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Appunti di Filologia Occitana

1. Introduzione Le uniche attestazioni delle liriche dei trovatori, che si espressero dalla fine dell'XI fino all' inizio del XIII secolo, ci sono pervenute grazie ai canzonieri redatti nelle corti dell'Italia settentrionale intorno alla prima met del XIII secolo. Questi canzonieri sono un corpus misto, composto cio da varie parti, che si articolano in: -miniature: la vita e i contenuti delle liriche sono descritti mediante immagini; -notazioni musicali: sono presenti anche gli spartiti originali della musica che accompagnava il canto dei versi trobadorici. All'epoca non esisteva ancora il pentagramma odierno ma il tetragramma (composto, cio, da quattro linee), in cui non vi sono precisati n la chiave di tono n il tempo, tanto da risultare impossibile suonare quelle musiche (probabilmente la melodia seguiva di pari passo la metrica delle liriche). Ci pervenuto solamente il 10 % circa degli spartiti; -vers: ossia le liriche vere e proprie articolate in strofe, rime, ecc.; -vdas: sono le biografie dei singoli trovatori. Le prime vidas sono state scritte in Italia all'inizio del XIII secolo; -razs: sono dei commenti o interpretazioni dei singoli testi. L'articolazione di questo tipo di canzoniere dovuta ad Uc de Sant Circ, trovatore egli stesso, stabilitosi alla corte di Ezzelino e Alberico da Romano nella Marca Trevigiana intorno al 1220. Dopo il XIII secolo non si pu parlare di poesia occitana, e quindi di trovatori, perch viene meno l'elemento musicale, componente invece essenziale delle loro canzoni. Pubblicate in libro, e quindi venuta meno la componente musicale, le loro canzoni si sono trasformate in liriche. Destinatari delle poesie dei
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trovatori erano sia uomini che donne, a differenza della poesia che verr dopo di loro (come, per esempio, quella dei poeti siciliani alla corte di Federico II) dove uniche destinatarie saranno le donne. L'elemento pi caratterizzante dell'intero corpus dei trovatori senz'altro la rima. La rima non un elemento nuovo, inventato di sana pianta dai trovatori, ma era gi stata utilizzata in altre culture poetiche come quella cinese e sanscrita, come pure nella tradizione latino-medievale. La rima, per, era usata soltanto sporadicamente. L'originalit dei trovatori fu quella di farne un uso sistematico e rigoroso. Il primo esempio di poesia rimata dato da un testo che risale ai primi decenni del V secolo d.C. appartenente a S. Agostino, un salmo intitolato "De abbundantia peccatorum". Era una sorta di "abbecedario", un componimento in cui ogni strofa cominciava con una lettera dell'alfabeto. La rima del salmo di S. Agostino si basava soltanto sulla terminazione vocalica: "conturbare permonere mare separare" Un altro tipo di rima l' assonanza ed propria della poesia cavalleresca ( per esempio, la "Chanson de Roland"). La lirica dei trovatori perfetta, non ammette delle rime imperfette. Le influenze, per quanto riguarda la rima, che pi agirono sulla nuova poesia trobadorica sono da ricercarsi nella poesia latina sicuramente, ma soprattutto nella cultura araba proveniente dalla vicina Spagna, propriamente dalla regione musulmana denominata "Al-andalus". Grazie ai trovatori, la rima si espande anche nella poesia latino-medievale. 2. I trovatori Guglielmo IX d'Aquitania Guglielmo XI d'Aquitania (1071-1126) il primo trovatore di cui abbiamo una vida. Nono conte di Poitiers, fu uno dei maggiori feudatari dell'epoca, partecip anche a due crociate in Terra Santa. Era un feudatario cos potente
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e ricco da possedere pi terre del Re di Francia. Oltre che feudatario, fu poeta ed anche mecenate. In quanto poeta e compositore, si esibiva spesso nella sua corte come un istrione. Si abbandon a vita mondana e sregolata, contro ogni pudicizia. Amante di molte donne, si spos due volte e scrisse molti versi per una delle sue tante amanti, cui don una casa vicino al suo castello. Vida di Guglielmo IX d'Aquitania (traduzione) Il conte del Poitou ( la regione dove si trova Poitiers) fu uno dei maggiori ingannatori di donne (qui nel senso di dama: "domna", "dompna" = dama, signora; mentre donna si diceva "fem"), e buon cavaliere d'armi e generoso nel corteggiare, e seppe ben comporre (nel senso di "comporre musica") e cantare (nel senso di "eseguire le canzoni"). E and per lungo tempo per il mondo per ingannare le donne. Ed ebbe un figlio, che ebbe per moglie la duchessa di Normandia, da cui ebbe una figlia che fu moglie del re Enrico d'Inghilterra, madre del Re Giovane e del signor Riccardo e del conte Giaffr di Bretagna. Di Guglielmo IX ci sono rimasti 10 componimenti, pi un altro di dubbia attribuzione, che hanno per destinatari solo uomini e non sono privi di oscenit. Nel 1928 uno studioso, Pio Rajna, lo ha definito "bifronte", cio dalla doppia faccia, schizofrenico, perch nelle sue poesie da una parte egli canta l'amore per le donne mentre dall'altra, all'opposto, le denigra. Pos vezem de novel florir canta l'amore non come sentimento mirato, cio rivolto ad una donna precisa, bens come una norma di comportamento. Pos vezem de novel florir (traduzione) Poich vediamo1 di nuovo fiorire prati, e rinverdire giardini, ruscelli e fonti schiarirsi, brezze e venti,
Vediamo: il poeta non si mette in rapporto con il mondo ma si vede idealmente all'interno di un gruppo di persone, una stretta cerchia di trovatori che amano le donne.
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ben deve ciascuno godere la gioia di cui gioioso. D'amore non devo parlare se non bene. Perch non ne ho n poco n niente? Perch ben facilmente pi non me ne spetta! Perci facilmente dona gran gioia a chi ben mantiene i precetti. Sempre mi capitato cos che mai di ci che io amai non godessi, e non lo far, n mai lo feci; perch consapevolmente faccio molte cose che il mio cuore mi dice: "Tutto niente." Perci ne ho meno piacere perch voglio ci che non posso avere. E se il proverbio mi dice il vero certamente: "A buon animo buon potere, chi ben sofferente ."2 Mai sar nessuno fedele nei riguardi dell'amore, se non gli sottomesso, e se agli estranei e ai vicini non consenziente, e a tutti quelli di quelle dimore obbediente. Obbedienza deve portare a molte persone, chi vuole amare;
Altra traduzione pu essere: "A buon coraggio buon potere/ chi sa ben sopportare". Significa che chi vuole pu fare, e quindi ottenere, qualsiasi cosa se disposto a soffrire. E' l'equivalente del nostro proverbio: "Volere potere". 4
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e gli conviene3 saper fare belle imprese e che si guardi nella corte dal parlare villanamente. Del componimento vi dico che pi ne vale chi ben lo comprende, ed ha pi la lode, perch le parole sono fatte tutte esattamente allo stesso modo, e la melodia, e io stesso me ne lodo, buona e valida. A Narbona, ma io non vado l, le sia presente4 il mio componimento, e voglio che di questa lode mi sia testimone. Mio Stefano5, perch io non ci vado, le sia presente il mio componimento, e voglio che di questa lode mi sia testimone.

