invito a rimanere nel mondo e le nostre attivit apostoliche si svolgono nelle e a partire dalle attivit secolari - differiscono completamente dalla vocazione e dal lavoro affidato ai religiosi (Lettera 11-111-1940, n. 40). 111 Lettera 7-X-1950, nn. 20-21. 112 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF460727-1. 86

113 Lettera di lvaro del Portillo a Pedro Casciaro, da Roma, 6-VII-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-470706-1). 114 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 556. La partenza per Fiuggi del Padre con p. Larraona, don lvaro e Salvador Canals fu alle ore 18 (cfr Diario del Centro di Citt Leonina, AGP, Sez. J, 1 leg. 4). 115 Cfr nota di lvaro del Portillo, da Roma, 25 agosto 1946, in RHF, D30803. Nel diario delle giornate di lavoro a Fiuggi si legge: P. Larraona ha pi volte ripetuto che senza la venuta del Padre questo decreto sulle forme nuove non sarebbe stato portato avanti (Diario del Centro di Citt Leonina, 2 agosto, AGP, Sez. J, 1 leg. 4). 1161 1 nome proposto dalla Sacra Congregazione dei Religiosi era Sodalizi religiosi. Il Padre - scrisse don lvaro nella citata nota del 25 agosto (RHF, D-30803) - ha osservato che la mentalit delle persone molto semplicistica e che, con questo nome, le nuove istituzioni sarebbero state considerate, dalle autorit civili, composte da religiosi. Allora nata la proposta di chiamarle Istituti o Istituti secolari . 117 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-460713-1. 118 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, da Roma, in EF-460708-1. 119 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-460727-1. 120 Ibidem. A parte il 31 dicembre, si tratta delle date fondazionali delPO pus Dei e della Societ Sacerdotale della Santa Croce. 121 II Breve Apostolico Cum Societatis (28-VI-1946), in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 19, pp. 750-752. Si gi visto (cap. XII, 8) che con un Decreto del Vescovo di Madrid-Alcal (28-III-1940) erano stati concessi 50 giorni di indulgenza a coloro che avessero baciato devotamente la croce di legno della Residenza di via Jenner (cfr AGP, Sezione Giuridica, 1/15074). 122 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-460727-1. 123 Comunque - riferisce lvaro del Portillo - ci fu chi parl di approvare lOpus Dei prima che fosse promulgata la Provida Mater Ecclesia, in base alla facolt concessa dal Papa al Cardinale Lavitrano. Ma il Cardinale disse che era meglio aspettare (cfr Sum. 556). 124 Si tratta della Lettera Brevis sane. Era un tipo di documento che da molto tempo non veniva emanato dalla Santa Sede. Nella prassi della Sacra Congregazione la Lettera di lode del fine equivaleva allapprovazione. 125 Lettera Brevis sane della Sacra Congregazione dei Religiosi (13-VIII1946); in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 21, p. 752. 126 Lettera 29-XII-1947//14-II-1966, n. 167. 127 Lettera di lvaro del Portillo, da Roma, 12-111-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460312-1). 128 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-460324-2. 129 Cfr Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678/1, p. 50. 130 Lettere di lvaro del Portillo, da Roma, 17-V-1946 e 8-VI-1946 (AGP, Sez. Bl leg. 3, C-460517-1 e C-460608-1). 131 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159, XII, p. 3 8 .1 corpi dei due martiri furono ottenuti proprio grazie al Vescovo di Forl. Le casse con i corpi fu

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rono sigillate nell5 Ambasciata spagnola a Roma la mattina del 31 agosto, poche ore prima che il Fondatore partisse in aereo per Madrid (cfr Diario del Centro di Citt Leonina, 23 e 31-VIII-1946, AGP, Sez. N, 3 leg. 42619). Il 12 ottobre 1946 ebbe luogo lapertura delle urne e la ricognizione delle reliquie. Fungeva da Notaio ecclesiastico don Juan Botella Valor, alla presenza del Fondatore. Cfr Jesus Urteaga Loidi, RHF, T-00423, p. 55. Nel 1975, terminato il Santuario di Torreciudad, i resti di S. Sinfero vi fu rono trasferiti e collocati nellaltare maggiore. 132 Diario del Centro di Citt Leonina, 18 e 27-VII e 5-VIII-1946: AGP, Sez. J, 1 leg. 4. 133 Cfr Jesus Urteaga Loidi, RHF, T-00423, p. 53. 134 Lettera di Adolfo Rodrfguez Vidal a Jos Orlandis, 6-X-1946, in AGP, Pratiche delle ordinazioni sacerdotali: n. 660.2. Juan Juan Jimnez Vargas. 135 II Fondatore - testimonia Francisco Ponz (RHF, T-04151, p. 94) - rin nov a quelli di Barcellona lincarico affidato loro il 21 giugno: Indic che, in ricordo del viaggio, si facesse fare per quel Centro una pala dalta re con limmagine della Madonna della Mercede e ci fossero incise le pa role di Matteo 19, 27, che erano state il tema della meditazione nel giorno della sua partenza (ecce nos reliquimus omnia...) e due date: 21-VI-1946, in cui era partito da Barcellona, e 21-X-1946 . 136 Originale in RHF, AVF-0033. Tra laltro, Montini gli disse che al Papa, di solito, arrivano solo le cose sgradevoli che accadono nella Chiesa. Per questo lo consola molto sapere dellOpus Dei. E soggiunse: Anche a me fa molto bene sapere cose tanto belle. (...) Mi assicur che prega ogni giorno il Signore per lOpus Dei (ibidem). 137 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-461206-2. Non era la prima volta che accusava la penna di rallentargli il pensiero. Non era facile per una penna resistere alla sua velocit di scrittura (cfr voi. II, cap. XI, 6). 138 Cfr lvaro del Portillo., Sum. 780. 139 Lettera a Sua Santit Pio XII, da Roma, in EF-461208-1. 140 Lettera a mons. Leopoldo Eijo y Garay, da Roma, in EF-461216-5; cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-461213-2. Molto probabilmente uno dei simpatici dettagli fu riferito da lvaro del Portillo: in un momento delludienza, spinto dal suo affetto filiale, il Fon datore volle baciare i piedi al Papa, che gli consent di baciarne solamente uno. Don Josemara insistette per baciare anche laltro e ricord al Santo Padre di essere aragonese e che tutti gli aragonesi erano cocciuti, ma in lui questa caratteristica era particolarmente sviluppata (cfr Sum. 782). 141 Lettera a mons. Gaetano Cicognani, in EF-461216-3. 142 Francisco Botella, RHF, T-00159, XII, p. 11. Questa espressione conia ta dal Fondatore si ritrova altrove nella sua corrispondenza: Inoltre, credo di aver imparato ad^spettare. Non una scienza di poco conto! (Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470425-1). 143 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-461216-2. 144 Lettera, da Roma, in EF-461213-1. 88

145 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-461216-2. 146 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, da Roma, in EF461216-1. 147 Encarnacin Ortega Pardo, RHF, T-05074, p. 103. 148 Dorita Calvo Serrador, RHF, T-04906, p. 4. 149 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 104. 150 Diario del Centro di Citt Leonina, 27-XII-1946, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 151 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, da Roma, in EF461220-1. 152 Dorita Calvo, RHF, T-04906, p. 13. 153 Rosalia Lopez Martnez, Sum. 7008. 154 Cammino, n. 974. 155 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 107. 156 Cfr Relazione di Alberto Martnez Fausset sulla permanenza del Fon datore dell3 Opus Dei nell3 appartamento di piazza della Citt Leonina (1947) e piantina dell'appartamento, in RHF, D-15442; Lettera alle sue fi glie dellAssessorato Centrale, da Roma, in EF-470117-1. 157 Diario del Centro di Citt Leonina, 23-1-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 158 Dorita Calvo, RHF, T-04906, pp. 13-14. 159 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 107. 160 lvaro del Portillo, PR, p. 1502. 161 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 109. 162 Ibidem. Encarnita non esagerava nel riferire lo stato degli abiti del Padre. Basta leggere ci che il Fondatore scrisse a Madrid: Chiss se non vale la pena tingere il vecchio mantello che ho usato negli anni scorsi (ormai non pi nero, verde) e fargli un piccolo orlo in basso, perch si stava sfilacciando, in modo da poter continuare a usarlo? Quello che ho portato qui lo lascer ad lvaro (Lettera ai suoi figli del Consiglio Gene rale, da Roma, in EF-470131-2). 163 noto che il termine Befana una degenerazione linguistica di Epifa nia. Il 6 gennaio in Spagna (dove chiamato dia de Reyes, giorno dei Re Magi) il giorno classico per farsi regali. In Italia pi frequente il Nata le, ma in molti luoghi, per esempio a Roma, lo pure lEpifania (NdC). 164 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 109. 165 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470101-2. 166 Diario del Centro di Citt Leonina, 16-1-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. I cinque cui si fa riferimento erano, oltre al Fondatore e a don lvaro, Salvador Canals, Ignacio Sallent Casas e Armando Serrano Ca stro. Il 3 febbraio 1947 si aggiunse Alberto Martnez Fausset. 167 Diario del Centro di Citt Leonina, 6 e 7-1-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 168 Ibidem, 8-1-1947. 169 Ibidem, 18-1-1947; cfr anche lo stesso Diario dal 14 al 23 gennaio. Il dentista che visit don lvaro era il dottor Hruska, che in seguito ebbe in cura anche il Fondatore (ibidem, 27-1-1947; cfr Kurt Hruska, Sum. 3487).

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170 Cfr RHF, D-15442, p. 16. 171 Cfr Diario del Centro di Citt Leonina, 21-1-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 172 Sum. 475; mons. del Portillo aggiunge: Il Fondatore era stato sincero, perch ci che per qualsiasi persona sarebbe stato un dispiacere, era vissu to da lui come un motivo di maggiore unione con Dio, di gaudium cum pace . 173 Carlo Faelli, Sum. 3461. 174 Lettera, da Roma, in EF-470101-1. 175 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, da Roma, in EF470117-1. 176 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470117-2. 177 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470131-2. 178 Diario del Centro di Citt Leonina, 9-II-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 42620 . 179 Ibidem. 180 Cfr ibidem, 12-11-1947. 181 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470214-2. Non se ne pu parlare - aggiunse - perch ufficialmente non sappiamo niente sino alla fine del mese. Ora continuate a pregare per ludienza del giorno 24. 182 Diario del Cntro di Citt Leonina, 18-11-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 42620. Alcuni giorni prima aveva gi scritto a quelli del Consiglio Generale: Fate pregare molto perch le cose non si distorcano e non subiscano ritar di (Lettera, da Roma, in EF-470207-2). Il Fondatore temeva la possibilit di interpretazioni o applicazioni ambigue del testo della Provida Mater Ec clesia, qualora fossero apportate aggiunte o modifiche allultimo momento. La data del 2 febbraio 1947, che reca la Costituzione apostolica, fu decisa dal Cardinale Lavitrano su suggerimento del Fondatore, in segno di gratitu dine verso la Madonna, di cui il 2 febbraio ricorre una festa. ^ 183 lvaro fuori casa, con mons. Bacci - che il latinista del Papa -, a preparare la Provida Mater Ecclesia, che il Santo Padre aspetta per do mani (Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF470221-2). 184 Diario del Centro di Citt Leonina, 24-11-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 185 Ibidem. Nel testo il dolce chiamato brazo de gitano (lett. braccio di zingaro) (NdC). 186 II titolo completo : Costituzione apostolica i3 Provida Mater Ecclesia3 3 sugli Stati Canonici e Istituti Secolari per acquisire la perfezione cristiana. Fu pubblicata il 29 marzo 1947 (A.A.S., XXXIX (1947) pp. 114-124). 187 II Motu proprio Primo feliciter, del 2-III-1948, e la Istruzione Cum Sanctissimus, del 12-111-1948, pubblicati in A.A.S., XL (1948) pp. 283 e 293-297, rispettivamente. 188 Provida Mater Ecclesia, art. 1. 189 Sulla figura giuridica degli Istituti Secolari e la normativa che li regola si vedano i commenti di Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., pp. 183 e ss.

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190 Decretum laudis (Primum Institutum), 24-11-1947, in ibidem, Appen dice documentale, doc. 22, pp. 753-758. 191 Ibidem. 192 Lettera, in EF-470225-2. 193 Lettera, in EF-470225-1. 194 Decreto Primum Institutum, 24-11-1947. 195 Lettera 7-X-1950, n. 18. 196 Lo statuto giuridico ottenuto con la Provida Mater Ecclesia, docu mento che il risultato di una situazione di emergenza, in cui convergeva no fattori molto diversi e situazioni opposte, ha fatto s che si giungesse a una formula di compromesso (Lettera 29-XII-19471/14-11-1966, n. 167). 197 Lettera 7-X-1950, n. 20. 198 La politica adottata dal Fondatore durante lelaborazione della Provi da Mater Ecclesia era a volte di cedere e altre di opporsi: Mi rendevo conto che la legge non si fa per un caso particolare: deve mirare al bene comune. Perci era ragionevole che concedessimo e che, contemporanea mente, cercassimo di risolvere il nostro singolo caso allinterno della legge generale, senza alterare nellessenziale, per quanto era possibile, la natura dellOpera (Lettera 29-XII-1947H14-11-1966, n. 168). Il Fondatore stette molto attento che alcuni dei punti essenziali fossero chiaramente sottoli neati nel decreto Primum Institutum, paragrafo 10, dove detto, senza ambiguit, che i soci della Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei non sono religiosi. Perci non hanno vita comune religiosa, n emet tono voti religiosi, n vestono abito religioso. Esternamente, in tutte le cose che sono comuni alla gente del mondo e non disdicono allo stato di perfezione, si comportano come gli altri cittadini della loro condizione e professione . 199 Lettera 29-XII-1947II14-I1-1966, n. 167. 200 Ecco un episodio significativo avvenuto alla vigilia del Decretum laudis. Don lvaro e Salvador Canals, nella casa di piazza Citt Leonina, stavano lavorando su alcuni documenti nella stanza del Fondatore, mentre questi, con gli altri suoi figli, rispondeva alle lettere giunte da diversi Cen tri: Granada, Siviglia, Bilbao, Madrid..., quando arriv un religioso che portava una lettera. Entrato nella stanza, si meravigli di vederli tanto concentrati ed esclam: Che silenzio! Come in una comunit religiosa. Il Fondatore si alz di scatto dalla sedia e gli rispose molto cortesemente: Scusi, Padre. Stiamo lavorando come buoni cristiani. Fu chiaro al buon religioso che lavorare coscienziosamente, in silenzio e intensamente, era unabitudine da buoni cristiani, religiosi o laici (Cfr Diario del Centro di Citt Leonina, 21-11-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20). 201 Lettera, da Roma, in EF-470301-1. 202 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470307-2. 203 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470301-1. 204 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470410-3. 205 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF470425-1. 206 Lettera, da Roma, in EF-470417-1.

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207 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470612-1. 208 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF470327-2. Sulla creazione della Commissione speciale per gli Istituti Seco lari e sulla nomina a segretario di don lvaro del Portillo, cfr A.A.S., XXXIX (1947), pp. 131-132. 209 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470327-2. 210 Cfr Lettera ai fratelli Carmen e Santiago Escriv de Balaguer, da Ma drid, in EF-470611-1. 211 Cfr Lettera a mons. Juan Perell Pou, Vescovo di Vie, da Madrid, in EF-470923-2. 212 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470225-2. 213 Lettera, da Roma, in EF-471204-1. 214 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-470410-3. 215 Cfr Appunti, n. 164, del 22-11-1931, testo completato con una nota ag giunta il 27-VI-1932. 216 pyoyida Mater Ecclesia. A Roma ci si era resi conto della esuberante fioritura di istituzioni, in seguito alla riunione svoltasi a San Gallo, in Svizzera, nel maggio 1938. P. Agostino Gemelli, che presiedeva lAssem blea, redasse una memoria indirizzata alla Sacra Congregazione del Con cilio dal titolo: Le associazioni di laici consacrati a Dio nel mondo (1939), in cui scrisse, fra laltro: Oltre alle organizzazioni pi o meno direttamente note alla Gerarchia, legittimo supporre da molteplici ed evidenti segni che ne esistono moltissime altre che per ora sfuggono a qualsiasi conoscenza e controllo, sorte dallo zelo individuale inccfntrollato di semplici sacerdoti non investiti di autorit o di una missione. Forse non esagerato affermare che praticamente in ogni citt c almeno un sacerdote che, avendo un numeroso gruppo di penitenti, cerca di formare con alcuni di loro unorganizzazione di persone consacrate a Dio nel mondo. Ci, per molte ragioni, pu presentare diversi inconvenienti e a volte essere causa di gravi danni . Cfr pure Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., pp. 211 e ss. 217 Cfr Josemara Escriv: La Constitucin Apostolica " Provida Mater Ec clesia y el Opus Dei (conferenza pronunciata a Madrid il 16-XII-1948, pubblicata in A.C.N. de P. il 15-1-1949). 218 II Motu proprio Primo feliciter del 2-III-1948, listruzione Cum Sanctissimus del 12-111-1948. 219 Prima di chiedere lapprovazione come Istituti Secolari - si legge nelli struzione (n. 5) - queste nuove societ devono essere esaminate e messe alla prova, sperimentate sotto la paterna potest e tutela dellautorit dio cesana, dapprima come associazioni esistenti pi di fatto che di diritto, e poi, non bruscamente ma passo passo e gradualmente, in qualche forma di associazioni di fedeli (non quidem per saltum sed pedetemptim atque per gradus, sub aliquibus ex formis Associationum fidelium), come Pie Unioni, Sodalizi, Confraternite, secondo quanto suggeriscono le circostanze. 220 Lettera 8-XII-1949, n. 43. 221 Dellapostolato degli Istituti Secolari dice: Hic apostolatus Institutorum Saecularium non tantum in saeculo, sed veluti ex saeculo, ac proinde

professionibus, exercitiis formis, locis, rerum adiunctis saeculari buie conditioni respondentibus, exercendus est fideliter (Primo feliciter, II). 222 In hac Societatum fidelium ad superiorem Institutorum Saecularium formam elevatione atque in omnium Institutorum, sive generali sive etiam singulari ordinatione perficienda, illud prae oculis semper habendum est, quod proprius ac peculiaris Institutorum caracter, saecularis scilicet, in quo ipsorum exsistentiae tota ratio consistit, in omnibus elucere debet (Primo feliciter, II). 223 Lettera, da Roma, in EF-480206-1. Soggiorno in italiano nel testo. 224 Lettera a Jos Maria Gonzlez Barredo, da Roma, in EF-480224-1. 225 Lettera, da Roma, in EF-480226-1; cfr pure Lettera, in EF-480311-2. 226 Lettera 8-XII-1949, n. 28. 227 Amare il mondo appassionatamente il titolo dellomelia che Josemaria Escriv pronunci 18-X-l967 durante una Messa celebrata nel campus dellUniversit di Navarra (oggi in appendice del volume Colloqui con Mons. Escriv, Milano 2002). 228 Nella gi citata conferenza La Constitucin Apostlica Provida Mater Ecclesia e lOpus Dei (16-XII-1948), il Fondatore disse: ine rente allo stato religioso - e si manifesta giuridicamente mediante lemis sione di voti pubblici - il disprezzo del mondo (contemptus saeculi), la morte al mondo, la separazione dalla vita ordinaria degli uomini, sia in una vita contemplativa dedita allorazione e al sacrificio, sia in una vita attiva dedita a rimediare dal di fuori del mondo ai suoi mali e alle sue necessit. Il religioso un uomo che rinato a una nuova vita, morendo al mondo e appartandosi dalla vita degli altri uomini. Si fa olocausto per loro. Per questo si dice che morto al mondo. Ed una morte re dentrice. 229 Lettera 15-X-1948, n. 1. 230 Ibidem, n. 2. 231 Cfr Francisco Botella, RHF, T-00159, XIV, p. 2; Francisco Ponz, RHF, T-04151, p. 104. 232 Lettera a Fernando Linares Mendoza, da Roma, in EF-480226-3. Nella foto Fernando era vestito da mandarino cinese e rappresentava un personaggio di Le Chant du Rossignol di Stravinsky (1914). - Qui, come nel II volume, nellintestazione delle lettere del Fondatore stata lasciata lespressione Che Ges mi ti protegga, ancorch inusuale in italiano, come traduzione letterale dellaffettuoso e caratteristico Jesus te me guarde (NdC). 233 Lettera 15-X-1948, n. 2. 234 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 385; Joaquin Alonso, Sum. 4672. 235 La nomina in A.A.S., XXXIX (1947), p. 245. La lettera di mons. Mon tini datata 25 maggio 1947, in RHF, D-15093. 236 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 385 e Julin Herranz Casado, Sum. 3881. Mons. Javier Echevarria riferisce che era disposto a rinunciare a tale onorificenza, che era stata voluta e ottenuta da mons. Montini quan do era Sostituto. Lo aveva gi deciso, ma mons. del Portillo gli sugger di accettare la nomina per non fare uno sgarbo alla Santa Sede, per dimo

strare la propria adesione al Papa e per ribadire la secolarit dei sacerdoti dellOpus Dei (Sum. 2042). 237 La lettera porta la data del 15 ottobre 1948. 238 Ibidem, n. 20. 239 Lettera 8-XII-1949, n. 58. 240 Lettera 15-X-1948, n. 20. 241 Cfr Cammino, n. 335 e Consideraciones Espirituales, p. 34. 242 Lettera 15-X-1948, n. 20. 243 Ibidem. Cfr Sai 104, 20-24. 244 Lettera 15-X-1948, n. 3. 245 Ibidem, nn. 5 e 6. ) 246 Ibidem, n. 20. 247 Cfr ibidem, nn. 18 e 20. 248 LOpus Dei - si legge nel Decretum laudis - promuove continuamente la santit dei suoi membri mediante la santificazione del lavoro ordinario e il diligente e accurato esercizio degli impegni professionali o delle man sioni civili o pubbliche proprie di ciascuno (Primum Institutum, 6); nellelencare alcune attivit apostoliche dei suoi fedeli, dice: Lapostolato specifico dei membri dellOpus Dei si esercita principalmente: mediante la santificazione del proprio lavoro professionale; mediante lesempio di vita cristiana, nella propria attivit sociale, ecc. (ibidem, 9). 249 Indulgenze cui si gi fatto cenno in questo capitolo e che furono con cesse poco prima del rientro del Fondatore in Spagna, nel giugno 1946. 250 II Fondatore fece chiedere alla Sacra Penitenzieria la concessione delle indulgenze per il lavoro manuale il 31-111-1947. Il Breve Mirifice de Eccle sia del 20-VTI-1947 (Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 24, pp. 759-761). 251 Ibidem. Traduzione del testo latino del Breve che, in questo caso, ri porta direttamente espressioni del Fondatore. 252 Lettera 15-X-1948,n. 5. 253 Ibidem, n. 6. 254 Ibidem, n. 15. 255 Cfr Dorita Calvo, RHF, T-04906, p. 7. 256 Lettera 1S-X-1948, n. 9. Un ampio studio su questo tema in: LOpus Dei nella Chiesa, op. cit. (in particolare il cap. Ili: Jos Luis Illanes, La Chiesa nel mondo: la secolarit dei membri dell3 Opus Dei).

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Capitolo XVII

RO M ANIZZARE LOPERA

1. La sede centrale Ben prima di essersi recato a Roma, fin dalla sua giovinez za, don Josemaria aveva sognato di intraprendere il pelle grinaggio al soglio di Pietro, il Vicario di Cristo sulla terra. Tale desiderio fu sempre vivo nella sua anima ed un aspetto essenziale della universalit dellOpus Dei. Don Josemaria lo riassumeva con una significativa giaculatoria che esprimeva il triplice oggetto dellamore del cristiano: Omnes cum Petro, ad lesurn per Mariam1. La possibilit di stabilirsi accanto a Pietro, ponendo la sede centrale del lOpus Dei a Roma2, era una prospettiva assai lontana nel 1931, quando egli scrisse negli Appunti intimi: Sogno la fondazione di una casa a Roma - quando lOpera di Dio sar ben avviata -, che sia il cervello del lorganizzazione 3. Tuttavia il modo e il momento in cui ci si realizz non dipesero da un calcolo premeditato, bens, come tutto ci che concerne la fondazione dellOpus Dei, dal lo sforzo del Padre, con il sigillo di Dio. Per di pi, in questo caso si verificarono circostanze completamente imprevedibili per il Fondatore e persino in contrasto con le sue intenzioni di quel momento, perch nel 1946 don Josemaria and a Roma assai controvoglia e senza
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lintenzione di stabilirvisi. Tuttavia, la breve permanen za nella Citt Eterna rinfocol nel suo spirito, che era lo spirito dellOpus Dei, lamore per il Papa: 1 Se volete vivere in pienezza lo spirito della nostra Opera - raccomandava - cercate di arrivare a Ges ben uniti a nostra Madre. Cos diventer realt lanelito che ci brucia dentro: Omnes cum Petro ad lesum per Mariam. In questo momento, stando a Roma, il cum Petro sgorga con pi forza dal profondo dellanima4. Lanelito di cui il Fondatore scriveva era lo stesso do no divino che anni prima aveva provocato in lui una reazione di fiducia filiale nella Chiesa e nel Papa, quan do il Vicario Generale di Madrid lo aveva avvisato del suo deferimento al Santo Uffizio: Roma! Sono grato al Signore dellamore per la Chiesa che mi ha dato. Per questo mi sento romano. Per me, Roma Pietro. (...) da Roma, dal Papa, non mi pu ve nire altro che la luce e il bene. Non facile che questo povero sacerdote dimentichi la grazia del suo amore per la Chiesa, per il Papa, per Roma. Roma! Mariano5. In un primo momento, don Josemaria aveva pensato a Roma come a un avamposto apostolico e per questo mo tivo Jos Orlandis e Salvador Canals vi si erano recati a compiervi gli studi ecclesiastici. Nel 1946, quando don Alvaro del Portillo torn a Roma per la seconda volta, fu deciso di trovare una casa. Non appena termin il lavoro di raccolta delle lettere commendatizie e fu avviato l'iter per ottenere il Decretum laudis, don Alvaro e Salvador si dedicarono a cercare casa, anche perch presto avrebbe ro dovuto lasciare lappartamento che abitavano6. Nel lincerto mercato immobiliare del dopoguerra, con i prezzi molto bassi, era possibile acquistare belle ville o palazzi a prezzi irrisori. Don Alvaro, pensando alla futu ra sede centrale dellOpera, era certo che una tale oppor tunit non si sarebbe ripresentata in futuro, bench - ag
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giungeva - lunico inconveniente per lacquisto, oltre alla mancanza di denaro in Spagna, (...) la grandissima instabilit politica di qui7. Stavano dunque cercando, quando furono costretti a interrompere le ricerche per dedicarsi alle visite in Curia e agli amici ecclesiastici e laici. Dopo una sola settimana dal suo arrivo a Roma, il Fondatore, vista la mancanza di spazio nellappartamento di piazza della Citt Leoni na, scriveva ai membri del Consiglio Generale che era imprescindibile acquistare una casa a Roma8. Pensando alle difficolt economiche in cui versavano in Spagna, sembrava unautentica pazzia. Tuttavia, anche su consi glio di alcuni prelati della Curia, specialmente di mons. Montini e di mons. Tardini, si decise di acquistare quan to prima una casa dignitosa e di rappresentanza, per far ne la sede centrale dellOpus Dei a Roma9. Di ritorno a Madrid il Padre aveva studiato sul campo le possibilit economiche per far fronte allacquisto della casa grande di cui cera bisogno e aveva constatato che erano prati camente nulle. Tuttavia non si scoraggi affatto, pur do vendo vivere di pura fede, poich il denaro non compari va da nessuna parte. Era convinto che nonostante tutto sarebbe arrivato. Il problema era come e quando10. Nel novembre 1946 il Fondatore ritorn a Roma e si mise a cercare con rinnovato impegno la tanto agognata villa . La prima che sembr rispondere a tutti i requi siti era una casa nei pressi di Villa Albani. Domenica 24 novembre, dopo che tutti lebbero vista almeno dalle sterno, si divertirono a dare un nome a ci che era solo un sogno. Ma, a leggere il diario, sembra che il Padre avesse gi scelto il nome. Durante il pranzo abbiamo cercato di dare un nome alla nuova casa; il Padre ha detto che si chiamer Villa Tevere 11. Nel frattempo, per non perdere tempo, don Josemaria acquistava varie cose dai rigattieri di Roma. Ora - diceva ai suoi figli manca solo che il Signore ci dia le case per metterci tut to questo12.
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Il Natale si avvicinava e continuavano a cercare. La villa non si trovava. Il Padre, di fronte alla rilevanza dei due problemi da risolvere - casa e Decretum laudis -, chiedeva di pregare di pi: Continuino a pregare, in-si-sten-te-men-te, per tutti i problemi di Roma. E non dimenticate che conviene ri solvere ge-ne-ro-sa-men-te la questione del denaro per la nostra sede centrale di Roma: fondamentale. Fate mi, con la grazia di Dio, un miracolo bello grande13. Arriv il nuovo anno e il Padre continuava a chiedere preghiere, perch - insisteva - solo cos si risolver be ne tutto14. Passavano le settimane ed egli si muniva di filosofia soprannaturale: La casa? Non so. La prima difficolt che non ab biamo soldi. Ma questa difficolt non vuol dire molto, perch negli ultimi ventanni labbiamo scavalcata alla forer. La difficolt sarebbe grande se non sapessimo smuovere il Cuore di Ges con la nostra vita... normale, allegra ed eroica... e comune15. Alla fine del mese di gennaio 1947 non era ancora sta ta promulgata la tanto attesa Provida Mater Ecclesia e non era risolta la faccenda dei soldi. Comunque, il Fon datore era sicuro che il Signore non li avrebbe lasciati nei guai e offriva ai suoi figli una formula di salvezza: Siate sempre allegri e ottimisti. Tutti mi compiano le Norme - orazione, mortificazione sorridente, lavoro -. Dormano e mangino a sufficienza. Riposino e facciario sport. E tutto si risolver prima, pi e meglio16. La lettera del 7 febbraio ai membri del Consiglio Ge nerale piena di gioia. Il Decretum laudis, annunciava loro, questione di giorni: La cosa sembra felicemente conclusa. Quanto a Villa Tevere, il Padre continuava a fare mostra di un sano scetticismo, bench gli eventi del lultima ora facessero nascere nuove speranze: La faccenda della casa un incubo. Se si presenta una buona occasione faremo il contratto, con pagamen

to a tre mesi, come vi ho gi annunciato. Questa matti na ha telefonato la duchessa Sforza - che abbiamo co nosciuto attraverso lAmbasciatore Sangrniz - per of frire una villa; ieri venuto un intermediario con diverse proposte e, per telefono, lavvocato DAmelio ci ha par lato ieri sera di unaltra casa ancora. Vedremo17. Sorsero nuove speranze, perch il diario del Centro di piazza della Citt Leonina registra che l8 febbraio an darono a vedere alcune case, una delle quali era una vil la, ai Parioli, che aveva ospitato lAmbasciata di Unghe ria. Limmobile si trovava al n. 73 di viale Bruno Buozzi. Il proprietario della villa era il conte Gori Mazzoleni, amico della duchessa Sforza Cesarini, che desiderava trattare direttamente con il possibile acquirente, cosa molto vantaggiosa, poich le intermediazioni facevano incrementare notevolmente i prezzi. Il Fondatore la vi sit da cima a fondo e si rese subito conto che era adat ta alle loro esigenze e ne inform mons. Montini, che diede il seguente suggerimento: Non lasciatevi sfuggire quella casa, poich il Santo Padre sar contento di sape re che vi starete voi. La conosce perch, quando era Se gretario di Stato, vi si era recato a far visita allAmmiraglio Horthy, allora Reggente dellUngheria 18. Deciso ad acquistarla, il Fondatore incaric don lva ro di condurre le trattative per lacquisto con gli avvoca ti del proprietario, senza dimenticarsi di ci che in que sti casi diceva ai suoi figli: Mettiamoci nei panni di un padre di famiglia che deve acquistare una casa che costa parecchi milioni19. Allinizio della trattativa - riferisce don lvaro riuscimmo a ridurre di molto la cifra richiesta dal pro prietario; tuttavia non avevamo neppure la somma concordata. Oltre a chiedere aiuto ad amici e cono scenti, pensavamo di ipotecare la casa da acquistare, ma per fare questo dovevamo avere il titolo di pro priet che non potevamo ottenere senza pagare almeno un anticipo20.
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Le trattative rimasero in sospeso, finch il Padre si ri solse a concludere immediatamente la questione della casa21. La casa! - scriveva ai membri del Consiglio il 27 marzo -. Proseguiamo le trattative: non so da quanti giorni offro la Santa Messa per questa intenzione; spe riamo che si risolva presto22. Effettivamente, il 10 aprile chiedeva alle sue figlie delPAssessorato Centrale: Continuate a pregare per la casa di Roma; credo che domani faremo le scritture per lacquisto, ma resta la cosa pi difficile: pagare i milioni che costa23. Don lvaro stesso racconta la storia di quel momento difficile: Il Padre mi indic di andare a trovare il proprietario e di cercare di convincerlo ad accontentarsi, come anti cipo, di alcune monete doro; il resto lo avremmo paga to in uno o due mesi. In quel momento avevamo, effetti vamente, alcune monete doro, che il Fondatore serbava per farne un vaso sacro. Andai a trovare quel signore e gli feci la proposta, mentre il Padre rimaneva in casa a pregare intensamente . Il colloquio fu un successo, an che se il proprietario pretese che il pagamento fosse fat to in franchi svizzeri. Quando lo riferii al Padre, mi ri spose: Che cosa ce ne importa? Noi non abbiamo n lire n franchi e per il Signore non fa differenza una va luta o laltra24. Lincontro di don lvaro con il proprietario e i suoi avvocati fu un atto eroico di docilit e di fede nel Fon datore. Chi altri, infatti, sarebbe andato con ottimismo e convinzione assoluta, a cercare di acquistare una villa in cambio di poche monete doro? * * * Il Padre non era tanto ingenuo da cantare vittoria, dando per risolta la faccenda. Oltre alla dura realt significata 100

dalla necessit di far fronte alle scadenze di pagamento pattuite, cera un altro problema. Limmobile, che aveva ospitato PAmbasciata di Ungheria presso la Santa Sede, era occupato da alcuni funzionari ungheresi che, appel landosi a una presunta immunit diplomatica, non sem bravano disposti a sloggiare. Il Padre si rese subito conto che non sarebbe stato facile liberare la casa dagli inquilini abusivi, anche se non potevano invocare alcun diritto di abitarvi e, ancor meno, limmunit diplomatica, poich da tempo ormai lUngheria aveva rotto le relazioni con il Vaticano. La sede centrale dellOpus Dei era quasi il com plemento materiale del Decretum laudis, ma al Fondatore sarebbe costata pi cara del previsto, bench non si faces se illusioni neppure a questo proposito: Carissimi: grazia di Dio e buon umore. Questa la consegna che cerco di non perdere di vista, anche se si vede chiaramente che sar complicatissimo prendere possesso della nostra casa: le prospettive, umanamente parlando, non potrebbero essere pi sgradevoli. Ma la sciamo perdere questa questione: pregate solo perch si risolva25. Il 22 luglio 1947 decisero di trasferirsi da piazza della Citt Leonina in viale Bruno Buozzi. Il trasloco fu fatto con un camion, che in un solo viaggio port i mobili, gli utensili e gli altri arredi, salvo i paramenti e i vasi sacri che il Padre aveva affidato a Dorita Calvo, con lincari co di impacchettarli personalmente e portarli con s, senza perderli mai di vista26. Nella propriet, che dora in poi chiameremo Villa Tevere, si entrava dalla strada attraverso un cancello che dava accesso a un giardino abbastanza curato, con arbusti, allori, pini, eucalipti e alberi di fico. Entrando a sinistra cera la portineria, destinata a casa dei custodi. Di l il giardino saliva in leggero pendio fino al fabbri cato principale, per il momento non disponibile, che chiamarono Villa Vecchia, bench fosse una costruzione degli anni venti, in stile fiorentino, su tre piani27. 101

Dopo alcuni infruttuosi tentativi di mandare via i di plomatici ungheresi, ci si risolse ad utilizzare la porti neria. Non era grande, ma fu possibile ricavarne due case indipendenti. Il piano terra fu destinato agli uo mini, mentre al primo piano si sistemarono le donne dellAmministrazione. Alledificio, con un tocco di eu femismo, fu attribuito il nome di Pensionato. Gli ar chitetti fecero il possibile per guadagnare spazio e se parare le due case. La cucina divenne sala da pranzo. Di una lavanderia si fece un salottino. La stireria fu adattata in un angusto corridoio, dove stavano, si muovevano e lavoravano cinque persone28. Il piano terra comprendeva tre piccoli locali e certamente non comportava alcun miglioramento rispetto allapparta mento di piazza della Citt Leonina29. Victoria LpezAmo, che entr a far parte dellAmministrazione poco prima del trasloco, racconta come si riusc a salvare il decoro e la dignit delloratorio, ricavato in un am biente cos piccolo: Tutto si doveva adattare a spazi assai ristretti. Loratorio fu sistemato in un locale mol to piccolo e, bench provvisorio, tutto era molto digni toso e accogliente. Sopra laltare cera un crocifisso in stile bizantino, che ispirava devozione, e su una parete laterale il quadro della Santissima Vergine (...). Di fianco al quadro cera una piccola mensola per un va so da fiori. Quando loratorio fu sistemato, il Padre ci chiese di procurare un vaso da fiori per metterlo vicino alla M adonna 30. Niente rende meglio lidea della ristrettezza di spazi che offriva il Pensionato e della genialit di quelle don ne per guadagnare spazio in altezza, visto che non era possibile fare altrimenti, di quanto riferisce una di loro: Quando arriv Natale, il Padre ci disse di fare un pre sepe. Poich non cera spazio, lo mettemmo sotto una fi nestra, utilizzando pietre del giardino e altri materiali per rialzarlo il pi possibile, affinch risaltassero le figu re che ci aveva portato il Padre. Ci disse che sembrava a 102

sette piani e che lo avrebbe fatto fotografare, perch non aveva mai visto un presepe su tanti piani31. * * * Fin dal primo momento il Padre concesse la dignit di piccola casetta alledificio del Pensionato. Non in senso dispregiativo, ma con buonumore e simpatia, perch era la strada per arrivare presto nella villa grande32. Nel comportamento dei diplomatici ungheresi, restii a la sciare la villa, egli vedeva una prova inviata da Dio, e una impuntatura del demonio: Si vede - scrisse - che al diavolo d fastidio. Ma Dio non perde battaglie33. Decise perci di prendere la situazione con calma e di continuare nella sua incessante preghiera e di circondare giorno e notte la villa con un invisibile assedio, vigilan do assiduamente dal Pensionato. Presto o tardi, la Villa Vecchia si sarebbe arresa. Alla fine di luglio il Padre era a Molinoviejo, e pensa va alle sue figlie: Ges mi protegga le mie figlie di Roma. Carissime, eccomi qui a Segovia, con molte belle cose da raccontare (...) Come va la casa nuova? State chie dendo per davvero al Signore che gli ungheresi ci lascino in pace?34. Molinoviejo era in piena attivit. Il Fondatore dedic i mesi dellestate 1947 alla formazione delle sue figlie e dei suoi figli. Nella prima met di settembre intraprese un lungo viaggio di due settimane, percorrendo il nord della Spagna, dalla Galizia a Bilbao. Visit i nuovi cen tri, conobbe i nuovi fedeli dellOpera, e intanto andava in cerca di denaro e parlava con i Vescovi, informandoli sullOpus Dei. In queste incombenze lo colse il mese di novembre, quando dovette necessariamente rientrare a Roma: come si visto nel capitolo precedente, la valan ga di richieste di approvazione, fatte da istituti religiosi
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dalle caratteristiche pi eterogenee, minacciava di sna turare gli Istituti Secolari. Cominci linverno e il freddo si fece sentire nel Pen sionato, in maniera particolarmente acuta dal Padre, che tanto pativa la calura e il freddo intenso. Ne parl in una lettera scritta alla vigilia di Natale del 1947: Il Natale - con un freddo tremendo - lo dovr tra scorrere a Roma, anche se cercher di ritornare quanto prima in Spagna. Questa mattina ha telefonato mons. Dionisi per dire che il Cardinale Vicario ha concesso lautorizzazione ad aprire una residenza per universita ri. Il problema chiaro: non si tratta di affittare ora i lo cali, ma evidente che dobbiamo cominciare a muover ci, se la casa devessere sistemata durante lestate, per poter cominciare il lavoro nel prossimo anno accademi co. I soldi? Verranno, perch senza il lavoro con gli stu denti non avremo mai lOpera avviata con la forza che richiede il nostro spirito35. Si vede dunque che egli non respingeva mai unofferta seria di lavorare a favore delle anime con la scusa di es sere senza soldi. Si rassegnava, senza lamentele n a ma lincuore, allunica conclusione logica: Non c altra so luzione che chiedere lelemosina. Agli inizi del 1948 don Josemaria era schiacciato dai problemi economici. Tuttavia, non ritenne ragionevole fermare lespansione apostolica dellOpera o ripiegare sulla difensiva, limitandosi alla preghiera, anche se pre gava in maniera intensissima. Sapeva che la seconda parte del proverbio aiutati, che Dio taiuta era asso lutamente esatta. Non era per tanto sicuro che lui stes so e i suoi figli sapessero essere altrettanto assidui nel limpegno pratico. Daltra parte i gravami economici erano reali, perch la fatica di portare avanti la sede centrale non era che lultimo episodio di una lunga cate na di difficolt. Non esagerava, quindi, quando da Ro ma scriveva ai membri del Consiglio Generale: Non me la sono mai vista cos brutta come ora per i
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problemi economici. La mia fiducia in Dio non dimi nuita, ma proprio perch si accresciuta vedendo tanti frutti della provvidenza del Signore, aumenta in me an che la convinzione che dobbiamo utilizzare sempre tutti i mezzi umani. Pertanto, al mio ritorno faremo uno stu dio organico - realistico - sullespansione dellOpera, tenendo presente tutto ci che gi pi o meno avviato (Roma, Parigi, Milano, Londra, Dublino, Coimbra, Li sbona, Chicago, Buenos Aires), ma senza dimenticare gli aspetti economici36. Don Josemara si rendeva perfettamente conto delle esigenze finanziarie che comportavano le sue audaci ini ziative apostoliche e che a pi duno poteva venire in mente che il Padre farneticasse sul piano economico. Si preoccup dunque di rassicurarli della sua piena consa pevolezza della situazione: Continuo a preoccuparmi, come gi ho scritto, e mi rendo conto di tutto. M a... ancora tempo di fare delle pazzie, se le si fa con la testa sulle spalle: allora, neppure Dio ci verr meno37. In realt, per la mente dei suoi collaboratori non pas s mai il pensiero che don Josemara non stesse facendo da Roma tutto ci che era umanamente possibile per la sgradevole incombenza di chiedere denaro. In ogni caso si offr umilmente e volontariamente di mendicare dove gli fosse stato suggerito: Non direte che me ne disinteresso, visto che quasi unossessione: per il mio ritorno, pensate a quali perso ne io stesso potrei andare a chiedere lelemosina38. Per sovrappi, in chiusura della lettera dovette dare una notizia certamente non utile a sollevare lo spirito. Era accaduto che il 29 gennaio 1948, Ignacio Sallent, imo di quelli che stavano nel Pensionato, era andato ne gli uffici della Iberia, vicino a piazza Venezia, a ritirare alcune lettere; aveva lasciato la macchina chiusa a chia ve e nei pochi minuti che ci aveva messo a tornare gli era stata rubata. Erano gi da sette giorni senza auto, il
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che era un grosso inconveniente. Con assoluta libert scrisse il Padre - decidete se se ne compera unaltra o no, sapendo che unaltra macchina costerebbe milledue cento dollari e che qui non ci sono soldi e sarebbe neces sario inventarli1 9. Esattamente un mese dopo, nella lettera del 4 marzo 1948, avvis i suoi figli di Madrid che sarebbe partito da Roma il giorno 12. Nellultimo mese, il freddo, lumi dit, la fame40 e le continue preoccupazioni economiche avevano talmente pregiudicato la salute degli abitanti del Pensionato che tutti patirono malesseri e dolori vari. Il Padre, cercando di nascondere la sua triste condizione, raccont con un tocco di humour, un po forzato: Sapete che due giorni fa mi sono svegliato con tutto il lato sinistro della faccia paralizzato, la bocca storta, e non riuscivo a chiudere locchio sinistro? Che faccia avevo! Ho pensato che fosse unemiplegia. Ma il resto del corpo era normale e agile. Il professor Faelli assicura che si tratta di uno scherzetto del clima romano: un reu matismo. Anche adesso vi scrivo con difficolt, perch la palpebra floscia mi lascia vedere a met. Sono molto contento: mi guardo allo specchio e posso osservare, sul lato sinistro, il mio cadavere, perch sem bra proprio una cosa morta; mi anche rimasta mezza fronte tesa, senza rughe, e mi illudo, con questa morte, di ringiovanire. Ma non preoccupatevi, perch non nulla. Prendo dei salicilati, mi corico prima e mi metto una borsa di acqua calda. E questione di pazienza. Credo che non sar un motivo sufficiente per farmi rimandare il viaggio. Pregate per me. Pregate che ami davvero il Signore e che mi comporti sempre come vuole Lui: perch il suo Opus Dei - e deve essere sempre - una Scuola di San tit in mezzo al mondo, e sarebbe triste che questo fon datore senza fondamento se ne stesse in ultima fila, mentre deve stare in testa. Sarebbe una tristezza e una grave responsabilit41.
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Il Padre non recuper la salute e dovette rinviare il viaggio a Madrid. L11 marzo, anche se continuava ad avere problemi allocchio, sbrig la corrispondenza. Scrisse al Consiglio Generale parlando della salute di don lvaro: lvaro si ammalato ieri di una terribile tonsillite, a quanto sembra. Per questa ragione lho fatto rimanere nellunico letto fisso che abbiamo e io dormo in quello che si mette di sera nel salottino. D molta gioia vivere questa vera povert, solitamente pi dura di quella dei religiosi: come SantAlessio, nel sottoscala. Oggi, dopo la cura prescritta dal professor Faelli, il malato sta bene, ma non gli permetto di alzarsi, anche se lui insiste... pi di quanto dovrebbe42. In una lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale raccontava: Oggi hanno fatto la seconda operazione a Encarnita: forte, virile - anzi, femminile - nei confronti del dolo re: sono molto contento di lei e di tutte quelle che stan no a Roma43. Pass unaltra settimana e don Josemara non guariva: Roma, 18 marzo 1948. Ges mi protegga i miei figli. Carissimi, la settimana scorsa, quando arrivata la posta dalla Spagna - le vostre lettere! - avevo qualche piccolo problema che non mi consentiva di vedere nor malmente con locchio sinistro. Avevo il pacchetto di lettere in mano ed ero fortemente tentato - non per cu riosit, per affetto - di leggerle tutte. Alla fine, dopo averle lette e rilette con calma fino allultima, parlando con il Signore e con voi, si erano fatte le due del matti no: ero stanco. Non so perch ho posato lo sguardo, an cora una volta ma con maggiore attenzione, su un mo bile della stanza da cui vi sto scrivendo: ci sono sopra quattro asinelli trotterellanti che i Re Magi mi hanno portato dalla Spagna. A volte mi diverto a farli andare di qua e di l, cambiandone la direzione, ma non mi vie ne mai in mente di separarli: vanno sempre tutti e quat
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tro insieme, fraternamente, forti e saldi, con la loro so ma pesante. Ho fatto poi il mio esame, con rimorso per il disordine, e mi sono addormentato sorridendo, pen sando a voi e a me, e dicendo al Signore a nome di tutti: utjumentum factus sum apud Te!...44. Si sottopose a un trattamento di diatermia, ma la pa ralisi facciale a frigore non guariva. Continuava a dire di essere asimmetrico , con la faccia storta. A Madrid prosegu la diatermia; non migliorava, ma stava di buon animo. Non appena star meglio - scrisse a don lva ro - mi precipiter l a chiedere lelemosina45. Nella primavera del 1948, le lettere del Fondatore parlano di viaggi, di sofferenze e di umiliazioni, affron tati con grande serenit, e della sua gioia nel verificare personalmente la maturit del lavoro apostolico che si stava facendo in tutta la Spagna. sufficiente dare una scorsa a un paio di lettere per rendersene conto: Madrid, 13 aprile 1948. Ges mi protegga i miei figli di Roma. Carissimi, comincio a scrivervi quando tutti stanno dormendo, perch domani passer la giornata fuori Madrid e non so se potr trovarne il tempo. Comunque devo essere breve perch locchio sinistro non ancora del tutto a posto (...). Per ora non stato possibile inviare altro denaro. Continuo a darmi da fare (...). Molte visite, con la mia faccia ancora storta. Ho pranzato fuori casa tutti i gior ni. Non bello, ma inevitabile! (...) Basta! Mi fanno male gli occhi, molto tardi e concludo. Dite a tutti che li ricordo con affetto. Prego molto per lItalia... per il Papa! E anche per i miei figli. Alvarico!: quando potrai venire? Qui c tantissimo lavoro46. La seconda lettera datata 21 aprile: Carissimo lvaro, un mucchio di cose, rapidamente, per non affaticare la vista se scrivo a lungo. Non posso ancora recitare il breviario! Sono diventato analfabeta: non riesco n a leggere n a scrivere. Segue un lungo
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elenco di incarichi e di domande, un vero e proprio mucchio di cose , esposte con rapidit: Alla fine del mese andr a Barcellona a chiedere le lemosina. Poi scender a Malaga, mi tratterr un giorno con Herrera47, che mi ha invitato con una lettera affet tuosa, e poi a Granada e Siviglia. Sapessi che poca vo glia ho di viaggiare! Mi costa pure molto vedere gente e ancora gente; ma non posso evitarlo, se voglio servire Dio. Pranzo sempre fuori casa e - credimi - ci vado di malavoglia, perch sono poco mortificato. Pazienza (...). So che ti rendi conto che non ti parlo di alcune co se che mi causano pena e che non mancano mai48. Don Josemaria prosegu nelle sue visite per chiedere aiuti economici ma il 20 maggio rientr a Roma. Il Fon datore si assoggettava a un programma di lavoro che eseguiva risolutamente, senza eluderne mai le difficolt. In giugno aveva gi tracciato un piano di viaggi fino al lautunno inoltrato; nella seconda met di giugno avreb be percorso il sud dItalia, soprattutto Calabria e Sicilia, pur sapendo che vi avrebbe trovato un gran caldo, di quelli che fanno ricordare il Purgatorio . Il 2 luglio sa rebbe andato in Spagna, dove pensava di approfittare delle vacanze estive delle sue figlie e dei suoi figli che as sistevano ai corsi di formazione dellOpera per spingerli allapostolato. Poi, verso la met di ottobre, avrebbe vi sitato Oporto e Coimbra49. Comp fedelmente il suo programma in Italia, Spagna e Portogallo50. Come previsto, arriv a Coimbra il 12 ottobre, bench un po malandato . Da quanto rac cont nella lettera a quelli di Roma, sarebbe pi esatto dire abbastanza ammalato : Il mio viaggio in Portogallo stato molto divertente, perch sono stato malato per tutto il tempo: arrivato a Coimbra, appena salutato il Signore, mi sono dovuto mettere a letto. Tuttavia, sono riuscito a fare una capati na a Oporto, dove abbiamo una casa abbastanza gran de, con un po di giardino, che ricorda in piccolo quella
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di via Ferraz 16. Poich non abbiamo ancora potuto comprare i mobili, ci siamo seduti per terra ( accaduto tante volte, benedetta povert!), e abbiamo chiacchiera to, cantato e riso. I vostri fratelli portoghesi valgono un Per. Alcuni non mi conoscevano: erano contentissimi di vedere questo fondatore senza fondamento, col buon umore di sempre51. Da pi di due anni il Padre andava e veniva, facendo la spola tra la Spagna e lItalia. Espandeva lOpera e mendicava soldi. Il 30 dicembre 1948 part per la sesta volta per Roma e li l febbraio 1949 era ancora di ritor no in Spagna. Le sue permanenze a Madrid non erano, naturalmente, giornate di riposo: Alvaro - gli scrisse il Padre il 28 febbraio -, domani parto per Cordova, dopodomani dormir a Granada e il giorno successivo andr a stare per 24 ore con Herrera. Poi torno a Granada per un paio di giorni, e poi di nuo vo a Madrid. Poi andr altri due giorni a Valladolid - ci sono stato ieri e laltroieri -, perch ce n bisogno52. Prima ancora era stato a Valencia e aveva fatto molte altre cose. Ma la novit era che allinizio di febbraio i funzionari ungheresi avevano lasciato la Villa53. Il Padre si mise immediatamente in movimento, deciso a cercare persone da mandare a Roma e risorse economiche per i lavori necessari. Furono questi, tra laltro, i motivi della sua andata in Spagna prima del viaggio in Portogallo. La resa della Villa Vecchia, dopo un anno e mezzo di assedio spirituale da parte di quelli del Pensionato, se condo lesplicita raccomandazione del Padre, fin con un gesto di cortesia da ambedue le parti. Dalla Villa inviarono un grande mazzo di gladioli e don Josemaria rispose con una bottiglia di cognac di marca, che Ro salia, una delle numerarie ausiliarie, port agli unghe resi, vestita con la sua migliore uniforme e in guanti bianchi54. Il 23 aprile il Padre era di ritorno a Roma, pronto ad affrontare il problema della sistemazione della sede cen ilo

trale dellOpus Dei. Il progetto dei lavori fu rapidamente presentato allautorit competente. In maggio i permessi di costruzione erano ancora attesi con impazienza55, ma il 9 giugno i lavori poterono iniziare56.

2. Il governo dellOpera tra Roma e Madrid


Gli operai lavoravano a Villa Tevere da non pi di sei settimane e i fondi messi da parte si erano gi esauriti. Naturalmente ci non colse il Padre di sorpresa, anche se lo preoccupava il fatto di non aver trovato, nel frattem po, nessunaltra nuova fonte di finanziamento. Qualsiasi cosa accadesse, egli non pensava di sospendere i lavori. A parer suo, ci che avveniva era un segno inequivocabi le che bisognava andare avanti con ancora pi fede e in coraggiava cos quelli del Consiglio Generale: Anche qui siamo tiratissimi di denaro - grazie a Dio - e sicuri che bisogna andare avanti come sia con questi lavori, che sono un meraviglioso strumento per un do mani tanto vicino da potersi toccare. Preciser meglio nella prossima lettera. Umanamente non abbiamo solu zioni, ma bisogna trovarle, e fare tutto ci che ci siamo proposti. Voglio che ricorriate al Cuore Immacolato di Maria con pi fede che mai: sub tuum praesidium...57. Tre giorni dopo scrisse: Di fronte alle difficolt economiche che stiamo vi vendo non c altra soluzione che mettere in atto i mezzi soprannaturali ed esaurire quelli umani (...); quindi, aiutati che Dio taiuta. Qui c molto lavoro e ci sono grandi prospettive. Mai tralasciare di fare le cose per mancanza di denaro: bisogna trovare i soldi! Quelli che stanno a Molinoviejo facciano ognuno pri vatamente una novena alla Madre del BellAmore a questo scopo58. Pass un altro mese e il Padre scrisse ai suoi figli del Messico:
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Roma, 29 agosto 1949. Ges mi protegga questi figli. (...) lvaro andato in Spagna quasi un mese fa per ve dere se possiamo risolvere almeno in parte le preoccupa zioni economiche che abbiamo in Italia. Non so fino a che punto trover una soluzione, perch anche l stan no, grazie a Dio, con lacqua alla gola59. Questo atteggiamento di coraggioso ottimismo di fronte a una tangibile e visibile penuria di mezzi caratte rizza un imprenditore di grande statura soprannaturale. Ma ancor pi stupefacente il suo commento nel sentire che la povert stringeva lOpera da ogni parte: Grazie a Dio, anche in Spagna sono a corto di denaro e con lacqua alla gola60. In quei momenti il Padre e i suoi figli cominciavano a soffrire con maggior crudezza la annunciata povert vera, povert incantevole. Laus D eo!61. Povert accet tata volontariamente e con amore, con tutte le conse guenze: preoccupazioni, fame, apprensioni, malattie, scomodit e fatica, insonnie...; ma anche gioia, ordine, laboriosit, umiliazioni, serenit e lotta ascetica; e pre ghiera con fede, amore e speranza. Di tutto ci ringra ziava in anticipo, consapevole di avere ancora molto da fare in questa vita: E io che ingenuamente credevo ormai di poter mori re! Sarebbe una cosa davvero troppo comoda62. * * * abbastanza sorprendente il numero di viaggi intra presi dal Fondatore tra il 1946 e il 1949. Per tre anni fe ce la spola tra Madrid e Roma, che reclamavano alter nativamente la sua presenza. In questo periodo fece sette viaggi tra la Spagna e lItalia: la settima volta che lasci Madrid fu il 23 aprile del 1949. Da questa data si stabil a Roma e se in seguito fece qualche scorribanda apostolica, torn poi sempre alla base, cio a Villa Teve 112

re. Si conservano pi di trecento lettere scritte tra il giu gno 1946 e il giugno 1949, che testimoniano lattrattiva esercitata da Roma, cio dal suo lavoro e dalle attivit in Italia, che si accaparrarono le sue energie. Invece le presenze a Madrid dipesero da ineludibili eventi impre visti o straordinari. I suoi spostamenti obbedirono perlopi alla necessit di assolvere impegni onerosi. Perci nessuna meraviglia se il Fondatore non fosse proprio entusiasta di doversi mettere spesso in viaggio. Nel giugno 1946 era partito con la J.J. Sister su richiesta di don lvaro, che pensava di essersi bruciato per aver insistito troppo presso la Cu ria affinch andasse a buon fine lapprovazione delle nuove forme. Nel novembre dello stesso anno era dovu to ritornare, perch il Decretum laudis stava per essere approvato. Dodici mesi dopo era stato costretto a la sciare di nuovo Madrid perch la valanga di richieste di approvazione minacciava di snaturare gli Istituti Secola ri. Infine, nella primavera del 1949, era tornato per af frontare il problema dei lavori per la sede centrale. D altra parte, nelle lettere inviate da Roma a Madrid si avverte la sollecitudine del Fondatore, impaziente di dare una mano nelle molte questioni di governo delle quali non si poteva occupare direttamente stando a Ro ma. Alcune volte sembrava scusarsi con i membri del Consiglio Generale per la sua prolungata assenza (ve dete bene che necessario protrarre la mia permanenza a Rom a)63; altre volte dava spiegazioni per il ritardo (Il Signore ha deciso che passi anche questo Natale fuori dalla Spagna)64; oppure manifestava il desiderio di rivederli (Devo stare qui ancora una sola settimana. A presto)65; e infine si lamentava della lentezza con cui procedevano le cose (E chiaro ormai che passer que sta Pasqua a Roma)66. Tutto ci conferma, come si vedr, che in quel mo mento la Spagna era per lOpera la riserva di persone mature e la miniera di nuovi membri. La Spagna forniva
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il denaro necessario per sostenere le attivit. Vi risiede vano il Consiglio Generale e lAssessorato Centrale, or gani di governo di tutta lOpera, rispettivamente per gli uomini e per le donne. Durante i tre anni fra il 1946 e il 1949, fu in Spagna che lOpus Dei crebbe, a tal punto che ci che segu si pu definire un regolare sviluppo. In quei tre anni si cominci anche a spiccare il salto verso altri Paesi. Ecco perch Madrid fu per il Padre laltro polo di attrazione in quel periodo. Inoltre, bisogna tenere presente che il Fondatore do vette stare attento a non farsi coinvolgere in questioni socio-politiche della Spagna67. A Roma, alcuni prelati della Santa Sede che ne avevano lautorit gli consiglia rono di scomparire, per eliminare qualsiasi possibilit di essere bersaglio di nuove falsit: Se non la vedono, non potranno inventare nuove calunnie , gli dicevano68. Don Josemara accett di buon grado il suggerimento che, in fin dei conti, non era altro che la sua antica nor ma di condotta: nascondersi e scomparire 69. Comunque, pi importante di qualsiasi altro motivo, cera il suo primo e venerabile proposito, quello di ro manizzare lOpera. Riflettendo pertanto sui pr e i con tro della sua presenza a Madrid, prese la prudente deci sione di passare ogni tanto solo qualche breve periodo in Spagna. M a non dovette faticare molto per giungere a questa conclusione, perch essa venne imposta dalle stesse necessit di governo dellOpera. Dunque Roma fu provvidenzialmente il centro verso il quale gravit lO pera, allombra del Vicario di Cristo. Il Fondatore, aiutato da don Alvaro del Portillo quale Procuratore Generale, governava lOpus Dei da Roma. Tuttavia, il resto del Consiglio Generale e tutto lAsses sorato Centrale a quel tempo risiedevano ancora a M a drid. Questa soluzione provvisoria, in cui il Consiglio Generale era diviso (con lautorizzazione della Santa Sede) fra Roma e Madrid, non era priva di inconvenien ti. Il Fondatore li superava con la propria dedizione, con
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una copiosa corrispondenza e frequenti viaggi di coordi namento70. Il Fondatore accordava una prudente autonomia ai membri del Consiglio che risiedevano a Madrid, perch deliberassero e governassero collegialmente: In mia assenza - scrisse loro in un primo tempo continuate a studiare le cose e risolvetele di comune ac cordo voi che formate il Consiglio71. La natura stessa del Fondatore, preciso e sempre at tento ai particolari, facilitava lintesa a distanza. Ma se le circostanze lo richiedevano, egli lasciava la decisione al buon criterio dei suoi figli, senza cercare di imporre un punto di vista personale, magari reso impreciso dalla lontananza: Da qui non si vedono le cose con tutti i particolari - diceva loro in unaltra occasione Perci non prendete alla lettera ci che vi dico72. Non voleva che succedesse quel che si racconta dei magistrati nellepoca coloniale spagnola: quando i de creti del Consiglio delle Indie, emessi talvolta senza co noscere le peculiarit della situazione locale, arrivavano ai tribunali del Nuovo Mondo, i magistrati, in segno di rispetto per lautorit, se li ponevano sul capo ed escla mavano: obbediamo, ma non li eseguiamo. Il rischio che correva il Fondatore era di genere opposto. Essere obbedito troppo. La squisita disponibilit dei suoi figli a realizzare qualsiasi desiderio del Padre poteva confon dere un suggerimento ipotetico con lespressione di una precisa volont. quel che successe una volta a Los Rosales, il centro femminile di Villaviciosa de Odn73. Il Fondatore stesso dovette intervenire per chiarire che non era conveniente tenere in giardino alcune arnie con le api, dopo che le direttrici le avevano messe pensando che fosse un desiderio esplicito del Padre74. Durante questi anni, viste le sue lunghe assenze da Madrid, il Fondatore defin chiaramente i compiti che il Consiglio e lAssessorato dovevano svolgere. Tre erano le sue intenzioni circa lo sviluppo dellOpus Dei: pi uo
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mini e pi donne per portare avanti lOpera, pi Centri per formarli e pi sacerdoti disponibili a fornire assi stenza pastorale. Tre aspetti per i quali sto in continua orazione, nonostante le mie miserie, e per i quali prego intensamente durante la Santa Messa ogni giorno75. Mesi dopo torn a ripetere questi tre punti, nei quali compendiava tutte le sue preoccupazioni76. Come sem pre nella testa di don Josemara fervevano progetti apo stolici. Non erano le possibili iniziative a mancargli, bens i mezzi materiali, il tempo e le persone. I suoi pia ni, pur essendo realistici e concreti, avevano portata universale e mete al momento irraggiungibili: Il mondo molto grande - e molto piccolo! - ed necessario estendere il nostro lavoro dalluno allaltro polo77. I progetti di espansione avevano due versanti: da un lato le persone, dallaltro gli edifici che dovevano ospi tare le opere apostoliche. Due elementi, uno umano e uno materiale, che talvolta andavano di pari passo, altre volte no. Alla fine degli anni quaranta, per esempio, le donne erano numericamente assai indietro rispetto agli uomini (So bene la scarsit di persone che avete78, scriveva loro il Padre). Ma non per questo desisteva dai piani di crescita, sicuro che alla fine si sarebbe potuto far fronte a tutte le necessit. La conclusione che traeva di fronte a un panorama irto di ostacoli era sempre la stessa: Dio non lavrebbe defraudato. M a il suo ottimi smo, fondato su motivi soprannaturali, riceveva anche la spinta di una volont forte e costante. Perci, se do veva esporre la triste realt, o rimproverare per qualco sa, o informare di una difficolt, la sua esposizione ter minava sempre con una nota di vittoriosa e positiva allegria: Poich presto potremo avere due nuovi edifici - La Pililla e Molinoviejo - come Centri di Studi e le case di Santiago e di Barcellona (...) e avremo bisogno di perso ne per le residenze studentesche di Roma, Lisbona e Du
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blino (e poi, lanno successivo, di Parigi, del Cile, della Colombia, del Messico e dellArgentina), e poi biso gner dare il via alle iniziative nellambito agricolo e in quello editoriale e a un ospedale... c bisogno di perso ne! E occorre formarle sempre meglio. Guardo al futuro con molto ottimismo: vedo schiere di figlie mie di tutti i Paesi, di tutte le razze, di tutte le lingue. E sufficiente che le prime facciano quello che possono - con gioia! - per essere allaltezza, obbedendo - ancilla Domini - ogni giorno con maggiore impe gno79. Da questa lettera si comprende lurgente necessit che un maggior numero di donne entrasse nellOpus Dei. Per il buon funzionamento di tutta lOpera era par ticolarmente importante larrivo di molte numerarie au siliarie. Nel frattempo, il Padre decise che nellammini strazione delle nuove residenze, per esempio quella di Granada che fu aperta nellautunno del 1947, le colla boratrici domestiche non fossero dellOpera: In questo modo sono certo - scriveva allAssessorato - che di l verranno molte vocazioni di ausiliarie80. Passati i mesi, poich dalle lettere che gli scrivevano le sue figlie traspa riva limpazienza perch i frutti tardavano, il Padre fu costretto a prendere la penna per raccomandare loro la calma81. Don Josemara, come Fondatore e Padre, teneva le redini del governo e aveva presenti le sue figlie davanti al Signore: Sono sempre in preghiera per loro, perch siano sante, allegre, efficaci, senza piccinerie82. Buon direttore di anime ed esperto conoscitore della psicolo gia femminile, metteva in guardia le sue figlie contro i fantasmi confezionati dallimmaginazione: giganti di fu mo, sofferenze senza sostanza, che avrebbero potuto condurle a complicarsi inutilmente la vita se non vi avessero messo un freno. Stiano sempre contente - servite Domino in laetitia! - e siano molto sincere; tengano sotto controllo limma
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ginazione, non sinventino sofferenze inutili e sappiano vivere la nostra vita di servizio alla Chiesa in tutta la sua grandezza nelle cose comuni, piccole e ordinarie: l c D io83. E di nuovo: Non si complichino la vita, inventandosi sofferenze e conflitti per sciocchezze senza importanza, di cui biso gna immediatamente scordarsi dopo averle offerte lieta mente al Signore. Cos saranno semplici, umili, ottimi ste, efficaci: anime di orazione e di sacrificio, secondo lo spirito della nostra Opera. Perch non essere felici gaudium cum pace! - se il Signore ci vuole felici?84. Ogni tanto arrivavano al Padre, a Roma, fasci di let tere delle sue figlie e dei suoi figli. Quando stava molti mesi di seguito a Roma essi sentivano pi acutamente la sua lontananza fisica. Coloro che abitavano in via Die go de Leon, che era il Centro di Studi, ne sentivano par ticolarmente la mancanza. Non era pi con loro nelle animate tertulias serali, prima di coricarsi. Lallegria che la sua presenza risvegliava, la serenit che emanava dal la sua persona, la sua conversazione soprannaturale tanto incoraggiante, il suo sorriso e le sue parole, erano ancora argomenti di tertulia, ma solo come ricordo. Con la crescita dellOpera ci si rendeva conto che le di stanze fra i Centri di diverse citt e la crescita del nume ro dei membri richiedevano un nuovo modo di fare, un comportamento che, senza minimamente mutare lo spi rito e le consuetudini vissute fin dagli inizi, si adattasse alla situazione presente. Leggendo le lettere che gli arri vavano, il Fondatore traeva le conseguenze e orientava i suoi figli: Uno di voi - diceva a quelli del Consiglio - mi ha parlato della sua paura delle carte, che ogni giorno au mentano per poter seguire il nostro apostolato. Non bi sogna aver timore: ci si deve rallegrare, perch un sin tomo di crescita. Anche per una persona fisica, quando lascia linfanzia, comincia lapparente complicazione dei
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documenti didentit, dei certificati e titoli universitari, della matricola militare, ecc. Se mi conservate il nostro spirito, anche se non ci pu essere quella continua vici nanza con il Padre che un altro di voi, in una sua lettera, rimpiange, ciascuno dei pi anziani e in modo speciale quelli che hanno incarichi di governo, nella Regione o in una casa, sapr dare il tono, soprannaturale e umano, di famiglia cristiana, che la fisionomia peculiare del no stro Opus Dei. Poi, le cose di sempre: vita interiore, la voro, allegria e una fine carit - affetto! - e in questo modo non avremo paura della crescita, perch sar in sieme un aumento di numero e di qualit - i Centri di Studi! - e di Amore di Dio e di efficacia85. * * Unaltra importante intenzione del Padre in quegli anni, nei quali chiedeva al Signore con molta insistenza che inviasse persone allOpus Dei, era il miglioramento del la formazione dei nuovi membri, dal punto di vista in tellettuale e delle virt umane. Il lavoro di formazione personale, che cominciava con la direzione spirituale di ciascuno, aveva poi anche bisogno di Centri di Studi per gli uomini e per le donne. E se le numerarie ausiliarie scarseggiavano ancora, ragione di pi - pensava il Fon datore - per impegnarsi a formare bene le prime. Poco dopo aver chiesto lammissione, come si detto, le pri me numerarie ausiliarie, per indicazione del Padre, an darono a vivere a Los Rosales; ma essendosi verificati alcuni inconvenienti nella distribuzione del lavoro, egli cerc una soluzione altrove: Continuo ad accarezzare il pensiero di fare alla Moncloa il centro di formazione delle numerarie ausiliarie, fi no a che non saranno pronte La Pililla e Molinoviejo86. La cosa fu studiata, ma il luogo non sembrava il pi appropriato. Nel marzo 1947 il Padre si rivolse allAs sessorato Centrale con un nuovo suggerimento: perch
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non utilizzare lAmministrazione di Lagasca, riservan done due o tre locali al Centro di Studi?87. In aprile insistette sullidea, poich la soluzione avreb be comportato una spesa minima: Non dimenticate che si comincia come si pu: se si aspetta di avere i mezzi umani, non si comincia mai. I mezzi - e parecchi - verranno pi avanti: saranno il pre mio per il nostro lavoro e per la nostra dedizione, per la nostra fede88. Nel mese di maggio era pronto uno spazio minimo perch potesse subito entrare in funzione ci che il Pa dre, che lo considerava un semplice modo per comincia re, chiamava tentativo di Centro di Studi delle ausilia rie89. In fin dei conti, non era nulla di impossibile. Si cominciava con poco, come sempre. Si rallegr dunque di tutto cuore con le sue figlie dellAssessorato: Sono appena giunte le vostre lettere: sono contentis simo per la casa di Lagasca, il primo Centro di Studi per le ausiliarie! Nasce, come tutte le nostre cose - come Ges - nella povert e senza mezzi materiali: questa la strada. Congratulazioni90. * * * Il Fondatore aveva sempre in mente i nuovi sacerdoti. Il suo progetto di espansione universale esigeva nuovi centri e la cura spirituale richiedeva, a sua volta, un mag gior numero di sacerdoti al servizio di tutte le anime, an zitutto dei fedeli dellOpus Dei. Era una specie di ingra naggio in movimento. Nessun pezzo poteva mancare, altrimenti la macchina si sarebbe fermata. Si avvicinava anche il momento di partire per altri Paesi, lespansione in Europa e in America. Perci era urgente ordinare un buon numero di sacerdoti perch, oltre ai compiti mini steriali, essi avevano la funzione specifica di creare coe sione e unit spirituale fra tutti i fedeli dellOpus Dei. I dati statistici parlano da soli, anche se il Fondatore 120

non se ne fece mai un vanto. Nella sua umilt non gli piacevano i trionfalismi e le esibizioni del potenziale umano. Non era nel suo stile e non aveva nulla a che fa re con lo spirito di umilt collettiva che lOpera pratica va. Basti sapere che alle ordinazioni del 1944 e del 1946 seguirono, fra il 1948 e il 1952, altre nove leve per un totale di 44 sacerdoti che si aggiunsero ai primi nove91. Ecco una lettera scritta ai tre che sarebbero stati ordi nati nellaprile 1948: Roma, 18 febbraio 1948. Ges mi protegga questi tre. Carissimi Juan Antonio, Jesus e Adolfo: quanto mi piace rebbe esservi vicino nel giorno della vostra tonsura! Come potete immaginare, bench mi trovi a Roma e nonostante la distanza, non sar molto lontano da voi. Che cosa dir vi? Che una grande elezione di Dio, operata allinterno della nostra Opera, affinch noi Sacerdoti siamo i servi dei nostri fratelli, che hanno la nostra stessa vocazione: servi e modelli di santit, di lavoro, di gioia; servi e stru menti delicatissimi, per formare e dirigere (...). Figli miei, predicate sempre ai nostri, e a tutti, che ci che d efficacia al lavoro apostolico la fedelt alla grazia di Dio, con gioia e con generosa adesione alla Croce di ogni giorno, con santit personale. Figli miei, chiedete al Signo re molte vocazioni; chiedetegli Sacerdoti dotti e compietamente donati, che sappiano essere sempre, dimentichi di s, la solida base della nostra unit: consummati in unum! Che la nostra Madre del Cielo, Spes nostra, Sedes Sapientiae, Ancilla Domini, ci ottenga la grazia di essere sacerdoti a misura del Cuore di suo Figlio e del suo Cuo re Immacolato. Vi benedice vostro Padre Mariano92. Quando ritorn in Spagna, un anno dopo, trov i sa cerdoti impegnati in cura danime da non poterne pi93. Nel 1952 avrebbe potuto contare su una cin quantina di sacerdoti, ma i centri creati allestero in 121

ghiottivano le nuove leve. Il Fondatore aveva certamen te risolto il problema, ma non pot mai dire che gli avanzasse un solo sacerdote. Oltre a correzioni e avvertimenti, nella lunga corri spondenza di governo di quegli anni ci sono molte sin cere frasi di lode del Fondatore per coloro che collaboravano con lui. Alle donne dellAssessorato, per la loro fiducia e ob bedienza: Carissime: vedete che le cose vanno avanti? Molto bene i turni di esercizi a Zurbarn. Molto bene Abando e La Moncloa. Molto bene lapostolato con le domesti che. Molto bene, a poco a poco, le cose di Los Rosales. Grazie a Dio! Quindi avanti, con molta gioia94. A quelli del Consiglio Generale, per il loro buon crite rio e labbondante lavoro: Limpressione generale meravigliosa - scrisse da Madrid a don lvaro - . Si nota, di mese in mese, pi maturit ed efficacia. Si vede la mano di Dio. In mia as senza, in genere hanno fatto le cose molto bene95. E non si dimentic di lodare ci che aveva visto nei Centri di Studi e gli aneliti dei suoi figli che sarebbero stati ordinati, in numero di venti, il 1 luglio del 1951: Sono molto contento anche dei nuovi pretini: saran no di certo sacerdoti santi, dotti e allegri. Per tutto que sto dobbiamo ringraziare incessantemente96.

