GB Marino
GB Marino
MODULO OPERA
La lirica di Giovan
a curaBattista Marino
di: Maddé Rosato
Modulo opera
La lirica di Giovan Battista
Marino
Destinatario: II Liceo Classico
IV Liceo Scientifico
Periodo: 2° quadrimestre
Tempi di realizzazione: 4h
2
Modalità di lavoro:
Lezione interattiva: dialogata / partecipata
3
Prerequisiti:
4
Obiettivi:
Attraverso l’analisi dei testi proposti, saper individuare le caratteristiche
fondamentali della lirica mariniana, quindi, saper leggere l’opera di Marino
secondo la «cifra» della meraviglia e la finalità edonistica dell’arte
Saper riflettere sull’abilità del Marino nell’uso del codice lingua, come
modello di virtuosismo poetico
5
Strumenti:
Manuale
Fotocopie:
Estratti della Lettera prefatoria alla Sampogna indirizzata a Claudio Achillini (1620)
Passi scelti dal Trattato della metafora (capitolo centrale del Cannocchiale aristotelico)
di Emanuele Tesauro
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Contenuti:
…dalla centralità del testo
7
Premessa:
…dall’indice de La Lira
8
Proemio del Canzoniere
La Lira, parte prima, Rime Tasso, Rime, 1
amorose, 1
Vere fur queste gioie e questi ardori
Altri canti di Marte e di sua schiera ond’io piansi e cantai con vario carme,
gli arditi assalti e l’onorate imprese, che poteva agguagliar il suon de l’arme
le sanguigne vittorie e le contese, e de gli eroi le glorie e i casti amori;
i trionfi di Morte orrida e fera.
e se non fu de’ più ostinati cori
l’ canto, Amor, da questa tua guerrera ne’ vani affetti il mio, di ciò lagnarme
quant’ebbi a sostener mortali offese, già non devrei, ché più laudato parme
come un guardo mi vinse, un crin mi prese: il ripentirsi, ove onestà s’onori.
istoria miserabile ma vera.
Or con l’esempio mio gli accorti amanti,
Duo begli occhi fur l’armi onde traffitta leggendo i miei diletti e’l van desire,
giacque, e di sangue in vece amaro pianto ritolgano ad Amor de l’alme il freno.
sparse lunga stagion l’anima afflitta.
Pur ch’altri asciughi tosto i caldi pianti
Tu, per lo cui valor la palma e ‘l vanto ed a ragion talvolta il cor s’adire,
ebbe di me la mia nemica invitta, dolce è portar voglia amorosa in seno.
se desti morte al cor, dà vita al canto.
9
Proemio del Canzoniere
analisi
Lettura e analisi
Q1:sostituzione dei tradizionali temi epici
DICHIARAZIONE DI POETICA
10
Promette alla sua donna perpetuo
amore,
per un timido e tacito amante,
nel medesimo suggetto
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4-5-6)
I’ arsi et ardo, e la celeste e pura Ardo, ma l’ardor mio grave e profondo, Ardo, ma non ardisco il chiuso ardore
face, ond’Amor di te l’alma m’accese, cui non m’è rivelar, donna, concesso, de l’alma aprir, che tacito cocente
sì forte nel mio cor, donna, s’apprese, quasi novo Tifeo, chiuso et oppresso quasi invisibil fulmine cadente
che non fia mai per volger d’anni oscura. sotto il gran sasso del silenzio ascondo. dentro mi strugge, e non appar di fore.
E se fia pur (sì come vuol Natura) Pur de l’incendio, ond’io tacito abondo Ben negli sguardi e ne’ sospiri Amore
eterna in ciel la mia stella cortese, qualor freddo e tremante a voi m’appresso, l’arsura palesar cerca sovente:
questa, che da’ suoi raggi in me discese, son faville i sospiri; e ‘l foco espresso ma vinta dal timor la fiamma ardente
eterna ancor sarà, felice arsura. scopre ne’ muti sguardi Amor facondo. fugge dal volto, e si concentra al core.
Fortuna non potrà, tempo né loco E se si strugge in cieca arsura il core, Così tremo et agghiaccio, ove la mia
spegner favilla del mio ‘ncendio; e pria l’occulta face, ch’ho ne l’alma accesa, face più avampa; or chi (misero) aspetto,
vedrai quest’ossa incenerir, che ‘l foco. chiaro mostra negli occhi il suo splendore. ch’a non veduto mal rimedio dia?
