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73) La musica nella scuola secondaria di primo grado.

La musica nella scuola secondaria di primo grado risponde a delle esigenze educative molteplici che riguardano l’ambito cognitivo-
culturale, con la capacità di sviluppare un pensiero flessibile e di aprirsi alle tradizioni della propria cultura e di altre; quello
linguistico-comunicativo educando all’espressione e alla comunicazione mediante gli strumenti propri di essa; e quello emotivo-
affettivo sviluppando la capacità di esprimere simbolicamente le più varie emozioni. Essa fa sì che gli alunni si rendano conto della
loto identità culturale e fornisce gli strumenti per comprendere, confrontare e rispettare altre tradizioni culturali con sistemi
musicali diversi. La pratica musicale inoltre attiva lo spirito di socializzazione realizzando rapporti interpersonali e di gruppo
caratterizzati dalla reciproca apertura nella produzione e nell’ ascolto condiviso. Data la sua natura essa si presta ad un discorso
interdisciplinare non solo per il confronto delle altre arti ma in generale con molteplici ambiti del sapere come la letteratura, la
poesia e la storia. Un incremento dello studio della musica nella secondaria di primo grado si è avuto nel 1979, quando si è passati
da un’ora settimanale per classe a due ore. Successivamente, con le indicazioni del 2007 la disciplina è stata chiamata educazione
musicale mentre nel 2009 si è ritornati ad indicarla con il termine di musica. Con quest’ultimo documento la musica è considerata di
grande importanza per la formazione generale dell’alunno.

74) La storia dell’introduzione dello strumento musicale nella scuola secondaria di primo grado.

Lo studio di uno strumento musicale è stato introdotto con il Decreto del 1975 in forma sperimentale e solamente nella regione
Lombardia. Successivamente, nel 1979 esso è stato esteso a tutta l’Italia. Con tale decreto si prevedevano quattro ore di
insegnamento musicale ogni settimana, per classi, ad eccezione del pianoforte, dai cinque ai sei alunni. Di queste quattro ore tre
erano quelle di teoria, solfeggio e dettato musicale coincidenti con le ore curricolari, una era di strumento musicale ripartita in due
mezze ore individuali per due volte la settimana. Ad ogni lezione dovevano partecipare due alunni, uno impegnato nella propria
lezione e l’altro nell’ascolto partecipato. Nel 1996 avvenne un’ulteriore modifica in quanto lo studio della musica perse il carattere di
avviamento ad una professione musicale per entrare di pieno diritto nella formazione generale dell’alunno, sempre restando la
possibilità per i più interessati di proseguire gli studi nei conservatori privatamente. Si stabiliva che le modalità di svolgimento della
lezione dovevano essere decise dal consiglio di classe e si introduceva l’importante innovazione dell’esecuzione della musica
d’insieme. Nel 1999 si dà ulteriore libertà al docente nell’organizzazione della classe e delle attività musicale e viene introdotta una
nuova classe di concorso denominata Strumento musicala nella scuola media.

75) Spiega come è organizzata l’attività didattica all’interno di una classe a indirizzo musicale.

Ogni classe ad indirizzo musicale viene suddivisa in quattro gruppi, uno per ognuno degli strumenti scelti sulla base delle richieste
degli alunni. Per ogni strumento il numero di alunni per classe potrà oscillare da un minimo di tre ad un massimo di sei, per un
totale massimo di 18 alunni per strumento e precisamente sei in prima, sei in seconda e sei in terza. Pur essendo la materia
Strumento musicale opzionale in quanto deve essere scelta dai genitori al momento dell’iscrizione, essa tuttavia, una volta scelta,
diventa obbligatoria e l’alunno non potrà decidere più di lasciarla per tutto il corso del triennio. Il voto in pagella farà pertanto
media con i voti delle altre discipline. Per l’insegnante l’orario settimanale di lezioni ammonta a 18 ore, sei in ogni classe, cioè una di
lezione individuale pomeridiana per ogni alunno. La musica d’insieme non comporta ore aggiuntive ma viene svolta in alternanza
con le lezioni individuali.

76) Spiega quali sono le fasi per la formazione della prima classe.

Raccolte le iscrizioni degli alunni si organizzano le prove attitudinali finalizzate ad orientare gli iscritti alla specialità strumentale più
confacente alle loro attitudini e capacità, anche se al momento dell’iscrizione i genitori possono formulare delle preferenze
strumentali. La prova attitudinale verte su tre aspetti: l’intonazione, il senso ritmico, il riconoscimento dell’altezza dei suoni. Per
quanto riguarda il primo punto si inviterà il ragazzo a cantare un motivetto facile a sua scelta accompagnato dalla chitarra o dal
pianoforte; per quanto riguarda il senso ritmico si procede invitando il ragazzo a ripetere una semplice sequenza ritmica con il
battito delle mani dopo avergliela fatta ascoltare; per quanto riguarda il terzo punto si eseguono davanti al ragazzo dei suoni, uno
più alto ed uno più basso o viceversa, onde verificare se sia in grado di riconoscerne l’altezza relativa. Se qualcuno dei ragazzi suona
già uno strumento musicale si potrà procedere ad una prova ulteriore per verificare il livello esecutivo e di conoscenza dello
strumento che ha raggiunto. A questo punto, in base al punteggio si redige una graduatoria di merito cercando di accontentare tutte
le scelte per quanto riguarda gli strumenti. Ove ciò non fosse possibile perché tutti o la maggior parte dei ragazzi si sono orientati
sullo stesso strumento li si inviterà ad esprimere una seconda preferenza, pena l’esclusione dal corso ad indirizzo musicale.

77) Spiega gli orientamenti formativi essenziali a cui tende l’insegnamento dello strumento musicale.

Esso tende all’acquisizione di capacità cognitive relative alle categorie musicali fondamentali come la melodia, l’armonia, il ritmo, il
timbro, la dinamica, e alla loro traduzione operativa nella pratica strumentale. Inoltre promuove la formazione globale dell’individuo
offrendo occasioni di maturazione logica, espressiva e comunicativa. Fornisce una integrazione alle discipline di studio curricolari in
quanto sviluppa, oltre a quelle cognitive, le dimensioni pratiche e operative e la manualità necessarie per l’uso dello strumento,
quelle estetiche ed emotive e quelle di improvvisazione, composizione e creazione originali. Fornisce occasioni di integrazioni e di
crescita per gli alunni in situazioni di svantaggio, attingendo in casi estremi al sussidio delle tecniche di musicoterapia ove
l’insegnante abbia delle competenze in proposito. Infine, le occasioni di esecuzioni in pubblico o in ogni caso di musica d’insieme,
come i saggi di natale e fine d’anno previsti per il secondo e il terzo anno portano alla consapevolezza che l’esperienza musicale non
può ridursi ad un fatto intimistico ma è di per sé orientata verso una realizzazione intersoggettiva e pubblica, il che favorisce in alto
grado negli alunni il senso di appartenenza sociale.

