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Scuola di Dottorato di Ricerca 2008-2009

Riccardo Francovich:
Storia e Archeologia del Medioevo
Istituzioni e Archivi

Sezione
Archeologia Medievale

La cultura materiale longobarda in Italia


Per un aggiornamento
dell’approccio metodologico

Candidato:
Paola Marina De Marchi

1
Indice

1. Premessa pp. 3-6

2. Lo stato delle ricerche pp. 6-18

2.1 – Lo stato delle ricerche storiche pp. 6-9

2.2 - Gli studi archeologici pp. 9- 17

- studi e ricerche dagli anni ’60 agli anni ’90 del XX secolo pp. 9-12
- studi e ricerche dal ’90 del secolo scorso ad oggi pp. 12-17

2.3 - Il ruolo delle grandi mostre pp. 17-18

3. Definizioni degli obiettivi della ricerca pp. 18-23

4.Primo stato di avanzamento della ricerca pp. 23

5.Secondo stato di avanzamento della ricerca pp. 23

6.Terzo stato di avanzamento della ricerca pp. 23-24

7.Bibliografia pp. 25-33

2
1.Premessa

Da quando nel 1978 J. Werner introdusse il VI Congresso di Studi sull’Alto Medioevo1,


tenutosi a Milano in occasione della mostra I Longobardi e la Lombardia2, e rilevò la
limitatezza delle ricerche per l’età longobarda, che caratterizzava gli studi italiani a confronto
delle estese analisi condotte oltralpe per i popoli merovingi e alamanni3, l’archeologia
longobarda ha compiuto notevoli passi avanti venendo via via ad integrarsi con l’archeologia
medievale, della quale costituisce una disciplina specialistica, che deve ancora trovare una
sintesi a scala nazionale.
Il progetto che si propone è finalizzato al riesame della cultura materiale longobarda, o
d’ambito longobardo, alla luce delle ricerche e degli studi archeologici finora maturati, per
approfondire lo studio dei fenomeni di acculturazione, assimilazione, trasformazione e
scambio che caratterizzano una società multiculturale nell’epoca di transizione tra l’età
tardoantica e la fine del regno longobardo.
L’obiettivo è la messa a punto di un modello di ricerca storico-sociale, che parta dall’analisi
delle classi di materiali in seriazione cronologica (armi, elementi dell’equipaggiamento
guerriero, gioielli e complementi di abbigliamento, altri doni) per metterli a confronto con la
storia del contesto territoriale di provenienza, con le fonti storiche, normative e diplomatiche,
con la storiografia etnoantropologica e la storia sociale secondo un modello vicino al metodo
storico della scuola francese degli Annales promossa da M. Bloch, con particolare riferimento
a quanto espresso dallo studioso nel suo volume dedicato alla storia e al mestiere di storico4,
ma partendo anziché dalle fonti storiche dall’analisi dei manufatti.
L’interesse è mosso dalle ricerche che sono state condotte in Italia dagli inizi del secolo
scorso ad oggi, che hanno promosso i più diversi approcci alla cultura longobarda, tutti
necessari e imprescindibili, ma che mancano ancora di una sistematizzazione che metta in
relazione fonti archeologiche e fonti storiche. Un progetto di questo genere si fonda su un
censimento delle fonti archeologiche edite utilizzato per attuare selezioni di casi “campione”,
altamente rappresentativi delle diverse fasi storiche e delle differenti aree geografiche, che
caratterizzano la presenza longobarda in Italia.
La griglia cronologica si basa su periodi determinati dalle attribuzioni cronologiche date ai
contesti funerari longobardi italiani studiati da O. von Hessen, da E. Roffia e P. Sesino, da
P.M. De Marchi, da I. Ahumada Silva; da E. Possenti, da L. Paroli, da M. Ricci, da C. Rupp,
da C. Giostra 5.
Le fasi da comparare tra loro, per aggiornamenti e verifiche, possono essere sintetizzate come
segue:

1
WERNER 1980, pp. 28-46.
2
Mostra I Longobardi e la Lombardia (Milano, Palazzo Reale, dal 12 ottobre 1978), con relativo volume di
saggi interdisciplinari: I Longobardi e la Lombardia. Saggi, Milano 1978.
3
FUCHS 1938, WERNER-FUCHS 1950, WERNER 1974, pp. 109-155: cfr. Ad esempio Germanische
Denkmäler der Volkerwanderungszeit e Forschungen und Berichte zur vor- und Frühgeschicte in Baden
Wurttenberg.
4
BLOCH 1998.
5
von HESSEN 1962-63, pp. 23-37, 1964, pp. 171-180, 1965, pp. 27-77, 1968, 1971, 1971a, 1973, pp. 73-80,
1975, 1978, 1981, 1983a, 1985, pp. 3-14, 1996, pp. 131-134; ROFFIA, SESINO 1986, pp. 11-100, e 1989, pp.
65-91; DE MARCHI 1988, 1988a, 2005, pp. 43-56, 2006, pp. 37-82, 2007, pp. 57-72; AHUMADA SILVA
1990, pp. 21-141; DE MARCHI 1988, 1988a, 2005, pp. 43-56, 2006, pp. 37-82, 2007, pp. 57-72; AHUMADA
SILVA 1990, pp. 21-141; POSSENTI 1994, pp. 82-94, e 2002, pp. 195-214, DE MARCHI, POSSENTI 1998,
pp. 197-228; PAROLI 1995, pp. 199-213, RICCI 1995, pp. 213-235; L’Italia centrosettentrionale in età
longobarda 1997; RUPP 1996, pp. 23-130, e 2005; GIOSTRA 2004, pp. 53-151, e 2007, pp. 99-157.

3
a) l’età della migrazione (569-584), distinta archeologicamente da manufatti di
produzione o di derivazione/imitazione danubiano/pannonica, ai quali si
accompagnano specifiche ritualità (case della morte, seppellimento di cavalli accanto
al defunto, omogeneità dei corredi ad indicare una maggiore uniformità sociale);
b) gli anni in cui la monarchia compatta i ranghi e consolida il territorio posto sotto il suo
dominio definendone meglio i confini (584-616 ca.), che vede una maggiore
diffusione di alcune categorie di oggetti e l’avvio di quel lento processo di divisione
sociale in classi (distinte non solo per rango familiare, ma anche per le funzioni svolte
dal defunto all’interno del gruppo umano di appartenenza e a corte);
c) la fase di assestamento dell’organizzazione gerarchica del potere e del territorio,
accompagnata dalla prima rara documentazione scritta, che possiamo ritenersi
conclusa con la stesura dell’Editto di Rotari (643), che già mostra un processo di
divaricazione sociale recepibile nella ricchezza di particolari corredi funerari (periodo
620-650 ca.);
d) il periodo in cui l’economia in crescita si affianca a più compiuti processi di
assimilazione culturale e religiosa e di integrazione tra i diversi gruppi umani attivi nel
regno (seconda metà del VII secolo);
e) verificare il mutamento del rituale funerario nella fase della progressiva riduzione in
relazione al tipo di selezione degli oggetti di corredo per valutare le ragioni di questa
sopravvivenza.

E’ finalità della ricerca comprendere le relazioni tra l’oggetto, la cultura di appartenenza in


evoluzione e mutamento, le professioni e le classi sociali e i contesti nei quali si muovono, i
rapporti tra produzione e committenza, la circolazione di idee, mode e stili, infine i tempi e i
modi che segnano il passaggio da una società, che esprime una cultura peculiare al proprio
gruppo e finalizzata ai suoi riti ad una società con vicende storiche e tradizioni estetiche
consolidate, capace di colloquiare con culture da tempo storicizzate (l’impero bizantino e la
chiesa romana)6.
Il progetto (esposto al § 3) presuppone un resoconto che tracci l’evoluzione dell’ archeologia
longobarda e lo stato degli studi oggi raggiunto da questa disciplina.

Il passo avanti compiuto dall’archeologia longobarda va ricondotto allo sviluppo che negli
stessi anni andava acquisendo l’archeologia medievale italiana, che si affrancava dagli studi
storici, gli unici che avessero preso in esame questo periodo “oscuro” vagliando con
precisione di dettaglio le fonti giuridico-normative, archivistiche e diplomatiche utili ad
un’ipotesi di ricostruzione della storia delle istituzioni e dell’organizzazione territoriale e
sociale venutasi a sviluppare nel lungo periodo che intercorre tra i secoli VI e IX (§ 2).
Data al 1974 la fondazione della rivista “Archeologia Medievale”, che si pose lo scopo di
fungere da polo aggregativo delle ricerche postclassiche e da sede del dibattito metodologico
per gli archeologi che praticavano il medioevo. L’editoriale nel primo numero della rivista
esprime con chiarezza l’autonomia che l’archeologia medievale si prese allora dalla storia
medievale. Le finalità, precisano i redattori, sono, infatti, le seguenti:

a) …tentare un esperimento di unificazione anche di quei lavori che per le loro


dimensioni…finirebbero sepolti in pubblicazioni locali non sempre qualificate o
andrebbero dispersi in riviste nazionali poco specializzate o troppo settoriali;

6
CLEMENTE, ORTI 1982, pp. 239-288.

4
b) definire gli ambiti delle ricerche e la metodologia.

A quest’ultimo proposito l’editoriale specifica che l’ archeologia medievale è studio e ricerca


della cultura materiale (una definizione nata dall’esperienza scientifica della scuola polacca),
tesa a evidenziare i caratteri propri alle età postclassiche, per loro natura interdisciplinari e di
lungo periodo, che si esprimono nello studio della vita materiale nei rapporti con:

a) la base sociale ed economica delle società preindustriali fondate sullo studio degli
insediamenti,
b) i rapporti tecnico-economici con le risorse ambientali,
c) le relazioni col paesaggio e col territorio, la viabilità, gli insediamenti e le materie
prime.

