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DE CHIRICO

Giorgio de Chirico nasce da una famiglia nobile di lingua italiana, il padre Evaristo, ingegnere delle ferrovie, costru la prima rete ferroviaria in Bulgaria ed in Grecia, la madre Gemma Cervetto, una Signora della buona borghesia genovese. Nel 1891 nella stessa citt nasce il fratello Andrea Alberto, che assumer dal 1914 lo pseudonimo di Alberto Savinio per la sua attivit di musicista, letterato e pittore.Pi tardi mentre Alberto studiava pianoforte, Giorgio si iscriveva al Politecnico di Atene per intraprendere lo studio della pittura. I due fratelli erano molto uniti e si scambiavano le proprie conoscenze. Intorno al 1909 si comincia a delineare la poetica della metafisica: arte capace di governare le emozioni e trasformare l'inconscio. Nel 1911 de Chirico raggiunge il fratello Alberto a Parigi dove conosce i principali artisti dell'epoca, comincia quindi a dipingere quadri con uno stile pi sicuro. Subisce linfluenza di Gauguin da cui prendono forma le prime rappresentazioni delle piazze dItalia. Tra il 1912 e il 1913 la sua fama si propaga, anche se ancora non ottiene un adeguato successo economico. In questo periodo comincia a dipingere i suoi primi manichini. Negli anni Parigini Giorgio dipinge alcune delle opere pittoriche fondamentali per il ventesimo secolo. Allo scoppio della prima guerra mondiale i fratelli de Chirico si arruolano volontari e vengono inviati a Ferrara. Dopo un primo periodo di disorientamento dovuto al cambiamento di citt, Giorgio rinnova la propria pittura, non dipinge pi grandi piazze assolate ma nature morte con simboli geometrici, biscotti e pani. Negli anni 50 la sua pittura caratterizzata dai suoi autoritratti in costume di tipo barocco e le vedute di Venezia. Muore a Roma il 20 novembre del 1978. Se durante la visita a un museo di scultura antica entriamo in una sala deserta, ci capita spesso che le statue ci appaiono sotto un aspetto nuovo. La statua eretta su di un palazzo o un tempio, ovvero al centro di un giardino o di una pubblica piazza, ci si presenta sotto diversi aspetti metafisici. Nel caso del palazzo, dove si staglia contro il cielo meridionale, essa ha qualcosa di omerico, un piacere severo e distaccato, con una punta di malinconia. Sulla piazza ha sempre un aspetto eccezionale, soprattutto se poggia su un piedestallo basso, in modo che sembri confondersi con la folla dei passanti, coinvolta nel ritmo della vita cittadina di tutti i giorni. Nel museo assume un aspetto ancora differente: ci colpisce per quel che ha di irreale. gi stato osservato pi di una volta l'aspetto curioso che riescono ad acquistare letti, armadi, specchiere, divani, tavoli, quando ce li troviamo improvvisamente dinnanzi sulla strada, in uno scenario nel quale non siamo abituati a vederli: come accade in occasione di un trasloco, oppure in certi quartieri dove mercanti e rivenditori espongono fuori dalla porta, sul marciapiede, i pezzi principali della loro mercanzia. Tutti questi mobili ci appaiono sotto una luce nuova, raccolti in una strana solitudine: una profonda intimit nasce tra loro, e si direbbe che un misterioso senso di felicit serpeggi in questo spazio ristretto da loro occupato sul marciapiede, nel bel mezzo della vita animata della citt e del continuo andirivieni della gente; un'immensa e strana felicit si sprigiona in quest'isola benedetta e misteriosa contro cui si scatenerebbero invano i flutti strepitosi dell'oceano in tempesta. I mobili sottratti all'atmosfera che regna nelle nostre case ed esposti all'aperto suscitano in noi un'emozione che ci fa vedere anche la strada sotto una luce nuova. Una profonda impressione ci possono suscitare anche dei mobili disposti in un paesaggio deserto. Immaginiamoci una poltrona, un divano, delle seggiole, radunate in una piana della Grecia, deserta e ricoperta di rovine, oppure nelle prateria anonime della lontana America. Per contrasto anche l'ambiente naturale tutt'intorno assume un aspetto prima sconosciuto. (Giorgio de Chirico, Statues, meubles et gnraux, 1927)

