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Oggi il professore ha assegnato degli esercizi in aula; vale la pena farli perch probabile che alcuni di essi siano

o assegnati uguali alla prova scritta d'esame. Per ora ne posto un paio, gli altri richiedono un minimo di figura per essere spiegati quindi li "acconciamo" in qualche modo nei prossimi giorni e cerchiamo di renderli disponibili qui quanto prima. /*Indico in neretto i vettori (v un vettore, v solo il suo modulo) e con il punto "." il prodotto scalare*/ Esercizio 1: dati i vettori (espressi in coordinate cartesiane): u = 6i - 4j + 2k v = 2i - 6j + 10k z = 4i + 2j - 8k stabilire se essi formano un triangolo rettangolo. Soluzione: innanzitutto, affinc formino un triangolo rettangolo, ovviamente necessario che tra due di essi vi sia un angolo retto. Come verificarlo? Bisogna calcolare (a coppie di vettori) il loro prodotto scalare: se per una di queste coppie il prodotto scalare risulta nullo, tale coppia di vettori forma un angolo retto. Procediamo per tentativi, calcolando cio i prodotti scalari dei vettori, lavorando quindi sulle loro componenti: u.v=(6x2)+(4x6)+(2x10)=12+24+20 !=0 NON formano angolo retto; u.z=(6x4)+[(-4)x2]+[2x(-8 )]=24-8-16=0 FORMANO angolo retto. Avendo verificato che due dei vettori dati (u e z) formano un angolo retto, resta da stabilire se tutti e tre formano un triangolo (che sar ovviamente rettangolo, avendo un angolo retto, come appena dimostrato). Come si fa a stabilire se un triangolo? Basta applicare il teorema di Pitagora al "presunto" triangolo, i cui cateti sono i due vettori che individuano l'angolo retto (u e z) e l'ipotenusa il terzo vettore v. Quindi la somma dei quadrati costruiti sui cateti deve essere uguale al quadrato costruito sull'ipotenusa, quindi la somma dei quadrati dei moduli dei due vettori "cateti" deve essere uguale al quadrato del terzo vettore "ipotenusa". Come si calcola il modulo di un vettore? Ancora una volta con il teorema di Pitagora applicato alle sue componenti, per cui avremo: modulo di u al quadrato= 6^2 + (-4)^2 + 2^2= 36 + 16 + 4= 56; modulo di z al quadrato= 4^2 + 2^2 + (-8 )^2= 16 + 4 + 64= 84; modulo di v al quadrato= 2^2 + (-6)^2 + 10^2= 4 + 36 + 100=140; 56+84=140, quindi il teorema di Pitagora vale; in conclusione i tre vettori individuano un triangolo rettangolo.

Esercizio 2:

sia P un punto di coordinate x, y (in un sistema di assi cartesiani) individuato dal vettore posizione r(3i+2j)m. Su di esso agisce una forza F di intensit 4/r^2 N diretta secondo la congiungente P con l'origine O degli assi. Esprimere F, Fx e Fy e calcolarne i moduli. Soluzione: rappresentazione grafica (conviene sempre farla!): in sostanza si tratta di disegnare un paio di assi cartesiani segnando con O l'origine e con P un generico punto del piano; quindi basta puntare la matita in un punto qualsiasi del piano cartesiano e scriverci vicino P(x,y). Fatto questo, poich sappiamo che tale punto "individuato dal vettore posizione r(3i+2j)m", allora tracciamo questo vettore posizione che parte ovviamente dall'origine O e "indica" P, cio ha la sua punta in P. Le componenti di questo vettore r sono 3i (rispetto all'asse x) e 2j (rispetto all'asse y): possibile indicarle sul disegno stesso. Dopo di che sappiamo che la forza F (che ovviamente anche un vettore) agisce su P "secondo la congiungente P con l'origine O degli assi", cio in sostanza la direzione del vettore F esattamente la stessa di r MA il suo verso opposto. Fatto il disegno, rimane da determinare la soluzione. Allora innanzitutto dobbiamo esprimere il vettore F: il suo modulo gi lo conosciamo ( 4/r^2), ci rimane da determinarne direzione verso; abbiamo appena detto, per, che la direzione di tale vettore la stessa di r e il suo verso opposto: il fatto che la direzione sia la stessa, significa che F e r hanno lo stesso versore (e quindi anche le stesse componenti) MA cambiato di segno, per esprimere il fatto che F opposto a r. Non dovrebbe risultare quindi strano esprimere F come segue: F=-4/r^2r/r, dove: il segno - indica appunto che F, rispetto a r, opposto; 4/r^2 altro non che il modulo di F, che era gi noto in partenza; r/r il versore di r (e quindi di F, essendo lo stesso cambiato di segno), dato dal rapporto tra vettore stesso e il suo modulo. Moltiplicando (-4/r^2)xr/r otteniamo -(4/r^3)xr, dove il vettore r pu essere scritto con le sue componenti, quindi in definitiva avremo che il vettore F : F=-4/r^3(3i +2j). A questo punto abbiamo espresso F vettorialmente. Ora ci resta da definire i moduli di Fstesso e delle sue componenti Fx e Fy: per quanto riguarda le componenti di F (Fx e Fy), queste si possono ricavare facilmente da F=-4/r^3(3i +2j) moltiplicando il modulo di F per le componenti 3i e 2j, quindi F(12/r^3 +8/r^3). Ricordando ora che il modulo di r radquad(13), che possiamo scrivere come 13^(1/2), abbiamo Fx=-12/r^3, quindi Fx=-12/(13^3/2) N, da cui Fx=-0,26N

e Fy=-8/r^3, quindi Fy=-8/(13^3/2) N, da cui Fy=-0,17N. I segni - sono dovuti al fatto che le componenti orizzontale e verticale della forza sono ovviamente opposte alle componenti del vettore spostamento: giacch queste ultime sono state scritte col segno positivo, allora per esprimere il concetto di "contrariet" aggiungiamo al valore delle componenti di F il segno "meno" (osservazione di neosse76) Ultimo punto: modulo di F. Teorema di Pitagora tramite le sue componenti-> F=radquad((-0,26N)^2+(-0,17N)^2)N=0,31N. Per il terzo esercizio, come dicevo anche nel post precedente, occorre un minimo di rappresentazione grafica. Ho realizzato qualcosa rigorosamente con paint (:mrgreen:) che possibile visionare cliccando qui (se il link non funziona - cosa pi che probabile - avvisatemi). In questo stesso file, oltre che la spiegazione del disegno, ho inserito la traccia dell'esercizio, che comunque riporto qui di seguito. Esercizio 3: Un corpo di massa M=50kg tenuto in equilibrio in aria da due funi: l'una orizzontale e l'altra inclinata di 50 rispetto alla direzione verticale. Il corpo in equilibrio. Determinare il valore delle tensioni T1 e T2. Soluzione: Affinch il corpo sia in equilibrio, necessario che la somma delle forze su di esso agenti sia nulla. Quindi questo significa che T1, T2 e P (forza peso) devono controbilanciarsi perfettamente. Tengo a specificare che le "tensioni T1 e T2" altro non sono che le forze "tiranti" esercitate rispettivamente dalla prima e dalla seconda fune. Per semplicit stiamo considerando il sistema come se fosse bidimensionale, quindi ciascuna forza avr due sole componenti, l'una orizzontale e l'altra verticale. La stessa forza totale (che battezziamo F) che agisce sul corpo ha due componenti, che chiamiamo Fx e Fy. Affinche quindi la forza totale F sia nulla, devono essere nulle le sue singole componenti Fx e Fy, quindi dobbiamo prima ricavarle e poi porle uguali a 0. Avremo in tal modo due equazioni che ci permetteranno di ricavare i due valori incogniti T1 e T2, che sono quelli che ci interessano ai fini dell'esercizio. Ricaviamo prima la componente Fx, quindi la componente orizzontale della forza totale: ovvio che questa data dalla somma delle componenti orizzontali di tutte (essendo appunto F forza totale) le forze in gioco, quindi Fx=componente_orizzontale_T1+componmente_orizzontale_T2+componente_orizzontale_peso. Stabiliamo una convenzione: poich abbiamo forze rivolte verso sinistra e destra e verso l'alto e il basso, quindi forze che agiscono in versi opposti, consideriamo positive le forze verso destra e verso l'alto e negative le forze verso sinistra e verso il basso (ecco perch nel disegno la forza peso P vale -M*g: rivolta verso il basso). Nulla ci vieta di adottare la convenzione opposta: quello che necessario distinguere le forze "opposte" con i due segni + e -. 1) Qual la componente orizzontale di T1? La risposta semplice: essendo T1 la tensione della fune orizzontale, ovviamente tutto il valore di tale forza costituito dalla sua

componente orizzontale (quella verticale nulla), quindi la componente orizzontale di T1 proprio T1, cio il modulo della tensione stessa. NB: per la convenzione adottata, essendo T1 una forza "verso sinistra", le dobbiamo applicare il segno -, quindi in definitiva tale componente sar -T1; 2) qual la componente orizzontale della forza peso? Ancora una volta la risposta banale: essendo la forza peso rivolta verso il basso, evidente che la sua componente orizzontale nulla, quindi non influisce nella componente orizzontale della forza totale; 3) infine, qual la componente orizzontale di T2? Dobbiamo ricorrere alle formule di trigoniometria applicandole al triangolo rettangolo che appare nella figura: in sostanza la componente orizzontale di T2 - diciamo - "la base" di tale triangolo, cio la parte di direzione orrizzontale compresa tra il corpo e la linea rossa. Come si pu calcolare con i dati che abbiamo? E' semplice, se ci si ricorda che in ogni triangolo rettangolo la misura di un cateto data dal prodotto dell'ipotenusa per il seno dell'angolo opposto al cateto stesso, quindi nel nostro caso componente_orizzontale_T2=T2*senA, dove "A" sta per "alfa" e T2 l'ipotenusa del triangolo rettangolo in questione; a tale componente non dobbiamo mettere il segno meno perch rivolta verso destra (v convenzione); in definitiva abbiamo quindi che Fx = -T1 + T2*senA dovendo porre tale quantit uguale a zero (per i motivi che abbiamo detto prima) otteniamo l'equazione -T1 + T2*senA = 0. Dobbiamo ora ricavare la componente vertivale Fy della forza totale, quindi avremo che Fy=componente_verticale_T1+componmente_verticale_T2+componente_verticale_peso. 1) Qual la componente verticale di T1? T1 una forza esercitata secondo la direzione orizzontale, quindi la sua componente verticale nulla e non influisce sulla forza totale; 2) qual la componente verticale della forza peso? Essendo la forza peso verticale e rivolta verso il basso, la sua componente verticale il modulo stesso della forza peso, quindi M*g (dove M la massa e g l'accelerazione di gravit); a tale quantit, per, sempre per la convenzione che abbiamo adottato, dobbiamo cambiare il segno perch rivolta verso il basso, quindi avremo componente_vercitale_peso=-M*g; 3) qual la componente verticale di T2? Dobbiamo ancora una volta ricorrere alle formule trigoniometriche applicate a quel triangolo rettangolo: la componente verticale di T2 quel segmento rosso, che altro non che un cateto di tale triangolo, quindi uguale, in virt dei soliti teoremi e delle solite formule, al prodotto dell'ipotenusa per il coseno dell'angolo compreso, quindi a T2*cos50, dove T2 l'ipotenusa del triangolo rettangolo e 50 l'angolo compreso tra T2 e il cateto rosso; essendo A (alfa) proprio uguale a 50 possiamo scrivere che componente_verticale_T2=T2*cosA. Dobbiamo cambiare segno a questa forza? No, perch rivolta verso l'alto e noi abbiamo stabilito per convenzione che ecc.. ecc... in definitiva abbiamo quindi che Fy = -M*g + T2*cosA

dovendo porre tale quantit uguale a zero (per i motivi che abbiamo detto prima) otteniamo l'equazione -M*g + T2*cosA = 0. A questo punto l'esercizio si riduce ad una serie di calcoletti. Abbiamo il nostro sistema a due equazioni in due incognite: { { -T1+T2*senA=0 { { -M*g+T2*cosA=0 { Ricaviamo T2 dalla seconda equazione: abbiamo T2=(M*g)/cosA; ricaviamo anche T1 dalla prima: T1=T2*senA. Sostituiamo in questa seconda equazione il valore di T2=(M*g)/cosA: otteniamo T1=M*g*(senA/cosA)=M*g*(tgA) quanto vale allora T1? Basta andare a sostituire, nella relazione, i valori della massa, di g e della tangente di A (che si pu ricavare con una calcolatrice scientifica); approssimando ai centesimi abbiamo quindi: T2=50*9,80*1,19 kg*m/s^2=583,1 kg*m/s^2, cio 583,1 N; ricaviamo inoltre T2 dalla relazione T2=(M*g)/cosA: T2=(50*9,80)/0,64 1kg*m/s^2=762,30 kg*m/s^2, cio 762,30 N Questi sono dunque i valori delle due tensioni. In realt (non so se ho copiato male dalle slide) il valore di T2 secondo il prof. Fusco dovrebbe essere 684,08 N, che ben diverso da quello che ho ricavato io: non credo di aver commesso errori, quindi credo che la cosa si spieghi semplicemente tenendo presente che il professore inserisce "ad arte" degli errori negli esercizi per impedire che gli studenti se ne impossessino e li copino pedissequamente all'esame, cosa che succede spesso (ecco spiegati i 100-200 bocciati ad ogni sessione d'esame: si tratta di studenti che copiano gli esercizi senza nemmeno darsi cura di dargli uno sguardo per vedere se ci sono errori...) **Uso la lettera w per indicare la lettera greca omega** Esercizio 4: Le equazioni parametriche (di parametro t) seguenti descrivono la variazione della posizione (rispettivamente della componente orizzontale e di quella verticale) di un corpo moventesi su un piano:

{ { x = r*cos(w*t) { { y = r*sin(w*t) { con r=1,45m e w=2 s^-1. Determinare la traiettoria del moto del corpo, il valore della sua velocit e della sua accelerazione centripeta. Soluzione: Per ricavare lequazione della traiettoria del corpo bisogna esprimere una componente in funzione dellaltra. Il procedimento pi istintivo sarebbe quello di ricavare il parametro t da una delle due equazioni e di andarlo a sostituire nellaltra (eliminazione del parametro); tuttavia, in questo caso, i calcoli risulterebbero piuttosto complicati: se volessimo ricavare t dalla prima equazione, infatti, avremmo: x/r=cos(w*t) da cui w*t=arccos(x/r) e quindi t=[arccos(x/r)]/w. Tale valore di t andrebbe poi sostituito nella seconda equazione e i calcoli risulterebbero ancora pi complessi. C un modo migliore per eliminare il parametro: la quadratura di entrambi i membri delle equazioni. Ricordando infatti la propriet matematica per la quale se a=a allora a^2=a^2 (con a R), riscriviamo le equazioni di prima quadrandole: { { x^2 = (r^2)*[cos(w*t)]^2 { { y^2 = (r^2)*[sin(w*t)]^2 {

Ora, sommando membro a membro tra le due equazioni, otteniamo: x^2 + y^2 = r^2 che appunto lequazione che descrive la traiettoria del moto del corpo in esame (la geometria analitica ci insegna che unequazione con questa forma corrisponde a quella di una circonferenza, quindi il moto appunto circolare).

Volendo ora determinare il valore della velocit del moto del corpo, possiamo ricavare i valori delle singole componenti della velocit (Vx e Vy) e poi ricavare il modulo del vettore complessivo con la nota formula V=radquad(Vx^2 + Vy^2). Per ottenere i valori delle componenti della velocit dobbiamo derivare rispetto al tempo le leggi della variazione dello spazio, cio: x = r*cos(w*t) la funzione che ci informa come varia la componente orizzontale x del moto al variare del tempo; derivando questa funzione rispetto a t (cio considerando t come variabile dipendente) otteniamo proprio la componente orizzontale della velocit del corpo. Qual la derivata prima di x=r*cos(w*t)? Richiamando alla memoria le regole di derivazione per le derivate composte ricaviamo che Dx=-r*w*sin(w*t), quindi appunto Vx=r*w*sin(w*t). In virt dello stesso ragionamento e sfruttando sempre le regole di derivazione per le derivate composte, possiamo ricavare anche la componente verticale della velocit partendo dalla funzione che lega lo spazio verticale al tempo, cio: y = r*sin(w*t) La derivata di questa funzione (sempre rispetto a t) : Dy=r*w*cos(w*t), quindi Vy=r*w*cos(w*t). Ottenuti i valori delle componenti del vettore velocit, ricavare il modulo del vettore stesso semplice: basta applicare la regola ricordata prima V=radquad(Vx^2+Vy^2); nel nostro caso: V = radquad([-r*w*sin(w*t)]^2 + [r*w*cos(w*t)]^2), che possiamo scrivere come V = radquad([-r*w]^2*[sin(w*t)]^2 + [r*w]^2*[cos(w*t)]^2); sia (-r*w)^2 che (r*w)^ danno come risultato r^2*w^2, quindi mettiamo questa quantit in evidenza; abbiamo: V = radquad([r^2*w^2]*([sin(w*t)]^2 + [cos(w*t)]^2)); ma *sin(qualcosa)+^2 + *cos(qualcosa)+^2, per la propriet fondamentale della trigonometria, vale 1, quindi la relazione si riduce a V = radquad(r^2*w^2), ossia V = r*w; Ricordando che r=1,45m e w=2s^-1 (cio 2/s) e sostituendo tali valori nellequazione appena ottenuta abbiamo V=2,90ms^-1, cio V=2,90m/s. Il moto quindi circolare uniforme. Ovviamente luniformit del moto si riferisce solo al valore scalare della velocit che appunto costante non al vettore, di cui

direzione e verso cambiano ad ogni istante man mano che il corpo si sposta lungo la circonferenza. Volendo appunto ricavare questo valore dellaccelerazione vettoriale, ossia della cosiddetta accelerazione centripeta, cio accelerazione rivolta verso il centro (della circonferenza), dobbiamo ricordare la formula per ricavarla, che a=w^2*r. Sostituendo i valori che abbiamo di w e r otteniamo a=5.80m/s^2. Per il quinto e ultimo esercizio assegnato luned in aula necessario, per la seconda volta, un abbozzo per capire come stanno le cose. Ho realizzato una mezza cosa col solito paint: ecco il link allimmagine. Il disegno gi contiene la traccia e qualche spiegazione, che tuttavia riporto di seguito. Esercizio 5: Sia data la sistemazione di masse e carrucole riportata nel disegno: determinare le masse m e m2. Soluzione: Giacch il sistema, secondo la traccia, in equilibrio, per determinare le masse m e m2 si pu sfruttare tale condizione per ricavare un sistema di due equazioni in due incognite (appunto le masse) risolvendo le quali si ottengono i valori richiesti. Il fatto che il sistema sia in equilibrio significa essenzialmente che la somma delle forze che agiscono sulla massa m nulla, o per meglio dire le somme delle componenti (orizzontali e verticali) delle forze in gioco sono uguali a 0. Sfruttiamo queste condizioni per risolvere il problema (il procedimento sostanzialmente simile a quello adottato per la risoluzione del terzo esercizio proposto). Consideriamo innanzitutto le componenti orizzontali delle forze: 1) per la forza peso P1 relativa alla massa m1, la quale tira la massa m lungo la direzione della fune di sinistra, la sua componente orizzontale quella segnata in azzurro a sinistra della massa (la battezziamo P1x): applicando le solite relazioni trigonometriche al triangolo a sinistra otteniamo che il segmento azzurro (cio la componente orizzontale di P1, che poi un cateto del triangolo) uguale allipotenusa (quindi a P1, ossia a m1*g) per il coseno dellangolo compreso (cos30), quindi abbiamo P1x=m1*g*cos30; 2) per la forza peso P2 relativa alla massa m2, la quale tira la massa m lungo la direzione della fune di destra, la sua componente orizzontale ancora una volta quella segnata in azzurro a destra della massa: con le solite relazioni della trigonometria applicate al triangolo rettangolo di destra ricaviamo tale componente (che chiamiamo P2x) uguale allipotenusa di tale triangolo (P2, ossia m2*g) per il coseno dellangolo compreso (cos60), quindi abbiamo P2x=m2*g*cos60; 3) per quanto riguarda la terza forza che agisce su m, ossia la stessa forza peso P che attira verso il basso tale massa, evidente che questa non ha alcuna componente orizzontale, quindi non va considerata nel calcolo della somma delle componenti orizzontali delle forze.

Quindi le componenti orizzontali in gioco sono P1x=m1*g*cos30 e P2x=m2*g*cos60: queste si controbilanciano perfettamente (altrimenti il sistema non sarebbe in equilibrio) quindi possiamo scrivere m1*g*cos30= m2*g*cos60, che si pu anche scrivere come m1*g*cos30 - m2*g*cos60 = 0, che la prima equazione che cercavamo. Analizziamo ora le componenti verticali delle forze per ricavare la seconda equazione: 1) per la forza peso P1 relativa alla massa m1, la quale tira la massa m lungo la direzione della fune di sinistra, la sua componente verticale quella segnata in verde chiaro a sinistra della massa (la battezziamo P1y): applicando le solite relazioni trigonometriche al triangolo a sinistra otteniamo che il segmento verde chiaro (cio la componente verticale di P1, che poi un cateto del triangolo) uguale allipotenusa (quindi a P1, ossia a m1*g) per il seno dellangolo opposto al cateto stesso (sin30), quindi abbiamo P1y=m1*g*sin30; 2) per la forza peso P2 relativa alla massa m2, la quale tira la massa m lungo la direzione della fune di destra, la sua componente verticale ancora una volta quella segnata in verde chiaro a destra della massa: con le solite relazioni della trigonometria applicate al triangolo rettangolo di destra ricaviamo tale componente (che chiamiamo P2y) uguale allipotenusa di tale triangolo (P2, ossia m2*g) per il seno dellangolo opposto (sin60), quindi abbiamo P2y=m2*g*sin60; 3) la terza forza, ossia la forza peso P=m*g che agisce sulla stessa massa m e che completamente rivolta verso il basso (infatti, come si visto prima, non ha componente orizzontale) evidente che ha componente verticale che coincide con il suo stesso modulo, quindi possiamo scrivere (chiamando Py tale componente) Py=m*g. A questo punto abbiamo le tre componenti verticali delle tre forze che agiscono nel sistema. Prima di procedere notiamo che P1y e P2y sono rivolte verso lalto, mentre Py rivolta verso il basso: stabiliamo la convenzione di considerare negative le forze verso il basso - quindi sar Py=-m*g - e positive quelle verso lalto, quindi P1y e P2y non cambiano segno. La loro somma, come gi abbiamo detto diverse volte, deve essere nulla, quindi che P1y+P2y+Py=0 ossia m1*g*sin30 + m2*g*sin60 - m*g = 0 Questa la seconda equazione che cercavamo. Possiamo quindi scrivere il sistema: { { m1*g*cos30 - m2*g*cos60 = 0 { { m1*g*sin30 + m2*g*sin60 - m*g = 0 { Ricaviamo m2 dalla prima equazione: abbiamo m1*g*cos30 = m2*g*cos60; eliminiamo g (cio dividiamo entrambi i membri per g) e otteniamo m1*cos30 = m2*cos60, da cui m2=(m1*cos30)/cos60; ricordando che cos30=radquad(3)/2, che cos60=1/2 e che m1=5kg risulta alla fine m2=radquad(3)*5, ossia m2=8.66kg. Esplicitiamo ora m dalla seconda equazione, sfruttando il valore appena determinato di m2, dopo aver eliminato g da ogni membro: m = m1*sin30 + m2*sin60; sostituendo i valori numerici abbiamo m = 5*1/2 + 8,66*radquad(3)/2, che allincirca 10, quindi m=10kg.