Ab la dolchor del temps novel (traduzione) Per la dolcezza del tempo nuovo mettono le foglie i boschi, e gli uccelli cantano, ciascuno nella propria lingua6,
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Conviene: deve. Le sia presente: la traduzione giusta se "prezens" lo si intende come aggettivo; se invece inteso come sostantivo, allora la traduzione sar: "le sia dono". 5 Mio Stefano: pu essere inteso sia come vocativo che come dativo, poich nelle lingue antiche non vi era una sintassi rigorosa e precisa come in quelle odierne. "Stefano" potrebbe anche essere una donna, perch spesso i trovatori usavano rivolgersi alle donne con nomi maschili. Usavano spesso, infatti, il termine "midons" che non significa "mia donna" o "madonna", bens, provenendo dal latino "meus dominus", "mio signore, padrone". 6 E' il topos dell' esordio stagionale. In questo caso un esordio primaverile come nell'altra poesia.

secondo il verso7 del canto nuovo: dunque giusto che ciascuno si volga a ci di cui si ha pi desiderio. Da l dove mi pi buono e bello non vedo messaggero n messaggio, sicch il mio cuore8 non dorme e non ride n io oso farmi avanti, finch io non sappia bene del fatto se esso cos come io lo voglio. Il nostro amore va cos come il ramo del biancospino, che sta sull'albero bruciando, la notte, con la pioggia e al gelo, fino al giorno dopo, quando il sole si spande attraverso il fogliame sul ramoscello9. Ancora mi ricordo d'un mattino quando noi ponemmo fine alla guerra e che mi don un dono cos grande: il suo amore e il suo anello. Ancora mi lasci Dio vivere tanto che io metta le mie mani sotto il suo mantello! Perch non m'importa dello strano latino che mi divide dal mio Buon Vicino; perch io so le parole come vanno, quando si recita un breve sermone che si recita:
Vers: pu essere interpretato in due modi: come il "verso", quindi il cinguettio, degli uccelli, oppure come "componimento". In questo senso, il poeta utilizzerebbe il "vers" come forma metrica lontana dai vecchi componimenti della Chiesa, opponendovi il "novel chan", ossia la nuova poesia dei trovatori, che essi ritengono di gran lunga superiore alla vecchia. 8 Cors: "cors", provenendo dal latino "corpus", pu anche significare "corpo", e quindi "persona". In tal caso diverrebbe pronome ("io"): la traduzione sar quindi: " sicch io non dormo n rido" 9 L'amore del trovatore per la sua donna una cosa delicata, come un ramoscello di biancospino che si pu spezzare con niente.
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perch alcuni si vanno vantando dell'amore, e noi non ne abbiamo il pezzo e il coltello10.

