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GB Marino

Il documento descrive un modulo didattico su Giovan Battista Marino e la sua lirica. Viene presentato il contesto storico e gli obiettivi del modulo, che mirano ad analizzare le caratteristiche della poesia mariniana e confrontarla con la tradizione petrarchesca e tassiana. Vengono poi analizzati alcuni sonetti tratti da 'La Lira' per mostrare aspetti della poetica di Marino.

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GB Marino

Il documento descrive un modulo didattico su Giovan Battista Marino e la sua lirica. Viene presentato il contesto storico e gli obiettivi del modulo, che mirano ad analizzare le caratteristiche della poesia mariniana e confrontarla con la tradizione petrarchesca e tassiana. Vengono poi analizzati alcuni sonetti tratti da 'La Lira' per mostrare aspetti della poetica di Marino.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA

SCUOLA INTERUNIVERSITARIA LOMBARDA DI SPECIALIZZAZIONE PER


L’INSEGNAMENTO SECONDARIO (S.I.L.S.I.S.)
Sezione di Pavia
a.a. 2006/2007

Classi di abilitazione 51A/52A

Laboratorio di Didattica della Lingua e della Letteratua italiana

MODULO OPERA

La lirica di Giovan
a curaBattista Marino
di: Maddé Rosato
Modulo opera
La lirica di Giovan Battista
Marino
 Destinatario: II Liceo Classico
IV Liceo Scientifico

 Periodo: 2° quadrimestre

 Fase della programmazione: L’età del Barocco

 Tempi di realizzazione: 4h

2
Modalità di lavoro:
 Lezione interattiva: dialogata / partecipata

 Lettura guidata in classe

 Lezione centrata sull’alunno:


 analisi e interpretazione del testo
 elaborazione di una scheda di sintesi per rinforzare l’assimilazione dei concetti
chiave

 Lavoro domestico (lettura individuale, studio autonomo)

3
Prerequisiti:

 Conoscenza dei caratteri fondamentali del Barocco

 Conoscenza della biografia dell’autore

 Conoscenza del contesto storico-politico e socio-culturale del ‘600

 Conoscenza del Canzoniere di Petrarca e i moduli della lirica petrarchista

 Conoscenza dei caratteri generali della poetica tassiana, con particolare


riferimento agli aspetti stilistici e tematici delle Rime e della Gerusalemme
Liberata

4
Obiettivi:
 Attraverso l’analisi dei testi proposti, saper individuare le caratteristiche
fondamentali della lirica mariniana, quindi, saper leggere l’opera di Marino
secondo la «cifra» della meraviglia e la finalità edonistica dell’arte

 Saper riflettere sull’abilità del Marino nell’uso del codice lingua, come
modello di virtuosismo poetico

 Saper riflettere sul significato della metafora (figura usata/abusata nel


Barocco)

 Saper utilizzare il confronto tra la lirica di Marino e la lirica della tradizione


precedente (Petrarca e Tasso) come strumento d’indagine della novitas
mariniana, all’interno della più generale temperie artistico-culturale che
coinvolge l’Italia del ‘600

5
Strumenti:
 Manuale

 Fotocopie:

 Estratti della Lettera prefatoria alla Sampogna indirizzata a Claudio Achillini (1620)

 Passi scelti dal Trattato della metafora (capitolo centrale del Cannocchiale aristotelico)
di Emanuele Tesauro

 Testi scelti non antologizzati

6
Contenuti:
…dalla centralità del testo

 Analisi e interpretazione di:


 componimenti tratti da “La Lira”
“La Sampogna”
 passi de ”L’Adone”

…alla “scoperta” degli aspetti fondamentali della poetica

7
Premessa:
…dall’indice de La Lira

Osservazione e analisi della struttura dell’opera

…all’individuazione della ripartizione tematica



molteplicità e varietà come antitesi al disegno unitario

8
Proemio del Canzoniere
La Lira, parte prima, Rime Tasso, Rime, 1
amorose, 1
Vere fur queste gioie e questi ardori
Altri canti di Marte e di sua schiera ond’io piansi e cantai con vario carme,
gli arditi assalti e l’onorate imprese, che poteva agguagliar il suon de l’arme
le sanguigne vittorie e le contese, e de gli eroi le glorie e i casti amori;
i trionfi di Morte orrida e fera.
e se non fu de’ più ostinati cori
l’ canto, Amor, da questa tua guerrera ne’ vani affetti il mio, di ciò lagnarme
quant’ebbi a sostener mortali offese, già non devrei, ché più laudato parme
come un guardo mi vinse, un crin mi prese: il ripentirsi, ove onestà s’onori.
istoria miserabile ma vera.
Or con l’esempio mio gli accorti amanti,
Duo begli occhi fur l’armi onde traffitta leggendo i miei diletti e’l van desire,
giacque, e di sangue in vece amaro pianto ritolgano ad Amor de l’alme il freno.
sparse lunga stagion l’anima afflitta.
Pur ch’altri asciughi tosto i caldi pianti
Tu, per lo cui valor la palma e ‘l vanto ed a ragion talvolta il cor s’adire,
ebbe di me la mia nemica invitta, dolce è portar voglia amorosa in seno.
se desti morte al cor, dà vita al canto.