Questo non ci stato assegnato ufficialmente dal prof, nel senso che ci ha soltanto abbozzato la traccia dopo i 5 di prima, senza per darci i dati precisi; tuttavia li ho ricavati da certe fonti quindi posto qui anche questo esercizio. Esercizio 6: Siano u=2i+j-3k e v=i-2j+k due vettori espressi secondo le loro coordinate cartesiane. Determinare un terzo vettore w che sia perpendicolare ad entrambi e il cui modulo sia 5 **Indico con il punto . il prodotto scalare** Soluzione: Indichiamo con w=wxi+wyj+wzk il vettore w da determinare espresso secondo le sue componenti. In sostanza, determinare questo vettore significa calcolarne le componenti stesse, che sono incognite. Essendo tre, ci servir un sistema di tre equazioni che le contengano, la cui risoluzione ci porter ai valori di wx, wy e wz. Tre equazioni richiedono tre condizioni, e ce le abbiamo: condizione 1: perpendicolarit di w con u; condizione 2: perpendicolarit di w con v; condizione 3: modulo di w pari a 5. Il fatto che il vettore w sia perpendicolare ai due vettori dati significa che i prodotti scalari u.w e v.w sono entrambi nulli, quindi abbiamo: u.w = (2*wx) + (1*wy) + (-3*wz) = 0, da cui u.w=2*wx+wy-3*wz=0, quindi la prima equazione che ci interessa proprio: 2wx + wy - 3wz = 0 (ometto il simbolo di moltiplicazione * per chiarezza). Dovendo essere anche v.w=0, abbiamo: v.w = (1*wx) + (-2*wy) + (1*wz) = 0, da cui v.w=wx-2wy+wz=0, quindi la seconda equazione : wx - 2wy + wz = 0. La terza e ultima condizione-equazione ci deriva dal valore del modulo di w che sappiamo valere 5: basta quindi scrivere la nota formula per ricavare il modulo di un vettore in funzione delle sue componenti e porla uguale a 5; avremo quindi la terza e ultima equazione: radquad(wx^2+wy^2+wz^2)=5; eleviamo al quadrato per semplificare i calcoli di dopo: abbiamo quindi wx^2 + wy^2 + wz^2 = 25.

Ricavate le tre equazioni, possiamo scrivere e risolvere il sistema: { { 2wx + wy - 3wz = 0 { { wx - 2wy + wz = 0 { { wx^2 + wy^2 + wz^2 = 25 { Ricaviamo wx dalla seconda equazione: abbiamo wx=2wy-wz. Sostituiamo tale valore di wx nella prima: abbiamo quindi 2(2wy-wz)+wy-wz=0, quindi 4wy2wz+wy-3wz=0, in definitiva 5wy=5wz, da cui segue ovviamente che wy=wz. Abbiamo wy=wz. Se sostituiamo quindi wy nella relazione ottenuta in precedenza wx=2wy-wz ricaviamo facilmente che wx=wy. In sostanza abbiamo appena verificato che le componenti del vettore w sono tutte uguali tra loro (wx=wy=wz), quindi possiamo scrivere lequazione wx^2 + wy^2 + wz^2 = 25 come wx^2 + wx^2 + wx^2 = 25, da cui si ricava wx^2=25/3 quindi approssimando alla prima cifra decimale abbiamo wx=+-2,9. Il fatto che venga +- significa che esistono due componenti wx (e quindi due wy e wz, essendo tutte uguali) che soddisfano le condizioni di prima, ma poich la traccia ci chiede di determinare un vettore che ecc ecc allora possiamo considerare uno qualsiasi dei due valori ottenuti: senza nessuna ragione precisa scegliamo di considerare il valore positivo di wx, quindi abbiamo wx=2,9, ma poich sappiamo che wx=wy=wz non risulta difficile scrivere finalmente il vettore w in funzione delle sue componenti: w = 2,9i + 2,9j + 2,9k

Questo esercizio davvero semplicissimo: praticamente si tratta di applicare la formula per il calcolo del lavoro compiuto da una forza per spostare un corpo. Pi che altro il professore ci ha messo in guardia su un fatto facendoci un ammonimento che riporto alla fine dellesercizio stesso. Esercizio 7: Prima parte: una forza di 80 N sposta un corpo per 6 metri. Direzioni e versi sono uguali. Calcolare il valore del lavoro compiuto da tale forza. Parte seconda: la stessa forza produce uno spostamento che ha una direzione inclinata di 40 rispetto a quella della forza stessa. Calcolare il lavoro della forza anche in questo caso. Soluzione: La soluzione della prima parte banale: basta ricordare la formula per ricavare il lavoro in funzione di forza e spostamento, che L=FxSxcosA, dove F e S (Forza e Spostamento) sono ovviamente vettori e A langolo da essi formato. In pratica il lavoro dato dal prodotto scalare dei due vettori (modulo del primo per il modulo del

secondo) per il coseno dellangolo compreso: tuttavia, nel primo caso, forza e spostamento hanno stesso verso e stessa direzione, quindi langolo da essi individuato 0, angolo il cui coseno vale 1. E evidente quindi che la formula si riduce, in questo caso, al prodotto scalare tra i vettori F e S, quindi abbiamo: L=FxS=80x6=480J Da notare che al risultato bisogna SEMPRE aggiungere la sua unit di misura, quindi in questo caso J (Joule). E anche importante notare che in questo caso abbiamo potuto procedere direttamente con la moltiplicazione perch i valori della forza e dello spostamento sono espressi in Newton e metri che sono unit di misura del mks, quindi questo ci autorizza a dire che il lavoro ottenuto in Joule (anchessa unit di misura del mks): se lo spostamento, invece, fosse stato espresso in centimetri, avremmo prima dovuto convertire tale misura in metri perch il centimetro non ununit del mks. Quindi se lo spostamento fosse stato di 6 centimetri (anzich metri) avremmo dovuto prima convertire questi centimetri in metri (quindi 0.06) per poi procedere con i calcoli. Se non facessimo la conversione, il risultato ottenuto non solo sarebbe 48000, ma soprattutto non potremmo scrivere J: un J infatti 1Nx1m, non 1Nx1cm, quindi in quel caso saremmo stati costretti - sempre SE non avessimo fatto la conversione a scrivere per esteso 48000N*cm. (48000 perch 1m=100cm) Per la seconda parte dellesercizio il ragionamento da fare sempre lo stesso, con la differenza che ora forza e spostamento non hanno la stessa direzione ma formano un angolo di 40. Questo significa semplicemente che nel prodotto per determinare il lavoro L=FxSxcosA, cosA - cio cos40 - non vale pi 1 (quindi non pu essere trascurato) ma vale 0.76, quindi nel secondo caso L sar L=FxSxcosA=80x6x0.76=364.8J Il monito del professore consiste semplicemente in questo concetto: se la traccia dellesercizio (la prima parte) si fosse limitata ad essere cos: Una forza di 80 N sposta un corpo per 6 metri. Calcolare il valore del lavoro compiuto da tale forza. in molti avrebbero proceduto di getto facendo L=FxS, dando per scontato che forza e spostamento avessero la stessa direzione; tuttavia lesercizio non dice nulla sullangolo formato dai due vettori, quindi questo esercizio, scritto in questo modo, non pu essere risolto. ********************************************* Per quanto riguarda lesercizio 8, questo un altro che richiede un minimo di rappresentazione grafica. Ho provveduto a farla, ecco il link. Esercizio 8: Due ciclisti si esibiscono in una gara di inseguimento in una pista circolare di raggio r=40m. Essi partono contemporaneamente, uno da A con velocit costante Va e laltro da B con velocit costante Vb=40Km/h. Il ciclista A raggiunge il ciclista B dopo 3 giri completi di pista; calcolare il tempo impiegato da A per raggiungere B. Soluzione: Prima di iniziare notiamo che la velocit del ciclista B (che per comodit chiamer semplicemente B, cos come chiamer A il ciclista A) espressa in km/h, che non sono

unit di misura del mks. Questo non ci vieta di fare lo stesso i calcoli con questi dati, solo che nello svolgimento potremmo dimenticare che tale dato appunto espresso in km/h (e non in m/s) e incorrere in errori, quindi per tagliare la testa al toro convertiamo questo dato in m/s e non ci pensiamo pi: 40*1km/1h = 40*1000m/3600s =11.11m/s, quindi 11.11m/s la velocit espressa in m/s; da questo momento considereremo questo dato, ignorando quello precedente espresso in km/h. Ora, riportare il ragionamento del professore per risolvere questesercizio mi risulta un po difficile, non per il ragionamento in se ma per la difficolt che comporta una spiegazione statica, quindi propongo una mia idea (molto simile a quella del professore) per la risoluzione del problema. In sostanza sappiamo che A raggiunge B dopo tre giri: ci avviene dopo un certo tempo che chiamiamo t. Il fatto che il ciclista A percorra tre giri significa ovviamente che completa tre volte la stessa pista-circonferenza e si ritrova nel punto di partenza: in tale punto, A raggiunge B. E evidente che dopo questo tempo t, B dovr trovarsi nel punto di partenza di A, il che significa che B ha compiuto 2.5 giri (questo perch alla partenza B ha mezzo giro di vantaggio rispetto ad A). Quindi, in poche parole, sappiamo che larco di circonferenza percorso da B in questo tempo t 2.5 volte la circonferenza, ossia (indicando pi greco con P) abbiamo 2,5*P*2r (ricordando che una circonferenza si calcola appunto come 2Pr). Quindi, indicando con Sb lo spazio percorso da B, abbiamo: Sb=v*t, da cui 2.5*P*2r=11.11*t; esplicitando t e calcolando il valore del primo membro dellequazione (che 2.5*P*2r=628m) abbiamo t = 628/11.11=56.52s. Quindi in questo tempo t=56.52s il ciclista B percorre 2.5 giri di pista e si ritrova nel punto di partenza di A in cui appunto A lo raggiunge, quindi possiamo dire che A percorre tre giri di pista anche lui nello stesso tempo t=56.52s. Per quanto riguarda la velocit di A, non mi pare fosse richiesta nellesercizio assegnatoci dal professore, tuttavia ricavarla semplice: infatti ormai sappiamo che A percorre 3 volte 2*P*40m (ossia tre volte la pista, per un totale di 753.6 m) nel tempo calcolato t=56.52s, quindi ricavare la sua velocit Va (che, leggendo la traccia, sappiamo essere costante) diventa banale: Va=S/t, quindi Va=753.6/56.52, da cui viene Va=13.33m/s. A meno di qualche errore di calcolo e di approssimazione, questi dovrebbero essere i risultati esatti; di sicuro dovrebbero essere giuste almeno idee e concetti applicati. Faccio notare che molto spesso, nei calcoli, ometto le dimensioni fisiche delle grandezze: questo un modo errato di svolgere gli esercizi di fisica, in quanto il pi delle volte non abbiamo a che fare con numeri puri (come in matematica) ma appunto con grandezze fisiche; scrivere ad esempio Va=753.6/56.52 non corretto: bisogna specificare che sopra abbiamo i metri e sotto i secondi, quindi la scrittura corretta Va=753.6m/56.52s; tuttavia nel passato ho omesso (e in futuro ometter) spesso le grandezze fisiche non perch non ce ne sia bisogno (il professore ci ha pi volte ammonito sulla loro importanza), ma per una questione di rapidit. Inutile dire che se notate errori, farete cosa estremamente utile e gradita se lo dite. Il nono esercizio verte sullanalisi di un grafico molto semplice che descrive il rapporto tra una forza e lestensione che essa produce su un elastico (probabilmente pi avanti dir molla invece di elastico, li assumo come sinonimi); ecco il grafico. Esercizio 9: Il grafico rappresenta lestensione di un elastico sotto lazione di una forza.

