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1
ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

Anno accademico 2004-2005


2
Archeologia:
disciplina umanistica
disciplina scientifica
• Disciplina umanistica  metodologia storica
• Disciplina scientifica  metodologia empirica

3
La ricostruzione storica secondo il
metodo tradizionale
• Metodo descrittivo usato dall’Archeologia tradizionale
(ricostruzione per oggetti)
• L’ipotesi filogenetica spiega l’origine dei fenomeni e
degli eventi secondo il modello della consequenzialità
• Teorie diffusioniste

Ricostruzione storica non suscettibile di verifica
soggettiva
4
La ricostruzione storica secondo la
New Archaeology
• Riconosce i processi formativi di un fenomeno culturale:
Archeologia processuale → metodo esplicativo (Binford, Willy e Phillips).

• L’ipotesi ricostruttiva interpreta gli eventi come frutto di scelte


operate dall’Uomo secondo diversi modelli :
1) Funzionalista→Binford;
2) Strutturalista → Gordon Childe;
3) Socio-economico → Marx
• Poligenesi dei fenomeni culturali

• Natura degli eventi (F. Braudel): 1) quotidiani 2) ciclici 3) a lungo


termine

• Ricostruzione storica non suscettibile di verifica ⇨ soggettiva

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Il metodo scientifico
• Analisi del fenomeno
• Formulazione della domanda
• Formulazione del modello
interpretativo
• Formulazione dell’ipotesi
• Verifica sperimentale della veridicità
dell’ipotesi

6
Il metodo dell’Archeologia
sperimentale (Malina, 1983)
•Formulazione di un’hp verificabile sul dato archeologico
•Preparazione del corpus di esperimenti
•Applicazione di una strategia mirata alla raccolta dati
•Registarzione dati
•Valutazione dati
•Verifica dell’hp confrontando dati archeologicice
sperimentali
•Proposta di un’Hp interpretativa che integra risultati
sperimentali, dati archeologici e della ricerca in genere
7
Archeologia sperimentale: finalità 1
• riproduzione delle modalità di realizzazione
e di funzionamento di un determinato oggetto,
di una struttura, o di un processo formativo di
un fenomeno (es. deposito archeologico)
• verifica della validità di ipotesi interpretative
relative a sequenze operative riconosciute
con lo studio dei contesti archeologici e
testimonianza di azioni, comportamenti,
processi frutto di fenomeni culturali

8
Archeologia sperimentale: finalità 2
“….Isolamento di insiemi limitati di variabili
sottoposti ad alti livelli di controllo (nelle
fasi di produzione, di formazione del
deposito, di trasformazione post-
deposizionale al fine di elaborare
interpretazioni o modelli applicabili allo
studio di situazioni a minore livello di
controllo”
(Bondioli et Alii 1990, p. 208)
9
Archeologia sperimentale
e
ipotesi interpretativa
Le ricostruzioni di contesti e situazioni grazie a dati
di scavo, archeometrici ed etnografici hanno
sempre carattere di ipotesi interpretativa
• Interpretazione = piena comprensione di un
fenomeno
• ipotesi interpretativa = risultato di deduzioni
suscettibili di dibattito, revisione, conferma

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ipotesi interpretativa formulata sulla base dei
risultati della sperimentazione

“…a disciplined use of imagination” (Crawford 1935,


“A primitive threshing machine”)
n.b.
le ipotesi interpretative possono essere molteplici

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Archeologia sperimentale e
campi di applicazione

La sperimentazione è applicabile a
qualsiasi traccia della cultura materiale
(manufatto) lasciata dall’Uomo nel
passato e recuperata con indagine
archeologica nella sua totalità o solo in
parte

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Experimental Archaeology
J. Coles, 1973
• PRODUZIONE DEL CIBO: disboscamento e coltivazione,
aratura, mietitura, immagazzinamento delle derrate,
preparazione e consumo del cibo

• INDUSTRIA PESANTE: costruzione e deterioramento di


edifici, fortificazioni ed erosione,trasporto ed erezione di
pietre, imbarcazioni e viaggi

• INDUSTRIA LEGGERA: lavorazione della pietra, del legno,


dell’osso del corno e delle conchiglie, lavorazione dei metalli,
lavorazione delle pelli, del cuoio, e dei tessuti, la ceramica, la
pittura e la carta, gli strumenti musicali

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Applicazione nell’indagine dei processi di
formazione (M. Schiffer)
– 1. Processi culturali (C) → processi determinati
dall’attività dell’Uomo in un determinato sito o su determinati
oggetti o materie. Sono alla base della formazione dei
depositi archeologici

– 2. Processi naturali (N) → processi di origine naturale.


