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LA FILOSOFIA dello SPORT

CAPITOLO 1- Il Modello Classico come un archetipo

L'idealizzazione e la critica

I giochi olimpici sono una creazione dei Greci; poi l'oblio e pian piano il risveglio alla fine del Settecento e nei primi
dell'Ottocento, soprattutto nell'area di cultura tedesca, dove l'ellenismo è stato sia una scoperta ma anche una
trasfigurazione storica. Questo ha portato a una ripresa delle arti figurative, della poesia e della filosofia e fino
all'emergere della figura di Olimpia. → De Coubertin è stato un pedagogista e storico francese, conosciuto per essere
stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici. Questi giochi olimpici dovevano avere tutti i tratti tipici della cultura
greca e quindi la perfezione formale, l'equilibrio e l'armonia e l'agire disinteressato, immune dall'utilitarismo e dal
particolarismo e percoò universale e liberatorio. I giochi dovevano ispirarsi a quel modello.
Ravaglioli analizza un aspetto: la caratterizzazione della cultura greca come cultura che esprime gli orientamenti
dell'uomo agonale.
L'agonismo greco appare inconfondibile; sembra proprio distinguere una epoca storica dall'altra. Quella PRE-
CRISTIANA che mette, appunto, l'agonismo e l'atletismo al primo piano, perché ancora non separa la fisicità dalla
spiritualità dell'uomo, e quella CRISTIANA che è una cultura basata su questa separazione corpo – anima.
L'atleta è stato un vero e proprio modello ed era un'atleta perfino nello spirito.

L'agonismo nell'etica aristocratica arcaica

L' Iliade insieme all'Odissea sono lo specchio della vita delle aristocrazie greche arcaiche.
Parola virtù, in greco è aretè, è costituita dal coraggio, valore → l'uomo che vale, il guerriero, è colui che quel che
vuole ed ha una alta stima di sé.
Componente dell' aretè è l' aggressività (= necessità naturale) + competitività ( rafforza le gerarchie sociali).
Eccellenza, concetto di sublimazione: ribellione alla natura organica che segnala il conseguimento di indipendenza
dall'ordine delle cose.
Una prima forma di dell'eretè è rintracciabile nell'atletica. Le prime gare atletiche erano uno preparazione delle abilità
della guerra. I guerrieri si tenevano in forma, si addestravano. Riferimento all'agonismo e alla competizione possono
essere colti nella percezione della velocità = valore in generale ( attributo di Achille).
Lo sport era una preparazione della guerra, solo con la ritualizzazione dell'agonismo e della competitività è affiorata
l'educazione fisica. Mediante l'attività fisica dal combattimento cruento è avvenuta l'istituzionalizzazione dello sport →
sono comparsi così professionisti, allenatori, maestri di ginnastica.
Lo sport rivela il proprio legame con la guerra attraverso il linguaggio tipicamente militare. Si parla di attacco, di
difesa.
Strettamente legato all'aggressività ed alla competitività, alle origini il gioco sportivo possedeva una caratteristica
economica che ne faceva un'occupazione elitaria.

Si è prodotto un cambiamento duplice: da una parte la pratica sportiva ha ceduto qualcosa della sua funzionalità
militare, ha cominciato ad automatizzarsi, richiedendo addestramento specifico e sistematico; dall'altra ha cominciato a
svincolarsi dalla sua antica caratteristica sociale. Non ha potuto conservare l'esclusività del ceto, peculiarità di un
passatempo della casta militare.

Da Omero a Pindaro

L'efficienza fisica, misto di forza e abilità, appare un requisito vitale. Le capacità personali sono la garanzia della
sopravvivenza, quando manca un potere che assicuri l'ordine. La Grecia dell'età omerica non possedeva nulla di tutto
questo.
Murry, storico inglese, ha notato la mancanza di legami permanenti di fedeltà che invece contraddistinguevano le
epoche feudali. Ha notato inoltre la funzione dei banchetti come strumento di potenziamento delle alleanze, essi
costituivano una manifestazione di potere, erano dimostrazione di uno status elevato. Lo status andava difeso e
rafforzato; la società greca arcaica era competitiva proprio perché instabile.
Nell'età omerica l'instabilità delle condizioni sociali rifletteva nella instabilità degli eroi omerici. Nella cultura greca un
termine che identifica il comportamento è afe, ossia l'accecamento. L'afe trascina i gesti e le azioni dei guerrieri dell'
Iliade. Tra le virtù più apprezzate dai filosofi come Platone cìè la moderazione, sophrosyne, che è la medicina che
neutralizza l'accecamento, è come la saggezza.
Nel libro 23 del' Iliade i giochi si svolgevano in vista del rito funebre per Patroclo. Per un guerriero la morte è familiare,
è ai morti che si deve l'onore come ai vivi; nell'età omerica ha un carattere pubblico.
Con l'istituzionalizzazione dei giochi, le attività si sono differenziate le una dalle altre con ognuna una propria
autoregolazione.
Scompare l'occasionalità delle prove e vengono fissate in un calendario con cadenza ogni 4 anni ( dal 776 a. C.) →
Olimpiadi scandivano la cronologia ed erano le campane della storia.
Secondo la leggenda di Pindaro, i giochi risalgono alla gara sostenuta da Pelops con il re dell'Elide. Si tratta di una gara
nuziale poiché la posta in palio era la figlia del re. Fu Herakles,eroe ed atleta, a delimitare il recinto sacro ed è lui la
potenza della festa sportiva, ossia delle Olimpiadi.
La gara originaria fu quella della corsa a piedi, ma prima olimpiade si esauriva in un giorno ma lo sviluppo alla corsa di
velocità si aggiunse la resistenza, lotta, patathlon, pugilato e pancrazio che mescolava pugilato con lotta.
I primi olimpionici sono Messene e Corinto, poi la supremazia passa a Sparta che dura più di mezzo secolo.
Platone → separazione ginnastica dalla preparazione atletica.
Tra tutte le feste sportive, le Olimpiadi sono state le più suggestive.
La manigfestazione di forza e bellezza, abilità e competitività era l'espressione diretta del sistema di valori delle
comunità greche arcaiche e l'amore per la fama accomunava atleti e guerrieri. La trasmissione dei valori della nobiltà a
ceti più ampi coincide con il passaggio dalla guerra allo sport. L'atleta aspira alla vittoria come il guerriero in battaglia
ma il premio è il segno del riconoscimento pubblico, la ricompensa prende una doppia dimensione: quella simbolica
( corona che segna il successo) e quella materiale ( il ricordo del successo con oggetti preziosi o denaro).
Il massimo cantore delle Olimpiadi fu Pindaro → egli intona un inno all'agonismo e al contesto politico, formato dalla
vita dell'aristocrazia. Secondo Pindaro il diritto della nobiltà è un diritto per nascita non lo si può diventare.
L'età di Platone
La società greca tra il V e IV secolo è profondamente cambiata sia sul piano culturale che politico e l'attività sportiva
cerca una nuova attualità. Era il momento dei “ginnasi”, luoghi dove si praticava la ginnastica e si apprendeva la lotta
nella palestra. Fuori ci si esercitava nella corsa, nel salto, nel lancio del giavellotto e del disco. Il ginnasio era dunque un
centro sportivo nel quali si raccoglieva la gioventù dei ceti elevati e benestanti.
L'ideale era quello del kalokagathia, ossia dell'unità di bellezza e virtù.
Era noto che accanto ai ginnasi nascevano scuole destinate all'istruzione ma anche accademie filosofiche come quella di
Platone o il liceo di Aristotele.
L'uso della scrittura è stato un fenomeno di incalcolabile portata per la Grecia classica, aprendo al mercato della cultura.
La civiltà greca si stava anche intellettualizzando e questo ha portato a nuove valutazioni dell'attività sportiva e pian
piano nell' apprezzamento dei ceti colti il libro prenderà il posto della palestra e il ginnasio diventano luoghi
d'istruzione.
La nuova gerarchizzazione delle attività umane vede salire al vertice gli intellettuali e fu opera di Platone ( 427/347 a.
C.). Ha voluto togliere dalla tradizione le tracce primordiali di rozzezza mettendo la coscienza scientifica l posto del rito
e della magia. Nella sua opera Repubblica traccia un modello politico ben chiaro ristabilendo la giustizia e lo ha fatto in
nome del Bene e non della forza. Per lui il Bene aveva un valore universale e cioè rispecchia l'ordine delle cose e del
cosmo.
Quindi la forza era sostituita dalla giustizia di cui i filosofi conoscevano la natura = lo spirito ha la meglio sulla natura,
sull'istinto.
Con l'età di Platone gli aspetti più rudimentali e grossolani del costume omerico abbandonati e l'educazione slargava la
possibilità del destino al di là dell'evento di nascita.
Questa nuova impostazione teorica non poteva non avere effetti anche sull'attività sportiva: per prima cosa Platone va a
separare la ginnastica dell'atletica.
La ginnastica è identificata da Platone con l'educazione, quindi educazione fisica che non riguarda solo il corpo ma la
personalità intera. La ginnastica viene elevata a componente fondamentale del processo educativo, è rivolta al corpo ma
lo scopo è sempre l'educazione morale e quindi l'anima. Con Platone si ha un processo di spiritualizzazione
dell'educazione fisica ( nessuna separazione tra anima e corpo).
Al di là delle critiche alla tradizione omerica, non ha cessato di pulsare e la valorizzazione della fisicità è sopravvissuta
tra le censure dell'intelletto. Anche nella cultura romana si continua la tradizione ellenica. La cui eclisse avviene in
epoca cristiana. Ufficialmente le Olimpiadi vengono vietate da Teodosio nel 393 d. C.