Solo in alcuni casi - e parallelamente alle altre interrelazioni disciplinari – si devono


comprendere ed affiancare le scienze antropologiche e l’etnografia7, che acquisiscono
particolare significato nell’analisi di culture, come la gota e la longobarda nelle fasi
preitaliche e nei primi decenni di dominio in Italia, caratterizzate da una forte componente
etnografica e con un’organizzazione sociale tribale ancorata a tradizioni e consuetudini
peculiari al proprio gruppo e finalizzate ai suoi riti (mito delle origini, genealogie eroiche dei
re, saghe).
Tale aspetto è ben evidenziato da S. Gasparri sia nell’introduzione alle edizioni dell’Editto di
Rotari sia nel suo studio sulla cultura tradizionale dei Longobardi8, nonostante l’autore
trascuri l’importanza e il valore di fonte storica della cultura longobarda per gli studi
etnografici, in quanto la considera più che altro in funzione di indicatore cronologico, come se
fosse difficile e forse troppo oneroso in termini di tempo, operare una sintesi tra le ritualità
che descrive con ricchezza di fonti e l’oggetto concreto. A monte s' intravede la scuola di
studi che fa capo a M. Bloch, a G. Duby, a Le Goff9, soprattutto quando Gasparri affronta gli
studi sulla cavalleria10, che considera eredità dalla tradizione gota e longobarda che si
sviluppa pienamente nella società franca. In questo studio un capitolo riguarda la vestizione
del cavaliere prima dei rodei e delle feste, un’analisi attenta che sfiora la storia del costume e
si presenta ricca di oggetti simbolici e rappresentativi dell’aristocrazia, ai quali con poco
sforzo di immaginazione si collegano guarnizioni di cintura, spade e elmi, l’addobbo del
cavallo e tant’altro. Ciò che si teme è che la storia sfumi nella ricerca di simboli e non di
significati, ma questo è argomento soggetto ad una lunga tradizione di studi.
L’esigenza di condurre una prima valutazione metodologica e programmatica degli strumenti
e degli indirizzi dell’archeologia postclassica, applicata all’età longobarda e allo studio dei
manufatti, è ricordata da A. Melucco Vaccaro, che introduce due concetti essenziali. Il primo
è quello di “scienza sussidiaria”, che utilizza una peculiare metodologia storica nella
ricostruzione del reale; il secondo è contenuto nel concetto di “lettura globale” dei reperti che
comporta la capacità di attribuire alla ricerca uno sguardo multidirezionale. L’autrice nel suo
studio sulle guarnizioni ageminate multiple di Nocera Umbra e Castel Trosino11, che
costituiscono un indicatore rilevante di Status sia perché le cinture appartengono ai miti (gli

7
Editoriale, a cura della redazione (R. Francovich, T. Mannoni, D. Moreno, M. Quaini, G. Rebora, G. Maetzke)
in Archeologia Medievale 1974, pp. 7-9.
8
GASPARRI 1983, 2005, pp. IX-XXIX, 1992.
9
BLOCH 1949, DUBY 1970 e 1977, LE GOFF 1977.
10
GASPARRI 1992.
11
MELUCCO VACCARO 1978, pp. 9-75, e 1988.

5
dei guerrieri, Brunechilde), sia perché, di fatto, sono proprie al costume maschile guerriero
aristocratico, sia infine perché appartengono ad una tradizione comune anche alle popolazioni
transalpine di origine germanica, introduce la necessità di essere consapevoli di avere a che
fare con una “sottocultura”. Tale sottocultura, o cultura etnografica, va indagata con strumenti
appropriati e a duplice valenza, il primo perchè articolazione peculiare nell’ambito delle
popolazioni germaniche gravitanti nell’area merovingia e il secondo come elemento della
complessa unità culturale italiana.
Questa chiave di lettura interpretativa richiama quanto espresso da S. Tabaczynsky: Le
sottoculture sono interessanti sia come nozione analitica perché corrispondono alla realtà
archeologica che, in molti casi, presenta un’articolazione particolarmente complessa dovuta
alla coesistenza, nello stesso ambiente, di gruppi umani differenziati sia etnicamente che
socialmente…, aggiungendo poi quanto sia necessario osservare le modalità di realizzazione
delle forme di coesistenza …che passano attraverso vari stadi di reciproci rapporti: da
collisione, concorrenza e parassitismo, a stadi di intolleranza, simbiosi e processi di
assimilazione…12.
Tale posizione è molto simile a quanto osservato da M. Cagiano de Azevedo13 quando precisa
che la penisola al momento dell’invasione longobarda costituiva già una terra multiculturale e
non si può di conseguenza parlare di un incontro tra due culture soltanto, perché dovevano
convivervi la tradizione romano-mediterranea e bizantina (si pensi in particolare alla
gioielleria e ai metalli lavorati14), il sostrato autoctono (le fibule zoomorfe, cruciformi, a
braccia uguali)15, specie in aree periferiche e confinarie, i residui della permanenza gota
(particolari tecniche di lavorazione, come il cloisonné ad esempio) con il suo portato
centroeuropeo (contatti con le popolazioni unne, i cavalieri delle steppe, altro)16.
Non è un caso che questa fioritura di metodo, con conseguenti messe a punto di strategie di
lettura della cultura materiale, sia contemporanea o di poco successiva alla nascita ufficiale
dell’archeologia medievale e segni la fine degli anni ’70 del ‘900, che aprirono un periodo di
ripensamento critico particolarmente ricco di studi e di indagini archeologiche sul campo,
accompagnate dalla revisione delle due grandi necropoli centromeridionali di Nocera Umbra e
Castel Trosino17, il più interessante deposito di conoscenze che l’archeologia longobarda
abbia avuto per decenni, soprattutto per la sistematicità della raccolta delle informazioni
storiche, alle quali va aggiunta la pubblicazione della necropoli di Testona, con manufatti
privi di associazione di corredo, ma molto indicativi delle differenze intercorrenti tra i
Longobardi della Langobardia major e quelli della Langobardia minor18.

1. Lo stato delle ricerche

1.2 Gli studi storici per l’età longobarda


Il dibattito storico, su alcuni problemi ancora attuale sia pur con presupposti di base diversi, si
è distinto per la tendenza a contrapporre in termini culturali la Magistras Barbaritas, col suo
portato tecnico e socio-culturale, alla Magistra Romanitas, che incarnava la tradizione
economica, giuridico-amministrativa delle istituzioni del mondo romano-mediterraneo.
12
TABACZYNSKY 1976, p. 41
13
CAGIANO DE AZEVEDO 1974, pp. 289-329.
14
PERONI 1967 e 1984, pp. 229-297; BALDINI LIPPOLIS 1999.
15
BIERBRAUER 1991, pp. 11-53, 121-173.
16
I Goti 1994.
17
MENGARELLI 1902, PASQUI, PARIBENI 1918; PAROLI 1995, pp. 199-213, RICCI 1995, pp. 213-235;
L’Italia centrosettentrionale 1997; RUPP 1996, pp. 23-130, 2005.
18
von HESSEN 1971, 1983.

6
G.P. Bognetti, che mostrò sempre un forte interesse per la cultura longobarda e promosse gli
scavi archeologici di Castelseprio da parte della scuola polacca, si applicò principalmente ai
grandi temi di storia del diritto altomedievale, indagando soprattutto i rapporti tra istituzioni
romane ed ecclesiastiche e società longobarda, ricercando i processi di assimilazione, di
continuità e discontinuità tra le forme del potere longobardo e gli istituti giuridici
tardoromani19, ma anche e soprattutto i processi di acculturazione sociale e religiosa
progressivamente indirizzati verso l’adesione al cristianesimo ortodosso.
A sua volta G. Tabacco (1979 e 1993) interpretò l’altomedioevo in chiave di complessità
causata dal generarsi di forme di potere e organizzative nuove, sempre sperimentali e instabili,
scaturite dalla crisi distruttiva dell’età precedente. Lo storico sottolinea il carattere di età di
transizione di quest’epoca, concepita come una sorta di raccordo fra l’equilibrio raggiunto
nella società italo-greco-orientale dell’antico mondo mediterraneo e il dinamismo
conquistatore del mondo moderno orientato verso l’Europa rappresentato dai Barbari, in
sostanza un’epoca di passaggio che produsse per approssimazioni progressive nuove forme di
vita sociale e di potere20.
E’ molto chiaro il discorso di G. Tabacco sull’eredità delle titolature delle classi senatorie
romane espresse nelle definizioni di Vir Eccellentissimus, Vir Magnificus, Vir Illustris
progressivamente assunte dai comandanti supremi dell’esercito imperiale di origine
germanica, ormai introdotti nel cursus honorum militare, che costituirono però, terminato il
ruolo del senato imperiale, un’eredità raccolta dai Longobardi, basti pensare alle iscrizioni
degli anelli sigillari di VII secolo21, alle indicazioni contenute nella documentazione
diplomatica successiva, interpretata secondo strumenti e gerarchie di potere completamente
trasformati, ma tali da poter essere compresi nei territori bizantini22.
P. Delogu rinnova il metodo ed imposta il suo Regno Longobardo23 organizzando il discorso
storico, secondo una griglia cronologica che permetta di ricostruire l’evoluzione delle
istituzioni, del costume, della mentalità e della cultura longobarda dall’arrivo in Italia alla
caduta del regno. Una parte piuttosto ampia è dedicata agli insediamenti, agli aspetti sociali,
dell’economia, della parentela e della famiglia, ampliando quindi il discorso all’archeologia e
alle sue più mature espressioni.
Alcuni capitoli sono assolutamente innovativi perché denunciano la volontà di assorbire nel
flusso della storia l’adattamento all’ambiente, al costume e all’uso della scrittura; le
manifestazioni di forme e mentalità espresse attraverso la cultura materiale, di cui sono
testimonianza le tradizioni decorative e l’iconografia nei suoi rapporti con il gusto, il senso
dello spazio, la disorganicità/organicità dei segni e la difficile conquista, non proprio
patrimonio delle culture germaniche, della figura umana e della scrittura applicata al
manufatto.
La contrapposizione tra Longobardi e Romani, tra cultura longobarda e cultura romana, ha
lasciato aperto un contenzioso di lunga data, che coinvolge ideologie politiche, sedimentate
nell’idea di nazione come etnia, sviluppatasi intensamente negli anni ’20 del ‘900, che in
Germania ha cercato radici nei Germani delle origini e nella loro evoluzione determinata dai
processi migratori, in Italia nella romanità, cosa che ha provocato allora l’arresto degli studi

19
BOGNETTI 1953, p. 1 ss., fu il primo a dire “L’archeologia serve di commento a questi indizi storici e dà ad
essi maggior concretezza”; si veda anche l’ampia sintesi sull’età longobarda, contenuta nello studio su S. Maria
di Castelseprio; BOGNETTI 1948.
20
TABACCO 1979 e 1993.
21
DE MARCHI 2004, pp. 47-72, e 2006, pp. 25-39, Vedi anche n.48.
22
TABACCO 1979, pp. 59-76; ZANINI 1998.
23
DELOGU 1980, pp. 3-216.

