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Gestione Del Gruppo Classe - Parte 2

GESTIONE DEL GRUPPO CLASSE - PARTE 2
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CORSO DI FORMAZIONE PER IL CONSEGUIMENTO DELLA SPECIALIZZAZIONE PER LE ATTIVITA' DI

SOSTEGNO DIDATTICO AGLI ALUNNI CON DISABILITA' NELLA SCUOLA

Modulo didattico

Pedagogia speciale della gestione integrata del


gruppo classe Lezione n. 2
Modelli di gestione della classe

1. Il modello prescrittivo
2. Il modello informativo
3. Il modello educativo-promozionale
Il modello prescrittivo
• “Ci dica dottore, cosa dobbiamo fare?
• Il processo a cui si fa riferimento è la trasmissione di regole, prescrizioni,
E’ inutile perché…
• Usa una modalità comunicativa unidirezionale
• Si chiede all’utente di restare passivo
• L’esperienza soggettiva individuale e l’emotività vengono viste come
interferenze sospette
Il modello informativo
• “se so che una certa cosa mi farà male, me ne difendo”
• Si fonda sulla convinzione che una persona per cambiare il suo
comportamento deve “sapere”
• Spesso vengono proposte tematiche lontane dai bisogni presenti
• E’ opportuno invece lavorare su ciò che già esiste per riflettere ed
elaborare gli atteggiamenti presenti
• L’informazione è spesso necessaria ma non sufficiente per modificare
abitudini e produrre cambiamenti
Il modello educativo-promozionale
• Il docente si trova a dover assumere un ruolo diverso, e gestire meglio
relazioni complesse
• L’intenzione del docente è quella di creare condizioni di stimolo, guida e
sostegno allo sviluppo individuale dell’allievo
• L’azione educativa parte dalla lettura della realtà, dall’individuazione di
ciò che è possibile ed utile fare
Benessere e malessere a scuola
il punto di vista dei docenti
• Stretto legame tra vissuti emotivi positivi e forte motivazione
all’insegnamento
• La relazione con gli alunni ed il clima della classe sostengono una forte
motivazione
• Quindi la competenza relazionale e dei processi comunicativi con
l’alunno giocano un ruolo chiave nella motivazione all’insegnamento
La promozione del benessere in classe
Approcci per l’educazione emotiva e relazionale

• Obiettivi educativi :
1. Individuare e riconoscere le proprie emozioni
2. Potenziare il vocabolario emozionale
3. Comprendere il rapporto tra le proprie emozioni ed il comportamento
conseguente
La gestione della classe: le componenti strategiche

• Le metodologie e strategie didattiche e relazionali


• L’empowerment del docente
• La gestione delle problematiche comportamentali
• Il coinvolgimento della famiglia
La prosocialità

Atteggiamenti e comportamenti positivi diretti


ad aiutare o beneficiare un’altra persona o un
gruppo di persone, senza ricevere ricompense
Componenti e Funzioni dell’azione prosociale
• Componenti
 Stimolare un atteggiamento non aggressivo, non violento e di
autocontrollo
 Stimolare un atteggiamento non egocentrico, di apertura
• Funzioni
• Cooperare, come scelta e azione reciproca di aiuto nel rispetto dell’altro,
in vista di un obiettivo comune
• Donare, come scelta e azione di aiuto per l’altro, nel rispetto dell’altro
Training di abilità prosociali in classe
Struttura-tipo di una attività prosociale:
Situazione-stimolo : occasione-problema
Lettura: interpretazione delle finalità, motivazioni, conseguenze di un
comportamento
Azione: comprensione e confronto tramite esperienze personali o di
gruppo
Generalizzazione: processo di ricerca e consapevolezza di regole ed
atteggiamenti
La relazione docente-genitore…