La migliore produzione pittorica di de Chirico avvenuta tra il 1909 e il 1919, nel periodo della invenzione della pittura metafisica: i quadri di questo periodo sono memorabili per le pose e per gli atteggiamenti evocati dalle nitide immagini. All'inizio di questo periodo, i suoi soggetti erano ispirati dalla luce del giorno luminosa delle citt mediterranee, ma ha rivolto gradualmente la sua attenzione agli studi su architetture classiche. Mentre era ricoverato all'ospedale militare di Ferrara nel 1917, de Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carr, con cui inizi il percorso che lo port a perfezionare i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista "Pittura metafisica". Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso, e dall'assenza di figure umane. Questa pittura sar ispiratrice di architetture reali realizzate nelle Citt di fondazione di epoca fascista, dove il Razionalismo Italiano, accanto a strutture razionaliste lavorer anche su forme, spazi e particolari architettonici metafisici.(Portolago, Sabaudia ect.). Nei vari Interni metafisici dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto) vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. Compare in questo periodo anche il tema archeologico, un omaggio alla classicit reinventata per in modo inquietante: ne sono noti esempi Ettore e Andromaca (1917) e Ville romane. La figura del manichino, simbolo dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico, 1917), gli fu invece ispirata dall'"uomo senza volto", personaggio di un dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore.

In seguito, de Chirico collabor alla rivista Valori plastici, che teorizzava una rivisitazione completa dell'arte italiana, e partecip all'esposizione di Berlino del 1921. Ebbe un periodo di contatto con il surrealismo, con cui espose a Parigi nel 1925: le sue opere successive si segnalano per il virtuosismo tecnico e rappresentano un tributo e un ringraziamento al periodo barocco. Nel 1949-1950, de Chirico ader al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forl), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Forgia di Vulcano". De Chirico fu anche incisore e scenografo. La datazione e l'attribuzione di alcuni suoi dipinti assai ardua, perch l'artista stesso produsse nel secondo dopoguerra repliche dei suoi capolavori del periodo metafisico. De Chirico scrittore [modifica] Giorgio de Chirico fu anche autore di scritti teorici, memorie autobiografiche, raccontini e di una vera e propria opera letteraria di una certa importanza: L'Hebdomeros (Ebdomero). Uscita nel 1929, anni in cui il classicismo nell'aria, imposto dal "Ritorno all'ordine" dell'epoca fascista, caldeggiato anche da riviste come "La Ronda" e "Valori Plastici" (De Chirico concluder la sua opera con la formula "Pittore classicus sum") un libro che si presenta come romanzo ma in realt un tipo di narrazione indefinibile: senza una storia riconoscibile n una trama, come una sorta di ininterrotta scenografia teatrale. un misto volutamente nebuloso, senza nessuna coordinata spazio-temporale in cui si affastellano figure senza ruolo determinato come gladiatori, generali, centauri, pastori... in un insieme di sogni, ricordi poco fedeli, suggestioni ipnagogiche, miti e riminiscenze che sono nient'altro che echi della sua pittura. Anche i luoghi sono quelli metafisici dei suoi quadri, che si spostano naturalmente nella loro innaturalezza (come in un sogno). Ma cosa manca a De Chirico per essere un vero e proprio surrealista? Manca il gioco disinteressato: l'autore troppo impegnato a costruire il suo alter-ego, capace di portare con s il suo metodo. Se Tommaso Landolfi, surrealista suo contemporaneo scriveva che il surrealista dovesse scagliare la pietra senza ritirare la mano, ma mostrandola intenta ad altro, De Chirico troppo intento a mostrare la sua di "Pictor Optimus".

Le muse inquietanti.

Anche qui i colori sono caldi ma fermi e privi di vibrazioni atmosferiche, la luce bassa, le ombre lunghe e definite nettamente; la prospettiva accentuata dalle linee convergenti in profondit, su una specie di palco ligneo rialzato, crea un vasto spazio allucinante, mentre sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della citt, mentre le ciminiere, al suo presente. Ma la citt deserta, le ciminiere non fumano, tutto statico e sospeso. In questo luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto immobilizzato, non possono abitare uomini, esseri viventi ma solo manichini, che hanno solamente laspetto delluomo, non lessenza. Il questo quadro i manichini hanno corpi in foggia di statue classiche, dalle pieghe ricadenti parallelamente, in quello di sinistra simili alle scanalature di una colonna dorica, come in una scultura greca arcaica. Il richiamo alla Grecia giustifica il titolo: le muse sono inquietanti perch inserite in un contesto urbano tanto posteriore, inquietanti come lo sono certi sogni, certi incubi, dove tutto sembra reale ma non lo perch dato dal nostro inconscio. I motivi tratti dalla realt quotidiana sono riuniti senza un motivo giustificabile sul piano razionale. E questa la forza di De Chirico.