7
sul medioevo. E’ l’incrocio tra politica e storia, per il quale una corrente storica recente, ha
teso a negare, in senso antirazzista e quindi “politicamente corretto”, l’origine etnica delle
popolazioni germaniche soprattutto per allontanare sospetti di appartenenza ad ideologie
fondate su razze e loro vocazioni24, in un momento come l’attuale, che - tra autonomismi
localistici e scontri religioso-culturali di più ampia portata - vede il rischio di sgradevoli
pieghe biologico-genetiche nella lettura di momenti storici caratterizzati dalla mescolanza di
popoli di diversa cultura e provenienza geografica.
Molto rilievo viene dato all’evoluzione del costume germanico nella fase di stanziamento
lungo il Limes renano-danubiano (a partire dal IV/V secolo), quando le élites militari
germaniche hanno dato inizio a quel processo di osmosi con i romani, che avrebbe prodotto
un’ esuberanza dei corredi funerari e dell’addobbo militare, da C. La Rocca interpretata come
l’eccesso di sfoggio di simboli di potere proprio dei nuovi ricchi25, che però è difficile
estendere a quei cimiteri pannonici frequentati da popolazioni miste e caratterizzati da corredi
non sempre ricchi e socialmente rappresentativi26, tanto da far parlare di una maggiore
democraticità sociale della società longobarda pannonica rispetto alla realtà rappresentata
dalla maggior parte dei contesti italo-longobardi, che mostrano soprattutto dalla fine del VI
secolo fino al fenomeno tardo della riduzione del corredo, un’accentuazione delle gerarchie
sociali con evidenti disparità di ceto.
In realtà le informazioni archeologiche sono più sfumate e soprattutto varie e invitano ad
evitare facili esemplificazioni. Oggi occorre, infatti, chiarire il quadro con un censimento dei
ritrovamenti eseguito alla luce dei ritrovamenti “storici” e degli scavi pubblicati di recente e
che operi una loro suddivisione per distribuzione geografica, per cronologia e per tipologia
dei reperti. D’altronde il mosaico dei popoli che si aggregarono ai Longobardi, alla partenza
per l’Italia, è già chiaramente esplicitato da Paolo Diacono27, e trova riscontro nei risultati
delle analisi recenti compiute sui resti scheletrici delle necropoli gote e longobarde di
Collegno, che confermano sia la permanenza in Italia nella prima fase insediativa del
costume di fasciare i crani, per allungarli, un portato culturale derivato dagli Unni, sia la
familiarità dei caratteri antropometrici degli scheletri dei defunti con quelli dei gruppi umani
longobardi rinvenuti in altre località del Piemonte28.
La messa a punto di una più precisa scansione cronologica, che tenga conto della posizione
geografica dei ritrovamenti, può permettere di individuare a scala nazionale i caratteri propri
ai singoli gruppi stanziati nelle diverse aree della penisola, dovute anche alla prossimità
maggiore o minore ai confini o alle periferie del regno, l’evoluzione del costume riguardo agli
strati sociali dei defunti, la loro appartenza o meno alle aristocrazie di potere.
Gli interrogativi ancora aperti si muovono, come di consueto, sui temi:

a) della continuità, discontinuità rispetto all’organizzazione socioculturale romano-bizantina,


b) delle gerarchie sociali; le classi al potere, con tutte le graduazioni intermedie, i ceti medio-
bassi (coloni, soldati, altri lavoratori, professionisti), come vengono delineate dall’Editto di
24
POHL 2000.
25
LA ROCCA 1997, pp. 31-54, 1998, pp. 77-87.
26
BARBIERA 2005.
27
Hist. Lang., II, 8, dove si sottolinea come sotto l’ampia definizione di Longobardi fossero compresi già alla
partenza dalla Pannonia gruppi etnici diversi (Longobardi, Gepidi, Sassoni, popolazioni locali di diversa
origine), molto probabilmente a loro volta suddivisi in gruppi tribali o parentali differenti per stato sociale,
professione e/o mestiere, per contatti avuti con altre genti, soprattutto per chi abitava in territori di confine,
comunque unificati da una cultura tradizionale sostanzialmente omogenea, salvo eccezioni da verificare di caso
in caso.
28
PEJRANI BARICCO 2004, pp. 17-51, e 2007, pp. 363-386.

8
Rotari (643) e dalle normative emesse da Astolfo (metà VIII secolo)29, inerenti gli obblighi
per le prestazioni militari misurati in base al censo,
c) dell’assimilazione e interazione culturale e religiosa,
d) dei tempi occorsi a raggiungere un soddisfacente stato d' evoluzione,
e) della cultura tradizionale e dei fattori etno-antropologici.
Quest’ultimo punto costituisce il filo sotterraneo e ricorrente determinante per analizzare il
formarsi di nuovi rapporti tra le più alte classi sociali, il sovrano, l’aristocrazia, i proprietari
terrieri (istituzione del feudalesimo e suoi riti).

2. Gli studi archeologici


2. 1 - Studi e ricerche dagli anni ’60 agli anni ’90 del XX secolo

La storia degli studi in questo settore ha avuto diverse fasi di sviluppo e manca ancora di una
sistematizzazione aggiornata. La cultura materiale, infatti, costituisce la più importante
testimonianza dell’occupazione del territorio e della presa di potere dei Longobardi in Italia30,
che indica non solo i tempi, i luoghi e i percorsi, ma anche e soprattutto il radicale
mutamento della classe dirigente.
La sintesi deve essere calibrata sia sui risultati delle più recenti indagini pubblicate sia sulle
linee d' indirizzo metodologico che sono venute a svilupparsi a seguito dell’ampliamento delle
conoscenze, ma che tenga conto delle informazioni raccolte nei primi studi sulle estese
necropoli scoperte negli ultimi anni dell’800 e nel primo ventennio del secolo successivo,
nonostante le disparità dei dati a disposizione, dovute e alla casualità di alcune scoperte sia al
metodo di raccolta e analisi delle informazioni.
L’archeologia longobarda lamenta da sempre la mancanza di studi/quadro simili a quelli
realizzati in Francia e Germania come le pubblicazioni integrali degli scavi delle estese
necropoli merovingie, condotte soprattutto da studiosi di scuola tedesca31 e le monografie
dedicate a specifiche classi di materiali (le guarnizioni da cintura multipla, i bacili bronzei da
imitazione o importazione, le croci auree, le fibule) per fare solo gli esempi più rilevanti e
noti32, o di sintesi interdisciplinari, delle quali sono esempi la grandi opere di Salin e di
France Lanord dedicate all’età merovingia e, più recentemente, di R. Christlein per i
Longobardi33. Questi limiti, si è già detto, nascono per l’Italia da una scarsa cognizione
dell’importanza storica di quest’epoca e dell’apporto dato alla nascita dell’impero carolingio e
al formarsi di una cultura europea, che ha avuto inizio dai regni romano-barbarici prima e
longobardi/merovingi poi. Una cancellazione storica delle età oscure e poco note derivata
dall’italico rimpianto per l’antica grandezza dell’impero romano, l’età d’oro, e per la rinascita
dei grandi movimenti artistici ed economici del Rinascimento.
La prima fase della ricerca archeologica, in Italia si è sostanziata in studi tipologici, sempre
condotti da studiosi di scuola germanica, tesi a distinguere le culture germaniche che hanno,
in vario modo e con diversa distribuzione geografica, governato il paese: la cultura gota e la
cultura longobarda34, in precedenza unificate dalla generica definizione di barbariche. Si è
potuta così impostare una prima importante distinzione cronologica e culturale, che ha

29
Le leggi 2005.
30
MELUCCO VACCARO 1978, pp. 9-75, e 1988; BIERBRAUER 1991, pp. 11-53, 121-173.
31
Vedi n. 3.
32
FUCHS 1938, ROTH 1973; FUCHS-WERNER 1950; WERNER 1974, pp. 109-155; HUBENER 1975.
33
SALIN 1935, SALIN-FRANCE LANORD 1943; CHRISTLEIN 1973.
34
AOBERG 1923; LUSUARDI SIENA 1984, pp. 509-558; BIERBRAUER 1975 e 1984, pp. 445-508.

9
permesso di individuare la terza, e non ultima, cultura emergente nella penisola, quella
bizantina.
Diveniva allora più chiara la differenza dei costumi dei due gruppi sociali germanici
dominanti, la loro cultura originaria e l’assimilazione di costumi e di mode estranee alle loro
tradizioni (contatti con i popoli delle steppe, con Bisanzio, con l’oriente asiatico, con le
popolazioni romane autoctone, con le altre cultura germaniche, con il cristianesimo romano
ufficiale), ma soprattutto si potevano costruire i primi schemi inerenti alle modalità di
occupazione e d’insediamento del territorio peninsulare, le metodiche e i tempi in cui si venne
ad organizzare il potere, ma anche la precoce assimilazione o interazione, specie nelle regioni
centromeridionali, del costume bizantino, specie per i complementi d’abbigliamento
femminile ma anche per il costume guerriero.
Successivamente gli studi si sono concentrati, soprattutto per opera di O. von Hessen35, in una
minuziosa e attenta opera di recupero, censimento, catalogazione e studio di manufatti
longobardi conservati nei depositi dei musei, nella messa a punto di griglie cronotipologiche
per specifiche classi di materiali, che sono ancora oggi punto di riferimento.
Si deve allo studioso tedesco l’opera di sistematizzazione delle testimonianze funerarie
longobarde per aree regionali, che permettono di delineare quadri distributivi - per bacini
geografici definiti, anche a valenza subregionale - di particolari oggetti e di manifatture
(ceramica longobarda36, croci auree decorate a stampo37).
Le sue ricerche, sulla scia della scuola di J. Werner, hanno:

a) delineato seriazioni cronologiche,


b) definito l’archeologia della classe dirigente del regno longobardo e la storia
dell’evolversi del costume,
c) messo in campo le premesse per analizzare le modalità di circuitazione e circolazione
dei prodotti (Testona, Nocera Umbra),
d) indicato le distinzioni che qualificano le produzioni, specialmente di oreficerie,
pannonico-longobarda, dove prevalgono alcuni manufatti e scambi commerciali
costanti con alamanni e popolazioni merovingie, e manifatture italo-longobarde
caratterizzate dalla capacità di elaborare - nel solco della tradizione - nuove forme e
iconografie, anche per l’assimilazione di schemi ornamentali e simboli derivati
dall’oreficeria e dall’arte del metallo di tradizione romano-mediterranea e bizantina,
e) delineato ambiti produttivi regionali (si pensi allo studio sulla ceramica longobarda
ancora attuale) e bacini di smercio proporzionali all’entità e qualità della produzione
(fabbri orefici itineranti, produzione domestica),
f) evidenziato, sulla scorta degli studi di L. Plank38, il prevalere delle manifatture italo-
longobarde nella produzione di oggetti caratteristici del costume funerario e della vita
quotidiana, tali botteghe secondo lo studioso non dovevano necessariamente collocarsi
nei territori a dominazione longobarda, ed erano preferibilmente urbane, come poi è

35
Schede: von HESSEN 1974, pp. 555-567, 1974a, pp. 498-506, 1974b, pp. 388-405, 1974c, pp. 7-11, 1981,
1982, pp. 305-312, 1982a, pp. 305-312, 1983, pp. 421-428, 1985, pp. 3-14, 1996, pp. 131-134 ; CALDERINI
1974, pp.1109-1120; AMANTE SIMONI 1981, pp. 1-54; VERGER 1993, pp. 411-445.
36
von HESSEN 1980, pp. 123-129, e 1983.
37
von HESSEN 1968a,.lo studioso aveva già individuato aree produttive ceramiche definite per l’Italia
settentrionale; più di recente un modello di studio per le manifatture ceramiche è stato individuato da GELICHI
2007, pp. 2007, pp. 47-70; von HESSEN 1974d, pp. 113-122.
38
PLANK 1964, pp. 102 ss.