9
Proemio del Canzoniere
analisi
 Lettura e analisi
 Q1:sostituzione dei tradizionali temi epici

 Q2: predilezione dell’argomento amoroso


(presunta) veridicità dell’esperienza come legittimazione della rappresentazione

 T1: topos occhi-armi cfr. RVF 270, 76


amaro pianto cfr. RVF 17, 1; 135, 21; 332, 22

 T2: vita del canto vs morte del cuore (T2)

 Osservazioni sulla fonetica (Marte, Morte, Amor, armi)

 Confronto con il Tasso

DICHIARAZIONE DI POETICA

10
Promette alla sua donna perpetuo
amore,
per un timido e tacito amante,
nel medesimo suggetto
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4-5-6)
I’ arsi et ardo, e la celeste e pura Ardo, ma l’ardor mio grave e profondo, Ardo, ma non ardisco il chiuso ardore
face, ond’Amor di te l’alma m’accese, cui non m’è rivelar, donna, concesso, de l’alma aprir, che tacito cocente
sì forte nel mio cor, donna, s’apprese, quasi novo Tifeo, chiuso et oppresso quasi invisibil fulmine cadente
che non fia mai per volger d’anni oscura. sotto il gran sasso del silenzio ascondo. dentro mi strugge, e non appar di fore.

E se fia pur (sì come vuol Natura) Pur de l’incendio, ond’io tacito abondo Ben negli sguardi e ne’ sospiri Amore
eterna in ciel la mia stella cortese, qualor freddo e tremante a voi m’appresso, l’arsura palesar cerca sovente:
questa, che da’ suoi raggi in me discese, son faville i sospiri; e ‘l foco espresso ma vinta dal timor la fiamma ardente
eterna ancor sarà, felice arsura. scopre ne’ muti sguardi Amor facondo. fugge dal volto, e si concentra al core.

Fortuna non potrà, tempo né loco E se si strugge in cieca arsura il core, Così tremo et agghiaccio, ove la mia
spegner favilla del mio ‘ncendio; e pria l’occulta face, ch’ho ne l’alma accesa, face più avampa; or chi (misero) aspetto,
vedrai quest’ossa incenerir, che ‘l foco. chiaro mostra negli occhi il suo splendore. ch’a non veduto mal rimedio dia?

Anzi di là dal fiume, ove s’oblia Così tetto talor, cui dentro appresa Soffri e taci, o mio cor, fatto ricetto
ogni cosa mortal, mi parrà poco nemica fiamma sia, l’interno ardore di sì bel foco; incenerisci, e sia
viva e chiara portar la fiamma mia. fuor per l’alte finestre altrui palesa. de le ceneri tue sepolcro il petto.

11
Promette alla sua donna
perpetuo amore
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4)
analisi
 Metafora amore-fuoco (compresa la variante non-fuoco per non-amore)

 Il verso contiene le tre dimensioni temporali su cui è costruito l’intero


sonetto:
 il presente al v.1 ardo: sintetizza lo stato attuale dell’amore
 il passato (arsi, accese, apprese, discese: si riferisce all’innamoramento
 il futuro: si riferisce alla vita terrena in Q1, all’eternità in Q2, indica
superamento del limite della morte fisica in T1, si riferisce esplicitamente al
dopo-morte in T2

 poliptoto arsi-ardo

12
Promette alla sua donna
perpetuo amore
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 4)
analisi
 descrizione di Amore nella vita terrestre e nel dopo morte
 Q1 e Q2: perennità dell’amore assicurata dall’origine divina del figurante
fuoco, nella variante celeste e stella eterna in ciel
 Q2: dimensione universale del tema del fuoco:
dall’innamoramento voluto dal cielo (raggi della stella cortese) deriva un
fuoco-amore celeste, dunque, eterno. La corrispondenza è rafforzata
dall’anafora (eterna stella – eterna […]arsura)
 T2: dopo-morte avverso a questo amore
fiume: Acheronte (passaggio nell’aldilà), Lete (oblio di ogni cosa mortal)

opposizione fiume-fiamma, marcata dalla paronomasia


=
antitesi tra cose effimere ed eterne (mortal / viva)

 quartine: tema dell’innamoramento vs terzine: morte fisica dell’amante

13
Per un timido e tacito amante
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 5)
analisi
 Figurante «fuoco» per «amore» (nelle varianti incendio, faville, foco, face,
fiamma, e nei suoi derivati ardo, ardore, arsura)

 Due modi antitetici della passione amorosa: celarsi vs manifestarsi


 rimandi intratestuali

 Similitudine finale: corpo dell’amante = casa in preda alle fiamme


finestre = occhi (cfr. RVF 86,1; 325, 17; 335, 12)

 Amplificazione dell’antitesi di RVF 35, 8 (di fuor si legge com’io dentro avampi)