78) Gli obiettivi di apprendimento dell’insegnamento dello strumento musicale.

Essi sono in primo luogo un vero dominio tecnico del proprio strumento onde produrre con un certo grado di consapevolezza
interpretativa brani musicali tratti dalla tradizione scritta e orale; la capacità di produrre elaborazioni autonome di materiali sonori,
pur all’interno di alcuni parametri fondamentali costituiti da una griglia predisposta dall’insegnante; la conoscenza di base della
teoria musicale e la capacità di una lettura ritmica e intonata corretta; un certo grado di consapevolezza del rapporto che intercorre
tra l’organizzazione dell’attività senso-motoria indispensabile per suonare il propri strumento e l’ espressione dei propri stati
emotivi; un certo grado di capacità esecutiva in pubblico con tutto ciò che essa presuppone, in particolare il controllo dei propri stati
emotivi in funzione dell’efficacia della comunicazione.

79) Quali sono i contenuti fondamentali dell’insegnato dello strumento musicale nella scuola secondaria di primo grado?

In primo luogo la ricerca del corretto assetto psico-fisico relativo allo strumento che si intende imparare a suonare, cioè la postura,
la percezione corporea, il rilassamento, la respirazione, il coordinamento motorio. La decodificazione allo strumento dei vari aspetti
della struttura musicale, quello ritmico, metrico, melodico, dinamico, timbrico, armonico. Una certa padronanza dello strumento sia
attraverso la lettura musicale che l’improvvisazione guidata o l’imitazione. La lettura e l’esecuzione di un testo musicale con una
adeguata ricerca interpretativa. L’acquisizione di un metodo di studio mediante la capacità di individuare gli errori e di effettuarne la
correzione. L’esecuzione della musica d’insieme in prospettiva ludica e musicale con la conseguente capacità di interagire nel
gruppo. Il rinforzo della capacità di lettura con l’esercizio della lettura a prima vista. Tali contenuti valgono trasversalmente per tutti
gli strumenti, ma evidentemente assumono caratteristiche diverse per ognuno di essi.

80) Quali competenze deve acquisire l’alunno di strumento musicale?

Per quanto riguarda le competenze musicali in generale esse sono le seguenti: riconoscere e descrivere gli elementi fondamentali
della sintassi musicale. Riconoscere e descrivere i vari generi musicali. Collocare storicamente e stilisticamente i brani musicali
ascoltati. Produrre e/o riprodurre melodie attraverso la voce e con la lettura ritmica e intonata. In particolare, per gli studiosi di uno
strumento, si parla della capacità di stabilire un rapporto tra il segno musicale, il gesto e il suono; di saper usare e controllare lo
strumento nella pratica individuale e d’insieme, attraverso il controllo della postura, lo sviluppo senso-motorio e l’acquisizione delle
tecniche specifiche dello strumento scelto; di capacità di ascolto nella pratica musicale individuale e collettiva, che consiste
nell’attribuire un senso agli eventi sonori ascoltati e nella capacità di esecuzione mediante l’organizzazione dei materiali sonori; di
capacità di eseguire, di interpretare ed eventualmente di elaborare autonomamente un brano musicale come dimostrazione dello
sviluppo delle abilità creative.

84) La differenza tra acculturazione ed educazione musicale nel pensiero di Sloboda e le sue possibili ricadute sulla formazione di un
curricolo dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di primo grado.

Sloboda si occupa dei processi che riguardano le pratiche musicali osservandole non solo dal punto di vista dell’ascoltatore, come fa
in genere la psicologia della musica, ma da quello del produttore di essa. Su questa base egli distingue die fasi dell’acquisizione del
linguaggio musicale, quella dell’acculturazione e quella della educazione vera e propria. Quella della acculturazione dura a suo
parere all’incirca fino ai cinque anni e passa attraverso varie fasi: dalla capacità già a pochi mesi di percepire le melodie e di
riconoscerle anche se trasposte in altee tonalità, a quella di cantare, a nove mesi, anche se nella forma elementare della lallazione.
Tale processo si perfeziona fino ai cinque anni e ancora dopo fino ai nove. Un curricolo coerente dovrà quindi tenere conto del
bambino come capace più che altro di assorbire eventi sonori e di riprodurli e procederà con attività ricettivo-produttive sempre più
complesse fino quali alla conclusione della scuola primaria. Soltanto dopo i 10 anni, secondo Sloboda, si può parlare di educazione
musicale vera e propria, cioè in coincidenza con l’inizio del primo ciclo di scuola secondaria. A questo punto, una volta che il
bambino è stato esercitato a percepire, distinguere, collocare spazialmente e riprodurre eventi sonori, si può passare allo studio
della musica vera e propria, prevedendo in maniera più concreta gli obiettivi da perseguire, i contenuti e le metodologie, tenendo
presente il contesto socio culturale, le caratteristiche individuali di ogni alunno e le sue attitudini e preferenze.

85) Il metodo di Dalcroze nella pratica dell’educazione musicale nella scuola primaria.

Secondo Dalcroze le prime esperienze musicali nascono dall’associazione tra movimenti corporei e percezioni sonore, per questo
l’educazione musicale dei bambini deve iniziare dalla ritmica, in particolare la marcia dalla quale si passa poi alla corsa e ai
movimenti delle braccia e della testa. Tutti esercizi che vengono eseguiti attraverso il comando vocale dell’insegnante che
successivamente può essere sostituito da una fonte sonora meccanica. Il corpo diventa un intermediario tra la teoria e la pratica
musicale e poiché ogni bambino vive il proprio corpo e le sue esperienze in relazione al vissuto personale, l’insegnate deve
adeguarsi mediante un insegnamento personalizzato che tenga conto delle esigenze del bambino e delle sue capacità motorie.
Superati gli esercizi ritmici si passerà al solfeggio cantato e all’improvvisazione strumentale sul pianoforte. Il passaggio dal
movimento al solfeggio consiste nella sostituzione di un suono ad un gesto e pertanto non dovrebbe presentare particolari
difficoltà. Nella fase dell’improvvisazione invece si passa dal corpo al canto e poi allo strumento. La convinzione di fondo su cui di
basa il metodo è che il bambino attraverso il ritmo acquisisce la padronanza del proprio corpo come premessa per lo sviluppo
dell’immaginazione e dell’autonomia di pensiero. Per questi motivi nella scuola primaria il metodo dalcroziano può favorire, oltre
che le acquisizioni di competenze musicali specifiche, quali quelle previste della normativa, lo sviluppo globale della personalità
verso una piena autonomia e indipendenza che si coniughi con le capacità sociale che l’esperienza musicale è in grado di garantire.

86) Le tecniche dell’educazione dell’orecchio secondo Willems.