10
emerso a seguito dello scavo dell’ergasterion della Crypta Balbi a Roma, che non
doveva essere un unicum39.

von Hessen aveva compreso come la produzione artigiana in Italia andasse col passare dei
decenni distinguendosi da quella delle popolazioni transalpine, per regolarità e armonia dei
motivi ornamentali, per la struttura degli stessi supporti metallici (guarnizioni da cintura
ageminate), che mutuavano impianti di cultura bizantina. Evidenziava, pur nell’omogeneità
culturale di base, il differente approccio che la Langobardia Major, e la sua classe dirigente,
aveva nei confronti dell’influenze artistiche e artigianali bizantine rispetto ai Longobardi delle
regioni centromeridionali della penisola, che - se non altro per questioni di confine -
mostrarono presto un processo di osmosi nel costume e l’intercorrere di buoni commerci e
contatti umani e diplomatici con i territori imperiali (Roma per prima).
A von Hessen si deve la prima analisi topografico-distributiva dei reperti, che ha inizio negli
anni ’60 del 900, con la pubblicazione delle schede dei rinvenimenti funerari longobardi noti,
suddivisi per bacini regionali, come si è già detto, e all’interno di questi per località. Le
schede, pur nella loro stringatezza avevano il pregio di offrire l’abbozzo di un quadro
distributivo40, che mostrava il carattere geografico-ambientale dei singoli ritrovamenti e
spesso la posizione occupata nello schema semplificato della viabilità romana.
Queste schedature, tra l’altro, mettevano in luce un’emergenza culturale di non poco rilievo
per gli interrogativi che sollecitavano e sollecitano: l’attestazione, in alcuni cimiteri, di
sepolture con corredi e doni di cultura autoctona più che non romano-bizantina, poste accanto
a tombe con manufatti di chiara impronta longobarda, informazione che ha suscitato il
consueto interrogativo circa la convivenza, l’assimilazione, l’interazione delle diverse culture
negli stessi ambiti insediativi prima che funerari41. Una mescolanza non così imprevista e che
non richiede complesse elaborazioni mentali, perchè derivata dal normale flusso della vita,
fatta di convivenze non esplicitate nelle fonti scritte ed archeologiche, ma naturali nel flusso
quotidiano degli eventi.
Allo studioso si deve poi la distinzione, ancora sottovalutata, tra manufatti longobardi, pur
con le loro diverse influenze e cronologie, manufatti di cultura e tradizione mista autoctona
bizantina e longobarda (ritrovamenti di Pettinara Casale Lozzi, Casetta di Mota, Grancia,
Marlia), che tendono principalmente a concentrarsi in aree rurali del centro-Italia. Gli oggetti
di tradizione romano-provinciale, come in seguito ha evidenziato Bierbrauer42, tendono a
distribuirsi prevalentemente in aree periferiche o di confine (Alpi centro orientali), dove il
sostrato ha continuato a produrre secondo la sua cultura.
Si trattava spesso di archeologia funeraria, con tutti gli interrogativi che ne conseguono circa
l’opportunità di una pedissequa trasposizione alla vita reale dei tesori deposti nelle sepolture
per il rito di “morte”. In sostanza, per quanto molto si sia detto in seguito43, rimane sospeso
l’interrogativo inerente a quanto incidano il rito e la volontà di tramandare al gruppo sociale d'
appartenenza un’immagine di benessere, di ruolo e di potenza economica nella selezione della
quantità e della qualità degli oggetti posti dai parenti nella sepoltura. Si pongono in questo
quadro le interpretazioni delle croci d’oro, simbolo funerario, delle lame portastendardo e

39
RICCI 1997, Fig. 11/4 e 2001, p. 402, schede e figg. II.4.789/790, e 2001, pp. 392 ss., Arti del fuoco 1994.
40
Vedi n. 34.
41
von HESSEN 1971a e 1978; RUPP 1996; JORGENSEN 1991, pp. 1-58.
42
BIERBRAUER 1975, 1984, pp. 445-508, e 1991.
43
LA ROCCA 1997, pp. 31-54, 1998, pp. 77-87.

11
degli scudi da parata, ambedue ritenuti troppo fragili per essere utilizzati nel quotidiano44,
ipotesi oggi certamente superate, ad eccezione delle croci.
Altri interrogativi concernevano gli elementi distintivi dei ceti medi e medio-bassi, al di là del
cosiddetto set di armi base che ha un valore solo per alcuni periodi, ma difficilmente supera la
metà del VII secolo, e le unità di misura da utilizzare per individuare i gruppi di qualità o
gradi ricchezza, indicativi dello stato di benessere, secondo una definizione di R. Christlein45,
che contiene una buona dose di ambiguità, sfuggendo al significato delle parole lignaggio, o
rango che sembrano più pertinenti alla nobiltà di sangue che non ai funzionari regi assurti a
ruoli di attori e agenti del re per altre doti (provenendo forse dalla nobiltà di sangue, e quindi
probabilmente membri di un gruppo parentale), i quali forse manifestavano un loro proprio
linguaggio del corpo e del costume.
Infine si fa cenno ad una questione di metodo, da considerarsi ormai superata, inerente il fatto
che in mancanza di scavi programmati di necropoli e insediamenti - e di una scarsa diffusa
consapevolezza del valore storico dell’oggetto - i manufatti italo-longobardi erano
tendenzialmente analizzati dagli studiosi italiani più che in relazione al contesto di
appartenenza mettendoli a confronto con quanto caratterizzava la cultura longobarda nelle fasi
dell’insediamento danubiano e pannonico, riscontro utile per i primi decenni della fase italica,
mentre per le fasi successive il riferimento costante era costituito dagli oggetti e dai corredi
transalpini, prevalentemente alamanni e merovingi.
Un approccio obbligato che tendeva ad appiattire la cultura dei Longobardi italiani su modelli
socio-culturali affini, ma estranei all’habitat dove questo popolo governava e viveva, nel
quale l’incontro tra popoli e culture rappresentava una realtà più ricca che non quella
alamanna o baiuvara, per la varietà dei contatti con le tradizioni delle popolazioni locali
romane, con le subculture autoctone periferiche, e con l’ambito bizantino e mediterraneo (si
pensi in particolare alla gioielleria46), senza sottovalutare l’influenza del clero ortodosso
romano e dei suoi simboli che vennero progressivamente assorbiti dai nuovi dominatori, come
altri segni distintivi del potere47.

2.2 studi e ricerche dagli anni ’90 del secolo scorso ad oggi

La ripresa della catalogazione dei manufatti, provenienti da situazioni poco o scarsamente


documentati, conservati nei musei, già iniziata da O. von Hessen, è proseguita con indagini
più mirate a scala territoriale che hanno interessato il Bergamasco48, il Bresciano49, il
Veronese50, il Trevigiano51 e le aree urbane di Verona, Brescia e Cividale52, la Toscana53 e il

44
von HESSEN 1983, di diverso avviso PEJRANI BARICCO 2004, pp. 17-52, e 2007, pp. 363-386.
45
CHRISTLEIN 1973.
46
I Goti 1994; PERONI 1967.
47
Cfr. Simboli e simbologia nell’alto medioevo (Settimane CISAM XXIII, 3-9 aprile 1974), pp. 1976; I Signori
degli anelli. Un aggiornamento sugli anelli- sigillo longobardi, a cura di S. Lusuardi Siena, Milano 2004 e
Anulus sui effigi. Identità e rappresentazione negli anelli- sigillo longobardi, a cura di S. Lusuardi Siena, Milano
2006; Aristocrazie e campagne da Costantino a Carlo Magno, a cura di G.P. Brogiolo e A. Chavarria Arnau,
Firenze, 2004; Archeologia e società tra tardo antico e alto medioevo, a cura di G.P.Brogiolo e A. Chavarria
Arnau (Atti del 12° Seminario tra tardo antico e alto medioevo, Padova, 29 settembre-1 ottobre 2005) Mantova,
2007.
48
DE MARCHI 1992, pp. 195-215; BROGIOLO 2007a, pp. 773-823.
49
CAB 1991; DE MARCHI 1995, pp. 33-85; DE MARCHI 2006, pp. 37-82; DE MARCHI 1997, pp. 377-411;
DE MARCHI 2007, pp. 56-72.
50
LA ROCCA 1989, pp. 83-164.
51
POSSENTI 1999, pp. 94.122.

12
Friuli54, spesso in modo incompleto per difficoltà d'accesso ai materiali, e i territori
centromeridionali di Nocera Umbra e Castel Trosino55. Queste ricerche hanno costruito i
primi modelli di riferimento, nonostante la diversa metodologia nella raccolta dei dati e nella
schedatura dei materiali e la differente scala geografica presa a campione (regionale,
provinciale, urbana), sui quali confrontare lo stato delle conoscenze raggiunte.
Le indagini archeologiche si sono mosse in diverse direzioni di ricerca, secondo un metodo
“globale” e interattivo che coinvolge tutti i settori dell’archeologia altomedievale e dell’età
longobarda. Sono stati presi in considerazione necropoli56, insediamenti rurali57, città e loro
circondario, fortificazioni e sistemi difensivi58, edifici di culto e loro relazioni con
l’organizzazione del territorio59, distribuzione e tipologia degli abitati (insediamento
polinuclerare, villaggi accentrati dotati d'infrastrutture comunitarie in grado di soddisfare le
esigenze di abitati isolati e sparsi nelle campagne), tenuta della griglia urbanistica tardoantica
(rapporti con la centuriazione, con la viabilità di terra e d’acqua)60.
Nel settore dell’archeologia funeraria le ricerche hanno interessato il Friuli Venezia Giulia,
con la messa in luce delle necropoli di Romans d’Isonzo61, di Liaris, di Ovaro62, di Cividale
San Mauro63; in Lombardia delle necropoli di Leno, Calvisano, Montichiari e Sirmione64, che
di recente ha restituito altri dati; in Piemonte con le indagini delle necropoli del Monferrato e
di Collegno65, forse uno dei ritrovamenti più interessanti degli ultimi anni per la testimonianza
della presenza gota, longobarda e il ritrovamento dell’insediamento costituito in un primo