Farai un vers, pos mi sonelh Farai un vers, pos mi sonelh un "devinalh", un componimento particolare: una sorta di indovinello dove il poeta presenta dei particolari assurdi, in cui lui fa cose inconsuete e il pubblico deve riuscire a capire il perch di queste sue azioni "all'inverso".

Far un componimento, perch ho sonno, e cammino e sto fermo al sole. Ci sono dame che non ragionano, e so dire quali: quelle che l'amore dei cavalieri volgono al male11. Non fa peccato mortale la donna che ama un cavaliere leale; ma se ama un monaco o un chierico non ha ragione: giustamente la si deve bruciare con un tizzone12. In Alvernia, oltre il Limosino, me ne andai tutto solo a fare il pellegrino13:
la pessa e l coutel: "il pezzo e il coltello" sono simboli sessuali e quindi assumono significati universali. Il pezzo pu essere inteso come un pezzo di carne, di pane o altro. Se seguiamo l'interpretazione secondo la "metafora feudale", il pezzo potrebbe essere un appezzamento di terra dato dal signore al suo vassallo, mentre il coltello avrebbe la stessa funzione dell'anello. 11 Il mondo non va bene, non funziona, alla rovescia, perch le donne non amano i cavalieri. Ecco spiegato il devinalh: c' una dama che non corrisponde il nostro trovatore. "l'amore dei cavalieri volgono al male" nel senso di "rifiutano l'amore dei cavalieri". 12 Con un tizzone: sul rogo. 13 Qui Guglielmo IX ci dice che si travestito da pellegrino, da viandante: era solito farlo, come anche altri signori dell'epoca, perch cos poteva aggirarsi, non riconosciuto, per le terre del suo immenso feudo e controllare le cose come andavano. E si accorge che non vanno affatto bene. 7
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trovai le mogli di don Guarino e di don Bernardo14; mi salutarono in modo molto riservato, in nome di S. Leonardo. Una mi disse nella sua lingua: "Oh, Dio vi salvi, signor pellegrino! Mi sembrate molto di buona condizione, a mio giudizio; ma troppo vediamo andare per il mondo un sacco di pazzi". Ora sentirete cosa ho risposto: io non le dissi n "ba" n "but", n ferro n fusto ho menzionato, ma ho detto solo: "Babariol, babariol, babarian". "Sorella," disse la signora Agnese alla signora Ermessenda, "abbiamo trovato ci che cercavamo!" "Sorella, per amor di Dio, ospitiamolo, perch ben muto, e mai attraverso di lui il nostro piano non sar scoperto". Una mi prese sotto il mantello e mi port nella sua camera, accanto al camino; sappiate che per me fu buono e bello, e il fuoco fu buono, ed io mi scaldai con piacere accanto ai grandi carboni.
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Insolito nella poesia trobadorica trovare dei nomi precisi. Non vi alcuna discrezione, come vorrebbe lasciare ad intentere il testo. Il poeta potrebbe qui alludere a due sue parenti: Agnese e Ermessenda, duchesse d'Aquitania, rispettivamente prozia e nonna di Guglielmo IX. 8

Mi diedero da mangiare capponi, e sappiate che ne ebbi pi di due; e non c'era n cuoco n sguattero, ma solo noi tre; e il pane era bianco e il vino era buono e il pepe spesso. "Sorella, se quest'uomo furbo e lascia il parlare per causa nostra, noi portiamo il nostro gatto rosso immediatamente, perch lo far subito parlare, se in qualcosa ci mente". La signora Agnese se ne and per noia: ed ebbe grandi e lunghi baffi; ed io, quando lo vidi entrare tra di noi, ebbi uno spavento, che per poco non persi la forza e l'ardore. Quando avemmo bevuto e mangiato, e mi spogliai per loro piacere; da dietro mi portarono il gatto cattivo e ingannatore: una lo tira dal fianco fino al tallone. Per la coda improvvisamente tira il gatto, che graffia; mi fecero pi di cento ferite quella volta; ma non mi sarei affatto mosso nemmeno
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se qualcuno mi avesse ucciso. "Sorella," disse la signora Agnese alla signora Ermessenda, " muto, e questo si capisce". "Sorella, prepariamoci al bagno e al soggiorno". Otto giorni ancora pi stetti da quelle parti. Tante volte feci l'amore con loro come sentirete: 188 volte, che per poco non ruppi le mie cinghie e i finimenti; e non vi posso dire le sofferenze, tanto grandi me ne vennero. Monet, tu andrai domani mattina, porterai la mia poesia nella bisaccia direttamente alle mogli di don Guarino e di don Bernardo: e d loro che per amor mio uccidano il gatto.

