SURREALISMO
Ernst / Magritte / Dalì
SURREALISMO > Video Il surrealismo nasce negli anni 20 a Parigi come
evoluzione del dadaismo. Coinvolse tutte le arti:
letteratura, pittura, scultura, fotografia e
cinema. Il primo Manifesto viene scritto nel
1924 dal poeta André Breton.
Il surrealismo vuole esprimere una realtà
superiore, fatta di irrazionale e di sogno, per
rivelare gli aspetti più profondi della psiche.
Breton fu influenzato dalla lettura de
L'interpretazione dei sogni di Freud (pubblicato
nel 1900). Dopo averlo letto arrivò alla
conclusione che il sogno e l'inconscio avessero
avuto poco spazio nella civiltà moderna.
Pensò quindi di fondare un nuovo movimento
artistico e letterario dove questi temi avessero
un ruolo fondamentale.
Nacque così il surrealismo, che aveva avuto tra i
suoi precursori recenti il poeta e scrittore
Guillaume Apollinaire, morto nel 1918, e il
pittore italiano Giorgio De Chirico.
«Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con
le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero.
Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione,
al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.»
(André Breton, Manifesto del Surrealismo, 1924)
«Se Dada trovava la sua libertà nella pratica
della negazione, il surrealismo cerca di dare a
questa libertà «eversiva» il fondamento di una
«dottrina».
Al rifiuto totale, spontaneo, primitivo di Dada,
il Surrealismo sostituisce la ricerca sperimentale
e scientifica, appoggiandosi alla filosofia e alla
psicologia, al fine di giungere alla libertà
individuale e sociale.
Questo anelito programmatico alla libertà fa
capo a due nomi: Karl Marx e Sigmund Freud:
Marx come teorico della libertà sociale, Freud
come teorico della libertà individuale.
Il Surrealismo supera quindi le posizioni di
protesta e rivolta anarchica dei dadaisti per
giungere ad un’esplicita posizione
rivoluzionaria.»
Mario De Micheli – Le avanguardie artistiche del Novecento
Salvador Dalì – Mae West, 1935
TECNICHE
I surrealisti si avvalevano di diverse tecniche per far in
modo di attivare il loro inconscio, una di queste è il
cadavre exquis (cadavere squisito), tecnica basata
sulla casualità e sulla coralità, che prevede la
collaborazione di più artisti: uno di essi comincia
l'operazione tracciando un disegno, una figura, che
deve essere ignorata dagli altri, poi il foglio deve
essere passato a tutti i partecipanti, uno per uno, i
quali a loro volta faranno una figura, e così via.
Questa tecnica era utilizzata dai surrealisti anche in
ambito poetico.
TECNICHE
Oltre alla pittura e alla scultura, altre tecniche
frequentemente utilizzate sono:
•il frottage (strofinamento)
•il grattage (grattamento, raschiamento)
•il collage
•l'assemblage
•il dripping (Max Ernst è il primo ad utilizzare questa
tecnica, resa famosa dopo la seconda guerra mondiale
da Jackson Pollock).
Il surrealismo ha tre tematiche principali:
• amore inteso come fulcro della vita.
• sogno e follia come mezzi per superare la razionalità
• liberazione dell'individuo dalle convenzioni sociali.
Juan Mirò
La nascita del mondo, 1925
Juan Mirò - Il cacciatore o Paesaggio Catalano, 1924
L’oggetto surrealista
PAROLE CHIAVE
Ready Made
Critica alla funzionalità
Oggetti trovati
Bricolage
Memoria
Proiezione
Ossessioni e desideri
Salvador Dalì– Telefono aragosta, 1936
Meret Oppenheim – La colazione in pelliccia, 1936
Man Ray
Venere restaurata
1938
Joseph Cornell
L’esposizione universale surrealista > 1938
L’esposizione universale surrealista > 1938
La mostra fu un evento culturale di grande rilievo:
attrasse un vasto pubblico e l'attenzione della stampa.
La sera dell'inaugurazione vi furono oltre tremila
visitatori, e fu perfino necessario l'intervento delle
forze dell'ordine a causa di qualche rissa. La media
giornaliera nei giorni successivi superò i cinquecento
visitatori.
La mostra venne organizzata da André Breton e Paul
Éluard e curata da Marcel Duchamp.
Salvador Dalí e Max Ernst furono i consulenti tecnici,
Man Ray responsabile dell'illuminazione e Wolfgang
Paalen «esperto di acqua e fogliame»
Man Ray
Marcel Duchamp
Max Ernst
Max Ernst
Max Ernst è uno dei maggiori esponenti del Surrealismo.