52
LA ROCCA 1989, pp. 149-185; BROGIOLO 1993; BROGIOLO 1997, pp. 413-423; AHUMADA 2000, pp.
321-356.
53
CITTER 1997, pp. 185-211.
54
BARBIERA 2005.
55
La necropoli altomedievale 1995; Umbria Longobarda 1996.
56
Sepolture tra IV e VIII secolo, 7° Seminario sul tardo antico e l’alto medioevo in Italia centro settentrionale
(Gardone Riviera, 24-26 ottobre 1996), a cura di G.P.Brogiolo e G. Cantino Wataghin, Mantova 1998; L’Italia
centrosettentrionale in età longobarda, a cura di L. Paroli, 1997, ancora I Longobardi 2007.
57
Chiese ed insediamenti nelle campagne, 9° Seminario sul tardo antico e l’alto medioevo (Garlate, 26-28
settembre 2002), a cura di G.P.Brogiolo, Mantova 2003; Campagne medievali, strutture materiali, economia e
società nell’insediamento rurale dell’Italia settentrionale, Atti del Convegno (Nonantola/MO, San Giovanni in
Persiceto/Bo, 14-15 marzo 2003, a cura di S. Gelichi, Mantova 2005; Dopo la fine delle ville: le campagne dal
IV al IX secolo, 11° Seminario sul tardoantico e l’alto medioevo (Gavi, 8-10 maggio 2004), a cura di
G.P.Brogiolo, A. Chavarria Arnau, M. Valenti, Mantova 2005. M. Valenti, L’insediamento altomedievale nelle
campagne toscane. Paesaggi, popolamento e villaggi tra VI e X secolo, Firenze, 2004.
58
S. Gelichi, G.P. Brogiolo, Nuove ricerche sui castelli altomedievali, Firenze 1996; Le fortificazioni del Garda
e i sistemi di difesa dell’Italia settentrionale tra tardo antico e altomedioevo, 2° Convegno archeologico del
Garda (Gardone Riviera/BS, 7-9 ottobre 1998), a cura di G.P. Brogiolo, Mantova 1999; Dai Celti ai castelli
medievali, a cura di G.P.Brogiolo, Mantova 2001; Castelli del Veneto tra archeologia e fonti scritte, Atti del
Convegno (Vittorio Veneto, Ceneda, settembre 2003), a cura di G.P. Brogiolo e E. Possenti, Mantova 2005.
59
Le chiese rurali tra VII e VIII secolo in Italia settentrionale, 8° Seminario sul tardoantico e l’alto medioevo in
Italia settentrionale (Garda 8-10 aprile 2000), a cura di G.P. Brogiolo, Mantova 2001; Chiese dell’Alto Garda
bresciano. Vescovi, eremiti, monasteri, territorio tra tardoantico e romanico, a cura di G.P. Brogiolo, M. Ibsen,
V. Gheroldi, A. Colecchia, Mantova 2003; Archeologia e storia della chiesa di San Pietro a Gardola di Tignale,
a cura di G.P.Brogiolo, Mantova 2006.
60
Chiese ed insediamenti nelle campagne, 9° Seminario sul tardo antico e l’alto medioevo (Garlate, 26-28
settembre 2002), a cura di G.P.Brogiolo, Mantova 2003; Campagne medievali, strutture materiali, economia e
società nell’insediamento rurale dell’Italia settentrionale, Atti del Convegno (Nonantola/MO, San Giovanni in
Persiceto/Bo, 14-15 marzo 2003, a cura di S. Gelichi, Mantova 2005.
61
Longobardi a Romans 1989.
62
BARBIERA 2005.
63
In corso di studio da parte di I. Ahumada Silva.
64
SESINO 1989, pp. 65-91.
65
Presenze longobarde 2004; Longobardi in Monferrato 2007.

13
momento da capanne, alcune interrate di tradizione pannonica (Grubenhaus), altre in pisé o a
struttura lignea, in seguito più volte ristrutturate, con un’organizzazione degli abitati, goto e
longobardo, orientata sulla viabilità.
Gli scavi programmati di Brescia, Torino, Verona hanno permesso di confermare la tendenza
dei Longobardi ad occupare aree particolarmente simboliche per la presenza di palazzi di
tradizione tardoantica e gota, tendenzialmente decentrate dal cuore dell’abitato romano e
prossime alle mura66. A Brescia, a Torino e in altre aree urbane, ma anche a Collegno e in
numerosi insediamenti rurali e d’altura del Piemonte, della Lombardia67, sono state
individuate testimonianze di attività produttive quasi sempre di diversa qualità ed entità.
Fra tutti i ritrovamenti i più esemplificativi della produzione, molto diversi tra loro, sono
l’ergasterion della Crypta Balbi a Roma e le modeste manifatture di Brescia68.
La realtà romana è una fonte specifica per localizzazione e caratteri standard della
produzione. In quest'opificio che dovette essere attivo da età tardoantica fino al VII secolo
avanzato, si produceva di tutto: armi, guarnizioni da cintura di tipo bizantino, orientale e
longobardo, con tutti i materiali (oro, argento, bronzo, ferro e pasta vitrea) e secondo tutte le
tecniche a sbalzo e stampo, a traforo, in agemina, con decorazioni in filigrana, a
pseudogodronatura, a stampo. Oltre ai metalli si lavoravano l’osso e il corno, si tesseva.
Siamo di fronte ad una grande bottega che ha un raggio di esportazione e vendita delle merci
internazionale, al quale si rivolgeva una committenza aristocratica varia per cultura e
tradizioni. Alcuni modelli per lo sbalzo di lamine auree da sella hanno confronto in frontali di
Castel Trosino. Siamo di fronte a quella che O. von Hessen, ma prima di lui, U. Monneret de
Villard, chiama produzione standard o industriale, organizzata secondo modelli produttivi e
fasi di lavorazione e gestione del lavoro che possiamo ritenere eredità della tradizione
tardoantica69.
A Brescia l’indagine archeologica ha restituito dall’area del Capitolium due fornetti a struttura
povera, dove si producevano servizi da mensa di tradizione longobarda e contenitori in
ceramica comune di cultura romano-locale, caratterizzati dal medesimo impasto della
longobarda70, nel vicino insediamento longobardo di S. Salvatore/S. Giulia sono ugualmente
attestate attività artigianali diverse (lavorazione dell’osso, della ceramica, del vetro, una
modesta metallurgia), l’utilizzo degli spazi dell’abitato per l’immagazzinamento di ceramiche
longobarde. Il lavoro a probabile carico di una popolazione ibridizzata di condizione servile al
servizio della classe dirigente della città e del ducato71.
Le manifatture si concentrano nell’area nord-occidentale della città che doveva aver
sviluppato una vocazione artigianale, da mettere in relazione con l’autorità ducale che
deteneva il controllo della produzione.
Numerosi sono gli impianti e le attività artigianali emersi dalle ricerche toscane72, ma non
interessano la lavorazione di armi e l’oreficeria, nonostante numerose fonti scritte attestino

66
Topografia urbana e vita cittadina nel’alto medioevo in occidente (Settimane CISAM, XXI, 26 aprile-1
maggio 1973), 2 voll., Spoleto 1974. BELLI BARSALI 1973, pp. 461-554; BROGIOLO 1987, pp. 27-46 e
BROGIOLO 1997, pp. 413-424; Early medieval Towns in the western mediterranean (RAVELLO, 22-24
settembre 1994), a cura di G.P. BROGIOLO, Mantova 1996, HUDSON 1981 e HUDSON, 1985, pp. 281-301.
67
MICHELETTO 1998, pp. 51-79; GIOSTRA 2000, pp. 1-5, n. 15; GIOSTRA 2007, pp. 63-97; DE MARCHI
cs. (lavorazione dell’osso), DE MARCHI c.s. (Ceramica); Sant’Antonino di Perti 2001, vol. 1.
68
RICCI 2001, pp. 331-443.
69
von HESSEN 1983; MONNERET DE VILLARD 1919.
70
GUGLIELMETTI 1996, pp. 265-283
71
BROGIOLO 2005, pp. 321-440, part. pp. 417 ss.
72
VALENTI 2004.

14
queste specifiche attività in alcune città toscane73, ma nelle città – in base ai dati noti -
sembrano concentrarsi le manifatture di pregio, perché più sicure dei villaggi rurali, con un
maggiore afflusso non solo di materie prime e di modelli su cui elaborare nuove forme. Le
città restano centri di produzione e cultura, anche per la presenza dei centri vescovili che
dovettero svolgere un ruolo nella diffusione delle conoscenze tecniche e nelle iconografie
presenti su alcuni oggetti, di tradizione o dovute alla circolazione di mercanti e pellegrini74.
L’archeologia medievale toscana si è concentrata sullo studio del paesaggio ed ha sviluppato
le più affinate e capillari ricerche, a scala macro, medio e microregionale75 sui villaggi lungo
un itinerario cronologico che parte dal VI/VII per chiudersi con gli esiti curtensi dei secoli
X/XI. E’ emerso un quadro lucido e documentato sull’evolversi delle tecniche dell’edilizia
abitativa povera, le attività produttive, il mutare dei rapporti di potere tra una classe dirigente
in ascesa, che progressivamente assume il controllo della produzione, e la popolazione rurale.
Lo studio dei castelli e dei sistemi fortificati ha fornito conoscenze sull’impianto urbanistico
degli spazi difesi restituendo più rare testimonianze della presenza stabile o del transito di
uomini e/o manufatti di tradizione longobarda: casi significativi, pur nelle differenze che
vanno ancora analizzate per confronto, sono il castrum di Monselice76, conquistato al regno
longobardo da Agilulfo negli anni 602/603, che ha restituito alcune sepolture, con corredo
composto talvolta da manufatti di notevole pregio, disposte attorno ad una torre di guardia,
Castelseprio con un’unica sepoltura di cavaliere ricavata nel muro di facciata della basilica di
S.Giovanni, Ragogna77, con tomba di aristocratico, Sirmione con necropoli, S. Antonino di
Perti, che ha restituito guarnizioni da cintura ageminate dalle fasi di insediamento di VI/VII
secolo78, alcuni castelli trentini79.
Uno sguardo alle conoscenze relative a manufatti longobardi rinvenuti in edifici di culto
fornisce una casistica piuttosto ricca e varia per le funzioni dell’edificio, che va dalla basilica
di Sant’Ambrogio a Milano, a mausolei/oratori rurali, che sembrano riflettere la distribuzione
delle proprietà terriere di una nobiltà ben attestata nei suoi possessi agricoli e silvopastorali
già alla metà del VII secolo, oltre che a diritti probabili sulle attività di mercato e sui
commerci (ad es. SS. Nazaro e Celso a Garbagnate Monastero, S. Zenone a Campione, S.
Stefano a Garlate, S. Martino a Trezzo), per limitarsi ad esempi lombardi che sembrano
rispondere ai caratteri esaminati da L. Pejrani Baricco80. Per il Piemonte, si delinea un
modello insediativo, in una prima fase mobile, che poi si fissa quando il guerriero longobardo
diviene signore della terra. Contemporaneamente necropoli, edifici di culto e abitati
disegnano un’urbanizzazione per bacini territoriali, rilevabili a scala regionale e microareale,
che si stabilizza sulle infrastrutture viarie, sulla distribuzione delle proprietà terriere e sulla

73
CITTER 1998, pp. 179-195.
74
DE MARCHI 2006, pp. 37-82.
75
FRANCOVICH R., VALENTI M., Cartografia archeologica, indagini sul campo ed informatizzazione. Il
contributo senese alla conoscenza ed alla gestione della risorsa culturale del territorio in FRANCOVICH R.,
PASQUINUCCI M., La carta Archeologica della Toscana, Firenze, pp. 81-114. FRANCOVICH R., FRONZA
V., NARDINI A., VALENTI M., OpenArcheo: an information system for archaeological data management.
Recent developments and future aims, in EVA2003 Florence. Electronic Imaging and the Visual Arts.
Proceedings (Florence, Palazzo degli Affari, 24th-28th March 2003), a cura di V. Cappellini, J. Hemsley e G.
Stanke, Bologna 2003, pp. 149-153.
76
I Longobardi 2007, pp. 177-181.
77
LUSUARDI SIENA, VILLA 1998, pp. 179-198.
78
DE VINGO 2001, pp. 475-486.
79
BROGIOLO 2002, pp. 9-31; BROGIOLO 2007a, pp. 177-181.
80
DE MARCHI 2001, pp. 63-92; PEJRANI BARICCO 2007, pp. 363-386.