Anzi di là dal fiume, ove s’oblia Così tetto talor, cui dentro appresa Soffri e taci, o mio cor, fatto ricetto
ogni cosa mortal, mi parrà poco nemica fiamma sia, l’interno ardore di sì bel foco; incenerisci, e sia
viva e chiara portar la fiamma mia. fuor per l’alte finestre altrui palesa. de le ceneri tue sepolcro il petto.
11
Promette alla sua donna
perpetuo amore
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4)
analisi
Metafora amore-fuoco (compresa la variante non-fuoco per non-amore)
poliptoto arsi-ardo
12
Promette alla sua donna
perpetuo amore
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4)
analisi
descrizione di Amore nella vita terrestre e nel dopo morte
Q1 e Q2: perennità dell’amore assicurata dall’origine divina del figurante
fuoco, nella variante celeste e stella eterna in ciel
Q2: dimensione universale del tema del fuoco:
dall’innamoramento voluto dal cielo (raggi della stella cortese) deriva un
fuoco-amore celeste, dunque, eterno. La corrispondenza è rafforzata
dall’anafora (eterna stella – eterna […]arsura)
T2: dopo-morte avverso a questo amore
fiume: Acheronte (passaggio nell’aldilà), Lete (oblio di ogni cosa mortal)
13
Per un timido e tacito amante
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 5)
analisi
Figurante «fuoco» per «amore» (nelle varianti incendio, faville, foco, face,
fiamma, e nei suoi derivati ardo, ardore, arsura)
Amplificazione dell’antitesi di RVF 35, 8 (di fuor si legge com’io dentro avampi)
14
Nel medesimo suggetto
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 6)
analisi
Lettura e analisi:
Q1: occultamento dell’amore da parte dell’io
Q2: (divisa in due distici)prima, tentativo da parte di amore di manifestare la
passione; in seguito, immediata repressione dettata dalla paura.
T1: conseguenza della fuga dal volto della fiamma ardente
T2: impotenza dell’innamorato che si tramuta in una rassegnazione totale nei
riguardi dell’amata. cfr. RVF 140, 9-11
Figurante «fuoco» per «amore» (nelle varianti ardore, fiamma ardente, arsura,
face, bel foco, ceneri)
Due modi antitetici della passione amorosa: manifestarsi vs celarsi
rimandi intertestuali
confronto con il sonetto precedente: ripresa verbale e sintattica del precedente, ma
situazione generale rovesciata (cfr. vv. 8, 11, 14)
uso del tecnicismo (si concentra al core) [cfr. GDLI: Galileo lo usa nel
significato di “convergere in un punto”]
15
METAFORA AMORE – FUOCO
VIRTUOSISMO POETICO
rimandi intratestuali e intertestuali di natura
tematica, lessicale, retorico-stilistica
RIECHEGGIAMENTI PETRARCHESCHI
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Donna che cuce
(da La Lira)
E’ strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro,
nova Aracne d’amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! e quel sì vago
sanguigno fil che tira,
tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
la bella man gradita,
è il fil de la mia vita.
17
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
Metro: madrigale in 10 versi (6 senari + 4 endecasillabi)
madrigale:
accolto tra i metri canonici del Canzoniere petrarchesco
componimento aulico d’argomento amoroso dallo sfondo idillico,
d’ispirazione bucolica (pastourelle provenzale)
struttura: due o tre strofe + una o due coppie di versi a rima baciata
versi endecasillabi in numero superiore a 6 e inferiore a 14
grande fortuna nella metà del XIV secolo, cantato a più voci
18
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
Lettura e analisi:
componimento di facile comprensione, dato l’uso di un registro quotidiano innalzato
solo dal termine Aracne
Scena quotidiana
Versi 1 ÷ 5: l’ago della donna = la freccia che colpisce il cuore del poeta
l’amata, assimilata ad Aracne che cuce, ferisce il cuore del poeta con mille
punture.
