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Il processo di codifica dei beni

culturali e paesaggistici

Roberto Sirigu

1
Allegato A
(Previsto dagli artt. 63, comma 1; 74, commi 1 e 3; 75, comma 3, lettera a)
A. Categorie di beni:

1. Reperti archeologici aventi più di cento anni provenienti da:


a) scavi e scoperte terrestri o sottomarine;
b) siti archeologici;
c) collezioni archeologiche.
2. Elementi, costituenti parte integrante di monumenti artistici, storici o religiosi e provenienti dallo
smembramento dei monumenti stessi, aventi più di cento anni.
3. Quadri e pitture diversi da quelli appartenenti alle categorie 4 e 5 fatti interamente a mano su
qualsiasi supporto e con qualsiasi materiale (1).
4. Acquerelli, guazzi e pastelli eseguiti interamente a mano su qualsiasi supporto.
5. Mosaici diversi da quelli delle categorie 1 e 2 realizzati interamente a mano con qualsiasi materiale
(1) e disegni fatti interamente a mano su qualsiasi supporto.
6. Incisioni, stampe, serigrafie e litografie originali e relative matrici, nonche' manifesti originali (1).

(1) Aventi più di cinquanta anni e non appartenenti all'autore.

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Allegato A
(Previsto dagli artt. 63, comma 1; 74, commi 1 e 3; 75, comma 3, lettera a)
A. Categorie di beni:

7. Opere originali dell'arte statuaria o dell'arte scultorea e copie ottenute con il medesimo
procedimento dell'originale (1), diverse da quelle della categoria 1.
8. Fotografie, film e relativi negativi (1).
9. Incunaboli e manoscritti, compresi le carte geografiche e gli spartiti musicali, isolati o in collezione
(1).
10. Libri aventi più di cento anni, isolati o in collezione.
11. Carte geografiche stampate aventi più di duecento anni.
12. Archivi e supporti, comprendenti elementi di qualsiasi natura aventi più di cinquanta anni.
13. a) Collezioni ed esemplari provenienti da collezioni di zoologia, botanica, mineralogia, anatomia.
b) Collezioni aventi interesse storico, paleontologico, etno- grafico o numismatico.
14. Mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni.
15. Altri oggetti di antiquariato non contemplati dalle categorie da 1 a 14, aventi più di cinquanta
anni.
I beni culturali rientranti nelle categorie da 1 a 15 sono disci- plinati da questo Testo Unico soltanto
se il loro valore e' pari o superiore ai valori indicati alla lettera B.

(1) Aventi più di cinquanta anni e non appartenenti all'autore.


3
Martin Heidegger

Il principio di ragione

«Che lo sappiamo oppure no, che vi prestiamo particolare attenzione


oppure no, il nostro soggiorno nel mondo e il nostro andare sulla terra,
sono ovunque in cammino verso delle ragioni, verso il fondamento. Ciò che
ci capita di incontrare viene sondato: spesso ci limitiamo ad un sondaggio
superficiale, talvolta osiamo spingerci anche a ciò che sta più in profondità
e assai raramente giungiamo sino all’orlo degli abissi del pensiero. Tuttavia
pretendiamo che si dia fondamento alle asserzioni che formuliamo su tutto
ciò che ci circonda e ci riguarda. Sondare il fondo e fondare determinano
tutto il nostro fare e il nostro lasciar stare»
4
5
6
JEAN STAROBINSKI
La letteratura: il testo e l’interprete
«Ammettiamo che la scelta dell’argomento di studio non è
innocua, che implica già un’interpretazione preliminare ed è
ispirata dal nostro presente interesse. Riconosciamo che non è
un semplice dato, ma un frammento di universo che è circoscritto
dal nostro scopo. Riconosciamo anche che il linguaggio con cui
indichiamo un dato è già lo stesso linguaggio con cui più tardi lo
interpreteremo»