1) Quale forza si deve applicare per estendere lelastico di 1 cm? 2) Qual il rapporto tra il lavoro fatto per estendere lelastico da P a Q e quello per estenderlo da O a P? Soluzione: Alla prima domanda si pu rispondere facilmente se la si riformula: se come si legge dal grafico con una forza di 50 Newton si ottiene un estensione della molla di 0.002m, quanti Newton occorrono per ottenerne una di 1 centimetro, ossia di 0.010m? E chiaro che, essendo 1 centimetro 5 volte superiore a 2 millimetri, allora servir una forza 5 volte superiore a 50N per ottenere lestensione di 1 centimetro, quindi chiamando F1 tale forza, abbiamo che F1=50N*5=250N, che la risposta alla prima domanda. Se proprio vogliamo dare un minimo di formalizzazione matematica al ragionamento, allora dobbiamo ricorrere ad una proporzione: 50N : 0.002m = X : 0.010m dove X lincognita (ossia la forza necessaria per estendere la molla di un centimetro) e 0.010m 1 centimetro espresso in millimetri ( essenziale che le unit di misura siano sempre le stesse). Risolvendo la proporzione (ricordando che il prodotto dei termini medi uguale al prodotto dei termini estremi) abbiamo: X=(50N*0.010m)/0.002m, da cui si ricava (nemmeno a farlo a posta) lo stesso risultato di prima, ossia X=250N. Se proprio siamo restii a questo tipo di ragionamento (che comunque elementare) possiamo applicare le rigorose formule matematiche: la formula che esprime la variazione della forza applicata ad una molla in funzione della sua estensione F=k*x, dove x appunto lestensione e k una costante di proporzionalit che dipende dalla molla. In questo caso quindi, con i dati che abbiamo, avremo: F=k*x cio F=k*0.010m; abbiamo solo lestensione come dato, quindi non sarebbe possibile risolvere lequazione (o meglio in realt sarebbe possibile: x avrebbe infinite a 1 soluzioni dipendenti da k ma questo poco interessante). Per ottenere un risultato esatto dobbiamo ricavare k, la costante di proporzionalit. Come la ricaviamo? Ricorriamo ai dati che gi conosciamo: una forza di 50N procude unestensione di 0.002m, quindi abbiamo 50N=k*0.002m, da cui si ricava k=50N/0.002m, ossia k=25000 N/m (in generale per numeri grandi sarebbe opportuno usare la notazione scientifica con potenze di dieci, quindi in questo caso avremmo dovuto scrivere k=25*10^3 N/m, ma io la evito per chiarezza). Avendo ricavato k possiamo ora risolvere lequazione di prima F=k*0.010m: sostituendo k abbiamo F=25000N/m *0.010m, quindi risulta ancora una volta F=250N, che il solito risultato. Abbiamo visto quindi 3 metodi (2 in realt, dal pi semplice e veloce al pi lungo e relativamente complesso) per la risoluzione dello stesso problema.

Per rispondere alla seconda domanda del problema anche possiamo agire in due maniere differenti. Premetto che indicher con: Lop il lavoro per estendere lelastico da O a P; Lpq il lavoro per estendere lelastico da P a Q; Loq il lavoro per estendere lelastico da O a Q. (i pedici usati non sono nientaltro che le lettere stesse) Di getto ci verrebbe da calcolare Lop e Lpq con la nota formula per il lavoro della forza elastica L=1/2*k*(S^2), ossia Lavoro=1/2*costante_elastica*(Spostamento^2). E allora, sostituendo i valori che abbiamo: Lop=1/2*25000N/m*(0.000004m^2)=0.05J. Analogamente, per calcolare Lpq, calcoliamo prima Loq con la stessa formula di prima e poi, per differenza (Loq-Lop), calcoliamo Lpq. Quindi il lavoro per estendere la molla da O a Q, ossia per 4 millimetri, con la stessa formula di prima e: Loq=1/2*25000N/m*(0.000016m^2)=0.2J. Da questo si ricava che il lavoro per estendere la molla da P a Q (Lpq) dato da Loq-Lop, ossia: Lpq=Loq-Lop=0.20J-0.05J=0.15J Poich la domanda ci chiede il rapporto tra Lavoro da P a Q e Lavoro da O a P non dobbiamo fare altro che Lpq/Lop, quindi in definitiva abbiamo: Lpq/Lop=0.15J/0.05J=3. Il rapporto vale 3. Cera un modo per risolvere il problema senza troppe complicazioni di calcolo? Ovvio: dobbiamo solo ricordare che quando abbiamo il grafico che descrive landamento di una forza, il lavoro da essa compiuto pari allarea della regione sottostante al grafico stesso: tale area generalmente si determina con il calcolo integrale, ma in questo caso la forza determina delle figure geometriche note al di sotto di essa (due triangoli : in blu, un rettangolo: in verde, un trapezio: il triangolo verde in alto pi il rettangolo blu), quindi il calcolo di tali aree possibile tramite le formule della geometria euclidea: larea del triangolo verde in basso, che il lavoro compiuto dalla forza per estendere lelastico di 2 millimetri, ovviamente (baseXaltezza)/2: nel nostro caso la base 0.002m e laltezza 50N, quindi abbiamo area_triangolo= (ossia Lop=) 0.002m*50N/2=0.05J, che non a caso lo stesso valore di Lop ottenuto prima tramite le formule. Per il calcolo del secondo lavoro (da P a Q) dovremmo calcolare larea di quel trapezio con la nota formula (base_maggiore+base_minore)*h/2, ma evito di fare i calcoli perch in realt si pu risolvere il problema moto pi intelligentemente: questo trapezio, infatti, dato dalla somma di tre triangoli verdi, ossia quello verde in alto + il

rettangolo che uguale alla somma di due triangoli. Quindi avendo gi calcolato larea di questo triangolo verde (che era Lop), baster moltiplicarla per 3 per ottenere Lpq; in realt nemmeno ci serve farlo: noi dobbiamo determinare il rapporto tra i due lavori, ma avendo appena detto che trapezio=3*triangolo, allora possiamo tranquillamente concludere che Lpq=3*Lop, da cui: Lpq/Lop=3 che la risposta alla seconda domanda (che per altre vie avevamo anche gi dato prima). ************************************************** Il decimo esercizio non richiede disegni per essere compreso. Esercizio 10: Sia F=[1.5yi + 3x^2j 0.2(x^2 + y^2)k+N una forza che agisce su una particella di massa m=1kg. Al tempo t=0 la particella a distanza dallorigine R=(2i + 5j)m e ha velocit v=(2j + k)m/s. Determinare, allistante t=0: 1) la forza agente sulla particella; 2) laccelerazione della particella; 3) la sua energia cinetica; 4) la potenza dissipata. Soluzione: 1) la forza agente sulla particella allistante t=0: allistante t=0 sappiamo che la particella ha una distanza dallorigine del moto (che pu essere considerata come lorigine degli assi cartesiani) R= (2i + 5j)m; poich, per definizione, i moduli dei versori valgono sempre 1, le quantit 2i e 5j, che rappresentano rispettivamente la componente orizzontale e verticale del vettore posizione della particella, sono 2 (si) e 5 (5j) perch sarebbero rispettivamente 2*1 e 5*i. Quindi allistante t=0 la particella nel punto P(2, 5), quindi x=2 e y=5; posiamo ora andare a sostituire questi due valori di x e y nellequazione F=[1.5yi + 3x^2j 0.2(x^2 + y^2)k]N per ottenere F=1.5*5i + 3*4j 0.2*(4 + 25)k, da cui viene F=7.5i + 12j 5.8kN, che quindi la forza espressa vettorialmente agente sulla particella allistante t=0; se ne vogliamo ricavare il modulo, ci basta applicare semplicemente la ben nota formula che deriva dal teorema di Pitagora: modulo_F=radquad(7.5^2 + 12^2 + (-5.8 )^2)N=radquad(56.25 + 144 + 33.64)N=15.29N

2) laccelerazione della particella allistante t=0: per calcolare laccelerazione della particella allistante t non dobbiamo fare altro che ricordare la legge fondamentale della dinamica (o seconda legge di Newton) la quale afferma sinteticamente che: F = a*m (F=forza;a=accelerazione;m=massa) infatti da questa formula si ricava facilmente linversa a=F/m e allora: la forza agente sulla particella allistante t=0 la conosciamo (labbiamo calcolata al punto precedente) e vale vettorialmente - F=7.5i + 12j 5.8kN, quindi non dobbiamo fare altro che dividere tale forza per la massa (m=1kg) e otterremo laccelerazione; essendo m=1kg, la divisione inutile perch si divide per 1 (la massa appunto), in ogni caso: a=F/m={[(7.5i + 12j 5.8k)]/1}m/s^2=F=7.5i + 12j 5.8km/s^2, che quindi esattamente uguale alla forza che abbiamo calcolato prima, con la differenza che traddandosi, di unaccelerazione, le unit di misura sono ovviamente m/s^2. Inutile dire che, essendo laccelerazione vettorialmente uguale alla forza, anche il modulo (se lo calcolassimo) risulterebbe uguale a quello della forza, quindi possiamo scrivere senza troppi calcoli a=15.29m/s^2. A proposito di quei m/s^2: nella divisione di prima avevamo al numeratore una forza che si misura in Newton e al denominatore una massa che si misura in chilogrammi; da dove sono usciti i metri/secondo^2? La risposta semplice: se ricordiamo che 1N=1kg*1m/s^2, risulta evidente che dividendo 1 Newton per 1 chilogrammo otteniamo appunto 1 m/s^2. 3) lenergia cinetica della particella allistante t=0: non dobbiamo fare altro che ricordare la formula dellenergia cinetica di un corpo e andarvi a sostituire i dati che abbiamo. La formula : K=1/2*(m/v^2) la massa m=1kg, la velocit v=(2j + k)m/s. Ai fini dellenergia cinetica ci interessa per il modulo della velocit (lenergia cinetica non un vettore): tale modulo dato sempre dalla radice quadrata della somma dei quadrati delle componenti, che nel caso di v sono 2*1 e 1*1, quindi 2 e 1, il che significa che modulo_v=radquad(5)m/s. Sostituendo quindi i dati nella formula di cui sopra dellenergia cinetica otteniamo: K=1/2*(1kg*5m/s^2)=2.5J, ricordando che 1J=1N*1m, dove 1N, a sua volta, 1kg*1m/s^2. 4) la potenza dissipata dalla forza agente sulla particella allistante t=0 (o per meglio dire, la potenza dissipata dalla sorgente della forza, sia essa una macchina, un uomo o un animale):

bisogna solo ricordare che la potenza dissipata dalla sorgente di una forza una grandezza scalare la quale data dal prodotto ovviamente scalare della forza prodotta per la velocit, quindi detta P tale potenza abbiamo: P=FxV=Fx*Vx + Fy*Vy + Fz*Vz=7.5N*0m/S + 12N*2m/s 5.8N*1m/s=24N*m/s 5.8N*m/s=18.2N*m/s, ossia P=18.2W Da ricordare ovviamente che il prodotto scalare tra due vettori consiste nella somma dei prodotti delle componenti di "uguale posto" (quindi comp1_x*comp2_x + comp1_y*comp2_y + comp1_z*comp2_z) Questi sono gli ultimi due esercizi assegnati mercoled 16/4/08, con le relative soluzioni. Non ho ricontrollato molto, ma i risultati e i calcoli dovrebbero essere esatti. Esercizio 11: Un missile lanciato verticalmente verso lalto ha accelerazione a=2g, durante laccensione del suo razzo motore che dura t0 =50s. Trascurando la resistenza dellaria e la variazione di g con laltezza calcolare: 1) la massima altezza raggiunta; 1) il tempo trascorso dalla fine del periodo di accensione al ritorno sulla terra. Soluzione: in sostanza questo missile parte con una velocit iniziale v0=0m/s e da una posizione iniziale che anche possiamo assumere come zero del nostro sistema di riferimento verticale, quindi s0=0m. Il suo razzo propulsore, il cui effetto si fa sentire per 50s poi si spegne determina unaccelerazione costante per il missile che a=2g (dove g ovviamente laccelerazione gravitazionale): in sostanza vogliamo sapere qual la quota massima raggiunta dal missile prima di cominciare a cadere e quanto tempo impiega a ritornare sulla terra dopo lo spegnimento del suo razzo propulsore, tutto questo considerando trascurabile lattrito dellaria e il fatto che laccelerazione di gravit g diminuisce allaumentare della distanza del missile dalla Terra. Per prima cosa conveniente calcolare la quota raggiunta dal missile durante il funzionamento del suo razzo propulsore, che dura per 50 secondi; si tratta di un moto uniformemente accelerato con a=2g, e inoltre sappiamo che sia la velocit iniziale che la posizione iniziale valgono 0, quindi la formula generale S=s0 + v0*t + 1/2*a*t^2 si riduce a S=1/2*a*t^2 Sostituendo i valori che abbiamo (ossia a=2g e t=50s) otteniamo S=1/2*(9.8*2)m/s^2*2500s^2=24500m.