immagine costruita sulla metafora AGO = FRECCIA d’amore
Versi 6-10: il filo usato dalla cucitrice = il filo del destino del poeta
immagine costruita sulla metafora FILO della cucitrice = FILO del destino
19
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
Note retorico-stilistiche e linguistiche:
le due metafore sono presenti rispettivamente nel primo e nell’ultimo verso, con lo
stesso ordine sintattico e nella stessa posizione incipitaria
vv. 4 ÷ 5: iperbato relativo alle azioni che la cucitrice compie; le azioni sono
presentate con l’inversione della successione temporale
Allitterazione
Paronomasia: punte, punge
v. 7: pregnanza semantica del termine sanguigno
v. 8: metafora del filo del destino resa esplicita attraverso l’ uso dell’ipotiposi
21
Agli occhi della sua donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 8)
Petrarca, Canzoniere 75
O de l’eterno sol vive fiammelle, I begli occhi ond’i’ fui percosso in guisa
de le Grazie e d’Amor nido e soggiorno, ch’e’ medesmi porian saldar la piaga,
occhi, ov’ei sta di mille spoglie adorno et non già vertù d’erbe, o d’arte maga,
armato a saettar l’alme rubelle. o di pietra dal mar nostro divisa,
Tra voi sol han, com’in lor proprio loco, Questi son que’ begli occhi che l’imprese
Bellezza et Onestà ricetto e seggio, del mio signor victorïose fanno
e ‘nsieme il Duolo e ‘l Pianto, il Riso e ‘l Gioco. in ogni parte, et più sovra ‘l mio fianco;
Arda, anzi pera il cor; che s’io vagheggio, questi son que’ begli occhi che mi stanno
begli occhi, i vostri rai, da sì bel foco sempre nel cor colle faville accese,
altro piacer che ‘l mio morir non cheggio. per ch’io di lor parlando non mi stanco.
22
Agli occhi della sua donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 8)
analisi
Struttura bipartita del sonetto:
le prime tre strofe: esaltazione degli occhi dell’amata
l’ultima strofa: impossibilità di sostenere uno sguardo tanto ardente (cfr. RVF
135,44) desiderio di morte
antitesi/ossimoro: piacer – morir
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Ai biondi capelli della sua donna;
Donna che si pettina
La Lira (parte prima), Rime La Lira, Donna che si pettina
amorose, 28 Onde dorate, e l’onde eran capelli
A l’aura il crin, ch’a l’auro il pregio ha tolto, navicella d’avorio un dì fendea;
sorgendo il mio bel sol del su’ oriente, una man pur d’avorio la reggea
per doppiar forse luce al dì nascente, per questi errori preziosi e quelli;
da’ suoi biondi volumi avea disciolto.
e mentre i flutti tremolanti e belli
Parte scherzando in ricco nembo e folto con drittissimo solco dividea,
piovea sovra i begli omeri cadente; l’or delle rotte fila Amor cogliea,
parte con globi d’or sen gia serpente per formarne catene a’ suoi rubelli.
tra’ fiori or del bel seno, or del bel volto.
Per l’aureo mar, che rincrespando apria
Amor vid’io, che fra’ lucenti rami il procelloso suo biondo tesoro,
de l’aurea selva sua, pur come sòle, agitato il mio core a morte gìa.
tendea mille al mio cor lacciuoli et ami,
Ricco naufragio, in cui sommerso io moro,
e nel sol de le luci uniche e sole poich’almen fur nella tempesta mia
intento, e preso dagli aurati stami di diamante lo scoglio e ’l golfo d’oro.
volgersi quasi un girasole il sole.
24
Ai biondi capelli della sua
donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 28)
Sviluppi degli spunti petrarcheschi
analisi
il riferimento al famoso luogo comune derivato da Petrarca (cfr. RVF 90, erano i capei d’oro
a l’aura sparsi) è proposto da Marino attraverso due evidenti allusioni: l’aura e l’auro
Effetti di luce provocati dallo sciogliersi della capigliatura sulle spalle e sul petto
della donna
Metafore: sole, oro, rami, selva
v. 14 iperbole
vv. 9 ÷ 11 personificazione
25
Donna che si pettina
analisi
Rivitalizzazione di una metafora petrarchista (onde dorate per biondi
capelli ondulati)
Ogni termine diventa “segno” che si carica di un doppio significato.
I capelli, il pettine, l’atto del pettinarsi (oggetti propri del discorso
referenziale) evocano le onde del mare, la navicella, il navigare (traslati
metaforici)
Echi fonici della metafora dominante dell’oro
26
Chiome sciolte;
Errori di bella chioma
(La Lira, parte terza, Amori, 3-4)
27
Errori di bella chioma
(La Lira, parte terza, Amori, 4)
analisi
Due verbi: scherzare
errare, nel duplice significato di “vagare” e “sbagliare”
Ritmo: la rima in –ate dei vv. 2 e 5 torna anche all’interno di verso: dor-ate,
inanell-ate, per essere quindi ripetuta al verso 4 e vol-ate e scherz-ate.