Secondo Willems è necessario educare l’orecchio prima di arrivare ad una vera e propria educazione musicale. II primo passo sarà il
riconoscimento della differenza tra suoni alti e bassi, poi delle varie forme di ritmo e infine della differenza tra suoni semplici o
isolati e suoni composti a costituire un evento musicale. A differenza di Dalcroze che usava il pianoforte come strumento di
sostegno, secondo Willems sono più utili piccoli strumenti e oggetti sonori più vicini alla sensibilità e all’esperienza del bambino, che
deve anche acquisire la capacità di distinguere tra suono e rumore. Gli obiettivi da perseguire per l’educazione dell’orecchio sono in
ordine i seguenti: in primo luogo la ricettività sensoriale-uditiva che comprende la comprensione dei caratteri fisici del suono,
altezza, intensità e timbro; in secondo luogo la sensibilità affettivo-uditiva, particolarmente legata all’ascolto della melodia
considerata come strettamente legata alla espressione delle emozioni interiori; in terzo luogo l’intelligenza uditiva che consente di
compiere una sintesi concettuale delle esperienze sensoriali e affettive. In tal modo l’esperienza musicale, fatta dall’unione di ritmo,
melodia e armonia, aderisce strettamente alla vita fisiologica, affettiva e mentale del bambino e diventa fattore determinante di una
sua crescita equilibrata.

87) La pratica strumentale nell’educazione musicale per l’infanzia secondo Orff.

La metodologia di Orff, dedicata particolarmente ai bambini, prevede l’uso di piccoli strumenti, per la maggior parte a percussione,
che possono essere posti vicino al corpo del bambino. Egli vuole infatti ritornare ad una esperienza musicale primordiale in cui la
voce, gli strumenti ed il movimento non sono ancora separati. Proprio per la sua “primitività” la musica adottata per questo scopo
non è quella del sistema tonale, fondato sulla scala eptafonica, ma quella fondata sulla scala pentafonica. Orff introduce un
strumentario suo proprio consistente in semplici strumenti che grazia all’immediatezza del loro possibile uso e al ruolo che possono
avere nella formazione del senso ritmico del bambino sono privilegiati rispetto ad altri. Alcuni sono a suono indeterminato, altri a
suono determinato. Tra i primi i legnetti, il tamburello, il triangolo, la frusta; tra i secondi i campanacci, l’armonica a bicchieri, il
flauto dolce, la chitarra. Il metallofono e i campanelli, entrambi a suoni determinati, costituiscono la sezione portante di tutto lo
strumentario per lì gli effetti musicalmente più complessi che se possono ricavare. Il vantaggio del metodo consiste nel fatto che gli
alunni vengono resi protagonisti dell’evento musicale prodotto e non apprendono la musica in maniera nozionistica. L’insegnamento
è concepito come un gioco e consente agli alunni, una volta giunti all’età della scuola primaria di secondo grado, di possedere un
bagaglio musicale da poter utilizzare ed approfondire.

88) La metodologia didattica di Zoltàn Kodàly.

Profondo conoscitore della musica popolare ungherese Kodàly è convinto che la musica abbia un’importanza fondamentale nella
formazione dell’individuo e pertanto il suo apprendimento non può essere limitato soltanto a coloro che intendono imparare a
suonare seriamente uno strumento. Il repertorio musicale e gli strumenti da utilizzare da parte dei bambini devono essere legati alla
tradizione di ogni singola nazione, infatti bisogna imparare in primo luogo il linguaggio musicale materno, da ciò l’importanza
dell’esplorazione del canto popolare. E’ fondamentale la pratica del canto corale perché esso si serve del più semplice degli
strumenti che ognuno possiede, la voce, e consente di sviluppare l’orecchio e di socializzare entrando in relazione l’uno con l’altro e
ascoltandosi a vicenda. La musica va insegnata attraverso la musica stessa, pertanto prima bisogna imparare a produrre il suono ed
a distinguerlo e solo dopo a scriverlo. Dal punto di vista pratico egli suggerisce l’uso della chironomia, scrivere le note sulla mano, ed
abituarsi a distinguerle per altezza attraverso la loro posizione; la solmisazione, cioè indicare le note con delle sillabe e, soprattutto,
il do mobile, che consiste nel memorizzare gli intervalli sulla scale di do e poi abituarsi a riprodurli a qualunque altezza. Essendo la
scala pentafonica la più vicina al senso uditivo del bambino bisognerà partire da quella. Ma la musica deve poi accompagnare tutto
il percorso scolastico dell’alunno ed essere presente, come dovere dello stato, in tutte le scuole pubbliche di ogni tipo.

89) Quali sono i livelli delle competenze musicali secondo Stefani.

Secondo Gino Stefani la competenza musicale consiste nella capacità di produzione di senso mediante la musica. Egli parla di cinque
livelli di competenza: i codici generali o di base per i quali diciamo che una musica è lenta o veloce, una nota è alta o bassa, ecc.; le
pratiche sociali per le quali distinguiamo la musica in generi, da discoteca, da chiesa, da concerto, da ballo; le tecniche musicali per
le quali distinguiamo in un brano musicale i momenti di distensione come le cadenze e quelli di tensione come gli accordi di settima;
gli stili per i quali distinguiamo la musica da film da quella sinfonica o da camera; infine le opere per le quali distinguiamo con
precisione le caratteristiche proprie di una composizione. Tali competenze maturano nell’ambiente scolastico ma ogni bambino ne
porta un bagaglio appreso in maniera spesso inconsapevole a seconda dell’ambiente in cui è vissuto e delle esperienze che ha fatto.
L’insegnante, quando si rapporta con l’alunno per instaurare una relazione educativa, deve tenere conto di questo bagaglio,
individuandone gli elementi e orientando il bambino alla maturazione e all’evoluzione delle competenze musicali che già possiede.
90) Il metodo statico, quello ricreativo e quello dinamico nell’educazione musicale. Illustri il candidato quale a suo parere è più
proficuo per una scuola secondaria di primo grado.

IL modello statico, preoccupato solo dell’apprendimento e dello svolgimento del programma, non fornisce alcuno stimolo alla
creatività dell’alunno; quello ricreativo al contrario, facendo considerare la musica soltanto un passatempo in mezzo a discipline più
impegnative, può mortificare le reali esigenze musicali del ragazzo e privarlo dell’apporto di una disciplina fondamentale per la sua
crescita. Indubbiamente il modello migliore è quello dinamico che si caratterizza per la sua elasticità in quanto considera il ragazzo
come un soggetto unico portatore già di esperienze musicali che devono essere valorizzate e sviluppate. Secondo questo modello
non bisogna tenere conto soltanto dell’intelligenza ma anche dell’emotività e quindi preferire un’esecuzione al flauto magari meno
perfetta ma più personale e sentita. La finalità del modello dinamico è quella dell’autonomia: far sentire al ragazzo che egli ha in sé
le potenzialità per creare della nuova musica e fargli assaporare la gioia della creazione musicale. Naturalmente non si può
prescindere dall’aspetto della conoscenza della grammatica musicale ma sarà più facile spingere il ragazzo ad interessarsene,
considerando che egli per natura e spinto dalla curiosità ad occuparsi di cose nuove, valorizzando gli interessi che di volta in volta
emergono in lui e aprendo così la strada al soddisfacimento delle esigenze musicali di ciascuno.