S=24500m non la quota massima raggiunta dal razzo, ma solo quella che ha raggiunto prima che il suo razzo propulsore si spegnesse: evidente che, quando ci accade, il missile ha raggiunto una certa velocit V che, per inerzia, mantiene fino a che laccelerazione di gravit (rivolta verso il basso) non la porta a zero; a quel punto il missile comincia a cadere (quindi in questo caso laccelerazione di gravit diventa una specie di decelerazione di gravit). Come si pu calcolare, quindi, questa ulteriore quota raggiunta dal missile dopo lo spegnimento del suo razzo propulsore? Innanzitutto dobbiamo stabilire, al momento dello spegnimento del razzo, che velocit aveva raggiunto il missile: per farlo dobbiamo ricordare la formula per determinare la velocit in un moto uniformemente accelerato, che V=v0 + a*t In questo caso v0=0m/s, perch il missile parte da fermo, quindi abbiamo semplicemente V=a*t, ossia V=2*g*t=2*9.8m/s^2*50=980m/s Quindi dopo lo spegnimento del razzo propulsore, il missile ha raggiunto una velocit V=980m/s. Tale velocit gli permette di alzarsi ulteriormente prima di cadere, ma di quanto? E evidente che nel momento in cui il razzo propulsore sta zitto, il moto passa da uniformemente accelerato a uniformemente decelerato, dove la decelerazione dovuta allaccelerazione di gravit g che ovviamente che tende a far cadere il missile. In sostanza il nuovo moto che dobbiamo analizzare questo: abbiamo il missile che ha raggiunto la quota S=24000m e ha ormai una velocit di 980m/s e continua quindi a muoversi verso lalto. Quando comincia a cadere? Ce lo dicono le formule del moto uniformemente accelerato (o per meglio dire decelerato), ossia S=v0*t 1/2*g*t^2, dove v0=980m/s e g=9.8m/s^2 e V=v0 g*t che la legge di variazione della velocit nel moto uniformemente accelerato. Poniamo a sistema le due equazioni: { { S=v0*t 1/2*g*t^2 { { V=v0 g*t { La V che figura nella seconda equazione la velocit finale del missile, che ovviamente 0 perch il missile deve fermarsi prima di cadere, quindi quellequazione diventa v0 g*t = 0, da cui si ricava t=v0/g. Sostituiamo t nella prima equazione del sistema; abbiamo: S=v0*t 1/2*g*t^2 = v0*(v0/g) 1/2*g*(v0/g)^2

Sostituiamo i valori noti nellequazione; otteniamo: S=v0*(v0/g) 1/2*g*(v0/g)^2 = 980m/s*(980m/s / 9.8m/s^2) 1/2*9.8m/s^2*(980m/s / 9.80m/s^2)^2 = 98000m 49000m = 49000m. S=49000m quindi lulteriore quota del missile dopo lo spegnimento del razzo: se si soma alla quota calcolata in precedenza (24500m) otteniamo Stot=24500m + 49000m = 73.500m, ossia 73.5km. Abbiamo cos risposto alla prima domanda; rimane da rispondere alla seconda, ossia dobbiamo calcolare il tempo trascorso dalla fine del periodo di accensione (del razzo) al ritorno sulla terra. Dal momento in cui il razzo si spegne, abbiamo un certo tempo T1 in cui il missile continua a salire per inerzia dopo laccelerazione col razzo e un secondo tempo T2 in cui il missile cade per effetto della forza di gravit. Calcoliamo prima T1: il missile (nel momento in cui il razzo si spegne) ha una velocit di 980m/s; il moto uniformemente decelerato, quindi poich V=a*T1, T1=V/am ossia T1=(980m/s)/9.8m/s^2 cio T1=100s. T2 invece si calcola tenendo presente che nel momento in cui il razzo comincia a cadere la sua velocit iniziale ovviamente 0 e il punto di partenza pu essere considerato il punto 0. Quindi in questo caso, se volessimo calcolare lo spazio percorso dal missile, avremmo S=1/2*g*T2^2, da cui si ricava che T2=radquad(2*S / g); sostituendo i valori che abbiamo otteniamo T2=122.47s. Sommando i due tempi parziali T1 e T2 otteniamo Ttot=T1+T2=222.47s. ********************************************** Esercizio 12: Sapendo che la massa di Marte 1/10 di quella della Terra e il suo raggio e 1/2 di quello della Terra, si calcoli laccelerazione di gravit su Marte. Soluzione: Lesercizio di facile risoluzione: la legge di gravitazione universale di Newton ci dice che F=G*(M1*M2)/r^2 Commentando velocemente e senza troppe precisazioni, significa che in tutto lUniverso due masse si attraggono con una forza che direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Ora, se le masse considerate sono quelle della Terra (supponiamo M1) e di un corpo qualsiasi (M2), poich sappiamo che la forza peso P=m*g o per meglio dire P=M2*g (dato che M2 la massa che stiamo considerando), allora possiamo scrivere che

M2*g=G*(M1*M2)/r^2 Semplificando M2 al primo e al secondo membro otteniamo: g=G*(M1)/r^2, dove M1 (secondo la nostra supposizione) la massa della Terra. Abbiamo quindi espresso laccelerazione di gravit g sulla terra in funzione della sua massa (M1) e del suo raggio r. Per evitare equivoci scriviamo questultima relazione come gt=G*(Mt)/rt^2, dove t non una quantit che moltiplica, ma solo un indicatore per dire che quelle grandezze sono quelle della Terra. Per analogia scriviamo la stessa formula per Marte gm=G*(Mm)/rm^2 dove ancora una volta m un indicatore che sta per Marte. Facciamo il rapporto tra gt e gm*/b+, cosicch potremmo esprimere laccelerazione di gravit di Marte in funzione di quella della Terra; abbiamo quindi: gm/gt=G*(Mm/rm^2)/G*(Mt/rt^2) Semplifichiamo G e G (G una costante universale, quindi non c bisogno di distinguere tra G della Terra e G di Marte); otteniamo: gm/gt=(Mm/rm^2)/(Mt/rt^2)=(Mm/Mt)*(Rt/Rm)^2 MassaDiMarte/MassaDellaTerra=1/10, perch come dato sappiamo appunto che il rapporto di tali masse 1/10; (Rt/Rm)^2, inoltre, (2)^2, cio 4, ricordando che il rapporto RaggioMarte/RaggioTerra=1/2, quindi il rapporto inverso ovviamente 2, che al quadrato da 4. Sostituendo questi valori nella formula di sopraabbiamo: gm/gt=(1/10)*(2)^2=1/10*4=0.4, quindi abbiamo gm/gt=0.4 da cui si ricava facilmente che gm=0.4*gt, che significa che *b+laccelerazione di gravit su Marte 0.4 volte quella della Terra, ossia 0.4*9.8m/s^2, ossia gm=3.92m/s^2. Queste sono le tracce degli esercizi che il professore ha proposto nelle ultime due settimane (tranne quelli eventuali di oggi 30 aprile perch non ci sono stato). Non posto le soluzioni perch purtroppo non ho tempo; magari in futuro ne scrivo qualcuna.

Per le tracce che lo richiedono ho disegnato e linkato le rappresentazioni grafiche. Esercizio 13: Un blocco di legno di massa M=5kg pu scorrere senza attrito su un piano orizzontale; esso fissato ad una molla di massa trascurabile e costante elastica k inizialmente a riposo. Contro il blocco sparato un proiettile di massa m=300g e velocit vp=100m/s. Se lurto completamente anelastico determinare: il periodo delle oscillazioni che il sistema compie dopo lurto, sapendo che la compressione subita dalla molla x=10 cm; lenergia E dissipata nellurto tra blocco e proiettile. Esercizio 14: Su di una sbarretta sottile e di peso trascurabile di lunghezza l=36 cm sono disposte, equidistanti tra di loro, quattro sferette praticamente puntiformi. Le sferette poste agli estremi hanno massa m1=18 g mentre le sferette interne hanno massa m2 =10 g Calcolare il momento di inerzia del sistema rispetto ad un asse normale alla sbarretta, passante: 1. per il suo punto di mezzo; 2. per un estremo; 3. per il punto in cui collocata una delle sferette interne. m1=================m2=================m2=================m1 Esercizio 15: Link alla figura Una massa di 12 Kg fissata ad una corda che avvolta su una puleggia di 10 cm di raggio. Laccelerazione della massa lungo il piano inclinato (di 37) senza attrito 2 m/s^2. Assumendo che lasse della puleggia sia pure senza attrito, calcolare: La tensione della corda; il momento dinerzia della puleggia; La velocit angolare della puleggia 2 s prima che inizia a ruotare, partendo dalla quiete. Esercizio 16: Un vagone di 40 tonnellate si muove in discesa con una velocit V=36km/h lungo un percorso rettilineo avente pendenza del 2%. Il vagone frena e per effetto dei freni si ferma dopo 200 metri. Calcolare: il tempo che impiega a percorrere i 200m; lenergia dissipata in calore durante la frenata. Esercizio 17:

Una forza F=7.48N sposta un corpo per S=68cm. I vettori forza e spostamento formano tra loro un angolo di 35; calcolare il lavoro della forza F. Se il lavoro della stessa forza F per spostare il corpo dello stesso spostamento S di 2J, quale angolo individuano i due vettori? Esercizio 19: Link alla figura Calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse, perpendicolare al telaio, passante: per C, punto di incontro delle diagonali; per uno dei vertici in cui posta la massa m1; per uno dei vertici in cui posta la massa m2; Verificare se C il baricentro del sistema. Cera un ultimo esercizio, il 18 del mio elenco (che infatti ho omesso) la cui traccia non mi tanto chiara nella seconda parte. Inizia pi o meno cos: Un corpo di massa m1=200g legato ad una molla di costante elastica k=400N/m compressa di x0 cm. Rilasciandola, il corpo m1 va ad urtare un corpo di massa m2=2*m1 fermo sul tratto AB. Determinare x0, sapendo che dopo lurto m1, ribattendo sulla molla, la comprime di x1=3.5cm. Ovviamente dovrei fare il disegno per poterlo rendere comprensibile, ma non ricordando la seconda parte della traccia per ora lo lascio in sospeso. Se qualcuno lha trascritta bene e la vuole postare, fa cosa gradita. Ultima modifica di YuYevon su dom 25 mag, 2008 16:48, modificato 1 volte in totale. Salve ragazzi, come promesso cercher di dare brevemente una soluzione all'esercizio 13. Allora, la traccia dice: Un blocco di legno di massa m2=5kg pu scorrere senza attrito su un piano orizzontale; esso fissato ad una molla di massa trascurabile e costante elastica k inizialmente a riposo. Contro il blocco sparato un proiettile di massa m=300g e velocit vp=100m/s. Se lurto completamente anelastico determinare: il periodo delle oscillazioni che il sistema compie dopo lurto, sapendo che la compressione subita dalla molla x=10 cm; lenergia E dissipata nellurto tra blocco e proiettile. Quindi riassumendo i dati a disposizione:

m1 = 0,3Kg m2 = 5kg v1 = 100m/s deltax = 0,1 m Partiamo... Per il disegno non vi dovrebbero sorgere dubbi, perch alquanto semplice e cio un blocco collegato ad una molla su cui, sul piano orizzontale, viene sparato un proiettile contro. -----/\/\/ | | ------A questo punto la traccia ci dice una cosa molto importante e cio che l'urto anelastico. Questo significa che le due masse dopo l'urto si uniranno e avranno la stessa velocit vd e cio : Legge di conservazione della quantit di moto m1 * v1 + m2 * v2 = (m1 + m2) vd da qui possiamo calcolarci la velocit della massa totale dopo l'urto: 0,3 kg * 100m/s + 0 = (5,3 kg) * vd vd = 5,66 m/s