Nella duplice figura etimologica (vv. 4-5 scherzate/scherzando e vv. 5-6-7
errate/errori/errate) è inglobata un’assonanza interna (vv. 6-7 dolci… errori
in rima con cori).
28
L’oro: la luce…
29
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)
30
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)
analisi
Lettura e analisi del sonetto:
Q1: contrasto tra il colore scuro della pelle della schiava e la luminosità che ne emana
v. 2 ossimoro (leggiadro mostro)
vv. 2-3 chiasmo
T1: superiorità dell’Amore per la sua bellezza, vittorioso sul candore delle pelle
di un’altra donna
v. 9 poliptoto (Servo…serva)
v. 10 metafora del laccio (richiami intertestuali)
31
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)
analisi
USO dell’OSSIMORO
vv.215÷219: …la tua bellezza, /disegnata di negro, è l’idea vera, /il perfetto modello, /dal cui solo esemplare/
prende ogni altrà beltà quanto ha di bello.
“ESEMPLARITÀ” DELLA BELLEZZA CELEBRATA
DICHIARAZIONE DELLA PROPRIA ORIGINALITÀ POETICA
32
Lontananza consolata
(La Lira, parte terza, Amori, 8)
33
Lontananza consolata
(La Lira, parte terza, Amori, 8)
analisi
TASSO MARINO
Se l’imagine vostra Mentre lunge ti stai
metro: madrigale metro: madrigale
andamento per terzetti e distici andamento per terzetti e distici
ricorso di alcune parole-rima ricorso di alcune parole-rima
Metafora Amore-pittore (vv. 2÷3) Gioco metaforico: Amore-pittore (v. 7), Cuore-
tela (v.9), Strale-pennello (v. 10)
Sentimento di inappagata sensualità Soddisfatta contemplazione del ritratto
34
Sonetto di sdegno;
sdegno amoroso;
sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 76-77-78)
Novo Fetonte entro ‘l mio petto, Amore, La spezzata catena e ‘l rotto giogo La fiamma, onde sì dolce Amor m’accese,
ove d’un più bel sol la luce ardea, che ‘l piè sì forte e ‘l cor m’avolse e strinse, ch’io già di lungo oblio sparsa, pensai
quasi auriga in suo carro, il fren volgea di cui mai non sperai che tempo o luogo spenta gran tempo e ‘ncenerita omai,
de’ miei pensier vaganti e del mio core. scior mi devesse, et or tua man mi scinse, senza temer di novo incendio offese,
Ma, lasso, il foco, ond’io sperai vigore, sacro al tuo tempio; e già cantando sfogo tosto ch’a me la bella man distese
sì mal, folle garzon, regger sapea, il grave duol, che sì m’oppresse e vinse, madonna, e volse de’ begli occhi i rai,
che la mia vita in cenere cadea, col piè spargendo il cenere del rogo, destossi, e forte oltre l’usanza assai
troppo omai debil esca a tanto ardore. che pria m’accese, e poi giust’ira estinse. il dolce antico foco in me s’apprese.
O santo Sdegno, il temerario audace Invitto Sdegno, i’ ti ringrazio e lodo, Così pietosa e cruda inun mi vinse
cadde sol tua mercè percosso e vinto, e sciolto il laccio, onde d’Amor fui stretto, solo in virtù d’una man bianca Amore,
e seco in un la mal accesa face. de l'antica prigion libero godo. quando fra le sue nevi ella mi strinse.
Da la tua man, dal tuo valor fu spinto Or a te, fin ch’io viva, aver prometto, Lasso, che sembrò neve, et era ardore,
giù del suo seggio fulminato; e giace sì com’ei fece adamantino il nodo, mostrò prender la man, ma l’alma avinse,
nel fiume ancor del mio gran pianto estinto. contro i suoi colpì adamantino il petto. poi sciogliendo la man, non sciolse il core.