7
JEAN STAROBINSKI
La letteratura: il testo e l’interprete

«L’interprete [di un testo] [...] è in larga misura l’autore di ciò che


scopre nel testo, perché sceglie, in conformità con i suoi bisogni
intellettuali e con quelli della sua epoca, il codice in cui inserirà il
“senso proprio”»

8
JEAN STAROBINSKI
La letteratura: il testo e l’interprete

«Ciò non toglie che, a partire da un desiderio di sapere e


d’incontro, la nostra attenzione si diriga in due sensi distinti: uno
riguarda la realtà da cogliere, i limiti del campo di ricerca, la
definizione più o meno esplicita di ciò che è importante indagare;
l’altro concerne la natura della nostra risposta: i nostri apporti, i
nostri strumenti, i nostri fini - il linguaggio che usiamo, gli
strumenti di cui ci serviamo, i procedimenti a cui ricorriamo»

9
Archeologia/Linguaggio

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Gérard Genette
Soglie

«[Un] testo [...] si presenta raramente nella sua nudità, senza il


rinforzo di un certo numero di produzioni, [...] verbali o non verbali,
[...] delle quali non è sempre chiaro se debbano essere considerate o
meno appartenenti ad esso, ma che comunque lo contornano e lo
prolungano, per presentarlo, appunto, nel senso corrente del termine,
ma anche nel suo senso più forte: per renderlo presente, per assicurare la
sua presenza nel mondo, la sua “ricezione” e il suo consumo […].
Questo accompagnamento [...] costituisce ciò che ho battezzato […]
il paratesto dell’opera. […] Più che di un limite o di una frontiera
assoluta, si tratta di una soglia, o - nelle parole di Borges a proposito di
una prefazione - di “vestibolo” che offre a tutti la possibilità di
entrare o di tornare sui propri passi» 11
12
Colin Renfrew
Archeologia e linguaggio

«Linguaggio e identità sono strettamente legati e poche cose


sono più personali del linguaggio che si parla»

13
MICHEL FOUCAULT
L’ordine del discorso

«Una disciplina viene definita da un campo d’oggetti, da


un insieme di metodi, da un corpus di proposizioni
considerate vere, da un gioco di regole e di definizioni,
di tecniche e di strumenti: tutto questo costituisce una
sorta di sistema anonimo a disposizione di chi voglia e
possa servirsene, senza che il suo senso o la sua validità
siano legati a colui che ne è stato il possibile inventore»
14
MICHEL FOUCAULT
L’ordine del discorso

«La disciplina è un principio di controllo della


produzione del discorso. Essa gli fissa dei limiti col
gioco di una identità che ha la forma di una permanente
ritualizzazione delle regole»

15
Archeologia
dal greco logos: ‘discorso’
intorno a
archaios:
‘antico’, ‘vecchio’, ‘primitivo’
arché:
‘principio’, ‘origine’, ‘inizio’

16
Costruzione di un universo di discorso
per mezzo di
parole = concetti

“Archeologia” - “Indagine archeologica” - “Sito”,


“Scavo” - “Unità stratigrafica” - “Reperti” -
“Industria litica” - “Diario di scavo” - “Schede di
Unità stratigrafica” - “Mettere in luce” - “Mettere
in evidenza” - “Rilevare” - “Fotografare” -
“Quotare” - ecc.
17
Nominazione

“Paesaggio” - “Siti” - “Oggetti” - “Manufatti” -


“Reperti” - “Strumenti di industria litica” - “Punte” -
“Raschiatoi” - “Bulini” - ecc.