Jaufre Rudl Jaufre Rudel il primo trovatore di cui ci restano delle poesie con il suo nome. Misterioso e raffinato nel comporre, stata costruita una leggenda attorno alla sua figura, quella dell' "amante pellegrino". Giosu Carducci ha scritto una ballata su questo trovatore, intitolata proprio con il suo nome, datata 25 febbraio 1888 e raccolta nel volume "Rime e ritmi". Di Jaufre Rudel ci sono pervenute soltanto sei canzoni ed una di queste ha una doppia redazione: un caso quasi unico questo di varianti di un autore in et medievale. La "varianti10

stica" studia proprio queste variazioni dei testi che non possono essere attribuite ai copisti (che solitamente sbagliano a trascrivere le parole) ma sono proprie dell'autore. Gianfranco Contini, uno dei maggiori filologi italiani, ha trovato delle varianti nel Canzoniere di Petrarca. Qualche anno fa, ancora, stato trovato un esemplare di varianti d'autore del Decameron di Boccaccio. Vida di Jaufre Rudel (traduzione) Jaufre Rudel di Blaia fu un uomo molto gentile (nel senso di "molto cortese", "con dei modi nobili") e fu principe di Blaia (questo non attestato da nessuna parte). E si innamor della contessa di Tripoli (Tripoli di Libia), senza averla vista (il cosiddetto "amore per udito", un amore cio per sentito dire, dalle parole della gente, senza sapere com' fatta fisicamente la persona amata), per il bene che lui ne sent dire dai pellegrini che venivano da Antiochia. E compose su di lei molti componimenti poetici con buone melodie, con povere parole. E per volont (desiderio) di vederla, egli si fece crociato e si mise in mare; e una malattia lo colse sulla nave, e fu condotto a Tripoli, in un albergo quasi morto. E ne fu informata la contessa ed ella and da lui, al suo letto, e lo prese tra le sue braccia. E si rese conto che quella era la contessa, e subito recuper l'udito e il respiro, e ringrazi Dio di averlo lasciato vivere fino a quel momento per vederla; e mor fra le sue braccia. Ed ella lo fece seppellire con grande onore nella casa del Tempio; e quel giorno stesso si fece monaca, per il dolore della morte di lui. Sembra che Jaufre Rudel avesse dei contatti con Guglielmo IX d'Aquitania: si dice addirittura che fosse suo padrino. Sebbene il suo modo di comporre non sia molto complesso, sono state date svariate interpretazioni delle sue poesie.

Laquan li jorn son lonc en mai. Mario Casella e Salvatore Battaglia hanno dato delle interpretazioni diverse di questa poesia. Per Casella la terra lontana, di cui si parla nel testo, non una terra materiale ma un "mito oscuro" che si ricollegherebbe alle astrazioni agostiniane. Per Battaglia, invece, Jaufre Rudel canterebbe la nostalgia per un qualcosa di inafferrabile, inarrivabile. Per Leo Spitzer, un filologo austriaco,
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riprendendo queste precedenti interpretazioni, Jaufre Rudel porterebbe alle estreme conseguenze quello che lui chiama il "paradosso amoroso", che consiste in un tipo di amore irraggiungibile: se l'amore pu essere raggiunto allora non pu essere cantato. Il paradosso consiste proprio in questo, in questa assenza: dove c' possesso, e quindi materialit, non pu esistere il canto amoroso. Ci sarebbe, secondo questa interpretazione, un riferimento alla filosofia di S. Agostino, al suo "paradosso cristiano": il cristiano ha una conoscenza della realt irreale, in quanto la realt non esiste; tutto ci che il cristiano vede sono solo delle ombre, perch tutto ci che vero lo conoscer soltanto dopo la morte, nella vita eterna. Quindi il "paradosso amoroso" risulta del tutto omologo al "paradosso cristiano". Un altro studioso, Michelangelo Picone, ha messo in rapporto la "peregrinatio amoris" con l'itinerario cristiano: mentre alla fine del pellegrinaggio cristiano c' Dio, nel pellegrinaggio amoroso viene messa la donna amata. In questo senso, l'amore produce un perfezionamento, con l'unico eccezione che questo tipo di pellegrinaggio tutto mondano e non religioso come l'altro.

