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Esame di Filologia Romanza Prof.

Paolo Canettieri

La questione dellattribuzione del Fiore: edizione critica e commento di quattro sonetti.

La quaterna di sonetti di cui ho curato ledizione critica quella che va dal sonetto XXXV al XXXVIII, in cui si viene descritto il secondo intervento di Ragione nelle vicissitudini amorose dellAmante (dellanalisi del primo ai sonetti IX-X - si occupato il professor Canettieri), disperato in seguito allimprigionamento di Bellaccoglienza e, quindi, al venir meno della benigna disposizione della donna amata. Dal confronto con la fonte emerge una questione notevole: mentre i sonetti XXXV-XXXVI equivalgono (seppur con drastiche riduzioni), quasi perfettamente al tratto del RdR 4218-4372; i sonetti XXXVII-XXXVIII non trovano un vero

equivalente nel RdR e sono quindi da considerarsi come produzioni originali dellautore del F., che sceglie di prendere le distanze dallipotesto per dare uno sviluppo e degli esiti apparentemente diversi a questo dialogo fra lAmante e Ragione. Natascia Tonelli, nel saggio Ragione e i suoi consigli nei sonetti del Fiore ha scritto che:
La selezione di cosa adattare dalloriginale quanto mai significativa, cos come significativo che il lungo monologo di Ragione, solo qua e l intervallato da qualche richiesta di precisazione o da qualche ostinata puntualizzazione dellAmante nella Rose, si trasforma nel Fiore, unico in tutto il poemetto, in un acceso dibattito in cui le due voci si alternano quasi concitate e dove lAmante si conquista pressoch lo stesso spazio dellavversaria, di fatto vincendola sul terreno oratorio, confutandone punto per punto le argomentazioni [] Non solo Ragione rifiutata dallamante del F. come, se pur con ben altro rispetto, lo era da quello della Rose, ma messa alla berlina grazie ai suoi stessi argomenti, che sono argomenti filosofici, teologici, medici.

Latteggiamento irrisorio e, se vogliamo, oltraggioso dellAmante nei confronti dellipostasi dellautorit morale e delle forze universali del giusto ordine (che nel RdR Jean de Meun tratteggi sulla falsa riga della Filosofia boeziana

la quale invita luomo a cogliere la natura della vera felicit, mettendolo in guardia dalla vanit e mutevolezza delle cose terrena e dalla falsa-felicit che ne deriva) si scopre gi nel XXXVIII sonetto, dove critica la smisuratezza e leccessivit dei suoi stessi consigli, troppo fuor di tuo nome. Di pi - nellultima terzina di XXXVIII lAmante riveler con fare provocatorio di molto rassicurato dal perpetuo movimento della ruota di Fortuna e di confidare nelleterna mutevolezza degli eventi che gli permette di accettare la sua attuale e quanto mai momentanea condizione di doglianza amorosa. Di fatto, abbiamo qui una vera e propria rivalutazione in chiave positiva della figura che pi di ogni altra si contrappone alla Ragione e da essa non pu esser sopportata. Vediamo che Fortuna abstractum agens viene considerata dalla Raison del Rdr come emblema della contingenza; potenza accidentale, indeterminata ed indefinita alla quale lAmante si abbandona nel momento in cui cade preda dellAmore erotico. Di pi, secondo Heller-Roazen, addirittura si segue la definizione agostiniana Fortuna ergo per se nihil est fondata sul principio metafisico e teologico per cui lessere, definito come forma di ci che stabile e presente, non pu in alcun senso esser attribuita a ci che in s stesso instabile, disordinato ed irriducibile ad ogni presenza; e nessuna ratio, pu esser data di ci che per definizione sine ratio: in questo senso Fortuna segna il limite della rappresentazione

allegorica, laddove considerata come ci che non esiste n tantomeno pu esser raffigurata.

SONETTO XXXV,

sonetto a schema metrico regolare, con duplice caso di

ipermetria dellendecasillabo ai vv. 11 e 13; rima equivoca ai vv. 3-6; rima derivativa vv. 2-7 (socorso-ricorso); enjambement ai vv. 9-10.