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Reperto/Segno

19
Reperto

dal latino reperio : ‘trovare’, ‘reperire cercando’

20
EDWARD C. HARRIS
Principi di stratigrafia archeologica

«Si tratta di tutti i resti mobili trovati negli strati di un sito,


siano essi organici, inorganici, naturali o artificiali»

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Da questa definizione possiamo dedurre due
informazioni sulla natura dei ‘reperti’:

1) il termine ‘reperto’ non designa un genere particolare


di oggetti, ma i ‘resti mobili’ di ogni genere: “organici,
inorganici, naturali o artificiali”
2) i ‘reperti’ sono, per definizione, oggetti ‘trovati’ in un
sito archeologico all’interno di uno qualunque degli strati
che lo compongono

22
Enrico Zanini
Lo scavo archeologico

DEFINIZIONE DI “ARCHEOLOGIA”

«L’assunto da cui parte […] la ricerca scientifica in campo archeologico è


[questo]: il territorio in cui viviamo e il terreno che ci apprestiamo a scavare
non sono che il prodotto di un continuo divenire, di una continua
trasformazione in cui si intrecciano fenomeni naturali e attività umane.
Ogni attività umana (come del resto ogni fenomeno naturale) lascia infatti
una traccia nel terreno; si tratta di tracce più o meno evidenti, talvolta quasi
invisibili, che costituiscono la testimonianza dell’evoluzione naturale e
storica di un sito. Lo scopo della ricerca archeologica sarà dunque quello di
ricostruire la storia della presenza umana su un territorio partendo proprio
dall’analisi dei segni che questa vi ha lasciato»
23
Segno

dal latino signum: ‘intaglio’,


traduzione latina del termine greco semeion: ‘segno’

24
CHARLES S. PEIRCE
Semiotica

«Il ‘segno’ è “qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto


qualche rispetto o capacità ”. Questo ‘qualcosa-che-sta-per-
qualcos’altro’ (il segno, appunto) può essere un oggetto, una
parola, un concetto, ecc.»

25
La realtà materiale, vista nella sua totalità, è, per
l’archeologo, segno del passato: essa infatti è il prodotto di ciò
che in passato è accaduto (fenomeni naturali) e delle azioni
compiute da chi in passato è vissuto (agenti umani). La realtà
materiale è dunque qualcosa che sta a qualcuno
(l’archeologo) per qualcosa (il “passato” che l’ha prodotta)
sotto qualche rispetto o capacità (le singole informazioni che
l’archeologo desume dalla realtà materiale sul “passato”
che l’ha prodotta)

26
Ciò che fa di una ‘porzione di territorio’ un ‘sito
archeologico’, così come di un ‘oggetto’ un
‘reperto’ è la particolare relazione intercorrente tra
un determinato
soggetto (l’archeologo)
e
l’oggetto e/o la porzione di territorio da lui indagata

27
Il processo di codifica dei
frammenti
della realtà materiale come
segni del passato

28
FONTE
1. Vena d’acqua a getto continuo, sorgente; […] 2. fig. Principio (da cui
qualcosa emana o proviene direttamente) […] 3. Chiunque sia in grado di
offrire informazioni attendibili e di prima mano […] 4. Nelle discipline
storiche e filologiche, elemento utilizzabile ai fini della documentazione o
rilevabile come derivazione […]

TESTIMONIANZA
1. Dichiarazione fatta da un testimone […] (persona che può dar fede di un
fatto per averne diretta conoscenza) […] 2. Quanto costituisce una prova,
con un’idea implicita di manifestazione e di dimostrazione […]

SEGNO
1. Oggetto, fatto o fenomeno che costituisca indizio o prova, o che si possa
ricondurre a un significato […]

(G. Devoto, G. C. Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze,


29
2000)
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI

Avanzi o Resti - quel che ci rimane del passato, lasciatoci dagli


uomini e dagli eventi privo di una percepibile intenzione umana di
passare alla posterità

Fonti - ciò che è stato creato allo scopo deliberato di lasciare un


ricordo, una testimonianza per i posteri

(Johann Gustav Droysen, 1808-1884)

30
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI

Resti - comprendono sia resti veri e propri, cioè gli atti o


fatti umani spogli dell’intenzione del ricordo, sia i
monumenti, vale a dire tutto ciò in cui è implicito l’intento
di conservare e tramandare la memoria