3. Lora di Dio
Che cosa accadeva in Italia nel frattempo? La sola cosa che ci si poteva aspettare: non appena don Josemara ebbe il presentimento del grande lavoro di anime che lo attendeva, ci si butt con entusiasmo. Qui in Italia si preannuncia un grande raccolto di vocazioni e di lavoro97, scriveva a Madrid nel giugno del 1948. 122

Era ben pi che una semplice possibilit, perch cera no gi frutti copiosi: Qui c molto lavoro immediato e fecondo. Si vede che lora di D io98. Lapparente inattivit dei tempi di piazza della Citt Leonina non era divenuta che un ricordo, man mano che entravano nellOpera i primi membri italiani. Nel giugno 1948 ce nera gi un piccolo gruppo. In esta te li fece andare a Molinoviejo, dove parteciparono a un corso di formazione e, stando con gente di diversi Paesi, conobbero meglio lOpera. Era un corso davvero inter nazionale, perch cerano anche i primi portoghesi e messicani e persino il primo irlandese, riprova tangi bile dello spirito universale di cui parlava loro il Pa dre99. Dalle labbra del Fondatore essi imparavano la storia e lo spirito dellOpera e serbarono sempre un gra to ricordo di quelle giornate. Il Fondatore applicava a se stesso i consigli dati agli altri. Quando ritenne giunto il momento di aprire un Centro di Studi interregionale non esit a mettere in pratica il motto si comincia come si pu . Pochi giorni dopo aver scritto che era giunta lora di Dio , emise il decreto di erezione del Collegio Romano della Santa Croce, datato 29 giugno 1948100. Fu uneroica pazzia divina e umana, perch sapeva benissimo quanto gli sa rebbe costato portare avanti una simile impresa. Il Collegio Romano era destinato a dare unintensa formazione ai fedeli dellOpus Dei, provenienti da di versi Paesi, che avrebbero conseguito un dottorato ec clesiastico; alcuni di essi sarebbero stati ordinati sacer doti e sarebbero rientrati nella nazione dorigine. Il Collegio Romano nacque umile nella mente del Fonda tore: il progetto prevedeva per il primo anno dieci stu denti, che poi allatto pratico furono soltanto quat tro101, senza altra sede che il Pensionato, dove non cera la possibilit di avere altri posti102. Il testo del decreto di erezione affermava che il Collegio Romano era stato
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fondato nella Citt Eterna per riunire persone prove nienti dai Paesi nei quali si sviluppava il lavoro dellOpus Dei: Collegium ex omni natione Operis Dei in Urbe constituere decrevimus 103. evidente lestremo contrasto fra la situazione di fat to e la speranza circa il futuro che il decreto rivela. Nel lintimit del suo rapporto con Dio, il Fondatore dovet te percepire che il desiderio dellespansione comportava implicitamente una richiesta, cui si affrett a rispondere non appena ne intu il senso: la nascita del Collegio Ro mano era un ulteriore passo per romanizzare lOpera e il Fondatore, sempre pronto a eseguire la Volont divi na, cominci a realizzare da Roma il suo appassionato universalismo apostolico. Il 2 luglio, pochi giorni dopo il decreto di erezione, si rec a Madrid, dove accadde un episodio che aiuta a ca pire il suo travaglio in alcune situazioni del passato. Un giorno, mentre passava davanti alla casa di via Martnez Campos, dove sua madre aveva abitato nel 1933 e dove egli aveva fatto apostolato con sacerdoti e studen ti, si sorprese a dire fra s e s: Quanto ho sofferto, Dio mio, quanto ho sofferto!. Ma subito reag ed esclam: Quanto mi hai sopportato, Signore, quanto mi hai sopportato!. E due giorni dopo, precis: Ora, a mente fredda, penso che la verit stia nellin sieme delle due cose104. Il suo rapporto con Dio spronava il Fondatore a di menticarsi di se stesso e dei propri interessi, ad assecon dare con umilt e iniziativa i piani divini e a sviluppare una generosit senza limiti, che non prendeva decisioni a freddo, ma con ardore e immediatezza. Studiava a fondo le problematiche e poi agiva rapidamente. La sua generosit lo infervorava a tal punto, che non si ferma va a calcolare eventuali difficolt o a rigirare nellimma
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ginazione le molte sofferenze che gli sarebbero costate. Agiva per natura come una sorgente che sgorga a fiotti. Solo cos si pu comprendere la mole di lavoro e la pro messa di avventure che rivelano le seguenti righe di una lettera ai membri del Consiglio Generale, dodici mesi dopo che era suonata lora di D io : Carissimi, sono molto contento delle notizie di tutti voi che mi ha portato lvaro. Verrei subito con piacere in Spagna, se non vedessi con chiarezza che qui c molto la voro che non posso abbandonare: (...) sono fondamentali la futura sede centrale e il collegio romano e, per lItalia, i due Centri di studi e una casa per gli esercizi. Inoltre, be ne che io conosca tutti questi ragazzi italiani, se alla fine riusciremo a tenere i corsi a Castelgandolfo in agosto. Non tutto, perch ci sono anche altre cose di grandissi ma importanza, di cui, grazie a Dio, si occupa molto bene lvaro, che porta addosso un peso tale - e mi riferisco so lo alle cose dellOpera, cui bisogna aggiungere il suo lavo ro ufficiale - che soltanto con la grazia di Dio e con la vo lont e la testa che ha lui si pu portare avanti105. * * * Circondato dai giovani che frequentavano il Pensiona to, don Josemara non aveva bisogno di sforzarsi per sentirsi romano. Lo aveva trascinato a Roma la corrente dellespansione apostolica dellOpera e non gli era co stato abituarsi a vivere in Italia106. Am lItalia, che era la patria di molti suoi figli e, amando il Paese, ne condi vise con il cuore tutte le peripezie storiche. Anni difficili, quelli del dopoguerra: In questi momenti, in cui sono ancora evidenti le ro vine dellultima guerra - scriveva ai suoi figli nel 1948 si vedono sorgere situazioni nuove e, purtroppo, si vede anche lavanzare di tendenze che negano Dio e semina no lodio, arrivando perfino a imporsi su intere nazioni. Vi dico che sia il nazionalismo che la lotta di classe sono
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essenzialmente anticristiani: siamo tutti figli di uno stes so Dio qui omnes homines vult salvos fieri (I Tim. 2,4) che vuole che tutti gli uomini si salvino107. Le elezioni politiche dellaprile 1948 si rivelarono una delle ore pi critiche della storia italiana del dopoguer ra. Tutta la nazione, come afferm Pio XII, si trovava in pieno mutamento dei tempi, il che richiede, da parte del Capo e dei membri della Cristianit, somma vigilan za, instancabile diligenza e abnegazione nellagire 108. Dal momento in cui i primi studenti italiani fecero la loro comparsa nel Pensionato, il Padre si dedic a infondere in loro lo spirito dellOpus Dei. Dalle sue lab bra uscivano le stesse parole e la stessa dottrina che ave vano ascoltato, agli inizi dellOpera, coloro che lo segui vano a Madrid: Figli miei, avete lobbligo di dare esempio in tutti i campi, anche come cittadini. Dovete impegnarvi a com piere i vostri doveri e a esercitare i vostri diritti109. Alle domande che essi gli facevano sulla situazione italiana, rispondeva proclamando la libert di cui gode ogni cristiano nelle questioni politiche. Dal Padre impa rarono a non confondere la libert nellopinabile con ladesione volontaria alle indicazioni del Magistero del la Chiesa, della fede e della morale cattoliche, perch so lo la Chiesa pu dare specifiche direttive di azione o de limitare la libert dei cattolici nelle questioni temporali: naturalmente, ci pu accadere solo per motivi eccezio nali o in circostanze storiche gravi. Il Padre non si in trometteva, non voleva intromettersi, neppure dando consigli, negli eventi della politica italiana; era evidente che si muoveva a un livello superiore e che stabiliva cri teri validi per tutti i tempi e per tutte le circostanze 110. Da una parte insisteva sulla libert nelle opzioni scienti fiche o politiche, dallaltra, tuttavia, sosteneva che la stensionismo nelle questioni sociali era una colpa che, in determinate circostanze, poteva diventare grave. Uno di questi casi eccezionali furono le elezioni dellaprile
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1948111, nelle quali astenersi equivaleva gi a prendere una posizione. In don Josemaria era ancora vivo il ricor do degli eventi spagnoli del 1936: la formazione di un Fronte Popolare che si era impadronito del potere, le dolorose esperienze della persecuzione, il martirio di tanti e lo scatenarsi della barbarie atea112. * * * Quando il Padre aveva messo piede per la prima volta sul suolo italiano, nel giugno 1946, la situazione del Paese era molto deteriorata a causa dei danni della guerra. Come ri sultato del referendum e delle elezioni del 2 giugno era na ta, poco prima del suo arrivo, la Repubblica e si era for mata lAssemblea Costituente. A partire da quel momento, le forze che in passato avevano lottato insieme contro il regime fascista si separarono, ciascuna seguendo le proprie aspirazioni e i propri programmi. Le contrappo sizioni politiche riflettevano la scissione fra gli alleati nella guerra: la Russia da una parte e le democrazie occidentali dallaltra. Fu lepoca del governo De Gasperi, che adott misure forti per mantenere lordine. Nel 1947 De Gasperi and in visita negli Stati Uniti, ottenne aiuti economici (il piano Marshall) e il 10 febbraio firm il trattato di pace, ratificato poi a Parigi nellestate. La situazione economica, frattanto, era difficile, con una forte inflazione e molta di soccupazione, insieme a violente agitazioni sociali. Alla fine del 1947 lAssemblea Costituente aveva ter minato il suo lavoro e la nuova Costituzione entr in vi gore il 1 gennaio 1948. Le elezioni generali furono fis sate per il 18 aprile 1948. Contro la Democrazia Cristiana, che era il principale partito che sosteneva De Gasperi, si coalizzarono comunisti e socialisti, forman do il Fronte Democratico Popolare. Queste elezioni era no molto importanti perch era in gioco il futuro di una nazione cristiana e persino la libert di governarsi della Chiesa. Il loro risultato sarebbe stato decisivo.
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Gli eventi che le precedettero e che, pochi mesi prima, avevano portato al blocco di Berlino e alla guerra fred da, erano un monito su ci che sarebbe potuto accadere se i partiti marxisti avessero preso le redini del potere. Quale sarebbe stata la situazione della Chiesa? Bastava pensare ai Paesi oltre la cortina di ferro: persecuzione religiosa, soppressione delle libert, carcere, tortura, so litudine e spesso martirio. Il Papa ricord allora ai fedeli, smentendo le promes se dei comunisti di rispettare la religione, il rischio che incombeva sulla nazione e il serio pericolo di una ditta tura marxista. Con accenti di pressante gravit, Pio XII dichiar che era suonata lora decisiva della coscienza cristiana 113. Il Padre pregava e faceva pregare i suoi figli per lin tenzione del Sommo Pontefice perch in Italia non an dassero perdute la pace e la libert religiosa, e li inco raggiava a impegnarsi nella campagna elettorale, nel modo che ciascuno riteneva pi opportuno, rispettando la loro libert circa la maniera di mettere in pratica le indicazioni del Magistero114. Nellimminenza di un viaggio in Spagna, in piena campagna elettorale, don Josemara scriveva ai membri del Consiglio: Dobbiamo ringraziare molto Dio per questo viaggio. Ma me ne vado triste, perch lItalia sottosopra e i rus si rimestano molto bene nel fango; e qui c Pietro. Pre gate molto perch non si alteri la pace a Rom a115. Da Madrid seguiva con preoccupazione landamento delle elezioni: Sono preoccupatissimo per Roma e per lItalia, scriveva a don lvaro116. Non appena ebbe no tizia del risultato elettorale, scrisse a mons. Montini: A Madrid, dove mi trovo attualmente, ho appreso con grandissima gioia dellesito delle elezioni in Italia. Non pu immaginare, Eccellenza, quanto ho pregato e fatto pregare il Signore per questa intenzione117. E terminava con la preghiera di presentare al Santo
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Padre la testimonianza della gioia esultante dellOpus Dei e di questo peccatore per lesito delle elezioni118. * * * Limpegno del Fondatore per romanizzare lo spirito dei membri delPOpus Dei consisteva, essenzialmente, nel far loro scoprire nuovi orizzonti, superando nazionalismi e piccoli interessi locali, in modo che le loro aspirazioni apostoliche abbracciassero il mondo intero, senza dimen ticare che il centro della Cristianit, lautorit suprema, risiedeva a Roma. La romanit che desiderava inculcare loro consisteva nel suo stesso amore e nella lealt al Som mo Pontefice119, che chiamava il dolce Cristo in terra, ri petendo le parole di santa Caterina da Siena; un amore per il Papa al di sopra di eventuali difetti e debolezze umane120. Con la parola e con lesempio trasmetteva ai suoi figli il significato profondo del sentirsi romano: Vi ho insegnato ad amare laggettivo romano di cui si fregiano i figli dellunica vera Chiesa e sono disposto a predicarlo e a romanizzare tutte le anime che posso. Che desiderio ho che presto possano passare per Roma, in modo continuo e ordinato, tanti miei figli e figlie, che possano poi tornare alle loro Regioni con un cuore pi innamorato della Chiesa e pi romano! Ci dobbiamo romanizzare, vi ripeto, ma una parte di questo lavoro consiste nel preparare lanima, perch non vacilli mai nella fede nonostante qualsiasi miseria di cui possa essere testimone. Ci vi aiuter a non scan dalizzarvi se mai vi giungessero notizie di questo genere e anzi ad amare di pi la Santa Chiesa, Sposa di Cristo, coprendo con il manto della carit e della discrezione come i buoni figli di No - i difetti dei membri del po polo di D io121. Nel Pensionato parlava loro di terre lontane e dei Paesi doltre oceano, dove sarebbero ben presto andati. Non era una chimera, poich alcuni membri dellOpera si erano
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gi stabiliti a Parigi, a Londra e a Dublino e altri si accin gevano a recarsi negli Stati Uniti, in Messico e in Cile. Era no pochi? Il Fondatore lo sapeva bene. Anche le numera rie ausiliarie su cui poteva contare lOpera non erano pi di una dozzina eppure, alle tre o quattro che stavano l ac canto, nella portineria di Villa Tevere, il Padre assicurava: Se voi, le prime dodici, mi sarete fedeli, potremo an dare dovunque: in Giappone, in Africa, in America, in Oceania, dovunque122. Non diversa era la situazione dei numerari e delle nu merarie italiani, che erano ancor meno123. Il Fondatore non era preoccupato per il numero, ma piuttosto della loro lotta per essere migliori e della loro generosa corri spondenza alla grazia ricevuta, che era copiosa. Infatti, il numero delle persone dellOpera sarebbe sempre stato esiguo e i mezzi materiali scarsi, ma il Padre, quando parlava alle sue figlie dellespansione nei cinque conti nenti, soggiungeva: Voi avrete pi grazia; quelle che verranno dopo, invece, avranno pi mezzi124. Per inciso, da registrare, senza naturalmente parlare di miracolo , una sorta di grazia che Dio concedeva ai primi: coloro che non conoscevano lo spagnolo capiva no quanto diceva il Padre. Dono parallelo a quello che aveva il Padre di capire le persone. Ci che mons. Luigi Tirelli riferisce sui primi tempi del Pensionato accadde anche ad altri in epoche diverse della vita del Fondatore: Ho ascoltato il Padre nel 1948 e 1949, quando an cora non conoscevo il castigliano, che ho imparato pi avanti, e mi meravigliavo di capire ci che diceva. Que sto fenomeno - sul quale ho riflettuto solo dopo un cer to tempo - si pu spiegare con la sua grande forza co municativa; si pu dire che parlava con tutta la sua persona. Era come un fuoco di Dio, aveva un autentico dono delle lingue perch, nonostante ignorassi il signi ficato delle parole, io riuscivo a comprendere tutto il suo discorso. Ho fatto la prova con altre persone, ma queste non
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riuscivo a capirle allo stesso modo. Il Signore, probabil mente, gli aveva concesso, oltre a una grande chiarezza mentale, il dono di farsi capire, a motivo del bene che produceva sulle anime 125. Nonostante il lavoro assorbente in cui era sempre im merso - redazione di documenti, governo dellOpera, corrispondenza, visite e altri impegni -, il Padre dedica va buona parte della giornata a parlare in privato con i suoi figli o con gli amici dei suoi figli. Talvolta, quando aveva bisogno di lasciar sedimentare le cose 126, per ti rare le fila delle riflessioni che stava facendo, usciva a fare un giro in macchina, accompagnato da don lvaro o da qualcuno del Pensionato. Talaltra, i fastidi provo cati dal diabete lo costringevano a letto. Allora appro fittava delle visite dei suoi figli per continuare a istruirli, cominciando magari col domandare: Quanti atti di amore di Dio hai fatto stamani?127; non attendeva la risposta, ma cos entrava subito in piena confidenza. Varie volte don Josemara aveva dichiarato di non vo lersi comportare come il leggendario Capitano Arana, che spediva i suoi marinai a compiere imprese rischiose mentre lui se ne rimaneva sempre in terraferma. Egli si assumeva di buon grado la laboriosa responsabilit di fare strada. Se bisognava aprire un nuovo centro, co minciava sempre col chiedere il permesso al Vescovo diocesano. Poi, non appena gli era possibile, si recava a visitare un santuario, o una chiesa dedicata alla Madon na, affidandole il lavoro da svolgere nella citt128. Il 3 gennaio 1948 si rec in pellegrinaggio al santua rio della Madonna di Loreto129; una settimana dopo part da Roma in auto, assieme a don lvaro, per visita re lUniversit Cattolica di Milano e svolgere altre in combenze. Incapparono in un tempo freddo, piovoso e in una fitta nebbia, che resero difficile il viaggio. Il gior no 11 pernottarono a Pisa e il 13 giunsero a Milano130. Bench per il momento il Padre non avesse intenzione di cominciare il lavoro a Milano, si rec con don lvaro
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dal Cardinale Schuster, per una visita di cortesia. Il col loquio, come raccont il Padre a quelli di Madrid, non sarebbe potuto essere pi cordiale: Roma, domenica 18 gennaio 1948. Ges mi protegga i miei figli. Carissimi, venerd in serata siamo ritornati da Mila no. Sono molto contento del viaggio. Il Cardinale Schu ster - dal quale ci siamo recati solo per presentare i no stri omaggi - ( ...) ci ha ricevuti con affetto e ha espresso il desiderio che apriamo un centro: Venite, ha detto, perch ho bisogno di voi per la cura delle anime che mi sono affidate...Voglio un vostro consiglio: se siete dello stesso parere, formalizzer per iscritto la richiesta per la residenza di M ilano131. Scrisse anche al Cardinale, ripetendogli ci che gli aveva gi detto di persona: che non aveva pensato di co minciare cos presto a Milano, ma la parola di Sua Eminenza , per questo peccatore, un ordine di Dio, che cercher di adempiere il pi presto possibile132. Reverendissimo Monsignore - gli rispose il Cardina le - non saprei rifiutare a Lei e allOpus Dei lingresso in Milano: Ostium magnum et adversarii multi... Per Dio non fa mai le cose a met 133. In queste frasi si condensano la preoccupazione e la speranza del Cardinale. Da una parte la penetrazione marxista e limminente pericolo che si instaurasse una dittatura comunista nel Paese. Dallaltra, la gioiosa im pressione che gli fece il Fondatore dellOpus Dei, nel quale vedeva, come disse una volta, una di quelle figu re che lo Spirito Santo promuove nella Chiesa e che la sciano unimpronta indelebile nella sua vita. Uomini che appaiono molto raramente nella storia della Chiesa 134.
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Il 16 giugno 1948 il Padre scriveva a Pedro Casciaro e gli diceva che due giorni dopo sarebbe partito per la Si
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cilia e la Calabria, essendo ormai scoccata lora di Dio , lora di un lavoro apostolico abbondante e fecon do135. Era pertanto costretto a modificare i suoi piani, cosa di cui informava il Consiglio Generale: Carissimi, una volta di pi ci chiaro che siamo a disposizione di Dio e non possiamo rispettare alla lette ra i nostri piani. LArcivescovo di Reggio Calabria, mons. Lanza, ci aspetta: dobbiamo andarci, perch un grande amico, in vista di tutto il lavoro che dovremo fa re nel sud dItalia. Il grande caldo che fa qui solo unavvisaglia di quello che troveremo in Calabria e in Sicilia: ma n questo, n ragioni pi o meno sociali in Spagna devono interrompere il nostro sforzo per am pliare qui il lavoro dellOpera. Pertanto - deciso - ar river a Madrid solo venerd 2 luglio136. Il Padre non era in buone condizioni di salute e preve deva di soffrire molto il caldo. Tuttavia era necessario che si mettesse in viaggio quanto prima, poich allini zio di luglio aveva impegni in Spagna. Lespansione nel nord dItalia era stata gi preparata dallincontro con il Cardinal Schuster. Ora egli pensava di aprirsi le porte del meridione facendo visita allArcivescovo di Reggio Calabria e al Cardinale Ruffini, di Palermo. Venerd 18 giugno il Padre e don lvaro celebrarono la Messa nel Pensionato alle quattro e un quarto del mattino. Alle cinque si misero in viaggio su una vecchia e malridotta Aprilia, passarono a prendere a Trastevere mons. Dionisi, intimo amico dellArcivescovo di Reggio Calabria, e proseguirono verso sud137. Davanti cerano Alberto Taboada, alla guida, e Luigi Tirelli. Sul sedile posteriore, con alcune borse e parte del bagaglio, erano seduti, molto stretti, i tre sacerdoti. Passata Napoli, il Padre cominci a sentirsi male e chiese di riposare un po dopo pranzo. Proseguirono poi per la strada litora nea. Linterno dellauto era un forno, la strada dissestata e dovettero attraversare alcuni ponti di barche. Nono stante le nuvole di polvere e gli scossoni causati dalle
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buche, il Padre cantava in continuazione, tanto che mons. Dionisi serb come ricordo di quel viaggio lim pressionante allegria del Fondatore. Alluna di notte si fermarono a dormire in una pensione di Scalea. Al mattino presto partirono per Paola, dove il Padre celebr la Messa nel santuario di S. Francesco. Era sa bato 19 giugno e, giunti in serata a Reggio, cenarono con lArcivescovo, mons. Lanza, al quale don Josemara parl con entusiasmo dellOpera. La domenica attraversarono sul traghetto lo stretto di Messina e arrivarono a Catania allora di cena. Il Padre era distrutto. Voleva fare a meno della cena ma, mentre stava ritirandosi per riposare, arriv in albergo il parro co della chiesa di Nostra Signora della Mercede, don Ricceri, al quale avevano dato appuntamento. Il Padre rinunci a coricarsi, scese a cenare e mantenne viva una allegra conversazione. Il mattino seguente, dopo aver celebrato la Messa nel la chiesa di don Ricceri, fecero colazione e il parroco, con le migliori intenzioni, invit gli ospiti a salire sul lEtna, senza rendersi conto che erano in viaggio da due giorni e che il Padre non stava bene. Li port nel luogo esatto in cui, nel 1886, il torrente di lava incandescente che minacciava Catania si era fermato dopo che lArci vescovo, il Cardinale Dusmet, vi aveva portato in pro cessione il velo di SantAgata, patrona della citt. Un ge sto di profonda fede di cui il Padre, in seguito, fece menzione pi di una volta. Il Padre parl delPOper a don Ricceri e del motivo apostolico del viaggio in Calabria e in Sicilia. La conver sazione prosegu durante il pranzo. Don Ricceri ascolta va il Padre con tanta ammirazione e con tale piacere che, trentanni dopo, se ne ricordava perfettamente: Colpito dalla bellezza di quella istituzione, pregai con insistenza il Padre affinch aprisse una residenza dellOpus Dei a Catania, dicendogli che io lavrei aiuta to in tutti i modi, dato che ero parroco di una parroc
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chia molto centrale ed ero anche assistente della Federa zione Universitari Cattolici Italiani. Il Padre mi rispondeva evasivamente, finch, di fronte alle mie insistenze, mi rispose: Se lei rimanesse a Cata nia, il suo aiuto mi sarebbe molto utile per aprire una Residenza. Ma lei se ne andr e dunque come potr aiu tarmi?. Io gli replicai che non aveva alcuna intenzione di al lontanarmi da Catania, ma egli, guardandomi negli oc chi con uno sguardo penetrante, soggiunse: Stia sicuro che fra qualche anno la faranno vescovo e dovr lascia re Catania. Presi queste parole come una battuta scherzosa, ma nel 1957 i fatti confermarono che le sue parole erano state profetiche 138. Fuori pioveva a dirotto. Il Padre non era in condizioni di proseguire per Palermo e far visita al Cardinale Ruffini. Dopo pranzo intrapresero il viaggio di ritorno. Mer coled 23 giugno erano di nuovo a Roma. * * * La seconda met del 1948 (dal 2 luglio al 30 dicembre) il Fondatore la trascorse in Spagna, dedicandosi princi palmente al lavoro di governo dellOpera, alla forma zione dei suoi figli e alle visite alle autorit ecclesiasti che. Poich era straordinariamente previdente e non lasciava nulla al caso, gi nel mese di febbraio avvisava i suo figli del Consiglio che era necessario pensare a or ganizzare il lavoro dellestate139. Egli pensava di svol gere a Molinoviejo diversi corsi di formazione, una Set timana di lavoro e riunioni con i sacerdoti, bench ci fossero ancora lavori in corso e mancasse la luce elettri ca. Pensando di fare anche un breve viaggio a Madrid, gli venne in mente il quadro delle lacrime di S. Pietro appeso nella sua stanza in via Diego de Leon. Nel qua dro, come simbolo del pentimento dellApostolo la not
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te in cui Ges fu catturato, era dipinto un gallo malri dotto e con le zampe corte. Quanto mi piacerebbe scrisse al direttore del Centro - trovare trasformata in gallo la pernice di S. Pietro che si trova in camera mia! Anche allApostolo non verrebbe male un ritocco...140. In marzo torn a ricordare a quelli del Consiglio le cose da curare per lestate, cio le persone e i lavori di ristrutturazione della casa: Sarebbe un peccato - siamo a marzo - che per giugno a Molinoviejo non ci fossero la luce elettrica e la piscina141. In luglio, quando il Padre arriv a Molinoviejo, nono stante limpegno di tutti per finire in tempo, cera anco ra un grande andirivieni di muratori, imbianchini e pit tori che stavano decorando loratorio della casa, ledicola, i corridoi e la sala da pranzo. Perci, qualche giorno dopo, egli riassumeva cos le sue impressioni a quelli di Roma: Molto lavoro, operai, polvere e deside rio che questa casa sia sistemata. A volte penso che mo rir tra i muratori142. Le persone delPAmministrazione si trovarono in una situazione difficile. La casa era piena di persone; forni ture e acquisti di qualsiasi oggetto o utensile non erano facili, essendo la casa isolata in piena campagna. Si la vorava alla luce dei lumi a petrolio, in attesa della linea elettrica. Alcuni lavori, come stirare i corporali e le to vaglie daltare, che venivano inamidati, richiedevano estrema attenzione, per evitare che sui lini bianchi ca desse la cenere fuoriuscita dai ferri da stiro, del vecchio tipo a carbonella. Daltra parte, le donne che si occupa vano della casa erano consapevoli che il loro lavoro, si lenzioso e discreto, apostolato degli apostolati, aveva una grande importanza per il cammino dellOpera. In fatti, nellestate del 1948 da l pass un gran numero di fedeli dellOpus Dei, per ricevere la formazione diretta-: mente dal Fondatore. \ Il Padre entrava con una certa frequenza nella zona delPAmministrazione per incoraggiare le sue figlie e ri*
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cordare loro lo spirito con cui dovevano affrontare le difficolt: la guerre comme la guerre143, diceva loro. Un giorno giunse allimprovviso e si trov in una zona di passaggio, dove il pavimento era bagnato e appicci coso. Allora, con energia, fece un gesto di riparazione che rivelava il suo dispiacere, per far loro vedere quanto fosse sgradito al Signore lavorare in un modo cos tra scurato144. I partecipanti ai corsi di Molinoviejo, che si sussegui rono per tutta lestate, ricevettero direttamente dal Pa dre lo spirito dellOpera nelle meditazioni in oratorio, oppure, seduti in cerchio allombra dei grandi platani allingresso della casa, nelle conversazioni o nelle tertulias che facevano seguito ai pasti. Il Padre, come mae stro e pedagogo, dava tutto se stesso. Imparavano da lui il sorriso con cui porgeva il saluto, le parole di affetto con cui rivolgeva un ordine, la delicatezza con cui face va le correzioni; se cera da fare un rimprovero, infatti, non si permetteva mai di ometterlo. Persino con i suoi silenzi e le sue assenze insegnava lordine, la laboriosit, la fedelt ai propri obblighi. Sapeva che i suoi figli era no attenti ai suoi gesti e alla sua persona. Cos, mentre spiegava la dottrina e la storia delle mi sericordie di Dio nei confronti dellOpus Dei, il Fonda tore insegnava ai suoi figli, in modo pratico, la santifica zione dei piccoli eventi di cui intessuta la vita quotidiana. Faceva loro scoprire manchevolezze e im perfezioni, li istruiva nellamore per le cose piccole e normali, di cui aveva scritto in Cammino: Fate tutto per amore. - Cos non ci sono cose picco le: tutto grande. - La perseveranza nelle piccole cose, per Amore, eroismo145? Finalmente fu possibile allacciarsi alla rete elettrica ma, nonostante la gioia e lentusiasmo con cui venne ac colta la luce elettrica, le lampade a petrolio continuaro no a servire, perch le interruzioni di corrente erano fre quenti. Anche i muratori terminarono il lavoro. Quel
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giorno il Padre non era a Molinoviejo e arriv la sera. Per fargli cosa gradita controllarono e ricontrollarono ogni angolo: tutto era perfetto, ordinato e splendente. Purtroppo, poco prima dellarrivo del Padre manc la corrente. Ciononostante, egli volle dare unocchiata a lume di candela, per rendersi conto di come erano venu ti i lavori. Chi lo accompagnava nel tragitto per la casa aveva la segreta speranza che trovasse tutto a posto. Ma ecco la sua testimonianza: Ebbene, alla luce di una candela, di sera, dopo aver gettato un rapido sguardo il Padre mi indic, e io mi se gnai, pi di sessanta particolari che bisognava sistema re 146. Si vede dunque che ci che aveva scritto anni pri ma era fondato sul suo personale comportamento: Hai sbagliato il cammino se disprezzi le cose pic cole147. Il Fondatore aveva stabilito la consuetudine che se qualcuno della casa scopriva un guasto di una certa en tit, che non era in grado di sistemare, doveva fare una nota di riparazione; se notava problemi di minore entit e alla sua portata, provvedeva invece personalmente alla riparazione. A Molinoviejo lincaricato dei lavori nelle state del 1948 era Fernando Delapuente. Anche le don ne dellAmministrazione annotavano le riparazioni o i lavori da fare nella loro zona. Per indicazione del Padre, le note finivano sul tavolo di lavoro di Fernando, che spesso si trovava con una pila di foglietti pi volumino sa del Don Chisciotte. Il Padre si divert per il paragone - racconta Encarnita - e ci disse di proseguire a sforna re letteratura 149,. Diverse centinaia di fedeli dellOpera parteciparono ai corsi di formazione dellestate del 1948. Quei giovani erano la promessa e la speranza del Fondatore. A Mo linoviejo - scrisse a quelli di Roma - lambiente cambia rapidamente: ora c gente di quattro o cinque (oggi di cinque) Paesi; lanno prossimo sar una Babele piena di unit149.
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Le sue permanenze a Molinoviejo erano interrotte da lunghi viaggi al nord e al sud della Spagna, in Galizia e in Portogallo. Ancora pi di frequente andava a M a drid. E spesso, di sabato, con in macchina una cesta pie na di panini, si recava a La Granja, dove, in un campo militare per universitari, cerano parecchi suoi figli. A queste attivit bisogna aggiungere le due Settimane di Lavoro, che si svolsero per gli uomini dal 24 al 30 agosto, a Molinoviejo, per le donne in ottobre, a Los Rosales150. * * Per il Capodanno del 1949 il Padre era di ritorno a Ro ma e il 6 gennaio, celebrando la M essa dellEpifania per i suoi figli italiani nel piccolo oratorio del Pensio nato, prima della Comunione parl loro della necessit di una piena dedizione e dei viaggi per diffondere lapo stolato in altre citt italiane151. Quella mattina stessa, quasi a dimostrare che i suoi suggerimenti non erano solo parole, il Padre si riun con alcuni dei suoi figli don lvaro, Salvador Moret, Francesco Angelicchio e Luigi Tirelli - per esaminare la questione. Poi prese un foglio di carta e scrisse: 1. Visione soprannaturale: a) tutti: pi orazione, qualche mortificazione speciale, b) la Madonna: imma gini della Vergine, c) seguire la solita traccia152. Lo scopo era che non si dimenticassero, prima di ini ziare il viaggio, su che terreno si muovevano, quali fini perseguivano e i mezzi appropriati. Continu a scrive re alcune indicazioni sul programma apostolico dei viaggi: visita al Vescovo, incontri con giovani e sacer doti, note da redigere dopo ogni viaggio, elenco di amici e conoscenti, lettere agli amici e, infine, il pre ventivo di spesa153. Le persone dellOpera scrissero e parlarono ai loro amici per avere indirizzi di conoscenti e si misero a fare
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il giro delle citt universitarie italiane. Il primo viaggio fu a Bari, il 13 febbraio 1949. La domenica successiva si cominci al Nord, e don lvaro and con quelli che si recavano a Milano e a Torino; domenica 27 febbraio, insieme a Salvador Canals e a Luigi Tirelli, si rec a Pa lermo e a Catania. Cos, in gruppi di due o tre, ogni set timana oppure ogni quindici giorni, si recavano ad am pliare gradualmente la loro cerchia di amicizie a Bari, Napoli, Milano, Torino, Bologna, Padova, Pisa, Geno va, Palermo e Catania154. L11 febbraio, prima che cominciassero i viaggi, don Josemaria si era dovuto recare in Spagna e rientr a Roma il 23 aprile. Nel periodo intercorso furono fatti cinque o sei viaggi. Il Padre riceveva le notizie dei viag gi apostolici in tutta Italia e da Madrid accompagnava i suoi figli non solo con limmaginazione e con laffet to, ma anche con il suo lavoro e la sua orazione. Nelle tertulias in via Diego de Leon raccontava agli alunni del Centro di Studi progetti ed episodi dellapostolato nelle diverse citt italiane. Come si era fatto anni pri ma da Madrid, il sabato pomeriggio partivano in treno da Roma per Genova, Bari, Palermo o Bologna e la domenica parlavano con gli amici o impartivano lezio ni di formazione, per poi prendere alla sera il treno del ritorno155. Dopo due anni al Pensionato, il Fondatore si trov non gi ad aver bisogno in Italia solo di un edificio per la sede centrale dellOpus Dei a Roma, ma di molti Cen tri, e cio le sedi del Consiglio, dellAssessorato e del Collegio Romano, due Centri di Studi, una casa di ritiri a Castelgandolfo e quattro Centri strategicamente di stribuiti per la Penisola per seguire le citt vicine, dove ci si recava il fine settimana. LOpera marciava al passo di Dio ed era un passo ve loce. Per non perdere il ritmo, il Padre fece una racco mandazione a don lvaro: Pensare con calma e agire rapidamente156.
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4 .1 primi soprannumerari
Un passo indietro. La sera delll l gennaio 1948 il Pa dre e don lvaro, come gi stato narrato, erano dun que partiti da Roma in auto, con Ignacio Sallent al vo lante, diretti a Milano. Quando avevano lasciato Roma in quella mattina invernale, il tempo era cattivo e i pae saggi, per la pioggia, si dissolvevano in varie tonalit di grigio. Erano giunti il 13 a Milano, dove per la prima volta avevano fatto visita al Cardinal Schuster. Nel viag gio di ritorno a Roma, il Padre, fino ad allora raccolto e concentrato in Dio, esclam ad alta voce: Ci stan n o!157. Affermazione che suonava come una risposta a qualcosa cui stava riflettendo. Qualcosa di importante, tanto da fargli pronunciare una sorta di eureka, lan nuncio di una scoperta. Ma chi ci stava e dove? Don Josemara stava lavorando a unidea importante: il modo di far entrare nellOpus Dei uomini e donne chiamati da Dio alla santit nel matrimonio. A Madrid aveva diretto spiritualmente molte persone sposate. Il Fondatore aveva mostrato loro la bellezza di aspirare alla santit senza dover abbandonare la loro condizione sociale, la famiglia o la professione158. Alcuni degli stu denti che avevano abitato nelle residenze di via Ferraz o di via Jenner, si erano molto sorpresi nelludire don Jo semara parlare loro con sicurezza di vocazione matri moniale: era una cosa fino ad allora inaudita, perch si era soliti far coincidere la chiamata alla santit con la vocazione al sacerdozio e, in particolare, con la vocazio ne religiosa159. Questa sorpresa, che si ripeteva spesso nei colloqui del sacerdote con persone giovani, descrit ta in Cammino: Ridi perch ti dico che hai vocazione matrimonia le? - Ebbene, lhai: proprio cos, vocazione160. Uomini e donne, sposati e vedovi, attendevano linvi to a entrare formalmente nellOpus Dei. Seguivano gi un piano di vita, alcune norme ascetiche e di piet, rice
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vevano i consigli e gli orientamenti del sacerdote, ma speravano che ladesione allo spirito dellOpera diven tasse un impegno spirituale profondo e in qualche modo formalizzato. Il Fondatore non poteva defraudare que ste persone, che desideravano fare parte dellOpera a pieno titolo161. Era giunta lora e il Fondatore sentiva una spinta inte riore ad accogliere nellOpus Dei coloro che, avendo udito questa specifica chiamata di Dio, avevano riposto in lui le loro speranze. La convinzione e la speranza di poterlo fare divennero pi intense alla fine del 1947 e nelle prime settimane del 1948. In Spagna, aveva affida to alcune persone, di cui egli era il direttore spirituale, ad Amadeo de Fuenmayor, incaricandolo di continuare a dare loro lezioni di formazione. Tra questi cerano tre giovani professionisti - Toms Alvira, Victor Garca Hoz e Mariano Navarro Rubio - gi ammessi di fatto nellOpus Dei e in attesa di potervi entrare di diritto162. Amadeo aveva preparato per loro un piano di formazio ne, che sottopose al Padre per approvazione. Al Padre sembr piuttosto debole e poco esigente, molto al di sotto dellobiettivo di santit radicale che essi dovevano proporsi. Poco prima del Natale del 1947 gli scriveva queste espressioni eloquenti: Per Amadeo. Ho letto le note per i Soprannumerari. (...) La prossima settimana ti rispedir gli appunti con qualche indicazione specifica; comunque, ti anticipo che non possiamo perdere di vista che non si tratta della iscri zione di alcune persone a una certa associazione (...). E una grande grazia di Dio essere Soprannumerario!163. In definitiva, la chiamata allOpus Dei delle persone sposate identica a quella dei celibi, la stessa di quella dei numerari e delle numerarie, poich nellOpera non esistono diversi gradi di dedizione a Dio: NellOpera, lo sappiamo, non c che una sola voca zione per tutti e, perci, ce n un solo tipo. I diversi no mi con cui indichiamo i membri della nostra Famiglia
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soprannaturale servono solo per spiegare fino a che punto essi, a seconda delle circostanze personali, posso no impegnarsi nel servizio delle anime come figli di Dio nellOpus Dei, dedicandosi a determinate mansioni apo stoliche o di formazione, anche se la vocazione di tutti una sola e sempre la stessa164. Per il Capodanno 1948 il Padre fece gli auguri ai tre che sarebbero stati i primi membri soprannumerari del lOpus Dei, col vivo presentimento che era ormai immi nente il dischiudersi dellopera di S. Gabriele, cio lapo stolato con persone sposate, che era compreso in ci che aveva visto il 2 ottobre 1928: Roma, 1 gennaio 1948. Per Toms, Victor e Mariano. Ges mi protegga questi figli! Miei carissimi tre, mi impossibile ora scrivervi sin golarmente, ma vi invio la prima lettera che mi esce dal la penna nellanno 1948. Prego davvero per voi. Siete il seme di migliaia e migliaia di vostri fratelli, che arrive ranno prima di quanto ci aspettiamo. Quanto bisogna lavorare, e bene, per il Regno di Cri sto!165. Il Fondatore provava una gioiosa impazienza, che lo faceva fremere nellanimo e si trasmetteva alla sua penna: Vi anticipo soltanto - scrisse a Madrid - che si sta spalancando per lOpera un panorama apostolico im menso, proprio quello che io ho visto nel 1928. Che gioia poter fare tanto per il servizio della Chiesa e delle anime!166. Approfitter di questi giorni a Roma - annunciava a quelli del Consiglio - per lavorare su tutto ci che si ri ferisce ai Soprannumerari: quanto ampio e profondo il campo di azione che abbiamo davanti!... E necessario che siamo santi167. * *
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Per comprendere tutto questo problema, conviene ritor nare brevemente allinizio. Il 2 ottobre 1928 il Fondato re aveva visto una moltitudine innumerevole di persone di ogni condizione sociale, et, professione e stato, raz za e nazione che, accogliendo li messaggio della chiama ta universale alla santit, si sarebbero dedicate al servi zio della Chiesa e delle anime senza abbandonare le circostanze familiari e professionali nelle quali li aveva raggiunti la vocazione divina. Se il Fondatore ripensava alla storia dellOpera e delle misericordie di Dio nei ventanni trascorsi, nei quali aveva navigato tra gli sco gli per aprire nuove strade teologiche, apostoliche, asce tiche, pastorali e giuridiche, per ognuna poteva enume rare tutti gli ostacoli e le incomprensioni che gli si erano presentati, ma certamente ci che gli aveva creato mag giori difficolt era stato litinerario giuridico. Dallap provazione dellOpus Dei come Pia Unione, nel 1941, fino alla sua configurazione come Istituto Secolare di di ritto pontificio, don Josemaria si era dovuto adattare al la veste giuridica che il momento storico gli offriva, e accettare soluzioni temporanee nellattesa che la Provvi denza lo conducesse al porto agognato. Ora, nel 1948, poteva finalmente raggiungere lo sviluppo apostolico atteso per tanti anni; per questo, in gennaio, si era la sciato andare a esclamare Ci stanno!, e per questo le sue lettere successive sono colme di esultanza. Nel 1947, con il Decretum laudis, lOpus Dei -era di ventato un Istituto Secolare di diritto pontificio ed era stato riconosciuto come un cammino di santit e di apo stolato in mezzo al mondo, dove i suoi fedeli esercitano il proprio lavoro professionale. Al tempo stesso ne era stato approvato il Diritto particolare, che prevede la presenza di persone sposate, anche se il loro rapporto con lOpera appare solamente come unadesione spirituale, giuridica mente non formalizzata. Costoro, dicono i testi, cercano di vivere lo spirito e gli apostolati dellistituzione, senza incorporarsi a essa mediante un vincolo giuridico 168.
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Ma il Fondatore cercava proprio la possibilit di vin colare queste persone con la stessa lex che governava gli Istituti Secolari, cio la Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia. In essa non si diceva nulla in proposito, ma don Josem aria, meditando e studiando, intravide una via duscita, poich il testo della Costituzione Apo stolica sembrava ammettere la possibilit che ci fossero diverse classi di soci. Vi si affermava, per esempio, che alcuni desiderano ascriversi agli Istituti Secolari come membri nel senso pi stretto della parola 169; quindi potevano esserci membri in senso lato. Non era questo, naturalmente, ci che il Fondatore voleva come soluzio ne ultima, ma almeno si trattava di un passo avanti. Quindi i soprannumerari ci stavano. Il Fondatore si mosse rapidamente. Il 2 febbraio pre sent a Sua Santit Pio XII listanza di approvazione di uno statuto integrativo delle Costituzioni del 1947, per ottenere il riconoscimento esplicito della possibilit che entrassero nellOpus Dei persone sposate o celibi e nu bili, di qualsiasi condizione e mestiere170. Il mese succes sivo, con rescritto del 18 marzo 1948, la Santa Sede ap prov lo statuto171. Il Fondatore riprese allora in mano la Istruzione per lopera di S. Gabriele, che aveva cominciato a scrivere nel maggio 1935 nella Residenza di via Ferraz. Le idee e i sentimenti che ora gli trascorrevano per la mente erano leco della prima pagina del documento: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e di Santa Maria. Parvus fons, qui crevit in fluvium..., et in aquas plurimas redundavit. La piccola fonte cresciuta fino a di ventare un grande fiume..., e di acque abbondanti {Ester 10,6). Carissimi, se lOpus Dei ha aperto tutti i cammini di vini della terra per tutti gli uomini - perch ha fatto ve dere che ogni lavoro onesto pu essere occasione di in contro con Dio, trasformando cos il lavoro umano in
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lavoro divino -, vi posso pure assicurare che il Signore, mediante il lavoro di S. Gabriele, chiama con chiamata vocazionale una moltitudine di uomini e di donne a ser vire la Chiesa e le anime in ogni angolo del mondo. Qualcuno potrebbe pensare che la nostra Famiglia so prannaturale - e specialmente lopera di S. Gabriele sia come un novum brachium saeculare Ecclesiae, un nuovo braccio secolare, forte e agile, per servire la Chie sa. Chi pensasse cos si sbaglierebbe, perch siamo mol to di pi: siamo una parte della Chiesa stessa, del Popo lo di Dio che, consapevole della divina vocazione alla santit con la quale il Signore ha voluto arricchire tutti i suoi figli, cerca di essere fedele a questa chiamata, cia scuno nel proprio stato e circostanze di vita172. I cammini divini della terra si erano dunque aperti il 2 ottobre 1928, con la fondazione dellOpus Dei. Ne ave va gi trattato in una Istruzione del 1941: Non dimenticate che possono venire nellOpus Dei sia i dotti e i sapienti, sia gli ignoranti (...). Perci, come una esigenza del nostro amore per la Santa Chiesa e per lOpera, dobbiamo sviluppare la vita interiore con le ca ratteristiche del nostro spirito anche nei bambini e negli adolescenti, negli studenti e nei professori, negli operai, negli impiegati e nei dirigenti di azienda, nei vecchi e nei giovani, nei ricchi e nei poveri: uomini e donne, perch di fatto ci stanno tutti. La soluzione giuridica verr in seguito173. La soluzione giuridica arriv pochi anni dopo e fu davvero possibile accogliere nellOpus Dei innumerevoli persone di ogni professione, et e situazione sociale, gli uomini e le donne che popolano il mondo174. La solu zione arriv non perch esistesse una normativa appro priata per configurare giuridicamente la radicale voca zione delle persone sposate, ma perch il Fondatore pot ricorrere a una interpretazione estensiva del testo di legge175, confermando ancora una volta quanto aveva scritto nel 1934: LOpera di Dio viene a compiere la
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Volont di Dio. Pertanto abbiate una profonda convin zione che il Cielo impegnato perch si compia176. Nei quadri sinottici sullOpera, i suoi fini e apostolati, compilati agli inizi della fondazione, prima del 1931, appariva gi lesuberante fecondit apostolica sognata da don Josemaria. Il suo anelito di rivitalizzare cristia namente la societ mediante unimmensa catechesi, at traverso il lavoro professionale e le attivit del cittadi no177, per instaurare il regno di Cristo nei cuori, trov risposta nellopera di S. Gabriele. Nella prima riga dei quadri sinottici si legge: Cristo regni, in modo effettivo, nella societ: Regna re Christum volumus 178. Nell "Istruzione per lopera di S. Gabriele, il Fondatore scrisse: lopera di S. Gabriele parte integrante dellOpus Dei, un grande apostolato di diffusione capillare che ab braccia tutta lattivit umana - dottrina, vita interiore, lavoro - e influisce sulla vita individuale e su quella col lettiva in ogni loro aspetto: familiare, professionale, so ciale, economico, politico, ecc. Vedo questa numerosa schiera, di donne e uomini scelti, in azione: imprenditori e operai; menti preclare delluniversit, insigni ricercatori, minatori e contadini; aristocrazia - del sangue, dellesercito, delleconomia, delle lettere - e popolo, con la sua mentalit pi rudi mentale: ciascuno consapevole di essere stato scelto da Dio per raggiungere la santit in mezzo al mondo, pro prio nel posto che occupa nel mondo, con una vita di piet solida e illuminata, compiendo lietamente il dove re di ogni momento, anche se costa179. Visto che era ormai possibile organizzare formalmen te lapostolato dellopera di S. Gabriele, il Fondatore in vit un buon gruppo di professionisti a un ritiro spiri tuale che avrebbe predicato a Molinoviejo dal 25 al 30 settembre 1948. Dei quindici partecipanti, alcuni face vano direzione spirituale con don Josemaria, gli altri gli
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erano noti da pi o meno tempo. Da costoro venne il nucleo iniziale dei fedeli soprannumerari dellOpera. I primi tre, gi citati, e cio Toms Alvira, Victor Garda Hoz e Mariano Navarro Rubio, che non erano potuti entrare prima nellOpera per mancanza di una base nor mativa, lo fecero il 21 ottobre del 1948180.

5. Lapprovazione definitiva dellOpus Dei (1950)


Tutte le attivit apostoliche dellOpus Dei si erano moltiplicate negli ultimi anni. Aumentava il numero dei fedeli dellOpera e quello dei sacerdoti numerari; au mentavano i Centri di Studi, le Residenze universitarie e le case di ritiri, che cominciavano a sorgere anche fuori dalla Spagna. Nel 1950 i Centri dellOpus Dei in Spa gna erano circa cento e altri ve nerano in Portogallo, Italia, Inghilterra, Francia, Stati Uniti, M essico...181. Il Papa seguiva lo sviluppo dellOpera attraverso i suoi collaboratori pi vicini. Nella terza udienza che gli concesse Pio XII, il 28 gennaio 1949, il Fondatore gli parl della diffusione dellOpus Dei e gli regal una scelta di pubblicazioni di fedeli dellOpera. Erano libri e articoli scientifici dei pi svariati settori del sapere182. Il Fondatore, nella sua umilt, sapeva di essere gi Pa dre di un popolo che si moltiplicava e si estendeva in tutti i continenti. Se ne rendevano conto anche i suoi fi gli, nei quali cresceva la comprensione del significato storico della figura del Fondatore. Don Josemaria contemplava la generosit del Signore, che colmava di doni lOpus Dei. In particolare lo ringra ziava per le tante persone che in tanti Paesi e citt trova vano la propria strada nellOpera. In Italia - scriveva ai suoi figli del Messico - la no stra famiglia aumenta in modo prodigioso. E meravi gliosa lazione della grazia di Dio. Mi aspetto in Mes sico fecondit e rapidit ancora maggiori. Si prega
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molto per voi e lorazione onnipotente. Quanto vi in vidio, perch per primi avete messo piede in quella ter ra benedetta! (...) Jos Luis (Muzquiz) parte gioved prossimo per New York. Mi immagino limpazienza e la gioia di Jos Maria Barredo. Da ogni parte giungono buone notizie e da ogni parte arrivano lettere piene di meraviglia. Si no ta lazione del Signore183. Lanno 1949 trascorreva pieno di lavoro e di viaggi apostolici e vedeva arrivare una vera marea di nuovi nu merari e soprannumerari. Lapprovazione della Santa Sede e il regime universale del quale lOpus Dei venne dotato con il Decretum laudis del 1947, ne facilitarono la crescita e lespansione in altri Paesi. Eppure, lappro vazione pontificia e la buona accoglienza tributata a Roma al Fondatore, invece di mettere a tacere le insi nuazioni, ebbero il risultato di attivare anche in Italia la opposizione dei buoni. Man mano che lOpus Dei otte neva nuove approvazioni ecclesiastiche, la campagna denigratoria, invece di calmarsi, prendeva nuovo vigore. Eminenti personaggi della Curia romana, persone di grande esperienza, consigliarono don Josemara di tene re un basso profilo finch fosse passata la burrasca, mettendo in pratica un saggio proverbio: Bisogna fare il morto per non essere ammazzato 184. Evidentemente essi ignoravano che non si trattava di una burrasca pas seggera. Prometteva di durare a lungo. LOpera contava gi ventanni di esistenza e altrettan ti di incomprensioni. Nel 1949 il Fondatore si sfogava cos con i suoi figli: Dalla fine del 1947, proprio quando stavamo pen sando che sarebbero cessate, sono spuntate altre calun nie gravi, continue, organizzate. Calunnie poi rilanciate - era quello che si proponeva chi le ha propalate - dai Tiri e dai Troiani. Quanto volte ho sentito dire, pi o meno, ecce somniator venti! Ecco che viene il sognato re: neutralizziamolo, eliminiamolo185.
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Ed ecco la spiegazione: Intanto lapostolato delPOpus Dei si intensifica e si diffonde fino a diventare (quante volte ve lho detto!), un mare senza sponde, una realt meravigliosa, universale (...). Il Signore ci ha benedetti con tanti frutti di santit e di apostolato, che hanno indotto qualcuno a considerare la nostra vita di donazione a Dio come un affronto per loro, anche se contro di noi non hanno potuto provare alcuna accusa: perch erano solo pettegolezzi messi in gi ro dai buoni e rilanciati poi dagli sciocchi. Questi attacchi crudeli e queste stupide calunnie, che non sono mai cessati da diversi anni a questa parte, crollano a terra da soli, sotto il proprio peso, perch so no polvere e fango sollevati e scagliati da persone che sembrano abbandonate a se stesse da Dio. Questi fatti mi riempiono di profonda gioia e di gran de serenit perch, come vi ho detto altre volte, le cam pagne di calunnie contro lOpera non fanno altro che confermare che stiamo lavorando con efficacia al servi zio della Chiesa, come strumenti di unit, di compren sione, di convivenza tra gli uomini, e che ci sforziamo di difendere la pace e la gioia a vantaggio di tutti186. Egli scriveva queste frasi nel dicembre 1949, ragio nando ad alta voce con i suoi figli. Infatti, scriveva espli citamente: In questa lettera, figlie e figli miei, mi pro pongo di spiegarvi perch stiamo preparando lapprovazione definitiva dellOpera187. Una diceria che circolava in quel periodo era che lOpus Dei aveva ricevuto unapprovazione pontificia di carattere provvisorio e che non avrebbe ottenuto quella definitiva188. Il Fondatore soppes con estrema pruden za i pr e contro della decisione di percorrere lultima tappa delliter giuridico. Quali vantaggi si attendeva dallapprovazione definitiva? Lapprovazione definitiva, figlie e figli miei, ci dar una nuova stabilit, unarma di difesa, faciliter la no stra attivit apostolica; verranno riaffermati i princpi
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fondamentali dellOpera: la secolarit, la santificazione del lavoro, il fatto che siamo comuni cittadini e soprat tutto, sul versante pi spirituale, la nostra convinzione di essere figli di D io189. Ma tutto a questo mondo ha il suo prezzo o il suo ri schio: in questo caso, dover passare per le strettoie di una nuova procedura e far riesaminare tutti i documenti costituzionali dellOpus Dei dai consultori, che non sempre ave vano le idee chiare sulla secolarit. Questo avrebbe obbli gato don Josemaria a fare concessioni, per adeguarsi alla canonistica vigente: Imposteranno lesame come hanno fatto per il Decretum laudis: altrimenti non passiamo190. Si ritornava al nocciolo della questione. Come armoniz zare i due opposti orientamenti presenti nella lex degli Isti tuti Secolari: quello della genuina secolarit e quello mo dellato sullo spirito della vita religiosa? Fin dallinizio cera stato uno slittamento degli Istituti secolari verso la vita reli giosa. Questa tendenza aument con il passare del tempo, il che spiega lallarme del Fondatore e la sua tenacia nel di fendere il carisma fondazionale. Non era disposto a dilapi dare uneredit, lo spirito dellOpus Dei, ricevuta direttamente da Dio. Non poteva cedere su niente che potesse compromettere irrimediabilmente la sostanza dello spirito, perch non gli apparteneva. La linea da seguire per rag giungere un compromesso con la Curia e ottenere lappro vazione definitiva era ben chiara nella sua mente: Senza mancare alla verit - scriveva ai suoi figli con la Curia romana dobbiamo comportarci in questo modo: obbedire sempre, ma affermare lo spirito dellO pera, per difenderlo; concedere senza cedere, con lin tenzione di ricuperare. Ci dobbiamo comportare cos, perch ci siamo accorti fin dallinizio che la Provida Mater Ecclesia non adatta per il nostro cammino, ma cercheremo, con le nostre poche forze e per una ragione di lealt, che sia applicata alle diverse istituzioni senza deformarla. In seguito verr il momento di chiarire tas sativamente la nostra realt191.
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Presa la decisione di chiedere e ottenere lapprovazio ne definitiva, li l febbraio 1950, tre anni dopo il Decretum laudis, il Fondatore present alla Santa Sede, insie me al Diritto particolare, una relazione sullo stato e lo sviluppo dellOpus Dei. La richiesta era avallata da cen todieci lettere commendatizie di Vescovi di varie nazio ni, fra cui dodici Cardinali e ventisei Arcivescovi192. Do po un attento e minuzioso esame dei documenti, la Commissione competente della Sacra Congregzione dei Religiosi diede allunanimit parere favorevoly al lapprovazione. Questo parere pass poi al Congresso Plenario del 1 aprile, presieduto dal Cardinale Lavora no, che lo ratific. Tuttavia, per quanto concerne il Di ritto particolare, il cui articolato era stato ampliato, fu chiesto al Fondatore di presentarsi personalmente al Congresso per fornire chiarimenti, data la novit della figura giuridica degli Istituti Secolari193. probabile che il richiamo alla novit avesse in sottofondo le vecchie incomprensioni. Lapprovazione rimase dunque in so speso e rinviata in vista di un ulteriore esame.
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Pochi giorni prima ci fu un anniversario che ebbe uneco silenziosa nellanimo del Fondatore. Il 28 marzo era il 25 anniversario della sua ordinazione sacerdota le. Volendo celebrare nelPintimit questa festa di fami glia, egli scrisse a tutti i suoi figli: Roma, 8 marzo 1950. Ges mi protegga i miei figli. Carissimi, si avvicina la data della mie nozze dargento sacerdotali. Desidero trascorrerla in silenzio, senza chiasso. Perci, se volete dare una gioia a questo povero peccatore, vi sar grato se soprattutto quel giorno chie derete al Signore, attraverso il Cuore Immacolato di sua Madre, che mi aiuti a essere buono e fedele. Se poi riu scirete a ottenere, dalle vostre famiglie di origine o da
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qualche amico, unelemosina, piccola o grande, per le nostre case di Roma, la mia gioia sar completa. La benedizione di vostro Padre M ariano194. Dovevano stare davvero molto male quanto a denaro, se il Fondatore era costretto a mendicare per lettera une lemosina dai propri figli. Comunque, la data fu festeg giata in modo splendido. In oratorio cera unaria di fe sta. La bellezza dei fiori disposti sullaltare, la dignit dei paramenti di cui il Padre si rivest, e il calice, predisposto per loccasione, dimostravano laffetto delle sue figlie e dei suoi figli. Egli pass lunghe ore in tertulia con tutti quelli che stavano a Roma, riuniti a Villa Tevere per far gli gli auguri. Pi tardi stette a lungo con le sue figlie. Gli si affollavano alla mente i ricordi. Suo padre era morto nel 1924, quattro mesi prima dellordinazione del figlio, e non aveva avuto la gioia di assistervi. Della sua prima Messa, celebrata il 30 marzo nella Santa Cappella del Pilar, aveva ricordi agrodolci, per la dolente presenza di sua madre, che aveva assistito in lutto alla Messa in suf fragio del marito. Poi, la precipitosa partenza per Perdiguera... Nonostante tutto, disse alle sue figlie, era un an niversario felice, anche perch privo dei contraccolpi o delle contrariet che, nella sua vita di sacerdote, non gli erano mai mancati, proprio nei giorni di festa195. In realt, la giornata era stata un brevissimo intervallo di pace e di gioia, perch il Padre stava preparandosi a un duro sacrificio, paragonabile ai due momenti angosciosi del passato in cui aveva subito la prova crudele: dover ac cettare di rinunciare allOpera, lacerandosi lanima. La prima volta durante gli esercizi spirituali dai Redentoristi di via Manuel Silvela, a Madrid, nel giugno 1933; la se conda a La Granja, in una giornata triste e piovosa del set tembre 1941, mentre celebrava la Messa nella Collegiata. Il 28 marzo 1950, giorno delle nozze dargento sacer dotali, era stato per don Josemaria un giorno felice, senza nubi 196. Ma i suoi figli non sapevano che era sul
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punto di lasciarli. Si attendeva di giorno in giorno che il Congresso plenario della Curia si riunisse e sancisse lapprovazione definitiva dellOpus Dei. Il Fondatore pensava che sarebbe stato il momento propizio per la sciare che lOpus Dei procedesse per la sua strada affi dato esclusivamente a Dio. Il sacrificio richiestogli non era, certamente, altrettanto duro quanto le prove crude li, poich era sicuro che il Signore avrebbe portato avan ti la Sua Opera; ma non per questo era meno doloroso, dato che se lo stava proponendo da molti mesi, come raccont in seguito egli stesso: Ero deciso - e quanto mi costava! - a lasciare lOpus Dei, pensando che avrebbe ormai potuto camminare da solo, per dedicarmi esclusivamente a creare unaltra as sociazione, destinata ai miei fratelli sacerdoti diocesani. Avevo sempre avuto a cuore i sacerdoti secolari, ai quali ho dedicato tanto tempo, sin da prima di arrivare al presbiterato, quando fui nominato Superiore del Se minario di S. Carlo a Saragozza; e ho dedicato molte ore a confessarli e a visitarli in tante scorribande apo stoliche in Spagna, finch sono venuto a Roma. Negli anni 1948 e 1949 la preoccupazione per loro mi martel lava nel cuore con grande insistenza197. Questo suo amore era stato scandito dalle notti pas sate in preghiera nella chiesa di S. Carlo parlando, da solo con Ges, del cammino interiore dei seminaristi che il Cardinale Soldevila gli aveva affidato nominando lo Superiore; dai tentativi di portare con s a fare apo stolato i sacerdoti ospiti della residenza di via Larra; dallimpegno per reinserire nellovile, dopo essere anda to a cercarle, alcune pecore sviate. E come dimenticare il sacrificio della signora Dolores, alle cui preghiere aveva affidato il lavoro con i sacerdoti diocesani e che era morta a Madrid mentre egli, a Lerida, teneva loro un corso di esercizi spirituali? La notizia della sua morte gli era giunta proprio mentre finiva di parlare loro del ruo lo indispensabile che svolge la madre di ogni sacerdote.
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Quanta solitudine e amarezza aveva visto nelle anime di molti sacerdoti! Una volta ne era andato a cercare uno, durante gli esercizi, vincendone la ritrosia, e aveva scoperto limmensa solitudine in cui si trovava per una terribile calunnia che gli si era abbattuta addosso. E i nostri confratelli che le stanno vicino - gli aveva chiesto don Josemaria - non le fanno compagnia?. Mi faccio compagnia da solo , gli aveva risposto198. Don Jose maria si era commosso e gli aveva baciato le mani, per ch sapesse che non sarebbe pi stato solo con se stesso. Ben pochi conoscevano la decisione del Fondatore di lasciare lOpera per amore dei sacerdoti: soltanto don lvaro, i fratelli Carmen e Santiago, i membri del Con siglio Generale e pochi altri. Quando il Padre lo comu nic a Nisa e a Encarnita, chiedendo loro di pregare e di tacere, questultima dice che rimasero paralizzate dalla notizia 199. Quattro giorni dopo lanniversario della sua ordina zione sacerdotale, nonostante gli avessero assicurato che lapprovazione dellOpera da parte del Congresso Plenario del 1 aprile era scontata, il Fondatore ricevette invece linattesa notizia del rinvio. Il dilata comportava la possibilit di una lunga attesa. Per abbreviarla e anche a scarico della propria co scienza, il 3 maggio 1950 il Fondatore chiese per iscritto alla Sacra Congregazione dei Religiosi quali osservazio ni fossero state fatte al Diritto particolare dellOpus Dei in seno alla Commissione. Ottenuta risposta, si mise a rivedere alcuni articoli. Il ritardo fu provvidenziale, per ch uno dei grandi beni ottenuti grazie a quel ritardo disse il Fondatore - fu la soluzione giuridica per i nostri sacerdoti Aggregati e Soprannumerari200. Provvidenzialmente, non fu dunque necessario che, con grande dolore suo e di tutti i membri, lasciasse lOpus Dei, come era pronto a fare: M a Dio non volle e mi liber, con la sua mano mise ricordiosa e affettuosa di Padre, dal grande sacrificio,
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che mi accingevo a fare, di lasciare lOpus Dei. Avevo informato ufficiosamente la Santa Sede della mia inten zione, come sapete, ma poi vidi con chiarezza che non cera bisogno di una nuova fondazione, di una nuova associazione, dato che anche i sacerdoti diocesani ci sta vano perfettamente nella nostra Opera201. Ci stanno, ci stanno!, ripeteva con grande gioia don Josemaria202. La vocazione dei sacerdoti si inquadrava perfettamente nello spirito e nella struttura giuridica del lOpus Dei. Era forse mai possibile lasciarli fuori quando si dedicava a predicare con tanto impegno la chiamata universale alla santit? Quanto insisteva il Fondatore sul fatto che le circostanze della vita professionale del cri stiano, del suo lavoro ordinario, portano allincontro con Cristo, a una vita contemplativa lungo tutta la gior nata! E, per il sacerdote, lesercizio del suo ministero non forse un lavoro professionale, santificarle?203. La vo cazione permetteva ai sacerdoti diocesani di condurre la stessa vita contemplativa degli altri fedeli dellOpus Dei, compiendo con amore il proprio ministero. Il Signore mostr al Fondatore il modo specifico in cui i sacerdoti incardinati nelle diocesi potevano vinco larsi allOpus Dei, evitando qualsiasi lesione della loro dipendenza giuridica dagli Ordinari204. La soluzione consisteva nel fatto che chi aveva vocazione allOpera sarebbe potuto essere ascritto come socio Aggregato o Soprannumerario alla Societ Sacerdotale della Santa Croce. Caratteristica peculiare dello spirito dellOpus Dei di non distogliere nessuno dal lavoro o dallo stato in cui si trova. Nel caso dei sacerdoti diocesani, viene rafforzata sia lunione con il resto del clero della diocesi, sia lobbedienza al proprio Vescovo, di cui ognuno resta a completa disposizione. Sulla base di queste idee, il Padre compose uno Statu to concernente i soci sacerdoti diocesani della Societ Sacerdotale della Santa feroce. Il 2 giugno 1950, quan do invi alla Sacra Congregazione dei Religiosi una no
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ta di chiarimento sulle questioni che avevano ritardato lapprovazione definitiva, vi alleg questo Statuto205. * * * Allinizio di giugno del 1950 i consultori ripresero il lo ro lavoro con un diligente esame dei documenti presen tati dal Fondatore a chiarimento di alcuni punti. Il loro parere favorevole fu ratificato il 28 giugno dal Cardina le Lavitrano. Il Decreto di approvazione definitiva - Primum inter - fu datato 16 giugno 1950, per esplicito de siderio del Fondatore206. Il testo del decreto ampio. Il preambolo contiene una breve spiegazione storica, seguita - perch non sia possibile alcun dubbio in futuro - da una rassegna del le caratteristiche specifiche dellOpus Dei circa natura, membri, apostolato, spirito e regime. Dopo questa pa noramica, il decreto conclude che sia lOpus Dei che il suo Diritto particolare si possono ritenere attentamen te esaminati sotto tutti gli aspetti, come consta con tutta chiarezza e fondamento . Di conseguenza, in virt delle facolt concesse da Sua Santit Pio XII, si approvano definitivamente la Societ Sacerdotale della Santa Cro ce e Opus Dei, come pure il suo Codex207. Il Diritto particolare inglobava la normativa pi re cente riguardo lascrizione di membri soprannumerari e dei soci sacerdoti diocesani. Inoltre, al testo ufficiale del Codex consegnato al Fondatore era unita una lettera della Sacra Congregazione, del 2 agosto 1950. Questo documento concedeva al Fondatore speciali facolt, e cio di proporre modifiche, chiarimenti e aggiunte complementari, se ritenute convenienti e utili, per qua lunque motivo, allevoluzione e alle necessit dellistitu to e per la sua espansione e il suo slancio apostolico208. A questo punto, lo sviluppo istituzionale dellOpus Dei sembrava completato. In realt si trattava soltanto di una tappa in un processo storico. Era, indubbiamen
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te, un importante progresso, del quale il Fondatore era molto contento. Ma, oltre gli accordi raggiunti fra il Fondatore e alcuni consultori della Sacra Congregazio ne, cera ancora una volta il problema della salvaguar dia dello spirito fondazionale209. Facendo un bilancio dei vantaggi ottenuti, cos egli scriveva ai suoi figli: In primo luogo devo dirvi che con la approvazione definitiva potreste magari pensare che siamo caduti dal la padella nella brace. Non cos; bench prevediamo non poche difficolt, il bene che ci attendiamo dallap provazione definitiva grande. Non rappresenta un al tro passo, ma un grande passo in avanti. E fuor di dubbio che avremo maggiore stabilit di fronte alle riattizzate incomprensioni; perch, allinter no dellOpera, nellambito della stessa e unica vocazio ne, stata definita molto meglio la situazione degli Ag gregati e dei Soprannumerari; perch stato raggiunto il grande obiettivo di far entrare nellOpera i sacerdoti diocesani; perch abbiamo potuto proclamare in modo pi solenne la nostra secolarit e assicurare meglio il no stro spirito specifico; perch i nostri beni, come ho so stenuto fin da principio, non sono ecclesiastici. Se le difficolt prevedibili - minori dei vantaggi che ci attendiamo, per servire meglio la Chiesa - ci dovessero costringere a chiedere presto una soluzione nuova, poi ch vi ho gi spiegato che abbiamo concesso con linten zione di ricuperare, allora pregate, pregate molto (...). Sar necessario, infatti, cercare una nuova soluzione giuridica: perch se cercheranno di considerarci uguali ai religiosi o persone equiparate, come hanno gi tenta to di fare, dovremo confermare che non ci sta bene que sto corsetto di ferro: abbiamo bisogno di maggiore ela sticit, per servire Dio come Lui vuole210. Insomma, don Josemaria si riservava il diritto di ri proporre alla Santa Sede la questione istituzionale quan do fosse giunto il momento opportuno.

NOTE AL CAPITOLO XVII

1 E obbedire al Papa, fin nelle cose pi piccole, significa amarlo. E amare il Santo Padre significa amare Cristo e sua Madre, la nostra Santissima Ma dre, Maria. E noi aspiriamo solo a questo: poich li amiamo, vogliamo omnes cum Petro, ad lesum per Mariam (Appunti, n. 110, del 17-XI-1930). 2 Cfr ibidem, n. 422, del 29-XI-1931. 3 Ibidem, n. 220, del 10-VIII-1931. 4 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Roma, in EF-480603-1. Alberto Martnez Fausset, che abitava in piazza della Citt Leonina dai primi giorni del febbraio 1947, riferisce che pi di una volta, dopo cena, scendevamo con il Padre in piazza S. Pietro, spesso a quellora quasi deser ta, e recitavamo il Credo, passeggiando davanti alla basilica chiusa. Recita va il Credo in modo fermo (...) e quando arrivava a credo la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica, romana, ripeteva tre volte romana, quasi per sottolineare la sua fede nel Vicario di Cristo (Relazione sulla permanenza del Fondatore dellOpus Dei nellappartamento di piazza della Citt Leoni na (1947), in RHF, D-15442). Da qui in avanti il luogo di partenza delle lettere del Fondatore sar indicato solo se diverso da Roma. 5 Relazione di una conversazione del Fondatore dellOpus Dei con mons. Casimiro Mordilo (1940/41), scritta in data 9-VI-1948, in RHF, D-15011. Sullevoluzione e la crescita dellamore per la Chiesa e per il Papa, egli scrisse, nel 1949: A Roma ho trovato tanta gente buona, tanti sacerdoti santi, tanti ecclesiastici illustri e dotti: perci non posso condividere un modo di dire che mi suona come un aforisma antipatico: Roma veduta, fe de perduta. Potrei piuttosto correggerlo, dicendo: Roma veduta, fede tu ta3 . E cresciuto in me lamore per la Chiesa. Adesso ho un amore pi teolo gico per la Chiesa e per il Papa, forse meno sentimentale, ma pi forte, pi vero (Lettera 8-XII-1949, n. 10). Ricorda ancora Alberto Martnez Fausset che nel marzo o aprile 1947, du rante una visita in Vaticano, entr con il Padre e don lvaro nella Loggia delle Benedizioni, dove c un trono sul quale si siede il Papa durante le

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udienze. La sala era vuota e il Padre, avvicinatosi al trono, baci con grandissima devozione e, in pari tempo, con molta semplicit uno dei brac cioli su cui il Santo Padre era solito appoggiare la mano (Relazione citata, in RHF, D-15442). 6 Lettera di don lvaro del Portillo, Roma, 27-111-1946. 7 Ibidem. 8 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-460630-2. 9 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 825. In una delle sue lettere, il Fondatore ri port una frase del Cardinale Tedeschini: inutile che facciate miracoli al trove; qui, a Roma, che vi dovete muovere (Lettera 8-XII-1949, n. 11). 10 Cfr Lettere ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-461004-1, EF461025-1, EF-461031-1. 1 1 Diario del centro di Citt Leonina, 24-XI-1946, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-19. 12 Ibidem, 29-XI-1946, 426-20. Il Padre scartava molte delle case che ve devamo, soprattutto perch, non avendo terreno disponibile, non erano adatte per diventare la sede centrale, testimonia Ignacio Sallent. Il Padre aveva ben presenti le difficolt finanziarie che avrebbe avuto, ma si attene va strettamente, nella ricerca, ai requisiti di abitabilit, di rappresentanza, di possibilit di ampliamento, di ubicazione, ecc., che giudicava necessari. Confidando nella Provvidenza, diceva che non poteva permettersi di ri solvere le cose nel modo pi facile, perch poi chi sarebbe venuto dopo di lui si sarebbe dovuto sobbarcare lonere di risolverle di nuovo (Ignacio Sallent, RHF, T-06008, p. 13). 13 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, EF-461216-2. 14 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470101-1. 15 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470117-2. 16 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470131-2. 17 Lettera, in EF-470207-2. La duchessa Sforza Cesarmi - racconta mons. lvaro del Portillo - conosceva gi il Fondatore. Aveva una casa fuori Ro ma che, a parte il prezzo, di cui non si era ancora parlato, non poteva srvire come sede centrale a motivo della sua ubicazione. Tuttavia la duchessa fu cos impressionata dalla fede del Fondatore che decise di aiutarlo nella ricerca della casa. Cfr Sum. 825. 18 Ibidem. 19 Diario del Centro di Citt Leonina, 9-II-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 20 lvaro del Portillo, Sum. 626. 21 Diario del Centro di Citt Leonina, 8-IH-1947, AGP, Sez. N, 3 leg. 426-20. 22 Lettera, in EF-470327-2. 23 Lettera, in EF-470410-1. 24 lvaro del Portillo, Sum. 826. 25 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470709-2. 26 Cfr Dorita Calvo, RHF, T-04906. Fu celebrata la santa Messa e lasciato il Signore nel tabernacolo del Pensionato il 25 luglio 1947, lo stesso giorno in cui il Padre part in aereo per Madrid. Cfr Xavier de Sili Gmez-Carcedo, RHF, T-06135, p. 2. 27 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 826; Julia Bustillo Hurtado, RHF, T04898, p. 7.

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28 Cfr Francisco Monz Romualdo, RHF, T-03700, p. 6. Per luso e il si gnificato del termine Amministrazione, cfr voi. II, cap. XIV, 2 (NdC). 29 La casa - nella descrizione di Encarnacin Ortega - aveva un piccolo ve stibolo, di circa due metri e mezzo per quattro. Subito dopo veniva un salottino, dove cerano un divano e due poltrone foderate per renderle presen tabili. Se si guastavano le fodere dei braccioli, la sera le toglievamo, le cucivamo e le pulivamo e, il giorno successivo, erano di nuovo in ottimo stato. Cerano anche unantica consolle, un tavolino basso e diverse sedie. Poi cerano la stanza della direzione, che allinizio fu utilizzata da nostro Pa dre e, mi sembra, altre due camere da letto e due bagni. Questo era il piano terreno, dove cera anche un piccolo oratorio. Di sopra cera la sala da pranzo della Residenza e il resto era dellAmministrazione: una camera con un solo letto (le altre Numerarie dormivano per terra); un bagno che serviva da lavanderia; la stireria, che serviva anche come soggiorno; la cucina; una stanza con bagno per le Numerarie Ausiliarie e unaltra nel sottotetto alla quale si arrivava mediante una scala portatile e dove si custodivano le vali gie, si preparavano le borse della biancheria, ecc.; bisognava lavorare sedu te, perch la stanza era alta circa un metro e mezzo. In seguito, sfruttando un cortile, furono ricavati un oratorio un po pi grande e un soggiorno al piano terra e, al piano di sopra, una nuova cucina, una sala da pranzo e unaltra camera da letto per la Residenza (RHF, T-05074, p. 115). 30 Victoria Lopez-Amo, RHF, T-05448. Indipendentemente dalla scarsit di spazio, la pulizia e lordine davano al Pensionato un tono dignitoso e gradevole. Il Fondatore, per insegnare a non confondere la povert con il pauperismo e con la sporcizia (Lettera 24-XII-1951, n. 187), raccontava un episodio accaduto nel Pensionato pochi giorni dopo che vi si era siste mata lAmministrazione: Lex proprietario della villa venne a trovarci po chi giorni dopo che eravamo entrati nella propriet, per definire alcune questioni in sospeso, fra cui il pagamento del prezzo pattuito, che ci erava mo impegnati a saldare in due mesi confidando che Dio avrebbe provvedu to; lo ricevette un vostro fratello. Allora abitavamo tutti nel piccolo edifi cio della portineria, dove pure aveva abitato lex proprietario, che ora ci veniva a trovare. Quel signore entr nel salottino e, al vostro fratello che venne a riceverlo, domand, guardando per terra: Avete cambiato il pavi mento? E quegli gli rispose: No, lo stesso, ma pulito . Le piastrelle sembravano diverse e lex proprietario non voleva crederci. Questi sono i miracoli che fanno lacqua e la pulizia - che sono anche una buona morti ficazione - perch un pavimento antipatico, trascurato e incolore, era di ventato un pavimento di piastrelle multicolori, molto gradevole (ibidem). 31 Rosalia Lopez Martinez, RHF, T-07918, 2, 2, 7. Encarnita Ortega ag giunge che sicuramente al Padre fece impressione la povert di quel prese pe e decise di darcene uno migliore non appena fosse stato possibile. Un giorno del 1948 venne con un grosso pacco: era un presepe napoletano bellissimo, anche se gli abiti delle varie figure erano in cattivo stato (RHF, T-05074, p. 120). 32 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470717-2. 33 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470709-1.

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34 Lettera alle sue figlie di Roma, da Molinoviejo, in EF-470729-1. 35 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-471218-1; cfr pure Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471218-5. 36 Lettera, in EF-480204-1. - Nel testo il proverbio spagnolo citato A Dios rogando y con el mazo dando (pregando Dio e dandosi da fare); il proverbio italiano utilizzato nella traduzione quello che pi si avvicina al suo significato (NdC). 37 Ibidem. 38 Ibidem. 3 9Ibidem. Lautomobile fu ritrovata dalla polizia a Napoli, un mese dopo, apparentemente in buone condizioni (cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480304-2). Quanto al furto, cfr Ignacio Sallent, RHF, T06008, p. 15. 40 Jos Maria Gonzlez Barredo, che in quei mesi era negli Stati Uniti, in vi loro alcuni generi alimentari, caff e farina, che gradirono molto. Il Pa dre gli espose chiaramente, in due parole, la loro situazione: Sapessi quante difficolt, ovunque! Magari potessimo cominciare a risollevarci economicamente, almeno in qualche posto. Il Signore lo far. Gli scrisse poi dellimminente ordinazione di tre nuovi sacerdoti dellOpus Dei affin ch se ne ricordasse nelle sue preghiere. E concluse: Anche per questo oc corrono dollari. un peccato che non siamo angeli ma, visto che siamo uomini, tutto richiede uno sforzo economico. Il Signore non ci ha mai de lusi e anche ora non ci deluder: lo spero, per intercessione della nostra Madre del Cielo. Non ti lamentare della mia scrittura: ho scritto in caratte ri minuti - doppia mortificazione, perch non ci vedo bene da un occhio per farci stare pi cose (Lettera a Jos Maria Gonzlez Barredo, in EF480309-1). Cfr pure Lettera ai suoi figli degli Stati Uniti, in EF-490706-2, circa linvio di farina, carne, frutta, ecc. 41 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480304-2. Si era alzato alla solita ora - racconta Alvaro del Portillo - e nel prepararsi si rese conto di avere qualcosa di strano in faccia, ma non vi diede importanza. Poi, come sempre, fece la sua mezzora di orazione mentale. Ma celebrando la santa Messa si rese conto di parlare con difficolt e, ancor peggio, che bevendo dal calice non riusciva ad evitare che il liquido gli sfuggisse dalle labbra, e dovet te aiutarsi con il purificatolo. Alla fine della Messa mi chiamarono. Il medico fece quello che pot, ma noto che non c una cura specifica per questo ma lanno; non c che aspettare che passi, il che accadde dopo alcuni mesi. Nel frattempo, il Padre continu a lavorare, come se nulla fosse (Sum. 477); cfr pure Alberto Taboada del Rio, RHF, T-03358, n. 1347. 42 Lettera, in EF-480311-2. 43 Lettera, in EF-480311-1. 44 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480318-1. 45 Lettera ad lvaro del Portillo e agli altri figli di Roma, da Madrid, EF-480408-1. Faccia storta scritto in italiano nel testo (NdC). 46 Lettera ad lvaro del Portillo e agli altri figli di Roma, da Madrid, EF-480413-1. 47 Mons. ngel Herrera Oria, Vescovo di Malaga.

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48 Lettera ad lvaro del Portillo e agli altri figli di Roma, da Madrid, in EF-480421-1. 49 Cfr Lettera ai suoi figli di Oporto, in EF-480616-6. 50 Cfr Lettera a mons. Francesco Ricceri, in EF-480707-1; Lettere ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-480708-1, e da Coimbra, in EF-481013-1. L11 ottobre ebbe inizio il processo di beatificazione di Isidoro Zorzano; subito dopo il Fondatore part per Coimbra (cfr Lettera ad lvaro del Por tillo, da Madrid, in EF-481011-2). 51 Lettera ai suoi figli di Roma, da Molinoviejo, in EF-481019-1 52 Lettera ad lvaro del Portillo e agli altri suoi figli dItalia, da Madrid, in EF-490228-1. 53 Cfr Rosalia Lopez Martinez, RHF, T-07918, 3, 2, 3. 54 Cfr Victoria Lopez-Amo, RHF, T-05448. 55 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490506-1. 56 Cfr Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 1. 57 Lettera, in EF-490728-1. 58 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490731-1. 59 Lettera, in EF-490829-2. 60 Ibidem e Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490728-1. 6 1 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490818-1. 62 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490728-1. 63 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471127-2. 64 Lettera a Carlos Munrriz Escondrillas, in EF-471218-3. 65 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-480318-2. 66 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-461206-2. Solo una volta, alla fine di febbraio del 1949, dopo la partenza dalla Villa dei fun zionari ungheresi, espresse il proprio desiderio di tornare a Roma, anche se per breve tempo (cfr Lettera da Madrid, in EF-490228-1). 67 Cfr Lettera a mons. Angelo DellAcqua, in EF-641014-1. 68 Lettera 8-XII-1949, n. 13. 69 Ibidem. 70 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 735; Javier Echevarria, Sum. 2214; Joaqum Alonso, Sum. 4682. Questa situazione dur fino al settembre 1956, poich nel secondo Congresso Generale dellOpus Dei, che ebbe luogo a Einsiedeln (Svizzera), fu deciso di portare a Roma il Consiglio Generale (cfr pi oltre, cap. XIX, 1). 7 1 Lettera, in EF-470225-2. 72 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470307-2. E in unal tra occasione, allAssessorato: Encarnita vi esporr con pi precisione il nostro punto di vista da qui su alcuni problemi urgenti; ma dovete essere voi, dellAssessorato, a studiarli sul campo, perch avete pi lumi per deci dere al meglio (Lettera, in EF-470424-1) 73 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470307-1 74 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470424-2. 75 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-470207-2. Lo stesso giorno scrisse alle sue figlie dellAssessorato, chiedendo preghiere per le tre intenzioni (cfr Lettera, in EF-470207-1).

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76 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-471204-1 77 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480610-1. 78 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470312-1. 79 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471211-1. 80 Lettera, in EF-470424-1. 81 Cfr Lettera alle sue figlie di Granada, in EF-480218-2. 82 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471211-1. 83 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-480122-2. 84 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-480129-2. Poco dopo torn a scrivere: Tutte le mie figlie si ricordino che non hanno il diritto di inventarsi preoccupazioni e pene: hanno solo motivi di gioia e, perci, lobbligo di somigliare alla loro Madre Immacolata, sempre forte e serena accanto a suo Figlio (Lettera in EF-480218-3). 85 Lettera, in EF-470214. Il Padre si serviva delle lettere che gli scrivevano le sue figlie e i suoi figli per ricordarli al Signore, per condividerne gioie e tristezze, e anche per continuarne da lontano la direzione spirituale: Una delle cose che mi preoccupano, dopo una lettera che ho ricevuto l settima na scorsa, che a Los Rosales - e poi anche nelle altre case - tengano pre sente che il laboratorio non un fine, ma un mezzo. Pertanto al primo po sto viene il piano di vita completo, fatto con puntualit, senza ritagliare qua e l per fare i lavori materiali. chiaro? (Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471211-1). 86 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470225-1. 87 Cfr Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470320-1. Dai suggerimenti particolareggiati contenuti nella lettera si deduce che il Padre ricordava molto bene la distribuzione dei locali della casa. - Con il termine lAmministrazione di Lagasca si intende la zona femmi nile del gi citato centro di via Diego de Leon, dal nome della via su cui si sviluppa laltro lato delledificio (NdC). 88 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470424-1. 89 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-471211-1. 90 Lettera, in EF-470521-1; cfr pure Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-480311-1. 91 II 25-IV-1948 ne furono ordinati tre; altri tre il 6-VT-1948; due il 26-XII1948; uno il 4-XI-1948; quattro il 14-XI-1949; uno il 20-VII-1950; venti ll-VII-1951; due il 15-VII-1951; otto il 27-VII-1952 (AGP, Pratiche delle Ordinazioni sacerdotali: 660-3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11). 92 Lettera in EF-480218-4.1 tre erano Juan Antonio Gonzlez Lobato, Je sus Urteaga Loidi e Adolfo Rodriguez Vidal. 93 Lettera ad lvaro del Portillo, da Madrid, in EF-490409-1. 94 Lettera, in EF-470320-1. 95 Lettera, in EF-480421-1. 96 Lettera ad lvaro del Portillo, da Madrid, in EF-510118-1. 97 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-480603-3. 98 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-480616-1. 99 Fra i primi italiani cerano: Francesco Angelicchio, Renato Mariani, Lui gi Tirelli e Mario Lantini (cfr Francesco Angelicchio, Sum. 3505). Il primo

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che chiese lammissione a Roma fu Vladimiro Vince, un croato che Jos Orlandis e Salvador Canals avevano conosciuto durante lanno accademi co 1943-44, quando studiavano allUniversit del Laterano. Dopo la libe razione di Roma, per timore dei comunisti croati partigiani di Tito, dovet te rimanere nascosto fino al 1946. Nellaprile di quellanno, mentre don lvaro si trovava a Roma, Vladimiro vide con chiarezza che il suo posto era nellOpera. In seguito, nellestate del 1946, si trasfer in Spagna (cfr Jo s Orlandis, Mis recuerdos..., op. cit., pp. 77-96; e Lettera di lvaro del Portillo, Roma, 17-V-1946 (AGP, Sez. Bl, leg. 3, C-460517-1). 100 Cfr Decreto di erezione del Collegio Romano della Santa Croce (29-VI1948), in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 35, pp. 784-785. 1 01 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480204-1. Mons. Javier Echevarria (Sum. 2194): Quellanno vennero a fare i loro studi sol tanto quattro alunni . 102 Cfr Ignacio Celaya Urrutia, Sum. 5906; Mario Lantini, Sum. 3599 e Jo s Luis Muzquiz, Sum. 5811. Nel Pensionato ancora nel 1949 cerano solo tre brande, per cui alcuni dormivano per terra, a turno. Cfr Juan Larrea Holgum, Sum. 6025. 103 Decreto di erezione del Collegio Romano della Santa Croce (29-VI1948), in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 35, pp. 784-785. 104 Lettera ai suoi figli di Roma, da Madrid, in EF-480708-1. 105 Lettera, ixi EF-490714-1. Don lvaro del Portillo lavorava presso la Sa cra Congregazione dei Religiosi, nel dipartimento che si occupava degli Isti tuti Secolari, e anche come Segretario della Commissione Speciale creata dal Santo Padre per i nuovi Istituti (A.A.S., XXXIX (1947), pp. 131-132). 106 Mons. del Portillo riferisce che il Fondatore arriv in Italia nei mo menti difficili del dopoguerra e soffr molto vedendo la situazione di indi genza materiale e spirituale. Senza immischiarsi in questioni che non erano di sua competenza, preg molto per la stabilit politica e il risanamento economico della nazione italiana. Il nostro Fondatore si affezion presto a questa terra e si considerava italiano di adozione (PR, p. 827). 107 Lettera 15-X-1948, n. 29. 108 Pio XII, Allocutio Summi Pontificis. Cfr A.A.S., XL (1948), pp. 137-138. 109 Lettera 9-1-1932, n. 35; cfr anche Ignacio Celaya, Sum. 5911. 110 Luigi Tirelli, RHF, T-06143, p. 781. Mons. Echevarria riferisce: Ben ch fosse spagnolo, non si era mai immischiato nelle questioni temporali in Spagna. A maggior ragione e con molta delicatezza si astenne dal manife stare le proprie opinioni circa la situazione politica italiana. Moltissime volte ebbe a ripetere che era grato per lospitalit ricevuta fin dal primo momento in questo Paese e invitava a pregare assieme a lui per la prospe rit del popolo italiano e per il buon esercizio della cosa pubblica da parte dei governanti (Sum. 2250). 1 1 1 Cfr Francesco Angelicchio, Sum. 3509, cui il Fondatore chiese che gli procurassi la serie completa dei manifesti che il Comitato Civico aveva preparato contro lastensionismo, per poterli dare a conoscere in altri Pae

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si . Sullimportanza delle elezioni del 18 aprile 1948, cfr Federico Orlan do, 18 aprile: cos ci salvammo, Roma 1988. 112 Cfr Francesco Angelicchio, PR, p. 304. 113 Pio XII, Allocutio, cit., p. 138. 114 Alcuni di loro, per esempio, collaborarono ad affiggere manifesti eletto rali (cfr Francesco Angelicchio, Sum. 3509). 115 Lettera, in EF-480318-1. 116 Lettera, da Madrid, in EF-480408-1. 117 Lettera a mons. Giovanni Battista Montini, da Madrid, in EF-480421-2. 118 Ibidem. Riceva, Eminenza, la mia attestazione di giubilo per il trionfo di Dio in Italia il giorno 18 di questo mese, scriveva da Madrid al Cardi nale Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano (Lettera, da Madrid, in EF480424-1). 119 Cfr Francesco Angelicchio, Sum. 3504. 120 Un amore, dunque, pi profondo e teologico, aldil di sentimenti pas seggeri di entusiasmo o simpatia. Ricordando la sua prima notte a Roma, trascorsa in preghiera davanti alle finestre dellappartamento del Papa, raccont: Poi fui cos ingenuo da raccontarlo a una persona - un vecchio Prelato della Curia - e so che lo rifer ad altri e che risero molto di me. In un primo momento, ci mi fece soffrire; ma in seguito ha fatto sorgere nel mio cuore un amore per il Romano Pontefice meno spagnolo, che un amore che sgorga dallentusiasmo, ma molto pi saldo, perch nasce dalla riflessione: pi teologico e, quindi, pi profondo. Da allora sono solito di re che a Roma ho perduto lingenuit e questo episodio stto di grande utilit per la mia anima (Lettera 7-X-1950, n. 19). 121 Ibidem, nn. 53 e 54. 122 lvaro del Portillo, PR, p. 1262. 123 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 119; Francesco Angelicchio, Sum. 3505. 124 lvaro del Portillo, PR, p. 1262. 125 Luigi Tirelli, RHF, T-06143, p. 1258. 126 Cfr Alberto Taboada, RHF, T-03358, p. 1338. 127 Cfr Mario Lantini, PR, p. 471. 128 Cfr Juan Bautista Torello, Sum. 5210. Per il Capitano Araha, cfr voi. II, 4, nota 141. 129 Cfr Mario Lantini, PR, p. 519. Nel pomeriggio del 3 gennaio giunsero a Loreto il Padre, don lvaro, Salvador Moret e Ignacio Sallent. Fecero lo razione nella Santa Casa, allinterno del Santuario. Fuori dal tempio il Pa dre chiese a don lvaro: Che coshai detto alla Vergine?. Vuole che glielo dica?, rispose, e allassenso del Padre: Ho ripetuto quello che le di co sempre, ma come se fosse la prima volta. Le ho detto: Ti chiedo quello che Ti chiede il Padre (AGP, POI 1977, p. 931). Don Jesus Urteaga rac cont questo episodio durante una meditazione nelloratorio del Centro di Studi di via Diego de Leon, incoraggiando i presenti a unirsi spesso allora zione del Padre con le medesime parole. Mi sembra che tu abbia detto una cosa giusta - osserv poi don Josemara -. Ripetilo molte volte (Jesus Urteaga, RHF, T-00423, p. 72).