91) Spieghi il candidato cosa si intende per programmazione ed in che rapporto essa sta con il programma.

La programmazione è un piano di lavoro che serve a definire cosa si intende far conoscere e a che tipo di apprendimento a di abilità
portare gli alunni, attraverso quale metodologia e come scandire i momenti delle lezioni. Essa è strettamente legata alla nozione di
curricolo, cioè del processo che si vuole far seguire all’alunno per avviare, verificare e condurre a buon fine un percorso educativo e
didattico. Secondo Scurati vi sono due tipi di curricolo, uno evidente e l’altro nascosto. Il primo è quello organizzato dal docente in
vista di scopi coscientemente perseguiti; il secondo è l’insieme delle esperienze educative che non si svolgono all’interno
dell’istituzione scolastica e che pertanto non si possono programmare. Diverso dalla programmazione è il programma. Esso è fissato
dal Ministero con lo scopo di uniformare i traguardi formativi e le competenze e di garantire a tutti i cittadini del territorio nazionale
che frequentano le scuole pubbliche o parificate di raggiungere gli stesso obiettivi standard a seconda dei vari livelli e tipi di scuola.
La programmazione non è altro che una attualizzazione del programma: il legislatore stabilisce i contenuti e il docente li adatta alla
situazione concreta della classe nella quale opera. I programmi infatti sono soltanto una guida generale, sta al docente con la sua
programmazione stabilire obiettivi e contenuti da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. Per questo più che preoccuparsi di
svolgere tutte le parti del programma è importante soffermarsi sui processi di apprendimento seguendo lo sviluppo intellettuale
dell’alunno e con lo scopo che gli argomenti che sono stati trattati, anche se pochi, restino come un patrimonio personale per
l’intera vita dello studente.

92) la programmazione per una classe di strumento musicale nella scuola secondaria di primo grado.

La programmazione per la classe di strumento musicale presenta delle particolari difficoltà per il fatto che non tutti gli alunni hanno
lo stesso ritmo di apprendimento o sono dotati musicalmente allo stesso modo. Essa pertanto dovrà prevedere dei margini di
deviazione dal programma e un intervento a volte necessariamente individualizzato. I due obiettivi a lungo termine relativi allo
studio della musica sono il saper capire e il saper produrre. Per comprensione musicale, più che aspetti di carattere tecnico, si
intende la capacità di trovare un senso all’evento musicale attraverso una serie di attività di ascolto e di analisi. Per esempio
ascoltando le Quattro stagioni di Vivaldi ogni alunno proverà sensazioni ed emozioni diverse che potrà esprimere, a seconda
dell’età, mediante disegni, testi scritti o movimenti corporei e il docente potrà inserire nella programmazione situazioni di ascolto,
opportunamente preparate, adattandole alle esigenze della fascia d’età della classe in cui opera. Per quanto riguarda il saper
produrre bisogna tener conto dei prerequisiti che sono costituiti dalla capacità dei bambini, già verso i quattro-cinque anni, di
inventare semplici motivetti. Con la scuola questa capacità va valorizzata e incentivata mediante lo studio dell’uso corretto della
voce o di uno o più strumenti a seconda delle metodologia (Dalcroze, Orff, kodàly) che l’insegnante intende adottare.

93) Come realizzare della musica d’insieme in una classe di scuola secondaria di primo grado?

Per musica d’insieme si possono intendere due tipologie: i gruppi da camera e l’orchestra vera e propria. Sia nell’uno che nell’altro
caso la realizzazione di un evento musicale dipende naturalmente dagli strumenti che si hanno a disposizione. Nel caso di musica da
camera non è infrequente che essa si possa realizzare con gli strumenti presenti all’interno di una stessa classe, scegliendo con
attenzione il repertorio di brani da far eseguire ed eventualmente adattandolo alle disponibilità di strumenti e alle capacità degli
alunni. Si potranno formare così gruppi di due, tre o quattro esecutori, ognuno del quali, come è caratteristico della musica da
camera, esegue una parte diversa da quella degli altri. Per un insieme orchestrale è difficile che possa bastare una classe, bisognerà
ricorrere spesso all’intero o a più corsi. Bisogna infatti equilibrare le sonorità e non si possono certo mettere insieme dieci trombe e
un solo violino. Naturalmente la scelta del repertorio è di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi prefissi che
consistono primariamente nell’imparare, da parte di ognuno, di mettersi al servizio della riuscita del progetto musicale globale. A
volte sarà indispensabile che siano gli stessi insegnanti ad organizzare la partitura a seconda dell’organico di cui dispongono. Sarà
bene che gli studenti imparino diverse parti in maniera tale da non legarsi rigidamente ad un solo ruolo. Per esempio se un brano è
costituito da una melodia con accompagnamento sarà cura dell’insegnante, anche modificando di volta in volta l’orchestrazione, che
gli alunni svolgano sia un ruolo che l’altro.

94) Che differenza c’è tra didattica tradizionale e didattica laboratoriale?

La didattica tradizionale si fonda sulla trasmissione dei contenuti mediante l’insegnamento, organizzato ordinariamente con il
metodo della lazione frontale. Questo tipo di didattica pone al centro del rapporto il docente e l’alunno si limita ad assimilare i
contenuti anche mediante esercitazioni e ripetizioni che si concludono con una verifica finale. La didattica laboratoriale al contrario
si preoccupa di porre all’alunno dei problemi autentici che hanno un riscontro nella realtà per favorirne la crescita personale.
Pertanto è l’alunno al centro del rapporto educativo. Il termine “laboratorio” non deve trarre in inganno, non è infatti da intendere
nel senso che esso ha ordinariamente nell’ambito delle scienze fisiche o chimiche, non si tratta di un laboratorio come luogo, ma di
un laboratorio come metodo di apprendimento il cui obiettivo è la maturazione di competenze e per tale motivo viene anche
chiamata didattica per competenze. La valutazione avviene sia in itinere che alla fine del percorso e le metodologie utilizzate
possono essere le più varie, da quella classica della lezione frontale, opportunamente adattata e supportata con sussidi didattici
adeguati, a quella del lavoro di gruppo.

95) Spiega in che cosa consiste l’apprendimento collaborativo.