14
Nel medesimo suggetto
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 6)
analisi
 Lettura e analisi:
 Q1: occultamento dell’amore da parte dell’io
 Q2: (divisa in due distici)prima, tentativo da parte di amore di manifestare la
passione; in seguito, immediata repressione dettata dalla paura.
 T1: conseguenza della fuga dal volto della fiamma ardente
 T2: impotenza dell’innamorato che si tramuta in una rassegnazione totale nei
riguardi dell’amata. cfr. RVF 140, 9-11

 Figurante «fuoco» per «amore» (nelle varianti ardore, fiamma ardente, arsura,
face, bel foco, ceneri)
 Due modi antitetici della passione amorosa: manifestarsi vs celarsi
 rimandi intertestuali

confronto con il sonetto precedente: ripresa verbale e sintattica del precedente, ma
situazione generale rovesciata (cfr. vv. 8, 11, 14)

 uso del tecnicismo (si concentra al core) [cfr. GDLI: Galileo lo usa nel
significato di “convergere in un punto”]

15
METAFORA AMORE – FUOCO

VIRTUOSISMO POETICO
rimandi intratestuali e intertestuali di natura
tematica, lessicale, retorico-stilistica

RIECHEGGIAMENTI PETRARCHESCHI

16
Donna che cuce
(da La Lira)
E’ strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro,
nova Aracne d’amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! e quel sì vago
sanguigno fil che tira,
tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
la bella man gradita,
è il fil de la mia vita.

Pieter de Hooch, Donna che cuce


[1658-60, Amsterdam, Rijksmuseum]

17
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
Metro: madrigale in 10 versi (6 senari + 4 endecasillabi)
 madrigale:
 accolto tra i metri canonici del Canzoniere petrarchesco
 componimento aulico d’argomento amoroso dallo sfondo idillico,
d’ispirazione bucolica (pastourelle provenzale)
 struttura: due o tre strofe + una o due coppie di versi a rima baciata
versi endecasillabi in numero superiore a 6 e inferiore a 14

grande fortuna nella metà del XIV secolo, cantato a più voci

cambiamento radicale a partire dal XVI secolo in seguito a


trasformazioni dello stile musicale
 struttura eterometrica: - settenari e endecasillabi
- disposizione libera, non più legata alla
successione di terzine e di coppie a rima baciata
- componimento breve, numero di versi non
superiore a 14
 argomento: non solo amoroso, ma a partire dal XVII secolo temi
religiosi, filosofici e morali

18
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
 Lettura e analisi:
 componimento di facile comprensione, dato l’uso di un registro quotidiano innalzato
solo dal termine Aracne

 Scena quotidiana

 Versi 1 ÷ 5: l’ago della donna = la freccia che colpisce il cuore del poeta
l’amata, assimilata ad Aracne che cuce, ferisce il cuore del poeta con mille
punture.
 immagine costruita sulla metafora AGO = FRECCIA d’amore

 Versi 6-10: il filo usato dalla cucitrice = il filo del destino del poeta

 immagine costruita sulla metafora FILO della cucitrice = FILO del destino

19
Donna che cuce
(da La Lira)
analisi
 Note retorico-stilistiche e linguistiche:
 le due metafore sono presenti rispettivamente nel primo e nell’ultimo verso, con lo
stesso ordine sintattico e nella stessa posizione incipitaria

 v. 1: l’epanalessi sottolinea l’espressione metaforica utilizzata per definire l’ago nelle


mani della cucitrice

 vv. 4 ÷ 5: iperbato relativo alle azioni che la cucitrice compie; le azioni sono
presentate con l’inversione della successione temporale
Allitterazione
Paronomasia: punte, punge
 v. 7: pregnanza semantica del termine sanguigno

 v. 8: metafora del filo del destino resa esplicita attraverso l’ uso dell’ipotiposi

 quotidianità nel tema e nel registro linguistico


 virtuosismo poetico
 uso delle metafore
20
Le scene di genere…

Caravaggio, Ragazzo che sbuccia la frutta


[1593, Roma, collezione Longhi]

Jan Vermeer, La Lattaia


[1660, Amsterdam, Rijksmuseum]

21
Agli occhi della sua donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 8)
Petrarca, Canzoniere 75
O de l’eterno sol vive fiammelle, I begli occhi ond’i’ fui percosso in guisa
de le Grazie e d’Amor nido e soggiorno, ch’e’ medesmi porian saldar la piaga,
occhi, ov’ei sta di mille spoglie adorno et non già vertù d’erbe, o d’arte maga,
armato a saettar l’alme rubelle. o di pietra dal mar nostro divisa,

Da voi le luci immortalmente belle m’ànno la via sì d’altro amor precisa,


de l’altro sole han lume insieme e scorno: ch’un sol dolce penser l’anima appaga;
in voi lo stesso sol, quando dal giorno et se la lingua di seguirlo è vaga,
parte, s’annida, e fa sparir le stelle. la scorta pò, non ella, esser derisa.

Tra voi sol han, com’in lor proprio loco, Questi son que’ begli occhi che l’imprese
Bellezza et Onestà ricetto e seggio, del mio signor victorïose fanno
e ‘nsieme il Duolo e ‘l Pianto, il Riso e ‘l Gioco. in ogni parte, et più sovra ‘l mio fianco;

Arda, anzi pera il cor; che s’io vagheggio, questi son que’ begli occhi che mi stanno
begli occhi, i vostri rai, da sì bel foco sempre nel cor colle faville accese,
altro piacer che ‘l mio morir non cheggio. per ch’io di lor parlando non mi stanco.