• Crescere significa accettare i limiti, ma sono gli adulti i primi a non farlo;
pensano ad una educazione del figlio senza limiti, né fisici, né psicologici
• Perversa è la logica del disagio: se un ragazzo non studia, è perché soffre
• Molti insegnanti, in difficoltà verso il disagio comportamentale ed i
problemi relazionali, oscillano tra autoritarismo e rassegnazione
La relazione docente-genitore…
• Spesso tra famiglie e docenti si crea una barriera di pregiudizi
reciproci
• Atteggiamento ondivago dei genitori degli studenti: da un lato
il vuoto relazionale e fisico, dall’altro il tentativo di colmarlo e
diminuire il proprio senso di colpa:
sono dalla tua parte, ti difendo dalle ingiustizie, dai soprusi del mondo
L’educazione socio-affettiva per i genitori

Obiettivi:
• Coinvolgere scuola e famiglia in obiettivi condivisi . Esempi di forme collaborative
possono nascere intorno al
– percorso di consapevolezza e conoscenza relativo all’orientamento scolastico.
– itinerari di formazione e coinvolgimento personale in progetti di educazione alla solidarietà
• Attuare interventi preventivi e di sostegno per affrontare le varie forme di disagio in
ambito familiare, promuovendo la comunicazione continua tra scuola e famiglia (ad
es, il quaderno scuola-famiglia in relazione a specifiche problematiche relazionali
e/o comportamentali)
L’educazione socio-affettiva per i genitori

Costruire il benessere dei propri figli promuovendo le abilità


educative e comunicative dei genitori
Le forme di collaborazione scuola-famiglia debbono assumere
carattere di continuità e periodicità, sin dalla scuola primaria,
con forme di auto-mutuo aiuto
La conduzione efficace della classe
Una migliore gestione della classe avviene quando l’insegnante :
1. Ha maggiore capacità di autocontrollo
2. È in grado di attuare un piano educativo per la modificazione dei
comportamenti problematici
Le regole della classe
• Un sistema di regole aiuta gli alunni a relazionarsi in maniera costruttiva
ed assumere un comportamento responsabile
• Le regole stabilite per la classe debbono essere propositive, poche, e
non solo un elenco di divieti
• Le regole sono chiare e concrete, e vengono formulate in termini positivi
Linee guida per rendere più efficaci le regole della classe

• Coinvolgere gli alunni nella definizione delle regole


• Troppe regole diventano difficili da osservare
• Formulare le regole in maniera chiara e precisa
• Regole concrete, con un riscontro pratico nella vita reale
• Regole eque, funzionali al benessere degli alunni
• Formulare le regole in termini positivi, non divieti
• Specificare regole e penalità
• Ritornare periodicamente sulle regole, ed eventualmente modificarle
Il decalogo di convivenza civile tra alunni

1. Regole relative alla soluzione dei conflitti, ad es. imparare a spiegare


il proprio punto di vista (aiutano a prevenire atti di aggressività)
2. Regole riguardanti la comunicazione (es, volume della voce, rispetto
del turno)
3. Regole di sicurezza per gli alunni (es. come uscire ed entrare a scuola)
4. Regole relative alla libertà di movimento (es. quando alzarsi dal
posto)
5. Regole per facilitare il proprio apprendimento (es. limitare
comportamenti disturbanti
Il contratto educativo
• Premessa: l’aggressività cresce anche da sistemi disciplinari incoerenti,
senza chiare regole da seguire , né sanzioni previste
• È un impegno del tipo “se… allora” per cui lo studente ( o la classe)
riceve gratifiche in relazione a comportamenti positivi
• Stabilire regole chiare scritte, o con immagini, in cui viene specificato ciò
che non viene ammesso, ed i comportamenti positivi attesi
• I termini del contratto debbono essere negoziati tra le parti, equi, e
chiari
Come gestire in pratica i comportamenti problematici degli alunni

• Ignorare il comportamento problema e dare attenzione a quelli positivi degli altri


