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Gestione della classe

e delle problematiche relazionali

Laboratorio di formazione in ingresso a cura di Luca Pierini


John Hattie (2009)
VISIBLE LEARNING

La ricerca condotta da Hattie, basata su 800 metanalisi e 240 milioni


di studenti, ha studiato i fattori che influenzano l’apprendimento.
Gli effetti relativi ai fattori esaminati vengono mostrati mediante
l’impiego di un barometro (figura sopra).
Cosa migliora l’apprendimento dello studente? (alcuni esempi)

+ 0,72 Relazione tra insegnante e alunno 0,72


+ 0,62 Aggiornamento professionale del docente 0,62
+ 0,53 Coesione della classe 0,53
+ 0,52 Gestione della classe 0,52
+ 0,47 Intervento precoce (frequenza scuola dell’infanzia) 0,47
+ 0,41 Soddisfare gli stili di apprendimento degli alunni 0,41
+ 0,29 Compiti per casa 0,29
+ 0,21 Dimensione ridotta della classe (15 studenti) 0,21
+ 0,009 Conoscenza della disciplina da parte del docente 0,009
- 0,16 Bocciatura - 0,16
BURN OUT
Gran parte dell’identità professionale e del benessere psico-fisico del
docente si gioca sulla capacità di gestire il rapporto con la classe.
Difficoltà di relazione determinano frustrazione e burn out.
“non rispettano il turno”
“non ascoltano”
“chiacchierano”
“parlano a voce alta”
“si alzano senza permesso”
“usano il cellulare”
“ lanciano oggetti”
“si offendono”
“si picchiano”
“contestano quello che dico”

Il 60% degli alunni nelle classi si comporta produttivamente.


Il 20% è svogliato ma non aggressivo.
Il 20% manifesta comportamenti di disturbo, anche aggressivi.
(Pipeline Project)
La classe è una realtà psicologica multidimensionale le cui
dinamiche, articolate su tre livelli, possono in buona parte sfuggire
al docente:
1. pubblico, che il docente può vedere e gestire;
2. semiprivato, relativo alle relazioni tra gli alunni, parzialmente
percepibile;
3. privato, all’interno della mente dell’allievo, nascosto.

Il 70% delle dinamiche che si svolgono in classe sfugge al docente.


Un comportamento irrispettoso delle regole, provocatorio o
aggressivo ha spesso cause non manifeste:
1. condizionamento da modelli socioculturali negativi;
2. difficoltà di autocontrollo derivanti da problemi fisici,
psicologici o entrambi (disturbo oppositivo provocatorio,
disturbo della condotta, altri B.E.S).

I ‘ragazzi difficili’ hanno,


nella maggior parte dei casi,
un disagio, soffrono, sono
arrabbiati.
La ricerca pedagogica ci offre alcuni modelli per la gestione della
classe (classroom management)

Jacob Kounin (1912 -1995) riprese migliaia di


ore di lezione in centinaia di classi sparse in
tutti gli Stati Uniti e sintetizzò le strategie più
efficaci per gestire le migliori condizioni di
apprendimento.

Withitness (presenza efficace in classe)


Il docente conosce quello che succede in classe, comunica la
propria presenza ed è capace di intervenire in ogni situazione.
Momentum and smothness (slancio e scorrevolezza)
Il docente presenta i nuovi argomenti con slancio, cattura
l’interesse dei suoi alunni e mantiene viva l’attenzione.
Overlapping (condurre più attività contemporaneamente)
Il docente deve essere in grado di gestire nella stessa ora di
lezione più attività contemporaneamente.
Didattica diversificata
Il docente deve variare la proposta didattica nell’arco della
giornata o del periodo didattico.
Ripple effect (effetto onda)
Quando uno studente si comporta in modo inadeguato e
pericoloso per il clima della classe, il docente lo riprende di
fronte ai pari in modo che la classe possa imparare dalla
situazione (adatto per la scuola dell’infanzia e primaria, ma
non per la scuola secondaria).
William Glasser (1925-2013) crede nella scuola come ambiente
educativo dove trovano soddisfazioni i bisogni degli allievi.
La gestione della classe deve essere improntata al
lead management piuttosto che al boss
management.
Il boss management prevede che il docente
assuma un ruolo autoritario attento più ai
risultati che ai processi, più all’esecuzione che al
ragionamento, più alla disciplina che alla gestione
della classe.
Il lead management privilegia un approccio educativo facilitatorio,
il docente coinvolge gli studenti, li sollecita ad esprimersi, propone
attività personalizzate, insiste sull’autovalutazione, favorisce la
qualità delle relazioni, usa metodi persuasivi e non repressivi.
L’apprendimento è favorito da
un’atmosfera classe positiva dove
gli alunni lavorano serenamente
con gli altri.
Glasser sostiene che bisognerebbe
eliminare dai programmi scolastici
tutto ciò che non ha importanza
per la vita degli allievi, invita a
privilegiare l’approfondimento e
l’analisi piuttosto che la
superficialità e la frammentarietà.