Tradizione - trasmissione volontaria e consapevole di


conoscenze attraverso la narrazione (che può essere
figurata, orale, scritta)

(E. Bernheim, 1850-1942)


31
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI

Fonte Primaria: fonti in senso proprio, documenti di


qualsivoglia genere coevi del periodo che stiamo
studiando: qualunque reperto, qualunque oggetto,
qualunque testo rimastoci del passato che è oggetto della
nostra indagine
Fonte Secondaria: studi, interpretazioni, ricerche, in breve
ricostruzioni effettuate in epoca successiva, anche di poco,
e, quindi, ovviamente, non necessariamente
contemporanea allo studioso che fa la ricerca

32
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI

Fonte Diretta: ciò che parla direttamente, ma


inintenzionalmente, del passato, cioè i suoi resti, e che
dunque non pongono problemi di credibilità , ma solo di
autenticità

Fonte Indiretta: ciò che lascia una deliberata testimonianza


del passato, come le cronache e simili, e che pongono, oltre
a quello dell’autenticità, anche il problema della credibilità
dell’informatore
(Jerzy Topolski) 33
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI
AVANZI O RESTI - quel che ci FONTI - ciò che è stato creato allo
rimane del passato, lasciatoci scopo deliberato di lasciare un
dagli uomini e dagli eventi privo ricordo, una testimonianza per i
di una percepibile intenzione posteri
umana di passare alla posterità
(Johann Gustav Droysen, 1808-
1884)
RESTI - comprendono sia resti TRADIZIONE - trasmissione
veri e propri, cioè gli atti o fatti volontaria e consapevole di
umani spogli dell’intenzione del conoscenze attraverso la
ricordo, sia i monumenti, vale a narrazione (che può essere
dire tutto ciò in cui è implicito figurata, orale, scritta)
l’intento di conservare e
(E. Bernheim, 1850-1942)
tramandare la memoria

FONTE PRIMARIA - fonti in senso FONTE SECONDARIA - studi,


proprio, documenti di interpretazioni, ricerche, in breve
qualsivoglia genere coevi del ricostruzioni effettuate in epoca
periodo che stiamo studiando: successiva, anche di poco, e,
qualunque reperto, qualunque quindi, ovviamente, non
oggetto, qualunque testo necessariamente contemporanea
rimastoci del passato che è allo studioso che fa la ricerca
oggetto della nostra indagine

FONTE DIRETTA - ciò che parla FONTE INDIRETTA - ciò che


direttamente, ma lascia una deliberata
inintenzionalmente, del passato, testimonianza del passato, come
cioè i suoi resti, e che dunque le cronache e simili, e che
non pongono problemi di pongono, oltre a quello
credibilità , ma solo di autenticità dell’autenticità, anche il problema
della credibilità dell’informatore
34
(Jerzy Topolki)
Il problema della definizione di
una
tipologia dei segni archeologici

35
Tipologia dei segni nel paradigma indiziario secondo
CARLO GINZBURG

1) Segni naturali o sintomi : “orme, astri, feci - ferine o umane -


catarri, cornee, pulsazioni, campi di neve o ceneri di sigaretta”

2) segni culturali o segni in senso proprio: “scritture o dipinti o


discorsi”

36
Tipologia dei segni archeologici secondo
ENRICO ZANINI

1) Azioni umane

2) Fenomeni naturali

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MASSIMO BONFANTINI
Oggetti naturali, artefatti, segnici

«Gli oggetti si presentano […], in primo luogo, come oggettualità


assolutamente naturale o spontanea, non rielaborata dall’uomo secondo
un’intenzione e un progetto [oggetti naturali]. In secondo luogo, come
oggettualità trasformata, nel senso di elaborazione della natura e produzione
di artefatti, cioè di oggetti d’uso o mezzi di produzione o strumenti,
progettati e realizzati secondo una precisa intenzione e una precisa finalità
di servizio per utili azioni e/o trasformazioni immediatamente materiali. In
terzo luogo, come oggettualità propriamente segnica o comunicativa o testuale,
disposta o incisa o scritta per produrre immediatamente pensiero e non per
determinare fisicamente azione»