Ritratto di Apollinare, 1914.


Per comprendere il quadro dobbiamo prima di tutto capire chi G. Apollinare. Importante intellettuale e poeta, fu lo scopritore dei maggiori pittori di arte moderna, da Picasso a Derain, da Larionov a Braque, da De Chirico a Vlaminck .......... Dagli scritti dello stesso Giorgio De Chirico sappiamo che '.....Apollinare era solito pontificare seduto sul suo tavolo di lavoro attorniato da individui taciturni e pensosi, che fumavano pipe di gesso simili a quelle che erano usate nei baracconi di tiro a segno....'. E' proprio questo ricordo che lo spinge a dipingere, su un un profondo verde veronese, la sagoma del poeta a forma di bersaglio con il cranio circondato da un circolo. La disposizione dei piani, della colonna centrale e dello scorcio di colonnato creano una sorta di oscura camera prospettica, il cui buio come se fosse illuminato dal bagliore di un flash fotografico, che proietta l'ombra del triste profilo di Apollinare contro il verde cielo veronese. L'ombra l'ossessione di tutte le opere del primo periodo metafisico, in quanto segue l'uomo per tutta l'esistenza e ne rappresenta il lato oscuro: quindi il simbolo dell'enigma metafisico. In primo piano posto il busto di una divinit greca raffigurante Orfeo, il veggente musico e poeta, al quale sono stati tolti parte dei capelli per conferigli un'aria virile. Occorre ricordare la vicenda di questo personaggio. Si dice che al suo canto gli uccelli gli volteggiassero sulla testa e i pesci guizzassero dal mare per farglisi incontro e la tradizione vuole che Orfeo tramut due pesci in musici. Ecco un primo spiraglio per la comprensione del quadro: il pesce chiaramente associato a questo aspetto della personalit di Orfeo, mentre la conchiglia deriva miticamente dalla lira, famoso strumento musicale. Gli artisti antichi lo avevano rappresentato tra gli argonauti, personaggi mitici che volevano penetrare nell' al di l. Anche questo un elemento molto importante, poich De Chirico ed il fratello Savinio, simili ad argonauti, considerarono la loro vita come viaggio infinito alla ricerca della soluzione degli enigmi. Inoltre il nome Orfeo, di origine egizia e fenicia, composto da aur ( luce ) e rophae ( salute, guarigione ). Orfeo colui che porta agli uomini luce e verit. Gli occhiali neri stanno a rappresentare la qualit accecante della luce poetica, elemento da mettere in relazione alla professione di Apollinare. Gli occhiali sono anche un attributo del veggente. Ecco quindi apparire il valore della visione e del sogno che insieme a quello della memoria sono gli elementi base della filosofia dechirichiana. Il circolo in corrispondenza alla testa del poeta vuole rappresentare il nucleo della mente, parte molto sviluppata in Apollinare. Il fatto che alcuni anni dopo sia morto per una scheggia che lo colp proprio in corrispondenza di quel circolo, ha indotto molti a considerare questo quadro come un ritratto premonitore.(e G.d.C. come un 'gufo' ). Ritorniamo ora al tema del pesce. Nel quadro posizionato insieme ad una conchiglia dentro ad una colonna molto stretta che attraversa diagonalmente il piano; la sensazione che ri riceve di un ambiente quasi claustrofobico e straniante, che permette di vedere il pesce in un ottica diversa da quella abituale.In molte religioni il pesce rappresenta la sacralit;se questo lo mettiamo in relazione col poeta Orfeo ne deriva che la poesia vista come sacra.Inoltre vale l' equazione pesce=Cristo; quindi il pesce il simbolo di un nuova via segnata dall'arte e dalla poesia.