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130 Cfr Dati del viaggio compiuto dal Fondatore dellOpus Dei nel Nord d'Italia (11-16 gennaio 1948), in RHF, D-15692. 1 31 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480118-1; cfr anche Lettera ai suoi figli dellInghilterra, in EF-480119-3. 132 Lettera al Cardinale Ildefonso Schuster (oggi Beato), O.S.B., in EF480120-1. Allegata a questa lettera ce nera unaltra (EF-480120-2), in cui chiedeva il permesso per aprire a Milano una residenza universitaria. 133 AGP, Sezione Espansione Apostolica, Italia, fase. 164, n. 513. 134 Juan Udaondo, Sum. 5037. Il testimone, che ebbe occasione di parlare diverse volte con il Cardinal Schuster, che era un benedettino, aggiunge che il porporato concluse cos le sue espressioni di lode: A chi potrei parago nare il vostro Fondatore? A S. Benedetto, per esempio; Ernesto Julia Diaz (Sum. 4261) riferisce che il Cardinal Schuster definiva mons. Escriv un uomo veramente di Dio, chiamato dalla Provvidenza a lasciare per sempre un solco profondo nella spiritualit cristiana . 135 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-480616-1. 136 Lettera, in EF-480616-8. 137 Cfr Dati del viaggio a Catania (18-23 giugno 1948), in RHF, D-15447. 138 Francesco Ricceri, RHF, T-15013, p. 1. Il parroco non prese sul serio quelle parole perch era in un periodo difficile, come testimonia don lva ro del Portillo: Non godeva le simpatie di persone influenti ed era oggetto di incomprensioni (Sum. 857). Don Juan Udaondo riferisce che nel 1957, quando don Ricceri era ancora parroco a Catania, un giorno mi ferm per strada e, facendomi salire sulla sua auto, mi disse: Si compiuta la profezia del Padre!. Quale profezia?, gli chiesi. Mi spieg che nel 1948 il Padre, durante un viaggio a Catania in compagnia di mons. Umberto Dionisi, gli aveva preannunciato che sarebbe diventato vescovo. Proprio quel giorno del 1957, esattamente nove anni dopo, era stata resa pubblica la sua nomina a Vescovo (Sum. 5 109). Mons Francesco Ricceri fu consacra to nel 1957 e nominato Ordinario della Prelatura nullius di Santa Maria del Mela; nel 1961 fu trasferito alla diocesi di Trapani. Mor il 28 luglio 1980; cfr pure Lettera a mons. Francesco Ricceri, in EF-480707-1. 1 39 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480218-1. 1 40 Ibidem. 1 4 1 Lettera, in EF-480304-2. 1 42 Lettera ai suoi figli di Roma, da Molinoviejo, in EF-480718-3. 1 4 3 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 125. 144 Cfr ibidem, p. 129. 1 45 Cammino, n. 813. 1 46Jesus Urteaga, RHF, T-00423, p. 70. 147 Cammino, n. 816. 1 4 8 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 126. 1 4 9 Lettera da Molinoviejo, in EF-480915-1. 1 5 0 Nella Settimana di Lavoro furono esaminate con calma le esperienze rac colte negli ultimi anni e riordinato il materiale che il Fondatore, dopo averlo meditato nella sua orazione - testimonia mons. lvaro del Portillo - utilizz poi nel governo dellOpera (cfr PR, p. 932). Per le precedenti Settimane di

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Lavoro, svoltesi nel 1940, cfr voi. II, cap. XII, 4. Due sacerdoti (don Alvaro e don Jos Maria Hernndez Gamica) accompagnarono il Padre alla Setti mana di Lavoro di Los Rosales e lo aiutarono negli aspetti organizzativi e nellelaborazione dei verbali. Fra i temi studiati dalle partecipanti vi furono la formazione delle donne dellOpera, le mete apostoliche, lespansione in al tri Paesi, ecc. (cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 136). 151 Luigi Tirelli, RHF, T-06143, p. 1259; cfr pure Mario Lantini, Sum. 3607. 152 RHF, AVF, del 6-1-1949. 153 Ibidem. 154 Cfr Mario Lantini, Sum. 3607; Luigi Tirelli, Sum. 4532; Juan Bautista Torello Barenys, Sum. 5202. 155 Fra il gennaio e il giugno 1949 si fecero 76 viaggi. La citt pi visitata (undici volte) fu Milano. Ben presto vennero le prime vocazioni e furono aperti Centri dellOpus Dei a Palermo (1949) e Milano (1949); negli anni successivi tocc a Napoli (1952), Catania (1955), Bologna (1956), Verona (1959), Bari (1962), Genova (1971), ecc. Cfr Mario Lantini, Sum. 3607. 156 Lettera, da Madrid, inTEF-490228-l; cfr anche: Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490614-1. 157 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 557; e Dati del viaggio compiuto dal Fon datore delVOpus Dei nel Nord d'Italia (11-16 gennaio 1948), in RHF, D15692. 158 vfctor Garcfa Hoz racconta che cominci a ricevere direzione spirituale da don Josemaria nellautunno del 1939: Pass un lungo periodo, forse pi di un anno, senza che il Padre mi parlasse dellOpus Dei. Mi parlava di unopera nella quale avrebbero trovato posto tutti i cristiani che aspirava no alla santit in mezzo al mondo, senza abbandonare i loro doveri fami liari, professionali o sociali (RHF, T-01138, p. 12). 159 Emiliano Amann Puente, che abit nella residenza di via Ferraz, nel lanno 1935-36 (cfr RHF, T-05845, p. 2), e Vicente Mortes Alfonso, che stette prima in quella di via Jenner e poi nella Moncloa (cfr Miguel lvarez Morales, Vicente Mortes, Madrid 1995, pp. 60 e ss.), ne danno testimo nianza. Fino al 1942, il suo secondo anno nella residenza, Vicente Mortes non aveva capito bene che cosa fosse lOpus Dei. Ne sentiva parlare e capi va che si trattava del lavoro apostolico svolto da don Josemaria; poi fece gli esercizi spirituali col Padre e racconta: In un momento di pausa andai a trovarlo. Padre - gli dissi - sono disposto a tutto. A tutto che cosa, fi glio mio?, mi rispose. A donarmi a Dio nel modo che Lei mi indicher. | Allora mi spieg che cosera lOpus Dei (...). Startene tranquillo - prose- \ gu -, il matrimonio un cammino divino. Il Signore vuole che vi siano molti sposi cristiani santi . Poi soggiunse scherzoso: Quando sarai pi | avanti negli studi, cercati una fidanzata, buona, bella e ricca... e fammi sa-| pere il giorno del tuo matrimonio, perch, se potr, benedir io le tue noz-'J ze . Fui felicissimo di questa conversazione. Passarono gli anni; trovai lai fidanzata, buona, bella, ma... non ricca, e... il Padre non venne alle nozzeJ perch ormai stava a Roma (RHF, T-04203, p. 15; cfr Miguel lvared Morales, op. cit., pp. 78-79). j

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160 Cammino, n. 27. Il Fondatore spiegava cos lo stupore di fronte alla possibilit di una vocazione matrimoniale: Si credeva che la perfezione non fosse accessibile alle anime che rimangono nel mondo e per questo era abituale tra i confessori non iniziare queste anime ai cammini della vita in teriore, a meno che non avessero dato previamente segni sufficientemente chiari della loro chiamata al chiostro (Istruzione V-1935 / IX-1950, n. 12). 161 Credo che fu verso il 1942 - racconta Victor Garcia Hoz - che il Padre cominci a parlarmi della possibilit per qualsiasi cristiano di far parte delFOpera (RHF, T-01138, p. 13). 162 Cfr Antonio Vzquez Galiano, Toms Alvira. Una passione per la fami glia. Un maestro dell'educazione. Milano 1999, p. 128; Mariano Navarro Rubio, RHF, T-00170, p. 1. Victor Garcia Hoz racconta: Ho pensato molte volte al lungo intervallo di tempo intercorso fra quando conobbi il Padre, nel 1939, e la mia formale incorporazione allOpera, nel 1948. Questi nove anni sono per me la prova della straordinaria pazienza del Pa dre, come pure del suo squisito rispetto per la libert personale di coloro che seguiva (RHF, T-01138, p. 18). 163 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-471218-1. 164 RHF, D-13452, n. 107. In unaltra lettera scrisse: Vi ho sempre detto chiaramente che nellOpera c una sola e unica vocazione (...). Una sola vocazione divina, un solo fenomeno spirituale, che si adatta con flessibilit alle condizioni personali e allo stato proprio di ciascuno. Lidentit di vo cazione comporta una uguaglianza di dedizione, entro i limiti naturali im posti dalle diverse condizioni (Lettera 24-XII-1951, n. 137). 165 Lettera a Toms Alvira, Victor Garcia Hoz e Mariano Navarro, in EF480101-1. 166 Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-480129-2. 167 Lettera, in EF-480204-1. 168 Cfr Costituzioni, 1947, n. 342, 3; anche n. 347, 3. Su questo punto, cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., p. 262. 169 Sodales, qui ut membra strictiore sensu sumpta, Institutis adscribi cupiunt... (Provida Mater Ecclesia, art. Ili, 2). Il fatto che la Costituzione Apostolica non parlasse di membri lato sensu poteva essere interpretato sia come una dimenticanza del legislatore sia come un punto lasciato in sospe so e suscettibile di diverse interpretazioni, come, per esempio, che vi potes sero essere persone che collaboravano con listituto senza appartenervi. Perch nellOpus Dei ci stessero i soprannumerari, la cui vocazione divina la stessa degli altri membri, era necessario dare valore normativo alle possibilit offerte dal testo della Provida, affinch il vincolo avesse un fon damento chiaro ed esplicito. 170 Lettera, in EF-480802-1, riportata in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 29, p. 765. La motivazione della richie sta era che, allo scopo di completare lordinamento e la costituzione della Societ Sacerdotale della Santa Croce e dellOpus Dei, era sembrato mol to opportuno, anzi, quasi necessario, redigere un breve statuto che trattas se di unaltra categoria di membri dellistituto, gi prevista agli inizi.

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171 Lapprovazione implica laggiunta nelle Costituzioni del 1947 dei riferi menti concernenti i fedeli soprannumerari. I soprannumerari si dedicano parzialmente al servizio dellistituto e impiegano come mezzi di santifica zione e di apostolato le proprie occupazioni familiari e la propria profes sione o lavoro; (...) vivono lo stesso spirito e, secondo le loro possibilit, le stesse consuetudini dei soci Numerari (cfr Constitutionibus Operis Dei Addenda, 18-111-1948; in AGP, Sezione giuridica, V/15506). sorprenden te che i cambiamenti introdotti nelle Costituzioni del 1947 circa le classi o categorie di membri degli Istituti Secolari siano precedenti alle norme che creano detti Istituti (Istruzione Cum Sanctissimus del 19-111-1948). Proba bilmente listruzione fu datata 19 marzo, festa di S. Giuseppe, come atto di deferenza verso il Fondatore, che festeggiava quel giorno lonomastico. 1 7 2Istruzione, V-1935 / IX-1950, n. 1. 173 Istruzione 8-XII-1941, n. 109. Con riferimento allunica vocazione e alla diversit delle circostanze personali, nel Diritto particolare dellOpus Dei compariranno i membri Aggregati. Di fatto, tale figura, con un nome diverso, appare nello Statuto del 18-111-1948. U8-IX-1949 il Fondatore ot tenne un rescritto della Santa Sede che completava lo Statuto del 1948. Al linterno dei soprannumerari si distinguevano i soprannumerari interni, che vivevano il celibato come i Numerari (cfr Rescritto della Sacra Congre gazione dei Religiosi, 9-IX-1949, in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 30, pp. 766-767). 174 Le vocazioni di Soprannumerarie e Soprannumerari possono essere promosse e ammesse tra persone di ogni classe sociale, di qualsiasi et e professione, anche se colpite da malattie croniche (Istruzione V-193S / IX-1950, n. 142). 175 Allepoca non erano molti a comprendere le conseguenze della chiamata universale alla santit; lo rileva il Fondatore con una venatura umoristica: Ci sono persone che, pur con buona volont, giudicano secondo il detto popolare: Se non zuppa, pan bagnato e fanno di ogni erba un fascio; una mentalit abituata a unire direttamente santit, apostolato e vita reli giosa, trova difficolt a capire ci che evidente. Di un professionista, che ha vita interiore e mostra zelo apostolico, diranno che un frate; di una ma dre di famiglia, carica di figli, allegra, piena di dedizione, lavoratrice e che fa apostolato, diranno che una suora (Lettera 12-XII-1952, n. 16). 176 Istruzione 19-111-1934, n. 47. In tutto ci - riferisce lvaro del Portillo - il Fondatore vide, con entusiasmo, il fatto tangibile che il Signore segui va da vicino tutti i passi dellOpus Dei e si impegnava per portarlo avanti (Sum. 557). 177 Cfr Appunti, nota 228. I quadri sinottici furono ricopiati e sono negli Appunti intimi, n. 206, del 15-VII-1931. 178 Ibidem. 179 Istruzione V-1935 / IX-1950, nn. 8 e 9. 180 Cfr Toms Alvira, RHF, T-04373, p. 16; Victor Garda Hoz, RHF, T01138, p. 18. 1 81 Secondo i dati della relazione presentata alla Santa Sede con la richiesta di approvazione definitiva dellOpus Dei (cfr AGP, Sezione giuridica, V/15532),

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nel 1946 il numero di fedeli era, in totale, di 268 (239 uomini e 29 donne); allinizio del 1950 si era passati a 2.954 (2.404 uomini e 550 donne). 182 Cfr L'Osservatore Romano, 29-1-1949 e 5-II-1949.1 libri, che prima si dovettero rilegare, furono messi insieme in fretta, perch il Fondatore non si aspettava di avere ludienza, come spieg ai membri del Consiglio Gene rale: Ho avuto un incontro con il Cardinale Tedeschini, che ci dimostra sempre un sincero affetto. Ho anche parlato con calma con i monsignori Tardini e Montini, che non potrebbero essere pi gentili. Il Card. Tedeschi ni insiste perch faccia visita al Santo Padre; gli ho detto che non pensavo di chiedere udienza, per non togliere al Papa neppure un minuto, dato che i Vescovi del mondo lo vedono soltanto una volta ogni cinque anni. Poich ha insistito, vi abbiamo fatto la richiesta telegrafica dei libri, nelleventua lit che potessero servire (Lettera, in EF-490114-1). 183 Lettera, da Madrid, in EF-490214-1. 184 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 782. 185 Lettera 8-XII-1949, n. 4. - Lespressione dai Tiri e dai Troiani for ma proverbiale spagnola che indica gruppi contrapposti (come guelfi e ghibellini ); il senso che le calunnie venivano da ogni dove, anche da per sone in disaccordo fra loro, ma unite nellobiettivo di attaccare lOpera. Lespressione deriva dal libro IV dell 'Eneide. Nella traduzione italiana di Annibai Caro, a proposito dei popoli di Didone e di Enea, si legge dellim possibilit ...che due genti diverse, come son Tiri e Troiani, una sola di venga . La frase in latino (Ecce somniator venit), presa dal libro della Ge nesi (37, 19), pronunciata in tono di disprezzo dai figli di Giacobbe verso il fratello Giuseppe (NdC). 186 Ibidem, nn. 6 e 7. 187 Ibidem, n. 2. 188 Secondo quanto stabiliva la Costituzione Apostolica Provida Mater Ec clesia, alla approvazione ad experimentum doveva seguire lapprovazione definitiva dellistituto Secolare e delle sue Costituzioni (cfr Lex peculiaris, art. VII, paragrafo 3). 189 Lettera 8-XII-1949, n. 19. 190 Ibidem, n. 18. Il Fondatore, citando il Salmo 16, precisava che la sua fi ducia non era fondata sugli uomini, ma sulla protezione del Signore: Nel nostro cuore risuona questo grido: sub umbra alarum tuarum protege me, perch allombra delle sue ali siamo passati altre volte e passeremo ora, per ottenere lapprovazione definitiva (ibidem, n. 17). 1 91 Ibidem. Una delle ragioni di maggior peso che lo indussero a chiedere lapprovazione definitiva fu la campagna contro lOpera, come scrisse po co sopra: Anche se la strada degli Istituti Secolari per noi sbagliata, una strada che non adatta al nostro modo di essere, ci conviene ottenere quanto prima lapprovazione definitiva (...). Forse questa nuova approva zione contribuir a far tacere, o almeno ad attenuare, le campagne di men zogne organizzate contro di noi (cfr ibidem, n. 16). 192 Cfr AGP, Sezione giuridica, V/15860 e V/15532; anche il Decreto Primum inter, 3 (16-VI-1950). Su questo argomento cfr Amadeo de Fuen mayor e altri, op. cit., pp. 298 e ss.

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193 II rinvio parve opportuno, dice testualmente il Decreto Primum inter, perch alcune questioni sembravano presentare qualche difficolt, data la novit di questi Istituti . 194 Lettera, in EF-500308-2. 195 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 140. 196 Ibidem. 197 Lettera 24-XII-19S1, n. 3. Gli episodi accennati di seguito nel testo si ritrovano nei due precedenti volumi dellopera (NdC). 198 Per lepisodio cfr cap. XII, 5. In seguito don Josemara aveva redatto una sintetica scheda da usare per la predicazione ai sacerdoti, che dice: Un sacerdote tribolato, perseguitato, privo della carit dei suoi confratel li. Ha qualche consolazione?. Mi faccio compagnia da solo!. Stiamo in sieme per giocare a carte e ci ignoriamo nelle tribolazioni! (RHF, AVF0079). 199 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 133. Se si pensa allimpegno e allamore prodigati da don Josemara nella fondazione dellOpus Dei - ri leva mons. lvaro del Portillo - si comprende quale sacrificio, simile a quello di Abramo, fosse per lui rinunciare alla creatura alla quale per ispi razione divina aveva dato vita. Con questo dimostr ancora una volta la sua disponibilit ad assecondare la Volont di Dio (PR, p. 402). Sui senti menti del Fondatore testimonia Javier Ayala: Mi parl allora in confiden za della grande inquietudine interiore che sentiva da qualche tempo: aveva fatto tanto per portare lo spirito dellOpus Dei ai laici, uomini e donne, ma non aveva fatto nulla per i suoi confratelli, i sacerdoti diocesani. Soggiunse che il Signore glielo stava chiedendo con forza, tanto che se non lo faces si, metterei in pericolo la salvezza della mia anima, o almeno dovrei tra scorrere molti anni in Purgatorio (RHF, T-15712, p. 31). Cfr anche Jos Luis Muzquiz, Sum. 5 823; Mario Lantini, Sum. 3608; Javier Echevarria, Sum. 2472. Il Fondatore, prima di comunicare il suo proposito al Consi glio Generale, si era consultato con alcune personalit della Santa Sede: Ho ricevuto buona accoglienza e sostegno da parte di persone estranee al lOpera. Qualche alta personalit della Santa Sede mi ha incoraggiato con tutto il cuore: avanti! Ne parlai con i membri del Consiglio Generale e mi confidai anche con Carmen e Santiago, avvisandoli: Se ricominciano nuo ve ondate di calunnie, non preoccupatevi: sar perch sto per cominciare una nuova fondazione (Lettera 24-XII-1951, n. 3). 200 Ibidem. Proprio in quei giorni accadde un fatto che non era una mera coincidenza e che pure giustifica laffermazione circa i grandi beni ottenuti grazie a quel ritardo . Infatti, la Sacra Congregazione del Concilio emise un Decreto in data 22 marzo nel quale negava esplicitamente la secolarit dei membri degli Istituti Secolari, in aperta contraddizione con il Motu proprio Primo feliciter (n. II). Il Decreto, Pluribus ex documentis, fu pubblicato in A.A.S., XLII (1950), pp. 330-331. Cominciava citando la II Lettera di S. Paolo a Timoteo (2, 4): Nessuno, quando presta servizio militare, si immi schia nelle faccende della vita comune. Citava poi il canone 142 del Codi ce di Diritto Canonico del 1917: proibito ai chierici di esercitare, perso nalmente o tramite altri, lattivit affaristica e commerciale, sia per il

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proprio interesse, sia per quello degli altri , e poi estendeva la proibizione ai membri degli Istituti Secolari, dicendo testualmente: Ne exceptis quidem recentium Institutorum Saecularium sodalibus (A.A.S., XLII (1950), p. 330). In caso di infrazione era comminata nientemeno che la pena della scomunica latae sententiae, riservata espressamente alla Santa Sede. Non esagerava, quindi, il Fondatore quando diceva che i suoi figli correvano il ri schio che le nuove disposizioni ecclesiastiche li equiparassero alle persone consacrate, pur non essendo altro che comuni cristiani. Perci nel suo scrit to del 2 giugno 1950 alla Sacra Congregazione dei Religiosi (del quale si tratta in seguito nel testo) don Josemaria approfitt delloccasione per chie dere che al n. 15 del Diritto particolare, nel quale si parla dellattivit pro fessionale dei fedeli dellOpus Dei che occupano cariche politiche, svolgono mansioni amministrative, esercitano la docenza, lavvocatura o professioni simili, ci fosse la seguente aggiunta: aut etiam commercio vel rebus nummariis operam navant (possono dedicarsi anche al commercio o ad attivit economiche ). Cfr Lettera alla Sacra Congregazione dei Religiosi, in EF500602-1, n. 15. Con lapprovazione definitiva dellOpus Dei restava chia ro che i suoi fedeli non erano soggetti alla proibizione del Decreto citato. Sul punto della secolarit linsistenza del Fondatore era instancabile: Per questo, in questi ultimi due anni, ho detto quasi gridando alla Sacra Con gregazione dei Religiosi: siamo persone consacrate solo noi sacerdoti, i chie rici! Gli altri non sono persone sacre e non sono consacrati cos come voi pensate: non sono anime consacrate! Tutti sorridevano: qualcuno capiva ma altri probabilmente non capiranno mai (RHF, D-13452, n. 178). 201 Lettera 24-XII-1951, n. 3. 202 Cfr Juan Udaondo, Sum. 5033. 203 Se cos si pu dire, per i sacerdoti il lavoro professionale, nel quale si devono santificare e mediante il quale devono santificare gli altri, il sacer dozio ministeriale del Pane e della Parola: amministrare i Sacramenti, pre dicare, intervenire nella direzione spirituale dei membri dellOpus Dei e di molte altre anime, tenere corsi e giornate di ritiro spirituale, ecc. (Lettera 24-XII-1951, n. 148). 204 La questione del vincolo giuridico non si era posta nel caso del piccolo gruppo di sacerdoti che seguivano don Josemaria negli anni precedenti al 1935, anche se agli occhi del Fondatore alcuni di loro facevano parte del lOpus Dei. Don Somoano, cappellano dellOspedale del Re a Madrid, fu uno dei primi tre membri dellOpus Dei defunti (cfr Voi. I, Appendice do cumentale, doc. 13). 205 Lettera alla Sacra Congregazione dei Religiosi, in EF-500602-1. Lalle gato reca i numeri da 72 a 89. Il principio base dellarticolato il nihil sine Episcopo, che ispira la direzione spirituale e la formazione che ogni socio riceve nellOpus Dei, e promuove lunione e lobbedienza che il sacerdote diocesano deve avere con il proprio Ordinario. Questo principio viene ri portato al n. 75 dellAllegato e con quel numero pass nel Diritto partico lare del 1950, con lapprovazione definitiva (Decreto Primum inter). A commento di questo punto, il Fondatore scrisse: Caratteristiche peculiari del nostro spirito sono lunione di questi miei figli sacerdoti col proprio

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Vescovo, che venereranno sempre senza mai criticarlo; il loro amore per la diocesi, il Seminario e le opere diocesane; la loro fedelt nellesercizio del lincarico che svolgono (Lettera 24-XII-1951, n. 147). Sul principio nihil sine Episcopo, cfr lvaro del Portillo, Sum. 695; Joaquin Mestre Palacio, RHF, T-00181, p. 39; Pedro Cantero Cuadrado, in Un santo per amico, Milano 2001, pp. 82-83; Jos Maria Garcia Lahiguera, che afferma: Lo spirito dei sacerdoti diocesani che entrano a far parte dellOpera consiste, come ho potuto osservare, nel fare tutto con lobbe dienza pi delicata al loro Vescovo - nihil sine Episcopo - e nel promuove re lunit nel clero, dedicandosi con ammirevole carit agli altri sacerdoti. Questo un servizio immenso alla Chiesa, che basterebbe per riempire di meriti il suo Fondatore, ma non finisce di meravigliare il fatto che sia solo uno degli aspetti dellincredibile lavoro di quel santo sacerdote di Dio che fu mons. Escriv (Un santo per amico, op. cit., p. 140). 206 Decreto Primum inter (16-VI-1950), in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 31, pp. 767-780. Il 16 giugno era la festa del Sacro Cuore, al quale don Josemaria era particolarmente devoto. 207 Ibidem. Unanalisi dettagliata del Decreto Primum inter e delle Costitu zioni del 1950 in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., pp. 317 e ss. 208 In Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 33, p. 783. 209 La salvaguardia del carisma fondazionale che Dio gli aveva affidato fu - testimonia mons. lvaro del Portillo - il filo conduttore di tutta la sua vita: difendere il carisma nella propria anima, trasmetterlo ai suoi figli sparsi in tutto il mondo e predisporre i mezzi giuridici, okre a un opportu no studio teologico, per conservarlo intatto nel corso dei secoli (Sum. 562). Sul tira e molla (in spagnolo forcejeo) del Fondatore con i consultori nel periodo dellapprovazione definitiva, cfr ibidem, Sum. 559-562. 210 Lettera 24-XII-1951, nn. 295-296. - Con siamo caduti dalla padella nella brace stata liberamente tradotta lespressione proverbiale spagnola salir de Mlaga para entrar en Malagn , letteralmente partirsene da Malaga per arrivare a Malagn (un paesino della provincia di Ciudad Reai che non ha niente a che vedere con Malaga), che indica un sostanzia le fallimento in un proposito impegnativo (NdC).

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Capitolo XVIII

TRE ATTI DI FEDE

1. Consacrazione alla Sacra Famiglia (14-V-1951)


Nel decreto con cui fu definitivamente approvato lO pus Dei con il suo Diritto particolare, contenuto un accenno alla crescita dellOpera negli anni che vanno dal 1947 (promulgazione della Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia) al 1950. In quel breve lasso di tempo, si legge nel preambolo, avvenuto un prodigio so sviluppo dellOpus Dei. In primo luogo quanto al nu mero dei suoi membri, poich per divina bont si moltiplicato come il granello di senape seminato nel campo del Signore, che cresce fino a diventare un gran de albero . E poi quanto allestensione territoriale, poich attualmente ha pi di un centinaio di Centri, sparsi in diversi Paesi 1. Lespansione fuori della Spagna non richiese da parte dellOpera particolari preparativi. Durante lestate del 1948 - come si detto - alcuni giovani universitari ave vano assistito a corsi di formazione a Molinoviejo. Di quei giovani il Padre scriveva a quelli di Roma: Qui c un gruppo di portoghesi, di italiani e di messicani che, se li sapremo lanciare, saranno fondamenta forti e san te2. Nellautunno del 1949 alcuni di essi si erano gi stabilmente inseriti in una mezza dozzina di Nazioni.
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Non avevano altre risorse economiche che i guadagni del loro lavoro, che il mezzo abituale per sostenere lattivit apostolica dellOpera. Dovunque - come si ve dr in seguito - gli inizi furono per molto duri. Per esempio, sulla prima pagina del diario del primo centro di Palermo, il Padre scrisse: In paupertate et laetitia. Infatti, non era difficile prevederlo, ben presto quelli di Palermo simbatterono nelle prime difficolt. Il Padre li incoraggi, richiamandoli a una santa gioia: Mi rallegra la vostra gioia: e non c motivo perch non sia cos. (...) Pazienza. Le fondazioni delle nostre case - come accadde per lOpera - avvengono cos: la ricchezza della povert, il volere di Dio e la nostra ri sposta, con tutta lanima, tutti i sensi e tutte le forze!3. Oltre allItalia e al Portogallo, dove allinizio don Jo semara intervenne personalmente, i suoi figli si stabili rono ben presto in Inghilterra, Irlanda, Messico e Stati Uniti; nel 1950, in Cile e in Argentina. Lespansione era cominciata in Europa. Il 28 dicembre del 1946, giunse a Londra un giovane ricercatore in biochimica, Juan An tonio Galarraga; altri lo avrebbero presto raggiunto: Quelli che vanno a Londra - aveva scritto il Padre po chi giorni prima - devono pensare a Dublino e a Parigi. urgente preparare le cose in tutti e tre i Paesi4. Nellottobre del 1947 si inizi a Dublino e a Parigi. In Irlanda si rec un ingegnere, Jos Ramn Madurga, che subito trov lavoro e si inser rapidamente. Non pass molto tempo e il Fondatore pot parlare del miracolo dellIrlanda , poich prima ancora che egli potesse in viare nellisola un sacerdote dellOpera, il Signore aveva gi fatto aderire diversi irlandesi - uomini e donne - al lincipiente lavoro apostolico5. Il lavoro a Parigi aveva alcuni precedenti storici. Il Pa dre lo fece presente a Fernando Maycas e ai due studen ti, lvaro Calleja e Julin Urbistondo, che lo accompa gnavano, nel momento di impartire la benedizione per il viaggio. Ricord loro i preparativi, del giugno 1936, in
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terrotti dallo scoppio della guerra civile spagnola. Inve ce, le preghiere e la mortificazione del Fondatore per la postolato in Francia non avevano subito interruzioni. A Parigi i tre portarono come reliquia un pezzo del suda rio di Isidoro Zorzano, che il Padre volle fosse conse gnato loro per mettere sotto la sua intercessione quel lavventura apostolica6. Il Fondatore pens giustamente che il salto dellAtlan tico richiedesse un viaggio di perlustrazione. Diede per ci incarico a Pedro Casciaro di recarsi in America e di visitare buona parte degli Stati del continente7. Questi, di ritorno in Spagna, inform il Padre degli esiti del suo viaggio, ed egli decise di cominciare dal Messico e dagli Stati Uniti. Il 18 gennaio 1949 Pedro si trovava gi nella capitale messicana e il 19 marzo lArcivescovo di Citt del Messico celebrava la Messa nelloratorio del primo centro dellOpus Dei in America8. Alcune settimane prima, gioved 17 febbraio, arrivava a New York Jos Luis Muzquiz, accompagnato da Salva dor Martnez Ferigle. Quando erano partiti da Madrid, il Padre, dispiaciuto di non poter dare loro neppure qualche dollaro, aveva detto: Figli miei, non vi posso dare niente: soltanto la mia benedizione9. Aveva ag giunto: Dovete diventare molto americani, con buon umore, gioia e visione soprannaturale. Ma aveva anche dato loro un regalo pi prezioso del denaro: unimmagi ne della Vergine, un piccolo quadro che aveva presieduto circoli e tertulias nella stanza dellHotel Sabadell di Bur gos, dove il Padre e altri avevano abitato nel 193810. Il Fondatore li avrebbe accompagnati ben volentieri nel viaggio, per condividere le divine avventure della prima ora. Molto spesso, quando scriveva ai primi che avevano messo piede in un Paese remoto, il suo cuore ardeva di desideri apostolici e gli venivano in mente ri cordi lontani, che in lui suscitavano una santa invidia11. Insisteva sempre sulla giusta prospettiva apostolica che dovevano mantenere:
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So che stai aprendo strada in quella citt immensa. Ti sto vicino e prego per te, perch con la tua fedelt e il tuo lavoro riuscirai a far s che, fra un po di tempo, ci sia un grande lavoro di anime. A volte provo per voi una vera invidia; mi fate ricordare i primi tempi, anchessi eroici12. Il Padre, dalla sponda del presente e ritornando con il pensiero alla fase di gestazione dellOpera, vedeva i suoi figli al sicuro, sotto la protezione della Vergine. E se commettevano qualche imprudenza o qualche sbaglio, era certo che il Signore se ne sarebbe servito per far loro guadagnare esperienza e maturit. Non aveva forse fat to lo stesso con lui, intervenendo spesso in modo inso spettato e provvidenziale? Da lontano, il Fondatore pro teggeva i suoi figli con la preghiera, giorno e notte. Moderava le loro impazienze, li incoraggiava nelle fati che, faceva loro compagnia nellisolamento13. Il rischio che qualcuno sentisse il freddo della solitudine era reale. Perci egli aveva spiritualmente presenti in ogni mo mento i suoi figli che stavano da soli in terre lontane: Carissimi londinesi - scriveva da Roma, - quante volte vi citiamo, in questa casa! Leggiamo e rileggiamo con avidit le vostre lettere14. Mi rendo conto della tua solitudine - scrisse a un al tro, isolato in Cile - che solo apparente (ti siamo mol to vicini!)15. Tutti erano imbarcati nella stessa impresa e ne erano consapevoli. Ma non tutti erano avvezzi alle dure espe rienze che ben conosceva il Fondatore, o avevano la pa zienza di aspettare con calma i frutti anelati, che tarda vano ad arrivare. Ritardi che provocavano nervosismo e facevano loro dimenticare che prima di seminare ne cessario un lavoro benedetto di aratura16, e che, dopo la semina, bisogna dar tempo al tempo, perch la se mente metta radici, cresca e dia frutto. Il Fondatore non si stancava di ricordarlo agli uni e agli altri: Statevene contenti: dissodare una cosa molto bel
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la... per tipacci come voi!17, scriveva a quelli di Parigi; incoraggiava anche quelli che stavano negli Stati Uniti: Che cosa invidiabile dissodare ! Ve lho gi detto al tre volte: tanto pi se il raccolto sar rapido e fecondo, come accadr da voi18. In qualche Paese, eccezionalmente, la terra era pronta e soffice. Dopo solo tre mesi dallinizio del lavoro in Messico il Padre poteva scrivere da Roma: Sono molto contento di voi e, poich quella terra fertile, sono in attesa del raccolto quasi subito dopo la semina19. M a nonostante i suggerimenti soprannaturalmente ragionevoli del Padre sulla necessit di dissodare e di esercitare la pazienza, ai suoi figli, persone molto giova ni, tutto sembrava troppo lento. Per questo il Fondato re, che portava sulle proprie spalle un pesante fardello di impegni economici e di carenza di persone, doveva continuamente moderare la propria e altrui impazienza. Era la fase nascosta e umile degli anni dellespansione, prima che il Signore invitasse a entrare nellOpus Dei un bel po di persone dei nuovi Paesi: Roma, 20 giugno 1950. Carissimi: Ges benedica i miei figli dellInghilterra. Leggo e rileggo le vostre lettere, sempre con la speranza che presto ingraniamo la marcia in quelle terre. Pregate e abbiate un po di pazienza. Nel frattempo state molto uniti, compitemi bene le nor me e convincetevi che la vostra fatica attuale, oscura e senza sviluppo, indispensabile per arrivare alle tappe successive. Ho davvero molta voglia di vedervi! Qui tutto molto be ne, ma piano. Cos vi do esempio di pazienza. Un abbraccio molto forte e la benedizione di vostro Padre Mariano20. Don Josemara, con quasi un quarto di secolo di espe rienza fondazionale, si aspettava che il Signore benedi
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cesse i suoi figli con la croce, che era sempre stata la via normale dellOpus Dei. vero che cerano sempre picco le difficolt, che il Padre chiamava sorpresine e scioc chezze, cui non attribuiva alcuna importanza. Ma li av visava che non sarebbero mancati sul loro cammino ostacoli pi rilevanti. Al miracolo irlandese , per esem pio, un vero rosaio dalla fioritura inattesa, non tardaro no molto a spuntare le spine, come il Padre riconobbe in una lettera del giugno 1950 alle sue figlie di laggi: Carissime, vi ringrazio di cuore per le vostre lettere, che leggo sempre con molto piacere. A suo tempo ho sa puto della piccola contrariet che avete avuto: non im maginate che grande gioia ho provato, al pensiero che il Signore permetteva finalmente che cominciaste a soffri re un pochino per la vostra vocazione21. Come vedete, la cosa in s non ha alcuna importan za, proseguiva il Padre. Erano parole di consolazione, perch la sofferenza delle sue figlie dellIrlanda dur lunghi mesi. Un anno dopo torn a scrivere loro sullo stesso argomento: Roma, 23 aprile 1951. Ges mi protegga le figlie delPlrlanda. Carissime, sono molto contento di voi e sono sicuro che anche il Signore contento. State allegre: quando si segue Ges bisogna sempre fare i conti con qualche benedetta contrariet. E la vostra proprio piccola. Siate fedeli e la nube passer presto. Quanto e quale bene ci aspettiamo dallamatissima Ir landa, per il servizio della Chiesa, nostra Madre, e per lestensione del Regno di Cristo! La Santissima Vergine vi presieda sempre e, cos, sarete come lOpera ci vuole, seminatrici di pace e di gioia. La benedizione di vostro Padre Mariano. Vi invio una immagine della Madonna, che vi conse gneranno con questa lettera22.
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La contrariet, causata da un fraintendimento, fu dis sipata dal trascorrere del tempo e dalla prudenza del Fondatore. Si era trattato di un chiaro esempio delle dif ficolt che avevano alcuni ecclesiastici - in questo caso lArcivescovo di Dublino, mons. McQuaid - a compren dere il carattere secolare dellOpus Dei e la novit che gli Istituti Secolari rappresentavano nella storia della Chiesa. Definendo laccaduto una piccola contra riet , il Fondatore invitava le sue figlie e i suoi figli a non perdere la srenit, a non mancare alla carit e ad astenersi dal giudicare23. Invitandoli a pazientare di fronte allatteggiamento negativo di mons. McQuaid, raccomandava a uno di lo ro: Calma! Non dimenticare che il Signore scrive dirit to sulle righe storte24.
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Con il decreto di approvazione definitiva si chiudeva unaltra tappa della storia dellOpus Dei. Ma litinerario giuridico che il Fondatore percorse con i suoi era un continuo andirivieni. Per il momento procedeva tra gli Istituti Secolari, ma era deciso ad allontanarsi dalla compagnia e a proseguire per la propria strada, quando fosse arrivato il momento di ottenere una forma giuridi ca pienamente conforme alla natura teologica e pastora le dellOpus Dei. Comunque, in quei giorni lorizzonte era sereno e don Josemaria si mostrava contento, so prattutto per aver risolto il problema dei sacerdoti seco lari diocesani25. Tuttavia dalle sue lettere di quel periodo traspare una nota di stanchezza26. Quando era giunto a Roma, nel 1946, era in ambasce, poich non sapeva che cosa gli era riservato. Egli dovette combattere fino alla fine dei suoi giorni per farsi strada fra le istituzioni canoniche. Perci era naturale che la continua tensione spirituale comportasse, oltre a un evidente dispendio di energie fi
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siche, una pi nascosta erosione nellanimo del Fonda tore, tanto che egli dovette riconoscere la necessit di mettere in pratica la virt della pazienza fino al grado pi eroico27. La sua vita fu un esercizio ininterrotto di esimia virt, poich, per una ragione o per laltra, non gli mancarono mai occasioni di praticarla, anche quan do avrebbe avuto veramente bisogno di riposare. La convinzione che il Signore scrive diritto anche sulle righe storte gli rimase fortemente impressa come frutto di dolorose esperienze personali ed espressione di una logica divina che non sempre collima con quella umana. Fra i concetti che spesso ripeteva e cercava di insegnare ai suoi figli ve n uno particolarmente dolce e amabile: ai genitori dobbiamo la vita e il novanta per cento del la vocazione28. Diceva poi che la carit ordinata porta ad amare e a praticare il quarto comandamento, il dol cissimo precetto del decalogo29. Ebbene, poche settimane dopo lapprovazione defini tiva dellOpus Dei, ricominciarono gli attacchi, toglien do la pace alle famiglie e trasformando il dolcissimo precetto in un mare di amarezza30. Nel 1950, avendo appena ottenuto dalla Santa Sede lapprovazione defini tiva, il Fondatore, come si visto, credeva davvero che sarebbe cessata laggressione allOpera. Ma si sbagliava. I soliti detrattori tornarono ai vecchi metodi gi utiliz zati in Spagna, seminando ansia e disorientamento tra le famiglie dei membri italiani dellOpus Dei. A questo at tacco sarebbe seguita una insidia ancora pi sottile e poi, dopo che fu fatta naufragare, sarebbe ripartita lof fensiva, senza tuttavia riuscire a impedire la rapida e continua espansione dellOpera. Prima di questi avvenimenti, i giovani studenti che frequentavano il Pensionato se ne stavano felici accanto al Padre, che manteneva con le loro famiglie relazioni piene di affetto soprannaturale e umano. Egli desidera va che i genitori dei membri dellOpera condividessero pienamente il clima di famiglia che regnava nellOpus
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Dei. Era meraviglioso vedere laffetto con cui il Fonda tore, in mezzo alle sue occupazioni, cercava di coinvol gerli, dando loro notizie dei figli e chiedendo loro colla borazione e preghiere, affinch sentissero lOpera come una cosa propria, poich lo era per davvero. Questa delicata intimit con le famiglie dei suoi figli traspare anche nelle sue lettere. Eccone una inviata alla madre di Mario Lantini, un anno dopo che il figlio ave va chiesto lammissione allOpera: Gentile Signora, ho ricevuto la sua cortese lettera e la ringrazio sinceramente per quanto mi dice e specialmente per le sue preghiere che sono, senza alcun dub bio, il miglior regalo che sia Lei che suo marito possono fare allOpus Dei e ai suoi membri. Sono veramente contento della vocazione di suo figlio Mario e ne ringrazio Dio: lavora sempre con la gioia e lentusiasmo di chi sta servendo il Signore. Vedendo suo figlio inevitabile che pensi alla bont dei genitori, ai quali deve in parte la sua vocazione. Chiedendo loro di continuare a raccomandare al Si gnore lOpus Dei, la saluta e benedice Josemaria Escriv de B.31. Una volta iniziati dal Pensionato i viaggi apostolici nelle diverse citt italiane, anche a Roma era aumentato il numero di persone che entravano nellOpera. Nellaprile 1949, a Roma, aveva chiesto lammissio ne allOpus Dei uno studente sudamericano, Juan Larrea, la cui famiglia non vide di buon occhio la decisio ne del figlio32, forse perch non sapevano che cosa fosse lOpus Dei, o forse perch tale decisione sovver tiva piani e speranze familiari. Lo racconta lo stesso Juan Larrea: Allepoca mio padre era ambasciatore dellEcuador presso la Santa Sede e mi disse di parlarne con mons. Montini, Sostituto della Segreteria di Stato. Parlai con mons. Montini, raccontandogli la mia storia e, dopo una lunga e affettuosa conversazione, mons. Montini
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mi disse: dir parole di pace a suo padre. Alcuni giorni dopo ricevette mio padre, dicendogli che aveva parlato con Pio XII, il quale gli aveva detto: Dica allamba sciatore che in nessun posto suo figlio star meglio che nellOpus Dei. Ventanni dopo, quando ero gi Vesco vo, ho fatto visita a Papa Paolo VI, un tempo mons. Montini, ed egli mi ricord amabilmente ludienza ora descritta 33. Diverso fu latteggiamento di altri genitori, che si era no opposti alla decisione presa dai propri figli dopo che persone zelanti avevano prima attizzato il malcontento in seno alle famiglie e poi lo avevano trasformato in aperta opposizione, nonostante lapprovazione definiti va ricevuta dallOpera. Nellaprile 1949 aveva chiesto lammissione allOpera un giovane di ventun anni che frequentava Villa Tevere, Umberto Farri. Per desiderio del Fondatore si era recato a Milano nel 1950, per poi fare ritorno a Roma nel no vembre del 1951. Nel frattempo suo padre, Francesco Farri, si era messo in contatto con i genitori di altri stu denti universitari che avevano chiesto lammissione allOpus Dei e frequentavano Villa Tevere. Tutto avvenne con tale rapidit che il danno causato in alcune famiglie alle serene relazioni tra genitori e figli fu quasi irrime diabile. A un certo punto Francesco Farri, consigliato e orientato dal gesuita padre A. Martini, prepar una no ta di protesta, rivolta direttamente a Sua Santit Pio XII. Lo scritto portava la data del 25 aprile 1951 e reca va le firme di cinque genitori di fedeli delPOpus Dei34. Ecco parte del testo: Beatissimo Padre, con filiale fiducia si presentano ai piedi della Santit Vostra ed espongono, i capi di un gruppo di Famiglie, la cui serenit pienamente goduta fino allanno 1947 stata successivamente interrotta e turbata da causa veramente grave. Tale angustiata situazione stata determinata dal fat to che giovani appartenenti a queste Famiglie (...) sono
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venuti a mancare: ai doveri verso Genitori e Familiari; taluni di essi, alladempimento degli studi prima di allo ra praticati con diligenza e risultato, col conseguente di sturbo nella loro preparazione alla vita, alla lealt e sin cerit di condotta nei riguardi dei Genitori e dei Padri Spirituali, retrocedendo dai princpi umani e cristiani che costituivano ambiente delle loro Famiglie e delle As sociazioni religiose da essi frequentate35. Pi oltre, lo scritto riporta i dubbi dei firmatari sulla vocazione dei propri figli allOpus Dei, perch tutto lavvenuto si svolto in unatmosfera che non sembra corrispondere alla lealt dello spirito di Dio e soprattut to non d garanzia che lanimo di questi giovani non sia stato artificiosamente portato a decisioni alle quali non erano preparati . La loro coscienza di genitori, pertanto - continua il documento -, era oppressa dallangoscia ed essi erano preoccupati per la perdita da parte dei figli di valori morali ; essi ritenevano dunque che i membri dellisti tuto Opus Dei svolgessero opera di proselitismo con procedimenti che non rispondono alle tradizioni di lealt e di chiarezza della S. Chiesa in questa materia36. Le Famiglie - termina lo scritto - sperano e doman dano di venir consolate in questa situazione che vede la distruzione della loro pace interiore. Esse non inten dono opporsi alle legittime aspirazioni e alleventuale vocazione dei loro figli, ma domandano che essi, ritor nati ai loro studi per completarli nellambiente norma le della loro vita, prendano, dopo essersi consultati con uomini dotti, pii e sperimentati, la loro decisione definitiva. Questo, Santo Padre, domandano istantemente e sperano dalla sua paterna bont di ottenere. Roma, 25 aprile 1951 . Seguono le firme di cinque persone37. Lo scritto una decisa denuncia e una condanna del lapostolato dellOpus Dei e un atto di forte pressione esercitata sul Papa, proprio poco tempo dopo che aveva
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approvato in modo definitivo P Opera, perch facesse sentire il peso della sua autorit sovrana. Quale fu la reazione del Padre quando lo venne a sa pere? Don Josemara, come aveva fatto fin dal 1941, chiese ai suoi figli di tacere, pregare, sorridere e lavora re38. Essi, obbedienti, si attennero a questa linea di con dotta, mantenendo un completo riserbo sui tristi eventi della persecuzione. Tanto che, per citare un caso, Mario Lantini non parl mai con nessuno delle proprie espe rienze personali finch non arriv il suo turno di depor re come testimone al processo di beatificazione del Fon datore, trentanni dopo: Aggiungo inoltre - dichiarava nel 1983 - che ne parlo oggi per la prima volta e con sofferenza, perch mons. Escriv ci ha sempre proibito esplicitamente di parlarne, perch non avessimo a man care alla carit neppure fra di noi, ci in conformit a un punto di Cammino (n. 443): Se non puoi lodare, ta ci. Questo fa s che gli episodi da me vissuti non siano stati conosciuti nellambito dellOpera se non dagli inte ressati, dal Fondatore e da don Alvaro, allora Consiglie re della Regione italiana39. Don lvaro, a sua volta, ha affermato di non aver udito dal Padre una sola parola di recriminazione contro coloro che lo diffamavano, neppure nei momenti pi duri40. Il Padre si rifugi fiducioso nel Signore. Prese un fo glietto e scrisse: Mettere sotto il patrocinio della Sacra Famiglia - Ges, Maria e Giuseppe - le famiglie dei no stri: affinch riescano a partecipare del gaudium cum pace dellOpera e il Signore conceda loro laffetto per lOpus Dei41. Nello stesso anno 1951, in una lettera ai suoi figli, fe ce un resoconto telegrafico del triste episodio: Mi piacerebbe ora raccontarvi - scrisse - i dettagli della consacrazione alla Sacra Famiglia dellOpera e del le famiglie di tutti i membri, fatta il 14 maggio di que stanno in un oratorio - che perci ora intitolato alla Sacra Famiglia - ancora senza pareti, fra i tavolati e i
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chiodi delle casseforme che hanno sostenuto il cemento delle travi e del tetto finch non ha fatto presa. Ma poi ch conserviamo alcune note molto precise, redatte a suo tempo, qui non mi dilungo. Vi basti sapere che, di fronte alle diaboliche macchinazioni - permesse da Dio! - di certi sconsiderati che hanno fatto firmare ad alcuni padri di famiglia un documento pieno di falsit e sono riusciti a farlo arrivare nelle mani del Santo Padre, pote vo solo rivolgermi al Cielo. Ges, M aria e Giuseppe hanno fatto s che passassero le nuvole senza che scop piasse una grandinata: e ora tornato il sereno42. Laiuto della Sacra Famiglia si not subito. Due gior ni dopo la presentazione della nota di protesta al Som mo Pontefice, uno dei firmatari fece marcia indietro43. Gli altri si resero subito conto dellinfondatezza della angosciosa situazione di cui si parlava nella denun cia. In seguito, non misero alcuna difficolt ai propri fi gli e il Signore riport la pace nelle loro famiglie. Le ac cuse presentate al Papa si dimostrarono infondate e caddero da s e don Josemaria ebbe la profonda gioia di vedere aumentare laffetto verso lOpus Dei delle fa miglie dei suoi figli44. Dal 1951 la consacrazione viene rinnovata ogni anno, con la richiesta che Dio colmi di benedizioni i genitori e i fratelli dei fedeli dellOpus Dei e che ottenga il loro av vicinamento alla grande famiglia dellOpera: Concedi loro, Signore, di conoscere meglio, ogni giorno, lo spirito del nostro Opus Dei, al quale ci hai chiamato per servirti e santificarci; infondi in loro un grande amore per la nostra Opera; fa che comprendano con luce sempre pi chiara la bellezza della nostra voca zione, affinch sentano un santo orgoglio perch ti sei degnato di sceglierci e sappiano essere riconoscenti per lonore che hai reso loro. Benedici in modo particolare la collaborazione che prestano al nostro lavoro aposto lico e falli sempre partecipi della gioia e della pace che Tu ci concedi in premio della nostra dedizione45.
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2. CorMariae dulcissimum, iter para tutuml


Il Padre dovette trascorrere a Roma lestate del 1951. Le circostanze lo costrinsero, come disse egli stesso, a stare sul chi va l. Fu per lui un sacrificio non indiffe rente, poich era estenuato per labbondante lavoro di un intero anno accademico, con la casa costruita a met e con la minaccia del caldo opprimente del ferragosto romano. A questo si sommavano i problemi del diabete che gli procuravano sofferenze tanto intollerabili da far gli dire - con una buona dose di humour - che gli ricor davano continuamente il Purgatorio. Perch stare sul chi va l } Forse perch da qualche tempo aveva notato in alcune persone della Curia i segni di un certo cambia mento. Un giorno gli giungeva allorecchio leco di una critica; giorni dopo veniva a sapere che un Cardinale, suo vecchio conoscente, negava in pubblico di averlo mai frequentato46. In base a questi e altri indizi cominci a sospettare che si stesse tramando qualcosa, senza riuscire peraltro a comprendere di che cosa si trattasse. Tutti i segnali confermavano i sospetti: cera qualcosa di strano. Senza dubbio, qualche grave minaccia incombeva sullOpus Dei. Un oscuro presentimento fin col dominare le rifles sioni, le abitudini e persino i gesti di don Josemara, che si mostrava allegro e preoccupato nello stesso tempo. Continuava a scherzare, ma insisteva molto perch tutti pregassero per le sue intenzioni. Il suo prevalente stato danimo era una inquietudine diffusa, un disagio inte riore che traspariva dal suo sguardo e dal irodo di fare: Come sempre - testimonia Encarnacin Ortega - fe ce ricorso allorazione e alla mortificazione. Passava in tere giornate senza mangiare nulla o praticamente nulla, il che ci faceva temere per la sua salute. Sapevamo pure che dormiva ben poco. Ogni giorno era sempre pi insi stente la sua richiesta di preghiere e pi intenso il modo in cui egli stesso pregava. Un giorno ci chiese di inter
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rompere tutte le nostre attivit e di andare in oratorio per mezzora a forzare il Signore con la nostra orazio ne (...). Mi sembra che sia stata una delle volte della no stra vita in cui abbiamo pregato con maggiore intensit, chiedendo a Dio di aiutare nostro Padre47. Uno di quei giorni - nella prima met dellestate del 1951 - don Josemaria stava passeggiando, assorto e a passo svelto, nel giardino di Villa Tevere, prendendo ap punti in unagendina, quando gli si avvicin uno dei suoi figli, Javier Echevarrfa, che gli chiese: Come sta, Padre?. Pieno di pace e di santa fortezza; mi sento come un leo ne, disposto a difendere questa Opera di Dio che il Si gnore mi ha affidato. Prega e aiutami48. Pur non sapendo nulla di concreto, il Padre intuiva una nuova persecuzione verso la sua persona e tutta lOpera. Loscuro presentimento lo avvolgeva compietamente49. Presentiva un rischio serio, ma in maniera cos vaga da non potersi liberare dallangoscia di chi vede la vicinanza di un pericolo, senza sapere di che cosa si trat ti. Sentiva linvisibile minaccia e stava con tutti i sensi tesi e allerta, certo deHimminente attacco: Mi sento come un cieco che si deve difendere - diceva il Padre a qualcuno dei suoi figli - ma che pu dare solo colpi allaria, perch non so che cosa succede, ma sta succedendo qualcosa... 50. Tale presentimento, pur facendolo soffrire, era co munque una grazia divina che sospingeva tutta lOpera e, innanzitutto, il Fondatore verso la Croce di Cristo. Il Signore permetteva tale oscurit, scrisse di l a poco, affinch noi ci santifichiamo e lOpera si fortifichi51. Nelle precedenti campagne di calunnie, pettegolezzi e ingiurie, egli aveva saputo a chi ricorrere, come rispon dere e a chi replicare. Ora doveva lottare contro ombre

impalpabili. Quando sopraggiungeva la opposizione dei buoni, gli amici erano soliti consigliargli due tipi di comportamento. Secondo alcuni era meglio tacere e, av volti nel mantello dellumilt, lasciare che gli altri calun niassero; cos, incassando lui i colpi in silenzio, i nemici non avrebbero avuto la possibilit di diffondere pubbli camente lo scandalo. Altri, invece, erano del parere di proclamare la verit a gran voce o, per lo meno, lo invi tavano a difendersi, a rispondere, opporsi e ribattere ai detrattori. Don Josemaria pensava che entrambe le opi nioni fossero ragionevoli e accettabili dal punto di vista cristiano. Tuttavia, non era facile indovinare il modo giusto di fare le cose perch, riflettendo su come com portarsi, vedeva il rischio di perderci sempre e comun que, per quanta buona volont ci mettesse. Cos spiega va la sua incertezza: In realt mi sentivo nella stessa identica situazione descritta nellapologo del padre, del figlio e dellasino. Qualunque cosa facessi, venivo criticato52. Lapologo questo. Un contadino ritornava dalla campagna con suo figlio. Se ne stava in groppa al suo asino, soddisfatto della vita, quando simbatt in un vi cino, il quale biasim la sua condotta: Sei soddisfatto, no? E tuo figlio gi, a piedi, tanto, che te ne importa? . Il vecchio scese e fece montare il figlio sullasino. Poco oltre incontrarono una donna, che esclam indignata: M a come! Il padre a piedi? Quel ragazzo dovrebbe vergognarsi! . Anche il figlio allora scese dallasino, e padre e figlio ci si misero a camminare dietro; ma qualcuno lanci lo ro una battuta ironica: Ottimo, cos lasino non si stanca! . Non sapendo pi che fare, vi montarono tutti e due. Lasino stava percorrendo stancamente lultimo tratto di strada quando qualcuno si mise a gridare: Siete pro prio due bestie! Non vedete che il povero animale non ne pu pi? 53.
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La situazione era molto confusa e la minaccia invisibile. Da chi doveva difendersi, e a che proposito? Interiormente sentiva che una forza misteriosa lo spingeva a difendere lOpera con le unghie e con i denti: Figli miei - era solito dire a coloro che gli stavano vicino -, sono qui come un leone ruggente, tamquam leo rugiens; veglio, perch il dia volo non ci morda54. Non poteva starsene inerte. Aveva limpressione di camminare sulle sabbie mobili. Don lvaro, per tranquillizzarlo, gli faceva presenti i motivi per cui rallegrarsi: Padre - gli diceva -, va tutto bene, ci sono molte vocazioni e, grazie a Dio, c un grande buono spirito in tutti55. Ma il Padre insisteva sulla necessit di fare qualcosa. Una forza divina lo tra scinava, con una necessit soprannaturale , ad ag grapparsi al manto della Vergine: Poich non trovo quaggi chi veramente e decisamente ci aiuti, mi sono rivolto a nostra Madre, Santa M aria56. Presa la decisione, il 9 agosto scrisse a tutta la grande famiglia dellOpus Dei, per dire che nella festa dellAs sunzione avrebbe celebrato la Santa Messa a Loreto: E l, nella casetta della Sacra Famiglia - Ges, M a ria e Giuseppe - far la consacrazione delVOpus Dei al Cuore Immacolato di Maria. Tutti gli anni, usando la formula che vi invier, rinno veremo questa consacrazione in tutte le nostre case e Centri. Sar una consacrazione ambiziosa, perch le consacreremo anche tutti i popoli e le nazioni che sono lontani dal suo Figlio Divino. Questo proprio il nostro spirito! Unitevi a me, quel giorno in modo particolare57. Esortava i suoi figli a ripetere sempre, instancabil mente, la stessa giaculatoria che era sempre sulle sue labbra: Cor Mariae dulcissimum, iter para tutum!58, af finch il dolcissimo cuore di Maria proteggesse il cam mino dellOpera. La mattina del 14 agosto 1951, sotto un sole cocente, il Padre e don lvaro, accompagnati da altri due mem
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bri dellOpera, partirono in macchina da Roma. Presero la via Salaria e passarono lungo la costa adriatica. Senza mai fermarsi, arrivarono alla basilica della Madonna di Loreto e prenotarono la Messa allaltare della Santa Ca sa per il giorno successivo. A met pomeriggio si recaro no ad Ancona, dove pernottarono. La mattina successiva, festa dellAssunzione, il Padre giunse a Loreto prima delle nove, trovando la basilica gi piena di gente venuta dai dintorni. La Santa Casa, dove celebr la Messa, si trova allinterno della basilica. Vi si stipava una folla devota, giunta a motivo della grande fe stivit mariana. Il Padre cerc di celebrare la Messa con raccoglimento, ma le manifestazioni di spontanea piet dei presenti non gli consentirono di concentrarsi: Cos, mentre io baciavo laltare quando lo prescrivo no le rubriche della Messa, lo baciavano anche tre o quattro contadine. Fui distratto, ma mi emozionava. At traeva pure la mia attenzione il pensiero che in quella Santa Casa - che la tradizione assicura essere il luogo dove vissero Ges, Maria e Giuseppe -, sopra la mensa dellaltare hanno posto queste parole: Hic Verbum caro factum est. Qui, in una casa costruita dalla mano degli uomini, in un pezzetto della terra su cui viviamo, ha abitato D io59. Toltisi i paramenti, mentre don lvaro celebrava la Messa alle 9 e mezzo, il Padre riusc a rifugiarsi nel mi nuscolo andito dietro laltare della Santa Casa. L rin nov la consacrazione al dolcissimo Cuore di Maria, immagine perfetta del Cuore di Ges , fatta poco pri ma durante la Messa. A nome di tutto lOpus Dei disse alla Madonna: Ti consacriamo il nostro essere e la nostra vita; tutto ci che nostro, ci che amiamo e ci che siamo. Per te i nostri corpi, i nostri cuori e le nostre anime; siamo tuoi noi e i nostri apostolati60. Il Padre rimase in ginocchio tutto il tempo della Messa celebrata da don lvaro. Solo, immerso in preghiera, non
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fece caso alle persone che lo urtavano, e quasi lo calpesta vano, sfilando continuamente in quella specie di corri doio dietro laltare, mentre implorava il Cuore di Maria: Infiamma i nostri poveri cuori perch amiamo con tutta lanima Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo; infondi in noi un grande amore per la Chiesa e per il Pa pa e facci vivere pienamente sottomessi ai loro insegnamenti; dacci un grande amore per lOpera, per il Padre e per i nostri Direttori; fa che, fedeli alla nostra vocazio ne, abbiamo uno zelo ardente per le anime; elevaci, M a donna, a uno stato di perfetto amore di Dio e concedici il dono della perseveranza finale61. Uscendo, il Padre si rese conto di avere la tonaca tutta calpestata. Dopo aver fatto colazione, intrapresero il viaggio di ritorno. Il caldo era forte, ma egli era molto contento: faceva orazione, immerso in Dio, e ringrazia va. La sera stessa vide le sue figlie e i suoi figli. Rac cont loro da dove veniva e disse che la consacrazione alla Madonna gli dava la sicurezza che Ella, ancora una volta, avrebbe preso lOpera sotto la sua protezione. Li invit a continuare a supplicare il Cuore dolcissimo di Maria: iter para tutum62. Colmo di pace e di fiducia, don Josemaria fece altri pellegrinaggi presso diversi Santuari mariani, per rin graziare dei benefici ricevuti e per rinnovarvi la consa crazione fatta a Loreto. Il 21 agosto and a Pompei e il 22 al Divino Amore. Nel mese di ottobre si rec a Lour des il giorno 6 e vi celebr la Messa il 7. Da Lourdes and a Saragozza, dove si prostr ai piedi della Vergine del Pilar il giorno 9; dopo alcuni giorni passati a lavora re a Madrid, fece visita ai suoi figli in Portogallo e il 19 ottobre rinnov la consacrazione a Fatima63. * * * Con la benedizione del Padre e una statuetta in legno della Madonna, in paupertate et laetitia, P8 dicembre
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1949 giunsero a Milano i primi fedeli dellOpera che vi si stabilirono per iniziare il lavoro apostolico. In dicem bre li raggiunse un sacerdote, don Juan Udaondo. Alcu ne settimane dopo il direttore e don Juan si recarono dal Cardinale Schuster il quale, rivolgendosi a questultimo, gli chiese: Lei un sacerdote che appartiene a una istituzione di diritto pontificio e io sono il Vescovo di questa diocesi. Come la mettiamo nei nostri rapporti? . Il nostro Fondatore - gli rispose il sacerdote - ci ha sempre insegnato a servire la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita, e a procedere nella direzione che in dica il Vescovo. Desideriamo tenerla informata del no stro lavoro, per lo meno quanto i parroci la informano delle loro parrocchie, se non di pi 64. Nellagosto del 1951 i milanesi dellOpera andaro no in una villa vicino a Roma, a Castelgandolfo, per as sistere a un corso di formazione. Ritornarono a Milano in settembre e pochi giorni dopo fecero di nuovo visita al Cardinale, che li accolse come se fosse impaziente di vederli: Dove siete stati tutto questo tempo? , chiese. Seppero che aveva dato incarico al parroco di cercarli, poich doveva dir loro qualcosa, ma quegli aveva trova to la casa vuota. Disse che gli erano state riferite cose in credibili, grossolane calunnie, nei confronti dellOpera. Ma potevano stare tranquilli, perch egli era molto con tento di averli nella sua diocesi. Tuttavia, soggiunse il Cardinale con lespressione di chi cerca di ricordarsi: Chi me lo ha detto? Chi me lo ha detto?... Qualcuno in alto locol... , e lasci in sospeso la frase65. Subito essi riferirono al Padre la conversazione. Due giorni dopo, il 28 settembre, il Padre sugger loro di tor nare dal Cardinale Schuster e, dopo averci ben pensato nellorazione, di raccontargli punto per punto, con pre cisione e concretezza, quanto era accaduto in Spagna: prima, nel 1940, gli attacchi dal pulpito, poi mormora zioni, false notizie date ad alcuni Vescovi, libelli calun
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niosi, denunce allautorit civile, visite alle famiglie dei membri dellOpera, ecc.66. Il Cardinale li ascolt con at tenzione e ribad di essere molto contento del lavoro dellOpera a Milano.
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Il 5 gennaio 1952 il Procuratore Generale dellOpus Dei, don lvaro del Portillo, ricevette uno scritto uffi ciale del Segretario della Sacra Congregazione dei Reli giosi, mons. Larraona, che cortesemente gli chiedeva copia delle Costituzioni dellOpus Dei e del Regola mento interno dellAmministrazione, con una relazione scritta - dottrinale e pratica - circa il regime dellistituto nelle sue due Sezioni, come pure sulle modalit concrete con cui si svolgeva la singolare collaborazione stabilita dalle Costituzioni 67. Don lvaro rispose con premura. La sua lettera di ri sposta al Segretario del 6 gennaio e vi era allegata copia degli Statuti dellOpus Dei e del Regolamento interno del lAmministrazione domestica, oltre a un documento, di dieci pagine che illustrava minuziosamente la separazione esistente tra le due Sezioni dellOpera, del loro regime e dei loro rapporti. Per poter intendere e inquadrare correttamente, sia in iure che de facto, i rapporti che esistono tra i due ra mi dellOpus Dei - iniziava lo scritto - ci si consenta di sottolineare che necessario tenere presente e valutare nel suo giusto peso ci che la Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia ha definitivamente stabilito sul piano dottrinale dei princpi giuridici e sul piano pratico della vita 68. A quale scopo era stata richiesta una copia del Diritto particolare dellOpus Dei? Bench don lvaro nel suo scritto non faccia esplicitamente questa domanda, la sua risposta e il suo ragionamento esprimono un certo stu pore. In effetti, le argomentazioni esposte dal Procurato
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re Generale lasciano trapelare un interrogativo: il Diritto particolare delPOpus Dei non stato forse scrupolosa mente e attentamente esaminato, studiato, approvato e sancito? Era infatti evidente che gli Statuti avevano avu to il nihil obstat del Santo Uffizio nellottobre del 1943 ed erano stati poi sottoposti a rigoroso ed esauriente esa me dalla Sacra Congregazione dei Religiosi, prima per lerezione diocesana del 1943, poi per la concessione del Decretum laudis nel 1947 e infine di nuovo nel 1950, per lapprovazione definitiva delPOpus Dei69. E il servi zio domestico, svolto dalle donne dellAmministrazione nelle case delPOpus Dei, non era stato forse esplicita mente lodato e arricchito di indulgenze da Pio XII nel Breve pontificio Mirifice de Ecclesia, del 1947?70. Era evidente che in Curia doveva essere giunta qual che denuncia, in particolare sullunit di governo dei due rami dellOpus Dei, e che qualcuno si era dato da fare perch fosse raccolta. Le cose stavano a questo punto quando il Fondatore, pochi giorni dopo, ricevet te una lettera dai suoi figli di Milano e una relazione di don Juan Udaondo in merito a una recentissima visita al Cardinale Schuster: Milano, 15 gennaio 1952. Questa mattina sono andato con Juan Masi a far visi ta al Cardinale Schuster. Ci ha chiesto come andavano le nostre cose: bene, gli abbiamo detto. Subito dopo ci ha domandato se il nostro Presidente - riferendosi al Padre - avesse qualche croce. Gli ho risposto che al Padre le croci non mancavano, ma che per noi la croce era segno di gioia e di predilezione divina e che il Padre ci dice molte volte che un giorno senza croce un giorno perso e Cristo, Sacerdote eterno, benedice sempre con la Cro ce. Allora il Cardinale ci ha detto che dobbiamo essere pronti, che sicuramente continueranno le persecuzioni e che lui, leggendo la storia delle opere di Dio e le vite dei loro fondatori, si era reso conto che il Signore ha sempre permesso contrariet e persecuzioni, che molte di esse
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sono state anche sottoposte a visite apostoliche e il loro fondatore deposto dalla carica di Superiore. Ci parlava con affetto; si vedeva che era preoccupato per lOpera e per il Padre; ci ha detto di non scoraggiarci se ci fosse ca pitata una cosa simile e che dobbiamo continuare a lavo rare con molto impegno. Lo ha ripetuto varie volte: con tinuate a lavorare, avanti, coraggio, ecc. Sia Juan che io lo abbiamo ascoltato molto sereni e gli abbiamo detto di non preoccuparsi, che lOpera era di Dio e che il Signore aveva abituato il Padre e tutti noi alla persecuzione; che il Padre ci aveva sempre fatto sco prire in tutto ci la mano di Dio; che lOpera andr avanti malgrado tutte le persecuzioni, che sono per noi motivo di gioia, perch ci aiutano a farci santi e a lavo rare solo per il Signore71. Il Fondatore era dunque stato messo sullavviso circa la natura dellattacco, ma gli mancavano dati sufficienti per incolparne qualcuno o per organizzare una difesa appropriata. Tuttavia, pens che fosse opportuno riba dire lo scritto del 6 gennaio sul regime delle due Sezioni dellOpera. Don lvaro del Portillo, come Procuratore Generale, il 3 febbraio scrisse per la seconda volta al Se gretario della Sacra Congregazione dei Religiosi, p. Lar raona, uomo giusto e leale, che ben conosceva, come si visto, la situazione giuridica dellOpus Dei. Il nuovo scritto mostrava quanto imprudente e ingiusto fosse il modo di procedere della Curia e il rischio che correva la buona fama di unistituzione se fosse stata sottoposta, di punto in bianco, a un processo investigativo. Se stava funzionando con efficacia e senza scandali o incidenti da quasi un quarto di secolo, perch pensare di cam biarne ora la struttura? Il fatto che ne venissero riesami nati gli Statuti non avrebbe sollevato inevitabilmente infondati sospetti, che i calunniatori si sarebbero incari cati di diffondere ai quattro venti, quasi si stessero pren dendo misure contro lOpus Dei a causa di qualche scandalo nascosto?72.
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Di fronte a unoperazione cos maldestra, il Fondato re, fiducioso nellintercessione della Madonna, ricuper lottimismo: Spero - scriveva il 9 febbraio a Madrid - che, con la grazia di Dio, e perch giusto, finisca tutto in una bol la di sapone. Cor Mariae dulcissimum, iter para tutum\73. Mentre attendeva gli sviluppi degli eventi gli arriv da Milano un avvertimento pressante. Il Cardinale Schuster stava sulle spine. Quando, il 18 febbraio, quel li dellOpera gli fecero ancora visita, appena dopo i sa luti, il Cardinale chiese subito del Fondatore: Ma in questo momento non ha una croce pesante? Se cos fosse, sar molto contento, perch ci ha sem pre insegnato che se rimaniamo accanto alla Croce, sare mo molto vicini a Ges , gli rispose don Juan Udaondo. No, no - lo interruppe -. Io conosco la croce del vo stro Fondatore. Ditegli da parte mia che si ricordi del suo compaesano S. Giuseppe Calasanzio e che si dia da fare74. Quando la lettera proveniente da Milano giunse nelle mani del Padre, la carta aveva gi assorbito le lacrim di chi laveva scritta. Don Josemara cap perfettamente il messaggio del Cardinale e in che cosa consisteva la tene brosa trama ordita contro lOpera. Qualcuno cercava di farla dividere in due istituzioni separate e tra loro estra nee, una per gli uomini e una per le donne. Per farlo sa rebbe bastato decapitarla: tolto di mezzo il Padre, lu nit sarebbe venuta meno: Percutiam pastorem et dispergentur oves75. Il Fondatore ag rapidamente. And a trovare il Se gretario della Congregazione dei Religiosi e gli disse: Lor signori sappiano che se mi tolgono la carica di Presidente Generale senza spiegarne i motivi, il mio do lore durer solo quattro secondi; anzi, mi fanno un fa vore, perch io chieder lammissione e sar lultimo nellOpus Dei, come ho sempre desiderato. Ma sappia
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no pure che se mi allontanano dallOperarcommettono un crimine, perch mi assassinano76. Indag sul motivo di quella intenzione, ma gli fu ne gato che ve ne fosse alcuno. Cera invece una forte pres sione da parte di certe persone. Ovviamente non gli fu rono detti i nomi degli occulti promotori, n egli cerc di scoprirli: cera di mezzo il segreto dufficio. Il passo successivo fu parlare con il Cardinale Tedeschini, non appena questi ebbe preso possesso del suo incarico di Cardinale Protettore dellOpus Dei, il 24 febbraio 195277. Don Josemaria prepar per lui una lettera, dal tono fermo e sincero, e insieme a don Alvaro and a trovare il Cardinale, al quale consegn lo scritto. Questi lo lesse con calma e promise che il suo contenuto sarebbe arri vato a conoscenza del Santo Padre. La lettera portava la data del 12 marzo 195278. Tutto lOpus Dei in quei giorni era impegnato a pregare intensamente, mentre il Padre, con lanimo sospeso, manifestava ai suoi figli la propria angustia: Figlio mio - diceva a uno di essi - quante volte mi hai sentito dire che mi sarebbe piaciuto non essere del lOpera per chiederne subito lammissione e obbedire a tutti e in tutto, occupando lultimo posto? Tu sai bene che non ho mai desiderato diventare un fondatore. stato Dio a volere cos. Ti rendi conto che vogliono di struggere lOpera e che mi attaccano? Mi vogliono mandare via dallOpera (...). Figlio mio, se mi mandano via mi uccidono, se mi cacciano come se mi assassinas sero. Glielho gi detto che mi releghino nellultimo po sto, ma non mi mandino via, perch se lo faranno com metteranno un assassinio79. Il 18 marzo, vigilia di S. Giuseppe, Tedeschini ottenne udienza e lesse a Pio XII la lettera che la settimana pre cedente don Josemaria gli aveva indirizzato. Lo stile era nobile, sincero e familiare; cosa che poteva permettersi con il Cardinale Protettore, con il quale apriva comple
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tamente il proprio cuore; ma i concetti, pur espressi in tono delicato, potevano suonare duri al Sommo Pontefi ce. Era per necessario che il messaggio giungesse al Pa pa in modo chiaro e diretto, perch cera pi di una ra gione per sospettare che coloro che tenevano le fila di quella oscura faccenda avessero accesso diretto allo stu dio del Pontefice. Ecco una parte della lettera che il Cardinale Tedeschini lesse al Papa, e che il Pontefice ascolt con attenzione: Roma, 12 marzo 1952. Eminenza Reverendissima, nessuna persona meglio di V. E., da tanti anni amico e protettore de facto (...) e ora, per sovrana disposizione del Sommo Pontefice, Protettore de jure dellOpus Dei, che ha sempre seguito con vigilante interesse e paterno amore il processo interno e lo sviluppo esterno della no stra Opera, potr comprendere e misurare la nostra sor presa, piena di profondo dolore e pena, nel ricevere la lettera della Sacra Congregazione dei Religiosi in data 5 gennaio 1952, del cui contenuto ed evasione lEminenza Vostra a conoscenza per le copie dei due documenti (6 gennaio; 3 febbraio 1952) che Le abbiamo opportuna mente rimesse. Ci sorprende e addolora che si voglia di nuovo tornare su una questione gi tanto profondamen te discussa, esaminata e decisa, assieme a tutto lordina mento dellOpus Dei. Ci permetter la V.E. rilevare che il presente atteggia mento della Sacra Congregazione dei Religiosi non pu essere altrimenti motivato che da denunce nei confronti dellistituto. In tal caso, animati da un vivo sentimento di giustizia e di amore per la verit, oseremmo formula re il desiderio di essere posti apertamente di fronte a queste denunce e umilmente chiedere la produzione del le prove. Seguiva lesposizione delle calunnie e delle falsit con tro lOpera. Infine, per concludere, il Fondatore sotto poneva al buon criterio del Cardinale Protettore lop
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portunit di procedere alla redazione di un nuovo Rego lamento interno dellAmministrazione, per assicurare ancora di pi quanto nel Regolamento ora esistente si contempla: poich in tal modo si eviterebbe, da una par te, la possibile preoccupazione della Santa Sede, dallal tro, il discredito calunnioso di tante migliaia di anime. Il Papa seguiva attentamente la lettura. Di quando in quando alzava le mani, quasi a sottolineare le parole con un gesto. Non appena Tedeschini ebbe terminato, il Santo Padre, con tono di impazienza e di sorpresa, esclam: Ma chi ha mai pensato di prendere qualche provvedimento ? 80. A questa domanda il Cardinale rispose col silenzio. Il Papa era stato ormai informato ed erano fuori gioco co loro che aspettavano il momento propizio per distrugge re lOpus Dei. Il Fondatore era arrivato in tempo a bloc care la manovra81. 3. Un monumento di fede e di amore Don Josemara si sarebbe potuto facilmente risparmiare i grattacapi e le enormi preoccupazioni che comportava la costruzione dei nuovi edifici della sede centrale dellO pus Dei. Chiunque altro avrebbe desistito dallattuare il progetto o, nel migliore dei casi, lavrebbe rallentato o rinviato. Invece no: fin da principio il Fondatore af front i lavori con slancio. Dopo anni di eroico impe gno, non riusciva a risolvere il problema di finanziarne il costo. Avrebbe potuto decidere che quellardua impresa romana81, affrontata con tanto ardore, era impossibile, era unautentica pazzia, come i fatti stavano a dimostra re. Don Josemara aveva fatto tutto ci che gli era uma namente possibile, fino allestremo di chiedere lelemosi na ai suoi figli, affinch questi la chiedessero a loro volta ad altri. Vari amici e istituzioni dai quali avrebbe potuto ottenere denaro gli avevano gi presentato scuse cortesi e
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ragionevoli. Pertanto, tre anni dopo aver iniziato i lavori di Villa Tevere, nellagosto 1952 il Padre definiva la si tuazione con queste parole: Siamo economicamente esausti... e dobbiamo finire questa casa83. Non si riferiva soltanto alla mancanza di denaro o al lesaurimento delle fonti di finanziamento. Il Fondatore intendeva dire qualcosa di pi: la impresa romana aveva s consumato tutte le sue energie, ma la volont di Dio non era certo venuta meno. Perci restava sempre vali da la decisione iniziale e i lavori sarebbero stati portati a termine84. Anche perch il Padre sapeva che stava com pletando uno strumento apostolico, che gli avrebbe da to la possibilit di curare e perfezionare la formazione teologica e apostolica dei suoi figli. Passava il tempo e le difficolt aumentavano. Ma il miracolo si ripeteva tutti i giorni e i lavori proseguiva no, come scriveva a Odn Moles nel 1954: Continuiamo ad andare avanti, ogni giorno, quasi per miracolo: triste che non compaia una persona dal cuore grande, che ci fornisca i mezzi per terminare que sto strumento divino, il Collegio della Santa Croce85. Era uniniziativa nellinteresse delle anime, per la gloria di Dio e per il servizio della Chiesa. Inoltre avrebbe dato un forte impulso, su scala mondiale, allapostolato dellOpera. Gi nel 1950 questa intuizione del Fondatore era confer mata dai primi frutti, come scrisse a Pedro Casciaro: Questanno ne vengono altri tredici o quattordici con quelli che sono gi qui arriveremo a ventisei o venti sette - per fare il dottorato nelle Facolt ecclesiastiche. E presto potremo inviare docenti e direttori di Centri di Studi in ogni Regione, con una laurea in filosofia scola stica, in diritto canonico o in teologia. E un grande pro gresso per la formazione di tutti e per aumentare il nu mero di quanti potranno arrivare al sacerdozio! Comprendi ora la mia preoccupazione? Chiedi al Signo re e alla Madonna di Guadalupe i soldi per questa casa e per mantenere gli studenti. Ne vale la pena86.
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Dallo scontro fra gli inconvenienti della povert e la volont di farvi fronte scaturivano nel cuore del Padre scintille di amore e di fede e la pace di chi si abbandona nelle braccia del Signore. Perch, come raccont a Pedro Casciaro: Il Signore non ci abbandoner. Ogni giorno la mia fede pi viva87. Portare avanti i lavori di Villa Tevere fu, fin dallini zio, unavventura che divenne, in poco tempo, quasi in sostenibile. Nel gennaio 1950 il Padre fece una valuta zione dei mezzi umani e di quelli soprannaturali: Siamo molto a corto di denaro. Ci sono giorni in cui non si sa come pagare - umanamente non si vede nep pure uno spiraglio - per poter continuare i lavori di Vil la Tevere: ne usciamo con operazioni bancarie. Tutto, pur di terminare questi edifici; e poi, toccher al Colle gio Romano e a quello di Castello. Sono - lo saranno presto - strumenti meravigliosi (...). Pregate il Signore e agite sempre santamente, perch anche questa unotti ma orazione88. Nellottobre 1952 si domandava: La soluzione verr dallAmerica?89. E ancora: Quando troveremo la per sona provvidenziale, con tanto amore per Cristo da aiu tarci, senza far chiasso, a pagare tutto questo?90. LOpera cresceva e si estendeva in altri Paesi del Sudamerica: Argentina, Cile, Colombia, Per, Ecuador. Il Pa dre rinnovava sogni, preghiere e speranze, senza perdere la fiducia in Dio: Sono contento - scrisse a quelli del Per nel 1954 per come vi impegnate ad aiutare il Collegio Romano della Santa Croce: magari trovaste la persona provvi denziale che divenga lo strumento per terminare rapida mente questa casa! Non immaginate quante sofferenze in questi sei anni91. Pur non disperando di trovare un milionario che provvidenzialmente risolvesse tutto, il Fondatore non basava le sue speranze su personaggi immaginari o su clamorosi miracoli. Portava sulle proprie spalle il peso
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principale e incoraggiava tutti i suoi figli, senza eccezio ni, a dare una mano92. * * * Narrare nei particolari lepopea di Villa Tevere non n facile n, forse, opportuno. Lelenco degli ostacoli da su perare e dei miracoli che avvennero ogni giorno riuscireb be forse pesante e faticoso alla lettura. Inoltre, uno studio sia pure sommario delle centinaia di lettere e di note sui diari di circa due lustri andrebbe a scapito della chiarezza dellesposizione, impedendo una visione dinsieme. Basti dire che il comportamento forte e determinato di Fonda tore durante il periodo dei lavori nella sede centrale dellOpus Dei, la Villa e i nuovi edifici annessi da costruire, coerente con tutta la sua biografia. Va anche sottolineato che, bench largomento dei lavori tornasse spesso nelle sue lettere, egli non ne volle abusare per farne uno sfogo delle sue preoccupazioni e dei suoi timori. Don Josemara, bravo scrittore e pedagogo qual era, aveva il dono di racchiudere in detti popolari o familiari i pensieri elevati. Un delicato suggerimento spirituale o una situazione economica (come il caso di cui si sta trattando) venivano definiti in due o tre parle, per cui non erano necessarie ulteriori spiegazioni per rendersi conto di ci che voleva dire. Orbene, basta paragonare le espressioni con cui descriveva la situazione economi ca dellOpera nel 1949 a quelle che us nelle lettere del 1950 per avere unidea di quanto fossero venute meno in breve volgere di tempo le risorse economiche mentre, invece, si rafforzavano la sua fede e la sua speranza93. Linizio delle grandi preoccupazioni era stata lestate del 1949, poco dopo la fine dei lavori del Pensionato e allinizio di quelli di Villa Tevere. Il 31 luglio 1949 il Pa dre aveva inviato ai membri del Consiglio Generale al cune righe che sono una sorta di manifesto dei princpi ai quali si sarebbe eroicamente attenuto per dieci anni:
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Ges mi protegga questi miei figli. Carissimi, di fronte alle attuali difficolt economiche, non c altra possibilit che impiegare i mezzi sopranna turali e dar fondo a quelli umani. Perci, se per venerd non verr risolto il problema degli otto milioni, faremo in modo che lvaro ritorni in Spagna sabato per conti nuare a cercarli con voi. Non so se vi rendete esattamente conto di ci che im plica, per tutta lOpera, portare avanti questi impegni di Roma; (...) e che, alla fine, fare o non fare Villa Tevere significa rilanciare o bloccare per mezzo secolo lattivit del nostro Istituto94. Nelle lettere successive accenna ai problemi economi ci che lo obbligavano a rimandare i pagamenti e a ro sicchiare il denaro 95 per farlo durare di pi; alle preoccupazioni economiche , alla sorpresa di trovarsi con lacqua alla gola96 e con pochissimi soldi97, ma con la fiducia che Dio non li avrebbe abbandonati98. Le difficolt economiche sembravano umanamente insuperabili99, e se non sapessimo per esperienza quan to paterna verso di noi la Provvidenza del Signore scrisse don Josemaria ai fedeli dellOpera degli Stati Uniti - ti direi che siamo sullorlo del baratro100. Nonostante tutto, si andava avanti con sempre mag giore abnegazione e maggior fede nella Provvidenza101. Il Padre sapeva che il suo unico appoggio per questi proble mi era don lvaro: lvaro e io - scrisse a Pedro Casciaro - stiamo lasciando un pezzo di vita tra queste mura102. Di fronte allapparente prossimit di una catastrofe103, esaurite le risorse, supplicava, pregava e quasi gridava ai suoi figli: Aiutateci, poco o molto che sia!104.