Dall'esperienza storica al modello


Le Olimpiadi elleniche hanno portato all'esaltazione di alcune caratteristiche umane che non mutano nel tempo. Per
questo si può parare di universalismo.
Come primo aspetto abbiamo la comunicazione visiva che è efficacissima cioè la prva e il gesto atletico sono visibili
immediatamente.
Altro aspetto è il riconoscimento pubblico del protagonista che ne fissa un ricordo e conseguentemente ne fa rafforzare
l'èlite.
L'esperienza greca ha tracciato la storia dello sport anche nel futuro. Ravaglioli: l'esperinza classica non è finita nel
proprio tempo. Aveva credenziali per conservarsi come archtipo ( prim esemplare) e risorgere come modello e per
esporsi alla critica.

CAPITOLO 2 – Le condizioni della rinascita moderna dei valori sportivi

Quello greco è stato un momento sotrico inimitabile anche per lo sport. Non ha mai potuto presentarsi in forme
analoghe nella storia dell'Occidente.
Le pratiche sportive non hanno mai cessato di esistere, in seguito come tornei dell'aristocrazia feudali ma si trattava
comunque di svaghi domenicali o di feste paesane senza più quella sorta di religiosità dei giochi olimpici cantati da
Pindaro, quindi si ha una svlorizzazione.
Si dovrà aspettare l'Ottocento per delle gare sportive significative e l'aspetto della superiorità fisica è un valore che
rimane immutabile nei secoli.
Ravaglioli scrive: “ lo sport , in senso moderno, si è affermato nella stess area geografica che ha visto venire alla luce
la razionalità moderna, in ogni campo dell'attività umana, nell'economia come nella scienza, nel diritto e
nell'amministrazione o nell'istruzione” [pag. 59].
L'influenza dell'industrializzazione
Sul finire del Settecento si ha l'industrializzazione → ha determinato delle congiunture determinanti per la rifioritura
dello sport
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Lo sport è una conseguenza della produzione industriale che esige un programma, controllo, misura delle prestazioni;
l'economia monetaria e gli scambi alimentari del traffico veloce allargano il mercato – la disposizione psicologica verso
l'iniziativa, il rischio, la competizione in vista dell'affermazione del sé - il valore del merito personale e del successo;
questi sono i caratteri dello sport moderno: l'universalizzazione delle pratiche e delle regole ( gioco calcio uguale in
tutto il mondo) e l'espressione delle capacità personali per dimostrare il merito, il frutto di natura e disciplina che sono
indipendenti dall'origine sociale.
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L'industrializzazione se da un lato minaccia le istituzioni esistenti dall'altro lato prepara un tipo di uomo diverso, lavora
per la formazione di altri tratti della personalità.
La fabbrica lavora come una grande macchina, dividendo i compiti, imponendo la massimizzazione delle prestazioni
che sono precise, rapide e disciplinate. Questo tipo di lavoro fa perdere le caratteristiche del lavoro artigianale e la
creatività appare superflua. Sul piano delle prestazioni il lavoro industriale elimina le differenze, esige omogeneità.
La condizione del lavoro moderno è stata considerata come una alienazione come osserva Marx.
L'urbanizzazione ha alterato la struttura della famiglia; il trasferimento in città, il lavoro in fabbrica, i stipendi e i salari
hanno annullato la funzione economica della tipica famiglia agricola. La rete dei rapporti è più ampia. Agli inizi
dell'800 la diversità delle due culture, agricola e industriale, ha preso la forma del conflitto. Le trasformazioni sociali,
culturali e psicologiche sono state vissute con angoscia, disagi e disorientamento. Questo è stato il caso soprattutto dei
degli Stati di lingua tedesca. L'Inghilterra si era preparata tempestivamente formando l'ambiente nel quale
l'industrializzazione ha potuto mettere radici.
La ginnastica tedesca ed il nazionalismo
Rousseau nell'Emilio sottolineava come la formazione dell'uomo cominciava con l'educazione del corpo → esperienza
ducativa realizzato attraverso l'esperienza, il conttto con la realtà naturale, con le cose.
Anche il filosofo inglese Locke sottolineava che la formazione dell'uomo cominciava con l'educazione del corpo.
J.B. Basedow, lettore di Rousseau, nel secolo XVIII promuoveva un cambiamento educativo, dando spazio al gioco
infantile.
Grazie allo scrittore e politico tedesco Friederich Ludwig Jahn (1778 – 1852) è stato un pedagogista e patriota
tedesco. Jahn, conosciuto anche come Turnvater Jahn ( ' padre della ginnastica Jahn'), è noto per essere stato il
fondatore del movimento ginnico tedsco e uno dei protagonisti del movimento nazionale e liberale tedesco all'inizio del
XIX secolo.
Si ha una importante valorizzazione dell'attività fisica, grazie alla sua spinta l'attività fisica ha ripreso ad avere un ruolo
centrale nel programma educativo come era nel modello ellenico, prendendo una sostanza politica.
Jahn fce della ginnastica il perno di una propaganda di mobilitazione, celebre il suo scritto Deutsches Volkstum ( 1810),
afferma che si poteva stabilire un legame tra l'educazione fisica l'educazione militare, il fine era quello di far risorgere la
nazione tedesca.
Lo spirito popolare, il volkstum, poteva trovare il suo nutrimento politico, scrive Ravaglioli (a pag. 68) nelle esibizioni