Quando i giorni sono lunghi a maggio mi piace il dolce canto degli uccelli di lontano15, ma quando me ne sono andato di l mi ricordo d'un amore di lontano. Me ne vado con l'animo afflitto e triste, sicch n il canto n il fiorire del biancospino non mi piace pi dell'inverno gelato. Giammai non gioir d'amore se non godo di questo amore di lontano: perch non ne conosco uno pi gentile n migliore da nessuna parte, n vicino n lontano. Tanto il suo pregio cos verace e fine che l nel regno dei saraceni
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Lonh: questa parola ritorna, in modo fisso, nelle strofe. Questo tipo di composizione si chiama "mot refranh", parolaritornello: una parola che si trova nella stessa posizione dall'inizio alla fine della poesia ripetendosi. 12

fossi io chiamato per lei prigioniero!16 Triste e gioioso me ne partir, se mai vedessi l'amore di lontano; ma non so quando lo vedr, perch le nostre terre sono troppo lontano: ci sono troppi passi e strade e per questo non sono sicuro. Ma tutto sia come piace a Dio! Ben mi apparir la gioia quando le chieder, per amor di Dio, l'ospitalit di lontano: e, se a lei piace, albergher presso di lei, bench io sia di lontano. Dunque parr bella la conversazione17, quando l'amante18 lontano sar cos vicino che con arte cortese godr la gioia. Ben considero il Signore veritiero perch io vedr l'amore di lontano; ma per un bene che me ne tiene ne ho due mali, perch tanto mi di lontano. Ah! Fossi io l pellegrino, sicch il mio bastone e la mia schiavina fossero ammirate dai suoi begl'occhi! Dio, che fece tutto quanto viene e va e cre questo amore di lontano, mi dia potere, che io ho coraggio, di vedere questo amore di lontano,
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L'amore del trovatore per la sua donna cos grande che si farebbe prigioniero. Secondo Carl Appel, questo amore sarebbe rivolto alla Vergine Maria, e quindi assumerebbe connotati metafisici. Un'altra interpretazione stata data da una studiosa inglese, Grace Frank: questo amore potrebbe essere rivolto a Gerusalemme ("reng dels Sarrazis", il regno dei saraceni), che in ambiente cristiano medievale doveva suscitare forti emozioni, in quanto era la Terra Santa meta di pellegrinaggi e di crociate. Il poeta, pertanto, disposto a tutto pur di non venir meno al suo ideale di crociata. 17 Parlamens: la conversazione intima degli amanti. E'' una delle tappe cui arrivano gli amanti. 18 Drutz: amante accettato dalla dama. 13

veramente, in tale intimit, sicch la camera e il giardino mi sembrassero sempre un palazzo! Dice la verit chi mi chiama avido e desideroso dell'amore di lontano, perch nessun'altra gioia mi piace tanto come il godimento dell'amore di lontano. Ma ci che io voglio mi proibito, perch cos mi streg il mio padrino che io amassi senza essere amato. Ma ci che io voglio mi vietato. Sia maledetto il padrino19 che mi ha stregato in modo che io non fossi amato!

Guillem de Cabestaing La vida di Jaufre Rudel e questa di Guillem de Cabestaing presentano dei motivi d'amore che verranno ripresi spesso in seguito. In particolare, dalla triste storia di Guillem de Cabestaing, Boccaccio ha ricavato il motivo del "cuore mangiato" e ne ha scritto una novella raccolta nel Decameron ("Messer Guiglielmo Rossiglione d a mangiare alla moglie sua il cuore di messer Guiglielmo Guardastagno ucciso da lui e amato da lei; il che ella sappiendo, poi si gitta da una alta finestra in terra e muore, e col suo amante seppellita" - quarta giornata, novella nona). Vida di Guillem de Cabestaing (traduzione) Guillem de Cabestaing fu un cavaliere della regione della regione di Rossiglione, che confina con la Catalogna e il Narbonese. Fu un uomo molto av19

Il padrino nominato, secondo alcune interpretazioni, potrebbe essere Guglielmo IX d'Aquitania. 14

venente, e molto apprezzato (dotato, cio, di molte qualit) di armi e di cortesia e di servire. E c'era nella sua regione una dama che aveva nome madonna Soremonda, moglie del signor Raimon de Castel Rossiglion, che era molto gentile (cortese) e potente e cattivo e brusco e feroce e orgoglioso. E Guillem de Cabestaing cos amava la donna per amore e componeva si di lei le canzoni. E la donna, che era giovane e allegra e gentile e bella, cos le voleva bene pi di ogni altra cosa al mondo. E fu riferito a Raimon de Castel de Rossiglion; e lui, da uomo irato e geloso, indag tutto il fatto e seppe che era vero e fece sorvegliare la moglie. E quando venne un giorno, Raimon de Castel Rossiglion trov Guillem de Cabestaing che passava senza grande compagnia, e lo uccise; e gli fece strappare il cuore dal corpo (petto) e gli fece tagliare la testa; e fece portare il cuore nella sua dimora e la testa anche e fece il cuore arrostire e lo fece fare alla pepata (forse alla carbonara) e lo diede da mangiare alla moglie. E quando la donna lo ebbe mangiato, Raimon de Castel Rossiglion le disse: "Sapete cosa voi avete mangiato?" Ed ella disse: "No, se non che stata una vivanda molto saporita". E lui le disse che quello che lei aveva mangiato era il cuore di Guillem de Cabestaing; e, affinch ella gli credesse, si fece portare la testa davanti a lei. E quando la dama vide e ud ci, ella perse la vista e l'udito (il vedere e il sentire, svenne insomma). E quando ella si riebbe, disse: "Signore, voi mi avete dato un cibo cos buono che io non ne manger pi d'altro". E quando egli sent ci, corse alla sua spada e voleva colpirle la testa; ed ella corse ad un balcone e si lasci cadere gi, e mor. E la notizia corse per il Rossiglione e per tutta la Catalogna che il signor Guillem de Cabestaing e la donna erano morti in malo modo e che il signor Raimon de Castel Rossiglion aveva donato il cuore di Guillem da mangiare alla donna. Ci fu grande tristezza per tutte le regioni. Il ricorso arriv al re d'Aragona, che era signore di raimon de Castel Rossiglion e di Guillem de Cabestaing. E venne fino a Perpignan, in Rossiglione, e fece venire Raimon de Castel Rossiglion davanti a lui; e gli tolse tutto quello che aveva, e lo mand in prigione. E poi fece prendere Guillem de Cabestaing e la dama e li fece portare a Perpignan e fece costruire un monumento davanti l'uscio della chiesa; e fece raffigurare sul monumento come essi erano stati uccisi; e ordin a tutta la