22
Agli occhi della sua donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 8)
analisi
 Struttura bipartita del sonetto:
 le prime tre strofe: esaltazione degli occhi dell’amata
 l’ultima strofa: impossibilità di sostenere uno sguardo tanto ardente (cfr. RVF
135,44)  desiderio di morte

antitesi/ossimoro: piacer – morir

 Elementi che uniscono le prime tre strofe:


 rapporto metaforico degli occhi con il sol ai vv.1, 6, 7, 9 (in ripresa
paronomastica)
 cornice rappresentata dai vv.2 e 10, bimembri in perfetta corrispondenza
semantica
 intreccio dell’anafora della preposizione articolata ai vv. 1, 2 e 6 con l’anafora del
pronome Da voi 5, in voi 7, Tra voi 9
 l’eterno sol 1 ribadito in luci immortalmente belle 5 (accenno al sommo Sole del
Petrarca, RVF 366,2)

23
Ai biondi capelli della sua donna;
Donna che si pettina
La Lira (parte prima), Rime La Lira, Donna che si pettina
amorose, 28 Onde dorate, e l’onde eran capelli
A l’aura il crin, ch’a l’auro il pregio ha tolto, navicella d’avorio un dì fendea;
sorgendo il mio bel sol del su’ oriente, una man pur d’avorio la reggea
per doppiar forse luce al dì nascente, per questi errori preziosi e quelli;
da’ suoi biondi volumi avea disciolto.
e mentre i flutti tremolanti e belli
Parte scherzando in ricco nembo e folto con drittissimo solco dividea,
piovea sovra i begli omeri cadente; l’or delle rotte fila Amor cogliea,
parte con globi d’or sen gia serpente per formarne catene a’ suoi rubelli.
tra’ fiori or del bel seno, or del bel volto.
Per l’aureo mar, che rincrespando apria
Amor vid’io, che fra’ lucenti rami il procelloso suo biondo tesoro,
de l’aurea selva sua, pur come sòle, agitato il mio core a morte gìa.
tendea mille al mio cor lacciuoli et ami,
Ricco naufragio, in cui sommerso io moro,
e nel sol de le luci uniche e sole poich’almen fur nella tempesta mia
intento, e preso dagli aurati stami di diamante lo scoglio e ’l golfo d’oro.
volgersi quasi un girasole il sole.
24
Ai biondi capelli della sua
donna
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 28)
 Sviluppi degli spunti petrarcheschi
analisi
il riferimento al famoso luogo comune derivato da Petrarca (cfr. RVF 90, erano i capei d’oro
a l’aura sparsi) è proposto da Marino attraverso due evidenti allusioni: l’aura e l’auro

 Effetti di luce provocati dallo sciogliersi della capigliatura sulle spalle e sul petto
della donna
 Metafore: sole, oro, rami, selva
 v. 14 iperbole
 vv. 9 ÷ 11 personificazione

 Trasfigurazione della donna attraverso le costruzioni metaforica e fonica (oro, sole)


donna = realtà minerale, d’aurea e gemmea e perlacea
essenza, lussuoso e raffinato gioiello

25
Donna che si pettina
analisi
 Rivitalizzazione di una metafora petrarchista (onde dorate per biondi
capelli ondulati)
 Ogni termine diventa “segno” che si carica di un doppio significato.
I capelli, il pettine, l’atto del pettinarsi (oggetti propri del discorso
referenziale) evocano le onde del mare, la navicella, il navigare (traslati
metaforici)
 Echi fonici della metafora dominante dell’oro

26
Chiome sciolte;
Errori di bella chioma
(La Lira, parte terza, Amori, 3-4)

Mentre ch’al’aureo crine O chiome erranti, o chiome


il vel madonna toglie dorate, inanellate,
e le chiome divine o come belle, o come
per maggior pompa al sol tepido scioglie, e volate e scherzate:
Amor le fila accoglie ben voi scherzando errate
e d’esse in mille modi e son dolci gli errori,
tesse al mio cor le reti, ordisce i nodi, ma non errate in allacciando i cori.
ch’avolto grida in sì ricco lavoro:
O che bella prigion, tra lacci d’oro.

27
Errori di bella chioma
(La Lira, parte terza, Amori, 4)
analisi
 Due verbi: scherzare
errare, nel duplice significato di “vagare” e “sbagliare”

 Epanadiplosi (con allitterazione) del v. 1 o chiome erranti, o chiome e del v. 3


o come belle, o come, basate su parole (chiome/come) in rapporto
paronomastico; infatti, come potrebbe essere inteso come un latinismo per
chiome e i vv. 1 e 3 come due apostrofi successive, e assonanti, ai capelli.

 Ritmo: la rima in –ate dei vv. 2 e 5 torna anche all’interno di verso: dor-ate,
inanell-ate, per essere quindi ripetuta al verso 4 e vol-ate e scherz-ate.
Nella duplice figura etimologica (vv. 4-5 scherzate/scherzando e vv. 5-6-7
errate/errori/errate) è inglobata un’assonanza interna (vv. 6-7 dolci… errori
in rima con cori).