L’apprendimento collaborativo si attua con i lavori di gruppo. Lo studente, poiché si trova in contesti improntati alla operatività e alla
capacità di risolvere situazioni problematiche, si trova per certi aspetti nelle stesse condizioni della sua vita lavorativa futura. Per far
sì che l’apprendimento sia proficuo il docente deve, quando si accorge che ci si trova di fronte ad una situazione di stallo, intervenire
con degli stimoli onde favorire una situazione di confronto e di valutazione delle diverse soluzioni di un problema. Tale metodologia
aiuta lo studente a comprendere le idee degli altri, accettando anche altri punti di vista. Naturalmente è fondamentale il criterio di
formazione dei gruppi da parte del docente e, a seconda dello scopo, può essere utile di volta in volta un gruppo omogeneo per
conoscenze, attitudini e abilità, o un gruppo disomogeneo nel quale gli elementi più fragili possano essere coinvolti da quelli più
dotati di spirito d’iniziativa. Il lavoro di gruppo suppone anche una diversa disposizione della classe nell’aula. Non tutti i banchi di
fronte alla cattedra, bensì affiancati a due o a tre in modo da consentire a gruppi di quattro o sei alunni di lavorare insieme sotto il
monitoraggio dell’insegnante che potrà circolare liberamente tra i gruppi.

96) Che differenza c’è tra l’apprendimento collaborativo e quello cooperativo?

L’apprendimento cooperativo ci si concentra su un problema piuttosto complesso che può essere suddiviso in vari aspetti o risolto
mediante successivi passi o stadi. Ognuno dei gruppi focalizzerà la sua attenzione su un aspetto o su no dei passi necessari per
risolvere il problema nel suo complesso. Il lavoro completo risulterà dall’insieme dei singoli lavori svolti dai gruppi. Una diversa
strategia può essere quella di assegnare lo stesso lavoro ad ognuno dei gruppi, in questo, modo, se si creano dei gruppi eterogenei
per competenze avverrà che ogni gruppo affronterà il problema da punti di vista diversi e ciascun alunno potrà mettere a frutto le
proprie particolari competenze nel lavoro comune. In questo modo gli alunni impareranno a fidarsi del lavoro degli altri per le parti
che non sono di loro specifica competenza e si renderanno conto che insieme è possibile risolvere dei problemi che da soli sarebbe
impossibile affrontare. Se i gruppi sono eterogenei è bene che l’insegnate operi anche una rotazione dei ruoli in modo da stimolare
tutti alla partecipazione. Alla fine dal confronto tra le diverse soluzioni allo stesso problema nascerà una relazione articolata in cui
ogni gruppo esporrà le varie fasi attraverso le quali è giunto ad essa.

97) Spiega le modalità didattiche peer tutoring e team teaching.

Il peer tutoring è una metodologia didattica basata sul principio che gli alunni più maturi e sicuri possano insegnare a quelli che
hanno bisogno di un certo supporto e di tempi più lunghi per l’apprendimento. Il vantaggio è da entrambe le parti. Da parte degli
alunni più capaci è indispensabile acquisire chiarezza nell’esposizione, enucleare i concetti fondamentali dell’argomento da spiegare,
e pertanto riflettervi ulteriormente e chiarirlo meglio a se stesso. Da parte dell’alunno meno maturo il vantaggio consiste nel
confrontarsi con una persona che sia al suo stesso livello e quindi ritrovare nell’interlocutore un lessico, una possibilità di rapporto
più familiari e meno formali. IL team teaching consiste invece nello svolgere l’impegno didattico, o un aspetto di esso, in
collaborazione tra due docenti. Questo approccio didattico si coniuga in genere con l’apprendimento collaborativo e pertanto la
classe è bene che sia divisa perlomeno in due gruppi eterogenei all’interno dei quali si favoriscono maggiormente i processi di
apprendimento. Per gli alunni vi è un evidente vantaggio: essi possono osservare come uno stesso argomento viene proposta da
due docenti diversi ognuno dei quali lo presenterà con proprie riflessioni e approfondimenti

98) Gli elementi fondamentali della didattica del cinema.


Nell’utilizzazione dello strumento filmico nel rapporto didattico bisogna distinguere due aspetti: educazione al film ed educazione
mediante il film. Bisogna partire in entrambi i casi dal dato di fatto che l’esperienza filmica è ormai parte integrante della vita
quotidiana del fanciulli o dei ragazzi. Educare al film significa pertanto renderli edotti delle caratteristiche di tale mezzo di
comunicazione dal punto di vista tecnico, artistico, psicologico e sociale. Il fine dell’educazione al film consiste pertanto nel fornire la
padronanza del film come strumento di esperienza del ragazzo fino ai 12/14 anni. Ma una volta acquisita tale padronanza del mezzo
inizia la parte più impegnativa, l’educazione mediante il film che comprende sia l’assimilazione dei contenuti positivi che il mezzo
trasmette sia la capacità autonoma di valutarli e di non farsene suggestionare. La conquista di tale autonomia di giudizio, più difficile
nell’età infantile, diventerà un’esperienza sempre più interessante anche per il ragazzo man mano che in lui si sviluppano gli
interessi, i processi intellettuali e le capacità critiche. Dal punto di vista dell’educazione musicale l’analisi delle colone sonore di film
particolarmente familiari ai bambini o ai ragazzi – Harry Potter, Superman o Spiderman - potrà essere un punto di partenza molto
facile e coinvolgente.

99) Come organizzare una prima lezione di strumento a fiato nella secondaria di primo grado.

Il compito non è facile: ci si trova davanti un ambito appena uscito dalla scuola elementare che non ha ancora un metodo di studio e
per il quale l’approccio alla musica è stato più che altro un gioco. Bisognerà pertanto fargli comprendere che per ottenere dei frutti è
necessario un certo impegno. Le nozioni teoriche saranno ridotte al minimo per non annoiare l’alunno, tuttavia sarà importante
incuriosirlo relativamente a come è costruito uno strumento a fiato, in che modo viene prodotto il suono e fornirgli un minimo di
conoscenze teoriche a partire dalle sette note della scala di do scritte sul pentagramma in chiave di violino. A questo punto si
comincerà a spiegare come posizionare la bocca sul foro di entrata dell’aria nello strumento, cos’è il colpo di lingua e come respirare
bene attuando la respirazione diaframmatica. Su questo bisognerà insistere molto e trattandosi di un esercizio pratico
probabilmente il bambino non avrà difficoltà a cimentarsi con esso. Infine, spiegata la differenza tra tono e semitono, si potrà
passare all’esecuzione delle prime tre o quattro note, impresa non molto facile negli strumenti a fiato nei quali il suono bisogna
costruirlo con una giusta emissione e con l’aiuto dell’orecchio. Superata la prima lezione, se si riesce ad interessare il
bambino/ragazzo si può dire che il processo è stato avviato bene.

100) Come organizzare la concertazione e l’esecuzione di un brano d’insieme.