Sono alla base della formazione del giacimento
archeologico e dello stato di conservazione dei reperti. Su
alcuni reperti processi N possono, talvolta, essere confusi
con i processi C (false tracce di lavorazione su osso, legno
ecc.)

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The nature of Experiments in Archaeology
(P.J. Reynolds, 1999)
5 grandi categorie di esperimenti
1. Processi e funzioni ottenimento e uso dei manufatti
2. Simulazione degrado de modifica del conetsto
archeologico Es. Il fossato di Owerton Down (Gran Bretagna):
un esperimento di lunga durata (dal 1960 al 2088) (Renfrew C.,
Bahn P., 1995, scheda n. 2.1)

3. Verifica valuta le potenzialità di una riproduzione Es. Butser


Ancient Farm Project
4. Innovazioni tecnologiche valutazione delle ricadute
economiche di determinate innovazioni Es. proprietà balistica di
un sistema propulsivo giavellotto – arco/freccia
5. Ricostruzione architettura

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Ricerca Archeologica
e
Archeologia sperimentale
• La Ricerca archeologica indaga i resti materiali
(reperti) delle culture passate cercando con essi
di ricostruire scampoli di storia

• L’Archeologia sperimentale cerca di


rispondere alle domande base che l’archeologo
si pone di fronte al reperto:
1. che cos’è
2. come è stato fatto
3. come è stato usato

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Per conoscere un fenomeno devo avere
“indicazioni” corrette
SISTEMA I.N.A. (Indicazioni Neuro Associative)
1. che cos’è
2. come è stato fatto
3. come è stato usato
• Origine
• Causa dell’origine
• Storia
• Qualità e attributi
• Oggetti in contatto o relazione con l’oggetto in analisi
• Usi e applicazioni
• Effetti e conseguenze
• Cosa può spiegare o dimostrare
• Fine o divenire 17
La
Lasperimentazione
sperimentazionein
inArcheologia
Archeologia
(da
(da Mannoni
Mannoni Giannichedda,
Giannichedda, 1996)
1996)

18
Le tappe storiche dell’Archeologia
sperimentale
• L’esigenza di “sperimentare” il dato o l’ipotesi nasce alla metà del
XIX secolo parallelamente alla nascita degli studi paletnologici
• 1860 Boucher de Perthes riproduce le amigdale rinvenute nel
bacino della Somme (Parigi); fine XIX secolo, in Scandinavia si
riproducono strumenti a fiato in bronzo
• 1950 Pitt Rivers tenta il dissodamento del terreno con zappe e aratri
leggeri
F. Bordes compie esperimenti sulla litotecnica
• Intorno agli anni Sessanta del secolo scorso, la New Archaeology
impone la necessità di una ricostruzione storica basata sulla verifica
delle ipotesi formulate. L’Archeologia sperimentale è alla base di
questo nuovo modello storico ed entra a far parte delle discipline
archeologiche
• Anni Settanta del secolo scorso:
• scuole occidentali di Leroi-Gourhan e Binford
• scuola funzionalista russa di Semenov
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Le tappe storiche dell’Archeologia sperimentale
in Italia -1
• Legata essenzialmente all’ambito preistorico
• Metà anni ‘70 del XX secolo, comincia ad affiancare la
ricerca archeologica preistorica in forte ripresa in questi
anni
– Lavori sperimentali rari e non conosciuti Bagolini-Scanavini 1974
• Negli anni ‘80 la sperimentazione si afferma in vari settori
della ricerca e diverse istituzioni (Università,
Soprintendenze…) completano progetti di ricerca con
puntuali programmi sperimentali
– Si traduce il volume di Coles del 73 in italiano
• Nel 1989, a Milano, si tiene il seminario di Archeologia
Sperimentale, a cura della Soprintendenza Archeologica
della Lombardia
20
Le tappe storiche dell’Archeologia sperimentale in
Italia -2

•L’Università di Ferrara avvia un nuovo settore di ricerca sulle


catene operative, tecniche di macellazione e fratturazione
intenzionale delle ossa nel sito di Isernia La Pineta
•Il Dipartimento di Scienze storiche, archeologiche e
antropologiche dell’antichità, dell’Università di Roma “La
Sapienza” ha intrapreso indagine sperimentali multidisciplinari
nello studio di industrie litiche neandertaliane della Grotta
Breuil; da anni affianca i suoi corsi alle attività sperimentali
svolte dal Museo delle Origini come i processi produttivi delle
ceramiche di Masseria Candelaro in Puglia.
Queste attività si pongono alla base l’analisi funzionale
dei reperti, come verifica dei dati acquisiti con lo studio delle
tracce d’uso
21
Le tappe storiche dell’Archeologia sperimentale in
Italia -3
Dall’anno accademico 1998-99 l’Università di Siena è la
prima Università in Italia ad introdurre l’insegnamento di
Archeologia sperimentale nel curriculum archeologico