EMENDAMENTI: lunico emendamento di cui vogliamo dare nota paradossalmente un caso di non-emendamento. Al vv. 2 si preferito non emendare con la

geminazione di c perch si tratta di un francesismo mutuato dal RdR che fa parte di una serie rimica delle due quartine piuttosto articolata e composta esclusivamente da termini mutuati dal francese: secour, cour, cours, recours. PARAFRASI: Poich da molto tempo mi affliggevo in quel modo e non sapevo dove trovar consolazione, visto che la tempesta (sentimentale) che avevo attraversato mi aveva fatto perder la buona speranza, torn allora da me Ragione la bella e disse: Visto che con te Fortuna cos crudele, tu sei spacciato se non fai ricorso al mio aiuto. Io ho ricevuto dal mio Signore e Creatore la facolt di restituire la salute a chiunque osservi fedelmente il mio consiglio. E se sarai disposto ad abbandonare il Dio dAmore, io ti riappacificher con quella che per lungo tempo ti ha tormentato. COMMENTO. La sequenza di versi introduttivi (v.1-6) riscrittura di RdR, vv. 4218-27. Languendo: una cobla capfinda apre il sonetto, i termini sono mutuati entrambi dal fr.; il gerundio incipitario calco diretto dal RdR e fenomeno ricorrente nel nostro poemetto come nel caso di IX, 1 dove esplica anche la medesima funzione descrittiva atta a presentare la condizione di doglianza dellAmante in occasione del primo incontro con Ragione. Abbiamo notato, poi, che nel RdR i termini derivati dal latino languere sono utilizzati come marcatori della condizione esistenziale del protagonista che si configura come una lunga

malattia spirituale e fisica dalla quale non riesce a riaversi. Socorso / corso / crso / ricorso : si noti che questa serie rimica composta esclusivamente da termini mutuati dal francese e che non solo presente una RIMA EQUIVOCA (corso/crso), ma anche una RIMA (RICCA) DERIVATIVA (so-corso; ri-corso).

Tempo fortunale: il sintagma una variazione di malo tempo (XXXIII, 7) e sinonimo di fortunale, inteso come vento portatore di tempesta. Il termine non asserisce soltanto alla metaforica marina usata per descrivere le burracose vicissitudini amorose dellAmante, ma legato a doppio filo anche allimmaginario relativo alla figura di Fortuna attorno cui ruoter il dialogo contenuto nei sonetti XXXV-XXXVIII. GITTATO (prov. Gitar/getar) ; BONA SPERA (prov. Espera --- buona speranza); LUNGI: valenza non solo spazio-temporale ma anche morale, relativo alle

divergenze fra Amante e Ragione. Ragion la bella: calco diretto da RdR 4226, Raison la bele. Lampio apparato descrittivo (lungo 20 versi, 2976-2996) relativo a questipostasi presente nel testo francese viene drasticamente ridotto. TUSSE CORSO: francesismo, etre cours: esser perduto, spacciato, rovinato andato troppo oltre. Cfr. Panuccio del Bagno in Di dir gi pi non celo, vv. 48-54; abbiamo notato che lo stilema Tusse esclusivo della retorica di Ragione PRENDER RICORSO HAPAX del F. assente nei componimenti in volgare antecedenti al poemetto e privo di riscontro nel RDR - prendre recours, voce dotta rivolgersi a qualcuno per ottenere consiglio conforto, aiuto materiale e

spirituale). FORTUNA / FERA: aggettivo attribuito tradizionalmente a Fortuna: crudelt. Si veda luso che di esso (declinato al maschile) ne fa Guido Cavalcanti in Donna me prega dove qualificativo un di Amore fra fero Amore accidente e dagli effetti si

sconvolgenti

forse

trait-dunion

Fortuna,

laddove

condivide lidea che lamor passio sia indissolubilmente alle follie intese come azioni incomprensibili di Fortuna di cui lAmante in baliaSIGNORE / CORE / AMORE usus scribendi: forma tronca. Dal m Segnore calco 4280: Par mon chief. Mettere in buono stato: restituire la salute il dialogo fra Ragione e lAmante si confgiura come un dialogo fra medico e paziente, laddove lAmore esperienza patologica che consuma mente e corpo: cfr. IX,6; X, XXXVII.