28
L’oro: la luce…

Caravaggio, Vocazione di San Matteo


[1599-1602, Roma, San Luigi dei Francesi]

G. L. Bernini, Estasi di Santa Teresa d’Avila,


[1647-52, Roma, Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria]

29
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)

Tasso, Rime, 372


Nera sì, ma se’ bella, o di Natura Bruna sei tu ma bella,
fra le belle d’Amor leggiadro mostro. ed ogni bel candore,
Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura perde col bruno tuo, giudice Amore.
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro. Bella sei tu, ma bruna;
pur se ne cade incolto
Or quando, or dove il mondo antico o il nostro bianco ligustro e negro fiore è colto.
vide sì viva mai, sentì sì pura, Chi coglie ad una ad una
o luce uscir di tenebroso inchiostro, le tue lodi più elette?
o di spento carbon nascere arsura? chi te ne tesse in rime ghirlandette?

Servo di chi m’è serva, ecco ch’avolto


porto di bruno laccio il core intorno,
che per candida man non fia mai sciolto.

Là ‘ve più ardi, o sol, sol per tuo scorno


un sole è nato, un sol che nel bel volto
porta la notte, ed ha negli occhi il giorno.

30
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)
analisi
 Lettura e analisi del sonetto:
Q1: contrasto tra il colore scuro della pelle della schiava e la luminosità che ne emana
 v. 2 ossimoro (leggiadro mostro)
 vv. 2-3 chiasmo

Q2: enfatizzazione del contrasto attraverso:


 v. 6 parallellismo
 vv. 7-8 chiasmo

T1: superiorità dell’Amore per la sua bellezza, vittorioso sul candore delle pelle
di un’altra donna
 v. 9 poliptoto (Servo…serva)
 v. 10 metafora del laccio (richiami intertestuali)

T2: donna=“sole notturno”


 bisticcio legato al termine “sole” (in funzione di avverbio e sostantivo)
 raffigurazioni ossimoriche (sole notturno/notte solare)

31
Bella schiava
(La Lira, parte terza, Amori, 24)
analisi

USO dell’OSSIMORO

 dal confronto con Petrarca…


…MUTAMENTO DEI CANONI TRADIZIONALI DELLA BELLEZZA FEMMINILE

 dal confronto con Tasso…


…NOVITÀ TEMATICA
(da ancella...a schiava;
da intermediaria...ad oggetto diretto d’amore)

da La Sampogna, Idilli pastorali, I, vv.1-228 “La bruna pastorella” (valore programmatico)


[vv. 157 ss.: citazione diretta del componimento]

vv.215÷219: …la tua bellezza, /disegnata di negro, è l’idea vera, /il perfetto modello, /dal cui solo esemplare/
prende ogni altrà beltà quanto ha di bello.

“ESEMPLARITÀ” DELLA BELLEZZA CELEBRATA
DICHIARAZIONE DELLA PROPRIA ORIGINALITÀ POETICA
32
Lontananza consolata
(La Lira, parte terza, Amori, 8)

Tasso, Rime 155


Mentre lunge ti stai Se l’imagine vostra
da me, dolce ben mio, in me dipinge Amore
o bel ritratto che di te serb’io! Perché l’opra chied’io d’altro pittore?
Questo ognor, se nol sai, Ben puote il mio pensiero
vaneggiando vagheggio, mirar la forma interna
vagheggiando vaneggio. ma non farà che l’occhio unqua la scerna.
Qual la pittura sia, chi sia ‘l pittore Dunque, privo del vero,
forse cercando vai? L’abbia almen finta il senso,
L’imagine se’ tu, la tela il core, perch’io rimiri in voi mentre vi penso.
il pennello lo strale, il fabro Amore.

33
Lontananza consolata
(La Lira, parte terza, Amori, 8)
analisi
TASSO MARINO
Se l’imagine vostra Mentre lunge ti stai
metro: madrigale metro: madrigale
andamento per terzetti e distici andamento per terzetti e distici
ricorso di alcune parole-rima ricorso di alcune parole-rima

Imagine (v.1): interpretazione del Ritratto (v.3): il poeta contempla


platonismo petrarchesco compiaciuto il ritratto interno dell’amata

Tema squisitamente metafisico:


insufficienza del pensiero amoroso ad
appagare il poeta con un ritratto mentale
della donna  necessità di un ritratto
pittorico che fornisca materia al pensiero

Situazione narrativa della lontananza solo Situazione narrativa della lontananza


accennata (v. 7) tematizzata (vv. 1÷2)
Mirar (v.5) Bisticcio paronomastico e chiastico:
vaneggiando vagheggio/vagheggiando vaneggio