Le attività svolte sono state finalizzate essenzialmente alla


verifica di ipotesi interpretative formulate con lo studio dei
reperti secondo il metodo tradizionale, l’analisi archeometrica
e il confronto etnografico

- Le strutture di combustione di Mileto (Sesto Fiorentino)

- Le piastrine fittili di Neto – Via Verga (Sesto Fiorentino)

22
Le strutture di combustione di Mileto (Sesto Fiorentino)

23
Le tappe storiche dell’Archeologia sperimentale
in Italia -4
• Nel dicembre 1999, a Torino, si è tenuto il primo Convegno
internazionale di studi sull’Archeologia sperimentale patrocinato dal
Centro di Archeologia Sperimentale di Torino e da alcune Università
italiane ( di Torino, Genova, Venezia e Napoli).
• Nel settembre 2001, al Convegno Internazionale di Scienze Preistoriche
e Protostoriche tenutosi a Liegi, nella sessione dedicata all’Archeologia
Sperimentale, alcuni archeologi sperimentatori italiani hanno costituito
un gruppo di lavoro con cui “ufficializzare” l’attività sperimentale in Italia.
• Nel Settembre 2001, a Comano Terme (Trento in occasione della
presentazione del progetto per il “Parco delle palafitte di Fiavé”, è stato
indetto un nuovo incontro di Archeologia Sperimentale dal titolo
“Archeologie sperimentali – metodologie ed esperienze fra verifica,
riproduzione, comunicazione e simulazione”: specchio fedele dell’attuale
situazione della sperimentazione archeologica in Italia.

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Quali informazioni cercare in un
reperto:
1. Produzione: come, quando, perché, dove, da
chi, per che cosa o per chi
2. Materia prima: quale, da dove, perché,
naturale/artificiale
3. Funzione: quale, per chi, quando,
trasformazioni
4. Significato: quando inventato, trasformazioni,
per l’artefice, per l’utilizzatore, in un contesto
culturale, in contesti culturali diversi, oggi
25
Come ottenere informazioni da un
reperto - 1
• Analisi morfo-tipologica
• Analisi tipometrica
• Datazione relativa
• Contestualizzazione all’interno dell’area
di rinvenimento
• Contestualizzazione entro la sfera
cultrurale di appartenenza
(storicizzazione)
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Come ottenere informazioni da un
reperto - 2
Discipline archeometriche: misurazione, quantizzazione e
qualificazione del dato archeologico

1) datazioni assolute (dendrocronologia, 14C,


termoluminescenza, K/Ar, U/Th, tracce di fissione,
paleomagnetismo…)
2) analisi chimiche, spettrografiche, della fluorescenza ai raggi x,
3) difrattometria a raggi X
4) esami radiografici
5) analisi al microscopio – ottico/elettronico – petrografia,
traceologia

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Come ottenere informazioni da un
reperto - 3
Discipline “ausiliarie”: sono discipline di per sé
pienamente sviluppate il cui ruolo ausiliario è del tutto
occasionale
1. Paleontologia (archeozoologia)
2. Geologia (pedologia, sedimentaologia,
mineralogia…)
3. Antropologia
4. Archeologia ambientale (botanica, palinologia,
antracologia…)
5. Archeologia della produzione (tecnologie e tecniche
di lavorazione, cicli produttivi)
6. Etnografia - Etnoarcheologia
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Archeologia sperimentale, Etnografia
ed Etnoarcheologia
• Il parallelo etnografico: tenta di spiegare realtà archeologiche di
difficile interpretazione
Limitazioni: 1) le culture primitive attuali hanno ormai
conosciuto il mondo occidentale
2) “sincronicità” con le culture primitive
attuali → appiattimento dalla loro storia
evolutiva
Opportunità: 1) possibilità di apprendere tecniche e
processi produttivi
2) il confronto etnografico permette di simulare
gesti e azioni non indiziate dal dato
archeologico

• Etnoarcheologia: - l’Archeologia studia i resti frutto di un


processo di esaurimento.
- L’Etnoarcheologia studia il record
archeologico nella sua formazione
(R. Asher, 1961)
29
Esempio di studio etnografico: osservazione
della fabbricazione delle corde presso popolazioni Papua
30
Una procedura sperimentale valida
(J. Coles, 1973) - 1
1) dati archeologici quantitativamente e qualitativamente sufficienti per
avere una buona casistica di partenza