4. Leroismo di don lvaro


Non appena cominciarono i lavori nella Villa Vecchia (le dificio principale del complesso di Villa Tevere) don lva205

ro fu completamente sommerso dai debiti. Era stato il Pa dre a farlo comandante in capo di quella impresa tanto gravosa. Lo aveva fatto in nome di una elementare pru denza, perch non doveva essere lui ad assumere respon sabilit economiche che avrebbero potuto comportare conseguenze sgradevoli. Sul Procuratore Generale incom beva perci il faticoso compito di ottenere donativi, credi ti bancari, dilazioni di pagamento, ecc. Doveva badare al la scadenza delle cambiali, ai pagamenti dei piccoli fornitori, al salario settimanale di un centinaio di ope rai105. Don lvaro, da anni il pi stretto collaboratore del Padre, per le sue capacit di lavoro e di governo era inso stituibile; lo si vide chiaramente nel febbraio 1950 in occa sione dellattacco di appendicite di cui fu vittima: lvaro - scrisse il Padre al Consiglio Generale - a letto per un attacco di appendicite che, pur non essendo violento, molto fastidioso; oggi gli hanno fatto le ra diografie e sembra che i medici vogliano consigliare lo perazione. Sapete bene che non una cosa nuova, ma in questi giorni si riacutizzata; e lui, per non lasciare il la voro, ha taciuto finch non ne poteva pi, Lo conoscete. Pregate per lui, perch, pur essendo unoperazione faci le, per noi un bel pasticcio: nessuno lo pu sostituire nella gran quantit di cose dellOpera di cui si sta occu pando106. Fu operato il 26 febbraio e lintervento fu pi serio di quel che i medici avevano ritenuto107. Nelle lettere del Padre vi sono diversi altri cenni ai problemi economici e al ruolo di don lvaro: lvaro ha firmato cambiali per parecchi milioni, e bisogna pa gare108. Evidentemente, non sapevano come farlo109. Ricordo - racconta don lvaro - che il Padre fece diverse romene al Santuario del Divino Amore, per im plorare laiuto della Madonna. And in Spagna diverse volte, per sollecitare i suoi figli e stimolarli con il suo esempio a cercare i fondi necessari. In una settimana, a seguito delle fatiche della ricerca economica, il Padre perse sei o sette chili. Ma si riusc a spuntarla 110.
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Larrivo del sabato pomeriggio, quando gli operai si mettevano in coda per riscuotere e i fornitori si assiepa vano nellufficio del cantiere, era temuto fin dalla vigi lia. Qualche volta, il venerd, il Padre diceva allincari cato della contabilit: Neppure oggi lvaro ha soldi. Fa in modo che domani non vengano troppi fornitori perch non si diffonda il panico111. Eppure, in modo del tutto sorprendente, quando giungeva lora, don lvaro aveva sempre un po di soldi per far fronte alle urgenze; rimanevano in sospeso i pa gamenti che potevano essere dilazionati senza traumi. Di questo strano fatto - un miracolo che si ripet ogni sabato per molti anni - d notizia il cronista del Diario dei lavori di Villa Tevere sabato 17 novembre 1951, an notando: Oggi il povero lvaro ha ottenuto un altro credito di quattro milioni e mezzo per pagare le cose pi urgenti. [A quel punto i debiti superavano gi i ventiquattro mi lioni]. Riusciremo dunque a tappare i buchi, almeno i pi urgenti. Da parte mia mi devo scervellare a rifare venti volte lelenco dei debiti, togliendo a questo cento, a quello cinquanta... finch tutto non quadra 112. Alla fine del 1951 i debiti stavano raggiungendo livel li allarmanti e sottraevano al Padre, se non la pace e la gioia, almeno la tranquillit e il tempo di cui aveva biso gno per dedicarsi ai compiti di governo. Inoltre, la co struzione degli edifici dellimportante strumento che sa rebbe stato la sede centrale non comportava solo lingrato compito di cercare soldi. Nella visita mattutina che faceva allo studio degli architetti, il Padre si interes sava ai progetti in corso di esecuzione, studiava le plani metrie e dava suggerimenti di ogni genere, correggendo o trovando soluzioni architettoniche. Gli edifici doveva no essere funzionali e adeguati alle necessit di chi li avrebbe utilizzati. Competeva al Fondatore indicare le dimensioni, i collegamenti, laspetto e le rifiniture delle varie zone abitative. A furia di studiare e interpretare
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progetti e di cercare soluzioni, il Padre arriv ad avere una notevolissima esperienza, teorica e pratica113. Quasi ogni giorno percorreva la zona dei lavori, esa minando tutto e parlando di Dio con gli operai che in contrava camminando sulle impalcature o salendo sulle scale. Muratori, imbianchini, idraulici avevano modo di costatare la sua allegria e il suo buon umore. Aveva pa role di incoraggiamento per ognuno di loro. Li ringra ziava perch lavoravano con maestria, con impegno e onest. Si interessava delle loro famiglie, mogli e figli, e ricordava loro i doveri del padre cristiano114. Gli operai impararono ad amare il Padre e lOpera con un affetto che, in alcuni casi, sarebbe durato per sempre. Limpegno che il Padre metteva affinch, nonostante le difficolt economiche, si lavorasse con perfezione, cu rando i particolari, obbediva al suo desiderio che quegli edifici fossero limmagine viva dello spirito di santifica zione del lavoro. Inoltre, il pezzo di vita che egli e don lvaro stavano lasciando tra le mura di Villa Teve re era il costo spirituale della costruzione, il prezzo del miracolo quotidiano che evitava linterruzione dei lavo ri. Le sofferenze morali delluno e dellaltro erano inevi tabili. Furono loro le due colonne su cui poggi comple tamente il peso di quellimpresa. Il Collegio Romano della Santa Croce! - esclamava il Padre -. Non lasciatemi solo: vale la pena essere eroi ci anche in questo115. Alcuni anni dopo, un giorno, passeggiando con due suoi figli nel giardino di Villa Tevere, raccont loro quan to avevano dovuto soffrire, lui e don lvaro, a motivo dei lavori. E disse: Il Signore ci ha trattati da santi. Non lo saremo..., ma vero che Egli ci ha trattati cos116. Si sa bene, perch un segno divino presente nella vi ta di ogni santo, come il Signore tratti i suoi e quali sia no le sue attenzioni e le sue carezze, parola con cui don Josemaria definiva il manifestarsi della Croce nella sua esistenza. Egli ricevette molte di queste carezze divine
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assieme a don lvaro, perch questi era destinato a esse re il suo punto di appoggio pi vicino e pi efficace per fare lOpus Dei. Don lvaro fu per il Fondatore il figlio prediletto, il figlio fedele, docile, obbediente ed efficace, il suo braccio destro e la roccia - saxurn - sulla quale pot appoggiarsi senza temere che cedesse. Tra il Padre e don lvaro esisteva, inoltre, una parti colare sintonia. Erano due persone interamente compe netrate nellagire e nellaffrontare gli eventi. Non af fatto scontato che stare insieme, respirare la stessa aria e affrontare le medesime preoccupazioni sia garanzia di affiatamento. In questa vita, anche nel caso dei santi, normale che ci siano frizioni. Invece - affermava il Pa dre - don lvaro e io abbiamo vissuto in perfetto accor d o 117. Levidente diversit di carattere e di posizione che esisteva tra loro richiedeva, da parte di don lvaro, determinate virt e una grande flessibilit per adattarsi ai ritmi di don Josemaria, ed egli lo faceva con grande amore. Senza perdere la propria personalit, dovette im parare a immedesimarsi con la volont del Fondatore, a volte adattandosi al suo pensiero, altre volte intuendo in anticipo i desideri del Padre. Ma, soprattutto, erano in timamente legati nella preghiera e nello spirito118. Basandosi sulla trasparente semplicit del loro rap porto e sulla completa unit con quel suo figlio, il Pa dre, in una lettera, lasci cadere dalla penna queste po che parole: Tocco con la mano, accanto a me, gli eroismi di lvaro119. una di quelle sintesi con cui i santi fotografano il valore di unanima: il Padre non esprimeva unopinione, ma asseriva un fatto evidente. Quali erano le azioni eroiche di don lvaro? Quali circostanze davano una tale connotazione alle sue azio ni quotidiane, alla sua vita di tutti i giorni? Ebbene, lavorare molto e dormire poco, le inesorabili scadenze del sabato, che non gli concedevano tregua n respiro, responsabilit e timori, dover fare continuamente di necessit virt... Tutto ci fin per intaccare la
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vigorosa costituzione di don lvaro, tanto che sempre pi spesso cominci a soffrire di forti coliche epatiche notturne, che gli impedivano di alzarsi al mattino. Ma questo piccolo sollievo, che nessuno nega a un malato che ha trascorso tutta la notte fra forti dolori, non era sempre concesso a don lvaro. Il Padre ne soffriva mol tissimo, ma non cera altra soluzione. Un pagamento ur gente, una scadenza imminente o la necessit di fare precipitosamente la valigia e partire in cerca di denaro erano tutti motivi sufficientemente gravi per costringer lo ad alzarsi. Alvarito - gli diceva il Padre -devi alzarti per forza120. E don lvaro, scrollandosi di dosso la fa tica e i dolori con una letizia eroica, si alzava con aria giuliva121. Allinterno dellOpera la sua unione con il Padre era diventata proverbiale. Coloro che risiedevano a Roma nel febbraio 1950 ricordano ci che accadde dopo lo perazione di appendicite subita da don lvaro. Il Padre raccontava che, dopo che avevano riportato lvaro nella sua camera dalla sala operatoria, il chirur go si chin su di lui e cominci a chiamarlo, Don lva ro! Don lvaro!, per svegliarlo. Ma non accadeva nul la. Allora il Padre, dai piedi del letto, disse a mezza voce: lvaro, figlio mio!. E don lvaro apr gli occhi. Nel raccontarcelo, il Padre disse con orgoglio: Don lvaro obbedisce anche sotto anestesia 122. Allattacco di appendicite fecero seguito le coliche epatiche, che non lo lasciarono in pace per molti an ni123. Era evidente che le contrariet si ripercuotevano sul suo fegato e che le preoccupazioni minavano la sua resistenza fisica. Nellottobre 1952 il Padre scriveva ai suoi figli degli Stati Uniti della malattia di don lvaro: lvaro ha un violento attacco di fegato. Non so co me riesca a resistere con tante cose da fare e tante preoc cupazioni. M a in realt lo so, e lo sai anche tu, perch sai quanto grande la sua fede e quanto talento, capa cit di lavoro e serenit gli ha concesso il Signore. Penso
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che non siano estranee alla sua malattia le forti preoccu pazioni economiche degli ultimi mesi e di questo mo mento124. Il Padre sapeva molto bene che cosa lavrebbe guari to: un paio di begli impacchi di dollari da un milione ciascuno125; ma offrirgli questa cura era al di fuori delle sue possibilit. Grazie alle lettere del Fondatore possiamo seguire levoluzione dello stato di salute di don lvaro. Nella prile 1954: lvaro - che vi dice sempre, a voce e per iscritto, che sta bene - di nuovo a letto: lavora troppo e la sua sa lute va cos cos. Troppe preoccupazioni, anche se le na sconde con la sua faccia allegra e le supera con la sua fe de e il suo lavoro senza riposo126. Due mesi dopo: Io continuo a star bene. Invece il Prof. Amalfitano ha visitato con calma lvaro e lha trovato come Fer nando L.: ha prescritto verdure senza sale e poca ali mentazione. sempre di buon umore, ma il cuore, la circolazione e il fegato non vanno bene. Il medico dice che la sua malattia seria, ma che sicuro di guarirlo. Fra laltro - ha detto - scomparir il sovrappeso, che conseguenza della malattia. Oggi lvaro a letto: per questo non scrive127. Un anno dopo: lvaro, che da parecchio tempo stava bene, ha avu to oggi un violento attacco di fegato. Spero che sia lul timo colpo di coda, perch d persino limpressione di essere ringiovanito. Badate, non voglio dire che sia vec chio, ma il lavoro di tanti anni laveva invecchiato128. Purtroppo quello non fu lultimo colpo di coda, ma serv comunque a farli andare a riposare per alcuni gior ni alle Terme di Montecatini, il che, in mancanza dei fa mosi impacchi, era la migliore medicina. Finalmente - scrisse il Padre da Montecatini - abbia mo fatto ci che ha ordinato il medico e siamo qui. Cre
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do, penso - non mi piace usare fuori luogo il verbo cre dere'. la fede una cosa straordinariamente grande penso che un periodo di tranquillit e lacqua delle Ter me ci aiuteranno a lavorare bene durante linverno129. Alla fine dunque don Josemaria si era concesso il ri poso su cui tanto avevano insistito i medici, ma solo perch si convinse che avrebbe fatto un gran bene a don lvaro. Non si sbagliava, perch non ci sono pi accen ni al mal di fegato fino al gennaio 1956: lvaro malato da diversi giorni, con qualcosa al fe gato e una forte influenza. Anchio sono stato a letto al cuni giorni e non sto ancora bene: stata la classica bot ta di influenza130. Rileggendo e meditando la corrispondenza di don Josemara ci si rende conto di quanto la fede tenesse viva la speranza di una rapida soluzione dei problemi. Il Pa dre e don lvaro attesero per anni il momento del meri tato riposo, senza mai venir meno al loro impegno. Nel gennaio 1953 egli scriveva al Consiglio Generale dettan do norme sul riposo: Fate in modo di avere tutti, ogni tanto, un periodo di riposo: qui non lo abbiamo, ma il nostro cattivo esempio non deve essere imitato. Vedrete che, non appe na finir - fra alcuni mesi - la parte pi impegnativa di tutto ci che stiamo facendo, arriver finalmente anche per lvaro e per me il periodo di riposo che da tanti an ni ci neghiamo. Conviene, per servire meglio il Signore. Perci voi in Spagna, insisto, organizzatevi in modo di poter avere tutti ogni tanto un po di riposo131. Il Fondatore metteva paternamente in guardia i suoi figli dal seguire il cattivo esempio che egli stesso e don lvaro stavano dando, a motivo delle difficolt econo miche e di altre esigenze del governo dellOpera. Infatti, la norma sempre ribadita dal Fondatore era di lavorare sempre e di far consistere il riposo nel cambiamento di ambiente o di occupazione. Per un figlio di Dio nellOpus Dei, riposo non significa ozio, n pigrizia, n starse
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ne a braccia conserte. qualcosa di ben diverso. Il Fon datore aveva trovato la formula per riposare... conti nuando a lavorare. Era una buona formula e poteva raccomandarla ai suoi figli con assoluta certezza: Rendiamo grazie al Signore, che ci vuole sempre al lavoro: il nostro riposo sta nel cambiare lavoro132.

5. La guarigione dal diabete (27-IV-1954)


Verso la met del 1952 la situazione economica era dive nuta insostenibile. Il debito aveva assunto proporzioni co s spaventose che non si riusciva a ridurlo in nessun modo. La ricerca di nuovi crediti bancari, di donativi e di elemo sine era infruttuosa. A peggiorare le cose, comparvero di nuovo certi fastidi che alcune persone ci procurano133, con levidente riferimento a nuove incomprensioni. Tutto ci mise a dura prova la pace di spirito del Padre, il quale ricorse, come sempre, a unorazione pi intensa. Egli aveva un medaglione smaltato, sulle cui facce erano rappresentati il Cuore di Ges e quello di Maria. Secondo Encarnita Ortega, gli era stato regalato dalla signora Candida, la proprietaria di Talleres Granda, unazienda di Madrid che fabbricava oggetti per il culto sacro e promuoveva larte liturgica. Tutte le sere don Jo semaria baciava con grande amore i due Cuori, recitan do una giaculatoria: Cuore di Ges, donaci la pace! Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza m ia!134. La devozione al Sacro Cuore di Ges era molto antica e molto diffusa in tutta la Spagna. Per devozione, nel 1950 il Fondatore aveva chiesto che il Decreto di appro vazione definitiva dellOpus Dei portasse la data del 16 giugno, festa del Sacro Cuore, bench il documento fos se stato promulgato diversi giorni dopo. Aveva anche deciso di far fare una statua del Sacro Cuore a grandez za naturale, in legno policromato, con la data della con cessione del Decreto Primum, inter incisa sulla base135.
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Assillato comera dai problemi economici e quasi per forzare la mano al Signore, il Padre chiese ai suoi di Madrid, con lettera del 1 agosto 1952, di ripetere mol te volte al giorno una giaculatoria: Cor Iesu sacratissimum, dona nobis pacem /136. Poco dopo chiese di fare lo stesso anche a quelli che stavano in Colombia137. Ma il problema dei lavori prese una brutta piega alli nizio del settembre 1952 e il Fondatore, vedendo che limpresa romana stava affondando, lanci un S.O.S., sperando che il Signore volesse mettere fine a questa tortura138. La situazione sembrava ormai irrimediabi le, quando decise di consacrare lOpus Dei, con tutti i suoi membri e gli apostolati, al Sacro Cuore di Ges. Presto far la consacrazione al Sacro Cuore, annun ci a quelli del Messico. Aiutatemi a prepararla, ripe tendo molte volte: Cor Iesu sacratissimum, dona nobis paceml. E aggiungeva un poscritto: S.O.S. Continuia mo ad avere lacqua alla gola. Ma sempre con grande fi ducia in nostro Padre-Dio139. Si avvicinava il 26 ottobre, festa di Cristo Re, giorno stabilito per la cerimonia di consacrazione, e don Josemaria incitava tutti i suoi figli perch lo aiutassero a far la in modo di farGli piacere, cio far piacere al Cuore di Ges140. Si era impelagato in modo tale che, a giudi care da quanto scriveva, si sentiva messo alle strette, senza vie di fuga, legato mani e piedi: Qui facciamo ci che umanamente possibile e pre ghiamo. Ma, insisto, non si vede via duscita (...). Se non troviamo una soluzione prima della fine del mese, potremmo subire un contraccolpo che farebbe felice sa tana141. Dieci giorni di respiro prima di toccare il fondo, se Dio non avesse posto rimedio. Per questo il Fondatore continuava a chiedere aiuto, nel timore di dover fermare i lavori. Confidava che la Santissima Vergine non li avrebbe abbandonati e che il suo Figlio Divino, avvici nandosi il giorno della consacrazione dellOpera, non
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potesse non dare risposta al clamore di tante preghiere. Ma la lettera al Consigliere della Colombia, in cui espri meva tale speranza, finiva con una frase sconsolata: Non so come riesco a scriverti (non rileggo neppure la lettera) perch oltretutto ho la preoccupazione della sa lute di Alvaro142. Ancora una volta, una dura vita di lavoro e le tante an gustie stavano minando la salute di don lvaro. Di che ge nere di malattia soffriva? Sarebbe difficile dirlo. Il Padre, che meglio di tutti conosceva la causa del male, accennava a cose di fegato, ben sapendo che il fegato non era, in ultima analisi, la causa del male, ma la vittima143. Di fron te ai contrattempi causati dallandamento dei lavori e le altre disavventure che si accanivano contro la sua persona, cui ci si riferir fra poco, il Padre non si scoraggiava. Con tinuava a reggere, ma indubbiamente soffriva, soprattutto per i patimenti dei suoi figli. Il suo cuore, grande e aperto al mondo, si affacciava, al di l delle necessit dellOpera e dei suoi apostolati, su ci che alterava la pace universale: gli odi fratricidi, gli scontri sociali, la persecuzione della Chiesa e le guerre tra i popoli. Erano problemi che prende va su di s, invocando migliaia di volte al giorno: Cor lesu sacratissimum, dona nobis pacem! LOpera di Dio - aveva scritto nel 1933 - nata per estendere in tutto il mondo il messaggio di amore e di pace che il Signore ci ha affidato; per invitare tutti gli uomini al rispetto dei diritti della persona. (...) Vedo lOpera protesa nei secoli, sempre giovane, aggraziata, bella e feconda, a difendere la pace di Cristo e diffonderla dappertutto144. Al vigore che gli veniva dallabbondante grazia fondazionale, raddoppiato dalla fedelt della sua risposta, si aggiungevano le sue qualit personali. Difficilmente lo si vedeva prostrato. Superava con facilit lo sconforto, fa cendo leva sulla filiazione divina: sapeva di essere figlio di Dio e che Dio la Somma Onnipotenza. C un punto di Cammino che si pu leggere in chiave autobiografica:
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Se ricevi la tribolazione con animo intimorito perdi la gioia e la pace, e ti esponi a non trarre profitto spiri tuale dalla prova145. Dai consigli che dava nella direzione spirituale possia mo intuire i suoi stessi sentimenti. Per avvicinarci a Dio - diceva - dobbiamo intraprendere la strada giusta, che la Santissima Umanit di Cristo146. Gi a M a drid, nei primi anni di apostolato, egli regalava libri sul la Passione del Signore, perch coloro che cercavano Cristo arrivassero a conoscerlo, per poi amarlo. In Cammino si legge: Mettiti nel costato aperto di Ges Nostro Signore fino a trovare rifugio sicuro nel suo Cuore piagato147. lamore del Cuore di Dio fatto Uo mo che ci trasmette la vita della grazia, laiuto divino per esercitare nella nostra giornata la fede, la speranza e la carit, tutte virt nelle quali il cristiano trova gioia, forza e serenit. Lincontro delluomo con la Santissima Umanit di Cristo indica la strada di una spiritualit molto umana e molto soprannaturale. La grazia non distrugge la natu ra, ma la risana, la eleva e la perfeziona, senza modifica re sensazioni, appetiti e moti delPanimo: Io - ripeteva spesso il Fondatore - non ho un cuore per amare Dio e un altro per amare le persone. Con lo stesso cuore con cui ho amato i miei genitori e amo i miei amici, amo Cristo e il Padre e lo Spirito Santo e M aria Santissima. Non mi stancher di ripetere che dobbiamo essere molto umani; perch altrimenti non potremmo neppure essere divini148. Nel Cuore divino, che il Cuore di Dio incarnato, ci si rivela la carit immensa del Signore. M a la nostra in telligenza non pu abbracciare un aspetto insondabile del mistero divino, e cio che lAmore, dal seno della Trinit, si effonde su tutti gli uomini per mezzo dellAmore del Cuore di Ges149.
* si *

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Il 26 ottobre 1952, giorno previsto per la consacrazio ne, il piccolo oratorio contiguo alla stanza di lavoro del Padre non era ancora stato ultimato150 e non era possi bile accedervi comodamente. La determinazione con cui il Fondatore voleva mettere quanto prima lOpus Dei sotto la protezione misericordiosa del Sacro Cuore and oltre gli ostacoli. In quella fase dei lavori, per salire dal piano terreno della Villa bisognava quasi lanciarsi al lassalto e don Josemara si lanci come un valoroso guerriero. Qualche giorno dopo scrisse a quelli di M a drid e si dichiar soddisfatto dellimpresa: si era arram picato su tre scale a pioli per raggiungere loratorio e farvi la consacrazione: Sono contento: ho fatto la consacrazione, salendo una dopo laltra tre scale a pioli per arrivare allorato rio. Verr la pace, in tutti i campi! Ne sono sicuro151. Quel giorno aveva consacrato lOpera e tutte le sue attivit apostoliche; le anime dei fedeli dellOpus Dei con tutte le loro facolt, i sensi, i pensieri, le parole, le azioni, le attivit e le gioie. Il testo della consacrazione, poi, aggiungeva: Ti consacriamo soprattutto i nostri poveri cuori, af finch non abbiano altra libert che quella di amare Te, o Signore 152. La pace scese sulla sua anima come pioggia tranquilla e benefica. Non ci fu un cambiamento repentino o un prodigio sorprendente. Venne la felicit interiore - il gaudium cum pace - come una brezza, a ristabilire nel lanima la gioia, la sicurezza e lottimismo. Non si vede ancora una soluzione ai problemi eco nomici. Ma sono contento e sicuro153. Quante cose mi attendo da questa consacrazione!154. Gli attacchi diminuirono, pur senza cessare del tutto, poich le calunnie sono un mostro con sette teste. Dimi nu il peso preoccupante dei debiti; fu possibile dilazio nare alcuni pagamenti; arrivarono alcuni piccoli donati vi e furono ipotecati il terreno e parte delledificio155.
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Con la consacrazione crebbe la sua audacia e pot di chiararsi ottimista e sicuro, a tal punto, da essere cer to di risolvere tutte le difficolt e portare a termine questa impresa romana156. Nel Cuore di Ges trov pace e rifugio, cos come aveva chiesto il 26 ottobre: Concedici la grazia di trovare nel divino Cuore di Ges la nostra dimora e stabilisci nei nostri cuori il luo go del tuo riposo, per rimanere cos intimamente uniti: affinch un giorno ti possiamo lodare, amare e possede re per tutta leternit nel Cielo, in unione con tuo Figlio e con lo Spirito Santo. Cos sia 157.

Nel gennaio 1953 il Padre ebbe la grande gioia di vede re terminato uno degli oratori di Villa Tevere e di poter disporre di un altro tabernacolo. Sono contento scrisse - perch abbiamo nostro Signore con noi nella Villa Vecchia. Sono felice158. Una felice ricorrenza avrebbe colmato di pace e di gioia lanno 1953: il 2 ottobre si sarebbe compiuto il venticinquesimo anniversario della fondazione dellO pus Dei. Nel dicembre 1952 il Padre, per preparare le sue figlie e i suoi figli, invi una lettera a tutti i centri dellOpera. N ellanno che sta per cominciare celebreremo le nozze dargento della nostra Opera. E le celebreremo nel nostro stile, in famiglia, senza chiasso (...). Ci deve essere anche un rinnovamento della fedelt alla chiamata divina, per essere in mezzo al mondo se minatori di gioia e di pace (...). La fedelt di ciascuno si manifesti in frutti di santit personale, mediante la purezza di vita, limpegno nella formazione, lefficacia delle attivit apostoliche, la co stanza nel servizio della Chiesa. Buon Natale e un fecondo anno nuovo!159. Furono giornate di allegria e di lavoro. In prossimit
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dellanniversario, il Padre scrisse a tutti i suoi figli, dan do disposizioni su come celebrare una cos memorabile giornata di ringraziamento, con le opportune cerimonie religiose e i festeggiamenti in famiglia: Siate pieni di gratitudine perch il Signore ha voluto scegliervi per essere OPUS DEI; il due ottobre adempite con maggiore impegno i doveri del vostro lavoro; inten sificate - siete anime contemplative in mezzo al mondo - la vostra costante preghiera; siate, in questo mondo tanto pieno di rancori, seminatori di gioia e di pace: questo eroismo silenzioso della vostra vita ordinaria sar la maniera pi normale e pi appropriata al nostro spirito di dare solennit alle nozze dargento dellOpera, nostra M adre160. Il Fondatore trascorse la ricorrenza nella casa di ritiri di Molinoviejo, nella abituale scomodit e povert, cir condato dai suoi figli, anche quelli venuti da Paesi lon tani, nei quali era giunto lapostolato dellOpera. Furo no giorni ben sfruttati, in cui fu possibile scambiare impressioni con tranquillit161. Sotto i pini di Molinoviejo, allinizio del viale che por ta a una edicola dedicata alla Madonna (in realt quasi una piccola chiesetta), a ricordo delle nozze dargento fu collocata una lapide con la seguente iscrizione: Qui a Molinoviejo e in questa edicola di Santa Ma ria, Madre del BellAmore, dopo aver trascorso nella pace e nella gioia giorni di orazione, di silenzio e di la voro, il Fondatore dellOpus Dei, con il suo Consiglio Generale e con i rappresentanti delle diverse Regioni, venuti da terre lontane dellEuropa, dellAfrica e dellA merica per celebrare le nozze dargento dellOpera, il giorno 2 ottobre 1953 rinnov la consacrazione dellO pus Dei al Cuore Dolcissimo di Maria, che aveva fatto nella Santa Casa di Loreto il 15 agosto 1951 162. Don lvaro continuava tuttavia a non stare bene. E logico, vista la vita durissima che conduce163, diceva il Padre. Anno dopo anno si ripeteva lidentica ed eroica
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storia: la mano di Dio era pesante, fino quasi a soffocare, ma non veniva meno il miracolo quotidiano dellapprov vigionamento di Villa Tevere e il miracolo settimanale del pagamento di operai e fornitori164. Le difficolt erano gravi, a volte molto gravi, ma furono sempre superate. Lo si ricava dalle lettere del Fondatore come quella che scris se nel 1954 a Ricardo Fernndez Vallespm facendogli, in momenti di grande necessit, anche un lieve rimprovero: Roma, 1 giugno 1954. Carissimo Ricardo, che Ges mi ti protegga. Alvaro a letto, perci ti scrivo io. E solo perch ha una fibra dacciaio e uno spirito forte che questo mio figlio pu portare su di s tanto peso da tanti anni. Prega per lui, affinch si rimetta, perch ne abbiamo bisogno (...). Qui siamo sempre in grandi difficolt economiche: penoso che non arrivi la soluzione definitiva, per poter fare tranquillamente il lavoro divino di questa casa del Collegio Romano della Santa Croce. Questo deve fare vergognare un po tutti: perch non si spiega la solitudi ne nella quale a volte ci lasciate165. La soluzione definitivai Di fatto non arriv mai; ma ci furono interventi provvidenziali e amici generosi che come verr detto fra poco - riuscirono a sollevare il Pa dre dalla preoccupazione dei pagamenti settimanali e dalle ansie per le scadenze dei debiti166. * * In questo racconto sono stati toccati a pi riprese sia la problematica dei lavori di Villa Tevere, sia leroico com portamento di don lvaro, tuttavia manca qualcosa per completare il quadro degli avvenimenti. Infatti, abba stanza strano che nelle lettere del Fondatore siano men zionate di frequente e con ricchezza di particolari le ma lattie di don lvaro, mentre manca qualsiasi notizia delle sofferenze di don Josemaria. Il Padre non soffriva? emerso finora che non gli mancavano di certo pene e
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dispiaceri, angosce e dolori e che in tutte le sue lettere di quegli anni traspaiono molte lacrime nascoste e angosce quotidiane in grado di demolire chiunque, ma si tratta pur sempre di sofferenze dellanimo, di dolori morali. M a le sue sofferenze fisiche? Se lunica fonte fossero le sue lettere, principalmente quelle indirizzate al Consi glio Generale o ai Consiglieri delle diverse Regioni, non verremmo a conoscenza di nulla, pur sospettando, con ottime ragioni, che don Josemaria cancellasse apposta tutto ci che poteva rivelare le sue sofferenze fisiche. Lunica eccezione fu quando era impossibile nasconder le, come nel caso della paralisi facciale a frigore del 1948167. Negli anni dal 1948 al 1954, tuttavia, non tro viamo quasi alcun riferimento ai mali fisici. Egli appare come un uomo refrattario al dolore e alle malattie, salvo un paio di accenni estremamente vaghi. Il 30 agosto 1950, per esempio, scriveva a Madrid: Carissimi, Ges mi protegga questi figli. Ieri sono dovuto andare dal dentista, che ha scoperto la causa della perdita di sangue che mi stava infastidendo da an ni. Ha iniziato la cura, ma dice che ci vorr un mese. Anche in Spagna, lultima volta che mi visit, il dentista se nera reso conto, ma non os fare nulla. Anzi, ha tra visato le cose e non ha voluto prendermi in cura. Sem bra che quasi tutti siano disposti a chiudere un occhio quando una cosa difficile da affrontare. Crediamo che valga la pena cercare di guarire del tutto168. A questa spiegazione del motivo che gli impediva di allontanarsi da Roma per un mese, non aggiunse pi nulla169. C un successivo accenno a un disturbo fisico, sempre relativo ai denti. Il 26 ottobre 1952, subito dopo aver fatto la consacrazione dellOpus Dei al Cuore di Ges, al Padre vennero fortissimi dolori in bocca. Ne accenn in una lettera inviata in Sudamerica, il 31 ottobre 1952: Ti scrivo dal letto, dove mi ha obbligato a stare il denti sta, che mi ha sottoposto a una piccola operazione170.
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A questa laconica notizia fece seguito, in novembre, un altro breve accenno alla salute: In questo periodo sto un po male fisicamente, ma sono molto contento 171. E queste sono tutte le confidenze cui si lasci andare circa le sue malattie. Ma c un altro dato importante. Non una notizia, ma piuttosto unassenza di notizie, un eloquente silenzio, un vuoto, assimilabile ai buchi neri dello spazio, che si dilatano divorando energia. Del lanno 1954 sono rimaste circa un centinaio di lettere del Fondatore, ma c un inspiegabile vuoto tra il 24 aprile e il mese di giugno del 1954172. Questo dato sta tistico pu sembrare irrilevante, ma invece pieno di significato. Sappiamo qualcosa delle malattie del Fondatore nel periodo dal 1948 al 1954 grazie ai ricordi delle persone che stavano con lui e alle testimonianze dei medici che lo curarono. Da parte sua dunque c solo il rigoroso ri serbo che manteneva circa le proprie malattie. La nor ma che il Fondatore si impose il silenzio: il rispetto del mistero del dolore e lunione nascosta con il sacrificio di Cristo sulla Croce. Fin da quando, giovane sacerdote, si dedicava a visi tare i malati e i moribondi, nelle case e negli ospedali, don Josemara si era abituato a convivere con il dolore, a partecipare per mezzo del dolore al mistero della corredenzione con Cristo, espiando con la sofferenza le col pe proprie e quelle altrui. La storia clinica della pi grave delle sue malattie ini zia con le analisi che gli erano state fatte nellautunno del 1944 e che avevano consentito di diagnosticare il diabete, che lo obblig a seguire una cura specifica, con iniezioni quotidiane e una dieta. Argomento, questulti mo, su cui scherzava ancora nel 1947173. Che cosa accadde in seguito? Perch il Padre non scherz pi sul diabete e neppure lo nomin? Perch de cise di offrire a Dio, in silenzio e come ringraziamento e riparazione, i crescenti fastidi della malattia e i continui
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dispiaceri che persone estranee allOpera gli arrecavano. Certe volte i fastidi diventavano per lui un autentico supplizio. In Cammino aveva scritto la ricetta per sop portarli: Se sai che quei dolori - fisici o morali - sono purifi cazione e merito, benedicili174. Se gli toccava di soffrire, don Josemaria ripeteva le lo di al dolore che una volta recit in un ospedale madrile no, aiutando a ben morire una peccatrice pentita175. Nel diario del Centro di piazza della Citt Leonina, nel 1946 e nel 1947 sono citate alcune visite del Padre dal professor Carlo Faelli, lo stesso medico che, facen dogli lanamnesi, gli aveva chiesto se nella sua vita aves se avuto dispiaceri, ricevendone risposta negativa. Faelli era un diabetologo e, come disse in seguito, don Jose maria fu il malato pi grave che mai avesse curato in vi ta sua176. Cos testimonia il prof. Faelli: Quando venne da me, nel 1946, gi da qualche anno soffriva di diabete mellito abbastanza grave e in seguito ebbe, durante la mia cura, le complicanze pi gravi del la malattia: disturbi visivi, circolatori, ulcerazioni, cefa lee, forti emorragie, la perdita di tutti i denti. Quanto ai disturbi della vista, si tratt di un attacco di diplopia ve rificatosi fra il 1950 e il 1951, che gli ostacol la visione al punto di impedirgli di leggere per qualche tempo. Cu rai mons. Escriv con tutte le opportune e moderne te rapie 177. Provava una fame incontrollabile e una grande sete; inoltre le piccole ferite che si procurava percorrendo le impalcature di Villa Tevere si infettavano con facilit178. Gli torn la diplopia e per qualche tempo fu costretto a usare un messale dai caratteri grandi179. Un giorno, al momento di alzarsi, si accorse di un nuovo disturbo: tutti i denti si erano mossi entro gli alveoli, subendo una rotazione, e gli era diventato impossibile masticare. Le strazione si presentava pericolosa, per il rischio di una emorragia, che sarebbe potuto essere fatale. Tuttavia il
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dentista, il dottor Kurt Hruska, gli assicur che tutto sa rebbe andato bene. Poich i denti si muovevano libera mente negli alveoli, impieg il metodo cinese, secondo la scherzosa definizione di don Josemaria: glieli tolse a uno a uno con le dita, senza strappi violenti. Don lva ro, senza farsene accorgere, si fece dare dal dentista i denti e li conserv come una reliquia180. La cura dur diversi mesi, con visite frequenti e poi con un paio di controlli annuali. Dal rapporto mera mente professionale, il paziente e il dentista passarono ben presto a temi pi personali, concernenti Dio e la re ligione. Io sono protestante - testimonia il dottor Hru ska - ma egli mi parlava con tanta chiarezza e convin zione che mi sentivo di accettare tutte le affermazioni che faceva (...). Tuttavia nello stesso tempo era molto rispettoso per le credenze altrui 181. Don Josemaria entrava nello studio diffondendo la gioia attorno a s, come una brezza che porta felicit e serenit. Ciononostante, cera una cosa, nel comporta mento del paziente, che spazientiva il dentista e lo inner vosiva. Se le faccio male, me lo dica , gli chiedeva il dottor Hruska prima di mettersi al lavoro. Di l a poco interrompeva lintervento, sicuro che il paziente stesse soffrendo molto: Me lo dica, quando le faccio male , insisteva. M a quegli, invariabilmente, diceva solo: Fac cia, faccia.... E il medico: Ma come pu resistere? 182. Verso se stesso era molto duro; e, se uno molto du ro con il mal di denti, lo per il resto , continua Hru ska183. Don Josemaria non si lamentava mai. Non chie se mai analgesici. Andava dal dentista di mattina presto, per poter poi lavorare senza interruzione per tutta la giornata, pur sapendo che, dopo gli interventi, avrebbe sentito parecchio dolore. La testimonianza del dottor Carlo Faelli, buon catto lico, col quale il Fondatore strinse anche molta amicizia, concorde. Don Josemaria mostrava un carattere gio viale, aperto e molto comunicativo. Quando doveva
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parlare dei suoi disturbi pi seri, lo faceva senza mai drammatizzare e mantenne questo atteggiamento sereno e fiducioso pure quando stette molto male 184. Con il dottor Faelli accadeva come con il dentista. Comincia vano a conversare di cose indifferenti e invariabilmente finivano per parlare di Dio. Spesso scambiavano idee sul ruolo del dolore nella vita delluomo, trovandosi daccordo sul fatto che la sofferenza essenziale al cri stiano per imitare Cristo e che il dolore il contachilo metri della nostra vita 185. Nella vita contemplativa del Fondatore, vita di inti mit con Dio nostro Padre, dalla mano del quale ci ven gono tutti i beni, il dolore diventava, in virt dellamo re, un fervido atto di adorazione e di soavissimo omaggio: Quando sei ammalato, offri con amore le tue soffe renze, e si trasformeranno in incenso che si innalza in onore di Dio e che ti santifica186. Passavano gli anni e la malattia proseguiva il suo cor so imprevedibile. Il paziente si sottometteva scrupolosa mente alle indicazioni dei medici, completamente di staccato, senza le tipiche ossessioni dei malati. Nel periodo di maggiore intensit del diabete, ridotto quasi alla cecit e con il corpo tutto piagato, si rec in pelle grinaggio a Lourdes, dove chiese alla Madonna moltis sime grazie. Ma per quanto riguarda la propria salute, si limit a chiederle di non essere colpito da una malattia che gli impedisse di poter continuare a lavorare con le anime 187. I fastidi e i disturbi prodotti dal diabete gli servivano per unirsi di pi a Dio, procurandogli piccole o grandi sofferenze; egli poi non perdeva occasione per sminuirne limportanza. In dieci anni gli avevano fatto tante di quelle iniezioni che ormai gli aghi delle siringhe entravano a fatica nella pelle, completamente indurita e a volte si piegavano. Questo asinelio ha la pelle dura, scherzava il Padre: Gli aghi di oggi non sono pi quelli di una volta188.
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Una diffusa sensazione di spossatezza si impadroniva spesso di lui. Gli sottraeva energie e gli impediva di muoversi con scioltezza. Le sue difese naturali contro la stanchezza erano lallegria e lo spirito di sopportazione, che lo aiutavano a superare le malattie e a offrire le sof ferenze, sempre con eleganza e con simpatia. Nel 1951 seguiva una dieta molto rigida e poco differenziata. Le sue figlie preparavano con molto impegno le poche cose che poteva mangiare, cercando di variare il gusto e la presentazione dei cibi. Qualche volta il Padre, per solle citare il buon umore nei commensali, mentre giungeva in tavola il piatto di portata, smascherava il solito pe sce con una allegra esclamazione: Ti riconosco, bac cal, non cercare di nasconderti! 189. Alludendo al diabete mellito e alla grande quantit di zuccheri che eliminava dal suo organismo, il Padre si concedeva anche una battuta di sapore scolastico: la Chiesa aveva gi un Doctor Angelicus, un Doctor Seraficus e un Doctor Subtilis; e se a S. Bernardo era stato assegnato il titolo di Doctor Mellifluus, perch non dare a lui il titolo di Pater Dulcissimus190. Qualsiasi altro malato in condizioni critiche come le sue avrebbe avuto probabilmente il presentimento di una morte vicina, abbandonando il proprio lavoro. Non cos don Josemaria, che aveva preso precauzioni nel ca so la sua ultima ora fosse giunta inattesa191. Accanto al la testata del letto aveva voluto un campanello, per po ter chiedere i sacramenti. Si coricava con la mente concentrata in Dio: Signore - diceva - non so se doma ni potr alzarmi; ti ringrazio per la vita che mi darai e sono contento di morire nelle tue braccia. Spero nella tua misericordia192. Continuava dunque a non dare ec cessiva importanza alla sua malattia. Dio mi gua rir193, rispondeva a chi si preoccupava del suo stato. E Dio lo guar in maniera prodigiosa.

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Sembra che talvolta qualcuno, sopravvissuto a un grave incidente in cui ha perso la conoscenza ed entrato in coma, quando ne esce riferisca di una singolare esperien za: essere stato spettatore di una specie di riproposizione mentale della propria vita. Sembra che il fenomeno so praggiunga quando, spentesi le sensazioni esterne e dun que le sollecitazioni dei sensi, la memoria si impadroni sce della mente; in pochissimi secondi balenano nella mente le immagini salienti della vita, che linteressato contempla da spettatore, pur essendone stato protagoni sta. Allora molte cose appaiono evidenti e vengono mes si a nudo miserie ed errori tanto che, quando il corpo si riprende, la luce che ha illuminato la coscienza pu in durre lanima a pentirsi della propria vita passata. Una cosa analoga accadde a don Josemaria il 27 apri le 1954, festa della Madonna di Monserrat. Quel gior no don lvaro, come faceva sempre, qualche minuto prima di pranzo gli iniett una dose di insulina inferiore rispetto a quella prescritta dal medico. Si trattava di un nuovo tipo di insulina ad assorbimento ritardato194. Si recarono in sala da pranzo e, recitata la preghiera di be nedizione, mentre erano soli, seduti uno di fronte allal tro, improvvisamente il Padre disse: lvaro, lassolu zione!. Io non capii, racconta don lvaro, non potei capirlo, Dio permise che non comprendessi le sue paro le. Allora egli ripet: Lassoluzione, ego te absolvo..., e perse i sensi. Ricordo che dapprima divenne rosso fuo co e poi giallo terreo. Rimase come rattrappito. Gli im partii lassoluzione immediatamente e feci ci che potei. Dopo aver chiamato il medico gli misi dello zucchero in bocca e per farglielo inghiottire aggiunsi dellacqua, per ch non reagiva e il polso era impercettibile 195. Il medico, Miguel ngel Madurga, anchegli fedele dellOpus Dei, arriv quando il Padre aveva ripreso co noscenza. Lo shock era durato dieci minuti. Lo visit con attenzione, vide che ormai era fuori pericolo e che non cerano complicazioni. Anche apparentemente il
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Padre stava meglio, tanto che cominci subito a preoc cuparsi per quel suo figlio e, saputo che era ancora a di giuno, lo fece mangiare e lo intrattenne, parlando del pi e del meno. Miguel ngel non si rese neppure conto che il Padre in quel momento non ci vedeva. Figlio mio - disse questi a don lvaro, quando il medi co se ne fu andato - sono rimasto cieco, non vedo niente. Padre, perch non lha detto al medico? Per non dargli un dispiacere inutile; forse passer da solo196. Rimase cieco per alcune ore, dopo le quali recuper la vista e pot, guardarsi allo specchio: lvaro, figlio mio, adesso so che aspetto avr quan do sar morto. Padre, ora sembra fresco come una rosa, gli replic197. E lo disse perch davvero durante la crisi aveva assun to laspetto di un morto. In quegli attimi il Signore gli aveva permesso inoltre di veder scorrere rapidamente la sua vita, come se stesse vedendo un film198. Si pu affermare senza alcuna esitazione che la storia del diabete, che lo affliggeva da dieci anni, registr da quel giorno un cambiamento sorprendente. Da quel mo mento, infatti, la situazione si and normalizzando in poco tempo, fino alla completa sparizione, nel 1954, del le complicazioni metaboliche caratteristiche del diabete e di conseguenza della cura a base di insulina. Da parte sua, lo specialista che lo seguiva, il prof. Carlo Faelli, in dica proprio nellevento ora raccontato il momento chia ve della guarigione, valutando il resto alla stregua di semplici conseguenze: Guar dal diabete dopo un attac co di allergia, sotto forma di orticaria e lipotimia 199. Faelli aggiunge che, dopo lattacco anafilattico, si ri trov guarito dal diabete e dalle sue complicanze, senza avere pi ricadute e senza essere pi condizionato da li mitazioni dietetiche. Si trattato di una guarigione scien tificamente inspiegabile200. Con la guarigione, gli scomparvero dolori e mal di te
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sta, ai quali era tanto abituato che si sent liberato da un carcere invisibile. Diminu notevolmente di peso. Rima sero tuttavia alcune sequele della malattia che, anni do po, gli avrebbero causato altri disturbi201. In un primo momento mantenne il silenzio sulla pro pria guarigione, parlandone solo ad alcune persone. questo il periodo (27 aprile - 1 giugno) in cui si verifica Pinspiegabile assenza di lettere. Ne fu questo il motivo? Egli, infatti, attese un certo tempo prima di renderla pubblica. Ringrazi molto per questo favore la Vergine di Montserrat, della quale era molto devoto e la cui fe sta ricorre il 27 aprile, giorno della sua guarigione.

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NOTE AL CAPITOLO XVIII

1 Decreto Frimum inter (16-VI-1950), in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 31, pp. 767-780. 2 Lettera ai suoi figli di Roma, da Molinoviejo9 in EF-480901-2, 3 Lettera ai suoi figli di Palermo, in EF-491121-1. 4 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-461206-2. 5 Cfr Jos Ramon Madurga, PM, f. 291; Juan Antonio Galarraga Ituarte, RHF, T-04382, p. 2. 6 Cfr Fernando Maycas Alvarado, RHF, T-06140, pp. 1-2. 7 Cfr Lettere a Pedro Casciaro, da Madrid e da Roma, in EF-480418-1 e EF-480616-1; Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480311-2. 8 Cfr Lettera ai suoi figli del Messico, da Madrid, in EF-490213-1; Pedro Casciaro, Sum. 6346-6347. LArcivescovo Primate di Citt del Messico era mons. Luis Maria Martnez. Il Centro dellOpus Dei era in Calle de Londres, n. 33. 9 Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678/1, p. 46. Cfr pure Lettera ai suoi figli del Messico, da Madrid, in EF-490213-1. 10 Limmagine della Vergine fu collocata nelloratorio di Woodlawn Resi dence, a Chicago, il primo negli Stati Uniti (cfr Jos Luis Muzquiz, RHF, T04678/1, p. 46). Per lHotel Sabadell, cfr Voi. II, cap. XI, 4. 11 Cfr Lettera ai suoi figli del Messico, da Madrid, in EF-490213-1. 12 Lettera a Jos Manuel Barturen Palacios, in EF-551030-1. 13 Bench il Fondatore cercasse, fin dai primi tempi, di inviare pi di una persona nei nuovi Paesi, di fatto alcuni restarono soli. Cos il Padre scrisse a Jos Ramon Madurga: Anche se in questi primi tempi sei isolato - non da solo - a Dublino, questo isolamento, vissuto con spirito soprannatura le, deve essere la base forte del lavoro che si avvicina (Lettera, da Madrid, in EF-481109-1). Rimasero isolati pure Jos Maria Gonzlez Barredo, a Chicago (cfr Lettera, in EF-480309-1), e Adolfo Rodriguez Vidal, a Santia go del Cile (cfr Lettere, in EF-500531-9, EF-500620-10, ecc.). 14 Lettera ai suoi figli dellInghilterra, in EF-490119-3.

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15 Lettera a Adolfo Rodrguez Vidal, in EF-501028-7. 16 Lettera ai suoi figli dellInghilterra, in EF-490530-2. Non dimenticate che dissodare un lavoro duro - scriveva il Fondatore a quelli di Parigi ma rende possibile la semina e il raccolto (Lettera a Fernando Maycas e lvaro Calleja, da Madrid, in EF-490418-2). 17 Lettera ai suoi figli della Francia, da Madrid, in EF-490216-1. 18 Lettera ai suoi figli degli Stati Uniti, da Madrid, in EF-490223-2. 19 Lettera ai suoi figli del Messico, da Madrid, in EF-490418-5. 20 Lettera, in EF-500620-4. Il lavoro degli inizi fu descritto dal Fondatore in una lettera al Cardinale Bernard Griffin, Arcivescovo di Westminster nel 1943 e creato Cardinale nel 1946: I miei figli di Londra hanno svolto fi nora unattivit spirituale di preparazione e perci poco appariscente. una tappa sempre e dovunque necessaria, allinizio, prima di poter fare un ampio apostolato: adattarsi allambiente, padroneggiare la lingua, stabilire i primi contatti... (EF-500314-2). 21 Lettera, in EF-500620-5. 22 Lettera, in EF-510423-2. 23 Nellottobre 1947 Jos Ramon Madurga, membro dellOpus Dei, si era recato a Dublino per seguire un corso di specializzazione all University Col lege. Per incarico del Fondatore fece visita allArcivescovo, mons. John Charles McQuaid. LArcivescovo interpret male la sua venuta, credendo che una nuova istituzione religiosa stesse per stabilirsi nella sua diocesi. In seguito, sempre su indicazione del Padre, and a Dublino Pedro Casciaro, che cerc di spiegare a mons. McQuaid la vera natura e lapostolato dellO pus Dei, ma lArcivescovo non accord il permesso per aprire una residenza universitaria a Dublino. Neppure una lettera del Fondatore (in EF-4803114), le successive visite di don Jos Maria Hernndez Gamica, nonch un colloquio con mons. Ettore Felici, Nunzio a Dublino, fecero cambiare pare re a mons. McQuaid, tutto preso dallidea che lOpus Dei fosse una congre gazione religiosa. Eguale sorte ebbero altri tentativi di fargli capire la legitti mit della presenza allUniversit dei laici dellOpus Dei e il loro diritto di fare apostolato (cfr Lettera a mons. John Charles McQuaid, in EF-5104221). Un anno dopo, a seguito di un lungo colloquio con mons. lvaro del Portillo, lArcivescovo accord il suo permesso (ll-VIII-1952) per lapertu ra di due Centri a Dublino, uno per gli uomini e uno per le donne (cfr AGP, Sez. Espansione apostolica, Irlanda 1/5, 24 e 1/5, 25). Da allora, mons. Mc Quaid ebbe e dimostr sincero affetto e stima per lOpus Dei. 24 Lettera a Jos Ramon Madurga e a Patrick Cormac Burke, in EF500620-6. 25 Cfr Lettera a Francisco Botella, in EF-500623-1. 26 Cfr ibidem. 27 Ibidem. 28 Insegnava ai suoi figli che il novanta per cento della vocazione lo dob biamo ai nostri genitori. Sono stati loro spesso a gettare nella nostra vita il seme della fede e della devozione; e comunque dobbiamo sempre a loro la verci messo al mondo, laverci educato, laverci formato dal punto di vista umano (citato da lvaro del Portillo, Sum. 1340).

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29 Cfr Alejandr Cantero Farina, Sum. 6670', Teresa Acerbis, Sum. 5005; Fernando Valenciano, Sum. 7146. 30 uno dei periodi difficili compreso negli anni delle tre consacrazioni dellOpus Dei (1951-1952). Nel 1971 avrebbe fatto anche una consacra zione allo Spirito Santo, per motivi differenti e in altre circostanze. 31 Lettera a Gioconda Lantini, in EF-490705-1. 32 Juan Larrea Holgum era nato a Buenos Aires il 9-VIII-1927. Chiese lammissione allOpus Dei come numerario nel 1949. Ecuadoregno, eser cit lavvocatura prima di essere ordinato sacerdote, il 5-VIII-1962. Con sacrato Vescovo il 15-VI-1969 in Ecuador, fu Vescovo Ausiliare di Quito, poi Vescovo di Ibarra, quindi Arcivescovo Coadiutore (26-111-1988) e poi, dal 7-XII-1989 fino al maggio 2003, Arcivescovo di Guayaquil. 33 Juan Larrea, Sum. 6026. 34 Nella deposizione al processo di beatificazione fatta a Roma da Umber to Farri, teste n. 3, che comprende le sessioni 2-39 (da ottobre 1981 a mag gio 1982) non si parla di questi eventi, dato che il teste in quel momento non ne era al corrente. In seguito, egli ritrov nellarchivio privato della fa miglia, ereditato nel 1985, i documenti relativi. Vi una fotocopia della denuncia inviata al Papa, insieme a una serie di minute del documento, in cui compaiono le correzioni autografe del testo fatte da padre A. Martini S.J. Che questi sia stato il principale consigliere nel corso di tutta questa vi cenda, provato dagli originali di tredici lettere da lui inviate a Francesco Farri, tutte firmate, alcune delle quali scritte su carta intestata di vari centri accademici (cfr Archivio Farri, cartella Umberto). 35 Laffermazione ( ...dei loro Padri Spirituali ) che i giovani in questione ricevessero direzione spirituale prima di avvicinarsi allOpus Dei fu smenti ta da loro stessi con una dichiarazione firmata da tutti e cinque. 36 Lo scritto fa cenno della contrariet nei confronti dellOpus Dei del Car dinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova. Stando ai testimoni, invece, il Cardinale, male informato da un padre gesuita e da alcune notizie tenden ziose sullOpus Dei, mantenne un atteggiamento cauto per alcuni anni. In seguito, mentre era a Roma per il Concilio Vaticano II, il Cardinale Siri si incontr con il Fondatore ed ebbe modo di dirgli quanto lo avesse fatto soffrire il religioso in questione e quanto sarebbe stato felice di poter avere persone dellOpera nella sua diocesi. Cfr Luigi Tirelli, Sum. 4538; Giaco mo Barabino, Sum. 4525; Juan Bautista Torello, Sum. 5209. Cfr anche let tera di padre A. Martini al signor Farri, 2-XI-1951, in Archivio Farri, car tella Umberto. 37 Esposto a Sua Santit Pio XII (25-TV-1951), fotocopia delloriginale in Archivio Farri, cartella Umberto. 38 Cfr Francesco Angelicchio, Sum. 3499. 39 Mario Lantini, Sum. 3572. 40 lvaro del Portillo, PR, p. 571. Il Fondatore non tollerava alcun com mento su questi fatti; lo rileva anche Juan Udaondo, citando il seguente episodio: Avevo saputo anche, in quei giorni, che il padre gesuita Bellincampi, viceparroco coadiutore della parrocchia romana di S. Roberto Bel larmino e assistente del gruppo scout della medesima, si era sentito ferito

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dal fatto che alcuni di costoro frequentavano la casa di viale Bruno Buozzi e tre di essi - Umberto Farri, Giorgio de Filippi e Salvatore Longo - aveva no chiesto lammissione allOpus Dei. Dispiaciuto comera, non si rispar miava nel fare dichiarazioni false e calunniose nei confronti dellOpera e del gruppo di spagnoli, come venivamo chiamati. Un giorno che ero da so lo con il Fondatore, mi sfugg un commento un po mordace nei riguardi di padre Bellincampi. Il Fondatore mi ferm subito. Mi corresse con energia perch non avevo saputo mantenere lo spirito che egli ci aveva sempre in segnato, e cio tacere, scusare, riparare e pregare; e mi consigli non solo di pregare per padre Bellincampi, ma di prendere la disciplina e offrire per il religioso una bella serie di colpi (Sum. 5034).
4 1 AGP, POI 1-1966, p. 27.

42 Lettera 24-XII-1951, n. 260. 43 Con lettera del 27-IV-1951 comunic a Francesco Farri: La prego di volermi escludere da ogni iniziativa e dalladesione data con mia firma allo scritto inerente ai nostri figli e allOpus Dei . Cfr Archivio Farri, cartella Umberto, e le dichiarazioni dei figli dei firmatari: RHF, D-15002. 44 Ibidem. 45 PR, voi. XVII, Documenta voi. II, Opus Dei (Consacrazioni), p. 5. La consacrazione viene fatta in tutti i Centri dellOpera nella festa della Sacra Famiglia. 46 Cfr Lettera 25-1-1961, n. 44. 47 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 152. 48 Javier Echevarra, Sum. 2401. 49 Da parecchio tempo prima della festa dellAssunzione del 1951, senti vo un immenso turbamento nella mia anima, perch il Signore mi faceva intuire che si stava tramando qualcosa di molto grave contro lOpera (Lettera 24-XII-1951, n. 230). Cfr Lettera 25-1-1961, n. 44. 50 lvaro del Portillo, Sum. 421. 51 Lettera 24-XII-l951. n. 230. 52 Lettera 7-X-1950, n. 31. 53 E uno dei racconti dellinfante Juan Manuel, narrati nel Libro de los enxiemplos del Conde Lucanor et de Fatronio. Anni dopo, La Fontaine re se popolare questa storia nelle sue favole. 54 lvaro del Portillo, Sum. 421. 55 Cfr Lettera 14-IX-1951, n. 27. 56 Lettera 24-XII-1951, n. 230. Non sapendo a chi rivolgermi sulla terra, mi rivolsi, come sempre, al Cielo, scrisse nella Lettera 25-1-1961, n. 44. 57 Lettera alle sue figlie e figli, in EF-510809-1. Il Fondatore era gi stato a Loreto con don lvaro il 3 e 4 gennaio 1948 (cfr cap. XVII, 3). 58 Cfr Joaqufn Alonso, Sum. 4680; Juan Udaondo, Sum. 5 038. 59 Ges che passa, n. 12. Sul viaggio da Roma a Loreto, cfr Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 23; e Alberto Taboada, RHF, T-03358, n. 1334. 60 PR voi. XVII, Documenta voi. II, Opus Dei (Consacrazioni), p. 9. Fece la consacrazione durante la Messa con le parole ardenti che gli sgorgavano dallanima, e la rinnov durante il ringraziamento, a nome di tutta lOpe ra. Cfr AGP, POI 1976, p. 1231.

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61 Ibidem, p. 10. 62 II Padre, durante la Messa del 15 agosto, aveva posato sulla patena, ac canto allOstia, la fedelt di tutti i suoi figli (Encarnacin Ortega, RHF, T05074, p. 152). 63 Cfr Dati di due viaggi in Portogallo (I e X-1951), in RHF, D-15459; e lvaro del Portillo, Sum. 422. Successivamente il Padre si rec varie volte a Loreto: il 7-XI-1953; il 12-V-1955; P8-V-1960; l8-V-l969; il 22-IV-1971. 64 Cfr Juan Udaondo, Sum. 5036. 65 Cfr ibidem, 5039. 66 Cfr Relazione di don Juan Udaondo sulla visita al Cardinale Schuster (15-1-1952), in RHF, D-15460. In ottobre tornarono a far visita al Car dinale di Milano e lo invitarono nella loro casa di via Carlo Poerio 16. Alcune settimane dopo, il Cardinale, tornando da una visita pastorale ed essendo nei pressi, and effettivamente a trovarli. In casa cera solo Juan Masi, che gliela mostr; il Cardinale fu ben impressionato dalla pulizia, dignit e decoro delloratorio e dovette comprendere che, pur senza ostentarla, vivevano in povert, perch poco tempo dopo invi loro un sacco di riso per mezzo del suo autista (cfr Juan Masi Mas-Bag, RHF, T-05896, p. 3). 67 Documentazione relativa alle vicende che diedero luogo alla Consacra zione dell3Opus Dei al Cuore di Maria del 15-VIII-1951 , in RHF, D15001. 68 Ibidem. 6 9Ibidem. 70 Lo scritto di don lvaro contiene lesposizione sommaria del regime delle due Sezioni dellOpera: diverse, completamente separate (penitus separatae). Sono unite soltanto dallo spirito che le anima; quanto al regime, esse dipendono unicamente dal Presidente Generale, che sempre un sa cerdote, assistito nel governo da tre sacerdoti: (il Segretario Generale, il Procuratore Generale e il Sacerdote Segretario Centrale); quanto al gover no provinciale o regionale, il Presidente Generale si serve del sacerdote Consigliere, che agisce nomine et vice Praesidis Generalis semperque ad ipsius mentem . Sono tante e tali le misure di prudenza, di cautela e di buon senso prese dal Fondatore e indicate nelle Regulae internae pr Administrationibus, che nessuna casa o istituzione ecclesiastica, in teoria e in pratica, retta da una separazione altrettanto rigorosa. Nello scritto viene esaminato nei partico lari il servizio prestato dalle donne in cose in cui non potrebbero mai esse re sostituite da uomini. Daltra parte, non si d promiscuit e neppure vici nanza di qualsiasi tipo, dato che nelle residenze, nelle case di ritiro, ecc., esistono, de iure et de facto, due case completamente separate, con diverso ingresso dalla strada. Pertanto, le persone che abitano nei due Centri non si parlano e dunque non si conoscono e non hanno alcun tipo di rapporto: familiarem administrationem habeant omnium domorum Instituti, in lo co tamen penitus separato commorantes, ita ut de iure et de facto duae sint domus in unoquoque domicilio. Cfr AGP, Sezione Espansione apostolica, Italia VI, doc. 2.

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71 Relazione di ]uan Udaondo sulla visita al Cardinale Schuster (15-11952), in RHF, D-15460. 72 Cfr Lettera di don lvaro a p. Arcadio Larraona, del 3-II-1952; in Do cumentazione relativa alle vicende che diedero luogo alla Consacrazione dellOpus Dei al Cuore di Maria del 15-VIII-1951, in RHF, D-15001; AGP, Sezione Espansione apostolica, Italia, VI, doc. 4. Circa la separazio ne esistente tra i due rami dellOpera il Padre, parlando del ministero sa cerdotale, faceva notare con energia ed estrema chiarezza: Io dico sempre, con unespressione icastica, che la Sezione degli uomini sta a cinquemila chilometri di distanza dalla Sezione femminile; voi sacerdoti, allora, dovete stare a diecimila chilometri. E nello stesso tempo dovete coniugare questa distanza santa con la pi viva preoccupazione di servire le vostre sorelle con il vostro lavoro sacerdotale (Lettera 8-VIII-1956, n. 43). 73 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-520209-2. 74 Juan Udaondo, Sum. 5041. 75 Cfr ibidem. 76 lvaro del Portillo, Sum. 422. 77 lvaro del Portillo, PR, p. 562. 78 La lettera era firmata dal Presidente Generale e dal Procuratore Genera le. Don lvaro chiese di poter mettere anche la propria firma sulla lettera, per dimostrare il proprio completo accordo con il Padre circa il contenuto. Cfr Lettera a mons. Federico Tedeschini, in EF-520312-1 e Lettera 25-11961, n. 44. 79 Juan Udaondo, Sum. 5041. 80 Lettera 21-1-1961, n. 45; cfr pure lvaro del Portillo, Sum. 423 e 802; Mario Lantini, Sum. 3630; e Joaqum Alonso, Sum. 4680. La lettera a Te deschini in EF-520312-1. 81 Dalla lettera al Cardinale Tedeschini si apprende che tempo prima, il 3 dicembre 1951, un cardinale della Curia aveva avvisato don Josemara del grave pericolo che correva. Forse si trattava della stessa persona che avvi s il Cardinale Schuster. Nella Lettera 24-XII-1951, n. 230, il Fondatore scrisse: Tutte le calunnie che stanno arrivando a poco a poco alla Curia Romana - dove lavorano molte persone sante, che ci comprendono molto bene - vengono dalle stesse persone e dalla mia Spagna; per meglio dire, da alcuni spagnoli, messi in moto dagli altri, ben noti. 82 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521118-1. 83 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-520814-5. 84 Tutti i numerosi testimoni concordano nel dire che sul tema dei lavori di Villa Tevere egli non ebbe mai alcun tentennamento, n dubit mai di por tarli a termine, come peraltro si desume dalle sue lettere di quegli anni. 85 Lettera a Odn Moles Villasenor, in EF-540601-8. In una lettera a Jos Luis Muzquiz (EF-500923-8) fece cenno a questo grande strumento ro mano, da cui usciranno, molto presto, i direttori e i docenti dei Centri di Studi, e i Sacerdoti: questanno circa trenta dei nostri faranno il dottorato in filosofia o in diritto canonico o in teologia. 86 Lettera, in EF-500923-7. 87 Lettera, in EF-510329-2.

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8 8 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-500104-1. Lespressio ne quello di Castello fa riferimento alla villa di Castelgandolfo (cfr cap. XIX, 3) dove il Fondatore pensava di ospitare il Collegio Romano di San ta Maria, per le donne dellOpus Dei (NdC). 89 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-521019-1. 90 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-520828-2. 91 Lettera a Manuel Botas, in EF-540601-1. 92 II Padre era solito recarsi al mattino nello studio degli architetti di Villa Tevere per vedere il programma di lavoro e spesso raccontava loro qualche episodio relativo ai suoi figli, sparsi per il mondo. Una volta pianse di gra titudine davanti a tutti i presenti nel raccontare che da un Paese sudameri cano i suoi figli avevano inviato a Roma il primo donativo ricevuto, pochi milioni di lire, che sarebbe dovuto servire loro per mangiare (cfr Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 16). 93 Qui continuiamo a lavorare - scrisse a Ricardo Fernndez Vallespin con sempre maggiore speranza in Dio, perch sono sempre pi grandi le difficolt economiche (Lettera, in EF-521006-1). 94 Lettera, in EF-490731-1. 95 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490916-1. Il corsivo dellAutor e. 96 Cfr Lettera ai suoi figli del Messico, in EF-490829-2. 97 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490728-1. 98 Cfr Lettera ai suoi figli dellInghilterra, in EF-500816-3. 99 Cfr Lettera ai suoi figli dellArgentina, in EF-520828-1. Umanamente parlando, ma il Fondatore affermava pure, pieno di speranza: Il Signore non ci abbandoner, perch non lo ha mai fatto. 100 Cfr Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-520828-4. 101 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-520828-2. 102 Ibidem. Cfr anche Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-520828-4. 103 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-520828-2. 104 Cfr Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-520917-3. Maria Begona de Urrutia ricorda che una volta, di sabato, il Padre si rec nel locale della stire ria e disse loro: Figlie mie, pregate molto perch oggi pomeriggio don lvaro deve pagare gli operai e non abbiamo neanche un soldo (RHF, T0 6897, p. 8). 105 Cfr Lettera ai suoi figli dellInghilterra, in EF-500816-3. 106 Lettera, in EF-500215-1. 107 Cfr Lettera a mons. Jos Lopez Ortiz, in EF-500307-2. Don lvaro pot lasciare la clinica solo il 5 marzo. Nella sua testimonianza don lvaro riassunse cos quei dieci anni di angosce economiche: Non mi soffermer a descrivere quante e quali furono le ristrettezze di quegli anni. Costituiro no una vera e continua prova di fede e di zelo (Sum. 827). I lavori della sede centrale furono un pozzo senza fondo di necessit economiche. Per questo le richieste da Roma ai fedeli dellOpus Dei in altri Paesi avevano sempre una nota di urgenza: Mandate qualcosa quanto prima, perch ab biamo in scadenza unaltra cambiale, credo il giorno 8; da tempo, tra lal tro, non riusciamo a pagare lappaltatore! (Lettera a Francisco Botella, in

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EF-501101-1). Alla fine si riusc a pagare lappaltatore entro la scadenza prevista. 108 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-510329-2. In una lettera dellagosto 1950 a quelli del Consiglio (EF-500830-2), si legge: Entro ottobre scado no alcune cambiali firmate da lvaro, per un valore di venticinque milioni di lire. Ma Dio pu tutto!. 109 Da dove tirava fuori il denaro don lvaro? Fu una specie di miracolo. Trovava sempre lo stretto necessario e sempre allultimo istante. Il momen to temibile era il sabato pomeriggio quando, ogni settimana o ogni quindi ci giorni, bisognava pagare gli operai e i fornitori. Non avevamo mai soldi, afferma don lvaro, ma il Padre non fu mai abbandonato dalla certezza dellaiuto divino (Sum. 827). Il Fondatore considerava un dovere di co scienza sfamare gli operai che lavoravano per noi, e le loro famiglie: e il denaro doveva essere il Signore a mandarcelo (ibidem). Don Josemara faceva tutto ci che era umanamente possibile: chiedere, chiedere a tutti. E al tempo stesso ricorreva ai mezzi soprannaturali: orazione e sacrificio. 110 Ibidem. Per luso del termine romena (pellegrinaggio), cfr voi. I, cap. Vili, nota 150. 111 Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 13. 112 Diario dei lavori di Villa Tevere, 17-XI-1951, AGP, Sez. N, 3 leg. 105902. Per pagare puntualmente il sabato gli operai - racconta Jesus lvarez Gazapo - si fecero grandi sacrifici rinunciando a tante piccole spese, come il tram e le sigarette. La mancanza di spazio, in quel periodo, costrinse gli studenti del Collegio Romano a studiare in giardino finch cera la luce na turale, e quindi sulle scale, unico posto illuminato e disponibile. Il Fondato re ci invitava a offrire queste mortificazioni, unendovi le nostre preghiere, per vincere le difficolt (Sum. 4307). Maria Isabel La Porte Rios ricorda che il Padre, almeno fino al 1955, il sabato era solito pregare in modo spe ciale per don lvaro (Sum. 5116). Il giorno in cui fu posata lultima pietra di Villa Tevere (9 gennaio 1960) mi sono ricordata - dice - che il Padre ci aveva invitate molte volte a pregare per don lvaro soprattutto di sabato, perch era il giorno in cui bisognava pagare il salario ai muratori . 113 Cfr Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4309, 4310. 114 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 827; cfr anche Francisco Monz, RHF, T03700, p. 15. 115 Lettera ai suoi figli del Per, in EF-541106-10. Sul modo eroico e lieto con cui gli alunni del Collegio Romano sopportarono ogni tipo di priva zioni, cfr Mario Lantini, Sum. 3600. Fu eroica anche la generosit del Fon datore, in quelle condizioni di estrema povert. Mons. Tirelli (PR, p. 1623) racconta un caso del quale venne a conoscenza solo molto tempo dopo la morte del Padre: attraverso terze persone, aiutava economicamente un sa cerdote bisognoso. 116 Alberto Taboada, RHF, T-03358, n. 1373. 117 Ibidem, n. 1352. 118 Cfr AGP, P06 IV, p. 353; cfr Jesus Urteaga, RHF, T-00423, p. 72. 119 Lettera ad Alberto Ullastres Calvo e Jos Montans Moreno, in EF520404-3.

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120 Alberto Taboada, RHF, T-03358, n. 1353. Il medico Jos Luis Pastor racconta nella sua testimonianza un fatto molto significativo: Un giorno mi chiamarono per visitare don lvaro del Portillo che era malato; io gli dissi di restare a letto e che sarei tornato a visitarlo il giorno successivo. Ma il giorno dopo, una giornata di freddo intenso, vidi non solo che si era alzato, ma anche che era uscito. Quando torn gli dissi: Don lvaro, lei sa rebbe dovuto rimanere a letto. E lui, quasi per scusarsi, mi rispose: Se non fossi uscito, oggi voi non avreste da mangiare (PM, f. 541). Una mattina del 1954 - racconta Mercedes Angls Pastor - diverse numerarie che stava no pulendo la Villa Vecchia incontrarono il Padre, che era da solo. Come sta don lvaro? , gli chiesero, pensando che fosse ancora malato. par tito per un viaggio, rispose il Padre. Ma Padre, se ieri era malato . Fi glia mia, a te non avrei permesso di partire. A lui, s. 121 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540421-4. 122 Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 49. 123 Cfr Lettere ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540601-10 ed EF540421-4; e Lettera a Manuel Botas, in EF-540601-1. 124 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-521016-6: cfr anche: Lettere a Ri cardo Fernndez Vallespin, in EF-521006-1, e a Pedro Casciaro, in EF521016-5. 125 Cfr Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 15. 126 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540421-4. 127 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540601-10. 128 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-550613-2. 129 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Montecatini, in EF550909-2. 130 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-560127-1. Eccezional mente, nellestate 1955, don lvaro ebbe la possibilit di riposarsi cambian do ambiente, come spieg il Padre in una lettera ad Amadeo de Fuenmayor (EF-550708-1): Oggi ti scrivo per dirti che sono contento del viaggio di lvaro, perch il cambiamento di ambiente gli servir per riposarsi, anche se continua a lavorare e si tratterr solo otto giorni. Proprio perch riposi, ti chiedo di far preparare una camera per lvaro a Talleres, se ce n una ab bastanza fresca, oppure a casa tua, e che qualcuno abbia cura che mangi e che dorma otto ore, ordinandoglielo da parte mia, se fosse necessario. 131 Lettera, in EF-530107-1. 132 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-550725-1. 133 Lettera ai fratelli Carmen e Santiago Escriv de Balaguer, in EF520404-1. Cerano anche gravi ostacoli di ordine intellettuale e spiritua le e cio la difficolt, per molti ecclesiastici, di comprendere la natura del lOpus Dei; daltra parte lambiente non era propizio (cfr AGP, POI 1977, p. 1191). 134 Cfr Encarnacin Ortega, RHF, T-05074, p. 147. - Trattandosi di una testimonianza, si preferita la traduzione letterale al la corrispondente espressione devota in italiano: Dolce Cuor del mio Ge s, fa chio tami sempre pi. Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza del lanima mia (NdC).

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135 Cfr Lettera a Francisco Botella, in EF-500623-1.1 bozzetti e i modellini che gli furono presentati non lo soddisfecero: diede allora incarico a Manolo Caballero Santos, un artista che lavorava al suo fianco a Roma, di fa re un quadro a olio ispirato a una pala daltare della chiesa di S. Carlo di Saragozza, dove era stato da seminarista. Rappresentava un cuore avvolto dalle fiamme e cinto da una corona di spine, sovrastato dalla croce e cir condato da angeli. Nel 1954 diede al pittore Fernando Delapuente lincari co di fare un altro quadro del Cuore di Ges. Cfr Lettere a Fernando Dela puente Rodriguez, in EF-540103-1 e EF-540600-1; Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4394. 136 Cfr Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-520801-1. 137 Cfr Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-520814-4. 138 Qui tutti sono molto contenti - scrisse a quelli degli Stati Uniti -. An che lvaro e io siamo molto contenti, ma pi che mai pieni di preoccupa zioni economiche. Tanto che sto lanciando un S.O.S., per vedere se il Si gnore vuole mettere fine a questa tortura (in EF-520905-3). 139 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-520905-2. 140 Cfr Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-521016-7. 141 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-521019-1. 142 Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-521019-2. Tre giorni dopo torn a scri vere in Colombia, scongiurando un aiuto economico: Ti ho gi scritto va rie volte, angosciato. Perci, f quello che puoi e - in nomine Domini - an che quello che non puoi (in EF-521022-1). 143 Cfr Lettera ai suoi figli del Venezuela, in EF-521016-2. 144 Lettera 16-VII-1933, nn. 3 e 26. 145 Cammino, n. 696. 146 Amici di Dio , n. 299. 147 Cammino, n. 58. 148 E Ges che passa, n. 166. 149 Ibidem, n. 169. La pace di Cristo ci viene data dal suo Sacratissimo Cuore, perch un altro asptto del mistero divino che lo Spirito Santo, il vincolo di amore tra il Padre e il Figlio, trova nel Verbo un Cuore umano (ibidem). 150 Cfr Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4394. 151 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521105-1. 152 PR voi. XVII, Documenta voi. II, Opus Dei (Consacrazioni), p. 12. 153 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-521000-3. 154 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521027-1. 155 Sui piccoli donativi, cfr Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-521016-7; sulle dilazioni dei pagamenti, Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF521105-1; sugli accordi finali e sulle condizioni di pagamento, Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521118-1; sulle ipoteche, Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 15. 156 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521118-1. 157 PR voi. XVII, Documenta voi. II, Opus Dei (Consacrazioni), p. 13. Questa consacrazione viene rinnovata tutti gli anni nei Centri dellOpus Dei, nella festa di Cristo Re.

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158 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-530114-1. 159 Lettera alle sue figlie e ai suoi figli, in EF-521200-1. 160 Lettera alle sue figlie e ai suoi figli, in EF-530908-1. 161 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-530728-3. 162 In AGP, POI 1978, p. 1076. 163 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-540601-2. 164 Viviamo sempre di miracoli e i lavori vanno avanti, scriveva nel giu gno 1954 (Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-540601-9). 165 Lettera, in EF-560601-13. 166 Una buona soluzione fu trovata il 20 aprile 1955, con la firma di un contratto con una nuova impresa di costruzioni, la Castelli (cfr cap. XIX, 1), il cui proprietario era Leonardo Castelli; di questi e della sua famiglia il Fondatore divenne grande amico, come si pu vedere dalla nutrita e af fettuosa corrispondenza intercorsa nelle piccole e grandi occasioni: auguri, inviti, condoglianze o altro. 167 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-480304-2. 168 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-500830-2. - La frase chiudere un occhio in italiano nel testo (NdC). 169 Scrisse la notizia anche a Pedro Casciaro, in Messico, ma sminuendone ancor pi limportanza: Devo ancora trattenermi qui per tutto il mese, perch mi stanno curando la bocca (Lettera, in EF-500901-9). 170 Lettera a Teodoro Ruiz, Consigliere della Colombia, in EF-521031-1. 171 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-521118-1. molto probabile che il malessere fisico al quale si riferiva fosse conseguenza della piccola operazione del dentista, citata nella lettera della nota precedente. 172 In cinque settimane, infatti, il Padre scrisse solo una brevissima nota a Juan Larrea (cfr Lettera, in EF-540517-1). 173 Cfr Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-470117-1. 174 Cammino, n. 219. Tutti hanno sofferto nella vita - scrisse il Fondatore -. di cattivo gusto che una persona parli delle sue sofferenze e ne perda leventuale merito spirituale (Lettera 14-IX-19S1, n. 3). Il Padre non pro clamava ai quattro venti i suoi disturbi e dolori, ma neppure ne faceva mi stero. Diceva comunque tutto a don lvaro e a don Javier, i suoi Custodes, e si atteneva a ci che gli dicevano. 175 Cfr Cammino, n. 208. 176 lvaro del Portillo, Sum. 475; Javier Echevarra, Sum. 2091. Cfr cap. XVI, S 5. 177 Carlo Faelli, Sum. 3461. Cfr pure Alejandr Cantero Farina, Sum. 6594. Sulla storia clinica, cfr lestratto elaborato dal Dipartimento di Me dicina Interna dellUniversit di Navarra, RHF, D-15111. 178 Aveva una sete inestinguibile. La tollerava con senso soprannaturale e senza che noi ce ne rendessimo conto. Teneva a freno il desiderio e la ne cessit di bere moltissima acqua, con vero spirito di mortificazione. Un particolare fra tanti: spesso ritardava il momento di accostare il bicchiere alle labbra, anche se aveva la lingua secca e indurita; molte volte addirittu ra si limitava a rinfrescarsi la bocca, senza bere (Javier Echevarra, Sum. 2091).

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179 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 4 75. 180 Ibidem. 181 Kurt Hruska, Sum. 3490. 182 Ibidem, 3493. 183 Ibidem, 3494. 184 Carlo Faelli, Sum. 3462; cfr pure Javier Echevarria, Sum. 2821. 185 Carlo Faelli, Sum 3463; cfr anche Lettera 14-IX-1951, n. 7. 186 Forgia, n. 791. Ad ngel Jolfn Moreno, un fedele dellOpus Dei amma lato di emofilia, scrisse una volta: Mi fa invidia vedere come ti tratta il Si gnore, perch tu lo consoli con le tue sofferenze, mentre tante anime non lo amano e si dimenticano di lui (in EF-581111-1). 187 Julin Herranz, PR, p. 814. 188 Ibidem. 189 Cfr Mario Lantini, Sum. 3709; e Alberto Taboada, RHF, T-03358, p. 357. - In spagnolo la frase giocosa in rima: \Te conozco, bacalao, aunque vengas disfrazao! (NdC). 190 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 624; Luigi Tirelli, PR, p. 1630. 191 Cfr Francisco Monz, RHF, T-03700, p. 20. 192 AGP, P04 1974,1, p. 124. 193 Kurt Hruska, Sum. 3491. 194 Alcuni giorni prima - riferisce lvaro del Portillo - il professor Faelli aveva prescritto un nuova marca di insulina ritardata e aveva indicato di somministrargliene 110 unit. Come al solito, fui io a occuparmi di fargli le iniezioni. Mi premuravo di leggere con attenzione le avvertenze accluse a ogni medicina e notai che il foglietto illustrativo diceva che ogni dose di questo nuovo tipo di insulina equivaleva a circa una volta e mezzo quella normale. Perci (...), e tenendo anche presente che dosi elevate di insulina aumentavano molto le emicranie di cui il Padre soffriva, malgrado le indi cazioni del medico ridussi la dose. Ci nonostante, si scaten una reazione di tipo allergico, per me allora sconosciuta. Lo comunicai al prof. Faelli, ma questi mi disse di continuare a usare quellinsulina (Sum. 478). 195 Ibidem. 196 Ibidem. 197Javier Echevarria, Sum. 2092. 198 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 479. Riferendosi a quellesperienza, il Fondatore raccont a don lvaro che aveva avuto il tempo di chiedere perdono a Dio per tutti gli errori di cui si riteneva colpevole e persino per una cosa che in passato non aveva compreso. Si trattava di questo: una volta il Signore gli aveva fatto capire che sarebbe morto diversi anni dopo. (...) Gli chiese perdono anche di questo, perch non laveva capito (ibi dem). 199 Carlo Faelli, Sum. 3461. Altri testimoni confermano laffermazione che la guarigione avvenne proprio quel giorno. Encarnacin Ortega, per esem pio, riferisce che il Padre aveva un forte diabete e che il 27 aprile 1954, do po che gli fu iniettata insulina ritardata, ebbe uno shock anafilattico, dopo il quale improvvisamente si ritrov guarito. Quel pomeriggio stesso disse a

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Maria Jos Monterde e a me che il Signore aveva ascoltato tutte le nostre preghiere e gli aveva concesso una nuova tappa feconda (Sum. 5381). 200 Carlo Faelli, Sum. 3461. 201 Col passar del tempo - testimonia mons. Echevarria -, come conse guenza dellantico diabete, ebbe un inizio di cataratta. Quando gli fu dia gnosticata, reag con la sua abituale serenit e allegria, offrendo al Signore i fastidi conseguenti. Cerc di non diminuire il lavoro, anche se loculista gli aveva consigliato di leggere meno e addirittura di non leggere per qualche tempo. Ricordo che per un po preg che fossimo noi a leggergli a voce alta i documenti. Ho gi detto come si univa a noi per la recita del Breviario. Il diabete gli caus anche una insufficienza renale, che avrebbe potuto avere gravi conseguenze, e una insufficienza cardiaca; a motivo delluna e dellal tra soffriva di stasi polmonare, con sintomi di asfissia alla sera, quando si coricava. Gli capit diverse volte e reag sempre con senso soprannaturale, mettendosi con grande pace nelle mani del Signore. Per linsufficienza rena le e linsufficienza cardiaca, negli ultimi anni ebbe per lunghi periodi versa menti sinoviali ai gomiti e alle ginocchia, che al solo contatto con gli indu menti gli producevano fortissimi dolori, che gli impedivano o gli rendevano difficile camminare o muovere le braccia. Non si lament mai e si sottopose a cure che talvolta peggiorarono la situazione. Non si lament mai per una terapia sbagliata, anche se era stata violenta, poco efficace e persino danno sa (Sum. 2096; cfr lvaro del Portillo, Sum. 479).