Dopo l’esperienza Dada a Colonia assieme ad Hans Arp, aderisce al Surrelismo già nel
1922. Amante dell’occulto e dell’ignoto, studiò filosofia e psichiatria.
È pittore, collagista, scultore. La sua cifra caratteristica è l’associazione inattesa tra
elementi diversi, per fare emergere associazioni erotiche, magiche, oniriche oppure
dissacratorie.
Le tappe della biografia:
• Nasce a Brühl, vicino Colonia, nel 1891
• Studia filosofia a Bonn (1909-14) e si forma alla pittura nell'ambito dei movimenti tedeschi
d'avanguardia
• Nel 1922 a Parigi si unisce al gruppo surrealista del quale è anche uno dei fondatori
• Nel 1939 fu internato in campo di concentramento francese in quanto tedesco
• Negli Stati Uniti dal 1941 al 1949, è in contatto con i surrealisti che si erano rifugiati lì (curò con
M. Duchamp e A. Breton la rivista VVV)
• Muore a Parigi nel 1976
Nel dipinto Oedipus Rex, del 1922,
utilizza la giustapposizione tipica
del collage: un’architettura appena
accennata che accoglie oggetti
dalle dimensioni completamente
sfalsate nei loro rapporti. Le dita e
la noce sono attraversate da pezzi
meccanici, tubi, spuntoni e frecce,
mentre in primo piano compaiono
due teste di uccelli, una dotata di
corna e trattenuta da un filo che
piove dall’alto, forse per impedirle
la fuga. Disobbedienza (la mano
che afferra la noce) e curiosità (gli
uccelli si sono sporti da
un’apertura per vedere cosa ci sia
all’esterno) sono immediatamente
punite; vista e perforazione
fanno riferimento al mito edipico.
Come l’Oedipus Rex anche L’éléphant
Célèbes fa parte di un gruppo di dipinti
realizzati tra il 1921 e il 1924, al momento
della sua transizione verso il surrealismo.
L’artista prese da Giorgio de Chirico l’idea
di riunire oggetti estranei tra loro
mettendoli in contesti bizzarri. Questa
procedura venne spesso usata dai
surrealisti perché corrispondeva al
processo di libera associazione, che fu uno
dei metodi utilizzati dal padre della
psicoanalisi Sigmund Freud per scoprire
l’inconscio nei suoi pazienti.
Il mostro caldaia simile a un elefante, ha
una testa cornuta con gli occhi
apparentemente spenti, ma una coppia di
zanne sporgenti sulla sinistra suggerisce la
presenza di una seconda testa. Il collo
sembra essere un lungo tubo che emerge
da un foro nella parte superiore del corpo.
Il tutto è sormontato da una piccola
costruzione colorata vivacemente e
contenente un occhio misterioso.
L’elefante Célèbes
1921
Una settimana di bontà, 1934 (libro d’artista)
L’idea di contaminazione tra diverse sfere
del mondo vivente attraverso l’erotismo sta
alla base del dipinto. La sposa in primo piano
è resa mostruosa dal mantello che le ricopre
anche il viso, conferendole un aspetto da
civetta. L’uccello notturno, secondo il sapere
esoterico, è un simbolo di chi vede nel buio,
la dea Minerva, e dunque della saggezza e
della giustizia: l’amore fisico, dunque,
avvicina la sposa alla piena comprensione
delle leggi dell’universo e alla capacità di
farne l’uso migliore. Il quadro assume,
dunque, l’aspetto di un rito di iniziazione alla
saggezza e di passaggio verso uno stadio
superiore del sapere.
Una damigella nuda, simbolo di verginità,
viene respinta dalla sposa con una mano e si
ritrova a guardare indietro, verso il passato.
Un uccello antropomorfo, simbolo maschile,
tiene una lancia spezzata, segno
dell’irrevocabilità del legame. Qui assume
anche il carattere di una castità che sta per
essere perduta, come dimostra il fatto che la
lancia punti verso il pube della sposa.
La vestizione della sposa
1940
Alle spalle della protagonista è appeso un dipinto nel dipinto, che la ritrae quasi identica senza le figure di
contorno. In basso a destra compare una figura verde che sembra asciugarsi le lacrime. Ha quattro seni, il ventre
gonfio della maternità, genitali maschili e piedi palmati: un idolo della fertilità, probabilmente ispirato a
statuette votive che Ernst poteva avere visto durante un viaggio in Estremo Oriente nel 1924. L’androgino è
simbolo dell’unità tra maschio e femmina. Il dolore per la colpa che la moralità borghese annette alla sessualità
è qui trasfigurato, mutato nell’inquietudine di dovere cercare una difficile alleanza con l’altro sesso dopo avere
perduto l’unità originaria. Anche in virtù dei possibili contenuti esoterici connessi alla figura della sposa, l’opera
è stata accostata al Grande Vetro di Duchamp.