A questo punto sappiamo che l'energia meccanica non si conserva del tutto ma ne viene persa alcuna di essa sotto forma o di calore o di deformazione, per cui applicando il principio di conservazione dell'energia meccanica: Ei = Ef + Edissipata Ossia (1/2 * m1 * v1^2) + (1/2 * m2 * v2^2) - [1/2*(m1+m2) * vd^2] = 1/2 * Mr * |v1 - v2| ^ 2 dove per Mr intendo la massa ridotta, ossia (m1*m2)/(m1+m2) Mettendo i valori conosciuti avremo:

(1/2 * 0,3kg * (100m/s)^2) + 0 - (1/2 * 5,3kg * (5,66m/s)^2) = 1/2 * (1,5/5,3)kg * 10000m/s ossia: 1419,64 J Ora la traccia voleva sapere anche il periodo di oscillazione della molla dopo l'urto. Analizzando quello che succede dopo l'urto possiamo risolvere il probblema e cio: Applicando il principio di conservazione dell'energia meccanica noi sappiamo che l'energia iniziale subito dopo l'urto data dalla sola energia cinetica dell'intero blocco unito e cio Ei = 1/2 * (m1+m2) * vd^2 Mentre l'energia finale data dall'energia potenziale elastica della molla, ossia Ef = 1/2 * (k) * x^2 Quindi eguagliando si ha: [1/2 * (k) * x^2 ] - [1/2 * (m1+m2) * vd^2] = 0 da cui risolvendo per k avremmo: k = [(m1+m2)/x^2] * vd k = 16978,868 N/m A questo punto trovare il periodo di oscillazioni semplice e ricordando che T = 2 * pigreco/omega ed omega = radquadr(k/m1+m2) T = 2*pigreco * radquadr(m1+m2/k) T = 0,11 s

/*Indico con S il simbolo "sigma maiuscolo" della sommatoria*/ In sostanza il teorema ci consente di stabilire il momento di inerzia di un corpo rigido relativo ad un asse passante per un suo punto qualsiasi partendo dalla conoscenza del momento di inerzia relativo ad un asse passante per il suo centro di massa. Essenzialmente, noto Icm, ossia il momento di inerzia rispetto ad un asse passante per il centro di massa, vogliamo conoscere Ip, ossia quello relativo ad un asse passante per un generico punto P(x,y) del corpo di cui sono ovviamente note le coordinate (o meglio "la distanza" dal cm, parliamo di coordinate solo nel caso di assi cartesiani). E allora, leggendo la diapositiva 4 del capitolo sulle rotazioni delle dispense di Fusco, vediamo uno stranissimo corpo riportato in un sistema cartesiano. Di questo corpo conosciamo le coordinate del centro di massa, quindi abbiamo Cm(Xcm,Ycm), e il momento di inerzia relativo all'asse passante per esso, ossia Icm. Ricordiamo preliminariamente (e non sono sicuro di questa cosa ma cos dovrebbe essere) che il momento di inerzia di un corpo relativo ad un asse passante per un suo punto dato dalla sommatoria di tutte le piccole masse (a limite infinitesime, ma in quel caso si parla di integrale) in cui possibile suddividere il corpo per il quadrato delle loro rispettive distanze dal punto in questione. Ora, se consideriamo un generico punto del sistema cartesiano P(a,b) e vogliamo calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse passante per esso partendo dalla conoscenza che abbiamo per ipotesi di Icm (momento di inerzia rispetto al centro di massa), dobbiamo procedere innanzitutto con la definizione stessa di momento di

inerzia rispetto all'asse passante per P: tale momento di inerzia, che chiamiamo Ip, sar uguale quindi alla somma di tutte le piccole masse in cui possibile scomporre il corpo per il quadrato della loro distanza da P. Ora, se consideriamo una "mini-massa" Mi di coordinate Xi e Yi come quella che raffigurata nell'illustrazione, tale "mini-massa" avr una distanza rispetto al punto P che (per il teorema di Pitagora) uguale alla radice quadrata della somma dei quadrati delle sue coordinate rispetto, per, al punto P stesso, che quindi saranno proprio Xi-a e Yib (in pratica la somma dei quadrati delle differenze delle coordinate di Mi e P). Si detto "radice quadrata": ovviamente poich la definizione di momento di inerzia prevede il quadrato della distanza, la radice quadrata va via e rimane (Xi-a)^2 + (Yi-b)^2, moltiplicato quindi per la mini-massa Mi. Facendo la sommatoria quindi di tutte le minimasse Mi per le relative distanze dal punto P otteniamo ci che ci interessa, ossia il momento di inerzia del corpo rispetto all'asse per P. Abbiamo cio: Ip = S Mi*[(Xi-a)^2 + (Yi-b)^2] A questo punto dobbiamo cercare di esprimere Ip in funzione di Icm, quindi sviluppiamo quei quadrati della sommatoria; otteniamo: Ip = S Mi*(Xi^2 + a^2 - 2Xi*a + Yi^2 + b^2 - 2Yi*b) da cui, "spezzettando" la sommatoria Ip = SMi*(Xi^2 + Yi^2) -2aSMi*Xi -2bSMi*Yi + (a^2 + b^2)SMi Analizzando le singole sommatorie abbiamo che: SMi*(Xi^2 + Yi^2) la sommatoria di tutte le minimasse per il quadrato della loro distanza dal centro mi massa, quindi il momento di inerzia rispetto all'asse passante per il centro di massa, alias Icm; (a^2 + b^2)SMi sarebbe il quadrato della distanza del punto P dal centro di massa (che chiamiamo D^2) per la sommatoria di tutte le mini-masse, ossia della stessa massa M, quindi in definitiva varr D^2*M; gli altri due termini, ossia -2aSMi*Xi -2bSMi*Yi sono entrambi uguali a 0, quindi non compaiono nella formula finale. Perch sono uguali a 0? La spiegazione che mi sono dato io (non so se corretta) che sommare tante piccole masse per la loro ascissa Xi rispetto al centro di massa equivale a sommare termini uguali in modulo ma a segno alterno, questo perch una minimassa che sta a destra di centro di massa ha ascissa opposta ad una mininmassa che sta alla sua sinistra, quindi la loro somma si annulla, e cos per tutte le minimasse. Stesso ragionamento per le ordinate. Queste due quantit non contribuiscono quindi alla formula finale, che in definitiva Ip = Icm + M*D^2 che in sostanza significa che il momento di inerzia di un corpo rispetto ad un asse passante per un punto P a distanza D dal centro di massa del corpo (quindi Ip) uguale al momento di inerzia relativo all'asse passante per il centro di massa (Icm) aumentato di una quantit pari al quadrato della distanza di P dal CM per la massa stessa del corpo (enunciato non formale ma credo accettabile). Questo porta anche ad un interessante corollario. Abbiamo infatti che Ip uguale a Icm pi "una certa quantit": questo significa che Icm, ossia il momento di inerzia di un corpo

rispetto ad un asse passante per il CM, sempre minore di un momento di inerzia relativo ad un qualsiasi altro asse passante per un qualsiasi altro punto, propriet questa che bene tenere a mente nella risoluzione dei problemi, nel senso che se calcolando questi momenti di inerzia ricavassimo che Icm maggiore di un certo Ip, sicuramente la cosa sarebbe indice di un errore che abbiamo commesso.

Allora lo scorso mercoled 21 maggio si tenuta unesercitazione scritta, una sorta di prova desame simulata. Questa consiste in 5 esercizi, 2 dei quali visti a lezione, gli altri abbastanza simili. La corretta risoluzione di ognuno si traduce in 6 punti, quindi risolvendoli bene tutti si raggiunge il 30. Per quanto riguarda quelli gi visti in aula, gli esercizi della prova sono stati il numero 19 dellelenco che ho scritto io in questo topic (che si trova in questa pagina) e il numero 18 che in realt ho saltato nellelenco perch non ne ricordavo la traccia, quindi la scrivo qui con tanto di link alla figura: Esercizio 18: Un corpo di massa m1=200g legato ad una molla di costante elastica k=400N/m compressa di x0 cm. Rilasciandola, il corpo m1 va ad urtare un corpo di massa m2=2*m1 fermo sul tratto AB. Determinare x0 sapendo che, dopo lurto, m1 ribatte sulla molla e la comprime di x1=3.5cm. La massa m2, a causa dellurto, sale lungo il tratto BC e prosegue per quello scabro CD (coeff.attrito M=0.5). Sapendo che CD=CO=h, determinare per quale valore di h la massa m2 si arresta in D Francamente non ho capito che significa sto CD=CO=h cio sto CO che roba ? Forse basta sapere che CD uguale ad h, non saprei. Poi chiedo al professore appena possibile. Per quanto riguarda gli altri esercizi (e quelli che il prof. ha assegnato luned) li poster appena possibile qui sul forum (cercher di dare la soluzione di almeno un paio di questi). Per il momento il contatore fermo a 19.

UN cane che corre alla velocit di 15m\s all'stante t=0, a 30 metri da una lepre che corre alla velocit di 10m/s. Assumendo che le due velocit non si modifichino, in quale istante il cane raggiunger la lepre?? ( risultato t=6,0 s) Il fatto che il cane raggiunga la lepre significa essenzialmente una cosa: si trovano nella stessa posizione (ad un certo istante di tempo che non conosciamo). Assumendo che il moto sia rettilineo - anche se non lo dice - abbiamo in pratica il moto rettilineo uniforme. La legge che lega lo spazio alla velocit e al tempo nel caso di questo moto : S = So + Vo*t (in realt sarebbe t-to ma poich partiamo dall'istante to=0 allora possiamo scrivere semplicemente t) Come origine dello spazio consideriamo il punto nel quale si trova il cane all'istante 0. Quindi nel caso del cane, S (che chiamiamo Sc) vale: Sc = (15m/s)*t (So vale quindi 0) Per la lepre invece abbiamo: Sp = 30m + (10m/s)*t (So stavolta vale 30, perch la lepre ha 30 metri di vantaggio sul cane) Ora, come dicevo, se il cane ha raggiunto la lepre, le posizioni sono uguali, quindi abbiamo Sc = Sp, ossia: (15m/s)*t = 30m + (10m/s)*t; Equazione di primo grado nell'incognita t (il tempo che vogliamo ricavare); risolviamola:

(15m/s)*t - (10m/s)*t = 30m, da cui (5m/s)*t = 30m; dividiamo tutto per 5m; otteniamo: (1s)*t = 6 da cui t = 6s. Esercizio 19: Calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse, perpendicolare al telaio, passante: per C, punto di incontro delle diagonali; per uno dei vertici in cui posta la massa m1; per uno dei vertici in cui posta la massa m2; Verificare se C il baricentro del sistema. Allora innanzitutto dobbiamo calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse passante per il punto C: questo il punto di incontro delle diagonali le quali, ricordando le propriet della geometria euclidea, si tagliano scambievolmente a met. Poich la diagonale di un quadrato uguale a L*radquad(2), in questo caso le due diagonali misureranno (sono uguali) 2*radquad(2)cm, ossia 2.82cm. Poich C, come si detto, si trova nel punto di incontro delle due diagonali, questo ha una distanza da ogni massa posta ai vertici del quadrato pari a 2.82/2 cm, ossia 1.41cm. A questo punto per calcolare il momento di inerzia rispetto allasse passante per C abbiamo tutto: abbiamo i valori delle 4 masse del sistema e le loro distanze (tutte uguali) dal punto in questione, quindi procediamo con i calcoli. Il momento di inerzia per un asse passante per un punto qualsiasi si calcola come somma del prodotto di tutte le masse per il quadrato della loro distanza dal punto. Detta d questa distanza e I il momento di inerzia, abbiamo: I = m1*d^2 + m2*d^2 + m1*d^2 + m2*d^2; notiamo che ci sono termini uguali (primo-terzo e secondo-quarto) che quindi possiamo sommare: I = 2*(m1*d^2) + 2*(m2*d^2); Sostituendo i valori noti abbiamo dunque: I = 2*(10g*(1.41cm)^2) + 2*(5g*(1.41cm)^2) ossia: I = 40g*cm^2 + 20g*cm^2 = 60g*cm^2 Trovata la prima soluzione del problema, procediamo per la seconda in maniera analoga. Stavolta dobbiamo calcolare il momento di inerzia relativo ad un asse passante per uno dei due punti in cui c la massa m1; il momento di inerzia dipende appunto dalle masse e dalla loro distanza, ma poich il sistema in esame simmetrico, la scelta di uno dei punti nei quali posta una massa m1 arbitraria: scegliamo, giusto per avere un riferimento, quello in basso a sinistra. Allora ancora una volta il momento di inerzia dato dalla somma dei prodotti di tutte le masse per i quadrati delle loro distanze dallasse. Stavolta le distanze in gioco sono 2: una proprio L, che la distanza delle due masse m2 dal punto in questione; laltra la diagonale, che separa il punto dallaltra massa m1 (chiamiamo D questa diagonale). Il contributo della massa m1 che stiamo considerando, invece, nullo, perch la distanza di tale massa da s stessa ovviamente 0. Abbiamo quindi: I = m2*L^2 + m1*D^2 + m2*L^2; da cui I = 2*(m2*L^2) + m1*D^2; sostituendo i noti valori numerici abbiamo: I = 40g*cm^2 + 80g*cm^2 = 120g*cm^2;