• Incoraggiare i comportamenti positivi dell’alunno (anche se rari)
• Ridurre all’essenziale i rimproveri
• Prevenire il problema anticipando la risposta
• Usare affermazioni positive ed empatiche
• Formulare richieste con determinazione
• Ricordare le regole della classe
• Chiedere “che cosa” invece di “perché”
• Monitorare la frequenza del comportamento problematico
• Ricorrere a gratificazioni concrete
• Prevedere il “costo della risposta”
Approcci metodologici per la gestione della classe
• Il modello di Jacob Kounin
• Il modello di William Glasser
• Il modello di Lee Canter
• Il modello di Fredric Jones
Il modello di Jacob Kounin
La ricerca di Jacob Kounin del 1971 si concentrò nel capire quali fossero le
strategie che gli insegnanti più capaci mettevano in atto per gestire la classe.
Egli riprese con la telecamera migliaia di ore di lezione in centinaia di classi
sparse in tutti gli Stati Uniti, che lo portarono a comprendere quali fossero le
strategie più efficaci per gestire le migliori condizioni di apprendimento.
Queste si possono sintetizzare nei seguenti punti:
• Presenza efficace in classe
• Slancio e scorrevolezza
• Condurre più attività contemporaneamente
• La didattica diversificata
• Effetto Onda
La presenza efficace in classe
L’insegnante capace è colui che sa gestire i problemi che sorgono in
ogni momento; conosce, quindi, quello che succede in classe
(«withitness, essere dentro»).
Questa è una capacità molto importante che non tutti gli insegnanti
hanno: solo quelli realmente competenti riescono a comunicare ai
ragazzi la loro presenza, la loro capacità di intervenire in ogni
situazione.
Gli allievi devono sentire di avere di fronte un docente in grado di
osservarli; ciò è molto utile perché previene comportamenti inadatti
e permette un intervento educativo mirato e immediato.
Slancio e scorrevolezza
Se si desidera gestire la classe in modo significativo occorre mettere
in campo non solo le abilità di attenzione, di osservazione, di analisi
del comportamento degli allievi, ma anche quello slancio iniziale
nell’affrontare i nuovi argomenti del programma che cattura
l’interesse degli alunni e quella scorrevolezza necessaria a mantenere
viva la loro motivazione.
L’energia e l’entusiasmo del docente nel presentare un’attività sono
contagiose e permettono allo studente di motivarsi adeguatamente in
vista di un obiettivo che vale la pena di raggiungere: l’apprendimento.
Condurre più attività contemporaneamente
Per gestire la classe è necessario avere la capacità di presentare agli
allievi più compiti da realizzare e diverse attività da svolgere in aula
nello stesso tempo e nella stessa ora.
Kounin ritiene questa abilità nodale per condurre una situazione di
insegnamento-apprendimento che non può essere identica per tutti
in ogni ora di lezione.
I ragazzi hanno bisogni differenti e quindi necessitano di attività
didattiche differenziate.
La moltiplicazione e diversificazione delle attività deve diventare un
fatto normale.
La didattica diversificata
Le attività in classe devono motivare l’allievo.
Per riuscirci è necessario non offrire mai il fianco al disimpegno
con una proposta formativa che lasci inattivi per molto tempo.
Occorre perciò essere capaci di variare e diversificare la proposta
didattica nell’arco della giornata o del periodo formativo.
Effetto onda
Per condurre la classe occorre usare una strategia detta «effetto
onda», in grado di prevenire comportamenti inadeguati.
Quando un soggetto ha un atteggiamento inadatto e potenzialmente
pericoloso per il clima della classe, è possibile impiegare la strategia
in questione, ossia riprendere l’allievo di fronte a tutti, anche con
energia, con lo scopo di comunicare che il comportamento
inadeguato deve cessare, non solamente a lui, ma all’intero gruppo,
in modo che tutti possano imparare dalla situazione.
Kounin sostiene che tale strategia è molto efficace con i bambini della
scuola dell’obbligo, meno con gli adolescenti.
Il modello di William Glasser
Glasser crede fermamente che la qualità della scuola passi attraverso quella
dell’insegnamento e che si cresca nella responsabilità se si è inseriti in un contesto
educativo favorevole; un ambiente diventa tale solo se i bisogni degli allievi trovano
soddisfazione.
I bisogni fondamentali sono quelli
Di sopravvivenza
Di appartenenza
Di competenza
Di libertà e di gaiezza