René Magritte
René Magritte
René Magritte è un importante esponente del Surrealismo
Entrato in contatto con la pittura di de Chirico, nel 1927 Magritte aderisce al Surrealismo
per poi abbandonare il gruppo per contrasti con Breton; tornato a Bruxelles riunisce
attorno a sé i Surrealisti belgi. Nella pittura di Magritte non c’è il sogno né l’inconscio,
ma la veglia: gli oggetti appaiono quasi più veri del vero
Le tappe della biografia:
• Nasce a Lessines, in Belgio, il 21 novembre 1898
• Studia all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles e dal 1927 disegna carta da parati
• Nel 1927 a Parigi si unisce al gruppo surrealista ma nel 1930 rientra in Belgio
• Durante l’occupazione si rifugia a Carcassonne
• Muore a Bruxelles il 15 agosto 1967
La lezione di de Chirico
Per Magritte la scoperta della pittura di Giorgio de Chirico nel 1925 rappresenta
una «rivelazione» che determina la sua adesione al Surrealismo
Ne Le chant d’amour di de Chirico del 1914
oggetti senza relazione tra loro – un calco della
testa dell’Apollo del Belvedere, un guanto da
chirurgo e una palla – sono riuniti in un luogo
silenzioso e inanimato.
Colpito dal senso di spaesamento, Magritte
avrebbe dedicato la sua ricerca a indagare:
• il nonsenso delle cose,
• i rapporti tra visione e linguaggio,
• le situazioni inattese e impossibili,
• la decontestualizzazione di oggetti usuali
• lo sdoppiamento e la moltiplicazione;
• gli scarti dimensionali;
• l’uso delle parole associate a immagini
incongruenti
L’uso della parola I
Nel 1928-1929 Magritte dipinge la prima versione de L’uso della parola, che
raffigura una pipa sotto cui c’è una scritta che recita «Questo non è una pipa»
L’artista sottolinea la differenza fra
l’oggetto reale (la pipa) e la sua
rappresentazione (la pipa dipinta) e ci
spinge a interrogarci sul rapporto tra
un oggetto e il suo nome
La didascalia, scritta nel corsivo
dell’alfabetiere, sfrutta questo metodo
usato a scuola per imparare a leggere
per affermare il contrario di ciò che si
pensa guardando la pipa dipinta
L’opera possiede un messaggio filosofico che invita
a riflettere: per la prima volta lo scopo dell’opera è
una riflessione sull’arte stessa
Al tema della morte, e in generale alla transitorietà di ogni gioia e di ogni bellezza, rinvia la serie Prospettive
(inizio degli anni Cinquanta), dove Magritte riprende celebri dipinti della tradizione pittorica francese
sostituendo le protagoniste con delle bare. In Prospettiva I: D’après Madame Récamier di David [9.61],
ispirato al celebre Madame Récamier dell’artista neoclassico [9.62], la composizione e gli oggetti sono
identici al dipinto originale, ma della giovane aggraziata e leggiadra morbidamente stesa sul divano non
rimane che il ricordo, suggerito dal lenzuolo bianco su cui ora poggia solida e ironica la bara.
Salvador Dalí
Salvador Dalí
In Salvador Felipe Jacinto Dalí il Surrealismo trova la propria
espressione più completa ed esasperata.
Uomo imprevedibile ed enigmatico, profondo conoscitore dei grandi del
passato e del Rinascimento italiano, Dalí costruì il proprio personaggio e portò
la provocazione a quelli che gli stessi Surrealisti giudicavano i limiti estremi della
decenza, finendo per essere espulso dal gruppo.