dei ginnasti, inquadrati in spazzi prescelti, come spazzi sacri. Vestiti in divisa, movimenti sincronizzati, i ginnasti
offrivano uno spettacolo di forza e di eleganza di fronte al quale il popolo poteva trovare il proprio orgoglio di
appartenenza ad una tradizione.
Jahn ha dato luogo ad una prima forma di spettacolo di massa. Ne ha intuito la funzione pubblica, ha fatto della
ginnastica un mezzo di edificazione politica. La coesione dei ginnasti simboleggiava la coesione della comunità
esibendone le virtù fisiche e morali.
La cultura tedesca di quel tempo era impegnata di ellenismo, il vigore fisico si traduceva in forza e quindi protezione.
Diversi critici come W. Bemjamin (1892 – 1940) è stato un filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, e G.
Mosse, hanno parlato di “ estetizzazione della politica” riferendosi proprio a questi eventi che pian piano hanno portato
alla nazionalizzazione delle masse.
Lo sport. Un fenomeno inglese
Lo sport, nel senso moderno, è nato laddove è dilagato il fenomeno dell'industrializzazione. E nel mondo inglese si è
consolidata di più questo processo. Questo processo può assumere anche un altro nome/termine, quello di
“razionalizzazione”: allude ad una prerogativa dell'azione umana che si estende ad ogni attività, nella sfera economica,
ma anche in quella culturale e in quella sportiva.
Lo storico americano R.D. Mandell rispetto al nesso industrializzazione – sport ha fatto diverse osservazioni
convincenti come il dinamismo culturale inglese, approdato alle pratich sportive, era l'espressione della tipica instabilità
di quella società.
Secondo Mandell, confrontando l'instabilità sociale inglese, con quella greca e quella del Risorgimento italiano, ha
notato come ciascuna di queste situazioni abbia sprigionato agonismo.
L'instabilità è una delle componenti delle situazioni storiche che facilitano la valorizzazione del principio di prestazione
→ queste prestazioni avvenivano mediante calcoli di quantità, ossia di risultati oggettivi per questo non ci dobbiamo
stupire nel trovare quantificazioni alle origini dello sport moderno. Il tempo e lo spazio sono le unità di misura.
L'interesse si concentra sul record. Questa attenzione al calcolo esatto riflette la somiglianza tra l'organizzazione del
lavoro e la gara sportiva.
Le differenze sono comunque presenti, prima fra tutte il fatto che lo Sport sia caratterizzato dall'incertezza dell'esito.
Data la sua struttura economica e sociale, l'Inghilterra se la passava meglio dell'Italia e della Germania, quindi questo
ha permesso alle persone di impiegare più tempo libero per allenarsi o per godere degli spettacoli sportivi. Era forte un
certo ideale di realizzazione da questa combinazione nasceva il desiderio dello sport.
Lo sport doveva rappresentare per gli inglesi un uso pratico dell'educazione e su questa scia T. Arnold ( 1795 – 1842)
inventò il rugby valutandone l'alto contenuto morale.
Ravaglioli: i giochi sportivi non solo potenziano la forza fisica ma praticati nel rispetto delle regole, rafforzano il
coraggio, la lealtà, in generale la disciplina. Attraverso la competizione fisica, o la collaborazione, nel caso del gioco
di squadra, si acquisisce il sefl-control. E poiché Arnold contava sulla tradizionale ammirazione inglese dell'autonomia
personale, lasciava ai giovani il diritto di decidere su come organizzarsi e su cosa fare. Così un altro valore della
cultura inglese, il self-governament, poteva esprimersi senza restrizioni, e insieme con la lealtà e il fair play, tratti di
comportamento che costituiscono l'etica sportiva veniva legittimato sul piano pedagogico.
Grazie a questo connubio dello sport e la trasmissione dei valori pedagogici, attuata da Arnold, quest'ultimo viene
nobilitato.
Il mito di Olimpia
A questa unione tra sport e teorie pedagogiche attuata da Arnold, la cultura dell'Europa non poteva rimanere
indifferente. Si voleva puntare ad una educazione morale per una pacificazione sociale su larga scala e per questo si è
visto nello sport il giusto mezzo.
Quindi De Coubertin mosso da aspirazioni pedagogiche, nel 1896 inaugurò le Olimpiadi moderne, luogo prescelto
Atene.
Lui riprende dall'atletismo greco il valore all'attività disinteressata e nella cavalleria medievale, la sana
lotta/competizione pacifica.
Forti sono i valori di libertà e di uguaglianza in questa nuova avventura sportiva, sulla linea di partenza siamo tutti
uguali e vince chi per natura è più avvantaggiato, sono tutte le virtù essenziali di uno stato democratico.
Ravaglioli (pag. 82): la pedagogia sportiva è la leva della pedagogia sociale: lo sport doveva allontanare dall'alcolismo e
lo stadio doveva essere l'alternativa al Cabaret.
Lo sport sembrava sbarrare il passo alle malattie della civiltà come la volontà di un dominio nazionalistico e comunista.
Per questo i valori sportivi sono al centro di una riforma social, la loro purezza andava difesa in modo intransigente.
Ravaglioli: la convinzione circa il potere spirituale dello sport, tale da assumere una convinzione religiosa, culto
moderno che innalza il gioco fino all'altezza dell'eroismo, l sublimazione dell'agonismo retto da regole in una religio
atletae, non sono poi tanto irreali da escludere ogni capacità di presentimento, tenuto conto di come, poi, gli eventi si
sono succeduti.
CAPITOLO 3 – Come un enigma. Negazioni e valorizzazioni