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Tipologia dei segni vs
tipologia dei modi di
produzione segnica

39
LA VORO
FISICO
RICHIESTO Riconoscimento Ostensione Replica Invenzione
PER
P RODURRE
L’ESP RE SSI ON
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FACILI combi unità
S natori combina
e torie
CONTINUUM Eteromaterico
DA FORMARE
moti vato Omomaterico
MODO DI Unità grammatical izzate Testi
ARTICOLAZI
ONE Prestabi lite, codificate e ipercodificate proposti e ipocodificati
Con diver se modalità di perti nentizzazione

Tipologia dei modi di produzione segnica (tratto da: UMBERTO ECO, Trattato di semiotica generale )

40
Testo/Contesto

41
Testo

dal latino textus: ‘intreccio’, ‘trama’, ‘tessuto’

42
UGO VOLLI
Manuale di semiotica
«L’atto semiotico fondamentale non consiste […] nella produzione di segni,
ma nella comprensione di un senso. Questo non significa innanzitutto
ricondurre un oggetto significante (o representamen) a una legge generale di
tipo ipotetico (se c’è questo allora quello) ma semmai porlo come un testo e
cioè interrogarsi sul perché di quell’oggetto, dunque innanzitutto sulla sua
differenza rispetto al contesto (differenza sintagmatica), sulla sua differenza
rispetto a quel che potrebbe essere al suo posto (differenza paradigmatica) e
sulla ragione di queste differenze – che sono sempre ragioni, reti di ipotesi
principali e accessorie che costituiscono la testualità dell’oggetto»

43
JURIJ M. LOTMAN

La struttura del testo poetico


Definizione di testo:

1) qualunque concreto insieme di segni


2) delimitato da precisi confini extratestuali
3) strutturalmente organizzato

44
NICOLA TERRENATO
“Contesto”
in: Dizionario di archeologia
«Nel discorso archeologico il termine contesto ha avuto una gamma
di accezioni piuttosto vasta ed è stato spesso impiegato per denotare
vari concetti specifici della disciplina. In generale, si intende per
contesto la situazione o le circostanze in cui un oggetto, o un gruppo
di oggetti, è stato rinvenuto. […] In termini generali, si può
concludere che […] l’oggetto dell’indagine archeologica viene sempre
visto sullo sfondo di tutti quelli che gli sono vicini nello spazio o nel
tempo, o che presentano caratteristiche analoghe. […] Comunque
esso [il contesto] sia inteso, lo studio dei contesti produce sempre
interpretazioni più ampie e attendibili dei resti indagati e merita quindi
un posto di primo piano fra i metodi dell’archeologia»
45
FRANCESCO CASETTI
“Contesto”
in: Lessico della semiotica

«Il contesto è apparso via via come l’orizzonte di riferimento


di un testo; come l’ambiente, soprattutto culturale, entro
cui un testo nasce e opera; come il circuito della
comunicazione che consente al testo di circolare; e come
l’insieme dei testi, o delle porzioni di testo, che co-occorrono
con una porzione data»

46
FRANCESCO CASETTI
“Contesto”
in: Lessico della semiotica

«Da un lato il contesto pertinentizza il testo: segnala che cosa della


situazione comunicativa è testo (in una conferenza, la richiesta di
un bicchier d’acqua da parte dell’oratore non fa parte pienamente
della sua esposizione). Dall’altro il contesto categorizza il testo:
segnala quale funzione assumono nella situazione comunicativa
questo o quell’elemento testuale (in una conversazione formale,
un colpo di tosse può significare la fine dello scambio di
battute)»
47
FERDINAND DE SAUSSURE
Corso di linguistica generale

