Struttura del paradiso
Il Paradiso, come Dante lo vede e racconta, non esiste. L’Inferno è un luogo reale, destinato a
permanere, nella forma in cui Dante lo visita, oltre il giudizio finale. La montagna del
Purgatorio è pure un luogo tangibile, sia pure destinato a sparire, al momento in cui l’ultima
anima avrà spiccato il volo verso il cielo, alla fine dei tempi. Ma il Paradiso è soltanto una
rappresentazione, allestita da Dio stesso per un solo spettatore: Dante.
Anche qui c’è una topografia particolare, segue la cosmologia geocentrica aristotelica del
cosiddetto sistema tolemaico (Il sistema di Tolomeo prevedeva la Terra, avvolta dalle sfere di
acqua, aria e fuoco; la Terra è immobile al centro dell'universo e ha forma sferica, mentre i
corpi celesti si trovano su sfere concentriche, cioè i 9 cieli del paradiso e si muovono di
moto circolare); ciò rivela l’esistenza di una gerarchia di perfezione e di gratitudine verso
l’amore di Dio.
E anche qui Dante viaggia, di cielo in cielo, Dante non sente fisicamente il volo, ma ne
percepisce le conseguenze.
Ma tutto ciò che appare a Dante di cielo in cielo non esiste veramente lì, in quella forma: le
anime dei beati scendono dal loro luogo, l’Empireo, il vero Paradiso, per consentire al
Dante di imparare via via i misteri della fede cristiana e di penetrare come egli può, per
gradi successivi, nel mistero di Dio. Questo muta radicalmente anche le modalità di
comunicazione fra Dante e le anime che egli incontra. All’Inferno e in Purgatorio Dante era un
visitatore, a volte un intruso male accolto, liquidato con impazienza qui, invece, in Paradiso, i
santi scendono dall’Empireo apposta per parlare con Dante. Le anime, infatti, sanno sempre in
anticipo ciò che Dante pensa o vorrebbe dire, perché tutto leggono già riflesso nella mente di
Dio.
Il terzo Regno ultraterreno non è un luogo fisico: gli angeli che Dante incontrerà sono un
effetto di luce e musica, la loro figura appare solo nella CANDIDA ROSA e solo se concesso,
quando il poeta li vede seduti nei loro seggi, vestiti di una candida tunica.. Beatrice spiega a
dante che proprio per rendere comprensibile alla sua mente mortale l’esperienza del
Paradiso vengono rappresentati da Dio i nove cieli celesti.
Le prime sette sfere celesti riprendono il nome dai sette pianeti che hanno la loro orbita intorno
alla terra e rispettivamente:
1. il cielo della Luna, cielo degli angeli e degli spiriti che mancarono ai voti;
2. il cielo di Mercurio, cielo degli arcangeli e degli spiriti attivi per gloria terrena;
3. il cielo di Venere, cielo dei principati e degli spiriti amanti;
4. il cielo del Sole, cielo dei podestà e degli spiriti sapienti;
5. il cielo di Marte, cielo delle virtù e degli spiriti militanti;
6. il cielo di Giove, cielo delle dominazioni e degli spiriti giusti;
7. il cielo di Saturno, cielo dei troni e degli spiriti contemplanti.
L’ottavo cielo è il cielo delle Stelle Fisse e degli spiriti trionfanti: cielo dei cherubini nel
trionfo di Cristo e di Maria.
Nel nono cielo si trova il Primo Mobile, o Cristallino, il cielo dei Serafini e dei cori
angelici, il quale regola il movimento di tutti gli altri cieli sottostanti. Tra il Primo Mobile e
l’Empireo ci sarà per il pellegrino Dante lo scambio di guida: Beatrice cederà il suo ruolo a San
Bernardo di Chiaravalle, teologo mariano, che dovrà completare l’insegnamento di Beatrice nel
percorso della Fede e intercederà presso la Vergine per permettere a Dante di contemplare la
visione del Sommo Bene, Dio.