Ottocento e Novecento sono due secoli in cui lo sport riacquista valore, lo si vede soprattutto dalla grande quantità di
critiche che sorgono in merito: lo sport diventa un fenomeno collettivo, di massa e non più un passatempo aristocratico,
diventando anche una sfida intellettuale per la critica.
Irrazionalismo
Lo sport viene criticato razionalmente ( razionalità da cultura del libro) ma Ravaglioli spiega che: “ il sapere trasmesso,
il sapere seppur trasferito in un manufatto, nel libro, resta un bene immateriale. Solo la mente lo può possedere. Solo la
parola lo può riprodurre”.
Riprendendo il concetto di psicodinamica di W.J Ong1 in Oralità e scrittura cerca di far capire come i critici di allora,
sia rivoluzionari che conservatori, si siano trovati in difficoltà di fronte a qualcosa di estremamente espressivo e fisico
come lo sport, essendo abituati alla asetticità del sapere scolastico e razionale. Lo sport risulta una sopravvivenza
dell'età orale.
Ravaglioli osserva che Marx2 ha creato una tradizione di pensiero per la quale l'uomo si realizza nel lavoro: secondo il
filosofo, l'homo faber soddisfa i propri bisogni, manifesta le proprie capacità creative e realizza la socializzazione con
gli altri. Il lavoro è inteso come industriale, ricco di scienza e razionalità, perciò razionale. In questo modo si è
rafforzata l'opposizione tra lavoro e gioco ( e quindi lo sport) che acquista il valore dell'irrazionalità.
Arcaismo
Ravaglioli spiega come l'arcaico si sia fatto strada nel presente. Porta la tesi di T. Veblen3 secondo il quale lo sport
moderno fa rivivere una serie di tratti barbarici del comportamento. Tali caratteristiche primitive antiche ( agonismo e
antagonismo) nella società industriale sono espulse, solo l'aristocrazia lo conserva adattandole al nuovo tempo: la
bellicosità si aggiorna in “frode” ( dalla arcaica rapina). I residui delle civiltà di rapina si ritrovano anche nell'età
adolescenziale ( tendenza a usare le mani).
Le conclusioni della critica ai componenti economici di Veblen sono: per fare sport si necessità di un “temperamento
fanciullesco”; la permeabilità nei confronti della suggestione sportiva diversamente distribuita nelle classi e nei gruppi
sociali ( classe agiata che istituisce lo sport). I temperamenti barbarici sono quindi presenti nella modernità.
Tuttavia la società ha raffinato la sensibilità morale ed è regolata dalla razionalità, non può tollerare uno sport che non
abbia una motivazione ( mentre anticamente gode del fatto che non ha uno scopo). Così inizia un processo di
legittimazione, una ricerca di “finzione di scopo” per ovviare alla irriflessività dello sport, ostacolo della modernità.
Veblen apprezzava l'utilità etica del lavoro come Marx, ma per il sociologo economista il lavoro industrializzato perde
molte qualità umane.
La modernizzazione dell'impulso ludico
Un altro punto di vista sta nel considerare negativamente la vita utilitaristica e calcolata e trovare la redenzione
dell'uoomo nella riscoperta della natura, della immediatezza e della spontaneità naturale: il lavoro non può quindi
esserene espressione.
Ravaglioli porta quindi la metafora di F. Nietzche4 che descrive le età della vita sulle metamorfosi dello spirito: prima
cammello (“devo”), poi leone (“voglio”) ed infine fanciullo, che porta alla riscoperta della vitalità (l'innocenza del
divenire). Sorge l'idea di abbandonare la tanto acclamata e ricercata ragione e ritrovare l'importanza del corpo. Dagli
scritti di Nietzche, sorge una riscoperta del gioco, come attività espressiva fine a se stessa, e con esso lo sport. M.
Scheler5 è stato un autore che ha intravisto in entrambi un'identificazione con la natura, dato che l'uomo ha un corpo e
ne è quindi parte, e ritiene che la cultura occidentale abbia apprezzato questa unità dividendo il logos dalla psiche. Lo
sport si presenta come terapia alla burocrazia e va da essa difeso: la razionalizzazione strumentalizzata lo sport e lo usa

1 Walter Jackson Ong ( 1912 – 2003) è stato un religioso, antropologo, filosofo, insegnante di letteratura inglese e
storico delle culture e delle religioni statunitense.
2 Karl Heinrich Marx ( 1818 – 1883) è stato un filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista tedesco.
3 ( 1857 – 1929) è stato un economista e sociologo statunitense, uno dei principali esponenti dell'istituzionalismo
economico.
4 ( 1844 – 1900) è stato filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco.
5 (1874 – 1928) è stato un filosofo e sociologo tedesco.
come sedativo delle tensioni, creano professionismo e spettatori passivi.
J. Huizinga6, con la pubblicazione di Homo Ludens nel 1938, osserva come le prime forme di organizzazione della vita
civile siano permeate dal gioco e che questo ha lasciato tracce nelle attività umane di ogni tipo. Lo sport ha le sue radici
nel gioco. Per lo storico lo sport moderno professionalizzato, è contaminato dal concetto di lavoro e perde la sua parte
ludica. La causa sta nella tendenza industriale alla specializzazione e alla professionalizzazione, nata nella cultura
inglese dell'Ottocento. Perciò, anche se l'idea di fondo è l'integrazione tra homo faber e homo ludens, nega lo sport
moderno.
Nonostante la difficoltà nell'accettare lo sport nella civiltà attuale, l'autore Ortega y Gasset7 è tra i pochi a sfuggire al
pessimismo vedendo nello sport un ritorno alla vitalità che fa nascere il gioco e la società.
L'ambivalenza dello sport
Per la sinistra lo sport è un rischio ideologico ( il lavoro si ferma quando c'è lo sport): la cultura marxista vede lo sport
come un concorrente, inoltre ritiene che «il capitalismo distrugge le forze psichiche dell'uomo8» e usa lo sport come
compensazione manipolando la coscienza del lavoratore (se non si è in forma, la colpa è tua). I giovani del ceto medio
sono più recettivi alle lusinghe dell'industria culturale e si dedicano allo sport.
O. Neumann identifica lo studente sportivo con caratteristiche ( quali vitalità, autocontrollo, tolleranza, forza ed
elasticità) invidiabili, ma che si rivelano utili solo alla realizzazione atletica e che nascondono una personalità
relativamente deprivata, tale da portare a problemi psichici.
Ravaglioli scrive a pag 105 che « lo psicolabile affascinato dalla sportività è decadente che va a bere veleno nei campi
di gioco».
Lo sport viene accusato anche di avere una funzione “riproduttiva” in quanto anche nelle palestre si interiorizzano le
regole della civiltà industriale, soprattutto per il concetto di prestazione e il raggiungimento dei record.
La sinistra vede anche la faccia della modernità dello sport: l'ambivalenza dello sport non sta solo nel domandarsi se sia
una riesumazione dall'arcaico o se, dato che il passato si è adattato al periodo in questione, sia un prodotto
dell'industrialismo. Sul piano politico Hoberman guarda alla caratterologia per capire la psicologia politica: trova una
complementarietà tra il tipo fisico della personalità ed il temperamento, ovvero la componente “somatotonica”.
Individua che il fascismo non ha solo usato i valori sportivi per il suo potenziale comunicativo, si deve considerare
anche che tale avvicinamento è avvenuto perché i comportamenti dell'uomo del totalitarismo assomigliano a quelli
dell'atleta. Lo stato nazista di Hitler dava importanza all'educazione fisica, per “educare corpi sani”, piuttosto che a
quella scientifica e i teorici nazisti raccomandano la cura del corpo fisico, unità che comprende il corpo politico. Lo
sport svolge una funzione politica.
Nelle ideologie conservatrici tipiche di destra emerge una legittimazione alle differenze sociali fondata sul possesso o
meno di caratteristiche, come una selezione che fissa le caratteristiche già date dalla natura. Mentre le ideologie
progressiste ritengono che l'educazione possa cancellare le differenze, anche se nello sport queste sono individuabili
scientificamente nelle prestazioni agonistiche. Così permane l'ambivalenza dell'identità ideologica dello sport al suo
manifestare da entrambe le parti.
Lo spettatore dello sport è soggetto di critica perché considerato passivo, ma si tratta di uno stereotipo: come se la
passività dello spettatore fosse tale perché opposta all'attività dell'atleta. C. Lasch9 si è opposto a tale visione portando
il paragone con lo spettatore di tetro, mai definito passivo, e P. Bourdieu10 ha indicato, in La distinction. Critique
sociale du Jugement (1979), i criteri per distinguere i consumi culturali. Nonostante lo spettatore presenta tutti i segni di
una partecipazione fisica e psichica di grado elevato, si è continuato a definirlo passivo: anche questo è ambivalente.
È ormai chiaro che Critici Conservatori e Progressisti assumono un atteggiamento negativo verso il professionismo
sportivo: per i primi perde l'aspetto ludico, per i secondi dipende dal capitalismo che piega il favore popolare ai suoi
scopi. Nello sport è penetrato l'utilitarismo, l'intento di mettere a frutto le capacità personali, ma resiste l'elemento della
passione sportiva che non coincide con l'interesse economico, producendo un'ulteriore ambivalenza.