«Il rapporto sintagmatico è in praesentia; esso si basa su


due o più termini egualmente presenti in una serie
effettiva. Al contrario il rapporto associativo
[paradigmatico] unisce dei termini in absentia in una serie
mnemonica virtuale»

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Piano sintagmatico
Regione

Sito

Unità stratigrafica

Reperti

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Piano paradigmatico
Livello tassonomico 3

Livello tassonomico 2

Livello tassonomico 1

Singolo reperto o monumento

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Codice

51
Codice

dal latino codex: ‘tronco d’albero’, ‘tavoletta per scrivere’,


‘libro’, ‘codice di leggi’

52
Codice
Il codice è l’insieme di regole che strutturano le
associazioni tra le unità di un sistema di significazione. Il
codice stabilisce cioè le regole combinatorie dei segni tra
loro, ossia le modalità secondo cui i segni di un dato
sistema possono combinarsi sia sul piano sintagmatico
che su quello paradigmatico. Il codice fissa inoltre,
attraverso l’impiego di dizionari, la corrispondenza tra
significanti e significati, cioè ‘codifica’ la corrispondenza
tra la ‘forma materiale’ dei singoli segni e i significati che
devono o possono essere attribuiti a tali forme
53
Codice
Le regole che concorrono a formare un codice sono di
natura convenzionale e perciò, per definizione, non
modificabili dal singolo soggetto. Esse possono mutare
solo se il mutamento si verifica a livello sociale o, più
precisamente, solo nel caso che sia la comunità che
utilizza un dato sistema di significazione ad accettare tale
mutamento. È il rapporto dinamico tra tendenza
conservatrice, propria del codice, e la propensione al
mutamento, caratterizzante il piano sintagmatico, che
può produrre nel corso del tempo delle variazioni
all’interno del sistema 54
Regole del codice archeologico

Leggi della stratigrafia archeologica:

si lega a - copre/coperto da - taglia/tagliato da -


riempie/riempito da - uguale a - correlabile a -
più antica di

55
Regole del codice epistemico

Decodifica delle percezioni sensoriali ed emotive


attraverso
le inferenze logiche:

a) deduzione
b) induzione
c) abduzione
56
DEDUZIONE
Regola: Tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi (Legge esplicativa)
Caso: Questi fagioli sono di questo sacco (Fatto compiuto)
Risultato: Questi fagioli sono bianchi (Fatto previsto)

INDUZIONE
Caso: Questi fagioli sono di questo sacco (Previsione del fatto)
Risultato: Questi fagioli sono bianchi (Constatazione del fatto)
Regola: Tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi (Connessione confermativa)

IPOTESI
Regola: Tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi (Fatto sorprendente)
Risultato: Questi fagioli sono bianchi (Connessione implicativa)
Caso: Questi fagioli sono di questo sacco (Legge esplicativa)
57
UMBERTO ECO
Tipi di abduzione

«a) Ipotesi o abduzione ipercodificata. La legge è data in maniera automatica o


semi-automatica. Chiamiamo questo tipo di legge codificata. È importante
assumere che anche l’interpretazione attraverso codici presuppone uno
sforzo abduttivo, per quanto minimo.[…] Riconoscere un fenomeno dato
come il token di un dato type presuppone alcune ipotesi sul contesto
espressivo e sul co-testo discorsivo»

58
UMBERTO ECO
Tipi di abduzione

«b) Abduzione ipocodificata. La regola deve essere selezionata da


una serie di regole equiprobabili messe a nostra disposizione
dalla conoscenza corrente del mondo (o enciclopedia
semiotica)»

59
UMBERTO ECO
Tipi di abduzione

«c) Abduzione creativa. La legge deve essere inventata ex novo.