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Capitolo XIX

LUNIT DELLOPERA

1. H Congresso Generale di Einsiedeln (1956)


Guarito dal diabete, don Josemaria si sent libero, come chi viene scarcerato dopo una lunga prigionia, e ricu per nuove energie, indispensabili per continuare ad af frontare coraggiosamente la dura fatica cui si era assog gettato per ottenere i frutti sperati del proprio sacrificio. Fin dagli inizi, doveva assolvere il duplice compito di dare coesione allOpera e, nello stesso tempo, di diffon derla in tutto il mondo. Obiettivi che potevano sembra re contraddittori, poich luno richiedeva di rinsaldare lintimo legame dei membri dellOpus Dei con lo spirito e la persona del Fondatore, mentre laltro portava inve ce a separarli, a disperderli in terre lontane per diffonde re un messaggio divino. Luna e laltra cosa erano indi spensabili per unimpresa contraddistinta da uno spirito universale. LOpus Dei doveva crescere, ma senza perde re la propria essenza. Ecco perch il Fondatore dovette fare sforzi titanici per salvaguardare lunit dellOpera senza limitarne le spansione. Parte di questo sforzo fu limpegno per co struire gli edifici della sede centrale. Nel 1950, meditando sugli eventi storici che periodi camente coinvolgono popoli e nazioni, considerava che
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a molte imprese, promosse da Dio per il bene delle ani me, non era mancato laiuto dei potenti della terra. Per secoli, re e governanti, patroni e mecenati, avevano in nalzato chiese, costruito ospedali, fondato scuole, costi tuito rendite per le istituzioni benefiche. Non erano mancati governi che avevano perseguitato la Chiesa in patria nello stesso tempo in cui la aiutavano con genero sit nelle colonie. In quel momento, a don Josemara sembrava che le cose fossero cambiate. Gli Stati non svolgevano pi una missione caritativa ed erano sempre meno i privati che contribuivano con il proprio patri monio alle grandi opere di Dio: Questa la volont di Dio - scriveva ai suoi figli - e dovete ringraziarne la divina Provvidenza. Se volete ve dere compiuti i vostri desideri di amare Dio, di favorire la comprensione e la convivenza fra gli uomini, sappiate che potete contare solo sul potente aiuto della grazia di vina, sulla vostra vita generosamente dedicata al servi zio di Dio e delle anime - in laetitia: cum gaudio et pa ce; nella letizia, con la gioia e la pace - e sul vostro lavoro professionale, compiuto con il massimo impegno e con perfezione1. Il Fondatore fissava con largo anticipo i principi gene rali cui attenersi nella ricerca di fondi e di sovvenzioni per le imprese apostoliche di utilit sociale promosse dai fedeli delPOpus Dei2. Correvano i primi mesi del 1951 quando si profil una soluzione ai problemi finanziari che gli procurava no tante apprensioni. Don lvaro era amico del mar chese Giovanni Bisleti, proprietario di unestesa tenuta in prossimit del lago di Fondi, vicino a Terracina. Bi sleti desiderava vendere la propriet e don lvaro pro pose al Padre unidea, vantaggiosa sia per il marchese che per i contadini. Loperazione consisteva nellacquistare a credito tutta lazienda, a un prezzo ragionevole. In seguito, i mille e pi ettari di terreno sarebbero stati divisi in lotti e venduti a condizioni molto favorevoli al
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le trecento famiglie di contadini che gi li coltivavano3. Sia il Padre sia don lvaro dettero al progetto una du plice finalit. Da un lato risolvere un problema econo mico, tenendo presente il benessere dei contadini e delle loro famiglie, dallaltro intraprendere unattivit apo stolica a Terracina. Il risultato, superate non poche diffi colt, fu un successo. Don Josemaria intu subito i possibili sviluppi. Il 1 giugno 1951 scriveva al Consiglio Generale: Ho fondate speranze per ritenere che, con laiuto di Dio e grazie al lavoro instancabile di lvaro, arriver presto il momento, forse entro agosto, in cui vi potremo dire: Non inviate pi denaro per il Collegio Romano, perch abbiamo risolto il problema; accettiamo solo laiuto, piccolo o grande che sia, degli americani. Pre ghiamo, perch ne vale la pena. In questo mese del Sa cro Cuore facciamo dimenticare al Signore le nostre mi serie e otteniamo da Lui che ci dia la soluzione per questa grande impresa romana4. Loperazione, senza dubbio, avrebbe apportato un grande sollievo economico: una piccola parte della tenu ta, con la vecchia cascina dellazienda agricola, sarebbe stata usata come casa per ritiri e luogo di riposo per gli alunni del Collegio Romano; unaltra parte, coltivabile, sarebbe servita per ricavarne prodotti agricoli destinati ai Centri di Roma. Un anno dopo, le trattative di don lvaro erano anco ra in corso, ma la speranza del Fondatore dava corpo ai suoi sogni: lvaro va avanti con Terracina, che sar il pane, il ri poso e la salute delle persone del Collegio Romano. Dal la tenuta ci portano gi molte cose. Il Signore non ci ab bandoner e arriveremo felicemente alla conclusione5. Era molto grato per le modeste quantit di prodotti che riuscivano ad arrivare a Roma da Salto di Fondi, come era chiamata la tenuta di Terracina. Formaggi, uo va, frutta e carne di animali domestici erano un aiuto di
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un certo peso per Villa Tevere e per gli altri Centri di Roma. Si avvicinava lestate del 1952 e si pens di uti lizzare la cascina dellazienda agricola per farvi passare lestate agli studenti del Collegio Romano. Ma era in cattive condizioni e le donne dellOpera non si sarebbe ro potute dedicare allamministrazione della casa finch non fossero stati fatti i lavori di ristrutturazione. Per ri solvere il problema, al Padre venne in mente la sua soli ta grande risorsa: la sorella Carmen. Se Carmen non viene, non possiamo andare a Terracina6, pensava il Fondatore. Ma, conoscendo bene la sorella, prefer, anche per delicatezza, che fosse don Alvaro a scrivere a Madrid. Come avrebbe potuto pre tendere che Carmen andasse a Roma, lasciando solo, anche se per poco tempo, il fratello Santiago? I due sta vano ricominciando per lennesima volta a farsi una propria vita. Avevano trascorso i primi mesi del 1952 alla ricerca di un appartamento a Madrid per loro due, in attesa della soluzione definitiva, cio di stabilirsi a Roma7. Santiago stava studiando litaliano e si prepara va a esercitare la professione di avvocato a Roma. Il lo ro legame con lOpera era rimasto inalterato, come ri cordava loro don Josemaria: Roma, 22 marzo 1952. Carissimi Carmen e Santiago, ho ricevuto il vostro bi glietto e sono contento perch, senza dubbio, a casa vo stra avrete maggiore tranquillit, fino a che non ci sar la soluzione definitiva. Sono felice che siano l con voi Pepe, Manolo e Luis, perch cos non vi mancher certo lallegria e, inoltre, continuerete a stare vicino allOpera; so che vi sarebbe costato molto, dopo averle prodigato tanto affetto, fin dallinizio e per tanti anni. Scrivetemi pi di frequente. Non so se oggi lvaro vi potr scrivere, perch fuo ri per la questione di Terracina8. Laltro motivo era che, pur non dubitando della ge nerosit di sua sorella, era assolutamente sicuro che, se
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glielo avesse chiesto don lvaro, avrebbe acconsentito a farsi carico della casa di Terracina, come era gi acca duto per La Pililla e Molinoviejo. Era noto a tutti che Carmen aveva lo stesso carattere forte di suo fratello e che talvolta sembrava anche un po scontrosa. Ma era altrettanto evidente che i suoi modi di fare mascherava no a malapena un cuore delicato, dolce e affettuoso. Carmen rispondeva nello stesso modo, ma forse con maggior foga, con cui aveva reagito la signora Dolores quando il figlio le aveva regalato un libro su don Bo sco, con la segreta intenzione di farle venire la voglia di imitare mamma Margherita. Bastava che suo fratello Josemara le chiedesse qualcosa, perch dicesse un no deciso9. Liniziale rifiuto si trasformava poi rapidamente in un assenso generoso. I suoi dinieghi, infatti, avevano luni co scopo di affermare la propria indipendenza dallOpera, di cui non faceva parte, ma erano evidentemente mo mentanei, una specie di artificio con cui proteggeva pudicamente la propria generosit e scansava elogi e ringraziamenti10. Poi si metteva a lavorare con la massi ma generosit11. Bench i suoi fratelli non avessero bisogno di spinte per decidersi, don Josemara, gi allinizio di agosto, li incoraggiava: Sono sicuro che sarete molto contenti di stare in Italia, anche se ora lidea di venirci vi costa12. Il 16 agosto Carmen e Santiago giunsero a Roma. Nonostante loperazione fosse ben impostata, il fra zionamento e la vendita della tenuta di Terracina si protrassero per un certo tempo. I contadini erano restii a comprare, per la difficolt di ottenere crediti in un pe riodo di forte crisi economica. Furono date loro facili tazioni ancora maggiori perch riuscissero ad acquista re i lotti di terreno e alla fine, dopo un paio danni, loperazione pot dirsi conclusa13. I contadini divenne ro proprietari di terreni che pagarono a rate con i ricavi ottenuti dalla coltivazione. Delle loro famiglie si occu
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pavano, sotto laspetto spirituale, alcuni sacerdoti del lOpus Dei. Il terreno di cui don lvaro aveva conservato la pro priet cominci a essere utilizzato nel 1952; fino al 1966 gli alunni del Collegio Romano residenti a Villa Tevere vi si recavano a turno, durante i mesi estivi, per riposare e per studiare. Il luogo non era certamente un paradiso turistico ma era comunque assai meglio del caldo di Roma. Era una zona di recente bonifica, con dune e pinete, dove frinivano le cicale tutto il giorno, al centro di un immenso arco di spiagge non frequentate e lambite dal Mar Tirreno. Allestremo nord del litorale si levava il promontorio del monte Circeo e allestremit sud si vedevano le bianche case di Sperlonga, spesso ve late da una tenue bruma.
sfr * *

Le risorse di Salto di Fondi aiutarono il Fondatore ad avvicinarsi alla soluzione dei problemi economici: un al tro dono concesso dal Signore a sollievo delle necessit complessive dellOpera in quegli anni. Si trattava co munque di un rimedio parziale, non certo in grado di ri solvere, miracolosamente e per incanto, tutte le neces sit. Le preoccupazioni, soprattutto per i lavori di Villa Tevere, restavano e si ripercuotevano sulla salute del Pa dre e di don lvaro. Ad esse si aggiungeva il peso del limpegno apostolico e il pungolo incessante della oppo sizione dei buoni, che ostacolavano il loro lavoro. Il Padre decise di recarsi in pellegrinaggio a Bari, al San tuario di S. Nicola14. Allaiuto di S. Nicola, nominato intercessore per i problemi economici dellOpus Dei, aveva fatto ricorso molti anni prima, quando aveva do vuto aprire i primi Centri a Madrid. Lanno successivo don Josemaria conobbe Leonardo Castelli, col quale don lvaro aveva stretto una cordiale amicizia. Castelli aveva unimpresa di costruzioni, era
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onesto ed estremamente generoso. Il Padre aveva biso gno proprio di qualcuno come lui, non perch si aspet tasse regali, ma per avere quel minimo di aiuto necessa rio per concludere i lavori. Castelli mise a disposizione di don Josemaria la propria azienda, oltre a concedergli credito e dilazioni di pagamento15. Il 20 aprile 1955 fu firmato il contratto con limpresa Castelli, che subentr nel cantiere dal mese successivo. Fu cos possibile ripren dere il lavoro a buon ritmo, anche se lesaurimento fisico e le preoccupazioni economiche di don lvaro non ces savano, come si deduce dalle lettere del Fondatore: Roma, 22-XI-1956. lvaro non si ferma, anche se non sta bene: il medico gli fa prendere un mucchio di medicine e sta migliorando lentamente; forse perch il medico, in tutte le ricette, oltre al nome della medicina, scrive: molto riposo. Il riposo, per, lui non vuole prenderselo, e io non oso imporglielo, finch non risol viamo il problema economico16. Nel 1958 lvaro fu sottoposto a un controllo medico approfondito. Era malato cos gravemente che negli ul timi giorni del 1958 sembrava imminente unoperazio ne17. Ecco ci che scrisse il Padre in una lettera agli inizi del 1959: Continuo a ripetere omnia in bonum!, anche se a volte la nostra mente non arriva a capire i disegni del Si gnore. Dico questo perch lvaro, dopo un migliora mento durato quarantotto ore, ha avuto una ricaduta; ieri sera aveva la febbre a quaranta. Oggi verr lo spe cialista: si ipotizza unoperazione, ma io spero che non sia necessaria. Bench quasi non dorma da tanto tempo e soffra molto, lvaro contento e di buon umore, no nostante la febbre. Pregate18. Dovettero operarlo. Tre anni dopo, nel maggio 1962, ebbe una grave ricaduta: lvaro in clinica - scriveva il Fondatore - ma ab biamo la speranza che non sia necessaria unaltra opera zione. Pregate perch, anche se molti dei miei figli sono
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eroici e persino santi canonizzabili (non faccio mai que ste affermazioni a cuor leggero), lvaro un modello ed quello che pi ha lavorato e pi ha sofferto per lOpe ra e che ha saputo incarnare meglio il mio spirito. Pre gate19. Per fortuna la nuova operazione non fu necessaria e don lvaro, senza concedersi una pausa di riposo, si im merse nel lavoro preparatorio del Concilio Vaticano II20.
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La firma del contratto con limpresa Castelli fece rina scere le speranze del Fondatore di concludere i lavori di Villa Tevere, senza ulteriori ritardi. Fu cos possibile di sporre di posti sufficienti per accogliere i nuovi alunni del Collegio Romano. Il Padre ritenne pure giunto il momento di normalizzare lattivit di governo, riunen do a Roma tutto il Consiglio Generale dellOpera21. La decisione sarebbe stata presa in occasione di un nuovo Congresso Generale, ormai imminente: gli Statuti del lOpus Dei prevedevano infatti che si svolgesse ogni cin que anni. Vi avrebbero preso parte i membri elettori o congressisti, uomini e donne separatamente22. Il primo Congresso Generale si era svolto a Molinoviejo, nel 1951. Il secondo fu convocato per il 1956. Il Padre scel se un albergo nella localit di Einsiedeln, un posto tran quillo, in cui sarebbe stato possibile trascorrere alcuni giorni di lavoro e di preghiera. Einsiedeln un paesino svizzero di poche migliaia di abitanti, noto per un famo so santuario mariano. I grandi spazi, la sobriet del tempio barocco, lampia spianata, chiamata Klosterplatz, su cui si affaccia il santuario, colpiscono il visita tore. Il Padre, con il pensiero rivolto alla Madonna, par lava, nelle lettere e nelle conversazioni, del suo pellegrinaggio a Einsiedeln23. Aveva preparato tutto ac curatamente, cominciando a chiedere preghiere a tutti. Allinizio del 1956 scriveva gi: Pregate e fate pregare
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per il lavoro del prossimo Congresso Generale24. Il 3 luglio fece un viaggio a Einsiedeln, per verificare che allHotel Pfauen, dove avrebbero preso alloggio i congres sisti, fosse tutto pronto. Inoltre, provvide a inviare in anticipo a tutti i congressisti un elenco dei candidati che egli proponeva, in quanto Presidente Generale, per il rinnovo delle cariche25, affinch avessero il tempo di ri flettere. Nellimminenza del Congresso, che ebbe luogo dal 22 al 25 agosto 1956, il Padre ne comunic data e luogo alla Santa Sede. Il 19 agosto, tre giorni prima dellinizio, nove elettori presentarono a Roma una mozione da sottoporre allo studio dellassemblea di Einsiedeln; nessuno di loro era spagnolo di nascita o di lingua. Provenivano infatti da gli Stati Uniti, dallItalia, dal Portogallo, dalla Germa nia, dallIrlanda e dallInghilterra. La mozione propone va che lo spagnolo (o meglio, come in seguito fu specificato e deciso, il castigliano) fosse adottato come lingua ufficiale negli incontri fra membri dellOpus Dei di diverse Nazioni e nella redazione dei documenti in terni26. La proposta era motivata dal fatto che lespan sione universale dellOpera consigliava di adottare ununica lingua. Perch lo spagnolo? I proponenti spiegavano: LOpera nata in Castiglia, il castigliano la lingua del Fondatore e i primi documenti dellistituto sono scritti in castigliano. Ci render pi efficace il nostro lavoro, contribuir a rafforzare lunit interna ed , inoltre, un omaggio di affetto per nostro Padre27. Nella seconda sessione del Congresso, il 24 agosto, fu letto e approvato il verbale della riunione precedente e si pass a esaminare i due punti allordine del giorno: il trasferimento a Roma del Consiglio Generale e il rinno vo delle cariche del Consiglio stesso28. Le relative decisioni furono comunicate alcuni giorni dopo alla Santa Sede, con una lettera indirizzata al car dinale Valerio Valeri:
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Roma, 10 settembre 1956. Eminenza Reverendissima, Ho il piacere di comunicare allEminenza Vostra che, a seguito delle decisioni del II Congresso Generale dellOpus Dei, tenutosi recentemente a Einsiedeln, la Curia Generale dellistituto stata trasferita a Roma, in viale Bruno Buozzi 73. Inoltre, come mio dovere, le invio in allegato lelenco dei nuovi membri del Consiglio Gene rale dellOpus Dei, eletti nel Congresso29. Lunit e limpegno apostolico dellOpera furono rafforzati dalle decisioni prese a Einsiedeln. Con il tra sferimento a Roma del Consiglio cominci una nuova fase del governo dellOpera30, a proposito della quale mons. lvaro del Portillo, Prelato dellOpus Dei, avreb be espresso in seguito questo giudizio: Fu unautentica benedizione, perch la presenza fisica quotidiana del Fondatore accanto ai suoi figli del Consiglio Generale fu il fattore decisivo per il mantenimento del buono spi rito, per lunit dellOpera e per la sua espansione31. Il Fondatore riusc cos a creare le condizioni ideali per studiare e- portare a compimento la formazione delle persone dellOpera, a vantaggio della sua diffusione in tutto il mondo.

2. La morte di zia Carmen (1957)


Carmen, la sorella del Fondatore, mor a Roma il 20 giugno 1957. Mor romana e come una persona dellOpera, con cui si era immedesimata in tanti anni di gene roso servizio. Era giunta per la prima volta nella Citt Eterna nellaprile 1948, su richiesta del fratello, per da re una mano nella conduzione dellappartamento di piazza della Citt Leonina. Don Josemaria ricorse di nuovo a lei nel 1952 per Salto di Fondi ed ella prest di nuovo la sua abnegata collaborazione agli apostolati dellOpera. Vi rimase per tutto il periodo della ristruttu
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razione del vecchio casale, isolato, privo di acqua pota bile, di telefono e di altre comodit. Dopo un anno, Sal to di Tondi era gi abitabile e gli alunni del Collegio Ro mano poterono utilizzare la tenuta. M a Carmen e Santiago non ritornarono in Spagna e decisero di rimanere a Roma. Santiago per lavorare co me avvocato e Carmen per fare compagnia al fratello minore e per essere disponibile, nel caso lOpera avesse ancora bisogno del suo aiuto. Abitavano in una villetta di via degli Scipioni, nel quartiere Prati, e vi trascorsero quattro anni, certamente fra i pi felici della loro vita. Circondata dallaffetto dei suoi nipoti, Carmen trascor reva giorni tranquilli e felici, sempre affaccendata e sen za sentirsi mai sola; in giovent aveva rinunciato al ma trimonio a favore dellOpera, ma ora si trovava ad avere una famiglia numerosissima. A pi di cinquantanni, il suo affetto per i nipoti era ancora straordinario. Voleva bene a tutti, ma aveva le sue preferenze, che non era faci le indovinare. Talvolta soffriva, vedendo partire quelli o quelle a cui voleva bene e sapendo che forse non avrebbe pi rivisto nessuno di loro; allora usciva in una delle sue battute paradossali: Non voglio assolutamente cono scere pi nessuno, perch non appena comincio ad affe zionarmi, se ne vanno in America32. Le relazioni con suo fratello Josem ara erano di profondissimo affetto, anche se vissuto con riserbo da entrambi; cos era stato anche per la signora Dolores, quando si era dovuta abituare allidea che, pur abitando nella stessa casa, avrebbe visto il figlio ben poche volte. Carmen ci mise molti anni ad accettare il sacrificio di suo fratello (cos si esprimeva nel riferirsi a lui, mentre abitualmente diceva Santiago quando si riferiva al mi nore). Il distacco dalla famiglia, sacrificio esigente, me ditato e volontario da parte del Fondatore, era costato molte lacrime a Carmen, bench poco propensa a pia gnistei sentimentali, quando si occupava dei primi centri dellOpera a Madrid. A Roma, il suo cuore si era rasse
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renato e lo diceva ai nipoti: Allinizio piangevo molto quando, pur abitando in via Diego de Leon, vedevo mio fratello solo una volta al mese. Ora mi sto abituando, perch lui dice che deve dare buon esempio33. Zia Carmen era una donna di forte e sana costituzio ne, alta e di bella presenza. Aveva capelli e occhi scuri, un fare svelto e deciso, lo sguardo buono e la bocca fine ed energica. La sua conversazione era sciolta e gradevo le, senza cadere nella loquacit. Si esprimeva con spirito e vivacit e le sue osservazioni erano acute, sincere e centrate34. La villetta di via degli Scipioni era una dimora allegra, che ospitava tertulias e riunioni; qualche volta venivano i nipoti, altre volte le nipoti. In casa si aggirava Chato, un boxer di razza (a Madrid, aveva avuto altri cani Chucbi e Pistn - pi vivaci, ma meno voluminosi). Carmen amava la natura. Nel bel mezzo della stanza di cucito teneva una grande voliera, che spostava se veniva qualcuno in visita, perch ostacolava la visuale. Come la Nonna, Carmen aveva un giardino pieno di fiori; rac coglieva rose per loratorio dei Centri dellOpera e colti vava fragole in terrazza. Come la Nonna, vegliava sulla salute di tutti. Offriva a merenda paste, dolci e croccan ti e, nei giorni di festa, inviava ai Centri dolci e caramel le. A chi si accomiatava da lei per recarsi allestero era solita fare regali, che ora sono ricordi di lei sparsi in tut to il mondo: Lisbona, Madrid, Londra... Carmen e San tiago si erano portati dalla Spagna alcuni oggetti di fa miglia che davano calore di casa e conservavano la dolce memoria del passato. Da Madrid proveniva un ri camo di nonna Florencia: un lavoro ad ago del secolo XIX, una specie di esame di laurea per le giovani di buona famiglia. Nella sala da pranzo della Villa Vec chia, in una vetrina tappezzata di velluto arancione, era conservato tutto ci che rimaneva del vasellame della famiglia Escriv: coppe, bicchieri, un recipiente di cri stallo e argento per preparare il ponce e altri oggetti di
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cristallo e ceramica, fra cui tre piatti da dolce di maioli ca gialla, con bordatura floreale e centro di foglie in ri lievo. Eppure Carmen, sempre attiva, amante del lavoro, dellordine e della pulizia, era minacciata da un male oscuro che ne stava minando le forze. Nessuno se ne re se conto se non poco prima del Natale 1956. Si sentiva debole e sempre affaticata, nonostante fosse sempre sta ta forte e resistente. Soffriva di inappetenza e di nausea. In poche settimane dimagr a vista docchio; fu portata dal medico. Si seppe la diagnosi il 4 marzo 1957, giorno molto importante a Villa Tevere, perch era stato invitato mons. Samor a consacrare laltare delloratorio della Santissima Trinit, dove il Padre avrebbe celebrato abi tualmente la Messa. Lo stesso giorno era stato ultimato loratorio del Consiglio Generale, il cui altare sarebbe stato consacrato dal Padre35. Carmen era stata accompagnata dal medico da Encar nacin Ortega, che era la Segretaria Centrale: a lei fu comunicata la diagnosi. Quando tornarono a casa, il Padre e don lvaro stavano con mons. Samor, ma Encarnita trov il modo di dire a don lvaro che secondo il medico si trattava di un brutto cancro. La sera dello stesso giorno il Padre doveva consacrare laltare dello ratorio del Consiglio Generale. Non gli fu detto nulla, per timore che la preoccupazione gli avrebbe impedito di dormire. Il Padre era impaziente di sapere il risultato della visita, ma decise di non fare domande e di offrire al Signore questo sacrificio per la salute della sorella. Il giorno dopo, di primo mattino, chiese a Encarnacin, che gli rifer che si trattava di un cancro al fegato36. Furono prescritti altri esami e analisi, per verificare landamento della malattia. Il 23 aprile, anniversario della prima Comunione del Padre, fu chiaro che il male era a uno stadio avanzato. Due giorni dopo don Jose-

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maria scrisse a suo fratello Santiago, a Madrid, per dar gli la triste notizia: Carissimo Santiago, prego in particolare per te e per le tue cose, in questi giorni in cui sei assente da Roma. Il Signore permette che soffriamo apprendendo che Car men, a quanto affermano i medici dopo molte analisi e radiografie, affetta da un cancro praticamente incura bile. Le stiamo molto vicini ed serena: se le scrivi, non fare cenno a nulla di tutto ci. A suo tempo, se non mi gliora, glielo faremo sapere37. Attese tre o quattro giorni prima di far sapere a Car men che la malattia era incurabile. Voleva prepararla, perch la notizia ravvivasse in lei la speranza sopranna turale, sebbene fosse ben preparata spiritualmente. E chi meglio di don lvaro avrebbe potuto comunicargliela? La malattia di Carmen segue il suo decorso - scrisse il 1 maggio a quelli di Madrid -. Don lvaro le ha dato la notizia e lei lha accolta - Laus Deo\ - come una per sona santa dellOpus Dei: con fortezza, con serenit, con pace. Io continuer a cercare di forzare la mano a nostro Si gnore fino allultimo, sperando che Isidoro ce ne otten ga la guarigione, ma sono pronto ad accettare la Santa Volont di Dio, anche se con molte lacrime: con lei se ne andr unepoca eroica della nostra Opera38. Don Josemara soffriva molto. Spesso correva dal Si gnore e, in ginocchio davanti al tabernacolo, con la te sta appoggiata al bordo dellaltare, si sfogava con Lui e, implorandolo fra i singhiozzi, cercava di strappargli la guarigione della sorella. Accettava con amore i disegni divini, ma insisteva con il Signore, chiedendo che ogni traccia di cancro scomparisse, quasi pretendendo un miracolo, una completa guarigione39. I medici davano a Carmen due mesi di vita. Come aveva sperato don Josemara, ricevette la notizia con se renit, senza lacrime n angoscia, con molta pace. lvaro mi ha comunicato la sentenza , diceva in quei
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giorni ai suoi nipoti40. Finch le fu possibile, continu a vigilare sui lavori di casa, annotando ogni giorno l spe se, prendendosi cura delle piante e degli animali. E bi sbigliava sottovoce alcune giaculatorie. Il Padre si preoccup dellassistenza spirituale. Don lvaro parl con p. Jenaro Fernndez, Procuratore Ge nerale degli Agostiniani Recolletti, uomo di profonda vita interiore, che divenne un testimone ammirato della limpidezza di coscienza della malata41; fu una scelta ri spettosa nei confronti di Carmen, per non imporle laiuto di un sacerdote dellOpera. Il 15 maggio il Fon datore, non del tutto tranquillo, part per la Francia, con don lvaro. La vigilia della partenza si rec a tro vare la sorella ed ebbe con lei una conversazione di to no ottimista e soprannaturale, durante la quale entram bi seppero nascondere il proprio forte coinvolgimento emotivo. Entrambi ricordavano bene lepisodio del 1941, quando don Josemaria, in partenza per Lerida dove avrebbe tenuto un corso di ritiro per sacerdoti, si era accomiatato dalla madre ammalata. Il Fondatore chiese alla sorella la stessa cosa che aveva chiesto allora alla madre: offrire a Dio le sue sofferenze per il lavoro apostolico che si accingeva a fare in Francia nei giorni seguenti42. Vi si rec passando da Firenze e fece tappa a Lour des, per chiedere esplicitamente alla Madonna la guari gione della sorella. Eccezione sorprendente, perch a Lourdes si era sempre limitato a ringraziare, senza chie dere nulla. Non appena rientrato a Roma, si rec in via degli Scipioni. Carmen era molto peggiorata, si aggra vava di giorno in giorno. La assistevano il fratello San tiago e, a turno, i suoi nipoti e le sue nipoti. In tutti i Centri dellOpera si pregava senza interruzione per la sua guarigione43. In giugno si acuirono i dolori e la malata, in preda a una sete invincibile, respirava a fatica. Sopportava le proprie sofferenze senza emettere un lamento, offrendo
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le al Signore per le necessit dellOpera. Sapeva che non sarebbe guarita e ripeteva con gioia alcune giaculatorie che le addolcivano lattesa della morte; Ges, Giusep pe a Maria, assistetemi nellultima agonia ; Ges, Giu seppe e Maria, spiri in pace con Voi lanima mia44. Cera sempre qualcuno a vegliarla e anche don Josemaria non la lasciava, preparandola al transito. Le par lava del Cielo, della Santissima Trinit, della Madonna, degli Angeli e dei Santi, incoraggiandola a trasformare in gloria i dolori del corpo45. Talvolta iniziava tra i due fratelli un dialogo intenso, che aveva per oggetto laltra vita e alimentava la speranza, senza nascondersi il pas saggio obbligato della morte e della sepoltura. Carmen - le disse un giorno don Josemaria -, i tuoi resti ripose ranno accanto ai miei46. Ne fu molto contenta: per lei era una novit e una grazia del Cielo sapere che avrebbe trovato riposo nella sua famiglia, nella casa dei suoi ni poti attuali e futuri. A met giugno il cuore cominci a venir meno e, con una certa frequenza, bisognava somministrarle ossige no. La malattia stava compiendo il suo corso. Don Jo se m a ria le chiese se voleva ricevere lUnzione degli infermi e Carmen assent con gioia. Egli indoss cotta e stola e, con voce rotta dallemozione, cominci a recitare le pri me preghiere; ma scoppi in singhiozzi e non gli riusc di portare a termine la cerimonia. Chiese di continuare a don lvaro, che amministr il sacramento, mentre il Padre, in un angolo della stanza, cercava di nascondere la sua pena47. Il giorno successivo, 19 giugno, port il Viatico alla sorella. Le spieg la cerimonia e laiut a ripetere le gia culatorie del rituale. Credi che lOstia Santa che tengo in mano il Corpo di Cristo? Credo! . Ora ripeti con me: Signore, io non sono degna...48. Amministrato il Viatico, don Josemaria ritorn a Vil la Tevere. Lavor fino a sera e poi torn a casa della so rella. Era la seconda notte che passava accanto a Car
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men, senza chiudere occhio. In ginocchio, ai piedi del letto, con gli occhi fissi sullimmagine della Madonna appesa alla parete, ripeteva la preghiera mariana Bendita sea tu pureza e sottolineava con forza la supplica fi nale: Non lasciarla, Madre mia, non lasciarla49. Ripe teva ad alta voce latto di affidamento dellanima al Signore, intercalandolo con giaculatorie, mentre la inco raggiava: Carmen, ti siamo tutti vicino. Carmen, pre sto sarai con Dio. Carmen, presto vedrai la M adon na50. La malata, con gli occhi chiusi, assentiva con un cenno del capo. Infine Jos Luis Pastor, il medico che lassisteva, costatando che il cuore si era fermato, disse al Padre che era morta. Erano le due e mezzo del mattino del 20 giugno. La salma fu composta e un paio dore dopo, al chiarore dellalba, il Padre si prepar per celebrare nelloratorio della casa51. Era la festa del Corpus Domini. Dopo aver avvisato i presenti che avrebbe celebrato la Messa per leterno riposo dellanima di Carmen, si accost con raccoglimento allaltare. Forse perch era molto scosso, in quel momento chiese un segno divino che gli confer masse che Carmen era nella gloria. Ma si pent subito della richiesta, temendo che potesse essere una tentazio ne. Celebr con gran devozione la Messa dei defunti e, giunto al memento dei vivi, si concentr in preghiera, senza per ricordarsi affatto di Carmen; non se ne ri cord neppure al memento dei defunti, come se qualcu no gli oscurasse la memoria. Durante il ringraziamento successivo alla Messa, egli comprese con chiarezza che questa dimenticanza era il segno del Cielo richiesto: Carmen non aveva bisogno di suffragi. Sent nella sua anima una certezza che veniva da Dio; la sua pena si tramut in gioia e volle avvisare don lvaro e don Ja vier Echevarria di quel che gli era accaduto durante la celebrazione della Messa, impegnandosi a farne una re lazione scritta52. Pi tardi, a Villa Tevere, il Padre disse ai suoi figli:
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Le lacrime sono terminate nel momento in cui morta; ora sono contento, figli miei, riconoscente al Si gnore che lha portata in Cielo; con la gioia dello Spirito Santo53. Ma nonostante il sorriso del Padre e queste dichiara zioni, i suoi figli non erano del tutto convinti, poich sul volto gli si leggeva ancora un intenso dolore. Dovette insistere: S, figli, dovete felicitarvi con me: Carmen gi in Cielo. Desiderava ardentemente vedere presto Dio Pa dre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, e la Santissima Ver gine, e gli Angeli... Pregate per lei, offrite suffragi, ma io sono sicuro che gi gode di Dio; ma proprio certo, com pletamente sicuro54. Il Padre parlava loro con tale semplicit e naturalezza della sua sicurezza morale, che a nessuno di loro venne in mente che fosse sottinteso qualche fatto straordina rio. N egli intendeva spiegare di pi, per un motivo di umilt. Aggiunse solo qualcosa, per aiutarli a capire: E lo stesso che vi abbiamo raccontato di Isidoro, ma corretto e aumentato. Accomiatandosi, ribad, scan dendo bene le sillabe: Sono venuto perch vediate che il Padre al-le-gro, con-ten-to, con la gioia dello Spirito Santo55. P. Fernndez, che aveva assistito spiritualmente Car men negli ultimi mesi di vita, afferm di non aver mai visto un ammalato tanto unito a Dio. Dal canto suo, il Fondatore scrisse che Carmen aveva fatto una morte santa, dopo una vita esemplare di sa crificio56. I suoi resti, come le era stato promesso, avrebbero riposato nella cripta delloratorio di Santa Maria, per privilegio della Santa Sede e con lautoriz zazione del governo italiano57, dove un giorno sareb bero stati deposti anche quelli del Fondatore. Il feretro fu traslato da via degli Scipioni alla sede centrale dellO pus Dei il 23 giugno. Sulla lapide del loculo si legge una

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iscrizione in lettere di bronzo dorato: CARMEN, 16VII-1899 - 20-VI-195758. Anni dopo, in segno di riconoscenza verso sua madre e sua sorella per tutti i sacrifici fatti per lOpera, egli fe ce erigere e dedicare alla Madonna due cappelle59. Luna, in ricordo della madre, dedicata alla Madonna Mater D olorosa, fu costruita nel Centro di Tor dAveia, vicino a LAquila, e inaugurata qualche tempo dopo la morte del Fondatore. Laltra, dedicata alla Madonna del Carmine in ricordo di Carmen, fu terminata nel 1975 e si trova a Roma, nella sede definitiva del Collegio Ro mano della Santa Croce. Dopo la morte del Fondatore, tra le sue carte fu tro vata una busta sigillata su cui egli stesso aveva scritto: Aprire solo dopo la mia morte. Mariano. 2-VII-1957. Ecco il testo delle sei pagine autografe: Quando lvaro mi disse che il medico non dava pi di due mesi di vita a mia sorella Carmen, fui invaso dal la tristezza. Per i primi dellOpera e per me, Carmen si identificava con venticinque lunghi anni di sofferenze e di gioie nellOpus Dei. Dopo aver accettato, piangendo, la volont di Dio, decisi di iniziare una battaglia di preghiere con il Signo re: ho pregato e ho fatto pregare tutti. E continuai a piangere amaramente, anche se a volte temevo che avrei dato cattivo esempio, qualora gli altri se ne fosse ro accorti: ma ho sempre respinto subito questo pensie ro, perch siamo creature di Dio ed stato Lui a darci un cuore. Dopo alcuni giorni, avendo visto la meravigliosa pre parazione di Carmen per andare a godere del Cielo e la sua ammirevole serenit, capii - e lo dissi - che la logica di Dio Nostro Signore non tenuta ad adattarsi alla po vera logica umana. Giunsero il momento di amministrare a mia sorella gli ultimi sacramenti e poi la lunga agonia, quasi due giorni, a forza di ossigeno e iniezioni. Anche allora con
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tinuai a chiedere la guarigione di Carmen, per interces sione di Isidoro, finch, alla fine, accettando pienamente la Santissima Volont di Dio, recitai lentamente la pre ghiera che mi d la pace: Fiat, adimpleatur... Mi sentivo spossato, con una stanchezza che mi ricordava la lotta di Giacobbe con lAngelo. Non appena mia sorella mor - E finita, disse Jos Luis Pastor, il medico che lassisteva - recitai un respon sorio e, poich lora lo consentiva, scesi in oratorio a ce lebrare la Santa Messa. Allinizio, in un istante, mi venne il pensiero di chie dere al Signore un segno chiaro che lanima di mia so rella, per la quale stavo per offrire la Messa con la fa colt di altare privilegiato, fosse nella gloria del Cielo. Resomi conto di ci che avevo chiesto, senza alcuna partecipazione della mia volont, respinsi quel pensiero e mi pare di averne chiesto perdono al Signore, perch era come tentare Dio. Salito allaltare, proseguii la Santa Messa normalmen te fino al primo memento: mi accorsi, non senza sorpre sa, che stavo applicando la Messa non per mia sorella, morta pochi minuti prima, ma per unaltra intenzione. Mi corressi, offrendo il Santo Sacrificio per lanima di Carmen. Proseguii di nuovo normalmente, fino al me mento dei defunti: ancora una volta, senza rendermene conto, avevo offerto la Santa Messa per unaltra inten zione. Riformulai lintenzione: per lanima di Carmen. E provai una grande sicurezza, una gioia immensa, una riconoscenza senza limiti per la bont di Dio, avendo j compreso, con una certezza che non umana, che il Si gnore, nella sua bont infinita, aveva voluto darmi un segno chiaro che Carmen era gi entrata in gaudium Domini sui. Da quel momento mi sono sentito diverso: sono finite le lacrime e ho provato una gioia, anche fisica, che non esito a definire un frutto dello Spirito Santo, concesso a questo miserabile peccatore dalla divina bont. Dopo
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tutto ci, mi costa fatica fare suffragi, ma li faccio e li faccio fare perch cos vuole la Chiesa. Roma, 25 giugno 195760. Quando il Fondatore faceva visita assieme ai suoi figli alla tomba di Carmen, recitava insieme a loro un re sponsorio per i defunti dellOpera e per i genitori e i fra telli defunti dei membri dellOpus Dei61. Sopra larchi trave dellingresso alla cripta dove riposano i resti mortali di Carmen c una lapide, che inizia con queste parole: Ad perpetuam omnium Operis Dei defunctorum memoriam; a perpetua memoria di tutti i defunti delPO pus Dei.

3. La battaglia della formazione


Agli inizi dellimpresa di Villa Tevere il Padre, privo di risorse economiche per costruire il complesso di edifici della sede centrale delPOpus Dei, aveva fatto il possibi le per far capire ai suoi figli la necessit di rimboccarsi le maniche tutti insieme per realizzare il progetto, per ch dal completamento di quegli edifici dipendeva la rapida espansione dellOpera e il servizio che avrebbe ro prestato alla Chiesa. Il primo periodo - gli anni dal 1949 al 1954 - era stato una dura prova, unintermina bile angoscia in mezzo a unindicibile povert. Le sup pliche del Padre si erano elevate al Cielo in toni forte mente commossi. Bench non fossero cessate le difficolt e le sofferenze, gi qui raccontate, comincia rono a notarsi i confortanti risultati di cinque anni di lavoro. Nellagosto 1954, terminati gli esami nelle Uni versit e negli Atenei pontifici, il Fondatore aveva final mente pronti i primi frutti da distribuire. E facile intui re la sua gioia nel leggere tre lettere simili inviate ai Consiglieri del Messico, degli Stati Uniti e del Cile, nel le quali, come faceva spesso, utilizz metafore cariche di significato spirituale:
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Se mi siete fedeli, se non ci lasciate soli, dal prossimo anno ci saranno leve numerose di sacerdoti che avranno ottenuto a Roma i titoli accademici ecclesiastici. Ci si gnifica che, dal dicembre 1955 in poi, ogni anno potr arrivarvi un certo numero di persone... se rispondete al le mie chiamate, che sono chiamate di Dio. Bisogna convincersi che non basta avere qui degli uc cellini - che, grazie a Dio, non mancano - e del mangi me, che finora non siamo riusciti a far arrivare in quan tit sufficiente, ma occorre anche la gabbia: gli edifici del Collegio Romano della Santa Croce. Sappiate che finch non terminiamo, fino allultimo mattone e all'ul tima sedia, come se la casa dellOpera ci andasse a fuoco. necessario, pi di qualsiasi altra cosa, spegnere questo incendio62. Lallegoria sugli studenti, sul loro mantenimento e sullalloggio, aveva una sua morale: se le nuove Regioni volevano sacerdoti, dovevano contribuire a sostenere Villa Tevere: Ti andrebbero bene sei sacerdoti? - scrisse il Padre al Consigliere del Messico - .Te li mander ogni anno, purch non ci lasciate alla merc dei muratori e con le preoccupazioni economiche63. Poco importava che i fedeli dellOpus Dei aumentas sero considerevolmente, come stava accadendo in Co lombia, se mancavano i sacerdoti sufficienti per formar li; difficilmente sarebbero andati avanti64. Per poter inviare sacerdoti in tutte le Regioni bisognava disporre di una buona quantit di alunni, di orazione, di sacrifi ci e di aiuti economici65. I lavori di Villa Tevere terminarono il 9 gennaio 1960, giorno in cui il Fondatore comp cinquantotto anni. Per varie settimane gli alunni del Collegio Romano avevano lavorato intensamente, pitturando pareti e soffitti e dan do i ritocchi conclusivi. Nel frattempo, il Padre consul tava incredulo il Rituale Romano: non riusciva a trova re, perch non cera, la cerimonia che gli serviva, e cio
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la formula per benedire lultima pietra di un edificio, la pi importante, poich indica simbolicamente il lavoro duro, faticoso e perseverante di molte persone per lun ghi anni66. Si sarebbe dovuto accontentare di una for mula generica di benedizione? Il 9 gennaio, alle undici, tutti avevano fatto gli auguri al Padre per il suo compleanno e si accingevano a cele brare la fine dellardua tappa della costruzione, che era stata una specie di miracolo continuo67. Iniziare quel la avventura era stato un atto di fede viva; continuarla, una pazzia divina; ultimarla, una fedelt eroica. Forse torn in mente al Fondatore il rimprovero che aveva udito nel fondo dellanima, mentre distribuiva la Comu nione alle suore di Santa Isabel: Le opere sono amore, non i bei ragionamenti. Tanti anni di fatiche erano sta ti una degna risposta allinsegnamento ricevuto allora. Forse per questo, riferendosi ai muri di Villa Tevere, era solito dire: Sembrano di pietra, ma sono di amore68. Uscirono tutti nel cortile su cui dava labside dellora torio dei Santi Apostoli. Cominci a piovigginare, ma non si bagnarono molto, perch la cerimonia fu breve. Dopo che don lvaro ebbe letto ad alta voce il testo di una pergamena, in cui si ringraziava il Signore per la conclusione dei lavori, essa fu collocata in una cassetta di piombo, che conteneva le monete di infimo valore dei Paesi in cui cerano fedeli dellOpera. Prima che il capo mastro del cantiere murasse la cassetta in un vano pre disposto sulla parete esterna dellabside, il Padre rivolse qualche parola ai presenti, ricordando loro che non era amico delle prime pietre: ne aveva visto posare molte che poi non erano andate oltre la cerimonia dinaugura zione. Spieg loro perch era davvero importante avere collocato lultima pietra69. Il Pensionato, che era stata la prima sede del Collegio Romano, era stato completamente demolito per costrui re i nuovi edifici. Tuttavia, le nuove strutture annesse al la sede centrale dellOpus Dei non erano la sede definiti
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va del Collegio Romano, ma solo una sistemazione provvisoria, che per ora poteva bastare. Il Collegio Ro mano, eretto nel 1948, aveva funzionato nei primi anni nella portineria della Villa Vecchia, in uno spazio angu sto e con un ridotto numero di alunni, per lo pi gi laureati nelle Facolt civili. Nonostante lestrema po vert e le tante e dolorose difficolt, la crescita era stata continua e il Fondatore aveva potuto esprimere la pro pria soddisfazione: Il Collegio Romano: la pupilla dei miei occhi! Que stanno vengono anche dal Messico, dal Portogallo, dallIrlanda, dallItalia, dalla Spagna... 70. Era il 1952. Alcuni dei nuovi alunni erano le primizie delle nuove Regioni. Mentre il Fondatore si dibatteva nelle difficolt economiche, il Collegio Romano stava prendendo corpo. A poco a poco il numero di alunni aumentava continuamente ogni anno, anche se il Padre non era del tutto contento, poich si era prefissato di ar rivare a un massimo di duecento71 e la gabbia non aveva ancora capienza sufficiente per tanti uccellini. Ma ci non toglie che nel 1953 cerano centoventi alunni a Villa Tevere e che, ventidue anni dopo, nel 1975, quan do fu terminata la sede definitiva del Collegio Romano nelle immediate vicinanze di Roma, il Fondatore rag giunse la meta sognata. Per tutto questo tempo, Dio aveva premiato e compensato la sua fede e le sue soffe renze. Quale dono migliore per risarcirlo in vita, che la gioia di vedere il frutto delle sue fatiche? Questi ragazzi del Collegio Romano - sospirava compiaciuto - sono tutti una grande benedizione di Dio. Vale la pena soffrire e lavorare, per vedere questo frutto maturo72. Per me evidente - scrisse in unaltra occasione - che il Signore gode del Collegio Ronano della Santa Croce, dove lo si ama tanto73. Verso la met degli anni cinquanta il Fondatore pote va dunque rallegrarsi di aver vinto una corsa col tempo,
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evitando un notevole ritardo nel lavoro apostolico. La prova di aver raggiunto lobiettivo stava nellabbondan za di frutti tangibili: E una gioia vedere quanto efficace il Collegio Ro mano della Santa Croce: ora escono sessanta nuovi dot tori in materie ecclesiastiche. Studiate con lvaro che co sa conviene che facciano: alcuni potranno essere ordinati in dicembre o in gennaio, se in giugno non possibile74. Il Fondatore aveva chiaro in mente il progetto da molto tempo; gi nel 1950 aveva spiegato limportanza spirituale del Collegio Romano della Santa Croce e ci che avrebbe significato per lo sviluppo dellOpera75. Nei suoi progetti, il Collegio Romano, almeno per al cuni anni e fino a quando le Regioni non si fossero svi luppate, sarebbe stato lo strumento efficacissimo per provvedere di strumenti tutte le Regioni76. Il sistema per forgiare laici e sacerdoti era un agile ingranaggio composto di diversi elementi: la grazia di Dio era quello fondamentale e decisivo; poi venivano lo sforzo e il la voro delluomo; in terzo luogo, gli indispensabili mezzi economici. Il Padre faceva presente ai Consiglieri delle nuove Regioni, che gli chiedevano persone e soprattutto sacerdoti, che era necessario non cadere in un circolo vizioso77. Se volevano persone formate per sviluppare il lavoro apostolico, dovevano prima mandare a Roma dal proprio Paese qualcuno in grado di prepararsi a ri cevere gli Ordini sacri78. Ma non bastava che gli man dassero persone; dovevano anche concorrere a sostenere le spese per la loro formazione, lalloggio e gli studi79. Il Fondatore cre un sistema di borse di studio e applic il principio del do ut des. Non esitava a ribadirlo con chiarezza: Se tutti facessero come voi - scrisse al Consigliere del Cile - non so che cosa accadrebbe. Poi vorrete sacer doti, ma senza borse di studio, non ci saranno sacerdoti per il Cile80. Anche a quelli della Colombia ricordava che laiuto al
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Collegio Romano doveva essere effettivo, non solo un buon desiderio: Gradisco molto i desideri ma, se ci fermiamo ai desi deri, purtroppo non potranno venire altri sacerdoti in Colombia81. Fu ancora pi esplicito con quelli del Per: Sono felice che vi ricordiate del Collegio Romano: se arrivano borse di studio dal Per - dal Per! -, il Per avr altri sacerdoti. Altrimenti non li avr82. Ben presto il Collegio Romano assicur a tutte le Re gioni continue leve di sacerdoti83. Valeva la pena for nire risorse e dare una mano a terminare i lavori, per ch, alla fin fine, il Padre era un Padre affettuoso che non abbandonava le Regioni povere, impossibilitate a pagare borse di studio. Il Fondatore aveva concepito il Collegio Romano come uno strumento di strumenti, per romanizzare POpera e mantenerla unita. Non pens mai di formare superuomini e neppure voleva a Roma i migliori di ogni Regione. Aveva sognato di disporre di un eserci to di sacerdoti e di laici, ben formati, pronti a partire da Roma verso Paesi lontani, portatori di un medesi mo messaggio e di un unico spirito. Ora, ogni anno aveva una nuova leva di sacerdoti pronti per partire. Cos scriveva, nel 1957, ai suoi figli in procinto di di ventare sacerdoti: In questi momenti in cui il Signore ha voluto spargere la sua semente - in cos pochi anni - per una divina di spersione in tanti Paesi, il Seminatore vuole che lesten sione non faccia affievolire lintensit. Voi, tra i vostri fratelli, avete la missione chiara e soprannaturale di con tribuire efficacemente affinch non si perda di intensit, perch sarete sempre strumenti di unit e di coesione84. Nellaprile 1958 si rivolgeva ancora una volta ai nuo vi sacerdoti: Carissimi, non vi ripeter, perch lo avete sentito dire mille volte, che voi sacerdoti siete uno strumento
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efficace di unit nel nostro Opus Dei. Ma voglio dirvi di non dimenticare mai che una chiara manifestazione di questo dovere - essere strumenti di unit - sta nellamare e servire con identico, lieto e costante sacrifi cio i vostri fratelli e le vostre sorelle della nostra Opera e gli altri miei figli della Societ Sacerdotale della San ta Croce85. * * * Non appena gli fu possibile, il Fondatore eresse in Ro ma, con decreto del 12 dicembre 1953, il Collegio Ro mano di Santa Maria. Questo Centro internazionale per la formazione delle donne dellOpus Dei aveva la stessa finalit di quello degli uomini: garantire una pi stretta unione con Dio e preparare le persone a una feconda azione di apostolato. Il Collegio - afferma il decreto di erezione - sar frequentato nellUrbe, che centro e capo della Chiesa Cattolica e sede di S. Pietro, Vicario di Cristo, e dei suoi Successori, da persone provenienti da tutte le Nazioni, affinch sia per lOpus Dei strumen to speciale di unit e di coesione 86. Romanizzarsi per il Fondatore equivaleva a essere pi universali, pi cattolici. Non avrebbe mai tollerato che si parlasse di un Opus Dei nazionalista: lo rifiutava con estrema durezza: Se, dpo che il Signore mi avr chiamato a s, in qualche parte del mondo qualcuno dei miei figli cercas se di fare un Opus Dei nazionale - un Opus Dei irlande se, francese o spagnolo, per esempio - mi solleverei dal la tomba per sconfessarlo, perch causerebbe una diabolica divisione nella nostra famiglia, nella quale dobbiamo essere tutti uniti, interessarci tutti di tutti, senza mai creare barriere nazionalistiche o qualsiasi tipo di discriminazioni87. La storia del Collegio Romano di Santa Maria mol to simile a quella del Collegio della Santa Croce. Non
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solo quanto agli scopi e al funzionamento, ma anche per le ristrettezze in cui nacque e per la rapida crescita, an no dopo anno. La differenza principale consiste nelle date dellerezione e del trasferimento nella sede definiti va. La storia del Collegio Romano della Santa Croce come stato detto - cominci nel giugno del 1948, quando don Josemaria ebbe la chiara percezione che era giunta lora di Dio, il momento dellespansione dellOpera. La risposta immediata e generosa del Fondatore a questo suggerimento divino fu lerezione, il 29 giugno 1948, del Collegio Romano della Santa Croce, che gli consent di preparare le persone necessarie. La storia del Collegio Romano di Santa Maria inizi invece pi tardi. Nel settembre 1952 non era ancora giunto il momento propizio, per la scarsit di persone pronte: Per ora scrisse - non possiamo cominciare il lavoro del Collegio Romano per le donne88. Questo ritardo fu in parte dovuto alla improvvisa cre scita dellapostolato in Italia, cui il Padre aveva dato una forte spinta nel gennaio 1949, tracciando un ambi zioso programma di espansione nelle citt universitarie. In quel momento in Spagna, che era allora il vivaio del POpus Dei, il numero delle donne dellOpera era decisa mente inferiore a quello degli uomini, il che preoccupa va il Padre89. Oltre alle persone necessarie per portare avanti lampio e specifico apostolato femminile, cera bisogno delle donne per aprire Residenze e Centri a Ro ma, Milano, Napoli e Palermo, per la sede dellAssesso rato Centrale e per la Casa di ritiri. La preghiera del Fondatore ebbe lentamente ragione delle abbondanti difficolt, per risolvere le quali egli non aveva altra ri sorsa che quella, peraltro infallibile. La sede del Collegio Romano di Santa Maria fu tro vata in modo inatteso e provvidenziale. Nel 1948 il me dico aveva prescritto al Padre di fare passeggiate. Dopo una giornata di intenso lavoro era solito andare in auto a Castelgandolfo, per camminare allaria aperta. Passeg
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giava con don lvaro sulla strada che domina il lago di Albano, proprio davanti a una casa che apparteneva al la contessa Campello. Ammiravano il magnifico pano rama, ma spesso il Padre si voltava a guardare la casa, che gli era piaciuta. Recitava avemarie e le faceva recita re a don lvaro, formulando lintenzione che ledificio potesse divenire di loro propriet. Non si trattava certo di un palazzo, ma era molto ben situato, a poca distan za da Roma e vicino alla residenza estiva del Papa. Non era in buono stato, perch la contessa lo utilizzava per accogliere profughi dei Paesi comunisti dellest europeo, soprattutto romeni90. Nella primavera del 1948 la contessa permise a don lvaro di tenervi un ritiro, cui presero parte alcuni gio vani italiani. Lanno successivo gli offr addirittura la ca sa, ma poich il terreno su cui era costruita apparteneva alla Santa Sede, bisogn intraprendere i passi necessari; Pio XII lo concesse di buon grado in usufrutto. Il 21 lu glio 1949 la casa divenne disponibile. Quel giorno il Pa dre annot sul suo calendario liturgico: Castelgandolfo! Laus D eo!. La chiam Villa delle Rose e la destin a futura Casa di ritiri e Centro di Studi per le donne dellOpera91. Dieci anni dopo, nel 1959, Papa Giovanni XXIII cedette in propriet allOpus Dei il ter reno. La cessione giunse in un momento molto opportu no, poich ledificio di via di Villa Sacchetti, annesso a Villa Tevere, non era pi in grado di ospitare le alunne del Collegio Romano di Santa Maria, tanto erano cre sciute di numero. Il Fondatore decise di ampliare ledifi cio di Castelgandolfo perch le alunne vi si potessero trasferire. Il 7 luglio 1959 fu dato inizio alla progetta zione, il 19 aprile 1960 ai lavori di ristrutturazione92. Il Padre, che aveva da poco posato lultima pietra di Villa Tevere, si ritrov nuovamente alle prese con opere edili. Daltra parte, le frequenti visite al cantiere di Villa Tevere e lesperienza accumulata anche grazie agli errori, gli consentivano di seguire la nuova ristrutturazione sen
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za doversi arrampicare sulle impalcature. Aveva dunque deciso di seguire da casa lo studio e la verifica dei proget ti. Ma il 1 gennaio 1962 si rec al cantiere di Villa delle Rose assieme a don lvaro e, come cera da aspettarsi, si accorse di molte cose che non andavano bene. Da quel giorno segu da vicino i lavori. Si ripeteva la storia di Vil la Tevere ed egli scriveva a Encarnita Ortega: Il Collegio Romano di Santa Maria va avanti, pur con molti debiti. Ho un gran desiderio che la gabbia venga terminata e che si riempia di uccellini. Quanta gloria dar a Dio Nostro Signore, il lavoro che vi si far!93. Terminati i lavori di ristrutturazione, il Padre decise di inaugurare la nuova sede il 14 febbraio 1963. Alle di ciassette e trenta vi celebr la Messa, dopo aver consa crato laltare. Al momento della Comunione dovette ri cordare il primo oratorio dellOpera, nella Residenza di via Ferraz, a Madrid, perch vi accenn nelle poche pa role che disse prima di distribuire la Comunione: Con il tuo permesso, Sovrano Signore Sacramentato. Figlie mie, davanti a Ges Sacramentato e alla sua Santissima Madre, che Madre nostra, provo la stessa riconoscenza della prima volta in cui abbiamo potuto avere un tabernacolo; la prima volta che abbiamo potu to dire al Signore, con le parole dei discepoli di Emmaus: resta con noi, perch senza di Te si fa sera. Voglio dirvi, con queste poche parole, di sentire anche voi un grande fervore, un grande entusiasmo nel vostro cuore; un entusiasmo che si deve tradurre in opere, per ch le opere sono amore e non le belle parole (...). Non deludete Dio nostro Signore. Non deludete l sua Madre benedetta. Non deludete me, che ripongo tante speranze, tanto amore e tanta fiducia in questa casa94. Chiedeva loro fedelt, di essere allaltezza delle sue speranze. Non aveva nulla da rimproverare loro. Anzi, aveva pronto un nuovo strumento per lespansione dellOpera, che sarebbe funzionato in parallelo a quello de
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gli uomini. Nelle sue lettere di quellepoca si susseguono espressioni di elogio: I due Collegi Romani sono una benedizione: quanto splendido lavoro faranno, in questo mondo, queste mie figlie e questi miei figli!95. I ragazzi del Collegio Romano della Santa Croce hanno concluso splendidamente i loro studi. E cos pure le mie figlie del Collegio Romano di Santa Maria. un magnifico vivaio per servire la Chiesa, per fare il bene e per portare la pace allumanit intera96. Lultima visita alle sue figlie di Villa delle Rose fu la mattina stessa della sua morte, il 26 giugno 1975. * * *

Il Fondatore diceva spesso ai suoi figli che lignoranza il peggior nemico della nostra Fede e anche il maggio re ostacolo al compimento della Redenzione97. Ne so no vittima non solo persone poco istruite, ma anche tanti che godono di prestigio professionale in molti campi, come la politica, leconomia, la medicina, lindu stria, ecc., ma sono privi di formazione religiosa. Cri stiani che sono stati influenzati da false dottrine e spesso si sono allontanati dalla Chiesa. Per questo il Fondatore ripeteva cos spesso che i suoi figli, oltre alla preparazio ne professionale, dovevano avere una profonda cono scenza della dottrina cattolica, in grado di resistere ai mutamenti dei tempi e delle mode scientifiche. A questo proposito il Fondatore non dava credito alli spirazione carismatica98. Lignoranza - affermava senza mezzi termini - si sconfigge studiando e lo studio richiede fatica, perch la scienza non la si riceve gratuitamente: Non aspettiamoci da Dio una luce speciale, che non ha motivo di concederci, visto che ci d strumenti uma ni adeguati, come lo studio e il lavoro99. Dal canto suo non aveva certo condotto una vita co moda. Era stata una continua milizia ed egli non cono
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sceva lozio. A Molinoviejo, nellestate del 1947, men tre stava riferendo ai suoi figli i risultati della sua per manenza a Roma, disse loro: LOpus Dei ha vinto con laiuto di Dio - prima la battaglia teologica e poi la battaglia giuridica. E continu: Ora sta combattendo la battaglia della formazione che, se siete fedeli, termi ner presto100. Nella battaglia della formazione si era impegnato fin dagli inizi dellOpera. Pur trattandosi di una soluzione transitoria, con il Decretum laudis, del febbraio 1947, di sponeva della base giuridica per lo sviluppo universale degli apostolati dellOpus Dei in tutto il mondo. Vinta, quindi, la battaglia giuridica, pot dedicarsi compietamente a dare alle sue figlie e ai suoi figli una formazione completa101. La nuova fase di questa battaglia, pi esi gente e pi impegnativa che in passato, port al Piano di Studi del 1951, che conteneva i programmi dei corsi isti tuzionali di Filosofia e di Teologia. Esso stabiliva che tut ti i fedeli dellOpus Dei, senza eccezione, dovevano segui re un adeguato programma di studi, senza che ne soffrisse la loro situazione familiare e professionale. Per ampiezza e per rigore, i programmi di ogni materia, almeno nel ca so dei numerari, erano impegnativi quanto quelli delle Universit Pontificie di Roma102. Il 14-11-1955 fu stabilito un analogo Piano di Studi per le donne dellOpus Dei. Anche le numerarie avrebbero cos potuto acquisire una solida formazione dottrinale, studiando Filosofia, Teolo gia, Sacra Scrittura, Liturgia e Diritto Canonico103. I piani di studi furono lodati dalla Santa Sede. In oc casione del venticinquesimo anniversario della fonda zione dellOpus Dei, il Cardinale Pizzardo, Prefetto del la Sacra Congregazione per i Seminari e le Universit, invi al Fondatore una lettera in cui elogiava calorosa mente la Ratio Studiorum dei fedeli dellOpus Dei. Il Cardinale sottolineava soprattutto il fatto che i numera ri laici facessero un biennio filosofico e un quadriennio teologico alla stregua dei sacerdoti 104.
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Le parole di Pizzardo furono di consolazione per il Fondatore, perch, diceva nella risposta, fra tutte le re sponsabilit che il Signore ha voluto mettere sulle mie povere e umili spalle, la profonda formazione spirituale e scientifica dei membri dellistituto da me sentita con maggiore premura e con maggior peso105. Per questo istitu numerosi Centri di formazione, per i quali sareb bero passati tutti i numerari, sia nelle singole Regioni, sia a Roma (i centri interregionali, cio il Collegio Ro mano di Santa M aria e quello della Santa Croce)106. Sebbene il Fondatore avesse previsto che alcuni fedeli si dedicassero alle scienze ecclesiastiche, il suo forte inte resse per i Piani di Studi non aveva solo motivazioni scientifiche, visto che la missione peculiare e principale dellOpus Dei non coltivare le scienze ecclesiastiche, bens santificare le professioni laicali107. Infatti, tutto il sapere umano pu essere trasformato in strumento di apostolato; inoltre, una migliore conoscenza delle Scien ze Sacre garanzia di stabilit nella vita interiore e di un rapporto pi profondo con Dio. Con il tempo, lunit nella formazione filosofico-teologica dei membri contribu a dare maggior coesione intel lettuale a tutta lOpera, senza per imporre una piatta uniformit. In accordo con il Magistero della Chiesa, linsegnamento sarebbe stato impartito secondo lo spi rito, la dottrina e i princpi di S. Tommaso, escluso lob bligo di rifarsi unicamente ai suoi insegnamenti, poich lOpus Dei non ha una dottrina teologica propria108. LOpus Dei - ha affermato esplicitamente il Fonda tore - non sosterr n promuover una propria scuola teologica. I fedeli dellOpus Dei devono avere sempre un forte senso della libert: qua libertate Christus nos liberavit, con la libert che Cristo ci ha conquistato. Lo spirito di libert una delle caratteristiche essenziali della nostra Opera109. Una simile libert nellopinabile e il rispetto per le al trui convinzioni che non si condividono sono garanzia
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di convivenza e di unione110, una ulteriore dimostrazio ne dello spirito di unit allinterno dellOpus Dei e della sua apertura nelle relazioni interpersonali. 4. Larte di governare La decisione di trasferire a Roma il Consiglio Generale, presa a Einsiedeln nel Congresso generale del 1956, die de inizio a una nuova fase nel governo dellOpera'.' Per mise, infatti, di attuare compiutamente il sistema di go verno concepito dal Fondatore e stabilito negli Statuti dellOpus Dei. La struttura organizzativa non fu n un ritrovato spontaneo, n unelaborazione di modelli ripresi da altre istituzioni ecclesiastiche o civili. LOpus Dei era infatti un fenomeno pastorale senza precedenti e, cos come non aveva allinizio un quadro giuridico appropriato, non poteva avere neppure un sistema di governo belle pronto. Il Fondatore dovette navigare a vista. In un pri mo momento non ebbe necessit di alcun regolamento, poich bastavano le decisioni e gli orientamenti dati di persona, visto che i direttori dei primi centri dellOpera li aveva accanto a s. In seguito, negli anni successivi alla guerra civile, dato labbondante lavoro e la necessit di assentarsi frequentemente da Madrid, scelse lvaro del Portillo come suo primo collaboratore nei compiti di go verno, e lo nomin Segretario generale. La scelta del Pa dre di evitare il rischio di fare un vestito e di metterci dentro la creatura era dettata dalla prudenza e in sinto nia con la realt. Dava disposizioni a voce o per iscritto, con lettere, note e avvisi. Allinizio era sufficiente, ma col passare del tempo, dovendo presentare listanza per lap provazione dellOpus Dei come Pia Unione, dovette redi gere alcuni documenti, fra i quali il Regolamento111, nel quale indicava, come Organi direttivi a livello nazionale, il Consiglio e lAssemblea112.
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Due anni dopo, nel 1943, spinto dalle circostanze e dal rapido sviluppo dellOpera, dovette pensare allere zione diocesana della Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei. Allegati allistanza con cui si chiede va il nihil obstat della Santa Sede cerano i Lineamenti in cui descritto compiutamente il regime di governo nei suoi tre gradi - generale, territoriale e locale - e sono delineate cariche, criteri di nomina e competenze113. Il Fondatore non aveva fretta di stabilire un sistema di governo finch lo sviluppo dellOpera non lo richiedes se. Tuttavia formul alcune indicazioni, che sono consi derazioni di carattere generale, una sorta di preambolo allarte del governo che, pi che alla struttura o allorga nizzazione, mirano, al buon funzionamento. Una delle prime notazioni su questa materia compare negli Ap punti intimi'. 23-XI-1930. Ritengo che il governo dellOpera di Dio non deve essere dittatoriale-, molta democrazia. E molta obbedienza114. Poco pi di un mese dopo torn sullargomento: Lo si gi detto, ma insisto: il governo dellOpera di Dio non deve essere dittatoriale. Ma nessuna falsa de mocrazia. Una elezione prudente, in base a principi de mocratici che verranno stabiliti115. E chiaro che il Fondatore voleva accuratamente evita re un governo che degenerasse in tirannia, mancanza di libert, protagonismo o violenza. Le sue prime ricerche di un sistema di governo per lOpus Dei erano gi volte a impedirlo. Nella Istruzione per i Direttori, coloro cio che sono partecipi delle preoccupazioni di governo, che inizi a scrivere nel maggio 1936 pensando alla prossima apertura di un centro a Valencia e di un altro a Parigi, torn sullargomento e sullidea del governo col legiale come correttivo contro la tirannia: Si stabilisce che in tutte le nostre case e Centri, in tutte le nostre attivit, ci sia un governo collegiale, per ch n voi n io ci possiamo fidare esclusivamente del
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nostro criterio personale. Questa decisione non stata presa senza una particolare e speciale grazia di Dio (...). Serve un governo collegiale perch non si possa mai dire di nessuno di voi: ti hanno costituito in autorit e sei di ventato un tiranno116. Il Fondatore aborriva a tal punto la tirannia e amava tanto la libert, che nel corso della sua vita volle ribadi re mille volte questa idea. Perch nellOpera, a tutti i li velli, necessario un governo collegiale? Ecco la sua ri sposta: Perch non si cada nella tirannia. E una questione di prudenza, perch con un governo collegiale le cose si studiano meglio, si possono correggere gli errori, si pu assicurare maggiore efficacia alle attivit apostoliche gi ben avviate. Se governa una sola persona, i mali sono incalcolabili ed difficile evitare la dittatura e il dispoti sm o117. Unaltra possibile risposta, discretamente velata dal lumilt del Fondatore, che listituzione della collegia lit a tutti i livelli di governo nacque da una esplicita ispirazione divina. Senza forzare il filo della riflessione, questa idea compare discretamente nel testo: Questa decisione non stata presa senza una particolare e spe ciale grazia di Dio: perci sarebbe un grave errore non rispettarla118. La collegialit , quindi, essenziale per il governo dellOpus Dei. Man mano che lOpera si sviluppava, il Fondatore stu diava con attenzione le necessit dellespansione aposto lica. Lo sviluppo in tutto il mondo richiese una direzione generale centralizzata a Roma, per mantenere lunit. Non era una novit perch, fin dalla fondazione, il Padre ebbe sempre presente luniversalit dellimpresa. Tale realt prevedeva peraltro una suddivisione in Regioni, circoscrizioni territoriali coincidenti, in linea di massima, con i confini di una Nazione. Nella mente del Fondatore ai governi regionali competeva promuovere iniziative, consolidare le attivit e risolvere in loco i problemi con
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seguenti. Infine i Consigli locali, cio i direttori di ogni Centro, si sarebbero dovuti occupare personalmente di ciascuno dei membri presenti nei singoli luoghi. Questo schema di governo gi tracciato nei Lineamenta del 1943; venne poi pienamente sviluppato nello lus Peculiare del 1947 e ampliato in alcuni punti nel Codex Iuris Particularis del 1950. Questultimo, in vi gore dallapprovazione definitiva dellOpus Dei, in buona sostanza vigente ancora oggi, salvo i cambiamen ti di terminologia119. Il Fondatore decise dunque che i criteri, o principi, di collegialit e di universalit sarebbero stati a fondamen to del sistema di governo. Lidea era feconda, ma resta vano da distribuire funzioni e competenze. Il Fondatore alPinizio non fu quindi in grado di definirne i dettagli e di valutare lefficacia del sistema prima che fosse com pletamente funzionante. Daltra parte, non esistevano istituzioni analoghe con le quali potersi confrontare. Inoltre, le svariate condizioni di vita familiare e sociale dei fedeli delPOpus Dei, le loro esigenze professionali, le disparit di cultura e di formazione e, infine, i mille mo di in cui facevano apostolato rifuggivano da ogni tenta tivo di rigido incasellamento normativo. AlPinizio il Padre govern assieme a poche persone, evitando di dare troppe indicazioni. A Roma, affrontan do e risolvendo i problemi concreti dellapostolato dellOpera, cominci a raccogliere unabbondante espe rienza di governo. Dava disposizioni solo quando se ne presentava la necessit, nemico comera della casistica, della burocrazia e delle teorie che fanno perdere tempo ed energie e ritardano le decisioni. Lattivit apostolica si faceva strada liberamente, assecondando il soffio del lo Spirito, senza troppa organizzazione o piani collettivi controllati dal vertice. Le iniziative nascevano dalla spontaneit apostolica della persona120. Ci si pu chiedere, per curiosit, quale fu il risultato di una funzione di governo intesa esclusivamente a for
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nire ai membri dellOpus Dei lassistenza spirituale ne cessaria alla loro vita di piet e a una adeguata forma zione spirituale, dottrinale-religiosa e umana121, come unico obiettivo e compito dellOpera in quanto tale. Tutto il resto era ed riservato alla libera e responsabile azione personale di ciascuno. Il Fondatore si rendeva conto che questo era un modo disinvolto e ottimista di dirigere unimpresa apostolica? S, perch in svariate oc casioni disse che lOpus Dei, da questo punto di vista, era una organizzazione disorganizzata o, se lo si preferi sce, una disorganizzazione organizzata111. Gi in una Istruzione del 1941 il Fondatore afferma va che lOpera, a motivo della secolarit dei suoi fedeli, deve essere una disorganizzata organizzazione, una pe culiare organizzazione divina che ha lapparente disor ganizzazione di tutte le cose vitali123. LOpera - scrisse nel 1959 - non ha una finalit apo stolica unica e specialistica, ma ha tutte le specializza zioni della societ umana. Perci, nellOpus Dei presente tutta la societ attuale e sar sempre cos: intellettuali e uomini daffari, professionisti e artigiani, imprenditori e operai, diplomatici, commercianti, con tadini, economisti e letterati; giornalisti, uomini dello spettacolo e del circo, sportivi. Giovani e anziani, sani e malati. Una organizzazione disorganizzata, come lo la vita, meravigliosa; una specializzazione vera e autentica dellapostolato, perch tutte le vocazioni umane, digni tose e oneste, diventano apostoliche, divine124. Non soltanto aveva previsto questa organizzata disor ganizzazione, ma la considerava una logica conseguenza del vivere il genuino spirito dellOpus Dei. Anzi, la be nedetta disorganizzazione nasce, diceva nel 1967, da un giusto e necessario pluralismo, che una caratteri stica essenziale del buono spirito dellOpus Dei, e che a me sembrato sempre lunico modo serio e corretto di concepire lapostolato dei laici125. Organizzazione disorganizzata vuol dire che il prima
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to tenuto dallo spirito e non dallorganizzazione; che la vita dei fedeli non viene compressa da direttive, piani e riunioni. Ciascuno, unito agli altri da uno stesso spirito e da uno stesso desiderio di santit e di apostolato, si impe gna liberamente a santificare la propria vita ordinaria126. Il Padre aveva previsto la crescita disorganizzata, vita le, alimentata da una linfa divina. Ancora agli inizi, po co dopo aver fondato lOpus Dei, aveva cercato di met tere per iscritto le linee essenziali dellapostolato che i suoi membri avrebbero dovuto sviluppare. Quegli sche mi, ricchi di suggestione e poco sistematici, furono og getto delle chiacchierate con gli amici di Madrid duran te le passeggiate sulla Castellana o negli incontri al Sotanillo. I quadri sinottici dellOpera, scrisse negli Ap punti intimi, mi sono serviti come traccia per racconta re il nostro segreto alle anime che Dio mi ha fatto incon trare127. Don Josemara, giovane sacerdote, parlava a quanti lo ascoltavano di un lavoro apostolico ancora in cipiente. Tutti lo ascoltavano incantati, mentre svelava loro un futuro favoloso. Alcuni si entusiasmavano, mentre altri, pi scettici, a mente fredda pensavano di aver dato retta a impossibili chimere. Trentanni dopo la realt aveva superato, di molto, quei vividi sogni. * * * Nella Istruzione per i Direttori il Fondatore aveva con densato fin dal 1936, ben al di l di indicazioni mera mente tecniche, la propria scienza sul modo di governa re e di dirigere le anime nellOpera128. La funzione del Direttore - scrisse - non un lavoro burocratico, ma un impegno per cercare la santit129. Una missione so prannaturale con lobiettivo, per quanti esercitano una carica di governo, di ottenere la santit dei loro fratelli e la propria. Governare un compito di servizio e di amore, significa darsi agli altri, dimenticando se stessi per pensare esclusivamente ai nostri fratelli130.
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Un incarico di direzione nelPOpera una opportunit in pi per servire131. Aveva tanto viva nellanima lidea del governo come servizio continuo che una volta, in contrando un suo figlio, da poco nominato nel Consi glio Generale, gli chiese: Quando vieni a dormire nella Villa Vecchia? (il Centro del Consiglio). M a subito si corresse: Non a dormire: a vegliare. Ai Direttori destinava questi consigli: Si senta strumento al servizio della Chiesa; nelle cari che, veda i carichi; non veda diritti, ma doveri; si faccia tutto a tutti, persuaso che la ragione della sua esistenza sulla terra una lieta, volontaria e attuale servit132. L arte di governare servendo133 esclude il Direttore proprietario, che fa e disfa a suo arbitrio e capriccio, e si comporta da vero tiranno. Il Direttore proprietario - di ceva il Fondatore tra il serio e il faceto - lho ammaz zato molti anni fa, colpendolo alla schiena, come i tradi tori134. Le cinque regole del buon governo nellOpera assestavano al Direttore tiranno cinque pugnalate, an che se ne bastava una sola per toglierlo di mezzo: Non mi stancher di dirvi che ci sono cinque punti che sono la base della scienza di governo nellOpus Dei: avere sempre visione soprannaturale, senso di responsa bilit, amore per la libert degli altri - ascoltarli! - e per la propria, essere convinti che il governo deve essere col legiale, che i Direttori si possono sbagliare e che, in tal caso, hanno lobbligo di porre rimedio135. Il Padre (allora Presidente Generale) era attentissi mo. Se doveva esprimere il suo parere nelle riunioni collegiali, lo faceva per ultimo, per evitare che gli altri ne fossero influenzati, sia pure inconsapevolmente. Ri spettava completamente la libert altrui: Io non sono altro che un voto, diceva136. Era certo che il buon fun zionamento dellattivit di governo avrebbe prodotto ottimi risultati, a condizione che tutti mettessero in pratica i criteri stabiliti. Se non lavessero fatto, non avrebbero certo potuto pretendere di ricevere particola
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ri luci dal Cielo. Se le cose si fanno in questo modo insegnava il Fondatore - il lavoro pi facile, pi effi cace, pi sereno, e la grazia di Dio pi abbondante137. Rispettava tutte le competenze previste nel Codex e raccomandava con insistenza ai suoi figli del Consiglio Generale di correggere subito chi fosse andato oltre le proprie attribuzioni. Accadeva spesso - racconta uno di loro - che il Padre correggesse gli scritti in partenza per qualche Regione quando notava che violavano le competenze dei destinatari, togliendo loro iniziativa e responsabilit138. Aveva talmente a cuore il rispetto del le competenze, che una volta riconsider nottetempo una certa questione e il mattino successivo, alle sette e mezzo, chiam un membro del Consiglio per dirgli di cambiare una indicazione rivolta ai suoi figli inglesi, perch, afferm, ci stiamo intromettendo. La cosa doveva essere decisa liberamente dalla Commissione di quel Paese139. Il Fondatore non si limitava a non intromettersi nelle materie che esorbitavano dalle proprie competenze. Esi geva che i dirigenti delle diverse Regioni conoscessero bene i diritti che competevano loro e li esercitassero. Voleva che gli organismi intermedi non declinassero le proprie responsabilit e non rimandassero al livello su periore le questioni che essi stessi potevano risolvere. Ricordava ai Direttori che avevano il dovere di assolve re tutti gli obblighi inerenti alla loro carica. Ognuno assolva i propri compiti140, diceva, per ricordare loro di non scaricare le proprie responsabilit. Il Fondatore non si aspettava illuminazioni gratuite dal cielo. Pretendeva uno studio ben fatto e un lavoro srio, come in un laboratorio: si studia il fatto in s, poi i precedenti, e i casi analoghi. Soltanto alla fine si pu prendere una decisione141. In genere, per evitare limprovvisazione, prima di decidere qualcosa, sintetiz zava il problema in un appunto che esaminava poi nella preghiera142. Nello studio e nelle decisioni di governo
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non mostrava mai precipitazione. Risolveva le questioni con diligenza, dando tempo al tempo, con serenit, stu diandole approfonditamente se erano cose importanti. Sapete perfettamente - scriveva ai Direttori - qual il criterio che raccomando per riuscire a lavorare bene: le cose urgenti possono aspettare, le cose molto urgenti devono aspettare143. Il Padre coniugava spontaneamente la seriet richiesta dallattivit di governo con il buon umore. Un giorno del 1965, le Direttrici dellAssessorato stavano esami nando assieme a lui una questione urgente. Una testi mone racconta che fioccavano i pareri pi disparati. Ba st una simpatica battuta di spirito del Padre per... riportare la calma144. Non abbandonava mai il punto di vista soprannatu rale, perch non si dimenticassero che dietro alle car te bisogna vedere le anime; chiedeva lumi a Dio per svolgere lealmente i propri compiti145. Prima e dopo le brevi riunioni di governo con lAssessorato Centrale, si recava a salutare il Signore nelloratorio. Una volta, ter minata una riunione, si trattenne in oratorio e, guardan do il Tabernacolo, disse: Signore, ho fatto quello che potevo e ho suggerito al le mie figlie come inquadrare la soluzione di questo pro blema; ora spetta a Te fare in modo che tutto vada bene, come hai sempre fatto nella storia dellOpus Dei146. Nel governo dellOpera, cera un punto sul quale si mostrava particolarmente zelante e prudente: la difesa dello spirito dellOpus Dei. La sua fedelt arrivava a manifestazioni appassionate; coglieva la minima devia zione e vi poneva immediatamente rimedio147. A tutti i fedeli dellOpus Dei raccomandava una fran chezza libera da timori o diffidenze nel rapporto con i Direttori. Sappiate che nellOpera il governo si basa sulla fiducia148. Era convinto che nellOpus Dei nessuno fosse indi spensabile, neppure io, che sono il Fondatore149, ag
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giungeva. Ripeteva spesso, umilmente: Sono un po veruomo e mi dovete aiutare150. Una volta, udendo un membro del Consiglio Generale dire: Noi che aiutiamo il Padre a governare... , lo interruppe: No! Voi non aiutate il Padre a governare. Voi governate con il Pa dre151, per ribadire ancora una volta limportanza del governo collegiale. Gi nel 1948 il Fondatore riteneva che dovesse ben presto iniziare lespansione apostolica in Europa e in America. Era consapevole di dover accelerare la forma zione dei suoi figli, uomini e donne, in vista di un im portante obiettivo. Si preparava la grande diaspora ed egli, per non interrompere la continuit delle attivit apostoliche, aveva bisogno di persone che sostituissero i direttori, i quali a loro volta sarebbero dovuti andare lontano. Nel febbraio del 1948 aveva scritto ai membri del Consiglio Generale, a Madrid, ricordando loro che il Consiglio, oltre che organo centrale di governo, deve essere scuola dove si formino le squadre che dovranno comporre le Commissioni delle Regioni che nasceranno: preparare uomini di governo, questa una missione fondamentale del Consiglio152. Il Padre persever in questo impegno nonostante le persecuzioni, la penuria di mezzi economici, la malattia e la faticosa ricerca di una configurazione giuridica stabile. La formazione dei direttori fu un capitolo importante. Il Padre, che guardava al futuro, orientava coloro che gli sembravano possedere le doti di governo. Seguiva al la lettera quel che aveva scritto egli stesso: il Direttore doveva essere nello stesso tempo uno scopritore, un formatore, un distributor di persone153. Tratta va j di rettori e le direttrici - riferisce Encarnacin Ortega senza eccessivo rigore e senza eccessiva indulgenza 154, ma era esigente e alimentava in tutti il senso di respon sabilit. Prima di designare e nominare qualcuno per una carica, pregava a lungo e con calma 155. Poi ricor dava agli interessati di tenere ben presente che dispiace
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a Dio chi ambisce cariche, o desidera mantenerle156. Ripeteva spesso alle sue figlie e ai suoi figli che le cari che si accettano con gioia, si esercitano con gioia e si la sciano con gioia157. Pensando al futuro e alla continuit dellOpera, consi gliava loro di non rimandare la soluzione dei problemi, di non rallentare il ritmo delle attivit. Per riuscirci do vevano far tesoro dellesperienza di chi li aveva precedu ti, sforzandosi di migliorarla e trasmetterla ad altri, in modo da poterci vantare che molti ne sappiano pi di noi, e comincino da dove noi abbiamo terminato: servi remo loro da piedistallo158.