6 (1872 – 1945) è stato uno storico olandese.


7 (1883 – 1955) è stato un filosofo e saggista spagnolo.
8 Pag 104
9 (1932 – 1994) è stato uno storico e sociologo statunitense. La sua opera più nota è il saggio “La cultura del
narcisismo”.
10 ( 1930 – 2002) è stato etnologo, sociologo e filosofo francese.
CAPITOLO 4 – Modernità e personalità: un incerto contatto
Lo squilibrio tra tecnica ed etica del lavoro. Un mutamento antropologico?
Nonostante le critiche, oggi lo sport ha successo e i suoi avvenimenti mobilitano le masse. Osservando lo stadio, o
l'impatto sportivo. Ravaglioli cerca di capire se lo sport sia una reazione dell'uomo al suo ambiente attuale. Con l'inizio
dell'industrializzazione sono iniziate anche una serie di modifiche delle condizioni di vita dell'uomo: tale trasformazione
dell'ambiente ha cambiato anche l'organizzazione della personalità dell'uomo moderno. A partire dalla sostituzione delle
abilità umane con congegni tecnici ( subordinazione del lavoro dell'uomo alla macchina vista da Marx) che, come
dimostrano alcune inchieste sociologiche (p.124), rende il lavoro non più un piacere ma solo il mezzo per arrivare ad
ottenere remunerazione. Non c'è più espressione delle abilità umane nel lavoro che serve ad accedere al consumo
di beni per raggiungere uno status apprezzabile socialmente, quindi questa trova il suo campo nelle attività
ludiche. Tale spostamento di interesse, secondo Ravaglioli, è dovuto anche all'arrivo dell'energia inanimata delle
macchine che supera quella umana. La tecnica non cessa qui i suoi effetti sul lavoro: il pensiero si adatta alle macchine
che circondano l'uomo, costringendolo da attore/produttore a destinatario. L'autore riporta la tesi del “disagio della
tecnica” di A. Gehlen11 ( vedi nota 6 p.166) secondo la quale è immaginabile una trasformazione antropologica indotta
dalla tecnica per due motivi:
– Questa sembra avere la forza di scavalcare ogni vecchia barriera o vecchia delimitazione geografica della
civiltà ed il suo linguaggio è indipendente da tutti i linguaggi naturali, costringendo l'uomo ad apprenderlo e
dimenticare le sue abitudini: provoca disagio e tensione psicologica.
– La percezione quotidiana dell'energia inanimata fa dimenticare all'uomo la percezione delle cose naturali, lo
confonde, gli legittima lo sfruttamento dei sistemi viventi: essere circondati da macchine aumenta
l'aggressività ( da opulenza).
In risposta a quest'ultimo problema, sembra si stia diffondendo una sensibilità ecologica.
Divisione del lavoro e burocratizzazione della condotta
Il lavoro non è solo un fatto tecnico, la sua organizzazione e amministrazione è sociale, gia E. Durkheim l'aveva
intravista nel 1893 in Il lavoro sociale studiando “la divisione del lavoro sociale”. Dividere il lavoro significa
specializzarlo, eliminando la conoscenza generale. Il sociologo osserva come, nonostante l'aumento della ricchezza,
questo processo genera esiti distorti come la “anomia”: la rapidità del mutamento delle professioni fa scomparire i
quadri di riferimento e le norme di condotta portando alla scomparsa dell'autorità delle tradizioni. Inizialmente
Durkheim crede che ciò non frantumi la coscienza collettiva dato, che l'etica della società moderna è connessa al
processo di differenziazione sociale: tutti sono legati, anche se diversi, in un legame sociale che si condensa in
coscienza collettiva. Tuttavia si afferma un individualismo aggressivo, un brancolamento soggettivo, anche se nel
lavoro tecnico questo è insopportabile per il carattere della imprevedibilità e quindi è mascherato. Anomia e
burocratizzazione sono in contrasto ma la realtà tecnica è instabile. L'accelerazione dell'innovazione provoca la
continua produzione di cose, l'uomo non ha il tempo di deporre la propria affettività in esse che già arrivano nuove
scelte nel mercato, il loro uso genera sazietà e delusione. Così nasce lo zigzagare del consumo senza vincoli, l'anomia.
Vedendo che anche la personalità subisce questi ritmi, Sombrat12 studia della figura del giocatore in borsa, pensando
che non sia infrequente trovare una personalità insieme burocratica ed anemica.
Oggettivazione e soggettivazione
Ravaglioli porta il nesso tra l'oggettività dei contenuti dell'esperienza moderna e la soggettività degli usi, individuato da
Simmel13, a cui aggiunge che l'oggettivazione burocratica del lavoro libera energie per altri scopi. Il filosofo tedesco
trova anche una differenza significativa con il passato: per l'uomo moderno, acculturato, un incremento di sapere costa
poco sforzo così come l'uomo ricco basta poco per incrementare il capitale. Le risorse psichiche si possono allora
sollevarsi nel ludico e nell'onirico. La modernizzazione porta al consumo elevato dei beni, alimentata da una
disposizione della personalità.

11 (1904 – 1976) è stato un filosofo, antropologo e sociologo tedesco.


12 (1863 – 1941) è stato un economista e sociologo tedesco, capocorrente della nuova scuola storica tedesca e uno dei
maggiori autori europei del primo quarto del XX secolo nel campo delle scienze sociali.
13 (1858 – 1918) è stato un filosofo e sociologo tedesco. Ha analizzato gli eventi storici e sociali sia per come vengono
originati dalla vita delle persone, sia per come le figure sociali vengano costruite dall'interazione tra individui.
Uno dei tratti della personalità moderna ha la potente ambizione per mobilità sociale e Parsons14 identifica due canali
per l'assegnazione delle posizioni: via ereditria, ascripstion, che prevaleva nel passato, e merito personale, achievement,
che necessita di un libero mercato di lavoro e dell'aspirazione soggettiva. L'intensificazione della soggettività richiede la
convergenza dei beni disponibili verso la cura della gratificazione della personalità, aprendo il settore terziario e
costruendo un “orgoglio moderno” formato dallo stile del padroneggiare oggetti e dal prestigio dato dall'istruzione.
Ravaglioli nota due squilibri nei nuovi scambi tra personalità e società: è possibile sia che i soggetti, più liberi
nell'espressione e più dotati dei tempo libero, si compiacciono troppo di se stessi, sia che il rimaneggiamento della
tradizione non sia culturale.