Inventare una legge non è così difficile, purchè la nostra mente
sia abbastanza “creativa”. […] Questa creatività comprende
anche aspetti estetici. In ogni caso questo tipo di invenzione
obbliga (più che nei casi di abduzione iper o ipocodificata) a
compiere una meta-abduzione. Esempi di abduzione creativa si
trovano in quelle scoperte “rivoluzionarie” che cambiano un
paradigma scientifico stabilito»

60
La meta-abduzione
come esito
(mai definitivo) del percorso di
ricerca

61
UMBERTO ECO
Tipi di abduzione

«Meta-abduzione. Consiste nel decidere se l’universo possibile


delineato dalle nostre abduzioni di primo livello è lo stesso
universo della nostra esperienza. Nelle abduzioni iper e
ipocodificate, questo meta-livello di inferenza non è
indispensabile, poiché ricaviamo la legge da un bagaglio di
esperienza di mondi effettivi già controllati. In altre parole, noi
siamo autorizzati dalla conoscenza del mondo comune a
pensare che la legge è già stata conosciuta come valida (e si
tratta di decidere se è la legge giusta per spiegare quei risultati)»

62
UMBERTO ECO
Tipi di abduzione

«Nelle abduzioni creative non abbiamo questo tipo di certezza.


Noi tiriamo ad indovinare non solo intorno alla natura del
risultato (la sua causa) ma anche intorno alla natura
dell’enciclopedia (cosicchè, se la nuova legge viene verificata, la
nostra scoperta porta a un cambiamento di paradigma). […] La
meta-abduzione è fondamentale non solo nelle scoperte
scientifiche ‘rivoluzionarie’ ma anche (e normalmente)
nell’indagine criminale»

63
DANIEL MILLER
Shopping, Place and Identity
«Gli oggetti sono rapporti sociali resi durevoli»

64
Che cos’è un museo?

65
Il nome

«Il nome del museo evoca le Muse che, nella mitologia greca,
erano le nove figlie di Zeus, signore degli dei, e di Mnemosine, dea
della memoria. A loro, protrettrici dei dotti e ispiratrici dei poeti,
era intitolato il luogo che, nel palazzo reale di Alessandria
d’Egitto, ospitava il più famoso cenacolo intellettuale
dell’antichità. Il Mouseion, con la sua straordinaria biblioteca,
l’osservatorio astronomico, il giardino botanico, e zoologico e
l’istituto astronomico, sorse al Tempo di Tolomeo I Soter (322-
283 a.C.), su ispirazione di Demetrio Falereo, che era stato
tiranno d’Atene ma soprattutto allievo del filosofo Aristotele»

(Maria Vittoria Marini Clarelli, Che cos’è un museo, Roma, 2005, p. 9) 66


L’origine etimologica del termine “museo” ci spinge a
porre attenzione al rapporto intercorrente tra quello
spazio che chiamiamo “museo” e Mnemosine, dea della
memoria.

67
La definizione
Quale definizione di “museo” è possibile proporre oggi?
Ecco la definizione elaborata dall’ICOM (International Council of
Museums), accettata ormai a livello internazionale:
«Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al
servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e
che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali
dell’uomo e del suo ambiente, le raccoglie, le conserva, le
comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educativi e di
diletto».
(Daniele Jalla, Il museo contemporaneo, Torino, 2003, p. 39)
68
L’International Council of Museums (ICOM), nato nel 1946 per
iniziativa di Chauncey J. Hamlin, presidente dell’American
Association of Museums, è un ente creato per tutelare e far
conoscere il patrimonio culturale mondiale.
Suo obbiettivo prioritario è il miglioramento dell’organizzazione e
la valorizzazione dei musei, ritenuti gli istituti delegati alle
funzioni di conservazione e divulgazione della memoria storica di
ogni civiltà, operando a favore della tutela e del progresso della
professione museale.

69
Un museo è quindi un luogo creato allo scopo di
conservare e trasmettere, in forma di conoscenze, le
testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente che
una data società ha riconosciuto come pertinenti alla
propria memoria culturale.

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