De Chirico e
di Proserpina, alle 09:45

le piazze senza tempo

Piazze dItalia. Dove si decide la vita della citt, incrocio di politica e societ, dove si aggregano i pensieri per poi immagine metafisica percepibile a pochi riversarsi sulla gente e sullo spazio circostante.

Piazza come il foro romano, come lagor ateniese, come le piazze (profondamente legate agli esempi greco-romani) di Giorgio De Chirico, personaggio del nostro tempo capace di rappresentare la realt in una visione nuova, deformata dallanimo e posta in un ambiente illogico, di cui continua a mostrarne i tratti. Unandata e ritorno della realt, dal fisico al metafisico, e dal metafisico ancora al fisico. Le opere metafisiche di De Chirico, personaggio inquietante ed enigmatico, contraddittorio ed incomprensibile, sono caratterizzate da un diversificato ventaglio di soggetti e tematiche, tutte legate alla sua formazione culturale (la Grecia

e il mito, la filosofia e la letteratura) e dallenorme capacit percettiva dellartista, che riesce a guardare dentro la realt, e distorcere la fisicit in una nuova dimensione. Dai manichini alle piazze, dai cavalli alle nature morte, dai ritratti ai paesaggi, in ogni passaggio della sua carriera artistica, De Chirico sempre un metafisico in modo naturale, e cos come affermava qualche anno fa in unintervista rilasciata ad Arte la sua seconda moglie Isabella Far, De Chirico: La metafisica lha sentita, sognata, vista, in un sogno allo stato di veglia. E non la rinneg mai, anche se dipinse nature morte e paesaggi veneziani. Come nasce un quadro metafisico? Come si pu modificare la realt eppur rappresentarla? Lartista stesso ce lo suggerisce in un commento al suo primo quadro metafisico, (Enigma di un pomeriggio dautunno del 1910)

in un limpido pomeriggio autunnale ero seduto su una panca al centro di piazza Santa Croce a Firenze. Naturalmente non era la prima volta che vedevo quella piazza: ero uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale ed ero quasi in uno stato di morbida sensibilit. Tutto il mondo che mi circondava, finanche il marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. Al centro della piazza si erge una statua di Dante, vestita di una lunga tunica, il quale tiene le sue opere strette al proprio corpo e il capo coronato dalloro pensosamente reclinato Il sole autunnale, caldo e forte, rischiarava la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivel allocchio della mia mente. Ora, ogni volta che guardo questo quadro, rivedo ancora quel momento. Nondimeno il momento un enigma per me, in quanto esso inesplicabile. Mi piace anche chiamare enigma lopera ad esso riservata. Ecco! Il momento in cui locchio della mente guarda e percepisce la rivelazione, il momento in cui limmagine si sdoppia e il tempo degli orologi si ferma), un tempo che riprende a scorrere con i treni che passano (Lincertezza del poeta, 1913, Canto dAmore 1914), dietro muri, lontani, persi allorizzonte, di cui abbiamo conoscenza come confini esistenti ma irraggiungibili. Ma la piazza muta. Non mai statica esistenza, ma la vita che si muove, che costruisce (Nostalgia dellinfinito, 1913) e la Torre rossa, 1913), che perde gli accenni allantichit e ne cerca di nuovi, tra le ombre dei portici e il desiderio di luce. E poi ad un tratto, quando la presenza umana si rilegata a sagome abbozzate e piccoli segni, rifiuti che non si possono rinnegare, n cancellare, arrivano i manichini, la nuova umanit, la filosofia, la saggezza, il pensiero. Allo stesso tempo ispirati ma dissimili da quelle figure che le piazze avevano ospitato finora. Eccoli i nostri nuovi protagonisti, la rinascita di una vita fissa in una figura immobile, eppure pi viva. Della serie dei manichini il quadro pi famoso certamente Le Muse inquietanti (1918) ispirato al soggiorno ferrarese dellartista, che gi qualche anno prima aveva avuto cura di rappresentare la vita cittadina attraverso La rivolta del saggio, includendo in uno stesso scatto gli oggetti della vita quotidiana fino a farne una perfetta natura morta. Sono loro le nostre ispiratrici, la chiave che svela lenigma, Le Muse inquietanti, silenziose e sole, senza possibilit di pubblico, semplicemente collocate in una memorabilia urbis circondata dalle moderne ciminiere fumanti, un castello silenzioso e la citt stessa che le avvolge e forse imprigiona. C qualcosa di irrazionale in questa piazza, suggerisce la mente attenta. Lirrazionalit di una realt trasfigurata, di una citt nuova eppur solita, sono io o sei tu? C un segreto che ci nascosto. C un messaggio che dovremmo capire, scorgere nei colori caldi e fermi, privi di vibrazioni atmosferiche, in quella luce bassa opposta alle lunghe e definite ombre. Lo spazio, il nostro spazio, si fatto allucinante. E un luogo sognato? Esiste ancora la vita? Il filtro della mente e lintuizione del genio. Le nostre piazze come quelle di De Chirico. Piazze dItalia popolate di manichini, siamo noi e sono loro, luoghi veri dalla logica impossibile, dove non c pi il tempo, ma orologi fermi e treni che vanno, e che non arriveranno mai.

