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ATTIVIT SUL TESTO CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE

Dai rami scendeva una pioggia di fiori sul suo grembo ( unimmagine dolce nel ricordo); e lei
sedeva umile in una cos grande celebrazione, gi coperta in quella nube damore dallintera
natura. Un fiore cadeva sullorlo della veste, un altro sulle trecce bionde, che quel giorno a
vederle parevano oro fino e perle; un altro si posava in terra ed un altro ancora sullacqua;
infine un fiore, con una planata leggiadra, pareva suggerire: Qui regna Amore.
Lo spavento cos definito da Petrarca piuttosto uno stupore intimo e sconvolgente, che
scuote lanima del poeta fin nel profondo e crea reazioni fisiche simili alla paura, pur non
essendo affine a tale poich sensazione positiva.
I vv. 65 e 66 (Da indi in qua mi piace/questa erba s, chaltrove non pace) conferiscono alla
canzone una struttura ad anello poich, dopo aver lungamente elogiato Laura durante la parte
centrale della canzone, il poeta ritorna al tema introduttivo della natura, che circonda Laura
come una cornice e stimola al cuore attraverso gli occhi il prezioso ricordo di lei.
Il congedo, o commiato, della canzone costituito dallultima strofa, formata dai vv. 66, 67 e
68 (Se tu avessi ornamenti quanti voglia,/potresti arditamente/uscir dal bosco, e in gir fra la
gente). Lo schema delle rime AbB, e tale ricalcato sulla seconda volta della sirma (DfF),
che presenta un evidente similitudine di costruzione.
Petrarca si riferisce allaspetto di Laura utilizzando in ricorrenza laggettivo bello, e ci che ne
risulta sono le belle membra (v. 2), il bel fianco (v. 6) e il bel velo (v. 39); la capacit di
questo aggettivo, comune e privo di specificit, in unione alla gonna leggiadra (v. 7) e
langelico seno (v. 9), conferisce alla figura di Laura unastratta eleganza volta non tanto a
descriverne laspetto nei dettagli, quanto a connotare latmosfera (aere sacro, sereno, v. 10)
che si forma intorno a lei. Per ci che concerne il carattere e lattitudine, invece, vi sono fera
bella e manseta (v. 29) e umile in tanta gloria (v. 44); la prima unespressione ossimorica
che la descrive parallelamente come una creatura spietata come una bestia (poich rifiuta il
poeta e il suo amore), ma allo stesso tempo di per s docile e splendida; il secondo aggettivo
denota la modestia del suo carattere nonostante la propria magnificenza incorniciata dalla
natura in festa. Inoltre, al v. 3, Laura anche sola per Petrarca, ossia lunica donna degna
delle sue attenzioni.
Nel testo vi sono diverse espressioni indicanti il tormento e linquietudine interiore del poeta.
Esse si riscontrano soprattutto nella terza strofa, e le pi evidenti sono: chAmor questocchi
lacrimando chiuda (v. 16; Petrarca si ritiene destinato a morire dellamore inguaribile per
Laura, sentendosi dato in sorte ad uneterna sofferenza), dubbioso passo (v. 22; per il poeta
la morte non la certezza della vita eterna, ma in lui vi dubbio costante), spirito lasso (v.
23; lanima di Petrarca stanca, poich consumata dal dissidio interiore e dallamore
impossibile) e carne travagliata e lossa (v. 26; di riflesso, anche il corpo del poeta soffre del
contrasto didee di cui lanima vittima, debilitato e allo stesso tempo consumato nella
passione insoddisfatta).
Ponendo a confronto questa canzone con un altro componimento petrarchesco, Padre del ciel,
dopo i perduti giorni, le contraddizioni interiori di Petrarca sono evidentissime. Strutturato
come una preghiera, questo sonetto sembrerebbe proprio la confutazione dellipotesi
sullateismo del poeta. Al contrario di Chiare, fresche e dolci acque, in questo sonetto lamore
terreno viene disgustato, essendo ritenuto di origine diabolica e tentatrice. Rispetto a tutte
queste differenze evidenti e facilmente riscontrabili, vi tuttavia una forte analogia: lamore
terreno provoca sofferenza, una sofferenza profonda che ha in s la nascita del tormento di
Petrarca, il quale non sa pi se vale la pena affrontarlo oppure sia meglio per s stesso rifiutarlo
e soffocarlo.