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contea del Rossiglione che tutti i cavalieri e le donne venissero in processione davanti a loro. E Raimon de Castel Rossiglion mor nella prigione del re.

Marcabru La pastorella un generemolto antico, sebbene gli esemplari di Marcabru siano gli unici pervenuti. Un esempio dato dal "Libro de buen amor" attribuibile ad Archipreste de Hita. Quest'opera non categorizzabile in un genere preciso: scritto in quartine monorime, in alessandrini, contiene degli inserti lirici tra cui alcune canzoni mariane ed alcune pastorelle particolari: le "serranes". Risulta essere un'opera autobiografica e allo stesso tempo una parodia dell'ideologia trobadorica: al suo interno contiene anche favole animali. E' un opera che spazia dalla poesia alla prosa. Il protagonista cerca l'amore puro (la cosiddetta "fin'amor" trobadorica) e ad un certo punto cerca di sposarsi senza riuscirvi. Ci prova in tutti i modi e alla fine si rivolge a due "ruffiani". La pastorella un momento di trasgressione dell'amor cortese, una sorta di parodia dell'etica cortese. La pastorella un genere che si adatta a qualsiasi materia, anche quella religiosa. Le pastorelle di Marcabru, come pure L'autrier jost'una subissa (per la traduzione cfr. "I trovatori", cap.2 pag.69), sono fortemente carica di elementi di teatralit, con numerose gag, che rappresentano l'unico esempio di teatro (con le dovute differenze) in una societ come quella medievale in cui non esisteva una cultura teatrale.

La Contessa de Dia "A chantar m'er de so q'ieu no volria" Devo cantare di ci che io non vorrei, tanto mi preoccupo di colui di cui sono amica perch io lo amo pi che nessuna cosa che sia; nei suoi confronti non mi vale la mia mercede, n la cortesia,
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n la mia belt n il mio pregio n il mio senno, perch cos sono ingannata e tradita come sarebbe giusto che sia se fossi disavvenente. Di questo mi lamento perch mai commisi un fallo, amico, nei vostri confronti per nessun comportamento, anzi vi amo pi che non fece Seguis Valenza, e mi piace molto che io vinca nell'amore, amico mio, perch siete il pi valoroso; mi fate orgoglio sia con le parole e siete cos franco verso tutte le altre persone. Ben mi meraviglio di come il vostro cuore si inorgoglisca, amico, verso me perch io ho ragione di dolermene, non affatto giusto che un altro amore mi tolga voi per nessuna cosa che vi dica o vi conceda;20 e vi ricordo quale fu l'inizio del nostro amore: mai Dio non voglia che la separazione sia nella mia colpa. Prodezza grande che nel vostro corpo alberga e un grande pregio che avete mi preoccupa, non conosco nessuna donna n lontana, n vicina, se vuole amare, che verso di voi non sia incline; ma voi amico, siete tanto ben conoscitore che ben dovete conoscere la pi fine, e vi ricordo dei nostri patti. Mi deve valere il mio pregio e la mia discendenza e la mia bellezza e ancor pi il mio cuore leale, perch io vi mando l dove la vostra dimora questa canzone che vi sia messaggera:
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Nelle liriche dei trovatori non vi alcuna traccia del sentimento della 'gelosia'. Qui compare in quanto la poesia stata scritta da una donna, e quindi assume tutta un'altra serie di significati data la diversa sensibilit. Il primo trovatore maschio che introdurr il motivo della gelosia Ausias March, un trovatore catalano dei primi del '300. 17

e voglio sapere, o mio bell'amico gentile, perch voi siete tanto fiero e schivo nei miei confronti, e non so se si tratta di orgoglio o cattiva volont. Ma tanto pi voglio che tu gli dica21, messaggero, che in troppo orgoglio molte genti ne hanno troppo danno.