L’ultima tappa di questo lungo viaggio voluto dalla Grazia Divina è l’’Empireo, un luogo eterno,
infinito di pura luce e amore, e fuori dal sistema fisico delle stelle, dei cieli e del tempo, dove si
trova la Candida Rosa, con i beati e i cori angelici, arrivando alla visione ultima del Poeta che
avverrà nel momento in cui Dante rivolgerà i suoi occhi alla luce divina, fissando il suo sguardo
direttamente in Dio che appare come pura luce e come un punto geometrico immateriale ma
luminoso; Spesso quello che Dante ammira è indicato come “troppo bello” perché il poeta
sappia descriverlo (come rivelato dallo stesso autore): Dante usa la recusatio, cioè esprime il
rammarico di non saper rendere con parole le visioni.
Canto 1
Immediatamente Dante dichiara di essere stato nel Cielo del Paradiso (l'Empireo): lì ha visto
cose difficili da riferire a parole, poiché l'intelletto umano non riesce a ricordare ciò che vede
quando penetra in Dio. Il primo canto del Paradiso comincia Dante che invoca l’aiuto del dio
della poesia, Apollo. Dante stesso precisa che fino a quel momento gli era bastata la protezione
e l’ispirazione delle Muse (invocate infatti all’inizio dell’Inferno e, più enfaticamente, del
Purgatorio): ma adesso gli occorre il patrocinio del dio stesso della poesia – e capo delle Muse
–, Apollo in persona.
Il racconto del viaggio paradisiaco può adesso cominciare. Beatrice volge gli occhi nel sole;
Dante la imita e fissa lo sguardo nel sole lui stesso. La luce dilaga e sembra che il sole abbia
raddoppiato il suo splendore; Dante sposta lo sguardo in quello della donna e il Poeta si sente
cambiare tutto dentro: Trasumanar, per usare il suo neologismo, ovvero, si sente trascinare
oltre i confini dell’umano. (come Glauco, che secondo un mito - riportato anche da Ovidio nel
dodicesimo libro delle Metamorfosi - divenne un dio marino, dalle virtù profetiche, dopo aver
mangiato un’erba magica) Dante non riesce a spiegare a parole il suo ingresso nel regno dei
cieli ed è costretto a ricorrere a un neologismo (“trasumanar”) e a usare una similitudine con
una figura mitologica. Nel poeta si accende un fortissimo desiderio di conoscere l'origine
del suono e della luce, per cui Beatrice, che legge nella sua mente ogni pensiero, si
rivolge subito a lui per placare il suo animo. La donna spiega che Dante immagina cose
errate, poiché non si trova più in Terra come ancora crede: egli sta salendo in Paradiso. In
seguito alla spiegazione della donna nascono nuovi dubbi in Dante, che si chiede infatti come
abbia fatto il suo corpo a trascendere l’aria e il fuoco ( più in su dell’atmosfera terrestre, più in su
della sfera del fuoco?)
Beatrice inizia una complessa spiegazione teologica, partendo dalle concezioni astronomiche
aristotelico-tomistiche dell’epoca (vv. 94-142): tutte le cose sono create secondo un ordine
armonioso, poiché generate da Dio, che è somma armonia. Secondo queste teorie esistono
sette cieli, Tutti i cieli si muovono perfettamente secondo un moto circolare, mentre l’unico luogo
immobile è l’Empireo che circonda il Primo Mobile, che infonde agli altri cieli il movimento.
L’uomo tende a questo luogo, ma, a causa di un uso errato del libero arbitrio, spesso si
distoglie, attirato da beni materiali e corrompendosi, fino a cadere all’Inferno. Dante può
salire in cielo dal momento che con il suo viaggio all’Inferno e la sua purificazione in Purgatorio
si è liberato da ogni peccato e dalla sua natura terrena (che, in quanto tale, possiede l’istinto
della forza di gravità). Infine, concluso il discorso, Beatrice rivolge nuovamente gli occhi al cielo.
Ciò spiega anche perché Dante debba invocare l'assistenza di Apollo oltre che delle Muse,
chiedendo al dio pagano (che naturalmente è personificazione dell'ispirazione divina) di aiutarlo
nell'ardua impresa e consentirgli di cingere l'agognato alloro poetico: Apollo dovrà ispirarlo con
lo stesso canto con cui vinse il satiro Marsia che lo aveva sfidato, in maniera analoga a Calliope
che aveva sconfitto le Pieridi (Purg., I, 9-12) e sottolineando il fatto che la poesia di Dante dovrà
essere ispirata da Dio e non un folle tentativo di gareggiare con la divinità nella
rappresentazione di ciò che supera i limiti umani