Glasser sostiene che l’apprendimento ha luogo solo quando si


approfondiscono gli argomenti.
Lee Canter (1947) afferma che il rapporto educativo si fonda in
primo luogo sul rispetto reciproco alunno - docente.

E’ compito dell’insegnante fissare le regole e


chiederne il rispetto, pretendere serietà, esigere il
sostegno delle famiglie e dei dirigenti scolastici.
Il docente può rivendicare tali diritti a patto che:

- formuli consegne chiare e precise;


- assuma un ruolo autorevole;
- stabilisca norme e direttive;
- promuova comportamenti collaborativi e tolleranti;
- sia intransigente verso condotte scorrette;
- guidi ed orienti il percorso formativo dei suoi allievi;
- favorisca l’instaurarsi in aula di un clima sereno.
Il modello di Fredric Jones è fondato su quaranta anni di
osservazione e studio della realtà di classe.

“ Gli insegnanti prendono ogni giorno circa


cinquecento decisioni di conduzione della realtà di
classe, che rende il lavoro secondo solo come
complessità e stress a quello dei controllori di volo
del traffico aereo”.
Positive classroom discipline (1988)

Il modello di Jones si basa su:


Precisa organizzazione dell’aula
L’aula e il suo setting assumono un enorme valore. Il docente deve
essere in grado di muoversi agevolmente al suo intero.
Il ruolo della comunicazione non verbale
Jones sostiene che la maggior parte dei problemi disciplinari
possono essere evitati dal docente con:
- il controllo prossimale (la vicinanza del docente blocca la
volontà di infrangere le regole);
- il contatto oculare (per esprimere direttive e scoraggiare
condotte non idonee);
- la postura del corpo (per sottolineare l’importanza di un
momento didattico e dissuadere comportamenti inadeguati);
- la gestualità (per rinforzare le direttive, trasmettere agli alunni
difficili la propria calma e il controllo della situazione);
- il tono della voce (per comunicare i propri stati d’animo).
Strategia di conduzione della lezione
Il docente generalmente aiuta l’allievo in difficoltà ripetendo la
spiegazione (interazione d’aiuto universale). E’ invece opportuno
adottare una positiva interazione di supporto scandita in tre
passi: lodare, suggerire e allontanarsi.

Usare un sistema di incentivi


Il docente deve utilizzare un
corretto sistema di incentivi che
faccia leva sull’autodeterminazione
degli allievi nella scelta delle attività:
un periodo da dedicare al disegno
libero, un tempo per il lavoro
individuale, un momento per leggere
un libro o guardare un film.
2017
Con alcune classi molto tempo è consumato per richiami
all’ordine, anche solo per mantenere il rumore al di sotto della
soglia che consente la comunicazione didattica.
Sono necessarie regole condivise. L’insegnante come singolo è
destinato a trovarsi in serie difficoltà se deve operare con colleghi
che adottano regole difformi.
Nei primi anni di scuola è
fondamentale insegnare le regole di
comportamento (rispetto
dell’ambiente e delle persone),
impiegando le routine ripetutamente
e pazientemente (ingresso, uscita,
alzata di mano, etc)

Regole chiare e comprensibili hanno un ruolo rassicurante


per l’allievo che ha bisogno di sapere come comportarsi e
interagire con gli altri e l’ambiente.
Una buona gestione della classe si basa sulla comprensione
da parte degli studenti di ciò che ci si aspetta da loro.
Qualsiasi richiamo deve essere fatto in rapporto alle regole
stabilite con coerenza e imparzialità. Se il docente si comporta in
modo arbitrario la sua autorevolezza ne esce indebolita.