CONSIGLIO: LEIT MOTIV DELLA RETORICA SUASORIA DI RAGIONE. Fermare il core: affidarsi consiglio. VUOGLI ABBANDONARE, nel senso di esser disposto a; TORMENTATO, cfr. 4236-38; -PACIFICATO: rasserenare dopo una tempesta. completamente oppure, dal francese, seguire fedelmente il

Sonetto XXXVI,
Quando ebbi ascoltato

Enjambement vv. 7-8; Ragione che mi offriva il suo consiglio giusto e

avveduto, in assoluta buona fede dicendo che mi avrebbe riappacificato con quella che mi aveva dato il tormento, io le dissi: Ragione [ecco che] colgo il colgo quanto dici ma non lascer il mio vero signore, poich io sono suo fedele servitore e questo mi appaga al punto che io gli sono devoto pi che un figlio al proprio padre. Di conseguenza, non v necessit di far tali considerazioni, n di discuterne fra noi perch e non sarebbe una colpa facilmente perdonabile io contravverrei al mio giuramento. Preferisco esser nemico inviso di Fortuna / guerreggiare con Fortuna piuttosto che aver tali pensieri. Quandi ud: il primo emistichio traslitterazione di Rdr vv. 4359: Quant joi Raison bien entendue dare ascolto. ; BUONO, FIN, SANZA FALLACIE:

tripling tipico dellusus scribendi dellautore (VII, 2). Piace / pace / fallace: rimanti presenti in molteplici luoghi della Commedia (purgatorio e Paradiso dove con pace ci si riferisce alla vera ed eterna pace di Dio ed il regno verace il solo mondo vero e realem in

contrapposizione a quello terreno, fallace. MESSO IN ASIGLIO: Parodi lo interpreta come metter in esilio con riferimento a quanto accaduto in XXI, 8 messo in bando / bandito dal giardino; noi proponiamo una lettura anche senza il riferimento allevento precedente, s da intender asiglio come variante di assillo metter in assillo: tormentare. VECCO CHI PIGLIO / MA NON CHI LASCI: verbi che letteralmente indicano azioni contrapposte, mentre figurativamente hanno valenza non correlata Ve (vedi) + Ecco: avv. Torscano anticamente usato per indicare il verificarsi o lapprossimarsi di qualcosa. MI SIGNOR VERACE: limpiego di questo sintagma acquista particolare valore se interpretato alla luce dei vv. 9-14 del sonetto V in cui Amore pretendeva dallAmante che questi lo adorasse come suo unico dio: son tu' deo; / Ed

ogn'altra credenza metti a parte, / N non creder n Luca n Matteo / N Marco n Giovanni". Lautore del F. porta avanti la sua eretica provocazione attribuendo al suo Signore, un attributo esclusivo della divinit suprema: verace. Infatti in termini filosofici la veracit si distingue dalla verit, in

quanto questultima (o anche) la qualit oggettiva di ci che vero, mentre la veracit la dote di chi dice il vero, o abituato a dirlo. SU FEDELE: il termine, possiede molteplici valenze poich non esprime (in forma aggettivale) il vincolo di vassallaggio fra il signore ed il suo servo fedele, cfr. IV, 5-6: I' s son tu' signore, / E tu s se' di me fedel giurato. Di fatto, luso sostantivato carica il termine di una pi forte valenza religiosa, per cui lAmante si considera come colui che col battesimo ha ricevuto la fede nel Dio dAmore (cfr V 9-14). Il richiamo evidente ai vv.4272-73 del RdR vv. 4272-73, Dame, veir, puis quil est mes sires, / E je ses on liges entiers. Di un certo rilievo il fatto che Jean de Meun utilizzi qui il sostantivo liges a cui nel F. si sostituir fedel: di nuovo, un caso di indipendenza traduttologica dellautore che alla monoliticit del termine francese (banale sinonimo di vassallo) preferisce la ricchezza polisemantica di un sostantivo che, in virt della sua essenziale ambiguit, conferisce notevole spessore allintero verso. Il termine molto frequente allinterno del poemetto e sempre usato per qualificare il ruolo occupato dellAmante nel rapporto col dio dAmore:

XXXVIII, 7-8; XLIX, 10; LXXVI, 12; LXXXII, 5 e 10; XCVIII, 5; CXXIX4; CXXV,2; CLXXVI, 8; CXCVI, 6 e CCXXXI, 7. pi che padre figlio: similitudine fortemente patetica per cui la devozione dellAmante al suo signore maggiore di quella dovuta da un figlio al proprio padre. La medesima costruzione in Dante, Pg. I, 32-33 degno di tanta reverenza in vista, / pi che non dee a padre alcun figliolo, laddove la reverenza (devozione) per eccellenza il sentimento che il figlio deve avere verso il padre, immagine terrena di Dio (Chiavacci Leonardi). fatto di leg[g]iero: lett., che pu esser facilmente perdonato (unerrore, una colpa, un vizio), scusabile, non grave. Nella teologia morale il peccato leggero un peccato veniale che non priva lanima della grazia ed emendato con una pena temporanea. In questo caso lautore del F. ribalta il significato dellespressione introducendo la negazione con cui si accresce il valore del peccato stesso.

PARLAMENTO / SARAMENTO / PENSAMENTO di nuovo una serie rimica composta di soli termini mutuati dal francese. tener parlamento utilizzato frequentemente

da

Brunetto

Latini

nel

Tesoretto;

saramento

termine

che

finisce

per

soppiantare in F. litaliano giuramento , riferendosi sempre al patto che unisce Amante e Amore; MEGLAMO: AIMER MIEUX+INF. pensamento, in Brunetto Latini: pensiero angoscioso ed opprimente.

Sonetto XXXVII,

sinalefe ai vv. 1-6-11-14; rima ricca/derivativa vv.

4-5 (pergiurato, giurato); rima ricca: vv. 2-6; Contravvenire ad un siffatto giuramento non peccato poich, secondo quanto scritto nel Dicretale, si ritiene comunemente che chi giura di non far del male, se se ne astiene non commette spergiuro. Tu ti dichiari giurato a questo dio che ti ha fiaccato al punto che ti ha fatto perfer il senso del gusto s che il cibo non ha pi alcun sapore. E ciononostante si fa chiamare Dio dAmore, ma commette un gran torto chi lo chiama cos perch il vero nome Dolore. Separati subito da lui, o ne rimarrai vittima; non considerarlo mai pi come tuo signore e accetta il giusto consiglio che ti offro. Il XXXVII sonetto del F. non trova equivalenza nel RdR SAN PECCATO = FATTO DI LEGGIERO precedentemente usato dallAmante. Dicretale: lautore fa riferimento al Corpus iuris canonici ovvero alla serie di costituzioni pontificie di carattere generale, redatte in forma di lettera e contenenti norme utili alla vita giuridica della Chiesa, che venne pubblicato ufficialmente nel 1582 e che comprendeva il decretum Gratiani e le successive cinque raccolte (Treccani).
luon: calco dal francese on con valore di pronome impersonale o indefinito,

--- Ripresa con variazione del sintagma

frequentissimo nel F. (14 occorrenze) giura: si noti la fitta rete di richiami interni fra le due quartine, relativi al campo semantico del giuramento damore, concetto fondamentale della lirica cortese: giura, pergiurato, giurato.

PERGIURATO: francesismo, parjurer: diffusa la presenza di questo lemma e delle varie forme da esso derivate nel RdR e lautore del F. lo preferisce a tal punto da soppiantare la forma italiana spergiurare. TU MI PROPOSI: ant. fr. proposer, da render qui nel senso di dichiarare con fermezza; di questo volgarizzamento dal francese i vocabolari non recano testimonianze precedenti al F.

DISAVORATO: I tre versi della seconda quartina si riallacciano a XXXIV, 12-14 in cui lAmante descrive come Amore invece di nutrirlo di speranza lo abbia fatto: Digiunar [] / Ma davami gran pez[z]e di tormento, / con salsa stemperata di languire. Ulteriore constatazione di Ragione sugli effetti fisici del mal damore: al dimagrimento e al pallore notati in IX, 6 (Tusse' s smagrato!) e 13-14 (Egli 'l tiene in tormento e malenanza, /S che su' viso nonn- mai vermiglio).