5. Consummati in unum!
Villa Tevere era una vera scuola di vita. Il Padre aveva fatto in modo che visitandola se ne ricavasse una lezione di storia dellOpus Dei e vi si potesse vedere la materia lizzazione del suo spirito. La casa era popolata di ricor di: dalla terrazza in cima alledificio, fino alla cripta sot terranea dove riposavano i resti mortali di zia Carmen. Nella altana, un locale nella parte superiore delledifi cio, con unampia vista su Roma, volle mettere una lapi de in latino: Come risplendi, Roma! Com ridente e bella la vista che da quass ci offri. Di quanti antichi e grandiosi monu menti sei ricca. Ma solo tu puoi vantarti di possedere un gioiello ancor pi nobile e puro: il Vicario di Cristo159. Dentro e fuori la casa, nei corridoi, nelle sale e negli oratori, nei cortili, sugli archi e sui muri, il visitatore si imbatte in oggetti che risvegliano un ricordo o evocano un evento della storia dellOpera: qualche mattone del Pensionato, recuperato dalla demolizione; un quadro della casa della Nonna; un bicchiere usato dal Padre co me calice durante la guerra civile. Sono insegnamenti le iscrizioni sulle architravi delle porte, le frasi ricamate
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sugli arazzi, i testi incisi sulle lapidi, siano motti o giacu latorie. Le statue, le ceramiche, i quadri, le fontane, le vetrate, gli affreschi e le vetrine, sono una specie di cate chesi. Ma il Padre aveva profuso le sue principali cure negli oratori. I tabernacoli, i soggetti delle pale daltare, i materiali impiegati nella costruzione, perfino i pi pic coli dettagli ornamentali, tutto era passato dalle sue ma ni, attraverso le istruzioni date agli architetti160. Dedic una attenzione particolare alloratorio del Consiglio Ge nerale, che chiam della Pentecoste . Nonostante le norme penuria di risorse, volle che questo oratorio fosse uno sfoggio di generosit e di gratitudine, anche a costo di aggravare i debiti. Con uno splendido gesto, commis sion un tabernacolo che potesse riflettere la sua devo zione da innamorato161. Nel 1954 fece fare i primi disegni. Il Padre voleva che il tabernacolo fosse non solo dignitoso, ma il pi ricco possibile. Nonostante la sua grande povert, non volle preoccuparsi di quanto sarebbe costato e mise nel pro getto ancor pi impegno del solito, per il particolare si gnificato delloratorio del Consiglio Generale, che era in certo qual modo il centro di tutta lOpera162. Non appe na ricevette i disegni dei prospetti, scrisse di suo pugno sul foglio liscrizione da mettere sulla porta del taberna colo: consummati in unum/163. Nel maggio 1956, due anni dopo i primi disegni, gli furono inviate a Roma al cune diapositive a colori dellopera, quasi terminata. Il 29 settembre il tabernacolo arriv a Villa Tevere e il 1 ottobre il Padre scriveva alla Commissione regionale della Spagna: Il tabernacolo meraviglioso: sono molto contento anche per laffetto e la ricchezza con cui stato decora to linterno. Mi pare che lo si possa definire veramente opus Dei164. Il Padre si commosse che fosse stata profusa tanta ric chezza nella parte interna, quella nascosta alla vista. Il tabernacolo ha la forma di un tempietto circolare, con
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colonnine, tra le quali ci sono quattro nicchie con sta tuette dargento dei santi intercessori dellOpera: S. Pio X, S. Nicola da Bari, S. Tommaso Moro e il Santo Cura to dArs. La cupola di stile rinascimentale, cos come tutto il resto, ed sormontata da una croce. Il taberna colo molto ricco, con intarsi di lapislazzuli, smalti e angeli intagliati in avorio. La porta ricoperta di smalti e pietre dure, che incorniciano sei piccoli rilievi con sce ne della vita di Ges. Sopra la porta c la scritta consummati in unum!, di cui spieg il significato il Gioved Santo del 1975, facendo a voce alta la propria orazione: come se fossimo tutti qui, stretti a Te, senza abban donarti n di giorno n di notte, in un cantico di ringra ziamento e - perch no? - di richiesta di perdono. Ma te mo che ti possa dispiacere se dico cos. Tu ci hai sempre perdonato; sei sempre disposto a perdonare gli errori, gli sbagli, il frutto della sensualit o della superbia. Consummati in unum! Per riparare..., per farti piace re..., per ringraziare, che un obbligo fondamentale165. La sera del 4 marzo 1957, il Padre consacr laltare delloratorio166. Prima della cerimonia rivolse alcune parole ai suoi figli l riuniti: LOpus Dei, Nostra Madre, si sta sviluppando ed estendendo in tutto il mondo, con una meravigliosa po vert. Ma a Ges abbiamo preparato questo tabernaco lo, il pi ricco che siamo riusciti a fare. Vi abbiamo vo luto mettere in bella evidenza le sue parole, consummati in unum, affinch i cuori di tutti noi, come allinizio an che ora e per sempre, siano un solo cuore. Affinch si avverino le parole della Scrittura: multitudinis autem credentium erat cor unum et anima una167. Liscrizione sulla porta del tabernacolo voleva essere un esplicito richiamo allimportanza dellunit. Nelle omelie, nelle tertulias o nelle lettere, faceva spesso riflet tere i suoi figli su questo tema. Pochi mesi dopo la con sacrazione dellaltare scriveva loro: Sul tabernacolo delloratorio del Consiglio Generale
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ho fatto mettere le parole consummati in unum ; tutti, con Cristo, siamo una cosa sola! Immersi nella fucina del Signore, dobbiamo conservare sempre questa mera vigliosa unit di mente, di volont, di cuore. Nostra Madre, mediante la quale arrivano agli uomini tutte le grazie - canale splendido e fecondo - ci dia, con lunit, la chiarezza, la carit e la fortezza168. Il Fondatore vedeva i suoi figli strettamente uniti, no nostante la distanza fisica; mai soli n dispersi; forti, con la fortezza della carit di Dio: Nessuno di voi solo, nessuno un verso sciolto: siamo versi dello stesso poema, epico, divino. E ci tenia mo tutti che resti sempre intatta questa unit meravi gliosa, larmonia che ci rende forti ed efficaci nel servi zio di Dio, ut castrorum acies ordinata , come un esercito schierato in battaglia. Ora parlo allorecchio di ciascuno di voi: ricordati, fi glia o figlio mio, che la tua debolezza, la debolezza degli altri, e la mia stessa debolezza, si uniscono nella carit di Dio se siamo consummati in unum, e diventano una grandissima forza, perch il fratello aiutato dal fratello come una citt fortificata, frater qui adiuvatur a fratre quasi civitas firm a!169. * * * La liberalit del Padre per quanto si riferiva alla dignit del culto liturgico e allabbellimento degli oratori, non si fermava nonostante lindebitamento aumentasse. E bisognava ancora comprare i mobili e molte altre cose. Per questo, la cerimonia dell 'ultima pietra, il 9 gennaio 1960, pur con tutto il suo significato simbolico, non vo leva dire che proprio tutto fosse finito. C per esempio la storia dellultimo copriletto. una storia di non gran de importanza, una fra le tante che si sono intrecciate nella costruzione di Villa Tevere. M a il Padre racco mand alle sue figlie di serbare memoria dellaccaduto.
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Nel 1956 in tutta Villa Tevere nessun letto aveva il suo copriletto. Naturalmente il Padre se nera reso con to, ma aveva necessit ben pi pressanti. Cos come gli alunni del Collegio Romano si mangiarono tre pia noforti, furono mangiati pure molti metri di tessuto. Te stimonia Fiorendo Snchez Bella: Dal 1955 al 1957, in occasione dei miei viaggi da Roma a Barcellona, il Padre mi chiese delicatamente di procurare del tessuto per fare i copriletti; ma i miei amici fabbricanti mi davano il de naro, e il denaro veniva speso in generi alimentari, non certo in tessuto per i copriletti 170. Dopo qualche tempo, arrivarono i primi copriletti. An che se la situazione economica non migliorava, le Amministratrici proposero al Padre di acquistare i copriletti un po per volta, cominciando dalle stanze dei membri del Consiglio Generale. Il Padre disse di invertire lordine: avrebbero iniziato dalle numerarie ausiliarie, poi sarebbe toccato al Collegio Romano, quindi al Centro del Consi glio; lui sarebbe stato lultimo ad avere il copriletto171. Il 28 febbraio 1964, entrato nella sua camera, rimase di stucco vedendo il letto dotato di un copriletto e disse: Josemara, sei diventato ricco! Viva il lusso e chi lo ha procurato172. Chi poteva avergli procurato un tale lusso se non le sue figlie? Due giorni dopo, il 1 marzo, egli telefon a Mercedes Morado, la Segretaria Centrale: Grazie, figlia mia, che Dio ti benedica! Che sorpresa laltro giorno, entrando in camera mia. Non credevo ai miei occhi e mi sono detto: Josemara, sei diventato ric co! Dopo 36 anni, per la prima volta ho un copriletto. Tu sai che in questi anni ho chiesto sempre di essere lul timo ad avere un copriletto. Desideravo darvi due insegnamenti: primo, il grande affetto che ho per le mie figlie e per questo ho chiesto che foste voi le prime ad averne uno; se condo, la povert, perch vi rendeste conto che si pu be nissimo fare a meno del copriletto. Figlia mia, vorrei che in futuro tu raccontassi alle tue sorelle questo episodio173.
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Due giorni dopo, in una lettera al Consigliere della Spagna, aggiunse un allegro post scriptum: Una grande notizia! Da tre o quattro giorni provo molta soggezione a entrare in camera mia, perch mi hanno messo un copriletto. Vorr dire che finalmente abbiamo soldi per comprare un copriletto? Benedetta povert! Amatela, senza fare scena, con tutto quello che comporta. Laus D eo!174. * * *

La meravigliosa unit di mente, di volont, di cuore che il Fondatore voleva per i suoi figli era profondamen te radicata nello spirito dellOpus Dei: Tutti noi, fedeli dellOpus Dei - sacerdoti e laici, nu merari, oblati175 e soprannumerari, uomini e donne, ce libi o nubili e sposati - conduciamo la stessa vita spiri tuale: non ci sono eccezioni. Abbiamo un solo focolare e una sola zuppiera176. La zuppiera dalla quale tutti prendono il nutrimento contiene un unico cibo spirituale, adatto a tutte le diver se condizioni o circostanze di vita in cui si pu trovare un fedele dellOpus Dei. E diceva loro: Siamo come frazioni con lo stesso denominatore. Un numeratore amplissimo e diversissimo, a seconda delle circostanze di ciascuno. Un denominatore comune: una dottrina spirituale specifica o peculiare, che ci spinge a cercare la santit personale177. I fedeli dellOpera, intendeva dire il Fondatore, man tengono la propria personalit, ben differenziata, un nu meratore rappresentato dal carattere e dalle doti indivi duali. M a tutti possiedono qualcosa in comune, qualcosa di specifico ed efficace: una calamita che attrae tutti nello stesso modo a cercare la santit secondo lo spirito dellOpus Dei. Ma la migliore garanzia dellu nit dellOpera consiste nellunione di tutti i membri con la persona e le intenzioni del Padre178.
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NOTE AL CAPITOLO XIX

1 Lettera 14-11-19SO, n. 12. Tuttavia - proseguiva - dobbiamo anche fare in modo che lo Stato sovvenzioni le nostre opere corporative, perch ci non affatto in contrasto con la giustizia e il retto ordine delle cose. Tutti gli Stati sono soliti sovvenzionare i cittadini che dirigono opere di educa zione o di beneficenza: dunque, se ci aiutano, non sar un privilegio - cosa che aborriamo - ma un ragionevole diritto. Infatti, con le iniziative aposto liche formiamo la giovent, aiutiamo i bisognosi, educhiamo buoni cittadi ni e svolgiamo altre attivit, che vanno a vantaggio di tutta la societ. Le nostre attivit - che hanno tutte un fine di apostolato - fanno risparmiare allo Stato ingenti spese che sarebbe obbligato a sostenere (ibidem, n. 13). 2 In una lettera al Consiglio Generale il Padre fece riferimento a un prestito che, in Spagna, era stato negato: Mi dispiace che lo Stato non abbia con cesso il prestito chiesto per riuscire ad aprire quei Centri. Ma forse una cosa provvidenziale, perch si veda ancora una volta che la nostra Opera non ha avuto aiuti ufficiali (in EF-490706-1). Mons. lvaro del Portillo dichiara: In effetti, anche se quellaiuto sarebbe stato dovuto per giustizia, dato che lo Stato spagnolo concedeva con facilit sovvenzioni per iniziative formative cattoliche, fu provvidenziale, giusta lintuizione del Fondatore, che il Governo di Franco non volesse aiutare lOpus Dei, anche se poi non sono mancate dicerie e calunnie su un presunto appoggio del Fondatore al regime franchista (ibidem, nota). Tre anni dopo egli fece una richiesta al Capo dello Stato, anchessa con esito negativo. Cfr Lettera a Francisco Franco Bahamonde, in EF-521007-1. 3 A questa iniziativa di carattere sociale, che ebbe leffetto di rendere i con tadini proprietari delle terre che lavoravano, si aggiunse una attivit di istruzione e di assistenza tecnica svolta da una scuola agricola diretta da fe deli dellOpus Dei; fu anche eretta una parrocchia per dare assistenza spiri tuale agli agricoltori e alle loro famiglie. Su questa iniziativa sociale a favo re dei lavoratori dei campi, cfr L3 Osservatore Romano, 22-XII-1955. 4 Lettera, in EF-510601-3.

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5 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-520422-2. 6 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-520702-2. 7 Cfr Lettere ai fratelli Carmen e Santiago Escriv de Balaguer, in EF520128-1 e EF-520227-1. 8 Lettera, in EF-520322-1. 9 Cfr Javier Echevarria, Sum. 2118. In realt Carmen faceva poi di buon grado qualsiasi cosa le venisse richiesta. Il suo cuore era nellOpera. 1 0 Era lo stesso comportamento di suo fratello Josemaria, che indirizzava subito al Signore qualsiasi dimostrazione di gratitudine nei propri confron ti: Non ringraziate me, ma Dio, diceva. Il 4 febbraio 1975, per esempio, mentre era allaeroporto di Madrid, in partenza per il suo terzo viaggio in America, Lynden Parry Upton, una giornalista nata in Rhodesia, converti tasi al cattolicesimo e fedele dellOpus Dei, riusc a salire sullaereo e a par lare con il Padre. Ella lo ringrazi molto, ma il Padre le rispose: Abbiamo tutti tanti motivi per cui essere grati al Signore!. E anche a lei, Padre, ripet la giornalista ringraziandolo di nuovo. A me no - le rispose -. Dio scrive una lettera e la mette in una busta. Si prende la lettera e si getta la busta nella spazzatura. Io sono la busta (Lynden Parry Upton, RHF, T05085, p. 14; cfr pure Alejandro Cantero, Sum. 6688). 1 1 Mons. Javier Echevarria precisa che don Josemaria chiedeva a sua ma dre e ai fratelli sacrifici e aiuti, mai per a suo proprio vantaggio (Sum. 2116). Cfr lvaro del Portillo, Sum. 514. 12 Lettera a Carmen e Santiago Escriv de Balaguer, in EF-520801-3. Non era la prima volta che i due fratelli si recavano in Italia. Lanno precedente (1951), erano arrivati a Roma, in treno, il 12 maggio. Cfr Renato Mariani, RHF, T-03345, p. 5. Dopo lestate del 52, Carmen rientr a Madrid per tornare poi di nuovo in Italia nellinverno 1952-53, per prendersi cura del la sistemazione di Salto di Fondi. 1 3 Cfr Lettere ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540601-10, EF540603-1 e EF-550316-2. 14 Part in auto da Roma il 6 luglio 1954, con don lvaro. Tornarono a Roma il giorno dopo, passando per Napoli (cfr annotazioni sul calendario liturgico del Padre, in RHF, D -l5689). 15 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 1734; Jesus lvarez Gazapo, PR, p. 1330; Joaqum Alonso, PR, p. 1852; Fernando Valenciano, PM, f. 1161v. C unampia corrispondenza del Padre con la famiglia Castelli (cfr per esem pio Lettere, in EF-560411-1, EF-580102-1, EF-580228-1, ecc.). 16 Lettera ai suoi figli della Commissione regionale della Spagna, in EF561122-1. 17 Cfr Lettera ai suoi figli della Commissione regionale della Spagna, da S. Gallo, in EF-580924-3; Lettera a Pedro Casciaro, in EF-581002-1. Il Padre cercava il modo di diminuire il lavoro di don lvaro. 1 8 Lettera ai suoi figli della Commissione regionale della Spagna, in EF590102-1. 1 9 Lettera a Fiorendo Snchez Bella, in EF-620501-1. 20 Cfr Lettera a Jos Maria Hernndez Gamica, in EF-621116-2. 21 Fin dal 1947 il Fondatore, aiutato da don lvaro che era il Procuratore

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Generale, aveva governato lOpera da Roma, mentre il resto del Consiglio Generale era rimasto a Madrid, dove si concentrava un rilevante impegno apostolico. La soluzione non era priva di inconvenienti e il Fondatore la veva accettata con lautorizzazione e persino il suggerimento della Santa Sede (cfr lvaro del Portillo, Sum. 735). In effetti, quando il Fondatore aveva fatto presente limpossibilit di trasferire subito a Roma il Consiglio Generale, la Santa Sede gli aveva risposto che sarebbe bastato chiedere, di volta in volta e per iscritto, il voto deliberativo o consultivo del Consiglio Generale (cfr Sum. 736). 22 I Congressi Generali ordinari sono riunioni periodiche degli elettori delle diverse Regioni i quali, a norma degli Statuti, esaminano il lavoro svolto a partire dal precedente Congresso, propongono iniziative aposto liche e procedono al rinnovo delle cariche nel Consiglio Generale. At tualmente i Congressi Generali hanno luogo ogni otto anni. Si chiamano elettori i fedeli della Prelatura che hanno voce attiva nellelezione del Prelato. 23 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Friburgo, in EF560706-1. 24 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-560110-1. 25 II Fondatore desiderava che i congressisti avessero il tempo sufficiente per poter deliberare e votare in coscienza (AGP, Sezione Giuridica, VI, D-15785). 26 II testo originale della mozione in AGP, Sezione Giuridica, VI, D15631. 27 Ibidem. Nel verbale della 3a sessione del Congresso si legge: Il Padre ha ritenuto opportuno che tale mozione sia sottoposta al Congresso, ma con la condizione che non si parli di spagnolo, ma di castigliano; con questa specifica stata approvata allunanimit (AGP, Sezione Giuridica, VI, D15786). Volle evitare il riferimento alla lingua spagnola per scongiurare qualsiasi sospetto di nazionalismo o di imposizione della propria lingua madre; tutti sanno inoltre che in Spagna si parlano anche altre lingue, e che il Fondatore non era castigliano, ma aragonese. Cfr anche Sum. 5459. 28 Nel verbale della 2a sessione del Congresso si legge: Trasferimento del Consiglio Generale a Roma. Ha preso la parola il nostro Presidente Gene rale per dire che, essendo lOpera diffusa praticamente in tutta Europa e in America, oltre ad avere qualche Centro nel continente africano, sembrava giunto il momento, e cos proponeva al Congresso, di trasferire a Roma il Consiglio Generale dellOpus Dei, la cui sede ufficiale attualmente a Ma drid (AGP, Sezione Giuridica, VI, D-15785). Il Congresso, tra laltro, sta bil anche il modo, affettuoso e insieme rispettoso, di accogliere e di saluta re il Padre (cfr lvaro del Portillo, PR, p. 931). 29 Lettera, in EF-560910-1. Ecco comera costituito il Consiglio Generale della Societ Sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei dopo le nomine ef fettuate dal Congresso: Mons. Josemaria Escriv - Presidente Generale Don lvaro del Portillo - Segretario Generale Don Giorgio de Filippi - Procuratore Generale

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Don Severino Monz - Consultore Dott. Richard Rieman - Consultore Dott. Nuno Giro Ferreira - Consultore Ing. Bernardo Fernndez Ardavin - Consultore Prof. Julin Herranz - Prefetto degli studi Avv. Joaqufn Alonso - Amministratore Generale. I membri del Consiglio provenivano da cinque Nazioni. Nel 1966 il Consi glio Generale sarebbe stato costituito da persone provenienti da quattordi ci Nazioni (cfr Colloqui, op. cit., n. 53). II I Congresso Generale delle donne dellOpus Dei si era svolto a Los Rosales nel 1951. Il secondo ebbe luogo a Roma, due mesi dopo quello di Ein siedeln. Vi furono rinnovate le nomine per lAssessorato Centrale (gi tra sferitosi a Roma nel 1953), che risult composto da donne di dodici nazionalit (cfr ibidem). 30 Cfr Joaquin Alonso, Sum. 4689. Nei dieci anni trascorsi dal giugno 1946, data del primo viaggio a Roma del Fondatore, al Congresso Genera le del 1956, egli aveva inviato al Consiglio Generale 176 lettere. 31 lvaro del Portillo, Sum. 736. 32 Manuel Botas, RHF, T-08253, p. 1 4 .1 primi a congedarsi per andarsene in America erano stati Pedro Casciaro, Jos Luis Muzquiz e Ricardo Fernndez Vallespin. 33 Mercedes Angls Pastor, RHF, T-08385, p. 46. Voleva insegnare con le sempio ai suoi figli che i doveri che riguardano Dio vengono prima di quel li verso la famiglia dorigine; perci parlava poco dei suoi congiunti. Vole va evitare ci che chiamava familiosV, cio leccessivo attaccamento alla propria famiglia dorigine. Bench amasse molto il fratello Santiago, per esempio, a motivo di altri impegni non pot recarsi a benedire il suo matri monio (cfr Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4303; Ernesto Julia, Sum. 4117). Peraltro non imponeva la stessa austerit ai suoi figli e li esortava a com portarsi sempre in modo delicato e affettuoso. 34 Jesus lvarez Gazapo afferma che Carmen assomigliava molto al fratel lo: Anche in lei la naturalezza e semplicit del carattere facevano passare inosservato il suo lavoro silenzioso, ma molto efficace (Sum. 4302). 35 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 518. 36 Cfr ibidem. 37 Lettera, in EF-570425-1; cfr anche Jos Luis Pastor, Sum. 6074. 38 Lettera ai suoi figli della Commissione regionale della Spagna, in EF570501-1. 39 Cfr Javier Echevarra, Sum. 2122. 40 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 518. 4 1Ibidem, 519. 42 Cfr Javier Echevarra, Sum. 2123. 43 A Federico Surez Verdeguer, che aveva fatto sapere al Padre di aver of ferto la propria vita per la guarigione di zia Carmen, scrisse: Roma, 4-VI57. Che Ges mi ti protegga, Federico. Grazie per la tua lettera e per laf fetto che tutti avete per Carmen. Eppure, no: prega, affidane la guarigione a Isidoro e che sia fatta la santa Volont di Dio. Tu hai molto da lavorare

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nel mondo: non ci pensare neppure a sostituirti. Un abbraccio e laffettuo sa benedizione del Padre (Lettera, in EF-570604-1). 44 Cfr AGP, POI 1977, p. 663. 45 Santiago Escriv de Balaguer, Sum. 7343. 46 AGP, POI 1977, p. 662. Quando seppe della diagnosi, il Fondatore, do po qualche riluttanza, accolse il desiderio del Consiglio Generale di seppel lire la sorella nella cripta di viale Bruno Buozzi, cio di Villa Tevere (Erne sto Julia, Sum. 4117). Jesus lvarez Gazapo testimonia che il 25 aprile il Padre gli diede, in quanto architetto incaricato della direzione dei lavori di Villa Tevere, lincarico di predisporre nel sottosuolo di quella che oggi la chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace una piccola cripta, che fosse luminosa e accogliente, dove poter andare a pregare volentieri e senza pau ra, sia di giorno che di notte, per potervi seppellire Carmen, se il Signore lavesse chiamata a S (Sum. 4304). 47 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 520; Javier Echevarria, Sum. 2124. Maria Rivero, presente alla celebrazione del sacramento, testimonia: Terminata la cerimonia, Encarnita Ortega, Iciar Zumalde, Mary Altozano e io an dammo nella stanza accanto. Il Padre, seguito da don lvaro, arriv poco dopo, e ci disse: Figlie mie, vi devo chiedere scusa per il cattivo esempio che vi ho dato piangendo. Allora intervenne don lvaro e-disse ci che avremmo voluto dire noi (...): Padre, lei ci ha sempre detto che dobbiamo avere cuore e in questa occasione ci ha dimostrato di averlo: anche questo stato un esempio (Maria Rivero Marin, RHF, T-05110, pp. 8-9). Oggi il rituale dellUnzione degli infermi cambiato. 48 Cfr AGP, POI 1977, p. 667. 49 Cfr Maria Rivero, RHF, T-05110, p. 8. Maria Begona de Urrutia, che era presente, racconta che il Padre disse alle donne dellOpera che stavano assistendo Carmen: Fate quello che dovete fare... Io sto soltanto davan ti a Dio. Era tale il suo modo di pregare, o piuttosto di parlare con il Si gnore, con la Santissima Vergine, con gli Angeli Custodi, che mi sentii tra sportata in Cielo (RHF, T-06897, p. 40). 50 Javier Echevarria, Sum. 2125. 51 La casa di via degli Scipioni aveva un oratorio, con il permesso di cele brarvi la Messa. Non vi si conservava il Santissimo. Carmen e Santiago si recavano a Messa in una chiesa vicina. Il Padre aveva il privilegio dellalta re portatile. 52 Manteneva il riserbo sullaccaduto - testimonia mons. Echevarria -, perch nessuno dimenticasse, basandosi sugli eventi soprannaturali che il Signore permetteva nella vita del? Opus Dei, che la nostra strada consiste nella santificazione della vita ordinaria; e anche per umilt, perch chi ve nisse a conoscenza di tali doni straordinari non pensasse che il Fondatore li meritava per le sue virt (Sum. 2126). 53 lvaro del Portillo, Sum. 522. 5 4Ibidem. Le parole ma proprio certo sono in italiano nel testo (NdC). La lettera di condoglianze del Cardinale Tedeschini contiene la stessa idea. Dopo aver espresso le condoglianze, aggiunse: Tuttavia, per la perfetta santit con cui la sua compianta sorella andata incontro alla morte, non

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posso fare a meno di farle le mie congratulazioni, sicuro come sono che el la gode gi della luce eterna nella beata visione di Dio; e ricordava che, essendo stata sepolta a Roma, questa santa degli Escriv de Balaguer di venuta romana (Lettera del 27-VT-l957, originale in RHF, D-30802). 55 AGP, POI 1977, pp. 664 e 668. Il processo di beatificazione di Isidoro Zorzano Ledesma era iniziato PII ottobre 1948. 56 Lettera a Jos Maria Nerin Ubiergo, da Einsiedeln, in EF-570802-1. 57 Ibidem. 58 Nei giorni precedenti al trasferimento dei resti mortali a Villa Tevere, il Padre chiese alle sue figlie, che vegliavano il corpo di Carmen, di metterle attorno i fiori dei quali ella si prendeva cura (cfr Mercedes Angls Pastor, RHF, T-083385, pp. 55 e 56. 59 Don Josemaria parl di questi progetti con larchitetto il 17 giugno 1970. Per la cappella del Carmine fu il Fondatore stesso a dare le indica zioni necessarie, per quella della Mater Dolorosa fu il suo successore, mons. lvaro del Portillo (cfr Jesus lvarez Gazapo, RHF, T-15729, p.
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60 AGP, RHF, AVF-0040. 61 Cfr AGP, POI 1979, p. 1142. Nel giugno 1958, alla vigilia del primo anniversario della morte di zia Carmen, riferisce lvaro del Portillo, il no stro Fondatore consacr laltare delloratorio della Dormizione della Ver gine, nella nostra sede centrale; nel documento che il Padre solito inserire nel sepolcro degli altari che consacra, era scritto: Nec oblivisci potui sororem meam desideratissimam, Mariam a Monte Carmelo} quae totis virib'us magnoque corde operam vitamque suam dedit in adiutorium buius pauperi peccatoris. Perch io potessi - aggiungeva il Padre - portare avanti pi facilmente la fondazione dellOpus Dei (cfr Istruzione 31-V-1936, n. 66, n. 93) . 62 Lettera ad Adolfo Rodriguez Vidal, Consigliere del Cile, in EF-5408112. Le lettere ai Consiglieri del Messico, Pedro Casciaro, e degli Stati Uniti, Jos Luis Muzquiz (in EF-540810-1 ed EF-540811-1), contengono le me desime espressioni. 63 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-540810-1. 64 Cfr Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-541019-8. In effetti, i sacerdoti del lOpus Dei avevano un campo immenso di apostolato, con uomini e don ne; inoltre si occupavano della formazione specifica di tutti i membri, di buona parte della direzione spirituale e di vegliare sullunit dellOpera. 65 Lettera a Xavier de Ayala, in EF-550306-2. 66 Amici di Dio, n. 5. 67 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 599. 68 Ibidem, 612. 69 Cfr Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4462. Nel pomeriggio dello stesso gior no, il Padre tenne una semplice cerimonia di ringraziamento anche con le donne dellOpera. Cfr Isabel La Porte, Sum. 5116. 70 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-520930-1; cfr pure Ignacio Celaya, Sum. 5885. Il Fondatore aveva pensato in un primo tempo di acquistare per la sede del Collegio Romano della Santa Croce loratorio del Gonfalo

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ne. Poich alla fine non fu possibile, alunni e professori dovettero alloggia re nel Pensionato e, in seguito, nei nuovi edifici di Villa Tevere. Le trattati ve per loratorio del Gonfalone erano iniziate nel 1948 (cfr Lettera a Fran cisco Botella, in EF-490114-1) ed erano ancora in corso nel giugno del 1949. Il Fondatore scriveva infatti al Consiglio Generale: Potete conside rare sicura la faccenda di Castelgandolfo e quella del Gonfalone, bench la vicenda si prolunghi ancora per questioni burocratiche (in EF-490610-1). Ma tra le pratiche burocratiche naufragarono anche le speranze. 71 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-540603-1. 72 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-540421-1. 73 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-551224-1. 74 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-560508-1. 75 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-500923-7. 76 Lettera a Manuel Botas, in EF-550306-9. 77 Cfr Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-520906-2. 78 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-530202-1. 79 Cfr Lettera a Ricardo Fernndez Vallespm, in EF-540302-10. Ad ogni modo arrivavano spesso aiuti in natura. Da Milano e da Palermo, per esempio, inviavano vino (cfr Lettera ai suoi figli di Palermo, in EF~ 540405-10). 80 Lettera ad Adolfo Rodrfguez Vidal, in EF-540302-9. 81 Lettera a Teodoro Ruiz, in EF-540323-8. 82 Lettera a Manuel Botas, in EF-540323-1. 83 Lettere a Pedro Casciaro e a Manuel Botas, in EF-540930-2 ed EF540930-1. 84 Lettera ai suoi figli in procinto di essere ordinati sacerdoti, in EF570724-1. 85 Lettera ai suoi figli in procinto di essere ordinati sacerdoti, in EF580402-1. 86 Decreto di erezione del Collegio Romano di Santa Maria, 12-XII-1953, in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 36, pp. 785-786. Il Fondatore spiegava cos la missione del Collegio Ro mano: Sapete che cosa vuol dire Collegio Romano della Santa Croce? Collegio, figli miei, deve essere per noi un insieme di cuori che formano consummati in unum - un cuore solo, che vibra dello stesso amore. Unione di volont che costituiscono un unico volere, quello di servire Dio. Coesio ne di intelligenze aperte ad accogliere tutte le verit che illuminano la no stra comune vocazione divina. Romano, perch noi dellOpus Dei, per di sposizione della nostra anima, del nostro spirito, siamo molto romani. Perch a Roma risiede il Santo Padre, il Vice-Cristo, il dolce Cristo in terra. Della Santa Croce, perch il Signore, un 14 febbraio, ha voluto mettere la Croce sulla sommit dellOpera, come si fa in un edificio... E perch la Croce di Cristo incisa nella vita dellOpera dalla sua origine, cos come deve essere nella vita di ciascuno dei miei figli. Infine anche perch la Cro ce il trono della regalit del Signore e noi dobbiamo situarla ben alta, in cima a tutte le attivit umane (cit. da Mario Lantini, Sum. 3599). Sul Collegio Romano di Santa Maria: cfr lvaro del Portillo, Sum. 598 e

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613; Javier Echevarria, Sum. 2193; Encarnacin Ortega, PM, f. 45v; Mer cedes Morado, PM, f. 1035. 87 Javier Echevarria, Sum. 2198. 88 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-520911-1. 8 9 Ho bisogno - scriveva il Fondatore - di un maggior numero di donne delPOpera in Italia: i Centri di Milano e di Palermo sono ancora senza lAmministrazione e questa casa - queste case - dei Parioli hanno bisogno perlomeno di raddoppiare il numero di persone che se ne occupano...; inoltre, con laiuto di Dio, da un momento allaltro ci sar bisogno di loro a Terracina (Lettera al Consiglio Generale, in EF-510608-1). 90 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 777 e Sum. 614. 91 Cfr Lettere ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490615-1, e ai suoi figli in Inghilterra, in EF-490706-3. Dal 1949 al 1954 si tennero a Villa delle Rose i corsi di formazione per gli italiani dellOpera (il primo comin ci il 31 agosto 1949), che dal 1955 si svolsero invece nel Castello di Urio, sul lago di Como. Cfr Lettera a Xavier de Ayala, in EF-490829-3. 92 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 614; Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 65. La simbolica prima pietra della nuova sede fu un quadro della Madon na col Bambino, che era appartenuto alla Nonna. Cfr Teresa Acerbis, Sum. 4960. 93 Lettera, in EF-620710-1. Poich i lavori si protraevano, il 7 settembre 1962, su indicazione del Padre, alcune numerarie e numerarie ausiliarie an darono ad abitare una parte della casa, per metter fretta agli operai e ter minare quanto prima. Il giorno dopo, don Jos Luis Muzquiz celebr in un oratorio provvisorio e lasci il Santissimo nel tabernacolo. Cfr Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 67. 94 Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 68; cfr Teresa Acerbis, Sum. 4960 e Lettera alle sue figlie del Messico, in EF-630200-1. 95 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-560110-1. 96 Lettera alla Commissione regionale della Spagna, in EF-570704-1. 97 Infatti, scriveva Tertulliano, desinunt odisse qui desinunt ignorare, ces sano di odiare quando cessano di ignorare (Tertulliano, Ad Nationes, 1, 1). Cfr Lettera 9-1-1951, n. 8. 98 Cfr Julin Herranz, Sum. 3911. 99 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 954; cfr anche Javier Echevarria, Sum. 2281. 100 lvaro del Portillo, PR, p. 954; cfr anche Florencio Snchez Bella, Sum. 7512. 101 Allinizio, il Padre in persona impartiva lezioni e istruzioni di formazio ne spirituale, ascetica e apostolica ai primi membri delPOpera. Fin dalla nascita dellAccademia DYA (1933) aveva organizzato un corso di apolo getica per universitari. Nella Residenza di via Ferraz (1934) aveva conti nuato a tenere circoli di studio, conversazioni, ritiri mensili, a impartire di rezione spirituale, ecc. Terminata la guerra civile, aveva aperto i primi Centri di Studi: nel 1941 per gli uomini in via Diego de Leon e nel 1945 per le donne a Los Rosales. 102 Nei cinque anni (1956-1961) in cui sono stato Prefetto degli Studi, so

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no stato testimone costante dellenorme impegno del Padre per assicurare ai suoi figli una profonda e solida formazione dottrinale, filosofica e teolo gica , dichiara mons. Julin Herranz, e della rigorosa applicazione a tutte le Regioni del Piano di Studi del 1951 (con programmi e calendari che su perano, in rigore scientifico e ore di lezione, i piani di studio delle migliori Facolt ecclesiastiche) (Sum. 3911). 103 II Fondatore avrebbe voluto far iscrivere le sue figlie alle Facolt eccle siastiche, ma le norme dellepoca non lo consentivano. Non manc di ma nifestare al Romano Pontefice il proprio dispiacere, circa il fatto che le donne, libere di frequentare le universit pubbliche, non potessero iscriver si a quelle ecclesiastiche. Pur avendo ricevuto su questo punto una risposta negativa, volle comunque che le sue figlie seguissero gli studi di filosofia e teologia nel Collegio Romano di Santa Maria e nei Centri di Studi regiona li, in modo analogo agli uomini, cio con rigore e livello universitari. Cfr Javier Echevarria, Sum. 2199; Julin Herranz, Sum. 3917. 104 Cfr Lettera del Card. Pizzardo al Fondatore, del 24 settembre 1953, in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 39, pp. 790-792. Anche il Card. Valerio Valeri si compliment con lui in que sta occasione, rilevando con ammirazione che nellOpus Dei tutti ricevono una solida formazione di carattere ascetico, culturale, professionale e apo stolico, che comincia con solide basi e continua, poi, ininterrotta, per tut ta la vita . Cfr Lettera del 25 settembre 1953, in Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 38, pp. 789-790. Gi molti an ni prima il Fondatore aveva scritto: Non considerate mai conclusa la vo stra formazione: per tutta la vita, con una meravigliosa umilt, avrete biso gno di perfezionare la vostra preparazione umana, spirituale, dottrinale religiosa, apostolica e professionale (Lettera 6-V-1945, n. 19). Sulla for mazione permanente dei sacerdoti, cfr lvaro del Portillo, Sum. 764. 105 Lettera, da Madrid, in EF-531009-1. 106 Cfr Rolf Thomas, Sum. 7685 e 7686. 107 Lettera 9-1-1951, n. 20. 108 II Concilio Vaticano II raccomanda di approfondire i misteri della fe de e vederne il nesso, avendo S. Tommaso per maestro (Optatam totius, n. 16). Da questo - scriveva il Fondatore - non si pu dedurre che tutti ci dobbiamo limitare ad assimilare e a ripetere solamente gli insegnamenti di S. Tommaso. La cosa ben diversa: dobbiamo certamente coltivare la dottrina del Dottore Angelico, ma nello stesso modo in cui la coltiverebbe lui, se fosse in vita. Per questa ragione, talvolta bisogner portare a termi ne ci che egli ha soltanto iniziato e, per la stessa ragione, accoglieremo tutte le conclusioni di altri autori che si ispirano alla verit (Lettera 9-11951, n. 22). 109 Ibidem, n. 23. Questo principio non ammette eccezioni ed valido in qualsiasi campo del sapere: Anche per quanto si riferisce al sapere profes sionale, i membri non debbono costituire una scuola dellOpus Dei, poi ch il nostro spirito - cos aperto e cos pieno di comprensione per tutti porta necessariamente a rispettare tutte le opinioni lecite (ibidem, n. 24). 110 La fiducia del Fondatore nellefficacia della libert ammirevole: Dal

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la libert nascer un sano senso di responsabilit personale che vi render sereni, forti e amici della verit e, al tempo stesso, vi terr lontani da tutti gli errori, perch avrete un sincero rispetto per le legittime opinioni degli altri e saprete non solo rinunciare alla vostra opinione, quando vi rendere te conto che difforme dal vero, ma anche accettare un altro punto di vi sta, senza sentirvi umiliati per aver cambiato parere (ibidem, n. 25). 111 II Regolamento della Pia Unione Opus Dei (19 marzo 1941) consiste di soli 13 articoli (cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice do cumentale, doc. 5, pp. 728-730). 112 Gli articoli 4-8 stabiliscono che gli organi direttivi nazionali dellOpus Dei sono il Consiglio e lAssemblea. Il primo formato da Presidente, Se gretario e tre Consultori. LAssemblea si riunisce ogni nove anni per elegge re un nuovo Consiglio. Le decisioni si prendono sempre a maggioranza as soluta. 113 Loriginale dei Lineamenta della Societ Sacerdotale della Santa Croce si trova nellarchivio della Sacra Congregazione dei Religiosi; ve ne sono copie nellarchivio dellArcivescovado di Madrid-Alcal. Cfr Amadeo de Fuenmayor e altri, op. cit., Appendice documentale, doc. 9, pp. 733-738. La sezione Regimen comprende gli articoli 26-52. Nel Governo generale della Societ, il Presidente (chiamato Padre) assistito da un Segretario ge nerale, da tre Vicesegretari e dai Delegati delle circoscrizioni territoriali, che sono governate dalle Commissioni, composte ciascuna da un Consi gliere, un Difensore e tre membri. Quanto al regime locale, ogni Centro, se ha un numero sufficiente di fedeli, ha un Direttore, un Vicedirettore e un Amministratore. 114 Appunti, n. 115. 115 Ibidem, n. 139, del 26-XII-1930. 116 Istruzione 31-V-1936, nn. 28 e 32. Il testo prosegue: La pretesa di vo ler cambiare tutto e subito una dimostrazione evidente della mancanza delle qualit necessarie per governare, della mancanza di maturit, dello spirito tirannico nemico del governo collegiale. Coloro che fanno cos pen sano che chi li ha preceduti e i Direttori centrali siano degli sciocchi, inca paci di dirigere. 117 Lettera 24-XII-1951, n. 5. Il governo collegiale - scrisse in unaltra occasione - manifestazione di umilt, perch significa che nessuno si fida solo del proprio giudizio (...). Noi uomini abbiamo una evidente tendenza ad agire in modo dittatoriale, a seguire la nostra ragione, il nostro criterio, le nostre vedute: in noi si annida un tiranno. Dovete dimostrare il buono spirito facendo in modo che nellOpus Dei non nascano tirannie (Lettera 29-IX-1957, n. 61). 118 Istruzione 31-V-1936, n. 28. Il Fondatore considerava sempre nellora zione queste importanti questioni di governo e chiedeva luce allo Spirito Santo per risolverle. Era solito dire a don lvaro e ai suoi figli: Io non avevo nessuno che mi spiegasse queste cose; me le metteva in testa lo Spiri to Santo (cit. da lvaro del Portillo, Sum. 735). 119 Lo Ius Peculiare del 1950, approvato dalla Santa Sede, riflette intera mente lo sviluppo istituzionale del governo dellOpus Dei. Il governo cen

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trale compete al Prelato, coadiuvato dai suoi Vicari e da due Consigli, uno per gli uomini (Consiglio Generale) e uno per le donne (Assessorato Cen trale). Il Consiglio Generale, oltre al Prelato, comprende il Vicario Genera le, il Sacerdote Segretario Centrale, tre Vice-segretari, i Delegati Regionali, il Prefetto degli Studi e lAmministratore Generale. LAssessorato Centrale comprende la Segretaria Centrale, la Segretaria dellAssessorato, tre Vice segretarie, le Delegate Regionali, la Direttrice degli Studi, la Direttrice del le Ausiliarie e la Procuratrice Centrale. Cfr Codex luris Particularis, art. 125 e ss. 120 Colloqui, op. cit. n. 19. 121 Ibidem. 122 Cfr ibidem, n. 63; e Lettera 9-1-1959, n. 11; Alvaro del Portillo, Sum. 577. 123 Istruzione 8-XII-1941, n. 11 e nota 12. 124 Lettera 9-1-1959, n. 11. 125 Colloqui, op. cit., n. 19. 126 Colloqui, op. cit., n. 63. A partire dal 2 ottobre 1928, lOpus Dei inizi il suo cammino storico al ritmo di Dio, seguendone le ispirazioni. Nel giu gno 1930, poche settimane dopo aver aperto le porte dellOpera alle don ne, don Josemaria scrisse: Semplici cristiani. Massa che lievita. Nostra ca ratteristica lordinario, con naturalezza. Mezzo: il lavoro professionale. Tutti santi! Dedizione silenziosa (Appunti, n. 35). Poche parole, ma mol to significative, che sintetizzano lOpus Dei. Sono indicati i fini e i mezzi dellazione apostolica, proclamata la chiamata universale alla santit, il lavoro professionale dichiarato strumento di santificazione e sono de scritte alcune caratteristiche dello spirito dellOpus Dei: lievito apostolico nella massa sociale, umilt personale e collettiva, lofferta quotidiana di ci che piccolo e normale. Pochi giorni dopo, comprendendo che lOpera sarebbe stata un fiume sen za argini, scriveva: E necessario determinare chiaramente i campi dazio ne (Appunti, n. 42, giugno 1930). Ma la cosa non era facile, poich lapo stolato dellOpus Dei tende a mobilitare tutti i cristiani con la chiamata universale alla santit e il lavoro professionale dei suoi fedeli, senza to gliere nessuno dal suo posto, opera come lievito nella societ, secondo ca ratteristiche proprie di una concezione laicale, nella quale lo spirito dini ziativa e di libert primeggia sulla struttura organizzativa. Dopo avere cercato per alcuni mesi di individuare gli apostolati specifici, egli scrisse: Da tempo mi arrovellavo, senza riuscire a capire come impostare, nella pratica, lOpera di Dio, affinch appaia chiaramente come associazione di laici (Appunti, n. 140, 27-XII-1930). Nella terminologia del Fondatore, semplice cristiano, laico, equivale a cristiano normale, cittadino normale, che vive e lavora nel mondo e che lo ama. Giunse poi il giorno memorabile del 7 agosto 1931 (cfr voi. I, pag. 401), nel quale vide il Signore che trion fava, attraendo a s tutte le cose. Al Fondatore fu mostrato l3 apostolato specifico, che trascende ogni limitazione: mettere Cristo al vertice di tutte le attivit umane. E compresi - raccontava - che sarebbero stati gli uomi ni e le donne di Dio a innalzare la Croce con la dottrina di Cristo sul pin nacolo di ogni attivit umana (Appunti, n. 217).

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127 Appunti, n. 205, del 15-VII-1931. 128 Nella Istruzione del 31-V-1936 compaiono le idee del Fondatore sulla direzione dellOpera, in base alle quali struttur successivamente il regime di governo. 129 Istruzione 31-V-1936, n. 14; cfr Teresa Acerbis, Sum. 5004. 130 Julin Herranz, Sum. 3920. 131 Istruzione 31-V-1936, n. 11. Il Padre continu per tutta la vita a ripete re ai suoi figli: Per servire, servire: in questa frase racchiusa una gran parte del nostro spirito (ibidem, n. 9). 132 Istruzione 31-V-1936, n. 7. 133 Ibidem, n. 26. 134 Ibidem, nota 37. 135 Ibidem, n. 27. 136 Giuseppe Molteni, PR, p. 690; Encarnacin Ortega, Sum. 5341. 137 Istruzione 31-V-1936, n. 30. 138 Francisco Vives, Sum. 7461. Quando nacque la Regione italiana, disse spesso che voleva evitare, per s e per i suoi successori, la tentazione di go vernare direttamente lOpera in Italia. Per questo motivo, quando il Consi glio Generale si trasfer a Roma, decise di spostare a Milano le sedi della Commissione regionale e dellAssessorato dellItalia, affinch avessero la stessa autonomia delle altre Regioni (cfr Mario Lantini, Sum. 3694). 139 Cfr Fernando Valenciano, Sum. 7121; Mercedes Morado, RHF, T07902, p. 13. 140 Javier Echevarria, Sum. 2325. Non si occup solo di far funzionare a dovere il Consiglio Generale, ma anche di formare i direttori e le direttrici dei governi regionali. A questo scopo organizz riunioni per coloro che og gi sono i Vicari regionali (1956, 1966, 1967, 1969); per i Delegati regiona li (1958, 1963, 1965, 1967); per le Segretarie regionali (1965, 1968, 1969); per gli incaricati di seguire vari aspetti del lavoro apostolico (cfr Joaqum Alonso, Sum. 4691; Julin Herranz, PR, p. 848). - Nelloriginale, il richiamo alla responsabilit di ognuno sintetizzato da un proverbio: Cada palo que aguante su vela. Letteralmente: ogni albero [di una nave] regga la propria vela (NdC) 141 Istruzione 31 -V-l 93 6, n. 31. 142 Cfr Francisco Vives, Sum. 7461. 143 Istruzione 31-V-l936, n. 43. 144 Maria Begona lvarez Irizoz, RHF, T-04861, p. 37. 145 Cfr Giuseppe Molteni, Sum. 3793. Nelle carte dovete sempre vedere le anime (Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 109). 146 Francisco Vives, Sum. 7462. 147 Cfr Ignacio Celaya, Sum. 5946; Julin Herranz, Sum. 3920. 148 Lettera 29-IX-1957, n. 53. 149 lvaro del Portillo, PR, p. 856. 150 Fernando Valenciano, Sum. 7121. 151 Umberto Farri, PR, p. 94; cfr pure Julin Herranz, Sum. 3940. 152 Lettera, in EF-480226-1. 153 Istruzione 31-V-l936, n. 20.

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154 Encarnacin Ortega, Sum. 5342. 155 Cfr Javier Echevarra, Sum. 2322. 156 Istruzione 31-V-1936, n. 12. Con queste e con altre idee sullesercizio del governo nellOpus Dei, compose un documento articolato in sette pun ti, concernenti lo spirito di servizio con cui si ricevono e si esercitano le ca riche, e la eventuale tentazione di ambirle e di desiderare di conservarle. 157 Carmen Ramos, Sum. 7397. 158 Lettera 29-IX-19S7, n. 52. La missione dei Direttori - diceva ai suoi fi gli - una scuola, nella quale chi dirige, e finch dirige, si dedica a istrui re gli altri affinch possano sostituirlo con rapidit ed efficacia, se vengono chiamati a quellincarico (Istruzione 31-V-19363 n. 12, nota 11). Non sempre accade lo stesso nella vita di tutti i giorni, poich chi possiede un segreto professionale grazie al quale ha avuto successo cerca di tenerlo per s, in modo da rendersi insostituibile. A questo proposito, il Fondatore raccontava: Ricordo il caso pittoresco del cuoco di un seminario nel qua le soggiornai durante i miei viaggi di lavoro sacerdotale attraverso la Spa gna, il quale, quando preparava qualche piatto che a lui sembrava straor dinario - per la verit non lo era affatto -, faceva uscire dalla cucina i subalterni, perch non imparassero la ricetta (Lettera 29-IX-1957, n. 52). Il Fondatore ha elaborato molti consigli utili per coloro che devono dirige re istituzioni civili o ecclesiastiche: sulla prudenza e sulla giustizia, sulla more per la verit e sui disastrosi effetti delladulazione, della menzogna e delle lusinghe; sulla rettitudine e sulla calunnia; sul fanatismo e sul modo di rapportarsi con le persone; infine, sugli inetti costituiti in autorit e su coloro che hanno paura di rovinarsi la carriera. La maggior parte di questi consigli, che potrebbero formare un trattato, raccolta nella Istruzione per i Direttori e in alcune lettere (cfr in particolare la Lettera 7-X-1950, nn. 35-46; e Lettera 24-XII-1951, nn. 5-11). 159 Ecco il testo latino della lapide: O QUAM LUCES / ROMA / QUAM AMOENO HINC RIDES PROSPECTU / QUANTIS EXCELLIS ANTIQUITATIS MONUMENTIS / SED NOBILIOR TUA GEMMA ATQUE PURIOR / CHRISTIVICARIUS / DE QUO / UNA CIVE GLORIARIS / A. MDCCCCLI. 160 Cfr Jesus lvarez Gazapo, Sum. 4436 e 4437. 161 Contro la sciatteria nel culto divino, che prende a pretesto la povert, scrisse: Quella donna che in casa di Simone il lebbroso, a Betania, unge il capo del Maestro con un ricco profumo, ci ricorda il dovere di essere splen didi nel culto di Dio. Tutto il lusso, la maest e la bellezza mi sembrano ben poco. E contro coloro che biasimano la ricchezza dei vasi sacri, dei paramen ti, delle pale daltare, si innalza la lode di Ges: Opus enim bonum operata est in me, ha compiuto unopera buona verso di me (Cammino, n. 527). 162 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 715. Loratorio del Consiglio Generale dice mons. Javier Echevarra - era loratorio principale, il cuore dellOpus Dei (Sum. 2122). Il Padre chiamava Betania gli oratori dei Centri dellO pera e nellabside di Santa Maria della Pace, lattuale chiesa prelatizia, vol le che Lazzaro, Marta e Maria fossero rappresentati accanto alla Madonna e agli Apostoli.

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163 Cfr AGP, POI 1975, p. 111. 164 Lettera, in EF-561001-1. Si compliment con i suoi figli che lavoravano nei laboratori Talleres de Arte Granda, dove era stato fatto il tabernacolo (cfr Lettera, in EF-570415-1). Nel 1930 aveva scritto: Mi ha fatto molto male sentir dire a un sacerdote che i vasi sacri non devono essere preziosi; che preferisce - diceva - vedere il SS.mo Sacramento in recipienti di stagno piuttosto che vedere persone nel bisogno; e ben volentieri venderebbe ostensori, calici e pissidi... Dio mio! Io, che ti ho offeso tanto e che senza alcun dubbio valgo ai tuoi occhi infinitamente meno di quel prete, sono di parere molto diverso: con il tuo aiuto, i tabernacoli dellOpera di Dio, cas seforti per il tesoro pi grande, saranno molto ricchi esternamente, anche se completamente coperti dal conopeo, e allinterno faremo in modo che siano incrostati da grappoli di brillanti e perle e rubini - sangue e lacrime di espiazione, che solo Tu vedrai, Dio mio (Appunti, n. 112, del 17/19XI-1930). 165 Omelia del Gioved Santo 1975 (AGP, POI 1975, p. 110). 166 In quel periodo erano stati terminati diversi oratori di Villa Tevere. Il giorno precedente era stato consacrato laltare di Santa Maria, nella sagre stia grande; il giorno seguente quello della Cappella delle Reliquie. Nel po meriggio, mons. Antonio Samor consacr laltare delloratorio della San tissima Trinit, loratorio del Padre, e alla cerimonia assistette un piccolo gruppo di alunni del Collegio Romano, in rappresentanza di tutte le Regio ni. Per questo motivo la consacrazione dellaltare delloratorio della Pente coste fu spostata alla sera; era il giorno in cui si venne a sapere che zia Car men era ammalata di cancro.
1 6 7AGP, POI 1975, p. 117.

168 Lettera 29-IX-1957, n. 83. 169 Lettera 28-111-1955, n. 31. 170 Florencio Snchez Bella, Sum. 7487. 171 Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 49. 172 Maria Begona lvarez, RHF, T-04861, p. 66 . 173 Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 50. 174 Lettera a Florencio Snchez Bella, in EF-640303-1. 175 II nome di Oblato fu presto sostituito con quello di Aggregato. 176 Lettera 8-VIII-19S6, n. 10. Aveva gi espresso questo concetto: La nostra Opera, figli miei, una famiglia sana, perch tutti - fedeli alla co mune vocazione allOpus Dei che abbiamo ricevuto, sia laici che sacerdoti - aspiriamo alla santit propria della vocazione cristiana. Una famiglia sa na ha bisogno di una sola zuppiera, perch nessuno ha bisogno di una die ta. E in una famiglia in cui c un malato che bisogna preparare pasti diffe renziati. Per la vita spirituale dei fedeli dellOpera abbiamo un solo cibo, un medesimo spirito: una sola zuppiera (Lettera 2-II-194S, n. 10). 177 Lettera 8-XII-1949, n. 29. 178 lvaro del Portillo, Sum. 716.

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Capitolo X X

LESPANSIONE DELLAPOSTOLATO

1. La parabola del trapianto


Il Padre aveva dato unimportanza fondamentale alla battaglia per la formazione , al fine di romanizzare lOpus Dei. Ma subito dopo veniva lespansione, cio la semina in tutto il mondo, al servizio della Chiesa e delle anime, del messaggio universale ricevuto il__2 ottobre 19281. Era lo stesso zelo apostolico che a Madrid, gio vane sacerdote, lo spingeva a cantare ignem veni mittere in terram..., frase che, senza capirne il significato, il fra tellino ripeteva in giro per la casa, storpiandone le paro le. Con il passare del tempo e la crescita dellOpera, il ritornello era rimasto lo stesso: Sono venuto a portare fuoco sulla terra... Affinch il fuoco non si spegnesse, si procur dei promemoria che gli ricordassero le mete di espansione universale. Per esempio, aveva fatto mettere un planisfero nel ve stibolo della residenza di via Jenner. Un altro lo volle anche in via Diego de Leon, oltre al mappamondo che cera in camera sua. E anche a Villa Tevere - racconta mons. Javier Echevarra - decise di decorare con lo stes so elemento la parete di una stanza: In uno spazioso ambiente della sede centrale fece mettere un planisfero sul quale venivano colorate le nazioni in cui lOpus Dei
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era stabilmente presente; gli spazi colorati si estendeva no man mano che si espandeva lapostolato. Lo volle perch servisse da ricordo per la preghiera dei membri del Consiglio Generale. Era il Fondatore stesso a far no tare che bisognava colorare un nuovo Paese, quando vi cominciava il lavoro apostolico dellOpera, segno evi dente di quanto desiderasse che servissimo la Chiesa di Dio in tutto il mondo con un lavoro umile, semplice, continuo e ben fatto. Ho potuto vedere il Fondatore raccolto in orazione davanti a quel mappamondo2. Il suo posto di comando era Roma, perch l, diceva, c il cuore dellOpera, che ne consente la diffusione in tutto il mondo, per portare il nostro messaggio di pace e di gioia3. E dalla Citt Eterna scriveva ai suoi figli: Che desiderio ho che presto possano passare per Ro ma, in modo continuo e ordinato, tanti miei figli e figlie, per poi tornare alle loro Regioni con un cuore pi inna morato della Chiesa e pi romano!4. Spargersi per i cinque continenti non significava di sperdersi, poich tutti insieme formavano una famiglia molto unita, la famiglia dellOpus Dei. Il Fondatore non si sentiva mai lontano dai suoi figli: Noi non ci separiamo mai, anche se fisicamente sia mo lontani gli uni dagli altri. Voi, che ora ve ne andate, lascerete qui un pezzo del vostro cuore, ma dovunque si trovi uno di voi, l saremo tutti, grazie al desiderio di stare uniti. Non ci diciamo addio e neppure arrivederci; siamo sempre consummati in unum5. Il Padre si figurava il trasferimento dei suoi figli in al tri Paesi come un vero e proprio trapianto dellOpus Dei, una espansione apostolica dalle caratteristiche par ticolari. In una lettera del 1960, in cui tratt questo ar gomento, ribadendo con intensi accenti il cuore univer sale dellOpus Dei, scriveva: Noi non ci spostiamo in gruppi numerosi: un contadino non seppellisce interi sacchi di grano in un campo, ma sparge la semente6. Cos si fa nellOpera, perch il suo spirito universale
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detesta ogni nazionalismo e rifugge dal formare un gruppo chiuso, una specie di colonia nazionale, una ci sti7. Inoltre, il modo di fare apostolato ci fa essere il lievito nascosto nella m assa8 e basta un po di lievito per fermentare la massa. Un ridotto gruppo di uomini e di donne, preparati, capaci di adattarsi e di identificarsi con la Nazione dove si recano, sono sufficienti per il trapianto: Provochiamo cos il meraviglioso fenomeno pastora le della vocazione, che si pu paragonare alla formazio ne di una perla: introduciamo allinterno della conchi glia una minuscola particella, affinch la perla preziosa che si forma non sia un corpo estraneo, ma il prodotto, nel nostro caso attraverso un processo soprannaturale, del fuoco della grazia di Dio che i vostri fratelli hanno acceso, per dare compimento ai desideri del Signore: Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendaturf (Le 12,49); sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che cosa voglio se non che arda?9. Il Fondatore si esprimeva con immagini evangeliche: il seminatore che sparge la semente, il pizzico di lievito che fermenta la massa, la perla preziosa. Ed ecco le spansione apostolica presentata nella parabola del tra pianto. Molti di voi forse hanno assistito a un trapianto, in agricoltura o nel giardinaggio, e sanno che la pianta ha bisogno di rafforzarsi in un vivaio, prima di essere spo stata. M a questo non basta; se non se ne segue con at tenzione la crescita, la pianta non mette radici e muore. Guardate con quanta cura il giardiniere fa un trapian to. Mette la pianticella o il germoglio in un vaso di ter racotta o di legno e lo lascia in una serra, finch non di venta abbastanza forte. Poi espone il vaso allaperto, perch prenda luce, aria e il calore del sole. E quando ormai pronta per i rischi del trapianto, lagricoltore aspetta il momento giusto e, lasciandola dentro il vaso, se di legno, la mette nella terra nuova; dopo un certo
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tempo il recipiente marcisce e si fonde con la terra e la pianta non risente del cambiamento. Se il vaso di terracotta, il giardiniere toglie la pianta con le radici e la terra circostante - il suo ambiente - e la introduce con gran cura nel buco scavato nel terreno nuovo. Lagricoltore aveva prima lasciato il buco aperto per ch prendesse aria, ne aveva tolto le pietre o le aveva sepolte in profondit, con cura, affinch lacqua, senza ristagnare, potesse filtrare e impregnare pi facilmente il terreno. Dopo aver piantato lalbero, con le radici anco ra immerse nella terra originale, lo sorveglia con atten zione, gli dedica ogni cura possibile: lo concima, ag giunge terra di buona qualit, pota i rametti superflui, finch non si consolida e sembra essersi adattato al nuo vo posto che occupa10. Nel 1951, mentre lOpera diffondeva nel mondo il buon odore di Cristo, don Josemaria rendeva grazie a Dio nel sapere che qualcuno, sorpreso dalla vitalit del POpus Dei, diceva: Come corre lOpera! Non sanno scriveva - che io ho fatto tutto il possibile, perch non corresse; abbiamo tenuto a freno questo cavallo giovane perch non si impennasse11. In quegli anni lOpus Dei aveva messo radici in Spagna, Italia, Portogallo e Messico, e si stava trapiantando in Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti, Cile, Argentina, Colombia e Venezuela. Per il Fondatore erano tempi di dura prova, che affront fa cendo le consacrazioni delPOpus Dei alla Sacra Fami glia, al Cuore di Ges e a quello di Maria. Era pure il lungo, interminabile periodo in cui si era trovato senza risorse materiali e pieno di debiti, tanto da esprimersi in questo modo: Se avessi saputo, quando ricevetti la mia missione, tutto ci che mi doveva piombare addosso, sarei morto12. Come procedeva lespansione dellOpera? Secondo il Fondatore non era n veloce n lenta, ma andava al passo di D io 13. Venivano prese le opportune precau
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zioni affinch lo spirito dellOpus Dei, per sua natura universale, non apparisse estraneo, per qualche impru denza, alle caratteristiche del nuovo Paese. Questo mo do di fare - spiegava ai suoi figli - comporta che sappia mo mantenere la calma; sembra lento, ma pi sicuro ed efficace, ed anche la strada pi rapida per giungere alla meta. Ne abbiamo fatto lesperienza14. Loperazione di trapianto era delicata, esigeva prepa rativi accurati e prudenti: Siamo abituati a studiare prima attentamente le ca ratteristiche del Paese, le difficolt che potremmo trova re, il modo pi conveniente di cominciare il lavoro, con quale opera corporativa pi conveniente iniziare, su quali mezzi economici potremo contare, con quali per sone del luogo prendere i primi contatti, ecc. Ho definito molte volte questo lavoro preliminare la preistoria di una Regione; io stesso lho fatta in diversi Paesi, con alcuni dei vostri fratelli che Dio nostro Signo re, nella sua grande bont, ha messo al mio fianco15. Il vero motore della preistoria erano lorazione inin terrotta e una continua mortificazione16. Il Fondatore ripeteva senza mai stancarsi che lorazione lo strumen to indispensabile, larma, la risorsa, il segreto dellO pus Dei17. M a cerano anche gli strumenti umani e materiali. Chi si prepara per una spedizione calcola il percorso, le tappe, il necessario per il viaggio; nello stesso modo il Fondatore preparava un trapianto. Non aveva bisogno di tante persone per cominciare, non pi di tre o quat tro18. Era molto importante invece che chi si trasferiva avesse le qualit necessarie per superare gli ostacoli do vuti a certe particolarit del Paese di destinazione. Per esempio le condizioni climatiche e fisiche, come il clima tropicale, laltitudine o lumidit, a cui alcuni organismi non riescono ad abituarsi. Altre volte la difficolt pote va consistere nellincapacit di adeguarsi al nuovo am biente per motivi vari: stile di vita, costumi, lingua o ali
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mentazione. La somma di tutte o di alcune di queste dif ficolt avrebbe potuto creare allinteressato non poche complicazioni. Conviene tener conto di tutto, diceva il Padre, ma non bisogna neppure esagerarne limportan za, se ci sono una buona formazione e vita interiore19, condizioni di cui dotata ogni anima che intenda spen dersi al servizio di Dio. Oltre a queste disposizioni fondamentali, non biso gna dimenticare la buona terra, la zolla che avvolge le radici e contribuisce a far s che la pianta si adatti al nuovo clima e al nuovo nutrimento. La terra che porta te con voi nel trapianto, figlie e figli della mia anima, il buono spirito dellOpus Dei, che universale, che ama tutte le anime senza eccezione, che non nazionalista, che induce a darsi generosamente e con gioia, che ser vizio e non dominio, che spirito di amore!20. Per le necessit dellespansione apostolica, il Fondato re rinunci a tenersi vicine alcune persone che avrebbe ro potuto aiutarlo nel governo dellOpera, sempre pi oneroso. Trattenne a Roma quelle strettamente necessa rie al funzionamento della sede centrale. Questa rinun cia era una silenziosa manifestazione della fede e della speranza che lo sorreggevano nelPavviare un trapianto. In tono scherzoso, diceva: Rester solo come un cane! Ma ne vale la pena21. Il Padre aveva scritto una mezza dozzina di suggeri menti, a mo di istruzioni per chi doveva occuparsi degli inizi del lavoro in Italia22, validi anche per le tappe suc cessive dellespansione apostolica. Vi si legge che i fedeli dellOpus Dei, per la maggior parte professionisti che andavano a esercitare la propria professione in altri Paesi, "avrebbero dovuto cominciare dissodando il terreno e adattandosi al nuovo ambiente. Quindi si sarebbero impegnati in una profonda attivit apostolica con studenti. Fu ci che accadde nella maggioranza dei casi. Alcuni si trapiantavano e, non appena possibile, aprivano una resi 312

denza per studenti. Non sempre peraltro il Fondatore pot seguire regole fisse, perch talvolta, pur avendo poche per sone pronte, si vide costretto ad anticipare alcuni obiettivi a motivo delle insistenze dei Vescovi, molti dei quali chie devano che lOpus Dei lavorasse nelle loro diocesi. Una volta iniziata lattivit apostolica, la presenza delle donne dellOpus Dei diventava imprescindibile per avviare nuove iniziative apostoliche e per occuparsi del lamministrazione dei primi Centri. Ma il Padre voleva che le sue figlie si recassero nei nuovi Paesi solo quando tutto era pronto per accoglierle: un alloggio dignitoso, loratorio tutto per loro, ecc.23. La delicatezza e laffet to del Padre per le sue figlie - racconta una di loro - si manifestarono al massimo grado quando iniziava il la voro in un nuovo Paese. Ci si recavano prima gli uomi ni, con qualche sacerdote; e poi ci andavamo noi, quan do erano gi state risolte le difficolt degli inizi24. Nel febbraio del 1948, quando era imminente lavvio del lavoro dellOpera in alcuni Paesi, aveva incoraggiato le sue figlie ad affrontare lostacolo delle lingue straniere: Q uestanno , sar, lanno della vostra grande espansione: dovete essere sante e... studiare le lingue. LAssessorato decida come fare, perch in un centro si parli francese, in un altro italiano, in un altro inglese e anche in portoghese, per quelle che debbono andare nel lamatissimo Portogallo... e in Brasile25. Il Padre, senza precipitare le cose, voleva che le donne andassero quanto prima a lavorare dove gi era stato fatto lingrato lavoro di dissodare il terreno e pertanto era sempre attento a capire quando le sue figlie potesse ro partire. A volte, lattesa si prolungava per mesi o per anni. Non fu cos nel caso degli Stati Uniti e del Messico, dove le prime numerarie arrivarono presto. Nel marzo 1950 il Padre, in una lettera a Pedro Ca sciaro, aggiungeva un post scriptum per le sue figlie: Per le ragazze: Ges mi protegga queste figlie! Sono molto contento e mi aspetto molto da voi. Scrivetemi e
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raccontatemi tutti i particolari del viaggio. La nostra Santissima Madre di Guadalupe vi sorrida sempre26. Nel maggio 1950 scriveva a Chicago: Carissime, non sapete con quanta gioia ho ricevuto prima la vostra cartolina e poi la vostra lettera. Sono si curo che il Signore ci ha preparato molte cose grandi e belle nella vostra America27. Talvolta la partenza delle donne dellOpera per qual che Paese dove i tentativi di dissodare il terreno erano stati particolarmente ostici, fu ritardata di molto. In que sti casi il Padre esortava delicatamente i suoi figli a impe gnarsi, sottolineando i vantaggi che avrebbe comportato la presenza femminile, perch senza di loro le cose van no pi lentamente e peggio28; inoltre, senza le donne sarete sempre incompleti29. Normalmente per il trasfe rimento delle donne dellOpera in nuovi Paesi non pre sentava gravi problemi. Anche loro erano abituate a co minciare da zero, nella pi assoluta povert, e a cercare un lavoro professionale col quale farsi strada. Cera ancora, comunque, una significativa differenza numerica tra uomini e donne dellOpus Dei; il Padre di ceva scherzando che lOpera avrebbe zoppicato finch le sue due gambe non fossero state lunghe uguali. In effetti, per uno sviluppo armonico, era necessario che le attivit degli uomini e delle donne andassero di pari passo. Nel 1951 il Padre si rese conto che bisognava raddoppiare il numero di persone che lavoravano in Italia30. La situa zione giunse a preoccuparlo, poich le donne delPOpera erano ancora poche e molte di esse non sufficientemente formate per andare in altri Paesi. Pertanto fren i suoi progetti di espansione apostolica e, nel 1952, decise di non aprire per alcuni anni nuove residenze per studenti in Spagna, per evitare la necessit di continui sposta menti delle persone che stanno nei centri femminili31, e per dare spazio e tempo alla loro formazione. * * *
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Tutto ci quanto alle persone, ma quali erano i mezzi? La risposta il Padre laveva gi data in Canimino32. Che cosa mai poteva dare a coloro che andavano in altre nazioni, se non i suoi consigli e la benedizione pa terna? Non era poco e i suoi figli gliene erano grati pi che se avessero ricevuto beni materiali o denaro, perch bastava a trasmettere loro la sicurezza e la speranza che tutto sarebbe andato bene. Il Signore voleva che comin ciassero privi di tutto. Anzi, presto le posizioni si inver tivano e il Padre si vedeva obbligato a chiedere loro le lemosina per i lavori della sede centrale. Pedro Casciaro, che si trasfer in Messico con altri due numerari, racconta: Arrivammo con la benedizio ne del Fondatore, unimmagine della Madonna che ci aveva regalato (lo faceva ogni volta che si iniziava da qualche parte), e senza mezzi materiali 33. Luis Snchez-Moreno, che da Roma stava per tornare in Per, cos descrive il commiato: Mi intrattenne con affetto, mi diede alcuni ottimi consigli, poi la sua benedizione, unimmagine della Madonna e un crocifisso 34. Il Padre suppliva alla mancanza di mezzi materiali e di denaro con lorazione e laffetto. Come il giardiniere della parabola, aveva ogni genere di cure per lalberello trapiantato. Sul piano spirituale lui e i suoi figli erano consummati in unum, perch non li lasciava mai soli: Sapete bene che da lontano vi fac cio molta compagnia35, scriveva alle sue figlie in Mes sico. E cos iniziava una lettera a quelli che erano in Au stralia: Quanta compagnia vi faccio da qui!36. Si interessava di loro in ogni momento. Che vita face vano? Progredivano nello studio della lingua? Avevano amici? Mangiavano abbastanza? Quando scrivete - chiedeva al Consigliere degli Stati Uniti - raccontateci molte cose, con ampiezza di partico lari; cos mi illudo di stare anche fisicamente con voi in questi primi tempi americani, che sono tanto di Dio37. La sua non era semplice curiosit, ma forte sentimen
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to paterno e anche prudenza di governo. Alle sue figlie degli Stati Uniti scriveva: Nisa, io gradisco molto quando mi scrivete e mi rac contate cose minute della vostra vita, perch ho il diritto di saperle e perch cos mi sembra di farvi ancora pi compagnia38. Leggeva con piacere le lettere che gli arrivavano dal lEuropa o dallAmerica e insisteva che gli scrivessero spesso, raccontandogli piccoli episodi, particolari, cose da nulla39. E infatti gli raccontavano tutto. In Messico, per esempio, tenevano in casa alcuni piccoli coccodrilli. Il Padre non ebbe dubbi che non fosse opportuno, e lo spieg con chiarezza al Consigliere40. Se gli giungeva notizia di qualche malattia, il Padre non aveva pace fino a quando non riceveva notizie ag giornate. Quando, in Messico, si ammal Guadalupe Ortiz de Landzuri, chiese subito al Consigliere infor mazioni precise e quindi le scrisse: Guadalupe, che Ges mi ti protegga. Sono contento, perch so che stai bene. Devi lasciarti cu rare, perch non ci possiamo permettere il lusso di am malarci: dormi, mangia, riposa, perch cos fai piacere a Dio. Per te e per tutte la benedizione pi affettuosa di vostro Padre ,, . A 1 Mariano . Interessandosi di tutti e conoscendo i progressi, i do lori e le gioie di tutti, il Padre creava, attorno a s e ovunque fossero i suoi figli, un clima di famiglia che era vincolo di unit42. Un sostegno necessario nel perio do di ambientamento in un altro Paese, che poteva an che essere lungo: Non dimenticate - ricordava loro il Fondatore - che il lavoro allinizio oscuro e ridotto, ma necessario passare per questa tappa per arrivare a quelle successive43. Il Padre diceva spesso che avevano le medesime risorse con le quali egli nel 1928 aveva co minciato la fondazione: giovent, grazia di Dio e buon
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umore. Sono molto contento dei vostri primi passi a Napoli - scriveva alle sue figlie -. Avanti, con il buon umore e la grazia di Dio44. La giovent, evidentemen te, era un dato scontato. La fatica, le piccole contrariet, limpazienza o le sof ferenze quotidiane potevano minare le energie di chi si era trapiantato in un nuovo Paese. Il Fondatore era pronto ad asciugare le lacrime, a dare consigli, a trovare soluzione ai problemi, a risollevare gli spiriti con le espressioni che il Signore gli dettava. Vi sono parecchie lettere di questo genere. A un suo figlio in Ecuador: E logico che si debba soffrire - tu, io e gli altri -, per ch il dolore la prova dellamore: non ci toglie la pace, se abbiamo lo spirito dellOpus Dei, ed segno di fecon dit soprannaturale. Non vero?45. A quelli che stavano a Vienna, appesantiti dallappa rente mancanza di risultati, raccomandava di accordarsi con quelli che stavano in Germania per riposarsi, senza peraltro abbandonare il lavoro. E aggiungeva: Tutto ci non ha importanza, se continuate a fare le Norme e vi organizzate per riposarvi46. Quando il pessimismo cominciava a diffondersi tra colo ro che non vedevano i risultati di tanti loro sforzi, i figli ri correvano al Padre in cerca di consolazione ed egli racco mandava di guardare gli eventi da una prospettiva pi ampia e soprannaturale. Cos scriveva alle donne in Irlanda: Mi giunge notizia che siete un po abbattute, pessimiste. E vi scrivo per dirvi che avete soltanto motivi di gioia e di ottimismo. Tuttavia, quando si sta troppo vicino a un quadro - il vostro caso - non facile vedere la buona qualit del la pittura; mi rendo conto della situazione e vi suggeri sco di parlare sinceramente con il vostro Consigliere47. Metteva tutti in guardia con ottimismo dallimpazien za o dallo scoraggiamento, nel caso di una apparente sterilit del lavoro:
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Se cos, rallegratevi e armatevi di fortezza, perch la tribolazione porter con s molti frutti. Quando si con ficca un chiodo nella parete e il chiodo penetra senza dif ficolt, non in grado di sostenere un grande peso. Ma se il muro oppone resistenza, il chiodo sar in grado di reggerlo. Passano mesi - a volte anni - di apparente ste rilit. Tuttavia non dimenticate che se la semina di san tit, non va mai perduta; altri raccoglieranno i frutti48. Non tutti, naturalmente, riuscivano ad adattarsi. Se il trapianto ti costa, scriveva il Padre a un suo figlio -, non n un fallimento, n una umiliazione lasciare un Paese per lavorare altrove49. Quando poi in un nuovo Paese chiedevano lammissione allOpera i primi, il Fon datore li chiamava affettuosamente il mio primogeni to o la mia primogenita , sottolineando la responsa bilit spirituale che comportava la primogenitura, perch il loro esempio doveva contribuire a edificare lOpus Dei in quella Nazione. A Dick Rieman, il primo statunitense, il Padre scrisse: Sii uomo di orazione, mortificato ed eucaristico. Co s potrai essere un buon appoggio per la tua America grande e generosa (...). Il primo: hai considerato qual che volta quanta grazia di Dio e che benedetta responsa bilit comporta?50. Il Fondatore complet la parabola del trapianto con un altro insegnamento: Spesso i giardinieri o gli ortolani, per far crescere di ritti gli alberi appena trapiantati, gli mettono accanto un palo di legno, lungo, grosso e robusto, che non pu produrre nessun frutto, ma ha solo il compito di assicu rare la crescita e i frutti dellalbero piccolo e giovane. Che dedizione, che umilt! I Direttori e i sacerdoti, in special modo, debbono fa re da sostegno e gioire della vita, del rigoglioso sviluppo e dei frutti degli altri. Fare da sostegno con un meravi glioso senso di paternit, per far s che i trapiantati met tano radici e crescano in Cristo Ges51.
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2. La preistoria: i viaggi in Europa


Quanto mi piacerebbe vedervi nel vostro elementol52, scriveva il Padre nel 1964 ai suoi figli del Venezuela, che vi operavano da tredici anni nello spirito di queste paro le del Fondatore: La mentalit dei miei figli non quel la dellemigrante: vanno in un nuovo Paese per amarlo, per servirlo con abnegazione53. Lo aveva ricordato an ni prima proprio a quelli del Venezuela: Siate comprensivi, perdonate, trattate tutti con deli catezza e con affetto sincero e continuate a servire con tutte le vostre forze la benedetta terra venezuelana, che la vostra nuova Patria, mentre servite le anime54. Il Fondatore dovette aspettare pi di ventanni per fa re visita ai suoi figli dAmerica, per vederli nel loro ele mento. Essi lo invitavano ad attraversare lAtlantico, ma il Padre adduceva motivi di povert, di lavoro o di mancanza di tempo55 e davvero era molto assorbito dal lattivit di governo. Le sue funzioni, sempre pi impe gnative, lo obbligavano a risiedere nella sede centrale, il cuore dellOpera. Cos descriveva a un suo figlio la pro pria situazione: Sono sommerso dalle carte e morto di lavoro56. Non voleva muoversi dal suo posto di co mando, certo comera che lespansione dellOpus Dei nel mondo dovesse compiersi a Roma e da Roma. La vigilanza operosa sullo sviluppo istituzionale dellOpus Dei non gli consentiva dunque di assentarsi da Roma salvo che per brevi viaggi. Tra laltro, la situazione generale dellEuropa del do poguerra non era la migliore per viaggiare. Proprio nel momento in cui gli Stati europei avrebbero dovuto provvedere alla propria riorganizzazione, scoppi la co siddetta guerra fredda. La tensione ideologica fra le due grandi potenze vincitrici, Stati Uniti e Unione Sovietica, degener in lotta per la supremazia militare ed econo mica. Di fronte alla minaccia dellespansione territoriale sovietica e allaggressivit dei partiti comunisti europei,
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nel 1949 fu stabilita unalleanza difensiva politico-mili tare: la NATO. LURSS rispose, nel 1955, con il Patto di Varsavia che, sotto la direzione di Mosca, collegava i Paesi satelliti comunisti. Il confronto tra le due parti, iniziato con il blocco so vietico di Berlino, scaten, nei Paesi comunisti, la perse cuzione contro le istituzioni considerate di ostacolo alla dottrina marxista. Prima fra tutte la Chiesa cattolica, la cui gerarchia fu sottoposta a processi clamorosi, come nel caso del Cardinale Mindszenty in Ungheria, nel 1949, di Beran e di Stepinac. Alla morte di Stalin, nel 1953, ascesero al potere gli antistalinisti; si verificarono rivolte e nuove repressioni comuniste, per esempio nella Germania Orientale. La pi importante sollevazione po polare avvenne in Ungheria, nel 1956, brutalmente re pressa con le armi, grazie anche alla passivit dellOccidente. Tale era, a grandi linee, la situazione europea negli anni in cui il Fondatore, nonostante tutto, decise di preparare personalmente linizio dellapostolato in Germania, in Austria e in Svizzera; cio di scriverne la preistoria, come premessa del trapianto57. * * * Nel novembre del 1949 il Padre, che in quei mesi aveva fatto vari viaggi in Italia, decise di fare una scorribanda apostolica nellEuropa centrale, per conoscere la situa zione dei Paesi di lingua tedesca. Part da Roma il 22 e si ferm in varie citt del nord Italia: Genova, Milano, Como, Torino58. Da Milano invi una lettera ai suoi fi gli in Messico, nella quale diceva: Siamo qui da alcuni giorni per sistemare la casa, ma siamo diretti in Austria e in Germania, nella speranza di aprire quanto prima anche l un paio di centri, con laiuto di Dio. Non trascurate di pregare per le cose che ora abbiamo per le mani, perch sono molto importanti per tutta lOpera59.
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Trascorse due giorni a Innsbruck, dove ebbe uno scambio di vedute con alcuni professori delFUniversit, compreso il Rettore. Il 30 novembre giunse a Monaco di Baviera. Il mattino seguente, dopo aver celebrato la Mes sa, and a trovare lArcivescovo, il Cardinale Faulhaber, che lo accolse con grandissimo affetto60. Parlarono lun gamente, in latino, dei problemi pastorali delle diocesi tedesche, dei cattolici esuli dai Paesi dellEst che cercava no rifugio nella Germania Occidentale e dellOpera. Il Cardinale si mostr molto contento del programma di iniziare dalla Baviera il lavoro dellOpus Dei in Germa nia. Il 4 dicembre il Fondatore era di ritorno a Roma. In diversi Paesi aspettavano lOpus Dei con impazien za. M a la premura del Padre per lapostolato non diven tava mai precipitazione. Negli anni tra il 1950 e il 1954 ci furono i faticosi lavori di Villa Tevere, l 'opposizione dei buoni in Italia, la battaglia per la formazione dei nuovi membri dellOpera e lespansione in molti Paesi del continente americano. In Germania si inizi dunque con brevi soggiorni durante le vacanze accademiche, finch il 1 maggio 1953 fu trovata a Bonn una casa, vecchia e malandata ma di un certo stile. Sistemata e ampliata nel corso degli anni, sarebbe diventata la Resi denza per studenti Althaus. Allinizio dovettero affron tare le prevedibili difficolt: la lingua, la mancanza di denaro, limpazienza e la stanchezza61. Il Padre, come faceva sempre con i suoi figli sparsi in tutto il mondo, cercava di rinverdire la loro speranza, di infondere otti mismo e buon umore, senza nascondere che era inevita bile passare attraverso difficolt prima di assaporare i frutti. Nelle sue lettere li incoraggiava a essere pazienti, a lasciar passare il tempo per consolidare il trapianto-. Siate pazienti, perch Roma non stata costruita in un giorno: le vocazioni arriveranno, solide e numerose. Ma non si improvvisano, tanto meno con il carattere tedesco62. Circa un anno dopo la miracolosa guarigione dal dia 321
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bete, intraprese un lungo viaggio che prevedeva di pas sare per la Svizzera e poi valutare la situazione dellAu stria. Part da Roma il 22 aprile 1955. Pass per Milano e Como e poi visit il santuario di Einsiedeln e le citt di Zurigo, Basilea, Lucerna, Berna, Friburgo, St. Gallen63. Vicino alla frontiera tedesca, bast un sommesso sugge rimento di don lvaro perch il Padre decidesse di salu tare i suoi figli in Germania, prima di attraversare la frontiera austriaca, anche se la deviazione era di almeno un migliaio di chilometri64. Il 1 maggio port quindi una indimenticabile e inat tesa sorpresa a quelli di Althaus. Il Fondatore racco mand ai suoi figli gioia e lavoro; era ormai arrivata lo ra del raccolto: Figlio mio - disse a uno di loro - non ti fa sognare la fiducia che il Signore ha riposto in noi? Sembra che ab bia condizionato la fecondit del lavoro alla nostra fe delt. Che grande responsabilit! E che sentimenti di fi liazione divina, quando consideriamo la fiducia del Signore! Che gioia pensare allimminente raccolto in questa terra tedesca... ! LOpera profuma gi di frutti maturi, una realt vi va, bench ventisei anni non siano nulla per un ente mo rale, e ancor meno per una famiglia che il Signore ha vo luto far nascere e che durer finch ci saranno uomini sulla terra, per servire la Chiesa, per diffondere il regno di Cristo, per il bene delle anime, per fare felice luma nit portandola a D io65. Il 3 maggio, a Dusseldorf, ottennero dal Consolato austriaco il visto di entrata e il giorno 7 giunsero a Vien na. Alloggiarono allHotel Bellevue, vicino a una stazio ne ferroviaria che mostrava i segni della guerra. Il Padre e don lvaro, in veste talare, calpestarono in lungo e in largo le strade della citt, ancora divisa in quattro zone occupate militarmente da francesi, inglesi, sovietici e americani. Per strada videro soldati sovietici, che indi rettamente riportarono alla loro memoria la barbara 322

violenza anticattolica della guerra civile spagnola, per petrata in nome dellideologia marxista. A Roma un gruppo di fedeli dellOpus Dei stava stu diando il tedesco, in vista di un trasferimento in Austria66. Pochi giorni prima di partire da Roma, il 15 aprile 1955, il Padre aveva scritto ai suoi figli in Germa nia: Se i russi se ne vanno e le cose in Austria si siste mano, sar il caso di pensare a Vienna...67. Si dava in fatti per imminente la firma, fra le Potenze vincitrici, del trattato sullo Stato austriaco, che avrebbe consentito la partenza delle truppe di occupazione. Il Fondatore non aveva lintenzione di cominciare il lavoro in una citt occupata. I suoi figli non temevano il martirio, ma non dovevano andarselo a cercare e perci egli non li man dava nei Paesi a regime comunista, dove non cera un minimo di libert. Sarebbe stato tentare Dio: Io non espongo temerariamente i miei figli - affermava -. Io, che vi voglio bene come vostra madre, non vi posso mandare dove lei non vi manderebbe68. Rimase a Vienna tre giorni, fece visita al Nunzio, mons. Dellepiane, e parl a lungo con il Vescovo ausi liare, mons. Franz Jachym, della possibilit di iniziare le attivit apostoliche dellOpera in Austria. Il 12 maggio era di ritorno a Roma. Il 16 novembre dello stesso anno 1955, inizi un nuo vo viaggio apostolico in Europa. possibile ricostruirlo grazie alle annotazioni sul suo calendario liturgico e alle lettere o cartoline che sped da diverse citt: La Spezia, Milano, Como. In Svizzera pass per Losanna e Gine vra. Giunto a Parigi, il 22 novembre pranz nel Centro di Boulevard Saint Germain. Da Versailles and a Chartres e Lisieux, dove preg sulla tomba di santa Teresina. Prosegu per Rouen, Amiens e Lilla e pass in Belgio, per incontrare alcune persone a Lovanio e Anversa. Si rec poi a Breda, Rotterdam, LAja, Amsterdam e Utre cht, per scrivere la preistoria dei Paesi Bassi. In Germa nia rivide i suoi figli nella Residenza Althaus, di Bonn, e 323

li esort con forza a fare molto apostolato, perch i tempi erano maturi: Ormai finita la preistoria della Regione tedesca: oggi comincia la storia dellOpera in Germania. S, oggi, 30 novembre 1955, entriamo nella storia di questa Re gione. Subito non accadr nulla, ci vorranno alcuni me si... Dovete pazientare. Verranno persone, non ci ferme remo solo a Bonn, cominceremo a portare avanti molte attivit69. Nei primi giorni di dicembre si rec a Colonia, Mona co di Baviera, Salisburgo e Linz. Il giorno 3, a Vienna, alloggi allHotel Bristol. La mattina seguente celebr la Messa nella cattedrale di Santo Stefano. Durante il rin graziamento, mentre pregava davanti allimmagine di Maria Ptsch, la invoc per la prima volta con la giacu latoria Sancta Maria, Stella Orientis, filios tuos adiuva! Non fu soltanto una frase affettuosa, come tante altre che era solito rivolgere alla Madonna. Dalle lettere di quei giorni si deduce che con quella fiduciosa invocazio ne intendeva affidare alla Madre di Dio il futuro apo stolato nei Paesi europei del blocco sovietico. Lo stesso giorno scrisse in Spagna: Continuo a pensare che Vien na sia un magnifico cuneo di penetrazione per lOriente e che i miei figli austriaci daranno molta gloria a Dio nostro Signore (...): oggi ho fatto un proposito di devo zione verso la Santissima Vergine70. Cinque giorni do po volle ribadire: Posso affermare con sicurezza che Dio nostro Signo re ci dar mezzi abbondanti (facilitazioni, persone) per lavorare sempre meglio per Lui nella parte orientale del lEuropa, finch si apriranno per noi - so che si apriran no - le porte della Russia (...). Fa in modo che tutti re citino molte volte questa giaculatoria: Sancta Maria, Stella Orientis, filios tuos adiuva!71. Torn a Bonn il 7 dicembre e il 10 era a Roma. A Vil la Tevere raccont le impressioni del viaggio: Figli miei, c molto bisogno di voi nel mondo72.
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Il 23 giugno 1956 part di nuovo. Si rec prima in Sviz zera (Berna e Losanna); poi in Francia (Lione, Versailles, Parigi). A Parigi celebr la Messa nellappartamento di Boulevard Saint Germain. Il 1 luglio giunse in Belgio, di l and in Germania e poi torn a Roma, passando per la Svizzera, il 18 luglio. In agosto, instancabile, era di nuovo in Svizzera per assistere al Congresso Generale del 1956, che si tenne a Einsiedeln dal 21 al 25 agosto. Il Fondatore non aveva ancora concluso la preistoria dellAustria e della Svizzera, quando in Ungheria scop pi la sollevazione popolare contro il regime comunista. Alcuni giorni prima che le truppe sovietiche la invades sero, il Padre scriveva ai suoi figli in Germania: Consi derando le recenti vicende delloriente dEuropa, prego e soffro, pensando con impazienza al nostro lavoro da voi e in Austria73. Nel 1957 si rec fuori Italia in varie occasioni. In maggio rimase due settimane in Francia. In agosto, do po essersi riposato alcuni giorni a Einsiedeln, si rec in Germania, Belgio, Olanda e Svizzera. Il 24 agosto, festa di S. Bartolomeo, celebr la Messa nella Residenza uni versitaria Eigelstein, in funzione dallautunno preceden te: era il primo Centro che le sue figlie avevano aperto a Colonia74. Il periodo della preistoria stava terminando. Nel 1958, a Parigi, celebr la Messa per le sue figlie che vi si erano stabilite; nella seconda met di settembre, di ri torno da Londra, and a LAja, a Colonia e a Zurigo. Il Padre scriveva contento allAssessorato Centrale: Mol te cose belle in Olanda, Germania e Svizzera. Belle come quelle in Inghilterra75. Lo stesso giorno, festa della Madonna della Mercede, scriveva anche ai suoi figli del la Spagna: Ho molta voglia di vedervi, per raccontarvi tante cose belle, anche dellOlanda, dove abbiamo con cluso la preistoria dei Paesi Bassi76. * *
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Le pietre miliari che scandivano lintenso programma di visite a citt e persone, e cio la preistoria apostolica dellOpus Dei in Europa, erano i pellegrinaggi ai san tuari mariani, sulle tombe dei santi o nei luoghi dove erano vissuti. Einsiedeln, Lourdes, Loreto, Fatima, Willesden, il Pilar a Saragozza o la Medaglia Miracolosa a Parigi; Assisi, Bari, Lisieux, Ars, Siena77. Il Fondatore, dopo le scorribande apostoliche assieme a don lvaro, poteva ben dire ai suoi figli, senza timore di esagerare: Conosco la Germania quanto e pi di voi78. Erano viaggi rapidi e fruttuosi, vere e proprie incur sioni, perch, pur desiderando far conoscere lOpera a molti Vescovi, non poteva assentarsi a lungo dallItalia. La scomodit dellautomobile, le grandi distanze e i continui trasferimenti comportavano un grande consu mo di energie. Offriva al Signore con gioia stanchezza e disagi, allietava i viaggi con molte canzoni e molti rosa ri79. Faceva spesso a voce alta lorazione del pomeriggio e invitava quelli che lo accompagnavano a meditare il testo evangelico in cui il Signore dice agli apostoli: Vi ho scelti perch andiate e portiate frutto... , ut eatis. Dai viaggi riportava a Roma tanti insegnamenti, ricor di e notizie, che sfruttava per la propria vita interiore o per necessit pratiche. Da Losanna mand agli architetti di Villa Tevere una cartolina in cui era ritratta una piaz za. Vi scrisse: Bella fontana! Abbracci. M ariano80. A buon intenditor, poche parole. Quella foto ispir la Fon tana degli Asinelli, nel cortile di Villa Tevere. A Vienna vide una colonna con una iscrizione dedica ta alla Santissima Trinit: Deo Patri Creatori; Deo Filio Redemptori; Deo Spiritui Sanctificatori. Parole che vol le far incidere sulla pala daltare delloratorio del Padre, a Villa Tevere81. Molto significativo per indicare le ristrettezze in cui vivevano i fedeli dellOpera ci che gli capit a Parigi il 28 giugno 1956, nel Centro di Boulevard Saint Germain. Dopo che il Padre ebbe celebrato la Messa, tutti si
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recarono in sala da pranzo per la colazione. Essendo i commensali pi numerosi del solito, erano state tirate fuori tutte le stoviglie disponibili, compresa una tazza scheggiata e senza manico, che fu coperta con un tova gliolo come tutte le altre e relegata nel posto pi scomo do, nella speranza che passasse inosservata. M a il Padre and a sedersi proprio l. Sollev il tovagliolo e si trov di fronte alla pi evidente dimostrazione della loro po vert. Non era certo lesempio migliore del giusto di stacco dalle cose materiali ma, date le circostanze (si era agli inizi del lavoro in Francia), il Padre ne fu molto contento: i suoi figli, nella loro povert, si comportava no con molta dignit. Volle portarsi a Roma la tazza e la espose in una vetrina di ricordi, assieme a porcellane, ventagli e altri oggetti privi di qualsiasi altro valore che non fosse la loro piccola e semplice storia. Accadde poi che un giorno un ecclesiastico, venuto in visita, si soffermasse davanti alla tazza scheggiata ed esclamasse, forse vittima di un eccesso di cortesia: Ma di onice! Che bella stoviglia! . Il Fondatore gli rispose: Che Santa Lucia le conservi la vista! Lei pensa che sia di onice, e invece di cielo, perch una meravigliosa dimostrazione della povert che si vive nellOpus Dei, con tanta gioia, con tanto amore. Ed una testimonian za della santa furbizia dei miei figli, che tentavano di nascondermi le loro ristrettezze82.