Il narcisismo e la scomparsa delle tradizioni


In riferimento al narcisismo, Lasch ha una veduta empiricamente giustificata osservando i fenomeni psichici, differente
dallo stigma dell'eccessiva ammirazione di sé dell'uomo moderno, ovvero una difesa dell'angoscia generata dall'ostilità
verso l'oggetto dell'amore deluso. Seguendo Freud, il narcisismo secondario nasce dal fatto che l'investimento libidico
oggettivo è conflittuale, oscillante tra la percezione della perdita dell'oggetto e l'angosci di aggredirlo così l'oggetto
della pulsione si sposta sull'Io generando la percezione di un Sè onnipotente. Osservando invece le condizioni
ambientali, l'oggetto dell'esperienza psicologica odierna è la realtà ambientale multiforme. Sembra che il processo di
modernizzazione abbia ridotto la legittimità della civiltà materiale, togliendo valore alle cose fatte dall'uomo, degli
oggetti concreti, attraverso una riduzione della sua consistenza. Questo processo non annulla l'oggettivazione, la
compromette soltanto. Gehlen ha notato che prima la stratificazione sociale dipendeva dalla proprietà terriera, chi la
possedeva aveva autorità, mentre nella società industriale questa dipende dalle facoltà cognitive e del possesso
soggettivo di informazioni: l'autorità è stata quindi dis-oggettivata ( non più legata all'oggetto “terra”) ed ora trova
legittimità nel riconoscimento del subordinato, che non si sa chi sia.
Dalla facilità di accesso alle informazioni e alle immagini sembra potenziata al massimo l'esperienza mondana
dell'uomo comune, ma Gehlen ha mostrato che si tratta di un'esperienza di seconda mano, essendo comunicazione di
massa che produce picchi di sensibilità etica in chi la riceve.
Ravaglioli continua a sviscerare il narcisismo tornando a Freud, osservando che la sublimazione ( spostamento dalla
pulsione sessuale o aggressiva verso una meta socialmente non tale) è un disinvestimento oggettuale che si appoggia
sulla tradizione, ovvero l'accumulazione delle regole: tramite il lavoro della sublimazione il soggetto trena le pulsioni e
controlla e riduce il proprio particolare. Il narcisismo si afferma a scapito della tradizione, la perdita di questa è una
delle cause della nascita della tendenza narcisistica.
K.Lorenz15 sostiene che tra gli adattamenti filogenetici, animali, e le tradizioni culturali, umane, ci sia qualche traccia
di continuità, riscontrabile ad esempio nei gesti irriflessi con cui si esprimono le emozioni. La tradizione è dunque un
programma di comportamento e la varietà delle esperienze ha prodotto differenziazioni, si è giunti alla costituzioni di
più tradizioni diverse. Le nuove generazioni apprendono dalle vecchie e si rassicurano nei sistemi di credenze, di
conoscenze e valutazioni. Le istituzioni subentrano ed esonerano da tutta una serie di prestazioni vitali per l'animale,
allargando il tempo alla possibilità di ricerca specifiche e al gioco. Il capitale genetico e culturale vengono lasciati dalla
vecchia generazione alla nuova con la ritualizzazione. Lorenz ha poi notato che il ritmo dell'evoluzione genetica
dell'uomo, dei moduli di adattamento fissatisi nella tradizione, è esponenzialmente più lento di quello dell'evoluzione
culturale ( innovazioni): ciò produce un disturbo dell'adattamento. Così l'attualità culturale è costituita da prodotti
diversi nell'origine e nella trasformazione ma consistenti.
Individualismo e tribalismo
Il mondo moderno appare quindi intrinsecamente conflittuale ( dato le contrapposizioni tra oggettivismo e
soggettivismo, narcisismo e tradizione). Anche la razionalizzazione produce, come reazione, una riemersione del mondo
antico alla quale essa non è immune.
Secondo Durhheim, nelle civiltà antiche gli uomini si somigliavano di più, sia fisicamente che psichicamente, rispetto
alla civiltà moderna: ciò rafforza la tesi generale che da una solidarietà meccanica ( “per imitazione”) sia sia passati
14 Talcott Parsons ( 1902 – 1979) è stato un sociologo statunitense. Egli produsse una teoria generale per l'analisi della
sociatà chiamata “ struttural-funzionalista”, nell quale sono evidenti i richiami di Durkheim, Weber, all'antropologia
culturale nonché all'etnologia. Coercò di combinare “azione sociale” e “struttura” in un'unica teoria non limitata al
solo funzionamento.
15 (1903 – 1989) è stato un zoologo ed etologo austriaco. È considerato il fondatore della moderna etologia scientifica,
da lu stesso definita come “ricerca comparata sul comportamento”.
ad una solidarietà organica, legata all'autonomia dei singoli. L'individualismo potrebbe quindi essere indicatore di uno
sviluppo evolutivo, ma ciò che conta è la contrapposizione tra questo termine ed il tribalismo, inteso come una risposta
comunitaria.
Ravaglioli presenta com l'evoluzione dell'uomo ha portato ad una disponibilità maggiore della sessualità, permettendo
che ne fosse estratta la tenerezza, rifacendosi a Freud: la tenerezza è aspettativa e sport all'amore come alla cura della
prole, dimostrando che i legami sociali hanno una struttura storica profonda nella personalità. La razionalizzazione ha
modificato questa componente determinate dalla società, rendendo problematica l'adesione immediata del soggetto al
mondo esterno. Utili le peg. 147 e 148 che ripercorrono il libro per capire come la personalità sia profondamente scossa
dal processo di modernizzazione. Tale evoluzione ha dato alla personalità una sensibilità che non è facilmente
appagabile: ogni avanzamento è difficile e può essere seguito da un ritorno all'arcaico. Ad esempio il fatto che la
solitudine, cioè la risposta della personalità al rischio del livellaento che la società cerca di attuare ( cercando di evitare
la “massificazione”, risposta in cui ci si abbandona alla cultura della civiltà cedendo quella dell'Io) riesce a pochi,
spesso si ristabiliscono forme di tribalismo, come un riaggiustamento.
La compensazione sportiva
Lo sport moderno, nel suo dualismo di essere allo stesso tempo razionalmente programmato ed un concessione allo
spreco, non è statico: nonostante sia stato oggettivato ( disciplinato da rigide regole oggettive), grazie ad esso si può
liberare la soggettività ( l'inventiva). Esso risulta un mediatore di alcune caratteristiche antagonistiche della società
moderna, probabilmente perchè nasce dal naturale.
L'agire agonistico non è neanche “o narcisistico o tradizionale”, ma è l'uno e l'altro: è un aggiustamento della
personalità nell'ambiente complesso “società”, la pratica e lo spettacolo sportivo ricostruiscono l'unità tra ambiente ed
attore ndato perso con il narcisismo e la perdita della tradizioni. Lo sport non è però immune al narcisismo.
Secondo Ravaglioli, lo sport equilibra l'oscillazione tra individualismo e tribalismo essendo una forma di adattamento
delle spinte arcaiche verso la modernità: il campione è tale per una massa.
Nello sport, il principio della meritocrazia viene ad unirsi a quello della democrazia, dato che chi si afferma nello sport
lo fa perchè ha delle doti ma non è chiuso a coloro che partono da un svantaggio iniziale: esso diventa un ascensore per
la mobilità sociale. Ravaglioli precisa che lo sport non è esente da pressione sociale ma anche che non la subisce
automaticamente ( la posizione sociale ha poca influenza sull'atleta).
In più, Morris16 individua negli stadi la rinascita della tribù, che accoglie caldamente l'atleta ma anche che si unisce nel
tifo.
Le conseguenze del lavoro di mediazione tra gli squilibri socio – culturali dovuti alla sport ( la possibilità per
l'individuo di spostarsi da una posizione all'altra, anche se opposte, tra tutte quelle elencate) sono riscontrabili. Lo
sviluppo della scienza ha condotto al superamento di vedute magiche e non costituite da sapere empirico, ma ha anche
allontanato la realtà dai desideri dell'uomo razionalizzando il senso delle cose, rendendolo impersonale. I valori e le
idee cadono nel relativismo, mentre i beni materiali sono sempre favoriti (denaro). Secondo Ravaglioli lo sport
rappresenta una reazione, tipicamente ludica ( senza fine) alla perdita del senso della vita nella razionalizzazione,
essendo questo né utile né buono e quindi di facile accettazione. Esso ha il suo significato nelle attività che sono prive
di finalità razionali o pratiche. Si distacca dalla razionalizzazione che non può calcolare ciò che può accadere, l'esito
della partita, con la sua imprevedibilità. La vicenda atletica sembra richiamare l'ascolto alla percezione e alla
sensazione, diritti umani perduti nella intellettualizzazione, e l'attenzione alla elementarità del vedere. Lo sport ridà
fiducia alle aspettative di vita, la speranza di aver ragione nei prpri giudizi. Torna l'antico concetto di fortuna, che è la
negazione della programmazione e in quanto tale dimenticata dalla cultura moderna. Tale resurrezione costituisce una
forma di interruzione della crisi della modernità: la pressione della tecnica e della economia ha causato crepe nelle
istituzioni che, seguendo Gehblen, sono le ringhiere a cui l'uomo civilizzato si appoggia per esonerarsi dal doversi
occupare di mille esigenze, se queste si indebolissero si può spalancare il baratro. Lo sportivo impara a convivere con
l'insicurezza e l'esposizione all'esperienza. Dato che per prepararsi alla quale non esiste educazione, sportivo e tifoso
possono sopportare le perdite nello sport considerandolo “un gioco”, col tempo il dolore fortifica la resistenza alla sorte
avversa.
Dato che la sicurezza coincide con la routine, con il lavoro statico, la sicurezza tende a non piacere, N. Elias17 ha messo