2) studio del dato archeologico in tutti i suoi aspetti (morfo-tipologici e


tecno-tipometrici) fino alla classificazione per tipi

3) analisi ottiche e archeometriche inerenti la materia prima o finalizzate al


rinvenimento di tracce che attestano l’utilizzo dell’oggetto
4) individuazione di un obiettivo
-ricostruzione dell’oggetto o dell’azione (catena operativa) che lo ha
prodotto per una parte o per l’intero processo realizzativo
- utilizzo dell’oggetto per testarne efficacia e funzionalità

31
Una procedura sperimentale valida
(J. Coles, 1973) - 2
4) uso di materie prime uguali a quelle usate in passato ed uso di
utensili consoni al periodo di fabbricazione degli oggetti o delle
strutture analizzate

5) ripetizione degli esperimenti per correggere errori e creare delle


variabili
6) ricorso ad esempi etnografici là dove il dato archeologico è
carente

7) la validità dell’esperimento va confermata mediante la ripetizione


di numerose esperienze il cui risultato sia sempre lo stesso

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Il protagonista della
sperimentazione
• Amatore → semplice riproduzione, scarsa conoscenza
del dato archeologico e carenze metodologiche, notevole
padronanza tecnica
• Archeologo → conoscenza del dato archeologico, scarsa
padronanza tecnica e scarsa manualità
• “Archeotecnico” o “Operatore archeologo” →
figura in via di definizione; curriculum formativo prettamente
tecnico; buona conoscenza del dato archeologico, discreta
manualità

33
Chi può fare archeologia
sperimentale
Chiunque abbia:
• Cognizioni storiche
• Cognizioni tecnologiche
• Buona manualità

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Le applicazioni dell’Archeologia Sperimentale:
nella Ricerca archeologica
– riproduzione di cicli di produzione
– riproduzione di sequenze operative
– test di funzionalità
– riproduzione di processi di formazione
nella Didattica
– scolastica
– universitaria
nella Divulgazione
- musei
- parchi

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Cicli produttivi
Sequenze operative
Ciclo produttivo: sequenza di operazioni
materia prima ⇨⇨ prodotto finito
Portato a termine da una o più persone

Sequenza operativa: concatenamento di


eventi tecnici consequenziali tra loro ⇨ da un
gesto si risale ad un altro
Portato a termine da una o più persone

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Cicli produttivi
Materia prima ⇨prodotto finito
Individuazione risorse ⇨coltivazione ⇨trasformazione (chimica e fisica)
Esempio: ciclo della ceramica (da Mannoni, Giannichedda, 1996)
Estrazione
Raccolta
Stagionatura
Depurazione
Decantazione
Manipolazione
Pestatura
Correzione di plasticità (degrassante)
Foggiatura
Essiccazione
Cottura (legno)
Raffreddamento
Prodotto finito
37
Sequenze operative o
catene operative (Leroi Gourhan, anni ‘50)
• Sequenza ⇨ concezione strutturale
• Catena ⇨ concezione seriale
Ogni tappa del ciclo produttivo può avere una
propria sequenza operativa
Il prodotto finito spesso non conserva traccia
dei passaggi della lavorazione ⇨ ricerca degli
indicatori artigianali
Soggettività nella sequenza dei gesti
Esempio: preparazione di una ricetta di
cucina (H. Balfet, 1991)
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APPLICAZIONI NELLA DIDATTICA

• SCOLASTICA (scuola dell’obbligo e cicli


superiori)
 Affianca e integra i programmi ministeriali
 Forti implicazioni pedagogiche⇨ particolari
modalità di apprendimento
• UNIVERSITARIA (es. Museo delle Origini –
Università la Sapienza – Roma)
 Approccio concreto con le materie di studio⇨
tecnologie, metodologia

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ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE E
- DIVULGAZIONE -
Musei e Parchi Archeologici
 Il sapere scientifico viene comunicato al
pubblico (famiglie, turisti…)
 La sperimentazione diventa mezzo di
comunicazione
 La sperimentazione simula diverse attività
adottando procedure ad hoc
 Riduzione dei passaggi delle sequenze operative ⇨
riduzione del tempo di realizzazione
 Enfatizzazione dei passaggi significativi
 “Spettacolarizzazione”

40
Archéodrôme de
Bourgogne:
ricostruzione in scala 1:1
della
fortificazione
romana di Alesia (52 a.C.)
41
Archeologia sperimentale e
sapere tecnologico
• L’acquisizione delle tecniche può fare
parte integrante della sperimentazione
L’apprendimento di una tecnica è il
fondamento per la programmazione e la
riuscita di un’esperienza
Il processo di acquisizione può fornire
indicazioni sulle tappe di apprendimento di
una determinata tecnologia nel corso del
tempo