15
presenza di chiese, o oratori distinti da una buona tecnica edilizia, che assumono anche il
ruolo di luogo di sepoltura per l’aristocrazia.
La committenza dei preziosi oggetti di corredo e dei doni deposti nelle sepolture è costituita
dall’aristocrazia, anche se la parola va declinata in una serie di sfumature di ceto e censo oggi
difficilmente precisabili81. Studi a carattere sociale, tesi all’individuazione delle scelte che
guidano la selezione degli oggetti di corredo, riconoscono nella fase pannonica e della prima
occupazione italiana, un riferimento al genere del defunto (uomo, donna) e all’età (infantile,
adulta, matura, senile), in relazione all’utilizzo sociale che la comunità assegna ai singoli, con
inclusione di scelte determinate da credenze e gusto personali. I primi risultati sembrano utili
soprattutto a definire l’evoluzione in senso gerarchico della società longobarda dopo la venuta
in Italia, anche se le statistiche finora elaborate riguardano solo alcune realtà selezionate in
un quadro più vario. Ciononostante si è potuto riconoscere che in alcune comunità
l’organizzazione sociale interna al gruppo, nella fase preitalica, non dipendeva tanto dalla
ricchezza, ma dal ruolo che i singoli svolgevano: la difesa per gli uomini, la procreazione per
le donne82.
Gli studi hanno oggi assunto carattere interdisciplinare, come da tempo si era auspicato,
accanto all’analisi dello scavo, delle tipologie tombali e degli insediamenti, si è proceduto ad
analizzare i resti organici, per ricostruire sia l’abbigliamento (tessuti, piume, cuoio, utilizzo di
colori e tinture, modalità di assemblaggio e cucitura dei capi di vestiario), i resti scheletrici,
paleobotanici e archeozoologici per comprendere l’alimentazione, il lavoro, la maggiore
frequenza di alcune malattie, le cause di mortalità precoce, l’età media di vita83.
L’orizzonte degli studi si è ampliato a scala territoriale ed interdisciplinare. Ogni
ritrovamento viene inquadrato nel suo contesto geografico, in relazione alla maglia
insediativa, alla rete delle infrastrutture. Il maggior bacino di raccolta dei manufatti
longobardi o di cultura longobarda restano le necropoli, come dimostrano i convegni di sintesi
prodotti sull’argomento e le recenti pubblicazioni84. I cimiteri in campi aperti e le sepolture in
edifici di culto sono indagati soprattutto in base ai corredi che raccontano per lo più la storia
dell’aristocrazia, della distribuzione della ricchezza, dell’evoluzione del gusto e delle mode,
ma anche un percorso socioculturale di grande mutamento nel quale i valori di riferimento
non sono più connessi al ristretto gruppo parentale o di comunità, ma a una società che si
fonda sul diritto, la proprietà, la classe di appartenenza, sull’adesione al cristianesimo
ufficiale, non solo o non sempre per interesse o moda.
Alle indagini archeologiche si sono affiancati studi su specifiche classi di materiali: le
guarnizioni da cintura ageminate85, gli orecchini a cestello di tradizione bizantina86, la

81
Archeologia e società tra tardo antico e alto medioevo, Atti del 12° Seminario tra tardo antico e alto
medioevo (Padova, 29 settembre-1 ottobre 2005), a cura di G.P.Brogiolo e A. Chavarria Arnau, Mantova 2007.
82
BARBIERA 2005; LA ROCCA 2007, pp. 265-277, con bibliografia.
83
La necropoli longobarda di Trezzo sull’Adda 1986; Presenze longobarde 2004; I Longobardi in Monferrato
2007; Archeologia e storia della chiesa di San Pietro 2005; Longobardi nel Bresciano 2007.
84
Vedi n. 55, per le aree cimiteriali pubblicate in questi ultimi anni e attualmente in corso di studio.
85
GIOSTRA 2000; VITALI 1998; PANTO’ 2004; DE MARCHI 2008, 185-192. .
86
POSSENTI 1994.

16
ceramica87 e le sua produzione88, gli scudi da parata89, gli oggetti in osso e corno90, gli anelli a
sigillo91, le croci d’oro92.
In Italia scarseggiano però le analisi tecnologico produttive e dei materiali costitutivi, per le
quali occorre rifarsi agli studi di G. Devoto, di V. La Salvia e ad indagini limitate a nuclei di
oggetti particolari93. Si conoscono poco le leghe metalliche, ai procedimenti di doratura e
argentatura, che hanno un ruolo complementare alle conoscenze su tecniche manifatturiere e
loro tradizioni94.

2.3 - Il ruolo delle grandi mostre

Tra le grandi esposizioni che si sono succedute dal 1990 al 2007, la mostra I Longobardi,
realizzata nel 1990, seguiva un percorso ben delineato e teso ad evidenziare l’itinerario
geografico ed evolutivo che questo popolo visse nel corso della migrazione dagli insediamenti
della Bassa Austria e della Moravia prima, poi della Pannonia fino all’ingresso in Italia.
Tanto l’esposizione che il catalogo costituiscono un itinerario tra i manufatti che permette un
confronto immediato tra forme, stili decorativi, tecniche della tradizione germanica con le
trasformazioni indotte dal contatto con la cultura e le tradizioni artigiane ancora attive nella
penisola. E’ possibile prima cogliere le influenze, alamanne e turinge e i prodotti del
commercio che affluivano dai territori dell’impero, poi la mescolanza tra iconografie e mode
attestate nel costume delle popolazioni autoctone peninsulari, che si esprimono soprattutto
attraverso complementi di abbigliamenti femminile, romani e bizantini, che segnano una più
marcata presenza nei territori dei ducati centromeridionali prossimi ai confini imperiali.
Il volume costituisce, quasi vent’anni dopo, una sorta di bilancio critico delle conoscenze, che
per la prima volta in Italia incrocia le diverse discipline: l’architettura aulica, la cultura scritta,
la numismatica, la pittura, la scultura, la miniatura. Il quadro resta nel complesso statico
perché l’obiettivo è finalizzato al fornire un inquadramento culturale della cultura longobarda,
senza affrontare, ma non erano maturi i tempi e le conoscenze, i mutamenti storici e sociali
che hanno caratterizzato l’epoca.
Segue a dieci anni di distanza la mostra tenutasi a Brescia e dedicata a Il futuro dei
Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno95. Le innovazioni qui sono
molte e rispecchiano il mutato indirizzo delle ricerche, che tendono a storicizzare,
inquadrando il “fenomeno” longobardo in un contesto interdisciplinare e interculturale,
all’interno del quale si fanno spazio le relazioni tra i centri di potere dell’epoca la capitale
Pavia, i ducati centrosettentrionali, i principati di Spoleto e Benevento, ma anche Roma,

87
von HESSEN 1968a; VITALI 1999; PANTO’ 2004, pp. 37-57; DE MARCHI 2003, pp. 14-20; DE MARCHI
c.s.
88
GELICHI 2007, pp. 47-69.
89
WERNER 1974a, pp. 45-58; DE MARCHI 2000, pp. 284-291; DE MARCHI 2002, pp. 61-84.
90
GIOSTRA 2007, pp. 63-73; DE MARCHI, pp. .
91
von HESSEN 1982a, pp. 305-312, KURZE 1986, pp. 414-451, ma vedi anche DE MARCHI 2004, pp. 47-72,
e DE MARCHI 2006, pp. 25-39.
92
von HESSEN 1975b, pp. 113-122, HUBENER 1975.
93
DEVOTO 1997, pp. 275-283; LA SALVIA 1997, 1998, 2007; MELUCCO VACCARO 1978, pp. 9-75;
MIAZZO 2004, pp. 2004, pp. 155-167, e 2005, pp. 57-63.
94
ALESSANDRINI, BUGINI 1987, pp. 235-253; LONGONI, ALBERTI, FRIZZI 2007, pp. 117-118, e c.s
Analisi XRF sui metalli di Castelli Calepio, in Bolgare - Un territorio tra i due fiumi nell’altomedioevo, a cura di
M. Fortunati Zuccala e P.M. De Marchi, c.s.
95
Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno (cat mostra, Brescia, S. Giulia
Museo della città, 18 giugno-19 novembre 2000), a cura di C. Bertelli e G.P.Brogiolo, voll. I (catalogo) e II
(Saggi) Ginevra/Milano 2000.