Ora dobbiamo calcolare il momento di inerzia del sistema rispetto ad un asse passante per uno dei punti in cui c una massa m2: per gli stessi motivi di prima la scelta del punto arbitraria, scegliamo quello in alto a sinistra. Ancora una volta le lunghezze in gioco sono due: L il lato che misura la distanza tra questa massa m2 e le due masse m1; D (diagonale) invece la distanza tra le due masse m2. Ancora una volta quindi: I = m1*L^2 + m2*D^2 + m1*L^2; da cui: I = 2*(m1*L^2) + m2*D^2; sostituendo i soliti valori: I = 40g*cm^3 + 80g*cm^3 = 120g*cm^2; lo stesso momento di inerzia di prima, cosa prevedibile in quant il sistema in esame perfettamente simmetrico rispetto alle diagonali, sia per le masse che per le distanze. Resta lultimo punto: C il baricentro del sistema? Una prima conferma (diciamo condizione necessaria ma non sufficiente) ci viene data dal fatto che il momento di inerzia rispetto ad un asse passante per C 60g*cm^3, mentre quelli rispetto agli assi passanti per i vertici sono entrambi 120g*cm^3: il primo, dunque, minore del secondo, e questa gi una piccola conferma perch il momento di inerzia rispetto ad un asse baricentrico, in ogni sistema, sempre il minore in assoluto. In ogni caso, per verificarlo, possiamo ricorrere al teorema di SteinerHuygens, anche detto degli assi paralleli, per il quale noi sappiamo che Ip = Icm + M*d^2 che in sostanza significa che il momento di inerzia per un asse passante per un punto P qualsiasi (Ip) uguale ad un qualsiasi momento di inerzia del corpo rispetto allasse baricentrico (Icm) aumentato della quantit M*d^2, dove M la massa di tutto il sistema in esame e d la distanza di tale punto P dal centro di massa stesso. Applicando la formula inversa abbiamo che: Icm = Ip - M*d^2 Nel caso in esame, considerando 120g*cm^3 come momento di inerzia qualsiasi, abbiamo che Icm = 120g*cm^3 - 60g*cm^3 = 60g*cm^3, che esattamente il momento di inerzia che abbiamo calcolato allinizio rispetto allasse passante per C, il quale quindi il centro di massa (baricentro) del sistema in esame

Il ragionamento che ho seguito questo: Sono partito da un punto fermo, ossia sappiamo che ci sar un urto centrale, e quindi la massa m1 avr Una velocit contraria a quella che assumeva prima dellurto, il modulo di questa velocit ossia della massa m1 dopo lurto non conosciuto. Sappiamo oltretutto che m2 il doppio di m1 e che la velocit di m2 prima dellurto 0. A questo, avendo a che fare solo con forze conservative, io ho applicato la conservazione dellenergia meccanica. Ossia Ei = * m1* v^2 Ef = * k * x^2 Eguagliando avremo * k * x^2 = * m1 * v^2 Ricordate che x conosciuto perch la seconda compressione che la molla riceve. La nostra incognita in questo caso la velocit della massa m1 dopo lurto. Questa la velocit della massa m1 dopo lurto che chiamer v1 = 1,57 m/s Ora andiamo a ritroso, ossia, come detto prima la massa m2 prima dellurto ferma quindi scriviamo le equazioni dellurto centrale: v1 = (m1 m2)/(m1+m2) * (v1) v2 = (2*m1)/(m1+m2) * (v1) Quello che a noi interessa la velocit v1 ossia la velocit della massa m1 prima dellurto, ci servir per trovare la prima incognita del problema, ossia x0. Sostituendo i dati conosciuti nelle precedenti equazioni viene fuori una velocit di v1 = 4,75 m/s Ora, facciamo i furbi per trovare la compressione x0, ossia applichiamo nuovamente T.C.E.M. Quindi Ei = * k * x^2 Ef = * m1* v1^2 Eguagliando avremo: x = v1 * radquad(m/k) x = 0,106 m Ora sempre dalle equazioni dellurto tiriamo fuori la velocit della m2.

v2 = 3,16 m/s A questo punto applichiamo nuovamente T.C.E.M relativamente a quello che fa la massa m1. La sua energia iniziale solo cinetica Ei = * m2* v2^2 La sua energia finale data dalla cinetica meno la gravitazionale, ossia Ef = * m2* v2^2 - mgh A questo punto come condizione iniziale sulla l'inizio della rampa possiamo usare proprio questa: Ei = * m2* v2^2 - mgh mentre come condizione finale solo il lavoro della forza non conservativa: Fa = mi * mg = 1,962N presa con segno negativo Dunque: DeltaE = (-1,962N) *h - * m2* v2^2 + mgh Risolvendo per h viene circa h= 2,7 m Attendo riscontri con il vostro risultato.

Per chi avesse capito l'esercizio 16, ecco il procedimento Il ragionamento che ho seguito questo: Questo vagone di massa 40000kg e velocit di 10 m/s scende su un piano inclinato con angolo alfa = 1,146 e sappiamo che tirando il freno si arresta dopo 200m (almeno questa dovrebbe essere la traccia) La forza motrice sostanzialmente quella parallela al piano ossia: m *g* sen(alfa) = m*a dunque a = g * sen(alfa) Ora io vedo le equazione del moto, semplicemente come un accellerazione contraria al moto (la forza frenante) dunque ecco le equazioni v = v0 - at s = v0t - 1/2at^2 Noi sappiamo che dopo 200 metri la velocit zero, dunque v0 - at = 0 da cui: t = v0/a sostituiamo nella seconda s = v0^2 /(2a)

a questo punto calcoliamo a a = v0^2 /(2s) a = 0,25 m/s^2 Sostituite in t = v0/0,25 t = 40s Per l'energia il risultato mio non uguale e cio: forza attrito Fa = mi * M*g = M*a da cui si deduce a = mi* g se volete il coefficiente di attrito dei freni sapete che mi = a/g circa 0,025 Quindi calcolando il lavoro di questa forza L = Fa * deltaX * cos(pigreco) L = 0,025 * 40000kg * 9,81N * 200m L = 2000000 J Esercizio 20 Dati i due vettori, espressi secondo le loro forme cartesiane, A = -2i + j - 3k e B = 5i + 3j - 2k, calcolare un terzo vettore C perpendicolare ad entrambi e tale che 3A + 2B - C = 0 (vettore C da esprimere sempre con la notazione cartesiana) Esercizio 21 Due forze, che in modulo sono rispettivamente di 45N e di 15 N, servono per mantenere un blocco di plastica totalmente immerso in acqua (la prima forza) e in olio (la seconda forza). Se il volume del blocco di 8000cm^3 trovare la densit dell'olio Ragazzi! un po' di pane per i vostri denti! posto un paio di esercizi "interessanti" che non riesco a risolvere da solo,perci chiedo aiuto! La prima traccia in particolare interessante in quanto esercizio proposto in aula pi volte,una delle quali durante la simulazione........ La guida ABCD giuace su un piano orizzontale. Nell'estremo A attaccata una molla di massa trascurabile e costante elastica k=400N/m alla quale appoggiata una massa m1 = 200g. In queste condizioni la molla risulta compressa di x0 cm. Rilasciando la molla, la massa m1 urta elasticamente una massa m2=2*m1 ferme sul trarro AB. a)definire x0 sapendo che dopo l'urto m1,ribatttendo sulla molla,la comprime di x1=3,5cm. b)La massa m2 ,per effetto dell'urto, sale lungo il profilo liscio BC e prosegue per un tratto scabro CD (costante di attrito = 0,5). Sapendo che CD=CO=h determinare per quale valore di h la massa m2 si arresta in D.

Anche i prossimi ex sono interessanti e vi invito a dargli un'occhiata....non sono semplicissimi(per lo meno io non riesco a risolverli)..... Un cubo di legno di volume 100 cm^3 e densit r=0,6 g/cm^3 galleggia sull'acqua. Si chiede di determinare: a) la posizione di equilibrio, b)la frequenza delle piccole oscillazioni che il cubo compie intorno alla posizione di equilibrio non appena ne viene allontanato do poco mendiante una piccola pressione sulla faccia emergente c)la velocit con cui il cubo passa per la posizione di equilibrio quando ne viene spostato di un tratto pari a 1/10 del latl Di questo sono riuscito solo a calcolare il punto a e mi viene h=2,78 cm..... Il prox ex stato sempre proposto in classe dal prof: Una massa di 12 Kg fissata ad una corda che avvolta su una puleggia di 10 cm di raggio. L'accellerazione della massa lungo il piano inclinato senza attrito 2m/s^2. Assumendo che l'asse della puleggia sia pure senza attrito,calcolare: La tensione della corda[right]http://img526.imageshack.us/img526/5284/fisicccuq7.png[/right] il momento della puleggia la velocit della puleggia due secondi dopo che inizioa a ruotare pertendo dalla quiete

Un carrello di massa m=100kg si muove lungo una guida su un piano verticalecome in figura. L'energia iniziale al suolo (punto A) Ek=10000 J. a)Trascurando l'attrito ,determinare la velocit (in modulo) del carrello nei punti Be C ad altezza =10m b)includendo l'attrito se l'energia dissipata nel percorso da A a B 100J, determinare la velocit in modulo del carrello nel punto B.