42
Protocollo sperimentale - 1

• Schedatura di tutti i passaggi effettuati per la


realizzazione di un esperienza in base
• I passaggi variano a seconda dell’obiettivo fissato.
• Il protocollo deve consentire:
 individuazione di eventuali errori
 codifica della procedura
 verifica dell’esperienza mediante la sua ripetizione esatta da
parte dello stesso sperimentatore
 ripetitibilità dell’esperienza ad opera di altri sperimentatori
 possibilità di apportare eventuali modifiche ad una
procedura testata

43
Protocollo sperimentale – 2
• Dati utili da inserire nel protocollo (variabili in base
all’obiettivo fissato)
 Nome/i sperimentatore/i (numero delle persone necessarie a
compiere l’attività)
 Data/e
 Materia/e prima/e (luogo di approvvigionamento, qualità,
quantità, eventuali trattamenti apportati)
 Tempi di realizzazione (delle varie tappe esecutive e
dell’intera procedura)
 Tempo atmosferico (temperatura, umidità, ventilazione)
 Strumenti utilizzati per l’esecuzione

44
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 1

L’industria litica costituisce il 99% dei resti materiali di


età preistorica  fonte primaria per interpretare e
ricostruire certi modelli comportamentali dell’Uomo.
– Gran numero di reperti ⇨ alta casistica di studio
sufficiente a riconoscere anche espedienti tecnologici
molto complessi (es. tecnica Levallois)
– Materia prima poco duttile  limitazione delle variabili
tecnologiche  standardizzazione tipologica
S.A. SEMENOV (1964)
Uno strumento in pietra molto raramente viene
progettato per un unico utilizzo

rara specializzazione
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SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE – 1a
STUDIO PRELIMINARE ALLA SPERIMENTAZIONE
 Analisi della materia prima (individua la provenienza: ottica
→ mineralogico-petrografica, determinazione degli elementi
in traccia → fluorescenza ai raggi X, spettrografia)
 Analisi tipometrica
 Analisi tipologica (contestualizzazione → datazione relativa)
 Analisi tecnologica (individua le “macrotracce”)
 Analisi traceologica (individua le “microtracce”)

 Datazione assoluta (quando possibile: 14C, tracce di fissione,


termoluminescenza)

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SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 2

• Riproduzione della catena operativa per la


fabbricazione di un utensile
• Riproduzione delle modalità d’impiego 
funzione
Entrambi gli obiettivi necessitano di uno studio
preliminare delle tracce che la fabbricazione o
l’utilizzo hanno lasciato visibili sugli utensili
 tracce di manifattura
 tracce di utilizzo
N.B. Sia il primo caso che il secondo conducono a ulteriori
dettagli di interpretazione crono-culturale (contestualizzazione)
47
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 3
• Tracce di manifattura sui supporti scheggiati visibili
a occhio nudo e indizio di particolari accorgimenti
tecnici.
Sono provocate da:
 Tipo di percussore  inclinazione e tipo di tallone; morfologia del
bulbo; presenza di markers particolari – es. pectuncolo; morfologia del
supporto – es. lame a sezione prismatica, a margini paralleli e tallone
puntiforme sono indizio di scheggiatura per pressione)
 Preparazione del piano di percussione ⇨ tipo di tallone – es.
tallone faccettato ⇨ indice della tecnica Levallois)
 Preparazione del fronte di scheggiatura ⇨ scagliature visibili
sulla faccia dorsale in prossimità del tallone)
 Messa in forma del supporto dopo la scheggiatura ⇨
scagliature per l’assottigliamento del bulbo o delle creste dorsali
48
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 4
Tracce di usura sugli utensili  visibili ad occhio nudo o al microscopio,
indicano l’utilizzo da parte dell’Uomo o l’azione di agenti naturali; indicano
come e per cosa sono stati usati, come venivano immanicati o impugnati

Striature sui margini o sulle facce del supporto (spesso visibili a occhio
nudo): sono in genere parallele tra loro e se ne osserva la profondità,
l’estensione, l’andamento e la posizione rispetto al margine o all’asse del
supporto. Sono provocate dall’attrito dell’utensile su un altro corpo. Creano
smussatura dei taglienti e degli spigoli.
 Strie finissime → levigatura e smerigliatura
 Strie fini ma a solchi ben visibili → raschiatura

Lustrature: (visibili a occhio nudo): provocate dal contatto dell’utensile


con sostanze particolari (acidità della mano, fitoliti degli steli dei cerali=
silice idrata)