TA CONDOTTO A TALE: Seguendo la traccia di stretta continuit fra i sonetti, notiamo che il verso cos bruscamente interrotto dallautore del F. non che la riscrittura di XXXIV, 5: C[h]Amor mi mise a tal distruzione. Aggiungiamo che la medesima struttura tronca ed il sintagma condurre a tale si ritrovano in LXVIII, 5; CXLIX, 14.

Rilevanti sono, poi, i parallelismi fra questo luogo del sonetto e due componimenti di Monte Andrea: Pi soferir non posso, 1.70 (che l mondo tuto condotto a tale) e Ahi lasso doloroso 1.11 in cui il soggetto sembra trovarsi, a causa di Amore, nelle stesse tormentose condizioni dellAmante del F. : Amore mha condotto a tale. Ancor pi rilevante la coincidenza con Corona amorosa al sonetto XXXI, Se in me avesse punto di sapere:dove mave condotto, lasso, attale / che quasi ormai soccorso non mi vale, / s consumato son nel male avere, dove il poeta ad uno stadio terminale della propria pena amorosa (s consumato son) a cui secondo Ragione - lo stato di deperimento dellAmante nel F. va pericolosamente approssimandosi: si veda, a tal proposito, il drammatico avvertimento che seguir ai vv. 12-13. C[h]ogne vivanda mangi sanza sale: immagine culinaria di derivazione biblica dal libro di Giobbe 6:6: Aut poterit comedi insulsum, quod non est sale conditum? Il riferimento sia ai versi conclusivi del sonetto XXXIV, che ad un luogo specifico del discorso di Ragione nel RdR, vv. 4314, allorch lamore definito con un paradosso: mal savoureuse. Douce saveur

DOLORE: Linterpretatio nominis procedimento retorico molto diffuso nel medioevo e comune fra i poeti siculo-toscani, fondato sulla convinzione che i nomi rivelino lessenza o alcune qualit della cosa o della persona denominata. Questo il senso dellespressione nomina sunt consequentia rerum presente in un passo delle Istituzioni di Giustiniano, nota per via della citazione fatta da Dante nella Vita Nuova, XIII, 4: con ci sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, s come scritto:Nomina sunt consequentia rerum. Lautore del F. applica linterpretatio al nome di Amore, mutuando la riflessione di Ragione dalla canzone di Guittone dArezzo Ahi Deo, che dolorosa, in cui lequivalenza ancora pi tragica, laddove al vv. 28 si afferma: amore quanto a morte vale a dire. Vale la pena citare lintera stanza della canzone guittoniana per cogliere, fra le altre cose, loperazione di riscrittura edestrema sintesi della fonte:
Nome ave Amore: ahi Deo, ch falso nomo, per 20 che lefetto di lui cred amoroso! Venenoso dolore pien di tutto spiacere, forsennato volere, morte al corpo ed a lalma lo coso, ch 25 l suo diritto nome in veritate. ingegnare lomo Ma lo nome damor potom salvare, segondo che mi pare: amore quanto a morte vale a dire, e ben face amortire onor 30 Ahi, com morto bene qual ha, s come me, in podestate e prode e gioia, ove si tene.

Di rilievo, la contrapposizione fra lespressione guittoniana,

falso nomo, e

quella utilizzata dallautore del F. sornome dritto con il significato di nome esatto e mutuazione dal francese (sornom), caso unico in tutta la poesia volgare presente soltanto nel F. Dolore: con riferimento ad Amors, cfr. RdR 3040-1, Ce qui te fait a dolor vivre, / Cest li maus qui amors a non

TORTO / MORTO / TAPPORTO: la sequenza rimica in orto, la cui serie di rimanti


(torto, morto, apporto), ricorre spesso a coppie in Dante: torto-morto in Inf. XIV, 45-51 e XXVII 112-114; Pg XXVI 62-66. e prendi l buon consiglio chio tapporto: netto parallelismo con Monte Andrea, Meo sire, 1. 17 Meo sire, lo consiglio chio vapporto, ma pi importante la ripresa da RdR, v. 5370: E seies sages e me crei. IX, 41-45 e XI, 104-108; e torto-apporto in Pd