Quell’esigenza della persona di trovare godimento nell’affrontare la vita di tutti i
giorni, di lavorare con gli altri in un’atmosfera serena, di apprendere con gioia.
Il modello di William Glasser
Per Glasser bisognerebbe eliminare dai programmi tutto ciò che
non ha importanza per la vita dell’allievo, ogni argomento inutile.
Glasser ritiene che occorra operare delle scelte sui contenuti
privilegiando l’approfondimento e l’analisi piuttosto che la
superficialità e la frammentarietà.
La variabile tempo non deve condizionare il processo di
apprendimento che si attua solo quando si approfondiscono gli
argomenti.
Il modello di William Glasser
Si tratta di preferire alla gestione boss-management la gestione lead-
management.
• La prima prevede che l’insegnante assuma un ruolo autoritario attento più ai
risultati che ai processi, più all’esecuzione che al ragionamento, più alla
disciplina che alla gestione della classe.
• La seconda si realizza in un approccio educativo facilitatorio poiché
l’insegnante coinvolge gli studenti sollecitandoli a esprimersi, propone attività
personalizzate, si afferma come modello, insiste sull’autovalutazione degli
allievi, rende possibile un’atmosfera di classe positiva, favorisce la qualità
delle relazioni usando metodi persuasivi e non repressivi.
Il modello di Lee Canter
Il punto di partenza di Canter è il rispetto dei diritti del docente,
dei quali l’insegnante deve essere consapevole per gestire la
classe. Infatti, senza il rispetto dei diritti reciproci non si
costruisce il rapporto educativo e vengono a mancare i
presupposti per una vita di classe fruttuosa per tutti.
Sta all’insegnante fissare regole e richiederne il rispetto;
pretendere serietà e affidabilità; esigere l’appoggio delle famiglie
e il sostegno dei dirigenti scolastici.
Il modello di Lee Canter
Questi diritti possono essere rivendicati da insegnanti competenti e
professionalmente preparati. Ciò dovrebbe essere garantito da una
formazione in grado di promuovere abilità assertive.
Secondo Canter il docente ben preparato:
• Formula consegne servendosi di un linguaggio puntuale;
• Assume un ruolo autorevole;
• Stabilisce norme e direttive
• Promuove comportamenti collaborativi e tolleranti mostrandosi in pari tempo
intransigente verso condotte scorrette o inadeguate
• Guida e orienta il percorso formativo degli studenti
• Favorisce l’instaurarsi in aula di un clima pacato e sereno
• Sprona alla collaborazione e al sostegno reciproco degli alunni
Il modello di Lee Canter
Il modello di Canter di conseguenza
• implica che l’insegnante s’impegni a instaurare un rapporto
rispettoso e sereno con i propri allievi e a gestire le dinamiche della
classe mediante interventi precisi volti alla comprensione delle
difficoltà o dei problemi degli alunni;
• comporta l’assunzione di regole e linee di azione ben definite e
l’adozione di un ruolo fermo e deciso verso comportamenti
inopportuni promuovendo quelli improntati all’autocontrollo;
• sottintende l’uso di metodi e strategie didattiche partecipative,
l’attenzione e la considerazione per i bisogni dello studente.
I diritti degli allievi
• Il diritto di vivere un’atmosfera di classe positiva.
• Il diritto di essere guidato da un docente attento alle sue
esigenze formative.
• Il diritto di apprendere le regole dei comportamenti adeguati.
• Il diritto di acquisire nuove conoscenze e abilità e di essere
sostenuto nelle eventuali difficoltà.
• Il diritto di comprendere e assumere le responsabilità delle
proprie azioni e degli effetti conseguenti.
Il modello di Fredric Jones
Il modello di Jones è frutto di studio ed esperienze effettuate in
quarant’anni di lavoro a stretto contatto con le realtà di classe.
Egli è consapevole del duro lavoro che gli insegnanti oggi devono
mettere in atto per gestire adeguatamente una classe, tanto che
è diventata famosa una sua considerazione scritta in Positive
classroom discipline (Jones, 1987): «gli insegnanti prendono ogni
giorno circa cinquecento decisioni di conduzione della realtà di
classe, che rende il loro lavoro secondo solo come complessità e
stress a quello dei controllori di volo del traffico aereo».
Il modello di Fredric Jones
I pilastri del modello di Jones sono i seguenti:
a) Precisa organizzazione della classe
b) Il ruolo della comunicazione non verbale
c) Strategia di conduzione della lezione
d) Usare un sistema di incentivi
a. Precisa organizzazione della classe