Impegnatevi nella gestione della


classe, non ve la prendete con gli
alunni, create rapporto, capite il
motivo del disagio, trovate delle
strategie, non tollerate
comportamenti irrispettosi.

L’insegnante deve sanzionare il comportamento dell’alunno che


non rispetta le regole senza colpirlo come persona. L’attacco alla
persona che ha commesso il fatto produce una reazione che va in
senso opposto a quello educativo.
leader autoritario

Un insegnante capace di mantenere l’ordine con stile autoritario


non svolge bene il suo lavoro, in quanto indirizza le sue energie
nel mantenere la disciplina rendendo sterile il suo intervento
educativo.
Il docente adotta un approccio autorevole
basato sulla leadership democratica, che si
traduce in sicurezza e determinazione
senza prevaricazione.
Esercita la dominanza costruttiva, ovvero
l’abilità di guidare le relazioni in classe, con
fermezza, responsabilità e valore attraverso
il dialogo educativo.
Ha il compito di scoprire le risorse degli
alunni, anche quando non sono evidenti.
Fa emergere il loro valore ponendosi la
domanda: ‘che cosa non ho ancora capito
di questo mio alunno ?’ leader democratico
leader autoritario
I docenti necessitano di
rivedere continuamente
la propria visione del
mondo. Gli insegnanti
migliori sono quelli che
sono capaci di mettersi
in discussione.

L’insegnante è un professionista dell’educazione, conosce la


propria materia e sa come insegnarla, fa capire ai propri alunni
l’importanza dell’apprendimento, comunica e si relaziona con
loro, fa rispettare le regole, limita i conflitti e facilita il dialogo con i
genitori, collabora in modo costruttivo con i colleghi e con il
dirigente scolastico.
Gli alunni hanno la necessità di
vivere un clima di classe in cui le
loro diverse personalità siano in
armonia con quelle degli altri, in
cui trovino la motivazione e
l’equilibrio per un impegno
individuale e collettivo.
Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini,
vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad
allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di
riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro
malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due
mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che
rappresentava per loro la migliore posizione.
A. Schopenhauer, Gli uomini come i porcospini, Parerga e Paralipomena
“Avevo un’insegnante brava e simpatica che mi ha fatto
amare la matematica”
Gli studi suggeriscono che gli insegnanti percepiti come abili e
capaci dai propri allievi sono quelli che sanno adottare uno stile
amichevole, attento, rilassato e aperto alla comunicazione.
“Non conosco l’inglese perché avevo un insegnante che me
l’ha fatto odiare”
No printed word, nor spoken plea can teach young minds
what they should be. Not all the books on all the shelves, but
what the teachers are themselves. J.R. Kipling (1865 -1936)

I bambini non ascoltano I nostri consigli, ma vedono il nostro esempio


La professione docente non è fatta solo
di competenze disciplinari, ma anche
dalla capacità di gestire efficacemente
la comunicazione con gli alunni.

Il docente è responsabile del fatto che il


messaggio sia compreso dall’alunno.

Il docente dovrà modulare il suo stile di


insegnamento alle diverse modalità di
percezione e comunicazione dei propri
allievi.
La mente umana processa la realtà attraverso tre principali
sistemi rappresentativi: visivo (vista), uditivo (udito),
cinestesico (tatto, olfatto e gusto).

Gli alunni con uno stile di


apprendimento
prevalentemente
cinestesico amano
muoversi, hanno un
tempo di attenzione
limitato, amano toccare e
manipolare gli oggetti,etc.
Ottimi risultati nella gestione della classe sono garantiti dalla
tecnica no ai rimproveri sì agli elogi. Quando qualcuno si
complimenta con noi, la nostra mente collega la sensazione
di piacere alla persona che ci ha elogiato. Anche le sensazioni
negative provocate da un rimprovero si ancorano in modo
negativo alla persona che ci ha richiamato al nostro dovere.
I rimproveri generano astio, la lode simpatia e rispetto.

Affinché sia efficace per la


gestione della classe, la lode
deve essere specifica,
meritata e fatta davanti ai
compagni.

Dobbiamo sempre elogiare gli alunni senza mai rimproverali?


E’ possibile rimproverare, ma formulando il rimprovero in
termini positivi: diciamo all’alunno quello che deve fare, non
quello che non deve fare.
“Sono stufo di ripeterti che quando spiego non devi
chiacchierare. Hai capito?”