Scagliature e picchiettature: (visibili a occhio nudo): provocate dal


contatto con un corpo rigido. Talvolta sono di origine naturale. 49
Fronte di ascia scheggiata: margine
con striature.
Ingrandimento 4X - fotografie e
disegno
(da Semenov, 1964)

1-2. Usure su raschiatoio e ipotesi di


impugnatura
3-4 Microfotografia di striature e
scagliature su margini attivi
(da Semenov, 1964)
50
2 –3 –4 -Usure su diedro di bulino:
scagliature.
1- Ipotesi di utilizzo
(da Semenov, 1964)

Ciottoli con
picchettature;
microfotografia
della faccia
usurata (3)
Ipotesi di
modalità d’uso (4)
(da Semenov, 1964)
51
Lusratura su cresta di lamella in selce (elemento di
flacetto) con ingrandimento della superficie lustrata.
(da Semenov, 1964)

Ricostruzione sperimentale di falcetto e prova di


utilizzazione per la riproduzione di “lustrature”

52
Organizzazione dei diversi livelli di
sperimentazione traceologica :
sperimentazione didattica (A) e
sperimentazione “esplorativa” (B) con
cui si prepara il quadro di analisi
traceologica dello strumento.
Sperimentazione “comparativa”,
realizzata a partire dai dati
archeologici permette di testare e
precisare le ipotesi formulate nel
corso dell’analisi. L’ipotesi ritenuta
operativa, relativamente alla funzione
ed all’utilizzo dello strumento, è quella
che permette la riproduzione
sperimentale più precisa dei caratteri
rilevati dall’analisi traceologica (da
Plisson, 1999)

53
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 5

Lo strumentario in pietra viene sperimentato svolgendo


azioni PLAUSIBILI in preistoria: come arma da caccia,
per il taglio del legno, la macellazione della carne, la
concia e il taglio delle pelli, il taglio dei cereali, attività
agricole varie (lavoro dei campi, tosatura del vello di
animali)
1- l’usura varia a seconda dell’angolo di lavorazione (immanicatura) o
dalla velocità di utilizzo
2- un utensile cambia peso e morfologia con l’uso
3- l’uso di un oggetto morfologicamente generico, comporta
l’acquisizione di una funzione da parte dello strumento solo
attraverso il suo utilizzo (Semenov, 1964)

54
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 6

• Strumenti con funzione “predeterminata”


• Bulini → incidere; azione: trascinamento. Il
ritocco bulino creando un angolo diedro rende questo
utensile uno strumento specializzato. Il diedro presenta
sbrecciature e smussature
• Grattatoi → raschiatura delle pelli; e usure su
entrambe le facce
• Geometrici → armature per armi da getto; spesso
recano scagliature e fratture provocate dall’impatto
con un corpo.

55
Ingrandimenti di striature sul fronte di un grattatoio ed
ipotesi di impugnatura sulla base della morfologia del
margine attivo (da Semenov, 1964)

56
SPERIMENTAZIONE E INDUSTRIE LITICHE - 7

LE TRACCE DI USURA MEDIANTE OSSERVAZIONE AL


MICROSCOPIO
Microscopio ottico e microscopio elettronico a
scansione (SEM)
1 - considerare tutti i fattori che impediscono la lettura delle tracce di
utilizzo → patine, lancette, pseudoritocchi
2 - prevedere l’analisi traceologica fin dal recupero dei reperti
 evitare energici lavaggi con mezzi meccanici
 evitare il contatto con acidi
 evitare che i reperti litici vengano in contatto tra loro
3 - preparazione del reperto
 lavaggio in acetone in vaschetta a ultrasuoni, risciacquo in acqua distillata,
asciugatura a temperatura ambiente
4 - eventuale replica con gomme siliconiche per calchi e calchi dentari
5 – eventuale copertura delle superfici troppo lucenti con vernici oro -
palladio
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Archeologia sperimentale e
parchi archeologici

PARCO ARCHEOLOGICO
Definizione legislativa
“Ambito territoriale caratterizzato da importanti
evidenze archeologiche e dalla compresenza di
valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato
come museo all’aperto in modo da facilitarne la
lettura attraverso itinerari ragionati e sussidi
didattici” (T.U. 490/1999, art. 99)

58
Archeologia sperimentale e
parchi archeologici
Definizione“urbanistica”

Forma integrata di conservazione e valorizzazione dei beni


culturali e ambientali
• Valorizzazione  perseguibile mediante la conoscenza
• Conoscenza = acquisizione possibile grazie a:
 divulgazione del sapere scientifico
 divulgazione del sapere popolare (tradizioni locali →
culturali, artigianali…)
Archeologia sperimentale +
Archeologia della produzione +
=
Archeologia ambientale
apertura al grande pubblico delle realtà archeologiche e
ambientali territoriali
59
Archeologia sperimentale e
parchi archeologici
• Parco archeologico: strategia culturale e
ambientale, a forte potenziale economico
• Sistema operativo scoperto in Italia solo
recentemente
 Scarso sfruttamento del potenziale offerto dalle
aree archeologiche
 Degrado archeologico e ambientale
 Disattenzione per le diverse identità storiche locali