De chirico
Giorgio De Chirico nasce il 10 luglio del 1888 a Volos, capitale della Tessaglia (Grecia). Il padre era un ingegnere palermitano incaricato di costruire la rete ferroviaria locale e la madre era una nobildonna genovese. Assecondato dal padre nella sua predisposizione alla pittura a 12 anni si iscrive al Politecnico di Atene, dove frequenta per due anni la scuola di disegno e pittura e prende le prime lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis. Proprio ad Atene De Chirico realizza il suo primo quadro dal titolo "Natura morta con limoni".

Nel 1905 muore il padre e l'anno dopo la famiglia De Chirico si trasferisce in Germania dove Giorgio frequenta l'Accademia di Belle Arti, entra in contatto con la cultura tedesca, legge Schopenauer e Nietzsche, si appassiona alla

pittura antica e studia il pittore simbolista svizzero l'enigma dell'oracolo 1910

Arnold Bcklin. Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico La torre rossa 1913 Trasferitosi a Firenze, due anni dopo il ritorno in Italia, subisce l'influenza di Giotto e della pittura primitiva toscana, indirizzandosi verso una pittura ricca di impianti prospettici e di costruzioni a forma di arcate. Nascono cos i suoi primi quadri metafisici gli "Enigma" dove cerca di mettere su tela le sensazioni che vive, la malinconia delle belle giornate d'autunno, i pomeriggi nelle citt italiane. Nell'estate del 1911 Giorgio De Chirico si trasferisce con la madre ed il fratello Alberto a Parigi dove a contatto con gli ambienti dell'avanguardia artistica e culturale francese, inizia la sua carriera artistica. Alla ricerca di un suo linguaggio, dipinge soggetti vari, con base comune la visione onirica. non lasciandosi per influenzare dal cubismo, n dalle correnti pittoriche d'avanguardia con le quali viene in contatto. Le opere di Giorgio De Chirico vengono notate da Pablo Picasso e dal poeta Guillaume Apollinaire e grazie alla loro amicizia entra nella cerchia degli artisti ed intellettuali parigini. Nelle sue opere il pittore supera la concezione estetica dell'arte figurativa, ricercando nuove forme espressive non necessariamente collegate alla congruit degli elementi rappresentati, assembla gli oggetti e li immerge in atmosfere e visioni mentali improbabili. In occasione di una mostra di trenta opere, Apollinaire recensisce le opere di De Chirico utilizzando per la prima volta il termine "metafisico". Pubblico e critica sono d'accordo nell'elogiare le sue qualit creative, i quadri del giovane Giorgio De Chirico vengono fotografati e commentati da tutti i giornali dell'epoca. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i due fratelli De Chirico rientrano in Italia, ma il pittore continua a mantenere stretti rapporti con l'ambiente parigino ed entra in contatto con il movimento Dada. Ritenuto inadatto per il fronte viene occupato in un lavoro in ospedale, cosa che gli permette di continuare a dipingere ed a frequenta l'ambiente artistico di Ferrara dove conosce Filippo De Pisis e Carr, ricoverato in un ospedale militare.

Giorgio De Chirico Nostalgia dell'infinito 1913 Nel 1916 , Giorgio De Chirico dipinge i suoi primi "Ettore e Andromaca" e "Le Muse inquietanti" , precisando i canoni della "Pittura Metafisica", teorizzata poi sulla rivista "Valori Plastici". Nel 1918 De Chirico ottiene il trasferimento a Roma dove collabora a "Valori Plastici" ed espone nelle sale del giornale "Epoca" insieme a Prampolini, Carr e Soffici.