Metafora Amore-pittore (vv. 2÷3) Gioco metaforico: Amore-pittore (v. 7), Cuore-
tela (v.9), Strale-pennello (v. 10)
Sentimento di inappagata sensualità Soddisfatta contemplazione del ritratto
34
Sonetto di sdegno;
sdegno amoroso;
sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 76-77-78)
Novo Fetonte entro ‘l mio petto, Amore, La spezzata catena e ‘l rotto giogo La fiamma, onde sì dolce Amor m’accese,
ove d’un più bel sol la luce ardea, che ‘l piè sì forte e ‘l cor m’avolse e strinse, ch’io già di lungo oblio sparsa, pensai
quasi auriga in suo carro, il fren volgea di cui mai non sperai che tempo o luogo spenta gran tempo e ‘ncenerita omai,
de’ miei pensier vaganti e del mio core. scior mi devesse, et or tua man mi scinse, senza temer di novo incendio offese,
Ma, lasso, il foco, ond’io sperai vigore, sacro al tuo tempio; e già cantando sfogo tosto ch’a me la bella man distese
sì mal, folle garzon, regger sapea, il grave duol, che sì m’oppresse e vinse, madonna, e volse de’ begli occhi i rai,
che la mia vita in cenere cadea, col piè spargendo il cenere del rogo, destossi, e forte oltre l’usanza assai
troppo omai debil esca a tanto ardore. che pria m’accese, e poi giust’ira estinse. il dolce antico foco in me s’apprese.
O santo Sdegno, il temerario audace Invitto Sdegno, i’ ti ringrazio e lodo, Così pietosa e cruda inun mi vinse
cadde sol tua mercè percosso e vinto, e sciolto il laccio, onde d’Amor fui stretto, solo in virtù d’una man bianca Amore,
e seco in un la mal accesa face. de l'antica prigion libero godo. quando fra le sue nevi ella mi strinse.
Da la tua man, dal tuo valor fu spinto Or a te, fin ch’io viva, aver prometto, Lasso, che sembrò neve, et era ardore,
giù del suo seggio fulminato; e giace sì com’ei fece adamantino il nodo, mostrò prender la man, ma l’alma avinse,
nel fiume ancor del mio gran pianto estinto. contro i suoi colpì adamantino il petto. poi sciogliendo la man, non sciolse il core.

35
Sonetto di sdegno
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 76)
analisi

 topos donna-sole
 sviluppo della più complessa similitudine Amore-Fetonte, svolta lungo
un percorso narrativo che impegna tutto il sonetto

 L’io-amante = l’universo in cui la passione, rappresentata dai tradizionali


figuranti ardea, foco, ardore, face, si misura con l’evento mitico
assumendone le proporzioni cosmiche
cfr. Tasso, R 160, 13 ÷ 16: il richiamo al mito di Fetonte = iperbole della passione
amorosa

 (Eventuale integrazione da parte del docente) I componimenti di sdegno hanno


una larga tradizione nella lirica cinquecentesca, ma il presente trittico
mariniano non trova puntuali echi nei testi della tradizione precedente.

36
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 77)
analisi

Opposizione fra prigionia e liberazione dell’amante dalla servitù amorosa

 Dicotomia resa:
 a livello morfologico: uso dei tempi verbali (passato e presente)
 a livello metrico: bimembrazione del verso finale d’ogni quartina in
emistichi dal contenuto opposto

 Ripresa lessicale dei moduli petrarcheschi: catena – giogo

 hapax mariniano: adamantino

37
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 78)
analisi

 Confronto con il sonetto 4: posizione simmetrica


Specularità lessicale

 Ripresa di sonn. 76 ÷ 77, attraverso le voci sparsa e incenerita

 Le tradizionali armi della donna come strumenti capaci di creare il


sentimento amoroso (la bella man, de’ begli occhi i rai)
 cfr. RVF 9, 10÷12: così costei, ch'è tra le donne un sole,
in me movendo de' begli occhi i rai
crïa d'amor penseri, atti et parole

38
Sdegno amoroso
(La Lira, parte prima, Rime amorose, 78)
analisi

 T1: antitesi iniziale (pietosa vs cruda)

 T2: adynaton (neve vs ardore)


 cfr. RVF 30, 9-10: quando avrò queto il core, asciutti gli occhi,
vedrem ghiacciare il foco, arder la neve

 Esasperazione della dimensione concettosa dell’oggetto d’amore,


riunendovi due tratti inconciliabili dell’universo reale

 Chiasmo tra voci verbali e oggetti

 v. 14: derivatio (sciogliendo-sciolse)

39
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
32 Ma sovr’ogni augellin vago e gentile 34 O che vezzose, o che pietose rime
che più spieghi leggiadro il canto e’l volo lascivetto cantor compone e detta.
versa il suo spirto tremulo e sottile Pria flebilmente il suo lamento esprime,
la sirena de’ boschi, il rossignuolo, poi rompe in un sospir la canzonetta.
e tempra in guisa il peregrino stile In tante mute or languido, or sublime
che par maestro del’alato stuolo. varia stil, pause affrena e fughe affretta,
In mille fogge il suo cantar distingue ch’imita insieme e’nsieme in lui s’ammira
e trasforma una lingua in mille lingue. cetra flauto liuto organo e lira.