“Federico ascoltami . Ultimamente sei stato attento alle


lezioni, ma oggi stai chiacchierando troppo.”

“Federico ascoltami. Ultimamente sei stato attento alle lezioni.


L’ho apprezzato molto e sono convinto che dopo queste mie
parole ti comporterai in modo corretto, come hai dato prova di
saper fare.”
Questo richiede autocontrollo e pratica da parte del docente
Se un alunno “difficile” ha dato prova di essersi impegnato
durante un’attività, il docente non deve perdere
l’opportunità di lodarlo e creare un’ancora per legare
l’intenso stato emotivo dell’alunno ad uno stimolo sensoriale
chiaro, univoco e facilmente replicabile.
Complimenti Matteo! Continua ad impegnarti così!
(con sorriso e pacca sulla spalla)

Successivamente il docente potrà


riproporre lo stimolo utilizzato (visivo,
uditivo e cinestesico) per rievocare lo stato
emotivo ad esso associato e richiamare
Matteo al suo dovere di alunno.
L’insegnante si relaziona con i suoi alunni secondo le
modalità della condivisione, del dialogo e dell’ascolto
empatico (ascolto partecipato che chiama in causa le
emozioni).
Mostriamoci sinceramente interessati ai nostri allievi,
questi saranno più propensi ad ascoltarci e a seguirci
quando proporremo loro un’attività didattica.
“Sono veramente soddisfatto dei tuoi progressi”

“Giulia, sono veramente soddisfatto dei tuoi progressi”

Per una persona il nome è il suono più importante e


più dolce in qualsivoglia lingua.

L’utilizzo da parte del docente del nome dell’alunno


rappresenta per quest’ultimo un segno di rispetto e
profonda considerazione.
Quando elogiamo un alunno per qualcosa che ha fatto
è perciò fondamentale utilizzare il suo nome.
I bambini e i ragazzi hanno bisogno di “valere” per maturare
la fiducia nelle proprie potenzialità e affrontare con serenità
la vita e la scuola.

“Brava Giulia! Hai dimostrato di aver capito che


il present continuous in inglese si usa per
descrivere azioni in corso”.
Se durante una spiegazione due alunni chiacchierano e
non prestano attenzione è sufficiente proseguire il
discorso inserendovi il nome di uno di loro.
“Gianluca is playing football!”
Se i due alunni continuano possiamo utilizzare
entrambi i loro nomi
“Gianluca and Luigi are playing football ”

L’utilizzo continuo dei nomi degli alunni è utile per


mantenere alto il livello di concentrazione della classe.

Per rendere più efficace un rimprovero è invece utile


adoperare i cognomi degli alunni!
“Non pensate al vostro dirigente scolastico!”

Sicuramente tutti avranno pensato al proprio dirigente


scolastico!
Cosa accade allora quando diciamo ai nostri alunni
“Non correte!”
“Non urlate!”
“Non lasciate le cartacce per terra!”
La mente inconscia non percepisce la negazione; è
molto più utile riformulare le frasi nel modo seguente:
“Camminiamo lentamente nel corridoio”
“Parliamo con un tono di voce basso”
“Prima di uscire, raccogliamo le cartacce per terra”
“Non voglio vederti alzato!
Ritorna al tuo posto!”

“Mi rendo conto che rimanere ai


propri posti per più di un’ora non è
facile e che non è comodo stare seduti
per molto tempo”.

I comandi (imperativi) non funzionano nelle classi difficili.


E’ utile adoperare comandi nascosti (percepiti solo a
livello inconscio), incastrati (nel discorso) e indiretti
(perché esprimono richieste in maniera non esplicita)
“Non sapete quanto sia gratificante per un insegnante
vedere i propri alunni che si siedono al proprio posto
quando entra in classe .
Badate bene: non vi chiederò mai di restare sempre seduti.
Stiamo solo constatando che è meraviglioso vedere degli
alunni che rispettano gli insegnanti.
E il rispetto può essere dimostrato anche facendo silenzio
durante le lezioni, alzando la mano per chiedere la parola,
mettendosi in fila quando suona la campanella, etc.”
Le parole hanno una notevole influenza su chi ascolta.
Quello che pensiamo, facciamo, ascoltiamo,
osserviamo e diciamo tende a penetrare nell’inconscio,
il quale farà tutto per trasformarlo in realtà.