35
Sonetto di sdegno
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 76)
analisi
topos donna-sole
sviluppo della più complessa similitudine Amore-Fetonte, svolta lungo
un percorso narrativo che impegna tutto il sonetto
36
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 77)
analisi
Dicotomia resa:
a livello morfologico: uso dei tempi verbali (passato e presente)
a livello metrico: bimembrazione del verso finale d’ogni quartina in
emistichi dal contenuto opposto
37
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 78)
analisi
38
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 78)
analisi
39
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
32 Ma sovr’ogni augellin vago e gentile 34 O che vezzose, o che pietose rime
che più spieghi leggiadro il canto e’l volo lascivetto cantor compone e detta.
versa il suo spirto tremulo e sottile Pria flebilmente il suo lamento esprime,
la sirena de’ boschi, il rossignuolo, poi rompe in un sospir la canzonetta.
e tempra in guisa il peregrino stile In tante mute or languido, or sublime
che par maestro del’alato stuolo. varia stil, pause affrena e fughe affretta,
In mille fogge il suo cantar distingue ch’imita insieme e’nsieme in lui s’ammira
e trasforma una lingua in mille lingue. cetra flauto liuto organo e lira.
40
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
36 Par ch’abbia entro le fauci e in ogni fibra
rapida rota o turbine veloce.
Sembra la lingua, che si volge e vibra,
spada di schermidor destro e feroce.
Se piega e’ncrespa o se sospende e libra
in riposati numeri la voce,
spirto il dirai del ciel che’n tanti modi
figurato e trapunto il canto snodi.
41
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
analisi
Lettura e analisi:
ottava 32: presentazione dell’usignolo e definizione della superiorità del suo
canto
ottave 33÷35: rappresentazione del canto, descritto nei minimi particolari
ottave 36÷37: considerazioni del poeta sul canto dell’usignolo
42
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
analisi
virtuosismo poetico
riproduzione della varietà e dell’intensità melodica del canto dell’usignolo
attraverso il suono e la cadenza musicale del verso (ottave 33÷35)
figure retoriche rilevanti:
metafora 32,4 (sirena de’ boschi)
sinestesia 37, 4÷8 (voce pennuta, suon volante, piuma canora, canto alato)
Correlazione metaforica di campi diversi e solitamente separati (mondo
suoni e mondo alato)
MERAVIGLIA
Echi petrarcheschi
45
La decodifica della poetica
mariniana
Poesia intellettualistica:
il marinismo come sintesi di concettismo, descrittivismo, musicalità
Trattato della metafora (capitolo centrale del Cannocchiale aristotelico) di Emanuele Tesauro:
Metafora come il più ingegnoso e acuto, il più pellegrino e mirabile, il più gioviale e giovevole, il più facondo e
fecondo parto dell’intelletto umano (brevità, novità, chiarezza)
46
La decodifica della poetica
mariniana
L’Adone “poema lirico”: genere epico, ma prevalenza del tema amoroso
47
“La poesia è detta pittura
parlante,
la pittura poesia taciturna…”
[G. B. Marino]
48
E’ del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!
[da La Murtoleide di G. B. Marino]
49
La luce…
50
L’attenzione al particolare…
51
Eventuali discipline
coinvolte:
Storia dell’Arte
52
Tipologia delle verifiche:
ORALE:
Colloqui in itinere
Verifica individuale al termine del modulo
53
Criteri di valutazione:
La valutazione si basa su:
Quantità e qualità delle informazioni possedute
Coerenza e coesione delle informazioni riportate
Uso del registro linguistico adeguato
Capacità di argomentare
Capacità di affrontare con metodo critico un tema
Uso corretto del codice lingua
54
Riferimenti bibliografici
Saggi critici:
AA. VV. La critica stilistica e il Barocco letterario, Atti del II Congresso Internazionale
di studi italiani, Le Monnier, Firenze 1957
C. Calcaterra, Il parnaso in rivolta, Bologna, Il Mulino 1961
G. Conte, La metafora barocca, Mursia, Milano 1972
W. Th. Elwert, La poesia lirica italiana del Seicento. Studio sullo stile barocco, Olschki,
Firenze 1967
G. Getto, Introduzione al Marino, in Barocco in prosa e in poesia, Rizzoli, Milano 1969
M. Guglielminetti, Tecnica e invenzione nell’opera di Giovan Battista Marino, D’Anna,
Messina-Firenze 1964
idem, Giovanni Battista Marino, La lirica, l’epica e la parodia, in [Link]., Storia della
civiltà letteraria italiana, vol. III: Manierismo e Barocco, Utet, Torino 1990
56
Riferimenti bibliografici
Fonti:
Giovan Battista Marino, Opere, Alberto Asor Rosa (a cura di), Rizzoli,
Milano, 1967
57