33 Udir musico mostro, o meraviglia, 35 Fa dela gola lusinghiera e dolce


che s’ode sì, ma si discerne apena, talor ben lunga articolata scala.
come or tronca la voce, or la ripiglia, Quinci quell’armonia che l’aura molce,
or la ferma, or la torce, or scema, or piena, ondeggiando per gradi, in alto essala,
or la mormora grave, or l’assottiglia e, poich’alquanto si sostiene e folce,
or fa di dolci groppi ampia catena, precipitosa a piombo alfin si cala.
e sempre, o se la sparge o se l’accoglie Alzando a piena gorga indi lo scoppio,
con egual melodia la lega e scioglie. forma di trilli un contrapunto doppio.

40
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
36 Par ch’abbia entro le fauci e in ogni fibra
rapida rota o turbine veloce.
Sembra la lingua, che si volge e vibra,
spada di schermidor destro e feroce.
Se piega e’ncrespa o se sospende e libra
in riposati numeri la voce,
spirto il dirai del ciel che’n tanti modi
figurato e trapunto il canto snodi.

37 Chi crederà che forze accoglier possa


animetta sì picciola cotante?
e celar tra le vene e dentro l’ossa
tanta dolcezza un atomo sonante?
O ch’altro sia che da liev’aura mossa
una voce pennuta, un suon volante?
Caravaggio, I musici
e vestito di penne un vivo fiato, [1594, New York, The Metropolitan Museum of Art]
una piuma canora, un canto alato?

41
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
analisi

 Breve contestualizzazione: L’Adone, “poema epico” secondo


l’intenzione del poeta
Il giardino del Piacere (canti VI-VIII): Adone entra nel giardino dei cinque
sensi.
Nel canto VII, Mercurio, nel ruolo di guida, gli mostra i segreti dell’udito e
loda il canto dell’usignolo

 Lettura e analisi:
 ottava 32: presentazione dell’usignolo e definizione della superiorità del suo
canto
 ottave 33÷35: rappresentazione del canto, descritto nei minimi particolari
 ottave 36÷37: considerazioni del poeta sul canto dell’usignolo

42
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
analisi

 virtuosismo poetico
 riproduzione della varietà e dell’intensità melodica del canto dell’usignolo
attraverso il suono e la cadenza musicale del verso (ottave 33÷35)
 figure retoriche rilevanti:
metafora 32,4 (sirena de’ boschi)
sinestesia 37, 4÷8 (voce pennuta, suon volante, piuma canora, canto alato)

Correlazione metaforica di campi diversi e solitamente separati (mondo
suoni e mondo alato)

MERAVIGLIA

POESIA LUDICA  PROFONDITÀ DELLO SCAVO INTERIORE


43
Il canto dell’usignolo
(L’Adone, Canto VII, 32-37)
analisi
 lessico ascrivibile al gergo musicale
 ottava 34,8: cetra, flauto, liuto, organo e lira
 ottava 35,2: articolata scala
 ottava 35,8: contrappunto doppio

Interesse per la musica del Seicento

 Interartisticità  tendenza ad unire arti diverse sovrapponendole e


mescolando tecniche da esse desunte
 Virtuosismo artistico apprezzato da D’Annunzio  L’Innocente (1892),
cap. IX: descrizione del canto dell’usignolo (melodia dell’usignolo resa
con il ricorso al linguaggio speciale della musica: preludio, pausa, note,
variazioni)

 Artificiosità della Natura (gara vinta dal musico)  Marino coglie il


processo di trasformazione della Natura ad opera dell’uomo grazie
anche ai processi di industrializzazione
 l’uomo crea una seconda natura  Arte più forte della
44 Natura
La decodifica della poetica
mariniana
 Struttura del Canzoniere (La Lira): varietà tematica  disegno unitario
intenzione di affrontare qualunque argomento “poetabile”

 Osservazione sui metri (madrigale)

 Prevalenza del frammento e dell’elemento casuale e disorganico

 L’attenzione al particolare e alla quotidianità

 Uso di un linguaggio medio, ma “manipolato” attraverso gli artifizi retorici

 Echi petrarcheschi

 intratestualità e intertestualità: la meta-letteratura

 Uso della metafora virtuosismo poetico e culto della parola preziosa


 Poetica della “meraviglia”
 Ricerca del “nuovo”: finalità edonistica dell’arte

45
La decodifica della poetica
mariniana
 Poesia intellettualistica:
 il marinismo come sintesi di concettismo, descrittivismo, musicalità

 Trattato della metafora (capitolo centrale del Cannocchiale aristotelico) di Emanuele Tesauro:
 Metafora come il più ingegnoso e acuto, il più pellegrino e mirabile, il più gioviale e giovevole, il più facondo e
fecondo parto dell’intelletto umano (brevità, novità, chiarezza)

 Lettera a Claudio Achillini (da La Sampogna)


 la varietà ingegnosa e l’arte di “leggere col rampino” come modalità operative:
imparai sempre a leggere col rampino, tirando al mio proposito ciò ch’io ritrovava di buono, notandolo nel mio
zibaldone e servendomene a suo tempo.