Quando il Padre giunse a Londra nel 1958, i fedeli dellOpera erano in Inghilterra da quasi dodici anni. Vi ri mase dai primi di agosto fino alla met di settembre e ri torn nellisola anche nelle quattro estati successive, fino al 1962. Questo il motivo per cui, dopo la Spagna e lItalia, il Regno Unito il Paese dove il Fondatore del lOpus Dei visse pi a lungo. Fino ad allora non aveva mai attraversato la Manica. Si rec in Inghilterra per va
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ri motivi, fr,a i quali lo zelo apostolico e il desiderio di vedere i suoi figli. Il 25 luglio era stato in Svizzera e aveva celebrato la Messa in un Centro dellOpera a Zurigo. Il giorno dopo si era recato al santuario di Einsiedeln. Si era poi tratte nuto due giorni a Parigi, per vedere le sue figlie nel Cen tro di Rouvray e i suoi figli in quello di Boulevard SaintGermain. Il 4 agosto attravers il Canale della Manica, da Boulogne a Dover. una data memorabile per la sto ria dellOpera in Inghilterra, dove i primi fedeli si erano stabiliti nel Natale del 1946. Nel 1950 il Padre aveva scritto loro: State costruendo buone fondamenta e, se lo fate con gioia, persuasi del vostro ruolo di fondatori, consapevoli della vostra responsabilit, presto, molto presto, la vo stra casa avr unaltra fisionomia e comincerete ad assa porare i frutti: vi assicuro che, se siete fedeli, saranno ab bondantissimi83. Per anni, da lontano, era stato loro accanto con lora zione, affinch riuscissero a superare una situazione am bientale alla quale non erano abituati: Vi ho inviati, ben sapendo dove vi stavo mandando - aveva scritto loro -, perch ero e sono convinto che siete capaci di trasformare la prosa umana di ogni gior no in un poema divino84. Il 4 aprile 1952 i londinesi dellOpus Dei avevano la sciato lappartamento di Rutland Court, che occupava no dal 1947, e si erano trasferiti a Hampstead, a nord di Londra. La casa, ampia e con un vasto giardino, diven ne la Residenza universitaria Netherball House. Tre me si dopo giunsero a Londra le donne dellOpera85. Nella primavera del 1954 ci furono le prime richieste di am missione allOpera. Il Padre scrisse loro: Sono molto contento, perch si rotto il ghiaccio e cominciano le vocazioni. Tuttavia, non dimenticate che il vostro ambiente pi difficile che nei Paesi di tradi zione cattolica. Abbiate pazienza se le cose procedono
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lentamente; a me sembra che si vada di buon passo, gra zie a D io86. Questa era la situazione quando, il 4 agosto 1958, il Fondatore giunse in Inghilterra. Sul retro di una foto grafia che gli diedero da firmare, scrisse: Sancta Maria, Sedes Sapientiae, filios tuos adiuva. Oxford-Cambridge, 5-VIII-195887. Fece un giro per Londra e giunse nella City, dove tut ti, burocrati, impiegati con bombetta, abito scuro e col letto inamidato, traffico intenso, autobus rossi e taxi ne ri, si muovevano in un via vai febbrile. Si notavano volti e abiti esotici: indiani, africani, cinesi, arabi... Sulle facciate degli edifici spiccavano antiche insegne: Established in 1748; ... in 1760; ... in 1825... Il Padre considerava le conseguenze di una cos lunga tradizione: solidit professionale, rapporti daffari in tutti i conti nenti, ricchezza, potere economico..., una corazza seco lare e inattaccabile. La City era un vecchio albero cente nario con le radici affioranti dal terreno. Il Fondatore valutava la situazione alla presenza di Dio. Sarebbe stato sufficiente il suo impegno coraggioso, in quel crocevia del mondo? Sent la tentazione dello scora mento nel paragonare le proprie energie con il potere della City. Ma non si lasci abbattere. Di fronte al Signore con cluse, con un atto di fede, che smuovere quel mondo tante anime e tante attivit - e portarlo a Cristo avrebbe richiesto una leva e uno sforzo ben pi che umani. Visit alcune zone di Londra e altre citt vicine: il Parlamento, Fleet Street, Westminster, Whitehall; Oxford, Saint Albans... La mattina di domenica 10 agosto and di nuovo nella City, ancora pi impressio nante senza lanimazione dei giorni feriali: strade deser te e vuote, edifici sprangati, morti e silenziosi. A M i chael Richards, il primo numerario inglese, che si trovava al Collegio Romano, scrisse: La tua Inghilterra, briccone, una grande bella cosa! Se ci aiutate, soprattutto tu, lavoreremo sodo in questo
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crocevia del mondo: pregate e offrite, con gioia, piccole mortificazioni 88. Furono giorni di preghiera e di lavoro. Pensando alla gente che camminava per le strade, a tanti che non ama vano Dio o avevano una conoscenza superficiale di Cri sto, si sentiva impotente e si rivolgeva supplice al Signo re, come un bambino che deve ricorrere a suo padre. Ricorreva allorazione, il segreto dellefficacia delPO pus Dei , che paragonava in quei giorni londinesi a un grande ombrello con cui ripararsi dai capricci del tempo e difendersi dalle contrariet. Luned 11 and a Cambridge. Mercoled pomeriggio, in una tertulia a Netherball House, incoraggi i suoi fi gli a iniziare a Oxford, a Cambridge e a Manchester, mostrando loro le possibilit apostoliche offerte dallIn ghilterra, vero crocevia del mondo, dove passavano per sone di tutti i continenti e di tutte le nazionalit, anche di Paesi nei quali lOpera non era ancora giunta e dove era attesa. I suoi figli lo ascoltavano con attenzione. Si rec a Michaelham Priory, a Eastbourne... Il 15 agosto rinnov la consacrazione dellOpera al Cuore di Maria nel santuario di Willesden. Avrebbe potuto smuovere lInghilterra? Forse fu allora che il Signore gli rispose chiaramente con una locuzione, che gli sarebbe rimasta impressa per sempre: Tu non puoi. Io s! . Tu certamente non sarai in grado, ma io s89. Tornato a Roma, vi fece riferimento in una medita zione: Poco pi di un mese fa stavo in una Nazione che amo molto. un posto in cui pullulano le sette e le ere sie e regna una grande indifferenza verso le cose di Dio. Nellosservare quello scenario rimasi turbato e mi sentii incapace, impotente: Josemaria, qui non puoi fare nulla. Era vero: io, da solo, non potrei combinare niente; sen za Dio, non riuscirei nemmeno a sollevare una pagliuz za da terra. La mia povera inefficacia era cos evidente
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che quasi mi rattristai. Ma questo non va bene. Pu for se rattristarsi un figlio di Dio? Tuttal pi pu sentirsi stanco, come un asinelio fedele che tira il carro; ma tri ste, no. una brutta cosa la tristezza! Improvvisamente, in mezzo a una strada in cui anda vano e venivano persone provenienti da ogni parte del mondo, dentro di me, nel fondo del cuore, sentii leffica cia del braccio di Dio: tu non puoi nulla, ma Io posso tutto; tu sei linettitudine, ma Io sono lOnnipotenza. Io sar con te e ti doner lefficacia! Condurremo le anime alla felicit, allunit, lungo il cammino del Signore, ver so la salvezza! Anche qui semineremo pace e gioia in ab bondanza!90. Il Fondatore mise in pratica docilmente linvito del Si gnore, bench privo di risorse materiali e nonostante i fe deli inglesi dellOpus Dei fossero pochissimi. Con grande fede e audacia si impegn a realizzare progetti di rapido sviluppo. Fece trasferire in un luogo pi adatto la Com missione regionale, fece venire altre persone, provvide al lamministrazione della Residenza Netberhall House. Il 17 agosto visit varie chiese di Londra, alcune cattoliche (Spanish Place, St. Etheldreda, la cattedrale di Westminster), altre anglicane (lAnnunciazione di Bryanston Street, Westminster Abbey, Hannover Square), nella spe ranza di ottenere che una chiesa della citt fosse affidata ai sacerdoti dellOpus Dei. Aveva1anche lobiettivo di cominciare unattivit apo stolica a Oxford. Dopo aver preparato un promemoria sui passi da fare con le autorit accademiche, il 21 ag sto ricevette un professore del Kings College di Londra, per decidere il modo migliore di andare avanti. Il 26 agosto mons. Craven, Vescovo Ausiliare di Londra, al corrente del progetto, parl con lamministratore della cattedrale di Westminster, mons. Gordon Wheeler: cera la possibilit di acquistare a Oxford una casa con terre no, sulla riva del fiume: la futura Grandpont House. Il Padre segu da vicino lo sviluppo del progetto.
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Ricevette anche i membri irlandesi dellOpera e non interruppe mai i contatti epistolari con Roma. Si pro cur dodici pietre sacre da altare, che consacr il 28 agosto. Ne diede alcune agli irlandesi. Le pietre sacre sa rebbero servite per oratori che non cerano ancora. An ticipava i sogni, dava materia alle speranze. Il 26 agosto e il 3 settembre si rec a Canterbury, nel la chiesa di S. Dunstano, a pregare sulla tomba dove giace la testa di S. Tommaso Moro91. La sua prima permanenza a Londra volgeva al termi ne. La vigilia della partenza impart la benedizione ai suoi figli inglesi. Sulla prima pagina di una Bibbia in in glese scrisse: Semper ut iumentum, Londini, 15-IX-58. Il 16 settembre, passata la dogana del porto di Dover, si conged da loro con la giaculatoria Sancta Maria, Regi na Angliae, filios tuos adiuva!. Era molto contento, e lo aveva scritto ai suoi figli del la Spagna: Vi dico solo che penso che la nostra permanenza in Inghilterra sia provvidenziale e che qui possono sorgere molte iniziative per la gloria di Dio. Pregate, ricorrete co me sempre allintercessione di nostra Madre Santa M a ria e vedremo grandi cose fatte dal nostro Opus Dei per il bene di tutte le anime in questo crocevia del mondo92. Il clima, anche se mite e moderatamente piovoso, non fu per lui particolarmente riposante. Tuttavia lInghil terra aveva un grande vantaggio: nessuno per strada lo riconosceva, n gli dedicava troppa attenzione93. Preg e fece pregare molto per il progetto di Oxford e cur con attenzione i rapporti con le autorit civili, ac cademiche ed ecclesiastiche. Grandpont House fu infine ottenuta e il 22 aprile 1959, non appena saputa la noti zia, egli invi uno stringato ma eloquente telegramma: Auguroni. Mariano. Nellestate del 1959, il 16 luglio, il Padre torn a Woodlands, la casa a nord di Londra dove aveva abita to lanno prima. Da Roma fece venire gli architetti, cui 332

diede istruzioni per progettare un College universitario a Oxford. Intendeva far mettere sulla sommit delledi ficio una guglia con una statua della Madonna, sempre illuminata. La Santissima Vergine, ritta su un ponte sot to cui appaiono onde bianche e azzurre, campeggia an che nello scudo di Grandpont, con il motto ipsa duce. Il 15 agosto, festa dellAssunzione, Michael Richards celebr la sua prima Messa solenne nella cattedrale di Westminster. Quel giorno stesso il Padre era partito per lIrlanda. Arriv a Dublino nel pomeriggio e il giorno successivo celebr la Messa nella Residenza Ely. Al ter mine, fece il ringraziamento ad alta voce e disse ai suoi figli: Il Signore vi ha scelti per cominciare il lavoro in Irlanda e per farvi strumenti delle sue meraviglie, nono stante siate cos poca cosa, nonostante tutto; io stesso sono un poveruomo94. Si rec poi nella Residenza Nullamore, dove si stava svolgendo un corso estivo internazionale con quaranta ragazzi di varie nazionalit che si dedicavano con entu siasmo a imparare linglese. And anche a Galway, dove cera un altro Centro. Il 18 agosto, con don lvaro, fece visita allArcivescovo di Dublino; la sera del 19 era di ri torno a Londra95. Lanno precedente, poco prima di lasciare lInghilterra, aveva scritto al Consigliere della Colombia, invitandolo a riposarsi per dare buon esempio, come faccio io con i miei figli, visto che sono venuto in Inghilterra a riposa re96. Per la verit, non si riposava affatto e nellestate del 1959 era in piena attivit apostolica, per continuare ci che aveva iniziato nel 1958. Ormai erano entrati in pos sesso della casa e dei terreni di Grandpont, a Oxford, e il Padre si occupava del progetto definitivo97. Scriveva: Qui riposiamo, lavoriamo e preghiamo. Preghiamo molto98. Ma, per amore di obiettivit, qualche giorno dopo preci s: Siamo qui a lavorare, pi che a riposare99. Fu anche intervistato dal quotidiano The Times, che, il 20 agosto del 1959 gli dedic una pagina, Spanish
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founder o f Opus Dei, di carattere molto elogiativo. Si inseriva in una serie di ritratti dedicati a figure di fama internazionale. In settembre incontr a Winchester lArcivescovo di Portsmouth, nella cui diocesi si trovava Grandpont, e a Londra il Cardinale Godfrey e mons. Craven. Nellestate del 1960 torn in Inghilterra per la terza volta. Partecip a varie tertulias con i suoi figli, ricevette persone provenienti dallIrlanda, dalla Francia e dalla Spagna. Sugger di portare avanti il progetto di una nuova residenza con un maggior numero di posti, desti nata a studenti del Commonwealth: matur lidea di ampliare a questo scopo Netherhall House. Ebbe occasione di vedere alcune grandi realizzazioni del passato: il palazzo della stampa in Fleet Street, i ma gnifici colleges delle Universit, le enormi dimensioni del cortile del Christs Church College di Oxford. Si ren deva conto che tentare di fare cose di tale livello sarebbe costato un grande sforzo. Per questo torn a pregare con intensit sulla tomba di S. Tommaso Moro. Nellestate 1961 alloggi in unaltra casa, al n. 21 di West Heath Road, non lontano dalla precedente. Fu raggiunto dalla notizia del probabile rinvio, per questio ni formali, dellordinazione di un gruppo di sacerdoti dellOpera, prevista a breve a Madrid. Per risolvere il problema decise di recarsi subito da mons. Leopoldo Eijo y Garay, che era solito trascorrere lestate a Vigo100. Domenica 23 luglio part in aereo da Londra con don lvaro per Biarritz, dove il Consigliere della Spagna lo attendeva con unauto. Pernottarono a Vitoria e il gior no dopo, dallalba al tramonto, attraversarono la meseta, laltipiano castigliano, su una vettura piuttosto len ta, con un caldo insopportabile. Abbracci mons. Leopoldo: qual era problema? Non cera alcun proble ma, era tutto sistemato. Il Vescovo di Madrid non vede va il Fondatore da molto tempo e non aveva voluto ri nunciare alla gioia di incontrarlo...101.
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Trovandosi vicino a Tuy, il Padre volle andare a saluta re don Eliodoro Gii, il sacerdote e amico che lo aveva aiu tato generosamente fin dagli inizi delPOpera, per il quale sentiva un forte debito di riconoscenza. Pot vederlo solo a notte fonda e and a letto tardi, esausto. Il 25 luglio, S. Giacomo, era festa grande a Santiago di Compostella. Vi si rec per incontrare i suoi figli e le sue figlie e per far visita al Cardinale. Il 27 era di ritorno a Londra. Sugger che la Commissione regionale dellInghilterra si spostasse in una sede pi adatta. Era sempre in con tatto con Roma e gli arrivavano continue notizie sullo sviluppo degli apostolati delPOpera. Il 5 settembre in traprese il viaggio di ritorno. Sullauto che lo portava al laeroporto di Southend si mise a cantare una vecchia strofa, che gli era molto cara: Mio bocciolo, bel boc ciolo,/ gi ti stai svolgendo in rosa: / gi si fa vicino il tempo / di spiegarti qualche cosa . Nel 1962 si rec per lultima volta in Inghilterra, dove era appena stata inaugurata la nuova sede della Com missione regionale. Diede nuovo slancio allapostolato, partecip a tertulias con gruppi numerosi di persone, lanci idee per il lavoro con i giovani. E intanto prega va, pregava. Lo si poteva trovare a recitare il rosario o a pronun ciare giaculatorie nelle chiese anglicane, nella solitudine dei templi senza tabernacolo: per esempio a Westminster Abbey, in All Hallows, o in Saint Bartholomew, da vanti a unimmagine della Madonna. Anche in seguito, a Roma, segu da vicino lo sviluppo dei progetti in Inghilterra. Cominci a funzionare un club giovanile a sud di Londra, a Manchester fu aperta la Residenza universitaria Greygarth e nel Sussex una casa di ritiri, Wickenden Manor. Molte altre iniziative furono sviluppate, fra cui quelle portate avanti dalle donne dellOpera, come la Residenza per studentesse Asbwell House, a Londra, unaltra a Bangor e unaltra a Manchester.
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Fu completamente ristrutturato ledificio di Netherball House, che sarebbe stato inaugurato il 1 novembre 1966 dalla Regina Madre, th Queen Mother, che si trattenne cordialmente e a lungo con il direttore e con i residenti inglesi, asiatici, africani, americani e pass poi a visitare la Scuola di Scienze domestiche e alberghiere diretta dalle donne dellOpera. Al termine della visita, la Regina Madre pronunci, dinanzi alle autorit presenti, agli studenti e al gruppo promotore di Netherhall House (presieduto da un anglicano), un sentito discorso nel quale sottoline limportanza delliniziativa e lo spirito di servizio che la sorreggeva102.

3. Nuovi Paesi (1952-1962)


La prima fase dellespansione apostolica dellOpera eb be luogo fra il 1948 e il 1952; la seconda si pu situare nel decennio 1952-1962. Parlando ai suoi figli il 2 otto bre 1962, il Padre illustr le fatiche della meravigliosa avventura del trapianto: Il Padre conosce meglio di tutti gli inizi dellOpera nei vari Paesi, con tutte le difficolt e tutte le speranze... Perci vi posso assicurare che, umanamente parlando, tutte le Regioni sono in condizioni migliori e hanno maggiori risorse di quando dovetti cominciare io, il 2 ottobre 1928. Non potete immaginare quanto sia costa to portare avanti lOpera. Ma che meravigliosa avven tura! stato come coltivare un terreno selvatico: prima bisogna sradicare gli alberi, togliere le erbacce, spostare le pietre, poi arare la terra a fondo e concimare (...). Una volta dissodata, la terra deve riposare, prendere aria. Poi vengono la semina e le mille cure necessarie al le piante: prevenire le malattie, difenderle dai nubifra gi... Bisogna saper aspettare, lavorare e soffrire molto, prima di raccogliere il grano nei granai103. Il Padre avrebbe dato qualsiasi cosa pur di evitare sof
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ferenze ai suoi figli. Desiderava che tutti fossero felici e avrebbe voluto essere lunico a soffrire. Ma era impossi bile evitare che iniziare in nuovi Paesi costasse molte sofferenze. Grazie al suo esempio, tutti i suoi figli impa rarono a praticare lapostolato del sorriso, a inghiottire le lacrime, a superare le difficolt. Circa gli inizi in Ger mania, Alfonso Par racconta che nel 1957, a Colonia, subito dopo avere visitato la prima Residenza delle don ne dellOpera in Germania, il Padre in auto gli parl con ampi dettagli del lavoro che tutti loro si sarebbero dovuti impegnare a fare nel Paese. Gli espose molti pro getti e chiese la sua opinione. Alfonso, piuttosto scon certato, si mise a elencare tutte le grandi difficolt che avrebbero dovuto affrontare, ma il Padre lo interruppe: Questo lo sapevo gi. Ma questo il motivo per cui sei qui tu: superare le difficolt104. Non facile farsi il quadro esatto dei sacrifici che ri chiese lo sviluppo dellOpera nelle diverse Nazioni. I racconti di vita quotidiana sono sempre permeati di si gnificativi silenzi e rivelano dimenticanze non certo ca suali. Non difficile dedurre che, su scala minore, si sia no ripetute le difficolt affrontate a suo tempo dal Fondatore. Forse per questo egli volle incoraggiare i suoi figli attribuendo loro gratuitamente il titolo di cofondatori. Non mancarono contrariet, solitudine e umiliazioni, e altre situazioni quale quella che si intuisce in una lettera al Consigliere del Messico: Roma, 9 luglio 1953. Carissimo Perico, che Ges mi ti protegga. Ho letto la tua lettera e con gioia ho visto che hai il mio stesso spi rito (...). Se non fosse cos, non saremmo il Buon Pasto re. M a ti proibisco di fare lofferta di te stesso, perch al Signore basta il tuo desiderio e... perch per noi sarebbe molto comodo. Dobbiamo morire vecchi, consunti dal lavoro e pieni di buon umore. Daccordo? Un abbraccio. La benedizione di tuo Padre105. Pedro Casciaro aveva inteso offrire la propria vita
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perch il trapianto apostolico in Messico avvenisse sen za perdite di persone. Anche a Burgos, nel 1938, Pedro aveva chiesto al Signore di passare a lui la malattia del Padre. Troppo comodo, gli rispondeva stavolta il Fon datore. Lo spirito dellOpus Dei richiede una consape vole partecipazione alla fatica106. In buona parte, furo no proprio le innumerevoli contrariet a favorire la diffusione dellOpera in tutto il mondo: Sapete perch lOpus Dei si tanto sviluppato? Per ch hanno trattato lOpera come un sacco di frumento: lo hanno percosso e sbattuto, ma il seme cos piccolo che non sono riusciti a romperlo; si sparso ai quattro venti, caduto in tutti i crocevia del mondo dove ci so no cuori affamati di Verit, preparati per riceverlo... Accade sempre cos quando si cerca di ostacolare il la voro di Dio. Gli uccelli del cielo e gli insetti, nonostante i danni che con la loro voracit provocano alle piante, diffondono la fecondit, perch il seme resta loro attac cato alle zampe e lo portano lontano. Il Signore volle che arrivassimo in questo modo, con la sofferenza della dif famazione, in luoghi nei quali forse non saremmo potuti arrivare tanto presto: il seme non va mai perduto107. Il Fondatore, grato a Dio per il costante ritmo delle spansione in nuovi Paesi, scriveva nel 1959 al Vescovo di Madrid: Il Signore e la sua Santissima Madre benedicono ab bondantemente il loro Opus Dei che, infatti, presente in tutto il mondo non dominato dal comuniSmo; e parti colarmente impegnato in attivit che ci ha affidato la Santa Sede (...), senza dimenticare le mie figlie e i miei figli che svolgono la loro missione per le strade di Lon dra, di Madrid, di Parigi, di Washington, di Rom a108. Effettivamente lOpera si era stabilita nel 1951 in Co lombia e in Venezuela, lanno successivo in Germania, nel 1953 in Per e in Guatemala, nel 1954 in Ecuador, nel 1957 in Svizzera e in Uruguay, nel 1958 nel Salva dor, in Kenya e in Giappone, nel 1959 in Costarica e in
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Olanda...109. Da tutte le parti del mondo pervenivano al Fondatore nuove richieste, come dichiarava egli stesso nella citata lettera sul trapianto, che del 1960: Ci chiamano continuamente e con insistenza, persino dai luoghi pi remoti110. Alcune richieste provenivano dal la Santa Sede, ma la maggior parte dai Vescovi o dai Nunzi e Delegati Apostolici111. Pur non potendo soddi sfarle tutte, non diede mai risposte negative112. Il Fon datore manteneva viva la speranza di tutti e lasciava aperta la possibilit di una soluzione non troppo lonta na nel tempo. Egli stesso, infatti, provava un ardente desiderio di soddisfare quanto prima le richieste che riceveva. Si comprende, perci, quanto sia stato lungimirante il suo impegno per terminare al pi presto gli edifici della sede centrale e per mettere a regime il Collegio Romano della Santa Croce, e quanto eroiche e prudenti le sue fatiche. Altrimenti lespansione non ci sarebbe stata, o perlome no sarebbe stata molto pi lenta. Gi nel 1960 risultava del tutto giustificato ci che aveva affermato qualche anno prima: interrompere i lavori di Villa Tevere avreb be comportato un ritardo di mezzo secolo per il lavoro apostolico dellOpera. Riecheggiava sempre nella sua anima il comando imperativo del Signore: andate e in segnate a tutte le genti113. Alcuni, diceva il Fondatore, vedono la redenzione dellumanit avvolta nella nebbia di un vago scetticismo: La vedono con prospettiva di secoli, di molti secoli...: sarebbero uneternit, se la si portasse a compimento al ritmo del loro impegno114. Per lui invece era una necessit immediata cui bisognava provvedere con il massimo ardore e la massima genero sit: niente tentennamenti meschini n rinvii, per nessun motivo. Pur sapendo di non poter tracciare personalmente la preistoria delle Nazioni asiatiche, africane o americane, cos come aveva fatto per lEuropa, tuttavia non rinun ci a parteciparvi per quanto gli era possibile. Gli giun
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gevano notizie dei suoi figli e figlie in terre lontane e li teneva presenti nel suo cuore - consummati in unum! -, scriveva loro spesso e li aiutava con i suoi consigli. N o nostante fosse chiuso fra le mura di Villa Tevere, il Pa dre, con la sua orazione e la sua mortificazione, era pre sente su tutti i fronti dellespansione apostolica115.

Il Vescovo di Osaka mons. Taguchi era ricco di zelo apostolico, desideroso di cristianizzare il Giappone e preoccupato per i giovani della sua diocesi. La citt di Osaka al centro di un agglomerato urbano popolato da pi di sette milioni di persone, con varie Universit, cinque delle quali protestanti, e molte scuole secondarie. Purtroppo i giovani che uscivano dalle scuole cattoliche frequentavano poi Universit laiche, spesso inquinate dallideologia marxista, finendo per mettere a repenta glio la fede116. Nel 1957, durante un viaggio a Roma, il Vescovo chiese consiglio alla Curia. Il Cardinale Ottaviani gli parl dellOpus Dei con grande entusiasmo e gli sugger di incontrare mons. Escriv. Pot cos esporre a don Jo semara e a don lvaro il progetto di creare nella sua diocesi una istituzione di insegnamento superiore117. Il Padre gli promise che avrebbe riflettuto sulla richie sta e poco dopo mand a fargli visita don Jos Luis Muzquiz, Consigliere dellOpus Dei negli Stati Uniti, che in quel momento si trovava a Roma. Il Vescovo lo invit a recarsi in Giappone e, pensando che se fosse giunto in primavera e avesse trovato i famosi ciliegi in fiore avrebbe fatto una relazione pi favorevole, gli chiese di arrivare a met di aprile. Jos Luis Muzquiz raccont a Villa Tevere il gesto cortese del Vescovo e il Padre, che conosceva bene Jos Luis, ingegnere e pi propenso a farsi impressionare dalla tecnologia e dalla scienza che non dalla bellezza della natura, gli disse
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scherzando: Mi sembra che a te dei ciliegi non te ne importi molto, ma fa pure il viaggio quando dice il Ve scovo118. Jos Luis torn negli Stati Uniti e il Padre, scrivendogli, mise il suo viaggio sotto la protezione del la Madonna: Che il Signore e la sua Santissima Madre, Stella maris, ti benedicano nel tuo prossimo viaggio in Giappone119. Giunto a Tokyo, mand una lettera al Padre che, pie no di gioia, scrisse sulla busta: La prima lettera dal Giappone. Sanata Maria, Stella maris120. E prese labi tudine di scrivere sempre la giaculatoria Stella maris sul le lettere da e per il Giappone121. Al suo ritorno a Roma, Jos Luis inform il Padre sul viaggio e sui colloqui avuti con diversi Vescovi delle re gioni di Honshu e Kyushu. Da parte sua, mons. Taguchi continuava a insistere con perseveranza perch a Osaka si facesse una Universit cattolica. Il 7 maggio 1958 scriveva a Josemaria Escriv: Vorrei ringraziare S. E. per aver mandato in Giappo ne il Rev.do Jos L. Muzquiz, al fine di studiare la possi bilit di iniziare una Universit cattolica nella zona di Osaka (...). So bene che cominciare una Universit non un compito facile, ma so pure che lo sforzo per avviar la sar davvero un grande servizio alla Chiesa in Giap pone. Prego, con la speranza che molto presto possiamo avere una Universit diretta dallOpus Dei nella zona di Osaka 122. L8 novembre 1958 arriv in Giappone, per stab iliti si, Jos Ramn Madurga123, e altri lo raggiunsero di l a poco. Il Padre diede loro istruzioni perch cercassero ca sa e preparassero larrivo delle donne dellOpera. Co minci subito a chiedere al Signore che in quel Paese ci fossero molte vocazioni per lOpus Dei124; si sentiva molto vicino ai suoi figli di laggi: Ges mi protegga i miei figli del Giappone, scrive va loro nellottobre 1959. Carissimi, vi siamo sempre stati molto vicini, soprattutto nei giorni del tifone. Spe
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ro che presto vengano alcuni vostri fratelli dagli Stati Uniti: ormai giunto il momento125. Pass qualche mese. Nella primavera del 1960, il Pa dre riun a Roma un gruppo consistente di Numerarie, alle quali trasmise gioia e coraggio. Alcune di loro si pre paravano per andare in Kenya, altre in Giappone, a co minciarvi il lavoro delle donne dellOpera. Il Fondatore ribadiva con insistenza che non sarebbero partite da sole per quei Paesi, ma che egli sarebbe stato spiritualmente con loro nellavventura in terre lontane. Andiamo in Kenya, andiamo in Giappone, a cercare anime per Ge s!126. Chiedeva a tutti di pregare intensamente e di of frire sacrifici per questa intenzione, affinch tutta lOpe ra si sentisse coinvolta e ognuno potesse far proprie le parole del Padre: Non andate da sole perch andate con Cristo e con Cristo ci siamo anche tutti noi127. Nel 1959 Jos Luis Muzquiz fece un secondo viaggio in Giappone. Rientr a Roma e il Padre lo incalz con mille domande premurose: stavano bene i suoi figli? Che cosa mangiavano, che vita conducevano? Imparare la lingua o adattarsi a nuovi costumi non era facile, ma almeno potevano abituarsi allalimentazione giapponese alternandola con quella europea128. Quanto alle iniziati ve da promuovere, prima che partissero per il Giappone aveva suggerito loro di creare un istituto di livello uni versitario, poich non erano in grado di fare una Uni versit. Avrebbero cos potuto avvicinare gli studenti al messaggio cristiano e fare un apostolato ad fidem129. A causa dello scarso numero di cattolici, in Giappone servivano pi persone che altrove per svolgere un apo stolato efficace. Il Fondatore incoraggi i suoi figli del Brasile e del Per a fare apostolato con i nissei (figli di giapponesi immigrati), affinch in futuro fossero pro prio loro, gi cattolici, a svolgere un vasto apostolato nella loro patria dorigine130. I fedeli dellOpera in Giappone avviarono nella citt di Ashiya unimportante iniziativa professionale, il Se
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do Language Institute, per linsegnamento delle lingue e per la conoscenza della cultura occidentale e della dot trina cattolica131. Nel 1960 anche le donne dellOpera partirono da Roma alla volta del Giappone; il Padre ri peteva loro di sentirsi personalmente partecipe della nuova avventura. Erano da poco giunte ad Ashiya che gi ricevevano un saluto paterno: Un affettuoso augu rio per linizio del vostro lavoro in codesto Paese e la be nedizione per le mie giapponesi132. Mons. Javier Echevarra, che era accanto al Padre nel periodo dellespansione, testimonia che tutti i Vicari re gionali dellepoca sono concordi nelPaffermare che labbondante lavro che si sviluppato in tutte le N a zioni dovuto al costante impulso del Fondatore. Nelle sue lettere, infatti, notavano la sua assidua vicinanza e la fiduciosa attenzione con cui si interessava dei loro problemi e che era in grado, inoltre, di prevedere le so luzioni adeguate con il necessario anticipo. Tutti i mem bri dellOpera, anche quelli che non lo conoscevano, riuscivano a cogliere il suo affetto soprannaturale e umano per ciascun Paese 133.
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Nella storia dei rapporti che lOpus Dei ebbe con la Ge rarchia ecclesiastica delle numerose diocesi in cui era presente, vi fu un episodio isolato che mise alla prova le qualit di governo del Fondatore. Isolato, ma degno di interesse per due motivi. Da un lato perch mette in luce la prudenza del Padre, la sua pazienza e la sua serenit di fronte alle difficolt. Dallaltro perch una confer ma del suo affetto e del rispetto per i Vescovi, segno del lamore per la Chiesa sempre presente nella sua vita. Nel febbraio 1945 don Josemara aveva fatto visita per la prima volta al Cardinale Patriarca di Lisbona, Manuel Gon^alves Cerejeira, durante il viaggio intrapreso dopo lincontro con suor Lucia, la veggente di Fatima134. Lo vi
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de di nuovo in settembre ed ebbero modo di parlare a lungo dellOpus Dei. Il primo Centro in Portogallo fu aperto a Coimbra nel 1946. Malgrado il Cardinale lo de siderasse vivamente135, a Lisbona fu possibile aprire un Centro soltanto il 23 gennaio 1951, a seguito dei colloqui che il Cardinale ebbe con il Fondatore, uno a Roma il 28X-1950 e un altro a Lisbona 1 8-1-1951. Durante i due incontri don Josemaria aveva notato che il Cardinale, nonostante il sincero affetto che gli di mostrava, si metteva sulla difensiva se si toccava il tenia dellapostolato nella sua diocesi, quasi attribuisse ai fe deli dellOpus Dei uno zelo eccessivo136. Avvertito dal Fondatore, il Consigliere del Portogallo, don Javier de Ayala, si adoper per tenere sempre ben informato il Cardinale circa lattivit dei fedeli dellOpera, perch non la confondesse con lapostolato dei religiosi. Tutta via, il Cardinale ebbe qualcosa da ridire circa alcuni obiettivi apostolici, tanto che il Consigliere ritenne op portuno informarne immediatamente il Fondatore, dal quale ricevette una risposta tranquillizzante: Fai bene ad andare spesso dal Cardinale Patriarca (...). Potr cos rendersi conto del nostro modo di fare e perder del tutto le prevenzioni137. Seguendo alla lettera il consiglio del Fondatore, il Consigliere del Portogallo ebbe frequenti contatti con il Cardinale e gli chiese verbalmente il consenso per lere zione di un Centro delle donne dellOpus Dei. La conces sione fu data il 1 agosto 1952 e il Centro fu eretto il 2 marzo 1953. Frattanto, don Josemaria si vide costretto dal proprio senso del dovere a intervenire in difesa del carisma fondazionale, avendo avuto notizia di alcuni commenti infelici pronunciati dal Cardinale, che non comprendeva appieno la natura secolare dellOpus Dei. Passarono alcuni mesi. Lapostolato dellOpus Dei in Portogallo si sviluppava, con piena conoscenza delle au torit ecclesiastiche. Ed ecco che, nella settimana di N a tale del 1954, giunse al Consigliere una lettera del Cardi344

naie, dal contenuto inatteso e sorprendente. Ho saputo - scriveva il Cardinale - che lOpus Dei ha lintenzione di stabilirsi definitivamente a Lisbona e mi vedo costret to a sottoporre alla sua attenzione i seguenti tre punti . Sembrava una specie di bomba a scoppio ritardato e sen za che fosse suonato lallarme, visto che lOpus Dei si era stabilito nella diocesi, con il permesso del Cardinale, gi da quattro anni. Nei tre punti , in estrema sintesi, egli affermava che a Lisbona lOpus Dei non era canonicamente eretto poich, sia nel caso degli uomini che in quello delle donne, egli non aveva inteso concedere unautorizzazione definitiva. Pertanto le venie per erigere i Centri erano state concesse in via provvisoria e soltanto a titolo di esperimento 138. Il 6 gennaio 1955 il Fondatore scriveva al Consigliere del Portogallo raccomandandogli di stare sereno, perch questi episodi sono transitori139 e aggiungeva alcuni consigli su come comportarsi: Siate pazienti, sopportate con gioia e in silenzio que sta piccola contrariet e continuate a lavorare senza far chiasso, come avete fatto finora e - ripeto - abbiate mas simo rispetto e venerazione verso per quel santo signore, come richiedono il nostro stile e il nostro spirito140. Cos fecero, ma la situazione non si risolse141. Resosi conto che al Cardinale era stata fatta giungere la calun nia che lOpus Dei voleva sottrarsi alla sua giurisdizio ne, il Fondatore pens di recarsi egli stesso a Lisbona per spiegarsi ma, impossibilitato a lasciare Roma, mand don lvaro del Portillo, dopo aver molto prega to il Signore perch il Cardinale comprendesse di nutrire ingiuste prevenzioni142. Il 17 e il 18 maggio 1956 don lvaro ebbe due lunghi colloqui con il Patriarca di Lisbona, il quale diede libero sfogo alle proprie lamentele. Era convinto che il Consi gliere gli nascondesse cose che erano sulla bocca di tutti, come per esempio che lOpus Dei si era impadronito di una banca. Don lvaro gli chiar che il Consigliere non
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avrebbe mai potuto informarlo di una cosa del tutto in sussistente, poich lOpus Dei non aveva acquisito nes suna banca. Aggiunse che i membri dellOpus Dei eserci tano liberamente le proprie attivit professionali, pubbliche o private, senza doverne informare i direttori e le autorit ecclesiastiche, o renderne conto al Vescovo, come tutti gli altri cattolici di qualsiasi diocesi. Il Cardi nale si rasseren e riprese un atteggiamento favorevole, tanto che don lvaro gli chiese e ottenne il consenso per erigere un terzo Centro dellOpus Dei a Lisbona: erezio ne che fu comunicata al Patriarca il 30 luglio 1956143. Il rapporto con il Patriarca torn dunque a essere cordiale. Pass un anno senza particolari novit; ma, sul finire dellestate del 1957, il Fondatore ricevette una lunga let tera del Patriarca di Lisbona, datata 16 settembre, che diceva, fra laltro: Lanno scorso venne in Portogallo il Procuratore Generale, Rev. lvaro del Portillo, con lin carico, credo, di chiarire la situazione. Entrambi abbia mo parlato con la massima sincerit e fiducia (...). E passato un anno e sono a comunicarle una mia decisio ne. In questo periodo ho pregato, ho riflettuto e mi sono consigliato, e la decisione questa: in coscienza non ri tengo che, per ora, sia conveniente ammettere lOpus Dei nel Patriarcato di Lisbona; pertanto le sue attivit a Lisbona debbono cessare 144. Seguivano alcune precisa zioni giuridiche145. Il Fondatore rispose al Patriarca il 30 settembre. Lo informava che, dopo aver attentamente letto e medita to quanto lEminenza Vostra Reverendissima ha voluto scrivermi, ho sottoposto lintera questione al Consiglio Generale146. Il Consiglio Generale - continuava -, visti i gravi dubbi di diritto sollevati dalla questione, si era dichiarato incompetente a trattarla e aveva rimesso alla Santa Sede la soluzione del problema147. Il Cardinale, a sua volta, si dichiarava pronto a obbe dire alle disposizioni della^ Santa Sede, con lettera del 6 ottobre, cui il Fondatore rispose il 21 ottobre in tono
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conciliante, ricordando al Patriarca che laffetto e ve nerazione per lEminenza Vostra non sono mutati, per ch la presente non una questione personale, ma un problema di diritto, che ambedue abbiamo deferito al giudizio della Santa Sede148. La questione di diritto non fu di difficile soluzione. Il 13 novembre il Nunzio in Portogallo, mons. Cento, ri ceveva la decisione della Santa Sede, che confermava il diritto dellOpus Dei al pacifico possesso dei tre Centri, legittimamente eretti a Lisbona149. Il Cardinale e il Fondatore per molti anni non ebbero occasione di incontrarsi. Un giorno lottuagenario Car dinale seppe che don Josemaria avrebbe trascorso alcuni giorni a Lisbona e chiese di vederlo. Il 5 novembre 1972 il Padre, don lvaro e don Javier Echevarria, allora se gretario del Fondatore, si recarono nella casa di esercizi dove abitava il Cardinale: Il Card. Cerejeira - racconta mons. Echevarria - co minci a chiedere perdono al Padre per le sofferenze causate e per le grandi difficolt che aveva frapposto an ni addietro. Il Padre lo interruppe affettuosamente e gli disse che non cera nulla da perdonare e che non si era mai sentito offeso; anzi, lui pure chiedeva sinceramente perdono, casomai gli avessimo potuto dare qualche di spiacere. Il Cardinale si rese conto che il Padre gli parlava s con accenti sinceri, ma per tranquillizzarlo, dato che lui non aveva mai avuto motivi oggettivi di lamentela per il lavoro apostolico dellOpera nella sua ex diocesi. Per ci, dopo aver ascoltato le parole affettuose del Padre, Cerejeira insistette che, in coscienza, sentiva il dovere di chiedere perdono, perch a suo tempo si era incompren sibilmente irrigidito e, con le sue pretese, era caduto in un abuso di autorit. Disse che aveva avuto il tempo di ripensare con calma allaccaduto e si era reso conto di quanto il suo comportamento fosse stato fuori luogo e contrario al diritto. Poi il Cardinale, visibilmente soddi
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sfatto, come se si fosse tolto un peso di dosso, concluse: Ora posso morire tranquillo 150. 4. Le opere corporative Lo scopo principale dellOpus Dei la formazione dei suoi fedeli, ma lanelito per la santit delle anime, che proprio del suo spirito, fa s che alcune volte anche lOpus Dei in quanto tale incoraggi la nascita di opere e iniziative apostoliche151, che si chiamano corporative in quanto lOpus Dei assume la responsabilit della formazione dottrinale e spirituale che vi viene imparti ta 152. Si tratta delle pi svariate attivit sportive, cultu rali, artistiche, educative o artigianali (ambulatori medi ci, scuole agrarie, enti per la formazione professionale, scuole, ecc.), che vengono svolte con finalit di servizio sociale. Sono tutte iniziative apostoliche, vivificate dallo spirito laicale dellOpus Dei. Lattivit professionale dei cittadini che vi lavorano pienamente laicale e si svolge nellambito delle leggi civili153. Il Fondatore ebbe ad affermare che il frutto maggio re del lavoro dellOpus Dei quello che ottengono i suoi membri personalmente, con lapostolato dellesempio e dellam icizia154. Tuttavia, egli si rendeva conto che ogni progetto apostolico di grande respiro richiede la cooperazione e il lavoro congiunto di molte persone. La prima opera corporativa era stata lAccademia DYA, nata per la formazione della giovent universitaria. Se guirono le Residenze universitarie, che si moltiplicarono rapidamente. Per lungo tempo, peraltro, egli accarezz lidea di creare una istituzione universitaria di alto livel lo. Sognava di mettere Cristo in cima alle attivit umane e preg intensamente per parecchi anni per avere locca sione di creare centri accademici in grado di contribuire a costruire una societ pi giusta155. Nel 1951 decise di porre le fondamenta di una Uni
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versit. Scelse come sede la citt di Pamplona e diede ad alcuni suoi figli spagnoli lincarico di fare il primo pas so: istituire lo Studio Generale di Navarra156. Partivano praticamente da zero. Nellaprile 1952 giunsero a Pam plona due docenti universitari, Jos Maria Albareda e Amadeo de Fuenmayor. Il Vescovo di Pamplona, mons. Delgado, li indirizz alle autorit locali, che li accolsero favorevolmente e promisero di studiare la possibilit di un aiuto economico. Mons. Delgado racconta che nei due docenti si palpava la fede viva e operativa del Pa dre e la fiducia in lui dei suoi figli157. Tre mesi dopo, in luglio, fu Ismael Snchez Bella, an chegli docente universitario, ad avviare materialmente la futura universit. Giunto a Pamplona, present la do manda di aiuto economico alla Diputacin Forai, lor gano di governo della Navarra, che godeva di grande autonomia amministrativa e finanziaria, la quale, il 14 agosto, si impegn a contribuire per due anni con un ammontare pari alla met della somma richiesta. Laiu to era del tutto insufficiente sia per avviare una Univer sit, sia, a maggior ragione, per assicurarne la sopravvi venza. M a san Josemaria disse di andare avanti e, dallottobre successivo, il suo sogno universitario co minci a divenire realt. Nella storia, la fondazione di una Universit ha sempre avuto alle spalle un grande mecenate, un Re o un Papa, che garantivano la dotazio ne patrimoniale, oppure uno Stato, che la inseriva nel proprio bilancio con i vari capitoli di spesa. Lo Studio Generale di Navarra nacque invece privo di qualsiasi dotazione patrimoniale. Francisco Ponz, uno dei primi Rettori delPUniversit, afferma che la straor dinaria fede soprannaturale del Padre, la sua fiduciosa speranza, limpeto dellamore di Dio che lo spingeva ad avviare lUniversit di Navarra e tutte le opere che in traprendeva ci contagiavano e impedivano qualsiasi in certezza di fronte a un progetto che a molti sembrava una pazzia 158. Ma la pazzia era comunque intessuta di
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prudenza e di buon senso: ai suoi figli impegnati in quellimpresa il Padre ricordava infatti che bisognava avere pazienza, dar tempo al tempo, poich le cose grandi nascono piccole e crescono lentamente. Anzi, era proprio questo il consiglio che dava: Cominciate a far la piccola, perch cos diventer un aquilotto e non un uccelletto allo spiedo159. Nacque piccola e si svilupp progressivamente. Nel lottobre 1952 cominci con la Scuola di Legge. I do centi erano otto e gli studenti una quarantina160. Dopo due anni il Fondatore sugger di studiare la creazione di una Scuola di Medicina. Il parere unanime delle persone interpellate fu di aspettare: mancavano le risorse econo miche, la sede, le apparecchiature e i servizi tecnici, per non parlare del corpo docente. Ci sarebbe voluta una lunga e costosa preparazione. Il Fondatore consider at tentamente il parere negativo, ma consigli di ristudiare il problema. Essi, forti della fede del Padre, decisero di cominciare: nellottobre 1954 ebbero inizio la Scuola di Medicina e la Scuola per Infermiere161. Lanno successi vo inizi la Scuola di Storia162. Nel 1958 fu la volta del listituto di Giornalismo e dello IESE, Instituto de Estudios Superiores de la Empresa (Istituto di Studi Superiori Imprenditoriali)163. Infine, con linaugurazio ne di quella che sarebbe stata la futura Facolt di Scien ze (1959) e con la nascita dellistituto di Diritto Canoni co, aggregato allUniversit Lateranense, lo Studio Generale di Navarra era ormai pronto a trasformarsi ufficialmente in una Universit164. In occasione dellerezione dellistituto di Diritto Ca nonico, fatta dalla Santa Sede nel 1959, il Fondatore volle presentare ai cardinali, arcivescovi e vescovi spa gnoli la nuova iniziativa accademica dello Studio Gene rale di Navarra. Da Londra, nellagosto 1959, scrisse a 15 vescovi nei seguenti termini: listituto di Diritto Ca nonico sar un grande servizio a Dio, contribuir effi cacemente a formare laici con le idee chiare sul Diritto
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pubblico della Chiesa e aiuter le diocesi a preparare sa cerdoti zelanti, in grado di lavorare nelle Curie vescovili o di insegnare nei Seminari165. Lo sviluppo dello Studio Generale induceva alcuni ve scovi a sperare che presto si trasformasse in una univer sit166. Da parte sua, il governo regionale desiderava il riconoscimento legale dei titoli rilasciati dallo Studio Generale e il Fondatore vide che lunica strada per otte nerlo era ricorrere allart. 31 del Concordato del 1953 tra la Santa Sede e il Governo spagnolo167. Il Cardinale Tardini, con il beneplacito di Giovanni XXIII, appoggi con entusiasmo il progetto di erigere lo Studio Generale di Navarra come universit della Chiesa. Il Fondatore avanz dunque la richiesta, bench avrebbe preferito il riconoscimento civile da parte dello Stato168. Il 3 aprile 1960 inoltr una istanza al Cardinale Pizzardo, chiedendo lerezione dello Studio Generale di Navarra in Universit, poich riuniva le condizioni ri chieste dalla Costituzione Apostolica Deus scientiarum Dominus e obbediva alle prescrizioni sul corpo docen te, residenze per studenti, ecc.169. Il 6 agosto 1960 la Santa Sede, con il Decreto Erudiendae, eresse lUniversit di Navarra e il 15 ottobre nomin mons. Escriv Gran Cancelliere170. Nella seconda met di ottobre del 1960 il Fondatore dovette partecipare a numerose cerimonie pubbliche, re ligiose o accademiche. Alcuni mesi prima il Nunzio in Spagna aveva chiesto e ottenuto che i sacerdoti dellO pus Dei si facessero carico della Basilica Pontificia di S. Michele, a Madrid171. Il 30 aprile 1960 il Padre era sta to designato membro numerario del Colegio de Aragn, alto consesso di eminenti Aragonesi, i cui talenti e civi che virt danno prestigio, al di fuori dei suoi confini, al la terra che li vide nascere 172. DallUniversit di Sara gozza doveva poi ricevere la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia173. Infine, doveva presenziare, a Pamplona, alla solenne cerimonia di erezione della nuova
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Universit e ricevere il titolo di Figlio adottivo di Pam plona, conferitogli il 5 ottobre I960174. Non c dubbio che dovette sconfiggere la sua naturale ripugnanza per poter partecipare alla lunga serie di festeggiamenti in suo onore. Part da Roma il 10 ottobre e pass alcuni giorni a Madrid. Erano ormai molti anni che faceva soltanto viaggi brevissimi in Spagna e cerano moltissimi fedeli dellOpus Dei che non lo avevano mai visto. Luned 17 ottobre celebr la Messa nellaffollatissima Basilica di S. Michele, rievocando, non senza commozione, l sua pri ma Messa a Madrid, che aveva celebrato proprio in quella Basilica nellaprile 1927. In quei giorni era letteralmente assalito dalle dimo strazioni di affetto. Non vi era abituato ed erano in con trasto con il suo proposito di nascondersi e scomparire. La vigilia della partenza per Saragozza scriveva ai mem bri del Consiglio Generale: Carissimi: Ges mi protegga questi figli! Tutto va molto bene, ma ho molta voglia di ritornare nel mio cantuccio175. Il 21 ottobre il Rettore dellUniversit di Saragozza, nel corso di una cerimonia accademica molto solenne, gli confer la laurea honoris causa. Il Padre tenne una le zione magistrale dal titolo Le orme dellAragona nella Chiesa universale, in cui non manc di ricordare il pe riodo di vita universitaria trascorso a Saragozza176. Dal la conclusione della cerimonia, e fino a quando si trat tenne in citt, una fila interminabile di persone, fra cui tanti amici e vecchi conoscenti, si rec al palazzo arcive scovile, dove mons. Casimiro Mordilo lo aveva costret to a rimanere. Giovani e meno giovani - afferma un te stimone -, tutti cercavano di avvicinarsi a nostro Padre per ottenere da lui una benedizione, un segno di croce tracciato in fronte, un bacio, una carezza, o anche sol tanto per sfiorare la sua tonaca 177. Pur mostrandosi grato delle dimostrazioni di affetto, sembrava profon
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damente immerso in altri pensieri, come se tutto ci non lo riguardasse. Che ne fu di tanti riconoscimenti? Lanel lo dottorale che gli era stato dato a Saragozza fin appe so a un orecchio di un asinelio di terracotta, esposto in una vetrina di Villa Tevere178. La permanenza a Saragozza fu breve e piena di ricor di: la giaculatoria Domina, ut siti, che aveva ripetuto tante volte, ogni giorno, nella basilica del Pilar; la sua prima e dolente Messa nella cappella della Vergine; la mato seminario di S. Carlo e le lunghe veglie in chiesa, sulla tribuna, da solo con il Santissimo; la cappella del palazzo arcivescovile, nella quale il Cardinale Soldevila gli aveva conferito la tonsura, che visit con emozio ne179. Quante gioie e quante sofferenze... Il 24 ottobre si rec a Pamplona. Il giorno successivo, per le strade della citt pavesate a festa, sfil un lungo corteo di docenti dello Studio Generale e di altre Univer sit spagnole, di autorit civili locali e regionali. Rag giunsero la cattedrale, dove lArcivescovo, mons. Delgado, celebr la Messa, presente un terzo dellepiscopato spagnolo. Nel salone gotico della cattedrale ebbe poi luogo la cerimonia di erezione: il Nunzio, mons. Antoniutti, lesse il Decreto che erigeva lo Studio Generale in Universit cattolica. Seguirono i discorsi del Vicepresi dente del Governo regionale e del Ministro della Giusti zia in rappresentanza del Capo dello Stato. Poi, il Gran Cancelliere pronunci un discorso di ringraziamento180. Nel pomeriggio si svolse la cerimonia per il conferimento del titolo di Figlio adottivo di Pamplona. Mons. Escriv spieg brevemente il ruolo dellUniversit: Vogliamo fare della Navarra un centro culturale di primordine al servizio della Chiesa, nostra Madre. Vo gliamo che qui si formino uomini dotti con un senso cri stiano della vita. Vogliamo che in questo ambiente, pro pizio per una serena riflessione, si coltivi la scienza fondata sui pi solidi princpi e che la sua luce illumini tutte le vie del sapere181.
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Nella sua concezione globale dellUniversit era cen trale lidea del servizio. L Universit al servizio del mon do il titolo del discorso che pronunci, durante la so lenne cerimonia accademica svoltasi la mattina in quello che oggi il Museo diocesano182. Il Padre guardava allintegrazione di tutti i saperi, dal la teologia alle scienze umane e sociali, dalle scienze del la natura a quelle tecniche, perch scopo della nuova Universit era promuovere la ricerca (...), istituire cor si specialistici (...), contribuire alla elaborazione di una sintesi della cultura che armonizzi (...) lunit della ve rit umana, illuminata e vivificata dalla fede cattoli ca 183. Josem ara Escriv aveva fondato lUniversit con unautentica ispirazione cristiana e dunque aperta a tutti, senza discriminazioni, libera e autonoma. Dalle sue aule dovevano uscire uomini e donne leali, amanti della verit: LUniversit - diceva nel 1974 - sa che la necessaria obiettivit scientifica rifiuta giustamente la neutralit ideologica, lambiguit, il conformismo, la vilt; lamo re per la verit impegna la vita e tutto il lavoro delluo mo di scienza e ne sostiene lonest di fronte alle diffi colt che si possono presentare184. Che cosa si aspettava il Fondatore da una cos com plessa impresa accademica? Successo, prestigio, effica cia? No, dallUniversit, cos come da tutte le opere cor porative, si attendeva frutti spirituali e apostolici. Misuro lefficacia di queste attivit - affermava - in base al grado di santit che raggiungono coloro che vi lavorano185. Gli obiettivi che si proponeva il Padre erano sempre soprannaturali, come esigeva il messaggio del 2 ottobre 1928: Dio chiama a santificarsi in mezzo al mondo me diante lesercizio della professione. Lo dimostra questo episodio. N ellottobre 1960 un membro dellOpera, preside della Facolt di Medicina dellUniversit di N a varra, gli espose i propri progetti sul lavoro universita
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rio. Il Padre gli chiese: Tu, che cosa sei venuto a fare a Pamplona?. Quegli gli rispose: Per collaborare alla nascita dellUniversit . Il Padre, con la rapidit che gli era caratteristica e alzando il tono di voce, gli disse con energia: Figlio mio, tu sei venuto qui per farti santo; se ci riesci, avrai vinto su tutta la linea186. LUniversit aveva iniziato un nuovo importante pe riodo della sua esistenza, ma bisognava affrontare un aspetto rilevante. Alcuni mesi prima dellerezione dellUniversit, lArcivescovo di Pamplona scriveva al Car dinale Pizzardo che il decreto di erezione il requisito preliminare perch, dopo opportuni negoziati tra i due poteri, quello ecclesiastico e quello civile, la nuova Uni versit possa conferire titoli accademici con pienezza di effetti civili 187. Gli opportuni negoziati che, in base al Concordato, avrebbero potuto facilmente e amichevol mente trovare sbocco in un Decreto Legge, furono inve ce oggetto di una complicata trattativa durata un anno e mezzo. Alla fine fu firmata una convenzione tra la Santa Sede e lo Stato spagnolo, che richiese il superamento di notevoli difficolt188. Gli ostacoli provennero da vari settori. In primo luo go da uomini politici legati al Movimento Nazionale, che avevano una concezione autoritaria dello Stato ed erano ostili alla libert dellinsegnamento universitario. Concezioni analoghe erano sostenute da professori uni versitari che si rifacevano a una certa tradizione liberale189. A un certo punto fu fatta addirittura circola re la voce che lOpus Dei aveva voluto lerezione dellU niversit di Navarra senza sentire prima il parere dei Ve scovi spagnoli190. Era invece chiaro a tutti, in primo luogo al Nunzio, che fin dallinizio era stata seguita la strada indicata e consigliata dalla Santa Sede. Nellaprile 1962 fu firmato laccordo fra lo Stato spa gnolo e la Santa Sede, ratificato il mese successivo da entrambe le parti. Il decreto del Ministero dellEducazione Nazionale, che riconosceva il valore legale dei ti
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toli rilasciati dallUniversit di Navarra, fu pubblicato P8 settembre 1962. Alcuni mesi prima, il Fondatore aveva ringraziato lallora Pro-Nunzio Apostolico, Cardinale Antoniutti, per laffettuosa sollecitudine e la santa fermezza con cui ha saputo portare avanti la vicenda. E aggiungeva: Non posso dimenticare le difficolt - alcune incom prensioni - che Vostra Eminenza ha dovuto superare; ma la gioia del felice risultato le ha ampiamente com pensate191. Il Fondatore si era dovuto impegnare a fondo, con tutta la santa fermezza del suo carattere e forte di ragio ni di giustizia e di buon senso, per abbattere una barrie ra di incredibile ostinazione e di pregiudizi, per sconfig gere gli antichi rancori politici di alcune autorit civili e della stampa di un regime autoritario. Nella lettera ad Antoniutti non entr nei dettagli, come invece si sentir libero di fare in una lettera a Paolo VI del 14 giugno 1964, quando ormai lorizzonte si era rasserenato: Di fronte alla resistenza da parte dello Stato a trarre le conseguenze legali (il riconoscimento civile) di un atto solenne della Chiesa (lerezione dellUniversit Cattoli ca), andai in Spagna e protestai dapprima con Franco e poi, uno dopo laltro, con tutti i Ministri. Gli unici due colloqui sgradevoli e pieni di tensione furono quelli con il Ministro Sols, Segretario della Falange e Capo dei Sindacati, e soprattutto con Castiella192. LUniversit aveva anche seri problemi di finanzia mento, non avendo un patrimonio proprio. Il numero delle Facolt e delle Scuole e i relativi costi crescevano di anno in anno. I contributi delle istituzioni locali e di quelle private ne coprivano solo il 30%. Per raccogliere fondi fu creata nel 1962 lAssociazione degli Amici del lUniversit di Navarra193. Far fronte ai problemi eco nomici fu una continua battaglia, combattuta anno do po anno, senza mai ricorrere allaiuto della Chiesa o della Gerarchia ecclesiastica. Eccellenza - aveva detto
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il Fondatore allArcivescovo di Pamplona - tutti i beni della diocesi e tutto quello che lei investir qui sar per i suoi sacerdoti. A noi non dia mai nulla: neppure lo sti pendio di una M essa194. * * * In quegli anni, mons. Gastone Mojaisky Perrelli, Dele gato Apostolico per lAfrica Orientale e Occidentale Britannica, rifletteva sullincerto futuro del continente africano. In pochi decenni, alla spartizione coloniale dellAfrica era seguita una brusca e precipitosa decolo nizzazione. Vi avevano contribuito diversi fattori, fra cui il pi importante era stato laffermazione dei princ pi di libert e democrazia anche per il terzo mondo, al termine della seconda guerra mondiale. Il nazionalismo africano aveva preso piede rapidamente, erano nati i partiti politici indigeni, frutto anche di una massiccia ri chiesta di partecipazione popolare alla vita politica e al lamministrazione della cosa pubblica. Nel 1960 pi di venti Stati avevano ottenuto lindipendenza. Mons. Mojaisky Perrelli valutava tutte le conseguenze del fervore libertario che invadeva il continente. La vita lit delle masse, a lungo represse dai regimi coloniali, poteva ovunque esplodere con violenza, rischiando di distruggere ogni istituzione sociale e di lasciare dietro di s il vuoto. Che cosa ne sarebbe stato del cattolicesimo in Africa e, in particolare, in Kenya? Il Paese era appena uscito dalla sanguinosa guerra dei Mau-Mau e lInghil terra ne stava preparando lindipendenza. Nelle nazioni vicine, gli eventi si succedevano rapidissimi, il mondo politico e quello culturale introducevano riforme e le istituzioni religiose, in qualche modo, facevano a gara per riuscire a radicarsi sul territorio. Anglicani e Protestanti non avevano perso tempo: Siamo stati preceduti nella Federazione Centro-Africa na (le due Rhodesie e il Nyassaland) - scrisse mons.
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Mojaisky Perrelli -, dove pochi mesi fa la Regina Madre inglese ha inaugurato una Universit. Lo stesso in Ugan da (il territorio pi cattolico della Delegazione Apostoli ca), dove gi in funzione il Makerere College. Non vo glio perdere lultimo round, 195. La lettera era indirizzata a mons. Escriv, che aveva conosciuto a Roma e per il quale nutriva la stima e la venerazione dovute a un santo: Mombasa, 26 ottobre 1957. Ill.mo e Venerato Monsignore, voglio avvalermi del lantica amicizia per chiederle una grande carit a favo re della Chiesa in queste terre. Lei conosce le necessit e le promesse delle Missioni in Africa. Siamo ora a un punto cruciale: il numero di cristiani, lincremento delle conversioni, il prossimo passaggio allautogoverno, ecc., fanno s che si stia giocando una partita di portata straordinaria per il futuro dellAfrica. Entro ventanni, e chiss poi per quanto tempo, sar ormai stabilito se il cattolicesimo sar la religione della maggioranza o comunque di maggiore influsso in que sta terra, oppure - Dio non voglia - se sar ridotto a... una delle tante sette cristiane. Quindi di enorme importanza fondare una Univer sit Cattolica: fosse anche solo una facolt o i primi cor si di una facolt. Arrivare prima degli altri essenziale (...) Veda dunque davanti a Dio se mi pu fornire quanto prima alcuni elementi in grado di creare a Nairobi, in Kenya, una facolt di Ingegneria Civile. Dovrebbero es sere di madrelingua inglese e il Direttore possibilmente originario della Gran Bretagna (Oxford o Cambridge). Devo aggiungere che Propaganda Fide ci aiuterebbe economicamente. La prego di rispondermi (positivamente) e veda se pu mandare qualcuno per studiare il progetto in loco. Cordialmente in Domino 196. Era difficile rispondere di no a una supplica cos sa
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cerdotale e cattolica, tanto simile a quella fatta anni pri ma da mons. Caggiano, Vescovo di Rosario, che aveva invocato i chiodi di Cristo . Il cuore del Padre batteva allunisono con quello di Cristo: avrebbe fatto qualsiasi cosa per il bene delle anime. Dopo averci pensato alla presenza di Dio, rispose: Roma, 4 novembre 1957. Cara Eccellenza, mi giunta la sua lettera del 26 otto bre e le voglio rispondere immediatamente. Non pu immaginare fino a che punto siamo ora im pegnati nel lavoro (...); non abbiamo neppure le perso ne che ora sarebbero necessarie, e sar cos almeno per qualche anno. Tuttavia, lappello di Vostra Eccellenza tanto sacer dotale che impossibile dire di no. Perci, come deside ra V.E., alla fine di gennaio verranno due miei figli inge gneri, di cui uno di madrelingua inglese, per vedere in loco con V.E. il modo pi rapido di iniziare questa atti vit. Dopo che essi avranno riferito al Consiglio Gene rale, cercheremo di mettere in atto con la maggior rapi dit possibile il progetto della Facolt di Ingegneria, che ci auguriamo sia la premessa per una Universit com pleta. Laiuto economico di Propaganda Fide sar veramen te necessario, perch siamo sovraccarichi di oneri a mo tivo delle numerose iniziative apostoliche che lOpus Dei ha iniziato contemporaneamente in diverse nazioni. Non dimentichi, Eccellenza, di ricordarci al Signore. Un affettuoso abbraccio dal suo aff.mo amico in Do mino, Josemaria Escriv197. Nellottobre del 1958, per incarico del Padre, Pedro Casciaro fece un viaggio in Kenya per rendersi conto del la situazione198. LInghilterra stava preparando lindipen denza del Kenya mediante un governo di transizione multirazziale. Il Fondatore accondiscese ai desideri della Santa Sede di fondarvi una Universit cattolica, purch il
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governo garantisse il rispetto della titolarit e dellauto nomia del centro accademico. Poich non fu possibile ot tenerle, si decise di modificare il progetto educativo, puntando a una scuola secondaria. N la Sacra Congre gazione, n mons. Mojaisky Perrelli, n lArcivescovo di Nairobi, mons. John Joseph McCarthy, erano in grado di indicare che cosa fosse meglio fare, anche perch il si stema educativo vigente (quello britannico) richiedeva due anni di corso intermedio tra la scuola secondaria e luniversit e in Kenya non esistevano i centri speciali per far compiere agli alunni questi due anni199, rendendo di fatto impossibile, agli studenti locali di ridotte disponibi lit economiche, di iscriversi alluniversit. Fu il Padre - testimonia Pedro Casciaro - a suggerire la creazione di un Istituto di Insegnamento Superiore e di una residenza per studenti. Lo Strathmore College, daccordo con lindole secolare dellOpus Dei, avrebbe dovuto soddisfare quattro criteri fondamentali: 1. Il College doveva essere interrazziale; 2. Doveva essere aperto ai non cattolici e ai non cristiani; 3. Il College non doveva essere riconosciuto come scuola missiona ria; 4. Gli alunni avrebbero pagato almeno una cifra simbolica, per evitare che sottovalutassero linsegna mento e che si risentissero200. Strathmore College fu inaugurato nel marzo 1961, mentre la Nazione era in piena transizione politica. Le elezioni legislative del 1961 aprirono al Kenya la strada allautonomia e allindipendenza, ottenuta nel 1963. Le autorit coloniali e locali dellepoca vedevano con mol to scetticismo il futuro di un college interrazziale, intertribale e interconfessionale. Era la prima esperienza di quel genere nellAfrica orientale e nessuno pensava che potesse durare a lungo. Fin dallinizio vi furono ammes si africani, bianchi e indiani, alunni di tutte le religioni e di diverse trib. Il Padre dett una sorta di principio guida per Strathmore: Non c che una razza, la razza dei figli di Dio201.
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Nello stesso periodo, le donne dellOpera, seguendo le indicazioni del Fondatore, aprirono Kianda College, la prima scuola di segretariato del Kenya. Era una vera promozione sociale della donna kenyota poich Kianda, cui erano ammesse alunne di qualsiasi condizione socia le, form per molti anni il personale necessario per gli organismi pubblici e le imprese private202. La pacifica convivenza, senza discriminazioni e pre giudizi, nonostante le diversit esistenti fra i gruppi reli giosi, etnici e tribali, che si venne a creare nei due colleges fu un fatto meraviglioso. Se non si fossero seguiti tali criteri, quando il Kenya raggiunse lindipendenza Stratbmore sarebbe scomparso o sarebbe stato espro priato203, afferma Pedro Casciaro.
il* * *

Una iniziativa di carattere corporativo non unatti vit religiosa o ecclesiastica e ufficialmente cattolica204. Ecco perch il Fondatore, in armonia con lo spirito dellOpus Dei, mise la condizione che Strathmore College non doveva essere riconosciuto come scuola missiona ria. I fedeli dellOpus Dei non sono religiosi, scriveva il Fondatore, e dunque non possono essere neppure mis sionari. Il nostro lavoro apostolico, che svolgiamo come una missione, identico nellultimo dei cosiddetti Paesi di missione e sulle strade asfaltate di Roma o di Londra, di Parigi, di Madrid, o di New York205. In che modo un laico pu compiere questa missione? Vivi la tua vita ordinaria, lavora dove gi sei, ademp i doveri del tuo stato e compi fino in fondo gli obblighi corrispondenti alla tua professione o mestiere, maturan do, migliorando ogni giorno. Sii leale, comprensivo con gli altri, esigente verso te stesso. Sii mortificato e allegro. Sar questo il tuo apostolato. E senza che tu ne com prenda il perch, data la tua pochezza, le persone del tuo ambiente ti cercheranno e converseranno con te in modo
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naturale, semplice, alluscita dal lavoro, in una riunione di famiglia, sullautobus, passeggiando, o non importa dove; parlerete delle inquietudini che si trovano nel cuo re di tutti, anche se a volte alcuni non vogliono renderse ne conto. Le capiranno meglio quando cominceranno per davvero a cercare Dio206. Il lievito apostolico la testimonianza cristiana della parola e dellesempio offerta nel rapporto quotidiano con i propri amici e colleghi di professione. Questo la voro costante, umile e silenzioso, sembra progredire len tamente, ma alla lunga molto efficace. Un giorno il Fondatore ricevette una lettera da un amico, il domenicano p. Silvestre Sancho, Rettore dellUniversit di S. Tommaso a Manila, il quale gli sugge riva che lOpera cominciasse a lavorare nelle Filippine. Il Padre gli rispose nel novembre 1956, spiegandogli i motivi per cui non poteva accedere alla richiesta: Carissimo padre Sancho, ho ricevuto la tua lettera, che ho veramente gradito, e per me sarebbe stata una grande gioia risponderti affermativamente. M a poco tempo fa ho ricevuto dalla Santa Sede lindicazione che il nostro Istituto si faccia carico di un territorio di mis sione, ed meglio aspettare, perch non so quante per sone dovranno andarci207. Alcuni mesi prima, infatti, il Segretario della Segrete ria di Stato, mons. Samor, aveva comunicato a mons. Escriv che Pio XII desiderava affidare allOpus Dei una delle Prelature nullius che sarebbero state erette in terri tori di missione. Mons. Samor si era poi recato perso nalmente dal Fondatore e gli aveva indicato, su una car tina del Per, i territori corrispondenti alle future Prelature, chiedendogli di scegliere quella che gli sem brava pi adatta per lOpera. Ma il Padre non volle sce gliere e disse che preferiva che scegliessero prima le altre istituzioni interpellate; lOpus Dei avrebbe accettato il territorio rimasto. In seguito si seppe che sarebbe tocca ta allOpus Dei la Prelatura nullius di Yauyos208.
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Questa disponibilit, veramente cattolica, era stata sempre presente nella sua anima, e aveva caratterizzato tutta la sua vita. Desiderava che gli slanci di apostolato suoi e dei suoi figli non restassero sulla carta. Cos trat teggiava lo zelo di un uomo apostolico: Comincia da ci che alla sua portata, cio il lavoro ordinario di ogni giorno, e a poco a poco estende in cerchi concentri ci il suo anelito di messe: in seno alla famiglia, nel luogo di lavoro, nella societ civile, in una cattedra universita ri, nellassemblea politica, fra tutti i suoi concittadini di qualsiasi condizione sociale; arriva fino alle relazioni tra i popoli, abbraccia nel suo amore razze, continenti, ci vilt diversissime209. Questi profondi sentimenti trovano eco, fra mille al tre occasioni, negli auguri di Natale che invi ai suoi fi gli e alle sue figlie nel 1956. Chiedeva copiose grazie al divino Bambino affinch il nuovo anno - con la vostra fedelt, che felicit - si colmi di vocazioni e di opere apostoliche, di carit, a tutte le latitudini della terra210. Eppure, nonostante il fervore apostolico di tanti nuovi Paesi nei quali lOpera era gi arrivata, il Padre non era soddisfatto, vedendo quanto ancora restava da fare. La sua grandezza danimo e la sua generosit superavano di molto le sue possibilit. Aveva davanti un mare senza sponde. Per il momento dovette accantonare i progetti sul Belgio per cominciare in Brasile e in Canada211, ri nunciare alle Filippine finch non fosse avviata la Prela tura in Per. Una Costituzione Apostolica, del 12 aprile 1957, eres se una Prelatura nullius, affidata allOpus Dei. Era costi tuita dai territori delle province di Huarochir e Yauyos, staccati dalla diocesi di Lima. Il primo Prelato sarebbe stato mons. Ignacio Orbegozo, dellOpus Dei212. Cinque anni dopo, il Cardinale Landzuri, Arcivescovo di Lima, e il Prelato di Yauyos chiesero di comune accordo alla Santa Sede una modifica dei limiti della circoscrizione ecclesiastica e fu cos aggregato alla Prelatura il territorio
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della provincia civile di Canete213. La Prelatura raggiun se i 15.000 chilometri quadrati di estensione, con una popolazione di circa 165.000 abitanti. Mons. Orbegozo lo descrisse come un territorio poverissimo e isolato per mancanza di strade. Situato fra i tremila e i seimila metri sul livello del mare e carente di tutto, con pi di novanta chiese semidistrutte e in stato di abbandono, dopo venti cinque anni senza sacerdoti214. Fin dallinizio il Prelato pot contare su diversi sacer doti diocesani soci della Societ Sacerdotale della Santa Croce, ai quali i rispettivi Vescovi avevano dato il per messo di trasferirsi nella Prelatura. Dedicarono mesi a perlustrare il territorio, a visitare paesi e villaggi misera bili sperduti fra le montagne o disseminati sullaltipia no. Dovettero cavalcare su mulattiere sospese tra il cielo e labisso, cos strette che ogni passo falso li metteva a rischio di precipitare. Amministravano i sacramenti: battesimo, matrimonio, unzione degli infermi. Ripara vano chiese diroccate. Confessavano e celebravano Messa. Non tutta la popolazione capiva il castigliano, perch molti parlavano quechua, ma ci non era di ostacolo per predicare e consolare i fedeli. Gli inizi furo no particolarmente duri. Il Padre a Roma era sempre at tento, in attesa di notizie. Da Parigi, nel gennaio 1958, scrisse loro alcune bellissime parole: Parigi, 30 gennaio 1958. Carissimi Ignazio e tutti, Ges mi protegga i miei figli di Yauyos. Quanto desiderio avevo di scrivervi! Ma vi hanno gi detto che tra malattie e lavoro improrogabile mi stato praticamente impossibile. Vi sono particolarmente vici no: prego e faccio pregare per voi, vi faccio compagnia e sono orgoglioso di voi. So bene come faticoso dissodare: stiamo cercando di far s che quanto prima vengano altri vostri fratelli, per ch arriviate a essere venti pi il Prelato. Ci impegnere mo per davvero e sono sicuro che ce la faremo.
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Siate uomini dorazione, compitemi le Norme. Siate sempre allegri e ottimisti. Mangiate, dormite, abbiate cura gli uni degli altri, obbedendo con spirito sopranna turale al vostro Prelato. Siate sinceri, vivete la pratica benedetta della correzione fraterna. E non dimenticate che questo povero peccatore, che vostro Padre, vi pre senta tutti i giorni al Signore e alla nostra Santissima Madre Maria come le primizie del lavoro missionario, che faremo anche a Nairobi e a Osaka. Un mare di Amore senza sponde! Con tutta lanima vi benedice, vi abbraccia e vi vuol bene vostro Padre. Mariano215. Uno dei primi sacerdoti che si erano recati a Yauyos, dopo diversi anni di lavoro apostolico testimonia che il Padre si preoccup cos tanto di quella particella della Chiesa, che sembrava non avesse nulla di pi importan te cui badare216. Vegliava su di loro con la sua preghie ra, li aiutava con i suoi consigli, apriva loro la strada con le sue iniziative pastorali e li proteggeva con il suo affetto e la sua tenerezza di Padre: Vi ho sempre presenti nella mia orazione e desidero aiutarvi a vincere nelle mille piccole cose eroiche che non mancano mai ai figli di Dio nella sua Opera217. Nelle notti di insonnia, il Padre volava con limmagi nazione al loro fianco. Camminava con loro su e gi per i monti, partecipava alle loro fatiche... Ges mi protegga questi figli di Yauyos. Carissimo Ignacio, la tua lettera per il 2 ottobre mi ha arrecato tanta gioia. Vi seguo sempre - vi faccio compa gnia - nel vostro lavoro sacerdotale, negli episodi che rac contate, che mi fanno invidia, nella vostra apparente soli tudine. Quanto prego per voi! (...). Quanto mi piacerebbe vedervi con calma e chiacchierare con tutti e con ciascuno di voi! Spero che il Signore mi regali quanto prima questa gioia: anchio ho cuore e polmoni per Yauyos218. Aveva un grande desiderio di vedere fiorire nella dura terra delle Ande la speranza di giovani vocazioni, che in
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II

futuro dessero continuit al lavoro dei sacerdoti venuti dallEuropa. A tal fine era necessario aprire un semina rio, vivaio di futuri sacerdoti, nella Prelatura di Yauyos. Se si fossero impegnati a raggiungere questo obiettivo, entro una ventina danni ci sarebbero potute essere le prime ordinazioni. Ogni volta che arriva una tua lettera - scriveva a mons. Orbegozo - la leggo e la rileggo, perch le vostre notizie mi riempiono di gioia. Si stanno adattando al lambiente i miei figli che sono arrivati da poco? Prego per voi ogni giorno, soprattutto per i bambini che state preparando: sogno gi le vocazioni sacerdotali della Prelatura di Yauyos, che matureranno fra i piccoli indios. Forse non sar un lavoro facile, ma molto importante e sar molto fecondo per lavvenire religioso di quelle terre. Riposate il necessario? Non tralasciate di dormire e di mangiare normalmente: fare altrimenti non pu produrre nulla di buono, neppure sul piano spirituale. Compitemi le Norme e siate sempre allegri, contenti; non sentitevi mai soli, perch - consummati in unum! siamo tutti, con il cuore e con le nostre preghiere, a Yauyos219. Il Prelato di Yauyos testimonia che accadde proprio cos, perch, dopo poco pi di venticinque anni, quella terra tanto amata dal Fondatore e tanto presente nel suo cuore e nella sua preghiera di ogni giorno un territorio ecclesiastico con una struttura invidiabile. Ha un Semi nario maggiore e venti sacerdoti indigeni. E opere di apostolato di prima qualit: una stazione radio, scuole elementari, scuole agricole, un istituto magistrale, corsi di formazione professionale e, soprattutto, un alto livel lo di vita cristiana tra i fedeli220.