60
Archeologia sperimentale e parchi archeologici

In Europa e negli Stati Uniti nascono parchi archeologici già


negli anni Sessanta del secolo scorso in presenza di realtà
archeologiche anche deboli o in assenza di esse

Nei parchi archeologici grazie all’Archeologia sperimentale si


risponde a:
1. Quesiti sulle tecnologie antiche e sui cicli produttivi
2. Necessità di esercitare attività formativa per giovani in età
scolare
3. Necessità di presentare il sito per comunicare il luogo e gli
oggetti a fini di sviluppo turistico e di potenziamento
dell’identità culturale locale
61
Archeologia sperimentale e parchi archeologici
1. Siti archeologici urbani e non: con ricostruzioni e attività di
A. sperimentale - es. Terramara di Montale (Modena)
2. Parchi naturali e archeologici con attività sperimentali – es.
Parco archeologico di Baratti e Populonia (Livorno), Parco
Archeominerario di S. Silvestro
3. Archeodromi (Archeoparks o parchi tematici): non connessi
a realtà archeologiche specifiche offrono attività
sperimentale: Archéodrome de Bourgogne (Francia),
Archeopark (Boario Terme, Brescia)
4. Open air museums: con ricostruzioni e attività sperimentali
5. Centri di ricerca e formazione, con attività sperimentale es.
Butser Ancient Farm (Hampshire, Inghilterra)
(Zifferero 2003) 62
Archeologia sperimentale e
parchi archeologici
Il Parco archeologico può nascere:
1. durante l’esecuzione dello scavo (Populonia)
2. a scavo ultimato (Cerveteri)

1. Adeguati percorsi e strutture sono finalizzate a consentire al


pubblico la visione dello scavo in corso ma anche a cimentarsi,
in prima persona  scavi simulati
2. Percorsi guidati e strutture realizzati in prossimità dell’area
archeologica possono riprodurre per il visitatore:
• L’assetto del sito al momento del suo abbandono o di una
parte di esso (alcune strutture)
• Le attività che in esso venivano svolte (riprodotte da
operatori o provate dal visitatore)
In questi casi le strutture e le attività devono rispecchiare la
realtà storica del sito e della regione in cui è ubicato

63
Archeologia sperimentale e parchi
archeologici: attività scientifica
Luogo di formazione della conoscenza scientifica
1. Al momento dello scavo restituisce i dati
archeologici
2. A scavo ultimato può divenire centro di dibattito
sulle conoscenze acquisite o di programmazione
per nuovi progetti di ricerca

Sono necessarie strutture adeguate per la conduzione


della ricerca (laboratori, biblioteche, magazzini…) o
per la convocazione di gruppi di lavoro, convegni
ecc. (sale conferenze…)

64
L’Archeodromo – Archeopark o parco tematico -1
 Area attrezzata che occupa spazi all’aperto privi di testimonianze
archeologiche dirette anche se spesso connessa a precise realtà
archeologiche territoriali.
 Nasce con finalità legate alla ricerca archeologica
 Si sviluppa utilizzando i temi della ricerca con valenze pedagogiche
e divulgative
 Consente il recupero di aree aperte ad interesse naturalistico
 Per il grande pubblico si propone come centro di animazione e
divertimento a sfondo culturale incentrato sulla possibilità di
SPERIMENTARE
 Per il mondo scientifico si presenta come luogo d’incontro per
confronti, approfondimenti, progettazioni, apprendimento incentrato
sulla possibilità di SPERIMENTARE
 Per Istituzioni ed Enti locali rappresenta un rilancio economico e
d’immagine (operazione di valorizzazione locale)
65
L’Archeodromo -2
• Presenta molti punti in comune con i Parchi
archeologici ma anziché evidenze archeologiche il
visitatore osserva ricostituzioni in scala 1:1 di
strutture arcaiche