16 (1928) è un zoologo ed etologo inglese, divulgatore scientifico e autore di libri sulla sociobiologia umana.
17 È stato un sociologo tedesco.
in luce la funzione de-routinizzante dello sport dicendo che, al giorno d'oggi, questo è una frequente occasione per
liberare un afflusso di emozioni in cui ci si lascia andare dalla nostra impersonalità e dal frustrato livello di
autocontrollo, faticosamente conquistati.
La destituzione dei valori
Dalla connessione tra lavoro e loisir ( tempo libero), G. Friedmann18 vede la mediazione che permette l'inizio di una
compensazione sportiva rispetto agli effetti del lavoro industriale. Ravaglioli, rifacendosi a Elias, osserva che le attività
di loisir mimetico ( imitazioni di eventi reali in cui non c'è la condizione di rischio) e “l'eccitamento gradevole” che
producono sono una compensazione volta a ristbilire la pienezza affettiva dell'uomo. Si tratta di una regressione, come
pensava Veblen, ai valori. La loro importanza si riscontra nel fatto che la compensazione sportiva viene,
cronologicamente, dopo rispetto alla avvertenza di una perdita della integrità della civiltà umana: la perdita dei valori
culturali che hanno mantenuto in equilibrio il mondo nel passato ( si pensi al compenso ideale della fatica).
Ritorvamenti e attese
La polarità dello sport non è riducibile solo alle leggi del mercato culturale o alla comunicazione dei massa. Tra i vari
dubbi, ha assunto rilievo una preponderanza della cultura dello spirito. Anche la nascita di dottrine strutturaliste e
sistemiche è un segnale della perdita di potenza della razionalità post-ellenica. Ravaglioli suppone, perciò, che ci sia un
orientamento verso l'equilibrio che regola le vicende nell'evoluzione una. Non è un ricominciare d'accapo, un tornare
alle origini, poiché il passato è presente nella memoria e ha preso voce sotto una seconda modernizzazione ( deluso
dalla prima). Lo sport e la tecnica sono accomunati dalla tendenza all'esplorazione delle possibilità della combinazione
di espressività, per il primo, ed inventiva, per la seconda che, come nel laboratorio che nel campo di gara si mescolano.
Agire con tecnica sul piano agonistico vuol dire muoversi con raffinata naturalezza: «È come se l'eccellenza derivasse
dalla ottimale combinazione di efficacia e di risparmio energetico» ( p. 164).
Lo sport ha radici nella cultura umana, non a caso nasce al di fuori della burocratizzazione del lavoro: nello stadio,
l'ondeggiare emotivo delle persone non segue programmi. Ravaglioli conclude il capitolo osservando che il ribollire di
emozioni negli stadi, che spesso sfocia in aggressività, è un monitor che segnala dinamiche sociali non accettate: sono
espressioni di disagio.