Sonetto XXXVIII,
pensare/pensare.

sinalefe vv. 1,6,11,14; rima equivoca: vv. 4-8:

trar[e] damare: nel senso di far smetter di; lemendamento (trar[e]) legittimato da XXXIX, 1 in cui la risposta di Ragione si apre con una smentita: Di trareti d'amar nonn- mia 'ntenza. Il verbo ricorre, poi, in XC, 5 e CCXVII, 10. Ragione, in questo modo tuo vuoi farmi smettere damare e affermi che questo mio signore crudele e che, secondo quanto dici, non fu giammai dio damore, ma di dolore. Io non credo che considerer mai lidea di separarmi da lui, n intendo assecondare un tale consiglio, perch egli il mio signore ed io sono suo fedele servitore, sicch follia discuterne. Proprio per questo mi sembra che il tuo consiglio sia davvero

eccessivo ed indegno del tuo nome, poich senza amore non v altro che tormentosa infelicit. E anche se Fortuna mi ha tolto momentaneamente la mia buona sorte, molto mi rassicura girare la sua ruota. E di: forma tronca della seconda persona singolare di dire. reo: lat. reus accusato, colpevole; qui letter. malvagio, iniquo, crudele (pi com., in questo senso, rio); si confronti RdR vv.5375-6: Ci ne finastes ui de dire / Que je dei mon seigneur despire. s follia di ci parlare: il verso, lievemente ironico, riscrittura di X, 8 (E ch'era folle se pi ne parlava).
FUOR DI TUO NOME, TROPPO OLTRE MISURA: inizia qui il gioco etimologico che lAmante usa per respingere il consiglio di Ragione. Si noti la finezza del procedimento dialettico per cui lAmante taccia Ragione di demisure, di aver tradito quegli stessi valori che porta nel nomee di essersi spinta troppo oltre misura con il terribile avvertimento di XXXVII, 12: Or ti parti dallui, o tu se morto. Alla luce di questo, proponiamo di considerare speculari la remarque dellAmante e il rimprovero di Ragione in XXXV, 4. troppo: molto frequente in F., a sottolineare la colpa delleccesso. nua: gallicismo da ennui con inflessione femminile per questo possibile anche lemendamento: chenuia. Nel significato di condizione tormentosa/infelicit il termine molto diffuso, soprattutto in contrapposizione a gioia; presente nei

il fatto che non smetta mai di far

poeti toscani, primo fra tutti Guittone dArezzo, e nei poeti stilnovisti come Guido Cavalcanti Se Fortunatorna la rota tuttavia: fine gioco anagrammatico. Lultima terzina del sonetto richiama per vari aspetti X, 6-7 (Ragion, e' nomi grava / Su' mal, ch'i' ne sar tosto guerito) laddove in entrambi i casi lAmante mostra a Ragione di aver piena coscienza della propria dolorosa condizione esistenziale che sa esser assolutamente momentanea. Se Fortuna m tolto or mia ventura: cfr. XXXV, 8 e la nota correlata (link). or: lavverbio allude ad una condizione momentanea ed instabile, che limprevedibilit dellazione di Fortuna (che torna la rota) potrebbe ribaltare istantaneamente. ventura: da intendere qui col significato di buona sorte. ella torna la rota tuttavia: limmagine della rota volvens in perpetuo movimento elemento chiave della topica relativa alla figura di Fortuna; la giustapposizione dellavverbio concorre a rafforzare il senso dello senza interruzione. svolgersi di questazione

Cfr. RdR 4893-96, Mais le contraire e la parverse, / Quant de

leur granz estaz les versem / E les tombe, au tour de la roe, / Dou somet envers en la boe e 5901-02 , sejourne. ASICURA: Il francesismo mpiegato da Brunetto Latini in cinque diversi luoghi Laisse li sa roe tourner, / Quel tourne ads senz

del Tesoretto con lo stesso significato assunto nel F.; citiamo il caso che riteniamo pi vicino al contesto duso del F. : XXII, 2316: Daltra parte Speranza / aduce gran fidanza / incontro a la Paura / e sempre lasicura / daver buon compimento / di suo innamoramento