Si comincerà col distribuire le parti a tutti gli alunni che dovranno essere in grado di eseguire ognuno la propria, per passare allo
studio attento, battuta per battuta, delle singole classi di strumenti. Questa fase è molto importante perché gli alunni conoscono la
propria parte, ma non quella degli altri e pertanto hanno bisogna di ascoltarla ripetutamente per imparare ad inserirsi al momento
opportuno. Una volta assicuratisi che il pezzo, dal punto di vista della corretta esecuzione delle note, procede ininterrottamente
dall’inizio alla fine si potrà passare allo studio delle dinamiche e trovare in tal modo l’equilibrio delle parti: fare in modo che una
classe di strumento non emerga sulle altre se non al momento opportuno e soprattutto che l’insieme, dal punto di vista armonico
e timbrico, sia ben fuso ed equilibrato e nella sostanza gradevole. A questo punto è possibile passare all’esecuzione in pubblico. Gli
alunni avranno imparato l’importanza della coesione e della collaborazione affinché il risultato finale sia soddisfacente ed è proprio
in questo che risiede il valore educativo dell’esecuzione di un brano di musica d’insieme nella quale anche i più timidi riescano ad
inserirsi alla pari di quelli più spavaldi sentendosi ugualmente importanti per il raggiungimento del risultato finale.

101) Come presenteresti la figura di un grande musicista, per esempio Beethoven, in una terza classe di scuola secondaria di primo
grado?

Comincerei con l’inquadrare il personaggio nel suo contesto storico, il periodo della rivoluzione francese, di Napoleone e della
restaurazione. Poi direi che è uno dei maggiori compositori di musica classica di tutti i tempi e spiegherei che per musica classica si
intende la musica colta occidentale. Presenterei la sua vita segnata dal dramma della sordità e come nonostante la sordità sia
riuscito a compore delle musiche immortali. Direi quali sono i generi musicali che ha trattato soffermandomi solo su uno di essi.
Prenderei per esempio le sinfonie: dopo avere spiegato cos’è una sinfonia ne farei ascoltare dei brani più facilmente accessibili, per
esempio dalla sinfonia n. 6 “Pastorale” che ha un titolo per ogni movimento e mostrerei come il compositore illustra quel titolo con
la sua musica. Potrei anche servirmi per questo, onde rendere più piacevole l’ascolto, della rappresentazione a cartoni animati che
ne ha fatto Walt Disney nel film “Fantasia” e dopo chiederei agli alunni le loro impressioni e come loro avrebbero sviluppato
musicalmente i titoli di ognuno dei tempi della sinfonia: impressioni gradevoli all’arrivo in campagna, scena presso il ruscello, allegra
riunione di contadini, temporale, inno di ringraziamento al creatore. In tal modo l’ascolto, oltre che essere un’esperienza formativa,
potrebbe diventare anche un’esperienza creativa.

102) Come spiegheresti a ragazzi di 12 anni la differenza tra i vari generi musicali?

In primo luogo con le spiegazione in forma verbale della differenza tra musica sinfonica, musica da camera, sonata per strumento
solo, concerto per strumento solista e orchestra e così via. Poi passerei a degli esempi facendo ascoltare dei piccoli brani di
composizioni varie, non molto difficili, in ognuna di queste forme. Quindi proporrei un’attività: eseguire o comporre piccoli brani che
rispecchino le caratteristiche delle varie forme. Se in classe sono presenti due o tre tipi diversi di strumenti è possibile eseguire delle
facili composizioni da camera costituendo dei duo o dei trii e dei quartetti. Per uno strumento solista delle sonatine semplici nello
stile classico delle quali farei analizzare la forma. Per le forme di più vasta dimensione si dovrebbe interagire o con le altri classi del
corso o con altre classi della scuola, o al limite con tutte, mettendo insieme una piccola composizione sinfonica o un concerto per
qualche strumento solista accompagnato dagli altri. Naturalmente mi occuperei io stesso di organizzare la piccola partitura facendo
in modo che l’orchestrazione cambi di volta in volta onde consentire a tutti di svolgere parti diverse e renderli consapevoli
dell’interdipendenza degli esecutori in qualsiasi evento musicale.

103) Come presenteresti un’opera lirica? Per esempio La Cenerentola di Rossini?

In primo luogo spiegherei com’è un’opera lirica – uno spettacolo tutto cantato – e poi le parti di cui è composta, arie, duetti, terzetti,
quartetti, pezzi d’insieme, sinfonia, ecc. Poi racconterei la vicenda della Cenerentola, che è molto nota, dicendo che la differenza
rispetto alla favola consiste soltanto nel fatto che invece della matrigna c’è il patrigno e che invece della fata c’è l’educatore del
principe che cerca una fanciulla degna di lui. A questo punto farei sentire la sinfonia, mettendo in evidenza il crescendo rossiniano e
spiegando come è fatto: un piccolo tema eseguito prima da uno strumento e a poco a poco da tutta l’orchestra fino all’esplosione
finale; e qualche piccolo brano cantato nelle varie forme dette sopra. Poi inviterei la classe a scegliere una favola, a trasformarla in
un libretto dividendo le varie parti fra gli alunni, a trovare delle musiche adatte per ognuno dei brani, anche utilizzando melodie già
conosciute, e a mettere insieme uno spettacolino tutto cantato e suonato per il saggio di fine d’anno, facendo in modo che le
capacità di ognuno, nel canto o nello strumento, vengano valorizzate.

104) Scopo dell’educazione musicale è abituare gli alunni ad un ascolto consapevole e critico anche della musica in cui sono
quotidianamente immersi. Immagina una lezione nella quale illustri le differenze tra musica pop, folk, blues, rap, Jazz, rock, musica
leggera.

Comincerei con lo spiegare agli alunni le caratteristiche di ognuno di questi generi e col chiedere loro quale preferiscono. Quindi ne
traccerei brevemente la storia e li coinvolgerei in una ricerca fatta a gruppi tra di loro su ognuno dei generi in questione, conclusa
con l’esecuzione, cantata o suonata, di un brano di essi a seconda delle loro preferenze. Se possibile tenterei di formare un piccolo
complesso nella classe o ricorrendo ad altre classi, in grado di eseguire musiche appartenenti ad uno o più dei generi in questione. Il
fine educativo di questa attività consiste nel rendere edotti i ragazzi delle caratteristiche della musica cosiddetta di consumo e di
quella che, pur non potendosi considerare classica nel senso vero e proprio, come la musica jazz, gode tuttavia non solo di una certa
popolarità ma di una sua dignità come musica non solo del popolo afroamericano ma dotata di un suo notevole valore artistico.
Stesso discorso per il blues e la musica folk, a proposito della quale potrei anche spingere gli alunni ad una ricerca sul patrimonio
folk della tradizione locale. Per quanto riguarda il rap sarebbe possibile da parte di loro stessi cercare un testo che li soddisfaccia e
cimentarsi nella sua esecuzione secondo questo particolare stile.

105) Immagina di realizzare un musical con le classi della tua scuola.