Nel 1919 presenta la sua prima mostra personale alla Galleria d'Arte di Anton Giulio Bragaglia, pubblica lo scritto "Noi metafisici", ma nelle sue opere comincia ad affiorare l'interesse per la pittura rinascimentale e barocca. Le associazioni stranianti ed emblematiche che Giorgio De Chirico inventa, elaborando con straordinaria fantasia temi di misteriosa magia poetica, procurano all'artista un periodo ricco di esposizioni in tutta Europa ed in particolare in Francia riscuotendo crescente successo.

Giorgio De Chirico Ettore ed Andromaca 1916 Le visioni architettoniche, piazze d'Italia, statue solitarie, oggetti assurdamente avvicinati da inquietanti suggestioni, i manichini che riempiono gli spazi pittorici di De Chirico vengono apprezzati dai Dadaisti e dai Surrealisti, quale fonte delle loro ricerche e creazioni, ma anche dagli artisti tedeschi del "Realismo Magico", quelli del "Bauhaus" e della "Nuova Oggettivit". Fra il 1920 ed il 1924 vive tra Roma e Firenze, mentre nella sua pittura si fa sempre pi sentire una originale e romantica interpretazione della classicit ed un interesse per la grande tecnica degli antichi maestri rinascimentali. Giorgio De Chirico impara dal pittore russo Locoff la tecnica della tempera grassa verniciata e dipinge le serie delle Ville romane, dei Figliol prodigo e degli Argonauti, partecipando a varie importanti esposizioni. Tornato a Parigi nel 1925 attaccato dai Surrealisti per la sua nuova pittura, nel 1928, tiene la una personale prima a New York, e poi a Londra.

Giorgio De Chirico Piazza d'Italia In questi anni, oltre alla pittura, De Chirico si dedica alla scrittura: pubblica il romanzo in francese "Hebdmeros" nel 1929 e, frequentando il mondo della moglie sposata qualche anno prima, l'attrice russa Raissa Gurievich Kroll, si occupa di scenografie per spettacoli teatrali e balletti. Il Futurismo cercava un modo per rappresentare il movimento e la velocit, mentre De Chirico e la Metafisica volevano dipingere una dimensione dove ogni cosa apparisse assolutamente immobile e quasi senza tempo. I principali esponenti della Pittura Metafisica con De Chirico, sono gli italiani Carr, Morandi, Casorati, Sironi, Martini, Marini e Tosi. Negli anni '30 Giorgio de Chirico continua a produrre nuove opere, ampliando i temi della sua arte: dipinge quadri il cui temi vanno dall'Archeologia, ai cavalli, ai Gladiatori e vengono esposti nelle pi importanti gallerie d'arte sia in Europa che in America. Mentre il suo matrimonio in crisi incontra Isabella Far, che diventer nel 1952 la sua seconda moglie, gli star vicino fino alla morte e diventer curatrice delle opere del maestro e custode della sua memoria.

Giorgio De Chirico I Gladiatori 1931 Anche se la migliore produzione di De Chirico da ricercare nel periodo che va dal 1909 al 1919, il periodo strettamente metafisico, anche gli anni della maturit artistica del pittore sono ricchi di lavori sui temi che gli sono cari. Dopo la seconda Guerra Mondiale, il pittore collabora con il Teatro Comunale di Firenze, l'Opera di Roma e il Teatro

alla Scala di Milano, si occupa di grafica dedicandosi all'illustrazione e disegna le scene per il balletto Don Giovanni di Strauss.