 Note di approfondimento sulle Opere:


 La Sampogna  la crisi della poetica idillica e del rapporto tardo-rinascimentale fra
natura e civiltà
 La Galeria  il “libro figurato”
dalla meta-letteratura…alla meta-pittura e meta-scultura:
la “interartisticità”

46
La decodifica della poetica
mariniana
 L’Adone  “poema lirico”: genere epico, ma prevalenza del tema amoroso

 un poema che nega l’epica, esautora il racconto e abolisce l’eroe

 poema di pace  poema di guerra

 il privato e l’amore  il pubblico e la guerra

 sintesi di mito ed edonismo

 smisurata “enciclopedia” di sensazioni e immagini


 sensismo

 visione del mondo e teoria della conoscenza basata su presupposti


materialistici: echi epicurei

47
“La poesia è detta pittura
parlante,
la pittura poesia taciturna…”
[G. B. Marino]

48
E’ del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!
[da La Murtoleide di G. B. Marino]

Andrea Pozzo, L’apoteosi di Sant’Ignazio di Loyola


[1691-1694, Roma, Chiesa di Sant' Ignazio]

G. B. Gaulli, detto il Baciccio,


Trionfo del Nome di Gesù,
[Roma, Chiesa del Gesù]

49
La luce…

Guido Reni, L’Aurora


[1614, Roma, Casino Rospigliosi Pallavicini]

50
L’attenzione al particolare…

Giovan Battista Ruoppolo), Natura morta [1629-


1693]

Caravaggio, Ragazzo con cesto di frutta


[1593, Roma, Galleria Borghese]

51
Eventuali discipline
coinvolte:
 Storia dell’Arte

52
Tipologia delle verifiche:
 ORALE:
 Colloqui in itinere
 Verifica individuale al termine del modulo

53
Criteri di valutazione:
 La valutazione si basa su:
 Quantità e qualità delle informazioni possedute
 Coerenza e coesione delle informazioni riportate
 Uso del registro linguistico adeguato
 Capacità di argomentare
 Capacità di affrontare con metodo critico un tema
 Uso corretto del codice lingua

 Nella valutazione finale, si terrà conto anche della continuità dell’impegno,


della partecipazione al dialogo educativo e all’attività didattica, della
capacità di autocorrezione.

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Riferimenti bibliografici
Saggi critici:
 AA. VV. La critica stilistica e il Barocco letterario, Atti del II Congresso Internazionale
di studi italiani, Le Monnier, Firenze 1957
 C. Calcaterra, Il parnaso in rivolta, Bologna, Il Mulino 1961
 G. Conte, La metafora barocca, Mursia, Milano 1972
 W. Th. Elwert, La poesia lirica italiana del Seicento. Studio sullo stile barocco, Olschki,
Firenze 1967
 G. Getto, Introduzione al Marino, in Barocco in prosa e in poesia, Rizzoli, Milano 1969
 M. Guglielminetti, Tecnica e invenzione nell’opera di Giovan Battista Marino, D’Anna,
Messina-Firenze 1964
 idem, Giovanni Battista Marino, La lirica, l’epica e la parodia, in [Link]., Storia della
civiltà letteraria italiana, vol. III: Manierismo e Barocco, Utet, Torino 1990

 M. Pieri, Per Marino, Liviana, Padova 1976


 M. Praz, Studi sul concettismo, Sansoni, Firenze 1946
 idem, Mnemosine. Parallelo tra la letteratura e le arti visive, Mondadori, Milano 1971
 E. Taddeo, Studi sul Marino, Sandron, Firenze 1971
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Riferimenti bibliografici
Manuali:
 G. Baldi, S. Giusso, M. Razetti, G. Zaccaria, Dal testo alla storia dalla
storia al testo, [Link] tomo 2°, Paravia, Torino 1994, pp. 47 ÷ 65

 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, vol.I, Einaudi,


Milano 1992, pp. 406 ÷ 409

 Romano Luperini, Pietro Cataldi, Lidia Marchiani, Franco Marchese,


La scrittura e l’interpretazione [Link] tomo 1°, Dal Barocco
all’Illuminismo, Palumbo, Firenze 2000, pp. 112 ÷ 134

 Cesare Segre, Clelia Martignoni, Leggere il mondo. Letteratura, testi,


culture, [Link], Dall’età del Barocco al secolo della ragione, Vania De
Maldé, Giuliana Citton, Gianmarco Gaspari, Donatella Martinelli (a
cura di), Bruno Mondadori, Milano 2001, pp. 40 ÷ 45; 54 ÷ 63

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Riferimenti bibliografici
Fonti:
 Giovan Battista Marino, Opere, Alberto Asor Rosa (a cura di), Rizzoli,
Milano, 1967

 Giovan Battista Marino, L’Adone, Giovanni Pozzi (a cura di),


Mondadori, Milano 1976

 Giovan Battista Marino, Rime Amorose, Ottavio Besomi e Alessandro


Martini (a cura di), Edizioni Panini, Modena 1987

 Giovan Battista Marino, La Galeria, voll.1-2, Marzio Pieri (a cura di),


Liviana Editrice, Padova 1979
 Giovan Battista Marino, La Sampogna, Vania De Maldé (a cura di),
Fondazione Pietro Bembo/Ugo Guanda Editore, Parma 1993

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