L’ambiente fisico, l’aula, la sistemazione dei banchi, la


posizione della cattedra assumono un enorme valore.
L’insegnante è chiamato a essere presente con tutta la sua
persona, poiché la sua fisicità è uno strumento determinante
nella gestione della classe; da qui l’importanza di strutturare
l’aula in modo che egli possa raggiungere nel più breve
tempo possibile ogni allievo, sistemando i banchi in modo
adatto allo scopo.
b. Il ruolo della comunicazione non verbale
Jones pone molta attenzione alla comunicazione non verbale; egli sostiene, infatti, che la
maggior parte dei problemi disciplinari che esplodono in classe possono essere evitati
con un uso accorto del linguaggio corporeo da parte del docente. In particolare Jones
mette in evidenza l’importanza:
• Del controllo prossimale per bloccare senza difficoltà i comportamenti inadeguati (la
vicinanza fisica del docente all’allievo blocca la volontà di rompere le norme);
• Del contatto oculare (per esprimere direttive e per scoraggiare condotte non idonee);
• Delle espressioni facciali (per manifestare il proprio disappunto per un atteggiamento
scorretto o per mostrare consenso per un’azione positiva);
• Della postura del corpo (per sottolineare l’importanza di un momento didattico
particolare e dissuadere eventuali comportamenti non idonei);
• Dei segnali e dei gesti (per rinforzare le direttive impartite o per trasmettere agli
allievi più difficili la propria calma e il controllo pieno di una situazione specifica);
• Della respirazione (primo sintomo evidente di serenità, infatti in caso di tensione il
respiro si fa affannoso);
• Del tono di voce (per avvertire gli allievi dei propri stati d’animo).
c. Strategia di conduzione della lezione

Generalmente gli insegnanti, quando si rendono conto che un


allievo è in difficoltà di fronte ad un compito, offrono ulteriori
spiegazioni e lo aiutano ad eseguirlo correttamente.
Questa interazione che Jones chiama «d’aiuto universale» non è
efficace; occorre invece adottare un «positiva interazione di
supporto» scandita in tre passi successivi:
• Lodare
• Suggerire
• Allontanarsi.
d. Usare un sistema di incentivi

È illusorio pensare di gestire un gruppo classe senza mettere in gioco un sistema di


incentivi. Jones sostiene che «abbiamo appreso che evitare di utilizzare un corretto
sistema di incentivi è proprio un’illusione. Se un insegnante non utilizza espliciti premi
per il lavoro produttivo, egli inavvertitamente sollecita gli allievi al disinteresse e a un
impegno personale sterile».
Egli, inoltre, non ritiene efficaci gli incentivi che generalmente si usano a scuola: le note
di merito, i voti, i premi che sollevano i ragazzi da alcune incombenze o dall’eseguire i
compiti a casa.
Suggerisce invece di adottare incentivi che facciano leva sull’autodeterminazione degli
allievi nella scelta delle attività:
• un periodo da dedicare al disegno libero;
• un’ora per la visione di un film;
• un tempo preciso per le libere attività individuali;
• un momento da occupare leggendo riviste o libri.

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