Giorgio De Chirico Tour Litografia Fra il '46 ed il '47 Scoppia uno scandalo: De Chirico dichiara falsi i dipinti degli anni '20 e '30 facenti parte della retrospettiva organizzata preso la galleria Allard di Parigi, contesta la Biennale di Venezia e vengono scoperti moltissimi quadri falsi con la sua firma. Negli anni '50 e '60 il pittore dipinge, in costante opposizione con le tendenze dell'arte contemporanea, nature morte, paesaggi, ritratti ed interni. Si interessa nuovamente di scenografia e comincia a dedicarsi alla pratica della scultura in bronzo trattando temi mitologici. In seguito queste sculture verranno realizzate anche argentate e dorate e De Chirico le trasformer in gioielli.Negli ultimi anni della sua vita il pittore si dedica alla litografia di opere importanti quali "I promessi sposi", l"Apocalisse" ed il suo romanzo "Hebdomeros", partecipa a grandi retrospettive in tutto il mondo, persino in Giappone.Il 20 novembre 1978, dopo una lunga malattia, Giorgio De Chirico muore a Roma, nella sua casa a Piazza di Spagna. Le sue spoglie sono conservate nella Chiesa Monumentale di San Francesco a Ripa, a Roma.

Giorgio De Chirico Bronzo

METAFISICA
La Metafisica laltro grande contributo allarte europea che provenne dallItalia, nel periodo delle avanguardie storiche. Per la sua palese figurativit, esente da qualsiasi innovazione del linguaggio pittorico, la Metafisica da alcuni esclusa dal contesto vero e proprio delle avanguardie. Tuttavia, forn importanti elementi per la nascita di quella che considerata lultima tra le avanguardie: il Surrealismo. Protagonista e inventore di questo stile fu Giorgio De Chirico. Inizi a fare pittura metafisica gi nel 1909, anno di nascita del Futurismo. Rispetto a questultimo movimento, la Metafisica si colloca decisamente agli antipodi. Nel Futurismo tutto dinamismo e velocit, nella Metafisica predomina la stasi pi immobile. Manca la velocit e tutto sembra congelarsi in un istante senza tempo, dove le cose e gli spazi si pietrificano per sempre. Il Futurismo vuol rendere larte un grido alto e possente, nella Metafisica predomina invece la dimensione del silenzio pi assoluto. Il Futurismo vuole totalmente rinnovare il linguaggio pittorico; la Metafisica si affida invece agli strumenti pi tradizionali della pittura: soprattutto la prospettiva. Si potrebbe pensare che la metafisica sia alla fine solo un movimento di retroguardia fermo a posizioni accademiche, invece riesce a trasmettere messaggi totalmente nuovi, la cui carica di suggestione immediata e evidente. Le atmosfere magiche e enigmatiche dei quadri di De Chirico colpiscono proprio per lapparente semplicit di ci che mostrano. Invece le sue immagini mostrano una realt che solo apparentemente assomiglia a quella che noi conosciamo dalla nostra esperienza. Uno sguardo pi attento ci mostra che la luce irreale e colora gli oggetti e il cielo di tinte innaturali. La prospettiva, che sembrava costruire uno spazio geometricamente plausibile, invece quasi sempre volutamente deformata, cos che lo spazio acquista un aspetto inedito. Le scene urbane, che sono protagoniste indiscusse di questi quadri, hanno un aspetto dilatato e vuoto. In esse predomina lassenza di vita e il silenzio pi assoluto. Le rappresentazioni di De Chirico superano la realt, ci mostrano una nuova dimensione del reale. Da ci il termine

metafisica usata per definirla. Le immagini di De Chirico sono il contesto ultimo a cui pu pervenire la realt creata dal nostro vivere. La Metafisica, come movimento dichiarato, sorse solo nel 1917, a Ferrara, dallincontro tra De Chirico e Carlo Carr. Questultimo proveniva dalle file del Futurismo, ma se ne era progressivamente distaccato. Lincontro con De Chirico lo convinse al recupero della figura e allesplorazione di quel mondo arcaico e fisso che caratterizza la pittura metafisica di De Chirico. Alla metafisica si convert anche Giorgio Morandi, che nella purezza e severit delle immagini metafische trov la sua cifra stilistica pi personale. Alla metafisica aderirono, seppure a tratti, altri pittori italiani, tra cui Alberto Savinio (all'anagrafe Andrea Francesco Alberto de Chirico, fratello di De Chirico), Filippo De Pisis, Mario Sironi e Felice Casorati. Nel 1921 il gruppo della Metafisica era gi sciolto, dato che la maggior parte dei suoi protagonisti si erano aggregati intorno alla corrente di Valori Plastici. La pittura metafisica di fatto non scomparve, restando una cifra di fondo, molto riconoscibile, di Giorgio De Chirico e di molti degli artisti che avevano condiviso la sua esperienza.