Questo l'ho fatto e per ora metto solo i risultati a)v=2m/s b)rad2 m/s e attenzione! Quando l'esercizio ci stato proposto l'energia iniziale che ci era stata data non era Ek=10^4 ma tipo era 10*4 o una cosa del genere.... L'esercizio in quel caso non si poteva risolvere in quanto con un 'energia tale il carrello non sarabbe neanche arrivato nel punto B!! L'energia fornita in quel caso srebbe stata troppo bassa e,anche se non ci si accorge a "okkio" di questo cosa...diventa palese durante i calcoli in quanto la velocit o viene negativa o addirittura impossibile da calcolare Sbagliato il risultato Ec = 104J

Esercizio 20 Dati i due vettori, espressi secondo le loro forme cartesiane, A = -2i + j - 3k e B = 5i + 3j - 2k, calcolare un terzo vettore C perpendicolare ad entrambi e tale che 3A + 2B - C = 0 (vettore C da esprimere sempre con la notazione cartesiana) Detto fatto, vediamo la soluzione di questo esercizio qua, un altro di quelli che erano alla prova simulata e di cui avevo postato in precedenza solo la traccia pensando che fosse facile per tutti. Allora abbiamo questo vettore incognito C = xi + yj + zk che perpendicolare sia ad A che a B. Come sappiamo se due vettori sono perpendicolari il loro prodotto scalare nullo, quindi baster imporre come prime due condizioni (ne dobbiamo trovare 3 perch 3 sono le incognite x, y e z del problema) i prodotti scalari = 0: AxC = 0 BxC = 0 dove col simbolo "x" indico appunto il prodotto scalare. Il prodotto scalare, come ricordiamo, dato o dal prodotto delle norme dei vettori per il coseno dell'angolo compreso (ma in questo caso sarebbe impensabile

calcolarlo cos perch non abbiamo i dati) oppure dalla somma dei prodotti delle componenti dei vettori di uguale posto Nel primo caso, AxC = 0, abbiamo A = -2i + j - 3k e C = xi + yj + zk e quindi AxC = 0 => -2*x + 1*y - 3*z =0 => -2x + y - 3z = 0 e BxC = 0 => 5*x + 3*y - 2*z = 0 => 5x + 3y - 2z = 0 E sono due. Per il momento ce le facciamo bastare. Facciamo il sistema e risolviamolo: { { -2x + y - 3z = 0 { { 5x + 3y - 2z = 0 { Lo possiamo risolvere come ci pare e piace. Propongo un metodo: ricaviamo y dalla prima equazione, abbiamo y = 3z + 2x Sostituiamo nella seconda, otteniamo 5x + 3*(3z + 2x) - 2z = 0 ossia x = -7z/11 Sostituiamo x = -7z/11 in y = 3z + 2x, otteniamo y = 19z/11 In pratica possiamo esprimere il nostro vettore C, con le sue componenti cartesiane, in funzione di z. Scriviamo: C = -7z/11 + 19z/11 + z (ho omesso i versori i, j e k, cosa SBAGLIATA ma per evitare troppo casino) Ora ci resta da ricavare z, quindi facciamo appello alla 3a relazione che abbiamo, ossia C = 3A + 2B. 3A si ottiene moltiplicando per 3 le componenti di A, quindi abbiamo 3A = -6i + 3j - 9k mentre 2B = 10i + 6j -4k Il vettore dato dalla somma 3A + 2B quindi proprio C e le sue componenti sono la somma delle componenti di uguale posto di 3A e 2B, quindi C = 4i + 9j - 13k Si badi bene che in questo caso C = 4i + 9j - 13k "un" vettore dato dalla somma 3A + 2B; per ottenere "quello che" anche perpendicolare ad A e a B dobbiamo porlo uguale a C = -7z/11 + 19z/11 + z, quindi 4i + 9j - 13k = -7z/11 + 19z/11 + z, da cui si ricava z = -13 e quindi y = -247/11 e x = 91/11 quindi C = 91/11i - 247/11j - 13k Risultato bruttissimo, forse ho sbagliato qualche calcolo quindi non copiatevelo pari pari... E' mooooooooolto pi semplice di quello che sembra, purtroppo per farmi capire ho dovuto fare parecchi passaggi.

2)Un carrello di massa m=100kg si muove lungo una guida su un percorso verticale come in figura(non so postare la figura ma vi dico che questo esercizio stato fatto nella simulazione dell esame esercio 2). L'energia cinetica iniziale al suolo (punto A) Ek= 10^4 Joule a) Trascurando l'attrit, determinare la velocit(in modulo) del carrello nei punti B e C ad altezza h =10m b)includendo l'attrito se l'energia dissipata nel percorso da A a B 100Joule, determinare la velocit in modulo del carrello nel punto B.

Allora alla base della guida verticale il carrello ha solo energia cinetica, niente energia potenziale. La sua energia cinetica 10^4J. Per la legge di conservazione dell'energia, tale energia deve conservarsi perch le forze d'attrito (secondo la traccia) sono da trascurare. Ci significa che sul punto B (cos come C, faccio il ragionamento solo per B), a dieci metri di altezza, il carrello ha esattamente la stessa energia iniziale, 10^4J, solo che stavolta non solo cinetica ma in parte si convertita in energia potenziale. Quanto vale questa energia potenziale? Semplicissimo: m*g*h, ossia 100kg*9.8m/s*10m ossia 9800J. Questo significa che l'energia cinetica nel punto B data da quella iniziale (10^4 J) meno la parte che si convertita in energia potenziale e che abbiamo appena calcolato. Quindi detta Ecb l'energia cinetica in B, Eb l'energia totale in B e Epb l'energia potenziale in B abbiamo che Ecb = Eb - Epb ossia Ecb = 10000J - 9800J = 200J L'energia cinetica del carrello nel punto B dunque 200J. Come riavarne la velocit? E' banale se ricordiamo che Ecb = 1/2*m*Vb^2, da cui ricaviamo che Vb = radquad[(2*Eca)/m] = 2 m/s Fatto questo passiamo alla seconda parte del problema: praticamente la stessa cosa solo che l'energia totale in B stavolta non uguale a quella iniziale (10^4 J) ma ha 100J in meno perch questi sono stati dissipati dalla forza d'attrito, quindi sono 9900J. Sottraendo a questi i 9800J abbiamo che l'energia cinetica in B, in questo caso, 100J; detto questo ricavare il secondo valore della velocit praticamente la stessa cosa di prima Vb = radquad[(2*Ec)/m] = 1.14 m/s (che bello, il valore di radical due...) Quindi mi trovo pure con i risultati postati da chupacabras nella pagina che ho linkato all'inizio di questo post.

Abbiamo in cilindro di m=10kg e raggio = 9 cm con cavit cilindrica di raggio 4 cm avente una generatrice coincidente con l'asse del cilindro. Calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse a)coincidente con l'asse del cilindro b)Coincidente con l'asse della cavit Allora l'esercizio non difficilissimo: io mi trovo a)0,0485 kg/m^2 b) 0.0645 kg/m^2 non so se per l'ho svolto correttamente....ho usato la formula del momento d'inerzia del cilindro cavo per il primo punto....si pu?!?!?altrimenti che ci sta a fare??? la formula dice che I=1/2 m(r^2+r1^2 ) per il punto b poi ho utilizzato il teorema degli assi paralleli...voi che dite...si pu fare?!?!?!

ah proposito il il cilindro l'ho immaginato cos.....

Sono dati due vettore A=-2i,+j,-3k e B=5i+3j-2k. a)trovare il terzo vettore C tale che 3A+2B-C=0 b)calcolare i moduli di A,B,C l'altro invece,dato durante una lezione, era cos: Dati due vettore U=2i+j-3k e V=i-2j+k , calcolre il vettore W che abbia come modulo 5 e che sia ortogonale sia a U che a V

Allora 3A = -6i +3j -9k e 2B = 10i + 6j -4k 3A + 2B - C = 0 equivale a C = 3A + 2B La somma 3A + 2B si ottiene con la somma delle componenti di questi due vettori, che abbiamo appena calcolato, quindi abbiamo 3A + 2B = 4i + 9j - 13ke questo vettore somma uguale a C per la relazione scritta, quindi abbiamo 4i + 9j - 13k = x + y + z dove x y e z sono le componenti incognite del vettore C, che risulter quindi C = 4i + 9j - 13k Il secondo punto facilissimo: il modulo di un vettore dato dalla radice quadrata della somma dei quadrati delle sue componenti, questo per il Teorema di Pitagora. Quindi abbiamo Modulo di A = radquad((-6)^2 + 3^2 + (-9)^2) = radquad(126) = 3*radquad(14) Stessa cosa per gli altri due vettori (B e C)

42)Dallacqua fuoriesce con una portata di 30cm^3/sec, attraverso un foro situato sul fondo di un recipiente aperto sopra e contenente acqua per una profondit h=4m. Quale sar la portata del flusso se sulla superficie dellacqua viene aggiunta una pressione Pe=5*10^4 N/m^2 Si assuma g=10 m/sec^2

allora io questo esercizio l'ho svolto senza Bernouilli....ma anche qui vorrei una conferma da qualcuno...a me sembra fatto bene...mi viene PORTATA=41.05*10^-6 m^3/sec Ecco come ho fatto: Quello che sonosciamo : P1=3*10^-5 m^3/sec --> portata fornita dal testo,prima che venga aggiunta la pressione h=4 m; p=50000 Nm^2---->pressione aggiunta dopo. g=10m/s^2 Sappiamo che la pressione= rho*g*h da qui h=p/(rho*g) calcoliamo h utilizzado la pressione aggiuntiva, abbiamo che h=5m. Quest'altezza l'altezza dell'acqua che bisognerebbe aggiungere per avere una pressione pari a quella che stata aggiunta. Dunque come se nel recipiante ,dopo aver aggiunto la pressione, non ci fosse acqua per una altezza = 4m ma per un'altezza uguale h=4+5=9m. Calcoliamo quale sarebbe allora la velocit di uscita per h=9 v=rad(2*g*h) v=13.41m/s Sapendo che la portata P=A*v dove A la superfice dove agisce la pressione,risulta che per calcolare la nuova portata abbiamo come singola incognita appunto tale superfice. Possiamo calcolarla per attraverso la Portata prescedenta ,quando si aveva h=4 P=30+10^-5 m^3/s e v=rad(2*g*h)=8.9m/sec Abbiamo perci che A=P/ v A=3.0612*10^-6 per cui alla fine possiamo calcolare la Portata finale con una pressione aggiuntiva di 5*10^4N/m^2 e sar uguale a P=A* v = 3.0612*10^-6* 13.41m/s = 41.05 *10^-6 m^3/s Una massa di 12 Kg fissata ad una corda che avvolta su una puleggia di 10 cm di raggio. L'accellerazione della massa lungo il piano inclinato senza attrito 2m/s^2. Assumendo che l'asse della puleggia sia pure senza attrito,calcolare: La tensione della corda il momento della puleggia la velocit della puleggia due secondi dopo che inizioa a ruotare pertendo dalla quiete L'ho postato un paio di pag fa ma nessuno si azzardato....visto che oggi mi sento moolto collaboratvo ci provo io: i dati a nostra disposizione sono r=10cm;

a=2m/s^2; m=12 kg; il testo ci chiede la tensione della corda ,che indico con T Calcoliamo la forza totale che agisce sulla massa F=componente della forza peso parallela alla superfice-T m*a=m*g*sen37-T da cui T=m*g*sen37-m*a = 46.71N Poi ci chiede la velocit angolare della puleggia ,che indico con va,dopo due secondi. sappiamo che va=velocit lineare/raggio....calcoliamo la velocit lineare con le leggi del moto accelerato: sappiamo che a=2 m/s^2 v0=0; t=2sec; s=v0t+1/2at^2; s=4m; conscendo lo spazio persorso in due secondi possiamo calcolare la velocit che ha dopo due secondi la massa in quanto sappiamo anche cha l'accelerazione di 2m/s^2 v=rad(2*a*s) = 4m/sec; quindi va=v/r=4/0.1=40rad/s rimane il secondo punto...calcolare il momento d'inerzia della puleggia..... eheheheheheh....no...non lo so!!!!

Abbiamo in cilindro di m=10kg e raggio = 9 cm con cavit cilindrica di raggio 4 cm avente una generatrice coincidente con l'asse del cilindro. Calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse a)coincidente con l'asse del cilindro b)Coincidente con l'asse della cavit se ho fatto bene,allora molto semplice, non c' molto da dire: Abbiamo: m=10kg; r=9cm; r=4cm; a)momento d'inerzia coincidente con l'asse del cilindro l'ho calcolato usando la formula I= 1/2m(r^2+ r^2) che sta ad indicare proprio il momento 'd'inerzia di un cilindro cavo dove r il raggio del cilindro e r quello della cavit. viene I=0.0485 kg/m^2 b)momento d'inerzia coincidente con l'asse della cavit. L'asse della cavit (come si pu vedere da quella specie di disegno che ho fatto ) parallelo all'asse del cilindro che, essendo tale, passa per il centro di massa

del cilindro. Ho utilizzato dunque il th degli assi paralleli che dice che Il momento d'inerzia per un'asse parallelo a quello passante per il centro di massa uguale al momento d'inerzia per l'asse passante per il centro di massa + la massa*il quadrato della distanza fra i due assi ovvero I=Icentro massa+md^2 Icentro di massa= l'inerzia calcolata nel punto precedente; m la conosciamo; conosciamo anche la distanza fra i due assi perch sappiamo ,dal testo che il cilindro ha una "[...] cavit cilindrica di raggio 4 cm avente una generatrice coincidente con l'asse del cilindro. [...], quindi d propio uguale al raggio della cavit cilindrica. I=0.0645kg/m^2