E’ dunque molto importante utilizzare un lessico che sia


fatto di parole positive (potenzianti) e eviti quanto più
possibile quelle negative (depotenzianti).

Per instaurare relazioni positive con


gli altri bisogna inoltre sorridere.
Alcuni docenti si dibattono per
riportare l’ordine, con il risultato di
rendere gli alunni ancora più agitati;
altri ci riescono, ma al prezzo di
continui e spossanti richiami.
La voce è un eccellente strumento per
l’insegnante nella gestione della classe.

Tenendo conto che tutto quello che un docente fa


rappresenta uno stimolo per gli alunni e che la risposta del
gruppo tende ad essere coerente con lo stimolo ricevuto,
più una classe ha la tendenza ad agitarsi, più è consigliabile
che il docente parli con un tono di voce medio-basso.
Il tono di voce varierà nell’arco della giornata.
Le prime ore di lezione non necessitano da parte
dell’insegnante di un volume medio basso.
Al contrario, nelle ultime ore diventa fondamentale
l’utilizzo di un tono di voce medio basso, specialmente
nelle classi più difficili.
Per entrare in sintonia
(creare rapport) con gli
allievi e instaurare un
clima di fiducia reciproca
e empatia è possibile far
uso della tecnica
denominata
ricalco e guida.

Se rispecchiamo uno o più aspetti di un alunno (la velocità


dell’eloquio, il volume della voce, il ritmo del parlato, il
lessico utilizzato, la postura, etc), questo ci percepisce simili
al suo modo di essere e per questo motivo prova nei nostri
confronti empatia, fiducia ed intesa.
Una volta creata la sintonia con
l’allievo è possibile condurlo verso il
comportamento desiderato.
La tecnica risulta utile con gli alunni
difficili che mettono continuamente
alla prova i docenti.

E’ consigliabile affrontare gli alunni difficili fuori dalla


classe. Mentre facciamo parlare l’alunno di un argomento
di suo interesse ci mostriamo incuriositi (ascolto
empatico), ne rispecchiamo il comportamento (ricalco)
allo scopo di entrare in sintonia con lui (rapport) e lo
indirizziamo verso il comportamento desiderato (guida).
Le tecniche di base di gestione della classe sono molto più
efficaci se combinate tra loro. Nel seguente esempio sono
utilizzate: voce, no ai rimproveri si agli elogi, vocabolario
positivo e nomi.
Ragazzi, durante la scorsa lezione avete lavorato molto bene.
Mi riferisco a tutta la classe, ma in particolare a Gianluca e
Cristina, che ho visto molto concentrati, e a Giulia, che è ormai
un’esperta del present continuous. Visto Giulia che la
grammatica inglese è semplice?
Benissimo, anche oggi mi aspetto che ognuno di voi lavori
seduto (pausa), in silenzio (pausa) e per conto proprio (pausa).
La consegna è la seguente: pagina 27 del workbook (pausa),
esercizio 2 (pausa). Tra 5 minuti faremo la correzione collettiva.
Buon lavoro!
Allo scopo di guidare il comportamento degli alunni il
docente può anche utilizzare la tecnica della metafora.
Racconta una storia, una fiaba, un aneddoto, etc ai propri
alunni allo scopo di comunicare direttamente con
l’inconscio e suscitare stati d’animo diversi (calma,
concentrazione, motivazione, etc).