Azalaiz de Porcairagues "Ar em al freg temps vengut" Ora siamo giunti al tempo freddo, quando c' il gelo, la neve e il fango, e gli uccellini sono muti, perch nessuno portato a cantare e sono secchi i rami lungo le siepi, perch non vi nascono foglie n fiori n vi canta l'usignolo, che a maggio mi risveglia l'anima. Ho il cuore tanto deluso, sicch io sono ostile a tutti, e so che si perde l'uomo molto pi presto che si guadagna; e se io sbaglio dicendo parole vere, da Aurenga mi venne il timore, per cui me ne sto sorpreso e ne perdo il parte il piacere. Una donna mette molto male il suo amore che viene a patti con un uomo potente, pi alto di un valvassore,
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Altra traduzione: "Ma questo inoltre io voglio che tu gli dicessi"

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e se lo fa, folleggia; perch, come si dice, nel Veillai l'amore non va d'accordo con la potenza e una donna che l'ha scelta io la tengo per invilita. Ho un amico di gran valore che signoreggia sopra tutti e non ha un cuore traditore verso di me, perch mi concede amore. Lo dico che gli dedico il mio amore, e colui che dice che non lo faccio. Dio gli doni una mala sorte, perch io mi ritengo molto sicura. Bell'amico di buon'animo sono in balia di voi tutti i giorni, cortese e di bell'aspetto, purch non mi domandiate qualcosa di oltraggioso; verremo presto alla prova perch mi metter alla vostra merc: voi mi avete giurato la fede, che non mi avreste domandato cose sbagliate. A Dio raccomando Bellosguardo e pi la citt di Aurenga e la Glorietta e il Casale e il signore di Provenza e tutti quelli che vogliono il mio bene l, e l'arco dove sono fatti gli assalti. Ho perso colui che aveva la mia vita e ne sar per sempre smarrita. Giullare, che avete il cuore gaio
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verso Barbona portate l la mia canzone con la fenida a lei che gioia e giovent (la) guida.

Raimbaut d'Aurenga "Altas Undas"22 Alte onde che venite sul mare, che fate qua e l dimenare il vento, sapete darmi notizie del mio amico, che passato di l? Non lo vedo ritornar! E oh Dio, l'amore! Ora mi dona gioia ora dolore! Oh, venticello dolce, che vieni da l dove il mio amico dorme e soggiorna e giace, portami qua un sorso del dolce sorriso! Io apro la bocca per il gran desiderio che ne ho. E oh Dio, l'amore! Ora mi dona gioia ora dolore! Fa male amare un vassallo di paese straniero, perch i suoi giorni e le sue risa si trasformano in pianto. Mai non pensai che il mio amico mi tradisse23, perch io gli detti ci che d'amore mi chiese. E oh Dio, l'amore! Ora mi dona gioia ora dolore!

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Non sicuro che questa poesia sia davvero di Raimbaut d'Aurenga. In ogni caso, essa si ispira alle "cantigas de amigo" galego-portoghesi. E' la prima volta che compare l'immagine del mare: nelle liriche galego-portoghesi il mare quasi una costante. Queste sono sempre poesie di lontananza cantate da donne. 23 Trays: significa anche "essere rovinato": quindi "tradire" non si deve intendere nel senso letterale del termine. 20

Raimbaut de Vaqueiras Figlio di un povero cavaliere senza terra, Raimbaut de Vaqueiras si esib come giullare (XII-XIII sec.). Era alla corte di Bonifacio I, marchese del Monferrato, e partecip affianco al marchese alle battaglie contro Asti e ad una spedizione in Sicilia nel 1194 alla corte di Arrigo VI. Al ritorno da questa spedizione, Bonifacio I lo investe cavaliere. Questo episodio ci fa capire come il mondo feudale non fosse cos chiuso, come si sempre sostenuto: Raimbaut de Vaqueiras prima investito per meriti letterari, poi per meriti in battaglia. Nel 1204 segue il marchese in Tessalonica, dove si era nominato re (era una crociata). Qui Raimbaut scompare (1205-07 ?), forse morto al fianco del marchese in un'imboscata da parte degli Ungheresi. "Eras quan vey verdeyar" Questa lirica composta da ben cinque lingue diverse, usate ognuna per ogni stanza: -occitano; -italiano (non l'italiano che si parla oggi); -francese (lingua d'oil); -guascone; -galego-portoghese. Il descort (cos si chiama questo tipo di lirica) un insieme di varie lingue. La dama a cui si riferisce il poeta potrebbe essere italiana, perch il termine "belh cavalier" lo aveva utilizzato altre volte riferito all'Italia. Un inserto in latino normale nelle liriche romanze. L'inserto di altre lingue viene spiegato proprio dal poeta in questa poesia. Il descort, abbiamo detto, una poesia con discordanza di lingue, ma in questo caso anche discordanza di metrica. La diversit delle lingue porta, naturalmente, un'irregolarit delle uscite maschili e femminili. Nelle cinque tornadas non c' rima: ogni tornada non riprende gli ultimi due versi di ogni strofa,come succede di solito, ma soltanto le lingue. Le prime tre strofe rappresentano dei documenti per quanto riguarda le lingue.