Naturalmente per un’impresa del genere bisognerebbe coinvolgere tutta la scuola, richiedendosi per la costruzione di un musical
una notevole varietà di abilità: recitare, cantare, suonare, danzare. In primo luogo cercherei di individuare l’argomento prendendo
spunto dall’attualità da un fatto di cronaca e aiutandoli a svilupparlo in forma teatrale con l’aiuto anche dell’insegnante di italiano.
Sarebbe indispensabile anche l’ausilio degli insegnanti di tecnica, di disegno e di storia dell’arte per la risoluzione di tutti i problemi
connessi con le scene ed i costumi ed infine di quelli di scienze motorie per i movimenti scenici e le eventuali movenze di danza. Una
volta steso il testo e organizzato il succedersi delle scene e gli elementi della scenografia passerei all’aspetto musicale utilizzando per
questo brani già noti o brani sia cantati che strumentali, composti espressamente da loro, a seconda delle capacità individuale e
della versatilità di ognuno. L’utilità didattica sarebbe il coinvolgimento di un gran numero di alunni con la conseguente necessità
della collaborazione e la valorizzazione di una grande varietà di talenti che potrebbe estendersi anche ad eventuali alunni di altre
culture presenti nell’istituto con una ricaduta educativa notevole.

90) Il metodo statico, quello ricreativo e quello dinamico nell’educazione musicale. Illustri il candidato quale a suo parere è più
proficuo per una scuola secondaria di primo grado.

IL modello statico, preoccupato solo dell’apprendimento e dello svolgimento del programma, non fornisce alcuno stimolo alla
creatività dell’alunno; quello ricreativo al contrario, facendo considerare la musica soltanto un passatempo in mezzo a discipline più
impegnative, può mortificare le reali esigenze musicali del ragazzo e privarlo dell’apporto di una disciplina fondamentale per la sua
crescita. Indubbiamente il modello migliore è quello dinamico che si caratterizza per la sua elasticità in quanto considera il ragazzo
come un soggetto unico portatore già di esperienze musicali che devono essere valorizzate e sviluppate. Secondo questo modello
non bisogna tenere conto soltanto dell’intelligenza ma anche dell’emotività e quindi preferire un’esecuzione al flauto magari meno
perfetta ma più personale e sentita. La finalità del modello dinamico è quella dell’autonomia: far sentire al ragazzo che egli ha in sé
le potenzialità per creare della nuova musica e fargli assaporare la gioia della creazione musicale. Naturalmente non si può
prescindere dall’aspetto della conoscenza della grammatica musicale ma sarà più facile spingere il ragazzo ad interessarsene,
considerando che egli per natura e spinto dalla curiosità ad occuparsi di cose nuove, valorizzando gli interessi che di volta in volta
emergono in lui e aprendo così la strada al soddisfacimento delle esigenze musicali di ciascuno.

91) Spieghi il candidato cosa si intende per programmazione ed in che rapporto essa sta con il programma.

La programmazione è un piano di lavoro che serve a definire cosa si intende far conoscere e a che tipo di apprendimento a di abilità
portare gli alunni, attraverso quale metodologia e come scandire i momenti delle lezioni. Essa è strettamente legata alla nozione di
curricolo, cioè del processo che si vuole far seguire all’alunno per avviare, verificare e condurre a buon fine un percorso educativo e
didattico. Secondo Scurati vi sono due tipi di curricolo, uno evidente e l’altro nascosto. Il primo è quello organizzato dal docente in
vista di scopi coscientemente perseguiti; il secondo è l’insieme delle esperienze educative che non si svolgono all’interno
dell’istituzione scolastica e che pertanto non si possono programmare. Diverso dalla programmazione è il programma. Esso è fissato
dal Ministero con lo scopo di uniformare i traguardi formativi e le competenze e di garantire a tutti i cittadini del territorio nazionale
che frequentano le scuole pubbliche o parificate di raggiungere gli stesso obiettivi standard a seconda dei vari livelli e tipi di scuola.
La programmazione non è altro che una attualizzazione del programma: il legislatore stabilisce i contenuti e il docente li adatta alla
situazione concreta della classe nella quale opera. I programmi infatti sono soltanto una guida generale, sta al docente con la sua
programmazione stabilire obiettivi e contenuti da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. Per questo più che preoccuparsi di
svolgere tutte le parti del programma è importante soffermarsi sui processi di apprendimento seguendo lo sviluppo intellettuale
dell’alunno e con lo scopo che gli argomenti che sono stati trattati, anche se pochi, restino come un patrimonio personale per
l’intera vita dello studente.

94) Che differenza c’è tra didattica tradizionale e didattica laboratoriale?

La didattica tradizionale si fonda sulla trasmissione dei contenuti mediante l’insegnamento, organizzato ordinariamente con il
metodo della lazione frontale. Questo tipo di didattica pone al centro del rapporto il docente e l’alunno si limita ad assimilare i
contenuti anche mediante esercitazioni e ripetizioni che si concludono con una verifica finale. La didattica laboratoriale al contrario
si preoccupa di porre all’alunno dei problemi autentici che hanno un riscontro nella realtà per favorirne la crescita personale.
Pertanto è l’alunno al centro del rapporto educativo. Il termine “laboratorio” non deve trarre in inganno, non è infatti da intendere
nel senso che esso ha ordinariamente nell’ambito delle scienze fisiche o chimiche, non si tratta di un laboratorio come luogo, ma di
un laboratorio come metodo di apprendimento il cui obiettivo è la maturazione di competenze e per tale motivo viene anche
chiamata didattica per competenze. La valutazione avviene sia in itinere che alla fine del percorso e le metodologie utilizzate
possono essere le più varie, da quella classica della lezione frontale, opportunamente adattata e supportata con sussidi didattici
adeguati, a quella del lavoro di gruppo.

96) Che differenza c’è tra l’apprendimento collaborativo e quello cooperativo?

L’apprendimento cooperativo ci si concentra su un problema piuttosto complesso che può essere suddiviso in vari aspetti o risolto
mediante successivi passi o stadi. Ognuno dei gruppi focalizzerà la sua attenzione su un aspetto o su no dei passi necessari per
risolvere il problema nel suo complesso. Il lavoro completo risulterà dall’insieme dei singoli lavori svolti dai gruppi. Una diversa
strategia può essere quella di assegnare lo stesso lavoro ad ognuno dei gruppi, in questo, modo, se si creano dei gruppi eterogenei
per competenze avverrà che ogni gruppo affronterà il problema da punti di vista diversi e ciascun alunno potrà mettere a frutto le
proprie particolari competenze nel lavoro comune. In questo modo gli alunni impareranno a fidarsi del lavoro degli altri per le parti
che non sono di loro specifica competenza e si renderanno conto che insieme è possibile risolvere dei problemi che da soli sarebbe
impossibile affrontare. Se i gruppi sono eterogenei è bene che l’insegnate operi anche una rotazione dei ruoli in modo da stimolare
tutti alla partecipazione. Alla fine dal confronto tra le diverse soluzioni allo stesso problema nascerà una relazione articolata in cui
ogni gruppo esporrà le varie fasi attraverso le quali è giunto ad essa.