CAPITOLO 5 – Malfomazioni e deperimento


La quotidianizzazione dello sport
È di Lasch l'osservazione circa la “banalizazione”dell'attività ludica, in particolare sportiva, che si è diffusa nei nostri
decenni. Il disagio della nostra epoca nei confronti della fantasia e dell'illusione sembra essersi tradotto nella distruzione
di quelle innocue gratificazioni sostitutive che un tempo erano fronte di diletto. Ma pare che sia denunciata una
tendenza ormai incontenibile. Quello, per ripetere Lasch, di togliere allo sport il suo incantesimo, la sua festività, l'extra
quotidianità che rende possibile l'irruzione di energie sotterranee. Quel che può conseguirne è l'inquinamento del valore,
tramite l'inflazione. Divenuto cosa quotidiana, in un tempo come il nostro che non sa più apprezzare le cose ma soltanto
il loro flusso, lo sport rientra nella ordinaria amministrazione. Una faccenda sorprendente di routine. Un effetto
perverso. Dopo queste osservazioni l'autore prende in considerazione di come un calciatore, in questo caso il portiere di
calcio di una squadra famosa e della nazionale appare davanti alla rete televisiva. Visto davanti alla rete il portiere può
esprimere la sua bravura: visto alle prese con la rete televisiva è un'altra cosa. Le prodezze dell'atleta si banalizzano
appena costui esce dal proprio ruolo. Naturalemnte è possibile l'eccezione, ma di solito la specializzazione in un'attività,
quale è quella professionistica dello sportivo , rarefà le occasioni per l'allenamento dello spirito e per la competenza
culturale. Lo scarto tra le prove nel campo sportivo e le prove nello studio televisivo è troppo alto. Lo spettatore,
soprattutto se è un “tifoso”, è spinto dalle percezioni anteriori, percezioni colme di passionalità fino all'idealizzazione o
alla idolatria, a rovesciare sull'idolo, per quanto visibile in cravatta, le virtù riconosciute al centravanti. Lo si può
vedere, lo si può ascoltare. Lo spostamento dell'attenzione dal campo alla scena televisiva legittima il giornalismo
sportivo, nel momento in cui la congiuntura psicologica contemporanea, di tipo narcisista, viene alimentata dalle
tecniche dell'immagine, in primo luogo dalla televisione. Oggi i media hanno un potere tale che in alcuni giornali viene
chiesto a personaggi dello spettacolo di esprimere una loro preferenza sportiva. La televisione è un oceano di sport e gli
atleti navigano nelle reti televisive come pesci nel loro ambiente naturale. Il discorso sullo sport si regge sul pilastro
della banalizzazione. L'integrazione del gioco sportivo nel sistema sociale deriva dal successo del primo e dalle

18 È stato un sociologo francese.


difficoltà del secondo.
La violenza
Banale e irrazionale, divenuto quotidiano perchè straripante, sospinto dappertutto dai mezzi di comunicazione di massa,
il calcio non cessa di produrre polemiche. La sua popolarità cresce su se stessa e raggiungendo l'eccesso alimenta a
discussione. Del resto il tifoso pare un tipo contagioso, che non passa inosservato. L'autore inserisce due episodi tragici
di violenza, il primo si riferisce alla partita di calcio Liverpool-Nottingham Forest del 15 prile 1989 dove ci furono 94
morti, e l'altro episodio riguarda la finale di Coppa dei Campioni di quattro anni prima tra Liverpool-Juventus dove ci
furono 39 vittime. Poi sottolinea in che modo lo sport può essere violento. Nello sport modernole ferite dei contendenti
sono contenute, e comunque sia il combattimento viene interrotto quando si manifesta una chiara superiorità che mette a
repentaglio la vita di chi sta soccombendo. La morte fa scandalo. Quali sono le determinanti sociali della violenza
sportiva? L'osservazione isola un fattore dominante: il contesto urbano, la periferia delle grandi città. Si tratta dei luoghi
dell'inurbamento di ceti svantaggiati. Periferia, da qui partano di solito i teppisti dello stadio. Dunning scopre la tipicità
della socializzazione che si produce spontaneamente nelle fasce urbane esterne. Sia per la mancanza di servizi culturali
sia per l'ethos delle popolazioni caoticamente urbanizzate, il ragazzo di periferia passa molte ore della giornata con i
suoi coetanei. Sono ore trascorse nella strada, e la strada genera le proprie regole. Chi è debole è fuori gioco.
L'aggressività, in queste condizioni, torna ad essere una strategia di sopravvivenza oltre che di affermazione personale.
Dunning riscontra la diffusione di una sessualità di rapina e di sfruttamento che seleziona il maschio come valore. E
probabile che i media accumulino le tensioni seppure lo facciano involontariamente. In particolare la televisione facilita
la genesi e la diffusione della identità del clan. L'identità negativa vale più della mancanza di identità.
Il doping e simili
Qual'è il disturbo più grave per la salute dello sport?
Il contrasto estremo rispetto ai valori dell'agonismo, del superamento di sé, dell'onore sportivo è dato probabilmente dai
comportamenti che hanno come meta l'inganno, il vantaggio parassitario. La truffa è la negazione del valore atletico.
Scommesse clandestine che tendono ad addomesticare i risultati, partite “truccate”, favoritismi e nevrosi arbitrali
umiliano il tifoso più di una sconfitta. Tutti questi fatti avvengono fuori dai campi sportivi e fuori dai riflettori dei
media.
Si può risalire alla causa o alla condizione originaria della malattia?
Se lo sport oggi costituisce il più efficace dei sistemi di competizione rispetto ai disagi della civiltà, e qui risiede la sua
attualità, farne una tesoreria a cui la personalità moderna ricorre tutte le volte che le manca qualcosa ha come rischio la
bancarotta. Tuttavia, denunciate le patologie, e in particolare il doping, sarebbe ingenuo cadere nell'altro estremo, vale a
dire nella idealizzazione intransigente. La richiesta di lealtà e di purezza rappresenta un ideale regolativo. E la meta, la
guida. I fatti difficilemte combaciano con i modelli, anche se l'esigenza di fondo è quella di raggiungere i modelli.
L'etica sportiva incita la pratica sportiva ad avare i propri standard. Anche questa è una competizione, tra quel che cade
e quel che dovrebbe accadere.
Postfazione
L'uomo agonale tra i due ultimi secoli
Nel confronto diretto immediato convergono agonismo, aggressività, espressione mimetica e poi coraggio, forza fisica,
destrezza. Sono le tessere del mosaico che disegnano, su una superficie unica, un frutto in cui “nocciolo e scorza sono la
stessa cosa”. Così Ravaglioli attribuisce il processo di civilizzazione, ed alla conseguente razionalizzazione, o peggio
ancora alla burocratizzazione della vita quotidiana, il venir meno di un grande numero di prerogative dell'uomo agonale,
e conseguentemente della forza del mito. L'ammirazione della forza fisica, l'estrinsecazione dell'aggressività, la
spontaneità, l'espressività, che nell'Ellade avevano un peso determinante, sono state corrose dal progredire della civiltà.
L'analisi di Ravaglioliparte da secoli lontani per sottolineare come nell'Ellade il ricorso all'iniziativa personale
costituisce il sistema prevalente nella soluzione delle vertenze che nascono in continuazione, a causa delle precarie
condizioni socio-economiche. In assenza di organi di giustizia, la forza e il coraggio costituiscono gli elementi
essenziali per la tutela dell'incolumità dei singoli nella lotta per la sopravvivenza, “il gesto e l'immagine, la passione e le
emozioni valgono moltissimo”. Ne scaturisce che l'aggressività diventa valore. Ravaglioli riferendosi alle apparizioni
“fuori ruolo” degli atleti negli show televisivi, sottolinea che il faccia a faccia tra spettatore e campione, proposto in Tv
fa cadere a terra la qualità dell'atleta. Ai giorni nostri la prestazione fisica vera e propria è stata messa in secondo piano
dalle moderne forme di “aggressione” e di difesa, che permettono di comandare da terra un bombardiere senza pilota e
che fanno uso di rilevatori elettronici per le mine anti-uomo e del tubo Geiger, che rileva la presenza di radioattività.
Grazie alla moltiplicazione dei canali televisivi i campioni appaiono davanti alle telecamere sempre più spigliati, ironici
e consapevoli della distinzione tra spettacolo agonistico e quello legato all'intrattenimento.
Gli interrogativi ulteriori
Leggere da pag. 196