• I periodi storici oggetto di interesse comprendono la


preistoria fino a tutto il medioevo e spesso vi sono
tutti rappresentati

• Il pubblico viene guidato attraverso diversi percorsi e


iniziato alla pratica di svariate attività svolte con
tecniche antiche

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L’Archeodromo -3

• L’Archeodrome de Bourgogne costituisce uno dei


primi archeodromi Europei e sicuramente il più
conosciuto
• Nasce nel 1978 nell’area di servizio di Beaune –
Tailly, lungo l’autostrada A 6.
• Centro di incontri annuali tra sperimentatori
provenienti da tutta Europa
• Centro di forte attrazione turistica
• Importante centro didattico per le scuole di ogni
ordine e grado
• L’intento pedagogico prevede il sostegno di ogni
affermazione verbale da parte dell’esperienza diretta

67
68
Archeodromo – Rivivere la Preistoria - Centro di Archeologia Sperimentale
(Capodiponte – Valcamonica – Brescia)

69
L’Archeodromo -3
Archeodromi si sono moltiplicati in Europa e anche in Italia grazie
spesso ai co-finanziamenti dell’Unione Europea
MA:
accanto ad iniziative rigorosamente scientifiche…
……sul tema de “un tuffo nel passato” vengono proposti
 Itinerari gastronomici (cene gallo-romane, pagnotte neolitiche ai
cereali …)
 Scene di eventi quotidiani o eccezionali di epoche passate sotto
forma di azioni teatrali con impiego di combattenti, attori… Il cui
valore effettivo è quello di semplice richiamo turistico
N.B.
Negli Archeodromi come nei Parchi archelogici trovano impiego
archeologi, giovani ricercatori di varie discipline, tecnici
archeologi, operatori culturali ma anche attori, amatori, artigiani…

70
Archeoland “Lupo azzurro”
(Ponte di Veja – Verona)

71
Archeodromi e Parchi archeologici
Alcuni esempi:

Archeodrôme de Bourgogne, Beaune-Tailly


Archeoland “Il lupo grigio” (Ponte di Veja – Verona)
Archeodromo, Centro di Archeologia Sperimentale e Museo didattico
d’arte e vita preistorica della Valcamonica, Capodiponte (Brescia)
Archeodromo dell’Etruria meridionale
Parc de la Préhistoire (Tarascon - Ariège)
Parc archéologique de Beynac (Dordogna) (Chevillot, 1999)
Parco archeologico naturalistico della Val di Cornia (Livorno)
Progetto del Parco antropologico” di Torino ( a cura di ISA ed HEP)1

72
Archeologia sperimentale e simulazione -1

• Tutte le riproduzioni effettuate fuori contesto


strettamente scientifico non possono essere
effettivamente definite prove sperimentali

• Riprodurre modalità di fabbricazione o modalità di


utilizzo di determinati oggetti archeologici comporta più
precisamente un’azione di simulazione

Simulazione: in contesti didattici e divulgativi (scuola,


università, parchi, musei…)

73
Archeologia sperimentale e simulazione -2

La simulazione acquista un ruolo fondamentale


nei processi di apprendimento
es. il leoncino simula la caccia alla preda facendo
agguati ai suoi fratelli = apprende a cacciare

Apprendimento:
1. processo intellettivo → sapere intellettuale
2. processo pratico → sapere pratico

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Simulazione
sapere intellettuale e sapere pratico
 Sapere intellettuale: la simulazione di azioni svolte nel
passato facilita la “comprensione” dei concetti altrimenti
soltanto “capiti”
Capire: càpere → afferrare
Comprendere: cum prehendere → prendere con sé, contenere

 Sapere pratico
 osservare l’esperto
 riprodurre ripetendo e simulando le procedure osservate
 acquisizione della pratica (conoscenza della materia
prima, delle tecniche per trattarla, degli strumenti con cui
lavorarla…)
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Simulazione e didattica

Lo scavo simulato

L’esperienza della scuola di Lastra a Signa (Firenze)


(Boscato, Minotti, 1991)

L’esperienza delle scuole del Comune di Sesto


Fiorentino (Firenze)

Auspicabile inserimento di “campagne” di scavo


simulato nei curricula universitari

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Scavo
simulato:
l’esperienza
alla scuola
media“
Cavalcanti”
Sesto
Fiorentino –
Firenze.
Anno
scolastico
2001-2002

77
Lo scavo simulato
l’esperienza alla scuola media di Lastra a Signa
– Firenze.
Triennio 1987-1990 (da Boscato, Minotti, 1991)
78
Lo scavo simulato:
l’esperienza alla scuola
media di Lastra a Signa
– Firenze.
Triennio 1987- 1990
(da Boscato, Minotti, 1991)

79
Limiti della sperimentazione

Perdita dei punti di vista degli uomini che ci hanno


preceduto
Perdita della manualità
Assenza di conoscenza delle materie prime
disponibili in natura
Impossibilità di riprodurre totalmente le condizioni
originarie
Numero troppo elevato di variabili esecutive

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