17
Ravenna, Venezia e l’Italia bizantina. Si sono aperte le connessioni e i confronti che portano a
cogliere non solo le interazioni tra culture, ma anche citazioni e scambi reciproci a scala
storica e artistico-produttiva. La discontinuità rispetto alle culture peninsulari, evidente nella
prima fase longobarda, assume in questa esposizione i connotati del mutamento e della
circolarità dei contatti commerciali e culturali. Nel catalogo sono inseriti capitoli che
riguardano le tecniche produttive e l’edilizia povera in legno, in sostanza l’accento è posto
sulla cultura materiale anche non aulica. Il catalogo è accompagnato da un volume di saggi di
sintesi storico-sociale, che integrano la stagione longobarda nel divenire storico
dell’altomedioevo europeo.
L’esposizione di Torino del 2007 contiene già nel titolo I Longobardi. Dalla caduta
dell’impero all’alba dell’Europa96 la volontà di evidenziare i mutamenti e le trasformazioni
che hanno caratterizzato la società nell’epoca di transizione che dal tardo impero, alla fine del
regno longobardo. In realtà sì tocca il tasto sempre dolente della continuità/discontinuità, o
meglio della metamorfosi in atto dalla decadenza e dalla destrutturazione delle istituzioni
romano-imperiali, delle città, dell’organizzazione delle campagne, dei culti funerari
tardoantichi e cristiani, dell’edilizia, con ciò che ne consegue in termini di mutamento delle
classi sociali e di potere, delle tecnologie e delle modalità manifatturiere, dello stile di vita a
partire dalle varianti città/campagna, edifici di culto e di rappresentanza in pietra e capanne in
legno e strame d‘uso abitativo. In realtà più che il crollo di un mondo, quello antico, si coglie
la babele di lingue e di espressioni che doveva caratterizzare questa età di mezzo, seguita ad
un crollo per il quale si assiste ad un generalizzato, anche se geograficamente caratterizzato,
cambio della guardia. E’ un po’ il concetto di età delle sperimentazioni di forme istituzionali,
urbanistiche, architettoniche e sociali, che distingueva la visione del primo alto medioevo
italiano data da G.Tabacco.
In conclusione le grandi mostre chiudono epoche di studio, perchè danno lo stato delle
conoscenze e segnano spesso una svolta nel campo degli studi, per quanto difficile da
cogliere. Oggi è chiaro che l’archeologia longobarda è integrata nel mondo delle ricerche
studi altomedievali, come componente non settoriale e chiusa in se stessa e come snodo
interdisciplinare, che garantisce il colloquio tra i diversi studi di settore. La cultura
longobarda, pur nella sua evidente origine germanica, non è cristallizzata su un momento e un
popolo ma segue il suo divenire storico nel contesto culturale e geografico della storia
d’Italia.

3. Definizioni degli obiettivi della ricerca

Il progetto si propone una sistematizzazione delle conoscenze relative alla cultura materiale
dei Longobardi insediati nelle regioni conquistate - in diversi fasi storiche della loro
dominazione - della penisola italiana. Si recepisce, infatti, l’esigenza di una sintesi che
coordini i risultati delle singole ricerche unificandole in un quadro interdisciplinare, storico e
del costume di vita.
La prima azione si esprimerà, quindi, attraverso la selezione dei ritrovamenti archeologici
editi, per assumere casi particolarmente significativi per:

a) qualità e classe dei manufatti dalla fase della migrazione in Italia agli ultimi anni del
VII secolo, quando il processo di integrazione/assimilazione tra cultura germanica e
cultura locale vede la sua fase conclusiva,
96
I Longobardi. Dalla caduta dell’impero all’alba dell’Italia (Torino, Palazzo Bricherasio/Novalesa, Abbazia
dei Santi Pietro e Andrea, 30 settembre-9 dicembre 2007), a cura di G.P. Brogiolo e A. Chavarria, Milano 2007.

18
b) differenziazione culturale, compresenza nello stesso contesto di culture diverse,
valutazione delle relazioni stratigrafiche,
c) contestualizzazione geografica,
d) individuazione di gruppi a caratteri tecnico-stilistici tali da permettere di definire
centri produttivi alle diverse scale territoriali,
e) individuazione di prodotti di manifattura non standardizzata, domestica o a breve
raggio distributivo, anche in rapporto con artigiani itineranti,
f) intrusione o assunzione di manufatti di tradizioni culturali differenti ad individuare i
circuiti e le modalità di distribuzione/circolazione,
g) confronto con le fonti storiche, letterarie, diplomatiche e normative per verificare la
compatibilità tra i reperti, il contesto di utilizzo (riti, cerimoniali, feste particolari).

Il modello di ricerca utilizzato deve permettere l’elaborazione di una sintesi non


generalizzante, ma tesa a cogliere i minimi denominatori a macroscala territoriale e ad
individuare linee di sviluppo socio-culturale per ordini di grandezza a dimensione regionale e,
in alcuni casi, microterritoriale, inquadrando manufatti e loro associazioni e tipologie
nell’ambito del relativo territorio.
Grande attenzione andrà posta agli aspetti più propriamente storici dello sviluppo territoriale e
ai caratteri geomorfologici e paesaggistico-ambientali (altimetrie, sistema idrografico, e sue
variabili, stato di conservazione della maglia centuriale e dei particellari successivi, rete viaria
e tracciati minori, maglia insediativa, altri marker territoriali).
Un ulteriore obiettivo è costituito dalla messa a punto di un modello di ricerca storico-sociale,
che segua l’evoluzione di forme e decorazioni97, attraverso l’analisi delle classi di materiali
della tradizione longobarda preitalica (decorazione animalistica, metallurgia, oreficeria), e del
costume italo-longobardo. Questo percorso permetterà di evidenziare i mutamenti stilistici e
manifatturieri determinati dall’influenza della cultura decorativa romano-bizantina (trecce,
matasse, nodi di re Salomone, croci, lavorazione delle lamine di bronzo, trafori) e dovrà
avvalersi di comparazioni con produzioni bizantine, relative ad altre categorie di oggetti sia
per utilizzo che per materiale (arredi e manufatti di uso liturgico, tessuti, scultura in pietra,
avori, miniature, affreschi, mosaici e altro).

I contesti geografici
Le recenti indagini archeologiche condotte nel Bresciano e relative ai comuni di Leno e di
Montichiari ha fornito notevoli elementi di riflessione relativi al rapporto tra contesto
territoriale e cultura materiale.
In ambedue i casi si tratta di buoni esempi di continuità insediativa, in quanto centri abitati
romani inseriti nella maglia centuriale e lungo strade di comunicazione dirette alle città di
Brescia, Cremona, Mantova e Verona, collegate ai maggiori percorsi della via Postumia, che
hanno restituito epigrafi paleocristiane di V/VI secolo e dove indagini archeologiche hanno
messo in luce edifici di culto altomedievali, ai quali si affiancano in contiguità areale nuclei
cimiteriali e necropoli in campo aperto e su più file, che in alcuni casi come a Leno/Porzano
superano le 300 sepolture, contenenti corredi distinti da manufatti femminili e maschili
riferibili alla generazione emigrata dalla Pannonia (568) (cfr. a Cividale del Friuli, Testona,
Arcisa, Nocera Umbra), che continuano ad essere frequentate fino al secondo trentennio/terzo
quarto del VII secolo. A poca distanza sia presso un edificio di culto altomedievale che in
aperta campagna alcune sepolture violate hanno restituito tre croci d’oro e una in argento,

97
RIEGL 1959; HASELOFF 1981, 1989; Miles romanus 2000.

19
decorate a sbalzo e a punzone, che recano soggetti iconografici (figure umane con stola tra
archi, ramo di vite con grappoli e uccellini), e decori di chiara marca bizantina. Se Leno non
fosse al centro di un territorio ricco di cespiti agricoli e vocato all’allevamento, ben integrato
nella rete viaria, a poca distanza da Brescia città ducale, ma anche centro episcopale, sarebbe
difficile comprendere il perché della presenza di questi oggetti, che rimandano ad una cultura
artigiana bizantina e alla persistenza e circolazione di modelli d’oreficeria che hanno
confronti in area siriana e costantinopolitana e affinità con decori caratteristici di tessuti copti.
Per Leno è da tenere presente che nel 756 diviene sede di uno dei più importanti monasteri
longobardi di fondazione regia.
A Montichiari la necropoli per file di più ampie dimensioni, altre si distribuiscono nel
circondario, rivelano corredi misti, con sepolture disposte per nuclei familiari, alcune
contenenti elementi di corredo che hanno confronto con necropoli friulane (ad es. Romans),
altre distinte da un solo dono: il pettine. La casistica formale e costruttiva dei pettini offre un
quadro interessantissimo perché sono attestate un po’ tutte le tradizioni manifatturiere,
tardoromana, bizantina, merovingia. Questa mescolanza, oltre ad indicare una cultura mista
portato di più tradizioni artigiane, si giustifica col fatto che Montichiari è al centro di più
territori (Bresciano, Mantovano, Veronese) e costituisce un punto di passo del fiume Serio.
Un maglia simile di infrastrutture viabilistiche e urbanistiche (vicinanza dalla città,
attestazione di edifici di culto, strutture rurali) si verifica per le necropoli gota e longobarda di
Collegno98, tra i molti esempi.
La somma di tutti le informazioni relative ai contesti territoriale di rinvenimento è utilissima
a:

• delineare una gerarchia degli insediamenti sulla base del contesto territoriale,
• individuare le culture e le tradizioni di riferimento e le reciproche interazioni,
• collegare gli insediamenti rurali alle città, centri di potere religioso e civile,
• seguire percorsi commerciali lungo itinerari di ampio raggio e loro diverticoli (con i
territori bizantini e transalpini),
• verificare la persistenza della cultura bizantina sia nell’apparato iconografico che nelle
tecniche produttive,
• verificare la continuità delle botteghe artigiane locali, la collaborazione e la
compresenza di artigiani itineranti, di altro tipo di atelier,
• delineare le modalità dell’insediamento longobardo nei rapporti con le comunità locali
• verificare i rapporti tra committenza e centro produttore,
• selezionare i siti che attestano la compresenza negli stessi contesti di gruppi umani di
differente cultura e origine,
• analizzare le modalità di assimilazione, da parte dell’aristocrazia longobarda, di un
linguaggio artistico e simbolico proveniente da un diverso gruppo culturale,
• individuare strati sociali e gerarchie interne all’organizzazione del potere, in base alle
associazioni di corredo, alla qualità manifatturiera dei reperti,
• verificare per alcuni reperti e contesti associativi le valutazioni cronologiche attuali.

Questo schema, che scaturisce dall’analisi del contesto territoriale, può essere applicato sia
alle necropoli friulane (Romans, Liaris, Ovaro) sia ai vasti cimiteri di Nocera Umbra e Castel
Trosino99.

98
PEJRANI BARICCO 2007, pp. 363-386.
99
RUPP 1996, pp. 23 ss.

20
Tombe con corredi d’arme in edifici di culto e castelli sono valutate, sia per il contesto
territoriale, sia per il valore di Status Symbol che possono assumere in specifici casi. Sono
tracce che offrono informazioni sulle funzioni dei castra nelle diverse fasi storiche, e quindi
forniscono indicazioni cronologiche e di Status, ma possono anche indicare modalità
insediative e tempi di occupazione differenti da parte dei Longobardi; anche in rapporto alle
caratteristiche più o meno urbane di alcuni castelli; l’attestazione di sepolture con corredi
d’arme in edifici di culto è stata messa in relazione alle caratteristiche dell’edificio,
assumendo una pluralità di significati, che vanno dall’investimento economico-sociale e di
immagine dell’aristocrazia terriera, all’adesione più o meno formale al culto cristiano-
romano.