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NOTE AL CAPITOLO XX

1 Cfr Lettera 16-VI-1960, n. 1. Mons. Juan Hervs Benet racconta che, nel gennaio 1945, mentre metteva a parte don Josemaria delle impressioni ri cavate da un viaggio a Cuba e negli Stati Uniti, si rese conto che estende re il suo lavoro a quelli e a molti altri Paesi era una meta prevista da sem pre, perch lOpera era nata universale (...). Da quello che mi diceva e, soprattutto, da come lo diceva, ho capito che quella espansione gli ardeva dentro da molto tempo, perch in don Josemaria lOpus Dei era come un fuoco di zelo che lo bruciava (in Un santo per amico, op. cit., p. 163). 2 Javier Echevarria, Sum. 2229. 3 Lettera a Maria Elina Gainza Ortega, in EF-561203-1. Il Fondatore dice va spesso che lespansione dellOpera era stata fatta a Roma e da Roma (cfr lvaro del Portillo, Sum. 632). 4 Lettera 7-X-1950, n. 53. 5 AGP, POI 1975, p. 1554. 6 Lettera 16-VI-1960, n. 5. 7 Ibidem. 8 Ibidem. 9 Ibidem, n. 6. 10 Ibidem, nn. 10 e 11. 11 Lettera 14-IX-1951, n. 2. 12 Ibidem, n. 3. 13 Racconta Mercedes Morado che il Padre diceva spesso che dovevamo andare in fretta, al passo di Dio e che spettava a lui, eventualmente, fre narci e agire con prudenza (RHF, T-07902, p. 95). Cfr Juan Hervs Benet, in Un santo per amico, op. cit., p. 163. 14 Lettera 16-VI-l 960, n. 6. 15 Ibidem, n. 12. 1 6Ibidem. 17 Un fedele dellOpera, arrivato a Roma nellottobre 1959, racconta che il Padre, pochi giorni dopo, invit lui e altri alunni del Collegio Romano a visitare gli oratori di Villa Tevere. Giunti nella Sacrestia Maggiore disse:

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Ora vi sveler il segreto dellOpus Dei. Sorridendo per le nostre espres sioni stupite, entr nellOratorio del Consiglio, si inginocchi davanti al tabernacolo e lesse una frase degli Atti degli Apostoli scritta sulla porta di un armadio biblioteca: Erant omnes perseverantes unanimiter in oratione; ecco, ci disse, questo lunico segreto dellOpus Dei: la preghiera, causa della nostra efficacia (Alfonso de Crdenas Rosales, RHF, T-06503, p. 4). 18 Ci furono nazioni in cui per i primi mesi, o anni, i fedeli dellOpera che vi si erano trasferiti non superarono il numero di tre o quattro. 19 Lettera 16-VI-1960, n. 18. 20 Ibidem, n. 13. Le risorse spirituali erano certamente il miglior bagaglio di cui dotarsi. Un giorno dellestate del 1962 il Padre era in Inghilterra, at torniato da un gruppo di studenti di Manchester, uno dei quali gli chiese un suo ricordo da conservare nella Residenza Greygarth, di Manchester, perch del Padre non abbiamo nulla . S invece - fu la risposta -, avete il mio spirito e l c tutto. quanto di meglio vi possa dare (AGP, POI XI1962, p. 76). 21 Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678, p. 15. Il Padre non mancava n di fe de n di generosit. Nel 1960, egli chiese a Olga Marlin, una numeraria ir landese, di stabilirsi a Nairobi, consigliandole di pensarci in piena libert e di fargli sapere che cosa aveva deciso. Olga fu impressionata dalla fede del Padre. In Irlanda le donne dellOpera erano ancora poche e alcune di loro stavano per trasferirsi in Kenia e in Giappone. Disse alla Direttrice che il Padre aveva una grande fede per pensare che sarebbero venute altre a pren dere il loro posto. Fede? - le rispose - La fede del Padre sta nel chiedere a ragazze giovani come te di cominciare lOpus Dei in un nuovo continen te! (RHF, T-08425, p. 1). 22 Nota dattiloscritta del Fondatore delVOpus Dei, con indicazioni per l'i nizio del lavoro apostolico in diverse citt d3 Italia (1-1948), in RHF, D15731. 23 Cfr Lettere ai suoi figli negli Stati Uniti, in EF-490706-2; Lettera ad Adolfo Rodriguez Vidal, in Cile, in EF-500901-11, al quale scrisse: Penso che, per riuscire a fare le cose che ti proponi, per la data che indichi ti oc corrono un gruppo di ragazzi e lamministrazione. Allora s che potreste fare un buon lavoro. Ma perch vengano le ragazze indispensabile che la casa abbia: 1) un altro ingresso, ecc... (seguono altre sette condizioni). 24 Mercedes Morado, RHF, T-07902, p. 106. Mercedes Morado fece parte dellAssessorato Regionale della Spagna dal 1952 al 1956 e dellAssessora to Centrale dal 1956 al 1973. Circa gli inizi dellapostolato delle donne dellOpera in alcuni Paesi riferisce: Nel mese di ottobre del 1956 un grup po di numerarie part per la Germania. Gli uomini dellOpera vi si erano stabiliti gi da alcuni anni, ma noi non ci andammo finch non fu pronto un edificio adatto a cominciare una attivit corporativa: una residenza per studentesse. Lanno successivo si inizi a Marilia, una cittadina del Brasile. Anche in quel caso, il gruppo che vi si trasfer, formato da persone di diverse nazio nalit, tra cui alcune portoghesi, che conoscevano gi la lingua, si mise in viaggio solo quando la casa fu pronta. Arrivarono il 20 settembre 1957 e,

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come mi ha raccontato Amparo Bollain, che era a capo del gruppo, trova rono la casa pulita e la tavola preparata per la prima colazione; cerano an che fiori in diverse stanze. Alcune signore, che avevano conosciuto lOpera grazie al lavoro dei sacerdoti, portarono loro il pranzo e la cena per il pri mo giorno. Allinizio del lavoro in Uruguay, a Montevideo, accadde lo stesso: le nume rarie che ci andarono trovarono la casa con tutto loccorrente per i primi giorni. Anche l iniziammo presto una Scuola Alberghiera (ibidem). Talvolta il Fondatore decise di fare diversamente e, in via eccezionale, le donne avviarono una specifica iniziativa apostolica, mentre le persone che si sarebbero occupate dellAmministrazione dei Centri arrivarono in segui to. Cfr Lettere ai suoi figli in Argentina, in EF-520211-1, e in Uruguay, in EF-570502-4. 25 Lettera alle sue figlie dellAssessorato Centrale, in EF-480205-1. 26 Lettera, in EF-500305-1. 27 Lettera alle sue figlie negli Stati Uniti, in EF-500531-1. 28 Lettera ai suoi figli in Colombia, in EF-520722-1. 29 Lettera a Teodoro Ruiz, Consigliere della Colombia, in EF-520814-4. Cfr Lettere a Xavier de Ayala, Consigliere del Portogallo, in EF-540302-3 e EF-540420-2. 30 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-510608-1. 31 Lettera ad Amadeo de Fuenmayor, in EF-520911-1. 32 Lorigine di questo punto di Cammino (n. 470) narrata da Jos Maria Gonzlez Barredo (RHF, T-04202, p. 5) che una volta accompagn il Pa dre a far visita a un amico ammalato, Manuel Valds Ruiz. Dopo che il Pa dre gli ebbe illustrato il lavoro apostolico dellOpera, il malato, che era afono, scrisse su un pezzo di carta: Ma... e i mezzi? . 33 Pedro Casciaro, Sum. 6347. 34 Luis Snchez-Moreno, Sum. 6427. Quando mandava i suoi figli in altri Paesi, conferma Juan Larrea, non dava loro denaro, ma solo una benedi zione (Sum. 6025). Lespansione inizi negli anni cinquanta, quando era senza denaro e pieno di debiti. Quando partivano per terre lontane, il Fon datore li accomiatava dicendo: Figli miei, mi duole di non potervi dare un aiuto materiale, ma vi do quanto ho di meglio: una croce, unimmagine della Santissima Vergine e la mia benedizione di Padre (Csar OrtizEchagiie, PM, f. 988v). Le piccole croci che egli consegnava in queste occa sioni erano fatte con il legno delle travi delledicola mariana di Molino viejo. Venivano conservate, in segno di unit, nelle sedi delle Commissioni regionali dei vari Paesi. A Molinoviejo, il 24 settembre 1947, i membri pi anziani dellOpera si erano impegnati a vegliare affinch non venisse mai meno lunit morale, spirituale e giuridica dellOpus Dei. 35 Lettera, in EF-500620-7. 36 Lettera, in EF-640408-1. 37 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-500313-3. 38 Lettera alle sue figlie negli Stati Uniti, in EF-500923-2. 39 Cfr Lettere alle sue figlie in Messico, in EF-500620-7, EF-500901-8, EF500923-6; ai suoi figli in Inghilterra, in EF-500923-4.

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40 Cfr Lettera a Pedro Casciaro, in EF-520714-1. 41 Lettera, in EF-521117-1. Nelle sue lettere agli ammalati usava sempre un tono particolarmente affettuoso e familiare: Ho saputo, tempo fa, che ti avevano operato di appendicite e che, grazie a Dio, tutto era andato be ne. Non farci altri scherzi di questo genere, birbante. Stai bene sul serio? (Lettera a Jos Montans Moreno, in EF-580420-1). 42 Cfr Lettera a tutti i suoi figli, in EF-661220-1. 43 Lettera alle sue figlie negli Stati Uniti, in EF-500620-2. 44 Lettera alle sue figlie di Napoli, in EF-531118-1. 45 Lettera a Joaqum Madoz Montoya, in EF-50502-2. 46 Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-570720-1. 47 Lettera alle sue figlie in Irlanda, in EF-610214-1. Dovunque, prima o poi, nascevano piccole difficolt. Il Padre dava sempre consigli, umani e soprannaturali, di buon senso: Mettete in atto i mezzi spirituali e umani e aspettate serenamente. Anchio ci sono passato (Lettera a Juan Bautista Torello, in EF-661020-1). 4 8Lettera 16-VI-1960, n. 25. 49 Lettera a Hector Raynal Garcia, in EF-650323-4. 50 Lettera a Richard Rieman, in EF-500901-10; cfr pure Javier Echevarria, Sum. 2227. 51 Lettera 16-VI-1960, n. 24. 52 Lettera, in EF-640314-1. 53 Lettera 16-VI-1960, n. 19. 54 Lettera a Odn Moles, in EF-570502-3. Ai suoi figli in Cile, tra i quali cerano alcuni spagnoli, scrisse: Cercate di essere dei buoni spagnoli, ma non dovete dare alla vostra attivit unimpronta filo spagnola, di tipo poli tico: siete l per essere apostoli e far radicare lOpera (Lettera, in EF520814-3). 55 Anche a me piacerebbe venire nella vostra terra, scriveva a Dick Rie man, da cui mi aspetto tanti frutti per la gloria di Dio, ma in assenza di un motivo valido - prima o poi ci sar - non posso fare un viaggio che non si accorda con la povert (Lettera, in EF-610703-1). 56 Lettera a Juan Bautista Torello, in EF-640505-1. 57 Mons. lvaro del Portillo spiega: Ho udito molte volte il Fondatore parlare della preistoria del lavoro in un determinato Paese. Ci significa che, molto prima che si stabilisse il primo Centro dellOpera in una Nazio ne, nostro Padre - ne sono stato testimone - aveva fertilizzato il terreno con preghiere e mortificazioni; aveva percorso le citt, pregato nelle chiese, preso contatti con la Gerarchia, visitato tanti tabernacoli e santuari maria ni, affinch, a suo tempo, le sue figlie e i suoi figli trovassero il terreno gi dissodato. Dissodato e seminato, perch, come era solito dire, aveva lan ciato a piene mani, per le vie e per le strade, il seme delle sue avemarie, del le canzoni sullamore umano che trasformava in orazione, delle sue giacu latorie, della sua penitenza lieta e piena di speranza (Instrumento de Dios, p. 36, in En memoria de Mons. Josemaria Escriv, Pamplona 1976). Cfr pure lvaro del Portillo, Sum. 632. 58 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 638.

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59 Lettera, in EF-491125-3; cfr anche Lettera ai suoi figli in Portogallo, da Milano, in EF-491125-4. 60 Cfr Lettera al Cardinale Michael Faulhaber, in EF-500413-1. 61 Cfr Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-520904-1; Rolf Thomas, Sum. 7689. Alfonso Par, che fu Consigliere della Germania, racconta un episo dio emblematico della povert di tutta lOpera: Dalla Germania voleva mo cooperare ad alleviare lonere dei lavori di Villa Tevere. Ogni volta che mi recavo a Roma, Fernando Inciarte mi dava qualche marco. A Roma li davo a don lvaro con molta vergogna, perch si trattava di cifre ridicole, 50 o 100 marchi. Il Padre non dimentic mai di ringraziarci. Qualche vol ta, alla presenza degli alunni del Collegio Romano, accenn ai nostri pic coli aiuti. Io mi vergognavo molto, poich avremmo voluto aiutare molto di pi, ma allora in Germania eravamo agli inizi e potevamo fare ben po co (T-04264, p. 72). 62 Lettera ai suoi figli in Germania, in EF-540601-14; cfr pure Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-540817-9. 63 Da St. Gallen scriveva: Quanto lavoro ci attende in Svizzera! Stiamo se minando avemarie su tutte le sue strade, sicuri che i miei figli cominceran no presto il loro lavoro in questa Nazione, che ha una posizione tanto stra tegica, da tutti i punti di vista, compreso quello apostolico (Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-550430-1). 64 Cfr Alfonso Par Balcells, RHF, T-04264. 65 AGP, Sezione Espansione apostolica, Germania, II/I. 66 Cfr Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-550105-3. - San Josemaria usava spesso il verbo patear, letteralmente calpestare (co s stato tradotto) o percorrere a piedi, per descrivere le sue camminate in una citt nuova, per conoscerla, preparare o consolidarvi il lavoro del lOpus Dei; era quasi una simbolica presa di possesso, durante la quale pregava intensamente per i suoi abitanti (NdC). 67 Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-550415-11. 68 II Trattato fu firmato in maggio ed entr in vigore alla fine di luglio. 69 AGP, Sezione Espansione apostolica, Germania, II/I; Alfonso Par Balcel ls, RHF, T-04264. Il diario del Centro registra lo storico evento: Ora sia mo un piccolo seme, un piccolo chicco di grano^Ma gi spunta un germo glio, siamo gi storia (Diario di Althaus, Bonn, 30-XI-1955, in AGP, Sez. N, 3 leg. 0001-27). 70 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Vienna, in EF-551204-2. 71 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Locamo, in EF-551209-1; cfr Joaqum Alonso, Sum. 4678. Da quanto mi ha raccontato in pi di unoccasione - testimonia il Cardinale Franz Knig, Arcivescovo emerito di Vienna - si trattenne a pregare davanti allimmagine miracolosa di Ma ria Ptsch e l si impresse nella sua memoria una sorta di ispirazione. Del tutto spontaneamente, egli preg: Marias Stella Orientis, ora pr nobis (Sum. 5254). 72 Cfr AGP, POI XII-1955, p. 17. 73 Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-561020-5. 74 Cfr Carmen Mouriz Garda, RHF, T-05437, p. 50.

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75 Lettera, da St. Gallen, in EF-580924-1. 76 Lettera, da St. Gallen, in EF-5 80924-3. 77 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 837. Si rec in pellegrinaggio ad Ars nel 1953 e poi nel 1956, 1958, 1959 e 1960. 78 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 630; Javier Echevarra, Sum. 2220; AGP, P06, IV, p. 25. 79 Cfr AGP, POI 1979, p. 943. 80 AGP, POI 1970, p. 20. 81 II Padre ebbe a dire: Vienna lunica capitale dove ho visto un monu mento alla Santissima Trinit (AGP, POI 1981, p. 823). 82 AGP, P04 1974, II, p. 525. 83 Lettera a Juan Antonio Galarraga in EF-500220-2. 84 Lettera i suoi figli in Inghilterra, in EF-500124-3. 85 Cfr Lettera alle sue figlie in Inghilterra, in EF-520706-1. Cfr anche Juan Antonio Galarraga, RHF, T-04382, p. 3. 86 Lettera a Juan Antonio Galarraga, in EF-540405-6. 87 Cfr Diario di Netherhall House, Londra, 4 e 5-VIII-1958, in AGP, Sez. N, 3 leg. 0285-29. Il giorno dellarrivo a Londra, disse a coloro che lo ac compagnavano che sarebbe stato opportuno cominciare a lavorare nellUniversit di Oxford (cfr Juan Antonio Galarraga, RHF, T-04382, p. 7). 88 Lettera, da Londra, in EF-580800-3 una grande bella cosa, in italia no nel testo (NdC). 89 Cfr lvaro del Portillo, PR, p. 1506; Javier Echevarra, Sum. 2782. 90 Meditazione, 2-XI-1958, citata da lvaro del Portillo in Sum. 1642. 91 Cfr Juan Antonio Galarraga, RHF, T-04382, p. 9. 92 Lettera, da Londra, in EF-580813-1. 93 Ci fu almeno uneccezione, qualche giorno dopo larrivo. Mentre stava passeggiando nella City, vestito con il clergyman, un tizio con uno strano turbante e abiti dai colori scialbi si ferm a guardarlo con curiosit. Che co sha da guardare? vestito in modo pi strano di noi, disse il Padre agli al tri che stavano con lui (cfr Juan Antonio Galarraga, RHF, T-04382, p. 11). 94 AGP, POI 1982, p. 757. 95 Cfr AGP, Sezione Espansione apostolica, Irlanda, II/2; lvaro del Portil lo, Sum. 850. 96 Lettera a Teodoro Ruiz, da Londra, in EF-580904-3. 97 Cfr Lettera a mons. Benjamin de Arriba y Castro, da Londra, in EF590809-1. 98 Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, da Londra, in EF-590814-1. 99 Lettera ai suoi figli in Spagna, da Londra, in EF-590825-2. 100 Competeva a mons. Eijo, nella cui diocesi si doveva svolgere lordina zione, concedere la dispensa dagli interstizi, cio dagli intervalli canonici che dovevano intercorrere fra il suddiaconato, il diaconato e il presbitera to. I novelli sacerdoti erano venticinque. 101 II Vescovo incaric lo stesso don Josemara di comunicare per iscritto a mons. Garcia Lahiguera la concessione della dispensa dagli interstizi (cfr Lettera a Jos Maria Garcia Lahiguera, da Santiago di Compostella, in EF610725-1).

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102 Nel 1980 fu mons. del Portillo, il successore di san Josemaria, a recarsi in Inghilterra e in Irlanda. Nel corso di varie riunioni incoraggi i fedeli e i cooperatori delPOpus Dei a portare a compimento le mete indicate dal Fondatore poich, malgrado tanto lavoro fatto, stavano ancora rompendo il guscio, come fanno i pulcini quando spuntano dalluovo. Ebbe anche un incontro con un migliaio di persone nella University College School, nel corso del quale ricord loro che dovevano concludere ci che ventanni prima san Josemaria aveva avviato. 103 AGP, P06, II, p. 225. 104 Alfonso Par Balcells, RHF, T-04264. 105 Lettera a Pedro Casciaro, in EF-530709-1. 106 Cfr Lettera ai suoi figli del Consiglio Generale, in EF-490728-1. Fin ch il Signore vorr lasciarti sulla terra, per te morire sarebbe una vigliac cheria. Vivere, vivere e patire e lavorare per Amore: questo il tuo compi to (Forgia , n. 1037); Penso che sia una comodit il morire presto, perch dobbiamo desiderare di lavorare molti anni per Lui e, con Lui, al servizio degli altri (ibidem, n. 1039). Per lepisodio di Burgos, cfr voi. II, cap. XI, 3. 107 Parole del Fondatore, del 29-XII-1970. Cfr pure lvaro del Portillo, Instrumento de Dios, op. cit., p. 40. 108 Lettera, in EF-590324-1. 109 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 599. Nel decennio successivo tocc al Pa raguay (1962), allAustralia (1963), alle Filippine (1964), alla Nigeria e al Belgio (1965), al Portorico (1969). 110 Lettera 16-VI-1960, n. 1. 111 Mons. lvaro del Portillo riferisce che Antonio Caggiano, Vescovo di Rosario in Argentina e futuro Cardinale, chiese una volta al Padre di invia re i fedeli dellOpus Dei nella sua diocesi: Glielo chiedo per i chiodi di Cristo, gli disse. E il Fondatore gli rispose: cos sacerdotale la richiesta di Vostra Eccellenza, che far tutto il possibile per esaudirla, anche se in questo momento non abbiamo n i mezzi n le persone (Sum. 1180). Per gli inizi a Bogot, nel 1951, e lofferta dellArcivescovo Crisanto Luque Snchez, cfr la corrispondenza con mons. Antonio Samor, Nunzio in Co lombia: Lettera al Fondatore, 22-V-1951, in AGP, Sezione Espansione apo stolica,> Colombia, 1/1, 1; risposta del Fondatore, in EF-510601-1. Nel 1952, il Nunzio Apostolico in Venezuela, Mons. Armando Lombardi, aspettava larrivo di alcuni membri dellOpus Dei a Caracas (cfr Lettera al Fondatore del 26-1-1952, in AGP, Sezione Espansione apostolica, Venezue la, I/l, 1). Talvolta, cedendo alle insistenze di qualche Vescovo, il Fondato re dovette promettere linvio di membri dellOpera in diocesi molto lonta ne, come accadde, per esempio, con mons. Hugo Bressane de Araujo, Arcivescovo di Marilia, in Brasile (cfr Lettere, in EF-560921-1, EF561120-1, EF-570211-1, ecc.), o con il Cardinale Paul mile Lger, di Montreal, che voleva che la sua diocesi fosse la prima del Canada ad acco gliere lOpus Dei (cfr Jos Luis Muzquiz, PM, f. 369v). 112 Cfr Ernesto Julia, Sum. 4120. 113 Lettera 16-VI-1960, n. 1.

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114 Solco, n.l. 115 Cfr Teresa Acerbis, PR, p. 1932. 116 Cfr AGP, Sezione Espansione apostolica, Giappone, 1/1, 1. Mons. Paul Yoshigoro Taguchi era Vescovo di Osaka e Amministratore Apostolico del la Prefettura Apostolica di Shikoku dal 1941; nel 1969 divenne Arcivesco vo e nel 1973 Cardinale. 117 II Fondatore gi nel 1930 aveva scritto: Missioni. Non si pu essere cristiani senza che il cuore insegua questo apostolato (...) Se io non sapessi che il Signore mi vuole per la sua Opera, mi preparerei subito, imparando la lingua, per andare missionario in Giappone, non appena fossi libero dai miei obblighi famigliari {Appunti, n. 102, del 3-XI-l930). Lapostolato fra gli stranieri ora viene molto trascurato. Quando vedo quei gruppi cji ci nesi, che stanno in tutti gli angoli di Madrid a vendere ninnoli, mi si spezza il cuore! {ibidem, n. 97, del 25-X-1930). I fedeli dellOpus Di che vivono in terre di missione svolgono il loro servizio alla Chiesa e^dle anime col proprio lavoro professionale, come gli altri cittadini. Dunque non sono missionari. 118 Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678/1, p. 32; cfr anche lvaro del Portil lo, Sum. 631. 119 Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-580300-3. 120 Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678/1, p. 47. Il 1 maggio 1958 Jos Luis Muzquiz, per incarico del Padre, si rec a Nagasaki, per baciare la terra dei martiri giapponesi (cfr ibidem, p. 647). 121 Cfr Lettera a Jos Luis Muzquiz, in EF-5 80500-1. 122 AGP, Sezione Espansione apostolica, Giappone 1/1,1. 123 Cfr Lettera a Jos Ramon Madurga, in EF-5 81100-3. 124 Cfr Lettera a Jos Ramon Madurga e Fernando Acaso Gmez, in EF590500-1. 125 Lettera ai suoi figli in Giappone, in EF-591000-1. 126 Olga Marlin, RHF, T-08425, p. 1. 127 Ibidem. Cfr Teresa Acerbis, PR, p. 1904. Con molto senso soprannatu rale, il Fondatore spiegava ai suoi figli che il lavoro apostolico che svolge vano lontano dal proprio Paese dorigine era un lavoro di tutta lOpera, cui partecipava anche chi stava a Roma. Cos scriveva, per esempio, a quelli che erano in Germania: Scrivetemi tutti a lungo, perch sono felice di leggere particolari del vostro - del nostro - lavoro (Lettera ad Alfonso Par Balcells, in EF-550105-3). 128 Cfr Jos Luis Muzquiz, RHF, T-04678/1, p. 81. 129 Cfr Fernando Valenciano, Sum. 7097. Mons. Escriv fu sempre ani mato da un profondo spirito missionario e si preoccup con sollecitudine che lOpera arrivasse quanto prima anche in Paesi di missione (Ernesto Julia, Sum. 4137). 130 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 633. Cfr pure Lettera 16-VI-1960, n. 37. 131 Cfr Jos Ramon Madurga, PM, f. 292; lvaro del Portillo, Sum. 631. 132 Lettera alle sue figlie in Giappone, in EF-600700-2. 133 Javier Echevarra, PR, p. 613. 134 II Cardinale Manuel Gon^alves Cerejeira era nato nel 1888. Ordinato

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sacerdote ll-IV-1911, fu promosso alla sede di Lisbona il 18-XI-1929, po chi mesi dopo lordinazione episcopale. Creato Cardinale nel Concistoro del 16-XII-1929. Mor il 2-VIII-1977. Per il viaggio del Fondatore in Por togallo nel febbraio 1945, cfr voi. II, cap. XV, 5. 135 Nella lettera commendatizia delll-III-l946, con cui chiedeva al Santo Padre la concessione allOpus Dei del Decretum laudis, il Cardinale espri meva grandi elogi sul Fondatore dellOpus Dei: D.D. Ioseph Maria Escriv de Balaguer; vir est vere pius, animarum zelo imbutus, doctus, Superioribus piane subditus, illud vero spiritu poenitentiae, docilitate, apostolatus desiderio, castimonia atque eximia membrorum cultura excellens, optimum ac nostris temporibus medium demonstratur aptissimum societatem civilem penetrandi eamque ad veram vitam cristianam reducendi (Fo tocopia in AGP, Sezione Espansione apostolica, Portogallo 1/2, 1); e ag giungeva: Apud Universitatem Conibricensem centrum actionis constituit, quod pr mea quoque Diocesi universaque Lusitania ardenter exopto . 136 Cfr Lettera a Xavier de Ayala, in EF-501028-6; cfr anche EF-500313-2. 137 Lettera a Xavier de Ayala, in EF-520715-1. 138 Lettera del Cardinale Manuel Gongalves Cerejeira a don Xavier de Ayala, del 21 dicembre 1954 (originale in AGP, Sezione Espansione apo stolica,, Portogallo 1/2, 2). 139 Lettera a Xavier de Ayala, in EF-550106-1. 140 Ibidem. 141 In una lettera il Fondatore sugger al Consigliere di chiedere al Nunzio di intervenire (in EF-551107-1). 142 Cfr Lettera a Xavier de Ayala, in EF-560418-6. 143 Relazione del Rev. lvaro del Portillo, del 31 ottobre 1957, in EF571104t-3. 144 Lettera del Cardinale Manuel Gongalves Cerejeira, del 16-IX-1957, ori ginale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Portogallo 1/2, 3. 145 Ibidem. Nella gi citata relazione del 31 ottobre 1957, don lvaro del Portillo, unico testimone di questo caso, registra sia le affermazioni del Cardinale e le circostanze da lui riferite, sia gli aspetti dottrinali e pratici che riteneva ne derivassero. 146 Lettera, in EF-570930-1 (in italiano). 147 Cfr Lettera a mons. Valerio galeri, in EF-570930-2. 148 Lettera, in EF-571021-1 (in italiano). Loriginale della lettera del Cardi nale Cerejeira del 6 ottobre 1957 in AGP, Sezione Espansione apostolica, Portogallo 1/2, 5. 149 Cfr copia della lettera del 13-XI-1957 del Segretario della Sacra Con gregazione dei Religiosi, p. Arcadio Maria Larraona, al Nunzio in Porto gallo, mons. Fernando Cento, in AGP, Sezione Espansione apostolica, Por togallo 1/2, 6. Il Cardinale Cerejeira scrisse di nuovo al Fondatore il 2 gennaio 1958, insistendo sulla propria versione dei fatti. San Josemaria gli rispose il 12 febbraio, ricordandogli che si trattava di fatti passati e che ce ra stata una decisione della Santa Sede; gli riafferm anche la propria affet tuosa stima. Cfr Lettera, in EF-580212-1.

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150 Relazione del Rev. Javier Echevarria, del 6-XII-1972, originale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Portogallo, 1/2, 8. 151 Lettera 31-V-1954, n. 32; cfr anche Colloqui..., op. cit., 27. 152 Rolf Thomas, Sum. 7686. Ci sono comunque molte altre iniziative, in traprese da membri dell5 Opus Dei assieme ad altri cittadini, cattolici o no, che non si possono definire corporative, proprio perch POpus Dei, in quanto tale, non si assume la responsabilit della direzione spirituale. 153 Cfr Lettera 15-VIII-1953, n. 22; e anche Colloqui, 18. 154 AGP, POI 1967, p.17; cfr anche Colloqui, 31. 155 Colloqui, 82. In ambito educativo, nel 1951, a Bilbao nacque Gaztelueta, che realizzava un progetto del Fondatore relativo alleducazione cristia^ na. Era una scuola secondaria, che puntava alla collaborazione dj genitori, insegnanti e alunni, in un clima familiare e di cooperazione, mediante la. pratica di virt umane quali la sincerit, la lealt, il cameratismo, lallegria. 156 Lordinamento universitario spagnolo vigente non consentiva la crea zione di Universit civili non statali. Per questo motivo liniziativa fu deno minata Studio Generale e non Universit, ripristinando un nome con cui nel Medioevo venivano designate le istituzioni universitarie. 157 Enrique Delgado Gmez, in Un santo per amico..., op. cit., p. 110. 158 Francisco Ponz, RHF, T-04151, p. 18. Il primo Rettore dello Studio Ge nerale fu Ismael Snchez Bella; nel febbraio 1960 gli succedette Jos Maria Albareda; nel giugno 1966 divenne Rettore il prof. Francisco Ponz. Cfr Lettere a Jos Maria Albareda, in EF-591205-1, e a Ismael Snchez Bella, in EF-591205-2. 159 Mario Lantini, PR, p. 599. 16 jj preventivo per quellanno accademico era di 238.700 pesetas. Cfr lvaro del Portillo, Sum. 617. 161 Cfr lvaro del Portillo, Sum. 617; Ismael Snchez Bella, RHF, T-06305, p 17; Amadeo de Fuenmayor, RHF, T-02769, p. 8. - Le Scuole citate nel testo divennero Facolt non appena lo Studio Generale si trasform in universit (NdC). 162 j primi anni erano comuni ai corsi di laurea di Lettere e Filosofia. 163 Lo IESE nacque a Barcellona e solo in seguito fu aggregato allUniversit di Navarra. 164 II Fondatore volle creare listituto di Diritto Canonico per dare un effi cace contributo alla ricerca in questo campo e alla formazione sia di nume rosi sacerdoti del clero spagnolo che di laici. Don lvaro del Portillo, in una lettera dell8 maggio 1958, spieg lidea del Fondatore: 1) Erigere non una Facolt di Diritto Canonico, ma un Istituto Canonico allinterno della Facolt di Legge: poi sarebbero stati creati altri Istituti - di Filosofia scolastica, di Sacra Teologia, di Storia Ecclesiastica, ecc. - sempre allinter no delle varie Facolt. Gli alunni avrebbero avuto la possibilit di ricevere una formazione cattolica completa, e lo Studio Generale sarebbe divenuto cos una efficacissima Universit Cattolica, aperta anche al clero. 2) Natu ralmente, gli Istituti sarebbero stati creati poco per volta, con calma. Solo quello di Diritto Canonico sarebbe cominciato subito. 3) Per questultimo non sarebbe stata chiesta lerezione, ma solo laggregazione a un Ateneo

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Pontificio (originale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Universit di Navarra, 1/1,9). Il decreto di aggregazione dellistituto di Diritto Canonico allUniversit del Laterano fu firmato dal Card. Pizzardo, Prefetto della Sa cra Congregazione per i Seminari e le Universit il 12 giugno 1959 (origi nale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Universit di Navarra, 1/1,14, 2). A partire dal 1960, dopo lerezione dellUniversit, furono aperti mol ti altri centri di insegnamento: listituto di Arti Liberali (1960), la Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria Industriale (1962), la Scuola per Assistenti Sociali (1963), listituto di Filosofia e le Facolt di Architettura, di Scienze Biologiche e di Farmacia (1964), di Scienze Fisiche e listituto Internazio nale di Scienze dellEducazione (1965), listituto Teologico (1967), la Scuo la di Ingegneria Tecnica Industriale (1969) e la facolt di Teologia (1969); ecc. Cfr Francisco Ponz, RHF, T-04151, pp. 49-50. 165 Lettera a mons. Benjamin de Arriba y Castro, da Londra, in EF590809-1. Nelle risposte i Vescovi espressero la propria gratitudine: Tutte queste nuove attivit dellOpus Dei dimostrano una magnifica vitalit e so no un servizio di elevata qualit alla Chiesa, che necessariamente rallegra no quanti la amano al di sopra dei propri piccoli interessi. Oggi stesso scri ver al Card. Pizzardo esprimendogli la mia soddisfazione (dal Card. Jos Maria Bueno Monreal, Arcivescovo di Siviglia, al Fondatore, 12-VIII1959; originale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Universit di Na varra, 1/6, 33). Sebbene fossi gi riconoscente per il grande lavoro che svolge tra noi lOpus Dei (...), questo passo da gigante mi induce a uscire dalla mia silenziosa ammirazione per ringraziarlo sinceramente per la pre dilezione che ha avuto per la mia Diocesi e per lefficace lavoro che vi svol ge, facendoci partecipi dei frutti del suo apostolato (dallArcivescovo di Pamplona, mons. Enrique Delgado Gmez, 28-VII-1959, in ibidem). 166 Cfr lettera di mons. Pedro Cantero Cuadrado, Vescovo di Huelva, al Fondatore, 17-VIII-l 959, in ibidem. 167 Larticolo stabiliva: La Santa Chiesa potr liberamente esercitare il di ritto che le compete, secondo il can. 1375 del Codice di Diritto Canonico, di organizzare e dirigere scuole pubbliche di qualsiasi ordine e grado, an che per laici (A.A.S., XXXV (1953), p. 648). 168 Sullintervento del Card. Tardini, cfr lettera al Card. Jos Maria Bueno Monreal, in EF-610317-1, nella quale il Fondatore scrisse: Il Card. Tardi ni mi ha espresso la volont della Chiesa di erigere lo Studio Generale di Navarra in Universit. Sul carattere secolare della nuova Universit mons. Javier Echevarra afferma: La secolarit dello spirito dellistituzio ne era assicurato dalle Facolt civili e dallelevato livello degli obiettivi ac cademici e della ricerca scientifica (Sum. 2202). 169 Cfr Lettera a mons. Giuseppe Pizzardo, in EF-600403-2. Accompagna vano la richiesta altre tre lettere, indirizzate alla Santa Sede. Quella dellArcivescovo di Pamplona (25-IV-1960), fra le ragioni che consigliavano una sollecita erezione dello Studio Generale in Universit, elencava la ma turit raggiunta , lopportunit stessa (...): difficilmente in Spagna si ri peteranno circostanze pi favorevoli per condurre i necessari negoziati col potere civile; la garanzia del prestigio scientifico dei professori, della pu

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rezza dottrinale degli insegnamenti e della continuit nel tempo di tutta lattivit (ibidem, copia in AGP, Sezione Espansione apostolica, Univer sit di Navarra, 1/3, 13). Le altre lettere erano di Miguel Javier Urmeneta Ajarnaute, Sindaco di Pamplona, indirizzata al Nunzio mons. Ildebrando Antoniutti (25-IV-1960, ibidem, 1/3, 15) e di Miguel Gortari Errea, Vicepresidente della Diputacin Forai (9-V-1960, ibidem, 1/3, 14). 170 Cfr decreto della Sacra Congregazione per i Seminari e le Universit, 6 agosto 1960, festa della Trasfigurazione del Signore (A.A.S.,, LII (1960), pp. 988-990). Loriginale del decreto con il quale mons. Josemaria Escriv veniva nominato Gran Cancelliere dellUniversit di Navarra in RHF, D-15102. 171 La Basilica era affidata ai Redentoristi, i quali informarono il Nunzio, mons. Antoniutti, che avrebbero dovuto lasciarla. Il Nunzio insistette viva mente perch fosse affidata a sacerdoti dellOpus Dei. Cfr Csar OrtizEchagiie, Sum. 6852; Lettera a mons. Ildebrando Antoniutti, in EF591031-1. 172 Originale della nomina in RHF, D-11781. Era stata proposta dal Presi dente della Institucin Fernando el Catlico, il 5 aprile 1960. Cfr anche Lettera ad Antonio Zubiri Vidal, in EF-600531-1. 173 La proposta della Facolt di Lettere e Filosofia fu approvata dal Retto re e autorizzata dal Direttore Generale dellinsegnamento Universitario il 21 aprile 1960. LQrdinanza del Ministero dellEducazione Nazionale fu pubblicata sul Boletin Oficial del Estado n 128 (28-V-1960). Loriginale del diploma di Dottore honoris causa in RHF, D-05206. Cfr anche Lette ra a Juan Cabrera Felipe, da Londra, in EF-600717-1. 174 II titolo era stato concesso dalla Giunta Municipale nella seduta del 5 ottobre 1960 a riprova di cordiale ammirazione e gratitudine per la fon dazione dello Studio Generale di Navarra. Originale in RHF, D-11716. Cfr Lettera a Miguel Gortari Errea, da Madrid, in EF-601019-2. 175 Lettera, da Madrid, in EF-601019-1. Sulla prima Messa a Madrid, cfr voi. I, cap. V, nota 2. 176 Cfr Universidad, 3-4 (1960), Segreteria Pubblicazioni, Universit di Sa ragozza. 177 Alejandro Cantero, RHF, T-06308, p. 56; cfr anche Lettera a mons. Ca simiro Mordilo, da Parigi, in EF-601030-3; e Florencio Snchez Bella, RHF, T-08250, p. 2. 178 Cfr Maria del Carmen Snchez Merino, RHF, T-05132, p. 115; Bianca Fontn, Sum. 6949. 179 Cfr Javier Echevarria, Sum. 1898. 180 Uno dei Vescovi presenti alla cerimonia racconta: Ricordo ancora - mi sembra di vederlo - il gesto personale ed espressivo di don Josemaria quan do, mentre camminava al centro dello splendido corteo del corpo docente dellUniversit, mi avvicinai a lui per manifestargli la mia soddisfazione e la mia gioia; si port le mani al capo e mi sussurr: Eccellenza, che vergo gna! Che vergogna per me! (Santos Moro Briz, in Un santo per amico, op. cit., p. 218). 181 Discorso, 25-X-1960, Pamplona, Nuestro Tiempo, n. 78, 1960. Sul

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pensiero pedagogico del Fondatore, cfr Francisco Ponz, La educacin y el quehacer educativo en las ensenanzas de Monsehor Josemaria Escriv de Balaguer; in Memoria de..., op. cit. 182 Alcuni anni dopo, ribadiva: necessario che lUniversit formi gli stu denti a una mentalit di servizio: servizio alla societ, promuovendo il be ne comune con il loro lavoro professionale e con la loro azione nella vita pubblica (Colloqui, op. cit., 74). In unaltra occasione disse: Salveranno il nostro mondo non coloro che vorrebbero narcotizzare la vita dello spiri to, riducendo tutto a questioni economiche o di benessere materiale, ma coloro che hanno fede in Dio e nel destino eterno delluomo (Discorso 9V-1974, Pamplona; in Josemaria Escriv de Balaguer y la Universidad, 1993, p. 108). 183 Studio Generale di Navarra, Memoria e Preventivo annuale 1959/60, pp. 5-6. Archivio Universit di Navarra. Cfr Discorso 7-X-1972, Pamplo na, in Josemaria Escriv de Balaguer..., op. cit., p. 98. Cfr pure E Ges che passa, 10. 184 Discorso 9-V-1974, Pamplona, in Josemaria Escriv de Balaguer..., op cit., p. 106. Ogni attivit, ogni iniziativa, ogni lavoro, nellidea del Fonda tore, dovevano essere sale, dottrina e lievito apostolico, non certo una cosa neutra e insipida. Nel 1963 scriveva al Consigliere della Spagna: Mi han no appena dato il primo numero della rivista che fanno le mie figlie: lho sfogliato con entusiasmo, per parecchie ragioni, e mi sono piaciuti la pre sentazione e le illustrazioni, ma ti scrivo subito perch tu dica loro da par te mia che mi ha fatto limpressione di un piatto molto appariscente, ma senza sale: una rivista cos avrebbe potuto farla un gruppo di donne paga ne. Non si possono dire, con grazia femminile, alcune cose - notizie, com menti: dottrina! - che si leggano con piacere e tocchino lanima? (Lettera a Florencio Snchez Bella in EF-630927-1). Era una rivista nella quale la voravano autonomamente alcune donne delPOpera. 185 Lettera 31-V-1954, n. 34. Testimonia Ismael Snchez Bella: Ogni volta che il Padre si riferiva al nostro lavoro nellUniversit di Navarra, insisteva sul suo carattere apostolico: Universit Cattolica? - diceva - Apostoli ca! (RHF, T-06305, p. 19). Il Fondatore non voleva assolutamente un insegnamento neutro (cfr Ignacio Celaya, Sum. 5905). 186 Cfr Eduardo Ortiz de Landzuri, RHF, T-00171, pp. 1-2. Cfr anche Ja vier Echevarria, Sum. 2203; lvaro del Portillo, Sum. 708. 187 Lettera di Mons. Enrique Delgado Gmez, 25-IV-1960; cfr AGP, Sezio ne Espansione apostolica, Universit di Navarra, 1/3, 13. 188 Dopo aver ricevuto una nota dalla Nunziatura (19-XI-1960), il Mini stero dellEducazione Nazionale costitu una commissione per il riconosci mento dei titoli dellUniversit. Il governo si tenne completamente al di fuori. Nel maggio 1961 il progetto di convenzione fu sottoposto allesame dei Rettori delle Universit spagnole e del Consiglio di Stato. Terminato l'i ter, laccordo fu pubblicato sul Boletm Ofidai de la Cortes Espaholas (13IV-1962) affinch i Procuratori formulassero le proprie osservazioni in merito. La Commissione Affari Esteri del Parlamento diede parere favore vole. Il Capo dello Stato firm Patto di ratifica (10-V-1962) e lo scambio

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delle ratifiche ebbe luogo in Vaticano (19-V-1962). Il testo fu pubblicato sul Bolettn Ofidai del Estado il 20-VII-1962. Cfr Amadeo de Fuenmayor, El Convenio entre la Santa Sede y Espana sobre Universidades de estudios civiles, Pamplona, 1966, pp. 70-73. 189 A titolo desempio, nel parere elaborato dalla Commissione ministeriale che studi il progetto di convenzione dellaprile 1962, si legge che non si volle optare per un sistema di completa libert universitaria, uguale per tutte [le universit] perch, una volta introdotto nella nostra legislazione, implicherebbe un cambiamento radicale dei princpi del diritto accademico spagnolo, le cui ultime conseguenze sono imprevedibili (Proposta della Commissione Ministeriale sul riconoscimento degli studi svolti nella Uni versit di Navarra, 21-V-1961; Archivio Storico, Universit di Navarra). Per il Movimiento Nacional, il partito unico creato dal Generale Franco, cfr voi. II, cap. XII, nota 98. 190 Cfr Lettere a mons. Jos Maria Bueno Monreal, in EF-601123-1 ed EF610317-1; e a mons. Marcelino Olaechea Loizaga, in EF-611013-1. 191 Lettera, in EF-620407-1. 192 Lettera in EF-640614-1. Nella lettera al Papa il Fondatore spieg che nella Convenzione erano state introdotte clausole e condizioni pi rigorose di quelle vigenti per le Universit dello Stato, imponendo, per esempio, che il 75% dei professori dellUniversit di Navarra fossero ordinari di Univer sit statali (cfr ibidem; e lvaro del Portillo, PR, p. 781; Csar OrtizEchage, Sum. 6844). 193 Cfr Memorias della Universit di Navarra. Nellanno accademico 1964/65 lUniversit aveva 3.374 alunni, nel 1992/93 era passata a 12.420 alunni, nel 2002-2003 a 16.500. 194 Enrique Delgado Gmez, in Un santo per amico, op. cit., p. 118. A mons. Abilio del Campo, Vescovo di Calahorra, che aveva suggerito che le diocesi contribuissero al sostentamento dellUniversit pagando le spese dei propri studenti iscritti alle Facolt di Teologia o Diritto Canonico, scrisse: Devo dirti che apprezzo moltissimo la tua stupenda intenzione, ma principio costituzionale del Consiglio non ricevere mai alcun aiuto dalle diocesi; lunica cosa che lUniversit e io stesso desideriamo dai Rev.mi Vescovi che preghino e facciano pregare per i frutti culturali e apostolici dei centri di studi ecclesiastici dellUniversit di Navarra (Lette ra, da Madrid, in EF-721020-1). 195 Lettera di mons. Gastone Mojaisky Perrelli, 26-X-1957, originale in AGP, Sezione Espansione apostolica, Kenya, 1/1,1. 196 Ibidem. 197 Lettera a mons. Gastone Mojaisky Perrelli, in EF-571104-1. 198 Cfr Lettera ai suoi figli in Messico, in EF-5 81017-1. 199 Lettera a Mons. John Joseph McCarthy, in EF-591022-1. Mons. McCarthy era stato consacrato nel 1946 e promosso alla sede arcivescovile di Nairobi nel 1953. 200 Pedro Casciaro, Sum. 6345. Sulla contribuzione simbolica, cfr pi ol tre, cap. XXI, 6. 201 Javier Echevarra, Sum. 2224. Cfr anche Colloqui, op. cit., 71. Allatto

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dellindipendenza la popolazione del Kenya era costituita da 50.000 euro pei, 200.000 asiatici e pi di 9 milioni di africani. Il Padre sognava larrivo dei primi kenyoti nellOpus Dei, strumenti per lefficace sviluppo del no stro lavoro apostolico in Africa (Lettera a Pedro Casciaro, in EF-6202031). Poco dopo il loro arrivo in Kenya, chiese alle sue figlie: Quando verr la prima? (in EF-620430-1). 202 Cfr Teresa Acerbis, Sum. 4986; Carmen Ramos, Sum. 7370; Bianca Fontn, PM, f. 1082v. Anche il Kianda College era retto dallo stesso spiri to cristiano di Strathmore. 203 pecjro Casciaro, Sum. 6345. Poco dopo - ricorda mons. Echevarria inizi il lavoro in Nigeria, con lo stesso programma: servire tutti senza di scriminazioni. Anche l vi furono dimostrazioni di stima e di gratitudine per il lavoro dei fedeli dellOpus Dei. Quando scoppi la ribellione del Biafra, il Padre, pronto ad accettare la volont di Dio, ma comunque viva mente preoccupato per la vita dei suoi figli e per ci che poteva loro acca dere, preg molto e fece pregare. Ricevette una loro lettera quando ormai erano stati espulsi dal Paese i membri di tutte le altre istituzioni cattoliche. Gli riferirono che le autorit governative li avevano trattati con molto ri spetto e stima, quasi fossero cittadini del Paese, perch avevano visto che essi non avevano praticato alcuna discriminazione di tipo razziale, religio so o tribale. Aggiunsero che continuavano a lavorare ciascuno al proprio posto, senza aver dovuto subire alcuna molestia (Sum. 2225). 204 Lettera 12-XII-1952, n. 30. 205 Lettera 19-111-1954, n. 35. 206 Amici di Dio, n. 273. 207 Lettera, in EF-561108-1. 208 Alla fine del 1956, prima che fossero erette le Prelature, il Fondatore seppe che la diocesi spagnola di Maiorca si era impegnata a inviare sacer doti in Per per occuparsi di Yauyos. Il Fondatore scrisse subito a mons. Samor: Siamo sempre disposti ad andare a Yauyos (e in qualsiasi altro luogo che ci indichi la Santa Sede), ma mi permetto rispettosamente di chiedere se non sarebbe meglio inviarci in un altro posto, affinch nessuno possa affermare che disturbiamo il lavoro apostolico svolto da altri sacer doti diocesani spagnoli (Lettera, in EF-561229-1). Scrisse le stesse cose anche a mons. Francesco Lardone, Nunzio in Per dal 1953: Mi addolo rerebbe che in Spagna si potesse pensare che cerchiamo di soppiantare la diocesi di Maiorca (Lettera, in EF-561231-1). La verit era che il territo rio era vastissimo e i sacerdoti pochi. Cfr Lettera a mons. Lardone, in EF570125-1. Lultima visita pastorale nei territori di Yauyos risaliva addirit tura ai tempi di S. Toribio di Mogrovejo (attorno al 1580). Limpegno dellOpus Dei nella Prelatura di Yauyos fu cosa del tutto eccezionale (cfr Lettera a Jos de Orbegozo y Telleria, in EF-570514-3). Quando mons. Sa mor chiese al Fondatore se fosse disponibile ad assumere la cura pastora le di alcuni territori di missione in Per, questi gli spieg che non rientrava nelle finalit delPOpus Dei farsi carico di strutture o di iniziative ecclesia stiche, ma che accettava, dato che mons. Samor gli trasmetteva un deside rio esplicito del Papa; ribad tuttavia che il lavoro apostolico a Yauyos

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avrebbe avuto un carattere eccezionale, perch normalmente i sacerdoti dellOpera sono sacerdoti secolari, diocesani, nelle diocesi in cui si trovano (cfr Javier Echevarria, Sum. 2384). Daltra parte, le iniziative apostoliche che i fedeli dellOpus Dei intrapresero a Yauyos e a Canete, per esempio listituto rurale per contadini Valle Grande, o il Centro di formazione pro fessionale per contadine Condoray, ebbero caratteristiche completamente laicali. 209 Lettera 16-VII-1933, n. 15. 210 Lettera, in EF-561200-2. 211 Cfr Lettere ai membri della Commissione regionale della Spagna, in EF561122-1; a Manuel Botas Cuervo, in EF-561031-1; a mons. Hugo Bressane de Araujo, in EF-561120-1; ecc. 212 Cfr A.A.S., XLIX (1957), pp. 307 e 881. Eretta la Prelatura, il Santo Padre nomin Prelato mons. Ignacio Maria de Orbegozo y Goicoechea, che prese possesso della carica il 2-X-1957. 213 Lannessione di Canete rappresentava un considerevole aiuto, perch apportava le risorse necessarie per il mantenimento degli altri territori, tut ti molto poveri e senza sacerdoti. Il decreto con cui la Santa Sede modifica va i confini della circoscrizione ecclesiastica del 24 marzo 1962. Cfr A.A.S., LIV (1962), p. 735. 214 Ignacio Maria de Orbegozo, Sum. 7277. Allatto della costituzione del la Prelatura, il Prelato non aveva il carattere episcopale (cfr Lettera a Jos de Orbegozo y Telleria in EF-570514-3). Mons. Orbegozo fu consacrato Vescovo titolare della chiesa di Ariasso il 25 gennaio 1964 e il 26 aprile 1968 fu nominato Vescovo di Chiclayo (cfr Lettera a Jos de Orbegozo y Telleria in EF-631203-2, e a mons. Ignacio Maria de Orbegozo, in EF640205-1). 215 Lettera, in EF-580130-1. 216 Alfonso Fernndez Galiana, RHF, T-00161, p. 2. 217 Lettera a mons. Ignacio Maria de Orbegozo e ai propri figli di Yauyos, in EF-590317-1. 218 Lettera, in EF-591014-1. 219 Lettera, in EF-600216-2. 220 Ignacio Maria de Orbegozo, Sum. 7277.

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Capitolo XXI

LINEAMENTI PER UN PROFILO

1. La paternit spirituale
In questo capitolo si far il tentativo di tratteggiare un profilo del Fondatore dellOpus Dei; tentativo, perch de scrivere e valutare le grandi figure dellumanit unim presa difficile. Le prime tappe di una vita, e cio linfan zia, la fanciullezza e ladolescenza, possono essere descritte senza difficolt, poich i dati biografici di un giovane sono sempre limitati e le sue prospettive sono in genere semplici e univoche. Con il passare degli anni e il susseguirsi degli eventi emergono invece le passioni, i pro getti si definiscono e riesce difficile cogliere con un solo sguardo tutte le potenzialit di un uomo dazione, tanto pi se possiede una ricca vita interiore. Per tratteggiarne la figura non basta allora rievocare una serie di ricordi, di episodi pi o meno significativi. I grandi personaggi della storia, come san Josemara, interpretano il loro destino in virt di una missione ricevuta dallalto. Per comprenderli davvero bisogna osservarli senza soluzione di continuit, contemplarne lintelligenza luminosa, la volont pronta e lintera tensione esistenziale. necessario anche cono scerne le inclinazioni, le tendenze ereditate e le scelte de terminate da una volont consapevole.
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Dal 2 ottobre 1928 don Josemara aveva assunto la pro pria missione di Fondatore. Consapevole della divinit dellimpresa, gi nei primi anni aveva scritto: Non ab biamo il diritto di cedere, decurtare o cambiare nulla dello spirito e dellorganizzazione dellOpera1. Concet to gi espresso, in tono quasi drammatico, negli Appun ti intimi: Ges, che la tua Opera non si allontani mai dal suo fine: maledici fin da questo momento, Signore, chi dovesse cercare - non ci riuscirebbe, ne sono sicuro - di cambiare il cammino che tu ci hai indicato2. Co sciente dellimportanza storica di una grande missione universale, quale gli appariva lOpus Dei, il Fondatore cercava forza e rifugio nellorazione e nella mortifica zione, sentendosi del tutto indegno, uno strumento inetto e sordo, assai meno idoneo di chiunque altro: Signore! Perch hai cercato me - che sono la nega zione - quando cerano tanti uomini santi, sapienti, ric chi e pieni di prestigio?3. Nella missione affidatagli da Dio non si considerava affatto imprescindibile. Presentiva che il Signore la vrebbe lasciato in vita finch POpera non fosse stata so lidamente costituita ma tuttavia, negli anni rischiosi pri ma e durante la guerra civile spagnola, domandava ai primi membri dellOpus Dei: Se il Signore si prendesse la mia vita (...) tu continueresti a lavorare per portare avanti lOpera, anche a costo dei tuoi averi, del tuo onore e della tua attivit professionale, mettendo, in somma, tutta la tua vita al servizio di Dio nella sua Opera?4. Che fosse pienamente cosciente, alla presenza di Dio, del rilievo storico che avrebbero assunto le sue azioni, a motivo della chiamata che aveva ricevuto, lo si intuisce sia dalla sua lotta per tracciare la strada sicura che i suoi figli avrebbero percorso nel futuro, sia dalla cura con cui conserv carte, appunti, lettere, ricevute, fatture e biglietti di viaggio. Questa consapevolezza non comportava negli altri unidentica evidenza, spesso cela ta dalla normalit degli eventi che si susseguivano, e
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pertanto dovette passare molto tempo prima che egli la manifestasse a coloro che lo avevano seguito: Figli miei, vi devo fare una considerazione che, quandero giovane, non osavo pensare n manifestare; ma ora mi sembra di dovervela dire. Nella mia vita ho conosciuto diversi Papi, molti cardinali, moltissimi ve scovi. Di fondatori dellOpus Dei, invece, ce n solo uno, bench sia un povero peccatore come me; sono as solutamente certo che il Signore ha scelto il peggio che ha trovato, perch cos si veda pi chiaramente che lO pera sua. Ma Dio vi chieder conto di essermi stati vi cini, perch mi ha affidato lo spirito delPOpus Dei e io ve lho trasmesso5. Una volta, nel 1955, a Roma, due Direttrici dellAs sessorato Centrale delPOpus Dei andarono a trovare mons. Pedro Altabella, buon amico del Padre fin dal 1934. Egli disse loro che non si rendevano pienamente conto di ci che il Fondatore rappresentava, ma che sa rebbe giunto il momento in cui il nome di Josemaria Escriv sarebbe stato conosciuto fin negli angoli pi sperduti del mondo. Esse lo raccontarono al Padre che, con la massima semplicit, afferm: Figlie mie, vero. Per questo, tutti i giorni, prostrato a terra, recito il sal mo Miserere6. Respingeva con ripugnanza qualsiasi accenno di culto della personalit, perch lOpus Dei, ripeteva, non opera mia: di Dio e soltanto di D io!7. Quanto a lui, si accontentava del ruolo dellasina di Balaam: NellOpera tutto di Dio, non c niente di mio, ep pure Dio, per parlare agli uomini, si servito anche del lasina di Balaam8. Certo dellorigine soprannaturale delPOpus Dei, guar dava con fiducia al futuro. Quando sarebbe stato chia mato a rendere conto a Dio, altri avrebbero continuato. Voleva solo lasciare lOpera ben salda sulle fondamenta, scolpita fin nei particolari, affinch resistesse al logorio del tempo e, se mai ve ne dovesse essere il pericolo, alla
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debole volont degli uomini. Aveva riportato nel Codex, il Diritto particolare dellOpera, tutto ci che era essen ziale dello spirito dellOpus Dei e chiedeva ai suoi di in carnarlo fedelmente, di non snaturarlo, perch, diceva loro, il Codex perpetuo, santo e inviolabile9. Poich confidava pienamente nellassistenza divina, faceva con siderare ai suoi figli che di solito, quando scompare il Fondatore, in molte istituzioni avviene una specie di ter remoto. Io non ho alcuna preoccupazione: nellOpus Dei non succeder nulla di simile10. Ad ogni modo, il diritto particolare dellOpera, pur descrivendone fedelmente lo spirito, sarebbe rimasto lettera morta se il Fondatore non avesse trasmesso una dottrina viva, uno stile, una tradizione, uno spirito che consentissero di incarnare durevolmente quel modo di cercare la santit. Con la sua costanza e con il suo affet to, il Fondatore si preoccup direttamente di trasfon derlo nella vita interiore dei suoi figli. Nelle conversa zioni, nelle meditazioni, nelle tertulias, dava loro indicazioni pratiche, consigli confidenziali, o spiegava il significato dei vari episodi della storia dellOpus Dei. Una volta, durante una tertulia, dopo aver detto che don lvaro stava per pubblicare un libro, il Fondatore spieg che anchegli avrebbe desiderato scriverne alcuni; ma si interruppe e, indicando a don lvaro i volti dei presenti, esclam: Guarda che biblioteca! Sono queste le mie opere!11. Talvolta il Padre prendeva sottobraccio uno studente del Collegio Romano appena arrivato a Roma, o qualcu no che incontrava in un corridoio di Villa Tevere, e si fa ceva accompagnare in giro per la casa12. Parlavano e at traversavano sale, cortili, oratori... Ogni tanto il Padre scopriva una imperfezione: una parete segnata, una ma niglia che non chiudeva bene, una macchia per terra. Non andava a caccia di trascuratezze, ma tuttavia si ac corgeva di cose che altri, pur essendo passati molte volte di l, non avevano affatto notato. Indubbiamente aveva
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un sesto senso che gli derivava dallabitudine di guardare il mondo con le pupille dilatate dallamore 13. Il mancato rispetto dellorario, una porta sbattuta, un attrezzo scomparso erano cose che lo facevano soffrire molto, quando significavano il disprezzo per le piccole cose o approssimazione e, in definitiva, mancanza di amore e di presenza di Dio: attraverso una negligenza si sarebbe potuta infiltrare la tiepidezza. Se la cosa non era di poco conto, riuniva gli alunni del Collegio Romano per farli riflettere. Perch nessuno se nera accorto? Era no forse diventati insensibili? Quante volte gli avevano sentito dire che le anime grandi tengono in gran conto le cose piccole? Fare lOpus Dei non voleva dire soltanto offrire a un gruppo scelto di persone un cammino di santificazione basato sulle realt quotidiane. Il piano divino aveva di mensioni universali, doveva contribuire a rinnovare la vita cristiana di uomini e donne di ogni Paese e, nellani ma del Fondatore, questo zelo era impresso a fuoco as sieme al carisma fondazionale. Dio voleva aprire un sol co profondo nella storia dellumanit e voleva farlo servendosi del Fondatore, che aveva scelto per diffonde re il messaggio e lo spirito dellOpus Dei. Davanti a Dio egli era e si sentiva direttamente responsabile: Sono il Fondatore - diceva - e so che cosa mi ha chiesto il Signore. Se delegassi e abbandonassi la mia re sponsabilit, mi giocherei lanima e il Signore me ne chiederebbe strettissimo conto14. Aveva una grande libert di spirito, ma anche la profonda convinzione di non poter fare sconti a se stes so sul contenuto della sua missione. Ho lincarico di difendere ci che soltanto del Signore, anche a costo della mia vita, perch mi ha chiesto di impiegarla in questo compito15. In effetti, dovette affrontare enormi difficolt e resistenze, risolvere un mucchio di cose im possibili 16 e, spesso, scontrarsi con la pi brutale in comprensione 17.
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Visse continuamente di fede e affermava che non avrebbe mai potuto dubitare della divinit dellOpera o della sua realizzazione18, anche se Dio avesse per messo che rimanesse solo nellimpresa. Sper, contro ogni speranza, che allOpera non sarebbero mancati apostoli: Verranno in molti: Dio lo far!19, scrisse nel 1930. Nel 1934, quando aveva solo un piccolo gruppo di seguaci, quasi una famiglia, cominci a esercitare il suo carisma di Padre, maestro e guida di santi20. Questa paternit di spirito, grande e feconda come quella dei patriarchi dellAntico Testamento, arriv a pervadergli lanima. Giunse a suggerire che sulla sua pietra tombale venisse scritto: GENUIT FILIOS ET FILIAS21. Agli inizi non si dedic ad analizzarla. In seguito, si ac corse non senza sorpresa che non era solo di natura spiri tuale, ma andava solidamente unita a unardente affetti vit. Era un affetto nobile che non si esauriva nel sentimento, ma si consolidava in un legame umano e so prannaturale con coloro che percorrevano il cammino dellOpera22. Gli nacque il timore di togliere qualcosa a Dio, di rubargli una parte del cuore dei suoi figli. Ma il Signore gli fece vedere che, quanto pi amava loro, tanto pi amava Lui23. Allora, lo assal un dubbio daltro gene re: con laumento delle persone dellOpera e linevitabile distribuzione del suo affetto, avrebbe amato di meno i singoli? Quando saremo migliaia di persone in tutto il mondo, ci vorremo bene allo stesso modo? Vorr bene ai miei figli quanto gliene voglio ora che sono pochi?24. Passarono gli anni, la famiglia crebbe e il Padre pot affermare: Ho la gioia di dirvi che il mio affetto per voi inten so come una volta, anche se ora siete migliaia, e che amo ciascuno dei miei figli come se fosse lunico, con tutta lanima. Il Signore, che ha ingrandito il mio cuore e lo ha reso capace di tutta questa meraviglia, dilater anche i vostri cuori, se non vi separate da Lui25.
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Laffetto del Padre divenne un aspetto caratteristico ed essenziale dello spirito dellOpus Dei. La sua pater nit era un dono dello Spirito, che lo incitava a diffon dere lamore, perch crescesse, si moltiplicasse e si espandesse ad altre anime. Perci, con S. Paolo, elevava grato lanima a Dio, dal quale procede ogni paternit nei cieli e sulla terra26, per la paternit spirituale che, per grazia divina, aveva assunto con la piena coscienza di essere sulla terra solo per realizzarla27. Il Padre era ben consapevole degli affetti che gli arde vano nel petto. I suoi figli, testimonia il fratello Santia go, lo chiamavano Padre, ma lui era come una madre buona e affettuosa28. Viveva per loro, si rendeva subito conto se qualcuno era dimagrito, se aveva mal di testa, se aveva bisogno di comprare un capo di vestiario. I suoi consigli erano molto materni: In questo periodo scriveva a un Consigliere - non preoccuparti di tutti i problemi di governo della Regione, dormi bene, mangia e riposati29. Se non gli arrivavano notizie, pensava su bito che fosse accaduto qualcosa ai suoi figli e non si da va pace finch non li sapeva sani e salvi. Un giorno, a Roma, dopo una forte nevicata notturna, chiese se le in caricate degli acquisti ai mercati generali, uscite in auto molto presto, avessero con s le catene da neve. Preg di avvisarlo quando fossero tornate e quando lo chiamaro no per dirgli che era andato tutto bene, rispose: Grazie a Dio. Di loro da parte mia che ci hanno tenuto per tut to il tempo con le braccia in croce, a pregare per loro perch non accadesse nulla. Non lo facciano pi30. Il Padre indovinava, intuiva lo stato danimo dei suoi figli, persino i pi intimi crucci. Un giorno, osservando attentamente una foto giuntagli dal Messico, che ritrae va un gruppo di sue figlie, si accorse che qualcosa non andava bene. E scopr, in effetti, che una delle persone ritratte aveva un problema serio31. Un giorno sembrava particolarmente stanco e un suo figlio, medico, gli disse: Padre, lei deve cercare di dor
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mire . Gli rispose: Se dormissi non vi vorrei bene. laffetto che mi toglie il sonno32. Il Padre stava vicino ai suoi figli, li rendeva partecipi degli eventi familiari durante le tertulias, apriva loro il cuore in confidenze paterne, informandoli dello svilup po dellOpera nel mondo. Ma in un certo senso si tene va prudentemente lontano, quando teneva per s le no tizie dolorose, le contrariet e le difficolt del governo. Serbava soltanto per s anche le esperienze personalissi me degli inizi della fondazione. Tuttavia, questa com prensibile distanza non era affatto una barriera. Tratta va i suoi figli con assoluta fiducia e con la naturalezza di un padre e di un amico. Si rivolgeva loro con epiteti scherzosi, come brigante, bandito, mascalzone, fac cia tosta, e sapeva come conquistarsi il loro cuore. Le tonalit dellaffetto sono pi evidenti nelle sue lettere, quando il destinatario pativa una pena o una malattia, ma risuonano anche in tante altre occasioni: Carissimo Quinito, Ges mi ti protegga. Bandito, c qualcuno che ti vuol bene pi del Padre? Qui sulla terra nessuno. Hai capito?33. Carissimo Michael, Ges mi ti protegga. Nella mia lettera precedente ti ho dato del vagabondo, ma sono stato parsimonioso, perch sei un bel po brillo. Viva lo Jerez! Ora per, sul serio: lasciati curare, cos ti rimette rai prima34. Vi voglio bene perch siete figli di Dio, perch avete deciso liberamente di diventare miei figli, perch cerca te di essere santi, perch siete molto fedeli e molto sim patici: tutti i miei figli lo sono. Vi voglio bene con lo stesso affetto delle vostre madri e cos come siete: con i vostri corpi e le vostre anime, con le vostre virt e i vo stri difetti. Figli miei, sono molto contento di dirvi queste cose! A tu per tu non sarei capace di farlo e vi confesso che a volte devo farmi forza per non commuovermi, per non mostrarvi qualche lacrima, per non ripetervi che vi vo
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glio molto, molto bene... Perch vi amo con lo stesso cuore con cui amo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e la Santissima Vergine; con lo stesso cuore con cui ho amato mia madre e mio padre. Vi amo come tutte le madri del mondo messe insieme, tutti allo stesso modo, dal primo allultimo35. Gli costava fatica separarsi da loro e spiritualmente se li teneva sempre accanto. Se era a Roma il suo pensiero andava a quelli di fuori, se si assentava da Roma, vi tor nava col pensiero, per non lasciarli soli. Con la testa e con il cuore rimango in mezzo a voi, scriveva da Lon dra ai membri del Consiglio Generale36. I suoi figli erano il suo orgoglio e la sua fortezza. Che cosa avrei fatto senza di voi?37: Ho davvero bisogno di tutti voi; ciascuno di voi la mia fortezza. Infatti, quando faccio orazione vi presento molte volte al Signore con orgoglio, come le madri pre sentano i loro figli, e dico sempre: Signore, non guarda re me, ne respicias peccata meai... Signore - aggiungo -, io dovrei stare prostrato bocco ni davanti a Te, come un verme. Ma guarda i miei figli, guarda il miracolo di questi figli, di queste figlie, che ti danno la loro giovent, il loro cuore puro; guarda le lo ro virt... Mi adorno con la vostra donazione di ogni giorno, figli miei, e cos ho una certa autorit per poter parlare con Nostro Signore. Vedete? Ecco le mie creden ziali: la vostra dedizione38. II Padre era sempre controllato e distaccato da tutto, ma non dai suoi figli che, diceva, erano la sua occasio ne prossima per interrompere il lavoro e trattenersi con loro. Essi non erano da meno e laffetto delicato con cui ricambiavano le sue sollecitudini paterne lo spingeva a migliorare nella vita interiore: Il cuore mi si attacca ai miei figli, io non lo nascondo e credo che voi lo notiate, ma qualcosa che mi avvici na a Dio: voi mi spingete a essere pi fedele e io deside ro essere sempre pi fedele, anche per voi39.
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Una semplice frase affettuosa lo consolava, anche quando gliela scriveva uno dei suoi tanti figli che non avrebbe mai conosciuto di persona. Nel giugno del 1964, per esempio, ebbe un grosso dispiacere e, proprio in quei giorni, ricevette una lettera in seguito alla quale scrisse al Consigliere della Spagna: La frase Padre, le vogliamo molto bene che mi scri ve un minatore, aggiungendo pi o meno: non sia tri ste, non soffra, mi arrivata in fondo al cuore40. La corrispondenza al traboccante affetto del Padre ge nerava un legame spirituale di paternit e di filiazione che assicurava una forte coesione umana e soprannatu rale a tutta lOpera. 2. Carattere e personalit Lamore del Padre per i suoi figli era un dono divino orientato alla loro santificazione, nellambito della chia mata allOpus Dei. La paternit e la filiazione, egli ne era certo, sarebbero durate oltre la sua morte: Quando il Signore mi avr chiamato alla sua presen za, quasi tutti voi - la legge della vita - sarete ancora sulla terra. Ricordatevi allora di quello che vi diceva il Padre: vi amo molto, vi voglio un bene da pazzi, ma vi voglio fedeli. Non dimenticatelo: siate fedeli. Vi amer anche quando avr lasciato questo mondo per andare a godere di Dio, per linfinita sua misericordia. Siate certi che allora vi amer ancora di pi41. Cera una sorta di ritornello con cui il Padre insegnava ai suoi figli a orientare laffetto al fine soprannaturale: Figlie mie, vi voglio molto bene, ma vi voglio sante42. Altre volte, chiedeva ai suoi figli, stretti attorno a lui: Figli miei, sapete perch vi amo tanto?. Essi tacevano e il Padre completava: Perch vedo scorrere in voi il Sangue di Cristo43. Lamore limpido e soprannaturale di cui il Padre si
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serviva per condurre alla santit le anime che il Cielo gli aveva affidato aveva anche un altro aspetto: comporta va una responsabilit che, sotto il profilo umano, era poco piacevole. I suoi figli, come ovvio, avevano difet ti e commettevano errori, soprattutto quelli che faceva no parte da poco dellOpera e non ne conoscevano bene le consuetudini e lo spirito e il Padre doveva svolgere continuamente il suo ruolo di maestro e guida di san ti. A lui, che soffriva nel vedere le mani delle sue figlie screpolate dai lavori domestici, costava molto, per esempio, doverle riprenderle per qualche errore, consi derando tra laltro la loro buona volont. Insomma, soffriva prima, durante e dopo la corre zione44. ma il suo dovere era quello di formare i suoi fi gli nello spirito dellOpera e lo adempiva sempre: quan do conversava con loro, quando faceva rilevare una trascuratezza, un lavoro mal fatto o una mancanza di criterio. Se talvolta doveva riprendere energicamente, lo faceva, palesando il suo temperamento forte45. Spesso bastava un suo sguardo per insegnare qualcosa, un semplice gesto poteva impartire una lezione forte e in dimenticabile46. Un giorno in cui si trov a pranzare in una Residenza universitaria in una citt della Spagna, si accorse che il vino era di marca, pur senza essere di lus so. Subito si alz da tavola e se ne and senza mangiare. Era una lezione di sobriet: un modo per far capire che il Padre non ammetteva eccezioni per la sua persona e che per lui non cera bisogno di un trattamento speciale47. Una ragazza che lavorava l come domestica si sent chiamata allOpera dopo questa lezione di povert. Quando riprendeva soffriva di pi di chi stava correg gendo, ma sapeva che farlo era un suo preciso dovere, per avvicinare a Dio i suoi figli. Se non lo facessi, diceva loro, vorrebbe dire che non amo n Dio n voi48. Correggeva sempre e chiunque, senza fare differenze in base alle responsabilit o allesperienza, agli anni o alla salute. Non si stancava di ripetere avvisi e consigli su
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questioni di ordine, di povert, di cura delle cose picco le, sullimportanza di portare a termine gli incarichi. Se un incarico non era stato compiuto, ne chiedeva conto e se il responsabile si scusava cominciando a dire Il fatto che..., il Padre tagliava corto, perch diceva che frasi come il fatto che... , credevo ch e... , pensavo che... erano pessime scuse che non voleva sentire dai suoi figli e dalle sue figlie49. Invece, insegnava loro a compiere il proprio dovere con iniziativa, con amore, impegnandosi fino in fondo con costanza e concretezza. Ubbidire - spiegava ai suoi figli - non significa muover si come un automa o un cieco, rigido come un cadavere, perch noi ai morti diamo pietosa sepoltura50. I testimoni sono concordi nelPaffermare che, quando il Padre correggeva con decisione, non perdeva la pace. Fatta la correzione, cercava di rasserenare lanimo del linteressato con un sorriso o con una parola dolce, ade guandosi al suo stesso consiglio: Moderate il carattere e non prendete decisioni quando siete stanchi o di catti vo umore. Se avete sofferto, non fate soffrire gli altri, perch senza volerlo ci mortifichiamo gi abbastanza a vicenda51. Il Padre voleva dare ai centri dellOpus Dei il tono e il clima adeguati; perci doveva badare a tutto, vigilare e dare esempio52.
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Si detto molto, a ragione, sulla prudenza del Fondatore nei rapporti con le donne in genere e con le sue figlie in specie. Quando si recava in un centro femminile si faceva sempre accompagnare da don lvaro o da un altro sacer dote. Ma, in quanto Padre e maestro spirituale, non le tratt diversamente dai suoi figli, nel momento di for marle o di correggerle53. Il primo giorno in cui tre nume rarie ausiliarie si recarono ad abitare a Villa delle Rose a Castelgandolfo, per metterla in ordine in vista delle atti vit di formazione che avrebbe ospitato, la trovarono in
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condizioni pessime, immersa nella sporcizia e con i topi che scorrazzavano per stanze e corridoi. Nellimminenza della notte, la paura ebbe la meglio e una di loro, Concha Andrs, disse al Padre che volevano dormire insieme in una stessa camera. Il Padre, paternamente, si impose: Figlie mie, se avete paura ora, come potr mandarvi tra poco in Africa, nel Congo, o da qualsiasi altra parte? No, figlie mie, fatevi forza e ciascuna dorma nella propria ca mera54. Forse la parola giusta per indicare il comportamento del Padre con le donne cavalleria, vocabolo che sot tintende unampia gamma di virt: lealt, onest, ele ganza, correttezza, cortesia, moderazione... Don Jose maria laveva apprezzata nel proprio padre, che defin un gentiluomo cristiano al quale era molto grato per lesempio delle virt. Fra gli insegnamenti che il Fondatore apprese da bambino nella casa degli Escriv c un aspetto di edu cazione notato da molti. Dorita Calvo racconta che nel 1945, recatasi per la prima volta nella residenza di via Zurbarn per parlare con il Padre, fu colpita dal suo comportamento: Mentre cercavo di far passare il Pa dre per primo, mi sorpresero la sua semplicit e corte sia, perch non acconsent 55. Anche Kurt Hruska, il dentista che lo ebbe in cura a Roma, fa unosservazione analoga: Quando incontrava qualcuno nel corridoio dello studio, era sempre cortese: faceva un passo indie tro e lasciava passare le signore 56. Egli stesso conferma questa consuetudine nella chiusa di una lettera a una ni pote: Per la mamma, per il pap (le signore hanno la precedenza), e per ciascuno dei tuoi fratelli, tanti baci. Per te anche un abbraccio e una affettuosa benedizione da Josemaria. Ti invio una medaglia molto graziosa57. Oltre alla buona educazione, alla cortesia che, in fon do, umilt, questo suo comportamento comprova an che la rinuncia allimportanza che la societ gli ricono sceva per la sua condizione di sacerdote. Tuttavia, la
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sua gentilezza non gli impediva di avere un atteggia mento tuttaltro che formale quando doveva correggere qualcuno, pi di una volta anche le sue figlie. Dichiara Encarnacin Ortega: Aveva un carattere energico e forte, contro il quale lott per tutta la vita. Ricordo va rie occasioni in cui dimostr questa energia nel farmi un rimprovero; dopo mi chiedeva scusa per le maniere energiche, anche se ribadiva la giustezza del suo rimpro vero58. M a ecco una testimonianza, in un certo sens com plementare, di unaltra sua figlia, che riferisce unespres sione udita dalle labbra del Padre: Voglio bene alle mie figlie pi di una madre, anche se non le conosco. M a se io non avessi alzato la voce, lOpera non sarebbe andata avanti59. Il Padre, cos esigente con i suoi figli, era esigente an che con se stesso? Ecco un suo proposito: Andare al passo di Dio anche se dovessi lasciarci la vita60. Una ri soluzione che lo aiutava a essere costante e che egli mise in pratica con eroica fortezza superando, con la magni fica tempra della sua volont, qualsiasi ostacolo nel cammino verso Dio. Non procrastinava mai la pronta esecuzione di ci che si proponeva. Non ammetteva scu se per rinviare le cose dicendo a se stesso: sar lultima volta. Non credo alle ultime volte - affermava -. Lulti ma gi passata!61. Chi aveva il compito di fare al Fondatore le opportu ne osservazioni? Egli era completamente disponibile a obbedire: Mi piacerebbe non essere dellOpus Dei - di ceva - per chiedere subito lammissione, essere lultimo e passare la vita a obbedire62. Prima dellapprovazione definitiva del 1950, il Fon datore aveva dovuto ingaggiare con la Santa Sede un fi liale tira e molla per salvaguardare lo spirito dellOpus Dei. Tra le obiezioni che gli venivano fatte cera che, in linea di principio, egli non avrebbe potuto ricevere cor rezioni dai fedeli dellOpera: come Presidente non pote
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va dipendere da chi gli era inferiore, lo sconsigliava una consuetudine plurisecolare. Ma il Padre non si convin ceva, perch non voleva essere privato, lui solo nellOpus Dei, di un tale meraviglioso aiuto per la propria santificazione: Tutti i miei figli hanno a disposizione un mezzo che deriva dal Vangelo, la correzione fraterna. un meravi glioso mezzo di santit, anche se in chi la riceve provoca dolore e tutti, chi la fa e chi la riceve, debbono farsi for ti ed essere umili e mortificati. E io, che sono un po veruom o, e quelli che mi succederanno, che saranno migliori di me ma anchessi poveri uomini, non possia mo avere questo strumento di santit?63. Alla fine la spunt: la Santa Sede approv la figura dei Custodes del Presidente Generale dellOpus Dei (ora del Prelato)64.1 due Custodi (i primi furono don lvaro del Portillo e don Javier Echevarria), avevano il compito di ammonire, di consigliare e di aiutare il Padre in tutti gli aspetti spirituali e materiali. Il Padre pot acquietare la propria sete di obbedienza. Apriva lanima ai Custo des, ne seguiva i suggerimenti, li consultava sul pro gramma di lavoro. Inoltre, se si recava in un Centro, si affidava completamente al Direttore locale per tutto quanto si riferiva agli orari della casa. Qui comandi tu, gli diceva65. Mons. Javier Echevarria racconta che il Padre esortava ripetutamente lui stesso e mons. lva ro del Portillo a fargli, per amore di Dio e per laffetto che avevano per lui, tutte le osservazioni necessarie, senza farmene passare una66.
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Se ci si interroga sugli aspetti pi rilevanti del carattere del Fondatore, si pu affermare che, a differenza della maggior parte delle persone, non gli si pu applicare il detto popolare: ci che si ha per natura, sino alla fossa dura67. In lui, infatti, i tratti non ancora definiti del tem
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peramento infantile si trasformarono nel corso degli an ni, non per cause puramente naturali, ma per il suo impe gno di sottomettere le passioni e di correggere i difetti, con laiuto della grazia e dei genitori. Ma tutto ci non poteva cancellare la sua netta personalit umana. Fin dalla prima infanzia vi sono episodi, gi narrati, che rivelano in lui temperamento e carattere. Era ancora un bimbo quando, arrabbiato perch gli avevano servito una pietanza che non gli piaceva, gett il piatto contro la parete. Quando si nascondeva sotto il letto se arriva va in casa qualche visita che non gli andava a genio, ci voleva tutta lautorit materna per sconfiggere la sua ti midezza e per farlo uscire. Ma vi sono due episodi ancor pi significativi, pure gi ricordati. Poco tempo dopo la morte delle due sorel line pi piccole, Josemaria, che poteva avere 11 anni, stava osservando le altre sorelle che giocavano con le amiche. Avevano costruito un castello con le carte da gioco, quando allimprovviso Josemaria lo abbatt con una manata. Questo ci che fa Dio con le persone disse -. Costruisci un castello e, quando quasi termina to, Dio te lo distrugge. Anche se non aveva ancora compreso il mistero della sofferenza e della Croce, ave va per gi la capacit di impregnarsi di dolore. Lepiso dio comunque rivelatore della sua energia e acutezza spirituale. Una scena analoga, rivelatrice di un carattere impulsi vo, avvenne quando il professore di matematica lo mand alla lavagna e, dopo alcune domande, gliene fece una su un argomento che non aveva ancora spiegato. Davanti a ci che gli sembrava uningiustizia, Josemaria gett indispettito il cancellino contro la lavagna, fece dietrofront e torn al suo banco protestando. Non necessario riportare altri episodi, poich quelli narrati sono sufficienti per delineare alcuni elementi es senziali del suo temperamento, in cui si mescolano la ru videzza con la timidezza, limpazienza con lenergia, lo
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spirito ribelle con un acuto senso della giustizia. C an che un altro aspetto dominante: lostinazione, ben pre sto superata grazie alla fermezza dei genitori. Lostina zione di Josemara bambino si trasformer rapidamente in tenacia, grazie alla sua lotta con se stesso per elimi narne i tratti negativi. Nel periodo di Saragozza, gli anni dellinvocazione Domine, ut videam/, paziente e perse verante, il futuro Fondatore acquis la costanza e la fer mezza che avrebbe chiamato santa ostinazione, quel la di chi si dimostra tenace e risoluto, ma non cocciuto e incapace di correggersi. Indubbiamente Dio gli diede le qualit necessarie per la sua missione. Ma riuscire a svilupparle o a perfezio narle fu il frutto di una diuturna ascesi, guidata dalla more e dal desiderio di rendersi idoneo ai disegni divini, anche se egli si consider sempre uno strumento inetto e sordo. Il Fondatore era estremamente docile e pronto a cam biar parere su una questione gi studiata, se veniva a co noscenza di ulteriori dati che modificavano il problema oppure se si accorgeva di essersi sbagliato. Non esitava a cambiare idea perch, diceva, non sono un fiume, che non pu tornare indietro e anzi si correggeva con gioia perch correggersi toglie lamaro dallanima68 e non affatto unumiliazione dellintelligenza69. Egli stesso raccontava ai suoi figli che una delle grazie che da molto tempo il Signore gli aveva concesso era la gioia che provava quando si correggeva. Il Padre riconosceva spesso di essersi sbagliato e ricordava al suo Custode, Javier Echevarra, di parlargli sempre con assoluta li bert perch, diceva, ne ho bisogno e sono grato dal profondo dellanima per ogni luce che mi aiuta a correg germi, a migliorare, a modificare le mie decisioni70. Il suo carattere era ardente e impulsivo. Negli Appun ti intimi ne registr egli stesso alcune manifestazioni, specialmente laggressiva indignazione con cui reagiva agli insulti che riceveva per le strade di Madrid, negli
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anni 1930-3171. Ma alla fine riusc, con uno sforzo tita nico, a dominarsi, tanto da armonizzare sempre impe tuosit e pacatezza, fortezza e dolcezza. Chi potrebbe ri conoscere nel temperamento esplosivo della sua giovent luomo di pace che sarebbe divenuto? Dopo tanti anni di continua e fraterna amicizia, tu sai bene - scriveva a mons. Casimiro Mordilo - che so no uomo di pace e che il Signore mi ha dato un buon umore imperturbabile e la pi assoluta incapacit di por tare rancore. Perci non posso litigare con nessuno72. Il risultato fu che, una volta rimosso ogni esito di pas sionalit, purificata lintenzione, rimasero il vigore del temperamento e la soavit del tratto, armonicamente fu si. Chi gli stava vicino ne era il testimone migliore. Mons. Javier Echevarria lo definisce una persona dal carattere nobile e forte, rapido e lucido nelle decisioni . E aggiun ge: Tuttavia, per tutta la vita fu sempre affabile, affet tuoso e amabile, accondiscendente e attento alle necessit degli altri 73. Altri, che non lo frequentavano assidua mente, poterono farsi un giudizio in base a fugaci impres sioni ricavate da una breve conversazione o da un rapido incontro. Rimase viva in tutti limmagine di un uomo di pace, sorridente e affabile, anche se intuivano lenergia nascosta del suo carattere. Il dott. Hruska, il suo dentista di Roma, racconta di aver avuto la sensazione che egli avesse in s un magnetismo, una forza e un fluido tali che quanti si avvicinavano a lui si sentivano leggeri e traspor tati come una piuma (...). Quando veniva da me mi face va sempre un grande piacere: entrava una ventata di feli cit, di serenit, come se avessi preso un tranquillante 74. Tuttavia, in alcune occasioni, dai gesti e dalle parole del Fondatore traspariva il suo temperamento passiona le, esplosivo. Non era per mancanza di autodominio, bens perch lenergia interiore era tale da sgorgare a fiotti nelle situazioni difficili, nei rimproveri, ma, soprat tutto, quando cera da difendere il suo patrimonio spiri tuale. Daltra parte, che cosa sarebbe stato il Fondatore
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se non avesse avuto un carattere forte, unindomabile fermezza, uno zelo santo e appassionato? Come avrebbe potuto risolvere