Le tappe della biografia:
• Nasce a Figueras, in Catalogna, l’11 maggio 1904
• Frequenta la Real Academia de Bellas Artes di Madrid da cui viene radiato nel 1926
• Inizia un sodalizio con il regista Luis Buñuel e nel 1928 a Parigi si unisce ai Surrealisti
• Durante l’occupazione della Francia trascorre un decennio negli Stati Uniti
• Muore a Figueras il 23 gennaio 1989
Il metodo paranoico-critico
Dalí sviluppa una propria personalissima
tecnica di automatismo che definisce
«metodo paranoico-critico»
• La paranoia, secondo Dalí, è una malattia mentale
cronica, i cui sintomi sono «delusioni sistematiche,
con o senza allucinazioni dei sensi» che possono
manifestarsi come «mania di persecuzione o di
grandezza e di ambizione»
• Le immagini nascono dal torbido agitarsi
dell’inconscio (la paranoia) e l’artista riesce a fissarle
sulla tela grazie alla razionalizzazione del delirio
(momento critico)
• Pertanto il «metodo paranoico-critico» consiste
nell’interpretazione e nella restituzione, la più
diretta e impersonale possibili, di fenomeni deliranti
Costruzione molle
Nella Costruzione molle con fave bollite: presagio di guerra civile del 1936 Dalí crea
un abominevole essere immaginario che funge da spietata allegoria della guerra
Sul limite superiore un
Una gigantesca mano volto orribilmente
nodosa strizza con ghignante volge in alto lo
furia violenta il seno sguardo disperato
di una donna
Un piede scheletrito
poggia su un abbozzo di
Un’altra mano poggia bacino, a sua volta retto
a terra, scarnificata e da un piede ossuto
deforme mentre un
microscopico uomo le
si affaccia incuriosito Al suolo c’è un caotico
da dietro affastellarsi di ossa, fave
bollite, strane forme
minerali e un armadio
La tecnica realistica contribuisce al senso di irrealtà della scena: se simili mostri non esistono
Dalí sembra suggerire che gli abissi della nostra psiche possono produrne di peggiori
Apparizione di volto e fruttiera
In Apparizione di un volto e di una fruttiera su una spiaggia del 1936 l’attenzione
si sposta dalla paranoia al sogno, in cui gli oggetti non hanno più forme e contorni
definiti e possono quindi assumere significati incredibili e contraddittori
Apparizione di volto e fruttiera
A seconda di come si guarda Sulla spiaggia una donna
il dipinto si hanno percezioni velata è seduta di spalle:
visive diverse, a partire dalla Dalí gioca con la verità di
fruttiera con pere sul tavolo ciò che vediamo
Staccando lo sguardo e Un cane da caccia con il Avvicinandosi l’occhio Il muso del cane è una
riapplicandolo di nuovo muso verso destra dà la del cane si rivela un duna sabbiosa e il
compare un pallido sensazione di riempire tunnel che attraversa collare un ponte riflesso
volto quasi un fantasma tutto il dipinto un rilievo roccioso in un’insenatura marina
Sogno causato dal volo di un’ape
L’atmosfera si fa tersa in Sogno causato dal volo di un’ape del 1944, frutto di una
visione con cui l’inconscio ha comunicato la puntura di un’ape durante il sonno
Sullo sfondo un La percezione della puntura
elefante dalle zampe viene ingigantita dal sogno
scheletriche di ragno prendendo la forma di due
con un obelisco sulla gigantesche tigri che balzano
groppa cammina su fuori dalle fauci di un pesce
un mare senza onde scaturito da una melagrana
In basso Gala, la
bellissima musa di
Dalí, riposa sollevata
magicamente su uno
sperone roccioso
Un’ape ronza attorno
a una melagrana
sospesa a mezz’aria
Ritratto di Isabel Styler-Tas
Il Ritratto di Isabel Styler-Tas, o Melancolia, dipinto nel 1945 a New York, raffigura
la figlia di un ricco gioielliere secondo i canoni del ritratto rinascimentale doppio
La sagoma speculare della donna
dipinta nel linguaggio surrealista
contrasta con il realismo quasi
fotografico del ritratto
La tagliente geometria allude al
carattere spigoloso e volitivo della
donna che ha sul petto l’immagine
pietrificata della Medusa
Su tutto trionfa la grande ironia di Dalí e il
suo inesauribile gusto per il paradosso
Gli oggetti surrealisti
Cinema: la collaborazione con Bunuel e Hitchcock
Un chien andalou
(Una cane andaluso) è un
corto del 1929 scritto,
prodotto ed interpretato da
Luis Buñuel e Salvador Dalí, e
diretto dal solo Buñuel.
È considerato il film più
significativo del periodo del
cinema surrealista.
Spellbaod (Io ti salverò) è un
film hollywoodyano diretto nel
1949 da Alfred Hitcock, al
quale Dalì partecipò come
pittore e scenografo
nell’importante in
un’importanza sequenza
onirica, vera e propria chiave di
lettura dell’intera pellicola.
Glamour: fama, moda gioielli
Dalì «performer»
Dalí è stato la prima rockstar della pittura
moderna, i cui atteggiamenti, il modo di
vestire, di parlare, di guardare gli altri, di
stare in scena come su un palco, a lungo
non ha avuto uguali, almeno fino all' arrivo
di Andy Warhol.
Di lui si conosce il personaggio, molto
meno le opere.
Dalì fotografato da Philippe Halsman