106) Fondamenti dell’ Ascolto musicale e percorsi didattici per il raggiungimento di specifici obiettivi disciplinari

Imparare ad ascoltare e saper ascoltare sono 2 fondamenti essenziali per consolidare le abilità nel campo musicale. La musica si
ascolta su 3 piani diversi:sul piano sensitivo ( puro diletto) espressivo ( che evoca sentimenti) e musicale; quest’ultimo aspetto
presuppone una preparazione teorico-pratica sulla materia. L’ascolto guidato deve attenzionare e isolare i 4 elementi della musica:
ritmo, melodia, armonia e colore in un contesto musicale di stile monodico, omofonico o polifonico. Il percorso didattico deve far
cogliere il carattere affettivo di un brano e saperlo tradurre con il linguaggio corrente e di interiorizzarlo, inoltre deve far conoscere
la struttura dei linguaggi musicali( i 4 elementi della musica) e far acquisire informazioni storico-stilistiche per arrivare alla
competenza culturale. Gli obiettivi disciplinari da raggiungere sono la distinzione di semplici elementi strutturali del brano, la
comprensione dei rapporti tra gli strumenti ascoltati e una generale contestualizzazione storica dello stesso.

107) Applicazioni metodologiche e didattiche per le lezioni di musica d’insieme


La musica d’insieme è una disciplina che valorizza ulteriormente la didattica laboratoriale attiva e partecipativa che tende allo
sviluppo di un gruppo strumentale omogeneo o eterogeneo nelle classi strumentali. La base di partenza è poter spiegare la
macrostruttura del brano da suonare partendo dall’ossatura ritmica in generale e delle eventuali varianti in corso; di seguito
evidenziare la tonalità con le relative alterazioni fisse e momentanee delle note. Una seconda fase inizia con una prima lettura
generale d’assieme che permetterà al direttore-docente di rilevare le carenze tecniche e di lettura delle varie sezioni e dei singoli
allievi. A questo punto il brano verrà sezionato in più parti a secondo della forma dello stesso e si procederà a focalizzare
l’attenzione e la pratica esecutiva dei singoli episodi eliminando gradatamente gli errori ritmici,melodici e le imperfezioni di
intonazione e di equilibrio delle varie sezioni strumentali. Di fondamentale importanza sarà la compresenza dei docenti delle varie
classi di strumento che potranno intervenire in modo specialistico per la risoluzione di imperfezioni esecutive legate al proprio
ambito disciplinare. L’efficacia della didattica collaborativa permetterà di migliorare l’ esecuzione complessiva del brano proposto
che deve essere di un grado esecutivo adatto alle potenzialità ed al livello dei singoli componenti.

108) come pensi di inserire il tuo ambito disciplinare nel contesto di cittadinanza democratica.

La cittadinanza democratica è un settore chiave di competenza dell’educazione interculturale che comprende tutte le attività
educative compreso l’insegnamento, la famiglia e le comunità di riferimento e permette alle persone di agire attivamente nella
società operando in modo responsabile e rispettoso l’uno verso gli altri. Tenendo presente le indicazioni nazionali per il curricolo
2012, tra le 6 funzioni formative esplicate nell’apprendimento della musica la funzione identitaria e interculturale è quella che
letteralmente e significativamente si coniuga con la cittadinanza democratica; a rafforzare e completare il settore chiave
intervengono le altre funzioni formative cognitivo-culturale, linguistico-comunicative, emotivo-affettiva, relazionale e critico-
estetica. In sintesi, lo studio delle materie musicali in generale ed in particolare contribuiscono fortemente a creare un saldo legame
con la società che ci circonda permettendo di sviluppare sani principi e valori per una società migliore.

109) spiegare le motivazioni dell'insegnamento della musica oggi, tenendo conto anche delle Indicazioni nazionali 2012.

La musica. linguaggio universale,si interfaccia a pieno merito con l’importante concetto di “cittadinanza democratica” che è un
settore chiave di competenza dell’educazione interculturale e comprende tutte le attività educative compreso l’insegnamento, la
famiglia e le comunità di riferimento e permette alle persone di agire attivamente nella società operando in modo responsabile e
rispettoso l’uno verso gli altri. Tenendo presente le indicazioni nazionali per il curricolo 2012, tra le 6 funzioni formative esplicate
nell’apprendimento della musica la funzione identitaria e interculturale è quella che letteralmente e significativamente si coniuga
con la cittadinanza democratica; a rafforzare e completare il settore chiave intervengono le altre funzioni formative cognitivo-
culturale, linguistico-comunicative, emotivo-affettiva, relazionale e critico-estetica. In sintesi, lo studio delle materie musicali in
generale ed in particolare contribuiscono fortemente a creare un saldo legame con la società che ci circonda permettendo di
sviluppare sani principi e valori per una società migliore. La musica concorre notevolmente alla formazione del perfetto cittadino
così come affermato dalla filosofia greca antica.

111) Unità didattica sul “ritmo” come base del linguaggio musicale

gli obiettivi di apprendimento saranno:capire cos'è il ritmo e in quali fenomeni naturali o artificiali esso è presente ; acquisire il
concetto di pulsazione ritmica e di accento;individuare le componenti ritmiche del linguaggio parlato; imparare a riconoscere i ritmi
binari e ternari applicati a brani specifici. Dopo una breve disamina con esempi dei ritmi presenti in natura, nell'arte e nella vita
quotidiana si procede con degli schemi ritmici scanditi frequentemente dal linguaggio parlato e tradotti con i simboli musicali
corrispondenti; questo approccio basato sul modello dinamico d'insegnamento fa capire che in una determinata parola o breve
frase ci sono ritmi ed accenti già ampiamente utilizzati nella quotidianità spiegando anche che i segni d'interpunzione si traducono
musicalmente con le pause che mescolate alle figure completano i”patterns” ritmici. Per potenziare l'apprndimento si ci può servire
di piccoli e funzionali strumenti a percussione a suono indeterminato e provare ad imitare,battendo su tali strumenti ,i ritmi studiati.
Nelle verifiche iniziali, intermedie e finali si deve tener conto del grado di maturazione e di indipendenza raggiunto dai singoli alunni
nell'affrontare estemporaneamente e correttamente combinazioni ritmiche variate.

112) Come pensi di affrontare una lezione per il raggiungimento di una ottimale esecuzione finale da parte di alunni

Il metodo di lavoro sarà calibrato sulle potenzialità e difficoltà di ogni allievo. Le lezioni si svolgeranno singolarmente (salvo i casi di
attività particolari di classe). Ogni lezione prevederà una parte di riscaldamento e studio tecnico (scale, esercizi per intonazione,
stabilità del suono e tecnica), seguita dalla presentazione da parte dell'alunno del lavoro svolto durante la settimana. L'insegnante
affronterà dunque la correzione critica di quanto eseguito dall'allievo. Nella seconda parte della lezione si prenderanno in esame i
brani in studio che verranno prima eseguiti e poi approfonditi sotto la guida del docente. Ciò permetterà di illustrare anche le
molteplici modalità di approccio allo studio per il lavoro a casa.