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Ora quando vedo verdeggiare prati e verzieri e boschi, voglio un discorso cominciare d'amore, perch io vado errante; perch una donna mi soleva amare, ma il suo cuore le cambiato, sicch io faccio discordare le parole e la melodia e le lingue. Io sono colui che non ha bene n mai l'avr, n per aprile n per maggio, se dalla mia donna non ho bene; certo che nella sua lingua la sua gran bellezza non so dire, pi fresca che un fiore di gladiolo sicch io non me ne pentir.24 Bella dolce dama cara, a voi mi affido e mi concedo; io non avr mai gioia piena se io non avr voi e voi me. Molto siete cattiva guerriera se io muoio a causa della mia fede; ma mai per nessuna maniera mi allontaner dal vostro dominio. Donna, io mi rendo a voi, perch siete la pi valente e bella che mai c' stata, e prode e valente,
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Questi versi rappresentano le prime attestazioni di poesia d'arte (e non giullaresca) ancor prima della scuola siciliana (li precede di circa 20-25 anni). Solo di recente si sta scoprendo qualcosa del genere. L'anno scorso stato pubblicata una lirica da Alfredo Strussi. Sono del 1225 le prime attestazioni di italiano scritto, che era conosciuto anche dai giullari: Lanfranco Cicala, Bordello e altri si affiancarono ai trovatori "stranieri" a cui si affiancavano gli spagnoli.

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a condizione che non mi foste tanto ostile. Molto avete bella forma e fresco colore e nera. Vostro sono, e una fibbia non mi darebbe fastidio. Ma tanto temo la vostra inimicizia, che ne sono afflitto. Per voi ho pena e tormento e il mio corpo lacerato: la notte, quando giaccio nel mio letto, sono molte volte svegliato; e perch mai ho profitto ho sbagliato nel mio pensiero. Bel cavaliere, tanto mi cara la vostra signoria onorata che ogni giorno vengo meno. Povero me! che far se quella che io ho pi cara mi uccide, non so perch? Mia dama, per la fede che vi devo e per la testa di Santa Quitera, mi avete preso il cuore e me lo avete rubato molto gentilmente parlando.

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3. Influenze della lirica occitana

POESIA GALEGO-PORTOGHESE (anno 1200) Anche questo tipo di poesia musicata. Non si ha alcuna documentazione sul nome esatto e quindi stata denominata in questo modo dall'area geografica in cui si sviluppata, la Galizia. Essa in stretta relazione con la poesia trobadorica ma presenta delle innovazioni, dovute anche alla distinzione netta del tipo di poesia: -cantigas de amor: sono quelle pi simili alle liriche dei trovatori, ma proprio per questo non sono molto originali; -cantigas de amigo: questo tipo di liriche sono scritte da trovatori maschi, ma sono messe in bocca a delle donne, che non hanno alcun rapporto con l'ambiente cortese. Sono sempre donne molto giovani che parlano del loro amore infelice. Siamo molto vicini alla tradizione delle "chanson de femmes" medievali, che erano dei testi popolareggianti; -cantigas de escarnho: dovrebbero corrispondere grosso modo ai sirventesi (quindi con intenti satirici), ma la differenza sta nell'essere molto aggressivi ("escarnho" significa infatti "scherno").

FRANCIA (nord) Qui sono i trovieri che traducono le liriche dei trovatori in lingua d'oil

GERMANIA RENANODANUBIANA -Minnesinger (XII sec.): cantori dell'amor cortese, rifondano la poesia dei trovatori traducendo la loro poesia in tedesco (es. Perceval diventa Parsifal); -Minnesanger: poesia propria della Germania.

OCCITANIA (sud) lingua d'oc

ITALIA Si trovano in Italia poeti che scrivono e si esprimono in lingua d'oc (XIII sec.)

SICILIA I poeti siciliani avrebbero cominciato a scrivere le loro liriche senza precedenti tradizioni, nella corte di Federico II, sotto la guida di Giacomo da Lentini (1230-50). Essi scrivevano in un siciliano colto latineggiante e francesizzante, riproducendo il modello della lingua cortese, apportando innovazioni che comportano l'assenza della musica ad accompagnare i testi, che ve24 nivano letti all'interno di una cerchia ridotta che era la corte. Purtroppo, questi testi sono stati tradotti in toscano, per cui ne abbiamo una conoscenza piuttosto approssimativa.

SPAGNA In Spagna non esiste poesia lirica, in quanto vi la reconquista da parte dei cristiani.

PAESI CATALANI Qui viene usato l'occitano fino agli inizi del XV sec., fino a quando, cio, si estingue la lingua d'oc.

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