I manufatti
Nel campo maschile i manufatti caratterizzanti un popolo di tradizioni guerriere sono
essenzialmente le armi (spada, lancia, sax, scudo, arco e frecce), elementi
dell’equipaggiamento militare (guarnizioni raggiarmi e bandoliere, elmi), addobbo del cavallo
(frontali di selle, staffe, bardature del cavallo, morsi e falere, ecc.).
I contesti funerari femminili comprendono complementi di abbigliamento (fibule, fibbie),
gioielli, strumenti da toilette e domestici. Indicatori di particolari attività artigianali, sono
spade da telaio, fusaiole, le reticelle da cuffia o per trattenere l’acconciatura.
Sono comuni ai due generi numerosi manufatti: la ceramica di tradizione pannonica, amuleti
(conchiglie, sfere di cristallo di rocca), le croci, lisce o decorate, i resti di broccati d’abito, i
lunghi pettini lamellari.
Sono simbolo di potere economico e di stato sociale, comuni ad uomini e donne, le sedie
plicatili, anelli sigillari, contenitori in bronzo (brocche e bacili), bicchieri in vetro, cassettine
in osso e vario talvolta di reimpiego, attinti dalla tradizione romano-bizantina, che attestano
non solo una circolazione attiva di prodotti e merci e lo scambio di doni tra membri di
aristocrazie che chiameremo “cosmopolite".
Molti di questi reperti sono indicativi di capacità metallurgiche di lunga tradizione (si pensi
alla forgiatura della spada e ai processi utilizzati per ottenere la damascinatura), derivati sia
dal contatto con popolazioni orientali (lavorazione dell’acciaio e carburazione), che con le
culture merovingie.
Le decorazioni riflettono, nella prima fase d’insediamento in Italia, sostrati culturali di
tradizione nordica, non privi di influenze derivate dal contatto con i cavalieri delle steppe, che
si esprimono in stili decorativi che hanno come tema costante la rappresentazione di intrecci
zoomorfi più meno disorganici e che seguono in Italia un’evoluzione che li conduce
progressivamente ad una maggiore simmetria e organizzazione degli spazi fino alla
dissoluzione del segno, cifra stilistica che segna l’ultima fase nota della produzione
manifatturiera.
Gli status symbol dell’aristocrazia di tradizione guerriera sono soggetti ad un’evoluzione
progressiva sia dal punto di vista formale (ad es. fibule a disco e a croce, orecchini a cestello o
con pendenti, anelli digitali), sia iconografica, con assunzione di decori e simboli romano-
bizantini, sia di tecnica manifatturiera (trafori, filigrane, sbalzi), quando nobiltà e classi
dirigenti assimilano la cognizione di territorialità divenendo proprietari terrieri, affiancati da
altre categorie sociali altamente rappresentative, tanto da essere ricordate nell’Editto di Rotari
e nelle fonti diplomatiche, come funzionari regi (gastaldo, gasindio), giudici e notai e altri
liberi professionisti, che non necessariamente appartengono all’alta aristocrazia, ma possono
rispondere a classi sociali diverse interne al regno. Le figure femminili seguono il processo

21
evolutivo maschile, anticipandolo come documentato principalmente dalle analisi delle
necropoli dell’Italia centromeridionale.
Per quanto attiene ai manufatti occorrono analisi mirate a individuare il processo di
assimilazione e trasformazione della cultura manifatturiera:

• gli schemi decorativi, i loro caratteri, l’evoluzione formale, i rapporti tra pattern
ornamentali e specchiature che costituiscono i piani di fondo,
• l’evoluzione dello schema ornamentale, sia nell’andamento dei segni sia
nell’assunzione di pattern decorativi derivati dalla tradizione romana tardoantica e
bizantina (anche su diverso supporto, ad es. mosaici, tessuti, decorazione scultorea),
• l’assunzione di decorazioni simboliche a carattere religioso,
• l’assunzione della scrittura, testimonianza di contatti con gli scriptoria laici e con il
clero in caso di oggetti con iscrizioni tratte dai Salmi, o firme degli artigiani che
spesso indicano il ruolo sociale assunto da questi professionisti (es. puntale di
Collegno t. 17100), comunque indizio dell’acculturazione nell’uso della scrittura,
• assunzione di tecniche romane,
• verifica del grado di usura dei reperti per appurarne, ove possibile, l’effettivo uso e la
continuità di vita,
• verifica della seriazione cronologica attraverso comparazione di contesti.

Lo stile di vita, il quotidiano, cerimoniali e riti

Le fonti scritte e le leggi longobarde indicano una serie di cerimonie e rituali, nelle quali
compaiono azioni, gesti e oggetti; alcune professioni e mestieri sono ricordati nell’Editto di
Rotari e nella normativa promossa dai re Ratchis, Astolfo, Liutprando101. Lo stesso Paolo
Diacono trasmette un discreto numero di rituali e cerimonie, accompagnate da descrizioni di
armi e gesti compiuti da diverse categorie di personaggi, per lo più relativi alle classi
aristocratiche.
Le fonti diplomatiche di VIII/IX secolo sono abbastanza ricche di notazioni in merito102.
L’iconografia trasmessa da pochi oggetti molto noti e dalle fonti numismatiche può essere
utile a ricomporre aspetti della vita dell’aristocrazia. Sono fonti iconografiche le miniature, gli
avori e altri oggetti sia dell’Europa occidentale sia d’area bizantina. La letteratura epica offre
nuove chiavi di lettura103.
In tal senso dovrà essere operata un’analisi delle fonti di storia sociale che accompagni le
fonti scritte di età longobarda e carolingia. La ricerca può partire dallo spoglio, dei Congressi
e delle Settimane di studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo e da verifiche sulla
letteratura europea, particolarmente le collane dirette da J. Duby, J. Le Goff, P. Aries e P.
Riché.

• Raccolta bibliografica dell’edito su oreficerie, gioielli di altri ambiti culturali,

• ipotesi di contestualizzazione tra manufatti, bacini di provenienza, classi, ceti e


testimonianze di stili di vita e costumi sociali.

100
GIOSTRA 2004, pp. 119-125; per cfr. vedasi MELUCCO VACCARO 1978.
101
Le Leggi 2005; Hist. Lang.
102
CDL, CDL III/I; DU CANGE 1733.
103
STURLUSSON 1975; Beowulf 2003.

22
4. Primo stato di avanzamento della ricerca

A.A. 2008-2009

• Ricognizione di tutti i contesti relativi alla cultura materiale longobarda o di tradizione


longobarda editi,
• selezione dei contesti-campione significativi per omogeneità o eterogeneità e loro
analisi,
• avvio dell’analisi dei territori con predisposizione di carte che ne evidenzino i caratteri
distintivi (viabilità, centri abitati, vicinanza a città, aree confinarie),
• avvio dell’analisi delle classi di materiali, suddivisi per cronologia, caratteri formali e
stilistici, tecniche di produzione,
• avvio delle analisi tecnologico-produttive emerse da restauri, simulazioni sperimentali
relative alle tecniche e ai materiali,
• avvio di ricerche bibliografiche per confronti con le culture artigiane bizantina,
mediterranea, mediorientale, nordica,
• raccolta delle informazioni riguardanti le tradizioni etnografiche longobarde (testi
normativi, cronache storiche e letterarie, studi storici).

5. Secondo stato di avanzamento della ricerca

AA. 2009-2010

• predisposizione di carte di distribuzione per classi, tipologia, qualità manifatturiera dei


reperti, per individuare bacini produttivi territoriali e centri di riferimento,
• verifica comparata delle seriazioni cronologiche,
• analisi della viabilità terrestre e fluviolacuale (vie commerciali e di pellegrinaggio),
• impostazione del testo per capitoli riguardanti le classi di materiali,
• impostazione di schede illustrative dei caratteri tecnologico-produttivi e confronti,
• prosecuzione della ricerca bibliografica di storia, storia sociale (raccolta dati),
• individuazione delle classi sociali dei consumatori di ricchezza e delle diverse
graduazioni di ceto, censo, grado di acculturazione o cultura originaria, rapporti tra
committenza e produzione,
• incrocio ed elaborazione dei dati raccolti.

6. Terzo stato di avanzamento della ricerca

AA. 2010-2011

• elaborazione del testo conclusivo,


• organizzazione delle informazioni ricavate dall’edito,
• impostazione delle tematiche e delle loro relazioni,
• organizzazione delle griglie cronologiche per oggetti e per contesti,
• confronto con le diverse aree geografiche e tipologiche (campagne, città, castelli),

23
• predisposizione di carte tematiche,
• confronti tra tradizioni manifatturiere, anche con elaborazione di carte tematiche,
• elaborazione di schede su tecniche e manifatture.

7.Bibliografia

Fonti

24
Beowulf 2003 = Beowulf, a cura di G. Brunetti, Roma (Biblioteca Medievale).
CDL = Codex Diplomaticus Langobardiae, a cura di G. Porro Lambertenghi, “Historiae
Patriae Monumenta, 13”, Torino.
CDL, III/I = Codice Diplomatico longobardo, a cura di C Bruehl, “Istituto Storico per l’Alto
Medioevo Italiano”, Roma, 1929-30.
DU CANGE 1733 = DU CANGE C., Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis,
nuova ed. Paris.
Le leggi 2005 = Le leggi dei Longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico (a
cura di C. Azzara e S. Gasparri), Roma.
Hist. Lang. = Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, a cura di L. Capo, Vicenza 1992
Sturluson 1975 = Sturluson S., Edda, a cura di G. Dolfini, Milano.

Letteratura storico-archeologica
AOBERG 1923 = AOBERG N., Die Goten und Langobarden in Italien, Uppsala.
AHUMADA SILVA 1990 = AHUMADA SILVA S., Tombe 16-43, in La necropoli di S.
Stefano “in Pertica”. Campagne di scavo 1987-1988, Città di Castello.
AHUMADA SILVA 2000 = AHUMADA SILVA I., Necropoli longobarde a Cividale del
Friuli, in Paolo Diacono e il Friuli altomedievale (sec. VI/X), in Congresso Internazionale di
Studi sull’Alto Medioevo (Cividale del Friuli – Bottenicco di Moimacco, 1999), Spoleto, pp.
321-356.
ALESSANDRINI, BUGINI 1986 = ALESSANDRINI G., BUGINI R., Indagini tecniche sui
metalli, in La necropoli longobarda di Trezzo sull’Adda, pp. 235-253.
AMANTE SIMONI 1984 = AMANTE SIMONI C., Schede di archeologia longobarda in
Trentino, “Studi Medievali”, 3° serie, XXV, II, pp.1-54.
Anulus sui effigii 2006 = Anulus sui effigi. Identità e rappresentazione negli anelli-sigillo
longobardi, a cura di S. Lusuardi Siena, Milano.
Archeologia Medievale 1974 = Archeologia Medievale, 1 (2004), Firenze.
Archeologia e società 2007 = Archeologia e società tra tardoantico e altomedioevo, 12°
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Milano, 24 giugno 2008

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