Una metafora ben costruita è vaga,


sia nel linguaggio che nella storia.
Questo per aggirare resistenze
consce e penetrare più a fondo il
meccanismo di cambiamento.
Mai commentare una metafora.
Sarà l’inconscio degli alunni a
interpretare il messaggio!
Sapete, ragazzi quando avevo più o meno la
vostra età mi è capitato di leggere un’intervista
a un famoso calciatore. Al giornalista che gli
chiedeva il segreto del suo successo l’atleta
rispondeva che se era diventato un campione lo
doveva al suo primo mister.
Questi un giorno gli disse che se voleva diventare un campione doveva
innanzitutto ascoltare in silenzio i consigli degli allenatori, fidarsi
ciecamente di quello che dicevano, fare tesoro della loro esperienza.
Il secondo passo consisteva nell’osservare attentamente i giocatori più
preparati. Infine bisognava esercitarsi, esercitarsi e ancora esercitarsi:
“quando i miei compagni di squadra rientravano negli spogliatoi per la
doccia, io continuavo ad allenarmi, tanto che qualcuno doveva venire
a chiamarmi perché si era fatto tardi; oggi, a distanza di non so quanti
anni, le parole di quel mister continuano a risuonarmi in testa e
continuo a ringraziarlo perché se gioco in serie A è anche grazie a lui”.
Conoscete la favola della lepre e della tartaruga?
Una tartaruga e una lepre discutevano: “Sei tu la più lenta”,
diceva la lepre. “Io ti dimostro che la più lenta sei tu!”
rispondeva la tartaruga.
Alla fine, fissarono un giorno e un punto
di partenza. La lepre, che era sicura di
vincere si mise a riposare
tranquillamente sul ciglio della strada e si
addormentò. La tartaruga, invece, che
sapeva di essere lenta, si mise in
cammino e piano piano, passo dopo
passo, riuscì a superare l’avversaria che
dormiva e in questo modo ottenne la
vittoria.
Quando una persona dice ‘no’l’intero organismo
ghiandolare, nervoso e muscolare risponde con
una condizione di rigetto.
Quando invece diciamo “SÌ” l’organismo si pone
in una condizione di avvicinamento all’altro.

Se rivolgiamo ai nostri alunni


domande alle quali la risposta ovvia è
di tipo affermativo (campo
affermativo), ad ogni “sì” che
riceviamo, più possibilità avremo di
condurli nella direzione che vogliamo.
Un bravo docente usa il proprio corpo
per comunicare.
Ad esempio, formula una domanda alla
classe e, al contempo, alza la mano
ponendosi come modello da imitare.

Durante un compito o un’esercitazione, il


docente esercita il controllo prossimale.
Si pone di lato all’alunno distratto, evita il
contatto oculare e aspetta che questo
passi da distratto a neutro e da neutro a
concentrato. Poi si allontana.
Camminare tra i banchi mentre gli
alunni sono impegnati in un
compito, in una esercitazione o in
un’attività di laboratorio li induce
a stare tranquilli e lavorare con
calma.

L’insegnante dà il via ad
un’esercitazione in classe e rimane
immobile per circa venti secondi,
passando in rassegna con gli occhi
tutti gli alunni. Fornirete un modello
di come volete che stiano: silenziosi
e concentrati.
Per ogni specifico gruppo classe condividere le tre regole
più importanti e farle scrivere dai ragazzi su un cartellone
all’inizio dell’anno scolastico. Quando una regola viene
infranta sarà sufficiente indicare sul tabellone o con la
mano il numero che la contraddistingue:
1. FACCIAMO SILENZIO DURANTE LE SPIEGAZIONI
2. ALZIAMO LA MANO PER CHIEDERE LA PAROLA
3. RESTIAMO SEDUTI AL NOSTRO POSTO DURANTE LA LEZIONE
Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da
fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri
musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è
un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che
suona la stessa sinfonia. (…) Siccome il piacere
dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il
piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in
maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la
stessa musica. Diario di scuola – Daniel Pennac

GRAZIE PER L’ATTENZIONE


BIBLIOGRAFIA E TESTI DI APPROFONDIMENTO:
Calvani A. (2016) Come fare una lezione efficace, Carocci Faber
Hattie (2016), Apprendimento visibile, insegnamento efficace, Erickson
Staiano O. (2015) Scuola di sopravvivenza, In Mind
Milani I. (2013) L’Arte di insegnare, Vallardi
D’Alonzo L. (2012) Come fare per gestire la classe nella pratica didattica, Giunti
Schipani F. (2011) Guida pratica alla gestione della classe, Gruppo Editoriale Macro
Di Tano M. (2011) Principi di PNL nella pratica didattica, Arti Grafiche Archimio
Churches R., Terry R. (2009) PNL per gli insegnanti, Roberti Editore
Hattie (2009), Visible learning, Routledge
Doglio M. (2009) Uscirne Vivi 2 - Manuale per insegnanti, Lupetti
Pennac D. (2008) Diario di scuola, Feltrinelli
Blum P. (2000) Sopravvivere nelle classi difficili, Erickson
Gordon T. (1991) Insegnanti Efficaci, Giunti